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30 dicembre 2022 5 30 /12 /dicembre /2022 12:03
Bill Gates, Come prevenire la prossima pandemia, La Nave di Teseo, 2022

La pandemia da Coronavirus-19, esplosa in Europa nei primi mesi del 2020 non è ancora finita. Certo, si è attenuata, ma siamo costantemente alle prese con nuove varianti, legate anche al fatto che in alcune regioni del mondo i programmi vaccinali non sono stati condotti in modo adeguato. Stiamo assistendo, proprio in questi giorni, ad una forte ripresa della pandemia in Cina, proprio per via del basso livello di immunizzazione della popolazione.
Nello stesso tempo, adesso, abbiamo a che fare con un virus influenzale particolarmente contagioso ed aggressivo (la cosiddetta influenza "australiana") e con altri ceppi virali circolanti nella popolazione che è particolarmente sensibile, perché viene da lunghi periodi di confinamento e di riduzione dei contatti sociali, abbinati all'uso della mascherina. Quindi, da una situazione di forte abbassamento delle infezioni da virus influenzali nel 2020-21 si è passati ad un nuovo loro cospicuo incremento.
Bill Gates che, da filantropo, ha investito parecchio nel monitoraggio delle malattie infettive e nei programmi vaccinali, sostiene il punto di vista che bisogna fare tesoro di ciò che abbiamo appreso dalla pandemia del 2020-21, sia in termini di azioni virtuose sia in termini di errori compiuti, per essere preparati ad affrontare la prossima pandemia. 
Maggiori saranno le risposte coordinate da parte di tutti gli stati del mondo maggiore sarà l'efficacia dell'azione.
In Come prevenire la prossima pandemia (How to Prevent the Next Pandemic, nella traduzione di Andrea Silvestri),  pubblicato nel 2022 da La Nave di Teseo (Collana I Fari), Bill Gates conduce il lettore in una disamina di tutti i diversi aspetti implicati in questa tematica, suggerendo una serie di capisaldi da attenzionare, attivando il più possibile la collaborazione internazionale  e lo scambio di informazioni, ma soprattutto colmando il divario sanitario tra paesi ricchi e paesi poveri.
Il saggio mi è sembrato intelligente e ben fatto poiché consente di raggiungere un punto di vista unitario e articolato su tutte le diverse questioni che si attivano quando si parla di pandemia.
Capisco anche che alcuni, soprattutto coloro che militano nelle schiere dei no-vax ad oltranza e fondamentalisti, detestano Bill Gates e ritengono che egli sia una delle molteplici espressioni dello schieramento complottista che predicando il verbo della prevenzione e delle vaccinazioni, mira ad indebolire i popoli, soggiogandoli a forme di controllo occulto.
Tuttavia, la lettura di questo testo che ha rispolverato alcune mie conoscenze già acquisite e che mi ha fatto conoscere alcuni temi nuovi, mi ha dato delle impressioni sicuramente positive. 
Il volume è arricchito da un indice analitico che consente di orientarsi nella grande mole di informazioni, di acronimi e di personaggi che vi vengono menzionati.

 

(dal risguardo di copertina) La pandemia da COVID-19 non è ancora finita, ma i governi di tutto il mondo, mentre lavorano per lasciarsela alle spalle, iniziano già a pensare a cosa accadrà in futuro. Come possiamo impedire che una nuova pandemia uccida milioni di persone e distrugga l'economia mondiale? Si può anche solo sperare di riuscirci? 
Bill Gates crede di sì, e in questo libro espone in modo chiaro e convincente ciò che il mondo dovrebbe imparare da COVID-19 e cosa possiamo fare per scongiurare un altro disastro come questo. Basandosi sulle competenze condivise dai massimi esperti mondiali e sulla propria esperienza tramite la Fondazione Gates nella lotta contro le malattie mortali, Gates ci aiuta a capire le malattie infettive dal punto di vista scientifico. E ci mostra come le nazioni di tutto il mondo, lavorando in sinergia tra loro e con il settore privato, siano in grado non solo di scongiurare un'altra catastrofe simile al COVID, ma anche di sconfiggere definitivamente tutte le malattie respiratorie, compresa l'influenza. 
Un appello chiaro, forte, esaustivo e di capitale importanza, da uno dei più grandi e incisivi pensatori e attivisti del nostro tempo.

 

Bill Gates

L'Autore. Bill Gates è un tecnologo, imprenditore e filantropo. Nel 1975, ad Albuquerque, ha avviato Microsoft con il suo amico d'infanzia Paul Allen. Nel 2000, insieme alla moglie Melinda, ha istituito la Bill & Melinda Gates Foundation, una fondazione privata di beneficenza. Successivamente ha lanciato Breakthrough Energy, un programma per commercializzare energia pulita e altre tecnologie legate al clima.
Nel 2021, La Nave di Teseo ha pubblicato il suo saggio Clima. Come evitare un disastro. Le soluzioni di oggi, le sfide di domani.

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11 dicembre 2022 7 11 /12 /dicembre /2022 11:40
AA, Decameron Project, NNE, 2021

A quanto pare, all'esordio della pandemia, una scrittrice, Rivka Galchen, (già pubblicata in traduzione italiana con due opere da Piemme e da Einaudi) si è rivolta al New York Times Magazine, con l'intenzione di consigliare ai lettori il Decameron di Boccaccio, per fornire loro uno strumento narrativo che fosse utile a superare le ristrettezze e le ansietà del primo lockdown. L'idea ha entusiasmato la redazione del New York Times Magazine, i cui redattori si sono chiesti: perché non creare un Decameron del XXI secolo con racconti originali, scritti durante la quarantena?
Ed è stato così che si è creato un movimento di richieste ad autori di tutto il mondo perché producessero, ciascuno, un racconto assolutamente inedito. Ed è così che è nata questa antologia contenente 29 racconti, provenienti un po' da tutti gli angoli del pianeta in una sorta di ecumene narrativa. Anche l'Italia vi è rappresentata con un racconto del nostro Paolo Giordano: si tratta di Decameron Project. Ventinove nuovi racconti della pandemia selezionati dagli editor del New York Times Magazine, pubblicato nel 2021 da NNE Editore.
É un'opera che non sfiora, ovviamente, la complessità e l'imponenza di quella di Boccaccio, ma che contiene voci e testimonianze corali relativamente all'impegno mentale ed emozionale indotto dalla pandemia e dalle sue sfide. Non c’è dubbio che i racconti più belli siano quelli in cui non si parla esplicitamente della pandemia, ma dove la si indovina soltanto nella filigrana nella trama narrativa.
Ognuno leggendo questa antologia troverà i suoi racconti preferiti, ma avrà anche modo - come succede con tutte le opere collettive - di conoscere autori di cui mai prima aveva sentito parlare, benché magari fossero già tradotti nella propria lingua.
La mia lettura si è sviluppata nell'arco di tre mesi (dal giugno al settembre 2022), quindi con un ritmo di circa due-tre racconti a settimana.
Comunque lo si voglia giudicare, questo libro rimarrà come un documento vivo e palpitante sui tempi della pandemia. E di ciò si parla ampiamente in un capitolo finale che fa da epilogo al testo.

