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22 marzo 2014 6 22 /03 /marzo /2014 10:45

Nuvole in camminio nel primo giorno di primavera

 


Oggi le nuvole creano effetti
di prospettiva e profondità
come quinte mobili di un teatro
che si inseguono all'infinito

Quando le nuvole sono così
non ti opprimono
ma ti fanno sembrare
piccolo ed insignificante,
un bruscolo
di fronte a cose che hanno proporzioni maestose
e che lievitano leggere

 
Persino i grattacieli più arditi
e i treni rossi della DLR
sembrano fuscelli nel confronto

Il vento da Est
soffia continuo

e piega gli steli d'erba
cresciuti nei vasi
 

 

E lo smilzo cespuglio di prezzemolo
verdissimo e fitto
sopravvissuto - chissà come -
alla stagione
oscilla e trema

Vorrei poter volare
e guardare dall'alto
i greggi di nuvole
in cammino
lungo quelle eterne

vie di transumanza,

 

 

 

 

 

Nuvole in camminio nel primo giorno di primavera

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15 marzo 2014 6 15 /03 /marzo /2014 15:07
Notte

Poche le stelle visibili
trapuntate
nel mantello scuro del cielo
le altre cancellate dal riverbero
delle mille luci tremolanti

La luna compie il suo ciclo eterno
e ha già cominciato a declinare

I treni 
percorrono incessanti 
le loro rotte,
alcuni senza guidatore,
come fossero condotti da fantasmi

Il grido lacerante
di un'ambulanza

Un passante,
il volto illuminato
dal display del cellulare,
antidoto alla solitudine

E si sente il rumore dei suoi passi
svanire nel nulla

La vertigine di trovarsi nel cuore
d'una metropoli
in cui vivono assemblati
milioni e milioni,
piccole cellule
di un'enorme corpo vivente
e al disotto
la città di coloro che vi hanno vissuto
nei due millenni precedenti
e che sono ancora di più

La città dei vivi e dei morti
non dorme mai
e, ogni tanto,
tira un respiro profondo

Solo nell'intervallo
trova un attimo di quiete

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26 febbraio 2014 3 26 /02 /febbraio /2014 07:48
Fioritura d'inverno, tra i tetti grigi
Tra i tetti grigi e uniformi
c'è un albero in piena fioritura:
una nuvola vaporosa e candida
che cerca di ascendere verso il cielo

Passanti solitari
con lo sguardo fisso
al display del cellulare
come se fosse la loro bussola
in un viaggio senza nessuno accanto
o un salvagente a cui stare aggrappato
in mondo vasto
come il mare inquieto,
non so

Le luci intense d'un piccolo albergo
formano un'isola di calore
nella notte fredda e ventosa

E quando arriva il buio
siamo pronti per un altro giro di giostra

Il sole sorgerà ancora
e sarà bello rivedere quei fiori
tra i tetti

Fioritura d'inverno, tra i tetti grigi

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19 febbraio 2014 3 19 /02 /febbraio /2014 07:04

A glorious day. Una domenica londinese, di sole e di cielo azzurro

 

(Maurizio Crispi) Al mattino di domenica 16 febbraio 2014 ci attende un'incredibile giornata di sole e di cielo azzurro, almeno per le consuetudini meteo londinesi.
Anche la temperatura è relativamente mite.
E' quello che i Britannici definirebbero a "glorious" day...
Usciamo in formazione.
Prima è Maureen che va a correre ed io esco con lei per camminare, portando Babacino con me nello sling dove presto ben rincanttucciato si addormenta (come sempre del resto), sleeping in the sling, quindi, con un mio personale neologismo "sleenging".
Cammino vigorosamente, rincuorato dalla nitidezza dei colori, dalla trasparenza dell'aria e dai fulvidi colori: vado dapprima al piccolo parco dedicato a King Edward, lungo il Tamigi a poca distanza da casa: qui, mi soffermo ad osservare gli scoiattoli.
Sono incredibili questi scoiattoli: a differenza dei loro cugini americani che ho avuto mod di vedere a Central Park (nella Grande Mela), questi britannici mi sembrano molto più timidi e riservati.
Non ti consentono mai di avvicinarti a meno di tanti metri, sicchè - a meno di essere dotati di un potente teleobiettivo - è quasi impossibile fotografarli.
Sono anche sospettosi e attenti a qualsiasi anomalo riflesso e scattano, immediatamente, per andare a nascondersi in recessi sicuri (da dove magari, poi, continuano ad osservarti con i loro occhietti scuri e mobili).
A glorious day. Una domenica londinese, di sole e di cielo azzurroE quando balzano via, se riesci a cogliere il loro movimento, sono un vero spettacolo per gli occhi, soprattutto quando saltano leggeri, inarcando il dorso e sollevando la coda verso l'alto, una coda che più che di pelo sembra esser fatta di piume leggere, che ondeggiano nel piccolo vento generato dal movimento.
Pazzesca agilità, accoppiata con sublime leggerezza... potrebbero essere una varietà sui generis di volatili con quella coda piumosa e aperta come un ventaglio di cui si intravede un morbido disegno in filigrana, se viene illuminata nel controsole. E si comprende come una varieta di scoiattolo si sia evoluta sino ad avere una membrana leggera che collega la zampa anteriore con quella posteriore, sicchè balzando da un ramo all'altro, possono improvvisare brevi voli a vela, una sorta di parapendio naturale.

