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5 gennaio 2013 6 05 /01 /gennaio /2013 06:51

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq. Premessa(Maurizio Crispi) Anni fa, dopo una serie di osservazioni da me direttamente compiute a Cap d'Agde (Languedoc, Francia) scrissi un testo piuttosto lungo per descrivere e documentare le pratiche libertine sulla spiaggia di quello che è considerato come uno dei più grandi siti naturisti del mondo, del tutto sui generis.
Sino ad ora questo testo è rimasto nel cassetto, perchè - per alcuni aspetti ero imbarazzato a divulgarlo, trattando un argomento alquanto scabroso.
Ma adesso mi sono deciso e romperò gli indugi.
Pubblicherò questo lungo scritto a puntate, visto che è suddiviso in diversi capitoli, oltre a numerose appendici che approfondiscono alcuni aspetti descritti o li sostanziano meglio (con il ricorso ad alcune anonime testimonianze raccolte nel corso del tempo).
Quella che segue è la premessa allo scritto.  

 


 

Cap d’Agde, oasi di libertinaggio naturista:

sulle tracce di Michel Houellebecq

 

 

 Premessa

 

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq. PremessaAlcuni anni fa, ebbi modo di leggere uno dei romanzi di Michel Houellebecq, il cui titolo era, se non ricordo male, Le particelle elementari[1].

Alcuni dei suoi capitoli si svolgevano in una località del Sud della Francia – Cap d’Agde - dove si trova un grande campo naturista, “anomalo”, in quanto oltre ai più “classici” naturisti, ospita dei nudisti che amano declinare la propria scelta in senso libertino[2], cioè come occasione per vivere la propria sessualità in modi non canonici.

In questo romanzo, si raccontava appunto di una breve vacanza di uno dei protagonisti della vicenda che, preso da una sorta di spleen esistenziale, sceglieva di recarsi con la compagna proprio in questo sito spinto dal desiderio di uscire dal suo stato di profonda noia depressiva.

Non mancavano accurate e realistiche descrizioni del luogo e di ciò che vi accadeva.

Sono dunque partito sulle tracce di Houllebecq, mosso dalla curiosità di verificare, guardando con i miei occhi, se quanto descritto dall’autore francese fosse frutto d’una semplice (fervida) fantasia letteraria o se non corrispondesse a realtà: e quanto questa realtà fosse stata edulcorata o abbellita o enfatizzata dall’autore.

Ho visitato il sito e ho fatto le mie osservazioni.

Mi rendo conto che nel tentativo di descrivere in modo attendibile ho utilizzato una certa enfasi, in parte spinto dalla necessità di dare consistenza letteraria a quanto scrivevo, ma in parte perché sicuramente mi si sono ritrovato a riversare nelle descrizioni quella forma di “contaminazione” mentale di cui faccio cenno.

D’altra parte, mi rendo conto anche che un luogo così sfugge in larga parte ai parametri della percezione ordinaria e che, nel tentativo di raccontarne, vi è – consistente - il pericolo di scivolare in una rappresentazione non necessariamente aderente alla realtà, anche perché nel condensato di poche pagine sono descritti eventi che non sempre accadono tutti contemporaneamente.

Cap d’Agde è – per alcuni versi un luogo che agisce come una droga della mente. L’esposizione iniziale alla sua fenomenologia antropica non consente di percepire molti degli accadimenti che vi si sviluppano, ma osservando quanto vi accade un po’ più a lungo (o in reiterate occasioni, come è stato il mio caso) ci si comincia ad accorgere di cose che il primo sguardo del neofita non potrebbe subito cogliere.

Bisogna sapere cosa guardare e, nello stesso tempo, bisogna sapere come distanziarsi.

Più che la dimensione dei privé, molto diffusi all'interno del sito naturista e parte essenziale del divertimento notturno, ciò che mi ha maggiormente colpito è stata la modalità della vita diurna e , soprattutto, la dimensione vacanziera della spiaggia.

Una spiaggia enorme, con un litorale che si estende per quasi tre chilometri, e che è interamente naturista, si badi bene.

Ma solo in una zona della spiaggia si affollano i naturisti "libertini": qui, nelle ore di punta, a partire da mezzogiorno circa, sino a pomeriggio inoltrato si può osservare una distesa compatta di corpi nudi, strettamente stipati fianco a fianco, in una sorta di horror vacui (non un centimetro libero di sabbia è lasciato in alcuni punti).

In parte i corpi nudi sono ombreggiati da teli ed ombrelloni, altre volte in pieno sole, a crogiolarsi.

E' - secondo me - la stessa nudità dei corpi, una nudità totale e adamitica, senza pudore o ritegno, assieme al caldo meridiano ad accendere le voglie erotiche nelle coppie o tra estranei. Si accendono movimenti lascivi, toccamenti prima inapparenti poi più espliciti, ciò che viene attivato individualmente diviene rapidamente collettivo e si estende a macchia d'olio, come un'onda di contagio erotico che si propaga rapidamente.
Inizialmente, si potrà sperimentare di fronte a tutto questo un certo sbigottimento, soprattutto per questa rappresentazione di totale libertà di corpi nudi copulanti (coppie, ma anche partouze) e tanta gente che guarda, eccitata ed eccitandosi.

Spaesamento, anche, probabilmente: ma, poi, subentra la condivisione di uno stato “eccitato” della mente, come se l’energia delle pratiche copulatorie creasse un’effetto “nuvola” in cui anche gli osservatori sono avvolti.

Quello che accade è stato espresso magnificamente da Aristide Maltecca (2002)[3]: “Ammettiamo di stare in un’oasi nudista: sicuramente la luminosità dei corpi offerti liberamente alla luce e alla vista è in grado di generare un discreto, ma soffuso sentimento di generale sensualità, come una specie di ‘cameratismo erotico’: esso se da una parte stempera qualsiasi tono di possibili ossessioni erotiche e sessuali specifiche, dall’altra può sensitivamente e sensualisticamente favorire una maggiore espressione carnale anche nella semplice amicizia che potrà andare ad istaurarsi tra coppie: ivi il semplice amichevole abbraccio non potrà ovviamente non esprimersi carnalmente con contatti anche involontari fra varie zone erogene dei corpi. Se poi, così com’è accettata l’altrui nudità, si passa ad accettare un sereno e libero manifestarsi erotico ed anche copulatorio delle varie coppie presenti, forse inevitabilmente i partner della coppia si sentiranno eccitati e spronati anch’essi ad amoreggiare in mezzo ad altri in un crescendo di erotizzazione di tutta la situazione. Mi sovviene l’intramontabile scena di decine di copulazioni simultanee di nell’ormai classico Zabriskie Point di Antonioni. (…), cfr. pp. 46-47.


A Cap d’Agde, soprattutto nella zona della spiaggia riservata a gli adulti, ma tutto il sito nella sua globalità, espone chi ci va ad un vero e proprio assalto dei sensi, ad una sovrastimolazione erotica, perché come giustamente osserva Maltecca, la contiguità dei corpi nudi apre la via al naturale desiderio di altre forme di intimità.

In occasione della mia prima visita a Cap d’Agde dove mi ero recato con la mia compagna di quel tempo, pur non condividendo l’opportunità del sesso open air, nel nostro privato al termine di una giornata di esposizione a queste forme di intimità spinta (e multipla) da parte degli altri, avevamo una sessualità particolarmente vigorosa, mentre non è un caso che, in occasione di altre mie visite (da solo), io abbia divorato una quantità incredibile di libri e romanzi che mi offrivano panorami alternativi ad un mondo dominato dal sesso e che, in qualche misura, spegnevano la febbre erotica che si accendeva nel mio corpo e nella mia mente.

 

Nel corso del tempo i miei appunti si sono estesi al di là del previsto.

Pertanto, ho ritenuto utile suddividere il materiale in tre parti.

Una prima parte che è la più corposa contiene le mie impressioni per esporre le quali utilizzo uno stile ibrido tra reportage socio-antropologico e scrittura diaristica.

Ne è venuto fuori un testo che ha alcune delle qualità del giornalismo “gonzo”.[4].

La seconda parte raccoglie alcune testimonianze raccolte da altri che si sono trovati a frequentare il sito naturista, soprattutto per quanto concerne la spiaggia “libertina”.

La terza parte, infine, raccoglie dei materiali vari che – a mio avviso – sono di qualche interesse per farsi una idea più completa della varietà e delle caratteristiche delle “trasgressioni” che a Cap d’Agde vengono messe in atto, comprese alcune testimonianze e pareri difformi da quelli espressi dagli estimatori del libertinaggio.

 

In ogni caso, ho sempre cercato di “narrare” il luogo e le sue consuetudini senza mai prendere posizione in termini di giudizio morale su ciò che vi accade.

La scrittura di questa testo, a metà tra memoir di viaggio, saggio non impegnativo di sociologia applicata ed esercizio di new journalism, non avrebbe potuto essere altrimenti possibile.

 

 

 

 

 

 


Note

 

[1] Michel Houellebecq, Le particelle elementari, Bompiani. L'autore francese dopo la pubblicazione di alcuni dei suoi romanzi è stato al centro di feroci polemiche anche per il contenuto sessualmente esplicito di alcuni dei loro passaggi. Ma si veda anche, per affinità di temi e forse anche per una citazione dello stesso luogo, il suo Piattaforma nel centro del mondo, giunto con Bompiani alla 7^ edizione in traduzione italiana. Il testo di Houllebecq  contenuto ne “Le particelle elementari” è riportato per intero all’Appendice n° 1 (per leggere l'appendice clicca qui: Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houllebecq (Appendice n° 1). La descrizione di Michel Houellebecq)

 

[2]  Nel Seicento con il termine di libertini non si indicano più i sostenitori di costumi riprovevoli giustificati da motivazioni religiose (gli antecedenti erano gli aderenti alla setta del Libero Spirito) ma coloro che si  erano allontanati dalla vera fede e che erano caduti nella dissolutezza morale. Non sempre il termine veniva interpretato negativamente ma poteva anche significare "esprit fort", uno spirito forte: una mente che tendeva all’estremizzazione, ma convinta delle sue posizioni.

Il termine libertino, nei periodi successivi, acquistò diverse stratificazioni di significato, sia nel linguaggio comune sia tra i filosofi:

  • il libertino era un depravato
  • un ateo dedito solo ai piaceri del corpo
  • un filosofo scettico.

Una di queste definizioni non escludeva l’altra, anzi autori cristiani sostenevano come un comportamento licenzioso spesso portasse all’abbandono della fede e, viceversa, un atteggiamento di critica o incredulità nei confronti della Chiesa fosse causa di depravazione morale. Certo questo poteva essere vero per i più rozzi e incolti, ma esisteva anche un "libertinage erudit" (libertinaggio erudito) proprio di personaggi intellettualmente di rilievo. De Sade che propugnava il libertinaggio sessuale era anche un grande picconatore delle Istituzioni della Francia del suo periodo, tanto che venne condannato al carcere duro non per la licenziosità sessuale predicata nei suoi libri, ma per la dissacrazione delle Istituzioni (monarchia, religione, società, famiglia).

Per quanto riguarda l'aspetto più noto del libertinismo, quello della morale sessuale oggi, almeno in Occidente, nessuno che voglia usufruire della propria libertà sessuale ritiene di dover giustificare filosoficamente le sue tendenze.

 

[3] Aristide Maltecca, Piedi in Amore, Prolegomeni ad una nuova simbologia erotica del piede, Coniglio Editore, 2002. Se non vi è una specifica volontà perversa, ma è la situazione a facilitare il libero dispiegarsi della sensualità, della sessualità e dell’erotismo, tra coppie abituali e tra sconosciuti, vi sono le premesse per quella che – secondo Maltecca – una situazione di trasgressività “non trasgressiva”, perché tutto avviene naturalmente, quasi fosse nell’ordine delle cose. In questo senso, le dispute feroci dei naturisti “fondamentalisti” contro la pratica del semplice nudismo a cui non sottesa la filosofia di vita naturista e che può implicare il piacere e il gusto delle pratiche sessuali all’aperto, negli stessi luoghi dove si pratica il nudismo, hanno un sapore alquanto retro e esprimono un arroccamento su posizioni non “naturali”.
In questo senso, il nudismo è veicolo – strumento, si potrebbe dire – per una pratica sessuale più libera e decisamente anticonvenzionale, oltreché una rottura della concezione borghese della sessualità.

 

[4] Gonzo è, originariamente, uno stile di ripresa fotografica, cinematografica o di qualunque altra produzione multimediale nella quale l'autore della ripresa, il regista o il creatore è coinvolto nell'azione piuttosto che esserne un osservatore passivo.

Analogamente il giornalismo "gonzo" è uno stile in cui gli articoli sono scritti soggettivamente, includendo spesso lo stesso reporter come parte della storia con l'utilizzo della narrazione in prima persona (anzichè quella impersonale, più comunemente utilizzata e, in genere, richiesta).

La parola "gonzo"  fu utilizzata per la prima volta nel 1970 per descrivere un articolo di Hunter S. Thompson (che è stato uno dei più noti collaboratori della mitica rivista "Rolling Stone" e di cui sono disponibili in italiano diverse traduzioni antologiche dei migliori scritti, oltre che di un romanzo di grande successo, Paura e disgusto a Las Vegas, in seguito tradotto in film per la regia di Monthy Pithon); successivamente, dallo stesso Thompson, che finì con il diventare una specie di mito vivente del giornalismo americano, lo stile "gonzo" venne reso molto popolare. La storia giornalistica di Thompson è stata di recente rappresentata in un film documentario del 2008, di cui lo stesso Johnny Depp è stato co-produttore (Gonzo: The Life and Work of Dr. Hunter S. Thompson). Da allora, il termine venne indicato per indicare una serie di applicazioni artisticamente fortemente plasmate dalla soggettività dell'autore.

Il giornalismo "gonzo" tende a  dare maggiore risalto allo stile rispetto all'accuratezza, utilizzando spesso esperienze personali ed emozioni per creare un contesto all'argomento o all'evento oggetto della trattazione. Del pari, non prende in considerazione (o addirittura mostra di disprezzare) la rifinitura  del prodotto da pubblicare preferita dai mezzi di stampa e puntando ad un approccio più grezzo e sanguigno.

Uso di citazioni, sarcasmo, humour, esagerazioni e iperboli sono comuni figure retoriche, ampiamente utilizzate dai giornalisti "gonzo".

In altri contesti "gonzo" ha preso a significare "con totale abbandono," o, più ampiamente, "estremo." 

Analogamente, il termine "gonzo" si riferisce anche a  film pornografici che sono realizzati dagli stessi partecipanti e, in quanto tali,  sono privi di qualsiasi intreccio e di qualsiasi traccia di sceneggiatura, di dialoghi, focalizzandosi esclusivamente sulla ripresa di azioni sessuali. In queste produzioni, sovente lo stesso cineoperatore o il regista prendono parte all'azione, parlando agli attori, o partecipando come attori (performanti) essi stessi. Analogamente, gli attori (figuranti o performanti) sono liberi da copioni da recitare o interpretare.

Il regista non riprende una recitazione ma un evento reale (un "happening") che si sviluppa in presenza della telecamera.

Si potrebbe dire che è la presenza stessa dell'occhio della telecamera a creare l'evento, così come nell'orgia è l'occhio del partecipante (che contemporaneamente osserva, ponendosi nel doppio ruolo di spettatore/attore) a dar vita all'evento.

