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6 dicembre 2021 1 06 /12 /dicembre /2021 06:50
Meridiani e melograno vizzo (foto di Maurizio crispi)

Ci sono certe combinazioni di dettagli che, se riesci a coglierli estrapolati da tutto il resto, assumono un fascino incredibile, come se fossero stati messi lì proprio per provocare quell'effetto.

Ma devi poter vedere, per renderti conto: un vedere, che non sia un semplice guardare che si limita all'apparenza degli oggetti che si presentano alla nostra attenzione e alla loro mera fisicità.
La buona Letteratura (ed anche la Fotografia, anche se con un linguaggio ben più sintetico ed immediato) sono così.

Assolvono alla funzione di aiutare altri a "vedere".

Lo scrittore, in questo senso, è un "visionario" perché con le sue affabulazioni non fa che proporre realtà alternative o realtà nascoste nelle pieghe del Reale ordinario, apparentemente prosaico e scontato.

Entrare e stare in una libreria è come penetrare all'interno di uno scrigno di tesori: come avere accesso alla caverna di Ali Baba e dei quaranta ladroni, piena all'inverosimile di inenarrabili tesori.

Per poterli vedere ed ammirare occorre conoscere la parola magica che possa di volta in volta introdurti in quel mondo fantastico e consentirti di accedere allo scrigno che li contiene.

(Una mia breve nota, risalente al 2012)

La foto la scattai al "Punto Einaudi" di Palermo (Francesco Passarello)

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29 novembre 2021 1 29 /11 /novembre /2021 07:32
Libri e torri di libri (foto di Maurizio Crispi)

Questa nota, risale a circa 11 anni fa (27 novembre 2010). Mi ci sono imbattuto casualmente, attraverso i "ricordi" riproposti dall'algoritmo di Facebook. Si tratta di uno scritto che non ho mai pubblicato nei mie blog. Sono lieto di riproporlo qui. Sempre attuale...

Ieri, camminando ho visto un cumulo di rifiuti che ingombrava il marciapiedi

Erano tanti, davvero tanti, e sparsi tutti in giro:

per proseguire il mio cammino,

ci dovevo per forza camminare di sopra.

Si strattava di vecchi stracci, vecchie riviste e libri.

Poveri libri smembrati pronti per il macero...

E' una cosa tristissima vedere i libri buttati via:

se posso li recupero e me li porto a casa. Li accudisco. lì sistemo.

A volte la gente non capisce proprio nulla

Dico io: ma come si fa a buttare un libro?

Questa volta la mia attenzione è stata catturata

dalle pagine disassemblate di un libro in particolare...

Un tempo rilegato con le cuciture,di grande formato,

con le pagine scritte a caratteri fitti, disposti su due colonne.

Il frontespizio salvo.

Della copertina rigida nessuna traccia,

mentre le quinterne di pagine

erano desolatamente sparse in giro senza nessun ordine

Aveva piovuto e molte dei fogli erano già intrisi d'acqua

S'intravedevano delle belle illustrazioni:

alcune, in quadricromia, a piena pagina fuori testo;

altre a tratti grossi di penna nera, molto semplici a mezza pagina.

Dal frontespizio si leggeva il titolo "Fiabe di tutto il mondo"

Mi sono emozionato: quelle illustrazioni hanno evocato subito qualcosa.

Era lo stesso volume (appartenente ad un'opera in più tomi)

che possedeva la zia Mariannù e da cui lei frequentemente mi leggeva ad alta voce

quando ero ancora un bimbetto

Mi piacevano moltissimo quei libri

che per me erano magici

Quando mia zia aveva terminato di leggermi la fiaba del giorno,

io indugiavo a lungo a guardare le figure

Ho sempre pensato a quei libri,

come appartenenti ad una sorta di Eden perduto

Quando la zia si sposò con il marito Joe

e andò a vivere a New York

quei libri - credo - li portò con sé.

Chi sa dove saranno adesso,

ora che la zia è morta

Forse perirono in un incendio:

la casa della zia, prima che lei morisse,

andò a fuoco e nulla si salvò dal rogo

Quel libro smembrato mi ha riempito di tristezza.

Avrei voluto prenderlo, ma ormai era troppo tardi per metterlo in salvo.

Così, ho girato le spalle e me ne sono andato

con il cuore dolente ed un groppo in gola

 

Palermo, il 27.11.2010

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9 novembre 2021 2 09 /11 /novembre /2021 11:03
Notte vicino all'alba, quando viene fuori il blu (foto di Maurizio Crispi)

Notte vicino all'alba, quando viene fuori il blu (foto di Maurizio Crispi)

La sostanza dei sogni
Sogno o son desto?
Non so

Sono vero
oppure sono soltanto
una fantasmagoria
un arabesco
una debole traccia
su di un evanescente fondale?
Anche qui, non so

Il sogno è uno stato altro di noi stessi

C'è tutta una vita segreta dei sogni
nelle quale ci immergiamo ogni notte
e dalla quale attingiamo a piene mani
ricordi e desideri,
talvolta paure profonde
e timori reverenziali

Percorriamo dei reami fantastici
per poi riemergerne,
portando indietro con noi frammenti e reperti,
come i pescatori di perle d'un tempo

L’abisso del sogno ci scruta sempre
con le sue strane creature:
mentre noi ne percepiamo soltanto
deboli riflessi,
loro ci conoscono a fondo

Noi siamo loro,
in definitiva,
ma senza saperlo a pieno

Siamo fatti della materia dei sogni
e della stessa sostanza delle stelle
ed è dunque impossibile dare una risposta
al sogno di Lao-Tzu
Chi sogna chi?
Chi sogna cosa?

