Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
15 settembre 2021 3 15 /09 /settembre /2021 13:47

Scienza ed etica delle maschere della salute interagiscono dialetticamente in modo esplicito all'interno della 'logica medica' di qualsiasi estradizione. Sono due dimensioni che (paradossalmente) si sovrappongono storicamente sia nell'ambito della cultura medica occidentale (biomedicina), che nell'ambitodelle culture mediche tradizionali (etnomedicina). In entrambi questi contesti i "professionisti della salute' (i chirurghi e i medici da una parte, gli stregoni e gli sciamani dall'altra) usano le maschere come strumenti per prevenire (l'infezione e la malattia) ed evitare (il maligno e il male), ma anche ad assistere (le maschere terapeutiche per la ventilazine assistita) per guarire il malato e a curare (con le maschere-talismano apotropaiche) per 'allontanare' la malattia (...)

Vittorio A. Sironi, Le maschere della solute, capitolo conclusivo, pag. 110

'Mascherarsi' rappresenta oggi, in piena pandemia, un dovere personale, un atto indispensabile da parte di chi è consapevole e responsabile. L'inosservanza di questo dovere civico, a volte esibita con con indifferenza o addirittura con tracotanza, è un gesto che 'smaschera' la persona irresponsabile, colpevole di non rispettare gli altri e di disprezzare il prossimo.

ib. pag. 110

Vittorio A. Sironi, Le Maschere della Salute. Dal Rinascimento ai tempi del Coronavirus, Carocci Editore, 2021

Sono ormai diverse decine i volumi sugli argomenti più svariati che, usciti in tempo di Covid,  spaziano dalla narrativa distopica (si veda ad esempio il recente romanzo di Tullio Avoledo in cui si allude alla pandemia che fa da sfondo alla sua vicenda come a "La Situazione") alla diaristica ai saggi che tentano di raccontare lo stato dell'arte della pandemia, utilizzando i più diversi vertici di osservazione.
In questo variegato panorama, si distingue particolarmente il saggio del'antropologo e storico della Medicina, Vittorio A. Sironi, con il titolo Le maschere della salute. Dal Rinascimento ai tempi del coronavirus, pubblicato da Carocci Editore (Biblioteca di testi e studi, sezione Sanità e Professioni Sanitaria), nel corso dei primi mesi del 2021
Ed è di particolare interesse perchè tratta, in maniera longitudinale (dall'antichità ad oggi) e trasversale (l'uso delle maschere protettive e quindi genericamente denominarte come le "maschiere della salute", dell'utilizzo delle maschere protettive nei più diveri ambiti e  Questo saggio è in grado di fornire tutte le risposte necessarie per saperne di più sulle "mascherine" e della loro funzione.
Esse non sono un oggetto "alieno" piovuto su di noi a causa della pandemia da Coronavirus, ma qualcosa che, in mille fogge diverse, ha accompagnato le pratiche mediche (e non solo), sin dai primordi a partire dalle attività dei guaritori tribali e degli sciamani.
Esse - le mascherine - sono "le maschere della salute" del titolo, poiché, in varia misura, servono - e sono servite - a tutelare la salute, a proteggere e, in alcuni casi, a garantire il mantenimento delle funzioni vitali ed anche a guarire (si veda ad esempio il caso della maschera respiratoria collegata ad un pallone Ambu, oppure di quelle respiratorie collegate ai ventilatori polmonari).
Leggendo il testo - un capitolo dopo l'altro - si acquisiscono tutti gli elementi di conoscenza per rappacificarsi con la "mascherina" (vista non solo come presidio medico, ma anche come strumento di convivenza sociale) e rendersi conto che il loro utilizzo non solo potrà essere utile ancora molto a lungo per limitare i danni dell'attuale pandemia, ma potrebbe essere un presidio di cui continuare a servirsi anche in futuro per garantire una minore propagazione degli agenti infettivi (nel corso del 2020 ed anche del 2021, l'uso esteso della mascherina ha garantito il crollo delle malattie infettive stagionali, ad esempio). Non manca un capitolo molto approfondito sulla simbologia delle maschere della salute e sulle ricadute psicologiche del loro utilizzo.
Il volume è arricchito da una ricca documentazione iconografica, da un apparato di note e da un'accurata bibliografia, perchè è concepito come un vero e proprio saggio scientifico, benché scritto con prosa accattivante e fluida.
Il testo è preceduto da una premessa di Giorgio Cosmacini, illustre storico e filosofo della Medicina, ed è  seguito da una postfazione dell'antropologo Antonio Guerci.
Ne suggerisco vivamente la lettura, poichè prima di dire di no, occorre leggere e documentarsi, attingendo a testi accreditati, anziché basarsi su notizie scarsamente verificabili e piene di pregiudizi che circolano nel web e che alimentano le posizioni insensate di complottisti, negazionisti, no-vax e quant'altro.

 

(Quarta di copertina) Consigliate o addirittura obbligatorie, le mascherine protettive sono entrate a far parte della nostra vita, diventando il segno visibile dell'emergenza legata alla pandemia di Covid-19. Sono una barriera protettiva per impedire il contagio, un confine per separare la popolazione sana da quella malata, un nuovo indumento che cela parte del viso rendendo difficile riconoscere l'identità individuale. Queste "maschere della salute" hanno una lunga storia in ambito medico (dalle maschere della peste alle mascherine chirurgiche) e costituiscono ormai strumenti di prevenzione anche nel lavoro e nello sport. Il loro significato supera talvolta la semplice funzione sanitaria e protettiva, assumendo una rilevanza simbolica con implicazioni psicologiche e sociali, culturali e antropologiche. Tutte dimensioni che, insieme a quella storica, sono analizzate in questo volume.

L'Autore. Vittorio A. Sironi, neurochirurgo, storico e antropologo, insegna Storia della Medicina e della Sanità e Antropologia Medica all'Università di Milano Bicocca, dive dirige il Centro Studi sulla storia del pensiero biomedico (www.cespeb.eu). E' autore di numerosi studi sulla storia della medicina e della salute.

Condividi post
Repost0
21 agosto 2021 6 21 /08 /agosto /2021 07:07
Non siamo cavie

L'altro giorno ho dato risalto sui social ad un articolo comparso su Repubblica Palermo, "Siracusa, sospesi 49 medici no-vax. Il presidente dell'Ordine: Le regole si rispettano, altrimenti è meglio cambiar mestiere" (credo risalente al 19 agosto) e ho inoltre commentato la notizia sul diffondersi dei contagi in Sicilia, scrivendo al riguardo: "Questo è ciò che stavamo aspettando a causa di coloro che non si vaccinano e non rispettano le regole fondamentali anti-contagio" (e, si badi bene, la Sicilia è tuttora la regione con il maggior numero di non vaccinati).
Qualcuno ha ribattuto con tono acre:  "Disubbidire alle leggi ingiuste è un dovere civile" (per quanto riguarda il caso dei medici che non si vaccinano), citando il Presidente Pertini come autore dell'aforisma (ma Pertini secondo la voce delle rete non ha mai detto questo, non sarebbe stato da Pertini invitare alla disobbedienza civile).
E, per ciò che concerne la mia seconda affermazione, la replica che ho ricevuto è stata: "Come puoi ancora credere a tutto questo... Sono morti giovani di reazioni avverse e non di 'Covid'. E il peggio ancora lo dobbiamo vedere; forse, solo a quel punto, quelli come te inizieranno ad avere qualche dubbio".
Diciamo che ambedue le repliche sono state tutto sommato morbide e non troppo virulente, rispetto a quelle che usualmente si leggono nei social, in cui si mescolano offese, anatemi, dichiarazioni di intenti violente. Basti guardare le filiere di tweet che si scatenano non appena viene menzionata la morte improvvisa di qualcuno, che viene subito connessa in qualche alla vaccinazione, anche se, al riguardo, non vi sono elementi certi di causalità.
Per non parlare di coloro che dichiarano che ancora non abbiamo visto nulla e che i veri problemi si scateneranno quando i vaccinati riceveranno una terza dose, quasi preconizzando l'avvento di una terrifica "apocalisse zombie".
La matrice è, tuttavia, identica, come sono identiche le radici profonde del no-vax pensiero che le circostanzia. Si noti anche il virgolettato riservato al termine Covid: a mio avviso, un modo per esprimere un altro leit motiv dei no-vax che sono, al tempo stesso, dei negazionisti, in pectore. Secondo loro, Covid non esiste. Si tratta di un costrutto, di un artefatto che viene utilizzato ai fini di un oscuro complotto per sottomettere l'intera popolazione del mondo (per dire in poche parole lo scenario più cupo che essi alimentano dentro di sé).

Tutto ciò mi porta a spendere quattro riflessioni sul fenomeno dei no-vax.

