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12 luglio 2021 1 12 /07 /luglio /2021 06:34
I am back (foto di Maurizio Crispi)
I am back (foto di Maurizio Crispi)
I am back (foto di Maurizio Crispi)
I am back (foto di Maurizio Crispi)
I am back (foto di Maurizio Crispi)

I am back (foto di Maurizio Crispi)

Le ore passano lente

Il giorno diventa notte
la notte si fa giorno

Le albe sono silenti
anche se a volte
si sentono voci concitate
rumori di auto in corsa
stridore di freni

Caos calmo

Oggi, prima dell'alba,
la quiete è stata rotta
da due voci straniere
litiganti tra loro
Due camminavano lungo la strada
e intanto uno dei due gridava all'altro
l'altro seguiva in silenzio
così ho visto,
affacciandomi alla finestra,
richiamato dal trambusto

All'alba, di solito,
prima che sorga il sole,
anche i gabbiani tacciono
Non c'è movimento,
non c'è speranza

L'unico obiettivo è attraversare indenne
le aride distese del giorno
traghettarsi alla notte
e poi riprendere il ciclo
E' sempre più facile così
Cioè, pensare ad una sorta di eterno ritorno

Anche se...

Anche se talvolta cominciò a pensare
- e sempre più di frequente -
che, all'improvviso,
potreii morire,

un improvviso malore, un subitaneo mancamento

e, vicino a me,
nessuno pronto a soccorrermi,

da solo con i due i miei cani,
una compagnia, sì, loro,
ma impotenti nel dare aiuto

Cosa mi angoscia di questo pensiero?

Non tanto il morire in sè,
quanto piuttosto lo scomparire
senza che nessuno se ne accorga
e senza che nessuno esprima parole di cordoglio per me,
essere archiviato
senza rintocco di campane,
come dice la canzone

Andarmenne in silenzio, insomma,
e da uomo invisibile,

quale io sono e fui

Palermo, il 12 luglio 2021

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9 luglio 2021 5 09 /07 /luglio /2021 06:36
Un viaggio per mare (foto di Maurizio Crispi, 2012)

Ancora una volta ho sognato
Questa volta è stato un sogno di avventura

Ero in un piccolo porto
piccolo, ma davvero piccolo
eppure al suo interno ci stava ormeggiata una nave gigantesca
dalla chiglia d'argento
Non era assicurata bene alle bitte
tanto che si spostava in continuazione, mettendo a repentaglio la sua fiancata
quella aderente al molo,
ma anche venendo a urtare con il bulbo di prora sul cemento e le grosse pietre squadrate,
Vedevo anche la mia auto anfibia pure ormeggiata alla banchina
e mi preoccupavo dei danni che ne avrebbe potuto ricevere

a causa del continuooscillare dell'enorme bastimento
Mi soprendevo anche nel constatare che la mia auto fosse divenuta un mezzo anfibio

Mi chiedevo come e quando questa trasformazione fosse avvenuta
E chi ero io, d'altra parte?
Non è che mi fossi trasformato io stesso in qualcosa di diverso
senza averne acuna consapevolezza?
Parlavo con qualcuno, forse il comandante della nave
o forse la massima autorità portuale presente al momento
Esponevo il problema,
quello dei movimenti fuori controllo del cargo
Poi mi tuffavo (con gioia)
e mi accorgevo che il livello del mare si era abbassato di molto
lasciando emergere gli scogli sommersi
con tutta loro fiorente vegetazione
l'acqua era limpida e trasparente
si vedevano i pesci numerosi e di specie diverse
navigare pigramente alla ricerca di cibo,
A completare il quadro, mi accorgevo anche di una piccola foca che inscenava uno spettacolo di immersioni, emersioni ed evoluzioni a beneficio dei molti bambini che, con grida di gioia, si tuffavano e nuotavano spensierati mentre la fochina volteggiava acrobaticamente in mezzo a loro
Il comandante (di qualsiasi cosa fosse al comando) mi portava in giro e andavamo, lasciandoci il problema alle spalle, compreso quello dell'abbassamento di livello dell'acqua, che presto avrebbe portato la grossa nave ad incagliarsi.
Soprattutto teneva a farmi visitare una struttura in cemento armato: una specie di bunker con delle strette feritoie; e mi spiegava che si trattava di un nido per mitragliatrici pesanti, costruito al tempo della guerra per difendere il porto dalle incursioni nemiche.

