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1 dicembre 2017 5 01 /12 /dicembre /2017 07:45

Lenta cade la pioggia
E si sente solo il lieve fruscio delle gocce che cadono
su ogni cosa
Il suono dei passi è morbido sul letto di foglie secche
Nella semioscurità del primo mattino
occhieggiano lucine natalizie
Già, il Natale è vicino
e siamo quasi al termine d'un altro giro di giostra
Aborro il Natale e le sue pretese di gioia di plastica

Il senso di magia e di meraglia li ho persi tanto tempo fa
E siccome non credo
per me non c'è neanche il linimento della Buona Novella
Solo la solitudine è amica dei miei passi stanchi
Vorrei dormire a lungo e passare così
Natale Capodanno Epifania
il turbine delle feste finte
e dei simulacri di allegria e buon umore
Al dolore non si fugge mai
Solo di tanto in tanto
ci aspetta inatesso
un fioco bagliore di luce

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7 settembre 2017 4 07 /09 /settembre /2017 13:33
fichi

Tempo d'estate, tempo di fichi.
Agosto di quest'anno è stato un mese pieno di fichi colti nel mio terreno in campagna.
E non ho fatto nemmeno in tempo a coglierli tutto, come avrei dovuto. Molti il grande caldo li ha fatti essiccare prima del tempo, o addirittura li ha bruciati.
Anche gli uccelli hanno banchettato.
Ma, d'altra parte, anche a loro spetta un assaggio della dolcezza dei fichi.
Non c'è niente di più bello che servirsi direttamente dall'albero per uno spuntino estemporaneo che sopperisce a momentanei cali della glicemia durante i lavori manuali.
Quella dolcezza densa che si arrotola sulla lingua e si espande verso il palato fa dimenticare qualsiasi preoccupazione...
E non c'è nulla di più bello che tornare a casa, a fine giornata, con un cesto pieno di fichi.
Aggiungo che non disdegno di raccogliere anche quelli che sono stati becchettati dagli uccelli: sono ottimi da mangiare, perchè solitamente i volatili (mica sono stupidi) scelgono di mangiare quelli che, giunti alla giusta maturazione sono i più dolci.
E questi, parzialmente mangiati, se non sono esteticamente belli da vedere (il frutto in sé è rovinato) sono squisiti e, in ogni caso si possono utilizzare per preparare riserve di marmellata per l'inverno. Tale è stata l'abbondanza che per alcuni (quelli più compatti e di dimensioni omogenee) ho fatto delle preparazioni di fichi affogati nella vodka e di fichi sotto spirito: vedremo cosa spunterà!
Altri (sempre i migliori esteticamente) li ho regalati...
Ricordo di quando ero piccolo e andavamo a villeggiare in una casa di proprietà della famiglia di mia madre a Capo Gallo (Mondello).
Qui c'era un enorme albero di fichi e, a quanto mi raccontava la mamma, una volta io condussi i miei cugini a farne una scorpacciata (che rimase epica e più volte citata, quando venivano raccontate storie di famiglia).
Altra storia di famiglia che riportava ai fichi e alla loro bontà era quella che mi raccontava mio padre, secondo la quale il suo nonno paterno, anche lui di nome Francesco, morì in seguito ad un'indigestione di fichi. Gli avevano portato un cesto di bei fichi dalla campagna ed erano così buoni che lui ne mangiò sino a morirne.
Ricordo anche una storia di un bel libro illustrato che avevo da piccolo, in cui c'era di mezzo un cesto di fichi succulenti che veniva rubato al contadinotto che li stava portando a casa.
E ancora ricordo la frase in greco, equivalente al nostro "dire pane al pane" che faceva  - non posso riprodurre ora la grafia in Greco - "onomazein ta suka suka" (cioè "dire fichi ai fichi"), a testimonianza di quanto i fichi fossero un cibo pregiato per i Greci antichi e per noi esilarante, quando la scoprimmo durante una lezione di Greco, per la sua assonanza con il nostro "imperativo categorico".
E, proseguendo nel flusso delle associazioni, mi ricordo ora del fascino di certe vecchine tutte verstite di nero che al bordo di polverose strade del Peloponneso vendevano ai passanti (turisti motorizzati, per lo più) cesti di succosi fichi, appena colti: e questa è la memoria di un'estate di quasi quarant'anni addietro.

