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21 giugno 2022 2 21 /06 /giugno /2022 09:23
La scultura in terracotta è di Pietro Gianelli

Ho visto una camminare per via Lincoln
in un giorno d'estate

 

Portava uno zainetto sulle spalle

 

Indossava un leggero vestitino estivo
stampato a fiori
con il gonnellino un po' scampanato

 

Aveva cosce poderose e sode come prosciutti,
polpacci delle dimensioni d'un birillo da bowling,
caviglie colonnari
e, ai piedi, dei leziosi sandaletti

 

Bianco-lattea di carnagione era

 

Io andavo in bici e quando l'ho superata
ho visto che Indossava una mascherina di comunità,
anch'essa stampata con una fantasia di fiori
Faceva pendant con il vestitino estivo
(anche se, all'aria aperta, oramai,
la mascherina uno se la potrebbe risparmiare)

 

Una donna boteriana, se vogliamo,
che, uscita dritta dritta da un quadro, portava a spasso
un'immagine di sé orgogliosa,
e che, malgrado la pesantezza della sue membra,
si muoveva nel mondo lieve e soave,
per quanto con una leggiadrìa,
condita da una robusta dose di auto-assertività

 

Ho apprezzato questo modo di essere
poiche possedeva una sua intrinseca eleganza
di cui era fiera

Mi sento contenta per lei
e per tutti i pacchion* del mondo

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17 giugno 2022 5 17 /06 /giugno /2022 17:14
La panchina irriverente (foto di Maurizio Crispi)

In via Principe di Paternó, lungo il marciapiedi opposto all’ingresso dell’Istituto superiore Camillo Finocchiaro Aprile, ho adocchiato una panchina in pietra (che è quella dell'immagine che correda il post)
Mi ha subito ispirato un titolo che è “Panchina irriverente”, ovvero di panchina dedita al turpiloquio.
Dopo questa fulminea transizione dall'avvistamento della panchina  in questione al titolo che, con immediatezza, mi è balzato in testa, sono passato all'esecuzione della foto, per mettere nel mio carniere di fotografo di panchine anche questa gustosa immagine
Come si può osservare nella foto, appare evidente - sul lato lungo del bordo della seduta - una scritta che fa "Cocca ti piace la" in la frase sbilenca e tronca è seguita da un rozzo disegno, poco più che una macchia di vernice
Si tratta dunque di una "scrittura esposta", composta da un ignoto writer, ma non di un writer di quelli che possiedono una tecnica, ma dalla mano di uno che non possiede nè il mestiere né l'arte: infatti, l'ignoto e imperfetto writer ha composto una scrittura abborracciata e, soprattutto, senza prendere preventivamente le misure
Infatti, appare evidente che, quando stava per concludere la sua frase sconcia, gli è mancato lo spazio, sicchè invece della parola che, secondo logica avrebbe dovuto seguire, ha inserito una grossolana icona che i più fantasiosi potranno decrittare con una certa facilità.
Mi fermo qua, lasciando l’ermeneutica ai lettori di questa nota

Possiamo ben dire che questo esemplare di panchina rientri nelle categoria delle panchine scritte e disegnate di cui ho scritto altrove, ma anche delle panchine come veicolo di messaggi

Sulla natura del messaggio e sul suo possibile destinatario si potrebbero comporre delle narrazioni, ovviamente
"Cocca" sarà una presenza femminile ben definita? Il messaggio è indirizzato specificata ad una sola persona, oppure è semplicemente generico, fatto soltanto per colpire chi dovesse "avvistarlo"
Non siamo nella testa del writer, ovviamente.
Ma credo che questa panchina con il suo messaggio irriverente possa dare luogo ad illazioni e a possibili narrazioni

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20 maggio 2022 5 20 /05 /maggio /2022 11:02
Uova frantumate (foto di maurizio crispi)

Le immagini da sole sono capaci di raccontare una storia, come - ad esempio - quella di numerose uova spiaccicate sull'asfalto che ho catturato durante una delle mie passeggiate londinesi alcuni anni fa.