Dissolvenza

 

(Palermo, il 9 luglio 2021)

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29 giugno 2021 2 29 /06 /giugno /2021 06:43
Villa Piccolo di Calanovella - Foto di Maurizio Crispi - 2011

Sogno che devo andare ad una festa
In realtà, c'è un programma molto elaborato, io devo accompagnare qualcuno da qualche parte. E mi offro di farlo, così, al passaggio - o al ritorno, ora non so - potrò passare dal luogo dove si svolge questo evento festaiolo. Cosa che è, poi, il mio obiettivo primario.
E adesso sono lì. Noto che c'è molta confusione. Ma, del resto, che festa sarebbe senza confusione?

E' che, dall'inizio della pandemia, all'atmosfera delle feste mi sono disabituato. Anche se si potrebbe dire pure  - e forse questo è  più credibile - che, in generale, l'atmosfera delle feste non mi è mai piaciuta.

Andando in giro, noto che c'è una grande polla d'acqua fresca, abbastanza grande per starci tutti seduti dentro o immergercisi dentro totalmente, se ci si corica, lasciando fuori soltantaìo la testa.

C'è un punto, però, in cui la polla si approfonda maggiormente, ci sono spruzzi e correnti di bollicine, come se fosse una gigantesca iacuzzi.

Ci sono molti dentro la vasca, altri se ne stanno fuori, chi seduto sul bordo, chi in piedi, a formare piccoli capanelli e gruppi di leziosa conversazione..
Uomini e donne.
Tutti in costume adamitico, con naturalezza e senza alcun pudore.
Donne dai seni opulenti, altre con la fica depilata, alcune con il piercing sull'ombelico e sulle grandi labbra.
Mi immergo voluttuosamente nella vasca e scendo giù in apnea.
C'è un corpo femminile accanto al mio e mi sposto fino ad avere - sempre sott'acqua le mia labbra a contatto con la sua fica, che - per quanto in apnea -  comincioa leccare: la sensazione che ne traggo è dolcissima. Indugio a lungo, girando attorno alle sue labbra, poi penetrando in profondità.
Pur immerso nella 'acqua riesco ad avvertire la fragranza e il sapore di quel frutto che sono sublimi: si tratta per me di qualcosa da tempo dimenticata. Ed è come ritornare a casa.
Continuo a leccare e a succhiare incurante del fatto di essere a corto di respiro. Anzi, l'essere in una condizione di leggere asfissia rende ancora più sublime questo momento che vorrei prolungare all'infinito.
Resisto sinchè posso ma poi riemergo a prendere una boccata d'aria e quindi di nuovo giù.
Ma questa volta la fica che mi si presenta è quella di una donna diversa: è una fica depilata e fglabra, ed anche questa prendo a leccarla con rinnovato vigore e volutà, abbeverandomi dei suoi succhi.
Poi, di colpo, devo smettere. La realtà mi chiama, con le sue incombenze.
Adiòs

Adiós muchachos, compañeros de mi vida!

... e dissolvenza.

(22 giugno 2021)

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26 giugno 2021 6 26 /06 /giugno /2021 06:56
Agriturismo Villa Dafne (Alia) - foto di Maurizio Crispi

