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29 maggio 2017 1 29 /05 /maggio /2017 08:34

Sicilian Ghost Story, locandina"Sicilian Ghost Story" (per la regia di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza), presentato al Festival di Cannes 2017, è  un film liberamente ispirato al racconto di Marco Marcassola, "Un Cavaliere Bianco", contenuto in una raccolta di brevi racconti tutti costruiti attorno a fatti di cronaca dal titolo "Non saremo confusi per sempre" (Einaudi, Coralli, 2011).
Sia il racconto sia il film scaturiscono dalla vicenda del sequestro dell'ancora undicenne Giuseppe Di Matteo, figlio di un pentito di mafia, che dopo oltre 700 giorni (779, per la precisione) di cattività venne strangolato e sciolto nell'acido: un'azione atroce che ruppe un confine che sino a quel momento le cosche mafiose non avevano mai travalicato e che ebbe delle ripercussioni, nel senso di rompere degli equilibri e indurre altri alla confessione.
Il film che, come il racconto di Marcassola, ha voluto porsi come un tributo alla sua memoria, riesce a raccontare la vicenda su di un crinale in cui la dimensione onirica e fiabesca si confonde con il reale e con la terribile crudezza degli eventi, avendo come filo rosso conduttore e metronomo della narrazione una delicata storia d'amore che trasfigura il crudo e violento fatto di cronaca, riscattandone l'intrinseca e indicibile violenza e fornendo una via di uscita dalla cupa prigione del suo esercizio.
E' un film che lascia il segno, che - credo - possa essere anche un'efficace strumento di insegnamento per le giovani generazioni.
Il film - come del resto il racconto di Mancassola - rappresenta una sublimazione ed una trasfigurazione del semplice fatto di cronaca: non è rilevante aver in mente "quel" fatto per avere una piena fruizione di esso; anzi, al fatto di cronaca è bene non pensarci affatto in prima battuta. A ricordarcela sarà la dedica finale che comparirà al termine della pellicola.
L'effetto sublimazione i registi sono riusciti a realizzarlo, sia attraverso la trasposizione della vicenda in luoghi "altri", rispetto a quelli in cui ebbero luogo i fatti. E così la scelta di location - a mio avviso etnee - e le scene che hanno luogo nel cuore del bosco fitto di alberi svettanti e di esemplari vestusti hanno sullo spettatore un effetto straniante: il bosco che è, d'altronde, la culla di molte fiabe in cui hanno luogo incontri perturbanti con animali antropomorfizzari oppure fortemente simbolici, come è ad esempio l'incontro con il cane mordace proprio all'inizio del film o la comparsa ominosa della civetta in momenti topici, come frutto delle visioni di Silvia oppure come espressione di una sua concreta percezione.
Per lo spettatore, spesso, rimane tutto indecidibile se ciò che vede sia realtà, sogno o fiaba.
Anche se poi, ovviamente, dovrà ricredersi, pur rimanendo propenso il metalivello cognitivo lungo il quale tutta la narrazione  lo ha condotto a giocare, immergendosi anche lui in quel sogno che a tratti diventa incubo (come ad esempio l'indugiare su alcuni momenti della lunga prigionia).
Il racconto di Marcassola ha una struttura narrativa lievemente diversa, poichè se, da un lato, racconta le tappe della straziante agonia di Giuseppe e della vile azione della cosca che lo ha imprigionato, dall'altro, si sofferma - attraverso la storia di Silvia dilatata in più di otto anni su di un faticoso e sofferto processo di elaborazione del lutto, attraverso la creazione di un personaggio fantastico - "il cavaliere pallido, appunto - con attitudini supereroiche (e dunque consolatorie e salvifiche).
Per quanto riguarda un approfondimento dell'evento "storico", rappresenta una lettura irrinunciabile il libro che contiene le memorie del pentito di mafia Giuseppe Monticciolo (il "tedesco", fidato esecutore degli ordini di Giovanni Brussca) che racconta (con la revisione del testo operata dal giornalista Vincenzo Vitale) la storia di Giuseppe Di Matteo e i suoi retroscena (Giuseppe Monticciolo con Vincenzo Vasile, Era il figlio di un pentito, Bompiani Overlook, 2007), con una prefazione di Vasile che è una vera e propria "guida alla lettura".
Film, racconto letterario in parte fiction e testimonianza sono tutti egualmente fruibili, ma guardati assieme conferiscono spessore e profondità all'orribile fatto di cronaca. Tracce della testimonianza di Monticciolo, peraltro, si rinvengono come elementi di un mosaico o di un puzzle nel film e nel racconto letterario, con il collante dell'elemento immaginifico e poetico. In entrambi, racconto e film, vi è viva e vibrante la speranza e la ferma convinzione che l'amore puro ed incrollabile possa riscattare tutto l'orrore e le ferocia di cui alcuni uomini che hanno perso tutta la propia umanità, spinti dalla brama di potere e di controllo,possono essere capaci.

Marco Marcassola, Non saremo confusi per sempre, Einaudi I Coralli, 2011Marco Marcassola, Non saremo confusi per sempre, Einaudi (I Coralli), 2011

(dal risguardo di copertina) Nella luce di una primavera argentata, nella baia di un'isola, sbarca un regista inquieto e ossessionato dallo sparo che risuonò, sulla stessa spiaggia, in una notte lontana del 1978. E l'inizio di un intreccio che lega casi di cronaca famosi - che hanno traumatizzato e commosso la nostra coscienza e che il lettore non stenterà a riconoscere - a vicende insospettate e meravigliose. Più a nord, in una pianura immersa nell'inverno, una indimenticabile sedicenne si specchia teneramente nel destino di una donna in coma. Il piccolo caduto in un pozzo, quello per cui un intero paese di madri, padri, bambini rimane col fiato sospeso, inizia un viaggio alla scoperta di un regno sotterraneo. E ancora, il ragazzino al centro di un terrificante caso di mafia e il diciottenne vittima di un pestaggio della polizia vedono la propria storia aprirsi su scenari straordinari, che illuminano di nuova luce i fatti. In un tempo come il nostro, pare difficile superare la cronaca, la crudeltà degli eventi, venire a capo del nodo in gola e della cicatrice che certe vicende hanno lasciato.

