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25 giugno 2021 5 25 /06 /giugno /2021 11:57

1. Scene di campagna

La miseria (foto di Maurizio Crispi)


Le foglie del carrubo cadono a terra
senza volteggiare
sono pesanti e rigide e sembrano dischetti di cartone sottile
un po' accartocciato
Addirittura, quando toccano il suolo,
si sente un piccolo suono secco
Anche gli aghi di pino cadono
perchè è il periodo del ricambio e della muta
basta un alito di vento e quelli vecchi vengono giù
che è un piacere,
anche loro duri ed ispidi
e altamente infiammabili
ottimi per innescare un fuoco
Ed anche le foglie morte del corbezzolo o dell'ulivo
possiedono una loro intrinseca durezza
Per loro è tempo di ricambio
Ed io, giorno dopo giorno,
con pazienza, ma anche con piacere,
mi impegno a togliere via questa coltre di foglie secche
che crocchia sotto i piedi
Ci sono delle farfallette gialle che svolazzano qua e là
poggiandosi sui i primi fiori di gelsomino e sulle inflorescenze della lavanda
Sono indaffarate nell'unico giorno della loro vita da farfalla
E i colombacci selvatici si levano in volo a stormo
uscendo dalle chiome dense degli alberi
dove si annidano per riposare
ed intanto la poiana osserva dall'alto
inanellando giri
e, di tanto in tanto, fischiando il suo richiamo

 

2. Scene di città

Incidente a Palermo, il 26 giugno 2021 - Foto di Maurizio Crispi

 

Le vie della città sono fumose di gas di scarico
sin dalle prime ore del mattino
Le case e le strade hanno un aspetto polveroso,
vecchio,
facciate fatiscenti,
sulle quali spiccano
pompe di calore immacolate
che vomitano torrenti di aria calda
parabole e antenne tirate a lustro
I marciapiedi sono rotti e cosparsi di buche,

talvolta voragini
e infestati da una selva di pali piantumati
per i segnali stradali
e di altri supporti per le affissioni pubblicitarie
messi alla rinfusa in assenza d'un piano
ma solo per progressive e caotiche giustapposizioni
Tutto è avvolto in una caligine densa
che impedisce la visuale nella lontananza
Monte Pellegrino è una massa indistinta e sfumata
E così anche le montagne che attorniano
la Conca d'Oro non più d'oro,
oggi non più densa del verde di agrumi
e dell'arancione vivo dei loro frutti
ma solo ricoperta di cemento e di asfalto
Il caldo è forte e soffocante
La morsa dello scirocco non accenna a sciogliersi
Anche qui, nella città inospitale, foglie secche in quantità,
e tra di esse occhieggia un calzino abbandonato
Nessuno rimuove foglie e calzini
e tutte le altre schifezze
Da tempo non vedo più in azione spazzini operosi
quelli che giravano capillarmente per le vie del quartiere
con i loro strumenti da netturbini
e il doppio secchio a ruote
- un tempo erano chiamati spazzini,
oggi sono operatori ecologici
e guai a chiamarli spazzini perchè si offendono
e se li chiamerai spazzini
anche loro invocheranno il DDL Zan
per accusarti di discriminazione  -
sacchi debordanti di monnezza
accatastati lungo le strade
odori immondi e miasmi fetidi,
proicessi di decomposizione/fermentazione
all'opera,
le auto inquinano e strombazzano
Marciapiedi impraticabili
un vero percorso ad ostacoli
per disabili e per mamme con bimbo in passeggino
Non parliamo poi degli anziani incerti sulle gambe
Honk honk honk
Tutti a premere il clacson
come ossessi
in un'infernale cacofonia
Una moto smarmittata passa in accelerazione
lasciando dietro di sé un rombo di tuono
Passano auto che sono diventate casse di risonanza
per potenti sound system mobili,
facendo vibrare i vetri delle altre auto
e le sventurate membrane dei timpani,
con impossibili note in stile neo-melodico
Cacofonia di suoni
ma anche melange di odori non buoni
Un'atmosfera malata e malsana
Un senso di scoramento e di sconforto
Eppure tutti sono contenti e giulivi
perchè si sono lasciati la pandemia alle spalle

Must this be the place?

