Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
22 giugno 2019 6 22 /06 /giugno /2019 06:16
Partire

Con un bastimento
partire verso orizzonti lontani

Uno sbuffo di fumo
lasciato indietro
malinconico saluto

Condividi post

Repost0
19 giugno 2019 3 19 /06 /giugno /2019 08:27

Luce abbacinante
nel pieno del pomeriggio
Aria calda e asciutta

Saremo presto al giorno più lungo

E subito l’anno
volgerà al declino,
mentre l’estate darà i suoi frutti

Non cedo alla lusinga della luce piena e forte

Mi chiudo piuttosto nella fresca ombra di casa

Non voglio neppure guardarla,
questa luce,
che mi fa strizzare gli occhi
e fa male all’anima,
né espormi al fiato caldo del sole
Ciò che più voglio
è stare  nella semioscurità della stanza
come una talpa
ma con i miei libri accanto
a leggere,
leggere,
dormire,
sognare

 

E ho sognato che correvo,
correvo all’infinito
con leggerezza sublime
ad ampie falcate
e, ad ogni passo,
un interminabile tempo di volo

Trasportavo una grossa pietra tondeggiante
sotto il braccio
Era ben pesante:
eppure non mi appesantiva nel mio andare
E volando nella corsa
giungevo a quella che sentivo essere
la mia destinazione,
il  liscio mare di oro fuso
nel quale in un ultimo empito
dall’aggettante dirupo
mi lanciavo
sempre stringendo a me
quel fardello pietroso

 

E poi l’oblio

Condividi post

Repost0
6 giugno 2019 4 06 /06 /giugno /2019 09:30
London Undergrond, come rifugio antiaereo durante la II Guerra Mondialeu

Durante la II Guerra Mondiale, i londinesi per proteggersi dai bombardamenti tedeschi si rifugiarono nei tunnel della metropolitana che, già allora, era estesissima e ramificata, ponendosi di fatto come un enorme rifugio antiaereo già a disposizione.
Dicono che, una volta cessato l'allarme immediato, alcuni, per paura, ci rimanessero nei giorni successivi a bivaccare per proteggersi così dall'imprevedibile prossimo raid.
Senza che fosse stato previsto dal piano di protezione della popolazione civile, all'interno delle gallerie nacquero punti di vendita (ambulanti o anche fissi) di ogni genere: dal venditore di The caldo, al libraio fornito di un suo barachino mobile, a quello che somministrava generi di ristoro diversi etc.
Si creò nella profondità dell'Underground londinese un abbozzo di società civile.

Peter Ackroyd, I sotterranei di Londra, Neri Pozza

Tra i governanti britannici, così racconta uno storico inglese in un suo libro che contiene una serie di piccoli saggi sulla "Londra sotterranea", si generò paura che la popolazione scesa nelle gallerie  - una volta assuefattasi  a quelle diverse condizioni di vita - non sarebbe più risalita alla superficie. Per questo motivo, essi scoraggiarono queste forme di iniziativa spontanea e, una volta cessata l'emergenza, proibirono decisamente ogni bivacco sotterraneo (si veda al riguardo Peter Ackroyd, I Sotterranei di Londra, Neri Pozza, Il Cammello Battriano, 2014).
C'è in questo piccolo frammento di storia - che suona quasi come un apologo - un insegnamento relativo alla dimensione claustrofilica che con facilità nella vita di una persona qualsiasi (anche molto attiva ed estroversa) può da un momento all'altro prendere piede e radicarsi.
C'è il fascino potente del claustrum come luogo fisico (ma anche un luogo della mente) nel quale ciascuno può rifugiarsi e stare perché lì non "non temerà alcun male"
Quando si cominciano ad apprezzare le gioie e l'infinita sicurezza del claustrum può diventare difficile tornare indietro, risalire alla superficie o venire fuori negli spazi aperti .
Specie se, in quello spazio claustrale, hai a disposizione tutto ciò di cui puoi avere bisogno.
Quando morì mio padre io che, allora, ero ancora studente universitario, mi insediai nella stanza adibita a suo studio personale, il suo "Sancta Sanctorum". Lì, lasciando tutte le sue cose, aggiunsi come stratificazione aggiuntiva le mie: libri di studio, libri di altro genere (narrativa o saggi) dischi, oggetti personali di ogni genere.
Quella per me divenne una stanza accogliente, dove - a prescindere dalle ore dedicate allo studio - passavo gran parte del mio tempo. Mi piaceva molto anche quest’idea delle stratificazioni archeologiche in cui io andavo aggiungendo il mio strato a quello di mio padre che, a sua volta, nel suo studio aveva collocato libri e oggetti di pertinenza della generazione che lo aveva preceduto.
E la cosa curiosa è che, per motivi complicati (di cui qui non parlerò), nel corso dell’ultimo anno specialmente, ho fatto ritorno a quella stanza in pianta relativamente stabile, colonizzandola con oggetti del presente (o del passato recente) e aggiungendo quindi un ulteriore strato a quelli precedenti, compreso il lungo periodo in cui mio fratello aveva utilizzato la stanza come ufficio del Coordinamento H.

