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13 ottobre 2015 2 13 /10 /ottobre /2015 00:49
Piccola storia senza parole (Mondello Beach, Palermo, ottobre 2015)
Piccola storia senza parole (Mondello Beach, Palermo, ottobre 2015)
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Piccola storia senza parole (Mondello Beach, Palermo, ottobre 2015)
Piccola storia senza parole (Mondello Beach, Palermo, ottobre 2015)

Piccola storia senza parole (Mondello Beach, Palermo, ottobre 2015)

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8 ottobre 2015 4 08 /10 /ottobre /2015 09:12
Dalle stelle alle stalle. Per una storia semiseria della Copromantica
Dalle stelle alle stalle. Per una storia semiseria della Copromantica

La Copromanzia di antichi riti

prevedeva che gli aruspici divinassero,

osservando la forma degli escrementi dei propri adepti

in incubazione

 

Si cercava di vedere il futuro nelle cose ultime

e senza apparente valore:

e gli escrementi con il loro correlato olfattivo

erano l'ultima delle cose ultime,

ma nello stesso tempo con il loro impatto sensoriale

attivavano nel copromante la parte più profonda ed antica del cervello,

introducendolo nell'estasi sciamanica

dalle valenze profondamente conoscitive

 

Da qui l'efficacia della pratica divinatoria escrementizia

 

Nel riuale della copromanzia,

la Scatologia

assurgeva così ad escatologia

e a discorso sulle cose ultime e sui nostri destini

 

Altri, tuttavia, pensavano che questa pratica fosse eretica

e bollarono i copromanti

come persone dedite alla coprolalia,

se non addirittura alla coprofagia e alla coprofilia

 

Arrivarono i medici scientisti e dissero

con oltraggioso piglio posistivista

che costoro - i copromanti -

fossero ammalati e sofferenti d'una speciale sindrome:

Gilles de La Tourette, la chiamarono

 

Poi, vennero altri a sostenere che gli escrementi andassero messi

nel ciclo della vita e della morte

e che, per ciò stesso, come parte essenziale (non esiziale)

della fenomenologia dell'eterno ritorno

andassero nobilitati e rimessi nel ciclo

E rimase celebre la preghiera di Jacopone da Todi,

O Signor, per cortesia,

nella quale, preconizzando egli d'essere divorato da un lupo,

come forma estrema di penitenza, si augurava anche che

l'arliquie sua fosse trasformata en cacatura

[un ventr'i lupo en voratura
e l'arliquie en cacatura
]

 

Ma costoro non riuscirono a trovare un accordo

con la scienza ufficiale:

rimasero rigidamente nel ruolo di eretici,

non accettando compromesi galileiani,

e, a conclusione d'una plurisecolare diatriba,

poichè non vollero abiurare le proprie credenze,

vennero messi al rogo

 

Altri, pur protestando,

vennero considerati dei parafilici DSM DOC,

e internati per sempre

in manicomio

 

Ma questa è tutt'altra storia

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24 settembre 2015 4 24 /09 /settembre /2015 10:00
La mucca e la porta murata

(Maurizio Crispi) Una mucca nera se ne sta ostinatamente ferma nei pressi di un antico portone murato.
Il cartello con la scritta "Vietato entrare" e il correlato simboletto di "pericolo" appaiono come una ridondanza comunicativa, visto che - salvo ad essere provvisti di una grossa mazza, di un palanchino gigantesco o di una carica di esplosivo - non c'è alcuna possibilità di transitare (break through) attraverso quel passaggio, aprendosi una breccia, come la famosa "Breccia di Porta Pia".
Vedere la mucca starsene ferma accanto al portone fa pensare.
Sembrerebbe quasi che la pia bovessa avvertendo l'attrattiva di succosi pascoli all'interno, indugi al limitare della soglia, aspettando che, per un qualche miracolo, nella cortina muraria si apra un passaggio.

Forse anche la mucca avverte le vibrazioni del genius loci racchiuso all'interno della muraglia.
E ciò a dimostrazione che il passaggio delle soglie delle wellsiane "door in the wall" sia universale...
Ma - naturalmente - questa è tutta una mia elucubrazione di stampo letterario, perchè si sa che la frequentazione della letteratura induce a fare dei salti pindarici e delle improbabili associazioni - probabilmente la mucca - e qui é di nuovo la letteratura ad entrare in campo con Hemingway - ha solo trovato una sua "querencia", cioè un luogo dal quale potrebbe risultare molto difficile farla sloggiare.

