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4 agosto 2018 6 04 /08 /agosto /2018 08:30
Saluto al sole

Il sole sorge ancora
al di là dell'ampia fabbrica circolare, enorme
un'astronave piombata giù dal cielo
da tempo immemore
ora incatenata al suolo

La sfera infuocata del sole s'affaccia dall'orlo del suo perimetro più alto
dissipando velocemente lo scuro della notte

Gabbiani e rondini,
scuotendo via il freddo e l'umido,
prendono quota
volteggiano ed intrecciano voli,
ciascuno secondo le proprie geometrie

Le rondini soprattutto sembrano allinearsi
in direzione del fuoco dell'astro nascente,
come in un immane sforzo migratorio

Ma poi cambiano rotta all'improvviso
dissipandosi in mille voli rifratti

Il loro era solo un saluto al sole e alla vita

(Foto di Maurizio Crispi)

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20 luglio 2018 5 20 /07 /luglio /2018 12:46
La Cena del Cinquantenario

(Maurizio Crispi) Fu così che a cinquant'anni suonati dal loro congedo al termine degli anni di Ginnasio e di Liceo, frequentati presso il Liceo Statale G. Garibaldi di Palermo, un buon 70% dei componenti del Corso A, si è riunito per celebrare la ricorrenza e per gioiere di essere arrivati sino a questa tappa che, guardandola, quando ancora semi-imperbi si lasciarono alle spalle la Scuola secondaria con le sue fatiche diuturne, i suoi sogni (a volte velleitari), le sue ambizioni e frustrazioni, entrarono nell'ampio fiume della vita, dell'impegno (o del disimpegno), senza sapere esattamente dove quella corrente - a tratti pacifica, a tratti tumultuosa - li avrebbe portati. Alcuni avevano le idee chiare su cosa volessero dalla vita, altri ancora no. Alcuni erano supportati dalla Fede, altri erano non credenti o, in alcuni casi, agnostici. Alcuni avevano una profonda fiducia in se stessi e nelle proprie forze, altri no. Alcuni sapevano già cosa volevano fare da grandi e avevano una strada già da seguire, altri no: lo avrebbero scoperto solo in seguito.
Tutti andammo avanti, alcuni spavaldamente con l'impeto dell'esercito che deve conquistare nuovi territori, altri timidi e ritrosi, altri ancora come in una danza fatta di passi in avanti e, sovente, di passi laterali o  indietro. Nessuno rimase impaniato nei mali che colpirono la generazione sessantottina, grazie al cielo. Fummo fortunati.
Alcuni si sono costruiti una carriera prestigiosa, fatta di duro lavoro, altri un po' meno (forse nel cuor loro erano incorregibilmente edonisti). Ma tutti si sono impegnati.
E adesso si sono ritrovati al post apice dei loro percorsi, anche se, in taluni casi, alcuni sono ancora nel pieno vigore lavorativo e tengono ancora botta, mentre altri si sono - da più o meno tempo - ritirati nella propria isoletta, a coltivar lenticchie, per così dire, come fece Garibaldi (cui il loro liceo era intitolato) dopo l'Impresa dei Mille.
I loro archi di vita professionale, in ogni caso, hanno sviluppato egregiamente l'assioma che - ancora negli anni Sessanta (e poi per parte dei successivi anni Settanta) - il Liceo Garibaldi sfornava persone brillanti (in alcuni casi creative) che avrebbero rinfoltito in linea di massima le fila dei professionisti affermati, dando invece un gettito di gran lunga meno significativo alla specie di coloro che facevano carriera nella politica (solo pochi, se non pochissimi, del nostro gruppo hanno percorso questa strada). Non fu più così dopo, a causa del declino postriforma della scuola pubblica.
