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1 ottobre 2022 6 01 /10 /ottobre /2022 10:46
Via Libertà autunnale a Palermo (foto di Maurizio Crispi)

Sento un peso che mi opprime il petto
e mi impedisce di respirare
Cammino per le strade del primo mattino
L'autunno all'improvviso 
ha preso ad avanzare
le foglie secche dei platani formano un tappeto per terra
Non ho molto da dire 
Mi sento solo svuotato, 
oppresso da questa pietra che mi grava sul petto
e non riesco a mandarla via

 

Un passo dopo l'altro
Avanti
Un passo dopo l'altro
Uno due uno due
il cane ansima accanto a me
Uno due uno due

 

Penso con mestizia ai tanti anziani chiusi negli ospizi
chiamati, nobilitandoli,
"Case di riposo", oppure "oasi della serenità"
o "il focolare" o anche "la gioia della mia vecchiaia" e così via
Tutti nomi accattivanti che racchiudono 
lo squallore e la solitudine
Spero di non finire così un giorno
Senza niente,
accudito da badanti prezzolati che mi trattano 
con voci sgarbate e che mi spintonano,
perché io non dia troppo fastidio
Sarei circondato da aguzzini,
Troppo stanco per poter leggere, 
forse anche semicieco,
senza nessuno che mi legga un libro ad alta voce
non autosufficiente
non voglio ridurmi così
Voglio poter vivere con dignità,
sino all'ultimo

 

Non ho mai portato la mamma in ospedale 
nei suoi ultimi giorni
Ho fatto tutto quel che si poteva
Continuava le sue cure
Non c'era altro che si potesse fare per lei
Lei lo ribadiva sempre
"Non voglio essere portata in Ospedale,
voglio stare qui a casa mia!"
L'ultima notte, però mi disse:
"Stanotte non vado a letto,
rimango a dormire qui in poltrona
Portami la mia borsa, la voglio accanto a me!
E portami anche la sveglia 
e caricamela per le cinque di mattina!"
E così si addormentò,
in una transizione più profonda di un sonno normale
E trovò in pace la sua via

 

Alle cinque del mattino in punto 
la sveglia emise il suo trillo

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1 ottobre 2022 6 01 /10 /ottobre /2022 08:19

Si parlerà qui non del pregiato vino di Montalcino, né tanto meno dell'omonimo personaggio minore del ciclo carolingio e dell'Orlando Furioso, un saraceno di bassa statura e bruttino anziché no, ma abilissimo nel compiere furti e azioni fraudolente di vario tipo, ma della parola "brunello", oggi a mio parere caduta in disuso, ma che sarebbe opportuno riesumare.

Quando ero giovane, questa parola, utilizzata come appellativo di questo o di quello, la sentivo usare spesso dai miei coetanei: tradotta in siciliano suonerebbe “brunieddu” ("Si' brunieddu!").
Ma chi o cosa sarebbe veramente il “brunello”?
Non è certamente un uso parola antico, perché non si ritrova nei dizionari di corrente uso e nemmeno in quelli vernacolari (perfino nel Grande dizionario italiano dell'uso non v'è traccia di questa possibile accezione: vi si ritrovano soltanto i lemmi "brunella" riferito ad una varietà di frutto e quello di 2brunello", riferito al vino di cui si accennava sopra).
Ho cercato in internet e ho trovato dei link, in uno dei quali - Le parolacce a Palermo - vengono passati in rassegna idiomi siciliani per esprimere una serie di offese e di connotazioni circa il comportamento altrui.
Qui, in un apposito paragrafo, si ritrovano assieme le espressioni negghia, brunello e cosa ‘nutili che sarebbero ingiurie che spaziano tra il bonario e l’offesa grave. Essere “na negghia” (nebbia) vuol dire essere evanescente, arruffone e incapace; mentre il “brunello”, non è un vino, ma uno che non ha parola, un cambia bandiera, uno poco affidabile. Molto più grave dire a qualcuno che è  ‘na cosa ‘nutile, o peggio, ‘na cosa ri jccari (una cosa da buttare) o addirittura nuddu miscatu cu nienti (nessuno immischiato col niente) cioè la nullità in assoluto.
Dunque, dalla lettura di questo post, mi pare evidente che il “brunello” sia uno che non mantiene la parola, uno tipo poco affidabile, insomma, ma anche un voltagabbana, un opportunista, uno leggero, ondivago, nelle sue convinzioni e nei suoi impegni. E se a queste caratteristiche del brunello ci aggiungiamo quelle attribuite al personaggio del ciclo carolingio siamo davvero a posto.
La parola “brunello”, arricchita dei caratteri del nano saraceno, potrebbe definire perfettamente molti degli pseudo-politici contemporanei. Suggerisco dunque di riesumare la parola in questione e darle nuova vitalità e vigore in considerazione dell'abbondanza di esemplari umani a cui applicarla/affibbiarla.
 

