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6 gennaio 2017 5 06 /01 /gennaio /2017 21:26
Car Sharing per persone disabili a Palermo, all'avanguardia in Europa per la mobilità sostenibile
Car Sharing per persone disabili a Palermo, all'avanguardia in Europa per la mobilità sostenibile

E' stato presentato a Palermo, il 5 gennaio 2016, in piazza Giuseppe Verdi il nuovo servizio Car sharing riservato a persone con disabilità: in assoluto il primo in Europa.

All’incontro con i giornalisti erano presenti, tra gli altri, il sindaco Leoluca Orlando, l’assessore all’Innovazione Gianfranco Rizzo, il presidente di Amat, Antonio Gristina, il direttore servizi speciali della mobilità e presidente del consorzio nazionale del car sharing "Io guido", Domenico Caminiti oltre ai rappresentanti delle associazioni disabili presenti in città, tra i quali Ninni Gambino, paraplegico, da sempre molto attivo nel promuovere le iniziative INAIL a favore dei disabili.

Dal 15 gennaio 2017 sarà quindi a disposizione la prima delle quattro autovetture Golf Volkswagen con comandi speciali negli stalli di via Libertà (piazza Castelnuovo), mentre le altre tre autovetture saranno usufruibili a partite dal 1° febbraio negli stalli di viale del Fante, di piazza Principe di Camporeale e di via Aquileia, angolo via Lazio.

In tale circostanza, il Sindaco Leoluca Orlando ha dichiarato: "Con orgoglio oggi siamo l’unica città d’Italia e d’Europa che offre un servizio di Car sharing per le persone con disabilità e questa è anche occasione per un doveroso ringraziamento all'INAIL che ha voluto scegliere Palermo per questa sperimentazione, ritenendo la nostra città terreno fertile per una diversa cultura della mobilità. Oggi facciamo un altro importante passo avanti che conferma Palermo punto di riferimento d'una mobilità sostenibile attraverso i servizi del Tram, del Car sharing, del Bike sharing, del Taxi sharing e passando dal rafforzamento dei mezzi pubblici e delle aree pedonali. Miglioriamo Palermo, insieme si può".

“Il servizio che é pienamente integrato con il resto del car sharing – ha sottolineato Domenico Caminitiprevede uno sconto per le persone con disabilità che potranno acquistare l’abbonamento al prezzo di 20 euro e non a 25 euro. Riteniamo che l’introduzione del servizio di car sharing per persone disabili sia per Palermo un importante traguardo”.

L’amministrazione comunale – ha detto l’assessore Rizzo - continua non solo a lavorare per l’innovazione e la mobilità ma anche per il miglioramento della qualità della vita in città che è il nostro grande obiettivo”

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14 novembre 2016 1 14 /11 /novembre /2016 07:35
(foto di Cinzia Russo)

(foto di Cinzia Russo)

Il 13 novembre 2016  che, per Palermo, è stato il giorno della 22^ edizione della Maratona Città di Palermo, ha preso il via, sin dalle prime ore del mattino, anche il "Carrozzina Day", una giornata (in verità due sono state le giornate, poichè la manifestazione si è sviluppata tra il 12 e il 13 novembre) dedicata alla crescita della sensibilità contro le barriere architettoniche e alla diuturna battaglia per la mobilità sostenibile per tutti i cittadini con difficoltà motorie di ogni genere, non solo quelle connesse alle disabilità (facendo esempi a caso: anziani, donne in stato di gravidanza, mamme con neonati in carrozzina, soggetti che per incidente o malattie recente sono costrette a camminare con difficoltà, aiutandosi con le stampelle).  Il Carrozzina Day ha avuto i suoi momenti topici nel ripiano antistante la Cattedrale e poi lungo tutte le principali direttive stradali del Centro storico, successivamente sviluppandosi nell'arco dei due giorni previsti, nel corso dei quali molti volontari hanno guidato dei cittadini normali (e molti bambini anche) a sperimentare essi stessi dei percorsi, muovendosi sulle carrozzine dei diversamente abili.
Anche alla Maratona di Palermo, nella manifestazione collaterale non competitiva "The Walk of a Smile", sono stati molti i genitori che spingevano i propri figli in carrozzina: e il Primo Cittadino di Palermo, Leoluca Orlando, poco prima di dare lo start alla Maratona e alla successiva e partecipatissima camminata non competitiva, ha voluto ricordarlo molto opportunamente, sottolineando che prima ancora delle barriere fisiche che definiscono il concetto di "barriera architettonica" occorre abbatterie le barriere mentali che creano forti ostacoli alla via verso la "normalizzazione" delle persone disabili e ad una loro mobilità senza ostacoli, facendo uno sforzo fondamentale e costante di mettersi sempre "nei panni" del disabile di chiunque sia in difficoltà.

Maratona Città di Palermo 2016 (13 nvembre 2016)  e Carrozzina DayLungo questo percorso ha un forte senso che cittadini e cittadine normalmente abili sperimentino cosa significa sedersi su di una carrozzina per disabili e che provino essi stessi a spostarsi lungo i percorsi quotidiani, imparando a rendersi di quanto sia attualmente irto di ostacoli il cammino di chi, diversamente abile, è costretto a spostarsi su di una carrozzina. E, interpretando questa necessità, lo stesso Sindaco, intervenendo all'apertura della manifestazione, ha voluto dare l'esempio.
Io - personalmente - credo che nelle scuole do ogni ordine e grado questo obiettivo debba essere perseguito con determinazione, in modo tale da dare ai ragazzi di oggi, cittadini di domani, una piena consapevolezza dicosa significhi essere diversamente abile.
Cinzia Russo, operatirice del volontariato, così commenta: "E' stata una bellissima esperienza che si ripeterà anche domani e che ha insegnato tanto a noi volontari. Io spero che molti dei miei concittadini che sono intervenuti sedendosi pure sulle carrozzine, abbiano compreso tutte le problematiche che una persona disabile o anche un anziano può trovare dove esistono le barriere architettoniche ma anche l'inciviltà di molti che parcheggiano le loro vetture ed i loro scooter/moto sui marciapiedi, sugli scivoli o direttamente sul posto riservato a loro. La cosa che mi ha emozionato particolarmente è stata quella di vedere i bambini fare il percorso sulla sedia in modo serio e compìto spiegando poi le loro sensazioni ai genitori. In cuor mio spero che questa città si adoperi per dare una qualità di vita migliore a tutte queste persone e che soprattutto il cittadino "normodotato" possa mettersi nei panni di..."
Se mio fratello Salvatore fosse stato ancora in vita, sicuramente - nella sua posizione di "paladino dei diritti dei disabili" - avrebbe partecipato.
Così commenta Vincenzo Marino, ricordando giustamente l'impegno profuso da Salvatore Crispi:

 

 

"Speriamo bene, e speriamo che le battaglie di Salvatore Crispi e quanto postiamo nei social, servano a fare crollare le barriere architettoniche, culturali e sociali che rendono un'esistenza ancora più difficile a Cittadini ed a Cittadine della città di Palermo".