La Sicilia dell'interno, specie se si abbandona l'autostrada, possiede tuttora un aspetto primordiale.
Si possono vedere campi dove ancora si succedono i lavori secondo un preciso calendario,  i campi di fieno tagliato eleballe fgià pronte per la conservazione nei fienili, e quelli di stoppie, quelli che già vengono dissodati, in preparazione della semina per il frumento del prossimo anno,e gli uliveti e le vigne. Ed altri alberi da frutta, in piccoli appezzamenti ben temuti.
E poi qua e là pecore che nella calura del meriggio, dopo aver pascolato fanno la ruota per proteggersi dal caldo (un comportamento di gregge protettivo, che tanto ci potrebbe insegnare) e ci sono mucche che ruminano placide.
Su tutto domina il silenzio, scarsissima la presenza umana, anche il passaggio di auto è limitatissimo: sembra di stare in un pianeta diverso.
E ci sono le cittadine arroccate nei punti più elevati, spesso dello stesso colore della roccia o della terra: hanno un aspetto antico, come mille anni fa, o come le città e i paesi dell'entroterra siculo descritti da Vittorini.
Dovunque, al limitare della provincia di Palermo e quella di Agrigento, si intravede la massa imponente di Rocca Palumba, con i suoi maestosi 1900 metri di altitudine e la sua apparenza sfaccettata, cosicché assume un aspetto diverso a seconda del lato da cui la si guardi.
Cammini e, all'improvviso, intravedi questo gigante maestoso che appare nitido sullo sfondo del cielo azzurro, oppure che si erge come fantasma nella caligine del giorno estivo che volge al tramonto.
E ti chiedi, se non sai: "Cosa sarà mai questa montagna imponente?"  
E' perturbante. poichè a volte in questo suo apparire improvviso ha la stessa sostanza del sogno. E qualcuno potrà risponderti: "E' Rocca Busambra!".
Se invece sai già, riconosci che è una presenza amica che ti appare però ogni volta metamorfica, ma sempre con le sembianze di un gigante.  
Sì, ogni tanto si incontra un rudere, ma potrebbe essere di ora come anche di cento o di duecento anni fa. Non è indicativo dell'abbandono o della malora imminente. Epperò, come segno dell'abbandono da parte dell'uomo (in questo caso da parte dello Stato) si possono incontrare caselli ferroviari ormai caduti in disuso  da tempo e in rovina, oppure case cantoniere altrettanto in rovina. Per questo motivo, si rimane quasi sorpresi quando ci si imbatte in un passaggio a livello chiuso e, dopo un'attesa di qualche minuto, si vedi passare un treno  sferragliante, composto però di due soli vagoni, che sembra venire dal nulla ed andare verso il nulla.
In questi luoghi il tempo non è andato avanti, piuttosto sembra essere rimasto fermo, fissato ad un ritmo antico che l'era digitale non è riuscito a scalfire, per nulla.
Una bella differenza con le campagne della linea costiera del Palermitano che languono il più volte in uno stato di abbandono, poco curate dai proprietari, perché ormai i costi della mano d'opera sono proibitivi e gli agrumeti non sono più redditizi, quando molti fecero la follia di convertire gli uliveti, cancellando piante secolari.

 

26 giugno 2021

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25 giugno 2021 5 25 /06 /giugno /2021 11:57

1. Scene di campagna

La miseria (foto di Maurizio Crispi)


Le foglie del carrubo cadono a terra
senza volteggiare
sono pesanti e rigide e sembrano dischetti di cartone sottile
un po' accartocciato
Addirittura, quando toccano il suolo,
si sente un piccolo suono secco
Anche gli aghi di pino cadono
perchè è il periodo del ricambio e della muta
basta un alito di vento e quelli vecchi vengono giù
che è un piacere,
anche loro duri ed ispidi
e altamente infiammabili
ottimi per innescare un fuoco
Ed anche le foglie morte del corbezzolo o dell'ulivo
possiedono una loro intrinseca durezza
Per loro è tempo di ricambio
Ed io, giorno dopo giorno,
con pazienza, ma anche con piacere,
mi impegno a togliere via questa coltre di foglie secche
che crocchia sotto i piedi
Ci sono delle farfallette gialle che svolazzano qua e là
poggiandosi sui i primi fiori di gelsomino e sulle inflorescenze della lavanda
Sono indaffarate nell'unico giorno della loro vita da farfalla
E i colombacci selvatici si levano in volo a stormo
uscendo dalle chiome dense degli alberi
dove si annidano per riposare
ed intanto la poiana osserva dall'alto
inanellando giri
e, di tanto in tanto, fischiando il suo richiamo

 

2. Scene di città

Incidente a Palermo, il 26 giugno 2021 - Foto di Maurizio Crispi

 