Giuseppe Monticciolo con Vincenzo Vasile, Era il figlio di un pentito, Bompiani Overlook, 2007

(dal risguardo di copertina) Giuseppe Monticciolo, il braccio destro di Giovanni Brusca, figura eminente del clan dei Corleonesi, si racconta, dai primi passi nel paese per diventare qualcuno - lui piccolo muratore che il dna familiare spinge subito a cercare protezione nell'ambiente "giusto" - al battesimo di fuoco come killer agli ordini di Brusca, fino alla specializzazione nella costruzione di bunker e nascondigli per capi e prigionieri. Soprattutto, la storia del rapimento di Giuseppe di Matteo, tredicenne figlio di un pentito le cui rivelazioni costarono a Brusca la prima condanna all'ergastolo, della sua brutale detenzione, dello strangolamento e della dissoluzione del corpo nell'acido per far sparire ogni tracca dell'efferato delitto. La vicenda, degna di un film di Scorsese, "turba" Monticciolo che, pensando al ragazzo chiuso nel bagagliaio, avverte un moto di pietà e la tentazione di fare qualcosa, ma ne è impedito dalla certezza di quello che accadrebbe non solo a lui ma a tutta la sua famiglia se sgarrasse. E del resto, quell'azione disumana, culmine di una serie di altri delitti spietati, segnò l'inizio della fine per un'intera generazione di mafiosi, i sanguinari corleonesi: uno dopo l'altro finiscono in galera Riina, Bagarella e Brusca, uomini-simbolo di una stagione segnata dalla violenza.

 

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23 maggio 2017 2 23 /05 /maggio /2017 08:37

William Hjortsberg, Mai più (Nevermore) Sperling Paperback, 1998Mai più (titolo originale: Nevermore, nella traduzione di Nuccia Agazzi), scritto da William Hjortsberg e pubblicato da Sperling Paperback, 1998 è un poliziesco-pastiche che mette assieme in una mescolanza di fiction e di realtà personaggi celebri realmente esistiti.
A New York, nel 1923, avvengono dei brutali ed enigmatici assassinii. Nello stesso tempo si trovano causalmente ad incontrarsi sulla scena newyorkese bizzarri e inquieti personaggi: lo scrittore inglese Sir Arthur Conan Doyle che, inventore del personaggio letterario Sherlock Holmes, si trova in "tournée" negli States per diffondere con una serie di conferenze le nuove teorie dello spiritualismo che gli sono care (e a cui si è convertito dopo la morte del figlio nei teatri della I Guerra Mondiale), ma che - nello stesso tempo - ha nomea di poter risolvere dei casi polizieschi intricati in supporto della Polizia locale che si trova a fronteggiare questi efferati delitti; il mago, illusionista e celebre "escapista" Harry Houdini che, malgrado il suo scetticismo e la sua intrandsigente posizione nei confronti degli inganni e delle mistificazioni in tale materia, aspira a comunicare con l'Aldilà (sperando in un contatto con la madre morta); e, infine, la  Opal Crosby Fletcher, rinomata medium e chiaroveggente che si ritiene una reincarnazione della dea egiziana Iside. Mentre si comincia ad intravedere un disegno negli efferati omicidi, che sembrano ripetere nella loro messa in scena alcuni dei più macabri racconti di Edgar Allan Poe, il loro stesso autore prende a manifestarsi in forma di fantasma all'esterefatto ed inquieto Conan Doyle per comunicargli che Houdini è in serio pericolo: ma anche Conan Doyle e la stessa Opal si troveranno ad affrontare situazioni di pericolo.
Il pastiche che fa rivivere due personaggi arcinoti e realmente esistiti (tre, se si considera anche Poe in forma di fantasma) fondendo assieme occultismo, un pizzico di horror, elementi storici e di costume della New York di quel periodo (e di altre città americane dove fa tappa la tournée di Conan Doyle) e humor, si legge piacevolmente; unico difetto é che si svolge in un arco di tempo piuttosto lungo (di alcuni mesi), cosa che crea - a volte - lunghi stacchi tra un capitolo e l'altro, con un certo effetto di spaesamento nel lettore, la cui attenzione tende a perdere ritmo.
Ho acquistato questo volume da un catalogo remainder ed è rimasto a giacere negli scaffali sino a recente, quando all'improvviso per misteriosi motivi ha suscitato la mia curiosità.
Il titolo Mai più (in Inglese, Nevermore) riprende, ovviamente, l'interiezione che punteggia il celebre poema di Edgar Allan Poe, The Raven. Ma il romanzo, pur con delle notevoli differenze ha probabilmente ispirato il regista dell'omonimo film, uscito nel 2012.

L'Autore. William Hjortsberg (New York, 23 febbraio 1941–Livingston, 22 aprile 2017) è stato uno scrittore e sceneggiatore statunitense. Ha scritto Falling Angel, romanzo pubblicato nel 1978 e nominato nello stesso anno per il prestigioso premio Edgar nella categoria Best First Mystery Novel. Il romanzo è stato edito in Italia nel 1987 e poi riedito nel 2012; da esso è stato tratto il film "Angel Heart - Ascensore per l'inferno".
Hjortsberg, in precedenza, aveva scritto due sceneggiature tratte dal suo libro, per film mai realizzati, nel 1979 e nel 1981.
Hjortsberg ha anche scritto la sceneggiatura dei seguenti film: Inferno in Florida, di Corey Allen (1977) prodotto da Roger Corman; The Georgis Peaches di Daniel Heller (film-tv, 1980); Legend, di Ridley Scott (1985).

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19 maggio 2017 5 19 /05 /maggio /2017 18:50

