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29 giugno 2022 3 29 /06 /giugno /2022 12:41
John Case, Sindrome, Marco tropea Editore

Sindrome (titolo originale: The Syndrome, nella traduzione di G. Carlotti) di John Case, pubblicato da Marco Tropea Edizioni (Collana I Marlin) nel 2002, mi ha preso molto, così come mi era piaciuto leggere, di John Case (in realtà una premiata ditta costituita da due scrittori, marito e moglie), L'Ombra del Cavaliere. Si tratta di un romanzo "complottista" in cui i cattivi tramano per ottenere il controllo delle menti di alcuni soggetti manovrabili e all'occorrenza anche sacrificabili.
Il tema sviluppato è lo stesso - fatte le debite differenze - de "Il Candidato della Manciuria", ad esempio ed è lo stesso tema quello che pervade il saggio d'inchiesta "Capre di Guerra" o anche "L'Uomo che fissa le Capre" (tradotto in un bel film nel 2009) o anche il recente romanzo di Stephen King "The Institute" per arrivare alla recentissima tetralogia elaborata da Dean Koontz che ha avuto esordio con "Il silenzio uccide", per non parlare del romanzo di quest'ultimo "Falsa memoria", di molti anni antecedente.
Il controllo delle menti altrui: un tema caro ai complottisti che, in tempo di pandemia, é ritornata in versione modificata, quando alcune frange estremiste dei no-vax hanno preso a sostenere l'idea che la vaccinazione di massa fosse solo un pretesto per realizzare - attraverso l'inserimento sottocutaneo di un microchip - il controllo globale dei cittadini del mondo, tematica peraltro discussa in modo intelligente e dialettico dagli esperti in "biopolitica" in cui uno degli assi portanti è il fatto che la politica contemporanea tenda sempre di più a realizzare attraverso l'enfatizzazione delle misure di controllo e di regolamentazione delle misure sanitarie un estensivo controllo dei corpi dei cittadini e, di conseguenza, una subordinazione delle loro menti.
Qui, vi è ovviamente di più, perché vi viene ventilata l'ipotesi di pochi che si assumono il ruolo di demiurghi onnipotenti e di "spazzini" della diversità e del dissenso, in modo tale da poter governare le sorti del mondo verso direzioni che siano conformi alle proprie vedute personali.
Lo sviluppo della trama di questo romanzo che, in qualche misura ricade nel genere del "medical thriller", è efficace ed incalzante. Io che solitamente passo con facilità e per il gusto del cambiamento da una lettura all'altra nel corso della stessa giornata sono stato polarizzato da questa narrazione.
Come spesso capita con molti di questi romanzi, un ampio spazio è dedicato all'intrigo, mentre il finale rimane sfumato e forse frettoloso: quello che conta è il tragitto che si compie non il raggiungimento di una soluzione finale.
In ogni caso, traspare evidente da questa narrazione che non vi sono né vincitori né vinti e che, mentre i due protagonisti, Jeff Duran e Adrienne, riescono ad avere salva la loro vita, i loschi affari dei "cattivi" guidati da una mentalità distorta potranno proseguire in forme mutate e pur sempre occulte.
Tutto passa nel dimenticatoio; nessuna inchiesta ufficiale verrà mai avviata. E, sicuramente, il mostro tentacolare da qualche parte è pronto a risorgere.

Ho acquistato questo volume molti anni fa come occasione remainder, e mi sono ritrovato a leggerlo, solo ora, sicuramente a distanza di più di 15 anni. Anche questo è bello, ritrovarsi a pescare - di quando in quando - dalla propria riserva di libri una lettura che ci soprende o che ci appassiona, spinti dalla curiosità e dall'estro e ritrovarsi a leggere con passione.

 

#lemieletture #thriller #medicalthriller

 

(soglie del testo) Florida 2000. Nico è una giovane di trent'anni, soffre di forti crisi depressive ed è in cura da uno psicologo, Jeff Duran. Nel corso di una vacanza, uccide inspiegabilmente un anziano signore sulla sedia a rotelle. Passano poche settimane, e si toglie la vita. Adrienne, la sorella, vuole capire cosa abbia portato alla morte Nico. Convinta che Duran sia il responsabile, comincia a indagare su di lui con l'aiuto di un investigatore. E scopre che anche lo psicologo ha una mente molto instabile, e una doppia identità. Ma quello che non avrebbe mai potuto immaginare è che l'uomo e la sorella erano assidui visitatori di un misterioso sito internet, legato a una diabolica macchinazione.

 

(Risguardo di copertina) A Jeff Duran non piace uscire, e ogni volta che si allontana dal suo appartamento dove esercita la professione di psicologo sente crescere il panico. A volte gli vengono in mente frasi in lingue straniere che non dovrebbe conoscere, oppure ricorda all'improvviso odori e suon.
Ma queste sensazioni scompaiono velocemente, senza lasciare traccia, e lo restituiscono allo scorrere monotono e tranquillo della sua vita. Finché un evento, il suicidio di Nico, una sua paziente, si abbatte su di lui come un incubo. Nico ha una sorella, Adrienne, che è convinta che lo psicologo sia responsabile della tragedia ed è perciò decisa ad indagare su di lui. Ciò che emerge dalle sue ricerche è sconvolgente: Duran non ha frequentato l'università, non ha titoli per esercitare la professione, ed è stato addirittura dichiarato deceduto parecchi anni prima.
Ma chi è davvero Jeff Duran? La ragazza non ha il tempo di soffermarsi su questa domanda: come Jeff anche lei è finita nel mirino di qualcuno che li vuole morti, qualcuno che rappresenta una minaccia per il mondo intero. L'oscuro passato di Jeff e il suicidio di Nico fanno parte del piano apocalittico di un'organizzazione che, attraverso l'ipnosi e la neurochirurgia, ha trasformato persone inconsapevoli in pedine sacrificabili, programmate per eseguire ordini, perfino sentenze di morte. E ora Jeff e Adrienne sono gli unici a poter fermare tutto ciò; ma per farlo dovranno lottare non solo contro l'organizzazione ma anche contro la mente e i ricordi di Jeff; un territorio in cui nulla è come sembra e dove potrebbe annidarsi il loro vero nemico.

