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27 aprile 2017 4 27 /04 /aprile /2017 07:42

Paul Theroux, Nel cuore di Chicago, RizzoliNel cuore di Chicago (titolo originale: Chicago Loop, nella traduzione di di Gianni Pilone-Colombo), pubblicato da Rizzoli (nella collana che fu sicuramente di belle scelte, Mistral), nel 1991, è un interessante romanzo dell'eclettico Paul Theroux, sua opera non degli esordi e contenuta in numero di pagine, a differenza di numerose delle sue successive produzioni sia nell'ambito della narrativa (fiction) sia della nonfiction e, per di più, con un'ambientazione né "esotica", né di viaggio.
Come è noto, Theroux, personaggio dalla vita mobile e certamente non sedentaria, ha scritto anche degli straordinari diari di viaggio, frutto di sue esperienze avventurose, con una certa sintonia letteraria con il grandissimo ed ineguagliato viaggiatore-scrittore Bruce Chatwin, assieme al quale ha firmato un piccolo volume sulla Patagonia (pubblicato da Adelphi).
Le prime righe del risguardo di copertina sono piuttosto ingannevoli, in quanto portano il lettore che nel romanzo si sia alle prese con un serial killer.
Le cose stanno un po' diversamente, ma non mi prononcerò su di esse per timore di rovinare a qualcuno il piacere della lettura, anche se mi pare alquanto improbabile che qualcuno lo possa leggere, poiché è introvabile negli ordinari circuiti librari (ma ce n'è qualche copia disponibile sul mercato dell'usato nel web).
Si tratta piuttosto di un romanzo di colpa ed espiazione, con una tematica vagamente dostoijevskiana, condita da un'interessante incursione nel campo della doppia personalità, dell'identità di genere e del transgender, oltre che nella tematica degli "appuntamenti al buio" che, a quei tempi (prima dell'avvento della rete), venivano portati avanti per mezzo di inserzioni sulla carta stampata. Un po' uno psico-thriller, se vogliamo, in cui gli elementi noir e pertinenti ad una sessualità distorta fanno più che altro da contorno ad una vicenda essenzialmente psicologica: con una forte segno sull'effetto impriogionante di scelte ed ossessioni che si tramutano in prigione soffocante dalla quale si può uscire soltanto con scelte dirompenti. Non a caso il titolo dell'edizione originale inglese contiene il termine "loop" che se da un lato ha una valenza geografica poichè il "Chicagfo Loop" è il centro storico della zona finanziaria e degli affari di Chicago, dall'altro lato il "loop" è una sorta di anello ricorsivo in cui un individuo si ritrova catturato, costretto a ripetere sempre le stesse cose. 
Si legge con piacere, anche se la prosa di Theroux (ma questa è soltanto la mia opinione personale) non sempre é agevole ed accattivante.
Si tratta di un romanzo che è stato "trovato" a casa in un momento di riorganizzazione dei miei libri, giacente in uno scaffale dove lo avevo riposto al momento dell'acquisto, potrei dire "secoli addietro". Ma anche per lui è giunto il tempo di essere aperto e letto...

 

(dal risguardo di copertina) Un'afosa estate a Chicago, una catena di raccapriccianti assassinii, compiuti da un criminale spietato che sceglie le proprie vittime tra le donne giovani e nubili. E che riesce a a sfuggire abilmente alla polizia. Intanto, in un quartiere ricco della metropoli, Parker Jagoda, un affermato uomo d'affari, batte le strade oppresse dalla calura appagando un suo vizio segreto. Neppure la bellissima moglie, Barbara, sa sa quale tremenda ossessione si annidi dietro le piccole perversioni, da lei conosciute e assecondate, dell'uomo. Un'ossessione ai limiti della follia che esplode in un crescendo di colpi di scena fino a tramutarsi in devastante senso di colpa, preludio di un agghiacciante destino.

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30 aprile 2016 6 30 /04 /aprile /2016 08:27
Giacomo Casanova in un ritratto di Alessandro Longhi (ritratto presunto)

Giacomo Casanova in un ritratto di Alessandro Longhi (ritratto presunto)

(Maurizio Crispi) American Casanova. Le nuove avventure del leggendario seduttore, curato da Maxim Jakubwoski (Mondadori, 2009) é un romanzo collettaneo, scritto a più mani, in cui ciascun aurtore si è assunto il compito di scriverne una parte capitolo di questa saga erotica di un Casanova redivivo, con una vicenda che si va sviluppando da un capitolo all'altro, per progressive aggiunzioni in una vera e propria sarabanda di avventure all'insegna dell'erotismo.
Per Casanova che si risveglia misteriosamente nella nostra epoca, il mondo è cambiato, ma - stranamente - altre sono rimaste identiche: e tra queste i rituali del sesso e dell'eros "modificati", alla luce dei gusti dilaganti nel XX secolo.

American Casanova. Le nuove avventure del leggendario seduttoreE dunque il nostro Giacomo Casanova si ritrova presto in un vortice di torbide avventure alla ricerca della - anch'essa - rediviva O (se ricordate la O di Histoire d'O), di cui presto si ritrova ad essere perdutamente innamorato, tanto da essere disposto a sobbarcarsi alle prove più estreme e severe, per trovarla e poi ritrovarla, traendone tuttavia da queste prove imprevisti piaceri.
Abbandonata presto Venezia sulle tracce di O, Casanova apporda negli Stati Uniti e qui, con l'aiuto di occasionali "maestri" che lo rendono edotto di usi e costumi del XX secolo (ma solo fino ad un certo punto, perchè egli potrà imparare soltanto attraverso l'esposizione diretta alle più diverse esperienze), inizia un carosello di viaggi che lo portano da New York alla California e quindi passando dalla Florida di nuovo in California e, infine, a New York, esplorando tutte le nuove frontiere del libertinismo sessuale, come il sesso di gruppo, il sadomaso, il bondage, il fetish e perfino una singolare esperienza di naked skydiving: e da libertino della sessualità da ogni esperienza Casanova trae piacere senza porsi alcun problema, né sperimentare sensi di colpa, inclusa l'estrinsecazione di una sua omosessalità latente.
Casanova e il suo membro ringiovanito, tornato a nuovi turgori, sono pronti ad affrontare tutte le nuove avventure che l'epoca contemporanea offre loro.
Da leggere per divertirsi, più che altro: alcune descrizioni di copule, improbabili accoppiamenti, situazioni estreme sono davvero ben fatte (e soprattutto ben scritte), con molto sadomaso e bondage che ne rappresentano l'apoteosi finali.
Casanova e O finiscono con il diventare in queste pagine due effettive icone pop di una estrema declinazione di una vita dedicata alla pansessualità.


(Dal risguardo di copertina) Venezia, 2005. Giacomo Casanova si sveglia in una stanza familiare. Il suo ultimo ricordo è di essere morto la notte prima, ma egli si ritrova giovane e, soprattutto, sessualmente al massimo della sua potenza. Si avventura quindi per le calli di una Venezia non poi così mutata, in cerca di una spiegazione a questa strana resurrezione. Le donne sono belle come sempre e il fascino di Casanova non ha perso smalto: in poco tempo riesce a sedurre Cristiana, cameriera in un bar, e con lei si getta in un'avventura ad alto tasso erotico.