Lindsay Faye, Il Dio di Gotham, Einaudi Stile Libero Big, 2012Andando a ritroso, ho letto solo ora il primo volume delle storie di Lyndsay Faye che vedono Tim Wilde, "stella di rame" della polizia metropolitana di New York ai suoi primi passi come protagonista.
Come il secondo volume della saga, anche "Il Segreto di Gotham", anche "Il Dio di Gotham" (titolo originale inglese: The Gods of Gotham - nella traduzione di Norman Gobetti - Einaudi Stile Libero Big, 2012) non mi ha deluso: in più mi ha consentito di comprendere alcuni fatti che ne "Il Segreto di Gotham" venivano dati come già assodati e acquisiti da parte del lettore.
Qui al centro della storia vi sono dei casi di brutali uccisione di ragazzini e ragazzine inermi, coartati in un giro di prostituzione minorile, molto fiorente nella New York di quegli anni.
Timothy Wilde, reduce da un micidiale incendio cittadino che gli ha sfigurato il volto con una cicatrice deturpante, prende ad indagare sulla barbara uccisione di un ragazzino, con piena delega da parte del Capo (nonché fondatore) della neonata Polizia metropolitana, il NYPD ai suoi albori, creato con il reclutamento di una forza stipendiata di uomini di buona volontà forniti come unico segno della loro appartenenza al Corpo di una "stella di rame".
Con arguzia e determinazione, Tim Wilde andrà avanti nella sua indagine sino a trovare una soluzione all'enigma. malgrado ingarbugliamenti vari, falsi indizi e piste, e pressioni politiche che vorrebbero insabbiare l'indagine, allontanando sempre di più il raggiungimento di una verità.
Il tutto con lo sfondo esasperato dell'intolleranza che vede contrapposti i protestanti e i "papisti" irlandesi che, in quegli anni, a causa della carestia dovuta alla morìa delle patate, arrivavano a torme a New York, stravolgendone gli equilibri già precari.
Il romanzo, che non è soltanto un poliziesco poichè in essi convergono in un appassionante mix elementi storici e sociologici, ma anche una delicata - e tormentata  - storia d'amore, è scritto con grande perizia ed è stato il frutto di lunghe e pazienti ricerche storiche da parte d'una scrittrice che ha tempra e coraggio.
"Alla mia famiglia - dice, infatti, la scrittrice in epigrafe - per avermi insegnato che quando ricevi una bella botta ti rialzi e continui ad andare,oppure ti rialzi e continui in una direzione leggermente diversa".
Ed è davvero un peccato che, ancora, molti dei romanzi scritti da Lindsay Faye, tra cui il primo che è un "apocrifo" holmesiano (Dust and Shadow: an Account of the Ripper Killings by Dr. John H. Watson), non siano ancora stati tradotti in Italiano.

Lyndsay Faye(dalla quarta di copertina) Un thriller storico che svela un passato ormai sepolto, e ha il sapore di un'autentica rivelazione. E cambia per sempre il nostro modo di pensare alla città di New York.
New York, 1845. Timothy Wilde gestisce un bar e sogna di sposare la ragazza che ha sempre amato in silenzio, ma un incendio lo lascia sfigurato, senza lavoro e senza casa. Il fratello gli procura un impiego nella neonata polizia e Timothy lo accetta senza entusiasmo, anche perché la sua zona di competenza è a due passi da Five Points, il peggior quartiere della città. Una notte, durante la ronda, Timothy si imbatte in una bambina in vestaglia e coperta di sangue, che gli racconta una storia improbabile secondo la quale decine di suoi coetanei sarebbero stati uccisi e sepolti nella foresta a nord della 23ma Strada. Perplesso, Timothy decide comunque di verificare, e scopre una catena di omicidi dietro la quale sembra nascondersi un disegno crudele e onnipotente.
Sull'Autrice. Lyndsay Faye vive a New York con il marito e due gatti. Il segreto di Gotham (2016) è il secondo romanzo della serie dedicata alle indagini di Timothy Wilde, già protagonista de Il dio di Gotham, pubblicato da Einaudi Stile Libero nel 2012.

 

De Il Dio di Gotham, il grande scrittore di thriller contemporanei Michael Connelly ha detto: «Il dio di Gotham è un libro fantastico. Lyndsay Faye dimostra una padronanza dei materiali storici e una conoscenza della mente umana davvero ammirevoli. Mi sono immerso nel suo mondo già dalle prime pagine, e non ho piú potuto allontanarmene fino all'ultimo capitolo».
Marilyn Stasio, per «The New York Times Book Review» ha invece scritto: «Un libro sensazionale nel raccontarci le difficoltà del lavoro di polizia per un gruppo di "stelle di rame" senza alcun addestramento, impegnate in turni di sedici ore per impedire agli abitanti dei bassifondi di derubarsi, picchiarsi, stuprarsi e uccidersi uno con l'altro».

Ho chiesto, tramite Facebook, all'autrice, del perchè nei suoi romanzi New York del XIX secolo sia battezzata Gotham ed ecco il testo della lettera che le ho inviato:

"I have read with great pleasure the two first novels of Gotham trilogy. In both cases I have written and publisshed in my blog a review. I appreciate your way of writing and talking at the same time about historical facts. I have discovered that between my still unread books there is as well your first novel with watson and Sherlock Holmes as main caracters. But in Italy this novel has been published in a periodical series dealing with mistery and detective stories (andt this kind of books are considered quite "pulp" actually and youn can't find them in bookshops, only at the newsagents and they are very volatile. I bought it, just because I am a real fan of Sherlock Holmes and I desperately buy anything written connected. It's a pity that in Italy they are proceeding very slowly in the translations of the other novel written by you. I am looking forward that. But, while waiting the italian translation, i have ordered some of novels through amazon. I wanto to ask you a question: why "Gotham"? I didn't find anything putting in connection NY of the origins and Gotham. Viceversa Gotham to me is definitely connected to the Batman stories".

Lindsay Faye mi ha risposto a breve giro:
 

"Thank you so much for finding and reviewing my work! I'll be very happy if more of my books are published in Italian. And grateful for the ones that already have been.

Regarding your question: "Gotham" is actually a classic nickname for New York City from the 19th century. So by that logic, Gotham City of the Batman stories is an alias for Manhattan. It was first used to describe New York by Washington Irving--you can read more about the name here if you like: https://www.nypl.org/blog/2011/01/25/so-why-do-we-call-it-gotham-anyway

For Americans, it's synonymous with NYC.
Thanks for getting in touch and happy reading!
Best. Lindsay

 

Grazie a Lindsay Faye per la sua risposta e per l'attenzione nei confronti di un lettore, comportamento di affabilità non sempre riscontrabili negli autori contemporanei, specie se italiani!

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14 maggio 2017 7 14 /05 /maggio /2017 09:31

