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18 gennaio 2021 1 18 /01 /gennaio /2021 06:40
Blobmonster

Gioco a nascondino con mio figlio
Quando è il mio turno di andare a nascondermi
apro la porta di casa ed esco nel pianerottolo
E' mia intenzione di andare a trovare un buon nascondiglio nell'appartamento accanto.
Ma sono impacciato nei movimenti
non riesco a fare i passi necessari con scioltezza e fluidità
Per di più la porta sbatte con violenza,
attirando l'attenzione di mio figlio
verso la via d'uscità verso l'esterno
Allora, sempre con la sensazione
di avere tutte le membra molli e collose
imbocco le scale
e mi ritrovo a scivolare lungo di esse a testa in giù
Dovrebbe essere una discesa veloce,
ma anche in questa modalità il mio corpo è vischioso
e non prende la necessaria velocità
per poter arrivare rapidamente in un punto nascosto
Mentre con un senso d'inutilità
cerco di imprimere un movimento alle mie membra collose,
non so come, riesco a girare la testa
Mio figlio apre la porta
ed eccolo lì a guardarmi
pieno di stupore
mentre io sono spiaccicato sulle scale
come una gelatina tremolante
o un blob oppure uno skifidol, uno slime
oppure una forma di vita
tornata allo stato dell'ameba primigenia


Dissolvenza...

E' un sogno quasi kafkiano che propone al mio io cosciente l'idea di una dissoluzione o anche di una trasformazione: ma come sempre accade nei sogni non c'è angoscia, ma piuttosto un senso di meravigliata contemplazione quasi che il caleidoscopio delle immagini oniriche fosse una sorta di apparecchio cinematografico nel quale si è attori e spettatori al tempo stesso...

Cercando delle immagini per corredare questa nota, ho fatto delle scoperte interessanti, come sempre capita quando si fa una ricerca su internet.
1. esiste un pesce che viene chiamato "blobfish" (assomiglia infatti ad un blob informe) ed è considerato il "pesce più brutto al mondo": poverino!
2. il nascondino è un gioco che di movimento e di gruppo con delle sue regole consolidate (ma questo lo sanno tutti) ed esistono persino dei campionati nazionali e mondiali di nascondino. Mi chiedo a questo punto: per bambini o per adulti che giocano a fare i bambini?
Vabbé...

Alla variante inglese e a quella sudafricana, si è aggiunta da pochi giorni quella brasiliana, considerata ancora più temibile, ma - dicono gli esperti - ancora da studiare.
Le strade al mattino sono vuote, poche le auto in giro, molte le saracinesche abbassate.
Un'attività gioiosa, come dovrebbe essere il gioco del nascondino, diventa all'improvviso angosciante.
L'essere ritrovato non è più una fonte di piacere e nemmeno c'è più il liberatorio "Liberi tutti" finale.
In effetti, il nostro "liberi tutti" dopo il gioco collettivo del nascondino  nel corso del primo lock down c'è stato, epperò si è trasformato: anziché essere qualcosa che potesse avere degli effetti benefici e gioiosi, è diventato un boomerang che ci è tornato addosso con effetti ancora più devastanti, sicchè all0illusione della liberazione è seguito un nuovo imprigionamento.

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17 gennaio 2021 7 17 /01 /gennaio /2021 20:18
Foto di Maurizio Crispi

Ho visto il profilo di isole lontane e mai trovate

Ho visto gabbiani alzarsi in volo e veleggiare nel vento

Ho visto pesanti nubi grigio-nere addensarsi

e grosse gocce di pioggia sporca cadere

E le stelle punteggiare il velo nero della notte

Non rimane nulla fuorché il respiro

Breayhing

Breathing

Breathing

 

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15 gennaio 2021 5 15 /01 /gennaio /2021 09:36


 

