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9 ottobre 2021 6 09 /10 /ottobre /2021 11:27
Roberto Sottile, Suca. Storia e usi di una parola, Navarra Edizioni, 2021

Ho appena finito la lettura di Suca. Storia e usi di una parola di Roberto Sottile (edito da Navarra Editore nel 2021). Si tratta di un piccolo, ma esaustivo trattato sulla celebre parola che, inizialmente espressione disfemica confinata all’uso linguistico siciliano, si è progressivamente universalizzata.
Si tratta di un vero e proprio saggio linguistico, reso accessibile alla fruizione di molti grazie all’inserimento in coda al volume di un glossario che spiega in un linguaggio semplice i termini più astrusi della disciplina linguistica.
L’autore analizza nel volume tutti i diversi aspetti dell'icastica espressione che altri hanno definito l’”imperativo popolare”, comprendendo nella sua analisi le scritture esposte e il linguaggio dei media, oltre ai sempre più numerosi esempi del suo utilizzo nella letteratura contemporanea.
Il volume è arricchito da un apparato di note e da una cospicua bibliografia delle opere citate, ed è corredato da immagini esemplificative e paradigmatiche.
Roberto Sottile, docente di Linguistica italiana del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Ateneo palermitano, è deceduto improvvisamente l’8 agosto 2021.
È stato sempre apprezzato per l’originalità della sua ricerca, fortemente radicata nella sua terra.

 

(Dal risguardo di copertina) L'origine della parola siciliana suca è rintracciabile nel verbo sucari 'succhiare', con un valore originariamente triviale. Ma, nel tempo, "l'imperativo palermitano" ha sviluppato una miriade di significati e usi figurati che si sono via via affermati in ambiti comunicativi diversi dal dialetto: nell'italiano colloquiale come nell'italiano giovanile, nelle scritture esposte come nei social, nei mass media come nel linguaggio delle tifoserie calcistiche. E, piano piano, ha perfino cambiato forma passando da SUCA a 800A e dimostrandosi capace di trasformarsi ancora, fino a diventare 751A. Oggi, suca e le varie espressioni in cui ricorre si usano per negare qualcosa o per esprimere una certa contrarietà nei confronti di una richiesta, una situazione, una "verità", ma questa contrarietà procede per gradi: può essere più forte o più attenuata a seconda che con essa si voglia comunicare rabbia o sfida, un sentimento di scherno oppure di dispetto. A Palermo, dove l'imperativo è nato, continua a reinventarsi, con nuove soluzioni grafiche e nuovi sensi figurati, trovando anche applicazioni nell'arte e nell'ambito di un costituendo Made in Sicily. Con un glossario di Kevin De Vecchis. Foto dell'opera di Giuseppe Mazzola.

 

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15 settembre 2021 3 15 /09 /settembre /2021 13:47

Scienza ed etica delle maschere della salute interagiscono dialetticamente in modo esplicito all'interno della 'logica medica' di qualsiasi estradizione. Sono due dimensioni che (paradossalmente) si sovrappongono storicamente sia nell'ambito della cultura medica occidentale (biomedicina), che nell'ambitodelle culture mediche tradizionali (etnomedicina). In entrambi questi contesti i "professionisti della salute' (i chirurghi e i medici da una parte, gli stregoni e gli sciamani dall'altra) usano le maschere come strumenti per prevenire (l'infezione e la malattia) ed evitare (il maligno e il male), ma anche ad assistere (le maschere terapeutiche per la ventilazine assistita) per guarire il malato e a curare (con le maschere-talismano apotropaiche) per 'allontanare' la malattia (...)

Vittorio A. Sironi, Le maschere della solute, capitolo conclusivo, pag. 110

'Mascherarsi' rappresenta oggi, in piena pandemia, un dovere personale, un atto indispensabile da parte di chi è consapevole e responsabile. L'inosservanza di questo dovere civico, a volte esibita con con indifferenza o addirittura con tracotanza, è un gesto che 'smaschera' la persona irresponsabile, colpevole di non rispettare gli altri e di disprezzare il prossimo.

ib. pag. 110

Vittorio A. Sironi, Le Maschere della Salute. Dal Rinascimento ai tempi del Coronavirus, Carocci Editore, 2021

Sono ormai diverse decine i volumi sugli argomenti più svariati che, usciti in tempo di Covid,  spaziano dalla narrativa distopica (si veda ad esempio il recente romanzo di Tullio Avoledo in cui si allude alla pandemia che fa da sfondo alla sua vicenda come a "La Situazione") alla diaristica ai saggi che tentano di raccontare lo stato dell'arte della pandemia, utilizzando i più diversi vertici di osservazione.
In questo variegato panorama, si distingue particolarmente il saggio del'antropologo e storico della Medicina, Vittorio A. Sironi, con il titolo Le maschere della salute. Dal Rinascimento ai tempi del coronavirus, pubblicato da Carocci Editore (Biblioteca di testi e studi, sezione Sanità e Professioni Sanitaria), nel corso dei primi mesi del 2021
Ed è di particolare interesse perchè tratta, in maniera longitudinale (dall'antichità ad oggi) e trasversale (l'uso delle maschere protettive e quindi genericamente denominarte come le "maschiere della salute", dell'utilizzo delle maschere protettive nei più diveri ambiti e  Questo saggio è in grado di fornire tutte le risposte necessarie per saperne di più sulle "mascherine" e della loro funzione.
Esse non sono un oggetto "alieno" piovuto su di noi a causa della pandemia da Coronavirus, ma qualcosa che, in mille fogge diverse, ha accompagnato le pratiche mediche (e non solo), sin dai primordi a partire dalle attività dei guaritori tribali e degli sciamani.
Esse - le mascherine - sono "le maschere della salute" del titolo, poiché, in varia misura, servono - e sono servite - a tutelare la salute, a proteggere e, in alcuni casi, a garantire il mantenimento delle funzioni vitali ed anche a guarire (si veda ad esempio il caso della maschera respiratoria collegata ad un pallone Ambu, oppure di quelle respiratorie collegate ai ventilatori polmonari).
Leggendo il testo - un capitolo dopo l'altro - si acquisiscono tutti gli elementi di conoscenza per rappacificarsi con la "mascherina" (vista non solo come presidio medico, ma anche come strumento di convivenza sociale) e rendersi conto che il loro utilizzo non solo potrà essere utile ancora molto a lungo per limitare i danni dell'attuale pandemia, ma potrebbe essere un presidio di cui continuare a servirsi anche in futuro per garantire una minore propagazione degli agenti infettivi (nel corso del 2020 ed anche del 2021, l'uso esteso della mascherina ha garantito il crollo delle malattie infettive stagionali, ad esempio). Non manca un capitolo molto approfondito sulla simbologia delle maschere della salute e sulle ricadute psicologiche del loro utilizzo.
Il volume è arricchito da una ricca documentazione iconografica, da un apparato di note e da un'accurata bibliografia, perchè è concepito come un vero e proprio saggio scientifico, benché scritto con prosa accattivante e fluida.
Il testo è preceduto da una premessa di Giorgio Cosmacini, illustre storico e filosofo della Medicina, ed è  seguito da una postfazione dell'antropologo Antonio Guerci.
Ne suggerisco vivamente la lettura, poichè prima di dire di no, occorre leggere e documentarsi, attingendo a testi accreditati, anziché basarsi su notizie scarsamente verificabili e piene di pregiudizi che circolano nel web e che alimentano le posizioni insensate di complottisti, negazionisti, no-vax e quant'altro.

