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21 giugno 2017 3 21 /06 /giugno /2017 17:40
Salvatore Crispi, gigante dei diritti delle persone con disabilità. Ecco come lo ricorda un caro amico nel secondo anniversario della sua scomparsa

Salvatore Crispi, mio fratello, se ne è andato all'improvvviso due anni fa, il 21 giugno 2015. Ha lasciato dietro di sè un profondo vuoto di affetti nei familiari e negli amici, ma soprattutto con lui è venuta meno un'impareggiabile, instancabile, forza nel promuovere nella Regione Sicilia la tutela dei diritti delle persone con disabilità, la sua azione continua, fatta di piccole cose, di tessitura instancabile di relazioni, di minuto e certosino lavoro di corrispondenze cartacee (e non), di mobilitazioni e di azioni concrete, animato dalla vision potente che soltanto se si è uniti, persone con disabilità di tipi diverso, si progredisce, al di là dei particolarismi e degli interessi di singole categorie o associazioni.
Ecco come lo ricorda Rosario Fiolo, amico e compagno di tante lotte.

Salvatore Crispi(Rosario Fiolo) Oggi 21 giugno 2017 ricorre il secondo anniversario della scomparsa di Salvatore Crispi,  sino alla sua morte Presidente (e impareggiabile animatore) del Coordinamento H per la tutela delle persone con disabilità della Regione Siciliana Onlus.
Salvatore è stato definito, senza alcuna retorica, "il Gigante dei Dirittti delle Persone con Disabilità" e chi gli è stato vicino può testimoniare ciò.
Ha lottato sino alla fine dei suoi giorni, sempre in prima linea con grande intelligenza e grande ironia.
Penso che, in questo periodo, da un lato, sarebbe stato contento per tutto quello che è stato messo in campo per garantire i diritti dei cittadini con disabilità, ma dall'altro lato sarebbe stato rattristato per come questa politica odierna disattenta e smemorata disattende le necessità dei cittadini con bisogni.
Salvatore era una persona testarda ed instancabile: queste sue caratteristiche è importante ricordarle oggi.
E' importante farlo per non arrendersi e per continuare sulla scia di quello che lui ci ha lasciato: un'idea forte di eguaglianza, di forza e di amore per il bene comune.
Non possiamo dimenticare quello che lui ha fatto e dobbiamo proseguire sulla sua sua scia: per lui, per noi, per le persone tutte.
Sempre grazie, Salvatore, per quello che sei stato tu, per quello che ci hai fatto diventare, per la società che hai cercato di fare progredire!

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26 dicembre 2016 1 26 /12 /dicembre /2016 09:05
Ricordando l’amico Enzo e la fondazione di un “Enzo Cordovana Day”

(Maurizio Crispi) Il  17 novembre 2016, a poco più di un mese dalla dolente scomparsa di Enzo Cordovana, presso il Servizio Psichiatrico (SPDC) dell’Ospedale di Termini Imerese, ha avuto luogo un incontro tra colleghi di lavoro, amici e i parenti più stretti, per ricordarne la figura. Al termine, è stata scoperta una targa commemorativa che i colleghi di lavoro hanno voluto, proprio per mantenerne la memoria nello spazio di ingresso al Servizio.

A turno, colleghi e amici hanno voluto ricordarlo: creando, così, un ritratto complesso e sfaccettato: sicuramente più complesso di quello che ciascuno possedeva prima dell’incontro.

Nella vita, specie se i nostri ambiti di interesse e le nostre passioni sono multiformi, abbiamo molte diverse anime e di noi offriamo al nostro interlocutore una sfaccettatura differente o soltanto alcune. Ma non perché si voglia nascondere qualcosa: soltanto perché è più naturale così offrirsi in funzione di ciò che accomuna, preservando altri ambiti di esperienza che saranno condivisi in modo privilegiato con altri.
La memoria di chi non è più si costruisce attraverso il racconto: il racconto silenzioso che facciamo a noi stessi, quello che facciamo ad altri oppure ancora quello che, a nostra volta, riceviamo da altri: ed è così che chi non è più rimane nella nostra mente - e nel nostro cuore - vivo e palpitante.
Ricordo la sorpresa e la gioia, pur nel dolore, quando poco dopo la morte prematura di mio padre, persone che lo avevano conosciuto in ambiti diversi, arrivavano e raccontavano di lui cose diverse che gettavano una luce differente e più chiara su di lui e la completavano: la funzione consolatoria delle visite nelle circostanze luttuose deriva dal fatto che si parli della Vita e non della Morte..
Della memoria abbiamo la necessità per elaborare il lutto, per mantenere vivi i nostri cari che ci hanno lasciato e per preservarli dall'azione corrosiva delle nebbie del tempo. E’ un fatto inoppugnabile che il cimento maggiore di fronte ad un evento di morte è l’acquisire la consapevolezza che noi che siamo rimasti non potremo più vivere nella mente e nel cuore di chi ci ha lasciati (ed è questa l’essenza del lavoro del lutto): ed è così un pezzetto di noi a morire (qualcosa che si continuerà a presentare in noi come una insopportabile mutilazione, un manque (per dire lo stesso concetto con la significativa parola francese), una ferita destinata a lasciare una permanente cicatrice; mentre viceversa - quasi per un paradosso - chi non c’è più continua a vivere nel nostro ricordo che, come ho detto, si costruisce attivamente attraverso il racconto. Il dogma é che un Uomo vive nei racconti che di lui si possono narrare e che possono essere tramandati.
Enzo è stato marito, padre di famiglia affettuoso, stimato medico pschiatra dotato di grandi risorse di umanità, uomo di aperture letterarie e poeta in rima, amante dei calembour e ricco di capacità di ironia (l’ironia è una delle più grandi risorse nell'affrontare le difficoltà del vivere), grande tifoso della squadra di calcio di Palermo (come ho scoperto, non se ne perdeva una), appassionato di musica ed egli stesso capace di suonare il piano, sportivo pronto ad affrontare sempre nuove esperienze, uomo odisseico nel suo desiderio - in questo ambito di attività - di confrontarsi con il limite (e, in questo ambito, velista appassionato, karateka, canoista): ma semprein una maniera soft e, all'insegna del principio della "lentezza", come filosofia di vita che porta a godere delle cose, più che ad divernine schiavi; in definitiva, curioso delle possibilità e delle opportunità che la vita potesse offrirgli.
Ognuno,in questocarosello di attività, di interessi e di passioni, lo ha conosciuto parcellarmente, solo alcuni hanno avuto il privilegio di conoscerlo a pieno campo.
Il senso di questo incontro del 17 novembre, è stato proprio quello di ricomporre assieme alcune di queste sfaccettature, oltre che avere un momento di incontro e di condivisione. Come ho voluto rimarcare nel titolo del mio post, è stato il momento fondante di un “Enzo Cordovana Day” che sinceramente spero possa ripetersi in futuro, poichè sonocerto che molti altri avranno ancora da raccontare molte cose su di lui

