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14 maggio 2022 6 14 /05 /maggio /2022 09:00
Ho fame grande (foto di maurizio crispi)

Cammino per la strada di primo mattino

 

Uno anziano davanti a me,
una coppolicchia sulla testa
e una mascherina a coprire il volto,
cammina a passi incerti
tutto traballante,
tutto proteso in avanti
come all'inseguimento
d'un suo centro di gravità
Ogni tanto si gira indietro

 

La via è altrimenti deserta
soltanto noi due,
distanziati di un centinaio di metri
L'incedere del vecchio è lento
Anche io sono vecchio,
ma mi sento giovane

 

In pochi passi lo raggiungo
e lo affianco

 

Poco più avanti c'è il fornaio
davanti al quale passo quasi ogni giorno
e si sente la fragranza di pane appena cotto
Il vecchio si volge verso di me
e, mentre lo sorpasso,  
mi chiede se ho un euro da dargli
per comprare un cornetto

 

Io sto facendo la mia passeggiata con il cane
e in genere, per questa bisogna,
non porto nulla con me

 

Batto con le mani sui pantaloni
e faccio un gesto eloquente di ambedue le mani
per dirgli che le mie tasche sono vuote,
e che non c'è niente che possa dargli
Lui replica: "Hai un euro da darmi
per comprare un cornetto?"
Stessa gestualità da parte mia,
ma stavolta per essere più chiaro, aggiungo:
"Non ho nemmeno una moneta addosso!"
E tiro via dritto,
senza voltarmi indietro

 

Mi sono chiesto se, avendo qualche spicciolo,
glielo avrei dato
Non so, proprio non lo so
So per certo che non è in questo modo
che si risolvono i problemi
Sì, qualche volta, elargisco delle monete
all'africano di turno
che fa la questua davanti ai negozi
Do più volentieri a quelli che non insistono

e che non mettono in atto stratagemmi
per suscitare nell'altro sentimenti di pietà
Si fanno queste azioni
perché si vuole essere in pace con la propria coscienza
Ma anche se dai una monetina
i problemi della gente che chiede rimangono

 

Un mio amico, molto cattolico,
con il quale in passato mi sono ritrovato a fare
delle trasferte sportive
portava sempre con sé delle banconote da 500 lire
e appena qualcuno, anche la zingara, si avvicinava
lui metteva mano alla tasca
e mollava una delle sue 500 lire
"Un aiuto non si nega a nessuno", mi diceva,
"e, quindi, mi tengo sempre pronto.
Io faccio la mia parte,
poi sarà Dio a provvedere"

 

Questo pensavo, mentre mi allontanavo
dal vecchio ricurvo,
rimasto ad  arrancare
lungo la via deserta del primo mattino
e dal fornaio con le sue seduzioni odorose

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14 aprile 2022 4 14 /04 /aprile /2022 09:54
Il moscone in graticola

1. Il moscone se ne stette nel sole
forse un po’ stordito dal calore
Poi, alla fine,
prima di cuocersi in graticola
se ne voló via

 

2. Senso di sconforto
Senso di oppressione
Che mi stringe il petto
Nulla accade
Quasi nulla
Vorrei trasformarmi in pietra
E non sentire la goccia
che cadendo ad intervalli
la scava, la scava,
sino a dissolverla
Vorrei dormire
d’un sonno profondo, senza sogni
navigando in un mare di oblio,
misericordioso
Vorrei svegliarmi in un mondo nuovo
in cui vi sia la freschezza di un inizio
senza la memoria
di precedenti vite

 

E così sia

 

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11 aprile 2022 1 11 /04 /aprile /2022 10:34
Il cielo è sempre più blu

Il cielo è sempre più blu
I contorni dei monti e delle case
sono nitidi, iperreali
L’aria è ferma, quasi calda
L’odore della primavera é nell’aria
Gli alberi, dopo il lungo inverno,
tardano a sbocciare,
anche se la linfa
invisibile agli occhi
spinge verso l’alto,
con impeto
Cammino con i miei cani
a passo felpato
guardandomi attorno
osservando il cielo su di me
sorpreso che le nubi di ieri
si siano dileguate
anche loro in una morbida danza

