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29 novembre 2015 7 29 /11 /novembre /2015 20:18
Sex di Luca Beatrice. Una carrellata sugli erotismi nell'arte da Courbet a youporn e oltre
Sex di Luca Beatrice. Una carrellata sugli erotismi nell'arte da Courbet a youporn e oltre
Sex di Luca Beatrice. Una carrellata sugli erotismi nell'arte da Courbet a youporn e oltre
Sex di Luca Beatrice. Una carrellata sugli erotismi nell'arte da Courbet a youporn e oltre

E' un saggio complesso ed esaustivo quello del critico d'arte Luca Beatrice dal titolo, Sex. Erotismi nell’Arte da Courbet a YouPorn (Rizzoli Editore, 2013, collana Arte e Saggi).
Il tema è - come dice il titolo -"erotismi nell'Arte", ma - in verità - Luca Beatrice parlando di Arte traccia un'evoluzione della società occidentale in funzione della trasformazione degli atteggiamenti e delle rappresentazioni della sessualità.
D'altra parte, ciò che emerge è indubbiamente che il sesso e l'Eros sono due delle molle fondamentali di ogni comportamento umano e, di conseguenza, è giustificato ipotizzare che - senza timore di smentite - si possa tracciare una storia dell'Occidente attraverso la sessualità.
Il saggio di Luca Beatrice é ad ampio raggio poichè egli - soprattutto man mano che ci avviciniamo alla modernità e ai convulsi due primi decenni del nuovo secolo - non tralascia nulla, prendendo in considerazione non solo le opere d'arte più acclarate, ma anche quelle discutibili e ancora collocate in un confine incerto tra Arte e mera rappresentazione pornografica.

D'altra parte l'Arte si evolve di continuo, in sintonia con i tempi e, del pari, anche il Porno si evolve ed ambedue si muovono sempre di più alla conquista di territori sconosciuti e/o prima proibiti. Ciò che prima era "proibito", bandito, considerato inaccettabile, viene "normalizzato" ed entra a far parte del "realm" delle conoscenze/esperienze fruibili ed accessibili e diventa oggetto di discorso. Compito dell'Arte tuttavia è sempre quello di esplorare ciò che sta ai confini e di osare - con coraggio - la rappresentazione di ciò che rimane al di fuori del campo dell'esperienza comune e ordinaria o di mostrare lati nascosti delle cose e di metterle in luce.
La sessualità, i comportamenti sessuali nel corso degli ultimi due secoli sono venuti alla luce, passando dalla condizioni di segretezza e di censura ad una di esposizione senza veli e pudore.
I concetti di "arte espansa" e di "porno espanso" si fanno, quindi, in questo particolare ambito praticamente sovrapponibili e inistinguibili uno dall'altro.
E tutto può essere piegato a questa rappresentazione che è animata in fondo da una grande ossessione: non a caso il discorso di Luca Beatrice prende le mosse dalla contestata opera di Gustave Courbet, L'Origine du Monde.
L'artista, spinto da questa ossessione, si muove applicando gli strumenti di rappresentazione che la sua epoca gli mette a disposizione e nello stesso tempo è fortemente influenzato dai temi dominanti del suo tempo, così come è permeabile ai molteplici stimoli che gli arrivano attraversano i media e gli strumenti espressivi tipici dell'intrattenimento. Ed è così che il percorso di Luca Beatrice arriva a prendere in cosniderazione persino la recente evoluzione della rappresentazione pronografica attraverso strumenti virtualiquali youporn, attraverso cui - in teoria - chiunque potrebbe varare il proprio capolavoro che metta al centro della sua rappresentazione la sessualità e farlo diventare "viral".

L'Arte si fa "installazione", tableaux vivant, spettacolo e lo stesso Artista si chiama direttamente in causa: non è più un interprete distaccato, ma si mette direttamente in gioco, divenendo lui stesso protagonista delle sue opere, come Andrea Fraser, ad esempio, oppure mettendo in gioco la sua vita e offrendo dei modelli di comportamento in cui ogni segreto sulla vita intima e sulle abitudini sessuali è bandito.

Arte e comportamenti sociali si contaminano a vicenda e si amplificano e chiunque potrebbe, in teoria, generare un'opera d'arte (a condizione che ci sia qualcuno che la validi in quanto tale e che attivi attorno ad essa il circuito cirtuoso del consenso).
L'artista americano Jeff Koons volle fare della pornostar Cicciolina (al secolo Ilona Staller) la sua opera d'arte e la immortalò in molteplici sculture kitsch (in cui llui stesso compariva assieme a lei), esplicite nella rappresentazione della sessualità: ma - tuttavia - fece un errore di valutazione, poichè - credendo di essere creativo - in realtà egli si trovò a copiare ciò che era già stato varato come opera d'arte. Cicciolina prima di diventare soggetto delle rappresentazioni visulai, pittoriche, fotografiche e scultoree di Koons, era stata infatti l'opera d'arte vivente di Riccardo Schicchi, il suo vero ed unico Pigmalione.
Questo è uno dei casi più emblematici tra quelli citati da Luca Beatrice nel suo interessantissimo percorso suggellato,da alcune opere assunte come pietre miliari e punti di svolta, di cui viene fornita prima del testo vero e proprio una carrellata di immagini.
Ed è emblematico anche che, nella scelta di immagini, il percorso inizi con il famoso quadro di Courbet per terminare con la stessa opera rivisitata da Galliano.

(Dal risguardo di copertina) Dalle raffigurazioni più allusive a quelle più esplicite, fin dall'antichità l'arte ha sempre mantenuto forti legami con la rappresentazione del sesso. Nell'iconografia classica esiste una lunga lista di opere scandalose, tenute nascoste o custodite gelosamente per pochi, capolavori considerati oltraggio al pudore e banditi per il loro contenuto, ma è solo attraverso l'interazione con i mass media e con i moderni strumenti di diffusione che nasce il concetto di oscenità. In questo nuovo saggio Luca Beatrice, critico d'arte ironico e aperto alle molteplici sollecitazioni visive dell'arte contemporanea, esplora un tema “hot” che da Courbet a Picasso, da Man Ray a Mapplethorpe arriva alle performance di Vanessa Beecroft e Jeff Koons, agli spettacoli di Madonna fino a YouPorn, ultima frontiera dell'intrattenimento erotico.

Una donna sdraiata, a gambe generosamente aperte, il sesso femminile in primo piano, assieme alla gambe e al ventre. Nascosta sotto il lenzuolo, s’intravede una porzione del seno destro, mentre il volto è al di là della cornice, precluso alla vista. È L’origine du monde, la tela che Gustave Courbet, padre del realismo francese, dipinse nel 1866 e che, dopo aver vissuto in clandestinità per oltre un secolo, oggi è in bella vista al Museo d’Orsay di Parigi. Parte da questa immagine Luca Beatrice, critico e docente all’Accademia Albertina di Torino, per raccontare il rapporto fra il sesso e la sua rappresentazione artistica. Nel volume «Sex. Erotismi nell’arte da Courbet a YouPorn», edito da Rizzoli, l’autore riflette sul moderno concetto di oscenità, prendendo le mosse dalla prima opera pornografica della storia («Se, per assurdo, L’origine non fosse conservata in un museo, ma venisse usata come home page di un sito porno, funzionerebbe lo stesso»), per arrivare all’erotismo on demand offerto da Internet.

Che dopo Courbet niente sarebbe stato più come prima, lo testimonia l’elevato numero di dipinti che, direttamente o indirettamente, si sono ispirati alla donna nuda del pittore francese,a cui, tra l’altro, «Paris Match» ha dato di recente un volto.
Da Rodin, che con la statua «Iris messaggera degli dei» (1890) riprende quasi alla lettera, ma in tre dimensioni, il tema dell’Origine, fino a Daniele Galliano che nel 1998 esegue La fin du monde, passando per Pablo Picasso, ossessionato dalle donne, Gustav Klimt, Man Ray, Marcel Duchamp e Salvador Dalì: non si contano gli artisti che, senza moralismi, hanno fatto ricorso a temi erotici.

Dall’arte al cinema, Beatrice individua poi la seconda grande cesura nel rapporto tra arte e sesso in un film: Deep Throat (in Italia «La vera gola profonda», 1972) di Gerard Damiano che per la prima volta affronta l’orgasmo dal punto di vista di lei e sposta la sede del piacere dalla vagina alla bocca. Mentre, alla fine degli anni Ottanta, con l’incontro tra l’artista americano Jeff Koons e la pornostarIlona Staller - Cicciolina, l’atto sessuale esibito entra negli spazi espositivi istituzionali e genera scalpore. Non mancano, nel libro, riferimenti alla fotografia: il nudo glamour di Helmut Newton, «l’omosessualità aspra ed esplicita» di Mapplethorpe, le trasgressioni visive del giapponese Araki.

(da Wikipedia) Curatore d'arte contemporanea tra i più noti del panorama italiano, Luca Beatrice comincia la sua carriera verso la fine degli anni Ottanta con mostre storiche sul Futurismo torinese (Franco Costa, Enrico Allimandi, Alberto Sartoris).
È stato allievo di Enrico Crispolti alla scuola di specializzazione in storia dell'arte dell'Università di Siena.
Ha cominciato a scrivere di arte sulla rivista Tema Celeste e in seguito su Flash Art.
Dagli anni Novanta è stato curatore di numerose mostre legate alla nuova figurazione italiana.
Viene nominato Curatore della Biennale di Praga (2003-2005) e commissario alla sezione Anteprima della XIV Quadriennale di Roma (2004)
Nel 2005 presenta Natale Addamiano nella mostra organizzata al Museo Archeologico di Paestum in suo onore.
Nel 2009 viene scelto come Curatore del Padiglione Italia alla 53ª Biennale d'arte di Venezia. Punto di partenza dell'esposizione, intitolata COLLAUDI, è l'omaggio a Filippo Tommaso Marinetti e al Futurismo, prima e unica avanguardia italiana del '900[1]
È stato docente di storia dell’arte contemporanea presso l'Accademia di belle arti di Palermo e, per oltre dieci anni all'Accademia di belle arti di Brera, Milano. Dall’autunno 2009 insegna all’Accademia Albertina di Torino.
Da luglio 2010 è Presidente del Circolo dei lettori di Torino: spazio pubblico dedicato ai lettori e alla lettura.
In occasione della 25ª edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino (maggio 2012) ha curato la mostra La Città Visibile. Torino 1988-2012 sui 25 oggetti che hanno rappresentato il cambiamento del capoluogo piemontese negli ultimi anni 25 anni.
È curatore delle edizioni del Premio Cairo dal 2010 al 2013 e del Premio Michetti 2012, a Francavilla al Mare (CH)
Oltre ai testi critici su artisti italiani ormai storicizzati, come Mario Schifano e Mimmo Rotella, e su altri appartenenti alle nuove generazioni, è autore di diversi libri il cui tema è la storia dell'arte, con particolare attenzione al suo rapporto con la musica e il cinema.
Proprio sul rapporto tra arti visive e musica ha curato la prima grande rassegna in Italia dedicata all'argomento: Sound&Vision, a Perugia nel 2006.
Collabora con Juventus Channel in qualità di opinionista e tifoso.
Collabora con Il Giornale, scrive inoltre sul settimanale Torino Sette de La Stampa e sulle riviste Arte, Rumore, Raiders e Max.