 

(Risguardo di copertina) Questo libro è per il tempo, che non si è fermato nel 2020: è stato raccontato, si è fatto memoria e sogno, e ha ripreso a scorrere.
Quando la pandemia di Covid-19 è scoppiata, sembrava impossibile da raccontare. Come tradurre, in parole che non fossero pura cronaca, l'angoscia e il senso di impotenza, la paura e il dolore del mondo intero? Eppure, era già accaduto in passato: lo aveva fatto Giovanni Boccaccio nel Decameron, una raccolta di novelle scritte durante l'epidemia di peste che nel Trecento aveva colpito tutta l'Europa. Quasi settecento anni dopo, nel marzo 2020 gli editor del New York Times Magazine hanno raccolto quell'eredità e lanciato il Decameron Project, e grandi autori come Margaret Atwood, Edwidge Danticat, Charles Yu, Paolo Giordano, Liz Moore e Yiyun Li hanno deciso di mandare le loro parole oltre i confini delle proprie case, oltre lo specchio del proprio mondo. Le loro storie non parlano della pandemia, ma ne sono intrise; non spiegano, ma evocano con accenti, stili, lingue diverse le convivenze forzate e le solitudini, le piccole allegrie e le grandi nostalgie, le città improvvisamente spente e le strade che diventano miraggi di libertà. Sono testimonianze di un tempo straordinario, lo sguardo di un'umanità unita dagli stessi pensieri e sentimenti, in grado di costruire una memoria comune e una comune visione del domani.
"Questo libro è per il tempo, che non si è fermato nel 2020: è stato raccontato, si è fatto memoria e sogno, e ha ripreso a scorrere".

 

Hanno detto:
«In queste ventinove scene c'è tutto ciò che proviamo. Ci sono lo sconcerto, l'incredulità, la solitudine, il timore che chi ci circonda e persino i nostri cari si facciano veicolo del contagio, lo sguardo da nostalgici voyeur alle nostre vite "di prima" e alle vie degli altri che ci paiono, persino ora, più desiderabili e perfette grazie al filtro Gingham di Instagram. Ma c'è pure qualcos'altro, che solo l'arte ci regala. Il distacco dalla cronaca minuta, unico orizzonte rimasto alle nostre giornate, e il vero esercizio di guardarsi dentro» - Lara Crinò, Robinson
«I racconti, presi nel loro insieme, trasmettono una strana sensazione rassicurante, che si potrebbe sintetizzare così: qualunque cosa io stia passando in questa pandemia, mi trovo nella stessa situazione di tutti gli altri abitanti della Terra. Forse perché si fonda su una sorta di salto empatico la narrativa può ottenere questo effetto in un modo che è precluso al giornalismo» - Kevin Power, Irish Independent

 


Racconti di: Margaret Atwood, Mona Awad, Matthew Baker, Mia Couto, Edwidge Danticat, Esi Edugyan, Julián Fuks, Paolo Giordano, Uzodinma Iweala, Etgar Keret, Rachel Kushner, Laila Lalami, Victor LaValle, Yiyun Li, Dinaw Mengestu, David Mitchell, Liz Moore, Dina Nayeri, Téa Obreht, Andrew O'Hagan, Tommy Orange, Karen Russell, Kamila Shamsie, Leïla Slimani, Rivers Solomon, Colm Tóibín, John Wray, Charles Yu, Alejandro Zambra
Traduzioni di: Ada Arduino, Chiara Baffa, Katia Bagnoli, Stefano Bortolussi, Guido Calza, Giuseppina Cavallo, Gaja Cenciarelli, Fabio Cremonesi, Serena Daniele, Velia February, Giovanna Granato, Gioia Guerzoni, Maria Nicola, Laura Noulian, Silvia Rota Sperti, Alessandra Scomponi, Sara Sullam.

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20 luglio 2022 3 20 /07 /luglio /2022 19:40

Pubblicato circa un anno addietro su Facebook e ancora non lanciato qui sul mio blog.

Watertruck con spruzzatore anteriore

Sono in una villa con un grande giardino attorno
E' la mia casa di villeggiatura estiva
C'è anche la mamma che non vedo da molto tempo
E arriva anche M., il nostro mastro di fiducia, capace di aggiustare qualsiasi cosa
E' lui, ma è anche diverso
L'elemento che più lo rende strano (e che ci fa straniti nell'osservarlo) è il fatto che esibisca un paio di baffetti in stile Hitler
Si siede davanti a noi e parliamo di affari
Nel frattempo, arriva una grossa autocisterna
M. ci spiega che l'automezzo deve fare il pieno d'acqua alla nostra presa e poi andare in giro per le strade limitrofe, per spruzzare sulla loro superficie acqua nebulizzata e così rinfrescarle, oltre ad abbattere la polvere che il vento di scirocco tende ad alzare in nugoli soffocanti

 

Vi ricordate dei tempi andati (parliamo della mia infanzia, quindi anni Cinquanta) quando lungo le vie di Palermo passavano nelle più torride giornate estive questi carri che con appositi ugelli sistemati nella parte frontale all'altezza delle ruote spargevano acqua sulla superficie d'asfalto? Procedevano a passo d'uomo spargendo il loro carico d'acqua sulla superficie delle strade assolate, coprendo con i loro passaggi la maggior parte della rete stradale cittadina, ma soprattutto dando beneficio ai pedoni nelle vie assetate del centro città.
L'effetto era quello di un'immediata sensazione di refrigerio, oltre alla piacevolezza di quel lieve sentore di terra bagnata che immediatamente si levava sino alle nostre narici, simulando le sensazioni olfattive di un improvviso piovasco. Poi questa cosa (meritoria) divenne obsoleta e non venne più praticata.

Chi sa perchè.

Forse per indurre i cittadini a starsene a casa e ad acquistare più pompe di calore, con l'effetto della crescita esponenziale dell'inquinamento termico delle città?

O forse perchè non si teme più il contagio delle tubercolosi? Riguardo a questo punto, al culmine della diffusione di questa temutissima malattia infettiva si riconobbe che uno dei vettori prinicipali della diffusione del bacillo di Koch era lo sputo: soprattutto negli ambienti pubblici ed anche nelle strade, in assenza di adeguate misure di sanificazione, nei residui organici dello sputo i germi responsabili della tubercolosi potevano sopravvivere a lungo, andando incontro ad una sorta di "sporificazione", per cui poi con facilità si levavano nell'aria in forma di polvere.

Per questo motivo, lo sputo per terra negli ambienti pubblici, al chiuso ed anche all'aperto era pesantemente sanzionato, e, in più, molti ambienti erano dotati di apposite sputacchiere (come anche nelle abitazioni private le sputacchiere erano degli oggetti d'arredamentio talvolta in ceramica o maiolica)

Forse, quella misura di umidificazione delle strade era un residuo di quelle pratiche di igiene pubblica risalenti ai tempi ruggenti della TBC.

Poi, con la rivoluzione successiva all'introduzione degli antibiotici nel trattamento delle malattie infettive, la TBC non ha destato più problemi e questa salutare pratica - dell'umidificazione delle strade pubbliche - è stata accantonata.

