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21 settembre 2022 3 21 /09 /settembre /2022 08:05
Era una magnolia possente e vigorosa. Lo scempio è stato compiuto in un giardino condominiale a Palermo, in via Principe di Paternò n. 15 Secondo me, é stato un abuso, perché simili alberi hanno un valore inestimabile e di essi non si deve poter disporre liberamente.

Era una magnolia possente e vigorosa. Lo scempio è stato compiuto in un giardino condominiale a Palermo, in via Principe di Paternò n. 15 Secondo me, é stato un abuso, perché simili alberi hanno un valore inestimabile e di essi non si deve poter disporre liberamente.

Era una magnolia possente e vigorosa.
Lo scempio è stato compiuto in un giardino condominiale a Palermo, in via Principe di Paternò n. 15
Secondo me, si è trattato di un vero e proprio abuso, perché simili alberi hanno un valore inestimabile e di essi non si deve poter disporre liberamente.

Benché la pianta in questione non sia una specie autoctona, essendo una specie di alto fusto e con delle valenze decorative e ambientali dovrebbe essere tutelata, con una doppia attenzione, sia da parte del Servizio Ville e Giardini del Comune di Palermo sia dall'Assessorato alla Tutela dei Beni ambientali. 
Le piante di alto fusto che insistono su terreni e su fondi privati diventano a tutti gli effetti un bene pubblico con tutte le conseguenze del caso.
Quando subentrano delle condizioni della tutela della sicurezza si deve pur procedere a qualche forma di potatura che non sia però la "capitozzatura " integrale che ha subito questa povera Magnolia, senza potersi difendere.

Una capitozzatura integrale di questa portata equivale quasi ad una decapitazione e non vale nulla che qualcuno dica che "la pianta è forte e si riprenderà".

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13 luglio 2022 3 13 /07 /luglio /2022 20:00
Medusa. Storie dalla fine del mondo (per come lo conosciamo)

(21 marzo 2022) Medusa. Storie dalla fine del mondo (per come lo conosciamo), scritto a quattro mani da Matteo De Giuli e Nicolò Porcelluzzi (Nero, 2021) è un testo polimorfo sulla pandemia e sull'ambiente, sul suo degrado, sulle utopie della ecofriendlyness e di altri temi correlati che mi è piaciuto sin da subito, mi ha catturato - direi.

E' stata una lettura complessa, intrigante, a tratti difficile, ma capace di dare ai lettori vertiginose aperture su questioni attualissime e scottanti, dagli scenari pandemici, alle crisi energetiche, all'esaurimento delle risorse, alla retorica della green economy.
Ogni affermazione riportata è documentatissima e non manca alla fine del libro un ampio repertorio bibliografico che per i lettori che vogliano accedere direttamente alle fonti menzionate + una vera e propria miniera. Lo si può considerare una lucida narrazione del disastro prossimo venturo.

Questo scrivono i due autori nella loro premessa:


"Questo libro è una creatura strana. Nasce da una newsletter, 'MEDUSA - Storie dalla fine del mondo', che abbiamo iniziato qualche anno fa, scrivendo ogni due settimane di natura e società, letteratura e ambiente.
Ci sembrava che in Italia, nel nostro panorama culturale, si parlasse troppo poco di crisi ecologica e climatica e che, quando se ne parlava, se ne parlava ricorrendo al linguaggio tecnico, o prescrittivo, oppure ancora  in termini spesso riduttivi. Il numero zero di MEDUSA è dell'ottobre 2017. Da allora è cambiato il mondo; Com'è ovvio, è cambiata anche la sua fine, e le storie della fine. Mentre scrivevamo, abbiamo assistito alla più grande protesta ambientalista di sempre e alla prima pandemia del secolo. Nel frattempo la newsletter ha raccolto una comunità di lettori attenti che ci ha portato a conoscere libri e persone, e ci ha spinto più di una volta a cambiare idea sulle cose.
Dopo quasi cento numeri, ci è sembrato finalmente chiaro che tutto quello che avevamo scritto su questi temi - per MEDUSA e per altri libri e riviste - fosse connesso in un racconto più ampio, una storia che abbiamo provato a ricomporre, e poi completare, qui dentro.
Anche per questo, abbiamo scelto di unire le nostre due scritture in una sola voce e di usare la prima persona singolare: da qui in poi, siamo un io.
" (p. 7)


(Seconda di copertina) I roghi, le alluvioni, l'aria intossicata, le estinzioni di massa, la pandemia. L'emergenza climatica ci sta abituando a disastri ecologici che sono sintomi di una catastrofe già in atto. Mentre l'universo politico discute di green economy e capitalismo sostenibile occorre iniziare a misurarsi con dubbi finora impensabili: siamo davvero sull'orlo dell'estinzione? Com'è possibile sopravvivere su un pianeta che sta esaurendo le sue risorse? Quali legami si possono ancora tessere nel pieno di uno stravolgimento che non è solo ambientale, ma anche filosofico, sociale e morale? Nato dall'omonima newsletter bisettimanale che in quattro anni ha raccolto migliaia di iscritti, "Medusa. Storie dalla fine del mondo (per come lo conosciamo)" è un viaggio che dalla cima del Pirellone vi porterà alla Gola di Xiling, e poi ancora lungo le rive del Mississippi e nelle grotte di Tora Bora, nel verde amazzonico e nel petrolio nigeriano, tentando l'ultimo rito che resta di fronte al disastro: raccontarlo.

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28 giugno 2022 2 28 /06 /giugno /2022 06:33

Il Suo è un atto di civismo e di amore; uno di quei tanti atti che potranno e già possono rendere migliore la nostra città

Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo (1986)

Uno degli alberi del signor Giacomo Minutella, Palermo (foto di Maurizio Crispi)