“Vivi libero, il vaccino uccide”. I no vax vandalizzano un centro vaccinale a Imperia

Quando qualcuno fa delle considerazioni sui vaccini, il più delle volte i no-vax, eventualmente presenti, reagiscono in maniera oltremodo virulenta e rabbiosa, anche se il loro interlocutore non ha pronunciato parole offensive verso di loro, ma ha soltanto espresso una propria opinione.
Il loro modo di argomentare non si comprende, se si vogliono uitilizzare i parametri del pensiero razionale e il suo modo di procedere: è contorto, il più delle volte fondato su opinioni e su idee che sono rimbalzate da un no-vax all’altro, senza mai poter assumere le caratteristiche di fatti solidamente fondati nella realtà. Soltanto pseudo-verità in stile Trump, il quale dichiarava spesso nei suoi tweet delle cose palesemente false ed infondate ma che - per la sua platea - diventavano, per il fatto stesso che fossero state re-tweettate, vere e inoppugnabili.
I no-vax rimpallano le affermazioni di chi pensa che i vaccini possano essere utili, capovolgendone la verità è facendo sentire i pro-vax dalla parte del torto.
Non si può discutere con i no vax, non si può argomentare. A volte, mi è capitato di trovarmi coinvolto in un confronto con qualcuno che è assertore della fede no-vax, a partire magari da una mia banale ed innocente affermazione. Si attivava, in questo caso, una tiritera, un flusso di parole inarrestabile, solo affermazioni senza nessun ragionamento, impermeabili a quasiasi confronto, il che portava spesso al mio silenzio, poichè qualsasi mia ulteriore affermazione avrebbe portato ad una guerra. E, quindi, mi  rifugiavo nel silenzio oppure in un finto ascolto interlocutorio.
Perché questo assolutismo? Perchè questa impermeabilità alla dialettica e alconfronto?
Perché, in realtà, la loro posizione mentale ha le qualità del fanatismo religioso e, dunque, si fonda su presupposti simil-deliranti.
Essi dichiarano i motivi del loro non volersi sottoporre alle pratiche vaccinali con ardore talebano. In loro non c’è spazio per la dialettica e per il ragionamento. Chi tenterebbe di convincere uno in pieno delirio di riferimento, ad esempio, che le sue affermazioni sono frutto di un delirio e/ di allucinazioni?
Questa forma di fanatismo è radicata nelle teorie complottiste, ovviamente, perché essi - i no-vax -fanno frequentemente riferimento a trame segrete che possono portare a morte e a distruzione e che sono scientemente manovrate da manipolatori occulti. E aggiungono anche che gli elementi di inoppugnabili verità sono tutti a disposizione dei prox-vax, solo che loro si ostinano a non voler vedere e capire.
La loro fede è assoluta, le loro convinzioni adamantine.
I sostenitori del vaccino sono a loro modo di vedere ciechi e sordi. Non riescono a vedere - i no-vax affermano - ciò che è ovvio palese. Con lungimiranza profetica, affermano che chi si vaccina o che si é già vaccinato sta andando incontro alla propria rovina come un asino bendato, sospinto verso il precipizio che lo inghiottirà.
Chi si vaccina, al contrario, è spesso portatore di una dialettica dentro di sè, che lo porta a soppesare i vantaggi e gli svantaggi della vaccinazione, e a nutrire dubbi e paure. Ma anche ad alimentare un ragionevole margine di fiducia nei confronti della scienza.
Sì, certo, c’è qualcuno che si avvicina al vaccino come se fosse una salvifica Ostia consacrata (e anche qui entra in gioco una componente fideistica simil-delirante), ma non è questo l’atteggiamento generale. Molti che si vaccinano non sono pienamente convinti, vorrebbero dilazionare le cose, rimandare, perchè hanno delle riserve, in considerazione della velocità con cui questi rimedi sono stati varati), ma ciò nonostante, sì, alla fine si vaccinano, superando eroicamente remore e dubbi.
Chi si vaccina, pur dubitando, compie un atto coraggioso, poichè si muove nell'interesse della comunità di cui sente fortemente di far parte. Compie un atto coraggioso, pur avendo paura.
Vi è il riscontro positivo che, a fronte di quella che si sta configurando come una quarta ondata, sostenuta dalla variante Delta, i nuovi contagiati sono prevalentemente non vaccinati o con una vaccinazione incompleta; e, analogamente, i ricoverati nei reparti ordinari e in quelli di terapia intensiva appartengono a queste due categorie.
Certo, può anche capitare che vi siano tra i ricoverati anche pazienti che hanno fatto ambedue le dosi: ma questo ribadisce l'importanza del raggiungimento dell'obiettivo di un'ottimale copertura collettiva che rappresenta la garanzia della protezione (in questo caso grazie all'"immunità di gregge" per coloro per i quali la vaccinazione non ha sortito l'effetto sperato).
I no-vax sono insensibili a tutto questo, impermeabili a qualsiasi argomentazione razionale, alle prove verificabili che si possano esibire loro. La loro posizione è a oltranza: sono accecati dalle loro credenze e odiano chi si vaccina o si è vaccinato (cioè, in altri termini, odiano coloro che non accettano di aderire alla loro Fede), oppure lo guardano come se fosse in mentecatto incapace di vedere la verità dietro le apparenze.
Loro SANNO.
Loro sanno che dietro la macchina dei vaccino c’è un grande inganno, di cui parlano con riferimenti oscuri, ma senza che mai si possa giungere ad una fonte certa, come succede nel meccanismo che consente la propagazione delle cosiddette "leggende metropolitane".
Per loro, uno stato che impone i vaccini è un Moloch terrificante che richiede sacrifici umani e che poi occulta la Verità e fa dei continui depistaggi.
La via scelta dai no-vax è l’unica strada che porta alla salvezza.

 

Non è fondamentalismo tutto questo?
 

Quella dei no-vax è fede oltranzista. Sono loro i nostri talebani
Condividi post
Repost0
28 luglio 2021 3 28 /07 /luglio /2021 15:42
Io mi vaccino

(28 luglio 2021) In Italia siamo bravi a incasinare tutto e a creare le premesse di inutili discussioni e polemiche.
È palese ciò proprio nella questione dei vaccini.
Vaccinarsi dovrebbe essere in primis per i singoli individui una questione di coscienza o di opportunità (come nel caso di alcune particolari malattie in cui ciascuno secondo coscienza può decidere liberamente se vaccinarsi o no, come quando si decide di viaggiare alla volta di alcuni paesi cosiddetti "esotici"), a meno che lo Stato per una questione e di Salute pubblica non stabilisca l’obbligo vaccinale, come accade già per numerose malattie trasmissibili (le vaccinazioni "obbligatorie", tali per legge, a cui sottoponiamo i nostri figli, con la possibilità conseguente che lo Stato persegua gli evasori dell'obbligo vaccinale).
Nell'affrontare le vaccinazioni anti-Covid, il nostro governo si comporta come il proverbiale individuo che vuole avere nello stesso tempo la botte piena e la moglie ubriaca. E, quindi, i nostri governanti in questo ambito tentennano senza assumere una linea decisa: non vogliono scontentare nessuno, temono di parlare in maniera esplicita di "obbligo".
Anziché varare provvedimenti che odorano di obbligo, ma senza sancirlo (introducendo la specie dell'obbligatorietà del  Green Pass per svolgere determinate attività), chi ci governa dovrebbe dire senza stare a cianciare e in maniera chiara: “Per motivi inderogabili di tutela della salute pubblica la vaccinazione anti Covid è resa d’ora in avanti obbligatoria”, indicando chiaramente per quali classi di età e le eventuali cause di esenzione), e suggellando questa statuizione con apposito decreto, in altri termini legiferando e assumendosi di ciò tutte le responsabilità.
Non si può governare, sempre assillati dal pensiero che ci saranno gli scontenti e i riottosi e lasciandosi condizionare in ogni scelta cruciale si debba prendere da tale timore.
Quello che occorre, a fronte di una recrudescenza dei contagi (che sta conducendo alle soglie di una quarta ondata), dell'emergere di notizie preoccupanti circa la comparsa di contagi con sintomi nei bambini e nella consapevolezza di un programma vaccinale ancora largamente incompleto, è una misura di governance netta e decisa, senza equilibrismi e senza che i decisori debbano nascondersi dietro ad un dito.
I pavidi non possono ben governare e, in alcune circostanze, occorre che prendano delle decisioni eroiche. A volte non ci si può gingillare a tentare di sciogliere con perizia un nodo gordiano: per risolvere l'impasse, occorre reciderlo con un taglio netto.
Io sono per l'obbligo vaccinale per tutti (salvo che per coloro per i quali vi siano validi motivi per non dover affrontare la vaccinazione): il vaccino (assieme a tutte le misure di contenimento che rimangono sempre valide) è l'unica misura valida per proteggere il sistema sanitario italiano da un ulteriore collasso.
Questo mi aspetto da un governo di cui possa fidarmi.