Ed ecco la poesia, carpita attraverso FB, che ha generato in me questo veloce ed improvviso flusso associativo.

La dolcezza del fico... Tempo d'estate, tempo di fichi

Perché è ruvido e brutto
perchè tutti i suoi rami sono grigi,
ho compassione del fico.
Nella mia casa di campagna ci sono cento begli alberi:
susini rotondi
dritti limoni,
e aranci con splendidi fiori.
In primavera
tutti loro sono coperti di fiori
attorno all'albero di fico
e sembra talmente triste
con i suoi rami secchi e contorti, ma mai
si veste di piccoli boccioli...
A causa di ciò
ogni volta che ci passo vicino
dico, tentando di
rendere il mio tono dolce e felice:
"È il fico l'albero più bello di tutto il frutteto ".
Se ascolta
se capisce il modo in cui parlo,
che profonda dolcezza riempirà fino in fondo
l'anima sensibile dell'albero!
e forse di notte,
quando il vento sventolerà il suo apice,
ubriaco di contentezza gli dirà:
-Oggi ,qualcuno mi ha detto che sono bello.

Il fico, Juana de Ibarbourou, poetessa uruguaiana nata nel 1892

 

Juana de Ibarbourou

Juana de Ibarbourou, all'anagrafe Juanita Fernández Morales (Melo, 8 marzo 1895 – Montevideo, 15 luglio 1979), è stata una poetessa e scrittrice uruguaiana.
Di origini spagnole, la Ibarbourou ereditò dal padre l'amore per la sua terra natiaː la Galizia.
È stata definita dalla critica letteraria e dai suoi colleghi, quali Alfonso Reyes, la Juana de América, e il 10 agosto del 1929 ricevette nel Palazzo legislativo di Montevideo, dalle mani di Juan Zorrilla de San Martín, un anello d'oro per celebrare le sue simboliche nozze con l'America. Negli stessi anni Unamuno descrisse le sue liriche come una "castissima nudità spirituale".
Già nella prima raccolta di versi intitolata Las lenguas de diamante (1918), così come nella prosa El cántaro fresco (1920), nell'autobiografia Chico Carlo (1944), nell'opera teatrale Los sueños de Natacha (1945), la Ibarbourou si caratterizzò per una diffusa sensualità, una grande sensibilità, gioia, ottimismo e per elementi modernisti, simbolisti, [3], elegiaci, grazie ai quali trattò del mondo della natura, della società e del popolo americano, attingendo a piene mani dalla mitologia.
Nel corso della sua carriera, la Ibarbourou si avvicinò ai movimenti di avanguardia e surrealisti, come evidenziò nella raccolta La rosa de los vientos (1930), oltreché alla spiritualità presente nelle opere San Francesco de Asís (1935), Estampasa de la Biblia (1934), Loores de Nuestra Señora (1934), nelle quali l'amore, la misericordia, la speranza, la fede religiosa cristiana trascendono il dolore e la delusione della vita quotidiana. In questo periodo creativo, la Ibarbourou preferì scrivere le sue liriche passando dal rispetto della metrica ad un verso maggiormente libero.
La Ibarbourou ottenne vari incarichi importanti, tra i quali, nel 1950, la presidenza della Sociedad Uruguaya de Escritores e la partecipazione all'Accademia Nazionale delle Lettere uruguaiana.
Ricevette numerosi premi nel suo Paese ed in Spagna, oltreché nel 1958 la candidatura per il Premio Nobel per la letteratura.