Qualcuno ha - per così dire - rotto le uova nel paniere e poi, se n'è andato via, lasciando le uova spiaccicate pronte per una bella frittata e portandosi via il paniere. Si potrebbe dire anche, usando un'altra espressione metaforica che qualcuno ha fatto la frittata e se ne n'è andato, lasciando per terra tracce del guaio appena causato.
Fossimo stati d'estate e in condizioni di carenza alimentare, non saremmo andati tanto per il sottile: avremmo raccolto tutto ciò che di quelle uova avremmo potuto raccatare e ci saremmo potuto allestire un bell'uovo al tegamino oppure le uova strapazzate (scrumbled eggs).
Dei cani di passaggio avrebbero potuto far festa ed integrare la loro alimentazione abitudinaria (specie nel caso dei cani da appartamento) con un bel ovetto. I cani ramdagi di passaggio, macilenti e affamati, avrebbero potuto fare un ricco banchetto.
In effetti, chi possiede i cani e con loro convive d'abitudine sa bene che, in caso di incidenti domestici che portino alla rottura di una o più uova, si convoca il proprio amico a quattro zampe il quale - senza lasciarsi pregare - con rapidissime (e abili) lappate fa immediatamente pulizia, lasciando il pavimento ben lucido e brillante.
Dicono che, durante la guerra d'Africa (e questo si vede in un film di alcuni anni fa, uno degli ultimi di Monicelli, Le Rose del Deserto, 2006), i nostri soldati riuscivano a cucinare le poche uova su cui potevano mettere le mani sui parafanghi dei loro camion, arroventati dal sole del deserto.

(Il primo abbozzo del commento a questo foto lo scrissi il 2 maggio 2014, a Londra)

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19 maggio 2022 4 19 /05 /maggio /2022 10:03
In attesa dell'appanchinato dormiente (foto di Maurizio Crispi)

C'è un piccolo giardinetto nei pressi di casa mia. Grosso modo, ha un'estensione quadrangolare, con aiuole, vialetti e molto verde (che quest'anno è scampato alla mano pesante dei potatori comunali). In primavera, ci sono rigogliosi cespugli di oleandri fioriti e grandi cespi di bouganvillea che, a volte, sganciandosi dai loro supporti-tutori a causa delle folate di vento troppo impetuose, si protendono verso le panchine di pietra che resistono numerose agli atti vandalici. E sembra quasi che quste boungavillee con il loro manto di fiori violacei (ma in realtà, nel loro caso non si tratta di veri e propri fiori, ma di foglie trasformate) vogliano sedersi sulle panchine o addirittura farsi panchina.
C'è anche una grande vasca piena d'acqua che, a volte, è allietata da uno spruzzo che si erge verticalmente per poi ricadere con liquidi rumori. Un tempo, nella vasca c'erano dei pesci rossi che, forse, non sono sopravvissuti all'incuria. E c'è anche un'area giochi per i piccini, recintata da una staccionata di legno che, dopo circa tre anni dalla sua realizzazione, comincia a manifestare i segni dell'usura e, soprattutto - ancora una volta - dell'incuria.
Davanti alla vasca di pietra e, con vista sull'area giochi, si trova una solida panchina di pietra (forse una specie di travertino) con alle spalle degli arbusti arborei di cui ignoro il nome. La panchina è in pieno sole durante le prime ore del giorno, mentre. grazie alla vegetazione che la contorna, nelle ore pomeridiane si ritrova in piena ombra. La vegetazione qui, soprattutto di pomeriggio, sembra racchiudere la panchina dentro una ombrosa alcova (si potrebbe quasi dire che, nel gioco chiaroscurale si configura quasi una privata "camera con vista").
Qui, un pomeriggio di qualche giorno fa, questa panchina era già in piena ombra e, su di essa, s'era accomodato un dormiente (forse un extra-comunitario, ma non è questo ciò che importa), le scarpe levate e ordinatamente riposte come ai piedi d'un letto. La bici di costui era negligentemente accostata alla panca di pietra. Anche lei semi-coricata, in sintonia con il suo proprietario che, dopo aver scrollato a lungo il display del suo telefono, s'era abbandonato ad un pacifico e rilassato sonno ristoratore. INdubbiamente, per il dormiente, questo angolino era "cosy", come si direbbe in Inglese, e del tutto confortevole.
Avrei voluto fotografare questa scena, ma la batteria del mio dispositivo mobile s'era esaurita. E, quindi, niente scatto. Soltanto uno o più scati mentali da archiviare nella mia memoria.
Ed ecco che, la mattina dopo, mi sono ritrovato nello stesso posto e la panchina era, in quel momento, in pieno sole.
Ed io stavolta ero in condizione di fotografare, sì: anzi, ero passato, da questo punto, proprio perchè ricordandomi delle vivide impressioni del giorno prima, volevo comunque fissare il luogo in un'immagine, per quanto dissimile potesse essere da quella del giorno prima.
Ho dunque fotografato la panchina vuota, e la vasca della fontana davanti ad essa, piena d'acqua luccicante di riflessi.
Il vuoto della seduta, tuttavia, per me documentava un’assenza e - per differenza - risultava ancor più vivida nella mia mente l'immagine di quell'uomo profondamnte immerso nell'abbraccio di Morfeo.
I dormienti abbandonati sulle panchine ombrose (o anche per terra, su di un prato, o sul duro cemento) attivano in me una sensazione interiore di dolce melanconia: quando vedo uno di costoro vorrei lasciarmi andare a quel languore tuffandomi in un sonno tranquillo che, all'aria aperta e in totale solitudine, esprime la totale e radicale fiducia di colui che dorme nei confronti del mondo.