Condividi post
Repost0
16 luglio 2021 5 16 /07 /luglio /2021 10:05

...dopo più di dodici mesi dall'annuncio del primo lockdown, è nata l'esigenza di raccogliere in un unico volume storie e testimonianze sul difficile momento 'storico' vissuto non solo dalla prospettiva delle componenti dell'associazione DonnaAttiva, promotrice di questa pubblicazione, ma anche di alcuni protagonisti del mondo della cultura, del giornalismo, dello spettacolo e delle professioni che hanno voluto esprimere il loro personale punto di vista su ciò che maggiormente ha caratterizzato l'esperienza della pandemia all'interno dei loro rispettivi ambiti di vita e d'azione.

dalla prefazione di Giuseppe Gangemi, curatore del progetto

AA.VV., Dalla pandemia alla Pangioia, Ex Libris Edizioni, 2021

Il volume "Dalla Pandemia alla Pangioia. Emozioni e sensazioni raccontano i duri mesi del Coronavirus (per i tipi di Edizioni Ex Libris, collana "Lo Zibaldone", 2021)  è il frutto di uno sforzo comune che ha coinvolto decine di protagonisti, come voci narranti dei mesi più duri della pandemia.
Si tratta di diverse tipologie di narrativa, come esprime la tripartizione del volume, ma tutte accomunate dal desiderio di esprimere qualcosa, di raccontare le emozioni e i turbamenti , le gioie e le speranze del periodopandemico, a partire dal primo lockdown, quello più duro,sino ai tempi recentissimi che ha visto ha visto per tutte le regioni italiane la conquista del colore bianco (nella gamma cromatica dell'Italia dei molti colori che aveva contraddistinto la terza ondata).
Conosciamo bene la parola "pandemia" nelle sue accezioni lessicali, mentre come lettori di questo volume ci ritroviamo davanti ad un neologismo, sin dalla titolazione,  e cioè la parola "pangioia", che si colloca quasi come antitesi ad una tesi, indicando in altri termini che ciò di cui si vuole discutere nel volume sarà un transito, una transizione da uno stato all'altro: come a dire che dopo l'epidemia diffusa su scala mondiale, dovrà aprirsi un nuovo capitolo caratterizzato da una gioia universale e "pandemica" anch'essa.
E questa è certamente una possibile narrativa, anche se non so sino a che punto sia lecito accettarla: ma è apprezzabile lo sforzo di voler vedere in quest'esperienza globale che ci ha coinvolti (e che continua a coinvolgerci) un andamento bifasico; e, cioè, prima la pandemia con il suo carico di restrizioni, di morti e di sofferenze   e, dopo, la gioia universalistica per la ripresa e per il ritorno ad una vita "normale", purchè - ma questo è il mio pensiero - la normalità non sia il ritorno agli assembramenti, alla retorica del calcio, alle celebrazioni vuote, a forme di economia drogata, ai licenziamenti e alle delocalizzazioni selvaggie.
In questo senso, se le cose dovessero tornare, a quello che erano prima di Wuhan, ci sarebbe forse poco da gioire: Mariana Mazzucato nel suo recente libro, "Non sprechiamo questa crisi" (Laterza, 2021) che contiene una raccolta dei suoi più recenti articoli divulgativi sulle difficoltà che fronteggiamo dall'inizio della pandemia, dice che la pandemia con le conseguenze economiche che ha avuto, ha aperto una crisi di immani proporzioni nell'economia mondiale e che questo potrebbe dare adito a due diverse strade nella fase della "ricostruzione" e nel ritorno ad una possibile "normalità". Una sarebbe quella di riportare lo stato delle cose a quello che erano prima della pandemia, nè di più, né di meno. L'altrapossibilità, forse più feconda, e che alcuni stati nel mondo hanno provato a costruire sarebbe quella di operare un radicale cambiamento dei principi su cui si é fondata l'economia del XX e dei primi due decenni del XXI secolo: una strada che porti a ridimensionare il ruolo dello Stato appaltatore che si limita a dare mandati a imprese che funzionano nella logica liberista (o peggio ancora neo-liberista o forse addirittura iper-liberista) enfatizzando (o recuperando), invece, il suo ruolo di imprenditore, in modo tale che i fondi stanziati non vadano ad implementare il tornaconto dei privati ma possano essere di supporto ad un'imprenditoria per così dire "sociale", che provveda al benessere delle moltitudini.
E quest'assetto, in una logica delle interconnessioni, potrebbe essere estremamente utile, dal momento che la pandemia di cui ancora oggi soffriamo è appunto figlia delle strategie dello sfruttamento del pianeta e delle strategie dell'arricchimento di pochi a fronte dell'impoverimento sempre maggiore delle moltitudini.
Forse un attteggiamento di "pangioia" sarebbe più appropriato se si intraprendesse la seconda via, quella che in altre termini porterebbe (o potrebbe portare) ad una rivoluzione copernicana dei fondamenti su cui si basa la nostra economia.
Poco c'è da gioire, quando - ad esempio - con l'arrivo di Luglio è stato posto termine alla moratoria dei licenziamenti sicché, di fatto, alcune aziende anche fiorenti hanno deciso di smobilitare licenziando in tronco (con una semplice mail) centinaia di dipendenti.
Ciò nondimeno, è apprezzabile il wishful thinking che pervade il titolo del volume e che trapela dalla maggior parte dei contributi contenuti in questo volume il cui tono generale sembra voler dire: un modo, un mondo nuovo, sono possibili e quindi gioiamo! Forse la colonna sonora adeguata per questo prezioso libro potrebbe essere l'Ode alla Gioia di Friedrich Schiller, incluso da Beethoven nella sua apoteosi sinfonica. L'ode alla gioia (An die Freude, 1785)  d'altra parte invitava ad esultare in un empito di fratellanza universale e condivisione, e - non a caso - è stato prescelto (ma senza le parole di Schiller) per essere - a partire dal 1972 - l'inno dell'Unione Europea
Come il movimento finale della IX introduce - in modo nuovo e inaudito per quel tempo  - il meraviglioso coro che intona con gioiosa solennità e potenza vocale, i versi dell'inno di Schiller, così questo volume si presenta come un coro di voci, le più diverse e tante soprattutto: infatti, Il progetto editoriale si è proposto di dare voce a quante più persone fosse possibile, per estendere democraticamente la possibilità di dar corpo ad una narrativa universalistica degli eventi pandemici e dei mesi che infine hanno portatoad una parvenza di normalità, temporanea quanto meno. Già, perchè malgrado si possa comprensibilmente essere animati da ottimismo e voler vedere ad ogni costo il bicchiere mezzo pieno, la pandemia non ha ancora cessato di colpire e, in più, in una lettura autenticamente universalistica, bisogna uscire dalle logiche regionalistiche per guardare al mondo come ad un tutto unico: e ancora molti dei paesi del terzo e quarto mondo non possono gioire per aver toccato con mano un autentico punto di svolta nel decorso della pandemia. Ma c'è anche da dire che qui  in Europa, a causa di certe scelte dissennate  e deliberate omissioni rispetto all'applicazione delle regole anti-Covid tuttora vigenti (si veda al riguardo quel che è successo con i turni di semifinale prima e con la finale poi degli Europei di Calcio 2020, nonchè con i festeggiamenti italiani per la vittoria) si è dovuto assistere purtroppo a degli scivoloni fenomenali per i quali si pagheranno forse alcune conseguenze.
Ma guardiamo più nel dettaglio l'architettura del volume.
"Dalla Pandemia alla Pangioia" nasce da un'idea di Ina Modica, giornalista siciliana e presidentessa dell'AssociazioneDonnaAttiva. Curatore del volume è stato Giuseppe Gangemi, mentre Teresa Di Fresco , Giada Adelfio e Cristina Guccione hanno fatto parte del Coordinamento Editoriale che ha tirato lefilaper mettere insieme i molteplici contributi indiiduali.
Il volume è suddiviso in tre parti. La prima è titolata "Il racconto della pandemia tra crisi e resilienza: professionisti e punti di vista a confronto", contenente il contributo di 13 professionisti siciliani, uomini e donne. La seconda, con il titolo "Testimonianze, esperienze e vissute al tempo della pandemia: l'Associazione 'DonnaAttiva' e le sue socie" dà voce appunto alle socie di DonnaAttiva, tutte professioniste impegnate in diversi ambiti lavorativi e imprenditoriali. E si tratta di ben 25 voci diverse. La terza sezione, infine, con il titolo "Le interviste ai protagonisti: le voci del mondo della cultura, del giornalismo e delle professioni" lascia la parola  in forma di intervista (e l'intervistatore è ogni volta differente) ad alcuni professionisti/e del panorama siciliano.
Ad eccezione che per quest'ultime che sono più ampie e discorsive, i contributi che costituiscono le prime due sezioni sono relativamente brevi (omogenei sotto questo punto di vista), democratici si potrebbe dire, nel senso che nessuno - finanche il curatore - ha voluto per seè uno spazio maggiore di quello che era concesso agli altri co-estensori, e si leggono velocemente: è chiaro che, come succede nell'approccio ai volumi collettanei, l'attenzione del singolo lettore nell'affrontare la lettura dei diversi contributi potrà essere maggiormente calamitata dalle titolazioni dei singoli capitoli oppure dal fatto di  conoscerne personalmente l'autore.
E, quindi, sotto questo profilo, si tratta certamente di un volume da sfogliare e da leggere, anche a saltare, entrando nel testo qua e là, motivati da un'improvvisa curiosità e/o dal desiderio di approfondimento.
Come succede in un coro, le singole voci si potenziano a vicenda e, pur nascendo da una traccia comune, si offrono ciascuna con la propria cifra individuale e fortemente caratterizzata.  E ancora - come succede in un coro - dei singoli contributi, delle riflessioni dei singoli, si perde poi l'individualità, poichè le singole voci si amalgamano in qualcosa che è molto più della semplice sommatoria delle singole parti che la compongono.
Quindi, per concludere, accogliamo con ottimismo il wishful thinking del titolo del volume e, usando la frase che chiude il contributo di  Giulia Noto, docente,  "Facciamo sì, tutti insieme, che alla pandemia possa seguire una 'Pangioia'!" (p.33), tenendo conto che le narrazioni possono avere la grossa responsabilità di innescare dei circuiti virtuosi nelllo scrivere gli eventi che verranno, ma anche di influenzarli negativamente e,dunque qualsiasi tipo di narrativa non è maii neutrale, ma assume su di sèil peso di una grande responsabilità morale. Si veda, al riguardo il brillante esempio del volume 1947 di Elisabeth Åsbrink (Iperborea, 2018) che mostra come - tra gli anni del dopoguerra fu proprio il 1947 un anno cruciale per lo sviluppo (e la rinascita dalle macerie della seconda guerra mondiale) delle singole nazioni e del mondo e che, nel corso di quei mesi, alcune narrative - piuttosto che altre - furono deliberatamente preferite per spingere il mondo in una direzione piuttosto che in un'altra, ritenuta meno gestibile o pericolosa in qualche modo.

