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1 agosto 2022 1 01 /08 /agosto /2022 20:05
Bottiglia di passato di pomodoro sul marciapiedi (foto di Maurizio Crispi)

Il caldo è feroce
L’umidità alle stelle
Una folla, stremata dai dardi della canicola,
s'accalca davanti all’Ufficio Postale

 

Volgo le spalle a quei coatti sotto il sole
e riprendo scoraggiato la via del ritorno

 

Mi distenderei volentieri
su una delle panchine
davanti alla statua di Santo Pio,
se non fosse così arroventata,
una graticola più che altro,
benchè un ventaglio di poveri materiali,
l'ì dimenticato da un precedente abitatore
eserciti su di me un surreale richiamo

 

Dietro una recinzione di ferro e rete metallica
occhieggiano tristi rose prigioniere

 

Poco più in là, una bottiglia di passato di pomodoro
giace a terra scappellata
e spande il suo contenuto sul cemento,
mimando gli effetti di un orribile delitto,
avvenuto qualche istante del mio arrivo

 

Mi ritiro fiaccato a casa
E qui trovo il divano  
ad accogliere le mie terga stanche
Un po’ di aria condizionata
per raffrescarmi

 

Ma non bisogna mai dire che c’è caldo!
È un grave errore di metodo far ciò
Ho piuttosto la visione d’una fresca vallata alpina
I prati verdi rasati di fresco
e l’ombra fitta degli alberi
Il ruscello che scorre tra i sassi
con un piacevole, lento, murmure
No! Lì, non c’è caldo,
posso sentire sulla mia pelle
la piacevole frescura
e l’aroma della fienagione

 

Ma il beneficio della visualizzazione
cessa troppo presto, purtroppo

 

Squilla il telefono e c'è un'emergenza
Il beneficio diventa veneficio
Orsù, gambe in spalla, Wolf!
Tu sei quello che risolve i problemi
Vai, Wolf, sei atteso!
Corri! Corri!
Prima arrivi, meglio è!

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15 luglio 2022 5 15 /07 /luglio /2022 08:02

Ho scritto questo pezzo nel luglio 2015, rendendolo visibile nel mio profilo Facebook. Probabilmente non l'ho tempestivamente pubblicato qui sul blog. Mi ci sono imbattuto casualmente, nella solita rassegna di ricordi proposta giornalmente dall'algoritmo di Facebook. E , quindi, non avendolo fatto a suo tempo, lo lancio, qui, oggi.
Delle riflessioni che arrivano in ritardo rispetto a quando furono formulate, ma che sono tuttora attuali.

Tatà e i cannoli di Piana degli Albanesi (foto di Maurizio Crispi)

Tante delle persone che sono state nella mia vita sono morte.

Mia nonna e la prozia Irene le ho viste solo nel letto di morte e poi composte nella bara. Mi è stato risparmiato il momento del loro trapasso.

Poi è stata la volta di Papà che è entrato in casa, dopo il tragico incidente, già sigillato dentro la sua bara. Mi è stato risparmiato di andare all'Istituto di Medicina Legale ad effettuare il riconoscimento di quel che restava. O forse io sono stato vigliacco e, con facilità, mi sono lasciato convincere a non andare, lasciando ad altri il pietoso compito.

Poi - e vado saltando, passando agli eventi più significativi - è stata la volta di mio cugino Gabriele. Questa volta - forse per compensare ciò che mi ero risparmiato quando era morto papà - sono andato con i miei cugini e con i suoi genitori sul luogo dell'incidente e abbiamo passato la notte davanti all'obitorio di un piccolo cimitero di provincia, in attesa che gli addetti ne aprissero le porte, con impietoso orario di ufficio.

E qui, io, facendo da supporto per i miei cugini e per i miei zii, mi assunsi parte dell'incarico del riconoscimento di Gabriele e, poi della sua svestizione dalla muta di sub che ancora indossava. In questo compito impregnato di pietas, mi ritrovai a vivere in pieno ciò che non avevo vissuto alla scomparsa di mio padre. E fu un'esperienza intensa e, in parte, destabilizzante, negli effetti che ebbe su di me negli anni successivi: un'esperienza che potei metabolizzare a poco a poco, con grande dolore.

