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19 aprile 2016 2 19 /04 /aprile /2016 19:43
Non sono più Silver Surfer

Cammino all’alba
in solitudine
lungo vie deserte

Attraversando il piccolo parco vicino casa
cè la pace
c’è l’aria fresca e pulita del primo mattino,
mentre s'intrecciano le voci degli uccelli,
tutte diverse, a formare un piccolo mosaico sonoro

E’ un equilibrio dinamico, in continua trasformazione,
un dispositivo caleidoscopico che incanta la mente

Poi, spostandomi ancora,
raggiungo la via principale
dove scorre il traffico mattutino

Una moto passa con un rombo fastidioso,
si sente l’ansimare pesante dei bus,
carichi dei lavoratori più precoci
Insidiose polveri sottili cominciano a levarsi

Come accade ogni mattina,
incrocio una camminatrice, elegante e profumata:
passa di lì sempre allo stesso orario, facendomi da segnatempo
La saluto al passaggio: “Buongiorno!”,
ma lei mi ignora

Altri passano, volti ormai a me noti,
ma pur sempre persone sconosciute
Cosa fanno?
Chi sono?
Cosa pensano?
Dove vanno?

Nel sogno di questa notte, qualcuno arrivava
all'improvviso
e, come una furia, cercava di scaraventare il mio PC a terra,
io mio opponevo,
e, alla fine, la mia postazione di lavoro era salva,
una colluttazione senza spargimento di sangue.
Ma per quanto tempo ancora?

Poi, mi spostavo altrove

Ed ero in una casa, a più piani,
dov'era in corso una festa sfrenata,
ma nessuno mi prendeva in considerazione:
ero condannato all'invisibilità sociale
Cercavo di farmi notare,
di far sentire la mia voce,
di ricevere attenzioni,
ma nulla accadeva
Sino a che comprendevo:
per essere accettato da quella comunità festaiola
dovevo buffoneggiare,
coprendomi di ridicolo
E così ho fatto: funzionava davvero!
Ma poi, dopo un po’,
quando io stesso cominciavo a divertirmi,
ecco che un crampo doloroso alla gamba
mi ha costretto ad interrompere

Ed è rimasto solo il rammarico
per una cosa bella finita anzitempo:
con la scoperta che, spesso,
dietro l’odio si nasconde l’amore
Poi, poi, cos'è veramente l'amore?

Silver Surfer al femminile

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17 aprile 2016 7 17 /04 /aprile /2016 07:47
Stop trivelle. Sperando in una vittoria dei sì (no), ma sopratutto nella fine delle menzogne

(Domenica 17 aprile 2016) Penso che oggi andrò a esprimere il mio parere al Referendum sulle trivellazioni in mare.
Dirò sulla scheda (che significa "no" alle trivelle ad libitum).
Tuttavia, mi rendo conto che comunque vadano le cose su questa faccenda siamo stati sommersi dalle menzogne e continueremo ad esserlo.
Se dovessero vincere i sì (ammesso e non concesso che al voto si presenti il 50% degli elettori più 1), sarà una ben magra vittoria, perchè non sapremo mai tutta la verità e tutte le losche manovre di interessi che si annidano dietro le quinte.
Sopratttto c'è da sperare che cessino su questi argomenti le molte menzogne governative e quelle delle grandi holding che tutelano solo i propri interessi.

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16 aprile 2016 6 16 /04 /aprile /2016 08:58
Il mondo in frantumi (e la traccia della memoria)
Il mondo in frantumi (e la traccia della memoria)
Il mondo in frantumi (e la traccia della memoria)

Il mondo è pieno di folli
crazy people
con il patentino della normalità

E non c'è come difendersi

Si comprende da frasi che si intercettano al volo,
per strada

Gente inutilmente accalorata

Discussioni al telefono,
di cui arrivano solo frammenti insulsi,

discussioni private che però diventano pubbliche,
senza pudore e ritegno

Modi di reagire il più delle volte sopra le righe

Tutto un fermento di comportamenti esasperati ed esasperanti

Sembra che nessuno sia più in condizione di rapportarsi all'altro
in modi quieti
o di starsene seduto a guardare un filo d'erba che trema timido nel vento
o a leggere un libro

Gente che urla in auto con i finestrini abbassati,
cosicché tutti possano sentire turpi e futili litigi
e, intanto, gesticola e contorce il volto

Colpi di clacson adirati ed impazienti, rabbiosi,
appena ti trovi ad indugiare

Dov'è finita la gentilezza?

