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23 febbraio 2020 7 23 /02 /febbraio /2020 09:24

La Parata di Carnevale del Quartiere Noce a Palermo si è svolta il 20 febbraio 2020, alla sua quarta edizione.
L'iniziativa, varata quest'anno con il titolo : “Diritti in maschera, Carnevale alla Noce”, a stata dall’Associazione "A Strummula".
Sono state coinvolte le scuole E. De Amicis, A. Ugo, D. Almeyda, Manzoni - Impastato oltre all'Istituto Valdese.
Ciascuna scuola ha scelto un tema rappresentativo nell'ambito del vasto ventaglio di opzioni sui "Diritti in maschera" attraverso il quale raccontare i diritti nelle loro più diverse declinazione dall'ambito sociale, all'inclusività, alla lettura e all'ambiente e alla sua salvaguardia.
Tutte le scuole hanno lavorato a questo fine, con i propri studenti in modo laboratoristico, in modo tale che la rappresentazione delle tematiche scaturisse proprio dalla creatività - pur guidata - degli alunni.

Carnevale alla Noce 20230 (4^ edizione) - foto di Maurizio Crispi

L'Istituto Valdese (che conosco meglio perchè lo frequenta mio figlio Gabriel) ha scelto l’ambiente, con riferimento al diritto di poter vivere pienamente la bellezza della natura, che va preservata e valorizzata. Per tale motivo il percorso laboratoristico, che ha permesso di preparare la sfilata ha preso il titolo di "Carnevale in fiore".
I bambini e le bambine, dopo essersi raccolti in Piazza Noce hanno sfilato attraverso il quartiere Noce accompagnati dalle loro insegnanti.
Le strade sono state chiuse al traffico con blocchi mobili grazie all'intervento e alla costante supervisione della Polizia Municipale.

E' stata una bella manifestazione ricca di suoni e di colori, di divertimento ed allegria, in un quartiere che possiede di suo un'elevata densità multietnica e che, quindi, è per sua natura vario e colorato, con i gruppi di ciascuna scuola contraddistinti dai propri allestimenti tematici, ma tutti all'insegna del rispetto dei diritti civili, dell'inclusività sociale, della connessione in reti sociali allargate e del rispetto dell'ambiente.

Donne in sari, donne con il velo, bambini con la pelle di colori diverso: tutto ciò era rappresentato nella realtà vivente dei piccoli attori e dei genitori presenti: e dunque il tema dei "diritti" espresso attraverso le maschere è risultato particolarmente pertinente.
Altrettanto grande è stata la partecipazione del quartiere,: con tanti affacciati alle finestre e ai balconi ad applaudire e in taluni casi per poter vedere i propri piccoli congiunti sfilare.

Non è tutto rose e fiori naturalmente: alla gioia del momento facevano da sfondo la presenza di cumuli di rifiuti non raccolti (e teniamo conto che il quartiere della Noce è uno dei quartieri di Palermo dove non si fa ancora la raccolta differenziata): qui il Comune (e per esso il Comitato di quartiere) avrebbe potuto provvedere con una pulizia straordinaria, proprio per mettere all rione l'abito della festa, come sarebbe stato giusto - e bello - fare.
L'altro neo è stato quello del traffico che, benchè arginato dalla presenza della Polizia Municipale - e opportunamente deviato con blocchi mobili - si è fatto sentire con le sue sterili proteste e lamentele che, nei nostri climi (ma Milano non è diversa sotto questo profilo) sono inevitabili non appena è leso il diritto del cittadino di spostarsi a bordo della sua auto, come e quando vuole.

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19 novembre 2019 2 19 /11 /novembre /2019 04:52
Musica per Lampedusa, 23novembre 2019, a palermo

Sabato 23 novembre 2019 alle ore 20.30 nella suggestiva cornice della Chiesa Valdese Palermo in Via dello Spezio 43, avrà un concerto di beneficenza per Lampedusa.
Luigi Bonafede al piano e Massimo Baldioli al sax si esibiranno in un concerto jazz con musiche originali che non mancherà di coinvolgere il pubblico in una grande tensione emotiva.

Lo scopo di questo concerto vuole esserequello di dare un piccolo contributo per aiutare chi cerca di garantire un'accoglienza dignitosa alle migliaia di migranti che arrivano sulle nostre coste.

L'evento nasce dalla collaborazione tra il Centro Diaconale "La Noce" - Istituto Valdese e la Comunità di Sant'Egidio Sicilia, con il prezioso sostegno dell'Otto per Mille Valdese.

Le offerte raccolte andranno al progetto Mediterranean Hope a Lampedusa, della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia.

Gli enti organizzatori confidano in un'ampia partecipazione  di pubblico.

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8 settembre 2019 7 08 /09 /settembre /2019 07:15

«Chiamatemi Tiresia. Per dirla alla maniera dello scrittore Melville, quello di Moby Dick. Oppure Tiresia sono, per dirla alla maniera di qualcun altro.
«Zeus mi diede la possibilità di vivere sette esistenze e questa è una delle sette. Non posso dirvi quale.
«Qualcuno di voi di certo avrà visto il mio personaggio su questo stesso palco negli anni passati, ma si trattava di attori che mi interpretavano.
«Oggi sono venuto di persona perché voglio raccontarvi tutto quello che mi è accaduto nel corso dei secoli e per cercare di mettere un punto fermo nella mia trasposizione da persona a personaggio».

«Ho trascorso questa mia vita ad inventarmi storie e personaggi, sono stato regista teatrale, televisivo, radiofonico, ho scritto più di cento libri, tradotti in tante lingue e di discreto successo. L’invenzione più felice è stata quella di un commissario.
«Da quando Zeus, o chi ne fa le veci, ha deciso di togliermi di nuovo la vista, questa volta a novant’anni, ho sentito l’urgenza di riuscire a capire cosa sia l’eternità e solo venendo qui posso intuirla. Solo su queste pietre eterne».

Incipit di "Conversazione con Tiresia"

Andrea Camilleri, Conversazioni con Tiresia, Sellerio, 2018

Andrea Camilleri ci ha lasciato il 17 luglio 2019, quando era oormai vicino al traguardo centenario. Poco più di un anno prima, quando era già stato colpito dalla cecità, era andato in scena al teatro greco di Siracusa il suo monologo - durante il ciclo delle rappresentazioni classiche - il suo monologo su Tiresia, da lui stesso interpretato.
In quell'occasione, Sellerio ha pubblicato il testo del monologo nella collana il Divano, con il titolo "Conversazioni con Tiresia".
Leggendolo oggi dopo la morte di Camilleri, lo si può sicuramente considerare una sorta di testamento spirituale dell'autore, poichè mentre Tiresia parla di se stesso e delle controverse rappresentazioni che di lui sono state date nel corso dei secoli, e si trasforma man mano da personaggio a persona, i piani si confondono e si crea una sovrapposizione tra Tiresia e Camilleri stesso che si trasforma in un vate letterario  che si è incontrato e ha parlato con i grandi della letteratura e dello spettacolo, vivendo molte vite sino alla condizione della cecità che gli ha donato uno sguardo ancora più acuto.

Semplicemente geniale. Anche a Camilleri, come a Tiresia, sono state assegnate dagli dei sette vite; e, sicuramente, egli attraverso i personaggi che ha creato e attraverso coloro che leggono i suoi romanzi e le sue invenzioni e visioni vivrà molto a lungo ancora.

La RAI ha trasmesso la registrazione integrale del monologo recitato al Teatro greco di Siracusa, nel giorno della sua morte, suggellando così il valore di questa pièce e il suo significato di testamento spirituale di un autore letterario che è stato geniale e prolifico.

 

 

L'anima di Tiresia appare a Odisseo, opera del pittore svizzero Johann Heinrich Füssli

L'anima di Tiresia appare a Odisseo, opera del pittore svizzero Johann Heinrich Füssli

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23 maggio 2019 4 23 /05 /maggio /2019 12:20
Decorazione

Il 30 maggio 2019, presso il Dipartimento di Scienze Agrarie dell'Università di pPalermo (edificio 4) avrà luogo, a partire dalle ore 9.00 sino alle 18.00, una giornata di studi dedicata al tema "Decorazione scultorea e pittorica nella tradizione visiva siciliana", a cura di Alessandra Buccheri e Giulia Ingarao del Dipartimento di Comunicazione e Didattica dell'Accaddemia di Belle Arti di Palermo.


(Presentazione) Non c’è palazzo, pubblico e privato, né chiesa che in Sicilia non possa vantare apparati decorativi pittorici e scultorei di eccezionale bellezza. Nell’arte siciliana – e questo senza limiti cronologici - la decorazione non è elemento secondario o accessorio, ma diventa parte integrante della narrazione visiva, abolendo, sia fisicamente che concettualmente, la divisione tra pittura, architettura e scultura.
Un unicum nel panorama italiano ed europeo.
Dall’epoca normanna al Novecento, nove secoli di dialogo tra le arti sorelle passando per il barocco e il Liberty e fino agli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso.
Se ne parlerà il 30 maggio (dalle 9 alle 18) nel corso di una giornata di studi a cura di Alessandra Buccheri e Giulia Ingarao del dipartimento di Comunicazione e Didattica dell’Accademia di Belle Arti di Palermo.
Sarà ospitata nell’aula magna del Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e forestali in viale delle Scienze (edificio 4), lì dove Gino Morici, fra gli artisti chiamati a intervenire con pitture murali “per abbellire la Palermo del dopoguerra”, realizzò nel 1961 una importante opera murale.
Sarà illustrato l’affresco di Morici ‘in presa diretta’ insieme ad altre importanti pitture murali del Novecento. Si parlerà anche di apparati scultorei rinascimentali, decorazioni in marmi mischi e allestimenti effimeri.
Sarà ricordato Mario Pecoraino, uno dei maggiori scultori contemporanei siciliani, recentemente scomparso e autore di importanti interventi scultorei come il Monumento ai Caduti della Mafia.
Nella prima parte della giornata sono previsti gli interventi di Luigi Agus, Alessandra Buccheri e Giuseppe Antista dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, Fabrizio Agnello (Università di Palermo), Valeria Viola (Università di York). Nel pomeriggio (dalle 15.00) sono previsti gli interventi di Davide Lacagnina (Università di Siena), Alexander Auf der Heyde (Università di Palermo), Gabriella Cianciolo (Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut) , Giulia Ingarao ed Emilia Valenza (Accademia di Belle Arti di Palermo).