Elvio Fachinelli, Claustrofilia, Adelphi 1883

Era questa la stanza dove, all'occorrenza accoglievo anche i miei amici o dove portavo le mie fidanzate (anzi, nei loro confronti, il farle entrare dentro questa stanza era una prova molto speciale).
La stanza infatti non solo era un luogo fisico, ma anche era uno spazio della mente molto personale ed intimo.
In quel periodo sentii intenso il fascino del claustrum di cui accennavo prima: più stavo in quella stanza più mi veniva difficile uscirne fuori. Pensavo: Qui ho tutto ciò che mi serve, perché mai dovrei fare la fatica di uscire?
Ma quella fu soltanto una fase transitoria.
Poi, uscii di nuovo a riveder le stelle, per riecheggiare il verso dantesco.
Ma l'attrazione del claustrum è sempre potente (affascinante ed insidiosa assieme). E come non ricordare qui il bellissimo saggio di Elvio Fachinelli, Claustrofilia (Adelphi, 1983)?

Condividi post

Repost0
1 giugno 2019 6 01 /06 /giugno /2019 08:13
Frida e il tempo del commiato

Cammino nella luce chiara del primo mattino
Il ginocchio incerto, il piede dolente
Un passo dietro l'altro

Esco al mattino
dicendo a me stesso
Vado a fare due passi con Frida

l'amico cane defunto e sepolto

Anch'io a piedi con il mio cane fantasma
della congrega numerosa
di coloro che si fanno accompagnare
da uno stuolo di ombre

E' duro abbandonare le vecchie abitudini
E' duro lasciar andare le cose

 

Condividi post

Repost0
9 aprile 2019 2 09 /04 /aprile /2019 08:39
Piazzetta di borgata con giostrina a Palermo (foto di Maurizio Crispi, 2013)

 

Piazzetta di borgata
e alberi rivestiti di verde tenero
e siliquastri risplendenti
di gemme amaranto 
e, per loro, il manto di smeraldo
non è ancora arrivato

Tempo lento

C'è una giostrina
ferma e silenziosa

E c'è anche una mini-ruota
dotata di navicelle-mazinga
che oscillano lievi,
ma non ci sono bambini
e mancano voci, giochi e risa

Panchine numerose,
anch'esse vuote
molte di loro
quasi del tutto sommerse
dalla crescita selvaggia
di erbe infestanti

Solo dalla spalliera di una
emerge una testa rivestita di candidi capelli,
talmente immobile
da far pensare ad una statua

E, al margine, si vede il memento
d'un transito cruento,
un palo della luce
con un mazzo di fiori di plastica e una foto sbiadita

Dovunque,
incarti vuoti, 
fogli di giornale gualciti e sporchi,
resti di frettolosi picnic
che ispirano una vena sottile di malinconica assenza

Il sole primaverile
picchia forte
Il vento fa incurvare
gli steli d'erba
E, nell'ombra, si avverte
una traccia del freddo dell'inverno
che ancora indugia