Poi, andando avanti negli anni, siamo arrivati alla morte della mamma: l'ho seguita intimamente negli ultimi giorni, osservando il suo rapido declino e, nello stesso tempo, sentendo l'energia caparbia con cui si teneva legata alla vita, aspettando il momento proprizio per lasciarci con fierezza e nel suo modo. L'ultima notte non volle andare a letto e rimase seduta nella sua poltrona, la poltrona dove aveva passato sempre più tempo nei suoi ultimi giorni. Io mi misi nella poltrona accanto a lei per rimanerle vicino. E mi addormentai.

Quando alcune ore dopo mi risvegliai forse a causa dell'eccessivo silenzio (il suo respiro nelle ore precedenti si era fatto pesante e affannoso), mi resi conto che aveva compiuto il suo transito, con accanto la sua borsa e la sveglia che ogni mattina puntava alle 5.00 secondo un'abitudine consolidata allo scopo di avviare la routine dell'accudimento a Salvatore (mi aveva chiesto di portargliela e di caricarla per lei al solito orario di sempre). E quella sveglia all'ora stabilita suonò ancora una volta, per ricordare a tutti noi che la vita continuava con le sue necessità e i suoi obblighi.

Anche questa volta, tuttavia, mi fu risparmiato il momento del trapasso. Ero addormentato accanto a lei.

Con Salvatore, no.

Eravamo assieme e l'ho visto morire.

Ho visto la sua lotta, mentre se ne andava.

Ricorderò il suo sguardo carico di angoscia: non si è mai pronti, quando quell'ultimo momento arriva; il suo tentativo di dirmi qualcosa, delle parole che non riusciva ad articolare; il suo improvviso accasciarsi in avanti, terreo in viso, in un'immobilità che, sul momento, mi sono rifiutato di codificare nel suo vero ed ineludibile significato, per quanto io sia medico (ma che ha scelto di fare lo psichiatra, proprio per non doversi confrontare con questi aspetti del morire).

E' stato giusto che sia accaduto così, io e lui assieme, vicini come eravamo stati negli ultimi anni dopo la morte della mamma. L'ho visto e l'ho sentito mentre era sulla soglia e forse mi rivolgeva un ultimo saluto, oppure mi chiedeva aiuto, perchè ancora per lui non era tempo di andare.

Non credo che potrò mai dimenticare quel momento.

Ci penso sempre: non riesco a distanziarmene.

Quelle fatidiche sequenze compaiono improvvisamente davanti ai miei occhi e nella mia mente nei momenti più impensati.

Ed è giusto che sia così.

Ed anche vero che il tempo è un grande scultore e che poi, a poco a poco, le cose si attenuano e si smussano anche se ci affanniamo a farle vivere nel ricordo.

Quando spingo il passeggino con Gabriel, ci penso più intensamente, proprio perchè quando il transito di Tatà si è verificato io ero lì con lui nella mia funzione di fratello-spingitore.

Forse ciò dipende anche per il fatto che questa sia stata la prima volta in cui ho visto materialmente il momento del trapasso di una persona cara.

E stato così che ho bevuto il calice della vita sino in fondo.

Questa volta, in occasione del mio ultimo miglio come spingitore,  non sono stato risparmiato: ho dovuto vivere per intero il commiato da Tatà, senza sconti.

Sono convinto che, per vivere, occorre avere consuetudine con la morte e soprattutto con il morire.

 

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11 luglio 2022 1 11 /07 /luglio /2022 07:54
Alba e isole lontane (foto di Maurizio Crispi)

E' un'alba con nuvole flottanti nel cielo,
mentre il disco rosso del sole
si leva dalla sua casa d’acqua
Le nuvole cotonose trascolorano,
passando dal grigio, al rosato, all'arancione vivo
per poi tornare bianchiccie

 

E si vede il profilo delle isole lontane
isole mai trovate,
isole mai visitate,
che fanno gonfiare il cuore di nostalgia

 

L’aria è fresca,
Le rondinelle intrecciano voli,
I colombacci tubano,
E c'è anche una musica vivace
che pulsa nelle mie orecchie

 

Vivide chiazze di sole
disegnano un fine merletto sul muro

 

I resti della colazione
e delle letture mattutine
giacciono affastellati davanti a me
Sì, l’aria è ancora fresca
e soffia una brezza benefica,
ma la pioggia annunciata dai meteobilli
non è arrivata
Peccato!

