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2 febbraio 2023 4 02 /02 /febbraio /2023 10:33
Josè Saramago, Cecità, Einaudi, Supercoralli, 1996

Cecità di José Saramago (Ensaio sobre a Cegueira, nella traduzione di Rita Desti), pubblicato per la prima volta nei Supercoralli Einaudi nel 1996, è un romanzo non-romanzo, forte ed intenso nei suoi contenuti e tematiche, forse addirittura sconvolgente o, si potrebbe dire anche prendendo a prestito un termine freudiano, perturbante. Apparentemente, lo è, un romanzo, per via del suo contenuto fiction, ma in realtà quella che Saramago mette in scena è una narrazione metafisica e forse anche filosofica.
D'altra parte, il titolo in lingua originale tradisce il progetto implicito di Saramago, poiché se fosse tradotto in italiano suonerebbe come "Saggio sopra una cecità".
Dirò anche che è un testo di lettura difficile e complesso da digerire, perché ci sono parole e descrizioni pesanti come pietre.
La storia è presto detta. Si diffonde rapidamente in un luogo e in un tempo imprecisato una epidemia che provoca l'immediata cecità di coloro che vengono contagiati dal morbo,
Le autorità costituite, non sapendo che pesci prendere, stabiliscono delle severe misure di restrizione della libertà personale dei neo-ciechi che vengono letteralmente "buttati" dentro un ex-manicomio trasformato in lazzaretto. In un una diversa ala dello stesso complesso vengono confinati coloro che hanno avuto contatto presunto o documentabile con i ciechi.
L'unica istruzione che viene loro impartita è "Arrangiatevi come meglio potete", e poi "Vi saranno regolarmente portate delle derrate alimentari che voi stessi dovrete distribuire tra di voi", e poi ancora "Chiunque si avvicinerà alla porta d'ingresso della struttura o si avvicinerà troppo al personale che porterà le scorte di cibo due volte sarà ucciso seduta stante, senza se e senza ma".
E se qualcuno dovesse morire? Come si vedrà saranno gli stessi ciechi a dover provvedere nella corte interna dell'edificio che li ospita.
Non è prevista nessuna forma di assistenza medica. 
Come si può immaginare, le condizioni di vita dei neo-ciechi diventano rapidamente degradanti, fino a che essi non comprendono che, di fatto, sono stati abbandonati a se stessi. 
Infatti il morbo è diventato rapidamente dilagante e si può ipotizzare (dal punto di vista del lettore) che tutti siano diventati ciechi e che, quindi, la società e la sua organizzazione siano andate al tracollo.
In effetti dopo alcuni giorni (o settimane?), non arrivano più le scorte alimentari e scompaiono le guardie armate davanti all'ingresso.
I ciechi finalmente possono uscire dal loro confinamento forzato, ma come?
Questo accade grazie al fatto che una donna del nucleo originario di coloro che sono stati colpiti dalla "cecità bianca" non ha perso la vista come gli altri, ma soltanto finto di esserlo per poter rimanere accanto al marito, medico.
Questa donna, prima con discrezione, poi venendo allo scoperto sulla sua non cecità, si prende in qualche modo cura degli altri, guidandoli e sostenendoli. Si sacrifica, anteponendo alle proprie esigenze personali a quelle dei ciechi.
"Mente perché vuole rimanere accanto alla persona che ama. 'Non può' diventare cieca, perché è l'unica persona capace compassione, di amore, di rispetto per l'altro, capace di un senso di dignità profonda, capace di comprendere" (Paolo Collo, nota a Cecità, in Romanzi e Racconti, vol. II, p. 1751).
Poi, il miracolo: quasi di colpo la "cecità bianca" si dissolve e tutti ritornano a vedere, come se nulla fosse accaduto;  ma a questo punto occorrerà ricostruire il mondo e - c'è da sperare - su basi diverse.
Il primo confronto che verrebbe in mente di fare è con due classici della letteratura che, per me lettore, sono Nel paese dei ciechi di H. G. Wells e Il giorno dei Trifidi di John Wyndham, due opere fondamentali della letteratura di anticipazione.
Ne Il paese dei ciechi il protagonista giunge durante un suo viaggio (o si risveglia) in un lontano paese dove tutti sono ciechi e lui risulta essere l'unico vedente. Comprende presto che il suo destino è segnato: per poter essere accettato dalla comunità e per poter essere omologato dovrà essere reso cieco anche lui. Non ricordo quale sia la conclusione del racconto: se egli accetti di diventare cieco, oppure se non scappi via per mettersi in salvo.
Nel romanzo di John Wyndham (appartenente alla categoria dei racconti SF definibili come "post-apocalittici"), invece, s'è scatenata nel mondo una malattia (forse causata da una pioggia di meteoriti) che ha reso tutti ciechi, all'infuori di pochi soltanto che sono risultati immuni alla noxa sconosciuta. Subito prima di questo tragico evento si erano diffusi capillarmente sulla Terra degli esseri - i Trifidi - a metà tra l'animale e il vegetale (forse di provenienza extraterrestre) che, approfittando del forte handicap dei non vedenti prendono ad utilizzarli come prede e fonte di nutrimento. Si ingaggia una lotta per la sopravvivenza tra i pochi ancora vedenti e i Trifidi.
Il romanzo-saggio di Saramago va al di là di queste narrazioni, mi pare evidente. 
Il suo intento vuole essere più metafisico, nel senso di fornire attraverso attraverso questo impianto narrativo, una rappresentazione dell'Uomo e delle sue peggiori derive, se soltanto si verificano le condizioni ideali perché ciò possa accadere.
La cecità prima che l'effetto di una malattia pandemica è una condizione che l'Uomo si porta dentro ed è dunque una cecità interiore. L'uomo crede di vedere, ma in realtà è già cieco.
La cecità fisica è un evento che è reso possibile da questa preesistente cecità interiore.
Gli accadimenti che scaturiscono dal dilagare del morbo e le reazioni che si manifestano nei colpiti dalla cecità suscitano dei forti movimenti interiori nel lettore e fanno nascere molte domande alle quali è oltremodo difficile rispondere.
Al riguardo, scrive Paolo Collo, curatore delle Opere (Romanzi e Racconti) di José Saramago ne I Meridiani Mondadori (1999):
"A queste domande Saramago apparentemente non risponde. Ci fornisce invece un un quadro: un buio affresco di disperazione sfregiato in più punti da rosse pennellate di violenza. E csosì come il lettore, leggendo il romanzo, si sente sempre più sprofondare in quell'abisso di disperazione e di miseria umane, così pure l'autore confessa tutto il turbamento che gli ha procurato questa scrittura: 'Quanto ho sofferto a scrivere questo libro! E' stato come una lunga malattia… A volte dopo, due pagine, dovevo fermarmi per respirare'. " (ib., Romanzi e Racconti, vol. II, p. 1748)
E, dunque, per questo motivo, forse Cecità di Saramago è più assimilabile a La peste di Albert Camus che, ipotizzando un'epidemia proveniente da un'invasione di topi, discetta sulla natura umana e sulla sua malvagità di base. 

Questa narrazione la si può leggere come una grande allegoria, così come erano pensati e realizzati i vari esempi di "Trionfi della morte", di cui la grande opera custodita all'interno del Palazzo Abatellis di Palermo è uno delle più illustri rappresentazioni.
Qui, tuttavia, nel grande affresco di Saramago vi è una possibile scintilla di redenzione.
Cecità fu pubblicata in lingua originale nel 1995.

Nel 2008, l'opera è stata trasposta in lungometraggio e distribuita con l'omonimo titolo Cecità (Blindness), con la direzione di Fernando Meirelles.

Ho cominciato a leggere Cecità nel 2021, quando eravamo ancora nel pieno del secondo lockdown, dovuto al Covid.
Non ho avuto lo stomaco per continuarne la lettura: mi faceva sentire troppo oppresso.
L'ho ripreso in mano nel 2022 e, questa volta, sono riuscito a finirlo.
Ma devo riconoscere che arrivare sino in fondo mi è costato parecchio.
Ci sono stati dei momenti in cui avrei voluto interrompere la lettura e mettere da parte il volume, a tempo indeterminato.
Tuttavia, ora che ho finito di leggerlo, posso dire di essere contento.
E' una di quelle letture che lasciano un segno indelebile.

 

José Saramago, Cecità, Feltrinelli

(Soglie del testo, edizione speciale Feltrinelli, 2022) «Essere un fantasma dev’essere questo, avere la certezza che la vita esiste, perché ce lo dicono quattro sensi, e non poterla vedere.»
Un automobilista fermo a un semaforo perde la vista, di punto in bianco: è il primo caso di una misteriosa cecità bianca che, rapidissima, si diffonde in tutta la città. Nel tentativo di arginare l'epidemia le autorità raccolgono i malati in un manicomio ma, quando il fuoco distrugge la clinica, i reclusi si riversano all'esterno recidendo gli ultimi legami con una presunta società civilizzata. Niente cibo, niente acqua, niente governo, niente ordine pubblico. Non è anarchia, è cecità.