Hedith de la Héronnière. Dal vulcano al caos. Diario siciliano, L'Ippocampo, 2013Assolutamente da leggere il denso volumetto della scrittirice francese, di antiche origini normanne, Edith de la Héronnière, Dal Vulcano al caos. Diario siciliano (L'Ippocampo, 2013): è indubbiamente indirizzato a chi ama la Sicilia (o vorrebbe amarla di più, dopo il primo colpo di fulmine) e vuole conoscerla più a fondo. Una conoscenza non banale che, tuttavia, non potrà mai giungere al nucleo più intimo e profondo di essa, perché la possibilità di un'esplorazione davvero definitiva rimane pur sempre elusiva. Come più volte mostra l'autrice, la Sicilia si concede e si nega allo stesso tempo.
La pagine della saggista sono diario spirituale di viaggio intenso e vibrante, un viaggio dentro la sua interiorità in primo luogo, poiché il confronto con i luoghi della Sicilia fa da catalizzatore nell'attivare vibrazioni interiori. I luoghi e il loro scorrere sono un pretesto in realtà, come accade in tutti i viaggi che non sono semplicemente fatti con motivazioni di turismo vacanziero usa e getta e che siano un mix assolutamente imprevedibile di solitudine e di incontri con altre solitudini.
Ma é anche un'Indagine filosofica sul senso ultimo del viaggio, in compagnia di una folla di letterati che hanno preceduto l'autrice (letterati stranieri in viaggio in queste terre), ma anche autori della Sicilianità, come Pirandello, Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino o la vivente Maria Attanasio, ma anche di pittori, come Nicolas de Stael, un cui quadro di ispirazione siciliana, arrichisce la copertina, oltre che di una serie di altri anonimi eppure indimenticabili personaggi, di cui il suo viaggiare è gremito.
Ed è, infine, viaggio sprituale, poichè la ragione del suo primo viaggio è in occasione della morte in terra in terra di Sicilia di un suo amico, mentre il sencondo viaggio a distanza di un anno è per recarsi in dolente visita alla sepoltura dello stesso, per verificare se la lapide sia stata alla fine predisposta e collocata secondo le sue ultime volontà.
E' uno di quei libri che bisognerebbe portare sempre con sé negli spostamenti in Sicilia, da leggere e da meditare di continuo.

Per me é stata una lettura che ho davvero amato, come mi era capitato nell'immersione in un precedente volume della stessa Autrice che, in esso dal titolo "La Ballata dei Pellegrini", racconta di un suo pellegrinaggio a Santiago de Compostela.

(dalle soglie del testo) "Perché la Sicilia? Nel suo nome vedo un verde tenero, semplice, che ricopre il suolo con una grande carezza piena di consolazione. Vedo anche del nero: un richiamo verso la terra e le viscere del mondo".
Con Édith de la Héronnière, il viaggio si fa racconto e le parole servono a rintracciare il senso della propria esistenza, come se alcuni luoghi avessero un potere taumaturgico.
"Dal vulcano al caos" evoca il rapporto addolorato e passionale della scrittrice normanna con la Sicilia, sulle tracce spirituali dell'amico scomparso, il grande fotografo
Arturo Patten.

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8 maggio 2017 1 08 /05 /maggio /2017 10:37

The Circle, il ilm del 2017, tratto dall'omonimo romanzo di Dave EggersThe Circle è un film del 2017 scritto e diretto da James Ponsoldt, interpretato da Tom Hanks, Emma Watson, John Boyega e Karen Gillan.
E' un film che denuncia un possibile totalirismo (una sorta di "dittatura della mente") realizzabile attraverso l'uso sempre più estensivo dei Social: di fatto, allo stato attuale, stando in uno qualsiasi dei social (come capita a molti, sempre di più oggi, in molti social contemporaneamente, con uno o più profili di cui uno passabilmente vero, mentre altri magari sono dei fake, giusto per l'ebbrezza di sperimentare identità differenti) si è ipercontrollati, grazie al fatto che si rinuncia volentieri alla propria privacy, in modo sempre più estensivo, per "raccontarsi" in rete, utilizzando le emoticone, postando foto, condividendo link, esprimendo le proprie opinioni.
Le nostre scelte, le nostre preferenze, le nostre idiosincrasie diventano così trasparenti e pubbliche, specie quando c'è questa corsa sfrenata ad illustrare la propria vita privata, potenziata dal desiderio narcisistico di apparire e dall'ossessione di essere "wired", di essere connesso a tutto il "mondo" dei propri contatti e di patire viceversa un intollerabile isolamento.
Intanto, attraverso algoritmi sempre più potenti siamo monitorati, osservati e registrati. Riceviamo poi, attraverso il web, delle pubblicità personalizzate e onnipresenti oppure l'invito a partecipare a dei giochi (applicazioni queste che richiedono una liberatoria per condividere tutti i tuoi dati e i tuoi contatti con il gestore del social che ti popone il gioco).
E se qualcuno decidesse di accentrare tutto ai fini del controllo della società? Non arriveremmo forse ad una versione ammodernata del "Grande Fratello", con l'illusione di essere più liberi e capaci di autodeterminazione, con la conseguenza di entrare in una dittatura mascherata dietro una maschera di "democrazia e universalità delle relazioni sociali"?
Interrogativo davvero inquietante: considerando anche che tutto ciò che entra nella rete "è per sempre", considerando il caso di videoclip talvolta violenti ed espressione di prevaricazione che, entrando nella rete, diventano rapidamente "virali" oppure l'ansia e la frenesia che spingono molti a postare compulsivamente le proprie foto in una voglia di condivisione capillare di ogni momento della propria esistenza, con il volontario abbatimento delle barriere della propria privacy. E quando tutta la nostra vita viene riversata nella rete, cosa resta delle vita vera e del nostro rapporto con la realtà? Ben poco probabilmente... Ed uno dei sintomi eclatanti di ciò è dato certamente dal fatto che, spesso e volentieri, le persone preferiscono comunicare attraverso il social che non nella vita reale, quando sono faccia a faccia o seduti accanto: nella storia proposta dal film, la protagonista e tutti gli altri personaggi vivono una vita asessuata, in cui i contatti fisici sono pressocchè esclusi.
D'altra parte, le recenti dichiarazioni pubbliche di Zuckerberg, in un momento in cui Facebook sembrerebbe in dleclino, visto il "sorpasso" da parte di altri reti social maggiormente tarate per una diffusione delle immagini, utilizzando non soltanto il computer, ma anche i dispositivi di telefonia mobile di nuova generazione, con l'enfasi posta sulla nuova mission di Facebook di dare un maggiore spazio alle "relazioni sociali", sembrerebbero dare conferma a questo trend e a fare apparire quanto proprosto da questa storia non più semplicemente una fiction avveneriswitica, ma qualcosa che si sta già realizzando ora.
La storia in sintesi. Una giovane informatica viene assunta presso una potente azienda di telecomunicazioni. In breve tempo, col suo diligente lavoro, porta l'azienda a livelli altissimi per poi trovarsi in una complicata situazione di pericolo a causa delle implicazioni di privacy, sorveglianza e della libertà degli individui. La ragazza si rende presto conto che le sue decisioni e azioni saranno determinanti per il futuro dell'intera umanità.
La pellicola è l'adattamento cinematografico del romanzo "Il cerchio" (The Circle) di Dave Eggers del 2013, con una Emma Watson ancora acerba, ma in un percorso in cui cerca di scrollarsi di dosso il personaggio di Hermyone Granger della saga di Harry Potter, nel confronto serrato con Tom Hanks che si trova ad impersonare il leader che anima The Circle, sornione, accativante e, in fondo, tremendamente plagiante.
Di seguito, qualche notizia sul volume cui il film si è ispirato (Dave Eggers, Il Cerchio, Mondadori, Scrittori italiani e stranieri, 2016)