La vita reale e il sogno:
una trama intessuta
di infiniti rimandi

 


(Palermo 9 novembre 2021)

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20 ottobre 2021 3 20 /10 /ottobre /2021 17:14
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...

Mi piacerebbe davvero che Palermo fosse una città europea: una città in cui i cestini della spazzatura vengono svuotati giornalmente, le strade siano spazzate e tenute in ordine, e dove non si creino cumuli immondi di spazzatura che resistono per settimane, accrescendosi di giorni in giorno, fino a quando l'unica alternativa di ripristino è l'utilizzo della rusapa per rimuovere le montagne di rifiuti. Ma le soluzioni estreme non ripristinano tutti i gasti: a lungo rimangono le puzze e le macchie per terra e il tessuto cittadino si logora sempre di più.

La sporcizia, il lerciume, le puzze e i miasmi alla lunga, oltre ad annullare il senso estetico e la ricerca del bello, finiscono con il creare una pericolosa assuefazione; quel che é peggio determinano nell’animo dei cittadini un’insidiosa forma di rassegnazione e di indifferenza.

Monnezza accumulata in via Giovanni Evangelista Di Blasi (foto di Maurizio Crispi)

Occorre reagire, invece: e per farlo occorre che ciascuno si rimbocchi le maniche e dia un contributo, per quanto piccolo, come - ad esempio - raccogliere carte e pezzi di plastica, bottigliette di vetro e lattine vuote e deporli dentro gli appositi cestini dei rifiuti. Oppure estirpare le erbacce che allignano negli interstizi dei marciapiedi.
Se ognuno compisse ogni giorno una singola azione tra quelle elencate avremmo sicuramente una città più pulita, ma si attiverebbero circuiti virtuosi di buone pratiche. E questo sarebbe uno dei principi ispiratori della migliore forma di anarchismo libertario in cui ciascuno si assume la responsabilità di ciò che fa, ciascuno si sente responsabile della tutela del benessere degli altri, ciascuno si assume gli oneri che tutto questo comporta, senza starsene là ad attendere passivamente che qualcun altro o qualche Ente investito di un potere superiore risolva i problemi.
Ognuno di noi può risolvere dei problemi: bisogna invertire la deleteria tendenza di una sempre maggiore dipendenza dalle Istituzioni.

Davanti alla scuola di mio figlio c'è allineata una fila di cassonetti lerci, fermi ancora all'età antidiluviana della raccolta indifferenziata.

Raramente vengono svuotati e i rifiuti maleodoranti vi si accumulano dentro sino a tracimare fuori.

Siccome tutto è mescolato, anche l'umido, si creare un'isola di lezzo miasmatico tutt'attorno.

IHo l'impressione che questi cassonetti sono stati spostati di recente e che prima fossero collocati altrove. Evidentemente alcuni cittadini "rispettabili" infastiditidi dai grevi odore e dallo spettacolo indecorso li hanno allontanati dalle loro abitazioni, sulla base dell principio che "occhio che non vede" e soprattutto che "naso che non odora", cuore che non duole.

In più, accanto ai cassonetti, si accumulano rifiuti di grandi dimensioni, tipo un grande baule sconnesso, un materasso lercio, vecchie scaffalutare fradice.

E' davvero uno schifo!

E pensare che i bambini che escono dalla scuola proprio sul marciapiedi di fronte e che, durante le ore in classe sono educati al rispetto dei valori civici e del rispetto dell'ambiente, devono assistere giornalmente a questo spettacolo di degrado che contraddice i valori a cui vengono educati.

Viene da pensare, ovviamente, al testo della "Lettera aperta al Presidente della Repubblica", scritta da un genitore rimasto anonima è diffusa in forma di affiche in molte vie della città e negli spaxi pubblicitari delle pensiline degli autobus (vedi e il commento le foto sotto).

Ho ripetutamente fotografato lo spettacolo del cumulo di monnezza ogni giorno in lievitazione e, di recente, ho mandato una della foto (con un tag) alla Direttrice del Centro Diaconale, la quale a sua volta l'ha girata a sue conoscenze della V circoscrizione.

Le circoscrizioni, in verità, non hanno potere esecuticvo in queste questioni, ma soltanto una funzione esecutivo: questo crea ovviamente ritardi, disservizi, paralisi.

Dicono che la V circoscrizione sia grande e che dunque tali disagi sono compatibili e che bisogna accettarli.

Io dico: ma siamo tutti cittadini e tutti paghiamo la tassa dei rifiuti, ed anche profumatamente.

E' compito del Comune, implementando personale e mezzi, ma anche pianificando accuratamente, provvedere allo smaltimento dei rifiuti urbani solidi in maniera congrua ed efficiente.