Vi è un tratto della via Principe di Paternò a Palermo, tra via Veneto e via Lombardia, dove il passante può camminare sotto una volta verde e riparato dai raggi del sole da una fitta e densa ombra
È davvero molto bello questo pezzo di marciapiede che si pone in netto contrasto con quelli a monte e a valle, dove le specie arboree di precedente impianto sono scomparse e perfino le conche che le accoglievano, in successivi lavori di rifacimento del rivestimento di cemento del mariciapiedi, sono state colmate.
L’ombra è data da splendidi esemplari di Ficus (la stessa varietà che forma una meravigliosa volta verde per tutta la lunghezza della “discesa di Valdesi”, tra Palermo e Mondello, trattandosi forse del Ficus Retusa, noto anche come Ficus di Taiwan, ma un tempo denominato impropriamente Ficus Benjamina). Si tratta di sei piante, per la precisione, nella cui fila sono interpolati due esemplari della specie arborea che prima costituiva il filare di alberi di questo tratto di strada e che, nel corso del tempo, si sono schiantati per varie ragioni.
Non tutti sanno che è stato il signor Giacomo Minutella, per decenni laborioso portiere dello stabile in cui vivo, a piantumarli a partire da margotte da lui stesso realizzate dai ficus che formano un filare nel nostro giardinetto condominiale.
Se consideriamo che il signor Giacomo ne ha piantumati altri due esemplari sul marciapiede opposto ed uno più distante, quasi in prossimità dell'incrocio tra via Principe di Paternò e Via Boris Giuliano (ex-Via Piemonte), si è trattato di un’opera davvero memorabile. Questa è una piccola storia paradigmatica che merita di essere ricordata e tramandata.
Sicuramente, in questo tratto di strada, sarebbe bello poter vedere una piccola targa che la racconti.
La nostra città in cui tutto sembra andare allo sfascio - specie oggi - ha bisogno di questo tipo di storie in cui la buona volontà e il senso civico di un singolo cittadino riescono ad abbellire lo spazio pubblico, senza nessun tornaconto personale.
E niente vale nel rendere e mantenere gli spazi pubblici vivibili quanto l'iniziativa di un singolo cittadino dotato di buona volontà (e perchè no?, anche di amore per il bello): se solo si pensa che l'azione virtuosa di un Giacomo Minutella venisse moltiplicata per dieci o per cento in quale tipo di città potrenno ritrovarci? In una città che sia abbellita soltanto dalle iniziative e dalla buona volontà di singoli cittadini! Invece, attraversiamo un tempo in cui tutto sembra dover dipendere da un'amministrazione centrale e questo ci fa vivere con rassegnazione le carenze e le brutture, facendoci dimenticare che potrebbe risiedere nel semplice potere delle nostre mani al lavoro la possibilità di rimediare e di lasciare un nostro segno concreto.

E ciò a prescindere da movimenti come il "Guerilla Gardening" che, in qualche modo, politicizzano questo tipo di intervento e lo fanno diventare una forma di protesta (che però rimane pur sempre relegata nell'ambito della "straordinarietà", piuttosto che appartenere alla normale gestione quotidiana delle cose).
Senza l’azione del signor Giacomo, oggi, quel tratto di strada sarebbe senza alberi e senza ombra alcuna.
Io mi compiaccio sempre a percorrerlo e, ogni volta, penso al nostro signor Giacomo, quando mi mostrava orgoglioso le margotte che stava preparando
Vorrei che molti altri percorrendo questo tratto di strada potessero ricordarsi del signor Giacomo Minutella, dell’uomo che piantava gli alberi (come il John Appleseed che ha rappresentato uno dei miti della saga fondativa degli USA, oppure come Elzéard Bouffier, l'emblematico personaggio allegorico - per quanto ispirato alla realtà - protagonista del meraviglioso racconto di Jean Giono): e  adesso, se vogliamo formulare un pensiero poetico, Giacomo Minutella continua a vivere in essi.
Ci sono molti modi attraverso cui poter tramandare la propria memoria: e piantare gli alberi è sicuramente uno di questi.
Voglio completare questa storia, grazie a due documenti che mi hanno inoltrato i figli del signor Giacomo, quando hanno letto questa mia nota.
Si tratta di due lettere, la prima del compianto professor Giuseppe Genduso, uno dei nostri condomini ed emerito professore di latino e greco in uno dei licei cittadini, la seconda del Sindaco di Palermo.
Nella prima lettera il professor Genduso segnalava al Sindaco di Palermo, allora in carica (Leoluca Orlando), l'esimia opera di Giacomo; nella seconda, indirizzata personalmente al signor Giacomo Minutella, il Sindaco esprimeva parole di elogio nei suoi confronti.

 

(Palermo, il 24 giugno 2022)

Il Professore Giuseppe Genduso inviò al Sindaco di Palermo questa lettera, il 12 dicembre 1986: "... mi permetto di segnalarLe l'iniziativa disinteressata e singolare del portiere del nostro condominio Giacomo Minutella (...). Giacomo è un patito delle piante, cura non solo quelle del nostro spazioso atrio d'ingresso, ma si preoccupa - e si è preoccupato nel passato - di quelle allogate nei marciapiedi di via Principe di Paternò e di via Lombardia. (...) A rimediare a questo scempio [l'azione dei vandali] è intervenuto il nostro Giacomo, che puntualmente ha provveduto a piantare, e a ripiantare nuove piantine, in trepida attesa della loro crescita..."

Il Professore Giuseppe Genduso inviò al Sindaco di Palermo questa lettera, il 12 dicembre 1986: "... mi permetto di segnalarLe l'iniziativa disinteressata e singolare del portiere del nostro condominio Giacomo Minutella (...). Giacomo è un patito delle piante, cura non solo quelle del nostro spazioso atrio d'ingresso, ma si preoccupa - e si è preoccupato nel passato - di quelle allogate nei marciapiedi di via Principe di Paternò e di via Lombardia. (...) A rimediare a questo scempio [l'azione dei vandali] è intervenuto il nostro Giacomo, che puntualmente ha provveduto a piantare, e a ripiantare nuove piantine, in trepida attesa della loro crescita..."

Tempestivamente, dopo pochi giorni appena (il 16 dicembre 1986), è arrivata una lettera del Sindaco Leoluca Orlando, indirizzata personalmente al Signor Giacomo, in cui si legge:  "... Il Suo è un atto di civismo e di amore; uno di quei tanti atti che potranno e già possono rendere migliore la nostra città".

Tempestivamente, dopo pochi giorni appena (il 16 dicembre 1986), è arrivata una lettera del Sindaco Leoluca Orlando, indirizzata personalmente al Signor Giacomo, in cui si legge: "... Il Suo è un atto di civismo e di amore; uno di quei tanti atti che potranno e già possono rendere migliore la nostra città".

Film d'animazione di Frédérick Back tratto dal romanzo di Jean Giono. Vincitore del premio Oscar per il miglior cortometraggio d'animazione nel 1988. Perché la personalità di un uomo riveli qualità veramente eccezionali, bisogna avere la fortuna di poter osservare la sua azione nel corso di lunghi anni. Se tale azione è priva di ogni egoismo, se l'idea che la dirige è di una generosità senza pari, se con assoluta certezza non ha mai ricercato alcuna ricompensa e per di più ha lasciato sul mondo tracce visibili, ci troviamo allora, senza rischio d'errore, di fronte a una personalità indimenticabile.