 

 

Di seguito la scheda editoriale del volume

 

 

 

AA.VV (a cura di Giuseppe Cangemi), Dalla Pandemia alla Pangioia. Emozioni e sensazioni raccontano i duri mesi del Coronavirus, Ex Libris Edizioni (Collana Lo Zibaldone), 2021
(dal risguardo di copertina) Composto durante l'esperienza del lockdown, in contrasto alla prima ondata dell'emergenza da Coronavirus, questo libro racconta, con coraggio ed ottimismo, le esperienze di vita dei protagonisti delle varie testimonianze che compongono questa raccolta, in un percorso suddiviso in tre sezioni che accompagnano il lettore attraverso diversi punti di vista e chiavi di lettura dell'anno trascorso in piena emergenza. Dietro la scrittura di tali testimonianze si coglie la volontà da parte di tutte le voci dei protagonisti di voler lasciare una testimonianza del duro momento storico attraversato, in Italia e non solo, con la consapevolezza che la riflessione sui momenti difficili è storicamente foriera di riflessioni capaci di farci vedere il mondo che ci circonda con nuovi occhi carichi dei duri momenti vissuti ma pieni di speranza. La raccolta, promossa dall'Associazione DonnAttiva, rappresenta un prezioso contributo alla memoria storica del tempo vissuto capace di travalicare i confini del nostro presente, proiettandoci nel futuro attraverso le voci dei protagonisti che hanno animato con le loro testimonianze questa preziosa eredità.

Condividi post
Repost0
14 luglio 2021 3 14 /07 /luglio /2021 09:44
Torre Salsa - Foto di Maurizio Crispi, 2016

Sono andato a Mondello, dopo molto tempo
Ho parcheggiato l'auto in una stretta strada laterale, rispetto a quella che percorre il lungomare e poi mi sono avviato a piedi verso il rinomato club nautico di cui sono tuttora socio (avendo addirittura conquistato il titolo di "benemerito" che spetta ai soci dopo cinquant'anni continuativi di affiliazione!).
Ed è lì che arrivavo dopo una lunga, piacevole, camminata.
Devo dire che, dalla morte di mamma (avvenuta nel 2010) non vado quasi più a Mondello.
E' come se non potessi andarci, come se qualcosa mi trattenesse dall'interno, frantumando anche le migliori intenzioni. Rimando, dilaziono: percorrere quegli otto chilometri di strada da casa mia sino a Mondello diventa spesso una fatica proibitiva, impensabile.
Non amo la folla, non voglio confrontarmi con le difficoltà di parcheggio, ma anche andarci a piedi o in bici  hanno il sapore di un'impresa superiore alle mie forze.
E sì che un tempo ci andavo quotidianamente, talvolta anche due volte al giorno,poichè spesso - anche d'inverno - era meta di escursioni serali con amici e fidanzate.
Oggi, invece no.
Mondello per me rimane ormai come un luogo della memoria, forse anche del sogno, ma non più posto di fruizione diretta ed immediata.
E comunque, nel mio sogno, ero là ed era proprio al circolo dove arrivavo. Entravo nell'area di pertinenza del club dal mare, cioè seguendo la spiaggia, quella via d'accesso che un tempo era difesa dal burbero Pietrino, soprattutto nel pieno della stagione estiva, quando tanti non soci (dunque "estranei", "foresti") ambivano ad arrivare al moletto del circolo per cimentarsi in fantasiosi e schiamazzanti tuffi.
Ma questa volta non c'era il Pietrino a fare la guardia (Pietrino, del resto, dopo anni di fedele servizio è morto molti, molti anni fa). Tuttavia mi veniva incontro uno del personale (che non conosco del tutto: tutti quanti, infatti, con il rinnovamento dello staff e l'immissione di leve giovani nella compagine, sono divenuti degli sconosciuti per me, come del resto io lo sono per loro).
E quel giovane zelante mi diceva che, visto che eravamo in tempi di Covid, occorreva prenotare l'accesso, visto che il numero dei soci che potevano essere contemporaneamente presenti era contingentato.
Inoltre - aggiungeva - occorreva esibire  il Green Pass dal quale risultasse che uno era "covidato o vaccinato", o - ancora - in alternativa acquistare per ogni singolo accesso un kit per l'esecuzione rapida del tampone direttamente dalla saliva. E lui, era appunto il Covid Manager della struttura [seguendo il link, puoi leggere il post relativo su questo stesso blog] , tenuto a conservare tutte le documentazioni e ad accertarsi che, in condizioni di socialità, tutto avvenga in regola e pienamente rispettoso della lettera delle norme vigenti.
Intanto, mentre il Covid Manager blaterava, osservavo che, nello spazio antistante la sede nautica, erano state disposte in file ordinate delle poltroncine bianche di plastica, opportunamente distanziate, e che i soci erano tutti seduti lì, senza fare nulla (s ene stavano a prendere il sole, forse).
Mi rendevo conto che, essendo quelle le regole e le condizioni di utilizzo delle strutture del circolo, per me non voleva la pena soffermarsi  (che noia! Che costrizione!)e mi allontanavo, ripercorrendo i miei passi. L'inserviente, tuttavia, mi inseguiva zelante e mi consegnava il kit per l'autosomministrazione del tampone rapido.  
Io dicevo: "No, grazie, non lo voglio!"
Ma quello insisteva, con un misto di servilità e di prevaricazione.
Ed io finivo con l'accettarlo.
Mi ritrovavo in seguito in un capannone adiacente e su un piano di appoggio improvvisato esaminavo il kit per capire quale fosse la procedura da seguire.
Dopodiché eseguivo secondo le istruzioni.
Risultavo negativo.
Però pensavo: "Ma che idiozia! Mi sono dimenticato di essere già vaccinato! E per giunta anche con le due rituali somministrazioni di Astrazeneca!".
Ma, in effetti, non avevo con me il Green Pass [già, devo ancora scaricarlo, seguendo le istruzioni contenute nell'SMS che mi è arrivato nel telefono un paio di giorni dopo la seconda dose].
E, quindi, autosomministrarmi il tampone poteva anche avere un senso.
Ma il fatto vero era che non avevo nessuna voglia di passare una giornata al circolo seduto su una di quelle orribile poltroncine di plastica bianche. Mi sembrava una cosa triste, stare in mezzo a tutte quelle persone che parevano imbalsamate.
Pensavo che era il caso di riprendere la via del ritorno.
E riuscivo a salire al volo un bus per ritornare al luogo dove avevo lasciato l'auto.
Viaggiavo a lungo sul mezzo di trasporto pubblico, calzando correttamente la mascherina.
Scendevo alla fermata di Piazza Leoni.
Ma qui, in un'improvvisa folgorazione, mi rendevo conto che l'auto era parcheggiata a Mondello nella viuzza.
C***o! - esclamavo, battendomi il palmo della mano sulla fronte.
Che fare?!
Forse riprendere un bus in direzione inversa.
Oppure chiedere un passaggio, ma non ad un monopattino: quei monopattini li odio!
Mi stavo predisponendo a ciò, quando passava un'auto che, subito dopo avermi superato, si fermava con gran stridore di freni.
Dentro - non alla guida, però - c'era il mio amico di lungo corso, G.
E mi davano un passaggio, forse per via dell'intercessione di G..
Ripartivamo, senza dirci una sola parola, e l'auto prendeva velocità: all'improvviso, una rondine con la sua livrea bianco-nera si schiantava sul parabrezza sul quale rimanevano tracce organiche, forse anche chiazze di sangue, mentre l'armaluzzu era scivolato via chi sa dove.
Ma nessun danno all'auto. Il materiale del parabrezza aveva resistito fieramente all'impatto, senza nemmeno incrinarsi.
Poi di nuovo - e l'auto andava ad una velocità sostenuta - un'altra rondine, intercettata in una delle sue pazze traiettorie, sbatteva sull'auto.
Un forte schianto, di nuovo tracce organiche sporcavano il parabrezza, che questa volta era lievemente incrinato, con una raggiera di piccole crepe radiali rispetto al punto dell'impatto.
Il guidatore prorompeva in una pazza risata, dopo aver esalato un forte grido di giubilo, mentre i suoi occhi si dilatavano al punto da apparire pronti a schizzare fuori dalle orbite: e accelerava ancora di più: sembrava ai miei occhi che avesse quasi goduto in modo adrenalinico di questi due crash e che desiderasse che se ne verificassero altri, la bramosia di altre prede, di altre vittime, di altri schianti.
Il suo sguardo allucinato, il modo in cui stringeva il volante sino a farsi diventare bianche le nocche delle mani, denunciavano in lui una forte attivazione, un'insana eccitazione.
Una follia, davvero.
Mi preoccupavo ("Ma in quali mani mi sono messo?" - pensavo) e mi chiedevo se, alla fine, saremmo riusciti ad arrivare sani e salvi.

