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31 maggio 2017 3 31 /05 /maggio /2017 08:31

Santa Rita da Cascia(Maurizio Crispi) Possiedo indubbiamente un forma di religiosità laica e non confessionale che mi spinge a raccogliere da terra le immaginette sacre nelle quali mi imbatto.
Capita sovente di incontrarne buttate sui marciapiedi e sull'asfalto. La maggior parte delle persone passano avanti, calpestandole. Forse (e lo dico qui a loro discarico) non se ne accorgono nemmeno.
Io, invece, cammino dando sempre un'occhiata in giro e davanti a me, senza alcuna intenzionalità con lo stato d'animo del cercatore che cerca senza alcuna intenzionalità consapevole. Ed è così che trovo le cose più disparate, talvolta anche preziose (orologini da polso, braccialetti, orecchini spaiati).
Se vedo un santino più volte calpestato, lo raccolgo quasi con sentimento devozionale, lo alliscio, lo spolvero e lo porto a casa: qui, lo inserisco in un grande album a tasche trasparenti dedicato alle immagini sacre. Alcuni li infilo tra le pagine di un libro che sto leggendo al momento. Altri li metto nel portafoglio.

Come mi gira, insomma. Ma sempre questi santini li salvo dal loro martirio "pedonale".
Mi sembrerebbe quasi sacrilego lasciare queste immaginette sacre (figura sul davanti, preghiera sul retro) abbandonate sulla pubblica via: e questo è certamente uno dei modi in cui io vivo la mia religiosità laica e selvaggia, del tutto aconfessionale.
In questi tempi di campagna elettorale, c'è profusione di ben altri santini, abbandonati per le strade.
Quelli che recano le facce dei "candidati", volti fissate in uno sberleffo sorridente, occhi freddi, sorriso di circostanza: questi li calpesto volentieri e con piacere. Se il mio cane fa la cacca, non disdegno di prenderli e di usarli con sottile piacere per nettare il marciapiedi dalla merda del mio cane, che il più delle volte è molto più pregiata di quelle facce ipocrite e false, fasulle e laide.
Non per nulla, d'altronde, tali figurine di propaganda vengono sparse a piene mani proprio per terra, l'unico posto degno per accoglierle.

Santa Rita da Cascia, da me salvata dal suo martirio pedonale... Le irregolarità sulla superficie dell'immagine sacra sono state causate dal ripetuto calpestio da parte di passanti disattenti.

Santa Rita da Cascia, da me salvata dal suo martirio pedonale... Le irregolarità sulla superficie dell'immagine sacra sono state causate dal ripetuto calpestio da parte di passanti disattenti.

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16 maggio 2017 2 16 /05 /maggio /2017 21:11
Pinocchio e le bugie, ma al contrario: Non dire le bugie, Babbo!

Nel mio immaginario, plasmato dalle storie che ho assorbito nell'infanzia, quando qualcuno dice le bugie, gli cresce il naso come a Pinocchio e non sempre poi arriva la Fata Turchina a ridimensionare quel naso smisurato, cresciuto come un albero con rami e foglie e perfino uccelletti che vi fanno il nido, dietro la promessa "Non lo faccio più"...
Chi ha mentito puntualmente ci ricasca. E per usare un altro modo di dire le bugie hanno le gambe corte e il bugiardo non va mai troppo lontano senza essere smascherato.
Per il bugiardo inveterato, non sempre tuttavia c'è una redenzione possibile come nella storia edificante del burattino di legno che, attraverso un duro apprendistato e molte monellerie, finisce per diventare un bambino "perbene".
Il dialogo telefonico intercettato (e divulgato nella stampa) tra il nostro Matteo e il padre Tiziano farebbe tanto pensare ad un dialogo collodiano, specie per quel toscanismo che risalta nel fraseggiare di Matteo indirizzato al padre: "Babbo, hai detto bugie?"; oppure nella variante in tono esortativo: "Non dire bugie, babbo!".
Assistiamo ad un capovolgimento radicale rispetto al racconto di Collodi, in cui è Pinocchio a dire le bugie e sono Geppetto, il Padre, oppure la Fata Turchina (la Madre) o il Grillo Parlante (la Voce della Coscienza) ad esortarlo a non dirne, perchè "dire le bugie porta ad un'infinità di guai".
Ma qui siamo immersi sino in fondo in una commedia degli errori e dei falsi indizi.
Chi sarà poi a dire le bugie? E colui che esorta il babbo a non dire le bugie, avrà la coscienza limpida e cristallina per quanto riguarda il non dire le bugie?
E che senso avrebbe questa telefonata, fatta in una situazione in cui, date le premesse, avrebbe potuto essere facilmente intuibile anche da parte dei più sprovveduti che quel telefono fosse sotto controllo?
Molti gli interrogativi, poche le risposte, ma rimane in fondo tutto molto divertente ed ironico, grazie all'uso di quel toscanismo "babbo"...

 

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16 maggio 2017 2 16 /05 /maggio /2017 18:00
Dovere civico e feci da asporto: piglia, incarta e porta a casa

Uscire con il proprio cane a passeggio comporta il dovere civico di rimuovere le sue inevitabili deiezioni ( a meno che lui/lei non abbia già provveduto a liberarsi dentro casa, magari su di un tappeto pregiato).
A tal uopo, svolgono una funzione davvero encomiabile le numerose cartacce di "pubblicità condominiali" che arricchiscono (anzi stipano) gli appositi contenitori all'entrata delle nostre dimore.

Uscendo per la rituale passeggiata con il nostro amico a quattro zampe, conviene sempre arraffarne una, giusto per non essere sprovvisti in caso di bisogno (o, per dirla in altri termini, al manifestarsi di "quell'ineludibile bisogno") di un prezioso strumento di rimozione del malfatto.
Ma se si dimentica il foglio della pubblicità condominiale, poco male, la strada è provvista di simili fogli che svolazzano in giro e, in tempi di campagna elettorale, di stampati a singolo foglio oppure in format pieghevole, in cui gli eligendi con foto patinati, il più delle volte fallaci a causa del massiccio lavoro di photoshop altre volte assolutamente grottesche, promuovono se stessi.
E quindi, nel rimuovere la cacca dei nosti amici cani, rendiamo anche un servigioa lla cittadino rimuovendo la spazzatura svolazzante in giro per le strade.