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12 ottobre 2015 1 12 /10 /ottobre /2015 06:05
Spencer Tunick e i suoi studi di nudo collettivo, tra eros e raduno tribale
Spencer Tunick e i suoi studi di nudo collettivo, tra eros e raduno tribale
Spencer Tunick e i suoi studi di nudo collettivo, tra eros e raduno tribale
Spencer Tunick e i suoi studi di nudo collettivo, tra eros e raduno tribale

Spencer Tunick (Middletown, 1º gennaio 1967) è un fotografo statunitense, noto per aver realizzato una serie di "installazioni viventi", utilizzando modelli - reclutati su base volontaristica - disponibili a posare nudi in grandi eventi di massa, che possiedono la coloritura e l'atmosfera di un raduno tribale.
I raduni sono sempre un'autentica sosrpresa, poichè - come si può vedere dai video - Tunick non lascia nulla al caso e, di volta in volta, deide come i performer/attori/modelli debbano disporsi e cosa debbano fare. Come un regista da lontano o dall'alto di un'impalcatura metallica, Tunick li dirige per mezzo di un megafono, ottenendo il risultato desiderato.
Ma vediamo cosa dice di lui, Luca Beatrice,critico d'arte italiano che si occupato in un volume di recente pubblicazione dei percorsi dell'Eros nell'Arte.

"Nella rappresentazione del nudo (spesso in connessione con cause di rilevanza sociale o politica) Spencer Tunick ci mette ... ironia e sarcasmo. Nato nel 1967, ha una vera e propria fissazione 'generazionale' per il nudo, colpito sin da bambino da quei naturisti che passeggiavano, incuranti degli sguardi altrui, senza imbarazzo alcuno e con gli attributi in piena vista. Per realizzare i suoi set fotografici e video in ambienti pubblici, Tunick ha viaggiato in lungo e in largo per il mondo, muovendo una macchina organizzativa complessa e difficile da gestire. Ci si può leggere dietro un intendimento etico (l'eterno contrasto tra natura e cultura) oppure politico, visto che sono tornati di moda i sit-in di protesta dove ci si spoglia per una nobile causa, dal no alle pellicce alla chiusura degli ospedali.
"Niente di volgare in tutto ciò, eppure dal 1992, anno della sua prima performance, Tunick é stato arrestato svariate volte e a New Yoirk si è beccato diverse denunce per oltraggio al pudore e turbativa della quiete pubblica.
"Tra le operazioni più clamorose, cui i media mostrano un interesse sempre crescente, alla Biennale di Sao Paulo, in Brasile, nel 2002, mille persone si denudano di fronte all'edificio principale della mostra (e un pubblico di oltre il doppio accorre sul luogo per assistere all'evento che i partecipanti hanno descritto come un'esperienza pacifica, armoniosa, naturale).
"Davanti all'Opera House di Sidney, nel 2010, l'artista chiede ai suoi attori di abbracciarsi a coppie: all'inizio serpeggia un po' di imbarazzo, poi tutto procede per il meglio. Mardi Gras: The Base - questo titolo, in riferimento all'eguaglianza tra gli individui e, a prescindere dal sesso e dai loro orientamenti - è stato commissionato dall'omonima associazione di gay e lesbiche australiana. Una delle perfomance più contestate si è svolta nel 2003 in Cile, un Paese segnato da anni di regime militare: un gruppo di legali ha provato a vietare la radunata, senza tuttavia riuscirci, mentre 600 evangelisti si sono trovati di fronte all'albergo in cui era alloggiato l'artista accusandolo di immoralità.Eppure i volontari accorsi hanno sfiorato le 5000 unità e l'adunata è diventata uno dei più vividi simboli della libertà individuale e politica dei Cileni.
"In rete si trovano varie testimonianze di partecipanti che descrivono con entusiasmo l'esperienza, nonostante le difficoltà climatiche e gli imbarazzi: 'Non avrò più l'occasione di farlo, non è il caso di sentirsi inibiti'; 'Non ha niente di sessuale... sembra più tribale, un grande raduno di umanità'; 'Pensavo che ci sarebbero stati solo vecchi nudisti e invece sono tutte persone eccezionali'. Chi vuole proporsi come modello (rigorosamente volontario e dunque non pagato) può registrarsi sul sito di Tunick e sarà avvisato qualora l'artista decida di organizzare un raduno nella sua area di residenza". (da Luca Beatrice, Sex. Erotismi nell'Arte da Courbet a YoupPorn, Rizzoli, 2012, pp.164-165).

Percorso formativo e principali tappe di Tunick. Ottenuto il Bachelor of Arts nel 1988, Tunick cominciò a fotografare nudi nelle vie di New York nel 1992. È infatti molto conosciuto per le sue fotografie che ritraggono persone nude, principalmente in contesti urbani; solo in pochi casi si tratta di nudi individuali o di piccoli gruppi inseriti in situazioni insolite.
Nel 1994 il fotografo fu arrestato nel Centro Rockfeller di Manhattan (New York), poiché in compagnia di una modella completamente nuda. Dopo aver realizzato alcune foto in altri paesi degli Stati Uniti, nell'ambito di un progetto che prese il nome di Naked States, ha operato a Londra, Lione, Melbourne, Montréal, Caracas, Santiago, San Paolo, Buenos Aires, Sydney, Newcastle, Roma e Vienna. Nel giugno del 2003 ben 7000 persone hanno posato per lui a Barcellona. Nel maggio del 2007, a Città del Messico, ha battuto il suo record personale fotografando oltre 18.000 persone ne el Zócalo, la piazza principale della città.
I modelli da lui utilizzati sono dei volontari. Tunick ha spesso suscitato dibattiti e interrogativi per la natura della sua opera, che molti definiscono una semplice "manifestazione sociale", a sostegno della libertà di espressione. Dalle sue immagini scaturisce una tensione e una riflessione sui concetti di pubblico e privato, individuale e collettivo. L'esperimento visivo di Spencer Tunick compie un'azione livellatrice che permette di comprendere l'omogeneità umana, tramite una visione democratica del nudo, che, totalmente deprivato di umanità e sensualità, ci riporta all'oggetto-merce.

Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo

Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo

Spencer Tunick a Milano. Spencer Tunick, l'artista-fotografo statunitense conosciuto per le sue fotografie che ritraggono persone nude, mentre aiuta Tim ad arrampicarsi su un distributore di benzina in piazza della Repubblica, a Milano. Dal giovedì 16 settembre al 30 novembre, a Milano, personale dell'artista alla galleria Mimmo Scognamiglio che ha prodotto questa performance (Francesca Pini)
Spencer Tunick a Milano. Spencer Tunick, l'artista-fotografo statunitense conosciuto per le sue fotografie che ritraggono persone nude, mentre aiuta Tim ad arrampicarsi su un distributore di benzina in piazza della Repubblica, a Milano. Dal giovedì 16 settembre al 30 novembre, a Milano, personale dell'artista alla galleria Mimmo Scognamiglio che ha prodotto questa performance (Francesca Pini)
Spencer Tunick a Milano. Spencer Tunick, l'artista-fotografo statunitense conosciuto per le sue fotografie che ritraggono persone nude, mentre aiuta Tim ad arrampicarsi su un distributore di benzina in piazza della Repubblica, a Milano. Dal giovedì 16 settembre al 30 novembre, a Milano, personale dell'artista alla galleria Mimmo Scognamiglio che ha prodotto questa performance (Francesca Pini)
Spencer Tunick a Milano. Spencer Tunick, l'artista-fotografo statunitense conosciuto per le sue fotografie che ritraggono persone nude, mentre aiuta Tim ad arrampicarsi su un distributore di benzina in piazza della Repubblica, a Milano. Dal giovedì 16 settembre al 30 novembre, a Milano, personale dell'artista alla galleria Mimmo Scognamiglio che ha prodotto questa performance (Francesca Pini)
Spencer Tunick a Milano. Spencer Tunick, l'artista-fotografo statunitense conosciuto per le sue fotografie che ritraggono persone nude, mentre aiuta Tim ad arrampicarsi su un distributore di benzina in piazza della Repubblica, a Milano. Dal giovedì 16 settembre al 30 novembre, a Milano, personale dell'artista alla galleria Mimmo Scognamiglio che ha prodotto questa performance (Francesca Pini)
Spencer Tunick a Milano. Spencer Tunick, l'artista-fotografo statunitense conosciuto per le sue fotografie che ritraggono persone nude, mentre aiuta Tim ad arrampicarsi su un distributore di benzina in piazza della Repubblica, a Milano. Dal giovedì 16 settembre al 30 novembre, a Milano, personale dell'artista alla galleria Mimmo Scognamiglio che ha prodotto questa performance (Francesca Pini)
Spencer Tunick a Milano. Spencer Tunick, l'artista-fotografo statunitense conosciuto per le sue fotografie che ritraggono persone nude, mentre aiuta Tim ad arrampicarsi su un distributore di benzina in piazza della Repubblica, a Milano. Dal giovedì 16 settembre al 30 novembre, a Milano, personale dell'artista alla galleria Mimmo Scognamiglio che ha prodotto questa performance (Francesca Pini)
Spencer Tunick a Milano. Spencer Tunick, l'artista-fotografo statunitense conosciuto per le sue fotografie che ritraggono persone nude, mentre aiuta Tim ad arrampicarsi su un distributore di benzina in piazza della Repubblica, a Milano. Dal giovedì 16 settembre al 30 novembre, a Milano, personale dell'artista alla galleria Mimmo Scognamiglio che ha prodotto questa performance (Francesca Pini)

Spencer Tunick a Milano. Spencer Tunick, l'artista-fotografo statunitense conosciuto per le sue fotografie che ritraggono persone nude, mentre aiuta Tim ad arrampicarsi su un distributore di benzina in piazza della Repubblica, a Milano. Dal giovedì 16 settembre al 30 novembre, a Milano, personale dell'artista alla galleria Mimmo Scognamiglio che ha prodotto questa performance (Francesca Pini)

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30 dicembre 2014 2 30 /12 /dicembre /2014 06:15

Di là del Faro. Paesaggi e Pittori Siciliani dell'Ottocento. Un grande omaggio alla Sicilia e al suo fascino

 

Si visita con immenso piacere la mostra sui paesaggisti siciliani dell'Ottocento "Di là del Faro. Paesaggi e Pittori Siciliani dell'Ottocento", allestita a Villa Zito (Palermo) e visitabile sino al prossimo 6 gennaio (la sua inaugurazione è avvenuta il 19 ottobre 2014).