Gente che perde la testa per un nonnulla
“Io”
“Io”
“IO”

Cani che mordono cani,
perseguendo neo-bisogni,
quando si potrebbe vivere davvero con poco

Tutti esasperati,
esagitati,
febbrili,
assertivi allo spasimo di se stessi
e poco o nulla importa di punti di vista alternativi,
arroganti
Ignoranti,
stupidi
E niente è peggio della stupidità,
accompagnata dall'arroganza

 

L'odio per l'altro da sé
Non c’è meticciato di punti di vista

E poi questo parlare,
parlare,
parlare in un flusso ininterrotto
ascoltando solo se stessi mentre si blatera

Vorrei stare in un luogo del silenzio
in cui non sia dato l'obbligo di interagire con alcuno

Dove potersi fare i cazzi propri,
contemplare,
agire se il caso - ma in modi sempre rispettosi -
non dover subire per amore di pace

Siamo noi,
siamo noi senza più fede,
senza più scopo,
senza regole,
senza giustizia
in un mondo in frantumi

E stiamo perdendo noi stessi

NaftalinaMentre scrivevo queste righe, all'improvviso sono stato colto da una breve ed intensa quasi allucinazione olfattiva.
Cos’è mai stato?
Mah...
Era l’odore della naftalina della mia infanzia. Quell’odore che ti colpiva con forza quando si aprivano gli armadi dove si conservavano le cose di lana dell’inverno che, per proteggerle dal sempre temuto lavorìo delle tarme venivano messe in naftalina. Un odore forte ed intenso che si viveva in pieno, quando arrivava il gran giorno del “cambio di stagione” che decretava la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno e, quando - in particolar modo le coperte pesanti di lana (quella lana spessa e rigida, dalla fitta tessitura delle coperte di una volta) venivano messe nei letti, soppiantando le leggere copertine di cotone prettamente primaverili e autunnali.
Era quello un gran giorno che segnava il punto di svolta della circolarità del nostro tempo di vita, un vero spartiacque utile nel ricordarci che, se c’erano delle cose che procedevano secondo la logica dell’accrescimento e della linearità, altre invece erano destinate a tornare sempre e rappresentavano nelle nostre esistenze (non solo di noi bambini, ma anche degli adulti che ci circondavano) dei punti fermi, quasi delle certezze.
Quelle coperte di lana, intrise di naftalina, ci dicevano che era passato un anno e si ricominciava con l’inverno, aspettando la primavera: era il ciclo delle stagioni che si rinnovava e che adesso non c’è più. Finito!
Chi fa più la rotazione stagionale degli armadi? Nessuno! Tutto deve essere costantemente a disposizione. E chi usa più la naftalina? Quasi nessuno! E’ un articolo ormai obsoleto.
Chi si preoccupa più che le coperte e altri tessuti vengano devastati dalle tarme? Nessuno, perché viviamo in un mondo dominato dall'imperativo dell’“usa e getta”. E intanto c’era quella prima notte da trascorrere con l’aroma forte e pungente della naftalina che ti penetrava nelle narice e che era fantastico, non disturbante, come era in altri momenti l’odore della “coccoina”, quella colla di uso universale per attaccare le figurine (che allora, sul retro erano sprovviste di quel comodissimo straterello auto-adesivo).
Non vedevo l’ora di andare a letto, in quel giorno fatidico, e quando ci andavo mi lasciavo scivolare con tutta la testa sotto le coltri per respirare quell’aroma a pieni polmoni.
Mi sentivo in qualche misura rassicurato e felice, forse anche sovraeccitato. Poi, magari, quell'intensità finiva con il disturbarmi, assieme al peso e alla rigidezza di quelle coperte che, ancora, dopo essere state stipate negli armadi non si erano imbibite di aria e risultavano alquanto opprimenti. E, di fatto, in quella prima notte non dormivo tanto bene: ma non l’avrei mai ammesso. Poi, nelle notti successive, quell’odore si attenuava e rientravamo nella normalità. Chi sa perché, mentre scrivevo, mi ha preso questa quasi-allucinazione. Non saprei proprio. Forse, perché adesso non vedo più il ricorrere di quelle cose rassicuranti proprie dell’età dell’oro che è stata l’infanzia (almeno la mia infanzia, per come io la vedo adesso).
Oggi, non ci sono più punti fermi benevoli che ritornano, la differenza tra le stagioni è abbattuta quasi del tutto, le farfalle stanno morendo, specie esotiche sono all’assalto della flora e della fauna autoctone del Mediterraneo e le uniche cose che ricorrono con periodicità implacabile sono tasse e balzelli. Non c’è più felicità in questo. Solo mestizia e nostalgia. E, se è vero che adesso ho una famiglia che mi proietta nel futuro, tuttavia mi trovo a rimuginare da giorni che io sono l'unico sopravvissuto della mia famiglia nucleare, morti i nonni, morti entrambi i miei genitori, morto mio fratello. Sotto questo profilo sono rimasto davvero solo. Spesso in un passato non troppo lontano mi ritrovavo a rimuginare scenari in cui ero io a morire prima di mio fratello e la sorte ha voluto che le cose accedessero al contrario. Disegni imperscrutabili che si possono soltanto accettare perchè, pur apparendoci insensati nei loro effetti immediati, fanno pur sempre parte di un più vasto disegno con il quale non ci è possibile interferire.
L'odore di naftalina era la felicità, era la felicità di essere tutti assieme: era quell'odore forte che ritrovavo nel letto di mio fratello, in quello della nonna, in quello di papà e mamma e tutti assieme lo respiravamo.
E si poteva sognare che il mondo fosse forte e buono, non come quello in frantumi di cui parlavo appena prima che si accendesse nelle mie narici la traccia olfattiva della naftalina della mia infanzia perduta. E scusatemi di questo sproloquio... ho scritto spinto da uno stato di necessità...