Enzo alla sua prima partecipazione alla 100 km del Passatore... Io, in fondo, fui il suo padrino in questo, anche se poi fu proprio Enzo a darmi nuova energia nelle mie avventure di corsa. In quell'edizione della sua prima volta, lui completò la distanza e io invece mi ritirai.
Enzo alla sua prima partecipazione alla 100 km del Passatore... Io, in fondo, fui il suo padrino in questo, anche se poi fu proprio Enzo a darmi nuova energia nelle mie avventure di corsa. In quell'edizione della sua prima volta, lui completò la distanza e io invece mi ritirai.
Enzo alla sua prima partecipazione alla 100 km del Passatore... Io, in fondo, fui il suo padrino in questo, anche se poi fu proprio Enzo a darmi nuova energia nelle mie avventure di corsa. In quell'edizione della sua prima volta, lui completò la distanza e io invece mi ritirai.
Enzo alla sua prima partecipazione alla 100 km del Passatore... Io, in fondo, fui il suo padrino in questo, anche se poi fu proprio Enzo a darmi nuova energia nelle mie avventure di corsa. In quell'edizione della sua prima volta, lui completò la distanza e io invece mi ritirai.
Enzo alla sua prima partecipazione alla 100 km del Passatore... Io, in fondo, fui il suo padrino in questo, anche se poi fu proprio Enzo a darmi nuova energia nelle mie avventure di corsa. In quell'edizione della sua prima volta, lui completò la distanza e io invece mi ritirai.
Enzo alla sua prima partecipazione alla 100 km del Passatore... Io, in fondo, fui il suo padrino in questo, anche se poi fu proprio Enzo a darmi nuova energia nelle mie avventure di corsa. In quell'edizione della sua prima volta, lui completò la distanza e io invece mi ritirai.
Enzo alla sua prima partecipazione alla 100 km del Passatore... Io, in fondo, fui il suo padrino in questo, anche se poi fu proprio Enzo a darmi nuova energia nelle mie avventure di corsa. In quell'edizione della sua prima volta, lui completò la distanza e io invece mi ritirai.
Enzo alla sua prima partecipazione alla 100 km del Passatore... Io, in fondo, fui il suo padrino in questo, anche se poi fu proprio Enzo a darmi nuova energia nelle mie avventure di corsa. In quell'edizione della sua prima volta, lui completò la distanza e io invece mi ritirai.
Enzo alla sua prima partecipazione alla 100 km del Passatore... Io, in fondo, fui il suo padrino in questo, anche se poi fu proprio Enzo a darmi nuova energia nelle mie avventure di corsa. In quell'edizione della sua prima volta, lui completò la distanza e io invece mi ritirai.
Enzo alla sua prima partecipazione alla 100 km del Passatore... Io, in fondo, fui il suo padrino in questo, anche se poi fu proprio Enzo a darmi nuova energia nelle mie avventure di corsa. In quell'edizione della sua prima volta, lui completò la distanza e io invece mi ritirai.

Enzo alla sua prima partecipazione alla 100 km del Passatore... Io, in fondo, fui il suo padrino in questo, anche se poi fu proprio Enzo a darmi nuova energia nelle mie avventure di corsa. In quell'edizione della sua prima volta, lui completò la distanza e io invece mi ritirai.

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2 luglio 2015 4 02 /07 /luglio /2015 05:30
Salvatore Crispi e il coraggio di non arrendersi di fronte ad ostacoli apparentemente insormontabili. Un tributo di Maurizio Li Muli
Salvatore Crispi e il coraggio di non arrendersi di fronte ad ostacoli apparentemente insormontabili. Un tributo di Maurizio Li MuliSalvatore Crispi e il coraggio di non arrendersi di fronte ad ostacoli apparentemente insormontabili. Un tributo di Maurizio Li Muli

Ecco un intenso ricordo personale di Salvatore Crispi, scritto da Maurizio Li Muli, consigliere comunale della V Circoscrizione di Palermo, già pubblicato sul suo blog.
(Maurizio Li Muli) E’ molto difficile esprimersi quando tanti, troppi ricordi affollano la memoria, quando lo stato d’animo è affannato, quando l’emozione non accenna a placarsi.
Salvatore Crispi ha inciso in modo determinante nella mia vita, così come in quella di tutti noi.

Il Coordinamento Handicap Sicilia è uno dei suoi capolavori. Palermo, l’intera regione Sicilia e il mondo della disabilita possono contare su quelle Leggi, invero spesso disapplicate, perché Salvatore ha saputo imporle sulla scena con caparbietà, con autorevolezza e spendendosi con tutte le sue forze fisiche. Questo nessuno potrà e dovrà mai dimenticarlo.
Noi tutti abbiamo presente come se fosse qui con noi con quanta energia, con quanta lucidità e determinazione, con quanta generosa dedizione e con quale carisma, Salvatore riusciva a trasmettere le sue intuizioni, le sue idee su come cambiare, su come aiutare la politica, le Amministrazioni per consentire una vita piena, cosciente e degna di essere vissuta dai disabili siciliani tutti.
Fu capace, grazie alla sua caparbietà, di fondare il Coordinamento H [in cui "H" sta per "handicap"- ndr], fucina di idee e proposte per tutte le amministrazioni, capace di farsi ascoltare e mettere insieme le svariate associazioni, che spesso, purtroppo, con il loro tipico egoismo, preferivano agire isolatamente come se un handicap fosse più o meno importante di un altro.
Mi piace però sottolineare anche la sua punta di diamante, il suo coraggio.
Il coraggio di intraprendere progetti a prima vista impossibili, talvolta privi di ritorni immediati, ma proiettati nel futuro, il coraggio di non arrendersi mai di fronte agli ostacoli anche se apparentemente insuperabili ma soprattutto il coraggio di non adagiarsi mai sugli allori dei molti successi raggiunti ne scoraggiarsi nelle sconfitte, ma di continuare a lottare per fa crescere la consapevolezza e per affermare i diritti di tutte le persone disabili e non in Sicilia.
Di questo coraggio, derivazione di una intelligenza rara e profonda, c'è ancora tanto bisogno.
Ci mancherai Carissimo Salvatore, mi mancherai e ci mancherai tanto.
L’emozione si fa sentire troppo, perché il dolore e la tristezza premono, e allora devo concludere.
Voglio farlo – e mi sembra significativo e appropriato ricordarti con la tua solita risata - quando venivo a trovarti a casa per un consiglio o per lanciare qualche denuncia, quando io gridavo anche in pubblico contro qualcosa o qualcuno tu abbassavi lo sguardo facevi di sì con la testa e poi mi zittivi con la tua calma e le tue proposte, ti ricordo per tutte le volte che sono venuto per portarti qualcuno che aveva bisogno dei tuoi consigli, in qualche modo sentendomi un tuo guerriero nella mischia politica.
Dal rito della tua sigaretta non venivo esentato, ti dicevo sempre "Fumi troppo" e tu con il tuo sorriso e chinando il capo, con gli occhi mi facevi comprendere che non sarebbe stata certo una sigaretta a portarti via da noi.
Ci lasci una difficile eredità tante cose da fare sul fronte della disabilità, per attestare i diritti di tutti noi e per questo motivo io spero che il Coordinamento H non solo possa continuare nella sua opera ma che con l'aiuto della Regione Sicilia, che tanto ti deve, possa diventare una Fondazione che continui nella tua meritoria opera.
Nel contempo, e di questo mi farò portavoce, la città di Palermo dovrà ricordarti, mi piacerebbe che lo facesse come ti ricordiamo noi con la tua carrozzina e il cappello, magari in un'affollata Piazza di Palermo, in mezzo alla gente con il tuo sorriso per sempre.
Riposa in pace caro Salvatore, che la terra ti sia lieve.

(Maurizio Crispi) Caro Maurizio Li Muli, belle ed emozionanti le tue parole: le pubblco sul mio blog e posto il link sul profilo FB di mio fratello.
Con l'occasione ho visitato il tuo profilo FB. Meritorio quello che fai con impegno quotidiano.
Per quanto riguarda la tua idea, sarebbero molto bello poter dar vita ad una Fondazione intitolata a mio fratello che si occupi dei problemi delle disabilità, promuovendo iniziative civiche, convegni, proposte culturali e - perché no -anche un'attività editoriale sulle disabilità.
Però a questo fine occorre che tutti si mobilitino e facciano pressioni sugli organismi preposti della Regione: credo che se si aspetta che la Regione autonomamente faccia qualcosa, non si andrà molto lontano.
Occorre una mobilitazione dalla base: occorrono adesso, soprattutto, mentre è ancora vivo il dolore per la Sua scomparsa, iniziative e convegni che lo ricordino.
Ho lanciato l'idea, tra le altre cose, di creare una voce su Wikipedia a lui intestata che contenga anche una traccia e un percorso sulle diverse iniziative, lotte e successi conseguiti nel corso degli anni.
Io mi sono offerto di scrivere la parte biografica generale, mentre vorrei che altri si dedicassero ad altre parti, magari così articolate:
1. La situazione prima del coordinamento H: azioni a pioggia e associazionismo isolato
2. dalla fondazione del Coordinamento H alla legge del 2000
3. gli anni successivi: la mancata attuazione della legge e le lotte relative
Ma ovviamente queste parti potrebbero essere meglio articolate.

