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17 maggio 2021 1 17 /05 /maggio /2021 10:20
Giorgia Meloni, Io sono Giorgia

Questa notte ho sognato nientemeno che Giorgia Meloni
C'erano altre due persone con me, due amici o conoscenti, non so.
I loro volti rimanevano anonimi, come se il loro volto fosse stato cancellato, lasciando una sorta di chiazza vuota.
Io parlavo e parlavo, facevo l'avvocato del diavolo. Elogiavo - davanti ai miei due interlocutori che mi ascoltavano in silenzio - la Giorgia Meloni che, del pari, non proferiva una parola.
In particolare, andavo dicendo che il libro autobiografico della Meloni recentemente uscito [Io sono Giorgia] era un buon libro ed anche ben scritto.
Dicevo che ingiustamente alla Giorgia stavano facendo la guerra e siccome i suoi detrattori non potevano appigliarsi a nulla, poiché sostanzialmente il racconto narrava di cose vere, tutti quanti - e in testa a tutti quella Selvaggia Lucarelli di Radio Capital [LeMattine di Radio Capital] - si accanivano a contestarle che lei aveva mentito spudoratamente su un punto che è poi l'incipit della sua narrazione autobiografica, quando la madre decise coraggiosamente di non abortire e di tenersi il figlio (che poi sarebbe stata la figlia, cioè Lei, la Giorgia), andando - invece che a farsi fare l''interruzione di gravidanza - a festeggiare mangiando in un bar cornetto e cappuccino, riconciliata con la vita. Ebbene  tutti (e in testa all'orda sempre quella Selvaggia Lucarelli) le rinfacciavano di aver  mentito poiché negli anni cui si riferisce la Meloni (il 1975-76) l'aborto era ancora clandestino.
Io, nel mio sogno, supportavo invece Giorgia Meloni, quasi fossi un suo devoto o un suo fan, ma sicuramente in contrapposizione con la Selvaggia.

Questo sogno rimane per me un mistero. Non è che faccia pazzie per la Giorgia. Ma al tempo stesso quando noto da parte di altri ingiustificati accanimenti, allora io tendo a mettermi immediatamente dalla parte di chi viene viene vilipeso ed offeso, anche se ideologicamente sono in dissenso con costui/costei.
Saltando di palo infrasca, evviva! Si riaprono le danze, le danze delle aperture, delle ri-aperture e delle tri-aperture, danze e ri-danze e perfino le tri-danze. L'Italia divenuta finalmente (quasi) monocromatica riapre all'economia drogata delle ristorazioni e delle spese dissennate. Questo significa per i più e per chi ci governa "fare ripartire l'economia".
Orsù, caliamoci le maschere e gettiamoci nella mischia!
Piatto ricco mi ci ficco!
Esperimenti sociali, vaccini antivirus in pillole, conviveremo con il virus.
Taralluci e vino.
Festeggiamo, festeggiamo!
Il mondo riapre. Halleluiah! Deo Gratias!
Negli USA è stata decretato l'abolizione dell'uso obbligatorio della mask e i cittadini sono stati invitati a cominciare di pensare di farne a meno nelle situazioni domestiche, quando si va in visita a parenti ed a amici.
Addirittura si parla di dare il via ad attività di ri-condizionamento all'avere il viso libero e scoperto a favore dei renitenti.
Le ville di Palermo invase da folle vocianti.
Molte le famiglie di pacchioni che sfilano in rassegna, pacchione il padre, pacchiona la madre, pacchioni i figli.
Boteriani fidanzati pacchioni che si tengono per mano grassoccia e camminano con andatura ondulante, come pinguini, la ciccia tremolante,i ventri penduli.
Evviva la "panza" del palermitano tipo!
Ma dove andremo?
Cosa ci ha insegnato un anno e qualche spicciolo tra parentesi causa Covid?
Io speravo che ci avrebbe insegnato tanto.
Ma temo che tutti i possibili insegnamenti ne avessimo potuto trarre  siano già stati buttati alle ortiche.
O, in altri termini, temo che - affrettandoci a buttare via l'acqua sporca e lurida del bagno - stiamo buttando via anche il bambino che stava dentro la vasca.
Follia, follia, follia.
Non amo l'umanità, così come è.
Forse capisco perchè GIorgia Meloni abbia messo lo zampino nel mio sogno: in fondo lei è stata la più accanita nello strepitare contro le chiusure e le limitazioni. E dunque proprio in questi e nei prossimi giorni, eccola accontentata.
In fondo, di fronte a tanta dissennatezza, si possono comprendere in qualche misura le scelte di alcuni survivalisti che non volendo dipendere in alcun modo dal mondo tecnologico e rifiutando in blocco le regole della convivenza e le leggi e i regolamenti che la normano vanno a ritirarsi a vivere in qualche luogo isolato, sulla cima di una montagna o nel bel mezzo del deserto, e lì stanno senza collegamenti tecnologici, ma attrezzati di tutto punto per poter sopravvivere alla catastrofe e alla fine del mondo incombente di cui, secondo costoro, un evento pandemico, come quello che ci afflige, può essere un avvisaglia.