L'altro giorno, ad esempio, ho avuto l'onore di mettere la faccia di uno dei candidati al ruolo di sindaco (e non dirò di chi si tratti), in lizza nelle prossime elezioni amministrative della nostra città nella civica bisogna di rimuovere la cacca del mio cane: e devo dire senza reticenze che l'ho fatto con un malizioso piacere.
Io espleto tale dovere con solenne consapevolezza e gonfio di orgoglio, mettendomi di molti gradini più in alto di coloro che - sprezzantemente - continuano a non farlo, e ai quali si devono ascrivere le numerose deiezioni canine che ancora punteggiano le nostre strade (ma se non ci fossero costoro, come potrebbe essere messo in atto il "Trattamento Ridarelli"?).
Poi, dopo aver effettuato la raccolta, continuo a camminare - senza ombra di imbarazzo - con l'involto di carta pubblicitaria o di propaganda elettorale ben cummighiatu, sino al prossimo cestino dei rifiuti.
A volte, incontro persone conosciute, mentre ho ancora quell'odoroso pacchetto tra le mani e mi fermo a salutare e a chiaccherare, badando di tenerlo a doverosa distanza dai miei interlocutori, ma vedo che essi se ne stanno sulle loro, alquanto sulle spine, quasi che temessero che io - in un improvviso accesso di follia e di malacreanza - potessi contaminarli con il contenuto del pregiato pacchetto (e, in ogni caso, osservando in essi espliciti segni di imbarazzo anzichè di compiacimento nell'aver incontrato un esemplare umano ligio al civico dovere di asportare le feci canine: reazione che  me pare quasi paradossale...).
Ma io li rassicuro, dicendo loro che essi sono perfettamente al sicuro e che non c'è pericolo alcuno: non dovranno rimuovere da sé macro- o microscopici frammenti fecali al loro ritorno a casa.
Oggi, procedendo alla consueta operazione, ho pensato che in fondo la migliore descrizione del civico gesto possa essere la sicula frase: "Pigghia, 'ntruscia e porta a casa"... E che dunque noi solerti cittadini ci ritroviamo ad essere latori di una specie concettuale prima impensabile che è quella delle "feci da asporto"...

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8 maggio 2017 1 08 /05 /maggio /2017 10:37

The Circle, il ilm del 2017, tratto dall'omonimo romanzo di Dave EggersThe Circle è un film del 2017 scritto e diretto da James Ponsoldt, interpretato da Tom Hanks, Emma Watson, John Boyega e Karen Gillan.
E' un film che denuncia un possibile totalirismo (una sorta di "dittatura della mente") realizzabile attraverso l'uso sempre più estensivo dei Social: di fatto, allo stato attuale, stando in uno qualsiasi dei social (come capita a molti, sempre di più oggi, in molti social contemporaneamente, con uno o più profili di cui uno passabilmente vero, mentre altri magari sono dei fake, giusto per l'ebbrezza di sperimentare identità differenti) si è ipercontrollati, grazie al fatto che si rinuncia volentieri alla propria privacy, in modo sempre più estensivo, per "raccontarsi" in rete, utilizzando le emoticone, postando foto, condividendo link, esprimendo le proprie opinioni.
Le nostre scelte, le nostre preferenze, le nostre idiosincrasie diventano così trasparenti e pubbliche, specie quando c'è questa corsa sfrenata ad illustrare la propria vita privata, potenziata dal desiderio narcisistico di apparire e dall'ossessione di essere "wired", di essere connesso a tutto il "mondo" dei propri contatti e di patire viceversa un intollerabile isolamento.
Intanto, attraverso algoritmi sempre più potenti siamo monitorati, osservati e registrati. Riceviamo poi, attraverso il web, delle pubblicità personalizzate e onnipresenti oppure l'invito a partecipare a dei giochi (applicazioni queste che richiedono una liberatoria per condividere tutti i tuoi dati e i tuoi contatti con il gestore del social che ti popone il gioco).
E se qualcuno decidesse di accentrare tutto ai fini del controllo della società? Non arriveremmo forse ad una versione ammodernata del "Grande Fratello", con l'illusione di essere più liberi e capaci di autodeterminazione, con la conseguenza di entrare in una dittatura mascherata dietro una maschera di "democrazia e universalità delle relazioni sociali"?
Interrogativo davvero inquietante: considerando anche che tutto ciò che entra nella rete "è per sempre", considerando il caso di videoclip talvolta violenti ed espressione di prevaricazione che, entrando nella rete, diventano rapidamente "virali" oppure l'ansia e la frenesia che spingono molti a postare compulsivamente le proprie foto in una voglia di condivisione capillare di ogni momento della propria esistenza, con il volontario abbatimento delle barriere della propria privacy. E quando tutta la nostra vita viene riversata nella rete, cosa resta delle vita vera e del nostro rapporto con la realtà? Ben poco probabilmente... Ed uno dei sintomi eclatanti di ciò è dato certamente dal fatto che, spesso e volentieri, le persone preferiscono comunicare attraverso il social che non nella vita reale, quando sono faccia a faccia o seduti accanto: nella storia proposta dal film, la protagonista e tutti gli altri personaggi vivono una vita asessuata, in cui i contatti fisici sono pressocchè esclusi.
D'altra parte, le recenti dichiarazioni pubbliche di Zuckerberg, in un momento in cui Facebook sembrerebbe in dleclino, visto il "sorpasso" da parte di altri reti social maggiormente tarate per una diffusione delle immagini, utilizzando non soltanto il computer, ma anche i dispositivi di telefonia mobile di nuova generazione, con l'enfasi posta sulla nuova mission di Facebook di dare un maggiore spazio alle "relazioni sociali", sembrerebbero dare conferma a questo trend e a fare apparire quanto proprosto da questa storia non più semplicemente una fiction avveneriswitica, ma qualcosa che si sta già realizzando ora.
La storia in sintesi. Una giovane informatica viene assunta presso una potente azienda di telecomunicazioni. In breve tempo, col suo diligente lavoro, porta l'azienda a livelli altissimi per poi trovarsi in una complicata situazione di pericolo a causa delle implicazioni di privacy, sorveglianza e della libertà degli individui. La ragazza si rende presto conto che le sue decisioni e azioni saranno determinanti per il futuro dell'intera umanità.
La pellicola è l'adattamento cinematografico del romanzo "Il cerchio" (The Circle) di Dave Eggers del 2013, con una Emma Watson ancora acerba, ma in un percorso in cui cerca di scrollarsi di dosso il personaggio di Hermyone Granger della saga di Harry Potter, nel confronto serrato con Tom Hanks che si trova ad impersonare il leader che anima The Circle, sornione, accativante e, in fondo, tremendamente plagiante.
Di seguito, qualche notizia sul volume cui il film si è ispirato (Dave Eggers, Il Cerchio, Mondadori, Scrittori italiani e stranieri, 2016)