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26 marzo 2016 6 26 /03 /marzo /2016 09:02
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna

(Foto e testo di Maurizio Crispi) A volte, dopo lunghe pause, la corsa ritorna.
Correre in solitudine e al cospetto della natura ha un potere vivificante, energizzante. Schiarisce la mente e la mette in moto.
Sorgono idee e il pensare si fa creativo.
Una boccata di ossigeno e questo anche se il giorno, come è stato quello di questa passeggiata, non è solare, bensì grigio e corruscato.
Molto romantico, direi, perché ha attivato la melanconia e la nostalgia.
E anche delle brevi e transitorie burrascate di pioggia, in questo contesto ci sono state bene.
Dall'umido del bosco le mie narici erano colpite da molecole olfattive di bruciate. E, in effetti, c'erano i segni di un fuoco recente che aveva arso il sottobosco e alcune delle piante arbustive più giovane.
Forse attizzato proprio alcuni giorni prima in occasione del grande scirocco, con il vento che ha fatto divampare le fiamme, incautamente o dolosamente accese.
E ora sul pendio che si inerpica sino alla scoscesa parete di roccia si allarga una grande cicatrice nerastra.
Sono stato l'unico nel circondario a percorrere quegli sterrati, con la vista sulla scogliera grigio-ferro e nera, battuta dai marosi violenti e Isola delle Femmine che si stagliava lontana nella bruma: un paesaggio quasi nordico e non mi sarebbe sembrato strane veder emergere dal mare in tempesta una balena - a big sea monster - con i suoi potenti soffi, inarcando il dorso prima di un tuffo (Thar she blows!).
E Isola delle Femmine appena distinguibile tra i rovesci d'acqua e il pulviscolo d'acqua sollevato dai marosi, con la sua forma oblunga potrebbe bene essere un grande cetaceo pietrificato.
Nella più totale solitudine, ho solo incrociato uno che, con il cappuccio della felpa calcato sulla testa, faceva passeggiare il suo cane: era sulla scogliera e sul greto di sassi, ma quando mi sono addentrato nel territorio della riserva (la zona A), non c'era davvero più nessuno.
Forte è stata l'impressione di essere su di un isola selvatica lontana mille miglia dal luogo in cui vivo, invece che dietro la porta di casa: e quei cartelli indicatori di sentieri e località dai nomi pittoreschi e quasi mitici evocano atmosfere di avventura.