E' un'occasione davvero impareggiabile, visto che la mostra articolata in 100 opere (tra le quali alcune di grandi dimensioni) racchiude l'intero percorso del paesaggismo siciliano, in un periodo in cui la Sicilia, pur prossima al transito della modernità, si offriva ai visitatori come una terra misteriosa e piena di sfaccettature e di cromatismi, in un certo modo arcaica e magica.

Il percorso della mostra è di grande interesse, corredato com'è di pannelli esplicativi e intensamente didascalici, che danno degli elementi essenziali per potere cogliere il senso delle suddivisioni tematicche che i curatori hanno voluto imporrre all'ordine delle opere esposte, ma é anche arricchito - sala dopo sala - da citazioni di scrittori siciliani "illustri", tra i quali fanno la parte del leone, Giovanni Verga e Luigi Pirandello, oltre ad altri che, nei loro studi saggistici, si sono dedicati al tema della "sicilialinità".

Particolarmente azzeccate le citazioni di Giovanni Verga, dal momento che le vedute esposte si sposano perfettamente con il verismo verghiano e impongono all'osservatore una visione "verista" della natura, sia essa di montagne, di vedute marine, di architetture antiche o moderne: vedute all'interno delle quali l'osservatore si sente proiettato con forza, quasi con violenza a volte, come se ciascun quadro fosse una sorta di porta temporale o comunque una soglia di teletrasporto che conduce il visitatore nel cuore di paesaggi che, da Siciliano, potrà riconoscere facilmente, rendendosi conto nello stesso tempo come erano veramente un tempo, prima degli assalti della cementiificazione e della disqualificazione del territorio.

Di là del Faro. Paesaggi e Pittori Siciliani dell'Ottocento. Un grande omaggio alla Sicilia e al suo fascinoEd é un grande omaggio ai pittori siciliani paesaggisti, ma anche un grande omaggio alla Sicilia, alla sua bellezza e al suo fascino misterioso (che in alcune sue parti, appena addentrandosi verso l'interno poco popolato) ancora si mantiene intatto, così come ai tempi del Grand Tour
Il percorso si completa e trova una sua integrazione finale nell'ultima sala attraversata dal percorso, in cui si potranno visionare alcuni dagherrotipi dei primi cultori della Fotografia, nell'Ottocento ancora nello stato di nuova ars nascens tra cui un esemplare della serie di foto taorminesi di Von Gloeden.
Apprezzabile anche la levatura "europea" dell'esposizione con tutti i pannelli esplicative e apparato didascalico bilingui. 
E' disponibile un catalogo della mostra ricco di testi approfonditi e contenente le riproduzioni di tutte le opere esposte, con un ottimo rapporto qualità/prezzo: anche se come unica pecca si deve dire che il catalogo non ha rispettato l'intento  enunicato con il bilinguismo dei testi didascalici. 

 

Nulla si può aggiungere al comunicato stampa diffuso a suo tempo alla vigilia dell'inaugurazione della mostra dall'Associazione Culturale Civita Sicilia che gestisce gli spazi espositivi della Fondazione Mormino (Villa Zito) e delle sue colezioni archeologiche ora interamente esposte a palazzo Brancjforti, oltre che la Galleria d'Arte Moderna di palermo.
La mostra, curata da Sergio Troisi e a Paolo Nifosi, è stata promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro - Italia e Mediterraneo, in collaborazione con la Fondazione Sicilia.

 

 

Vedi anche su questa pagina: Di là del Faro. Paesaggi e pittori siciliani dell'Ottocento. Dal 9 ottobre al 9 gennaio 2015, a Palermo, nello scenario di Villa Zito: una rassegna in 100 opere

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Published by Maurizio Crispi - in Arte - allestimenti e mostre
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24 dicembre 2014 3 24 /12 /dicembre /2014 04:10

Sherlock Holmes - The Man Who Never Lived And Will Never Die. Una mostra al London Museum per celebrare Sir Arthur Conan Doyle e Sherlock Holmes

 

Sino al 12 aprile 2015 sarà possibile visitare al London Museum una interessante mostra su Sherlock Holmes, il celebre investigatore scaturito dalla penna di sir Arthur Conan Doyle che, nel crearlo, si ispirò ad suo docente presso la facoltà di Medicina da lui frequentata, un uomo fortemente osservatore e dall'intelligenza lucida e acuta.  Sherlock Holmes è un personaggio letterario che, come recita il sottotitolo della mostra fu "l'uomo che non nacque mai e che mai morirà" (The Man Who Never Live and Will Never Die) con un gioco di parole degno di un indovinello della Sfinge.
Sherlock Holmes - The Man Who Never Lived And Will Never Die. Una mostra al London Museum per celebrare Sir Arthur Conan Doyle e Sherlock HolmesSherlock Holmes è un personaggio letterario, certo, ma nello stesso è come se grazie al "Canone holmesiano" costituito cioè dai 56 racconti e dai quattro romanzi che lo vedono protagonista - assieme al fidato Watson - di brevi, fulminanti indagini e grazie anche alla puntuale "geografia" londinese costruita da Conan Doyle attraverso repertori stradali delle poste e mappe stradali sempre aggiornate hapreso a vivere di una vita propria. In più, è un personaggio che si è evoluto nel tempo, cioè man mano che gli anni passavano per Conan Doyle, nello stesso tempo trascorrevano per Homes e Watson e, quindi, cambiavano anche i ritrovati della tecnica e i perfezionamenti scientifici delle indagini.

Ma Holmes, soprattutto, è un personaggio che non potè mai morire.
Il suo creatore aveva delle ambizioni letterarie e avrebbe voluto avere successo come autore di "alto livello", da poter essere ricordato nel mainstream letterario del tempo, non certo per storie poliziesche che, per quanto argute, potevano avere un valore limitato.
Ci tentò e ci riprovò, ma senza successo. Allora tentò di sbarazzarsi di Holmes, facendolo precipitare giù per le cascate di Reichenbach in Svizzera, avvinghiato in una lotta senza esclusione di colpi con il luogotenente del perfido Moriarty, suo nemico storico.
Ma non ci fu niente da fare. I lettori si ribellarono e lo inchiodarono alla responsabilità di continuare a far vivere il personaggio letterario che aveva creato e che, dopo un intervallo ricomparve: d'altra parte alla caduta nella cascata svizzera non aveva mai fatto seguito il ritrovamento del corpo dei due antagonisti.

Ed in più Holmes/Watson e la Londra di quell'arco temporale, cioè la Londra tardo-vittoriana nel pieno delle trasformazioni e modernizzazione al passaggio del secolo, continano a vivere nell'enorme numero di "apocrifi" holmesiani che vengono confezionati da scrittori con la passione per Holmes e per il "Canone".

Sherlock Holmes - The Man Who Never Lived And Will Never Die. Una mostra al London Museum per celebrare Sir Arthur Conan Doyle e Sherlock HolmesLa mostra, collocata all'interno del London Museum, ha un taglio particolare che è quello di voler illustrare al visitatore le cornici dei luoghi e delle indagini holmesiani, con documenti fotografici d'epoca che mostrano le vie e le cittadine satelliti dove si svolgono le avventure di Homes/Watson, mappe postali e stradi dettagliate, repertori stradali. Ma anche vuole illustrare alcuni temi tra i quali per mezzo di alcune foto d'autore, l'intrigante tema "Londra e la nebbia" dal momento che nei racocnti di Conan Doyle la nebbia la fa da protagonista, per quanto la maggior parte delle indagini si svolgano all'interno di ambienti chiusi dallo studio/abitazione di Holmes alle case dei committenti delle indagini.

La modernità di Holmes? Quella di essere stato nella letteratura, il primo esempio di "investigatore privato" moderno, direttamente ispirato al famoso Auguste Dupin introdotto da tre celebri racconti di Edgar Allan Poe (di cui viene presentato il manoscritto originario del racconto "I Delitti della Rue Morgue"), ma anche quella di essere un po' sopra le righe: a volte idiosincratico, a volte bizzarro, a volte spregiudicato e alcune altre perfino "giustiziere".
Oltre a ciò la mostra mette in evidenza molti dei mezzi di trasporto della Londra vittoriana, tra cui un modello interessante dell'Hansom Cab. Molti si saranno chiesti infatti cosa sia l'Hanson- vettura a noleggia, su cui di sovente Holmes e Watson balzano quando hanno necessità di uno spostamento molto veloce.

Sherlock Holmes - The Man Who Never Lived And Will Never Die. Una mostra al London Museum per celebrare Sir Arthur Conan Doyle e Sherlock HolmesStranamente la mostra non tocca l'argomento degli "Irregulars of Baker Street" cioè dei ragazzini, un po' "scugnizzi" di cui Holmes si serviva con liberalità per molticare i suoi occhi sulla metropoli alla ricerca di indizi e sulle tracce di sospetti e di chi volesse nascondersi.