 


L'autore. John Case è lo pseudonimo di Jim Hougan e Carolyn Hougan, marito e moglie nella vita, ambedue scrittori affermati con delle opere proprie.
Jim Hougan è anche un giornalista d'inchiesta e autore di broadcast. Vive ad Afton in Virginia. La scrittura a due di Jim e Carolyn si è fermata a seguito della morte di Carolyn Hougan per carcinoma nel 2007.
La coppia ha firmato sei romanzi sotto pseudonimo (di cui solo due sono stati tradotti in Italiano) e precisamente:
The Genesis Code (1997)
The First Horseman, tradotto con il titolo "L'Ombra del Cavaliere" (1998)
The Syndrome (2001; pubblicato con il titolo Trance State in the UK e Sindrome, in Italia)
The Eighth Day (2002)
The Murder Artist (2004)
Ghost Dancer (2006; published as The Dance of Death in the UK)

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27 giugno 2022 1 27 /06 /giugno /2022 20:00
Sandra Rizza, Nessuno Escluso. Ianieri Edizioni, 2022

Dopo aver pubblicato saggi, biografie e interviste, Sandra Rizza, con "Nessuno escluso", pubblicata da Ianeri Editore (Collana Le Dalie Nere) nel 2022, si è lanciata in un’impresa narrativa che per lei è risultata impegnativa e faticosa - come lei stessa spiega in una breve nota in fondo al volume. E credo che il suo sforzo sia riuscito bene, poiché ha dato luce ad un romanzo che funziona come un’allegoria, visto che l’autrice ha volutamente escluso gli usuali riferimenti spazio-temporali.
L’amara favola che la Rizza racconta è dell’oggi, indubbiamente, ma di un oggi che ogni lettore può plasmare a suo piacimento e in base alle sue esperienze e convinzioni.
Nel finale in cui la tragedia si conclude a tarallucci e vino, con una convivialità natalizia di plastica che spegne ogni dissenso c’è una metafora di ciò che viviamo in questo nostro tempo: si è tutti sulla stessa barca, per convenienza, per amor di pace, per abitudine, per interesse personale e, intanto, si assiste allo spegnimento degli ultimi fuochi delle ideologie “vere” e delle convinzioni solide che prima permeavano la “vera” politica di un tempo (tutto questo ormai relegato in un museo della memoria, a parte i pochi che ancora ci credono).
La mafia e la connivenza stato-mafia ritornano così, in modo strisciante e insidioso, all’insegna di “Non è successo niente! Vogliamoci tutti bene! Tiriamo avanti”. Un atteggiamento che uccide qualsiasi empito ideale e il desiderio di vivere in una società più giusta, libera da scellerati patti ma anche da accordi disinvolti in cui si azzerano le differenze (anche etiche e morali) e si fa di ogni erba un fascio.

La vicenda di Mario Martellini, medico di successo all'apice della sua carriera, di recente passato alla politica con una scelta che ai più è sembrata opportunista e discutibile, e improvvisamente arrestato con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, è suddivisa in quattro tempi (o atti, direi io, che ne trasformano l'impiatto narrativo in tragedia che poi sfocia in tragicommedia). Il titolo di ciascuna parte rimanda alle diverse fasi di un percorso morale, se vogliamo, che sono: Innocenza, Dannazione, Espiazione e Redenzione.
Ciascuna parte o atto è preceduta da considerazioni di carattere generale sul senso da dare alla parola prescelta (proprio a partire dal significato dell'etimo) e su di un inquadramento filosofico del concetto sotteso.
E' come se per ciascun atto, intervenisse il Coro di una tragedia greca a fare il punto della situazione, mostrando allo spettatore le categorie morali in cui inquadrare le azioni (e i contorcimenti) dei diversi personaggi.
Soltanto che, alla fine, come dicevo non vi è una conclusione da tragedia, ma piuttosto da grottesca tragicommedia, in cui tutti quanti vengono riassorbiti in un brodo indifferenziato che assorbe e annulla tutte le diversità e tutte le divergenze.
Ed è questo aspetto, devo dire, ad essermi piaciuto particolarmente: mi ha stregato l'incipit di Innocenza, che ho letto subito, dal momento in cui ho avuto il libro tra le mani e che è stato per me un elemento trainante alla lettura delle pagine e delle parti successive.

Dirò anche che ho acquistato questo libro per suggerimento indiretto del mio libraio (che lo consigliava ad un altro cliente e ciò è bastato ad incuriosirmi) e l’ho apprezzato.

 

(Risguardo di copertina) Un medico di successo arrestato per mafia, una famiglia che va in pezzi. Un avvocato che usa la politica per salvare l'imputato eccellente e un magistrato di fronte ad una scelta difficile. È la complessa vicenda giudiziaria attorno a cui ruota questo romanzo sulla borghesia mafiosa e sul crollo morale di un'intera classe dirigente. È un giallo dell'anima, una storia di dannazione e di redenzione impossibile, che impegna giovani e adulti, professionisti e politici di destra e di sinistra, in un Paese dominato dalla logica del compromesso. Ma è anche un racconto civile che esplora il microcosmo di un'umanità dolente in una società piegata all'imperio del successo a tutti i costi. Sullo sfondo, una città indifferente e perduta, mai chiamata col suo nome, perché può essere una qualsiasi, ma soprattutto perché è specchio dell'Italia intera.

Sandra Rizza

 

L’autore. Per un decennio cronista giudiziaria all’Ansa di Palermo, Sandra Rizza ha imparato il mestiere negli stanzoni de «L’Ora» di Palermo, negli anni caldi della guerra di mafia, passando presto dalle cronache di ordinaria marginalità sociale alla cronaca nera e giudiziaria.
Ha collaborato con «il manifesto» seguendo le udienze del maxiprocesso, e firmando servizi di approfondimento sul tema del garantismo, sul pentitismo e sugli aspetti «sociologici» del fenomeno mafia, a partire dal ruolo delle donne all’interno dei clan.
Ha collaborato con «La Stampa», ed è stata corrispondente dalla Sicilia del settimanale «Panorama» negli anni delle stragi 1992-93. Oggi collabora con «MicroMega» e «il Fatto Quotidiano».
Ha scritto Rita Atria. Una ragazza contro la mafia (edizioni La Luna 1993). Con Giuseppe Lo Bianco ha scritto, Rita Borsellino. La sfida siciliana (Editori Riuniti 2006), Il gioco grande. Ipotesi su Provenzano (Editori Riuniti 2006), L'agenda rossa di Paolo Borsellino (Chiarelettere 2007), Profondo nero (Chiarelettere 2009), L'agenda nera della Seconda Repubblica (Chiarelettere 2010), AntonioIngroia. Io so (Chiarelettere 2012), libro intervista al magistrato antimafia, e Ombre nere. Il delitto Mattarella tra mafia, neofascisti e P2 (Rizzoli 2018).

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24 giugno 2022 5 24 /06 /giugno /2022 10:50
David Lagerkrantz, Il Cielo sopra l'Everest, Marsilio

David Lagerkrantz con il suo Il Cielo sopra l'Everest (nella traduzione di Carmen Giorgetti Cima), pubblicato da Marsilio nel 2018 (Collana Romanzi e Racconti), s'è ispirato a fatti realmente accaduto, cioè alla grande tragedia della montagna verificatasi nel marzo 1996 e raccontata in "Aria Sottile" con lo stile di una tragica cronaca in soggettiva da Jon Krakauer, presente a quella immane tragedia della montagna, in quanto inviato dalla rivista Outside, ma egli stesso scalatore e sportivo dell'estremo.
Gli eventi narrati da Lagerkrantz sono spostati in avanti, rispetto a quelli reali, e avvengono nel 2000. I personaggi sono tutti di fantasia, ovviamente, e Lagerkrantz - nel delineare le loro personalità nei cui tratti si colgono i fattori scatenanti la tragedia che avrà luogo - riesce a costruire un avvincente e credibile thriller psicologico.
La lettura del romanzo di Lagerkrantz mi ha indotto a riprendere in mano e a sfogliare l'insuperabile racconto di Krakauer.
Tutta la vicenda è costruita con assoluta rigore: alla fine, l'autore riporta anche una bibliografia di testi essenziali sull'Everest.
Sia Aria Sottile che la vicenda narrata da Lagerkrantz hanno visto delle trasposizioni cinematografiche.


