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6 settembre 2016 2 06 /09 /settembre /2016 22:41
Nella notte una stella

Nella notte,
mentre il vento soffiava,
scompigliando tutto al suo passaggio
e annunciando tempesta,
mi sono affacciato alla finestra,
aprendo il cuore a quell'unica stella a me visibile,
infissa nella tessitura scura della volta celeste

Sempre si ritorna alle stelle,
eterne,
così ci vogliamo illudere
(ma anche le stelle muoiono),
imperscrutabili,
enigmatiche,
amiche,
poiché nella loro luce pulsante
possiamo riporre i desideri,
quelli di cui sappiamo
e quelli che ancora ignoriamo

Stellamiche che ci parlano e a cui parliamo

Le stelle ci fanno sentire
piccoli ed insignificanti,
ma ci aprono anche alla prospettiva
che non siamo soli nell'Universo,
che, in un altrove, ci siano altri
che - come noi osserviamo la loro stella -
se ne stanno a guardare il nostro Sole pulsare

Poi, al mattino, quel vento della notte,
carico di umido,
ha accumulato nubi gonfie di pioggia
e, in pochi istanti, una burrascata d'acqua,
s'è abbattutta sulla città assetata

Infine, c'è stato il sole nella pioggia
e così è iniziato un nuovo giorno

Panchine di Villa Sperlinga, a Palermo, dopo la pioggia (foto di Maurizio Crispi)
Panchine di Villa Sperlinga, a Palermo, dopo la pioggia (foto di Maurizio Crispi)

Panchine di Villa Sperlinga, a Palermo, dopo la pioggia (foto di Maurizio Crispi)

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3 settembre 2016 6 03 /09 /settembre /2016 17:44
Il Re Joker ciclomontato

Un dì, poco dopo l'alba,
camminavo e corricchiavo
sormontato da grandi cumuli torreggianti,
orlati di un giallo vivo, abbagliante,
che trascolora nell'arancio.
E tra essi si insinuava il primo raggio di sole
In alto i trionfi della luce, mentre in basso
ancora i colori smorti
senza nerbo
della fase di transizione
tra notte e giorno,
 

Dallo sfondo di grigio uniforme
un Re Joker ciclomontato e pieno di colori,
mi ha ammiccato sornione
dalla sua finestrina di cartone,
posata sul marciapiede

La sua bici pareva piuttosto
un velocipede d'antan,
di quelli senza pedali.

La sua presenza lì, davanti a me,
ominoso presagio oppure buon auspicio.

E, siccome do credito ai segni
che la Sorte mi pone dinnanzi,
ho trattenuto il mio incedere e
l'ho raccolto da terra
per portarlo con me.

Tratterò il Re Ciclista,
insolito Jolly Joker,
come carta pigliatutto e vincente,
a meno che il suo significato più recondito
non sia nefasto

In antico, gli aruspici scrutavano i cieli
in attesa di segni e di messaggi.
Io tengo sempre gli occhi
incollati alla Terra davanti ai miei piedi
e - più che nel cielo - lì trovo i segni che mi guidano

 

 

Il Re Joker ciclomontato

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26 maggio 2016 4 26 /05 /maggio /2016 00:44

Gabbiani volano radente sospesi sul fiume grigio-nero di asfalto

E' l'inizio di un nuovo giorno

Le stelle di cui vorrei parlare sono sempre sopra di me

infisse nel firmamento (anche se non si vedono)

Gioielli inattingibili

La Libra
Orione il cacciatore
Il Grande e il Piccolo Carro

De Sideribus (DeSidera)

Grande è la forza del desiderio

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25 maggio 2016 3 25 /05 /maggio /2016 20:38
Un giorno nell'agriturismo/fattoria biologica di Cambuca
Un giorno nell'agriturismo/fattoria biologica di Cambuca
Un giorno nell'agriturismo/fattoria biologica di Cambuca
Un giorno nell'agriturismo/fattoria biologica di Cambuca
Un giorno nell'agriturismo/fattoria biologica di Cambuca
Un giorno nell'agriturismo/fattoria biologica di Cambuca
Un giorno nell'agriturismo/fattoria biologica di Cambuca
Un giorno nell'agriturismo/fattoria biologica di Cambuca
Un giorno nell'agriturismo/fattoria biologica di Cambuca
Un giorno nell'agriturismo/fattoria biologica di Cambuca
Un giorno nell'agriturismo/fattoria biologica di Cambuca
Un giorno nell'agriturismo/fattoria biologica di Cambuca
Un giorno nell'agriturismo/fattoria biologica di Cambuca