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21 febbraio 2022 1 21 /02 /febbraio /2022 12:10
Il volo di Icaro

Un bel dì ho pensato di indossare
un paio d'ali
Le avevo appena trovate lì,
appese nell'armadio di casa,
il loro piumaggio era tutto polveroso
come se non fossero state usate da tempo

 

Un mistero
chi le avesse lasciate e perché
Le ho prese e le ho ripulite ben bene
sino a farle risplendere di riflessi iridescenti
che s’accendevano
nella luce piena del giorno

 

Dopo averle ammirate,
le ho indossate e mi calzavano a pennello
Ed ero tutto nudo
all’infuori di quelle ali

 

Preso da subitanea eccitazione
e inedita vigoria
sono uscito fuori in balcone
e ho spiccato il volo

 

Volavo e volavo
e, intanto, emettendo dei suoni celestiali
in un idioma a me sconosciuto,
provavo a chiamare a raccolta
altri volatori come me,
preso dal desiderio di condividere
tanta bellezza
e l’estasi vivificante del volo

 

Nessuno rispose al mio richiamo

 

Il Cielo, azzurrissimo, rimaneva vuoto
ed era ben triste tutto quel vuoto tinto di blu,
senza nemmeno una nuvoletta bianca
a tenere compagnia
a me, unico volatore

 

Allora, sono salito sempre più su,
in alto, in alto
verso l'infinito d’un blu
sempre più profondo
che trascolorava nel nero
e già intravedevo le stelle,
sino a quando il freddo siderale
ha bloccato i miei muscoli
e l’aria s'era fatta così rarefatta
che l'ossigeno ha smesso di nutrirli

 

Sono caduto a precipizio
le ali si sono scomposte
e mi sono state strappate via
e, in un attimo, a velocità supersonica
mi è venuta incontro la superficie del mare,
dura come il cemento

 

Mi ci sono sfracellato
con un tonfo sordo
e, poi, sono stato inghiottito dall'acqua
che è divenuta per sempre
la mia tomba liquida

 

La morale della storia è che, quando si trova un paio d'ali,
abbandonate nell'armadio
non bisogna mai rinunciare a usarle:
le ali erano state messe lì per te
Ed il volo è stato impagabile
Ora che son morto,
dopo che le ali mi sono state strappate via,
non lo rimpiangerò mai quel volo

 

Meglio un solo volo glorioso
che una vita intera di grigiore e inettitudine

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4 gennaio 2022 2 04 /01 /gennaio /2022 17:36
Irene Salatiello Crispi, la mia mamma (foto di Maurizio Crispi)

Nelle prime ore del 4 gennaio 2010 si è spenta la mamma.
Ha deciso di andarsene perché non voleva più essere di peso.
Poche ore prima di prendere il volo verso il Cielo, mi disse: "Maurizio, questa notte non voglio mettermi a letto. Rimarrò qui, seduta nella mia poltrona. Piuttosto portami la mia sveglia e caricala per le 5.00".
Io così feci. Portai la sveglia, la caricai e gliela misi accanto.
Poi, mi accomodai in una poltrona accanto. E mi appisolai.
Attorno all’una del nuovo giorno mi svegliai di colpo, per via dell’improvviso - innaturale - silenzio della stanza.
La mamma era immobile nella poltrona, così come l’avevo lasciata, ma non respirava piu.
Se n’era andata in pace e in silenzio. Così ho pensato, prima di essere travolto dalle emozioni.
Alle cinque del mattino la sveglia suonò imperiosa per ricordare a tutti noi che la vita continuava, anche senza di lei.
E il trillo di quella sveglia che risuonò tre ore dopo che lei ci aveva lasciato è stato indubbiamente uno dei suoi lasciti più importanti.
Oggi ricorre il 12° anniversario della sua dipartita e mi sembra ieri quando lei se ne è andata.
Dovunque si trovi, la sua anima, che continua a vivere nel ricordi di tutti coloro l’abbiano conosciuta, riposa in pace, assieme a mio padre e a mio fratello.