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25 giugno 2015 4 25 /06 /giugno /2015 05:39
Essere fratelli: ciò che avrei voluto dire su mio fratello Salvatore al termine del servizio funebre

(Maurizio Crispi) Il 21 giugno 2015 se ne è andato all'improvviso mio fratello Salvatore, lasciando un vuoto incolmabile in tutti noi.
Tantissime le testimonianze di stima e di affetto, indirizzate all'uomo, alle sue qualità umane, alla sua capacità e alle sue competenze nel portare avanti le battaglie per la tutela dei diritti delle persone con handicap.
Per me è stato prima di tutto fratello: e, nel momento della sua morte, ho potuto vedere meglio in prospettiva, quanto aveva fatto nel corso della sua vita, l'importanza delle sue iniziative e del suo operare con l'applicazione di tenacia ed infinita pazienza, come se - nel corso della sua vita - egli fosse sempre stato intento a tessere un arazzo, con l'aiuto di molti altri, un arazzo dala cui trama non era ancora data la possibilità di vedere emergere un disegno completo, che tuttavia esisteva nella sua vision condivisa.
Da questo punto di vista, riguardando molte delle immagini di lui che conservo nel mio archivio fotografico, Salvatore era sempre pronto ad uscire in "missione" (così voglio pensare), come "emissario" del Coordinamento H che rappresentava, avendo sempre in mente, malgrado gli scacchi e gli apparenti passi indietro, malgrado le inevitabili delusioni, i raggiramenti dei molti volti della Politica, il prevalere degli interessi personali di questo o di quello, ben salda dentro di sé la sua vision: quella vision che rappresentava la sua forza interiore, attraverso alcune parole chiave fondamentali, come era per lui il principio della "normalizzazione" delle disabilità oppure quello del giocare il tutto per tutto per indurre quelli che hanno il potere decisionale di portare avanti delle strategie unitarie e globali o quello ancora più stringente di spingere le diverse Associazioni a fare "massa" per chiedere il rispetto delle leggi e la loro applicazione con una sola vo
ce, anziché con mille pigolii non sintonizzati che vengono dispersi dal vento.

E, seguendo questi principi, Salvatore - assieme ai suoi spingitori - era sempre in cammino.

Quello che voglio dire di lui, invece, riguarda il mio essere stato fratello e l'avere condiviso con lui una vita come fratello, con momenti di condivisione, di solidarietà reciproca, qualche volta di scazzi e di incomprensioni, ma sempre fugaci.
Qualche volta litigavamo per questioni banali (viste in prospettiva) e poi lui veniva a bussarmi alla porta e facevamo pace, chiedendoci reciprocamente scusa per avere ecceduto nei toni.
Con lui avevamo spesso un modo lieve di rapportarci, immortalandoci spesso in fotografie ironiche (che scaturivano sempre da una mia iniziativa e che lui tollerava, regalandomi il suo sorriso e il suo sguardo buono), indossando buffi copricapi e improbabili mascheramenti.
Da un certo punto di vista, 
assieme a lui  continuavo a sentirmi come il ragazzino che condivideva i momenti gioiosi con un fratello con un handicap, vissuto tuttavia in modo normale.

E lui accettava sempre con pazienza questo mio modo di rapportarmi: in questo modo, riuscivamo a vivere con leggerezza anche i momenti più difficili e quelli in cui lui mi guardava con occhi addolorati o corrucciati.
Quindi, qui di seguito, riporterò ciò che avrei voluto dire al termine del servizio funebre celebrato per lui nella Chiesa di Regina Pacis di Palermo il 23 giugno: tutto ciò che avrei voluto dire, ma che sul momento non ha d
etto.

Al termine del servizio funebre per mio fratello, alcuni si sono alzati per dire qualcosa su di lui, soprattutto sulle sue opere e sul suo impegno costante.

E, del resto, anche Padre Giovanni nel corso della sua omelia aveva detto delle splendide cose su di lui e su ciò che aveva aveva fatto e per cui aveva lottato nel corso di un'intera vita e, molto opportunamente, da sacerdote moderno che segue i social e i giornali online, era partito citando molte delle cose scritte su di lui e citando alcune delle definizioni coniate per descriverne l'impegno in maniera incisivo, come ad esempio "Salvatore Crispi, gigante dei diritti dei disabili" oppure "Salvatore Crispi lottatore tenace ma educato" (e tante altre, tutte di questo tenore).

Anche io avrei voluto dire la mia, lanciare alla folla commossa che gremiva la chiesa, qualcosa di significativo e di intenso.

Ma mi sono astenuto: innanzitutto, perché temevo di essere tradito dalle mie emozioni, in secondo luogo, poichè di mio fratello con il suo carisma di "personaggio pubblico" (ma decisamente anomalo nel suo ruolo di maestro che ha sempre, umilmente, negato di esserlo), tutto - o molto - era stato detto.

Avrei voluto dire qualcosa tuttavia sull'essere stati fratelli.L'essere fratelli implica condivisione di molte cose, ma anche scontri, incomprensioni, piccole liti, silenzi e mugugni, ma anche solidarietà, mutuo aiuto e molto altro, in una continua altalena.

I nostri genitori ci hanno fatto crescere così: in famiglia mio fratello era "normale", nel senso che non riceveva nessun speciale privilegio per la sua condizione o un surplus di attenzioni (salvo quelle fisiche necessarie a superare il suo handicap).

Se da piccoli, mentre mangiavamo ci veniva la ridarella incontenibile, la mamma dispensava un ceffone a me e a lui, senza utilizzare due pesi e due misure.Per lei, sotto questo profilo eravamo eguali.

E, in effetti, i miei genitori - come, solo pochi anni prima di morire, ebbe a raccontarmi la mamma - avevano deciso, inizialmente, che non ci dovessero differenze tra me e Salvatore: quello che davano a me, davano a lui, quello che programmavano di fare lo portavano avanti soltanto se poteva essere una cosa di cui avremmo potuto usufruire entrambi.

Un giornalino per me, un giornalino per lui.

Un giocattolo per me, uno per lui.

Ma sempre cercando di cogliere le differenze e le preferenze individuali.

Poi, in un secondo momento, dopo che fummo un po' più grandi, capirono che in questo modo non si poteva procedere e che bisognava differenziare, poiché altrimenti c'era il rischio di privarmi di esperienze che era giusto che io avessi, lasciando inalterato il principio che per tante altre cose mio fratello dovesse essere coinvolto: per esempio, con tutte le difficoltà connesse, si andava regolarmente in spiaggia, dove avevamo la cabina. Mio fratello lì faceva quasi tutto quello che facevo io: quando avemmo un canotto di gomma, armato di salvagente, veniva a fare le passeggiate con me o con mio padre.

Mio padre, mia madre, io stesso, quando fui abbastanza forte per poterlo fare, lo trasportavamo in braccio o caricandocelo sulle spalle (questo lo faceva mio padre, soprattutto quando si andava in case prive di ascensore).

Ed io fui addestrato precocemente a capire che anche a me toccava occuparmi di mio fratello, in maniera assolutamente regolare e fluida: occuparsi di lui, tutti, in maniera intercambiabile, era la norma.

Quando ero tredicenne, o giù di lì, papà e mamma uscivano la sera per andare a teatro (non si privavano di una vita sociale, sempre all'insegna del principio che si doveva - e si poteva - vivere in modo normale) ed io rimanevo con Salvatore: cenavamo assieme e poi io lo mettevo a letto, perchè ero stato addestrato ad aiutarlo, in un contesto in cui l'"aiuto" per sopperire alle sue disabilità fisiche, altro non era che una modalità relazionale dominata dall'affetto (sia pure "speciale", in quanto era intrisa dell'esigenza di "servizio", sempre gioiosa, mai costrittiva).

Passavamo del tempo assieme: ore trascorse a giocare a carte, oppure a scacchi o a dama. A leggere i fumetti assieme, lui i suoi (Intrepido), io i miei (Topolino).

Eravamo insomma due fratelli "normali": non c'era nessuno stress particolare sulla sua condizione clinica.

