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5 giugno 2022 7 05 /06 /giugno /2022 18:51
La scatola con oggetti della mamma

Apro un armadio,
qui, in casa di campagna,
per riporre il piumone
e per cercare un copriletto estivo
E trovo uno scatolone,
di quelli pieghevoli,
decorato all'esterno con una fantasia floreale


Cosa ci trovo?
Tutte le comodità della mamma
quando venivamo qui
a trascorrere le domeniche
Quindi, ecco il repertorio
Diversi indumenti di ricambio,
adatti per le diverse stagioni
Comodi sandali "da scoglio", di plastica bianca,
di quelli indistruttibili
Un grembiule molto coprente
per cucinare senza rovinare gli abiti della gita
Una scatola di cartone e stoffa riciclata
(che, un tempo, aveva contenuto
dei cioccolatini Caffarel)
con dentro tutto l’occorrente per cucire
Un’altra di metallo
(che forse un tempo aveva contenuto delle caramelle)
con elastici di varie fogge
Una terza scatola, pure in metallo,
con trucchi  e altri prodotti cosmetici

È stato bello aprire questa scatolone
Ne avevo dimenticato l’esistenza
o, forse, non avevo avuto mai contezza
E, in un attimo, è tornato tutto in vita
La mamma conservava sempre tutto
Quindi scatole nelle scatole,
in un gioco di rimandi

 

E ciò che conservava
lo conservava così bene
che poi si scordava della sua esistenza
Poi, le cose a distanza di tempo
saltavano fuori
come un prepotente Jack-in-the-Box
a ricordarti di momenti del passato
o di quando esse erano ancora utili e necessarie
Aprire questa scatola piena di cose
é stato per me come ritrovarmi,
all’improvviso, al cospetto della mamma

 

Per quanto la memoria affettiva sia importante
- sappiamo bene quanto lo sia -
anche le cose materiali hanno una loro funzione di ponte
tra presente e passato
Questa scatola rinvenuta è stata per me
un’autentica capsula del tempo

 

Ne ho preso le cose che potevano servire
E poi l’ho richiusa, a futura memoria
Vorrei che il grande dei miei figli
leggesse questa mia piccola storia
e ne traesse insegnamento o ispirazione

Anche se, ovviamente, in questo campo
ci possono essere infinite variozioni o modulazioni
Ma ciò non toglie nulla della forza d'impatto

che può avere una scoperta di queste
A condizione che ci assoggetti alla necessità
di aprire le scatole della memoria (o capsule del tempo)

quando ci si imbatte in esse,
anziché limitarsi all'azione più semplice (ma distruttiva)

di prenderle in blocco, così come sono,
senza aprirle, senza soffermarsi, e buttarle via

In questo mio ritrovamento
(quello che ha ispirato questa nota)
è stato come se - per un attimo -
fosse ricomparsa accanto a me la mamma,
con il suo sorriso e con la sua ironia, benevola

A volte soggiaciamo agli scherzi benevoli
di un dio delle piccole cose

E, intanto, mentre scrivo questa nota,
occhieggiando fuori dalla finestra del mio studio
posso cogliere l'intenso cromatismo
di una jacaranda in piena fioritura

 

 

#ricordi
#transitiepassaggi
#notedidiario

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2 giugno 2022 4 02 /06 /giugno /2022 13:21
Rudere e filo spinato (Carini) - foto di Maurizio Crispi

Ci sono prigioni in cui vieni rinchiuso
e ce ne sono altre in cui ti ci chiudi da solo
e, dopo aver fatto ciò, butti via la chiave

 

Vivo da recluso,
chiuso nelle mie abitudini
in cui tutto è ridotto all’essenziale
Come ho scritto altrove,
con i libri posso viaggiare
e andare dovunque io voglia
Idem con i film,
girovagando nelle piattaforme
posso viaggiare nel tempo e nello spazio

 

Con libri e film posso vivere molte vite,
molte altre vite virtuali le posso rivivere
percorrendo i miei diari digitali
dai quali - di tanto in tanto -
riaffiorano memorie ed eventi straordinari
che ho vissuto
o di cui sono stato testimone

 

Cosa si può voler di più?