Noi fummo tra gli ultimi a studiare - e ad affrontare gli esami di maturità - con il vecchio metodo, quello che avevano sperimentato anche i nostri genitori, quando queste cose parevano immutabili da una generazione all'altra. Ma noi fummo fortunati, poichè - a causa del terremoto che colpì la Sicilia, proprio all'inizio del '68, i programmi ministeriali che ci sarebbero toccati vennero ridotti: quindi, oggetto d'esame, per noi furono soltanto i programmi sviluppati nel corso dell'anno: ma, ciò nonostante dovemmo affrontare uno studio rigoroso ed intenso, proprio tra quel giugno e quel luglio di 50 anni addietro.
Ed ora eccoli lì, quei sodali di un tempo, a festeggiare, a cazzeggiare, a ritrovare la verve di un tempo, a rivangare vecchi conflitti e a citare episodi proverbiali, ognuno donando un proprio frammento di narrazione che altri possibilmente hanno dimenticato e componendo così un mosaico più vasto intessuto di ricordi condivisi.
E hanno anche brindato.
A cosa?
Forse al fatto di esserci ancora, avendo ricordato con mestizia coloro che li hanno lasciati anzitempo.
Forse al fatto che una simile ricorrenza agapica potrebbe ripertersi ancora, non certo, però dopo altri cinquant'anni, quando nessuno di loro ci sarà più, ma magari dopo cinque anni: guardando ai prossimi anni come si usa fare quando si percorrono i fatidici 100 km di corsa, senza mai concentrarsi sulla meta finale che apparirebbe irraggiungibile e lontana, ma a quella più immediata e pedalabile che è rappresentata dal posto di ristoro, collocato dopo aver superato i primi trenta km, ogni 5 km.
Un ringraziamento doveroso va a Giovanni Passalacqua che ha reso possibile questo incontro di vecchie glorie, prodigandosi in infaticabili telefonate e in un sforzo cospicuo per rintracciare tutti, anche quelli che risiedono da anni lontano da Palermo. E il bello è che la maggior parte hanno risposto al richiamo, sobbarcandosi ad un viaggio dai propri luoghi di residenza a palermo, proprio per essere presenti e poter dire: "Io c'ero".
Grazie anche all'impareggiabile Salvatore Pipitone per aver preparato una presentazione in Powerpoint semplice ed immediata, utilizzando del materiale fotografico che molti di noi avevano da tempo smarrito.
Ma grazie anche ai calembour libero-associativi in stile volutamente demential-chic di Claudio (Michele) Dell'Aria, aka Chuck, che - in un folle cavalcata verbale - hanno condotto i compagni ritrovati in una sgangherata cavalcata tra soprannomi e nick che ciascuno si era meritato, personali idiosincrasie, mitici eventi di cui l'uno o l'altro si rese protagonista, motti e motteggi, strappando applausi, sorrisi e risate e, in alcuni casi, passeggeri moti di lieve disagio. Ha tenuto banco: e, vi assicuro, ce n'è stato per tutti, nessuno egli, con i suoi motteggi, ha mancato di trascurare, a volte in modi piuttosto imbarazzanti, ma sempre strappando il sorriso con la verve frizzante di questa incontenibile cavalcata associativa.
Alla fine, è stata di prammatica una foto di gruppo per i tutti i quasi settantenni e alla prossima!!!