 

(Palermo, il 17 maggio 2022)

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28 aprile 2022 4 28 /04 /aprile /2022 11:38

Dopo molti anni da quando avevamo iniziato a parlare della signora Massa, delle mie osservazioni londinesi mi hanno riportato di botto alle storie di Massa e ne scrissi nel mio blog, nel 2014. Si trattò del primo tentativo di riesumare quelle storie di Massa di cui avevo perso momentaneamente traccia.

La famiglia dei ciccioni (foto di Maurizio Crispi)

Ecco che quindi, a distanza di molti anni, si riattivò casualmente, il dialogo immaginario sulla Signora Massa e sui suoi consimili.

Capisco che sono passati tanti anni dall'ultimo guizza delle storie di Massa, eppure te ne devo raccontare una fresca fresca

Non ci posso credere... e ti sei ricordato di me!
E sì, certo! Sei la mia interlocutrice preferita, quando si appena si sfiora l'argomento delle storie di Massa, si questi tempi poi, in cui si affacciano sempre più alla ribalta obesi e pacchioni che vogliono una loro ribalta e un loro pubblico...

Allora, dimmi, raccontami questa storia e vediamo di capire se sia veramente attinente con la Massa! E soprattutto se è strabiliante come le altre

Allora ascoltami! Di fronte a casa nostra in una palazzina ad un piano, con l'ingresso che si affaccia direttamente su Sutton Street abita una famiglia di ciccioni.

Frequentemente li osservo dalla mia finestra, nei loro andirivieni, sentendomi in ciò molto hitchkokchiano. Ti ricordi del film "La Finestra sul Cortile"?
Si, certo, è stato uno dei miei preferiti.

Bene ti posso dire, alla luce delle mie accuratissime osservazioni che padre, madre e figli: tutti ciccioni.
Sorelle e fratelli: ciccioni.
I loro occasionali visitatori: tutti ciccioni, nessuno si salva!
Persino il loro postino abituale è un emerito ciccione!

Noooo! Non ci posso credere! E non dirmi che per giunta il postino ciccione suona sempre due volte alla loro porta per annunciarsi!

Non c'è nessuno che sia solo lontanamente smilzo.
Nessuna variazione sul tema: l'unica variazione è data soltanto dal "quanto" essi siano ciccioni.
Il simile chiama il simile, evidentemente.
Ma c'è anche una linea di trasmissione trans-generazionale (genetica, ma soprattutto culturale): del resto, il gigante Gargantua generò un altro gigante: Pantagruel. Ed erano entrambi possessori di un corpo immenso e mangioni come non mai.
Oppure, si creano abitudini condivise: mangiare tanto e, soprattutto mangiare junk food.

Già!

La famiglia dei ciccioni (foto di Maurizio Crispi)

Posso soltanto immaginare che, dietro quella porta che si affaccia sulla strada, siano costantemente in corso pantagruelici e rabelaisiani banchetti. Ricordo di una famiglia di ciccioni che frequentare andavo a visitare. Papà e mamma ciccioni e una figlioletta decenne, pur essa cicciona.
Qualche volta li ho visti cenare. Una volta venne servito a cena un gigantesco gateau di patate. Di che sfamare una famiglia di dieci. Ebbene! Loro se lo spolverarono tutto in pochi minuti, fatta salva una minuscola porzioncina che mi fu servita nel piatto... Ma torniamo alla nostra famiglia di ciccioni inglesi...

Sì, continua! Voglio sapere tutto di loro!

La padrona di casa è un donnone gigantesco, come la gigantessa di Rabelais o come un personaggio di Botero: a voi la scelta. Io la potrei mettere - nella mia galleria di immagini - accanto alla "Signora Massa".
Ho scoperto che, quando è in casa, il donnone se ne sta tutto il giorno avvolta in una grande e grossolana vestagliona rossa di pyle, dall'aspetto molto matronale.
L'altro giorno un tipo faceva il porta a porta per lasciare attraverso la buca della lettere qualche materiale pubblicitario, proprio come fanno qui da noi in Italia.
Non appena ha sentito armeggiare dietro la sua porta, quel donnone spaventoso (che potrei tollerare vicino a me soltanto nei peggiore dei miei sogni) ha aperto la porta ed è uscita a  razzo sul piano della strada, sempre paludata in quel suo vestaglione rosso, blaterando ed inveendo contro quel poveretto che, si era nel frattempo allontanato, ignaro del pericolo che aveva corso: trovarsi a tu per tu con una gigantessa adirata.
Poi, dopo aver compiuto questa sua buona azione quotidiana, il donnone è rientrato in casa, sbattendo la porta con veemenza (almeno così ho immaginato io, pichè nella distanza non ho potuto sentire il tonfo della porta).
Il donone esce, ogni tanto, in compagnia di parenti ed amiche: tutte obese: in questi casi, abbandona il vestaglione di pyle e si abbiglia "in mise": se non fosse così cicciona, si potrebbe dire che riesce ad ottenere quasi un effetto vezzoso.
Quando salgono in macchina, l'auto sotto il loro peso sprofonda con un sussulto e la carrozzeria sembra dover toccare le ruote.
Quindi, faticosamente - è questa la mia impressione - l'auto si avvia e si allontana ansimando e scoppiettando: se fosse un personaggio di Disney, come nel film "Cars", sarebbe con la lingua di fuori e tutta sbilenca per via del peso.