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3 gennaio 2022 1 03 /01 /gennaio /2022 17:46
Ricevuta Don Ciccio_5 gennaio 1984

Nella tasca di un giaccone che tengo in campagna ho trovato un pezzo di carta accartocciato.
Con molta lentezza, per evitare che si sbriciolasse, lo ho dispiegato.
Cos’era?
Nientemeno che la ricevuta di un pasto per due, consumato nella tipica trattoria Don Ciccio di Bagheria, nel lontano 5 gennaio 1984.
Esaminiamo quanto vi è scritto, voce per voce

Pane …….£1000
Primo……£4400
Carne…£10.500
Vino……….£800
Liquori….£1000
Servizio..£1000
Totale..£23.500

 

Sono rimasto stupefatto.
É che ormai non ci pensiamo più!
Quanto abbiamo perso nel corso degli anni!
Quei soldi pagati per un pasto completo in trattoria per due, corrisponderebbero oggi a poco più di 10 euro, giusto per pagarsi una pizza e una mezza birra…
Avevamo tutto e non lo sapevamo…

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20 dicembre 2021 1 20 /12 /dicembre /2021 09:11
Così è (foto di Maurizio Crispi)

Natale si avvicina a grandi passi
E' sempre troppo veloce il Natale
con i suoi passi felpati

Fine novembre, l'evento cruciale
cui tutto sembra debba convergere
sembra ancora lontanissimo
Poi è inizio dicembre e, all'improvviso,
i giorni e le notti
cominciano a vorticare
conducendo in un turbinio
gli assetati di feste
all'inebriante mulinello di gioia e ineffabili piaceri
prescritti da altri

E' scontato che tutto si debba ripetere
secondo un copione prestabilito
Dopo le attese festose ed ansiose della mia infanzia
dopo i preparativi accurati di doni e contro-doni,
in eventi affrontati per anni
con fedele attenzione,
adesso non ne posso più

Sono stanco
Vorrei essere libero da abitudini asfissianti
omologanti
tutti a fare la stessa cosa
come in una catena di montaggio
perché si deve
Il commercio ha rovinato la festa,
e non siamo stati noi umani
- badiamo bene -
ad averla rovinata

Sono stati il commercio e le parole vuote
di tutti i vacui parlatori
prezzolati della radio e della televisione
che ci infarciscono la testa di cazzate
e che ci uniformano ad un unico modello:
a tutti deve piacere la stessa cosa,
fatta nella stessa modo,
non si deve mai deviare dal solco principale

Occorre gioire quando viene dato il comando di gioire
Oppure piangere quando viene dato il comando di piangere

Sono state le multinazionali ad averla rovinata,
la festa (e le feste),
Big data e big pharma

Io dico basta
Non ne posso più più

Come una tartaruga mi ritiro nel mio guscio
ma anche lì non credo di poter essere al sicuro
da infiltrazioni nefaste

Anche alla tartaruga più sospettosa ed accorta
arrivano comunque il veleno delle microplastiche
e gli inquinanti dell'aria

Ed allora nascondo la mia testa sotto il cuscino,
per dormire e stra-dormire
non prima di aver messo i miei calzini,
usati un solo giorno,
a svaporare sul davanzale della finestra

 

calzini sul davanzale a svaporare (foto di Maurizio Crispi)

 

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9 dicembre 2021 4 09 /12 /dicembre /2021 10:19

Questo mi trovai a scrivere nel lontano 2009, stimolato da una foto carpita nel corso d'una mia paseggiata mattutina all'interno del Giardino Inglese di Palermo, a proposito dei lettori di giornali "in panchina".

In realtà, è bello sedersi in panchina a leggere un giornale o un libro, magari in un giorno di festa, quando non ci sono impegni e tutto si può svolgere in modo molto rilassato. Ma quella volta, quando vidi quel lettore di giornale seduto in panchina, provai un subitaneo moto di antipatia, a partire da ancora recenti ricordi della mia vita lavorativa.

