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4 luglio 2022 1 04 /07 /luglio /2022 08:43

Anche in questo caso, quello che leggerete di seguito, è uno scritto di circa un anno fa. Fu pubblicato il 4 luglio 2021 nel mio profilo Facebook e, quindi, inserito come bozza su questo blog in attesa di pubblicazione. Assorbito da altre cose mi son dimenticato di pubblicarlo sino ad oggi, quando in corrispondenza del 4 luglio 2022, Facebook non lo ha fatto riemergere come "ricordo" (memory).
E, dunque, eccolo qua! Benedetto algoritmo di FB!

Sogni e catastrofi

Cammino per una via
e scorgo, seduto al tavolo di un bar, all'aperto,
il mio amico di vecchia data e compagno di scuola da sempre,
Augusto
E' in compagnia d'uno psicologo,
anche lui una mia vecchia conoscenza,
ma degli anni lavorativi,
una presenza grifagna ed inquietante
Costui è da anni che non lo vedo,
con mio beneficio, devo dire
Vorrei evitare l'incontro, ma lui mi scorge incedere
e già si alza dalla sedia per salutarmi,
sempre con quella sua aria gufeggiante e un po' da menagramo
Augusto, invece, rimane seduto
Saluto obtorto collo anche il Grifagno,
ma la mia attenzione si rivolge all'Augusto
Mi chiedo cosa ci faccia lui
in una simile, improbabile, compagnia
Parliamo del più meno
mi dico stupito di averlo incontrato,
non pensavo che sarebbe tornato a Palermo a breve tempo
Lo invito a pranzare da me,
sempre che non debba ripartire subito
Lui accetta con entusiasmo ed io son contento
Siamo a casa mia e dovremmo appunto desinare
con pietanze che sono già pronte,
provvidenziali, ma il tavolo è mobile:
non riusciamo a trovargli un'adeguata collocazione
che renda confortevole il nostro pasto
Il desco rimane sempre tutto sbilenco ed asimmetrico
rispetto alle linee della stanza,
(odio le asimmetrie negli arredi
vorrei vedere solo linee dritte,
tendo ad applicare sempre dei correttivi
le linee sbilenche, in genere, mi danno fastidio
come quando mi ritrovo a guardare una foto
in cui la linea dell'orizzonte sia inclinata)
Anche se a fatica, io e il mio amico Augusto
riusciamo a pranzare, comunque
e a fare un po' di conversazione

 

Poi la scena si sposta in una scuola d'infanzia
In un locale ampio e luminoso,
ci sono i bimbi, le animatrici e le maestre,
molto movimento e tanto colore,
luce ed aria che entrano a fiotti da ampi finestroni
e che, allietati come sono dalla colonna sonora
di grida gioiose e di risate,
danno un senso di libertà
Fuori si intravede un paesaggio selvaggio e montagnoso
e, in particolare, una montagna brulla di aspre rocce marroni,
che domina una fitta foresta tropicale
I bambini giocano e al centro della loro attenzione
c'è un tavolo magico, a scomparsa:
nel senso che chiunque vi salga,
dopo un attimo scompare,
come inghiottito dallo stesso tavolo
che dunque appare essere come uno strumento di scena del grande Houdini
In realtà, sul piano del tavolo, v'è una botola
che dà accesso al pianale d'un montacarichi
in comunicazione con il piano di sotto
(come nel caso del collegamento tra il piano delle cucine
e la tavola dei banchetti nella nostra Palazzina Cinese di Palermo)
Una delle maestre con molta riluttanza si presta al gioco e scompare
tra risatelle e gridolini di gioia e di sorpresa
dei bimbi assiepati attorno al tavolo
Io per un po' guardo il gioco e sorrido tra me e me
poi lancio un occhiata fuori dal finestrone
per accorgermi con sgomento che la montagna impervia
svettante sulla fitta vegetazione
sta eruttando una colonna di fumo nero inquietante
e, alla sua base, si vedono baluginare bagliori rossastri,
mentre lapilli incandescenti solcano il cielo,
tracciando strie di fumo grigio-nero
Grido: "C'è un eruzione in corso,
dobbiamo metterci in salvo il più presto possibile!".
ma il mio grido di allarme passa inascoltato, nessun si muove
Tutti rimangono come incollati nelle loro posizioni,
e continuano imperterriti nel gioco,
indifferenti a tutto il resto
Io penso che saremo presto travolti
da quella terribile colata lavica, dal fango e dai detriti,
e che non avremo scampo
Ma sì, in fondo, cosa importa!?
E' il nostro momento, probabilmente...
Sono preoccupato ed improvvisamente vedo un tremestio nella fitta vegetazione
che separa la fabbrica della scuola dalla montagna che sta esplodendo
e il tremestio altro non è che una tumultuosa avanzata di pietre,
una marea di roccia e lava e fango che scendono
a velocità verso di noi
Grido ancora, sollecitando tutti a mettersi in salvo
ma non ho idea se riusciremo a farlo

