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9 aprile 2019 2 09 /04 /aprile /2019 08:39
Piazzetta di borgata con giostrina a Palermo (foto di Maurizio Crispi, 2013)

 

Piazzetta di borgata
e alberi rivestiti di verde tenero
e siliquastri risplendenti
di gemme amaranto 
e, per loro, il manto di smeraldo
non è ancora arrivato

Tempo lento

C'è una giostrina
ferma e silenziosa

E c'è anche una mini-ruota
dotata di navicelle-mazinga
che oscillano lievi,
ma non ci sono bambini
e mancano voci, giochi e risa

Panchine numerose,
anch'esse vuote
molte di loro
quasi del tutto sommerse
dalla crescita selvaggia
di erbe infestanti

Solo dalla spalliera di una
emerge una testa rivestita di candidi capelli,
talmente immobile
da far pensare ad una statua

E, al margine, si vede il memento
d'un transito cruento,
un palo della luce
con un mazzo di fiori di plastica e una foto sbiadita

Dovunque,
incarti vuoti, 
fogli di giornale gualciti e sporchi,
resti di frettolosi picnic
che ispirano una vena sottile di malinconica assenza

Il sole primaverile
picchia forte
Il vento fa incurvare
gli steli d'erba
E, nell'ombra, si avverte
una traccia del freddo dell'inverno
che ancora indugia

Sono preso da un greve torpore,
le palpebre pesanti
mi si chiudono
e vorrei lasciarmi sprofondare
nel letto invitante
d'erba smeraldina e foglie morte
e sentire l'odore della terra
ancora umida di pioggia

La tentazione è forte

Ma lo so...
Non devo

Seguendo quest'impulso
potrei anche scivolare in un pozzo di solitudine,
o in una prigione labirintica,
o in una Chernobyl della mente
o in una fredda cripta di cemento

E allora volgo le spalle
all'incanto della piazzetta
e m'incammino a lenti passi
per andare 
altrove
 
Oltre

______________________________________________
Questo scritto l'ho recuperato da una vecchia galleria fotografica su Facebook (Aprile 2013), di cui era il commento.
In quelle foto c'era mio fratello, ed anche Frida, allora nel pieno delle forze.

Testo e galleria fotografica sono il ricordo di uno dei tanti momenti che condividevo con mio fratello: lo accompagnavo alle sue riunioni e poi me ne stavo a vagabondare nei dintorni, senza meta.
Raccogliendo pensieri ed immagini.

 

Viaggio intorno ad un giardinetto pubblico
Viaggio intorno ad un giardinetto pubblico
Viaggio intorno ad un giardinetto pubblico
Viaggio intorno ad un giardinetto pubblico
Viaggio intorno ad un giardinetto pubblico
Viaggio intorno ad un giardinetto pubblico
Viaggio intorno ad un giardinetto pubblico
Viaggio intorno ad un giardinetto pubblico
Viaggio intorno ad un giardinetto pubblico
Viaggio intorno ad un giardinetto pubblico
Viaggio intorno ad un giardinetto pubblico

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4 aprile 2019 4 04 /04 /aprile /2019 14:20

Il presente scritto si riconnette ad uno più lungo che pubblicai alcuni anni fa nel blog dedicato a mio padre (Francesco Crispi giornalista. Chi era), nel tentativo di creare per lui una vita digitale post-mortem, visto che lui venne a mancare, quando ancora le connessioni digitali non avevano preso piede (ed ancora era ben al di là dal venire il PC come strumento di scrittura).
In quello scritto rievocavo il giorno della morte di papà e quelli successivi.
Questo breve scritto è centrato sul rimpianto di una mia azione mancata ed è stato stimolato da una lettura che mi sono ritrovato a fare nei giorni precedenti (più che altro è stata una singola frase ad avermi colpito).

Si ritorna spesso nei luoghi della mente dove continuano a vivere i nostri dolori e i lutti che abbiamo subito.
In calce inserisco il link a quello scritto.