Non c'era niente a quei tempi per i disabili, pochissimi gli interventi specializzati disponibili, pochissimi i presidi.

Mancavano delle carrozzine funzionali, ritagliate su misura su piccoli corpi in crescita, se non quelle assolutamente ingombranti e poco funzionali in stile ospedaliero d'antan. Ricordo che mio fratello, sino a quando abitavamo nella casa di Viale Regina Margherita, aveva per casa una normale poltroncina a rotelle da ufficio che era quanto di più comodo e più funzionale che i miei avessero trovato per lui e le sue esigenze.E per mezzo di questa seggiola, mio fratello poteva essere spostato agevolmente da una stanza all'altra.

Poi, tramite lo zio Giovanni, arrivò dalla Germania una moderna carrozzina pieghevole di acciaio tubolare, leggera, con seduta di plastica resistente tipo cuoio, ruote posteriori grandi con anello di propulsione, rotelle anteriori piccole e pedane anteriori pieghevoli.Una cosa mai vista, funzionale e scintillante, come una piccola spider.Mio fratello cominciò ad usare questa per casa e per uscire: un grande cambiamento.

Ma per noi fu una festa: fu come avere acquisito un grosso giocattolo.

Quando eravamo soli in casa, improvvisavamo delle corse su e giù per il corridoio - io come spingitore - , affrontando le curve a velocità folle.Una volta, rischiammo di ribaltarci in una curva presa ad eccessiva velocità.Ma di queste follie la mamma non seppe mai nulla.

E grandi erano le risate.

Ecco questa immagine di gioiosità condivisa mi è venuta in mente e continuo a rievocare, quando pensò all'ultimo sguardo angosciato che mi ha lanciato mio fratello nel momento in cui se ne andava, assieme al tentativo di dirmi una frase che non riuscì a pronunciare e il cui contenuto non potrò mai sapere: un'immagine paradigmatica di gioia totale e di complicità che ritengo essere alla base del nostro imperfetto rapporto tra fratelli.Ecco, questo avrei voluto dire, al termine del servizio funebre.Ma lo sto dicendo ora.

Ecco, avrei voluto dire: "Siamo stati fratelli!"
O, ancora di più: "Siamo fratelli!".

E, a proposito dell'essere in cammino: una persona come Salvatore con il tipo di handicap di cui è portatore, ha bisogno sempre di uno "spingitore" o di molti "spingitori".

Ma non si può essere "spingitori" senza condividere un modo di vedere, senza mettersi nello stesso vertice di osservazione, senza costruire a poco a poco una visione condivisa.

In questo modo, il gioco che io e Salvatore facevamo conteneva in nuce - e rappresenta simbolicamente -l'esperienza fondante di essere uno spingitore.
 

Essere fratelli: ciò che avrei voluto dire su mio fratello Salvatore al termine del servizio funebreEssere fratelli: ciò che avrei voluto dire su mio fratello Salvatore al termine del servizio funebre
Essere fratelli: ciò che avrei voluto dire su mio fratello Salvatore al termine del servizio funebreEssere fratelli: ciò che avrei voluto dire su mio fratello Salvatore al termine del servizio funebre
Essere fratelli: ciò che avrei voluto dire su mio fratello Salvatore al termine del servizio funebreEssere fratelli: ciò che avrei voluto dire su mio fratello Salvatore al termine del servizio funebre
Essere fratelli: ciò che avrei voluto dire su mio fratello Salvatore al termine del servizio funebreEssere fratelli: ciò che avrei voluto dire su mio fratello Salvatore al termine del servizio funebre
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18 maggio 2015 1 18 /05 /maggio /2015 18:06
La morte assurda di Tania Valguarnera, falciata da un pirata della strada
La morte assurda di Tania Valguarnera, falciata da un pirata della stradaLa morte assurda di Tania Valguarnera, falciata da un pirata della stradaLa morte assurda di Tania Valguarnera, falciata da un pirata della strada
La morte assurda di Tania Valguarnera, falciata da un pirata della stradaLa morte assurda di Tania Valguarnera, falciata da un pirata della stradaLa morte assurda di Tania Valguarnera, falciata da un pirata della strada

In un giorno di pioggia è stata portata via ai suoi familiari e a ai suoi amici Tania Valgarnuera, artista e lavoratrice presso un Call center di Palermo.

Domenica 17 maggio 2015, mentre si recava al lavoro - all'attraversamento sulle strisce pedonali di Viale della Libertà, all'angolo con via Simone Cuccia -è stata travolta da un FIAT Doblò guidata a velocità sostenuta. Il guidatore del mezzo, Pietro Sclafani, visto l'accaduto, è sceso dal veicolo ed è fuggito a piedi, per essere fermato poco dopo non senza avere opposto resistenza agli agenti di Pubblica Sicurezza che si erano messi al suo inseguimento.

Per la giovane donna, riversa sull'asfalto non c'è stato nulla da fare e il personale del Pronto intervento, sopraggiunto sul posto, ne ha soltanto potuto constatare il decesso.

E' una di quelle notizie crude e violente che si è costretti a fronteggiare e che non si vorrebbe mai dover sentire: rimarranno per sempre impresse nella memoria, le immagini di quel povero corpo riverso sotto il marciapiedi e pietosamente coperto da un telo in attesa degli adempimenti necessari.

Colpisce il contrasto tra la giovane Tania, versata nelle attività artistiche e creative e lavoratrice di call center per necessità, radiosa e sorridente, e l'investitore di cui è stato accertato lo stato di intossicazione con sostanze stupefacenti e che per un numero incredibile di volte é già stato sanzionato per eccesso di velocità e guida pericolosa.

L'investitore andrà al processo per direttissima e, intanto, ne è stato convalidato lo stato di arresto, vista anche la tendenza alla reiterazione del reato.

Nel prosieguo dell'azione penale c'è da sperare che gli venga erogata una pena commisurata al danno e dolore che ha provocato; e si spera anche che non debba uscirsene per il rotto della cuffia con una pena risibile e poter così tornare a fare altri danni.

L'incrocio dove è avvenuto il triste fatto pone ai pedoni dei seri problemi di attraversamento, tant'è che gli abitanti dei condomini circostanti e gli operatori del call center e di altri uffci ubicati nel grande palazzo di vetro all'angolo tra Viale della Libertà e Via Cordova hanno più volte fatto una petizione al Comune di Palermo per l'installazione di un semaforo a chiamata, richiesta sempre disattesa sulla base di fantomatici "problemi tecnici".

Cose che accadono a Palermo.

 

La morte assurda di Tania Valguarnera, falciata da un pirata della strada
La morte assurda di Tania Valguarnera, falciata da un pirata della strada

Rabbia e dolore. Il giorno dopo la morte di Tania Valguarnera, travolta e uccisa ieri in via Libertà mentre stava attraversando per andare a lavorare al call center, i colleghi hanno organizzato un sit in per chiedere più sicurezza per i pedoni.

In circa 300 hanno si sono dati appuntamento alle 9.00, poi intorno alle 9,45 (orario dell'incidente) hanno bloccato la strada e tenuto un minuto di silenzio in ricordo di Tania. Ai bordi del marciapiede i colleghi della donna hanno esposto uno striscione dedicato a Tania, sopra a un mazzo di fiori bianchi
Nell'occasione è stata presentata una petizione per chiedere il cambio dei sensi di marcia in via Cordova e in via Simone Cuccia e un semaforo pedonale, proposte che mercoledì dovrebbero approdare in consiglio comunale. "La richiesta di istituire un semaforo pedonale a chiamata - ha dichiarato il presidente dell'ottava circoscrizione Marco Frasca Polara - era stata avanzata durante la precedente consiliatura, ma il parere tecnico preventivo e vincolante da parte dell'ufficio traffico è stato negativo per ragioni tecniche".
"Assistiamo spesso ad incidenti se pur meno gravi in quel tratto di strada - spiega in una nota Eliana Puma, Rsu Fistel Cisl Palermo Trapani -, spesso nostri colleghi hanno riportato ferite, ci auguriamo che la proposta in consiglio trovi subito l'approvazione".
L'ultimo saluto a Tania è stato dato il 18 maggio, alle 11.30, nella chiesa di San Giovanni Maria Vianney Curato d'Ars a Falsomiele.