Gianburrasca rubava sempre i fichi alla zia Bettina...

Gianburrasca rubava sempre i fichi alla zia Bettina...

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31 agosto 2017 4 31 /08 /agosto /2017 10:15
Smarrito

Smarrito

Una città che mi è sconosciuta...
vicoli stretti selciati di lastre di pietra ferrigna
che si aprono su grandi piazze ariose
dominate da edifici baroccheggianti
dalle facciate di tufo grezzo di una calda tonalità marrone
Le strade vanno su e giù i pendii di colli vicini
Durante uno di questi saliscendi, quasi sulla sommità di uno di essi
intravedo uno skyline mozzafiato
quinte fatte di campanili torreggianti,
cupole imponenti
e ancora facciate barroche...
Cammino e cammino per le strade,
attraverso piazze spaziose
ma più vado avanti
più mi è chiaro di essermi perso e di non avere la minima idea
di cosa dovrei fare per tornare verso casa
Sì, ricordo perfettamente di essermi allontanato da una casa
dove stavo supervisionando il lavoro di un idraulico
che poi identificavo in un mio vecchio conoscente
e con il quale intavolavo una conversazione sui bei vecchi tempi andati

Concluso il lavoro e congedato l'idraulico,
ma ancora pieno di questa conversazione
muovevo i primi passi per ritornare verso il portone di casa,
Giravo l'angolo ed ecco che di nuovo mi ero smarrito...
Al di là, tutto mi appariva ignoto
Tutto nuovo, tutto diverso

Non c'era nessuno a cui chiedere...
Solo radi passanti che  alle mie richieste rispondevano soicci
con una scrollata di spalle e, abbassando la testa, tiravano via dritto
Unico appiglio avrebbe potuto essere il mio cellulare
Potrei usarlo per mettermi in contatto con mia madre e mio fratello rimasti indietro in quella casa - questo pensavo,
mentre lo maneggiavo con un senso di straniamento
... Sì, indubbiamente, questa era una mia certezza

Solo che quello che tenevo in mano non era il mio cellulare...
Era un telefono conosciuto e di cui ignoravo password e funzioni...
e c'era di che dubitare che avesse in memoria la mia rubrica ...

E senza quel cellulare (la batteria, con una sola tacca, era lì lì per scaricarsi)
avevo in mano solo un inutile pezzo di plastica e circuiti stampati
E oggi non siamo più capaci come nel tempo pre-digitale
di tenere a mente i numeri di telofono più importanti
Siamo tutti un po' smemorati
Mi veniva voglia di scaraventare quell'inutile smartphone
assai poco smart
contro il muro
rompendolo in mille pezzi...

Non ricordavo nemmeno il nome della via da cui mi ero allontanato:
quindi non avrei nemmeno potuto chiedere ad un taxi
di riaccompagnarmi da dov'ero venuto
Tentando di ricostruire il percorso che avevo seguito sino a lì,
e di capire rinculando quali fossero stati i miei primi passi,
facevo giri su su giri, ma insensibilmente tentativo dopo tentativo
mi allontanavo vieppiù dal punto focale della mia ricerca
Avevo la sensazione che si stesse facendo tardi,
lo vedevo nei sottili cambiamenti nela qualità della luce
e nell'allungarsi delle ombre,
mentre il cielo si affollava di strie chimiche rosate
Eppure, continuavo a cercare e a girare inanellando percorsi insensati,
come un uomo che si sia sperduto in una foresta oscura
o come un demente che brancola nel buio della sua mente
Ogni tanto avevo la sensazione di riconoscere un certo angolo
un cornicione rotto
una facciata barocca
un pacchetto di sigarette vuoto e accartocciato
piccoli dettagli
ma poi tutto si faceva di nuovo confuso ed indistinto

Mi sentivo esausto, dopo tanto cercare
senza poter venire a capo di nulla

Poi, di colpo mi sono svegliato,
il mio cellulare era lì, a vista, sempre quello

Mi sono rasserenato forse,
sono nella casa dove stavano mio fratello e mia madre,
e molti anni prima anche mio padre...
Di loro sono l'unico sopravissuto,
forse sono una sentinella a guardia di un mausoleo o di un cenotafio,
sicuramente sono il custode delle memorie familiari,
secondo alcuni nulla più di un museo polveroso.
per me luogo sacro

ma fino a quando?