 

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11 maggio 2021 2 11 /05 /maggio /2021 07:25

Anche oggi mi sono avventurato nella solita passeggiata mattutina con i cani
Un po' più tardi del solito: e, quindi, è stato inevitabile confrontarmi con l'inaudito traffico mattutino, con le polveri sottili e con la nube di gas di scarico.
Ormai la quiete (totale) del primo lockdown e quella (relativa) del secondo sono una reliquia del passato.
Siamo tornati alle vecchie abitudini di prima.
Traffico indicibile (anche perché, adesso, le persone, al mezzo pubblico, preferiscono l'auto privata), motociclette e ciclomotori, scooter, monopattini elettrici: un carosello infernale ed impazzito.
E poi, a farla da padrona, c'è la suonata del clacson. Ad ogni pie' sospinto.
Sono degli idioti quei suonatori di clacson, - lo dico senza mezzi termini - una razza boriosa ed insopportabile. Io capisco che lo si possa suonare, quando si configura una situazione di pericolo (come mi hanno insegnato alla scuola di guida tanto tempo fa). Al di là di questa evenienza, io mi rifiuto di farlo: la considero una trasgressione gratuita alle norme ma anche segno di profonda maleducazione.
Ma anche espressione di stupidità profonda e abissale: se tu se bloccato nel traffico, cosa cambia nella tua vita, tra il suonare nervosamente il clacson (HONK! HONK! PEEE! PEEEE!), creando una babele di suoni discordanti, ed l'attendere pazientemente?
Nulla, sostanzialmente. Eppure quelli che lo fanno si illudono che così facendo riusciranno prima a superare il blocco. In altri termini, si illudono di poter aver un maggior controllo sulle proprie vite: se poi, dopo aver suonato, il traffico si sblocca e loro - gli impenitenti suonatori - riescono a procedere di mezzo metro, ecco allora che si crea un immediato rinforzo tra suonata e senso di autoefficacia ("Io può!").

E quindi uno, da passante, oltre a respirare le esalazioni tossiche, deve subire il concerto dissonante dei clacson e il costante brusio dei motori.

E non parliamo dei marciapiedi che nelle ore di punta diventano piste per motocicli, motociclette e quegli infernali monopattini elettrici che io prenderei volentieri a calci (se non ci fosse la mia coscienza morale ad impedirmelo)!

Ma è questo veramente il mondo che vogliamo?
Sembra davvero che la sola cosa importante sia ritornare a percorrere la strada della vita velocizzata e del "consumismo che ci consuma".
Istruiti dalla lezione che stiamo vivendo, non dovremmo educarci a modelli di vita più sostenibili e più rispettosi dell'ambiente?
In realtà, la lezione che se ne trae è che, mediamente, le persone si rifiutano di apprendere dall'esperienza e di voler tornare, invece, implacabilmente alle vecchie abitudini nocive.
Quindi, tutto si sta rimettendo a posto esattamente come prima. E andrà ancora peggio, visto che tutti spingono verso la direzione delle riaperture e del "liberi tutti" senza più alcuna restrizione. Costoro scalpitano e non vedono l''ora di correre liberi all'aperto, con la massima libertà, come cavalli troppo a lungo trattenuti nelle stalle.
Consumiamo tutto, via! Consumiamo le risorse, consumiamo l'aria. Facciamo attorno a noi terra bruciata.
Lasciamoci consumare dal consumismo!
Tutto sommato il sogno di una vita diversa con cieli più puliti e limpidi, con un aria respirabile, con meno tecnologia obsolescente (e la condanna di doverne costantemente rinnovare gli oggetti) è stato (e rimarrà) soltanto un sogno. Abbiamo toccato con mano qualcosa di ciò, al tempo del primo lockdown,quando animali prima assenti hanno ricominciato ad avvicinarsi agli spazi metropolitani e a colonizzare le periferie.
Adesso, ciecamente, riprenderemo a viaggiare verso la catastrofe.  La maggior parte dell'Umanità, totalmente ottenebrata, ostaggio di un manipolo di super-ricchi che sempre decideranno cinicamente per le soluzioni più vantaggiose per loro e per proprio esclusivo interesse che, stranamente, risultano essere sempre le più devastanti per l'ambiente.
E la catastrofe prossima ventura, potrà configurarsi come una recrudescenza di questa pandemia, oppure potrà essere nella forma di una nuova pandemia che ci attende nel futuro; oppure in forma di qualche disastro ambientale che ci aspetta dietro l'angolo. E tutti, quando l'evento X si verificherà, cascheranno dalle nuvole, si sentiranno oppressi e sconfitti, immagineranno di essere colpiti da un destino avverso oppure da un dio crudele. Diranno: "Ma come! Cosa sta succedendo? Che colpa abbiamo noi?"
Nessuno imparerà mai, purtroppo.
Così la vedo io.
E sono sicuro che ci sono molti altri che condividono questa mia linea di pensiero, ma purtroppo siamo noi a dover soccombere o a dover rimanere ostaggio di una differente fetta di "Umanità".
Una Umanità "non umanità", forse, costituita dai furbi, dai prepotenti, dai vanagloriosi, dagli arroganti, da quelli che bramano per il potere, dai consumatori ad oltranza che poi sono quelli che non pensano, non riflettono, non leggono (si limitano a vivere da predatori che soddisfano i propri bisogni primari).
Eppure, saranno loro a sopravvivere: come nel caso di una catastrofe su scala planetaria, saranno gli insetti a prendere il sopravvento.
Un punto di vista forse sin troppo estremo, forse.
Certo è che quelli che veramente vogliono un mondo migliore, sono i più visionari e per ciò stesso sono anche i più vulnerabili.