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24 settembre 2015 4 24 /09 /settembre /2015 06:44
L'albero-orecchio ci ascolta

L'albero-orecchio è sempre lì.

Noi cresciamo, invecchiamo, ci raggrinziamo, moriamo.

E l'Albero-Orecchio è sempre lì, sempre intento ad espandersi e a divenire più grande e più possente, moltiplicando le radici che lo sostengono e che diventano a loro tronchi.

E, intanto con quel suo gigantesco orecchio ascolta ciò che il mondo ha da dirgli.
Quando gli passate accanto, ricordate sempre di dirgli una parolina di saluto.
Oppure, se volete, potete andargli vicino e confidargli a bassa voce i vostri segreti e le vostre piccole pene.
Lui saprà ascoltarvi, con quel suo orecchiaccio di legno...

Alcuni si chiedono se quell'orecchio sia stato sempre lì, si dai primi anni di vita dell'Alberorecchio, anche quando non era visibile ad occhio nudo, oppure se non sia spuntato in tempi successivi della lunga vita del gigante che, da un certo punto in avanti, era divenuto avido di contatti con noi umani.

Nessuno potrà mai dirimere un tale quesito.

Io appartengo alla prima corrente di pensiero e voglio pensare che l'orecchiaccio ci sia stato sempre.

L'albero-orecchio ci ascolta
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10 luglio 2015 5 10 /07 /luglio /2015 06:31
La bella storia di Cecio Felicio e di Agata Patata

In un campo sterminato e assolato
viveva un cecio da tutti rispettato
era bello sfrontato e pure macho
tutti lo chiamavano Felicio...

Nto campo sterminatu e assolato
viveva un cecio 'i tutti rispittato,
era beddu, sfruntatu e puru macho
e tutti 'u chiamavano Felicio...

(Dalla traduzione di Pietro Attinasi)

Il libricino "Cecio Felicio e Agata Patata", scritto da Ernesto Maria Ponte e Salvo Rinaudo con le deliziose illustrazioni del fumettista Sergio Algozzino, edito dalla casa editrice Arianna di Geraci Siculo nel 2012, è scritto in rima in dialetto siciliano e tradotto da Pietro Attinasi.

Il libro altro non è che una favola per grandi e piccini che mette in risalto le radici popolari di una tipica ricetta tradizionale ovvero della combinazione di panelle e di crocchè (cazzille), facendolo attraverso il dialetto siciliano, in tutte le sue variegate sfaccettature fonetiche.
I due protagonisti sono Cecio Felicio ed Agata Patata: i due si incontrano in un orto dove iniziano a frequentarsi e amoreggiare fino a quando il contadino li raccoglie e li vende al mercato.
Felicio diventa così farina per panelle , mentre Agata viene trasformata in purè per crocchette: i due innamorati, quindi, dopo che ormai avevano perso ogni speranza di riincontrarsi dopo la brutale separazione, si ritrovano nella panelleria cittadina da Za Gaetana, coronando così il loro sogno d'amore abbracciati in un panino con cazzille e panelle.
E' una bella favola - divertente ed amena - che contiene in sé una celebrazione di uno dei più celebrati street food palermitani.

Tempo di lettura globale, per apprezzare le rime in siciliano e le belle illustrazioni: non più di 15 minuti.

Per chi non conosce il dialetto siciliano (in verità lievemente edulcorato ed italianizzato) è disponibile, a fine volume, la traduzione in lingua italiana.

Si impiega più tempo a leggere le doviziose note sugli autori.

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9 luglio 2015 4 09 /07 /luglio /2015 06:29
Il Messaggero

Un ratto avventuroso si mosse dalla sua tana, in un luogo sicuro, e venne allo scoperto nella Giungla metropolitana, esposto al caldo sahariano di un'estate precoce e ai mille pericoli del Mondo di Sopra.

Si incamminò lungo una via e vide che quella città di sopra che ben poco conosceva, poichè la vedeva soltanto di notte, quando di soppiatto veniva fuori alla ricerca di cibo, era sporca e piena di rifiuti maleodoranti, prossimi alla putrefazione.

Le sue vibrisse tremarono di piacere, il nasino umido palpitò: ma volle resistere al richiamo dell'istinto che lo avrebbe spinto ad avventarsi su quelle montagne di cibo.

Piuttosto, voleva avvisare qualcuno, chiedere aiuto, lo squallore della città pervadeva il suo folto pelo e penetrava nella sua carne e nelle sue ossa.

