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6 settembre 2019 5 06 /09 /settembre /2019 09:20
Sebastiano Vassalli, Il Cigno, Einaudi (Supercoralli), 1993

Ho letto per la prima volta Il Cigno  di Sebastiano Vassalli  (Einaudi) nel 1993, alla sua prima uscita nella collana Supercoralli.
Di recente ho ripreso il volume dagli scaffali scritto da una rinnovata curiosità. E l'ho riletto con molto piacere.
Il volume di Vassalli offre uno spaccato dell'Italia unificata a cavallo tra la fine del secolo XIX e e i primi del Novecento.
E racconta di un delitto eccellente, che fu quello di Emanuele Notarbartolo, rimasto formalmente irrisolto, dopo ben tre processi celebrati tra Milano, Bologna e Firenze.
La vicenda giudiziaria durante quasi un decennio si risolse con il proscioglimento da tutte le accuse dell'allora onoverole Raffaele Palizzolo, deputato del Regno (in qualità di presunto mandante) e di Piddu Fontana,presunto esecutore dell'omicidio.
Lo sfondo dell'omicidio fu quello dello scandalo della Banca Romana e del Banco di Napoli, oltre che del Banco di Sicilia, di cui Notarbartolo era funzionario.
Questi istituti di credito erano autorizzati, al tempo, a emettere moneta carta, in assenza di una Banca Centrale, con la conseguenza che venivano portate avanti ogni sorta di malversazioni, in cui Francesco Crispi, per due volte Primo Ministro, fu implicato.
L'importanza della vicenda giudiziaria fu grande e rilevante, dal momento che per la prima volta si parlò di Mafia e della collusione tra questa organizzazione criminale e il potere politico.
Il Cigno (era questo il modo in cui confidenzialmente veniva chiamato il vanaglorioso Palizzolo) racconta di una vicenda ancora attuale, in cui l'ieri sembra oggi e dalla quale appare che, indubitabilente, nulla è è cambiato dai primi anni dell'Italia unificata: è una parabola efficace che mostra come le radici dei malaffare di oggi si ritrovano nella storia passata. E quindi questa storia di Vassalli, a metà tra il romanzo e il saggio di ricostruzione micro-storica e di affresco di un'epoca, non ha perso il suo smalto.
Rimane pienamente valida la riflessione contenuta ne "Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi".
Purtroppo Il Cigno, sia nell'edizione nei Supercoralli sia in quella successiva nella collana dei tascabili non è più disponibile in catalogo, Ma è possibile ancora trovarlo nel mercato online dei libri di seconda mano e vintage.

Sebastiano Vassalli

L'autore. Sebastiano Vassalli, nato a Genova, sin dalla prima infanzia vive in provincia di Novara.
Laureato in Lettere a Milano, ha discusso con Cesare Musatti una tesi su "La psicanalisi e l'arte contemporanea".
Dagli anni sessanta si è dedicato all'insegnamento e alla ricerca artistica della Neoavanguardia, partecipando anche al Gruppo 63.
Solo in seguito si è dedicato anche alla scrittura, incontrando successo soprattutto grazie al suo romanzo storico La chimera, ambientato a Novara negli anni a cavallo fra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo.
Fra i suoi titoli ricordiamo - oltre alla già citata Chimera - La notte della cometa, Sangue e suolo, L'alcova elettrica, L'oro del mondo, Marco e Mattio, Il Cigno, 3012, Cuore di pietra, Un infinito numero, Archeologia del presente, Dux, Stella avvelenata, Amore lontano, La morte di Marx e altri racconti, L'Italiano e Dio il Diavolo e la Mosca nel grande caldo dei prossimi mille anni.

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29 agosto 2019 4 29 /08 /agosto /2019 06:51

Nei racconti che seguono, incontrerete di tutto: da un mostriciattolo appollaiato sull'ala di un Boeing 727 a esseri trasparenti che vivono al di sopra delle nubi. Vi imbatterete in viaggi nel tempo e in aerei fantasma. Soprattutto sperimenterete quei dodici secondi di pericolo estremo nei quali tutte le cose che possono andare storte durante un volo vanno 'effettivamente' storte. Incontrerete claustrofobie, viltà e atti di coraggio. Se avete in programma un viaggio con la Delta, l'American, la Southwest o un'altra linea aerea, vi consiglio di portarvi dietro un libro di John Grisham o di Nora Roberts. Ma anche se siete a terra e al sicuro, vi conviene allacciarvi comunque le cinture di sicurezza e stringerle bene.

Stephen KIng, Introduzione a Flight or Fright, p. 7

Stephen King, Bev Vincent (a cura di), Odio volare. 17 storie turbolente, Sperling&Kupfer (Collana Pandora), 2019

Dopo circa un anno dalla pubblicazione in lingua originale ha visto la luce in traduzione italiana una raccolta di racconti "aerei" (di autori vari) che sono un vero e proprio inno alla fobia del volo.
Il titolo dell'edizione italiana è Odio Volare. 17 storie turbolente (Sperling&Kupfer, 2019, con il contributo di diversi traduttori), ma il titolo originale è fondato sull'alternativa tra il volare e la paura per il volo (Flight or Fright. 17 Turbulence Tales)
Come è noto il volare in aereo è statisticamente sicuro, per quanto succedano di tanto in tanto dei disastri aerei, ma ciò nonostante vi possono essere dei motivi i più disparati per aver paura del volare in alta quota, specie se, alle considerazioni più comuni, si aggiungono dei terrori senza nome e la timorosa attesa di terrificanti eventi sovrannaturali come, ad esempio, quello rappresentato nel magistrale racconto di Matheson  (Nightmare at 20.000 feet), ovviamente incluso nell'antologia.
Due sono stati i curatori della raccolta, Stephen King, primo ideatore di essa, e Bev Vincent che, avendo raccolto entusiasticamente il primo input di Stephen King in un occasionale e fortuito incontro - ovviamente in un aeroporto nordamaericano - è stato il principale "spigolatore" dei 17 racconti presentati nel volume.
E, naturalmente, non mancano un ottimo e inedito racconto dello stesso King (The Turbulence Expert) e uno di Bev Vincent (Zombies on a Plane).
Il pregio della raccolta è stato  quello di andare a scovare alcuni racconti (perfino uno in forma di frammento, a firma di Ambrose Bierce) che
altrimenti, volendo seguire personalmente un simile filone tematico, il lettore comune avrebbe fatto fatica a reperire.

L'operazione è perfettamente riuscita: Stephen King mettendo su questa preziosa antologia è riuscito a dare corpo alla sua paura di volare (di cui non ha mai fatto un mistero): paura e inquietudine che a suo tempo avevano generato il magistrale romanzo breve "I Langolieri".
Ovviamente per chi ha paura di volare sono possibili due alternative, rispetto a questo libro: non portarlo con sè durante un volo aereo, oppure - al contrario - acquisirlo e portarselo in viaggio come un potente talismano. A questo riguardo ci sarebbe da fare una dissertazione ermeneutica sul fatto che esattamente 17 siano le storie raccolte nell'antologia stessa (manca negli aerei solitamente la fila di poltrone contrassegnata con il 13).

Flight or Fright, 17 Turbulent Tales (edited by Stephen King and Bev Vincent)

Flight or Fright: 17 Turbulent Tales Edited by Stephen King and Bev Vincent

Fasten your seatbelts for an anthology of turbulent tales curated by Stephen King and Bev Vincent. This exciting new collection, perfect for airport or aeroplane reading, includes an original introduction and story notes for each story by Stephen King, and brand new stories from Stephen King and Joe Hill. Stephen King hates to fly. Now he and co-editor Bev Vincent would like to share this fear of flying with you.
Welcome to Flight or Fright, an anthology about all the things that can go horribly wrong when you're suspended six miles in the air, hurtling through space at more than 500 mph and sealed up in a metal tube (like - gulp! - a coffin) with hundreds of strangers. All the ways your trip into the friendly skies can turn into a nightmare, including some we'll bet you've never thought of before... but now you will the next time you walk down the jetway and place your fate in the hands of a total stranger.
Featuring brand new stories by Joe Hill and Stephen King, as well as fourteen classic tales and one poem from the likes of Richard Matheson, Ray Bradbury, Roald Dahl, Dan Simmons, and many others, Flight or Fright is, as King says, "ideal airplane reading, especially on stormy descents... Even if you are safe on the ground, you might want to buckle up nice and tight."
Book a flight for this terrifying new anthology that will have you thinking twice about how you want to reach your final destination.

Table of Contents:
Introduction by Stephen King
Cargo by E. Michael Lewis
The Horror of the Heights by Sir Arthur Conan Doyle
Nightmare at 20,000 Feet by Richard Matheson
The Flying Machine by Ambrose Bierce
Lucifer! by E.C. Tubb
The Fifth Category by Tom Bissell
Two Minutes Forty-Five Seconds by Dan Simmons
Diablitos by Cody Goodfellow
Air Raid by John Varley
You Are Released by Joe Hill
Warbirds by David J. Schow
The Flying Machine by Ray Bradbury
Zombies on a Plane by Bev Vincent
They Shall Not Grow Old by Roald Dahl
Murder in the Air by Peter Tremayne
The Turbulence Expert by Stephen King
Falling by James L. Dickey
Afterword by Bev Vincent

La copertina riprodotta è quella dell'edizione inglese, pubblicata da Hodder&Stoughton.

 

Odio volare. 17 storie turbolente

Stephen King e Bev Vincent (a cura), Odio volare. 17 storie turbolente, Sperling&Kupfer (collana Pandora), 2019

(Risguardo di copertina) Curata da Stephen King insieme a Bev Vincent, suo amico e collaboratore da sempre, Odio volare è una raccolta di racconti horror che hanno un particolare filo conduttore: sono tutti ambientati ad alta quota, a bordo di un aereo.

Ed essendo horror, naturalmente raccontano tutto quello che di orribile può succedere quando sei sospeso in aria a diecimila metri di altezza, chiuso in una scatola di metallo (e il riferimento non è per niente casuale) che sfreccia a più di 800 chilometri l'ora, insieme a decine di sconosciuti che potrebbero fare qualunque cosa. King, che sicuramente non ama viaggiare in aereo, ha fornito il suo personale contributo al volume aggiungendovi un'introduzione, le note a ogni storia e soprattutto un racconto originale L'esperto di turbolenze. Inoltre ha reclutato Joe Hill che ha scritto Siete liberi, altra storia ad hoc completamente inedita. Il resto del libro contiene un mix di storie nuove e già pubblicate di autori famosi e meno noti, tra cui Sir Arthur Conan Doyle, Richard Matheson, Ambrose Bierce, Dan Simmons, Ray Bradbury, e altri ancora. King ha raccontato così le origini del libro: Allora, eravamo seduti a cena prima della proiezione de La Torre Nera a Bangor, e sapevamo che molte persone sarebbero arrivate in aereo per partecipare all'evento. Io ho confessato che odio volare e la conversazione si è concentrata su storie di aerei, alcune spaventose, altre divertenti. Ho notato che non era mai stata pubblicata una raccolta di racconti horror sul volo, anche se me ne erano venuti in mente diversi sul tema. Qualcuno avrebbe dovuto farla. Bev Vincent, che è un incredibile pozzo di scienza, ha accettato di curarla con me e ora eccola qui. Bev e io pensiamo che sia una lettura ideale da aereo, specialmente durante gli atterraggi turbolenti.