Il meeting con cena e libagioni varie si è svolto al Gianni Reataurant, nei pressi di via Emerico Amari. Qualche imbarazzo, all'inizio, poicè nell'approccio iniziale, man mano che si andava arrivava, non tutti hanno riconosciuto tutti: comprensibile, in alcuni casi, non ci si vedeva esattamente da 50 anni...
Ciò nonostante, abbiamo condiviso una parte importante e fondamentale della nostra vita: un tempo che a noi parve lunghissimo. Adesso quegli anni, guardandoli retrospettivamente, ci possono sembrare una frazione minima del nostro arco di vita: eppure, quando ci diplomammo, rappresentavano, per noi appena diciottenni, un buon 25% dei nostri anni vissuti.

Un saluto accorato a quelli che ci hanno lasciato prematuramente che elenco in ordine alfabetico: a Carmelo Burlò, a Nino Cannone, a Roberto Grillo, a Massimo Mangano e ad Alessandro Musco. Loro che ci hanno abbandonato prematuramente in pectore, nel corso della serata,sono stati con noi.

Le note di cui sopra le ho scritte di getto. Nei giorni successivi ho riflettuto e ritengo necessario aggiungere qualcosa.
In realtà non è del tutto vero che non ci siamo più visti per 50 anni, una volta concluso il percorso della scuola secondaria (ginnasio e liceo) con il culmine degli "esami di maturità".
Circa il 50% di noi scelse di seguire gli studi di Medicina e, quindi, ci ritrovammo assieme all'Università, pasando dallo status di "compagni" a quello di "colleghi", negli anni successivi. Ovviamente, quelli di noi che seguivano gli studi di Medicina, all'inizio avevano occasioni di vedersi alle lezioni e agli esami; poi ognuno, seguendo i propri ritmi, si distanziò dagli altri; alcuni rispettarono i tempi, altri si adagiarono in un ritmo di avanzata più lento. Alcuni si vedevano nel tempo libero, si crearono dei piccoli gruppi di studio, in alcuni casi ci furono anche delle occasioni di fare delle brevi vacanze assieme (come, ad esempio, nel caso di una mitica vacanza-lavoro in Inghilterra). Con altri, che non scelsero il percorso della Medicina, si persero i contatti: ma altri gruppi che avevano intrapreso scelte analoghe (come ad esempio Giurisprudenza) ebbero modo, per lo stesso motivo, di continuare a frequentarsi. Si crearono dei piccoli gruppi, coinvolti in legami di tipo amicale che perpetuavano alcune scelte che avevano avuto origine negli anni della scuola, oppure si crearono rapporti del tutto nuovi ed inediti tra persone che, per così dire, si riscoprivano.
Quindi, a macchia di leopardo, alcuni si sono trovati a frequentare molti altri, in una forma di reciprocità fluida. Di altri invece si persero completamente le tracce.

Quello che volevo dire, insomma, e che non avevo a sufficienza sopttolineato nel mio scritto di prima, è che in questa circostanza "celebrativa", ci siamo ritrovati insieme come classe e che, in quest'occasione - pur nella differenza, unicità ed originalità dei percorsi seguiti individualmente - ci siamo ritrovati a vivere quella dimensione un po' atemporale dell'essere una "classe" con le necessarie rievocazioni del tempo che fu, ma senza cascami nostalgici.

Alcune foto di gruppo della nostra classe negli anni del Ginnasio e del Liceo
Alcune foto di gruppo della nostra classe negli anni del Ginnasio e del Liceo
Alcune foto di gruppo della nostra classe negli anni del Ginnasio e del Liceo

Alcune foto di gruppo della nostra classe negli anni del Ginnasio e del Liceo

In occasione di questa "Cena del Cinquantenario" siamo assurti agli onori della cronaca. E' stato pubblicato il 24 luglio 2018, un trafiletto, corredato di foto di gruppo, a pag.15 del Giornale di Sicilia, nel quale veniamo definiti "...i garibaldini di mezzo secolo fa"...

In occasione di questa "Cena del Cinquantenario" siamo assurti agli onori della cronaca. E' stato pubblicato il 24 luglio 2018, un trafiletto, corredato di foto di gruppo, a pag.15 del Giornale di Sicilia, nel quale veniamo definiti "...i garibaldini di mezzo secolo fa"...

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16 luglio 2018 1 16 /07 /luglio /2018 08:44
volo di gabbiani

Ho visto tre poiane volteggiare
in ampi cerchi ascensionali sopra di me
gettando la loro ombra
ed emettendo richiami
e la loro ombra tremolante a terra vicino a me
Anche i gabbiani volano alti
ma disordinati
- non ossessivi come i rapaci -
affollandosi attorno alla cresta rocciosa del monte
calcinata dal sole
e stridono come bambini
disperati e pieni di dolore
Tolti gli uccelli,
nell'ora meridiana,
sono in totale solitudine,
anche troppa forse

C'è lo stormire delle fronde
mosse da refoli di maestrale che ha preso a soffiare
Le foglie secche rotolano e rullano con un lieve fruscio
Toglierle via è come tentare di svuotare il mare
con un secchiello bucato
E ricordo che quand'ero piccolo
mio padre con mia grande meraviglia
costruiva per me dei giganteschi vulcani di sabbia
con tanto di fumata

Certo, si può anche morire di solitudine

E se non parli con qualcuno,
dopo ore di silenzio,
la voce ti si fa stridula e roca
sino a che - per quanto ti sforzi -
nessun suono potrai più emettere

Sono in solitudine dall'alba alla sera
e anche nelle notti dormo in solitudine
Non so più cosa sia il desiderio carnale
E vivo dunque come un novello Origene

 

Poiana in volo
La Poiana è un agile rapace diurno che in aria sfrutta abilmente le correnti ascensionali, roteando a lungo senza battere le ali.

 

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18 maggio 2018 5 18 /05 /maggio /2018 07:23
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)

(foto di Maurizio Crispi)

Camminare nei borghi antichi può essere a volte un'esperienza ineguagliabile e carica di emozioni che sconfinano nella nostalgia, non senza tuttavia un pizzico di meraviglia.