(Da wikipedia) Brunello è un personaggio del ciclo carolingio, presente nei poemi Orlando innamorato e Orlando furioso. È un saraceno nano, incapace quindi di combattere, ma dotato di particolare agilità e conseguentemente utilizzato dal capo supremo dei Mori, Agramante, per compiere furti. Egli però non resiste alla tentazione di derubare anche comandanti saraceni e ciò sarà causa della sua rovina.

Appare per la prima volta nel secondo libro dell'Orlando innamorato quando Agramante intende invadere l'Europa per sconfiggere Carlo Magno. A Brunello è stato detto che non ha possibilità di salvarsi se non porterà dalla parte saracena il giovane guerriero Ruggiero, ma questi è stato nascosto in un giardino segreto dal mago Atlante e l'unico modo per raggiungerlo è usare l'anello magico di Angelica. Brunello si impegna a rubare il gioiello e raggiunge dunque la fortezza dell'Albracca dove non solo riesce nell'intento, ma sottrae pure il cavallo a re Sacripante e la spada alla donna guerriera Marfisa, nonostante siano anch'essi Saraceni; quest'ultima si mette quindi all'inseguimento del ladro, il quale però la elude. Avuto l'anello, Agramante premia Brunello con un regno. I Saraceni trovano quindi Ruggiero al monte Carena dove lo vedono dietro una parete di vetro. Poiché questa è troppo ripida e scivolosa per essere scalata, il nano suggerisce ai soldati saraceni di ingannare Ruggiero, che a causa del suo innato amore per il combattimento scappa dal giardino nonostante le suppliche di Atlante e si unisce dunque a Brunello.

Nel Furioso a Brunello viene affidato l'anello da Agramante. La donna guerriera Bradamante è innamorata di Ruggiero che si trova prigioniero in un castello di Atlante. Seguendo le istruzioni di Merlino, ella cattura Brunello e dopo aver preso l'anello lega il nano a un albero. Marfisa trova Brunello e lo libera, ma ancora irritata per il furto della sua spada consegna il ladro ad Agramante. Questi scopre che Brunello non ha più l'anello e fuori di sé decide di condannare a morte il nano, che viene impiccato.

Di Brunello è rimasta celebre la descrizione fisica datane da Ariosto:

" La sua statura, acciò tu lo conosca,
non è sei palmi, ed ha il capo ricciuto;
le chiome ha nere, ed ha la pelle fosca;
pallido il viso, oltre il dover barbuto;
gli occhi gonfiati e guardatura losca;
schiacciato il naso, e ne le ciglia irsuto:
l'abito, acciò ch'io lo dipinga intero,
è stretto e corto, e sembra di corriero."

(Orlando furioso, III, 72)

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21 settembre 2022 3 21 /09 /settembre /2022 18:12
Paul Theroux, Luce accecante, Baldini & Castoldi

Il viaggio a volte può essere metafora per esprimere altro, e soprattutto finisce con il diventare un'avventura interiore dentro se stessi.
Il viaggio nello stesso tempo, quando una precedente esperienza è stata masticata e digerita, divenendo perfino - in alcuni casi oggetto di una narrazione bestselling - si trasforma in oggetto commercializzato, svuotato di qualsiasi valenza interiore. Quando ciò si verifica, occorre ricreare le condizioni per una "rinascita" e per una rifondazione del Sé.
Ed ancora, se il viaggio in un luogo non solo distante ed esotico, ma anche in un certo senso "esoterico" porta l'individuo a scoprire una vena visionaria e profetica, ecco che allora si verificano le premesse per un totale rivoluzionamento della precedente condizione di appiattimento e di schiaccianti sensazioni di inutilità. L'esperienza del viaggio, secondo queste premesse, diventa anche, il preambolo di un'esperienza sciamanica, assumendo che lo sciamano è colui che, con la facilitazione dell'uso di certe sostanze psicoattive che aprono la mente oppure attraverso l'immersione in una qualsivoglia malattia grave o nella follia ha compiuto un viaggio di andata verso i territori sconosciuti e spaventosi dell'impensabile e dell'indicibile e ne ha fatto ritorno, divenendo a pieno titolo colui che, avendo visto la natura profonda delle cose, può fregiarsi della qualifica di "psiconauta" e di guida di coloro che versano in analoghe difficoltà e che, per questo motivo, ha la facoltà di porsi come guida nei confronti di chi è sofferente, conducendolo senza edulcorazioni alla trama di verità delle cose.
Se poi a questi aspetti taumaturgici si aggiunge la cecità che è anche il dono di una visione al di là di Maya, cioè del velo ingannevole con cui la realtà si presenta, il gioco è fatto. Molti dei grandi profeti, molti aedi e poeti, molti sapienti e indovini (vedi ad esempio il caso del vecchio Tiresia) erano ciechi, privati della vista come senso: ma questa loro mancanza si tramutava nel dono della chiaroveggenza e del veder profetico, del poter vedere "oltre" le apparenze. Tutte queste riflessioni si traggono dalla lettura di uno dei romanzi di Paul Theroux, scrittore canadese-statunitense, autore sia di romanzi fiction sia di resoconti di viaggio (tra di questi possiamo ricordare un "ritorno in Patagonia" scritto assieme al grandissimo Bruce Chatwin, l'ultimo dei viaggiatori inglesi del Novecento).