Sembra che non ci siano vie di fuga possibili

Dissolvenza

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1 luglio 2022 5 01 /07 /luglio /2022 07:34

Ecco, ho scritto questo post su Facebook ai primi di luglio del 2021. Poi mi sono dimenticato di pubblicarlo su questo blog. O meglio, mi ero riproposto di farlo, ma poi è rimasto in bozza sino ad ora. Lo lancio adesso, a distanza di un anno. Meglio tardi che mai.

Un geco

L'altro giorno (ero in campagna) ho aperto uno stipetto per prendere qualcosa che mi serviva per la cucina
Nel richiudere lo sportello, ho avvertito un brusco movimento.
Cos'è cos'è?
Mi sembrava di sentire quasi un rimestio, una vibrazione.
Un insetto? Boh! Una scolopendra? Boh!
Ho guardato a terra e c'era una specie di vermicello che si agitava freneticamente, quasi fosse percorso da una corrente elettrica
Mi sono spaventato
ho pensato ad un qualche insetto velenoso a me sconosciuto
oppure ad un alien nella sua seconda fase metamorfica
Spinto dall'impulso all'autodifesa, ma anche animato da un timore cieco ed irrazionale, ho preso a percuotere la "cosa" con la suola della ciabatta
Ma per quanto colpissi, l'essere risultava coriaceo e continuava ad agitarsi, frenetico.
Alla fine l'ho avuta vinta. Il vermicello, così l'ho vedevo nella penombra della stanza, è rimasto finalmente inerte, sul pavimento.
Ho raccolto la "cosa" con un ramaiolo per esaminarlo meglio. Ho voluto evitare qualsiasi contatto fisico con qualcosa che potesse essere potenzialmente velenoso.
E cos'era se non la coda mozza di un piccolo geco?
Evidentemente il movimento di apertura/chiusura dello sportello aveva mozzato la coda di un gechino lì appostato, in attesa di prede di cui sfamarsi.
Mai avevo visto in prima persona di questo fenomeno di cui, naturalmente avevo letto la descrizione, quello secondo cui
in situazioni di pericolo, lucertole ed altri rettili imparentati sono capaci di liberarsi cedendo un arto o una coda che siano rimasti imprigionati in una trappola.
Il fenomeno, detto "autotomia", così viene descritto:

"La coda delle lucertole, assai lunga, si assottiglia gradualmente nella parte terminale, diventando sempre più fragile: in caso di necessità, una contrazione dei muscoli caudali rapida e violenta ne consente il distacco. Tale meccanismo, definito autotomia, serve alle lucertole per sfuggire ai predatori, quali uccelli rapaci, serpenti e piccoli mammiferi: afferrate per la coda, le lucertole la abbandonano e riescono a scappare. Col tempo la parte amputata sarà rigenerata. Altri animali ricorrono all’autotomia: insetti, crostacei e aracnidi possono liberarsi delle zampe afferrate da un predatore".