(Dissolvenza)

 

14 luglio 2021

 

 

Condividi post
Repost0
17 giugno 2021 4 17 /06 /giugno /2021 16:38
Bla bla bla (il balbettio dei media)

Bla bla bla
Sempre le stesse cose
I temi del giorno, i tormentoni
I media conformisti
si copiano a vicenda
Verrebbe da pensare che per certi argomenti
abbiano delle parole d'ordine
dalle quali non si deve derogare
Come ad esempio la difesa della strategia vaccinale (giusto),
oppure la quotidiana celebrazione della decrescita felice dei numeri pandemici
(argomento fuorviante)
E poi ci sono le altre topiche
che fanno da riempitivo
Gli Europei di calcio,
la notte prima degli esami,
gli esami,
il giorno dopo gli esami,
i nuovi contagi
i nuovi ingressi nelle terapie intensive
l'andamento della campagna vaccinale
il tormentone astra zeneca e le morti per trombosi
La rava e la fava
Sempre la stessa litania
Non cambia mai nulla
La musica è sempre la stessa
In fondo, i notiziari potrebbero essere dati
usando sempre gli stessi palinsesti,
modificandone soltanto i luoghi e le date
Un occhiata al calendario...
Cosa ricorre oggi...
Ah bene!
E lì a sciorinare la stessa minestrina di sempre cotta e ricotta,
fatte le dovute variazioni
mutatis mutandis

Quando capito casualmente in un'emittente
ed ascolto distrattamente
mi sento quasi nauseato,
per questo instancabile balletto,
apparentemente ridda di notizia,
ma si tratta sempre della stessa cosa
E poi i conduttori a pavoneggiarsi
a sciorinare le loro conoscenze,
a mostrarsi competenti e conoscitori di tante cose,
ma c'è alle loro spalle
una sapiente regia che li guida
nel parlare sempre delle stesse cose,
fornendo loro le veline con gli aggiornamenti necessari
o con qualche sintetica voce d'enciclopedia
o un gobbo per ogni intervento
per potersi mostrare competenti,
con gli stessi toni,
con le stesse voci flautate e suadenti.
Il vero messaggio sono gli inserti pubblicitari
onnipresenti
e le menzogne scodellate
per indurre a comprare questo o quel prodotto,
a "consumare"
In fondo, penso che sia meglio il totale silenzio di parole
che fa parte della rigorosa regola quotidiana in certi conventi
e istituzioni monacali.
Stare sempre - o quasi - in silenzio,
non proferire verbo,
poiché di fronte all'immenso immanente
qualsiasi parola possa uscire dalla bocca di un parlante
è inadeguata o blasfema
Tacere è un segno di umiltà e di accettazione della propria finitezza.
Detesto coloro che hanno sempre qualcosa da dire
e che danno di continuo aria alla bocca.

Diluvio di parole vuote: uno dei tratti salienti
del cosiddetto "intrattenimento" mediatico.
Quanto lo odio e quanto non sopporto i suoi rappresentanti!

(17 giugno 2021)

Condividi post
Repost0
28 maggio 2021 5 28 /05 /maggio /2021 16:22
Locale predisposto per una riunione condominiale , marzo 2021 (foto di Maurizio Crispi)

Ho sognato
Camminavo
Camminavo in una valle arida e desolata, piena di polveri e di miasmi: più che un luogo disegnato dalla natura, pareva una infossatura, simile ad una vallata - o meglio un avvallamento - che interrompeva la piatta distesa di un'infinita distesa di rifiuti solidi, interpunta da pozze di liquami fetidi e maleolenti, scintillanti sotto i raggi di un sole implacabile e fumanti.
Dopo aver compiuto questa lunga traversata, mi ritrovavo in una camera che mi risultava familiare nell'aspetto, ma in rovina, polverosa e puzzolente, con l'aria pesante, poiché le finestre erano state per lungo tempo rinserrate.
Uno che era stato mio silenzioso compagno di viaggio si muoveva in giro per aprire le finestre e per cercare di rendere l'aria più respirabile. Nello scostare i pesanti tendaggi i cui colori e disegni originali erano soltanto un'ombra, del tutto stinti ormai, questi si sbriciolavano e cadevano a pezzi. E ciò accresceva la sensazione di disperazione e di mancanza di speranza.
Il mio silenzioso compagno di viaggio, addirittura, per arieggiare meglio levava gli infissi della finestra e li appoggiava al muro.
Ma non c'era niente da fare, quella non era più casa: era solo una stamberga, un catoio degradato: nulla di ciò che era stata un tempo poteva essere salvato. Nulla poteva tornare a rivivere come prima.

[stacco]

In un momento successivo, mi ritrovavo in un hub vaccinale.
Tutt'attorno stesso spettacolo di desolazione di prima, come se fossi nel bel mezzo di una città devastata da una catastrofe o da un evento apocalittico di inimmaginabili proporzioni.
E dovevo fare due cose urgenti.
Ricevevo dal mio medico curante una serie di schede e di vaccini: zaino in spalla, dovevo andare in giro a fare delle vaccinazioni domiciliari.
L'altro motivo per cui mi ritrovavo nel centro vaccinale era che io stesso dovevo sottopormi alla vaccinazione di richiamo.
Mi presentavo allo sportellino blindato e dicevo, parlando attraverso una stretta fessura, che ero lì per questo.
Dall'interno, l'addetto alla reception mi chiedeva il documento attestante la precedente somministrazione e le schede già compilate.
Mi accorgevo con imbarazzo e fastidio che non avevo nulla con me.
Andavo a rovistare nel mio zaino che avevo lasciato da parte. Guardavo dovunque, tasche e tasconi compresi nella mia meticolosa ricerca, e niente! Non avevo con me nessuno dei documenti richiesti.
Tornavo allo sportello e, pieno di frustrazione, riferivo all'impiegato della mia ricerca infruttuosa.
Lui a questo punto mi chiedeva se avessi il codice che mi era stato attribuito, al momento della prima vaccinazione, come fosse il numero che veniva impresso, in forma di tatuaggio, sulla superficie anteriore dell'avambraccio dei deportati nei campi di concentramento.
E, sì, tornavo a rovistare nello zaino e vi trovavo un talloncino autoadesivo, con un codice a barre e sotto di esso, anche un codice numerico.
Mostravo il talloncino all'impiegato che a questo punto annuì: "Vediamo cosa posso fare!" per poi andarsene, ciabattando abbuttato, in un'altra stanza, probabilmente a rovistare in uno schedario.
Wow! L'Uomo dell'Hub ha detto yes!, pensavo tra me e me, sollevato e giulivo.
Rimanevo in attesa, ma - nello stesso tempo - respiravo di sollievo, perché così avrei potuto completare la mia vaccinazione e svolgere la mia attività di vaccinatore itinerante, senza che le dosi di vaccino che mi erano state affidate andassero a male.