Poi c’è il Cane Fedele che, con me,
vive le stesse reclusioni

Mai mostrare al Recluso le sue Prigioni
e le sue miserie
Lui, messo alle strette, negherà sempre
la sua condizione di coatto
Lui risponderà sempre d'essere Libero

 

Ci sono sogni che non realizzerò mai
Lo so!
Se ne stanno nel cassetto
Prima o poi li butterò via
oppure ce li lascerò
per esaminarli ogni tanto
o per rigirarmeli tra le dita
come giocattoli rotti


In fondo, il Recluso
ha imparato a vivere
senza memoria e senza desiderio,
eppure non rinuncia mai
alla sua intima e profonda natura
di vagabondo delle stelle
ed è questo che lo salva
Ma se arriva qualcuno
e al Recluso dice: Ecco, tu sei così e così!
ecco che il mondo perfetto in cui vive
si frantuma e va in pezzi
L’amore per il claustrum
si trasforma nel suo opposto,
l’aria si fa stretta
le pareti della sua prigione mentale
si rinchiudono su di lui
includendolo come in un bozzolo
(o in una più inquitante camicia di forza),
schiacciandolo


È notte
l’aria è fresca e avrei bisogno d’una berretta di lana
per tenere al caldo i miei pensieri
Ci sono voci di conversazioni dalla strada,
Gente che tira tardi
Gabbiani che si agitano e emettono strani suoni
dai loro alloggi in cima ai palazzi
Gatti che duettano


Lo scenario della notte é quello
che più si addice al Recluso,
poiché allora gli riesce meglio essere vagabondo delle stelle
che non ha mai bisogno
di vie di fuga di emergenza e di salvamento


Poi, ci sono le strade deserte dell’Alba
e l’oro del primo mattino
che filtra tra i rami e la verzura
e li si può assaporare
la libertà del cammino
andare
fermarsi
osservare
ascoltare
annusare

 

E si può sperimentare la gioia
di essere a casa
nel proprio luogo
quello che ci è riservato da sempre

dormiente in panchina (foto ideata da Maurizio Crispi)

 

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27 maggio 2022 5 27 /05 /maggio /2022 08:58
Spaghetti di riso integrale al ragu di salsiccia (foto di maurizio crispi)

Già, i dati Covid decrescono,
quanto felicemente, non sappiamo
Intanto circola il Monkeypox
Una nuova minaccia?
Non c'è da preoccuparsi (ci dicono)
Manca il grano di provenienza russa
Anche questo è un piccolo problema,
ma ci dicono di non preoccuparci invano
Il Morbo infuria
Il pan ci manca
Sul ponte sventola bandiera bianca

Tutto si risolve,
tutto passa

 

Vorrei attimi di leggerezza
ed invece tutt'attorno c'è sempre cupezza,
e in specie dentro di me
Sono sempre lì a dover risolvere cose,
ad affannarmi
E sono stanco di problemi
Sono stanco di tirare la carretta per conto altrui
Vorrei fermarmi per poter rifiatare

 

Vorrei potermi dedicare soltanto alle cose
che mi danno piacere
che mi fanno star bene
Ma non è possibile
Ti chiamano e accorri immediatamente
nei panni di Wolf, "colui che risolve i problemi"
E, quando prontamente sei arrivato,
risolvi il problema di turno
ma solo facendo ciò che è ovvio
oppure ponendo rimedio ai danni fatti
E poi ci sono i conti da pagare
- e quelli non mancano mai -
sicchè la vita si trasforma
in corsa ad ostacoli,
in perenne e affannosa rincorsa
per inseguire un centro di gravità
che mai si riesce ad acchiappare


Allegria, allegria!
Consoliamoci con i cibo, sì!
Consoliamoci con pietanze ben cucinate
o anche, se occorre, con ottimo cibo-spazzatura
L'uno e l'altro non ti tradiscono mai,
come pure il Cane Fedele
sempre pronto a slapparti la mano,
e magari anche la faccia

 

Spaghetti di riso integrale al ragù di salsiccia (foto di maurizio crispi)

