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15 aprile 2021 4 15 /04 /aprile /2021 22:03

La sera stavano distesi sulle loro brande (...) ammazzavano il tempo infiammando scorregge, cosa che ai loro occhi era "uno sport nazionale svevo".
Eisbrand spiegò a Fussman come funzionava: "Ti stendi sulla branda su di un lato, pieghi la gamba come fanno i cani mentre tieni un accendino acceso vicino ai pantaloni. Ne molli una e il gas che fuoriesce dalla stoffa si infiamma, capi'?"
Il fenomeno ricordava il lancio di un razzo e, a seconda della quantità e della spinta dei gas si potevano osservare delle notevoli fiammate. Eisbrand era il detentore del record assoluto. Dopo una 'fagiolata'aveva mandato un'imponente 'fiaccola' di più di venti centimetri, ma da allora la sua "rosellina" gli bruciava come il fuoco.

"Bruciatura di terzo grado all'ano", queste le parole del dottor Leimtraut che con Eisbrand lesinava sulla pomata per ferite.

da Thor Kunkel, Pornonazi, Fazi Editore, p. 349

scorreggia infuocata (internet)

Questo passaggio (dal romanzo "Pornonazi") che ha suscitato la mia ilarità mi ha fatto ricordare due episodi.

In uno, molti anni fa - ero ancora studente - ero a casa di amici inglesi a Sheffield nello Yorkshire. Eravamo riuniti nel soggiorno, la mia "fidanzata" di allora, la sorella e il ragazzo di lei, e altri. Si parlava del più del meno e si mangiavano dei dolciumi posti in apposite ciotole. All'improvviso nel bel mezzo della conversazione, il ragazzo della sorella che era un tipo lungo e allampanato con i capelli lunghi e sottili tenuti assieme in una coda si alzò improvvisamente in piedi, levò il alto il braccio con il dito indice teso verso il soffitto e lampiò un pirito (o peto) potente e rumoroso (di quelli che si possono definire "sfardalenzuoli"), dopo di che si sedette - nell'indifferenza generale - e continuò la sua conversazione.
Nel secondo episodio di non molto tempo dopo (anche qui ero ancora studente), stavamo facendo una cena casalinga tra amici (frequentavo allora  una compagnia di un mio cugino, ed erano tutti più giovani di me di qualche anno). All'improvviso uno di loro (ricordo chi,ma non dirò il nome) si alzò da tavola e si buttò a terra di schiena, allargando e sollevando le gambe le gambe.
"Presto, fate presto! - disse - Datemi un accendino!".
Qualcuno glielo porse con concitazione e lui lo prese, lo portò vicino alla cucitura del cavallo dei pantaloni lo accese e ... una fiamma colorata di arancione si dipartì dal suo culo, una vera e propria vampa (ma senza alcun rumor di tuono): un effettaccio pirotecnico! E ci furono sghignazzate e meraviglia, ovviamente.
D'altra parte in  quegli anni la "scienza" delle scorregge e la loro frequentazione  ludica era parte del gioco. E, in fondo, si trattava di un'attività sociale...a cui nessuno poteva sottrarsi... in applicazione del ben conosciuto proverbio la cui formula base, pur con tutta una serie di varianti, era "Chi non piscia in compagnia o fa il ladro o fa la spia".

In tema vedi anche i seguenti articoli

Alla partenza di una maratona i subdoli artiglieri sono tra noi (30 aprile 2015)

Il contrapasso del subdolo artigliere (2015)

Vanvere e piritere: così sappiamo cosa stiamo facendo quando parliamo a vanvera (2013)

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15 aprile 2021 4 15 /04 /aprile /2021 11:08
Il simbolo del rischio biologico

"Pandemia" di Lawrence Wright (titolo originale: The End of October, nella traduzione di Elena Cantoni e pubblicato da Piemme nel 2020) è un ottimo romanzo scritto da un premio Pulitzer per il giornalismo d'inchiesta
Già, perché in una cornice fiction, contiene tutte le tematiche che ruotano attorno ad un evento pandemico e all'evento pandemico che ci afflige in particolare.

"Pandemia" è un thriller attualissimo sulle conseguenze devastanti di una pandemia. Così viene presentato dalla casa editrice quest'opera fiction da parte del giornalista statunitense Lawrence Wright, già insignito del Premio Pulitzer nel 2007, autore del saggio-inchiesta "Le altissime torri" sull'attentato alle Twin Towers e di un saggio sul terrorismo nel XXI secolo a partire da Osama Bin Laden.
Wright è avvezzo al giornalismo d'inchiesta e in quest'opera non tradisce la sua vocazione. Infatti, pur essendo l'impianto dell'opera di tipo fictional, tuttavia egli trasfonde nelle sue pagine una documentata conoscenza sulle diverse tematiche che sono state attivate dall'attuale pandemia da Covid 19. In questo senso, se da un lato si presenta nella confezione di un "medical thriller", dall'altro lato introduce temi di attualità politica con una mascheratura "fantapolitica".
La specifica pandemia di cui si tratta nel romanzo è fiction, mentre i meccanismi della diffusione, i tentativi di arginarla, i dibattiti politici, i tentativi di minimizzare o di amplificare, le menzogne e le finte verità, gli scontri tra nazioni sino alle più vivaci tesi complottiste hanno le loro radici nell'attualità.
Mi sono accostato a "Pandemia" per curiosità ed anche per tenermi aggiornato sul tema: avendo già letto con grande foga ed interesse "Spillover" di Quanmen devo riconoscere che è davvero notevole lo sforzo di Wright nel costruire un romanzo, per così dire, didascalico e quasi pedagogico sull'argomento attualissimo delle pandemie.
Ma devo anche riconoscere che come romanzo gli manca qualche ingranaggio, nel senso che il meccanismo narrativo non è fluido e, a volte, sembra incepparsi: forse proprio perché l'autore non riesce a discostarsi dal suo obiettivo pedagogico ed informativo, mettendo in scena dei personaggi che rimangono sostanzialmente asettici e privi di anima.
Ne suggerisco la lettura,in ogni caso, soprattutto se abbinata a "Spillover" che, per quanto saggio ed inchiesta giornalistica, si legge davvero come un romanzo.