(Soglie del testo) «Spesso nei miei pensieri l'Everest diventava qualcosa di diverso da una montagna, un oscuro punto verso cui mi ero diretto, e se avevo cercato di rispondere alla domanda "perché scalare", forse avevo finito per rispondere a qualcos'altro.» – David Lagercrantz
"Aveva lasciato che l'ombra del passato oscurasse le montagne, ben prima che lo facessero le nuvole."
Ispirato a fatti realmente accaduti, un romanzo avvincente e drammatico dall'autore di Millennium 4 e 5. Una magistrale messa in scena di desiderio, rivalità e dolore tra le vette dell'Himalaya.
Nel maggio del 2000, in Nepal, una spedizione organizzata dal ricco e famoso stilista Paulo Villari si appresta a scalare la montagna più alta del mondo. A capo del gruppo composto da alpinisti dilettanti, c'è Giuseppe Cagliari, amico d'infanzia di Villari, riconosciuto come la guida più esperta dell'Everest. Ma Cagliari è sotto pressione e le tensioni all'interno della spedizione sono alle stelle. Nell'aria rarefatta della montagna, la sua capacità di giudizio si appanna e conduce gli alpinisti in vetta troppo tardi. Durante la discesa, il tempo peggiora e la spedizione viene bloccata da una violenta tempesta. Mentre la situazione diventa sempre più disperata, vecchie ferite si riaprono e tra i membri del gruppo cominciano a serpeggiare follia e allucinazioni.

Hanno detto
«È stato un colpo di genio usare l'Everest come sfondo per un thriller accuratamente documentato» (Vagabond)

«Un grandioso racconto su desiderio e pazzia sulla montagna più alta del mondo» (Hemmets Veckotidning)

L'Autore. È un giornalista e autore svedese, conosciuto soprattutto per essere l'autore della biografia di Zlatan Ibrahimovic: Io, Ibra. Ha firmato un contratto in esclusiva con la casa editrice svedese Norstedts per realizzare un quarto libro della saga di Millennium (Quello che non uccide) in occasione del decimo anniversario dell'uscita di Uomini che odiano le donne. A questo è seguito il quinto libro della saga, L'uomo che inseguiva la sua ombra. Tra gli altri suoi libri ricordiamo La caduta di un uomo. Indagine sulla morte di Alan Turing, oltre a Il cielo sopra l'Everest.

 

Jon Krakauer, Aria Sottile, Corbaccio

Aria sottile (titolo originale: Into the air, nellatraduzione dall'inglese di Lidia Perria), pubblicato per la prima volta in traduzione italiana da Corbaccio nel 1998, è un libro-reportage che, pur essendo stato lanciato nel mercato editoriale quasi trent'anni fa é tuttora attuale e non ha perso nulla del suo smalto e della sua tragica grinta.
Qui, Krakauer sulla base di testimonianze raccolte e delle osservazioni da lui effettivamente compiute, poiché - nel marzo 1996 - era proprio sul posto, al campo Base, inviato speciale di "Outside", la rivista per cui lavorava, per scrivere un resoconto sulla sua personale esperienza di scalatore dell'Everest, racconta la tragedia che si consumò ad alta quota, quando per una serie di sfortunate circostanze 13 alpinisti (anche per via del sovraffollamento) morirono in prossimità della vetta più alta del mondo.
Krakauer, dunque, era sul posto non come semplice osservatore, ma come scalatore; e il suo compito era appunto quello di scrivere il resoconto della sua impresa: questo mandato iniziale si trasformò in una scrittura catartica, poiché dei cinque di cui faceva parte la sua spedizione ben quattro morirono durante la scalata, compreso il capo-spedizione e altri nove, appartenenti ad altri gruppi, nelle stesse giornate persero la vita (più altri tre nei mesi successivi). Una vera ecatombe.
Quello che avrebbe docvuto essere un articolo di contenuto sportivo estremo diventò così un libro di denuncia sulla "follia degli ottomila".
Infatti, attraverso il racconto di Krakauer venne fuori a chiare lettere l'insensatezza di queste imprese di "massa", organizzate per consentire a chiunque lo desideri di arrivare (purchè abbia il denaro gli elevatissimi costi per la partecipazione) sulla cima più alta del mondo e la denuncia di una forma distorta di escursionismo di massa, inflazionato per mere esigenze commerciali e di consumismo sportivo.
Krakauer, oltre ad essere spinto dalla necessità di elaborazione di quella grande tragedia della montagna, vissuta in prima persona, cercò di ricostruirne punto per punto la storia degli eventi terminali ma anche di tutti i suoi preoccupanti annunci che nessuno fu in grado di cogliere, tentando di attivare una seria e critica riflessione su questo fenomeno, cercando di togliere via tutti i veli delle retorica che ammantano simili imprese..

Il volume è corredato di una ricca collezione di foto a colori e di interessanti illustrazioni realizzate da Randy Rackliff.

(risguardo di copertina) Il 10 maggio 1996 una tempesta colse di sorpresa quattro spedizioni alpinistiche che si trovavano sulla cima dell'Everest. Morirono 9 alpinisti, incluse due delle migliori guide. Con questo libro, l'autore, che è uno dei fortunati che riuscirono a ridiscendere "la Montagna", scrive non solo la cronaca di quella tragedia ma intende anche fornire importanti informazioni sulla storia e sulla tecnica delle ascensioni all'Everest. Offre inoltre un esame provocatorio delle motivazioni che stanno dietro alle ascensioni ad alta quota, nonché una drammatica testimonianza del perché quella tragedia si poteva evitare.

Sull'autore. Jon Krakauer, saggista e alpinista statunitense, conosciuto per i suoi libri riguardanti la vita all'aria aperta e l'alpinismo. Nel 2003 è entrato nel campo del giornalismo investigativo.
Gran parte della popolarità come scrittore è dovuta all'attività di giornalista che svolse presso l'«Outside magazine». Nel novembre 1983, abbandonò il lavoro part time di pescatore e carpentiere per diventare uno scrittore a tempo pieno. La sua attività di giornalista freelance riguarda vari campi.
Il bestseller Nelle terre estreme venne pubblicato nel 1996 e assicurò a Krakauer una reputazione come notevole scrittore di avventure. Nel libro, Krakauer traccia parallelismi tra la sua esperienza e le sue motivazioni e quelle di McCandless.
Da Nelle terre estreme è stato tratto il film Into the Wild - Nelle terre selvagge, diretto da Sean Penn, uscito nelle sale americane nel 2007 e in quelle italiane il 25 gennaio 2008.
Nel 2003, In nome del cielo fa diventare Krakauer il terzo scrittore bestseller della saggistica. Il libro esamina gli estremismi del credo religioso, in particolare i rami cadetti del fondamentalismo mormone.
Dal 2004 è curatore della serie "Esplorazioni" della serie "Modern Library" (della Random House).
Nel 2016 pubblica con Corbaccio Senza Consenso. Nel 2018 per lo stesso editore esce Estremi.