Ciò deriva forse dalla strana mescolanza di abbandono all'incuria del tempo e di nitore.
Da un lato ci sono le strade strette, lastricate di pietra, tanto pulite che quasi ci si potrebbe mangiare; i balconcini e i davanzali decorati di belle piante in pieno rigoglio; i panni stesi ad asciugare i cui colori vibrano nel vento, scarpe ordinatamente lasciate fuori dalla porta di casa; quei  vecchi catenacci e lucchetti, a dir poco centenari.

Mistretta (foto di Maurizio Crispi)

Se si bussa ad una porta e si chiede un bicchiere d'acqua per dissetare un bimbo, ecco che si fa sull'uscio un'anziana signora con i bigodini in testa, subito pronta a soddisfare la richiesta: nel nome di un antico senso di ospitalità: un bicchiere d'acqua non si nega mai ad alcuno.

In una città grande, non ci sarebbe verso.

Accanto, a macchia di leopardo, case piccole accatastate le une sulle altre, l'una in mutuo appoggio dell'altra - sembrano essere dimore da Hobbit, tanto son basse le architravi delle porte - sono in stato di abbandono, cadenti, porte e finestre sfondate, oppure malamente rabberciate, i balconcini e i davanzali, i pianerottoli delle ripide scalette esterne sono invasi dalle male erbe, che pure, tuttavia, creano note di colore e vibrazioni di luce.

Cartelli con su scritto "vendesi" sparsi qua e là.

Silenzio dappertutto, nitore anche nella decadenza.

Pochi passanti, oppure arriva qualcuno e subito si ritira nella fresca penombra della sua abitazione.Verrebbe voglia di fermarsi

qua per qualche tempo per vivere nel silenzio e nell'abbandono di ogni cosa.

Tutto questo ho visto a Mistretta (Messina), in una recente visita.

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14 maggio 2018 1 14 /05 /maggio /2018 08:11
Correre nello Spezzino

Ci sono giorni il cui inizio predispone alla tristezza.

Quando, ad esempio, il cielo è coperto da nubi, non tanto però, sicchè qua e là si intravedono strisce di un celeste slavato.

E quando l'aria non è ferma, ma soffia incessante una leggera brezza fresca.

E, quando malgrado il frusciare del vento, il silenzio pesa come un macigno, assieme alla sensazione di totale solitudine, di quella di unico essere senziente nell'intero universo.

La combinazione di questi elementi produce invariabilmente dentro di me uno stato d'animo predisposto alla tristezza, specie quando di primo mattino cammino lungo strade vuote e disseminate dei detriti della modernità decadente.

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12 maggio 2018 6 12 /05 /maggio /2018 12:28
La cripta e le rondini di primavera

Pomeriggio lento
chiuso in un sepolcro
pareti di fredda pietra
e nella distanza il pigolio primaverile
delle prime rondini che hanno trovato rifugio e nido
nei cassoni delle serrande

Sono le prime rondini
che hanno intrecciato voli pazzi e gioiosi
Altre ne arriveranno,
poi andranno via
lasciando dietro di sé cieli vuoti

 

Ma tutto questo
posso solo immaginarlo
nelle profondità della caverna
in cui vivo
privato della luce del giorno
e della brezze serali

 

Loro, le rondini
viaggeranno ancora e ancora
in un eterno ritorno

 

Io rimarrò nella cripta
 a sognare di tutti i viaggi ancora non fatti
di tutti i luoghi che non ho visto

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29 aprile 2018 7 29 /04 /aprile /2018 22:30
Macerie

Spesso, negli ultimi tempi, faccio sogni, carichi d'angoscia, in cui mi muovo con dolente rassegnazione in scenari che mi sono familiari, ma devastati come se fossero stati attraversati da Katrina o altre analoghe calamità.

Le stanze sono vuote e spoglie di tutto, come se fosse stato messo in atto un frettoloso trasloco.

Non c'è più traccia delle cose che si accumulano in una vita.

Nessun oggetto personale, mio o dei miei familiari, tranne frammenti e macerie. Segni sui muri al posto dei quadri che li occupavano, polvere si anni e lanina.

Mobili, sopramobili, libri: tutto scomparso: é bastato un attimo di distrazione.

Vorrei lottare con tutte le mie forze contro il gorgo del tempo che inghiotte tutto e contro questa potente spinta alla disgregazione che sento in azione.

Ma non ci riesco e non trovo in me alcuna forza antagonista. Anzi, mi rendo conto che ogni energia mi abbandona, fluendo inesorabilmente fuori dalla mia carne e dalle mie ossa.