Programma di Decorazione scultorea e pittorica nella tradizione visiva siciliana (Palermo, 30 maggio 2019)
Il programma nel dettaglio

 

 

 

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1 maggio 2019 3 01 /05 /maggio /2019 09:25
La principessa Alexandra Wolff Stomersee a Palermo (alle sue spalle il Principe Giuseppe Tomasi di Lampedusa) - Fonte wikipedia

Alexandra Wolff Stomersee - conosciuta anche come "Licy" - fu una delle "principesse della psiconanalisi", al pari di Marie Bonaparte o di altre donne europee altolocate e culturalmente all'avanguardia, pronte a cogliere nuovi fermenti, come ad esempio fu Lou Andreas Salomé, che furono attratte dal carisma di Sigmund Freud e che ne divennero allieve e, in alcuni casi, devote sostenitrici. Fortuna volle che Alexandra Wolf approdasse in Sicilia, a Palermo, a seguito del matrimonio con il Principe Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nipote di Pietro della Torretta, marito in seconde nozze della di lei madre, scrittore e autore del celebrato "Il Gattopardo", ma soprattutto uomo di grandissima levatura e cultura.
A Palermo, spinta dal suo interesse per la psicoanalisi, Licy cominciò a frequentare l'ospedale psichiatrico in via Pindemonte che, allora era di recentissima costruzione e moderna concezione. Cominciò presto ad attrarre nella sua sfera culturale alcuni giovani medici che, così come aveva fatto Freud, con la prima generazione dei suoi allievi, si sottoposero ad una psiconanalisi con lei e che poi continuarono ad approfondire il loro interesse nella psicoanalisi e ad avere i propri pazienti. E così, con questa diretta ascendenza freudiana, la Psiconanalisi arrivò a Palermo, con una serie di rilanci a livello nazionale, in virtù della vivacità intellettuale di Alexandra Wolff Stomersee. Uno dei suoi allievi fu Francesco Corrao che, per lungo tempo unico psiconalista didatta di Palermo e della Sicilia, forgiò da solo un'intera generazione di psicoanalisti siciliani.
Quindi Alexandra Wolff Stomersee è una figura di grandissimo rilievo non solo per la storia della cultura, ma anche per quella della psicologia e della psicoanalisi italiana (per quanto rigarda quest'ultimo campo la sua figura è stata di cruciale importanza per gettare le fondamenta di un movimento psicoanalitico siciliano). Nell'ambito italiano della psiconanalisi, fu il primo presidente della Società Italiana di Psiconalisi, come riconoscimento per la sua attività di studiosa e di pioniera della disciplina.
La sua figura è stata delineata nel film del 2000 di Roberto Andò, Il Manoscritto del Principe, nel quale si raccontano gli ultimi anni di vita del Principe di Lampedusa (qui è impersonata da Jeanne Moreau) e del romanzo memoir di Susy Izzo, sua paziente e allieva, La Dama e il Gattopardo.

 Gabriele Bonafede, Appunti di una giovane anima. Alexandra Tomasi di Lampedusa (pubblicazione indipendente, 2018)

Recentemente, é arrivata in libreria, l'opera di Gabriele Bonafede, Appunti di una giovane anima. Alexandra Tomasi di Lampedusa (pubblicazione indipendente, 2018) che, in forma romanzata seppure rigorosamente fondata su fonti storiche, prova a raccontare la vita di Alexandra Wolff e del marito. Il volume verrà presentato martedì 14 maggio 2019, alle ore 18.00 a Palazzo Sant'Elia (Palermo). Tale evento si iscrive all'interno della manifestazione "Settimana delle Culture" (dall'11 al 19 maggio) che giunge alla sua 8^ edizione.
Non si tratterà soltanto della presentazione tout court del volume di Bonafede, ma di una tavola rotonda rievocativa e di studio sulla complessità di Alexandra Wolff Stomersee, come indica il titolo dell'evento: "Ricordando Alexandra Tomasi di Lampedusa, tra storia, letteratura e psicoanalisi".
Oltre all'autore, interverranno Clara Monroy, Antonio Riolo, Giancarlo Decimo e Filippo Pecoraino. Verranno anche presentate in video le interviste inedite di Isabella Crescimanno Pecoraino (2009) e di Beppe Aiello (2019).
Letture di brani scelti deal volume verranno fatte da Viviana Lombardo e da Giuseppe Tumminello.

(dal retro di copertina) "Appunti di una giovane anima. Alexandra Tomasi di Lampedusa" narra mezzo secolo (1904-1954) della storia d'Europa, compresa la Russia, attraverso la vita di una coppia straordinaria: Alexandra Wolff von Stomersee e lo scrittore siciliano Giuseppe Tomasi di Lampedusa (autore de Il Gattopardo). La vicenda si svolge nel mezzo di tragedie e rovine delle due famiglie, dovuta in gran parte alle distruzioni e trasformazioni delle due guerre mondiali con il sapore del "mondo felice perduto" evidente ne Il Gattopardo. Come il marito Giuseppe, Alexandra Tomasi di Lampedusa, soprannominata "Licy" e anche "Principissa", parlava almeno cinque lingue ed era una profonda conoscitrice di Shakespeare e della letteratura russa ed europea. Donna dalla personalità duale, fu inoltre la prima presidente della Società italiana di Psicoanalisi e la prima donna psicoanalista in Italia e in Sicilia. Rivoluzionaria nell'intimo ma politicamente "zarista", nella sua giovinezza iniziò a lavorare intensamente con i pionieri della psicoanalisi ed ebbe al contempo involontari contatti con esponenti politici che posero le basi delle teorie del nazifascismo e con emanazioni della dittatura staliniana. Sposandosi in seconde nozze con Giuseppe Tomasi di Lampedusa, dopo un martoriato matrimonio con un principe baltico dichiaratamente omosessuale, si scontrò altresì con un mondo profondamente diverso da quello dove era cresciuta: il mondo siciliano. In particolare si trovò a fronteggiare il ristretto mondo della speciosa aristocrazia palermitana, tendente a sostenere Mussolini negli stessi anni in cui in Lettonia, dove Licy ha vissuto a lungo, le donne avevano già ottenuto il diritto al voto. Il romanzo ha diversi piani narrativi e, oltre ai protagonisti, sono presenti altri personaggi-chiave, reali o verosimili, che ruotano intorno alla coppia così come all'Europa del "secolo breve". A partire dalla narratrice, una "bambina eterea", ovvero una "giovane anima", che rivelerà solo nelle ultime righe la propria identità: come un piccolo "giallo" incastonato in una storia d'avventura, di viaggi, di letteratura e di relazione culturale e psicologica tra un uomo e una donna straordinari. E che hanno fatto epoca.

L'autore. Gabriele Bonafede (Palermo 1965), ha ottenuto il Master in Public Policy and Planning alla facoltà d'economia della Northeastern University di Boston (USA) nel 1993 e il dottorato di ricerca in pianificazione territoriale in Italia nel 1994. Nel 1996 si è specializzato in Regional Studies in Developing Countries al MIT di Cambridge (USA). Poliglotta, lavora nell'ambito della cooperazione internazionale. Ha pubblicato cinque saggi su temi d'economia e sviluppo e articoli accademici in italiano e inglese.
Dal dicembre 2015 pubblica e dirige il web magazine www.maredolce.com

 

 

 

 

 

Appunti di una giovane anima. In una biografia romanzata la storia di Alexandra Wolff Stomersee, personaggio di rilievo nella storia della psicologia e della psicoanalisi

Il manoscritto del Principe è un film drammatico del 2000, diretto da Roberto Andò. Il film è ambientato a Palermo negli anni cinquanta. Vi si racconta la parte finale della vita e le ultime gesta dello scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa, in particolare del suo rapporto con gli allievi ventenni Guido e Marco e la stesura de Il Gattopardo. In questo film Licy è impersonata da Jeanne Moreau. Il film su youtube è disponibile nella sua interezza.

Susy Izzo, La Dama e il Gattopardo, Memori, 2010 (disponibile anche in formato ebook)

Per completezza aggiungo qualche notizia sul volume scritto da Susy Izzo.
(Fonte: mezzocielo.it) Nel suo libro “La dama e il gattopardo” la psichiatra e psicoterapeuta Susy Izzo (psichiatra e psicoterapeuta, scomparsa nel 2017) ci offre un ritratto, per alcuni aspetti inedito, della principessa Alexandra Wolff Stomersee, moglie di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, con la quale condusse la propria analisi personale e didattica. L’autrice ricostruisce quello che fu il particolare sodalizio che nacque e si consolidò negli anni tra lei, ragazza anticonformista degli anni settanta, di sinistra, alla ricerca di una nuova identità femminile rispetto ai modelli del passato e un’anziana signora austera, appartenente alla nobiltà e cresciuta alla corte dello zar Nicola II. Due figure lontanissime tra di loro ed apparentemente antitetiche, ma unite da un rapporto di reciproca stima e rispetto che col tempo si tramutò in una affettuosa amicizia che durò fino alla scomparsa della principessa, avvenuta nel 1982.

Figlia del barone baltico Boris Wolff Stomersee e di Alice Barbi, apprezzata cantante lirica di origini italiane, Alexandra nacque a Nizza nel 1896 e trascorse i primi anni della sua vita a Pietroburgo formandosi in un ambiente colto e raffinato, sebbene espressione del decadente mondo zarista. Intorno agli anni venti si trasferì a Berlino per frequentare l’Istituto di Psicoanalisi e durante un soggiorno a Vienna ebbe l’opportunità di conoscere personalmente anche Freud. A Londra conobbe Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nipote del secondo marito della madre, Pietro Tomasi della Torretta allora ambasciatore italiano nel Regno Unito. Si sposarono nel 1932 e dopo la confisca definitiva delle sue proprietà in Lettonia da parte delle autorità sovietiche, si trasferirono a vivere definitamente in Italia dividendosi tra Roma e Palermo.