E sì, avevo anche letto che la coda staccata dal corpo continua per qualche istante a muoversi di movimenti riflessi che possono essere frenetici perché sono privati del controllo propriocettivo spinale.
Poi, la coda persa ricresce, ma questo non lo so per certo.
La vix sanatrix della natura: in questo caso, un vero fenomeno!
Sarebbe bello se anche noi fossimo dotati di una simile facoltà.
Mi è dispiaciuto non aver fotografato la coda mozza prima di liberarmene.

(Piano Aci, il 1° luglio 2021)

A proposito di gechi, vedi anche:

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1 luglio 2022 5 01 /07 /luglio /2022 06:24
Sfabricidi e bici (foto di Maurizio Crispi)

Ho pedalato per le vie della città
sotto il sole cocente
del primo giorno di luglio
I soliti spettacoli,
turisti festaioli
in leggeri abiti estivi,
donnoni con cosce enormi
e con polpacci che sembrano fiaschi per il vino
Trolley che rullano sull'asfalto,
ipnotici
Gente che si affretta,
capelli di paglia in testa

 

E' come essere in Africa, qui

 

Quando passo vicino
a questi corpi in movimento
mi pare di sentire la puzza di sudore
che promana dalle ascelle
e dalle anguinaie
Lo so! Lo so! Forse sono intollerante!
Non mi adatto bene alle presenze altrui
Quanta più gente vedo, in genere,
tanto più sono tentato di ritirarmi
su di un’isola deserta
oppure sulla cima di una montagna
oppure mi sento spinto a rinchiudermi
nella frescura ombrosa
di casa mia
e qui aspettare che passino i giorni del caldo
e forse tutta la vita che mi resta

 

Procedo, comunque,
pedalando a testa bassa
schivando i corpi che mi si parano innanzi
e poi quegli odiosi monopattini elettrici
Vado avanti, con il sudore
che mi sgocciola negli occhi
ed intride la mia T-shirt
Vado e vado, strizzo gli occhi
abbacinati dal pieno sole

 

Poi arrivo in una strada desolata,
come fossimo in Mexico
(mancano le nuvole, però)
e qui trovo un'isola gigantesca di pattume abbandonato
davanti ad un fabbricato,
abusivo probabilmente, lasciato a mezzo
Una terra di nessuno, evidentemente
Rifiuti di ogni genere giacciono nel sole a fermentare
e da essi si levano miasmi fetidi
si potrebbe svenire,
se solo si respirasse a pieni polmoni
Un mar dei sargassi di monnezza
e forse al suo interno
c’è qualcuno che è stato catturato
da quei tentacolari miasmi
e che ora si decompone lentamente
grazie al lavoro solerte di pigri mosconi
Negli occhi  dei radi passanti
non c'è nemmeno l’ombra di rassegnazione,
solo indifferenza

 

Vorrei volare via,
anziché essere assorbito
da prosaiche incombenze
anziché stare a rompermi la schiena
arrancando su questa bici
Vorrei essere lontano,
magari intento a percorrere il Cammino,
dimentico di tutto,
dei vincoli, delle camurrìe, dei grattacapi quotidiani
Invece, devo abbassare la testa,
gli occhi incollati a terra,
lo sguardo a non più di un metro dai miei piedi
a tirare il carico che mi è imposto
Vorrei volare alto, ma non posso

 

Quando torno a casa,
dopo la folle pedalata nel caldo,
mi seppellisco dentro me stesso
in un angolo profondo e recondito
dove nessuno mi potrà trovare
Ed è balsamico per l'animo mio,
starsene lì arrotolato come una larva nel suo bozzolo,
oppure come un lombrico
nell’umido ventre della terra,
in attesa di resurrezione,
dopo la necessaria espiazione
Per quali peccati non so,
forse per quelli commessi
in un'altra vita precedente,
una delle tante
nel ciclo eterno di morti e rinascite

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26 giugno 2022 7 26 /06 /giugno /2022 07:51
Viale Lazio di primo mattino - foto di Maurizio Crispi