O forse anche perchè, con l'avvento del liberismo, tutte quelle pratiche "di comunità" che erano state pensate primariamente per il benessere dei cittadini (e per rendere la città vivibile) sono state dismesse e relegate tra le consuetudini desuete.

Ero perplesso, di fronte alla richiesta di M.. Perchè mai l'autobotte doveva rifornirisi alla nostra presa d'acqua? Che c'entravamo noi? Il camion, trattandosi di un servizio per tutti, non avrebbe dovuto andare a rifornirsi al pubblico acquedotto?
E, ammettendo che il camion si rifornisse al nostro punto d'acqua, nel caso che non fosse stato dato - per quest'azione - uno specifico permesso, non è che potesse verificarsi - ci chiedevamo - che noi  avremmo potuto essere perseguiti per aver reso possibile l'esecuzione di un'azione illecita e non prevista?
Insomma, impigliata in questi interrogativi che rimanevano senza risposta, la discussione si arenava e presto M. con i baffetti da Hitler esauriva tutte le armi di convinzione a sua disposizione
E non se ne faceva nulla
(più avanti)
Intraprendo con qualcuno una discussione a proposito della famosa pubblicazione OMS sulla prima evoluzione della pandemia in Italia, a cura dell'ufficio regionale OMS di Venezia, e subito ritirata dopo appena pochi giorni dalla sua messa online per una deliberata - gigantesca, quanto sfrontata - azione di depistaggio decisa nelle alte sfere, perchè in un suo breve paragrafo emergeva che l'Italia al momento dell'arrivo del SARS-COV-2 era priva di un piano pandemico aggiornato (a fronte dell'obbligo di aggiornarlo ogni tre anni in base alle nuove direttive OMS emergenti, quello italiano era fermo al 2006)
Io ero inserito come in un contesto di un'intervista televisiva  o in assetto da tavola rotonda e venivo intervistato. All'improvviso arrivava proprio Ranieri Guerra, principale autore assieme ad altri vertici governativi italiani e alle più alte sfere dell'OMS, dell'insabbiamento di quell'importantissimo documento, e me lo trovavo davanti
Non sopportavo la sua presenza, con quel sorrisino di supponenza (già visto in trasmissioni televisive) e quell'aria di intangibilità (la pioggia lo bagna e il vento lo asciuga) e cominciavo ad insultarlo con veemenza e ad affermare che il suo modo di porsi era espressione d'una totale assenza di onestà intellettuale e di senso morale, ed anche di una buona dose di arroganza
E perché poi?
Soltanto per la necessità di preservare delle relazioni ad alto livello che poi avrebbero potuto far comodo e per non scontentare nessuno dei potenti sensibili alla possibilità che potesse essere messa in mostra qualche pecca e qualche omissione a loro carico
Nella discussione mi accaloravo particolarmente. Era come se dovessi portare avanti una crociata personale contro questo Ranieri Guerra


(Dissolvenza)


 

Francesco Zambon, Il pesce piccolo. Una storia di virus e di segreti, Feltrinelli

Il giorno prima mi ero immerso a corpo morto nella lettura del libro (un saggio-memoir) di Francesco Zambon (Il Pesce Piccolo, publicato da Feltrinelli nel 2021) sulle vicissitudini del rapporto OMS di cui lui stesso aveva coordinato l'elaborazione nella primissima fase di esordio della pandemia Covid e mi ero indignato.
Poi stimolato  da questa lettura ero andato a guardare il secondo servizio di Report "Virus e segreti di stato" (quello andato in onda nel novembre 2020) che, a suo tempo, mi ero perso.
E mi ero indignato ancora di più.
Consiglio a tutti la lettura del memoir accorato ed indignato di Francesco Zambon: tutti dovrebbero leggerlo per comprendere come in questo nostro sistema, le persone oneste e corrette sono destinate a far la parte dei "pesci piccoli", da vilipendere e da sacrificare, per tutelare i "pesci grossi" che, invece - come gli stronzi - rimangono sempre a galla e che, con assoluta disinvoltura, possono mettere in atto azioni di depistaggio, omissioni, insabbiamento, calunnia, senza che nessuno riesca a spostarli dalle loro candide torri, opponendo a qualsiasi azioni un muro di gomma e una barriera difensiva assolutamente inincibile.
A completare questo quadro - una vera e propria ciliegina sulla torta - è giunta - proprio in questi giorni - una serie di emendamenti presentati da alcuni deputati nelle Commissioni affari esteri e affari sociali e approvati lo scorso 8 luglio, in base ai quali la Commissione parlamentare d’inchiesta sul Coronavirus dovrebbe occuparsi solo di quanto accaduto prima del 30 gennaio 2020, il giorno precedente alla dichiarazione d’emergenza nazionale, solo in relazione alla Cina, dunque, e senza prendere in considerazione il ruolo dell’Oms.
E, di conseguenza, anche l'inchiesta aperta dai magistrati di Bergamo dopo i servizi di Report in merito al mancato aggiornamento del piano pandemico nazionale, fermo al 2006 e poi frettolosamente aggiornato con una semplice copia-incolla al 2016, rischia di vanificarsi, con ira comprensibile da parte dei familiari delle vittime della Lombardia, in primo luogo.
E' così: nel racconto di Zambon che si è licenziato dall'OMS per poter raccontare la sua storia (che assume i toni di una vera e propria vicenda kafkiana) si colgono tutte le coloriture nefaste del rapporto tra una persona retta che va alla ricerca della verità ed un sistema immenso che oppone a qualsiasi azione un muro di silenzio e di indifferenza, se non attivandosi - al contrario - in controffensive  e azioni di screditamento pubblico, concertati nelle segrete stanze.

(18 luglio 2021)

 

Francesco Zambon

Il libro. Francesco Zambon, Il pesce piccolo. Una storia di virus e segreti, Feltrinelli (collana Serie Bianca), 2021
(risguardo di copertina) Il ricercatore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha svelato i retroscena del piano pandemico italiano ée, al tempo, nel 2020, cioè, responsabile dell'ufficio OMS ubicato a Venezia] racconta gli errori e le coperture che hanno fatto del nostro paese il grande malato.
"Non potevo rimanere in silenzio"
Venezia, febbraio 2020. Il carnevale viene interrotto bruscamente e Francesco Zambon, veneziano e funzionario dell’OMS, mentre dalla sua finestra vede i turisti in abiti variopinti correre terrorizzati verso il primo vaporetto disponibile, riceve l’incarico di coordinare le informazioni che arrivano dall’Italia e che possono essere utili al mondo: il Covid-19 non è più un virus esotico, ha fatto irruzione in Occidente. Seguono settimane di lavoro forsennato, per provare a capire cosa stia accadendo nel nostro paese, perché tutti quei contagi, perché tutti quei morti. L’11 maggio il rapporto è finito, approvato dai vertici dell’OMS, stampato e pronto per essere divulgato. Potrebbe salvare molte vite. Ma qualcosa si inceppa e il 13 maggio il rapporto viene ritirato. Perché? Perché conteneva alcuni errori, dicono dai vertici dell’OMS. Ma la ragione è che rivelava un dettaglio fondamentale: il piano pandemico italiano non veniva aggiornato dal 2006, quindi era del tutto inadeguato. Ecco perché tutti quei morti. Ecco perché nessuno doveva sapere. Questa è la storia di un uomo solo, che ha denunciato e pagato in prima persona. Questa è una storia che ha fatto il giro del mondo, su cui le procure stanno indagando e che in queste pagine viene raccontata per intero per la prima volta. Nessuno sa quante vite sarebbero state risparmiate, ma tutti devono sapere quali sono state le omissioni, le coperture, le viltà che hanno reso il nostro paese così colpevolmente fragile.