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9 maggio 2021 7 09 /05 /maggio /2021 07:12
Foto di Maurizio Crispi

Oggi (è domenica) sono uscito per la solita passeggiata mattutina con i cani.
Dopo avere percorso diverse centinaia di metri, mi sono accorto di essere senza la mascherina.
Sul momento, preso quasi dal panico, avrei voluto tornare indietro e mi sono incamminato verso casa, a passo deciso.
Persistono queste reazioni anomali, come ieri - ad esempio - quando essendo in una Villa di Palermo per una festa di compleanno ci siamo tutti levati la mascherina, mantenendo le distanze nella conversazione, ovviamente. Ma vedere tutti quei volti ignudi mi metteva un certo disagio ed anche ansia .
Non siamo più abituati a stare con il volto libero, ecco. Almeno quelli di noi che da sempre si sono attenuti all'indicazione della mascherina.
Tornando a questa mattina: poi non ne ho fatto niente, ho rinunciato. Non mi sono voluto accollare il disagio di tornare a casa per prendere la mia amica/nemica.
E sono rimasto a viso nudo. Per una volta libero.
Per darmi un contegno , ho preso a corricchiare, invece di stare semplicemente a camminare, anche se non era nei miei piani e nei miei desideri: la corsa infatti dà licenza di non utilizzare la mascherina.
E così ho fatto un bel circuito sempre tapascionando.
Una corsa ridicola, diciamocelo pure, ma pur sempre corsa era.
Devo anche dire che, dopo tanto rumore per nulla, i resti del razzo cinese sono caduti dalle parti delle Maldive. Pericolo scampato, dunque.
Oggi il cielo è di un azzurro intensamente acrilico, sparatissimo, che - se lo si fissa per qualche istante - fa male agli occhi, ma soprattutto al cuore, perché ti entra dritto nella mente e nel petto, come una scheggia acuminata.
E c'è il profluvio dei profumi della primavera, così intenso nel suo melange che quasi stordisce, come quella parete di recinzione interamente ricoperta da una fittta cortina di jasminum rincospermum che quasi stordisce con il suo profumo sontuoso ed intenso.
Gli alberi selvaggiamente capitozzati qualche mese fa hanno cominciato a riprendersi e, dove i tronchi sono stati mozzati, si sono già formati (per fortuna) fitti cuscinetti di vegetazione giovane e tenera.
Oggi, è anche a festa della mamma e quindi auguri a tutte le mamme del mondo..

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4 maggio 2021 2 04 /05 /maggio /2021 08:41
assembramenti in occasione di Inter vincitrice scudetto 2020-2021 (fonte: MilanoToday)

A posto siamo.
Con quattro partite di anticipo rispetto alla fine del Campionato di Serie A, è certo che per l'Inter è assicurato lo scudetto dopo più di dieci anni trascorsi a stecchetto, nell'eterno antagonismo con il Milan (credo, almeno, del Calcio non me ne può fregar di meno).
Risultato immediato: festa di piazza con oltre trentamila (dico TRENTAMILA!) tifosi e supporter scesi in piazza a festeggiare: quindi, assembramenti megagalattici, ovviamente niente mascherine, niente distanziamenti, conversazioni urlate e sputacchiamenti assicurati. Nube tossica e letale che si spande su questa bolla di abbassamento radicale delle precauzioni.
Non ci sta proprio.
Ma quello che non capisco è l'atteggiamento tiepido degli amministratori e dei commentatori nei media.
Come se, nel nome del Calcio, tutto dovesse essere consentito e che, di conseguenza, occorra guardare a simili eventi con atteggiamento paternalistico: "In fondo sono solo ragazzi che festeggiano". Oppure: "Sarebbe stato peggio se tutto ciò fosse avvenuto allo stadio!" [ma cosa vuole significare questa frase, poi: forse questo "Non stateci a rompere i coglioni perchè gli stadi sono ancora chiusi al pubblico"?.
E, in ogni caso, con assoluta tranquillità, dicono: "Be', tra due settimane si vedranno le conseguenze di tutto questo!". E ci sono altri che chiosano: "Al tempo dei festeggiamenti partenopei per una vittoria del Napoli, sempre in tempo di Covid, ci fu in piazza un analogo furor di popolo, ma in quella circostanza non si verificò il temuto incremento dei contagi". E quindi - sembrano suggerire, con questo riporto: non demonizziamo, non preoccupiamoci! Dai, vedrete che non succederà nulla! Assurdo.
Mi sento di poter dire che, in fondo, dal tempo dei combattimenti dei gladiatori nell'antica Roma non è cambiato nulla. Date loro panem et circenses e tutto andrà bene.
Ma in che mondo viviamo?

A queste scene ignobili hanno fatto da contrappunto quelle verificatesi nell'ultimo week-end in molte piazze d'Italia, con assembramenti giganteschi (sempre senza mascherina) ed infrazioni di massa alle regole del coprifuoco.
Sono profondamente arrabbiato!
Ci sono i cittadini che si uniformano alle regole per la propria salvaguardia, ma soprattutto per quella della comunità.
Cittadini che per questi motivi fanno sacrifici e si limitano costantemente, anziché dare libero corso ai propri istinti e desideri (più che legittimi).
Ci sono altri cittadini, invece, (per me "non cittadini") ai quali tutte le trasgressioni sono consentite, in questo caso per una futile causa e cioè "in nome del Calcio".
A questo punto ci vorrebbe la famosa e sonora esortazione di Grillo (che è da sempre stata il suo marchio di fabbrica - quasi un logo - e che penso soltanto, ma non dico perché Grillo mi sta del tutto antipatico).
Quell'esclamazione qui ci starebbe proprio bene.
E' mai possibile - dico io - che, per alcune migliaia di coglioni che inneggiano ad una vittoria calcistica (da includere nella casistica dei "coionavirus" di cui ogni tanto si parla a TG0 di Radio Capital), molti milioni di cittadini debbano trovarsi in un prossimo futuro a poter patire conseguenze in termini di aumento dei contagi, malattie, morti e sofferenze, per non parlare di future ulteriori limitazioni che verranno.
Per me il Calcio andrebbe abolito seduta stante, come espressione delle peggiori manifestazioni mai registrate in questi tempi tristi di Covid contro il senso di far parte di una comunità civile.