A Roma la principessa strinse fin da subito rapporti con i maggiori psicoanalisti del tempo e divenne presto membro della giovane Società di Psicoanalisi. Dopo la guerra fu sempre lei, assieme a Cesare Musatti, che si adoperò per rifondare la Società, soppressa durante il fascismo, di cui fu anche la prima donna a ricoprire la carica di presidente (Da allora, bisognerà aspettare fino alla recente nomina di Anna Nicolò per trovare un’altra donna alla presidenza della SPI).

Rimasta sola, Alexandra condusse una vita di parziale isolamento, continuando però a lavorare con i pazienti e proseguendo nella sua attività didattica fino alla fine. Così come era stata a fianco del marito durante la stesura del Gattopardo, in seguito si occupò della pubblicazione postuma del romanzo.

Il libro di Susy Izzo si riferisce proprio all’ultimo periodo della sua vita, raccontando dei loro incontri che si svolsero sia nella casa romana di Corso Trieste sia a Palermo, nel palazzo Lampedusa-De Pace in via Butera 28. Con una prosa molto garbata, l’autrice ci svela alcuni tratti personali della principessa, discrete confidenze condivise con l’allieva, accenni nostalgici al suo passato e ricordi di un mondo ormai scomparso, soprattutto se paragonato con l’incalzare degli eventi sociali e politici che contraddistinsero gli anni 70 ed 80 del Novecento.

(risguardo di copertina) Cosa ci fanno una ragazza degli anni '70 (un pizzico bolscevica e appassionata di psicoanalisi) in jeans e maglietta e la principessa Alexandra Wolffstornesse Tomasi di Lampedusa, (sinceramente antibolscevica), psicoanalista, allieva di Freud con bastone e cappello con veletta, su una Spider decappottabile color amaranto?
Tutto comincia a Palermo. Per l'esattezza a via Butera 23, nel fascinoso e decadente scenario profumato di gelsomino del palazzo dei Tomasi di Lampedusa. Sarà lì che la ragazza in jeans, attraverso un lungo percorso analitico, scoprirà se stessa e imparerà a stimare e amare Alexandra, la moglie, la consigliera, la donna perdutamente innamorata dell'ultimo dei gattopardi.
Prefazione di Gioacchino Lanza Tomasi
Postfazione di Marco Spagnoli

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21 febbraio 2019 4 21 /02 /febbraio /2019 08:13
Azzardo e Usura un convegno a Palermo

Ha avuto luogo a Palermo, mercoledì 20 Febbraio 2019, il convegno (primo di tre in tutto il territorio nazionale) sul tema Azzardo: per una svolta istituzionale a tutela della persona e del bene comune, promosso dalla Consulta Nazionale Antiusura "Giovanni Paolo II", in collaborazione con la Fondazione Antiusura “Santi Mamiliano e Rosalia” di Palermo .
Il convegno si è svolto presso il Seminario Arcivescovile Diocesano (Via Incoronazione n° 7), con la partecipazione di una fitta audience e di un folto gruppo di giornalisti, dal momento che il convegno per l'interesse dei suoi contenuti è stato proposto come corso per i giornalisti dell'Ordine nel quadro delle attività di formazione professionale continuativa (per la quale ha rilasciato 5 crediti formativi). Un programma denso, quello del convegno, che ha illustrato efficacemente la situazione del Gioco d'Azzardo oggi in Italia, nelle sue derive individuali, familiari, sociali ed economiche e delle attività di usura che ne rappresentano l'inevitabile contraltare; e che nello stesso tempo ha suscitato negli interlocutori riflessioni sulla necessità di attivare delle misure efficaci di contrasto che, ovviamente, non solo passano dalla attivazione di misure di prevenzione, ma anche dalla necessità di trovare di trovare delle soluzioni politiche e legislative che consentano di modificare la disastrosa linea di tendenza, iniziata negli anni Novanta del secolo scorso con la totale deregulation delle attività di azzardo (prima confinate soltanto ai quattro Casino istituiti per Legge e alle periodiche Lotterie). Nel segnalare i numeri sull'entità del fenomeno, delle perdite che esso implica, ma anche dei guadagni che vanno a finire nella malavita organizzata (è noto da tempe che molte delle sale giochi/scommesse, sono controllate dal malaffare, con un giro di di incassi stratoferici che fanno dell'azzardo, globalmente, la terza risorsa economica del Paese), è stato diverse in diversi modi e dalla molteplicità di voci dei relatori che occorrono soprattutto degli interventi concertati ed istituzionali che consentano in tempi brevi di arrivare ad un inversione di rotta, mentre allo stato attuale anche le Associazioni che si occupano di gestire degli interventi (come ad esempio aiutare le vittime dell'usura e le loro famiglie) possono intervenire soltanto quando i danni sono stati fatti, quando le famiglie sono state distrutte o sono già sull'orlo del collasso e le imprese falliscono o passano di mano.

I lavori sono stati aperti alle ore 9,00 con la celebrazione eucaristica nel Duomo di Palermo, presieduta da S.E. Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo, (Concelebranti i sacerdoti presenti) e una sosta significativa di preghiera sulla tomba del Beato Pino Puglisi.
Alle ore 10,00, presso la Sala Convegni del Seminario Arcivescovile, sono intervenuti in apertura per i saluti S.E. Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo, la Dott.ssa Antonella De Miro, Prefetto di Palermo, il Prof. Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo, la Dott.ssa Annapaola Porzio, Commissario straordinario del Governo per il coordinamento iniziative antiracket e antiusura, il Dott. Salvatore Di Vitale, Presidente del Tribunale di Palermo.
La prima parte della Tavola Rotonda ha proposto una rassegna sulla presenza dell’azzardo nelle Regioni dell’Italia Meridionale e sono intervenuti  il Dott. Vittorio Alfisi, Presidente Fondazione Ss. Mamiliano e Rosalia per la Sicilia; Padre Basilio Gavazzeni, Presidente Fondazione Lucana Mons. Cavalla per la Basilicata; il  Dott. Francesco Marzano, Presidente Fondazione San Matteo Apostolo (Calabria); l’Avv. Amedeo SCaramella, Presidente Fondazione San Giuseppe Moscati  (Campania); il Dott. Ruggero Ricco, Segretario Generale Consulta Nazionale Antiusura per la regione Puglia.
I dati forniti per le diverse regioni in esame sono stati tutti impressionanti per quanto riguarda sia il numero dei giocatori, sia l'entità delle somme investite e perse, sia infine sull'impegno medio procapite annuo del reddito nelle attività d'azzardo (dati tutti provenienti dalle statistiche fornite da fonti ufficiali e che coprono, ovviamente, le attività ufficiali e registrate.
Quella che si proseptta è un'autentica "epidemia" che incide fortemente sul reddito delle famiglie, sulle attività d'impresa sottraendo capitali a circuiti virtuosi e sul benessere psico-fisico dei cittadini, a fronte di attività di contrasto esigue anche sul piano legislativo e normativo regionale.
Si potrebbe fare molto di più e, invece, nella maggior parte delle Regioni prese in esame si assiste al proliferare delle sale scommesse per non parlare di quelle dove si può praticare il gioco on line e delle Tabaccherie e bar Tabacchi, abilitati alla vendita dei famigerati "gratta e vinci" e alla gestione delle slot machines.
Anche l'impegno di spesa, per quanto concerne le risorse messe a disposizione del Servizio Sanitario Nazionale per il trattamento delle Ludopatie (collocabili nel quadro delle Dipendenze patologiche non farmacologiche, ma da comportamenti) è piccolo se messo al confronto con l'entità dei numeri, anche perchè quelle aziende sanitarie che hanno avviate delle attività specifiche nei confronti dei giocatori d'azzardo, possono intervenire soltanto nel caso in cui si sia instaurata una condizione di dipendenza patologica e che nei giocatori stessi abbia preso piede una percezione di malattia (cosa che in genere arriva tardimente, quando ormai grossi danni sono stati fatti). Viceversa, la perdita economica è secca se si considerano tutte le risorse che vengono inghiottite dalle attività di usura che proliferano attorno al gioco d'azzardo e che impoveriscono sino all'osso gli individui, le loro famiglie e lo stato.
Sono stati sollecitati da parte dei relatori di questa prima parte interventi significativi da parte dello Stato per ridurre la diffusione delle sale da gioco e per attivare significativiinterventi di prevenzione, considerando anche che negli ultimi anni è cresciuto il numero dei giovani che intraprendono il gambling.

Nella seconda parte del convegno hanno sviluppato le loro relazioni il  Prof. Maurizio Fiasco, Sociologo, e Consulente della Consulta Nazionale Antiusura su “Azzardo: analisi dei dati e linee di una riforma a garanzia della persona, della società e dell’interesse pubblico” che ha fatto sinteticamente un quadro della situazione del gioco d'azzardo a partire dalla deregulation avvenuto a seguito di alcune leggi dello Stato a partire dall'inizio degli anni Novanta; la Dott.ssa Valeria Carella, Ricercatrice, su “Regolamentare non è proibizionismo: disamina politiche territoriali” che ha ha sottolineato come il gioco d'azzardo non si aa "legale", ma soltanto "legalizzato"; la Dott.ssa Giovanna Nozzetti,  Giudice della Terza Sezione Civile Tribunale di Palermo, su “Azzardo e Costituzione. Discrimine tra compatibilità e antinomia”.

Le conclusioni sono state sviluppate dal Dott. Luigi Gaetti,  Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno e a Mons. Alberto D’Urso, Presidente della Consulta Nazionale Antiusura.

L’azzardo è una delle principali cause di indebitamento delle famiglie italiane anche a usura, ha dichiarato Mons. Alberto D’Urso, Il suo consumo è ormai fuori controllo per stessa ammissione di alcuni esponenti delle istituzioni. Siamo difronte ad una deriva non solo economica, ma anche esistenziale. Ci sono persone che a causa dei debiti o per coprire le insolvenze da azzardo fanno gesti inconsulti a danno di se stessi, dei famigliari e dell’intera collettività. E’ un fenomeno tanto complesso che va contrastato sul piano della prevenzione, della legalità, della giustizia, dell’economia politica, della politica economica e della salute pubblica. Per questa ragione abbiamo deciso di invitare intorno ad unico tavolo esperti che si interfacciano con i fenomeni dell’azzardo e dell’usura. Dopo Palermo, seguiranno una Tavola Rotonda a Torino, il 9 aprile, per le Fondazioni  dell’Italia settentrionale  e una a Roma, il 10 aprile, per centro Italia”.
L’incontro è stato moderato dal Diac. Pino Grasso, Direttore Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi Palermo.

