Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog
27 aprile 2017 4 27 /04 /aprile /2017 08:41
Delizie del Multitasking

Parlare al telefonino e fumare una sigaretta
Guidare, parlare al telefonino e fumare una sigaretta
Guidare, parlare al telefonino, fumare una sigaretta e per sovrappiù scaccolarsi il naso
Miracolo del multitasking!
Camminare e parlare al telefonino
Far passeggiare il cane e parlare al telefonino (oppure in alternativa inviare messaggi),
magari fumando ancora una volta
l’immancabile sigaretta
Delizie del multitasking
e dell'essere sempre connesso,
perdendo il piacere di fare una singola cosa alla volta
("un ciuccio alla volta", soleva dire mio nonno)
o di non fare nulla del tutto

Mangiare,
leggere,
parlare al telefonino,
navigare in internet,
inviare messaggi e rispondere alle mail,
farsi un selfie,
guardare un film o la partita di calcio
nel piccolo display dello smartphone,
tutto nello stesso momento,
incalzati dal Tempo che sembra essere sempre
troppo stretto ed insufficiente,
apparentemente concentrati su ogni cosa,
Di fatto senza porre attenzione a nulla
Incapacità di essere,
di esserci,
di vivere il momento,
vivendo invece in un’insalata di eventi autoreferenziali usa-e-getta
di cui, alla fine, non rimarrà traccia

E’ disagio profondo
nell'affrontare il vuoto e il silenzio,
E’ l’horror vacui
I pensieri possono formarsi soltanto
se esistono questi due requisiti,
vuoto e silenzio,
come anche il desiderio che - se può nascere
soltanto attraverso la mediazione
di queste ineffabili entità -
è anche frutto della distanza
e degli scarti temporali

Abbiamo conquistato tante cose,
gadget e nuove tecnologie,
nuovi usi del tempo libero,
intrattenimenti turbinosi mai visti prima,
ma è tutto illusione,
poichè nella ridda di rumori di fondo,
nella frenesia di far molte cose nello stesso istante,
quasi che attardarsi fosse pericoloso e mortifero...
stiamo perdendo noi stessi
per essere ripagati con la plumbea moneta
della perdita di attenzione e di memoria,
e del desiderio

Repost 0
Published by Frammenti e Pensieri Sparsi (Maurizio Crispi) - in Riflessioni
scrivi un commento
24 gennaio 2017 2 24 /01 /gennaio /2017 10:03
A testa alta alla meta

La mamma un giorno mi disse...
In uno dei suoi ultimi giorni la Mamma mi chiese scusa.
"Scusa per cosa?" - le chiesi.
"Ti chiedo scusa - replicò - per tutte le volte che ti ho trascurato per occuparmi di più di tuo fratello, per tutte le volte che non ti ho ascoltato quando avresti voluto parlarmi...".
Io, conciliante, le dissi: "Ma no, mamma! Cosa dici! Non ti devi scusare di nulla. Hai fatto sempre il meglio e Salvatore ha sempre avuto più bisogno di me di cure e di attenzioni".
Dissi così, anche se in cuor mio sapevo - e so - che a causa di mio fratello portavo dentro di me di una grande ferita emozionale, che nel corso degli anni mi era stato possibile lenire, ma mai far guarire del tutto. Quanto volte ero entrato con entusiasmo a casa loro per raccontare una cosa bella che mi era appena accaduta e mi ero dovuto ritrarre accigliato e affranto, perchè erano occupati a fare qualcosa di importante: una delle tante cose di cui mio fratello si occupava con assoluta dedizione e in cui trascinava mia madre, sempre accanto a lui!
Ma alla mamma non dissi nulla, perchè non volevo che dovesse portare negli ultimi giorni il fardello del mio scontento e della mia delusione.
A questo punto la mamma continuò: "Con tuo padre abbiamo tentato diverse strade. All'inizio avevamo deciso che avremmo fatto soltato quello che potevamo fare tutti assieme.
Ma, man mano che Salvatore cresceva e aumentavano le difficoltà nel gestire la sua disabilità, ci siamo anche resi conto che avremmo dovuto escludere troppe cose e che, quindi, tu ne avresti sofferto, ne saresti stato troppo penalizzato. Quindi, abbiamo cominciato a decidere di fare delle cose appositamente misurate per te. Ed è così che è cominciato la stagione dei nostri viaggi assieme: Papà rimaneva a casa con Salvatore e noi due partivamo assieme, o viceversa
" (anche se le occasioni in cui sono partito con papà. io e lui da soli sono state rarissime, forse giusto un paio).
"Ma per il resto, dovevate avere le stesse cose - aggiunse - libri giornaletti, giochi, ognuno secondo le proprie preferenze, ma sempre in modo egualitario".

La mamma mi chiese scusa, quella volta: e forse sarei dovuto essere io a chiedere scusa per tutte le volte che, una volta cresciuto, ero fuggiro e mi ero appartato da loro, seguendo le mie vie.
Nino Salvaneschi, Breviario della Felicità, Corbaccio, 1940

Mettendo ordine nella stanza della mamma e riorganizzandola, ho trovato di recente proprio in uno scomparto del suo comodino due piccoli volumi: uno era un'edizione di Siddharta di Hermann Hesse, l'atro un esile libricino di Nino Salvaneschi, dal titolo "Breviario della Felicità" (Casa editrice Corbaccio, 1940). Quest'ultimo, in particolare, si presentava usurato da una lettura costante e assidua, alcuni passaggi segnati con tratti di matita.