Francesco Crispi (foto dall'archio fotografico di famiglia)

Una mattina mio padre partì.
Era usuale per lui partire per motivi di lavoro.
Sempre in aereo, il più delle volte.
Viaggi rapidi, spesso dalla mattina alla sera: la meta principale e più frequente Roma.
Quindi, il suo uscire per una partenza non era molto differente da una normale uscita per andare al lavoro in città. Nulla di diverso da una normale routine.
Alle sue partenze così frequenti non si riservava mai una particolare attenzione.
Quella mattina, lui era di partenza ed io mi ero già impossessato del bagno che condividevo con lui.
Mi salutò attraverso la porta chiusa.
Io ricambiai distrattamente, quasi irritato da questa interruzione. Non feci il minimo sforzo per aprire la porta e ricambiare con un minimo di calore.
Mio padre non fece più ritorno, da vivo.
Ma questa è storia nota. Il suo aereo si schianto sul monte, al suo ritorno.
Non lo vidi più, nemmeno nella cassa da morto.
Ciò che vidi fu soltanto una bara già sigillata e mi dissero che lui che era lì dentro.
Ho sempre rimpianto nella mia vita quel saluto non dato con calore.
Se avessi saputo che quella era l'ora del commiato definitivo, mi sarei precipitato ad aprire la porta e a stringerlo tra le braccia in un forte e definitivo abbraccio. E ho pensato che quella porta chiusa a creare una separazione tra me e lui sia stata un'anticipazione di quell'intercapedina di legno e zinco della separazione negativa, quando il suo corpo - o quel che ne restava - entrò in casa dopo più di due giorni dal disastro per una veglia dolente.
O forse no: tra me e lui, in quel periodo, c'era un certo impaccio nell'intimità fisica. Stavamo un po' a distanza: e questo distanziamento era accentuato dal fatto che da un lato ammiravo mio padre per la sua statura intellettuale e lo ponevo su di un piedistallo per me irraggingibile, dall'altro, aborrivo i suoi piccoli difetti che invece lo rendevano umano. Ed ero in una fase della vita difficile, poichè cercavo di distanziarmi da lui e non semplicemente vivere nella sua ombra gigantesca. A chi mi diceva: "Allora, sei il figlio di Ciccio Crispi?", io solevo rispondere irritato:: "Sono Maurizio Crispi", seguendo il classico copione iconoclastico dell'adolescenza ribelle.
Quindi, è probabile che quell'abbraccio non ci sarebbe stato. Ma forse, se avessi aperto la porta, ci sarebbe stato almeno il ricordo di un ultimo vis à vis.
E' così che io rimpiango quell'ultimo commiato che non ci fu mai, o abbraccio o sguardo mancato che fosse stato. Per non contare poi tutte le parole non dette, rimaste per sempre in sospeso.
La sua partenza, in realtà, lasciò in me un vuoto incolmabile, le cui tracce tuttora riconosco dentro di me.

Un'immagine che ben può rappresentare l'idea e il sentimento di un commiato.

Un'immagine che ben può rappresentare l'idea e il sentimento di un commiato.

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2 aprile 2019 2 02 /04 /aprile /2019 08:58

Invisibile, l'acqua che scorre
gorgoglia sommessa
nella forra in basso
Cielo d'un incredibile azzurro che punge gli occhi
e il fumo di legna sale
in piccole nuvole discrete
infiltrandosi come nebbia leggera
nella fitta vegetazione selvatica
C'è lo scampanio di greggi invisibili
e qualche belato in dissolvenza
Di quando in quando
uno scalpiccio di piedi affrettati
e il rantolo di respiri affannati
Il borgo antico in basso
è dominato dalla mole torreggiante
dell'antico castello
Il basolato di pietre si stende davanti a me
e sale serpeggiando verso il monte
dove - verso la cresta -  
s'intravedono ancora chiazze di neve
ciò che resta di un manto fitto e abbondante
La primavera avanza rigogliosa
e le gemme sono rigonfie di slancio vitale
pronte a tramutarsi nella prime foglie di tenero verde
e dovunque appaiono
nuvole rosa e bianche delle fioriture
degli alberi da frutta
Una voce lontana
annuncia roboante
l'arrivo degli atleti
alla fine della loro corsa selvaggia
Momenti istantanei di magia sospesa
sull'orlo dell'eterno