Mi sembra quasi di poter visualizzare una sequenza da comica finale...

E, sorpresa finale, ti dirò che l'altro giorno mi è sembrato di vedere la signora Massa bussare a caso loro!

E che ci faceva a Londra la signora Massa?

Non lo so e non ho potuto chiederglielo... Tuttavia ho visto che indossava un abito a fiori vivacemente colorato e che indossava un buff cappellino un po' sulle ventitré che aveva sulla sommita piatta un'ingombrante composizione floreale... Nulla di strano che i signori inglesi siano suoi parenti. Indagherò e vedrò di scoprire qualcosa... Ti terrò informata.

Magari a casa dei signori inglesi tutti ciccioni e simil-massa c'è la possibilità di fare il bagno nella melassa.

Questa potrebbe essere certamente un'interessante ipotesi! Staremo a vedere!


 

 

 

 

 
 

 

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11 aprile 2022 1 11 /04 /aprile /2022 10:34
Il cielo è sempre più blu

Il cielo è sempre più blu
I contorni dei monti e delle case
sono nitidi, iperreali
L’aria è ferma, quasi calda
L’odore della primavera é nell’aria
Gli alberi, dopo il lungo inverno,
tardano a sbocciare,
anche se la linfa
invisibile agli occhi
spinge verso l’alto,
con impeto
Cammino con i miei cani
a passo felpato
guardandomi attorno
osservando il cielo su di me
sorpreso che le nubi di ieri
si siano dileguate
anche loro in una morbida danza

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3 gennaio 2022 1 03 /01 /gennaio /2022 17:46
Ricevuta Don Ciccio_5 gennaio 1984

Nella tasca di un giaccone che tengo in campagna ho trovato un pezzo di carta accartocciato.
Con molta lentezza, per evitare che si sbriciolasse, lo ho dispiegato.
Cos’era?
Nientemeno che la ricevuta di un pasto per due, consumato nella tipica trattoria Don Ciccio di Bagheria, nel lontano 5 gennaio 1984.
Esaminiamo quanto vi è scritto, voce per voce

Pane …….£1000
Primo……£4400
Carne…£10.500
Vino……….£800
Liquori….£1000
Servizio..£1000
Totale..£23.500

 

Sono rimasto stupefatto.
É che ormai non ci pensiamo più!
Quanto abbiamo perso nel corso degli anni!
Quei soldi pagati per un pasto completo in trattoria per due, corrisponderebbero oggi a poco più di 10 euro, giusto per pagarsi una pizza e una mezza birra…
Avevamo tutto e non lo sapevamo…

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9 dicembre 2021 4 09 /12 /dicembre /2021 10:19

Questo mi trovai a scrivere nel lontano 2009, stimolato da una foto carpita nel corso d'una mia paseggiata mattutina all'interno del Giardino Inglese di Palermo, a proposito dei lettori di giornali "in panchina".

In realtà, è bello sedersi in panchina a leggere un giornale o un libro, magari in un giorno di festa, quando non ci sono impegni e tutto si può svolgere in modo molto rilassato. Ma quella volta, quando vidi quel lettore di giornale seduto in panchina, provai un subitaneo moto di antipatia, a partire da ancora recenti ricordi della mia vita lavorativa.