Sento di essere sul punto di divenire polvere, anzi meno ancora che polvere.

E, a questo punto, posso sentire il vento arrivare con un turbine a disperdere tutto, pagine sparse di libri soprattutto che si allontano in un vortice, come foglie morte.

Penso spesso a come sia fragile il nostro equilibrio e a come fondiamo, magrado ogni evidenza, la nostra identità su gli oggetti della memoria. Carabattole spessp di nessuna importanza, ma piene di significati.

Se questi oggetti scompaiono, se vengono distrutti prematuramente, cosa rimane veramente di noi, dove andrà a puntellarsi la nostra memoria?

Dopo questi sogni, mi risveglio in preda all'ansia: solo dopo qualche istante, vedendo che nulla attorno a me è veramente cambiato, mi rassicuro.

I miei ancoraggi, i miei percorsi di memoria supportati da pietre miliari tangibili, per il momento ci sono ancora.

La partita vera e più cudele si gioca tra ciò che è nella realtà e ciò che riusciamo a trattenere nella mente.

Come nel caso del professore sinologo, indimenticabile protagonista di Autodafè di Elias Canetti.

Tiro un sospiro di sollievo... sino al prossimo sogno.

Ma rimane sempre il dubbio: e se ciò che ho sognato fosse stata una visione della realtà com'è dietro il velo dell'illusione?

 

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18 aprile 2018 3 18 /04 /aprile /2018 08:21
An old lady in red
The old lady in red

Mi sono imbattuto per puro caso in una quasi surreale comparsa lungo una domenicale Via Libertà a Palermo, chiusa al traffico per via della gara podistica Vivicittà (lo scorso 15 aprile 2018).
Ho avvistato un'attempata signora, tutta in rosso, comprese le calzature di vernice con tacco a spillo, collant del pari rossi, perfettamente intonati alle scarpe e un buffissimo capellino sulle ventitré, adagiato su quella che sembra essere una cuffietta di rete nera... tutto in pendant, in una sapiente combinazione di rossi.
Unica nota dissonante nella prevalenza del rosso fiamma sono i legging neri indossati da questa lady in red e la borsa beige (così sembrerebbe) che porta con noncuranza, penzolante dalla mano destra.
Malgrado la squillantezza del colore e i capelli biondi (ma finti, ovviamente), la donna è piuttosto agée e ha il volto avvizzito di rughe (per come ho potuto intravedere prima che nel suo incedere mi girasse le spalle)e quei rotolini di ciccia che si intravedono sotto l'abitino fasciante e che, forse (anzi sicuramente), un tempo non c'erano,... ma, ciò nondimeno riesce a portare con sè un'impressionistica ventata di primavera.
La sua è forse una mise per dichiarare guerra al tempo che passa inesorabile e porta al punto in cui si sente con troppa forza che non c'é più tempo...

 

Foto di Maurizio Crispi

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4 aprile 2018 3 04 /04 /aprile /2018 21:40
Correre nell’estremo Sud della Sicilia: e da qui è partito il trekking più lungo del mondo (un ritorno)

Una recente gita all'Isola delle Correnti e a Porto Palo di Capo Passero mi hanno spinto a riesumare un mio "vecchio" scritto relativo ad un'esperienza di campeggio (e di corse quotidiane) propria a Isola delle Correnti, un luogo per me magico e carismatico.
Eccomi qui di nuovo a distanza di più di dieci anni, e a oltre trent'anni dalla mia prima visita. Quasi che per apprezzare il mistero e il fascino di un luogo occorresse sobbarcarsi ad una periodicità pluridecennale.
E ho notato che i luoghi sono cambiati ben poco, continuando ad esercitare immutato il loro straordinario fascino.
Io forse sono cambiato, con la consapevolezza di essere ovviamente (l'età anagrafica canta) più vecchio.
L'immutabilità di taluni luoghi e il fatto che siano intrisi di linee di forza e di energia suscita certamente elementi di riflessione sulla propria impermanenza e fragilità, in un'identificazione quasi totale con i granelli di sabbia che rotolano nel vento (o nei frammenti di alghe spiaggiate) e si fermano soltanto poco tempo cristalizzati in transeunti costellazioni, in forme precarie che vengono rapidamente smantellate e riassemblate in un gioco continuo ed estenuante.
L'isola, le correnti che si formano al confluire di due mari, la vicinanza alla terra d'Africa, l'ignoto e l'imponderabile al di là del braccio di mare dai colori cangianti sotto un cielo immenso e il profilo lontano di cargi che navigano verse mete ignote, sono elemento di meraviglia e di stupore: il confronto tra tutto questo e la propria personale impermanenza non può che generare un sentimento intenso di malinconia e di struggimento

(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)

(foto di Maurizio Crispi)

1.