Nella sera del 17 maggio sono stati completati gli esami tossicologici ed è stato accertato che Sclafani aveva assunto una dose notevole di stupefacenti. Secondo indiscrezioni, l’uomo, al momento dell’incidente, stava anche parlando al telefono. Oggi è previsto il processo per direttissima

Il processo per direttissima verrà celebrato il 18 maggio, in cui il pirata della strada è accusato di omicidio colposo, omissione di soccorso e resistenza a pubblico ufficiale.Nel 2014 gli era stata già ritirata la patente per eccesso di velocità, il documento gli era stato poi riconsegnato, ma avendo “collezionato” ben trenta contravvenzioni per guida troppo veloce, era stato avviato un nuovo iter di sospensione della patente.

Morte di Tania Valguarnera, convalidato l'arresto di Pietro Sclafani

Convalidato l'arresto di Pietro Sclafani, che andrà in carcere in attesa del processo. Questa la decisione presa oggi dal giudice Daniela Vascellaro, della terza sezione penale dopo 4 ore di camera di consiglio. Al panettiere di 49 anni, che ieri mattina in via Libertà ha travolto e ucciso Tania Valguarnera, non sono stati concessi gli arresti domiciliari con il "braccialetto elettronico". Così come richiesto dagli avvocati difensori, Marco Lo Giudice e Ninni Reina. L'accusa era rappresentata dal pm Renza Cescon. L'uomo, che ha trascorso la notte nelle camere di sicurezza della Questura, è accusato di omicidio colposo e omissione di soccorso.

Oggi poco dopo le 12 ha avuto luogo l'udienza di convalida per "direttissima". "Sono addolorato e penso solo alla ragazza e ai suoi familiari". Queste le parole che, secondo il legale Ninni Reina, ha detto al giudice Pietro Sclafani. L'uomo, che ha una figlia di circa 25 anni, dopo aver investito la vittima col suo Fiat Doblò bianco - secondo il racconto dei colleghi di Tania che hanno assistito alla scena - si è fermato, è sceso dal mezzo ed è fuggito dopo aver visto il cadavere della donna sull'asfalto. Inseguito dalle volanti della polizia, è stato bloccato poco dopo e arrestato. Ieri i vigili urbani hanno acquisito il filmato dell'incidente, ripreso dalle telecamere di un bar.

Il narcotest. Dubbi sul fatto che avrebbe assunto droghe pesanti nell'ultimo periodo. "Gli esami tossicologici da noi effettuati - hanno spiegato dalla Questura - hanno evidenziato che avesse assunto ecstasy e anfetamina. Non sappiamo però dire al momento quando abbia preso l'ultima dose". I familiari però non ci stanno. Escludono che Sclafani possa avere assunto droga. E spunterebbe - a detta loro - un'anomalia: "I test alle urine hanno dato esito negativo, mentre quelli al sangue sono risultati positivi. C'è qualcosa che non funziona". Un ulteriore esame delle urine sarà effettuato nei prossimi giorni, per confermare o confutare l'ipotesi degli stupefacenti.

Recidivo. Il "curriculum stradale" di Sclafani menziona una serie di multe per eccesso di velocità. Nel 2014 gli era stata ritirata la licenza di guida, poi comunque riconsegnata. Ma avendo infranto il Codice della strada numerose volte, sempre per avere superato i limiti, lo scorso 13 maggio era stato avviato nei suoi confronti un nuovo iter che avrebbe portato alla sospensione della patente. Ma oggi, chi lo difende, sostiene che queste multe non siano tutte responsabilità sua. "Si tratta di infrazioni commesse col furgone aziendale. Multe che Sclafani ha pagato, ma non è vero che in tutti questi casi al volante c'era lui". Ieri il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, a caldo, aveva dichiarato: "Chiederemo per lui una pena esemplare".

 

"Morte" (Terracotta di Tania Valguarnera. Era una scultrice, Tania, e credeva nella possibilità di trasformare le cose: modellava l’argilla e dava forma al suo sentire, lo toccava, lo rendeva visibile. Una fra tutte le sue opere colpisce tanto: quella che si chiama “Morte”. Raffigura una giovane donna, distesa come forse era lei stamattina dopo l’urto. Così sono gli artisti: sentono le cose. I giornalisti invece le scrivono soltanto. Non ne aveva “gemellini”, Tania, no. Ma forse a leggerlo colpisce di più. Morte

"Morte" (Terracotta di Tania Valguarnera. Era una scultrice, Tania, e credeva nella possibilità di trasformare le cose: modellava l’argilla e dava forma al suo sentire, lo toccava, lo rendeva visibile. Una fra tutte le sue opere colpisce tanto: quella che si chiama “Morte”. Raffigura una giovane donna, distesa come forse era lei stamattina dopo l’urto. Così sono gli artisti: sentono le cose. I giornalisti invece le scrivono soltanto. Non ne aveva “gemellini”, Tania, no. Ma forse a leggerlo colpisce di più. Morte

Lavorava in un call center ma aveva una grande passione Tania Valguarnera la giovane uccisa questa mattina da un pirata della strada: la scultura.

Aveva creato una pagina Facebook dove pubblicava le foto delle sue creazioni: sito di arti e discipline umanistiche. Aveva pubblicato un album vita e un album foto morte. In quest’ultimo è raffigurata una donna distesa morta e una citazione di Osho “Diventi parte della terra: il tuo corpo scompare nella terra, il tuo respiro svanisce nell’aria, il tuo fuoco ritorna al sole, la tua acqua agli oceani e il tuo cielo interiore s’incontra con quello esteriore. Questa è la morte”.

Tania Valguarnera ha frequentato il Liceo Artistico statale Damiani Almeyda, e nel 2004 consegue la maturità artistica di 2° sezione (architettura) e, dopo il corso integrativo, si è iscrita all’Accademia di Belle Arti di Palermo alla cattedra di Scultura del maestro Salvatore Rizzuti.
Contemporaneamente, nel 2006 si è iscritta alla scuola di formazione professionale Arces, dove consegue la qualifica di Tecnico nella lavorazione dei metalli preziosi (progetto Telamp), e dove apprende tecniche di lavorazione quali fusione, saldatura, incisione, incastonatura, lucidatura, limatura, cesello, traforo e messa in piombo.

Nello stesso anno partecipa al concorso “Premio Comandante Giorgio Lupo”, istituito dall’associazione provinciale orafi – argentieri ed affini della provincia di Palermo e organizzato dalla Camera del commercio. Nel 2012 ha conseguito il diploma accademico di I° livello in Arti Visive e discipline dello spettacolo, indirizzo Scultura. Nel 2014 ha partecipato alla prima edizione del concorso intitolato a Liliana Nocera, ed è stata selezionata tra i finalisti dalla giuria, tra cui Francesco Poli (critico d’arte e curatore internazionale), per la mostra “Giovani scultori alla Permanente” di Milano.

Frequentava il Biennio specialistico in Arti Visive – Scultura presso l’Accademia delle Belle Arti di Palermo. “Partendo dal tradizionale studio anatomico della figura umana – ha detto Tania Valguarnera – ho sfruttato questo come strumento di espressione di stati d’animo e riflessioni intorno all’esistenza nella sua complessità, e al rapporto con l’alienante conformismo dei nostri giorni che ci vede costretti, a volte, a occultare i propri desideri per “sopravvivere” allo squallore del quotidiano”.

Tra le sue opere, una donna in una postura solida, radicata nella terra e nella propria interiorità, addenta la propria treccia di capelli per quel mal sopportare di restrizioni alla propria libertà. Un radicamento o aderenza alla realtà, una condizione di inattività, lontana dal progresso, che porta inevitabilmente anche alla morte interiore.