Il 13 Novembre 2016, in Piazza Ruggero Settimo si è svolta la seconda giornata dell’evento del Carrozzina day, finalizzato a sensibilizzare tutti sulla necessità di vivere in una città a misura di essere umano, in qualunque condizione esso si trovi (bambino sul passeggino, persona in carrozzina, persone non vedenti, persone con difficoltà a deambulare, ecc).
Lo slogan era "Impariamo a metterci nei panni di”.
È subito ritornato in mente il 29 gennaio 2015, quando affiancando Salvatore Crispi, abbiamo partecipato ad una manifestazione, invitando quante più realtà sociali che rappresentavano le Cittadine ed i Cittadini diversamente abili, con un corteo che occupava parte degli assi principali del centro storico palermitano quali: corso Vittorio Emanuele , via Maqueda , via Roma e piazza Marina.
Tale manifestazione era stata preceduta da un incontro presso la sede operativa del "Coordinamento H", avvenuto il 15/01/2015 con il Vice Presidente e la Commissione Cultura della I Circoscrizione, nel quale erano stati condivisi tre obiettivi che si intendeva raggiungere:
• Tutelare i diritti di tutte le persone in situazioni di diversabilità;
• Garantire l’effettiva partecipazione a livello consultivo;
• Sollecitare l’Amministrazione locale ad adottare quanti più servizi per il territorio.
Lo slogan era: "LASCIA LIBERO IL MIO PASSAGGIO! Non per dovere ma per Cultura".
E’ scoraggiante verificare che, dopo quasi due anni, ben poco è cambiato e che, nonostante il Piano della nuova mobilità, le difficoltà di una tipologia di Persone resta alquanto trascurata.
Tali difficoltà aumentano in dismisura quando "gli incivili" occupano i posti auto riservati e/o posteggiano a ridosso degli scivoli ed in prossimità delle strisce pedonali, mettendo a repentaglio anche l’incolumità.
Molte Cittadine ed altrettanti Cittadini si sono messi alla prova sulla carrozzina, costatando di persona le difficoltà, attraverso la simulazione di un breve percorso realizzato ad hoc dagli Organizzatori.
Muscoli doloranti, complicazioni nella gestione della direzione, affaticamento, possibili ribaltamenti, imprecazioni quando trovavano uno scivolo occupato da una moto simbolica che li costringeva a ripercorrere il percorso.
Basilari le prove eseguite da diversi adolescenti, in quanto sono state gettate le fondamenta per una cultura sociale e solidale.
Ma la cittadinanza è abituata a superare le difficoltà e, per quanto possibile, "vivere in positivo".
Quindi grazie agli Organizzatori ed agli sponsor tale manifestazione, pur svelando la quotidiana drammaticità, si è conclusa in allegria.
Come tanti altri Volontari abbiamo offerto con il cuore il nostro modesto contributo, nella speranza che "Lazzaro potrà sedersi e camminare senza incontrare alcuna barriera".

Movimento dei Cittadini Sicilia

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4 novembre 2016 5 04 /11 /novembre /2016 10:59
Ozio Gastronomico a Palermo. Succede in Sicilia: come applicare al contrario la legge sull'abbattimento delle barriere architettoniche

(Maurizio Crispi) Apre in questi giorni a Palermo un nuovo locale che si chiama “Ozio gastronomico - La Materia Prima” per iniziativa di Dario Genova, un eclettico pizzaiolo panormita, considerato tra i più bravi in Sicilia, che si sta così lanciando in una nuova avventura, dopo il lancio di "Tondo", sempre a Palermo, in Piazza Ignazio Florio.
Ozio Gastronomico è ubicato in via Libertà, angolo via Francesco Paolo Di Blasi al posto del Wine Bar Oliver, con ingresso su via F.P. Di Blasi, al numero civico 2.
Non si vuole entrare in questa sede nel merito delle proposte gastronomiche sicuramente interessanti e raffinate del nuovo punto di ristorazione palermitano (e, per inciso, sembra che a Palermo, in un panorama di languente economia le uniche attività che - anche se per brevi stagioni - riescono a fiorire, siano quelle della ristorazione a tutti i i livelli dal semplice punto di vendita di cibo da strada, alle gelaterie alle pizzerie e ai ristoranti più raffinati, passando per i venditori di junk food), ma si vuole coglere l'occasione per dissertare su di un'altra questione, ben più cogente e che nulla ha a che fare con la ristorazione in sé.
Oliver, nell'approdare a questa location, aveva intrapreso lodevolmente dei lavori per abbattere le barriere architettoniche esistenti e per consentire l'ingresso, almeno nello spazio terrazzato esterno sopraelevato rispetto al piano stradale e al marciapiede, ai disabili in carrozzina (ed anche, ovviamente, delle mamme con passeggino per i propri infanti).
Io stesso, grazie a questo beneficio (e sappiamo quanto a Palermo i privati siano restii ad applicare le norme che regolamentano l'abbattimento delle barriere architettoniche) ci sono andato frequentemente a prendere un aperitivo assieme a mio fratello, disabile in carrozzina).
Tutto il lavoro fatto dal gestore di Oliver, in questo passaggio, è stato prontamente annullato, per ripristinare le condizioni originarie dello spazio terrazzato antistante.
Inizialmente, ignoravo che questi lavori di riaggiustamento fossero stati realizzati per creare le premesse di un nuovo locale pubblico al posto del precedente: pensavo, semplicemente, che un privato stesse facendo delle ristrutturazioni e delle modifiche al proprio spazio abitativo (e in questo caso la cancellazione della precedente rampa per disabili in carrozzina poteva ancora essere accettata). Ma grande è stata la mia sorpresa nel constatare che tutti questi lavori erano finalizzati all'avvio di un nuovo esercizio di ristorazione, quando ho visto collocate le targhe che ne annunciavano il nome.
A Palermo, può veramente capitare di tutto sino al paradosso di dover vederer che le norme sull'abbattimento delle barriere architettoniche vengano applicate all'incontrario e che, quindi, in un luogo adibito ad esercizio pubblico e, sotto questo profilo, già a norma (cosa peraltro a Palermo alquanto rara), si possa procedere ad una cancellazione delle preesistenti facilitazioni per disabili.
Tutto ciò è rivelatore di molta, molta, insensibilità e di assenza di political correctness, ma anche espressione di una forte social unfriendliness nei confronti delle categorie di cittadini disagiati e con difficoltà motorie.

Già questo semplice (ma non irrilevante) dettaglio, facendomi pensare alle molte battaglie combattute da mio fratello Salvatore Crispi proprio per l'applicazione delle norme sull'abbattimento delle barriere architettoniche, un movimento interiore di forte rifiuto.
E non credo che per quanto io non sia disabile, nemmeno per curiosità mi recherà mai in questo locale.
Non ci sono né scuse né scappatoie: fintantochè ci sono le barriere architettoniche, chi  indossa i panni del gestore di un un luogo pubblico, può fare spallucce e dire che "...sì, si dovrebbe fare qualcosa, ma come la mettiamo con i costi da affrontare?, ma che si spendano soldi per eliminare facilitazioni precedentemente esistenti - quasi fossero un inutile ingombro - questo è proprio il colmo e non ammette scusanti di alcun genere. Siamo di fronte ad un'attività che parte con un implicita (e nemmeno tanto)  dichiarazione di una volontà di esclusione dei disabili e di tutte le categorie di svantaggiati ed adulti "deboli" e "con difficoltà motorie".
E non me ne voglia Dario Genova per queste osservazioni che, frutto di un'amara e sconsolata riflessione, non vogliono essere dirette contro la sua attività e contro la sua periza di pizzaiolo, ma contro chi lo ha consigliato in questo percorso di ristrutturazione degli spazi operativi del suo nuovo esercizio.