Le vie della città sono fumose di gas di scarico
sin dalle prime ore del mattino
Le case e le strade hanno un aspetto polveroso,
vecchio,
facciate fatiscenti,
sulle quali spiccano
pompe di calore immacolate
che vomitano torrenti di aria calda
parabole e antenne tirate a lustro
I marciapiedi sono rotti e cosparsi di buche,

talvolta voragini
e infestati da una selva di pali piantumati
per i segnali stradali
e di altri supporti per le affissioni pubblicitarie
messi alla rinfusa in assenza d'un piano
ma solo per progressive e caotiche giustapposizioni
Tutto è avvolto in una caligine densa
che impedisce la visuale nella lontananza
Monte Pellegrino è una massa indistinta e sfumata
E così anche le montagne che attorniano
la Conca d'Oro non più d'oro,
oggi non più densa del verde di agrumi
e dell'arancione vivo dei loro frutti
ma solo ricoperta di cemento e di asfalto
Il caldo è forte e soffocante
La morsa dello scirocco non accenna a sciogliersi
Anche qui, nella città inospitale, foglie secche in quantità,
e tra di esse occhieggia un calzino abbandonato
Nessuno rimuove foglie e calzini
e tutte le altre schifezze
Da tempo non vedo più in azione spazzini operosi
quelli che giravano capillarmente per le vie del quartiere
con i loro strumenti da netturbini
e il doppio secchio a ruote
- un tempo erano chiamati spazzini,
oggi sono operatori ecologici
e guai a chiamarli spazzini perchè si offendono
e se li chiamerai spazzini
anche loro invocheranno il DDL Zan
per accusarti di discriminazione  -
sacchi debordanti di monnezza
accatastati lungo le strade
odori immondi e miasmi fetidi,
proicessi di decomposizione/fermentazione
all'opera,
le auto inquinano e strombazzano
Marciapiedi impraticabili
un vero percorso ad ostacoli
per disabili e per mamme con bimbo in passeggino
Non parliamo poi degli anziani incerti sulle gambe
Honk honk honk
Tutti a premere il clacson
come ossessi
in un'infernale cacofonia
Una moto smarmittata passa in accelerazione
lasciando dietro di sé un rombo di tuono
Passano auto che sono diventate casse di risonanza
per potenti sound system mobili,
facendo vibrare i vetri delle altre auto
e le sventurate membrane dei timpani,
con impossibili note in stile neo-melodico
Cacofonia di suoni
ma anche melange di odori non buoni
Un'atmosfera malata e malsana
Un senso di scoramento e di sconforto
Eppure tutti sono contenti e giulivi
perchè si sono lasciati la pandemia alle spalle

Must this be the place?

 

Palermo, 25 giugno 2021

Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi

Foto di Maurizio Crispi

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17 giugno 2021 4 17 /06 /giugno /2021 16:38
Bla bla bla (il balbettio dei media)

Bla bla bla
Sempre le stesse cose
I temi del giorno, i tormentoni
I media conformisti
si copiano a vicenda
Verrebbe da pensare che per certi argomenti
abbiano delle parole d'ordine
dalle quali non si deve derogare
Come ad esempio la difesa della strategia vaccinale (giusto),
oppure la quotidiana celebrazione della decrescita felice dei numeri pandemici
(argomento fuorviante)
E poi ci sono le altre topiche
che fanno da riempitivo
Gli Europei di calcio,
la notte prima degli esami,
gli esami,
il giorno dopo gli esami,
i nuovi contagi
i nuovi ingressi nelle terapie intensive
l'andamento della campagna vaccinale
il tormentone astra zeneca e le morti per trombosi
La rava e la fava
Sempre la stessa litania
Non cambia mai nulla
La musica è sempre la stessa
In fondo, i notiziari potrebbero essere dati
usando sempre gli stessi palinsesti,
modificandone soltanto i luoghi e le date
Un occhiata al calendario...
Cosa ricorre oggi...
Ah bene!
E lì a sciorinare la stessa minestrina di sempre cotta e ricotta,
fatte le dovute variazioni
mutatis mutandis

