Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog
28 luglio 2017 5 28 /07 /luglio /2017 10:33
Donato Carrisi, Il Maestro delle Ombre, Longanesi, 2016

Nel suo ultimo romanzo, Il Maestro delle Ombre (per i tipi di Longanesi, 2016), Donato Carrisi propone un poliziesco sullo sfondo apocalittico di una Roma sull'orlo del collasso.

Infatti (questo è il contesto del romanzo), nella Città Eterna si verifca una concomitanza infausta di eventi: a causa di un'ondata di maltempo che sta per abbattersi sulla città, viene programmata un'interruzione dell'erogazione di cotrrente elettrica per riparare una delle centrali andate in tilt. L'erogazione del servizio è programmata per 24 ore e, contestualmente, per motivi di ordine pubblico, viene emanato un coprifuoco e i cittadini vengono esortati a non uscire di causa.
Intanto a causa delle precipitazioni ininterrote il Tevere in piena esonda e la città viene allagata.
Su questo sfondo di tregenda Marcus che lavora al servizio del Tribunale delle Anime, si ritrova ad indagare su d'un efferato omicidio, ed è chiamato in causa a causa delle anomalie colte in esso e nel modus operandi dell'esecutore, oltre che delle eccezionalità che presenta e, con lui, anche Sandra Vega, ex fotorilevatrice della Polizia Scientifica e ora agente di PS.
A partire da quel primo omicidio (di cui esiste un'atroce registrazione video) I due, con una serie di svolte impreviste, seguono una strada investigativa che è costellata da una serie di uccisioni, alcune delle quali mascherate come dovute ad incidenti o ad intenti autolesivi.
La situazione della città è cupa e catastrofica e sembra attualizzare le paure di Papa Leone X, quando in una sua bolla aveva decretato che "mai mai mai" la Città Eterna sarebbe dovuta rimanere al buio.
A parte l'intreccio, sviluppato con la consueta abilità, ciò che intriga di questo romanzo è lo sfondo.
"... l'idea di questa storia mi è venuta il 19 febbraio 2015 quando, in occasione della partita di calcio Roma-Feyennoord, gli hooligans olandesi ... -  spiega lo stesso autore in una nota conclusiva - in pochi minuti devastarono piazza di Spagna danneggiando irrimediabilmente la fontana della Barcaccia.
Il giorno successivo, ancora infuriato e indignato, andai a sedermi nello studio del mio amico professore Massimo Parisi e gli domandai, candidamente, come avrei potuto distruggere la Città Eterna in meno di ventiquattro ore. Lui non si scompose e mi disse: 'Semplice, fai piovere incessantamente per due giorni e manda in tilt una centrale elettrica: dopo poche ore ci sarà il caos': Poi impiegò un'intero pomeriggio a spiegarmi le conseguenze catastrofiche che una così banale combinazione di eventi avrebbe avuto sulla vita di ogni romano"
(pp357-358).
Ma è anche rilevante, la parte dell'intreccio che si svolge nel sottosuolo di Roma, seguendo i percorsi labirintici delle catacombe che, ancora oggi mettono in connessione antichi palazzi nobiliari e ovviamente ciò rappresenta la spina dorsale dei romanzi che vedono come protagonista Marcus e, cioè, l'attività della Penitenzieria Apostolica che, nella trasfigurazione romanzata fatta da Carrisi, diviene il "Tribunale delle Anime".

 

Donato Carrisi, Il Maestro delle Ombre, Longanesi, 2016

(Dal risguardo di copertina) Con Il maestro delle ombre Donato Carrisi apre le porte dell’archivio criminale più imponente della Storia dell’umanità: un nuovo viaggio nel cuore del Male…
Una tempesta senza precedenti si abbatte sulla capitale con ferocia inaudita. Quando un fulmine colpisce una delle centrali elettriche, alle autorità non resta che imporre un blackout totale di ventiquattro ore, per riparare l’avaria.
Le ombre tornano a invadere Roma. Sono passati cinque secoli dalla misteriosa bolla di papa Leone X secondo cui la città non avrebbe «mai mai mai» dovuto rimanere al buio.
Nel caos e nel panico che segue, un’ombra più scura di ogni altra si muove silenziosa per la città lasciando una scia di morti… e di indizi.
Tracce che soltanto Marcus, cacciatore del buio addestrato a riconoscere le anomalie sulle scene del crimine, può interpretare. Perché Marcus è sì un prete, ma appartiene a uno degli ordini più antichi e segreti della Chiesa: la Santa Penitenzieria Apostolica, conosciuta anche come il tribunale delle anime. Ma il penitenziere ha perso la sua arma più preziosa: la memoria. Non ricorda nulla dei suoi ultimi giorni, e questo dà un enorme vantaggio all’assassino.
Soltanto Sandra Vega, ex fotorilevatrice della Scientifica, può aiutarlo nella sua caccia. Sandra è l’unica a conoscere il segreto di Marcus, ma ha sofferto troppe perdite nella sua vita per riuscire ad affrontare nuovamente il male. Eppure, qualcosa la costringe a essere coinvolta suo malgrado in questa indagine…
Ma il tramonto è sempre più vicino, e il buio è un confine oltre il quale resta soltanto l’abisso.

Donato Carrisi

L'Autore. Donato Carrisi è nato nel 1973 a Martina Franca e vive a Roma. Dopo aver studiato giurisprudenza, si è specializzato in criminologia e scienza del comportamento per poi diventare sceneggiatore di serie televisive e per il cinema.
È una firma del Corriere della Sera ed è l’autore dei romanzi bestseller internazionali Il suggeritore, Il tribunale delle anime, La donna dei fiori di carta, L’ipotesi del male,Il cacciatore del buio e La ragazza nella nebbia tutti pubblicati da Longanesi.
Ha scritto e condotto su Rai 3, il sabato in prima serata, la trasmissione Il sesto senso.

Il booktrailer

Leggi anche i seguenti posto su questo magazine

Repost 0
Published by Frammenti e Pensieri Sparsi (Maurizio Crispi) - in Libri e letture
scrivi un commento
25 luglio 2017 2 25 /07 /luglio /2017 11:15
Stefano Malatesta, L'Upmo dalla Voce Tonante. Storie dall'America del Sud, Neri Pozza, 2014

