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18 maggio 2022 3 18 /05 /maggio /2022 17:20

Questa breve nota di diario scrissi il 17 maggio 2012. ieri Facebook mel'ha restituita in termini di ricordo. E la ripropongo qui.

Incartato e acusticamente isolato (foto di Maurizio Crispi)

Grassi mosconi ronzano pigramente

 

Fine pulviscolo danza
nella lama di sole
e un merlo, fuori, lancia il suo richiamo

 

Il verde tenero degli alberi
mosso dal vento in piccole onde eccentriche

 

Dissonante, si leva
l'urlo di un ciclomotore
tirato al massimo dei giri

 

É metallo urlante
che rompe la magia

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14 maggio 2022 6 14 /05 /maggio /2022 09:00
Ho fame grande (foto di maurizio crispi)

Cammino per la strada di primo mattino

 

Uno anziano davanti a me,
una coppolicchia sulla testa
e una mascherina a coprire il volto,
cammina a passi incerti
tutto traballante,
tutto proteso in avanti
come all'inseguimento
d'un suo centro di gravità
Ogni tanto si gira indietro

 

La via è altrimenti deserta
soltanto noi due,
distanziati di un centinaio di metri
L'incedere del vecchio è lento
Anche io sono vecchio,
ma mi sento giovane

 

In pochi passi lo raggiungo
e lo affianco

 

Poco più avanti c'è il fornaio
davanti al quale passo quasi ogni giorno
e si sente la fragranza di pane appena cotto
Il vecchio si volge verso di me
e, mentre lo sorpasso,  
mi chiede se ho un euro da dargli
per comprare un cornetto

 

Io sto facendo la mia passeggiata con il cane
e in genere, per questa bisogna,
non porto nulla con me

 

Batto con le mani sui pantaloni
e faccio un gesto eloquente di ambedue le mani
per dirgli che le mie tasche sono vuote,
e che non c'è niente che possa dargli
Lui replica: "Hai un euro da darmi
per comprare un cornetto?"
Stessa gestualità da parte mia,
ma stavolta per essere più chiaro, aggiungo:
"Non ho nemmeno una moneta addosso!"
E tiro via dritto,
senza voltarmi indietro

 

Mi sono chiesto se, avendo qualche spicciolo,
glielo avrei dato
Non so, proprio non lo so
So per certo che non è in questo modo
che si risolvono i problemi
Sì, qualche volta, elargisco delle monete
all'africano di turno
che fa la questua davanti ai negozi
Do più volentieri a quelli che non insistono

e che non mettono in atto stratagemmi
per suscitare nell'altro sentimenti di pietà
Si fanno queste azioni
perché si vuole essere in pace con la propria coscienza
Ma anche se dai una monetina
i problemi della gente che chiede rimangono

 

Un mio amico, molto cattolico,
con il quale in passato mi sono ritrovato a fare
delle trasferte sportive
portava sempre con sé delle banconote da 500 lire
e appena qualcuno, anche la zingara, si avvicinava
lui metteva mano alla tasca
e mollava una delle sue 500 lire
"Un aiuto non si nega a nessuno", mi diceva,
"e, quindi, mi tengo sempre pronto.
Io faccio la mia parte,
poi sarà Dio a provvedere"

 

Questo pensavo, mentre mi allontanavo
dal vecchio ricurvo,
rimasto ad  arrancare
lungo la via deserta del primo mattino
e dal fornaio con le sue seduzioni odorose

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13 maggio 2022 5 13 /05 /maggio /2022 17:28
Lo yin e lo Yang (foto tratta dal web)

L'altro giorno, qualcuno mi ha chiesto
se io sia mai stato veramente felice

Sono di quelle cose che, di tanto in tanto,
si usa chiedere

E' una domanda banale, eppure profonda
Tuttavia, il quesito mi ha lasciato interdetto
e spiazzato, basito quasi;
e, lì per lì, non ho saputo rispondere