Lawrence Wright, Pandemia, Piemme, 2020

(Dal risguardo di copertina) All'Assemblea Mondiale sulla Salute a Ginevra viene presentato il caso di una strana influenza sviluppata da poco in un campo profughi a Giacarta, dove nel giro di poche ore si sono verificati 47 decessi. Il dottor Henry Parsons, un epidemiologo di fama mondiale, decide di partire per l'Indonesia dove trova uno scenario apocalittico. Capisce che si tratta di un virus ignoto, letale e caratterizzato da una diffusione rapidissima. Quando viene a sapere che il suo autista è partito per un pellegrinaggio alla Mecca, dove ci sono più di tre milioni di pellegrini, intraprende una corsa contro il tempo per trovarlo e metterlo in isolamento. Ma è troppo tardi. Mentre l'epidemia ormai si sta diffondendo in tutto l'Occidente, tra le due grandi potenze mondiali, Stati Uniti e Russia, la tensione è alta. È vero che questo virus mortale è stato creato in laboratorio dalla Russia con lo scopo di scatenare un conflitto e ristabilire la propria egemonia in Medio Oriente? E che ruolo hanno le armi chimiche nella diffusione di questo tipo di virus?

 

L'autore. Lawrence Wright è un giornalista del New Yorker, drammaturgo, sceneggiatore e autore di dieci libri di saggistica, tra cui Le altissime torri (Adelphi), con il quale ha vinto il Premio Pulitzer nel 2007.
Ha insegnato all'Università del Cairo in Egitto. Vive con la moglie ad Austin, in Texas.

 

 

 

 

 

Lawrence Wright racconta il suo thriller profetico

 

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26 marzo 2021 5 26 /03 /marzo /2021 12:28
Luca Ricolfi, La notte delle ninfee, La Nave di Teseo, 2020

Nel panorama variegato dei numerosi saggi sinora usciti sulla Pandemia nella quale siamo tutt'ora impantanati (e forse solo ora cominciamo a vedere la luce alla fine del tunnel) spicca particolarmente per il suo vigore espositivo La notte delle ninfee. Come si malgoverna un'epidemia, saggio di Luca Ricolfi (uscito in libreria a gennaio 2021 per i tipi di La Nave di Teseo): non a caso, Luca Ricolfi, in quanto persona che parla fuori dai luoghi comiuni e che espone le sue idee non sulla base di opinioni, ma di fatti comprovati e supportati dalla scienza statistica, è considerato una delle "Cassandre" italiane nel generale appiattimento determinato dalla retorica governativa a proposito del fatto che con le misure intraprese "stesse andando tutto bene" (ed era "eretico" chi si discostava anche di poco da questa verità).
Ricolfi sostiene, con l'ausilio delle leggi della statistica, che le scelte governative sono state lente ed impacciate, che non hanno rispettato una tempistica rigorosa, che sono state contraddistinte da temporeggiamenti e ritardi, laddove sarebbero serviti interventi ben radicali di quelli che sono stati varati.
A partire dalla metafora iniziale, quella appunto dello stagno infestato dalle ninfee (cui si ispira il titolo del libro) e del modello matematico che ne deriva, mostra gli errori che sono stati fatti e come si sarebbero potuti evitare. E' molto interessante, ad esempio, il raffronto tra quello che è accaduto in Italia e quanto si è verificato in Germania al tempo della prima fase della pandemia (con pochi morti in confronto al numero degli infetti, rilevati). Ricolfi sostiene che, da un lato, la strategia iniziale avrebbe dovuto essere quella di fare molti, moltissimi, tamponi, mentre all'inizio - a parte l'anomalia, da alcune parti contestata, di Vo' Euganeo e della Regione Veneto - i tamponi sui soggetti asintomatici erano sistematicamente scoraggiati.
L'altro indicatore importante - sempre secondo Ricolfi - da tenere sotto controllo è il numero dei morti giornalieri: quando le vittime crescono a dismisura i giochi sono già stati fatti, in altri termini.
Alla luce delle statistiche e dei grafici comparativi con quanto è accaduto altrove, Ricolfi sostiene che il lockdown "duro" subito sarebbe stato la migliore ricetta, proprio per evitare successive derive incontrollabili.
E, secondo il suo ragionamento, anche una settimana di anticipo su certi provvedimenti, può fare una profonda differenza.
Per molti motivi, le misure più efficaci sono quelle - secondo il nostro autore - che attenuano il senso di paura delle persone: più che la semplice riapertura di alcune attività, sono proprio queste quelle che inducono la gente e a consumare di più. Quindi: efficace tracciamento, molti tamponi, attenzione sanitaria elevata e capacità di trattamento potenziata il più possibile, oltre a miglioramento e potenziamento del sistema dei trasporti, per evitare il sovraaffollamento.
Quando Ricolfi scrive e dà alle stampe il suo volume, siamo alle soglie di Dicembre: e l'autore commenta amaramente che ben poco il Governo ha fatto per creare le premesse per una risposta veramente efficace oppure per anticipare il più possibile le misure di lockdown.  Quando l'ha fatto , anche in autunno, i buoi erano già usciti dalle stalle, per così dire, e i morti erano già aumentati a dismisura.
Al contrario, il governo ha posto una fiducia quasi salvifica nell'arrivo dei vaccini, mentre ben di più avrebbe potuto fare se avesse agito con maggiore efficacia prima: Ricolfi parla di diverse decine di migliaia di morti in meno, se si fossero prese le decisioni giuste.
Aggiungo io, e mi trovo sulla stessa linea di Ricolfi, che in Italia ha purtroppo dominato la retorica, mentre la burocrazia ci ha messo costantemente lo zampino, assieme all'incapacità di creare un'unitaria strategia, fondata su coerenza operativa e su una piena sintonia tra governo centrale e Regioni.
Insomma, il saggio di Ricolfi è da leggere per chiarirsi le idee, abbandonando idee preconcette o "di regime" su di un tema su cui i media procedono utilizzando solo luoghi conuni e formule trite e ritrite.

(soglie del testo) L'autore vi spiega anche in questo libro perché i nostro Natale poteva essere diverso: si tratta di un indagine basata su dati rigorosi che smaschera gli errori italiani nella gestione dell'epidemia.
“Come andranno le cose? L’ottimismo della volontà mi fa sperare che, finalmente, si cambierà strada, e si guarderà con più attenzione al modello dei paesi che hanno avuto successo nella lotta al virus. Ma il pessimismo della ragione mi avverte: l’attesa messianica del vaccino avvolgerà tutto e tutti, quasi niente cambierà davvero, nessuno sarà chiamato a rispondere delle sue azioni. Né ora né mai”.
Luca Ricolfi, dal suo osservatorio della Fondazione Hume, fin dallo scorso febbraio sta studiando i dati relativi alla pandemia e alla sua gestione. Analisi non circoscritta alla sola Italia, bensì allargata sempre all’insieme delle società avanzate, a partire dai paesi europei. Sulla base dei dati – che sono il faro della sua attività – raccolti in questo libro in modo sintetico, ordinato e leggibilissimo, Ricolfi smaschera gli errori italiani nella gestione della pandemia e le conseguenti bugie, volte a nasconderli, di governanti, politici e amministratori.
E giunge a conclusioni che in pochi hanno avuto finora l’attenzione di cogliere:
(1) la seconda ondata era evitabile, tanto è vero che più di un terzo delle società avanzate l’ha evitata;
(2) le omissioni, i ritardi e le incertezze dei governanti ci sono costati decine di migliaia di morti, e decine di miliardi di PIL;
(3) se non facciamo subito quel che avremmo dovuto fare da tempo, altre ondate saranno inevitabili, e il disastro economico completo e difficilmente reversibile.