Tutto è fermo e silente, in attesa dell'estate, nel secondo giorno di primavera, ma sembra che sia inverno profondo, quell'inverno che ancora non c'era stato: l'inverno del nostro scontento.
Solo il monte, con i suoi sassi spaventosi e cataclismici, si muove.
Un cartello avverte minaccioso che c'è pericolo ad inoltrarsi nella zona che, a causa del monte soprastante e la sua parete di roccia friabile, é in uno stato di dissesto geomorfologico.
Grossi sassi caduti sul sentiero con la loro inerte presenza, sono eloquenti e mi fanno stare sul chi vive...
Non si sa mai...
Chi può mai dirlo se qui possa esserci l'appuntamento fatale con il mio destino.

Ma poi non è successo nulla di brutto...
Sarà per un'altra volta.
Ah ah ah...

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23 marzo 2016 3 23 /03 /marzo /2016 21:01
Il Cerchio della Vita

Oggetti che si muovono,
libri volanti che si spostano,
togliendo gli ormeggi
e recidendo le proprie radici

Incessanti movimenti pendolari
Instabilità invece di stabilità,
il dominio dell'effimero

Il tempo s'annulla
oppure procede a ritroso

Andare al Supermarket,
conferire la munnizza nei giorni stabiliti,
far passeggiare il cane,
cucinare e consumare pasti,
muovere cose e muoversi,
non sense,
dormire,
sognare forse

Il Cerchio della Vita,
il serpente Ouroboros che dalla coda divora se stesso

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18 marzo 2016 5 18 /03 /marzo /2016 21:08
Uno stanco giorno

La pioggia cade sommessamente

Acceso da un raggio di sole
prende vita ad ovest l'arcobaleno iridescente

Un attimo di sublime

Una cacata liquida occhieggia sul marciapiede
e, al passaggio, un odore nauseabondo mi investe,
di topi morti e decomposizione

Povero cane!, penso
O magari sarà stato un Cristianuccio senza ritegno...

Suoni mesti e colori grigi,
ad eccezione di quell'effimero effetto prismatico di prima

Bisogna affrettarsi per ritrovare un riparo

Gimme shelter from the rain...

Andare,
dormire cercare senza trovare,
aspettare, ripiegato su me stesso sempre più piccolo,
sino a scomparire,
effetto tre millimetri al giorno

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17 marzo 2016 4 17 /03 /marzo /2016 07:04
Corsi e ricorsi

Gli oggetti che mi circondano
viaggiano da un luogo all’altro,
continuamente riorganizzati,

Corsi e ricorsi,
dall’ordine statico al caos
e poi di nuovo ad un ordine fittizio
Nulla è definitivo per quanto ci possa illudere

Ora succede che gli oggetti defluiscono,
tornando al luogo delle origini,
come risucchiati dal reflusso della marea

La vita di una persona è fatta di pezzi
e di cose

Ognuno singolo pezzo,
ogni singolo oggetto
ha una storia da raccontare

Intellegibile,
per quanto si possa pensare diversamente
quando si è preda della grande illusione (stolto pensiero!),
solo a colui cui l’oggetto apartiene

La grande illusione è quella
per cui ogni singolo oggetto,
perfino il primo dente adulto che abbiamo avuto estratto,
possa essere importante e degno di nota

Facciamo di simili cose le nostre personali reliquie,
sacre, intoccabili

Eppure,
se soltanto spostiamo il punto di osservazione,
se relativizziamo,
ci accorgiamo che viviamo sepolti
in mezzo a mucchi di spazzatura
che ci levano l’aria che ci impediscono di respirare

Siamo solo preda d'un errore di giudizio,
se pensiamo che altri possano considerare la nostra spazzatura
reliquia da venerare e santificare

Meglio buttar via tutto,
eliminare i cascami e le scorie,
togliere via il superfluo
per evitare che coloro che ci seguiranno
o rimarranno indietro debbano maledirci

Da tempo, ho smesso di acquistare souvenir di viaggio
Li trovo stucchevoli,
mentre - prima - tornando da luoghi lontani,
andavo fiero di questi piccoli trofei
che a me, e a me soltanto, raccontavano storie

Alla mamma, sino all’ultimo,
in occasione delle ricorrenze,
regalavo oggetti che pensavo potessero piacerle,
lei mi guardava benevola e sorrideva per non contrariarmi,
ma il suo sguardo limpido mi diceva
che quei doni erano superflui,
solo un inutile appesantimento:
lei era andata oltre e non avrebbe potuto portare nulla con sé

