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6 gennaio 2017 5 06 /01 /gennaio /2017 14:22

(Maurizio Crispi) E' uscito in questi giorni, sul finire del 2016, un piccolo libro illustrato per l'infanzia di Giuseppe Carli (testo) e, Mariella Cusumano (illustrazioni), sulla storia della "Santuzza", cioè di Santa Rosalia, patrona e protrettrice della Città di palermo, dal titolo: Rosalia dai capelli d’oro (edizione cartacea in italiano), per i tipi di Glifo Edizioni, Palermo.

Ovviamente, tanto è stato scritto e detto su Santa Rosalia, la cui vicenda è intrecciata di fatti storici e di leggenda e che si svolge in due tempi. il periodo in cui visse e operà Rosalia de' Sinibaldi (nel XII secolo) e il 1624 in ci avvenné il miracolo della fine della peste dilagante a Palermo.
Tra le tante cose che sono state scritte al riguardo, citiamo ad esempio un'opera relativamente recente che si deve a Umberto Santino, con il titolo "I Giorni della Peste. Il Festino di Santa Rosalia tra Mito e Spettacolo", Di Girolamo Editore, Palermo (2006), in cui si studia la connessione tra la proclamazione di Rosalia Santa, la fine della pestilenza del 1624 e l'avvio - dal 1625 - della tradizione del Festino che si celebra ogni anno a Palermo tra il 14 e il 15 luglio, ma con una serie di eventi anticipatori che si estendono di fatto per un'intera settimana, coinvolgente sia il potere e la comunità religiosi sia il potere civile e amministrativo in una kermesse che ancora oggi continua a presentarsi indubbiamente con un sigillo barocco, come rileva Santino. E' fatto risaputo che il notabile alla guida della Città - oggi il Sindaco con tanto di fascia tricolore - nella grande processione celebrativa sale anch'egli sopra al carro che trasporta l'effigie della Santa e punteggia la processione con invocazioni che fanno "Viva Palermo e Santa Rosalia!".
E, in uno sforzo esegetico, Santino cerca di spiegare - alla luce delle fonti disponibili, tra le quali il poema di Petru Fudduni, La Rosalia, in 3856 versi, per quale motivo Rosalia sia stata proclamata Santa e Patrona della Città, molto più tardi rispetto al ritrovamento delle sue presunte reliquie che pure coincise con la fine di una pestilenza.

Umberto Santino(dal risguardo di copertina dell'opera di Umberto Santino) Dal primo festino, nel 1625, ad oggi sono passati trecentottant'anni [ad oggi sono già 390 gli anni] e Palermo è sempre puntuale all'appuntamento con la sua Santa Patrona. Ma è una santa che si festeggia o la città rende omaggio a se stessa, o ai potenti che l'hanno calpestata, illusa e disillusa, dai tempi del viceré a oggi? Uno scritto a metà strada tra pamphlet e saggio storico, con sapide digressioni sulle pesti reali o immaginarie raccontate da scrittori famosi, da Boccaccia a Manzoni, da Defoe a Camus, e una ricostruzione del culto di Santa Rosalia, dal poema di Petru Fudduni alle recenti spettacolarizzazioni. Nel XVII secolo Santa Rosalia spodestò le sante patrone di Palermo [Agata, Cristina, Ninfa e Oliva] e ora all'alba del terzo millennio, al suo fianco è riapparso San Benedetto il Moro. Ma per liberarsi delle pesti del nostro tempo basteranno le intercessioni dei patroni celestiali e le deleghe ai miracolatori terreni?

In questo libro per l'infanzia, la storia della "Santuzza" è trasposta in una favola lieve per i più piccini, tralasciando gli aspetti macabri e più morbosi, quali, ad esempio, il rinvenimento delle ossa e il loro trasporto a Palermo, in processione, e corredata di magnifiche illustrazioni policrome a piena pagina, ma tuttavia - pur nella sua semplificazione estrema - gli autori si sono attenuti alla vulgata nei dettagli, come ad esempio il primo periodo anacoretico di Rosalia in un luogo sperduto dalla parti di Bivona, sottolineando nella vicenda di Rosalia, una scelta francescana, dal momento che come Francesco lei fanciulla di nobili origini rinunciò a tutto per seguire la sua vocazione in un percorso di sempre maggiore rinuncia al mondanesimo e di preghiera estatica.

(Presentazione del volume, nel sito della casa editrice) Ecco l’affascinante storia di Rosalia dai capelli d’oro, una bellissima fanciulla dall’animo buono, nata e cresciuta in una famiglia nobile e ricca.

Peccato che per lei non sia abbastanza, non perché voglia possedere altro, ma perché, al contrario, desidera una vita più pacata e lontana dagli sfarzi di corte.

I vivaci colori delle illustrazioni ci prendono per mano e ci conducono all'importante scelta di Rosalia: abbandonare ogni ricchezza per rifugiarsi nella natura alla ricerca di pace e serenità.

Il finale è un tripudio di colori, la festa è tutta per lei.

 

Santa Rosalia(La storia di Santa Rosalia e del suo culto, da wikipedia) Rosalia de' Sinibaldi (o di Sinibaldo) nasce a Palermo nel Medioevo, nella prima metà del XII secolo, intorno al 1130. La tradizione narra che nel 1128, mentre osservava il tramonto dal Palazzo Reale con sua moglie, la contessa Elvira, una figura apparve al signore normanno di Sicilia Ruggero II d'Altavilla dicendogli: «Ruggero, io ti annuncio che, per volere di Dio, nascerà nella casa di Sinibaldo, tuo congiunto, una rosa senza spine».
Per questo motivo pare che, poco tempo dopo, quando nacque, la bambina venne chiamata Rosalia (da un'etimologia popolare latina secondo cui il nome Rosalia sarebbe composto da rosa e lilium, ovvero rosa e giglio). Esiste un'altra tradizione che vede spettatori della visione Guglielmo I e sua moglie Margherita, ma ciò non sarebbe possibile: il 1130, presunta data di nascita di Rosalia, non coincide col regno di Guglielmo, che va dalla morte del padre Ruggero II nel 1154 alla propria nel 1166. Nel 1128 siamo a due anni dell'incoronazione di Ruggero II, la Sicilia è ancora una Contea e Palermo sta per diventare capitale del Regno Normanno dell'Italia meridionale.
Suo padre, il conte Sinibaldo de' Sinibaldi, signore della Quisquina e del monte delle Rose (attuali territori di Santo Stefano di Quisquina e Bivona, siti in provincia di Agrigento), faceva discendere la sua famiglia da Carlo Magno e dai Conti Marsi. Sua madre, Maria Guiscardi, era a sua volta di nobili origini e imparentata con la corte normanna (alcuni pensano che Maria fosse nipote dello stesso Ruggero II). Da giovane Rosalia visse in ricchezza presso la corte di Ruggero II, ma anche presso la villa paterna, che doveva trovarsi nell'attuale quartiere dell'Olivella. Rosalia, educata a corte, per la sua bellezza e gentilezza divenne anche damigella d'onore della regina Sibilla (seconda moglie di Ruggero). Un giorno il conte (o secondo altri principe) Baldovino (erroneamente identificato con Baldovino III di Gerusalemme) salvò il re Ruggero da un animale selvaggio, un leone secondo la leggenda, che lo stava attaccando; il re allora volle ricambiarlo con un dono e Baldovino chiese in sposa Rosalia.

Santa RosaliaIl giorno antecedente le nozze, Rosalia, mentre si specchiava, vide riflessa nello specchio l'effige di Gesù Cristo. La ragazza, il giorno seguente, si presentò alla corte con le bionde trecce tagliate declinando l'offerta e preferì abbracciare la fede, cui si era già dedicata da fanciulla. A quindici anni abbandonò quindi il Palazzo Reale, il ruolo di damigella e la casa paterna e si rifugiò presso il monastero basiliano del SS. Salvatore a Palermo, ma ben presto anche quel luogo fu troppo stretto a causa delle continue visite dei genitori e del promesso sposo che cercavano di dissuaderla dal suo intento. Dopo aver scritto una lettera in greco e aver lasciato una croce di legno e averli dati alle monache, decise quindi di trovare rifugio presso una grotta nei possedimenti del padre, che aveva visitato da fanciulla, presso Bivona. La sua fama intanto si diffuse presto e la grotta divenne luogo di pellegrinaggio. All'ingresso della grotta Rosalia scrisse un'epigrafe in latino prima di fuggire. Un giorno la grotta fu trovata vuota e successivamente si venne a sapere che aveva deciso di tornare a Palermo occupando un'altra grotta, dove cominciarono le continue tentazioni da parte del demonio. Il 4 di Settembre 1170 morì in pace e solitudine, dormendo.
Nel 1624 la Santa salvò Palermo dalla peste e ne divenne la patrona, esautorando, difatti, gli altri patroni della città, tra cui Cristina, Oliva, Ninfa e Agata. Mentre infuriava una terribile epidemia arrivata in città da una nave proveniente da Tunisi (antica "Barbaria"), la Santa apparve a un povero 'saponaro', Vincenzo Bonelli (abitante dell'antico quartiere della "Panneria"), che viveva barattando mobili vecchi. Bonelli, avendo perso la giovane consorte quindicenne a causa della peste nera, era salito sul Monte Pellegrino sul far della sera con l'intento di gettarsi giù dal precipizio prospiciente il mare (zona Addaura) per farla finita, non riuscendo a venire a capo della disperazione per la prematura scomparsa della giovane moglie.
Al momento di mettere in atto il suo triste intento, gli apparve innanzi una splendida figura di giovane donna pellegrina, bella e di grande splendore, che lo dissuase dal suo proposito, portandolo giù con sé al fine di mostrargli la sua grotta; infatti, lo condusse nei pressi dell'antica Chiesa di S. Rosolea, già allora esistente e dove la si venerava da antica data, nei pressi della famosa grotta che ella gli indicò come la sua "cella pellegrina".
Santa RosaliaScese con lui dalla cosiddetta "Valle del Porco" verso la città, esortandolo a pentirsi; lo invitò a informare, dopo aver fatto ciò, il Cardinale Giannettino Doria, Arcivescovo della città di Palermo, che le ossa già in precedenza rinvenute dalla giovane Girolama La Gattuta grazie a un'apparizione in quella grotta incastonate nella roccia e che si presumeva potessero essere della Santa eremita (di cui si coltivava in quel luogo la memoria) ma delle quali non era certa l'origine e che erano già state raccolte e venivano custodite nella cappella personale del Cardinale, erano veramente sue; inoltre, che non si facessero più "dispute e dubbii" e che, infine, venissero portate in processione per Palermo, poiché lei, Rosalia, aveva già ottenuto la certezza, dalla gloriosa Vergine Madre di Dio, che, al passaggio delle sue ossa e al momento preciso del canto del Te Deum Laudamus, la peste si sarebbe fermata.
Rosalia gli disse inoltre: "E per segno della verità, tu, in arrivare a Palermo, cascherai ammalato di questa infermità [la peste] e ne morrai, dopo aver riferito tutto ciò al Cardinale: da ciò egli trarrà fede a quanto gli riferirai".
Tutto questo il povero "saponaro" Bonelli lo raccontò al suo confessore, padre Don Pietro Lo Monaco, parroco della Chiesa monumentale di Sant'Ippolito Martire al Capo, che glielo fece riferire subito al Cardinale di Palermo, il quale - constatando che realmente il Bonelli si era improvvisamente ammalato di peste e ne stava di lì a breve morendo - gli diede credito ed eseguì ciò che dallo stesso gli era stato fatto sapere, liberando immediatamente durante la processione delle sante reliquie di Rosalia la città di Palermo dalla peste.
Il culto della Santa è tuttavia attestato da documenti (Codice di Costanza d'Altavilla depositato presso la Biblioteca Regionale di Palermo e antica tavola lignea del XIII secolo che la rappresenta in veste di monaca basiliana e oggi custodita presso il Museo Diocesano di Palermo) a partire dal 1196, ed era diffuso già nel XIII secolo (antichissimo altare a lei dedicato nella vecchia cattedrale rogeriana).