Il protagonista di Luce Accecante (titolo originale inglese Blinding Light, nella traduzione di Fenisia Gianini Jacono), pubblicato da Baldini&Castoldi Dalai nel 2007, Slade Steadman, è stato l'autore di uno dei più popolari libri di viaggio del mondo.  Il suo libro che contiene la descrizione di un viaggio attorno al mondo senza passaporto, violando tutte le frontiere, con il racconto dettagliato di tutte le peripezie e degli stratagemmi messi in opera di volta in volta, è diventato un cult, generando una serie televisiva, nonché un merchandising che ha messo in commercio una linea di abbigliamento e di accessori da viaggi "avventurosi" sulle orme di Steadman (ma in realtà pseudo-avventurosi),  nonché un vero e proprio modello, ineliminabile e non ignorabile, per viaggiatori agiati, alla ricerca d'una parvenza di brivido rispetto alla vita ordinaria.
Da tempo Slade, annichilito dal suo stesso successo, non ha più nulla da dire al mondo, essendo divenuto vittima proprio di quel successo planetario, irrimediabilmente schiacciato e svuotato di ispirazione. Si è ritirato di fatto, in una lussuosa residenza nell'esclusiva Martha's Vineyard, vivendo dei proventi delle royalty che gli arrivano giorno dopo giorno.
Vorrebbe scrivere ancora, ma l'ispirazione lo ha abbandonato. 
Per recuperare verve creativa e per rimettersi in gioco rispetto alla piatta routine in cui si sente confinato, decide di intraprendere - assieme alla compagna Ava, dalla quale è in procinto di separarsi a causa della fine di ogni guizzo anche soltanto sessuale nella loro relazione - un viaggio avventuroso (per quanto edulcorato) nella più remota provincia orientale della giungla ecuadoregna (per ironia, un vero e proprio viaggio alla "Slade", circondato da viaggiatori che vestono il suo marchio e che pensano "Slade"). Al culmine di esso, l'incontro con gli sciamani del luogo - benché in un contesto di squallore per nulla idealizzante (tutto l'opposto della narrazione di Carlos Castaneda - si vedano "A scuola dello stregone" e i successivi volumi), e la sperimentazione di un preparato ottenuto da una rara erba allucinogena (una varietà di Datura), cambieranno la sua vita.
L'assunzione della droga, infatti, sin dall'inizio provoca in lui una cecità temporanea: mentre Slade è in questo stato sperimenta una condizione estatico-visionaria che gli permette di attingere ai suoi ricordi con particolare vividezza, ma nello stesso di vedere dentro le persone che lo circondano e che spiazza, mettendoli a nudo con foga impietosa e senza sconti per nessuno, con affermazioni dissacranti e disvelanti sulle loro intime debolezze e paure. Questa capacità di vedere dentro di sé e di leggere l'animo altrui, lo rimette in condizione di riprendere a scrivere nuove pagine, cosa che al suo ritorno fa con regolarità e costanza, assumendo giornalmente dosi della sua droga e vivendo in questa condizione di cecità ispirata e visionaria: Ava da cui era prima del viaggio in procinto di separarsi diventa la sua segretaria e scrivana.
Infatti, essendo chimicamente cieco per la maggior parte del tempo, in realtà più che scrivere il nuovo libro, lo va dettando giorno dopo giorno alla sua compagna, assieme alla quale recupera un'intesa sessuale con una potenza mai sperimentata prima, rimettendo in scena in versione fortemente erotiche sue esperienze fantasticate in epoche passate della sua vita. Di notte, Ava diventa la reincarnazione delle fantasie sessuali che ha evocato durante il giorno nello stato di cecità.
Steadman, durante questa fase, viene anche accolto con particolare deferenza nell'entourage esclusivo del Presidente degli Stati Uniti, dell'epoca (Clinton), impelagato in una rete di menzogne attorno ai noti atti sessuali compiuti con la stagista.
Alla fine, Steadman partorisce il suo nuovo libro che battezzerà "Il Libro delle Rivelazioni", di cui viene decretato immediatamente il successo enorme di critica e di pubblico, sulla scorta del quale egli parte per un giro di promozioni con tappe in alcune delle principali città degli Stati Uniti, mantenendo la menzogna della sua cecità (acquisita chimicamente, ma mai dichiarata in quanto tale): la sua versione ufficiale è che sia diventato cieco, ma che nella sua cecità egli abbia ricevuto il dono della visionarietà. La sua cecità è un bluff e parte del suo successo si fonda ora sul suo carisma visionario, poiché pur essendo cieco e incapace di vedere, in realtà vede in profondità con uno sguardo che trapassa tutti i segreti individuali, quelli più gelosamente custoditi. E, tra l'altro, con sprezzo utilizza questo enorme potere di vedere dietro le apparenze per ferire e dominare gli altri che lo circondando, pendendo dalle sue labbra, pronti ad essere fustigati ed umiliati dalle sue parole e dalle sue sentenze apodittiche.
Steadman è divenuto "colui che sa" e "colui che vede", proprio perché é cieco (chimicamente).
Ma, ad un certo punto, si ritrova cieco per davvero: quando ll tour promozionale è quasi agli sgoccioli, egli si accorge traumaticamente che la cecità persiste, anche quando gli effetti chimici della Datura dovrebbero essere cessati. E, a quel punto, si ritrova ad essere vulnerabile, sperimentando la fine di quella inebriante onnipotenza e, soprattutto, della sua protervia e del suo atteggiamento di fustigatore delle debolezze e delle menzogne altrui, egli stesso vittima della sua propria menzogna.
Dovrà intraprendere un percorso per ritornare indietro e per disfare gli effetti negativi del suo abuso, umiliandosi e ridimensionandosi.
Luce Accecante è un meta-romanzo sullo stallo esistenziale e sulla resurrezione di un autore in crisi creativa e d'identità, ma al prezzo d'una menzogna.
Il mio parere di lettore é che Steadman sia davvero insopportabile: forse per questo ho letto il romanzo a fatica, prendendomi numerose pause.
Ma è interessante: pienamente calzante con il tema della "La follia nell'arte", trattato in un recente volume.