 

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3 maggio 2021 1 03 /05 /maggio /2021 08:53

Parlavo e parlavo
come se fossi immerso in una seduta di psicoterapia,
ma ero io stavolta nella veste di paziente

Dicevo: Dottore, questa notte ho fatto un sogno

E lui: Sentiamo...

Ho incontrato una mia vecchia fiamma
Avrei voluto scopare con lei
Immediatamente, lì sul posto
Anche se eravamo in pubblico

alla selvaggia
Avevo un erezione palpitante
che mi scoppiava nei pantaloni

Ma, caro mio, le ho sempre detto
che le storie di sesso
qui non devono interessarci
Il sesso distoglie l'attenzione
dalle cose più importanti

Quindi scavi dentro di sé
alla ricerca di altro,
il sesso è un velo di Maya,
pura illusione
tirandolo in ballo
ci precludiamo di poter arrivare al cuore
del nostro essere

Tacqui, a questo punto,
imbarazzato

Uno di quei silenzi gravidi di attesa, non tranquillo,
non quello che ti fa sentire 
di essere davanti un mare
nel quale immergersi e dissolversi

in pace

All'improvviso, mi accorsi che il mio dottore
se ne stava seduto di fronte a me

non più alle mie spalle, come di norma
Mi guardava intento e concentrato
serissimo
Dopo aver distolto a fatica i miei occhi

da quello sguardo magnetico
mi sono reso conto
che lui si era tirato il cazzo fuori
e si masturbava lento
Aveva un cazzo enorme,
un obelisco ritto verso il cielo
(il cielo della stanza, come il cielo in una stanza)

Con sapienti movimenti della sua mano,
lenti e misurati,
lo teneva in tiro
Il glande scintillante di umori
era diventato enorme per l'afflusso di sangue
e palpitante
Sembrava il glande di un Priapo

Cercavo di non guardare in quella direzione
e di riprendere il mio discorso
così brutalmente interrotto
però quel cazzo sbrogliato
era terribilmente ingombrante,
un monolito

Lo sguardo del terapeuta era intento,
a cogliere la ripresa del mio flusso di associazioni,
non tradiva la benchè minima emozione o lascivia
Come se fosse in atto una dissociazione
tra ciò che accadeva nella sua testa
e ciò che invece aveva luogo nei suoi Paesi Bassi,
ma quella mano in movimento era il tramite
tra due mondi

Ciò nondimeno tutto si svolgeva
in una cornice di apparente normalità

Quella manipolazione tantrica
quel cazzo benedicente e terapeutico
quel cazzo totemico

L'idolo, forse, davanti al quale prostrarmi

Il lingam della tradizione induista
Il segno sacro di Siva
e il rimando all'atto creativo e generatore

E c'erano molte altre cose nel sogno,
ma adesso le ho perse,
ho indugiato troppo a lungo al mio risveglio,
prima di trascriverne gli aspetti più essenziali.

Rimane soltanto questa traccia
come la possente manifestazione fallica del dio

 

La montagna di Ötscher è una delle località montane più popolari dell'Austria, si trova nelle Alpi dell'Ybbstal delle Alpi della Bassa Austria. Di recente la montagna di Ötscher si è svegliata con una bizzarra installazione sulla sua cima. Si tratta di una singolare scultura di legno a forma di pene. Alta 2 metri, l'installazione del fallo di legno è stata scoperta dall'alpinista Marika Roth che ne ha pubblicato le foto sulla sua pagina Facebook scatenando il social media.  Non si conosce né l'autore né il motivo della scultura a forma di pene.

La montagna di Ötscher è una delle località montane più popolari dell'Austria, si trova nelle Alpi dell'Ybbstal delle Alpi della Bassa Austria. Di recente la montagna di Ötscher si è svegliata con una bizzarra installazione sulla sua cima. Si tratta di una singolare scultura di legno a forma di pene. Alta 2 metri, l'installazione del fallo di legno è stata scoperta dall'alpinista Marika Roth che ne ha pubblicato le foto sulla sua pagina Facebook scatenando il social media. Non si conosce né l'autore né il motivo della scultura a forma di pene.

(design.fanpage.it) La montagna di Ötscher è una delle località montane più popolari dell'Austria, si trova nelle Alpi dell'Ybbstal delle Alpi della Bassa Austria. Di recente la montagna di Ötscher si è svegliata con una bizzarra installazione sulla sua cima. Si tratta di una singolare scultura di legno a forma di pene. Alta 2 metri, l'installazione del fallo di legno è stata scoperta dall'alpinista Marika Roth che ne ha pubblicato le foto sulla sua pagina Facebook scatenando il social media.

Non si conosce né l'autore né il motivo della scultura a forma di pene. Mentre la misteriosa installazione di legno è esposta alle condizioni meteorologiche sulla montagna delle Alpi austriache alta 1.893 metri, ci si interroga se si tratti di arte provocatoria o di un'operazione di marketing. La scultura è apparsa nella notte tra l'1 ed il 2 novembre e, secondo alcuni, dovrebbe essere un intervento artistico che evoca un arcaico "culto della fertilità". Non a caso il più antico esempio di artefatto prehistorico di forma fallica è stato trovato nella "hohle fels" (Roccia Cava), una grotta nella Swabian Jura della Germania (Alpi Sveve).

