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1 febbraio 2022 2 01 /02 /febbraio /2022 08:50

Fu vento o fu tuono?
Sono stato svegliato da un rombo,
nel silenzio della notte
Ho pensato che - fosse stato vento -
quella raffica avrebbe potuto lacerare
il telo della tenda da sole
ancora aperto,
per via della mia indolenza
e sono andato a verificare, ciabattando

Niente vento, ma pioveva e pioveva,
a grossi goccioloni fitti,
e brontolava il tuono
Appurato ciò,
me ne sono tornato a letto

Ma, niente, il sonno tardava a tornare
e allora, nel buio, ho preso ad ascoltare
un raccolta di composizioni
del grande Maestro Morricone

Forse, poi, il sonno è arrivato,
non so
In ogni caso, al sonno che stentava,
io cullato da quelle note,
non ci ho pensato più

Sveglio o dormiente che fossi
c'era la musica che mi confortava
e che, riempendo il silenzio,
mi raccontava storie

 

Ennio Morricone, Murale di Andrea Buglisi

 


___________________________________________________
A Bagheria, nell'ottobre 2020, nell’ambito della riqualificazione di un quartiere cittadino, è stato inaugurato un gigantesco murale, opera del pittore di Street Art Andrea Buglisi, e patrocinato dal Rotary Club Bagheria.
Vi è ritratto il grande maestro Ennio Morricone, cittadino onorario di Bagheria, che, poggiando l’indice di traverso sulle labbra, invita al silenzio per dare spazio alla musica.
Sullo sfondo campeggia anche un’immagine di un altro grande maestro, icona del cinema italiano, il bagherese Giuseppe Tornatore le cui pellicole, come si sa, sono impreziosite dalle colonne sonore di Morricone.
Sin dal suo primo apparire il murale ha suscitato polemiche che non si sono del tutto smorzate. In tanti hanno visto in quell’immagine intimante il silenzio nella via Roccaforte, a “cento passi” da quello che fu uno dei nascondigli del boss Bernardo Provenzano, ospite in casa della mamma del mafioso, poi pentito, Sergio Flamia, il retaggio di un atteggiamento omertoso tipico di Bagheria, luogo di mafia in passato tristemente famoso.
E da più parti si è detto che si sarebbe potuto omaggiare diversamente Morricone, magari con una delle tante immagini scattate nel giorno in cui 14 anni fa gli fu conferita la cittadinanza onoraria di Bagheria.

(Da lasicilia.it)

Una preoccupazione eccessiva quella espressa da alcuni, come riportato dall'estensore dell'articolo: da quando, passando casualmente da quel luogo di Bagheria, ho preso ad ammirare il gigantesco murale, non mi è mai passato per la mente che quel dito esortante al silenzio, potesse inneggiare all'omertà mafiosa.

 

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26 gennaio 2022 3 26 /01 /gennaio /2022 10:20
Desolation Row (foto di Maurizio Crispi)

Oggi, come ogni martedì e giovedì, siamo partiti da Corso Calatafimi dove mio figlio Gabriel frequenta il corso di climbing, presso la Caserma CIRO SCIANNA.
Da quando il passaggio sul ponte Corleone si è fatto più complicato io - solitamente - preferisco prendere la via del mare oppure passare da via Oreto per immettermi sull’autostrada in direzione Bagheria: ambedue i percorsi pedalabili e senza grossi ingorghi.
Questa volta Gabriel mi dice:  “Dai, dai, prendiamo dal ponte Corleone, traffico non c’è n’è!”.
Io: “Ma non se ne parla nemmeno! Non voglio stare fermo nell’ingorgo!”
Gabriel: “Io voglio fare quella strada!” (E mentre così dice s’imbroncia tutto).
Io: “Ed io no! Certo per te è comodo! Tanto se incappiamo nell’ingorgo tu ti puoi distrarre, puoi giocare, dormire, leggere ed invece io dovrei starmene tutto il tempo [come un crasto - lo penso, ma non lo dico] al volante!”
Dopo questo scambio, silenzio per un po’.
Al momento di tirare dritto verso Piazza Indipendenza, decido repentinamente di svoltare per viale della Regione Siciliana in direzione del famigerato ponte.
Perché? Voi direte per un improvviso ed irrefrenabile bisogno masochistico! Ed invece no! E allora cosa mi ha spinto?
Ho pensato di cedere alla richiesta irragionevole di Gabriel per mostrargli che quando mi chiede qualcosa non sono sempre quello che dice “no!”, insomma!
E ci dirigiamo verso il ponte…