 

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4 gennaio 2013 5 04 /01 /gennaio /2013 22:05

“Evidentemente non è una coincidenza che, nella Genesi, una delle punizioni più gravi impartite da Dio ad Adamo ed Eva nel cacciarli dal Paradiso sia stato il senso della vergogna per la loro nudità: La divinità giudiaco-cristiana aveva decretato che i due ingrati provassero eterno imbarazzo nel mostrare i propri corpi. A prescindere da come la pensiamo sulle origini bibliche di questo sentimento di vergogna fisica, è chiaro che ci vestiamo non solo per stare al caldo ma anche, e forse soprattutto, per paura che la vista della nostra provochi repulsione negli altri. I nostri corpi non sono mai come li vorremmo; anche nei momenti più seducenti ed atletici della giovinezza, abbiamo lunghe liste delle parti del nostro corpo che preferiremmo diverse. Ma questa ansia ha una base esistenziale che va oltre l’avversione estetica. C’è un che di fondamentalmente imbarazzante nel rivelare ad un testimone un corpo adulto nudo, e cioè un corpo capace di desiderare e di fare sesso”.[1]

 

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 1°). La fiera dei corpiUna miriade di corpi affolla una grande spiaggia

Corpi ignudi, di uomini e di donne distesi, seduti, in piedi, in ginocchio,

Molti camminano su e giù lungo la battigia, esponendo il proprio corpo allo sguardo altrui.

Alcuni corrono.

Altri sono intenti in forme varie di energy-walking oppure di più moderato fit-walking.

Altri ancora passeggiano indolenti.

Nella corsa e nella passeggiata vi è da parte di alcuni qualche concessione al vestiario: in alcuni casi, viene coperta soltanto la parte superiore del corpo. Solo alcuni sono abbigliati di tutto punto.
Massima libertà, dunque, tra l’essere “tessili” in alcune circostanze ed essere del tutto nudi.

È come se fosse in atto una sorta di “fiera” per l’esposizione e la vendita di corpi.

Un tempo quando nei porti delle Americhe arrivavano le navi dei negrieri, s’attivava immediatamente il mercato degli schiavi: quelli che erano sopravvissuti a condizioni di viaggio disumane venivano ripuliti ed esposti totalmente nudi allo sguardo dei potenziali acquirenti. I loro corpi venivano esplorati da sguardi indagatori, palpeggiati, soppesati. Delle donne si apprezzava soprattutto l’ampiezza del bacino e  la grossezza delle mammelle: sarebbero state delle buone fattrici e avrebbero dato vita ad una nuova generazione di nati schiavi. Degli uomini si valutava lo stato della muscolatura e, in generale, a tutti quegli elementi indicativi di prestanza fisica e buona salute. A tutti, prima dell’acquisto, si controllava minuziosamente la dentatura.

In ogni caso, quelli che riuscivano ad arrivare integri al mercato degli schiavi e al momento dell’esposizione/valutazione del proprio corpo erano i sopravvissuti al trauma di essere stati strappati dalla propria teraa, viaggio durissimo, agli stenti, alle angherie: ed erano indubbiamente i più forti e i più prestanti, quelli emergenti da un impietoso processo di selezione.

Qui, invece, sembra che domini un mix: ce n’è per tutti i gusti, anche in assoluto spregio di qualsiasi criterio estetico.

A differenza delle genti d’Africa che erano costrette a mostrarsi ignude, qui l’esibizione del corpo è volontaria e risponde al criterio della più totale libertà.

Si potrebbe dire che sia in vigore una totalizzante democrazia dei corpi.

Corpi vecchi, corpi giovani.

Corpi obesi, corpi scheletriti.

Corpi raggrinziti, corpi nel loro pieno vigore.

Corpi flaccidi, corpi muscolarizzati.

Culi steatopigici e dorsi cushinghiani.

Culi grossi, culi magri.

Culi atletici, culi vizzi e cadenti.

Gambe dritte, gambe storte

Cosce cellulitiche, cosce scavate, cosce piene e sode.

Seni pendenti, seni flaccidi.

Seni grossi e turgidi, seni siliconati, big bloobs,

Seni vizzi, seni piatti.

Per questa infinita rassegna di seni, di tutte le forme e dimensioni, ci vorrebbe un Ramos de la Serna redivivo per descriverli tutti con ricchezza di parole evocative e fantastiche[2].

Ancora: corpi abbronzati, corpi pallidi e lunari, corpi arrossati del colore dell'aragosta; corpi spellati, corpi tatuati.

La mancanza di qualsiasi abbigliamento distintivo e griffato (che consenta di dire al primo sguardo: Dimmi come ti vesti e ti dirò chi sei) fa sì che, in applicazione della ineliminabile necessità interiore di creare comunque delle differenziazioni rispetto all’Altro da sé, vengano valorizzati al massimo tatuaggi e piercing soprattutto in quelle parti del corpo che, essendo solitamente occultate, vengono  differenziate non dalla loro morfologia ma dall’indumento coprente: tatuaggi e  piercing fantasiosi e vari sono uno spostamento della frontiera del vestiario.

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 1°). La fiera dei corpiDa un capo di vestiario semplicemente appoggiato alla pelle, si passa ad una condizione in cui la pelle stessa  - in accordo con la filosofia dei Primitivi Moderni [3] – diventa vestiario ed è, di conseguenza, “decorata” con disegni realizzati con inchiostri iniettati al di sotto e con ornamenti che, in varia guisa, la perforano.

Ma ancora, ritornando alla vertigine della lista: cazzi piccoli e microscopici; cazzi turgidi e gloriosamente ballonzolanti tra le cosce del  loro proprietario; cazzi grinzi, cazzi lunghi; cazzi storti, cazzi dritti; cazzi lucidi d’olio, cazzi smanettati; cazzi bagnati di sperma per una sega estemporanea fatta senza ritegno; cazzi e scroti con il piercing.

Anche di questi ce n'è per tutti i gusti.

Cazzi, culi, seni e fiche sono un po' come i nasi, prima dell’avvento della chirurgia  plastica, cioè non omologati, ma esprimenti ciascuno profonde differenze individuali.

Fiche pelose, fiche depilate, fiche impudicamente spalancate, fiche perciate, fiche tatuate.

Per tutti, c’è un posto al sole.

A ciascuno spetta la piena dignità del corpo esposto, in una condizione “favorente” in cui sono stati banditi del tutto quei sentimenti, come la vergogna, il pudore, il senso di colpa che ordinariamente impediscono una piena ostensione del proprio corpo, inclusi i suoi più vistosi difetti.

Nell'esibizione del corpo, vige il principio della massima democrazia.

La condizione della nudità, la presentazione del proprio corpo nudo rendono tutti eguali: si tratta, in fondo, di una sorta di celebrazione del body-pride in cui ogni corpo è bello, di ogni corpo si può essere orgogliosi, lo stesso sentimento alla radice della pubblica ostentazione - senza veli - della ciccia degli obesi targati USA..

Ognuno esibisce il proprio corpo senza vergogna: Corpo è bello.

Ma anche: Brutto è bello.

La nudità totale, senza infingimenti, si fa interfaccia di dialogo.

Una nudità non edulcorata, tuttavia, come è quella dei “naturisti”, ma pienamente intrisa di sessualità ed eros.

Accade che, qui, sembra ricomporsi la divisione tra identità pubblica e identità sessuale (solitamente relegata alla dimensione privata), anche perché si respira un’aria in cui vi è comunanza di intenti e la condivisione di uno stesso credo.

Non c’è più nulla tuttavia dell’estetismo decadente dei Wandervőgel [4] che coltivavano attivamente il culto del corpo snello, agile e temprato; non vi  è nulla nemmeno della dissacrante e gioiosa esposizione della nudità dei corpi concepita come mezzo per abbattere i tabù della società benpensante da parte dei Figli dei Fiori: si è di fronte, piuttosto, alla pratica dell’estetica del brutto, alla glorificazione del  Kitsch, in definitiva di tutto ciò che può essere profondamente sgradevole e che, in altre condizioni, sarebbe oggetto di un certo pudore.

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 1°). La fiera dei corpiIn effetti, sembra che qui vergogna e pudore siano stati del tutto aboliti.

Tutto fuori,  sembra essere la parola d’ordine, una sorta di must; ma così, non rimane alcuno spazio per la fantasia e per quella forma di gioco mentale, di solleticamento intellettuale, alimentato dalla curiosità di sollevare, uno per uno, i metaforici sette veli.

La vergogna semmai funziona al contrario: quella di mostrarsi con una parte del corpo coperta, come anche il guardare, il porsi nella condizione di osservatore, essendo coperti e soprattutto avendo i genitali occultati implica a corto circuito l’attivarsi di meccanismi di esclusione e di rifiuto, se non addirittura l’allontanamento fisico di un corpo che, tessilmente fasciato, appare irrimediabilmente estraneo (e ciò è tanto più marcato in quelle aree del sito naturista dove viene dato libero campo all’espressione della sessualità pubblica).

In ogni caso, vige il principio tassativo della scopertura radicale di quelle parti del corpo che, di solito, sono maggiormente oggetto del pudore e, conseguentemente, della censura.

Magari, se tira il vento e fa fresco, alcuni non esitano a coprirsi con una T-Shirt la parte superiore del corpo, ma allora è d’obbligo lasciare il culo scoperto e così pure le fiche e i cazzi.

Il volto e la seduzione degli occhi, dello sguardo, delle labbra, nella bailamme di nudità, in quest’orgia di corpi ignudi, non hanno più nessuna rilevanza.

Tanta nudità provoca un’intensa eccitazione a pelle, molto fisica, molto somatica, una tensione elettrica che sembra caricare l’aria di vibrazioni magnetiche, per nulla filtrata dalle componenti  pensanti e desideranti dall’animo romantico.

Viene da pensare che il luogo – con le sue strane regole - predisponga ad una consumazione sessuale – non erotica – violenta e selvaggia, per nulla sentita (e in niente elicitante una partecipazione/coinvolgimento sentimentale).




Note

[1] Questo afferma Alain de Botton in una sua recente opera, Come pensare (di più) il sesso (Guanda, 2013, pp. 24-25), quando spiega che l’atto dello spogliarsi è un modo per mettere fine alla “vergogna” del corpo derivante, nell’immaginario giudaico-cristiano, dal peccato originale e dalla cacciata di Adamo ed Eva dall’Eden.

Spogliarsi mette fine alla vergogna, sia nell’ambito di una coppia che si accinge ad un rapporto sessuale, sia in un ambito sociale e collettivo come può essere un contesto naturista (o nudista).

Alain de Botton sostiene anche non è possibile spogliarsi, abbandonando il pudore e il senso della vergogna, se non si accetta il proprio corpo, anche nella sua dimensione sessuale.
Ne consegue che la distinzione che taluni fanno tra naturismo e nudismo, sottolineando nel primo l’aderenza ad una filosofia di vita più ampia e e contemporaneamente affermando che una corretta “visione” naturista debba dissociare l’eros dal corpo nudo, rimanda la sessualità e l’espressione erotica ad una dimensione privata e nascosta.
L’atteggiamento del naturismo fondamentalista tradisce di fatto il principio che dovrebbe essere sotteso alla liberazione del corpo nudo, privandolo della dimensione dell’eros: il vissuto della vergogna, cacciato via dalla porta, rientra per così dire dalla finestra.
Per una discussione sul confronto/contrasto - a mio avviso artificiosi - tra naturismo e nudismo si rimanda all'Appendice 2.

 

[2] Cifr. Ramos de La Serna, Seni, Dall’Oglio, Milano, 1978.

 

[3] A proposito di Primitivi moderni, si vedano le seguenti considerazioni, tratte da “Corpo e mutazione” (in http://www.idra.it/cyberia/CorpMuta.htm ):

Nella società occidentale l'avanzamento tecnologico sollecita l'uomo ad un cambiamento talmente radicale che è forse opportuno parlare di mutazione .

L'offerta esponenziale di opportunità tecnologiche e la globalizzazione delle informazioni pongono infatti l'uomo nella necessità di un adeguamento continuo, talmente veloce da creare sensibili disambientamenti.

E' la ricerca di una stabilità psicologica che riguarda sia la conoscenza simbolica che l'intera fisicità.

Da sempre l'innovazione tecnologica comporta un'estensione del nostro corpo come oggi questa potenzialità ha raggiunto livelli così avanzati. Attraverso la virtualità sarà infatti possibile fare azioni ed esperienze a distanza e ciò comporterà una riconfigurazione sensoriale e di conseguenza una generale revisione dei rapporti con lo spazio e il tempo. Potremmo quindi arrivare ad affermare che l'uomo tende a non essere più la misura del mondo ma à il mondo stesso ad essere sempre più la misura dell'uomo.

L'avanzamento tecnologico ci invita insomma ad una sorta di accelerazione evolutiva che comporta in primo luogo una ridefinizione del rapporto tra uomo e mondo: tra corpo e spazio esterno.

La complessità è tale da comportare molteplici approcci al problema: dall'utilizzo funzionale di interfacce per "dialogare" con gli apparati di comunicazione all'insofferenza per l'inautenticità delle mediazioni culturali e artificiali in atto espressa da comportamenti che potremo definire Primitivi Moderni in cui il corpo acquista una valenza assoluta, limite.

L'arte della performance, ma anche alcuni fenomeni come il piercing o il trans-gender, possono essere considerati spie significative di questa mutazione in relazione al corpo.


Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 1°). La fiera dei corpi[4] La storia dei Wandervogel la si trova scritta, con l’accompagnamento di una ricca documentazione fotografica in  un volume pubblicato alcuni anni fa dal titolo  I Wandervögel: una generazione perduta (Winfried Mogge Edizioni Socrates ). Questa che segue ne è una sintesi.
All'inizio del Novecento, uno studente liceale di Berlino, Karl Fischer, diede vita al gruppo dei Wandervögel, "uccelli migratori". In origine si trattava soltanto di un manipolo di ragazzi del quartiere di Steglitz.

Ma già nel 1904 i Wandervögel erano migliaia, sparsi per tutta la Germania.

I Wandervögel erano animati da un acceso spirito antiborghese che si esprimeva nella vita del campo, del cameratismo. Disprezzavano i miti borghesi del denaro, della felicità materiale, del successo, della vita comoda, oltre che gli pseudo-valori della società liberaldemocratica e della sua ideologia.

Ancorché estranei alla vita politica, i Wandervögel erano nazionalisti. Sognavano la 'rinascita' della Patria attraverso i Männerbunde (ordini virili), piccole élite unite dal culto dell'amicizia e del cameratismo.

Il pregevole saggio di Winfried Mogge (direttore dell'Archivio del Movimento giovanile tedesco) ha l'indubbio merito di contribuire alla riscoperta dei Wandervögel, dopo decenni di messa al bando perché ingiustamente assimilati alla gioventù nazionalsocialista. L'Autore spiega che ad accomunare e caratterizzare i Wandervögel erano "un certo modo di vestire, l'emozione della riscoperta della canzone e della danza popolare, la liberatoria esperienza di sé all'interno del gruppo. E inoltre, e soprattutto, le escursioni, un modo di entrare in contatto con la natura che andava ben al di là del viaggiare "economico". Queste gite, infatti, in fondo non originali e riprese da motivi letterari, in quella situazione storica vennero afferrate al volo, golosamente, come possibilità di vivere la comunità e di distaccarsi, almeno per un po', dalla famiglia e dalla scuola, dagli istituti "ufficiali" della socializzazione. In questo contesto si potevano sviluppare e sperimentare modi di vivere e di comportarsi propri e nuovi: nei gruppi si poteva assaporare <<il calore del nido all'interno di una società diventata fredda>>, nelle leghe si poteva articolare la protesta contro il mondo in cui si viveva e riflettere su altre e migliori possibilità di essere uomini. Nel manifesto programmatico elaborato e divulgato sull'Alto Meissner non c'erano dichiarazioni concrete su come dovesse apparire l'agognato futuro; ma venivano espressi, in sintesi, i desideri e le nostalgie di questo Movimento giovanile: <<La Libera gioventù tedesca intende plasmare la propria vita secondo la propria determinazione, la propria responsabilità, la propria verità interiore>>".