 

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18 agosto 2019 7 18 /08 /agosto /2019 07:27
Don Winslow, Il Confine, Einaudi Stile Libero Big, 2019

Ho scritto, quando "Il Confine", ultima opera tradotta di Don Winslow (nella traduzione di Alfredo Colitto) e pubblicata da Einaudi Stile Libero Big nel 2019) è comparsa nelle vetrine delle librerie : "Non vedo l'ora di iniziare a leggerlo!". E' così è stato! Mi sono procurato immediatamente il volume e ho subito iniziato la scalata alla vetta delle sue oltre 900 fittissime pagine.
"Il Confine" si pone come terzo capitolo della saga dedicata da Winslow ai Narcos messicani, dopo "Il Potere del Cane" e "Il Cartello". La sua saga nel suo insieme ha la complessità e la forza di un romanzo come "Guerra e pace", forse.
Si tratta di vicende sfaccettate che coprono un arco di tempo di oltre 40 anni, sino allo scenario attuale e che illuminano alcuni snodi essenziali e retroscena (sia pure in forma romanzata, per quanto documentatissima) sulla "Total war on drugs" portata avanti a partire degli Settanta dalle diverse amministrazioni USA.
Interagiscono moltissimi personaggi dell'una e dell'altra parte, ci sono continui spostamenti di scenario e di tempo, tra Messico e Stati Uniti, con l'onnipresente "confine" tra i due Stati. Ma il fulcro e il volano dell'intera narrazione è Art Keller, agente della Dea, prima sotto copertura, poi direttamente sul campo in Messico e, infine, suo capo (nel terzo volume) che tenta in ogni modo di arginare lo strapotere dei Narcos e la loro crudeltà efferata. Si tratta di una guerra senza remissione di colpi: i morti e i feriti sono innumerevoli (e non si tratta solo di fiction, se si guarda ad esempio, all'elenco infiniti dei giornalisti uccisi dai Cartelli, a cui i tre volumi di Don Winslow sono dedicati).
Art Keller sa che sta combattendo una guerra sporca che non può essere vinta senza patti altrettanto sporchi e scellerati, senza ricorrere se necessari a colpi bassi e a tradimenti, senza infrangere egli stesso leggi e regolamenti, senza uccidere quando non ci sono altre alternative.
Keller è un duro e procede lungo la sua strada anche quando i colpi sono inferti personalmente a lui e alle persone che ama: per questo motivo porta sulle sue spalle un fardello di dolore che cioò nondimeno lo spinge ad essere ancora più determinato
Nel terzo volume si giunge al dunque e al nodo essenziale.
Ed è quando, attraverso una serie di passaggi, Keller arriva ad individuare un circuito di riciclo dei soldi sporchi del narcotraffico in investimenti immobiliari negli Stati uniti, investimenti in cui sono implicati personaggi legati alle più alte sfere politiche: in uesto caso si tratta nientemeno che del genero del Presidente Dennison (dietro il qual nome si cela l'attuale Trump) e lo stessso presidente. Da qui comincia un carosello pericoloso per la vita dello stesso Keller tendente ad insabbiare tutto.

Ovviamente, è proprio quest'ultimo romanzo che getta una luce inquietante sui principi stessi che muovuono la guerra alle droghe.
Il traffico di droghe, in un regime proibizionista , è infatti imbattibile: innanzitutto, perchè con i suoi continui trasformismi e con la sua duttilità e capacità di adattamento al mutare delle circostanze rende del tutto inutili delle misure che prima erano sembrate efficaci; in secondo luogo perchè genera dei profitti enormi che, assicurano lauti guadagni, a tutta una serie di persone nel lungo percorso che porta al "lavaggio" del denaro sporco e al suo investimento in imprese "oneste".
Gli interessi implicati sono troppo vasti e intricati - ci dice Winslow - perchè si possa volere andare a fondo in una battaglia per un'estirpazione radicale del mercato delle droghe, come ha illustrato anche - del resto - un precedente romanzo di Frederick Forsyth (Il Cobra, nella traduzione di Annamaria Raffo, Rizzoli, 2010). Risulta così evidente che la "war on drugs" il più delle volte - in ultima analisi - resta soltanto una facciata - dispendiosa per impiego di mezzi e di uomini, ma in definitiva inutile (ma nello stesso tempo essa stessa diventa una macchina che fa business e che fa girare tanti, tantissimi soli governativi).

E alla luce di quanto ci mostra Winslow, perfino l'idea tanto cara a Donald Trump di un muro invalicabile che protegga il confine tra Stati Uniti e Messico per evitare l'ingresso di immigranti clandestini e di droghe è assolutamente risibile e di mera "facciata" a fornte degli insospettabili legami affaristici che si possono creare in altre sedi e in altri livelli.

Nessuno vuole veramente che il traffico delle droghe si esaurisca mai, mentre è sufficiente che la "war on drugs" generi dei risultati che non siano però mai decisivi.

La lezione che se ne trae è che tutti - in diverso modo - sono coinvolti in una lotta per il Potere e che il traffico delle droghe è una mera strategia per conquistarlo.

L'intera trilogia di Don Winslow (come molti altri suoi r omanzi) è dura e spietata, ma la sua rappresentazione non è mai compiacente, ma piuttosto un modo per denunciare lo stato delle cose, oltre che un modo per rendere omaggio a tutti coloro che nel tentativo di portare avanti le loro idee, denunciare, mettere sull'avviso, dire la verità sono stati spietamente uccisi dai Narcos oppur sacrificati in nome delle logiche del Potere.
Ogni volume della trilogia è preceduto dal lunghissimo elenco di giornalisti messicani uccisi dai Narcos perchè tentavano di dire  la verità: e leggere tutti questi nomi fa davvero impressione. Per non parlare delle decine di migliaia che ogni anno muoiono nella guerra per il potere e il controllo tra i diversi Cartelli.


(Soglie del testo) Art Keller ha trascorso la vita combattendo la guerra al narcotraffico dall'altro lato del confine. Adesso è tornato a casa, ma la guerra lo ha seguito. Pensava che una volta scomparso Adàn Barrera avrebbe trovato pace. Si sbagliava. A prendere il posto che è stato di Adan, e prima ancora di suo zio don Miguel Angel, ci sono già Los Hijos, la terza generazione. E ora, a capo della Dea, Art si rende conto che in realtà i nemici sono dappertutto: nei campi di papavero messicani, a Wall Street, alla Casa Bianca. Gente che cerca di farlo tacere, di sbatterlo in galera, di distruggerlo. Gente che vuole ucciderlo. Con "II confine" Don Winslow tira le fila di una storia di violenza e vendetta, corruzione e giustizia, ormai divenuta leggenda. E dipinge un ritratto di straordinaria potenza dell'America d'oggi.

Hanno detto:
«Il confine mi ha totalmente conquistato. Tutti dovrebbero leggerlo. È un romanzo sociale al livello di Tom Wolfe e John Steinbeck. Attento, furente, pieno di suspence, a tratti comico, e sempre avvincente. Un libro duro ma importantissimo» (Stephen King)

 

Don Winslow

L'Autore. Don Winslow, ex investigatore privato, uomo di mille mestieri (tra cui il regista, l'attore e la guida nei safari), è autore di molti romanzi che lo hanno consacrato come uno dei nuovi maestri del crime e del noir contemporanei.
Einaudi Stile libero ha pubblicato, tra gli altri, L'inverno di Frankie Machine (2008), diventato un vero e proprio caso letterario, Il potere del cane (2009), La pattuglia dell'alba e La lingua del fuoco (2010), Le belve (2011, stesso anno in cui esce Satori, per Bompiani), da cui Oliver Stone ha tratto l'omonimo film. Nel 2012, sempre per Einaudi Stile libero, è uscito I re del mondo, prequel di Le belve. L'anno successivo esce Morte e vita di Bobby Z, da cui è stato tratto il film Bobby Z - Il signore della droga, diretto da John Herzfeld con protagonisti Paul Walker, Laurence Fishburne e Olivia Wilde.
Un nuovo ciclo, che vede protagonista l'investigatore Franck Decker, è stato inaugurato nel 2014 con Missing. New York (Einaudi Stile Libero). Nel 2015 esce Il cartello (Einaudi); nel 2016, London Underground, il primo romanzo, di una serie di cinque, che ha come protagonista Neal Carey e L'ora dei gentiluomini (Einaudi). Nel 2017 esce Corruzione e Nevada connection, sempre per Einaudi; nel 2018 esce Lady Las Vegas. L'autore ha ricevuto nel 2012 il prestigioso Raymond Chandler Award, il premio letterario istituito da Irene Bignardi nel 1996 in collaborazione con il Raymond Chandler Estate dedicato alla scrittura noir che ogni anno laurea un maestro del genere.

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14 agosto 2019 3 14 /08 /agosto /2019 07:54

«Io ho un nome molto strano, mi chiamo Vercingetorige, perché a papà quando sono nato è saltato il ghiribizzo, come dice la mamma. Però tutti mi chiamano Torè. Dal giorno dello scompiglio, comunque, ho capito che non ci sono nomi strani, ci sono nomi e basta. Infatti, anche se qua a Linosa molti si chiamano Giuseppe, Franco, Salvatore, Maria e questi nomi qua, da altre parti non è così. Infatti è impossibile che anche al papà di Ahmed e Fatima e di tutti gli altri sia saltato il ghiribizzo. Il papà di Ahmed e Fatima lavora a Londra, e loro hanno fatto questo lungo viaggio per raggiungerlo. Meno male che mio padre fa solo piccoli viaggi in mare per pescare e non va mai via da Linosa! A scuola io non sono per niente un tipo tranquillo 8p. 13)

Dario Flaccoviosito web

Valentina Gebbia, Metà bianchi Metà neri, Dario Flaccovio Editore, 2019

Valentina Gebbia ci offre nelle pagine di Metà bianchi Metà neri, Dario Flaccovio Editore, 2019, attraverso le note diaristico di un bambino isolano, una storia di migrante. In quattrocento vengono salvati da un barcone che si è arenato sulla costa di Linosa e le genti dell'isola (i residenti sono meno di 400) sono mobilitati per occuparsi di loro, in attesa che l'isola sia di di nuovo raggiungibile, poiché nel frattempo le condizioni meteo sono peggiorate.
Con la popolazione locale, accogliente e provvida, si stringono subitolegami di amicizia e di solidarietà: Torè, il giovane protagonista, è portato a vedere più le somiglianze che le differenze.
E vorrebbe anche che questo gruppo di migranti rimanesse per sempre nell'isola assieme a loro.
La dura e crudele realtà si imporrà, con il ristabilirsi del bel tempo, e Torè vedrà partire i suoi nuovi amici con un peso nel cuore e un senso di incolmabile nostalgia, ma a causa di questa esperienza porterà con sé - per sempre - un'importante lezione di vita.