Legge 9 gennaio 1989, n. 13 - Contributi per l'abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici privati. Circolare regionale esplicativa. Per barriere architettoniche si intendono: a) gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea; b) gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di spazi, attrezzature o componenti; c) la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l'orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi. Ciò premesso e partendo dal fondamentale presupposto che lo scopo principale, se non unico, della legge in oggetto. E' sostanzialmente il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privatiî ovverosia fornire, in parte, i mezzi ai soggetti che presentano determinati requisiti per la realizzazione di tutte quelle opere o l'acquisto di quegli ausili che permettano loro di vivere la loro quotidianità nella maniera meno disagiata possibile sotto il profilo della mobilità in genere ed in particolare dell'accessibilità, adattabilità e fruibilità delle proprie abitazioni, si evidenziano di seguito i requisiti soggettivi ed oggettivi necessari ed indispensabili per l'accesso al contributo pubblico e le procedure da seguire nel procedimento amministrativo in parola.

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7 ottobre 2016 5 07 /10 /ottobre /2016 08:10
(foto di Maurizio Crispi)

(foto di Maurizio Crispi)

Una volta c'erano l'abominevole uomo delle donne, oppure l'abominevole Jack the Ripper: personaggi che alimentavano le paure più profonde ed erano nell'immaginario collettivo.
Oggi, una volta perso il disincanto e svelato tuttociò che poteva essere svelato, sicché i margini per il perturbante si sono ristretti notevolmente, non cìè più nulla di abominevole che possa sorgere dal profondo di noi e perseguitarci nei sogni.
Nulla? Non, forse qualcosa sì. Nuove cose per lo più. Oggi vorrei concentrarmi sull'"abominevole" pubblicità condominiale da cui siamo perseguitati quotidianamente e che rappresenta un nostro incubo.
Lo stesso termine "pubblicità condominiale" ne connota le qualità abominevoli. Trattasi in altri termini di flyer (da quattro a otto facciate), in stampa policroma, che fanno la pubblicità ai prodotti in sconto venduti dai più diversi supermercati operanti in città, da CONAD a SIMPLY a IPERCOOP a TRONY etc etc.
"Condominiale" perchè è pubblicità destinata ai Condomini, e quindi il materiale stampato deve essere distribuito in quantità industriali.

Pubblicità condominiale (foto di Maurizio Crispi)Ogni giorno un esercito di "camminanti" forniti di zaino e di capaci trolley percorre in lungo e in largo le città e i paesi, infilando nei contenitori appositamente predisposti all'ingresso dei condomini e delle palazzine abitative quintali di questa roba.
Roba che peraltro nessuno legge o ritira, sicché per lungo tempo queste cassette risultano vieppiù intasate con festoni di carte colorate pendenti che ogni tanto - come accade sul fronte dei ghiacciai da cui imponenti pezzi si distaccano periodicamente per formare gli iceberg - si distaccano dalla massa pressante per cadere per terra e annegghiare il pubblico suolo di cartacce che mai vengono spazzate dai pulitori (rari) e che, più frequentemente, vengono portate a spasso dal vento.
Alcuni condomini hanno predisposto delle scritte dissuasive: "Questo condominio non accetta pubblicità condominiale", un semmi-esplicito invito a girare alla larga.
Altri subiscono passivamente l'invasione: in alcuni casi, le carte eccedenti vengono prese al volo dai padroni di cani a passeggio e utilizzate come presina e involto per gli escrementi sganciati dal loro fidato amico a quattro zampe (o, in caso di impellente ed improcrastinabile necessità anche per i propri in qualche anfratto oscuro, specie di prima mattina, quando non ci sono occhi indiscreti: ed è, per questa bisogna, carta di ottima consistenza, proprio perchè di pessima qualità).
Altri si improvvisano zelanti pulitori e periodicamente acciuffano tutta la mole di pubblicità condominiale accumulata nel contenitore per smaltirla nel cassonetto per la raccolta differenziata per la carta.
Ma é una fatica di Sisifo: non appena la buca per la pubblcità condominiale è stata restituita all'originario nitore e all'ebbrezza del vuoto, ecco che - quasi per incanto - torna ad essere piena da scoppiare, quasi che ci fossero zelanti distributori in agguato pronti a elargire i propri doni di carta di cui, peraltro, debbono sbarazzarsi prima del termine della propria giornata di lavoro, poichè il loro compenso è legato proprio alla quantità smaltita...
Timeo Danaos dona ferentes!
E' vero che la pubblicità è l'anima del commercio, ma questa pubblicità condominiale fatta porta a porta e con una simile insistenza è un vero abominio e che spreco poi!
Il nostro incubo notturno più ricorrente sta diventando quello di essere seppellito da una valanga di carta fatta di questi fogli di propaganda pubblcitaria.
Per non parlare del fatto che i costi di produzione e distribuzione di una simile enorme quantità di carta stampata li pagheremo comunque noi consumatori.
E quindi propongo una campagna per abolire l'abominevole pubblcità condominiale!

Le foto che corredano l'articolo sono di Maurizio Crispi

Le foto che corredano l'articolo sono di Maurizio Crispi

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6 ottobre 2016 4 06 /10 /ottobre /2016 22:20
Palermitana-mente... Quelli che l'Acchianata e la Santuzza l'hanno dentro

(Cettina Vivirito) Oggi, come tutte le mattine, sono scesa con il cane per la solita passeggiata.
Nata alle falde di Monte Pellegrino, per me salire quelle antiche strade che già mia nonna chiamava fuie (fughe, o rampe - e ci sono la prima, la seconda, la terza..) fatta di pietre lisce lucide e smozzicate é come ciabattare per casa da vecchia perpetua: conosco i particolari delle curve, le erbe medicamentose e il finocchietto selvatico, le nuvole che scendono basse e quelle che si nascondono dietro la montagna per poi comparire in volo veloci come aquiloni e sempre diverse.

Da qualche giorno, quasi a metà della prima fuga c'è una gattara, qui le chiamiamo così, quelle tipe che "si partono" da casa con sacchetti, contenitori piatti di carta e quant'altro per fare mangiare i gatti in un luogo che scelgono arbitrariamente. Questi gatti però sembrano più stronzi di tutti gli altri gatti che ho conosciuto, si mettono in orizzontale lungo la strada come un passaggio a livello - chiuso - e il mio cane s'incazza. Ho provato a dire alla signora che sarebbe meglio spostarsi poco più giù, nello slargo sotto agli alberi ma lei niente, semmai mi ha apostrofato dicendo: Ma lei è per caso della forestale? No perché quelli della forestale mi hanno detto che posso stare qui, mentre i cani devono stare legati.
Scendendo poi ho visto che ha chiamato rinforzi, non era più sola ma con un uomo accanto che ostentava tutta la sua mafiosità. Si, senza offesa, qui a Palermo è un fatto culturale, un atteggiamento molto comune, magari quest'amico della signora ha un amico di cui non si ricorda neanche il nome, che lavora (o lavorava) alla forestale e tanto basti. Così ho pensato di rinunciare alla questione, mi avventuro con il cane che, almeno lui, ha capito che i gatti è meglio aggirarli, ignorarli.
Una volta in realtà ne ha inseguito e beccato uno che per fortuna è riuscito a fuggire lasciandolo con in bocca un pugno di peli e una zampa bloccata in aria dallo sforzo. Non è giovanissimo il mio cane. Non è neanche giovane. E' una vita che sta con me, più a lungo di qualsiasi altro compagno umano. Adesso tutti hanno un cane. Tutti tutti.