La Sicilia va verso la zona rossa. Quasi certamente da Lunedì 18 gennaio e per la durata quasi un mese.
Intanto, l'altro ieri è stato registrato il primo nuovo morto da Covid in Cina (un dato attendibile? Difficile poterlo dire) ed ieri in 24 ore la Cina ha registrato 144 nuovi contagi. In Cina si preannuncia dunque una seconda ondata.
E da noi? Tutti non hanno fatto altro che parlare di prima ondata, di seconda ondata ed ora anche di una paventata terza.
Io personalmente, pur non essendo un "esperto", non un epidemiologo, non un virologo o altre specialità affini, da semplice cittadino che cerca di farsi un'idea autonoma delle cose, ritengo che è capzioso fare simili distinzioni. Forse per la Cina può essere appropriato di una paventata seconda ondata a distanza di molti mesi dagli eventi di Wuhan. Ma da noi, indubbiamente, il virus ha continuato a circolare, anche nei mesi di stanca, quando - nelle more che i cittadini scaricassero ed usassero la app "Immuni",poi rivelatasi un fallimento - si facevano pochi tamponi: come effetto di un facilonesco ottimismo (all'insegna di un retropensiero così strutturato: "Covid non ce n'è più"). Intanto il virus circolava e si è rafforzato: quindi, a mio avviso, non siamo mai usciti dalla prima ondata, solo che il virus per un po' di tempo si è nascosto, per poi risorgere immediatamente appena si è abbassato il livello di guardia, con una distrazione nell'uso delle mascherine e una noncuranza nel rispetto delle regole del distanziamento.
E quella che alcuni si ostinano a chiamare la "terza ondata", paventandola, sarà stata sempre la prima.
In ogni caso, è questione di lana caprina poter dire in quale ondata siamo, se si tratta della prima, della seconda o della millesima: siamo qui sempre alle prese con il Coronavirus.
E le vaccinazioni non rappresentano certo una panacea: ammesso e non concesso che questi nuovi vaccini varati a ritmo di carica siano del tutto innocui ed efficaci (alcuni avanzano dubbi al riguardo), quanto tempo ci vorrà per vaccinare il 70% della popolazione del nostro paese e del mondo intero, perchè possa scattare in modo effettivo la cosiddetta "immunità di gregge".
E comunque la si giri, se il virus circola, continuerà a circolare anche tra gli individui vaccinati che anche loro verranno a contatto con il virus circolante e che, attraverso le prime vie aeree lo diffonderanno nell'ambiente, visto che il Coronavirus, come si è potuto accertare, si diffonde anche in assenza di sintomi, quando è presente solo nelle prime vie aeree.
Io personalmente non mi metterò in prima fila per vaccinarmi quando verrà il mio turno: aspetterò.
Voglio capire prima.

La velocità con cui sono stati sfornati questi vaccini, però, non mi convince del tutto e quindi voglio stare a guardare per un po'.

Vorrei avere risposte ai molti interrogativi che ancora sono senza senza risposta.

Soprattutto perchè siamo di fronte a vaccini che vengono lanciati per un utilizzo estensivo senza prima aver compiuto il percorso difficile e tortuoso che da sempre ha caratterizzato i vaccini di prima e seconda generazione, ma by-passando tutte le diverse fasi della sperimentazione e dei trial clinici, oppure accorpandole l'una con l'altra per mezzo di procedure accelerate.

In ogni caso vaccinarsi rimane e rimarrà una scelta personale. Penso che prima o poi mi vaccinerò, ma - nello stesso tempo - non sento l'urgenza di farlo. E dico questo dal punto di vista di uno che ha sempre vaccinato i propri figli e che ha affrontato in tutte le diverse circostanze della vita le vaccinazioni necessarie che fossero quelle dell'obbligo (come al tempo del militare) o consigliate in caso di viaggi in paesi esotici.