 

Palermo, 25 giugno 2021

Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi

Foto di Maurizio Crispi

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17 giugno 2021 4 17 /06 /giugno /2021 16:38
Bla bla bla (il balbettio dei media)

Bla bla bla
Sempre le stesse cose
I temi del giorno, i tormentoni
I media conformisti
si copiano a vicenda
Verrebbe da pensare che per certi argomenti
abbiano delle parole d'ordine
dalle quali non si deve derogare
Come ad esempio la difesa della strategia vaccinale (giusto),
oppure la quotidiana celebrazione della decrescita felice dei numeri pandemici
(argomento fuorviante)
E poi ci sono le altre topiche
che fanno da riempitivo
Gli Europei di calcio,
la notte prima degli esami,
gli esami,
il giorno dopo gli esami,
i nuovi contagi
i nuovi ingressi nelle terapie intensive
l'andamento della campagna vaccinale
il tormentone astra zeneca e le morti per trombosi
La rava e la fava
Sempre la stessa litania
Non cambia mai nulla
La musica è sempre la stessa
In fondo, i notiziari potrebbero essere dati
usando sempre gli stessi palinsesti,
modificandone soltanto i luoghi e le date
Un occhiata al calendario...
Cosa ricorre oggi...
Ah bene!
E lì a sciorinare la stessa minestrina di sempre cotta e ricotta,
fatte le dovute variazioni
mutatis mutandis

Quando capito casualmente in un'emittente
ed ascolto distrattamente
mi sento quasi nauseato,
per questo instancabile balletto,
apparentemente ridda di notizia,
ma si tratta sempre della stessa cosa
E poi i conduttori a pavoneggiarsi
a sciorinare le loro conoscenze,
a mostrarsi competenti e conoscitori di tante cose,
ma c'è alle loro spalle
una sapiente regia che li guida
nel parlare sempre delle stesse cose,
fornendo loro le veline con gli aggiornamenti necessari
o con qualche sintetica voce d'enciclopedia
o un gobbo per ogni intervento
per potersi mostrare competenti,
con gli stessi toni,
con le stesse voci flautate e suadenti.
Il vero messaggio sono gli inserti pubblicitari
onnipresenti
e le menzogne scodellate
per indurre a comprare questo o quel prodotto,
a "consumare"
In fondo, penso che sia meglio il totale silenzio di parole
che fa parte della rigorosa regola quotidiana in certi conventi
e istituzioni monacali.
Stare sempre - o quasi - in silenzio,
non proferire verbo,
poiché di fronte all'immenso immanente
qualsiasi parola possa uscire dalla bocca di un parlante
è inadeguata o blasfema
Tacere è un segno di umiltà e di accettazione della propria finitezza.
Detesto coloro che hanno sempre qualcosa da dire
e che danno di continuo aria alla bocca.

Diluvio di parole vuote: uno dei tratti salienti
del cosiddetto "intrattenimento" mediatico.
Quanto lo odio e quanto non sopporto i suoi rappresentanti!

(17 giugno 2021)

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15 giugno 2021 2 15 /06 /giugno /2021 12:16
Kafka, La metaformosi