Nella Prefazione, Oliviero Toscani, provocatorio maestro della fotografia, rende omaggio ai Wandervögel: "Fin da quando eravamo studenti a Zurigo, quando ci incontriamo tra compagni, continuiamo a scambiarci l'augurio Gut Licht (buona luce), il saluto dei Wandervögel, che attraverso l'uso della loro "cassettina della luce", la macchina fotografica, seppero far conoscere e imporre un preciso stile di vita”. Il libro di Winfried Mogge è corredato d’un cospicuo apparato iconografico

 

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3 gennaio 2013 4 03 /01 /gennaio /2013 13:58

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 2°). La dimensione naturalistica e naturista

 

Il luogo è bellissimo, con splendidi scorci.

Ombrelloni e teli colorati a perdita d’occhio

La sabbia giallo chiara con puntinature nere, sottilissima, quasi polvere impalpabile.

Il mare aperto che si distende verso l’orizzonte, senza nessun ostacolo che arresti la fuga dello sguardo.

Enormi banchi di nuvole che si accumulano nel cielo danno solennità al luogo, trasformandolo in una cattedrale a cielo aperto e dandogli slancio orizzontale.

Altre nubi, al tramonto (il sole qui tramonta nell’entroterra) si accendono di mille colori, creando fughe prospettiche.

La superficie marina di un colore blu intenso nelle giornate di sole, marezzata di grigi e di blu con il vento, grigio-ferro sotto il cielo plumbeo.

Con il calare della marea ampie strisce di sabbia compatta di colore marrone vengono lasciate all’asciutto: il terreno ideale per camminare o per correre, mentre a volte in lievi avvallamenti della battigia ristagna dell'acqua che non è arrivata a defluire.

La sabbia sempre punteggiata delle conchiglie di grandi bivalvi, sputai dalla risacca, assieme ad altri piccoli detriti.

Alle spalle della larga striscia di sabbia rovente, accecante sotto il sole, si stende una fascia di piccole dune, su cui è cresciuta una fitta gariga, il movimento della sabbia trattenuto da palizzate che delimitano i pendii di ogni duna in rombi irregolari, trattenendoli da un'eccesso di mobilità.

Il vento soffia sovente, vigoroso: ed attenua la calura del sole nelle giornate più calde.

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 2°). La dimensione naturalistica e naturistaTutto allude ad una bellezza selvaggia, per nulla guastata dagli enormi edifici ad anfiteatro di Heliopolis e Port Ambonne e da quelli - dai contorni più regolari e squadrati - di Port Nature che si ergono sulla destra dell'osservatore che se ne stia in piedi con lo sguardo rivolto verso il mare.

Al mattino presto decine e decine di podisti, di runner lenti, di fit-walker percorrono su e giù la battigia, da un’estremità all’altra del sito naturista.

Tutti nudi, ovviamente.

Correre ignudi: per quanto possa sembrare strano, è bellissimo, non c’è nessun impaccio, si ha una sensazione di grande libertà, si può nutrire l’idea di essere ancora all’alba della creazione e di poter sperimentare il mondo come ebbero modo di fare Adamo ed Eva, prima della caduta.

È sublime la sensazione del vento della corsa che lambisce il corpo e la pelle in ogni sua parte, insinuandosi tra le cosce; è sublime il delicato movimento delle palle e del pene che sobbalzano ad ogni passo, ma senza sgradevolezza. Chi non ha mai provato a farlo è portato a pensare che un simile movimento oscillatorio alla lunga possa essere scomodo e fastidioso: invece no, le sensazioni sono piacevoli, il cazzo e le palle, dolcemente accarezzati dall’aria, oscillano qua e là, ma in modo assolutamente naturale, riportando l’uomo civilizzato allo stato mentale del primitivo quando, intento nella caccia, si lanciava all’inseguimento della sua preda.

La zona naturista è del tutto separata dalla parte rimanente dell'immensa spiaggia di Cap d'Agde (che non è solo un sito naturista, ma anche centro vacanziero e di divertimenti) e la separazione assolutamente rigorosa viene determinata dal fiume canale invalicabile. Dal lato di Cap d'Agde, l'accesso al sito naturista è sorvegliato ed è a pagamento.
Dal lato opposto dove la spiaggia sta in continuità con quella di Marseillan, e dove si stendono uno di seguito all'altro altri capeggi (non naturisti), si può entrare liberamente nella spiaggia, ma non si può usufruire dei servizi, in quanto gli "abusivi" sono privi del braccialetto di plastica (di colore diverso ogni stagione) che viene dato ai paganti.
Ma ci sono sempre tanti portoghesi - più che altro curiosi, guardoni o persone morbosamente attratte dalla possibilità di fare sesso facile e promiscuo - in giro, anche se la loro presenza è limitata alla spiaggia: oltre non possono andare, perchè gli accessi alla cittadella naturista sono sempre presidiati da personale preposto.

Da un lato, dunque, si distende la spiaggia tessile e dall'altro quella naturista, con annessi e connessi.

 

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 2°). La dimensione naturalistica e naturistaLa meraviglia del sito naturista è tuttavia il fatto che non sia soltanto una spiaggia, ma un luogo dove si vive da naturisti: avendo la possibiltà - condizioni meteo permettendo - di rinunciare del tutto all'uso degli abiti dalla mattina alla sera: alcuni si coprono soltanto la sera, quando l'aria si fa frizzantina, oppure quando si avverte un po' di umidità.

Ma per il resto, non ci sono limitazioni.
Nudi si va a fare la spesa.

Nudi si va al ristorante.

Nudi si va a prendere un caffé al bar oppure a fare un giro nelle numerose boutique, sparse tra Heliopolis, a Port Ambonne e a Port Nature.
Nudi ci rilassa davanti alla propria tenda o sotto la tettoia di tela del proprio camper, sorseggiando un bicchiere di vino o leggendo il giornale.

Nudi si va dal barbiere o dal parrucchiere: ricordo con meraviglia una volta che andai a farmi spuntare la barba e rimasi estasiato dal poter entrare del tutto nudo in una bottega di barbiere gestita da due ragazze che però - per quanto succintamente - erano vestite (non per pudore, ma per motivi igienici, in questo caso) e che mi curarono come in qualsiasi altra situazione di questo tipo; oppure quando, in una delle mie prime visite, mi ritrovai assieme alla mia accompagnatrice di quella volta ad entrare in una boutique di intimo femminile e di quanto ridemmo, quando ci rendemmo conto che non esisteva un camerino di prova: del resto a quale scopo, visto che si entrava nel piccolo negozio del tutto nudi e privi di orpelli e che ad accoglierti c'era una piacente commessa con indosso un grazioso negligée trasparente? 
Nel camping, poi, nelle zone dei servizi non vi è alcuna differenza per i bagni degli uomini e per quelli delle donne: del resto, che bisogno c'è di fare una differenziazione, visto che le necessità del riserbo e il senso del pudore sono del tutto abbattuti?
La prima volta che misi piede a Cap d'Agde, all'inizio, non volevo credere all'estensione e all'intensità possibile della pratica del naturismo e alle sue potenzialità.
Pagai il pedaggio per accedere all'area naturista e superai il cancello.
Parlavo con la mia compagna e commentavamo la bellezza e la tranquillità del posto (era ancora molto presto di mattina e sembrava che non si muovesse foglia).
E dicevamo tra noi: "Ora che siamo dentro la zona naturista, cosa facciamo? Ci leviamo sin da ora gli abiti che indossiamo e cominciamo questa nuova esperienza?"
Ma eravamo un po' esitanti: sotto sotto persisteva l'impressione di poter fare qualcosa di sconveniente, tanto sono forti i condizionamenti culturali ricevuti nel corso di un'intera vita passata a nascondere il proprio corpo.
Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 2°). La dimensione naturalistica e naturistaAd un certo punto, a rompere questa nostra incertezza, ecco arrivare verso di noi un anziano signore a cavallo di una vecchia bici consunta tutto nuovo, dotato di pene e palle cadenti, ma tuttavi adall'aspetto segaligno e vigoroso, che come fosse nulla ci ha superato, continuando a pedalare palcidamente.
Ci siamo guardati e con gli occhi ci siamo detti: Ah! Allora, se le cose stanno così...
E, in un lampo, senza aspettare un altro secondo ci siamo liberati di tutti gli abiti.
Quello che abbiamo provato è stata una sensazione esilarante di libertà e di benessere: potere avere la conoscenza di un posto, senza alcuna mediazione e senza alcun filtro, senza l'argine culturale degli abiti e con la possibilità di sperimentare qualcosa in modo totale, cinestesico e con tutta la superfice del corpo che diventa immediatamente un enorme - sensibilissimo - recettore di impressioni, a partire da quella banalissima - eppure di meravigliosa - di sentire la brezza accarezzare ogni parte del tuo corpo, per non parlare della consapevolezza di essere più schietti, senza nessun infingimento o mascheratura, solo con l'abito più bello e veritiero che si possa indossare e, cioè, la propria pelle.

03.01.2013

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Published by frammenti-e-pensieri-sparsi - in Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio Naturista
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2 gennaio 2013 3 02 /01 /gennaio /2013 09:56

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 3°). Il sesso selvaggio e disinibito sulla parte di spiaggia riservata ai nudisti libertini

 

E con questo capitolo si entra nel vivo: è come scendere progressivamente dall'alto per osservare meglio in un viaggio che procede dal generale al dettaglio[i].

Nella parte centrale della spiaggia naturista, passata la parte dei “lidi” attrezzati e quella, prospiciente il camping, frequentata anche da unità familiari si apre per una lunghezza di oltre cinquecento metri lo scenario frequentato dai nudisti cochon, libidinosi e libertini. Poi, andando oltre dopo altri 500 metri si arriva al limitare della zona naturista e si giunge alla spiaggia di Marseillan, lungo la quale si trovano ubicati altri campeggi non naturisti.

In questo settore, a differenza dei segmenti di spiaggia più vicini agli enormi residence a mezzaluna (Heliopolis e Port Ambonne), e a quelli più squadrati di Port Nature, salta immediatamente all’occhio l’assenza di bambini.

La pratica del naturismo libertino esclude la presenza dei più piccini ed anche degli adolescenti.

La mancanza di quel naturale mix generazionale tipico dei luoghi di villeggiatura, è un elemento che crea un certo effetto di spaesamento straniante che si riduce non appena si torna indietro, camminando lungo la distesa di sabbia, verso Heliopolis, perché lì i bimbi tornano nuovamente ad essere normalmente rappresentati, con le tipiche scenette di giochi da spiaggia, pur nella dimensione naturista… come la ricerca delle conchiglie, la costruzione di castelli e dighe di sabbia, oppure l'attuale evoluzione del gioco dei tamburelli, mentre i giochi a palla sono interdetti perchè causerebbero troppo distrubo alla quiete dei bagnanti e dei sunbather.

Dove si concentrano invece i nudisti libidinosi, ciò che si vede all’inizio, avvicinandosi da lontano, è una distesa di corpi nudi, disposti fittamente su teli da bagno di mille colori, su materassini, su stuoie di paglie, parzialmente al riparo di una schiera di piccoli ombrelloni anch'essi multicolori

Single, coppie, comitive più o meno numerose.

Un autentico brulicare di corpi raccolti a formare una specie di sincizio, percorso da continui e serpeggianti movimenti: non essendoci più i colori dei costumi da bagno a individuare i limiti dei singoli corpi, ma soltanto quello  uniforme della pelle abbronzata, si ha la sensazione di essere di fronte ad una massa indistinta e compatta.

Molti, alla periferia di questo tappeto di corpi e carne, stazionano in piedi, prevalentemente uomini, muovendosi incessantemente da un punto all’altro di esso, scrutando con occhi vigili e febbrili alla ricerca di eventi eccitanti, oppure insinuandosi negli stretti passaggi lasciati aperti nel cuore del sincizio, stando attenti a non calpestare teli e corpi.

Molti di quelli distesi sono impegnati in attività “normali”: prendono il sole, leggono, chiacchierano, fumano una sigaretta, sono intenti in libagioni, mangiano o semplicemente se ne stanno a guardare molto tranquillamente ciò che accade; un gelataio spinge il suo carrettino preposto anche alla vendita di panini, caffè e bevande ghiacciate: ovviamente, anche lui nudo, in accordo con lo spirito del posto, ma con il marsupio per riporre i denari pendente sotto un ventre tondeggiante, marsupio e ventre più osceni del pene penzolante al disotto.

A metà circa di questo tratto di spiaggia, in una posizione lievemente preminente, un piccolo ristorante costruito in maniera spartana come un semplice padiglione sulle dune è meta di numerosi avventori che, muovendosi dal sincizio di corpi ed ombrelloni colorati, formano una discontinua processione, portando con sé solo un marsupio (o uno zainetto, borsa, sporta che sia) e un asciugamano da interporre “di rigore” (si potrebbe dire che questo accessorio fa parte del “protocollo” nudista) tra il proprio culo, annessi e connessi, e il sedile.

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 3°). Il sesso selvaggio e disinibito sulla parte di spiaggia riservata ai nudisti libertiniLa sabbia è sempre rovente qui: ciabatte e sandali sono l’unico elemento di abbigliamento consentito. Primitivi sì, ma solo sino ad un certo punto: meglio preservarsi dalle ustioni sulla pianta dei piedi…

Davanti al padiglione che è su di una posizione rilevata tale da consentire un ampio sguardo circolare sulla distesa di sabbia con il suo rivestimento brulicante, vi è una impiantito di assi, affollato di tavoli e di ombrelloni multicolori e di supporti per grandi teli bianchi che assicurino riparo e frescura.
Il servizio ai tavoli è garantito da personale vestito normalmente, ma anche nel desinare tutti gli avventori mantengono la loro nudità.
Ed anche qui l’effetto di spaesamento è garantito.

Si mangia benissimo in questo ristorantino: una delle sue specialità è costituita da cozze cotte in un saporito brodetto lattiginoso (dal forte gusto di cipolla) che vengono servite in un’enorme zuppiera (e, in tempi successivi come rilevato da me personalmente nel corso degli anni, in grandi valve di tridacna), accompagnate da un’altrettanto abbondante porzione di patate fritte (il nome della pietanza è, nel suo insieme: moules frites)

La visita a questo ristorante rappresenta una pausa di relax rispetto alla inevitabile “contaminazione” indotta dalla frequentazione della spiaggia naturista cochon e delle sue continue movimentazioni.

La vista dal padiglione consente, in effetti, un salutare distanziamento dalla bolgia dei corpi, rendendo possibile planare a volo d’uccello sulla distesa di sabbia e sul brulichio delle molteplicità di parti anatomiche.
Attestarsi su di un vertice d’osservazione esterno facilita il flusso dei pensieri e delle riflessioni, per i quali vi è una sorta di preclusione quando la prossimità con i figuranti è eccessiva.

Poi, relativamente disintossicati e avendo elaborato qualche straccio di meta-riflessioni, si può nuovamente scendere nella mischia per accumulare altre osservazioni.

 

La vicinanza dei corpi e la totale nudità sembrano indurre una caduta dei limiti posti solitamente dal pudore e dalla decenza.

È d’obbligo non sorprendersi di nulla: te ne stai sdraiato a prendere il sole, magari ti addormenti e, quando ti risvegli, ti ritrovi i due che erano sdraiati accanto a te impegnati in un fervido 69.