Percorrendo la via lungo la quale si era incamminato sarebbe giunto alla casa di un un uomo potente che governava tutta la città di sopra, così come il Decano dei Ratti governava la città di sotto.

Avrebbe voluto portargli un messaggio, chiedendogli di pulire meglio la bella città di sopra, anche al costo di ridurre la quantità di succulente prelibatezze che lui e il suo popolo avrebbero potuto trovare scavando nelle montagne di rifiuti e di spazzatura abbandonati.

Il suo senso estetico ne era profondamente offeso: in fondo il ratto-messaggero aveva studiato le Belle Arti nel Mondo di Sotto.

Il suo empito tuttavia rimase senza esito: morì sopraffatto dalla calura molto prima di arrivare nei pressi della casa di quell'uomo potente.

E rimase lì, sul nudo cemento, morto stecchito ad incartapecorirsi al sole e il suo messaggio rimase lettera morta.

La carcassa di un ratto morto in Via Principe di Paternò, a Palermo. A chi tocca rimuovere le carogne degli animali? Non spetta più a nessuno: non c'è a quanto pare un servizio preventivo, ma solo su chiamata da parte del cittadino. Un tempo gli animali morti venivano raccolti da una categoria di lavoratori specializzati nel settore della produzione artigianale di colla. E tutto faceva brodo... Come anche le deiezioni solide degli animali venivano immesse nel circuito delle fabbriche artigianali di lavorazione e colorazione delle pelli. La modernizzazione disturba degli equilibri e trasforma cose prima considerate utili e tali da alimentare dei circuit lavorativi e produttivi minimali, in prodotti di scarto di cui nessuno vuole più occuparsi.

La carcassa di un ratto morto in Via Principe di Paternò, a Palermo. A chi tocca rimuovere le carogne degli animali? Non spetta più a nessuno: non c'è a quanto pare un servizio preventivo, ma solo su chiamata da parte del cittadino. Un tempo gli animali morti venivano raccolti da una categoria di lavoratori specializzati nel settore della produzione artigianale di colla. E tutto faceva brodo... Come anche le deiezioni solide degli animali venivano immesse nel circuito delle fabbriche artigianali di lavorazione e colorazione delle pelli. La modernizzazione disturba degli equilibri e trasforma cose prima considerate utili e tali da alimentare dei circuit lavorativi e produttivi minimali, in prodotti di scarto di cui nessuno vuole più occuparsi.

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24 maggio 2015 7 24 /05 /maggio /2015 05:28
Il gioco della calzetta puzzolente. Our favourite family gameIl gioco della calzetta puzzolente. Our favourite family game
Il gioco della calzetta puzzolente. Our favourite family game
Il gioco della calzetta puzzolente. Our favourite family gameIl gioco della calzetta puzzolente. Our favourite family gameIl gioco della calzetta puzzolente. Our favourite family game

L'altro giorno con mio figlio Francesco abbiamo iniziato il "gioco della calzetta puzzolente".

Ciò é accaduto del tutto casualmente, poiché - avendo prurito ai piedi - mi ero sfilato le mie calzette da running e, come si usa fare goliardicamente - gliele ho lanciate addosso con mira perfetta. Lui si è divincolato per evitare di beccarsele sulla faccia e ha lanciato un grido di teatrale disgusto. E me le ha rilanciate, cercando di evitare di toccarle direttamente.

Gli scambi e i lanci sono continuati con risa e sollazzo.

Alla scaramuccia era presente il piccolino Gabriel Babacino che si è divertito un mondo e, a un certo punto, ha voluto partecipare anche lui al lancio delle calzette "puzzolenti".

E siamo andati avanti ancora per un po'.

Da allora, appena Gabriel mi vede con e calze ai piedi, mi dice "Calzetta! calzetta!" ed esige che io mi sfili le calzette ai piedi per dare inizio al gioco.

Per lui è specialmente esilarante tirarle addosso a Maureen che, nel riceverle e nel divincolarsi, è particolarmente reattiva e teatrale.

Il gioco del lancio delle calzette puzzolenti può andare avanti a lungo, senza noia.

E' semplicemente esilarante, anche perché infinite possono essere l evariazioni del disgusto...

Raccomandazioni: per mettere in scena tale gioco, non si può farlo per finta: le calzette debbono davvero essere ben stagionate e odorose. Si prestano particolarmente bene allo scopo i calzini tecnici da corsa, specie se indossati per 3 o 4 uscite di seguito, senza lavaggi intermedi.

Provateci anche voi e il divertimento è assicurato!

