Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
3 ottobre 2012 3 03 /10 /ottobre /2012 07:08

mare-nero-e-luna.jpg

 

 

Il mare é nero, eppure trasparente
Si gonfia e si sgonfia ritmicamente,
quasi respirasse

Nuoto avanzando verso il buio
che, lontano dalla riva, si fa 

più fitto ed impenetrabile

L'apprensione dell'Ignoto
si fa strada dentro di me
fredda e strisciante

Davanti a me vedo la scia di spuma 
e gli spruzzi bianchi 
d'un altro nuotatore
Mi sento rassicurato:
non sono da solo

Poi, non reggendo più alla vertigine 
del buio assoluto davanti
nel quale potrei perdermi,
mi giro e prendo a nuotare verso riva

Luci tremolanti
quelle più salde e regolari dei lampioni
quelle ammiccanti delle finestre
le lame di luce delle auto di passaggio

Arrivo prestoal fondale è basso,
e qui mi sento al sicuro
La sabbia è fresca e sciolta 
sotto le dita dei piedi

La luna quasi piena 
splende alta nel cielo

Alcuni direbbero che questo,
con il suo mix ineffabile di paura e meraviglia,
è stato un momento di felicità assoluta

Io non lo so

Non so dove stia di casa la felicità,
così come viene comunente intensa.
Certamente, non la felicità degli spot pubblicitari 
o quella dei Baci Perugina
con gli amanti avvinghiati sull'arco di roccia


Forse, nel corso della mia vita,
la felicità l'ho persa di vista
oppure non l'ho mai incontrata

Ma intanto si vive, faticosamente,
cercando,
cercando,
cercandola.
Forse quando la si trova,
è una cosa così normale
così ordinaria
che nemmeno ci si accorge
d'averla incontrata

Solo la luna nel cielo lo sa
Solo la chiocciola, che attraversa a fatica
il deserto d'un nastro d'asfalto, lo sa
Solo la biscia, che serpeggia
attraverso la strada bianca di polvere
subito prima che arrivi un minaccioso SUV
e con un ultimo guizzo la fa franca, lo sa

Solo il cane fedele che rivede il suo padrone 
dopo una lunga assenza lo sa

Vorrei essere come Argo
che esalò il suo ultimo respiro
felice, 
dopo aver riconosciuto e salutato
il suo padrone Ulisse, 
finalmente tornato alla sua Itaca
dopo vent'anni di assenza
Condividi post
Repost0
29 settembre 2012 6 29 /09 /settembre /2012 07:50

carrubo-di-Altavillar.jpg

 

 

Davanti alla casa
cresce rigoglioso un carrubo
secolare

Un gigante 
abbattuto da un fulmine
anni addietro
e poi risorto dalla ceppaia
con un giovane tronco 
che in poco tempo s'è fatto poderoso


L'altro giorno 
soffiava il vento
senza requie
La terra asciutta e secca
L'erba ingiallita dalla siccità
Foglie secche
Nuvole di polvere

Il vento s'infilava tra le fronde del carrubo 
e le foglie mi hanno parlato

Non si sentiva altro rumore,
se non questi:
il soffio del vento
e le parole del carrubo

E non ero più solo
Condividi post
Repost0
28 settembre 2012 5 28 /09 /settembre /2012 15:07

Il Golfo di Palermo - Foto Maurizio Crispi

 

 

Per ogni cosa c'è un tempo

siamo condannati a fragili equilibri
e camminiamo sul filo della nostra vita
senza bilanciere e senza rete di protezione


Quando quel precario equilibrio si rompe
non c'è quasi mai ritorno

Ci ghermisce il vuoto 
e diventiamo come foglie secche
che volano via nel vento
 
 
 