Sono ancora rinchiuso nei miei sogni notturni
che adesso non ricordo più
Le prime ore del giorno sono spesso colme
di un'infinita tristezza,
anche quando non sono da solo
Vorrei raggiungere la luna
a cavallo di un destriero alato
Vorrei librarmi nel cielo
come i gabbiani al mattino,
quando con i loro voli salutano il sole
Vorrei rincorrere qualcun'altro
come quelle rondini gioiose,
con le loro acrobazie

 

Invece,
cammino da solo, a passeggio con un cane nero
lamentandomi dell'anca che oggi mi duole
stringendo le chiappe,
perché urge una visita al bagno
e, certamente, non posso accovacciarmi
qui in mezzo alla strada,
come un selvaggio,
per soddisfare il mio bisogno

 

Intanto il giorno avanza,
il caldo si fa più intenso
le foglie secche cadute in morìa
crocchiano sotto i piedi

 

Vado avanti,
ma è come se andassi indietro
risucchiato da un gorgo
al quale non riesco a sottrarmi

 

Oggi è così, domani si vedrà

 

 

Today’s Walk (domenica 26 giugno 2022)

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21 giugno 2022 2 21 /06 /giugno /2022 09:23
La scultura in terracotta è di Pietro Gianelli

Ho visto una camminare per via Lincoln
in un giorno d'estate

 

Portava uno zainetto sulle spalle

 

Indossava un leggero vestitino estivo
stampato a fiori
con il gonnellino un po' scampanato

 

Aveva cosce poderose e sode come prosciutti,
polpacci delle dimensioni d'un birillo da bowling,
caviglie colonnari
e, ai piedi, dei leziosi sandaletti

 

Bianco-lattea di carnagione era

 

Io andavo in bici e quando l'ho superata
ho visto che Indossava una mascherina di comunità,
anch'essa stampata con una fantasia di fiori
Faceva pendant con il vestitino estivo
(anche se, all'aria aperta, oramai,
la mascherina uno se la potrebbe risparmiare)

 

Una donna boteriana, se vogliamo,
che, uscita dritta dritta da un quadro, portava a spasso
un'immagine di sé orgogliosa,
e che, malgrado la pesantezza della sue membra,
si muoveva nel mondo lieve e soave,
per quanto con una leggiadrìa,
condita da una robusta dose di auto-assertività

 

Ho apprezzato questo modo di essere
poiche possedeva una sua intrinseca eleganza
di cui era fiera

Mi sento contenta per lei
e per tutti i pacchion* del mondo

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20 giugno 2022 1 20 /06 /giugno /2022 06:52

Questa nota, scritta il 20 giugno del 2020, è riemersa attraverso i ricordi di Facebook, non ancora pubblicata qui, su questo blog.
E credo che sia stata per me una delle ultime "note" pubblicate su Facebook, prima che gli sviluppatori di FB abolissero questa funzione, che per me era preziosissima, in quanto mi consentiva di utilizzare il mio profilo, a tutti gli effetti come una pagina web. E capitava spesso, in questa mia gestione, che dapprima scrivessi una nota su Facebook, ripromettendomi di trasferirla dopo nel blog e che, poi, distolto da altre incombenze, mi dimenticassi di farlo.
Per quanto concerne il contenuto della nota, voglio circostanziare meglio: quando la scrissi avevo già vissuto il primo periodo del lockdown e mi ero dedicato a scrivere un mio personale diario della pandemia che poi, assieme ad altri successivi scritti estendentesi sino al marzo del 2021, si è trasformato in libro (Ai tristi tempi del Coronavirus. Dove siamo, dove andiamo - Il mio diario giornaliero, Edizioni ExLibris, 2021) e, successivamente, ho messo mano ad una serie di miei scritti sulle panchine e ne ho scritto di nuovi. Quindi, ciò che scrivo in questa nota non è esattamente veritiero, anche se è verissimo il fatto che dopo aver scritto un bel po' di note di diario relative al primo periodo della pandemia, mi fossi poi fermato, scrivendo in un arco di due mesi quattro o cinque testi soltanto: al punto di sentirmene preoccupato. 
Ritengo che i pensieri e le emozioni che si esprimono siano veri nel momento in cui si descrivono, ma essi sono fatti d'una materia plastica, continuamente mutevole, e dunque sono transitori e mobili come le nuvole. Si trasformono, sono metarmorfici e non possono essere liquidati con uno sbrigativo giudizio dicotomico vero/falso.
In fondo queste brevi note diaristiche sono delle fotografie istantanee che hanno pur sempre un loro valore documentario.