 

Dave Eggers, Il Cerchio, Mondadori(Soglie del testo) Benvenuti al Cerchio. Tutti i tuoi amici sono qui. Il Cerchio mette tutti insieme. Le tue ricerche e i social media. I tuoi messaggi. Le notizie. Le transazioni finanziarie. Le tue foto. La tua storia clinica. I tuoi film preferiti. Con il Cerchio sono finiti i tempi degli account multipli, della serie infinita di password, app, portali e piattaforme.
«Sapere è bene. Sapere tutto è meglio
"Mio Dio, questo è un paradiso" pensa Mae Holland un assolato lunedì di giugno quando fa il suo ingresso al Cerchio. Mai avrebbe pensato di lavorare in un posto simile: la più influente azienda al mondo nella gestione di informazioni web, un asteroide lanciato nel futuro e pronto a imbarcare migliaia di giovani menti. Mae adora tutto del Cerchio: gli open space avveniristici, le palestre e le piscine distribuite ai piani, la zona riposo con i materassi per chi si trovasse a passare la notte al lavoro, i tavoli da ping pong per scaricare la tensione, le feste organizzate, perfino l'acquario con rarissimi pesci tropicali. Pur di far parte della comunità di eletti del Cerchio, Mae non esita ad acconsentire alla richiesta di rinunciare alla propria privacy per un regime di trasparenza assoluta. "Se non sei trasparente, cos'hai da nascondere?" è uno dei motti aziendali. Cioè, condividere sul web qualsiasi esperienza personale, trasmettere in streaming la propria vita. Nessun problema per Mae, tanto la vita fuori dal Cerchio non è che un miraggio sfocato e privo di fascino. Perlomeno fino a quando un ex collega non la fa riflettere: il progetto di usare i social network per creare un mondo più sano e più sicuro è davvero privo di conseguenze o rende gli esseri umani più esposti e fragili, alla fine più manipolabili? Se crolla la barriera tra pubblico e privato, non crolla forse anche la barriera che ci protegge dai totalitarismi
L'autore. Dave Eggers è nato a Boston, e si è laureato in giornalismo alla University of Illinois. È autore di libri di successo come L'opera struggente di un formidabile genio (Mondadori, 2001) ed Erano solo ragazzi in cammino (Mondadori, 2008), finalista del National Book Critics Circe Award. Da quel libro, su Valentino Achak Deng, sopravvissuto alla guerra civile nel Sudan meridionale, è nata la «Valentino Achak Deng Foundation», che si dedica a costruire scuole medie nel Sudan meridionale. Eggers è il fondatore e il direttore di McSweeney's, una casa editrice indipendente di San Francisco che pubblica una rivista trimestrale, il mensile «The Believer», e «Wholphin», un DVD trimestrale di film brevi e documentari. Nel 2002, insieme a Nínive Calegari ha fondato «826 Valencia», un centro nonprofit di scrittura e tutoring per ragazzi del Mission District di San Francisco. Ha pubblicato per Mondadori: Conoscerete la nostra velocità (2003), La fame che abbiamo (2005), Le creature selvagge (2008), Zeitoun (2009), Ologramma per il re (2013) e Il cerchio (2014), I vostri padri, dove sono? E i profeti, vivono forse per sempre? (2015), Eroi della frontiera (2017). Il Gruppo Editoriale L'Espresso ha pubblicato nel 2011 La storia di Capitano Nemo raccontata da Dave Eggers.

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7 maggio 2017 7 07 /05 /maggio /2017 09:37

Acido Fenico (graphic novel di Giancarlo De Cataldo, Steve Della casa, Giordano Saviotti, Einaudi, 2016)Si creano sovente di questi tempi dei veri e propri laboratori letterari, in cui competenze diverse si incontrano felicemente e, a partire da un testo, creano qualcosa di nuovo e di diverso che si discosta dalla semplice pagina scritta e dalle finalità per cui l'Autore l'aveva inizialmente creata.
E' il caso dell'opera congiunta di Giancarlo De Cataldo, Steve Della Casa e Giordano Saviotti (formatosi quest'ultimo alla Scuola Romana Fumetti) Acido Fenico. Ballata per Mimmo Carunchio, camorrista per i tipi di Einaudi (Stile Libero, 2016), scaturita appunto da un testo teatrale di Giancarlo De Cataldo, opera che è nata quasi per per caso in conseguenza del crearsi di inaspettati ponti tra soggetti con diverse competenze, dando vita ad un romanzo a fumetti (ma oggi si direbbe meglio un "Graphic novel") in piena atmosfera noir, fulmineo e suggestivo, arricchito da una strana ibridazione cinefila, in cui il narrante Mimmo Carunchio, colto nella testimonianza-confessione resa ad un Giudice Istruttore, prende il volto di spigoloso e duro di Vincent Cassel, mentre Charles Bronson - peraltro menzionato nel testo teatrale - compare nelle vesti del killer di camorra.
Steve Della Casa in una breve prefazione racconta appunto la storia della nascita di questa graphic novel, mentre De Cataldo scrive, in chiusura, della storia della gestazione del testo teatrale e delle sue messe in scena in contesti quasi laboratoristici, in forma di musical, più che di testo teatrale canonico.
Dopo aver gustato la Graphic Novel, il lettore interessato potrà anche leggere il testo teatrale di De Cataldo, unico peraltro nella sua produzione letteraria.
Prefazione, postfazione e Graphic Novel si "consumano" in mezz'ora (anche se la graphic novel dopo aver scorso le pagine leggendo le parole va riguardata una seconda o una terza volta per immergersi nel segno grafico, nei chiaroscuri, nei tagli e nelle inquadrature. Un po' più di tempo, ovviamente, richiede il testo del monologo teatrale, ma ne vale la pena.

Gli autori
Giancarlo De Cataldo ha pubblicato per Stile Libero il best seller Romanzo criminale (2002), diventato un film e una serie tv di culto. Tra i suoi ultimi libri, I Traditori (2010), Io sono il Libanese (2012), Nell'ombra e nella luce (2014), e con Carlo Bonini Suburra (2013) e La notte di Roma (2015).
Steve Della Casa è critico cinematografico, sceneggiatore, conduttore e autore radiofonico (Hollywood Party - Radio 3) e televisivo. È stato direttore del Torino Film Festival e del Roma Fiction Fest. Ha collaborato con la Mostra del Cinema di Venezia, il Festival di Locarno e quello di Taormina.
Giordano Saviotti è un talento naturale come illustratore e disegnatore, al suo esordio con questa graphic novel.

