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20 maggio 2022 5 20 /05 /maggio /2022 11:02
Uova frantumate (foto di maurizio crispi)

Le immagini da sole sono capaci di raccontare una storia, come - ad esempio - quella di numerose uova spiaccicate sull'asfalto che ho catturato durante una delle mie passeggiate londinesi alcuni anni fa.

Qualcuno ha - per così dire - rotto le uova nel paniere e poi, se n'è andato via, lasciando le uova spiaccicate pronte per una bella frittata e portandosi via il paniere. Si potrebbe dire anche, usando un'altra espressione metaforica che qualcuno ha fatto la frittata e se ne n'è andato, lasciando per terra tracce del guaio appena causato.
Fossimo stati d'estate e in condizioni di carenza alimentare, non saremmo andati tanto per il sottile: avremmo raccolto tutto ciò che di quelle uova avremmo potuto raccatare e ci saremmo potuto allestire un bell'uovo al tegamino oppure le uova strapazzate (scrumbled eggs).
Dei cani di passaggio avrebbero potuto far festa ed integrare la loro alimentazione abitudinaria (specie nel caso dei cani da appartamento) con un bel ovetto. I cani ramdagi di passaggio, macilenti e affamati, avrebbero potuto fare un ricco banchetto.
In effetti, chi possiede i cani e con loro convive d'abitudine sa bene che, in caso di incidenti domestici che portino alla rottura di una o più uova, si convoca il proprio amico a quattro zampe il quale - senza lasciarsi pregare - con rapidissime (e abili) lappate fa immediatamente pulizia, lasciando il pavimento ben lucido e brillante.
Dicono che, durante la guerra d'Africa (e questo si vede in un film di alcuni anni fa, uno degli ultimi di Monicelli, Le Rose del Deserto, 2006), i nostri soldati riuscivano a cucinare le poche uova su cui potevano mettere le mani sui parafanghi dei loro camion, arroventati dal sole del deserto.

(Il primo abbozzo del commento a questo foto lo scrissi il 2 maggio 2014, a Londra)

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19 maggio 2022 4 19 /05 /maggio /2022 10:03
In attesa dell'appanchinato dormiente (foto di Maurizio Crispi)

C'è un piccolo giardinetto nei pressi di casa mia. Grosso modo, ha un'estensione quadrangolare, con aiuole, vialetti e molto verde (che quest'anno è scampato alla mano pesante dei potatori comunali). In primavera, ci sono rigogliosi cespugli di oleandri fioriti e grandi cespi di bouganvillea che, a volte, sganciandosi dai loro supporti-tutori a causa delle folate di vento troppo impetuose, si protendono verso le panchine di pietra che resistono numerose agli atti vandalici. E sembra quasi che quste boungavillee con il loro manto di fiori violacei (ma in realtà, nel loro caso non si tratta di veri e propri fiori, ma di foglie trasformate) vogliano sedersi sulle panchine o addirittura farsi panchina.
C'è anche una grande vasca piena d'acqua che, a volte, è allietata da uno spruzzo che si erge verticalmente per poi ricadere con liquidi rumori. Un tempo, nella vasca c'erano dei pesci rossi che, forse, non sono sopravvissuti all'incuria. E c'è anche un'area giochi per i piccini, recintata da una staccionata di legno che, dopo circa tre anni dalla sua realizzazione, comincia a manifestare i segni dell'usura e, soprattutto - ancora una volta - dell'incuria.
Davanti alla vasca di pietra e, con vista sull'area giochi, si trova una solida panchina di pietra (forse una specie di travertino) con alle spalle degli arbusti arborei di cui ignoro il nome. La panchina è in pieno sole durante le prime ore del giorno, mentre. grazie alla vegetazione che la contorna, nelle ore pomeridiane si ritrova in piena ombra. La vegetazione qui, soprattutto di pomeriggio, sembra racchiudere la panchina dentro una ombrosa alcova (si potrebbe quasi dire che, nel gioco chiaroscurale si configura quasi una privata "camera con vista").
Qui, un pomeriggio di qualche giorno fa, questa panchina era già in piena ombra e, su di essa, s'era accomodato un dormiente (forse un extra-comunitario, ma non è questo ciò che importa), le scarpe levate e ordinatamente riposte come ai piedi d'un letto. La bici di costui era negligentemente accostata alla panca di pietra. Anche lei semi-coricata, in sintonia con il suo proprietario che, dopo aver scrollato a lungo il display del suo telefono, s'era abbandonato ad un pacifico e rilassato sonno ristoratore. INdubbiamente, per il dormiente, questo angolino era "cosy", come si direbbe in Inglese, e del tutto confortevole.
Avrei voluto fotografare questa scena, ma la batteria del mio dispositivo mobile s'era esaurita. E, quindi, niente scatto. Soltanto uno o più scati mentali da archiviare nella mia memoria.
Ed ecco che, la mattina dopo, mi sono ritrovato nello stesso posto e la panchina era, in quel momento, in pieno sole.
Ed io stavolta ero in condizione di fotografare, sì: anzi, ero passato, da questo punto, proprio perchè ricordandomi delle vivide impressioni del giorno prima, volevo comunque fissare il luogo in un'immagine, per quanto dissimile potesse essere da quella del giorno prima.
Ho dunque fotografato la panchina vuota, e la vasca della fontana davanti ad essa, piena d'acqua luccicante di riflessi.
Il vuoto della seduta, tuttavia, per me documentava un’assenza e - per differenza - risultava ancor più vivida nella mia mente l'immagine di quell'uomo profondamnte immerso nell'abbraccio di Morfeo.
I dormienti abbandonati sulle panchine ombrose (o anche per terra, su di un prato, o sul duro cemento) attivano in me una sensazione interiore di dolce melanconia: quando vedo uno di costoro vorrei lasciarmi andare a quel languore tuffandomi in un sonno tranquillo che, all'aria aperta e in totale solitudine, esprime la totale e radicale fiducia di colui che dorme nei confronti del mondo.