Anzi, diceva sovente di voler distruggere,
come l’Aureliano Buendia del romanzo,
tutto ciò che la riguardava, appunti, carte documenti, foto.
Noi la schernivamo,
la blandivamo
Non comprendevamo:
perché desiderare di morire e di scomparire,
prima di essere morti? - ci chiedevamo sgomenti
E poi non l’ha fatto.
Forse solo per non dispiacerci
Ma questo suo desiderio, in fondo, aveva un senso

Sogno spesso di essere in situazioni difficili, di transito,
e di aver perso delle cose importanti,
pezzi, strumenti, parti di me
qualche volta è la macchina fotografica,
talaltra sono gli occhiali,
altre volte me stesso e la mia identità
e il senso di smarrimento è totale

Forse anche questo è parte del mistero della vita e della morte,
delle transizioni e delle sparizioni,
dei passaggi che dovremmo dominare che spesso soltanto subiamo,
illudendoci di esserne padroni,
di essere capitani del nostro vascello

Fanno bene coloro che vivono da cercatori di tracce,
operando in modo da non lasciare mai alcuna traccia di sè

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10 marzo 2016 4 10 /03 /marzo /2016 08:59
Cimiteri
Cimiteri
Cimiteri
Cimiteri
Cimiteri
Cimiteri
Cimiteri
Cimiteri
Cimiteri
Cimiteri
Cimiteri
Cimiteri
Cimiteri
Cimiteri

L'8 marzo 2016 è stato il giorno di ricorrenza del compleanno della mamma che, se fosse stata in vita, avrebbe compiuto i suoi 98 anni. E ho pensato che potesse un buon giorno per andare a farle visita al Cimitero, andare a visitare lei e Salvatore.
Andare ogni tanto al cimitero a trovare quelli che ci hanno lasciato ha un effetto rasserenante, che certamente dipende anche dai piccoli riti che si compiono, come strappare via le erbacce, pulire la lastra tombale e le iscrizioni su di essa, lasciare qualche fiore, e anche il contatto fisico con il luogo di sepolura, come il tocco di na mano, una piccola pacca, una carezza, esattamente come quei gesti che si scambiano tra viventi.
Recitare qualche preghiera anche se non si è praticanti assidui della religione e non si ha una fede nel senso canonico, corrobora il cuore: spesso quando ci si rivolge ai morti si è portatori di una fede selvaggia, arcaica, adogmatica, eppure intensa che rappresenta il grado primevo dell'escatologia e dei costrutti sulle cose ultime che da sempre - sin dai suoi albori - hanno assilato l'Uomo.
Quando ci confrontiamo con i nostri Morti siamo di fronte al Mistero, quel Mistero nel quale un giorno dovremo entrare anche noi, quando finalmente ci sarà dato di sapere.
Parlare tra sé e sé con i cari estinti, a volte rivolgere loro la parola ad alta voce o pronunciare il loro nome sono altri piccoli riti che hanno la loro importanza.
Anche chi non crede in una religione "istituzionale" può pensare che i nostri morti aleggino da qualche parte, che ci sia un luogo nel quale siano in pace e siano in contatto tra loro, che - da dove sono - dovunque sia questo luogo intangibile - ci guardino e ci proteggano.
Ci sono e sono con noi: noi lo crediamo fermamente ( e secondo me lo credono anche quelli che assumono - ma per una necessità di autoprotezione dal confronto con l'ineffabile - una posizione negazionista nei confronti di ciò che sta al di là di quella soglia).
A volte, girovagando per i cimiteri e soffermandosi a guardare le lapidi, i cippi, le cappelle gentilizie, i loculi, con una miriade di fiori freschi, altri appassiti, o di plastica, nonchè vari altri ammennicoli messi lì - sembrerebbe - a dar compagnia a quelli che ci hanno lasciato indietro e sono in un luogo altro, non si può non essere sovrastati dal pensiero che, se mettiamo assieme tutti i morti che ci hanno preceduto, si creerebbe un esercito sconfinato di anime che, certamente, supererebbe il numero dei viventi.
In ogni città, accanto alla città dei vivi c'è dunque una città dei morti che soverchiano in numero e consistenza i vivi.
E noi, i viventi, paradossalmente, siamo quelli che sono stati lasciati indietro.
Se si accetta il pensiero che ci sia qualche traccia dei morti (chiamiamola anima, spirito, soffio vitale), si deve anche provare riverenza nei loro confronti e considerarli un punto di riferimento importante dei nostri dialoghi interiori.
In fondo, il film di GiuseppeTornatore "Stanno tutti bene" (protagonista Marcello Mastroianni), parla proprio di questo e di questo dialogo ininterrotto con i nostri cari scomparsi.
La mamma, negli ultimi anni di vita, specie quando si sentiva sconfortata per via degli acciacchi, invocava spesso sua madre: "Mamma! Mamma!" diceva. E, probabilmente, l'invocarla gliela faceva sentire vicina, come una presenza benevola e capace di comprensione. Sicuramente quell'invocazione faceva parte di un ininterrotto dialogo interiore.