All’inizio di un agosto di alcuni anni fa sono stato con mio figlio Francesco in campeggio, in un posto remoto della Sicilia. Nell’affrontare una vacanza così, il mio desiderio era quello di far fare a mio figlio, per alcuni giorni, l‘esperienza del campeggio “stanziale”, ma anche – per me – quello di ritornare in luoghi che non visitavo da più di vent’anni.

Per pura ventura, proprio due giorni prima della partenza, è venuto fuori su “La Repubblica” un servizio su due pagine su Marzameni e sulla zona di Capo Passero, portati alla ribalta dell’attenzione dal fatto che, negli ultimi giorni di Luglio, vi aveva luogo il Festival Internazionale del Cinema di Frontiera, con la proiezione in anteprima di alcuni film di grande interesse: per inciso, proprio Marzamemi, con la sua antica tonnara e la piazzetta selciata con un basolato di pietre e circondata da vetusti edifici, è stata teatro delle riprese di alcuni film, tra cui il più noto è Sud di Salvadores. Il redattore dell’articolo si esprimeva con parole di puro entusiasmo nei confronti di questi luoghi e dava indicazioni di un piccolo camping, non chiassoso, privo di animazione e di altre menate consimili, adatto a chi fosse desideroso di una residenzialità tranquilla e quieta.

È qui che ci siamo diretti. Da Palermo, l’attraversamento della Sicilia per arrivare in questa zona è una cosa lunga: abbiamo compiuto infatti un viaggio di oltre 350 chilometri.

La distanza rimane tuttora uno dei motivi per cui questa parte della Sicilia, pur bellissima e suggestiva, è frequentata da pochi Siciliani, all’infuori degli abitanti delle Province di Ragusa e Siracusa che giocano praticamente in casa.

La bellezza del posto e il suo essere così inusuale, ancora poco contaminato da modelli di vita globalizzanti, ci ha ricompensati della fatica del viaggio.

Il campeggio, inaspettatamente di proprietà di un Toscano legnoso e cotto dal sole che si è trapiantato in Sicilia (rivelando in ciò un trend rispetto a quello usuale), non ha deluso le aspettative: anche se per alcuni, alla ricerca di divertimenti facili e chiassosi, potrebbe apparire quasi austero e spartano, con la mancanza di qualsiasi forma di “animazione” e, purtroppo, dominato da alcune regole restrittive, finalizzate a tenere lontani gli “scrocconi” che, a quanto pare, hanno impazzato nei primi anni della sua ancora breve vita.

Il campeggio, ancora non troppo affollato nella prima settimana di Agosto, era dominato dal silenzio e dai rumori della natura, dalle vibrazioni del vento incessante e dal mugghiare delle onde.

2.

 

Abbiamo trascorso alcuni giorni con la sensazione di essere quasi in un altro mondo, in una sorta di Finisterre siciliana, una terra alla fine delle terre, un luogo dotato di fascino e magia: uno dei pochi posti, a parte le piccole isole, dove – senza muovere un passo - è sufficiente volgere le spalle e lo sguardo di 180 gradi per osservare sia il sorgere del sole che il tramonto.

Nelle escursioni nei paesi vicini (Porto Palo di Capo Passero, Pachino, Marzameni) siamo rimasti colpiti da questo aspetto “antico”, evidente anche nelle attività commerciali: quasi nessun negozio dove fossero in vendita i soliti oggetti griffati e di artigianato etnico,  empori confusi dove erano in vendita in maniera confusa ed affastellata gli oggetti più disparati, combinazioni improbabili di merceria-cartoleria-libreria in un mix di mercanzie disparate e affastellate.

Le poche cartoline reperibili erano autenticamente “antiche”: foto in bianco e nero, sbiadite che mostravano i luoghi di un tempo nella loro solitaria ed essenziale bellezza.

Il nostro campeggio era ubicato proprio in corrispondenza del Capo dell’Isola delle Correnti (che è il punto  geografico più a Sud dell’Italia e della Sicilia). Sull’Isola delle Correnti – dal nome indubbiamente romantico ed evocativo – c’è un ampio edificio in parte dirupo e vandalizzato, l’antico Faro della Marina Militare, la cui lanterna - come del resto accade ormai  per la gran parte dei Fari Italiani – funziona in modo automatizzato con il timer per cui non c’è più bisogno delle figure romantiche di un tempo che li presidiavano, “i guardiani del faro”. 