Inaugurazione dell'Hub vaccinale di Cinecittà (da internet)

 


Dissolvenza

Chi sa perchè si parla di "Hub" vaccinali, e non di "centri" vaccinali? Cosa è mai questa anglofonia ridicola da parte di persone - come siamo mediamente noi italiani - che per lo più non hanno molta propensione a parlare le lingue straniere? E invece abbiamo espressioni come hub vaccinale, oppure road map delle vaccinazioni e altre espressione che invadono i comunicati e che diventano come un'epidemia. Già l'infodemia è anche questo. L'uso a tempesta di determinate parole, senza in alcun modo chiedersi il perchè e il per come. Come, ad esempio, l'altro tormentone che à la "bomba d'acqua" per indicare un piovasco improvviso e violento.

Molti non sanno che "hub" può avere questi significati, limitandosi a ripetere pappagalescamente la parola:

  1. In una rete informatica, dispositivo che collega i vari clienti al server, raccogliendo i cavi provenienti dai diversi computer.
  2. Aeroporto internazionale di transito, cui fanno capo numerose rotte aeree e che raccoglie la maggior parte del traffico di un dato paese.

La parola "hub" peraltro entra in alcune parole composte come, ad esempio, "wheel hub" che è l'espressione equivalente in Inglese del nostro termine "mozzo della ruota".
L'immagine del mozzo della ruota estende i possibili significati della parola "hub", al di là dei riferimenti informatici, poichè starebbe ad indicare il punto in cui tutti i raggi convergono: e dunque potrebbe diventare illuogo di convergenza di attività di vario tipo, un nodo, un punto focale.
Per noi che siamo Italiani, tuttavia a ben vedere, la semplice parola "centro" per dire "Centro vaccinale" rimane molto più azzeccata e pertinente.

Condividi post
Repost0
20 maggio 2021 4 20 /05 /maggio /2021 06:46
Adam Kucharrski, Le Regole del Contagio, Marsilio

Il libro di Adam Kucharski, Le regole del contagio (nella traduzione di Francesco Peri, Marsilio, 2020) fa davvero riflettere e fornisce degli strumenti per comprendere gli eventi epidemici e non solo. E' una lettura appassionante e importante perchè collega assieme tutta una serie di fenomeni che il buon senso comune rifiuterbbe di mettere assieme sotto lo stesso cappello.
In primo luogo, Kucharski statuisce chiaramente che l'epidemiologia  è una scienza matematica che ha delle applicazioni in medicina e nella tutela dalla salute pubblica, oppure che nata da questo terreno ha subito sconfinato per invadere altri campi inizialmente insospettabili.
In secondo luogo, egli ci fa comprendere come contagi da microorganismi (batterici e virali), epidemie e pandemie siano inquadrabili all'interno di una più generale "teoria degli accadimenti", dove tutto è collegabile, dai fenomeni finanziari, alla diffusione della violenza, passando per i contagi in rete (o anche in altri modi) di idee e di opinioni.
Secondo me, "Le regole del Contagio" è un libro che tutti dovrebbero leggere. Per saperne di più e per potere avere strumenti di comprensione maggiore. Solo che le persone che sicuramente dovrebbero farlo per documentarsi e per essere aggiornati, i politici e i decisori non lo faranno mai perchè sono fondamentalmente personaggi ignoranti che d'abitudine non leggono (e si scusano costoro dicendo che "non hanno tempo") e se le leggono si limitano a scorrere velocemente le rassegne stampa che altri incaricati, possibilmente altrettanto ignoranti, preparano per loro.

Eppure, si tratta di un saggio che dà al lettore degli strumenti per comprendere come si originano e si evolvono certi fenomeni (i più disparati dalle malattie infettive, alla diffusione degli atti di violenza, alle condotte suicidiarie, ai fenomeni virali in rete etc etc).

L'epidemiologia la cui prima nascita si attribuisce a Ronald Ross con i suoi studi magistrali (e pionieristici) sulla connesione tra diffusione della malaria e zanzare si sviluppò come una scienza matematica: e dunque si trova ad essere in uno snodo importante tra la medicina, la matematica e la sociologia. Lo stesso Ross che per i suoi studi venne insignito con il premio Nobel per la Medicina disse che, secondo lui, l'epidemologia era a tutti gli effetti una "scienza matematica" e, per questo motivo, egli ritenne - anticipando i tempi - che a partire dai modelli epidemiologici costruiti per spiegare la diffusione delle malattie infettive si potesse costruire una "teoria generale degli accadimenti" con un un apparato di formule e di calcoli che consentisse di spiegare in chiave epidemiologica i meccanismi con cui si diffondono gli eventi più svariati, ponendo al tempo stesso le basi per degli studi predittivi scientificamente fondati, con l'utilizzo di modelli matematici.

L'ignoranza si annida ad alti livelli, come ad esempio nelle interviste rilasciate da parte delle persone più insospettabili e dotate di presunte competenze e nelle battaglie in punta di fioretto tra virologi ed altri esperti, come è accaduto nel caso delle parole assolutamente supponenti espresse da Giorgio Palù, virologo ed microbiologo, nonché professore di neuroscienze all’Università di Philadelphia, nei confronti di Andrea Crisanti, Professore ordinario di microbiologia all'Università di Padova, quando questi proponeva l'attivazione di un lockdown duro presto e subito alle soglie della "terza ondata" (in corso di un'intervista rilasciata a TV7 a ottobre 2020).

Tra le diverse risposte, Palù non ha mancato di esprimersi pesantemente nei confronti di Crisanti: "Crisanti è un mio allievo, nel senso che accademicamente l’ho chiamato io da Londra. Non è un virologo, non ha mai pubblicato un lavoro di virologia. Devo dire che negli ultimi dieci anni non ha neanche pubblicato lavori di microbiologia. Ho fatto una certa difficoltà a chiamarlo, dico le cose per quello che sono. È un esperto di zanzare".

E ancora: “Una persona che fa queste predizioni… questi sono Dpcm di pseudo virologi. Fa anche lui il suo decreto della presidenza della Repubblica e sancisce un lockdown? Io mi domando: ma a che titolo? Su quali basi? A differenza di Andrea Crisanti, il professore pensa che “un lockdown generalizzato questo Paese non se lo può permettere, lo hanno capito tutti”.

Naturalmente queste "autorevoli" dichiarazioni sono state subito riprese da politici ignoranti che hanno preso ad inveire contro Crisanti  vile "zanzarologo".
"Crisanti, è meglio che stai zitto, non hai titolo  per parlare di Covid-19, perchè non ti sei mai occupato di virus e affini!"
Ecco sono queste le persone che, anche ad i più alti livelli, ma prive di conoscenza delle basi fondamentali dell'epidemiologia, per ignoranza le sparano grosse e sono loro a dover tornare sui banchi di scuola per leggere il semplice ma profondo saggio di Kucharski.