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7 luglio 2017 5 07 /07 /luglio /2017 09:06
Leggere

Leggere
Leggere
Leggere
Libro a colazione
Libro a pranzo
Libro di notte
Libro al cesso (ma sì!)
Libro in tutti gli intervalli
Libri diversi per momenti diversi
Bookwiches e libro-spuntini
Libri che per curiose coincidenze possiedono
titoli e contenuti assonanti/consononanti

La vita è un libro
fatto di innumerevoli stratificazioni
di affabulazioni e narrazioni
costruzioni e decostruzioni
e, soprattutto, di silenzio
non nel senso di assenza di musica
(ogni libro può avere un a sua colonna sonora)
ma di quel silenzio vibrante che riconduce a se stessi
Rumore-silenzio
che poi si fa Silenzio
per ritornare ad essere Silenzio-rumore
e così via, in un'infinita ricorsività

A volte, anche se si è in solitudine,
si legge ad alta voce,
ogni parola un acino d'uva da assaporare,
altre volte si legge in silenzio,
solo seguendo il testo che scorre
riga dopo riga
e pagina dopo pagina
con gli occhi,
altre volte ancora ci si limita
ad articolare lievemente le parole
con un sommesso movimento delle labbra,
quasi recitando una preghiera

Nella lettura possiamo sentire il nostro respiro
e il battito del nostro cuore
ed è sublime quando musicalità e ritmo
della pagina e del respirare coincidono

Leggere con dedizione
Leggere con impegno
Leggere con la meraviglia
di veder scorrere davanti a noi
molte altre vite
che arricchiscono quella che ci è stata data
e di andare in luoghi che forse
non avremo mai modo di visitare,
di luoghi esistenti e di luoghi fantastici,
viaggiando pur rimanendo chiusi nella nostra piccola stanza
e dentro i confini angusti che costituiscono il nostro piccolo mondo

Leggere è poter conoscere il brivido dell'infinito,
svoltando nei corridoi sena fine della Biblioteca borgesiana
e erodendo di continuo i confini di ciò che è ignoto-ignoto,
traghettando alla nostra esistenza cognitiva
ciò che per noi non era esistente

 

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23 giugno 2017 5 23 /06 /giugno /2017 16:45
(foto di Maurizio Crispi)

(foto di Maurizio Crispi)

E' un giorno afoso,
ma vibrante di vento

Nella calura abbacinante del primo meriggio
Un piccione giace privo di vita

sulla nuda terra
rossastra polverosa
in una chiazza di densa ombra

E' scomposto il piccione
caduto o forse avvelenato

Dall'albero sovrastante un piccione
si leva in volo

Planando, atterra con precisione
accanto al compagno morto
ci si muove attorno
inscenando una danza apotropaica
spinge la carcassa con la testa
torna a girargli attorno
Infine si ferma vigile,
a far da sentinella

Poi, dopo un po',
avendo adempito il rito funebre, vola via
emettendo indecifrabili richiami
per fermarsi su di un ramo in alto,
ma a poca distanza

In questo giorno vibrante di vento,
ma di totale solitudine,
la scena è stata in sé un piccolo miracolo:
piena di sentimento,
ma anche celebrazione di un lutto
e rappresentazione consolatoria
di una sua possibile elaborazione