In effetti, è vero, sono rimasto quasi senza parole
di fronte ad una domanda che, forse, non mi sono mai posto

Ma si tratta d'una domanda
che, nello stesso tempo, ha un peso
e il porla può avere lo stesso effetto d'un sasso
lanciato su uno specchio d'acqua tranquillo
Il sasso scompare nella liquida profondità,
anzi vi scivola dentro,
ma il suo impatto genera una serie di perturbazioni concentriche
che turbano quella liquida superficie,
altrimenti immobile

Un modo per rispondere, forse, è girarci attorno
Penso, tuttavia, che la Felicità la si possa definire
soltanto per differenza rispetto all'infelicità e al dolore
Ci si deve fare una ragione di ciò,
poiché non esiste un valore assoluto della felicità
ma si tratta di un'entità del tutto relativa,
vaga ed indefinibile
che, comunque, non pertiene
ad una dimensione straordinaria della vita,
ma è bensì intimamente intrecciata con il quotidiano
Quel quotidiano fatto di dolori e sofferenza,
di bisogni che non sempre possono essere soddisfatti
e di desideri che rimarrano inesauditi
La felicità come condizione permanente dell'animo non esiste,
a meno che non si entri nella dimensione estatica della mente,
quella propria di un Santo o di futuro tale che contempla
la trascendenza del divino
Noi Umani che viviamo nella realtà abbiamo
una base di "manque", di bisogni,
e su questa s'innestano dei momenti "felici",
quelli in cui il bisogno è placato,
il desiderio è parzialmente esaudito
il dolore è lenito e così via
Se così non fosse, ci troveremmo a vivere
nella condizione del primigenio stato edenico
che è quella del bambino che, accudito in tutto e per tutto,
ha un seno nutriente e ricco di latte a disposizione
Invece, anche la storia biblica ce lo dice:
noi fummo cacciati dall'Eden
e condannati a sentire il freddo e la fame
a provare dolore
a lottare per sopravvivere
a faticare per trovare il nostro cibo quotidiano
La base è quella:
solo per differenza possiamo cogliere, nell'ordinarietà,
alcuni istantanei passaggi di felicità
oppure trovandoci a sperimentare,
per dirla con Kundera,
una condizione di "insostenibile leggerezza dell'essere"
ma soltanto per momenti veloci e transitori,
Poi, dentro questa cornice,
in una vita di diseqilibri continui
che danno come risultante una condizione di accettabile equilibrio
(come è nel caso della dinamica che sottende l'andare in bici)
ognuno saprà individuare,
e trovandoci continamente impegnati in na lotta per l'omeostasi
i suoi personali momenti di felicità,
ma sempre e solo per differenza
Insomma, dobbiamo tenere conto del fatto che,
in una condizione di "normalizzazione" dell'infelicità quotidiana,
vi possano essere momenti fulgidi e straordinario
nei quali possiamo avere la sensazione
di toccare il cielo con un dito
o di levitare a tre metri o a 15 metri da terra
Abbiamo sempre a che fare con forze contrapposte
che, dentro di noi, si integrano ed interagiscono di continuo,
come lo Yin e lo Yang della tradizione orientale
ambedue le forze fondamentali e necessarie
nell'equilibrio dell'intero universo
e del singolo individuo

Non è detto che la felicità significhi una vita senza problemi.
La vita felice viene dal superamento dei problemi, dalla lotta contro i problemi, dal risolvere le difficoltà, le sfide.

Bisogna affrontare le sfide, fare del proprio meglio, sforzarsi.

Si raggiunge la felicità quando ci si rende conto di riuscire a controllare le sfide poste dal fato.