Sfogliandolo, ho pensato che queto volumetto avesse potuto essere per la mamma una sorta di guida spirituale.
Le date sono importanti. Salvatore nacque nel 1947 e solo dopo qualche mese dalla nascità papà e mamma ebbero contezza del problema neurologico di mio fratello; forse la mamma possedeva già quel volume, oppure si trovo a comprarlo successivamente alla nascita di mio fratello, quando brancolava alla ricerca di un appiglio per potere sostenere il dolore di avere un figlio con una malattia (e la speranza di una cura - e di una possibile guarigione - animò a lungo entrambi i miei genitori che intrapresero viaggi alla volta di santuari dove agivano i luminari della neurologia di quel tempo e lunghe permanenze alla ricerca di un'impossibile cura).
Ho provato diverse volte ad immaginare lo stato d'animo dei miei genitori di fronte al deficit neurologico di mio fratello e alla constatazione che malgrado tutti i tentativi non ci sarebbe stata una cura possibile, considerando i miei di stati d'animo relativi a mio fratello (intrisi di dolore, di costernazione per l'impossibilità per lui di avere una vita normale e di desideri e sogni impossibili: spesso mi ritrovavo da solo chiuso in bagno (o in un altro luogo appartato di casa) a piangere per lui - sì, lo dico senza vergorgnamene - e riflettevo costantemente sul fatto che loro non s'erano mai piegati, nemmeno per un istante, affrontando tutte le difficoltà e la cattiva sorte a testa alta, come se - quasi in un rovesciamento paradossale del senso comune - avessero ricevuto un dono che li avrebbe indotti al cimento e a dare il meglio di se stessi, ad essere migliori.
Ambedue accettavano il loro fardello e non si sono mai piegati sotto il suo peso, mantenendo sempre un'attitudine positiva.
Mia madre, poi, sino all'ultimo.
Quando stavamo in una casa senza ascensore, sino ai miei 12 anni, quando si trattava di uscire, mio padre semplicemente si caricava mio fratello sulle spalle e lo portava giù sino all'auto: e non accettava l'aiuto di nessuno. Era suo quel fardello, non di altri. Ma c'era della gioia in quello che faceva, come se portare il fardello fosse un dono ricevuto e uno stimolo ad essere migliore, più forte.
Ma nello stesso tempo, i miei genitori mi hanno insegnato che in una situazione simile il fardello da portare con gioia e senza alcun senso di costrizione è di tutti, deve essere condiviso - e non può che essere così.

Nino Salvaneschi (1886-1968), giornalista di una certa fama nell'immediato dopoguerra, per alcuni scritti soprattutto quelli elaborati nel corso di una lunga malattia e quelli scaturiti dalla successiva esperienza di una cecità sopraggiunta, divenne - senza volerlo - un maestro spirituale a metà tra il cristianesimo e il buddhismo che cercava di insegnare la ricerca della felicità in mezzo alle difficoltà, ai tormenti, alla malattia.
E credo che la mamma abbia trovato in questo libretto di pensieri ed aforismi una guida e un supporto nei primi anni della costituzione della sua nuova famiglia e di vita di mio fratello, ma anche un aiuto per lenire il forte dolore di fronte alla consapevolezza ineludibile della malattia di mio fratello.
Voglio citare qui i paragrafi finali del libro; secondo molto significativi per comprendere a fondo la vita e le opere di mia madre:


"Credo che nella traversata della vita le sventure siano le isole alle quali temiamo di approdare; ma se vi siamo sospinti dal vento del destino e se sappiamo, nella nostra lieve sfortuna, vedere un pallido riflesso del dolore rigeneratore del mondo, le isole della sventura saranno le isole azzurre del nostro breve viaggio.
(...)
Forse la felicità è ancora un peccato d'orgoglio, ma chiunque tu sia, a qualunque punto della tua vita tu sia giunto, qualsiasi cosa costi, questo solo conviene rammentare: bisogna giungere a fronte alta alla propria meta
" (ib., p.110).

 

Credo che la mamma abbia sempre cercato di conformarsi a questo positivo orientamento, quello di volgere le sventure in piccole isole di azzurro e in approdi nei quali comunque si potea trovare la felicità, a testa alta, senza auto-commiserazioni.

Repost 0
Published by Frammenti e Pensieri Sparsi (Maurizio Crispi) - in Note di diario Ricordi Riflessioni
scrivi un commento
26 dicembre 2016 1 26 /12 /dicembre /2016 09:05
Ricordando l’amico Enzo e la fondazione di un “Enzo Cordovana Day”

(Maurizio Crispi) Il  17 novembre 2016, a poco più di un mese dalla dolente scomparsa di Enzo Cordovana, presso il Servizio Psichiatrico (SPDC) dell’Ospedale di Termini Imerese, ha avuto luogo un incontro tra colleghi di lavoro, amici e i parenti più stretti, per ricordarne la figura. Al termine, è stata scoperta una targa commemorativa che i colleghi di lavoro hanno voluto, proprio per mantenerne la memoria nello spazio di ingresso al Servizio.

A turno, colleghi e amici hanno voluto ricordarlo: creando, così, un ritratto complesso e sfaccettato: sicuramente più complesso di quello che ciascuno possedeva prima dell’incontro.

Nella vita, specie se i nostri ambiti di interesse e le nostre passioni sono multiformi, abbiamo molte diverse anime e di noi offriamo al nostro interlocutore una sfaccettatura differente o soltanto alcune. Ma non perché si voglia nascondere qualcosa: soltanto perché è più naturale così offrirsi in funzione di ciò che accomuna, preservando altri ambiti di esperienza che saranno condivisi in modo privilegiato con altri.
La memoria di chi non è più si costruisce attraverso il racconto: il racconto silenzioso che facciamo a noi stessi, quello che facciamo ad altri oppure ancora quello che, a nostra volta, riceviamo da altri: ed è così che chi non è più rimane nella nostra mente - e nel nostro cuore - vivo e palpitante.
Ricordo la sorpresa e la gioia, pur nel dolore, quando poco dopo la morte prematura di mio padre, persone che lo avevano conosciuto in ambiti diversi, arrivavano e raccontavano di lui cose diverse che gettavano una luce differente e più chiara su di lui e la completavano: la funzione consolatoria delle visite nelle circostanze luttuose deriva dal fatto che si parli della Vita e non della Morte..
Della memoria abbiamo la necessità per elaborare il lutto, per mantenere vivi i nostri cari che ci hanno lasciato e per preservarli dall'azione corrosiva delle nebbie del tempo. E’ un fatto inoppugnabile che il cimento maggiore di fronte ad un evento di morte è l’acquisire la consapevolezza che noi che siamo rimasti non potremo più vivere nella mente e nel cuore di chi ci ha lasciati (ed è questa l’essenza del lavoro del lutto): ed è così un pezzetto di noi a morire (qualcosa che si continuerà a presentare in noi come una insopportabile mutilazione, un manque (per dire lo stesso concetto con la significativa parola francese), una ferita destinata a lasciare una permanente cicatrice; mentre viceversa - quasi per un paradosso - chi non c’è più continua a vivere nel nostro ricordo che, come ho detto, si costruisce attivamente attraverso il racconto. Il dogma é che un Uomo vive nei racconti che di lui si possono narrare e che possono essere tramandati.
Enzo è stato marito, padre di famiglia affettuoso, stimato medico pschiatra dotato di grandi risorse di umanità, uomo di aperture letterarie e poeta in rima, amante dei calembour e ricco di capacità di ironia (l’ironia è una delle più grandi risorse nell'affrontare le difficoltà del vivere), grande tifoso della squadra di calcio di Palermo (come ho scoperto, non se ne perdeva una), appassionato di musica ed egli stesso capace di suonare il piano, sportivo pronto ad affrontare sempre nuove esperienze, uomo odisseico nel suo desiderio - in questo ambito di attività - di confrontarsi con il limite (e, in questo ambito, velista appassionato, karateka, canoista): ma semprein una maniera soft e, all'insegna del principio della "lentezza", come filosofia di vita che porta a godere delle cose, più che ad divernine schiavi; in definitiva, curioso delle possibilità e delle opportunità che la vita potesse offrirgli.
Ognuno,in questocarosello di attività, di interessi e di passioni, lo ha conosciuto parcellarmente, solo alcuni hanno avuto il privilegio di conoscerlo a pieno campo.
Il senso di questo incontro del 17 novembre, è stato proprio quello di ricomporre assieme alcune di queste sfaccettature, oltre che avere un momento di incontro e di condivisione. Come ho voluto rimarcare nel titolo del mio post, è stato il momento fondante di un “Enzo Cordovana Day” che sinceramente spero possa ripetersi in futuro, poichè sonocerto che molti altri avranno ancora da raccontare molte cose su di lui