(Risguardo di copertina della prima edizione Einaudi 1996) In una città qualunque di un paese qualunque, un guidatore sta fermo al semaforo in attesa del verde, quando si accorge di aver perso la vista. All'inizio pensa si tratti di un disturbo passeggero ma non è così. Gli viene diagnosticata una cecità dovuta ad una malattia sconosciuta: un "mal bianco" che avvolge la vittima in un candore luminoso, simile ad un mare di latte. Non si tratta di un caso isolato: è l'inizio di un'epidemia che colpisce progressivamente tutta la città e l'intero paese.
I ciechi vengono rinchiusi in un ex manicomio e costretti a vivere nel più totale abbrutimento da chi non è stato ancora contagiato. Scoppia la violenza tra i disperati, violenza per sopraffare o soltanto per sopravvivere, in un'oscurità che sembra coprire ogni regola morale e ogni progetto di vita: Ma una donna che è miracolosamente rimasta immune dalla malattia si finge cieca per farsi internare poter stare vicina al marito. Un gesto d'amore individuale diventa la possibilità di restituire agli uomini una speranza collettiva: Toccherà a lei inventare un itinerario di salvazione, recuperando le ragioni di una solidale pietà.
Saramago ha scelto la via dell'affresco apocalittico per denunciare con intensità di immagini e durezza di accenti la notte dell'etica in cui siamo sprofondati. Paradossalmente, è proprio il mondo dell'ombra a rivelare molte cose sul mondo di chi credeva di vedere. E quell'esperienza estrema è anche l'ultima occasione per confrontarsi con le domande sul destino dell'uomo malato di egoismo e di violenza, e sulle vie di un possibile riscatto. 

 

José Saramago

L'autore. José Saramago, nato nel 1922 ad Azinhaga (Portogallo) e morto nel 2010, è stato narratore, poeta e drammaturgo portoghese; ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura nel 1998. Costretto a interrompere gli studi secondari fece varie esperienze di lavoro prima di approdare al giornalismo che ha esercitato con successo su vari quotidiani. Dopo il romanzo giovanile Terra e due libri di poesia caratterizzati da una forte sensibilità ritmico-lessicale, si è rivelato acquistando fama internazionale con un'originale produzione narrativa in cui rielaborazione storica e immaginazione mistica e allegorica, realtà e finzione si mescolano in un linguaggio tendenzialmente poetico e vicino ai modi della narrazione orale. Tra le sue opere più note pubblicate da Feltrinelli: Il vangelo secondo Gesù Cristo, Cecità, Tutti i nomi, L'uomo duplicato, L'ultimo Quaderno, Don Giovanni o il dissoluto assolto.
Riconosciuto come uno degli autori più significativi del Novecento, la sua produzione spazia dalla poesia al romanzo, dal teatro La seconda volta di Francesco d'Assisi e Nomine Dei ai racconti storici. Intellettuale raffinato e impegnato, ha spesso fatto discutere per i suoi racconti dissacranti che colpiscono al cuore i mali della nostra società. Nel 1998 l’Accademia di Svezia gli ha conferito il Premio Nobel per la Letteratura premiando le sue qualità di scrittore ma anche l’uomo delle battaglie civili. Fissa in una frase il perché del proprio scrivere: “Le parole sono l’unica cosa immortale: quando uno è morto, ai posteri rimangono solo loro".
Tra le pubblicazioni più recenti per Feltrinelli figurano: nel 2012 Lucernario, romanzo giovanile perduto e ritrovato; nel 2014 Alabarde Alabarde; nel 2019 Diario dell'anno del Nobel.

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28 gennaio 2023 6 28 /01 /gennaio /2023 07:41
Davide Longo, La vita paga il sabato, Einaudi

La vita paga il sabato di Davide Longo, pubblicato nel 2022 (Einaudi Stile Libero Big) è il quarto romanzo della serie che vede protagonisti il commissario Arcadipane, Corso Bramard e Isa Mancini.
I precedenti non li ho ancora letti, ma lo farò presto.
Dopo avere apprezzato molto “L’uomo verticale” avevo voglia di leggere un altro romanzo di Davide Longo e la mia scelta molto casualmente tra quelli a disposizione presso il mio libraio di fiducia è caduta su questo volume senza accorgermi che si trattava di un avventura di Arcadipane e Bramard.
Avrei voluto approcciarmi alla serie dal suo inizio.
Vorrà dire che ora la esplorerò a ritroso.
Devo dire che qui non ci sono pesanti riferimenti agli episodi precedenti e, dunque, il non conoscerli non si traduce in un appesantimento o in un handicap per il lettore che, per la prima volta, incontra il trio di investigatori.

Di fatto il romanzo è a se stante - così mi è sembrato.

Quindi non ci sono lacune, vuoti o rimandi in questa nuova indagine in cui Arcadipane, ufficialmente coinvolto e inviato da Torino assieme al suo vice (e che, in seguito, chiamerà in aiuto Corso Bramard e Isa Mancini a supportarlo) deve confrontarsi con un doppio crimine apparentemente indecifrabile, che sono l’assassinio di Terenzio Fuci, noto produttore cinematografico romano e fratello di un potente personaggio della vita politica, e la scomparsa della moglie Vera Ladich, attrice di successo in una serie di film negli anni Settanta prodotti dallo stesso Fuci. 
Omicidio e scomparsa non hanno lasciato alcuna traccia (come nel famoso schema del delitto che è avvenuto in una camera chiusa): un'enigma che, all'esordio delle indagini, appare davvero insormontabile
La scena del delitto è a Clot una piccola comunità alpina piemontese (un luogo finzionale, ovviamente, non reperibile su Google Map.
A poco a poco grazie all’azione congiunta dei tre emerge un retroscena del crimine che si estende verso un passato lontano e che include un inconfessabile segreto della comunità.
La narrazione il cui registro oscilla tra il serio e il faceto, con un umorismo che deriva dal modo di descrivere le situazioni secondo l’occhio ironico e auto-ironico di Arcadipane o secondo quello più grave è pensoso di Bramard, si dispiega come un grande arazzo sino a mostrare al lettore un intrigo sontuoso, davvero impensabile e geniale.
Mi sento di consigliarne la lettura.

 

(Risguardo di copertina) Un produttore cinematografico, fratello di un potente ex ministro democristiano, viene trovato morto dentro la sua Jaguar, abbandonata in una sperduta valle alpina. Sua moglie, un'ex attrice che ha fatto innamorare un'intera generazione, è scomparsa. Incaricato delle indagini, il commissario Arcadipane deve lasciare la sua Torino e trasferirsi temporaneamente a Clot, un grumo di case sorvegliate da una diga che serra la valle come un cappio. Ad attenderlo, gente diffidente e spigolosa e un rebus da far scoppiare la testa. Troppo complicato per non chiamare in aiuto il vecchio amico e mentore Corso Bramard e l'indisciplinata quanto indispensabile agente Isa Mancini, entrambi alle prese con un momento difficile della propria vita. Per arrivare alla verità sarà necessario scavare tra antichi segreti e nuovi egoismi, districando una trama tessuta a piú mani. Fino alla scoperta che per tutti, o quasi, la vita paga il sabato.
Libro finalista del Premio letterario Asti d'Appello 2023
Tra i silenzi di un paese incastonato nelle montagne del Piemonte e la chiassosa Roma del cinema e della politica, il mistero di una donna che per molti è stata una musa, un sogno, un rimorso. Un nuovo caso per Vincenzo Arcadipane e Corso Bramard.

 

Hanno detto
«La cosa che mi secca, delle storie di Bramard e Arcadipane, è che non le ho scritte io. Forse non sono mai stato abbastanza felice per farlo. O disperato, non so» – Alessandro Baricco
«Quanto è mentale Bramard, tanto è corporeo Arcadipane che in saccoccia tiene un mucchio di sucai da estrarre compulsivamente e ingoiare insieme ai pelucchi che stanno sul fondo delle tasche. Due cosí non li dimentichi» – Maurizio Crosetti, la Repubblica
«Davide Longo è uno dei grandi» – Carlo Lucarelli, Corriere della Sera

 

(Incipit) La testa sul cuscino, il corpo rannicchiato in una sepoltura primitiva, Arcadipane fissa il telefono illuminare per la terza volta negli ultimi cinque minuti la base dell'abat-jour, la fondina dell'arma, quattro sucai, le chiavi e un cerchio scuro marchiato sul comodino da una tazza o un bicchiere molto molto caldi.
Gli basterebbe allungare una mano per spegnere o rispondere, ma sa chi lo chiama a quest'ora e perché, quindi fa l'unica cosa che un uomo della sua età, con il suo lavoro e la sua attuale posizione orizzontale può fare: prendere tempo. Trent'anni di polizia gli hanno insegnato che i secondi di notte sono come monete antiche, il numero scritto sopra non dice niente del loro effettivo valore.
La debole fluorescenza del telefono cessa lasciando intatti il buio e il silenzio. È un quartiere bene quello dove sta dormendo, niente marmitte forate, gente che grida uscendo da brutti locali, tossici, ubriachi o papponi. Solo qualche travestito di vecchia scuola: orari di lavoro dalle ventitre alle due, settimana corta alla tedesca, angoli assegnati per decreto regio e ammezzato di proprietà. Professioniste che fanno la vita da quando gli è spuntata la prima barba, subito estirpata, e sanno tenere a bada maniaci, spiritosi e sorci in cerca di spicci. Un paio di forbici, una chiave inglese e una bomboletta di peperoncino del resto costano meno di un protettore e, quando ne hai bisogno, arrivano prima.
Il telefono ricomincia
. (Ib. pp. 5-6)

 

L’autore. Davide Longo è uno scrittore italiano nato a Carmagnola, che vive a Torino dove insegna scrittura presso la Scuola Holden. Tiene corsi di formazione per gli insegnanti su come utilizzare le tecniche narrative nelle scuole di ogni grado. Tra i suoi romanzi ricordiamo, Un mattino a Irgalem (Marcos y Marcos, 2001), Il mangiatore di pietre (Marcos y Marcos 2004), L’uomo verticale (Fandango, 2010), Maestro Utrecht (NN 2016), Ballata di un amore italiano (Feltrinelli 2011). Nel 2014 ha scritto il primo romanzo della serie che ha come protagonisti Arcadipane-Bramard Il caso Bramard (Feltrinelli 2014, Einaudi 2021), cui è seguito il secondo Le bestie giovani (Feltrinelli 2018, Einaudi 2021), il terzo episodio della serie Una rabbia semplice (Einaudi 2021), il quarto La vita paga il sabato (Einaudi 2022). 
Nel 2017 ha scritto la sceneggiatura per il film Il Mangiatore di Pietre interpretato da Luigi Lo Cas
cio.