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22 giugno 2022 3 22 /06 /giugno /2022 14:38

E' una lettura che ho completato nel corso del 2021, con grande piacere, centellinandone ogni singolo capitolo

Per sentirsi a casa non sempre bisogna oltrepassare la soglia di una porta affacciata su un marciapiede.
A volte ci sentiamo a casa in un vasto spazio che coincide con la volta celeste, uno spazio fatto
dell'acqua che beviamo e del cibo che ci indurisce le ossa. A volte è l'insieme delle esperienze e dei ricordi a farci da casa, e a volte siamo a casa dovunque ci troviamo, purché ci stia accanto la persona giusta.




Lynn Schooler, L'orso azzurro (The Blue Bear, nella traduzione di Federica Oddera), Guanda (I Narratori della fenice), 2002

L'Orso Azzurro, Lynn Schooler

L'orso azzurro. Breve storia di una fotografia (The Blue Bear, nella traduzione di Federica Oddera) di Lynn Schooler, pubblicato da Guanda nel 2002 nella Collana I Narratori della Fenice, è stato per me una bella lettura, per quanto con un lungo periodo di gestazione.
E' il resoconto - appassionante, ma anche filosofico, se vogliamo - di una caccia fotografica durata anni e che è anche la storia di un percorso di vita. L'agognata preda fotografica - ovvero l'Orso Azzurro di cui sono stati registrati soltanto pochissimi avvistamenti nel cuore delle lande più sperdute dell'Alaska - viene inseguita da Lynn Schooler assieme al fotografo naturalista Michio Hoshino.
Anzi è quest'ultimo ad essere per Lynn fonte di ispirazione e di perseverazione.
La cosa importante non è tanto raggiungere lo scopo, quanto piuttosto il poter compiere nel frattempo un percorso, fatto di acquisizione di conoscenze ma anche di crescita interiore.
Il libro racconta anche dell'intensa amicizia che si sviluppa nel corso degli anni durante innumerevoli spedizioni sul campo, in luoghi remoti e bellissimi nel bel mezzo di una natura inospitale e nello stesso meravigliosa, tra l'autore e il fotografo giapponese, morto precocemente proprio in un incidente di "caccia fotografica" (venne tragicamente sbranato da uno degli orsi che popolavano una riserva nella penisola della Kamchatka e che si era recato a fotografare).
E' indubbiamente una storia capace di attrarre chi ama i resoconti di viaggio e le avventure naturalistiche nel cuore della natura selvaggia ma è anche la rappresentazione (o narrazione) d'un intenso percorso di formazione.

Lynn Schooler

(Risguardo di copertina) Juneau, Alaska: un piccolo centro isolato dal resto del mondo, neppure una strada, solo montagne immense, foreste e ghiacciai che incombono sul piccolo porto, e poi chilometri di costa scoscesa, di isole disabitate, di profonde insenature e di fiordi scavati nel corso dei millenni dalla forza primordiale del ghiaccio e dalla violenza del vento. È questo il luogo inospitale in cui Lynn Schooler ha scelto di vivere, rintanato nella barca con cui svolge il suo mestiere di guida per fotografi alla ricerca di orsi e balene, ed è da Juneau, dall'interno di quella barca ancorata al porto, che Lynn ci scrive dell'Alaska, con gli occhi fissi sulla sua fotografia più misteriosa e preziosa, l'immagine sfocata dell'orso azzurro, il plantigrado dei ghiacciai che spesso neppure in una vita di esplorazioni e di ricerche si ha la fortuna di avvistare e che lui, in dieci anni di viaggi,  ha potuto avvicinare una volta, al tramonto, quando ormai tutto pareva suggerirgli di abbandonare le speranze. La storia che Schooler ci racconta è insieme la dichiarazione di un legame indissolubile con una terra ancora intatta e selvaggia, a volte crudele nella violenza delle sue tempeste, accecante nella bellezza dei suoi paesaggi, e la ricerca lunga e appassionata dell'animale mitico. Ma prima ancora c'è l'amicizia, la fratellanza, il senso di comunione che, avventura dopo avventura, lega sempre di piùil narratore a Michio Hoshino, fotografo naturalista giapponese che trasmette a Lynn il desiderio di fotografare l'orso azzurro.
Ripercorrendo le storie avvincenti di una terra splendida e selvaggia Schooler ci conduce in un viaggio che è anche un percorso di formazione, ricordando incontri e addii, speranzee delusioni, fino all'appuntamento con il misterioso orso azzurro dei ghiacciai.

 

"Scrivendo queste pagine mi è capitato di soffermarmi a guardare l'istantanea fissata con il nastro adesivo alla paratia adiacente alla cuccetta dove sono seduto...
"Ha un grande valore per me non perché ritrae un orso dei ghiacciai, né perché spero di diventare ricco e famoso grazie alla sua rarità... Ma è stato necessario quasi un decennio di ricerche perchè potesse scattasse l'otturatore e, prima ancora, mi ci è voluta una vita intera per arrivare nel luogo dove le ricerche sarebbero potute cominciare.
"E, soprattutto, nell'attimo in cui l'otturatore si è chiuso e ha fissato e ha fissato i contorni dell'orso, nel giro di quella breve frazione di secondo, si sono conclusi dieci anni di amicizia con un uomo del tutto fuori dal comune.

"La fotografia contiene l'intera storia."

Lynn Schooler

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17 giugno 2022 5 17 /06 /giugno /2022 11:10

Riporto qui una mia recensione informale scritta il 17 giugno 2021 e inizialmente pubblicata nel mio profilo Facebook

Tullio Avoledo, Nero come la notte, Feltrinelli, 2021

Sempre scenari di mondi alternativi si insinuano nelle narrazioni di Tullio Avoledo, anche se poi vengono immediatamente negati o minimizzati. Non credo affatto che le sue narrazioni possano essere catalogate come "fantascienza" che è una parola vuota, se usata in modo generico e soprattutto da parte di chi non ha dimestichezza con questo genere letterario, se vogliamo attenerci ad un discorso di generi (ed è il caso di ricordare qui che lo stesso Antonio Gramsci era molto interessato alla fantascienza).
Le opere di Avoledo contengono spesso degli elementi che le riconducono a tematiche ucroniche o distopiche, per utilizzare due termini più precisi e maggiormente descrittivi.
Io che sono un suo fan (e dunque la mia affermazione potrebbe essere contestabile), mi sento di poter affermare che Avoledo è un narratore di grande respiro capace di produrre interessanti mix di generi diversi, garantendo nello stesso tempo al lettore un radicamento nei luoghi e nelle realtà che egli meglio conosce (quindi, nel suo caso il Friuli e il Veneto). Si veda ad esempio un suo precedente romanzo "Furland", nel quale la componente distopica è dominante.