 

In compenso, i fichi sono in via di maturazione
e i fiori di cactus si schiudono
in ordine sparso

 

Il primo giorno di una nuova era
dopo lo strappo

 

Boh, tre volte boh!

 

Isole lontane e mai trovate (foto di Maurizio Crispi)

 

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9 luglio 2022 6 09 /07 /luglio /2022 07:36
Magnolie di notte (Foto di Maurizio Crispi)

Rapidi ed effimeri fulgori di luce
si alternano ad ampi viali d'ombra
Si crede di essere nella luce,
si gode del suo calore
e il cuore si riscalda
Poi, all'improvviso,
senza nessuna ragione
se non il tiro di dadi di un dio ottuso
ci si ritrova a brancolare nel buio e nel freddo

 

Il vento fuori soffia incessante
e spazza via la cappa di calore intollerabile
Il suo soffio fresco è una benedizione

 

Il cielo si illumina ad est d'un vago chiarore

Ma forse oggi il sole non sorgerà di nuovo

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1 luglio 2022 5 01 /07 /luglio /2022 06:24
Sfabricidi e bici (foto di Maurizio Crispi)

Ho pedalato per le vie della città
sotto il sole cocente
del primo giorno di luglio
I soliti spettacoli,
turisti festaioli
in leggeri abiti estivi,
donnoni con cosce enormi
e con polpacci che sembrano fiaschi per il vino
Trolley che rullano sull'asfalto,
ipnotici
Gente che si affretta,
capelli di paglia in testa

 

E' come essere in Africa, qui

 

Quando passo vicino
a questi corpi in movimento
mi pare di sentire la puzza di sudore
che promana dalle ascelle
e dalle anguinaie
Lo so! Lo so! Forse sono intollerante!
Non mi adatto bene alle presenze altrui
Quanta più gente vedo, in genere,
tanto più sono tentato di ritirarmi
su di un’isola deserta
oppure sulla cima di una montagna
oppure mi sento spinto a rinchiudermi
nella frescura ombrosa
di casa mia
e qui aspettare che passino i giorni del caldo
e forse tutta la vita che mi resta

 

Procedo, comunque,
pedalando a testa bassa
schivando i corpi che mi si parano innanzi
e poi quegli odiosi monopattini elettrici
Vado avanti, con il sudore
che mi sgocciola negli occhi
ed intride la mia T-shirt
Vado e vado, strizzo gli occhi
abbacinati dal pieno sole

 

Poi arrivo in una strada desolata,
come fossimo in Mexico
(mancano le nuvole, però)
e qui trovo un'isola gigantesca di pattume abbandonato
davanti ad un fabbricato,
abusivo probabilmente, lasciato a mezzo
Una terra di nessuno, evidentemente
Rifiuti di ogni genere giacciono nel sole a fermentare
e da essi si levano miasmi fetidi
si potrebbe svenire,
se solo si respirasse a pieni polmoni
Un mar dei sargassi di monnezza
e forse al suo interno
c’è qualcuno che è stato catturato
da quei tentacolari miasmi
e che ora si decompone lentamente
grazie al lavoro solerte di pigri mosconi
Negli occhi  dei radi passanti
non c'è nemmeno l’ombra di rassegnazione,
solo indifferenza

 

Vorrei volare via,
anziché essere assorbito
da prosaiche incombenze
anziché stare a rompermi la schiena
arrancando su questa bici
Vorrei essere lontano,
magari intento a percorrere il Cammino,
dimentico di tutto,
dei vincoli, delle camurrìe, dei grattacapi quotidiani
Invece, devo abbassare la testa,
gli occhi incollati a terra,
lo sguardo a non più di un metro dai miei piedi
a tirare il carico che mi è imposto
Vorrei volare alto, ma non posso

 