Enzo alla sua prima partecipazione alla 100 km del Passatore... Io, in fondo, fui il suo padrino in questo, anche se poi fu proprio Enzo a darmi nuova energia nelle mie avventure di corsa. In quell'edizione della sua prima volta, lui completò la distanza e io invece mi ritirai.
Enzo alla sua prima partecipazione alla 100 km del Passatore... Io, in fondo, fui il suo padrino in questo, anche se poi fu proprio Enzo a darmi nuova energia nelle mie avventure di corsa. In quell'edizione della sua prima volta, lui completò la distanza e io invece mi ritirai.
Enzo alla sua prima partecipazione alla 100 km del Passatore... Io, in fondo, fui il suo padrino in questo, anche se poi fu proprio Enzo a darmi nuova energia nelle mie avventure di corsa. In quell'edizione della sua prima volta, lui completò la distanza e io invece mi ritirai.
Enzo alla sua prima partecipazione alla 100 km del Passatore... Io, in fondo, fui il suo padrino in questo, anche se poi fu proprio Enzo a darmi nuova energia nelle mie avventure di corsa. In quell'edizione della sua prima volta, lui completò la distanza e io invece mi ritirai.
Enzo alla sua prima partecipazione alla 100 km del Passatore... Io, in fondo, fui il suo padrino in questo, anche se poi fu proprio Enzo a darmi nuova energia nelle mie avventure di corsa. In quell'edizione della sua prima volta, lui completò la distanza e io invece mi ritirai.
Enzo alla sua prima partecipazione alla 100 km del Passatore... Io, in fondo, fui il suo padrino in questo, anche se poi fu proprio Enzo a darmi nuova energia nelle mie avventure di corsa. In quell'edizione della sua prima volta, lui completò la distanza e io invece mi ritirai.
Enzo alla sua prima partecipazione alla 100 km del Passatore... Io, in fondo, fui il suo padrino in questo, anche se poi fu proprio Enzo a darmi nuova energia nelle mie avventure di corsa. In quell'edizione della sua prima volta, lui completò la distanza e io invece mi ritirai.
Enzo alla sua prima partecipazione alla 100 km del Passatore... Io, in fondo, fui il suo padrino in questo, anche se poi fu proprio Enzo a darmi nuova energia nelle mie avventure di corsa. In quell'edizione della sua prima volta, lui completò la distanza e io invece mi ritirai.
Enzo alla sua prima partecipazione alla 100 km del Passatore... Io, in fondo, fui il suo padrino in questo, anche se poi fu proprio Enzo a darmi nuova energia nelle mie avventure di corsa. In quell'edizione della sua prima volta, lui completò la distanza e io invece mi ritirai.
Enzo alla sua prima partecipazione alla 100 km del Passatore... Io, in fondo, fui il suo padrino in questo, anche se poi fu proprio Enzo a darmi nuova energia nelle mie avventure di corsa. In quell'edizione della sua prima volta, lui completò la distanza e io invece mi ritirai.

Enzo alla sua prima partecipazione alla 100 km del Passatore... Io, in fondo, fui il suo padrino in questo, anche se poi fu proprio Enzo a darmi nuova energia nelle mie avventure di corsa. In quell'edizione della sua prima volta, lui completò la distanza e io invece mi ritirai.

Repost 0
Published by Frammenti e Pensieri Sparsi - in Obituaries e commemorazioni Riflessioni Ricordi
scrivi un commento
12 novembre 2016 6 12 /11 /novembre /2016 11:26
(foto di Maurizio Crispi)

(foto di Maurizio Crispi)

(Maurizio Crispi) Forse, in questi tempi moderni in cui viviamo - nei paesi occidentali almeno - nell'era dell'acqua corrente nelle case - tendiamo a considerare l'acqua (sia potabile sia corrente) come un'acquisizione scontata e quasi non ci accorgiamo più delle fontane, delle fontanelle e dei fontanili che un tempo punteggiavano i percorsi in campagna e che si ponevano come importanti "segnalibri" il territorio urbano.
Le fontane nelle cittadine e nelle città avevano un'importante funzione - così come i lavatoi pubblici di cui è ancora possibile le tracce in alcuni contesti (vedi ad esempio i lavatoi medievali di Cefalù) - sia per quanto riguardava l'approvvigiamento idrico per gli usi domestici sia per l'igiene personale, sia sul posto sia attraverso appositi collegamenti con i bagni pubblici.
L'acqua nell'antichità è stata sempre un patrimonio comune ed inviolabile. Ed era precisa dovere dei potenti, dei governanti e degli amministratori fare sempre in modo che il popolo avesse a disposizione l'acqua.

