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4 settembre 2022 7 04 /09 /settembre /2022 11:28

Scrissi questo pezzo come "nota Facebook" il 27 agosto 2009 ed è rimasto sepolto lì, man mano che i contenuti della bacheca scorrevano in avanti, proiettati lungo un vettore di tempo lineare.

Riemerge oggi e avendo controllato che di questo scritto non v'è traccia nei miei blog, lo lancio qui.

parla di un momento quasi antidiluviano, prima ancora che esordisse un decennio di lutti, ma anche di grandi cambiamenti ed è, per questo motivo una traccia che vale la pena conservare.

mare all'alba (foto di Maurizio Crispi)

Sulla riva del mare, il frinire delle cicale

si mescola al fruscio della brezza

ed anche al suono attutito della risacca,

a voci indistinte,

al gracchiare d'una radio lontana,

triste,

agli schiocchi di bicchieri di plastica

trascinati qua e là da raffiche

che si formano all'improvviso

 

Tutto è indistinto e fuso assieme

nella scala policroma dell'azzurro marino,

di vele all'orizzonte,

di scafi alla fonda e giochi di gabbiani

 

Solo pochi elementi fluttuanti

attraversano le dighe che ho edificato

 

Fuggo dal mondo

e precipito

in un maelstrom

d'assenza di parola

 

Pensavo di aver conquistato un ormeggio sicuro

 

Invece,

sono alla deriva,

in viaggio ancora una volta

verso la fine del mondo

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3 settembre 2022 6 03 /09 /settembre /2022 15:38

Anche questo pezzo risale al 2010, e precisamente venne reso visibile sulla mia bacheca Facebook, il 3 settembre di quell'anno.
Mai pubblicato nei due blog che avevo a quel tempo e, dunque, lo rilancio qui.

Scampolo di cielo di settembre al tramonto a Palermo (foto di Maurizio Crispi)

Scampolo di cielo al tramonto,
sul finire di un giorno di tarda estate...

 

Giorno di vento

 

Il presente si tramuta
veloce in passato

 

Il futuro è esiguo

 

Non c'è tempo
e non c'è niente
per riempire il tempo

 

Una vita di banali atti quotidiani
di vacue scritture,
di abitudini ossessive,
di rituali senza senso,
di colpi a vuoto


Il vento soffia,
eterno,
lasciando l'aria
piena di vibrazioni e tesa

 

Nel cielo corruscato le nuvole
navigano,
vanno,
vengono,
sostano,
si addensano,
poi si sfilacciano
o ripartono...

 

Il vento è premonizione
di qualcosa,
è foriero di eventi oscuri
ancora non scritti
ma, intanto, trascina via con sè
le anime inquiete
degli uomini
che rimangono
vuoti e melanconici
con lo sguardo languido
fisso in alto,
in attesa

 

(Palermo, il 3 settembre 2010)

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1 settembre 2022 4 01 /09 /settembre /2022 10:46
La spiaggia di Modello al tramonto (2009) - foto di Maurizio Crispi

Facevo una passeggiata
lungo una spiaggia che mi è molto cara
e dove non vado da tempo immemore

 

Il suo aspetto era quello autunnale,
della triste smobilitazione, dopo la frenesia dell’estate,
ma anche della restituzione alla bellezza

 

Molti capanni e chioschi abbandonati,
alcuni in rovina e fatiscenti,
e grandi dune di sabbia
create dal vento e dalle mareggiate
Il mare era uno specchio tranquillo,
se non per ondulazioni ampie
che si creavano dal nulla
sulla sua azzurrissima superficie
e un attimo dopo svanivano,
come se giganteschi cetancei
si muovessero appena sotto la superficie

 

Vedevo anche enormi iceberg
spiaggiati,
scintillanti ed erosi dai venti
fino a formare l’apparenza
di audaci architetture
con archi rampanti e torri svettanti,
audaci scalinate
e finestre a bifora,
dalle colonne finemente cesellate

 

C’erano solo pochi bagnanti sparsi
ma abbigliati in modo strano,
come se dovessero andare
ad un eccentrico ballo in maschera
in uno di quei palazzi di ghiaccio
ed anche altri radi frequentatori,
in cammino come me

 