Penso tra me e me: magari la strada è libera! Non si può mai sapere! Dopotutto, è dalla fine di dicembre che non lo attraverso… da quando, cioè, hanno introdotto nuove - stringenti - regole.
Dico a Gabriel: “Hai visto? Ho deciso di seguire il tuo consiglio… ma se troviamo l’ingorgo, non dovrai chiedermi più di fare questa strada!”.
Vabbé - dice lui - se c’è l’ingorgo e avremo da aspettare, almeno potremo stare a chiacchierare!
(Molto ottimista il ragazzo! mA anche apprezzabile che abbia espresso questo pensiero)
E i guai arrivano quasi subito, senza farsi attendere…

 

Traffico sul ponte Corleone, a Palermo (foto di Maurizio Crispi)

Muro di automobili e di camion e di autotreni che si muovono a passo di lumaca verso la strettoia che è stato posta un paio di centinaia di metri prima del Baby Luna. Non c’è alcuna via di fuga, nessuna scappatoia.
“Ora dobbiamo soffrire - gli dico - Hai visto? Cosa ti avevo detto? Questo muro di auto è la prova più evidente che avevo ragione io nel non voler fare questa strada!”.
Gabriel: “Scusa, papà! La prossima volta non te lo chiedo più!” […pentimento tardivo!]
Io: “Dai, dai, visto che siamo fermi, facciamoci una foto!”.
Primo scatto: e Gabriel è accigliato, come lo sono io, sel resto.
“Noooo! Così mutriato non va bene!
Dai proviamoci ancora, ma dobbiamo essere sorridenti… dai, dai, sbrighiamoci se no i poliziotti in macchina davanti a noi si accorgono che stiamo facendo la foto e ci arrestano!”.
[Unica soddisfazione è che anche quei poveri poliziotti sono bloccati nel mega- ingorgo, da cui non potrebbe passare in caso di urgenza nemmeno uno spillo]
E, finalmente, riusciamo a fare una foto tutti sorridenti, quasi raggianti…
Ne usciremo fuori, a passo di lumaca.
A picca a picca…
Il passaggio dal Ponte Corleone, da anni a rischio di crollo, rimane un’autentica impresa ed é davvero una vergogna che la principale via di uscita da Palermo ed anche di transito per Catania e Messina debba debba essere in questo stato che é una dichiarazione di impotenza, incapacità ed inettitudine di chi ci governa, dall’amministrazione comunale a quella regionale. Occorrerebbero provvedimenti straordinari e di lungo termine ed invece tutto quello che noi cittadini abbiamo ottenuto è il caos eletto a condizione di quotidiana ordinarietà.

E rimaniamo pertanto in attesa, di soluzione provvisoria in provvisoria, del disastro annunciato.

Foto di Maurizio Crispi

 

A passo di lumaca, ce la faremo, ovvero “a picca a picca”…
A passo di lumaca, ce la faremo, ovvero “a picca a picca”…
A passo di lumaca, ce la faremo, ovvero “a picca a picca”…
A passo di lumaca, ce la faremo, ovvero “a picca a picca”…
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19 gennaio 2022 3 19 /01 /gennaio /2022 19:32
Natale è andato via (foto di Maurizio Crispi)

Gennaio volge al termine, ormai
Come sempre, sta volando via veloce,

come le renne del Natale
Se i mesi passano, tuttavia,  la pandemia resta

Ed è questo il terzo inverno del nostro scontento
Sembra ormai così lontano il tempo
in cui a febbraio 2020 si cominciava a parlare
di casi di un'infezione respiratoria nella lontana Cina
Molti hanno pensato che la cosa non li riguardava
Epppure il virus era già tra noi,
girava silenzioso ed invisibile
Poi, hanno cominciato a manifestarsi
i primi casi, da noi, in Europa
e nel resto del mondo
E, ancora, alcuni pensavano:
non sarà nulla di più d'una banale influenza!
Eppure gli ospedali erano sempre di più intasati
e la gente moriva, spesso da sola e senza alcun conforto
da parte dei viventi
E' passata la prima onda
Poi è arrivata la seconda
e poi la terza che si è manifestata
quando già erano disponibili i vaccini
Decremento dei casi, grande euforia,
cuorcontenti e tutti giù per terra
Ed è arrivata la quarta ondata,
che è quella che stiamo vivendo adesso,
malgrado i  vaccini
Anche i vaxinati si infettano
(pensiero che era stato respinto dagli euforici del vaccino)
e si ammalano
(anche se forse in maniera più lieve)