L'altra notta ho sognato
Ero in compagnia d'una donna
che se ne stava distesa sul dorso
ed io ero su di lei che la scopavo,
spingendo con vigore
Poi le mie spinte s'intensificavano
e sentivo che ero sul punto di venire
E allora spingevo e spingevo
con maggiore ardore,
ma non venivo mai
Il punto dell'orgasmo si spostava sempre più in là,
come se io fossi, anche qui,
all'inseguimento d'un centro di gravità
La donna sotto di me era inerte
Sì, mostrava di ricevere piacere da queste mie spinte
ma non mi aiutava più di tanto
Con una certa sorpresa, mi accorgevo
che, accanto a lei, c'era distesa un'altra donna
anche lei del tutto ignuda
e costei osservava con curiosità
- ed anche con una lieve eccitazione -
ciò che io e l'altra stavamo facendo
Era distesa proprio accanto,
a stretto contatto con la prima donna
Il braccio che mi sosteneva s'incuneava tra le due
Per essere gentile,
e non farla sentire esclusa,
mi sono proteso verso di lei,
tentando di baciarla sulla labbra
e, nel far ciò, mi accorgevo che aveva
- proprio sul labbro inferiore -
una grossa pustola arrossata
Mi ritraevo di scatto, schifato,
ma anche lei girava la testa di lato,
facendo con il dito indice un movimento oscillatorio
come a dire "No NO NO! Niente da fare"
Ma io mi ero sentito abbastanza inorridito,
anzi moooolto, e spaventato
Dio mio, cosa stavo per fare!
E qui il sogno andava in dissolvenza

 

Poi, la notte successiva, ecco un nuovo sogno
Succedevano tante cose,
ma ciò che ricordo meglio era questo
Andavo con mio figlio piccolo ad un convegno sulla mafia
(e ricordo che il giorno prima, in auto,
ha voluto ascoltare I Cento Passi
la canzone dei Modena City Ramblers
e, mentre ascoltava, ripeteva le parole
come se stesse facendo un karaoke)
Arrivavamo dunque
ed entravamo in una vasta sala dove tutt'attorno
c'erano dei posti assegnati e distanziati
Ci facevano occupare delle poltrone
che assomigliavano piuttosto a scomodi strapuntini
Gabriel si dava subito da fare
ed intraprendeva un suo repertorio
di salti e capriole,
oltre che di arrampicate sulle pareti verticali
Brave little boy!
Intanto, s'andavano raccogliendo nello spazio centrale
della grande aula ad anfiteatro i relatori
e, stranamente, costoro, non erano seduti
uno accanto all'altro, come si usa di solito,
ma al fianco d'un tavolo disposto per lungo
e ciascuno di loro assiso alle spalle dell'altro,
in una lunga fila,
come se fossero su di un mezzo di trasporto
pronto a partire per un lungo viaggio
e, tra di loro, scorgevo con piacere il mio Editore

 

Ed anche qui il mio sogno andava in dissolvenza

 

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26 maggio 2022 4 26 /05 /maggio /2022 12:11
Gabbiani predatori di città (tratta dal web)

C’è tanta solitudine in giro
e anche tanta bruttezza
e mancanza di senso estetico

 

Soffro nell’osservare
le altrui solitudini

 

Soffro nel vedere il Brutto
dispiegarsi davanti ai miei occhi

 

Soffro nel guardare le persone
sbranare il loro cibo
come se fossero affette da fame secolare

 

Soffro nel vedere gli accattoni chiedere,
appostati davanti ai templi del consumo


Soffro nel vedere
pacchion* e ciccion*
muoversi a fatica
come balene spiaggiate

 

Ma almeno le balene sono belle

 

Ho visto un gabbiano cittadino
tentare di levarsi in volo,
ma faceva una fatica bestia a decollare
poiché era appesantito da una preda
piuttosto voluminosa
che stringeva tra gli artigli
Quando ormai stavo
per piombargli addosso
(era sulla traiettoria della mia auto)
ha mollato la sua cacciagione
e, in un attimo,
s’è librato imponente
battendo con forza le sue ali, grandi come vele

 

Quel gabbiano sapeva bene
cosa vale di piu

 

E non ho molto altro da dire, per oggi

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22 maggio 2022 7 22 /05 /maggio /2022 07:30
in campagna di notte (foto di Maurizio Crispi)

