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27 giugno 2015 6 27 /06 /giugno /2015 20:11
Non temerò alcun male

Il sole del primo meriggio
batte impietoso
sulle vie d'asfalto
sui piazzali polverosi,
sui giardini entropici,
tendenti alla desertificazione,
panchine divelte,
fontane prosciugate,
monnezza sparsa ad arte

Con le raffiche del vento caldo che soffia dal Sud
nuvole di sabbia finissima si levano
turbinando dalle aree salute,
sommerse da una rigogliosa vegetazione selvaggia
Solo pochi resilienti si affannano ad esercitarsi
sotto il sole rovente,
incuranti di caldo e polvere

Non una panchina attorno.
Ci si può sedere soltanto nella polvere,
tra formiche e scarafaggi
nell'ombra esile di alberi stenti

Le strade della città
sono scenari di desolazioni,
negozi chiusi e sprangati
insegne cadenti
spazi vuoti con i segni d'un frettoloso abbandono,
quasi avesse avuto inizio una migrazione

Ma le gelaterie sono traboccanti di clienti,
alla ricerca di un dolce conforto,
e così pure i negozi di intimo
Loro sì, fanno affari senza deflessioni

Camminare per le vie della città
fa germogliare nel cuore un sottile filo di malinconia
che presto si tramuta in nube malevola
che oscura tutto il resto

La gente butta via i libri o li brucia.
se ce li ha,
oppure non li compra,
non sa più cosa farsene,
forse non l'ha mai saputo

Lo spettacolo dell'ignoranza,
dell'insensibilità,
della mancanza di cultura
fa il resto

Viene voglia di rifugiarsi
nella mancanza di consapevolezza
della vita animale di basso livello evolutivo
o, ancor di più, di quella minerale

Farsi topo, scravagghiu, pietra
per non dover temere alcun male
E poi ci si trascina stancamente,
come ogni volta,
sino a casa,
dove un libro attende i pochi lettori sopravvissuti,
per praticare una moderna - e rassicurante - clausura
libro e divano
libro e poltrona
libro e letto
e, poi, dormire
dormire
dormire
alla ricerca dell'oblio

Ma il giorno dopo,
molto prima dell'alba,
si ricomincia a zampettare,
come criceti nella ruota

Non temerò alcun male
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19 giugno 2015 5 19 /06 /giugno /2015 06:39
The Making of the Birthday CardsThe Making of the Birthday Cards
The Making of the Birthday Cards

Nella preparazione del 2° compleanno del nostro piccolo Gabriel "Babacino", Maureen si è messa al lavoro per predisporre i bigliettini di invito alla festa, pensati soprattutto per i compagni ed altri bambini (non per gli adulti).
Rigorosamente per i piccini...
L'idea di Maureen è stata quella di fare qualcosa in cui tutti noi fossimo coinvolti (una sorta di piccola impresa familiare collettiva): da qui l'idea di cominciare con l'impronta della mano di Gabriel (la cui realizzazione all'inizio ha suscitato qualche resistenza da parte del nostro cucciolo Babacinol), parte della lavorazione a cui io stesso ho partecipato attivamente come "stenditore", mano mano che le impronte della mano venivano sfornate.
Poi, Maureen è passata alla realizzazione delle card, costruendole pezzo pezzo, a partire dai fogli di cartoncino e altri materiali.
Maureen, in questo, è molto esigente e il suo sforzo creativo, anche per ealizzare le cose più semplici, è sempre per lei fortemente challenging.
Il lavoro è iniziato, domenica 14 giugno 2015, ed oggi (siamo a Venerdì), il lavoro è praticamente giunto alla fine della sua elaborazione.
Per sintetizzare:

  • Gabriel ci ha messo l'impronta colorata della sua mano;
  • Io ho fatto lo "stenditore" e il fotografo (oltre ad occuparmi della stampa di alcune delle frasi);
  • Maureen ha fatto il lavoro di assemplaggio creativo.