Una delle rampe della Scala Vecchia di Monte Pellegrino (Palermo)In effetti sembra un rimedio semplice e naturale contro la solitudine, la nostra; ci trascinano fuori da quell'evanescente mondo digitale che ci rende ancora più soli, nonostante l'illusione del contrario. I cani e la geografia sono rimasti l'ultimo riparo. Non so tutti questi cani dove stavano prima, e se preferirebbero essere liberi e stare in branco tra loro.
Nel frattempo saliamo passo dopo passo, ogni tanto ci fermiamo a guardare il paesaggio che più si sale più diventa arioso, bello. Capita d'incontrare gente, persone in gruppo o lupi solitari che salgono, scendono. Oggi ho visto un ragazzo che saliva svelto, concentrato, a piedi nudi e occhi a terra, sulle pietre. Uno sguardo alle pietre e uno ai piedi nudi, pensavo. O forse i suoi erano occhi che non vedevano nulla, guardavano dentro di sè, in profondità. Occhi e cuore in catene sembrava pensare seriamente alla sua promessa, alla grazia ricevuta, a una grazia da chiedere, a un conto in sospeso da saldare qui e ora con la Santuzza.
Non mi ha neanche guardata, non si è accorto che il cane lo stava guardando.
Quelli che salgono non troppo ripidamente verso Monte Pellegrino sono pavimenti del pensiero a cui rimangono attaccate tutte le figurine delle storie personali, pensavo. Già quando si arriva alla seconda fuga l'altezza distrae, i fichi d'india serpeggiano allo sguardo e il sole dardeggia tra i pini mediterranei che rilasciano con il calore un benefico ossigeno balsamico. Il cervello ringrazia e piovono ricordi di altri piedi nudi, di ginocchia scorticate, di bambini sul collo, di borracce d'acqua, di ceri accesi nella notte, odore di terra bagnata e di aloe. Ricordi di terremoto e tutti lì ai piedi del monte '...dove risuona una voce che il tempo non rapisce, dove odora un profumo che il vento non disperde'.
Quei pavimenti contengono i pensieri di noi palermitani; se potessero staccarsi, quei pensieri, una folla immensa di immagini pulsanti avvolgerebbe come una nube la città. La nostra Santuzza, che non è una santa vera e propria, lo dice la storia, e già che non subì il martirio che toccò in sorte alle sue coetanee, come Sant'Agata per esempio, la dice lunga, ci piace per questa assenza di santità canonica e per questo ripetiamo secolo dopo secolo quel percorso che lei fece a suo tempo, e da lei ci sentiamo così fortemente rappresentati. Rosalia era una pellegrina ieri, quanto lo siamo noi oggi. Era una donna che si era schifata dei tradimenti familiari, che si era innamorata di un uomo che s'innamorò di un altro uomo, che ha visto coi suoi occhi violenze di ogni tipo nel suo mondo circostante, una donna che non volle accettare compromessi e ipocrisie di classe, forte, intelligente, indipendente - dall'animo normanno - che provò un'empatia formidabile per la natura, anche lei salendo quelle fughe con gli occhi alle pietre e ai suoi piedi scalzi, con coraggio e temerarietà, senza guardare ad altro che alla fede in se stessa in quanto elemento di quella stessa natura, altrimenti chiamata Dio - anche lei attaccando i suoi pensieri a quei pavimenti come figurine: la madre assente, il padre tradito, il coltello del cardinale che infilza l'amante, e quella povera gente fuori dal Palazzo, la più illusa e tradita di tutti. E infine la figurina più dolorosa e decisiva, quella del suo amore per il cugino bibliotecario omosessuale.
I pavimenti del pensiero che conducono fino alla cima di Monte Pellegrino, quelle fughe così magnificamente silvestri, lineari e contorte allo stesso tempo, emanano, pensavo, il più autentico umore palermitano: quel sentirsi stranieri a se stessi e considerarlo ineluttabile come un destino, nel cuore dalle radici lontane il più frustrato e incomunicabile desiderio d'indipendenza. Proprio come Lei, Rosalia, che oggi ci somiglia forse più di ieri.

Una delle rampe della scala vecchia di Monte Pellegrino(Maurizio Crispi) Lo scritto di Cettina Vivirito è tante cose assieme: è scrittura diaristica e resoconto di un'acchianata a Santa Rosalia lungo la Scala Vecchia di Monte Pellegrino, di origini settecentesche e già decantata (e percorsa) da Goethe nel suo celebrato viaggio in Sicilia, è descrizione di luoghi e di persone, è viaggio esteriore e . nello stesso tempo -  nell'interiorità, è storia di un pellegrinaggio che non nasce in quanto tale, ma solo come passeggiata che poi finisce con il diventare altro, come le famose passeggiate roussoiane.
E' anche un resconto in stile "flaneur" sulla Palermitudine, sia su quella deteriore sia su quella beata e innocente della moltitudine ed è naturalmente una piccola - ed intensa - celebrazione dell'Acchianata a Santa Rosalia e del culto della Santuzza, che fa vedere come Monte Pellegrino, il suo Santuario e Santa Rosalia siano fortemente e indissolubilmente legati all'immaginario collettivo di una città.
E' una scrittura che mi ha rapito, subito sin dalla prima lettura ed è per questo che sin da subito ho chiesto a Cettina se avrei potuto publicare il suo scritto in questo blog.

In questa miscellanea tutte le foto sono di Maurizio Crispi, ad eeccezione di quella che ritrae una delle rampe delle Scala Vecchia di Monte Pellegrino che è stata tratta dal web
In questa miscellanea tutte le foto sono di Maurizio Crispi, ad eeccezione di quella che ritrae una delle rampe delle Scala Vecchia di Monte Pellegrino che è stata tratta dal web
In questa miscellanea tutte le foto sono di Maurizio Crispi, ad eeccezione di quella che ritrae una delle rampe delle Scala Vecchia di Monte Pellegrino che è stata tratta dal web
In questa miscellanea tutte le foto sono di Maurizio Crispi, ad eeccezione di quella che ritrae una delle rampe delle Scala Vecchia di Monte Pellegrino che è stata tratta dal web
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In questa miscellanea tutte le foto sono di Maurizio Crispi, ad eeccezione di quella che ritrae una delle rampe delle Scala Vecchia di Monte Pellegrino che è stata tratta dal web

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Published by Frammenti e Pensieri Sparsi (Cettina Vivirito) - in Luoghi Transiti e passaggi Società
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8 settembre 2016 4 08 /09 /settembre /2016 08:50
Far morire di paura per prevenire. Strategia efficace, oppure no?

Sono già entrate in uso le nuove norme per la prevenzione del tabagismo. Tra i provvedimenti, figura anche l'introduzione di immagini "paurose" che accompagnino le scritte già in vigore da tempo che, ora vengono aumentate di dimensioni e reiterate più volte, laddove lo spazio lo consente.
In più, nel nuovo pacchetto di provvedimenti, verrà presto interrotta la produzione di sigarette in pacchetti da 10, allo scopo di scoraggiare i più giovani dall'acquistarle in format a loro più accessibili economicamente.
Ieri sono andato dal tabaccaio ad acquistare il mio approvvigionamento di tabacco per sigarette e ho trovato, appunto, questa novità. A me è toccato di trovarmi di fronte ad una foto a colori con la piccola bara bianca della misura adatta ad accogliere un neonato e davanti ad essa, posta su di un catafalco, una coppia aggrondata in dolente contemplazione, quei genitori che avevano continuato a fumare durante la gravidanza del loro pargolo. Accanto all'immagine la didascalia recita: "Il fumo può uccidere il bimbo nel grembo materno". Il tutto caratterizzato da quella che si potrebbe indubbiamente definire una "ridondanza" comunicativa.