Quando torno a casa,
dopo la folle pedalata nel caldo,
mi seppellisco dentro me stesso
in un angolo profondo e recondito
dove nessuno mi potrà trovare
Ed è balsamico per l'animo mio,
starsene lì arrotolato come una larva nel suo bozzolo,
oppure come un lombrico
nell’umido ventre della terra,
in attesa di resurrezione,
dopo la necessaria espiazione
Per quali peccati non so,
forse per quelli commessi
in un'altra vita precedente,
una delle tante
nel ciclo eterno di morti e rinascite

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26 giugno 2022 7 26 /06 /giugno /2022 07:51
Viale Lazio di primo mattino - foto di Maurizio Crispi

Sono ancora rinchiuso nei miei sogni notturni
che adesso non ricordo più
Le prime ore del giorno sono spesso colme
di un'infinita tristezza,
anche quando non sono da solo
Vorrei raggiungere la luna
a cavallo di un destriero alato
Vorrei librarmi nel cielo
come i gabbiani al mattino,
quando con i loro voli salutano il sole
Vorrei rincorrere qualcun'altro
come quelle rondini gioiose,
con le loro acrobazie

 

Invece,
cammino da solo, a passeggio con un cane nero
lamentandomi dell'anca che oggi mi duole
stringendo le chiappe,
perché urge una visita al bagno
e, certamente, non posso accovacciarmi
qui in mezzo alla strada,
come un selvaggio,
per soddisfare il mio bisogno

 

Intanto il giorno avanza,
il caldo si fa più intenso
le foglie secche cadute in morìa
crocchiano sotto i piedi

 

Vado avanti,
ma è come se andassi indietro
risucchiato da un gorgo
al quale non riesco a sottrarmi

 

Oggi è così, domani si vedrà

 

 

Today’s Walk (domenica 26 giugno 2022)

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20 giugno 2022 1 20 /06 /giugno /2022 06:52

Questa nota, scritta il 20 giugno del 2020, è riemersa attraverso i ricordi di Facebook, non ancora pubblicata qui, su questo blog.
E credo che sia stata per me una delle ultime "note" pubblicate su Facebook, prima che gli sviluppatori di FB abolissero questa funzione, che per me era preziosissima, in quanto mi consentiva di utilizzare il mio profilo, a tutti gli effetti come una pagina web. E capitava spesso, in questa mia gestione, che dapprima scrivessi una nota su Facebook, ripromettendomi di trasferirla dopo nel blog e che, poi, distolto da altre incombenze, mi dimenticassi di farlo.
Per quanto concerne il contenuto della nota, voglio circostanziare meglio: quando la scrissi avevo già vissuto il primo periodo del lockdown e mi ero dedicato a scrivere un mio personale diario della pandemia che poi, assieme ad altri successivi scritti estendentesi sino al marzo del 2021, si è trasformato in libro (Ai tristi tempi del Coronavirus. Dove siamo, dove andiamo - Il mio diario giornaliero, Edizioni ExLibris, 2021) e, successivamente, ho messo mano ad una serie di miei scritti sulle panchine e ne ho scritto di nuovi. Quindi, ciò che scrivo in questa nota non è esattamente veritiero, anche se è verissimo il fatto che dopo aver scritto un bel po' di note di diario relative al primo periodo della pandemia, mi fossi poi fermato, scrivendo in un arco di due mesi quattro o cinque testi soltanto: al punto di sentirmene preoccupato. 
Ritengo che i pensieri e le emozioni che si esprimono siano veri nel momento in cui si descrivono, ma essi sono fatti d'una materia plastica, continuamente mutevole, e dunque sono transitori e mobili come le nuvole. Si trasformono, sono metarmorfici e non possono essere liquidati con uno sbrigativo giudizio dicotomico vero/falso.
In fondo queste brevi note diaristiche sono delle fotografie istantanee che hanno pur sempre un loro valore documentario.

Pity the Poor Cat with Nine Lives to Live

E’ da molte settimane - forse non esagero se dico due mesi - che non ho più scritto una sola parola.