(Dal risguardo di copertina) Il protagonista del libro è l'autore di uno dei più popolari libri di viaggio del mondo, ma per più di trent'anni ha lottato contro il suo stesso successo, alla ricerca di un equilibrio difficile da trovare. Un viaggio lungo un fiume di una remota provincia nell'est dell'Ecuador gli concede però la possibilità di incontrare quel che gli mancava e di sperimentare una droga miracolosa che induce temporanea cecità. Al suo rientro negli Stati Uniti, ringiovanito e pieno di idee, l'uomo riesce non solo a scrivere e ricordare ma anche, aiutato da una sovrannaturale capacità di premonizione, a vivere contemporaneamente in due dimensioni. Paul Theroux si confronta con i fantasmi dello scrittore (la paura della pagina bianca e il senso di inadeguatezza), e consegna al lettore un meta-romanzo sulla crisi e la resurrezione di un autore in crisi d'identità.

 

Paul Theroux

L'autore. Paul Theroux nasce a Medford, nel Massachusetts, nel 1941 è il terzogenito dei sette figli di Albert Eugene Theroux, un rappresentante di una ditta manifatturiera del cuoio franco-canadese, e di Anne Dittami, un'insegnante di grammatica statunitense di origini italiane. Consegue la laurea in scrittura creativa presso l'Università del Maine, per poi specializzarsi presso le Università di Syracuse e Urbino.

Ha pubblicato il suo primo romanzo, Waldo, nel 1967. Dopo aver terminato l'università ha vissuto 5 anni in Africa, luogo che ha ispirato i suoi successivi lavori: Fong and the Indians, Girls at play e Jungle lovers. Nel continente africano insegna e prende parte a missioni umanitarie.

Ha successivamente insegnato all'Università di Singapore prima di stabilirsi in Inghilterra.

Il suo romanzo più conosciuto è sicuramente The Great Railway Bazaar - by train through Asia, pubblicato nel 1975. Con The Mosquito Coast ha vinto il James Tait Black Memorial Prize per la narrativa nel 1981; dal romanzo, cinque anni dopo, è stato tratto l'omonimo film (con Harrison Ford).

In Italia i suoi libri sono stati pubblicati da Baldini Castoldi Dalai (Hotel Honolulu, Ultimo treno della Patagonia, O-Zone, Gallo di Ferro. In treno attraverso la Cina, Mosquito Coast, Ultimi giorni a Hong Kong, Dark Star Safari), Mondadori (Costa delle zanzare) e Frassinelli (Da costa a costa).

Ha collaborato altresì con settimanali e mensili, quali Playboy, Esquire e The Atlantic Monthly.

Paul Theroux si è sposato due volte: con Anne Castle dal 1967 al 1993 e successivamente con Sheila Donnelly (dal 18 novembre 1995). Attualmente vive alle Hawaii. Dal primo matrimonio ha avuto due figli Marcel Theroux e Louis Theroux, entrambi scrittori e presentatori televisivi, ed è lo zio dell'attore Justin Theroux.