 

Luca Ricolfi

Lontano da ogni ideologia e fuori dalla assurda dicotomia tra negazionisti e rigoristi, fra aperturisti e paladini dei lockdown, Ricolfi ci dimostra che la tragedia che ci ha colpito avrebbe meritato ben altra gestione, che era possibile farlo e che altrove è stato fatto.

 

L'autore. Luca Ricolfi  (Torino, 1950), sociologo, docente di Analisi dei dati presso l’Università di Torino. Ha fondato la rivista di analisi elettorale “Polena” e l’Osservatorio del Nord Ovest. Attualmente è Presidente e responsabile scientifico della Fondazione David Hume. Fra i suoi libri: Perché siamo antipatici? (2005), Tempo scaduto. Il contratto con gli italiani alla prova dei fatti (2006), Illusioni italiche (2010), Il sacco del Nord (2012), La sfida. Come destra e sinistra possono governare l’Italia (2013), L’enigma della crescita (2014, 2020), Sinistra e popolo (2017), La società signorile di massa (2019, La nave di Teseo).

 

 

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21 marzo 2021 7 21 /03 /marzo /2021 09:32
Matteo Manfredini, I Giorni del Covid. Cronaca di una pandemia, Santelli Editore

  I giorni del Covid. Cronaca di una pandemia (Santelli Editore, 2020), saggio di Matteo Manfredini, giornalista e storico, nonchè esperto in questioni di politologia internazionale,  tenta di tracciare una mappa dell'evoluzione della Pandemia  da Sars-CoV 2 con cui siamo alle prese, da più di anno, in realtà molto di più perché, secondo le evidenze raccolte dall'autore il virus avrebbe preso a circolare sotto traccia sin dalla fine del 2019.
L'attenzione dell'autore si concentra dapprima sulla Cina e degli accadimenti nel lontano Oriente, prendendo in considerazione al tempo stesso i primi deboli passi dell'OMS e i suoi inspiegabili ritardi nell'emanare direttive efficaci e, successivamente, nel dichiarare lo stato di pandemia. E dalla sua narrazione si evince chiaramente che le decisioni prese o non prese a questo livello, ma anche da parte di altri organismi sovranazionali e nazionali, sino ad arrivare agli organi governativi in senso stretto, sono state spesso influenzate da considerazioni di opportunità politica e/o di sudditanza.
Seguendo il percorso del virus, passa poi ad esaminare quando accaduto in Europa e nel resto del mondo.
La scrittura di Manfredini si poggia su di una ricca documentazione, prevalentemente non cartacea, ma rinvenibile nel web (e ogni riferimento è rigorosamente citato nell'apparato di note a pie' di pagina).
Da quel che si comprende, si tratta di una documentazione oggettiva e non confutabile. All'autore, non interessa lanciare atti d'accusa, ma semplicemente tentare di trovare delle chiavi di lettura sui modi in cui si sono evoluti gli eventi nei principali paesi coinvolti.
La sua scrittura è efficace, soprattutto, perché dopo mesi di notizie frammentarie, divulgate nel quadro dell'allarmante "infodemia" che ha fatto da cornice esterna (spesso distorcente) e da "guscio" alla pandemia, era proprio ciò di cui si poteva sentir bisogno, almeno da parte di coloro che non si acconteno delle sbrigative e stereotipate notizie passate dai media, con l'utilizzo di parole "tormentoni" e di luoghi comuni: il tentativo, in altri termini, di tracciare una narrativa coerente e, se possibile anche problematizzante, sugli eventi dai quali siamo stati travolti.
Il racconto dell'Autore si ferma al luglio 2020, quando l'opera è andata in stampa. L'ultimo capitolo prende in considerazione alcuni temi aperti e problematici. Ma non vi è cenno ovviamente - nemmeno in termini di presentimento - degli sviluppi successivi, né tanto meno alla nascita delle varianti virali che hanno complicato il quadro, proprio in contemporanea all'arrivo dello strumento salvifico per eccellenza cioè il vaccino (nelle sue diverse forme farmaceutiche).
L'ho letto con profondo piacere, perché mi ha dato un quadro unitario ed articolato sul susseguirsi degli eventi a partire dall'origine della pandemia sino a tutta la prima metà del 2020.

Da leggere assieme al volume di Luca Ricolfi, La notte delle ninfee. Come si malgoverna un'epidemia (La Nave di Teseo, Collana i Fari, 2021): qui, l'autore, concentrandosi sullo scenario italiano espone con rigore e con il supporto di ragionamenti statistici su tutti gli errori commessi dal Governo italiano nell'affrontare la pandemia. Lo studio di Ricolfi si spinge più avanti, sin quasi alla fine del 2020. E, quindi, è un utile integrazione al saggio di Manfredini.

(Quarta di copertina) Dicembre 2019. Una misteriosa malattia comincia a propagarsi dai mercati di Wuhan arrivando a mettere in ginocchio il mondo intero: quest'inchiesta si propone di ricostruire la diffusione della pandemia dovuta al SARS-CoV-2 (più comunemente conosciuto come Coronavirus Covid-19), analizzando svariate fonti - documenti ufficiali, dichiarazioni governative, rapporti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, articoli - per farle dialogare tra loro e informando chi si è trovato vittima di un'altra pandemia: quella dell'informazione eccessiva, l'infodemia. Perché il ruolo della circolazione delle informazioni, vere e false, è risultato decisivo. Fake news, errori involontari di comunicazione, confusione dovuta a incompetenza e paure, dibattiti poco limpidi tra scienziati sono spazzati via per dare un quadro più organizzato e preciso di tutta la situazione fino a fine luglio 2020, al termine della fase acuta in Italia ed Europa. Per rileggere gli avvenimenti con chiarezza e scrutare un futuro ancora difficile da decifrare.

Matteo Manfredini

L'Autore. Matteo Manfredini (1982),nato e cresciuto a Carpineti si è laureato in Scienze Politiche a Parma, nel 2006. Ha studiato in Francia, in Australia e in Germania e da 10 anni vive a Bruxelles, dove lavora alla Casa della Storia Europea, presso il Parlamento Europeo. Ha collaborato per alcuni anni con la rete televisiva belga TV Brussel, dove ha condotto una rubrica di cultura e arte. Da anni scrive su diverse testate locali. Appassionato d’Oriente viaggia spesso in Asia. Suona il banjo nel gruppo belga The Rolling Fork.