Anche il piccolo gruppo scultoreo dei bambini con palloncini, che apparentemente comunica tenerezza e giocosità, cela una riflessione sulla delicatezza di quella fase di transito, quale è l’infanzia, come periodo fondamentale alla plasmabilità della personalità e autostima proprie.
Le sue opere sono idee che si materializzano in sculture di varie dimensioni, materiali (terracotta, gesso, pietra, vetroresina) e tecniche plastiche (da bassorilievi a sculture a tutto tondo).

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17 novembre 2014 1 17 /11 /novembre /2014 06:46

I Papaveri di ceramica rosso-sangue attorno alla Torre di Londra e il Poppy Day

(Maurizio Crispi) E' quasi ultimata la posa degli 888.246 papaveri di ceramica che stanno a ricordare ciascuno dei militari britannici morti nel compimento del loro dovere durante la I Guerra Mondiale.
La loro messa a dimora(in accordo con quanto previsto dal megaprogetto commissionato a Paul Cummins , dal titolo “Blood Swept Lands and Seas of Red” che, nel quadro dell'iniziativa "The Tower of London Remembers" (5 agosto - 11 novembre 2014), vuole commemorare i Caduti della Prima Guerra Mondiale) ha preso l'avvio nel ricorrere del centenario dell'inizio della conflitto mondiale (il 5 agosto 2014) ed avrà termine l'11 novembre, coincidente con le celebrazioni annuali dell'armistizio che sancì la fine del conflitto mondiale e da sempre celebrato nei paesi del Commonwealth (ma anche anche in altre nazioni, come la Francia e il Belgio), come "Remembrance day" (o Armistice Day), detto anche comunemente "poppy day", per la consuetudine di collocare nelle vicinanze dei mausolei ai caduti in guerra dei serti di papaveri di carta o altro materiale, delle piccole croci (spesso realizzate dagli studenti delle scuole) con un pavero stilizzato all'incrocio tra i due assi e per il fatto che tantissimi, grandi e piccini, cominciano ad indossare, appuntato sul bavero della giacca o al maglioneun piccolo papavero, di metallo o di carta.
Man mano che la posa dei papaveri in ceramica è andata avanti si è fatto crescente il delirio di pubblico.
All'inizio nessuno aveva notato il dilagare della marea rossa. Adesso tutt'attorno alla Torre di Londra si assiepa una folla di dimensioni enormi, di proporzioni analoghe a quelle che possono radunarsi in occasione d'un grande evento sportivo.
I Papaveri di ceramica rosso-sangue attorno alla Torre di Londra e il Poppy DayQuello che si muove attorno alla Torre di Londra e sul segmento nord di Tower Bridge è un flusso continuo e straordinario, non solo turistico ma che soprattutto di cittadini britannici (adulti, bimbi, scolaresche).
In pratica i papaveri disseminati attorno a Tower Bridge a partire del ricorrere del centenario dello scoppio della I^ guerra mondiale (e in particolare l'entrata in guerra del Regno Unito) si è maturlmente e tematicamente innestata sulla celebrazione molto sentita del Poppy Day. Sono stato al sacrario di Redipuglia ed un'esperienza toccante ed emozionante, senza alcuna retorica.
Nel cuore della folla enorme sono sparsi uomini in divisa, uomini e donne, dell'Esercito, della Marina, dell'Aviazione che mettono in vendita gadget che si ispirano alla celebrazione in corso, tra cui piccoli papaveri da applicare al risvolto della giacca o ad un foulard, e braccialetti di gomma con la dicitura della celebrazione, oppure con quella di "Help for heroes".
Grandissimo l'afflusso di personalità che vengono a piantare un papavero: Cosa che non è stata consentita ai normali cittadini, anche se - adire il vero - la maggior parte dell'immane lavoro è stata gestita - come spesso accade qui in UK da personale volontario.
Ma l'afflusso di personalità e il relativo battage sui mezzi di stampa hanno implementato - ovviamente - l'afflusso di pubblico, anche se, da commenti carpiti qui e là nel contesto della folla così fitta da rendere quasi impossibile un fluido cammino, si comprende che vi è in molti - nell'ammirare la distesa dei papaveri che evocano la marea di sangue britannico sparso nella causa della guerra - una forte empatia e l'attivazione di un forte sentimento patriottico (che qui in UK è ancora saldamente radicato, mentre in Italia è stato preso a picconate dai politici di tutti i colori e di tutte le bandiere per motivi di opportunismo).

La cosa davvero straordinaria è che i singoli papaveri di ceramica, messi in vendita al costo di 25.00 sterline ciascuno sono stati già tutti venduti e che il ricavato andrà devoluto ad iniziative caritatevoli.

(Da Wikipedia) Il Remembrance Day (o Armistice Day) è un giorno di commemorazione osservato nei paesi del Commonwealth e in diversi stati europei (comprese Francia e Belgio) per commemorare la fine della prima guerra mondiale e altre guerre. Viene osservato l'11 novembre, giorno in cui nel 1918, ebbe termine il primo conflitto mondiale. Il Remembrance Day è dedicato specificamente agli appartenenti alle forze armate che vennero uccisi durante la guerra, e venne istituito da Giorgio V del Regno Unito, il 7 novembre 1919, su suggerimento di Edward George Honey.

I Papaveri di ceramica rosso-sangue attorno alla Torre di Londra e il Poppy DayLe tradizioni comuni britanniche, canadesi, sudafricane, australiane e neozelandesi, comprendono due minuti di silenzio all'"undicesima ora dell'undicesimo giorno dell'undicesimo mese" perché fu quello il momento in cui l'armistizio divenne effettivo sul fronte occidentale. I due minuti ricordano rispettivamente i caduti della prima e della seconda guerra mondiale; prima del 1945 il silenzio era di un minuto solo.

Nel Regno Unito, sebbene l'11 novembre si osservino due minuti di silenzio, la ricorrenza maggiore è nella seconda domenica di novembre, il Remembrance Sunday (la domenica della commemorazione), quando in tutto il Regno Unito si tengono cerimonie presso i monumenti di guerra nelle varie comunità, spesso organizzati dalle Legioni Reali Britanniche – un'associazione per coloro che avevano prestato servizio in tempo di guerra.
Vengono deposte corone di fiori e viene suonata da un trombettiere "The Last Post", dopodiché vengono osservati due minuti di silenzio, rotti alla fine da un trombettiere che suona "Reveille" (Risveglio). Uno o due minuti di silenzio vengono anche osservati durante le funzioni religiose nella giornata. La commemorazione maggiore si tiene a Whitehall, nel centro di Londra, dove la regina, il Primo Ministro e altri politici e rappresentanti militari si incontrano coi veterani per porre ghirlande di papaveri al Cenotafio.

 

 

 

 

Vedi anche su questo magazine: Quella distesa infinita di papaveri di ceramica rosso-sangue

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10 dicembre 2013 2 10 /12 /dicembre /2013 19:00
L'addio a Tata Madiba(Maurizio Crispi, da Joahnnesburg) Il 10 dicembre 2013 si è svolta la cerimonia di addio a Nelson Mandela (1918-2013), Tata Madiba per i Sudafricani e specialmente per il "suo" popolo, quello liberato dalle catene dell'apartheid.