Francesco Zambon si diploma giovanissimo in pianoforte prima di laurearsi in medicina a Padova. Dopo la specializzazione e dottorato in Sanità pubblica, consegue un master in Business administration negli Usa. Nel 2008 comincia a lavorare per l’Organizzazione Mondiale della Sanità a Mosca e poi a Venezia, dove diventa coordinatore della risposta Covid per Oms fino alle sue dimissioni nel marzo 2021. Nel 2021 ha pubblicato con Feltrinelli Il pesce piccolo. Fonte immagine: sito editore Feltrinelli.

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13 luglio 2022 3 13 /07 /luglio /2022 20:00
Medusa. Storie dalla fine del mondo (per come lo conosciamo)

(21 marzo 2022) Medusa. Storie dalla fine del mondo (per come lo conosciamo), scritto a quattro mani da Matteo De Giuli e Nicolò Porcelluzzi (Nero, 2021) è un testo polimorfo sulla pandemia e sull'ambiente, sul suo degrado, sulle utopie della ecofriendlyness e di altri temi correlati che mi è piaciuto sin da subito, mi ha catturato - direi.

E' stata una lettura complessa, intrigante, a tratti difficile, ma capace di dare ai lettori vertiginose aperture su questioni attualissime e scottanti, dagli scenari pandemici, alle crisi energetiche, all'esaurimento delle risorse, alla retorica della green economy.
Ogni affermazione riportata è documentatissima e non manca alla fine del libro un ampio repertorio bibliografico che per i lettori che vogliano accedere direttamente alle fonti menzionate + una vera e propria miniera. Lo si può considerare una lucida narrazione del disastro prossimo venturo.

Questo scrivono i due autori nella loro premessa:


"Questo libro è una creatura strana. Nasce da una newsletter, 'MEDUSA - Storie dalla fine del mondo', che abbiamo iniziato qualche anno fa, scrivendo ogni due settimane di natura e società, letteratura e ambiente.
Ci sembrava che in Italia, nel nostro panorama culturale, si parlasse troppo poco di crisi ecologica e climatica e che, quando se ne parlava, se ne parlava ricorrendo al linguaggio tecnico, o prescrittivo, oppure ancora  in termini spesso riduttivi. Il numero zero di MEDUSA è dell'ottobre 2017. Da allora è cambiato il mondo; Com'è ovvio, è cambiata anche la sua fine, e le storie della fine. Mentre scrivevamo, abbiamo assistito alla più grande protesta ambientalista di sempre e alla prima pandemia del secolo. Nel frattempo la newsletter ha raccolto una comunità di lettori attenti che ci ha portato a conoscere libri e persone, e ci ha spinto più di una volta a cambiare idea sulle cose.
Dopo quasi cento numeri, ci è sembrato finalmente chiaro che tutto quello che avevamo scritto su questi temi - per MEDUSA e per altri libri e riviste - fosse connesso in un racconto più ampio, una storia che abbiamo provato a ricomporre, e poi completare, qui dentro.
Anche per questo, abbiamo scelto di unire le nostre due scritture in una sola voce e di usare la prima persona singolare: da qui in poi, siamo un io.
" (p. 7)


(Seconda di copertina) I roghi, le alluvioni, l'aria intossicata, le estinzioni di massa, la pandemia. L'emergenza climatica ci sta abituando a disastri ecologici che sono sintomi di una catastrofe già in atto. Mentre l'universo politico discute di green economy e capitalismo sostenibile occorre iniziare a misurarsi con dubbi finora impensabili: siamo davvero sull'orlo dell'estinzione? Com'è possibile sopravvivere su un pianeta che sta esaurendo le sue risorse? Quali legami si possono ancora tessere nel pieno di uno stravolgimento che non è solo ambientale, ma anche filosofico, sociale e morale? Nato dall'omonima newsletter bisettimanale che in quattro anni ha raccolto migliaia di iscritti, "Medusa. Storie dalla fine del mondo (per come lo conosciamo)" è un viaggio che dalla cima del Pirellone vi porterà alla Gola di Xiling, e poi ancora lungo le rive del Mississippi e nelle grotte di Tora Bora, nel verde amazzonico e nel petrolio nigeriano, tentando l'ultimo rito che resta di fronte al disastro: raccontarlo.

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21 giugno 2022 2 21 /06 /giugno /2022 06:47

Così ho scritto un anno fa, il 21 giugno 2021. Ho trascritto il sogno sul mio profilo Facebook, ma non l'ho postato nel blog. E dunque, eccolo qui, anche se con un anno di ritardo.
Di lì a poco andai a fare la seconda somministrazione, credo che ciò accadde il 28 giugno

All'hub vaccinale alla Fiera del Mediterraneo (foto di Maurizio Crispi)

Ho sognato che mi recavo al centro vaccinale della Fiera del Mediterraneo per sottomettermi  alla seconda somministrazione di Astra Zeneca. Quando arrivavo, presentavo al personale addetto il foglio che mi era stato consegnato quando mi era stata fatta la prima inoculazione lo scorso 6 aprile
Qualcuno esaminava il documento, poi cominciava a scartabellare nei dossier sparsi sul suo tavolo e quindi accendeva il PC, aprendo schermate sul monitor, una appresso all'altra, scervellandosi
Mi diceva: "Mi dispiace, signor Crispi, ma qui non risulta alcuna prenotazione a suo nome"
Io rimanevo di stucco
Che fare?
Non sapevo se protestare, se cercare di impormi, reclamando il mio diritto ad ricevere la seconda dose, sventolando davanti al suo naso il foglio in mio possesso, sbraitando
Ma dov'era finito quel foglio, a proposito?
Lo avevo consegnato poco prima all'addetto. E quello non me lo aveva più consegnato indietro
Glielo chiedevo. E lui mi faceva: "Quale foglio? Di cosa sta parlando? Lei non aveva nessun foglio!"
Senza foglio, adesso, non potevo proprio dimostrare un bel niente
L'unica prova in mio possesso era svanita: o forse non c'era mai stata; ed io, semplicemente, mi ero sognato tutto quanto?
Rimanevo fermo lì, basito, alle soglie del centro vaccinale, mentre guardavo tutti gli altri che sfilavano davanti a me per entrare e farsi la seconda dose
Ed io, niente
Forse è meglio così - pensavo.
E dopo un po' me ne andavo

 

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26 aprile 2022 2 26 /04 /aprile /2022 11:44
Uomo incappacciato con volto coperto