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24 giugno 2022 5 24 /06 /giugno /2022 10:50
David Lagerkrantz, Il Cielo sopra l'Everest, Marsilio

David Lagerkrantz con il suo Il Cielo sopra l'Everest (nella traduzione di Carmen Giorgetti Cima), pubblicato da Marsilio nel 2018 (Collana Romanzi e Racconti), s'è ispirato a fatti realmente accaduto, cioè alla grande tragedia della montagna verificatasi nel marzo 1996 e raccontata in "Aria Sottile" con lo stile di una tragica cronaca in soggettiva da Jon Krakauer, presente a quella immane tragedia della montagna, in quanto inviato dalla rivista Outside, ma egli stesso scalatore e sportivo dell'estremo.
Gli eventi narrati da Lagerkrantz sono spostati in avanti, rispetto a quelli reali, e avvengono nel 2000. I personaggi sono tutti di fantasia, ovviamente, e Lagerkrantz - nel delineare le loro personalità nei cui tratti si colgono i fattori scatenanti la tragedia che avrà luogo - riesce a costruire un avvincente e credibile thriller psicologico.
La lettura del romanzo di Lagerkrantz mi ha indotto a riprendere in mano e a sfogliare l'insuperabile racconto di Krakauer.
Tutta la vicenda è costruita con assoluta rigore: alla fine, l'autore riporta anche una bibliografia di testi essenziali sull'Everest.
Sia Aria Sottile che la vicenda narrata da Lagerkrantz hanno visto delle trasposizioni cinematografiche.


(Soglie del testo) «Spesso nei miei pensieri l'Everest diventava qualcosa di diverso da una montagna, un oscuro punto verso cui mi ero diretto, e se avevo cercato di rispondere alla domanda "perché scalare", forse avevo finito per rispondere a qualcos'altro.» – David Lagercrantz
"Aveva lasciato che l'ombra del passato oscurasse le montagne, ben prima che lo facessero le nuvole."
Ispirato a fatti realmente accaduti, un romanzo avvincente e drammatico dall'autore di Millennium 4 e 5. Una magistrale messa in scena di desiderio, rivalità e dolore tra le vette dell'Himalaya.
Nel maggio del 2000, in Nepal, una spedizione organizzata dal ricco e famoso stilista Paulo Villari si appresta a scalare la montagna più alta del mondo. A capo del gruppo composto da alpinisti dilettanti, c'è Giuseppe Cagliari, amico d'infanzia di Villari, riconosciuto come la guida più esperta dell'Everest. Ma Cagliari è sotto pressione e le tensioni all'interno della spedizione sono alle stelle. Nell'aria rarefatta della montagna, la sua capacità di giudizio si appanna e conduce gli alpinisti in vetta troppo tardi. Durante la discesa, il tempo peggiora e la spedizione viene bloccata da una violenta tempesta. Mentre la situazione diventa sempre più disperata, vecchie ferite si riaprono e tra i membri del gruppo cominciano a serpeggiare follia e allucinazioni.

Hanno detto
«È stato un colpo di genio usare l'Everest come sfondo per un thriller accuratamente documentato» (Vagabond)

«Un grandioso racconto su desiderio e pazzia sulla montagna più alta del mondo» (Hemmets Veckotidning)

L'Autore. È un giornalista e autore svedese, conosciuto soprattutto per essere l'autore della biografia di Zlatan Ibrahimovic: Io, Ibra. Ha firmato un contratto in esclusiva con la casa editrice svedese Norstedts per realizzare un quarto libro della saga di Millennium (Quello che non uccide) in occasione del decimo anniversario dell'uscita di Uomini che odiano le donne. A questo è seguito il quinto libro della saga, L'uomo che inseguiva la sua ombra. Tra gli altri suoi libri ricordiamo La caduta di un uomo. Indagine sulla morte di Alan Turing, oltre a Il cielo sopra l'Everest.

 

Jon Krakauer, Aria Sottile, Corbaccio

Aria sottile (titolo originale: Into the air, nellatraduzione dall'inglese di Lidia Perria), pubblicato per la prima volta in traduzione italiana da Corbaccio nel 1998, è un libro-reportage che, pur essendo stato lanciato nel mercato editoriale quasi trent'anni fa é tuttora attuale e non ha perso nulla del suo smalto e della sua tragica grinta.
Qui, Krakauer sulla base di testimonianze raccolte e delle osservazioni da lui effettivamente compiute, poiché - nel marzo 1996 - era proprio sul posto, al campo Base, inviato speciale di "Outside", la rivista per cui lavorava, per scrivere un resoconto sulla sua personale esperienza di scalatore dell'Everest, racconta la tragedia che si consumò ad alta quota, quando per una serie di sfortunate circostanze 13 alpinisti (anche per via del sovraffollamento) morirono in prossimità della vetta più alta del mondo.
Krakauer, dunque, era sul posto non come semplice osservatore, ma come scalatore; e il suo compito era appunto quello di scrivere il resoconto della sua impresa: questo mandato iniziale si trasformò in una scrittura catartica, poiché dei cinque di cui faceva parte la sua spedizione ben quattro morirono durante la scalata, compreso il capo-spedizione e altri nove, appartenenti ad altri gruppi, nelle stesse giornate persero la vita (più altri tre nei mesi successivi). Una vera ecatombe.
Quello che avrebbe docvuto essere un articolo di contenuto sportivo estremo diventò così un libro di denuncia sulla "follia degli ottomila".
Infatti, attraverso il racconto di Krakauer venne fuori a chiare lettere l'insensatezza di queste imprese di "massa", organizzate per consentire a chiunque lo desideri di arrivare (purchè abbia il denaro gli elevatissimi costi per la partecipazione) sulla cima più alta del mondo e la denuncia di una forma distorta di escursionismo di massa, inflazionato per mere esigenze commerciali e di consumismo sportivo.
Krakauer, oltre ad essere spinto dalla necessità di elaborazione di quella grande tragedia della montagna, vissuta in prima persona, cercò di ricostruirne punto per punto la storia degli eventi terminali ma anche di tutti i suoi preoccupanti annunci che nessuno fu in grado di cogliere, tentando di attivare una seria e critica riflessione su questo fenomeno, cercando di togliere via tutti i veli delle retorica che ammantano simili imprese..

Il volume è corredato di una ricca collezione di foto a colori e di interessanti illustrazioni realizzate da Randy Rackliff.