Il Carro di Santa Rosalia, allestito per il Festino di alcuni anni fa... Il carro è sovente in forma di barcaLa si pregava inoltre con la frase "Sancta Rosalia ora pro nobis", le erano state costruite due chiese, o cappelle, a Palermo: una sul Monte Pellegrino, chiamata di "Chiesa di S. Rosolea", vicino o davanti la grotta stessa, l'altra nell'attuale quartiere dell'Olivella, dove sorgeva la casa del padre di Rosalia, Sinibaldo; della suddetta casa oggi rimane solo l'antico pozzo, internato nel pavimento del cortile del seicentesco Oratorio di Santa Caterina d'Alessandria all'Olivella, che a sua volta sorge dove vi era l'antica chiesa di Rosalia.
Vi sono anche numerosissimi dipinti medievali che la raffigurano insieme ad altri santi oppure come soggetto unico, una statua marmorea di Antonello Gagini, una volta posta all'interno della Tribuna della Cattedrale, realizzata dallo stesso Antonello, e oggi denominata "Santa Caterina da Bologna", e infine una statuetta reliquiaria cinquecentesca di Scuola Gaginiana che la raffigura in abiti francescani (anche se la Santa non appartenne al suddetto ordine - successivo alla sua morte - ma bensì all'antico ordine che seguiva la Regola di San Basilio Magno, appunto basiliano), che oggi si trova al Palazzo Abatellis.
Poiché la memoria della Santa palermitana nel 1600 lasciava ancora qualche residuo nelle litànie (si narra infatti che, durante una delle processioni che invocavano i vari santi per liberare la città dal contagio, due diaconi pronunciassero il nome di Santa Rosalia contemporaneamente, segno che fece riaffiorare l'interesse in città per il suo culto "sòpito"), la riscoperta del suo corpo glorioso sul Monte Pellegrino incastonato in un involucro di roccia cristallina (che poco dopo si scoprì essere calcarenite) e la successiva rivelazione al Card. Doria del racconto del povero Bonelli con la conseguente liberazione della città dall'epidemia, ne sancì il definitivo e popolare patrocinio, ratificato a Roma sotto il pontificato di Papa Urbano VIII Barberini.
Il culto è particolarmente vivo a Palermo, dove ogni anno, il 14 e il 15 luglio, si ripete il tradizionale "Festino" che culmina nello spettacolo pirotecnico del 14 notte e nella processione in suo onore il 15. Il 4 settembre invece la tradizionale acchianata ("salita" in lingua siciliana) a Monte Pellegrino conduce i devoti al Santuario in circa un'ora di scalata a piedi. Nella città metropolitana di Palermo il culto è presente a Campofelice di Roccella, in quanto importato dal principe palermitano fondatore dell'abitato attuale nel 1699, mentre in altri centri delle Madonie se ne trovano invece solo scarse tracce. A Bisacquino, feudo dell'arcivescovo di Monreale, Il Carro di Santa Rosaliail culto deriva da una reliquia della santa donata nel 1626 dall'Arcivescovo di Palermo.
In Sicilia il culto è attestato inoltre a Bivona e Santo Stefano Quisquina, dove secondo la tradizione la santa visse per dodici anni in eremitaggio e dove esso fu probabilmente introdotto dai Chiaramonte, signori feudali delle due località nella seconda metà del XIV secolo.
A Bivona le prime notizie documentate della chiesa e della confraternita di Santa Rosalia risalgono al 1494. La santa era particolarmente invocata, insieme a San Rocco, contro la peste: durante le epidemie del 1575 e del 1624 i bambini battezzati coi nomi dei due santi furono la quasi totalità dei nati, come risulta documentato nei registri di battesimo.
Inoltre in Sicilia è venerata ad Alia (PA), Novara di Sicilia, Mazara del Vallo (TP), Capaci (PA) e quasi in tutta l'isola. Santa Rosalia è patrona anche di Santa Margherita Belice. Alessandro I Filangeri, signore di Santa Margherita, fece costruire la chiesa madre nella seconda metà del XVII secolo, dedicandola alla vergine Rosalia. Negli ultimi anni viene portato in processione, il 4 settembre, un busto della santa in argento con reliquiario, appartenente alla chiesa madre. Inoltre è Patrona di Lentiscosa (SA), Delia (CL), Gravina di Catania, Santa Croce Camerina (RG) e Rina di Savoca (ME).
Un bassorilievo di Santa Rosalia si trova anche in Repubblica Ceca, a Praga, al n° 3 della centralissima Via Karlova (Casa Al Pozzo d'oro), in piena città vecchia, a poca distanza dal Ponte Carlo e dalla Staroměstské náměstí. Fu installata nella facciata del bel palazzo di un'antica famiglia, i coniugi Wesser i quali, colpiti dalla peste, vollero così esprimere la loro gratitudine alla Santa di Palermo, la cui fama era arrivata sin laggiù, per averne favorito la guarigione.

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30 dicembre 2016 5 30 /12 /dicembre /2016 08:09
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)

(foto di Maurizio Crispi)

(Maurizio Crispi) Al Joburg Theatre, il 27dicembre 2016 siamo andati ad assistere ad uno spettacolo di "pantomime" che nel mondo anglofono rappresenta a tutti gli effetti l'eredità (e l'evoluzione) della "commedia dell'arte" (di cui il nostro Dario Fo, premio Nobel per la letteratura, è il massimo rappresentante.
La Pantomime (informalmente anche "panto") sin dal suo esordio mantiene alcune caratteristiche che la tipizzano fortemente: innanzitutto, va in scena solitamente nel periodo delle festività di fine anno e del nuovo anno. E' caratterizzata dal fatto che ha dei contenuti scherzosi, spesso orientata alle famiglie (anche se non mancano i riferimenti ironici alle problematiche politiche del momento), con dei caratteri ben precisi (quali che siano i contenuti della storia messa in scena), alcuni iper-tipizzati sino al grottesco,come la Fata (o lo Spirito della storia, i due bambini, la donna brutta, e tanti altri....
La Pantomime è, in definitiva un musical con delle parti recitate o danzate, ma si richiede ai suoi attori una ottima capacità canora ed anche il virtuosismo di spaziare tra generi musicali diversi. Le musiche sono il frutto di una contaminazione tra motivi già noti e famosi: il risultato finale tuttavia è originale. Si richiede al pubblico presente in sala, il più delle volte un'interattività, che scaturisce dal porre agli astanti delle domande a cui si deve rispondere in un certo modo codificato: in genere questo ruolo è assunto dal narratore (che spesso è rappresentato come un personaggio fiabesco)
Anche le storie messe in scene sono il risultato di una contaminazione e, in genere, si tratta di storie scaturenti dal mito, dalla leggenda e dalla fiaba.
La Pantomime è strettamente correlata, come genere, al Burlesque e alle cosidette "Harlequinades"
Lo spettacolo messo in scena a Joburg portava come titolo "Robin Hood and the Babes in the Wood" (ovvero "Robin Hood e i Bambini nel Bosco"), con una contaminazione tra la storia leggendaria di Robin Hood (la più rappresentata nel cinema e saccheggiata anche dallo spettacolo) e quella - universalmente sfruttata nella fiaba e nel mito - dei tema dei bambini sperduti nella foresta.
Lo Sceriffo di Nottingham con i suoi insaziabili esattori di tasse è stato ritagliato in modo da fare il verso a Jacob Zuma, l'attuale presidente della Repubblica Sudafricana, noto per le sue malversazioni spudorate e a rischio di impeachment.
La pièce è stata scritta e diretta da Janice Honeyman.
Beli e trascinanti gli arrangiamenti musicali che in un montaggio trascinante propongono una carrellata tra i più noti pezzi di musica rock e pop, adattati nelleliriche al contesto narrativo.
Geniali le soluzioni sceniche e i giochi di luce.
L'effetto complessivo è risultato trascinante, per il pubblico ed anche per me,pur non potendo io accedere pienamente alle sottigliezze dei dialoghi e cogliere i riferimenti satirici alla realtà contemporanea della repubblica Sudafricana.
Robin Hood and the Babes in the WoodAll'altezza dei ruoli i diversi attori-cantanti che, assieme alle loro doti performative sulla scena (sia nella recitazione sia nella danza e nelle coreografie, hanno mostrato di possedere delle doti canore indiscutibili (molti di loro hanno al loro attivo la registrazione di solo album).
Grande Desmond Dube nel ruolo di Friar Tuck: grande personaggio di teatro, ironico e dalla voce possente, ha ne lsuo curriculum numerose esperienze di teatro "alto" e, tra queste, ha messo in scena come direttore "Sei personaggi in cerca d'autore" di Pirandello.
Insomma, questo spettacolo di pantomime è stato per me un'esperienza unica ed interessante sia dal punto dell'intrattenimento sia da quello culturale, per l'apertura verso una forma teatrale che ancora non conoscevo.

(Dal sito ufficiale del Joburg Theatre) Bernard Jay for Joburg Theatre presents Desmond Dube as Friar Tuck; Izak Davel as Robin Hood; Bongo Mthombeni as Will Scarlet and Kate Normington as the Spirit of the Forest In Janice Honeyman's Brand New Pantomime Adventure - Robin Hood and the Babes in the Wood from November 2nd to December 30th 2016.
A magical tale told like never before. Come join Robin Hood and his Merry Men on their adventure to defeat the evil Sheriff of Nottingham.

(da wikipedia) Pantomime (informally panto), is a type of musical comedy stage production, designed for family entertainment. It was developed in England and is still performed throughout the United Kingdom, generally during the Christmas and New Year season and, to a lesser extent, in other English-speaking countries.
Modern pantomime includes songs, gags, slapstick comedy and dancing, employs gender-crossing actors, and combines topical humour with a story loosely based on a well-known fairy tale, fable or folk tale.
It is a participatory form of theatre, in which the audience is expected to sing along with certain parts of the music and shout out phrases to the performers.
Pantomime has a long theatrical history in Western culture dating back to classical theatre, and it developed partly from the 16th century commedia dell'arte tradition of Italy, as well as other European and British stage traditions, such as 17th-century masques and music hall. An important part of the pantomime, until the late 19th century, was the harlequinade.
Outside Britain the word "pantomime" is usually used to mean miming, rather than the theatrical form discussed here.