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16 settembre 2022 5 16 /09 /settembre /2022 07:51
In attesa, selfie (foto di Maurizio Crispi)

Si é sempre in attesa di qualcosa.
L’attesa è un tempo sospeso
Paradigma dell'attesa è starsene seduti su una panchina
e da lì osservare il mondo che scorre frenetico 
Oppure su di un gradino
Oppure ancora in una stazione o in aeroporto,
accomodati su di una panca oppure per terra,
sul pavimento di linoleum,
con le spalle appoggiate ad una parete
quando si verifica un imprevisto ritardo

 

Nell’attesa, si sperimenta un diverso flusso temporale 

L'attesa può riguardare eventi quotidiani,
ricorrenti
Ma anche altri imprevisti ed ominosi,
o piuttosto fortemente desiderati
Non sempre si verifica ciò per cui si è atteso
Spesso l'attesa polarizzata
riserva brutte sorprese
Porta a delusioni concenti e a dispiaceri
L'attesa deve essere non finalizzata
e, mentre si attende, bisogna saper creare 
il vuoto nella propria mente
Nell'attesa si raccolgono i propri pensieri in un fascio
e li si buttano via
Lo stesso dovrebbe accadere 
per ricordi e desideri
sino a creare un vuoto di memoria e di desiderio

L'attesa può dar luogo ad un istantaneo satori
 

Non tutti tollerano l’attesa
Alcuni si spazientiscono
Altri imprecano
Altri ancora si spaventano

 

Chi sa perchè

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13 settembre 2022 2 13 /09 /settembre /2022 08:17
All'ufficio postale - selfie (foto di Maurizio Crispi)

Quelle che seguono sono le mie impressioni dopo un tentativo di approccio all’Ufficio Tributi del Comune di Palermo, in Piazza Giulio Cesare, proprio l'altro giorno.
Esperienza fresca fresca che merita di essere raccontata, in maniera non organica, ma impressionista…
C’è poco da dire, qui a Palermo, siamo indietro di anni luce rispetto al consesso civilizzato.
Credo che il nostro standard sia perfino peggiore del più disorganizzato dei paesi africani.
Le code sono all’ordine del giorno, anche laddove sia obbligatoria la prenotazione online.
Ci sono quelli che arrivano comunque senza prenotazione e, per loro, viene istituita un turno a parte, ma “senza alcuna garanzia”, come viene sottolineato da solerti impiegati che, di tanto in tanto, come dei cucù si affacciano fuori dalla porta che immette nell’ufficio, ma rimanendo al di qua di una transenna gialla che fa da separatore tra loro e la folla tumultuante.
Infatti, poiché continuano ad imperversare i cascami Covid, - con o senza prenotazione - si deve attende accalcati fuori dalla porta, sul marciapiede, senza alcun riparo dal solleone o dalle intemperie, una massa di persone vocianti-urlanti che, a volte, hanno solo bisogno di informazioni. Se le porte sono a vetri, come è nel caso di questo Ufficio Tributi del Comune di Palermo (unica interfaccia con il pubblico in tutto il territorio metropolitano: ma perché?), queste vengono opportunamente oscurate con fogli di carta, in modo tale che non si possa vedere ciò che accade all’interno (alla faccia della trasparenza!).
Fuori, la folla semi-inferocita è un guazzabuglio di proteste e lamentele e bisogna adattarsi ad ascoltare la rava e la fava delle disavventure tributaristiche dei cittadini in attesa. E se ne sentono davvero delle belle, storie di continue malfunzioni che hanno dell’incredibile e sembrano trasformarsi in narrazioni di vessazioni!
Come afferma una (ovviamente all’esterno della transenna), qui siamo fermi all’”era glaciale”.
Le prenotazioni online sono una burla, poiché come dice un impiegato il sistema è andato in stallo, poiché non accetta nuove iscrizioni, dopo 6 mesi.
E allora? Il consiglio che viene elargito dai solerti impiegati (che si affacciano dalla porta a vetri ogni tanto) è aspettare e riprovare più avanti, sperando che il sistema si sia alleggerito.  Oppure?
L'alternativa che viene proposta è quella di venire molto presto la mattina, prima dell’orario di apertura al pubblico e prendere un turno fisico - come già detto - senza garanzie di riuscita. Quindi, viene immediatamente contraddetto ciò che viene recitato anche da un cartello affisso opportunamente fuori dal portone, nel quale si dice che vengono accettate solo ed esclusivamente prenotazioni online. 
Il turno fisico, d’altra parte, è l’unica alternativa per molti cittadini (anziani e ignoranti) che non hanno accesso alle moderne tecnologie.
Mi chiedo perché l’ufficio in questione (tributi) non debba ampliare l’orario di apertura al pubblico che, allo stato, è implacabilmente 9-13, ovviamente dal lunedì al venerdì, perché i dipendenti hanno diritto alla settimana corta. Un po’ pochino, non trovate?
Gli uffici sono evidentemente diretti da dirigenti che non sanno dirigere (oppure sanno, ma poco fanno) e che siano capaci di organizzare il lavoro con criteri manageriali, adattando duttilmente il servizio che deve essere erogato alle esigenze dei cittadini.
E poi, durante l’attesa fuori dalla parte e sul lato esterno di quella esecrabile transenna, quante storie di malfunzione dei pubblici uffici si sentono raccontare!
Io penso che nel terzo decennio del XXI secolo, qui in Sicilia e a Palermo in particolare siamo nel pieno dell’era oscura e le cose vanno sempre più a peggiorare, anche quando si ammantano di un velo di ammodernamento che rimane più nella forma che nella sostanza.
E comunque tale da creare una distanza vieppiù crescente tra i cittadini e le agenzie pubbliche.
Ahimè!
Cambierà mai qualcosa?