Dov’ero?
Non so
Forse in viaggio, forse in qualche città del Nord
Maybe
Che facevo?
Ero in compagnia di una donna, mia amica
Passeggiavamo e poi, adocchiato un ristorante,
decidevamo di entrare per rifocillarci
Eravamo affamati, dopo tanto camminare
Ci accomodavamo,
davamo un’occhiata al menu,
facevamo i nostri ordini,
ci portavano delle pietanze,
tutto secondo le regole,
nulla fuori dall'ordinario,
eppure ogni piccola cosa, ogni dettaglio,
era straordinaria
Nel localo (o dovrei dire "locale"?)
c’era già una comitiva, abbastanza rumorosa,
e quei tipi la facevano da padroni,
incuranti degli altri avventori
I tizi si raccontavano storie, l'un l'altro,
e poi ridevano rumorosamente,
qualcuno ruttava senza alcun ritegno
Uscivo sul davanti per tirare delle foto
Dall’esterno continuavo a sentire
discorsi avvinazzati e risate sguaiate
Insomma, non avevo scampo
Mentre ero lì, incerto sul da farsi,
vedo la mia compagna di viaggio
venire fuori dalla locanda
e avviarsi a passo deciso lungo la strada
Ma che fa? Dove va?
Prendo a seguirla,
carico di tutta la mia attrezzatura fotografica
La supero anche
La mia idea è quella di farle
un agguato benevolo e gioioso
Mi sembra di aver trovato il posto più idoneo
È il pianale di un autocarro,
vuoto, se non fosse per due grandi cavalli
impastoiati corti ad un paio di ganci
Mi nascondo dietro alcune casse
e mi metto in paziente attesa,
anche vigile, dovrei dire
Aspetto e aspetto,
ma la mia amica tarda ad arrivare
Un lieve torpore annebbia la mia mente,
mi sento assonnato, ma poi mi riscuoto
Che abbia cambiato strada?
Che si sia smarrita?
Che le sia successo qualcosa?
Sono in angustie

 

Decido di provare a farle una telefonata
e metto mano al mio device
Premo il tasto di chiamata
e, dopo una serie di squilli a vuoto,
sento il click della risposta
Pronto! Pronto!
Sono concitato
All’altro capo della linea sento una voce sepolcrale
che farfuglia qualcosa
Non comprendo, sono basito
Pronto! Pronto!
Cerca di parlare più chiaro!,
faccio al mio inconcludente interlocutore
Per caso, guardo il display del telefono
e vedo, per quanto confuso nei suoi tratti,
Il volto della mamma, dai tratti evanescenti,
quasi stesse per sparire o dissolversi
Sembra molto sofferente
Mamma! Mamma!
Niente! Nessuna risposta...
Finalmente subentra una voce diversa, più decisa
Chiedo notizie sulla mamma
Come sta? Ci sono problemi?
Sta peggiorando?

Ottengo soltanto risposte vaghe, ed imprecise
Decido che devo subito interrompere
il mio viaggio e andare da lei
Forse sono ancora in tempo
per tributarle un ultimo saluto

 

Ma intanto non ho risolto il problema
della scomparsa della mia amica
e compagna di viaggio

 

Mi sveglio, ma sto ancora dormendo,
e sono nel mio letto
Mi accorgo di non essere solo
Accanto a me c’è allungato
un corpo immerso in un sonno profondo
caldo e confortevole al tatto
E dico a me stesso
Allora era tutto un sogno!
E riprendo a dormire
e sognavo che di notte
mi affacciavo alla finestrella
della casa di campagna
per accorgermi
che avevano rubato
il grande tavolo di pietra
Ma come avranno fatto?

Dissolvenza

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20 maggio 2022 5 20 /05 /maggio /2022 11:02
Uova frantumate (foto di maurizio crispi)

Le immagini da sole sono capaci di raccontare una storia, come - ad esempio - quella di numerose uova spiaccicate sull'asfalto che ho catturato durante una delle mie passeggiate londinesi alcuni anni fa.