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14 maggio 2015 4 14 /05 /maggio /2015 17:52
(foto di Maurizio Crispi)

(foto di Maurizio Crispi)

Sotto la panca la Frida campa...
E' furba lei - la Frida - sulla panca non ci sale mai...
E io stesso, del resto, come misura scaramantica passo sotto la panca qualche ora al giorno.
Mai sulla panca, sempre sotto la panca, sì!

Qualche ore di sotto-la-panca al giorno leva il medico di torno

I sotterranei della panca: ottimo rimedio contro Ebola e contro la pioggia atomica.

Provare per credere.

Alcuni scioglilingua italiani

  • Sopra il palazzo c'è un cane pazzo, date a quel pazzo cane un pezzo di pane.
  • Trentatré trentini entrarono a Trento, tutti e trentatré di tratto in tratto trotterellando.
  • Sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa.
  • Una platessa lessa lesse la esse di Lessie su un calesse fesso.
  • Date del pane al pazzo cane, date del pane al cane pazzo
  • Tre tigri contro tre tigri
  • Ma fossi tu quel barbaro barbiere che barbassi quella barba così barbaramente a piazza Barberini.
  • Apelle figlio d'Apollo fece una palla di pelle di pollo, tutti i pesci vennero a galla per vedere la palla di pelle di pollo fatta da Apelle figlio d'Apollo.
  • Li vuoi quei kiwi?
  • A quest'ora il questore in questura non c'è.
  • Se oggi seren non è, doman seren sarà, se non sarà seren si rasserenerà.
  • Tito, tu m'hai ritinto il tetto, ma non t'intendi tanto di tetti ritinti.
  • Ti che te tacchet i tacc', tacchem i tacc'! Chi?! Mi, taccat' i tacc' a ti, che te tacchet i tacc'. taccheti ti i tó tacc', ti che te tacchet i tacc.'
  • Se l'arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescoviscostantinopolizzasse, vi disarcivescoviscostantinopolizzereste voi come si è disarcivescoviscostantinopolizzato l'Arcivescovo di Costantinopoli?''
  • Sono un setacciasassi, ho un setaccio di sassi setacciati e un setaccio di sassi non setacciati, perché sono un setacciasassi.
  • Sopra al terrazzo, c'è un cane pazzo, te' pazzo cane, sto pezzo di pane.
  • Una rana nera e rara sulla rena errò una sera.
  • In un coppo poco cupo, poco pepe pesto cape.
  • Oh che orrore oh che orrore, ho visto un ramarro verde su un muro marrone.
  • Tre stecchi secchi in tre strette tasche stanno.
  • A che serve che la serva si conservi la conserva, se la serva quando serve non si serve di conserva?
  • Ier' ser' Arafat me dicett' nu fatt'... Ier' ser' Arafat... Che fatt' ier' ser' me dicett' Arafatt?...'
  • 10 limoni 100 limoni 1000 limoni velocemente
  • sono pazzo del pezzo del palazzo andai nel razzo ciao pezzo
  • Andavo a Lione cogliendo cotone, tornavo correndo cotone cogliendo.
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29 aprile 2015 3 29 /04 /aprile /2015 06:57
Il contrapasso del Subdolo ArtigliereIl contrapasso del Subdolo Artigliere
Il contrapasso del Subdolo Artigliere
Il contrapasso del Subdolo ArtigliereIl contrapasso del Subdolo Artigliere

(Maurizio Crispi) I "subdoli artiglieri" sono tra noi... (e se qualcuno ricorda, ne ho già scritto in passato).

In qualsiasi situazione "pubblica" essi non esitano a sganciare il proprio carico di flatulenze, ammorbando l'aria...

Nella loro etica c'è quasi la compulsione a liberarsi dei propri gas mortiferi, miasmi fetidi e quant'altro soprattutto in presenza di una moltitudine.

In queste circostanze, c'è da parte loro il piacere aggiunto di osservare i comportamenti di coloro da cui sono attorniati e che ricevono l'impatto dell'invisibile nuvola olfattiva.

C'è in quei volti e in quei corpi tutta una semiologia che essi si sono abituati cogliere nelle più sottili sfumature, come narici che si dilatano all'improvviso, occhi che ruotano, espressioni di disgusto che passano come nuvole, espressioni di sospetto che inquinano una conversazione distesa, improvvisi irrigidimenti del cropo e tentativi di distanziarsi d aun invisibile nemico che sembra aver sferrato il suo attacco da ogni lato.