Se si dovesse sintetizzare in poche parole o con uno slogan "Nero come la notte" (pubblicato da Marsilio e successivamente riedito da Feltrinelli - nella Universale Economica - nel 2021), si potrebbe dire: "Nulla è come appare". Forse anche perchè nella macchina narrativa un ruolo importante è legato alla manipolazione chimica della mente con sostanze psicoattive per ottenere una copertura di falsi ricordi.
Forse, considerando l'ampia tessitura narrativa, la conclusione è un po' affrettata. In ogni caso, non c'è lieto fine; non si sono vincitori o perdenti.
O meglio, il vincitore è il sistema.
Infatti, Sergio Stokar, protagonista assoluto della vicenda e affiancato da una miriade di altri personaggi, abilmente costruiti, non ha una storia successiva, a quanto pare. Viveva in una sorta di limbo di nebbia prima, ritorna a vivere in un limbo dopo che la storia si conclude e, apparentemente, il mistero è risolto.
Il lettore che vorrebbe vedere un lieto fine rimane deluso, ma è giusto così: uno scrittore deve sapere rinunciare a qualsiasi forma di ammiccamento e di imbonimento.
Il plot travolgente - con tutti i suoi colpi di scena e con i suoi disvelamenti mozzafiato e con le sue incursioni nell'incubo e nell'horror più cupo - è per Sergio Stokar solo una parentesi tra periodi più lunghi (forse interminabili) di una vita in esilio, alla quale infatti ritorna.

(quarta di copertina) Sergio Stokar era un buon poliziotto. Forse il migliore a Pista Prima, degradata ma ancora grassa città del Nord-Est. Fino al giorno in cui, senza saperlo, ha pestato i piedi alle persone sbagliate. Così qualcuno l'ha lasciato, mezzo morto, sulla porta dell'ultimo posto in cui avrebbe voluto finire: le Zattere, un complesso di edifici abbandonati dove si è insediata, dandosi proprie leggi, una comunità di immigrati irregolari. Quel rifugio dall'equilibrio fragile e precario – con la sua babele di lingue, razze e odori – normalmente sarebbe un incubo per uno col credo politico di Sergio. Ma è un incubo in cui è costretto a rimanere, adattandosi a nuove regole e a convivere con una realtà che un tempo avrebbe rifiutato. Per poter stare al sicuro, è diventato “lo sceriffo delle Zattere”: mantiene l'ordine, indaga su piccoli reati. Finché un giorno il Consiglio che governa il complesso gli affida un incarico speciale. Alcune ragazze delle Zattere sono state uccise in modo orribile, c'è un assassino in agguato, e solo un poliziotto abile come Sergio può scovarlo, con il suo fiuto e le sue conoscenze, ma soprattutto grazie a un'ostinazione che lo trasforma in un autentico rullo compressore. In un'Italia appena dietro l'angolo – l'Italia di dopodomani, che ci indica con chiarezza dove sta andando il nostro paese – Sergio Stokar deve tornare dal regno dei morti e rimettersi a indagare, frugando nel passato e negli angoli più in ombra della sua città, per scoprire, alla fine, che forse l'indagine è una sola, e che l'orrore si nasconde in luoghi e persone insospettabili. Tutto è legato da un filo. Un filo nero come la notte, rosso come il sangue. Perché in un mondo che ha fatto dell'avidità il suo credo non esistono colpevoli e innocenti, ma solo infinite sfumature di male.

Tullio Avoledo

L'Autore. Nato a Valvasone, in Friuli, nel 1957, Tullio Avoledo ha esordito nel 2003 con “L’elenco telefonico di Atlantide” (premio Forte Village Montblanc - Scrittore emergente dell’anno), romanzo che ibridava fantascienza e mitologia con una satira feroce del mondo bancario e della società italiana ai tempi dell’effimero trionfo della web economy. Ha poi pubblicato altri undici romanzi, prima per Sironi e poi per Einaudi e Marsilio, tra cui Lo stato dell’unione (2005), Tre sono le cose misteriose (2006, premio Super Grinzane Cavour), Breve storia di lunghi tradimenti (2007), Un buon posto per morire (2011, scritto a quattro mani con Davide “Boosta” Dileo dei Subsonica) e Chiedi alla luce (2016). Ha anche pubblicato per Rizzoli una personalissima e divertita versione, ambientata nell’Italia odierna, delle Baruffe chiozzotte di Goldoni (2014). Ha partecipato con due romanzi (Le radici del cielo e La crociata dei bambini, Multiplayer) a Metro 2033 Universe, una narrazione collettiva internazionale sul mondo post catastrofe nucleare immaginato dallo scrittore russo Dmitry Glukhovsky; il suo terzo romanzo della serie, Il conclave delle tenebre, è di imminente pubblicazione in Russia. Suoi libri sono stati tradotti in inglese, spagnolo, tedesco, russo, polacco e ungherese

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15 giugno 2022 3 15 /06 /giugno /2022 07:02

Ho scritto questa breve nota il 14 gigno 2019 e mai l'ho pubblicata in questo blog. Eccola.

Irvin D. Yalom, Chiamerò la polizia, Neri Pozza

Irvin D. Yalom, che nel corso della sua pratica psicoterapeutica ha elaborato il concetto di "psicoterapia esistenziale", nei suoi libri unisce l'esperienza clinica con un grande capacità di story teller.
Molti puristi della letteratura e i cultori della letteratura "colta" e "d'avanguardia" (metti, ad esempio, quelli della redazione di Fahrenheit che hanno un po' la puzza sotto il naso) diranno che le sue narrazioni sono semplicemente di consumo, banalizzazioni della vita e della psicoterapia. Devo dire invece (da persona che ha praticato la psicoterapia) che i romanzi di Yalom mi hanno sempre appassionato, quasi mai annoiato.

Il suo "Chiamerò la polizia" (titolo originale: I'm Calling the Police, nella traduzione di Serena Prina), pubblicato da Neri Pozza (Collana Piccola Biblioteca Neri Pozza, 2018), è un racconto, invero, brevissimo.
E di cosa parla? Essenzialmente del superamento del silenzio persistente tra due amici di lungo corso e del disvelamento di una "zona cieca" da parte di uno dei due su un suo pezzo importante di vita vissuta.
E questo superamento rappresenta un punto di svolta davvero importante, poiche solo il superamento di un "segreto" consente al soggetto di realizzare una condizione esistenziale piena e consapevole, equilibrata. Si tratta del silenzio di uno dei due amici, Bob, che si è rifugiato nella sua pratica ossessiva di brillante cardiochirurgo per non dover mai pensare al sua passato di sopravvissuto della Shoah; e di quello del narratore che figlio egli stesso di Ebrei emigrati prima della Shoah ha sempre coltivato un rifiuto intenso - quasi fobico - a confrontarsi con tutto ciò che fosse attinente con lo sterminio nazifascista degli Ebrei. L'impossibilità di dare libero corso al racconto è fatta infatti di due silenzi, di due diverse modalità di rimozione - se non di negazione -  che s'intrecciano tra loro e si potenziano. Accade, tuttavia, ed è questa l'essenza del racconto che i due abbiano occasione di parlare e che il sopravvissuto alla Shoah, sensibilizzato da una recente esperienza (che ha fatto da trigger per il riemergere del rimosso), decide di raccontare tutto il suo passato all'autore (o al suo alter ego del racconto). E il narratore questa volta si apre all'ascolto, rendendosi disponibile e superando così la sua fobia.
Il breve - intenso - racconto è completato da un'intervista con l'autore che parla di se stesso e delle sue esperienze come psichiatra, come psicoterapeuta e come scrittore, e del loro intrecciarsi.