C'era un tempo in cui...
C'era un tempo in cui viaggiavo
e partivo anche senza pianificazione,
seguendo un improvviso impulso o un semplice desiderio
C'era un tempo in cui correvo e ho smesso
C'era un tempo in cui andavo in giro,
raggiungendo anche i posti più remoti,
seguendo gli eventi podistici e scattavo foto
e ho smesso
C'era un tempo in cui andavo in palestra per tenermi in forma
e ho smesso
C'era un tempo in cui ancora usavo la moto
e ho smesso
C'era un tempo in cui andavo in bici e facevo lunghe escursioni
e allenamenti fuori città
e ho smesso
C'era un tempo in cui sfumazzavo
e ho smesso
C'era un tempo in cui andavo a sedermi al bar
a prendere un aperitivo oppure un caffè
e ho smesso
C'era un tempo in cui cercavo di tenere vivi dei contatti sociali,
anche se pochi, non importa,
e ho smesso
C'era un tempo in cui mi mi piaceva andare al mare
e ho smesso
C'era un tempo in cui mi piaceva l'estate
quando arrivava con il suo caldo torrido,
ma carica delle sue promesse
e ho smesso di amarla
C'era un tempo in cui facevo molte altre
di cui ora nemmeno mi ricordo
tanto sono remote
e ho smesso di farle
C'era un tempo in cui andavo al cinema
talvolta più volte in una settimana
e ho smesso
C'era un tempo in cui mi piaceva fare sesso,
senza non potevo stare,
e ho smesso
Mi si è ristretto l'arazzo della vita
senza che nemmeno me ne accorgessi
Mamma! Mi si è ristretta la vita! - grido,
ma nessuno raccoglie la mia disperazione
Dal cielo muto non arrivano presagi
Cosa rimane?
Poco, solo un piccolo margine
Una vita minimale
Lavoro in campagna
Sposto pietre
Costruisco muri a secco
Impasto il cemento
Brucio le erbe secche e le ramaglie
Leggo in continuazione,
forse per riempire i vuoti
Scrivo al PC
Coltivo memorie e ricordi
(talvolta evanescenti, così da dover andare sulla luna a recuperarli)
perchè rappresentano l'ultima spiaggia
che mi è rimasta
Vivo ogni giorno una vita quotidiana
fatta di obblighi e doveri
Tiro la carretta
ma non ricevo nessun ringraziamento
da quelli che vi sono trasportati comodi
Vengo trattato male e offeso e vilipeso
Sono un servitore
Un servo di scena
Nulla di più
Conosco il copione
Potrei dare le battute mancanti
ma sto solo in silenzio
in silenzio
in silenzio
Mi sento inadeguato
Ogni tanto arriva un raggio di sole ad illuminarmi
ma è solo per un istante
perchè poi si sposta da un'altra parte
lasciandomi di nuovo nel buio a brancolare
Anzi, quel raggio di sole preferirei non doverlo vedere mai
perchè ogni volta che arriva ad illuminarmi
mi guardo meglio,
come con una lente di ingrandimento,
vedo quel che son diventato
e tutto quello ho avuto e che non ho
e mi sento inadeguato
un piccolo calimero triste
un brutto anatrocollo che rimarrà sempre tale e
che mai più tornerà ad essere cigno maestoso
oppure come Gregor Samsa
che un bel dì, al risveglio,  si riscopre trasformato
in scarafaggio incapace di farsi capire e comunicare
e persino di essere riconosciuto

Per ogni cosa c'è un tempo.
Per ogni cosa c'è stato un tempo.

(Palermo, il 15 giugno 2021)

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14 giugno 2021 1 14 /06 /giugno /2021 09:09
Ulivo d'inverno da poco potato a Piano Aci (2014) - Foto di Maurizio Crispi

Oggi non scriverò nulla.
Vado in sciopero della scrittura.

Alcuni fanno lo sciopero della fame ed io farò quello della scrittura.
In verità è da giovedì che non ho aperto il laptop (ma ora sì).
Silenzio su tutta la linea.
Frammenti di sogni si affollavano nella mia mente ad ogni risveglio e avrei voluto scriverli. Non lo scritti subito e li ho persi.
Sono stato distolto da altre attività: in campagna ho sempre da fare all'aperto. Non finisco mai. E quei frammenti onirici che mi sembravano così intriganti e promettenti sono rapidamente svaniti.
Ma c'era anche il fatto che volevo dedicare più tempo alla lettura.
Un romanzo mi aveva preso più di altri ed ero intenzionato a finirlo in un breve giro di tempo.
Quindi, mi sono concesso il lusso di stare seduto su di una sdraio all'ombra ampia di un albero di corbezzolo che ho potato, nel corso degli anni, in modo tale che assumesse la forma di un grande ombrello, dispensatore di frescura.
Penso che ogni tanto sia importante astenersi del tutto dal compiere le attività che sono diventate routine e darsi un tempo di pausa.

Le cose quotidiane e certi eventi che si addensano improvvisamente tutti insieme a volte sono come il gorgo del Maelstrom che ti risucchia inesorabilmente verso il basso. Il narratore, nel famoso racconto di Poe, "Una discesa nel Maelstrom" scopre man mano che osserva l'imbarcazione su cui si trova scendere sempre più a fondo verso il cuore del gorgo (e lui è impotente e fragile come un fuscello) osserva, in quello stato di lucidità che solo il terrore puro in certe circostanze può dare, che gli oggetti più grossi e pesanti vanno giù più velocemente e, allora, prendendo una decisione eroica, dopo essersi legato ad un barile vuoto, si butta dalla barca.
Mentre lui risalirà a poco a poco la china del gorgo, potrà osservare che l'imbarcazione con il fratello rimasto a bordo (che, per paura, ha rifiutato di lasciare quella falsa sicurezza) viene risucchiato in basso sino a scomparire.
MI viene in mente questo per dire che, a volte, l'esercizio della leggerezza serve appunto a non essere risucchiati nei gorghi della vita. Ma volte non ci si può in ogni modo sottrarre e bisogna discendere sino al fondo.
Dopo questa sosta, oggi sono di nuovo qua.
Ma comunque ho deciso di non scrivere nulla.
Anche se mi rendo perfettamente conto che, così dicendo, sto enunciando una patente contraddizione dal momento che proprio per esprimere questa mia decisione sto scrivendo, battendo le dita sulla tastiera come un forsennato.
Del resto, le contraddizioni sono il pane della vita, senza contraddizione non c'è evoluzione, non c'è sintesi, non c'è alcun salto esperienziale.
Non credo si possa immaginare una vita interessante e movimentata senza contraddizioni.