Zygumnt Baumann (Il Cenacolo Intellettuale)

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11 maggio 2022 3 11 /05 /maggio /2022 11:54
ciabatte (foto di maurizio crispi #fotodimauriziocrispi )

Ieri sera, tornato a casa, come di consuetudine, ho indossato le mie comode pantofole
E subito ho sentito un impiccio e come delle piccole punture al piede sinistro
Ero stanco e non ci ho fatto caso più di tanto
Ma avevo pensato anche: “Ma che sia un sassolino?”, interrogativo che è rimasto senza risposta, perché poi non ci ho pensato più
Stamane, al mio risveglio, nell’alzarmi dal letto, ho infilato i piedi nelle pantofole ed ecco che di nuovo mi sono sentito pungere il piede sinistro..,
Ma cosa sarà mai?
Già, la stessa cosa di ieri…
Un attimo che do un’occhiata, mi son detto
E ho preso la pantofola incriminata per ispezionarla
Ho infilato la mano, ho frugato dentro e ecco che ho sentito materializzarsi sotto i polpastrelli uno strano oggetto…
Indecidibile dire cosa fosse al tatto
Di sicuro, ho avvertito delle parti pungenti
L’ho estratto e …
Cos’era?
Ma un elefantino! Perfetto, con tanto di proboscide e di zanne
Un Babar!
Cosa ci faceva l’elefantino nella mia ciabatta?

 

Un elefantino per amico (foto di maurizio crispi) #fotodimauriziocrispi

Forse si era perso e aveva cercato un luogo caldo dove riposare per un po’, prima di proseguire nel suo viaggio
Non saprei proprio dire come fosse finito lì
Mi sono chiesto in quali avventure mirabolanti si fosse imbattuto o quali guai fosse scampato prima di arrivare a me
Ora dovrò, in qualche modo, occuparmi di lui
Dargli da mangiare
Vestirlo
Spazzolarlo
Ricoprirlo di fango per dargli sollievo, quando soffierà lo scirocco
Asciugargli la proboscide che cola muco quando si raffredderà
Ma anche asportare via le sue deiezioni delle dimensioni d'una palla da futball, così come faccio con quelle dei miei cani - per fortuna di dimensioni più modeste
Ma sicuramente potrò dire che mi sono levato un elefantino dalla scarpa!
La morale della storia è che, se ti sentì un sassolino nel tuo calzare, devi subito provvedere a rimuoverlo. Se non lo fai, potrebbe diventare qualcosa ben più grande e grosso di una semplice pietruzza che - peraltro - da sola potrebbe causare molto danno, tramutandosi in montagna impervia e petrosa.
Ma, in alcuni altri casi, il sassolino può essere qualcosa d’altro che spalanca le porte della meraviglia.
E, tornando a bomba a questo mio sassolino nella ciabatta, sono certo di poter dire che m'è accaduta una cosa molto speciale e che non a tutti capita nella propria vita di vedere un sassolino trasformarsi nella meraviglia d’un fiabesco elefante!

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9 maggio 2022 1 09 /05 /maggio /2022 07:16

Ed ecco un altro piccolo recupero dal serbatoio di note del mio profilo Facebook, mai prima pubblicato qui, su questo blog.
Questa nota venne pubblicato attorno al 2015.

L'omino di ferro al termine della notte (foto di Maurizio Crispi)

Al termine della notte
corro e cammino
cammino e corro

 

Ogni giorno,
più o meno alla stessa ora,
più o meno nello stesso luogo,
incrocio un omino piccolo piccolo,
anziano,
occhialini e il viso adorno
d’una barbetta caprina
Cammina a passo regolare,
aiutando il proprio passo
con un bastone bianco,
ma non è cieco,
ci vede (per quanto poco)
E’ assorto, quando cammina
Sembra contare il suono dei suoi passi,
oppure semplicemente medita
 
Sin dalla prima volta,
quando le nostre vie si sono incrociate
lo saluto con un “Buongiorno”;
e qualche volta aggiungo una frase sul meteo
 

 

La prima volta, è sobbalzato,
ma in seguito,
girando il volto antico verso di me
e sorridendo,
ha preso a ricambiare il mio saluto

 

Anche altri incrocio sul mio cammino,
e saluto tutti allo stesso modo,
ma non tutti ricambiano,
alcuni sono ingrugniti,
altri sembrano sordi, per natura o per volontà,
altri non hanno la consuetudine al saluto reciproco
- nessuno glielo ha insegnato -