 

Dave Eggers, Il Cerchio, Mondadori(Soglie del testo) Benvenuti al Cerchio. Tutti i tuoi amici sono qui. Il Cerchio mette tutti insieme. Le tue ricerche e i social media. I tuoi messaggi. Le notizie. Le transazioni finanziarie. Le tue foto. La tua storia clinica. I tuoi film preferiti. Con il Cerchio sono finiti i tempi degli account multipli, della serie infinita di password, app, portali e piattaforme.
«Sapere è bene. Sapere tutto è meglio
"Mio Dio, questo è un paradiso" pensa Mae Holland un assolato lunedì di giugno quando fa il suo ingresso al Cerchio. Mai avrebbe pensato di lavorare in un posto simile: la più influente azienda al mondo nella gestione di informazioni web, un asteroide lanciato nel futuro e pronto a imbarcare migliaia di giovani menti. Mae adora tutto del Cerchio: gli open space avveniristici, le palestre e le piscine distribuite ai piani, la zona riposo con i materassi per chi si trovasse a passare la notte al lavoro, i tavoli da ping pong per scaricare la tensione, le feste organizzate, perfino l'acquario con rarissimi pesci tropicali. Pur di far parte della comunità di eletti del Cerchio, Mae non esita ad acconsentire alla richiesta di rinunciare alla propria privacy per un regime di trasparenza assoluta. "Se non sei trasparente, cos'hai da nascondere?" è uno dei motti aziendali. Cioè, condividere sul web qualsiasi esperienza personale, trasmettere in streaming la propria vita. Nessun problema per Mae, tanto la vita fuori dal Cerchio non è che un miraggio sfocato e privo di fascino. Perlomeno fino a quando un ex collega non la fa riflettere: il progetto di usare i social network per creare un mondo più sano e più sicuro è davvero privo di conseguenze o rende gli esseri umani più esposti e fragili, alla fine più manipolabili? Se crolla la barriera tra pubblico e privato, non crolla forse anche la barriera che ci protegge dai totalitarismi
L'autore. Dave Eggers è nato a Boston, e si è laureato in giornalismo alla University of Illinois. È autore di libri di successo come L'opera struggente di un formidabile genio (Mondadori, 2001) ed Erano solo ragazzi in cammino (Mondadori, 2008), finalista del National Book Critics Circe Award. Da quel libro, su Valentino Achak Deng, sopravvissuto alla guerra civile nel Sudan meridionale, è nata la «Valentino Achak Deng Foundation», che si dedica a costruire scuole medie nel Sudan meridionale. Eggers è il fondatore e il direttore di McSweeney's, una casa editrice indipendente di San Francisco che pubblica una rivista trimestrale, il mensile «The Believer», e «Wholphin», un DVD trimestrale di film brevi e documentari. Nel 2002, insieme a Nínive Calegari ha fondato «826 Valencia», un centro nonprofit di scrittura e tutoring per ragazzi del Mission District di San Francisco. Ha pubblicato per Mondadori: Conoscerete la nostra velocità (2003), La fame che abbiamo (2005), Le creature selvagge (2008), Zeitoun (2009), Ologramma per il re (2013) e Il cerchio (2014), I vostri padri, dove sono? E i profeti, vivono forse per sempre? (2015), Eroi della frontiera (2017). Il Gruppo Editoriale L'Espresso ha pubblicato nel 2011 La storia di Capitano Nemo raccontata da Dave Eggers.

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2 maggio 2017 2 02 /05 /maggio /2017 09:08

Jena-Christophe Rufin, Globalia, Edizioni e/o 2016Globalia (traduzione dal francese di Alberto Bracci-Testasecca) scritto da Jean-Christophe Rufin e pubblicato da Edizioni e/o nel 2016, a distanza di più di 12 anni dalla data di pubblicazione in lingua originale, possiede tuttavia una sua potenza visionaria e - fortunatamente - non è ancora stato superato dagli eventi, anche se tuttora ci si muove sempre - inesorabilmente - nella direzione d'un controllo sempre più diffuso ed onnipresente della popolazione a livello mondiale (attraverso i social, ad esempio; oppure attraverso la sempre più grande limitazioni delle libertà civili ed individuali, in nome della Sicurezza).
Come catalogarlo? Sicuramente nel settore della fantascienza e, in particolare, nell'ambito della narrativa che riguarda utopie futuro-venture, ma di stampo negative, a partire da un'estrapolazione di ciò che si può osservare nel presente, trattando gli aspetti negativi presenti con una lente d'ingrandimento ed esasperandoli sino alle più estreme conseguenze.
Un romanzo di natura visionar-sociologica che in qualche misura ripropone alcuni temi della più recente opera del giovane scrittore russo Dmitry Glukhovsky, "Futu.Re" (Multiplayer Edizioni, 2016).
Due osservazioni mi sento di poter farre. Prima: una società avveniristica ed iper-controllante, in cui si abbattano alcuni limiti umani quali la vecchiaia, la malattia, le perturbazioni climatiche può esistere soltanto nella misura in cui esistano delle sacche geografiche e delle enclave umane non "securizzate" che si assicurano per mezzo di traffici e di domini sulle risorse grezze ancora esistenti una posizione di interlocutori inestimabili degli interlocutori sociali evoluti: e, ovviamente, il controllo delle risorse nelle aree non protette e i contatti con le zone evolute sono garantiti dalla malavita. In più, nelle zone securizzate non esistono più empiti di libertà vera, ma soltanto vite !quiete" e sostanzialmente falsificate. Mentre è soltanto una lobby segreta e ristretta a gestire il potere su tutto (una sorta di "Club Bilnberg" ristrettissimo).
Seconda: l'unico antidoto possibile, il rimedio all'immensa distorsione determinata dallo status di iper-sicurezza e di stabilità di tutti i possibili fronti (climatico, salute, economico etc etc), è quello del ritorno alla natura e alla possibilità di continuare ad attingere al patrimonio letterario dell'Umanità che contiene tutti i necessari semi di libertà di cui può esserc bisogno. E naturalmente, secondo l'Autore, il libro veramente fondante di un nuovo rapporto dell'Uomo con la natura e con sé stesso, la Bibbia del rinnovamente è il capolavoro di David Henry Thoreau, ovvero "Walden, ovvero la vita nei boschi".
Si legge con piacere perchè aiuta certamente a riflettere.