(risguardo di copertina) Il 10 maggio 1996 una tempesta colse di sorpresa quattro spedizioni alpinistiche che si trovavano sulla cima dell'Everest. Morirono 9 alpinisti, incluse due delle migliori guide. Con questo libro, l'autore, che è uno dei fortunati che riuscirono a ridiscendere "la Montagna", scrive non solo la cronaca di quella tragedia ma intende anche fornire importanti informazioni sulla storia e sulla tecnica delle ascensioni all'Everest. Offre inoltre un esame provocatorio delle motivazioni che stanno dietro alle ascensioni ad alta quota, nonché una drammatica testimonianza del perché quella tragedia si poteva evitare.

Sull'autore. Jon Krakauer, saggista e alpinista statunitense, conosciuto per i suoi libri riguardanti la vita all'aria aperta e l'alpinismo. Nel 2003 è entrato nel campo del giornalismo investigativo.
Gran parte della popolarità come scrittore è dovuta all'attività di giornalista che svolse presso l'«Outside magazine». Nel novembre 1983, abbandonò il lavoro part time di pescatore e carpentiere per diventare uno scrittore a tempo pieno. La sua attività di giornalista freelance riguarda vari campi.
Il bestseller Nelle terre estreme venne pubblicato nel 1996 e assicurò a Krakauer una reputazione come notevole scrittore di avventure. Nel libro, Krakauer traccia parallelismi tra la sua esperienza e le sue motivazioni e quelle di McCandless.
Da Nelle terre estreme è stato tratto il film Into the Wild - Nelle terre selvagge, diretto da Sean Penn, uscito nelle sale americane nel 2007 e in quelle italiane il 25 gennaio 2008.
Nel 2003, In nome del cielo fa diventare Krakauer il terzo scrittore bestseller della saggistica. Il libro esamina gli estremismi del credo religioso, in particolare i rami cadetti del fondamentalismo mormone.
Dal 2004 è curatore della serie "Esplorazioni" della serie "Modern Library" (della Random House).
Nel 2016 pubblica con Corbaccio Senza Consenso. Nel 2018 per lo stesso editore esce Estremi.

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9 giugno 2022 4 09 /06 /giugno /2022 10:41
Il tratto di marciapiedi che ho ripulito dalle macerie post-mercatino rionale (foto di Maurizio Crispi)

Ho fatto la mia solita passeggiata con il mio cane e, dopo essermi dilettato all’interno di Villa Costa e del Roseto, sono risalito lentamente lungo il marciapiedi di via Brigata Verona.
Oltre che dalle aiuole incolte, sono stato sgradevolmente colpito dalla quantità di rifiuti post-mercatino del giorno prima (che solitamente si svolge di mercoledì) abbandonati sul marciapiedi e sotto. Siccome c’era un grande sacco nero dei rifiuti vuoto, pure abbandonato, spinto da un forte sentimento di indignazione, mi son messo a raccogliere quanto ho potuto: pezzi cartone, fogli pubblicitari, incarti e sacchetti di plastica, bottiglie di vetro e plastica.
Rapidamente ho colmato quasi del tutto quel grande sacco.
L’ho appoggiato ad un paletto, anzi ce l’ho agganciato per evitare che si rovesciasse. Mi chiedo quanti giorni rimarrà lì prima che gli operatori ecologici (alias spazzini, senza offesa) lo rimuovano.
In altre città italiane “civili” la pulizia al termine della giornata di lavoro è a carico degli stessi venditori che poi lasciano i sacchi della monnezza ordinatamente impilati e, a quel punto, subentra il servizio comunale per la loro rimozione e per la pulizia finale della sede stradale.
A Palermo che il nostro sindaco uscente definisce con prosopea città “europea” ciò non accade. I commercianti hanno facoltà di sporcare e di lasciare sporco. E poi gli spazzini non puliscono o, se lo fanno, lo fanno solo in maniera sommaria.
C’è da indignarsi.
Vorrei che il nuovo sindaco (siamo in dirittura di arrivo per le elezioni comunali) agisse concretamente per evitare simili scempi in un città che non è europea ma più degnamente inquadrabile in altri contesti, in cui sporcizia e degrado sono la norma.

 

Il sacco di monnezza raccolto da me medesimo (foto di Maurizio Crispi)

Un buon sindaco dovrebbe essere capace di occuparsi di cose concrete e di risolvere i problemi materiali, trovando soluzioni, correggendo malgoverni incancreniti.
Il "buon" amministratore di una città, dovrebbe avere le stesse attitudini di un buon padre di famiglia, insomma, utilizzando una formula definitoria che ritengo sempre valida, anche se, quando ne lessi la prima volta, mi fece un po' ridere.
Sarà mai possibile avere al governo della nostra città un simile personaggio che non sia alla mercé dei venti e dei litigi della politica e che sappia imporre con mano ferma e autorevole delle linee-guida e degli orientamenti etici al sottobosco amministrativo, vincendo il suo immobilismo e la sua insipienza?
Oppure saremo costretti a subire l'ennesimo personaggio che se ne starà arroccato nella stanza del suo Palazzo, senza alcun contatto reale con i cittadini e senza alcuna conoscenza delle loro esigenze?
Sono molto pessimista al riguardo, lo ammetto
Tuttavia penso che azioni come quella mia di oggi (e mi rendo conto che la mia - da sola - rimane solo una goccia nel mare) se raccolte e riverberate da altri, alla lunga, possano fare la differenza, poiché potrebbero rappresentare (ma solo attraverso la ripetizione e la condivisione) un antidoto all’indifferenza che attanaglia con il suo greve peso tutti quanti.

 

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24 marzo 2022 4 24 /03 /marzo /2022 11:26
dal web

Non sopporto quelli che portano a spasso i propri cani e intanto parlano al telefono e fumano una sigaretta e magari usano dei guinzagli allungabili, così da non aver alcun controllo delle proprie bestie. Perché non si godono piuttosto la passeggiata con i loro amici a quattro zampe? La mia idea è che portare a spasso i propri cani sia per costoro una scusa per uscire di casa e fare altro, senza dover dover spiegazioni

Non sopporto quelli che non raccolgono le cacate dei propri cani

Non sopporto quelli che, negli spazi pubblici, non tengono i propri cani al guinzaglio e si adirano se quelli che, invece, li tengono al guinzaglio

Non sopporto quelli che camminano, parlando nel proprio telefonino ad alta voce - se non urlando - e ti assordano con le loro chiacchiere

Non sopporto quelli che vanno in monopattino elettrico e che se ne fottono di qualsiasi regola scritta nel codice della strada e dettata dal buon senso

Non sopporto quelli che posteggiano in seconda fila e abbandonano lì la propria auto, fottendosene del fatto che alle spalle della loro macchina si crea un ingorgo bestiale

Non sopporto che quelli che ti suonano alle spalle con il clacson ad un tuo minimo rallentamento, a volte solo dettato dalla prudenza o dalla necessità di rispettare le regole

Non sopporto quelli che superano le auto incolonnate, imboccando la corsia di emergenza

Non sopporto quelli che, con motociclette e scooter e motorini, sfrecciano sui marciapiedi come se fossero delle piste riservate al loro uso e consumo

Non sopporto quelli che lanciano le loro sozzure e i loro scarti per terra

Non sopporto quelle facce sorridenti e apparentemente benevole - sempre le stesse - che cominciano ad infestare le nostre strade, quando si fanno imminenti le elezioni politiche o amministrative. Sembrano sempre gli stessi di sempre, topi di fogna, pantegane, sciacalli o lupi o squali che siano

Non sopporto i cafoni, gli ignoranti, gli intolleranti, i presuntuosi, coloro che non sanno ascoltare...