E' una lettura da consigliare a tutti coloro che si recano in vacanza a Linosa, poiché le pagine di questo libricino sono dense di impareggiabili descrizioni dell'isola e delle abitudini dei suoi abitanti.
Ma è anche da consigliare a tutti coloro che vogliano trasmettere ai più piccini una lezione di tolleranza, di accettazione dell'altro e di civile convivenza tra i popoli.
E' anche un libro che rappresenta una bella semplificazione della formula esortativa "Restiamo umani" che viene più volte ripetuta o addirittura esposta su lenzuola appese fuori dai balconi e alle finestre: un appello alle regole fondamentali dell'accoglienza e del vivere civile contro le esternazioni di Salvini "pifferaio della paura".

(Soglie del testo) Metà bianchi metà neri è il racconto delicato del fenomeno migratorio e del suo portato umano e sentimentale.
Attraverso gli occhi del piccolo Torè viene raccontato l’arrivo di quattrocento migranti sull’isola di Linosa.
Qui, nello spazio ristretto di una comunità accogliente e disponibile nei confronti del prossimo, nascono sentimenti e legami inaspettati.
La storia è scandita attraverso le pagine di un diario in cui il bambino registra quanto accade intorno a lui, a partire dall’amicizia con un coetaneo appena sbarcato.
Sviluppo del racconto ed epilogo convergono nel disegnare i tratti di un’umanità capace di superare ogni barriera etnica, linguistica e sociale.

L'Autore. Valentina Gebbia, scrittrice, regista, attrice e giornalista, è laureata in Giurisprudenza e abilitata alla professione di Awocato. Ha pubblicato parecchi romanzi premiati dal pubblico e dalla critica, come la serie di gialli della sgangherata famiglia "Mangiaracina Investigazioni", e vari racconti in antologie. Ha diretto corti e documentari, e il lungometraggio "Erba Celeste", tratto da uno dei suoi libri. Per queste Edizioni ha pubblicato il racconto "Rekhale" e il romanzo "Fuoco grande, il mistero degli incendi di Caronia", ospitato in vari convegni e trasmissioni televisive.

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21 giugno 2019 5 21 /06 /giugno /2019 07:17
Siegmund Ginzberg, Sindrome 1933, Feltrinelli, Collana Varia, 2019

Il volume di Siegmund Ginzberg, Sindrome 1933 (Feltrinelli, Collana Varia, 2019) si propone come una disamina documentatissima di ciò che accadde nella Germania del 1933 , a partire da un'alleanza di governo assolutamente improbabile, scaturita dall'ultima di una incalzante serie di votazioni politiche che avevano visto l'ascesa lenta, ma continua del partito nazionalsocialista guidato da Hitler.
L'autore discute con lucidità dei successivi passaggi che consentirono ad Hitler dopo una serie di passaggi di diventare Cancelliere del III Reich e di assumerne la guida in modi totalitari, senza praticamente più avversari e con un enorme consenso popolare. E nel fare ciò prende in esame diverse aree tematiche, come ad esempio le strategie economiche, il populismo sempre più sfrenato, il controllo assoluto della stampa sino al più totale imbavagliamento di qualsiasi forma di diffidenza, l'atteggiamento nei confronti dei debiti di guerra, l'individuazione dell'altro da perseguitare e di escludere, di tutte le forme di finanza "creativa" messe in atto per evitare che le strategie populistiche potessero determinare il tracollo della nazione, le battaglie contro gli abissi di disoccupazione che si erano verificati nel dopoguerra e negli anni della Repubblica di Weimar.
Tutto accadde nel corso di quell'anno fatidico: il 1933. E tutti questi temi sono intersecati gli uni con gli altri e l'autore ne dipana i fili, facendo emergere a volte un aspetto. Ogni capitolo ha il supporto di una serie di testi che vengono menzionati in una postilla finale che, più che essere una bibliografia in senso stretto, rappresenta una guida efficace all'approfondimento per i lettori più esigenti.
L'autore non menziona quasi mai il presente e la situazione dell'Italia contemporanea, ma è immediato fare alcune analogie. Egli stesso introduce ad arte dei lapsus, per fare immediatamente marcia indietro, ma lasciando al lettore la possibilità di soppesare i fatti e di farsi una propria idea.
Certo, avverte Ginzberg, è fallace voler leggere il presente con le analogie tratte da un lontano passato che alcuni pensano essere morto e sepolto.
E purtuttavia le analogie possono rappresentare uno stimolo alla riflessione e all'approfondimento di alcune questioni e forniscono degli strumenti per assumere nei confronti di certi accadimenti del presente un atteggiamento critico.
Indubbiamente, la lezione della storia è di fondamentale importanza e sarebbe da stolti pensare che alcuni tristi e sciagurati eventi del passato lontano non possano riproporsi, mutatis mutandis,nel presente. Occorre sempre vigillare ed esercitare il proprio spirito critico: un solo uomo che, improvvisamente per un concorso fortuito di circostanze, si trovi in una compagine di governo, può in effetti - in un tempo brevissimo - provocare dei danni gravissimi alle condizioni di un paese e modificarne l'assetto, influenzando al tempo stesso con un perverso effetto domino la configurazione di altri stati. Nell'evolversi delle democrazie - come è ad esempio il caso di quella americana (si veda per un approfondimento l'ottimo saggio "Ossessioni americane" di Massimo Teodori) - vi è indubbiamente un effetto "pendolo", ci sono corsi e ricorsi, alternarsi di trend che quando si avviano possono avere delle notevoli qualità inerziali e si evolvono in Moloch distruttori che insidiano ogni forma di libertà, dando l'illusione della libertà e della potenza.Ma nello stesso tempo possono verificarsi improvvisi capovolgimenti che portano al recupero di forme di libertà di pensiero divenute apparentemente obsolete. Occorre vigilare ed essere pensanti: il grande rischio delle spinte sovraniste be populiste è infatti quello che riducono, se non aboliscono addirittura in alcuni casi, la capacità di pensiero autonoma in larghi strati della popolazione.
Alla lettura di questo saggio di Ginzberg potrebbe esere utile affiancare il volume di Sergio Rizzo, "02.02.2020. La notte che uscimmo dall'euro" (Feltrinelli, 2018) che si potrebbe definire come uno story telling di fantapolitica capace di illustrare con efficacia come una decisione presa in via unilaterale da politicanti arroganti ed impreparati, possa portare a catastrofiche conseguenze e ad un effetto domino senza precedenti.
Una lettura da brivido per le devastanti conseguenze che ipotizza, altamente consigliata a tutti gli euroscettici e a tutti coloro che - anche solo per scherzo, dicono loro - blaterano di voler uscire dall'euro.
Guardando alle più recenti evoluzioni sino alle soglie della procedura di infrazione da cui è minacciata l'Italia proprio in questi giorni, si possono vedere in filigrana nel modo di reagire di alcuni dei nostri governati (e in particolare di colui che sembra avere assunto il ruolo di leader sempre più incontrastato dell'opinione populista) alcuni degli eventi della reazione a catena descritta da Sergio Rizzo nel suo volume. Da parte loro ci sono parle d'ordine ripetute alla nausea, formule trite e ritrite, dichiarazioni che sembrano essere sempre più pressanti dichiarazioni di intenti. E come, al tempo di Hitler basta un niente perchè alcune decisioni vengoano prese al di fuori della legge e della costituzione con la sicumera di chi onda il suo dire e il suo fare sulla ferma convinzione di essere supportato dal popolo e dalla nazione. Mentre Ginzberg si ferma all'analogia e si rifiuta di fare previsione allarmistiche, Il volume di Sergio Rizzo. offre una straziante carrellata su ciò che potrebbe accadere se il delirio sovranista e populista dovesse prevalere nei confronti del'Europa e di un sano spirito europeistico. Ovviamente, come avverte Ginzberg, "Nemo Profeta in Patria", ma comunque sia vale il monito "Attenti a quei due!. E non ultimo, consiglio di leggere il volume double face, a metà tra graphic novel ed excursus storico-biografico dedicato ai nostri due vice-premier (Salvini-Di Maio Una biographic novel /Di Maio. Una biographic novel,con testi di Giuseppe Angelo Fiori e disegni di Dario Campagna, BeccoGiallo, 2019). E ancora questo volume, per fortuna, non è stato rimosso dalla circolazione dai Vigili del Fuoco (con una non voluta, ma naturale, citazione di Fahreheit 451 di Ray Bradbury che ci riporta in conclusione all'ombra sempre minacciosa di ogni dittatura del pensiero e politica).

(quarta di copertina di Sindrome 1933) Il passato risuona nel presente. Che cosa c'entra la Germania del 1933 con l'Italia del 2019?
Un minaccioso déjà vu può aiutarci a capire dove stiamo andando e, forse, a non commettere gli stessi errori.
Un instant book storico sulle analogie che uniscono minacciosamente il presente al passato.
(Risguardo di copertina. Una campagna elettorale permanente, un partito che non è di destra né di sinistra ma "del popolo", un improbabile contratto di governo, la voce grossa che mette a tacere i giornali, l'odio che penetra nel discorso pubblico, le accuse ai tecnici infidi, il debito, la gestione demagogica e irresponsabile delle finanze. Sono le analogie che minacciano il presente e rischiano di farlo somigliare pericolosamente a un passato che credevamo di esserci lasciati alle spalle. Quando Hitler nel 1933 divenne cancelliere del Reich, i cittadini tedeschi cominciarono a seguire incantati il pifferaio che li portava nel burrone. La cosa più strana, ma niente affatto inspiegabile, è che avrebbero continuato a credere religiosamente in lui anche dopo che erano già precipitati. "I nazisti," scrive Ginzberg, "non erano bravi solo in fatto di propaganda. Toccavano tasti cui la gente era sensibile, blandivano interessi reali e diffusi (non solo gli interessi del grande capitale, come voleva la vulgata). A elargizioni concrete corrispondeva un consenso reale, crescente e formidabile. La cosa che più impressiona è come siano riusciti a trovare consenso anche sui comportamenti più atroci e disumani del regime." Le analogie superficiali possono portare fuori strada. Eppure non possiamo farne a meno. La mente umana funziona per analogie. Le analogie si sono sempre rivelate uno strumento potentissimo per capire e distinguere, cioè l'esatto contrario del fare di ogni erba un fascio.
L'Autore. Siegmund Ginzberg è nato a Instanbul nel 1948 da una famiglia ebrea, che, poco dopo la sua nascita, si è trasferita a Milano. Cresciuto a Milano, dopo gli studi in filosofia ha intrapreso l'attività giornalistica ed è stato una delle storiche firme dell'Unità, quotidiano per cui ha lavorato a lungo come inviato in Cina, India, Giappone, Corea del Nord e del Sud, oltre che a New York e Washington e Parigi. Oltre alla selezione di scritti Sfogliature (2006), ha pubblicato Risse da stadio nella Bisanzio di Giustiniano (2008), il romanzo familiare Spie e zie (Bompiani, 2015) e il recentissimo Sindrome 1933 (Feltrinelli, 2019).