E, si ci vaiu, ci vaiu pi liggirimi u' giurnali... (una domenica mattina, Giardino Inglese, Palermo)

E, si ci vaiu, ci vaiu pi liggirimi u' giurnali... (una domenica mattina, Giardino Inglese, Palermo)

Ogni volta che vedo uno che legge il giornale spaparanzato comodamente da qualche parte, non posso non pensare alla frase che commenta la foto, frase che ha una sua storia, piccola, ma edificante.
Ai tempi in cui ancora dirigevo un servizio per le tossicodipendenze cittadino, in applicazione delle norme vigenti si era creata una turnazione pre-festiva e festiva dei Ser.T cittadini (in numero di cinque), in modo tale che, nei fine-settimana e nelle altre festività ci fosse sempre un'Unità operativa disponibile, sia per situazioni nuove, non ancora attenzionate (per una preliminare accoglienza oppure per fornire semplicemente informazioni), sia per gestire utenti già in carico per la somministrazione di terapie con farmaci sostitutivi (degli oppiacei) le cui dosi giornaliere, sulla base della valutazione clinica del singolo soggetto non sarebbe stato prudente dare in affido.
Si poneva così la necessità di mettere in atto il trasferimento temporaneo all'unità operativa della città allo scopo di limitare al massimo gli affidamenti metadonici soprattutto a quei soggetti non motivati o, con un bisticcio di parole, non "affidabili".
Alla vigilia di un fine settimana telefonai al collega che dirigeva il Ser.T che avrebbe garantito quel turno per segnalargli il trasferimento di una serie di utenti, un gruppo più numeroso del solito sulla base delle mie valutazioni.
Quel collega si risentì parecchio. L'invio di utenti, infatti, comportava di norma un surplus di lavoro: identificazione dell'utente, trascrizione degli estremi del documento d'identità oltre che la somministrazione dei farmaci prescritti (con tutti i protocolli del caso, trattandosi di stupefacenti), a fronte d'una situazione che, probabilmente sarebbe stata di totale inazione.
Il collega, alquanto zotico e di poca cultura (mi rammarico nel dirlo), a sottolineare la sua scarsa disponibilità, pronunciò appunto questa frase lapidaria: "E, si ci vaiu, ci vaiu pi liggirimi u' giurnali...". Come a dire: "Non rompere. Lasciami fare la vita comoda...".
Questa frase che darebbe ragione agli strali di Ichino contro i nullafacenti - ed anche (e, di nuovo, mi duole dirlo) ai pesanti apprezzamenti del ministro Brunetta - in quanto espressione di una programmatica e premeditata volontà di non far nulla, pur essendo in servizio, mi è rimasta indelebilmente scolpita nella mente.
Ed è per questo che ogni volta che vedo uno che se ne sta placidamente a leggere il giornale non posso fare a meno di pensare a questa storiella, anche se - di per sè - la lettura del giornale comondamente seduti su di una panchina al centro di un'area verdeggiante non è da condannare, anzi potrebbe essere un'attività decisamente piacevole e meritata, tipo il riposo del giusto dopo una faticosa settimana di lavoro...

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13 aprile 2021 2 13 /04 /aprile /2021 09:33

Una pantera è stata avvistata e fotografata dai cittadini di Castellana Grotte, in provincia di Bari. Il sindaco ha raccomandato prudenza alla cittadinanza.
Non è ancora certo se questo sia lo stesso esemplare che era già stato visto qualche settimana fa a San Severo, in provincia di Foggia, e poi nella Valle d’Itria.
Il primo cittadino di Castellana ha scritto su Facebook che, dopo aver allertato la Prefettura, sono stati inviati sul posto i Carabinieri del Corpo Forestale con i veterinari dello Zoo Safari di Fasano. La speranza è quella di poter catturare l’animale e riportarlo in un habitat più adeguato.
L’avvistamento della pantera in provincia di Bari è solo l’ultimo di molte altre segnalazioni già avvenute in provincia di Foggia, nella Valle d’Itria e ad Ostuni.

Internet

Il Mastino dei Baskerville

E sembra anche che, da più parti, siano stati segnalati episodi similari, i più antichi sarebbero avvenuti nelle Marche e, da lì, per una sorta di contagio, si sono spostati via via più a Sud.
Sarà poi vero? Si tratterà davvero di animali selvatici, detenuti illegalmente e sfuggiti alla cattività?
Forse sì: non voglio mettere in dubbio la veridicità dell'avvistamento...

Oppure, e io sarei più propenso ad abbracciare questa ipotesi immaginifica, non si tratterebbe piuttosto di avvistamenti, dovuti alla suggestione e ad una sorta di "contagio" psichico, con la trasformazione di altri animali neri di grossa taglia in "pantera"?
Le evocazioni letterarie in questo ambito sono forti e numerose. Basti pensare ad un prototipo - un vero e proprio "monumento" della narrativa poliziesca - che è "Il Mastino dei Baskerville"di Conan Doyle.
Ne ricordo un altro, di autore più recente, in cui tutta la vicenda è imperniata attorno agli avvistamenti di un grosso felino nero nelle campagne dello Yorkshire: si tratta del magistrale "Black Cat" del romanziere britannico Martyn Bedford che si muove tra zoologia fantastica, rabdomanzia e tematiche ecoterroristiche. Un bel romanzo davvero che mi ha aperto interi orizzonti di riflessioni.