Ero con un mio amico,
morto da molti anni
Ero contento di vederlo
e fwlice che fossimo insieme
in questa passeggiata,
come nelle nostre corse condivise
in un lontano passato

 

Ci fermavamo in un anfratto
riparato dal vento
ed io cominciavo a rovistare
dentro al mio fedele zaino
alla ricerca di qualcosa
che desideravo mostrare al mio accompagnatore
Così facendo tiravo fuori
una quantità di oggetti
da lungo tempo dimenticati
di cui non ricordavo più l’esistenza
ed anche molti altri inutili ammennicoli
che mi meravigliavo di possedere
C’erano i cofanetti vuoti
di due opere I millenni
tutti stropicciati e ammaccati
per via della lunga permanenza nello zaino
Poi, una grande quantità di spille di sicurezza,
di tutte le dimensioni

 

Pensavo che era ora di liberarmi di tutto
per potere procedere libero e leggero
Il mio amico mi guardava,
celato dietro occhialoni da sole,
e non proferiva parola,
enigmatico

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28 agosto 2022 7 28 /08 /agosto /2022 09:35

Anche questo scrissi nel lontano 28 agosto 2010. E anche questo breve scritto mi è stato restituito in forma di "ricordo" dall'algoritmo di Facebook. Lo ripropongo qui, poichè non fu mai pubblicato nei blog che tenevo attivi a quel tempo.

Carpe diem

Gli attimi sono sempre fuggenti. E' nella loro natura esserlo

Crediamo di avere la presa sul presente e ciò che riteniamo di possedere, in un attimo, è già passato

Il presente di fatto non esiste

Ciò che è in un modo transita veloce verso successive - imprevedibili - metaformosi

E non c'è mai l'immobilità, né l'equilibrio assoluto

Viviamo in un continuo disequilibrio alla ricerca di continui micro-equillibri esistenti soltanto in funzione del caos che preme da ogni parte

Io non ho mai un mio centro, non riesco ad averlo nemmeno quando ci provo e sono convinto di provarci

Se lo avessi, probabilmente non scriverei come faccio - spinto da un'ossessione d fissare - attraverso la scrittura - le cose (gli accadimenti) e i pensieri e le emozioni

Se io faccio ciò è per vincere il fantasma della morte e di ciò che si deteriora e si guasta

Se scrivo e se penso e se ricordo l'attimo fuggente oppure ciò che è stato ed è fuggito via da tanto tempo, sono vivo

Ancora per un attimo

Poi, si vedrà

Il commento che segue non è mio e ci tengo a riportarlo sia pure in forma anonima:

"Gli attimi sono importanti.
Sono fuggenti, ma sono come un puzzle e permettono la crescita e la costruzione di tutta la nostra vita, delle nostre emozioni, della nostra... storia.
Ogni attimo passato ci ha permesso di essere come siamo.
Ogni attimo presente ci permette di esserci domani.
L'attimo fugge la morte, perchè la morte è l'ultimo attimo.
L'unico attimo che viviamo senza quasi esserne consapevoli se non forse per una frazione di secondo

anonymous

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28 agosto 2022 7 28 /08 /agosto /2022 09:18

Questo scrissi il 28 agosto 2010, cercando di rimettere assieme le impressioni scaturite da una passeggiata notturna nel cuore del quartiere della Palermo antica, conosciuto con il nome di ballarò.

Anche questa nota mi è stata restituita da Facebook in forrma di "ricordi". Mai pubblicata nei miei blog.

Chiesa di Maria SS del carmelo a Ballarò (Palermo)

Il barong della monnezza urla, scricchiola, sbuffa e geme,

attorniato dalla sua scolta di servitori vocianti,

prezzolati solo per alimentare di continuo la sua bocca rapace

 

Mentre il ventre immenso del drago viene riempito,

grevi olezzi si diffondono nell'aria,

odori di digestione acidula, di putrefazione e morte

che nemmeno i più densi fumi d'incenso possono mascherare

 

La piazzetta è piena di banchi di vendita secolari,

accatastati e protetti da teli colorati che, nella notte,

paiono tutti dello stesso colore smorto

I venditori sono a dormire, adesso,

a terra sul pavimento di grosse pietre squadrate

ci sono solo i resti del mercato

 

Una volta passata la furia meccanica del barong

è di nuovo in quiete in attesa del nuovo giorno.