Leggi l'estratto con l'introduzione di Steve Della Casa

Soglie del volume (quarta di copertina e sito web)

È odore di mare e di violenza.
È odore di paura e di speranza.
È odore di sartiame e di disperazione.
È acido fenico.

Sito web Einaudi

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2 maggio 2017 2 02 /05 /maggio /2017 09:08

Jena-Christophe Rufin, Globalia, Edizioni e/o 2016Globalia (traduzione dal francese di Alberto Bracci-Testasecca) scritto da Jean-Christophe Rufin e pubblicato da Edizioni e/o nel 2016, a distanza di più di 12 anni dalla data di pubblicazione in lingua originale, possiede tuttavia una sua potenza visionaria e - fortunatamente - non è ancora stato superato dagli eventi, anche se tuttora ci si muove sempre - inesorabilmente - nella direzione d'un controllo sempre più diffuso ed onnipresente della popolazione a livello mondiale (attraverso i social, ad esempio; oppure attraverso la sempre più grande limitazioni delle libertà civili ed individuali, in nome della Sicurezza).
Come catalogarlo? Sicuramente nel settore della fantascienza e, in particolare, nell'ambito della narrativa che riguarda utopie futuro-venture, ma di stampo negative, a partire da un'estrapolazione di ciò che si può osservare nel presente, trattando gli aspetti negativi presenti con una lente d'ingrandimento ed esasperandoli sino alle più estreme conseguenze.
Un romanzo di natura visionar-sociologica che in qualche misura ripropone alcuni temi della più recente opera del giovane scrittore russo Dmitry Glukhovsky, "Futu.Re" (Multiplayer Edizioni, 2016).
Due osservazioni mi sento di poter farre. Prima: una società avveniristica ed iper-controllante, in cui si abbattano alcuni limiti umani quali la vecchiaia, la malattia, le perturbazioni climatiche può esistere soltanto nella misura in cui esistano delle sacche geografiche e delle enclave umane non "securizzate" che si assicurano per mezzo di traffici e di domini sulle risorse grezze ancora esistenti una posizione di interlocutori inestimabili degli interlocutori sociali evoluti: e, ovviamente, il controllo delle risorse nelle aree non protette e i contatti con le zone evolute sono garantiti dalla malavita. In più, nelle zone securizzate non esistono più empiti di libertà vera, ma soltanto vite !quiete" e sostanzialmente falsificate. Mentre è soltanto una lobby segreta e ristretta a gestire il potere su tutto (una sorta di "Club Bilnberg" ristrettissimo).
Seconda: l'unico antidoto possibile, il rimedio all'immensa distorsione determinata dallo status di iper-sicurezza e di stabilità di tutti i possibili fronti (climatico, salute, economico etc etc), è quello del ritorno alla natura e alla possibilità di continuare ad attingere al patrimonio letterario dell'Umanità che contiene tutti i necessari semi di libertà di cui può esserc bisogno. E naturalmente, secondo l'Autore, il libro veramente fondante di un nuovo rapporto dell'Uomo con la natura e con sé stesso, la Bibbia del rinnovamente è il capolavoro di David Henry Thoreau, ovvero "Walden, ovvero la vita nei boschi".
Si legge con piacere perchè aiuta certamente a riflettere.

(dal risguardo di copertina) Magistralmente scritto da Jean-Christophe Rufin, autore dell’Uomo dei sogni, nella migliore tradizione della fantascienza, il libro ha diritto a un posto sul podio insieme ai classici del genere quali 1984 di Orwell e Il mondo nuovo di Huxley. Avvincente, ironico, amaro, sognante.
In un futuro prossimo, così prossimo da apparirci verosimile in maniera preoccupante, il pianeta è un unico grande stato in cui vige la democrazia perfetta: Globalia. A Globalia non c’è più povertà, non ci sono guerre, c’è totale libertà di opinione, la medicina ha fatto tali progressi che la vita umana sfida i secoli e la tecnologia è talmente progredita che non c’è più nemmeno il brutto tempo! È come se Globalia si fosse isolata dai problemi che affliggono il mondo ordinario. E l’isolamento è concreto, oltre che metaforico, perché i suoi territori sono protetti da gigantesche cupole di vetro che la separano da tutto il resto. Il resto sono le non-zone, i territori che Globalia non ha ritenuto opportuno inglobare e che, lasciati a se stessi e precipitati nel degrado, sono abitati da un’umanità regredita alla barbarie, un’umanità violenta, diffidente, brutale.
A tenere le fila di un sistema che apparentemente tutela l’individuo, ma in realtà lo controlla in maniera ossessiva, è un ristretto pool di magnati ultracentenari guidati da Ron Altman, da cui dipendono tutte le fonti di energia. A sfidare quella finta perfezione penseranno Baikal e Kate, due dei rarissimi giovani rimasti in quel mondo popolato da vegliardi, con un avventuroso tentativo di evasione che li porterà a confrontarsi direttamente con Ron Altman in una rocambolesca successione di colpi di scena.
L'autore. Jean-Christophe Rufin, medico, diplomatico, fondatore di Medici senza frontiere, Premio Goncourt, è autore di numerosi romanzi tra cui L’uomo dei sogni, Il collare rosso e Check-point.

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29 aprile 2017 6 29 /04 /aprile /2017 07:51