 

Palermo, il 14 giugno 2021

Oggi non scriverò nulla. Riflessioni sulla leggerezza
Oggi non scriverò nulla. Riflessioni sulla leggerezza
Oggi non scriverò nulla. Riflessioni sulla leggerezza
Oggi non scriverò nulla. Riflessioni sulla leggerezza
Oggi non scriverò nulla. Riflessioni sulla leggerezza
Oggi non scriverò nulla. Riflessioni sulla leggerezza
Oggi non scriverò nulla. Riflessioni sulla leggerezza
Oggi non scriverò nulla. Riflessioni sulla leggerezza
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4 giugno 2021 5 04 /06 /giugno /2021 07:03
Foto di Maurizio Crispi

Ci sono giorni

Ci sono giorni che vorresti non ci fossero

Giorni in cui desideri che venga presto il buio
per infilarsi a letto e dormire
dormire, sognare forse
Ma le notti sono opache e non portano consiglio

Ci sono giorni in cui vedi il mondo scorrere accanto a te
e ti senti estraneo a tutto
straniero in terra straniera

Le letture sono il rifugio
ma volte anche questo rifugio fa cilecca
Le porte per entrare in altri mondi
restano chiuse
E i libri rimangono inerti
non parlano più,
non raccontano,
non rassicurano,
non più sono portali d'accesso alla meraviglia
e scorciatoia al sogno

Ci sono giorni in cui puoi solo attendere
Ma l'attesa sembra troppo lunga,
uno stillicidio
in cui ogni secondo vale come un'eternità

Ci sono giorni in cui aspetti il momento
per metterti davanti alla tastiera del laptop
e lasciare che le dita inizino la loro magica danza
anche se all'inizio tutto pare legnoso ed incerto,
a volte meccanico
a volte imbalsamato,
privo di vita

Eppure so che, se ce la farò,
a dar vita a frasi e a parole,
sarò salvo


Ricordo che quando correvo e mi allenavo ogni giorno
spesso al mattino muovere i primi dieci passi
era una fatica abominevole,
sembrava di dover correre tirando alle mie spalle
il peso di un quintale
Eppure poi, la sensazione di fatica si scioglieva
e subentrava il piacere puro del movimento

Ci sono giorni in cui è la disciplina
che hai impresso alla tua vita a salvarti dal naufragio

La disciplina e i libri

E ancora una volta
lacrime, sudore, sangue

Alcuni dicono: no pain no gain

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28 maggio 2021 5 28 /05 /maggio /2021 16:22
Locale predisposto per una riunione condominiale , marzo 2021 (foto di Maurizio Crispi)

Ho sognato
Camminavo
Camminavo in una valle arida e desolata, piena di polveri e di miasmi: più che un luogo disegnato dalla natura, pareva una infossatura, simile ad una vallata - o meglio un avvallamento - che interrompeva la piatta distesa di un'infinita distesa di rifiuti solidi, interpunta da pozze di liquami fetidi e maleolenti, scintillanti sotto i raggi di un sole implacabile e fumanti.
Dopo aver compiuto questa lunga traversata, mi ritrovavo in una camera che mi risultava familiare nell'aspetto, ma in rovina, polverosa e puzzolente, con l'aria pesante, poiché le finestre erano state per lungo tempo rinserrate.
Uno che era stato mio silenzioso compagno di viaggio si muoveva in giro per aprire le finestre e per cercare di rendere l'aria più respirabile. Nello scostare i pesanti tendaggi i cui colori e disegni originali erano soltanto un'ombra, del tutto stinti ormai, questi si sbriciolavano e cadevano a pezzi. E ciò accresceva la sensazione di disperazione e di mancanza di speranza.
Il mio silenzioso compagno di viaggio, addirittura, per arieggiare meglio levava gli infissi della finestra e li appoggiava al muro.
Ma non c'era niente da fare, quella non era più casa: era solo una stamberga, un catoio degradato: nulla di ciò che era stata un tempo poteva essere salvato. Nulla poteva tornare a rivivere come prima.