Frustrato da questa difficoltà nel fotografarli, ma oltremodo meravigliato dalla leggiadira dei loro movimenti, ad un certo punto della mia passeggiata, mi sono imbattuto in un altro loro congenere che, a differenza degli altri, se ne stava pigramente allungato sul bordo dello schienale di una panchina, quasi fosse disteso a prendere il sole.
Per nulla spaventato dalla mia presenza e da quella di altri passanti occasionali e runner-by si stiracchiava a più non posso, per poi sedersi a leccarsi il pelame.
Beato (a meno che, mi son detto, la sua apparente pigrizia, non possa derivare dall'essere lui giù di corda o malato).
Mi sono sbizzarrito a fotografarlo (levandomi - per così dire - il "testale") e poi ho proseguito oltre.
Il sabato e la domenica mattina qui a Londra, non c'è quasi nessuno in giro.
Le strade sono vuote, pochi passanti, ancora meno auto.
Solo runner e salutisti della passeggiata, da soli o con il cane.
Proseguendo nel mio andare, ho notato che il livello del Tamigi era insolitamente basso: non l'avevo mai visto così...
A glorious day. Una domenica londinese, di sole e di cielo azzurroDa uno dei punti da dove è possibile farlo (qua e là lungo il Thames Path ci sono delle scalinate che, attraversando lo spessore del Wharf - argini - arrivano proprio al grato del fiume, scendo sulla riva che è disseminata di detriti di ogni genere, ma dal fiume all'argine vero e proprio, in questa giornata di apice di bassa marea, si delinea una bella spiaggia in pendenza e ci sono dei cercatori di non so che cosa, attrezzati con canestri e secchioni di plastica colorata, che rovistano nella sabbia e che smuovono i massi.
Cammino per un po' lungo il greto che assume a tratti un aspetto quasi lunare, per poi riemergere sulla via di Wapping dalla scala successiva.
Ero un po' in apprensione, mentre sono giù. Pensavo tra me e me: "E cosa accadrebbe se arrivasse all'improvviso una violenta onda di marea?".
Riprendo a a camminare, anche la batteria della macchina fotografica all'improvviso mi abbandona. Pazienza! - mi dico - Tanto c'è l'I-phone!.
Con Maureen abbiamo appuntamento in un piccolo caffè di Wapping dove ci siamo fermati diverse volte.
Arrivo e ordino un "americano" al latte con un plain croissant ed intanto, mentre Babacino dorme beato, leggo le ultime pagine della sceneggiatura di "The Counselor".
Poi, quando arriva Maureen, è il mio turno di correre, mentre lei ritorna a casa con Babi. E, questa volta, io - purtroppo, senza macchina fotografica - mi spingo versa il Saint Katharine Dock e il Tower Bridge, da cui torno indetro percorrendo The Highway.


Poi, dopo il pranzo quieto a casa (preparo un'ottima omelette con la pasta fritta, usando quella che è rimasta dal giorno prima), usciamo per una seconda passeggiata e ci dirigiamo verso Canary Wharf, in un pomeriggio i cui colori caldi che volgono al tramonto, sono ancora più vcaldi e "gloriosi".
C'è tanta gente lungo l'argine, chi corre, chi passeggia, bimbi in triciclo.

