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20 dicembre 2021 1 20 /12 /dicembre /2021 09:00

Una mia nota diaristica di 10 e più anni addietro tuttora attualissima. Anzi, le cose vanno persino peggio.

parcheggio abusivo in area disabili

(19 dicembre 2010) Vorrei vivere in una città normale

In una città dove gli automobilisti non ti suonino inferociti con il clacson, alle tue spalle, appena il semaforo cambia dal rosso al verde

 In una città dove automobilisti e moto si fermino, se stai attraversando sulle strisce pedonali.

In una città dove i marciapiedi siano una parte della strada dove i pedoni possano comodamente camminare, conversando amabilmente - se lo desiderano - e non delle strisce calpestabili larghe meno di 50 centimetri (sulle quali è proibitivo procedere affiancati, come si desiderebbe), perchè la sede stradale è stata ampliata per consentire il parcheggio delle auto.

In una città dove camminare in bici non debba significare giocarsi la vita e la salute a causa degli automobilisti distratti e prepotenti.

In una città dove i marciapiedi non si trasformino in piste su cui le motociclette e i motorini sfrecciano a tutto gas per by-passare gli ingorghi e i pedoni devono scansarsi, quasi non fosse loro diritto camminare con traquillità sui percorsi a loro riservati.

In una città dove abbondino isole pedonali e strade vietate alle auto.

Vorrei vivere in una città in cui i marciapiedi e i piazzali non diventino delle discariche a cielo aperto.

In una città dove i taxi non parcheggino nelle zone di sosta riservate alle auto dei disabili.

In una città dove gli scivoli dei marciapiedi per consentire l'attraversamento a disabili in carrozzina, a mamme con passeggino e ad anziani dal passo incerto non siano occupati sistematicamente da auto parcheggiate in modi corsari.

Vorrei vivere in una città in cui prevalgano le regole della gentilezza e della convivialità, a scapito della giungla della prevaricazione e dell'asserzione spudorata del proprio sé.

In una città dove non si debbano sentire gli altri urlare le proprie conversazioni private nel telefonino, mentre sono in mezzo alla gente, e dove non ci siano automobilisti distratti sempre alle prese con il proprio cellulare, messaggerie, conversazioni e altro.

In una città con meno maxi-schermi HD in bar pub e ristoranti vari per offrire l'immancabile calcio in anticipi e posticipi, dirette e differite, solo di calcio, calcio, calcio...

In una città dove auto blu e mezzi di polizia non approfittino del loro status per prevaricare altri cittadini, laddove non ce ne sia bisogno.

In una città in cui anche l'auto della Polizia si fermi ad attendere al semaforo, se non ci sono urgenze di servizio.

In una città in cui non si debba sentire di continuo l'urlo lacerante delle sirene e degli antifurto con sensori regolati al minimo, sicchè scattano per un nonnulla, e i loro responsabili se ne fregano, se i loro dispositivi assordano il resto del mondo.

Vorrei vivere in una città in cui tutti non chiedano solo ed esclusivamente il rispetto dei propri diritti, ma assolvano anche ai propri doveri e rispettino le norme, in modo spontaneo e non perchè debbano temere sanzioni e punizioni.

In una città che sia ridente, gentile e armonica.

In una città in cui, anche nelle più banali, manifestazioni sia coltivato il gusto del bello.

In un città in cui molti, se non tutti, si sentano responsabili.

In una città dove alcuni cittadini, incrociandosi e guardandosi con occhi mesti, nella tempesta di nubi di gas di scarico e colpi di clacson, di ingiurie e grida partoriti da animi sovraeccitati non debbano dirsi con un'alzata di spalle rassegnata: "Palermo è una città che fa schifo!"

Voglio poter sperare, sempre, che un altro mondo è possibile.