 

 

 

 

 

 

 

Consulta Nazionale Antiusura
"Giovanni Paolo II" o.n.l.u.s.
Via dei Gesuiti, 20 - 70122 BARI
tel. 0805235454 fax 0805225030

www.consultantiusura.it

info@consultantiusura.it

Azzardo e usura. Un convegno a Palermo promosso dalla Consulta Nazionale Antiusura che illustra lo stato dell'Arte e le derive sociali, esistenziali ed economiche, prodotte dall'attuale assetto

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14 febbraio 2019 4 14 /02 /febbraio /2019 08:30
Un interno de Le Giuggiole, nel giorno dell'inaugurazione (foto di Maurizio Crispi)

(foto e testo di Maurizio Crispi) Le Giuggiole è un nuovo circolo Arci di Palermo (nel centro storico a due passi dal Teatro Massimo: Via San Basilio n. 37) che "...accoglie idee e persone con la volontà di allargare gli orizzonti dei più piccoli e delle loro famiglie attraverso l'arte, la cultura e la condivisione".
L'idea-guida è stata quella di creare uno spazio di condivisione per adulti e bambini (dalla più tenera età), tale da consentire ai primi di fruire di un proprio momento sociale e nello stesso tempo tale da vedere i propri piccoli, anziché semplicemente al seguito - come accade nei locali ordinari, privi di questa specifica mission - impegnati in attività libere o in spazi appositamente strutturati e pensati per loro per attività più complesse ed eventualmente guidate da piccoli progetti didattici e dall'intento di introdurre alla lettura, come - ad esempio - la lettura ad alta voce per i piccini,  oppure la messa a disposizione di una piccola biblioteca varia, pensata appositamente per loro.
Nello stesso tempo la mission de "Le Giuggiole" è più impegnativa, in quanto si propone di dar vita ad una serie di iniziative culturali e ad attività psicomotorie e/o ludiche  (anche queste indirizzate ad adulti, a coppie, a mamme o a bambini delle diverse fasce di età).
Le Giuggiole, di fatto, almeno qui a Palermo, città che - come possono notare i cittadini provenienti da altri Stati dell'Unione europea più a Nord - è scarsamente "children friendly" (se non per quanto riguarda sporadiche iniziative scaturenti dalla buona volontà di pochi), colma sicuramente un vuoto e si propone con delle mire decisamente ambiziose e pregevoli per la loro ricaduta nel sociale.
La multiformità dei progetti de Le Giuggiole è facilitata, d'altronde, dall'ampiezza dello spazio a disposizione tale da consentire di differenziare le attività in corso tra quelle semplicemente leisure a quelle più strutturate.
Per questi motivi, quindi, il nome che denomina il circolo - scelto da Laura Brancato, Petra Trombini e Simona D'Alessandro, le tre intraprendenti socie che con questo progetto hanno dato vita ad una loro idea - è quanto mai significativo, poiché fa riferimento sia alla bellezza ornamentale del giuggiolo, sia alla particolare prelibatezza dei suoi frutti. Un luogo sicuramente da far andare i suoi fruitori in "brodo di giuggiole", cioè di consentir loro di sperimentare situazioni e contesto estremamente piacevoli!

La inaugurazione ha avuto luogo il 7 febbraio 2019 e le attività del circolo sono partite con un programma denso e attraente che verrà rinnovato di mese in mese con nuove proposte. Trattandosi di un circolo Arci, tutti gli adulti al loro primo accesso dovranno fare il tesseramento Arci, con validità annuale.
Se si dà una veloce occhiata alla pagina Facebook dedicata si potrà constatare che sia l'inaugurazione che i primi giorni di attività hanno riscosso un successo davvero significativo e molti lusinghieri giudizi.

Per chi non lo sapesse, la "giuggiola" è il frutto prodotto dalla pianta del giuggiolo, il cui nome scientifico è Ziziphus jujuba. Si tratta di un piccolo arbusto di provenienza asiatica, che nel corso dei secoli si è diffuso nei paesi mediterranei e in Italia. Coltivato per i suoi prelibati frutti, ma adatto ad essere coltivato anche come pianta ornamentale, il giuggiolo produce delle drupe ovoidali, con buccia sottile e liscia di color rosso scuro, la cui polpa ha una consistenza compatta e farinosa, dal sapore dolce leggermente acidulo, che ricorda quello della mela.

Le giuggiole si possono consumare fresche subito dopo la raccolta oppure si possono conservare per lungo tempo essiccandole o mettendole sotto spirito; si prestano inoltre per preparare confetture e sciroppi, o come ingrediente per farcire dolci secchi e biscotti. Il frutto del giuggiolo è inoltre l’ingrediente principale della ricetta di un particolare liquore, conosciuto come “brodo di giuggiole", assieme ad altri frutti come il melograno, ad esempio.
La fama e l’apprezzamento di questa bevanda si diffuse e perdurò nel tempo, tanto che il ‘brodo di giuggiole’ diede origine ad un’espressione metaforica giunta fino a noi. Il detto popolare “andare in brodo di giuggiole” venne pubblicato per la prima volta nel 1612, nel primo vocabolario di lingua italiana scritto dall’Accademia della Crusca, famosa istituzione culturale fondata a Firenze alla fine del Cinquecento. L’intento dell’opera era quello di affermare la lingua fiorentina come lingua superiore a tutti i dialetti presenti nella penisola italiana, codificandone i vocaboli e presentandola come modello per definire un linguaggio comune. Il dizionario fin dalla sua prima edizione, riportava l’espressione proverbiale “andare in brodo di giuggiole”, indicando come significato una situazione estremamente piacevole, in cui è possibile “godere di molto di chichessia” o uno stato d'animo decisamente positivo ed ottimista.

Le Giuggiole a Palermo. Un luogo per adulti e bambini che fa andare i fruitori in brodo di giuggiole...
Le Giuggiole a Palermo. Un luogo per adulti e bambini che fa andare i fruitori in brodo di giuggiole...
Le Giuggiole a Palermo. Un luogo per adulti e bambini che fa andare i fruitori in brodo di giuggiole...
Le Giuggiole a Palermo. Un luogo per adulti e bambini che fa andare i fruitori in brodo di giuggiole...
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18 dicembre 2018 2 18 /12 /dicembre /2018 12:06

Da sempre la pornografia è oggetto delle più diverse riflessioni da parte dell'umanità. Che cosa è pornografico, e che cosa non lo è? Che cosa è perverso, e cosa no?
Sono domande che portano le persone a confrontarsi e a scontrarsi tra loro.
Questo mi ha sempre incuriosito.
Il modo in cui le persone si accalorano su questi argomenti e come difendono affermazioni parziali con un convincimento assoluto mi ha fatto sempre sospettare che in fondo a ognuno di noi queste domande restino sospese come in un ammasso nebuloso di contraddizioni e grandi conflitti intimi.

Rocco Siffredi - Premessa al volume autobiografico "Io, Rocco" (titolo originale "Rocco par Rocco"), 2006

 

L'Ultimo Samurai. L'altra faccia di Rocco.

Rocco Siffredi (al secolo Rocco Tano) il noto attore porno italiano (di cui è disponibile anche una scheda molto dettagliata - e in Inglese, a testimonianza del personaggio - su Wikipedia), è riuscito a vivere in carriera una lunghissima stagione, senza subire quei fenomeni di usura che colpiscono i performer maschili e femminili del settore, in cui si pone - cogente - la necessità di avere sempre nuovi volti, corpi e organi, ovviamenti: non solo questo, ma egli è riuscito a costruire proprio a partire dalla sua condizione di porno-attore una sua immagine pubblica credibile - anche dal punto di visto mediatico di tipo generalistico - non solo in Italia ma anche all'estero, diventando al tempo stesso imprenditore di se stesso e costruendo per sé e per la sua famiglia un piccolo "impero", dove vive e dove sono ubicati al tempo stesso i suoi studi di produzione, teatro di posa e quant'altro.
Ha dimostrato di essere, sicuramente, un uomo dalla personalità complessa e non banale, reclutato a volte anche nei set cinematografici non porno (come Romance - Catherine Breillat, 1999 -  oppure Amorestremo - Maria Martinelli, 2001 - oppure ancora Pornocrazia, sempre della Breillat nel 2004) , per la realizzazione di film erotici o erotic-thriller. Per non parlare della sua partecipazione a sitcom e a reality vari, tra i quali va annoverata la sua presenza ad un'edizione de "L'Isola dei Famosi".
E' stato anche soggetto di biografie ed è in circolazione (purtroppo oggi non facilmente reperibile) anche un'autobiografia (aggiornata ovviamente sino all'anno della prima pubblicazione che è stata nel 2006) dal titolo Io, Rocco (Mondadori): ed è interessante notare come, ancora una volta a testimonianza dell'ampiezza della platea di Rocco Siffredi, questa autobiografia sia stata pubblicata originariamente in lingua francese con il titolo di Rocco par Rocco.
Si può ricordare anche come prima di qesto testo, uscì in lingua italiana il breve saggio biografico di Patrizia D'Agostino (Rocco Siffredi. Il Mito di un uomo italiano, Castelvecchi, nella collana "I Maestri dell'Eros", 1998), in cui l'autrice si concentra prevalentemente sulle attività di Rocco come regista dell'Hard, quanto meno sino alla data di pubblicazione.
Entrambi i volumi sono corredati di foto che vengono dalla collezione privata di Rocco Siffredi e che documentano quanto egli sia stato abile nel curare la sua immagine pubblica, contribuendo a creare per se stesso una dimensione quasi mitica che, con un grande alone, si estende oltre i confini ristretti di pornoland.
Insomma, si potrebbe dire che Rocco ha investito bene le risorse derivanti dalle sue capacità e dalla sua notorietà, partita da una semplice nicchia, lui che, alle sue origini modesto ragazzo d'Abruzzi (Ortona la cittadina che gli diede i natali), aveva manifestato sin da adolescente una smodata passione per il sesso e che pur seguendo questa inclinazione è stato capace di piegare il suo piacere e la ricerca dell'edonismo sino a farli diventare una professione redditizia e, nelle sue ultime e più recenti evoluzioni, con risvolti solidamente imprenditoriali. Si potrebbe dire che, parafrasando la nota canzone di Elio e le Storie Tese dedicata a John Holmes, quel celebrato "Mr 30 cm" della pornografia americana tra la fine degli anni Sessanta e i primissimi anni Settanta, se il pene gli ha dato pene (nemmeno tante, probabilmente), quello stesso pene gli ha dato pane e celebrità.
Sia come sia, lo si può certamente considerare come uno che ha fatto carriera, un personaggio in qualche misura alla maniera di un Larry Flint, perchè si è sempre mosso sull'incerto confine della morale e dell'osceno che - come si sa - muta di continuo ed è a tutti gli effetti una frontiera che apre sempre la possibilià di esplorare nuovi territori.
Occore precisare che, quando parliamo di Rocco, parliamo del Porno con la P maiuscola, per intenderci: è necessario fare questa precisazione per evitare di mischiare assieme generi e sottogeneri differenti che nulla hanno a che spartire tra loro.
Infatti, secondo Robert J. Stoller, il noto psichiatra e psicoterapeuta americano che si è dedicato a lungo alle problematiche dell'identità di genere e che, tardivamente, sul finire della sua carriera, ha sfiorato il tema del Porno attraverso una serie di interviste con alcuni dei protagonisti di quest'attività (Il Porno. Miti per il XX secolo, Feltrinelli, 1993), il "Porno" va inteso come la rappresentazione integrale di rapporti sessuali di coppia o multipli, che tuttavia siano fondamentalmente etero, senza nessuna concessione alla rappresentazione dell'omosessualità maschile e, al più, con qualche apertura alla rappresentazione del lesbismo che fa sempre da contorno alla rappresentazione di rapporti etero.
Stoller, quindi, nella sua analisi, espunge tutti quei sottogeneri della pornografia che si soffermano su gusti sessuali "di nicchia2 e che sostanzialmente hanno a che fare con le parafilie. Inoltre, il Porno - così come viene definito da Stoller - è fondamentalmente non violento e consenziente, nel senso che i parner performanti sono consenzienti e non sotto costrizione alcuna. Per questo motivo - e questa un'altra caratteristica tra quelle delineate da Stoller - il Porno così inteso è indirizzato ad un pubblico di individui (non solo uomini, ma anche - oggi in numero sempre crescente - donne) che prediligono essere fruitori di film porno che mettono in scena solo sessualità etero per quanto essa possa essere promiscua e trasgressiva.
Ancora, secondo Stoller, la maggior parte dei performanti sono degli individui fondamentalmente esibizionisti che trovano il loro complemento in una audience di individui che non sono solo semplicemente voyeur (o scopofili) nel senso classico del termine nel quadro della letteratura sulle parafilie, ma potenzialmente essi stessi - almeno in pectore - fondamentalmente esibizionisti: da ciò nasce il fenomeno del sesso trasgressivo in speciali luoghi della contemporaneità, in cui - a fasi alterne - si può essere spettatori e performanti (vedi ad esempio - il rimando è d'obbligo - i privéoppure certe spiaggie in cui si pratica il nudismo trasgressivo o, secondo la definizione forgiata da alcuni, "libertino").