Sono un accanito lettore dei libri di Stefano Malatesta. Non me ne perdo uno: appena sui banchi del mio libraio ne vedo uno nuovo, mi ci tutto a capofitto.
So che non resterò mai deluso, sia dal punto di vista della sorpresa e della scoperta del Novum, sia dal punto di visto dello stimolo intellettuale sia, infine, per la possibilità di immergermi in una prosa diaristica che per me è divenuta consuetudinaria.
I suoi libri sono in genere frutto della rivisitazione "ragionata" dei suoi articoli già pubblicati, articolo da "terza pagina", anche se la terza pagina dei quotidiani non esiste più da tempo...
Quindi, Malatesta, più che nei suoi articoli, lo leggo nei libri: e nei libri gli articoli, in maniera più palese e grazie anche alla disposizione tematica dei capitoli si possono apprezzare come un tutto unico, una grande tela che ancora Malatesta non ha finito di affrescare, frutto dei suoi viaggi e dei suoi incontri molteplici e memorabili, con gente comune e con uomini di cultura.
Il volume L'uomo dalla Voce Tonante. Storie dell'America del Sud (Neri Pozza, 2014) è tutto dedicato all'America Latina, da Cuba alla Terra del Fuoco, dalla costa del pacifico e quela atlantica.
Il volume è suddiviso in tre parti, precedute da una breve prefazione dello stesso autore che ci racconta delle radici del suo interesse per i paesi dell'America Latina, a partire dal golpe di Pinochet, un viaggio in cui fu accompagnato da Saverio Tutino, allora corrispondente de L'Unità per l'America Latina. Le tre parti sono rispettivamente: "Il mondo australe e la Terra del Fuoco", in cui - passo dopo passo - Stefano Malatesta racconta alcuni dei passaggi di Bruce Chatwin alla scoperta della Patagonia, ma compie anche delle peregrinazioni assolutamente originali ed inedite; "Due artisti e nove scrittori" in cui parla di scrittori ed artisti che hanno prodotto delle opere memorabili per la comprensione dell'America Latina; e, infine, "Viaggi e Scoperte", in cui egli esamina testi e narrative di viaggio fondamentali per la comprensione dell'America del Sud.
Il bello dei libri di Malatesta è che introducono il lettore a molteplici riferimenti letterari e, quindi, lo inducono ad un confronto continuo con conoscenze letterarie - e non già - acquisite, oppure alla scoperta di cose nuove e dunque anche alla voglia di approfondimento.
Qualcuno potrebbe forse rimproverare a Malatesta un certo sussieguo che deriva dal fatto di essere egli uno che ha molto viaggiato e che ha incontrato tante persone importanti e di sottolineare di continuo (implicitamente) di essere un Viaggiatore: ma questo piccolo vezzo glielo si perdona volentieri, poichè in tutta la sua produzione lettraria egli non cessa mai di meravigliare i suoi lettori, appassionandoli all'incontro continuamente mutevole con l'Altro e alla conoscenza di luoghi di cui ci fornisce una veduta insolita o decisamente arricchita da vertici di osservazioni inediti.
E' bello imbattersi attraverso la lettura dei suoi articoli in citazioni letterarie di libri già conosciuti, ma anche trarne suggestioni per nuove letture e nuove esplorazioni.Malatesta possiede indubbiamente la magia di far compiere al suo lettore fedele straordinari viaggi nel tempo e nello spazio,
Dove collocare i libri di Malatesta, nella propria biblioteca personale? Essi sono sicuramente a cavallo tra la Narrativa di viaggio e l'Avventura, generi che - in definitiva - coincidono, anche se la seconda sviluppa dei temi fiction, per quanto fondati su fatti e luoghi reali. E, d'altra parte, molti dei titoli di questi volumi, come nel caso di questo, "L'Uomo dalla Voce Tonante" (pensiamo ad esempio al salgariano "La Crociera della Tuonante") o "Il Napoletano che domò gli Afgani" rivelano una forte - e nemmeno tanto implicita - impronta salgariana, o anche altri titoli che, apparentemente meno esotici e più nostrani, ciò nonostante evocano luoghi altri e frontiere lontane, come "La Pescatrice del Platani" oppure "Il cane che andava per mare...".

(dal risguardo di copertina) Uno scrittore cileno dell’Ottocento ha detto una volta che gli europei in visita nell’America del Sud parlano sempre di vulcani, selve amazzoniche, tempeste di Capo Horn, poiché non possono fare a meno di celebrarne la natura selvaggia. Anche Malatesta parla della natura del continente australe, ma i veri protagonisti di questo libro sono gli indios della Terra del Fuoco considerati da Darwin l’anello mancante tra la scimmia e l’uomo, mentre avevano un vocabolario con oltre cinquanta parole per dire “mangiare il pesce”; megalomani come Popper che, proclamatosi re e imperatore della Terra del Fuoco, batteva moneta d’oro con la sua effige; sindacalisti contadini che, come Facon Grande, lavoravano nelle grandi aziende della Patagonia e venivano passati per le armi dai militari argentini; scrittori come Francisco Coloane, grande cantore del mondo australe con i suoi personaggi: cercatori d’oro, allevatori di cavalli, briganti che danno la caccia agli indios per incassare la taglia messa sul loro capo.
Malatesta è stato ovunque, con tutti i mezzi possibili e anche impossibili. Ma questo non è un libro semplicemente deambulatorio. I racconti che lo compongono cominciano sempre con un viaggio ma finiscono altrove: nella storia, nella geografia, nell’antropologia, nella letteratura.
Il risultato è un corpus romanzesco estremamente compatto sotto l’apparente divisione dei capitoli. Un romanzo dell’America latina che si muove secondo una direzione sudnord, da Capo Horn fino al Messico, alternando momenti drammatici – quali i funerali di Pablo Neruda – e altri improntati alla Luxe, calme et volupté, per dirla con Matisse, come le ore trascorse in un bar all’Avana, a fumare interminabili cohiba, a bere innumerevoli daiquiri e a contemplare la mirada fuerte dei cubani nei confronti delle loro giovani donne, puntualmente accompagnata dai piropos, quei complimenti barocchi e ironici che piacciono tanto alle ragazze dell’Avana.
L’Avana, coi suoi pittori surrealisti e i suoi grandi scrittori; Buenos Aires, più europea delle città europee; la Tierra del Fuego, coi suoi ghiacciai che s’insinuano nelle foreste e, in fondo, il mare tempestoso di Cabo de Hornos dove si incontrano l’Atlantico e il Pacifico: i luoghi magici dell’America del Sud narrati da un grande scrittore di viaggio.

Pareri espressi.
«Malatesta sa raccontare con fascinazione sempre divertita e maliziosa» (Panorama)
«Stefano Malatesta scava con la mente nel tempo, e lì ritrova la generosità di pensare e di esprimersi» (L’Espresso)

L'Autore. Stefano Malatesta è nato a Roma dove si è laureato in Scienze Politiche. Ha cominciato a viaggiare molto presto e da allora non ha mai smesso. È stato vice-amministratore di una piantagione di tè alle Seychelles quando queste isole erano una colonia inglese, documentarista di animali, cronista di nera, inviato di guerra.
Per la Repubblica scrive da oltre venticinque anni critiche d’arte, recensioni di libri e commenti e soprattutto racconti di viaggio sempre sulle tracce di qualcosa o di qualcuno, riprendendo una certa tradizione del "recit de voyage" quasi scomparsa nei giornali italiani e oggi fin troppo praticata. Oltre alle prime guide alla natura in Italia, ha scritto L’armata Caltagirone, Il cammello battriano, Il cane che andava per mare e altri eccentrici siciliani, Il grande mare di sabbia, Il napoletano che domò gli afghani.
Dirige la collana di letteratura di viaggio «Il cammello battriano» per la casa editrice Neri Pozza; ultimo della lista, pubblicato a giugno 2017 sempre nelle edizioni Neri Pozza, si intitola "La vanità della cavalleria e altre storie di guerra".
Ha vinto numerosi premi letterari come il Premio Albatros Palestrina, L’Este-Ferrara, il Comisso, il Settembrini Regione Veneta, il Premio Barzini per il miglior inviato speciale dell’anno e il Chatwin.