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30 dicembre 2015 3 30 /12 /dicembre /2015 00:08
Lussuria di João U. Ribeiro. Un pseudo-memoir erotico di una libertina brasiliana che diventa critica serrata e sorniona delle ipocrisie della morale corrente
Lussuria di João U. Ribeiro. Un pseudo-memoir erotico di una libertina brasiliana che diventa critica serrata e sorniona delle ipocrisie della morale corrente

(Maurizio Crispi) A prma vista lo pseudo-memoir erotico "curato" da João U. Ribeiro ed edito con il titolo di Lussuria. La casa dei Budda Beati (Cavallo di Ferro, 2006; titolo originale: A Casas dos Budas Ditosos, nella traduzione di Cinzia Buffa). potrebbe sembrare l'occasione per l'esposizione dissacrante di una serie di atti libertini nel racconto di una donna brasiliana ormai matura, appartenente alla buona società e al Jet Set sudamericano, ma in realtà come potrà accorgersi quasi immediatamente un lettore avveduto si trasforma rapidamente in una sorta di compte philosophique dove l'autore, celandosi dietro l'identità femminile del personaggio del cui manoscritto sta curando la pubblicazione del memoir (menzionata solo in sigla CLB), espone le sue idee sulla vita e sul vivere, assumendo il sesso e le pratiche erotiche più spinte come una cartina di tornasole per mettere in luce i movimenti dell'anima e soprattutto come strumeno di evoluzione edi progresso di una Società con con le sue regole, con i suoi pudori, i suoi divieti e tabù si pone come un organismo sostanzialmente ipocrita i cui pilastri principali sono rappresentati dalla "monogamia" spinta e dal mita dell'amore "unico" che non contempla partner alternative o mix e combinazione erotiche di vario genere.
Solo in una pratica erotica "liberata" - afferma l'autore per bocca della sua narratrice - sta la possibilità di una reale evoluzione degli esseri umani e di un effettivo progresso verso una libertà che sia vera - vissuta - e non soltanto dichiarata.

E' un'opera che in certa misura si pone come sovversiva e bonariamente ostile nei confronti della cosidetta "fedeltà" coniugale ad oltranza, mentre la trasgressione erotica fornisce carica emozionale, divertimnto, gioia di vivere e libera da condizioni di vita in cui si èsoltanto apparentemente liberi, mentre si è piuttosto chiusi in una gabbia che consente ben pochi movimenti.

E, naturalmente, l'autore trasforma i ricordi erotici di CLB in uno strumento per scagliarsi in modo graffiante contro le ipocrisie della società brasiliana in cui i valori predicati, sottobanco, vengono sistematicamente contraddetti da pratiche opposte, come i tradimenti coniugali, le piccole libertà erotiche, zii che seducono le nipoti, preti che scopano senza freno e senza ritegno e che in letizia si fanno sodomizzare: di tutto e di più, mentre in superficie tutto rimane chiaro e limpido e soprattutto ligio e ossequioso alla morale imperante e condivisa.

Il meccanismo narrativo fa comprendere come e perchè in altri tempi le opere erotiche venivano messe al bndo come "libri proibiti": non tanto perchè esponevano pratiche sessuali diverse dall'ordinario, quanto piuttosto perchè esponavano il lettore ad un punto di vista alternativo e lo mettevano in condizione di deiderare vincli più lenti rispetto alle regol sociali e ai valori sociali.

Ricordiamo che De Sade - il Divin Marchese - venne messo in prigione soprattutto perchè con i suoi scritti destabilizzava la società del suo tempo e, con le sue visioni di pan-sessualità, metteva a repentaglio i principi stessi su cui si basava il mantenimento della stratificazione sociale e la gerarchia del potere, nonchè il suo esercizio.

In linea generale, il porno - per quanto nomalizzato - è destabilizzante.
 

Il volume edito nel 2006 da Cavallo di Ferro edizioni (l'equivalente in Italia della omonima Casa editrice portoghese), è stato successivamente ristampato in un nuova edizione Beat.
E’ un libro che, sicuramente, un buon pornofilo dovrebbe leggere e possedere ed la riprova che la "buona" pornografia ha un carattere universale e che consente ai suoi Autori di parlare d’altro, mentre apparentemente si sta disquisendo solo di sesso.

(Dal risguardo di copertina) Romanzo dedicato alla Lussuria: quarto volume della famosa serie 7 Peccati Capitali, promossa dalla casa editrice brasiliana Objectiva. Il libro ottiene enorme successo di vendite in Brasile (per 36 settimane primo in classifica) e all'estero. In Portogallo la sua vendita viene propibita nei supermarket per via dei suoi contenuti pornografici e la prima edizione di 15.000 copie si esaurisce in pochi giorni. Anche in Francia, Spagna, Stati Uniti e Germania ottiene lo stesso strepitoso successo.
Proprio mentre i giornali annunciano che João Ubaldo Ribeiro sta scrivendo un libro sulla lussuria, lo scrittore riceve un manoscritto. Sono gli originali del testo che viene pubblicato e permettono ai lettori di conoscere la storia di un personaggio affascinante ed eccezionale in tutti i sensi: CLB, una donna di 68 anni di Rio de Janeiro che, nella sua vita, non si è mai tirata indietro quando si è trattato dei piaceri e delle infinite possibilità offerte dal sesso. Impudico e provocatore, il grande maestro della letteratura brasiliana ha scritto un libro senza censure, provando che sotto l'Equatore il peccato non esiste…

 

La casa editrice (wikipedia). Cavallo di Ferro è una casa editrice italiana, fondata a Roma da Diogo Madre Deus e Romana Petri sulla base dell'esperienza della casa editrice portoghese Cavalo de Ferro con sede a Lisbona.
Specializzata in letteratura lusofona, propone prevalentemente traduzioni di autori moderni e contemporanei portoghesi, brasiliani e africani di fama internazionale ma non ancora noti al pubblico italiano. Dal 2008 offre anche una selezione di autori italiani.
Tra gli autori pubblicati, Miguel Sousa Tavares con il romanzo Equatore (Premio Grinzane Cavour 2006), Zélia Gattai, Martha Medeiros, Carlos Drummond de Andrade, José Rodrigues dos Santos. Tra gli scrittori italiani, il compositore Carlo Pedini, finalista alla LXVI edizione del Premio Strega con il romanzo d'esordio La sesta stagione.

L’autore. João Ubaldo Ribeiro è uno dei nomi più importanti e di successo della letteratura brasiliana. Appartiene alla prestigiosa Academia brasileira de Letras. E’ tradotto in più di 16 paesi del mondo e ha ottenuto diversi premi letterari (per due volte lo Jabuti). Due film e una fiction televisiva sono tratti da suoi romanzi.
Bahiano dell'isola di Itaparica, è nato il 23 gennaio del 1941 d è morto il 18 luglio del 2014.
Per approfondimenti vai alla scheda bio-bibliografica su Wikipedia.

 

Lussuria di João U. Ribeiro. Un pseudo-memoir erotico di una libertina brasiliana che diventa critica serrata e sorniona delle ipocrisie della morale corrente
Lussuria di João U. Ribeiro. Un pseudo-memoir erotico di una libertina brasiliana che diventa critica serrata e sorniona delle ipocrisie della morale corrente