Mentre il sole comincia a illuminare il cielo azzurro,
piccioni e rondoni cominciano a intrecciare voli

Un gabbiano a terra,
in una zona d’ombra,
si nutre della carcassa d’un piccione,
maciullato da un auto di passaggio
ma al mio avvicinarsi,
vola via con ampi e lenti colpi d’ala

Un nuovo giorno,
in una circolarità che si ripete,
ma anche vettore di un novum che irrompe prepotente,
in ognuno dei piccoli e grandi viaggi che iniziamo,
al termine della notte

 

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9 maggio 2022 1 09 /05 /maggio /2022 06:47
ceramiche (foto di Maurizio Crispi)

C'è un nuovo uomo delle pulizie in giro per casa
Ahimè!
Sono alquanto in apprensione
e decido di tenerlo d'occhio
per capire quale sia il suo modus operandi

 

La mia prevenzione nei suoi confronti,
collima con ciò che osservo

 

Proprio non va, non va

 

Si muove con malagrazia elefantina e dispettosa
Sposta gli oggetti e li accatasta da parte
per spolverare
e poi li ricolloca alla rinfusa
senza rispettare l'ordine originario,
E questo passi!

 

Ma, soprattutto, non mostra l'ombra
d’un embrione di senso estetico

 

Ci sono delle facce di terracotta,
ecco, quelle le sistema tutte
con la faccia rivolta verso il muro,
tanto per fare un esempio

 

Vorrei intervenire per sistemare le cose,
ma altri doveri più urgenti mi richiamano
Provvederò più tardi - penso tra me e me,
un po' a malincuore

 

E me ne vado

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8 maggio 2022 7 08 /05 /maggio /2022 16:52
In versione peruviana, selfie (foto di maurizio crispi)

Mi trovo a passare tutto un giorno intero
in uno spazio fieristico a Milano

 

C’è davvero di tutto
 

La cosa che più mi colpisce è il concorso
degli uomini e delle donne tatuati,
che si presentano

a sfilare seminudi in passerella,
esibendo i tatuaggi più incredibili e meravigliosi
Per esempio, tra i concorrenti
c’è un giapponese che si mostra
con un tatuaggio full body
che lo fa apparire
come fosse interamente rivestito
con la pelliccia di un orso bianco,
anzi, guardandolo,

l'effettaccio è che egli sia un orso bianco
Si vocifera che costui sarà
il vincitore assoluto della competizione

 

C’è un sacco di movimento
la gente arriva a fiumi
Siamo sul punto di andar via
e dico “siamo” perché con me
ci sono i miei figli, ed altre persone
Andare via è complicato
perché bisogna disincagliare il van
su cui siamo arrivati
da una marea caotica di altri veicoli
Io manovro come un forsennato
Il tempo incalza
Abbiamo fretta

C'é qualche cosa urgente da fare,
un orario da rispettare
All’improvviso,
mi ricordo di aver dimenticato
il mio zainetto nell’area deposito bagagli
Interessante dissonanza,
quando ci si ricorda di aver dimenticato qualcosa
e se capitasse che ci si dimenticasse di aver ricordato
di aver dimenticato qualcosa:
e tra ricordanze e dimenticanze
si potrebbe procedere all'infinito...

 

A precipizio, in preda all’angoscia,
scendo dal van, abbandonandolo
in tredici, con tutti i passeggeri a bordo
E corro via a perdifiato

 

Il fatto drammatico è che non ricordo più
in quale deposito ho lasciato lo zaino
e l’area fieristica è davvero immensa,
labirintica, gremita di gente che va e viene,
e maree di persone vi si riversano di continuo

 

Interpello, chiedo, passo in rassegna
diversi zaini e altre borse
abbandonate
Wntro in un ufficio Oggetti smarriti

xeppo gremito di dimenticanze e oblianze,
ma niente, il mio bene non c’é da nessuna parte
Non salta fuori,
anche se lo chiamo nei modi più disparati

e su tutti "Mio tesssooro"...
 