Sono preso da un greve torpore,
le palpebre pesanti
mi si chiudono
e vorrei lasciarmi sprofondare
nel letto invitante
d'erba smeraldina e foglie morte
e sentire l'odore della terra
ancora umida di pioggia

La tentazione è forte

Ma lo so...
Non devo

Seguendo quest'impulso
potrei anche scivolare in un pozzo di solitudine,
o in una prigione labirintica,
o in una Chernobyl della mente
o in una fredda cripta di cemento

E allora volgo le spalle
all'incanto della piazzetta
e m'incammino a lenti passi
per andare 
altrove
 
Oltre

______________________________________________
Questo scritto l'ho recuperato da una vecchia galleria fotografica su Facebook (Aprile 2013), di cui era il commento.
In quelle foto c'era mio fratello, ed anche Frida, allora nel pieno delle forze.

Testo e galleria fotografica sono il ricordo di uno dei tanti momenti che condividevo con mio fratello: lo accompagnavo alle sue riunioni e poi me ne stavo a vagabondare nei dintorni, senza meta.
Raccogliendo pensieri ed immagini.

 

Viaggio intorno ad un giardinetto pubblico
Viaggio intorno ad un giardinetto pubblico
Viaggio intorno ad un giardinetto pubblico
Viaggio intorno ad un giardinetto pubblico
Viaggio intorno ad un giardinetto pubblico
Viaggio intorno ad un giardinetto pubblico
Viaggio intorno ad un giardinetto pubblico
Viaggio intorno ad un giardinetto pubblico
Viaggio intorno ad un giardinetto pubblico
Viaggio intorno ad un giardinetto pubblico
Viaggio intorno ad un giardinetto pubblico

Condividi post

Repost0
4 aprile 2019 4 04 /04 /aprile /2019 14:20

Il presente scritto si riconnette ad uno più lungo che pubblicai alcuni anni fa nel blog dedicato a mio padre (Francesco Crispi giornalista. Chi era), nel tentativo di creare per lui una vita digitale post-mortem, visto che lui venne a mancare, quando ancora le connessioni digitali non avevano preso piede (ed ancora era ben al di là dal venire il PC come strumento di scrittura).
In quello scritto rievocavo il giorno della morte di papà e quelli successivi.
Questo breve scritto è centrato sul rimpianto di una mia azione mancata ed è stato stimolato da una lettura che mi sono ritrovato a fare nei giorni precedenti (più che altro è stata una singola frase ad avermi colpito).

Si ritorna spesso nei luoghi della mente dove continuano a vivere i nostri dolori e i lutti che abbiamo subito.
In calce inserisco il link a quello scritto.

Francesco Crispi (foto dall'archio fotografico di famiglia)