Teniamo anche conto del fatto che vaccinarsi non esimerà i vaccinati dall'utilizzare le misure protettive (uso delle mascherine e distanziamento), almeno fintanchè non si arrivi alla cosiddetta "herd immunity".
In ogni caso,come dicono alcuni esperti, dobbiamo trarre tesoro da quello che sta accadendo nel mondo in questo ultimo anno, per evitare che altre pandemie possano abbattersi su di noi, come nemesi per ciò che stiamo facendo al pianeta.
L'unica certezza al momento, è che - dopo l'investimento iniziale - le case farmaceutiche che producono i diversi tipi di vaccino si stanno già arricchendo e così tutti quelli che hanno creduto in loro, come i finanziatori privati.
Alla fine della pandemia (se ci sarà mai una sua fine), il mondo sarà globalmente impoverito, con l'eccezione di una piccolissima percentuale che saranno ancora più ricchi, mostruosamente ricchi.

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13 gennaio 2021 3 13 /01 /gennaio /2021 19:40


 

Foto di Maurizio Crispi (Tempi di Covid)

Il contesto è una lunga passeggiata su sentieri montani, ardimentosi, resi cupi dal velluto dei boschi. E facevo parte di una lunga teoria di passeggiatori, uomini, donne e bambini.
Tanto da far pensare anche ad un grande esodo ordinato, per superare clandestinamente un confine di stato.
Poi mi ritrovo sullo scenario di un grande meeting. Qui un predicatore su di un pulpito improvvisato arringa la folla, con la sua retorica e con la forza dei suoi gesti fanatici.
E c'è un pezzo di plastica appartenente ad un oggetto complicato che, essendo stato smantellato, è tecnicamente un "rifiuto".
Attira la mia attenzione per via della sua foggia strana e dei colori sgargianti.
Lo raccolgo per portarmelo, ubbidendo al mio gene del"raccoglitore", come la gazza che che viene attratta da oggetti scintillanti.
Ma quando  sto per caricarlo in auto, ecco che arriva una macchina di pattuglia della polizia.
Inutilmente (è troppo tardi) cerco di disfarmi dell'oggetto, lanciandolo lontano da me.
Mi prendono e mi conducono in commissariato. e, assieme a me, l''oggetto, vero e proprio corpo del reato e prova a mio carico.
Nulla può essere asportato dal loro territorio, mi spiegano.
Parlano in un tedesco gutturale. E' veramente difficile comprendere ciò che mi dicono.
Ma ce la faccio, raccogliendo le reminiscenze del breve periodo in cui mi ritrovai a studiare questa lingua.
Mi dicono che per questa volta non sarò imprigionato, ma che prima che io venga rilasciato dovrò compilare un apposito questionario e loro, per contro, scrivere un verbale sui fatti così  come sono accaduti.
Decifrare il significato delle frasi che compongono il questionario è un compito ben arduo.


Dissolvenza.


Con la consapevolezza di avere dormito una lunga e riposante nottte di sonno, costruttivo, mi risveglio.
Mi sento assediato. Qui in Sicilia, le zone che sono state dichiarate rosse - o che lo saranno presto - con l'incremento dei nuovi contagi si stanno moltiplicando.
La sensazione di essere in un posto sicuro - quella che ha caratterizzato il primo lock down - sta rapidamente svanendo.

Ed è davvero difficile non sottostare ad inquietanti suggestioni.
Cosa sarà mai quello scolamento di naso che mi capita la mattina presto al risveglio?
E quella leggera tossetta? E quel catarro vischioso che mi sento al fondo della gola e che mi sforzo di rimuovere, senza riuscirci?
Nulla più che ordinaria amministrazione... ma tant'è.
Vado a camminare a passo svelto e avverto una leggera dispnea da sforzo?  Non sarà per caso l'esordio strisciante di una polmonite atipica?
Forse sarà meglio che io vada subito ad acquistare un saturimetro...
Ecco il genere di pensieri da cui sono preso in questi giorni...
Eppure ci sono le cose quotidiane da fare, compiti da svolgere, bisogna presidiare il fortino e, per così dire, tirare la carretta.
Non fermarsi mai.
E se...
E se...
Questo dunque il tipo di pensieri che mi affligge in questi giorni.
E ieri, preso dall'inquietudine, imbacuccato come un tonnetto (simpatico refuso che voglio lasciare, anche se volevo scrivere "nonnetto") per timore di prendermi un'infreddatura, macinavo proprio questi pensieri e ruminavo, ruminavo...
Una forte ed ipnotica ruminescenza (perdonatemi il neologismo) che mi faceva avvolgere e rotolare in un loop senza via d'uscita.