 

C'è una cupola arricchita di rilievi barocchi,

che domina dall'alto

rievocando i fasti passati d'una città,

oggi corrotta

 

Vie dai nomi antichi

formano un reticolo labirintico

dove, per non smarrirsi, occorre legarsi ad un filo di Arianna

nella speranza di non dover incontrare mai

l'orrendo minotauro dei nostri sogni più crudeli,

e la Bestia

 

Ma le strade sono vive e vitali

bar e osterie ancora aperti a tarda notte

 

Africani dalle pelle d'ebano,

avvolti in vesti colorate, indugiano

parlottando tra loro in idiomi stranieri

 

Musulmani con il turbante

accompagnati da donne velate

camminano inquieti

 

Giovani maghrebini hanno appena finito

la cerimonia del narghilé

nei pressi della porta antica

che trapassa i resti d'una possente cinta muraria

e, vicino, una torre d'acqua stillante umidore

 

Con un po' di fantasia

si potrebbero avvistare anche gruppi di dervisci danzanti,

con i loro cappelli cilindrici tinti di rosso cupo

e le ampie vesti bianche

alla ricerca della loro estasi turbinante

 

E, al passaggio, nella piazzetta,

chiuso dentro un'edicola incassata nel muro,

si nasconde un cristo dal volto sofferente,

incorniciato di spine e reclinato

sotto il peso immane della croce

(ma la croce si può soltanto immaginare, perchè manca,

eppure - nell'assenza - se ne riconosce l'ingombrante presenza)

 

Poco più avanti,

l'icona statuaria, a grandezza naturale,

di un santo pio benedicente,

attorniata da fiori e offerte votive.

 

Sussurri, brevi conversazioni, silenzi

il tessuto vivente della via risuona tutt'attorno

 

La vita pulsante

fatta di fede e bestemmie,

di cose quotidiane e cose ultime

i cui simboli sono disseminati dovunque

perchè mai ci si debba dimenticare

del termine che ci attende

 

E questi segni,

imbevuti della presenza di santi e demoni,

leniscono la fatica d'un cammino solitario

di cui è scritto che, dopo brevi pause,

debba ricominciare

in un eterno ritorno

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24 agosto 2022 3 24 /08 /agosto /2022 11:20

1. Dopo il temporale
(alias nubifragio, alias - ma solo per i media conformisti -
“bomba d’acqua”)
è ritornato il sereno

 

Il cielo è di un azzurro che più non si può
Qualche nuvoletta cotonosa indugia nell’azzurro

 

Prima, brontolio di tuoni annunció la bufera

 

E infuriarono anche raffiche di vento poderose,
assieme a fulmini e saette
Sedie e sdraio da balcone volarono
Tende da sole dispiegate come vele
furono divelte
Vasi di piante si schiantarono

 

Ed ora ci crogioliamo di nuovo
nel sole che non dà requie

 

2. E poi di notte ha piovuto di nuovo,
ma così quietamente
che non me ne sono accorto
Ora, al mattino, nuvole vaganti
si addensano e si separano
nel grande melting pot del cielo

 

Mentre cammino assiem al mio Fedele
è anche ricominciata la pioggia,
ma é solo una pioggerellina lieve,
solo alcune gocce sparse
Ma qualcuno, dei radi passanti,
ha ritenuto opportuno
aprire l’ombrello di scorta,
inscenando così
una romantica passeggiata a due
sotto la pioggia

 

Mentre i due sotto l'ombrello
si allontanano
facendosi sempre più piccini
un piccione spennacchiotto,
posato su di una ringhiera,
sembra guardarli con fiero cipiglio,
tubando in attesa di dispiegare
le ali della libertà

 

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23 agosto 2022 2 23 /08 /agosto /2022 10:43
in controtendenza (foto di Maurizio Crispi, autoscatto)

Sono stato irrequieto, viaggiatore, vagabondo
Adesso sono statico ed immobile
L’altra faccia di una stessa medaglia
Viaggio con i libri e nei libri
Viaggio nei miei sogni
Sono beffardo
Pratico l’auto-sberleffo
Raramente mi prendo sul serio
Buffoneggio
Sento di essere come un ragazzino,
o forse come un Peter Pan
che ha smesso di crescere