 

(Quarta di copertina) Consigliate o addirittura obbligatorie, le mascherine protettive sono entrate a far parte della nostra vita, diventando il segno visibile dell'emergenza legata alla pandemia di Covid-19. Sono una barriera protettiva per impedire il contagio, un confine per separare la popolazione sana da quella malata, un nuovo indumento che cela parte del viso rendendo difficile riconoscere l'identità individuale. Queste "maschere della salute" hanno una lunga storia in ambito medico (dalle maschere della peste alle mascherine chirurgiche) e costituiscono ormai strumenti di prevenzione anche nel lavoro e nello sport. Il loro significato supera talvolta la semplice funzione sanitaria e protettiva, assumendo una rilevanza simbolica con implicazioni psicologiche e sociali, culturali e antropologiche. Tutte dimensioni che, insieme a quella storica, sono analizzate in questo volume.

L'Autore. Vittorio A. Sironi, neurochirurgo, storico e antropologo, insegna Storia della Medicina e della Sanità e Antropologia Medica all'Università di Milano Bicocca, dive dirige il Centro Studi sulla storia del pensiero biomedico (www.cespeb.eu). E' autore di numerosi studi sulla storia della medicina e della salute.

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16 luglio 2021 5 16 /07 /luglio /2021 10:05

...dopo più di dodici mesi dall'annuncio del primo lockdown, è nata l'esigenza di raccogliere in un unico volume storie e testimonianze sul difficile momento 'storico' vissuto non solo dalla prospettiva delle componenti dell'associazione DonnaAttiva, promotrice di questa pubblicazione, ma anche di alcuni protagonisti del mondo della cultura, del giornalismo, dello spettacolo e delle professioni che hanno voluto esprimere il loro personale punto di vista su ciò che maggiormente ha caratterizzato l'esperienza della pandemia all'interno dei loro rispettivi ambiti di vita e d'azione.

dalla prefazione di Giuseppe Gangemi, curatore del progetto

AA.VV., Dalla pandemia alla Pangioia, Ex Libris Edizioni, 2021

Il volume "Dalla Pandemia alla Pangioia. Emozioni e sensazioni raccontano i duri mesi del Coronavirus (per i tipi di Edizioni Ex Libris, collana "Lo Zibaldone", 2021)  è il frutto di uno sforzo comune che ha coinvolto decine di protagonisti, come voci narranti dei mesi più duri della pandemia.
Si tratta di diverse tipologie di narrativa, come esprime la tripartizione del volume, ma tutte accomunate dal desiderio di esprimere qualcosa, di raccontare le emozioni e i turbamenti , le gioie e le speranze del periodopandemico, a partire dal primo lockdown, quello più duro,sino ai tempi recentissimi che ha visto ha visto per tutte le regioni italiane la conquista del colore bianco (nella gamma cromatica dell'Italia dei molti colori che aveva contraddistinto la terza ondata).
Conosciamo bene la parola "pandemia" nelle sue accezioni lessicali, mentre come lettori di questo volume ci ritroviamo davanti ad un neologismo, sin dalla titolazione,  e cioè la parola "pangioia", che si colloca quasi come antitesi ad una tesi, indicando in altri termini che ciò di cui si vuole discutere nel volume sarà un transito, una transizione da uno stato all'altro: come a dire che dopo l'epidemia diffusa su scala mondiale, dovrà aprirsi un nuovo capitolo caratterizzato da una gioia universale e "pandemica" anch'essa.
E questa è certamente una possibile narrativa, anche se non so sino a che punto sia lecito accettarla: ma è apprezzabile lo sforzo di voler vedere in quest'esperienza globale che ci ha coinvolti (e che continua a coinvolgerci) un andamento bifasico; e, cioè, prima la pandemia con il suo carico di restrizioni, di morti e di sofferenze   e, dopo, la gioia universalistica per la ripresa e per il ritorno ad una vita "normale", purchè - ma questo è il mio pensiero - la normalità non sia il ritorno agli assembramenti, alla retorica del calcio, alle celebrazioni vuote, a forme di economia drogata, ai licenziamenti e alle delocalizzazioni selvaggie.
In questo senso, se le cose dovessero tornare, a quello che erano prima di Wuhan, ci sarebbe forse poco da gioire: Mariana Mazzucato nel suo recente libro, "Non sprechiamo questa crisi" (Laterza, 2021) che contiene una raccolta dei suoi più recenti articoli divulgativi sulle difficoltà che fronteggiamo dall'inizio della pandemia, dice che la pandemia con le conseguenze economiche che ha avuto, ha aperto una crisi di immani proporzioni nell'economia mondiale e che questo potrebbe dare adito a due diverse strade nella fase della "ricostruzione" e nel ritorno ad una possibile "normalità". Una sarebbe quella di riportare lo stato delle cose a quello che erano prima della pandemia, nè di più, né di meno. L'altrapossibilità, forse più feconda, e che alcuni stati nel mondo hanno provato a costruire sarebbe quella di operare un radicale cambiamento dei principi su cui si é fondata l'economia del XX e dei primi due decenni del XXI secolo: una strada che porti a ridimensionare il ruolo dello Stato appaltatore che si limita a dare mandati a imprese che funzionano nella logica liberista (o peggio ancora neo-liberista o forse addirittura iper-liberista) enfatizzando (o recuperando), invece, il suo ruolo di imprenditore, in modo tale che i fondi stanziati non vadano ad implementare il tornaconto dei privati ma possano essere di supporto ad un'imprenditoria per così dire "sociale", che provveda al benessere delle moltitudini.
E quest'assetto, in una logica delle interconnessioni, potrebbe essere estremamente utile, dal momento che la pandemia di cui ancora oggi soffriamo è appunto figlia delle strategie dello sfruttamento del pianeta e delle strategie dell'arricchimento di pochi a fronte dell'impoverimento sempre maggiore delle moltitudini.
Forse un attteggiamento di "pangioia" sarebbe più appropriato se si intraprendesse la seconda via, quella che in altre termini porterebbe (o potrebbe portare) ad una rivoluzione copernicana dei fondamenti su cui si basa la nostra economia.
Poco c'è da gioire, quando - ad esempio - con l'arrivo di Luglio è stato posto termine alla moratoria dei licenziamenti sicché, di fatto, alcune aziende anche fiorenti hanno deciso di smobilitare licenziando in tronco (con una semplice mail) centinaia di dipendenti.
Ciò nondimeno, è apprezzabile il wishful thinking che pervade il titolo del volume e che trapela dalla maggior parte dei contributi contenuti in questo volume il cui tono generale sembra voler dire: un modo, un mondo nuovo, sono possibili e quindi gioiamo! Forse la colonna sonora adeguata per questo prezioso libro potrebbe essere l'Ode alla Gioia di Friedrich Schiller, incluso da Beethoven nella sua apoteosi sinfonica. L'ode alla gioia (An die Freude, 1785)  d'altra parte invitava ad esultare in un empito di fratellanza universale e condivisione, e - non a caso - è stato prescelto (ma senza le parole di Schiller) per essere - a partire dal 1972 - l'inno dell'Unione Europea
Come il movimento finale della IX introduce - in modo nuovo e inaudito per quel tempo  - il meraviglioso coro che intona con gioiosa solennità e potenza vocale, i versi dell'inno di Schiller, così questo volume si presenta come un coro di voci, le più diverse e tante soprattutto: infatti, Il progetto editoriale si è proposto di dare voce a quante più persone fosse possibile, per estendere democraticamente la possibilità di dar corpo ad una narrativa universalistica degli eventi pandemici e dei mesi che infine hanno portatoad una parvenza di normalità, temporanea quanto meno. Già, perchè malgrado si possa comprensibilmente essere animati da ottimismo e voler vedere ad ogni costo il bicchiere mezzo pieno, la pandemia non ha ancora cessato di colpire e, in più, in una lettura autenticamente universalistica, bisogna uscire dalle logiche regionalistiche per guardare al mondo come ad un tutto unico: e ancora molti dei paesi del terzo e quarto mondo non possono gioire per aver toccato con mano un autentico punto di svolta nel decorso della pandemia. Ma c'è anche da dire che qui  in Europa, a causa di certe scelte dissennate  e deliberate omissioni rispetto all'applicazione delle regole anti-Covid tuttora vigenti (si veda al riguardo quel che è successo con i turni di semifinale prima e con la finale poi degli Europei di Calcio 2020, nonchè con i festeggiamenti italiani per la vittoria) si è dovuto assistere purtroppo a degli scivoloni fenomenali per i quali si pagheranno forse alcune conseguenze.
Ma guardiamo più nel dettaglio l'architettura del volume.
"Dalla Pandemia alla Pangioia" nasce da un'idea di Ina Modica, giornalista siciliana e presidentessa dell'AssociazioneDonnaAttiva. Curatore del volume è stato Giuseppe Gangemi, mentre Teresa Di Fresco , Giada Adelfio e Cristina Guccione hanno fatto parte del Coordinamento Editoriale che ha tirato lefilaper mettere insieme i molteplici contributi indiiduali.
Il volume è suddiviso in tre parti. La prima è titolata "Il racconto della pandemia tra crisi e resilienza: professionisti e punti di vista a confronto", contenente il contributo di 13 professionisti siciliani, uomini e donne. La seconda, con il titolo "Testimonianze, esperienze e vissute al tempo della pandemia: l'Associazione 'DonnaAttiva' e le sue socie" dà voce appunto alle socie di DonnaAttiva, tutte professioniste impegnate in diversi ambiti lavorativi e imprenditoriali. E si tratta di ben 25 voci diverse. La terza sezione, infine, con il titolo "Le interviste ai protagonisti: le voci del mondo della cultura, del giornalismo e delle professioni" lascia la parola  in forma di intervista (e l'intervistatore è ogni volta differente) ad alcuni professionisti/e del panorama siciliano.
Ad eccezione che per quest'ultime che sono più ampie e discorsive, i contributi che costituiscono le prime due sezioni sono relativamente brevi (omogenei sotto questo punto di vista), democratici si potrebbe dire, nel senso che nessuno - finanche il curatore - ha voluto per seè uno spazio maggiore di quello che era concesso agli altri co-estensori, e si leggono velocemente: è chiaro che, come succede nell'approccio ai volumi collettanei, l'attenzione del singolo lettore nell'affrontare la lettura dei diversi contributi potrà essere maggiormente calamitata dalle titolazioni dei singoli capitoli oppure dal fatto di  conoscerne personalmente l'autore.
E, quindi, sotto questo profilo, si tratta certamente di un volume da sfogliare e da leggere, anche a saltare, entrando nel testo qua e là, motivati da un'improvvisa curiosità e/o dal desiderio di approfondimento.
Come succede in un coro, le singole voci si potenziano a vicenda e, pur nascendo da una traccia comune, si offrono ciascuna con la propria cifra individuale e fortemente caratterizzata.  E ancora - come succede in un coro - dei singoli contributi, delle riflessioni dei singoli, si perde poi l'individualità, poichè le singole voci si amalgamano in qualcosa che è molto più della semplice sommatoria delle singole parti che la compongono.
Quindi, per concludere, accogliamo con ottimismo il wishful thinking del titolo del volume e, usando la frase che chiude il contributo di  Giulia Noto, docente,  "Facciamo sì, tutti insieme, che alla pandemia possa seguire una 'Pangioia'!" (p.33), tenendo conto che le narrazioni possono avere la grossa responsabilità di innescare dei circuiti virtuosi nelllo scrivere gli eventi che verranno, ma anche di influenzarli negativamente e,dunque qualsiasi tipo di narrativa non è maii neutrale, ma assume su di sèil peso di una grande responsabilità morale. Si veda, al riguardo il brillante esempio del volume 1947 di Elisabeth Åsbrink (Iperborea, 2018) che mostra come - tra gli anni del dopoguerra fu proprio il 1947 un anno cruciale per lo sviluppo (e la rinascita dalle macerie della seconda guerra mondiale) delle singole nazioni e del mondo e che, nel corso di quei mesi, alcune narrative - piuttosto che altre - furono deliberatamente preferite per spingere il mondo in una direzione piuttosto che in un'altra, ritenuta meno gestibile o pericolosa in qualche modo.