Mi sono ritrovato a guardare la cerimonia nelle sue fasi preliminari alla televisone e poi, mentre viaggiavo in auto, mi sono ritorvato ad ascoltare alcuni dei discorsi commemorativi pronunciati da alti dignitari delle diverse nazioni rappresentate.
 C'è, ovviamente, come sempre capita in questi casi, molta retorica da parte di molti politici che forse non sarebbero stati all'altezza nemmeno di stingergli i lacci delle scarpe in un confronto diretto o che. in passato, si sono disinteressati a ciuò che egli ha fatto, pagando in prima persona con dedizione e abnegazione, ma con totale fermezza nei confronti delle sue idee.
Ma si sa che in questi casi le cose vanno in questo modo.
I potenti della Terra sono sempre pronti ad coprire con un velo di retorica la loro indifferenza.
Però un fatto è certo: in questo momento nello stadio di Soweto, alla presenza di oltre 90.000 che si sono raccolti per dare un ultimo, solenne (e accorato), saluto al loro" Tata Madiba, sono presenti i dignitari di oltre 100 diverse nazioni e un coro di discorsi in molte lingue viene intonato per ricordare Nelson Mandela e quello che ha fatto per abbattere l'apartheid e le sue ingiustizie e, soprattutto, a favore della "riconciliazione" per costruire un nuovo Sudafrica.
Se si pensa all'ostracismo di cui è stato fatto oggetto il Sudafrica al tempo dell'Apartheid e al divieto di partecipazione ai Giochi Olimpici, finché l'apartheid è stato in vigore, credo che questa concentrazione di "potenti" della terra nello stadio di Soweto - sinceri o no che siano nei loro discorsi - è un riconoscimento di grandissimo significato per il Sudafrica e per le strada che fatto, grazie a Nelson Mandela che giustamente viene a anche chiamato a pieno titolo "il padre della nazione sudafricana moderna".
Dal giorno in cui è stata annunciata la sua morte, davanti alla sua casa in un tranquillo quartiere residenziale di Joburg si sono raccolti in centinaia e centinaia, bianchi e neri, stazionandovi per ore, in pace e armonia. Più che il tributo degli alti dignitari, è questo ciò che conta veramente: un omaggio silenzioso, compunto e senza troppa retorica.
L'addio a Tata MandibaE' stata una folla silente e mesta quella che si è raccolta nella via antistante alla sua casa di residenza, dove si sono svolti gli ultimi mesi di agonia: una folla talmente grande da rendere necessario portare delle toilette chimiche e dei serbatoi d'acqua per le esigenze dei numerosissimi convenuti.
Solo oggi, mentre si stanno svolgendo le cerimonie ufficiali per la sua dipartita, la folla è scemata, anche a causa della pioggia che, da ieri sera, cade incessante, in modo alquanto inconsueto in relazione alla stagione dell'anno.
Quasi che il cielo stia dispensando le sue lacrime per onorare e compiangere la dipartita di un umo giusto che ha lottato nella sua vita, coerentemente con la sua visione.
E, malgrado la pioggia, sono tanti che continuano ad arrivare e a sostare anche soltanto per pochi minuti davanti alla sua casa.
Qu,i vi è una distesa infinita di mazzi di fiori multicolori, fiori per lo più umili e senza pretese (ma ciò nondimeno significativi), palloncini colorati, candele che, purtroppo non ardono a causa della pioggia, fotografia, scritte, striscioni.
In un'immagine, Mandela campeggia al centro di una compagnia di altri "grandi" che si sono prodigati per la pace e l'eguaglianza nella Terra (Kennedy, Gandhi, per citare due dei personaggi raffigurati).
Alcuni dei convenuti, senza ombrello, vengono intrisi dalla pioggia costante e sembrano incuranti tuttavia, mentre altri si riparano dietro ombrelli multicolori che lietamente condividono con i vicini che ne ne sono sprovvisti.
Tantissimi i bambini che rappresentano la speranza sicuramente del nuovo Sudafrica per la cui la realizzazione Nelson Mandela ha lottato.
C'è soltanto da sperare che quelli che seguiranno continueranno a condividere la sua visione e ad adoperarsi coerentemente e con forza per la sua realizzazione, senza tradirlo: regalando cioè a tutti un paese più giusto e più equo che dia a tutti i suoi cittadini, pari opportunità e la possibilità di perseguire il proprio progetto di vita.
La fine formale dell'apartheid è stato solo il primo passo.
Tanti altri, uno appresso all'altro, devono essere compiuti per portare vermanente il popolo sudafircano unito, bianchi e neri, nella terra promessa.
Addio, Tata Madiba!
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29 novembre 2013 5 29 /11 /novembre /2013 09:21

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Ieri io e mio fratello Salvatore abbiamo avuto la triste notizia che, quasi novantenne, si è spenta la zia Mariannù che, sorella di nostro padre, da quando si era sposata viveva negli Stati Uniti, a Long Island (Amytiville).

Era da tempo sofferente e bisognosa di assistenza.

Prima che le cose si aggravassero non aveva voluto lasciare tutto e ritornare in Italia: nostra madre che le era molto legata, avrebbe voluto così, perchè diceva che qui a Palermo non sarebbe stata da sola e che avrebbe ritorvato tuttii suoi nipoti.

Ma lei non volle, perchè - a sua volta - sosteneva - a ragione - che lì a New York c'era pure tutta una parte della sua famiglia e tutti i parenti dello zio Joe, suo marito e che lì - oltretutto - aveva tutte le sue cose.
Ma, nello stesso tempo, la zia aveva mantenuto i suoi legami con tutti noi e gli affetti erano vivi e vivacizzati dalle visite che ci faceva, all'incirca ogni due anni: visite che prima con il marito Joe e poi solo lei, erano occasioni gioiose per pranzi e cene familiari in cui si rinnovava il piacere di essere tutti assieme, per gite o semplicemente per stare a chiacchierare e a condividere dei momenti quieti. Più di rado, io sono andato a trovarla e mi sono ritrovato assieme a lei quando, morto lo zio Joe, io sono stato a tutti gli effetti il rappresentante della famiglia Crispi ad esserle accanto in quei momenti di dolore.

Gli ultimi anni della sua vita sono stati tormentati dalle malattie e dalle sofferenze, e - non ultimo - funestati da un incendio che le distrusse completamente la casa dove abitava con tutte le sue cose e i ricordi di una vita.

L'altro giorno (il 26 novembre) si è spenta.

Lei era la più giovane dei suoi fratelli, tutti scomparsi (il primo ad andarsene fu, anzitempo, mio padre nel disastro aereo di Punta Raisi, poi a seguire lo zio Gigi e lo zio Pippo).

Anche le cugine dal lato Orestano della famiglia, figlie della zia Susanna, a cui la zia era molto legata, in tempi diversi, sono decedute.

Si è così estinta del tutto la generazione (quella che si dice la "generazione dei nostri padri") che ci ha preceduto.

Dal lato della mamma altretttanto.

Con la scomparsa di zio Aldo, il più giovane dei fratelli, è finita del tutto un'intera generzione dei Salatiello.

Adesso, noi che prima eravamo i giovani siamo del tutto da soli e di coloro che ci hanno preceduto possiamo alimentare soltanto il ricordo.

E soprattutto, adesso, non siamo più i "giovani" della famiglia ma i "vecchi" - senza nessuno più vecchio alle nostre spalle (il confronto con il quale ci faccia sentire un po' più giovani) - in quel continuo avvicendamento che è la vita.

 

 

Il ricordo dolente di nostro cugino Massimo Crispi

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28 ottobre 2013 1 28 /10 /ottobre /2013 16:36

Con Lou Reed se ne va un gigante del Rock e muore un pezzo di tutti quelli che hanno amato la sua musica(Maurizio Crispi) Ho sentito questa mattina alla radio la notizia che Lou Reed a 71 anni se ne è andato (il 27 ottobre 2013).

Con lui, se ne va un bel pezzo di storia della musica moderna e del costume.
E con la sua scomparsa gli amanti del Rock si metteranno un po' a lutto, anche perchè difficilmente potrà venire fuori un musicista, complesso e sfaccetato e soprattutto della sua statura.

C'è tanta nostalgia nell'ascolto di tutti quei pezzi che spaziano sull'intera sua carriera musicale che ora, a ritmo continuo, vengono mandati in onda sulla radio (in quella che ascolto io che è prevalentemente Rai2, ma sono sicuro che in tutti gli altri canali - soprattutto quelli interessati alle musiche "giovani" e di tendenza - stia accadendo la stessa cosa.
E non potrebbe che essere così.

Lou Reed è stato un gigante della musica Rock, espressione di un filone newyorkese ("eastcoast") più "cool", rispetto alla scintillante psichedelia musicale della West Coast; e, quando tutti quelli che conoscevo a Palermo, ascoltavano musica westcoast, io presi a coltivare la conoscenza dei Velvet Underground e di Lou Reed che portava avanti un'idea della musica diversa (ed anche una pratica sociale fortemente differenziata rispetta alla cultura dei figli dei fiori, da cui scaturì il Rock psichedelico come quello dei Quicksilver, dei Jefferson Airplanes o dei Grateful Dead.