Invece, pare che la strategia perseguita sia quella di mantenere puliti i luoghi sensibili, in altri termini quelli che fanno "immagine" per la città e lasciare che altrove la monnezza ristagni per settimane e settimane. Salvo poi, in taluni casi, ad essere bruciata in grandi roghi di protesta dai cittadini scontenti. E solo allora ci si rende conto che c'è un problema e arrivano le ruspe per rimuovere le montagne di rifiuti.

Che amministrazione cittadina è quella che non si occupa con efficienza di risolvere questi problemi?

Un sindaco - per usare un'immagine forse eccessiva, ma calzante - dovrebbe essere la persona che più di tutte si occupa di risolvere i problemi pratici che affligono la città e che gira personalmente strada per strada per verificare se i lampioni (come anche tante altre cose) funzionano correttamente: ovviamente questa è una metafora, ma efficace. Il requisito prioritario di un sindaco non dovrebbe essere tanto il colore politico con cui viene riconosciuto, ma piuttosto la conoscenza capillare del territorio e l'amore per la città che è chiamato a governare, oltre che la ricerca del maggior benessere possibille per i cittadini. Un buon sindaco dovrebbe essere come un "buon padre di famiglia", per tutti, non soltanto per coloro che lo hanno votato.

Non è sicuramente un buon sindaco uno che se ne sta comondamente seduto sulla ribalta mediatica a dire che la sua è una città "europea" e a fare "politica della vetrina".

La mia attivazione (cioè l'incvio della foto con tag alla Direttrice della scuola) è servita a qualcosa.

Il giorno dopo i rifiuti ristagnanti erano stati rimosi e i cassonetti erano semivuoti, ma già con qualche segno di tracimazione.

Gli operatori di Re.Se.T Saranno solleciti a svuotarli dopo questa prima segnalazione, oppure si riprenderà con l'inerzia quo ante?

Staremo a vedere...

In ogni caso il baule scassato, il materasso lercio e le scaffalature di legno corrotto sono rimaste addossate al muro, a testimoniare che da noi in Sicilia, a Palermo in particolare, le soluzioni sono sempre temporanee, mai strutturali, ed in ogni caso "imperfette".

Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...

(25 settembre 2021) Una lettera anonima campeggia da qualche tempo sulle pensiline degli autobus di Palermo, un foglio bianco in cui un padre è ritratto di spalle con la sua bambina di quattro anni, mentre passeggiano o camminano, magari diretti verso la scuola o di ritorno a casa.

Questo papà, nella sua lettera aperta, si rivolge a Mattarella, esprimendo tutto il disagio, l’amarezza, la sofferenza per la condizione in cui versa Palermo sotto ogni punto di vista e per il torpore e l'indifferenza in cui sono caduti i palermitani (fonte: Balarm.it, testo modificato)

Il contenuto della lettera:

«Caro Presidente,
sono il papà di una bimba ancora troppo ingenua per distinguere un diritto da un favore, troppo innocente per capire cosa significhi avere mille bare in attesa di sepoltura e tutto sommato troppo piccola (ha solo 4 anni!) per soffrire i disagi di chi ogni giorno rimane intrappolato su strade puntellate da cantieri infiniti, buche e ponti pericolanti. Una bimba che vive a Palermo e che alla fine chiede solo piccole cose come uno scivolo, un’altalena, uno spazio in cui girare in bici senza rischiare di farsi male, un luogo che non sia costretta a contendersi con il degrado che avanza inesorabilmente.

Sappiamo tutti che gli ultimi mesi sono stati drammatici e chiedere una città più pulita o un parco giochi, mentre il mondo affronta una crisi senza precedenti, può sembrare quasi offensivo, per non dire oltraggioso. Ma in questo clima di desolante rassegnazione, mi preoccupa pure il fatto che i nostri figli non riescano più a stupirsi o ad impressionarsi davanti alle discariche e ai sacchetti di rifiuti che accompagnano il tragitto a piedi da casa a scuola, non provano un briciolo di fastidio o disgusto, li scansano senza degnarli di uno sguardo o di un commento, come se ormai facessero parte dell’arredo urbano.

Come se fosse normale.

Mi creda, questo non è e non vuole essere il solito atto di accusa contro chi ha trasformato un luogo così bello, crocevia di culture nella cloaca d’Italia. Anzi, visto che ci siamo, voglio essere il primo a sedere sul banco degli imputati: dopo tutto il sentimento di sconfitta e di rassegnazione che sta contaminando i nostri figli è un virus che parte da noi adulti e si diffonde attraverso le nostre (troppe) distrazioni.

Però un ultimo tentativo sento il dovere di farlo. Perché in un momento in cui ci troviamo ad affrontare battaglie epocali, la paura più grande è proprio quella di avviare al mondo generazioni di cittadini senza coscienza critica, incapaci di lottare e di cambiare le cose. E mi rivolgo a lei, caro Presidente, perché nonostante tutto, nonostante le ferite che ha rimediato negli anni, ha continuato ad amare questa città e a vivere a pochi passi dal luogo in cui le è stato inferto il dolore più grande.

Mi rivolgo a lei perché vorrei che usasse la sua autorevolezza per parlare al cuore dei palermitani. Per spiegare loro che esiste una via alternativa alla rassegnazione.