Un'attenzione particolare è dedicata a Sidney Paget, l'illustratore che corredava i racconti di Conan Doyle che comparivano sullo Strand Magazine: illustrazioni che fecero la fortuna di Sherlock Holmes in termini mediatici, fissando una volta per tutte l'inconografia del personaggio e delle sue caratteristiche essneziali.

Da vedere, sicuramente, sia per chi è un appassionato di Holmes, sia per chi vuole conoscere utilizzando un particolae vertice di osservazione.

Splendida ed impreggiabile iconografia quella messa in evidenza dalla mostra, a partire da uno dei racconti "esemplari" delle indagini di Sherlock Holmes, esposto in graandi pannelli all'entrata del museo stesso(e naturalmente corredato dalle illustrazioni di Paget), ma anche la scenografia stessa del percorso da seguire, organizzato secondo cammini concentrici e e ricorsivi, quasi si trattasse di un labirinto e l'ingresso e l'uscita dissimulati da una finta libreria carica di volumi.
Insomma, la vicenda di Sherlock Holmes, l'uomo che non nacque mai e che non poté mai morire, é un esempio sublime dei modi attraverso cui la realtà e la finzione letteraria si mescolano indissolubilmente.

 


Hanno detto della mostra
'Wonderfully evocative... whirrs in as many intriguing directions as the mind of the great man himself' (Telegraph)

Excellently satisfying’ (The Times)

Glorious’ (Mark Gatiss)The Man Who Never Lived And Will Never Die



Sherlock Holmes - The Man Who Never Lived And Will Never Die. Una mostra al London Museum per celebrare Sir Arthur Conan Doyle e Sherlock Holmes(dal sito web del London Museum. Presentazione della mostra) We look at the roots of Arthur Conan Doyle’s famous fictional detective, explore depictions of Victorian London and delve into the enduringly popular characteristics of Sherlock Holmes.

Transcending literature onto stage and screen, Sherlock Holmes continues to fascinate audiences to this day. In this exhibition, London’s first on the detective since 1951, we use early film, photography and paintings plus original Victorian era artefacts to recreate the atmosphere of Sherlock’s London, and to re-imagine the places featured in Conan Doyle’s famous stories.

Objects and artworks include:

  • Sir Arthur Conan Doyle’s 1886 ‘A Study in Scarlet’ notebook, containing the first ever lines of a Sherlock Holmes story
  •  'The Murders in the Rue Morgue' manuscript by Edgar Allan Poe
  • Claude Monet’s painting ‘Pont de Londres’ (Charing Cross Bridge, London) 1902
  •  Belstaff coat used in the BBC’s Sherlock series, featuring Benedict Cumberbatch


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  • Our Sherlock Holmes event series! Including a our Valentine's Late London, inspired by Sherlock's bohemian London.
  • Our exhibition shop range, including designer dressing gowns, tweed deerstalkers and beautiful photographic prints.


 

 


 
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18 dicembre 2014 4 18 /12 /dicembre /2014 15:40

The Making of Harry Potter. La visita ai Warner Brother Harry Potter Studios

 

La visita ai Warner Brothers Harry Potter Studios a Leavesden nei pressi di Stratford Junction è stata una giornata piena di sorpresa e di grande interesse: io con i miei due figli in tour. 
Maureen non è potuta venire, perchè l'unico giorno disponibile per la visita, durante la permanenza di Franci con noi, cadeva nel pieno della sua settimana lavorativa.
Sì, la visita è a prenotazione, è ogni giorno è fully boooked, in pratica.
Fortunati se si trova un posto.
Ma ci torneremo di nuovo con Maureen pe rla fine di gennaio, prima che finisca.

Il viaggio per arrivare ai Warner Bros Studios, ubicati a Leavesden nei pressi di Watford Junction, è stato lungo e indaginoso: ma ogni spostamento qui in UK, specie per uscire dalla grande metropoli richiede tempi quasi biblici e bisogna muoversi per tempo, tenendo conto di tutte le lungaggini.
Quando finalmente siamo sbarcati dal treno, ci siamo accorti con apprensione che erano già le 12.15 e il nostro tour guidato scattava alle 13,00. E ancora c'èera da fare il transfer con lo shuttle degli Studios.
Lo spostamento su di uno shuttle (a due piani, non a tre come quello che compare in uno dei film della saga) tutto decorato, ovviamente, con motivi e personaggio della saga di Harry Potter ha suscitato in me meraviglia, perchè come altre volte, ho avuto modo di constatare che qui in UK non esistono gradi intermedi.
Appena esci dala grande città convulsa e caotica, disseminata di grandi edifici, arrivi in una realtà rurale, fatta di piccoli villaggi, di casette sparse, di campi verdeggianti, di fattorie e di animali al pascolo. Sembra di aprire una capsula nel tempo: non esistono, come da noi, città intermedie, altrettanto confuse e caotiche oppure quelle infinite distese cementificate: si ritorna ai luoghi come sono stati visti e vissuti da personaggi letterari come Tolkien,Milne oppure, andando ancora più indietro nel tempo Stevenson che descrive paesaggi venati di un'atmosfera romantica ed avventurosa.
Alla fine ce l'abbiamo fatta: siamo arrivati in perfetto orario e ci siamo incolonnati nella fila già formata da un robusto gruppo di visitatori tra i quali tantissimi bambini, dopo aver ritirato i nostri biglietti.
The Making of Harry Potter. La visita ai Warner Brother Harry Potter StudiosGli Studios della Warner Bros sono stati fatti ampliando o ricostruendo degli hangar preesistenti dove,al tempo della 2^ Guerra Mondiale venivano assemblati velivoli militari.
Prima di entrare negli spazi espositivi veri e propri, c'è una "premessa", in cui la nostra guida ci ha spiegato alcune elementi essenziali per poi farci assistere alla proiezione di un filmato in cui Daniel Radcliff (Harry Potter), Rupert Grint (Ron Weasley) e Emma Watson (Hermione Granger) ci introducono al "magico" mondo di Harry Potter creato dalla penna di J. K. Rowling. In questa fase, non è lecito fotografare, soprattutto per impedire di esportare liberamente le immagini dei tre attori protagonisti, per motivi di copyright e di commercializzazione delle loro immagini con relative royalties
Finito il film di presentazione con l'inquadratura di un portale attraverso il quale le nostre tre guide se ne sono andate, chiudendoselo alle loro spalle, quasi per magia, scomparso lo schermo, lo stesso portale si apre nella realtà e noi entriamo nella Grande Hall di Hogwarts, che è uno dei pochi ambienti che sono stati costruiti in grandezza naturale, con materiali finti - di scena - che però sembrano veri, ma con un vero pavimento di pietra autentica, come negli antichi castelli. Qui sono state fatte le riprese di tutte le scene ambientate nella grande hall e, nella realizzazione del primo film, le tavole erano imbandite con cibi veri da cui attori e comparse potevano mangiare "veramente".
Dopo di che si passa ad un grande spazio dove si può ammirare il dormitorio del Grifon d'Oro, la stanza di Albus Silente, la capanna di Hagrid, i meccanismi con cui sono state realizzate le scope volanti e che rendevano possibile le loro movimentazioni con effetti assolutamente realistici, la Casa di Privet Drive, il sottoscala dove era confinato Harry Potter durante le vacanze, la Diagonal Halley con tutti suoi strabilianti negozi e le sue linee sbilenche e il negozio specializzato in "bacchette magiche", l'autobus a tre piani, le gigantesche pedine del gioco degli scacchi, il ponte sospeso, tante volte inquadrato in diverse scene ambientate ad Hogwarts e tante altre cose che non ho potuto fotografare né riesco a ricordare con lucidità. 

E poi si potevano vedere dei filmati sulla realizzazione degli effetti speciali con i "maghi" del movimento che hanno lavorato nella realizzazione degli otto film su Harry Potter e che, su schermi giganti, quasi fossero in presenza, spiegavano i problemi con cui si erano dovuti via via confrontare e le soluzioni adottate.
In una delle ultime sale, prima di passare alla parte del merchandising con un negozio enorme con una quantità indescribile di articoli in vendita a prezzi esorbitanti, si èavuto modo di ammirare il modello tridimensionale realizzato in scala per le riprese "esterne" e globali del Castello di Hogwarts in versione invernale: bellissimo, stupendo, con una serie di supporti visuali che con l'impiego di touch screen consentivano di guardare a distanza ravvicinata singoli dettagli oppure di utilizzare una veduta dall'alto, a volo d'uccello.

The Making of Harry Potter. La visita ai Warner Brother Harry Potter StudiosLa realizzazione dei film di Harry Potter, nel complicato percorso che ha consentito il passaggio dalla prosa della Rawlings ai film in confezione finale è stato un percoso difficile e complesso che ha coinvolto centinaia di persone diverse, con saperi professionali differenziati ed abilità artigiane straordinario, sposando la più minuta abilità di far le cose con le proprie mani con le tecnologie più avanzate in materia di trucchi e di effetti speciali.
Ed è stato un vero e proprio laboratorio creativo per la grafica, per la scultura, per la pittura, alla ricera di creative ed avvebniristiche soluzioni, per i problemi posti dalla necessità di realizzare questo o quell'aapetto, di dar vita ai più fantastici personaggi, di ottenere una efficace rappresentazione diincantesimi, trasformazioni e permutazioni della materia: tutto ha dovuto essere minuziosamente realizzato, per dare credibilità ad unmondo per il quale non esistevano né arredi, nè dispositivi, né costumi precostituiti: ogni singola cosa è dovuta passare attraverso una processo di progettazione, di realizzazione grafica, di costruzione di abbozzi tridimensionali, di scelta dei materiali accurata per arrivare alla fine al prodotto finito, che nel film compare come se fosse una cosa naturale (e lo spettatore che guarda il film lo prende così com'è senza avere la più palida idea di quanto sia costato in temrini di tempo e di di nvestimento quel singolo oggetto.
Questa è la differenza tra la penna dello scrittore che può creare mondi interi semplicemente scrivendone (vedi a titolo di esempio sublime per la sua complessità la Saga del Ghiaccio e del Fuoco di G.G. Martin) e il filmmaker che, prima di narrare, la sua storia deve costruirsi materialmente ed in modo credibile tutto ciò di cui ha bisogno (e nel caso del fantasy non sempre sono disponibili arredi di scena e accessori standard: tutto deve esser emeticolosamente creato a partire dalle macrostrutture per arrivare ai più piccoli oggetti, anche quelli di banale uso quotidiano).