 

E ha un bel dire un tale M.S. che su Facebook, avendo letto questa mia nota, ha replicato, quasi piccato: 

 

Ho saputo di un amico che non ha avuto alcuno dei problemi da voi lamentati. E' stato prelevato da un'auto municipale, e portato presso gli uffici, in cui ha ricevuto piena assistenza senza alcuna attesa. E dopo pochi minuti è stato riaccompagnato a casa. Siete i soliti disfattisti. Se non ci credete, scrivetegli a: roberto.lagalla@comune.palermo.it

 

A parte il fatto che un simile commento (per altro con una coloritura da campagna elettorale, considerando il "voi" che mi è attribuito - come se io fossi il portavoce di un gruppo ostile o contrario - e l'aggiunta in calce dell'indirizzo mail del nostro nuovo sindaco) esprime la esecrabile tendenza a schierarsi comunque e dovunque, anche in senso contrario a ciò che è evidente a tutti, io credo che non sia il semplice aneddoto a risolvere i problemi veri, quelli che affliggono la maggior parte dei cittadini, soprattutto quelli più poveri di mezzi e di cultura.
Non è l'aneddoto a salvare il mondo e a salvarci, dico io. E penso che questo pensiero checché ne dica MS sia condivisibile da molti.

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28 agosto 2022 7 28 /08 /agosto /2022 09:35

Anche questo scrissi nel lontano 28 agosto 2010. E anche questo breve scritto mi è stato restituito in forma di "ricordo" dall'algoritmo di Facebook. Lo ripropongo qui, poichè non fu mai pubblicato nei blog che tenevo attivi a quel tempo.

Carpe diem

Gli attimi sono sempre fuggenti. E' nella loro natura esserlo

Crediamo di avere la presa sul presente e ciò che riteniamo di possedere, in un attimo, è già passato

Il presente di fatto non esiste

Ciò che è in un modo transita veloce verso successive - imprevedibili - metaformosi

E non c'è mai l'immobilità, né l'equilibrio assoluto

Viviamo in un continuo disequilibrio alla ricerca di continui micro-equillibri esistenti soltanto in funzione del caos che preme da ogni parte

Io non ho mai un mio centro, non riesco ad averlo nemmeno quando ci provo e sono convinto di provarci

Se lo avessi, probabilmente non scriverei come faccio - spinto da un'ossessione d fissare - attraverso la scrittura - le cose (gli accadimenti) e i pensieri e le emozioni

Se io faccio ciò è per vincere il fantasma della morte e di ciò che si deteriora e si guasta

Se scrivo e se penso e se ricordo l'attimo fuggente oppure ciò che è stato ed è fuggito via da tanto tempo, sono vivo

Ancora per un attimo

Poi, si vedrà

Il commento che segue non è mio e ci tengo a riportarlo sia pure in forma anonima:

"Gli attimi sono importanti.
Sono fuggenti, ma sono come un puzzle e permettono la crescita e la costruzione di tutta la nostra vita, delle nostre emozioni, della nostra... storia.
Ogni attimo passato ci ha permesso di essere come siamo.
Ogni attimo presente ci permette di esserci domani.
L'attimo fugge la morte, perchè la morte è l'ultimo attimo.
L'unico attimo che viviamo senza quasi esserne consapevoli se non forse per una frazione di secondo

anonymous

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19 agosto 2022 5 19 /08 /agosto /2022 08:32
Tutta mia è la città (Foto di Maurizio Crispi)

Come sempre la città è deserta,
quando la attraverso al primo mattino

 

Dopo il caldo violento di ieri
e gli incendi appiccati dovunque da mani ignobili
mi sembra di sentire l'odore dei fuochi
un vago sentore di legno resinoso bruciato,
il lezzo greve della monnezza parzialmente combusta
Il cielo è dominato da una cappa di nubi biancastre
che non danno sollievo
A tratti, si attivano refoli di vento
che smuovono le foglie accartocciate
cadute per via della calura abnorme
Ma questi soffi sono illusori
Non rinfrescano
Sembrano aliti caldi, surriscaldati
ma non più come ieri
quando si aveva l'impressione di entrare
dentro una fornace,
non appena si usciva all'aperto
e non c'era refrigerio possibile