E poi, senza neppure leggere la pagina di un libro, mi sono addormentato e ho sognato....

E ed ero lì che facevo una passeggiata nei boschi...

 

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11 gennaio 2021 1 11 /01 /gennaio /2021 06:26
Foto di Maurizio Crispi

C'è una guerra: una spedizione navale è in partenza per riconquistare l'isola non lontana che è stata invasa dai nemici.
E vedo sfilare le navi da guerra, una appresso all'altra, in formazione.
Ma, nello stesso tempo, scorgo delle navi nemiche che, in lunga fila, stanno arrivando verso la terraferma.
Si prepara un grande scontro, definitivo.
Queste navi - mi ritrovo a pensare - non sono certo espressione degli armamenti più moderni: sembrano piuttosto una flottiglia messa assieme alla buona, con i navigli più disparati e in diverso stato d'uso. Una specie di armata brancaleone del mare, insomma.
O anche, passando ai toni dell'epopea, mi pare di vedere la flottiglia delle più disparate - a vela o a motore - imbarcazioni civili che partirono dalle coste di Albione per salvare l'armata inglese chiusa nella sacca di Dunkerque.
Vengo incaricato di raggiungere un grande cargo ormeggiato a poca distanza della costa, privo di tutto le sovrastrutture.
L'uomo al comando mi spiega che quel cargo, ormai ridotto ad un guscio vuoto, è utilizzato come deposito per scorte di acqua potabile e di carburante che saranno preziosi per l'esito della guerra in atto.
Il mio compito è di raggiungerlo con una piccola imbarcazione e di presidiarlo, soprattutto per evitare che, mollati gli ormeggi, se ne vada alla deriva sino ad incagliarsi o ad affondare.
Sugli ordini non si discute.
Quando arrivo non c'è nessuno a bordo.
Nessuna traccia di vita.
Preso atto di ciò, mi addormento e mi risveglio, dopo un lungo sonno, per scoprire che sono trascorsi ben undici giorni.
Non ho memoria di nulla. Non so bene cosa sia successo nel frattempo.
La guerra a quanto pare è finita: infatti, il cargo ora è ormeggiato quietamente ad un lungo molo.
Vorrei mettere qualcosa sotto i denti perchè avverto i morsi della fame dopo tanti giorni di letargo.
Ma ci sono solo delle merendine industriali.
Dopo, scendo dalla nave e comincio a costruire un muro a secco con delle grosse pietre.
Per quanto mi sforzi continuo a non ricordare nulla del mio passato.
Il passato è passato, pensiamo al futuro adesso - mi dico.

Ho camminato per le strade
Negozi chiusi e smantellati.
Vetrine vuote.
Saracinesche perennemente abbassate, con cumuli di rifiuti spinti dal vento davanti.
Cartelli di vendesi o di affittasi oppure di cessione dell'esercizio commerciale.
Passanti in maschera.
Cani in maschera.
Anche i gatti con la maschera, ma loro indossano anche un respiratore da palombaro.
E' questa la guerra, forse.
La guerra contro un nemico invisibile e dai molti volti.
Ci siamo cascati.
A forza di smantellare il pianeta siamo arrivati al punto di non ritorno.
E se - a dispetto dei facili ottimismi - il virus diventasse sempre più letale, attraverso successive mutazioni?
Stiamocene a casa a coltivare il nostro piccolo orticello.
Prendiamo un libro e leggiamo.
Oppure dormiamo.
Facciamo come il dormiglione di Woody Allen oppure come quel Rip Van Winkle (la nota creazione letteraria di Washington Irving) che, dopo essersi addormentato, si risvegliò ben vent'anni dopo, avendo saltato a pie' pari la rivoluzione americana e i primi anni della nuova repubblica.