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21 gennaio 2023 6 21 /01 /gennaio /2023 08:39
Victoria Mas, Il Ballo delle Pazze, Edizioni e/o

Il ballo delle pazze (Le bal des folles, nella traduzione di Alberto Bracci Testasecca) e pubblicato da Edizioni e/o (Dal mondo) nel 2021, opera prima della francese Victoria Mas, é un bel romanzo che tratta in maniera delicata e appassionante il grande internamento manicomiale del XIX secolo, quando mentre prendevano piede le teorie scientiste e lo studio ancora ai primi passi della neurologia e del funzionamento della mente, Anche nelle strutture manicomiali, agli albori d'una più moderna concezione della Psichiatria, vigevano ancora immutati i principi del “sorvegliare e punire” illustrati da Michel Foucault.
L’ambientazione del romanzo è la famosa Salpêtrière di Parigi che aveva presso a funzionare a pieno regime con l’impulso dell’esimio professor Jean-Martin Charcot, neurologo (allora la Psichiatria non era ancora una disciplina a sé stante) il cui approccio all’isteria aveva destato interesse in tutta Europa, tanto che persino un giovane Freud si era recato, avido di conoscenza, a seguire le sue lezioni e a osservare le sue dimostrazioni.
Il punto rilevante è che i casi di isteria e le manifestazioni della follia in genere sembravano riguardare soltanto soggetti di sesso femminile. E ciò perché l’etichettattura di malate di mente, destinate spesso ad un crudele internamento a vita, era il destino di donne che cercavano semplicemente di esprimere se stesse e di trovare la loro via autonoma in un mondo minuziosamente dominato dagli uomini che volevano la loro controparte unicamente destinata a certe mansioni.
I personaggi femminili delineati dall’autrice sono in questo senso esemplari a partire da Eugénie, figlia di un notaio benestante sino a Geneviève, infermiera alla Salpetrière e figlia di un medico di provincia, ammiratrice del grande Charcot ma anche capace di vedere l’intrinseca giustizia del sistema dell’internamento e di manifestare alla fine un suo pensiero autonomo, anche se al prezzo di perdere la sua posizione di privilegio.
Molto da quel tempo ormai lontano é apparentemente cambiato, ma quanto poi veramente?
In questo senso la narrazione è emblematica e universale.
É stato trasposto in film dal titolo omonimo, nel 2021, visionabile su Amazon Prime.

A questo ottimo romanzo-documento fa indubbiamente da complemento "L'isola delle anime", già recensito s questo blog (
L'isola delle anime. La storia dei dolenti internamenti femminili in una piccola isola del Baltico, attraverso decenni).



(Soglie del testo) Una storia avventurosa e appassionata, un inno alla libertà delle donne in un mondo che ancora nell'Ottocento era dominato dagli uomini.
Fine Ottocento. Nel famoso ospedale psichiatrico della Salpêtrière (che, ricordiamo qui, era riservato ai malati ritenuti incurabili) diretto dall'illustre dottor Charcot (uno dei maestri di Freud), prende piede uno strano esperimento: un ballo in maschera dove la Parigi-bene può "incontrare" e vedere le pazienti del manicomio al suono dei valzer e delle polka. Parigi, 1885. A fine Ottocento l'ospedale della Salpêtrière è né più né meno che un manicomio femminile. Certo, le internate non sono più tenute in catene come nel Seicento, vengono chiamate "isteriche" e curate con l'ipnosi dall'illustre dottor Charcot, ma sono comunque strettamente sorvegliate, tagliate fuori da ogni contatto con l'esterno e sottoposte a esperimenti azzardati e impietosi. Alla Salpêtrière si entra e non si esce. In realtà buona parte delle cosiddette alienate sono donne scomode, rifiutate, che le loro famiglie abbandonano in ospedale per sbarazzarsene. Alla Salpêtrière si incontrano: Louise, adolescente figlia del popolo, finita lì in seguito a terribili vicissitudini che hanno sconvolto la sua giovane vita; Eugénie, signorina di buona famiglia allontanata dai suoi perché troppo bizzarra e anticonformista; Geneviève, la capoinfermiera rigida e severa, convinta della superiorità della scienza su tutto. E poi c'è Thérèse, la decana delle internate, molto più saggia che pazza, una specie di madre per le più giovani. Benché molto diverse, tutte hanno chiara una cosa: la loro sorte è stata decisa dagli uomini, dallo strapotere che gli uomini hanno sulle donne. A sconvolgere e trasformare la loro vita sarà il "ballo delle pazze", ossia il ballo mascherato che si tiene ogni anno alla Salpêtrière e a cui viene invitata la crème di Parigi. In quell'occasione, mascherarsi farà cadere le maschere.
Il romanzo di Victoria Mas è stato un grande successo letterario in Francia nel 2019

 

Hanno detto
«Con questo ballo in cui le "pazze" sembrano le uniche in grado di sentire davvero Victoria Mas consegna al lettore un romanzo intenso e fiero, che obbliga a spostare i limiti tra normalità e follia e insieme a riconsiderare quanto caro, nel corso della storia, è stato il prezzo pagato dalle donne per essere legittimate a esistere» - Andrea Marcolongo, Tuttolibri
«La casa editrice E/O pubblica quello che è stato il caso letterario del 2019 in Francia, Il ballo delle pazze di Victoria Mas, giovane autrice dalla bellezza molto francese al suo esordio nel romanzo, dopo aver lavorato nella scrittura per il cinema» - Eleonora Barbieri, il Giornale
«Ciascuna delle protagoniste per sopravvivere, nel manicomio, si aggrappa alle proprie convinzioni, anche se sono verità dolorose e difficili da condividere. Ma nella serata surreale del ballo in maschera, quando follia e razionalità sembrano non avere più confini, tutto può diventare finalmente possibile» - Patrizia Violi, Corriere della Sera

 

L’autrice. Victoria Mas ha lavorato nel mondo del cinema, prima di esordire con questo romanzo

La cernita delle ospiti era cominciata dopo la posa dell'ultima pietra. Da principio vi avevano rinchiuso le poveracce, mendicanti, vagabonde e barbone selezionate su ordine del re. Poi era toccato alle dissolute, alle prostitute, alle donne di malaffare, tutte 'colpevoli' che venivano portate là in gruppi, su carri scoperti, costrette a esporre la propria faccia all'occhio severo del popolino, già condannate dall'opinione pubblica, Poi erano arrivate le inevitabili pazze, le donne senili o violente, deliranti, idiote, bugiarde, cospiratrici, sia vecchie che giovanissime. Presto i luoghi si erano riempiti di grida e sporcizia, di catene e chiavistelli. A metà strada tra il manicomio e la prigione alla Salpêtrière finivano le persone che Parigi non sapeva gestire, cioè i malati e le donne.

Il ballo delle pazze (p. 76)

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2 gennaio 2023 1 02 /01 /gennaio /2023 11:08
Andrea Camilleri, Maruzza Musumeci, Sellerio

Poco tempo fa ho finito di leggere “Pelle di foca”, un romanzo fondato sull’antica leggenda scozzese delle “selkie”.
Il mio amico Gianfranco, avendo letto il mio breve commento su quest’opera, mi ha scritto che gli ricordava molto il “Maruzza Musumeci” di Andrea Camilleri (Sellerio, Collana La Memoria, 2007. Mi sono incuriosito e me lo sono andato a cercare. 
L’ho letto con curiosità e divertimento.
Sì, mi sono divertito molto, perché le cose di Camilleri sanno essere divertenti ed esilaranti, anche quando attingono ad elementi profondamente intrisi di cultura classica. E in ciò sta la grandezza di Camilleri.
In questo caso, seguiamo la storia di un Ignazio Manisco, un uomo di terra che più non si può, che si marita nientemeno che con una sirena (una di quelle omeriche che sbranavano i marinai di passaggio, dopo averli incantati con il loro canto), e che con lei (rispettandone alcune idiosincrasie) forma una famiglia, generando dei figli, uno dei quali - Resina che è l'anagramma di Sirena - tramanderà le speciali caratteristiche della madre.
È il racconto spassoso e profondo assieme della “domesticazione” di un essere mitologico “pericoloso” e della progenie che ne scaturisce, malgrado la primigenia offesa da Odisseo, nei confronti del quale viene consumata una vendetta.
È con dispiacere che ci si congeda da Ignazio Manisco alla fine della sua lunga vita operosa e dalla sua casa modulare, da lui stesso costruita ed ampliata - modulo dopo modulo - nel tempo, con pazienza ed ingegno, e che, nientemeno, per vicissitudini strane, sarà d’ispirazione a Walter Gropius nella progettazione dei suoi famosi edifici all'insegna del razionalismo.
In una nota scarna Camilleri racconta che il nucleo originario della storia lo deve ad un Minico, bracciante agricolo e lavorante nei terreni del nonno, il quale - quando raccontava le storie - chiudeva gli occhi “per vedere meglio le cose”. Così scrive:

 

Mi sono voluto riraccontare una favola. Perchè, in parte, la storia del viddrano che si maritò con una sirena me l'aveva già narrata, quand'ero bambino, Minicu, il più fantasioso dei contadini che travagliavano nella terra di mio nonno. Minicu mi raccomandava spesso di chiudere gli occhi 'pi vidiri le così fatati', quelle che normalmente, con gli occhi aperti, non è possibile vedere. La storia della casa che ispirò Walter Gropius e tutte le altre vicende successive al matrimonio di Gnazio me le sono inventate io. (p. 151)

 

Torna qui - in questa breve nota - la forza e la potenza dell'immagine iconica del cantore cieco, come fu Omero, o dell'indovino cecato, come Tiresia (che, essendo cieco, poteva 'vedere cose") e che è stato oggetto di uno splendido monologo scritto dallo stesso Camilleri e che si può considerare una sorta di suo lascito.