Per saperne di più segui il link sulla relativa voce in wikipedia.

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25 ottobre 2016 2 25 /10 /ottobre /2016 08:28

Un paese al Crocevia. Storia di Bolognetta (Santo Lombino, 2016)Mercoledì, 9 novembre 2016, alle ore 17.00 al Cinema Rouge et Noir, Piazza Verdi n. 8, Palermo,verrà presentato il volume di Santo Lombino, "Un Paese al Crocevia. Storia di Bolognetta", Istituto Poligrafico Europeo (Collana Le Opinioni), cui l’Autore - bolognettese egli stesso - ha dedicato un po' della sua vita negli ultimi anni: il libro si pone come un lungo e appassionante viaggio dell’Autore nella storia del suo paese e nelle storie dei suoi compaesani, con il supporto di lunghe ricerche archivistiche, atti notarili e varie fonti storiche e con molta umiltò nello spirito di uno che si definisce "storico a piedi scalzi" e "cacciatore di memorie"...

Introdurrà Gian Mauro Costa, scrittore e giornalista. Seguiranno gli interventi di Amelia Crisantino, storica - collaboratrice di Repubblica Palermo, Giuseppe Barbera e Vincenzo Guarrasi dell'Università degli Studi di Palermo

L’evento si concluderà con una degustazione di vini a cura della ditta Tenute Rinaldi, che insiste ovviamente sul territorio di Bolognetta.

Il volume è arricchito da una prefazione di Manoela Patti che riportiamo qui di seguito.

Le storie locali, se indagate con rigore metodologico oltre che con passione, possono offrire al lettore narrazioni che vanno ben oltre il resoconto erudito di fatti e vicende succedutisi in un piccolo centro periferico durante un tempo più o meno lungo.
È questo il caso della plurisecolare storia di Bolognetta – Santa Maria di Ogliastro all’atto della fondazione nel XVI secolo – indagata nelle pagine che seguono da Santo Lombino, bolognettese egli stesso. La storia del piccolo Comune, importante snodo viario tra la costa e l’interno dell’isola, distante da Palermo soltanto «una giornata di viaggio», è infatti nella sua ricostruzione la storia di una comunità di cui il lettore scorgerà il farsi sempre nel continuo intreccio con gli eventi della storia nazionale.
Il feudo originario, già connotato dal fondaco di Ogliastro, fu acquistato da Marco Mancino dalla potente famiglia aristocratica dei Beccadelli-Bologna. Con costoro, il nuovo signore, forse un ricco mercante esponente dell’ampia comunità di genovesi approdati in Sicilia, s’impegna a nominare Bolognetta la “città nuova” che stava per fondare in quel territorio, così da legarne l’identità a quella dei nobili Bologna. Tuttavia, ciò avverrà solo nel 1882. Forse, come ci spiega l’autore, per ragioni che hanno a che vedere più con la memoria del cruento episodio che vede coinvolti gli ogliastresi nei tumultuosi eventi palermitani del settembre del 1866 – la cosiddetta rivolta del “Sette e Mezzo”, che a Bolognetta vide tra l’altro la folla insorta scagliarsi con incredibile violenza contro i carabinieri della locale stazione –, che con la memoria dei fondatori.  Seguendo il filo rosso della costruzione di un’identità collettiva, legata ora alle famiglie aristocratiche che in età moderna trassero le proprie fortune da Bolognetta, ora ai “civili”, e al popolo minuto, fatto per lo più di contadini e braccianti, che tra XIX e XX secolo si fecero attori principali della storia di Ogliastro-Bolognetta, Lombino conduce dunque il lettore attraverso i secoli.
E se il cardine della narrazione resta sempre Bolognetta, quest’ultima rappresenta spesso il punto di partenza per seguire nel più vasto contesto globale le vicende dei suoi abitanti. Attraverso fonti archivistiche, memorie e fonti orali, l’autore – già curatore della riedizione de La spartenza, diario del bolognettese, illetterato, Tommaso Bordonaro, nato nel 1909 ed emigrato nel secondo dopoguerra, pubblicato da Einaudi per la prima volta nel 1991 – ricostruisce così nessi e relazioni tra eventi piccoli e grandi; tra attori e gruppi; tra comunità e territorio. Individua nelle più importanti cesure epocali che hanno segnato la storia italiana – il Risorgimento, la Prima guerra mondiale, il fascismo, il secondo dopoguerra e la complessa transizione verso la Repubblica, tra le altre – passaggi cruciali anche per la storia del piccolo centro agricolo siciliano. Attraverso la lente della microanalisi ne osserva e ne descrive il riflesso locale, e l’intreccio che ne consegue, evidenziando rotture e trasformazioni. In questo modo, eventi quali le insurrezioni antiborboniche ottocentesche, l’epopea della Grande Emigrazione verso l’America o delle lotte contadine per la terra nel secondo dopoguerra, sono riletti da una prospettiva che riconnette centro e periferia.
Mentre memorie condivise e racconti popolari, finalmente indagati alla luce delle fonti archivistiche, offrono narrazioni nuove nella loro complessità. Il racconto della Seconda guerra mondiale intreccia così, per esempio, le vicende del fronte interno, con il paese che accoglie centinaia di “sfollati” dalla vicina Palermo martoriata dai bombardamenti alleati, a quelle dei soldati bolognettesi che la guerra la vivono sul fronte.
È il caso di Carmelo Prudenza, contadino di Bolognetta catturato dagli inglesi sul fronte nord africano nel gennaio 1941, la cui storia, affidata ad alcuni quaderni di memorie e successivamente pubblicata, Lombino recupera alla memoria collettiva. Costruito su una molteplicità di fonti archivistiche – atti notarili, riveli, liste degli eleggibili, inchieste parlamentari, fonti poliziesche, documenti contabili, atti pubblici, corrispondenze private, testimonianze orali, memorie – il volume svela un mondo articolato ed eterogeneo. E una comunità fatta di nobili e popolani, ceti medi e notabili, donne e fanciulli, conservatori e rivoluzionari, contadini e proprietari, mafiosi e uomini dello Stato, rivive nelle pagine del libro. In particolare, attraverso l’attento esame dei riveli per l’età moderna e delle liste degli eleggibili per gli anni della complessa trasformazione dall’Antico regime all’età contemporanea, Lombino ricostruisce il formarsi della classe dirigente paesana.
Già in tarda età moderna assistiamo così all’emergere di un nuovo ceto di possidenti e burgesi, di cui possiamo conoscere proprietà e redditi, mestieri e professioni, strategie matrimoniali ed alleanze, odi ed amicizie. Ma sembrano essere soprattutto le liste degli eleggibili, compilate a partire dalla riforma amministrativa promulgata dal governo borbonico nel 1817, ad offrire una chiave di lettura straordinariamente efficace per decifrare il cruciale passaggio dalla modernità alla contemporaneità, svelandone le profonde contraddizioni, nell’insolubile intreccio tra vecchio e nuovo che a lungo caratterizza l’esercizio del potere politico-amministrativo. Incrociando l’analisi delle liste a quella dei dati anagrafici, Santo Lombino indaga il ruolo politico-economico di matrimoni e parentele, individuando i gruppi familiari più influenti, dei quali segue i percorsi sino all'età contemporanea, confermando peraltro il ruolo cruciale della famiglia nella costruzione e tenuta delle alleanze anche in età postunitaria, e perlomeno sino al periodo liberale. Di un certo rilievo appare l’alto grado di conflittualità della vita municipale, che in più di una occasione trasforma, soprattutto nei decenni postunitari, il gioco locale dei “partiti” in violento conflitto per il potere.
L’intreccio del potere politico-amministrativo col potere mafioso – elemento che peraltro Bolognetta condivide con buona parte dei centri della Sicilia centro-occidentale – e la conseguente capacità di gruppi e fazioni di erogare violenza, finiscono per influenzare abbastanza i destini della comunità. Emblematico in tal senso, appare l’omicidio del consigliere comunale ed ex sindaco Giorgio Verdura che, scrive Lombino, «estraneo alle due fazioni in lotta in paese ed allineato su posizioni filo-governative», nel 1879 viene assassinato, vittima della lotta per la conquista della leadership paesana. Tra i mandanti la questura individua i membri di alcune delle famiglie-fazioni locali, e tra di essi il sindaco in carica, notabile ed esponente di uno dei più noti “partiti” di Ogliastro. Eppure, la storia del paese in età contemporanea non deve essere letta soltanto in chiave criminale. Come evidenzia l’autore, Bolognetta condivise con i numerosi centri agricoli della provincia palermitana uno sviluppo economico e sociale legato ad una più generale fase di modernizzazione nazionale, che interessò com'è noto tutta la Sicilia, oltre che al rapporto con il territorio e con la vicina città di Palermo. Seppure con le specificità e, talora, i limiti legati al contesto locale, a segnare le trasformazioni economiche e sociali del paese intervennero insomma le profonde trasformazioni della storia. Nel volume, Lombino le segue sino all'età repubblicana.
Dall’ascesa del ceto notabilare in età postunitaria e liberale, all’avvento del fascismo,sino alla brusca rottura dovuta alsecondo conflitto mondiale e al crollo del regime, il lettore scorgerà mutamentisociali, economici e politici;scorgerà i percorsi, non sempre lineari, di alleanze e fazioni di fronte al mutare del rapporto tra centro e periferia nelle diverse fasi della storia nazionale.
Seguiremo i bolognettesi nella transizione dal fascismo alla Repubblica, attraverso il precoce dopoguerra siciliano iniziato con lo sbarco angloamericano del 1943. Assisteremo, anche a Bolognetta, alla lotta dei ceti popolari per trovare uno spazio nella nuova Italia repubblicana, soprattutto grazie all’eccezionale  occasione rappresentata dal movimento per la Riforma agraria, e alla conseguente mobilitazione contadina guidata dal Partito comunista. Tuttavia, il ricomporsi di vecchie alleanze o la nascita di nuove intorno agli esponenti locali del partito di governo, consegnerà l’amministrazione di Bolognetta alla DC per almeno un quarantennio. Ai contadini, ancora una volta, non resterà che emigrare.
Con la nuova spartenza verso l’Europa e l’Italia settentrionale di centinaia di bolognettesi, tra anni ’50 e anni ’60 del Novecento e con la morte nel 1962 dell’ultimo erede della dinastia dei grandi proprietari Monachelli, che dall’età moderna aveva legato a sé le fortune di Bolognetta, termina il lungo viaggio di Santo Lombino nella storia del suo paese e nelle storie dei suoi compaesani.