 
Il finale di questo provvisorio stato d'animo è forse un po' triste.
Ma come spesso mi ritrovo a replicare, quando qualcuno leggendo certe mie note, tira in ballo l'elemento "tristezza" e me la contesta: "...con le parole o con le foto si esprimono degli stati d'animo transitori, anche loro volatili e metamorfici...".
Il finale di questa breve composisizione, quando l'ho buttata giù come traduzione di un mio transitorio stato d'animo, per me poteva essere solo quello... un'immaginementale, esattamente sovrapponibile ad uno scatto fotografico.
Quello che rimane non detto è che le foglie secche che volano via nel vento potrebbero per magia trasformarsi in farfalla o in colibrì, ed ecco che, a partire da questa trasformazione, comincerebbe tutta un'altra storia...
Condividi post
Repost0
25 settembre 2012 2 25 /09 /settembre /2012 21:07

Trapani, Via Garibaldi - Foto di Maurizio CrispiSono a Trapani, in un bar all'aperto nel centrale Corso Garibaldi, con il mio laptop aperto...
Il cielo si è rapidamente rannuvolato

E prende a piovere...
Sento il picchiettio della pioggia sul grande ombrellone aperto sulla mia testa...
Ombrelli aperti, gente che cammina frettolosa per non bagnarsi...

La via si svuota.

Ha preso a soffiare il vento...
Si alza l'odore terragnolo della polvere bagnata...
E' arrivata in pieno la malinconia dell'autunno, con la danza delle foglie secche che cadono al suolo.
Magari domani tornerà a risplendere il sole, ma intanto siamo in pieno dentro un primo scampolo d'autunno...
Poi, come è cominciata, la pioggia si ferma
E tutti come se niente fosse ritornano per strada...

Condividi post
Repost0
24 settembre 2012 1 24 /09 /settembre /2012 14:54

Capo Gallo - Foto di Maurizio Crispi

 

 

In un giorno di settembre, con un meteo alquanto mutevole, ho deciso di fare passeggiata in bici sino alla Fossa del Gallo.
Il cielo era sereno e il sole picchiava forte quando sono partito da casa, ma si è rannuvolato nel tempo del mio tragitto.
Arrivato al cancello che immette all'interno dell'area che fa parte della Riserva marina di capo gallo, ho avuto un battibecco con il custode che ha alzato la catena per non farmi passare e che pretendeva il pagamento del pedaggio (1 euro).

Io ero all'asciutto e, in ogni caso, ritenevo una prepotenza la richiesta del pedaggio, visto che - solitamente - a quelli che fanno sport il balzello(peraltro illeggitimo, visto che ormai tutta l'area è di pertinenza della Riserva) non è richiesto.

Il custode, rozzo e villano nei suoi modi, mi ha fatto capire con la mimica che non dovevo insistere e basta, perché lui era impossibilitato a fare altrimenti.
E con un rapido sguardo obliquo ha indicato i suoi interlocutori (i suoi "padroni" che con fare mafiosesco continuano ad imporre i loro balzelli e nessuno sinora é riuscito ad imporre provvedimenti in sanatoria).

Gli ho girato le spalle per andarmene, ma siccome avevo proprio voglia di proseguire sino in fondo, ho letteralmente "raschiato il fondo" dello zaino, alla ricerca di eventuali spiccioli (per il resto, avevo il portafogli del tutto sguarnito).

Sono riuscito a racimolare 75 centesimi.
Sono tornato alla carica, ho porto le monetine al custode che le ha accettate (e devo riconoscergli: senza nemmeno brontolare).

E, così, ho potuto proseguire la mia passeggiata, anche se nel frattempo il cielo si era del tutto rabbuiato.

Ma è stato bello lo stesso: sono arrivato sino in fondo, percorrendo anche il tratto di sterrato subito dopo il faro, ho nascosto la bici in un anfratto tra le rocce e ho fatto una passeggiata a piedi, inerpicandomi tra gli scogli.

Il posto a cui si arriva percorrendo questo sterrato che va al di là del Faro di Capo Gallo e poi il sentiero che prosegue sulla scogliera sino al periglioso passaggio (in direzione di barcarello) che nelle cartine dell'Istituto Geografico Militare è segnato come "u' malu passu", è di una bellezza selvaggia, una roba quasi romantica: in cui ha la sensazione di essere davvero lontano da tutto, in un altro mondo, un mondo primitivo che non è stato ancora toccato nulla.
Paesaggio essenziale: il monte scosceso, la scogliera, il mare con le onde di spuma bianca che si frangono sulle rocce; in fondo, la sagoma inconfondibile dell'"Isola delle Femmine" e, oltre, il profilo di Montagna Longa (Carini).