 

 

Sergio Rizzo, 02.02.1920. La notte che uscimmo dall'euro, Feltrinelli, 2019

Sergio Rizzo, 02.02.2020. La notte che uscimmo dall'euro, Feltrinelli, 2018

Un testo di fantapolitica, a tutti gli effetti, che illustra come una decisione presa in via unilaterale da politicanti arroganti ed impreparati, possa portare a catastrofiche conseguenze e ad un effetto domino senza precedenti.
E' sicuramente una lettura da brivido per il devastante scenario ipotizzato, altamente consigliata a tutti gli euroscettici e a tutti coloro che anche solo per scherzo blaterano di voler uscire dall'euro.
E' un libro che tutti dovrebbero leggere, anche chi ci governa (o pretende di farlo), facendo sovente dichiarazioni di intenti vuote ed arroganti.
Peccato che coloro che, allo stato attuale, ci governano e quelli che a loro, eventualmente, seguiranno siano così totalmente ignoranti e che non leggano se non sunti e minestrine predisposte per loro dai rispettivi uffici stampa.

(Dal risguardo di copertina) 2 febbraio 2020. È tutto pronto, il grafico incisore che ha avuto dal ministro dell’Economia l’incarico di disegnare la Lira Nuova ha finito, il punto di verde è perfetto. Banconote e monete verranno messe in circolazione a partire dalla mezzanotte. In ossequio al credo nazionale sono stati abbandonati i poeti, gli artisti e gli scienziati: al loro posto le immagini degli eroi popolari e i martiri del governo sovranista. Il governo è in carica da un anno e mezzo, e ormai la maggioranza è costituita da un partito unico, il Psi – Partito sovranista italiano. Per tener fede alle promesse elettorali il Psi ha fatto saltare i conti pubblici. Così non c’è altro da fare che andare fino in fondo: mettere in atto il piano B, uscire dall’euro. Intanto la speculazione internazionale è già preparata e le corazzate finanziarie sono pronte ad affossare l’Italia. E fra chi scommette contro il paese c’è anche un politico importante, che ha un ruolo di rilievo nell’operazione Morris, com’è stata battezzata in codice. La mattina del 3 febbraio, la nuova valuta crolla in poche ore mentre le Borse vanno a picco. Le banche hanno bloccato i bancomat, la fuga di capitali è immediata e imponente. L’inflazione comincia a galoppare. I tassi d’interesse esplodono, le imprese indebitate dichiarano bancarotta, i mutui vanno alle stelle. Il potere d’acquisto dei salari è divorato dall’impennata dei prezzi, la disoccupazione tocca livelli astronomici, la povertà dilaga. Il paese è in ginocchio. L’Italia sembra uscita da un’altra guerra mondiale. L’unica soluzione è emanare un decreto per vendere i monumenti agli stranieri. I cinesi offrono 100 miliardi di euro per il Colosseo e i russi si prendono Pompei in cambio merce: le forniture di gas naturale all’Italia per 25 anni. Non basterà. Ma neppure si potrà tornare indietro. Il racconto di un’Europa in cui non esistono più scenari impossibili.

L'Autore. Sergio Rizzo è vicedirettore di "Repubblica, editorialista versatile e prolifico autore di saggi sulla contemporaneità.
È coautore con Gian Antonio Stella del libro-inchiesta sul mondo politico italiano La casta che, con oltre 1.200.000 copie e ben 22 edizioni, è stato uno dei volumi di maggior successo del 2007 e ha aperto un vasto dibattito sulla qualità della classe dirigente nazionale e sul suo rapporto con i cittadini-elettori.

 

Giuseppe Angelo Fiori (testi) Dario Campagna (disegni), Salvini-Di Maio. Una biographical novel, Beccogiallo, 2019

Giuseppe Angelo Fiori (testi) Dario Campagna (disegni), Salvini-Di Maio. Una biographical novel, Beccogiallo, 2019
(Soglie) Un flipbook: da una parte la storia di Matteo Salvini e della Lega, dall’altra quella di Luigi Di Maio e del Movimento 5 Stelle. La biografia scritta e disegnata dei due politici più influenti del momento.

«Diversi, talora opposti, ma rinchiusi in questo libro come nel loro contratto di governo» (La Stampa)

Matteo Salvini è uno che ha fatto la gavetta. In sezione, al consiglio comunale, in radio. Ha capito come diventare il centro del dibattito. Ha imparato a muoversi al momento giusto. È così che ha conquistato la Lega Nord, trasformandola in un partito fatto a sua immagine e somiglianza. Luigi Di Maio è un politico nato. In pochi anni, da semplice studente universitario è passato al ruolo di Vice presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana. E il Movimento 5 Stelle è l’unico partito attraverso il quale avrebbe potuto realizzare questa incredibile scalata.

Massimo Teodori, Ossessioni americane. Storia del lato oscuro degli Stati Uniti, Marsilio Editore (Collana Nodi), 2017

Massimo Teodori, Ossessioni americane. Storia del lato oscuro degli Stati Uniti, Marsilio Editore (Collana Nodi), 2017

(il mio commento) Questo saggio è stato scritto a distanza di poco dall'insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump ed è utile per comprendere l'attuale presidente degli Stati Uniti che, pur non avendo un background politico, si è ri connesso (anche grazie agli oculati indirizzi dei suoi consiglieri durante la campagna presidenziale) a movimenti di idee che a ondate sono stati molti fiorenti nel cuore profondo degli Stati Uniti.
Trump sembrerebbe essere un po' una somma ibrida di diverse correnti che si sono succedute negli oltre due secoli di storia americana e lì ci sono le radici più profonde di alcuni degli apparenti colpi di testa di Trump.
Il sistema politico americano non ha mai consentito l'accesso alla Presidenza di alcuni dei pensatori politici più radicali che, pur non entrando mai nella Casa Bianca, tuttavia hanno influenzato variamente gli umori popolari e hanno condizionato in qualche misura i presidenti in carica. 
Trump invece nella sua maniera rozza, prepotente (ma anche abile e moderna se consideriamo i suoi costanti "cinguettii" che rappresentano a tutti gli effetti degli atti politici) è andato dritto allo scopo rispolverando e attivando antiche ossessioni americane come, ad esempio, quella di "America First "(che prima di essere nella parola di Trump è stato un movimento che percorse gli USA negli anni antecedenti la II guerra mondiale e che generò addirittura un movimento di simpatia nei confronti del Nazismo).
Teodori dopo aver passato in rassegna seguendo un criterio cronologico le diverse tipologie di "ossessioni" americane, argomenta che il sistema di "pesi e contrappesi" che regolamenta la democrazia americana è tale da escludere che si possano imporre idee e pratiche liberticide e antidemocratiche. E, quindi, lui stesso suggerisce che il mandato conferito a Trump, al momento di dare alle stampe il volume, non sarebbe dovuto durare durare più di tanto, poiché all'interno della democrazia americana stessa si sarebbero formati gli anticorpi necessari a fermarlo.
Ma, malgrado la previsione di uno storico e politologo esperto di cose americane quale è Teodori, Trump continua a spadroneggiare e ad imperversare con i suoi tweet, malgrado le numerose partite a braccio di ferro con rappresentanti politici e istituzioni USA.
Staremo a vedere. 
In ogni caso il saggio di Teodori è davvero utile per comprendere dove va l'America oggi e per capire anche alcune delle derive europee attuali.

(Risguardo di copertina) La storia degli Stati Uniti non è solo la brillante vicenda di una democrazia aperta, di una società ricca e all’avanguardia del mondo contemporaneo. Accanto all’America come luogo della libertà che amiamo, c’è un lato oscuro, dove le paure e le ossessioni hanno dato corpo negli ultimi due secoli a movimenti politici e sociali capaci di segnare un risvolto dell’identità nazionale. La storia degli Stati Uniti, allora, è anche quella dei nativisti – ossessionati dalla «supremazia bianca» –, dei populisti – cantori dell’America profonda custode delle virtù tradizionali in declino –, degli isolazionisti – che tra le guerre mondiali si rinchiusero nel nazionalismo dell’«America First» contro la guerra a Hitler –, e degli autoritari – che fiorirono in tutte le stagioni fino al Red Scare degli anni venti e al maccartismo degli anni cinquanta. Massimo Teodori descrive come nel tempo gli americani tradizionalisti con le loro ossessioni abbiano trasformato il patriottismo in nazionalismo e l’amore per la propria comunità in razzismo, senza riuscire mai a portare un loro uomo alla Casa Bianca fino alla vittoria di Trump nel 2016.
Il libro conclude che, quali che siano i tentativi autoritari, l’America resta una società aperta che rispetta la democrazia e i diritti civili perché il suo sistema politico e costituzionale possiede gli antidoti per reagire ad ogni abuso di potere presidenziale.
(Quarta di copertina) Nativisti, populisti, isolazionisti e autoritari: la storia degli Stati Uniti attraverso i personaggi più controversi cresciuti all'ombra della democrazia americana.

"Se è vero che la storia politica di Trump viene dal nulla, i suoi istinti affondano le radicinel sottofondo dell'America e fanno emergere l'altra faccia della nazione, carica di paure e di ossessioni. Quel lato oscuro ha espresso protagonisti politici che fin qui non avevano mai conquistato la Casa Bianca, ma che hanno avuto un ruolo importante nella scena nazionale".

L'autore. Massimo Teodori , professore di Storia e istituzioni degli Stati Uniti, è autore di Storia degli Stati Uniti e sistema politico americano, il manuale in materia più diffuso in Italia. È stato parlamentare radicale per tre legislature. Da opinionista collabora con radio, tv e giornali italiani ed esteri. È autore di numerosi libri di americanistica, tra cui The New Left: A Documentary History (1969), i bestseller Maledetti americani (2002) e Benedetti americani (2003), Raccontare l'America (2005). Con Marsilio ha pubblicato Laici. L'imbroglio italiano (2006), Storia dei laici nell'Italia clericale e comunista (2008), Vaticano rapace (2013, 4 edizioni), Complotto! (2014, con M. Bordin), Il vizietto cattocomunista (2015), Obama il grande (2016). Ha vinto numerosi premi tra cui, primo in Italia, la «Menorah d'oro».

www.massimoteodori.it/

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2 giugno 2019 7 02 /06 /giugno /2019 08:22
Cristina Cattaneo, Naufraghi senza volto. Dare un volto alle vittime del Mediterrraneo, Raffaello cortina Editore, 2018