(soglie del testo) Le forme e la logica profonda del contagio, dalle pandemie alle crisi economiche, dalle fake news alla violenza sociale. Come scienza, intelligenza artificiale e nuove tecnologie possono aiutarci a comprendere il caos, a convivere con la complessità e a controllare i fenomeni più imprevedibili del nostro presente.
Le nuove scoperte scientifiche stanno rovesciando i luoghi comuni sul meccanismo delle epidemie. Ma per fermare un virus è necessario dare un nome ai fattori concreti dai quali dipende la sua propagazione. E per riuscirci, a volte, bisogna ripensare su basi nuove quello che credevamo di sapere.
Mese dopo mese, la pandemia di Covid-19 sta cambiando la forma del mondo in cui viviamo. La sua diffusione ha sconvolto norme politiche ed economiche, e le conseguenze del distanziamento sociale continueranno per lungo tempo a influenzare comportamenti e relazioni. Nonostante si tratti di un'emergenza sanitaria senza precedenti, non è però la prima di cui siamo a conoscenza né la più letale. Che cosa dobbiamo aspettarci, quindi, in futuro? E che cosa possiamo fare per evitare di trovarci impreparati? Per rispondere a queste domande bisogna comprendere i meccanismi nascosti che regolano la diffusione globale di contagi di ogni genere, anche al di là dell'ambito delle malattie infettive. In questo saggio brillante e ricco di spunti di riflessione, Adam Kucharski elabora modelli matematici capaci di ricostruire i diversi set delle «regole del contagio»: una logica soggiacente a fenomeni complessi o apparentemente irrelati come le fluttuazioni dei trend topics sui social, l'aumento esponenziale degli omicidi nelle periferie in cui la regolamentazione delle armi è meno stringente, fino ai meccanismi finanziari che hanno portato dalla bolla speculativa dei mutui subprime negli Stati Uniti alla crisi globale del 2008. Partendo dalla storia recente delle epidemie, Kucharski dimostra come il caos che ci circonda possa essere controllato, in che modo l'utilizzo dei big data e dell'intelligenza artificiale sia utile per imparare a convivere con questi eventi e non ripetere gli errori del passato.

Di questo saggio hanno detto:
«Una mappa esaustiva di ciò che sta succedendo nel mondo, grazie alla conoscenza approfondita della storia delle epidemie dell'ultimo secolo» – The Financial Times
«È difficile immaginare un libro più attuale. Dopo averlo letto molti aspetti del nostro mondo non avranno più senso» – The Times

Adam Kucharrski

L'autore. Adam Kucharski insegna alla London School of Hygiene and Tropical Medicine. Le sue ricerche riguardano l’applicazione di analisi matematiche per prevenire la diffusione di pandemie. Come divulgatore scientifico ha vinto numerosi premi, tra cui il prestigioso Wellcome Trust Science Writing Prize nel 2012. Collabora con Scientific American, Wired, Financial Times, The Observer, BBC. Tra i suoi libri, in Italia è stato pubblicato La scommessa perfetta. La scienza che sbanca ai casinò (2016).

 

Per approfondire...

Condividi post
Repost0
19 maggio 2021 3 19 /05 /maggio /2021 10:23
Covid manager (immagine presa da internet: vegaformazione.it))

(19 maggio 2021) Sommo gaudio! Mentre diventa concreta la possibilità che, a breve, riaprano le cerimonie nuziali con relativi banchetti, ma anche tutta una serie di altri eventi collettivi, viene statuita la creazione di una nuova figura professionale (occhio dunque ai corsi di formazione che verranno presto attivati per ottenere il relativo brevetto!) che sarà quella del "Covid Manager", ovvero colui che avrà la responsabilità - in tali contesti - della corretta applicazione delle norme anti-Covid, oltre che della conservazione per un periodo di tempo congruo di tutti i documenti di supporto della sua attività in ogni singolo evento (quali tipologia e natura dell'evento, elenco dei partecipanti con relativi numeri di cellulare nonché estremi del Green Pass, etc etc).
Il Covid Manager sarà una specie di sommo controllore, ma anche maestro delle cerimonie, in tali eventi, la materializzazione del Grande fratello che controlla capillarmente tutti i partecipanti e ne analizza i comportamenti con occhio severo. Con pieni poteri di esclusione e di allontanamento nei confronti di tutti coloro che non sono in regola. Entro anch'io! "No tu no!" - egli dirà.
Ma il fatto è che, siccome per questa tipologia di eventi collettivi ci sono, da un lato, le norme generali che riguardano l'ambiente, la collocazione degli arredi, l'adeguata aerazione dei locali etc etc, e dall'altro lato la necessità di  monitorare i comportamenti delle singole persone partecipanti oltre alle necessarie verifiche sulla validità del green pass (o dei certificati vaccinali, di avvenuta guarigione o di negatività del tampone nelle48 ore precedenti), la normativa varata prevede anche che un Covid Manager debba avere - al massimo - la tutela di 50 partecipanti. Di conseguenza se ad un evento X prendono parte 100 persone, i Covid Manager da reclutare dovranno essere in due, se ci sono 150 persone ne saranno richiesti tre e così via.
In effetti, questa nuova "professione" potrà essere molto richiesta nei mesi futuri. E dunque occorre darsi da fare. E' un'occasione ghiotta per organizzatori di corsi di formazione, poiché non sarà cosa semplice fare il Covid Manager, dal momento che le normative in materia evolvono di continuo e quindi occorre avere di continuo il polso della situazione (con attività di aggiornamento, etc).
Se consideriamo che nella conta del numero dei partecipanti vanno inclusi anche tutti coloro che lavorano all'evento (camerieri, personale di sala, musicanti, intrattenitori vari) è facile anche dire che i futuri Covid Manager (attualmente ancora non esistono i soggetti con questi requisiti) andranno a ruba, ma anche che i costi degli eventi lieviteranno notevolmente, poiché bisognerà includervi i costi del/dei Covid manager.
Anche qui staremo a vedere.
Io non so all'estero, ma qui in Italia abbiamo la capacità di burocratizzare velocemente tutto, creando delle infrastrutture aggiuntive che appesantiscono il funzionamento delle cose, anziché facilitarle.
Sono di quelle cose incomprensibili. In Italia, siamo maestri nell'incasinare le cose e nel creare burocrazia inutile. Voglio vedere se in altri paesi europei hanno reso indispensabile ai fini delle riaperture una figura come questa.
Aggiungerei che negli anni che fecero seguito alla grande pandemia influenzale del 1918-1919, gradatamente le persone presero a riunirsi, i teatri furono aperti, i concerti all'aperto furono riavviati, i grandi raduni di massa furono di nuovo possibili, ma non credo che nessuno si preoccupò di istituire delle figure tipo "Covid Manager", che - a quel tempo - avrebbero dovuto essere battezzati "flu-manager".
Inutili del resto, perché - dopo le diverse ondate pandemiche di quei due terribili anni del secolo scorso - le persone (i cittadini) seppero semplicemente usare il buonsenso,
E allora?
Il fatto è preoccupante, in verità, perché rappresenta la prova tangibili di quanto, attraverso il passaggio - avventuroso e fortunoso - all'interno della "zona rossa della mente"
ne siamo usciti più proni e più arrendevoli, argilla malleabile nelle mani del grande Leviatano hobbesiano, ovverossia la "ragion di stato" che sempre di più e sempre più estensivamente, ha preso a controllare i nostri corpi e le nostre menti.


PS - del Covid Manager ne ho sentito parlare proprio ieri in radio, eppure facendo una rapida rassegna nella rete, risulta chiaro che già molti hanno cominciato da tempo ad attrezzarsi promuovendo dei corsi che conferiscano ai partecipanti il brevetto di "Covid Manager".
Ci sono quelli che fiutano immediatamente l'odore del denaro che si annida nelle pieghe di norme e decreti. E quindi fanno in modo da essere sempre pronti.
Quindi c'è da pensare che i primi Covid Manager abilitati e brevettati, al momento delle riaperture saranno pronti ad essere reclutati.
Evviva!

 

Quello che segue è una dettagliata disamina dei compiti e delle funzioni del"Covid Manager" come si può trovare in un sito web che si occupa di attività di formazione (Formazione Vega), con il titolo "IL RUOLO E I COMPITI DELLA FIGURA DEL COVID MANAGER"

 

(vegaformazione.it) Il legislatore italiano ha sin da subito provveduto ad emanare dei protocolli anticontagio da applicare nelle attività produttive industriali e commerciali, indicando specifiche misure di sicurezza da adottare attraverso protocolli anticontagio interni.

A fronte di questi protocolli nazionali, la Regione Veneto ha pubblicato nel mese di aprile 2020 il “Manuale per la riapertura delle attività produttive” con lo scopo di dare indicazioni esaustive per consentire la riapertura delle attività economiche dopo il periodo di lockdown che aveva colpito l’intero territorio italiano. Nel manuale, per la prima volta a livello nazionale, viene indicata la figura del Referente Unico Covid o Covid Manager con compiti di coordinamento per l’applicazione delle misure anticontagio in azienda. Riportiamo nel seguito lo specifico passaggio del Manuale dove si descrive il ruolo e i compiti del Covid Manager: “Premesso che anche per l’attuazione delle misure di prevenzione dal contagio da SARS-CoV-2 negli ambienti di lavoro rimangono confermati ruoli e responsabilità previsti dal decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, per ogni azienda potrà essere individuato dal datore di lavoro un referente unico (“COVID Manager”), con funzioni di coordinatore per l’attuazione delle misure di prevenzione e controllo e con funzioni di punto di contatto per le strutture del Sistema Sanitario Regionale. Tale referente deve essere individuato tra i soggetti componenti la rete aziendale della prevenzione ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, verosimilmente nella figura del Datore di Lavoro stesso (soprattutto per le micro- e piccole aziende) o del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), o comunque tra i soggetti aventi poteri organizzativi e direzionali. Rimane confermata in capo a dirigenti e preposti di ciascuna organizzazione aziendale, in sinergia con il comitato previsto dal protocollo nazionale di regolamentazione, la vigilanza e la sorveglianza dell’attuazione delle misure di prevenzione, sulla base dei compiti e delle attribuzioni di ciascuno come ripartiti dal datore di lavoro”.