E sono di nuovo in viaggio
- pare che io sia sempre in viaggio nei miei sogni -
Ho ricevuto un invito a recarmi in una città straniera
(sarà forse New York?),
tutto compreso nel viaggio,
spese di trasferimento, permanenza in hotel e perfino i gadget
Mi ha invitato uno che conosco attraverso i social
Per quanto riguarda la sistemazione in hotel,
mi è stato detto che avrò a disposizione un'intera suite
e, pertanto, considerando la pletora di spazio a disposizione
- ed anche il fatto che sia tutto gratis! -
ho deciso di andarci con i miei figli
Quando arriviamo, c'è un bel po' di trambusto
all'entrata dell'hotel
Ci sono i controlli anti-covid cui sottostare
- termoscanner, greenpass,
verifica della mascherina d'ordinanza e dei dispositivi battericidi,
esame della lingua e del buco del culo,
ed anche l'esecuzione dei gargarismi obbligatori
con candeggina diluita da eseguire sul posto,
allietati dal suono di una tromba,
mentre qualcuno regola il movimento della fila
con un bastone distanziatore
e chi più ne ha più ne metta
Il guidatore dell'automezzo uber
è restio a procedere oltre
e, non volendo infognarsi
in un tormentone senza fine,
ci lascia in tredici, armi e bagagli

 

Sia come sia riusciamo a fare il check-in,
senza che ci spediscano dritti filati
in un campo di concentramento per infetti,
e saliamo in ascensore sino ai piani alti
Sono sbalordito dell'ampiezza della suite
che ci è stata assegnata, semplicemente regale,
e - soprattutto - dalla vista che si gode da quella vetta,
lanciando lo sguardo attraverso ampi finestroni
dai vetri perfettamente puliti e anti-riflesso
che regalano una veduta davvero adamantina
di tutta la vasta città che si stende ai nostri piedi
Ho la sorpresa di scoprire, tuttavia,
che la suite è già occupata:
in una delle stanze ci sono dei bagagli parzialmente aperti
e anche dei letti disfatti
Penso che ci sia stato un errore
e che ci abbiano infilato nell'appartamento assegnato ad altri
Chiedo immediatamente al concierge
il quale replica che no,
non c'è alcun errore
e che sì, ci sono altri ospiti
Chi saranno mai questi ospiti misteriosi?
Ma il mistero rimane fitto
Degli interrogativi mi si agitano dentro:
forse l'invito inteso era solo per me
ed ho sbagliato a portare con me i miei figli
Ora non ci sarà posto per tutti!
Imbarazzante!
Tra l'altro, preso dall'entusiasmo,
avevo deciso di portare con me
anche ad un compagnuccio di mio figlio piccolo
I bambini cominciano ad impazzare
negli ampi spazi della lussuosa suite
corrono e si rincorrono,
saltano sui divani,
fanno le capriole,
usano i lettoni come trampoline
mentre il figliolo più grande
comincia a scattare foto
e fare riprese video,
con piglio e passione
All'improvviso, nel bel mezzo della baraonda
si presentano alla porta
due personaggi:
una donna agée con una chioma di capelli cotonati
che non conosco affatto,
e un uomo incappucciato,
come un personaggio dei Beati Paoli
o come un membro del KKK
Chi sono? Mi pare di capire
da ineffabili indizi
che non soltanto sono i nostri coinquilini,
ma anche i nostri ospiti
Entrambi non proferiscono verbo,
ambedue mi guardano con fissità statuaria
La donna con un grosso seno rifatti
che la fa rientrare a pieno diritto
nella categoria delle superboobs
è alquanto felliniana, ma la sua espressione
a causa del pesante strato di belletto,
spalmato sul viso, è mortifera
Dell'uomo non si può cogliere quasi nessun dettaglio,
se non uno spettrale baluginio
attraverso due sottili fessure ritagliate
nella tela di saio del cappuccio
che si polunga in una lunga ed ampia tonaca monacale
che occulta tutte le forme del corpo
Ed è di certo molto più inquietante
il silenzio dell'uomo incappucciato
In una scena successiva esco dall'albergo,
ma senza i miei figli
e mi ritrovo a vagabondare per una città che non conosco
Giro e rigiro,
poi l'ora si fa tarda
e vorrei tornare dai miei figli
Mi rendo conto, tuttavia, con inquietudine
che sto girando in tondo
e che non riesco più a ritrovare la strada di casa

 

(vado in dissolvenza)
 

E poi il sogno ricomincia
in un loop senza fine

 

La sua fine è il suo inizio

 

Palermo, il 26 aprile 2022

 

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16 febbraio 2022 3 16 /02 /febbraio /2022 10:36

(Wiki Dixit) Pittima è il termine con cui in passato veniva definita, particolarmente nelle repubbliche marinare di Venezia e Genova, ma anche a Napoli, una persona pagata dai creditori per seguire costantemente i loro debitori. Era una sorta di esattore che aveva come compito quello di ricordare a costoro che dovevano saldare il debito contratto.
La pittima poteva gridare a gran voce per mettere in imbarazzo il debitore, e il suo costante pedinamento era volto a sfiancarlo così che si decidesse a saldare il debito, la cui riscossione gli poteva fruttare una percentuale più o meno congrua.
La pittima vestiva di rosso, affinché tutti sapessero che il perseguitato dalla pittima era un debitore moroso.

In particolare nella Serenissima Repubblica di Venezia la figura della pittima era reclutata tra gli emarginati e i disagiati che fruivano di una sorta di assistenza sociale del Doge costituita da mense pubbliche e ostelli a loro riservati. Questi assistiti dovevano però rendersi disponibili a richiesta delle istituzioni per fare la pittima: il debitore pedinato non poteva nuocere a queste figure istituzionali pena la condanna. Il credito doveva essere difeso come il buon nome della maggiore repubblica commerciale dell'epoca.
Pittima è divenuto in seguito sinonimo di persona insistente che si lamenta sempre (ma anche, quindi, in termini speculativi, di percentuale).

In lingua veneta, la frase genericamente più utilizzata per definire pittima una persona è: "Ti xe proprio na pittima!" (Sei proprio uno che si lamenta di continuo per nulla), equivalente di "T'ê pròpio 'na pìtima!", in lingua genovese. Il termine è usato ugualmente in dialetto fiorentino e compare comunque tra le voci del dizionario italiano Garzanti, che ne dà la definizione di "una persona noiosa, che si lamenta in continuazione di piccole cose".
Il dizionario Treccani ne dà lo stesso significato[1], dando l'etimologia (lat. tardo epithĕma, dal gr. ἐπίϑεμα, propr. «ciò che è posto sopra») e specificandone il significato originale di "impacco a scopo terapeutico", da cui è derivato il significato di "persona fastidiosa"; viene suggerito il paragone con la parola "impiastro".

Fabrizio De André ha intitolato una canzone dell'album Creuza de mä, appunto, "A' pittima" (La pittima).
Anche Zucchero, nel brano "13 buone ragioni" contenuto in Black Cat, accenna alla "pittima del reame", riferendosi con ironia alla sua ex-moglie.