Quindi è stato un lavoro di noi tutti, guidato dalla speciale vision creativa di Maureen
A proposito!
Maureen è disponibile per fare questo lavoro su commissione (per feste di compleanno o altre ricorrenze), partendo - ovviamente dall'idea del committente e discutendone con lui e utilizzando tecniche miste (compreso il decuoage o l'inserto mediante tecniche collage di immagini fotografiche), come è stato nel caso della realizzazione di queste birthday.
E vi assicuro che le realizzerà con la stessa dedizione e passione che ha profuso nel caso di queste per il compleanno di nostro figlio.
Se qualcuno é interessato ci contatti o tramite facebook oppure telefonicamente.

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19 giugno 2015 5 19 /06 /giugno /2015 06:38
Il cantaro ritrovato: il grado zero del water closet (ma senza sciacquone incorporato)Il cantaro ritrovato: il grado zero del water closet (ma senza sciacquone incorporato)

(Maurizio Crispi) L'altro giorno, immerso in una calura insopportabile, camminavo nei pressi di Villa Sperlinga e la mia attenzione è stata all'improvviso attratta da un grosso vaso in terracotta smaltata: l'ho immediatamente raccolto (minchia, quanto pesava) e l'ho portato a casa, rifacendo la strada all'incontrario, benchè avessi delle cose urgenti da fare. Ma ho pensato che la salvaguardia di un così importante e prezioso reperto meritasse pure qualche ritardo nello svolgimento degli atti banali della vita quotidiana.
Ma di cosa si trattava, esattamente? All'inizio, non mi ritornava la parola giusta: sentivo di avercela sulla punta della lingua, ma niente! Poi, ho chiesto in giro, tramite FB, e la mia amica Anita me l'ha ricordato.
Ma sì, era un "cantaro", vale a dire - banalmente un "vaso", utilizzato - quando ancora non esistevano i gabinetti, per l'espletamento dei propri bisogni corporali in casa, con il comodo di non dovere uscire all'aperto (salvo poi a svuotarlo del suo contenuto ancora fumante fuori dalla finestra, sulla testa di incauti passanti).
Un prezioso reperto, decisamente: anche perchè, con il declino delle sue utilizzazione (visto che, oggi, tutte le case - anche nei luoghi più remoti - sono fornite di gabinetti) non ne vengono più fabbricati di nuovi.
Quando ero piccolo, dicevo sempre: "Mamma, voglio un cantaro! Con questa sua forma svasata che capovolgendolo sembra il copricapo di un dignitario etrusco, mi piace troppo! Me ne compri uno?

E lei mi rispondeva: "Maurizietto, non ne fabbricano più di cantari".

Ed ecco che la buona sorte, in età decisamente matura, me ne ha fatto trovare una.
Non presentava tracce recenti di uso (fortunatamente).
Quello che ho trovato é di struttura molto semplice: senza foro di scarico sul fondo, come erano i tipi più elaborati, pur in costanza di forma.

Testimone di questo fortuito è stato il mio amico FB Roberto Alabiso il quale mi ha detto, nel vedermi carico del prezioso e singolare fardello: "Anche io, se lo avessi trovato, me lo sarei portato a casa: ma mi hai preceduto".
In un certo senso, questo ritrovamento ha un valore storico.
Ho anche potuto soddisfare, il piacere di metterlo sulla testa a mo' di cappello...

Il Cantaro è, in pratica, è il grado zero del Water Closet: è, in sostanza, il dispositivo popolare che si usava nelle case di città (più che in quelle di campagna, almeno in quelle dei "viddrani") prima dell'arrivo dei moderni water closet a valvola con sciacquone.

 

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16 giugno 2015 2 16 /06 /giugno /2015 17:46
I passerotti caduti dal nido e il dolore del mondo
I passerotti caduti dal nido e il dolore del mondo
I passerotti caduti dal nido e il dolore del mondo

Camminavamo io e Gabriel, Gabriel nel passeggino.

Sul bordo della strada c'era un grosso merlo stecchito.

Birdie, birdie! - ha detto anche questa volta Gabriel che è solito segnalare con grida di giubilo gli uccelli svolazzanti, attorno a noi, anche quando sono molto lontani, poco più che puntini mobili nel cielo.

Ma il birdie stavolta non si muoveva: se ne stava immobile con le zampine rattrappite e con la testa piegata ad un angolo innaturale rispetto al resto del corpo.

Ci siamo soffermati.