Il subdolo artigliere è un fine semiologo e gode del disagio che egli stesso ha indotto negli altri e, nello stesso tempo, si mimetizza, utilizzando a tal fine lo stesso repertorio di segni e gesti, sottolineando così di essere anche lui una delle "vittime" dell'attacco volatile, ma assolutamente letale.

Ma, in alcuni casi, succede che il subdolo artigliere è vittima di se stesso: e ciò accade, quando - per alchimie strane - i sentori delle sue loffie rimangono attaccate ai suoi abiti. E allora succederà che mentre egli si allontana trionfante dalla scena del crimine (tanto più gloriosamente, quanto più affollato era il luogo), il puzzo lo accompagni con un persistente alone olfattivo, letteralmente "appiccicato" ai suoi abiti (non è ancora stato fatto uno studio valido e scinetificamente attendibile che dia spiegazioni sufficientemente esaurienti relativamente all'atttivarsi di tale fenomeno): e ciò decreta la fine della strategia mimetica del subdolo artigliere, almeno per una volta, esponendolo al disprezzo altrui e all'ostracismo.

Ad ognuno il suo contrapasso...

Che, in questo caso, tuttavia, è ben poca cosa e non possiede una funzione autenticamente pedagogica, né é tale da portare alla redenzione. Il subdolo artigliere, infatti, in altri contesti e con altre persone nei cui confronti egli sia ancora illibato (olfattivamente parlando), tornerà ad esprimersi con grande goduria...

Il subdolo artigliere ritorna sempre sulla scena del delitto e ripetutamente mette alla prova le sue vittime designate...

In questo senso, si può senz'altro dire che il subdolo artigliere sia prigioniero di una coazione a ripetere...

L'articolo linkato qui di seguito, rappresenta di questo post il necessario ed imperdibile antefatto (con tutte le definizioni e i riferimenti bibliografici di prammatica).

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17 marzo 2015 2 17 /03 /marzo /2015 06:02
L'uomo delle istruzioni

L'"uomo delle istruzioni": si tratta di un peculiare personaggio ausiliario che, nelle grandi metropoli, è preposto a fornire istruzioni e indicazioni sui percorsi urbani, utilizzando nell'espletamento di questo suo compito di utilità sociale modalità assolutamente in contrasto con la tendenza oggi imperante e sempre più diffusa di fare uso di dispositivi smartphone e navigatori satellitari vari per orientarsi (utili strumenti, ma che alla lunga finiscono per atrofizzare il cervello).

Ogni uomo delle istruzioni offre le indicazioni su di un particolare percorso (ma all'occorrenza può anche lanciarsi in territori sconosciiuti).

Può essere convocato per mezzo di uno speciale numero verde e si presenterà puntuale all'indirizzo richiesto, pronto a condurre i suoi clienti dove vogliano.

L'uomo delle istruzioni non parla, al massimo di tanto in tanto bofonchia.

Ma non ha bisogno di essere capito in questi suoi farfugliamenti senza senso.

Tutte le istruzioni sono scritte fittamente in modo approfondito step by step, passo dopo passo, su di un foglio che nasconde il suo volto come una tendina.
Segue o precede i suoi clienti ma sempre con le istruzioni scritte in buona evidenza, sicché essi possano di volta in volta leggere le istruzioni, per dirimere dubbi ed incertezze sulla retta via da percorrere e di evitare di trovarsi impatanati in strade senza uscita, vicoli ciechi e luoghi oscuri.

L'uomo delle istruzioni è una varietà di Virgilio, con funzione preventiva: il suo scopo è dievitare che i suoi clienti si ritorvano a brancolare nella "selva oscura"...

Nel suo persistente ed enigmatico silenzio di parole dette, c'è una ragione precisa: per svolgere al meglio il suo compito, l'uomo delle informazioni, non ci deve mettere nulla di personale.

E, qundi, per questa stessa ragione, può consentirsi il lusso - e il piacere - di nascondere il proprio volto, dietro un vello fitto di informazioni.

Le istruzioni, solitamente, egli le copia in bella grafia, prima di uscire da casa, direttamente da Google Map, una volta appurato qual'è l'itinerario che il suo cliente vuole seguire: ma questo dettaglio non lo sa nessuno, poichè il suo servizio viene presentato come l'opposto di una attività da "nativo digitale".

All'occorenza, l'uomo delle istruzioni può trascrivere le mappe dei percorsi in cinese e in aramaico antico.

Ha raccolto dei giudizi positivi e delle recensioni assolutamente lusinghiere su TripAdvisor e i suoi servizi sono sempre più richiesti.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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