Che anche Palermo può riassaporare almeno uno spicchio del suo antico splendore.

Parli a chi potrebbe cambiare le cose ma preferisce cambiare città. E parli anche a quelli che pur non potendo cambiare città, non sanno che volendo (e con poco) potrebbero cambiare le cose.

Insegni loro ad amare Palermo, a rivendicare spazi puliti e accoglienti e ad avere cura del bene comune. Spieghi a chi si ostina a sfregiare con i propri vizi strade, piazze e marciapiedi che un semplice gesto e tante piccole azioni quotidiane possono contribuire a ripulire l’aspetto e l’immagine di questa terra.

Si faccia portavoce di tutti quei genitori che alla fine vorrebbero semplicemente far vivere e crescere i figli in un luogo migliore, allontanandoli da una rassegnazione che non può maturare ad appena 4 anni.

Ci dia la forza di cambiare le cose.

Per non continuare a inseguire il coraggio di cambiare città.

un papà»

 

Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...
Vorrei davvero che Palermo fosse una città europea...

Per contro, a fronte del generalizzato degrado, si possono registrare degli esempi di buone pratiche "spontanee".
Per esempio, vicino a dove abito io nei pressi di Via Gabriele D'Annunzio c'é un angoletto che è la dimostrazione tangibile di quanto la buona volta di buoni cittadini anonimi può riabilitare dal degrado e dall’incuria angoli abbandonati della città, altrimenti vere terre di nessuno.
E questo succede anche a Palermo, al giorno d'oggi invasa dalla monnezza e regina per l'abbandono degli spazi pubblici .
La salvaguardia dell’ambiente dipende anche e soprattutto da uomini e donne armati di buone intenzioni e di volontà
Inutile attendersi un dispendioso intervento di enti pubblici che non arriverà mai o sarà subito vanificato.
Se si vuole veramente, si può fare subito qualcosa.

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3 ottobre 2021 7 03 /10 /ottobre /2021 15:08
Sempre più alienati e avulsi dalla realtà
Sempre più alienati e avulsi dalla realtà
Sempre più alienati e avulsi dalla realtà
Sempre più alienati e avulsi dalla realtà

1. Per molti, troppi,
il mondo è per intero dentro lo schermo dello smartphone
Di rado – ciò si osserva sempre più di frequente -
gli usatori compulsivi dello smartphone riescono a staccarsene
I tempi di utilizzo aumentano a dismisura
Se si guardano gli altri, in contesti sociali,
si vede che per la maggior parte lo smartphone lo tengono in mano,
come se ormai fosse un'appendice della mano
una specie di increscenza in cui carne, plastica e metallo si fondono
oppure se è riposto in una tasca si può osservare
che una mano nervosa scende a cercarlo per compulsare lo schermo
e verificare se sono arrivate nuove notifiche
Il prossimo passo potrebbe essere quello
di consentire ad alcuni, se lo desiderano
di farsi impiantare direttamente nel corpo un sistema di telefonia mobile
con tutti gli annessi connessi
con la possibilità di proiettare i contenuti sulla superfice di speciali occhiali
che quindi fungerebbero da display
e di inviare il sonoro direttamente alle orecchie
il tocco delle dita sullo schermo potrebbe essere sostituito da altri tipi di comandi
Ma del resto ci siamo quasi a questa ulteriore rivoluzione.
Ho visto, camminando, dei grandi manifesti pubblicitari
che promuovono gli “smart eyewear”,
occhiali di nuova generazione che consentono di connettersi,
di rispondere alle chiamate, di ascoltare la musica:
si calzano questi occhiali e si hanno tutte le funzioni dello smartphone
che rimane nella tasca, probabilmente connesso attraverso bluetooth
Dunque, arriveremo presto agli impianti bionici:
il passo da fare è decisamente breve.

 

2. Sono tristi le scene in cui persone camminano per strada
con gli auricolari saldamente infitti nelle orecchie
e gli occhi incollati al display
talvolta sono immersi in una conversazione
talaltra guardano qualcosa
un notiziario,
un film,
ascoltano della musica su youtube o su spotify o anche un canale radio
oppure una diretta streaming o un podcast
Non si accorgono di nulla, di ciò che capita loro attorno
non vedono, non sentono, non percepiscono
Un’auto potrebbe piombare in corsa su di loro,
un masso o un albero cadere sulle loro teste.
Il loro senso di prossimità
tanto prezioso per scampare a certi pericoli ambientali è annullata
dalla cascata di dati che li pervade
L'altro giorno una passeggiatrice dicane se ne stava seduta
su di un basso muretto al Giardino Inglese
il cane sciolto e libero di fare ciò che gli/le pareva
Lei con il gingillo in mano e lo sguardo incollato al display
Ma che razza di passeggiata con il cane è questa?
uno che porta il cane a spasso dovrebbe guardarsi attorno
godere dell'aria fresca del mattino,
ascoltare il cinguettio delle prime voci canore degli uccelli,
guardare gli altri,
bearsi del mondo che si risveglia
occuparsi del proprio cane,
vigilare per evitare che il proprio cane parta a gran carriera appresso ad un gatto
e, invece, no,
questo starsene chiusi nel display formato carta da visita del proprio telefono

in una beata ignoranza di tutto il resto

Non uno sguardo al mondo di fuori.