 

 

Di seguito la scheda editoriale del volume

 

 

 

AA.VV (a cura di Giuseppe Cangemi), Dalla Pandemia alla Pangioia. Emozioni e sensazioni raccontano i duri mesi del Coronavirus, Ex Libris Edizioni (Collana Lo Zibaldone), 2021
(dal risguardo di copertina) Composto durante l'esperienza del lockdown, in contrasto alla prima ondata dell'emergenza da Coronavirus, questo libro racconta, con coraggio ed ottimismo, le esperienze di vita dei protagonisti delle varie testimonianze che compongono questa raccolta, in un percorso suddiviso in tre sezioni che accompagnano il lettore attraverso diversi punti di vista e chiavi di lettura dell'anno trascorso in piena emergenza. Dietro la scrittura di tali testimonianze si coglie la volontà da parte di tutte le voci dei protagonisti di voler lasciare una testimonianza del duro momento storico attraversato, in Italia e non solo, con la consapevolezza che la riflessione sui momenti difficili è storicamente foriera di riflessioni capaci di farci vedere il mondo che ci circonda con nuovi occhi carichi dei duri momenti vissuti ma pieni di speranza. La raccolta, promossa dall'Associazione DonnAttiva, rappresenta un prezioso contributo alla memoria storica del tempo vissuto capace di travalicare i confini del nostro presente, proiettandoci nel futuro attraverso le voci dei protagonisti che hanno animato con le loro testimonianze questa preziosa eredità.

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4 giugno 2021 5 04 /06 /giugno /2021 09:39
Marcello Benfante, Cinopolis, Mobydick, 2006

Notevole e visionario è Cinopolis (Mobydick, I Libri dello Zelig, 2006) scritto da Marcello Benfante, un apologo ambientato in una Palermo fatiscente e in totale degrado. Un eterogeneo manipolo di sopravvissuti si trova a doversi confrontare con un rivolgimento inatteso, quasi epocale, tanto più inquietante quanto più è misterioso nella sua origine. La narrazione ci conduce dentro una sorta di "mondo zombie", in cui per motivi oscuri, fondamentalmente inesplicati, torme di cani inselvatichiti hanno preso il sopravvento sugli uomini e li sbranano non appena escono dal riparo delle case.
Prendendo spunto dalle scorribande dei cani fuori ogni controllo, ecco però che prende il sopravvento una fazione di uomini-cane altrettanto feroci e portatori di un'istanza di controllo dittatoriale. Costoro sono del pari crudeli e violenti nei confronti dei cani inselvatichiti e degli uomini sopravvissuti che vengono rinchiusi in campi di detenzione, che tanto assomigliano a Campi di concentramento nazisti.
Cinopolis è un racconto allegorico molto efficace ed intenso che mostra come in tempi di crisi (e la pandemia che, nelle sue code, stiamo ancora vivendo, ne è un paradigma) alcuni - cinicamente - possano prendere il potere e dar vita ad un governo totalitario, generando un Behemoth o un Leviatano che divora tutto e tutti; e che tutto piega alle sue mostruose esigenze.
Ma anche è una riflessione su una Palermo fatiscente e degradata: la parte più fascinosa è la descrizione dei vicoli e delle case vecchie del mucleo più antico della città abbandonata dalle persone ed invasa dai cani che, almeno temporaneamente, la fanno da padroni.
La rappresentazione di tutto ciò è, nel racconto di Benfante, profondamente venata di pessimismo, anche se, nelle pagine finali, si intravede la speranza che i sopravvissuti alla violenza e alla dittatura possano percorrere un'esile via di fuga, che rimanda al "Buco della salvezza" di risorgimentale memoria, attraverso cui uomini di fede e puri di cuore possano salvarsi per dar vita ad un mondo che sia di nuovo equo e giusto e in cui cani e uomini possano vivere in pace.
Ma non si può avere di ciò alcuna certezza, sembra dirci l'autore, poichè ogni empito di rinnovamento p destinato a confrontarsi con forze oscure capaci di vanificarlo.
Ho comprato questo libro poco dopo la sua uscita nel 2006, ma mi sono ritrovato a leggerlo solo in questi giorni, per constatare che nel contesto contemporaneo - cupo anziché no - esso sia ancora straordinariamente attuale.
In più la prosa di Benfante, ricca ed intensamente descrittiva, è assolutamente godibile.