Ero del tutto solo.

Poi, ho ripreso la bici e sono tornato indietro.

Ci sono tornato il giorno dopo (ed era il 21 settembre), sempre in bici: questa volta c'era il pieno sole, il cielo era intensamente azzurro, con tutt'altri cromatismi, ma il posto era sempre identico (per quanto diverso) con la sua meravigliosa e selvaggia bellezza..

Condividi post
Repost0
20 settembre 2012 4 20 /09 /settembre /2012 06:59

Siculiana Marina - Foto di Maurizio CrispiNella notte c'è stato un nubifragio violento.
Il cielo è stato invaso da una cotte fitta di nubi.
La pioggia a grosse gocce ha picchiettato, tamburellato, percosso.
Poi, all'alba le nubi si sono diradate e si sono aperti grandi scampoli di 

cielo azzurro. 
L'aria pulita e trasparente.
Preso dall'improvviso ed irresistibile impulso dromomanico, salto in auto e parto.
E, ancora una volta, sono on the road, attraverso la Sicilia.
E sì che nemmeno una settima di fa sono tornato da un viaggio di oltre 3600 km attraverso l'Europa centrale.
Ma non ne ho mai abbastanza.
All'inizio il sole risplende.
I campi sono gialli e riarsi.
Oppure, dove la mietitura è stata già portata a termine sono brulli, in un patchwork di colori, dal giallo delle stoppie, al grigio-nero delle pezzature dove le stoppie sono state bruciate, al marrone scuro dove è stata portata avanti l'aratura.
Fanno contrasto con questi colori forti il disegno e i cromatismi delle vigne in pieno rigoglio, a strisce regolari di un sontuoso verde che seguono le ondulazioni del terreno, in filari paralleli che in ogni pezzatura di terreno sono disposti in una direzione diverse, come se un gigante si fosse divertito a pettinare ciascun vigneto in una direzione differente.
E questo contrasto è affascinante.
Quando arrivo ad un selva di inutili pale eoliche che ruotano lentamente come enormi uccelli preistorici che non riescono mai a prendere il volo, il cielo s'incupisce di nuovo e cominciano a venir giù a tratti rovesci di pioggia.
Ed anche la temperatura si abbassa.
Procedo egualmente nel mio viaggio, egualmente contento.
Anzi, sono rallegrato del fatto che l'umido della pioggia e il sentore di terra e polvere bagnate mi riportino all'improvviso nell'atmosfera dell'inverno.
Penso che avrò l'occasione di vedere i luoghi a cui sono diretto con le nuvole, il cielo grigio e la pioggia: cosa che ancora non è capitata.
E questa idea mi piace intimamente.
Passo attraverso la selva delle pale eoliche, un po' intimorito. Cosa accadrebbe se quelle eliche-ali dovessero staccarsi e scivolare ruotando proprio adosso a me?
Un sogno sanguinario alla maniera dei racconti di Matheson, quando gli oggetti di uso comune prendono vita e si trasformano in letalistrumenti di morte per gli uomini che li hanno creati, si accende dentro me durante l'inquietante passaggio.