Che differenza c'è, a questo punto, con lo starsene seduti dentro una caverna buia
e solo il telefono come tramite con la realtà?

Provo una viscerale antipatia per tutto questo.
Quanto stiamo perdendo?
Quanto abbiamo già perduto?

Alcuni dicono che non si può fermare il progresso,
anche se il progresso di cui parlano costoro è quello commerciale,
fatto di un'interminale costruzione di neo-bisogni.
Se perdessimo in un attimo tutti gli orpelli della modernità,
ci renderemmo rapidamente conto che di essi
non ne sentiamo alcuna mancanza.

 

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28 settembre 2021 2 28 /09 /settembre /2021 07:14
La mia maglia bucata

L’altro giorno una mia cugina mi ha fatto notare che sul fronte della T-shirt che indossavo c’era un buchetto.
E mi ha detto che sarebbe il caso di non metterla più. Ha aggiunto: “Vada per i jeans strappati e rammendati. Quelli vanno di moda e nessuno ci fa caso” (i miie jeans, logorati, in alcuni punti erano stati più volte rammendati).

Devo ammetterlo: il vestiario non è mai stato tra le mie priorità. Mia cugina si preoccupa, quando mi vede - secondo lei - trasandato e, se capita, mi redarguisce bonariamente.
Ormai la voce di spesa "vestiario" l’ho definitivamente accantonata e vivo soltanto di ciò che mi ritrovo a casa, comprese felpe e pantaloni che, negli ultimi anni, avevo comprato per mio fratello e rimasti praticamente nuovi.
Ma una T-shirt con il buco?
Di solito le maglie più logorate le riciclo per la notte oppure per il lavoro in campagna. E poi alla fine me ne sbarazzo.
Invece, questa in particolare ho continuato ad usarla come maglia “buona” malgrado i buchetti di cui sono consapevole.
Perché?
Ci ho riflettuto un po’ su.
Ecco la risposta. Per lungo tempo la mamma continuó a comprare gli indumenti per mio fratello e, quando lo faceva, per un criterio di equità comprava qualcosa per me. Non qualcosa di sostanziale, più che altro di valore simbolico. Poi smise, perché smise di andare per negozi, quando capì che questo tipo di cosa la stancava troppo.
E, quando lei me lo chiedeva, andavo io a comprare qualcosa per mio fratello. Mentre lei, come fanno spesso le persone anziane, smise di aggiornare il suo guardaroba (peraltro piuttosto fornito).
Ecco, questa T-shirt, di un bel Verdone scuro, con delle scritte sul davanti, fu uno degli ultimi capi di vestiario che lei mi compró.
Forse, proprio per questo, continuo a considerarlo come un indumento “buono”, malgrado i buchetti. Per lo stesso motivo continuo ad usare il sopra di un pigiama di flanella che mia madre acquistò per me, quando andai a stare a Milano per la specializzazione: di fatto è tuttora uno dei miei preferiti.
È così che vanno le cose, per me.
Giusto o sbagliato che sia.
Nel social dove ho postato queste considerazioni ho avuto delle rassicurazioni e trovato dei sostanziali incoraggiamenti.
Non sono solo, e saperlo è tanto.

Possiamo dire che noi amanti delle vecchie maglie con i buchetti, ma ancora buone - si potrebbe dire "vintage" -, siamo degli incorregibili giurassici, veri e propri dinosauri in via di estinzione in una cultura non cultura che privilegia il ricambio velocissimo di oggetti (e, purtroppo, anche persone) e l'usa-e-getta. E succederà che "quando fra tremila ci ritroveranno fossilizzati, gli archeologi si chiederanno perchè indossavamo vecchie maglie bucate 😂" (il virgolettato è un commento della mia amica AR, riportato da FB).

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23 settembre 2021 4 23 /09 /settembre /2021 12:13
A cosy corner

Durante una mia passeggiata, mi sono imbattuto nei pressi della Fiera del Mediterraneo a Palermo in una vera e propria stanza a cielo aperto, espressione del sempre più diffuso fenomeno delle persone senza fissa dimora, o come si dice in inglese homeless.
Già in un precedente mio articolo ho commentato sullo strano caso dell'Homeless organizzato

In quessto caso, l'invisibile abitante era riuscito ad allestire utilizzando un angolo delimitato da due pareti un angolo confortevole, con un vero e proprio letto, con lenzuola e coperte.
L'asptto esteriore di questa "casa" mi ha colpito immediatamente e ho voluto fare uno scatto. In Inglese, questo luogo lo si descriverebbe come un "cosy corner", ovvero un angolino confortevole.