Qualcuno ha - per così dire - rotto le uova nel paniere e poi, se n'è andato via, lasciando le uova spiaccicate pronte per una bella frittata e portandosi via il paniere. Si potrebbe dire anche, usando un'altra espressione metaforica che qualcuno ha fatto la frittata e se ne n'è andato, lasciando per terra tracce del guaio appena causato.
Fossimo stati d'estate e in condizioni di carenza alimentare, non saremmo andati tanto per il sottile: avremmo raccolto tutto ciò che di quelle uova avremmo potuto raccatare e ci saremmo potuto allestire un bell'uovo al tegamino oppure le uova strapazzate (scrumbled eggs).
Dei cani di passaggio avrebbero potuto far festa ed integrare la loro alimentazione abitudinaria (specie nel caso dei cani da appartamento) con un bel ovetto. I cani ramdagi di passaggio, macilenti e affamati, avrebbero potuto fare un ricco banchetto.
In effetti, chi possiede i cani e con loro convive d'abitudine sa bene che, in caso di incidenti domestici che portino alla rottura di una o più uova, si convoca il proprio amico a quattro zampe il quale - senza lasciarsi pregare - con rapidissime (e abili) lappate fa immediatamente pulizia, lasciando il pavimento ben lucido e brillante.
Dicono che, durante la guerra d'Africa (e questo si vede in un film di alcuni anni fa, uno degli ultimi di Monicelli, Le Rose del Deserto, 2006), i nostri soldati riuscivano a cucinare le poche uova su cui potevano mettere le mani sui parafanghi dei loro camion, arroventati dal sole del deserto.

(Il primo abbozzo del commento a questo foto lo scrissi il 2 maggio 2014, a Londra)

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19 maggio 2022 4 19 /05 /maggio /2022 10:03
In attesa dell'appanchinato dormiente (foto di Maurizio Crispi)

C'è un piccolo giardinetto nei pressi di casa mia. Grosso modo, ha un'estensione quadrangolare, con aiuole, vialetti e molto verde (che quest'anno è scampato alla mano pesante dei potatori comunali). In primavera, ci sono rigogliosi cespugli di oleandri fioriti e grandi cespi di bouganvillea che, a volte, sganciandosi dai loro supporti-tutori a causa delle folate di vento troppo impetuose, si protendono verso le panchine di pietra che resistono numerose agli atti vandalici. E sembra quasi che quste boungavillee con il loro manto di fiori violacei (ma in realtà, nel loro caso non si tratta di veri e propri fiori, ma di foglie trasformate) vogliano sedersi sulle panchine o addirittura farsi panchina.
C'è anche una grande vasca piena d'acqua che, a volte, è allietata da uno spruzzo che si erge verticalmente per poi ricadere con liquidi rumori. Un tempo, nella vasca c'erano dei pesci rossi che, forse, non sono sopravvissuti all'incuria. E c'è anche un'area giochi per i piccini, recintata da una staccionata di legno che, dopo circa tre anni dalla sua realizzazione, comincia a manifestare i segni dell'usura e, soprattutto - ancora una volta - dell'incuria.
Davanti alla vasca di pietra e, con vista sull'area giochi, si trova una solida panchina di pietra (forse una specie di travertino) con alle spalle degli arbusti arborei di cui ignoro il nome. La panchina è in pieno sole durante le prime ore del giorno, mentre. grazie alla vegetazione che la contorna, nelle ore pomeridiane si ritrova in piena ombra. La vegetazione qui, soprattutto di pomeriggio, sembra racchiudere la panchina dentro una ombrosa alcova (si potrebbe quasi dire che, nel gioco chiaroscurale si configura quasi una privata "camera con vista").
Qui, un pomeriggio di qualche giorno fa, questa panchina era già in piena ombra e, su di essa, s'era accomodato un dormiente (forse un extra-comunitario, ma non è questo ciò che importa), le scarpe levate e ordinatamente riposte come ai piedi d'un letto. La bici di costui era negligentemente accostata alla panca di pietra. Anche lei semi-coricata, in sintonia con il suo proprietario che, dopo aver scrollato a lungo il display del suo telefono, s'era abbandonato ad un pacifico e rilassato sonno ristoratore. INdubbiamente, per il dormiente, questo angolino era "cosy", come si direbbe in Inglese, e del tutto confortevole.
Avrei voluto fotografare questa scena, ma la batteria del mio dispositivo mobile s'era esaurita. E, quindi, niente scatto. Soltanto uno o più scati mentali da archiviare nella mia memoria.
Ed ecco che, la mattina dopo, mi sono ritrovato nello stesso posto e la panchina era, in quel momento, in pieno sole.
Ed io stavolta ero in condizione di fotografare, sì: anzi, ero passato, da questo punto, proprio perchè ricordandomi delle vivide impressioni del giorno prima, volevo comunque fissare il luogo in un'immagine, per quanto dissimile potesse essere da quella del giorno prima.
Ho dunque fotografato la panchina vuota, e la vasca della fontana davanti ad essa, piena d'acqua luccicante di riflessi.
Il vuoto della seduta, tuttavia, per me documentava un’assenza e - per differenza - risultava ancor più vivida nella mia mente l'immagine di quell'uomo profondamnte immerso nell'abbraccio di Morfeo.
I dormienti abbandonati sulle panchine ombrose (o anche per terra, su di un prato, o sul duro cemento) attivano in me una sensazione interiore di dolce melanconia: quando vedo uno di costoro vorrei lasciarmi andare a quel languore tuffandomi in un sonno tranquillo che, all'aria aperta e in totale solitudine, esprime la totale e radicale fiducia di colui che dorme nei confronti del mondo.