Per leggere tutto l'articolo segui il link.

 

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27 aprile 2021 2 27 /04 /aprile /2021 10:02
Gli impenitenti e i recidivi della movida (foto presa da internet)

Scocca l'ora delle riaperture: ma c'è da esser davvero contenti e gongolanti?
Su questo interrogativo c'è poco da dire o molto, a seconda dei punti di vista. Secondo me, le manifestazioni di totale contentezza fanno parte di una vuota e pericolosa retorica.
Forse, il monito più appropriato cui ricorrere in questo frangente è il manzoniano "Adelante, Pedro, con juicio!" (esortazione autoriale che, qui, è sorta spontaneamente nel mio flusso associativo, anche se dopo, dando un'occhiata su internet ho visto che è stata ampiamente utilizzata per titolare gli articoli e i post che parlavano della fase di riaperture dopo la fine del primo lockdown duro: ma ho voluto lasciarla e metterla nel titolo, per la sua icastica brevità ed incisività, al tempo stesso).
D'altra parte, propria rispetto ai rischi cui andiamo incontro, abbiamo l'esempio concreto della Sardegna, dichiarata (forse, con un certo azzardo) zona bianca qualche tempo  fa ed ora ritornata al rosso e, per il momento almeno, con poche prospettive di riaperture.
L'essere stata dichiarata "zona bianca" che, per la Sardegna, era stato un punto fermo che, invidiato da molte altre regioni, avrebbe potuto essere una garanzia per il rilancio delle attività economico-turistico nel lungo termine e che si è invece trasformato in un "carta bianca" per i comportamenti più irresponsabili da parte di tutti: e il risultato è ora sotto gli occhi di chiunque: zona rossa, senza sconti.
Eccoci di nuovo, dunque, dopo un periodo prolungato di magra ad una fresca fase di riaperture.
In molte regioni d'Italia - di fatto, nella maggior parte -  si torna al Giallo, un colore prima scomparso dalle mappe del contagio.
C'è da esser contenti o, piuttosto, preoccupati? Io sarei propenso alla preoccupazione, anche se capisco che parlare in questi termini può suscitare da parte di molti l'accusa di voler essere menagramo e disfattista.
Alcune scene trasmesse in radio e nei canali social, su quanto è avvenuto in alcune città italiane, alla vigilia del cambiamento di colori, non sono confortanti: è come rivivere qualcosa che si è già verificato in passato. il ritorno di un famigerato e pericoloso "liberi tutti", senza alcuna prudenza. Niente uso della mascherina, folla, assembramenti inverosimili, gente che si parla addosso, conversazioni concitate e urlate con sputacchiamenti potenziati.
Una celebrazione forsennata, insomma, del "diritto a divertirsi", in spregio a qualsiasi comportamento dettato più che dalle norme etero-imposte dal buon senso.
E, quindi, auspichiamo riapertura, sia pure con moderazione e regole e, soprattutto, con il senso dell'autodisciplina.
A proposito delle riaperture scattate ieri, ho visto delle immagini in TV di gente rarefatta negli spazi aperti (nei dehors, come va di moda dire), seduta ai tavoli di un ristorante o a prendere un aperitivo.
Devo dire: immagini tristi e non liete, poiché tutto sembra innaturale, forzato.
I locali pubblici, soprattutto quelli della movida sono fatti per la ressa, la confusione, l'assembramento, e vivono di questi elementi, il rumore di sottofondo delle chiacchiere che crea una colonna sonora assieme all'acciottolio di stoviglie e al tintinnare delle posate, senso-percezioni che accrescono la consapevolezza dell'esser parte di un tutto.
La regolamentazione (necessaria) introduce un elemento di non naturalezza in queste consuetudini conviviali fuori da casa propria. Ma questi sono i tempi e questo è ciò che ci viene richiesto.
Io, personalmente, non avrei voglia di andare a prendere un aperitivo oppure di sedermi al ristorante, in una dimensione in cui tutto viene pesato e misurato.
Ma, probabilmente, non lo farei nemmeno se i pesi e le misure fossero del tutto aboliti. Sotto questo profilo, non sono un animale sociale, io.
Hanno aperto anche i cinema, con ingressi contingentati. E hanno fatto il pieno di gente, cinefili come me, che avevano una voglia spasmodica di grande schermo. In un cinema di una città del Nord - forse Milano (sì, Milano, il cinema Beltrade)- per celebrare l'evento della riapertura, hanno deciso di fare una sorta di super-matinée, con un primo spettacolo addirittura alle 6.00 del mattino, e l'iniziativa ha avuto un pieno successo, con l'arrivo di spettatori prenotati e di altri addirittura senza il booking online.
Sì, a cinema, invece, ci sarei tornato volentieri, anche perchè il cinema, per me, il più delle volte è qualcosa da gustare in solitudine, anche per non dovermi sobbarcare il fastidio di qualcuno che mi dà colpi sulla spalla o mi stringe il braccio, se per caso mi dovessi addormentare per qualche minuto.
Il cinema mi manca molto, sì.
La Sicilia è passata in arancione, si sì. Ma in realtà, la mia - la nostra - è una regione in bilico, dal momento che sono ancora molte (e, per giunta, in crescita) le zone rosse: interi territori comunali o provinciali, come è nel caso della provincia di Palermo.
Se si guarda la mappa della Sicilia con i diversi colori che la percorrono e la intersecano si potrà avere l'impressione di osservare una forma di gruviera.
Mi fa ridere il dibattito sul coprifuoco, questa specie di forsennato tiro della fune forsennato per spostare di un'ora (alle 23.00) l'inizio del coprifuoco. Per come i litiganti si accaniscono su questo punto sembra di essere davanti a questioni di vita o di morte di primaria importanza, quando le cose gravi sono ben altre. Chi non è assordato e accecato dal rumore mediatico di questi dibattiti, potrà guardarsi attorno, senza pregiudizi o filtri, e rendersi conto di ciò che veramente accade.
Tutti questi dibattiti, inoltre, a certi livelli sono utili, poiché distraggono l'attenzione da eventi tragici, su i quali è comodo stendere un velo di silenzio, evitando che nei canali ufficiali si apra un pubblico dibattito, come nel caso del barcone di migranti con 130 anime a bordo, affondato alcuni giorni fa: e nessun superstite.
Una tragedia che è passata nel silenzio generale (e colpevole) dei nostri governanti.
L'emergenza non più emergenza Covid è un grande coperchio che ha permesso di coprire tutte le questioni scomode sulle quali sarebbe stato necessario attivare un dibattito politico e pubblico.
I probleni sono risolti: non se ne parla più, quindi non esistono più.