E, si ci vaiu, ci vaiu pi liggirimi u' giurnali... (una domenica mattina, Giardino Inglese, Palermo)

E, si ci vaiu, ci vaiu pi liggirimi u' giurnali... (una domenica mattina, Giardino Inglese, Palermo)

Ogni volta che vedo uno che legge il giornale spaparanzato comodamente da qualche parte, non posso non pensare alla frase che commenta la foto, frase che ha una sua storia, piccola, ma edificante.
Ai tempi in cui ancora dirigevo un servizio per le tossicodipendenze cittadino, in applicazione delle norme vigenti si era creata una turnazione pre-festiva e festiva dei Ser.T cittadini (in numero di cinque), in modo tale che, nei fine-settimana e nelle altre festività ci fosse sempre un'Unità operativa disponibile, sia per situazioni nuove, non ancora attenzionate (per una preliminare accoglienza oppure per fornire semplicemente informazioni), sia per gestire utenti già in carico per la somministrazione di terapie con farmaci sostitutivi (degli oppiacei) le cui dosi giornaliere, sulla base della valutazione clinica del singolo soggetto non sarebbe stato prudente dare in affido.
Si poneva così la necessità di mettere in atto il trasferimento temporaneo all'unità operativa della città allo scopo di limitare al massimo gli affidamenti metadonici soprattutto a quei soggetti non motivati o, con un bisticcio di parole, non "affidabili".
Alla vigilia di un fine settimana telefonai al collega che dirigeva il Ser.T che avrebbe garantito quel turno per segnalargli il trasferimento di una serie di utenti, un gruppo più numeroso del solito sulla base delle mie valutazioni.
Quel collega si risentì parecchio. L'invio di utenti, infatti, comportava di norma un surplus di lavoro: identificazione dell'utente, trascrizione degli estremi del documento d'identità oltre che la somministrazione dei farmaci prescritti (con tutti i protocolli del caso, trattandosi di stupefacenti), a fronte d'una situazione che, probabilmente sarebbe stata di totale inazione.
Il collega, alquanto zotico e di poca cultura (mi rammarico nel dirlo), a sottolineare la sua scarsa disponibilità, pronunciò appunto questa frase lapidaria: "E, si ci vaiu, ci vaiu pi liggirimi u' giurnali...". Come a dire: "Non rompere. Lasciami fare la vita comoda...".
Questa frase che darebbe ragione agli strali di Ichino contro i nullafacenti - ed anche (e, di nuovo, mi duole dirlo) ai pesanti apprezzamenti del ministro Brunetta - in quanto espressione di una programmatica e premeditata volontà di non far nulla, pur essendo in servizio, mi è rimasta indelebilmente scolpita nella mente.
Ed è per questo che ogni volta che vedo uno che se ne sta placidamente a leggere il giornale non posso fare a meno di pensare a questa storiella, anche se - di per sè - la lettura del giornale comondamente seduti su di una panchina al centro di un'area verdeggiante non è da condannare, anzi potrebbe essere un'attività decisamente piacevole e meritata, tipo il riposo del giusto dopo una faticosa settimana di lavoro...

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6 dicembre 2021 1 06 /12 /dicembre /2021 06:50
Meridiani e melograno vizzo (foto di Maurizio crispi)

Ci sono certe combinazioni di dettagli che, se riesci a coglierli estrapolati da tutto il resto, assumono un fascino incredibile, come se fossero stati messi lì proprio per provocare quell'effetto.

Ma devi poter vedere, per renderti conto: un vedere, che non sia un semplice guardare che si limita all'apparenza degli oggetti che si presentano alla nostra attenzione e alla loro mera fisicità.
La buona Letteratura (ed anche la Fotografia, anche se con un linguaggio ben più sintetico ed immediato) sono così.

Assolvono alla funzione di aiutare altri a "vedere".

Lo scrittore, in questo senso, è un "visionario" perché con le sue affabulazioni non fa che proporre realtà alternative o realtà nascoste nelle pieghe del Reale ordinario, apparentemente prosaico e scontato.

Entrare e stare in una libreria è come penetrare all'interno di uno scrigno di tesori: come avere accesso alla caverna di Ali Baba e dei quaranta ladroni, piena all'inverosimile di inenarrabili tesori.

Per poterli vedere ed ammirare occorre conoscere la parola magica che possa di volta in volta introdurti in quel mondo fantastico e consentirti di accedere allo scrigno che li contiene.