  • I COMPITI DEL COVID MANAGER

In base a quanto affermato i compiti del Referente Unico Covid (Covid Manager) sono sia di coordinamento all’attuazione delle misure anticontagio aziendali, sia di punto di riferimento con il Sistema Sanitario Regionale anche per agevolare le attività di contact tracing. Il Referente Unico Covid (Covid Manager) dovrà ovviamente relazionarsi con il Comitato per l'applicazione e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione, istituito in azienda come previsto dal Protocollo nazionale del 24 aprile 2020. Ricordiamo che nel Comitato è necessaria la partecipazione delle rappresentanze sindacali aziendali e del RLS (ove presenti) ed il suo compito è proprio quello di verifica del protocollo aziendale per evidenziare le eventuali sue carenze, suggerendo al datore di lavoro le necessarie implementazioni e aggiornamenti.

Analogamente i soggetti deputati a verificare l’applicazione delle misure di sicurezza definite dal protocollo aziendale sono, come previsto dallo stesso Manuale della Regione Veneto, i dirigenti e i preposti con i quali il Referente Unico Covid (Covid Manager) potrà interfacciarsi proprio per garantire il coordinamento per l’applicazione del protocollo anticontagio aziendale.

  • QUANDO E’ OBBLIGATORIO IL REFERENTE UNICO COVID?

La figura del Referente Unico Covid, se facoltativa nelle aziende, risulta invece necessaria in taluni settori quali le Scuole e le Residenze Socio Sanitarie Assistenziali.

  • COVID MANAGER NEI MATRIMONI: QUANDO E COME?

La figura del Covid Manager è prevista nell’organizzazione di matrimoni e cerimonie dalla Prassi di Riferimento UNI/PdR 106:2021 (ratificata dall’UNI il 11/5/21).

Negli eventi organizzati per il festeggiamento dei matrimoni la UNI/PdR 106:2021 prevede l’individuazione di una Covid Unit o di un Covid Manager che operano con specifica delega da parte dei “clienti” e dei vari fornitori e professionisti impiegati nell’organizzazione e nello svolgimento dell’evento, impartendo direttive vincolanti per lo svolgimento in sicurezza del matrimonio. Ovviamente il Covid Manager si accerterà che i festeggiamenti per il matrimonio avvengano in accordo con quanto previsto dalle “Linee guida per la ripresa delle attività economiche e sociali” emanate dalla Conferenza permanente Stato Regioni.

  • DOCUMENTI UTILI: MODULO DI NOMINA DEL REFERENTE UNICO COVID (COVID MANAGER)

Per effettuare la nomina del Referente Unico Covid (Covid Manager) e del suo sostituto, Vega Engineering ha predisposto un fac-simile di nomina utilizzabile dal datore di lavoro.

Condividi post
Repost0
17 maggio 2021 1 17 /05 /maggio /2021 10:20
Giorgia Meloni, Io sono Giorgia

Questa notte ho sognato nientemeno che Giorgia Meloni
C'erano altre due persone con me, due amici o conoscenti, non so.
I loro volti rimanevano anonimi, come se il loro volto fosse stato cancellato, lasciando una sorta di chiazza vuota.
Io parlavo e parlavo, facevo l'avvocato del diavolo. Elogiavo - davanti ai miei due interlocutori che mi ascoltavano in silenzio - la Giorgia Meloni che, del pari, non proferiva una parola.
In particolare, andavo dicendo che il libro autobiografico della Meloni recentemente uscito [Io sono Giorgia] era un buon libro ed anche ben scritto.
Dicevo che ingiustamente alla Giorgia stavano facendo la guerra e siccome i suoi detrattori non potevano appigliarsi a nulla, poiché sostanzialmente il racconto narrava di cose vere, tutti quanti - e in testa a tutti quella Selvaggia Lucarelli di Radio Capital [LeMattine di Radio Capital] - si accanivano a contestarle che lei aveva mentito spudoratamente su un punto che è poi l'incipit della sua narrazione autobiografica, quando la madre decise coraggiosamente di non abortire e di tenersi il figlio (che poi sarebbe stata la figlia, cioè Lei, la Giorgia), andando - invece che a farsi fare l''interruzione di gravidanza - a festeggiare mangiando in un bar cornetto e cappuccino, riconciliata con la vita. Ebbene  tutti (e in testa all'orda sempre quella Selvaggia Lucarelli) le rinfacciavano di aver  mentito poiché negli anni cui si riferisce la Meloni (il 1975-76) l'aborto era ancora clandestino.
Io, nel mio sogno, supportavo invece Giorgia Meloni, quasi fossi un suo devoto o un suo fan, ma sicuramente in contrapposizione con la Selvaggia.

Questo sogno rimane per me un mistero. Non è che faccia pazzie per la Giorgia. Ma al tempo stesso quando noto da parte di altri ingiustificati accanimenti, allora io tendo a mettermi immediatamente dalla parte di chi viene viene vilipeso ed offeso, anche se ideologicamente sono in dissenso con costui/costei.
Saltando di palo infrasca, evviva! Si riaprono le danze, le danze delle aperture, delle ri-aperture e delle tri-aperture, danze e ri-danze e perfino le tri-danze. L'Italia divenuta finalmente (quasi) monocromatica riapre all'economia drogata delle ristorazioni e delle spese dissennate. Questo significa per i più e per chi ci governa "fare ripartire l'economia".
Orsù, caliamoci le maschere e gettiamoci nella mischia!
Piatto ricco mi ci ficco!
Esperimenti sociali, vaccini antivirus in pillole, conviveremo con il virus.
Taralluci e vino.
Festeggiamo, festeggiamo!
Il mondo riapre. Halleluiah! Deo Gratias!
Negli USA è stata decretato l'abolizione dell'uso obbligatorio della mask e i cittadini sono stati invitati a cominciare di pensare di farne a meno nelle situazioni domestiche, quando si va in visita a parenti ed a amici.
Addirittura si parla di dare il via ad attività di ri-condizionamento all'avere il viso libero e scoperto a favore dei renitenti.
Le ville di Palermo invase da folle vocianti.
Molte le famiglie di pacchioni che sfilano in rassegna, pacchione il padre, pacchiona la madre, pacchioni i figli.
Boteriani fidanzati pacchioni che si tengono per mano grassoccia e camminano con andatura ondulante, come pinguini, la ciccia tremolante,i ventri penduli.
Evviva la "panza" del palermitano tipo!
Ma dove andremo?
Cosa ci ha insegnato un anno e qualche spicciolo tra parentesi causa Covid?
Io speravo che ci avrebbe insegnato tanto.
Ma temo che tutti i possibili insegnamenti ne avessimo potuto trarre  siano già stati buttati alle ortiche.
O, in altri termini, temo che - affrettandoci a buttare via l'acqua sporca e lurida del bagno - stiamo buttando via anche il bambino che stava dentro la vasca.
Follia, follia, follia.
Non amo l'umanità, così come è.
Forse capisco perchè GIorgia Meloni abbia messo lo zampino nel mio sogno: in fondo lei è stata la più accanita nello strepitare contro le chiusure e le limitazioni. E dunque proprio in questi e nei prossimi giorni, eccola accontentata.
In fondo, di fronte a tanta dissennatezza, si possono comprendere in qualche misura le scelte di alcuni survivalisti che non volendo dipendere in alcun modo dal mondo tecnologico e rifiutando in blocco le regole della convivenza e le leggi e i regolamenti che la normano vanno a ritirarsi a vivere in qualche luogo isolato, sulla cima di una montagna o nel bel mezzo del deserto, e lì stanno senza collegamenti tecnologici, ma attrezzati di tutto punto per poter sopravvivere alla catastrofe e alla fine del mondo incombente di cui, secondo costoro, un evento pandemico, come quello che ci afflige, può essere un avvisaglia.

 

Condividi post
Repost0

Mi Presento

  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
  • Contatti

Profilo

  • Frammenti e Pensieri Sparsi

Testo Libero

Ricerca

Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


frammenti-e-pensieri-sparsi.over-blog.it-Google pagerank and Worth