Mi sembra quasi, guardando le nubi che si accendono di colori mentre il sole si fa sull'orizzonte, il paesaggio del Tamigi, adesso con un livello ben più alto rispetto al mattino, gli edifici lontani che si stagliano netti e senza sbavature, i gabbiani che volteggiano in cielo e le imbarcazioni che sfrecciano lungo il fiume, che sto vivendo dentro uno dei quadri di Turner che mi è capitato di ammirare la domenica prima (alla mostra "Turner and The Sea", allestite al Greenwich National Maritime Museum).
Conclusa la passeggiata proprio nel cuore commerciale di Canary Wharf cioè propio ai piedi delle alte torri fantasmogoriche che solitamente vediamo con uno skyline dalla nostra finestra, siamo tornati a casa con il DLR, perchè ha cominciato a far freddo.

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14 febbraio 2014 5 14 /02 /febbraio /2014 08:29

Esporazioni

 

Un'ombra si proietta sul tavolo e Gabriel tenta di afferrarla, scrostandola via con le unghie dalla superficie del tavolo...

Vede l'ombra, evidentemente, come qualcosa di concreto, dotata di una sua materialità, un oggetto come tanti altri che può manipolare o maneggiare.

E' incredibile come sia diversa la percezione di un bimbo che si affaccia al mondo e come sia sperimentale il suo approccio alla realtà...
Bisogna toccare per capire, raschiare con le unghie, palpare, mettere in bocca ed assaggiare: un mondo di esplorazioni sensorial, attraverso cui si costruiscono i percetti, un mondo che noi da adulti perdiamo, perdendo con esso la nostra freschezza, perchè tutto - automaticamente - viene dato per assodato, per scontato, e non merita ulteriori esplorazioni...
E con la fine delle esplorazioni, viene meno la meraviglia...

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11 febbraio 2014 2 11 /02 /febbraio /2014 07:21

In attesa della primavera, a Greewich

 

Cielo livido,
alberi spogli

Nere silhouette in preghiera
di rami contorti e protesi in alto

In attesa della primavera

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9 febbraio 2014 7 09 /02 /febbraio /2014 07:25

Giorni con Babacino. Il bisogno fa trottar la vecchia (il Vecchio)...(Maurizio Crispi) Da lunedì 27 gennaio, Maureen è tornata al lavoro, sicché io è Gabriel Babacino passiamo le nostre giornate assieme, cercando di trovare il giusto ritmo, tra i momenti dei pasti, i giochi, le passeggiate e i riposini. Passeggiate e riposini sono strettamente interconnessi, dal momento che l'unico modo di ottenere che Babacino si addormenti durante il giorno (e questo anche quando è palesemente stanco e si stropiccia gli occhii in continuazione) è quello di metterlo dentro il marsupio e portarlo a passeggio.
Altrimenti non verso, per quanto stanco e lamentoso, non si addormenterà neanche con le bombe.

L'operazione di metterlo da solo nel marsupio è indaginosa, ma sono riuscito a mettere a punto un sistema per chiudere le fibbie da solo senza dover chiedere aiuto ad alcuno (come si dice - e come diceva mia madre - "Il bisogno fa trottar la vecchia"...). 
Quindi, la necessità dei riposini, impone che si debba uscire almeno due volte nell'arco della mattinata e Gabriel ogni volta puntualmente si addormenta. E, magari, qualche volta c''è una terza uscita extra.
Ma sono dei momenti piacevoli, se non piove...
In caso di pioggia, non si può uscire e bisogna sopperire a camminate domestiche oppure su e giù per le scale
di casa (4 piani per un totale di 60 gradini, con l'azata un più alte delle nostre...), visto che da quando siamo arrivati l'ascensore è cronicamente fuori servizio e che nessuno sino ad ora si è preso il disturbo di farlo riparare.
Ed io cammino e cammino...

In ogni caso, sia all'aperto, sia indoor, si tratta di passeggiate molto allenanti, visto che ormai il piccolo Gabriel pesa all'incirca otto chili...
Diciamo pure che, se mi saltasse la bizza di percorrere il "Cammino", ciò che sto facendo è un'ottima preparazione mirata: camminare, portando il peso della propria attrezzatura addosso.