(foto e testo di Maurizio Crispi) La gita di fine anno (anche se siamo ancora appena a fine maggio) del Centro DoReMi ha avuto come meta (il 21 maggio 2016) l'agriturismo (e Fattoria biologica) Cambuca, sito nella contrada omonima, nel territorio di Grisì, una piccola frazione del Comune di Monreale con appena 900 anime residenti.
Una scelta azzeccata: l'agriturismo che è stato ricavato da un vecchissimo casale, utilizzato già in epoche antiche, come testimonia il fontanile di pietra che, secondo alcuni, con la sua struttura a "cubula" sarebbe addirittura di impianto arabo, si erge su di un dolce pendio che guarda la valle del fiume Iato e del fiume Poma che qui si allarga a formare un grande invaso di raccolta delle acque determinato dalla diga Poma poco più a valle.
Il pendio, in considerazione della sua posizione, sembra essere costantemente battuto dal vento e il soffio della brezza crea una sensazione di solitudine vibrante, offrendo allo sguardo una veduta mozzafiato che spazia per ogni dove, da un lato in direzione del mare che si intravede scintillante, e dall'altro, verso i monti sino a lasciare intravedere l'aspro profilo di Rocca Busambra.

Il territorio che si stende in basso sino allo scintillante invaso Poma, appare suddiviso in chiazze ordinate monocromatiche in relazione alle coltivazioni, si articola in ondulazioni e piccoli picchi, nel complesso digradanti ed è punteggiato di agglomerati fitti di case che, in questa visione panottica, tanto fanno pensare alle atmosfere sognanti di "Le Città del Mondo" di Elio Vittorini.
Cambuca - Agriturismo e Fattoria biologicaL'edificio imponente dell'agriturismo si apre davanti al visitatore con un ampio portale ad arco di pietra calcarea che immette su di una corte dal selciato di grosse pietre, nucleo centrale dell'antico baglio fortificato: la fabbrica con diverse elevazioni che non è stata interamente restaurato e le altre strutture un tempo adibite ai servizi, a magazzini delle granaglie, a stalle e ad abitazione dei contadini che un tempo vi vivevano, suggeriscono una sensazione di incompiuto che accresce lo strano fascino romantico che promana dalle pietre, dalle mura dirute e muschiose e da una scala di pietra viva invasa dalle erbe selvatiche che sembra ascendere verso il cielo vuoto... ma, se si osserva meglio, la cresta del colle sovrastante è dominata da una schiera di pale eoliche: insomma, il nuovo e l'antico in una suggestiva contaminazione non priva di fascino, anche perché le pale eoliche ci ricordano molto i mulini a vento: se oggi un redivivo Don Chisciotte percorresse questi luoghi a cavalcioni del suo Ronzinante, lo si vedrebbe ingaggiare una battaglia contro di esse, anzichè con i mulini a vento a cui l'iconografia donchisciottesca ci ha abituato....

Coniglietti per i bimbi, una lezione su come si preparano la tuma e la ricotta a partire dal latte appena munto (e l'illustrazione in modi semplici ma efficaci di tutte le diverse fasi del procedimento), la preparazione del pane a partire dalla farina, tutto questo ha fatto parte della giornata, con degustazione di prodotti freschi o appena fatti (come la ricotta ancora calda).

Pranzo abbondante, ma nel complesso sobrio, senza quelle esagerazioni tipiche di alcuni agriturismo in cui il pasto che dovrebbe essere all'insegna della frugalità per meglio degustare antichi sapori diventa invece occasione per un'abbuffata (antipasti che da soli valgono un pasto, due primi, due secondi, dolce, frutta).

Poi, dopo pranzo è stata la volta della visita agli animali, di cui i pazienti coniglietti per la gioia dei bimbi erano stati una dolce anteprima: cavalli, un asinello appena giunto di nome Camillo, galline, rane e pesci rossi.

