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7 novembre 2016 1 07 /11 /novembre /2016 08:13
L'Assenza

Ieri, domenica, mi sono ritrovato ad andare a piedi sino in centro città.

A dire il vero, avrei voluto andarci in bici, ma scendendo nel sottoscala per recuperare la bici che spesso ripongo lì, più che altro per pigrizia, per non dovere a prire e chiudere la porta del box (ma ritenendo che lì possa stare in assoluta sicurezza), ho scoperto che mi era stata rubata. No bici! al suo posto, uno spazio vuoto e quella curiosa sensazione di straniamento, quando ti accorgi che un oggetto che sei abituato a vedere in un certo contesto, è assente.

Un ultima passeggiata con mio fratelloNiente bici, dunque. Che fare?

Di prendere l’auto non se ne parlava.

Non sopporto di usarla per andare in centro.

E allora? Mezzo pubblico? No, per me poco pratico. Figuriamoci: non so nemmeno dove si acquistano i biglietti del bus.

A piedi, allora, con i buoni, vecchi “cavalli di San Pietro”. E mi sono incamminato. Sia all’andata, sia al ritorno mi sono ritrovato a pensare a tutte le volte che, dopo la morte della mamma, con mio fratello Salvatore siamo andati in centro città per una semplice passeggiata o per vedere un film. Io nei panni dello spingitore.

Grande nostalgia... e senso di vuoto.

Ma anche: mancanza delle scarne ma essenziali conversazioni che andavano avanti tra noi durante lo spingimento. C’è da chiedersi a volte se un disabile che è sospinto da uno spingitore abituale nella sua carrozzina sia realmente ed incontrovertibilmente dipendente dal suo spingitore. O se, piuttosto, non sia vero il contrario che, cioè, sia lo spingitore ad essere dipendente da colui che spinge.
 

Questa tesi sarebbe avvalorata dalle forti sensazioni di “manque” che avverte lo spingitore nel momento in cui è privato dalle vicissitudini della vita del suo sospinto.
Si tratterebbe, forse, del concretizzarsi d’una condizione di co-dipendenza, come nel caso di uno che sia monco delle braccia e che prenda a portare sulle sue spalle, nella realizzazione di un sodalizio di mutuo aiuto, uno che essendo monco degli arti inferiori, abbia invece la piena funzionalità degli arti superiori.

Bisogna riadattarsi a non poter essere più spingitore.
Il rovesciamento è che, mentre io pensavo di fare qualcosa per mio fratello, impossibilitato dalla nascita a camminare, era lui in verità che faceva qualcosa per me. Come, ad esempio, in tutte le circostane in cui stavo con lui nel soggiorno a leggere e a dormicchiare in poltrona, nelle domeniche pomeriggio, per non lasciarlo da solo - pensavo - e per dargli compagnia. In verità - io credo - che fosee lui con la sua presenza silenziosa e non richiedente a darmi compagnia e a non farmi sentire da solo.

Misteri buffi e, assieme, tragici della vita.

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28 ottobre 2016 5 28 /10 /ottobre /2016 23:28
The Fall (La caduta)

Cadere
rovinare a terra
capitombolare
Male, male, male
Rialzarsi
reprimendo il dolore delle ammaccature,
un po' di sangue
una mano e un gomito sbucciati
ossa dolenti
Ma niente di rotto
Scampato pericolo
e riflessione sulla vulnerabilità

 

Comincio ad essere angustiato
per ciò che all'improvviso potrebbe capitare,
quando meno te lo aspetti
Chi si preoccuperà per me
se dovesse accadermi qualcosa di grave?
Chi verrà a cercarmi?
Chi proverà a chiedere come sto,
allarmandosi se non rispondo al telefono?
Potrei morire,
e nessuno per molte ore ne saprà nulla
In un posto isolato
oppure a casa
chiuso in una stanza
con la porta sbarrata

Un anziano scultore,
vecchio canottiere,
sino ad un'età avanzata,
soleva andare in mare per lunghe e lente vogate
ma prima di ogni uscita
diceva ai più giovani e prestanti vogatori
del circolo: "Picciotti, se abbatto mentre vogo,
riportatemi a terra
!"
E i giovani tra loro ridevano
di quella che ritenevano soltanto
una senile stravaganza

Ma, pur apprezzando la lungimiranza di qualcuno,
é pur vero che ognuno muore da solo

 

Ho rivisto Gran Torino
e il suo finale mi ha fatto commuovere
sino alle lacrime,
come la prima volta in cui l'ho visto
Adesso che sono più vicino
di molti passi ad una conclusione,
posso capire e sentire meglio
l'attesa della fine
intessuta di fili di speranza
Trasmettere qualcosa
di ciò che si è fatto
e porre il bastone del testimone
nelle mani di chi seguirà,
questo è ciò che conta
per poter dire serenamente
che non si è vissuti invano
e che l'esistere ha avuto un senso

 

E intanto la Terra
ha tremato ancora

Amunì!