Vorrei scendere al mare attraverso uno dei tanti varchi che si aprono sulla destra della Sciacca-Agrigento: ogni volta mi addentro, fiducioso, ma poi le vie sterrate, solitamente bianche, assumono un preoccupante aspetto acquitrinoso. La terra polverosa d'estate, ma sostanzialmente argillosa, con la pioggia che l'ha inzuppata è divenuta vischiosa e finisce con l'aderire alle ruote in un spesso strato che toglie loro aderenza e spinta.
Siculiana Marina - Foto di Maurizio CrispiMi lascio alle spalle, il varco che conduce al Borgo Bonsignore e alla Foce del Platani, poi "Eremita" che il primo ingresso per Torre Salsa (che è diventato un vero e proprio pantano), i due ingressi successivi per l'oasi WWF, Cannicella e Omomorto, continuando per procedere lungo il vecchio tracciato della Statale, dopo Montallegro che, con i ruderi della prima città ancorati sul monte che oggi sono tornati ad essere pietra, conserva per me sempre un grande fascino.
Arrivando infine al bivio che conduce a Siculiana Marina, mi infilo per quello: qui, almeno la strada è asfaltata, per quanto si vedano in maniera netta i segni d'un violento nubifragio che si è abbattuto su questa contrada alcune ore fa.
Il borgo di Siculiana Marina non è granché: un pugno di case moderne, orrendi cubi di cemento (ancora addobbati di tettoie di eternit) costruiti senza alcun gusto architettonico, come un gioco di cubi per bambini le cui singole unità sono state piazzate a casaccio.
Le case sono protette da un grande diga "foranea" che ha lo scopo di riparare una parte del litorale dagli assalti furiosi del mare e dai venti che, sul Canale di Sicilia, soffiano sempre gagliardi.
Non c'è un vero e proprio porticciolo: qui il mare non offre alcun riparo.
Gli abitanti spazzano via sabbia e fango dalle strette vie: si vede bene che c'è stato un nubifragio.
La via é breve: si transita rapidamente attraverso il piccolo gregge di cubi di cemento e si è subito sul lungomare che costeggia la grande spiaggia sabbiosa, delimitata ad ovest da una grande roccia argillosa, grigio-biancastra e friabile che, con i suoi contrafforti franati, impedisce il transito alla spiaggia successiva.
Il mare è agitato e le onde si rompono nei pressi della spiaggia, con un rombo continuo, il vento saffia vigoroso.
Siculiana Marina - Foto di Maurizio CrispiSe il mare fosse tranquillo, si potrebbe passare a guado alla spiaggia successiva che continua poi per molti chilometri, sin quasi ad Eraclea Minoa ed oltre.
Ma oggi ci si deve accontentare di questa spiaggia, grande sì, ma non troppo, soprattutto perchè non offre alcun punto in cui il centro abitato sia fuori dalla vista.
Tutto é chiuso e abbandonato, ma non perchè siamo fuori stagione.
E' stato il nubifragio a indurre quelli del posto a lasciare tutto chiuso, come si fosse già entrati nella smobilitazione invernale.
Ma la giornata offre continui ed imprevisti rivolgimenti, da così a così.
Poche anime perse vagano per l'immensa distesa di sabbia, mentre comincia a piovere.
E ci si deve riparare; poi, la pioggia si depotenzia e allora si può riprendere a camminare.
E le poche decine di persone che si erano riparate dalla pioggia ritornano di nuovo a camminare sulla spiaggia resa compatta dalla pioggia, oppure sdi distendono al sole.

Gigli selvatici spuntano dalla sabbia: sono uno spettacolo.
Gabbiani volano alto: non pensano nemmeno a posarsi sulla spiaggia battuta dalle onde, troppa risacca.
Alla fine, mi seggo nell'unico locale aperto e ordino un bicchiere di vino e un piatto di pasta (gramigna con gamberi, zucchine, pomodoro e pistacchio).
Siculiana Marina - Foto di Maurizio CrispiGrandi teloni di plastica trasparente protegono l'interno del gazebo dalla pioggia: la loro superficie esterna è imperlata di gocce e, attraverso si vedono la spiaggia e il monte e le persone che camminano tutte sfumate come in un quadro impressionista o in marina di Turner.
Leggo, fumo una sigarettta e poi riprendo a camminare.
Appena arrivato avevo cominciato a fotografare svogliatamente: poi, man mano che andavo avanti ci ho preso gusto e ritmo, sino a che la batteria della macchinetta compatta mi ha tradito.
Che fare?
Niente problemi: ho preso a scattare istantanee con l'I-phone, anche se, con queste condizioni di luce, le foto vengono fuori prive di morbidezza, con contrasti sparatissimi, ma anche così va bene.
Purtroppo, specie quando si affaccia il sole sono costretto a fotografare alla cieca (quasi), poichè il riverbero mi impedisce di guardare bene nel display.
Eppure, pur con questa difficioltà riesco a farne tante e quasi tutte mi piacciono alla fine.
All'ultimo nella foga di una delle ultime foto con l'I-phone, mi è sfuggito di mano e stava volando verso terra, io allora per evitare gravi danni ho cercato di stopparlo con il piede, sul quale è rimbalzato per volare dritto dentro una pozzanghera di acqua fangosa.
E si è tutto squinternato...
Siculiana Marina - Foto di Maurizio CrispiDopo aver a lungo passeggiato pensoso (e fotografato) dopo una sosta per prendere il sole, mi sono rimesso in auto per fare il viaggio di ritorno, all'imbrunire e nella notte, dopo aver riattraversato la selva di pale eoliche che sono piazzate al varco verso l'entroterra quasi fossero vigili guardiani.
Si ritorna sempre, alla fine, anche quando ti sei ritirato sul tuo pianeta di solitudine.