 

(Palermo, il 17 maggio 2022)

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18 maggio 2022 3 18 /05 /maggio /2022 17:20

Questa breve nota di diario scrissi il 17 maggio 2012. ieri Facebook mel'ha restituita in termini di ricordo. E la ripropongo qui.

Incartato e acusticamente isolato (foto di Maurizio Crispi)

Grassi mosconi ronzano pigramente

 

Fine pulviscolo danza
nella lama di sole
e un merlo, fuori, lancia il suo richiamo

 

Il verde tenero degli alberi
mosso dal vento in piccole onde eccentriche

 

Dissonante, si leva
l'urlo di un ciclomotore
tirato al massimo dei giri

 

É metallo urlante
che rompe la magia

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14 maggio 2022 6 14 /05 /maggio /2022 09:00
Ho fame grande (foto di maurizio crispi)

Cammino per la strada di primo mattino

 

Uno anziano davanti a me,
una coppolicchia sulla testa
e una mascherina a coprire il volto,
cammina a passi incerti
tutto traballante,
tutto proteso in avanti
come all'inseguimento
d'un suo centro di gravità
Ogni tanto si gira indietro

 

La via è altrimenti deserta
soltanto noi due,
distanziati di un centinaio di metri
L'incedere del vecchio è lento
Anche io sono vecchio,
ma mi sento giovane

 

In pochi passi lo raggiungo
e lo affianco

 

Poco più avanti c'è il fornaio
davanti al quale passo quasi ogni giorno
e si sente la fragranza di pane appena cotto
Il vecchio si volge verso di me
e, mentre lo sorpasso,  
mi chiede se ho un euro da dargli
per comprare un cornetto

 

Io sto facendo la mia passeggiata con il cane
e in genere, per questa bisogna,
non porto nulla con me

 

Batto con le mani sui pantaloni
e faccio un gesto eloquente di ambedue le mani
per dirgli che le mie tasche sono vuote,
e che non c'è niente che possa dargli
Lui replica: "Hai un euro da darmi
per comprare un cornetto?"
Stessa gestualità da parte mia,
ma stavolta per essere più chiaro, aggiungo:
"Non ho nemmeno una moneta addosso!"
E tiro via dritto,
senza voltarmi indietro

 

Mi sono chiesto se, avendo qualche spicciolo,
glielo avrei dato
Non so, proprio non lo so
So per certo che non è in questo modo
che si risolvono i problemi
Sì, qualche volta, elargisco delle monete
all'africano di turno
che fa la questua davanti ai negozi
Do più volentieri a quelli che non insistono

e che non mettono in atto stratagemmi
per suscitare nell'altro sentimenti di pietà
Si fanno queste azioni
perché si vuole essere in pace con la propria coscienza
Ma anche se dai una monetina
i problemi della gente che chiede rimangono

 

Un mio amico, molto cattolico,
con il quale in passato mi sono ritrovato a fare
delle trasferte sportive
portava sempre con sé delle banconote da 500 lire
e appena qualcuno, anche la zingara, si avvicinava
lui metteva mano alla tasca
e mollava una delle sue 500 lire
"Un aiuto non si nega a nessuno", mi diceva,
"e, quindi, mi tengo sempre pronto.
Io faccio la mia parte,
poi sarà Dio a provvedere"

 