 


Il libro è stato letto ad alta voce, in una lettura condivisa, con grandissimo divertimento; ed è stato il primo libro portato a termine nel 2023.

 

(Risguardo di copertina) Una favola in cui si intrecciano  mito e storia, ma anche arte, architettura, astrologia. Una fantasia sconfinata  imbrigliata nel racconto di una vita vissuta intensamente. Il più poetico romanzo di Camilleri.
(Salvatore Silvano Nigro) Questo «cunto» è una maneggevole storia naturale delle Sirene. E anche una «storia morale». La vicenda si svolge a Vigàta, tra Ottocento e Novecento. In contrada Ninfa, che è una lingua di terra sul mare: un'isola immaginaria, odissiaca, che figura ancora sulle rotte dei mitici navigatori; ed è visitata dai sogni incompiuti dalle metamorfosi di pescatori, naiadi, e cretaure marine. Le Sirene non sono pesci con il rossetto. Sono donne feconde, terribilmente seducenti. Vivono tra gli uomini. Abitano gli stessi luoghi, ma non vivono nello stesso tempo. Vengono da una profondità di millenni: sono troppo vecchie o troppo giovani, al di sopra della vita e della morte. Hanno uno sguardo lungo sul passato. E un'immota fissità di ricordi. Non hanno dimenticato l'offesa di Ulisse. Sono le vestali e le vittime del loro segreto. Il rancore e il desiderio di vendetta risvegliano in esse l'animalità selvaggia. Cercano però un'uscita dalla ferinità, per entrare nel tempo degli uomini. Il «cunto» di Camilleri è una poetica favola vichiana. Maruzza e la sua bisnonna parlano in greco tra di loro. Ed è sui versi dell'Odissea che le due Sirene verificano eventi ed emozioni. Il loro canto è sensuoso. Ma sa essere pure un complotto d'acque, un irresistibile richiamo di onde e scogli. Maruzza e la bisnonna si disfanno dei fantasmi finalmente sconfitti di Ulisse e della sua genìa. E individuano nel bracciante e muratore Gnazio Manisco, che dall'America è tornato nella sua Itaca vigatese, odiando il mare e viaggiando sempre sotto coperta, un anti-Ulisse. Maruzza si sposa con Gnazio. Felicemente. Comincia la vita nuova di una Sirena con marito e figli. La famiglia della Sirena convoglia cielo e mare. Il primogenito Cola diventa astronomo. Scopre una stella. La chiama Resina, con il nome di sua sorella, la Sirenetta. Nel 1940, Cola rientra dall'America nell'Italia in guerra. La sua nave viene affondata. La Sirenetta corre dal fratello. Con lui si inabissa per sempre, là dove si apre una grotta dentro una campana d'aria. In quella grotta la letteratura aveva già portato l'avvocato Motta di un romanzo di Soldati. In quella «dimora» aveva realizzato il suo «sogno di sonno» l'ellenista Rosario La Ciura del racconto La sirena di Lampedusa. La guerra ha i suoi naufraghi. Un giovane soldato americano finisce sull'isola immaginaria di Vigàta. È steso sotto un ulivo saraceno. Prima di morire accosta all'orecchio la grande conchiglia indiana delle Sirene. Muore consolato dal canto della bisnonna e della Sirenetta. Le Sirene non uccidono più. Amano e soccorrono. Come nel racconto di Lampedusa. E come nella Sirenetta di Andersen. Il «cunto» di Camilleri è, infine, e sorprendentemente, un «cunto de li cunti».  

 

 

Andrea Camilleri

Andrea Camilleri (Porto Empedocle, 1925 - Roma, 2019), regista di teatro, televisione, radio e sceneggiatore. Ha insegnato regia presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Ha pubblicato numerosi saggi sullo spettacolo e il volume, I teatri stabili in Italia (1898-1918). Il suo primo romanzo, Il corso delle cose, del 1978, è stato trasmesso in tre puntate dalla TV col titolo La mano sugli occhi. Con questa casa editrice ha pubblicato: La strage dimenticata (1984), La stagione della caccia (1992), La bolla di componenda (1993), Il birraio di Preston (1995), Un filo di fumo (1997), Il gioco della mosca (1997), La concessione del telefono (1998), Il corso delle cose (1998), Il re di Girgenti (2001), La presa di Macallè (2003), Privo di titolo (2005), Le pecore e il pastore (2007), Maruzza Musumeci (2007), Il casellante (2008), Il sonaglio (2009), La rizzagliata (2009), Il nipote del Negus (2010, anche in versione audiolibro), Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta (2011), La setta degli angeli (2011), La Regina di Pomerania e altre storie di Vigàta (2012), La rivoluzione della luna (2013), La banda Sacco (2013), Inseguendo un'ombra (2014), Il quadro delle meraviglie. Scritti per teatro, radio, musica, cinema (2015), Le vichinghe volanti e altre storie d'amore a Vigàta (2015), La cappella di famiglia e altre storie di Vigàta (2016), La mossa del cavallo (2017), La scomparsa di Patò (2018), Conversazione su Tiresia (2019), Autodifesa di Caino (2019), La Pensione Eva (2021), La guerra privata di Samuele e altre storie di Vigàta (2022); e inoltre i romanzi e racconti con protagonista il commissario Salvo Montalbano: La forma dell'acqua (1994), Il cane di terracotta (1996), Il ladro di merendine (1996), La voce del violino (1997), La gita a Tindari (2000), L'odore della notte (2001), Il giro di boa (2003), La pazienza del ragno (2004), La luna di carta (2005), La vampa d'agosto (2006), Le ali della sfinge (2006), La pista di sabbia (2007), Il campo del vasaio (2008), L'età del dubbio (2008), La danza del gabbiano (2009), La caccia al tesoro (2010), Il sorriso di Angelica (2010), Il gioco degli specchi (2011), Una lama di luce (2012), Una voce di notte (2012), Un covo di vipere (2013), La piramide di fango (2014), Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano (2014), La giostra degli scambi (2015), L'altro capo del filo (2016), La rete di protezione (2017), Un mese con Montalbano (2017), Il metodo Catalanotti (2018), Gli arancini di Montalbano (2018), Il cuoco dell'Alcyon (2019), Riccardino (2020), La prima indagine di Montalbano (2021), La coscienza di Montalbano (2022).

Premio Campiello 2011 alla Carriera, Premio Chandler 2011 alla Carriera, Premio Fregene Letteratura - Opera Complessiva 2013, Premio Pepe Carvalho 2014, Premio Gogol’ 2015.

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30 dicembre 2022 5 30 /12 /dicembre /2022 12:03
Bill Gates, Come prevenire la prossima pandemia, La Nave di Teseo, 2022

La pandemia da Coronavirus-19, esplosa in Europa nei primi mesi del 2020 non è ancora finita. Certo, si è attenuata, ma siamo costantemente alle prese con nuove varianti, legate anche al fatto che in alcune regioni del mondo i programmi vaccinali non sono stati condotti in modo adeguato. Stiamo assistendo, proprio in questi giorni, ad una forte ripresa della pandemia in Cina, proprio per via del basso livello di immunizzazione della popolazione.
Nello stesso tempo, adesso, abbiamo a che fare con un virus influenzale particolarmente contagioso ed aggressivo (la cosiddetta influenza "australiana") e con altri ceppi virali circolanti nella popolazione che è particolarmente sensibile, perché viene da lunghi periodi di confinamento e di riduzione dei contatti sociali, abbinati all'uso della mascherina. Quindi, da una situazione di forte abbassamento delle infezioni da virus influenzali nel 2020-21 si è passati ad un nuovo loro cospicuo incremento.
Bill Gates che, da filantropo, ha investito parecchio nel monitoraggio delle malattie infettive e nei programmi vaccinali, sostiene il punto di vista che bisogna fare tesoro di ciò che abbiamo appreso dalla pandemia del 2020-21, sia in termini di azioni virtuose sia in termini di errori compiuti, per essere preparati ad affrontare la prossima pandemia. 
Maggiori saranno le risposte coordinate da parte di tutti gli stati del mondo maggiore sarà l'efficacia dell'azione.
In Come prevenire la prossima pandemia (How to Prevent the Next Pandemic, nella traduzione di Andrea Silvestri),  pubblicato nel 2022 da La Nave di Teseo (Collana I Fari), Bill Gates conduce il lettore in una disamina di tutti i diversi aspetti implicati in questa tematica, suggerendo una serie di capisaldi da attenzionare, attivando il più possibile la collaborazione internazionale  e lo scambio di informazioni, ma soprattutto colmando il divario sanitario tra paesi ricchi e paesi poveri.
Il saggio mi è sembrato intelligente e ben fatto poiché consente di raggiungere un punto di vista unitario e articolato su tutte le diverse questioni che si attivano quando si parla di pandemia.
Capisco anche che alcuni, soprattutto coloro che militano nelle schiere dei no-vax ad oltranza e fondamentalisti, detestano Bill Gates e ritengono che egli sia una delle molteplici espressioni dello schieramento complottista che predicando il verbo della prevenzione e delle vaccinazioni, mira ad indebolire i popoli, soggiogandoli a forme di controllo occulto.
Tuttavia, la lettura di questo testo che ha rispolverato alcune mie conoscenze già acquisite e che mi ha fatto conoscere alcuni temi nuovi, mi ha dato delle impressioni sicuramente positive. 
Il volume è arricchito da un indice analitico che consente di orientarsi nella grande mole di informazioni, di acronimi e di personaggi che vi vengono menzionati.