 

La città è desolatamente vuota,
abbandonata
le vie sono del pari deserte
Guardando le vetrine svuotate
di negozi andati falliti nel corso degli ultimi mesi
e quelle di altri chiusi per ferie
(momentaneamente o, ci si chiede, non sarà per sempre?)
si potrebbe pensare di camminare
in una città il giorno dopo una catastrofe

 

Gli unici abitanti sono soltanto
pochi gatti sparuti
e le moltitudini di manichini che affollano i negozi
di abbigliamento e intimo,
corpi immobili, nudi o seminudi,
alcuni decollati,
in catatonica immobilità
Chissà perché, ma questo sguardo circolare
potrebbe portare il visitatore ingenuo a pensare
che le uniche attività commerciali ancora fiorenti
siano state quelle di abbigliamento ed intimo

 

In realtà non è così,
gatti sparuti e manichini
sono soltanto le sentinelle del nulla
di questa città desolata,
le retroguardie rimaste di scolta,
come i pochi umani ancora prsenti
perchè non hanno un luogo dove rifugiarsi

 

Sopravviveremo agli assalti furiosi
della desolazione e del nulla incalzante?
Sopravviveremo alla fornace?
Sopravivverò?
Non so... Vedremo!
Intanto, continuo a camminare, noncurante in aparenza
ma con il cuore greve di tristezza,
lungo le vie presidiate dai manichini,
e dai gatti del nulla
Entrambi li sento amici e colleghi, in qualche modo


L'ultima mia visione di questo vuoto
è un'aerea bici fantasma sospesa
sotto un balcone e subito sopra l'insegna d'una polleria
(chiusa per l'ora, si spera, e non per ferie)
e, poco più in là, un manichino di donna, avvenente,
avvolta in un giubbino di pellicciotto
rinchiusa lei, tutta sola,
dentro la vetrina di un negozio sprangato causa vacanze
Ho pensato stizzito che i suoi padroni
avrebbero potuta condurla con loro,
anziché abbandonarla così da sola
e, per giunta, con addosso un abbigliamento
così poco consono alla stagione
Che crudeltà, ho pensato,
così sola e starà pure morendo di caldo
Ho lanciato un ultimo sguardo al manichino
che mi ha ricambiato dalla immobile postazione
con uno sfingeo sorriso etrusco

Ho tirato dritto, corrucciato
E ho pensato che ci sono cose ben peggiori
che accadono dovunque
Ci sono pure quelli che abbandonano gli animali domestici,
cani e gatti che si sono affidati
o che sono cresciuti come persone di famiglia
oppure ci sono quelli che lasciano i propri bambini di pochi mesi,
a casa da soli, a morire di fame di sete,
oppure a disidratarsi sotto il sole per ore,
in auto arroventate dalla canicola

 

E' questo il vero cuore doloroso
della catastrofe che stiamo attraversando,
la perdita della humanitas,
l'inaridirsi del sentire,

il divenire mostri a forza di sentire di mostri,
di dimenticanze fatali,
di morti annunciate

 

Se la nostra evoluzione procede in questa direzione,
verso un progressivo e letale imbarbarimento,
è colpa di tutti noi
e non meritiamo più di vivere
E' giusto che ci attenda la catastrofe prossima ventura,
quale che sia,
seguendo il paradigma di quella che ebbero in sorte le due città bibliche
che vennero rase al suolo dagli angeli vendicatori

 

Forse, è proprio quello che sta avvenendo a noi
E ancora non lo abbiamo capito

Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
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8 agosto 2022 1 08 /08 /agosto /2022 19:12

Questo scrissi nel mio profilo Facebook l'8 agosto 2010. Questa nota non venne mai pubblicata nei blog di allora, nè in quello attuale.

on the road

La strada esercita sempre su di me
un richiamo potente

Dopo un po' che sono stanziale
immagino di partire, io e il cane,
zaino in spalla

Mi esercito mentalmente
a fare l'inventario di tutto ciò che occorre

Poche cose in verità,
ma alcune essenziali

Macchina fotografica, agenda,
taccuino per scribacchiare gli appunti
di quelle cose che sono importanti da tenere a mente
e i sogni che verrebbero a visitarmi lungo la via

E poi, naturalmente, un sacco a pelo leggero
la bottiglia con ciotola incorporata
per le bevute di Frida,
una borraccetta per me,
spazzolino per i denti, saponetta
un rasoio per la barba (della crema da barba non c'è bisogno),
una piccola salvietta per le mie abluzioni, una boccettina di detersivo

Libri, infine.

E qui si aprirebbe un dilemma
Cosa scegliere?
Molti libri di genere diverso,
oppure un unico libro sostanzioso,
un classico che avrei sempre voluto leggere
senza riuscirci mai,
oppure una raccolta di racconti
e, in tal caso, dello stesso autore o antologica?