The Fall (La caduta)

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27 ottobre 2016 4 27 /10 /ottobre /2016 08:33
(Autunno sul mare. Foto di Maurizio Crispi)

(Autunno sul mare. Foto di Maurizio Crispi)

Pioggia lieve,
poche gocce sparse
che cadono in silenzio

 

E il vento soffia caldo,
in folate impetuose

 

Appena un po' più forte
e sarei sollevato da terra
come un fuscello
o come Dorothy del Kansas
e trasportato via in un turbine di foglie d'autunno

 

Nuvole

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14 ottobre 2016 5 14 /10 /ottobre /2016 08:44
Ci sono notti

Ci sono notti insonni
piene di sussurri e di rumori striscianti
- le case, si sa, hanno una vita propria
e respirano, eruttano, producono borborigmi e gorgoglii -

Notti di erranza,
In cui la lettura non è di compagnia
e nemmeno la musica serve
né tantomeno affacciarsi a guardar le stelle
e la luna, se c'é

Si può stare soltanto con gli occhi sbarrati nel buio,
in attesa del sonno che non arriva

Si risvegliano paure ancestrali

 

E c'é l'ansia della fine
che è paura e desiderio
impastati assieme,
schiacciato dal senso di solitudine,
quella solitudine che si fa anche macigno
peso sul torace
ad impedire un respiro libero

In queste notti
é come essere naufrago su di un'sola deserta,
quando s'é persa ogni speranza
d'esser trovato
oppure di poter andar via,
avendo rinunciato persino al varo
di messaggi nella bottiglia

Sino a quando Morfeo non riprende il suo primato
(per fortuna)
sino alle prime luci

Ed è un nuovo giorno,
quando la luce riporta con sé
la fiammella della speranza

Le foto sono di Maurizio Crispi

Le foto sono di Maurizio Crispi

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11 ottobre 2016 2 11 /10 /ottobre /2016 09:38
E poi non ne rimase nessuno

Della mia famiglia storica sono rimasto da solo e, poi, come nella storia dei Dieci piccoli Indiani, non ne rimase nessuno...
Mi chiedo qhalche volta: Perchè io? Perchè è toccato a me rimanere da solo a portare il fardello delle memorie familiari?

La mamma IreneUna domanda a cui sono destinato a non avere risposta.
Se potessi parlare con mia madre, lo chiederei a lei e, forse lei, con la ua saggezza saprebbe darmi una risposta soddisfacente.
Se punto lo sguardo al passato vedo la mia famiglia storica di cui sono rimasto l'ultimo rappresentante.
Se lo volgo al futuro vedo che ci soo i miei due figli, Francesco e Gabriel.
Non so se loro vorranno prendere questo carico, portarlo con sé e tramandarlo.
Spero di sì, ma non posso dirlo con certezza. Se lo faranno, sarà una loro decisione e lo faranno perchè sentiranno di farlo. Non so se questo accadra. Forse sì, forse no..
Ed è per questo che, proprio adesso, mi sento l'ultimo sopravvissuto.
Quando sei un sopravissuto, pensi - piuttosto - a tutto quello che non c'è stato e avrebbe potuto essere, a tutte le parole non dette, ai silenzi e alle incompensioni che adesso vorresti potere risolvere, ma non hai più gli interlocutori per poterlo fare.

L'altro giorno - mi ritrovavo al cimitero di Sant'Orsola per un evento luttuoso, la morte di un caro amico - e dopo la messa funebre e l'ultimo saluto, sono andato a visitare la sepoltura dei miei cari.
Mi sono seduto sulla lastra tombale con i loro nomi scritti in lettere di bronzo e lì sono stato fumando una sigaretta in compagnia della mamma, di Tatà e di tutti gli altri che lì giacciono.

Salvatore nel giorno del suo 65° compleanno. Le altre due foto sono state scattate in occasione del 90* compleanno della mamma.

Salvatore nel giorno del suo 65° compleanno. Le altre due foto sono state scattate in occasione del 90* compleanno della mamma.