Pity the Poor Cat with Nine Lives to Live

E’ da molte settimane - forse non esagero se dico due mesi - che non ho più scritto una sola parola.

La routine di ogni giorno, i piccoli gesti quotidiani sia della gestione domestica sia dei lavori outdoor in campagna, mi hanno assorbito totalmente. Se a questi due aspetti si aggiunge la cronica carenza della connessione internet per il laptop proprio in questo ultimo periodo la lista degli impedimenti materiali è completa.

Ma - ad essere onesti - devo aggiungere che vi sono altri - più impalpabili - eventi soggettivi che hanno interferito.

Forse la mancanza di ispirazione, o forse la mancanza di quello stato estatico della mente che prelude all’atto della scrittura e che già la contiene (e sintomo di ciò vi è la cronica incapacità di ricordare al risveglio i sogni che sono sempre presenti tuttavia, abbondanti e vivaci, per quanto possa confusamente ricordare), o forse ancora la mancanza di voglia di comunicare qualsivoglia pensiero odi andare alla ricerca di immagini da catturare con la mia attrezzatura fotografica per poi divulgarle nella rete o per usarle come primum movens per lanarrazione di piccole storie.

Non sono più un attivista della comunicazione, come mi ritenevo sino a qualche tempo fa.

C’è qualcosa di più, forse. Ed è la sensazione di aver varcato in qualche modo una soglia.

Sappiamo tutti che nella vita abbiamo sempre molte soglie da attraversare. A molte di esse non facciamo caso, spinti come siamo dallo slancio e dall’entusiasmo. Di altre ci accorgiamo, invece: o per la gravità degli eventi cui esse ci conducono o per i particolari stati emozionali sperimentati.

Ogni soglia superata espone alla perdita di qualcosa, ma - al tempo stesso - apre la via a nuove potenzialità e a nuove avventure.

Con il trascorrere del tempo alcune soglie acquistano il sapore dell’ineluttabilità: ed è quando uno vorrebbe fare magari una ricarica indietro, una sorta di fast backward: ma è chiaro che non è possibile  tornare indietro per riavere più tempo, poiché è nella natura umana essere in parte legati ad un vettore del tempo lineare.

Ecco il fatto...
Il 9 agosto 2019 ho compiuto 70 anni: e devo dire che non ci ho pensato particolarmente; mi sono sentito nei mesi successivi lo stesso di sempre.

Ora si avvicina il tempo del mio 71° compleanno e, nel frattempo, qualcosa è cambiato, con Covid-19 a far da trigger e da catalizzatore, con la caduta verticale delle piccole abitudini quotidiane e con la necessità di ridisegnare stili di vita e relazioni sociali.

Il tempo si fa stretto, quando - nell'acquisire consapevolezza di aver varcato una soglia cruciale - il bilancio tra ciò che si è perso e ciò che ancora può essere trovato non è più tanto vantaggioso, come anche quello che si può trarre soppesando i propri fallimenti nel confronto con i successi o analizzando la propria perdita di vision, in altri termini della propria capacità di sognare ad occhi aperti, proiettandosi in un futuro ipotetico, ma pur sempre possibile.

Sento il tempo che passa veloce in questi giorni ed è forse la perdita di creatività, quella creatività che è alla base della scrittura, uno dei segnali premonitori dell'abbandono dell’entusiasmo, della curiosità, della vivacità mentale e della voglia di apprendere di continuo cose nuove.