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2 marzo 2021 2 02 /03 /marzo /2021 06:49
Alessandro Baricco, Quel che stavamo cercando

Vagabondando con lo sguardo sui banchi di esposizione della libreria che frequento ho scorto un libro di Alessandro Baricco, indubbiamente da poco uscito. Si tratta di uno smilzo volume con il titolo "Quel che stavamo cercando" (Feltrinelli, 2021).

Incuriosito l'ho preso e l'ho sfogliato per scoprire che vi si parlava di Pandemia e di Coronavirus: le soglie del testo ridotto al minimo, motivo per il quale per capire di cosa si si trattasse occorreva subito addentrarsi nel testo.

Brevi pensieri alcuni di poche righe soltanto, altri estesi nello spazio di una pagine. In tutto 33 frammenti di pensieri (e di riflessioni), ispirati alla situazione attuale. Subito l'ho fatto mio e l'ho letto velocemente.
Si potrebbe dire che Baricco abbia voluto tracciare una possibile "metafisica" della pandemia.
Nell'evolversi delle sue riflessioni e nel suo frequente ritornare a punti già trattati ma esaminati sotto angolature differenti, la pandemia travalica la realtà ed entra nell'immaginario collettivo come vero e proprio "mostro mitologico" secondo un meccanismo costruttivista.
La pandemia sarebbe dunque una sorta di iper-costrutto oppure anche un "costrutto dei costrutti".
Nei suoi incisivi frammenti Baricco offre degli spunti quasi di meditazione ed afferma anche che siamo noi stessi, gli "Umani", ad aver creato le premesse della pandemia intesa come mostro archetipico e pervasivo, essendoci posti nella posizione di avere voluto il suo arrivo e il suo insediarsi nella nostra vita (la pandemia, dunque, "come ciò che stavamo cercando").
"...bisognerebbe dunque provare a pensare la pandemia come a una creatura mitica. Molto più complessa di un semplice evento sanitario, rappresenta piuttosto una costruzione collettiva in cui diversi saperi e svariate ignoranze hanno spinto nella stessa direzione. (...) ... tutto ha lavorato per generare non un virus ma una creatura mitica che dall'incipit di un virus si è impossessata di ogni attenzione, e di tutte le vite del mondo. Prima e più velocemente della pandemia é quella figura mitica che ha contagiato l'intero mondo. Quella è la vera pandemia: riguarda l'immaginario collettivo prima che i corpi degli individui" (ib, frammento 14, corsivo nel testo).
Interessante lettura, soprattutto perché in modo piuttosto ardito fornisce degli spunti di riflessione, e su alcuni dei frammenti (da annotarsi) converrà ritornare di quando in quando. In qualche misura lo sforzo elaborativo di Baricco consente di gettare una luce di comprensione, del resto sul fenomeno dilagante, già segnalato da molti, della cosiddetta "infodemia" e consente di comprendere perchè - a differenza di quanto sia accaduto con la pandemia influenzale del 1918-19 - in tempo di Covid si sia sia avuta in parallelo con l'evolversi del contagio virale un'impennata nelle pubblicazioni divulgative di tipo sociologico o nell'ambito della narrativa che hanno aggiunto pezzi a questa baricchiana "creatura mitica", intesa come - parasfrasando Baricco - "figura" in cui la comunità dei viventi contemporanei ha organizzato il materiale caotico delle proprie paure, convinzioni, memorie o sogni (ib., frammento 2)
Si legge velocemente (e così ho fatto io), ed è un libro che rimane e da collocare tra i top ten di quelli sinora pubblicati in tempo di Covid.
Si potrà essere d'accordo o no con queste tesi (ed alcuni Baricco non piace per la sua magniloquenza: io stesso non lo colloco tra i miei preferiti), ma questo approccio intellettuale e visionario al problema pandemico è interessante, quantomeno. Qualcosa c'è. A me, personalmente, è piaciuto.

 

 

 

(Nota di presentazione del volume nel sito della casa editrice) Un libro intimo e audace per provare a capire, a leggere il caos, a inventariare i mostri mai visti, a dare nomi a fenomeni mai vissuti. Bisognerebbe provare a comprendere la Pandemia come creatura mitica. Le creature mitiche sono prodotti artificiali con cui gli umani pronunciano a se stessi qualcosa di urgente e vitale. Sono figure in cui una comunità di viventi organizza il materiale caotico delle proprie paure, convinzioni, memorie o sogni.
Ormai sappiamo che la pandemia di coronavirus è molto più di un'emergenza sanitaria. È come se sorgesse dall'universo delle paure che da tempo ormai detta la nostra agenda per soppiantarle tutte, e riscriverle. E se attraverso il mito gli umani generano il mondo, come ci insegna l'Iliade, allora la pandemia è una figura mitica, una costruzione collettiva. Che non significa che sia irreale o fantastica, anzi: si può dire che quasi tutte le scelte, di ogni tipo, fatte dagli umani negli ultimi cinquant'anni ne abbiano creato le condizioni. Così Alessandro Baricco prova a pensare la pandemia, in queste pagine lievi e dense, e ci invita, mentre salutiamo i morti, curiamo i malati e distanziamo i sani, mentre lo sguardo è fisso sul virus e i suoi movimenti, a chiudere gli occhi e metterci in ascolto di tutto il resto – come un rumore di fondo. Ci troveremo un misto di paura e audacia, di propensione al cambiamento e nostalgia per il passato, di dolcezza e cinismo, di meraviglia e orrore. Non perdiamo allora l'occasione per guardare dentro lo choc, per leggerci i movimenti che l'hanno generato e che ci definiscono come comunità. Se avremo il coraggio di affrontare la partita, una partita che ci aspettava da tempo, potremmo trovarci alcune sorprese, potremmo scoprire che questo deragliamento del corpo, personale e collettivo, è destinato a condurci in territori inesplorati, e che «chi ha amato, saprà».