 

(dal risguardo di copertina) La pandemia da COVID-19 non è ancora finita, ma i governi di tutto il mondo, mentre lavorano per lasciarsela alle spalle, iniziano già a pensare a cosa accadrà in futuro. Come possiamo impedire che una nuova pandemia uccida milioni di persone e distrugga l'economia mondiale? Si può anche solo sperare di riuscirci? 
Bill Gates crede di sì, e in questo libro espone in modo chiaro e convincente ciò che il mondo dovrebbe imparare da COVID-19 e cosa possiamo fare per scongiurare un altro disastro come questo. Basandosi sulle competenze condivise dai massimi esperti mondiali e sulla propria esperienza tramite la Fondazione Gates nella lotta contro le malattie mortali, Gates ci aiuta a capire le malattie infettive dal punto di vista scientifico. E ci mostra come le nazioni di tutto il mondo, lavorando in sinergia tra loro e con il settore privato, siano in grado non solo di scongiurare un'altra catastrofe simile al COVID, ma anche di sconfiggere definitivamente tutte le malattie respiratorie, compresa l'influenza. 
Un appello chiaro, forte, esaustivo e di capitale importanza, da uno dei più grandi e incisivi pensatori e attivisti del nostro tempo.

 

Bill Gates

L'Autore. Bill Gates è un tecnologo, imprenditore e filantropo. Nel 1975, ad Albuquerque, ha avviato Microsoft con il suo amico d'infanzia Paul Allen. Nel 2000, insieme alla moglie Melinda, ha istituito la Bill & Melinda Gates Foundation, una fondazione privata di beneficenza. Successivamente ha lanciato Breakthrough Energy, un programma per commercializzare energia pulita e altre tecnologie legate al clima.
Nel 2021, La Nave di Teseo ha pubblicato il suo saggio Clima. Come evitare un disastro. Le soluzioni di oggi, le sfide di domani.

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28 dicembre 2022 3 28 /12 /dicembre /2022 07:24
Davide Longo, L'Uomo verticale, Einaudi

L'uomo verticale di Davide Longo, già pubblicato da Fandango Libri (2010 e 2012), viene ora riproposto da Einaudi nella collana Stile Libero ed è, per me, sicuramente meritevole di attenzione.
E' un romanzo fortemente distopico perché si svolge in un tempo imprecisato del "nostro" tempo, quando per ragioni che rimangono oscure al lettore e forse agli stessi personaggi, la società organizzata per gradi successivi è giunta al collasso, fino all'abbattimento delle più elementari regole della convivenza civile.
In questo mondo che sta andando verso un degrado assoluto, si muovono i diversi personaggi: quelli che in qualche modo riescono a mantenere una propria rettitudine e quelli che soccombono al degrado, trasformandosi in mostri, aguzzini, persecutori. All'autore non interessa che il lettore conosca i percorsi attraversi cui si sia giunti a questo, i perché insomma: a lui interessa rappresentare l'evoluzione e la rovina, osservando ciò che accade ai suoi personaggi. 
Leonardo, scrittore e professore caduto in disgrazia per via di uno scandalo, che, da tempo, si è ritirato a vivere "via dalla pazza folla" nella tranquillità e nella pace sonnolenta del piccolo paesello natio in un luogo sperduto (anche questo non ben precisato). Leonardo presto - mentre tutto volge al degrado e alla disorganizzazione - si trova ad dovere assumere la responsabilità di una piccola "compagnia" itinerante, costituita dalla figlia Lucia, da Alberto figlio della ex-moglie, ed Emanuele, il figlio adulto di una vicina di casa, apparentemente portatore di una sindrome che lo rende apatico e poco comunicativo, ma in realtà  capace di esprimere un'antica saggezza che tornerà utile alla comitiva.
Iniziano un viaggio per raggiungere - seguendo voci ed informazioni raccolte qua e là lungo la strada - dei luoghi più sicuri e più vivibili: ma non tutto andrà liscio come dovrebbe, poiché il mondo è diventato un giungla dove vige la legge  barbarica del più forte e del più prepotente e del più predatore.
E' stupefacente vedere come tutto il tessuto sociale e le infrastrutture si disgreghino velocemente e come, altrettanto velocemente, tutti (la maggior parte) perdano la capacità di lasciarsi guidare nelle proprie azioni da un codice etico e che invece tutto prenda ad essere condizionato dalle esigenze della sopravvivenza. Ma non è solo questo, poiché alcuni (forse troppi) cominciano a manifestare comportamenti dettati dalla crudeltà gratuità più efferata o dalla voglia di sopraffazione. Quello che Leonardo e i suoi si trovano ad attraversare è un mondo alterato profondamente nel quale non è facile mantenere viva e vitale la voglia di sopravvivere.
Ci saranno molte prove da superare, lutti, perdite e mutilazioni (non solo psichiche) da subire e soltanto alla fine, forse, si aprirà un piccolo barlume di speranza per la nascita di un mondo nuovo.
Il tema e la prosa di Davide Longo mi hanno fatto molto pensare al magistrale romanzo di Cormac McCarthy, La strada (pubblicato in lingua originale nel 2006 e, successivamente trasposto in film), pur con le sue specificità e divergenze. In ambedue i romanzi, tuttavia, emerge il tema salvifico che sembra potersi concretizzare nell'arrivo di un nuovo messia (o in una natività foriera di speranza) o nel suo riconoscimento.
L'ho letto, anzi l'ho divorato febbrilmente, anche se c'è voluto molto stomaco per superare alcuni passaggi.
A causare sconforto (la sensazione fisica dello stomaco che si contrae a causa della nausea) non è stata tanto la descrizione cruda di alcune situazioni in sé, quanto piuttosto la vivida rappresentazione del deragliamento, della perdita delle regole e degli assetti morali degli individui, il ritorno delle attitudini predatorie e della prevaricazione anche quella più gratuita ed inutile, ma ciò nondimeno esercitata con spirito sadico.
Ed anche, ovviamente, come corollario, la riflessione su quanto la nostra società si regga su di un equilibrio sempre più precario e su come basterebbe un niente per fare precipitare la nostra società attuale nel baratro (e di ciò, di questo tipo di drammatico deterioramento, ve ne sono i segni ovunque. Basta guardare i fatti di cronaca minuta: uccisioni, risse con sparatorie, furti clamorosi, un livello crescente di violenza incontrollata, etc, etc).
Come accade in molti romanzi distopici post-apocalittici mentre si parla del futuro si sta in realtà puntando il dito sul presente che possiede i germi di una possibile evoluzione futura, letale o pericolosa.

 

 

Davide Longo, L'uomo verticale, Fandango Libri, 2012

(Quarta di copertina)  Misteriosi invasori alle porte, le smanie di potere dell'esercito, paura, odio e ferocia che si diffondono. E' il crollodel nostro mondo? Un grandissimo romanzo distopico in cui tutto ci sembra purtroppo sempre più familiare.
In Italia, in un futuro imprecisato, la civiltà è al collasso, la legge e la giustizia un ricordo del passato e per le strade regna la barbarie. Leonardo, scrittore e professore universitario, dopo lo scandalo che ha distrutto la sua vita familiare e la sua carriera letteraria, si è ritirato nel piccolo paese natale dove conduce un'esistenza ritirata e solitaria. I tempi in cui era un padre felice, le sue lezioni affollate e le sue letture che riempivano i teatri, sono lontani: Leonardo da sette anni non scrive e non ha notizie della moglie e della figlia. Fino a quando la moglie, che lo aveva lasciato dopo lo scandalo, non si presenta in fuga alla sua porta, per affidargli la loro figlia Lucia e Alberto, il figlio nato da un altro compagno. Fa la promessa di tornare a prenderli, ma la violenza avanza e raggiunge anche la provincia. Della moglie non c'è piú traccia. I tre, insieme al cane Bauhsan, devono mettersi in viaggio, verso Occidente dove pare ci sia salvezza. Li attende un mondo dove il progresso si è sgretolato e gli istinti sono padroni. Un mondo, in cui solo aggrappandosi alla propria bussola morale potranno non perdere la strada.
Ma non è solo la sua vita ad aver subito un tracollo. Nel paese dilaga la barbarie. Rapine, sopraffazioni, omicidi, bande. L'esercito che tutti pensavano impegnato a bloccare l'invasione degli "esterni" è allo sbando. La gente ha paura e si arma: nascono ronde e corpi armati per difendere le frontiere, le città, le case. I telefoni smettono di funzionare, la televisione di fornire notizie, le banche di erogare denaro. L'ondata di violenza giunge anche fra le colline dove Leonardo ha cercato rifugio, costringendolo a fare i conti con il nuovo mondo e la sua spietatezza. Unica via di scampo sembra essere la fuga a occidente. Inizia così un viaggio pieno di insidie, avventure, drammi che porterà il protagonista a sperimentare sulla sua pelle l'evoluzione dell'odio, del coraggio e del male. Davide Longo, tra le voci più importanti della nuova narrativa, scrive un romanzo sul nostro paese senza mai nominarlo, un luogo dove l'odio comanda, unisce e divide gli uomini ridotti a distruggersi e umiliarsi per sopravvivere.