Un incrocio di sensazioni quasi perfetto
A perfect day (per dirla con Lou Reed)
on the sunny side of life

Invisibile, ma forte come non mai,
dietro le quinte di questo scenario,
si aggira la nostalgia

e un gusto acre di malinconia
sale alla bocca

 

A perfect day
A perfect day
A perfect day
A perfect day
A perfect day
A perfect day

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26 marzo 2019 2 26 /03 /marzo /2019 08:53

Nell'aria vibrante del primo mattino
profumata di primavera
corro come un tapascione
Intanto, penso
sono
e ricordo
Andavo al cinema con mia madre, da piccolo
Spesso
A vedere magari film poco adatti per la mia età
Ne ricordo due
Il Pianeta proibito (che poi mi procurà gli incubi)
e Orizzonte perduto (e, anche in questo caso, la scena finale rimase
indelebilmente impressa nella mia giovane mente)
E poi tanti altri film, potrei menzionare qui
Ben Hur oppure El Cid
ma anche mio padre soleva portarmi al cinema
Ma di rado ci andavamo tutti assieme
E poi ricordo con mia madre
una partita con le bocce di legno sulla sabbia
un pomeriggio inoltrato, d'estate,
mentre il sole tramontava alle nostre spalle
 e la superficie piena di impronte si riempiva di ombre
E ricordo anche le nostre sagome proiettarsi sulla spiaggia
via via più lunghe
E' il ricordo di un raro momento in cui ero solo con la mamma,
come quelle volte al cinema
Ma non ho memoria che la mamma giocasse con me
Ricordo piuttosto ore e ore di giochi solitari
con i soldatini
con le scatole di cartone che collezionavo
per usarle come blocchi di costruzione per fortezze e castelli
con i pezzi di legno spiaggiati e raccolti sulla sabbia
e di cui ero gelosissimo
con i tappi di metallo delle bibite e delle gazose
che tenevo in un grande sacco di plastica indistruttibile
sino ad averne più di mille
Oppure i giochi segreti
come fare buchi nel muro
oppure mescolare gli aftershave di mio padre
per dargli fuoco
- giochi da piccolo chimico, insomma -
oppure gli esercizi alchemici di fusione del piombo
sul fornello a gas o della plastica
(la materia prima proveniva dai soldatini: che scempio!)
sempre per vedere cosa succedeva
Qualche volta, giocando, mi facevo male,
come quando mi sforacchiai la mano con un paio di grosse forbici
A parte le rare circostanze in cui, nei miei giochi, si univano i cuginetti
ero quasi sempre da solo
(non esattamente da solo, poichè in casa c'era sempre qualcuno,
ma se devo rappresentarmi, mi penso da solo)
Poi, naturalmente, c'erano le letture e i disegni
i giornalini, prima il Corriere dei Piccoli
e poi Topolino
e i romanzi, Verne e Salgari in testa a tutti
Ore e ore disteso a leggere, d'estate, a casa da solo,
quando non si andava al mare
Oppure pomeriggi interi di letture, mangiando a grossi pezzi
il pane caldo appena portato dal panificio e nello stesso tempo
ingollando parole

E sulla spiaggia ore interminabili,
scavando enormi trincee e costrendo castelli e vulcani

Questo, io ricordo della mia infanzia:
i momenti più vividi con mia madre rimangono
quelle andate al cinema e la partita a bocce sulla spiaggia,
quella volta in cui, stranamente, eravamo soltanto io e lei
Di quella partita a bocce emerge l'emozione
di un'intimità forse eccessiva con la mamma,
una sensazione che mi fece sentire in imbarazzo

 