 

(Palermo, il 17 maggio 2022)

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18 maggio 2022 3 18 /05 /maggio /2022 17:20

Questa breve nota di diario scrissi il 17 maggio 2012. ieri Facebook mel'ha restituita in termini di ricordo. E la ripropongo qui.

Incartato e acusticamente isolato (foto di Maurizio Crispi)

Grassi mosconi ronzano pigramente

 

Fine pulviscolo danza
nella lama di sole
e un merlo, fuori, lancia il suo richiamo

 

Il verde tenero degli alberi
mosso dal vento in piccole onde eccentriche

 

Dissonante, si leva
l'urlo di un ciclomotore
tirato al massimo dei giri

 

É metallo urlante
che rompe la magia

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14 maggio 2022 6 14 /05 /maggio /2022 09:00
Ho fame grande (foto di maurizio crispi)

Cammino per la strada di primo mattino

 

Uno anziano davanti a me,
una coppolicchia sulla testa
e una mascherina a coprire il volto,
cammina a passi incerti
tutto traballante,
tutto proteso in avanti
come all'inseguimento
d'un suo centro di gravità
Ogni tanto si gira indietro

 

La via è altrimenti deserta
soltanto noi due,
distanziati di un centinaio di metri
L'incedere del vecchio è lento
Anche io sono vecchio,
ma mi sento giovane

 

In pochi passi lo raggiungo
e lo affianco

 

Poco più avanti c'è il fornaio
davanti al quale passo quasi ogni giorno
e si sente la fragranza di pane appena cotto
Il vecchio si volge verso di me
e, mentre lo sorpasso,  
mi chiede se ho un euro da dargli
per comprare un cornetto

 

Io sto facendo la mia passeggiata con il cane
e in genere, per questa bisogna,
non porto nulla con me

 

Batto con le mani sui pantaloni
e faccio un gesto eloquente di ambedue le mani
per dirgli che le mie tasche sono vuote,
e che non c'è niente che possa dargli
Lui replica: "Hai un euro da darmi
per comprare un cornetto?"
Stessa gestualità da parte mia,
ma stavolta per essere più chiaro, aggiungo:
"Non ho nemmeno una moneta addosso!"
E tiro via dritto,
senza voltarmi indietro

 

Mi sono chiesto se, avendo qualche spicciolo,
glielo avrei dato
Non so, proprio non lo so
So per certo che non è in questo modo
che si risolvono i problemi
Sì, qualche volta, elargisco delle monete
all'africano di turno
che fa la questua davanti ai negozi
Do più volentieri a quelli che non insistono

e che non mettono in atto stratagemmi
per suscitare nell'altro sentimenti di pietà
Si fanno queste azioni
perché si vuole essere in pace con la propria coscienza
Ma anche se dai una monetina
i problemi della gente che chiede rimangono