Nella bailamme dei corpi passano quasi inosservate le carezze intime che molti si scambiano, carezze pudiche ed impudiche, ma più spesso impudiche, dirette ed esplicite: mani che sfiorano le fiche, mani che afferrano cazzi e li masturbano, bocche che spompinano.

Come a dire: Visto che siamo tutti nudi, non c’è alcun bisogno di tergiversare, andiamo subito al sodo!

All’insegna di tale considerazione vengono ostentati senza alcun timore di esser visti tutti quei gesti di intimità che, di solito, in un luogo pubblico, si compiono con qualche ritegno e con circospezione, appunto perché solitamente si ritiene che attengano alla sfera privata.
Ricordo che, una volta in una spiaggia del sud della Sicilia, con la mia compagna di allora, indotti dal caldo e dalla solitudine e dalla brezza che accarezzava i nostri corpi, iniziammo un'attività di petting che sfociò presto in un'intensa attività sessuale, ma c'era un certo disagio: continuamente, occorreva tenere d'occhio i tratti di spiaggia circostanti per essere certi che non arrivasse nessuno a tiro di sguardo.
Qua, invece, nessuna preoccupazione: ma è necessario che vi sia un capovolgimento delle regole dell'intimità. Nel senso che, in qualche misura, l'itimità deve diventare pubblica, ciò che di norma viene tenuto nascosto deve farsi esplicito: e tutto a condizone che ci sia una forte voglia esibizionistica e ciè di volersi mostrare "performanti" nell'intimità sessuale, sapendo che, immediatamente, si raccoglierà un folto pubblico.

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 3°). Il sesso selvaggio e disinibito sulla parte di spiaggia riservata ai nudisti libertiniIn realtà, è come se i gesti dell’intimità ostentati pubblicati finissero di diventare “intimi” e inerenti ad una forma di complicità erotica tra due persone e assumessero esclusivamente – e prosaicamente – il rango di gesti meramente “sessuali”

Anzi, probabilmente, la consapevolezza di una tale libertà - per alcuni la libertà di toccarsi in modi sessualmente espliciti, per altri la libertà di guardare e  masturbarsi - abbia l’effetto di un potenziamento dell’eccitazione.

Bisogna sapere osservare dentro questa distesa di corpi nudi: se non si ha idea di ciò che è possibile trovare o avvistare, c’è il rischio che lo scandaglio dello sguardo plani su questa folla senza accorgersi di nulla.

Bisogna essere pronti a cogliere le diverse “scene” (o "teatrini"), le piccole performance, consumate lentamente e senza fretta, e attivate dall’esposizione al sole che sollecita torride fantasie “meridiane” che, quasi a corto circuito, possono incarnarsi in pratiche dirette ed esplicite.

Alla luce di tali aspetti, si comprende più facilmente cosa stiano a fare tutti quegli uomini in piedi ai margini della grande ammucchiata o in continuo movimento negli angusti spazi tra i corpi proni/supini: non v’è dubbio alcuno che vadano alla ricerca di materiale per il proprio voyeurismo. In questo senso sono dei veri e propri “scout” del sesso.

Sono allenatissimi e pronti a cogliere ciascun singolo evento e, di conseguenza, in branco, migrano velocemente da un punto all’altro, attivandosi non appena un “esploratore” abbia notato l’inizio di una performance “interessante”, vale a dire più esplicita o più "promettente" (in un senso che spiegherò in seguito).

In altri termini, è come se lo scenario creasse le premesse per un’eccitazione sessuale diffusa ed indifferenziata come quando si è di fronte ad un generico film soft-core: all’interno di questo scenario si attivano in modo policentrico ed asincrono performance sessuali esplicite che altro non sono che la riproduzione di scene analoghe viste e riviste negli hard-core (ci sarebbe da chiedersi se molti di questi performanti non siano prigionieri di un loop ricorsivo, che rimbalza di continuo dalla rappresentazione all’azione e viceversa).

Ma i performanti non hanno nessuna di quelle qualità estetiche che solitamente contraddistinguono i figuranti del porno: si è immersi in un clima di totale quotidianità.

Attorno ad alcuni dei performer più espliciti e decisamente esibizionisti, si formano densi capannelli di corpi nudi fittamente assiepati, vere e proprie ruote umane che gravitano attorno ad un fulcro di interesse che diventa anche un loro momentaneo centro di gravità: tutti guardano in religioso silenzio ciò che accade al centro e, nel far ciò, molti si manipolano il cazzo con ostentazione e compulsivamente, ma le erezioni che ottengono rimangono per lo più poco soddisfacenti e mosciarelle.

Forse, ad alcuni, una tale sovra-stimolazione sensoriale produce l’effetto contrario.

Alcuni si accosciano vicino ai corpi performanti e cominciano a menarselo: alcuni con calma e pacatezza altri con sfregamenti energici, altri ancora tentano dei toccamenti del corpo femminile, ottenendo in taluni casi il consenso a proseguire nelle advance come bene accetti ospiti: e sono queste le situazioni più "promettenti" di cui accennavo prima

La frustrazione, derivante da ostacoli e dinieghi posti al farsi avanti non provocano mai alcun tentativo di forzare la mano, né tentativi di esercitare una violenza.

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 3°). Il sesso selvaggio e disinibito sulla parte di spiaggia riservata ai nudisti libertiniL’eventuale rifiuto viene accolto con fair play e civile accettazione. Rifiuto ed accettazione fanno parte entrambi dei codici di comportamento del luogo.
Soltanto ad alcuni è consentito di diventare partner attivi (per quanto attiene toccamenti, carezze, massaggi della fica offerta impudicamente agli osservatori), mentre, ai più, tocca di rimanere relegati al ruolo di voyer passivi.

Molti degli spettatori non desiderano altro. In qualche misura questo luogo è anche il paradiso dei guardoni: i guardoni/voyeur/scopofili qui non sono detestati, anzi - al contrario – rappresentano una sorta di valore aggiunto, un complemento indispensabile all’esibizione, all’ostentazione impudica della sessualità e ai numerosi teatrini istrionici della copula.

I “guardoni” passivi, non partecipanti, sono una controparte necessaria: la sessualità esibita ha la concreta necessità di un suo pubblico, non neutro, ma altamente eccitabile.

Inutile dire che i voyeur/masturbatori sono prevalentemente, se non esclusivamente, uomini: le donne in prevalenza si offrono nelle performance, come partner attive, anche se non mancano le coppie che amano guardare e, magari, mentre entrambi guardano, la donna afferra vogliosa il cazzo del suo uomo e lo masturba.

La caratteristica spiazzante che qui fa sfuggire il voyeur alle ordinarie catalogazioni è che il voyeur di oggi, domani sarà uno dei figuranti del sesso, in una continua riformattazione liquida di identità mutanti.

Poi, quando dai performanti che hanno dato vita a un loro teatrino viene raggiunto il climax, il gruppo di osservatori si disperde (non senza un applauso di apprezzamento) per dare luogo ad uno sciame di esploratori/sentinelle: ciascuno, individualmente, riprende la sua ricerca; di lì a poco, un altro raggruppamento si forma in un altro punto della spiaggia: un’altra scena, con altre modalità oppure con identiche coordinate, ma siccome il punto di vista di ciascun osservatore varia, è variabile anche la scena per quanto strutturalmente identica ad altre già prese in considerazione.

Ora sono tre donne tendenti all’obesità, ma di un’obesità tonica e stenica, super-abbronzate che si dedicano ad un partner sdraiato, succhiandogli a turno il cazzo, mentre lui sditalina un'altra donna che, seduta accanto, osserva la scena.

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 3°). Il sesso selvaggio e disinibito sulla parte di spiaggia riservata ai nudisti libertiniOra sono due gay, uno dei quali sdraiato supino sulla schiena dell’altro incula il compagno, ma senza molti movimenti, semplicemente tenendogli piantato il cazzo nel buco del culo: ma i due gay nessuno li prende in considerazione. Paradossalmente possono accoppiarsi alla luce del sole, mentre l’attenzione di tutti gli astanti è polarizzata da altri eventi, etero e lesbo, che hanno luogo a breve distanza.

Ora è una coppia, in cui lei succhia il partner ma si ferma non appena si accorge di essere diventata a sua volta oggetto dell’attenzione pressante di uno dei voyeur che s’è abbandonato sulla sabbia a pochissima distanza dei due, manipolandosi con frenesia il cazzo.

Una funzione a parte esercitano quelli che potremmo definire le “sentinelle”.

Per buona parte del giorno alcuni uomini se ne stanno in acqua, in piedi, immersi, sino a circa metà coscia e da là scrutano avidamente ciò che accade. Intanto si manipolano il membro per averlo sempre ben turgido.
Sono alla ricerca di "eventi" acquatici, per così dire.

Non appena scorgono delle coppie o dei terzetti che, pure in acqua, intraprendono delle effusioni, si fanno sotto da tutte le parti, allungano le mani, toccano, palpano mammelle, offrono il loro cazzo per eventuali succhiamenti: a volte sono accettati, altre volte respinti e, in tal caso, fittamente assiepati, rimangono a far da contorno all’accoppiamento in atto, proseguendo nella loro masturbazione corale che può sfociare in eiaculazione collettiva, selvaggia e disinibita.


 

 


Note

[1] Da questo momento in avanti, il linguaggio per assicurare alcune descrizioni antropologiche e renderle vivide sarà necessariamente scurrile. Ho preferito adottare questa strategia linguistica, anziché attnermi ad un linguaggio più censurate, proprio per assicurare attraverso le parole quell’impatto visivo che si offre al visitatore alla sua prima esperienza del luogo.

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1 gennaio 2013 2 01 /01 /gennaio /2013 07:39

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 4°). Le scorie di un giorno trascorso sotto l'impero dei demoni meridiani

Sull’imbrunire, quando il tratto di spiaggia riservato ai libertini si va svuotando dai bagnanti meno libidinosi (o di quelli che ne hanno già avuto abbastanza) che, alla spicciolata, si sono incamminati lungo la battigia in direzione del grande anfiteatro di Heliopolis, dando vita ad una multicolore processione, si formano dei corposi capannelli di ritardatari, non ancora sazi del doppio ruolo di performer/osservatori.

Allora, può capitare di scorgere da lontano il formarsi repentino di gruppi di trenta-quaranta persone raccolte in formazioni circolari,  i corpi a così stretto contatto che - ancora una volta - se ne trae l’impressione di vedere - nella distanza –  dei giganteschi sincizi o delle strutture ameboidi fluttuanti.

Ci si chiede, osservando queste scene nel loro insieme, cosa stia accadendo e, mossi dalla curiosità ci si muove in quella direzione.

Non è facile capire - di primo acchitto -, perché c’è un muro fitto di corpi assiepati. 
Tutti nudi, ovviamente.

Guadagnando terreno a fatica e allungando il collo per superare con lo sguardo la cortina di carne, natiche e schiene, si riesce a capire meglio: si tratta di un happening più tosto, decisamente.
Alcuni si infilano a carponi, strisciando tra le gambe degli astanti per poter sbirciare cosa accade nel mozzo della grande ruota umana.

Al centro di ogni capannello c’è un piccolo spazio vuoto.

In uno ci sta una donna, che se ne sta in ginocchio con un’espressione rapita e gli occhi chiusi, manipolando con energia tutti i cazzi eretti che riesce ad acchiappare. Li acchiappa e li masturba, veloce ed efficiente, a tratti li succhia anche, portandoli rapidamente al climax con uno schizzo finale che, ogni volta, asperge il suo corpo e il suo volto. Lo sperma le cola addosso sul volto, sulle mammelle, sull’addome.

Gli uomini in prima fila, man mano che si svuotano, si fanno da parte, lasciando spazio a quelli che premono da dietro; non c’è ressa, non c’è calca, ma solo paziente attesa del proprio turno.
All'esterno del sincizio ci sono anche delle coppie che si eccitano guardando e non è raro che la donna, rapita, scivoli in ginocchio per cominciare a succhiare il membro del suo compagno o che accetti le advance di chi le sta accanto e che tenta di coinvolgerla ad un più intimo contatto , carezzandole il seno o toccandole le natiche.

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 4°). Le scorie di un giorno trascorso sotto l'impero dei demoni meridianiÈ quasi religioso il silenzio con cui l’intera situazione va avanti: nessuno proferisce parola.

Una sorta di surreale catena di montaggio…

E la cosa va avanti sino a che la giovane donna al centro delle attenzioni e dispensatrice di piacere si rimette in piedi, un po’ traballante, un po’ stordita e, ringraziando tutti, si fa strada nella calca, dirigendosi con le sue nudità colanti sperma verso il mare per immergersi e compiere dei lavacri.  

Al centro di un altro dei capannelli, invece, ci sta una donna in piedi, fronteggiata da un uomo anch’esso nudo, il suo partner probabilmente

La donna afferra i cazzi e li masturba. Stessa modalità di prima: qualcuno in prima fila, di tanto in tanto, la tocca, le infila le dita nella vagina, le titilla il clitoride. Il partner sembra avere una funzione di “guardiano”, “custode”, o anche di “supervisore”: se è il caso, disapprova sulla base di un suo personale, indecifrabile, criterio e con un cenno fa capire che non è il caso di proseguire. E immediatamente il “toccatore” recede, accontentandosi della posizione che ha conquistato nella prima fila per accedere al privilegio della dionisiaca masturbazione. Quando il “guardiano” identifica un manipolatore di suo gradimento lo lascia fare. La donna manipolata sempre più a fondo comincia a tremare  e ad ansimare, finché non esplode in un orgasmo che sembra interminabile e che la rende tremante ed incerta sulle gambe; ma, per tutta la durata del suo orgasmo, continua a manipolare i cazzi che esplodono in solenni sborrate sulle sue cosce e sul suo ventre. Quando le ondate esplosive dell’orgasmo si placano, anche questa donna, ringraziando (Merci, Merci!) si divincola e uscendo dal cerchio degli ignudi, va a tuffarsi in mare.

Queste situazioni sembrano appartenere al genere gang bang[1], uno stile gang bang spontaneo e ruspante, anche se limitate alla masturbazione e alla fellatio, con qualche estensione al genere bukkake, ma è incredibile e strano vederle accadere: l’effetto è straniante, come vedere trasposta nella realtà la sequenza di un film porno-hard di genere. C’è da chiedersi quanto l’esposizione ai film a luci rosse, in internet o nei DVD per visione domestica non abbia plasmato l’immaginario dei performanti, spingendoli a riprodurre nella realtà ciò che hanno più volte visto  nello schermo del televisore di casa o nel monitor del PC.

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 4°). Le scorie di un giorno trascorso sotto l'impero dei demoni meridianiUn po’ discosto, vicino al limitare della macchia mediterranea, ci sono due tipi strani, un uomo e una donna, perciati e un po’ punk, circondati da un branco di maschi dall’aspetto maghrebino: quest’ultimi e il partner maschile della coppia parlamentano e parlano fitto: sembra che vogliano convincerlo a fare sesso mentre loro stanno a guardare.

Stanno a lungo a confabulare finché i due iniziano degli approcci sotto l’occhio attento dei maschi che si fanno stretti e iniziano a masturbarsi. Il tipo della coppia, quando gli approcci con la sua donna si fanno più decisi,  inala una fiala di popper per accrescere il livello di eccitazione e la potenza del climax.