Una mattina mio padre partì.
Era usuale per lui partire per motivi di lavoro.
Sempre in aereo, il più delle volte.
Viaggi rapidi, spesso dalla mattina alla sera: la meta principale e più frequente Roma.
Quindi, il suo uscire per una partenza non era molto differente da una normale uscita per andare al lavoro in città. Nulla di diverso da una normale routine.
Alle sue partenze così frequenti non si riservava mai una particolare attenzione.
Quella mattina, lui era di partenza ed io mi ero già impossessato del bagno che condividevo con lui.
Mi salutò attraverso la porta chiusa.
Io ricambiai distrattamente, quasi irritato da questa interruzione. Non feci il minimo sforzo per aprire la porta e ricambiare con un minimo di calore.
Mio padre non fece più ritorno, da vivo.
Ma questa è storia nota. Il suo aereo si schianto sul monte, al suo ritorno.
Non lo vidi più, nemmeno nella cassa da morto.
Ciò che vidi fu soltanto una bara già sigillata e mi dissero che lui che era lì dentro.
Ho sempre rimpianto nella mia vita quel saluto non dato con calore.
Se avessi saputo che quella era l'ora del commiato definitivo, mi sarei precipitato ad aprire la porta e a stringerlo tra le braccia in un forte e definitivo abbraccio. E ho pensato che quella porta chiusa a creare una separazione tra me e lui sia stata un'anticipazione di quell'intercapedina di legno e zinco della separazione negativa, quando il suo corpo - o quel che ne restava - entrò in casa dopo più di due giorni dal disastro per una veglia dolente.
O forse no: tra me e lui, in quel periodo, c'era un certo impaccio nell'intimità fisica. Stavamo un po' a distanza: e questo distanziamento era accentuato dal fatto che da un lato ammiravo mio padre per la sua statura intellettuale e lo ponevo su di un piedistallo per me irraggingibile, dall'altro, aborrivo i suoi piccoli difetti che invece lo rendevano umano. Ed ero in una fase della vita difficile, poichè cercavo di distanziarmi da lui e non semplicemente vivere nella sua ombra gigantesca. A chi mi diceva: "Allora, sei il figlio di Ciccio Crispi?", io solevo rispondere irritato:: "Sono Maurizio Crispi", seguendo il classico copione iconoclastico dell'adolescenza ribelle.
Quindi, è probabile che quell'abbraccio non ci sarebbe stato. Ma forse, se avessi aperto la porta, ci sarebbe stato almeno il ricordo di un ultimo vis à vis.
E' così che io rimpiango quell'ultimo commiato che non ci fu mai, o abbraccio o sguardo mancato che fosse stato. Per non contare poi tutte le parole non dette, rimaste per sempre in sospeso.
La sua partenza, in realtà, lasciò in me un vuoto incolmabile, le cui tracce tuttora riconosco dentro di me.

Un'immagine che ben può rappresentare l'idea e il sentimento di un commiato.

Un'immagine che ben può rappresentare l'idea e il sentimento di un commiato.

Condividi post

Repost0
2 aprile 2019 2 02 /04 /aprile /2019 08:58

Invisibile, l'acqua che scorre
gorgoglia sommessa
nella forra in basso
Cielo d'un incredibile azzurro che punge gli occhi
e il fumo di legna sale
in piccole nuvole discrete
infiltrandosi come nebbia leggera
nella fitta vegetazione selvatica
C'è lo scampanio di greggi invisibili
e qualche belato in dissolvenza
Di quando in quando
uno scalpiccio di piedi affrettati
e il rantolo di respiri affannati
Il borgo antico in basso
è dominato dalla mole torreggiante
dell'antico castello
Il basolato di pietre si stende davanti a me
e sale serpeggiando verso il monte
dove - verso la cresta -  
s'intravedono ancora chiazze di neve
ciò che resta di un manto fitto e abbondante
La primavera avanza rigogliosa
e le gemme sono rigonfie di slancio vitale
pronte a tramutarsi nella prime foglie di tenero verde
e dovunque appaiono
nuvole rosa e bianche delle fioriture
degli alberi da frutta
Una voce lontana
annuncia roboante
l'arrivo degli atleti
alla fine della loro corsa selvaggia
Momenti istantanei di magia sospesa
sull'orlo dell'eterno


Un incrocio di sensazioni quasi perfetto
A perfect day (per dirla con Lou Reed)
on the sunny side of life

Invisibile, ma forte come non mai,
dietro le quinte di questo scenario,
si aggira la nostalgia

e un gusto acre di malinconia
sale alla bocca

 

A perfect day
A perfect day
A perfect day
A perfect day
A perfect day
A perfect day