Manoela Patti (Prefazione al volume di Santo Lombino)

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Published by Frammenti e Pensieri Sparsi (redazione, con la citazione estesa della prefazione di Manoela patti al volume) - in Eventi - arte - cultura e spettacoli Parliamo di libri Luoghi
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20 febbraio 2016 6 20 /02 /febbraio /2016 23:36
Dinosauri a Palermo. Il fascino sempreverde dei Dinosauri che ci parlano di un passato lontano
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Dinosauri a Palermo. Il fascino sempreverde dei Dinosauri che ci parlano di un passato lontano
Dinosauri a Palermo. Il fascino sempreverde dei Dinosauri che ci parlano di un passato lontano

(Maurizio Crispi) Camminare nei terreni retrostanti a Villa Lampedusa attorniati dai monti della Conca d'Oro, come se fossimo nel Giurassico: questa una delle più intense emozioni che attende i visitatori della mostra dei dinosauri animati che si intratterà a Palermo sino a tutto giugno 2016 (Dinosauri. Parco tematico a Palermo).

Il parco tematico è stato allestito negli ampi terreni che contornano Villa Lampedusa (via dei Quartieri, 104), la residenza estiva "ai colli" del Principe di Lampedusa, autore de "Il Gattopardo", con la vicina torre d'acqua, la più alta, forse, nel Palermitano e in tutta la Sicilia e, soprattutto, in ottimo stato di conservazione.
In un ampio terreno in parte incolto, ma verdeggiante, sono state disposte ventiquattro creature in grandezza naturale, alcune davvero enormi che si stagliano tra uno skyline di condomini urbani che creano uno strano contrasto tra modernità e passato e le caratteristiche gibbosità della forma allungata di Monte Pellegrino che potrebbe peraltro essere lui stesso un'enorme creatura giurassica dormiente o pietrificata in posa accucciata. Già viste da lontano questi esemplari incutono sgomento, anche perchè si può sentire provenire dal loro assemblamento un coro di discordanti note fatto di scricchiolii, ruggiti, barriti, strida e sibili. E le creature si muovono anche, oscillano sulle tozze gambe, le casse toraciche si gonfiano e si sgonfiano, aprono bocche enormi armate di denti formidabili o di piastre ossee adatte alla masticazioni di materiali erborei.
Si ha quasi la sensazione di respirare con loro e, in diversi momenti nel corso della vita, si vive una sensazione di estraniamento.
Al tatto la pelle che li riveste é fredda (e cià crea un ulteriore effetto-verità) e nello stesso tempo con una consistenza attaccaticcia e morbida, non dura e coriacea come ci si aspetterebbe (e ciò dipende dal fatto che questi esseri sono realizzati con involucri di lattice montati su intelaiature metalliche articolate).
Accanto a molti di loro ci si sente pigmei minuscoli e impotenti: e ci si chiede cosa sarebbe divenuta la Terra, se tutti i dinosauri non fossero andati incontri ad una repentina estinzione
I 24 esemplari esposti costituiscono una formidabile rassegna delle principali specie di dinosauri estinte che - come forma di vita dominante - popolarono la Terra, dalla fine del Triassico, per tutto il Giurassico sino al Cretacico,  da sempre alimentano la fantasia dei più piccoli (anche per via del mistero della loro repentina - rispetto alla lunghezza delle ere geologiche - scomparsa) e, con loro, degli adulti: e gli esemplari più rappresentativi, quelli che sono a tutti gli effetti le icone più cogenti del mondo dei dinosauri ci sono proprio tutti: ovviamente, il più imponente e temibile è il gigantesco Tirannosaurus Rex, fiancheggiato da altri carnivori di stazza minore ma non meno temibili, accanto ad altri imponenti esemplari appartenenti alle specie erbivore, non meno impressionanti.
Tutti noi abbiamo amato i dinosauri, affascinati dal mistero della loro presenza slla Terra e dalla loro repentina scomparsa: un mistero che fa sì che i dinosauri, creature terribili e ominose anche soltanto per le loro dimensioni, possano albergare così tenacemente nell'immaginario collettivo, tanto da alimentare sogni di scrittori che ipotizzano che essi non si siano mai estinti del tutto e che siano rimasti a vivere e a moltiplicarsi in qualche valle isolata (come è nel caso de "Il Mondo Perduto" di Arthur Conan Doyle o anche nell'isola dimenticata e fuori da ogni mappa dove gli arditi esploratori incontrano la scimmia gigante, King Kong) oppure le visioni più recenti e tecnologiche sviluppati da Michael Critchon in un suo romanzo - Jurassic Park e il relativo seguito Il Mondo perduto - in cui al di là del discorso sui dinosauri si tratta del tema della complessità e di come la violenza demiurgica dello scienzato nel riportare in vita specie estinte possa portare ad errori di valutazione e a impossibili semplificazioni - trasposto poi in film da Steven Spielberg con una serie di fortunati sequel.
Oppure potremmo citare nell'ambito dei film d'animazioni la fortunata serie di Piedino il Dinosauro (Alla ricerca della Valle Incantanta, 1988), l'innovativo Dinosaurs (Dinosauri, 2000) della Disney che racconta una grande migrazione dopo la catastrafe sino a giungere ai favolosi "Terreni di Cova" preconizzazione in fondo dell'opera visionaria di Conan Doyle, sino ad arrivare al recentissimo "Il Viaggio di Arlo" (2015) in cui si ipotizza un mondo totalmente diverso in cui i dinosauri non si sono estinti ma sono diventati la specie dominante, sviluppando intelligenza e linguaggio. Rimane senz'altro un'anomalio in questo panorama letterario e cinematografica di cui sto offrendo solo una velocissima carrellata "Dinotopia", bellissimo esemplare di narrativa accomagnate da splendide illustrazioni policrome a piena pagina, in cui si ipotizza invece un universo alternativo in cui uomini e dinosauri convivono e dove, in particolare, questi ultimi sono al servizio degli uomini per le loro più disparate esigenze (mezzi di trasporto, animali da soma etc.).

I dinosauri vengono guardati con simpatia e con affetto, talvolta anche con sgomento, per via di questa loro diffusa presenza nella letteratura e nella cinematografia: si potrebbero quasi considerare come degli archetipi di un passato lontano dal quale noi stessi proveniamo, ipotizzando che la nostra crescita come specie sia stata resa possibili proprio dall'estinzione di quegli esseri che per tutto il Giurassico e il Cretaceo erano stati dominanti.

Ecco, questa esibizione di Dinosauri animati ci riporta per un attimo alla magia de "Il Mondo Perduto" e alle sequenze mirabili, anche se, a volte, crudamente e crudelmente tragiche, della serie di Jurassic Park di Spielberg.
Non a caso, poichè sembra che questi modelli in scala naturale siano stati realizzati da una ditta cinese che ha utilizzato in parte la tecnologia di realizzazione che ha reso possibile i tanto realistici film di Steven Spielberg.
Nel corso della visita è possibile usufruire di efficaci pannelli esplicativi, ma - nello stesso tempo - ogni gruppo di viistatori viene accompagnato attraverso il parco da una guida che illustra a voce le caratteristiche salienti di ogni esemplare, rispondendo nello stesso tempo alle domande curiose dei più piccini.

Dinosauri a Palermo. Il fascino sempreverde dei Dinosauri che ci parlano di un passato lontano
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Dinosauri a Palermo. Il fascino sempreverde dei Dinosauri che ci parlano di un passato lontano
Dinosauri a Palermo. Il fascino sempreverde dei Dinosauri che ci parlano di un passato lontano

(Dal sito web) Il termine Dinosauro, coniato dal paleontologo inglese Richard Owen nel 1842, indica un gruppo di rettili di varie dimensioni che dominarono l’ecosistema terrestre circa 65.000.000 di anni fa. Il Parco Tematico Dinosauri a Palermo, racconta lo studio dei dinosauri in continua evoluzione.
Ad oggi si conoscono circa un migliaio di specie di dinosauri e mediamente ogni due settimane viene fatta una nuova scoperta.
Le ricostruzioni che troverete nel Parco Tematico Dinosauri a Palermo constano di ventiquattro esemplari animati, a grandezza naturale dotati delle ultime novità in campo tecnologico e di nuova generazione, realizzati con i colori che si ritiene possano aver avuto, si stagliano in tutta la loro imponenza nel verde del parco di Villa Lampedusa, protagonisti del viaggio in un tempo lontano decine di milioni di anni.

Il parco di Villa Lampedusa – è la famosa villa del Gattopardo – rappresenta a Palermo un’oasi di pace immersa nella natura incontaminata, tra ulivi, mandorli, agrumi e frutteti; nell’area antistante le Ex Scuderie si erge l’antica “torre dell’acqua”, 27 mt. , la più alta della Sicilia.

L’iniziativa Parco Tematico Dinosauri a Palermo rappresenta un’importante occasione per la città di Palermo volta ad offrire un progetto a carattere didattico e di edutainment (ovvero intrattenimento educativo), realizzato con risorse esclusivamente private coordinate nella produzione dall’Associazione Osservatorio della Politica Turistica del Mediterraneo di Palermo in partnership con la Fondazione DNArt di Milano.

Il progetto Dinosauri a Palermo trova nella collaborazione con la Direzione di Villa Lampedusa una location storica e suggestiva che valorizza al meglio la possibilità di fruizione del Parco per i visitatori della Sicilia Occidentale.

Il Parco Tematico Dinosauri a Palermo prevede, oltre alla visita e conoscenza di ben 24 esemplari di dinosauri animati anche l’opportunità di partecipare al laboratorio didattico e ai percorsi di gusto.

Per maggiori informazioni visitate la sezione biglietti.

Il Parco Tematico Dinosauri a Palermo è all’aperto in una area riservata di oltre 1000 mq.

Le foto che corredano il presente articolo sono state tutte realizzate da Maurizio Crispi

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25 gennaio 2016 1 25 /01 /gennaio /2016 06:26
Giorno della Memoria 2016. Anche a Palermo un articolato programma con un convegno nel prestigioso scenario dello Steri

Anche la Città di Palermo si accinge a celebrare il 'Giorno della Memoria' in programma anche su tutto il territorio nazionale il prossimo 27 gennaio 2016, ricorrenza dellaliberazione del campo di Auschwitz..

L'Amministrazione comunale di Palermo, celebrerà l'evento con una serie di iniziative.
Il 27 Gennaio, alle ore 11.00, presso la Sala De Seta ai Cantieri Culturali della Zisa, si svolgerà la seconda edizione del concorso studentesco regionale 'La memoria nel cuore 2016', ideata e organizzata dal presidente della Onlus HaTikvah Israel Memoria nel cuore, Orazio Santagati, in collaborazione con in il provveditore Marco Anello del Ministero della Pubblica Istruzione dell'Università e della ricerca (Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia), Angelo Meli del Ministero della Giustizia (Dipartimento giustizia minorile e di comunità- Regione Sicilia)e con il patrocinio degli Assessorati alla Cultura e alla Scuola.
Dopo i saluti istituzionali a studenti, docenti e familiari, cui saranno presenti, tra gli altri, gli assessori Cusumano ed Evola, si svolgerà il dibattito storico sulla Shoah e commemorazione che precederà la premiazione dei vincitori del concorso

Da lunedì 25 gennaio a venerdì 29, l'Archivio Storico sarà, invece, sede di una serie di visite da parte di alcuni Istituti scolastici della città.
Per l'occasione nelle bacheche della Sala Almeyda saranno esposti alcuni documenti riguardanti gli Ebrei in Sicilia ed in particolare l'editto di espulsione del 1492 ed altri reperti storici.