Si ritorna per condividere ciò che si è visto e si è sentito.
Si ritorna perché soltanto così, dopo, si può pregustare il piacere di una nuova fuga.
L'irrequietezza che alberga dentro alcuni (io sono uno di questi) ci porta a mordere sempre il freno che ci trattiene e a desiderare di andare, non importa dove, da qualche parte: ogni luogo donerà il senso della meraviglia, ma sarà soprattutto l'andare del viaggio, in quel limbo che si trova tra il punto di partenza e il momento del ritorno. 

(Palermo-Siculiana Marina, il 15 settembre 2012)

Siculiana Marina - Foto di Maurizio Crispi
Condividi post
Repost0
14 settembre 2012 5 14 /09 /settembre /2012 09:21

Mondello settembrina dopo la pioggia - Foto di Maurizio Crispi

 

Ha piovuto, a spizzichi e a bocconi per tutto il giorno. 
Poi, alla fine, nel pomeriggio, è venuto giù un bel temporale.
L'aria di Mondello era pulita, lavata dalla pioggia da ogni traccia di polvere e quindi trasparente.
La coltre di nubi sospinta dal vento si era già aperta, lasciando grosse zolle di cumuli a navigare all'orizzonte, con il sole al tramonto che con i suoi ultimi raggi si sinsinuava di essi tingendoli di un morbido colore rosato.

Mondello deserta, ad eccezione di frettolosi affittuari di cabine (le "capanne", come vengono chiamate da noi: "cabine" é una parola dal sapore troppo nordico, non adatta ai nostri climi) che ritiravano le proprie masserizie estive (e paraphernalia), visto che dal giorno dopo (il 15 settembre) per l'Italo-belga (la società che più di un secolo detiene una sorta di monopolio sulla spiaggia di Mondello Valdesi) scatta ufficialmente la fine della stazione balneare.
E bisogna smammare...
Un mesto addio alla stagione mondellana con il fresco e l'umidità della recente pioggia.
Un addio all'estate, mentre dei cani senza collare e senza guinzaglio ospiti permanenti del lungomare trotterellavano impettiti, consapevoli di essere tornati nel pieno possesso del loro dominio.
Anche la borgata marinara é insolitamente deserta: la pioggia ha fatto fuggire tutti e ha distolto gli extracomunitari dall'esporre - come ogni pomeriggio - le proprie mercanzie e paccottiglie varie sul lungomare.
E, intanto è calata la sera, il mare s'è fatto sempre più scuro e le luci sono diventate brillanti come tante stelle.
Le nuvole in alto riflettevano il colore di quelle luci e anche la roccia della montagna ha assunto delle intense tonalità dorate, irreali.
Ho percorso il lungomare ancora più deserto che all'andata, ad eccezione di sparuti podisti intenti nella loro fatica quotidiana.
Quando sono arrivato al punto di partenza, sotto la luce gialla di un lampione, una ragazza dai capelli biondi se ne stava tutta rannicchiata, a piangere.
Io non so perché.
L'essenza stessa della solitudine e dello sconforto.
Avrei voluto chiederle: "Perchè piangi? Cosa ti rende triste?".