Corro, giro, guardo e sogguardo
Mi infilo in stretti pertugi e in cunicoli
Mi ritrovo in cul de sac
Niente! Niente di niente!

 

Il tempo stringe
L’auto l’ho abbandonata
e non ricordo più nemmeno dove sia
Penso che non potrò più tornare a casa
Senza zaino sono,
senza soldi e senza documenti
un sanspapier, un sansmonnaie
Non potrò comunque prendere l’aereo
E poi anche se riuscissi a tornare a casa
dovrei sobbarcarmi alla fatica inane
della replica di tutti i documenti
sottoponendomi al gioco dell’oca
di infiniti intralci burocratici

 

Sono disperato
Vorrei mettermi a gridare e a piangere

 

Poi mi sono svegliato
e ho continuato a rimuginare per un po’
sul fatto che ero senza documenti

 

Ma poi ho riflettuto:
Ma no, era solo un sogno!
Il mio zainetto c’è l’ho con me!

E mi sono rasserenato

 

Ho visto che, fuori,
malgrado le previsioni meteo,
il sole splendeva vigoroso

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5 maggio 2022 4 05 /05 /maggio /2022 11:57
Targa che intitola la Rotonda Vittime di Montagna Longa - 5 maggio 1972 (foto di Maurizio Crispi)

Oggi è il 5 maggio e ricorre il 50° anniversario dell'incidente aereo di Montagna Longa, nel quale perse la vita mio padre Francesco, assieme a tutti gli altri passeggeri e ai componenti dell'equipaggio di quel volo.
É successo 50 anni fa, ma a me sembra ancora ieri: molte vite, troppe, furono spezzate in una vampa sul monte. Il ricordo di quel dolore è tuttora vivido per tutti.

Quando mio padre ci ha lasciati aveva da poco compiuto 54 anni ed io ne avevo appena 22.
Oggi che, dalla sua scomparsa, ne sono passati 50 di anni (mezzo secolo), io ho vissuto per 16 anni più a lungo di lui e pertanto sono diventato più vecchio di lui che, per me, è fissato nel mio ricordo come era quando all'improvviso non torno più.
Le cose strane che accadono, quando ci si confronta con quelli che sono rimasti indietro.
Se avesse continuato a vivere (e lui diceva sempre che avrebbe vissuto a lungo perché tutti nella sua famiglia erano stati longevi), avrebbe da poco compiuto 104 anni.
Quando è morto, io ero in difficoltà nel rapportarmi con lui, visto che aveva una grande statura intellettuale ed io, nel confronto, mi sentivo piccino ed insignificante. Ero alla ricerca della mia identità e, dunque, cercavo di prendere le distanze da lui, a volte rifiutandolo quando lui cercava di essermi vicino.
E poi è morto e, quindi, il possibile confronto è rimasto in sospeso, lasciandomi dentro molto rimpianto ed amarezza, per le parole che non ero stato capace di dire e per quelle che avrei voluto sentirmi dire da lui.
Ed è stato un confronto lungo e faticoso che ho dovuto avviare dentro di me, in sua assenza. Un confronto al quale non ho mai potuto porre fine. e forse è anche per questo che non mi sento ancora un uomo maturo alle soglie della vecchiaia, ma sempre come quel ragazzo di ventidue anni che ha dovuto improvvisare un dialogo agognato con un padre che che non poteva più esserci in presenza.
Così vanno le cose della vita.

Oggi, che é il cinquantenario di quel tragico evento che ha segnato indelebilmente la vita di così tante persone (82 furono gli orfani rimasti, anche se io nella mia vita successiva non mi sono mai sentito “orfano”, forse perché mio padre era rimasto in me, per non parlare dei tanti genitori che hanno dovuto seppellire i propri figli), salirò assieme ad altri sino alla cresta ventosa di Montagna Longa, dove si trova la grande croce di ferro in memoria delle vittime.
Con me ci saranno i miei figli Francesco e Gabriel e spero che, un giorno, vorranno raccogliere il testimone e continuare a salire, di tanto in tanto, sino alla Croce per ricordare il nonno che non hanno mai conosciuto, se non attraverso le mie storie.