In generale, si può dire che l’eccitazione e l’atmosfera elettrica che pervadono il popolo della spiaggia durante le ore del giorno si spiegano sia per via della continua esposizione a scene di sesso estemporaneo che si possono osservare a macchia di leopardo in qualsiasi momento, ma sempre più frequentemente man mano che il giorno va avanti (un’esposizione che sconfina insensibilmente nella sovra-esposizione), sia per il fatto che, man mano,  si fanno incontenibili e debordanti - in alcuni - l’attesa (e il desiderio) di poter essere coinvolti in scene di sesso di gruppo.
E’ così che,  verso sera, appunto si possono osservare questi teatrini più spinte, proprio perché rimangono ad indugiare le persone più disponibili in questo senso: una sorta di distillato della libidine dell’intera giornata di sole e sesso, il risultato dell'implacabile azione dei demoni meridiani.

 

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Note

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 4°). Le scorie di un giorno trascorso sotto l'impero dei demoni meridiani[1] Il termine gang bang si usa per designare una pratica sessuale con rapporti uno-molti in cui il soggetto protagonista è al centro dell'attenzione di tutti i partecipanti (ma è nello stesso tempo utilizzato per indicare un "genere" della filmografia porno). La tipologia più consueta di gang bang è quella che vede come protagonista una donna e, come partecipanti, un numero variabile di maschi, i quali si alternano nella penetrazione, oppure si rendono protagonisti di penetrazioni multiple o di altre attività sessuali, come ad esempio il sesso orale, la masturbazione o il bukkake. Vi sono anche gang bang attuate fra sole donne, con tendenze al lesbismo o alla bisessualità. Infine, ma più raramente, si svolgono gang bang che hanno come protagonista un unico soggetto maschile o due al massimo, nella funzione di co-protagonisti, e attorno una moltitudine di donne: in questo caso si parla di reverse gang bang (per esempio, alcuni dei film realizzati da Rocco Siffredi sviluppano specificatamente questo aspetto) ovvero - detto in Italiano - di gang bang inversa. Queste forme di sessualità praticate in gruppo, che hanno avuto un'ampia rappresentazione pornografica in immagini e video, ora sono anche stati prodotti da registi italiani (anche se non in Italia: vedi l'esempio citato sopra di Rocco Siffredi) e commercializzate (prima in VHS, ora in DVD) soprattutto nei sexy shop (o attraverso la vendita per corrispondenza da parte di rivenditori/distributori specializzati, come ad esempio la Preziosa Video).
Le origini delle pratiche sessuali legate alla gang bang si perdono nel tempo; un riferimento suggestivo può essere fatto alle orge rituali, tipiche di antichi culti (ad es. i cortei bacchici o le feste in onore di Dioniso), nonché a particolari figure femminili la cui caratteristica sarebbe stata quella di dedicarsi al sesso in maniera particolarmente lasciva e voluttuosa. Si ricordano, ad esempio, nella Roma classica, le maratone sessuali, vere o presunte, dell'imperatrice Messalina (le cui gesta erotiche sono raccontate in uno splendido - ed eccitante - romanzo di Lasse Braun; Lady Caligola) che - secondo alcune fonti - avrebbe avuto rapporti sessuali persino con 25 uomini in un solo giorno. Nel Cinquecento era invalsa e richiestissima, tra le cortigiane, l'usanza del cosiddetto Trentuno, denominazione probabilmente riferentesi ai 31 giorni del mese concentrati in una sola giornata, che consisteva nel farsi possedere da trentuno uomini consecutivamente, come racconta Lorenzo Veniero nel poemetto La Zaffetta, celebrando le arti della cortigiana veneziana Angiola Zaffa.

 

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31 dicembre 2012 1 31 /12 /dicembre /2012 07:58

Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 5°). Lo sguardo degli scopatori

 

(5° capitolo) Una riflessione specifica occorre dedicarla a quello che io chiamerei lo “sguardo” degli scopatori di Cap d’Agde, poiché qui lo sguardo assume delle valenze particolari.

Quando ci sono sulla spiaggia teatrini di sesso multiplo con gente che via via si aggiunge, inserendosi in una situazione sessuale già avviata (come ad esempio quella di una donna che succhia il cazzo al suo uomo, oppure di due che si mettono a scopare, frequentemente la donna sopra nella classica posizione "spegni-candela"), e che si attiva sessualmente, gli sguardi degli scopatori uomini assumono delle specifiche peculiarità: si fanno freddi, di ghiaccio, taglienti.

Frequentemente è uno sguardo intento ad esplorare circolarmente il mondo attorno: uno sguardo un po' rapace, che plana circolarmente sulla folla degli astanti che, a loro volta guardano o di altri scopatori.
Ho avuto la sensazioni più di una volta che in questi sguardi mancasse qualcosa di essenziale: forse il sentimento o forse anche l'emozione.
E' come se prevalesse una dimensione di sesso performativo, con in più la tendenza a guardarsi attorno con un movimento di esplorazione dello spazio circostante di tipo circolare.

Uno sguardo che gira da una persona all'altra, come una lama che esplora.

Poi c’è lo sguardo intenso e febbricitante delle persone che sono escluse dal gioco sessuale in corso, come partner attivi, ma che sono inclusi come guardoni con piena licenza di eccitazione e che fanno pienamente parte del gioco con una legittima funzione complementare.

Ho notato che le persone che guardano (e dalle diverse scenette di sesso ne sono attirate – e catturate - a decine e decine, come mosche dalla carta moschicida) non sono dei semplici guardoni (voyeur o scopofili, per usare una terminologia da manuale) nel senso classico del termine: sono piuttosto delle persone che vorrebbero partecipare attivamente, ma non ne hanno ancora avuto l'opportunità.

Da qui l’intensità febbrile dello sguardo: c’èil godimento derivante dal guardare, ma intanto c’è la ricerca di situazioni in cui si apra la possibilità di partecipare attivamente, di inserirsi.

Diciamo pure che alcune categorie precostituite delle cosiddette parafilie vengono ad essere sovvertite: o, meglio, più  semplicemente non possono essere applicate.

Nei giorni successivi potrà capitare di osservare che una di quelle persone che prima è stata soltanto a guardare, magari smenandosi l'uccello, si ritrova a diventare sessualmente attiva perché è stata accettata all'interno di una nuova interazione sessuale, agita da altri partner.

Quello che si osserva è una sorta di rotazione continua con un'intercambiabilità fluida dei ruoli

Per esempio, uno che è stato accettato per inserirsi in un gioco di coppia tra due Italiani e che il giorno successivo era impegnato in un gioco a tre acquatico, in cui lui penetrava da dietro una tizia che intanto succhiava il cazzo al suo compagno, questo stesso - si chiama Sebastian, una specie di folletto della spiaggia di Cap d'Agde sempre addentro in varie situazioni e con l emani in pasta, si fa per dire - il giorno successivo era in prima a fila a guardare un'interazione di sesso tra due coppie formate da giovani tedeschi, in cui una coppia scopava, lei messa alla pecorina, mentre gli altri due erano intenti in una situazione di sesso orale (lei in ginocchio che succhiava l'uccello al partner).

Così, c'è una piena intercambiabilità dei ruoli.

Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 5°). Lo sguardo degli scopatoriI classici guardoni - i voyeur o scopofili che traggono esclusivamente piacere ed eccitazione  dal guardare - sono appena una minoranza: tutti gli altri sono dei single che aspettano l'occasione per poter entrare a far parte di un''ammucchiata, transitando così dal ruolo di spettatori a quello di performanti (e si badi che ciascuna categoria è complementare ed essenziale all'altra: qui, a Cap d'Agde, il sesso non può mai essere disgiunto dalla consapevolezza dello sguardo dell'Altro).

Gli spettatori qualche volta riusciranno nel loro intento. Del resto, il guardare è anche importante ai fini dell'apprendimento di un codice di comportamento di Cap d'Agde, come anche dei privé[i] (nota sui codici di comportamento che vigono all'interno dei privé).

Con il semplice guardare si va a scuola e si apprendono regole di comportamento, poi una volta appresi i codici fondamentali, basta essere intraprendenti e sfrontati, considerando che qui le regole delle comuni interazioni del vivere quotidiano nella relazione con l’Altro sono destituite di ogni valore, come – del pari – è bandita qualsiasi situazione che abbia attinenza con il sentimento e la passione.

Questa – se cc’è – rimane confina alla privatezza del rapporto di coppia, anche all’interno delle cosiddette coppie trasgressive”.

Le tecniche di aggancio ed infiltrazione sono molteplici: ci si avvicina, ci si mette in prima fila, magari per attuare una maggiore prossimità con chi fa già sesso ci si accovaccia sulla sabbia (facendo in modo da avere sempre il cazzo pronto), si scambiano quattro parole con la coppia che ha avuto un'interazione, cogliendola in un suo momento di pausa, ma anche frasi allusive e scherzi verbali salaci possono servire, e magari ci si lancia in proposte esplicite.

Ma ciò che più conta è il linguaggio del corpo: ci si avvicina, si tentano dei toccamenti, in parti sensibili alla lei della situazione (quei contatti che, in una graduzione del raggiungimento dell’intimità sessuale nella vita “normale” rappresentano la metà ultima da varcare, prima del rapporto sessuale vero e proprio) e, se questi approcci non sono rifiutati,  ci si può spingere ad azioni ancora più esplicitamente sessuali ed elaborate, come toccare il seno della donna, baciarle e succhiarle i capezzoli, toccarle ld gandi labbra o spingere il dito ancora più dentro e, infine, succhiare la fica della donna mentre lei succhia il cazzo del compagno o iniziare a sditalinarla.

Dopodiché si entra facilmente in tutte le fasi ulteriori dell'interazione.

Quando ciò accade, e il neo-partner si addentra nell'interazione sessuale, assume lo sguardo freddo e glaciale di cui si parlava prima.

C'è qualcosa che fa pensare che si tratti di una modalità di interazione sessuale senz'anima.

In altri termini, se da un lato si riscontrano l'eccitazione dei sensi e il senso primitivo della conquista, dall’altro manca del tutto quell'addolcimento della gentilezza degli affetti e delle emozioni.

Siamo al livello primordiale della sessualità, per alcuni versi.




Note

Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 5°). Lo sguardo degli scopatori[1] Nella frequentazione dei Privé all’interno dei quali si pratichi il sesso promiscuo e lo scambio di coppia sono suggerite alcune regole di comportamento-base. Facendo un giro nella rete se ne possono reperire diversi esempi che tuttavia sembrano tutte un copycat di una comune matrice.

Quelle che seguono sono prese dal sito web di un privé (New Harmony Privé: http://www.armonyclub.net/index.php/it/il-club/comportamento-nel-club.html).

Amiche ed amici, benvenuti nel regno del sesso libero e non mercenario. Vi proponiamo un decalogo di comportamento per coppie e single:

1. Il Club Privé non è un bordello ma un luogo di incontro per coppie e singoli che desiderano fare sesso di gruppo o desiderano scambiarsi i relativi partner.

2. Lo scambismo è un gioco di sesso sganciato dai sentimenti pertanto non è il caso né di corteggiare né di innamorarsi, in un Club.

3. Nel Club tutto è possibile, ma nulla è obbligatorio: quindi nessuno è autorizzato a chiedere a coppie o a single prestazioni sessuali.

4. Nel Club si accede solo se socio non si può imporre la propria presenza se questa non è gradita alla presidenza del Club.

5. Un abbigliamento decoroso per l'uomo, raffinato ma intrigante per la donna costituisce un ottimo biglietto da visita.

6. Riservatezza, discrezione, rispetto per la donna e buona educazione sono la premesse per stabilire un amichevole rapporto con gli altri.

7. Un Club non è né un night né un albergo a ore. le signore non vanno invitate ad appartarsi né sollecitate a fare sesso tanto meno in assenza del partner, che, invece, è sempre presente - a meno che decida di non esserlo - e partecipe.

8. Un single, interessato ad una socia, deve sapere che l'approccio è comunque con la coppia.
9. Prima di "agire", guardarsi intorno ballare, fare amicizia: respirare l'atmosfera del Club.
10. Né una coppia, né un single devono essere timidi la discoteca è il posto migliore per abbordarsi. Reciprocamente ci si può avvicinare tentando sfioramenti e carezze. Un rifiuto non sarà mai scortese, ma evidenziato da un discreto gesto.

 

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30 dicembre 2012 7 30 /12 /dicembre /2012 07:00

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 6°). Come sul set di un film porno, ma qui è tutto vero

 

 

( Capitolo) Ognuna delle cose che capita di osservare qui a Cap d’Agde – siano essi spettacolini, teatrini, eventi - meriterebbe di avere uno spazio a sé stante: quando, entrati nel ruolo di osservatori, si acquisisce una sufficiente dimestichezza, dalla massa indifferenziata dei corpi nudi emergono delle situazioni di interazioni sessuali – solo a volte erotiche - estremamente variabili che io sarei propenso a descrivere come “teatrini porno”, perché – leggendone la descrizione si potrebbe pensare di primo acchito che siano la trasposizione di sequenze tratte da un film hard-core.

La prima associazione superficiale e frettolosa sarebbe proprio questa.

E invece, no. Sono proprio vere.

Happening reali, non orchestrati, non preordinati.

Per spiegare meglio questo assunto, ecco di seguito tre “eventi”.

 

Sotto un ombrellone vivacemente colorato, ma alquanto basso tanto che non ci si può stare sotto in piedi ma soltanto accovaciati o in ginocchio, due chiavano "alla missionaria". distesi su di uno strato di teli da mare. Lui stantuffa a pieno ritmo, lei geme di piacere.

Inginocchiati tutt'attorno e fittamente assiepati uno stuolo di spettatori, tutti maschi - ovviamente - in misura eguale intenti ad attizzare le proprie erezioni e a palpeggiare il corpo della donna, mani si allungano e toccano la dove è possibile.

La copula si protrae a lungo, poi l'uomo si scarica e si ritrae, lasciando il corpo della donna illanguidito dalla scarica orgasmica tra gli spettatori che, a questo punto, si liberano anche loro, sborrando su di lei, che accetta gli spruzzi di sperma su di sé grata, quasi che questa pioggia sia  un'apoteosi aggiuntiva all'orgasmo appena sperimentato... un effetto bukkake in presa diretta, insomma.

 

Poco discosto (e poco prima) una coppia sulla sabbia, lei languidamente appoggiata di schiena sul petto del suo compagno seduto. Lei se ne sta seduta a cosce divaricate e poco prima era stata in giro per la spiaggia a fermarsi a guardare i numerosi teatrini di sesso a cielo aperto e a commentarli lascivamente, interloquendo con gli attori con commenti salaci, mentre sorseggiava del vino da un flute di plastica.

Davanti a lei accovacciato, un uomo - non più giovanissimo - con un cappello di paglia in testa.

L'uomo la sta sditalinando con dedizione: la donna apprezza le attenzione e mormora alternativamente "C'est bon ça!" e "Doucement!".

Il terzetto è un po' isolato dal resto della popolazione di libertini.
Il cielo nel pomeriggio afoso si è rannuvolato e soffia un forte vento dal nord che solleva i sottili granelli di sabbia.

E, del resto, questo stesso vento che ha soffiato costante per tutto il giorno, facendola da padrone, non ha reso possibile un pieno dispiegamento della folla di bagnanti che hanno preferito starsene più a ridosso delle dune e della scarna vegetazione che le ricopre.

Ma ecco che si fa avanti un tipo giovanile e prestante che si accovaccia a poca distanza dai tre e comincia ad osservare quello che accade con evidente interesse e piacere, com'è evidente dalla turgidità del suo cazzo che, di tanto in tanto, si manipola distrattamente, ma senza alcun intento masturbatorio (almeno per il momento).