La visita al cimitero di Sant'Orsola (noto anche come Camposanto di Santo Spirito) è stata seguita da un breve passaggio da quello di Santa Maria di Gesù, che è il cimitero più antico di Palermo e dove si trova sia la tomba della famiglia Crispi, ma anche la Cappella gentilizia della famiglia dello zio Giovanni.
Anche se oggi quel piccolo gioiello di pace e quiete è stato deturpato da un ampliamento moderno, aggirarsi dentro i suoi spazi terrazzati, fiancheggiati da antichi cipressi e da cespugli di bosso e dominati da una chiesa antichissima (cui era - e forse - è abbinato un convento) invita alla meditazione sulle cose ultime, con una vista rasserenante su Monte Pellegrino e l'apertura verso il mare.
Quando ero piccolo - forse 10 anni - al culmine di una passeggiata in bici, mio padre mi portò qui e mi indicò la sepoltura di famiglia, all'antica, una semplice lastra di pietra lineata e sbrecciata, annerita dal tempo, con delle incisioni sopra. E mi disse - queste parole non le avrei mai più dimenticate, perché furono il mio primo contatto con la dimensione della morte - "E' qui che un giorno verro a riposare, in questa quiete. E' bello pensarlo".
Mi offrì con questa frase una dimensione serena di contiguità (o forse di necessaria prossimità) con la Morte (e con il Morire) che deve sempre essere considerata una nostra vicina amica (e non nemica): solo così si può vivere serenamente, pensando alla quiete che un giorno - non si sa quando, non si sa come - ci attende, al Mistero nel quale entrerebbe e saranno loro i nostri cari che non sono più ad assisterci nel transito.

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21 febbraio 2016 7 21 /02 /febbraio /2016 12:41
Zavorra

Parole come pietre

Vita polverosa

Oggetti inutili,
vetusti e desueti,
pagine aride,
zavorra che ti tiene inchiodato
al suolo,
avvinto nelle catene
da te stesso costruite

Sogno di evasione

Il gabbiano vola alto
trasportato dal vento
e, in un attimo,
si è dileguato

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20 febbraio 2016 6 20 /02 /febbraio /2016 15:40
Stanco risveglio

Stanco
Stanco,
dopo notti di sonno senza sogni

Sveglio all'alba
ascoltando i suoni della casa quieta

Camminare a passo svelto
incontri fuggevoli
con silenzi e solitudini urbane

Avvistamenti di bambole rotte
che guardano con occhioni supplici
con guanti spaiati, bicchieri da bar,
frutti marci o rinsecchiti e altri fronzoli
che costellano il tuo cammino

I gabbiani si risvegliano
e prendono ad intrecciare
voli di esplorazione

Con loro pensieri volatili che turbinano
come mulinelli di foglie secche
alzati dai venti autunnali

Il più della vita è trascorso
e ne rimangono ormai
solo scampoli
Il corpo invecchia
e si va alterando insensibilmente
in una sommatoria di piccoli cambiamenti
che fanno grandi differenze

Impossibile riportarlo
alla forma di prima

Il tempo s'è fatto stretto:
per allungarlo
occorrerebbero ali
che consentano di volare alti
verso il sole
oppure,
bisognerebbere essere aquilone leggero
sollevato dal più tenue refolo di vento

Questo è lo stampo
in cui sei costretto

Altre possibilità non sono date,
se non la curiosità che ti spinge
ad andare oltre
a gettare uno sguardo dietro il prossimo angolo
a sollevare una pietra e a guardare sotto,
se non la meraviglia della scoperta
e quello scintillio di magia che permea alcuni oggetti,
se non lo stormire delle fronde nel vento
che ti parlano con un linguaggio arcano

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Mi Presento

  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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