Arrivato a questo punto, non saprei decidere:
ed è per questo che, quando viaggio,
trasporto con me
una piccola biblioteca itinerante.

Partendo dovrei lasciarmi alle spalle PC
e tutti gli accessori,
a meno di non portarmente uno piccolino.

Ma, in ogni caso, da qualche parte
ci sarà pure qualche internet point
da cui collegarsi e così, volendo,
potrei stare in contatto con il mondo.

Ma per quello c'è il telefono
che potrebbe funzionare
con qualche ricarica di batteria
rubata qua e là

Vorrei andare avanti per molti giorni,
senza pensieri,
senza una meta definita,
fermandomi solo là dove mi porta il cuore,
per poco o per molto tempo,
senza una regola decisa in anticipo

Poi, alla fine di tutto,
sbarcare su di una piccola isola
con poca gente

Radi incontri, affidati al caso,
qualche chiacchiera qua e là,
ma per la maggior del tempo
un dialogo silente
con me stesso e con il cane,
fedele compagno.

Silenzio, notti all'addiaccio,
cibo frugale e tanta frutta,
notti solitarie a guardare le stelle
nell'infinita volta del cielo
e a sognare

Questo sarebbe il mio viaggio
e, anche se sono chiuso a casa,
nella mia stanza,
la mia mente è in già via,
on the road,
libera,
in luoghi lontani e tra le stelle

 

 

Palermo, 8 agosto 2010

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30 luglio 2022 6 30 /07 /luglio /2022 09:27
Il furto della sanseveria (foto di Maurizio Crispi)

A Palermo, in Viale Principe di Paternò,  davanti all’ingresso di un esercizio di Bioestetica, sono stati posti - simmetrici - due vasi con Sanseverie.
A quanto pare all'inizio di luglio, una delle due piante decorative, spregevolmente, è stata estirpata dalla terra che l’accoglieva e portata via (ovviamente, da mani ignote). Ed è stato lasciato soltanto il vaso (bontà dei ladruncoli).
Un gesto più che altro vandalico, poiché non ci si arricchisce di certo rubando una sanseveria.
Ricordo che una volta ignoti sono entrati nel mio terreno in campagna, tagliando con le apposite forbici la recinzione di filo spinato, e hanno portato via tre piantine di ulivo, piantumate l'anno prima e seguite con cura nel loro sviluppo.
Che senso ha un simile furto: se quel ladro fosse venuto a chiedermi cinque euro per acquistare na piantina di ulivo di qelle dimensioni gliele avrei date volentieri, tanto per dire, ecco!
Ma nel caso del furto da me subito e di questo (dei cui effetti sono stato testimone e cronista) si tratta più che altro di un gesto asseverativo che dice “Io puó”.
L’altra Sanseveria gemella è stata risparmiata: ma sino quando?
Al gestore dell’attività commerciale non è rimasto altro da fare se non affiggere un cartello sul vaso sconsolatamente vuoto per esprimere il proprio disprezzo nei confronti del ladro
Questo è il vivere quotidiano in una città che si definisce "europea" e che, invece, non lo è affatto tra monnezza lasciata per giorni a marcire al sole, ignobili e vili furtarelli, clacson sparati a duemila, fumi di scarico … etc etc

Succede a Palermo. Il meschino furto di una sanseveria
Succede a Palermo. Il meschino furto di una sanseveria
Succede a Palermo. Il meschino furto di una sanseveria
Succede a Palermo. Il meschino furto di una sanseveria
Succede a Palermo. Il meschino furto di una sanseveria
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25 luglio 2022 1 25 /07 /luglio /2022 08:28
Roy Batty - Rutget Hauer

C’é una sottile felicità
nel narrare storie,
ma anche di più
nel narrarsi storie reciprocamente

 

È la gioia della condivisione

 

Se narriamo storie e le condividiamo
sappiamo che vivremo a lungo
nella memoria di chi ci ascolta

Del pari occorre saper ascoltare le storie narrate da altri 

che ci stanno accanto

 

E, dunque, non bisogna mai smettere

Narrare storie è un atto fondante del proprio essere condiviso

 

Se ci si ferma, non rimarrà alcuna traccia di noi

 

È in fondo ciò che dice
il replicante Roy Batty morente a Deckard,
cacciatore di androidi,
in una delle scene madri di Blade Runner

 

«Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,
come lacrime nella pioggia.
È tempo di morire»

 

Il Replicante avrebbe voluto avere più tempo
più tempo per potere narrare
più tempo per potere tramandare
e perpetuare i suoi ricordi

Solo le storie rimarranno,

se qualcuno le avrà ascoltate,

quando giungerà il tempo di morire

 

Un tema universale

 

Forse per questo quel monologo
é rimasto così indelebilmente impresso
nella mente e nel cuore di molti

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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