Non sopporto _____________________________________________________

E invito chi mi ha letto sino a questo punto a continuare l'elenco... io stesso continuerò ad implementarlo, man mano che mi vengono in mente delle cose detestabili che siamo costretti a subire dal nostro prossimo (in verità, molto lontano e molto poco affine) ...
 

NB - Il mio "non sopporto" è benevolo ed innocuo. Non vuole essere un invito al linciaggio morale, all'ostracismo o a chi sa cosa.

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20 dicembre 2021 1 20 /12 /dicembre /2021 09:00

Una mia nota diaristica di 10 e più anni addietro tuttora attualissima. Anzi, le cose vanno persino peggio.

parcheggio abusivo in area disabili

(19 dicembre 2010) Vorrei vivere in una città normale

In una città dove gli automobilisti non ti suonino inferociti con il clacson, alle tue spalle, appena il semaforo cambia dal rosso al verde

 In una città dove automobilisti e moto si fermino, se stai attraversando sulle strisce pedonali.

In una città dove i marciapiedi siano una parte della strada dove i pedoni possano comodamente camminare, conversando amabilmente - se lo desiderano - e non delle strisce calpestabili larghe meno di 50 centimetri (sulle quali è proibitivo procedere affiancati, come si desiderebbe), perchè la sede stradale è stata ampliata per consentire il parcheggio delle auto.

In una città dove camminare in bici non debba significare giocarsi la vita e la salute a causa degli automobilisti distratti e prepotenti.

In una città dove i marciapiedi non si trasformino in piste su cui le motociclette e i motorini sfrecciano a tutto gas per by-passare gli ingorghi e i pedoni devono scansarsi, quasi non fosse loro diritto camminare con traquillità sui percorsi a loro riservati.

In una città dove abbondino isole pedonali e strade vietate alle auto.

Vorrei vivere in una città in cui i marciapiedi e i piazzali non diventino delle discariche a cielo aperto.

In una città dove i taxi non parcheggino nelle zone di sosta riservate alle auto dei disabili.

In una città dove gli scivoli dei marciapiedi per consentire l'attraversamento a disabili in carrozzina, a mamme con passeggino e ad anziani dal passo incerto non siano occupati sistematicamente da auto parcheggiate in modi corsari.

Vorrei vivere in una città in cui prevalgano le regole della gentilezza e della convivialità, a scapito della giungla della prevaricazione e dell'asserzione spudorata del proprio sé.

In una città dove non si debbano sentire gli altri urlare le proprie conversazioni private nel telefonino, mentre sono in mezzo alla gente, e dove non ci siano automobilisti distratti sempre alle prese con il proprio cellulare, messaggerie, conversazioni e altro.

In una città con meno maxi-schermi HD in bar pub e ristoranti vari per offrire l'immancabile calcio in anticipi e posticipi, dirette e differite, solo di calcio, calcio, calcio...

In una città dove auto blu e mezzi di polizia non approfittino del loro status per prevaricare altri cittadini, laddove non ce ne sia bisogno.

In una città in cui anche l'auto della Polizia si fermi ad attendere al semaforo, se non ci sono urgenze di servizio.

In una città in cui non si debba sentire di continuo l'urlo lacerante delle sirene e degli antifurto con sensori regolati al minimo, sicchè scattano per un nonnulla, e i loro responsabili se ne fregano, se i loro dispositivi assordano il resto del mondo.

Vorrei vivere in una città in cui tutti non chiedano solo ed esclusivamente il rispetto dei propri diritti, ma assolvano anche ai propri doveri e rispettino le norme, in modo spontaneo e non perchè debbano temere sanzioni e punizioni.

In una città che sia ridente, gentile e armonica.

In una città in cui, anche nelle più banali, manifestazioni sia coltivato il gusto del bello.

In un città in cui molti, se non tutti, si sentano responsabili.

In una città dove alcuni cittadini, incrociandosi e guardandosi con occhi mesti, nella tempesta di nubi di gas di scarico e colpi di clacson, di ingiurie e grida partoriti da animi sovraeccitati non debbano dirsi con un'alzata di spalle rassegnata: "Palermo è una città che fa schifo!"

Voglio poter sperare, sempre, che un altro mondo è possibile.

 

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20 ottobre 2021 3 20 /10 /ottobre /2021 17:14
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...

Mi piacerebbe davvero che Palermo fosse una città europea: una città in cui i cestini della spazzatura vengono svuotati giornalmente, le strade siano spazzate e tenute in ordine, e dove non si creino cumuli immondi di spazzatura che resistono per settimane, accrescendosi di giorni in giorno, fino a quando l'unica alternativa di ripristino è l'utilizzo della rusapa per rimuovere le montagne di rifiuti. Ma le soluzioni estreme non ripristinano tutti i gasti: a lungo rimangono le puzze e le macchie per terra e il tessuto cittadino si logora sempre di più.

La sporcizia, il lerciume, le puzze e i miasmi alla lunga, oltre ad annullare il senso estetico e la ricerca del bello, finiscono con il creare una pericolosa assuefazione; quel che é peggio determinano nell’animo dei cittadini un’insidiosa forma di rassegnazione e di indifferenza.

Monnezza accumulata in via Giovanni Evangelista Di Blasi (foto di Maurizio Crispi)

Occorre reagire, invece: e per farlo occorre che ciascuno si rimbocchi le maniche e dia un contributo, per quanto piccolo, come - ad esempio - raccogliere carte e pezzi di plastica, bottigliette di vetro e lattine vuote e deporli dentro gli appositi cestini dei rifiuti. Oppure estirpare le erbacce che allignano negli interstizi dei marciapiedi.
Se ognuno compisse ogni giorno una singola azione tra quelle elencate avremmo sicuramente una città più pulita, ma si attiverebbero circuiti virtuosi di buone pratiche. E questo sarebbe uno dei principi ispiratori della migliore forma di anarchismo libertario in cui ciascuno si assume la responsabilità di ciò che fa, ciascuno si sente responsabile della tutela del benessere degli altri, ciascuno si assume gli oneri che tutto questo comporta, senza starsene là ad attendere passivamente che qualcun altro o qualche Ente investito di un potere superiore risolva i problemi.
Ognuno di noi può risolvere dei problemi: bisogna invertire la deleteria tendenza di una sempre maggiore dipendenza dalle Istituzioni.