 

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16 novembre 2021 2 16 /11 /novembre /2021 16:01
Buen retiro, ovvero l'isola felice

Una strada dissestata

Pesanti cancelli di ferro
che sempre richiudo al mio passaggio

Quando sono nel mio eremo
di campagna
penso con forza
di essere naufrago,
approdato su di un’isola
disabitata e selvaggia
fuori dalle rotte commerciali

Dall’eremo
che è anche buen retiro
osservo il mondo da lontano

Il traffico incessante sull’autostrada

Le luci lontane di paesi e di abitazioni isolate

Il tremolio delle lampare in mare
nelle notti di calma

Qualche volta
i giochi di fuoco
di qualche festa patronale
con botti e tonfi
attutiti dalla distanza

Qualche volta gli spari di un cacciatore
e l’abbaio dei suoi cani
o la figura evanescente e furtiva
di un raccoglitore di asparagi selvatici

Oppure ancora le voci concitate
di finti soldati in mimetica,
Intenti nei loro giochi di guerra fake

Tutto è lontano,
eppure vicino

Nella lontananza
dal mondo degli altri
mi sento connesso, tuttavia,
e in un equilibrio dinamico

I cani che abbaiano
alla minima anomalia
o a presenze umane estranee
che percespicono con finissimo udito
sono la mia ombra
ma anche miei fedeli guardiani

La casa antica di pietre
con l’intonaco a snella
è il mio guscio accogliente

Coltivo il silenzio

Contemplo la Natura
e le sue continue trasformazioni
da un mese all’altro

Scavo e cavo pietre
dissodo la terra
strappo via le erbe selvatiche,
alcune le mangio

Adoro il tempo
che trascorro nella mia isola

Non chiedo nulla di più

(Piano Aci, il 15 novembre 2021)

 

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10 ottobre 2021 7 10 /10 /ottobre /2021 09:23
Una stanza transgenerazionale
Una stanza transgenerazionale
Una stanza transgenerazionale
Una stanza transgenerazionale
Una stanza transgenerazionale
Una stanza transgenerazionale
Una stanza transgenerazionale
Una stanza transgenerazionale
Una stanza transgenerazionale

Quella che si vede nella rassegna di immagini è la stanza dove attualmente uso il PC. La maggior parte dei mobili, compresa l’enorme scrivania, erano del nonno Giosuè (il nonno materno).
Nella nuova casa dove ci trasferimmo nel 1962 questa stanza con i mobili originari del nonno diventó lo studio di mio padre.
Alla sua morte, nel 1972, colonizzai questa stanza che all’inizio, fu per me oltre che luogo di studio anche di ascolto di musica e di letture.
Diventò specie di tana dove accoglievo anche i miei amici e dove anche consumai i miei primi amori giovanili, poichè era - in un certo senso - per mia volontà extra-territoriale rispetto al resto dell'appartamento.
Ci misi dei tappeti e nella stanza si entrava rigorosamente senza scarpe. La signora che veniva a fare le pulizie era bandita da essa: temevo le sue incursioni, oltre che per il rischio di rotture,  per il fatto che il suo spolverare e mettere ordine  potesse esitare in un'alterazione del mio disordine ordinato.  E, di conseguenza, mi occupavo personalmente delle pulizie necessarie.
La stanza stava sempre in penombra e con le luci accese (quelle che più o meno si vedono tuttora) accese anche di giorno.
In generale, ma questo vale anche per altre stanze evito di aprire troppo le serrande perchè l'esposizione troppo diretta ed insistente della luce del sole può danneggiare i libri.

Una stanza tutta per sé (foto di Maurizio Crispi)

Da laureato e specializzato in questa stessa stanza ricevetti i miei primi pazienti.

Quando mi trasferii nell’appartamento adiacente dove ebbi agio di differenziare gli spazi, questa stanza rimase per un po’ di tempo sotto-utilizzata, ma quando potevo venivo a starci perché ne avevo nostalgia: in fondo vi erano pur sempre contenuti tutti i libri di mio padre (a parte alcuni che mi ero portato nell'altro appartamente, come - ad esempio - alcune opere di Nietsche), quelli degli studi e della sua formazione.