Condividi post

Repost0
26 marzo 2019 2 26 /03 /marzo /2019 08:53

Nell'aria vibrante del primo mattino
profumata di primavera
corro come un tapascione
Intanto, penso
sono
e ricordo
Andavo al cinema con mia madre, da piccolo
Spesso
A vedere magari film poco adatti per la mia età
Ne ricordo due
Il Pianeta proibito (che poi mi procurà gli incubi)
e Orizzonte perduto (e, anche in questo caso, la scena finale rimase
indelebilmente impressa nella mia giovane mente)
E poi tanti altri film, potrei menzionare qui
Ben Hur oppure El Cid
ma anche mio padre soleva portarmi al cinema
Ma di rado ci andavamo tutti assieme
E poi ricordo con mia madre
una partita con le bocce di legno sulla sabbia
un pomeriggio inoltrato, d'estate,
mentre il sole tramontava alle nostre spalle
 e la superficie piena di impronte si riempiva di ombre
E ricordo anche le nostre sagome proiettarsi sulla spiaggia
via via più lunghe
E' il ricordo di un raro momento in cui ero solo con la mamma,
come quelle volte al cinema
Ma non ho memoria che la mamma giocasse con me
Ricordo piuttosto ore e ore di giochi solitari
con i soldatini
con le scatole di cartone che collezionavo
per usarle come blocchi di costruzione per fortezze e castelli
con i pezzi di legno spiaggiati e raccolti sulla sabbia
e di cui ero gelosissimo
con i tappi di metallo delle bibite e delle gazose
che tenevo in un grande sacco di plastica indistruttibile
sino ad averne più di mille
Oppure i giochi segreti
come fare buchi nel muro
oppure mescolare gli aftershave di mio padre
per dargli fuoco
- giochi da piccolo chimico, insomma -
oppure gli esercizi alchemici di fusione del piombo
sul fornello a gas o della plastica
(la materia prima proveniva dai soldatini: che scempio!)
sempre per vedere cosa succedeva
Qualche volta, giocando, mi facevo male,
come quando mi sforacchiai la mano con un paio di grosse forbici
A parte le rare circostanze in cui, nei miei giochi, si univano i cuginetti
ero quasi sempre da solo
(non esattamente da solo, poichè in casa c'era sempre qualcuno,
ma se devo rappresentarmi, mi penso da solo)
Poi, naturalmente, c'erano le letture e i disegni
i giornalini, prima il Corriere dei Piccoli
e poi Topolino
e i romanzi, Verne e Salgari in testa a tutti
Ore e ore disteso a leggere, d'estate, a casa da solo,
quando non si andava al mare
Oppure pomeriggi interi di letture, mangiando a grossi pezzi
il pane caldo appena portato dal panificio e nello stesso tempo
ingollando parole

E sulla spiaggia ore interminabili,
scavando enormi trincee e costrendo castelli e vulcani

Questo, io ricordo della mia infanzia:
i momenti più vividi con mia madre rimangono
quelle andate al cinema e la partita a bocce sulla spiaggia,
quella volta in cui, stranamente, eravamo soltanto io e lei
Di quella partita a bocce emerge l'emozione
di un'intimità forse eccessiva con la mamma,
una sensazione che mi fece sentire in imbarazzo

 

Siamo quello che abbiamo vissuto:
la cosa che mi è venuto meglio
con Francesco, quando era piccolo,
è stata andare a vedere film con lui
e ora, guarda caso, lui ha deciso di seguire la strada del cinema

Con Gabriel lo stesso: una delle cose che preferisco di più
è quando andiamo a cinema assieme
Invece, sia con uno in passato,
sia adesso con Gabriel, la cosa che mi viene più difficile
è partecipare ad un gioco,
lasciarmi andare al flusso dell'inventiva fanciullesca
Il gioco vero, quello a cui mi sono addestrato da piccolo,
era sempre un gioco solitario
non ho mai appreso un modello di gioco partecipativo e condiviso

In fondo anche adesso, continuo a fare le stesse cose:
in campagna passo ore a scavare e a zappare,
a costruire muretti a secco,
a fare impasti con il cemento,
ad accendere fuochi
Continuo a leggere a tappe forzate,
perchè le cose da leggere sono tante
e ho la sensazione che ci sia sempre meno tempo

Ho corso questa mattina
e queste immagini si sono affollate nella mia mente.