Il compagno della donna lo osserva allusivamente e gli fa dei cenni con gli occhi: sembra impersonare, qui, sulla spiaggia francese del Languedoc-Roussillon, un Marchese Casati redivivo[1]

L'uomo coglie il messaggio e si fa più vicino, mettendosi di fianco alla donna che subito vogliosa, gli afferra il cazzo già alzato e turgido e comincia a menaglierlo con vigore, mentre lui si dedica a stringere le sue tette e a strizzarle i capezzali,  occasionalmente anche a succhiarli.

Intanto, in un incremento del piacere, derivante non solo da un surplus di stimolazione in zone sensibili, ma anche dall’eccitazione di poter maneggiare un grosso cazzo, la donna continua ad esortare il suo sditalinatore in un'alternanza di incrementi e decrementi di velocità ("Vite", oppure ancora "Doucement") e al contempo geme.

Ogni tanto, la donna scambia delle battute con il compagno (o marito) e ride di una bella risata piena.

Fa degli apprezzamenti, subito ripresi e ripetuti dal marito sul "gros bite" (si intuisce che stia parlando del “grosso cazzo”) del libertino che s’è appena aggregato e, mentre gode, continua a masturbarlo.

Poi, ad un certo punto, si china in avanti e repentinamente, senza nessun preambolo, si riempie la bocca con quel cazzo e prende a succhiarlo con forza.

In un breve giro di tempo l'uomo, mugolando, è già venuto dentro la sua bocca e lo sperma comincia a colarle tra le labbra.

Per un po' continua a succhiare, ma poi commenta con il compagno che la venuta è stata troppo veloce. Così, abbandonando quel cazzo troppo “veloce”, rivolge la sua attenzione ad altri astanti che intanto si sono raccolti a crocchio, attorno al “succoso” happening.
Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 6°). Come sul set di un film porno, ma qui è tutto veroProsegue la complicità tra i due: lui e lei si consultano più volte, indicandosi a vicenda la mercanzia esposta, i numerosi cazzi a  vista, alcuni mosci, altri eretti. Alla fine, è lui a decidere, scegliendo per la donna uno con un cazzo bello grosso e pronto.

I due ridacchiano. C’è della complicità tra loro. Si baciano, prima che si avvii la nuova interazione.

L'uomo di prima recede anche se non troppo, perché continua a palpare il corpo della donna, mentre al suo posto subentra il nuovo scelto che riceve analoghe e vigorose attenzioni.

Mentre questi eventi che si susseguono l'uomo con cappello di paglia in testa continua a impegnarsi senza requie nel suo sditalinamento, alternando al lavoro di dito anche un occasionale lavoro di lingua.

Poi, ad un certo punto la donna si alza e va a tuffarsi in mare. “Merci, merci”, dice gentile mentre corre via a sguazzare nell'acqua bassa e a compiere lavacri.

Sembrerebbe che il teatrino si sia concluso ed invece no!

Quando la donna rientra viene ghermita ancora in piedi da due uomini anziani e panciuti (e sempre il suo compagno è presente e fa da supervisore). La donna allarga le cosce per lasciarsi penetrare meglio dalle dita voraci dei due, sul davanti e sul dietro. Intanto, altre mani le palpano il seno, mentre lei con le sue mani ghermisce cazzi masturbandoli.

Le attenzioni dei due uomini provocano l'orgasmo sperato: e sembrerebbe un intenso orgasmo da stimolazione del punto G, quello che si scatena poco dopo con una produzione prorompente di secreti vaginali, che sgocciolano sulla sabbia (parrebbe quasi un effetto “minzione”). La donna gode, presa da tremiti incontrollabili e ciononostante si regge in piedi a continua a farsi manipolare, mentre altre mani la toccano, la palpano, la spremono.

 

L’effetto, di fronte a simili scene, è sempre straniante.

Una cosa è vedere una simile scena in un film porno, in cui lo spettatore pur traendone eccitamento, ha la  percezione dell’artificialità, non può prescindere dalla consapevolezza che tutto sia stato costruito ad arte e che le continue movimentazioni dei figuranti sono in qualche modo orchestrate in modo tale che da un lato diano una sensazione di naturalezza e che, dall’altro, consentano che gli “organi” sessuali (cazzi, fiche, bocche e culi) siano sempre a favore di macchina.

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 6°). Come sul set di un film porno, ma qui è tutto veroQui, invece, ti senti proprio scagliato nel vivo delle cose: come se fossi stato collocato nel bel mezzo del set di un film a luci rosse, in una situazione in cui tutti diventano dei potenziali figuranti o entrano nel ruolo di spettatori interessati o in quello di individui che cedono alla tentazione della masturbazione oppure ancora in quello del figurante attivo che, con fluidità, passa dalla posizione di semplice osservatore a quella di performante in una scena sessuale orgiastica.

Anonimato, assenza del volto e del nome.

Le persone che interagiscono sono solo buchi, cazzi, fiche, bocche, seni da palpare e da succhiare. Non ci possono essere elementi che personalizzano gli individui e che li legano ad una cifra individuale. Passato il momento, ci si lascia, malgrado l'intensa ed eccitante stimolazione - non necessariamente reciproca - e ci si volge ad altro.

Il sesso senza volto e senza impegno, senza affetto e senza emozione, godimento esclusivamente fisico, se è ipotizzabile una cosa del genere, forse si potrebbe dire una modalità di “sesso drogato”.

 

Il verbo imperante è fare sesso, succhiare e farselo succhiare, scopare, ogni buco e ogni bocca è identico ad un altro, l’importante è che siano disponibili e possano essere riempiti, anche i cazzi sono tutti eguali, a prescindere dall’aspetto fisico del loro portatore che sia grasso o magro, con pancia e culone, non importa: l’importante che siano grossi a sufficienza e, soprattutto pronti e reattivi, disinibiti e esibizionisti (con la facilitazione ad raggiungere e mantenere l’erezione coram populo).

Ma, del resto, la maggior parte degli astanti sono lì proprio per questo e non vedono l’ora di avere la loro parte…

Ed è chiaro che quelli che colgono più frutti sono i più pronti, quelli che sgattaiolano in prima fila, infiltrandosi attraverso la più o meno fitta cortina di spettatori/guardoni,  che sono pronti ad accovacciarsi accanto agli scopatori/succhiatori e a dichiarare la loro disponibilità con un rapido ed esplorativo tocco della mano oppure a recepire la disponibilità dei figuranti che può consistere in uno sguardo ambiguo o in un breve cenno del capo (un sottinteso “Unisciti a noi”).

 

Ecco là un altro gruppetto: fulcro dell’attenzione è una piacente quarantenne, formosa e pienotta con una sottile catenella attorno alla vita (unico indumento), con un onnipresente uomo accanto a lei che vigila sull’andamento della situazione e che esprime il suo assenso  a che qualcuno nuovo si aggiunga all’ammucchiata.

La donna è seduta sulle sue ginocchia. Da dietro uno le manipola la fica e la sditalina.

La donna geme di piacere e intanto succhia il cazzo di un maghrebino ossuto. Succhia e smena.

Di colpa il tizio estrae il cazzo dalla bocca e si ritrae indietro tendo il glande avvinto tra le mani a coppa per non fare vedere pubblicamente la sua eiaculazione di cui sembra vergognarsi.

La donna, viceversa, sembra sorpresa che si sia ritirato così di botto, senza godere del piacere dell’eiaculazione dentro la bocca o sulla sua faccia.

Niente di che!

La merce per dar corpo al proprio libertinaggio non manca!

Infatti, si volge subito ad un altro cazzo.

Come quello di uno che, cogliendo l’occasione, si è subito intrufolato, mettendosi in ginocchio davanti a lei, già pronto.

E la donna, avida, ricomincia a succhiare.

Altro cazzo, altro pompino.

Dai gemiti che l’uomo emette sembra che ci sia fare, ma intanto la sua eccitazione è costantemente alimentata dall’altro tipo che, stando alle sue spalle, da dietro la sditalina senza tregua.

Succhia e lecca, lecca e succhia, con qualche smenatina ogni tanto, il cazzo dell’uomo si fa sempre più turgido, come si può constatare quando ne riemerge un pezzo tra le labbra dischiuse della succhiatrice..

Poi l’uomo, gemendo le viene nella bocca, con subentranti ed inarrestabili ondate di piacere che lo portano ad effettuare dei ritmici movimenti in avanti del bacino quasi a volersi scopare la donna nella bocca.

E quella a lungo, dopo la venuta, continua a succhiare, mantenendo vigorosa l’erezione dell’uomo che continua a gemere preso da una vertigine di piacere, mentre tutti attorno applaudono e fanno ressa, perché tutti, di fronte allo spettacolo di un pompino prolungato, vorrebbero essere in prima fila e che il loro debba essere il prossimo cazzo ad essere succhiato.

“C’etait bon?”, finalmente chiede la donna all’uomo, quando finalmente si decide di rilasciare il cazzo che le aveva riempito la bocca.
Oui, trés bon, merci!”, risponde l’uomo. Ed altri si fanno immediatamente sotto…

Uno giovane con la barbetta caprina commenta, rivolgendosi al tizio che ha appena finito di essere succhiato: Vedo che ti dai da fare… Ieri ho visto il pompino che ti ha fatto quella tipa. Ci ha dato sotto, quella, eh!”

“Ci puoi giurare…” – è la risposta.

E il tizio: “Io vengo dalla Svizzera. Anche lì ci sono dei privé. Ma qui è tutta un'altra cosa. I Francesi non sono come gli Italiani che sono condizionati dalla Chiesa…”


 



Note
Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 6°). Come sul set di un film porno, ma qui è tutto vero[1] Il riferimento - d'obbligo - è al Marchese Camillo Casati Stampa ella moglie Anna Fallarino che si erano incontrati per la prima volta a Cannes nel 1958. La donna all'epoca era sposata con l'ingegnere Giuseppe "Peppino" Drommi (poi consorte della contessa Patrizia De Blanck). Camillo Casati ne diverrà l'amante, fino a farle ottenere l'annullamento del matrimonio dalla Sacra Rota (Dichiarazione di nullità del sacramento del matrimonio), pagando, si dice, 1 miliardo di lire; la sposerà poi, con rito sia civile che religioso, nel 1959. Sarà durante il viaggio di nozze che Camillo Casati le rivelerà i suoi gusti sessuali, spingendo la moglie ad intrattenere rapporti sessuali con giovani di bell'aspetto da lui stesso scelti e pagati, il tutto, ovviamente, sotto il suo sguardo, riservandosi, inoltre, la possibilità di scattare fotografie di quanto avveniva ed intervenire a sua volta: insomma, il Marchese Casati fu un vero antesignano di un libertinaggio e di uno scambismo “aristocratico”, espressione di una scelta controtendenza e in qualche modo iconoclastica,prima dell’evoluzione dei costumi verso uno “scambismo di massa”.

Di tale passione voyeuristica e candaulistica ci restano numerose annotazioni scritte di suo pugno relative ai momenti e alle esperienze più soddisfacenti.

«Al mare con Anna ho inventato un nuovo gioco. L’ho fatta rotolare sulla sabbia, poi ho chiamato due avieri per farle togliere i granelli dalla pelle con la lingua »

Inoltre annota nei suoi diari: « Oggi Anna mi ha fatto impazzire di piacere. Ha fatto l'amore con un soldatino in modo così efficace che da lontano anche io ho partecipato alla sua gioia. Mi è costato trentamila lire, ma ne valeva la pena »

Non mancano le testimonianze di chi ha partecipato ai loro giochi erotici, come quella di un bagnino:

«Erano degli zozzoni - racconta - Venivano sulla spiaggia e si mettevano nudi. Un giorno mi hanno invitato a stendermi tra loro. L'ho fatto e mi sono sentito sfilare il costume, poi quella donna mi ha attirato sopra di sé. È accaduto tutto sotto gli occhi del suo compagno. Alla fine lui era talmente contento che mi ha dato cinquemila lire di premio».
Il ménàge libertino durò a lungo in una spirale di crescente manipolazione (sì perché, in fondo ad ogni caso, il Marche se Casati era un manipolatore delle persone) sino a quello che diventò un delitto passionale, quando Anna Fallarino stanca del gioco cerco di sottrarvisi, coinvolgendo nel suo tentativo di “uscita” un giovane studenteuniversatario che era stato coinvolto nei torbidi di giochi. Il Marchese Casati li uccise entrambi, togliendosi subito dopo la vita. Il “caso” riempi le pagine della cronaca nera di allora.

Sono disponibili oggi alcune rivisitazioni di quella storia, tra cui una rielabolarione letteraria da parte di Andrea Camilleri.

 

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29 dicembre 2012 6 29 /12 /dicembre /2012 07:26

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 7°). Nuove figure del libertinaggio: il Venditore di vibratori da spiaggia e il Maestro di Nodi

 

(Capitolo 7°). Nel settore della spiaggia naturista frequentato dai neo-naturisti "libertini", si può vedere di tutto. Se ci si aggira solo un po’ è possibile identificare due diversi atteggiamenti. Uno è quello del “turista” curioso che osserva disincantato un mondo in cui magari si immerge per la prima volta, ma che ciò nondimeno non desidera “contaminarsi” con consuetudini che non sente gli appartengano del tutto. L’altro possibile è quello dell’osservatore “partecipante” cioè di colui che, per curiosità, ma anche (perché no?) per un legittimo assecondamento della propria libidine decide – se le circostanze  lo consentono – di lasciarsi trascinare nel vortice della sessualità promiscua, assumendo il doppio ruolo di osservatore che osserva gli altri e se stesso, ma anche di attore e soggetto.

In ambedue i casi, la cosa importante è arrivare sulla spiaggia con la mente aperta, senza pregiudizi e magari anche con tanta voglia di divertirsi, condita anche dalla capacità di inserire in ciò che vediamo una decodifica ironica e di disincanto.

Nel corso degli anni, sulla spiaggia naturista di Cap d'Agde, passando da una stagione alla successiva,  ci sono sempre novità e non mancano quindi occasioni per rimanere stupiti e meravigliati. Ecco di seguito il racconto relativo a due "nuove" figure del libertinaggio assolutamente emblematiche.

 

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 7°). Nuove figure del libertinaggio: il Venditore di vibratori da spiaggia e il Maestro di NodiE' frequente, negli ultimi tempi, notare dei capannelli piuttosto fitti, anche nelle prime ore del mattino, quando ancora la lussuria colettiva non ha preso il sopravvento.

Ci si avvicina incuriositi, come sempre capita: il frequentatore della spiaggia libertina è sempre desideroso di happening erotici che includono il guardare e, possibilmente, il partecipare.

Al centro di uno di questi, protendendosi e cercando di sopravanzare con la testa la ressa dei corpi, si può osservare il più delle volte, una donna lascivamente sdraiata con le cosce aperte e un tizio piuttosto anziano accovacciato proprio tra quelle cosce.

Si è anche colpiti da un ronzio continuo simile a quello prodotto da un rasoio elettrico in funzione alla massima potenza...

Ci si accorge anche che l'uomo tiene tra le mani un piccolo dispositivo e che lo passa e ripassa sui genitali esposti della donna.

Di primo acchito, si potrebbe pensare che l'uomo - con un attenzione certosina - sia intento a radere la fica della donna...

Che l'apparecchietto sia un depilatore?

Invece no! I gemiti e gli ansiti della donna in una scala via crescente la dicono diversamente.

Allora, Eureka! Illuminazione: si tratta di un sofisticato vibratore, in formato mini-tascabile: non rimangono alternative...

L'uomo è serissimo.

Tutti sono serissimi.

Tutti guardano sospesi, rapiti.

Tutti attendono...

Il ronzio continua, implacabile.