Ma anche i covidati non sono immuni dalla recidiva
Siamo stati afflitti da una ridda di varianti,
una appresso all'altra,
ed altre forse se ne annunciano
meno aggressive, più aggressive,
più letali, meno letali
non si sa
Tutto e il contrario di tutto
Si procede a tentoni
Il fatto vero è che, quando andammo al primo lockdown,
pensammo che sarebbe stata una cosa di poco tempo
e, invece, siamo ancora qui
Ne avremo per molto tempo ancora?
Non si sa!
Intanto, siamo afflitti da ben altri problemi
che ci arrivano addosso come treni espresso
senza che nessuno faccia nulla per arginarli
come il pazzesco rincaro delle bollette delle utenze
o del costo della vita
o il promesso rincaro del canone RAI
e, non ultimo fatto di cui preoccuparsi, per noi italiani
un'elezione problematica del nuovo Presidente

Vorrei scendere da questo autobus che comincia a starmi stretto,
ma penso che dovrò viaggiarci ancora a lungo

E sono sempre in tanti, in troppi,
a morire
per Covid e non per Covid,

amici cari
punti di riferimento negli anni passati
Scompaiono per sempre,
lasciando solo un ricordo

Persone che sino ad ieri c'erano
e che oggi, quando ti svegli al mattino,
scopri che non ci sono più

E allora per cacciare via la tristezza
lanciamoci tutti in una conga
longa longa e,alla fine,
stremati, tutti giù per terra

per non pensarci proprio più

Il topo mattacchione... Potrebbe essere l'idea per una favoletta morale di Esopo in tempi di Covid

Il topo mattacchione... Potrebbe essere l'idea per una favoletta morale di Esopo in tempi di Covid

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13 gennaio 2022 4 13 /01 /gennaio /2022 11:02
I miei cani (foto di Maurizio Crispi)

Non c'è davvero limite alla capacità creativa dei sogni

Questa notte ho sognato che, dovendo uscire di casa,
lasciavo i miei cani dentro, dietro la porta
Mi giravo per andarmene ed eccoli lì,
ambedue,
sul pianerottolo, festanti
e pronti per uscire
Dubitavo allora di me stesso
Ma li ho appena chiusi dentro!, mi son detto
Riaprivo la porta,
ed eccoli lì festanti
per il mio ravvedimento e la mia decisione di portarli con me
I cani originari e il loro duplicati


Li rinchiudevo tutti quanti in casa e mi accingevo ad andare
per svolgere le mie varie incombonze

 

Ed eccoli di nuovo lì sul pianerottolo,
scodinzolanti e festanti, intenti ad inscenare
una danza di giubilo tra le mie gambe
Mannaggia, mi sono di nuovo confuso!
mi son detto
I due birbanti li ho lasciati fuori,
anziché rinchiuderli dentro
Riaprivo di nuovo la porta
per cacciarli dentro
ed invece no!
Dentro c'erano già quattro cani,
due Black e due Flash
Quelli sul pianerottolo erano altre due copie conformi
dell'uno e dell'altra
Di nuovo mi riaffannavo a ricacciarli tutti dentro

 

Chiudevo la porta,
Ce l'ho fatta!, mi scappava
un'affermazione di giubilo
Adesso posso proprio andare!, sospiravo poi
Ma eccoli lì i due cani, come se nulla fosse successo
Altri due cani, altre due copie conformi
Ma così non c'è la farò più,
se i miei due cani continueranno a moltiplicarsi
senza limiti!

 

E così decidevo di portare con me
le due ultime copie conformi,
mentre gli altri sei me li lasciavo alle spalle
Risolverò più tardi il problema, pensavo
Ma come dovrò fare, in futuro,
se adesso i miei due cani
hanno imparato a replicarsi all'infinito?

 

Forse dovrei inventare un vaccino
per impedirne la clonazione illimitata

 

E se venissero fuori delle mutazioni aberranti?
 

Brrrrr! Non ci voglio nemmeno pensare!