Repost 0
Published by Frammenti e Pensieri Sparsi - in Libri e letture Luoghi
scrivi un commento
20 luglio 2017 4 20 /07 /luglio /2017 09:39
Mark Forsyth, L'ignoto ignoto. Le librerie e il piacere di non trovare quello che cercavi, Laterza Editore, 2017

(Maurizio Crispi) Scartabellando in libreria, dopo alcune scelte canoniche, la mia attenzione è stata attratta da un minuscolo libretto, tecnicamente un "pamphlet", poche pagine soltanto, ma dense, con una copertina minimalista, sia nei colori sia nelle geometrie, e dal titolo intrigante. Si tratta di L'ignoto ignoto. Le librerie e il piacere di non trovare quello che non cercavi, un fuori collana dell'Editore Laterza (2017), di Mark Forsyth, giornalista e blogger, autore di diversi bestseller sull'origine e sul significato delle parole della lingua inglese.
Feeling immediato e l'ho preso.
S'è trattato di una piacevole sorpresa: subito letto! Uno di quei libri minuscoli che ti fanno riflettere e che rinfolocano la passione per la lettura.
Mark Forsith ci spiega a partire da una dichiarazione di Donald Rumsfeld, noto personaggio politico USA e titolare sotto l'ammininistrazione Ford e poi Bush di una delle più alte cariche dello Stato, il concetto di "Ignoto ignoto" e tilizza a questo riguardo una serie di esempi che ci aiutino a comprendere meglio.
Cos'è l'ignoto ignoto? E' ciò di cui non conosciamo l'esistenza e che quindi, a tutti gli effetti, per noi non esiste.
In altri termini, c'è una netta differenza tra l'ignoto "conosciuto" e il doppiamente ignoto.
Ci sono dei classici di cui sappiamo, ma che non abbiamo mai letto (e pertanto sappiamo di non averli letti).  E questa tipologia di libri appartiene senz'altro alla categoria dell'ignoto conosciuto.
Ma ci sono dei libri (questo ragionamento si può estendere al mondo delle cose, alla geografia etc) di cui non sappiamo l'esistenza: questi libri per noi non esistono (anche se da qualche parte ce ne sono copie cartacee). I confini dell'ignoto ignoto sono infinitamente estesi: qual'è la scommessa a cui puntare? Ma quella di erodere i confini dell'ignoto ignoto.
Come fare? Scartabellando nelle librerie, è certamente un modo.
Oppure leggere dei libri che contengono dei rimandi bibliografici e scoprire così che esistono dei libri di cui non supponevamo l'esistenza e che potrebbero interessarci.
La cultura letteraria di una persona si misura così attraverso il passaggio continuo di oggetti dal mondo esteso dell'ignoto ignoto a quello dell'ignoto conosciuto e da questo al mondo di ciò che è conosciuto (e dal punto di vista del pensiero, travasato, assorbito, metabolizzato).
In fondo, il rimando di Forsith è alla metafora della sconfinata Biblioteca di Babele borgesiana.
La condizione principale è quella di muoversi nel mondo della lettura con curiosità e animati dalla costante ricerca del senso della meraviglia e del novum, solo così ci si potrà imbattere continuamente in nuove "pepite".
Il lettore deve sapersi arrendere, tra l'altro, a ciò che "non cercava". In fondo, quando si cerca, si cerca ciò che già si conosce e che rientra in schemi di pensiero predeterminati e precostituiti e quindi, così facendo, si scopre ben poco. Altri parleberebbero, forse, di "serendipity", quando nel cercare qualcosa che fa parte di una "quest" consapevole (e pertanto dentro un certo schema cognitivo), se ne scopre un'altra che apre la via ad un territorio mai prima battuto.
Invece, bisogna sapere andare alla ricerca di ciò che non si conosce, di ciò che è fuori dagli schemi, e per far ciò bisogna continuamente uscire dal sentiero più volte percorso, con la mente aperta e pronta a cogliere le "anomalie".
E' stato lo stesso editore Giuseppe Laterza a scoprire questo pamphlet, ad innamorarsene e a tradurlo personalmente. «Sono le tante diverse intelligenze dei librai, le tante multiformi passioni di ciascuno di loro a rendere plurale il mercato editoriale. - afferma Giuseppe Laterza nella sua prefazione -Una ricchezza inaspettata, direbbe Forsyth: un patrimonio da scoprire ogni volta che attraversiamo la soglia di una libreria».
La lettura del breve testo di Forsith è davvero affascinante.
Ed ecco un estratto del pamphlet che Mark Forsyth, giornalista e blogger, ha scritto per l'Independent Booksellers Week.

 

Devo a Donald Rumsfeld la maggior parte delle mie opinioni sulle librerie.
In caso ve lo siate dimenticato – o non lo abbiate mai saputo –, Donald Rumsfeld è stato segretario alla Difesa con l’amministrazione di Gerald Ford e poi con quella di George Bush junior. Spesso viene accusato, in maniera piuttosto ridicola, di aver promosso guerre inutili, di credersi al di sopra delle leggi internazionali e di essere più interessato all’origami che alla vita umana. Ma non è solo questo che lui ed io abbiamo in comune. Ciò che ci lega veramente è l’opinione sulla necessità delle librerie.
Ci sono cose che sappiamo di sapere. Ci sono cose che sappiamo di non sapere. Ma c’è anche l’ignoto ignoto, cioè le cose che non sappiamo di non sapere.
Per ragioni che non capirò mai, c’è gente che di fronte a frasi come queste resta perplessa. Anzi, le ridicolizza. È persino successo che nel 2003, nell’ambito della “Campagna per una lingua inglese chiara e semplice”, a Rumsfeld fosse assegnato il Premio “Foot in Mouth” (ovvero “Gaffe”) per la frase più sconcertante pronunciata da un personaggio pubblico. Ma in realtà quella frase è tutt’altro che sconcertante. Io so che Parigi è la capitale della Francia, ma la cosa più importante è che so di sapere che è la capitale della Francia. Io so di non sapere qual è la capitale dell’Azerbaigian, pur essendo certo che ce n’è una. È il tipo di cosa che devo controllare. Ma io non so... e qui la faccenda si complica. Tu non sai qual è la capitale dell’Erewhon, perché non sospetti neppure lontanamente l’esistenza di un Paese chiamato “Erewhon” e dunque non ti rendi conto di questo buco nelle tue conoscenze. Non sai di non sapere.
Per i libri funziona esattamente allo stesso modo. So di aver letto Grandi speranze: questa è – per così dire – una ‘conoscenza nota’. E so di non aver letto Guerra e pace: e questa è per me una ‘non conoscenza nota’ (e tale rimarrà, sempreché non mi capiti di finire in carcere per un bel po’ di tempo).
Ma ci sono anche libri di cui non ho mai sentito parlare; e, non avendone mai sentito parlare, non mi rendo neppure conto di non aver letto. Mi piacerebbe citare almeno uno di questi libri, farvi qualche esempio; ma... capirete... non posso farlo perché non ne ho mai sentito parlare. Tolstoj, Stendhal, Cervantes: questi signori mi seguono ovunque. Li trovo negli angoli più nascosti che mi guardano a sopracciglio alzato in segno di disapprovazione. E questo semplicemente perché non mi è mai capitato di leggere i loro maledetti mattoni di migliaia di pagine sulle grandi questioni nazionali che attraversano i secoli e che non saprei neanche come definire. Non m’importa. Per la verità, ogni tanto me ne importa, altre volte invece ricordo di essere un lettore lento come una lumaca e che proprio dietro l’angolo c’è un pub. E allora dico “va’ a farti benedire, Tolstoj”, e lo dico con piena coscienza della sua enorme reputazione (e barba).
Ma gli altri? Dove sono? Chi sono? Non ne ho la minima idea. Magari sono a una festa nell’appartamento qui accanto. Il tipo di festa ideale, con ottimi vini e donne meravigliose. Ma io non sono stato invitato. Certo, non posso rimproverarli. Non ci siamo mai conosciuti. E non posso cercarli, visto che non ne conosco neppure i nomi. Sono degli ignoti ignoti, e non posso struggermi dal desiderio di incontrarli, considerata la mia doppia ignoranza.
Ed eccoci appunto alla libreria: perché, nonostante la leggenda metropolitana per cui il signor Rumsfeld parlava delle armi mesopotamiche, è abbastanza ovvio che si riferisse ai modi di acquisto di un libro. Capita a volte di essere fraintesi.
Ci sono – come lui diceva – tre tipi di libri: quelli che hai letto; quelli che sai di non aver letto (come Guerra e pace); e gli altri: i libri che non sai di non conoscere.
Non hai bisogno di comprare quelli che hai già letto. Probabilmente ne hai comprata (o rubacchiata) una copia, prima di leggerli. I libri famosi che non hai letto – quelli che sai di non conoscere – li puoi avere facilmente: li trovi su internet. Digiti Guerra e pace e qualunque sito commerciale ti dirà che lo ha disponibile a prezzi vantaggiosi, facendotelo recapitare a casa prima di cena da un simpatico giovanotto.
Immagino che a questo punto dovrei mettermi a criticare questo nostro tempo in cui si è perso il contatto umano e il mondo sta andando a rotoli. Ma proprio non ce la faccio. Internet è troppo comodo. Forse la vita era più sana quando tutto si faceva di persona. Ma ci voleva anche molto più tempo. E poi si tratta di una falsa nostalgia che è sempre esistita. Quando apparvero i primi libri in brossura c’era chi li detestava. E ho il sospetto che ai tempi in cui Gutenberg inventò la stampa nel XV secolo i monasteri fossero zeppi di monaci che si lamentavano perché la Bibbia stampata mancava del tocco umano. Probabilmente, se tornassimo indietro al 3000 avanti Cristo incontreremmo un egizio che si lagna perché i geroglifici sono stati brutalmente soppiantati dalla nuova moda della scrittura ieratica. Non c’è mai fine.
Il mondo va avanti e di un sacco di cose perdiamo le tracce, dai motori a scoppio alle videocassette al vaiolo. Possiamo pure strepitare, ma in realtà non vorremmo affatto che tornassero. Internet è un’invenzione meravigliosa e non scomparirà. Se sai cosa vuoi, internet te lo trova. La mia tesi, quella intorno a cui gira tutta la mia argomentazione, è che ottenere quello che già sapevi di volere non è sufficiente. Le cose migliori sono quelle di cui non conoscevi l’esistenza fino al momento in cui non le hai avute.
Internet accoglie i tuoi desideri e te li risputa addosso, soddisfatti. Fai la ricerca, inserisci le parole che già conosci, le cose che già avevi in mente e la Rete ti restituisce un libro, un’immagine, una voce di Wikipedia. Ma questo è tutto. Le cose che non sai di non sapere le trovi altrove.