(Una recensione di Alessandra di Gregorio su www.scritturainforma.it) Lussuria, edito da Beat passando per Cavallo di Ferro Editore e Objectiva, è un volume che in parte si presenta da sé sin dal titolo. Emblematico, addirittura asettico nel suo essere totalmente sintetico e riassuntivo, evocativo e impertinente. Al suo interno, invece, di asettico c’è poco… Quella che troveremo è una ricognizione vera e propria nel cassetto dei più subdoli segreti di una donna – con la particolarità che la nostra narratrice non tratta i ricordi della sua vita e le sue considerazioni in merito come qualcosa di subdolo, né tanto meno di segreto… Il che, a voler essere sinceri, è forse la cosa più sconvolgente tra quelle reperibili nell’intero libro. Da donna e da scrittrice, nonché lettrice, la prima cosa a cui ho pensato aprendo il libro – e l’ultima chiudendolo – è stata che non è davvero una donna a parlare… E’ qualcuno che imita il pensiero di una donna, toccando tutto fuorché l’eros, quello vero, quello che interesserebbe una donna e che l’aiuterebbe a fare un quadro sociale, etico e morale universale, oltre che relativo. Dunque è necessario lasciar sedimentare un po’ la lettura e le considerazioni in merito.
Quale sia il fine reale dello scrittore, fatico ancora a comprenderlo; direi che questo “trattato”, questa sorta di “deposizione” – come ripete spesso la narratrice – usa il sesso come ariete o meglio ancora come “cavallo di troia”, per sciogliere altri nodi, parlare un po’ di questo un po’ di quello; non rompere gli schemi, questo no, ma provocare, autorizzare il lettore a provare cose contrastanti in seno a un tema che non si finirà mai di esplorare – ma anche in seno a qualunque argomento, se ci riflettiamo (anche se i più saggi sanno perfettamente che il sesso è meglio farlo, più che parlarne, parlarne in un certo modo, in una civiltà evoluta come la nostra in questo senso, equivale al farlo, è una sorta di “devianza”, di feticismo). Nel nostro caso, parlandone, si demistificano, declassificano, decodificano, modi e comportamenti propri della società in generale. Il sesso è il travestimento all’interno del quale Ribeiro cela di tutto un po’. Una donna, all’opposto, forse non avrebbe neppure avuto bisogno di usare lo stesso camuffamento. Quindi Ribeiro infiocchetta, in questa satira molto più intellettuale di quello che si possa credere, un pacchetto di gustose oscenità, mirando però a tutt’altro. Eccitare, certo, sconvolgere mente e corpo del Lettore, in una parola: STIMOLARE. Il verbo più appropriato da affibbiare a un pamphlet moderno in piena regola.

Prendo online qualche notizia sull’autore e trovo anche la precedente versione – grafica molto accattivante, non c’è niente da dire.
Il libro viene presentato ricorrendo all’antico topos del rinvenimento di un manoscritto altrui – qui addirittura si ricorre all’utilizzo del suddetto topos con tutte le varianti moderne del caso, vale a dire: dopo la divulgazione, da parte dei giornali, della notizia che Ribeiro è alle prese con la stesura di un testo commissionatogli dalla casa editrice brasiliana Objectiva, un'allegra e discretamente stronza sessantottenne, gli fa recapitare una autobiografia poco ortodossa – per niente ortodossa – chiedendo che venga pubblicata. L’Autore [del manosrit] dunque chi è davvero? Un lui o una lei? A giudicare dalle nozioni della misteriosa CLB, maschio o femmina è poco importante; lei vuole incarnare l’essere completo, totale – esprimibile, in modo essenziale, attraverso la sua sessualità panica (e anche pantagruelica, passatemi la dizione). Un essere totale è un essere molto primordiale, ma CLB non si ferma qui, va oltre; va oltre nel senso che se da una parte parla di sé, dando riferimenti molto precisi sulla società di Bahia, dall’altra dà stoccate di ogni genere alla vera corruzione dei costumi sociali delle culture più in voga, non risparmiando uomini e donne di ogni tempo, nazione, estrazione e così via. CLB in pratica se la prende coi cliché e li butta giù a modo suo: ridendo loro in faccia, in toni molto farseschi e teatrali, esasperando di volta in volta soggetti diversi che diventano oggetti, complementi, non più agenti ma agiti. Comincia scardinando gli scricchiolanti pavimenti dell’istituto della famiglia e prosegue via via toccando chiesa, scuola, mondo del lavoro…
Lo fa attraverso un dettato colloquiale eppure senza lasciare mai niente al caso; è brillante, irriverente, sa parlare molto sporco e in maniera molto elegante, e spesso alterna entrambi i registri in uno stesso periodo, il che rende la lettura, nell’insieme, anche molto variegata – seppure qualche parte appaia monotona (più che altro quando si perde in divagazioni tutte sue). A volte, infatti, esce fuori il “filosofo” o addirittura il “critico” della situazione, quello che si perde in disquisizioni sulla linguistica o altro, come se in qualche modo avesse perso di vista lo scopo della farsa. A volte la coordinazione dei periodi si complica e si perde un po’ il filo ma suppongo che la cosa sia voluta, dato che l’Autore continua a farci credere che la narratrice, alias CLB, ha spedito una bozza che intendeva ancora rimaneggiare; infatti la narratrice, specie all’inizio, specifica che poi tornerà su questo o quel punto e via dicendo.
Il resoconto, dunque, si compone di un lato molto romanzesco, magari realmente biografico o autobiografico, e dall’altro di una cornice intellettuale molto mirata, in cui vengono prese e rovesciate le figure stereotipiche della società e tutte le ricorrenze del caso, un po’ come accadeva nella satira inglese o in quella classica, in cui il sesso è usato in modo altrettanto massiccio e il lettore è talmente scioccato da non prendersi la briga di accantonare per un momento l’idea di gente che fotte a destra e a manca per vedere di cosa si sta realmente parlando.

Una volta riordinate le idee, infatti, ci si accorge del lato giullaresco e non di questa donna promiscua, ninfomane e mezza matta, che alterna il bastone e la carota con uomini e donne, di qualunque estrazione, professione, nazionalità o altro, pronta a seminare disapprovazione, più che terrore, andando a toccare – quale termine migliore – i lati più ipocriti e sordidi della società brasiliana e non solo (vedi il fratello e lo zio… il primo pensiero riguarda la pedofilia, ad esempio; vedi la suora e i preti, gli insegnanti etc etc). Il senso quindi è che in questa farsa collettiva che la Civiltà – nome proprio della macchina progressiva che ci congloba tutti – ha messo in piedi con l’andare del tempo, tutti gli attori recitano malamente ruoli scontati o inflazionati, e al tempo stesso tali figure spacciate come fondamentali, rigorose e uniche, in realtà sono corruttibili e marce e non esiste morale, non esiste etica, non esiste una impostazione corretta. Esiste, invece, una umanità teatrale, ipocrita e bifolca, che ha generato proprio in forza di queste forzature ed estremizzazioni in senso “positivo” (ma finto), tutte le aberrazioni di cui si proclama nemica.
Società stereotipa per eccellenza, quella statunitense per alcuni versi, come quella italiana per altri piuttosto che la francese, la portoghese o la tedesca…
Per Ribeiro, in questo libro, il sesso funge, opportunamente, da grimaldello per una critica più trasversale – ora più diretta ora più sottile.

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9 dicembre 2015 3 09 /12 /dicembre /2015 07:11
After Porn Ends. Cosa accade alle star del Porno, quando decidono di dare un taglio alle loro carriere?

Il porno oggi è sempre più "espanso" e permea i mezzi di comunicazione di massa e i social, oltre ad essere divenuto di facilissimo accesso e universale fruizione. Si tratta di un porno sempre più frammentato, tuttavia, in cui ciò che dominano sono singole "scene" e non tanto parvenze di storie, con una loro sceneggiatura (per quanto povera) e con uno sforzo recitativo da parte degli attrori/perfomanti.
Nei tardi anni Ottanta e negli anni Novanta si sviluppò negli Stati Uniti un vero e proprio Porn Star System, con le sue star e con i suoi premi e, a seguire, in Europa, questo trend sbarco in Europa, e in particolare in Francia (con l'attore/leader Marc Dorcel) e in Italia (con le geniali intuizioni di Riccardo Schicchi, dalla creazione di una sua "scuderia" alla creazione di un'etichetta indipendente).
Ed è così che anche in Italia nacquero le pornstar, simili a quelle d'oltreoceano, come Cicciolina, Moana Pozzi, Milli D'Abbraccio, per non parlare delle altre e gli equivalenti maschili (anche se al maschile la vita delle pornstar è molto breve ed effimera e, per lo più, salvo che non riescano a "vendersi" bene, hanno una vita effimera come le falene): nel sistema americano vi furono delle eccezioni, tra le quali potremmo ricordare John Holmes ("the King of Porno" o anche meglio conosciuto come Mister Trentatré Centimetri) e dalle nostre parti un Rober Malone o il celebratissimo Rocco Siffredi (che ha dato vita ad un suo marchio personale ed ha avuto grazie alla sua abilità e al suo farsi cercatore di talenti al femminile lunga durata).
Oggi, le regole sono ancora le stesse, ma è ancora più facile entrare nel mondo del Porno: unica condizione è quella di essere in condizione di giocare tutto sulla propria visibilità mediatica e l'inserimento "virale" di se stessi nel web, oltre che diventare una presenza espansa nei social, con la capacità di essere e di bene apparire, curando al tempo stesso delle proprie linee di merchandising (film, oggettistica erotica, fumetti e quant'altro o partecipando ad eventi tipo fiere o feste erotiche in cui è possibile stabilire un contatto de visu con i propri fan). E di questo "stile" una Valentina Nappi ce ne dà un esempio, come anche una Michelle Ferrari una Vittoria Risi o altre che sono transitate al porno dopo aver percorso le tappe di una carriera come modelle e di performer a luci rosse, nei teatri e nei nightclub.