So anche, tuttavia, che quello di essere vicino al fine turno è uno stato d’animo transitorio e sento che continuo ad identificarmi con il gatto che ha nove vite da vivere.

Ma anche il gatto che ha nove vite da vivere giungerà alla fine alla sua nona (ed ultima) vita...

E cosa gli rimarrà poi da fare per avere ancora più tempo?

 

L'immagine che ho usato per illustrare  questo post mi rimanda ad uno scritto dell’aprile del 2019

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20 giugno 2022 1 20 /06 /giugno /2022 06:47
(20 giugno 2019, foto di Maurizio Crispi)

(20 giugno 2019, foto di Maurizio Crispi)

 Con un bastimento
vorrei partire verso orizzonti lontani
e uno sbuffo di fumo
lasciato indietro
come una specie di saluto
 

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18 giugno 2022 6 18 /06 /giugno /2022 06:23
Sotto il tendone (foto di Maurizio Crispi)

Oggi, verso sera, sono stato seduto in balcone
e assorto nella lettura, ma di continuo distolto

I rondoni stridono e intrecciano voli
a velocità vertiginosa
Ma ciò che veramente dà la vertigine
sono i loro cambi di rotta improvvisi
E' come se nella testa avessero un computer
che, rapidissimo, fornisce loro la rotta
e i correttivi nei repentini arabeschi e ghirigori
che disegnano nell’aria
Ad un certo punto,
hanno preso a sfrecciare
tra la tenda da sole tutta aperta e il muro
Lo hanno fatto una volta
e ci hanno preso gusto
e poi hanno continuato a farlo
passando sempre più radente la mia testa,
per gioco - ho pensato
Bravissimi navigatori,
acrobatici e spettacolari,
questi rondoni audaci
Meglio delle Frecce Tricolori,
soprattutto ecofriendly!

Intanto, mentre mi deliziavo di quei voli,
ha preso a soffiare il vento,
una brezza serale che sempre s'accende
in questi giorni calorosi
E la tenda ha cominciato a gonfiarsi
e a schioccare

E' stato un momento di magia pura
Ho sentito di essere su di un veliero che prendeva vento
e s’accingeva a salpare
per percorrere le rotte dei sette mari

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17 giugno 2022 5 17 /06 /giugno /2022 17:14
La panchina irriverente (foto di Maurizio Crispi)

In via Principe di Paternó, lungo il marciapiedi opposto all’ingresso dell’Istituto superiore Camillo Finocchiaro Aprile, ho adocchiato una panchina in pietra (che è quella dell'immagine che correda il post)
Mi ha subito ispirato un titolo che è “Panchina irriverente”, ovvero di panchina dedita al turpiloquio.
Dopo questa fulminea transizione dall'avvistamento della panchina  in questione al titolo che, con immediatezza, mi è balzato in testa, sono passato all'esecuzione della foto, per mettere nel mio carniere di fotografo di panchine anche questa gustosa immagine
Come si può osservare nella foto, appare evidente - sul lato lungo del bordo della seduta - una scritta che fa "Cocca ti piace la" in la frase sbilenca e tronca è seguita da un rozzo disegno, poco più che una macchia di vernice
Si tratta dunque di una "scrittura esposta", composta da un ignoto writer, ma non di un writer di quelli che possiedono una tecnica, ma dalla mano di uno che non possiede nè il mestiere né l'arte: infatti, l'ignoto e imperfetto writer ha composto una scrittura abborracciata e, soprattutto, senza prendere preventivamente le misure
Infatti, appare evidente che, quando stava per concludere la sua frase sconcia, gli è mancato lo spazio, sicchè invece della parola che, secondo logica avrebbe dovuto seguire, ha inserito una grossolana icona che i più fantasiosi potranno decrittare con una certa facilità.
Mi fermo qua, lasciando l’ermeneutica ai lettori di questa nota