E, poi, ne approfitto per compiere piccole missioni: faccio un po' di spesa (il più delle volte da Sainsbury's oltre Whitechapel Street), vado a prendere a noleggio dei DVD nuovi (in Brick Lane), oppure semplicemente scatto delle foto, imbattendomi invariabilmente in vedute insolite o dettagli che mi erano sfuggiti in precedenti passaggi.
Sì, perché c'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire: perchè ciò accade la cosa più importante è che, senza cercare di finalizzare il proprio sguardo alla scoperta di qualcosa, si lasci che la mente sia duttile e ricettiva come cera molle su cui rimane impressa qualsiasi tocco, anche il più lieve. Si tratta, in definitiva, della stessa attiitudine che consente di trovare degli oggetti che giacciono a terra abbandonati e che nessuno nota.
Diciamo pure che la scoperta di cose nuove (l"'avvistamento") può avvenire se si mantiene un'attitudine mentale relativamente libera da schemi pre-fissati, poichè questi - se sono dominanti - attivano una sorta di attenzione selettiva che automaticamente scarta tutto ciò che non è rubricabile come loro "categoria percettiva".
Per esempio, dalle parti di Birck Lane, indugiavo a fotografare una piccola faccina sorridente rossa (tipo emoticon) disegnata sul vetro di una piccola finestrella incassata nel muro e, mentre cercavo di trovare l'inquadratura più soddisfacente, uno che passava si è fermato a guardare e mi ha detto che pur essendo passato da questo punto tantissime volte non si era mai accorto di questo piccolo disegno. Mi ha ringraziato per la scoperta che gli avevo fatto fare e se ne andato, pieno di allegria.

Giorni con Babacino. Il bisogno fa trottar la vecchia (il Vecchio)...Poi, ho inventato il momento in cui facciamo una piccola ripresa video...
Quando torniamo dalla nostra passeggiata è sempre molto rilassato...
E, sia prima sia dopo le nostre marsupiali camminate, ci divertiamo molto...
Anche se, talvolta, mi sembra di non potere fronteggiare dei momenti di emergenza (quando Babacino comincia a strillare)...
Ma poi trovo sempre la mia via... la nostra via... Sto imparando molto... 

Mi rammarico di non aver fatto le stesse con Franci (ma. del resto, allora lavoravo e semplicemente non avrei potuto), ma certo facevo quello che potevo...

Questa stretta connivenza con Gabriel Babacino s'è talmente radicata dentro di me che, nei giorni che ho appena trascorso a Palermo, si è verificata - con particolare intensità la prima notte in cui ho dormito nella casa di via Lombardia - questo fenomeno: mi svegliavo di continuo nel corso della notte, avendo la precisa e netta sensazione che Babacino fosse addormentato sul mio petto, stretto nel suo marsupio da "passeggiata".
Insomma, anche nel momento in cui eravamo fisicamente distanti, Babacino era di continuo con me: forse, una manifestazione concreta, di quel fenomeno psichico che la psicoanalisi ha rubricato come meccanismo dell'introiezione.

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7 febbraio 2014 5 07 /02 /febbraio /2014 08:41
Operosa attesa operosa dei Crispi Brothers con ravvedimento (operoso)
Attesa in saletta di attesa
Attesa operosa
Ravvedimento operoso
Operosamente ravvedersi
Ravveduta operosità
Giornata trascorsa 
in spirito di ravvedoso operimento
ovvero d'operoso ravvedimento
in pieno borbonic style...

Perchè siamo in una sala 
- o, meglio, una saletta, sempre d'atttesa, s'intende,
benché operosa?

Già, perché?


Ma è ovvio!
Per ravvederci (operosamente),
per redimerci (operosamente),
per porre rimedio (operosamente),
per aggiustare le cose guaste (con operosità)
per fare tutto ciò che è necessario,
seguendo le migliori intenzioni,
e sempre puri di cuore e di mente,
e con attitudine operosa
nel senso dell'operoso ravveddimento
Operosamente mi spiego.

Il giorno prima camminavamo in auto

e, all'improvviso, un forte odor di bruciato
ha assalito le nostre nari.

Come sempre si fa in questi casi,
abbiamo aperto le finestre
per capire se il malo odore
venisse da fuori

E, invece, NO!

Eravamo proprio noi
la scaturigine dell'orrendo olezzo,
molto arrosto, ma niente fumo,
motore rovente
al calor rosso

Fantasie dirompenti 
che il nostro cocchio potesse ardere
e, per noi, bloccati ed incroccati
nel bel mezzo dell'ingorgo,
nessuna via di scampo

Claustrofobia al galoppo,
scenari cupi,
aria che manca

AIUTOOOOOOO!

Voglio uscire di qui!

Qualcuno ci salvi dal rogo imminente,
nonché immanente...!

Onde per cui,
al mattino dopo, 
eccoci in saletta d'attesa,
mentre il medico è al capezzale
della Tatamobile

Poi, alla fine, tanto rumor per nulla
Tatamobile in ottima saluta
e a noi è toccato
il lieto compito 
di ravvederci,
operosamente, 
s'intende

Ravvediamoci, sì, ravvediamoci
con operosità e in piena letizia!