Ma non gliel'ho chiesto e sono andato via, senza trovare in me il coraggio di interrompere quella solitudine.
Condividi post
Repost0
1 settembre 2012 6 01 /09 /settembre /2012 12:27

Pantelleria. Contrada SibàIl volo aereo è stato tranquillo.
L'aereo semivuoto, al massimo una ventina di persone a bordo.
La veloce planata sulla costiera nord della Sicilia e poi all'altezza di Trapani, la lenta virata verso Sud che regala la vista su Monte San Giuliano, ammantato di nubi - e di Erice medievale appollaiata sulla rupe con le sue pietre antiche - e il profilo delle Egadi (e Marettimo - la più lontana delle tre sorelle - è la più indistinta nella bruma).

Poi, la trasvolata attraverso il vuoto blu - oggi un po' lattiginoso - del Canale Sicilia e, alla fine, Pantelleria, tutta cinta di nubi che le fanno da corona.
L'aereo scende verso la terra ospitale verdeggiante e nera di lava.
L'atterraggio è violento.
L'aeromobile si piega sul fianco destro, quasi volesse ribaltarsi.
Si sente la forza di uno strappo, come quello di un cavallo imbarizzito che vuole disarcionare il suo cavaliere.
Tutto dura soltanto 10 secondi.
Poi, l'aereo ritorna docile e la sua velocità all'impatto con il terreno della pista, si va spegnendo.
Il drago è stato domato e noi, minuscole pagliuzze, siamo salvi.
In quei lunghi, fatidici, 10 secondi nessuno ha fiatato.
Non c'é stato il tempo di lanciare un singolo grido di paura.
Si apre il portello e scendiamo a terrra un po' frastornati.
L'aria è calda, non soffia un solo refolo di vento, l'erba secca a lato della pista non trema nemmeno.
Il silenzio è totale, all'inizio quasi innaturale.
Entriamo in una grande aerostazione, spropositata: una cattedrale nel deserto, inaugurata pochi mesi fa, assolutamente spropositata rispetto all'esiguo traffico passeggeri.
Eppure, è grande come se dovesse accogliere oceaniche.
Vuota com'è fa una strana impressione, come se fosse la vestigia di ciò che rimane di un tempo in cui invece si riempiva di gente chiassosa, come era, ad esempio, l'aeroporto da cui provengo.
Un'atmosfera che, con una leggera deriva umorale, potrebbe rievocare "I Langolieri" di Stephen King.
Un giardino pantesco trasformatoRitiro dal nastro trasportatore il mio bagaglio e mi sposto nell'edificio che, sino all'anno passato, fungeva da scalo passeggeri e faccio le pratiche per prendere in consegna lo scooterone che avevo già prenotato. 
Il resto della giornata a casa di Tiziana e di Giorgio - i miei ospiti - mentre le condizioni meteo vanno peggiorando progressivamente. 
Aumentano le nubi, si alza e si rinforza il vento.
Cade qualche rada goccia d'acqua che, tuttavia, non si trasforma in pioggia.
Si accresce il senso della solitudine.
E' incredibile come l'isola, anche se sei in compagnia d'altri, abbia un immediato impatto su di te, creando un senso di distacco dal luogo da dove vieni e da tutto ciò che sei...
Un distacco, dovuto alla consapevolezza che sei lontano e, soprattutto, staccato da tutto il resto del mondo, in una realtà piccola in cui rapidamente tutto può mutare e in cui puoi rimanere confinato dal mutare delle condizioni climatiche.
L'isola ti trasforma - le isole, in genere, specie se piccole, hanno quest'efffetto su di te: l'effetto che hanno sul tuo animo è impalpabile, eppure potente.
All'inizio, sento l'esigenza di dormire, quasi che il sonno avesse una funzione terapeutica sul primo impatto che l'isola ha su di me.
Un impatto a cui non bisogna opporsi: c'è il rischio che tu ti auto-espella.
Pantelleria. laluna ammicca tra le nubiIl sonno catalizza l'adattamento.
E' come se io dovessi rinascere sull'isola, ritrovando in me l'insularità della propria condizione di uomo e della solitudine profonda e primigenia che é dentro ciascuno di noi.