Possiamo ben dire che questo esemplare di panchina rientri nelle categoria delle panchine scritte e disegnate di cui ho scritto altrove, ma anche delle panchine come veicolo di messaggi

Sulla natura del messaggio e sul suo possibile destinatario si potrebbero comporre delle narrazioni, ovviamente
"Cocca" sarà una presenza femminile ben definita? Il messaggio è indirizzato specificata ad una sola persona, oppure è semplicemente generico, fatto soltanto per colpire chi dovesse "avvistarlo"
Non siamo nella testa del writer, ovviamente.
Ma credo che questa panchina con il suo messaggio irriverente possa dare luogo ad illazioni e a possibili narrazioni

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17 giugno 2022 5 17 /06 /giugno /2022 11:57
Foto di riflesso (Maurizio Crispi)

1. Ragazzi, mi s'è ristretto l'orizzonte!
Prima viaggiavo assai
Da qualche parte ho conservato tutti i dossier dei miei viaggi,
di piacere, di studio e per Maratone ed Ultra

Per alcuni anni sono stato davvero esagerato
(si potrebbe dire che ho avuto una vita da dromomane esagerato)
perchè i materiali che documentano questo mio andare
sono accolti in tre o addirittura quattro faldoni per ciascun anno

Poi, in anni recentissimi, il fermo totale
Molto semplicemente, ho smesso
(e di questo ho scritto altrove, di recente)
Ma ci sono state delle avvisaglie striscianti
Già prima, quando è morta la mamma,
ho smesso di andare a Mondello o in altri luoghi di mare vicini
Io che andavo sempre al mare,
quasi quotidianamente,
a fare sport
a passeggiare
a respirare l'aria benefica, carica di iodio
Ho smesso, sia d'inverno sia d'estate
Molti gli alibi per non andare,
accampando d'estate il desiderio di evitare folla e confusione
D'inverno, invece, con il tirare le cose per le lunghe
per poi "accorgermi" che si era fatto troppo tardi,
quando era già troppo tardi per fare qualsiasi cosa
e altri doveri mi chiamavano
Poi, in un momento successivo,
si sono ridotti i viaggi per maratone e ultra
quei viaggi che prima facevo da sportivo attivo
e dopo, quando ho smesso di correre,
da fotografo e giornalista al seguito di grandi eventi
Anche i viaggi familiari
sono finiti, una volta conclusasi l'esperienza degli anni inglesi

Sono immobile

Sì, vado in campagna,
ma la campagna è soltanto un'estensione di casa
dal terreno attorno alla casa non mi muovo mai, in genere
e rimango confinato dentro la recinzione
Sono preso da una specie di accidia nei confronti di qualsiasi spostamento,
che sia fuori dallo spazio domestico
Anche per quanto riguarda le mie uscite quotidiane
seguo il principio della vita nel villaggio
e quindi mi limito a frequentare i luoghi
che facilmente posso raggiungere a piedi da casa
L'esordio strisciante è stato quando è morta la mamma, dicevo,
poi, dopo la morte di mio fratello
(e il periodo inglese s'era appena concluso)
tutto si è accentuato
La vita mi si è ristretta addosso,
tutta intessuta di obblighi e necessità
Fare la spesa
inseguire i pagamenti di ogni genere
portare a spasso i cani e accudirli
andare avanti indietro con Gabriel, come un commesso viaggiatore
o come un piccione messaggero del nulla
E per il resto?
Potrei passare ore seduto nella sdraio
sul balcone di casa
E poi, intento alle mie scritture, al PC
L'idea di uscire mi angustia
Prendo scuse,
perdo tempo,
rimando,
mi secca
e sono sempre qua a presidiare il forte, come il tenente Drogo
de Il Deserto dei Tartari,
mio mito delle letture giovanili
Eh, sì!
Le letture occupano una parte consistente del mio tempo
Con i libri viaggio in modo sostitutivo
e posso andare dovunque,
come con i i film e con le serie TV
Vivo nel mio claustrum,
ma non mi sento prigioniero
Ho vissuto, ho viaggiato, ho visto
ho accumulato ricordi ed esperienze
E ora sono fermo, immobile