 

Lascio che i giorni e le notti
mi scorrano sulla pelle

 

Preferisco essere un dormiente
che non uno attivo e propositivo

 

Guardo il mondo dal balcone di casa
o dalla finestra

 

E questo é tutto

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19 agosto 2022 5 19 /08 /agosto /2022 08:32
Tutta mia è la città (Foto di Maurizio Crispi)

Come sempre la città è deserta,
quando la attraverso al primo mattino

 

Dopo il caldo violento di ieri
e gli incendi appiccati dovunque da mani ignobili
mi sembra di sentire l'odore dei fuochi
un vago sentore di legno resinoso bruciato,
il lezzo greve della monnezza parzialmente combusta
Il cielo è dominato da una cappa di nubi biancastre
che non danno sollievo
A tratti, si attivano refoli di vento
che smuovono le foglie accartocciate
cadute per via della calura abnorme
Ma questi soffi sono illusori
Non rinfrescano
Sembrano aliti caldi, surriscaldati
ma non più come ieri
quando si aveva l'impressione di entrare
dentro una fornace,
non appena si usciva all'aperto
e non c'era refrigerio possibile

 

La città è desolatamente vuota,
abbandonata
le vie sono del pari deserte
Guardando le vetrine svuotate
di negozi andati falliti nel corso degli ultimi mesi
e quelle di altri chiusi per ferie
(momentaneamente o, ci si chiede, non sarà per sempre?)
si potrebbe pensare di camminare
in una città il giorno dopo una catastrofe

 

Gli unici abitanti sono soltanto
pochi gatti sparuti
e le moltitudini di manichini che affollano i negozi
di abbigliamento e intimo,
corpi immobili, nudi o seminudi,
alcuni decollati,
in catatonica immobilità
Chissà perché, ma questo sguardo circolare
potrebbe portare il visitatore ingenuo a pensare
che le uniche attività commerciali ancora fiorenti
siano state quelle di abbigliamento ed intimo

 

In realtà non è così,
gatti sparuti e manichini
sono soltanto le sentinelle del nulla
di questa città desolata,
le retroguardie rimaste di scolta,
come i pochi umani ancora prsenti
perchè non hanno un luogo dove rifugiarsi

 

Sopravviveremo agli assalti furiosi
della desolazione e del nulla incalzante?
Sopravviveremo alla fornace?
Sopravivverò?
Non so... Vedremo!
Intanto, continuo a camminare, noncurante in aparenza
ma con il cuore greve di tristezza,
lungo le vie presidiate dai manichini,
e dai gatti del nulla
Entrambi li sento amici e colleghi, in qualche modo


L'ultima mia visione di questo vuoto
è un'aerea bici fantasma sospesa
sotto un balcone e subito sopra l'insegna d'una polleria
(chiusa per l'ora, si spera, e non per ferie)
e, poco più in là, un manichino di donna, avvenente,
avvolta in un giubbino di pellicciotto
rinchiusa lei, tutta sola,
dentro la vetrina di un negozio sprangato causa vacanze
Ho pensato stizzito che i suoi padroni
avrebbero potuta condurla con loro,
anziché abbandonarla così da sola
e, per giunta, con addosso un abbigliamento
così poco consono alla stagione
Che crudeltà, ho pensato,
così sola e starà pure morendo di caldo
Ho lanciato un ultimo sguardo al manichino
che mi ha ricambiato dalla immobile postazione
con uno sfingeo sorriso etrusco

Ho tirato dritto, corrucciato
E ho pensato che ci sono cose ben peggiori
che accadono dovunque
Ci sono pure quelli che abbandonano gli animali domestici,
cani e gatti che si sono affidati
o che sono cresciuti come persone di famiglia
oppure ci sono quelli che lasciano i propri bambini di pochi mesi,
a casa da soli, a morire di fame di sete,
oppure a disidratarsi sotto il sole per ore,
in auto arroventate dalla canicola

 

E' questo il vero cuore doloroso
della catastrofe che stiamo attraversando,
la perdita della humanitas,
l'inaridirsi del sentire,

il divenire mostri a forza di sentire di mostri,
di dimenticanze fatali,
di morti annunciate