It's never too late to mend...
 

Devo a mio fratello la gioia di aver appreso l'espressione " Ravvedimento operoso" che mi era sconosciuta e che, secondo me, è una grottesca celebrazione del gergo burocratese italiano e delle pratiche farraginose che lo sottendono, cui - alla faccia del promesso snellimento burocratico - il cittadino deve sottomettersi, più suddito obbediente che cittadino che oltre a dover sottomettersi a dei doveri, ha anche dei diritti, tra cui quello di essere trattato decentemente.

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4 febbraio 2014 2 04 /02 /febbraio /2014 21:44

Un'imprevista sorpresa che parla di affetti profondi, di circoli e cerchi, mandala e legamiMi sono ritrovato tra le mani, in questi miei giorni palermitani, un'imprevista sorpresa che parla di amore, di affetti, di circoli e cerchi, di mandala e legami...
Era un piccolo libretto di formato quadrato che se ne stava posato - ammicante ed anche con qualche "scintillanza" - tra gli altri oggetti sul tavolo di lavoro dove è la mia postazione PC.
Tra le tante cose che affollano la scrivania, in realtà, all'inizio era passato quasi inos
servato, ma poi all'improvviso è emerso dallo sfondo indistinto, quasi chiamandomi e attirando prepotente con forza quasi magnetica, la mia attenzione.
Un oggetto che prima non c'era, non v'era dubbio alcuno.
"Cosa sarà mai?", mi sono chiesto - "Non era qui prima!"
Ho allungato la mano e l'ho preso, per cominciare subito a sfogliarlo, pieno di meraviglia.
Ho pensato che un essere fatato lo avesse trasportato sin qui, sino a me, con una magica alchimia, nel cuore della notte, annullando il tempo e la distanza... o con una benevola diavoleria di teletrasporto o di scomposizione/ ricomposizione molecolare...
L'ho sfogliato, leggendo i messaggi aggiunti a mano alle parole stampate, guardando i disegni (alcuni aggiunti a penna) ed è stata una sorpresa lieta che è stata anche fonte di meraviglia, come quella scaturente dall'aver trovato un messaggio nella bottiglia...
Ma soprattutto ci ho trovato la magia delle immagini, delle parole, delle emozioni e delle persone. Un libro, un libricino, perfino il grado zero del libro (anche due pagine soltanto accucchiate assieme) può contenere tutto questo... e non sarebbe nulla, se dentro, non ci fosse tutto questo.
Mentre l'ho sfogliato una seconda volta volta (o forse la terza volta) ho fatto una piccola ripresa video.

Il sequenza video risultata è un po' ruspante, perchè contemporaneamente dovevo tenere aperto il libricino in posizione precaria, sfogliarne le pagine e tenere ben salda la macchinetta digitale per essere sicuro di realizzare la corretta inqwuadratura. Insomma un lavoro da equilibrista...

 


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17 gennaio 2014 5 17 /01 /gennaio /2014 06:44

Il ritorno e il primo giorno londinese(Maurizio Crispi) Velocemente, dopo quattro mesi, è giunto il tempo di partire.
Saluti, quindi, con un po' di rammarico, anche se sappiamo che ci si rivedrà con me prima, con Maureen e Babacino un po' dopo..
La signora Maria dispiaciutissima di non pter vedere più babacino ogni giorno. Ha detto: "Quando tornerà mi vedrà di nuovo come un'estranea e si metterà a piangere".
Saluti e baci anche con Tatarone era ovviamente dispiaciuto.
E con Franci. E sarebbe troppo lungo fare l'elenco di tutti.
L'ora degli addii, per quanto temporanea sia l'assenza che precedono, è sempre triste: quando scatta, vi è una sensazione di inellutabile.
Quella di essere come una foglia strappata dal sua ramo e trascinata dal vento impetuoso dell'inverno verso destinazioni imprevedibili.

Il viaggio è andato bene. Addirittura l'aereo è atterrato all'aereoporto di gatwick con mezzora di anticipo. Durante il viaggio non ho mancato di divorare impetuosamente i libri che avevo con me...
All'atterraggio, il cielo è insolitamente libero da nuvole. la temperatura mite: circa 11°.