(risguardo di copertina) In una Palermo metà fantastica e metà reale, mai nominata eppure facilmente riconoscibile, Alfonso Marrano - detto Fofò -  vede avverarsi un'antica paura: la sua casa, il suo desolato e fatiscente quartiere, l'intera città sono messi sotto assedio da una moltitudine di cani sollevati in una sorta di rivolta spartachista. Guidati da un enorme mastino nero, i cani appaiono agli occhi esterefatti di Fofò come una ciurmaglia di pirati storpi e guerci, per rivelarsi invece un esercito compatto, forse perfino una nuova razza che ha subito una mutazione genetica capace di renderla più simile all'uomo, di cui ha mutuato il peggio.
Insieme a due bambini, a una coppia di di giovani sposi, a un anziano professore che proprio sui cani sta scrivendo un trattato, a un pittore cieco e al suo pastore tedesco, Fofò cerca di sfuggire all'accerchiamento. Ma nel contempo la città è preda d'altri rabbiosi e ringhianti branchi: "Cani potenti, coi soldi, i fucili, i manganelli. Con nuovi pulpiti e nuove pire".

Marcello Benfante

Un apologo visionario sulla paura e sulle dittature che della paura si alimentano. Il racconto serrato di una fuga dal male che assume, a volte con toni grotteschi e ironici, modalità narrative rocambolesche desunte dal romanzo d'appendice - ma anche una riflessione sull'ambiguità del potere, del linguaggio, dell'arte tutta. Dietro la rivolta dei cani si profila in controluce la storia sempre uguale di tante rivoluzioni popolari e di altrettanti fallimenti. La storia di una Sicilia - ancora una volta metafora di una condizione universale -eternamente tradita dalle proprie speranze di riscatto.
L'Autore. Marcello Benfante (Palermo, 1955) insegna e svolge attività giornalistica. Per Mobydick ha pubblicato nel 2006 il romanzo Cinopolis. Scrive sulle pagine palermitane del quotidiano “la Repubblica” come critico letterario e opinionista, e collabora alla rivista “Lo Straniero”. Ha curato, sempre per Mobydick, Racconti irriverenti di R.L. Stevenson.

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1 giugno 2021 2 01 /06 /giugno /2021 16:36
Il Mandala di Sherlock Holmes

Il Mandala di Sherlock Holmes (nella traduzione di Grazia Maria Griffini, Instar Libri, 2002) di Jamyang Norbu, attivista politico per l'indipendenza del Tibet dal giogo cinese e scrittore, è stata per me una bella lettura, centellinata con calma.
Un'avventura holmesiana non del tutto Non del tutto aderente al canone holmesiano, ma comunque un'apocrifo, pienamente nello spirito del genio dell'investigazione inventato da Sir Arthur Conan Doyle e datato al tempo del "grande iato", cioè quell'intervallo vuoto tra la presunta scomparsa di Holmes nelle cascate del Reichenbach, in una lotta all'ultimo sangue con l'irriducibile nemico, il professor Moriarty. e la sua ricomparsa nel mondo dei vivi a distanza di circa due anni, con una nuova serie di investigazioni.

Qui manca tuttavia il suo comprimario di sempre Watson (ovverossia il narratore) che viene sostituito da tal Mookerjee, spia al servizio del governo coloniale inglese, il cui manoscritto che riferisce di questa avventura tibetana viene fortunosamente ritrovato molti anni anni dopo dallo stesso autore che appunto, proprio per questo motivo, si firma come semplice "curatore" dell'opera.
Il romanzo è, tuttavia, fuori dal canone holmesiano ortodosso, perchè vengono messe in gioco forze dell'occulto e paranormarli sino alla rutilante conclusione  ed quindi fuori dal consueto schema dell'indagine deduttiva (o anche - come hanno affermato alcuni moderni esegeti holmesiani - abduttiva).
E' un romanzo intelligente, scritto con garbo, e piacevole non solo per i risvolti investigativi e per il plot che tende alla risoluzione di un mistero per salvare il Dalai Lama in carica da un complotto gigantesco (dietro le cui trame si intravede una sopraffina mente criminale), ma anche perchè è l'occasione per raccontare di un viaggio avventuroso attraverso l'Himalaya sino a Lhasa, nel cuore del Tibet più profondo (alla fine del XIX secolo).
Nello stesso tempo l'autore - che è di origini tibetane - coglie l'occasione per raccontarci un po' di storia relativamente alle trame della Cina nei confronti del Tibet, che videro i loro più drammatici risvolti nella metà del XX secolo, esitate nellìesilio del Dalai Lama e della maggior parte dei monaci tibetani in una vera e propria diaspora nel mondo.
L'autore al termine del volume specifica anche alcune sue fonti e testi che lo hanno ispirato. Un posto di rilievo va - per sua specifica ammissione - al famoso "Kim" di Rudyard Kipling che, in forma di romanzo, racconta del "Grande Gioco", ovvero della contesa tra Impero Britannico e Grande Russia nell'acquisire il controllo geopolitico di questa parte del mondo, ma anche di molti altri racconti brevi dello stesso Kipling, in cui si affaccia con prepotenza l'elemento sovrannaturale. E, dall'altro lato, rivela la sua passione e la sua profonda conoscenza dell'intero corpus holmesiano, che ha avuto modo di dimostrare nel corso di un approfondito esame, prima di ottenere l'affiliazione all'esclusiva associazione letteraria "The Irregulars of Baker Street".
Pubblicato per la prima volta in traduzione, meritoriamente da Instar Libri, il romanzo è stato riedito nel 2021, nella collana dei Gialli Mondadori appositamente dedicata agli apocrifi homesiani. La comparsa nelle edicole di questa nuova edizione è stata per me l'occasione di riesumare dalla mia personale il volume di Instar Libri che ancora attendeva la mia attenzione, un volume peraltro dotato di una splendida veste editoriale.

La nuova edizione nei Gialli Monddori di "Il Mandala di Sherlock Holmes"

(nota al testo) Al porto di Bombay sbarca da un piroscafo un passeggero che nessuno si aspetterebbe di vedere in una remota colonia britannica. Non solo per il fatto che costui esercita abitualmente la sua professione nel cuore dell'Impero, ma soprattutto perché, almeno ufficialmente, non risulta appartenere più al mondo dei vivi, essendo scomparso nel gorgo di una cascata svizzera insieme all'arcinemico professor Moriarty. Eppure, sotto la falsa identità di un norvegese di nome Sigerson, viaggia in incognito proprio il "defunto" Sherlock Holmes. Il quale, appena messo piede a terra, sfugge per un soffio a un tentato omicidio, il primo di una serie di accadimenti che renderanno alquanto movimentata la sua trasferta agli antipodi. Ma le prodigiose doti investigative del segugio di Baker Street restano tali anche lontano dalle nebbie londinesi e avranno occasione di dispiegarsi al massimo grado dall'India al Tibet, fino alla città di Lhasa e oltre. Là dove, incastonato nell'enigmatico disegno di un mandala, si cela il segreto di un regno leggendario.