Non c'è dubbio che la saga della Rawlings e la serie degli otto film che ne sono stati realizzati rappresentano un grande esempio di capacità di costruire mondi alternativi e fantastici, studiati in tutti i minimi dettagli.
Risulta evidente che il connubio tra scrittori fantasy e cineasti si può tradurre in un'ulteriore avventura meravigliosa e in un'incursione nel reame del possibile (e, a volte, persino dell'impossibile) che ha a che fare con il processo di creazione di mondi interi e che, proprio per questo motivo, suscita stupore.

Con queste impressioni, abbiamo concluso la nostra visita e siamo risaliti sullo shuttle per ripercorrere all'inverso la strada fatta all'andata, non senza far prima una sosta alla caffetteria per rifocillarci (ma, fortunatamente, a prezzi accettabili).

La visita ai Warner Brothers Studio (Warner Brothers Harry Potter Studio Tour) è stata un'occasione unica.
La mostra, infatti, non è permanente: ha avuto inizio il 14 novembre 2014 e verrà chiusa (e smantellata) il 1° febbraio 2015.
The Making of Harry Potter. La visita ai Warner Brother Harry Potter Studios
Vai alla pagina Facebook Warner Brothers Harry Potter Studio Tour.

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10 ottobre 2014 5 10 /10 /ottobre /2014 19:15

Di là del Faro. Paesaggi e pittori siciliani dell'Ottocento. Dal 9 ottobre al 9 gennaio 2015, a Palermo, nello scenario di Villa Zito: una rassegna in 100 opere

Dal 9 ottobre 2014 al 9 gennaio 2015 sarà visitabile a Palermo, presso Villa Zito (in via Libertà) la mostra pittorica Di là del faro. Paesaggi e pittori siciliani dell'Ottocento, a cura di Sergio Troisi e Paolo Nifosì.
L'Inaugurazione a inviti ha avuto luogo l'8 ottobre 2014, alle ore 19.00

Oltre 100 opere di artisti siciliani o stabilmente attivi in Sicilia sul tema del paesaggio che rappresenta, nel corso dell'Ottocento, uno dei motivi fondamentali attraverso cui viene elaborata una rappresentazione specificamente identitaria dell’Isola.
La mostra dal titolo Di là del faro. Paesaggi e pittori siciliani dell’Ottocento, promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro - Italia e Mediterraneo, ospitata dalla Fondazione Sicilia e organizzata da Civita Sicilia, apre al pubblico il 9 ottobre 2014 a Palermo negli spazi espositivi di Villa Zito.

L’importante rassegna, curata da Sergio Troisi e Paolo Nifosì, sottolinea l’impegno della Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo e del suo Presidente Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele per la valorizzazione della cultura siciliana e delle sue espressioni artistiche più alte.
Sebbene nella tradizione artistica isolana il genere paesaggistico sia assente o del tutto minoritario sino a buona parte del XVIII secolo, la letteratura di viaggio del Grand Tour e la ricca produzione di stampe a corredo avevano già individuato un repertorio di luoghi e fissato una iconografia ampiamente diffusi presso il pubblico colto europeo.
Questa visione, nel corso dell'Ottocento, verrà assimilata dai pittori isolani, che la immetteranno in una nuova sensibilità moderna, tra Romanticismo e Positivismo, in accordo con le tendenze del gusto nazionale e internazionale del tempo.

Di là del Faro. Paesaggi e pittori siciliani dell'Ottocento. Dal 9 ottobre al 9 gennaio 2015, a Palermo, nello scenario di Villa Zito: una rassegna in 100 opereLa mostra copre un arco temporale ampio, che va dalla costituzione del Regno delle Due Sicilie sino all’epilogo della Prima Guerra Mondiale, riconoscendo in questa vicenda artistica dei caratteri relativamente omogenei. Un secolo quindi, durante il quale gli artisti siciliani, partendo inizialmente dai topoi figurativi della cultura neoclassica e del primo Romanticismo, mettono progressivamente a fuoco una modalità immaginativa del paesaggio che, pur nel legame profondo con i modi della pittura europea, ė tuttavia satura della percezione consapevole della natura e della storia siciliane, cosi come avveniva contemporaneamente in altri ambiti, primo tra tutti quello storiografico. Alla costruzione ideologica e valoriale del paesaggio siciliano concorrono infatti diverse voci, anche contraddittorie: l'esaltazione di una coscienza nazionale di stampo romantico; il fitto scambio linguistico con la geografia artistica nazionale e internazionale, anche grazie al moderno sistema di mostre che mette in rete, soprattutto dopo l'Unità, Roma, Firenze, Napoli, Torino, Milano ma anche Parigi, Vienna e Monaco; l'attività degli ateliers fotografici; la grande stagione della letteratura siciliana di Verga, Capuana, De Roberto e, infine, Pirandello.

I visitatori in mostra saranno accompagnati da citazioni letterarie, riprodotte su pannelli, tratte da pagine dei maggiori scrittori del tempo.

La mostra «Di là del faro. Paesaggi e pittori siciliani dell’Ottocento» è un progetto imponente su cui stiamo lavorando da molto tempo, ed è unica nel suo genere, in quanto per la prima volta vengono riuniti in una sola mostra pittori esclusivamente siciliani o stabilmente attivi in Sicilia, che raffigurano la loro terra affrancandosi progressivamente dalle influenze romantiche del Grand Tour, per abbracciare una rappresentazione più verista e attenta sia alla natura che alla storia di quest’isola – sottolinea il Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro - Italia e Mediterraneo – Si tratta di un excursus artistico di alto valore che, privilegiando la pittura vedutista e la sua evoluzione tra i primi dell’Ottocento e la Grande Guerra, offre al visitatore l’essenza della Sicilia del XIX secolo, attraverso i suoi paesaggi a volte aspri, a volte struggenti, attraverso i profili della maggiori città (tra cui la mia Palermo) e dei loro dintorni, attraverso la raffigurazione delle principali attività dell’uomo, dalla pesca all’agricoltura, fino al lavoro nelle miniere. Essa completa il percorso dedicato quest’anno dalla Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo, già Fondazione Roma-Mediterraneo, all’arte in Sicilia, iniziato a luglio scorso con l’importante rassegna sui pittori siciliani del Novecento presso l’ex Stabilimento Florio delle Tonnare a Favignana”.

La mostra raccoglie oltre 100 opere di artisti siciliani o stabilmente attivi in Sicilia e copre un arco temporale ampio, che va dalla costituzione del Regno delle Due Sicilie sino alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, riconoscendo in questa vicenda artistica dei caratteri relativamente omogenei.
Un secolo quindi, durante il quale gli artisti siciliani, partendo inizialmente dai topoi figurativi della cultura neoclassica e del primo Romanticismo, mettono progressivamente a fuoco una modalità immaginativa del paesaggio che, pur nel legame profondo con i modi della pittura europea, e tuttavia satura della percezione consapevole della natura e della storia siciliane, cosi come avveniva contemporaneamente in altri ambiti, primo tra tutti quello storiografico.
Alla costruzione ideologica e valoriale del paesaggio siciliano concorrono infatti diverse voci, anche contraddittorie: l'esaltazione di una coscienza nazionale di stampo romantico; il fitto scambio linguistico con la geografia artistica nazionale e internazionale, anche grazie al moderno sistema di mostre che mette in rete, soprattutto dopo l'Unità, Roma, Firenze, Napoli, Torino, Milano ma anche Parigi, Vienna e Monaco; l'attività degli ateliers fotografici; la grande stagione della letteratura siciliana di Verga, Capuana, De Roberto e, infine, Pirandello.

L’esposizione si articola in sei aree tematiche che presentano i luoghi che la pittura ottocentesca siciliana predilige, con particolare attenzione al paesaggio costiero e a quello interno.  Ad esse si affiancano una sezione dedicata ai disegni con un corpus proveniente dalla Galleria Regionale di Palazzo Abatellis e una dedicata alla fotografia con opere della Fondazione Alinari e di collezioni private.
Per la prima volta una esposizione presenta e valorizza anche i pittori che hanno operato nella Sicilia orientale insieme a quelli, più noti, della Sicilia occidentale.
Di là del Faro. Paesaggi e pittori siciliani dell'Ottocento. Dal 9 ottobre al 9 gennaio 2015, a Palermo, nello scenario di Villa Zito: una rassegna in 100 opereTra le opere in mostra, la grande tela di Francesco Lojacono "Dall’Ospizio marino", in prestito dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna; "Al sole" di Ettore De Maria Bergler e, dello stesso autore, Conca d’oro proveniente dalla veneziana Galleria d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro; l’imponente dipinto di Francesco Ardizzone Mancini "Marina di Acireale".
Rappresentati inoltre quasi tutti gli autori importanti della pittura ottocentesca siciliana, con opere provenienti sia da collezioni pubbliche che private: Giuseppe Patania, Tommaso Riolo, Francesco Zerilli, Giuseppe Sciuti, Antonino Leto, Michele Catti. Esposti anche numerosi dipinti da poco rinvenuti nel mercato antiquario come Tramonto sulla costa e Le guardianelle di Francesco Scarpinato.

Una così ricca esposizione sarà affiancata anche da un’area didattica, curata da Civita Sicilia, dedicata agli approfondimenti e alle sperimentazioni ma anche al gioco e alla leggerezza.
Sono previste visite guidate per gruppi e singoli adulti e laboratori per i bambini.

Primo appuntamento il 12 ottobre in occasione di FAMU-Famiglie al museo.
La mostra Di là del Faro. Paesaggi e pittori siciliani dell'Ottocento dedica una giornata a genitori e bambini, aderendo alla Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo. Seguendo il tema conduttore della manifestazione di quest'anno, il filo di Arianna, i partecipanti, grandi e piccoli insieme, dovranno ​sforzarsi di raccogliere quanto più materiale possibile per aiutare Teseo a ritrovare la sua strada!
Vi aspettiamo (grandi e piccoli insieme!)