Li, tra quelle quattro miura e parzialmente circondato da muraglie di legno e di carta,mi sentivo particolarmente in contatto con lui. Nell’altra casa arredai una stanza per adibirla a mio studio professionale, mentre le altre a poco a poco si riempirono di libri e di LP.
Lo studio di mio padre poi divenne - nel corso degli anni - l’ufficio di mio fratello Salvatore per la gestione e del Coordinamento H per la tutela dei diritti delle persone con disabilità della Regione Sicilia di cui lui era il Responsabile e la stanza si riempì a dismisura di grossi faldoni pieni di documenti. Alla sua morte, svuotai la stanza (con grande rammarico (perchè coloro che gli succedettero nel Coordinamento non volevo saperne nulla e mi lasciarono in asso).

E la ricolonizzai con le mie cose (libri soprattutto ma anche suppellettili varie), dal momento che il mio fulcro si era nuovamente spostato verso l’appartamento di origine (per i casi della vita). E, infine, ci misi anche il computer da tavolo, sicchè la stanza è oggi divenuta la mia stanza principale per la scrittura.

È una stanza strafogata di cose con reperti appartenenti a diverse ere "geologiche" e starci dentro mi dá molto conforto e soprattuto mi dona il senso della prospettiva.

Una stanza tutta per me, ma anche una "stanza piena di gente" poichè è un luogo transgenerazionale, echeggiante di voci e di ricordi.

Mi chiedo se ci sarà un transito ulteriore ad un'ulteriore generazione.

Non oso dare una risposta a questo quesito, ma quel che è certo, parlando in termini assolutamente generali, al giorno d'oggi si è perso completamente il senso di profondità della nostra storia personale e quello di appartenere ad una sequenza di generazioni.

La consapevolezza di ciò soltanto può dare contezza delle nostre origini e fornire risposte alla domanda "Chi siamo", soddisfacendo il nostro senso di identità.

Io, dai miei genitori sono stato addestrato a sentire fortemente il peso delle generazioni che mi hanno preceduto e a fare di tutto per preservarne la memoria.

Non so se i miei figli sapranno fare lo stesso.

Mi auguro che ciò possa accadere.

Ma - realisticamente - per quanto uno si prodighi - nei giovani di oggi - anche quelli con il migliore pedigree sono molto forti le tendenze centrifughe e soprattutto vi è la tendenza a viversi, negando la funzione della genitorialità e, di conseguenza, mancando di introiettarla efficacemente, sentendosi piuttosto il frutto di una sorta di auto-generazione.

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23 settembre 2021 4 23 /09 /settembre /2021 12:13
A cosy corner

Durante una mia passeggiata, mi sono imbattuto nei pressi della Fiera del Mediterraneo a Palermo in una vera e propria stanza a cielo aperto, espressione del sempre più diffuso fenomeno delle persone senza fissa dimora, o come si dice in inglese homeless.
Già in un precedente mio articolo ho commentato sullo strano caso dell'Homeless organizzato

In quessto caso, l'invisibile abitante era riuscito ad allestire utilizzando un angolo delimitato da due pareti un angolo confortevole, con un vero e proprio letto, con lenzuola e coperte.
L'asptto esteriore di questa "casa" mi ha colpito immediatamente e ho voluto fare uno scatto. In Inglese, questo luogo lo si descriverebbe come un "cosy corner", ovvero un angolino confortevole.

Osservando la disposizione degli arredi, la cura con cui sono sistemate le coperte e i cuscini (che trascendono dalla dimensione di un semplice giaciglio improvvisato), ci si dimentica che tutto questo è allestito all'aperto e che non vi sia un vero e proprio tetto, se non una tettoia che ripara solo parzialmente dai rigori climatici. C'era anche un piccolo tavolo ai piedi del letto e una sedia ordinatamente disposta sotto di essa.
Tutto lasciato in ordine, come nel caso di qualcuno che esce dal mattino da casa per sbrigare le sue faccende e ha il puntiglio di lasciare tutto in oridine, in modo tale che al proprio ritorno troverà una simile nettezza (e semplicità) domestica ad accoglierlo.
Si è portati a pensare piuttosto che si sia di fronte ad un confortevole ambiente domestico: una casa, in cui tutto è lasciato al suo posto, nel dovuto ordine, come se vi fossero porte e mura difenderla da possibili intrusioni.
Io stesso nello scattare la foto mi sono sentito a disagio, come se stessi invadendo con il mio sguardo e con l'occhi della macchina fotografica uno spazio privato.