Un essere vivente (e senziente)
non è morto da solo
e un'altra creatura congenere,
In maniera puramente istintiva,
ha avvertito una mancanza
e avrebbe voluto annullarne l'ineluttabilità
E già l'aver tentato un'impossibile
rianimazione è tanto
Semplice antropomorfismo?
Forse no: nelle cose c'è sempre più Mistero
di quanto non si possa immaginare

Il parco è totalmente deserto,
se non per qualche figuretta lontana
che si muove come fantasma
lungo i viali calcinati dal sole
Ma nuvole di polvere si alzano
e le inghiottono

Ombre presto saremo

 

The grievious pigeon - Il piccione in lutto
The grievious pigeon - Il piccione in lutto
The grievious pigeon - Il piccione in lutto
The grievious pigeon - Il piccione in lutto

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31 maggio 2017 3 31 /05 /maggio /2017 08:31

Santa Rita da Cascia(Maurizio Crispi) Possiedo indubbiamente un forma di religiosità laica e non confessionale che mi spinge a raccogliere da terra le immaginette sacre nelle quali mi imbatto.
Capita sovente di incontrarne buttate sui marciapiedi e sull'asfalto. La maggior parte delle persone passano avanti, calpestandole. Forse (e lo dico qui a loro discarico) non se ne accorgono nemmeno.
Io, invece, cammino dando sempre un'occhiata in giro e davanti a me, senza alcuna intenzionalità con lo stato d'animo del cercatore che cerca senza alcuna intenzionalità consapevole. Ed è così che trovo le cose più disparate, talvolta anche preziose (orologini da polso, braccialetti, orecchini spaiati).
Se vedo un santino più volte calpestato, lo raccolgo quasi con sentimento devozionale, lo alliscio, lo spolvero e lo porto a casa: qui, lo inserisco in un grande album a tasche trasparenti dedicato alle immagini sacre. Alcuni li infilo tra le pagine di un libro che sto leggendo al momento. Altri li metto nel portafoglio.

Come mi gira, insomma. Ma sempre questi santini li salvo dal loro martirio "pedonale".
Mi sembrerebbe quasi sacrilego lasciare queste immaginette sacre (figura sul davanti, preghiera sul retro) abbandonate sulla pubblica via: e questo è certamente uno dei modi in cui io vivo la mia religiosità laica e selvaggia, del tutto aconfessionale.
In questi tempi di campagna elettorale, c'è profusione di ben altri santini, abbandonati per le strade.
Quelli che recano le facce dei "candidati", volti fissate in uno sberleffo sorridente, occhi freddi, sorriso di circostanza: questi li calpesto volentieri e con piacere. Se il mio cane fa la cacca, non disdegno di prenderli e di usarli con sottile piacere per nettare il marciapiedi dalla merda del mio cane, che il più delle volte è molto più pregiata di quelle facce ipocrite e false, fasulle e laide.
Non per nulla, d'altronde, tali figurine di propaganda vengono sparse a piene mani proprio per terra, l'unico posto degno per accoglierle.

Santa Rita da Cascia, da me salvata dal suo martirio pedonale... Le irregolarità sulla superficie dell'immagine sacra sono state causate dal ripetuto calpestio da parte di passanti disattenti.

Santa Rita da Cascia, da me salvata dal suo martirio pedonale... Le irregolarità sulla superficie dell'immagine sacra sono state causate dal ripetuto calpestio da parte di passanti disattenti.

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22 maggio 2017 1 22 /05 /maggio /2017 08:29
Una domenica così, senza parole

Domenica
giorno fatto di nulla
esci a passeggio con il cane
lavi stoviglie sporche
fai la marmellata
lavi gli utensili che hai usato
riesci per una lunga passeggiata con il cane
e già che ci sei compri anche il pane
e dei dolcetti