Sempre mercoledì 27 gennaio, inoltre, sarà possibile visitare il miqveh di Palazzo Marchesi previa prenotazione contattando il numero 091.7407949. I dettagli nella locandina in allegato.

In questo contesto, mercoledì 27 gennaio, si svolgerà nel chiaramontano Palazzo dello Steri, sede centrale e di rappresentanza dell'Università di Palermo, un convegno promosso dall'Istituto Siciliano di Studi Ebraici (ISSE) e dall'Università di Palermo.
Spazio della Memoria a palermo (ERSU)Il Convegno tratterà del ruolo degli Ebrei italiani nella Grande Guerra, tra mobilitazione ed impegno civile e, successivamente, della transizione dalla loro mobilitazione in quel contesto alle nefaste Leggi Razziali.
Verranno uccessivamente trattati altri argomenti come quello del ruolo delle Leggi sulla Razza nella deportazione degli Ebrei italiani e si avràl'incontro con Ugo Foà, sopravvissutoalla deportazione e testimone degli effetti delle Leggi sulla Razza emanate dal regime fascista nel 1938.

Laserata verrà conclusa da un commiato musicale di Francesco La Bruna (Violino) e Marco Macaluso (Fisarmonica).
Al termine dei lavori in programma è prevista la deposizione di una corona di allora davanti alla stele all'interno della corte dello Steri che ricorda i cinque docenti ebrei espulsi per effetto delle Leggi sulla Razza.

 

 

 

Inoltre, l’Ente regionale per il diritto allo studio universitario di Palermo (ERSU Palermo) inaugurerà, mercoledì 27 gennaio 2016 alle ore 18,30, lo “Spazio della Memoria” dedicato alla Shoah presso la sede della residenza Universitaria Santissima Nunziata di Palermo (piazza Casa Professa).

Giorno della Memoria 2016. Anche a Palermo un articolato programma con un convegno nel prestigioso scenario dello Steri
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13 dicembre 2015 7 13 /12 /dicembre /2015 15:14
Si è conclusa oggi (13 dicembre 2015), a Palermo, la Chanukkah, ovvero la “Festa delle Luci”

La Chanukkah è una rievocazione del miracolo avvenuto nel 165 AC quando nel riaffermare il “monoteismo” fu riconsacrato il Tempio di Gerusalemme. La parola Chanukkah significa inaugurazione/consacrazionee si riferisce all’evento svoltosi il 25 di Kislev del Calendario ebraico venne inaugurato il nuovo altare nel Tempio, dopo la liberazione della Giudea dall'occupazione siriano-ellenica di Antioco IV Epifane e dopo che i Maccabei ebbero ripulito il Tempio dagli idoli e costruito un nuovo altare, perché quello precedente era stato profanato. Per riaccendere il candelabro fu usata l’unica ampolla di “olio puro” disponibile, sufficiente per un giorno solo. Quest’olio - e questo consistette il miracolo - durò ben otto giorni. Da più di duemila anni gli Ebrei celebrano questa festa in nome della Luce e della Pace tra i popoli.
A questo antichissimo evento viene fatta risalire l’origine di tutte le religioni monoteiste moderne. La “Festa della Luce” (o anche “Festa dei Lumi”) si è svolta a Palermo dal 6 dicembre 2015, con l’accensione della prima candela, sino al 13 dicembre che ha visto l’accensione e lo spegnimento dell’ultima candela.
L’evento, ripartito in otto giorni consecutivi, si è svolto all’interno del Complesso Monumentale dello Steri, e - in particolare - nel Carcere dei Penitenziati (ovvero negli spazi in cui si trovavano le celle dell’Inquisizione), in Piazza Marina.

L’evento è stato promosso dall’Istituto Siciliano di Studi Ebraici (ISSE) con il patrocinio dell’Università di Palermo.

Questo nel dettaglio, il calendario delle accensioni:

  • Domenica 6 alle ore 17.30 (Erev Chanukkah)
  • Lunedì 7 alle ore 17.30 Martedì 8 alle ore 17.30
  • Mercoledì 9 alle ore 17.30
  • Giovedì 10 alle ore 17.30
  • Venerdì 11 alle ore 15.45, prima dell'entrata di Shabbat
  • Sabato 12 alle ore 18.00, dopo l'uscita di Shabbat
  • Domenica 13 alle ore 16.30

 

All'accensione di domenica 13 sono stati presenti il Magnifico Rettore dell'Università Fabrizio Micari, il Rabbino Pierpaolo Pinhas Punturello e i rappresentanti delle altre confessioni religiose.
Al termine, si è avuto un momento di musica ebraica con Francesco La Bruna al violino , Nicola Marchese alla chitarra e la voce di Michela Alamia.

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2 dicembre 2015 3 02 /12 /dicembre /2015 07:48
Da Garibaldi a Che Guevara. Un percorso di memorie familiari tracciato da Beatrice Mortillaro

Il volume di Beatrice Mortillaro, Da Garibaldi a Che Guevara. Storie della mia famiglia, di recente pubblicato da Navarra Editore (2015) è stato presentato, giovedì 26 novembre 2015, all'Università di Roma Tre negli spazi di Biblioteche di Studi politici e dell'area Umanistica.

Tra il pubblico, docenti, rappresentanti di associazioni, studenti e studentesse del corso di Scienze Politiche e Lettere.

Presenti tra i relatori, oltre all'autrice Beatrice Mortillaro Salatiello, Francesco Guida (direttore del Dipartimento di Scienze Politiche) e Maria Rosaria Stabili, docente di Storia dell'America Latina, con il professore Siclari, vicedirettore del dipartimento di Scienze Politiche e Daniele Pompejano, che ha scritto la prefazione del volume. Nel corso della presentazione vi è stato anche spazio per la testimonianza di Tania Mortillaro (oggi avvocato in Italia), mentre Enrica Rosso ha interpretato brani del libro.

Da Garibaldi a Che Guevara. Un percorso di memorie familiari tracciato da Beatrice Mortillaro
Da Garibaldi a Che Guevara. Un percorso di memorie familiari tracciato da Beatrice Mortillaro
Da Garibaldi a Che Guevara. Un percorso di memorie familiari tracciato da Beatrice Mortillaro
Da Garibaldi a Che Guevara. Un percorso di memorie familiari tracciato da Beatrice Mortillaro
Da Garibaldi a Che Guevara. Un percorso di memorie familiari tracciato da Beatrice Mortillaro
Da Garibaldi a Che Guevara. Un percorso di memorie familiari tracciato da Beatrice Mortillaro
Da Garibaldi a Che Guevara. Un percorso di memorie familiari tracciato da Beatrice Mortillaro

(...) Le tredici vittime della Gancia dovevano essere quattordici, perchè lo zio Giuseppe, quell'alba del 4 aprile, nel campanile del Monastero, nella sanguinosa confusione, riuscì a svincolarsi dalla presa del poliziotto borbone e rifugiarsi nel nascosto magazzino di Francesco Riso, dove il nonno Filippo tentava ancora di montare i pezzi di cannone con le mani... (pag. 13)

Dal volume

Da Garibaldi a Che Guevara. Un percorso di memorie familiari tracciato da Beatrice Mortillaro

(dal risguardo di copertina) Protagonista di queste pagine è la famiglia siciliana Mortillaro, molto nota a Palermo per un passato imprenditoriale di successo nelle aziende dei Florio, e per la vicinanza con autorevoli intellettuali, fra cui il filosofo Giovanni Gentile. Alla fine dell'Ottocento alcuni membri della famiglia emigrarono in Argentina, diventando attivi sostenitori delle lotte per la democrazia, ed ebbero modo di conoscere i protagonisti della tormentata storia sudamericana, fra cui Ernesto Che Guevara. Beatrice Mortillaro ripercorre i momenti cardine di questo percorso familiare, dalla rivolta garibaldina della Gancia nell'aprile 1860 - che vide protagonisti i suoi avi - all'orrore del secondo conflitto mondiale, per passare poi alla ricerca dei parenti argentini. Le loro vicende private e soprattutto l'indagine sulla tragica vicenda di uno di loro, desaparecido durante la dittatura di Videla, conquistano il lettore attraverso le testimonianze appassionate dei Mortillaro di Argentina e di Cuba. In un avvincente susseguirsi di vicende storiche e di personaggi leggendari, Beatrice Mortillaro, esponente del ramo della famiglia rimasto in Sicilia, condivide la scoperta della sua seconda patria, l'America latina, di una famiglia lontana che è insieme uguale e differente, con cui ha in comune un corredo di valori senza confini, né di luogo né di tempo. Prefazione di Daniele Pompejano (Università di Messina).

Di seguito la prefazione al volume di Daniele Pompejano.

Macondo di acque e di terre, di sangue e di memorie... (Prefazione al libro di Daniele Pompejano, Università di Messina)