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10 gennaio 2022 1 10 /01 /gennaio /2022 12:14
La Scala dei Turchi imbrattata dai vandali_2022_dal web

Dopo un lungo viaggio,
sono arrivato, assieme ad una comitiva di altre persone,
tutte a me sconosciute,
sino ad una grande spiaggia di sabbia bianchissima

Questo luogo offriva alla vista uno spettacolo strabiliante
Il mare era di un azzurro portentoso,
del pari il cielo sovrastante,
l'aria immota, senza una bava di vento
Ma la cosa più incredibile che riempì
tutti noi d'attonito stupore
era il fatto che la spiaggia fosse percorsa
in lungo e in largo
da enormi elefanti,
o, forse, considerandone le immani proporzioni,
si trattava di mammouth
Le enormi bestie
caracollavano spensierate sulla spiaggia,
affondando con le zampe
nella sabbia
che sembrava possedere la consistenza della neve fresca
La spiaggia vasta, lunga a perdita d'occhio
e larga, aveva un suo limite naturale,
dato da una linea ferrata
che correva su di un'imponente massicciata di pietre
di proporzioni ciclopiche,
tanto da apparire come una grande muraglia
delle scale, fatte di irregolari gradini,
consentono di passare dall'altro lato e di avvicinarsi alla riva
E, così, noi facemmo

Arriviamo nei pressi del mare
e ci accomodiamo sulla battigia,
pronti a fare un picnic con tutte le regole
Qualcuno aveva anche portato una grande tovaglia
a scacchi bianchi e rossi
altri delle stoviglie e dei bicchieri di plastica,
contenuti in un grande cesto,
altri delle provviste e delle bottiglie di vino
Tutto viene disposto sulla tovaglia
e si comincia a gozzovigliare
Io mi allontano dal gruppo festante
per ritrovarmi a camminare, da solo, sulla sabbia
laddove prima scorrazzavano i mammouth
Sprofondo sino a metà coscia nella sabbia,
procedendo a fatica, dunque
Benchè cedevole,
la sabbia non è insidiosa
non c'è risucchio in fondo
e, quindi, posso stare tranquillo
Ogni tanto m'imbatto nell'orma profonda
lasciata da uno dei mammouth di prima
e si tratta ogni volta d'una voragine
con il diametro di una colonna
Sono davvero impressionato
Dopo il picnic decidiamo di spostarci altrove,
sempre lungo la spiaggia

Giungiamo ad una zona di costa rocciosa
che ha l'aspetto di una cava di pietra
successivamente invasa dalle acque
Si presenta, dunque, come una zona lagunare
delimitata da grossi massi squadrati
che formano come dei terrazzamenti
M'inerpico su di essi, esploro
e sono estasiato dalla bellezza di ciò che vedo
Il mare lontano, azzurrissimo,
oltre la linea delle rocce,
i massi squadrati d'un bianco abbacinante
Vorrei scattare delle foto,
per documentare la meraviglia
Mi accorgo con disappunto, tuttavia,
di non avere con me la macchina fotografica reflex
ma soltanto uno smart phone
Cerco di scattare comunque delle foto, per sopperire,
anche se sono consapevole che non saranno scatti della stessa qualità
Mi inerpico cercando dei punti di ripresa favorevoli
Salgo su alcuni massi
e scopro di avere le vertigini
Temo di cadere giù mentre scatto le foto
e allora sono costretto ad accovacciarmi
per repirimere il senso di paura

 

Intanto, arriva nella laguna un'imbarcazione,
un burchio dipinto a vivaci colori
come le barche dei pescatori siciliani,
ma a prora vi sono disegnati con perizia
due occhi che guatano
come se l'imbarcazione fosse un'essere vivente
La barca viene tirata in secco
da pescatori vestiti con abiti tradizionali,
quasi fossero usciti da un romanzo di Verga
A forza di braccia e con ritmate incitazioni
il burchio viene issato a riva, all'asciutto e puntellata
Io fotografo ogni momento
Il mio dito fa scattare con frenesia
l'otturatore per ottenere una minuziosa sequenza
Alla fine tutti i figuranti si mettono in posa
per favorirmi per un ultimo scatto corale
E poi, in una spontanea coreografia,
si mettono tutti a ballare una tarantella
scatenata
tra rumore di nacchere e di tammorra e di mandolini
(dissolvenza)

Palermo, 10 gennaio 2022

 

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3 gennaio 2022 1 03 /01 /gennaio /2022 17:54
Uovo cosmico

Primo dell’anno andato
secondo giorno dell’anno,
del pari andato

 

Terza notte, un sogno
Nel Servizio di cui ero responsabile
Molta confusione, andirivieni
Uno squillare continuo di telefoni
Agitarsi delle persone, senza risultati
Sono nella mia stanza d’un tempo
Sento che devo andare via
Dove non so
Decido di prendere con me
Il telefono fisso della mia stanza
Per farne cosa?
Non so…

 

Oscuramente, sento che mi sarà utile
per comunicare
Con chi? Ancora una volta, non so…
Come sarebbe se oggi che tutti
sono ossessionati dall’essere in contatto l’uno con l’altro
con i telefoni mobili,
il morto portasse con sè il suo dispositivo nella bara
e, una volta giunto nell’aldilà potesse comunicare con i suoi cari?
Interessante prospettiva!