Editore Laterza

L'ignoto ignoto. Il piacere e l'eccitazione di trovare quello che non stavi cercando
Repost 0
Published by Frammenti e Pensieri Sparsi (Maurizio Crispi) - in Libri e letture Riflessioni
scrivi un commento
7 luglio 2017 5 07 /07 /luglio /2017 09:06
Leggere

Leggere
Leggere
Leggere
Libro a colazione
Libro a pranzo
Libro di notte
Libro al cesso (ma sì!)
Libro in tutti gli intervalli
Libri diversi per momenti diversi
Bookwiches e libro-spuntini
Libri che per curiose coincidenze possiedono
titoli e contenuti assonanti/consononanti

La vita è un libro
fatto di innumerevoli stratificazioni
di affabulazioni e narrazioni
costruzioni e decostruzioni
e, soprattutto, di silenzio
non nel senso di assenza di musica
(ogni libro può avere un a sua colonna sonora)
ma di quel silenzio vibrante che riconduce a se stessi
Rumore-silenzio
che poi si fa Silenzio
per ritornare ad essere Silenzio-rumore
e così via, in un'infinita ricorsività

A volte, anche se si è in solitudine,
si legge ad alta voce,
ogni parola un acino d'uva da assaporare,
altre volte si legge in silenzio,
solo seguendo il testo che scorre
riga dopo riga
e pagina dopo pagina
con gli occhi,
altre volte ancora ci si limita
ad articolare lievemente le parole
con un sommesso movimento delle labbra,
quasi recitando una preghiera

Nella lettura possiamo sentire il nostro respiro
e il battito del nostro cuore
ed è sublime quando musicalità e ritmo
della pagina e del respirare coincidono

Leggere con dedizione
Leggere con impegno
Leggere con la meraviglia
di veder scorrere davanti a noi
molte altre vite
che arricchiscono quella che ci è stata data
e di andare in luoghi che forse
non avremo mai modo di visitare,
di luoghi esistenti e di luoghi fantastici,
viaggiando pur rimanendo chiusi nella nostra piccola stanza
e dentro i confini angusti che costituiscono il nostro piccolo mondo

Leggere è poter conoscere il brivido dell'infinito,
svoltando nei corridoi sena fine della Biblioteca borgesiana
e erodendo di continuo i confini di ciò che è ignoto-ignoto,
traghettando alla nostra esistenza cognitiva
ciò che per noi non era esistente

 

Repost 0
Published by Frammenti e Pensieri Sparsi (Maurizio Crispi) - in Libri e letture Note di diario
scrivi un commento
29 maggio 2017 1 29 /05 /maggio /2017 08:34

Sicilian Ghost Story, locandina"Sicilian Ghost Story" (per la regia di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza), presentato al Festival di Cannes 2017, è  un film liberamente ispirato al racconto di Marco Marcassola, "Un Cavaliere Bianco", contenuto in una raccolta di brevi racconti tutti costruiti attorno a fatti di cronaca dal titolo "Non saremo confusi per sempre" (Einaudi, Coralli, 2011).
Sia il racconto sia il film scaturiscono dalla vicenda del sequestro dell'ancora undicenne Giuseppe Di Matteo, figlio di un pentito di mafia, che dopo oltre 700 giorni (779, per la precisione) di cattività venne strangolato e sciolto nell'acido: un'azione atroce che ruppe un confine che sino a quel momento le cosche mafiose non avevano mai travalicato e che ebbe delle ripercussioni, nel senso di rompere degli equilibri e indurre altri alla confessione.
Il film che, come il racconto di Marcassola, ha voluto porsi come un tributo alla sua memoria, riesce a raccontare la vicenda su di un crinale in cui la dimensione onirica e fiabesca si confonde con il reale e con la terribile crudezza degli eventi, avendo come filo rosso conduttore e metronomo della narrazione una delicata storia d'amore che trasfigura il crudo e violento fatto di cronaca, riscattandone l'intrinseca e indicibile violenza e fornendo una via di uscita dalla cupa prigione del suo esercizio.
E' un film che lascia il segno, che - credo - possa essere anche un'efficace strumento di insegnamento per le giovani generazioni.
Il film - come del resto il racconto di Mancassola - rappresenta una sublimazione ed una trasfigurazione del semplice fatto di cronaca: non è rilevante aver in mente "quel" fatto per avere una piena fruizione di esso; anzi, al fatto di cronaca è bene non pensarci affatto in prima battuta. A ricordarcela sarà la dedica finale che comparirà al termine della pellicola.
L'effetto sublimazione i registi sono riusciti a realizzarlo, sia attraverso la trasposizione della vicenda in luoghi "altri", rispetto a quelli in cui ebbero luogo i fatti. E così la scelta di location - a mio avviso etnee - e le scene che hanno luogo nel cuore del bosco fitto di alberi svettanti e di esemplari vestusti hanno sullo spettatore un effetto straniante: il bosco che è, d'altronde, la culla di molte fiabe in cui hanno luogo incontri perturbanti con animali antropomorfizzari oppure fortemente simbolici, come è ad esempio l'incontro con il cane mordace proprio all'inizio del film o la comparsa ominosa della civetta in momenti topici, come frutto delle visioni di Silvia oppure come espressione di una sua concreta percezione.
Per lo spettatore, spesso, rimane tutto indecidibile se ciò che vede sia realtà, sogno o fiaba.
Anche se poi, ovviamente, dovrà ricredersi, pur rimanendo propenso il metalivello cognitivo lungo il quale tutta la narrazione  lo ha condotto a giocare, immergendosi anche lui in quel sogno che a tratti diventa incubo (come ad esempio l'indugiare su alcuni momenti della lunga prigionia).
Il racconto di Marcassola ha una struttura narrativa lievemente diversa, poichè se, da un lato, racconta le tappe della straziante agonia di Giuseppe e della vile azione della cosca che lo ha imprigionato, dall'altro, si sofferma - attraverso la storia di Silvia dilatata in più di otto anni su di un faticoso e sofferto processo di elaborazione del lutto, attraverso la creazione di un personaggio fantastico - "il cavaliere pallido, appunto - con attitudini supereroiche (e dunque consolatorie e salvifiche).
Per quanto riguarda un approfondimento dell'evento "storico", rappresenta una lettura irrinunciabile il libro che contiene le memorie del pentito di mafia Giuseppe Monticciolo (il "tedesco", fidato esecutore degli ordini di Giovanni Brussca) che racconta (con la revisione del testo operata dal giornalista Vincenzo Vitale) la storia di Giuseppe Di Matteo e i suoi retroscena (Giuseppe Monticciolo con Vincenzo Vasile, Era il figlio di un pentito, Bompiani Overlook, 2007), con una prefazione di Vasile che è una vera e propria "guida alla lettura".
Film, racconto letterario in parte fiction e testimonianza sono tutti egualmente fruibili, ma guardati assieme conferiscono spessore e profondità all'orribile fatto di cronaca. Tracce della testimonianza di Monticciolo, peraltro, si rinvengono come elementi di un mosaico o di un puzzle nel film e nel racconto letterario, con il collante dell'elemento immaginifico e poetico. In entrambi, racconto e film, vi è viva e vibrante la speranza e la ferma convinzione che l'amore puro ed incrollabile possa riscattare tutto l'orrore e le ferocia di cui alcuni uomini che hanno perso tutta la propia umanità, spinti dalla brama di potere e di controllo,possono essere capaci.