 

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13 dicembre 2020 7 13 /12 /dicembre /2020 09:22
Peter May, Lockdown, Einaudi (Stile Libero Big), 2020

Di Peter May ho letto tutti i romanzi sinora tradotti in Italiano ed anche qualcuno in lingua originale (in mancanza della traduzione).
E' autore di geniali e colte crime story che, riflettono peraltro - quanto ad ambientazioni - le esperienze di vita dello stesso autore con scenari che cambiano dalla Cina, all'isola di Lewis nell'estremo della Scozia alla Francia.
Insomma, dal primo casuale approccio con le scritture di May, dei suoi romanzi non me ne perdo uno.  
Lockdown (nella traduzione di Alessandra Montrucchio e Clara Palmieri) che, pubblicato da Einaudi nella collana Stile Libero Big nel 2020, mi sono affrettato ad acquistare e a leggere , è una bella detective story, ma è attualissimo, perchè si svolge in una Londra devastata da una pandemia, nella quale si respirano cupe atmosfere da grande Fratello.
In realtà, come ci avverte l'autore nella sua prefazione, il libro fu scritto nel 2005, quando era in discussione la possibilità della possibile diffusione su scala mondiale e con andamento pandemico dell'influenza aviaria, proprio in quel periodo. In quel caso, lo scenario peggiore venne scongiurato grazie a drastici interventi per limitare la diffusione dell'agente patogeno dai volatili (in altri termini per abbattere lo spillover), prima  che si generassero ceppi che potessero trasferirisi da uomo a uomo.
Gli editori, quando lessero lo scritto, lo bocciarono e lo ritennero non idoneo, poichè prospettava una situazione troppo cupa e pessimistica, non realistica per di più.
Peter May, in tempo di pandemia Covid, ha tirato quello scritto fuori dal suo cassetto e lo ha riproposto agli editori  che questa volta non lo hanno rifiutato riconscendo in esso una piena attualità.
La devastante pandemia che fa da sfondo al plotnarrativo, è anche - in definitiva - il primum movens di una crime story ben orchestrata, a lieto fine ma non troppo, in definitiva, come potrà verificare chi avrà modo di leggere questo romanzo.
L'ho apprezzato e ne suggerisco la lettura.

(soglie del testo) Strade deserte, negozi sbarrati, la polizia che impone con la forza il coprifuoco: in una Londra in quarantena, un detective alla sua ultima indagine si ritrova a fare i conti con una borsa piena di ossa e un killer psicopatico sulle sue tracce.
In una Londra epicentro di una pandemia, con il parlamento che ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale, tutti gli sforzi sono concentrati nella costruzione di un ospedale che possa contenere le migliaia di infetti. Ma quando tra le macerie del cantiere viene rinvenuto un borsone di pelle con le ossa di una bambina di origini cinesi, i lavori vengono interrotti e a occuparsi del caso è chiamato Jack MacNeil, detective scozzese alle soglie della pensione. Nel frattempo, un sicario di nome Pinkie è stato contattato da un mandante segreto per occuparsi di recuperare la sacca con le ossa, sbarazzarsene ed eliminare tutti i testimoni. Inizia cosí una corsa contro il tempo tra Pinkie e MacNeil, il cui epilogo rivela un’elaborata e scioccante cospirazione.
Scritto piú di quindici anni fa e giudicato dagli editori troppo inverosimile per essere pubblicato, Lockdown è stato appena tradotto in quattordici Paesi e ha venduto 50 000 copie a poche settimane dall’uscita.
Il libro profezia di Peter May.

Hanno detto di Peter May e di questo romanzo
«Peter May è uno scrittore raffinatissimo e questo è un libro scioccante» (The Guardian)
«Un ritratto spaventosamente profetico di una città in lockdown» (The Observer)
«May è uno dei piú grandi maestri della suspense» (New York Journal of Books)

L'autore. Peter May è nato a Glasgow nel 1951 e vive in Francia. Giornalista e autore di innumerevoli serie televisive, ha scritto una quindicina di romanzi. L'isola dei cacciatori di uccelli (Einaudi Stile Libero 2012) è il primo volume di una trilogia ambientata sull'isola di Lewis, e ha ottenuto uno straordinario successo di critica e pubblico in Gran Bretagna e in Francia. Nel 2013 Einaudi Stile Libero ha pubblicato il secondo volume della trilogia, L'uomo di Lewis, e nel 2015 il terzo e conclusivo, L'uomo degli scacchi. Sempre per Einaudi, ha pubblicato, nel 2017, Il sentiero e nel 2020 Lockdown. Nel 2018 Einaudi ha pubblicato nei Super ET la Trilogia dell'isola di Lewis che comprende: L'isola dei cacciatori di uccelli, L'uomo di Lewis e L'uomo degli scacchi.

Nelfile allegato in pdf si possono leggere le prime pagine del romanzo e, in particolare, la prefazione di Peter May

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29 novembre 2020 7 29 /11 /novembre /2020 08:54
Wear a mask or go to jail