Gli ho spiegato che il merlo era caduto dall'alto, che aveva sbattuto sull'asfalto duro e che, a causa di ciò, si era fatto tanto male, ma proprio tanto male, al punto che non poteva più ne muoversi, né tornare a volare di nuovo.

Ma tutto questo l'ho detto in poche parole soltanto, cercando di essere il più semplice possibile.

Poi ho detto: "Si è fatto tanto male, è morto...".

Comunque, il concetto è rimasto impresso nella mente di Gabriel che ha guardato a lungo il merlo stecchito.

Quando ci siamo visti con Maureen, a suo modo ha cercato di raccontare l'accaduto: "Hen... male! Hen... male"! ("Hen", cioè gallina: subito prima avevamo incontrato delle galline vive e vegete, che si muovevano di concerto, in una sorta di danza paso doble con un tronfio tacchino).

Quest'incontro casuale mi è sembrato l'occasione giusta per parlare di un concetto ostico e di introdurlo, a partire dall'osservazione della realtà.

Proseguendo nell'ammaestramento, quando si è trattato di attraversare la strada, l'ho esortato a lasciarsi tenere per mano (Gabriel è riottoso e vorrebbe sempre fare da solo) e, per incoraggiarlo, gli ho detto "Devi darmi la mano, ci sono le automobili e se non mi dai la mano, le macchine ti possono fare molto male...".

Anche se per arrivare il concetto di "morte" ci vorrà ancora molto, almeno c'è stata l'occasione di introdurre quello di un "male" irreversibile che porta all'immobilità totale.

Penso che bisognerebbe sforzarsi di affrontare con i bambini queste piccole lezioni di vita: uno dei punti deboli della società contemporanea è il fatto che, mentre in un passato non lontano, vita e morte convivevano - per così dire - nella stessa stanza e il morire era semplicemente un fatto della vita, oggi l'esperienza del male e della morte si è sempre più rarefatta e se ne ha una rappresentazione soltanto mediatica, con l'idea che sia qualcosa di finto.

E, paradossalmente, vi è un atteggiamento diffuso che vorrebbe proteggere i più piccini dalla percezione della sofferenza e della morte.

Ma il rischio è che poi, in seguito, quando il bambino di un tempo - nel frattempo cresciuto dovesse - imbattersi in queste esperienze, non avrebbe strumenti per poterle metabolizzare e ne uscirebbe del tutto traumatizzato, poiché sarebbe incapace di assorbirle e di farsene una ragione.

Sarebbe un po' come accade nella storia del principe Siddharta che, messo di fronte all'esperienza disperante del dolore del mondo (dopo esserne stato protetto a lungo da genitori che volevano il meglio per lui), la senti del tutto intollerabile (un tradimento e una negazione della rappresentazione di un mondo dorato ed edulcorato che era stato portato a costruirsi)e dovette intraprendere un suo personale percorso di liberazione dalla sofferenza

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16 giugno 2015 2 16 /06 /giugno /2015 13:35
Eraclea Minoa: un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. La bellezza e il fascino della storia, malgrado l'incuria
Eraclea Minoa: un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. La bellezza e il fascino della storia, malgrado l'incuriaEraclea Minoa: un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. La bellezza e il fascino della storia, malgrado l'incuria
Eraclea Minoa: un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. La bellezza e il fascino della storia, malgrado l'incuriaEraclea Minoa: un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. La bellezza e il fascino della storia, malgrado l'incuria
Eraclea Minoa: un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. La bellezza e il fascino della storia, malgrado l'incuriaEraclea Minoa: un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. La bellezza e il fascino della storia, malgrado l'incuria

(Maurizio Crispi) Abbiamo deciso di fare una bella gita alla vigilia del nostro avversario di matrimonio 8il 1° maggio scorso).
E abbiamo pensato di andare (o meglio: sono stato io a concepire questa possibile destinazione della nostra gita, con l'idea che sarebbe stata una bella sorpresa per Maureen) sino a Eraclea Minoa nel territorio agrigentino di Cattolica Eraclea. Perchè proprio Eraclea Minoa?
Perché per me Eraclea con i suoi 2600 e più anni di storia possiede un suo fascino enorme.