(David Frati, lievemente modificato) dallo stesso Jamyang Norbu, in visita ai monaci di un certo monastero tibetano in esilio, viene ritrovata una scatola di latta arrugginita contenente un plico sigillato (assieme ad una pipa consumata, il segno distintivo di Sherlock Holmes). Si tratta del resoconto scritto da Mookerjee, una spia indiana per conto del governo coloniale inglese, dei propri viaggi in Tibet in compagnia di Sherlock Holmes. L'investigatore, creduto morto in Svizzera, dove era precipitato nel baratro delle Cascate di Reichenbach, lottando con il suo nemico giurato il professor Moriarty, deve ora affrontare la minaccia di orribili delitti e intrighi politici, confrontandosi con un altrettanto redivivo Moriarty.
Nel 1891, i fans di tutto il mondo appresero inorriditi dal racconto "L'ultima avventura" (The final Problem) di come Sherlock Holmes ed il suo arcinemico James Moriarty fossero morti precipitando dalle cascate di Reichenbach, in Svizzera. Sir Arthur Conan Doyle, notoriamente ansioso di liberarsi del suo ingombrante personaggio (con un mix di comprensibile ambizione letteraria e di antipatica ingratitudine), pensava di farla franca così, ma fu travolto da uno tsunami di vibranti proteste, tanto che dopo qualche anno di stoica resistenza fu costretto a capitolare e ‘resuscitò’ Sherlock Holmes che, nel racconto, "La casa vuota" spiega di aver viaggiato per due anni in Tibet sotto le mentite spoglie di un norvegese, tal Sigerson. Ecco le premesse dalle quali parte Jamyang Norbu: documentare il viaggio di Holmes in Tibet durante il grande iato tra la sua scomparsa ed il suo ritorno. Intrigante la scelta del narratore, Hurree Chunder Mookerjee, prelevato direttamente dalle pagine del classico di Rudyard Kipling, Kim: l’assenza virtuale di Watson dalla vicenda e dalla narrazione dona al libro una freschezza e un senso di novità probabilmente poco apprezzati dai puristi del Canone, ma tutto sommato benvenuti. La struttura canonica classica dei racconti di Arthur Conan Doyle e dei suoi apocrifi viene volutamente fatta saltare: Norbu rimpinza il lettore infarcendo le sue pagine di omicidi rituali, esoterismo, cospirazioni cinesi, digressioni botaniche ed archeologiche, Carl Jung, UFO, e addirittura nel finale si concede il ritorno di un Moriarty dotato di poteri occulti.
L’irruzione del fantastico nell’universo di Sherlock Holmes rappresenta l’ennesima significativa ‘libertà’ presasi da Norbu, che approfitta anche dell’ambientazione delle vicende per lanciare chiari messaggi di propaganda politica anti-cinese.
Il risultato? Per chi ama la perpetuazione di uno Sherlock Holmes immutabile nella forma e nei contenuti, un romanzo spiazzante e forse presuntuoso, per gli altri un piacevole romanzo d’avventura con qualche finezza e il (grave) difetto di una scarsa tensione narrativa. Assolutamente godibile per i sensi - come sempre accade per i prodotti Instar - la veste grafica.

Il mandala di Sherlock Holmes. Un'avventura tibetana di Sherlock Holmes
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20 maggio 2021 4 20 /05 /maggio /2021 06:46
Adam Kucharrski, Le Regole del Contagio, Marsilio

Il libro di Adam Kucharski, Le regole del contagio (nella traduzione di Francesco Peri, Marsilio, 2020) fa davvero riflettere e fornisce degli strumenti per comprendere gli eventi epidemici e non solo. E' una lettura appassionante e importante perchè collega assieme tutta una serie di fenomeni che il buon senso comune rifiuterbbe di mettere assieme sotto lo stesso cappello.
In primo luogo, Kucharski statuisce chiaramente che l'epidemiologia  è una scienza matematica che ha delle applicazioni in medicina e nella tutela dalla salute pubblica, oppure che nata da questo terreno ha subito sconfinato per invadere altri campi inizialmente insospettabili.
In secondo luogo, egli ci fa comprendere come contagi da microorganismi (batterici e virali), epidemie e pandemie siano inquadrabili all'interno di una più generale "teoria degli accadimenti", dove tutto è collegabile, dai fenomeni finanziari, alla diffusione della violenza, passando per i contagi in rete (o anche in altri modi) di idee e di opinioni.
Secondo me, "Le regole del Contagio" è un libro che tutti dovrebbero leggere. Per saperne di più e per potere avere strumenti di comprensione maggiore. Solo che le persone che sicuramente dovrebbero farlo per documentarsi e per essere aggiornati, i politici e i decisori non lo faranno mai perchè sono fondamentalmente personaggi ignoranti che d'abitudine non leggono (e si scusano costoro dicendo che "non hanno tempo") e se le leggono si limitano a scorrere velocemente le rassegne stampa che altri incaricati, possibilmente altrettanto ignoranti, preparano per loro.

Eppure, si tratta di un saggio che dà al lettore degli strumenti per comprendere come si originano e si evolvono certi fenomeni (i più disparati dalle malattie infettive, alla diffusione degli atti di violenza, alle condotte suicidiarie, ai fenomeni virali in rete etc etc).

L'epidemiologia la cui prima nascita si attribuisce a Ronald Ross con i suoi studi magistrali (e pionieristici) sulla connesione tra diffusione della malaria e zanzare si sviluppò come una scienza matematica: e dunque si trova ad essere in uno snodo importante tra la medicina, la matematica e la sociologia. Lo stesso Ross che per i suoi studi venne insignito con il premio Nobel per la Medicina disse che, secondo lui, l'epidemologia era a tutti gli effetti una "scienza matematica" e, per questo motivo, egli ritenne - anticipando i tempi - che a partire dai modelli epidemiologici costruiti per spiegare la diffusione delle malattie infettive si potesse costruire una "teoria generale degli accadimenti" con un un apparato di formule e di calcoli che consentisse di spiegare in chiave epidemiologica i meccanismi con cui si diffondono gli eventi più svariati, ponendo al tempo stesso le basi per degli studi predittivi scientificamente fondati, con l'utilizzo di modelli matematici.

L'ignoranza si annida ad alti livelli, come ad esempio nelle interviste rilasciate da parte delle persone più insospettabili e dotate di presunte competenze e nelle battaglie in punta di fioretto tra virologi ed altri esperti, come è accaduto nel caso delle parole assolutamente supponenti espresse da Giorgio Palù, virologo ed microbiologo, nonché professore di neuroscienze all’Università di Philadelphia, nei confronti di Andrea Crisanti, Professore ordinario di microbiologia all'Università di Padova, quando questi proponeva l'attivazione di un lockdown duro presto e subito alle soglie della "terza ondata" (in corso di un'intervista rilasciata a TV7 a ottobre 2020).

Tra le diverse risposte, Palù non ha mancato di esprimersi pesantemente nei confronti di Crisanti: "Crisanti è un mio allievo, nel senso che accademicamente l’ho chiamato io da Londra. Non è un virologo, non ha mai pubblicato un lavoro di virologia. Devo dire che negli ultimi dieci anni non ha neanche pubblicato lavori di microbiologia. Ho fatto una certa difficoltà a chiamarlo, dico le cose per quello che sono. È un esperto di zanzare".

E ancora: “Una persona che fa queste predizioni… questi sono Dpcm di pseudo virologi. Fa anche lui il suo decreto della presidenza della Repubblica e sancisce un lockdown? Io mi domando: ma a che titolo? Su quali basi? A differenza di Andrea Crisanti, il professore pensa che “un lockdown generalizzato questo Paese non se lo può permettere, lo hanno capito tutti”.

Naturalmente queste "autorevoli" dichiarazioni sono state subito riprese da politici ignoranti che hanno preso ad inveire contro Crisanti  vile "zanzarologo".
"Crisanti, è meglio che stai zitto, non hai titolo  per parlare di Covid-19, perchè non ti sei mai occupato di virus e affini!"
Ecco sono queste le persone che, anche ad i più alti livelli, ma prive di conoscenza delle basi fondamentali dell'epidemiologia, per ignoranza le sparano grosse e sono loro a dover tornare sui banchi di scuola per leggere il semplice ma profondo saggio di Kucharski.