I morti nel Mediterraneo sono tantissimi, migliaia. E sono stati i più delle volte dei morti rimasti senza nome, anche perché di loro non ne è rimasta più traccia alcuna: sono rimasti nel fondo del mare e le loro spoglie si sono disperse. Come accadde nel caso del naufragio, a lungo ignorato, in cui perirono quasi in trecento al largo delle acque di Porto Palo alla fine degli anni Novanta, un carico di migranti in massima parte provenienti dallo Sri Lanka, quando ancora la maggior parte del viaggio era compiuto in mare su navi relativamente grandi e solo la parte finale con il trasbordo a terra su carrette del mare piccole e strapiene. In quel caso, quella tragedia del mare venne a lungo taciuta benché molti sapessero (i pescatori della zona in primis) e soltanto quando ad un giornalista di Repubblica fu inviato un documento di identità srilankese e qualche altro reperto recuperato con le reti da pesca dal fondo del mare, venne avviata un inchiesta giornalistica che permise di evidenziare con un piccolo sommergibile teleguidata l'effettiva presenza di quel relitto. Si trattò dell'affondamento della F174 (divenuto in seguito noto anche come Tragedia di Portopalo o Strage del Natale 1996): un sinistro marittimo avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 dicembre 1996 nelle acque internazionali a 19 miglia nautiche (35 km) al largo di Portopalo di Capo Passero, in provincia di Siracusa. Il coraggioso ed intraprendente giornalista a condurre un'inchiesta  in gran parte a sue spese fu Giovanni Maria Bellu: sino al punto che La Repubblica noleggiò una sonda sottomarina telecomandata per esplorare il fondale dove si riteneva avesse avuto l'uogo il naufragio. E gli sforzi di Bellu furono alla fine ricompensati con la divulgazione della drammatica verità: va assolutamente letto il libro che fu la risultante finale dell'inchiesta, I Fantasmi di Porto Palo (che venne poi trasformato in una fiction TV negli anni successivi). Ma quei morti della Strage di Natale rimasero per sempre anonimi e sepolti in mare, dispersi a tutti gli effetti.
A partire dal 2015 Cristina Cattaneo, medico legale presso l'Università di Milano, con il suo sparuto team ha cominciato a porsi un problema innanzitutto etico. Che è quello di ridare identità certa e appartenenza familiare ai corpi recuperati dal mare dei sempre più numerosi naufragi nel corso dei viaggi della speranza attraverso il Mediterraneo, affrontando un tema considerato di nell'opinione investigativa e giuridica non rilevante, dal momento che l'identificazione di una vittima deve essere compiuta mettendo assieme i riscontri post mortem con quelli ante mortem laddove si ipotizzi un delitto, oppure nel caso di cittadini di un qualsiasi paese europeo vittime di catastrofi naturali, di incidenti di vaste proporzioni o di attentati terroristici (si pensi, ad esempio, al caso del maremoto in Estremo Oriente, esperienza che vide sul campo la stessa Cristina Cattaneo per avviare le procedure di identificazione delle vittime italiane: fu proprio questa esperienza come riferimento interiore, a spingere Cristina Cattaneo a porsi seriamente il problema di agire in modo altrettanto rispettoso nei confronti delle vittime del Mediterraneo e dei loro familiari.
I corpi degli extracomunitari recuperati dal mare, sino al 2015 non venivano trattati con pari dignità e il più delle volte venivano seppelliti in luoghi messi a disposizione dalle istituzioni locali e assolutamente anonimi. Le famiglie di origine, quindi, non potevano piangere i propri morti e, nello stesso tempo, rimanevano prive di quei documenti che, attestando in modo certo la morte del proprio congiunto, potevano essere indispensabili per adempimenti giuridici, per la successione e quant'altro.
Cristina Cattaneo si è impegnata in una vera e propria battaglia per potere restituire dignità e volto alle vittime del mare, quelle di cui fossero stati recuperati i corpi, superando disinteresse, diffidenza, ma nello stesso suscitando condivisione e consenso per quella che ad alcuni - i più illuminati - apparve da subito una causa giusta per la quale valeva la pena spendere energia e risorse, ingaggiando al tempo stesso una battaglia per ottenere riconoscimenti e supporto da parte del Governo e da parte delle organizzazioni internazionali..
La grande occasione venne con l'affondamento di un barcone con oltre mille a bordo, in prevalenza Eritrei , il 15 aprile 2015. Il team di Cristina Cattaneo, che già aveva messo a punto un modello operativo, venne chiamato per attivare tutte le procedure necessarie sui corpi recuperati dal mare (quasi cinquecento su mille naufraghi): dall'esame dei corpi e dei loro effetti personali, all'esame ispettivo dei resti alla ricerca di elementi importanti al riconosicmento, all'esame autoptico vero e proprio, all'esame dentario, alo scopo di raccogliere per ciascuna vittima un quadro post mortem il più possibile completo (compresa un'esaustiva documentazione fotografica) e per raccogliere tramite incontri con i familiari di vittime ancora soltanto presunte di evidenze ante mortem con la creazione di una banca dati che poi alla fine del processo avrebbe consentito di trovare dei match certi o attendibili. Un compito immane che ha richiesto fondi e supporto logistico non indifferente ma che ha visto il convergere di entusiastico consenso da parte di molti, ponendosi nella coscienza collettiva come pietra miliare di in intervento che ha rotto una volta per tutte il muro dell'indifferenza nei confronti di questi morti.
Cristina Cattaneo che pure avava già pubblicato altri volumi sulle vittime del Mediterraneo (uno per Mondadori e l'altro per Franco Angeli) ha pensato di consegnare questo lavoro con tutti i suoi antefatti compreso il percorso di pensiero e di emozioni che lo ha accompagnato ad un libro che, uscito nel 2018 per i tipi di Raffaello Cortina Editore, si intitola, Naufraghi senza volto. Dare un nome alle vittime del Mediterraneo.
Vi si racconta appunto di questa esperienza e si legge con partecipazione ed entusiasmo. il lavoro della Cristina Cattaneo pur essendo fondato su parametri scientifici, medico-legali e antropologico-forensico presenta al lettore inarrivabili squarci di umanità, sia nella descrizione di alcuni reperti rinvenuti sui cadaveri, sia per quanto concerne gli incontri con i familiari delle vittime per accogliere le evidenze ante mortem e per tentare dei possibili riconoscimenti a partire dall'imponente archivio fotografico raccolto. Squarci di umanità che trasfigurano il racconto della Cattaneo che non appare più semplicemente come la cronaca di un'impresa scientifica e che diventa uno story telling vibrante di pathos.

(quarta di copertina) Il corpo di un ragazzo con in tasca un sacchetto di terra del suo paese, l’Eritrea; quello di un altro, proveniente dal Ghana, con addosso una tessera della biblioteca; i resti di un bambino che veste ancora un giubbotto la cui cucitura interna cela la pagella scolastica scritta in arabo e in francese. Sono i corpi delle vittime del Mediterraneo, morti nel tentativo di arrivare nel nostro paese su barconi fatiscenti, che raccontano di come si può “morire di speranza”. A molte di queste vittime è stata negata anche l’identità. L’emergenza umanitaria di migranti che attraversano il Mediterraneo ha restituito alle spiagge europee decine di migliaia di cadaveri, oltre la metà dei quali non sono mai stati identificati. Il libro racconta, attraverso il vissuto di un medico legale, il tentativo di un paese di dare un nome a queste vittime dimenticate da tutti, e come questi corpi, più eloquenti dei vivi, testimonino la violenza e la disperazione del nostro tempo.
L'autore. Cristina Cattaneo è professore ordinario di Medicina Legale presso l’Università degli Studi di Milano e direttore del LABANOF
(Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense). È attualmente coinvolta nell’identificazione dei migranti morti in mare, in particolare nei naufragi di Lampedusa del 3 ottobre 2013 e del 18 aprile 2015. Nelle nostre edizioni ha pubblicato Crimini e farfalle. Misteri svelati dalle scienze naturali (con M. Maldarella, 2006).

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25 maggio 2019 6 25 /05 /maggio /2019 12:17
Carlo Lucarelli, Navi a perdere, Einaudi Stile Libero Big 2019

Navi a perdere (Einaudi, Collana Stile Libero Big, 2019)  è un racconto-inchiesta di Carlo Lucarelli sulle cosiddette "Navi dei Veleni", navi che scompaiono all'improvviso o che affondano con tutto il loro carico e di navi che, accindentalmete sfuggono all'affondamento e si spiaggiano, rivelando la vera natura di ciò che trasportano. E allora l'affondamento o il tentativo di affondamento assume tutto un altro significato, specie se investigatori intraprendenti e tenaci, uomini che cercano la Verità, si mettono a fare dei collegamenti con altri affondamenti..
Si potrà osservare, guardando tra le soglie del testo che il copyright di Lucarelli è del 2008. Evidentemente, Il racconto-inchiesta, prima di essere trasformato in volume, è stato una sua inchiesta televisiva. In effetti, con il titolo "Navi a perdere - Il mare dei veleni", fu anche oggetto di una trasmissione del programma "Blu Notte", nel 2011.
Il racconto scritto nel classico stile "parlato" di Lucarelli (quello delle inchieste nei palinsesti televisivi) si segue con straordinario interesse, mentre l'autore ci conduce per mano nei meandri della corruzione e del sistema degli affari illeciti che ruota attorno allo smaltimento dei rifiuti tossici, offrendoci un riassunto documentatissimo sulle inchieste che si sono sviluppate a partire dal caso clamoroso della Jolly Rosso che, per errore di calcolo, sfuggì all'affondamento doloso e si spiaggiò, rivelando la natura del suo carico.
Si legge in un paio d'ore.
Avvincente.

(Soglie del testo) All'improvviso affondano, oppure finiscono spiaggiate. E a nessuno importa come e perché. Sono le «navi a perdere». Che cosa trasportano?
Cargo che si arenano su coste isolate e per avarie misteriose, container che spariscono, investigatori che muoiono per cause dubbie. Sono solo alcuni degli episodi su cui si concentra Carlo Lucarelli cercando di seguire il filo rosso di un commercio illegale e poco conosciuto. Il suo è un romanzo-inchiesta, avvincente come un giallo, che dagli anni Ottanta arriva fino a oggi. «L’idea è questa, che qualcuno prenda una nave, la carichi di robaccia piú o meno dichiarata (meglio meno), la porti a fare un giro in mare e poi simuli un naufragio. La nave cola a picco con tutto il suo carico piú o meno (ma sempre meglio meno) dichiarato, ed ecco fatto. Tra l’altro, a giocarsela bene, magari si intascano anche i soldi dell’assicurazione».

L'Autore. Carlo Lucarelli (Parma, 1960) è autore di romanzi, saggi e sceneggiature. Tra i suoi ultimi libri usciti per Einaudi Stile Libero, Albergo Italia (2014), Il tempo delle iene (2015), Intrigo italiano (2017) e Peccato mortale (2018). Questi ultimi due romanzi hanno segnato il ritorno sulla scena del commissario De Luca, già protagonista di una trilogia (pubblicata in origine da Sellerio e ora da Einaudi Stile Libero) che comprende Carta bianca, L'estate torbida e Via delle Oche. Sempre per Einaudi Stile Libero ha pubblicato il romanzo-inchiesta Navi a perdere (2018). Da molti anni conduce trasmissioni televisive in cui ripercorre celebri casi criminali esaminandone gli aspetti rimasti oscuri.