 

(Soglie del testo) «Avevo quindici anni. Ero scappato da una colonna di prigionieri che i nazisti stavano portando dal ghetto alla stazione, per deportarli, ed ero riuscito a tornare a Budapest, dove vivevo fingendomi cristiano grazie a documenti d’identità falsi. Tutti i membri della mia famiglia erano stati già arrestati e deportati».

 

(Quarta di copertina) "Mi sta capitando qualcosa di serio... Il passato sta erompendo... Le mie due vite, la notte e il giorno si stanno unendo. Ho bisogno di parlare".
Con queste parole il vecchio compagno di studi di Irvinn D. Yalom, Bob Berger lancia all'amico una richiesta di aiuto.
Da troppi anni, infatti, Bob vive due vite: una diurna come cardiochirurgo affabile, scrupoloso e infaticabile, e una notturna, quando i brandelli di orribili ricordi si fanno largo nei suoi sogni. Yalom sa che è giunto il momento di accompagnare l’amico fin dentro il suo incubo. Nei loro cinquant’anni di amicizia, Bob Berger non ha mai rivelato ad anima viva il suo passato di rifugiato di guerra sopravvissuto all’Olocausto, arrivato fino a Boston da solo, come profugo, all’età di diciassette anni, dopo essere sfuggito ai nazisti fingendosi cristiano. Ora è giunto il momento di affrontare i propri demoni. Insieme, Yalom e Berger interpretano i frammenti di una storia che, per essere esorcizzata e finalmente dimenticata, va affrontata in tutti i suoi più intimi risvolti psicologici.

 

Hanno detto:
«Irvin Yalom è uno psichiatra che pensa come un filosofo e scrive come un raffinato romanziere» - Rebecca Newberger Goldstein
«Yalom è uno studioso della condizione umana. La sua voce mescola meraviglia e umiltà» - Boston Globe

Description	Ирвин Ялом. Москва 2014. Source	Own work Author	User:Masangina

L'Autore. Irvin D. Yalom, nato in una famiglia ebraica il 13 giugno 1931, è cresciuto in un ambiente povero.
Si laurea Bachelor of Arts alla George Washington University nel 1952 e Doctor of Medicine alla University School of Medicine di Boston nel 1956.
Si specializza al Mount Sinai Hospital di New York, e presso la Clinica Phipps del Johns Hopkins Hospital a Baltimora completa la sua formazione nel 1960.
Dopo due anni di servizio nell'esercito al Tripler General Hospital di Honolulu, Yalom inizia la carriera accademica presso la Stanford University nella quale entra nel 1963 per restarvi fino al 1968.
Oggi insegna Psichiatria alla Stanford University e vive e svolge il suo lavoro di psichiatra a Palo Alto, in California.
All'attività clinica ha affiancato quella di scrittore, che gli ha permesso di ottenere successi e gratificazioni importanti (soprattutto con il suo romanzo E Nietzsche pianse, i cui titolo è successivamente stato ritradotto da Neri Pozza in Le lacrime di Nietzsche).
Tra gli altri suoi romanzi, pubblicati da Neri Pozza, ricordiamo: La cura Shopenhauer (2005), Il problema Spinoza (2012), Il dono della terapia (2014), Sul lettino di Freud (2015), Creature di un giorno (2015), Il senso della vita (2016), Fissando il sole (2017), Diventare se stessi (2018) e Chiamerò la polizia (2019). Ha scritto anche un saggio uscito per Neri Pozza Psicoterapia Esistenziale (2019).
Per Raffaello Cortina è uscita la sua raccolta di racconti Guarire d'amore. Storie di psicoterapia (2015).

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8 marzo 2022 2 08 /03 /marzo /2022 11:15
Ian McEwan, Rose Blanche, Marotta&Cafiero, 2022

Rose Blanche, il piccolo libro di Ian McEwan (nella traduzione di Giosuè Bellavista, pubblicato da Marotta&Cafiero, 2022) è bellissimo! Nella sua perfetta commistione di testo ed immagini, si legge e si guarda in una manciata di minuti. Poi si può tornare sulle singole pagine per godersele appieno e valutando, per ciascuna di esse, l’accoppiamento testo immagini.
E' la favola triste e struggente di una bambina che, sul finire della II Guerra Mondiale, scopre l’orrore dei campi di concentramento.
Il testo, breve ed incisivo, supportato dalle immagini, ha una potente capacità di evocazione.
La bambina protagonista si chiama Rose Blanche e questa scelta dell’autore contiene implicito un omaggio al movimento di opposizione al regime nazista attivo a Monaco e in altre città della Germania.

La Rosa Bianca (in tedesco Weiße Rose) fu un gruppo di resistenza tedesco contro la dittatura del nazionalsocialismo, formato da studenti e basato essenzialmente su valori cristiani. Fece ricorso ad azioni non violente nella Germania nazista dal giugno 1942 al febbraio 1943, quando i principali componenti del gruppo vennero arrestati, processati e condannati a morte mediante decapitazione.

Quindi, la breve opera di Ian McEwan contiene più di una sorpresa.
Certamente, ne è preziosa la veste editoriale, curata nei minimi dettagli, sino ad un’elencazione scrupolosa di tutti i crediti fotografici.
Insomma, siamo di fronte ad un piccolo gioiello in cui l’estetica è pari all’intensità del contenuto.

(Soglie del testo) Ian McEwan, accompagnato da fotografi provenienti da tutto il mondo, ci regala questa favola nera, il conflitto mondiale attraverso gli occhi di una bambina che non abbandona i suoi amici. La guerra raccontata con poesia e spietatezza.

Germania. Anonima cittadina tedesca. Un attimo prima del disastro. La piccola Rose Blanche osserva i soldati che mangiano umanità. Porta il nome di un gruppo di giovani che protestavano contro la guerra. Rose scopre un luogo dove bambini le chiedono cibo dietro un filo spinato elettrico. Un segreto che nemmeno sua madre conosce. Dall'est arrivano soldati con uniformi diverse e improvvisamente i bambini magri come fantasmi spariscono. Ian McEwan, accompagnato da fotografi e provenienti da tutto il mondo, ci regala questa favola nera, il conflitto mondiale attraverso gli occhi di una bambina che non abbandona i suoi amici. La guerra raccontata con poesia e spietatezza.