 

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3 gennaio 2021 7 03 /01 /gennaio /2021 10:46
Codadi auto per l'ingresso a ldrive in per l'esecuzione dei tamponi rapidi alla Fiera del Mediterraneo di Palermo

Oggi, domenica 3 gennaio, ho deciso di fare una camminata con i cani in direzione di Monte Pellegrino, cosa che non ho fatto per lungo tempo.
Dopo aver percorso a passo gagliardo via Imperatore Federico, arrivo alla Piazzetta Nelson Mandela, dove si trova l'ingresso principale (a suo modo monumentale) della Fiera del Mediteranno, non più Fiera.
E, lasciando alla mia sinistra l'ingresso laterale al Parco della Favorita, comincio a costeggiarne il perimetro in direzione della piazzetta (Largo Antonio Sellerio) dove si origina la strada vecchia per il santuario di Santa Rosalia.
E' ancora piuttosto presto, ma fa già luce, e mi accorgo che lungo il marciapiedi sono parcheggiate in fila continua delle auto e, all'interno, dei dormienti, a volte uno soltanto seduto al posto di guida, altre volte due o più per auto: molte delle auto hanno il motore acceso per tenere in funzione l'impianto di riscaldamento e quindi, in contrasto con il panorama delle numerose teste ciondolanti ed imbaccucate in berretti di lana e cappucci, si avverte il ronfare continuo dei motori al minimo e il lezzo di gasscarico invade le mie narici.
Molti degli occupanti nelle auto (come già detto dormienti) indossano la mascherina chirurgica.
Penso: "Ma che ci faranno qui, tutti questi a dormire in auto?"
Forse sono qui per una partita di calcio oppure per partecipare ad un evento.
Insomma, il mio cervello non la smette di almanaccare.
Beata ignoranza!
Solo in una delle auto il finestrino lato guidatore è abbassato e, allora, mi decido a chiedere al suo occupante: "Ma perchè tutte queste auto e tanti addormentati dentro? C'è forse una manifestazione o un evento?".
Il tipo (che tiene la mascherina abbassata sul mento), mi risponde gentilmente: "No, noi siamo  qui in coda perchè dobbiamo fare il tampone!".
"Ah! - faccio io - Già! Che scemo! Me ne ero proprio dimenticato che qui alla Fiera hanno messo il drive-in per l'esecuzione dei tamponi rapidi!".
Il tipo continua a parlare, ma io - a quel punto - non l'ascolto più. Già sono in preda ad una forte ansia.
"E se il tipo con cui sto parlando fosse infetto?" - mi ritrovo a pensare. Anch'io, essendo nel pieno di una passeggiata a passo svelto, ho la mascherina abbassata sul mento.
Quindi, mi sento esposto, vulnerabile, anche se sono a distanza di sicurezza dal mio interlocutore.
Sono sulle spine, vorrei concludere quella che sento essere una malaugurata conversazione il prima possibile.
E andarmene via, il più possibile lontano.
Riesco a disimpegnarmi e metto le ali ai piedi, quasi volando, alzandomi la mascherina a coprire bocca e naso a proteggermi da quella che immagino essere un'aria mefitica e contaminata dal virus, con un'elevata carica.
Scappo via ingloriosamente e lo dico senza vergognarmene.
Mentre cammino avverto già sintomi fastidiosi, tra i quali un allarmante pizzicore alla gola.
Ma so bene che tutti questi pensieri sono solo il frutto della mia immaginazione, fin troppo fervida, e di una subitanea elaborazione ipocondriaca.
Procedendo, vedo che la colonna di auto si estende a vista d'occhio lungo il muro perimetrale della Fiera in direzione dell'incrocio con via Ammiraglio Rizzo.
Incredibile!
Ma soprattutto, ciò che è incredibile, è stata la mia reazione, assolutamente irrazionale: anche se so che sono tanti quelli che vanno a fare il tampone di propria iniziativa, soltanto perchè - magari prima di un incontro con i propri familiari - vogliono essere certi di essere negativi.