Davanti alla scuola di mio figlio c'è allineata una fila di cassonetti lerci, fermi ancora all'età antidiluviana della raccolta indifferenziata.

Raramente vengono svuotati e i rifiuti maleodoranti vi si accumulano dentro sino a tracimare fuori.

Siccome tutto è mescolato, anche l'umido, si creare un'isola di lezzo miasmatico tutt'attorno.

IHo l'impressione che questi cassonetti sono stati spostati di recente e che prima fossero collocati altrove. Evidentemente alcuni cittadini "rispettabili" infastiditidi dai grevi odore e dallo spettacolo indecorso li hanno allontanati dalle loro abitazioni, sulla base dell principio che "occhio che non vede" e soprattutto che "naso che non odora", cuore che non duole.

In più, accanto ai cassonetti, si accumulano rifiuti di grandi dimensioni, tipo un grande baule sconnesso, un materasso lercio, vecchie scaffalutare fradice.

E' davvero uno schifo!

E pensare che i bambini che escono dalla scuola proprio sul marciapiedi di fronte e che, durante le ore in classe sono educati al rispetto dei valori civici e del rispetto dell'ambiente, devono assistere giornalmente a questo spettacolo di degrado che contraddice i valori a cui vengono educati.

Viene da pensare, ovviamente, al testo della "Lettera aperta al Presidente della Repubblica", scritta da un genitore rimasto anonima è diffusa in forma di affiche in molte vie della città e negli spaxi pubblicitari delle pensiline degli autobus (vedi e il commento le foto sotto).

Ho ripetutamente fotografato lo spettacolo del cumulo di monnezza ogni giorno in lievitazione e, di recente, ho mandato una della foto (con un tag) alla Direttrice del Centro Diaconale, la quale a sua volta l'ha girata a sue conoscenze della V circoscrizione.

Le circoscrizioni, in verità, non hanno potere esecuticvo in queste questioni, ma soltanto una funzione esecutivo: questo crea ovviamente ritardi, disservizi, paralisi.

Dicono che la V circoscrizione sia grande e che dunque tali disagi sono compatibili e che bisogna accettarli.

Io dico: ma siamo tutti cittadini e tutti paghiamo la tassa dei rifiuti, ed anche profumatamente.

E' compito del Comune, implementando personale e mezzi, ma anche pianificando accuratamente, provvedere allo smaltimento dei rifiuti urbani solidi in maniera congrua ed efficiente.

Invece, pare che la strategia perseguita sia quella di mantenere puliti i luoghi sensibili, in altri termini quelli che fanno "immagine" per la città e lasciare che altrove la monnezza ristagni per settimane e settimane. Salvo poi, in taluni casi, ad essere bruciata in grandi roghi di protesta dai cittadini scontenti. E solo allora ci si rende conto che c'è un problema e arrivano le ruspe per rimuovere le montagne di rifiuti.

Che amministrazione cittadina è quella che non si occupa con efficienza di risolvere questi problemi?

Un sindaco - per usare un'immagine forse eccessiva, ma calzante - dovrebbe essere la persona che più di tutte si occupa di risolvere i problemi pratici che affligono la città e che gira personalmente strada per strada per verificare se i lampioni (come anche tante altre cose) funzionano correttamente: ovviamente questa è una metafora, ma efficace. Il requisito prioritario di un sindaco non dovrebbe essere tanto il colore politico con cui viene riconosciuto, ma piuttosto la conoscenza capillare del territorio e l'amore per la città che è chiamato a governare, oltre che la ricerca del maggior benessere possibille per i cittadini. Un buon sindaco dovrebbe essere come un "buon padre di famiglia", per tutti, non soltanto per coloro che lo hanno votato.

Non è sicuramente un buon sindaco uno che se ne sta comondamente seduto sulla ribalta mediatica a dire che la sua è una città "europea" e a fare "politica della vetrina".

La mia attivazione (cioè l'incvio della foto con tag alla Direttrice della scuola) è servita a qualcosa.

Il giorno dopo i rifiuti ristagnanti erano stati rimosi e i cassonetti erano semivuoti, ma già con qualche segno di tracimazione.

Gli operatori di Re.Se.T Saranno solleciti a svuotarli dopo questa prima segnalazione, oppure si riprenderà con l'inerzia quo ante?

Staremo a vedere...

In ogni caso il baule scassato, il materasso lercio e le scaffalature di legno corrotto sono rimaste addossate al muro, a testimoniare che da noi in Sicilia, a Palermo in particolare, le soluzioni sono sempre temporanee, mai strutturali, ed in ogni caso "imperfette".

Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...

(25 settembre 2021) Una lettera anonima campeggia da qualche tempo sulle pensiline degli autobus di Palermo, un foglio bianco in cui un padre è ritratto di spalle con la sua bambina di quattro anni, mentre passeggiano o camminano, magari diretti verso la scuola o di ritorno a casa.

Questo papà, nella sua lettera aperta, si rivolge a Mattarella, esprimendo tutto il disagio, l’amarezza, la sofferenza per la condizione in cui versa Palermo sotto ogni punto di vista e per il torpore e l'indifferenza in cui sono caduti i palermitani (fonte: Balarm.it, testo modificato)

Il contenuto della lettera:

«Caro Presidente,
sono il papà di una bimba ancora troppo ingenua per distinguere un diritto da un favore, troppo innocente per capire cosa significhi avere mille bare in attesa di sepoltura e tutto sommato troppo piccola (ha solo 4 anni!) per soffrire i disagi di chi ogni giorno rimane intrappolato su strade puntellate da cantieri infiniti, buche e ponti pericolanti. Una bimba che vive a Palermo e che alla fine chiede solo piccole cose come uno scivolo, un’altalena, uno spazio in cui girare in bici senza rischiare di farsi male, un luogo che non sia costretta a contendersi con il degrado che avanza inesorabilmente.