La routine di ogni giorno, i piccoli gesti quotidiani sia della gestione domestica sia dei lavori outdoor in campagna, mi hanno assorbito totalmente. Se a questi due aspetti si aggiunge la cronica carenza della connessione internet per il laptop proprio in questo ultimo periodo la lista degli impedimenti materiali è completa.

Ma - ad essere onesti - devo aggiungere che vi sono altri - più impalpabili - eventi soggettivi che hanno interferito.

Forse la mancanza di ispirazione, o forse la mancanza di quello stato estatico della mente che prelude all’atto della scrittura e che già la contiene (e sintomo di ciò vi è la cronica incapacità di ricordare al risveglio i sogni che sono sempre presenti tuttavia, abbondanti e vivaci, per quanto possa confusamente ricordare), o forse ancora la mancanza di voglia di comunicare qualsivoglia pensiero odi andare alla ricerca di immagini da catturare con la mia attrezzatura fotografica per poi divulgarle nella rete o per usarle come primum movens per lanarrazione di piccole storie.

Non sono più un attivista della comunicazione, come mi ritenevo sino a qualche tempo fa.

C’è qualcosa di più, forse. Ed è la sensazione di aver varcato in qualche modo una soglia.

Sappiamo tutti che nella vita abbiamo sempre molte soglie da attraversare. A molte di esse non facciamo caso, spinti come siamo dallo slancio e dall’entusiasmo. Di altre ci accorgiamo, invece: o per la gravità degli eventi cui esse ci conducono o per i particolari stati emozionali sperimentati.

Ogni soglia superata espone alla perdita di qualcosa, ma - al tempo stesso - apre la via a nuove potenzialità e a nuove avventure.

Con il trascorrere del tempo alcune soglie acquistano il sapore dell’ineluttabilità: ed è quando uno vorrebbe fare magari una ricarica indietro, una sorta di fast backward: ma è chiaro che non è possibile  tornare indietro per riavere più tempo, poiché è nella natura umana essere in parte legati ad un vettore del tempo lineare.

Ecco il fatto...
Il 9 agosto 2019 ho compiuto 70 anni: e devo dire che non ci ho pensato particolarmente; mi sono sentito nei mesi successivi lo stesso di sempre.

Ora si avvicina il tempo del mio 71° compleanno e, nel frattempo, qualcosa è cambiato, con Covid-19 a far da trigger e da catalizzatore, con la caduta verticale delle piccole abitudini quotidiane e con la necessità di ridisegnare stili di vita e relazioni sociali.

Il tempo si fa stretto, quando - nell'acquisire consapevolezza di aver varcato una soglia cruciale - il bilancio tra ciò che si è perso e ciò che ancora può essere trovato non è più tanto vantaggioso, come anche quello che si può trarre soppesando i propri fallimenti nel confronto con i successi o analizzando la propria perdita di vision, in altri termini della propria capacità di sognare ad occhi aperti, proiettandosi in un futuro ipotetico, ma pur sempre possibile.

Sento il tempo che passa veloce in questi giorni ed è forse la perdita di creatività, quella creatività che è alla base della scrittura, uno dei segnali premonitori dell'abbandono dell’entusiasmo, della curiosità, della vivacità mentale e della voglia di apprendere di continuo cose nuove.

So anche, tuttavia, che quello di essere vicino al fine turno è uno stato d’animo transitorio e sento che continuo ad identificarmi con il gatto che ha nove vite da vivere.

Ma anche il gatto che ha nove vite da vivere giungerà alla fine alla sua nona (ed ultima) vita...

E cosa gli rimarrà poi da fare per avere ancora più tempo?