Ma tant'è! Se tu vedi qualcosa che ti porta a toccare con mano una realtà temuta, proprio quella che ha piagato quasi tutto il 2020 - un vero e proprio "annus mirabilis" -, allora non puoi più fare finta di niente e pensare che se, sino ad adesso,  non ne sei stato toccato, è perché godi di una qualche forma di invulnerabilità. Devi arrenderti all'evidenza che qualche cosa di sgradevole può accadere pure a te, che anche tu puoi trovarti a dovere fare un incontro ravvicinato con il Coronavirus.
Occhio che non vede, cuore che non duole, insomma.
Viceversa, se l'occhio vede, allora il cuore duole.
Le stesse cose viste nei notiziari non provocano lo stesso effetto di immanente ed ineludibile realtà che è provocato dal vederle di persona: e, in ogni caso, tutto ciò che si vede nei notiziari, può essere facilmente rimosso dalla propria coscienza e collocato nell'ambito a cui pertengono le cose che riguardano gli altri, ma non me.

 

Ho continuato la mia passeggiata, avventurandomi per la prima volta dopo molti anni per la mitica Via Castellana Bandiera ed entrando in un mondo a se stante, una specie di capsula temporale nel cuore della moderna metropoli. Ma questa è un'altra storia di cui forse racconterò nei prossimi giorni.

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30 dicembre 2020 3 30 /12 /dicembre /2020 12:07
La mamma e io (Archivio fotografico famiglia Crispi)

I morti, quelli che non ci sono più o che, semplicemente, sono rimasti indietro da qualche parte.
A volte penso che essi, in qualche modo, rimangano vicino a noi, che ci guardino
Ombre, anime, spiriti, non so.
Altre volte, più razionalmente, penso che siano costrutti nella nostra mente e che semplicemente essi siano con noi solo perchè li pensiamo e ne serbiamo il ricordo.
E che, quando noi saremo morti a nostra volta, essi semplicemente svaniranno con noi.
Pensandoli, comunque, o percendone la presenza accanto a noi come angeli custodi, noi a volte interpretiamo, costruendo una pararealtà, talvolta è come se proprio - anche se in maniera benigna - delirassimo.
Una volta mi è successo questo. Ero nella stanza che era stata la stanza da letto mia e di mio fratello e poi sua soltanto. Era inverno.
Qualche tempo dopo la morte di mio fratello (lui morì a giugno), ogni volta che ci entravo, sentivo un soffio d'aria fredda che mi colpiva e che aleggiava attorno a me. E ciò capitò per diversi giorni di seguito. Era qualcosa di perturbante: sembrava che attorno a me spirasse un alito freddo.
Mi ritrovai a pensare più volte: "Ecco, è mio fratello, è qui accanto a me e ogni volta che entro nella sua stanza egli si fa sentire, per dirmi che lui c'è qui con me".
In realtà, come scoprii poi, la finestra, il cui fermo non funzionava alla perfezione, per un colpo di vento si era aperta rimanendo non vista (nascosta com'era dietro la tenda tirata) e quel soffio era dovuto al refolo d'aria che passava attraverso il varco.
Ci sforziamo di mantenere vivi i morti, come quando facciamo la contabilità della loro età,  al trascorrere di ogni anno, e tenendo conto scrupoloso di tutte le ricorrenze che li riguardano, festeggiandoli privatamente anche. E ciò a prescindere dalle ritualità del giorno dei Morti.
Mio padre e mia madre, nati entrambi nel 1918, avrebbero oggi 102 anni, mentre mio fratello, nato nel 1947, ne aavrebbe compiuti oggi 73, due più di me.
A volte parliamo con loro, i nostri estinti. Ricordo che mia madre, nei momenti di sconforto, soprattutto negli ultimi anni, chiamava spesso la sua mamma: "Mamma!". E ciò mi colpiva molto, soprattutto per l'intensità delle sue invocazioni. Come se volesse dire: "Mamma, dove sei? Ti vorrei qui vicino a me! Aiutami!".
Ma la cosa più forte è che spesso, rispetto a loro, ci sentiamo dei sopravvissuti.
Ci sentiamo come se li avessimo lasciati indietro, rispetto a noi, le cui vite, invece, sono procedute in avanti.
Per esempio, mio padre è morto quando aveva compiuto appena 54 anni.
Io ho atteso, nel volgere degli anni, di arrivare a quella stessa età, pensando che quello sarebbe stato un fatidico giro di boa nella mia esistenza. E quando, senza traumi e senza incidenti, ho superato il mio cinquantaquattresimo anno, ho cominciato a dirmi: "Ecco, ora sono diventato più vecchio di papà!". Lui è rimasto indietro, ed io, sopravvissuto, sono andato avanti, raggiungendo tappe dell'esistenza che a lui sono state precluse, dal caso e dalla necessità. E naturalmente io posso solo ricordarlo come cristallizzato nel tempo con l'aspetto che aveva nel giorno della sua morte. 
E così è stato, quando ho raggiunto e superato l'età di mio fratello, che mi ha lasciato molto più di recente.
Sì, siamo dei sopravvissuti ed è per questo che non possiamo non guardare di continuo ai nostri morti.
Essi sono sempre con noi.