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22 maggio 2019 3 22 /05 /maggio /2019 07:18
Grimm, Fiabe del Focoloare, Einaudi I Millenni, 1969

Le Fiabe dei Fratelli Grimm rappresentano indubbiamente uno degli zoccoli duri su cui poggia gran parte della narrativa favolistica per l'infanzia, anche odierna, e dell'intrattenimento cinematografico. E sono tanti gli autori che per motivi diversi hanno esaminato e studiato l'impianto narrativo delle fiabe e le loro origine. Almeno per ciò che concerne il mondo occidentali uno dei caposaldi e pietra miliare del genere (azzi suo punto di origine) fu rappresentato dall'instacanbile lavorto dei Fratelli Grimm e dal loro lavoro di raccolta e trasformazioni di tradizioni narrative orali in un corps scritto. Da noi in Italia due traduzioni di riferimento sono "Le Fiabe del Focolare" edito a suo tempo da Einaudi nella collana "I MIllenni" sin dal 1951 (che vide successive ristampe)  e una più recente edizione del 2015 per Donzelli, Tutte le Fiabe. Prima edizione integrale 1812-1815.

Alcuni autori hanno percorso e ripercorso le fiabe dei Fratelli Grimm, alcuni riscrivendole secondo la propria sensibilità oppure adeguandole ai tempi moderni, Altri, invece, impegnandosi in uno sforzo esegetico ed interpretativo. Tra i primi non si può non menzionare Angela Carter, con il suo "La Camera di Sangue" (Feltrinelli, 1984), ma anche alcuni insospettabili autori leader di altri generi sono stati plasmati dall'influenza delle fiabe dei Grimm (si veda ad asempio , a proposito dell'archetipo del bosco in cui si perdono i bambini, "La bambina che amava Tom Gordon" di Stephen King).
Tra i secondi, si annoverano molti studiosi sia sul versante della psicoanalisi, come Bruno Bettelheim (con il suo "Il mondo incantato: uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe", Feltrinelli, 1974), sia su quello della Psicologia analitica come Marie-Louise von Franz. In ogni caso, le fiabe dei Fratelli Grimm che furono la risultante di un lavoro certosino di raccolta di racconti dalla tradizione orale e della loro rielaborazione in racconti che incldevano molti elementi difformi, ma anche di successive implementazione, alla maniera dei lavori di ricostruzione archeologica del sito di Cnosso da parte di Evans (una ricostruzione non strettamente filologica, ma "interpretata") fanno riferimento a delle categorie universali e, per questo, persistono nell'immaginario collettivo oppure ci sono già se li consideriamo alla stregua di archetipi. Il bosco, gli animali parlanti, la strega cattiva, il bambino o i bambini che si perdono sempre nel fitto del bosco, le trasformazioni di esseri umani in animali e viceversa e, ovviamente, l'orco che mangia i bambini. E anche chi nella sua saggistica si è occupato di horr e di gotico non ha potuto prescindere dalla necessità di esaminare l'impianto favolistico: in effetti, spesso le fiabe dei Grimm sono oltremodo sanguinarie, per quanto il più delle volte con un lieto fine. Le cose terribili che accadono si possono sempre in qualche modo disfare. In effetti, si può ipotizzare che horr e gotico abbiano anch'essi in quanto generi delle radici profondamente radicate nel sistema delle fiabe in cui, comunque sia c'è sempre l'elemento della paura e del pericolo. Lo stesso Stephen King nel suo saggio sull'horror e sul gotico, "Danse Macabre", non può prescindere da queste radici.

 

Simona Vici, Mai più sola nel bosco, Marsilio, 2019

Simona Vinci nel suo originale percorso in un testo recentemente edito (Mai più sola nel bosco. Dentro le fiabe dei Fratelli Grimm, Marsilio Editore - Collana PassaParola, 2019) conduce il lettore dentro una sua personale rilettura delle fiabe dei Fratelli Grimm in cui si uniscono la sua personale e approfondita conoscenza di queste fiabe derivante dal fatto che esse sono state per lei compagni di lettura di tutta una vita assieme all'emergere di ricordi d'infanzia dove si ritrovano le vere radici della sua vocazione a divenire scrittrice.
E dunque questo libro, in cui gli stilemi del saggio, del memoir e del tributo sono strettamente intrecciati, è anche un tentativo di ripercorrere le origini e alle radici più profonde della sua scrittura.
Ovviamente, leggendo il testo di Simona Vinci, viene immediatamente la voglia di riprendere in mano l'edizione completa de "Le Fiabe del Focolare" per rileggere quelle stesse fiabe cui l'autrice si riferisce in questa sua rivisitazione.

(Soglie del testo) C'è una fiaba in questo libro, e la fiaba racconta di una bambina e di una creatura misteriosa. La Creatura d'acqua scura che striscia nella soffitta è forse il fantasma di un uomo ucciso durante la Resistenza e il cui corpo è stato occultato nello stagno. La Creatura d'acqua scura somiglia - dal buio nel quale la bambina la incontra - al lupo che attende Cappuccetto Rosso, al ginepro che conserva vita e morte nei suoi rami, al fuso di Rosaspina bella addormentata nel bosco, alla mela avvelenata di Biancaneve. La Creatura d'acqua scura torna, come in una favola nera, ad avvertire, raccontare, raccordare la vita adulta e l'infanzia, le colpe e le assoluzioni, i morti propri e quelli degli altri, gli amici perduti e i luoghi ritrovati. Simona Vinci, raccoglitrice di erbe per l'arrosto, fichi per le conserve e storie per queste pagine, continua a dire della sua paura e della nostra, svelando perché abbiamo tutti vissuto nelle fiabe dei fratelli Grimm e come, qualche volta, torniamo a viverci. Un viaggio dentro e fuori "il gusto della paura" di una scrittrice italiana che, per sua stessa ammissione, talvolta vede ancora l'invisibile.
Un viaggio dentro e fuori «il gusto della paura» di una delle più importanti scrittrici italiane contemporanee che, per sua stessa ammissione, l’invisibile, a volte, lo vede ancora
La creatura d’acqua scura che striscia in soffitta è forse il fantasma di un uomo ucciso a Budrio durante la Resistenza e il cui corpo è stato occultato nello stagno. La creatura d’acqua scura somiglia – dal buio nel quale Simona Vinci lo incontra, bambina – alle Cose assiepate dietro i cespugli e che ringhiano nell’udire un rumore di passi, al lupo nei boschi che attende Cappuccetto rosso, agli alberi di ginepro che conservano vita e morte nelle bacche e nei rami, ai briganti antropofagi, ai corvi che sono stati uomini, all’arcolaio di Rosaspina bella addormentata nel bosco, alla mela rossa avvelenata di Biancaneve, alle matrigne tagliagole. La creatura d’acqua scura torna, come le altre, come in una favola, come un gatto nero, famiglio o emissario del male, ad avvertire, salutare, raccontare, raccordare il tempo presente con l’infanzia, le colpe e le assoluzioni, i giochi e i dispetti, i morti propri e quelli degli altri, gli amici perduti e i luoghi ritrovati. I bambini che si crescono con i bambini che si è stati.
Simona Vinci, raccoglitrice di erbe per l’arrosto e fichi per le conserve e di storie per queste pagine, continua a dire della sua paura e della nostra, svelando perché tutti abbiamo vissuto nelle Fiabe dei fratelli Grimm e come, qualche volta, torniamo a viverci. La creatura d’acqua scura non ha intenzioni malvagie, è dolce, e ci abita. Almeno oggi.
«Fin dal suo esordio con Dei bambini non si sa niente, Simona Vinci ha dimostrato di essere una delle migliori scrittrici italiane contemporanee» (la Repubblica)

 

Simona Vinci

L'Autrice. Simona Vinci nata a Milano nel 1970, oggi vive a Bologna. Ha pubblicato Dei bambini non si sa niente (Einaudi Stile libero 1997 e 2018), In tutti i sensi come l’amore (Einaudi Stile libero 1999 e 2018, premio Selezione Campiello 1999), Come prima delle madri (Einaudi 2003, premio Selezione Campiello 2003), Brother and Sister (Einaudi Stile libero 2004), Stanza 411 (Einaudi Stile libero 2006 e 2018), Rovina (Edizioni Ambiente 2007), Strada Provinciale Tre (Einaudi Stile libero 2007), Nel bianco (Rizzoli 2009), La prima verità (Einaudi Stile libero 2016, premio Campiello 2016), Parla, mia paura (Einaudi Stile libero 2017) e In tutti i sensi come l’amore (Einaudi Stile libero 2018). I suoi libri sono tradotti e pubblicati in quindici paesi.

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10 maggio 2019 5 10 /05 /maggio /2019 09:53
Antonio Ferrara, Bambino di guerra, Siké Edizioni (Collana La Biblioteca di Nellina), 2019

Si legge con coinvolgimento e costernazione Bambino di guerra (Siké Edizioni, Collana La Biblioteca di Nellina, 2019), il breve testo di Antonio Ferrara, ciascun blocco di caratteri accompagnato da una illustrazione a piena pagina, 25 in totale, che narrano una storia per immagini curda e poetica al tempo stesso.
Quasi si trattasse, con le immagini disposte serialmente, del tabellone di un moderno contastorie. La voce narrante è quella di un bambino africano che è stato reclutato per diventare un bambino-soldato. Una voce, la sua triste e cruda al tempo stesso. Il luogo è un imprecisato paese dove imperversa la guerra: quindi questo racconto-denuncia assume un valore universale, privato com'é di particolarismi e di specifiche geolocalizzazioni.

Il nostro narratore racconta di tutto - in forma coincisa ed incisiva - dallA CRUDA iniziazione (il dovere assistere all'amputazione delle braccia della sorellina a colpi di machete) ad una possibile salvezza.
Il racconto nel finale così si trasfigura, poichè presenta uno spiraglio, una via di uscita all'incubo. 
Ma è noto quanto siano grandi le difficoltà nel salvare i bambini-soldato dal baratro in cui sono stati fatti precipitare con la sopraffazione e a metterli in una strada di possibile riabilitazione.
Il volume è corredato di una prefazione scritta da padre Alex Zanotelli con il titolo "Rendiamo tabù la guerra", in cui viene brevemente esaminata la situazione di guerre permanenti in molte parti del continente africani e dei suoi perché (tra cui la fabbricazione e l'esportazione di armi leggere da parte dei paesi del blocco occidentale (e l'Italia, a quanto pare, ha il triste primato di essere la seconda produttrice di armi leggere dopo gli USA), ma anche i perché del reclutamento di tanti bambini a fare i soldati, spingendoli a compiere atti di crudeltà efferata. E soprattutto nella sua prefazione viene denunciata l'efferata crudeltà messa in atto nei confronti di bambini ai quali, inducendoli con la violenza ad esercitare violenza, viene di fatto rubata l'infanzia.
Bambino di guerra fa pensare molto al romanzo (ma fondato su fatti veri) di Uzodinma Iweala, Bestie senza patria (Einaudi, Stile Libero, 2006) in cui si racconta la storia di un bambino, Agu, costretto a diventare soldato dai ribelli del suo paese e a obbedire agli ordini di uomini-belva come Comandante" e a uccidere nei più brutali dei modi per non essere ucciso a sua volta. Il divario temporale tra i due volumi mostra che il problema emrgente alle soglie del nuovo secolo e tuttora attuale e drammatico, pur nella profonda differenza tra le due scritture. Ma - sulla spinta di un desiderio di approfondimento - possiamo anche ricordare qui il libro memoir di Ismael Beah, Memorie di un soldato bambino edito da Feltrinelli che, ambientato questa volta in uno specifico paese, la Sierra Leone, condurrà il lettore in una realtà storica ancora antecedente e cioè agli anni Novanta del secolo scorso. E per completare questa carrellata di riferimenti bibliografici non possiamo dimenticare il drammatico saggio di Peter Warren Singer "I signori delle mosche", edito da Feltrinelli nel 2006 e il reportàge "Soldatini di piombo" che una raccolta di storie vere di bambini-soldato tra Uganda e Sierra Leone, trascritte ed elaborate da Giulio Albanese, giornalista e missionario, nel tentativo di affrontare la dolorosa vicenda dei bambini-soldato.