La Fontana di Palazzo Adriano, in Piazza Umberto I (foto di Maurizio Crispi)Anche nelle campagne l'acqua era libera e i percorsi seguiti dai contadini e dai pastori erano punteggiati di bevai e fontanili, spesso costruiti laddove vi fossero delle sorgive natuali le cui acque venivano poi convogliate e irregimentati per provvedere alle necessità - anche irrigue - di parti più consistenti del territorio.
Anche in questi casi, nulla era dovuto: ognuno prendeva ciò che gli serviva in modi "sostenibili", nè c'era alcuno che chiedesse balzelli e tasse sull'acqua, salvo che ciò non incidesse nella resa di "servizi" specifici, come era - ad esempio - nel caso delle cosiddette "torri d'acqua" di cui a Palermo esistono ancora numerosi pregevoli esemplari (e che sembrano non interessare più nessuno, mentre potrebbero essere valorizzati per la fruizione turistica o per la fruizione scolastica).
L'acqua apparteneva a quelle cose che nei paesi nordici attenevano ai cosidetti "commons" )ovvero i "beni comuni", sanciti sin dal Medievo), cioè a quelle parti di territorio "comuni" da cui ciascun cittadino attingeva ciò che gli serviva, come legna da ardere, piante commestibili, piccola cacciagione.

In più, nelle città - a partire dal Rinascimento - si prese la consuetudine di abbinare all'erogazione dell'acqua anche il gusto del Bello e la magnificenza filantropica degli aristocratici che, in un certo senso, donavano al Popolo, la magia delle acque: e nacquero così le grandi fontane scenografiche rinascimentali e di epoca successiva, così come i palazzi dei nobili e dei potenti erano dotati - ad arricchire le facciate che davano sulla pubblica strada - delle cosiddette "panche di via", grandi e artistiche panchine di pietra dove i viandanti e i servitori in attesa di chiamata potessero riposare o persino dormire.
Non dobbiamo dimenticare inoltre che le fontane, oltre ad una funzione pratica (erogazione dell'acqua per le più svariate esigenze), a quella scenografica ed estetica, ne avevano una decisamente ludica che era quella di consentire ai viandanti e al popolo di rinfrescarsi e di bagnarsi nei giorni di maggiore canicola. E così, nell'assolvere a questa funzione ludica, le fontane diventano anche luogo di socializzazione e di sollazzo.
Tutto questo erano le fontane.
Adesso nelle pubbliche fontane è proibito bagnarsi; l'acqua che scorre dai cannelli non è più potabile, perchè non è più acqua corrente "a perdere", ma riciclata di continuo.
Le fontanelle di acque pubbliche - non ve ne siete accorti? - stanno progressivamente scomparendo, perchè l'acqua erogata nelle case deve essere pagata e così diventa quasi obrobrioso, per chi chiede per la fornitura dell'acqua quello che è una sorta di "pizzo" legale, che ci siano punti di erogazione di acqua pubblica.
In relazione a queste considerazione voglio parlare di una fontana che mi sta molto a cuore.

La fontana di Palazzo Adriano (dettaglio) in Piazza Umberto I (foto di Maurizio Crispi)Si tratta della fontana di piazza Umberto I di Palazzo Adriano, resa celebre dal film di Tornatore "Nuovo Cinema Paradiso": é una fontana civica risalente al 1608 e che riporta sulle lapidi commemorative che la abbelliscono il nome degli amministratori che la fecero costruire.
A realizzare la fontana, dalla caratteristica forma ottagonale, furono i chiusesi Nicolò Gagliano e Vito Termini (1607) e il burgitano Vito Lo Domino (1684), che scolpì, in gusto barocco, un vaso con pigna.
Il bacino ottagonale della fontana è sempre pieno di acqua chiara e pulita, mentre sui due lati contrapposti si ergono due spallette ad edicola dalle quali sul lato esterno due cannelli di ottone sormontati ciascuno da una testa scultorea emettono due costanti getti di acqua potabile, sempre freschissima. L'acqua che fuoriesce da ciasxuna coppia di cannelli di ottone cade in un piccolo bacino muschioso e, poi, attraverso un passaggio tra le pietre scorre verso il bacino centrale: questi due transiti muschiosi sono abbelliti ed ingentiliti da crescite spontanee di capelvenere i cui cespi trovano qui un loro habitat ideale.
Ancora oggi la fontana della Piazza principale di Palazzo Adriano è una fontana vissuta e perfettamente integrata nel tessuto sociale della cittadina. Si trova quasi al centro della Piazza e rappresenta il punto d'incrocio dei percorsi che i cittadini affrontano nell'attraversare la piazza: è cosa comune vedere che, al passaggio, le persone si fermano per dissetarsi.
Ricordo che per mio padre quest'acqua che sgorgava dalla fontana era un mito, l'epitome della buona ed incontaminata acqua da bere. E mio padre, appena arrivato a Palazzo, nelle occasioni in cui andavamo d'estate a trovare i nonni che erano in villeggiatura lì nei mesi estivi, domiciliati in quella stessa casa che fu la casa d'infanzia del nostro avo, lo statista Francesco Crispi, andava a farsi grandi bevute da quella fontana e, con indomabile entusiasmo, spingeva anche a me a dissetarmi con quell'acqua as dir poco miracolosa.

Questa Fontana ha avuto il suo grande successo su scala mondiale con il film di Tornatore che utilizzò proprio la Piazza Umberto I per creare il cinema fulcro della sua storia, ma è anche al centro di una gara podistica che ormai da 9 anni si svolge a Palazzo Adriano e su e giù per i circostanti Monti Sicani (Trail dei Monti Sicani, promosso da ASD SportAction).
La Fontana di Palazzo Adriano in Piazza Umberto I (foto di Maurizio Crispi)In questa circostanza la Fontana è davvero - e naturalmente - al centro dell'attenzione, poiche il gonfiabile che segna il punto di partenza e la linea dell'arrivo si trova collocato proprio a pochi metri da essa.
Quindi è assolutamente naturale e logico che gli atleti al termine della loro fatica si dirigano alla fontana per rinfrescarsi ponendo la testa sotto i due getti d'acqua paralleli e per dissetarsi.
La fontana è democratica: il suo beneficio, quella miracolosa acqua fresca e chiara, non lo nega a nessuno. Tutti, davvero tutti, possono trarne profitto: la fontana è un'amica, sempre presente e disponibile a qualsiasi ora del giorno e della notte a dispensare il suo dono a vecchi e a giovani; in questo senso è anche senza tempo.
E quando la gara si è fatta nella stagione calda la fontana era lì con il suo provvido bacino d'acqua: gli atleti stanchi e accaldati allora si sedevano sul muretto e mettevano piedi e gambe a mollo per lenire i garretti stanchi.
Sì, in questa gara, il posto di ristoro finale c'è - come di prammatica - e gli atleti ci si fermano pure, ma la fontana con il suo dono è incomparabilmente più gradita ed è anche il luogo della socializzazione tra gli atleti a fine gara.
E le scene che si possono vedere tutt'attorno alla fontana sono una bella semplificazione della magia dell'acqua fresca, fluente di continuo e chioccolante: una magia che, al giorno d'oggi, abbiamo perso.
Chi costruisce ancora fontane come questa? Non fontane solo per l'estetica, intendo, ma fontane che possano essere fruite, con le quali si possa interagire.
Le fontane che creano socializzazione tra le persone e che elargiscono doni sono una delle cose che cominciano ad entrare nel territorio della nostalgia e del ricordo, salvo alcune felici eccezioni.
E il senso della perdita di qualcosa di prezioso lo si sente ancora di più se si ha modo di indugiare a lungo nei pressi di una fontana pubblica come è quella di Palazzo Adriano.