(dal risguardo di copertina) Magistralmente scritto da Jean-Christophe Rufin, autore dell’Uomo dei sogni, nella migliore tradizione della fantascienza, il libro ha diritto a un posto sul podio insieme ai classici del genere quali 1984 di Orwell e Il mondo nuovo di Huxley. Avvincente, ironico, amaro, sognante.
In un futuro prossimo, così prossimo da apparirci verosimile in maniera preoccupante, il pianeta è un unico grande stato in cui vige la democrazia perfetta: Globalia. A Globalia non c’è più povertà, non ci sono guerre, c’è totale libertà di opinione, la medicina ha fatto tali progressi che la vita umana sfida i secoli e la tecnologia è talmente progredita che non c’è più nemmeno il brutto tempo! È come se Globalia si fosse isolata dai problemi che affliggono il mondo ordinario. E l’isolamento è concreto, oltre che metaforico, perché i suoi territori sono protetti da gigantesche cupole di vetro che la separano da tutto il resto. Il resto sono le non-zone, i territori che Globalia non ha ritenuto opportuno inglobare e che, lasciati a se stessi e precipitati nel degrado, sono abitati da un’umanità regredita alla barbarie, un’umanità violenta, diffidente, brutale.
A tenere le fila di un sistema che apparentemente tutela l’individuo, ma in realtà lo controlla in maniera ossessiva, è un ristretto pool di magnati ultracentenari guidati da Ron Altman, da cui dipendono tutte le fonti di energia. A sfidare quella finta perfezione penseranno Baikal e Kate, due dei rarissimi giovani rimasti in quel mondo popolato da vegliardi, con un avventuroso tentativo di evasione che li porterà a confrontarsi direttamente con Ron Altman in una rocambolesca successione di colpi di scena.
L'autore. Jean-Christophe Rufin, medico, diplomatico, fondatore di Medici senza frontiere, Premio Goncourt, è autore di numerosi romanzi tra cui L’uomo dei sogni, Il collare rosso e Check-point.

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6 gennaio 2017 5 06 /01 /gennaio /2017 21:26
Car Sharing per persone disabili a Palermo, all'avanguardia in Europa per la mobilità sostenibile
Car Sharing per persone disabili a Palermo, all'avanguardia in Europa per la mobilità sostenibile

E' stato presentato a Palermo, il 5 gennaio 2016, in piazza Giuseppe Verdi il nuovo servizio Car sharing riservato a persone con disabilità: in assoluto il primo in Europa.

All’incontro con i giornalisti erano presenti, tra gli altri, il sindaco Leoluca Orlando, l’assessore all’Innovazione Gianfranco Rizzo, il presidente di Amat, Antonio Gristina, il direttore servizi speciali della mobilità e presidente del consorzio nazionale del car sharing "Io guido", Domenico Caminiti oltre ai rappresentanti delle associazioni disabili presenti in città, tra i quali Ninni Gambino, paraplegico, da sempre molto attivo nel promuovere le iniziative INAIL a favore dei disabili.

Dal 15 gennaio 2017 sarà quindi a disposizione la prima delle quattro autovetture Golf Volkswagen con comandi speciali negli stalli di via Libertà (piazza Castelnuovo), mentre le altre tre autovetture saranno usufruibili a partite dal 1° febbraio negli stalli di viale del Fante, di piazza Principe di Camporeale e di via Aquileia, angolo via Lazio.

In tale circostanza, il Sindaco Leoluca Orlando ha dichiarato: "Con orgoglio oggi siamo l’unica città d’Italia e d’Europa che offre un servizio di Car sharing per le persone con disabilità e questa è anche occasione per un doveroso ringraziamento all'INAIL che ha voluto scegliere Palermo per questa sperimentazione, ritenendo la nostra città terreno fertile per una diversa cultura della mobilità. Oggi facciamo un altro importante passo avanti che conferma Palermo punto di riferimento d'una mobilità sostenibile attraverso i servizi del Tram, del Car sharing, del Bike sharing, del Taxi sharing e passando dal rafforzamento dei mezzi pubblici e delle aree pedonali. Miglioriamo Palermo, insieme si può".

“Il servizio che é pienamente integrato con il resto del car sharing – ha sottolineato Domenico Caminitiprevede uno sconto per le persone con disabilità che potranno acquistare l’abbonamento al prezzo di 20 euro e non a 25 euro. Riteniamo che l’introduzione del servizio di car sharing per persone disabili sia per Palermo un importante traguardo”.

L’amministrazione comunale – ha detto l’assessore Rizzo - continua non solo a lavorare per l’innovazione e la mobilità ma anche per il miglioramento della qualità della vita in città che è il nostro grande obiettivo”

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14 novembre 2016 1 14 /11 /novembre /2016 07:35
(foto di Cinzia Russo)

(foto di Cinzia Russo)