 

L'immagine che ho usato per illustrare  questo post mi rimanda ad uno scritto dell’aprile del 2019

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20 giugno 2022 1 20 /06 /giugno /2022 06:47
(20 giugno 2019, foto di Maurizio Crispi)

(20 giugno 2019, foto di Maurizio Crispi)

 Con un bastimento
vorrei partire verso orizzonti lontani
e uno sbuffo di fumo
lasciato indietro
come una specie di saluto
 

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13 giugno 2022 1 13 /06 /giugno /2022 09:49

Ritrovo questo breve scritto su Facebook, postato il 12 giugno 2012, e non credo di averlo mai postato su questo blog.
Quindi, ne approfitto per rilanciarlo, con qualche piccola modi
fica

Papaveri nel vento (foto di Maurizio Crispi)

Uccelli nel cielo
intrecciano voli primaverili

Passo davanti ad un cesto della spazzatura
e ne viene fuori un lezzo nauseabondo
di formaggio vecchio
andato a male

Un dignitario
tutto nerovestito,
credendo di non essere osservato,
scava con diligenza
dentro il suo orecchio
con l'unghia lunga ed appuntita del mignolino

Un altro
chiuso nella scatola rovente
della sua auto
scava con altrettanto impegno
dentro il suo naso,
traendone prelibati frutti

Gas di scarico ottundono
il profumo delle fioriture sontuose

Il mondo gira così
tra brutture ed ineffabili bellezze
E, a volte, le brutture prendono il sopravvento

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5 giugno 2022 7 05 /06 /giugno /2022 18:51
La scatola con oggetti della mamma

Apro un armadio,
qui, in casa di campagna,
per riporre il piumone
e per cercare un copriletto estivo
E trovo uno scatolone,
di quelli pieghevoli,
decorato all'esterno con una fantasia floreale


Cosa ci trovo?
Tutte le comodità della mamma
quando venivamo qui
a trascorrere le domeniche
Quindi, ecco il repertorio
Diversi indumenti di ricambio,
adatti per le diverse stagioni
Comodi sandali "da scoglio", di plastica bianca,
di quelli indistruttibili
Un grembiule molto coprente
per cucinare senza rovinare gli abiti della gita
Una scatola di cartone e stoffa riciclata
(che, un tempo, aveva contenuto
dei cioccolatini Caffarel)
con dentro tutto l’occorrente per cucire
Un’altra di metallo
(che forse un tempo aveva contenuto delle caramelle)
con elastici di varie fogge
Una terza scatola, pure in metallo,
con trucchi  e altri prodotti cosmetici

È stato bello aprire questa scatolone
Ne avevo dimenticato l’esistenza
o, forse, non avevo avuto mai contezza
E, in un attimo, è tornato tutto in vita
La mamma conservava sempre tutto
Quindi scatole nelle scatole,
in un gioco di rimandi

 

E ciò che conservava
lo conservava così bene
che poi si scordava della sua esistenza
Poi, le cose a distanza di tempo
saltavano fuori
come un prepotente Jack-in-the-Box
a ricordarti di momenti del passato
o di quando esse erano ancora utili e necessarie
Aprire questa scatola piena di cose
é stato per me come ritrovarmi,
all’improvviso, al cospetto della mamma

 

Per quanto la memoria affettiva sia importante
- sappiamo bene quanto lo sia -
anche le cose materiali hanno una loro funzione di ponte
tra presente e passato
Questa scatola rinvenuta è stata per me
un’autentica capsula del tempo

 

Ne ho preso le cose che potevano servire
E poi l’ho richiusa, a futura memoria
Vorrei che il grande dei miei figli
leggesse questa mia piccola storia
e ne traesse insegnamento o ispirazione

Anche se, ovviamente, in questo campo
ci possono essere infinite variozioni o modulazioni
Ma ciò non toglie nulla della forza d'impatto

che può avere una scoperta di queste
A condizione che ci assoggetti alla necessità
di aprire le scatole della memoria (o capsule del tempo)

quando ci si imbatte in esse,
anziché limitarsi all'azione più semplice (ma distruttiva)

di prenderle in blocco, così come sono,
senza aprirle, senza soffermarsi, e buttarle via

In questo mio ritrovamento
(quello che ha ispirato questa nota)
è stato come se - per un attimo -
fosse ricomparsa accanto a me la mamma,
con il suo sorriso e con la sua ironia, benevola

A volte soggiaciamo agli scherzi benevoli
di un dio delle piccole cose

E, intanto, mentre scrivo questa nota,
occhieggiando fuori dalla finestra del mio studio
posso cogliere l'intenso cromatismo
di una jacaranda in piena fioritura

 

 

#ricordi
#transitiepassaggi
#notedidiario

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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