E' davvero tragico, questo.

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14 aprile 2021 3 14 /04 /aprile /2021 10:29
I giardini pensili di Babilonia

Ecco un sogno piuttosto intenso...

Sono sul tetto di un edificio condominiale di molti piani
La superficie del tetto è davvero gigantesca, forse più grande di tre campi da calcio messi assieme (o forse anche di più), tanto per quantificare.
Questo superficie ha l'aspetto di un rigoglioso parco selvaggio, come se fossi nel bel mezzo dei giardini pensili di Babilonia [e questa è un'immagine ricorrente nei miei sogni].
Ci sono persino dei pini marittimi di grandi dimensioni  che si estendono verso l'alto con le loro maestose chiome ad ombrello ed altre essenze tipiche della macchia mediterranea, con rami che si intrecciano a formare un fitto tetto di verzura.
I rami si abbassano e gettano una fitta ombra, creando anche una cortina che impedisce di far spaziare lo sguardo sull'orizzonte lontano.
Ma, chinando un po' la testa e sbirciando tra le fronde, riesco a scorgere il mare, scintillante di sole.
E' una visione meravigliosa e rasserenante.
Più distante da me, in una zona in cui la superficie del giardino appare ondulata come se vi fossero delle dune e delle dolci collinette anch'esse ricoperte di crescita verdeggiante, vedo dei tipi che fanno delle evoluzioni sui quad e su altri veicoli da deserto tipo humvee o hummer. Scorrazzano avanti ed indietro facendo rombare i motori; utilizzando quelle dune, per fare anche dei salti acrobatici, schiantandosi ogni volta sulla soletta con le loro ruote possenti e artigliate.
Sono preoccupato, mentre li guardo.
Temo per la stabilità dell'edificio.
Infine, ciò che avevo temuto si avvera: senza alcun preavviso una parte del tetto collassa e, con un rombo cupo, implode verso il basso, come successe con le Twin Towers tanti anni fa, mentre una nuvola di polvere bianca ed accecante si leva verso il cielo, espandendosi ad inghiottire ogni cosa.
Quando la nebbia si dirada, vedo che là dove i veicoli scorrazzavano c'è soltanto un grande buco dai bordi frastagliati e nessuna traccia di viventi sopravvissuti.

Dissolvenza

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13 aprile 2021 2 13 /04 /aprile /2021 13:47
Dal gelataio in tempo di Covid (foto di Maurizio Crispi)

Dopo una breve permanenza di giochi in una piazzetta alberata dalle parti di via Pacinotti, abbiamo portato i bambini a mangiare un gelato.
C'è appunto un gelataio lì vicino, proprio accanto alla Chiesa di Sant'Ernesto.
Siamo in zona rossa, tuttora (in Sicilia i nuovi contagi galoppano gagliardi): quindi, solo e rigorosamente gelati da d'asporto. Ma come si fa a distinguere un gelato d'asporto da uno che non lo sia? Una bella domanda, davvero!
Si potrebbe pensare che i gelati (in forma di cono, o di brioche o di coppetta) vengano asportati nudi e crudi, visto che il più delle volte sono fatti per essere consumati all'istante, magari deambulando oppure intenti in peripatetiche attività.
Ed invece no! Perché essi siano considerabili da asporto devono essere ben impacchettati e confezionati, come se uno li dovesse portare sino a casa.
Un piccolo paradosso, visto che poi gli utenti si fermano a consumare subito fuori dalla gelateria, utilizzando le panche predisposte per i tempi non-Covid.
Qui, i clienti si fermano a spacchettare gli incarti per poi consumare.
Non sarebbe più semplice consegnare i gelati così come sono, lasciando che i clienti li mangino nei paraggi, senza tante complicazioni, visto che quasi nessuno intende portarseli sino a casa? In fondo, basta che siano in movimento mentre mangiano e che non facciano assembramento.
E invece no: perché i gelati possano essere considerati d'asporto, non è sufficienti che siano "asportati" da un cliente deambulante, ma lo devono anche dichiarare esplicitamente con il loro incarto: "Siamo dei gelati d'asporto".
Invece di una simile complicazione i maestri gelatai potrebbero attaccare ai gelati d'asporto senza incarto un cartellino che dice "Io sono un gelato da asporto": giusto per non dar luogo a fraintendimenti...
E questa regola riguarda anche alcune delle spregiudicate e golose essenze messe in evidenza in uno speciale settore del banco d'esposizione, gelati di grido - si potrebbe dire: come lo "Sputnik", il "Johnson&Johnson", il "Moderna", lo "Pfizer" e l'"AstraZeneca".
Tutti in fila a scegliere queste esotiche e avveniristiche essenze, dalla ricetta segretissima, rigorosamente in confezione da asporto...