Osservando la disposizione degli arredi, la cura con cui sono sistemate le coperte e i cuscini (che trascendono dalla dimensione di un semplice giaciglio improvvisato), ci si dimentica che tutto questo è allestito all'aperto e che non vi sia un vero e proprio tetto, se non una tettoia che ripara solo parzialmente dai rigori climatici. C'era anche un piccolo tavolo ai piedi del letto e una sedia ordinatamente disposta sotto di essa.
Tutto lasciato in ordine, come nel caso di qualcuno che esce dal mattino da casa per sbrigare le sue faccende e ha il puntiglio di lasciare tutto in oridine, in modo tale che al proprio ritorno troverà una simile nettezza (e semplicità) domestica ad accoglierlo.
Si è portati a pensare piuttosto che si sia di fronte ad un confortevole ambiente domestico: una casa, in cui tutto è lasciato al suo posto, nel dovuto ordine, come se vi fossero porte e mura difenderla da possibili intrusioni.
Io stesso nello scattare la foto mi sono sentito a disagio, come se stessi invadendo con il mio sguardo e con l'occhi della macchina fotografica uno spazio privato.

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14 settembre 2021 2 14 /09 /settembre /2021 07:27
La dissolvenza del sogno

Ci sono delle notti in cui i sogni sono vividi ed intensi
Mi ritrovo con persone care da tempo scomparse, interagisco con loro in contesti ordinari che tuttavia si trasfigurano sempre, assumendo una coloritura straniante: a volte è sufficiente un piccolo dettaglio a determinare l’anomalia di tutta la costruzione onirica.
In questi casi, si sviluppano delle storie complesse, come se stessi vivendo in un mondo alternativo, uno in una serie infinita di multiversi.
Alcune volte mi sveglio di colpo, con una sensazione di pace e di benessere, ancora con metà della mia mente in quell’altra dimensione. Altre volte, invece, mi riscuoto dal sonno tutto in subbuglio.
A quella dimensione vorrei rimanere aggrappato.
Ma poi, inesorabilmente, la presa sul tempo del sogno si allenta.
E le immagini oniriche rapidamente si disfanno, vanno in dissolvenza e non ne rimane alcuna traccia, se non un vaghissimo ricordo.

Qualche volta rimane per qualche tempo ad aleggiare un sottile velo di nostalgia per il tempo del sogno che si è dissolto.

Qualche volte mi chiedo se non sarebbe preferibile vivere sempre nel tempo del sogno dove possiamo vivere momenti fantastici, incontrare persone che non ci sono più, parlare, discutere, amare.

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21 agosto 2021 6 21 /08 /agosto /2021 18:36
Orologi

Ho scritto di recente un what's app a mio figlio:
Qualche volta vorrei averti più vicino
Ma, d’altronde, non si può chiedere
all’arciere di tenere la freccia
che ha scoccato vicino a sè
Per sua natura la freccia
deve volare lontano

Mi sono addormentato di colpo

Quando mi sono svegliato,
potevo sentire da un'altra stanza
una musica cupa e ripetitiva,
some ominous music playing

Mi alzavo e vagavo per la grande casa vuota,
sempre con quella colonna sonora

Guardavo uno dei tanti orologi
appesi ai muri

E segnavano tutti dieci minuti alle dieci
Fuori era tutto buio
Quindi, era ancora notte
Poi, dopo aver placato l’arsura
che sentivo in bocca
con un grande bicchiere d’acqua fredda,
me tornai a letto e mi riaddormentai,
sprofondando in un sonno inquieto

E di nuovo mi svegliavo
tutto sudato stavolta,
oppresso dalla stessa musica ominosa
di prima e la bocca asciutta, allappata,
con la lingua che sembrava diventata di carta abrasiva

Di nuovo mi alzavo
dal letto che era diventato
come quello di Procruste
e giravo per la maledetta casa vuota
Andavo in bagno
bevevo a canna questa volta
per trarre sollievo

Guardavo l’ora
e il cuore mi balzava in petto
Gli orologi segnavano tutti
dieci minuti alle nove
Wow, pensavo con un senso di meraviglia,
Il tempo ha preso a scorrere all'indietro!

Di nuovo, mi addormentavo
E mi svegliavo
E guardavo l’ora
Ed erano dieci minuti alle otto di sera
con l’ultimo chiarore del giorno
che trapelava attraverso i vetri delle finestre chiuse
Ed ero ancora più meravigliato
per via di questa marcia all’indietro del tempo

Il vettore del tempo si è invertito!
mi ritrovai a pensare
Forse la freccia che ho scoccato
tanti anni fa
ritornerà da me

Ma non so se è veramente questo che vorrei

Mi sono riaddormentato ancora una volta
curioso di sapere se, al prossimo risveglio,
le lancette degli orologi avrebbero ticchettato
ancora all’indietro
Toc-tic
Toc-tic
Toc-tic

Ma, se la freccia che ho scoccato dovesse tornare a me,
anch'io dopo un altro po’ di tempo all'indietro,
dovrei sparire,

per tornare dentro l'utero di mia madre,
per poi diventare cellula appena fecondata
e poi definitivamente dissolvermi
quando le due cellule originarie
che si erano unite per darmi vita
tornassero a separarsi

La freccia deve volare libera,
non ci si può aspettare che ritorni indietro
o augurarsi che rimanga ferma,
come nel paradosso di Zenone

 

In ciò che ho scritto ci sono degli evidenti riferimenti letterari, ovviamente. In primo luogo c'è il riferimento a quella parte del poea di Hikmet in cui si parla dei figli e poi ovviamente, assieme al rimando ai paradossi di Zenone l'Eleatico, cè una citazione di uno dei capovalori di P. H.Dick che è Counterclock World, in cui si immagina un futuro distopico in cui il tempo ha preso a scorrere all'indietro, permenando in modo radicale le vite di tutti gli uomini che procedono letteralmente all'indietro, incluse tutte le funzioni fisiologiche (per esempio, ilcibo non viene più mangiato, ma viene "restituito", per dirne una.