Wikipedia

travestimento carnevalesco: la pittima

Quando ero piccolo, ma molto piccolo, mi esibivo spesso in lamentazioni e tragediazioni, e talvolta esclamavo, in toni melodrammatici, "Sono una povera vittima [incompresa e vilipesa]!".
Spesso questi miei alti lai venivano emessi in consessi familiari, più o meno numerosi (e, retrospettivamente, direi che erano un modo per attirare l'attenzione su di me). La mamma allora diceva: "Ma tu, Maurizietto, non sei una povera vittima, ma una PITTIMA!" E giù a sghignazzare.
Io ero disorientato all'inizio, oscillando tra il compiacimento e la sensazione oscura di essere il destinatario di una beffa, sino a quando la mamma non mi spiegò il significato del termine, cioè di uno che con le sue lamentazioni sta tutto il tempo ad affliggere altrui, a dargli il tormento insomma, come un tafano che senza tregua cerca di pungere le terga di un cavallo o di un asino.
Ero permaloso, allora, quando ero piccolo: e rapidamente imparai a non fare più la vittima e, soprattutto, a non dichiararlo platealmente davanti a tutti, per evitare, appunto, che mi venisse rigirata la frittata,
trasformandovi da vittima in pittima.
La mamma era molto brava a farmi riflettere sulle parole, d'altra parte, ed era ciò che faceva abitualmente da insegnante.
Anche il mio uso della parola "vittima", allora, era del resto improprio, come imparai successivamente.
Anche oggi, in tempo di Covid si abusa - ritengo della parola "vittima", preferendola al più asettico termine di "morti per Covid", quando vengono date le notizie del computo giornaliero dei morti, dei positivi e dei guariti.
Cosa ci dice un dizionario qualsiasi sul termine vittima"?
Ecco qui:

vittima
/vìt·ti·ma/
sostantivo femminile
1. Animale o essere umano che, nei riti di alcune religioni pagane, viene consacrato alla divinità e ucciso nel sacrificio.
"immolare la v."
2. ESTENS. Chi perde la vita in una sciagura o calamità: le v. del terremoto; morire v. di un'epidemia, della droga; le v. della strada, della montagna.


Ancora oggi si parla di vittime per Covid, sì, mentre sarebbe il caso di normalizzare queste morti, mettendole sullo stesso piano di altre morti dovuti ad altre malattie che affliggono il genere umano. Dopo più di due anni, infatti, dando per assodato che il Sars-Cov-2 non se ne andrà tanto facilmente, ma rimarrà con noi per un periodo imprecisato, occorrerebbe smetterla di considerare tutto ciò che vi è correlato come un'emergenza e fare dei passi verso la normalizzazione.
Continuare a parlare di "vittime" anziché di morti fa la differenza, in quanto il termine "vittima" è maggiormente esposto ad inflessioni linguistiche di tipo connotativo, anziché esprimere un semplice - e più neutrale - significato denotativo.
Coloro che continuano a parlare di "vittime" sono dei tragediatori che inducono coloro che ascoltano quello che viene da essi spacciato come un Verbo a reagire con comportamenti cupi, preoccupati e aggrondati. In altri termini avvelenano la loro vita con i piagnistei e le lamentazioni, impersonando il ruolo di vere e proprie "pittime". Ed io ritengo che i comunicatori dei media siano, sempre di più in questi giorni, in cui avremmo bisogno di ottimismo, di spiragli di luce e di aria fresca, dei tragediatori e dei predicatori di sventura, insomma delle autentiche "pittime".

Ho voluto fare per pura curiosità una ricerca su internet per approfondire il significato del termine "pittima" e ho trovato una bella storia che è molto calzante con quanto ho appena affermato e che ho messo in cima al posta in forma di epigrafe (ocitazione).

Pensate un po'!

La mamma mi diceva sempre dell'importanza di partire sempre dai significati delle parole, offerti dal dizionario in modo da poter utilizzare il linguaggio in maniera precisa e competente.
A partire da questa storia lontana di vittima versus pittima ho sempre cercato di seguire il suo suggerimento e quando mi ritrovo davanti ad una parola usata in modo controverso oppure improprio voglio sempre controllare. E non si sa mai abbastanza!

E indagare  sullo spessore e sulla la ricchezza di significati e di radici storici di certe parole apre a volte nuove prospettive epistemologiche.

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19 gennaio 2022 3 19 /01 /gennaio /2022 19:32
Natale è andato via (foto di Maurizio Crispi)

Gennaio volge al termine, ormai
Come sempre, sta volando via veloce,

come le renne del Natale
Se i mesi passano, tuttavia,  la pandemia resta

Ed è questo il terzo inverno del nostro scontento
Sembra ormai così lontano il tempo
in cui a febbraio 2020 si cominciava a parlare
di casi di un'infezione respiratoria nella lontana Cina
Molti hanno pensato che la cosa non li riguardava
Epppure il virus era già tra noi,
girava silenzioso ed invisibile
Poi, hanno cominciato a manifestarsi
i primi casi, da noi, in Europa
e nel resto del mondo
E, ancora, alcuni pensavano:
non sarà nulla di più d'una banale influenza!
Eppure gli ospedali erano sempre di più intasati
e la gente moriva, spesso da sola e senza alcun conforto
da parte dei viventi
E' passata la prima onda
Poi è arrivata la seconda
e poi la terza che si è manifestata
quando già erano disponibili i vaccini
Decremento dei casi, grande euforia,
cuorcontenti e tutti giù per terra
Ed è arrivata la quarta ondata,
che è quella che stiamo vivendo adesso,
malgrado i  vaccini
Anche i vaxinati si infettano
(pensiero che era stato respinto dagli euforici del vaccino)
e si ammalano
(anche se forse in maniera più lieve)

Ma anche i covidati non sono immuni dalla recidiva
Siamo stati afflitti da una ridda di varianti,
una appresso all'altra,
ed altre forse se ne annunciano
meno aggressive, più aggressive,
più letali, meno letali
non si sa
Tutto e il contrario di tutto
Si procede a tentoni
Il fatto vero è che, quando andammo al primo lockdown,
pensammo che sarebbe stata una cosa di poco tempo
e, invece, siamo ancora qui
Ne avremo per molto tempo ancora?
Non si sa!
Intanto, siamo afflitti da ben altri problemi
che ci arrivano addosso come treni espresso
senza che nessuno faccia nulla per arginarli
come il pazzesco rincaro delle bollette delle utenze
o del costo della vita
o il promesso rincaro del canone RAI
e, non ultimo fatto di cui preoccuparsi, per noi italiani
un'elezione problematica del nuovo Presidente

Vorrei scendere da questo autobus che comincia a starmi stretto,
ma penso che dovrò viaggiarci ancora a lungo

E sono sempre in tanti, in troppi,
a morire
per Covid e non per Covid,

amici cari
punti di riferimento negli anni passati
Scompaiono per sempre,
lasciando solo un ricordo

Persone che sino ad ieri c'erano
e che oggi, quando ti svegli al mattino,
scopri che non ci sono più

E allora per cacciare via la tristezza
lanciamoci tutti in una conga
longa longa e,alla fine,
stremati, tutti giù per terra

per non pensarci proprio più

Il topo mattacchione... Potrebbe essere l'idea per una favoletta morale di Esopo in tempi di Covid

Il topo mattacchione... Potrebbe essere l'idea per una favoletta morale di Esopo in tempi di Covid

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15 settembre 2021 3 15 /09 /settembre /2021 13:47

Scienza ed etica delle maschere della salute interagiscono dialetticamente in modo esplicito all'interno della 'logica medica' di qualsiasi estradizione. Sono due dimensioni che (paradossalmente) si sovrappongono storicamente sia nell'ambito della cultura medica occidentale (biomedicina), che nell'ambitodelle culture mediche tradizionali (etnomedicina). In entrambi questi contesti i "professionisti della salute' (i chirurghi e i medici da una parte, gli stregoni e gli sciamani dall'altra) usano le maschere come strumenti per prevenire (l'infezione e la malattia) ed evitare (il maligno e il male), ma anche ad assistere (le maschere terapeutiche per la ventilazine assistita) per guarire il malato e a curare (con le maschere-talismano apotropaiche) per 'allontanare' la malattia (...)