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4 settembre 2021 6 04 /09 /settembre /2021 18:18

A luglio 2010 (il 7 per la precisione), durante una delle mie passeggiate, feci questa foto e così la commentai.

Bici in balcone

Bici in balcone

Questa foto ha una sua storia.
Mi sono fermato a fotografare nella calura del primo pomeriggio.
Dopo lo scatto, mi son girato e, dietro di me, c'era uno che mi guardava con aria minacciosa.
"Preco!?" - mi fa.
Io, facendo la parte di non capire: "Che?"
"Preco?" - ripete il tipo, monocorde.
"Che?" - replico io.
"E che... fotografavi... Taliavi... C'è cosa?"
Io, a questo punto, senza proferire verbo indico la bici posteggiata sul balconcino.
Sguardo interrogativo da parte del tizio, più ottuso per la verità, opaco ...
"Faccio la collezione di foto di bici in città" - replico in modo conclusivo.
Il tipo se ne va, muovendosi verso la porta di casa tutta sbarrata.
Mah! - fa iddu, scuotendo la testa.
"Ma se vuoi te le faccio vedere!" - gli grido dietro, intendendo che ero disposto a fargli vedere la foto e che non avevo doppi fini.
Quello: "No, no, non c'è bisogno..."

Insomma, tanto rumore per nulla. Il tizio dalla mentalità primitiva e diffidente per atavica tradizione aveva fatto la sua pisciata contro il muro, per marcare il suo territorio.

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20 luglio 2021 2 20 /07 /luglio /2021 17:58
Homeless organizzato (foto di Maurizio Crispi, 2021)

C'è uno che ha eletto a suo dimora
un'aiuola di una piazza di Palermo
l'aiuola è recintata da una siepe ben tenuta
che crea uno spazio privato, domestico
In questo spazio, l'uomo allampanato e con i capelli grigi
ha disseminato i suoi beni
Al mattino presto diversi fogli di cartone se ne stanno poggiati
sulla siepi a prendere aria e ad asciugarsi dall'umido della notte
Poi si vedono vari effetti letterecci, indumenti, asciugamani,sempre posati sulla siepe a prendere aria
Un ombrellone aperto (anche se al mattino non serve per dare ombra, poichè c'è quella naturale), ma forse la sua funzione è quella di paletto perimetrale
Un piccolo tavolo da bar e un paio di sedie e poltroncine di plastica,
sempre da bar, spaiate
Sul tavolo rotondo, un calice di vino vuoto e
una bottiglia di liquore, anch'essa vuota, stranamente inclinata
Sembra che la sera prima che qualcuno sia stato lì ad indugiare al fresco, a bere una bibita fresca,
oppure a farsi un cicchetto
Sparse qua e là ci sono altre cose che è difficile distinguere e catalogare, così di primo acchitto,
senza un'esame più analitico e ravvicinato
Sono stato colpito da questo allestimento,
degno di un uccello giardiniere
e mi sono fermato a rimirarlo
Ho anche tentato di scattare un paio di foto
colpito dalla singolarità di ciò che vedevo:
l'accampamento di un homeless organizzato
che ha costituito a tutti gli effetti un suo spazio privato
all'interno dell'aiuola pubblica
Del resto, in quel momento non c'era nessuno:
chi sa dove era andato il proprietario di quella dimora precaria?
- mi son chiesto
Eppure l'uomo era là a poca distanza,
forse era uscito di casa (per così dire)
per far due passi e sgranchirsi le gambe
Si è accorto del mio tentativo maldestro di fare una foto,
non a lui, sia chiaro,
ma alle sue cose sparse
e da lontano mi ha interpellato adirato
Io mi sono allontanato
facendo finta di nulla e lui ha preso a seguirmi da lontano
e non smetteva
Intanto, brontolava tra sé e sé
Ma io ho preso le distanze
Pochi giorni dopo son passato di nuovo da quel giardino,
e il suo campo domestico era era sempre là,
perfettamente organizzato
E lui? Dov'era lui?
Ma sì, eccolo!
Era in piedi vicino al bacino d'acqua della grande fontana monumentale
al centro del giardino grandangolare
Ed era lì con la zappetta (il rasoio) in una mano ed uno specchietto nell'altra
Il volto incipriato di candida schiuma da barba
e con attenzione si ripassava il rasoio sulle guance irsute,
ogni tanto immergendo la zappetta nell'acqua
per risciacquarla per benino
La sua attenzione era totalmente assorbita dall'operazione
Ciao! Buongiorno a te - ho detto con parole mute
E sono passato oltre con i miei cani
Come ho scoperto in seguito, in occasione di ulteriori passaggi da questo piccolo giardino con una monumentale fontana al centro sono diversi quelli che usano le poche panchine verdi come giaciglio per la notte.
Ma lui, l'homeless "organizzato" in questo luogo è un piccolo re: si è ricavato per le sue esigenze un intero piccolo appezzamento, di cui è signore e padrone assoluto.