La voglia di raccontare erompe in Bice Mortillaro da una notizia casualmente letta sulla stampa: riferiva del processo ai generali argentini – celebrato in Italia nell’anno 2000 – responsabili fra l’altro del sequestro del nipote Ariel Mortillaro a Buenos Aires il 21 maggio 1977. Di Ariel non si avranno più notizie. Verosimilmente l’urgenza di raccontare Bice la sentiva da tempo, da quando nel 1989 perdeva il suo Gabriele, giovane ambientalista, antimilitarista e obiettore di coscienza, astrofisico prossimo alla laurea, vittima di una disgrazia nelle acque del Simeto. Dal dolore materno erompe il desiderio di riparare all’assenza ritessendo la memoria lunga della propria famiglia oltre la barriera di acqua e di oblii dell’oceano. Giacché “con la memoria non ci si sente più soli”, annota in una memoria la sorella di Ariel che Bice incontra in uno dei suoi viaggi in Argentina alla ricerca di una storia perduta. Il filo rosso è costituito dal Macondo dei valori condivisi e vissuti di generazione in generazione sul modello dell’avo Filippo Mortillaro, protagonista della rivoluzione della Gancia a Palermo, fortunosamente sfuggito alla cattura e all’esecuzione dei suoi compagni il 13 aprile del 1860. Valori che i discendenti di Filippo – al di qua e al di là dell’oceano – coltiveranno lasciandoli in eredità sino ai discendenti attuali. Bice ne ricostruisce le esistenze segnate da peregrinazioni geografiche e politiche fra l’Italia e l’America Latina, l’Argentina in particolare, ma poi anche Cuba, Ecuador e Perù. Un filo rosso che si riannoda circolarmente allorché Bice scopre che l’ultimo dei Mortillaro argentini porta “forse per caso” il nome di Gabriele, giusto il nome del proprio figlio. Nel racconto rivivono le memorie di Francesco – il padre di Bice – che, come un cantastorie, raccontava le vicende della famiglia con una vivacità che solo l’oralità consente, in un uditorio avido di notizie costituito dai figli raccolti nell’ascolto. Ma, oralità a parte, i 3 4 diari e le lettere gelosamente custodite e trasferite da Bice nei suoi viaggi atlantici fra il 2000 e il 2004, hanno consentito la ricostruzione di una memoria e di un’identità collettiva che oggi istituzioni come l’Archivio Nazionale dei Diari di Pieve santo Stefano o la Libera Università dell’autobiografia ad Anghiari con perizia e amore custodiscono, ricostruiscono e valorizzano. Quali sono, dunque, i valori costanti della stirpe dei Mortillaro e attraverso quali tappe si rinnovano: gli ideali per così dire religiosi di Gabriele – di una totalità armonica del cosmo che non gli consentiva di “spezzare” neanche un fiore dal campo, di accarezzarlo e osservarlo compiaciuto, piuttosto – sono rievocati in contrappunto con quelli del nipote di Bice nato e vissuto in Argentina e vittima del sequestro a opera dei militari: Ariel, appunto. Il suo nome evoca l’Arielismo latinoamericano di inizi Novecento, cioè una cultura imbevuta di spiritualismo, opposta all’utilitarismo e al positivismo anglosassoni, incerto nel suo progetto politico – è vero – ma plasmato nella cultura dei Mortillaro dall’innesto sul ceppo della fede socialista e garibaldina originarie. Fra i due estremi cronologici e generazionali si snodano esistenze al di qua e al di là dell’oceano. Un’emigrazione politica soprattutto, quella dei Mortillaro, il disincanto verso lo Stato unitario e l’Argentina terra promessa agli albori di una moderna società di massa in cui eminenti intellettuali siciliani – come gli Ingegneros – erano protagonisti nel socialismo e nella cultura argentini. Sino a grandi spartiacque, la Cuba rivoluzionaria soprattutto: è lì che approda da Buenos Aires il cugino primo di Bice: Gaspar, e con lui il figlio Ariel. Gaspar – che nel 1920 aveva giurato di voler “morire per il comunismo” – si trasferisce da Buenos Aires a L’Avana subito dopo la rivoluzione per contribuire alla costruzione dell’hombre nuevo, ideale e tesoro aviti. Cerca risposte a una domanda tanto banale quanto rivelatrice: perché a Cuba, grande produttrice di zucchero, “le caramelle sono tutte importate dagli Stati Uniti o dall’Italia?”. Contribuisce alla rivoluzione confermando la sua fama di letterato ed editorialista politico, lavora all’agenzia Prensa Latina e presiede il prestigioso “Instituto Julio A. Mella”, frequenta un altro argentino, Ernesto “Che” Guevara, con cui viene ritratto in fotografie che la famiglia orgogliosamente custodisce. Di pas- 5 saggio al largo della Sicilia Ariel commenta a un compagno di navigazione verso il Mar Nero e l’URSS: “È la terra di mio nonno”. La microstoria dei Mortillaro si intreccia, fra pubblico e privato, con la storia grande, italiana e latinoamericana. E come la casa palermitana era stata crocevia dei rivoluzionari della Gancia ai tempi del bisnonno Filippo, la casa di Gaspar a Buenos Aires è porto di rifugio affettuoso per protagonisti di primo piano della storia politica di quel continente: dal portoricano Carlos Padilla, che ne sposa la figlia Freya, a Manuel Galich, illustre intellettuale e politico guatemalteco, esule dopo il colpo di Stato del 1954. È una storia che cementa un sentimento di solidarietà internazionalista e una fraternità che va ben al di là dei vincoli di sangue. E che fa scrivere all’autrice: “Adesso ho due patrie e due famiglie”. Ed è una storia a specchio, contrappuntata dall’attivismo politico e dalla rivendicazione di diritti politici e di genere di Bice in Italia, fra gli anni ’70 e ’80, e dei nipoti nel clima autoritario del peronismo, di cui proprio Ariel patisce la persecuzione e il carcere, e più tardi la desaparición al ritorno da Cuba. C’è poi nel racconto di Bice una sorta di spirito magico-realista. Scrive: “C’è una magia in quanto mi accadde” allorché si mise sulle tracce dei parenti argentini fortunosamente rintracciati attraverso un vecchissimo indirizzo risalente al 1946, dopo un’interruzione nelle comunicazioni di oltre dieci anni. E la continuità nel vissuto della stirpe rivela nel racconto una percezione quasi metafisica di legami che nessun evento traumatico della storia grande e di quella piccola famigliare è riuscita a spezzare, né le guerre né i lutti. Continuità e circolarità, ancora: è un caso che tanto Gabriele che Ariel siano stati strenui difensori tanto dei diritti umani e politici che dell’ambiente? E che la vedova di Ariel, custode della memoria di una vita rimasta in sospeso, si sia trasferita con la sua bambina per salvarla in una isolata e bella cittadina sull’Oceano atlantico a sud di Buenos Aires dove si guadagna da vivere curando dei giardini e portando il cibo a tutti i gatti e cani randagi nei pressi della casa dove abita?

 

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8 ottobre 2015 4 08 /10 /ottobre /2015 09:38
Disabil@bile Meeting Forum. Inclusione sociale ed empowerment del cittadino disabile. Modelli organizzativi e nuove tecnologie 2015. Nell'ambito dell'articolato evento, un Tavolo Sociale per le Disabilità

Nell'ambito dell'articolato evento Disabil@bile 2015, Meeting Forum. Inclusione sociale ed empowerment del cittadino disabile. Modelli organizzativi e nuove tecnologie, che si svolgerà a Caltanissetta tra il 15 e il 16 ottobre, con eventi collaterali che partiranno dal 13 ottobre, avrà luogo il 14 ottobre, presso il Chiostro del Convento di San Domenico un Tavolo Sociale per la Disabilità di Incontro…Confronto…Strategie…Azioni…

Il 14 ottobre 2015 il Chiostro del Convento di San Domenico ospiterà l’evento “Un Tavolo Sociale per la Disabilità”, che si svolgerà dalle ore 15.00 alle 18.30.
L’evento promosso da “Disabil@bile, Meeting Forum. Inclusione sociale ed empowerment del cittadino disabile. Modelli organizzativi e nuove tecnologie”, e inserito tra gli eventi paralleli alla manifestazione, vuole essere un momento di incontro, confronto, pianificazione di strategie e azioni condivise per superare la situazione di stallo che attanaglia il mondo della disabilità in Sicilia. I problemi si conoscono, le proposte di soluzioni da parte del mondo sociale tutto ci sono state, le leggi in materia sono tra le più avanzate in Italia, tuttavia le persone con disabilità sono tra le più sofferenti di tutto il territorio italiano. Salvatore Crispi, definito il gigante dei diritti delle per le persone con disabilità, che recentemente ci ha lasciati, sosteneva che «...bisogna superare la dicotomia esistente in Sicilia tra le buone norme emanate e la carenza e l’inadeguatezza dei Servizi nel territorio»: questo è in effetti il problema principale della grave crisi in cui versa il mondo della disabilità in Sicilia, unitamente alla carenza di pianificazione specifica in questo ambito.
Le persone con fragilità e con disabilità e i loro familiari, vivono quotidianamente con molti disagi, spesso in maniera drammatica e in condizioni poco dignitose. Non si riesce ad ottenere dalle istituzioni una programmazione organica e globale sull’area della disabilità da cui discendono gli indispensabili interventi diversificati e specialistici indispensabili per rispondere con efficacia ed efficienza alle peculiarità delle diverse tipologie di disabilità.
I trasferimenti dallo Stato e dalla Regione Siciliana ai Comuni e agli Enti locali sono sempre più scarsi, e i finanziamenti attribuiti molto spesso non si riescono a spendere o vengono spesi male.
Con questa manifestazione, al di là della volontà di mettere a fuoco nuovi e vecchi problemi, si intende, prima di tutto, rimettersi insieme, attraverso l’azione di tutte le Forze sociali con la partecipazione delle Associazioni delle Disabilità, del volontariato e del terzo settore, e di tutti coloro che vogliono incontrarsi, confrontarsi per stabilire strategie e pianificare azioni, partendo dall’esperienza siciliana, per favorire l’inclusione sociale, la maggiore autonomia e il raggiungimento stesso, da parte del cittadino disabile, di uno stile di vita dignitoso e rispondente il più possibile alle esigenze di ciascuno.

Il programma dell'evento e delle manifestazioni collaterali

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5 settembre 2015 6 05 /09 /settembre /2015 06:40
Giornata europea per la cultura ebraica (16^ ed.). Anche a Palermo, una riflessione tra incontri di culture, ponti, transiti e attraversamenti

Domenica 6 settembre 2015, si celebra anche a Palermo, una delle 72 città italiane che hanno aderito all'evento, la Giornata Europea della Cultura Ebraica (che giunge quest'anno alla sua 16^ edizione).
E' una manifestazione che invita a conoscere la storia, i luoghi, le tradizioni degli ebrei in Italia e in Europa gettando "ponti ideali" di confronto e dialogo. 32 Paesi europei e 72 località italiane, da nord a sud, si animeranno per la sedicesima edizione, all'insegna del tema "Ponti&AttraversaMenti", quanto mai attuale nelle circostanze attuali che l'intera Europa è chiamata a fronteggiare in un momento di epocali migrazioni di popoli (che rendono quanto mai attuale e stimolo di riflessione la travagliata storia del popolo ebraico).
Sarà ovviamente l’occasione per parlare di confronto tra identità diverse, anche all’interno dell’ebraismo stesso, eterogeneo e ricco di diversità.

Domenica 6 settembre 2015, alle ore 16,00, a Palazzo delle Aquile (Sala delle Lapidi) avrà luogo un incontro sul tema “Ponti&AttraversaMenti
Al termine il quartetto Klezmer4sale eseguirà alcuni brani originali e musiche del repertorio tradizionale klezmer, melodie e ritmi tipici delle comunità ebraiche dell’Europa orientale.
Altri appuntamenti avranno luogo nel contesto della ricorrenza e della giornata di studi e saranno i seguenti.
Nelle mattinate di domenica 6 e di lunedì 7 settembre 2015 sono previste visite guidate della Giudecca di Palermo che inizieranno alle ore 9,30 da Piazza Bellini angolo Via Maqueda
L’itinerario comprende la visita dell’ipogeo di Palazzo Marchesi con l’intervento straordinario di Pietro Todaro il maggiore studioso del sottosuolo di Palermo autore di numerose pubblicazioni scientifiche e divulgative esperto Unesco per i sistemi d’acqua tradizionali
Per prenotare: inviare e-mail a infoisse@libero.it o telefonare a 335-8438188
Un modesto contributo è stato fisato nei termini di 3 euro a persona.