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10 febbraio 2022 4 10 /02 /febbraio /2022 11:32

«Il fatto è che la gente è sola. Terribilmente sola»

Sofie Divry, La custode di libri, Einaudi, 2012

Sophie Divry, La custode di libri, Einaudi

La custode dei libri di Sophie Divry, esordiente scrittrice francese di appena trent'anni  (Einaudi, 2012) è il racconto - in forma di monologo - di una donna che nella vita è stata ferita tante volte, ha sofferto per amore ed ora trova la sua serenità tra i suoi adorati libri riposti nella biblioteca in cui lavora, relegata in un sotterraneo.
E' un lungo e pensoso monologo in cui la donna (che sino alla fine rimarrà senza nome) parla in continuazione dalla prima all’ultima frase.
Il suo interlocutore (altrettanto senza nome) è un ragazzo che si è rifugiato nel seminterrato della biblioteca nelle ore notturne, e che la donna - mattiniera - ha scoperto addormentato poco prima dell'apertura al pubblico della Biblioteca e dell'arrivo degli altri impiegati e funzionari.
La bibliotecaria si rivolge a lui in un lungo flusso associativo tra amarcord, personali riflessioni e preferenze sulla lettura e sui libri, ma anche considerazioni sul lavoro del bibliotecario e della storia delle biblioteche pubbliche come strumento per edificare e acculturare il Popolo e del sistema di catagolazione universale che s'è andato sviluppando dalle loro prime esitanti origini. E in questo percorso, fornisce anche preziosi elementi che riguardamo la storia francese a partire dalla Rivoluzione in avanti e sul modo in cui lo silupparsi dell'interesse universale per la lettura si è intersecato con i fatti storici.
La bibliotecaria ha le sue personali idiosincrasie, certo, e non le nasconde, ma è molto amareggiata del dover vivere in un epoca che predilige il frastuono e che ha girato le spalle al vero piacere della lettura che è da consumarsi nell'intimità con se stessi e in un silenzio meditativo.
Ma la donna (con continue escursioni e sarabande associative) non esita anche a raccontare al suo silenzioso interlocutore della sua vita privata e dei suoi sentimenti: nelle sue parole emerge un terzo interlocutore, un interlocutore mancato - in verità - un ragazzo - forse uno studente universatario - che frequenta la biblioteca e, in particolar modo, la sezione di cui la donna è responsabile per portare avanti una sua ricerca (forse una tesi di laurea). La donna lo apprezza per la sua serietà e vorrebbe intrecciare un dialogo con lui, di cui studia da lontano la nuca che, appena coperta da capelli ricci, assume per lei un'intensa connotazione erotica, ma non trova corrispondenza al suo sguardo. Afferma anche che, quando viene interpellata, è come se rimanesse sempre invisibile: il destino di tutti i bibliotecari del mondo, afferma lei per consolarsi.
La sua voce è dolce e soave e porta nel cuore il dolore d'un amore finito male e solo attraverso i  suoi libri - e la segregazione di una vita nel sotterraneo di una biblioteca di una città di provincia - riesce a placare quella sofferenza.
Il libro va letto di getto senza fermarsi, per rimanere nello spirito del monologo: è quello che ho fatto in un pomeriggio piovoso, seduto in un bar sorseggiando un paio di tazze di the ( il tempo necessario: un paio di ore appena: si può fare dunque).
Fermarsi spezzerebbe il senso e il ritmo del monologo e ucciderebbe l'atmosfera emozionale che si va creando attraverso questa originale rappresentazione della lettura, dei libri e delle Biblioteche che certamente può toccare nel profondo tutti quelli che amano i libri e li considerano perennemente un oscuro oggetto di desiderio, ma li vedono anche come porte costantemente aperte verso altri mondi.
Poi, magari, dopo una prima lettura fatta di getto, si potrà tornare indietro per assaporarne in maniera più meditata, specifiche parti.
Un libro che consiglio vivamente a tutti quelli che amano leggere.

(Dal risguardo di copertina) È una querula bibliotecaria di provincia la donna che parla dalla prima all'ultima riga di questo incantevole monologo. Il suo interlocutore è un ragazzo che usa il seminterrato della biblioteca come bivacco notturno. A lui la custode si rivolge mischiando vita privata, libri, invettive. E la confessione di un tenero rapimento verso uno studente di cui però contempla solo la nuca. La sua voce ci arriva sommessa, un po' nevrotica, la voce di una donna ferita da un amore andato male, chiusa in un riserbo che solo i suoi amati romanzi riescono a scheggiare. Li ama, li classifica, li commenta convinta che solo l'ordine monastico della biblioteca è medicina per il caos dei sentimenti e degli uomini tutti. E poi d'un tratto la sua voce si accende e dalla donna autoreclusa nel sottosuolo esce una pasionaria della letteratura, una tenace sentinella del silenzio, che dalla sua misera trincea di provincia difende la vertigine della bellezza letteraria contro il chiassoso vociare della subcultura di massa.
Sophie Divry ha trent'anni e vive a Lione. La custode di libri è il suo primo romanzo.

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3 febbraio 2022 4 03 /02 /febbraio /2022 11:20

Per me, in quanto artista che ha dedicato la gran parte del suo lavoro all'adattamento di romanzi e racconti in forma grafica, è comprensibile che la l'inquietante storia di mia nonna seduca a distanza di anni non solo perchè (...) è diventata una sorta di cimelio di famiglia, ma anche perchè è un'opera narrativa talmente potente da necessitare di una trasposizione esatta e sfaccettata. E' un apparato tanto perfetto da concedere ben poco spazio di manovra. Certi libri si espandono, sognano e si perpetuano in modo da aprire le porte a frotte di immagini. La lotteria no: è una struttura pragmatica, sostanzialmente ermetica; parole unite con precisione orafa.

Dalla prefazione di Miles Hyman

La lotteria. Adattamento grafico autorizzato (Shirley Jackson e Miles Hyman)

Scorrendo IBS alla ricerca di edizioni delle opere di Shirley Jackson, che mi fossero sfuggite, ho trovato un volume firmato congiuntamente da Shirley Jackson e Miles Hyman, riportante come titolo "La lotteria. Adattamento grafico autorizzato". Il volume, nella traduzione di Franco Salvatorelli, è stato editato da Adelphi (Fuori Collana), nel 2019. L'ho immediatamente ordinato dal mio libraio di fiducia: e appena l'ho avuto tra le mani mi sono reso che si trattava di una vera e propria chicca.
Di cosa si tratta? Ovviamente, si parte dal famoso e incisivo racconto di Shirley Jackson, quello che le diede la notorietà e la fece diventare una scrittrice cult, solo che qui quel racconto viene riproposto in forma di graphic novel da Miles Hyman, nipote della scrittrice e già autore di numerose opere di questo tipo.
Miles Hyman è riuscito così a dare un grande tributo alla nonna Shirley, traducendo con indimenticabili immagini quel racconto magistrale (riflettente esperienze e sensazioni delle scrittrice quando si era ritirata a vivere in una piccola cittadina assieme al marito) che causò un shock culturale nei suoi primi lettori, quando dovettero confrontarsi  con la sua imprevedibile (e perturbante) conclusione e che alla scrittrice conferì imperitura fama.
La graphic novel, preceduta da una bella introduzione dello stesso Hyman, é così una preziosa integrazione al racconto omonimo di Shirley Jackson.