Ma anche per la bellezza della vasta spiaggia sottostante, contornate di rupi friabili di bianche rocce calcaree e da una pineta, densa di fresca ombra: un luogo ancora non guastato - in questo periodo dell'anno - dalle torme di villeggianti e di gitanti giornalieri.
Sarà per il silenzio che vi regna sovrano, per il vento che soffia impetuoso quasi costantemente, per il frinire delle cicale e per il ronzio sommesso di un'infinita varietà di altri insetti, o per il rombo costante della risacca che si frange a riva, si ha la sensazione di essere spaesati e trasportati in un altrove spazio-temporale, come se si entrasse in una capsula del tempo.
Le rocce calcaree friabili e delicate di cui sono fatti i ruderi del teatro antico e di altri edifici che pazientemente sono stati riportati alla luce e che hanno richiesto nel corso del tempo speciali accorgimenti per frenarne l'inarrestabile degrado causato dall'azione degli elementi atmosferici (nessuno veramente efficace tuttavia), ma anche quelle scistose più resistenti che - entrambe - compongono le strutture rimaste visibili, le gradinate dell'antico teatro, i basamenti delle case di civile abitazione e deputate ai commerci, le antiche cisterne per la raccolta dell'acqua piovana, ciò che resta di un imponente muro di cinta, parlano di un passato remoto e grandioso: e scrutando verso la linea dell'orizzonte, si possono facilmente immaginare le navi da trasporto che arrivavano ai piedi di Capobianco, trasportando mercanzie e che venivano tirate a secco sul greto e alla foce del fiume Platani che continua a scorrere oggi e a riversarsi nel mare, esattamente come faceva 2500 anni addietro. E si può immaginare che, mentre si attendevano le navi dei commerci, gli aruspici scrutassero il cielo alla ricerca di segni e di vaticini, mentre i cittadini operosi, piccolissime figurine di fronte all'immensità del cielo e del mare, eranointenti al lavoro ciclico del giorno e ai commerci.
E' un luogo di intense emozioni, di vibrazioni nell'aria e di palpitazioni interiori.
Aggirandosi tra quelle antiche pietre si sente l'esigenza del silenzio e del raccoglimento: non si potrebbe tollerare nemmeno il brusio di una radiolina o di un I-pod ascoltato da qualche malaccorto visitatore in cuffia.
Non c'è posto per la modernità qui.
Il sito archeologico dell'antica Heraclea è quasi misconosciuto.
Pochissimo frequentato dalle italiche genti, sempre più ignoranti ed insensibili, è piuttosto meta di pellegrinaggi di turisti esteri, tedeschi e britannici, che vanno alla ricerca pensosa - e in fondo romantica, esattamente come i cultori del Grand Tour di un tempo - del fascino dell'antichità e della storia trascorsa e che arrivano qui alla spicciolata, e non in grandi comitive chiassose in torpedone, consumatori di coca cola e produttori di cartacce..
La passeggiata nel cuore del sito e poi tutt'attorno, da dove si domina in un unico colpo circolare, la campagna irrigua della Valle del Platani e la linea della costa che si spinge ad Est verso le meraviglie della Riserva naturale orientata di Torre Salsa, il verdeggiare dei campi, punteggiato - in questo periodo dell'anno - di splendide fioriture - di convolvoli, di papaveri, di acacie - in un manto ancora verde smeraldino - è di grandissimo fascino: e non si può non sentirsi dentro di sé grati per potere usufruire di tutto questo, della bellezza a portata di mano, malgrado tutto, malgrado l'incuria degli uomini e malgrado la loro capacità di dare a questi luoghi il giusto valore.

Foto di Maurizio e Maureen Crispi
Foto di Maurizio e Maureen CrispiFoto di Maurizio e Maureen Crispi
Foto di Maurizio e Maureen CrispiFoto di Maurizio e Maureen CrispiFoto di Maurizio e Maureen Crispi

Foto di Maurizio e Maureen Crispi

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15 giugno 2015 1 15 /06 /giugno /2015 12:22
Festa di fine anno al centro DoReMi, ludoteca per l'infanziaFesta di fine anno al centro DoReMi, ludoteca per l'infanzia
Festa di fine anno al centro DoReMi, ludoteca per l'infanziaFesta di fine anno al centro DoReMi, ludoteca per l'infanzia