Marco Marcassola, Non saremo confusi per sempre, Einaudi I Coralli, 2011Marco Marcassola, Non saremo confusi per sempre, Einaudi (I Coralli), 2011

(dal risguardo di copertina) Nella luce di una primavera argentata, nella baia di un'isola, sbarca un regista inquieto e ossessionato dallo sparo che risuonò, sulla stessa spiaggia, in una notte lontana del 1978. E l'inizio di un intreccio che lega casi di cronaca famosi - che hanno traumatizzato e commosso la nostra coscienza e che il lettore non stenterà a riconoscere - a vicende insospettate e meravigliose. Più a nord, in una pianura immersa nell'inverno, una indimenticabile sedicenne si specchia teneramente nel destino di una donna in coma. Il piccolo caduto in un pozzo, quello per cui un intero paese di madri, padri, bambini rimane col fiato sospeso, inizia un viaggio alla scoperta di un regno sotterraneo. E ancora, il ragazzino al centro di un terrificante caso di mafia e il diciottenne vittima di un pestaggio della polizia vedono la propria storia aprirsi su scenari straordinari, che illuminano di nuova luce i fatti. In un tempo come il nostro, pare difficile superare la cronaca, la crudeltà degli eventi, venire a capo del nodo in gola e della cicatrice che certe vicende hanno lasciato.

Giuseppe Monticciolo con Vincenzo Vasile, Era il figlio di un pentito, Bompiani Overlook, 2007

(dal risguardo di copertina) Giuseppe Monticciolo, il braccio destro di Giovanni Brusca, figura eminente del clan dei Corleonesi, si racconta, dai primi passi nel paese per diventare qualcuno - lui piccolo muratore che il dna familiare spinge subito a cercare protezione nell'ambiente "giusto" - al battesimo di fuoco come killer agli ordini di Brusca, fino alla specializzazione nella costruzione di bunker e nascondigli per capi e prigionieri. Soprattutto, la storia del rapimento di Giuseppe di Matteo, tredicenne figlio di un pentito le cui rivelazioni costarono a Brusca la prima condanna all'ergastolo, della sua brutale detenzione, dello strangolamento e della dissoluzione del corpo nell'acido per far sparire ogni tracca dell'efferato delitto. La vicenda, degna di un film di Scorsese, "turba" Monticciolo che, pensando al ragazzo chiuso nel bagagliaio, avverte un moto di pietà e la tentazione di fare qualcosa, ma ne è impedito dalla certezza di quello che accadrebbe non solo a lui ma a tutta la sua famiglia se sgarrasse. E del resto, quell'azione disumana, culmine di una serie di altri delitti spietati, segnò l'inizio della fine per un'intera generazione di mafiosi, i sanguinari corleonesi: uno dopo l'altro finiscono in galera Riina, Bagarella e Brusca, uomini-simbolo di una stagione segnata dalla violenza.

 

Una selezione di immagini (fonti web)
Una selezione di immagini (fonti web)
Una selezione di immagini (fonti web)
Una selezione di immagini (fonti web)
Una selezione di immagini (fonti web)
Una selezione di immagini (fonti web)

Una selezione di immagini (fonti web)

Repost 0
Published by Frammenti e Pensieri Sparsi (Maurizio Crispi) - in Cinema Libri e letture
scrivi un commento
23 maggio 2017 2 23 /05 /maggio /2017 08:37

William Hjortsberg, Mai più (Nevermore) Sperling Paperback, 1998Mai più (titolo originale: Nevermore, nella traduzione di Nuccia Agazzi), scritto da William Hjortsberg e pubblicato da Sperling Paperback, 1998 è un poliziesco-pastiche che mette assieme in una mescolanza di fiction e di realtà personaggi celebri realmente esistiti.
A New York, nel 1923, avvengono dei brutali ed enigmatici assassinii. Nello stesso tempo si trovano causalmente ad incontrarsi sulla scena newyorkese bizzarri e inquieti personaggi: lo scrittore inglese Sir Arthur Conan Doyle che, inventore del personaggio letterario Sherlock Holmes, si trova in "tournée" negli States per diffondere con una serie di conferenze le nuove teorie dello spiritualismo che gli sono care (e a cui si è convertito dopo la morte del figlio nei teatri della I Guerra Mondiale), ma che - nello stesso tempo - ha nomea di poter risolvere dei casi polizieschi intricati in supporto della Polizia locale che si trova a fronteggiare questi efferati delitti; il mago, illusionista e celebre "escapista" Harry Houdini che, malgrado il suo scetticismo e la sua intrandsigente posizione nei confronti degli inganni e delle mistificazioni in tale materia, aspira a comunicare con l'Aldilà (sperando in un contatto con la madre morta); e, infine, la  Opal Crosby Fletcher, rinomata medium e chiaroveggente che si ritiene una reincarnazione della dea egiziana Iside. Mentre si comincia ad intravedere un disegno negli efferati omicidi, che sembrano ripetere nella loro messa in scena alcuni dei più macabri racconti di Edgar Allan Poe, il loro stesso autore prende a manifestarsi in forma di fantasma all'esterefatto ed inquieto Conan Doyle per comunicargli che Houdini è in serio pericolo: ma anche Conan Doyle e la stessa Opal si troveranno ad affrontare situazioni di pericolo.
Il pastiche che fa rivivere due personaggi arcinoti e realmente esistiti (tre, se si considera anche Poe in forma di fantasma) fondendo assieme occultismo, un pizzico di horror, elementi storici e di costume della New York di quel periodo (e di altre città americane dove fa tappa la tournée di Conan Doyle) e humor, si legge piacevolmente; unico difetto é che si svolge in un arco di tempo piuttosto lungo (di alcuni mesi), cosa che crea - a volte - lunghi stacchi tra un capitolo e l'altro, con un certo effetto di spaesamento nel lettore, la cui attenzione tende a perdere ritmo.
Ho acquistato questo volume da un catalogo remainder ed è rimasto a giacere negli scaffali sino a recente, quando all'improvviso per misteriosi motivi ha suscitato la mia curiosità.
Il titolo Mai più (in Inglese, Nevermore) riprende, ovviamente, l'interiezione che punteggia il celebre poema di Edgar Allan Poe, The Raven. Ma il romanzo, pur con delle notevoli differenze ha probabilmente ispirato il regista dell'omonimo film, uscito nel 2012.