[stacco]

In un momento successivo, mi ritrovavo in un hub vaccinale.
Tutt'attorno stesso spettacolo di desolazione di prima, come se fossi nel bel mezzo di una città devastata da una catastrofe o da un evento apocalittico di inimmaginabili proporzioni.
E dovevo fare due cose urgenti.
Ricevevo dal mio medico curante una serie di schede e di vaccini: zaino in spalla, dovevo andare in giro a fare delle vaccinazioni domiciliari.
L'altro motivo per cui mi ritrovavo nel centro vaccinale era che io stesso dovevo sottopormi alla vaccinazione di richiamo.
Mi presentavo allo sportellino blindato e dicevo, parlando attraverso una stretta fessura, che ero lì per questo.
Dall'interno, l'addetto alla reception mi chiedeva il documento attestante la precedente somministrazione e le schede già compilate.
Mi accorgevo con imbarazzo e fastidio che non avevo nulla con me.
Andavo a rovistare nel mio zaino che avevo lasciato da parte. Guardavo dovunque, tasche e tasconi compresi nella mia meticolosa ricerca, e niente! Non avevo con me nessuno dei documenti richiesti.
Tornavo allo sportello e, pieno di frustrazione, riferivo all'impiegato della mia ricerca infruttuosa.
Lui a questo punto mi chiedeva se avessi il codice che mi era stato attribuito, al momento della prima vaccinazione, come fosse il numero che veniva impresso, in forma di tatuaggio, sulla superficie anteriore dell'avambraccio dei deportati nei campi di concentramento.
E, sì, tornavo a rovistare nello zaino e vi trovavo un talloncino autoadesivo, con un codice a barre e sotto di esso, anche un codice numerico.
Mostravo il talloncino all'impiegato che a questo punto annuì: "Vediamo cosa posso fare!" per poi andarsene, ciabattando abbuttato, in un'altra stanza, probabilmente a rovistare in uno schedario.
Wow! L'Uomo dell'Hub ha detto yes!, pensavo tra me e me, sollevato e giulivo.
Rimanevo in attesa, ma - nello stesso tempo - respiravo di sollievo, perché così avrei potuto completare la mia vaccinazione e svolgere la mia attività di vaccinatore itinerante, senza che le dosi di vaccino che mi erano state affidate andassero a male.

Inaugurazione dell'Hub vaccinale di Cinecittà (da internet)

 


Dissolvenza

Chi sa perchè si parla di "Hub" vaccinali, e non di "centri" vaccinali? Cosa è mai questa anglofonia ridicola da parte di persone - come siamo mediamente noi italiani - che per lo più non hanno molta propensione a parlare le lingue straniere? E invece abbiamo espressioni come hub vaccinale, oppure road map delle vaccinazioni e altre espressione che invadono i comunicati e che diventano come un'epidemia. Già l'infodemia è anche questo. L'uso a tempesta di determinate parole, senza in alcun modo chiedersi il perchè e il per come. Come, ad esempio, l'altro tormentone che à la "bomba d'acqua" per indicare un piovasco improvviso e violento.

Molti non sanno che "hub" può avere questi significati, limitandosi a ripetere pappagalescamente la parola:

  1. In una rete informatica, dispositivo che collega i vari clienti al server, raccogliendo i cavi provenienti dai diversi computer.
  2. Aeroporto internazionale di transito, cui fanno capo numerose rotte aeree e che raccoglie la maggior parte del traffico di un dato paese.

La parola "hub" peraltro entra in alcune parole composte come, ad esempio, "wheel hub" che è l'espressione equivalente in Inglese del nostro termine "mozzo della ruota".
L'immagine del mozzo della ruota estende i possibili significati della parola "hub", al di là dei riferimenti informatici, poichè starebbe ad indicare il punto in cui tutti i raggi convergono: e dunque potrebbe diventare illuogo di convergenza di attività di vario tipo, un nodo, un punto focale.
Per noi che siamo Italiani, tuttavia a ben vedere, la semplice parola "centro" per dire "Centro vaccinale" rimane molto più azzeccata e pertinente.