 

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3 aprile 2021 6 03 /04 /aprile /2021 11:21
Un rudere dalle parti di Altavilla (foto di Maurizio)

Sono ad un grande raduno podistico, ma entro nel sogno solo nel momento in cui tutti i convenuti hanno completato le loro attività e stanno risalendo in auto per andare via.
Io stesso salgo in auto, accendo il motore e comincio a fare manovra nell'ampio piazzale adibito a parcheggio.
Un'auto con a bordo podisti bertuccianti ed eccitati per l'ennesima impresa podistica appena compiuta (li conosco, a quanto pare), mi taglia la strada e quando le traiettorie delle auto collidono si sente un rumore di lamiere distorte e di ferraglie.
Scontro! E' la mia macchina - a quanto sembra - la più danneggiata. Halleluiah!
Scendo per controllare: verifica con sorpresa che il muso della mia auto è cambiato, non c'è più traccia del vano motore e invece appare piatto come la parte frontale di auto da Formula Uno, basso e slanciato.
Sono interdetto e basito. Comunque, mi avvicino all'altra auto per discutere con gli investitori, quanto meno, e per accordarmi sul pagamento di eventuali danni, anche al di fuori delle garanzie assicurative per evitare il famoso malus che ci perseguita nella vita reale.
Loro mi guardano insolenti; il guidatore mi dice che, sì, mi darà qualcosa (sembra quasi che parli dell'elargizione di un'elemosina), ma poi sgommando se ne va, lasciando soltanto dietro di sè un sentore di gomma bruciata.
Ed io rimango con un pugno di mosche in mano, chiedendomi se e quando verrò rimborsato.
Intanto, cosa dovrò fare di questa mia auto parzialmente trasformata in auto da corsa?
Arriva uno che mi dice: "Dai! Non prendertela. Divertiti La vita è bella!".

" - replico io - il famoso bicchiere mezzo pieno!"

Dissolvenza

Mi ritrovo a casa, quella di via Lombardia.
E' tutta in dissesto, inspiegabile: come sei io stessi tornando dopo una lunga assenza.
Ci sono i miei due cani attuali, uno nero e uno bianco, ma c'è anche un gattino nero. Un nuovo ospite!
Le amabili bestie mi corrono incontro festosi.
A quanto pare sono stati lasciati liberi di scorrazzare per la casa, cosa che abitualmente non accade.
Il gattino, giovane ed intraprendente, si arrampica dovunque, facendo cadere alcune delle suppellettili che ancora si erano salvate dallo sfacelo generale.
La casa, in pratica, è stata trasformata in cantiere. ed in giro ci sono degli operai, alcuni dei quali stanno cercando di smontare una grande veranda, ma con grande imperizia: guardo con apprensione le loro maldestre manovre e penso che tutto quanto, da un momento all'altro, tutto potrebbe precipitare da basso.
Nella confusione generale mi accingo a dar da mangiare alle creature.
Predispongo della pasta e vado alla ricerca del tritato o della carne in scatola per cani.
Mentre rovisto nella dispensa uno degli operai aggiunge alle ciotole già mezze pronte un uovo crudo.
Mi arrabbio molto per questa interferenza e gli dico di smetterla.
Vabbè penso, darò il pastone con le uova crude ai due cani (sperando che l'avidina non gli impedisca di assimilare correttamente il cibo), mentre per il gattino che è più debole di stomaco, forse dovrò predisporre del latte.

Dissolvenza

 

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31 marzo 2021 3 31 /03 /marzo /2021 10:02
Putignano 2013 (forto di Maurizio Crispi)

Sono in una grande città antica, dove è in corso la festa dei suoi santi protettori.
Mi ritrovo a solcare a fatica la folla fitta che si accalca in una via contornata su ambedue i lati da alti palazzi medievali e rinascimentali.
L,assembramento è davvero immane, perché tutti si accalcano in processione dietro quattro enormi statue di santi benedicenti che vengono spinte e tirate affiancate, sì da occupare con la loro mole l'intera larghezza della strada, svettante sino ad oltre il primo piano degli edifici che la fiancheggiano.
Io cerco di divincolarmi, insinuandomi nei pertugi tra i corpi stretti come sardine e cercando di ignorare il lezzo di sudore, di panni non lavati bene e di eccitazione che da essi promana.
Ho con me la macchina fotografica.
Sono lì per realizzare un servizio e devo assolutamente raggiungere il fronte della processione per potere immortalare con i miei scatti i colossali simulacri sospinti in avanti.
E, alla fine, ce la faccio: e posso finalmente riprendere dal basso i volti barbuti dei quattro santi, impassibili e immobili, mentre la folla urlante sembra farli lievitare in alto, rendendoli ancora più più ieratici.
Poi, finalmente svincolato dalla calca, proseguo in avanti per attendere la testa della processione sul sagrato d'una grande cattedrale gotica, con torri, guglie, archi rampanti e gargolle prominenti.
Mi avvicino al grande nartece sul fronte della chiesa e qui c'è allestito un palco forse per le autorità e le personalità eminenti della cittadina. Davanti al palco, c'è un grande tavolo, con sopra libri, pergamene, rotoli di scritture antiche. E, attorno ad esso, distinguo chiaramente la regina Elisabetta con indosso la corona e il suo consorte, il Principe Filippo. Con sussiego, una guida illustra loro il contenuto delle pergamene e carpisco dei frammenti di conversazioni: il loro cicerone vuole mostrare loro delle fonti documentarie originali che rafforzano ulteriormente l'antichità della casata dei regnanti.