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28 dicembre 2020 1 28 /12 /dicembre /2020 10:20
Manichini senza volto

Esco dalla banca e mi avvio verso l'uscita: c'è da attraversare un piccolo giardino e poi da scendere alcuni gradini, bagnati e invasi dalle foglie cadute.
Dietro di me esce una signora in là con gli anni, bassa e grassottella, bardata di tutto punto con una mascherina che, a momenti, le copre anche gli occhi.
Richiama la mia attenzione con un perentorio: "Scusi, Lei!"
Mi fermo e mi giro a guardarla: sono già sul primo gradino della breve rampa di scale.
Mi dice: "Guardi sono sofferente, ho problemi di deambulazione e la sciatica, mi aspetti! Non ci possiamo toccare però!"
Rimango fermo dove sono e lei arranca giù per i gradini.
Quando è giunta sul piano della strada, non posso fare a meno di chiederle: "Ma scusi, signora, in cosa l'avrei dovuta aiutare?".
"Ma è chiaro - replica lei - se non ci si fosse stato il Covid, le avrei chiesto di consentirmi di prenderLa sotto braccio per essere sorretta e guidata nella discesa... Ma, visto che non ci possiamo toccare, almeno lei è stato lì fermo, giusto per potermi afferrare se per caso fossi caduta".
"Ma in questo modo poi, alla fine,ci saremmo dovuti toccare comunque, saremmo entrati in contatto fisico e rovinoso per giunta..." - faccio io.
"Già, è proprio vero, ma in in questa ipotesi, si sarebbe verificato uno stato di necessità!".
Vabbè, ho pensato, uno stato di necessità che avrebbe comportato un contatto disordinato e non governabile, molto meno pulito e asettico che una semplice discesa avendo la signora sottobraccio...
Ma alle regole non si comanda e soprattutto a quella quota di irrazionalità che poi pervade il loro modo tutto umano di applicarle.
A volte, infatti, la paura determina delle convinzioni irrazionali e dei falsi convincimenti...

In un momento successivo, sempre nella stessa giornata, sono a far la fila fuori dal panificio. In questi casi, durante l'attesa, io tendo ad intavolare una conversazione con gli altri in coda come me, cercando di creare un momento di intesa e di ironia che spezzi la cupezza dei volti coperti e celati.
C'è una signora che, subito dietro di me nel turno, indossa un berretto di lana azzurro-mare con una visiera che le scende dagli occhi, una mascherina sovradimensionata rispetto all'ampiezza del volto e - a coronare il tutto - un grosso paio di occhialoni da sole.
"Mamma mia - le faccio - Ma, signora mia, lei fa proprio paura, così bardata, mi sembra come minimo una marziana!"
E lei si è messa a ridere, cogliendo lo spirito delle mie parole.