E' l'unico suono che si percepisce, assieme ai gemiti della donna sempre più rapidi e affannosi.

La donna geme, abbandonata lascivamente, mentre espone il suo corpo erotico allo sguardo attento del pubblico via via più folto.

Poi, all'improvviso, la donna esplode in un orgasmo incontenibile.

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 7°). Nuove figure del libertinaggio: il Venditore di vibratori da spiaggia e il Maestro di NodiA questo punto, portata a termine la sua missione, l'"operatore" si alza con la macchinetta ancora in mano: la sua "azione" ha suscitato molte curiosità nel pubblico assiepato, in cui sono molte le donne rappresentate (e in queste ultime molte "voglie" anche).

Alcune di esse si fanno sotto e chiedono informazioni più dettagliate su tanta mirabilia.

Alcune si propongono immediatamente come "cavie" per la successiva "dimostrazione".

L'uomo fornisce spiegazioni, dilungandosi sui pregi e sulle caratteristiche tecniche del suo ingegnoso dispositivo.

Si dichiara disposto a fare ulteriori performance – anche private - e distribuisce a chi sia interessato dei biglietti da visita.

Ma non manca di specificare alle potenziali utenti più pressanti anche quali sono gli orari della sua presenza in spiaggia e ad alcune delle signore più vogliose di provare su di sé la macchina fissa degli appuntamenti per il giorno dopo, in spiaggia oppure per chi desidera maggiore riservatezza nei quartieri privati di ciascuno (ma questi solo ed esclusivamente nella fascia pomeridiana).

Ovviamente, l'interesse dell'uomo non è solo quello di fare delle dimostrazioni, ma di vendere il suo dispositivo: per poterlo fare, tuttavia, come il bravo venditore di elettrodomestici di un tempo, deve poter evidenziare la bontà del suo prodotto, creandosi un seguito e un consenso.

Una sorta di “commesso viaggiatore” della spiaggia libertina: naturalmente, anche lui del tutto nudo.

 

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 7°). Nuove figure del libertinaggio: il Venditore di vibratori da spiaggia e il Maestro di NodiIn un altro punto della spiaggia compare un "maestro di nodi" [1], così ho voluto battezzarlo - mai visto prima.

E' un individuo scuro di pelle, capelli neri lunghi, untuosi.

A differenza della totalità dei frequentatori della spiaggia ha indosso un paio di pantalonacci di tuta sportiva neri, sformati e cadenti da tutte le parti, pur essendo a torso nudo.

Ad occhi e croce, come prima impressione, pare davvero un individuo repellente.

Ha con sé una grossa valigia, il cui contenuto è sparso - in parte - sulla sabbia. Al primo sguardo si riconosce tutta una varietà di cime e di funi, di tipo diverso, spesse , sottili, ruvide, e diversamente colorate in rosso, in nero, in bianco.

Il maestro di nodi parlamenta a lungo con una che si era distinta sino a poco prima per aver preso cazzi in bocca ed essersi fatta sditalinare con l'assenso del suo accompagnatore (marito o compagno, non importa): e anche in questo caso con l'assenso del suo “lui”,  finisce con l’accettare le profferte del maestro di nodi e si sposta verso il punto dove giace sulla sabbia il valigione con tutta l'attrezzatura.

Il pubblico si sparge attorno formando una grande cerchio molto più ampio e arioso di quanto non accada durante le scenette di sesso.

C'è abbastanza spazio perché tutti stiano comodamente seduti o sdraiati sulla sabbia: il compagno della tizia è seduto in prima fila, pronto a godersi lo spettacolo che di lì a poco sarà messo in scena.

Il maestro di nodi, come first step, applica una mascherina sul volto della donna, perché non veda nulla di quello che accadrà e che tutto ciò che le capiterà arrivi inatteso.

Poi, scegliendo con cura, le funi prende a legarla in modi fantasiosi: nodi e passaggi di corda sovrabbondanti che strizzano le mammelle, che segano la fica e che costringono le braccia in una posizione scomoda.

Il tutto secondo le regole del bondage[2]: in cui è prioritario che alcune parti sensibili del corpo siano costrette da nodi e legacci e siano ben strizzate, così da inturgidirsi di sangue.

Dopo aver completato una prima serie di nodi (e la differenza di colore delle funi dà un tocco in più alla spettacolarità della messa in scena), il “maestro” comincia a tirar fuori una serie di attrezzi, scudisci, bacchette semirigide e altri dispositivi e ad utilizzarli con abilità.

La donna sta in piedi in una posizione alquanto scomoda per via delle corde che la tirano da tutte le parti e, seguendo gli ordini del maestro di nodi che si trasforma in master di un gioco SM, si mette in ginocchio o quattro zampe.

In ogni caso, appare vieppiù eccitata e ansimante.

L'uomo le gira attorno,  gridandole addosso ingiunzioni e colpendola - imprevedibilmente - nei punti del corpo resi più sensibili a causa del ristagno di sangue indotto dai legacci. Il tutto viene condito da parole oscene.

La donna geme e mugola dal piacere: il suo piacere sembra essere accresciuto dall'imprevedibilità dei colpi.

Ogni tanto ci sono delle pause: il maestro di nodi scioglie le funi e costruisce altri nodi con intrecci ed incroci diversi e ancora più fantasiosi, poi riprende le sue stimolazioni.

Il succedersi degli eventi è lento: tutto avviene con una certa ritualità.

Poi, dopo circa un'ora, lo spettacolo è concluso.

La donna che, nel frattempo, ha avuto diversi orgasmi (almeno così è sembrato) torna a sedersi sulla sabbia accanto al suo compagno.

Ma il gioco non è finito: il maestro di nodi che ora ha assunto definitivamente il ruolo di Master/Dominatore di un gioco SM continua ad esercitare il suo potere che, attraverso gli orgasmi che la donna ha raggiunto, si è accresciuto di enorme misura, mentre nello stesso tempo  il gioco dei nodi e delle scudisciate in modo inversamente proporzionale  aveva fatto sì che la volontà della donna si andasse sempre più eclissando e corrodendo.

Attorno alla donna, distesa sulla stuoia da mare, si è creato a questo punto un piccolo capannello di maschi: il Master dà indicazioni a ciascuno su cosa fare del corpo della donna.

Chi comincia a sditalinarla, chi a palpeggiarla, chi le infila il cazzo in bocca.

Dopo un po' di questo gioco, il maestro di nodi fa un cenno, indirizzato a tutti gli astanti e mormora poche parole eloquenti: E’ giunto il momento! Liberatevi! Venez! Venez!

E tutti, all'unisono, obbedendo all'ordine perentorio (in fondo non aspettavano altro) prendono a masturbarsi e sborrano sulla faccia e sul corpo della donna offerti impudicamente alla loro libidine.

Subito dopo anche la compagna del maestro di nodi, sino a quel momento attenta spettatrice e muta assistente, si offre (sempre seguendo un suo ordine): anche lei, stranamente coperta con un bikini che lascia vedere un grosso seno sontuoso, si scopre le mammelle e stando in ginocchio invita tutti i maschi attorno a lei a eiaculare su di esse e sul suo volto.

 

Anche il maestro di nodi si muove sulla spiaggia alla ricerca di adepti, ma - a differenza dell'uomo con il piccolo vibratore -  lui non vuole vendere niente e non cerca compensi: vuole soltanto esibirsi, mettendo in scena la sua "arte".

A meno che, mostrando la sua abilità, non cerchi ingaggi per partecipare da "animatore" a festini privati.




Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 7°). Nuove figure del libertinaggio: il Venditore di vibratori da spiaggia e il Maestro di NodiNote

[1] Il riferimento è anche al romanzo di Massimo Carlotto (Il Maestro di nodi, Edizioni E/O), in cui l’Alligatore, detective alternativo è sulle tracce di un serial killer che viene indicato con questo appellativo, poiché sottopone le sue vittime a pratiche di bondage estremo.

 

 

[2] Con il termine iglese bondage (che va tradotto con diverse accezioni tra cui schiavitù, soggezione) si indicano un insieme di attività sessuali basate sulle costrizioni fisiche realizzate con legature, corsetti, cappucci, bavagli o più in generale sull'impedimento consenziente alla libertà fisica, di muoversi, di vedere, di parlare, di sentire.

Partendo dal light bondage, ovverosia il legare solo mani e/o piedi, si arriva a forme di annodamento complete, in cui si impedisce ogni movimento alla persona legata (in gergo "sub") e sottomessa ("mummification"), o addirittura impedendogli ogni contatto col terreno ("suspension").

In alcune forme il bondage si è trasformato, dalla pratica sessuale che era e rimane, una forma d'arte apprezzata in fotografia e nelle pitture, soprattutto in Giappone.

Nel praticare il bondage bisogna già avere una certa dimestichezza: le corde possono impedire al sangue di fluire correttamente (talvolta si fa con intenzione, per esempio per rendere doloroso e sensibile il seno femminile). Bisogna sempre controllare e rimuovere le corde non appena gli arti iniziano a sembrare violacei.

Inoltre le corde possono essere posizionate in maniera tale da irritare e infiammare le terminazioni nervose, causando dolori e insensibilità degli arti che possono durare anche a lungo o diventare permanenti (casi limite).

Al bondage viene spesso attribuito anche il breath control, o controllo del respiro, pratica decisamente estrema e pericolosa che può provocare danni cerebrali se usata senza cognizione di causa ed in casi limite anche la morte.

Altro elemento molto importante per salvaguardare la sicurezza del sub è che le pratiche bondage siano consenzienti.

Inoltre, è importante usare con consapevolezza i bavagli: essi possono portare a un affaticamento del respiro con conseguenze serie. Per questo non bisogna mai lasciare da sola una persona legata e imbavagliata quindi incapace di poter agire in caso di pericolo.

Alle volte in associazione al bondage sono eseguite pratiche di dominazione psicologica e giochi sadomasochisti (frustate, pene dolorose, fare solletico) il cui scopo è quello di far crescere nel partner sottomesso il senso di umiliazione. Se il partner dominante non possiede un certo autocontrollo e/o agisce senza cognizione di causa, diventa elevato il rischio di oltrepassare il limite e sfociare in pratiche esclusivamente violente.

Le principali tecniche di bondage possono essere raggruppate in sei diverse categorie:

1. Costrizione di parti del corpo, raggruppate o ristrette fra di loro

2. Separazione o divaricazione di parti del corpo

3. Collegamento di parti del corpo a oggetti esterni, muri o sostegni

4. Sospensione del corpo a soffitti o sostegni

5. Restrizione o modificazione forzata dei normali movimenti del corpo

6. Immobilizzazione completa del corpo (mummificazione), fino alla vera e propria deprivazione sensoriale.

Ognuna di tali figure prevede numerosissime varianti tecniche al suo interno, sia a causa della varietà degli strumenti utilizzati(dal bondage verbale, che consiste nel mero ordine da eseguire, fino all'uso di corde, catene, manette, ganci, camicie di forza e altro ancora), sia a causa delle modalità secondo cui questi strumenti sono disposti e adoperati. In particolare sono note numerose ed elaborate tecniche per la realizzazione di complessi bondage con corde e nodi, tecniche che richiedono un tempo notevole per la loro esecuzione e una certa competenza da parte di chi le realizza; una delle più affascinanti fra queste tecniche è quella del Karada (termine giapponese che indica semplicemente il corpo). L'esecuzione del Karada prevede una totale immobilizzazione del busto e delle braccia, mediante una sequenza molto accurata di passaggi di corda e di nodi, effettuati soprattutto lungo l'asse anteriore e posteriore del corpo, centralmente. Più che una tecnica di immobilizzazione, il Karada può essere utilizzato come preliminare ad altre forme di bondage, ad esempio a una eventuale sospensione. Secondo antichi manoscritti rinvenuti negli scavi di Bam, Persia, si ritiene che la restrizione o modificazione forzata dei normali movimenti del corpo fosse già praticata dai Medi.

 

 

 

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28 dicembre 2012 5 28 /12 /dicembre /2012 15:48

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 8°). Sulla tipologia delle coppie presenti sulla spiaggia libertina  

Alcuni hanno notato che a Cap d'Agde, nelle diverse dimensioni dell'eros, l'elemento dominante è la coppia, piuttosto che il single[1]. 

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il libertinaggio non è appannaggio dei single (uomini o donne che siano) che rappresentano soltanto - se le circostanze lo consentono - un valore aggiunto (soprattutto le donne, possono considerarsi tali, ancor di più nei “privé”), ma non possono mai avere un ruolo dominante nelle scene e nelle situazioni erotiche.

La zona libertina della spiaggia, come anche i privé e i locali scambisti, sono appannaggio e reame delle coppie (perfino nell'unico albergo presente all'interno dell'area naturista è aperto solo a coppie - che siano vere o di comodo non importa[2].

I single sulla spiaggia e in acqua fanno mostra di presenzialismo (l'accesso alla spiaggia è libero, mentre le diverse tipologie di locali scambisti richiedono una quota d'accesso sensibilmente superiore ai single uomini, quando ad essi è concesso l'ingresso, mentre per le donne sole, in genere, l’ingresso è gratuito) e stanno in paziente attesa di poter cogliere frammenti della sessualità promiscua e trasgressiva, e di inserirsi nel gioco, ma solo quando la coppia/le coppie sono disponibili in tal senso e "autorizzano" - per così dire - l'accesso al single.

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 8°). Sulla tipologia delle coppie presenti sulla spiaggia libertinaIn questo senso - tralasciando l'esame della vita notturna che, a Cap d’Agde, come si potrà immaginare,è particolarmente vigorosa ma alla quale non ho dedicato osservazioni significative - per una definizione sociologica e antropologica di ciò che accade nel settore della spiaggia frequentato dai naturisti libertini occorre tracciare alcune coordinate fondamentali per una anatomia delle coppie presenti nel sito, con riferimento alla sezione di spiaggia che è stata oggetto del mio interesse.

Innanzitutto, ci sono le coppie che stanno semplicemente lì, apparentemente indifferente, come se fossero in una qualsiasi altra località balneare, con l’unica differenza della nudità totale. Costoro non indulgono ad alcuna azione sessuale e sono apparentemente disinteressati agli happening erotici, anche se questi hanno luogo a pochissima distanza da dove sono sistemati con tovaglia da mare, ombrellone e altri ammennicoli.

Poi, ci sono le coppie “interessate” allo spettacolo in corso. Guardano e assorbono, a volte commentano tra loro, in alcuni casi impassibili, in altri sorridenti e compiaciuti, a volte visibilmente eccitati: poi, forse, nel privato della propria stanza (o tenda o camper) i due membri della coppia daranno corso alla loro eccitazione e alle fantasie che il sesso agito degli altri ha stimolato in loro (come guardare un film porno in coppia e poi, subito dopo, fare sesso).

Secondo le testimonianze di alcuni frequentatori alle prime armi che, trovandosi in coppia, sono stati semplicemente a guardare, il forte incremento di stimolazioni sensoriali legate all’eros agito, suscita successivamente un forte incremento della sessualità, anche se in forma differita e nel privato del proprio quartiere.

In una terza posizione di questo gradiente ideale collocherei le coppie che indulgono ad atti erotici (toccamenti, carezze, pompini e cunnilingus, sino alla penetrazione), ma che non gradiscono né un pubblico di spettatori, né tantomeno intromissioni. Nel momento in cui si forma il solito capannello di spettatori, costoro interrompono immediatamente la loro attività. Pur essendo contagiati dalla febbre erotica del luogo, non riescono a fare un passo completo nella direzione del libertinaggio perché sono ancora timidi ed impacciati, oppure manca loro quella necessaria componente di esibizionismo per indulgere in un’attività erotica davanti ad un pubblico in piena fibrillazione.