 

Un mio amico, molto cattolico,
con il quale in passato mi sono ritrovato a fare
delle trasferte sportive
portava sempre con sé delle banconote da 500 lire
e appena qualcuno, anche la zingara, si avvicinava
lui metteva mano alla tasca
e mollava una delle sue 500 lire
"Un aiuto non si nega a nessuno", mi diceva,
"e, quindi, mi tengo sempre pronto.
Io faccio la mia parte,
poi sarà Dio a provvedere"

 

Questo pensavo, mentre mi allontanavo
dal vecchio ricurvo,
rimasto ad  arrancare
lungo la via deserta del primo mattino
e dal fornaio con le sue seduzioni odorose

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13 maggio 2022 5 13 /05 /maggio /2022 17:28
Lo yin e lo Yang (foto tratta dal web)

L'altro giorno, qualcuno mi ha chiesto
se io sia mai stato veramente felice

Sono di quelle cose che, di tanto in tanto,
si usa chiedere

E' una domanda banale, eppure profonda
Tuttavia, il quesito mi ha lasciato interdetto
e spiazzato, basito quasi;
e, lì per lì, non ho saputo rispondere

In effetti, è vero, sono rimasto quasi senza parole
di fronte ad una domanda che, forse, non mi sono mai posto

Ma si tratta d'una domanda
che, nello stesso tempo, ha un peso
e il porla può avere lo stesso effetto d'un sasso
lanciato su uno specchio d'acqua tranquillo
Il sasso scompare nella liquida profondità,
anzi vi scivola dentro,
ma il suo impatto genera una serie di perturbazioni concentriche
che turbano quella liquida superficie,
altrimenti immobile

Un modo per rispondere, forse, è girarci attorno
Penso, tuttavia, che la Felicità la si possa definire
soltanto per differenza rispetto all'infelicità e al dolore
Ci si deve fare una ragione di ciò,
poiché non esiste un valore assoluto della felicità
ma si tratta di un'entità del tutto relativa,
vaga ed indefinibile
che, comunque, non pertiene
ad una dimensione straordinaria della vita,
ma è bensì intimamente intrecciata con il quotidiano
Quel quotidiano fatto di dolori e sofferenza,
di bisogni che non sempre possono essere soddisfatti
e di desideri che rimarrano inesauditi
La felicità come condizione permanente dell'animo non esiste,
a meno che non si entri nella dimensione estatica della mente,
quella propria di un Santo o di futuro tale che contempla
la trascendenza del divino
Noi Umani che viviamo nella realtà abbiamo
una base di "manque", di bisogni,
e su questa s'innestano dei momenti "felici",
quelli in cui il bisogno è placato,
il desiderio è parzialmente esaudito
il dolore è lenito e così via
Se così non fosse, ci troveremmo a vivere
nella condizione del primigenio stato edenico
che è quella del bambino che, accudito in tutto e per tutto,
ha un seno nutriente e ricco di latte a disposizione
Invece, anche la storia biblica ce lo dice:
noi fummo cacciati dall'Eden
e condannati a sentire il freddo e la fame
a provare dolore
a lottare per sopravvivere
a faticare per trovare il nostro cibo quotidiano
La base è quella:
solo per differenza possiamo cogliere, nell'ordinarietà,
alcuni istantanei passaggi di felicità
oppure trovandoci a sperimentare,
per dirla con Kundera,
una condizione di "insostenibile leggerezza dell'essere"
ma soltanto per momenti veloci e transitori,
Poi, dentro questa cornice,
in una vita di diseqilibri continui
che danno come risultante una condizione di accettabile equilibrio
(come è nel caso della dinamica che sottende l'andare in bici)
ognuno saprà individuare,
e trovandoci continamente impegnati in na lotta per l'omeostasi
i suoi personali momenti di felicità,
ma sempre e solo per differenza
Insomma, dobbiamo tenere conto del fatto che,
in una condizione di "normalizzazione" dell'infelicità quotidiana,
vi possano essere momenti fulgidi e straordinario
nei quali possiamo avere la sensazione
di toccare il cielo con un dito
o di levitare a tre metri o a 15 metri da terra
Abbiamo sempre a che fare con forze contrapposte
che, dentro di noi, si integrano ed interagiscono di continuo,
come lo Yin e lo Yang della tradizione orientale
ambedue le forze fondamentali e necessarie
nell'equilibrio dell'intero universo
e del singolo individuo

Non è detto che la felicità significhi una vita senza problemi.
La vita felice viene dal superamento dei problemi, dalla lotta contro i problemi, dal risolvere le difficoltà, le sfide.