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4 maggio 2022 3 04 /05 /maggio /2022 10:25

Ho ritrovato su Facebook questa nota, mai pubblicata sul mio blog. La nota è del 3 maggio 2014, dunque risalente al pieno del mio periodo inglese.
La ripropongo qui, con piacere.

Nei panni di una dama antica (un quasi selfie)

Sonno e sbadigli

Appena alzato,

ed è presto come al solito,

luce lattiginosa,

orario antelucano e tutti dormono beati

Vengo da una notte irta di sogni

che però non ricordo bene

 

Sonno e sbadigli,

Sbadigli grassi, incoercibili,

uno tira l'altro, come una litania, la palpebra pesante

 

Sì, sbadiglio come un ossesso, quasi fossi un coatto,

e penso che ad ogni sbadiglio rumoroso

mi si potrebe sgangherar la mandibola

 

Vorrei distendermi sul divano o per terra

e dormire, dormire, dormire...

 

Ma sono qui che strimpello sulla tastiera del PC

 

Forse mi metterò a leggere tra qualche istante

il mio Red 1-2-3 alle sue batture finali

 

C'è sempre qualcosa di urgente da fare,

strimpellare sulla tastiera è una priorità

scrivere anche

ma non sempre mi riesce bene

In uno dei tanti sogni di questa notte dovevo fare dei pagamenti

(e c'è sempre qualcosa da pagare)

e in questa bisogna mi aiutava mio figlio,

lui ad uno sportello ed io ad un altro

Quando concludeva l'operazione,

gli chiedevo cosa avesse fatto

e mi riferiva di aver "versato" 500 euri (o denari)

Io mi adiravo: "Ma come! Ti avevo detto di non pagarne più di 300,

perchè oltre non c'é la liquidità

e si andava in scopertura! Sempre lo stesso! Sempre sbadato!"

Ma, in effetti, non gli avevo detto nulla,

questa frasi le avevo solo pensate

- come mi capita sovente di fare

(e ciò è sempre fonte di grandi malintesi:

quando tutto avviene prima e solo nella mia testa

ed è come se fosse avvenuto nella realtà,

conversazioni solo pensate,

ma mai svoltesi veramente, programmi detti e discussi, etc.)

Poi c'è un illustre professorone universitario

che dovrei servilmente omaggiare,

perchè oggi è il giorno del suo compleanno.

L'etichetta lo impone...

Ed è così che siamo tutti in attesa del suo arrivo,

quasi fosse un importantissimo dignitario o un alto prelato,

se non addirittura un re d'altri tempi ("Ho visto un re...").

Quando arriva su di un'automobilina sgangherata da cartoni animati

e ne esce fuori con la sua corporatura poderosa strizzata dentro quello spazio ristretto

e quella faccia da batrace compiaciuto che si ritrova,

la scena è davvero comica

e lui non ha nulla della compassata e pomposa serietà da "dignitario",

amante dell'etichetta che solitamente attribuiamo ad un accademico

e ad altri consimili personaggi

Sono là per fare gli auguri a quell'omaccione impertinente

che sovrasta di un buon mezzo metro gli scherani del suo seguito

Ma so dirgli soltanto:

"Professore [il professore è di prammatica in questi casi]

voglio proprio vedere chi, oggi, si dimenticherà di farle gli auguri!"

E il professore, che ora mi appare vestito

- quasi fosse un abilissimo trasformista alla maniera di Leopoldo Fregoli o di Arturo Brachetti -

in abiti da lavoro e con pesanti scarponi

più adatti a calzare il piede d'un carpentiere o d'un idraulico.

prende ad arrampicarsi lungo un'antica tubatura sgocciolante e muschiosa,

improvvisandosi factotum e uomo delle riparazioni, nonché abile acrobata e climber,

e dimostrando così che la sua imponente corporatura

possiede insospettabili doti di agilità e di flessibilità

Che uomo! Che grand'uomo!