Nel pomeriggio di domenica 6 settembre 2015, alle ore 18,45, invece, a Piazza Pretoria, è previsto un girotondo attorno alla Fontana Pretoria per una grande festa multietnica al ritmo delle percussioni degli allievi dell’Istituto Comprensivo “V. E. III” di Palermo: a questo evento parteciperanno anche rappresentanti dell’Amministrazione Comunale e della Consulta delle Culture di Palermo

Sono passati sedici anni dalla prima Giornata Europea della Cultura Ebraica: da allora, centinaia di migliaia di persone hanno avuto l’opportunità di conoscere alcuni aspetti della cultura e della tradizione ebraica, e di scoprire per la prima volta sinagoghe, musei, quartieri ebraici, antiche “giudecche” e tanti altri siti e percorsi. Un patrimonio di grande interesse culturale, storico, archeologico, architettonico e artistico, non sempre conosciuto e valorizzato, parte integrante della storia d’Italia e d’Europa. Durante i secoli gli ebrei hanno vissuto nei Paesi europei, talvolta in piena integrazione, più spesso vittime di discriminazioni o di vere e proprie persecuzioni, ma sempre vivendo la propria identità pienamente, mai rinunciandovi. Una presenza costante, che ha influenzato la cultura dei tanti Paesi europei, e da cui gli ebrei sono stati a loro volta influenzati. Si pensi per esempio al nostro Paese, dove gli ebrei sono presenti da oltre due millenni, e dove sono presenti tanti dialetti o tradizioni locali delle comunità ebraiche: fonti di vita, di storie, di cultura che sono giunte fino a noi nei secoli, e che testimoniano il profondo intreccio tra gli ebrei italiani e la società di cui facevano e fanno parte. Molto stimolante è dunque il tema “Ponti & AttraversaMenti”, scelto quest’anno quale “fil rouge” degli appuntamenti nelle tante località che aderiscono alla Giornata. Sarà l’occasione per parlare di confronto tra identità, anche all’interno dell’ebraismo stesso, così eterogeneo e ricco di diversità; e per scoprire, grazie a “ponti ideali” che saranno presenti in tutta Europa, un assaggio di una cultura antica e aperta al mondo, orgogliosa della propria identità e desiderosa di farsi conoscere.

Renzo Gattegna, Presidente dell'Unione comunità ebraiche italiane.

Che cos’è un ponte? Come tutti i simboli, il ponte può avere vari significati. È innanzitutto un collegamento. Può collegare città e regioni divise da ostacoli naturali rappresenta inoltre simbolicamente ogni tipo di legame e collegamento tra entità diverse, popoli, etnie e religioni. In quest’accezione il ponte più noto e rilevante degli ultimi decenni è forse il dialogo interreligioso che collega religioni separate tra loro, non solo da un punto di vista teologico ma anche da una lunga storia di divisioni, disprezzo e persecuzioni. Ma il ponte può essere un collegamento interno tra gli elementi diversi che compongono un popolo, una comunità, una nazione e da questo punto di vista la storia e la vita ebraica sono un buon esempio di ponti. C’è un ponte interno che collega ebrei di diverse origini etniche e culturali.
Su questo ponte è basata la costruzione di una comunità ebraica e un esempio straordinario di collegamento tra ebrei di origini, culture e lingue diverse è lo Stato d’Israele.
Ma il ponte rappresenta anche qualcosa di diverso. Un famoso detto di Rabbi Nachman di Breslav recita: Tutto il mondo è un ponte molto stretto, l’importante è non aver paura. L’aforisma di Rabbi Nachman, se da una parte è un invito al coraggio, d’altra parte rappresenta il ponte come qualcosa che incute timore. Tutta la nostra vita è un ponte da attraversare ed è un ponte pericoloso, instabile da cui si può cadere. Rabbi Nachman non nega tutto ciò ma sostiene che non possiamo evitare il pericolo e che le cadute sono da una parte inevitabili ma dall’altra possono e devono farci crescere.
Negli ultimi anni è diventata molto popolare la contrapposizione tra ponti e muri. Paradossalmente in un midràsh il ponte diventa esso stesso un muro da superare. In questo midràsh Rabbi Yehudà loda i romani per la costruzione dei ponti. Gli risponde Rabbi Shimon Bar Yochai dicendo che in realtà lo hanno fatto solo per trarne vantaggio perché per attraversare i ponti bisognava pagare una tassa. Il ponte in questo caso rappresenta non solo un collegamento ma anche un confine e per attraversare quel confine è necessario pagare un dazio.
Ponti e muri sono necessariamente contrapposti? Il ponte significa abbattere ogni confine, negare la differenza? Vorrei rispondere citando l’interpretazione di un grande Maestro del ‘900 a un midràsh su Avrahàm. Questo patriarca è un ottimo esempio di ponte. Secondo un famoso midràsh la tenda di Avrahàm era aperta ai quattro lati per accogliere più facilmente le persone di passaggio. Avrahàm è il simbolo del chèsed, che è la volontà, l’impegno e la capacità di far del bene al prossimo, di preoccuparsi della salute materiale, psicologia e spirituale degli altri. Ad Avrahàm viene ordinato da Dio di fare la milà, la circoncisione. Prima di obbedire all’ordine divino Avrahàm chiede consiglio a tre amici e solo uno di loro gli consiglia di attuare l’ordine. Perché chiedere consiglio per un ordine divino? Si ubbidisce e basta!
Lo Sefat Emèt (secondo Rebbe di Gur) risponde a questa domanda dicendo che la milà è in apparente contraddizione con l’opera svolta fino a quel momento da Avrahàm. Egli ha voluto avvicinare gli uomini, uomini molto diversi tra loro, spesso molto lontani dal suo modo di pensare, attraverso atti di chèsed. A questo punto gli viene chiesto un atto che lo distinguerà anche fisicamente dal resto dell’umanità. La domanda di Avrahàm, secondo lo Sefàt Emèt è: Potrò continuare ciò che ho fatto finora? Gli altri riusciranno ad accettare la diversità e la rivendicazione della diversità? Avrahàm in realtà racchiude in sé un’apparente contraddizione. Da una parte egli è l’uomo del chèsed, dell’accoglienza, dell’avvicinamento.
D’altra parte è chiamato Avrahàm haivrì. La parola ivrì deriva dal termine èver – sponda, e secondo l’interpretazione di Rabbì Yehudà vuol dire che tutto il mondo si trova da una parte del fiume e Avrahàm dall’altra. Avrahàm rappresenterebbe quindi da una parte l’avvicinamento agli altri uomini e d’altra parte la differenza radicale. Tutto ciò è conciliabile? È questa la domanda di Avrahàm ai suoi amici. Solo uno degli amici risponde positivamente. In questa risposta positiva c’è forse una sintesi di tutta la tradizione ebraica. Da una parte si vuole e si deve operare per il bene dell’umanità intera ma d’altra parte l’ebraismo nasce e si sviluppa come popolo speciale, come identità forte e spesso contrapposta ad altri modi di vivere e di pensare.
E questo potrebbe essere un ulteriore significato del ponte. Il ponte collega due identità separate. Questo collegamento ha un senso ed è positivo solo a patto che non annulli le identità e le differenze.

Alfonso Arbib - Rabbino Capo Comunità Ebraica di Milano

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3 luglio 2015 5 03 /07 /luglio /2015 06:26
Il sistema integrato degli interventi a favore delle persone con disabilità: le buone leggi ci sono, bisogna applicarle, tramutandole in buone prassiIl sistema integrato degli interventi a favore delle persone con disabilità: le buone leggi ci sono, bisogna applicarle, tramutandole in buone prassi

A Palazzo delle Aquile (Palermo), il 30 giugno 2015, in occasione della “Tavola rotonda sulla legge 328/2000″, organizzata dall’Ufficio di presidenza del Consiglio comunale in collaborazione con ASAEL (Associazione siciliana amministratori enti locali), che ha preso lo spunto dalla presentazione del saggio di Salvatore Migliore, dal titolo “Sistema integrato di interventi e di servizi sociali: un progetto per garantire la qualità della vita”, volume che si apre con un'introduzione scritta da Salvatore Crispi.
Salvatore era stato invitato a far parte del cast dei relatori: non è stato presente materialmente, ma lo è stato in spirito ed è stato commovente sentire le parole su di lui enunciate dal Presidente del Consiglio Comunale Salvatore Orlando e dall'autore del volume, che - nei confronti di Salvatore - aveva un rapporto pluriennale di stima ed affetto.
(Dalla locandina dell'evento, Nadia Spallitta) Sulla scia del testo di Salvatore Migliore, si ritiene che è importante porsi l’obiettivo di verificare lo stato di attuazione della c.d. “Integrazione-socio- sanitaria” che fu alla base della riforma del sistema di welfare nel nostro paese e che in Sicilia costituì agli inizi degli anni duemila uno degli obiettivi della politica.
Infatti, in un quadro di auspicabile realizzazione di crescita della nostra società, non si può parlare di politiche economiche ed occupazionali, di partecipazione al mercato del lavoro e di sviluppo economico della nostra regione, senza porre l’accento sullo sviluppo delle politiche di inclusione, coesione e protezione sociale.
Sulla base di queste considerazioni, ci si permette sottolineare che a questa opera di necessaria rivisitazione della legislazione regionale in materia socio-sanitaria, auspicata nel presente lavoro dall’Autore, sarebbe opportuno che la Regione coinvolga sempre più gli enti locali, primi attori nell’appagamento dei bisogni dei cittadini e finanziatori delle varie politiche integrative dei programmi dei piani di zona.

Salvatore Crispi, come si è detto sopra, dietro richiesta dell'autore del volume, aveva scritto un'introduzione densa che espone in maniera lucida lo stato dell'arte sui temi dell'integrazione socio-sanitaria nell'intervento a favore dei disabili che, pur auspicato e previsto dalla legge nazionale del 2000 rimane ancora ben lontano dall'essere operativo.
Di seguito la sua premessa.

Il sistema integrato degli interventi a favore delle persone con disabilità: le buone leggi ci sono, bisogna applicarle, tramutandole in buone prassi

(Salvatore Crispi) Le grandi normative di riforma, in grado di incidere, anche in prospettiva, e di accrescere la qualità della vita delle persone, sono state approvate, in molti casi grazie alle pressioni delle Associazioni di base e del terzo settore in genere, superando e forzando in qualche modo, i momenti sociali e culturali nei quali le assemblee elettive (Camera dei deputati, Senato della repubblica e, per la Sicilia, l’Assemblea regionale siciliana) hanno approvato le stesse normative.

Spesso ci si confronta con impostazioni sociali culturali operative e concettuali contenute nello spirito e nella lettera delle norme, che molto spesso non corrispondono al momento sociale in cui si vive o, per lo meno, perché ci si adagia poiché il “cambiamento” è sempre fastidioso; infatti il cambiamento può comportare, tra le altre cose, la necessità di rimuovere delle incrostazioni che nel corso di questi anni si sono formate sul territorio a scapito del benessere di tutta la collettività.