Dieci poveri negretti
se ne andarono a mangiar:
uno fece indigestione,
solo nove ne restar.
Nove poveri negretti
fino a notte alta vegliar:
uno cadde addormentato,
otto soli ne restar.
Otto poveri negretti
se ne vanno a passeggiar:
uno, ahimè, è rimasto indietro,
solo sette ne restar.
Sette poveri negretti
legna andarono a spaccar:
un di lor s'infranse a mezzo,
e sei soli ne restar.
I sei poveri negretti
giocan con un alvear:
da una vespa uno fu punto,
solo cinque ne restar.
Cinque poveri negretti
un giudizio han da sbrigar:
un lo ferma il tribunale,
quattro soli ne restar.
Quattro poveri negretti
salpan verso l'alto mar:
uno un granchio se lo prende,
e tre soli ne restar.
I tre poveri negretti
allo zoo vollero andar:
uno l'orso ne abbrancò,
e due soli ne restar.
I due poveri negretti
stanno al sole per un po':
un si fuse come cera
e uno solo ne restò.
Solo, il povero negretto
in un bosco se ne andò:
ad un pino si impiccò,
e nessuno ne restò.

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5 ottobre 2016 3 05 /10 /ottobre /2016 08:16
Un giorno della memoria familiare

(Maurizio Crispi) Il 4 ottobre è una data di ricorrenze per la mia famiglia.
Mio fratello Salvatore è nato il 4 ottobre e oggi avrebbe compiuto 69 anni.
Di papà si celebrava l'onomastico e, nello stesso tempo, dei nostri genitori l'anniversario di matrimonio.
E quindi, in questo 4 ottobre 2016, a tutti loro - anche se non ci sono più - vanno i miei più cari e commossi auguri.
In fondo, queste ricorrenze che rimangono vive nella mente e nel cuore servono a chi rimane per coltivare la memoria di chi non è più.
Ma, se lo sguardo e la memoria devono volgersi al passato per il giusto tributo a chi non è più e agli antenati che sono la nostra ragione di essere in questo mondo, bisogna nello stesso guardare al futuro e occuparsi dei vivi che sono quelli a cui un giorno passerà il testimone e che dovranno mantenere la memoria di noi.
E, quindi, in questo stesso giorno, è caduto l'onomastico di mio figlio Francesco... e ciò rappresenta la parte festosa della giornata per vvere la quale occorrerebbe non isolamento e solitudine, ma condivisione.
Le memorie hanno senso soltanto se possono essere condivise e trasmesse: altrimenti sono condannate a rimanere sterili e non produttive, soltanto una faticosa zavorra da portare sulle spalle.

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27 settembre 2016 2 27 /09 /settembre /2016 11:59
Il gabbiano che vuole la luna

Dopo la pioggia notturna
é tornato il sereno

Stracci di nubi
come pennellate di bianco
nel cielo
che ad Est è giallo-bianco
da far male agli occhi
e, negli altri quadranti,
intensamente azzurro

La luna, un tondo quasi perfetto,
ancora luminosa
é sospesa allo zenit

E c'é un gabbiano
che veleggia pigro
Si potrebbe pensare
che voglia raggiungere la luna
e prenderla nel becco come una pagnotta
per portarsela via
in un luogo recondito
dove i suoi piccoli aspettano
cibo a e attenzioni

Un giorno é trascorso
Uno nuovo comincia

La ruota del desiderio e dei sogni
gira e rigira a tondo
come una ruota di preghiera buddista
il cui movimento impresso
incensantemente da ogni orante e supplice di passaggio
fa sì che pensieri e desideri
ascendano verso l'alto,
trascendendo l'umana fallibilità,
e vadano via in volo
come quel gabbiano
che cerca di afferare la luna

E le bandiere di preghiera
garriscono nel vento

(foto di Maurizio Crispi)

(foto di Maurizio Crispi)

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22 settembre 2016 4 22 /09 /settembre /2016 10:13
Bradipitudine

Oggi corsa lenta, come quella di un tapascione...

No, ancora più lenta, mi correggo,
è stata come potrebbe essere quella di un bradipo tridattilo
che impiega circa un giorno per arrivare a grattarsi
con il dito dietro l'orecchio

Non parliamo poi quando deve spostarsi da qui a lì
percorrendo una distanza di circa cinque metri,
se è vero che la velocità dei suoi spostamenti
è di circa 67 mm per secondo...