Bisogna affrontare le sfide, fare del proprio meglio, sforzarsi.

Si raggiunge la felicità quando ci si rende conto di riuscire a controllare le sfide poste dal fato.

Zygumnt Baumann (Il Cenacolo Intellettuale)

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11 maggio 2022 3 11 /05 /maggio /2022 11:54
ciabatte (foto di maurizio crispi #fotodimauriziocrispi )

Ieri sera, tornato a casa, come di consuetudine, ho indossato le mie comode pantofole
E subito ho sentito un impiccio e come delle piccole punture al piede sinistro
Ero stanco e non ci ho fatto caso più di tanto
Ma avevo pensato anche: “Ma che sia un sassolino?”, interrogativo che è rimasto senza risposta, perché poi non ci ho pensato più
Stamane, al mio risveglio, nell’alzarmi dal letto, ho infilato i piedi nelle pantofole ed ecco che di nuovo mi sono sentito pungere il piede sinistro..,
Ma cosa sarà mai?
Già, la stessa cosa di ieri…
Un attimo che do un’occhiata, mi son detto
E ho preso la pantofola incriminata per ispezionarla
Ho infilato la mano, ho frugato dentro e ecco che ho sentito materializzarsi sotto i polpastrelli uno strano oggetto…
Indecidibile dire cosa fosse al tatto
Di sicuro, ho avvertito delle parti pungenti
L’ho estratto e …
Cos’era?
Ma un elefantino! Perfetto, con tanto di proboscide e di zanne
Un Babar!
Cosa ci faceva l’elefantino nella mia ciabatta?

 

Un elefantino per amico (foto di maurizio crispi) #fotodimauriziocrispi

Forse si era perso e aveva cercato un luogo caldo dove riposare per un po’, prima di proseguire nel suo viaggio
Non saprei proprio dire come fosse finito lì
Mi sono chiesto in quali avventure mirabolanti si fosse imbattuto o quali guai fosse scampato prima di arrivare a me
Ora dovrò, in qualche modo, occuparmi di lui
Dargli da mangiare
Vestirlo
Spazzolarlo
Ricoprirlo di fango per dargli sollievo, quando soffierà lo scirocco
Asciugargli la proboscide che cola muco quando si raffredderà
Ma anche asportare via le sue deiezioni delle dimensioni d'una palla da futball, così come faccio con quelle dei miei cani - per fortuna di dimensioni più modeste
Ma sicuramente potrò dire che mi sono levato un elefantino dalla scarpa!
La morale della storia è che, se ti sentì un sassolino nel tuo calzare, devi subito provvedere a rimuoverlo. Se non lo fai, potrebbe diventare qualcosa ben più grande e grosso di una semplice pietruzza che - peraltro - da sola potrebbe causare molto danno, tramutandosi in montagna impervia e petrosa.
Ma, in alcuni altri casi, il sassolino può essere qualcosa d’altro che spalanca le porte della meraviglia.
E, tornando a bomba a questo mio sassolino nella ciabatta, sono certo di poter dire che m'è accaduta una cosa molto speciale e che non a tutti capita nella propria vita di vedere un sassolino trasformarsi nella meraviglia d’un fiabesco elefante!

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9 maggio 2022 1 09 /05 /maggio /2022 07:16

Ed ecco un altro piccolo recupero dal serbatoio di note del mio profilo Facebook, mai prima pubblicato qui, su questo blog.
Questa nota venne pubblicata attorno nel corso del 2015.