 

Davide Longo

L'autore. Davide Longo, nato a Carmagnola nel 1971,  vive a Torino dove insegna scrittura presso la Scuola Holden. Tiene corsi di formazione per gli insegnanti su come utilizzare le tecniche narrative nelle scuole di ogni grado. Tra i suoi romanzi ricordiamo, Un mattino a Irgalem (Marcos y Marcos, 2001), Il mangiatore di pietre (Marcos y Marcos 2004), L’uomo verticale (Fandango, 2010), Maestro Utrecht (NN 2016), Ballata di un amore italiano (Feltrinelli 2011). Nel 2014 ha scritto il primo romanzo della serie che ha come protagonisti il duo Arcadipane-Bramard Il caso Bramard (Feltrinelli 2014, Einaudi 2021), cui è seguito il secondo Le bestie giovani (Feltrinelli 2018, Einaudi 2021), il terzo episodio della serie Una rabbia semplice (Einaudi 2021), il quarto La vita paga il sabato (Einaudi 2022).
Nel 2017 ha scritto la sceneggiatura per il film Il Mangiatore di Pietre interpretato da Luigi Lo Cascio.

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24 dicembre 2022 6 24 /12 /dicembre /2022 11:25
Ray Bradbury, Addio all'estate, Mondadori

In tutti i romanzi e racconti di Ray Bradbury c'è sempre molta poesia. Ray Bradbury è stato etichettato come scrittore di "fantascienza" (o più appropriatamente di SF, ovvero science-fiction), ma spesso le etichette di genere penalizzano l'artista  (non parlo ovviamente solo di Bradbury) che semplicemente sceglie una forma o genere letterario perchè gli/le risulta più congeniale per esprimersi. 
Ray Bradbury - sin da quando mi sono accostato alla sua scrittura, appena adolescente - mi ha colpito per la capacità di dar vita ad immagini fortemente poetiche e a creare atmosfere emozionali - talvolta intense, altre volte rarefatte -, soprattutto nel rappresentare le transizioni, gli inevitabili ed ineluttabili passaggi nella vita di ciascun individuo e nella collettività. Un esempio sublime di questo approccio fu, ad esempio, "Cronache marziane", per nulla influenzato dai fasti della fantascienza tecnologica oppure dalle trame avventurose e fantastiche della space opera.
In "Addio all'estate" (Farewell Summer, nella traduzione di Giuseppe Lippi), pubblicato da Mondadori nel 2010, Bradbury riprende un'opera scritta almeno 50 anni prima che è "L'Estate incantata" (Dandelion Wight: e si noti che ambedue le storie portano dei nomi di specie floreali) e ritorna nei luoghi di quel romanzo (che come avvertirà nella sua postilla ad "Addio all'estate", sono ispirati ai luoghi della sua infanzia). Anche qui è in pieno rigoglio la sua verve poetica nel ridare linfa e vigore ai personaggi di quel romanzo.
Ciò che salta all'occhio in questa trama tenue e leggera, senza grandi, eclatanti, eventi è una cornice poetica in cui si inquadra la contrapposizione/battaglia tra un gruppo di ragazzini alle soglie dell'adolescenza (intesa come periodo cruciale di transizione all'età adulta) e il mondo dei grandi, degli adulti, che rappresentano ciò che essi - i giovani - diventeranno un giorno, ma in cui - nello stesso tempo - non vogliono trasformarsi, poiché pensano che il mondo degli adulti sia incomprensibile ed ostile.
In realtà, poi, nel corso della narrazione (suddivisa in tre parti, ciascuna titolata con il nome di una famosa battaglia della Guerra Civile americana) avviene la magia del travaso e della compenetrazione inter-generazionale, proprio attraverso le storie che gli adulti possono raccontare ai più giovani.
Le storie rappresentano un ponte tra le generazioni, percorribile sempre in due sensi: l'importante è che vi sia la volontà di farlo, senza erigere, a scopo protettivo dei muri fuorvianti o delle barriere impenetrabili.
Integra la lettura di questo testo la postilla dello stesso autore con il titolo "L'importanza di stupirsi", in cui, innanzitutto Bradbury svela quanto il luogo in cui si svolge la vicenda sia ispirato a quello in cui visse gli anni della sua infanzia e dove fa appunto delle considerazioni su ciò che è scarto o "gap" generazionale e che poi diventa "ponte" o strumento di comunicazione:
Scrive Bradbury:
"Sono sempre stato affascinato dai vecchi. Entravano e uscivano dalla mia vita e io li seguivo., li interrogavo, imparavo da loro, cosa che risulta particolarmente vera in questo romanzo che parla di ragazzi e di vecchi, le nostre speciali Macchine del Tempo.
(...)
In un certo senso, 'Addio all'estate' è un romanzo sulle cose che si possono imparare ascoltando i vecchi. Bisogna avere il coraggio di fare certe domande e mettersi seduti ad ascoltare le risposte: quelle fatte da Doug [rappresentante dei "giovani"], insieme alle risposte di Quartermain [paradigma degli anziani], permettono all'azione di organizzarsi nei vari capitoli e l'accompagnano verso il finale del libro." (p. 170)
Non proseguo oltre nella citazione, ma in verità la postilla è tutta da leggere, perché poi vi si troverà un lungo passaggio in cui Bradbury ci spiega i motivi per cui questo testo è rimasto in gestazione, nella sua fucina creativa, per più di cinquant'anni e ci indica quali siano stati gli anziani che lo hanno ispirato, raccontando a lui, piccolo, delle storie che poi sono state incanalate nella sua specifica attitudine a raccontare storie.

 


(Risguardo di copertina) 1929: l'estate si rifiuta di finire e l'inizio dell'ottobre si rivela inaspettatamente caldo. Ma nel villaggio di Green Town, Illinois, è scoppiata la guerra civile. Si tratta del conflitto vecchio come il mondo che oppone i giovani agli anziani e che ha come posta il controllo sull'orologio che spinge inesorabilmente avanti le vite di tutti. Il tredicenne Douglas Spoulding e la sua schiera di amici e coetanei decidono che non vogliono invecchiare. Per loro gli anziani sono un'altra razza, sono degli alieni, sono il Male e i giovani rischiano di essere soltanto degli schiavi ai loro ordini. I ragazzi e gli abitanti anziani della cittadina si dichiarano guerra ed uno degli anziani resta ucciso in uno dei primi scontri. L'ottantunenne Calvin Quatermain organizza il contrattacco e comincia un lungo e duro confronto che oppone le declinanti forze della vecchiaia all'entusiasmo e alla scanzonata determinazione della gioventù. "Addio all'estate" è l'ideale seguito di "L'estate incantata" scritto esattamente 50 anni fa, ed è il fastoso coronamento della carriera di scrittore di Bradbury: un romanzo al centro del quale c'è il più dolce e impossibile dei sogni umani, ossia la ribellione davanti all'invecchiamento e alla morte.

 

 

Ray Bradbury

L'autore. Ray Douglas Bradbury è stato narratore e sceneggiatore televisivo e cinematografico.
Nato nel 1920 in Illinois, si è diplomato a Los Angeles.
Ha fatto il venditore di giornali agli angoli delle strade di Los Angeles dal 1938 al 1942, trascorrendo le notti alla biblioteca pubblica e le giornate alla macchina da scrivere.
È diventato uno scrittore a tempo pieno nel 1943.
Molti suoi racconti sono apparsi in periodici prima di essere raccolti in Dark Carnival nel 1947.
La sua fama nasce con la pubblicazione di The Martian Chronicles nel 1950 (pubblicato in Italia da Mondadori con il titolo Cronache marziane nel 1954 tradotto da Giorgio Monicelli, omonimo del regista e lontano parente di Arnoldo Mondadori).
Dal romanzo Fahrenheit 451, del 1953 (in Italia tradotto sempre da Giorgio Monicelli e pubblicato dall'editore Martello nel 1956 col titolo Gli anni della fenice) considerato il suo capolavoro, François Truffaut ha tratto un film che è diventato un culto.
In realtà l'opera era nata come racconto sul numero di febbraio del 1951 di Galaxy dal titolo The Fireman ("Il pompiere"). Un paio d'anni più tardi, Bradbury lo allungò trasformandola nel romanzo Fahrenheit 451.
Fra le altre sue opere: Il gioco dei pianeti (The illustrated Man, 1951), Paese d'ottobre (The October Country, 1955), La fine del principio (A Medicine For Melancholy, 1959), Le macchine della felicità (The Machineries Of Joy, 1964), Io canto il corpo elettrico! (I sing the body electric!, 1969), Ritornati dalla polvere (From The Dust Returned, 2001), Il popolo dell'autunno (Something wicked this way comes, 1962), Constance contro tutti (Let's All Kill Constance, 2002), Il cimitero dei folli, Tangerine, Troppo lontani dalle stelle e Viaggiatore nel tempo (The Toynbee Convector, 1988), tutte edite da Mondadori. Di recente pubblicazione Ricordare Parigi (mondadori, 2020).
Bradbury è considerato uno dei maggiori innovatori del genere fantascientifico. I suoi romanzi hanno rinnovato il genere introducendovi elementi insieme lirici e di denuncia. Nei suoi pianeti e nelle sue galassie si riflettono, deformati da un occhio visionario, le memorie infantili di un’America perduta e gli incubi della civiltà tecnologica.
Dopo aver ricevuto una menzione d'onore dal Premio Pulitzer, Bradbury ha deciso di rendere noto, in un'intervista al Los Angeles Times, che il suo scopo nello scrivere Fahrenheit 451 non era affatto quello di condannare la censura governativa, né tantomeno il senatore McCarthy. Il libro rappresentava invece una critica della televisione, colpevole di distruggere l'interesse nella lettura.
Bradbury negli ultimi anni aveva rallentato la sua attività, per motivi di salute, ma era comunque rimasto attivo, scrivendo nuovi racconti, commedie e un libro di poesie.