Il 13 novembre 2016  che, per Palermo, è stato il giorno della 22^ edizione della Maratona Città di Palermo, ha preso il via, sin dalle prime ore del mattino, anche il "Carrozzina Day", una giornata (in verità due sono state le giornate, poichè la manifestazione si è sviluppata tra il 12 e il 13 novembre) dedicata alla crescita della sensibilità contro le barriere architettoniche e alla diuturna battaglia per la mobilità sostenibile per tutti i cittadini con difficoltà motorie di ogni genere, non solo quelle connesse alle disabilità (facendo esempi a caso: anziani, donne in stato di gravidanza, mamme con neonati in carrozzina, soggetti che per incidente o malattie recente sono costrette a camminare con difficoltà, aiutandosi con le stampelle).  Il Carrozzina Day ha avuto i suoi momenti topici nel ripiano antistante la Cattedrale e poi lungo tutte le principali direttive stradali del Centro storico, successivamente sviluppandosi nell'arco dei due giorni previsti, nel corso dei quali molti volontari hanno guidato dei cittadini normali (e molti bambini anche) a sperimentare essi stessi dei percorsi, muovendosi sulle carrozzine dei diversamente abili.
Anche alla Maratona di Palermo, nella manifestazione collaterale non competitiva "The Walk of a Smile", sono stati molti i genitori che spingevano i propri figli in carrozzina: e il Primo Cittadino di Palermo, Leoluca Orlando, poco prima di dare lo start alla Maratona e alla successiva e partecipatissima camminata non competitiva, ha voluto ricordarlo molto opportunamente, sottolineando che prima ancora delle barriere fisiche che definiscono il concetto di "barriera architettonica" occorre abbatterie le barriere mentali che creano forti ostacoli alla via verso la "normalizzazione" delle persone disabili e ad una loro mobilità senza ostacoli, facendo uno sforzo fondamentale e costante di mettersi sempre "nei panni" del disabile di chiunque sia in difficoltà.

Maratona Città di Palermo 2016 (13 nvembre 2016)  e Carrozzina DayLungo questo percorso ha un forte senso che cittadini e cittadine normalmente abili sperimentino cosa significa sedersi su di una carrozzina per disabili e che provino essi stessi a spostarsi lungo i percorsi quotidiani, imparando a rendersi di quanto sia attualmente irto di ostacoli il cammino di chi, diversamente abile, è costretto a spostarsi su di una carrozzina. E, interpretando questa necessità, lo stesso Sindaco, intervenendo all'apertura della manifestazione, ha voluto dare l'esempio.
Io - personalmente - credo che nelle scuole do ogni ordine e grado questo obiettivo debba essere perseguito con determinazione, in modo tale da dare ai ragazzi di oggi, cittadini di domani, una piena consapevolezza dicosa significhi essere diversamente abile.
Cinzia Russo, operatirice del volontariato, così commenta: "E' stata una bellissima esperienza che si ripeterà anche domani e che ha insegnato tanto a noi volontari. Io spero che molti dei miei concittadini che sono intervenuti sedendosi pure sulle carrozzine, abbiano compreso tutte le problematiche che una persona disabile o anche un anziano può trovare dove esistono le barriere architettoniche ma anche l'inciviltà di molti che parcheggiano le loro vetture ed i loro scooter/moto sui marciapiedi, sugli scivoli o direttamente sul posto riservato a loro. La cosa che mi ha emozionato particolarmente è stata quella di vedere i bambini fare il percorso sulla sedia in modo serio e compìto spiegando poi le loro sensazioni ai genitori. In cuor mio spero che questa città si adoperi per dare una qualità di vita migliore a tutte queste persone e che soprattutto il cittadino "normodotato" possa mettersi nei panni di..."
Se mio fratello Salvatore fosse stato ancora in vita, sicuramente - nella sua posizione di "paladino dei diritti dei disabili" - avrebbe partecipato.
Così commenta Vincenzo Marino, ricordando giustamente l'impegno profuso da Salvatore Crispi:

 

 

"Speriamo bene, e speriamo che le battaglie di Salvatore Crispi e quanto postiamo nei social, servano a fare crollare le barriere architettoniche, culturali e sociali che rendono un'esistenza ancora più difficile a Cittadini ed a Cittadine della città di Palermo".

Il 13 Novembre 2016, in Piazza Ruggero Settimo si è svolta la seconda giornata dell’evento del Carrozzina day, finalizzato a sensibilizzare tutti sulla necessità di vivere in una città a misura di essere umano, in qualunque condizione esso si trovi (bambino sul passeggino, persona in carrozzina, persone non vedenti, persone con difficoltà a deambulare, ecc).
Lo slogan era "Impariamo a metterci nei panni di”.
È subito ritornato in mente il 29 gennaio 2015, quando affiancando Salvatore Crispi, abbiamo partecipato ad una manifestazione, invitando quante più realtà sociali che rappresentavano le Cittadine ed i Cittadini diversamente abili, con un corteo che occupava parte degli assi principali del centro storico palermitano quali: corso Vittorio Emanuele , via Maqueda , via Roma e piazza Marina.
Tale manifestazione era stata preceduta da un incontro presso la sede operativa del "Coordinamento H", avvenuto il 15/01/2015 con il Vice Presidente e la Commissione Cultura della I Circoscrizione, nel quale erano stati condivisi tre obiettivi che si intendeva raggiungere:
• Tutelare i diritti di tutte le persone in situazioni di diversabilità;
• Garantire l’effettiva partecipazione a livello consultivo;
• Sollecitare l’Amministrazione locale ad adottare quanti più servizi per il territorio.
Lo slogan era: "LASCIA LIBERO IL MIO PASSAGGIO! Non per dovere ma per Cultura".
E’ scoraggiante verificare che, dopo quasi due anni, ben poco è cambiato e che, nonostante il Piano della nuova mobilità, le difficoltà di una tipologia di Persone resta alquanto trascurata.
Tali difficoltà aumentano in dismisura quando "gli incivili" occupano i posti auto riservati e/o posteggiano a ridosso degli scivoli ed in prossimità delle strisce pedonali, mettendo a repentaglio anche l’incolumità.
Molte Cittadine ed altrettanti Cittadini si sono messi alla prova sulla carrozzina, costatando di persona le difficoltà, attraverso la simulazione di un breve percorso realizzato ad hoc dagli Organizzatori.
Muscoli doloranti, complicazioni nella gestione della direzione, affaticamento, possibili ribaltamenti, imprecazioni quando trovavano uno scivolo occupato da una moto simbolica che li costringeva a ripercorrere il percorso.
Basilari le prove eseguite da diversi adolescenti, in quanto sono state gettate le fondamenta per una cultura sociale e solidale.
Ma la cittadinanza è abituata a superare le difficoltà e, per quanto possibile, "vivere in positivo".
Quindi grazie agli Organizzatori ed agli sponsor tale manifestazione, pur svelando la quotidiana drammaticità, si è conclusa in allegria.
Come tanti altri Volontari abbiamo offerto con il cuore il nostro modesto contributo, nella speranza che "Lazzaro potrà sedersi e camminare senza incontrare alcuna barriera".