(Ultima di copertina) In venticinque drammatici affreschi – in cui il testo si alterna al bianco, nero, ocra e rosso delle illustrazioni – si racconta la realtà in cui ancora oggi, nel terzo millennio, sono costretti a vivere migliaia di ragazzi africani. Questo è un libro in cui si narra della “guerra” africana. Non una nello specifico, ma le tante guerre che in maniera più o meno eclatante non hanno mai cessato di togliere vita e speranze all'Africa.
Dalle pagine sapientemente costruite dall'autore emerge il dramma personale e sociale dei bambini-soldato. Ragazzi che, nemmeno adolescenti, vengono letteralmente rubati alle loro famiglie dai signori della guerra e trasformati in ubbidienti e impassibili carnefici. Ma anche ubbidienti e impassibili vittime.

Antonio Ferrara

L'autore. Antonio Ferrara è srittore, illustratore e formatore. Nato a Portici (Na), dove ha vissuto fino all’età di vent’anni, si è trasferito a Novara sul finire degli anni Settanta, dove ha lavorato come educatore in una comunità alloggio. Ha ricevuto diversi premi, tra i quali il «Premio Andersen», nel 2012 per il miglior libro oltre i 15 anni, e nel 2015 come illustratore. Nel 2017 è tra i vincitori del «Premio Letteratura Ragazzi» della Fondazione Cassa di Risparmio di Cento. Nel 2018 ha vinto il 61° Premio Bancarellino.

Uzodimna Iweala, Bestie senza patria (titolo originale: Beasts of No Nation, nella traduzione di Alessandra Montrucchio), Einaudi (Collana Stile Libero), 2006

Uzodimna Iweala, Bestie senza patria (titolo originale:Beasts of No Nation, nella traduzione di Alessandra Montrucchio), Einaudi (Collana Stile Libero), 2006

Non è un memoir personale, ma è stato scritto in forma di romanzo a partire da testimonianze raccolte ed è quindi fondato su fatti realmente accaduti.
(quarta di copertina) Un Paese africano senza nome. Una guerra civile di cui non si conoscono né ragioni né scopi. E un bambino che il padre incita a fuggire. Ma quando il mondo è dominato dalla brutalità, la fuga non è salvezza. È una inarrestabile discesa all'inferno.
Fino a poco tempo fa, nel villaggio si viveva bene. Si facevano feste, si mangiava di tutto. Agu e il suo amico Dike giocavano per strada, davanti al sorriso delle donne e dei vecchi. La mattina andavano a scuola, la domenica in chiesa. E ogni sera, Agu si faceva leggere da sua madre qualche pagina della Bibbia, affascinato dalle mille storie che conteneva. Poi, però, è arrivata la guerra. Agu, costretto a diventare soldato per i ribelli, deve ora obbedire agli ordini di uomini-belva come Comandante. Deve uccidere nel piú brutale dei modi, per non essere ucciso. Impara tutte le atrocità. Solo la fantasia, l’amicizia, la nostalgia della famiglia gli permettono di resistere alla violenza e alla fame. Gli permettono di sopravvivere, come una bestia braccata, una bestia senza patria.
Con un linguaggio tagliente come la lama di un machete eppure capace di improvvisi squarci di poesia, Bestie senza una patria racconta una storia di vita e di morte, la storia di un bambino obbligato a crescere, e a perdere l’innocenza, nel peggiore dei modi (e dei mondi) possibili.
Hanno detto
"Una delle rare occasioni in cui leggi un’opera prima e pensi: questo ragazzo diventerà molto, molto bravo"  (Salman Rushdie)
" Un’opera urgente, potente e viscerale, che annuncia l’arrivo di un grandissimo talento" (Amitav Gosh)

L'autore. Uzodinma Iweala è nato nel 1982 negli Stati Uniti. Bestie senza una patria è il suo primo romanzo e ha ricevuto alcuni tra i piú prestigiosi premi letterari per esordienti, tra cui il New York Library's Young Lions Prize.

Peter Warren Singer, I Signori delle mosche. L'uso militare dei bambini nei conflitti contemporanei, Feltrineli Editore (Collana i Campi del Sapere), 2006

Peter Warren Singer, I Signori delle mosche. L'uso militare dei bambini nei conflitti contemporanei, Feltrineli Editore (Collana i Campi del Sapere), 2006, con un contributo di Alessandro Del Lago.

(quarta di copertina) Questo libro è uno studio serio su come sta cambiando il modo di fare la guerra. Il fenomeno dei bambini soldati è la spia e insieme l’aspetto più atroce di tale trasformazione. La loro presenza sui campi di battaglia è una novità dei conflitti contemporanei: dall’Europa (Balcani, Kurdistan turco) all’Asia (Medio Oriente, fascia caucasica, Sri Lanka, Sudest asiatico), dall’Africa (Sierra Leone, Sudan, Congo) all’America centro-meridionale i bambini vengono ‟reclutati” negli eserciti regolari e irregolari. L’uso sempre più massiccio di bambini soldati nasce dalla fine della Guerra fredda e dall’instabilità che la globalizzazione comporta nella maggior parte dei paesi post-coloniali. Qui, dove gli stati sono fragili, la disponibilità di armi letali e poco costose consente anche a gruppi piccoli, spesso privi di sostegno popolare, di trasformarsi in bande armate che si battono per il controllo delle risorse economiche. Il ‟reclutamento” dei bambini diventa sistematico proprio perché risponde alle esigenze di questi nuovi conflitti: sono facilmente manipolabili, imparano in fretta a maneggiare armi leggere e letali, non costano e sono sostituibili. Vi hanno fatto ricorso piccoli gruppi guidati dai ‟signori della guerra”, ma anche eserciti di stati sovrani, come l’Iran, e il loro utilizzo va diffondendosi in tutto il mondo. L’uso dei bambini cambia le guerre e le rende più violente e atroci. Per stroncarlo bisogna fare in modo che non sia più conveniente. Singer propone che lo si dichiari crimine contro l’umanità. Gli adulti responsabili devono essere giudicati da tribunali ad hoc e da tribunali internazionali. I bambini, al contrario di quanto avviene oggi, non devono essere perseguibili, nonostante siano responsabili di reati gravissimi, proprio perché bambini. Al loro recupero – lungo e difficilissimo e al quale è dedicato l’ultimo capitolo – vanno riservate risorse importanti: la loro riabilitazione è il primo passo per arginare il dilagare della violenza.

L'Autore. Peter Warren Singer ha studiato a Princeton e a Harvard. Insegna a Princeton. È stato consigliere dell'esercito statunitense per le questioni legate al fenomeno dei bambini soldati. È autore di Corporate Warriors. The Rise of the Privatized Military Industry (Cornell University Press, 2003).

Giulio Albanese, Soldatini di piombo. La questione dei bambini-soldato, Feltrinelli Editore, 2007

Giulio Albanese, Soldatini di piombo. La questione dei bambini-soldato, Feltrinelli Editore, 2007

(Quarta di copertina) Giulio Albanese racconta una serie di storie incentrate sul dramma dei bambini soldato in Uganda e in Sierra Leone, due realtà emblematiche per tutti coloro che si battono contro l'arruolamento dei minori. Due paesi in cui la violenza devastante del mondo degli adulti non lascia speranze a un'umanità ancora imberbe, piegata con strumenti di pressione fisica e psicologica a combattere senza pietà: vera e propria ‟carne da cannone” al servizio del gioco del potere degli adulti. Rapiti all'età di dieci-undici anni, i bambini vengono convinti di essere invincibili attraverso strani riti magici di derivazione animistica e dal rilascio progressivo sottopelle di sostanze amfetaminiche. Talvolta la loro cieca violenza è rivolta contro gli stessi villaggi dove sono cresciuti, fatto che poi vanifica, alla fine del conflitto, ogni strategia di reinserimento nelle famiglie di origine.

‟Super Soldier ha nove anni quando viene sequestrato in Sierra Leone dai ribelli del Fronte unito rivoluzionario (Ruf). Qualcuno ha l'ardire di raccontargli che avrebbe dovuto combattere per il bene dei suoi genitori. Peccato che erano stati proprio quei sanguinari aguzzini a massacrare l'intera sua famiglia. Poi tenta di fuggire ma viene catturato nuovamente. Per punizione gli vengono impressi a fuoco sul petto i caratteri del Ruf…”

L'Autore. Giulio Albanese (Roma 1959) ha vissuto in Africa per diversi anni, dove ha svolto la duplice attività giornalistica e missionaria. È stato per alcuni anni in Kenya direttore del ‟New People Media Centre” e di due testate sull'attualità africana in lingua inglese: il ‟New People Feature Service” e il ‟New People. Magazine”. Nel 1997 ha fondato MISNA (Missionary Service News Agency), agenzia di stampa on line in tre lingue (italiano, inglese e francese), un progetto editoriale che ha riscosso un notevole successo a livello internazionale. Collaboratore di varie testate giornalistiche, tra le quali ‟Radio Vaticana”, ‟Avvenire”, ‟Espresso” e ‟Radio Rai”, ha già pubblicato Sudan: solo la speranza non muore (Emi, 1994), Ibrahim amico mio (Emi, 1997), Il mondo capovolto (Einaudi, 2003) e Hic sunt leones. Africa in nero e in bianco (Paoline 2006). Nel luglio del 2003 il presidente Carlo Azeglio Ciampi lo ha insignito del titolo di Grande Ufficiale della Repubblica Italiana per meriti giornalistici nel Sud del mondo. Con Feltrinelli ha pubblicato Soldatini di piombo (2005, 2007).