Giulio Querini, Sotto il Cielo del Madagascar, Fazi Editore, 2015Sotto il cielo del Madagascar, scritto da Giulio Querini (Fazi Editore, collana Le Strade, 2015) é un romanzo che ho ritrovato a casa di recente nel coso di una riorgaanizzazione di alcuni dei miei libri e che ho letto con interesse, non ricordando assolutamente (nemmeno la più pallida idea) cosa mi avesse spinto, a suo tempo, ad acquistare questo volume.
Forse, fu l'ambientazione esotica (e il desiderio di fare in qualche misura un viaggio in Madagascar), o forse fu l'immagine di copertina con quegli alberi che sembrano un po' sculture a carpire la mia attenzione e la mia curiosità.
E' la storia di Padre Saverio, gesuita, che si reca missionario in Madagascar con l'obiettivo di portare il Verbo ed evangelizzare le persone che gli verranno affidate. Ma, giunto a destinazione, si rende conto di trovarsi a confronto con una cultura impenetrabile e che ciò che lui potrà dire o fare saranno del tutto irrilevanti rispetto agli effettivi bisogni della gente e al modo locale di vedere le cose e affrontare la vita.
L'incontro con una giovane malgascia, Anita, lo destabilizza ulteriormente rispetto alle sue convinzioni di partenza, quelle che sono nate dall'incontro tra una "vocazione" e uno specifico "indottrinamento".
Tra l'altro, rimane perdente nel confronto con il "Maestro", una figura di "guru" e di "santone" dalla predicazione enigmatica e ineffabile, di cui molti dei Malgasci che incontra sono seguaci e che sembra possedere il dono dell'ubiquità.
Padre Saverio, come segno evidente d'una resa totale che pervade la sua mente, come il suo corpo, si ammala di malaria e deperisce rapidamente, con la sensazione di avere totalmente fallito nella sua missione e di aver anche mancato i suoi obiettivi esistenziali.
Ma ciò nonostante rifiuta di fare ritorno per farsi curare e così muore in una terra lontana le cui verità e i cui misteri gli sono rimasti del tutto preclusi.
Il romanzo, fondato su esperienze di vita dell'Autore medesimo, che ha insegnato in varie Università del Madagascar, a parte il taglio fideistico (per quanto problematizzante), contiene una riflessione più generale sul fatto che gli Occidentali che intervengono nei paesi dell'Africa pensando di portare la luce della civiltà, in realtà mancano clamorosamente il loro bersaglio, poiché costruiscono luoghi di culto e palazzi che rimarranno sostanzialmente lontani dalle vere esigenze della popolazione di paesi che hanno soltanto la necessità di essere facilitati nel trovare una propria via che, non necessariamente, coincide con la visione europacentrica del mondo profondamente intrisa di "occidentalismo" (secondo lo sguardo altro) che, dietro maschere e orpelli, vuole soltanto indottrinare per dominare e sottomettere, creando falsi bisogni, sostanzialmente vuoti.

(dal risguardo di copertina) I rocciosi altipiani, le lussureggianti foreste, le strade piene di colori e brulicanti di vita del Madagascar sono lo scenario di una tormentata storia di amore, fede e passione.
Padre Saverio, gesuita, oltre a essere impegnato nell’evangelizzazione dei poveri, insegna economia all’università di Antananarivo.
Ingenuo ed entusiasta, sia come prete che come economista deve ben presto fare i conti con un groviglio di ostilità e incomprensioni. Trasferito a Tuléar, una remota cittadina del Sud che l’isolamento ha preservato dai vizi dell’incombente modernità, subisce il fascino dell’ambiente esotico e della profonda religiosità della popolazione.
Nel colorato mercato della cittadina, Saverio incontra una giovane malgascia, Anita, venditrice di mandarini: la sua primitiva innocenza seduce il gesuita, che non riesce tuttavia a comprendere i motivi che la rendono succube di un misterioso Maestro – un moderno sciamano – abile nell’incantare i suoi proseliti con guarigioni e miracoli.
La ricerca dell’ineffabile Maestro diviene per padre Saverio un’ossessione: i tentativi di svelare la sua vera identità e le ragioni del suo travolgente proselitismo si concluderanno con uno scontro dall’esito imprevedibile. Giulio Querini, con uno stile nitido ed essenziale, ci racconta una storia con l’esperienza di chi ha contemplato per decenni le sfumature del cielo del Madagascar.
Sull'autore. Giulio Querini, professore ordinario di economia all’Università di Roma La Sapienza, autore di numerosi saggi economici, ha insegnato economia politica in varie università del Madagascar. Per Fazi ha pubblicato nel 2004 il romanzo L’isola e il vento.

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27 aprile 2017 4 27 /04 /aprile /2017 07:42

Paul Theroux, Nel cuore di Chicago, RizzoliNel cuore di Chicago (titolo originale: Chicago Loop, nella traduzione di di Gianni Pilone-Colombo), pubblicato da Rizzoli (nella collana che fu sicuramente di belle scelte, Mistral), nel 1991, è un interessante romanzo dell'eclettico Paul Theroux, sua opera non degli esordi e contenuta in numero di pagine, a differenza di numerose delle sue successive produzioni sia nell'ambito della narrativa (fiction) sia della nonfiction e, per di più, con un'ambientazione né "esotica", né di viaggio.
Come è noto, Theroux, personaggio dalla vita mobile e certamente non sedentaria, ha scritto anche degli straordinari diari di viaggio, frutto di sue esperienze avventurose, con una certa sintonia letteraria con il grandissimo ed ineguagliato viaggiatore-scrittore Bruce Chatwin, assieme al quale ha firmato un piccolo volume sulla Patagonia (pubblicato da Adelphi).
Le prime righe del risguardo di copertina sono piuttosto ingannevoli, in quanto portano il lettore che nel romanzo si sia alle prese con un serial killer.
Le cose stanno un po' diversamente, ma non mi prononcerò su di esse per timore di rovinare a qualcuno il piacere della lettura, anche se mi pare alquanto improbabile che qualcuno lo possa leggere, poiché è introvabile negli ordinari circuiti librari (ma ce n'è qualche copia disponibile sul mercato dell'usato nel web).
Si tratta piuttosto di un romanzo di colpa ed espiazione, con una tematica vagamente dostoijevskiana, condita da un'interessante incursione nel campo della doppia personalità, dell'identità di genere e del transgender, oltre che nella tematica degli "appuntamenti al buio" che, a quei tempi (prima dell'avvento della rete), venivano portati avanti per mezzo di inserzioni sulla carta stampata. Un po' uno psico-thriller, se vogliamo, in cui gli elementi noir e pertinenti ad una sessualità distorta fanno più che altro da contorno ad una vicenda essenzialmente psicologica: con una forte segno sull'effetto impriogionante di scelte ed ossessioni che si tramutano in prigione soffocante dalla quale si può uscire soltanto con scelte dirompenti. Non a caso il titolo dell'edizione originale inglese contiene il termine "loop" che se da un lato ha una valenza geografica poichè il "Chicagfo Loop" è il centro storico della zona finanziaria e degli affari di Chicago, dall'altro lato il "loop" è una sorta di anello ricorsivo in cui un individuo si ritrova catturato, costretto a ripetere sempre le stesse cose. 
Si legge con piacere, anche se la prosa di Theroux (ma questa è soltanto la mia opinione personale) non sempre é agevole ed accattivante.
Si tratta di un romanzo che è stato "trovato" a casa in un momento di riorganizzazione dei miei libri, giacente in uno scaffale dove lo avevo riposto al momento dell'acquisto, potrei dire "secoli addietro". Ma anche per lui è giunto il tempo di essere aperto e letto...