 

(20 luglio 2021)

L'homeless organizzato
L'homeless organizzato
L'homeless organizzato
L'homeless organizzato
L'homeless organizzato
L'homeless organizzato
L'homeless organizzato
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26 giugno 2021 6 26 /06 /giugno /2021 06:56
Agriturismo Villa Dafne (Alia) - foto di Maurizio Crispi

La Sicilia dell'interno, specie se si abbandona l'autostrada, possiede tuttora un aspetto primordiale.
Si possono vedere campi dove ancora si succedono i lavori secondo un preciso calendario,  i campi di fieno tagliato eleballe fgià pronte per la conservazione nei fienili, e quelli di stoppie, quelli che già vengono dissodati, in preparazione della semina per il frumento del prossimo anno,e gli uliveti e le vigne. Ed altri alberi da frutta, in piccoli appezzamenti ben temuti.
E poi qua e là pecore che nella calura del meriggio, dopo aver pascolato fanno la ruota per proteggersi dal caldo (un comportamento di gregge protettivo, che tanto ci potrebbe insegnare) e ci sono mucche che ruminano placide.
Su tutto domina il silenzio, scarsissima la presenza umana, anche il passaggio di auto è limitatissimo: sembra di stare in un pianeta diverso.
E ci sono le cittadine arroccate nei punti più elevati, spesso dello stesso colore della roccia o della terra: hanno un aspetto antico, come mille anni fa, o come le città e i paesi dell'entroterra siculo descritti da Vittorini.
Dovunque, al limitare della provincia di Palermo e quella di Agrigento, si intravede la massa imponente di Rocca Palumba, con i suoi maestosi 1900 metri di altitudine e la sua apparenza sfaccettata, cosicché assume un aspetto diverso a seconda del lato da cui la si guardi.
Cammini e, all'improvviso, intravedi questo gigante maestoso che appare nitido sullo sfondo del cielo azzurro, oppure che si erge come fantasma nella caligine del giorno estivo che volge al tramonto.
E ti chiedi, se non sai: "Cosa sarà mai questa montagna imponente?"  
E' perturbante. poichè a volte in questo suo apparire improvviso ha la stessa sostanza del sogno. E qualcuno potrà risponderti: "E' Rocca Busambra!".
Se invece sai già, riconosci che è una presenza amica che ti appare però ogni volta metamorfica, ma sempre con le sembianze di un gigante.  
Sì, ogni tanto si incontra un rudere, ma potrebbe essere di ora come anche di cento o di duecento anni fa. Non è indicativo dell'abbandono o della malora imminente. Epperò, come segno dell'abbandono da parte dell'uomo (in questo caso da parte dello Stato) si possono incontrare caselli ferroviari ormai caduti in disuso  da tempo e in rovina, oppure case cantoniere altrettanto in rovina. Per questo motivo, si rimane quasi sorpresi quando ci si imbatte in un passaggio a livello chiuso e, dopo un'attesa di qualche minuto, si vedi passare un treno  sferragliante, composto però di due soli vagoni, che sembra venire dal nulla ed andare verso il nulla.
In questi luoghi il tempo non è andato avanti, piuttosto sembra essere rimasto fermo, fissato ad un ritmo antico che l'era digitale non è riuscito a scalfire, per nulla.
Una bella differenza con le campagne della linea costiera del Palermitano che languono il più volte in uno stato di abbandono, poco curate dai proprietari, perché ormai i costi della mano d'opera sono proibitivi e gli agrumeti non sono più redditizi, quando molti fecero la follia di convertire gli uliveti, cancellando piante secolari.