Al quarto posto collocherei, invece, quelli che si dedicano ad un’intensa attività erotica, del tutto indifferenti al pubblico che si raccoglie attorno a loro. Fanno tutto come se fossero separati da un vetro rispetto agli spettatori, oppure a volte interagiscono in un gioco di commenti e contro-commenti: in ogni caso, non desiderano intromissioni fisiche di sorta (ad eccezione di quella dello sguardo degli altri assiepati attorno) e, tuttavia, accettano di buon grado l’applauso finale che da parte del loro pubblico segue alla conclusione della loro performance. Ciò suggerirebbe che vi possa essere in questa tipologia di coppie una forte componente di ironia ma anche, ovviamente, una robusta dose di esibizionismo.

Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 8°). Sulla tipologia delle coppie presenti sulla spiaggia libertinaIn quinta posizione, infine, collocherei le coppie che si lanciano in attività erotiche intense e variate e che sono disponibili ad accogliere terzi o coppie per un allargamento del gioco verso una dinamica più connotata in senso orgiastico e decisamente trasgressiva. Qui la componente esibizionista è fortissima, come anche robusto è il desiderio trasgressivo, accompagnato da un’intensa e palpabile eccitazione.

Un discorso a parte meritano le coppie, in cui il maschio gioca il ruolo del cuckold[3]. Qui, il più delle volte il maschio non è attivo sessualmente: in alcuni casi se ne sta seduto, apparentemente distratto e passivo, mentre la sua donna viene fatta oggetto di attenzioni (dai toccamenti alle forme di approccio più specificatamente sessuali), mentre in altri casi “gestisce” gli approcci di altri maschi, selezionandoli, invitandoli oppure – al contrario – stabilendo delle preclusioni (“Tu sì, tu no!”). In alcuni casi, prima di effettuare la scelta, c’è un rapido e veloce consulto con la compagna, in genere fatto di sguardi eloquenti.

Infine esistono le coppie multiple: situazioni in cui diverse coppie scambiste “giocano” davanti ad un pubblico: in questo caso, la componente esibizionistica è fortissima, ma – in linea generale – non sono gradite new entry da parte di astanti singoli. 

 



Note


[1]
Questo assunto è oggetto di numerose riflessioni da parte dell’autore di uno dei testi collocati in appendice.

 

[2] Con il termine inglese cuckold si usa indicare la persona che consapevolmente e volontariamente induce il/la proprio/a partner a vivere esperienze sessuali con altri/e (in caso di uomini che agiscono sulla propria donna tale comportamento, i maschi terzi sono a loro volta denominati bull, tori, con allusione alla prestanza fisica di questi animali). In origine il termine cuckold si applicava a mariti non consapevoli di essere vittime di adulterio: ovvero il cosiddetto "portare le corna". Il termine nelle sottoculture legate a determinate forme di feticismo e nella pornografia indica le persone che assecondano o desiderano comportamenti adulteri dei/delle loro compagni/e, soprattutto legati alla sfera strettamente sessuale, e ne traggono piacere.

Per cuckoldismo si vuole indicare un modo di essere ovvero la tendenza a fare praticare al proprio partner un tradimento assecondato. Solitamente è l'uomo che trae piacere dal vedere il proprio partner che compie atti di sesso con altri uomini. Il fenomeno del cuckoldismo è aumentato con l'avvento di internet che ha permesso un maggiore volume di contatti tra persone sconosciute ed appassionate del genere.

Il cuckold, inteso come il soggetto passivo di questa relazione triangolare, può vivere la propria condizione come una forma di umiliazione, che avvicina questo rapporto alle relazioni di dominazione/sottomissione tipiche del BDSM, in cui il/la suo/a partner assume l'aspetto psicologico di un/a vero/a e proprio/a master o mistress. In questo tipo di rapporto, spesso il partner attivo impone al partner cuckold regole e limiti che coartano e reprimono in varia misura la sua sessualità, ad esempio vietandogli di avere rapporti sessuali completi con lui/lei, se non saltuariamente, oppure disciplinando le modalità in cui egli/ella può avvicinarsi e toccare il corpo del/della suo/a compagno/a, etc.; spesso, in questi casi, il cuckold assiste al rapporto sessuale fra il/la partner e il "terzo" uomo o donna e subisce commenti o ordini umilianti da parte di entrambi. In altri casi, tuttavia, il soggetto cuckold vive questo aspetto della sessualità come un complemento della normale relazione di coppia, stringendo a volte persino un legame di amicizia e di complicità con l'abituale "terzo/a" con cui il/la suo/a compagno/a si intrattiene. In questo caso, questo rapporto in un certo modo tende a violare le consuetudini della monogamia tipiche della civiltà occidentale, avvicinandosi piuttosto a esperienze di bigamia o poligamia (poliamore).

La peculiarità del cuckoldismo come fenomeno culturale e sociale consisteva, almeno inizialmente, nell'esaltazione, che in esso si manifesta, della libertà sessuale del partner femminile; difficilmente infatti il fenomeno si riscontra a parti invertite, ovvero con la donna che esorta il suo partner maschile a tradirla. Importante è, nella maggior parte dei casi, anche il costante confronto tra la virilità umiliata del cuckold e la virilità esaltata del "terzo" uomo.

Cuckold deriverebbe dal nome cuculo, e precisamente dall'antico francese "Cocu", cui è aggiunto il suffisso peggiorativo "-ald". Il riferimento è probabilmente al fatto che questo fa in modo che altri uccelli inconsapevolmente prestino il proprio nido e le proprie cure parentali ai propri piccoli. Esiste anche un'altra possibile etimologia che lo lega all'italiano "cornuto": le due voci potrebbero essere collegate. L'espressione italiana "portare le corna" indica il fatto che il tradito è, nel luogo comune, l'ultimo a venire a conoscenza dell'adulterio, così come le corna sulla testa sono viste dagli altri ma non da chi le porta.

La parola moderna rimpiazza quella più letteraria di candaulesimo  coniata da Borneman (1988) e derivante Il nome deriva dalla vicenda narrata da Erodoto a proposito di Candaule, re di Lidia del'VIII secolo a.C.

 

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27 dicembre 2012 4 27 /12 /dicembre /2012 06:37
Cap d'Agde. Oasi di Libertinaggio naturista. Sulle tracce di Houellebecq (Cap. 9°). I Privé e gli svaghi notturni: anche qui, il paese di Bengodi del sesso libertino

Continua il reportage su Cap d'Agde che qui giunge al suo nono ed ultimo capitolo, ma ai nove capitoli principali faranno seguito delle testimonianze e delle appendici.
 

A sera, in genere, ci si riveste un po’. Sono ben pochi quelli che continuano a rimanere ostentatamente ignudi: forse sono quelli che fanno parte della schiera di nudisti/naturisti “puri” e “integralisti”[1].

I nudisti “porcelloni” (e scambisti), invece, amano frequentare locali, ristoranti e drinkerie che qui sono numerosissimi per far culminare la serata in uno dei tanti Privé, di cui due o tre sono particolarmente rinomati, come ad esempio il “Glamour” oppure la “Ville Romaine” o ancora Le Tantra (questi quelli più noti al tempo dei miei sopraluoghi, ma nel frattempo le cose saranno cambiate ed altri se ne saranno aggiunti, come Le Jules).

Ci sono sale per massaggi promiscue, saune e perfino un cinema a luci rosse: in tutti questi locali l’ingresso per il single (maschio, s’intende) costa in genere il doppio di quanto è richiesto ad una coppia.
In altri locali, invece, l’ingresso ai single (maschi) è totalmente precluso, mentre per le single, invece, no, in quanto le donne da sole rappresentano, ai fini delle situazioni promiscue, un valore aggiunto.

Sono previste serate speciali in cui ci si veste, almeno inizialmente, in modi buffi e provocatori. Va molto di moda, ad esempio, per alcuni locali lo stile “peplum” fatto di costumi che ricordano quelli degli antichi romani, ma rivisitati in stile fetish, visto che sono tutti capi in pelle rigorosamente nera.

Qualcuno, in questi, casi, usa indossare – per farla più completa – anche dei copricapo che ricordano elmi antichi con tanto di cresta colorata.

Nelle frotte di gente che sciama dai residence o dall’area del camping c’è molta eccitazione: una parte di questa vibrante energia elettrica che si percepisce nell’aria deriva dal piacere dell’esibizione.
Nella maggior parte dei privé, l’ingresso della coppia già costituita ha dei costi molto contenuti, mentre i single (uomini) devono pagare più del doppio. Donne single, invece, che per questa tipologia di locale rappresentano un vero e proprio valore aggiunto, hanno il privilegio dell’ingresso gratuito.

Vale in altri termini quanto già detto a proposito di altre tipologie di locali.

Oltre ai privé in senso stretto, ci sono numerosi esercizi pubblici “open”, in alcuni dei quali le stesse avventrici possono esibirsi in variazioni della lap dance accompagnati da sequenze di striptease più o meno integrale. Per esempio ci sono delle drinkerie, attrezzate appositamente, come ad esempio il Melrose Bar: e qui le performer dilettanti sono le stesse frequentatrici dei locali ad esibirsi vogliosamente, con una progressiva liberazione degli abiti e, in alcuni casi, con la messa in scena di situazioni lesbo, ma stando sempre al palo.

Ma, il più delle volte, in questi spazi open si può accedere solo se in coppia e soltanto se la controparte femminile è abbigliata in modo glamour (in cui lo stile glamour deve essere debordante in un esplicito stile “à la cocotte” con intimo, giarrettiere e calze autoreggenti in bella vista, oppure negligé di pizzo di varia fattura scollacciati o trasparenti), con scelte trasgressive che lasciano vedere più che coprire e disponibili a dar vita a teatrini esibizionistici per la gioia di tutti i presenti.

Non mi soffermerò a parlare dei privé, poiché i prive di Cap d’Agde per quanto più sontuosi e sicuramente con una numerosissima clientela senza cadute (magari con la presenza anche di 200 coppie per serata, nmeri improbabili e difficlmente raggiungibili da qualsiasi Privé italiano), e ogni giorno della settimana, presentano delle caratteristiche assolutamente sovrapponibili, anche per ciò che riguarda l’articolazione degli spazi interni a quelle dei Privé di ogni altra parte del mondo che, d’altra parte, sono nati proprio come fotocopie dei Privé francesi, sotto ogni punto di vista precursori della linea di tendenza.
Esistono degli spazi comuni per la danza e con ampi e comodi divani attorno, poi vi sono spazi in cui possono entrare solo le coppie e dove i singoli non sono ammessi, anche se possono guardare ciò che accade attraverso feritoie o occasionalmente interagire con la coppia e le coppie, attraverso grate metalliche a maglie larghe; vi sono spazi con stanze private dove sono ammesse non meno di tre persone per volta (insomma da tre in su), con la possibilità che il gruppo una volta costituitosi possa chiudersi all’interno. E in genere in questi spazi consacrati allo scambio di coppia, raramente vi sono ammessi i single.
Esistono, infine, degli ambienti open, spesso arredati con grandi sommier a tre o a quattro piazza (delle vere  e proprie piazze d’armi) consacrati ai partouze e agli happening.

Talvolta, se la situazione nello spazio dedicato alle danze e al “riscaldamento” (cioè alla progressiva eccitazione sessuale che possa portare i partecipanti al clima mentale dell’orgia) sul grande palco delle danze viene portato uno di questi grandi sommier in modo che il partouze possa diventare esso stesso spettacolo, tra rutilanti luci caleidoscopiche e generatori di nebbia.
Per alcuni aspetti si potrebbe dire, anche se il discorso è troppo lungo da approfondire in questa sede, i Privé sono dei dispositivi fisici atti ad ingenerare nei partecipanti il clima mentale dell'Orgia e del sesso trasgressivo.


Da questo punto di vista tutto il mondo è paese, anche se in Francia – e a Cap d’Agde – ovviamente è possibile trovare diverse tipologie di Privé che diano risposte ad esigenze diverse, come ad esempio i Privé incentrati su tematiche Sadomaso, Fetish, Bondage, ai quali sono correlati scelte di stile e di arredamento profondamente diverse.

La vera originalità di Cap d’Agde sta, invece, come ho certato di mostrare nei capitoli precedenti, nella sua spiaggia naturalista libertina che, di fatto, non ha rivali al mondo per la complessità e variegatura delle perfomance spontanee che vi hanno  luogo.

Nei successivi capitoli che seguono illustrerò quanto ho raccontato con il supporto di testimonianze raccolte direttamente e attraverso internet e con alcuni appendici tematiche.


Note

[2] Per un approfondimento su i locali notturni e i privé di Cap d'Agde si veda la  testimonianza (tratta dal web) riportata nell’Appendice 4.

 

Due momenti di lap dance, improvvisati da parte di vacanziere di Cap d'Agde nel Melrose Bar, non un vero e proprio Privé ma un luogo dove praticate forme di esibizionismo spinto, prima di passare ad altro in locali di tipo diverso, con accesso più "riservato".Due momenti di lap dance, improvvisati da parte di vacanziere di Cap d'Agde nel Melrose Bar, non un vero e proprio Privé ma un luogo dove praticate forme di esibizionismo spinto, prima di passare ad altro in locali di tipo diverso, con accesso più "riservato".

Due momenti di lap dance, improvvisati da parte di vacanziere di Cap d'Agde nel Melrose Bar, non un vero e proprio Privé ma un luogo dove praticate forme di esibizionismo spinto, prima di passare ad altro in locali di tipo diverso, con accesso più "riservato".

Una carrellata d'immagini dal film Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, ispirato liberamente alla novella di Arthur Schnitzel, Doppio Sogno, con un'ambientazione nella New York contemporanea. Un film enigmatico e che rimane ambiguo e con un finale aperto: ma che nello stesso tempo ha dato vigore all'immaginario estetizzante sui Privé e sulla dimensione del partouze.Una carrellata d'immagini dal film Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, ispirato liberamente alla novella di Arthur Schnitzel, Doppio Sogno, con un'ambientazione nella New York contemporanea. Un film enigmatico e che rimane ambiguo e con un finale aperto: ma che nello stesso tempo ha dato vigore all'immaginario estetizzante sui Privé e sulla dimensione del partouze.Una carrellata d'immagini dal film Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, ispirato liberamente alla novella di Arthur Schnitzel, Doppio Sogno, con un'ambientazione nella New York contemporanea. Un film enigmatico e che rimane ambiguo e con un finale aperto: ma che nello stesso tempo ha dato vigore all'immaginario estetizzante sui Privé e sulla dimensione del partouze.
Una carrellata d'immagini dal film Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, ispirato liberamente alla novella di Arthur Schnitzel, Doppio Sogno, con un'ambientazione nella New York contemporanea. Un film enigmatico e che rimane ambiguo e con un finale aperto: ma che nello stesso tempo ha dato vigore all'immaginario estetizzante sui Privé e sulla dimensione del partouze.Una carrellata d'immagini dal film Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, ispirato liberamente alla novella di Arthur Schnitzel, Doppio Sogno, con un'ambientazione nella New York contemporanea. Un film enigmatico e che rimane ambiguo e con un finale aperto: ma che nello stesso tempo ha dato vigore all'immaginario estetizzante sui Privé e sulla dimensione del partouze.

Una carrellata d'immagini dal film Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, ispirato liberamente alla novella di Arthur Schnitzel, Doppio Sogno, con un'ambientazione nella New York contemporanea. Un film enigmatico e che rimane ambiguo e con un finale aperto: ma che nello stesso tempo ha dato vigore all'immaginario estetizzante sui Privé e sulla dimensione del partouze.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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