Prevenzione del tabagismo. Nuova campagnaQuesto tipo di prevenzione, fondata sul terrorismo psicologico, in realtà funziona ben poco nei confronti dei fumatori più incalliti che possono facilmente attivare un meccanismo di non-percezione selettiva nei confronti di messaggi scritti e visuali che, in qualche modo, vogliano indurli a riflettere sui rischi cui si espongono o cui espongono altri. O che, in alternativa, possono ripiegare verso i pacchetti da 10 (finché saranno sul mercato), nei quali non è impresso alcun messaggio preventivo.
E ha aggiunto che, in parallelo, si sta attivando un merchandising di articoli del costo di poche lire che hanno la funzione di occultare i messaggi (del tipo di mascherine opache autoadesive o di portasigarette (che in questo frangente tornerebbero ad essere pienamente di moda).
E allora tutto questo sforzo è destinato ad avere successo?
Forse, soltanto nei confronti di una piccola fascia di fumatori "veterani" che sono entrati - per mutuare un termine caro agli AA (Alcolisti Anonimi") - nella fase della "contemplazione" della propria dipendenza, nella quale in modo ancora conflittuale si cominciano a porre nei piatti della bilancia, vantaggi e svantaggi della propria dipendenza, piaceri e dispiaceri, etc etc.
In questo caso le immagini e le frasi di terrore potrebbero avere un qualche effetto, ma il paradosso è che potrebbero avere anche un effetto opposto nel senso di rafforzare i meccanismi di negazione.

Si può tuttavia immaginare che, almeno nei confronti d'una categoria di persone, il messaggio possa avere effetto e dovrebbe trattarsi di chi - soprattutto i più giovani - si accostano alle abitudini tabagiche per la prima volta, insomma si tratterebbe dei "neofiti": in questo caso, l'esposizione a immagini e a slogan potrebbe avere un effetto dissuasivo.

La strada maestra della prevenzione del tabagismo (come di altre abitudini nocive) rimane però pur sempre quella dell'educazione alla salute, con un intervento capillare e continuativo nelle scuole, che abbia come baricentro i principi del rispetto del proprio corpo e della ricerca costante di un benessere psicofisico. Un intervento che dovrebbe essere mantenuto e potenziato e che può dare i suoi effetti soprattutto nel lungo termine, specie se condotto in maniera tale da portare i più giovani a trovare delle proprie risorse di pensiero autonome e a un empowerment decisionale, quando si tratta di dire a chi ti offre una sigaretta per la prima volta: "Grazie, no!".
Intervento che, nel caso dei minorenni, dovrebbe essere accompagnato dal rispetto estensivo della proibizione della vendita del tabacco ai minori di 18 anni, e nei confronti di tutti da un incremento del costo dei prodotti a base di tabacco, strategia applicata estensivamente in altri paesi d'Europa con discreti risultati, a condizione che si tenga d'occhio in parallelo il mercato illegale.

Far morire di paura per prevenire. Strategia efficace, oppure no?
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6 aprile 2016 3 06 /04 /aprile /2016 23:39
Figli con le Ali. Una mamma racconta la sua vita con la figlia portatrice della rara Sindrome di Angelman: "Mia figlia non è invisibile"

La Sindrome di Angelman è una rara sindrome su base genetica determinata da un difetto nella duplicazione cromosomica. E' stata descritta per la prima volta dal pediatra britannico Harry Angelman in tre bambini, suuoi pazienti.
Una mamma di Palermo (ex insegnante e ora impegnata attivamente nell'associazionismo), Fiorella Acampora, ha deciso di raccontare la storia della figlia Ester che ha 37 anni ed è affetta appunto da questa sindrome che nel suo caso venne diagnosticata solo dopo un percvorso difficile e tortuoso (e molte lotte), in un libro che ha voluto intitolare "Figli con le Ali".

Il suo racconto illustra le difficoltà che un genitore con figlio disabile deve affrontare nella gestione quotidiana e nell'organizzazione di vita e, nello stesso tempo vuole lanciare un appello contro l'invisibilità cui sono costretti figli disabili e genitori, spesso lasciati da soli ad affrontare queste sfide e costretti a contare sull'Associazionismo che nasce appunto per sopperire al disinteresse della società e delle istituzioni.
Il titolo del libro si ispira ai modi in cui Angelman ebbe l'intuizione che lo portò ad identificare la sindrome che prese poi il suo nome: ciò accade guardando il dipinto di un pittore rinascimentale che raffigurava un soggetto che aveva le stesse fattezze di quei bambini di cui egli si stava occupando.
Harry Angelman, visitando il Museo di Castelvecchio, si trovò di fronte alla tela di Giovanni Francesco Caroto, "Fanciullo con disegno" (noto anche come "Giovane con disegno di pupazzo") riscontrando - con sua sorpresa - nel ritratto del fanciullo varie somiglianze con quei suuoi piccoli pazienti che ridevano moltissimo ed avevano movimenti a scatti degli arti e del tronco.
Decise dunque a descrivere in letteratura medica i propri studi compiuti su tre ragazzi con il saggio "Puppet Children" (letteralmente “ragazzi burattino”), pubblicato nel 1965.
Solo dopo molti anni di ricerche si scoprì che nel mondo esistevano parecchi di questi pazienti, affetti da quella che venne da allora chiamata Sindrome di Angelman.

Qual'è il messaggio di base che emerge dal racconto coraggioso di Fiorella Acampora?
Questo: "Non perdere mai la speranza e lottare di continuo contro l'invisibilità".

Fiorella Acanfora, madre di Ester, 37 anni, nel libro "Figli con le ali" descrive la sindrome di Angelman spiegando cosa significa per una famiglia confrontarsi ogni giorno con la disabilità: "Il messaggio che cerco di dare è di non perdere mai la speranza" (fonte: superabile.it)

"Figli con le ali" è un libro che accende i riflettori sulla malattia rara chiamata Sindrome di Angelman, scritto da Fiorella Acanfora, mamma di Ester, che oggi ha 37 anni, per condividere con i lettori le difficoltà quotidiane che caratterizzano la vita di una famiglia di fronte alla disabilità.
Il libro è stato presentato nei giorni scorsi nella sede di Palermo di Libera presso "La bottega dei sapori e saperi della legalità".
Per l'occasione oltre alla stessa autrice sono intervenuti Giovanni Pagano, referente di Libera e la garante delle persone con disabilità Giovanna Gambino.

"Il libro - afferma Giovanna Gambino - è un contributo importante per coloro che vivono con un familiare con disabilità. La storia di Ester e della sua famiglia è un percorso di cambiamento attraverso le difficoltà: uno spaccato vivo di chi ogni giorno deve affrontare tutte le problematiche legate alla malattia che non sempre sono adeguatamente supportate dai servizi. Proprio per questo oggi occorre mettere insieme tutte le forze per garantire la qualità della vita a chi è disabile a partire dai servizi. Dobbiamo lavorare tutti per un avanzamento culturale a più livelli finalizzato a migliorare il sistema". "'Figli con le ali' è un libro di speranza in cui è molto forte la voglia di andare avanti nonostante tutto - continua la garante Gambino -. Abbiamo una famiglia che si è messa in gioco e si è rimodellata sulla base delle esigenze della figlia con disabilità. Sicuramente può considerasi un modello familiare di chi decide di non chiudersi con il suo problema ma di diventare un modello forte aperto alle relazioni umane e pronto a camminare e a crescere con gli altri".