Fonti di queste noti biobibliografiche: Enciclopedia della Letteratura Garzanti; Catalogo storico Arnoldo Mondadori Editore; Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori; Catalogo del Servizio Bibliotecario Nazionale; fantascienza.com

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22 dicembre 2022 4 22 /12 /dicembre /2022 07:09

Ecco una mia informale recensione (pubblicata solo sul mio profilo facebook nel 2011) ad un piccolo saggio "emozionale" che si può considerare un vero e proprio "metalibro" sui libri e sulla lettura, pubblicato nel 2011. E' un godibile testo, quanto mai attuale, mentre - in questi ultimi anni - è in crescente espansione la lettura su supporti digitali, per ricordarci che il rapporto con i libri di carta è impareggiabile ed inestimabile.
Per questo motivo lo rilancio qui.

Toccare i libri, Ponte alle Grazie

Toccare i libri. Una passeggiata romantica e sensuale tra le pagine, scritto da Jesùs Marchamalo, (traduzione di C. Marseguerra) e meritevolmente pubblicato in traduzione da Ponte alle Grazie nel 2011) é veramente un saggio per tutti quelli che amano i libri e che comprano libri, non soltanto per leggerli, ma "in quanto" libri.
Si tratta di un piccolo libro cult che venne pubblicato per la prima volta presso una piccola casa editrice spagnola, mettendo assieme i testi di due o tre conferenze sull'avere libri tenute dall'autore e diverse volte ristampato, dietro grande richiesta da parte di un pubblico di lettori sempre più folto.
E' un volumetto davvero smilzo che si legge velocemente (io l'ho letto in un pomeriggio di pioggia), che raccoglie pensieri sparsi dell'autore ed aneddoti attribuiti a grandi lettori (talvolta anche scrittori) in merito alle loro abitudini, stranezze, idiosincrasie attorno ai libri e tanti altri pensieri folgoranti e sintetici.
Come è mia abitudine, appena ho letto le prime righe, ho cominciato ad annotarlo e a segnare i passaggi che mi sembravano più significativi e memorabili. 
Ma poi ho dovuto smettere, perché - mi sono reso conto - avrei finito per segnarlo tutto dall'inizio alla fine...
Chi legge e chi possiede tanti libri, accumulati sia per la voglia sfrenata di leggere sia anche - nello stesso tempo - per puro piacere bibliofilico, potrà riconoscersi agevolmente - e con molte emozioni - in molti dei passaggi di questo saggio, avendo la sensazione di immergercisi dentro come se si stesse parlando di se stesso e delle proprie abitudini e non di altri.
Il bello è che in queste pagine l'Autore riesce ad illustrare in pieno la complessa sensorialità che si attiva nel rapporto con i libri in cui noi siamo non solo lettori, ma anche in qualche modo gestori, catalogatori, manipolatori dei nostri libri, continuamente alle prese con problemi di manutenzione, allocazione, sistemazione etc.


(Risguardo di copertina ) Se vi piace toccare i libri, e lo state facendo anche ora, sapete di cosa parliamo. Libri. Da leggere, da sfogliare, da desiderare e da possedere, da perdere, prestare e regalare. Libri da contare, da sistemare, da classificare. Amici per una vita o incontri di un solo giorno, ricordati per sempre o subito dimenticati; libri illeggibili, letti e riletti…
Nella passeggiata lungo queste pagine incontriamo tanti lettori illustri, curiosiamo nelle loro biblioteche e veniamo a sapere delle loro buone e cattive abitudini di lettura, talvolta così simili alle nostre. Quanti libri è possibile leggere in una vita? In che modo disporli? Come fare quando sono troppi? Ci piacciono di più tenuti come nuovi o un po’ maltrattati? Bisogna davvero leggerli tutti, o certi sono fatti apposta per non esserlo? Jesús Marchamalo racconta gli intrecci e i personaggi della grande storia d’amore fra libri e lettori con la divertita partecipazione di un innamorato che la sa lunga, e argutamente ci ricorda che come tutte le passioni, anche questa dev’essere assaporata con un po’ di sana ironia.
(Quarta di copertina) In tempi come i nostri di vertigine digitale, in cui la tecnologia mette a repentaglio il futuro del libro quale noi lo conosciamo, Toccare i libri propone una difesa appassionata, complice e ironica, a volte umoristica, del libro e della lettura: parla del suono della carta, delle orecchie sugli angoli, degli appunti sui margini, delle dediche... Una rivendicazione con un pizzico di nostalgia anticipata – e ci auguriamo gratuita – di quello che significa vivere con i libri: gli scaffali strapieni, le pile negli angoli, i libri prestati, il disordine funesto, incorreggibile.

 

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21 dicembre 2022 3 21 /12 /dicembre /2022 08:43
Joyce Carol Oates, Mistery, Inc., Timecrime, 2022

Mistery, Inc. di Joyce Carol Oates (nella traduzione di Sarà Bilotti), pubblicato da Timecrime (Fanucci - Collana Crimini di carta) nel  2022, è un racconto fulminante che ha come oggetto i libri e la voglia smodata di possedere non solo singoli libri, ma anche intere biblioteche e librerie:
Questa piccola perla si inscrive nella collana Crimini di Carta, varata da Timecrime nel 2022, sviluppando due temi che sono quello dell’ossessione di possedere libri (in questo caso l’oggetto della predazione sono negozi di libri nella loro interezza) e quello delle biblioteche stregate. I due temi si intersecano tra loro. Molto rimane nel non detto e il lettore - secondo una regola che vale per tutti i racconti scritti ad arte - può e deve immaginare il resto, sviluppando a suo piacere - con la sua fantasie - alcuni tratteggi narrativi.
Si fronteggiano due personaggi, uno - il narratore che - con lo pseudonimo di Charles Brockden e indossando baffi posticci - si presenta alla libreria Mistery, Inc. per perpetrare un suo progetto scellerato e tale Aaron Neuhaus, proprietario della libreria stessa. 
Abbiamo quindi due diversi campi di forze, nel cui confronto tutto si sbilancia per via dell’intervento di imprevedibili fattori. Aaron Neuhaus scalza il "ladro di librerie" dal suo ruolo di narratore e diviene lui il narratore di una storia che si spinge indietro nel tempo per ben tre generazioni di librai
Quello che avrebbe dovuto essere il piano perfetto ideato dal sedicente Charles Brockden (tra l'altro autore di un classico della narrativa mistery) fallisce (apparentemente).
Il lettore viene condotto per gradi ad un finale perturbante, in cui tuttavia tutto rimane indecidibile e come sospeso. Sarà il lettore stesso a dover colmare le lacune, a suo piacimento, a partire dalle suggestioni che fornisce la traccia narrativa.
La maestria del racconto consiste, appunto, nel non dire tutto esplicitamente e nel lasciare alcune cose nel reame del non detto, lasciando al lettore il compito di completare il quadro con le proprie speculazioni.
Letto ad alta voce, con sommo piacere (e il testo per questo di lettura si presta in modo eccellente).
Detto per inciso, il racconto mi ha fatto venir voglia di mangiare i tartufi al cioccolato che vi giocano un ruolo importante.
Ma fa anche venire voglia di leggere molti classici della narrativa fantastica e mistery. E' un po' come un romanzo che ho letto di recente e che "Otto delitti perfetti" di Peter Swanson.
Come gli altri volumi di questa collana, tutti preceduti da una “nota dei librai”, qui la prefazione è stata scritta da Alessandro ed Elisa, librai indipendenti e conduttori della Libreria Florida di Firenze che, piccola (28 metri quadri di superfici, ma aggurrita, si definisce "Libreria di consiglio".


(Risguardo di copertina) Identificato solo dallo pseudonimo scelto in modo azzardato, Charles Brockden, il narratore di questa storia, ha trovato una libreria che stuzzica il suo desiderio di possederla. Deve averla il prima possibile, deve aggiungerla alla sua già vasta collezione di librerie. Tuttavia, sa che il proprietario di un negozio così raffinato non se ne separerebbe tanto facilmente. Brockden ha in mente un piano per acquisire il negozio in maniera tale che nessuno possa sospettare un atto scorretto: un omicidio perfetto. E sa che avrà successo, perché questa procedura non gli è affatto sconosciuta...