 

Locandina del film "Rocco"

Nel suo studio, tuttavia, Stoller si limitò a mettere in evidenza la molla dell'esibizionismo come essenziale spinta motivante dei performanti maschili e femminili che si dedicavano a questa attività, da lui intervistati: soggetti portatori del vessillo trasgressivo del secolo scorso, tuttavia.
Le frontiere del Porno nel frattempo si sono evolute, sia per l'impatto modulante della produzione pornografica stessa sia per il fenomeno descritto da alcuni come "normalizzazione del porno" o anche "pornificazione della realtà": nel XXI secolo le pratiche del Porno stanno diventando - in alcune comunità più che in altre - un fenomeno collettivo condiviso e non più semplicemente di nicchia, che fosse praticato da pochi eccentrici o da individui etichettati come "viziosi".
Stoller in quel suo saggio non menzionò, invece, la possibilità che il Porno potesse diventare un fenomeno di costume nè tantomeno quella che i performanti del Porno potessero essere spinti da una forma di sex addiction ovvero da una dipendenza patologica nei confronti del sesso caratterizzata dalla compulsione a praticare attività sessuali promiscue e ripetute, giacchè ai tempi in cui Stoller affrontò questo tema il concetto della sex addiction e, in generale, delle dipendenze non farmacologiche non era ancora stato ben inquadrato.
Una caratteristica delle sex addiction è che, come per altre forme di dipendenze patologiche, l'individuo è dominato dal craving (cioè dal desiderio smodato di avere - fase appetitiva - e consumare l'oggetto del suo desiderio - fase dell'appagamento- ). Il craving delle dipendeze patologiche è come una sete inestinguibile: il soggetto deve continuamente giungere alla fase del consumo che solo transitoriamente dà un appagamento.
Le sex addiction siano esse in rete (senza contatto fisico, come è nel caso della fruizione del porno), siano esse agite (con comportamenti di acquisizione seriale di nuovi partner oppure con l'immersione ripetuta in attività prmiscue e multiple) sono polarizzanti rispetti a tutti i variegati comportamenti del vivere quotidiano e, nel lungo termine, portano ad un restringimento forte ed intenso del campo esperienziale dell'individuo. Ciò comporta che alle persone che vivono in stretta prossimità (familiari stretti e parenti) spettano quote non non indifferenti di sofferenza, come anche l'impegno lavorativo si affievolisce man mano che la sex addiction si fa più intensa e profonda. Le sex addiction - come le altre dipendenze patologiche - sono inoltre caratterizzate dal fatto che a molteplici tentativi di "smettere" fanno seguito delle "ricadute". La bestia nera delle dipendenze è appunto la "ricaduta" che, in alcuni casi, può portare a comportamenti di dissimulazione nei confronti dei terzi implicati (familiari e quant'altro).
Rocco Siffredi soprattutto nel film "Rocco" nel quale si racconta del suo ultimo anno di attività nel Porno prima di abbandonare (ma soltanto nei ruolo di performante direttamente implicato) parla esplicitamente della sua "dipendenza" dal sesso sin dall'adolescenza e spiega che questa è stata la molla principale che lo ha spinto a fare determinate scelte che, poi, si sono rivelate cruciali. Riconosce la forza della dipendeza nel fatto di aver tentato di interrompere di essere un perfomante del porno con effetti deleteri nella sua organizzazione di vita e nella forte spinta ad intraprendere rappporti con prostitute, in assenza della valvola di sicurezza delle attività sul set.
Si potrebbe dire che il Porno è stato una sua condanna, ma che nello stesso tempo lo ha salvato, consentendogli di diventare imprenditore di se stesso. Egli, in altri termini, è una figura anomala nel campo delle Dipendenze Patologiche, poichè ha cavalcato la tigre della sua dipendenza, compiendo nello stesso tempo molte conquiste importanti, costruendosi una famiglia e creando un piccolo impero imprenditoriale per la produzione di film porno, ma - nello stesso tempo - spendendosi come regista, modello e come attore di film regolari (mostrando un discreto talento nella recitazione), dando alle stampe un volume autobiografico (io, Rocco) ed anche come "formatore" di giovani leve e di aspiranti ad entrare nel mondo del porno: ed è qui che con un colpo di genio, passando dal ruolo di reclutatore di starlette del porno e di performanti è passato al ruolo di "professore", coach, trailer, formatore con la creazione della Rocco Siffredi Hard Accademy.

Rocco Siffredi nel ruolo di "docente" all'Università del Porno

La consuetudine con il Porno - e la sottesa compulsione  verso il sesso ripetuto e promiscuo - non hanno portato, insomma, l'esistenza di Rocco ad un'impasse o alla perdizione e all'annientamento, ma - al contrario - egli ha potuto costruire e mantenere un'immagine di sé positiva e di uomo riuscito, grazie anche ad una separazione netta tra tutto ciò che attenesse alla professione e al lavoro (per quanto peculiari essi fossero) e tutto quello che, per contro, rientrasse nell'ambiente familiare (rapporto di coppia, funzione educativa nei confronti dei figli) e nella componente altrettanto importante delle attività di leisure e hobbistiche (è nota, ad asempio, la passione di Rocco per il Motard).

Chiave di volta di questa continua intersezione è stato il fatto che, sia come sia, Rocco non ha mai tenuto rigidamente separati i due mondi, quanto meno in termini di comunicazione e di sincerità: egli è riuscito ad operare una sintesi sufficientemente equilibrata tra i due mondi, a differenza di quanto avviene nel caso della maggior parte delle Sex Addiction clinicamente rilevanti in cui gli addicted sono alle prese con una crescente pervasività della loro dipendenza tale da erodere sempre più consistenti spazi della "normalità" e con la necessità - sempre più logorante - di mantenere sulla loro necessità di sesso continuo e promiscuo (o sulla compulsione a masturbarsi di fronte a rappresentazioni di sesso esplicit) il più assoluto segreto, sino al punto da dover condurre - con effetti devastanti - una doppia vita che alla lunga diventa insostenibile e conduce all'esperienza del "toccare il fondo".

Nel film citato, piuttosto, si potrebbe dire che egli, avendo deciso di staccare coil Porno - relativamente all'essere performer - faccia un esame di coscienza sulle sue scelte, chiamando alcune cose con il loro nome, impietosamente, ma senza alcun pentimento. La sua scelta di abbandonare la scena come performante nei film hard  diretti e filmati (in puro gonzo style) da lui stesso o realizzati da altri è stata in fondo una decisione ineluttabile da prendere: quella di abbandonare, prima di perdere le phisique du role, probabilmente; e, assieme, quella di "redimersi" principalmente, lasciando però intatta e non toccata la sua vocazione per il Porno, nel ruolo adesso di "impresario" del Porno.

Dopo il riuscito film di Thierry Demaizière e Alban Teurlai, ecco che Rocco Siffredi andrà in scena per raccontare se stesso, in una serie di spettacoli itineranti in molte città italiane, nei primi mesi del 2019 .
Questi gli interrogativi che illustrano il lancio del lavoro teatrale con il titolo "L'Ultimo Samurai. L'altra faccia di Rocco".