 

Comunque sia,
cammino con il mio zaino in spalla
e con il telefono fisso sottobraccio,
con il cavo di alimentazione pendente
Ma sono sempre nei locali del Servizio
Mi fermo a parlare con qualcuno
Mi seggo su di una scomoda poltroncina
Somministro del cibo
ad una che é stata appena portata
in ambulanza
e a cui è stata appena comunicata la notizia ferale
che é affetta da una malattia a decorso fatale
La imbocco con pazienza
con mezzi spicchi di arancia, sugosi
E lei li accetta di buon grado
Le lacrime dai suoi occhi
e la disperazione dal suo volto
pian piano recedono

 

Poi mi alzo e vado via
E finalmente sono all’aperto
Ma ho dimenticato il telefono fisso
(Come farò a restituirlo?
Dovrò rimborsarne il valore?
Oppure nessuno si accorgerà della sua sottrazione?)
Tanti interrogativi destinati a rimanere
senza risposta

 

Al posto del telefono
stringevo adesso nella mia mano un prallo
Non chiedetemi cosa sia,
perché vi dirò che non lo so
E chi è senza fallo
scagli la prima pietra
E quel prallo era proprio
Un gran bel prallo
So soltanto che era un oggetto in ceramica
finemente lavorata,
a forma di uovo, e che il suo interno
era cavo
come la Terra Cava,
e ricordo anche che emanava
un buon odore di erbe aromatiche,
un sentore delicatamente speziato
Forse quel prallo era un uovo cosmico,
il primordiale inizio di tutto
É un affermazione o una domanda?
Non so…
Con questo wtrano prallo in mano
andavo avanti nella mia avventura
percorrendo larghe strade deserte,
boulevard fiancheggiati da alberi secolari,
piazze enormi in cui mi sentivo sperduto
E poi con in mano quel bel prallo
mi ritrovavo a solcare un bel prato giallo
E, all’improvviso, risuonava
il canto del gallo e

(Dissolvenza)

 

Palermo, il 3 gennaio 2022

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30 dicembre 2021 4 30 /12 /dicembre /2021 09:50
la ruota del tempo e l'Uroburos

Passato il Natale,
i giorni fuggono veloci
verso la fine dell'anno
Tranquillo il meteo,
temperature miti
il morbo infuria
la paura monta
fomentata dai persuasori dei media

Ho sognato molto,
ma non ricordo

So soltanto che ero in una casa
e dal soffitto sgocciolava di continuo dell'acqua,
Senza mezzi incisivi
cercavo di porre rimedio
alla disfunzione

Arrivavano persone
altre se ne andavano,
tutti commentavano su questa perdita d'acqua
e suggerivano rimedi
Nessuno, davvero nessuno
si rimboccava mai le maniche
per cercare di risolvere il problema
Io guardavo l'andirivieni
senza commentare

Non c'era niente da dire,
in verità

Ma poi c'era da fare
un intervento subacqueo
e, con tutta l'attrezzatura, 
occorreva immergersi
nel mare limpido subito fuori da quella stanza
Qui, nella trasparenza marina, s'intravedeva
una ruota di pietra di immani proporzioni, inclinata di 45 gradi,
e, se lo sguardo scendeva in profondità,
si poteva cogliere al suo centro un buco enorme
dal quale gorgogliava un flusso di acqua,
come se ci fosse lì la turbolenza
di una potente sorgiva sottomarina
ed era proprio lì che bisognava andare
per effettuare le riparazioni
e risolvere i problemi
Qui, però, l'animo non mi reggeva
e avevo paura ad immergermi,
con la senzazione orribile
d'un pericolo ineffabile
al quale non desideravo, in alcun modo, espormi
e il petto mi si stringeva per l'affanno
e capivo anche che non potevo più respirare agevolmente,
assillato da fame d'aria
A questo punto, il sogno finiva
Ma non c'era angoscia, al mio risveglio,
semmai stupore e meraviglia.