Il 13 giugno 2015 si è svolta la festa di fine anno che ha visto coinvolti tutti i "piccoli" frequentatori del Centro Doremi Ludoteca di Palermo e i loro genitori.
E' stata un'esperienza nuova per il nostro Gabriel che, assieme ai "piccolissimi", ha avuto un piccolo ruolo nello spettacolo allestito grazie all'impegno profuso dalle maestre e da tutto lo staff, pur essendo stato il suo inserimento relativamente tardivo.
Lo spettacolo ha avuto per tema "Nutrilandia", con una serie divagazioni"creative" in successivi sketch dell'importanza della buona nutrizione e dell'igiene connessa al mangiare, il tutto supportato da materiali ed oggetti di scena "tematici" costruiti collettivamente nel corso dell'anno.
I successivi "numeri", messi in scena nel giardinetto antistante ordinariamente utilizzato per i giochi all'aperto, sono stati applauditissimi dal folto gruppo di genitori presenti (e di qualche fratellino/sorellina di età maggiore).
Si è notato con grande piacere un grande affiatamento nei gruppi delle diverse età (i "piccolissimi", i "piccoli", i "grandetti" e i "grandoni"), con una valorizzazione delle risorse e delle qualità individuali, in applicazione d'una delle principali linee-guida del Centro: obiettivo che può essere raggiunto soltanto attraverso la bontà delle relazioni tra i diversi docenti e all'interno di tutto lo staff, in una relazione isomorfica che è l'unica capace di attivare sviluppi virtuosi.
Come si diceva tutti i manufatti necessari alla messa in scena sono stati realizzati nel Centro, e ciò come parte essenziale dei percorsi di creatività che i suoi programmi desiderano poter sviluppare nei piccoli allievi.
Dopo la fine dello spettacolo, sono stati consegnati i piccoli - rituali - regali di fine anno alle maestre ed è seguito un rinfresco per tutti, ricco ed abbondante: come ultimo atto sono stati consegnati i lavori individuali realizzati durante le ore didattiche e di gioco - e raccolti - nel corso dell'anno

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15 giugno 2015 1 15 /06 /giugno /2015 11:29
Peregrinazioni nei nostri luoghi oscuri