(soglie del testo) Le forme e la logica profonda del contagio, dalle pandemie alle crisi economiche, dalle fake news alla violenza sociale. Come scienza, intelligenza artificiale e nuove tecnologie possono aiutarci a comprendere il caos, a convivere con la complessità e a controllare i fenomeni più imprevedibili del nostro presente.
Le nuove scoperte scientifiche stanno rovesciando i luoghi comuni sul meccanismo delle epidemie. Ma per fermare un virus è necessario dare un nome ai fattori concreti dai quali dipende la sua propagazione. E per riuscirci, a volte, bisogna ripensare su basi nuove quello che credevamo di sapere.
Mese dopo mese, la pandemia di Covid-19 sta cambiando la forma del mondo in cui viviamo. La sua diffusione ha sconvolto norme politiche ed economiche, e le conseguenze del distanziamento sociale continueranno per lungo tempo a influenzare comportamenti e relazioni. Nonostante si tratti di un'emergenza sanitaria senza precedenti, non è però la prima di cui siamo a conoscenza né la più letale. Che cosa dobbiamo aspettarci, quindi, in futuro? E che cosa possiamo fare per evitare di trovarci impreparati? Per rispondere a queste domande bisogna comprendere i meccanismi nascosti che regolano la diffusione globale di contagi di ogni genere, anche al di là dell'ambito delle malattie infettive. In questo saggio brillante e ricco di spunti di riflessione, Adam Kucharski elabora modelli matematici capaci di ricostruire i diversi set delle «regole del contagio»: una logica soggiacente a fenomeni complessi o apparentemente irrelati come le fluttuazioni dei trend topics sui social, l'aumento esponenziale degli omicidi nelle periferie in cui la regolamentazione delle armi è meno stringente, fino ai meccanismi finanziari che hanno portato dalla bolla speculativa dei mutui subprime negli Stati Uniti alla crisi globale del 2008. Partendo dalla storia recente delle epidemie, Kucharski dimostra come il caos che ci circonda possa essere controllato, in che modo l'utilizzo dei big data e dell'intelligenza artificiale sia utile per imparare a convivere con questi eventi e non ripetere gli errori del passato.

Di questo saggio hanno detto:
«Una mappa esaustiva di ciò che sta succedendo nel mondo, grazie alla conoscenza approfondita della storia delle epidemie dell'ultimo secolo» – The Financial Times
«È difficile immaginare un libro più attuale. Dopo averlo letto molti aspetti del nostro mondo non avranno più senso» – The Times

Adam Kucharrski

L'autore. Adam Kucharski insegna alla London School of Hygiene and Tropical Medicine. Le sue ricerche riguardano l’applicazione di analisi matematiche per prevenire la diffusione di pandemie. Come divulgatore scientifico ha vinto numerosi premi, tra cui il prestigioso Wellcome Trust Science Writing Prize nel 2012. Collabora con Scientific American, Wired, Financial Times, The Observer, BBC. Tra i suoi libri, in Italia è stato pubblicato La scommessa perfetta. La scienza che sbanca ai casinò (2016).

 

Per approfondire...

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15 aprile 2021 4 15 /04 /aprile /2021 22:03

La sera stavano distesi sulle loro brande (...) ammazzavano il tempo infiammando scorregge, cosa che ai loro occhi era "uno sport nazionale svevo".
Eisbrand spiegò a Fussman come funzionava: "Ti stendi sulla branda su di un lato, pieghi la gamba come fanno i cani mentre tieni un accendino acceso vicino ai pantaloni. Ne molli una e il gas che fuoriesce dalla stoffa si infiamma, capi'?"
Il fenomeno ricordava il lancio di un razzo e, a seconda della quantità e della spinta dei gas si potevano osservare delle notevoli fiammate. Eisbrand era il detentore del record assoluto. Dopo una 'fagiolata'aveva mandato un'imponente 'fiaccola' di più di venti centimetri, ma da allora la sua "rosellina" gli bruciava come il fuoco.

"Bruciatura di terzo grado all'ano", queste le parole del dottor Leimtraut che con Eisbrand lesinava sulla pomata per ferite.

da Thor Kunkel, Pornonazi, Fazi Editore, p. 349

scorreggia infuocata (internet)

Questo passaggio (dal romanzo "Pornonazi") che ha suscitato la mia ilarità mi ha fatto ricordare due episodi.

In uno, molti anni fa - ero ancora studente - ero a casa di amici inglesi a Sheffield nello Yorkshire. Eravamo riuniti nel soggiorno, la mia "fidanzata" di allora, la sorella e il ragazzo di lei, e altri. Si parlava del più del meno e si mangiavano dei dolciumi posti in apposite ciotole. All'improvviso nel bel mezzo della conversazione, il ragazzo della sorella che era un tipo lungo e allampanato con i capelli lunghi e sottili tenuti assieme in una coda si alzò improvvisamente in piedi, levò il alto il braccio con il dito indice teso verso il soffitto e lampiò un pirito (o peto) potente e rumoroso (di quelli che si possono definire "sfardalenzuoli"), dopo di che si sedette - nell'indifferenza generale - e continuò la sua conversazione.
Nel secondo episodio di non molto tempo dopo (anche qui ero ancora studente), stavamo facendo una cena casalinga tra amici (frequentavo allora  una compagnia di un mio cugino, ed erano tutti più giovani di me di qualche anno). All'improvviso uno di loro (ricordo chi,ma non dirò il nome) si alzò da tavola e si buttò a terra di schiena, allargando e sollevando le gambe le gambe.
"Presto, fate presto! - disse - Datemi un accendino!".
Qualcuno glielo porse con concitazione e lui lo prese, lo portò vicino alla cucitura del cavallo dei pantaloni lo accese e ... una fiamma colorata di arancione si dipartì dal suo culo, una vera e propria vampa (ma senza alcun rumor di tuono): un effettaccio pirotecnico! E ci furono sghignazzate e meraviglia, ovviamente.
D'altra parte in  quegli anni la "scienza" delle scorregge e la loro frequentazione  ludica era parte del gioco. E, in fondo, si trattava di un'attività sociale...a cui nessuno poteva sottrarsi... in applicazione del ben conosciuto proverbio la cui formula base, pur con tutta una serie di varianti, era "Chi non piscia in compagnia o fa il ladro o fa la spia".

In tema vedi anche i seguenti articoli

Alla partenza di una maratona i subdoli artiglieri sono tra noi (30 aprile 2015)

Il contrapasso del subdolo artigliere (2015)

Vanvere e piritere: così sappiamo cosa stiamo facendo quando parliamo a vanvera (2013)

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15 aprile 2021 4 15 /04 /aprile /2021 11:08
Il simbolo del rischio biologico

"Pandemia" di Lawrence Wright (titolo originale: The End of October, nella traduzione di Elena Cantoni e pubblicato da Piemme nel 2020) è un ottimo romanzo scritto da un premio Pulitzer per il giornalismo d'inchiesta
Già, perché in una cornice fiction, contiene tutte le tematiche che ruotano attorno ad un evento pandemico e all'evento pandemico che ci afflige in particolare.