Pensavo che quella ruota di pietra
potesse essere la ruota del tempo
bloccata in un tempo immobile
e capivo che forse il mio compito fatidico
avrebbe dovuto essere quello di rimetterla in moto
per uscire dall'impasse

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22 dicembre 2021 3 22 /12 /dicembre /2021 08:35
La Torre degli Asinelli (da Wikipedia)

Un lungo peregrinare mi conduce
in una città antica,
vercchie case con ballatoi, strade strette e contorte
dove a stento penetra la luce del sole
e, all'improvviso, si aprono piazze ampie ed incongrue

Scale e scaloni a mai finire,
appartamenti destinati ad abitazioni,
ma senza alcuna delimitazione di spazi privati
case-alveare, insomma,
stracolme di un'umanità dolente

Scale scaturite dall'immaginazione di Escher
vanno su e giù
e s'incrociano ad angolature pazzesche
ingombre di masserizie e di macerie,
a volte deserte,
ma altre volte strabordanti di persone
che pestano i piedi sul posto
in attesa che si faccia il loro turno di salire o di scendere,
scale rette e scale a chiocciola
senza parapetto
quest'ultime salgono a spirale
dentro il ventre di alte torri
e salendo non si può fare a meno
di guardare verso il basso,
attratti con forza magnetica
dal vuoto sottostante
Mi ricordo così della mia ascesa alla Torre degli Asinelli di Bologna
quando a nemmeno un terzo dell'arrampicata
dovetti interrompere
perchè non mi sentivo al sicuro e con la testa che mi girava,
guardando verso il fondo vuoto dal quale venivo

All'improvviso,
mentre a fatica m'inerpico su una di queste scale ritorte
ecco arrivare, di gran corsa,
il mio grande cagnone nero, intrepido
Salta pieno di energia i gradini,
salendo incurante della folla che si accalca

Lui sì che non ha paura!

Quando arriva alla mia altezza,
con il braccio - ma senza volerlo -
devio il suo movimento
ed eccolo cadere nel vuoto in un lungo volo
che io osservo sgomento dall'alto della mia postazione
sino a quando cade miracolosamente sulle quattro zampe
su d'un pianerottolo sottostante,
molte decine di metri più in basso
E rimane sulle quattro zampe
un po' traballante ed incerto
Mi chiedo se si si sia fatto male:
appare stordito ed incerto

Vorrei raggiungerlo, ma non c'è più,
come nei deliri visuali di Escher
una via diretta:
solo cammini sbarrati
muri che bloccano il transito
scale che si interrompono sul vuoto
senza portare da nessuna parte

Sono angustiato per il mio magnifico Black
Ogni tanto - mentre percorro strade cieche -
ho una visione di lui
accasciato per terra,
spelacchiato,
il muso inaridito
in semicoma,
gli occhi spenti e velati

Forse l'atterraggio ha causato dentro di lui
contraccolpi e concussioni

Percorro altre strade vuote
senza mai guadagnare la mia meta desiderata

Mi ritrovo, infine, dentro una caverna
dalle pareti e dai pavimenti
color verde smeraldo
tutta rilucente di pagliuzze scintillanti,
fatti di topazi e di smeraldi e di ametiste
Volte enormi
sorrette da enormi pilastri di pietra
Spazi che si aprono
in successive concamerazioni

Mi sembra di essere nell'antro dei Quaranta Ladroni,
ma senza il tesoro, però,
derivante dai bottini di innmerevoli scorrerie

Poi, mi ritrovo in un ambiente diverso,
e qui entro in un'ampia stanza piastrellata e pulitissima
che ha tutta l'aria d'essere
l'anticamera di un gabinetto pubblico
Qui, un uomo vecchio, tutto vestito di bianco,
con un zucchetto in testa del pari bianco
seminascosto tra folti capelli bianco-giallognoli
se ne sta seduto ad un piccolo desco
intento a desinare
Il suo abito bianco è una tonaca talare
la sua figura, pur intenta in questa prosaica attività, appare ieratica
Mangia, ma è come se
stesse pregando
o che, comunque, i suoi gesti
fossero permeati d'una forte ed intensa sacralità
Per un po' di tempo rimango a guardarlo, meravigliato
Poi, entro nel bagno vero e proprio,
dove vi è una lunga fila di lavabi,
acqua che sgocciola, e delle porticine
immettono alle latrine,
ma è pur sempre tutto pulittisimo
Anche i gabinetti, penso, sono intrisi di sacralità
la sacralità che si ritrova nelle pieghe del profano e del triviale,
così penso,  attonito
Mi metto a urinare,
incurante di chiudere la porta della latrina
in cui mi sono ritirato,
e mentre il mio mitto cade con argentino chiocchiolare
al fondo del cesso di maiolica bianca,
ad alta voce, tento di iniziare
una conversazione con la figura ieratica nell'anticamera
Parlo e parlo,
raccontando della mia ricerca interminabile ed infruttuosa,
dei miei desideri e delle mie speranze,
ma non ricevo alcuna interlocuzione o risposta
come se parlassi con un muro
ma sono tuttavia pieno di timore reverenziale,
anzi, la mancanza di risposte lo accresce vieppiù
- Ho incontrato il Papa! Roba da non crederci! -
continuo a ripetere a me stesso
Vorrei ricevere delle parole di conforto,
ma non arriva a me neppure un sussurro
Quando riemergo dalla latrina
e, dopo essermi lavato le mani,
riaffacciandomi nell'atrio,
mi rendo contro che la figura ieratica è scomparsa
Evidentemente, il Papa ha finito il suo tempo lì