Per ogni minuta attività quoitidiana
il Bradipo intraprende un viaggio
richiedente tempi lunghi per il riposo
e per estemporanei sonnellini,
ma anche per compiere lunghe ed arzigogolate riflessioni

Dunque, ho appena scoperto
la mia vocazione ad essere bradipo
e da neo-bradipo intonerò
un gioioso peana di elogio alla lentezza

Ma ci vorranno giorni e giorni
per articolarne oggni singola parola

Fondiamo dunque il bradipo-day,
come momento di adunanza per tutti i bradipi - bradipini e bradipine - del mondo
e per coloro che hanno scelto la bradipitudine
come stile di vita

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21 settembre 2016 3 21 /09 /settembre /2016 12:58
Attenti a quel percoroso

Un cartello plastificato indica il percorso pedonale da seguire passando per Viale Lazio (Palermo), visto che la strada è - e sarà - chiusa per secoli in attesa del completamento dei lavori di una stazione sotterranea di quella che sarà la potenziata Metro di Palermo.

percoroso pedeonale in Viale Lazio (PalermoMa l'amanuense frettoloso non si è accorto del refuso che ha trasformato "percorso" in "percoroso", - si sa che i programmi di videoscrittura, non ben bilanciati nel loro utilizzo da un'attenzione sempre desta, possono causare dei clamorosi errori.
Leggendo l'indicazione involontariamente comica e, procedendo per libere associazioni, ci si pongono quindi dei problemi: sarà il percoroso indicato pericoloso o comodoso? Sarà esso odoroso o spiritoso? Sarà stertoroso o rumoroso? Bisognerà provarlo per capire quali infinite sfumature situazionale questo inedito percoroso possa contenere.
Certo, odoroso di sicuro, visto che il passaggio indicato è disseminato di cacate canine (poveri cani! Certo non per colpa loro!). E il percoroso sarà anche pericoloso (per via delle insidie cui saranno sottoposti i piedi dei passanti non attenti) e odoroso, se non francamente puzzoso per via delle deiezioni canine in vari stadi di trasformazione dallo stato organico a quello minerale.
Yes!, anche rumoroso (per via dell'azione continua dei complessi macchinari deputati allo scavo della stazione sotterranea di viale Lazio) e stertoroso, di sicuro, quando da quel percoroso si trovano a passare bande di runner allo stremo delle forze in un eccesso di competività dialogica.
Insomma, si potrebbe pensare che l'oscuro amanuense abbia scritto "percoroso" a bella posta, per creare nel cittadino che si fosse trovato ad adocchiarlo una serie di possibili associazioni sulle qualità del passaggio indicato.

E se, invece di "percoroso", fosse stato scritto "percor-orsoso" avremmo avuto la suggestione che, in piena città, ci fosse un percorso per orsi (paura!) a memoria della famosa invasione degli orsi in Sicilia raccontata da Buzzatti; o se avessimo letto "percor-orcoso" avremmo pensato di poterci trovare di fronte a una gang di orchi (paurissima!) in cerca di cibo.
Insomma, a partire da un banale lapsus, la nostra giornata può essere allietata dall'umorismo.. e mi raccomando... attenti a quel percoroso!

 

Le foto sono di Maurizio Crispi

Gli interminabili lavori per la stazione sotterranea della metropolitana a Palermo (viale Lazio)

Gli interminabili lavori per la stazione sotterranea della metropolitana a Palermo (viale Lazio)

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15 settembre 2016 4 15 /09 /settembre /2016 10:22
Nel tempo del sogno

Nostalgia dell'estate
con la sua siccità,
con il caldo asfissiante,
ma anche con la dolce brezza carica di salsedine
che giunge dal mare

Nella mia mente (o forse nel sogno)
c'è un padiglione sulle dune
con tende da sole di canapa bianco sporco
svolazzanti con piccoli schiocchi,
logorate da anni di esposizione alla canicola
e dall'azione abrasiva della sabbia sospinta dal vento
e c'è una spiaggia ripulita di fresco,
spazzolata e rasata,
liscia come un pavimento di pietra
appena lavato,
e pedane di legno per arrivare sino alla battigia
a piedi scalzi senza bruciarsi i piedi

C'è la gioia di sorrisi condivisi
Ci sono i giochi nell'acqua
e i castelli di sabbia

Ecco l'istantanea di un ricordo
che il tempo non farà mai sbiadire

La memoria crea eterei ponti
che annullano per incanto
tempo e spazio

 

Nel tempo del sogno

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  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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