Martyn Bedford, Black cat, Einaudi

Questo il mio commento al libro su ibs:
(25/03/2002) "Il libro mi è sembrato interessante, perché il riferimento alla bestia che infesta la brughiera e che uccide gli animali delle fattorie è secondo me la metafora di un'ossessione interiore di cui Ethan Gray, co-protagonista della vicenda, è l'incarnazione. Ho avuto la sensazione che, nel corso della storia, il piano narrativo si vada spostando da quello reale a uno sempre più metafisico...
"Il passaggio a questo secondo livello ben più eterogeneo è reso possibile dal deuteragonista di Ethan, la singolare Chloe Fortune, eco-guerriera e rabdomante, che utilizza il suo potere psichico in una particolare declinazione della rabdomanzia, intesa come scienza paranormale, che è quella della ricerca di "oggetti mentali". Capisco che la storia possa non piacere, in quanto non vi è lieto fine, ma soltanto la conclusione per Chloe Fortune di un percorso interiore tormentato, che probabilmente le consentirà di vivere altre storie. L'altra parabola che si evidenzia dal testo è che in natura non vi sono realtà "bestie" feroci e che la vera bestia è quella che può iniziare ad agitarsi dentro di noi alimentata dalle nostre personali paure ed ossessioni".

La pantera, d'altra parte, con la sua forza scattante ed elastica, con la sua capacità di compiere balzi potenti, con la sua capacità di uccidere negli agguati anche animali di taglia molto maggiore, è un essere iconico, dotato di grandi valenze simboliche, e Hillman sicuramente lo collocherebbe (o lo ha collocato: devo andare a controllare il suo testo) nella galleria degli "animali del sogno".
E no! Sono andato a verificare il testo di Hillman e della pantera vi è una diretta menzione, a differenza di altri animali a cui egli dedica interi paragrafi,  nella sua galleria di "animali del sogno". Eppure, anche la pantera - secondo me - entra a pieno titolo nella galleria degli animali archetipici che nel sogno vengono a visitarci e dunque ad essa possono applicarsi le argomentazioni generali del grande psicologo analitico.
In ogni caso, la pantera - animale primigenio ed archetipico (mi viene anche in mente qui un magistrale romanzo in noir di Cornell Woolrich, nel quale sembrerebbe che sia una pantera l'assassino di turno) - può essere l'emblema di ciò che fa paura e che irrompe nella nostra realtà quotidiana.

In tempo di Covid in cui la paura è divenuto un ingrediente essenziale della nostra vita e dei nostri scenari possiamo compiere uno spostamento efficace da essa soltanto al prezzo dell'evocazione allucinatoria della "bestia" che attiva - assieme alla paura di poter essere oggetto di agguati devastanti - i nostri timori inconsci e li mette all'esterno.
Il virus, causa del "terrore" quotidiano ed onnipresente, è per definizione e per anatomia invisibile, mentre la "Pantera" ha una consistente materica, occupa uno spazio, può essere avvistata (anche se il suo essere totalmente nera la mimetizza nella notte) e, eventualmente, ci si può difendere da essa, anche se - paradossalmente - riporta ancora una volta alla situazione del confinamento tra le mura domestiche, poichè - nell'attesa che si faccia chiarezza attorno alla realtà dell'avvistamento - è misura prudenziale chiudersi in casa per scongiurare eventuali attacchi.
E torniamo così alla situazione dell'uomo ancestrale che, di notte, si riparava in una grotta con il fuoco acceso per avere protezione dalle intemperie, dal freddo e dalle bestie selvagge.
Ma, per quanto stesse nel cerchio illuminato dalle fiamme, era pur sempre indifeso dal pericolo strisciante (e innominabile) che, prendendolo di sorpresa dalle spalle, poteva giungere dalle profondità della terra e dai cunicoli che si diramavano dal riparo sicuro dove si era rifugiato.
Quindi, il pericolo maggiore, quello più difficilmente padroneggiabile, era quello che veniva dal profondo della grotta (o per usare la metafora dai meandri della mente)
Noi temiamo le paure innominabili, perché ci riempiono di terrore oscuro: ed è allora che si creano dei ponti, che si fanno delle associazioni e che si trasformano gatti e cani neri in pericolose pantere.