"Pandemia" è un thriller attualissimo sulle conseguenze devastanti di una pandemia. Così viene presentato dalla casa editrice quest'opera fiction da parte del giornalista statunitense Lawrence Wright, già insignito del Premio Pulitzer nel 2007, autore del saggio-inchiesta "Le altissime torri" sull'attentato alle Twin Towers e di un saggio sul terrorismo nel XXI secolo a partire da Osama Bin Laden.
Wright è avvezzo al giornalismo d'inchiesta e in quest'opera non tradisce la sua vocazione. Infatti, pur essendo l'impianto dell'opera di tipo fictional, tuttavia egli trasfonde nelle sue pagine una documentata conoscenza sulle diverse tematiche che sono state attivate dall'attuale pandemia da Covid 19. In questo senso, se da un lato si presenta nella confezione di un "medical thriller", dall'altro lato introduce temi di attualità politica con una mascheratura "fantapolitica".
La specifica pandemia di cui si tratta nel romanzo è fiction, mentre i meccanismi della diffusione, i tentativi di arginarla, i dibattiti politici, i tentativi di minimizzare o di amplificare, le menzogne e le finte verità, gli scontri tra nazioni sino alle più vivaci tesi complottiste hanno le loro radici nell'attualità.
Mi sono accostato a "Pandemia" per curiosità ed anche per tenermi aggiornato sul tema: avendo già letto con grande foga ed interesse "Spillover" di Quanmen devo riconoscere che è davvero notevole lo sforzo di Wright nel costruire un romanzo, per così dire, didascalico e quasi pedagogico sull'argomento attualissimo delle pandemie.
Ma devo anche riconoscere che come romanzo gli manca qualche ingranaggio, nel senso che il meccanismo narrativo non è fluido e, a volte, sembra incepparsi: forse proprio perché l'autore non riesce a discostarsi dal suo obiettivo pedagogico ed informativo, mettendo in scena dei personaggi che rimangono sostanzialmente asettici e privi di anima.
Ne suggerisco la lettura,in ogni caso, soprattutto se abbinata a "Spillover" che, per quanto saggio ed inchiesta giornalistica, si legge davvero come un romanzo.

Lawrence Wright, Pandemia, Piemme, 2020

(Dal risguardo di copertina) All'Assemblea Mondiale sulla Salute a Ginevra viene presentato il caso di una strana influenza sviluppata da poco in un campo profughi a Giacarta, dove nel giro di poche ore si sono verificati 47 decessi. Il dottor Henry Parsons, un epidemiologo di fama mondiale, decide di partire per l'Indonesia dove trova uno scenario apocalittico. Capisce che si tratta di un virus ignoto, letale e caratterizzato da una diffusione rapidissima. Quando viene a sapere che il suo autista è partito per un pellegrinaggio alla Mecca, dove ci sono più di tre milioni di pellegrini, intraprende una corsa contro il tempo per trovarlo e metterlo in isolamento. Ma è troppo tardi. Mentre l'epidemia ormai si sta diffondendo in tutto l'Occidente, tra le due grandi potenze mondiali, Stati Uniti e Russia, la tensione è alta. È vero che questo virus mortale è stato creato in laboratorio dalla Russia con lo scopo di scatenare un conflitto e ristabilire la propria egemonia in Medio Oriente? E che ruolo hanno le armi chimiche nella diffusione di questo tipo di virus?

 

L'autore. Lawrence Wright è un giornalista del New Yorker, drammaturgo, sceneggiatore e autore di dieci libri di saggistica, tra cui Le altissime torri (Adelphi), con il quale ha vinto il Premio Pulitzer nel 2007.
Ha insegnato all'Università del Cairo in Egitto. Vive con la moglie ad Austin, in Texas.

 

 

 

 

 

Lawrence Wright racconta il suo thriller profetico

 

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26 marzo 2021 5 26 /03 /marzo /2021 12:28
Luca Ricolfi, La notte delle ninfee, La Nave di Teseo, 2020

Nel panorama variegato dei numerosi saggi sinora usciti sulla Pandemia nella quale siamo tutt'ora impantanati (e forse solo ora cominciamo a vedere la luce alla fine del tunnel) spicca particolarmente per il suo vigore espositivo La notte delle ninfee. Come si malgoverna un'epidemia, saggio di Luca Ricolfi (uscito in libreria a gennaio 2021 per i tipi di La Nave di Teseo): non a caso, Luca Ricolfi, in quanto persona che parla fuori dai luoghi comiuni e che espone le sue idee non sulla base di opinioni, ma di fatti comprovati e supportati dalla scienza statistica, è considerato una delle "Cassandre" italiane nel generale appiattimento determinato dalla retorica governativa a proposito del fatto che con le misure intraprese "stesse andando tutto bene" (ed era "eretico" chi si discostava anche di poco da questa verità).
Ricolfi sostiene, con l'ausilio delle leggi della statistica, che le scelte governative sono state lente ed impacciate, che non hanno rispettato una tempistica rigorosa, che sono state contraddistinte da temporeggiamenti e ritardi, laddove sarebbero serviti interventi ben radicali di quelli che sono stati varati.
A partire dalla metafora iniziale, quella appunto dello stagno infestato dalle ninfee (cui si ispira il titolo del libro) e del modello matematico che ne deriva, mostra gli errori che sono stati fatti e come si sarebbero potuti evitare. E' molto interessante, ad esempio, il raffronto tra quello che è accaduto in Italia e quanto si è verificato in Germania al tempo della prima fase della pandemia (con pochi morti in confronto al numero degli infetti, rilevati). Ricolfi sostiene che, da un lato, la strategia iniziale avrebbe dovuto essere quella di fare molti, moltissimi, tamponi, mentre all'inizio - a parte l'anomalia, da alcune parti contestata, di Vo' Euganeo e della Regione Veneto - i tamponi sui soggetti asintomatici erano sistematicamente scoraggiati.
L'altro indicatore importante - sempre secondo Ricolfi - da tenere sotto controllo è il numero dei morti giornalieri: quando le vittime crescono a dismisura i giochi sono già stati fatti, in altri termini.
Alla luce delle statistiche e dei grafici comparativi con quanto è accaduto altrove, Ricolfi sostiene che il lockdown "duro" subito sarebbe stato la migliore ricetta, proprio per evitare successive derive incontrollabili.
E, secondo il suo ragionamento, anche una settimana di anticipo su certi provvedimenti, può fare una profonda differenza.
Per molti motivi, le misure più efficaci sono quelle - secondo il nostro autore - che attenuano il senso di paura delle persone: più che la semplice riapertura di alcune attività, sono proprio queste quelle che inducono la gente e a consumare di più. Quindi: efficace tracciamento, molti tamponi, attenzione sanitaria elevata e capacità di trattamento potenziata il più possibile, oltre a miglioramento e potenziamento del sistema dei trasporti, per evitare il sovraaffollamento.
Quando Ricolfi scrive e dà alle stampe il suo volume, siamo alle soglie di Dicembre: e l'autore commenta amaramente che ben poco il Governo ha fatto per creare le premesse per una risposta veramente efficace oppure per anticipare il più possibile le misure di lockdown.  Quando l'ha fatto , anche in autunno, i buoi erano già usciti dalle stalle, per così dire, e i morti erano già aumentati a dismisura.
Al contrario, il governo ha posto una fiducia quasi salvifica nell'arrivo dei vaccini, mentre ben di più avrebbe potuto fare se avesse agito con maggiore efficacia prima: Ricolfi parla di diverse decine di migliaia di morti in meno, se si fossero prese le decisioni giuste.
Aggiungo io, e mi trovo sulla stessa linea di Ricolfi, che in Italia ha purtroppo dominato la retorica, mentre la burocrazia ci ha messo costantemente lo zampino, assieme all'incapacità di creare un'unitaria strategia, fondata su coerenza operativa e su una piena sintonia tra governo centrale e Regioni.
Insomma, il saggio di Ricolfi è da leggere per chiarirsi le idee, abbandonando idee preconcette o "di regime" su di un tema su cui i media procedono utilizzando solo luoghi conuni e formule trite e ritrite.