E poi cosa dire delle essenze che circondano a profusione la struttura agrituristica? Riconoscibili rigogliosi cespugli di lavanda così abbondanti e folti che si potrebbe avere l'impressione di essere in Provenza, cespi di rosmarino, di salvia, timo. E poi le essenze arboree come l'alloro, gli ulivi -ovviamente - e tante diverse varietà di alberi da frutta, qualche cipressosvettante e tantissime ginestre in piena fioritura.
Si cammina, inspirando a pieni polmoni per impregnare le narici e le mucose ofattive degli aromi di queste specie mediterranee.

Nell'ambito del Progetto didattico che porta avanti, l'Agriturismo Cambuca opera - a quanto pare - con una scolaresca alla volta e, quindi, si ha davvero l'impressione che la struttura sia tutta per i visitatori del momento e il godimento dell'essere in questo posto, via dalla pazza folla e dai rumori della città, è tanto di più.

D'estate è fruibile anche una piscina (nemmeno tanto piccola) con la possibilità di unire alle suggestioni della vita campagnola, il piacere della balneazione (sia per i grandi sia per i più piccini) e vicino alla piscina, un'area attrezzata per una sosta di stampo balneare con sdraio, gazebo e zona bar: ma ancora tutta questa parte dell'agriturismo era in disarmo.
E un campetto di calcio per gli impenenitanti del football, oltre ad un'area giochi per i più piccini.

Ecco di seguito come si presenta l'Agriturismo e fattoria biologica Cambuca nel proprio sito web...

Dove riscoprire l'armonia con l'ambiente, con sé stessi
Cambuca è un piccolo mondo dove Natura e buona tavola sono i cardini di un sistema di vita semplice, scandito dal ritmo delle stagioni e dal carattere genuino della sua gente. Qui il tempo scorre tra i colori della campagna siciliana, i sapori della e l'ospitalità dei padroni della masseria. Momenti ed emozioni ricchi di gusto e di gioia, da vivere per riscoprire sé stessi e la Natura.
La Fattoria Biologica Cambuca si trova nella valle del fiume Jato, a circa 40 km da Palermo, sui fianchi di una collina ai bordi del lago Poma, a circa 380 metri sul livello del mare, in una stupenda posizione che regala un panorama mozzafiato.
La struttura occupa gran parte di un’antica masseria seicentesca, recentemente restaurata e ristrutturata. Architettura storica che un tempo fu polo rurale del latifondo.
L'etimologia del nome Cambuca, dall'arabo "Lakamuka", fa risalire le origini del feudo al tempo della dominazione degli Arabi. Ne è testimonianza il ritrovamento presso la masseria di un'antica sorgente, d'epoca araba, chiamata in dialetto "a cubula".
Cambuca vede nuova luce con il progetto didattico "Fattoria Biologica", dedicato ai bambini e ragazzi che frequentano le scuole dell'infanzia, la primaria, la secondaria, i licei.
Un corso di educazione ambientale e alimentare organizzato appositamente per inserirsi all'interno del programma di studi adottato in classe e per ampliarlo. Cambuca si popone così come una classe speciale, a cielo aperto, dove imparare e sperimentare la vita a stretto contatto con l'ambiente.
Al centro del progetto, vi è il coinvolgimento delle nuove generazioni nella la salvaguardia delle risorse del territorio e delle biodiversità.

Cambuca - Agriturismo e Fattoria Biologica

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24 maggio 2016 2 24 /05 /maggio /2016 21:25
La spiaggetta di Torre Normanna rivisitata
La spiaggetta di Torre Normanna rivisitata
La spiaggetta di Torre Normanna rivisitata
La spiaggetta di Torre Normanna rivisitata
La spiaggetta di Torre Normanna rivisitata
La spiaggetta di Torre Normanna rivisitata
La spiaggetta di Torre Normanna rivisitata