Siamo quello che abbiamo vissuto:
la cosa che mi è venuto meglio
con Francesco, quando era piccolo,
è stata andare a vedere film con lui
e ora, guarda caso, lui ha deciso di seguire la strada del cinema

Con Gabriel lo stesso: una delle cose che preferisco di più
è quando andiamo a cinema assieme
Invece, sia con uno in passato,
sia adesso con Gabriel, la cosa che mi viene più difficile
è partecipare ad un gioco,
lasciarmi andare al flusso dell'inventiva fanciullesca
Il gioco vero, quello a cui mi sono addestrato da piccolo,
era sempre un gioco solitario
non ho mai appreso un modello di gioco partecipativo e condiviso

In fondo anche adesso, continuo a fare le stesse cose:
in campagna passo ore a scavare e a zappare,
a costruire muretti a secco,
a fare impasti con il cemento,
ad accendere fuochi
Continuo a leggere a tappe forzate,
perchè le cose da leggere sono tante
e ho la sensazione che ci sia sempre meno tempo

Ho corso questa mattina
e queste immagini si sono affollate nella mia mente.

 

Ricordare correndo

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24 marzo 2019 7 24 /03 /marzo /2019 07:26
Illustrtazione di Emanuele Luzzati. Pinocchio e la Fata con i Capelli Turchini

Una con i capelli turchini
come la fatina di Pinocchio
attraversa la strada,
svagata

 

Uno con barba e capelli da nazareno
cammina con lo sguardo sognante
immerso in chi sa quali salvifici pensieri

 

Una scura con i capelli afro scolorati
e raccolti in un tuppo enorme, torreggiante,
con improbabili estensioni alla vita

incede di sbieco come una chioccia
senza i suoi pulcini però

 

Ecco, non c'è due senza tre
 

Strani incontri
Strangers things
stranger days

 

Ogni tanto si cammina svagati per le strade e capita di osservare - senza che l'occhio ricerchi alcuna particolarità - delle stranezze tematiche che - chi sa perchè - ti colpiscono e ti rimangono impresse.
A volte, é stupefacente il fatto che alcune percezioni, unite da un tema comune, si presentino a grappolo, quasi che esse fossero già nella tua mente, prima ancora che nella realtà.

Riemergono poi nel ricordo, secondo quella particolare costellazione e ti viene voglia di lasciarne una traccia...

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11 marzo 2019 1 11 /03 /marzo /2019 06:22

Tempo addietro, avendo raccolto una ghianda ai piedi di una quercia possente, provai a farla germogliare. La curai, ottenni il germoglio e quindi quel piccolo e tenero germoglio lo misi in vaso. Anche se hai seguito questa procedura altre volte, quando ti riesce di nuovo, provi sempre un senso di grande meraviglia: è come vivere in prima persona la storia meravigliosa, raccontata da Jean Giono a proposito di Elzéard Bouffier, ovvero dell'uomo che piantava gli alberi.
Molto tempo prima avevo fatto la stessa cosa con una ghianda di leccio e l'operazione era andata a buon fine.
Anche questa volta si sviluppò una piantina e, dopo, un anno circa, quando la stagione fu favorevole, la misi a dimora.

Il virglto tuttavia non sopportò la stagione calda e si essiccò, con mio grande dispiacere. E me ne dimenticai.

Dopo circa un anno, passato l'inverno, ecco all'improvviso spuntare dalla terra, un germoglio tenero di foglie: era quella piantina che, rimasta quiescente sottoterra, adesso si risvegliava e riprendeva la crescita della sua parte aerea.

Ancora oggi va crescendo lentamente, ma ad ogni stagione che passa acquista maggiore vigore.

L'altra notte ho fatto un sogno che la riguardava.

Foto di maurizio Crispi. La piccola quercia tenace

Era di fronte a questa pianta e ne osservavo le gemme turgide pronte a dar vita ad un nuovo sviluppo fogliare e pensavo all'improvviso di averla piantata troppo vicino alla casa e ad alcuni ulivi. "Quando questa quercia - pensavo nel sogno - sarà diventata grande e fronzuta, darà fastidio agli ulivi e metterà a repentaglio la casa stessa".