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1 maggio 2019 3 01 /05 /maggio /2019 09:25
La principessa Alexandra Wolff Stomersee a Palermo (alle sue spalle il Principe Giuseppe Tomasi di Lampedusa) - Fonte wikipedia

Alexandra Wolff Stomersee - conosciuta anche come "Licy" - fu una delle "principesse della psiconanalisi", al pari di Marie Bonaparte o di altre donne europee altolocate e culturalmente all'avanguardia, pronte a cogliere nuovi fermenti, come ad esempio fu Lou Andreas Salomé, che furono attratte dal carisma di Sigmund Freud e che ne divennero allieve e, in alcuni casi, devote sostenitrici. Fortuna volle che Alexandra Wolf approdasse in Sicilia, a Palermo, a seguito del matrimonio con il Principe Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nipote di Pietro della Torretta, marito in seconde nozze della di lei madre, scrittore e autore del celebrato "Il Gattopardo", ma soprattutto uomo di grandissima levatura e cultura.
A Palermo, spinta dal suo interesse per la psicoanalisi, Licy cominciò a frequentare l'ospedale psichiatrico in via Pindemonte che, allora era di recentissima costruzione e moderna concezione. Cominciò presto ad attrarre nella sua sfera culturale alcuni giovani medici che, così come aveva fatto Freud, con la prima generazione dei suoi allievi, si sottoposero ad una psiconanalisi con lei e che poi continuarono ad approfondire il loro interesse nella psicoanalisi e ad avere i propri pazienti. E così, con questa diretta ascendenza freudiana, la Psiconanalisi arrivò a Palermo, con una serie di rilanci a livello nazionale, in virtù della vivacità intellettuale di Alexandra Wolff Stomersee. Uno dei suoi allievi fu Francesco Corrao che, per lungo tempo unico psiconalista didatta di Palermo e della Sicilia, forgiò da solo un'intera generazione di psicoanalisti siciliani.
Quindi Alexandra Wolff Stomersee è una figura di grandissimo rilievo non solo per la storia della cultura, ma anche per quella della psicologia e della psicoanalisi italiana (per quanto rigarda quest'ultimo campo la sua figura è stata di cruciale importanza per gettare le fondamenta di un movimento psicoanalitico siciliano). Nell'ambito italiano della psiconanalisi, fu il primo presidente della Società Italiana di Psiconalisi, come riconoscimento per la sua attività di studiosa e di pioniera della disciplina.
La sua figura è stata delineata nel film del 2000 di Roberto Andò, Il Manoscritto del Principe, nel quale si raccontano gli ultimi anni di vita del Principe di Lampedusa (qui è impersonata da Jeanne Moreau) e del romanzo memoir di Susy Izzo, sua paziente e allieva, La Dama e il Gattopardo.

 Gabriele Bonafede, Appunti di una giovane anima. Alexandra Tomasi di Lampedusa (pubblicazione indipendente, 2018)

Recentemente, é arrivata in libreria, l'opera di Gabriele Bonafede, Appunti di una giovane anima. Alexandra Tomasi di Lampedusa (pubblicazione indipendente, 2018) che, in forma romanzata seppure rigorosamente fondata su fonti storiche, prova a raccontare la vita di Alexandra Wolff e del marito. Il volume verrà presentato martedì 14 maggio 2019, alle ore 18.00 a Palazzo Sant'Elia (Palermo). Tale evento si iscrive all'interno della manifestazione "Settimana delle Culture" (dall'11 al 19 maggio) che giunge alla sua 8^ edizione.
Non si tratterà soltanto della presentazione tout court del volume di Bonafede, ma di una tavola rotonda rievocativa e di studio sulla complessità di Alexandra Wolff Stomersee, come indica il titolo dell'evento: "Ricordando Alexandra Tomasi di Lampedusa, tra storia, letteratura e psicoanalisi".
Oltre all'autore, interverranno Clara Monroy, Antonio Riolo, Giancarlo Decimo e Filippo Pecoraino. Verranno anche presentate in video le interviste inedite di Isabella Crescimanno Pecoraino (2009) e di Beppe Aiello (2019).
Letture di brani scelti deal volume verranno fatte da Viviana Lombardo e da Giuseppe Tumminello.

(dal retro di copertina) "Appunti di una giovane anima. Alexandra Tomasi di Lampedusa" narra mezzo secolo (1904-1954) della storia d'Europa, compresa la Russia, attraverso la vita di una coppia straordinaria: Alexandra Wolff von Stomersee e lo scrittore siciliano Giuseppe Tomasi di Lampedusa (autore de Il Gattopardo). La vicenda si svolge nel mezzo di tragedie e rovine delle due famiglie, dovuta in gran parte alle distruzioni e trasformazioni delle due guerre mondiali con il sapore del "mondo felice perduto" evidente ne Il Gattopardo. Come il marito Giuseppe, Alexandra Tomasi di Lampedusa, soprannominata "Licy" e anche "Principissa", parlava almeno cinque lingue ed era una profonda conoscitrice di Shakespeare e della letteratura russa ed europea. Donna dalla personalità duale, fu inoltre la prima presidente della Società italiana di Psicoanalisi e la prima donna psicoanalista in Italia e in Sicilia. Rivoluzionaria nell'intimo ma politicamente "zarista", nella sua giovinezza iniziò a lavorare intensamente con i pionieri della psicoanalisi ed ebbe al contempo involontari contatti con esponenti politici che posero le basi delle teorie del nazifascismo e con emanazioni della dittatura staliniana. Sposandosi in seconde nozze con Giuseppe Tomasi di Lampedusa, dopo un martoriato matrimonio con un principe baltico dichiaratamente omosessuale, si scontrò altresì con un mondo profondamente diverso da quello dove era cresciuta: il mondo siciliano. In particolare si trovò a fronteggiare il ristretto mondo della speciosa aristocrazia palermitana, tendente a sostenere Mussolini negli stessi anni in cui in Lettonia, dove Licy ha vissuto a lungo, le donne avevano già ottenuto il diritto al voto. Il romanzo ha diversi piani narrativi e, oltre ai protagonisti, sono presenti altri personaggi-chiave, reali o verosimili, che ruotano intorno alla coppia così come all'Europa del "secolo breve". A partire dalla narratrice, una "bambina eterea", ovvero una "giovane anima", che rivelerà solo nelle ultime righe la propria identità: come un piccolo "giallo" incastonato in una storia d'avventura, di viaggi, di letteratura e di relazione culturale e psicologica tra un uomo e una donna straordinari. E che hanno fatto epoca.

L'autore. Gabriele Bonafede (Palermo 1965), ha ottenuto il Master in Public Policy and Planning alla facoltà d'economia della Northeastern University di Boston (USA) nel 1993 e il dottorato di ricerca in pianificazione territoriale in Italia nel 1994. Nel 1996 si è specializzato in Regional Studies in Developing Countries al MIT di Cambridge (USA). Poliglotta, lavora nell'ambito della cooperazione internazionale. Ha pubblicato cinque saggi su temi d'economia e sviluppo e articoli accademici in italiano e inglese.
Dal dicembre 2015 pubblica e dirige il web magazine www.maredolce.com

 

 

 

 

 

Appunti di una giovane anima. In una biografia romanzata la storia di Alexandra Wolff Stomersee, personaggio di rilievo nella storia della psicologia e della psicoanalisi

Il manoscritto del Principe è un film drammatico del 2000, diretto da Roberto Andò. Il film è ambientato a Palermo negli anni cinquanta. Vi si racconta la parte finale della vita e le ultime gesta dello scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa, in particolare del suo rapporto con gli allievi ventenni Guido e Marco e la stesura de Il Gattopardo. In questo film Licy è impersonata da Jeanne Moreau. Il film su youtube è disponibile nella sua interezza.

Susy Izzo, La Dama e il Gattopardo, Memori, 2010 (disponibile anche in formato ebook)

Per completezza aggiungo qualche notizia sul volume scritto da Susy Izzo.
(Fonte: mezzocielo.it) Nel suo libro “La dama e il gattopardo” la psichiatra e psicoterapeuta Susy Izzo (psichiatra e psicoterapeuta, scomparsa nel 2017) ci offre un ritratto, per alcuni aspetti inedito, della principessa Alexandra Wolff Stomersee, moglie di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, con la quale condusse la propria analisi personale e didattica. L’autrice ricostruisce quello che fu il particolare sodalizio che nacque e si consolidò negli anni tra lei, ragazza anticonformista degli anni settanta, di sinistra, alla ricerca di una nuova identità femminile rispetto ai modelli del passato e un’anziana signora austera, appartenente alla nobiltà e cresciuta alla corte dello zar Nicola II. Due figure lontanissime tra di loro ed apparentemente antitetiche, ma unite da un rapporto di reciproca stima e rispetto che col tempo si tramutò in una affettuosa amicizia che durò fino alla scomparsa della principessa, avvenuta nel 1982.

Figlia del barone baltico Boris Wolff Stomersee e di Alice Barbi, apprezzata cantante lirica di origini italiane, Alexandra nacque a Nizza nel 1896 e trascorse i primi anni della sua vita a Pietroburgo formandosi in un ambiente colto e raffinato, sebbene espressione del decadente mondo zarista. Intorno agli anni venti si trasferì a Berlino per frequentare l’Istituto di Psicoanalisi e durante un soggiorno a Vienna ebbe l’opportunità di conoscere personalmente anche Freud. A Londra conobbe Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nipote del secondo marito della madre, Pietro Tomasi della Torretta allora ambasciatore italiano nel Regno Unito. Si sposarono nel 1932 e dopo la confisca definitiva delle sue proprietà in Lettonia da parte delle autorità sovietiche, si trasferirono a vivere definitamente in Italia dividendosi tra Roma e Palermo.

A Roma la principessa strinse fin da subito rapporti con i maggiori psicoanalisti del tempo e divenne presto membro della giovane Società di Psicoanalisi. Dopo la guerra fu sempre lei, assieme a Cesare Musatti, che si adoperò per rifondare la Società, soppressa durante il fascismo, di cui fu anche la prima donna a ricoprire la carica di presidente (Da allora, bisognerà aspettare fino alla recente nomina di Anna Nicolò per trovare un’altra donna alla presidenza della SPI).

Rimasta sola, Alexandra condusse una vita di parziale isolamento, continuando però a lavorare con i pazienti e proseguendo nella sua attività didattica fino alla fine. Così come era stata a fianco del marito durante la stesura del Gattopardo, in seguito si occupò della pubblicazione postuma del romanzo.

Il libro di Susy Izzo si riferisce proprio all’ultimo periodo della sua vita, raccontando dei loro incontri che si svolsero sia nella casa romana di Corso Trieste sia a Palermo, nel palazzo Lampedusa-De Pace in via Butera 28. Con una prosa molto garbata, l’autrice ci svela alcuni tratti personali della principessa, discrete confidenze condivise con l’allieva, accenni nostalgici al suo passato e ricordi di un mondo ormai scomparso, soprattutto se paragonato con l’incalzare degli eventi sociali e politici che contraddistinsero gli anni 70 ed 80 del Novecento.

(risguardo di copertina) Cosa ci fanno una ragazza degli anni '70 (un pizzico bolscevica e appassionata di psicoanalisi) in jeans e maglietta e la principessa Alexandra Wolffstornesse Tomasi di Lampedusa, (sinceramente antibolscevica), psicoanalista, allieva di Freud con bastone e cappello con veletta, su una Spider decappottabile color amaranto?
Tutto comincia a Palermo. Per l'esattezza a via Butera 23, nel fascinoso e decadente scenario profumato di gelsomino del palazzo dei Tomasi di Lampedusa. Sarà lì che la ragazza in jeans, attraverso un lungo percorso analitico, scoprirà se stessa e imparerà a stimare e amare Alexandra, la moglie, la consigliera, la donna perdutamente innamorata dell'ultimo dei gattopardi.
Prefazione di Gioacchino Lanza Tomasi
Postfazione di Marco Spagnoli

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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