Questo pensavo, mentre mi allontanavo
dal vecchio ricurvo,
rimasto ad  arrancare
lungo la via deserta del primo mattino
e dal fornaio con le sue seduzioni odorose

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13 maggio 2022 5 13 /05 /maggio /2022 17:28
Lo yin e lo Yang (foto tratta dal web)

L'altro giorno, qualcuno mi ha chiesto
se io sia mai stato veramente felice

Sono di quelle cose che, di tanto in tanto,
si usa chiedere

E' una domanda banale, eppure profonda
Tuttavia, il quesito mi ha lasciato interdetto
e spiazzato, basito quasi;
e, lì per lì, non ho saputo rispondere

In effetti, è vero, sono rimasto quasi senza parole
di fronte ad una domanda che, forse, non mi sono mai posto

Ma si tratta d'una domanda
che, nello stesso tempo, ha un peso
e il porla può avere lo stesso effetto d'un sasso
lanciato su uno specchio d'acqua tranquillo
Il sasso scompare nella liquida profondità,
anzi vi scivola dentro,
ma il suo impatto genera una serie di perturbazioni concentriche
che turbano quella liquida superficie,
altrimenti immobile

Un modo per rispondere, forse, è girarci attorno
Penso, tuttavia, che la Felicità la si possa definire
soltanto per differenza rispetto all'infelicità e al dolore
Ci si deve fare una ragione di ciò,
poiché non esiste un valore assoluto della felicità
ma si tratta di un'entità del tutto relativa,
vaga ed indefinibile
che, comunque, non pertiene
ad una dimensione straordinaria della vita,
ma è bensì intimamente intrecciata con il quotidiano
Quel quotidiano fatto di dolori e sofferenza,
di bisogni che non sempre possono essere soddisfatti
e di desideri che rimarrano inesauditi
La felicità come condizione permanente dell'animo non esiste,
a meno che non si entri nella dimensione estatica della mente,
quella propria di un Santo o di futuro tale che contempla
la trascendenza del divino
Noi Umani che viviamo nella realtà abbiamo
una base di "manque", di bisogni,
e su questa s'innestano dei momenti "felici",
quelli in cui il bisogno è placato,
il desiderio è parzialmente esaudito
il dolore è lenito e così via
Se così non fosse, ci troveremmo a vivere
nella condizione del primigenio stato edenico
che è quella del bambino che, accudito in tutto e per tutto,
ha un seno nutriente e ricco di latte a disposizione
Invece, anche la storia biblica ce lo dice:
noi fummo cacciati dall'Eden
e condannati a sentire il freddo e la fame
a provare dolore
a lottare per sopravvivere
a faticare per trovare il nostro cibo quotidiano
La base è quella:
solo per differenza possiamo cogliere, nell'ordinarietà,
alcuni istantanei passaggi di felicità
oppure trovandoci a sperimentare,
per dirla con Kundera,
una condizione di "insostenibile leggerezza dell'essere"
ma soltanto per momenti veloci e transitori,
Poi, dentro questa cornice,
in una vita di diseqilibri continui
che danno come risultante una condizione di accettabile equilibrio
(come è nel caso della dinamica che sottende l'andare in bici)
ognuno saprà individuare,
e trovandoci continamente impegnati in na lotta per l'omeostasi
i suoi personali momenti di felicità,
ma sempre e solo per differenza
Insomma, dobbiamo tenere conto del fatto che,
in una condizione di "normalizzazione" dell'infelicità quotidiana,
vi possano essere momenti fulgidi e straordinario
nei quali possiamo avere la sensazione
di toccare il cielo con un dito
o di levitare a tre metri o a 15 metri da terra
Abbiamo sempre a che fare con forze contrapposte
che, dentro di noi, si integrano ed interagiscono di continuo,
come lo Yin e lo Yang della tradizione orientale
ambedue le forze fondamentali e necessarie
nell'equilibrio dell'intero universo
e del singolo individuo

Non è detto che la felicità significhi una vita senza problemi.
La vita felice viene dal superamento dei problemi, dalla lotta contro i problemi, dal risolvere le difficoltà, le sfide.

Bisogna affrontare le sfide, fare del proprio meglio, sforzarsi.

Si raggiunge la felicità quando ci si rende conto di riuscire a controllare le sfide poste dal fato.

Zygumnt Baumann (Il Cenacolo Intellettuale)

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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