Una lettura particolarmente adatta in questo nostro tempo di Covid è  1918. L'influenza spagnola. La pandemia che cambiò il mondo (Feltrinelli, Universale economica, 2018).
Il saggio storico di Laura Spinney (divulgativo, ma solidamente fondato nelle sue argomentazioni) è del 2017, scritto dunque quasi al ricorrere del centenario della pandemia influenzale del 1918-1919: e, d'altra parte, appartiene ad una folta di altri saggi, storici e non, riguardanti non solo la pandemia influenzale, ma anche - in generale - le diverse malattie virali derivanti dal fenomeno, noto tra gli epidemiologi come spillover, ovvero il travaso di agenti virali da specie animali all'Uomo. E se solo si ha il tempo da dedicare a queste letture ci si potrà accorgere che in tutti loro vi sono anticipazioni circa una nuova possibile pandemia, sostenuta ad un agente virale che si diffonda per via aerea.
E' una di quelle opere che sono utili a raccogliere le idee e a comprendere quanto la nostra memoria storica degli eventi sia corta e dominata da meccanismi di rimozione collettiva.
La "Spagnola" fu, a tutti gli effetti, una delle più grandi catastrofi demografiche mai registrate nella storia dell'Umanità.
Eppure, sembra quasi che noi ce ne siano dimenticati, anche perché non è stato mai fatto alcuno sforzo per tramanda nella memoria, anche semplicemente in forma di doverose commemorazioni.
La nostra memoria corta non ci permette nemmeno di ricordare la pandemia di Encefalite letargica di von Economo (eziologia non ancora nota) che impazzò nel mondo tra il 1916 e il 1925 (dunque in parte sovrapposta alla pandemia influenzale), lasciando dietro di sé una scia di centinaia di migliaia (se non milioni) di vittime e altrettanto numerosi quelli che guarirono, ma con esiti di permanenti disabilità neurologiche, tra le quali si annoverà il Parkinsonismo post-encefalitico.
Nè del pari ci si ricorda più, ammonisce la Spinney, della pandemia influenzale del 1957 (asiatica) che causò forse cinque milioni di morti o di quella suina degli anni Ottanta del '900.
E, dunque, malgrado la storia debba insegnare qualcosa, e benché molti studiosi e divulgatori abbiamo ripetutamente avvertito della possibilità concreta del travaso di organismi virali dal mondo animale agli uomini  l'arrivo del Coronavirus ci ha trovati sostanzialmente impreparati e stupefatti, costretti a ripercorrere gli stessi errori già registrati precedentemente e a sottostimare il rischio.
Anzi, pur in presenza di numeri relativamente più modesti rispetto alla pandemia del 1918-1919, si ha da un lato la percezione  che sia in corso una grande catastrofe, anche se - dall'altro - persiste da parte di molti un atteggiamento di cecità e quasi di cinica indifferenza con una vasta gamma di posizioni a partire da quella dei negazionisti ad oltranza sino ad arrivare agli atteggiamenti incuranti e di arroganza di taluni: il tutto supportato da un elemento che è un grande facilitatore della rimozione collettiva.
Che poi sarebbe il fatto di avere, nel  corso degli anni, sempre di più tecnologizzato la pratica medica, di averla centralizzata in strutture super-specialistiche, avendo - di conseguenza - allontanato la sofferenza, la malattia e la morte dalle case e dall'esperienza comune della gente.
Ai tempi della Spagnola la gente, invece, moriva a grappoli nella case e non vi erano nè strutture di degenza sufficienti per tutti nè tecnologie di assistenza medica ai pazienti sub-comatosi e comatosi.
La malattia e la morte, in altri termini, erano dovunque.
Qui, in fondo, nessuno crede perchè nessuno vede e nessuno sperimenta direttamente. Gli ammalati vengono chiusi nelle case in isolamento fiduciario e se si aggravano vengono portati in ospedale: e chi li vede più?
Mi chiedo se ci sia qualcuno che si trovi a riflettere alle centinaia di migliaia in Italia- e ai diversi milioni di persone nel mondo che sono chiuse in casa in isolamento, perchè trovate positive oppure sintomatiche in attesa di un tampone: e si tratta di una lista che in questa seconda ondata si sta allungando ogni giorno di più.
Ci vorrebbe più coraggio da parte dei media: se, piuttosto che fare ogni giorno la litania dei numeri (nuovi infetti, numero di tamponi effettuati, attualmente positivi, guariti, morti), si soffermassero maggiormente su narrazioni che facciano capire veramente dove sta il problema che è quello, sostanzialmente, di una Sanità al collasso perchè ha troppo investito in tecnologie e poco (o pochissimo) nell'implementazione di personale adeguatamente preparato ad affrontare questo tipo di emergenze sanitarie.
Il saggio della Spinney va letto e meditato perchè offre significativi spunti di riflessioni sull'attualità pandemica del 2020.


(Quarta di copertina) Quando si chiede qual è stato il principale disastro del XX secolo, quasi nessuno risponde l'influenza spagnola. Davvero l'abbiamo dimenticata? Eppure nel 1918 ha letteralmente cambiato il mondo uccidendo in soli due anni milioni di persone. Tra le vittime anche artisti e intellettuali del calibro di Guillaume Apollinaire, Egon Schiele e Max Weber. Nonostante l'entità della tragedia, le conseguenze sono rimaste a lungo offuscate dalla devastazione della Prima guerra mondiale e relegate a un ruolo secondario. Laura Spinney ricostruisce la storia della pandemia seguendone le tracce in tutto il globo, dall'India al Brasile, dalla Persia alla Spagna, dal Sudafrica all'Ucraina. Inquadrandola da un punto di vista scientifico, storico, economico e culturale, l'autrice le restituisce il posto che le spetta nella storia del Novecento quale fattore in grado di dare forma al mondo moderno, influenzando la politica globale e il nostro modo di concepire la medicina, la religione, l'arte. Attraverso queste pagine si legge il passato, ma si può tentare di immaginare il futuro: la prossima pandemia influenzale, le armi a disposizione per combatterla e i potenziali punti deboli dei nostri sistemi sanitari. Arriveremmo preparati ad affrontare un'eventuale emergenza?

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22 marzo 2020 7 22 /03 /marzo /2020 18:29
Miles Gibson, L'uomo della sabbia, Meridiano Zero

Meridianozero ha avuto il coraggio e l'intraprendenza di proporre autori stranieri del noir in traduzione italiana, trascurati il più delle volte dalle case editrici major: coraggio che non èstato ripagato nel lungo termine, poichè in anni recenti la piccola casaeditrice indipendente ha dovuto chiudere i battenti.
Così è stato, anni fa per Miles Gibson e con il suo "L'uomo della sabbia" (titolo originale: The Sandman, nella traduzioone di Alberto Pezzotta, 2000), uno dei suoi primi titoli in catalogo.
Miles Gibson è stato - ed è - giornalista, è negli anni Ottanta ha iniziato un'acclamata carriera di romanziere, con un esordio fortunato proprio con questo romanzo. Molti sono le sue prove narrative in madrelingua, ma l'unico disponibile in traduzione italiana è questo titolo, che racconta la storia - in forma diaristica, quasi fosse un racconto "di formazione" - di un serial killer che agisce nella Londra del dopoguerra e degli anni Sessanta. Willliam Burton è un personaggio totalmente inventato che pratica l'assassinio seriale di donne di qualsiasi età (ed anche di uomini, se occorre) con spietatezza, ma fornendo di continuo a se stesso l'alibi dell'estetica dell'omicidio. Si ritiene infatti un mago dell'assassinio che, rigorosamente, mette in atto, utilizzando dei coltelli da macellaio, e poi fotografando in polaroid le sue vittime.
Il suo racconto autobiografico si dipana dalla sua infanzia ed adolescenza sino a quando decide di uscire di scena, mettendo in atto una mossa azzardata e quasi da illusionista. Non a caso, egli si interessa sin dall'adolescenza di illusionismo e sulla storia di questo tema vorrebbe scrivere un trattato.
Inviolato ed impunito, William Burton è una sorta di Jack lo Squartatore "gentile" che uccide con destrezza le sue vittime - designate solo dal caso - e senza farle soffrire e senza infierire su di esse. Le sue "prede", peraltro, sono sempre come stordite dalla sua spavalda intrusione, non cercano mai di lottare e si lasciano condurre alla morte come animali al macello.
Ovviamente, non si prova per lui la benché minima simpatia, ma solo orrore e terrore, nell'osservare come il Male possa vestire i panni di un uomo comune e assolutamente anonimo nella folla di una grande città. In questo senso William Burton - proprio per via di questa apparente normalità se non addirittura "insignificanza" - può essere un'icona del male ben più spaventosa di quanto non sia un personaggio fiction della levatura dell'Hannibal Lecter de "Il Silenzio degli Innocenti" e degli altri romanzi di quella fortunata saga che ha aperto la via - nella letteratura di evasione - alle storie di fantasia sui serial killer. Ricordiamo qui che il primo romanzo che ha visto Hannibal Lecter, psichiatra deviato, feroce e raffinato assassino, nonchè occasionalmente cannibale - come protagonista e totale icona del Male fu "Il Delitto della Terza Luna" - titolo originale "Red Dragon" - comparso nel 1981, anche se soltanto il 1988 decreta il successo planetario dell'invenzione letteraria di Thomas Harris, con "The Silence of the Lambs". Quindi, possiamo certamente dire che Miles Gibson non ha preso a prestito l'invenzione letteraria di Harris, ma ha creato piuttosto un'antieroe del male che farebbe piuttosto pensare ad un famoso racconto di Edgar Allan Poe, L'uomo nella folla ("The Man on The Crowd").
Sia pure nella rappresentazione dell'estremo non si può che apprezzare la scrittura netta ed incisiva di Gibson.