Quando capito casualmente in un'emittente
ed ascolto distrattamente
mi sento quasi nauseato,
per questo instancabile balletto,
apparentemente ridda di notizia,
ma si tratta sempre della stessa cosa
E poi i conduttori a pavoneggiarsi
a sciorinare le loro conoscenze,
a mostrarsi competenti e conoscitori di tante cose,
ma c'è alle loro spalle
una sapiente regia che li guida
nel parlare sempre delle stesse cose,
fornendo loro le veline con gli aggiornamenti necessari
o con qualche sintetica voce d'enciclopedia
o un gobbo per ogni intervento
per potersi mostrare competenti,
con gli stessi toni,
con le stesse voci flautate e suadenti.
Il vero messaggio sono gli inserti pubblicitari
onnipresenti
e le menzogne scodellate
per indurre a comprare questo o quel prodotto,
a "consumare"
In fondo, penso che sia meglio il totale silenzio di parole
che fa parte della rigorosa regola quotidiana in certi conventi
e istituzioni monacali.
Stare sempre - o quasi - in silenzio,
non proferire verbo,
poiché di fronte all'immenso immanente
qualsiasi parola possa uscire dalla bocca di un parlante
è inadeguata o blasfema
Tacere è un segno di umiltà e di accettazione della propria finitezza.
Detesto coloro che hanno sempre qualcosa da dire
e che danno di continuo aria alla bocca.

Diluvio di parole vuote: uno dei tratti salienti
del cosiddetto "intrattenimento" mediatico.
Quanto lo odio e quanto non sopporto i suoi rappresentanti!

(17 giugno 2021)

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15 giugno 2021 2 15 /06 /giugno /2021 12:16
Kafka, La metaformosi

C'era un tempo in cui...
C'era un tempo in cui viaggiavo
e partivo anche senza pianificazione,
seguendo un improvviso impulso o un semplice desiderio
C'era un tempo in cui correvo e ho smesso
C'era un tempo in cui andavo in giro,
raggiungendo anche i posti più remoti,
seguendo gli eventi podistici e scattavo foto
e ho smesso
C'era un tempo in cui andavo in palestra per tenermi in forma
e ho smesso
C'era un tempo in cui ancora usavo la moto
e ho smesso
C'era un tempo in cui andavo in bici e facevo lunghe escursioni
e allenamenti fuori città
e ho smesso
C'era un tempo in cui sfumazzavo
e ho smesso
C'era un tempo in cui andavo a sedermi al bar
a prendere un aperitivo oppure un caffè
e ho smesso
C'era un tempo in cui cercavo di tenere vivi dei contatti sociali,
anche se pochi, non importa,
e ho smesso
C'era un tempo in cui mi mi piaceva andare al mare
e ho smesso
C'era un tempo in cui mi piaceva l'estate
quando arrivava con il suo caldo torrido,
ma carica delle sue promesse
e ho smesso di amarla
C'era un tempo in cui facevo molte altre
di cui ora nemmeno mi ricordo
tanto sono remote
e ho smesso di farle
C'era un tempo in cui andavo al cinema
talvolta più volte in una settimana
e ho smesso
C'era un tempo in cui mi piaceva fare sesso,
senza non potevo stare,
e ho smesso
Mi si è ristretto l'arazzo della vita
senza che nemmeno me ne accorgessi
Mamma! Mi si è ristretta la vita! - grido,
ma nessuno raccoglie la mia disperazione
Dal cielo muto non arrivano presagi
Cosa rimane?
Poco, solo un piccolo margine
Una vita minimale
Lavoro in campagna
Sposto pietre
Costruisco muri a secco
Impasto il cemento
Brucio le erbe secche e le ramaglie
Leggo in continuazione,
forse per riempire i vuoti
Scrivo al PC
Coltivo memorie e ricordi
(talvolta evanescenti, così da dover andare sulla luna a recuperarli)
perchè rappresentano l'ultima spiaggia
che mi è rimasta
Vivo ogni giorno una vita quotidiana
fatta di obblighi e doveri
Tiro la carretta
ma non ricevo nessun ringraziamento
da quelli che vi sono trasportati comodi
Vengo trattato male e offeso e vilipeso
Sono un servitore
Un servo di scena
Nulla di più
Conosco il copione
Potrei dare le battute mancanti
ma sto solo in silenzio
in silenzio
in silenzio
Mi sento inadeguato
Ogni tanto arriva un raggio di sole ad illuminarmi
ma è solo per un istante
perchè poi si sposta da un'altra parte
lasciandomi di nuovo nel buio a brancolare
Anzi, quel raggio di sole preferirei non doverlo vedere mai
perchè ogni volta che arriva ad illuminarmi
mi guardo meglio,
come con una lente di ingrandimento,
vedo quel che son diventato
e tutto quello ho avuto e che non ho
e mi sento inadeguato
un piccolo calimero triste
un brutto anatrocollo che rimarrà sempre tale e
che mai più tornerà ad essere cigno maestoso
oppure come Gregor Samsa
che un bel dì, al risveglio,  si riscopre trasformato
in scarafaggio incapace di farsi capire e comunicare
e persino di essere riconosciuto