"Il libro che state per leggere rappresentsa una fedele resa della storia e al tempo stesso una totale ristrutturazione visiva della sua delicata architettura, una meticolosa riformulazione in un linguaggio del tutto nuovo. (...) Ho atteso trent'anni per disegnare "La Lotteria" di mia nonna, ma ne è valsa la pena." (dalla prefazione di Miles Hyman, p. XV).


(Soglie del testo) Il racconto da cui è nata la leggenda di Shirley Jackson è stato molte cose. Il testo più letto nella lunga e gloriosa storia del «New Yorker», ad esempio, e la storia che ha inaugurato una stagione nuova del gotico americano. Ora, grazie alla matita di Miles Hyman, La lotteria si trasforma in qualcosa di ancora diverso: una straordinaria partitura visiva, dove il disegno e la precisione rivelano un volto inedito del terrore.
Il racconto di Shirley Jackson intitolato "La lotteria" ricorda da vicino, per la fama che lo circonda, la famigerata lettura radiofonica della Guerra dei Mondi di Orson Welles. Fama non immeritata, giacché la pubblicazione sul "New Yorker" nel 1949, scatenò un pandemonio. Molti lo presero alla lettera, reagendo all'istante e poi per lungo tempo con missive indignate o atterrite alla redazione. Certe cose non potevano, non dovevano succedere.

Shirley Jackson, La Lotteria, Adelphi

Eppure la storia si presenta in tutta innocenza quale pura e semplice descrizione della lotteria che si svolge nell'atmosfera pastorale, quasi idilliaca, di un villaggio del New England in un luminoso mattino di giugno, come ogni anno da tempo immemore. Ma giunto al termine di questo racconto, come degli altri che compongono l'intensa silloge qui proposta, il lettore scoprirà da sé, in un crescendo di "brividi sommessi e progressivi" - come diceva Dorothy Parker che cosa li rende dei classici del terrore. Secondo un altro illustre ammiratore della Jackson, oltre che maestro del genere, Stephen King, lo sono perché "finiscono con una svolta che porta dritto in un vicolo buio".
 

Gli autori.
Shirley Jackson è stata una scrittrice e giornalista statunitense, nota soprattutto per L'incubo di Hill House del 1959 e La lotteria. Ha esordito scrivendo per il prestigioso «The New Yorker» nel 1948. Nella sua carriera ha scritto anche opere per bambini, come Nine Magic Wishes, e persino un adattamento teatrale di Hansel e Gretel, The Bad Children. Muore per infarto nel 1965, forse a causa della terapia a base di psicoformaci che stava seguendo.
Miles Hyman (born September 27, 1962) is an author and illustrator best known for his graphic novel adaptation of Shirley Jackson's short story The Lottery, called Shirley Jackson's "The Lottery": The Authorized Graphic Adaptation.

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10 gennaio 2022 1 10 /01 /gennaio /2022 10:50
Stephen King, Billy Summers, Sperling&Kupfer

Cosa posso dire? Aspetto sempre con ansia l'uscita di ogni nuovo libro di Stephen King. E dunque mi sono quasi subito impegnato nella lettura del nuovo romanzo uscito sul finire del 2021, Billy Summers (Sperling&Kupfer, 2021).
Ed ora anche questo volume lo posso archiviare! Ed è anche il primo libro finito del 2022, anche se la sua lettura è iniziata nel corso del 2021.
Un buon segno: continuità e discontinuità, cambiamento e trasformazione.
Un libro a cavallo di due diversi anni, come Giano bifronte, Dio guardiano delle soglie e benevolo (o accigliato, a seconda dei casi) supervisore dei viaggi, dei transiti e dei passaggi… e delle trasformazioni.

Di questa trama posso dire che è notevole l’incipit, così come notevole nèe è a costruzione narrativa a scatole cinesi, con narrazioni che si innestano nella narrazione principale.
Ed è anche un libro sulla scrittura creativa e sulle narrazioni autobiografiche ed anche sul modo in cui si può arrivare a scrivere una storia che si elevi dal rango di semplice affabulazione autobiografica a romanzo.
In Billy Summers riecheggia Misery, ma si riaffaccia anche con una sua presenza inquietante ed ominosa l’Overlook Hotel.
Ed ancora, accanto a Billy summers, eroe dai mille volti, si affaccia e si definisce un personaggio femminile che costruisce il progetto di volersi dedicare alla scrittura che si configura come un vero e proprio alter ego al femminile di Billy Summers e di Stephen King.


(Dal risguardo di copertina) Billy Summers è un sicario, il migliore sulla piazza, ma ha una sua etica: accetta l'incarico solo se la vittima designata è una persona veramente spregevole. Dopo anni di servizio, ora vorrebbe uscire dal giro, ma gli è stato appena offerto un nuovo contratto, per un compenso vertiginoso. Se accetta, dovrà trasferirsi forse per mesi in una piccola città nel Sud degli Stati Uniti, in attesa del suo bersaglio. Come copertura, si fingerà un aspirante scrittore, impegnato a finire il suo primo romanzo. Billy è un lettore incallito: i suoi autori preferiti sono Thomas Hardy ed Émile Zola, anche se con i clienti finge di leggere soltanto fumetti - perché meno gli altri sanno di te, meno possono farti del male. Ha accarezzato l'idea di scrivere un libro in più di un'occasione, ma non ci mai provato sul serio. Chissà che questa non sia la volta buona. Billy è parecchio tentato di accettare quest'ultimo incarico prima di uscire di scena. Dopotutto, è tra i più abili cecchini al mondo, un veterano decorato della guerra in Iraq: non ha mai sbagliato un colpo, non si è mai fatto beccare - una specie di Houdini quando si tratta di svanire nel nulla a lavoro compiuto. Cosa potrebbe mai andare storto? Ovviamente, stavolta, praticamente tutto. Del resto, il migliore dei romanzi è quello di cui non puoi prevedere nessun giro di trama.
Tracciando la parabola umana di un personaggio destinato a diventare leggenda, Stephen King tesse magistralmente più romanzi in uno. Billy Summers è una storia che parla di giustizia e destino, amore e redenzione, e dell'incredibile potere catartico della scrittura. Un romanzo impossibile da posare. Un protagonista impossibile da dimenticare.Billy Summers è un sicario, il migliore sulla piazza, ma ha una sua etica: accetta l'incarico solo se il bersaglio è un uomo davvero spregevole. Ora ha deciso di uscire dal giro, ma prima deve portare a termine un'ultima missione. Veterano decorato della guerra in Iraq, Billy è tra i più abili cecchini al mondo: non ha mai sbagliato un colpo, non si è mai fatto beccare – una specie di Houdini quanto si tratta di svanire nel nulla a lavoro compiuto. Cosa potrebbe andare storto? Stavolta, praticamente tutto.
Tracciando la parabola umana di un personaggio destinato a diventare leggenda, Stephen King tesse magistralmente più romanzi in uno. Billy Summers è una storia che parla di giustizia e destino, amore e redenzione, e dell'incredibile potere catartico della scrittura. Un romanzo impossibile da posare. Un protagonista impossibile da dimenticare.

 

 

«Uno dei massimi scrittori di sempre. Sul suo impero narrativo non tramonta mai il sole»

Antonio D'Orrico, la Lettura

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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