(soglie del testo) L'Uomo della Sabbia, colui che dà il sonno, il Macellaio pluri-ricercato da polizia e giornali, sceglie le sue vittime tra l'umanità sbandata che popola le strade di Londra, persone stanche di vivere e che senza saperlo non attendono altro che la morte. Vittime che a volte lottano per sopravvivere e molte altre, invece, si abbandonano rassegnate. I suoi omicidi sono semplici, veloci e, per gli inquirenti, senza movente. L'"Uomo della Sabbia" riecheggia fin dal titolo la visione notturna e minacciosa di una demoniaca presenza che, a poco a poco, sgretola le rassicuranti categorie della ragione. William Burton è l'Uomo Nero in fondo alla strada, il babau in paziente attesa, lo spettro oscuro alle spalle di ciascuno. È l'ombra spaventosa di ogni uomo comune. Il tranquillo vicino che ci invita, con la mano guantata, a oltrepassare la soglia buia della sua casa.
"Sono l'Uomo della Sabbia.Sono il Macellaio dai morbidi guanti di gomma. Sono la paura che cova nel buio.Sono il dono del sonno: Gli psicologi scrivono tronfi trattati sul significato dei miei delitti.I medium cercano il mio volto nei loro sogni.I ragazzini discutono sulle torture che corre voce io infligga alle donne. Eppure sono uno sconosciuto. Celebrato ma ignoto.
Tutti mi danno la caccia e nessuno mi viene a trovare. Quando mi siedo al bar i camerieri mi ignorano. Quando cammino in un mercato le massaie mi spintonano. Se sto in mezzo ad una strada, il traffico mi scorre accanto.
"
Come vive chi uccide? William Burton ha ucciso diciotto persone. E' quel che i giornali definiscono un serial killer:lui si definisce un artista, qualcuno che ha scoperto in sé un talento, ha sentito una missione e l'ha seguita.
Con la pacatezza di chi racconta le cose più naturali, ci racconta la sua vita. Scavando nei ricordi e oggettivizzando, con la massima lucidità le proprie sensazioni.
Ne esce il racconto di una vita per molti versi anonima, di un cammino del male che non sembra conoscere altre vie, un ritratto umano del tutto credibile e, proprio per questo, terrorizzante.

Miles Gibson

William Burton è l'Uomo Nero in fondo alla strada, il babau in paziente attesa, lo spettro oscuro alle spalle di ciascuno. E' l'ombra spaventosa di ogni uomo comune. il tranquillo vicino che ci invita, con la mano guantata, a oltrepassare la soglia buia della sua casa.

L'autore. Miles Gibson (1947) è un romanziere, poeta e artista inglese solitario.

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17 febbraio 2020 1 17 /02 /febbraio /2020 09:32
Timur Vernes, Lui è tornato, Bompiani, 2017

Cosa accadrebbe se Adolph Hitler, improvvisamente, si risvegliasse ai nostri giorni, per l'esattezza nella Germania contemporanea, post-unificazione? Ci ha provato a raccontarlo - con efficacia, devo ammettere - il giovane scrittore tedesco Timur Vernes nella sua opera prima Lui è tornato (titolo originale: Er ist wieder da, nella traduzione di Francesca Gabelli che si è trovata ad accogliere una sfida importante sotto il profilo linguistico, come si può approfondire nell'intervista sotto riportata in link), pubblicata in Italia da Bompiani, nel 2017. E, in fondo, Timur Vernes, giocando con il rigore dello storico su questa ipotesi, si chiede, cercando di estrapolare delle possibili conseguenze, se la società tedesca contemporanea possiede dentro di sè degli anticorpi per resistere alle seduzioni della dittatura che si può riciclare seduttivamente con molti volti diversi (esilarante è vedere come Hitler redivivo trovi una sua platea in una trasmissione in diretta di grande successo, come comico ed imitatore in macchietta di se stesso) e che può ritrovarsi a imbarcarsi su carrozzoni politici  che sono pur sempre pronti ad accogliere un messaggio forte, con la complicità dei media contemporanei.

Si tratta di un opera di fiction, ovviamente, ma fondata su di uno studio accurato di fonti importanti, a partire dal testo autografo di Hitler (infamous, direbbero i Britannici) che contiene il suo pensiero, la sua filosofia, le sue concezioni, che trovarono un'infausta applicazione nel Reich, dal 1933 in avanti, cioè dall'anno terribile della sua ascesa al potere, con il conferimento del Cancellierato. Ma, anche, il testo del Mein Kampf (per le cui citazioni, utilizzate nei discorsi di Hitler redivivo è stata utilizzata nella traduzione la riedizione italiana, relativamente recente, per Kaos Edizioni) serve all'autore come fonte di ispirazione per il tipo di linguaggio aulico e retorico utilizzato dall'Hitler redivivo. In più, l'autore si è basato su altre fonti che contengono i resoconti di conversazioni più informali della vita privata di Hitler (spesso in situazioni sociali in cui Hitler più che altro monologava e gli altri, presenti, stavano per la maggior parte del tempo in silenzio ad ascoltare), oltre alle trascrizioni di tutte le conversazioni avvenute all'interno del Bunker di Berlino.

Il volume è corredato da un massiccio apparato di note che, appunto, danno al "revenant" un concreto radicamento storico. Tale corpus di annotazioni in calce al volume, in ogni singolo capitolo, tra l'altro, fa da guida sia al lettore esigente sia a quello chee sia all'asciutto di notizie storiche dettgliate relative a quel periodo.