Sappiamo tutti che gli ultimi mesi sono stati drammatici e chiedere una città più pulita o un parco giochi, mentre il mondo affronta una crisi senza precedenti, può sembrare quasi offensivo, per non dire oltraggioso. Ma in questo clima di desolante rassegnazione, mi preoccupa pure il fatto che i nostri figli non riescano più a stupirsi o ad impressionarsi davanti alle discariche e ai sacchetti di rifiuti che accompagnano il tragitto a piedi da casa a scuola, non provano un briciolo di fastidio o disgusto, li scansano senza degnarli di uno sguardo o di un commento, come se ormai facessero parte dell’arredo urbano.

Come se fosse normale.

Mi creda, questo non è e non vuole essere il solito atto di accusa contro chi ha trasformato un luogo così bello, crocevia di culture nella cloaca d’Italia. Anzi, visto che ci siamo, voglio essere il primo a sedere sul banco degli imputati: dopo tutto il sentimento di sconfitta e di rassegnazione che sta contaminando i nostri figli è un virus che parte da noi adulti e si diffonde attraverso le nostre (troppe) distrazioni.

Però un ultimo tentativo sento il dovere di farlo. Perché in un momento in cui ci troviamo ad affrontare battaglie epocali, la paura più grande è proprio quella di avviare al mondo generazioni di cittadini senza coscienza critica, incapaci di lottare e di cambiare le cose. E mi rivolgo a lei, caro Presidente, perché nonostante tutto, nonostante le ferite che ha rimediato negli anni, ha continuato ad amare questa città e a vivere a pochi passi dal luogo in cui le è stato inferto il dolore più grande.

Mi rivolgo a lei perché vorrei che usasse la sua autorevolezza per parlare al cuore dei palermitani. Per spiegare loro che esiste una via alternativa alla rassegnazione.

Che anche Palermo può riassaporare almeno uno spicchio del suo antico splendore.

Parli a chi potrebbe cambiare le cose ma preferisce cambiare città. E parli anche a quelli che pur non potendo cambiare città, non sanno che volendo (e con poco) potrebbero cambiare le cose.

Insegni loro ad amare Palermo, a rivendicare spazi puliti e accoglienti e ad avere cura del bene comune. Spieghi a chi si ostina a sfregiare con i propri vizi strade, piazze e marciapiedi che un semplice gesto e tante piccole azioni quotidiane possono contribuire a ripulire l’aspetto e l’immagine di questa terra.

Si faccia portavoce di tutti quei genitori che alla fine vorrebbero semplicemente far vivere e crescere i figli in un luogo migliore, allontanandoli da una rassegnazione che non può maturare ad appena 4 anni.

Ci dia la forza di cambiare le cose.

Per non continuare a inseguire il coraggio di cambiare città.

un papà»

 

Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...

Per contro, a fronte del generalizzato degrado, si possono registrare degli esempi di buone pratiche "spontanee".
Per esempio, vicino a dove abito io nei pressi di Via Gabriele D'Annunzio c'é un angoletto che è la dimostrazione tangibile di quanto la buona volta di buoni cittadini anonimi può riabilitare dal degrado e dall’incuria angoli abbandonati della città, altrimenti vere terre di nessuno.
E questo succede anche a Palermo, al giorno d'oggi invasa dalla monnezza e regina per l'abbandono degli spazi pubblici .
La salvaguardia dell’ambiente dipende anche e soprattutto da uomini e donne armati di buone intenzioni e di volontà
Inutile attendersi un dispendioso intervento di enti pubblici che non arriverà mai o sarà subito vanificato.
Se si vuole veramente, si può fare subito qualcosa.

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25 giugno 2021 5 25 /06 /giugno /2021 11:57

1. Scene di campagna

La miseria (foto di Maurizio Crispi)


Le foglie del carrubo cadono a terra
senza volteggiare
sono pesanti e rigide e sembrano dischetti di cartone sottile
un po' accartocciato
Addirittura, quando toccano il suolo,
si sente un piccolo suono secco
Anche gli aghi di pino cadono
perchè è il periodo del ricambio e della muta
basta un alito di vento e quelli vecchi vengono giù
che è un piacere,
anche loro duri ed ispidi
e altamente infiammabili
ottimi per innescare un fuoco
Ed anche le foglie morte del corbezzolo o dell'ulivo
possiedono una loro intrinseca durezza
Per loro è tempo di ricambio
Ed io, giorno dopo giorno,
con pazienza, ma anche con piacere,
mi impegno a togliere via questa coltre di foglie secche
che crocchia sotto i piedi
Ci sono delle farfallette gialle che svolazzano qua e là
poggiandosi sui i primi fiori di gelsomino e sulle inflorescenze della lavanda
Sono indaffarate nell'unico giorno della loro vita da farfalla
E i colombacci selvatici si levano in volo a stormo
uscendo dalle chiome dense degli alberi
dove si annidano per riposare
ed intanto la poiana osserva dall'alto
inanellando giri
e, di tanto in tanto, fischiando il suo richiamo

 

2. Scene di città

Incidente a Palermo, il 26 giugno 2021 - Foto di Maurizio Crispi

 

Le vie della città sono fumose di gas di scarico
sin dalle prime ore del mattino
Le case e le strade hanno un aspetto polveroso,
vecchio,
facciate fatiscenti,
sulle quali spiccano
pompe di calore immacolate
che vomitano torrenti di aria calda
parabole e antenne tirate a lustro
I marciapiedi sono rotti e cosparsi di buche,

talvolta voragini
e infestati da una selva di pali piantumati
per i segnali stradali
e di altri supporti per le affissioni pubblicitarie
messi alla rinfusa in assenza d'un piano
ma solo per progressive e caotiche giustapposizioni
Tutto è avvolto in una caligine densa
che impedisce la visuale nella lontananza
Monte Pellegrino è una massa indistinta e sfumata
E così anche le montagne che attorniano
la Conca d'Oro non più d'oro,
oggi non più densa del verde di agrumi
e dell'arancione vivo dei loro frutti
ma solo ricoperta di cemento e di asfalto
Il caldo è forte e soffocante
La morsa dello scirocco non accenna a sciogliersi
Anche qui, nella città inospitale, foglie secche in quantità,
e tra di esse occhieggia un calzino abbandonato
Nessuno rimuove foglie e calzini
e tutte le altre schifezze
Da tempo non vedo più in azione spazzini operosi
quelli che giravano capillarmente per le vie del quartiere
con i loro strumenti da netturbini
e il doppio secchio a ruote
- un tempo erano chiamati spazzini,
oggi sono operatori ecologici
e guai a chiamarli spazzini perchè si offendono
e se li chiamerai spazzini
anche loro invocheranno il DDL Zan
per accusarti di discriminazione  -
sacchi debordanti di monnezza
accatastati lungo le strade
odori immondi e miasmi fetidi,
proicessi di decomposizione/fermentazione
all'opera,
le auto inquinano e strombazzano
Marciapiedi impraticabili
un vero percorso ad ostacoli
per disabili e per mamme con bimbo in passeggino
Non parliamo poi degli anziani incerti sulle gambe
Honk honk honk
Tutti a premere il clacson
come ossessi
in un'infernale cacofonia
Una moto smarmittata passa in accelerazione
lasciando dietro di sé un rombo di tuono
Passano auto che sono diventate casse di risonanza
per potenti sound system mobili,
facendo vibrare i vetri delle altre auto
e le sventurate membrane dei timpani,
con impossibili note in stile neo-melodico
Cacofonia di suoni
ma anche melange di odori non buoni
Un'atmosfera malata e malsana
Un senso di scoramento e di sconforto
Eppure tutti sono contenti e giulivi
perchè si sono lasciati la pandemia alle spalle

Must this be the place?