Qui, al Faro dell’Isola delle Correnti, l’ultimo Guardiano del Faro che lo abbia custodito – secondo ciò che si racconta – si era fatto portare un pianoforte (davanti al quale lo si può immaginare seduto ad esercitarsi nelle notti di tempesta…).

La piccola isola, su cui si erge l’edificio solido e basso del faro, è separata dalla terraferma da uno stretto braccio di mare, dal fondale molto basso,  che, anni fa era stato abolito con la costruzione di un molo di pietra percorribile con gli automezzi in modo tale che per andare e venire non fosse più necessaria un’imbarcazione.

Poi, in anni più recenti, i marosi e la natura, assieme alla mancanza di manutenzione, hanno in gran parte distrutto questo manufatto, lasciandone soltanto la parte radicata nella terraferma, che pure ha risentito della violenta azione delle correnti, cosicchè i grossi blocchi di calcestruzzo di cui era fatta sono stati spostati e in parte accavallati gli uni agli altri.

Per visitare il faro, occorre passare questo braccio di mare a guado: a condizione che le onde e il vento non siano troppo forti.

La natura è selvaggia: il sole d’estate picchia ardente, i venti soffiano incessanti, spesso grosse onde si abbattono sulla riva. Ma il capo dell’Isola delle Correnti, avendo due versanti, gode del privilegio di averne quasi sempre uno prospiciente su acque tranquille: quest’ultimo è per il piacere dei bagnanti più sedentari, mentre gli amanti del surf, del windsurf e del più alla moda kite-surf hanno sempre di che divertirsi su quello esposto al vento.

La spiaggia sospinta dai venti pressoché è in continuo movimento e presenterebbe un aspetto continuamente cangiante, se non fossero state predisposte delle palizzate fitte per trattenere la sabbia che, quando soffia il vento, è implacabile ed invadente, tanto da ricoprire immediatamente teli da mare, libri ed altri oggetti, gli stessi bagnanti nel giro di poco tempo.

Subito all’interno della stretta fascia costiera, il territorio prevalentemente pianeggiante con qualche ondulazione è intensamente coltivato con il sistema delle serre, dove si produce soprattutto una varietà di pomodoro ormai rinomato che è il “ciliegino” di Pachino.

Ma Pachino è ben nota anche per la produzione di un vino rosso piuttosto robusto.

3.

Naturalmente ogni giorno mi dedicavo alla mia corsa, anche se il sole picchiava duro sulla mia testa, tanto da indurmi spesso a trasformare la canotta in un improvvisato turbante. Ogni giorno cambiavo percorso: le alternative non mancavano e non c’è mai stato modo di annoiarsi. Ho corso lungo la spiaggia sia in direzione di Siracusa (costa orientale della Sicilia) sia in direzione ovest (verso Capo Formica a circa tre chilometri dal punto del campeggio). Oppure sceglievo di avventurarmi nel fitto intrico di strade provinciali ed interpoderali che si dipanavano attraverso una lunga teoria di serre, dove già cominciavano i lavori per avere tutto pronto, in prossimità dell’inizio della produzione autunnale ed invernale.

Grande solitudine nella mia corsa: lunghi silenzi interrotti soltanto da rare automobili in transito, dal ronzio di una sega elettrica o dal picchiare ritmico di un martello; in tutta la settimana avrò visto meno di dieci podisti locali.

Mi sentivo una specie rara. Un giorno, correndo lungo una polverosa strada interpoderale, mi sono imbattuto in un edificio rustico utilizzato come magazzino e capanno per gli attrezzi. In alto sulla porta, c’era scritto a caratteri cubitali, un po’ sbiaditi dal tempo: “FATEVI I C.ZI VOSTRI!!!”.

Mi sono chiesto se l’anonimo proprietario di questo rustico non avesse espresso con questa perentorio invito e con tanta vigoria l’animo dei luoghi che, in effetti, non fanno nulla per corteggiare e sedurre i visitatori “stranieri” (e già rientrano in tale definizione  tutti coloro che  vengono dalle altre province siciliane).