E, allora, sempre muovendomi nel sogno, la recidevo con un paio di cesoie. Di lì a poco la pianta si riformava, quasi per miracolo.

E io la tagliavo ancora.

E lei ricresceva.

Io tagliavo.

E lei ricresceva.

In un loop infinito. Una specie di braccio di ferro tra me e lei.

Mi diceva: "E' inutile che mi tagli. E' questo il posto che tu hai scelto per me. Ed è questo il posto dove continuerò a crescere. Tu mi hai fatto nascere e tu non potrai mai più levarmi la vita".

E il sogno finiva qui.


Ci sono certe piante arboree che sono davvero eterne. come gli ulivi o i carrubbi. Anche se la parte aerea di queste piante viene devastata da una catastrofe, da un evento atmferisco imprevisto o dalla mano dell'uomo, esse risorgono dalle ceppaie che spesso sono molto pià vaste della parte fuori dalla superficie. E la quercia appartiene appunto a questa categoria di piante.
 

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24 febbraio 2019 7 24 /02 /febbraio /2019 09:14
Foto di Maurizio Crispi

Il sabato è un giorno statico
Niente accade
C’è silenzio attorno
Manca il traffico dei giorni di scuola e di coloro che si recano al lavoro
Tutto si svolge quietamente o pigramente
Anche il vento tace
I gabbiani non si alzano in volo
I gatti randagi tacciono e aspettano le gattare
Al mattino presto,
radi passanti con espressioni felici
si recano al mercatino bio
con i suoi gazebo gialli, ancora in fase di allestimento
Ho sognato parecchio la notte
ma quei sogni che credevo di ricordare così vividi
sono svaniti
Ne ricordo soltanto un frammento
In un luogo aperto tra gli alberi c’era un gruppo di donne che si apprestavano alla loro attività di fitness
Ma prima di iniziare dovevano sgombrare lo spazio prescelto da cumuli di neve e di aghi di pino ed erano lì che lavoravano vocianti ed eccitate
Anche io mi davo da fare con un grosso badile con cui sollevavo una grossa pietra squadrata di tufo, assieme a neve e a pacciame.
Mentre ero intento nello sforzo (ma non sovrumano, piuttosto di ordinaria amministrazione) uno che si trovava a passare dalla strada mi apostrofò: “Attento, ragazzino. Potresti farti male!
Io lo guardai con aria interrogativa e, assieme, irritato, per questa gratuita intromissione nelle mie faccende e soprattutto indisposto per via dell’epiteto “ragazzino”.
Quello, quasi a giustificazione (e notai che sotto lo scollo del soprabito si scorgeva un colletto bianco da prete), disse con aria benevola: “Sai, io ho più di cinquant’anni” e nel mentre sorrideva, mostrandomi dei grossi dentoni chiazzati di nero, come se fosse un abituale masticatore di noci di betel.
Passai al contrattacco, immediatamente. E gli ho detto con forza: “Guarda un po’ che io ne ho quasi settanta, di anni. E non sei certo a dovermi venire a dire cosa io debba fare o non fare!
E così finisce il frammento che ho potuto ricordare
Ho camminato di buona lena anche questa mattina e per strada ho raccolto un “patatone”: e alcuni si chiederanno cosa sarà mai il "patatone", ma non voglio dirlo questa volta. La raccota del patatone si inserisce a buon diritto nel capitolo che riguarda le mie attività di "raccoglitore di pietre".
Ma ho anche trovato un berrettino di lana in perfette condizioni
Ho visto venirmi incontro un’alba radiosa dai molti colori, palme svettanti ed alberi ancora scheletriti per via dell’inverno (anche se cominciano a vedersi le prime gemme) e foglie secche per terra.
Chissà quali altre sorprese riserverà il mio sabato nel villaggio