 

Se la nostra evoluzione procede in questa direzione,
verso un progressivo e letale imbarbarimento,
è colpa di tutti noi
e non meritiamo più di vivere
E' giusto che ci attenda la catastrofe prossima ventura,
quale che sia,
seguendo il paradigma di quella che ebbero in sorte le due città bibliche
che vennero rase al suolo dagli angeli vendicatori

 

Forse, è proprio quello che sta avvenendo a noi
E ancora non lo abbiamo capito

Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
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18 agosto 2022 4 18 /08 /agosto /2022 10:09

Il 18 agosto 2010, mentre facevo una passeggiata antelucana con il mio cane, camminando lungo Villa Sperlinga sopraggiunsi sul teatro di un gravissimo incidente d'auto da poco accaduto.Un giovane alla guida di una piccola monovolume rossa era morto sul colpo dopo che, per un errore di manovra (o per un improvviso perdita di controllo), la sua auto lanciata a folle velocità si era schiantata sulle auto parcheggiate a fianco del giardino pubblico.
La giovane vittima era già stata portata via: rimanevano soltanto i rottami dell'auto in attesa che i Vigili Urbani compissero i loro accertamenti.

Rimasi fortemente impressionato da ciò che vidi e la mia mente si spostò velocemente, con un rapidissimo back-rewind, a quando appena diciottenne (quindi, credo che fosse nell'autunno del 1967, quindi con un balzo indietro di più di quaranta anni, ero stato io ad incorrere in un grave incidente con la moto: un incidente che avrebbe potuto essere letale, ma la sorte aveva decretato che io, invece, dovessi vivere. Finii in ospedale, però, dove il giorno successivo subii un intervento in sala operatoria per le suture delle ferite lacero contse che avevo riportato.

E ricordai anche che, nel 1991, cercando di rimemorare alcune sensazioni che erano rimaste fortemente impresse dentro di me in quelle circostanze, avevo scritto alcune frasi, una mia "nota di diario" come amo dire, parlando di ciò che butto giù di tanto in tanto.

Di seguito, il testo scritto nel 1991 (recuperato dalle "note" di Facebook) e la breve notizia, scarna, presumibilmente ricavata da un comunicato d'agenzia su quell'incidente così perturbante di cui ebbi modo di osservare ciò che rimaneva.

 

Cattedrale di silenzio

(1991, pensando all'autunno del 1967)

 

Distesa di silenzio oscuro

Lontano, al di là della vasta cattedrale di tenebre

ammiccano minute luci pulsanti

assiepate

gialle arancione bianche rosse

Separatezza senza nostalgia

Lieve

galleggio nel buio

inondato dalla meraviglia

e dalle vibrazioni di una pace

mai conosciuta prima

 

Solitudine che non pesa

 

Poi, di botto,

il tumulto delle voci

stridore di freni

la sirena lontana di un'ambulanza

(o il clacson di un'auto premuto a cappella?)

lacera il cielo

come un urlo di dolore

 