Peregrinazioni notturne

Non sapere dove andare,

nelle tenebre che ci avvolgono

in una coltre

Gli oggetti non parlano più,

da quando la magia li ha lasciati

e sono opachi agli occhi e al cuore

Lo sciabordio dell'onda,

il pigolio delle rondini che inizano a scaldarsi

prima dei voli mattutini di caccia,

il lamento straziante del gabbiano senza riposo

il profumo della zagara

e delle foglie di eucalipto cadute anzitempo

il brusio molesto della radio accesa H24

il cazzo mordace, gonfio di voglie

i labirinti senza uscita in cui si procede alla cieca,

senza mai avere una visione d'insieme,

la solitudine impareggiabile

Tutto si dissolve al mattino,

sfocandosi negli obblighi impellenti del work-of-the-day,

Sono già morto forse,

anche se l'atroce illusione è di essere ancora vivo

La morte è nell'assenza di desiderio,

quando si è solo simulacri ambulanti,

in attesa di dissoluzione

Nella notte si muovono cose

scricchiolano e gorgogliano i muri

e oscure presenze strisciano fuori

dagli anfratti

Di questi movimenti

si può soltanto ascoltare la progressione,

esserne testimoni, senza potere (o volere) interferire,

mentre i secondi e i minuti scorrono,

dilatati

Ogni notte, trascorro le ore con gli occhi aperti

le pupille dilatate

il cuore che batte forte, in gola

la paura che mi tiene desto

è ad un tempo carburante per il mio motore interno

E' la paura ancestrale dell'uomo che,

per passare la notte irta di pericoli,

si rifugiava nelle caverne,

appena illuminate dalla luce tremolante dei fuochi di bivacco,

temendo, ancor più delle minacce provenienti da fuori,

quelle oscure - striscianti ed innominabili - che potevano arrivare

dalle profondità contorte e non esplorate

del loro stesso riparo

E' la paura del predatore che vive nascosto

nei nostri luoghi oscuri

Poi, con la luce del giorno tutto si dissolve,

anche se, a ricordare i fantasmi notturni,

rimane perturbante,

forse malevolo,

quel pulviscolo che danza nell'aria,

illuminato dalla luce sghemba del primo raggio di sole

Peregrinazioni nei nostri luoghi oscuri
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24 maggio 2015 7 24 /05 /maggio /2015 05:28
Il gioco della calzetta puzzolente. Our favourite family gameIl gioco della calzetta puzzolente. Our favourite family game
Il gioco della calzetta puzzolente. Our favourite family game
Il gioco della calzetta puzzolente. Our favourite family gameIl gioco della calzetta puzzolente. Our favourite family gameIl gioco della calzetta puzzolente. Our favourite family game

L'altro giorno con mio figlio Francesco abbiamo iniziato il "gioco della calzetta puzzolente".

Ciò é accaduto del tutto casualmente, poiché - avendo prurito ai piedi - mi ero sfilato le mie calzette da running e, come si usa fare goliardicamente - gliele ho lanciate addosso con mira perfetta. Lui si è divincolato per evitare di beccarsele sulla faccia e ha lanciato un grido di teatrale disgusto. E me le ha rilanciate, cercando di evitare di toccarle direttamente.

Gli scambi e i lanci sono continuati con risa e sollazzo.

Alla scaramuccia era presente il piccolino Gabriel Babacino che si è divertito un mondo e, a un certo punto, ha voluto partecipare anche lui al lancio delle calzette "puzzolenti".

E siamo andati avanti ancora per un po'.

Da allora, appena Gabriel mi vede con e calze ai piedi, mi dice "Calzetta! calzetta!" ed esige che io mi sfili le calzette ai piedi per dare inizio al gioco.

Per lui è specialmente esilarante tirarle addosso a Maureen che, nel riceverle e nel divincolarsi, è particolarmente reattiva e teatrale.

Il gioco del lancio delle calzette puzzolenti può andare avanti a lungo, senza noia.

E' semplicemente esilarante, anche perché infinite possono essere l evariazioni del disgusto...

Raccomandazioni: per mettere in scena tale gioco, non si può farlo per finta: le calzette debbono davvero essere ben stagionate e odorose. Si prestano particolarmente bene allo scopo i calzini tecnici da corsa, specie se indossati per 3 o 4 uscite di seguito, senza lavaggi intermedi.

Provateci anche voi e il divertimento è assicurato!

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21 aprile 2015 2 21 /04 /aprile /2015 18:05
Il borgo
Il borgo
Il borgo
Il borgo
Il borgo
Il borgo
Il borgo
Il borgo
Il borgo
Il borgo

La fontana antica
con la sua presenza discreta domina la piazza
E dalle bocche di volti di pietra levigati dal tempo
scorrono perennemente acque fresche e limpide
L'uomo vecchio con la coppola se ne sta sull'uscio di casa,
un po' storto di schiena e malfermo sulle gambe,
a sogguardare il mondo
e s'azzarda anche a fare due passi fuori,
ma tenendosi accosto al muro
per timore di essere inghiottito dal vasto spazio vuoto
due passi e poi fa marcia indietro,
guarda, aguzzando lo sguardo,
scruta
e poi fa marcia indietro,
verso il rifugio sicuro dell'uscio di casa
Non si sa mai quale pericolo possa materializzarsi all'improvviso

Appanchinati in attesa,
protezione civile e primo soccorso
ma anche paesani in conversazione
e c'è pure il locco iccat'i ciancu
a fumare una sigaretta appresso all'altra

Risalendo la strada
si vedono altre fontane antiche
selciati antichi di pietre
che fanno risuonare i passi con durezza
porte aperte che danno verso interni ombrosi e abbelliti da piante in fiore.
e ancora fontane da cui pendono verdi barbe muscose

E I podisti attesi passano ora in una fila continua o separati da ampi spazi uno dall'altro
gioiosi, affaticati, frettolosi a volte, ingobbiti,
sorridenti quasi sempre,
alcuni alzano le braccia al cielo

Un asino impastoiato vicino ad una casa sul pendio
li guarda incantato con le orecchie tese,
ma non raglia per salutare il loro passaggio:
non li comprende, ma sembra incuriosito da tanto affanno,
lui nella vita se la prende molto più comoda e non vede la ragione di tutto ciò