 

Inoltre, lo spazio espositivo sarà aperto a visite guidate e a laboratori su prenotazione anche per le scuole.

Il catalogo della mostra è edito da Silvana Editoriale.

 

 

Il sito web della mostra (clicca qui)

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27 luglio 2014 7 27 /07 /luglio /2014 08:25
Hanging Books in Leadenhall Market. Un controsoffitto di libri
(Foto di Maurizio e Maureen Crispi) Londra è sempre densa di sorprese. Tornando nei posti dove si è già stati, li si trova diversi, non solo perchè li si vede in orari diversi del giorno, oppure nel fine settimana piuttosto che in un semplice giornata lavorativa, ma anche perché ci si può imbattere in mostre estemporanee "da strada" oppure in installazioni temporanee, come quella recentissime - inaugurata all'inizio dell'estate . di 50 panchine a forma di libro e ciascuna ispirata ad un capolavoro della letteratura, vere e proprie panchine "letterarie" pensate per promuovere la cultura..
E' stato così che a  Leadenhall Market, noto già nel 14° secolo come mercato della carne della City, poi devastato dal Grande Incendio di Londra e ricostruito per essere infine rinnovato in età vittoriana e oggi sede di ristoranti e pub, affollatissimi durante la settimana lavorativa e semideserto nel week-end, visitato solo da una popolazione itinerante di turisti curiosi, abbiamo fatto la scoperta degli "hanging book". In una delle traversine laterali del mercato coperto e con il selciato di pietre basaltiche siamo stati attratti da un soffitto interposto a quello reale molti metri più su.
Un soffitto interamente composto da volumi dei generi più disparati sospesi al vero soffitto per mezzo di fili che, ahimè, li trafiggono da parte a parte.
Hanging Books in Leadenhall Market. Un controsoffitto di libriQuesto mi ha fatto male al cuore: pensare - e vederlo nella realtà - ad un libro trafitto - e in questo caso erano molte centinaia - mi è sembrato uno scempio.
Ma nello stesso tempo ho riflettuto che quella di trafiggerli era sta una soluzione ingegnosa e "pulita" per tenerli sospesi, ma non ingessati.
I libri risultavano disposti per tutta la lunghezza del vicolo ombroso e volgendo la testa in alto se ne potevano leggere i titoli abbastanza facilmente, malgrado il loro essere in controluce (al di là di essi, la luce di alcune faretti e, oltre ancora, quella solare che filtrava dai vetri del tetto ferivano l'occhio) e la penombra sottostante (un po' da acquario) del vicolo i cui negozi erano tuti chiusi e senza essere disturbati dal loro lieve dondolio e dalle continue oscillazioni, indotte dalle lievi correnti d'aria che attraversavano il chiuso della alley
Galleggiavano tutti sullo stesso piano, a formare una sorta di contro-soffitto flottante.
I libri, pur bassi, risultavano irraggiungibili - e lo erano anche per uno molto altro - e quindi rimanevano nella loro aerea ed ineffabile condizione che, forse, nelle intenzioni dell'artista che li ha installati, vuole simboleggiare l'irraggiungibilità della cultura che si forma con i libri e da essi é veicolata, ma anche della sua immanenza che si materializza come una nuvola o una sorta di cupola gravitante sulla nostre teste, permeando i nostri pensieri - che lo vogliamo o no.

Oppure, essendo interposti tra il buio del vicolo e la luce che piove dall'altro, potrebbero alludere in qualche modo alla caverna delle idee platonica: i libri sarebbero allora un "falso soffitto" -ovvero un falso oggetto che si interpone tra noi e la diretta percezione della Luce.
I lettori, coloro che hanno una assidua frequentazione dei libri, si muovono spesso su di un sottile crinale che deriva dall'incontro tra gli accadimenti della realtà eciò che loro hanno assorbito con le loro letture.
Nella penombra del vicolo si verificava la curiosa scena di tanti che erano attratti dalla singolarità della visione e indugiavano a lungo sotto questo mare di libri , cercando di fissarlo nell'unico modo possibile e cioè utilzzando in modo pensoso la propria macchina fotografica.
I volumi che compongono questo straordinario controsoffito o "false ceiling" sono più di 1600 e l'installazione è stata eseguita dall'artista britannico Richard Wentworth  ed é stata battezzata, appunu, "False Ceiling".

Hanging Books in Leadenhall Market. Un controsoffitto di libri

Richard Wentworth CBE (born 1947) is a British artist, curator and teacher. He was Professor of Sculpture at The Royal College of Art, London from 2009-11
Wentworth was born in Samoa — then a province of New Zealand— in 1947. 
He studied art at Hornsey College of Art in North London from 1965, and then at the Royal College of Art where he was a contemporary of Bill Woodrow and Tony Cragg.


False Ceiling' by Richard Wentworth. British sculpture Richard Wentworth's iconic installation of over 1600 books suspended in the air is now hanging in one of the alley ways in Leadenhall Market.
Location: Gracechurch Street, London EC3V 1LR
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5 luglio 2014 6 05 /07 /luglio /2014 08:19

I Cavalieri della Memoria. Ad Agrigento, mostra ed eventi sulle tradizioni cavalleresche e dell'opera dei pupi in Sicilia

 

Si sta svolgendo e andrà avanti per quasi tutto il mese di luglio nella Valle dei Templi di Agrigento, all'interno del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Teempli Agrigento, l'evento culturale "I Cavalieri della Memoria", assieme una mostra ed una serie di eventi culturali, correlati con le tradizioni "cavalleresche" e dell'Opera dei Pupi della Sicilia.
Il tutto è curato da Rosario Perricone del Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino di Palermo (MIMAP).


Si tratta di una mostra dedicata ai pupi siciliani, spettacoli dell’Opra e del Cunto, convegni e proiezioni, e ogni settimana un laboratorio sui paladini, per grandi e piccoli: I Cavalieri della Memoria- Mostra sulle tradizioni cavalleresche in Sicilia, a cura dell’antropologo Rosario Perricone, con il coordinamento generale di Giuseppe Parello, direttore del Parco, e il coordinamento tecnico di Giuseppe Presti.

 

Il progetto si articola attorno ad una esposizione di preziosi esemplari storici di pupi siciliani, accompagnati da un ricco apparato documentario e una postazione multimediale. Il mondo dell’Opera dei Pupi è poi raccontato nella piccola sala proiezioni da filmati e cortometraggi. Una serie di appuntamenti completa il progetto: una conferenza di presentazione tenuta Rosario Perricone e Ignazio Buttitta, e la presentazione del video “L’infanzia di Orlandino”, la storia di Antonio Pasqualino con la regia di Matilde Gagliardo e la presentazione di Janne Vibeak Pasqualino.
Il patrimonio orale e immateriale sarà presentato attraverso due tipologie di spettacolo legate alla cultura epico-cavallesca siciliana: un Cuntu e uno spettacolo dell'Opera dei Pupi con Enzo Mancuso.

 

Ogni sabato pomeriggio, si terrà un laboratorio creativo e didattico dal titolo Pupiddi, che propone esperienze creative e conoscitive per i piccoli visitatori, che impareranno a costruire i pupi siciliani, con la guida di Romina Mancuso. Il laboratorio è gratuito.

 

La mostra sarà visibile fino alla fine di Luglio nei seguenti orari: dal lunedì alla domenica dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.00 alle ore 18.00.

 

Ecco di seguito il calendario degli eventi, leggermente modificato rispetto a quanto comunicato all'inizio, con un'estensione delle attività sino al 24 luglio.

Il 22 luglio alle ore 21.00 verrà proposto il video "L'infanzia di Orlandino". Antonio Pasqualino e l'Opera dei pupi di Matilde Gagliardo e Francesco Milo.

Gl eventi originariamente previsti per il 4 e il 14 luglio sono stati rinviati al 23 e al 24 luglio alle ore 21.00. Si tratta del Cunto inscenato dal puparo Enzo Mancuso e dello spettacolo di pupi siciliani Duello di Orlando e Rinaldo per amore di Angelica della Compagnia Carlo Magno.


Di seguito, le schede sulle singole iniziative.

 

"L'infanzia di Orlandino. Antonio Pasqualino e l'Opera dei pupi" di Matilde Gagliardo e Francesco Milo. Nel documentario si ripercorrono le vicende di Antonio Pasqualino (1931-1995), fondatore del Museo internazionale delle Marionette (a Palermo, nel 1975). Proveniente da una famiglia di medici e artisti, accolto giovanissimo tra gli allievi di Lampedusa, chirurgo e antropologo, è stato definito da Umberto Eco «l'uomo dei pupi». "Questo documentario è un omaggio a un personaggio importante e con interessi così particolari - sottolineano Matilde Gagliardo e Francesco Milo, autori del documentario - il cui ricordo merita di restare sempre vivo.
Matilde Gagliardo, nata a Palermo, vive e lavora a Firenze. Storica dell'Arte del Rinascimento, è autrice indipendente di interviste, documentari, video. Francesco Milo vive e lavora a Firenze. Editor nel settore della divulgazione illustrata, ha pubblicato libri per giovani lettori tradotti in varie lingue ed è autore indipendente di documentari e video.

 

Cunto. Il Cunto è la forma di narrazione più antica. Teatro, che secondo tradizione abbisogna di una pedana e di una spada, oltre che del corpo e della voce. Voce che nel racconto si trasforma, secondo una precisa drammaturgia, con una metrica che può superare il significato letterale per astrarsi e farsi corpo sonoro. Sinossi. Invidie, gelosie e giochi di potere innescano tradimenti, vendette sanguinose e battaglie tra i Magonzesi e i baroni fedeli a Carlotto. Il Cunto che Enzo Mancuso rappresenterà in quest'occasione, racconta dell'assassinio di Re Pipino di Francia per mano dei figli illegittimi Olderigi e Lanfroi, e della precipitosa fuga di Carlotto, designato quale futuro re, e di come - con l'aiuto di Morando di Riviera e Bernardo di Chiaramente - egli riuscirà a vendicarsi della morte del padre uccidendo i suoi fratellastri.