(2022) Scrissi tutto questo per esprimere le mie sensazioni: appena subito l'impatto (ero volato sul tettuccio di un'auto parcheggiata sulla quale mi ero schiantato), rimasi lì con questa sensazione fluttuante di pace profonda e di silenzio. EEra sera quando accadde l'incidente, vedevo le luci della via, ma mi sembravano lontanissime come se mi fossi allontanato a dismisura. E assieme alla pace, c'era un silenzio profondo. Mi sono chiesto più volte se queste sensazioni non siano state l'equivalente di un'epserienza di quasi-morte. Poi, però, sono tornato indietro: trovai la forza di scivolare giù dal tettuccio dell'auto e di mettermi in piedi. Però, di lì a poco fui travolto da sensazioni di violento dolore, senza potere capire la causa. Era tutto il corpo che mi faceva male. E soprattutto, malgrado le ferite che poi furono evidenziate non c'era sangue. Ce n'era soltanto una macchiolina, più piccola di una lenticchia, sui pantaloni.
Fui caricato in macchina dallo stesso investitore (colui che tagliandomi la strada aveva provocato l'incidente) e fui trasportato subito al Pronto Soccorso di Villa Sofia.
Durante il trasporto, mi contorcevo dal dolore: alla fine del breve viaggio mi ritrovai con la testa e il busto al posto dei piedi e piedi e gambe sul sedile. C'era un unico (giovane) medico presente. Mi visito. Scoperse le ferite lacero-contuse e voleva subito suturare. Ed io mi opposi. Gli dissi che volevo che, prima di ogni cosa, arrivasse mio padre. Il medico, vedendo la mia ferma opposizione, si rassegno ad attendere. E, in effetti, quando mio padre arrivò, dopo una breve discussione e considerando la delicatezza dell'intervento di sutura, io venni ricoverato per essere suturato il giorno successivo in sala operatoria e sotto anestesia.
Oggi le cose sarebbero andate diversamente, io sarei rimasto sul posto in attesa dell'arrivo dell'ambulanza del 118 e sarei stato soccorso in maniera meno "garibaldina", ma allora si usava così. Oggi, però sarei rimasto a lungo in attesa dell'arrivo di un'ambulanza, come è capitato al ragazzo deceduto nell'incidente del 2010.
E' andata bene, ero senza casco, perchè allora non si usava; non subii un trauma cranico (a parte il forte shock), ma avrei potuto riportare una grave frattura del bacino. Il medico che ebbe a visitarmi (non quello del Pronto Soccorso), mi disse che mi era andata bene perchè ero giovane e le mie ossa erano ancora molto elastiche.

Incidente d'auto 1991, Villa Sperlinga, Palermo

Ma torniamo al 2010. Ho scritto "Cattedrale di silenzio" quasi vent'anni fa (in calce alla pagina c'è scritto: 6 gennaio 1991), sforzandomi di ricordare le sensazioni sperimentate più di venti anni prima, quando incorsi in un grave incidente con la moto, dal quale per fortuna - e miracolosamente, malgrado la violenza dell'impatto - uscii indenne.

Le riprendo oggi per pura causalità e le presento qui, lievemente trasformate in modo più conforme con il mio modo di scrivere attuale (e qui mi riferisco al 2010).

Un ragazzo di vent'anni, L.A., è morto la notte scorsa a Palermo in un incidente stradale verificatosi in via Piemonte, all'altezza di Villa Sperlinga. La monovolume rossa, su cui viaggiava in compagnia di un'altra persona, si è schiantata contro un suv parcheggiato lungo il marciapiedi che costeggia la villa. L'urto è stato di una violenza tale da spostare il suv di diversi metri. Oltre ai Vigili urbani e al 118 sono intervenuti anche i Vigili del Fuoco per tagliare le lamiere e liberare i due occupanti della vettura. Il ferito è stato soccorso e trasportato nel più vicino nosocomio per tutte le cure del caso.

"L'ambulanza del 118 è arrivata in piazza Unità d'Italia 16 minuti dopo che ho telefonato, segnalando l'incidente. E' un ritardo incomprensibile dato che erano le 4 della notte e per strada non c'era nessuno. I genitori del povero ragazzo che è morto devono saperlo". E' lo sfogo di Giovanna Marano, svegliata nella notte dal boato provocato dallo schianto. "Dopo il boato - dice Marano, segretaria siciliana della Fiom-Cgil - mi sono affacciata al balcone, dal quarto piano ho visto l'auto in fiamme. Ho subito avvertito il 118, mentre il ragazzo tunisino che lavora dal fioraio è intervenuto gettando acqua sul radiatore. Nel giro di pochi minuti sono arrivate 5 auto della polizia e due mezzi dei vigili del fuoco. L'ambulanza del 118 è arrivata 16 minuti dopo". Sull'incidente indaga la polizia municipale.

 

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17 agosto 2022 3 17 /08 /agosto /2022 12:12

Questa piccola nota risale al 17 agosto del 2014, pubblicata come "nota" su Facebook e mai qui sul blog. La rilancio, perchè nella sua brevità mi piace particolarmente.

Lampadina nuda (foto Maurizio Crispi)

Il vento soffia gelido,

annunciando l'inverno

che verrà

 

Alba che trascolora

in un giorno mesto e grigio,

mentre la luce gialla

della nuda lampada a bulbo

impallidisce

 

Odore di latte appena munto

e di panni lavati

stesi ad asciugare

 

Le foglie secche

improvvisano danze

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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