La magia dell'acqua pubblica e la fontana della piazza di Palazzo Adriano
La magia dell'acqua pubblica e la fontana della piazza di Palazzo Adriano
La magia dell'acqua pubblica e la fontana della piazza di Palazzo Adriano
La magia dell'acqua pubblica e la fontana della piazza di Palazzo Adriano
La magia dell'acqua pubblica e la fontana della piazza di Palazzo Adriano
La magia dell'acqua pubblica e la fontana della piazza di Palazzo Adriano
La magia dell'acqua pubblica e la fontana della piazza di Palazzo Adriano
La magia dell'acqua pubblica e la fontana della piazza di Palazzo Adriano
Repost 0
Published by Frammenti e Pensieri Sparsi (maurizio Crispi, foto e testi) - in Luoghi Ricordi Riflessioni
scrivi un commento
7 novembre 2016 1 07 /11 /novembre /2016 08:13
L'Assenza

Ieri, domenica, mi sono ritrovato ad andare a piedi sino in centro città.

A dire il vero, avrei voluto andarci in bici, ma scendendo nel sottoscala per recuperare la bici che spesso ripongo lì, più che altro per pigrizia, per non dovere a prire e chiudere la porta del box (ma ritenendo che lì possa stare in assoluta sicurezza), ho scoperto che mi era stata rubata. No bici! al suo posto, uno spazio vuoto e quella curiosa sensazione di straniamento, quando ti accorgi che un oggetto che sei abituato a vedere in un certo contesto, è assente.

Un ultima passeggiata con mio fratelloNiente bici, dunque. Che fare?

Di prendere l’auto non se ne parlava.

Non sopporto di usarla per andare in centro.

E allora? Mezzo pubblico? No, per me poco pratico. Figuriamoci: non so nemmeno dove si acquistano i biglietti del bus.

A piedi, allora, con i buoni, vecchi “cavalli di San Pietro”. E mi sono incamminato. Sia all’andata, sia al ritorno mi sono ritrovato a pensare a tutte le volte che, dopo la morte della mamma, con mio fratello Salvatore siamo andati in centro città per una semplice passeggiata o per vedere un film. Io nei panni dello spingitore.

Grande nostalgia... e senso di vuoto.

Ma anche: mancanza delle scarne ma essenziali conversazioni che andavano avanti tra noi durante lo spingimento. C’è da chiedersi a volte se un disabile che è sospinto da uno spingitore abituale nella sua carrozzina sia realmente ed incontrovertibilmente dipendente dal suo spingitore. O se, piuttosto, non sia vero il contrario che, cioè, sia lo spingitore ad essere dipendente da colui che spinge.
 

Questa tesi sarebbe avvalorata dalle forti sensazioni di “manque” che avverte lo spingitore nel momento in cui è privato dalle vicissitudini della vita del suo sospinto.
Si tratterebbe, forse, del concretizzarsi d’una condizione di co-dipendenza, come nel caso di uno che sia monco delle braccia e che prenda a portare sulle sue spalle, nella realizzazione di un sodalizio di mutuo aiuto, uno che essendo monco degli arti inferiori, abbia invece la piena funzionalità degli arti superiori.

Bisogna riadattarsi a non poter essere più spingitore.
Il rovesciamento è che, mentre io pensavo di fare qualcosa per mio fratello, impossibilitato dalla nascita a camminare, era lui in verità che faceva qualcosa per me. Come, ad esempio, in tutte le circostane in cui stavo con lui nel soggiorno a leggere e a dormicchiare in poltrona, nelle domeniche pomeriggio, per non lasciarlo da solo - pensavo - e per dargli compagnia. In verità - io credo - che fosee lui con la sua presenza silenziosa e non richiedente a darmi compagnia e a non farmi sentire da solo.

Misteri buffi e, assieme, tragici della vita.

Repost 0
Published by Frammenti e Pensieri Sparsi (Maurizio Crispi) - in Note di diario Riflessioni
scrivi un commento
4 novembre 2016 5 04 /11 /novembre /2016 10:59
Ozio Gastronomico a Palermo. Succede in Sicilia: come applicare al contrario la legge sull'abbattimento delle barriere architettoniche