 

26 giugno 2021

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25 giugno 2021 5 25 /06 /giugno /2021 11:57

1. Scene di campagna

La miseria (foto di Maurizio Crispi)


Le foglie del carrubo cadono a terra
senza volteggiare
sono pesanti e rigide e sembrano dischetti di cartone sottile
un po' accartocciato
Addirittura, quando toccano il suolo,
si sente un piccolo suono secco
Anche gli aghi di pino cadono
perchè è il periodo del ricambio e della muta
basta un alito di vento e quelli vecchi vengono giù
che è un piacere,
anche loro duri ed ispidi
e altamente infiammabili
ottimi per innescare un fuoco
Ed anche le foglie morte del corbezzolo o dell'ulivo
possiedono una loro intrinseca durezza
Per loro è tempo di ricambio
Ed io, giorno dopo giorno,
con pazienza, ma anche con piacere,
mi impegno a togliere via questa coltre di foglie secche
che crocchia sotto i piedi
Ci sono delle farfallette gialle che svolazzano qua e là
poggiandosi sui i primi fiori di gelsomino e sulle inflorescenze della lavanda
Sono indaffarate nell'unico giorno della loro vita da farfalla
E i colombacci selvatici si levano in volo a stormo
uscendo dalle chiome dense degli alberi
dove si annidano per riposare
ed intanto la poiana osserva dall'alto
inanellando giri
e, di tanto in tanto, fischiando il suo richiamo

 

2. Scene di città

Incidente a Palermo, il 26 giugno 2021 - Foto di Maurizio Crispi

 

Le vie della città sono fumose di gas di scarico
sin dalle prime ore del mattino
Le case e le strade hanno un aspetto polveroso,
vecchio,
facciate fatiscenti,
sulle quali spiccano
pompe di calore immacolate
che vomitano torrenti di aria calda
parabole e antenne tirate a lustro
I marciapiedi sono rotti e cosparsi di buche,

talvolta voragini
e infestati da una selva di pali piantumati
per i segnali stradali
e di altri supporti per le affissioni pubblicitarie
messi alla rinfusa in assenza d'un piano
ma solo per progressive e caotiche giustapposizioni
Tutto è avvolto in una caligine densa
che impedisce la visuale nella lontananza
Monte Pellegrino è una massa indistinta e sfumata
E così anche le montagne che attorniano
la Conca d'Oro non più d'oro,
oggi non più densa del verde di agrumi
e dell'arancione vivo dei loro frutti
ma solo ricoperta di cemento e di asfalto
Il caldo è forte e soffocante
La morsa dello scirocco non accenna a sciogliersi
Anche qui, nella città inospitale, foglie secche in quantità,
e tra di esse occhieggia un calzino abbandonato
Nessuno rimuove foglie e calzini
e tutte le altre schifezze
Da tempo non vedo più in azione spazzini operosi
quelli che giravano capillarmente per le vie del quartiere
con i loro strumenti da netturbini
e il doppio secchio a ruote
- un tempo erano chiamati spazzini,
oggi sono operatori ecologici
e guai a chiamarli spazzini perchè si offendono
e se li chiamerai spazzini
anche loro invocheranno il DDL Zan
per accusarti di discriminazione  -
sacchi debordanti di monnezza
accatastati lungo le strade
odori immondi e miasmi fetidi,
proicessi di decomposizione/fermentazione
all'opera,
le auto inquinano e strombazzano
Marciapiedi impraticabili
un vero percorso ad ostacoli
per disabili e per mamme con bimbo in passeggino
Non parliamo poi degli anziani incerti sulle gambe
Honk honk honk
Tutti a premere il clacson
come ossessi
in un'infernale cacofonia
Una moto smarmittata passa in accelerazione
lasciando dietro di sé un rombo di tuono
Passano auto che sono diventate casse di risonanza
per potenti sound system mobili,
facendo vibrare i vetri delle altre auto
e le sventurate membrane dei timpani,
con impossibili note in stile neo-melodico
Cacofonia di suoni
ma anche melange di odori non buoni
Un'atmosfera malata e malsana
Un senso di scoramento e di sconforto
Eppure tutti sono contenti e giulivi
perchè si sono lasciati la pandemia alle spalle