Ma una cosa posso dire. Una volta, che un orologio cominciasse a correre all'indietro, è una cosa che mi è veramente capitata. Nella stanza in cui usavo ricevere i pazienti, tenevo su di un tavolinetto mobile accanto alla mia poltrona un piccolo orologio da tavolo a batteria, con il consueto quadrante e le lancette. Mi faceva comodo perchè ogni tanto senza dover girare la testa potevo controllare l'ora. Una volta nel pieno di una seduta mi accorsi, con grande meraviglia, che le lancette avevano preso a camminare all'indietro. Dovetti controllare due o tre volte prima di dovere accettare che era inconfutabile: le lancetta dei secondi (quella il cui movimento era più evidente) andava all'indietro e così pure quella dei minuti.

Mi chiesi, con una certa inquietudine, se non si trattasse di un fenomeno paranormale. Naturalmente pensai anche che, all'origine dell'anomalia potessero esservi delle cause naturali spiegabili, ma erano fuori dalla mia conoscenza. Provai perfino a togliere la batteria stilo e a rimetterla: per ocnstatare che il movimento delle lancette continuava imperturbato all'indietro.

Comunque, lo strano fenomeno continuò a verificarsi per giorni e giorni. Poi, da un momento all'altro, cessò e l'orologio riprese a segnare l'ora in maniera normale. Capitò un a seconda volta che le lancette di quell'orologio riprendessero a camminare all'indietro.

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21 agosto 2021 6 21 /08 /agosto /2021 07:07
Non siamo cavie

L'altro giorno ho dato risalto sui social ad un articolo comparso su Repubblica Palermo, "Siracusa, sospesi 49 medici no-vax. Il presidente dell'Ordine: Le regole si rispettano, altrimenti è meglio cambiar mestiere" (credo risalente al 19 agosto) e ho inoltre commentato la notizia sul diffondersi dei contagi in Sicilia, scrivendo al riguardo: "Questo è ciò che stavamo aspettando a causa di coloro che non si vaccinano e non rispettano le regole fondamentali anti-contagio" (e, si badi bene, la Sicilia è tuttora la regione con il maggior numero di non vaccinati).
Qualcuno ha ribattuto con tono acre:  "Disubbidire alle leggi ingiuste è un dovere civile" (per quanto riguarda il caso dei medici che non si vaccinano), citando il Presidente Pertini come autore dell'aforisma (ma Pertini secondo la voce delle rete non ha mai detto questo, non sarebbe stato da Pertini invitare alla disobbedienza civile).
E, per ciò che concerne la mia seconda affermazione, la replica che ho ricevuto è stata: "Come puoi ancora credere a tutto questo... Sono morti giovani di reazioni avverse e non di 'Covid'. E il peggio ancora lo dobbiamo vedere; forse, solo a quel punto, quelli come te inizieranno ad avere qualche dubbio".
Diciamo che ambedue le repliche sono state tutto sommato morbide e non troppo virulente, rispetto a quelle che usualmente si leggono nei social, in cui si mescolano offese, anatemi, dichiarazioni di intenti violente. Basti guardare le filiere di tweet che si scatenano non appena viene menzionata la morte improvvisa di qualcuno, che viene subito connessa in qualche alla vaccinazione, anche se, al riguardo, non vi sono elementi certi di causalità.
Per non parlare di coloro che dichiarano che ancora non abbiamo visto nulla e che i veri problemi si scateneranno quando i vaccinati riceveranno una terza dose, quasi preconizzando l'avvento di una terrifica "apocalisse zombie".
La matrice è, tuttavia, identica, come sono identiche le radici profonde del no-vax pensiero che le circostanzia. Si noti anche il virgolettato riservato al termine Covid: a mio avviso, un modo per esprimere un altro leit motiv dei no-vax che sono, al tempo stesso, dei negazionisti, in pectore. Secondo loro, Covid non esiste. Si tratta di un costrutto, di un artefatto che viene utilizzato ai fini di un oscuro complotto per sottomettere l'intera popolazione del mondo (per dire in poche parole lo scenario più cupo che essi alimentano dentro di sé).

Tutto ciò mi porta a spendere quattro riflessioni sul fenomeno dei no-vax.