Oggi, ognuno si muove abbastanza isolato e cerca di seguire le proprie strade, inventando ogni giorno delle nuove soluzione e cercando di essere imprenditore di se stesso/a, Chi non è capace di questa continua innovazione naufraga nel mare della rete e di lui/lei si perde ogni possibilità di contatto con la Realtà.
Perché un porno-attore abbia successo le contaminazioni con la realtà dell'apparire e dell'autodivulgazione di Sè (quella che Norman Mailer ha definito "pubblicità per me stesso") devono essere continue ed incessanti.
In passato i performer del Porno, uomini o donne che fossero, costituitvano una piccola grande comunità, si conoscevano tra loro e - al di fuori delle scene - vivevano in modo alternativo alcuni, in modi super-convenzionali altri.
Erano un vero e proprio "bunch of friends", come del resto ai tempi del massimo successo di Schicchi coloro che erano entrati a far parte della sua scuderia.
Ci si chiede quali debbano (o possano essere) le traiettorie di vita dei porno-attori/attrici, quando la voglia di stare dentro questo mondo si fa per loro più tenue e vogliono passare ad altro.
Non ci sono studi significativi al riguardo: una risposta possibile viene dal film-documentario di Bryce Wagoner, dal titolo "After the porn Ends" (2012) che ha ha cercato di seguire retrospettivamente - con lo strumento di interviste fatte nel presente - le carriere delle star, nate all'interno del porn star system californiano e statunitense, cui hanno accettato di sottoporsi ex attori e attrici del porno che raccontano le loro scelte o “non scelte”, nel senso che tutti ebbero l’opportunità di entrare nel mondo del porno, in situazioni in cui non avevano altri talenti e altre possibilità di guadagnare dei soldi.

Vengono intervistati - con un abile e accattivante montaggio che riprende scene della vita di ciascuno all'apice della carriera “porno” - molti dei più grandi rappresentanti del filone porno-chic statunitense, degli anni dell’opulenza della pornografia, quando ancora si giravano dei veri film con grossi budget, e non solo - come oggi accade - solo scene frammentarie.
La cosa interessante è anche quella di vedere questi attori nelle loro scelte di vite attuali, nei momenti in cui coltivano i propri hobby o le attività lavorative in cui si sono reinventati.
L'interrogativo è proprio questo: cosa succede a queste persone quando finisce per loro l'età del porno?
Riusciranno a distaccarsi del tutto oppure rimarranno totalmente invischiati e "contaminati" da un'immagine di sè che hanno creato e che non potranno più dismettere?
Certo è che alcune, allora (come del resto oggi) passarono alla carriera di escort di lusso, come è - ad esempio - accaduto con la nostrana Milly D'Abbraccio (al riguardo fa fede un'intervista rilasciata ad un quotidiano online).
Ciò che è stato vero per gli attori dell'hard americano di trent'anni fa, non è detto che sia vero per quelli di oggi.
Per le pornostar americane, sì, c'era la diffusione dei loro film secondo i canali convenzionali, ma non c'era ancora il web con la sua capillarità e la possibilità di inserirvi qualsiasi cosa.
I contemporanei si trovano di fronte al fatto ineludibile che quando vorranno lasciarsi l'esperienza del porno alle loro spalle, non potranno farlo per tutto e vi rimarrano parzialmente invischiati, poiché tutto quello che loro hanno fatto nel mondo e nello stile dell'hardcore continuerà a rimbalzare di continuo da un sito web all'altro.
Cosa potranno dire questi uomini e donne ai propri figli che divenuti adolescenti o adulti faranno le proprie ricerche "a luci rosse" nella rete e vi troveranno foto e filmati di papà e mamma?
Non si può dare una risposta certa a questo quesito: quelli che lo fanno probabilmente lo fanno soltanto per esprimere un pesante giudizio morale.
Un'ipotesi plausibile è che negli sviluppi odierni che sono quelli - come già detto - del "porno espanso" si vada verso una "normalizzazione" del Porno e verso una sua concezione/rappresentazione di attività di puro "intrattenimento" e che ognuno sarà libero di esprimere la propria sessualità come meglio crede e di contaminare la rete con le immagini di se stesso ruolo di sex performer.
Staremo a vedere.

 

After Porn Ends (Director: Bryce Wagoner. Studio: Oxymoron Entertainment, 2012). After Porn Ends, is a documentary that not only examines the lives and careers of some of the biggest names in the history of the adult entertainment industry; but what happens to them after they leave the business and try to live the average lives that millions of others enjoy.
They hailed from the rural South, steel towns, and the San Fernando Valley. As teenagers, and young adults, none of them thought that porn was in their future. They were artists, baseball players, child prodigies, and even Ivy Leaguers. Now, after their lives in porn; they’re television stars, bounty hunters, writers, and social activists. What happened in between? And now that they’ve moved on, can they really live a normal life after porn?

After Porn Ends has taken a look into that fascinating industry from the other side of it. What happens when a porn star wants to quit? By interviewing and examining the experiences of stars like Asia Carrera, Houston, Randy West and others, the film seeks insight into the chapter of their lives after the bright shine of fame wears off.

It sounds a bit like still being in a strip club when the main lights go up. Except the strip club is your life.


 

After Porn Ends. Cosa accade alle star del Porno, quando decidono di dare un taglio alle loro carriere?
After Porn Ends. Cosa accade alle star del Porno, quando decidono di dare un taglio alle loro carriere?
After Porn Ends. Cosa accade alle star del Porno, quando decidono di dare un taglio alle loro carriere?
After Porn Ends. Cosa accade alle star del Porno, quando decidono di dare un taglio alle loro carriere?
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After Porn Ends. Cosa accade alle star del Porno, quando decidono di dare un taglio alle loro carriere?
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13 ottobre 2015 2 13 /10 /ottobre /2015 00:49
Piccola storia senza parole (Mondello Beach, Palermo, ottobre 2015)
Piccola storia senza parole (Mondello Beach, Palermo, ottobre 2015)
Piccola storia senza parole (Mondello Beach, Palermo, ottobre 2015)
Piccola storia senza parole (Mondello Beach, Palermo, ottobre 2015)
Piccola storia senza parole (Mondello Beach, Palermo, ottobre 2015)
Piccola storia senza parole (Mondello Beach, Palermo, ottobre 2015)

Piccola storia senza parole (Mondello Beach, Palermo, ottobre 2015)

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7 settembre 2015 1 07 /09 /settembre /2015 06:23
Leona Johansson e la nuova frontiera verde del Porno

(Maurizio Crispi) Scartabellando nei motori di ricerca di Internet ed incrociando tra loro parole, per ottenere risultat iinediti, ci si può imbattere a volte in sorprese inattese, come è stata la scoperta della norvegese Leona Johansson e della sua tribù di seguaci e devoti (tribù che, in pochi mesi, ha raggiunto il numero di oltre 1000 adepti), con i loro slanci sessuali che vengono etichettati a volte come una forma di "Tantric Tree Hugging"
Si tratta dei cultori del cosiddetto "porno-ambientalismo", i cui cultori praticano una sessualità libera, facendosi riprendere in contesti naturali e con il fine di ottenere come risultato energetico finale un maggior benessere dell'ambiente, lanciandosi in attività di sesso in open spaces naturalistici che, debitamente registrati e immessi nella rete, assumono le caratteristiche di una "danza della pioggia tantrica".
I due ideatori dell'iniziativa, Leona Johansson e il suo partner Tom Hol Ellingsen, facendo base a Berlino, hanno creato, a questo scopo, un proprio sito web - wwwfuckforforest.com - che va al di là della classificazione come semplice sito porno, in cui portano avanti queste tematiche ambientalistiche, con un connubbio stretto tra rappresentazione pornografia e mission ambientalista.