(foto e testo di Maurizio Crispi) Bisogna ogni volta introdurre delle variazioni nelle proprie abitudini, per evitare di cristallizzarsi in schemi ripetitivi che siano del tutto blindati rispetto al sentimento della meraviglia.
E' stato così che, andando - come faccio sempre - almeno due volte alla settimana in campagna a fare dei lavoretti ho deciso di fermarmi a Torre Normanna (Torre delle Mandre) per scendere, seguendo il sentiero di accesso ripido e accidentato sino alla spiaggetta sottostante, racchiusa tra il promontorio su cui sorge l'antica torre di guardia, conosciuta come "Torre Normanna" (anche se si tratta, in realtà, di una fabbrica di impianto aragonese, risalente al XVI secolo), in posizione dominante su Cala Sciabica sul versante che guarda Palermo e su una piccola caletta il cui arenile é di ghiaia e sabbia, delimitato da una seconda prominenza rocciosa più bassa (sormontata da alcuni ruderi) oltre la quale si stende una spiaggia ancora più piccola, solitamente utilizzata in via esclusiva dagli ospiti del sovrastante Hotel Torre Normanna che possono raggiungerla per mezzo d'un ascensore scavato nella viva roccia.
Rispetto ad una mia precedente visita ho trovato il sentiero molto deteriorato e, sparsi lungo tutto il percorso, eterni e proliferanti mucchi di rifiuti lasciati dai soliti gitanti estivi, irrispettosi e maleducati.
La giornata era ideale: il sole forte, ma mitigato da una brezza decisa.
Al riparo della parete di roccia mi sono disteso come un gatto, deciso a rimanere a rosolarmi a fuoco lento per un'ora: mezz'ora disteso sulla schiena e mezz'ora sulla pancia.
Trascorso il tempo stabilito - e la mia cagnetta Frida, ansimante, aveva assoluto bisogno di bere - mi sono incamminato per raggiungere l'auto e di lì la campagna, dove ho lavorato con soddisfazione (e alacremente) sino alle 13.30.
E' stato gratificante...
Bisogna sempre rompere gli schemi che ci imprigionano, schemi che siamo noi stessi a costruire e per poterlo fare bisogna sempre infrangere delle resistenze interiori, nuotando controcorrente per uscire dalla solita rassicurante routine...

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30 aprile 2016 6 30 /04 /aprile /2016 21:15
L'inesausto desiderio di svelare e conoscere

Si vuole andare sempre a vedere cosa c'è al di là del confine che si pone davanti a noi...
Una porta chiusa, una tenda tirata, un muro, un cancello o un ostacolo qualsiasi che ci sbarra il cammino e ci impedisce una piena visuale.
Andare a guardare dietro l'angolo della strada: cosa ci aspetta?
Voler raggiungere l'orizzonte lontano.
E' questa una meditazione che ha suscitato in me l'istante che ho ripreso in foto.
Il mistero: cosa ci sarà dietro quella tenda?
L'immagine da cui scaturisce questa riflessione, quella di un bambino che si accinge a superare un tendaggio che gli sbarra il cammino e la visuale, secondo me, é fortemente simbolica e rappresentativa dell'essenza della spinta epistemologica che da sempre ha caratterizzato l'Uomo dalle sue origini più antiche e che si ritrova esattamente nelle prime fasi dello sviluppo infantile, il bisogno di sapere, di svelare, di conoscere...
Una potente spinta questa, la stessa che ci porta a porre domande e a cercare risposte, a porre domande che portano ad altre domande e che non ci consente mai di fermarci a riposare sugli allori di ciò che abbiamo appena conquistato.
Del resto cosa sarebbe la vita senza questo margine di mistero, senza un limite che si possa desiderare superare per vedere ciò che si cela al di là?
E come insegna la meditazione di Leopardi sull'Infinito, per quanto noi si possa fare, rimarrà sempre la nostalgia di ciò che non riusciremo mai conoscere e a incontrare.
E, a questo punto, per chiudere il cerchio di queste considerazioni (o forse per aprire un altro percorso) diventa inevitabile citare per intero la lirica di Leopardi.

 

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare

Giacomo Leopardi

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19 aprile 2016 2 19 /04 /aprile /2016 19:43
Non sono più Silver Surfer

Cammino all’alba
in solitudine
lungo vie deserte

Attraversando il piccolo parco vicino casa
cè la pace
c’è l’aria fresca e pulita del primo mattino,
mentre s'intrecciano le voci degli uccelli,
tutte diverse, a formare un piccolo mosaico sonoro

E’ un equilibrio dinamico, in continua trasformazione,
un dispositivo caleidoscopico che incanta la mente

Poi, spostandomi ancora,
raggiungo la via principale
dove scorre il traffico mattutino

Una moto passa con un rombo fastidioso,
si sente l’ansimare pesante dei bus,
carichi dei lavoratori più precoci
Insidiose polveri sottili cominciano a levarsi

Come accade ogni mattina,
incrocio una camminatrice, elegante e profumata:
passa di lì sempre allo stesso orario, facendomi da segnatempo
La saluto al passaggio: “Buongiorno!”,
ma lei mi ignora

Altri passano, volti ormai a me noti,
ma pur sempre persone sconosciute
Cosa fanno?
Chi sono?
Cosa pensano?
Dove vanno?