Must this be the place?

 

Palermo, 25 giugno 2021

Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi

Foto di Maurizio Crispi

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9 dicembre 2020 3 09 /12 /dicembre /2020 08:37
Il grande Black a Capo Zafferano (Foto di Maureen L. Simpson)

Sto facendo una passeggiata lungo la stretta strada che porta sino al faro di Capo Zafferano.
E' il ritorno ad uno dei miei posti del cuore, dopo tanto, tanto, tempo.
Ho al guinzaglio il grosso cane nero che mi ha regalato - per così dire - il Coronavirus e il Tempo di Covid: un nuovo arrivato affamato e solo, quando lo trovai, il quale si èaffiancato alla cagnetta Flash,anch'essa trovatella, ma sin da quando era cucciola di poche settimane.
Questo cagnone è enorme, tutto nero (ed è per questo che l'ho battezzato - forse con poca fantasia, ma con efficacia - Black) e, a chi lo vede per la prima volta, può indubbiamente, incutere qualche timore, anche perchè - senza essere consapevole della sua stazza - si muove con irruenza. Quanto a dimensioni, è indubbiamente ilpiù grande tra i cani che io abbia mai avuto.
E, poi, è possente.
Sono già arrivato al Faro e, dopo aver indugiato a guardare i gabbiani in volo trascinati dal vento, sto già tornando indietro.
Ha anche cominciato a piovere.
Cadono grosse gocce rade, ma ancora il diluvio non si scatena.
Avanzano verso di me, intente ad imbacuccarsi, due escursioniste, probabilmente straniere.
Quando siamo vicini, ad una decina di metri l'uno dall'altro, forse, noto che le due hanno una qualche incertezza nel loro incedere e che rompono il passo, prima regolare, per quanto rilassato.
Io ho la "celata" calata dal volto, ed anche loro (celata, alias mascherina: perchè viene da pensare ai guerrieri antichi che quando si preparavano alla battaglia, cioè allo scontro ravvicinato si calavano la celata sul volto).
Mi fanno dei cenni, quasi a chiedermi se possono passare.
Io mi discosto il più possibile (per quanto la via sia piuttosto stretta): ho inteso, infatti, che sono intimorite dal fatto che io non abbia il volto coperto.
Ma loro continuano a farmi cenni: poi, infine, comprendo.
In realtà, mi stanno chiedendo se possono passare impunemente, visto che ho con me quel grosso cagnone nero e che,pur al guoinzaglio, avanza impetuosamente.
Colto il messaggio, dico loro: "Tranquille, tranquille! E' buonissimo! Non avete da temere alcun male!".
Poi aggiungo: "E' che avevo capito che aveste paura di transitarmi vicino, visto che sia voi che io abbiamo il volto scoperte. Pensavo che aveste paura del Covid. Invece, si tratta solo solo di una banale paura davanti ad un cane sconosciuto!"
Sgombratoil campo dal fraintendimento, proprio mentre ci incrociamo, scoppiamo in una grassa risata condivisa. E per fortuna che, una volta tanto, il Coronavirus porta a fare grasse risate!
E poi ognuno per la sua strada.
Tempo di Covid, tempo di malintesi: e si perdono di vista le banali paure quotidiane che punteggiano la nostra vita.