Facciamo con fluidità e senza intoppi tutte le operazioni dell'arrivo: controllo dei passaporti, ritiro dei bagagli, un caffè e un po' di spesa essenziale in un emporio dell'aerostazione. 
Sia a Palermo, sia all'arrivo a Londra, la nostra piccola famiglia ha strappato al controllore dei passaporti e delle carta d'identità un sorriso di simpatia.

E quindi in treno sino alla Londonbridge Railway Station.
Da lì, in Taxi, sino a casa, in una buia Tarling Street.

In sintesi abbiamo viaggiato con ben quattro mezzi diversi: in bus (da Palermo all'aereoporto), in aereo (ovviamente, sino a Gatwick), in treno e infine, ultimo tratto, in taxi. Dimenticavo: sino alla fermata del bus siamo andati a piedi. E, dunque, non abbiamo nemmeno trascurato il camminare e la sua filosofia...

Il ritorno e il primo giorno londineseLa casa è fredda, il frigorifero è vuoto.
Un rubinetto del lavello della cucina sgocciola.
Il bagno è lievemente maleodorante per via del non uso.
Evidentemente, le pecorelle di Tarling Street hanno impazzato durante la nostra assenza.
E sì che io, durante una delle mie periodiche visite (da buon pastore non avrei potuto mai trascurarle troppo a lungo) avevo raccomandato loro di pulire tutto per benino e che avevo istituito speciali squadre di lavoro proprio a questo scopo!
Ma - per compensazione -, nel piccolo balcone dove ogni tanto mi affaccio a fumare una sigaretta, il prezzemolo che ho piantato ad agosto è cresciuto rigoglioso, sicché adesso abbiamo un po' di prezzemolo per gli usi di cucina.
I due platani gemelli del giardinetto antistante, che avevano ad agosto una chioma rigogliosa e un nido di corvi, sono stati potati, sicché guardando dalla finestra del salone la vista spazia libera sino alle torri di Canary Wharf che sembrano parte di una struttura fiabesca e misteriosa.

Babacino è raffreddato ed inquieto.
Gli faccio gli spruzzini nasali con la soluzione fisiologica, come mi è stato consigliato dalla farmacista di Palermo, alla luce della sua ancora recente esperienza di mama.
Ma la notte è un tormento, anche perché prima che la casa, disabitata per quattro mesi (all'infuori che dalle pecorelle di Tarling Street) si riscaldi ci vogliono diverse ore.

Il mattino è freddo e uggioso. Di notte ha anche piovuto intensamente.
Tarling Street e Sutton Street sono entrambe lucide di pioggia.


Sessione al PC e poi esco per una corsetta, sia per fare un po' di sano sport, come contraltare all'immobilità davanti al PC, sia per riprendere così contatto con l'ambiente.
Correndo mi rendo conto che non fa poi così freddo.

Il ritorno e il primo giorno londineseE' vero: man mano che procedo, mi rendo conto che riprendo contatto con tanti posti teatro delle nostre passeggiate e delle mie corse, ma in un severo abito invernale.

Dovunque ramaglie secche buttate giù dal vento e spezzate, letti di foglie morte.
Il maltempo qui ha imperversato con freddo glaciale e venti furiosi, mietendo vittime.
In fondo, adesso, non c'è poi tanto da lamentarsi.

Babacino è ancora inquieto e piagnucoloso: alla fine, ci decidiamo a telefonare e lo portiamo per una visita all'ambulatorio medico (GP).
Niente di grave in sostanza, ma il medico, che ha modi bruschi e sbrigativi (lo standard che deve essere rispettato è di 10 minuti a visita), ci prescrive una cura.

Torniamo a casa, mentre cala la sera di questo nostro primo giorno londinese.

Al ritorno entriamo in bazar di frutta e verdura, gestito e frequentato da orientali. E scopriamo che si comprano prodotti agricoli di base ad un prezzo decisamente inferiore che da Tesco o da Sainsbury's.
Ci ripromettiamo di tornare sempre qui a comprare ciò che ci serve.

A casa, ci rimane soltanto di fare il bagnetto a Babacino e di iniziare la cura.

E poi con la cena si conclude questo primo laborioso giorno londinese, condito di preoccupazioni per la salute del piccolo Babacino: da genitori ci si preoccupa sempre, a dismisura.
Si vorrebbe evitare sempre qualsiasi sofferenza al proprio piccolo: ed è una sofferenza guardarlo con quella faccina sbattuta e gli occhi un po' troppo liquidi e il naso che cola e sentirlo lamentoso.

Non c'è niente da fare, é nella natura dei genitori preoccuparsi... 

 

 

Il ritorno e il primo giorno londinese

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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