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23 febbraio 2019 6 23 /02 /febbraio /2019 08:57
Scopello (TP), 10 febbraio 2019, Foto di Maurizio Crispi

Anche se non ho mai abitato o villeggiato lì, Scopello è uno dei miei luoghi preferiti /e oltre alla bellezza intrinseca del piccolo borgo e della tonnara sottostante con i suoi meravigliosi faraglioni, Scopello significa anche - e soprattutto - Zingaro), sin da quando un anno o due dopo la famosa marcia pacifica  del 18 maggio 1980 che, con oltre tremila partecipanti, contribui a salvare questo territorio dalla speculazione selvaggia, intrapresi un percorso a piedi da Castellamare del Golfo sino a Trapani, con l'intento di seguire minuziosamente il contorno costiero. Fu così che mi trovai a passare per la prima volta dalla Riserva dello Zingaro con lo zaino in spalla, fornito di una tenda leggera e di sacco a pelo. Per limitare il peso del bagaglio avevo portato con me solo due libri, un saggio in Inglese (ora non mi ricordo il titolo, ma lo potrei recuperare facilmente guardando tra i miei libri) sul tema dell'antropologia della morte e del morire (era un periodo in cui a distanza di circa dieci anni dalla scomparsa traumatica di mio padre la morte e il morire erano per me oggetto di un approfondimento continuo, attraverso letture sul tema e riflessioni) e Don Chisciotte della Mancia (in un'edizione poco ingombrante). Camminavo, mi fermavo, leggevo, prendendo il sole, nuotavo, e poi ancora lo stesso. Fu una marcia indolente, soprattutto nell'attraversamento dello Zingaro dove mi posi l'obiettivo di scendere in tutte le spiaggette. sicchè per arrivare sul versante di San Vito impiegai circa due giorni: ma l'obiettivo era quello di vivere il viaggio a piedi, non di raggiungere la destinazione finale nel tempo più breve. Pernottai anche all'interno della neonata Riserva, utilizzando uno dei casali ancora aperti e aperti alle necessità logistiche dei visitatori.
Quella fu davvero una magica avventura. Anche il tratto costiero successivo mi portò dei bei doni. Ero solo con me stesso e con le mie letture. Avevo bisogno di un periodo di decompressione dopo un viaggio appena concluso nel quale con altri tre compagni di viaggio  (assortimento non riuscito) avevo percorso circa 13.000 km in auto, partendo dalla Sicilia e ritornandovi attraverso il Nord Africa, un vero e proprio tour de force punteggiato da litigi, incomprensioni e piccoli incidenti (come ad esempio il furto subito di tutte le pellicole già esposte).
In poco meno di una settimana fui a Trapani come mi ero ripromesso e da lì, per concludere degnamente l'avventura traghettai per Levanzo.
Già in precedenza tuttavia, prima ancora della famosa Marcia, avevo raggiunto lo Zingaro, ma in gommone: con una Teresa di cui aspiravo ad essere "fidanzato"), la sorella e il fidanzato di lei: arrivo dal mare, dunque, e pernottamento in una casa di Uzzo che era di proprietà della famiglia di quest'ultimo. Anche questa fu un'avventura magica.
Dopo la mia  solitaria marcia a piedi, ritornai diverse volte allo Zingaro: sarebbe veramente lungo enumerare tutte le volte che vi feci ritorno, da solo o in compagnia:  ma posso citare il periodo in cui stetti da solo a Scopello per una settimana e, ogni giorno, affrontavo una corsa a piedi, avanti e indietro per la riserva dello Zingaro e subito dopo, facevo un analogo percorso di cabotaggio costiero in canoa.
Ci sono andato di recentissimo lo scorso 10 febbraio 2019), non per iniziativa mia, accettando la proposta di partecipare alla gita: dopo un'assenza di circa dieci anni.
Perché questa prolungata assenza? Uno dei motivi è che,  da un certo momento in poi, non fu più possibile portare il cane al seguito (anche tenendolo al guinzaglio) e occorreva lasciarlo in gabbiotti appositamente attrezzati.