“Vivi libero, il vaccino uccide”. I no vax vandalizzano un centro vaccinale a Imperia

Quando qualcuno fa delle considerazioni sui vaccini, il più delle volte i no-vax, eventualmente presenti, reagiscono in maniera oltremodo virulenta e rabbiosa, anche se il loro interlocutore non ha pronunciato parole offensive verso di loro, ma ha soltanto espresso una propria opinione.
Il loro modo di argomentare non si comprende, se si vogliono uitilizzare i parametri del pensiero razionale e il suo modo di procedere: è contorto, il più delle volte fondato su opinioni e su idee che sono rimbalzate da un no-vax all’altro, senza mai poter assumere le caratteristiche di fatti solidamente fondati nella realtà. Soltanto pseudo-verità in stile Trump, il quale dichiarava spesso nei suoi tweet delle cose palesemente false ed infondate ma che - per la sua platea - diventavano, per il fatto stesso che fossero state re-tweettate, vere e inoppugnabili.
I no-vax rimpallano le affermazioni di chi pensa che i vaccini possano essere utili, capovolgendone la verità è facendo sentire i pro-vax dalla parte del torto.
Non si può discutere con i no vax, non si può argomentare. A volte, mi è capitato di trovarmi coinvolto in un confronto con qualcuno che è assertore della fede no-vax, a partire magari da una mia banale ed innocente affermazione. Si attivava, in questo caso, una tiritera, un flusso di parole inarrestabile, solo affermazioni senza nessun ragionamento, impermeabili a quasiasi confronto, il che portava spesso al mio silenzio, poichè qualsasi mia ulteriore affermazione avrebbe portato ad una guerra. E, quindi, mi  rifugiavo nel silenzio oppure in un finto ascolto interlocutorio.
Perché questo assolutismo? Perchè questa impermeabilità alla dialettica e alconfronto?
Perché, in realtà, la loro posizione mentale ha le qualità del fanatismo religioso e, dunque, si fonda su presupposti simil-deliranti.
Essi dichiarano i motivi del loro non volersi sottoporre alle pratiche vaccinali con ardore talebano. In loro non c’è spazio per la dialettica e per il ragionamento. Chi tenterebbe di convincere uno in pieno delirio di riferimento, ad esempio, che le sue affermazioni sono frutto di un delirio e/ di allucinazioni?
Questa forma di fanatismo è radicata nelle teorie complottiste, ovviamente, perché essi - i no-vax -fanno frequentemente riferimento a trame segrete che possono portare a morte e a distruzione e che sono scientemente manovrate da manipolatori occulti. E aggiungono anche che gli elementi di inoppugnabili verità sono tutti a disposizione dei prox-vax, solo che loro si ostinano a non voler vedere e capire.
La loro fede è assoluta, le loro convinzioni adamantine.
I sostenitori del vaccino sono a loro modo di vedere ciechi e sordi. Non riescono a vedere - i no-vax affermano - ciò che è ovvio palese. Con lungimiranza profetica, affermano che chi si vaccina o che si é già vaccinato sta andando incontro alla propria rovina come un asino bendato, sospinto verso il precipizio che lo inghiottirà.
Chi si vaccina, al contrario, è spesso portatore di una dialettica dentro di sè, che lo porta a soppesare i vantaggi e gli svantaggi della vaccinazione, e a nutrire dubbi e paure. Ma anche ad alimentare un ragionevole margine di fiducia nei confronti della scienza.
Sì, certo, c’è qualcuno che si avvicina al vaccino come se fosse una salvifica Ostia consacrata (e anche qui entra in gioco una componente fideistica simil-delirante), ma non è questo l’atteggiamento generale. Molti che si vaccinano non sono pienamente convinti, vorrebbero dilazionare le cose, rimandare, perchè hanno delle riserve, in considerazione della velocità con cui questi rimedi sono stati varati), ma ciò nonostante, sì, alla fine si vaccinano, superando eroicamente remore e dubbi.
Chi si vaccina, pur dubitando, compie un atto coraggioso, poichè si muove nell'interesse della comunità di cui sente fortemente di far parte. Compie un atto coraggioso, pur avendo paura.
Vi è il riscontro positivo che, a fronte di quella che si sta configurando come una quarta ondata, sostenuta dalla variante Delta, i nuovi contagiati sono prevalentemente non vaccinati o con una vaccinazione incompleta; e, analogamente, i ricoverati nei reparti ordinari e in quelli di terapia intensiva appartengono a queste due categorie.
Certo, può anche capitare che vi siano tra i ricoverati anche pazienti che hanno fatto ambedue le dosi: ma questo ribadisce l'importanza del raggiungimento dell'obiettivo di un'ottimale copertura collettiva che rappresenta la garanzia della protezione (in questo caso grazie all'"immunità di gregge" per coloro per i quali la vaccinazione non ha sortito l'effetto sperato).
I no-vax sono insensibili a tutto questo, impermeabili a qualsiasi argomentazione razionale, alle prove verificabili che si possano esibire loro. La loro posizione è a oltranza: sono accecati dalle loro credenze e odiano chi si vaccina o si è vaccinato (cioè, in altri termini, odiano coloro che non accettano di aderire alla loro Fede), oppure lo guardano come se fosse in mentecatto incapace di vedere la verità dietro le apparenze.
Loro SANNO.
Loro sanno che dietro la macchina dei vaccino c’è un grande inganno, di cui parlano con riferimenti oscuri, ma senza che mai si possa giungere ad una fonte certa, come succede nel meccanismo che consente la propagazione delle cosiddette "leggende metropolitane".
Per loro, uno stato che impone i vaccini è un Moloch terrificante che richiede sacrifici umani e che poi occulta la Verità e fa dei continui depistaggi.
La via scelta dai no-vax è l’unica strada che porta alla salvezza.

 

Non è fondamentalismo tutto questo?
 

Quella dei no-vax è fede oltranzista. Sono loro i nostri talebani
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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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