(Maurizio Crispi) Apre in questi giorni a Palermo un nuovo locale che si chiama “Ozio gastronomico - La Materia Prima” per iniziativa di Dario Genova, un eclettico pizzaiolo panormita, considerato tra i più bravi in Sicilia, che si sta così lanciando in una nuova avventura, dopo il lancio di "Tondo", sempre a Palermo, in Piazza Ignazio Florio.
Ozio Gastronomico è ubicato in via Libertà, angolo via Francesco Paolo Di Blasi al posto del Wine Bar Oliver, con ingresso su via F.P. Di Blasi, al numero civico 2.
Non si vuole entrare in questa sede nel merito delle proposte gastronomiche sicuramente interessanti e raffinate del nuovo punto di ristorazione palermitano (e, per inciso, sembra che a Palermo, in un panorama di languente economia le uniche attività che - anche se per brevi stagioni - riescono a fiorire, siano quelle della ristorazione a tutti i i livelli dal semplice punto di vendita di cibo da strada, alle gelaterie alle pizzerie e ai ristoranti più raffinati, passando per i venditori di junk food), ma si vuole coglere l'occasione per dissertare su di un'altra questione, ben più cogente e che nulla ha a che fare con la ristorazione in sé.
Oliver, nell'approdare a questa location, aveva intrapreso lodevolmente dei lavori per abbattere le barriere architettoniche esistenti e per consentire l'ingresso, almeno nello spazio terrazzato esterno sopraelevato rispetto al piano stradale e al marciapiede, ai disabili in carrozzina (ed anche, ovviamente, delle mamme con passeggino per i propri infanti).
Io stesso, grazie a questo beneficio (e sappiamo quanto a Palermo i privati siano restii ad applicare le norme che regolamentano l'abbattimento delle barriere architettoniche) ci sono andato frequentemente a prendere un aperitivo assieme a mio fratello, disabile in carrozzina).
Tutto il lavoro fatto dal gestore di Oliver, in questo passaggio, è stato prontamente annullato, per ripristinare le condizioni originarie dello spazio terrazzato antistante.
Inizialmente, ignoravo che questi lavori di riaggiustamento fossero stati realizzati per creare le premesse di un nuovo locale pubblico al posto del precedente: pensavo, semplicemente, che un privato stesse facendo delle ristrutturazioni e delle modifiche al proprio spazio abitativo (e in questo caso la cancellazione della precedente rampa per disabili in carrozzina poteva ancora essere accettata). Ma grande è stata la mia sorpresa nel constatare che tutti questi lavori erano finalizzati all'avvio di un nuovo esercizio di ristorazione, quando ho visto collocate le targhe che ne annunciavano il nome.
A Palermo, può veramente capitare di tutto sino al paradosso di dover vederer che le norme sull'abbattimento delle barriere architettoniche vengano applicate all'incontrario e che, quindi, in un luogo adibito ad esercizio pubblico e, sotto questo profilo, già a norma (cosa peraltro a Palermo alquanto rara), si possa procedere ad una cancellazione delle preesistenti facilitazioni per disabili.
Tutto ciò è rivelatore di molta, molta, insensibilità e di assenza di political correctness, ma anche espressione di una forte social unfriendliness nei confronti delle categorie di cittadini disagiati e con difficoltà motorie.

Già questo semplice (ma non irrilevante) dettaglio, facendomi pensare alle molte battaglie combattute da mio fratello Salvatore Crispi proprio per l'applicazione delle norme sull'abbattimento delle barriere architettoniche, un movimento interiore di forte rifiuto.
E non credo che per quanto io non sia disabile, nemmeno per curiosità mi recherà mai in questo locale.
Non ci sono né scuse né scappatoie: fintantochè ci sono le barriere architettoniche, chi  indossa i panni del gestore di un un luogo pubblico, può fare spallucce e dire che "...sì, si dovrebbe fare qualcosa, ma come la mettiamo con i costi da affrontare?, ma che si spendano soldi per eliminare facilitazioni precedentemente esistenti - quasi fossero un inutile ingombro - questo è proprio il colmo e non ammette scusanti di alcun genere. Siamo di fronte ad un'attività che parte con un implicita (e nemmeno tanto)  dichiarazione di una volontà di esclusione dei disabili e di tutte le categorie di svantaggiati ed adulti "deboli" e "con difficoltà motorie".
E non me ne voglia Dario Genova per queste osservazioni che, frutto di un'amara e sconsolata riflessione, non vogliono essere dirette contro la sua attività e contro la sua periza di pizzaiolo, ma contro chi lo ha consigliato in questo percorso di ristrutturazione degli spazi operativi del suo nuovo esercizio.

Legge 9 gennaio 1989, n. 13 - Contributi per l'abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici privati. Circolare regionale esplicativa. Per barriere architettoniche si intendono: a) gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea; b) gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di spazi, attrezzature o componenti; c) la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l'orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi. Ciò premesso e partendo dal fondamentale presupposto che lo scopo principale, se non unico, della legge in oggetto. E' sostanzialmente il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privatiî ovverosia fornire, in parte, i mezzi ai soggetti che presentano determinati requisiti per la realizzazione di tutte quelle opere o l'acquisto di quegli ausili che permettano loro di vivere la loro quotidianità nella maniera meno disagiata possibile sotto il profilo della mobilità in genere ed in particolare dell'accessibilità, adattabilità e fruibilità delle proprie abitazioni, si evidenziano di seguito i requisiti soggettivi ed oggettivi necessari ed indispensabili per l'accesso al contributo pubblico e le procedure da seguire nel procedimento amministrativo in parola.

Repost 0
Published by Frammenti e Pensieri Sparsi (Maurizio Crispi) - in Riflessioni Società Disabili diversabili portatori di handicap Salvatore Crispi
scrivi un commento
11 ottobre 2016 2 11 /10 /ottobre /2016 09:38
E poi non ne rimase nessuno

Della mia famiglia storica sono rimasto da solo e, poi, come nella storia dei Dieci piccoli Indiani, non ne rimase nessuno...
Mi chiedo qhalche volta: Perchè io? Perchè è toccato a me rimanere da solo a portare il fardello delle memorie familiari?

La mamma IreneUna domanda a cui sono destinato a non avere risposta.
Se potessi parlare con mia madre, lo chiederei a lei e, forse lei, con la ua saggezza saprebbe darmi una risposta soddisfacente.
Se punto lo sguardo al passato vedo la mia famiglia storica di cui sono rimasto l'ultimo rappresentante.
Se lo volgo al futuro vedo che ci soo i miei due figli, Francesco e Gabriel.
Non so se loro vorranno prendere questo carico, portarlo con sé e tramandarlo.
Spero di sì, ma non posso dirlo con certezza. Se lo faranno, sarà una loro decisione e lo faranno perchè sentiranno di farlo. Non so se questo accadra. Forse sì, forse no..
Ed è per questo che, proprio adesso, mi sento l'ultimo sopravvissuto.
Quando sei un sopravissuto, pensi - piuttosto - a tutto quello che non c'è stato e avrebbe potuto essere, a tutte le parole non dette, ai silenzi e alle incompensioni che adesso vorresti potere risolvere, ma non hai più gli interlocutori per poterlo fare.