Sul muro, vicino a dov'era seduto c'è adesso una lapide di marmo
su cui è stata incisa questa frase:
"Siamo tutti sulla stessa barca"

E' rimasto tuttavia il piccolo desco,
ancora ingombro con i resti della colazione
Un croissant con ripieno di conserva, semimangiato,
un po' di caffè al fondo di una caraffa,
del vino rosso in un rustico calice di peltro
e un pezzo di pane

Prendo il pane, lo immergo nel vino,
me lo porto alle labbra e lo mangio,
masticando lentamente e assaporando

Ed era buonissimo...

(Palermo, 22 dicembre 2021)

 

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20 dicembre 2021 1 20 /12 /dicembre /2021 09:11
Così è (foto di Maurizio Crispi)

Natale si avvicina a grandi passi
E' sempre troppo veloce il Natale
con i suoi passi felpati

Fine novembre, l'evento cruciale
cui tutto sembra debba convergere
sembra ancora lontanissimo
Poi è inizio dicembre e, all'improvviso,
i giorni e le notti
cominciano a vorticare
conducendo in un turbinio
gli assetati di feste
all'inebriante mulinello di gioia e ineffabili piaceri
prescritti da altri

E' scontato che tutto si debba ripetere
secondo un copione prestabilito
Dopo le attese festose ed ansiose della mia infanzia
dopo i preparativi accurati di doni e contro-doni,
in eventi affrontati per anni
con fedele attenzione,
adesso non ne posso più

Sono stanco
Vorrei essere libero da abitudini asfissianti
omologanti
tutti a fare la stessa cosa
come in una catena di montaggio
perché si deve
Il commercio ha rovinato la festa,
e non siamo stati noi umani
- badiamo bene -
ad averla rovinata

Sono stati il commercio e le parole vuote
di tutti i vacui parlatori
prezzolati della radio e della televisione
che ci infarciscono la testa di cazzate
e che ci uniformano ad un unico modello:
a tutti deve piacere la stessa cosa,
fatta nella stessa modo,
non si deve mai deviare dal solco principale

Occorre gioire quando viene dato il comando di gioire
Oppure piangere quando viene dato il comando di piangere

Sono state le multinazionali ad averla rovinata,
la festa (e le feste),
Big data e big pharma

Io dico basta
Non ne posso più più

Come una tartaruga mi ritiro nel mio guscio
ma anche lì non credo di poter essere al sicuro
da infiltrazioni nefaste

Anche alla tartaruga più sospettosa ed accorta
arrivano comunque il veleno delle microplastiche
e gli inquinanti dell'aria

Ed allora nascondo la mia testa sotto il cuscino,
per dormire e stra-dormire
non prima di aver messo i miei calzini,
usati un solo giorno,
a svaporare sul davanzale della finestra

 

calzini sul davanzale a svaporare (foto di Maurizio Crispi)

 

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9 dicembre 2021 4 09 /12 /dicembre /2021 09:45
Biglie di vetro