L'idea che Hitler si svegli ai nostri giorni per motivi assolutamente misteriosi ed inspiegabili ("con il cappotto che puzza di benzina") è geniale, ma ancora più geniale è quella secondo cui egli con la sua follia lucida (cioè all'insegna di un sistema di pensiero in cui tutto sembra essere assolutamente logico e conseguenziale) egli riesca a farsi strada nella Germania contemporanea (i cui elementi di novità egli interpreta sempre alla luce delle sue incrollabili convinzioni e griglie di interpretazione), costruendosi un seguito e ampi consensi prima nel mondo dello spettacolo (dove riprende a pronunciare le sue arringhe come attore comico) e poi in quello della politica, trovando dei varchi attraverso il mondo dei media odierno (a lui prima assolutamente sconosciuto) in cui portare avanti le sue idee (deliranti).
Insomma, attraverso una narrazione che assume il carattere di una satira fantapolitica, Timur Vernes è riuscito a illuminare le debolezze e le idiosincrasie della Germania contemporanea, in cui sembrerebbe che la nostalgia di una guida forte e carismatica non si sia mai del tutto atrofizzata.

(Soglie del testo) Estate 2011: Adolf Hitler si sveglia in uno dei campi incolti e quasi abbandonati del centro di Berlino. Sessantasei anni dopo la sua fine nel bunker, Adolf si trova catapultato in una realtà diversa: la guerra sembra finita, nessuna traccia di truppe e commilitoni, si respira un'aria di pace e al timone del paese c'è una donna. E così, contro ogni previsione, Adolf inizia una nuova carriera, in televisione: non è un imitatore né una controfigura, interpreta se stesso e non fa né dice nulla per nasconderlo. Anzi, è tremendamente reale. Eppure nessuno gli crede: tutti lo prendono per uno straordinario comico, e lo imitano. Farsa, satira, pura comicità, analisi spietata e corrosiva del nostro tempo, il romanzo d'esordio di Timur Vermes è un gioiello di intelligente umorismo, un fenomeno editoriale con pochi precedenti, come ha dimostrato il suo successo in tutto il mondo.
Titolo originale: ''Er ist wieder da'' (2012).

Dal libro è stata prodotta una riduzione cinematografica (Lui è tornato - Er ist wieder da) diretta da David Wnendt, nel 2015.

L'Autore. Timur Vermes, nato nel 1967 da madre tedesca e padre di origini ungheresi, ha studiato Storia e Scienze politiche a Erlangen. Ha scritto per l’“Abendzeitung” e l’“Express” di Colonia e ha collaborato con diversi periodici. Dal 2007 ha pubblicato quattro libri come ghost writer, altri due sono in preparazione. Lui è tornato è stato tradotto in 41 lingue e nel 2015 è diventato un film.

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10 febbraio 2020 1 10 /02 /febbraio /2020 12:30

“Ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare l’‘Ur-Fascismo’, o il ‘fascismo eterno’. L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: ‘Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!’ Ahimè, la vita non è così facile. L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo.”

Umberto Eco

Umberto Eco, Il Fascismo Eterno, La Nave di Teseo, 2017

"Il fascismo eterno", proposto nel 2017 da "La Nave di Teseo" che sta ripubblicando le opere di Umberto Eco (alcune delle quali ancora inedite), contiene il testo di un discorso pronunciato in versione inglese ad un simposio organizzato dai Dipartimenti di Italiano e Francese della Columbia University (USA), il 25 aprile 1995 per celebrare - in occasione del Cinquantenario - la liberazione d'Italia e d'Europa dal gioco del Nazifascismo.
Il testo comparve, poi, edito a stampa con il titolo di "Eternal Fascism", su "The New York Review of Books" (22 giugno 1995) ed è stato quindi tradotto in lingua italiana per la pubblicazione su "La Rivista dei Libri (Uscita luglio-agosto 1995), con il titolo di "Totalirismo fuzzy e Ur-Fascismo", con qualche aggiustamento formale reso necessario dalla differente platea cui questo testo era rivolto.
Come osservazione generale, tuttavia, nella nota introduttiva, l'autore tiene a precisare che, in ogni caso, tutto l'insieme della sua lectio era stata pensata per un pubblico di studenti universitari americani, in un momento critico quando la nazione era stata scossa dai fatti dell'attentato di Oklaoma City e dalla rivelazione traumatica - per alcuni - che esistevano negli USA organizzazioni militari di estrema destra. L'audience cui era rivolto il testo spiega perché vi siano a volte riferimenti quasi scolastici su eventi che il lettore italiano dovrebbe conoscere bene.
Ma, in ogni caso, la parte veramente clou di questo breve saggio è l'enumerazione delle caratteristiche basilari che definiscono l'Ur-Fascismo e che consentono di delineare una categoria più ampia nella quale possono confluire le più diverse forme di totalitarismo.
E' uno scritto da leggere e da meditare poiché . come avverte Eco in conclusione - ... Dobbiamo stare attenti che il senso di queste parole non si dimentichi ancora. L'Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. (...) L'Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarle e di puntare l'indice su ognuna delle sue nuove forme - ogni giorno, in ogni parte del mondo" (ib., p.50).
Occorre riflettere e meditare su questo testo ed esercitarsi a verificare costantemente quando le caratteristiche dell'Ur-Fascismo delineate da Eco si adattano ai personaggi emergenti della scena politica italiana, europea, internazionale. E mai abbassare la guardia. Edè anche una lettura che dovrebbe essere proposta nelle scuole, per l'approfondimento su queste tematiche da parte degli studenti più grandi, poichè l'Ur-fascismo, alimentato dalle tematiche sovraniste e dai venditori di paura, è sempre pronto a risorgere.

(Soglie del testo) “Ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare l’‘Ur-Fascismo’, o il ‘fascismo eterno’. L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: ‘Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!’ Ahimè, la vita non è così facile. L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo.” (Umberto Eco).

 

Umberto Eco

L'Autore. Umberto Eco (Alessandria 1932 − Milano 2016), filosofo, medievista, semiologo, massmediologo, ha esordito nella narrativa nel 1980 con Il nome della rosa (Premio Strega 1981), seguito da Il pendolo di Foucault (1988), L’isola del giorno prima (1994), Baudolino (2000), La misteriosa fiamma della regina Loana (2004), Il cimitero di Praga (2010) e Numero zero (2015). Tra le sue numerose opere di saggistica (accademica e non) si ricordano: Trattato di semiotica generale (1975), I limiti dell’interpretazione (1990), Kant e l’ornitorinco (1997), Dall’albero al labirinto (2007), Pape Satàn aleppe (2016) e Il fascismo eterno (2018). Ha pubblicato i volumi illustrati Storia della Bellezza (2004), Storia della Bruttezza (2007), Vertigine della lista (2009), Storia delle terre e dei luoghi leggendari (2013) e Sulle spalle dei giganti (2017)

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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