Movimento dei Cittadini Sicilia

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4 novembre 2016 5 04 /11 /novembre /2016 10:59
Ozio Gastronomico a Palermo. Succede in Sicilia: come applicare al contrario la legge sull'abbattimento delle barriere architettoniche

(Maurizio Crispi) Apre in questi giorni a Palermo un nuovo locale che si chiama “Ozio gastronomico - La Materia Prima” per iniziativa di Dario Genova, un eclettico pizzaiolo panormita, considerato tra i più bravi in Sicilia, che si sta così lanciando in una nuova avventura, dopo il lancio di "Tondo", sempre a Palermo, in Piazza Ignazio Florio.
Ozio Gastronomico è ubicato in via Libertà, angolo via Francesco Paolo Di Blasi al posto del Wine Bar Oliver, con ingresso su via F.P. Di Blasi, al numero civico 2.
Non si vuole entrare in questa sede nel merito delle proposte gastronomiche sicuramente interessanti e raffinate del nuovo punto di ristorazione palermitano (e, per inciso, sembra che a Palermo, in un panorama di languente economia le uniche attività che - anche se per brevi stagioni - riescono a fiorire, siano quelle della ristorazione a tutti i i livelli dal semplice punto di vendita di cibo da strada, alle gelaterie alle pizzerie e ai ristoranti più raffinati, passando per i venditori di junk food), ma si vuole coglere l'occasione per dissertare su di un'altra questione, ben più cogente e che nulla ha a che fare con la ristorazione in sé.
Oliver, nell'approdare a questa location, aveva intrapreso lodevolmente dei lavori per abbattere le barriere architettoniche esistenti e per consentire l'ingresso, almeno nello spazio terrazzato esterno sopraelevato rispetto al piano stradale e al marciapiede, ai disabili in carrozzina (ed anche, ovviamente, delle mamme con passeggino per i propri infanti).
Io stesso, grazie a questo beneficio (e sappiamo quanto a Palermo i privati siano restii ad applicare le norme che regolamentano l'abbattimento delle barriere architettoniche) ci sono andato frequentemente a prendere un aperitivo assieme a mio fratello, disabile in carrozzina).
Tutto il lavoro fatto dal gestore di Oliver, in questo passaggio, è stato prontamente annullato, per ripristinare le condizioni originarie dello spazio terrazzato antistante.
Inizialmente, ignoravo che questi lavori di riaggiustamento fossero stati realizzati per creare le premesse di un nuovo locale pubblico al posto del precedente: pensavo, semplicemente, che un privato stesse facendo delle ristrutturazioni e delle modifiche al proprio spazio abitativo (e in questo caso la cancellazione della precedente rampa per disabili in carrozzina poteva ancora essere accettata). Ma grande è stata la mia sorpresa nel constatare che tutti questi lavori erano finalizzati all'avvio di un nuovo esercizio di ristorazione, quando ho visto collocate le targhe che ne annunciavano il nome.
A Palermo, può veramente capitare di tutto sino al paradosso di dover vederer che le norme sull'abbattimento delle barriere architettoniche vengano applicate all'incontrario e che, quindi, in un luogo adibito ad esercizio pubblico e, sotto questo profilo, già a norma (cosa peraltro a Palermo alquanto rara), si possa procedere ad una cancellazione delle preesistenti facilitazioni per disabili.
Tutto ciò è rivelatore di molta, molta, insensibilità e di assenza di political correctness, ma anche espressione di una forte social unfriendliness nei confronti delle categorie di cittadini disagiati e con difficoltà motorie.

Già questo semplice (ma non irrilevante) dettaglio, facendomi pensare alle molte battaglie combattute da mio fratello Salvatore Crispi proprio per l'applicazione delle norme sull'abbattimento delle barriere architettoniche, un movimento interiore di forte rifiuto.
E non credo che per quanto io non sia disabile, nemmeno per curiosità mi recherà mai in questo locale.
Non ci sono né scuse né scappatoie: fintantochè ci sono le barriere architettoniche, chi  indossa i panni del gestore di un un luogo pubblico, può fare spallucce e dire che "...sì, si dovrebbe fare qualcosa, ma come la mettiamo con i costi da affrontare?, ma che si spendano soldi per eliminare facilitazioni precedentemente esistenti - quasi fossero un inutile ingombro - questo è proprio il colmo e non ammette scusanti di alcun genere. Siamo di fronte ad un'attività che parte con un implicita (e nemmeno tanto)  dichiarazione di una volontà di esclusione dei disabili e di tutte le categorie di svantaggiati ed adulti "deboli" e "con difficoltà motorie".
E non me ne voglia Dario Genova per queste osservazioni che, frutto di un'amara e sconsolata riflessione, non vogliono essere dirette contro la sua attività e contro la sua periza di pizzaiolo, ma contro chi lo ha consigliato in questo percorso di ristrutturazione degli spazi operativi del suo nuovo esercizio.

Legge 9 gennaio 1989, n. 13 - Contributi per l'abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici privati. Circolare regionale esplicativa. Per barriere architettoniche si intendono: a) gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea; b) gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di spazi, attrezzature o componenti; c) la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l'orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi. Ciò premesso e partendo dal fondamentale presupposto che lo scopo principale, se non unico, della legge in oggetto. E' sostanzialmente il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privatiî ovverosia fornire, in parte, i mezzi ai soggetti che presentano determinati requisiti per la realizzazione di tutte quelle opere o l'acquisto di quegli ausili che permettano loro di vivere la loro quotidianità nella maniera meno disagiata possibile sotto il profilo della mobilità in genere ed in particolare dell'accessibilità, adattabilità e fruibilità delle proprie abitazioni, si evidenziano di seguito i requisiti soggettivi ed oggettivi necessari ed indispensabili per l'accesso al contributo pubblico e le procedure da seguire nel procedimento amministrativo in parola.