Rocco Siffredi, L'ultimo Samurai. L'altra faccia di Rocco

Come si riesce da una dipendenza a costruire un impero?
Come si fa ad avere un’educazione con valori molto tradizionali e a 18 anni partire da un piccolo paese per andare a Parigi a fare lo scalda coppie nei locali di scambisti?
Come si può avere una famiglia molto unita e al tempo stesso essere il pornoattore più famoso al mondo?
Com’è possibile camminare sulla m…a e non affondare?
Come fare sesso con migliaia di donne e fare l’amore con una sola?
A queste e ad altre domande Rocco Siffredi darà la sua risposta nello spettacolo teatrale “L'Ultimo Samurai” che andrà in scena da fine Febraio ad Aprile 2019, in programmazione itinerante nei teatri di diverse città italiane.
Con tanta ironia e leggerezza Rocco Siffredi racconterà la sua vita, condividendo le proprie esperienze ed emozioni, cercando di accompagnare il pubblico in un mondo fatto di debolezze e virtù.
Una riflessione attenta senza ipocrisie e tabù.

 

Lo spettacolo approderà il 26 febbraio 2019 anche a Palermo, al Teatro Golden

(Da un intervista con Rosa Caracciolo, moglie di Rocco Siffredi) Bella, ungherese, 39 anni mamma e moglie di uno dei pornodivi più famosi al mondo: Rocco Siffredi. Rosa svela a Panorama com'è nata la storia d'amore con il marito, i primi film hard insieme (“…la prima volta che ho visto Rocco nudo ho pensato aiuto… Poi, sa com'è, ci si abitua”). E il periodo in cui il pornostar aveva smesso di far film: “Andava con le prostitute, gli ho detto torna sul set!”.
Rosa ricorda la prima volta che ha incontrato Rocco: “Lavoravo come modella a Budapest e un giorno mi propongono di andare a Cannes per lavorare come hostess durante il festival del cinema porno. Arrivo in Francia dopo 16 ore di pullman e alla stazione mi ritrovo Rocco, spiritato, con una orribile tuta bordeaux, che mi dice: tu dormi nella mia villa”.
E il primo film hard insieme: “La protagonista del film diede forfait e lui, a bruciapelo, mi propose di sostituirla. Non ci eravamo neppure baciati (…) Accettai a una sola condizione: che le mie scene di sesso fossero girate soltanto con lui. Così dovettero cambiare la sceneggiatura e il film si trasformò in una versione hard di ‘The Bodyguard’. Lui faceva Kevin Costner e io Whitney Houston”. In tutto tre film, quello del debutto e “Tarzan e Jane” e “Il Marchese de Sade”.
Siffredi poi ha deciso di ritirarsi dal porno: “L'aveva fatto per i figli. Non voleva che fossero obbigliati a crescere con la curiosità morbosa della gente, fra le ironie dei compagni. Ma senza il set non stava bene, e per sfogarsi era costretto ad andare a letto con delle prostitute. Allora un giorno gli ho detto: amore mio, visto che io ai tuoi ritmi non ci sto, meglio che ricominci a girare. E così è stato”.
Infine una considerazione sul presente: “Quando mi raccontano dei mariti che cominciano a perdere colpi, forse un po’ di invidia c'è. Sa come lo chiamo nell'intimità? L'ultimo samurai”.

Rocco Siffredi

(Biografia di Rocco Siffredi) Rocco Siffredi è nato a Ortona Porto (provincia di Chieti) il 4 maggio 1964. All'anagrafe il suo nome è Rocco Tano.

Rocco, adolescente, a soli sedici anni si arruola nella Marina mercantile come volontario. Terminerà l'esperienza nel 1982 per recarsi a Parigi per raggiungere il fratello Giorgio.

Nella capitale francese dà una mano lavorando nel ristorante a conduzione familiare ma non disdegna nemmeno di posare come modello. E' in Francia che Rocco Siffredi inizia ad adoperarsi per entrare in quel mondo che lo affascina così tanto e che - da lì a pochi anni - lo vedrà protagonista indiscusso: il mondo dell'hard.

Rocco Tano si trova in un locale a luci rosse quando nel 1985 incontra Gabriel Pontello, attore hard di nota fama durante gli anni '80 (per intenderci quello il cui rricordo è consacrato a "SuperSex", la ben nota serie di fotoromanzi hard). I due fanno conoscenza e si crea da subito un buon feeling: Pontello gli apre le porte dell'hard. Le prime attività riguardano alcune foto per riviste porno, che saranno utili per presentarlo poi al produttore Marc Dorcel ed al regista Michel Ricaud.

Arriva così il suo primo provino dove, pur non privo di imbarazzo, Rocco supera la prova. Gli viene assegnata una parte: il primo film hard a cui partecipa si intitola "Belle d'Amour".

La sfera sentimentale - in questo periodo la sua compagna è Tina, splendida modella inglese di diciotto anni - lo coinvolge a tal punto che decide di abbandonare i set cinematografici e tornare sui passi della carriera di modello, strada che aveva già tentato in precedenza.

Rocco Siffredi, nella copertina del volume "Rocco Siffredi. Il Mito di un uomo italiano"

Vola a Londra con Tina e viene ingaggiato come modello dall' agenzia Gawin's; qui perfeziona il suo inglese e inizia una fase di studio e miglioramento del suo stile, cercando una raffinatezza sempre maggiore.

Dopo circa due anni, terminata la storia con Tina, non sentendosi pienamente realizzato nel campo della moda, Rocco decide di riprovare con il mondo dell'hard. L'occasione gli viene fornita da Teresa Orlowsky, pornodiva tedesca.

Il suo primo film hard italiano è destinato a rimanere un pezzo storico del genere, anche grazie alla presenza (anche nel titolo) della sua protagonista, Moana Pozzi, che diverrà un'icona-simbolo del genere: "Fantastica Moana" (di Carlo Reale) è il titolo del film.

Rocco è deciso a sfondare seriamente: nel 1990 parte alla volta di Los Angeles per bussare alla porta dell'agenzia di Jim South. Incontra il regista John Leslie, che aveva già avuto modo di conoscere qualche anno prima a Roma: per il suo film "Curse of the Catwoman" Leslie affida a Rocco Siffredi un ruolo importante. Il film sarà un successo anche grazie al fatto che rappresenta uno dei primi (pochi) film con una parvenza di trama, nonché interpretato da attori professionisti. Rocco spicca per la sua interpretazione tanto che l'anno seguente riceve a Las Vegas il suo primo "A.V.N. Award" (Premio Adult Video News), per il film "Buttman's Workout" (di John Stagliano); Rocco risulta "Migliore attore hard per scene di sesso a tre".

Dopo alcuni altri film torna in Italia, intenzionato a mantenere ed aumentare il successo fin lì ottenuto. Approfondisce gli studi di recitazione. Le più importanti case di produzione europee chiamano Rocco Siffredi per offrirgli ruoli da protagonista.

Tra i suoi film in questi anni ci sono anche molte parodie in chiave porno, come "Wild Attraction", "Gran Prix Australia", "Dr. Rocco Mr. Sodo" (parodia de "Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde"), "Portrait Passion" (che si rifà al romanzo "Il ritratto di Dorian Gray", di Oscar Wilde), "Ejacula" (di Max Belloccio, dove Rocco interpreta il protagonista vampiro).

John Leslie poi lo richiama negli Stati Uniti e gli affida il ruolo forse più importante per la sua carriera: il titolo del film è "Chamaleons" e si tratta, a detta di molti critici del settore, una delle più belle storie mai realizzate.

Tra il 1992 e il 1993 vince altri quattro "A.V.N. Award" a Las Vegas e due "Hot D' Or" a Cannes.

In occasione del premio di Cannes, nel 1993 conosce Rozsa Tassi (già Miss Ungheria), conosciuta in Italia con lo pseudonimo di Rosa Caracciolo. Con lei interpreta alcuni film, ma diverrà importante nella vita di Rocco soprattutto come moglie e madre dei suoi due figli.

Durante gli anni '90 Rocco si sente abbastanza maturo per iniziare una carriera dietro la macchina da presa. Lavora come regista e produttore arrivando a vincere nel 1996 un "Hot D' Or" come miglior regista esordiente.

L'enorme successo di Rocco Siffredi fa di lui un'icona del genere; va detto che molta della sua notorietà va attribuita alle notevoli dimensioni del pene: 24 cm di lunghezza e 16 cm di circonferenza.

Successivamente crea una propria casa di produzione, la Rocco Siffredi Production. Nel 1997 esce uno dei suoi più importanti e famosi film "Rocco e le Storie Tese I e II", ad alto costo di produzione (con Anita Dark, Anita Blonde, Rosa Caracciolo), e che vede l'eccezionale partecipazione del gruppo musicale Elio e le Storie Tese come simpatico e sonoro contorno a tutto il film.

Nel 1999 viene pubblicato un libro dedicato interamente alla storia di Rocco e del suo personaggio ("Il mito di un uomo italiano", Patrizia D'Agostino, Rocco Siffredi).

Copertina dell'eizione italiana di "Io, Rocco"

Rocco Siffredi recita poi in tre film che si discostano dal genere hard: nel 1999 è in "Romance", pellicola-scandalo di Catherine Breillat, nel 2001 in "Amorestremo" di Maria Martinelli, e nel 2004 in "Pornocrazia", sempre della Breillat.

Annuncia di voler abbandonare il mondo dell'hard e, dopo un breve calo di popolarità, nel febbraio del 2006 torna alla ribalta interpretando la pubblicità di una marca di patatine fritte dove è presente un'audace gioco di parole che vede proprio "patatina", come nomignolo alludente l'organo genitale femminile. Lo spot viene censurato dal Giurì di autodisciplina pubblicitaria per volgarità, indecenza e mercificazione della donna. Successivamente verrà girata una versione alternativa.

A lui nel 1998 Patrizia D'Agostino, dedica il volume - biografico e di costume - "Rocco Siffredi. Il Mito di un uomo italiano" (Castelvecchi). Nel settembre 2006 viene pubblicata una sua autobiografia dal titolo "Io, Rocco", per i tipi di Mondatori.

Nel 2015 Rocco Siffredi è uno dei più attesi partecipanti alla nuova edizione del reality "L'isola dei famosi".