Vittorio A. Sironi, Le maschere della solute, capitolo conclusivo, pag. 110

'Mascherarsi' rappresenta oggi, in piena pandemia, un dovere personale, un atto indispensabile da parte di chi è consapevole e responsabile. L'inosservanza di questo dovere civico, a volte esibita con con indifferenza o addirittura con tracotanza, è un gesto che 'smaschera' la persona irresponsabile, colpevole di non rispettare gli altri e di disprezzare il prossimo.

ib. pag. 110

Vittorio A. Sironi, Le Maschere della Salute. Dal Rinascimento ai tempi del Coronavirus, Carocci Editore, 2021

Sono ormai diverse decine i volumi sugli argomenti più svariati che, usciti in tempo di Covid,  spaziano dalla narrativa distopica (si veda ad esempio il recente romanzo di Tullio Avoledo in cui si allude alla pandemia che fa da sfondo alla sua vicenda come a "La Situazione") alla diaristica ai saggi che tentano di raccontare lo stato dell'arte della pandemia, utilizzando i più diversi vertici di osservazione.
In questo variegato panorama, si distingue particolarmente il saggio del'antropologo e storico della Medicina, Vittorio A. Sironi, con il titolo Le maschere della salute. Dal Rinascimento ai tempi del coronavirus, pubblicato da Carocci Editore (Biblioteca di testi e studi, sezione Sanità e Professioni Sanitaria), nel corso dei primi mesi del 2021
Ed è di particolare interesse perchè tratta, in maniera longitudinale (dall'antichità ad oggi) e trasversale (l'uso delle maschere protettive e quindi genericamente denominarte come le "maschiere della salute", dell'utilizzo delle maschere protettive nei più diveri ambiti e  Questo saggio è in grado di fornire tutte le risposte necessarie per saperne di più sulle "mascherine" e della loro funzione.
Esse non sono un oggetto "alieno" piovuto su di noi a causa della pandemia da Coronavirus, ma qualcosa che, in mille fogge diverse, ha accompagnato le pratiche mediche (e non solo), sin dai primordi a partire dalle attività dei guaritori tribali e degli sciamani.
Esse - le mascherine - sono "le maschere della salute" del titolo, poiché, in varia misura, servono - e sono servite - a tutelare la salute, a proteggere e, in alcuni casi, a garantire il mantenimento delle funzioni vitali ed anche a guarire (si veda ad esempio il caso della maschera respiratoria collegata ad un pallone Ambu, oppure di quelle respiratorie collegate ai ventilatori polmonari).
Leggendo il testo - un capitolo dopo l'altro - si acquisiscono tutti gli elementi di conoscenza per rappacificarsi con la "mascherina" (vista non solo come presidio medico, ma anche come strumento di convivenza sociale) e rendersi conto che il loro utilizzo non solo potrà essere utile ancora molto a lungo per limitare i danni dell'attuale pandemia, ma potrebbe essere un presidio di cui continuare a servirsi anche in futuro per garantire una minore propagazione degli agenti infettivi (nel corso del 2020 ed anche del 2021, l'uso esteso della mascherina ha garantito il crollo delle malattie infettive stagionali, ad esempio). Non manca un capitolo molto approfondito sulla simbologia delle maschere della salute e sulle ricadute psicologiche del loro utilizzo.
Il volume è arricchito da una ricca documentazione iconografica, da un apparato di note e da un'accurata bibliografia, perchè è concepito come un vero e proprio saggio scientifico, benché scritto con prosa accattivante e fluida.
Il testo è preceduto da una premessa di Giorgio Cosmacini, illustre storico e filosofo della Medicina, ed è  seguito da una postfazione dell'antropologo Antonio Guerci.
Ne suggerisco vivamente la lettura, poichè prima di dire di no, occorre leggere e documentarsi, attingendo a testi accreditati, anziché basarsi su notizie scarsamente verificabili e piene di pregiudizi che circolano nel web e che alimentano le posizioni insensate di complottisti, negazionisti, no-vax e quant'altro.

 

(Quarta di copertina) Consigliate o addirittura obbligatorie, le mascherine protettive sono entrate a far parte della nostra vita, diventando il segno visibile dell'emergenza legata alla pandemia di Covid-19. Sono una barriera protettiva per impedire il contagio, un confine per separare la popolazione sana da quella malata, un nuovo indumento che cela parte del viso rendendo difficile riconoscere l'identità individuale. Queste "maschere della salute" hanno una lunga storia in ambito medico (dalle maschere della peste alle mascherine chirurgiche) e costituiscono ormai strumenti di prevenzione anche nel lavoro e nello sport. Il loro significato supera talvolta la semplice funzione sanitaria e protettiva, assumendo una rilevanza simbolica con implicazioni psicologiche e sociali, culturali e antropologiche. Tutte dimensioni che, insieme a quella storica, sono analizzate in questo volume.

L'Autore. Vittorio A. Sironi, neurochirurgo, storico e antropologo, insegna Storia della Medicina e della Sanità e Antropologia Medica all'Università di Milano Bicocca, dive dirige il Centro Studi sulla storia del pensiero biomedico (www.cespeb.eu). E' autore di numerosi studi sulla storia della medicina e della salute.

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21 agosto 2021 6 21 /08 /agosto /2021 07:07
Non siamo cavie

L'altro giorno ho dato risalto sui social ad un articolo comparso su Repubblica Palermo, "Siracusa, sospesi 49 medici no-vax. Il presidente dell'Ordine: Le regole si rispettano, altrimenti è meglio cambiar mestiere" (credo risalente al 19 agosto) e ho inoltre commentato la notizia sul diffondersi dei contagi in Sicilia, scrivendo al riguardo: "Questo è ciò che stavamo aspettando a causa di coloro che non si vaccinano e non rispettano le regole fondamentali anti-contagio" (e, si badi bene, la Sicilia è tuttora la regione con il maggior numero di non vaccinati).
Qualcuno ha ribattuto con tono acre:  "Disubbidire alle leggi ingiuste è un dovere civile" (per quanto riguarda il caso dei medici che non si vaccinano), citando il Presidente Pertini come autore dell'aforisma (ma Pertini secondo la voce delle rete non ha mai detto questo, non sarebbe stato da Pertini invitare alla disobbedienza civile).
E, per ciò che concerne la mia seconda affermazione, la replica che ho ricevuto è stata: "Come puoi ancora credere a tutto questo... Sono morti giovani di reazioni avverse e non di 'Covid'. E il peggio ancora lo dobbiamo vedere; forse, solo a quel punto, quelli come te inizieranno ad avere qualche dubbio".
Diciamo che ambedue le repliche sono state tutto sommato morbide e non troppo virulente, rispetto a quelle che usualmente si leggono nei social, in cui si mescolano offese, anatemi, dichiarazioni di intenti violente. Basti guardare le filiere di tweet che si scatenano non appena viene menzionata la morte improvvisa di qualcuno, che viene subito connessa in qualche alla vaccinazione, anche se, al riguardo, non vi sono elementi certi di causalità.
Per non parlare di coloro che dichiarano che ancora non abbiamo visto nulla e che i veri problemi si scateneranno quando i vaccinati riceveranno una terza dose, quasi preconizzando l'avvento di una terrifica "apocalisse zombie".
La matrice è, tuttavia, identica, come sono identiche le radici profonde del no-vax pensiero che le circostanzia. Si noti anche il virgolettato riservato al termine Covid: a mio avviso, un modo per esprimere un altro leit motiv dei no-vax che sono, al tempo stesso, dei negazionisti, in pectore. Secondo loro, Covid non esiste. Si tratta di un costrutto, di un artefatto che viene utilizzato ai fini di un oscuro complotto per sottomettere l'intera popolazione del mondo (per dire in poche parole lo scenario più cupo che essi alimentano dentro di sé).