Ma, soprattutto, a partire dal 2010 (anno della morte di mia madre) e, ancor di più, dopo cinque anni  con la morte di mio fratello, ho progressivamente ristretto le cose che mi sentivo disposto a fare outdoor e in cui avventurarmi. Sono diventato molto più statico, a meno che non si trattasse di situazioni che potevo (e posso) documentare fotograficamente (come le gare di corsa e gli eventi sportivi).
Mi sono rinchiuso per così dire "nella mia stanza", utilizzando come interfaccia nel mio rapporto con il mondo la macchina fotografica oppure la connessione internet, dove pubblicare le mie foto oppure divulgare i miei articoli (e i libri , come dirò in seguito).
Ecco lo stato dell'arte: affronto malvolentieri l'idea di uscire di casa e di andare a fare brevi escursioni, anche le mie corse o camminate sono diventate faccende da compiere negli isolati attorno a casa. Tra le mie mete preferite ho persino abolito Mondello che, prima, era un luogo cult con il quale sentivo la necessità di essere in contatto pressoché quotidianamente.
E se vado in luoghi che furono teatro delle mie avventure ed esplorazioni trascorse vengo sommerso dal ricordo e dalla rievocazione di quei tempi.
Questo mi piace, ma - nello stesso tempo - mi dispiace.
Come se fosse diventato più importante il ricordo che non vivere nell'hic et nunc.
Poi va a finire che godo egualmente delle occasioni che mi si presentano: mi rammarico, tuttavia, che non nascano mai da una mia iniziativa, al prezzo di dover sormontare una grandissima inerzia certamente noiosa (me ne rendo conto) per chi mi circonda e, soprattutto, quando mi ritrovo a sperimentare cose che ho fatto nelle mie - per così dire - vite precedenti, il momento presente si trasforma in un ponte verso ere passate ed ecco che, attraverso questo rimuginare, si affaccia la nostalgia, non tanto per l'irraggiungibilità di ciò che non è mai stato sperimentato e che è rimasto per sempre nel limbo delle possibilità, quanto piuttosto per il fatto che ciò che si è sperimentato in quella forma rimane unico ed irripetibile. Forse perchè nelle età più giovani della vita esiste sempre, al nostro interno, qualcosa che permea le nostre percezioni, una scintilla o un fuoco (a volte) che hanno a che vedere con la speranza e con la certezza che si hanno a disposizione serbatoi di tempo illimitato. Forse per questo motivo sono poco esplorativo nei confronti dei nuovi panorami musicali che nascono e tramontano sempre più velocemente: non accetto questa musica e ritorno con nostalgia a quella che segnò i miei anni giovanili. Una volta uno mi disse: "Non posso più ascoltare la musica degli anni Sessanta e Settanta. Se lo faccio sono preso da una fortissima nostalgia e sento come se un tradimento imperdonabile fosse stato perpretato. E allora preferisco non ascoltarla più, anche se non c'è stato più niente di più bello quanto quelle note e quelle canzoni".
E' come se il tempo presente, nel confronto con il passato, perdesse "luccicanza", mentre tutto ciò che è avvenuto nel passato finisce con l'attenere ad una sorta di età dell'oro che, al confronto con l'età del ferro del presente, finisce con l'assumere un assoluto predominio.
Oggi, forse per questo motivo, leggo più che mai, di tutto: i libri sono una porta d'accesso infinita ad altri mondi, ad altri luoghi, alle vite di altre persone. I libri sono lo strumento che mi consente di viaggiare stanto nel chiuso del perimetro delle mura della mia stanza. Una volta da giovane, pur avendo una vita movimentato, solevo dire della mia stanza di studio, dove passavo anche ore del tempo libero, che in essa avevo tutto ciò che mi serviva: i libri e la musica e che avrei potuto passarvi ore e ore senza sentire l'esigenza di null'altro.
E questo è quanto.