L'altro giorno - mi ritrovavo al cimitero di Sant'Orsola per un evento luttuoso, la morte di un caro amico - e dopo la messa funebre e l'ultimo saluto, sono andato a visitare la sepoltura dei miei cari.
Mi sono seduto sulla lastra tombale con i loro nomi scritti in lettere di bronzo e lì sono stato fumando una sigaretta in compagnia della mamma, di Tatà e di tutti gli altri che lì giacciono.

Salvatore nel giorno del suo 65° compleanno. Le altre due foto sono state scattate in occasione del 90* compleanno della mamma.

Salvatore nel giorno del suo 65° compleanno. Le altre due foto sono state scattate in occasione del 90* compleanno della mamma.

Dieci poveri negretti
se ne andarono a mangiar:
uno fece indigestione,
solo nove ne restar.
Nove poveri negretti
fino a notte alta vegliar:
uno cadde addormentato,
otto soli ne restar.
Otto poveri negretti
se ne vanno a passeggiar:
uno, ahimè, è rimasto indietro,
solo sette ne restar.
Sette poveri negretti
legna andarono a spaccar:
un di lor s'infranse a mezzo,
e sei soli ne restar.
I sei poveri negretti
giocan con un alvear:
da una vespa uno fu punto,
solo cinque ne restar.
Cinque poveri negretti
un giudizio han da sbrigar:
un lo ferma il tribunale,
quattro soli ne restar.
Quattro poveri negretti
salpan verso l'alto mar:
uno un granchio se lo prende,
e tre soli ne restar.
I tre poveri negretti
allo zoo vollero andar:
uno l'orso ne abbrancò,
e due soli ne restar.
I due poveri negretti
stanno al sole per un po':
un si fuse come cera
e uno solo ne restò.
Solo, il povero negretto
in un bosco se ne andò:
ad un pino si impiccò,
e nessuno ne restò.

Repost 0
Published by Frammenti e Pensieri Sparsi (Maurizio Crispi) - in Note di diario Riflessioni
scrivi un commento
7 ottobre 2016 5 07 /10 /ottobre /2016 08:10
(foto di Maurizio Crispi)

(foto di Maurizio Crispi)

Una volta c'erano l'abominevole uomo delle donne, oppure l'abominevole Jack the Ripper: personaggi che alimentavano le paure più profonde ed erano nell'immaginario collettivo.
Oggi, una volta perso il disincanto e svelato tuttociò che poteva essere svelato, sicché i margini per il perturbante si sono ristretti notevolmente, non cìè più nulla di abominevole che possa sorgere dal profondo di noi e perseguitarci nei sogni.
Nulla? Non, forse qualcosa sì. Nuove cose per lo più. Oggi vorrei concentrarmi sull'"abominevole" pubblicità condominiale da cui siamo perseguitati quotidianamente e che rappresenta un nostro incubo.
Lo stesso termine "pubblicità condominiale" ne connota le qualità abominevoli. Trattasi in altri termini di flyer (da quattro a otto facciate), in stampa policroma, che fanno la pubblicità ai prodotti in sconto venduti dai più diversi supermercati operanti in città, da CONAD a SIMPLY a IPERCOOP a TRONY etc etc.
"Condominiale" perchè è pubblicità destinata ai Condomini, e quindi il materiale stampato deve essere distribuito in quantità industriali.

Pubblicità condominiale (foto di Maurizio Crispi)Ogni giorno un esercito di "camminanti" forniti di zaino e di capaci trolley percorre in lungo e in largo le città e i paesi, infilando nei contenitori appositamente predisposti all'ingresso dei condomini e delle palazzine abitative quintali di questa roba.
Roba che peraltro nessuno legge o ritira, sicché per lungo tempo queste cassette risultano vieppiù intasate con festoni di carte colorate pendenti che ogni tanto - come accade sul fronte dei ghiacciai da cui imponenti pezzi si distaccano periodicamente per formare gli iceberg - si distaccano dalla massa pressante per cadere per terra e annegghiare il pubblico suolo di cartacce che mai vengono spazzate dai pulitori (rari) e che, più frequentemente, vengono portate a spasso dal vento.
Alcuni condomini hanno predisposto delle scritte dissuasive: "Questo condominio non accetta pubblicità condominiale", un semmi-esplicito invito a girare alla larga.
Altri subiscono passivamente l'invasione: in alcuni casi, le carte eccedenti vengono prese al volo dai padroni di cani a passeggio e utilizzate come presina e involto per gli escrementi sganciati dal loro fidato amico a quattro zampe (o, in caso di impellente ed improcrastinabile necessità anche per i propri in qualche anfratto oscuro, specie di prima mattina, quando non ci sono occhi indiscreti: ed è, per questa bisogna, carta di ottima consistenza, proprio perchè di pessima qualità).
Altri si improvvisano zelanti pulitori e periodicamente acciuffano tutta la mole di pubblicità condominiale accumulata nel contenitore per smaltirla nel cassonetto per la raccolta differenziata per la carta.
Ma é una fatica di Sisifo: non appena la buca per la pubblcità condominiale è stata restituita all'originario nitore e all'ebbrezza del vuoto, ecco che - quasi per incanto - torna ad essere piena da scoppiare, quasi che ci fossero zelanti distributori in agguato pronti a elargire i propri doni di carta di cui, peraltro, debbono sbarazzarsi prima del termine della propria giornata di lavoro, poichè il loro compenso è legato proprio alla quantità smaltita...
Timeo Danaos dona ferentes!
E' vero che la pubblicità è l'anima del commercio, ma questa pubblicità condominiale fatta porta a porta e con una simile insistenza è un vero abominio e che spreco poi!
Il nostro incubo notturno più ricorrente sta diventando quello di essere seppellito da una valanga di carta fatta di questi fogli di propaganda pubblcitaria.
Per non parlare del fatto che i costi di produzione e distribuzione di una simile enorme quantità di carta stampata li pagheremo comunque noi consumatori.
E quindi propongo una campagna per abolire l'abominevole pubblcità condominiale!

Le foto che corredano l'articolo sono di Maurizio Crispi

Le foto che corredano l'articolo sono di Maurizio Crispi

Repost 0
Published by Frammenti e Pensieri Sparsi (Maurizio Crispi) - in Società Riflessioni
scrivi un commento
16 settembre 2016 5 16 /09 /settembre /2016 08:58
Le cozze, a volte, ritornano

Cozza verace
giaci sull'asfalto,
svuotata e ridotta a mero guscio
dopo aver allietato con la tua polpa
il palato di qualche commensale

In qualche modo, in un lungo giro di tempo
tornerai al mare da cui era stata tratta
e, dopo infinite trasformazioni e passaggi,
sarai di nuovo cozza

Si sa, le cozze, a volte, ritornano...