Il vento soffia sempre più forte e freddo.
Muggisce, quasi, e questo ansito, come un potente respiro, accresce ancora di più la sensazione di separatezza.
Una sensazione che non ti rende debole, ma ti fa sentire più forte.
Nel cielo risplende la luna che, a tratti, scompare inghiottita dalla coltre di nubi, ma il suo chiarore forte e costante continua ad intravedersi dietro, quasi fosse in filigrana.
Poi, di nuovo il sonno rigeneratore, nel silenzio.


Foto di Maurizio Crispi
Condividi post
Repost0
24 agosto 2012 5 24 /08 /agosto /2012 09:44

Villa Sperlinga tardo pomeriggio agostaro - Foto di Maurizio Crispi

Sera d'agosto

e la luna é al suo primo quarto

Un rombo  di moto
svanisce in dissolvenza

Rimangono i chiacchiericci lontani
l'abbaio insistente d'un cane

Dal pub affondato nel verde
fluiscono le note lente e dolci
d'una ballata country
e il liquido refrain della slide guitar

Si sente il profumo intenso del Pino
e quello pungente e speziato del Falso Pepe
e l'odore pungente della terra surriscaldata


La giostrina è immobile,

come morta,
imprigionata in un graticolato d'acciaio

I lampioni illuminano
spazi deserti,
maliconnici

Soltanto i suoni e le voci distanti,
ovattate,
tradiscono presenze

Pietra dura e fresca
sotto le natiche

I fiorai chiusi per ferie:
s'avverte la mancanza
di quelle isole di luci,
allegre e scintillanti,
piene di cromatismi,
anche se avvicinandosi,
in quelli sontuose fragranze
s'indovina il lezzo greve del cimiteri

Agosto è il mese della smobilitazione

Poi, verrà l'autunno
e saremo un po' più soli,
in viaggio verso la fine del mondo
alla ricerca di una Finisterre della mente,
verso quell'ultima meta
da tempo annunciata




Chiuso per ferie - Foto di Maurizio Crispi

Condividi post
Repost0
14 agosto 2012 2 14 /08 /agosto /2012 14:51

Viale del Fante - Palermo - Foto di Maurizio Crispi

 

L'aria arroventata
è pesante
Niente corsa: troppo caldo
La piscina comunale
desolatamente chiusa
Non vado al mare
L'idea della folla e del baccano sguaiato,
dei rumori e dell'aria ammorbata di fumi di scarico
m'inquieta
Non sono mai pronto per questo
Pedalo lungo strade vuote
Il sudore intride la T-shirt
lo sento scivolare a gocce sotto le ascelle
Mi fermo in un bar in smobilitazione
a sorseggiare lento un caffé
Leggo un libro di facile lettura
Ma poi il cameriere si avvicina
e mi dice brusco: "E' tempo di sloggiare, oggi si chiude in anticipo"
Non faccio in tempo ad alzarmi e già leva via sedie e tavolo
Congelo i miei pensieri
Guardo al passato remoto,
quando tutto era possibile,
quando il tempo era ancora giovane
Poi, riprendo ad andare
sulla mia bici,
affannandomi qua e là
come un criceto nella sua ruota
I pedali sono pesanti
Anche se è vuota
la strada mi seduce
con le sue promesse indistinte
E, poi, sono di nuovo al riparo
della mia conchiglia
a leggere di vite fantastiche
che non sono la mia

I libri sono i migliori amici.
ma anche formidabili prigioni

Palermo, il 14 agosto 2012



Viale Strasburgo - Palermo - Foto di Maurizio Crispi

 

 

Foto di Maurizio Crispi

Condividi post
Repost0

Mi Presento

  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
  • Contatti

Profilo

  • Frammenti e Pensieri Sparsi

Testo Libero

Ricerca

Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


frammenti-e-pensieri-sparsi.over-blog.it-Google pagerank and Worth