Nelle foto e nei video che nel loro sito web sono contenuti (e offerti alla fruizione del pubblico senza insidiose richieste commerciali) trapelano in modo abbastanza chiara gli elementi della loro filosofia e il loro approccio eco-ambientalista: come vi è stato - e vi è - un movimento di "eco-terroristi" che si propongono di salvaguardare l'ambiente con azioni di stampo terroristico, così loro si pongono - con la stessa filosofia - come "porno-ambientalisti".

Si tratta di riprese prive dei consueti stilemi della pornografia, anche di quella più recente, cioè del tipo "performativo" e da "entertainment", con il consueto repertorio di artifici retorici e di esacerbazione dell'atto essuale e dei suoi dettagli o variazioni.
Ci sono riprese nel bel mezzo di scenari naturali di bellezza incontaminata, ma anche di altri che si suppone siano degradati a causa dell'inquinamento o di guerre devastanti che hanno decretato la fine delle foreste, tronchi abbattuti, decorticati, cadenti e traballanti.

Ci sono - equidistanti - scenari di vita (naturale) rigogliosa e scenari di morte cupi e opprimenti.

Ci sono anche altre riprese in cui l'atto sessuale avviene su di un palco, nelcontesto di un concerto rock, quasi che lacopula avesse un ruolo principe nella liturgia musicale e servisse a sprigionare una sublime energia, facendosi da tramite e da catalizzatore delle energie individuali attivate dalla musica.

In tutti i contesti esaminati, sembrerebbe quasi che da quei corpi copulanti, essenziali e primitivi, senza eccesso di muscolazioni da palestra trasudanti ormoni e di altre concessioni agli estetismi contemporaei, quali - ad esempio - importanti abbronzature UV, seni siliconati. Forse ancor di più proprio i corpi dei performer appaiono mingherlini e denutriti, con delle capigliature acconciate con i dreadlock, sembrerebbe che dalle loro figure si sprigioni un'energia primordiale che s'irradia tutt'attorno sino a creare quasi un'aura misticheggiante: i copulanti si presentano - in definitiva - come dei moderni porno-sciamani, per i quali il culmine dell'orgasmo coincide con l'estasi trasformativa.

Leona Johansson, il suo partner Tommy Hol Ellingsen e i loro seguaci ed emuli appaiono come la sacerdotessa e i diaconi di un rito pagano che garantisce - con quel surplus di energia che da essi si sprigiona - il mantenimento della natura e che serve - nello stesso tempo - ad esorcizzare la sua perdita, ma forse anche ad attivare il suo ripristino.

Quello della rappresentazione pornografica è proprio un lungo viaggio: dalle prime immagini carpite attraverso il buco della serratura si è passati al porno-chic degli anni '80 e '90, per andare poi alle rappresentazioni performative con uno sconvolgimento della netta divisione tra chi osserva e chi agisce e con la tendenza ad muoversi verso la messa in scena dell'estremo con virtuosimi, eccessi e acrobazie, tendenti a sorprendere lo spettatore, ammicando a lui nello stesso tempo con lo sguardo in camera (vedi a titolo di esemplicazione le considerazioni di Clarissa Smith in suo breve saggio), sino alla porno-guerrilla e al porno-ambientalismo di cui si parla in questo post.
E sicuramente il viaggio rappresentativo attraverso l'Eros (che - come punto di inizio nell'era moderna - potrebbe avere forse il celebre dipinto di Gustave Courbet, detto L'Origine du Monde) non é ancora finito.
Ciò che colpisce di questa recente evoluzione è la quasi-sacralità della rappresentzione erotica che, in parte, si connette al movimento naturista tedesco degnli anni Venti del Novecento (poi soppresso dal Nazismo), ma anche alle tematiche tantriche (e alla connessa sacralità del Lingam e dello Yoni), ma anche a talune eresie medievali sorte nell'ambito del cattolicesimo, come quella dei Catari o dei suoi postumi tardivi - come la fu la Comunità Adamita dei "Fratelli del lIbero Spirito" che - si dice - siano state alla base dell'intera rappresentazione nel Trittico "Il Giardino delle Delizie" di Hieronymus Bosch, come suggerisce Wilhelm Fraenger, nel suo approfondito ed insuperabile studio "Il Regno Millenario di Hieronymus Bosch" (Guanda, 1980).

Grazie e Leona Johansson e a Tommy Hol Ellingsen, la rappresentazione pornografica tende a diventare una vera e propria religione della mente e una liturgia per la salvaguardia dell'ambiente.
 

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5 luglio 2015 7 05 /07 /luglio /2015 21:11
Recitare il porno. Clarissa Smith spiega perchè le performanti del porno debbano considerarsi delle "attrici"

(Maurizio Crispi) Il breve saggio di Clarissa SmithRecitare il porno. Il sesso e il corpo performante (Mimesis Cinema, collana Minima, 2013) contenuto in questo volume è stato già pubblicato con il titolo "Reel Intercourse", nel volume - fondamentale - curato da da E. Biasin, G. Maina, F. Zecca, Il Porno espanso.Dal cinema ai nuovi media, Mimesis, 2011.

In questo volumetto di solo poche decine di pagine, il saggio originale vede la luce in traduzione italiana.
L'autrice si interroga su cosa significa nella cinematografia porno la "recitazione", in altri termini si chiede se soprattutto le figuranti donne vanno considerati alla stessa tregua di "attrici" impegnate in una recitazione o semplicemente delle "performanti", ciascuna delle quali presenta delle propie peculiarità ed un proprio stile inconfondibile.
Una domanda interessante e che implica, nel percorso che potrà consentire di dare una risposta, l'esame specifico delle sequenze filmiche, allo scopo di individuare categorie e caratteristiche.
Al quesito posto dall'autrice non si può dare una risposta teorica: soltanto accumulando dati ed osservazioni di tipo antropologico e comportamentale di alcune specifiche performer si potranno raccogliere delle evidenze sufficienti ad elaborare una teoria.