Duello di Orlando e Rinaldo per amore di Angelica Lo spettacolo è tratto dalla Storia dei Paladini di Francia di Giusto Lo Dico. Il ricorso a "pupi a effetto", le battaglie tra Magonzesi e Cristiani, l'amore dei due paladini, Orlando e Rinaldo, per la bella principessa Angelica danno vita ad una performance coinvolgente che ci permette di osservare e conoscere da vicino il teatro di marionette tradizionali della Sicilia.

La compagnia Carlo Magno è nata per iniziativa di Enzo Mancuso, ultimo discendente della omonima famiglia di pupari che diede inizio alla propria attività nel 1928 quando il nonno, il Cavaliere Antonino Mancuso, aprì il suo primo teatro nel quartiere Borgo Vecchio di Palermo. Enzo apprende il mestiere in età giovanissima ed esordisce a soli 13 anni dedicandosi anche al restauro dei pupi.

L'Opera dei pupi è il teatro tradizionale siciliano delle marionette. Risalente al 1800, si diffuse anche nell'Italia centro-meridionale, riscuotendo grande successo presso i ceti popolari. L'opera dei pupi costituisce uno dei simboli dell'identità siciliana e nel 2001 è stata proclamata dall'UNESCO "Capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell'umanità".

 

I Cavalieri della Memoria. Ad Agrigento, mostra ed eventi sulle tradizioni cavalleresche e dell'opera dei pupi in Sicilia

 


 

La mostra con gli eventi correlati è andata in scena a Palermo, in prima battuta, dal 27 febbraio al 23 marzo 2014, a Roma, presso l'Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia - Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari.
Questa la presentazione dell'evento, al momento dell'inaugurazione romana
Il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, in collaborazione con il Museo internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino di Palermo, presenta, nell’ambito della promozione delle tradizioni orali e della conoscenza del patrimonio immateriale del nostro Paese, una mostra fotografica e degli spettacoli dedicati al teatro dell’Opera dei Pupi siciliano. La mostra "I Cavalieri della memoria", a cura di Rosario Perricone, presenta il mondo dei pupi e ripercorre lo scontro tra Occidente e Oriente, quale ha attraversato la letteratura e le arti europee sin dal tempo dei Greci, contrapposizione che nel tempo si è convertita in principio ideologico ordinatore del mondo. In questo quadro è da intendere l’opposizione tra Cristiani e Saraceni, presente in tanti aspetti della cultura europea. La cultura siciliana, in particolare, custodisce nel suo patrimonio, nel linguaggio, nei riti, nei comportamenti tracce profonde e incancellabili di questo confronto tra visioni del mondo solo apparentemente inconciliabili.

 

 

A circa due secoli dalla sua prima apparizione l'opera dei pupi, certamente tra le più singolari espressioni della cultura popolare siciliana, conserva ancora oggi una significativa vitalità. Le “marionette armate”, grazie a tenaci operatori fedeli alla tradizione più autentica – trasmessa oralmente -, rievocano gli epici combattimenti tra i paladini di Carlo Magno, strenui difensori della fede cristiana, e gli infedeli saraceni, temibili e minacciosi, rappresentando tradimenti, sofferte storie d’amore, miracolose apparizioni, irruzioni di animali feroci e figure demoniache. Oltre alle forti suggestioni visive, sonore e verbali che i pupi armati con luccicanti armature, regalano, lo spettacolo è caratterizzato, dunque, da un repertorio il cui fondo narrativo presenta un’ascendenza colta - dal ciclo carolingio e bretone, all'epica orale; dall'affabulazione del cuntu fino alle esilaranti farse. Dopo un attento studio da parte dei vari comitati in occasione dei convegni dell’UNESCO, questa nel 2001 ha incluso l’opera dei pupi tra i 19 capolavori del patrimonio orale e immateriale dell’umanità.

 

La mostra I Cavalieri della memoria espone immagini dagli archivi fotografici del Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino, sul tema del teatro dell'opera dei pupi e delle altre tradizioni cavalleresche presenti nell'isola, come il carretto dipinto e alcune feste popolari. L’obiettivo è quello di restituire attraverso la rappresentazione fotografica quei segni che parlano di una cultura che resiste nelle mani di pochi opranti ma che ancora dopo due secoli vive nella contemporaneità.

L’esposizione include 21 pannelli fotografici e 12 didascalici ed è corredata da un video esplicativo. Infine la mostra sarà completata dai pupi di proprietà del Museo Nazionale delle Arti e tradizioni popolari in modo da valorizzare il patrimonio museale collocandolo all’interno di un percorso espositivo performativo.

 

 


Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento

Via Panoramica dei Templi, Casa Sanfilippo, 92100 Agrigento
tel. 0922 621611- fax 0922 26438
parcodeitempli@regione.sicilia.it,www.parcovalledeitempli.it
fb: parco archeologico e paesaggistico della valle dei templi
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Published by Comunicato stampa MIMAPparsi - in Arte - allestimenti e mostre
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24 giugno 2014 2 24 /06 /giugno /2014 11:00

 

All'Estorick Collection of Modern Italian Art, la mostra Domenica 22 giugno, abbiamo colto l'occasione per compiere una gita sino ad Islington per visitare la "Estorick Collection of Modern Italian Art".
Londra è piena di grandiosi Musei, di grandissimo interesse, ma talmente maestosi, intricati e labirintici che ci perde e che, nel corso di una singola visita, presi dall'affanno di riuscire a vedere tutto, nel giro di pochissimo si finisce con l'essere sopraffatti e traboccanti di informazioni.
A scovarli, ve ne sono altri - sparsi qua e là (sia nella forma di Musei sia nella forma di piccole fondazioni, derivanti da collezioni private o lasciti), di piccolo calibro, ma ciò nondimeno interessantissimi e depositari di pezzi pregevoli.
E si tratta tutte di istituzioni che si muovono lungo le direttive di una vigorosa attività promozionale e culturale, con l'organizzazione periodica di mostre, dibattiti, seminari, proiezione di filmati attinenti.
E spesso il costo d'ingresso per queste mostre è relativamente modesto.
All'Estorick Collection of Modern Italian Art, la mostra E' il caso, ad esempio, della Estorick Collection of Modern Italian Art, derivante dall'intensa attività di conoscitore e collezionista di opere d'arte italiane di Eric Estorick (1913-1993), storico, scrittore e sociologo statunitense che si trasferì a vivere in Inghilterra dopo la fine della 2^ Guerra Mondiale, da dove prese a viaggiare frequentemente in Italia, assieme alla moglie Salome Dessau (1920-1989), designer di tessuti e imprenditrice. Entrambi, in questi loro viaggi, erano sospinti dalla comune passione per l'Arte e il bello di cui l'Italia era terreno fertile e ricco.
Incontrò e strinse amicizia amicizia con alcuni dei maggiori artisti italiani del XX secolo (Modigliani, Boccioni, Marini solo per citarne alcuni), a partire da un primo incontro - fulminante - con l''arte di Modigliani. 
Poi, per lui, la vita fu un via via continuo con l'Italia e, nell'arco della seconda parte della sua esistenza, mise assieme una vasta collezione di opere pittoriche e scultoree, estremamente significative, perché spaziano dagli anni del futurismo a tutta la produzione successive.
Nella galleria situata all'ultimo piano, è visitabile una mostra temporanea dedicata a Pablo Echaurren che rappresenta, per alcuni versi, un ripescaggio tardivo delle tematiche dell'avanguardia futurista futuriste con tecniche anticonvenzionali.



La mostra abbinata, in corso dal 30 aprile sino al 29 giugno era, in occasione di questa nostra visita (una piacevole ed imprevista sorpresa) "The Years of La Dolce Vita" (ovvero "Gli anni della Dolce Vita"), dedicata ai più begli scatti dei "paparazzi" - i fotoreporter d'assalto dell'epoca; e la parola per indicarli fu inventata da federico Fellini che, sul tipo cel "paparazzo" costrui uno dei personaggi del suo film più famoso -, che operavano nei ruggenti anni Sessanta della Roma del cinema.
Scatti che, ai tempi in cui venivano pubblicati nei quotidiani e nei periodici (e soprattutto in quelli scandalistici), rappresentavano il gossip di allora, ma che rivisti adesso a distanza di 50 anni, nel grande formato delle stampe da esposizione e appropriatamente incorniciati diventano simbolo, studio sociologico, opera d'arte della Fotografia in Bianco-Nero e, in particolare, della foto "istantanea", quella che coglie il momento, e che è tumultuosa nel suo svolgersi, senza nessuna premeditazione o studio d'inquadratura (l'equivalente di ciò che oggi la ripresa con handycam o con videocamera portata a spalla).

All'Estorick Collection of Modern Italian Art, la mostra Foto - come quelle di Marcello Geppetti, considerato questo "il più sottovalutato fotografo della storia", di Tazio Secchiaroli o di Rino Barillari - che sono rimaste impresse nell'immaginario collettivo, persino del mio, poiché da piccolo - anche spinto dalla voglia pruriginosa di sbirciare dentro quei morbidi ed invitanti seni o di ritrovare altre, più provocanti, nudità - sfogliavo i rotocalchi dell'epoca che arrivavano a casa copiosi, anche per via dell'attività giornalistica di mio padre (che li aveva senza doverli comprare, perché li passava in esame per le rassegne stampa che era uno dei suoi compiti preparare), ed erano queste le foto che attraevano la mia attenzione: momenti della vita privata (che poi diventava pubblica a causa di quegli scatti), di personaggi "mito" come Sofia Loren, Brigitte Bardot, Simone Signoret, Anita Eckberg, Jane Fonda, Laureen Bacall, Audrey Hepburn, Liz taylor per non parlare delle loro controparti maschili, oggi più o meno dimenticate (chi si ricorda oggi ad esempio di Mike Hargitay, frequente accompagnatore di Jayne Mansfield, la risposta platinata e formosa degli Statutnitensi al fascino più discreto, ma smagliante di Brigitte Bardot?), di altri attori più celebri come Marcello Mastroianni, Charlton Heston, il nostro Totò, Jack Lemmon, John Wayne, Alain Delon, Kirk Douglas e dei "geni" del cinema come Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Pier Paolo Pasolini ed altri.
Da ragazzo, "bevevo" avidamente quelle immagini nei numeri di "Epoca" e de "Il Borghese" e trovarmele lì, in una mostra - quasi fossero pronte per me - è stata una splendida sorpresa.
All'Estorick Collection of Modern Italian Art, la mostra La mostra è prevalentemente dedicata alle foto di Marcello Geppetti (con i suoi scatti più celebri), come la famosa foto del bacio tra Liz Taylor e Charlton Heston, mentre prendono il sole su di uno yacht ormeggiato, con qualche esemplare ragguardevole di Barillari, oltre alle foto di Arturo Zavattini scattate sul set de "La Dolce Vita" di Fellini che forniscono un'incisiva controparte alla vita reale: ma, in definitiva, dove stava la differenza? Era forse la vita degli attori e delle attrici che venivano ripresi dai paparazzi, nei diversi momenti della loro giornata, reale o non era piuttosto un prolungamento di tutto ciò che avveniva sul set?
Alcuni, in effetti, hanno detto della Roma di quel periodo - e, soprattutto, di ciò che avveniva in Via Veneto e dintorni - che tutto, qualsiasi cosa, ogni più piccola banalità, diveniva parte di un grande set cinematografico a cielo aperto.
Mancano invece del tutto le foto di un altro grande che fu Tazio Secchiaroli.
Giusto contraltare, quello scelto dal curatore della mostra, tra le foto "reali" e quello del set cinematografico che ha reso famoso e ha consacrato l'attività dei paparazzi, allora importuni e fastidiosi come moschi, oggi rivalutati al rango di artisti della fotografia.