 

 

Joyce Carol Oates

Joyce Carol Oates, nata nel 1938, a Lockport (New York), è tra le figure più rilevanti della narrativa americana contemporanea - è stata indicata, tra l'altro, come una dei favoriti per l'assegnazione al Premio Nobel della Letteratura - ed è anche una delle più prolifiche.
Nata nello stato di New York nel 1938, è da anni residente a Princeton, presso la cui università ha insegnato scrittura creativa dal 1977 al 2014. Fa parte della prestigiosa American Academy of Arts and Letters.
Nella sua opera narrativa esplora le residue potenzialità del realismo sociale e del genere «neogotico». Dal Giardino delle delizie (A garden of earthly delights, 1966), nel quale mappa di un eden sfigurato dalla violenza, a Quelli (1969), che proietta vite ed esperienze femminili sul fondale apocalittico della Detroit dei conflitti razziali, a Bellefleur (1980), saga di una famiglia potente e maledetta, la Oates ha delineato i temi di una produzione vasta ed eclettica, che sperimenta generi e stili e mette impietosamente in luce, tra l'altro, l'ipocrisia e la violenza della vita borghese, l'oppressione delle famiglie, la grettezza delle piccole comunità, l'oppressione e la mercificazione delle donne.
Tra le sue opere, i romanzi Marya (Marya: a life, 1986), Acqua nera (Black water, 1992), Zombie (1995), Una famiglia americana (We were the Mulwaneys, 1996), racconti (Storie americane, Where are you going, where have you been? Selected stories, 1993, dal quale è stato tratto il film, La prima volta, nel 1985) e saggi (Sulla boxe, On boxing, 1987).
Con lo pseudonimo di Rosamond Smith si è dedicata alla suspense pubblicando Nemesi ("Nemesis", 1990) e Occhi di serpente ("Snake eyes", 1992). Non ha tralasciato nemmeno gli eventi biografici: La figlia dello straniero, suo romanzo del 2007, prende spunto dalle vicende del nonno, mentre dopo la morte del marito ha scritto il memoir Storia di una vedova (Bompiani 2013).
Nei romanzi più recenti ha soprattutto indagato l’evoluzione delle dinamiche familiari che portano a inattese esplosioni di violenza (La ballata di John Reddy Heart, "Broke heart blues", 1999; Blonde, 2000, su Marilyn Monroe; Un giorno ti porterò laggiù, "I’ll take you there", 2002; La madre che mi manca, "Missing mom", 2005; La figlia dello straniero, "The gravedigger’s daughter", 2007).
Per gli adolescenti ha scritto Bruttona & la lingua lunga (Big mouth and ugly girl, 2002) e Occhi di tempesta (Freaky green eyes, 2003), spietati e taglienti.
In Italia i suoi libri sono pubblicati da Bompiani, Mondadori e il Saggiatore, alcuni dei quali sono: Sorella, mio unico amore (Mondadori 2009), Una brava ragazza (Bompiani, 2010), Uccellino del paradiso (Mondadori, 2011), Doppio nodo (Bompiani, 2011), La ragazza tatuata (Mondadori, 2012), Storia di una vedova (Bompiani, 2012), Acqua nera (Il Saggiatore, 2012), Mudwoman (Mondadori, 2013), Scomparsa (2016) e la quadrilogia dell'Epopea americana. Pubblicata da Il Saggiatore nel 2017 si compone di: Il giardino delle delizie, I ricchi, Loro, Il paese delle meraviglie; in essa la scrittrice ripercorre la storia recente degli USA e opera una definitiva trasfigurazione del sogno americano in un'incubo senza fine.
Nel 2021 escono per il Saggiatore Nuovo cielo, nuova terra e per La Nave di Teso La notte, il sonno, la morte e le stelle.
Ha vinto, tra gli altri, il National Book Award, il Pen Faulkner Award e il Prix Femina Étranger. 

 

"La collana Crimini di carta racconta di libri e/o di chi li scrive, li compra, li legge, li colleziona, li vende o ne è in qualche modo coinvolto. Tutte le novelle presentano come sfondo librerie, biblioteche, libri rari, manoscritti, volumi inestimabili o eccentrici collezionisti di libri. Insomma, tutto ciò che appartiene al mondo dei bibliofili. Arricchisce ogni volume un intervento esclusivo di un libraio italiano, una testimonianza del suo amore per il mondo dei libri e della passione per il crime".

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17 dicembre 2022 6 17 /12 /dicembre /2022 18:58
Daniele Del Giudice, Orizzonte mobile, Einaudi

Con Orizzonte mobile, pubblicato da Einaudi (Supercoralli) nel 2009, Daniele Del Giudice (oggi purtroppo compianto) ci ha regalato un diario di viaggio, anzi un diario di più viaggi, poiché le annotazioni scritte dall'autore in occasione di uno straordinario viaggio che si trovò a compiere tra Cile, Patagonia, Terra del Fuoco e Antartide, nel 1990, si intersecano con brani tratti dai diari di due spedizioni, una nella Terra del Fuoco (spedizione Bove, alla fine del XIX secolo) e l'altra nell'Antartide (Spedizione De Gerlache, nel 1892) - con il breve resoconto di un suo secondo viaggio antartico, in verità mai compiuto, collocato nel 2007.
A mio parere (anche se il mio parere conta poco perché è viziato dalla mia passione per i libri di viaggio) è uno straordinario testo che, sì, ci fa vivere i luoghi di cui Del Giudice o i cronisti delle antiche spedizioni parlano, ma soprattutto ci trasmette le emozioni che può procurare un viaggio in luoghi così estremi e così ostili all'Uomo.
La bellezza di questo testo va ricercata nelle note a margine pagina che scavano nell'intensità del rapporto che si viene a creare tra il visitatore e questi luoghi.
Ora, avendone completato la lettura, mi sorge il dilemma: collocherò questo libro tra quelli di Daniele Del Giudice oppure tra quelli di viaggio, accanto - ad esempio - al libro cult di Bruce Chatwin, In Patagonia, oppure a quelli che raccontano della sfortunata spedizione di Shackleton e di quella di Scott e di quella vincente di Amundsen, oppure al diario di quel tipo straordinario che ha compiuto l'impresa di attraversare l'Antartide a piedi in solitaria, senza alcuno aiuto esterno?
Propenderei per questa seconda possibile collocazione. 
L'orizzonte mobile del titolo è l'evanescenza del concetto stesso di orizzonte quando si raggiungono i luoghi più estremi ed interni dell'Antartide, poiché in prossimità del Polo Sud geografico basta spostarsi di pochi chilometri in direzione est o ovest per cambiare fuso orario, sicché percorrendo una distanza lineare di poche decine di chilometri si può andare avanti di un intero giorno o all'indietro di altrettanto.

 

(dal risguardo di copertina) Un uomo in viaggio verso il "più profondo e radicale dei Sud", L'Antartide. Da Santiago del Cile a Punta Arenas e poi sempre più giù, sopra "un altro pianeta, un corpo celeste abitato da milioni di pinguini, impacciati ed impeccabili marziani". Esplorando un gelido Meridione che conserva nei suoi ghiacci le storie di chi l'ha abitato, di chi ha cercato di raggiungerlo: uomini avventurosi dal destino spesso tragico ed emblematico che si sono spinti  fin dentro quel cuore di tenebra abbacinante.
Mentre narra la propria spedizione antartica, Daniele Del Giudice ripercorre i taccuini di quelle coraggiose spedizioni altrimenti sconosciute ai più, con naufragi, navi imprigionate mesi e mesi tra i ghiacci, equipaggi indomiti, marinai sull'orlo della disperazione o annientati dalla follia: sono gli ultimi veri racconti d'avventura, che hanno fissato il mito e la memoria di questa Terra Incognita. 
Con un lavoro di intarsio, al confine tra vita e letteratura, l'autore ricostruisce una "iper-spedizione" che collega fra loro episodi di viaggi storicamente realizzati, ripercorrendoli sui sentieri del mondo e su quelli della scrittura. Giocando sulla diversità delle prospettive e delle voci, ci offre un "orizzonte mobile" nello spazio e nel tempo ma stabile e duraturo nei sentimenti che suscita. 
Un viaggio fuori dal tempo, dentro un paesaggio ipnotico e indifferente all'uomo, di sublime bellezza: dal giallo ocra delle pampas ai ghiacciai che colano in acqua, tra cime rocciose, nevi eterne e precipizi. Davanti agli occhi, un orizzonte di ghiaccio e luce, sempre sfuggevole. Sono luoghi, storie, giorni, anni, ere geologiche che resistono alla prospettiva lineare del semplice raccontare. Una millenaria geometria naturale che ogni cosa stratifica, ogni memoria cristallizza. Un mondo simultaneo di cui questo libro è il canto.

 

Daniele Del Giudice

L'autore. Daniele Del Giudice (Roma, 11 luglio 1949 - Venezia, 2 settembre 2021) è stato uno scrittore italiano. Ha esordito con Lo stadio di Wimbledon (1983), che narra l’inquieta ricerca di un giovane intorno alla vita − e al silenzio − dello scrittore triestino Bobi Balzen. L’avventura della percezione, nell’impegno di «vedere oltre la forma» e tracciare una mappa del mistero della creazione, è il tema dominante dei romanzi successivi (Atlante occidentale, 1985; Staccando l’ombra da terra, 1994), dei racconti (Mania, 1997, premio Grinzane) e della raccolta di scritti In questa luce (2013), sorta di autobiografia intellettuale.
Da ricordare anche il saggio Nel segno della parola, scritto con Umberto Eco e Gianfranco Ravasi (BUR 2005) e questo Orizzonte mobile (2009)

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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