Considerando che il podista ruspante risultava una specie davvero rara e di difficile avvistamento, mi sono ritrovato a dedurre che, in questa zona della Sicilia, il podismo amatoriale sia ancora poco praticato: insomma, indubbiamente, non è ancora entrato nel costume della gente. Nel profondo sud della Sicilia e, in genere, dell’Italia meridionale probabilmente vige il pregiudizio che indossare canotta e pantaloncini sia un modo di vestirsi poco “virile”: quindi, soprattutto nei paesi piccoli, molti nemmeno ci si mettono per timore di essere denigrati dai propri compaesani.

Non è un caso che la maratona di Ragusa e quella di Siracusa nella loro ancora breve vita abbiano raccolto ben poche adesioni da parte dei podisti locali. 

Mi è piaciuto particolarmente correre da queste parti: oltre ad apprezzare la solitudine, il silenzio, la sensazione di avere la strada tutta per me, correndo mi ritrovavo a fantasticare sul “trekking più lungo del mondo”, che – a quanto sembra – è partito proprio dal Capo dell’Iisola delle Correnti, non molti anni fa.

Il primo giorno di permanenza sono subito andato a visitare l’isola e il faro, assieme a mio figlio. Sull’estrema punta della terraferma, la mia attenzione è stata attratta da un grosso cippo di pietra su cui era fissata una targa di ottone, ossidata dalle intemperie e dalla salsedine.

Con una certa difficoltà ho potuto leggere le frasi che vi erano incise e che ho voluto trascrivere in un taccuino.

 

Eccole

 

CLUB ALPINO ITALIANO

SICILIA

ISOLA DELLE CORRENTI

 

Estremità meridionale "Sentiero d'Italia", il trekking più lungo del mondo. Da questo punto a Trieste, varcando gli Appennini e le Alpi, attraverso le uguali diversità del nostro paese percorrono 5500 chilometri.

 

A ricordo dei "Cammina Italia 1997" 7 Dicembre 1997

 

Cippo in Arenaria di Muggia

Dono dell'Associazione XXX Ottobre - CAI Trieste

 

Provincia Regionale di Siracusa - Azienda Provinciale Turismo -

Comune di Porto Palo di Capo Passero

 

 

Di questa esperienza di campeggio, mi sono portato a casa molte cose, tra cui la struggente melanconia del suono di uno strumento musicale, ricavato dal tronco scavato di eucalipto (appartenente alla cultura degli aborigeni d’Australia e, dunque, antichissimo) che alcuni ragazzi catanesi avevano portato con sé, suonandolo sino a notte tarda, a volte con l’accompagnamento di una chitarra. Un suono che entrava direttamente nelle viscere, dolorosamente, e che si intonava con le sirene delle navi che passavano giorno e notte, sulla linea dell’orizzonte,  e che facevano sognare di paesi lontani.

Palermo, il 24.8.2005

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29 marzo 2018 4 29 /03 /marzo /2018 00:33

L'altro giorno mio figlio Francesco, in vacanza a Palermo, mi ha preceduto a casa dove avevamo appuntamento per pranzare assieme.
L'ho trovato che riprendeva dettagli della casa, con la passione del cineasta che trova dovunque nell'ambiente che lo circonda spunti da riprendere (e anche per fare esercizio).
Non si tratta soltanto di riprendere, ma anche quello di trovare lo spunto per delle narrazioni che devono essere concise e che devono dispiegarsi grazie al taglio delle riprese e alle scelte di campo.

Era profondamente intento in quest'attività ed io l''ho seguito a distanza di sicurezza, per non interferire.
Sembrava che volesse riprendere ogni cosa.
Poi, successivamente, mi ha ha inviato il piccolo video che ha realizzato.

Devo dire che mi ha emozionato e avrei voluto che si protraesse al di là della sua durata effettiva.

Sta diventando sempre più bravo e la cosa bella è questa passione pervasiva che mostra di possedere.

Sono convinto che abbia trovato la sua via e gli auguro di potercontinuare a seguirla.

Ma la cosa bella è anche che, secondo me, nel realizzare queste riprese ha mostrato amore nei confronti della casa dove sua nonna e suo zio (ma anch'io, ovviamente) hanno vissuto e che lui conosce bene dalla sua infanzia.

E questo si vede bene nell'attenzione ai piccoli dettagli, quasi che ogni cosa (ciascuna delle quali ha una storia e contiene insita in sé delle narrazioni che potrebbero essere dispiegate e tramandate, avesse per lui una profonda valenza valoriale.

E' una buon inizio e c'è da sperare bene.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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