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9 febbraio 2019 6 09 /02 /febbraio /2019 10:16

Grazie a mio figlio Francesco che mi ha diretto ho fatto un'esperienza attoriale. Chi l'avrebbe mai detto?
Nessun merito da parte mia ma solo di mio figlio, che mi ha diretto egregiamente, spiegandomi ogni volta in maniera coinvolgente ciò che dovevo fare e quali stati d'animo dovevo provare ad esprimere.
Devo ammettere che quando mio figlio mi fece leggere lo script dal titolo "Addio alle stelle" e mi disse che avrei dovuto essere il suo personaggio adulto rimasi un po' perplesso.
Non avevo mai fatto prima una simile esperienza. Anche leggendo la sceneggiatra, mi ero sentito un po' confuso nel vedere l'elencazione e la descrizione dei diversi momenti in cui si sarebbe dovuta articolare la narrazione.
Per Francesco era un must che si dovesse realizzare in campagna da noi (ad Altavilla)
Pur con delle forti remore, gli dissi di sì.
 Ci lanciammo nell'impresa tra Natale e i primi dell'anno: devo dire che mi sono lasciato coinvolgere e che mi sono anche divertito, soprattutto quando si verificavano i classici svarioni (come gli errori nella sequenza gestuale, lo sguardo in camera, o l'andatura troppo svelta o troppo lenta), con quelle tipiche riprese da backstage che a volte si possono vedere mentre scorrono i titoli di coda dei film.
Per fortuna non era previsto il parlato.

Nel vedere il prodotto finale montato e con la colonna sonora (tra l'altro Francesco ha scelto di usare Sugaree, uno dei miei brani preferiti dei mitici Grateful Dead) mi sono anche commosso per ciò che il corto è riuscito a esprimere.
E non posso esimermi dal dire di aver provato anche una punta di autocompiacimento narcisistico: ma nel film, non sono più me stesso, perchè sono trasformato dall'occhio del regista
In Addio alle stelle c'è qualcosa di profondo, soprattutto nella proposta narrativa (che fa da filo conduttore) della commistione tra passato e futuro, mentre il presente non è altro che un attimo fuggente in cui alcuni oggetti carichi di magia possono fare da ponte tra età diverse della vita, con tutto il carico di nostalgia che il contatto con il proprio passato può comportare.

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30 gennaio 2019 3 30 /01 /gennaio /2019 08:34

Giorni vuoti
la casa vuota
una sepoltura improvvisata
in mezzo ai cipressi messi a dimora anni prima
per onorare un altro amico a quattro zampe
pietre su pietre
terra alla terra
una piccola lapide
la ciotola con i biscottini preferiti
e una pallina per i giochi
Frida è rimasta lì in campagna
Negli ultimi tempi,
quando andavamo,
poi voleva rimanere
Se ne stava immobile vicino alla casa
a guardarmi
Ero costretto a trascinarla in auto
Era come se quello fosse stato da sempre stato il suo posto designato
e ora e là
cotenta, io voglio immaginare,
perché sta riposando in pace
mai io andrò sempre a trovarla
come non smetterò mai di chiamarla
Frida! Frida!
Andiamo, è tempo di andare!

Ma per una volta, in verità, è stata lei a dirmi,
senza parole,
E’ tempo di andare!
per ricordarmi che il tempo dei commiati
arriva sempre, inesorabile,
per tutti
quando solo ombre saremo

 

Il posto di Frida (foto di Maurizio Crispi)
Il posto dove ora giace in pace. Soffia il vento. Stormiscono le fronde e si vede in lontananza il mare. E' proprio un luogo di pace. Ma qui tornerò a lavorare ancora per sistemare meglio questa sepoltura improvvisato. Forse, porrò anche una piccola lastra di marmo con su inciso il nome di Frida e l'arco della sua vita. Forse, vicino alla piccola lapide, metterò ad ardere una piccola fiammella di cera. Con Gabriel, verremo di sicuro a portare dei fiorellini per salutarla ancora e ancora...
Ombre in cammino (foto di Maurizio Crispi)

 

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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