Apprendendo di questi strani avvistamenti, mi sono ricordato che qualche giorno addietro (il 4 aprile scorso), ho fatto un sogno in tema.
Era questo: e si articola in due diverse parti.
Sono dapprima in un negozio per acquistare dolci ed altre cose da mangiare. Dopo aver completato la mia scelta e mi faccio confezionare il tutto. Vado via con i miei pacchetti e sul più bello mi accorgo che non ho pagato quanto dovevo.
Mannaggia!
Dovrò tornare indietro, ma subito non posso; ho altre cose da fare, urgenti.
Ci tornerò appena possibile, penso.
Quindi mi ritrovo con una pantera, tutta nera, nera come la notte, proprio come uno si immagina le pantere. Con il pelo fitto, corto e lucido.
Questa pantera è il mio animale domestico e lo porto spasso al guinzaglio.
Sono un po' timoroso che possa avere delle reazioni anomale nell'incontro con altri passanti e nell'avvistamento di altri cani al guinzaglio (o semplicemente per annusarne l'usta) e che possa far del male a qualcuno.
E' forte e possente, i muscoli guizzanti sotto la pelle, ma ho piena fiducia nella mia capacità di tenerla sotto controllo: anche se l'imprevisto è sempre possibile.

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11 novembre 2019 1 11 /11 /novembre /2019 12:10

Questo articolo è stato pubblicato il 5 giugno 2009 nel mio blog "Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo" e lo ripropongo integralmente, apportando al testo solo qualche piccola modifica. Come incipit propongo il post del mio grande amico, il compianto Enzo Cordovana, "Panchine da viaggio" (del 3 giugno 2009), le cui considerazioni mi hanno ispirato nella scrittura del mio post, pubblicato il 5 giugno successivo.
Spesso con Enzo succedeva così: in una dimensione molto ludica ci rimpallavamo a vicenda dei contenuti ceativi in uno scambio fecondo di spunti e di riflessioni.

 

Diversi anni fa, passando per una strada di grande transito, vedevo sovente, “appanchinato” sempre nel medesimo segmento di gard rail un uomo di mezza età, vestito con un giubbotto e recante con sé alcune valigie. Stava fermo, solitario a guardare la strada ed il traffico dei veicoli che scorrevano dinanzi a lui. Con alcuni amici, miei compagni di percorso si rideva di lui considerandolo portatore di una strana follia ma, a ben pensare, io ho sempre considerato quell'uomo semplicemente un viaggiatore, si, il rappresentante di una tipologia nuova di viaggiatore. Con quel giubbotto e quelle valigie quell'uomo era per me una sorta di “viaggiatore stazionario”.

Enzo Cordovana, Panchine da viaggio

Diversi anni fa, passando per una strada di grande transito, vedevo sovente, “appanchinato” sempre nel medesimo segmento di gard rail un uomo di mezza età, vestito con un giubbotto e recante con sé alcune valigie. Stava fermo, solitario a guardare la strada ed il traffico dei veicoli che scorrevano dinanzi a lui. Con alcuni amici, miei compagni di percorso si rideva di lui considerandolo portatore di una strana follia ma, a ben pensare, io ho sempre considerato quell'uomo semplicemente un viaggiatore, si, il rappresentante di una tipologia nuova di viaggiatore. Con quel giubbotto e quelle valigie quell'uomo era per me una sorta di “viaggiatore stazionario”.
Mi spiego.
Mentre il viaggiatore cammina per il mondo, quell'avventuriero visionario vedeva il mondo scorrergli davanti. E così ogni giorno, per molti giorni. Poi, all'improvviso non lo vidi più. Chissà dove sarà adesso. Forse si è stancato di viaggiare ed è tornato a casa, forse è invecchiato e non ha più le forze per continuare il suo viaggio, forse sta seduto da solo in un'altra panchina e vive ricordando,
quando,
ancor giovane,
viaggiando
da quel posizionamento
conobbe il mondo,
perpetuo,
in scorrimento

Panchina di Ronta(foto di Maurizio Crispi, 2009)