Per ogni cosa c'è un tempo.
Per ogni cosa c'è stato un tempo.

(Palermo, il 15 giugno 2021)

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14 giugno 2021 1 14 /06 /giugno /2021 09:09
Ulivo d'inverno da poco potato a Piano Aci (2014) - Foto di Maurizio Crispi

Oggi non scriverò nulla.
Vado in sciopero della scrittura.

Alcuni fanno lo sciopero della fame ed io farò quello della scrittura.
In verità è da giovedì che non ho aperto il laptop (ma ora sì).
Silenzio su tutta la linea.
Frammenti di sogni si affollavano nella mia mente ad ogni risveglio e avrei voluto scriverli. Non lo scritti subito e li ho persi.
Sono stato distolto da altre attività: in campagna ho sempre da fare all'aperto. Non finisco mai. E quei frammenti onirici che mi sembravano così intriganti e promettenti sono rapidamente svaniti.
Ma c'era anche il fatto che volevo dedicare più tempo alla lettura.
Un romanzo mi aveva preso più di altri ed ero intenzionato a finirlo in un breve giro di tempo.
Quindi, mi sono concesso il lusso di stare seduto su di una sdraio all'ombra ampia di un albero di corbezzolo che ho potato, nel corso degli anni, in modo tale che assumesse la forma di un grande ombrello, dispensatore di frescura.
Penso che ogni tanto sia importante astenersi del tutto dal compiere le attività che sono diventate routine e darsi un tempo di pausa.

Le cose quotidiane e certi eventi che si addensano improvvisamente tutti insieme a volte sono come il gorgo del Maelstrom che ti risucchia inesorabilmente verso il basso. Il narratore, nel famoso racconto di Poe, "Una discesa nel Maelstrom" scopre man mano che osserva l'imbarcazione su cui si trova scendere sempre più a fondo verso il cuore del gorgo (e lui è impotente e fragile come un fuscello) osserva, in quello stato di lucidità che solo il terrore puro in certe circostanze può dare, che gli oggetti più grossi e pesanti vanno giù più velocemente e, allora, prendendo una decisione eroica, dopo essersi legato ad un barile vuoto, si butta dalla barca.
Mentre lui risalirà a poco a poco la china del gorgo, potrà osservare che l'imbarcazione con il fratello rimasto a bordo (che, per paura, ha rifiutato di lasciare quella falsa sicurezza) viene risucchiato in basso sino a scomparire.
MI viene in mente questo per dire che, a volte, l'esercizio della leggerezza serve appunto a non essere risucchiati nei gorghi della vita. Ma volte non ci si può in ogni modo sottrarre e bisogna discendere sino al fondo.
Dopo questa sosta, oggi sono di nuovo qua.
Ma comunque ho deciso di non scrivere nulla.
Anche se mi rendo perfettamente conto che, così dicendo, sto enunciando una patente contraddizione dal momento che proprio per esprimere questa mia decisione sto scrivendo, battendo le dita sulla tastiera come un forsennato.
Del resto, le contraddizioni sono il pane della vita, senza contraddizione non c'è evoluzione, non c'è sintesi, non c'è alcun salto esperienziale.
Non credo si possa immaginare una vita interessante e movimentata senza contraddizioni.