Tutto ciò mi porta a spendere quattro riflessioni sul fenomeno dei no-vax.

“Vivi libero, il vaccino uccide”. I no vax vandalizzano un centro vaccinale a Imperia

Quando qualcuno fa delle considerazioni sui vaccini, il più delle volte i no-vax, eventualmente presenti, reagiscono in maniera oltremodo virulenta e rabbiosa, anche se il loro interlocutore non ha pronunciato parole offensive verso di loro, ma ha soltanto espresso una propria opinione.
Il loro modo di argomentare non si comprende, se si vogliono uitilizzare i parametri del pensiero razionale e il suo modo di procedere: è contorto, il più delle volte fondato su opinioni e su idee che sono rimbalzate da un no-vax all’altro, senza mai poter assumere le caratteristiche di fatti solidamente fondati nella realtà. Soltanto pseudo-verità in stile Trump, il quale dichiarava spesso nei suoi tweet delle cose palesemente false ed infondate ma che - per la sua platea - diventavano, per il fatto stesso che fossero state re-tweettate, vere e inoppugnabili.
I no-vax rimpallano le affermazioni di chi pensa che i vaccini possano essere utili, capovolgendone la verità è facendo sentire i pro-vax dalla parte del torto.
Non si può discutere con i no vax, non si può argomentare. A volte, mi è capitato di trovarmi coinvolto in un confronto con qualcuno che è assertore della fede no-vax, a partire magari da una mia banale ed innocente affermazione. Si attivava, in questo caso, una tiritera, un flusso di parole inarrestabile, solo affermazioni senza nessun ragionamento, impermeabili a quasiasi confronto, il che portava spesso al mio silenzio, poichè qualsasi mia ulteriore affermazione avrebbe portato ad una guerra. E, quindi, mi  rifugiavo nel silenzio oppure in un finto ascolto interlocutorio.
Perché questo assolutismo? Perchè questa impermeabilità alla dialettica e alconfronto?
Perché, in realtà, la loro posizione mentale ha le qualità del fanatismo religioso e, dunque, si fonda su presupposti simil-deliranti.
Essi dichiarano i motivi del loro non volersi sottoporre alle pratiche vaccinali con ardore talebano. In loro non c’è spazio per la dialettica e per il ragionamento. Chi tenterebbe di convincere uno in pieno delirio di riferimento, ad esempio, che le sue affermazioni sono frutto di un delirio e/ di allucinazioni?
Questa forma di fanatismo è radicata nelle teorie complottiste, ovviamente, perché essi - i no-vax -fanno frequentemente riferimento a trame segrete che possono portare a morte e a distruzione e che sono scientemente manovrate da manipolatori occulti. E aggiungono anche che gli elementi di inoppugnabili verità sono tutti a disposizione dei prox-vax, solo che loro si ostinano a non voler vedere e capire.
La loro fede è assoluta, le loro convinzioni adamantine.
I sostenitori del vaccino sono a loro modo di vedere ciechi e sordi. Non riescono a vedere - i no-vax affermano - ciò che è ovvio palese. Con lungimiranza profetica, affermano che chi si vaccina o che si é già vaccinato sta andando incontro alla propria rovina come un asino bendato, sospinto verso il precipizio che lo inghiottirà.
Chi si vaccina, al contrario, è spesso portatore di una dialettica dentro di sè, che lo porta a soppesare i vantaggi e gli svantaggi della vaccinazione, e a nutrire dubbi e paure. Ma anche ad alimentare un ragionevole margine di fiducia nei confronti della scienza.
Sì, certo, c’è qualcuno che si avvicina al vaccino come se fosse una salvifica Ostia consacrata (e anche qui entra in gioco una componente fideistica simil-delirante), ma non è questo l’atteggiamento generale. Molti che si vaccinano non sono pienamente convinti, vorrebbero dilazionare le cose, rimandare, perchè hanno delle riserve, in considerazione della velocità con cui questi rimedi sono stati varati), ma ciò nonostante, sì, alla fine si vaccinano, superando eroicamente remore e dubbi.
Chi si vaccina, pur dubitando, compie un atto coraggioso, poichè si muove nell'interesse della comunità di cui sente fortemente di far parte. Compie un atto coraggioso, pur avendo paura.
Vi è il riscontro positivo che, a fronte di quella che si sta configurando come una quarta ondata, sostenuta dalla variante Delta, i nuovi contagiati sono prevalentemente non vaccinati o con una vaccinazione incompleta; e, analogamente, i ricoverati nei reparti ordinari e in quelli di terapia intensiva appartengono a queste due categorie.
Certo, può anche capitare che vi siano tra i ricoverati anche pazienti che hanno fatto ambedue le dosi: ma questo ribadisce l'importanza del raggiungimento dell'obiettivo di un'ottimale copertura collettiva che rappresenta la garanzia della protezione (in questo caso grazie all'"immunità di gregge" per coloro per i quali la vaccinazione non ha sortito l'effetto sperato).
I no-vax sono insensibili a tutto questo, impermeabili a qualsiasi argomentazione razionale, alle prove verificabili che si possano esibire loro. La loro posizione è a oltranza: sono accecati dalle loro credenze e odiano chi si vaccina o si è vaccinato (cioè, in altri termini, odiano coloro che non accettano di aderire alla loro Fede), oppure lo guardano come se fosse in mentecatto incapace di vedere la verità dietro le apparenze.
Loro SANNO.
Loro sanno che dietro la macchina dei vaccino c’è un grande inganno, di cui parlano con riferimenti oscuri, ma senza che mai si possa giungere ad una fonte certa, come succede nel meccanismo che consente la propagazione delle cosiddette "leggende metropolitane".
Per loro, uno stato che impone i vaccini è un Moloch terrificante che richiede sacrifici umani e che poi occulta la Verità e fa dei continui depistaggi.
La via scelta dai no-vax è l’unica strada che porta alla salvezza.

 

Non è fondamentalismo tutto questo?
 

Quella dei no-vax è fede oltranzista. Sono loro i nostri talebani
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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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