Siamo tutti come questa cozza

Dalla polvere,
in un infinito ciclo di trasformazioni,
faremo ritorno

Le cozze, a volte, ritornano

(...) "Quando gli orsi si rimpinzano di salmoni sino a non poterne più e poi tornano nella foresta e vi lasciano i propri escrementi, lasciano alcuni isotopi marini nel sottobosco. L'azoto e il fosforo sono essenziali per la fotosintesi, perciò ogni volta che un aquila porta porta nel nido un pezzo di pesce per nutrire i suoi piccli e ne fa cadere una parte, fertilizza il terreno su cui crescono gli alberi"
(...) "E le balene, Lynn? Come può la foresta diventare parte di una balena?"
Riflettei per un momento (...), finché non mi imbattei nella traccia d un isotopo diretto verso la costa.
"Un giorno l'albero cade e imputridisce, gi isotopi sono riportati dalla pioggia nei fiumi" - qui mi concessi un gesto di vittoria mentale - "e raggiungono infine il mare dove nutriranno la successiva generazione di plancton". A quel punto non era difficile arrivare in fondo:le aringhe mangiano il plancton,le balene mangiano le aringhee il ciclo degli isotopi si chiude.

da Lynn Schooler, L'orso azzurro. Breve storia di una fotografia (Titolo originale: The Blue Bear), Ugo Guanda Editore, 2002, pp. 91-92

(Foto di Maurizio Crispi)

Repost 0
Published by Frammenti e Pensieri Sparsi - in Riflessioni
scrivi un commento
8 settembre 2016 4 08 /09 /settembre /2016 08:50
Far morire di paura per prevenire. Strategia efficace, oppure no?

Sono già entrate in uso le nuove norme per la prevenzione del tabagismo. Tra i provvedimenti, figura anche l'introduzione di immagini "paurose" che accompagnino le scritte già in vigore da tempo che, ora vengono aumentate di dimensioni e reiterate più volte, laddove lo spazio lo consente.
In più, nel nuovo pacchetto di provvedimenti, verrà presto interrotta la produzione di sigarette in pacchetti da 10, allo scopo di scoraggiare i più giovani dall'acquistarle in format a loro più accessibili economicamente.
Ieri sono andato dal tabaccaio ad acquistare il mio approvvigionamento di tabacco per sigarette e ho trovato, appunto, questa novità. A me è toccato di trovarmi di fronte ad una foto a colori con la piccola bara bianca della misura adatta ad accogliere un neonato e davanti ad essa, posta su di un catafalco, una coppia aggrondata in dolente contemplazione, quei genitori che avevano continuato a fumare durante la gravidanza del loro pargolo. Accanto all'immagine la didascalia recita: "Il fumo può uccidere il bimbo nel grembo materno". Il tutto caratterizzato da quella che si potrebbe indubbiamente definire una "ridondanza" comunicativa.


Prevenzione del tabagismo. Nuova campagnaQuesto tipo di prevenzione, fondata sul terrorismo psicologico, in realtà funziona ben poco nei confronti dei fumatori più incalliti che possono facilmente attivare un meccanismo di non-percezione selettiva nei confronti di messaggi scritti e visuali che, in qualche modo, vogliano indurli a riflettere sui rischi cui si espongono o cui espongono altri. O che, in alternativa, possono ripiegare verso i pacchetti da 10 (finché saranno sul mercato), nei quali non è impresso alcun messaggio preventivo.
E ha aggiunto che, in parallelo, si sta attivando un merchandising di articoli del costo di poche lire che hanno la funzione di occultare i messaggi (del tipo di mascherine opache autoadesive o di portasigarette (che in questo frangente tornerebbero ad essere pienamente di moda).
E allora tutto questo sforzo è destinato ad avere successo?
Forse, soltanto nei confronti di una piccola fascia di fumatori "veterani" che sono entrati - per mutuare un termine caro agli AA (Alcolisti Anonimi") - nella fase della "contemplazione" della propria dipendenza, nella quale in modo ancora conflittuale si cominciano a porre nei piatti della bilancia, vantaggi e svantaggi della propria dipendenza, piaceri e dispiaceri, etc etc.
In questo caso le immagini e le frasi di terrore potrebbero avere un qualche effetto, ma il paradosso è che potrebbero avere anche un effetto opposto nel senso di rafforzare i meccanismi di negazione.

Si può tuttavia immaginare che, almeno nei confronti d'una categoria di persone, il messaggio possa avere effetto e dovrebbe trattarsi di chi - soprattutto i più giovani - si accostano alle abitudini tabagiche per la prima volta, insomma si tratterebbe dei "neofiti": in questo caso, l'esposizione a immagini e a slogan potrebbe avere un effetto dissuasivo.

La strada maestra della prevenzione del tabagismo (come di altre abitudini nocive) rimane però pur sempre quella dell'educazione alla salute, con un intervento capillare e continuativo nelle scuole, che abbia come baricentro i principi del rispetto del proprio corpo e della ricerca costante di un benessere psicofisico. Un intervento che dovrebbe essere mantenuto e potenziato e che può dare i suoi effetti soprattutto nel lungo termine, specie se condotto in maniera tale da portare i più giovani a trovare delle proprie risorse di pensiero autonome e a un empowerment decisionale, quando si tratta di dire a chi ti offre una sigaretta per la prima volta: "Grazie, no!".
Intervento che, nel caso dei minorenni, dovrebbe essere accompagnato dal rispetto estensivo della proibizione della vendita del tabacco ai minori di 18 anni, e nei confronti di tutti da un incremento del costo dei prodotti a base di tabacco, strategia applicata estensivamente in altri paesi d'Europa con discreti risultati, a condizione che si tenga d'occhio in parallelo il mercato illegale.

Far morire di paura per prevenire. Strategia efficace, oppure no?
Repost 0
Published by Frammenti e Pensieri Sparsi - in Salute Società Riflessioni
scrivi un commento

Mi Presento

  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
  • Contatti

Profilo

  • Frammenti e Pensieri Sparsi

Testo Libero

Ricerca

Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


frammenti-e-pensieri-sparsi.over-blog.it-Google pagerank and Worth