 

(dal risguardo di copertina) Un'afosa estate a Chicago, una catena di raccapriccianti assassinii, compiuti da un criminale spietato che sceglie le proprie vittime tra le donne giovani e nubili. E che riesce a a sfuggire abilmente alla polizia. Intanto, in un quartiere ricco della metropoli, Parker Jagoda, un affermato uomo d'affari, batte le strade oppresse dalla calura appagando un suo vizio segreto. Neppure la bellissima moglie, Barbara, sa sa quale tremenda ossessione si annidi dietro le piccole perversioni, da lei conosciute e assecondate, dell'uomo. Un'ossessione ai limiti della follia che esplode in un crescendo di colpi di scena fino a tramutarsi in devastante senso di colpa, preludio di un agghiacciante destino.

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19 aprile 2017 3 19 /04 /aprile /2017 17:42

Rupert Thomson, Morte di una Assassina, Einaudi, 2011(Maurizio Crispi) Ci sono alcuni romanzi che sono inclassificabili e che, certamente, sfuggono alla possibilità di includerli in una qualsivoglia casella delle letterature di genere, benchè si possa essere portati a far ciò a partire, magari, da un semplice elmento di contesto oppure da un primum movens della vicenda fuori dall'ordinario e apparentemente ascrivibile ad un preciso genere. E' quanto accade con il notevole romanzo dell'eclettico Rupert Thomson, Morte di una assassina (titolo originale: Death of a Murderer, nella traduzione di Carla Palmieri), pubblicato nel 2011 da Einaudi. Il volume è stato incluso nella collana "Stile Libero Noir", anche se, in realtà, a parte lo spunto che dà origine alla vicenda, nella storia che le sue pagine sviluppano, attraverso una sequenza di brevi capitoli incisivi ed incalzanti, di noir ve n'è ben poco.
A partire dalla situazione in cui Billy, oscuro poliziotto della provincia inglese, amareggiato e disilluso dalla vita, viene messo di guardia notturna per un turno di 12 ore consecutive nell'obitorio dove giace defunta una serial killer, pedofila e assassina di bambini, assieme al suo compagno, odiatissima in tutto il Regno Unito per le sue nefaste imprese (nel romanzo rimarrà sempre senza nome, condannata al ruolo di "innominata" per via dell'atrocità dei delitti perpretati, ma questo suo rimanere senza nome è funzionale al trasformarla in icona del Male che, in quanto tale diventa anche elemento catalizzatore di eventi), poichè bisogna proteggere la morta dal furore e dal ludibrio popolare.
Billy che pure non ha mai conosciuto in presenza l'assassina, ma ne ha solo letto nei quotidiani d'informazione, nei rotocalchi e nei dossier, si ritrova a vivere questo lungo turno di 12 ore essenzialmente a tu per tu con se stesso e, con una nota di lieve onirismo, con il fantasma della morta che a volte - nell'arco dell'intero turno di guardia - gli si manifesta e gli parla per spingerlo a portare alla luce le sue contraddizioni interiori: e non è nient'altro che una proiezione di aspetti rimossi, negati o lasciati cadere nell'oblio delle sue personali vicende.
Quindi, se il romanzo si struttura all'interno di uno spazio (le 12 ore del turno di guardia) e di un luogo (l'obitorio dell'Ospedale) unitari, nello stesso tempo espone il lettore ad una rocambolesca incursione avanti ed indietro nel tempo e nello spazio, seguendo l'emergere o il riemergere delle rimembranze di Billy (speranze fallite, amori delusi, i crudeli scherzi della vita, come quello di ricevere una figlia con una sindrome congenita non emendabile) che, sollecitato dalla situazione critica e fuori dall'ordinartio che sta vivendo, si ritrova a fare un bilancio senza sconti della propria esistenza, sia della sua sia di quella dei suoi familiari che lo attendono a casa a fine turno.
La crisi esistenziale profonda che Billy ha maturato negli ultimi mesi - se non anni -, di cui questo turno "speciale" rappresenta il punto culminante, proprio perchè egli ne riceve uno spunto ineludibile alla "contemplazione", troverà forse un suo punto di ricucitura e di ricomposizione: forse per lui e la sua famiglia ci sarà un domani malgrado le difficoltà.
E', in fondo, il racconto di una situazione "estrema" vissuta con un grande coinvolgimento interiore e spossante sotto il profilo psico-fisico. Come è ad esempio compiere una lunga marcia o una lunga corsa senza soste intermedie, confrontandosi con la propria capacità di resistenza/resilienza e, mentre si compie la fatica, la mente per sopravvivere si svincola dal corpo e galleggia sulla situazione: e - in questo contesto di disancoramento dalla realtà quotidiana - possono emergere ricordi, si fa il bilancio di episodi trascorsi, si contempla con un certo distacco la propria vita e, possibilmente, si trovano nuovi equilibri. Da questo genere di prove si esce in genere rinnovati e si ritrovano nuove energie per affrontare la prorpria esistenza. E questo stesso meccanismo agisce su più larga scala e con maggiore profondità dentro coloro che affrontano un lungo pellegrinaggio a piedi, come mostrano le numerose testimonianze di coloro che hanno sperimentato il Cammino di Santiago.

(Dal risguardo di copertina) Un poliziotto messo a piantonare per una notte il cadavere di un'assassina. La notte di veglia che si trasforma nel bilancio di una vita intera. E nell'ultima occasione per salvarla.
Billy è un oscuro poliziotto di provincia, con un passato pieno di rinunce e amarezze, ma soprattutto segnato da una catena di delitti e torture su bambini che aveva sconvolto la sua cittadina e per la quale era stata condannata una donna. Ora l'assassina è morta, e tocca proprio a Billy vegliarne il cadavere, per sottrarlo alla curiosità morbosa e al desiderio di vendetta di un'intera comunità. Sarà una lunga notte, dominata dai ricordi personali e dalla voce della morta, che sembra non accettare il silenzio finale e insiste a voler raccontare le proprie, inaccettabili ragioni.
L'Autore in breve. Rupert Thomson, classe 1955, è considerato uno degli autori inglesi piú originali delle ultime generazioni. Oltre Morte di una assassina (Einaudi, 2011) ha pubblicato: Le cinque porte dell'inferno (Bompiani 1992), Aria e fuoco (Bompiani 1995), A nudo (Passigli 2002), Il lato oscuro (Passigli 2006).

Di "Morte di una Assassina" hanno detto:
«Un prodigio di controllo e di stile» (Toby Litt, The Guardian)
«Il capolavoro di Rupert Thomson. Bellissimo» (The Independent)
«Un romanzo acuto e raffinato» (The Telegraph)

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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