Alberi in fiore,
prati verdissimi e piccoli fiorellini di campo che li punteggiano
Intanto, in basso, nello spiazzale antistante il presidio ospedaliero
è in corso un'azione di elisoccorso
i rotori dell'elicottero cominciano a ruotare prima lentamente,
poi sempre più veloci e, alla fine,
il mezzo si alza nel cielo
e prendendo velocità in avanti con un'ampia virata si dirige a Nord
oltre la cresta montuosa che contorna la valle del Sosio

Pecore su di un altro scampolo di prato,
incastonato tra brutti edifici moderni,
se ne stanno accucciate,
tanto che di primo acchito,
le si scambia per massi biancastri,
tanto sono ferme a ruminare,
isole bianco-avorio in una distesa verde smeraldina
ma poi una mamma si alza sulle zampe
e c'è l'agnello che la segue come un'ombra
con la testa infilata tra le sue gambe posteriori a suggere il latte benefico

E intanto i podisti continuano a sfilare e a rollare,
intenti nell'ultimo chilometro della loro fatica
Poi, la festa della premiazioni, i sorrisi e gli abbracci
il commiato e gli addii

E subentra un'atmosfera da siesta messicana,
tutto chiude persino i bar che s'affacciano sulla piazza

Mexico&Nuvole, insomma...

Un uomo riposa su di una panca, avvolto nel suo tabarro,
malgrado l'aria sia mite,
il bastone da passeggio fieramente puntato al sole

Un altro riposa sotto l'Albero di Giuda in fiore

E, alla fine, la fontana rimane di nuovo da sola
al centro della piazza
a cantare la sua canzone

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30 marzo 2015 1 30 /03 /marzo /2015 08:00
Una testa tagliata a Tarling Street.
Una testa tagliata a Tarling Street.
Una testa tagliata a Tarling Street.
Una testa tagliata a Tarling Street.
Una testa tagliata a Tarling Street.
Una testa tagliata a Tarling Street.
Una testa tagliata a Tarling Street.
Una testa tagliata a Tarling Street.

Una testa tagliata a Tarling Street.

Correndo ho incontrato una testa tagliata.
Giaceva sull'asfalto di Sutton Street, con la faccia rivolta a terra.
Era triste e mi ha parlato con gran dolore
L'ho presa e ho cercato di collegarla a qualcosa, come a darle di nuovo un collo e un corpo.
Una ben magra conolazione, ma sarebbe stato qualcosa.
Ecco fatto!
Così, mi sembrava meno triste.
E me ne sono andato.
Quando sono tornato era sempre là, dove l'avevo collocata, malinconica nella sua catatonica immobilità.
E di nuovo l'ho presa e ci siamo fotografati assieme come per suggellare un incontro indelebile e memorabile.
Poi l'ho riposta su di uno spuntone metallico.
Perchè tanta crudeltà, evocativa di pratiche tribali e medievali, quando le teste mozzate si conficcavano su lunghe pertiche che venivano piantate all'ingresso dei villaggi e delle città a monito per i lestofanti e i traditori.
Lì, l'ho lasciata a sorvegliare l'ingressoi casa, ma quando sono tornato non c'era più.
Si era involata per andare nel pardiso delle teste mozzate, o forse qualcheduno, disturbato da una così cruda e dissacrante rappresentazione del Medioevo prossimo venturo, si è sentito offeso nell'intimo e si è affrettato a rimuoverla.
Forse avrei dovuto portarla a casa con me e accudirla. Oppure darle cristiana sepoltura.
E' sempre diffcile dire cosa sia giusto fare e come lo si debba fare.
Spesso siamo colpevoli di non volute omissioni.
Ancora una volta non so.
In questo mondo sono sempre di più le cose che non so di quelle che so.
Ma l'importante è ammetterlo, senza sentirsi sminuiti.
Ma quella testa!
Chissà quali pensieri ci si nascondevano dentro!
Non ho fatto in tempo a sentire tutte le storie che avrebbe potuto raccontarmi.

Vitti 'nna crozza nella versione di Rosa Balistreri

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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