A questo scopo, l'autrice si è concentrate su due porno star con caratteristiche abbastanza dissimili l'una dall'altra, rispettivamente Eva Angelina e Allie Sin, sviluppando la tesi secondo cui "...la perfomance di un attore porno può essere qualcosa di più del semplice 'trovarsi lì' a fare sesso ed essere ripreso" (ib., p. 8).
In questo senso, il volumetto della Smith sfata decisamente alcuni luoghi comuni (e i relativi pregiudizi) secondo cui i corpi delle pornostar siano soltanto carne da penetrare, da categorizzare o, al limite, da salvare.
E le conclusioni della Smith sono in linea, del resto, con quelle di altri studiosi nel campo, secondo cui il porno nella sua recente evoluzione tende verso una sempre maggiore spettacolarizzazione delle perfomance sessuali (riprese dalla telecamera o dal vivo) che richiedono per essere messe in scena abilità specifica, allenamento, resistenza e presenza di scena, tutte quelle qualità che si richiedono insomma a personaggio dello spettacolo e dello sport, unitamente alla precisa consapevolezza di sè, a presenza di scena e meticoloso studio delle sequenze performative.
E, ovviamente, ne consegue che ciascun perfomante travasa nella sua presenza scenica le sue specifiche caratteristiche ed il proprio "carattere" dando vita ad una perfomance unica ed irripetibile, come appunto mostra la Smith, mettendo a confronto le due porno-attrici oggetto della sua indagine.
E ciò è in linea con quanto ha dichiarato in una delle molte interviste rese ai media la nostrana Valentina Nappi, quando ha detto che per essere una porno-attrice di buon livello e per costruire un proprio stile personale, occorre molta applicazione, molto esercizio allo scopo di essere sempre più brave nell'arte del "sesso messo in scena", rappresentato e, in definitiva, recitato.
E badiamo bene che queste due attrici-perfomanti, selzionate ai fini del suo studio dalla Smith, appartengono - come la nostra Valentina Nappi - ad una generazione di frequentatori del porno del tutto nuova: quella in cui il porno non viene più realizzato per spettatori-voyeur che occhieggiano dal buco della serratura, per così dire, ma per cultori della sessualità spinta che traggono spunto da ciò che vedono rappresentano nello schermo del propio PC o nel display di uno smart-phone e che sono pronti ad entrare in azione a loro volta, riproducendo - se possibile - ciò che hanno appena visto.
In questa recente rivisitazione del porno le categorie di esibiziosta e voyeur tendono a scomparire e a farsi labili

(Dalla quarta di copertina) Cosa s’intende con il termine “recitare” quando si parla di pornografia? Le attrici (e gli attori) porno recitano? La concezione del porno come mera documentazione del sesso ha da sempre fugato ogni possibile dubbio al riguardo. Questo volume, piuttosto che limitarsi a considerare il sesso hardcore alla stregua di una proprietà “inerte” del processo filmico (o, viceversa, condannarlo come una forma di violenza), sceglie di esaminare la scena sessuale nelle sue caratteristiche performative. Per dimostrare che, nel porno, un attore (e, a maggior ragione, un’attrice) in realtà compie un lavoro molto più complesso di quanto non siamo portati a credere.

Clarissa Smith, University of Sunderland(Nota sull'autrice) Clarissa Smith è Senior Lecturer presso il Centre for Research in Media and Cultural Studies dell’University of Sunderland. Coordinatrice del progetto Porn Research, e membro del network di ricerca Onscenity, è autrice di numerosi articoli dedicati a pornografia e sessualità in riviste e volumi collettanei. Tra le sue pubblicazioni, One for the Girls! The Pleasures and Practices of Reading Women’s Porn (Intellect, 2007).

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19 maggio 2015 2 19 /05 /maggio /2015 05:55
Partouze porno-chic nelle segrete stanze
Partouze porno-chic nelle segrete stanzePartouze porno-chic nelle segrete stanze

In una grande casa, semi-abbandonata si svolge una festa molto speciale.
Non so come io sia arrivato lì, né chi mi abbia invitato.
Gli ambienti vetusti e decorati di arazzi e tende di raso polverose, illuminate fiocamente da candele accesese a centinaia, sono pieni di grappoli di gente.
In una stanza centrale è in corso un party con un buffet ricco e variegatodisposto su di iun lungo tavolo e tutti mangiano di buona lena, con avidità quasi che il cibo offerto con liberalità, dovesse essere il loro ultimo pasto, divorando panini imbottiti, bruschette condite in modi svariati e trangugiando calici di vino.
Molte le donne discinte,vestite in abiti fancy e porno chic,o in intimo aggressivo che mette in mostra più che nascondere.
Si percepisce nell’aria una corrente elettrica sottile, una crescente eccitazione.
In un altro ambiente, al suono della musica - scatenati ritmi esotico-rock -, mentre occasionalmente vengono avviati effetti fumogeni, su di una pedana sopraelevata molti danzano,improvvisando gruppi sensuali in cui si sprecano movimenti guizzanti che simulano l’accoppiamento e dove si formano sandwich umani che mettono in scena ritualmente copule a tre e a quattro.
Sul palco che sovrasta la pedana e fornito di quattro pali, con un grande specchio alle spalle per accrescere il senso di profondità donne più ardite improvvisano forme di pole- e lap-dance, attorniate da ballerini semi-nudi: e ben presto si formano dei gruppetti al centro dei quali la donna-trascinatrice, in ginocchio al centro dispensa pompini generosi ingoiando lo sperma, mentre in altri casi la sborra di eiaculazioni fuori tempo per via dell’eccesso di eccitazione rende scivoloso il pavimento.
Si fomano presto raggruppamenti di coppie che scivolano via in stanze private, in cui questi trasgressori edulcorati celebrano i loro riti trasgressivi, lontano da occhi indiscreti.
Alti che amano l’esibizionismo spinto continuano a muoversi e a copulare oralmente sul palco e sulla pedana, dove - quando l'atmosfera si è scaldata al punto giusto - a forza di braccia viene portato un grande - anzi, enorme - sommier dove i gruppi che si sono formati (due donne e tre uomini in tutto) si spostano per continuare la loro copula sotto gli occhi di tutti, a volte parzialmente oscurati in maniera suggestiva dall’effetto nebbia.
Ed è un intreccio di posizioni e di scambi, di cambi di posizioni, di pompini multipli, di ripetizioni, di ricariche facilitate da vigorosi pompini rinvigorenti e di nuove sborrate che sono accompagnate da applausi e da grida di giubilo, emesse dalle lady subito dopo i gemiti dell’orgasmo.
Io salgo e scendo le scale, entro nei locali semibui: dovunque coppie che copulano:nel buio mi distendo attorno ad una coppia, strizzo un seno, ma la donna mi dice: “Io non gioco con i single”.
Proseguendo nel mio giro dantesco, entro in un locale isolato da un altro- semibuio - per mezzo di una lunga grata metallica a maglie larghe: sento dei gemiti e, strizzando gli occhi, mi accorgo che all’interno ci sono delle coppie che copulano.

Mi avvicino alla grata, quando mi accorgo che una donna di cui intravedo il biancore delle carni e l’opulenza del seno, viene sospinta dal suo partner verso di me: mi afferra il cazzo con dita febbrili e comincia a succhiarlo. Ed io vengo urlando dal piacere.
Poi, continua a succhiarlo fino a farlo tornare duro e farmi venire di nuovo, con un raddoppio di urla di piacere, quasi sino alla svenimento.
Con il cazzo ancora gocciolante - e a questo punto non c’è più bisogno di chiudermi la patta -continuo ad aggirarmi per le stanze segrete.
Alcune sono chiuse a chiave, ma dall'interno si sentono arrivare gemiti protratti e risate.
Altre sono aperte, immerse nella semi-oscurità e si possono intravedere figure copulanti.
Presto il cazzo mi si fa duro di nuovo e procedo con il suo ingombro pulsante teso in alto come se fossi un vessillifero con il suo stendardo.
Mi sento insoddisfatto,e avverto l’urgenza di un vero accoppiamento.
C‘è nella mia mente uno stato quasi febbrile che si manifesta come un diffuso formicolio elettrico sottopelle.
E ritorno così nella grande sala al cui centro - sino a poco prima - era andato in scena l’accoppiamento multiplo, spettacolare ed eccitante.
Ci sono alcune figure ai margini del grande sommier che ancora non è stato rimosso.
Alcuni si baciano; in altri casi, una donna si è inginocchiata e succhia quietamente il cazzo del suo partner e di colui che gli sta accanto.
Mi si accostano, provenienti da un altro ambiente - ma è come se fossero sorte dal nulla o dalla nebbia che ancora serpeggia nella grande stanza rendendola fumosa - due donne formose, in intimo nero porno-chic e guepiére e una delle due, dal grande seno e con la fica totalmente depilata che vedo occhieggiare come un fiore dalla spaccatura di slip grandi quanto un francobollo, prendendomi il cazzo nella sua mano, mi sussurra nell’orecchio che lei e la sua amica desiderano accoppiarsi con uno stallone sul grande sommier al centro del palco e, così dicendo,comincia a muoversi in quella direzione e a strattonarmi il cazzo per condurmi con sé.
Non mi faccio pregare e, facendomi a ridosso delle due, pur essendo ancora tenuto per il cazzo come un cane al guinzaglio, comincio a palpeggiare entrambe, pregustando i momenti che verranno.
Dissolvenza…