"Mia figlia non è rara ma soprattutto non è unica e non è invisibile - sottolinea Fiorella Acanfora -. E' difficile riuscire a far capire e a trasmettere agli altri quello che vive una famiglia con una figlia con la sindrome di Angelman. Il testo vuole essere anche informativo sulla malattia. Il libro, prima della sua pubblicazione, ha avuto tre anni di gestazione perché dovevamo trovare chi sposasse questa causa e decidesse che l'intero ricavato fosse destinato a due organizzazioni: Futuro semplice onlus che è l'organizzazione che si occupa delle persone con disabilità intellettiva a Palermo e l'organizzazione nazionale sindrome di Angelman Or.S. A. che cura, invece, l'aspetto della ricerca".

"La malattia purtroppo in passato non era facilmente diagnosticabile. Soltanto dopo 26 anni, passando da un ospedale all'altro, sono riuscita ad avere finalmente la giusta diagnosi per mia figlia. Nonostante tutto, il messaggio che cerco di dare - continua Fiorella Acanfora - è quello di non perdere mai la speranza perché se ce l'ho fatta io con mia figlia che oggi ha 37 anni ce la possono fare anche tanti altri. Da parte mia il desiderio è anche quello che i lettori possano conoscere come meglio approcciarsi con chi ha questa malattia e con i suoi familiari senza lasciarsi travolgere dalle persone e dalle situazioni che non hanno i tempi e i modi dei nostri figli. E' inoltre anche un invito alle istituzioni perché possano avere sempre di più la giusta attenzione al mondo della disabilità".

L'autrice ha scelto di intitolare il libro "Figli con le ali", perché colui che ha scoperto questa malattia come patologia genetica rara negli '70 è il dottor Angelman.
Lo studioso in Italia ha scoperto che un dipinto del pittore Giovanni Caroto aveva le sembianze dei suoi piccoli pazienti e quindi si è reso conto che tutti questi ragazzi avevano erano accomunati da un'espressione molto allegra.
Angelman viene associato anche ad angeli e ad ali e infatti il simbolo della fondazione americana che studia la malattia è proprio un paio di ali.
Fiorella Acanfora è stata insegnante per 25 anni.
Dopo la nascita della figlia è stata costretta a lasciare l'insegnamento, senza diritto alla pensione.
Negli anni successivi ha fondato un'organizzazione di solidarietà familiare "Futuro semplice onlus" ed il Centro socio-educativo "La tartaruga" gestito dalla stessa associazione dove si sperimentano nuovi percorsi educativi per persone adulte con disabilità intellettiva.

 

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31 dicembre 2015 4 31 /12 /dicembre /2015 07:25

Accendi una luce per Natale” è il titolo dato all’iniziativa promossa da Vivi Sano Onlus, in collaborazione con Teacch House Onlus e il patrocinio del Comune di Santa Cristina Gela.
È stata una vera festa all’insegna della socializzazione, quella che si è svolta questa mattina a Palermo, nella splendida cornice di Villa Niscemi, che vede come protagonisti ragazzi autistici insieme alla consulta giovanile di Santa Cristina.
Sono state ore piene di emozioni positive e di allegria condivisa da tutti i partecipanti, nelle quali è stato possibile stare insieme con una lunga passeggiata tra il verde e gli animali di Villa Niscemi, la partecipazione a giochi come il cruciverba e la tombola, intrattenimento musicale e infine le attività sono state concluse con una festa all'interno della Sala delle Carrozze.
Lo scopo dell’iniziativa è stato quello di organizzare una giornata di festa per tutti, sperimentando la bellezza della diversità come valore aggiunto, ma soprattutto è stato importante dare un’opportunità a questi ragazzi speciali di divertirsi insieme ai loro coetanei. Le problematiche che caratterizzano il disturbo dello spettro autistico, come ad esempio difficoltà nell'interazione sociale e nella comunicazione, non sono scomparse del tutto, ma è stato possibile far sentire questi ragazzi speciali accolti, riconosciuti e accettati.
La vita strutturata delle persone con autismo non può essere pensata solo esclusivamente in termini di cure e terapia ma anche di momenti dedicati ad attività ludico-ricreative e soprattutto di possibilità che permettano a questi giovani un’inclusione nella vita sociale.
Per questo motivo si è deciso di dare voce alla Disabilità in un clima festoso e spensierato, perché questi piccoli gesti e momenti possano rappresentare una luce e una speranza per un futuro migliore. Includere, non significa negare che ognuno di noi è diverso o negare la presenza di disabilità, ma vuol dire promuovere condizioni di vita dignitose nei riguardi di persone che presentano difficoltà nella propria autonomia personale e sociale.
Ponendo attenzione sulla ricerca di un benessere comune per questi ragazzi, le associazioni Vivi Sano Onlus e Teacch House Onlus continueranno, con il nuovo anno, ad essere impegnati nel progetto Light On Autism, nato per favorire l’inserimento lavorativo di ragazzi e giovani adulti autistici attraverso la creazione e commercializzazione di lampade, realizzate con materiale di riciclo, che appunto servirà a dare una chance a questi ragazzi per un domani pieno di luce.

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30 dicembre 2015 3 30 /12 /dicembre /2015 00:08
Lussuria di João U. Ribeiro. Un pseudo-memoir erotico di una libertina brasiliana che diventa critica serrata e sorniona delle ipocrisie della morale corrente
Lussuria di João U. Ribeiro. Un pseudo-memoir erotico di una libertina brasiliana che diventa critica serrata e sorniona delle ipocrisie della morale corrente

(Maurizio Crispi) A prma vista lo pseudo-memoir erotico "curato" da João U. Ribeiro ed edito con il titolo di Lussuria. La casa dei Budda Beati (Cavallo di Ferro, 2006; titolo originale: A Casas dos Budas Ditosos, nella traduzione di Cinzia Buffa). potrebbe sembrare l'occasione per l'esposizione dissacrante di una serie di atti libertini nel racconto di una donna brasiliana ormai matura, appartenente alla buona società e al Jet Set sudamericano, ma in realtà come potrà accorgersi quasi immediatamente un lettore avveduto si trasforma rapidamente in una sorta di compte philosophique dove l'autore, celandosi dietro l'identità femminile del personaggio del cui manoscritto sta curando la pubblicazione del memoir (menzionata solo in sigla CLB), espone le sue idee sulla vita e sul vivere, assumendo il sesso e le pratiche erotiche più spinte come una cartina di tornasole per mettere in luce i movimenti dell'anima e soprattutto come strumeno di evoluzione edi progresso di una Società con con le sue regole, con i suoi pudori, i suoi divieti e tabù si pone come un organismo sostanzialmente ipocrita i cui pilastri principali sono rappresentati dalla "monogamia" spinta e dal mita dell'amore "unico" che non contempla partner alternative o mix e combinazione erotiche di vario genere.
Solo in una pratica erotica "liberata" - afferma l'autore per bocca della sua narratrice - sta la possibilità di una reale evoluzione degli esseri umani e di un effettivo progresso verso una libertà che sia vera - vissuta - e non soltanto dichiarata.

E' un'opera che in certa misura si pone come sovversiva e bonariamente ostile nei confronti della cosidetta "fedeltà" coniugale ad oltranza, mentre la trasgressione erotica fornisce carica emozionale, divertimnto, gioia di vivere e libera da condizioni di vita in cui si èsoltanto apparentemente liberi, mentre si è piuttosto chiusi in una gabbia che consente ben pochi movimenti.