Al ritorno, fai merenda
bevi un caffe
fumi una sigaretta
nel sottofondo sonoro continuo
dei programmi di RAI3
prepari il condimento della pasta
e intanto leggi,
spiluccando da un libro e dall'altro

mangi
e, nel mentre, guardi il notiziario,
annoiato di sentire sempre le stesse notizie,
eguali anche se sembrano diverse,
ma le cose sostanziali mai vengono dette

rigoverni
spazzi per terra
poi, spossato dal tanto non far nulla
vai a distenderti sul divano
leggi
dormi
sogni
leggi
dormi
sogni

esci a far passeggiare il tuo cane,
evitando con accortezza
i crocchi di padroni di cani
guardi gli insulsi manifesti elettorali

low cost
che decorano le strade
fai il verso ad alcune di quelle facce
falsamente sorridenti
calpesti con un sottile piacere
i numerosi santini di propaganda
sparsi per terra
ti senti spossato
al pensiero che nulla mai cambierà
di questo ordinario squallore

cala la sera
le rondini intrecciano voli
i gabbiani stridono
mentre planano maestosi
oppure si impennano
verso l'alto cielo
striato degli ultimi colori del giorno

E ci sono altre letture
ingurgiti altro cinema in TV
e altro cibo

E finalmente arriva il tempo del sonno
con altre letture

Leggi
leggi
e infine ti addormenti
con un rassicurante libro sulla faccia
sogni, forse

Una domenica
senza aver detto una parola
all day long

Una domenica così, senza parole
Una domenica così, senza parole
Una domenica così, senza parole
Una domenica così, senza parole
Una domenica così, senza parole
Una domenica così, senza parole
Una domenica così, senza parole
Una domenica così, senza parole

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16 maggio 2017 2 16 /05 /maggio /2017 18:00
Dovere civico e feci da asporto: piglia, incarta e porta a casa

Uscire con il proprio cane a passeggio comporta il dovere civico di rimuovere le sue inevitabili deiezioni ( a meno che lui/lei non abbia già provveduto a liberarsi dentro casa, magari su di un tappeto pregiato).
A tal uopo, svolgono una funzione davvero encomiabile le numerose cartacce di "pubblicità condominiali" che arricchiscono (anzi stipano) gli appositi contenitori all'entrata delle nostre dimore.

Uscendo per la rituale passeggiata con il nostro amico a quattro zampe, conviene sempre arraffarne una, giusto per non essere sprovvisti in caso di bisogno (o, per dirla in altri termini, al manifestarsi di "quell'ineludibile bisogno") di un prezioso strumento di rimozione del malfatto.
Ma se si dimentica il foglio della pubblicità condominiale, poco male, la strada è provvista di simili fogli che svolazzano in giro e, in tempi di campagna elettorale, di stampati a singolo foglio oppure in format pieghevole, in cui gli eligendi con foto patinati, il più delle volte fallaci a causa del massiccio lavoro di photoshop altre volte assolutamente grottesche, promuovono se stessi.
E quindi, nel rimuovere la cacca dei nosti amici cani, rendiamo anche un servigioa lla cittadino rimuovendo la spazzatura svolazzante in giro per le strade.