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27 dicembre 2012 4 27 /12 /dicembre /2012 06:37
Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 9°). I Privé e gli svaghi notturni: anche qui, il paese di Bengodi del sesso libertino

Continua il reportage su Cap d'Agde che qui giunge al suo nono ed ultimo capitolo, ma ai nove capitoli principali faranno seguito delle testimonianze e delle appendici.
 

A sera, in genere, ci si riveste un po’. Sono ben pochi quelli che continuano a rimanere ostentatamente ignudi: forse sono quelli che fanno parte della schiera di nudisti/naturisti “puri” e “integralisti”[1].

I nudisti “porcelloni” (e scambisti), invece, amano frequentare locali, ristoranti e drinkerie che qui sono numerosissimi per far culminare la serata in uno dei tanti Privé, di cui due o tre sono particolarmente rinomati, come ad esempio il “Glamour” oppure la “Ville Romaine” o ancora Le Tantra (questi quelli più noti al tempo dei miei sopraluoghi, ma nel frattempo le cose saranno cambiate ed altri se ne saranno aggiunti, come Le Jules).

Ci sono sale per massaggi promiscue, saune e perfino un cinema a luci rosse: in tutti questi locali l’ingresso per il single (maschio, s’intende) costa in genere il doppio di quanto è richiesto ad una coppia.
In altri locali, invece, l’ingresso ai single (maschi) è totalmente precluso, mentre per le single, invece, no, in quanto le donne da sole rappresentano, ai fini delle situazioni promiscue, un valore aggiunto.

Sono previste serate speciali in cui ci si veste, almeno inizialmente, in modi buffi e provocatori. Va molto di moda, ad esempio, per alcuni locali lo stile “peplum” fatto di costumi che ricordano quelli degli antichi romani, ma rivisitati in stile fetish, visto che sono tutti capi in pelle rigorosamente nera.

Qualcuno, in questi, casi, usa indossare – per farla più completa – anche dei copricapo che ricordano elmi antichi con tanto di cresta colorata.

Nelle frotte di gente che sciama dai residence o dall’area del camping c’è molta eccitazione: una parte di questa vibrante energia elettrica che si percepisce nell’aria deriva dal piacere dell’esibizione.
Nella maggior parte dei privé, l’ingresso della coppia già costituita ha dei costi molto contenuti, mentre i single (uomini) devono pagare più del doppio. Donne single, invece, che per questa tipologia di locale rappresentano un vero e proprio valore aggiunto, hanno il privilegio dell’ingresso gratuito.

Vale in altri termini quanto già detto a proposito di altre tipologie di locali.

Oltre ai privé in senso stretto, ci sono numerosi esercizi pubblici “open”, in alcuni dei quali le stesse avventrici possono esibirsi in variazioni della lap dance accompagnati da sequenze di striptease più o meno integrale. Per esempio ci sono delle drinkerie, attrezzate appositamente, come ad esempio il Melrose Bar: e qui le performer dilettanti sono le stesse frequentatrici dei locali ad esibirsi vogliosamente, con una progressiva liberazione degli abiti e, in alcuni casi, con la messa in scena di situazioni lesbo, ma stando sempre al palo.

Ma, il più delle volte, in questi spazi open si può accedere solo se in coppia e soltanto se la controparte femminile è abbigliata in modo glamour (in cui lo stile glamour deve essere debordante in un esplicito stile “à la cocotte” con intimo, giarrettiere e calze autoreggenti in bella vista, oppure negligé di pizzo di varia fattura scollacciati o trasparenti), con scelte trasgressive che lasciano vedere più che coprire e disponibili a dar vita a teatrini esibizionistici per la gioia di tutti i presenti.

Non mi soffermerò a parlare dei privé, poiché i prive di Cap d’Agde per quanto più sontuosi e sicuramente con una numerosissima clientela senza cadute (magari con la presenza anche di 200 coppie per serata, nmeri improbabili e difficlmente raggiungibili da qualsiasi Privé italiano), e ogni giorno della settimana, presentano delle caratteristiche assolutamente sovrapponibili, anche per ciò che riguarda l’articolazione degli spazi interni a quelle dei Privé di ogni altra parte del mondo che, d’altra parte, sono nati proprio come fotocopie dei Privé francesi, sotto ogni punto di vista precursori della linea di tendenza.
Esistono degli spazi comuni per la danza e con ampi e comodi divani attorno, poi vi sono spazi in cui possono entrare solo le coppie e dove i singoli non sono ammessi, anche se possono guardare ciò che accade attraverso feritoie o occasionalmente interagire con la coppia e le coppie, attraverso grate metalliche a maglie larghe; vi sono spazi con stanze private dove sono ammesse non meno di tre persone per volta (insomma da tre in su), con la possibilità che il gruppo una volta costituitosi possa chiudersi all’interno. E in genere in questi spazi consacrati allo scambio di coppia, raramente vi sono ammessi i single.
Esistono, infine, degli ambienti open, spesso arredati con grandi sommier a tre o a quattro piazza (delle vere  e proprie piazze d’armi) consacrati ai partouze e agli happening.

Talvolta, se la situazione nello spazio dedicato alle danze e al “riscaldamento” (cioè alla progressiva eccitazione sessuale che possa portare i partecipanti al clima mentale dell’orgia) sul grande palco delle danze viene portato uno di questi grandi sommier in modo che il partouze possa diventare esso stesso spettacolo, tra rutilanti luci caleidoscopiche e generatori di nebbia.
Per alcuni aspetti si potrebbe dire, anche se il discorso è troppo lungo da approfondire in questa sede, i Privé sono dei dispositivi fisici atti ad ingenerare nei partecipanti il clima mentale dell'Orgia e del sesso trasgressivo.


Da questo punto di vista tutto il mondo è paese, anche se in Francia – e a Cap d’Agde – ovviamente è possibile trovare diverse tipologie di Privé che diano risposte ad esigenze diverse, come ad esempio i Privé incentrati su tematiche Sadomaso, Fetish, Bondage, ai quali sono correlati scelte di stile e di arredamento profondamente diverse.

La vera originalità di Cap d’Agde sta, invece, come ho certato di mostrare nei capitoli precedenti, nella sua spiaggia naturalista libertina che, di fatto, non ha rivali al mondo per la complessità e variegatura delle perfomance spontanee che vi hanno  luogo.

Nei successivi capitoli che seguono illustrerò quanto ho raccontato con il supporto di testimonianze raccolte direttamente e attraverso internet e con alcuni appendici tematiche.


Note

[2] Per un approfondimento su i locali notturni e i privé di Cap d'Agde si veda la  testimonianza (tratta dal web) riportata nell’Appendice 4.

 

Due momenti di lap dance, improvvisati da parte di vacanziere di Cap d'Agde nel Melrose Bar, non un vero e proprio Privé ma un luogo dove praticate forme di esibizionismo spinto, prima di passare ad altro in locali di tipo diverso, con accesso più "riservato".Due momenti di lap dance, improvvisati da parte di vacanziere di Cap d'Agde nel Melrose Bar, non un vero e proprio Privé ma un luogo dove praticate forme di esibizionismo spinto, prima di passare ad altro in locali di tipo diverso, con accesso più "riservato".