Da ammirare e venerare. Capo, ti ho sempre amato!

 

Alba grigia e nebbiosa

ma direi anche limacciosa

Un fungo di pietra si erge fuori dalla finestra,

grandi alberi fronzuti e contorti

gnomi che corrono avanti ed indietro,

affacendati e laboriosi,

muri di pietra muschiosi

un muschio così rigoglioso

da sembrare un bel pellicciotto verde

 

Il muschio sui muri

conferma, attraverso la rappresentazione opposta

della staticità e della permanenza,

il detto: "A rolling stone gathers non moss"

 

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3 maggio 2022 2 03 /05 /maggio /2022 10:10
Foto di Maurizio Crispi

La mia giornata è divisa in due parti

La mattina passeggio con i cani
leggo scrivo sbrigo faccende

Di pomeriggio, dal lunedì al venerdì,
faccio il piccione viaggiatore
condannato a lunghe ore in auto
da pendolare, in un eterno loop

Poi, esausto, rientro a casa
Il tempo necessario per fare uscire il cane
e mangiare un boccone
E poi a letto
per cadere in un sonno di piombo
o viceversa imprigionato in ore insonni,
mai sgradite,
perché posso dedicarmi indisturbato
alle mie letture,
sino a quando la palpebra si fa pesante

E poi ci sono le seccature,
i pagamenti da fare
le scadenze da rispettare
e gli imprevisti,
come quei fantasmi del passato
che riemergono ad azzannarti
E quindi, ogni volta che mi pare di concludere qualcosa
e di poter tirare un sospiro di sollievo,
ne arriva una nuova
e mi occorre di nuovo penare e soffrire,
alla ricerca di soluzioni possibili
L’andamento è dunque altalenante,
anche in questo caso c’è il tempo speso
a riprendersi e poi,
senza soluzione di continuo,
arriva quello in cui di nuovo devi lottare, penare,
soffrire, maledire, inveire
La vita, insomma, spaventosamente
assomiglia ad un inarrestabile circuito
di montagne russe
Stancante, quando invece
sarebbe bello godere di un po’ di calma piatta
Invece siamo condannati ad inerpicarci
su per una scala
per poi precipitare giù
in loop continuo

Un dio crudele sovrintende

Ieri ho quasi visto
un incidente sul lavoro

C’era un operaio appollaiato
su di una scala,
di qualche compagnia elettrica
La scala poggiata al muro
lui a circa quattro metri da terra
(all’altezza d'un primo piano)
All’improvviso,
per come si è mosso,
forse incautamente,
ha perso l’equilibrio
ed è precipitato a terra con un tonfo,
sul duro cemento del marciapiedi
È rimasto lì, tutto scomposto, accartocciato,
immobile, forse privo di sensi
Molti sono rimasti a guardare,
sgomenti
Qualcuno ha chiamato i soccorsi
È arrivata l’ambulanza
Lo hanno messo sulla lettiga
Gli hanno infilato nel braccio
l’ago di una flebo
I bambini che uscivano da scuola
guardavano spaventati
altri parevano eccitati
Dopo ore di videogiochi
in cui i personaggi muoiono
o rimangono feriti di continuo
si sono trovati a confrontarsi
con un vero ferito, o con un quasi-morto
Quando hanno girato l’uomo infortunato
nel metterlo sulla lettiga
si é visto che aveva tutta la faccia insanguinata e contusa
Sono rimasto ai margini della folla di curiosi
e me ne sono andato quasi subito
La folla s’é dispersa
solo dopo che l’ambulanza se ne è andata
con la sirena in dissolvenza

 

C’est la vie
You never can tell

 

We never die

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Mi Presento

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  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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