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27 maggio 2021 4 27 /05 /maggio /2021 09:58
Tragedia del Mottarone (fonte internet)

(25 maggio 2021) Da ieri tutta Italia è in giallo. Una cosa attesa che induce molti a sperimentare stati d'animo di euforia e di esultanza.
Domenica tuttavia si è consumata la tragedia immane di Mottarone con 14 vittime, cinque famiglie distrutte in un sol colpo, un solo bimbo di cinque anni sopravvissuto pur gravi ferite e fratture multiple.
Se gioiamo per la fine del confinamento e per la ripresa di certe attività sinora precluse, non dimentichiamo queste vittime.
C'è da chiedersi cosa abbia provocato questa disgrazia e se essa non sia da considerarsi uno degli effetti dell'ultra-liberismo spinto che ha ripreso a galoppare alla grande, quando un ripensamento sui fondamentali dell'economia sarebbe stato doveroso, prendendo spunto dalla crisi innescata dalla pandemia, e dell'allentamento dei controlli statali su certe attività, in nome della libera impresa e del sistema degli appalti e dei sub-appalti.
Io ritengo che sarebbe stato doveroso, di fronte ad un simile evento, proclamare una giornata di lutto nazionale, a parte le belle parole spese di prammatica da parte di chi aveva il dovere istituzionale di dirle.

Ho scritto le scarne parole riportate sopra appena due giorni fa, troppo oberato dal peso di questa grande tragedia. E ho anche fatto un'affermazione - forse azzardata - sugli effetti dell'ultra-liberismo nelle attività economiche in assenza di validi controlli da parte dello stato. Del resto, una possibilità di controllo pressocchè "impossibile", poiché per via del taglio dei fondi e della sempre più marcata scarnificazione degli organici, questa necessaria attività si fa sempre più rarefatta, aleatoria ed incerta: basti pensare, che nel caso in questione, su oltre 600 impianti di risalita nell'intero arco alpino, gli Ispettori disponibili per effettuare i controlli sono soltanto 8.
Ciò che ho scritto in termini così crudi voleva essere soltanto il mio pensiero, forse contestabile: e forse anche un po' estremo, come voler stabilire una connessione - forse azzardata - tra catastrofi e liberismo.
Ma a corrobare il mio punto di vista, a distanza solo di poche ore vi è stato un decisivo punto di svolta nelle indagini preliminari e tre persone sono state arrestate (tutte negli alti livelli dirigenziali della scietà che gestisce la cabinovia del Mottarone) e con compiti di responsabilità; ad esse è stato contestato il reato di omicidio plurimo e di procurata catastrofe.
Secondo quanto è emerso dalle indagini preliminari il freno di emergenza sarebbe stato volutamente disattivato per evitare il funzionamento a singhiozzo dell'impianto, rilevato nei giorni precedenti, e per potere sfruttare in pieno una bella domenica di sole con continui carichi di gitanti sulla cima del monte.
Quindi, non si può più parlare di "disgrazia" o di "fatalità", ma dell'effetto di un'azione deliberata, compiuta cinicamente, per avidità e per lucro. Come a dire che questi individui hanno voluto giocare d'azzardo con le vite di persone ignare, impegnandole in una sorta di roulette russa al massacro.
Dunque, sarebbe stata presa una cinica decisione per evitare un appropriato intervento di manutenzione, strutturale, che avrebbe significato, proprio alle riaperture, un mese e mezzo di fermo nelle attività dell'impianto di risalita.
Certo, ora ci saranno le perizie tecniche e ci sarà un procedimento giudiziario che chiarirà le effettive responsabilità ed eventuali complicità e connivenze, a scendere nella piramide gerarchica dell'organizzazione incriminata.
Ma quel che risulta a questo punto (sino a prova contraria) è che delle persone hanno causato la morte di altre per vile profitto e per lucro.
Ma in che mondo viviamo?
E' questo il mondo che vogliamo?

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26 maggio 2021 3 26 /05 /maggio /2021 16:24
Strade vuote all'alba (da internet)

Le strade si dipanano di continuo davanti a noi

Le strade corrono e si svolgono sotto i nostri piedi
un nastro infinito su cui è scritta una storia infinita

Non siamo noi a camminare, ma sono le strade a portarci

La strada della vita è interminabile,
potrà essere corta o lunga
ma sempre interminabile è,
fatta di istanti eterni e faticosi,
qualche volta veloci
perché vi si accendono improvvisi sprazzi di gioia
illuminati da un repentino fascio di luce
oppure quando si penetra nell'oscurità verdognola e frusciante
dell'ombra fitta di grandi alberi che le fiancheggiano
Oppure, quando all'alba,
si vede, nella lontananza,
un coniglio che, al rumore dei passi,  si blocca spaventato
e poi fugge via a rapidi balzi, dileguandosi nel fitto dell'erba

Siamo soli, sulla strada,
a volte in compagnia
ma è solo per brevi tratti
Ci sono camminatori-lettori
Ci sono camminatori-scrittori