Due momenti di lap dance, improvvisati da parte di vacanziere di Cap d'Agde nel Melrose Bar, non un vero e proprio Privé ma un luogo dove praticate forme di esibizionismo spinto, prima di passare ad altro in locali di tipo diverso, con accesso più "riservato".

Una carrellata d'immagini dal film Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, ispirato liberamente alla novella di Arthur Schnitzel, Doppio Sogno, con un'ambientazione nella New York contemporanea. Un film enigmatico e che rimane ambiguo e con un finale aperto: ma che nello stesso tempo ha dato vigore all'immaginario estetizzante sui Privé e sulla dimensione del partouze.Una carrellata d'immagini dal film Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, ispirato liberamente alla novella di Arthur Schnitzel, Doppio Sogno, con un'ambientazione nella New York contemporanea. Un film enigmatico e che rimane ambiguo e con un finale aperto: ma che nello stesso tempo ha dato vigore all'immaginario estetizzante sui Privé e sulla dimensione del partouze.Una carrellata d'immagini dal film Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, ispirato liberamente alla novella di Arthur Schnitzel, Doppio Sogno, con un'ambientazione nella New York contemporanea. Un film enigmatico e che rimane ambiguo e con un finale aperto: ma che nello stesso tempo ha dato vigore all'immaginario estetizzante sui Privé e sulla dimensione del partouze.
Una carrellata d'immagini dal film Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, ispirato liberamente alla novella di Arthur Schnitzel, Doppio Sogno, con un'ambientazione nella New York contemporanea. Un film enigmatico e che rimane ambiguo e con un finale aperto: ma che nello stesso tempo ha dato vigore all'immaginario estetizzante sui Privé e sulla dimensione del partouze.Una carrellata d'immagini dal film Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, ispirato liberamente alla novella di Arthur Schnitzel, Doppio Sogno, con un'ambientazione nella New York contemporanea. Un film enigmatico e che rimane ambiguo e con un finale aperto: ma che nello stesso tempo ha dato vigore all'immaginario estetizzante sui Privé e sulla dimensione del partouze.

Una carrellata d'immagini dal film Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, ispirato liberamente alla novella di Arthur Schnitzel, Doppio Sogno, con un'ambientazione nella New York contemporanea. Un film enigmatico e che rimane ambiguo e con un finale aperto: ma che nello stesso tempo ha dato vigore all'immaginario estetizzante sui Privé e sulla dimensione del partouze.

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23 dicembre 2012 7 23 /12 /dicembre /2012 20:36
Cap d'Agde, Oasi di libertinaggio naturista: sulle tracce di Houellebecq. Testimonianze: Cap d'Agde é un posto davvero straordinario
Cap d'Agde, Oasi di libertinaggio naturista: sulle tracce di Houellebecq. Testimonianze: Cap d'Agde é un posto davvero straordinario

Quella che segue è un'entusiastica testimonianza raccolta nel web.

Cap d'Agde è un posto davvero straordinario.

E' un sito naturista, fornito di residence, albergo di lusso, camping, piscine, locali, privé. Un posto dove si sta tutti nudi, non solo in spiaggia, ma per fare qualsiasi cosa, perfino per andare al supermercato o in boutique o al ristorante.

Il resort è dotato d'una spiaggia enorme, lunga quasi quattro chilometri (quella del sito naturista), alle sue spalle una zona di selvaggia macchia mediterranea (che è divenuta nel tempo, almeno in parte, oasi protetta). C'è spazio per tutti, dunque: una parte del litorale è per le famiglie, poi spostandosi più in là, si arriva ad una zona dove si raccolgono i nudisti - sia single sia in coppie - che intendono il nudismo anche come occasione per fare sesso liberamente, all'aperto, sotto gli occhi di tutti. Se uno osserva attentamente il brulicare di corpi del tutto ignudi sotto il sole, si accorgerà che sono in corso mille eventi diversi: donne che succhiano l'uccello del proprio compagno, gay che si scopano (anche se i gay, in linea di massima, preferiscono ritirarsi, nell’entroterra, tra le dune), toccamenti intimi di vario genere.

Chi sta attorno può starsene tranquillamente a guardare, godendosi la scena, oppure può unirsi al quadretto: tutto avviene con molta discrezione e gentilezza. Se non c'è la disponibilità ad accogliere ospiti nell'interazione in corso, i due partner lo fanno capire con fermezza sempre condita da affabilità di modi.

Molti, eccitati, danno libero al corso al proprio voyeurismo e semplicemente si masturbano. In questo senso, Cap d'Agde è anche il paradiso dei voyeur, nel senso che il guardare è ammesso, lo si può fare esplicitamente, anche collocandosi a brevissima distanza e assieme al guardare è ammessa la masturbazione esplicita (senza sentirsi confinati al di là di un virtuale buco della serratura).

Il godimento è nel guardare e nel mostrarsi senza veli e senza edulcorazioni.

Andando più avanti nel corso della giornata, quando l'atmosfera s'è surriscaldata, sempre in questa stessa zona di spiaggia si possono vedere scene più spinte tipo gangbang o bukkake(1): si formano capannelli di decine di maschi e donne (queste ultime desiderose di vedere ciò che accade) e al centro del gruppo, il più delle volte, una donna inginocchiata sulla sabbia che succhia tutti i cazzi che a turno le si avvicinano alla bocca, lasciandosi ricoprire il volto dallo sperma di tutte le eiaculazioni; oppure, altra situazione, una donna singola al centro del capannello, stando in piedi, afferra tutti i membri che si ritrova a portata di mano e li masturba sino a farli venire. E, mentre afferra i cazzi, si lascia toccare, in alcuni casi anche sditalinare., ma accanto a lei c’è sempre un compagno, vigile e accorta che, in certo qual modo, regolamenta il traffico delle mani vogliose di toccarla, decidendo chi può farlo e chi no. Anche in questo caso, tutto avviene all'insegna della civiltà e della cortesia.

Dopo un giorno così infuocato, per concludere in bellezza si può andare, in tarda serata, in un Privé e qui la scelta non manca. Alcuni dei privé di Cap d'Agde sono celebri in tutto il mondo (come il Glamour oppure La Ville Romaine, ma ne sorgono continuamente di nuovi).

Insomma, a Cap d'Agde, guardando ai suoi usi e costumi secondo l’ottica del libertino, ci si può veramente divertire: bisogna lasciare che le situazioni capitino con fluidità.

In ogni caso, l'eccitazione che si sperimenta è grande: c'è nell'aria come una corrente elettrica ad alto voltaggio, e spesso si sente che il proprio corpo è percorso da una scarica di grande energia.

Il cazzo se ne sta sempre turgido e semieretto.

Le donne si ritrovano la figa bagnata solo per essere in mezzo a questi quadri di sesso collettivo.

Ci sono donne per tutti i gusti: e alcune sono davvero straordinarie.

__________________________________________________

Note
(1) Il Bukkake (assieme al più estremo "Gokkun") è una pratica in cui una serie di uomini eiaculano a turno oppure tutti insieme, quasi contemporaneamente su una donna o un uomo che si è collocato in ginocchio al centro di un gruppo assiepato. Già l’argomento è stato trattato in una nota ad uno dei capitoli precedenti. .

 

Alcuni momenti della vita balneare a Cap d'Agde
Alcuni momenti della vita balneare a Cap d'Agde
Alcuni momenti della vita balneare a Cap d'Agde
Alcuni momenti della vita balneare a Cap d'Agde
Alcuni momenti della vita balneare a Cap d'Agde

Alcuni momenti della vita balneare a Cap d'Agde

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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