Nel sogno di questa notte, qualcuno arrivava
all'improvviso
e, come una furia, cercava di scaraventare il mio PC a terra,
io mio opponevo,
e, alla fine, la mia postazione di lavoro era salva,
una colluttazione senza spargimento di sangue.
Ma per quanto tempo ancora?

Poi, mi spostavo altrove

Ed ero in una casa, a più piani,
dov'era in corso una festa sfrenata,
ma nessuno mi prendeva in considerazione:
ero condannato all'invisibilità sociale
Cercavo di farmi notare,
di far sentire la mia voce,
di ricevere attenzioni,
ma nulla accadeva
Sino a che comprendevo:
per essere accettato da quella comunità festaiola
dovevo buffoneggiare,
coprendomi di ridicolo
E così ho fatto: funzionava davvero!
Ma poi, dopo un po’,
quando io stesso cominciavo a divertirmi,
ecco che un crampo doloroso alla gamba
mi ha costretto ad interrompere

Ed è rimasto solo il rammarico
per una cosa bella finita anzitempo:
con la scoperta che, spesso,
dietro l’odio si nasconde l’amore
Poi, poi, cos'è veramente l'amore?

Silver Surfer al femminile

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17 aprile 2016 7 17 /04 /aprile /2016 07:47
Stop trivelle. Sperando in una vittoria dei sì (no), ma sopratutto nella fine delle menzogne

(Domenica 17 aprile 2016) Penso che oggi andrò a esprimere il mio parere al Referendum sulle trivellazioni in mare.
Dirò sulla scheda (che significa "no" alle trivelle ad libitum).
Tuttavia, mi rendo conto che comunque vadano le cose su questa faccenda siamo stati sommersi dalle menzogne e continueremo ad esserlo.
Se dovessero vincere i sì (ammesso e non concesso che al voto si presenti il 50% degli elettori più 1), sarà una ben magra vittoria, perchè non sapremo mai tutta la verità e tutte le losche manovre di interessi che si annidano dietro le quinte.
Sopratttto c'è da sperare che cessino su questi argomenti le molte menzogne governative e quelle delle grandi holding che tutelano solo i propri interessi.

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16 aprile 2016 6 16 /04 /aprile /2016 08:58
Il mondo in frantumi (e la traccia della memoria)
Il mondo in frantumi (e la traccia della memoria)
Il mondo in frantumi (e la traccia della memoria)

Il mondo è pieno di folli
crazy people
con il patentino della normalità

E non c'è come difendersi

Si comprende da frasi che si intercettano al volo,
per strada

Gente inutilmente accalorata

Discussioni al telefono,
di cui arrivano solo frammenti insulsi,

discussioni private che però diventano pubbliche,
senza pudore e ritegno

Modi di reagire il più delle volte sopra le righe

Tutto un fermento di comportamenti esasperati ed esasperanti

Sembra che nessuno sia più in condizione di rapportarsi all'altro
in modi quieti
o di starsene seduto a guardare un filo d'erba che trema timido nel vento
o a leggere un libro

Gente che urla in auto con i finestrini abbassati,
cosicché tutti possano sentire turpi e futili litigi
e, intanto, gesticola e contorce il volto

Colpi di clacson adirati ed impazienti, rabbiosi,
appena ti trovi ad indugiare

Dov'è finita la gentilezza?