La Estorick Collection si trova allocata in una casa di mattoni rossi (al n°30 di Canonbury Square, Islington), un po' scoloriti dal tempo, con abbinato giardino, nel signorile quartiere londinese di Islington (in realtà un Borough a sé stante). a poca distanza della quale - udite udite - si ritrova un ufficio della CGIL (ma pensate un po'!).
La casa è antica e avrebbe bisogno di qualche lavoro di restauro (ma così com'è si accresce ulteriormente quel fascino discreto del vecchiotto che sta per diventare antico), le scale per accedere ai due piani in cui è allocata la collezione sono strette e scricchiolanti: e tutto ciò ne accresce ancora di più il fascino, perché si ha quasi la sensazione di accedere in una casa privata che mette in mostra le sue bellezze.
Sul giardino, ombreggiato da alberi antichi e fronzuti, si apre una graziosa, piccola caffetteria e vi si affaccia anche un fornitissimo book e giftshop, particolarmente specializzato in opere tematiche.
All'ombra densa degli alberi ci si può sedere, godere del fresco e dell'ombra, mentre si usufruisce di una piccola consumazione, ed intanto ripassare le bellezze di ciò che si è visto.
Tutto a misura d'uomo, con una sfilza di persone che arrivano in visita, ma mai in grandi masse, individui singoli o in coppia.
Rimane pur sempre un luogo per pochi intimi, per coloro che sanno, per coloro che amano l'arte e il silenzio.

Tutti i visitatori accomunati dall'essere silenziosi e discreti fruitori, a godere di un magico momento.

Non ultima cosa, ad avere il suo pregio: il costo del biglietto che è di £5.00 o £3.50, per i cittadini senior.

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Published by Maurizio Crispi (Testo e foto) - in Arte - allestimenti e mostre
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9 giugno 2014 1 09 /06 /giugno /2014 11:52

Le Chubby Women di Xu Hongfei approdano a Londra(Maurizio Crispi) Chi dovesse arrivare a Londra in questo periodo (giugno 2014) non può mancare di andare a dare un occhiata alla mostra temporanea (dal 3 al 16 giugno 2014) sul Thames Queen's Walk, nei pressi del Tower Bridge 

Le statue di grandi proporzioni brunite come se fossero di bronzo (ma in realtà sono realizzate in materiali leggeri tipo cartapesta), affiancate da altre più piccole (in bianco, trattate con uno smalto che le fa sembrare di candido marmo) ma sempre realizzate con analoghi materiali, appartengono alla serie (ormai ricchissima: oltre 100 pezzi) delle "Chubby Women", una mostra estemporanea all'aperto che ha già fatto il giro del mondo e che ora è approdata anche a Londra (una delle location italiane che l'ha ospitata è stata Montepulciano, Siena).

 

Le statue di Xu Hongfei, per quanto "chubby" siano le sue donne, sprizzano vitalità: i corpi pesanti si muovono in maniera flessuosa e con agilità, quasi a ritmo di musica e suggeriscono la possibilità di movimenti scattanti e di molta emergia, in qualche misura, trasudanti eros, il tutto attenuato da un pizzico di humour.

I soggetti sono i più diversi e riguardano sia attività comuni (come l'andare placidamente in bici) sia attività sportive come il Rugby con delle pose plastiche di corpi avvinghiati in una lotta estrema per il possesso della palla ovale o, infine, eteree scene di danza, come la donna che volteggia agilmente, mentre viene contemplata da un cane incuriosito.

Ma forse la più bella di tutte è quella che raffigura il bacio tra un ballerino agile e scattante, i muscoli della schiena in rilievo e tesi per lo sforzo  e la chubby woman di turno appollaiata tra le sue braccia in una posa di dinamicità estrema.

Ballerina con cane (Foto di maurizio Crispi)Le figure di Xu Hongfei, attuale presidente della cinese Guangzhou Sculpture Academy, sembrano in parte mutuate - con le loro forme sobrabbondati, eppure sensuali - dal mondo dei fumetti, ma sono nello stesso tempo marchiate dall'ossessione per il "grasso", tipica di Botero.

Ma, tale è il dinamismo dei movimenti rappresentatati, che viene anche spontanea l'associazione con la magnifica "Danza delle Ore" interpretata dalle ippopotamesse con tanto di tutù e ballerine, fantasticamente leggiadre nei loro movimenti, realizzato da Walt Disney ed incluse nel suo film "Fantasia" collezione di cortometraggi straordinari...
E, ovviamente, è d'obbligo l'associazione con le veneri preistoriche.

In ogni caso, quella di Xu Hongfei è un'ossessione per la donna grassa, che è nello stesso tempo oggetto dell'Eros e del desiderio.

Nell'unica composizione in cui si vede una figura maschile, il ballerino che sorregge la donna è agile e muscoloso e, soprattutto, magro senza nemmeno un'oncia di grasso di troppo.

Poi, solo animali come i cani o oggetti (le bici, il pallone da Rugby conteso) sono ammessi al cospetto di cotanta, archetipica, maestà femminile.

 

 

(www.morelondon.com)This June, London plays host to renowned Chinese sculptor Xu Hongfei and his international travelling exhibition as it arrives in the capital following exhibitions in Italy, China, Australia and France.
Recognised as one of China’s leading artists and current president of the Guangzhou Sculpture Academy, Xu Hongfei’s work offers a lively exploration of daily life in China. His interest is in the simple, ordinary, and everyday pleasures in which his subjects find happiness. In his ‘Chubby Women’ series, Xu Hongfei presents women engaging in daily activities and captures a snapshot of Chinese life through their lens. These sculptures will be exhibited in association with the government of Guangzhou at More London in proximity to Tower Bridge, bringing a slice of China to an iconic part of the capital.
The female subjects of Xu Hongfei’s sculptures are infused with energy and exuberance. There is an innocent charm to the sheer joy they find in the ordinary, a sentiment that the artist hopes will prove contagious with viewers. His ‘Chubby Women’ are not limited by their size and enjoy active and fulfilling lives walking dogs, meeting lovers, riding bicycles and even skateboarding. Marking a conscious break from traditional European
sculpture and its elevation of a narrower type of beauty, Xu Hongfei celebrates a liberating new aesthetic and, in doing so, challenges us to question the notion of beauty in art.
The sculptures have proved popular with audiences worldwide and the touring exhibition has visited locations including Melbourne, Sydney, the National Art Museum Beijing, Tuscany, Sicily, and earlier this year, the Carousel du Louvre in Paris.


Le Chubby Women di Xu Hongfei approdano a Londra(dalla pagina Facebook, dedicata a Xu Hongfei) Xu Hongfei, President of the Guangzhou Academy of Sculpture, is a high acclaimed Chinese contemporary sculptor.Xu Hongfei 2013 International Sculpture Exhibition will be held from June 18th to 28th, 2013, at Campbell’s Cove, Sydney, NSW, Australia.
Biography. Born in 1963, Xu Hongfei studied sculpture at the Guangzhou Academy of Fine Arts and continues to be a major influence on young Chinese artists through his role as President of the Guangzhou Academy of Sculpture.
He has been involved in numerous public sculpture projects in different parts of China since the 1990s. Internationally he has held exhibitions in France, Hong Kong and Thailand.
In 2008, the Paris Eighth District Government invited Xu to hold a solo exhibition in the French capital. While later that same year the International Olympic Committee selected him as the only sculptor representing China at the “Olympic Sport & Art Exhibition”. His work “A Merry Victory” is on display at IOC Headquarters in Lausanne, Switzerland.
Much of the inspiration for Xu Hongfei’s contemporary work is drawn from his friendship with Chinese master Huang Yongyu, who has produced numerous acclaimed works in calligraphy, oil painting, watercolour, ink painting and woodcuts. Huang’s works are currently hung at the Art Gallery of New South Wales and the Queensland Art Gallery | Gallery of Modern Art.
In the late 1990s Xu Hongfei and Huang Yongyu discussed a new direction for his art, the result was his acclaimed “Chubby Women” series – a collection that has now grown to over 100 pieces.
In this series, Xu searches for beauty from daily life and found liberty and enchantment in portraying Chubby Women. He looks for a unique and creative perspective in an all natural way. Xu is certain about the beauty in them and pays a lot of respect to them, respect to the human body with a philosophical stance. He considers that each person has the right to enjoy one’s own body and be confident and contented about it.
Xu Hongfei believes “art should be fun and amusing” and has combined traditional and contemporary spirit of art in this series. His Chubby Women are independent and live their lives with both purpose and enjoyment. His meticulous use of white marbles, precious wood and bronze in portraying these figures have left viewers and art pursuers with new dimension to beauty in a revitalizing way.

https://www.facebook.com/XuhongfeiArts

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Published by Maurizio Crispi (Testo e foto) - in Arte - allestimenti e mostre
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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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