I miei primi album? Naturalmente furono "White Light White Heat (che per alcuni brani fu un 'autentica folgorazione), seguito poi dall'album della "banana" e poi, terzo, seguì Berlin. Ma, poi, con diligente passione, ho recuperato tutti gli altri, meno conosciuti, della prima parte della carriera musicale dei Velvet e tutti quelli successivi, sino agli album da solista e alle diverse collaborazioni.
Mi viene da pensare alle molteplici esperienze di Lou Reed anche nel campo della cultura visuale: alcuni dei suoi album furono al tempo stesso musica e visual art (come ad esempio fu il famoso album con la banana di Andy Wharol in copertina).

Le cose di Lou Reed che preferii e che preferisco tuttora?

Una domanda a cui è difficile dare una risposta.

Ma, certo, ci sono dei pezzi su cui tutti possiamo essere d'accordo, espressione ciascuno di uno dei diversi momenti della sua evoluzione artistica.

Sicuramente uno degli album che mi piacque di più, preso nella sua interezza, perchè costruito a tutti gli effetti come un concept album, fu "Berlin".

Ma - e qui lo dico - perchè questo pezzo è poco noto quello che in assoluto mi piacque di più e che si rifà alla tradizione del Rock parlato fu The Gift, con la sfortunata e surreale storia del timido Waldo che si spedisce dentro ad un pacco postale alla sua amata alla quale non è capace di dchiarare il suo amore, con un finale orrido e di dolore.
Quali le sue cose che mi sono piaciute di meno? Forse alcuni album frutto di una sperimentazione nel campo della musica elettronica di cui trovai difficile l'ascolto.

Una volta alcuni anni ebbi il piacere di vedere Lou Reed in transferta a Palermo, al Teatro del Verdura (forse eravamo nel 2004), e fu un bellissimo concerto di cui ho tuttora uno straordinario ricordo e vidida la percezione della temperatura emotiva del pubblico presente in platea portata al calore bianco.
Il concerto di Palermo fu parte di una tourneée europea per la promozione di un suo album appena uscito, dal titolo "Ecstasy" (altro album che mi piacque moltissimo).

 

Lou Reed è morto ieri, ma non è veramente morto: continuerà a vivere, sintantochè continuerà ad essere ascoltato.

Lunga vita a Lou Reed!

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26 giugno 2013 3 26 /06 /giugno /2013 10:06

Si è spento Richard Matheson, uno dei grandi del Si è spento a 87 anni, proprio ieri, il 25 giugno 2013, Richard Matheson, uno dei maestri riconosciuti della Science Fiction e dell'Horror quotidiano, autore di romanzi e di folgoranti brevi racconti, le cui trame sono state saccheggiate da cineasti di grande spessore: ricordiamo tra le pellicole di maggior successo, tratte da sue opere, Duel di Steven Spielberg e Io sono leggenda con Will Smith.

 

Poche ore fa la figlia di Richard Matheson ha annuciato la scomparsa del padre, che ci lascia all'età di 87 anni.

Nato ad Allendale, New Jersey, il 26 febbraio del 1926, Richard Matheson è autore di ventisei romanzi e di oltre cento racconti (interamente pubblicati da Fanucci Editore) che hanno forgiato il gusto e le caratteristiche del "fantastico" contemporaneo. Definito da Ray Bradbury “uno degli scrittori più importanti del XX secolo”, ha collaborato a lungo con il cinema e la tv, e dai suoi romanzi sono stati tratti film di successo come Io sono leggenda e Duel.

 

Con Richard Matheson è scomparso un autore di punta della casa editrice Fanucci, oltre che un amico personale dell'editore, Sergio Fanucci, che lo ricorda così e di cui, a febbraio scorso, ha ri-pubblicato l’intero corpus di racconti (Richard Matheson – Tutti i racconti – vol. 1 – 4).

 

(Sergio Fanucci) Cinque anni fa decisi di andare fino a casa sua, posta su una collina a 200 km da Los Angeles. Un luogo ben protetto, dove vivono poche persone che possiedono sia il box per l'auto che la stalla per il cavallo. Se non sei prenotato per una visita non puoi entrare, e una guardia armata ti fa mille domande. Volevo incontrarlo di persona, stringergli la mano, fare alcune foto, girare un video con lui e passare tre ore a parlare dei suoi libri e delle nostre comuni passioni.

Ho scoperto un uomo profondo, spiazzante, ironico, acuto e ancora brillante e creativo, cosciente di essere un uomo straordinario.

Stava scrivendo quello che poi è diventato il romanzo Altri regni che ho pubblicato due anni fa, dopo aver riproposto tanti suoi romanzi, e per la prima volta al mondo, aver raccolto in 4 volumi tutti, ma proprio tutti, i suoi racconti.

Oggi sono felice di aver trascorso, in compagnia di mia moglie, quelle ore con un uomo che rimarrà una leggenda, di aver affrontato un viaggio lungo e particolare per stringere la mano a chi è stato per me, prima come lettore e poi come editore, un punto di riferimento fondamentale per la mia passione e la mia professione. Porto con me un ricordo esclusivo, sorrisi e abbracci, e lascio a voi la lettura di quello che ho scritto al ritorno dal viaggio, poi pubblicato in esclusiva dal Venerdì di Repubblica, uscito il 4 aprile del 2008.

A voi la lettura, a me il ricordo di allora e la tristezza di oggi.

Sergio Fanucci

 

 

L'intervista a cui fa riferimento Sergio Fanucci venne pubblicata il 4 aprile 2008, su il Venerdì di Repubblica.


E, qui di seguito, è possibile consultare l'elenco delle opere di Richard Matheson pubblicate dall'Editore Fanucci e anche le trasposizioni cinematografiche di cui la sua opera ha goduto.

 

 

 

 

I titoli firmati da Richard Matheson nel catalogo Fanucci Editore 

 

DUEL E ALTRI RACCONTI - Collezione Immaginario Dark | ANNO 2005 | PP. 432 | € 15,00 trasposizione cinematografica del 1971, Duel, regia Steven Spielberg.

CASA D'INFERNO - Gli Aceri | ANNO 2008 | PP. 304 | € 16,50

IO SONO HELEN DRISCOLL - Gli Aceri | ANNO 2008 | PP. 240 | € 16,00 - trasposizione cinematografica del 1999, Echi mortali, regia di David Koepp, con Kevin Bacon.

TRE ORE DI PURA FOLLIA - Gli Aceri | ANNO 2009 | PP. 224 | € 16,00

THE BOX RACCONTI  - Cinema | ANNO 2010 | PP. 192 | € 13,00 - trasposizione cinematografica del 2009, The box, regia di Richard Kelly, con Cameron Diaz. Si basa sul racconto Button, Button del 1970.

IO SONO LEGGENDA - TIF Extra | ANNO 2011 | PP. 183 | € 9,90 - trasposizione cinematografica del 2007, Io sono leggenda, regia di Francis Lawrence, con Will Smith.

ALTRI REGNI - Collezione Vintage | ANNO 2011 | PP. 304 | € 16,00

GHOST - Collezione Ventesima | ANNO 2011 | PP. 240 | € 10,00

TUTTI I RACCONTI VOL 1 1950 - 1953  - TIF Extra | ANNO 2013 | PP. 464 | € 16,90

TUTTI I RACCONTI VOL 2 1954 - 1959 - TIF Extra | ANNO 2013 | PP. 512 | € 16,90 trasposizione cinematografica del 2011, Real Stee, regia di Shawn Levy, prodotto da Steven Spielberg e Robert Zemeckis, è ispirato al racconto Acciaio (Steel), in precedenza già adattato per la televisione per l'episodio Acciaio della serie tv Ai confini della realtà.

TUTTI I RACCONTI VOL 3 1960 - 1993 - TIF Extra | ANNO 2013 | PP. 480 | € 16,90

TUTTI I RACCONTI VOL 4 1999 - 2010 - TIF Extra | ANNO 2013 | PP. 464 | € 16,90

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Published by Sergio Fanucci e Ufficio stampa Fanucci (Martina Suozzo) - in Obituaries e commemorazioni
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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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