L'Autore. William Hjortsberg (New York, 23 febbraio 1941–Livingston, 22 aprile 2017) è stato uno scrittore e sceneggiatore statunitense. Ha scritto Falling Angel, romanzo pubblicato nel 1978 e nominato nello stesso anno per il prestigioso premio Edgar nella categoria Best First Mystery Novel. Il romanzo è stato edito in Italia nel 1987 e poi riedito nel 2012; da esso è stato tratto il film "Angel Heart - Ascensore per l'inferno".
Hjortsberg, in precedenza, aveva scritto due sceneggiature tratte dal suo libro, per film mai realizzati, nel 1979 e nel 1981.
Hjortsberg ha anche scritto la sceneggiatura dei seguenti film: Inferno in Florida, di Corey Allen (1977) prodotto da Roger Corman; The Georgis Peaches di Daniel Heller (film-tv, 1980); Legend, di Ridley Scott (1985).

Repost 0
Published by Frammenti e Pensieri Sparsi (Maurizio Crispi) - in Libri e letture
scrivi un commento
19 maggio 2017 5 19 /05 /maggio /2017 18:50

Lindsay Faye, Il Dio di Gotham, Einaudi Stile Libero Big, 2012Andando a ritroso, ho letto solo ora il primo volume delle storie di Lyndsay Faye che vedono Tim Wilde, "stella di rame" della polizia metropolitana di New York ai suoi primi passi come protagonista.
Come il secondo volume della saga, anche "Il Segreto di Gotham", anche "Il Dio di Gotham" (titolo originale inglese: The Gods of Gotham - nella traduzione di Norman Gobetti - Einaudi Stile Libero Big, 2012) non mi ha deluso: in più mi ha consentito di comprendere alcuni fatti che ne "Il Segreto di Gotham" venivano dati come già assodati e acquisiti da parte del lettore.
Qui al centro della storia vi sono dei casi di brutali uccisione di ragazzini e ragazzine inermi, coartati in un giro di prostituzione minorile, molto fiorente nella New York di quegli anni.
Timothy Wilde, reduce da un micidiale incendio cittadino che gli ha sfigurato il volto con una cicatrice deturpante, prende ad indagare sulla barbara uccisione di un ragazzino, con piena delega da parte del Capo (nonché fondatore) della neonata Polizia metropolitana, il NYPD ai suoi albori, creato con il reclutamento di una forza stipendiata di uomini di buona volontà forniti come unico segno della loro appartenenza al Corpo di una "stella di rame".
Con arguzia e determinazione, Tim Wilde andrà avanti nella sua indagine sino a trovare una soluzione all'enigma. malgrado ingarbugliamenti vari, falsi indizi e piste, e pressioni politiche che vorrebbero insabbiare l'indagine, allontanando sempre di più il raggiungimento di una verità.
Il tutto con lo sfondo esasperato dell'intolleranza che vede contrapposti i protestanti e i "papisti" irlandesi che, in quegli anni, a causa della carestia dovuta alla morìa delle patate, arrivavano a torme a New York, stravolgendone gli equilibri già precari.
Il romanzo, che non è soltanto un poliziesco poichè in essi convergono in un appassionante mix elementi storici e sociologici, ma anche una delicata - e tormentata  - storia d'amore, è scritto con grande perizia ed è stato il frutto di lunghe e pazienti ricerche storiche da parte d'una scrittrice che ha tempra e coraggio.
"Alla mia famiglia - dice, infatti, la scrittrice in epigrafe - per avermi insegnato che quando ricevi una bella botta ti rialzi e continui ad andare,oppure ti rialzi e continui in una direzione leggermente diversa".
Ed è davvero un peccato che, ancora, molti dei romanzi scritti da Lindsay Faye, tra cui il primo che è un "apocrifo" holmesiano (Dust and Shadow: an Account of the Ripper Killings by Dr. John H. Watson), non siano ancora stati tradotti in Italiano.

Lyndsay Faye(dalla quarta di copertina) Un thriller storico che svela un passato ormai sepolto, e ha il sapore di un'autentica rivelazione. E cambia per sempre il nostro modo di pensare alla città di New York.
New York, 1845. Timothy Wilde gestisce un bar e sogna di sposare la ragazza che ha sempre amato in silenzio, ma un incendio lo lascia sfigurato, senza lavoro e senza casa. Il fratello gli procura un impiego nella neonata polizia e Timothy lo accetta senza entusiasmo, anche perché la sua zona di competenza è a due passi da Five Points, il peggior quartiere della città. Una notte, durante la ronda, Timothy si imbatte in una bambina in vestaglia e coperta di sangue, che gli racconta una storia improbabile secondo la quale decine di suoi coetanei sarebbero stati uccisi e sepolti nella foresta a nord della 23ma Strada. Perplesso, Timothy decide comunque di verificare, e scopre una catena di omicidi dietro la quale sembra nascondersi un disegno crudele e onnipotente.
Sull'Autrice. Lyndsay Faye vive a New York con il marito e due gatti. Il segreto di Gotham (2016) è il secondo romanzo della serie dedicata alle indagini di Timothy Wilde, già protagonista de Il dio di Gotham, pubblicato da Einaudi Stile Libero nel 2012.

 

De Il Dio di Gotham, il grande scrittore di thriller contemporanei Michael Connelly ha detto: «Il dio di Gotham è un libro fantastico. Lyndsay Faye dimostra una padronanza dei materiali storici e una conoscenza della mente umana davvero ammirevoli. Mi sono immerso nel suo mondo già dalle prime pagine, e non ho piú potuto allontanarmene fino all'ultimo capitolo».
Marilyn Stasio, per «The New York Times Book Review» ha invece scritto: «Un libro sensazionale nel raccontarci le difficoltà del lavoro di polizia per un gruppo di "stelle di rame" senza alcun addestramento, impegnate in turni di sedici ore per impedire agli abitanti dei bassifondi di derubarsi, picchiarsi, stuprarsi e uccidersi uno con l'altro».

Ho chiesto, tramite Facebook, all'autrice, del perchè nei suoi romanzi New York del XIX secolo sia battezzata Gotham ed ecco il testo della lettera che le ho inviato:

"I have read with great pleasure the two first novels of Gotham trilogy. In both cases I have written and publisshed in my blog a review. I appreciate your way of writing and talking at the same time about historical facts. I have discovered that between my still unread books there is as well your first novel with watson and Sherlock Holmes as main caracters. But in Italy this novel has been published in a periodical series dealing with mistery and detective stories (andt this kind of books are considered quite "pulp" actually and youn can't find them in bookshops, only at the newsagents and they are very volatile. I bought it, just because I am a real fan of Sherlock Holmes and I desperately buy anything written connected. It's a pity that in Italy they are proceeding very slowly in the translations of the other novel written by you. I am looking forward that. But, while waiting the italian translation, i have ordered some of novels through amazon. I wanto to ask you a question: why "Gotham"? I didn't find anything putting in connection NY of the origins and Gotham. Viceversa Gotham to me is definitely connected to the Batman stories".

Lindsay Faye mi ha risposto a breve giro:
 

"Thank you so much for finding and reviewing my work! I'll be very happy if more of my books are published in Italian. And grateful for the ones that already have been.

Regarding your question: "Gotham" is actually a classic nickname for New York City from the 19th century. So by that logic, Gotham City of the Batman stories is an alias for Manhattan. It was first used to describe New York by Washington Irving--you can read more about the name here if you like: https://www.nypl.org/blog/2011/01/25/so-why-do-we-call-it-gotham-anyway

For Americans, it's synonymous with NYC.
Thanks for getting in touch and happy reading!
Best. Lindsay

 

Grazie a Lindsay Faye per la sua risposta e per l'attenzione nei confronti di un lettore, comportamento di affabilità non sempre riscontrabili negli autori contemporanei, specie se italiani!