Larga è la foglia, stretta la via. Dite la vostra che ho detto la mia...

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23 febbraio 2020 7 23 /02 /febbraio /2020 09:24

La Parata di Carnevale del Quartiere Noce a Palermo si è svolta il 20 febbraio 2020, alla sua quarta edizione.
L'iniziativa, varata quest'anno con il titolo : “Diritti in maschera, Carnevale alla Noce”, a stata dall’Associazione "A Strummula".
Sono state coinvolte le scuole E. De Amicis, A. Ugo, D. Almeyda, Manzoni - Impastato oltre all'Istituto Valdese.
Ciascuna scuola ha scelto un tema rappresentativo nell'ambito del vasto ventaglio di opzioni sui "Diritti in maschera" attraverso il quale raccontare i diritti nelle loro più diverse declinazione dall'ambito sociale, all'inclusività, alla lettura e all'ambiente e alla sua salvaguardia.
Tutte le scuole hanno lavorato a questo fine, con i propri studenti in modo laboratoristico, in modo tale che la rappresentazione delle tematiche scaturisse proprio dalla creatività - pur guidata - degli alunni.

Carnevale alla Noce 20230 (4^ edizione) - foto di Maurizio Crispi

L'Istituto Valdese (che conosco meglio perchè lo frequenta mio figlio Gabriel) ha scelto l’ambiente, con riferimento al diritto di poter vivere pienamente la bellezza della natura, che va preservata e valorizzata. Per tale motivo il percorso laboratoristico, che ha permesso di preparare la sfilata ha preso il titolo di "Carnevale in fiore".
I bambini e le bambine, dopo essersi raccolti in Piazza Noce hanno sfilato attraverso il quartiere Noce accompagnati dalle loro insegnanti.
Le strade sono state chiuse al traffico con blocchi mobili grazie all'intervento e alla costante supervisione della Polizia Municipale.

E' stata una bella manifestazione ricca di suoni e di colori, di divertimento ed allegria, in un quartiere che possiede di suo un'elevata densità multietnica e che, quindi, è per sua natura vario e colorato, con i gruppi di ciascuna scuola contraddistinti dai propri allestimenti tematici, ma tutti all'insegna del rispetto dei diritti civili, dell'inclusività sociale, della connessione in reti sociali allargate e del rispetto dell'ambiente.

Donne in sari, donne con il velo, bambini con la pelle di colori diverso: tutto ciò era rappresentato nella realtà vivente dei piccoli attori e dei genitori presenti: e dunque il tema dei "diritti" espresso attraverso le maschere è risultato particolarmente pertinente.
Altrettanto grande è stata la partecipazione del quartiere,: con tanti affacciati alle finestre e ai balconi ad applaudire e in taluni casi per poter vedere i propri piccoli congiunti sfilare.

Non è tutto rose e fiori naturalmente: alla gioia del momento facevano da sfondo la presenza di cumuli di rifiuti non raccolti (e teniamo conto che il quartiere della Noce è uno dei quartieri di Palermo dove non si fa ancora la raccolta differenziata): qui il Comune (e per esso il Comitato di quartiere) avrebbe potuto provvedere con una pulizia straordinaria, proprio per mettere all rione l'abito della festa, come sarebbe stato giusto - e bello - fare.
L'altro neo è stato quello del traffico che, benchè arginato dalla presenza della Polizia Municipale - e opportunamente deviato con blocchi mobili - si è fatto sentire con le sue sterili proteste e lamentele che, nei nostri climi (ma Milano non è diversa sotto questo profilo) sono inevitabili non appena è leso il diritto del cittadino di spostarsi a bordo della sua auto, come e quando vuole.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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