 

La regina Elisabetta e il Principe Filippo

Dopo aver esaminato le carte che sono loro sottoposte, il Principe Filippo ribatte che non si tratta di nulla di significativo, poiché sono soltanto delle fonti indirette.
Nel mentre, scatto foto su foto, avvalendomi dello zoom, con dei bei primi piani che andranno ad arricchire il mio archivio fotografico.
Poi mi allontano di qualche passo per potere fare anche delle inquadrature d'insieme e mi accorgo che sotto un porticato al cui riparo sono state allestite file di seggiole per gli spettatori convenuti c'è mia cugina L°°°°° e accanto a lei il cugino A°°°°.
Cerco di attirare l'attenzione di L°°°°° e le faccio cenno con le dita di guardare in direzione del palco. Guarda chi c'è! La Regina d'Inghilterra, nientemeno! E la invito a venire più vicino a me per poter guardare meglio.
Lei è titubante, non vuole lasciare la sua postazione. Ma poi si alza e mi raggiunge.
La faccio scrutare attraverso l'occhio del teleobiettivo.
E la corona impreziosita di gemme rifulgenti si vede benissimo.

Dissolvenza

Di primo acchito, mi viene da dire che questo sogno è un po' la summa di ciò che non si dovrebbe fare alla presenza di Sua Maestà Corona-Virus... ahahah
C'è la folla, anzi la calca, incurante di qualsiasi regola di distanziamento (che è proprio dei tempi della Pandemia).
C'è l'apoteosi dei corpi sudati e maleolenti. Ci sono le voci disarticolati delle persone in preda all'eccitazione mistica che parlano e gridano proiettando goccioline di saliva attorno a sè.
C'è la ressa e bisogna sguisciare di qua e di là per farsi strada.
C'è l'eccitazione di un evento pubblico di massa, nel quale solitamente - che esso sia sportivo o religioso o di cultura non fa differenza - le individualità dei singoli si perdono nel bagno di folla.
Ho sentito che a Barcellona è stato celebrato un concerto con pubblico per la prima volta dall'inizio della pandemia, con degli accorgimenti però, miranti a creare una sorta di "bolla" di sicurezza, quali l'esecuzione del tampone subito prima dell'ingresso nel luogo dell'evento (il cui costo era incluso nel prezzo del ticket), termoscanner, obbligatorio l'uso della mascherina, ingresso in sezioni separate con limite in ciascuna sezione del numero di partecipanti in modo tale da consentire l'opportuno distanziamento.
Ho sentito anche di un evento tipo rave che è stato realizzato in uno spazio all'aperto, dotando tutti i partecipanti di cuffia per l'ascolto della musica e dando loro l'opportunità di danzare - anche roteando come dervisci - ma senza contatti fisici con nessuno degli altri partecipanti.
Insomma, gli eventi pubblici, in attesa di tempi migliori, si stanno rimodulando, così da creare - pur nelle restrizioni - delle modalità alternative.
Secondo me il Calcio dovrà continuare così ancora per molto tempo, come anche bisognerà mantenere le restrizioni nei confronti dei grandi eventi podistici di massa: in entrambi questi casi, perchè non è tanto l'evento in sé a creare dei problemi quanto piuttosto le condizioni di sovraffollamento che si vengono a creare sia prima sia dopo.
Ed intanto le città (ed anche le periferie extraurbane) pullulano di diavoletti in motopattino elettrico, nei cui confronti non ho personalmente alcuna simpatia. I loro fruitori, imbambolati e mummificati a bordo di questi mezzucoli, mi sembrano tutti dei dementi, il più delle volte.
Mi chiedo: perché non usare una "sana" bicicletta all'antica che è gratis e che ti fa fare un buon esercizio fisico?
Boh, cose da decerebrati...
Intanto possiamo pregare i santi protettori e rivolgersi alle entità superiori e soprane a cui ciascuno crede di più perché la piaga del Covid passi presto o che si attenui: e alcuni per ottenere questo risultato hanno - notizia recente che viene ahimè dalla Sicilia - hanno deciso di percorrere la strada della falsificazione dei dati. Quasi un paradosso perché si tratta di una truffa senza beneficiari (oppure se questi avrebbero dovuto esserci, chi essi possano essere  allo stato attuale mi sfugge ancora).
Ma - io credo - non ci sono ne falsificazioni nè miracoli che potranno emendare le cose guaste (anche se l'aspettativa di riceverli - in molti - rimane forte, come è nel caso dell'"idolo" vaccino, considerato come la nostra ultima spiaggia), ma soltanto i comportamenti corretti potranno veramente fare la differenza: che attraverso la rinuncia a certe abitudini radicate del "prima" e alla rimodulazione di altre, assieme all'acquisizione di abitudini del tutto nuovo, potranno veramente salvarci.
Considerando anche, tuttavia, che ai tempi del Coronavirus una normalizzazione, intesa come il ritorno alle abitudini precedenti, non sarà possibile per molto, molto tempo ancora.

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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