Repost 0
Published by Frammenti e Pensieri Sparsi (Maurizio Crispi) - in Libri e letture
scrivi un commento
14 maggio 2017 7 14 /05 /maggio /2017 09:31

Hedith de la Héronnière. Dal vulcano al caos. Diario siciliano, L'Ippocampo, 2013Assolutamente da leggere il denso volumetto della scrittirice francese, di antiche origini normanne, Edith de la Héronnière, Dal Vulcano al caos. Diario siciliano (L'Ippocampo, 2013): è indubbiamente indirizzato a chi ama la Sicilia (o vorrebbe amarla di più, dopo il primo colpo di fulmine) e vuole conoscerla più a fondo. Una conoscenza non banale che, tuttavia, non potrà mai giungere al nucleo più intimo e profondo di essa, perché la possibilità di un'esplorazione davvero definitiva rimane pur sempre elusiva. Come più volte mostra l'autrice, la Sicilia si concede e si nega allo stesso tempo.
La pagine della saggista sono diario spirituale di viaggio intenso e vibrante, un viaggio dentro la sua interiorità in primo luogo, poiché il confronto con i luoghi della Sicilia fa da catalizzatore nell'attivare vibrazioni interiori. I luoghi e il loro scorrere sono un pretesto in realtà, come accade in tutti i viaggi che non sono semplicemente fatti con motivazioni di turismo vacanziero usa e getta e che siano un mix assolutamente imprevedibile di solitudine e di incontri con altre solitudini.
Ma é anche un'Indagine filosofica sul senso ultimo del viaggio, in compagnia di una folla di letterati che hanno preceduto l'autrice (letterati stranieri in viaggio in queste terre), ma anche autori della Sicilianità, come Pirandello, Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino o la vivente Maria Attanasio, ma anche di pittori, come Nicolas de Stael, un cui quadro di ispirazione siciliana, arrichisce la copertina, oltre che di una serie di altri anonimi eppure indimenticabili personaggi, di cui il suo viaggiare è gremito.
Ed è, infine, viaggio sprituale, poichè la ragione del suo primo viaggio è in occasione della morte in terra in terra di Sicilia di un suo amico, mentre il sencondo viaggio a distanza di un anno è per recarsi in dolente visita alla sepoltura dello stesso, per verificare se la lapide sia stata alla fine predisposta e collocata secondo le sue ultime volontà.
E' uno di quei libri che bisognerebbe portare sempre con sé negli spostamenti in Sicilia, da leggere e da meditare di continuo.

Per me é stata una lettura che ho davvero amato, come mi era capitato nell'immersione in un precedente volume della stessa Autrice che, in esso dal titolo "La Ballata dei Pellegrini", racconta di un suo pellegrinaggio a Santiago de Compostela.

(dalle soglie del testo) "Perché la Sicilia? Nel suo nome vedo un verde tenero, semplice, che ricopre il suolo con una grande carezza piena di consolazione. Vedo anche del nero: un richiamo verso la terra e le viscere del mondo".
Con Édith de la Héronnière, il viaggio si fa racconto e le parole servono a rintracciare il senso della propria esistenza, come se alcuni luoghi avessero un potere taumaturgico.
"Dal vulcano al caos" evoca il rapporto addolorato e passionale della scrittrice normanna con la Sicilia, sulle tracce spirituali dell'amico scomparso, il grande fotografo
Arturo Patten.

Repost 0
Published by Frammenti e Pensieri Sparsi (Maurizio Crispi) - in Libri e letture Luoghi
scrivi un commento
8 maggio 2017 1 08 /05 /maggio /2017 10:37

The Circle, il ilm del 2017, tratto dall'omonimo romanzo di Dave EggersThe Circle è un film del 2017 scritto e diretto da James Ponsoldt, interpretato da Tom Hanks, Emma Watson, John Boyega e Karen Gillan.
E' un film che denuncia un possibile totalirismo (una sorta di "dittatura della mente") realizzabile attraverso l'uso sempre più estensivo dei Social: di fatto, allo stato attuale, stando in uno qualsiasi dei social (come capita a molti, sempre di più oggi, in molti social contemporaneamente, con uno o più profili di cui uno passabilmente vero, mentre altri magari sono dei fake, giusto per l'ebbrezza di sperimentare identità differenti) si è ipercontrollati, grazie al fatto che si rinuncia volentieri alla propria privacy, in modo sempre più estensivo, per "raccontarsi" in rete, utilizzando le emoticone, postando foto, condividendo link, esprimendo le proprie opinioni.
Le nostre scelte, le nostre preferenze, le nostre idiosincrasie diventano così trasparenti e pubbliche, specie quando c'è questa corsa sfrenata ad illustrare la propria vita privata, potenziata dal desiderio narcisistico di apparire e dall'ossessione di essere "wired", di essere connesso a tutto il "mondo" dei propri contatti e di patire viceversa un intollerabile isolamento.
Intanto, attraverso algoritmi sempre più potenti siamo monitorati, osservati e registrati. Riceviamo poi, attraverso il web, delle pubblicità personalizzate e onnipresenti oppure l'invito a partecipare a dei giochi (applicazioni queste che richiedono una liberatoria per condividere tutti i tuoi dati e i tuoi contatti con il gestore del social che ti popone il gioco).
E se qualcuno decidesse di accentrare tutto ai fini del controllo della società? Non arriveremmo forse ad una versione ammodernata del "Grande Fratello", con l'illusione di essere più liberi e capaci di autodeterminazione, con la conseguenza di entrare in una dittatura mascherata dietro una maschera di "democrazia e universalità delle relazioni sociali"?
Interrogativo davvero inquietante: considerando anche che tutto ciò che entra nella rete "è per sempre", considerando il caso di videoclip talvolta violenti ed espressione di prevaricazione che, entrando nella rete, diventano rapidamente "virali" oppure l'ansia e la frenesia che spingono molti a postare compulsivamente le proprie foto in una voglia di condivisione capillare di ogni momento della propria esistenza, con il volontario abbatimento delle barriere della propria privacy. E quando tutta la nostra vita viene riversata nella rete, cosa resta delle vita vera e del nostro rapporto con la realtà? Ben poco probabilmente... Ed uno dei sintomi eclatanti di ciò è dato certamente dal fatto che, spesso e volentieri, le persone preferiscono comunicare attraverso il social che non nella vita reale, quando sono faccia a faccia o seduti accanto: nella storia proposta dal film, la protagonista e tutti gli altri personaggi vivono una vita asessuata, in cui i contatti fisici sono pressocchè esclusi.
D'altra parte, le recenti dichiarazioni pubbliche di Zuckerberg, in un momento in cui Facebook sembrerebbe in dleclino, visto il "sorpasso" da parte di altri reti social maggiormente tarate per una diffusione delle immagini, utilizzando non soltanto il computer, ma anche i dispositivi di telefonia mobile di nuova generazione, con l'enfasi posta sulla nuova mission di Facebook di dare un maggiore spazio alle "relazioni sociali", sembrerebbero dare conferma a questo trend e a fare apparire quanto proprosto da questa storia non più semplicemente una fiction avveneriswitica, ma qualcosa che si sta già realizzando ora.
La storia in sintesi. Una giovane informatica viene assunta presso una potente azienda di telecomunicazioni. In breve tempo, col suo diligente lavoro, porta l'azienda a livelli altissimi per poi trovarsi in una complicata situazione di pericolo a causa delle implicazioni di privacy, sorveglianza e della libertà degli individui. La ragazza si rende presto conto che le sue decisioni e azioni saranno determinanti per il futuro dell'intera umanità.
La pellicola è l'adattamento cinematografico del romanzo "Il cerchio" (The Circle) di Dave Eggers del 2013, con una Emma Watson ancora acerba, ma in un percorso in cui cerca di scrollarsi di dosso il personaggio di Hermyone Granger della saga di Harry Potter, nel confronto serrato con Tom Hanks che si trova ad impersonare il leader che anima The Circle, sornione, accativante e, in fondo, tremendamente plagiante.
Di seguito, qualche notizia sul volume cui il film si è ispirato (Dave Eggers, Il Cerchio, Mondadori, Scrittori italiani e stranieri, 2016)