L'omino di ferro al termine della notte (foto di Maurizio Crispi)

Al termine della notte
corro e cammino
cammino e corro

 

Ogni giorno,
più o meno alla stessa ora,
più o meno nello stesso luogo,
incrocio un omino piccolo piccolo,
anziano,
occhialini e il viso adorno
d’una barbetta caprina
Cammina a passo regolare,
aiutando il proprio passo
con un bastone bianco,
ma non è cieco,
ci vede (per quanto poco)
E’ assorto, quando cammina
Sembra contare il suono dei suoi passi,
oppure semplicemente medita
 
Sin dalla prima volta,
quando le nostre vie si sono incrociate
lo saluto con un “Buongiorno”;
e qualche volta aggiungo una frase sul meteo
 

 

La prima volta, è sobbalzato,
ma in seguito,
girando il volto antico verso di me
e sorridendo,
ha preso a ricambiare il mio saluto

 

Anche altri incrocio sul mio cammino,
e saluto tutti allo stesso modo,
ma non tutti ricambiano,
alcuni sono ingrugniti,
altri sembrano sordi, per natura o per volontà,
altri non hanno la consuetudine al saluto reciproco
- nessuno glielo ha insegnato -

Mentre il sole comincia a illuminare il cielo azzurro,
piccioni e rondoni cominciano a intrecciare voli

Un gabbiano a terra,
in una zona d’ombra,
si nutre della carcassa d’un piccione,
maciullato da un auto di passaggio
ma al mio avvicinarsi,
vola via con ampi e lenti colpi d’ala

Un nuovo giorno,
in una circolarità che si ripete,
ma anche vettore di un novum che irrompe prepotente,
in ognuno dei piccoli e grandi viaggi che iniziamo,
al termine della notte

 

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9 maggio 2022 1 09 /05 /maggio /2022 06:47
ceramiche (foto di Maurizio Crispi)

C'è un nuovo uomo delle pulizie in giro per casa
Ahimè!
Sono alquanto in apprensione
e decido di tenerlo d'occhio
per capire quale sia il suo modus operandi

 

La mia prevenzione nei suoi confronti,
collima con ciò che osservo

 

Proprio non va, non va

 

Si muove con malagrazia elefantina e dispettosa
Sposta gli oggetti e li accatasta da parte
per spolverare
e poi li ricolloca alla rinfusa
senza rispettare l'ordine originario,
E questo passi!

 

Ma, soprattutto, non mostra l'ombra
d’un embrione di senso estetico

 

Ci sono delle facce di terracotta,
ecco, quelle le sistema tutte
con la faccia rivolta verso il muro,
tanto per fare un esempio

 

Vorrei intervenire per sistemare le cose,
ma altri doveri più urgenti mi richiamano
Provvederò più tardi - penso tra me e me,
un po' a malincuore

 

E me ne vado

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8 maggio 2022 7 08 /05 /maggio /2022 16:52
In versione peruviana, selfie (foto di maurizio crispi)

Mi trovo a passare tutto un giorno intero
in uno spazio fieristico a Milano

 

C’è davvero di tutto
 

La cosa che più mi colpisce è il concorso
degli uomini e delle donne tatuati,
che si presentano

a sfilare seminudi in passerella,
esibendo i tatuaggi più incredibili e meravigliosi
Per esempio, tra i concorrenti
c’è un giapponese che si mostra
con un tatuaggio full body
che lo fa apparire
come fosse interamente rivestito
con la pelliccia di un orso bianco,
anzi, guardandolo,

l'effettaccio è che egli sia un orso bianco
Si vocifera che costui sarà
il vincitore assoluto della competizione

 

C’è un sacco di movimento
la gente arriva a fiumi
Siamo sul punto di andar via
e dico “siamo” perché con me
ci sono i miei figli, ed altre persone
Andare via è complicato
perché bisogna disincagliare il van
su cui siamo arrivati
da una marea caotica di altri veicoli
Io manovro come un forsennato
Il tempo incalza
Abbiamo fretta

C'é qualche cosa urgente da fare,
un orario da rispettare
All’improvviso,
mi ricordo di aver dimenticato
il mio zainetto nell’area deposito bagagli
Interessante dissonanza,
quando ci si ricorda di aver dimenticato qualcosa
e se capitasse che ci si dimenticasse di aver ricordato
di aver dimenticato qualcosa:
e tra ricordanze e dimenticanze
si potrebbe procedere all'infinito...

 

A precipizio, in preda all’angoscia,
scendo dal van, abbandonandolo
in tredici, con tutti i passeggeri a bordo
E corro via a perdifiato

 

Il fatto drammatico è che non ricordo più
in quale deposito ho lasciato lo zaino
e l’area fieristica è davvero immensa,
labirintica, gremita di gente che va e viene,
e maree di persone vi si riversano di continuo

 

Interpello, chiedo, passo in rassegna
diversi zaini e altre borse
abbandonate
Wntro in un ufficio Oggetti smarriti

xeppo gremito di dimenticanze e oblianze,
ma niente, il mio bene non c’é da nessuna parte
Non salta fuori,
anche se lo chiamo nei modi più disparati

e su tutti "Mio tesssooro"...
 