Questo si è verificato sia, nello specifico sull’area della disabilità, con la legislazione promulgata dallo Stato e dalla Regione Siciliana, ma soprattutto con la legge nazionale 328/2000, che ha suscitato grande interesse ed aspettative poiché si affrontavano, finalmente, i problemi che vivono quotidianamente le persone senza quella divisione, deleteria, tra gli ambiti sanitari e sociali, per introdurre concettualmente il principio culturale, sociale e operativa che la tutela della salute e il benessere dei residenti sul territorio deve passare attraverso il processo reale e concreto d’integrazione socio sanitaria senza alcuna sovrapposizione o divisione di competenze tra le istituzioni sanitarie e sociali operanti sul territorio per realizzare una rete interistituzionale ad esclusiva beneficio dei cittadini.

La legge 328/2000 con l’andare del tempo (sono passati 15 anni dalla sua approvazione) ha provocato molte amarezze e delusioni poiché non si è stati capaci di tradurre in fatti concretamente operativi le buone norme contenute nel testo legislativo.

La superficialità, l’ignavia, la scarsa conoscenza della norma, la separazione consolidata degli ambiti sanitari e sociali e la mancata volontà di utilizzare lo strumento a disposizione per intraprendere il percorso dell’integrazione socio sanitaria, hanno determinato una mancata applicazione di fatto di questa normativa sia a livello nazionale, regionale e locale.

Concettualmente e operativamente è indispensabile fare in modo che l’integrazione socio-sanitaria non sia un coinvolgimento estemporaneo o momentaneo degli ambiti sanitari e sociali su un problema o su una azione specifica, ma bensì un processo continuo per assicurare alla persona interventi senza soluzioni di continuità in grado di assicurare condizioni di vita migliori e di qualità.

Inizialmente, questa normativa è stata vista anche come una legge di spesa che poteva risolvere, sia pure temporaneamente un problema rispetto ad un altro avvantaggiando un ambito piuttosto che un altro.

La difficoltà di mettere insieme tutti questi processi e di favorire il dialogo, codificato, attraverso un linguaggio comune delle istituzioni sanitarie e sociali, hanno, di fatto rallentato o reso totalmente non applicata la legge 328/2000 che invece prevede che le azioni che compongono il Piano di zona siano aggiuntive e innovative rispetto ai servizi che in base alla vigente legislazione devono ordinariamente erogare gli Enti locali (in Sicilia le Aziende sanitarie provinciali e i Comuni).

A queste difficoltà si aggiunge che, la sempre maggiore ed evidente riduzione dei trasferimenti delle somme occorrenti in maniera ordinaria dallo Stato e dalla Regione siciliana verso gli Enti locali e i Comuni in particolare, ha determinato che gli stessi Comuni per realizzare e per non interrompere servizi essenziali e prioritari indispensabili alla vita quotidiana dei residenti, sono stati costretti ad attingere ai fondi destinati alle azioni dei Piani di zona trasformando di fatto gli stessi servizi essenziali e prioritari che devono avere per le loro funzioni continuità ed essere dal punto di vista temporale illimitati, in azioni progettuali che hanno quindi un inizio e una fine abbastanza ravvicinata.

Per quanto riguarda l’area della disabilità, la norma veramente innovativa è l’articolo 14 della legge 328/2000 che prevede che i Comuni istituiscano delle commissioni integrate con professionisti provenienti dalle Aziende Unità Sanitarie locali (ora in Sicilia dalle Aziende Sanitarie Provinciali), cioè dall’ambito sanitario, per elaborare ad ogni persona con disabilità, che ne faccia richiesta, il Piano individualizzato.

Questo Piano che, in base alle condizioni patologiche di minore, media, gravi o gravissimi di disabilità, deve essere indirizzato al benessere biopsichico sociale della persona.

In questa ottica, gli interventi individuati possono variare dal servizio domiciliare semplice, quindi esclusivamente sociale, a quello integrato (ADI), al trasporto, all’organizzazione di centri socio-educativi, anche, per fare emergere le potenzialità della persona disabile o per recuperare e mantenere le sue capacità residue, ai servizi, anche residenziali o semiresidenziali che, devono fornire i Comuni e, le altre istituzioni competenti per territorio (come per esempio le ex Province Regionali ora Liberi Consorzi dei Comuni ), sempre di concerto là dove occorra con le istituzioni sanitarie territoriali, per potenziare, implementare e mantenere con continuità il processo d’integrazione scolastica per gli alunni con disabilità, ecc.

Sono interventi, che già di per sé obbligano ad un coinvolgimento di tutte le istituzioni presenti sul territorio con le loro varie competenze più o meno grandi, dirette o indirette sull’area della disabilità, e rendono indispensabile un lavoro di rete interistituzionale nel quale siano coinvolti anche le Associazioni di base che tutelano i diritti delle persone con disabilità o che gestiscono per conto dell’amministrazione pubblica servizi a loro favore.

Seguendo quest’ottica il lavoro è molto intenso e complesso, senza la costruzione o ricostruzione di un Sistema codificato ( per la verità, la codificazione del sistema è già contenuto dello spirito e nella lettera della normativa vigente) e, quindi gli ambiti sanitari e sociali devono sempre di più essere coesi.

Senza dubbio, i Piani individualizzati, ai sensi dell’Articolo 14 della legge 328/2000, sono la cartina di torna sole, per poter redigere Piani di zona sempre più confacenti e rispondenti alle necessità delle persone che risiedono nei territori dei 55 Distretti socio sanitari della Regione Siciliana; i Piani individualizzati redatti , infatti, permetterebbero di individuare, nel miglior modo possibile le azioni che devono avere priorità, le risorse umane ed economiche da impiegare e i meccanismi per implementare le caratteristiche di efficienza, efficacia, trasparenza, economicità e soprattutto qualità che devono riempire i contenuti delle stesse azioni.

Le sentenze dei Tribunali Amministrativi Regionali (TAR), in questo senso, che si sono succedute in questi anni hanno avuto il merito soprattutto di costringere le istituzioni ad offrire alle persone con disabilità delle risposte immediate alle loro necessità, ma anche hanno riproposto all’attenzione delle amministrazioni pubbliche l’esigenza dell’elaborazione dei Piani individualizzati alle singole persone che ne fanno richiesta, quale strumento indispensabile per elaborare ed attivare una programmazione organica e globale, come del resto recitano le vigenti normative, sull’area della disabilità e del sociale in genere.

Finora, non sono molti i Piani individualizzati redatti, sia per una scarsa conoscenza e mancata lettura approfondita dei testi normativi da parte delle istituzione territoriali e per una assenza, quasi completa d’informazioni offerte alle persone con disabilità, ai loro genitori e alle loro Associazioni di base, sia perché della maggioranza dei Comuni vi è una totale assenza di una programmazione organica e globale che coinvolga, non solo l’ambito che, nell’immaginario collettivo, è deputato essenzialmente ad occuparsi di persone fragili e con disabilità, bensì l’intera Amministrazione pubblica per garantire con le risorse umane ed economiche e indispensabili, non solo l’assistenza domiciliare ma anche il resto che si evince da una attenta lettura dello stesso Piano individualizzati.

Questa situazione è favorita anche dalla Regione Siciliana e in particolare da suo Assessorato della Famiglia delle politiche sociali e del lavoro che, emana provvedimenti straordinari ( come per esempio i bandi per accedere ai contribuiti annuali per le persone con disabilità gravi o gravissimi o per l’assistenza di H 24), che hanno una durata limitata nel tempo e, non ordinari, come dovrebbero essere in base a le attuali disposizione Legislative .

In questo periodo la devastante crisi economica, finanziaria e, quindi di liquidità che avviluppa la nostra società, si registra la tendenza a ridurre sempre di più i servizi essenziali, codificati dalle normative, a favore delle persone fragili e con disabilità; questo avviene soprattutto a causa della riduzione sempre maggiore delle somme necessarie trasferite dallo Stato e dalla Regione Siciliana ai Comuni che sono chiamati in prima persona a realizzare tutti quei servizi essenziali e indispensabili per sostenere e , poi migliorare la qualità e la vita delle persone.

Recenti sentenze del TAR e normative sia pure amministrative, invece, evidenziano che i servizi essenziali devono essere garantiti, assicurando la loro continuità, qualunque sia la condizione di bilancio dell’amministrazione pubblica.

L’ennesima disamina su quest’ambito di Salvatore Migliore, già dirigente dell’Assessorato agli Enti locali della Regione Siciliana e successivamente di fondamentali istituzioni sanitarie di Palermo, attento e sensibile lettore e analista sulle politiche sociali, socio sanitarie, di integrazione ed inclusione delle persone fragile e con disabilità, arriva puntuale e precisa e costituisce, come già è avvenuto per altri suoi libri, un testo prezioso da consultare per gli operatori e da leggere per avere suggerimenti e motivi di riflessione ed anche degli stimoli per andare avanti con sempre migliori capacità di incidere per migliorare la qualità della vita dei cittadini e, comunque delle persone residenti nel territorio della nostra Sicilia.

 

Salvatore Crispi sino alla sua improvvisa scomparsa, avvenuta il 21 giugno 2015, è stato il Responsabile del Coordinamento H fra le Associazioni che tutelano i diritti delle Persone con disabilità nella Regione Siciliana e quello qui riprodotto è stato uno dei suoi ultimi scritti ufficiali.

Questo ha scritto Salvatore Migliore in calce alla prefazione di Salvatore Crispi, al suo volume

Ipse dixit. Conosco Salvatore Crispi da molto tempo e l’ho sempre apprezzato per il suo generoso e costante impegno per la difesa dei diritti delle persone con disabilità. In qualche occasione, ho detto che la mia attenzione verso i problemi delle persone con fragilità e di quelle con disabilità, in modo particolare, oltre che la mia esperienza come funzionario dell’ex Assessorato regionale degli Enti Locali, è stata sollecitata dall’esempio di Salvatore. Conoscendolo non si può fare a meno di porsi il problema: cosa posso fare io per aiutarlo nella sua battaglia quotidiana contro l’indifferenza delle Istituzioni, per agevolare l’attuazione di tante normative che anzicchè sollievo hanno provocato delusioni e disagi perché non attuate? Un interrogativo che mi sono posto anch’io allorquando un giorno ho scoperto un Salvatore deluso perché alla mia domanda: "Salvatore come vanno le cose?". "Male! Male!" - mi ha risposto con tanta sofferenza e delusione in volto.

Ora, leggendo la nota scritta da Salvatore, da me richiesta, per il mio libro, sono stato immediatamente sollecitato a scrivere questa breve ma sentita riflessione.

La nota (suggerisco di leggerla attentamente) è una lezione umana prima che tecnica. Confermano il mio giudizio sulla numerosa normativa prodotta a favore delle persone con disabilità: puntuale e ricca di buoni propositi, ma nei fatti ha provocatrice di tante delusioni perché non attuata.

Allora, quanti avranno la opportunità di leggere la nota di Salvatore o di ascoltarlo nelle sue numerose presenze in convegni e manifestazioni varie, deve prendere, come suole dirsi, per oro colato le cose che dice e come il filosofo Pitagora, merita di essere beneficiato della frase ipse dixit, non per essere criticato come accadeva per il filosofo, ma per apprendere come stanno effettivamente le cose nel campo della disabilità e, auspicabilmente, per una motivazione di impegno a loro favore. (Salvatore Migliore)

 

 

 

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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