 

Palermo, il 14 giugno 2021

Oggi non scriverò nulla. Riflessioni sulla leggerezza
Oggi non scriverò nulla. Riflessioni sulla leggerezza
Oggi non scriverò nulla. Riflessioni sulla leggerezza
Oggi non scriverò nulla. Riflessioni sulla leggerezza
Oggi non scriverò nulla. Riflessioni sulla leggerezza
Oggi non scriverò nulla. Riflessioni sulla leggerezza
Oggi non scriverò nulla. Riflessioni sulla leggerezza
Oggi non scriverò nulla. Riflessioni sulla leggerezza
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4 giugno 2021 5 04 /06 /giugno /2021 07:03
Foto di Maurizio Crispi

Ci sono giorni

Ci sono giorni che vorresti non ci fossero

Giorni in cui desideri che venga presto il buio
per infilarsi a letto e dormire
dormire, sognare forse
Ma le notti sono opache e non portano consiglio

Ci sono giorni in cui vedi il mondo scorrere accanto a te
e ti senti estraneo a tutto
straniero in terra straniera

Le letture sono il rifugio
ma volte anche questo rifugio fa cilecca
Le porte per entrare in altri mondi
restano chiuse
E i libri rimangono inerti
non parlano più,
non raccontano,
non rassicurano,
non più sono portali d'accesso alla meraviglia
e scorciatoia al sogno

Ci sono giorni in cui puoi solo attendere
Ma l'attesa sembra troppo lunga,
uno stillicidio
in cui ogni secondo vale come un'eternità

Ci sono giorni in cui aspetti il momento
per metterti davanti alla tastiera del laptop
e lasciare che le dita inizino la loro magica danza
anche se all'inizio tutto pare legnoso ed incerto,
a volte meccanico
a volte imbalsamato,
privo di vita

Eppure so che, se ce la farò,
a dar vita a frasi e a parole,
sarò salvo


Ricordo che quando correvo e mi allenavo ogni giorno
spesso al mattino muovere i primi dieci passi
era una fatica abominevole,
sembrava di dover correre tirando alle mie spalle
il peso di un quintale
Eppure poi, la sensazione di fatica si scioglieva
e subentrava il piacere puro del movimento

Ci sono giorni in cui è la disciplina
che hai impresso alla tua vita a salvarti dal naufragio

La disciplina e i libri

E ancora una volta
lacrime, sudore, sangue

Alcuni dicono: no pain no gain

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28 maggio 2021 5 28 /05 /maggio /2021 16:22
Locale predisposto per una riunione condominiale , marzo 2021 (foto di Maurizio Crispi)

Ho sognato
Camminavo
Camminavo in una valle arida e desolata, piena di polveri e di miasmi: più che un luogo disegnato dalla natura, pareva una infossatura, simile ad una vallata - o meglio un avvallamento - che interrompeva la piatta distesa di un'infinita distesa di rifiuti solidi, interpunta da pozze di liquami fetidi e maleolenti, scintillanti sotto i raggi di un sole implacabile e fumanti.
Dopo aver compiuto questa lunga traversata, mi ritrovavo in una camera che mi risultava familiare nell'aspetto, ma in rovina, polverosa e puzzolente, con l'aria pesante, poiché le finestre erano state per lungo tempo rinserrate.
Uno che era stato mio silenzioso compagno di viaggio si muoveva in giro per aprire le finestre e per cercare di rendere l'aria più respirabile. Nello scostare i pesanti tendaggi i cui colori e disegni originali erano soltanto un'ombra, del tutto stinti ormai, questi si sbriciolavano e cadevano a pezzi. E ciò accresceva la sensazione di disperazione e di mancanza di speranza.
Il mio silenzioso compagno di viaggio, addirittura, per arieggiare meglio levava gli infissi della finestra e li appoggiava al muro.
Ma non c'era niente da fare, quella non era più casa: era solo una stamberga, un catoio degradato: nulla di ciò che era stata un tempo poteva essere salvato. Nulla poteva tornare a rivivere come prima.