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7 ottobre 2016 5 07 /10 /ottobre /2016 08:10
(foto di Maurizio Crispi)

(foto di Maurizio Crispi)

Una volta c'erano l'abominevole uomo delle donne, oppure l'abominevole Jack the Ripper: personaggi che alimentavano le paure più profonde ed erano nell'immaginario collettivo.
Oggi, una volta perso il disincanto e svelato tuttociò che poteva essere svelato, sicché i margini per il perturbante si sono ristretti notevolmente, non cìè più nulla di abominevole che possa sorgere dal profondo di noi e perseguitarci nei sogni.
Nulla? Non, forse qualcosa sì. Nuove cose per lo più. Oggi vorrei concentrarmi sull'"abominevole" pubblicità condominiale da cui siamo perseguitati quotidianamente e che rappresenta un nostro incubo.
Lo stesso termine "pubblicità condominiale" ne connota le qualità abominevoli. Trattasi in altri termini di flyer (da quattro a otto facciate), in stampa policroma, che fanno la pubblicità ai prodotti in sconto venduti dai più diversi supermercati operanti in città, da CONAD a SIMPLY a IPERCOOP a TRONY etc etc.
"Condominiale" perchè è pubblicità destinata ai Condomini, e quindi il materiale stampato deve essere distribuito in quantità industriali.

Pubblicità condominiale (foto di Maurizio Crispi)Ogni giorno un esercito di "camminanti" forniti di zaino e di capaci trolley percorre in lungo e in largo le città e i paesi, infilando nei contenitori appositamente predisposti all'ingresso dei condomini e delle palazzine abitative quintali di questa roba.
Roba che peraltro nessuno legge o ritira, sicché per lungo tempo queste cassette risultano vieppiù intasate con festoni di carte colorate pendenti che ogni tanto - come accade sul fronte dei ghiacciai da cui imponenti pezzi si distaccano periodicamente per formare gli iceberg - si distaccano dalla massa pressante per cadere per terra e annegghiare il pubblico suolo di cartacce che mai vengono spazzate dai pulitori (rari) e che, più frequentemente, vengono portate a spasso dal vento.
Alcuni condomini hanno predisposto delle scritte dissuasive: "Questo condominio non accetta pubblicità condominiale", un semmi-esplicito invito a girare alla larga.
Altri subiscono passivamente l'invasione: in alcuni casi, le carte eccedenti vengono prese al volo dai padroni di cani a passeggio e utilizzate come presina e involto per gli escrementi sganciati dal loro fidato amico a quattro zampe (o, in caso di impellente ed improcrastinabile necessità anche per i propri in qualche anfratto oscuro, specie di prima mattina, quando non ci sono occhi indiscreti: ed è, per questa bisogna, carta di ottima consistenza, proprio perchè di pessima qualità).
Altri si improvvisano zelanti pulitori e periodicamente acciuffano tutta la mole di pubblicità condominiale accumulata nel contenitore per smaltirla nel cassonetto per la raccolta differenziata per la carta.
Ma é una fatica di Sisifo: non appena la buca per la pubblcità condominiale è stata restituita all'originario nitore e all'ebbrezza del vuoto, ecco che - quasi per incanto - torna ad essere piena da scoppiare, quasi che ci fossero zelanti distributori in agguato pronti a elargire i propri doni di carta di cui, peraltro, debbono sbarazzarsi prima del termine della propria giornata di lavoro, poichè il loro compenso è legato proprio alla quantità smaltita...
Timeo Danaos dona ferentes!
E' vero che la pubblicità è l'anima del commercio, ma questa pubblicità condominiale fatta porta a porta e con una simile insistenza è un vero abominio e che spreco poi!
Il nostro incubo notturno più ricorrente sta diventando quello di essere seppellito da una valanga di carta fatta di questi fogli di propaganda pubblcitaria.
Per non parlare del fatto che i costi di produzione e distribuzione di una simile enorme quantità di carta stampata li pagheremo comunque noi consumatori.
E quindi propongo una campagna per abolire l'abominevole pubblcità condominiale!

Le foto che corredano l'articolo sono di Maurizio Crispi

Le foto che corredano l'articolo sono di Maurizio Crispi

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6 ottobre 2016 4 06 /10 /ottobre /2016 22:20
Palermitana-mente... Quelli che l'Acchianata e la Santuzza l'hanno dentro

(Cettina Vivirito) Oggi, come tutte le mattine, sono scesa con il cane per la solita passeggiata.
Nata alle falde di Monte Pellegrino, per me salire quelle antiche strade che già mia nonna chiamava fuie (fughe, o rampe - e ci sono la prima, la seconda, la terza..) fatta di pietre lisce lucide e smozzicate é come ciabattare per casa da vecchia perpetua: conosco i particolari delle curve, le erbe medicamentose e il finocchietto selvatico, le nuvole che scendono basse e quelle che si nascondono dietro la montagna per poi comparire in volo veloci come aquiloni e sempre diverse.

Da qualche giorno, quasi a metà della prima fuga c'è una gattara, qui le chiamiamo così, quelle tipe che "si partono" da casa con sacchetti, contenitori piatti di carta e quant'altro per fare mangiare i gatti in un luogo che scelgono arbitrariamente. Questi gatti però sembrano più stronzi di tutti gli altri gatti che ho conosciuto, si mettono in orizzontale lungo la strada come un passaggio a livello - chiuso - e il mio cane s'incazza. Ho provato a dire alla signora che sarebbe meglio spostarsi poco più giù, nello slargo sotto agli alberi ma lei niente, semmai mi ha apostrofato dicendo: Ma lei è per caso della forestale? No perché quelli della forestale mi hanno detto che posso stare qui, mentre i cani devono stare legati.
Scendendo poi ho visto che ha chiamato rinforzi, non era più sola ma con un uomo accanto che ostentava tutta la sua mafiosità. Si, senza offesa, qui a Palermo è un fatto culturale, un atteggiamento molto comune, magari quest'amico della signora ha un amico di cui non si ricorda neanche il nome, che lavora (o lavorava) alla forestale e tanto basti. Così ho pensato di rinunciare alla questione, mi avventuro con il cane che, almeno lui, ha capito che i gatti è meglio aggirarli, ignorarli.
Una volta in realtà ne ha inseguito e beccato uno che per fortuna è riuscito a fuggire lasciandolo con in bocca un pugno di peli e una zampa bloccata in aria dallo sforzo. Non è giovanissimo il mio cane. Non è neanche giovane. E' una vita che sta con me, più a lungo di qualsiasi altro compagno umano. Adesso tutti hanno un cane. Tutti tutti.