Gente che perde la testa per un nonnulla
“Io”
“Io”
“IO”

Cani che mordono cani,
perseguendo neo-bisogni,
quando si potrebbe vivere davvero con poco

Tutti esasperati,
esagitati,
febbrili,
assertivi allo spasimo di se stessi
e poco o nulla importa di punti di vista alternativi,
arroganti
Ignoranti,
stupidi
E niente è peggio della stupidità,
accompagnata dall'arroganza

 

L'odio per l'altro da sé
Non c’è meticciato di punti di vista

E poi questo parlare,
parlare,
parlare in un flusso ininterrotto
ascoltando solo se stessi mentre si blatera

Vorrei stare in un luogo del silenzio
in cui non sia dato l'obbligo di interagire con alcuno

Dove potersi fare i cazzi propri,
contemplare,
agire se il caso - ma in modi sempre rispettosi -
non dover subire per amore di pace

Siamo noi,
siamo noi senza più fede,
senza più scopo,
senza regole,
senza giustizia
in un mondo in frantumi

E stiamo perdendo noi stessi

NaftalinaMentre scrivevo queste righe, all'improvviso sono stato colto da una breve ed intensa quasi allucinazione olfattiva.
Cos’è mai stato?
Mah...
Era l’odore della naftalina della mia infanzia. Quell’odore che ti colpiva con forza quando si aprivano gli armadi dove si conservavano le cose di lana dell’inverno che, per proteggerle dal sempre temuto lavorìo delle tarme venivano messe in naftalina. Un odore forte ed intenso che si viveva in pieno, quando arrivava il gran giorno del “cambio di stagione” che decretava la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno e, quando - in particolar modo le coperte pesanti di lana (quella lana spessa e rigida, dalla fitta tessitura delle coperte di una volta) venivano messe nei letti, soppiantando le leggere copertine di cotone prettamente primaverili e autunnali.
Era quello un gran giorno che segnava il punto di svolta della circolarità del nostro tempo di vita, un vero spartiacque utile nel ricordarci che, se c’erano delle cose che procedevano secondo la logica dell’accrescimento e della linearità, altre invece erano destinate a tornare sempre e rappresentavano nelle nostre esistenze (non solo di noi bambini, ma anche degli adulti che ci circondavano) dei punti fermi, quasi delle certezze.
Quelle coperte di lana, intrise di naftalina, ci dicevano che era passato un anno e si ricominciava con l’inverno, aspettando la primavera: era il ciclo delle stagioni che si rinnovava e che adesso non c’è più. Finito!
Chi fa più la rotazione stagionale degli armadi? Nessuno! Tutto deve essere costantemente a disposizione. E chi usa più la naftalina? Quasi nessuno! E’ un articolo ormai obsoleto.
Chi si preoccupa più che le coperte e altri tessuti vengano devastati dalle tarme? Nessuno, perché viviamo in un mondo dominato dall'imperativo dell’“usa e getta”. E intanto c’era quella prima notte da trascorrere con l’aroma forte e pungente della naftalina che ti penetrava nelle narice e che era fantastico, non disturbante, come era in altri momenti l’odore della “coccoina”, quella colla di uso universale per attaccare le figurine (che allora, sul retro erano sprovviste di quel comodissimo straterello auto-adesivo).
Non vedevo l’ora di andare a letto, in quel giorno fatidico, e quando ci andavo mi lasciavo scivolare con tutta la testa sotto le coltri per respirare quell’aroma a pieni polmoni.
Mi sentivo in qualche misura rassicurato e felice, forse anche sovraeccitato. Poi, magari, quell'intensità finiva con il disturbarmi, assieme al peso e alla rigidezza di quelle coperte che, ancora, dopo essere state stipate negli armadi non si erano imbibite di aria e risultavano alquanto opprimenti. E, di fatto, in quella prima notte non dormivo tanto bene: ma non l’avrei mai ammesso. Poi, nelle notti successive, quell’odore si attenuava e rientravamo nella normalità. Chi sa perché, mentre scrivevo, mi ha preso questa quasi-allucinazione. Non saprei proprio. Forse, perché adesso non vedo più il ricorrere di quelle cose rassicuranti proprie dell’età dell’oro che è stata l’infanzia (almeno la mia infanzia, per come io la vedo adesso).
Oggi, non ci sono più punti fermi benevoli che ritornano, la differenza tra le stagioni è abbattuta quasi del tutto, le farfalle stanno morendo, specie esotiche sono all’assalto della flora e della fauna autoctone del Mediterraneo e le uniche cose che ricorrono con periodicità implacabile sono tasse e balzelli. Non c’è più felicità in questo. Solo mestizia e nostalgia. E, se è vero che adesso ho una famiglia che mi proietta nel futuro, tuttavia mi trovo a rimuginare da giorni che io sono l'unico sopravvissuto della mia famiglia nucleare, morti i nonni, morti entrambi i miei genitori, morto mio fratello. Sotto questo profilo sono rimasto davvero solo. Spesso in un passato non troppo lontano mi ritrovavo a rimuginare scenari in cui ero io a morire prima di mio fratello e la sorte ha voluto che le cose accedessero al contrario. Disegni imperscrutabili che si possono soltanto accettare perchè, pur apparendoci insensati nei loro effetti immediati, fanno pur sempre parte di un più vasto disegno con il quale non ci è possibile interferire.
L'odore di naftalina era la felicità, era la felicità di essere tutti assieme: era quell'odore forte che ritrovavo nel letto di mio fratello, in quello della nonna, in quello di papà e mamma e tutti assieme lo respiravamo.
E si poteva sognare che il mondo fosse forte e buono, non come quello in frantumi di cui parlavo appena prima che si accendesse nelle mie narici la traccia olfattiva della naftalina della mia infanzia perduta. E scusatemi di questo sproloquio... ho scritto spinto da uno stato di necessità...