 

Ho iniziato a fare film porno più di vent'anni fa, e quando mi hanno offerta l'opportunità di parlare di me attraverso un libro l'ho accolta con entusiasmo, perchè sicuramente è la migliore occasione che potessi immaginare.
Dedico, dunque. questo libro a tutti i miei fan con i quali, purtroppo, anche quando li incontro durante i miei viaggi, non ho mai tempo di parlare con calma. A tutti voi che avete sempre seguito ed apprezzato il mio lavoro.
Intendo darvi qui un'immagine franca e sincera dell'ambiente della pornografiae, al tempo stesso,offrirvene una descrizione meno caricaturaledi quella che abita le fantasie dell'immaginario comune.
Voglio trasmettervi la mia passione e la mia energia, ma soprattutto era da tempo che cercavo il momento per ringraziarvi di essermi stati accanto per vent'anni: tutti i film che ho fatto, che mi hanno dato piaceri ed emozioni che non dimenticherò mai, sono tanto miei quanto vostri.
Spero di cuore di esserci riuscito.

Epigrafe a Io, Rocco (Rocco par Rocco), 2006.

Le sequenze di inizio del film "Rocco e le Storie Tese"

Frammenti tratti da: "Rocco e le Storie Tese" con una Mitica versione di "John Holmes" con Rocco Siffredi al concerto del Foro Italico a Roma il 3 Luglio 1996.

Rocco, il trailer del docufilm su Rocco Siffredi diretto da Thierry Demaizière e Alban Teurlai.

Rocco Siffredi

Rocco, diretto da Thierry Demaizière e Alban Teurlai.
Rocco Siffredi è per la pornografia quello che Mike Tyson è per il pugilato: una leggenda vivente. Sua madre avrebbe voluto che si facesse prete e lui è diventato un attore porno con la sua benedizione, dedicando la sua esistenza ad un unico dio: il Desiderio.
Nell'arco dei trent'anni che ha dedicato alla professione, Rocco Siffredi ha esplorato tutte le fantasie dell'animo umano e si è prestato ad ogni sorta di trasgressione. Attore porno dal destino eccezionale, in questo documentario introspettivo Rocco si immerge negli abissi più reconditi della sua dipendenza dal sesso e si confronta con i suoi demoni. Per questo mostro sacro del sesso è anche giunto il momento di appendere i guanti al chiodo. Per girare l'ultima scena della sua carriera, Rocco ha scelto questo documentario. Una galleria di personaggi – parenti, amici, soci e professionisti dell'industria del porno – lo accompagnano fino a questa spettacolare uscita di scena, in un road-movie corale dall'atmosfera crepuscolare.
Dai pasti in famiglia nella casa di Budapest alle riprese di film pornografici a Los Angeles, dalle stradine italiane di Ortona alle ville americane della Porn Valley, il film ripercorre la storia di una vita ossessionata dal desiderio e offre uno sguardo in filigrana ai retroscena dell'industria del cinema porno, oltre allo scandalo e all'apparente oscenità. In un periodo in cui la pornografia emerge dalla clandestinità e invade il cinema tradizionale, la moda e l'arte contemporanea, è un universo a tutto tondo filmato da vicino quello che ci viene rivelato in uno stile impressionista.

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3 agosto 2018 5 03 /08 /agosto /2018 13:19
Enrico Deafglio, Patria 1967-1977, Feltrinelli, 2018. Conversazioni d'Autore, Scopello Tenute Plaia, 29.07.2018

Nello splendido scenario naturale ed architettonico delle Tenute Plaia (Contrada Scopello, 3), il 29 luglio 2018, ha avuto luogo, alla presenza di un pubblico folto ed interessato, la presentazione del volume di Enrico Deaglio, Patria 1967-1977 (Feltrinelli, 2018) che si pone come un vero proprio prequel del volume precedentemente edito da Il Saggiatore, Patria 1978-2008 (che ha visto successivamente una riedizione con un'estensione dei fati narrati sino al 2010).
In questto volume che arriva anagraficamente secondo rispetto alla fatica precedente di Deaglio, ma cronologicamente precedente, si trattano - con lo stile narrativo - già colladauto nel precedente volume - gli anni cruciali dell'Italia del "secolo breve" dalla contestazioni giovanile agli anni dell'eversione.

La presentazione del volume di Deaglio è stata il terzo appuntamento dell'evento estivo scopellita, già alla sua terza edizione, denominato "Conversazioni d'Autore": una serie di incontri letterari a Scopello curati da Ernesto Melluso e da Cinzia Plaia.
Hanno discusso il volume di Deaglio, assieme all'Autore, Mario Azzolini e Giuseppe Como.
Al termine, secondo una tradizione collaudata di queste conversazioni letterarie, è stato presentato un vino di una cantina siciliana, le cui caratteristiche sono state illustrate da viticultore ed enologo. In questa circostanza, è stata la volta dell'azienda vitivinicola Di Legami che sorge in contrada Berlinghieri e Zafarana, nell’agro trapanese, con la presentazione - e degustazione a conclusione dell'evento - di un loro nuovo prodotto, il Rosato Zafarana.

Una parola va spesa per dare il giusto rilievo alla splendida location con la platea disposta in modo da fronteggiare un'insolita architettura, un colonnato di archi e architravi intonacati di bianco che si aprono con una vista superba verso il golfo di Castellamare di cui si intravede solo la linea indistinta tra cielo e mare e la lontana skyline dei monti. Una location che dona sensazioni non solo visive, ma anche uditive (pregevole la totale assenza di rumori molesti) e olfattive, quando al tramonto, con il calare del sole, comincia a levarsi dalla campagna circostante gli aromi delle piante selvatiche e del rosmarino e perfino della teraa riarsa dal sole estivo. Una purezza di sensazioni in un mix unico a cui si è aggiunto, ad un certo punto, il tocco lieve ed evanescente dell'anice che i relatori andavano aggiungendo all'acqua di cui si dissetavano, secondo un'usanza autenticamente siciliana.
Insomma, uno splendido connubio tra letteratura e territorio, e non solo per via della presentazione - e relativa degustazione - del Rosato Zafarano, ma anche e soprattutto per la sinergia delle sublimi ed ineffabili sensazione scaturenti dalla magia intrinseca del luogo.

Una breve rassegna fotografica dell'evento (immagini di Maurizio Crispi)
Una breve rassegna fotografica dell'evento (immagini di Maurizio Crispi)
Una breve rassegna fotografica dell'evento (immagini di Maurizio Crispi)
Una breve rassegna fotografica dell'evento (immagini di Maurizio Crispi)
Una breve rassegna fotografica dell'evento (immagini di Maurizio Crispi)
Una breve rassegna fotografica dell'evento (immagini di Maurizio Crispi)
Una breve rassegna fotografica dell'evento (immagini di Maurizio Crispi)

Una breve rassegna fotografica dell'evento (immagini di Maurizio Crispi)

(Soglie del testo e risguardo di copertina) Che cosa è successo davvero nel decennio tra il 1967 e il 1977? come è cambiato il nostro Paese? I dieci anni che hanno cambiato il nostro Paese, come nessuno li ha mai raccontati. Per chi c'era, per chi non c'era e per chi ha dimenticato.
Enrico Deaglio torna per raccontare un decennio fondamentale, e lo fa da testimone d'eccezione, che ha vissuto gli anni dal 1967 al 1977 in prima persona e ne restituisce tutta la violenza e la passione. La nuova impresa storiografica e narrativa di Deaglio comincia nel 1967, quando l'Italia è nel pieno del boom economico e, allo stesso tempo, compaiono le prime manifestazioni e i segni germinali di profondi sconvolgimenti sociali. È l'inizio degli anni di piombo. Ma è anche l'anno in cui Gianni Morandi canta «C'era un ragazzo che come me», De André «Via del Campo» e Iva Zanicchi vince con Claudio Villa il quinto Festival di Sanremo, quello del suicidio di Luigi Tenco. È il periodo in cui si diffondono i jeans che diventano il simbolo della controcultura giovanile. Di anno in anno, dalla battaglia di Valle Giulia all'autunno caldo e alla strage di piazza Fontana, fino alle prime leggi speciali e al movimento del '77, Deaglio tesse un grande arazzo, pieno di colori, sorprese, storie notissime e storie dimenticate, retroscena emersi solo decenni dopo e misteri ancora irrisolti, facendo rivivere le storie e la cultura, la musica e le idee che hanno segnato un'epoca.

 

Enrico Deaglio a Scopello, il 29 luglio 2018 (foto di Maurizio Crispi)

L'Autore. Enrico Deaglio si laurea a Torino in Medicina nel giugno 1971, e comincia a lavorare come medico presso l'ospedale Mauriziano Umberto I.
A metà degli anni settanta inizia l'attività giornalistica a Roma, presso il quotidiano «Lotta Continua», di cui è stato direttore dal 1977 al 1982. Successivamente lavora in numerose testate tra cui «La Stampa», «Il Manifesto», «Epoca», «Panorama», «L'Unità». Tra il 1985 e il 1986 è direttore del quotidiano «Reporter» e collaboratore del quotidiano «La Stampa» di Torino.
Alla fine degli anni Ottanta comincia a lavorare come giornalista televisivo per Mixer: segue in particolare le vicende della mafia in Sicilia e viene inviato per programmi di inchiesta in vari paesi. Negli anni novanta conduce vari programmi d'inchiesta giornalistica di attualità su Raitre, tra cui: Milano, Italia (gennaio-giugno '94), Ragazzi del '99 (1999), Così va il mondo, Vento del Nord e L'Elmo di Scipio. Dal 1997 al 2008 dirige il settimanale «Diario». Oltre ad alcune opere di narrativa, ha pubblicato vari libri-inchiesta tra cui La banalità del bene. Storia di Giorgio Perlasca da cui è stato tratto il film tv, Patria 1978-2008, Il raccolto rosso 1982-2010, Il vile agguato. Chi ha ucciso Paolo Borsellino. Una storia di orrore e menzogna (Feltrinelli, 2013).
Nel 2014 esce Indagine sul ventennio, libro composto da dodici interviste ad altrettanti rappresentanti del mondo della cultura, dell'economia e della politica a proposito dei due decenni di governi presieduti da Silvio Berlusconi.