 

Palermo, 25 giugno 2021

Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi

Foto di Maurizio Crispi

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11 maggio 2021 2 11 /05 /maggio /2021 07:25

Anche oggi mi sono avventurato nella solita passeggiata mattutina con i cani
Un po' più tardi del solito: e, quindi, è stato inevitabile confrontarmi con l'inaudito traffico mattutino, con le polveri sottili e con la nube di gas di scarico.
Ormai la quiete (totale) del primo lockdown e quella (relativa) del secondo sono una reliquia del passato.
Siamo tornati alle vecchie abitudini di prima.
Traffico indicibile (anche perché, adesso, le persone, al mezzo pubblico, preferiscono l'auto privata), motociclette e ciclomotori, scooter, monopattini elettrici: un carosello infernale ed impazzito.
E poi, a farla da padrona, c'è la suonata del clacson. Ad ogni pie' sospinto.
Sono degli idioti quei suonatori di clacson, - lo dico senza mezzi termini - una razza boriosa ed insopportabile. Io capisco che lo si possa suonare, quando si configura una situazione di pericolo (come mi hanno insegnato alla scuola di guida tanto tempo fa). Al di là di questa evenienza, io mi rifiuto di farlo: la considero una trasgressione gratuita alle norme ma anche segno di profonda maleducazione.
Ma anche espressione di stupidità profonda e abissale: se tu se bloccato nel traffico, cosa cambia nella tua vita, tra il suonare nervosamente il clacson (HONK! HONK! PEEE! PEEEE!), creando una babele di suoni discordanti, ed l'attendere pazientemente?
Nulla, sostanzialmente. Eppure quelli che lo fanno si illudono che così facendo riusciranno prima a superare il blocco. In altri termini, si illudono di poter aver un maggior controllo sulle proprie vite: se poi, dopo aver suonato, il traffico si sblocca e loro - gli impenitenti suonatori - riescono a procedere di mezzo metro, ecco allora che si crea un immediato rinforzo tra suonata e senso di autoefficacia ("Io può!").

E quindi uno, da passante, oltre a respirare le esalazioni tossiche, deve subire il concerto dissonante dei clacson e il costante brusio dei motori.

E non parliamo dei marciapiedi che nelle ore di punta diventano piste per motocicli, motociclette e quegli infernali monopattini elettrici che io prenderei volentieri a calci (se non ci fosse la mia coscienza morale ad impedirmelo)!

Ma è questo veramente il mondo che vogliamo?
Sembra davvero che la sola cosa importante sia ritornare a percorrere la strada della vita velocizzata e del "consumismo che ci consuma".
Istruiti dalla lezione che stiamo vivendo, non dovremmo educarci a modelli di vita più sostenibili e più rispettosi dell'ambiente?
In realtà, la lezione che se ne trae è che, mediamente, le persone si rifiutano di apprendere dall'esperienza e di voler tornare, invece, implacabilmente alle vecchie abitudini nocive.
Quindi, tutto si sta rimettendo a posto esattamente come prima. E andrà ancora peggio, visto che tutti spingono verso la direzione delle riaperture e del "liberi tutti" senza più alcuna restrizione. Costoro scalpitano e non vedono l''ora di correre liberi all'aperto, con la massima libertà, come cavalli troppo a lungo trattenuti nelle stalle.
Consumiamo tutto, via! Consumiamo le risorse, consumiamo l'aria. Facciamo attorno a noi terra bruciata.
Lasciamoci consumare dal consumismo!
Tutto sommato il sogno di una vita diversa con cieli più puliti e limpidi, con un aria respirabile, con meno tecnologia obsolescente (e la condanna di doverne costantemente rinnovare gli oggetti) è stato (e rimarrà) soltanto un sogno. Abbiamo toccato con mano qualcosa di ciò, al tempo del primo lockdown,quando animali prima assenti hanno ricominciato ad avvicinarsi agli spazi metropolitani e a colonizzare le periferie.
Adesso, ciecamente, riprenderemo a viaggiare verso la catastrofe.  La maggior parte dell'Umanità, totalmente ottenebrata, ostaggio di un manipolo di super-ricchi che sempre decideranno cinicamente per le soluzioni più vantaggiose per loro e per proprio esclusivo interesse che, stranamente, risultano essere sempre le più devastanti per l'ambiente.
E la catastrofe prossima ventura, potrà configurarsi come una recrudescenza di questa pandemia, oppure potrà essere nella forma di una nuova pandemia che ci attende nel futuro; oppure in forma di qualche disastro ambientale che ci aspetta dietro l'angolo. E tutti, quando l'evento X si verificherà, cascheranno dalle nuvole, si sentiranno oppressi e sconfitti, immagineranno di essere colpiti da un destino avverso oppure da un dio crudele. Diranno: "Ma come! Cosa sta succedendo? Che colpa abbiamo noi?"
Nessuno imparerà mai, purtroppo.
Così la vedo io.
E sono sicuro che ci sono molti altri che condividono questa mia linea di pensiero, ma purtroppo siamo noi a dover soccombere o a dover rimanere ostaggio di una differente fetta di "Umanità".
Una Umanità "non umanità", forse, costituita dai furbi, dai prepotenti, dai vanagloriosi, dagli arroganti, da quelli che bramano per il potere, dai consumatori ad oltranza che poi sono quelli che non pensano, non riflettono, non leggono (si limitano a vivere da predatori che soddisfano i propri bisogni primari).
Eppure, saranno loro a sopravvivere: come nel caso di una catastrofe su scala planetaria, saranno gli insetti a prendere il sopravvento.
Un punto di vista forse sin troppo estremo, forse.
Certo è che quelli che veramente vogliono un mondo migliore, sono i più visionari e per ciò stesso sono anche i più vulnerabili.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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