E, naturalmente, l'autore trasforma i ricordi erotici di CLB in uno strumento per scagliarsi in modo graffiante contro le ipocrisie della società brasiliana in cui i valori predicati, sottobanco, vengono sistematicamente contraddetti da pratiche opposte, come i tradimenti coniugali, le piccole libertà erotiche, zii che seducono le nipoti, preti che scopano senza freno e senza ritegno e che in letizia si fanno sodomizzare: di tutto e di più, mentre in superficie tutto rimane chiaro e limpido e soprattutto ligio e ossequioso alla morale imperante e condivisa.

Il meccanismo narrativo fa comprendere come e perchè in altri tempi le opere erotiche venivano messe al bndo come "libri proibiti": non tanto perchè esponevano pratiche sessuali diverse dall'ordinario, quanto piuttosto perchè esponavano il lettore ad un punto di vista alternativo e lo mettevano in condizione di deiderare vincli più lenti rispetto alle regol sociali e ai valori sociali.

Ricordiamo che De Sade - il Divin Marchese - venne messo in prigione soprattutto perchè con i suoi scritti destabilizzava la società del suo tempo e, con le sue visioni di pan-sessualità, metteva a repentaglio i principi stessi su cui si basava il mantenimento della stratificazione sociale e la gerarchia del potere, nonchè il suo esercizio.

In linea generale, il porno - per quanto nomalizzato - è destabilizzante.
 

Il volume edito nel 2006 da Cavallo di Ferro edizioni (l'equivalente in Italia della omonima Casa editrice portoghese), è stato successivamente ristampato in un nuova edizione Beat.
E’ un libro che, sicuramente, un buon pornofilo dovrebbe leggere e possedere ed la riprova che la "buona" pornografia ha un carattere universale e che consente ai suoi Autori di parlare d’altro, mentre apparentemente si sta disquisendo solo di sesso.

(Dal risguardo di copertina) Romanzo dedicato alla Lussuria: quarto volume della famosa serie 7 Peccati Capitali, promossa dalla casa editrice brasiliana Objectiva. Il libro ottiene enorme successo di vendite in Brasile (per 36 settimane primo in classifica) e all'estero. In Portogallo la sua vendita viene propibita nei supermarket per via dei suoi contenuti pornografici e la prima edizione di 15.000 copie si esaurisce in pochi giorni. Anche in Francia, Spagna, Stati Uniti e Germania ottiene lo stesso strepitoso successo.
Proprio mentre i giornali annunciano che João Ubaldo Ribeiro sta scrivendo un libro sulla lussuria, lo scrittore riceve un manoscritto. Sono gli originali del testo che viene pubblicato e permettono ai lettori di conoscere la storia di un personaggio affascinante ed eccezionale in tutti i sensi: CLB, una donna di 68 anni di Rio de Janeiro che, nella sua vita, non si è mai tirata indietro quando si è trattato dei piaceri e delle infinite possibilità offerte dal sesso. Impudico e provocatore, il grande maestro della letteratura brasiliana ha scritto un libro senza censure, provando che sotto l'Equatore il peccato non esiste…

 

La casa editrice (wikipedia). Cavallo di Ferro è una casa editrice italiana, fondata a Roma da Diogo Madre Deus e Romana Petri sulla base dell'esperienza della casa editrice portoghese Cavalo de Ferro con sede a Lisbona.
Specializzata in letteratura lusofona, propone prevalentemente traduzioni di autori moderni e contemporanei portoghesi, brasiliani e africani di fama internazionale ma non ancora noti al pubblico italiano. Dal 2008 offre anche una selezione di autori italiani.
Tra gli autori pubblicati, Miguel Sousa Tavares con il romanzo Equatore (Premio Grinzane Cavour 2006), Zélia Gattai, Martha Medeiros, Carlos Drummond de Andrade, José Rodrigues dos Santos. Tra gli scrittori italiani, il compositore Carlo Pedini, finalista alla LXVI edizione del Premio Strega con il romanzo d'esordio La sesta stagione.

L’autore. João Ubaldo Ribeiro è uno dei nomi più importanti e di successo della letteratura brasiliana. Appartiene alla prestigiosa Academia brasileira de Letras. E’ tradotto in più di 16 paesi del mondo e ha ottenuto diversi premi letterari (per due volte lo Jabuti). Due film e una fiction televisiva sono tratti da suoi romanzi.
Bahiano dell'isola di Itaparica, è nato il 23 gennaio del 1941 d è morto il 18 luglio del 2014.
Per approfondimenti vai alla scheda bio-bibliografica su Wikipedia.

 

Lussuria di João U. Ribeiro. Un pseudo-memoir erotico di una libertina brasiliana che diventa critica serrata e sorniona delle ipocrisie della morale corrente
Lussuria di João U. Ribeiro. Un pseudo-memoir erotico di una libertina brasiliana che diventa critica serrata e sorniona delle ipocrisie della morale corrente

(Una recensione di Alessandra di Gregorio su www.scritturainforma.it) Lussuria, edito da Beat passando per Cavallo di Ferro Editore e Objectiva, è un volume che in parte si presenta da sé sin dal titolo. Emblematico, addirittura asettico nel suo essere totalmente sintetico e riassuntivo, evocativo e impertinente. Al suo interno, invece, di asettico c’è poco… Quella che troveremo è una ricognizione vera e propria nel cassetto dei più subdoli segreti di una donna – con la particolarità che la nostra narratrice non tratta i ricordi della sua vita e le sue considerazioni in merito come qualcosa di subdolo, né tanto meno di segreto… Il che, a voler essere sinceri, è forse la cosa più sconvolgente tra quelle reperibili nell’intero libro. Da donna e da scrittrice, nonché lettrice, la prima cosa a cui ho pensato aprendo il libro – e l’ultima chiudendolo – è stata che non è davvero una donna a parlare… E’ qualcuno che imita il pensiero di una donna, toccando tutto fuorché l’eros, quello vero, quello che interesserebbe una donna e che l’aiuterebbe a fare un quadro sociale, etico e morale universale, oltre che relativo. Dunque è necessario lasciar sedimentare un po’ la lettura e le considerazioni in merito.
Quale sia il fine reale dello scrittore, fatico ancora a comprenderlo; direi che questo “trattato”, questa sorta di “deposizione” – come ripete spesso la narratrice – usa il sesso come ariete o meglio ancora come “cavallo di troia”, per sciogliere altri nodi, parlare un po’ di questo un po’ di quello; non rompere gli schemi, questo no, ma provocare, autorizzare il lettore a provare cose contrastanti in seno a un tema che non si finirà mai di esplorare – ma anche in seno a qualunque argomento, se ci riflettiamo (anche se i più saggi sanno perfettamente che il sesso è meglio farlo, più che parlarne, parlarne in un certo modo, in una civiltà evoluta come la nostra in questo senso, equivale al farlo, è una sorta di “devianza”, di feticismo). Nel nostro caso, parlandone, si demistificano, declassificano, decodificano, modi e comportamenti propri della società in generale. Il sesso è il travestimento all’interno del quale Ribeiro cela di tutto un po’. Una donna, all’opposto, forse non avrebbe neppure avuto bisogno di usare lo stesso camuffamento. Quindi Ribeiro infiocchetta, in questa satira molto più intellettuale di quello che si possa credere, un pacchetto di gustose oscenità, mirando però a tutt’altro. Eccitare, certo, sconvolgere mente e corpo del Lettore, in una parola: STIMOLARE. Il verbo più appropriato da affibbiare a un pamphlet moderno in piena regola.