Mi reco in una casa di mia proprietà, assieme all'avvocato che mi rappresenta.
Devo mostrare l'appartamento a qualcuno che deve fare dei rilievi planimetrici.
E' stato preso un appuntamento qualche giorno prima.
In realtà, la casa, al momento, è occupata abusivamente da uno che non ha più titolo per essere il conduttore della locazione, poiché l'inquilino originario è morto e del contratto d'affitto è già stata inviata, in tempo utile, la disdetta.
Sono in corso le procedure per la cessazione degli accordi di locazione, dunque.
Ma si tratta di cose lunghe e l'inquilino (o meglio il suo erede), nel frattempo, è sempre là, ed io non posso rientrare nel pieno e legittimo possesso del mio bene.
Quindi, a stretto rigore, in questa situazione, non avrei alcun titolo per entrare nell'appartamento: non dovrei nemmeno essere in possesso delle chiavi  che mi consentono di accedervi.
Comunque sia, io e l'avvocato arriviamo puntuali all'appuntamento con i geometri e, dopo aver armeggiato con la serratura, apriamo la porta ed entriamo.
L'avvocato che è con me mi avverte che, aprendo la porta con una chiave in mio possesso e varcando la soglia dell'abitazione,  stiamo infrangendo la Legge, ma ciò nondimeno entriamo. L'avvocato mi ha parlato come se fosse - in questa contigenza - un mio Super Io, severo, ma inefface.
L'apparrtamento, ad una prima ispezione, sembra essere desolatamente vuoto, o meglio è disseminato di scarti e macerie, come tutto ciò che rimane indietro - solitamente - dopo un trasloco frettoloso.
Io dico, tirando un sospiro di sollievo: "Sembra che l'inquilino se ne sia andato!"
Ma l'avvocato replica: "Sì, ma - in ogni caso - senza una notifica ufficiale di ciò da parte sua, stiamo infrangendo la Legge. Non dovremmo essere qui, in questo momento".
Comunque, girando per l'appartamento e guardando meglio in ciascuna stanza, vediamo che ci sono dei residui di mobilia, ma come di una casa che è andata in malora da tempo.
Poi, arriviamo ad una piccola stanzetta che è arredata con un piccolo lettino, poco più che un misero giaciglio o una cuccia, e sparsi in giro molti effetti personali e capi di vestiario, in totale disordine e abbandono. Sporcizia e degrado dovunque.
Dopo aver terminato questo rapido esame, io dico: "Allora, l'inquilino abita ancora qua, anche se la sua abitazione è ridotta ai minimi termini".
L'avvocato replica: "A maggior ragione, ora che abbiamo appurato ciò, dovremmo essere fuori dall'appartamento il più rapidamente possibile. Altrimenti sono guai, nel caso che l'inquilino dovesse sopraggiungere all'improvviso, cogliendoci in piena effrazione!".
In fretta, ci portiamo verso l'ingresso e, avendone varcata la soglia, cerchiamo di chiudere la porta ma senza risultato: la serratura si inceppa, malgrado i nostri numerosi tentativi. Questo è imbarazzante, poichè chi dovesse sopraggiungere, esaminando la serratura così inceppata, potrebbe dedurre che essa sia stata scassinata o manomessa.
Nel mentre - lupus in fabula - sopraggiunge proprio l'inquilino (che però io non ho mai visto in volto, anche se sono in grado di riconoscerlo, per via della somiglianza con i genitori - un tempo conduttori -: nel suo viso, infatti, vedo l'^impigna" di famiglia).
Si fa verso di noi, minaccioso e con un aria da bulletto spavaldo ed arrogante.
"Cosa state facendo? Ora chiamo i Carabinieri e vi denuncio, perchè siete  entrati abusivamente a casa mia! E, per giunta, a quanto vedo, forzando la serratura!".
Io sono in piena confusione.
Il tipo s'avvicina ad una finestrella che aggetta sul pianerottolo  e ci fa vedere un dispositivo che ha installato, in modo tale che si attivi in caso di effrazione e che lo avvisi immediatamente se qualcuno dovesse entrare abusivamente a casa sua.
Si tratta di una bacinella basculante che contiene una pietra. Se la porta viene aperta la bacinella si rovescia e la pietra cade a terra, azionando un dispositivo di chiamata rapida al suo cellulare.
"Ecco perchè sono arrivato subito!" - aggiunge lui al termine delle sue spiegazioni, quasi gongolando.
Inoltre, ci fa vedere una grossa scatola piena di biglie di vetro multicolori, alcune delle dimensioni di una pallina di ping pong.
"E questo è un altro dispositivo che tengo di riserva per difendermi da chiunqui tenti di penetrare abusivamente nel mio appartamento!".
Prende la scatola e, repentinamente, rovescia a terra le biglie che prendono a rimbalzare e a rotolare da tutte le parti.
Senza ulteriore indugio io e l'avvocato prendiamo la via delle scale e cerchiamo di affrettarci, nel tentativo di venire fuori da un territorio che s'è fatto così all'improvviso ostile, ma poichè i gradini sono invasi dalle biglie rotolanti, ci ritroviamo praticamente con i piedi a rullare su di esse, riuscendo a mantenere a stento l'equilibrio in un difficile esercizio acrobatico che, se fossimo al circo, strapperebbe grida di ammirazione e applausi fervidi.

Ma l'equilibrio riusciamo a mantenerlo per poco tempo.
Difatti, l'avvocato cadde a terra.
Immediatamente dopo anche io cado rovinosamente

(Dissolvenza)

 

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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