 

Ricordare correndo

Condividi post

Repost0
24 marzo 2019 7 24 /03 /marzo /2019 07:26
Illustrtazione di Emanuele Luzzati. Pinocchio e la Fata con i Capelli Turchini

Una con i capelli turchini
come la fatina di Pinocchio
attraversa la strada,
svagata

 

Uno con barba e capelli da nazareno
cammina con lo sguardo sognante
immerso in chi sa quali salvifici pensieri

 

Una scura con i capelli afro scolorati
e raccolti in un tuppo enorme, torreggiante,
con improbabili estensioni alla vita

incede di sbieco come una chioccia
senza i suoi pulcini però

 

Ecco, non c'è due senza tre
 

Strani incontri
Strangers things
stranger days

 

Ogni tanto si cammina svagati per le strade e capita di osservare - senza che l'occhio ricerchi alcuna particolarità - delle stranezze tematiche che - chi sa perchè - ti colpiscono e ti rimangono impresse.
A volte, é stupefacente il fatto che alcune percezioni, unite da un tema comune, si presentino a grappolo, quasi che esse fossero già nella tua mente, prima ancora che nella realtà.

Riemergono poi nel ricordo, secondo quella particolare costellazione e ti viene voglia di lasciarne una traccia...

Condividi post

Repost0
11 marzo 2019 1 11 /03 /marzo /2019 06:22

Tempo addietro, avendo raccolto una ghianda ai piedi di una quercia possente, provai a farla germogliare. La curai, ottenni il germoglio e quindi quel piccolo e tenero germoglio lo misi in vaso. Anche se hai seguito questa procedura altre volte, quando ti riesce di nuovo, provi sempre un senso di grande meraviglia: è come vivere in prima persona la storia meravigliosa, raccontata da Jean Giono a proposito di Elzéard Bouffier, ovvero dell'uomo che piantava gli alberi.
Molto tempo prima avevo fatto la stessa cosa con una ghianda di leccio e l'operazione era andata a buon fine.
Anche questa volta si sviluppò una piantina e, dopo, un anno circa, quando la stagione fu favorevole, la misi a dimora.

Il virglto tuttavia non sopportò la stagione calda e si essiccò, con mio grande dispiacere. E me ne dimenticai.

Dopo circa un anno, passato l'inverno, ecco all'improvviso spuntare dalla terra, un germoglio tenero di foglie: era quella piantina che, rimasta quiescente sottoterra, adesso si risvegliava e riprendeva la crescita della sua parte aerea.

Ancora oggi va crescendo lentamente, ma ad ogni stagione che passa acquista maggiore vigore.

L'altra notte ho fatto un sogno che la riguardava.

Foto di maurizio Crispi. La piccola quercia tenace

Era di fronte a questa pianta e ne osservavo le gemme turgide pronte a dar vita ad un nuovo sviluppo fogliare e pensavo all'improvviso di averla piantata troppo vicino alla casa e ad alcuni ulivi. "Quando questa quercia - pensavo nel sogno - sarà diventata grande e fronzuta, darà fastidio agli ulivi e metterà a repentaglio la casa stessa".

E, allora, sempre muovendomi nel sogno, la recidevo con un paio di cesoie. Di lì a poco la pianta si riformava, quasi per miracolo.

E io la tagliavo ancora.

E lei ricresceva.

Io tagliavo.

E lei ricresceva.

In un loop infinito. Una specie di braccio di ferro tra me e lei.

Mi diceva: "E' inutile che mi tagli. E' questo il posto che tu hai scelto per me. Ed è questo il posto dove continuerò a crescere. Tu mi hai fatto nascere e tu non potrai mai più levarmi la vita".

E il sogno finiva qui.


Ci sono certe piante arboree che sono davvero eterne. come gli ulivi o i carrubbi. Anche se la parte aerea di queste piante viene devastata da una catastrofe, da un evento atmferisco imprevisto o dalla mano dell'uomo, esse risorgono dalle ceppaie che spesso sono molto pià vaste della parte fuori dalla superficie. E la quercia appartiene appunto a questa categoria di piante.
 

Condividi post

Repost0

Mi Presento

  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
  • Contatti

Profilo

  • Frammenti e Pensieri Sparsi

Testo Libero

Ricerca

Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


frammenti-e-pensieri-sparsi.over-blog.it-Google pagerank and Worth