Prendo online qualche notizia sull’autore e trovo anche la precedente versione – grafica molto accattivante, non c’è niente da dire.
Il libro viene presentato ricorrendo all’antico topos del rinvenimento di un manoscritto altrui – qui addirittura si ricorre all’utilizzo del suddetto topos con tutte le varianti moderne del caso, vale a dire: dopo la divulgazione, da parte dei giornali, della notizia che Ribeiro è alle prese con la stesura di un testo commissionatogli dalla casa editrice brasiliana Objectiva, un'allegra e discretamente stronza sessantottenne, gli fa recapitare una autobiografia poco ortodossa – per niente ortodossa – chiedendo che venga pubblicata. L’Autore [del manosrit] dunque chi è davvero? Un lui o una lei? A giudicare dalle nozioni della misteriosa CLB, maschio o femmina è poco importante; lei vuole incarnare l’essere completo, totale – esprimibile, in modo essenziale, attraverso la sua sessualità panica (e anche pantagruelica, passatemi la dizione). Un essere totale è un essere molto primordiale, ma CLB non si ferma qui, va oltre; va oltre nel senso che se da una parte parla di sé, dando riferimenti molto precisi sulla società di Bahia, dall’altra dà stoccate di ogni genere alla vera corruzione dei costumi sociali delle culture più in voga, non risparmiando uomini e donne di ogni tempo, nazione, estrazione e così via. CLB in pratica se la prende coi cliché e li butta giù a modo suo: ridendo loro in faccia, in toni molto farseschi e teatrali, esasperando di volta in volta soggetti diversi che diventano oggetti, complementi, non più agenti ma agiti. Comincia scardinando gli scricchiolanti pavimenti dell’istituto della famiglia e prosegue via via toccando chiesa, scuola, mondo del lavoro…
Lo fa attraverso un dettato colloquiale eppure senza lasciare mai niente al caso; è brillante, irriverente, sa parlare molto sporco e in maniera molto elegante, e spesso alterna entrambi i registri in uno stesso periodo, il che rende la lettura, nell’insieme, anche molto variegata – seppure qualche parte appaia monotona (più che altro quando si perde in divagazioni tutte sue). A volte, infatti, esce fuori il “filosofo” o addirittura il “critico” della situazione, quello che si perde in disquisizioni sulla linguistica o altro, come se in qualche modo avesse perso di vista lo scopo della farsa. A volte la coordinazione dei periodi si complica e si perde un po’ il filo ma suppongo che la cosa sia voluta, dato che l’Autore continua a farci credere che la narratrice, alias CLB, ha spedito una bozza che intendeva ancora rimaneggiare; infatti la narratrice, specie all’inizio, specifica che poi tornerà su questo o quel punto e via dicendo.
Il resoconto, dunque, si compone di un lato molto romanzesco, magari realmente biografico o autobiografico, e dall’altro di una cornice intellettuale molto mirata, in cui vengono prese e rovesciate le figure stereotipiche della società e tutte le ricorrenze del caso, un po’ come accadeva nella satira inglese o in quella classica, in cui il sesso è usato in modo altrettanto massiccio e il lettore è talmente scioccato da non prendersi la briga di accantonare per un momento l’idea di gente che fotte a destra e a manca per vedere di cosa si sta realmente parlando.

Una volta riordinate le idee, infatti, ci si accorge del lato giullaresco e non di questa donna promiscua, ninfomane e mezza matta, che alterna il bastone e la carota con uomini e donne, di qualunque estrazione, professione, nazionalità o altro, pronta a seminare disapprovazione, più che terrore, andando a toccare – quale termine migliore – i lati più ipocriti e sordidi della società brasiliana e non solo (vedi il fratello e lo zio… il primo pensiero riguarda la pedofilia, ad esempio; vedi la suora e i preti, gli insegnanti etc etc). Il senso quindi è che in questa farsa collettiva che la Civiltà – nome proprio della macchina progressiva che ci congloba tutti – ha messo in piedi con l’andare del tempo, tutti gli attori recitano malamente ruoli scontati o inflazionati, e al tempo stesso tali figure spacciate come fondamentali, rigorose e uniche, in realtà sono corruttibili e marce e non esiste morale, non esiste etica, non esiste una impostazione corretta. Esiste, invece, una umanità teatrale, ipocrita e bifolca, che ha generato proprio in forza di queste forzature ed estremizzazioni in senso “positivo” (ma finto), tutte le aberrazioni di cui si proclama nemica.
Società stereotipa per eccellenza, quella statunitense per alcuni versi, come quella italiana per altri piuttosto che la francese, la portoghese o la tedesca…
Per Ribeiro, in questo libro, il sesso funge, opportunamente, da grimaldello per una critica più trasversale – ora più diretta ora più sottile.

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19 dicembre 2015 6 19 /12 /dicembre /2015 08:36
Salvatore Crispi è stato - ed è - il Coordinamento H Onlus. Ed è così che bisogna ricordarlo

(Maurizio Crispi) Dobbiamo sempre ricordare che Salvatore Crispi si è sempre identificato - nel corso della sua vita operosa - con il Coordinamento H Onlus, che idealmente - ed era questo il suo lavoro quotidiano - si prefiggeva di mettere in rete tutte le associazioni dei disabili di Sicilia.
Ricordare Salvatore Crispi, o utilizzare la sua immagine, senza associare al suo nome e alle sue foto il Coordinamento H è come tradirlo.
Significa non tanto tradire Salvatore Crispi come persona, ma il suo pensiero e la causa per cui ha sempre lottato, proponendo sempre - ed instancabilmente - con il suo esempio e con la sua opera l'idea e le pratiche correlate che soltanto l'unione delle Associazioni nel richiedere diritti e normalizzazione (badiamo bene: non privilegi!) per i portatori di disabilità fa la loro forza e accresce il loro potere di negoziazione.
Uniti si vince, questo il suo pensero.
Ma il suo pensiero ha avuto sempre come correlato il principio che, per tendere a questo scopo, bisogna mettere da parte particolarismi, ricerca di privilegi per singole "categoria, provvedimenti ad hoc per questo o per quello," e operare spassionatamente per tutti, indistintamente.
E, da questo punto di vista, Salvatore Crispi - il mio rimpianto fratello - è stato sempre limpido e trasparente, esprimendo a chiare lettere il pensiero di non volere mai agire per ottenere dei privilegi (anche se fossero dovuti per qualche norma di legge) per evitare che si dicesse di lui che approfittasse della sua posizione per ottenere qualsivoglia vantaggio.
Un'altra prova evidente del suo essere portatore di una simile vision è il fatto che la l'ASAS (Associazione Sicliana per l'Assistenza agli Spastici) che ha rappresentato il primo nucleo della sua attività, ha cessato di esistere qualche anno fa, dal momento che tutto ciò di cui si era fatta promotrice rientrava perfettamente nella mission e nella vision del Coordinamento H.
In occasione delle prossime festività natalizie è stata diffusa da un'Associazione di cui non farò il nome un'immagine di Salvatore Crispi ed io ho richiesto esplicitamente che al suo nome e alla sua immagine venisse associato il riferimento al Coordinamento H.
Non so se questa mia volontà verrà rispettiata.
Io spero di sì e se la foto è stata già diffusa senza quel riferimento, spero anche che l'Associazione in questione rettifiche il tiro per rispettare lo spirito della legacy di Salvatore Crispi.

 

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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