Leggiamo e scriviamo, mentre camminiamo sulla strada,
a volte scriviamo le nostre memorie e i nostri ricordi
a volte sogniamo
la strada è anche fatta delle pagine del mondo
che scorrono nella nostra testa
a volte affastellate,
a volte fruscianti come un mazzo di carte che viene rimescolato,
altre volte una alla volta

pagine intonse mai lette prima
e tutte ancora da esplorare,
ancora vergini si potrebbe dire
pagine spiegazzate e gualcite per una lunga consuetudine,
così consumate da apparire come un esile trama
che si sbriciola al più delicato tocco
pagine che ci raccontano storie
e poi volano via nel vento
pagine già lette e ben conosciute,
amate, adorate, ma anche odiate
pagine brancicate dal diuturno uso,

Ma la pagina più bella è quella
che racconta di quel meraviglioso ricordo
sepolto nella mente, da tempo immemore,
e che, all'improvviso, balza fuori prepotente  
per dirci qualcosa
E poi ci sono quelle che si scrivono da sé, mentre viviamo
e che ci raccontano il momento presente

Sono sulla strada e cammino
non mi fermo mai
qualche volta, sopraffatto dalla stanchezza
trascino i piedi e sonnecchio,
come fanno i cavalli o i delfini
con una parte della mente soltanto
attiva e vigile a livello subconscio a tenere i comandi
per una guida automatica, per così dire.
e l'altra parte sognante
Se il sonno si approfondisce, barcollo o incespico
ma poi riprendo l'equilibrio e ricomincio ad andare

La strada non ha mai una fine
procede all'infinito

Ogni tanto c'è una deviazione, talaltra un dosso da superare
e ci si chiede cosa ci sia dietro la curva o dietro quel colle,
quale infinita prospettiva ci possa riservare

Queste sono le uniche variazioni di rilievo
Il vero paesaggio e i suoi mutamenti straordinari
sono dentro la mente del viandante
e dentro la mia

Quando ero piccolo piccolo,
appena un soldo di cacio,
- ovvero un bimbetto scuro e scontroso, sempre con il broncio -
se mi chiedevano:
"Cosa vuoi fare da grande?",
rispondevo con assoluta serietà,
"Voglio fare il vagabondo!"
- Era il mio manifesto e il mio proclama di intenti, inconsapevole -
E poi crescendo conobbi le meravigliose avventure
da outsider, quelle degli hobo e dei vagabondi delle stelle
on the road, ma solo in una pallida parvenza
senza estremi,
quel tanto che bastava per sognare l’avventura dell’ignoto

Questa notte ho sognato che ero su di una strada,
a piedi, accompagnato dal mio cane o dai miei cani,
forse c'erano altri con me
ma erano volti anonimi
il cammino era arduo e faticoso,
bisognava superare un forte dislivello
per raggiungere una meta transitoria
(ma sappiamo che le mete sono sempre transitorie,
mai definitiva)
Ed io spiegavo a questa occasionale comitiva di viandanti
una possibile variante del cammino
che avrebbe consentito di camminare in natura
evitando le strade di grande traffico

E che Cammino era quel cammino!
Mi infervoravo sempre più mentre lo descrivevo  
- da avvocato di cause perse -
come se lo avessi percorso decine di volte
Cercavo di convincere i miei invisibili interlocutori
che era quella la strada da seguire
quella più bella e gratificante

No pain no gain, dicono alcuni

E c'era una pagina che volava via nel vento
come una foglia secca
e che ho afferrato con un improvviso guizzo

Su di essa c'era scritto:
Our earthly condition is that of passers-by
of incompletess moving toward fulfilment
and therefore of struggle

La strada del Faro di Capo Zafferano (Foto di Maurizio Crispi)

 

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21 maggio 2021 5 21 /05 /maggio /2021 07:01
Aquilone in cielo (foto di Maurizio Crispi)

La vita è bella
quando si esce dal lungo e freddo inverno
e dal buio

Giorni lunghi, notti più brevi
strade di sole al tramonto

Riverbero squillante negli occhi

Il glicine, il gelsomino e la zagara
diffondono i loro profumi sontuosi
messaggeri al tempo stesso
della fine imminente, quando quela traccia olfattiva
si trasformerà in sentore di putrefazione

E ci sono i canti degli uccelli
e i voli instancabili dei rondoni

Con le aperture e le riaperture
la gente affolla i marciapiedi

Ma io  cammino, come sempre, da solo

Da solo
alla guida dell'auto
a passeggio con i cani

Da solo parlo e discuto con me stesso
Danzo da solo nel sole

Dove sono tutte le speranze?
Dove i sogni?