Una delle rampe della Scala Vecchia di Monte Pellegrino (Palermo)In effetti sembra un rimedio semplice e naturale contro la solitudine, la nostra; ci trascinano fuori da quell'evanescente mondo digitale che ci rende ancora più soli, nonostante l'illusione del contrario. I cani e la geografia sono rimasti l'ultimo riparo. Non so tutti questi cani dove stavano prima, e se preferirebbero essere liberi e stare in branco tra loro.
Nel frattempo saliamo passo dopo passo, ogni tanto ci fermiamo a guardare il paesaggio che più si sale più diventa arioso, bello. Capita d'incontrare gente, persone in gruppo o lupi solitari che salgono, scendono. Oggi ho visto un ragazzo che saliva svelto, concentrato, a piedi nudi e occhi a terra, sulle pietre. Uno sguardo alle pietre e uno ai piedi nudi, pensavo. O forse i suoi erano occhi che non vedevano nulla, guardavano dentro di sè, in profondità. Occhi e cuore in catene sembrava pensare seriamente alla sua promessa, alla grazia ricevuta, a una grazia da chiedere, a un conto in sospeso da saldare qui e ora con la Santuzza.
Non mi ha neanche guardata, non si è accorto che il cane lo stava guardando.
Quelli che salgono non troppo ripidamente verso Monte Pellegrino sono pavimenti del pensiero a cui rimangono attaccate tutte le figurine delle storie personali, pensavo. Già quando si arriva alla seconda fuga l'altezza distrae, i fichi d'india serpeggiano allo sguardo e il sole dardeggia tra i pini mediterranei che rilasciano con il calore un benefico ossigeno balsamico. Il cervello ringrazia e piovono ricordi di altri piedi nudi, di ginocchia scorticate, di bambini sul collo, di borracce d'acqua, di ceri accesi nella notte, odore di terra bagnata e di aloe. Ricordi di terremoto e tutti lì ai piedi del monte '...dove risuona una voce che il tempo non rapisce, dove odora un profumo che il vento non disperde'.
Quei pavimenti contengono i pensieri di noi palermitani; se potessero staccarsi, quei pensieri, una folla immensa di immagini pulsanti avvolgerebbe come una nube la città. La nostra Santuzza, che non è una santa vera e propria, lo dice la storia, e già che non subì il martirio che toccò in sorte alle sue coetanee, come Sant'Agata per esempio, la dice lunga, ci piace per questa assenza di santità canonica e per questo ripetiamo secolo dopo secolo quel percorso che lei fece a suo tempo, e da lei ci sentiamo così fortemente rappresentati. Rosalia era una pellegrina ieri, quanto lo siamo noi oggi. Era una donna che si era schifata dei tradimenti familiari, che si era innamorata di un uomo che s'innamorò di un altro uomo, che ha visto coi suoi occhi violenze di ogni tipo nel suo mondo circostante, una donna che non volle accettare compromessi e ipocrisie di classe, forte, intelligente, indipendente - dall'animo normanno - che provò un'empatia formidabile per la natura, anche lei salendo quelle fughe con gli occhi alle pietre e ai suoi piedi scalzi, con coraggio e temerarietà, senza guardare ad altro che alla fede in se stessa in quanto elemento di quella stessa natura, altrimenti chiamata Dio - anche lei attaccando i suoi pensieri a quei pavimenti come figurine: la madre assente, il padre tradito, il coltello del cardinale che infilza l'amante, e quella povera gente fuori dal Palazzo, la più illusa e tradita di tutti. E infine la figurina più dolorosa e decisiva, quella del suo amore per il cugino bibliotecario omosessuale.
I pavimenti del pensiero che conducono fino alla cima di Monte Pellegrino, quelle fughe così magnificamente silvestri, lineari e contorte allo stesso tempo, emanano, pensavo, il più autentico umore palermitano: quel sentirsi stranieri a se stessi e considerarlo ineluttabile come un destino, nel cuore dalle radici lontane il più frustrato e incomunicabile desiderio d'indipendenza. Proprio come Lei, Rosalia, che oggi ci somiglia forse più di ieri.

Una delle rampe della scala vecchia di Monte Pellegrino(Maurizio Crispi) Lo scritto di Cettina Vivirito è tante cose assieme: è scrittura diaristica e resoconto di un'acchianata a Santa Rosalia lungo la Scala Vecchia di Monte Pellegrino, di origini settecentesche e già decantata (e percorsa) da Goethe nel suo celebrato viaggio in Sicilia, è descrizione di luoghi e di persone, è viaggio esteriore e . nello stesso tempo -  nell'interiorità, è storia di un pellegrinaggio che non nasce in quanto tale, ma solo come passeggiata che poi finisce con il diventare altro, come le famose passeggiate roussoiane.
E' anche un resconto in stile "flaneur" sulla Palermitudine, sia su quella deteriore sia su quella beata e innocente della moltitudine ed è naturalmente una piccola - ed intensa - celebrazione dell'Acchianata a Santa Rosalia e del culto della Santuzza, che fa vedere come Monte Pellegrino, il suo Santuario e Santa Rosalia siano fortemente e indissolubilmente legati all'immaginario collettivo di una città.
E' una scrittura che mi ha rapito, subito sin dalla prima lettura ed è per questo che sin da subito ho chiesto a Cettina se avrei potuto publicare il suo scritto in questo blog.

In questa miscellanea tutte le foto sono di Maurizio Crispi, ad eeccezione di quella che ritrae una delle rampe delle Scala Vecchia di Monte Pellegrino che è stata tratta dal web
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In questa miscellanea tutte le foto sono di Maurizio Crispi, ad eeccezione di quella che ritrae una delle rampe delle Scala Vecchia di Monte Pellegrino che è stata tratta dal web

In questa miscellanea tutte le foto sono di Maurizio Crispi, ad eeccezione di quella che ritrae una delle rampe delle Scala Vecchia di Monte Pellegrino che è stata tratta dal web

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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