(Una mia breve nota, risalente al 2012)

La foto la scattai al "Punto Einaudi" di Palermo (Francesco Passarello)

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22 novembre 2021 1 22 /11 /novembre /2021 10:08
La sicilia alata e pensosa (graffito a Palermo, foto di Maurizio Crispi)

Sono ad un convegno, almeno così mi pare.
Sono arrivato nella città dove si svolge dopo un lungo viaggio, e ho il mio zaino sulle spalle.
Entro in un grande edificio e salgo su per un grande scalone di pietra e marmo.
Chiedo indicazioni e vengo indirizzato verso una stanza dove si svolge un seminario in presenza, non un webinario.
I partecipanti si sono accomodati in ordine sparso ed informale, su sedie e poltrone di plastica. Sono tutti rivolti verso un ometto seduto davanti ad uno stretto tavolo. L’ometto-conferenziere sembra, a dire il vero, uno hobbit. Parla e parla, dottamente, ma anche con bonomia. mi sento in imbarazzo: poichè sono in ritardo, entrando nella sala, devo sfilare sotto gli occhi di tutti e mi ritrovo a muovermi goffamente, come chi cerchi di non attirare l'attenzione su di sé, ottenendo invece l'effetto contrario.
Sempre persegendo l'obiettivo di non attrarre l'attenzione su di me, mi seggo in fondo, un po’ decentrato da tutti gli altri astanti.
Penso che così avrò agio di addormentarmi, non visto, per un breve sonnellino di cui sento di avere tanto bisogno dopo le fatiche del viaggio.
Poi, tuttavia, mi rendo conto che sono troppo periferico e che rischio di attirare l’attenzione su di me.
Avanzo, dunque, facendo oscillare la mia poltrona con ripetuti colpi di reni, sino a mescolarmi con gli altri.
All’improvviso il seminario si trasforma in un’interrogazione.
L’hobbit-conferenziere si trasforma in occhiuto professore che scorre con gli occhi il suo registro e che poi punta il dito su questo o su quello degli astanti, invitandolo ad alzarsi in piedi per dire ciò che sa. Qualcuno si rifiuta e allora lo hobbit sentenzia: “X@@@ prende uno sul registro…”. Altri si cimentano, ma la loro preparazione si rivela assolutamente insoddisfacente.
Panico totale.
Vorrei farmi invisibile.
Cerco di sprofondare il più possibile nella poltrona che, in un abbraccio quasi materno, avvolge le mie terga. Mi sforzo anche di evitare lo sguardo inquisitorio dello hobbit.
Ma non c’è niente da fare quello - implacabile - mi chiama e dice: “Vediamo cosa sa dirci il nostro Crispi!”.
Mi alzo incerto e mi guardo attorno, come cercando la solidarietà dei miei colleghi, io con la mandibola caduta per l'imbarazzo.
Ma niente: tutti tengono gli occhi incollati a terra.
Sento la bocca asciutta e la lingua si è fatta rasposa, di consistenza lignea. Cerco di parlare, ma quello che viene fuori è soltanto un rantolo informe.
Vorrei dire allo hobbit che mi osserva con occhi di ghiaccio che purtroppo non ho potuto studiare la lezione come avrei dovuto…
Lo hobbit continua ad sogguardarmi, con occhi adesso feroci e selvaggi, e poi sentenzia: “Se le cose stanno così…”.
Si alza, rivelando all’improvviso, di possedere una statura inaudita… non è più uno hobbit adesso, ma un temibile troll di montagna o forse un orco malvagio: afferra da sotto il tavolo una grossa mannaia e, stringendola nella sua mano nodosa, prende a muoversi verso di me…
Di nuovo panico assoluto. Quello si avvicina sempre di più, brandendo la sua arma.
Provo a fuggire via, ma ho le gambe che sembrano essersi  fatte di cera molle e quindi mi ritrovo a terra strisciando penosamente, mentre lo hobbit, diventato troll-orco - ormai incombe su di me, agitando minaccioso la sua crudele mannaia di lucente acciaio ben temprato.

 

(Rielaborazione di un sogno istantaneo)

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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