L'altro giorno, ad esempio, ho avuto l'onore di mettere la faccia di uno dei candidati al ruolo di sindaco (e non dirò di chi si tratti), in lizza nelle prossime elezioni amministrative della nostra città nella civica bisogna di rimuovere la cacca del mio cane: e devo dire senza reticenze che l'ho fatto con un malizioso piacere.
Io espleto tale dovere con solenne consapevolezza e gonfio di orgoglio, mettendomi di molti gradini più in alto di coloro che - sprezzantemente - continuano a non farlo, e ai quali si devono ascrivere le numerose deiezioni canine che ancora punteggiano le nostre strade (ma se non ci fossero costoro, come potrebbe essere messo in atto il "Trattamento Ridarelli"?).
Poi, dopo aver effettuato la raccolta, continuo a camminare - senza ombra di imbarazzo - con l'involto di carta pubblicitaria o di propaganda elettorale ben cummighiatu, sino al prossimo cestino dei rifiuti.
A volte, incontro persone conosciute, mentre ho ancora quell'odoroso pacchetto tra le mani e mi fermo a salutare e a chiaccherare, badando di tenerlo a doverosa distanza dai miei interlocutori, ma vedo che essi se ne stanno sulle loro, alquanto sulle spine, quasi che temessero che io - in un improvviso accesso di follia e di malacreanza - potessi contaminarli con il contenuto del pregiato pacchetto (e, in ogni caso, osservando in essi espliciti segni di imbarazzo anzichè di compiacimento nell'aver incontrato un esemplare umano ligio al civico dovere di asportare le feci canine: reazione che  me pare quasi paradossale...).
Ma io li rassicuro, dicendo loro che essi sono perfettamente al sicuro e che non c'è pericolo alcuno: non dovranno rimuovere da sé macro- o microscopici frammenti fecali al loro ritorno a casa.
Oggi, procedendo alla consueta operazione, ho pensato che in fondo la migliore descrizione del civico gesto possa essere la sicula frase: "Pigghia, 'ntruscia e porta a casa"... E che dunque noi solerti cittadini ci ritroviamo ad essere latori di una specie concettuale prima impensabile che è quella delle "feci da asporto"...

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2 maggio 2017 2 02 /05 /maggio /2017 20:19
(Empty room by Edward Hopper)

(Empty room by Edward Hopper)

Stanze vuote,
spoglie
tutto pare provvisorio e sciatto

Nessuna traccia dell'opulenza di prima

Una essenzialità quasi monacale
pervade ogni spazio

Non più tracce di memoria,
ridondanti e onnipresenti,
ma solo un vuoto esausto
che non potrà più essere riempito

Il lavoro della pietra e del fuoco
è l'unica risorsa,
come anche arare, zappare, potare
in una ciclicità senza fine

E lì in quelle fatiganti attività
si crea nlla mente il vuoto zen
l'assenza di desiderio e di memoria
Come perdersi nella composizione di puzzle infinito

Momenti che rimangono sospesi in un tempo senza tempo,
un tempo in cui la battuta successiva del metronomo
non arriva mai

Solo,
fuori rondoni intrecciano voli
frenetici
e i loro piccoli annidati nei cassoni
pigolano chiedendo cibo e ancora cibo


Un cane tenuto nel recinto
abbaia la sua reclusione

Arriva la sera,
tutto si ingrigisce nel silenzio
ed è l'oblio della notte

Il sonno giunge benevolo
i sogni che sognerò saranno beffardi

Immagini di "giardini zen"

Immagini di "giardini zen"

Tracce

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4 aprile 2017 2 04 /04 /aprile /2017 10:27
Fantasma di primavera

Oggi, avvento della primavera
Cinguettii pacati
nell'aria tiepida del primo mattino
e il profumo intenso, eppure lieve,
del primo glicine in fiore
(in anticipo rispetto al solito)
- è la primavera che, senza pioggia e freddo,
brucia le tappe quest'anno -

 

A parte questo,
non rimane granché,
il mondo va avanti,
il tempo si restringe,
nulla veramente accade,
se non una ripetitiva quotidianità

 

Disamore,
se non addirittura odio

 

Atti utili,
ma ripetuti sino ad essere insulsi e senza senso,
come nel gioco infantile di articolare
a gran velocità
la stessa parola
sino a che di quel suono
si smarrisce il significato originario

 

Ogni giorno
si esaurisce in una grande attesa
vacua

 

La vacuità che si fa costante di vita
e di assenza
E poi viene
con il sonno
il momento dell'oblio
per quanto transitorio

 

Qualche volta
giunge anche un sogno consolatorio
che lascia intravedere
scenari dimenticati
di un mondo perduto
o di infiniti altri mondi potenziali
e in essere

E nella menzogna del sogno
a volte si nasconde la Speranza

(foto di Maurizio Crispi, Carini, Grotta di Carburangeli, 2017)

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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