Eppure i sogni sono nell'aria
sfrecciano accanto me
qualche volta si posano come farfalle vagabonde

o come meduse colorate che flottano
mollemente anzichè nel mare
nel cielo d'un intenso blu cobalto

Qualche volta atterrano sulla mia testa
e scompigliano quei capelli che non ho
Ed anche i miei pensieri
gettandovi il seme del desiderio

Pensieri scompigliati e scapigliati

Questi sogni in veste di farfalle
potrei inseguirli con un retino e acciuffarli

Come le farfalle, i sogni hanno vita breve
se non si è veloci
ad acchiapparli fuggono via
o si disfanno

Come le farfalle che, dopo tanto volare,
nel loro breve esistere lungo un solo giorno,
poi si fermano su di una foglia
oppure a terra
stremate
e se ne stanno immobili in attesa di morire
poichè il loro tempo biologico é scaduto

Le vite a tempo quelle delle farfalle e dei sogni

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20 maggio 2021 4 20 /05 /maggio /2021 19:21
La Mosca Morta (Maurizio Crispi)

Da giorni c'è una grossa mosca morta sul davanzale della finestra
Da giorni mi riprometto di rimuovere quel cadavere
Ma da giorni sono come paralizzato.
Eppure ogni giorno la guardo meditabondo.
Il Morbo infuria
Il Pan ci manca
Sul Ponte sventola Bandiera Bianca

Le cose più semplici da eseguire a volte sono quelle più complicate
Bisogna saper andare oltre.
Ultreya! (E' la famosa esortazione che i pellegrini sul Cammino di santiago si scambiano tra loro quando si incontrano o si congedano)
Forse non è poi così importante cancellare quella mosca morta. Eppure, anche se è piccolina, giganteggia come un Mammuth congelato nei ghiacci eterni del Polo.
La guardo ogni mattina, al mio risveglio, quando apro la finestra per arieggiare la stanza, forse perché la sua vista, giorno dopo giorno, mi ricorda la caducità e l'impermanenza
Forse dentro quella mosca - umile e fastidiosa in vita - aveva albergato qualcuno condannato ad una reincarnazione
Un poco di buono, magari
Ma non è detto: potrebbe essere uno che in una vita precedente è stato saggio, ma ha commesso un errore.
Oppure un creativo, o un inventore pazzo. Ma cosa ne direste se dentro una mosca albergasse l'anima di un salvini?
Non posso sapere, solo immaginare
Forse, in considerazione di ciò, dovrei organizzare una piccola cerimonia funebre,
un funus,
un funerale,
delle esequie rispettose
dare il giusto riconoscimento al piccolo cadavere,
con un rito adeguato, solenne quanto basta, ma senza esagerare
L'anima che ha abitato quel corpicino di certo ne sarà riconoscente.
Oppure no, ma chi se ne frega?
Non si sa mai. Una sana prudenza non guasta mai.

Stephen King ci dà grandi insegnamenti al riguardo. Qui mi ricordo di un racconto un po' horror-surreale, in cui il protagonista osserva un dito vivente uscire dallo scarico delllavandino ed allungarsi in giro quasi in esplorazione. Dopo averlo osservato per un po' il nostro protagonista decide di tagliar via quel dito, risolvendo così il problema.
Per un po' si sente tranquillo. Ma non l'avesse mai fatto, dopo un po' il dito ritorno ad emergere dallo scarico e questa volta è incacchiato, sul serio. Mal ne incolse al nostro povero protagonista e a quanti altri sono a casa sua per indagare sugli strani eventi che si stanno verificando.

Il dito era tornato. Era un dito molto lungo, ma per il resto del tutto normale all'apparenza. Di esso Howard vedeva l'unghia, che non era né mordicchiata né particolarmente lunga, e le prime due nocche. Lo guardò tamburellare e tastare il fondo del lavandino.
Si chinò a guardare sotto. Il tubo che usciva dal pavimento era di sette o otto centimetri di diametro. Non era abbastanza largo perché ci passasse un braccio. E poi il sifone era costituito da una brusca curva a gomito. Dunque a che cosa era attaccato quel dito? A che cosa poteva mai essere attaccato? 
(Stephen King, il Dito, contenuto nell'antologia "Incubi e Deliri).
In calce riporto il link al quale si può leggere il racconto kinghiano nella sua interezza.

 

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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