Paradossalmente, rimpiango il tempo del lockdown
Infatti, a differenza di molti
che si sono sentiti imprigionati/confinati,
io non ho sofferto in quel periodo
anzi ero contento e soddisfatto
che la vita si fosse ridotta all'essenziale
Il lockdown ha rappresentato per me
una specie di cornice in cui collocare le mie limitazioni,
visto che ero già un esperto sopraffino nell'arte dell'auto-confinamento
E' successo come in passato,
quando - finito il mio servizio nell'esercito -
mi trovai a rimpiangere la semplicità di quella vita
e il fatto che non dovessi sforzarmi
nello scegliere gli indumenti da indossare:
avevo l'uniforme e dovevo soltanto cambiare i capi di vestiario sporchi
con quelli puliti, ma eguali
Nessun dilemma, allora, nessuna incertezza

Selfie (Foto di Maurizio Crispi)

2. Dopo aver scritto, ho sognato
Dovevo andare a seguire una gara di corsa,
non so se da partecipante o cosa
Ero sulla mia auto, assieme ad altri due
La mia auto un po' vecchiotta, ma andava,
sferragliante ed ansimante
I due assieme a me erano degli sconosciuti,
almeno credo
L'auto era ingombra
Oltre a ben due bici, c'erano vari bagagli e scatoloni
Uno di essi conteneva tutto l'occorrente per cucinare delle torte
Tra i diversi ingredienti, ricordo una retina piena di agrumi
Prima di arrrivare alla destinazione finale
era necessario fare una sosta
per caricare altri passeggeri
Finalmente, dopo aver compiuto vari giri tortuosi,
includenti anche il transito per strade sterrate e disagevoli
arrivavamo alla meta intermedia
Qui, trovavo ben tre passeggeri
già in nervosa attesa
Erano chiaramente dei podisti e ciascuno di essi
era dotato di una pesante borsa di paraphernalia
Con sorpresa mi rendevo conto che uno dei tre
era il grande Giorgio Calcaterra,
il Lider Maximo dell'Ultramaratona italiana e del mondo
(almeno sino ad alcuni anni fa)
I tre erano palesemente in ansia
e volevamo partire quanto prima
ma occorreva riorganizzare l'intero carico
Dove mettere tutto quanto,
senza lasciare niente - e soprattutto nessuno - a terra?
Una bella sfida davvero!
E io - assillato dalla fretta dei nuovi passeggeri,
quasi sentendo il loro alito sul collo -
cominciavo a provare e a riprovare,
cercando di ricombinare le cose
come in un gioco di tetrys
D'altra parte, nei miei viaggi storici,
io ero quello responsabile del caricamento dei bagagli,
perchè possedevo una capacità istintiva nel mettere tutto ad incastro
E sì che nel corso dei viaggi le cose
che ti porti appresso sembrano dilatarsi,
man mano che si procede e trascorrono i giorni
Questa volta, tuttavia, malgrado i miei sforzi
qualcosa rimaneva sempre fuori
Ricordo che disfacevo persino il pacco
con gli ingredienti per la torta
e poi non riuscivo più a mettere a posto le cose
nel loro ordine precedente

e il coperchio della scatola non si poteva più chiudere in modo perfetto
Insomma, un vero disastro,
e i miei sforzi risultavano vani,
mentre sudavo copiosamente,
direi anzi che il sudore addirittura
mi ruscellava addosso, inzuppandomi la camicia
e facendomi bruciare gli occhi
I miei nuovi passeggeri erano vieppiù impazienti
e scalpitavano, impietosi, con tolleranza zero
Si capiva che avrebbero voluto essere già sul posto della gara,
sotto il gonfiabile di partenza, senza alcun ulteriore indugio
Ma non c'era storia


Ecco è questa la storia del sogno,
la storia é che non c'era storia

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  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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