Corro, giro, guardo e sogguardo
Mi infilo in stretti pertugi e in cunicoli
Mi ritrovo in cul de sac
Niente! Niente di niente!

 

Il tempo stringe
L’auto l’ho abbandonata
e non ricordo più nemmeno dove sia
Penso che non potrò più tornare a casa
Senza zaino sono,
senza soldi e senza documenti
un sanspapier, un sansmonnaie
Non potrò comunque prendere l’aereo
E poi anche se riuscissi a tornare a casa
dovrei sobbarcarmi alla fatica inane
della replica di tutti i documenti
sottoponendomi al gioco dell’oca
di infiniti intralci burocratici

 

Sono disperato
Vorrei mettermi a gridare e a piangere

 

Poi mi sono svegliato
e ho continuato a rimuginare per un po’
sul fatto che ero senza documenti

 

Ma poi ho riflettuto:
Ma no, era solo un sogno!
Il mio zainetto c’è l’ho con me!

E mi sono rasserenato

 

Ho visto che, fuori,
malgrado le previsioni meteo,
il sole splendeva vigoroso

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5 maggio 2022 4 05 /05 /maggio /2022 11:57
Targa che intitola la Rotonda Vittime di Montagna Longa - 5 maggio 1972 (foto di Maurizio Crispi)

Oggi è il 5 maggio e ricorre il 50° anniversario dell'incidente aereo di Montagna Longa, nel quale perse la vita mio padre Francesco, assieme a tutti gli altri passeggeri e ai componenti dell'equipaggio di quel volo.
É successo 50 anni fa, ma a me sembra ancora ieri: molte vite, troppe, furono spezzate in una vampa sul monte. Il ricordo di quel dolore è tuttora vivido per tutti.

Quando mio padre ci ha lasciati aveva da poco compiuto 54 anni ed io ne avevo appena 22.
Oggi che, dalla sua scomparsa, ne sono passati 50 di anni (mezzo secolo), io ho vissuto per 16 anni più a lungo di lui e pertanto sono diventato più vecchio di lui che, per me, è fissato nel mio ricordo come era quando all'improvviso non torno più.
Le cose strane che accadono, quando ci si confronta con quelli che sono rimasti indietro.
Se avesse continuato a vivere (e lui diceva sempre che avrebbe vissuto a lungo perché tutti nella sua famiglia erano stati longevi), avrebbe da poco compiuto 104 anni.
Quando è morto, io ero in difficoltà nel rapportarmi con lui, visto che aveva una grande statura intellettuale ed io, nel confronto, mi sentivo piccino ed insignificante. Ero alla ricerca della mia identità e, dunque, cercavo di prendere le distanze da lui, a volte rifiutandolo quando lui cercava di essermi vicino.
E poi è morto e, quindi, il possibile confronto è rimasto in sospeso, lasciandomi dentro molto rimpianto ed amarezza, per le parole che non ero stato capace di dire e per quelle che avrei voluto sentirmi dire da lui.
Ed è stato un confronto lungo e faticoso che ho dovuto avviare dentro di me, in sua assenza. Un confronto al quale non ho mai potuto porre fine. e forse è anche per questo che non mi sento ancora un uomo maturo alle soglie della vecchiaia, ma sempre come quel ragazzo di ventidue anni che ha dovuto improvvisare un dialogo agognato con un padre che che non poteva più esserci in presenza.
Così vanno le cose della vita.

Oggi, che é il cinquantenario di quel tragico evento che ha segnato indelebilmente la vita di così tante persone (82 furono gli orfani rimasti, anche se io nella mia vita successiva non mi sono mai sentito “orfano”, forse perché mio padre era rimasto in me, per non parlare dei tanti genitori che hanno dovuto seppellire i propri figli), salirò assieme ad altri sino alla cresta ventosa di Montagna Longa, dove si trova la grande croce di ferro in memoria delle vittime.
Con me ci saranno i miei figli Francesco e Gabriel e spero che, un giorno, vorranno raccogliere il testimone e continuare a salire, di tanto in tanto, sino alla Croce per ricordare il nonno che non hanno mai conosciuto, se non attraverso le mie storie.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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