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26 marzo 2016 6 26 /03 /marzo /2016 09:02
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna

(Foto e testo di Maurizio Crispi) A volte, dopo lunghe pause, la corsa ritorna.
Correre in solitudine e al cospetto della natura ha un potere vivificante, energizzante. Schiarisce la mente e la mette in moto.
Sorgono idee e il pensare si fa creativo.
Una boccata di ossigeno e questo anche se il giorno, come è stato quello di questa passeggiata, non è solare, bensì grigio e corruscato.
Molto romantico, direi, perché ha attivato la melanconia e la nostalgia.
E anche delle brevi e transitorie burrascate di pioggia, in questo contesto ci sono state bene.
Dall'umido del bosco le mie narici erano colpite da molecole olfattive di bruciate. E, in effetti, c'erano i segni di un fuoco recente che aveva arso il sottobosco e alcune delle piante arbustive più giovane.
Forse attizzato proprio alcuni giorni prima in occasione del grande scirocco, con il vento che ha fatto divampare le fiamme, incautamente o dolosamente accese.
E ora sul pendio che si inerpica sino alla scoscesa parete di roccia si allarga una grande cicatrice nerastra.
Sono stato l'unico nel circondario a percorrere quegli sterrati, con la vista sulla scogliera grigio-ferro e nera, battuta dai marosi violenti e Isola delle Femmine che si stagliava lontana nella bruma: un paesaggio quasi nordico e non mi sarebbe sembrato strane veder emergere dal mare in tempesta una balena - a big sea monster - con i suoi potenti soffi, inarcando il dorso prima di un tuffo (Thar she blows!).
E Isola delle Femmine appena distinguibile tra i rovesci d'acqua e il pulviscolo d'acqua sollevato dai marosi, con la sua forma oblunga potrebbe bene essere un grande cetaceo pietrificato.
Nella più totale solitudine, ho solo incrociato uno che, con il cappuccio della felpa calcato sulla testa, faceva passeggiare il suo cane: era sulla scogliera e sul greto di sassi, ma quando mi sono addentrato nel territorio della riserva (la zona A), non c'era davvero più nessuno.
Forte è stata l'impressione di essere su di un isola selvatica lontana mille miglia dal luogo in cui vivo, invece che dietro la porta di casa: e quei cartelli indicatori di sentieri e località dai nomi pittoreschi e quasi mitici evocano atmosfere di avventura.

Tutto è fermo e silente, in attesa dell'estate, nel secondo giorno di primavera, ma sembra che sia inverno profondo, quell'inverno che ancora non c'era stato: l'inverno del nostro scontento.
Solo il monte, con i suoi sassi spaventosi e cataclismici, si muove.
Un cartello avverte minaccioso che c'è pericolo ad inoltrarsi nella zona che, a causa del monte soprastante e la sua parete di roccia friabile, é in uno stato di dissesto geomorfologico.
Grossi sassi caduti sul sentiero con la loro inerte presenza, sono eloquenti e mi fanno stare sul chi vive...
Non si sa mai...
Chi può mai dirlo se qui possa esserci l'appuntamento fatale con il mio destino.

Ma poi non è successo nulla di brutto...
Sarà per un'altra volta.
Ah ah ah...

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  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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