[stacco]

In un momento successivo, mi ritrovavo in un hub vaccinale.
Tutt'attorno stesso spettacolo di desolazione di prima, come se fossi nel bel mezzo di una città devastata da una catastrofe o da un evento apocalittico di inimmaginabili proporzioni.
E dovevo fare due cose urgenti.
Ricevevo dal mio medico curante una serie di schede e di vaccini: zaino in spalla, dovevo andare in giro a fare delle vaccinazioni domiciliari.
L'altro motivo per cui mi ritrovavo nel centro vaccinale era che io stesso dovevo sottopormi alla vaccinazione di richiamo.
Mi presentavo allo sportellino blindato e dicevo, parlando attraverso una stretta fessura, che ero lì per questo.
Dall'interno, l'addetto alla reception mi chiedeva il documento attestante la precedente somministrazione e le schede già compilate.
Mi accorgevo con imbarazzo e fastidio che non avevo nulla con me.
Andavo a rovistare nel mio zaino che avevo lasciato da parte. Guardavo dovunque, tasche e tasconi compresi nella mia meticolosa ricerca, e niente! Non avevo con me nessuno dei documenti richiesti.
Tornavo allo sportello e, pieno di frustrazione, riferivo all'impiegato della mia ricerca infruttuosa.
Lui a questo punto mi chiedeva se avessi il codice che mi era stato attribuito, al momento della prima vaccinazione, come fosse il numero che veniva impresso, in forma di tatuaggio, sulla superficie anteriore dell'avambraccio dei deportati nei campi di concentramento.
E, sì, tornavo a rovistare nello zaino e vi trovavo un talloncino autoadesivo, con un codice a barre e sotto di esso, anche un codice numerico.
Mostravo il talloncino all'impiegato che a questo punto annuì: "Vediamo cosa posso fare!" per poi andarsene, ciabattando abbuttato, in un'altra stanza, probabilmente a rovistare in uno schedario.
Wow! L'Uomo dell'Hub ha detto yes!, pensavo tra me e me, sollevato e giulivo.
Rimanevo in attesa, ma - nello stesso tempo - respiravo di sollievo, perché così avrei potuto completare la mia vaccinazione e svolgere la mia attività di vaccinatore itinerante, senza che le dosi di vaccino che mi erano state affidate andassero a male.

Inaugurazione dell'Hub vaccinale di Cinecittà (da internet)

 


Dissolvenza

Chi sa perchè si parla di "Hub" vaccinali, e non di "centri" vaccinali? Cosa è mai questa anglofonia ridicola da parte di persone - come siamo mediamente noi italiani - che per lo più non hanno molta propensione a parlare le lingue straniere? E invece abbiamo espressioni come hub vaccinale, oppure road map delle vaccinazioni e altre espressione che invadono i comunicati e che diventano come un'epidemia. Già l'infodemia è anche questo. L'uso a tempesta di determinate parole, senza in alcun modo chiedersi il perchè e il per come. Come, ad esempio, l'altro tormentone che à la "bomba d'acqua" per indicare un piovasco improvviso e violento.

Molti non sanno che "hub" può avere questi significati, limitandosi a ripetere pappagalescamente la parola:

  1. In una rete informatica, dispositivo che collega i vari clienti al server, raccogliendo i cavi provenienti dai diversi computer.
  2. Aeroporto internazionale di transito, cui fanno capo numerose rotte aeree e che raccoglie la maggior parte del traffico di un dato paese.

La parola "hub" peraltro entra in alcune parole composte come, ad esempio, "wheel hub" che è l'espressione equivalente in Inglese del nostro termine "mozzo della ruota".
L'immagine del mozzo della ruota estende i possibili significati della parola "hub", al di là dei riferimenti informatici, poichè starebbe ad indicare il punto in cui tutti i raggi convergono: e dunque potrebbe diventare illuogo di convergenza di attività di vario tipo, un nodo, un punto focale.
Per noi che siamo Italiani, tuttavia a ben vedere, la semplice parola "centro" per dire "Centro vaccinale" rimane molto più azzeccata e pertinente.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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