 

Dave Eggers, Il Cerchio, Mondadori(Soglie del testo) Benvenuti al Cerchio. Tutti i tuoi amici sono qui. Il Cerchio mette tutti insieme. Le tue ricerche e i social media. I tuoi messaggi. Le notizie. Le transazioni finanziarie. Le tue foto. La tua storia clinica. I tuoi film preferiti. Con il Cerchio sono finiti i tempi degli account multipli, della serie infinita di password, app, portali e piattaforme.
«Sapere è bene. Sapere tutto è meglio
"Mio Dio, questo è un paradiso" pensa Mae Holland un assolato lunedì di giugno quando fa il suo ingresso al Cerchio. Mai avrebbe pensato di lavorare in un posto simile: la più influente azienda al mondo nella gestione di informazioni web, un asteroide lanciato nel futuro e pronto a imbarcare migliaia di giovani menti. Mae adora tutto del Cerchio: gli open space avveniristici, le palestre e le piscine distribuite ai piani, la zona riposo con i materassi per chi si trovasse a passare la notte al lavoro, i tavoli da ping pong per scaricare la tensione, le feste organizzate, perfino l'acquario con rarissimi pesci tropicali. Pur di far parte della comunità di eletti del Cerchio, Mae non esita ad acconsentire alla richiesta di rinunciare alla propria privacy per un regime di trasparenza assoluta. "Se non sei trasparente, cos'hai da nascondere?" è uno dei motti aziendali. Cioè, condividere sul web qualsiasi esperienza personale, trasmettere in streaming la propria vita. Nessun problema per Mae, tanto la vita fuori dal Cerchio non è che un miraggio sfocato e privo di fascino. Perlomeno fino a quando un ex collega non la fa riflettere: il progetto di usare i social network per creare un mondo più sano e più sicuro è davvero privo di conseguenze o rende gli esseri umani più esposti e fragili, alla fine più manipolabili? Se crolla la barriera tra pubblico e privato, non crolla forse anche la barriera che ci protegge dai totalitarismi
L'autore. Dave Eggers è nato a Boston, e si è laureato in giornalismo alla University of Illinois. È autore di libri di successo come L'opera struggente di un formidabile genio (Mondadori, 2001) ed Erano solo ragazzi in cammino (Mondadori, 2008), finalista del National Book Critics Circe Award. Da quel libro, su Valentino Achak Deng, sopravvissuto alla guerra civile nel Sudan meridionale, è nata la «Valentino Achak Deng Foundation», che si dedica a costruire scuole medie nel Sudan meridionale. Eggers è il fondatore e il direttore di McSweeney's, una casa editrice indipendente di San Francisco che pubblica una rivista trimestrale, il mensile «The Believer», e «Wholphin», un DVD trimestrale di film brevi e documentari. Nel 2002, insieme a Nínive Calegari ha fondato «826 Valencia», un centro nonprofit di scrittura e tutoring per ragazzi del Mission District di San Francisco. Ha pubblicato per Mondadori: Conoscerete la nostra velocità (2003), La fame che abbiamo (2005), Le creature selvagge (2008), Zeitoun (2009), Ologramma per il re (2013) e Il cerchio (2014), I vostri padri, dove sono? E i profeti, vivono forse per sempre? (2015), Eroi della frontiera (2017). Il Gruppo Editoriale L'Espresso ha pubblicato nel 2011 La storia di Capitano Nemo raccontata da Dave Eggers.

Repost 0
Published by Frammenti e Pensieri Sparsi (Maurizio Crispi) - in Cinema Libri e letture Società
scrivi un commento
7 maggio 2017 7 07 /05 /maggio /2017 09:37

Acido Fenico (graphic novel di Giancarlo De Cataldo, Steve Della casa, Giordano Saviotti, Einaudi, 2016)Si creano sovente di questi tempi dei veri e propri laboratori letterari, in cui competenze diverse si incontrano felicemente e, a partire da un testo, creano qualcosa di nuovo e di diverso che si discosta dalla semplice pagina scritta e dalle finalità per cui l'Autore l'aveva inizialmente creata.
E' il caso dell'opera congiunta di Giancarlo De Cataldo, Steve Della Casa e Giordano Saviotti (formatosi quest'ultimo alla Scuola Romana Fumetti) Acido Fenico. Ballata per Mimmo Carunchio, camorrista per i tipi di Einaudi (Stile Libero, 2016), scaturita appunto da un testo teatrale di Giancarlo De Cataldo, opera che è nata quasi per per caso in conseguenza del crearsi di inaspettati ponti tra soggetti con diverse competenze, dando vita ad un romanzo a fumetti (ma oggi si direbbe meglio un "Graphic novel") in piena atmosfera noir, fulmineo e suggestivo, arricchito da una strana ibridazione cinefila, in cui il narrante Mimmo Carunchio, colto nella testimonianza-confessione resa ad un Giudice Istruttore, prende il volto di spigoloso e duro di Vincent Cassel, mentre Charles Bronson - peraltro menzionato nel testo teatrale - compare nelle vesti del killer di camorra.
Steve Della Casa in una breve prefazione racconta appunto la storia della nascita di questa graphic novel, mentre De Cataldo scrive, in chiusura, della storia della gestazione del testo teatrale e delle sue messe in scena in contesti quasi laboratoristici, in forma di musical, più che di testo teatrale canonico.
Dopo aver gustato la Graphic Novel, il lettore interessato potrà anche leggere il testo teatrale di De Cataldo, unico peraltro nella sua produzione letteraria.
Prefazione, postfazione e Graphic Novel si "consumano" in mezz'ora (anche se la graphic novel dopo aver scorso le pagine leggendo le parole va riguardata una seconda o una terza volta per immergersi nel segno grafico, nei chiaroscuri, nei tagli e nelle inquadrature. Un po' più di tempo, ovviamente, richiede il testo del monologo teatrale, ma ne vale la pena.

Gli autori
Giancarlo De Cataldo ha pubblicato per Stile Libero il best seller Romanzo criminale (2002), diventato un film e una serie tv di culto. Tra i suoi ultimi libri, I Traditori (2010), Io sono il Libanese (2012), Nell'ombra e nella luce (2014), e con Carlo Bonini Suburra (2013) e La notte di Roma (2015).
Steve Della Casa è critico cinematografico, sceneggiatore, conduttore e autore radiofonico (Hollywood Party - Radio 3) e televisivo. È stato direttore del Torino Film Festival e del Roma Fiction Fest. Ha collaborato con la Mostra del Cinema di Venezia, il Festival di Locarno e quello di Taormina.
Giordano Saviotti è un talento naturale come illustratore e disegnatore, al suo esordio con questa graphic novel.

Leggi l'estratto con l'introduzione di Steve Della Casa

Soglie del volume (quarta di copertina e sito web)

È odore di mare e di violenza.
È odore di paura e di speranza.
È odore di sartiame e di disperazione.
È acido fenico.

Sito web Einaudi

Repost 0
Published by Frammenti e Pensieri Sparsi (Maurizio Crispi) - in Libri e letture
scrivi un commento

Mi Presento

  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
  • Contatti

Profilo

  • Frammenti e Pensieri Sparsi

Testo Libero

Ricerca

Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


frammenti-e-pensieri-sparsi.over-blog.it-Google pagerank and Worth