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28 dicembre 2020 1 28 /12 /dicembre /2020 08:05
Deserto d'acqua, disegno di copertina Karel Thole, edizione originale

La notte ancora ancora indugia
e non trascolora nel giorno
Le vie sono deserte,
bagnate della pioggia di prima
mucchi di foglie morte intrise d'acqua
pozze profonde di oscurità
e ogni tanto l'ombrello di luce di un lampione
il natale appena trascorso sivede
in luci tremolanti che addobbano alcuni balconi
in alberetti di natale tristanzuoli
e altri addobbi luccicanti
negli atri dei palazzi
e su in alto nei balconi
e dalle finestre bagliori azzurognoli che trascolorano
nel rosa e nel verde
auto in corsa rade
lanciano lame di luce
che accendono l'asfalto di riflessi
La vuota retorica si disperde come polvere nel vento

Ho sognato che mi recavo in auto al Parco della Favorita
Lì era tutto mutato,
come se non ci avessi messo piede da tempo.
Trovo un sottopasso di cui non ho memoria
e imbocco poi uno sterrato prima non esistente
e aperto dalle auto
a forza di percorrerlo.
Ho un appuntamento con la mia famiglia
ma non trovo nessuno
In questo scenario così cambiato
non riesco a muovermi a mio agio
Scendo dall'auto:
ora, davanti a me, c'è un grande palazzo
Ne varco l'immenso portale
e salgo lungo uno scalone di dimensioni regali
Incongruamente,
ho un tubo dell'acqua in mano
e l'acqua scorre a fiotti
Chiedo informazioni, ma nessuno mi da risposte
Da un ufficio viene fuori un tipo
piccolo ed insignificante
radi capelli con riporto megagalattico
imbrillantinati
baffetti minuscoli taglio stile Hitler
Mi saluta affabilmente
dando mostra di conoscermi da lungo tempo
ma non mi sovviene chi sia
Per me è un perfetto sconosciuto,
l'ometto
L'acqua continua a scorrere e a ruscellare
giù per le scale
Mi rendo conto di non potere più stare lì
in queste condizioni
E scendo trascinando con me il tubo per innaffiare
che adesso sembra peso come piombo
Esco fuori su di un grande prato
e vado alla ricerca del rubinetto
per chiuderlo

Dissolvenza

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21 dicembre 2020 1 21 /12 /dicembre /2020 14:05
Gabbiano ferito (Foto di Maurizio Crispi)

Vita da piccione viaggiatore
Vita da fattorino

E la vite americana trascolora dall'autunno all'inverno

Cadono anche le foglie dei platani e marciscono in mucchi,
spinte dal vento in anfratti e angoli

Natale rosso sangue
Capodanno rosso, del pari

Ma che importa
Non sono queste le cose che contano
ogni tanto, forse, serve un colpo di spugna
per spazzare un mucchio di cose incancrenite
Come nel caso delle foglie morte,
quando arriva lo spazzino a raccoglierle
e a chiuderle dentro ai sacchi
pronti per lo smaltimento

Siamo messi alla prova
da un dio crudele non crudele in fondo
che vuole verificare quanto possiamo tollerare
in termini di sospensione delle abitudini di sempre,
a favore di stili di vita più spartani ed essenziali

Per una volta, forse,
il consumismo non ci consumerà

Piccioni morti
Gabbiani in volo
in picchiata

Grida di dolore nel cielo vuoto

Spettri danzanti del solstizio d'inverno

Un barbone
nel suo riparo improvvisato
- il suo piccolo regno -
tra cassonetti della spazzatura
a poca distanza da un benedicente Padre Pio
se ne sta seduto nel suo giaciglio di strada,
poco più di una cuccia,
e, appena sveglio, tracanna
nel mattino piovoso
la prima birra

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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