Patria 1967-1977. Presentato il volume di Deaglio nel terzo incontro 2018 delle Conversazioni d'Autore a Scopello (TP)

Brochure delle "Conversazioni d'Autore" 2018

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20 luglio 2018 5 20 /07 /luglio /2018 12:46
La Cena del Cinquantenario

(Maurizio Crispi) Fu così che a cinquant'anni suonati dal loro congedo al termine degli anni di Ginnasio e di Liceo, frequentati presso il Liceo Statale G. Garibaldi di Palermo, un buon 70% dei componenti del Corso A, si è riunito per celebrare la ricorrenza e per gioiere di essere arrivati sino a questa tappa che, guardandola, quando ancora semi-imperbi si lasciarono alle spalle la Scuola secondaria con le sue fatiche diuturne, i suoi sogni (a volte velleitari), le sue ambizioni e frustrazioni, entrarono nell'ampio fiume della vita, dell'impegno (o del disimpegno), senza sapere esattamente dove quella corrente - a tratti pacifica, a tratti tumultuosa - li avrebbe portati. Alcuni avevano le idee chiare su cosa volessero dalla vita, altri ancora no. Alcuni erano supportati dalla Fede, altri erano non credenti o, in alcuni casi, agnostici. Alcuni avevano una profonda fiducia in se stessi e nelle proprie forze, altri no. Alcuni sapevano già cosa volevano fare da grandi e avevano una strada già da seguire, altri no: lo avrebbero scoperto solo in seguito.
Tutti andammo avanti, alcuni spavaldamente con l'impeto dell'esercito che deve conquistare nuovi territori, altri timidi e ritrosi, altri ancora come in una danza fatta di passi in avanti e, sovente, di passi laterali o  indietro. Nessuno rimase impaniato nei mali che colpirono la generazione sessantottina, grazie al cielo. Fummo fortunati.
Alcuni si sono costruiti una carriera prestigiosa, fatta di duro lavoro, altri un po' meno (forse nel cuor loro erano incorregibilmente edonisti). Ma tutti si sono impegnati.
E adesso si sono ritrovati al post apice dei loro percorsi, anche se, in taluni casi, alcuni sono ancora nel pieno vigore lavorativo e tengono ancora botta, mentre altri si sono - da più o meno tempo - ritirati nella propria isoletta, a coltivar lenticchie, per così dire, come fece Garibaldi (cui il loro liceo era intitolato) dopo l'Impresa dei Mille.
I loro archi di vita professionale, in ogni caso, hanno sviluppato egregiamente l'assioma che - ancora negli anni Sessanta (e poi per parte dei successivi anni Settanta) - il Liceo Garibaldi sfornava persone brillanti (in alcuni casi creative) che avrebbero rinfoltito in linea di massima le fila dei professionisti affermati, dando invece un gettito di gran lunga meno significativo alla specie di coloro che facevano carriera nella politica (solo pochi, se non pochissimi, del nostro gruppo hanno percorso questa strada). Non fu più così dopo, a causa del declino postriforma della scuola pubblica.
Noi fummo tra gli ultimi a studiare - e ad affrontare gli esami di maturità - con il vecchio metodo, quello che avevano sperimentato anche i nostri genitori, quando queste cose parevano immutabili da una generazione all'altra. Ma noi fummo fortunati, poichè - a causa del terremoto che colpì la Sicilia, proprio all'inizio del '68, i programmi ministeriali che ci sarebbero toccati vennero ridotti: quindi, oggetto d'esame, per noi furono soltanto i programmi sviluppati nel corso dell'anno: ma, ciò nonostante dovemmo affrontare uno studio rigoroso ed intenso, proprio tra quel giugno e quel luglio di 50 anni addietro.
Ed ora eccoli lì, quei sodali di un tempo, a festeggiare, a cazzeggiare, a ritrovare la verve di un tempo, a rivangare vecchi conflitti e a citare episodi proverbiali, ognuno donando un proprio frammento di narrazione che altri possibilmente hanno dimenticato e componendo così un mosaico più vasto intessuto di ricordi condivisi.
E hanno anche brindato.
A cosa?
Forse al fatto di esserci ancora, avendo ricordato con mestizia coloro che li hanno lasciati anzitempo.
Forse al fatto che una simile ricorrenza agapica potrebbe ripertersi ancora, non certo, però dopo altri cinquant'anni, quando nessuno di loro ci sarà più, ma magari dopo cinque anni: guardando ai prossimi anni come si usa fare quando si percorrono i fatidici 100 km di corsa, senza mai concentrarsi sulla meta finale che apparirebbe irraggiungibile e lontana, ma a quella più immediata e pedalabile che è rappresentata dal posto di ristoro, collocato dopo aver superato i primi trenta km, ogni 5 km.
Un ringraziamento doveroso va a Giovanni Passalacqua che ha reso possibile questo incontro di vecchie glorie, prodigandosi in infaticabili telefonate e in un sforzo cospicuo per rintracciare tutti, anche quelli che risiedono da anni lontano da Palermo. E il bello è che la maggior parte hanno risposto al richiamo, sobbarcandosi ad un viaggio dai propri luoghi di residenza a palermo, proprio per essere presenti e poter dire: "Io c'ero".
Grazie anche all'impareggiabile Salvatore Pipitone per aver preparato una presentazione in Powerpoint semplice ed immediata, utilizzando del materiale fotografico che molti di noi avevano da tempo smarrito.
Ma grazie anche ai calembour libero-associativi in stile volutamente demential-chic di Claudio (Michele) Dell'Aria, aka Chuck, che - in un folle cavalcata verbale - hanno condotto i compagni ritrovati in una sgangherata cavalcata tra soprannomi e nick che ciascuno si era meritato, personali idiosincrasie, mitici eventi di cui l'uno o l'altro si rese protagonista, motti e motteggi, strappando applausi, sorrisi e risate e, in alcuni casi, passeggeri moti di lieve disagio. Ha tenuto banco: e, vi assicuro, ce n'è stato per tutti, nessuno egli, con i suoi motteggi, ha mancato di trascurare, a volte in modi piuttosto imbarazzanti, ma sempre strappando il sorriso con la verve frizzante di questa incontenibile cavalcata associativa.
Alla fine, è stata di prammatica una foto di gruppo per i tutti i quasi settantenni e alla prossima!!!

Il meeting con cena e libagioni varie si è svolto al Gianni Reataurant, nei pressi di via Emerico Amari. Qualche imbarazzo, all'inizio, poicè nell'approccio iniziale, man mano che si andava arrivava, non tutti hanno riconosciuto tutti: comprensibile, in alcuni casi, non ci si vedeva esattamente da 50 anni...
Ciò nonostante, abbiamo condiviso una parte importante e fondamentale della nostra vita: un tempo che a noi parve lunghissimo. Adesso quegli anni, guardandoli retrospettivamente, ci possono sembrare una frazione minima del nostro arco di vita: eppure, quando ci diplomammo, rappresentavano, per noi appena diciottenni, un buon 25% dei nostri anni vissuti.

Un saluto accorato a quelli che ci hanno lasciato prematuramente che elenco in ordine alfabetico: a Carmelo Burlò, a Nino Cannone, a Roberto Grillo, a Massimo Mangano e ad Alessandro Musco. Loro che ci hanno abbandonato prematuramente in pectore, nel corso della serata,sono stati con noi.

Le note di cui sopra le ho scritte di getto. Nei giorni successivi ho riflettuto e ritengo necessario aggiungere qualcosa.
In realtà non è del tutto vero che non ci siamo più visti per 50 anni, una volta concluso il percorso della scuola secondaria (ginnasio e liceo) con il culmine degli "esami di maturità".
Circa il 50% di noi scelse di seguire gli studi di Medicina e, quindi, ci ritrovammo assieme all'Università, pasando dallo status di "compagni" a quello di "colleghi", negli anni successivi. Ovviamente, quelli di noi che seguivano gli studi di Medicina, all'inizio avevano occasioni di vedersi alle lezioni e agli esami; poi ognuno, seguendo i propri ritmi, si distanziò dagli altri; alcuni rispettarono i tempi, altri si adagiarono in un ritmo di avanzata più lento. Alcuni si vedevano nel tempo libero, si crearono dei piccoli gruppi di studio, in alcuni casi ci furono anche delle occasioni di fare delle brevi vacanze assieme (come, ad esempio, nel caso di una mitica vacanza-lavoro in Inghilterra). Con altri, che non scelsero il percorso della Medicina, si persero i contatti: ma altri gruppi che avevano intrapreso scelte analoghe (come ad esempio Giurisprudenza) ebbero modo, per lo stesso motivo, di continuare a frequentarsi. Si crearono dei piccoli gruppi, coinvolti in legami di tipo amicale che perpetuavano alcune scelte che avevano avuto origine negli anni della scuola, oppure si crearono rapporti del tutto nuovi ed inediti tra persone che, per così dire, si riscoprivano.
Quindi, a macchia di leopardo, alcuni si sono trovati a frequentare molti altri, in una forma di reciprocità fluida. Di altri invece si persero completamente le tracce.

Quello che volevo dire, insomma, e che non avevo a sufficienza sopttolineato nel mio scritto di prima, è che in questa circostanza "celebrativa", ci siamo ritrovati insieme come classe e che, in quest'occasione - pur nella differenza, unicità ed originalità dei percorsi seguiti individualmente - ci siamo ritrovati a vivere quella dimensione un po' atemporale dell'essere una "classe" con le necessarie rievocazioni del tempo che fu, ma senza cascami nostalgici.

Alcune foto di gruppo della nostra classe negli anni del Ginnasio e del Liceo
Alcune foto di gruppo della nostra classe negli anni del Ginnasio e del Liceo
Alcune foto di gruppo della nostra classe negli anni del Ginnasio e del Liceo

Alcune foto di gruppo della nostra classe negli anni del Ginnasio e del Liceo

In occasione di questa "Cena del Cinquantenario" siamo assurti agli onori della cronaca. E' stato pubblicato il 24 luglio 2018, un trafiletto, corredato di foto di gruppo, a pag.15 del Giornale di Sicilia, nel quale veniamo definiti "...i garibaldini di mezzo secolo fa"...

In occasione di questa "Cena del Cinquantenario" siamo assurti agli onori della cronaca. E' stato pubblicato il 24 luglio 2018, un trafiletto, corredato di foto di gruppo, a pag.15 del Giornale di Sicilia, nel quale veniamo definiti "...i garibaldini di mezzo secolo fa"...

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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