Mi ha molto colpito il post di recente comparso nel blog di Enzo Cordovana, dal titolo accativante "Panchine da viaggio" (nel suo blog Varietà), oltre che nel gruppo di discussione FB "QUELLI, KE LE PANCHINE...".
La definizione cordovanesca di "panchine da viaggio" mi è piaciuta davvero molto  perchè nel nome c'è insita la garanzia di poter viaggiare con la mente, sicuramente e di potere osservare il mondo dislocarsi attorno a te, realizzando quindi una delle caratteristiche principali del viaggiare con l'effetto di spaesamento e quant'altro.
E' un modo per capovolgere l'idea stessa del viaggio: non sei più tu che vai verso il mondo, ma è il mondo che scorre davanti ai tuoi occhi, come in un film.
Il microcosmo, che comprende ciò che puoi abbracciare con lo sguardo o toccare con mano, costituisce una rappresentazione attendibile, se non addirittura isomorfica, dell'intero macrocosmo.
Questo assunto ha degli antecedenti letterari significativi, tra i quali mi vengono in mente due piccole opere del francese Xavier de Maistre.
Xavier De Maistre (1763-1852), fratello del più famoso Joseph, è l'autore di un piccolo libro, il "Viaggio intorno alla mia camera", composto nel 1790 in occasione di una sua forzata immobilità conseguenza degli arresti domiciliari cui l'avevano condannato le autorità militari savoiarde. Il libro, con un andamento discorsivo e raffinato al tempo stesso, è costituito da 42 capitoletti tanti quanti sono stati i suoi giorni di prigionia. De Maistre, nelle sue pagine, ci racconta di tante sue piccole scoperte che sono, in realtà, alla portata di ogni attento osservatore, ma il suo "tocco" ed il principio ispiratore (spiritualista) della sua narrazione lo hanno fatto apprezzare, nel tempo, anche da illustri scrittori quali Alessandro Manzoni e tanti altri suoi contemporanei.
Il piccolo libro venne seguito da un secondo volumetto, "Spedizioni notturne intorno alla mia camera", costruito in modo del tutto simile.
E, a questo riguardo,mi viene anche in mente un aneddotto, citato da un famoso psicoanalista argentino: un uomo ubriaco se ne stava fermo, in piena notte, appoggiato ad un lampione. Si avvicina uno, incuriosito, e gli chiede: "Cosa fai qui? perchè non te ne vai a casa?" L'ubriaco gli risponde, guardandolo con sufficienza: "Me ne sto qui ad aspettare. E, prima o poi, la mia casa passerà di qui. Ne sono certo".
Certo: parole di ubriaco, ma in fondo anche di profonda saggezza. Inutile affannarsi per cercare di trovare qualcosa che, prima o poi, troverà te.
Seduti nella panchina ci si mette un po' fuori dal mondo e lo si osserva: ma non sempre questo volontario mettersi fuori dal flusso delle cose è ben accolto dal "pubblico". In alcuni casi, per potere seguire indisturbato questa tua esigenza, devi un po' nasconderti.
Una volta, alla 100 km Trapani-Palermo, sentii impellente il bisogno di dormire: dovetti scegliere per la bisogna un posto relativamente appartato e fuori dalla vista. Se infatti fossi stato visto da qualcuno dell'organizzazione beatamente addormentato, nella peggiore della ipotesi, avrei suscitato allarme ("Sta male. Ha bisogno di soccorsi!") e di peso sarei stato portato via e, nella migliore, sarei stato guardato con compatimento ("Chistu è unu curiusu").
La panchina offre la possibilità di un viaggio "stazionario", un modo di viaggiare in controtendenza rispetto a questa nostra moderntà ipervelocizzata, in cui le cose che viengono maggiormente apprezzate e valorizzate sono il movimento continuo e la velocità.
Robert Anson Heinlein, uno dei maestri della narrativa di anticipazione, scrisse negli anni Sessanta un racconto che è una rappresentazione metaforica di ciò che accade al nostro mondo, oggi: in "Le strade devono correre" veniva preconizzato una società futura, in cui il nostro pianeta è ridotto ad una rete infinita di strade, su cui l'intera umanità vive la sua vita su mezzi di trasporto (la più parte autoveicoli personali), dunque ciascuno anche in modo solipsistico) in continuo movimento. Unica legge: non ci si può mai fermare.
A quel mondo (ma, senza arrivare all'estremo visionario di Heinlein, anche nel nostro mondo attuale) preferisco una modesta panchina "da viaggio" che, in alcuni casi, può anche diventare come un tappeto magico che, subito in volo al tuo comando, ti trasporta ovunque tu voglia andare.
Come ad esempio la panchina della foto che si trova sulla strada che da Firenze porta a Faenza, subito dopo l'uscita di Ronta, dunque al 45° km circa del percorso che da Firenze si snoda attraverso l'Appennino sino a Faenza.
La panchina è strategicamente posizionata su di un tornante in modo tale che standovi seduti lo sguardo può avere uno scorcio sulla valle del Mugello che chi percorre quella strada in direzione di Faenza si è lasciato alle spalle e, a più breve distanza, sul tratto di strada a partire dal tornante subito prima.
La panchina è ubicata proprio nel punto in cui la salita si fa veramente dura per poi mantenersi con questo grado di pendenza sino al Passo della Colla (di Casaglia) ubicato al 48° km.
Seguivo come fotografo la testa di un'edizione passata della 100 km del Passatore e quando sono arrivato su questa curva (ottima per tirare delle foto), la panchina era occupata da un papà e da un bambino (o ragazzetto): entrambi ciclisti, si concedevano qualche istante di riposo. Erano seduti e si riposavano. Avrei voluto fotografarli.
Non ho fatto in tempo perchè hanno inforcato le bici e sono andati via, continuando la dura pedalata in salita.
Non mi è rimasto altro da fare che fotografare la panchina vuota.
E poi mi ci sono seduto, in attesa del passaggio della testa della gara.

 

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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