(soglie del testo) L'autore vi spiega anche in questo libro perché i nostro Natale poteva essere diverso: si tratta di un indagine basata su dati rigorosi che smaschera gli errori italiani nella gestione dell'epidemia.
“Come andranno le cose? L’ottimismo della volontà mi fa sperare che, finalmente, si cambierà strada, e si guarderà con più attenzione al modello dei paesi che hanno avuto successo nella lotta al virus. Ma il pessimismo della ragione mi avverte: l’attesa messianica del vaccino avvolgerà tutto e tutti, quasi niente cambierà davvero, nessuno sarà chiamato a rispondere delle sue azioni. Né ora né mai”.
Luca Ricolfi, dal suo osservatorio della Fondazione Hume, fin dallo scorso febbraio sta studiando i dati relativi alla pandemia e alla sua gestione. Analisi non circoscritta alla sola Italia, bensì allargata sempre all’insieme delle società avanzate, a partire dai paesi europei. Sulla base dei dati – che sono il faro della sua attività – raccolti in questo libro in modo sintetico, ordinato e leggibilissimo, Ricolfi smaschera gli errori italiani nella gestione della pandemia e le conseguenti bugie, volte a nasconderli, di governanti, politici e amministratori.
E giunge a conclusioni che in pochi hanno avuto finora l’attenzione di cogliere:
(1) la seconda ondata era evitabile, tanto è vero che più di un terzo delle società avanzate l’ha evitata;
(2) le omissioni, i ritardi e le incertezze dei governanti ci sono costati decine di migliaia di morti, e decine di miliardi di PIL;
(3) se non facciamo subito quel che avremmo dovuto fare da tempo, altre ondate saranno inevitabili, e il disastro economico completo e difficilmente reversibile.

 

Luca Ricolfi

Lontano da ogni ideologia e fuori dalla assurda dicotomia tra negazionisti e rigoristi, fra aperturisti e paladini dei lockdown, Ricolfi ci dimostra che la tragedia che ci ha colpito avrebbe meritato ben altra gestione, che era possibile farlo e che altrove è stato fatto.

 

L'autore. Luca Ricolfi  (Torino, 1950), sociologo, docente di Analisi dei dati presso l’Università di Torino. Ha fondato la rivista di analisi elettorale “Polena” e l’Osservatorio del Nord Ovest. Attualmente è Presidente e responsabile scientifico della Fondazione David Hume. Fra i suoi libri: Perché siamo antipatici? (2005), Tempo scaduto. Il contratto con gli italiani alla prova dei fatti (2006), Illusioni italiche (2010), Il sacco del Nord (2012), La sfida. Come destra e sinistra possono governare l’Italia (2013), L’enigma della crescita (2014, 2020), Sinistra e popolo (2017), La società signorile di massa (2019, La nave di Teseo).

 

 

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21 marzo 2021 7 21 /03 /marzo /2021 09:32
Matteo Manfredini, I Giorni del Covid. Cronaca di una pandemia, Santelli Editore

  I giorni del Covid. Cronaca di una pandemia (Santelli Editore, 2020), saggio di Matteo Manfredini, giornalista e storico, nonchè esperto in questioni di politologia internazionale,  tenta di tracciare una mappa dell'evoluzione della Pandemia  da Sars-CoV 2 con cui siamo alle prese, da più di anno, in realtà molto di più perché, secondo le evidenze raccolte dall'autore il virus avrebbe preso a circolare sotto traccia sin dalla fine del 2019.
L'attenzione dell'autore si concentra dapprima sulla Cina e degli accadimenti nel lontano Oriente, prendendo in considerazione al tempo stesso i primi deboli passi dell'OMS e i suoi inspiegabili ritardi nell'emanare direttive efficaci e, successivamente, nel dichiarare lo stato di pandemia. E dalla sua narrazione si evince chiaramente che le decisioni prese o non prese a questo livello, ma anche da parte di altri organismi sovranazionali e nazionali, sino ad arrivare agli organi governativi in senso stretto, sono state spesso influenzate da considerazioni di opportunità politica e/o di sudditanza.
Seguendo il percorso del virus, passa poi ad esaminare quando accaduto in Europa e nel resto del mondo.
La scrittura di Manfredini si poggia su di una ricca documentazione, prevalentemente non cartacea, ma rinvenibile nel web (e ogni riferimento è rigorosamente citato nell'apparato di note a pie' di pagina).
Da quel che si comprende, si tratta di una documentazione oggettiva e non confutabile. All'autore, non interessa lanciare atti d'accusa, ma semplicemente tentare di trovare delle chiavi di lettura sui modi in cui si sono evoluti gli eventi nei principali paesi coinvolti.
La sua scrittura è efficace, soprattutto, perché dopo mesi di notizie frammentarie, divulgate nel quadro dell'allarmante "infodemia" che ha fatto da cornice esterna (spesso distorcente) e da "guscio" alla pandemia, era proprio ciò di cui si poteva sentir bisogno, almeno da parte di coloro che non si acconteno delle sbrigative e stereotipate notizie passate dai media, con l'utilizzo di parole "tormentoni" e di luoghi comuni: il tentativo, in altri termini, di tracciare una narrativa coerente e, se possibile anche problematizzante, sugli eventi dai quali siamo stati travolti.
Il racconto dell'Autore si ferma al luglio 2020, quando l'opera è andata in stampa. L'ultimo capitolo prende in considerazione alcuni temi aperti e problematici. Ma non vi è cenno ovviamente - nemmeno in termini di presentimento - degli sviluppi successivi, né tanto meno alla nascita delle varianti virali che hanno complicato il quadro, proprio in contemporanea all'arrivo dello strumento salvifico per eccellenza cioè il vaccino (nelle sue diverse forme farmaceutiche).
L'ho letto con profondo piacere, perché mi ha dato un quadro unitario ed articolato sul susseguirsi degli eventi a partire dall'origine della pandemia sino a tutta la prima metà del 2020.

Da leggere assieme al volume di Luca Ricolfi, La notte delle ninfee. Come si malgoverna un'epidemia (La Nave di Teseo, Collana i Fari, 2021): qui, l'autore, concentrandosi sullo scenario italiano espone con rigore e con il supporto di ragionamenti statistici su tutti gli errori commessi dal Governo italiano nell'affrontare la pandemia. Lo studio di Ricolfi si spinge più avanti, sin quasi alla fine del 2020. E, quindi, è un utile integrazione al saggio di Manfredini.

(Quarta di copertina) Dicembre 2019. Una misteriosa malattia comincia a propagarsi dai mercati di Wuhan arrivando a mettere in ginocchio il mondo intero: quest'inchiesta si propone di ricostruire la diffusione della pandemia dovuta al SARS-CoV-2 (più comunemente conosciuto come Coronavirus Covid-19), analizzando svariate fonti - documenti ufficiali, dichiarazioni governative, rapporti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, articoli - per farle dialogare tra loro e informando chi si è trovato vittima di un'altra pandemia: quella dell'informazione eccessiva, l'infodemia. Perché il ruolo della circolazione delle informazioni, vere e false, è risultato decisivo. Fake news, errori involontari di comunicazione, confusione dovuta a incompetenza e paure, dibattiti poco limpidi tra scienziati sono spazzati via per dare un quadro più organizzato e preciso di tutta la situazione fino a fine luglio 2020, al termine della fase acuta in Italia ed Europa. Per rileggere gli avvenimenti con chiarezza e scrutare un futuro ancora difficile da decifrare.

Matteo Manfredini

L'Autore. Matteo Manfredini (1982),nato e cresciuto a Carpineti si è laureato in Scienze Politiche a Parma, nel 2006. Ha studiato in Francia, in Australia e in Germania e da 10 anni vive a Bruxelles, dove lavora alla Casa della Storia Europea, presso il Parlamento Europeo. Ha collaborato per alcuni anni con la rete televisiva belga TV Brussel, dove ha condotto una rubrica di cultura e arte. Da anni scrive su diverse testate locali. Appassionato d’Oriente viaggia spesso in Asia. Suona il banjo nel gruppo belga The Rolling Fork.

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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