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19 gennaio 2019 6 19 /01 /gennaio /2019 08:52
Stephen King, Elevation, Hodder&Stoughton, 2018

Elevation (Hodder&Stoughton, 2018) è un magistrale romanzo breve di Stephen King, ancora non tradotto in Italiano.
Ambientazione, come è stato per "Gwendy's Button Box" è Castle Rock, cittadina d'invenzione letteraria ubicata nel Maine dove si svolgono molti dei romanzi del primo periodo narrativo di Stephen King.
E, curiosamente, non si tratta di una storia horror in senso stretto, ma di una narrazione lieve di sentimenti, di nostalgie, di transiti da uno stato all'altro e di addii.
In breve, il protagonista, Scott Carey, si accorge un bel giorno che il suo peso ha cominciato a diminuire quotidianamente senza che si manifesti nella sua complessione alcun cambiamento evidente.
Si tratta d'un evento che nulla ha a che fare con la fisiologia o con la patologia.
Non si sa il perché e il per come. Semplicemente accade.
A partire da questo incipit che rappresenterà la chiave di volta narrativa e che è, indubbiamente, un omaggio a Richard Matheson e al suo magistrale romanzo "Tre millimetri al giorno" (ricordato, peraltro, in epigrafe ma non solo, poichè il protagonista del romanzo di Matheson si chiama esattamente nello stesso modo: è sempre Scott Carey, insomma, anche se in un'altra situazione e in un differente contesto) si sviluppa una vicenda delicata di amicizia, di affetti e - come dicevo prima - di addii. E si notano molte simmetrie e relazioni duali: alla fine,  lo Scott Carey di Elevation varcherà da solo la frontiera che lo separa dall'indicibile, lasciando dietro di sé delle belle memorie.
Il racconto, benchè breve, offrer al lettore nei suoi sviluppi molte sorprese e si articola in vari passaggi sino alla conclusione, che qui non diciamo, anche se - osservando bene l'illustrazione in sovraccoperta che dice senza dire - qualcosa si puà intuire. Il titolo si ispira ad una riflessione di Scott Carey che compare nel bel mezzo di una sua prestazione sportiva amplificata (e anche questo punto rappresenta un momento topico del plot), mentre la cassetta postale che entra nell'immagine di copertina come supporto del titolo è parte di un altro momento clou della narrazione.
In ogni caso, ciò che si offre al lettore è un viaggio alla scoperta delle proprie potenzialità in un momento di transizione - o meglio di transito - il cui esito rappresenta il passaggio verso l'ignoto che è poi il succo del famoso romanzo di Matheson cui Paul Auster dedica - in suo memoir, Notizie dall'interno, 2013 - un'approfondita analisi (con riferimenti anche al film che ne fu tratto negli anni Sessanta, con il titolo The Incredible Shrinking Man) nel cercare di descrivere l'effetto perturbante che ebbe in lui adolescente quel racconto.

Ho letto Elevation con grande piacere, commuovendomi perfino nel finale. Uno dei capitoli centrali racconta di una corsa locale charity, la Thanksgiving 12k Run, meglio detta dai locali The Turkey Trot, descritta con grande vividezza e verosimiglianza: e, per questo capitolo, la storia potrà sicuramente piacere a molti runner.

(Dal risguardo di copertina) Castle Rock is a small town, where word gets around quickly. That's why Scott Carey wants to confide only in his friend Doctor Bob Ellis about his strange condition: he's losing weight, without getting thinner, and the scales register the same when he is in his clothes or out of them, however heavy they are. Scott also has new neighbours, who have opened a 'fine dining experience' in town, although it's an experience being shunned by the locals; Deidre McComb and her wife Missy Donaldson don't exactly fit in with the community's expectations. And now Scott seems trapped in a feud with the couple over their dogs dropping their business on his lawn. Missy may be friendly, but Deidre is cold as ice. As the town prepares for its annual Thanksgiving 12k run, Scott starts to understand the prejudices his neighbours face and he tries to help. Unlikely alliances form and the mystery of Scott's affliction brings out the best in people who have indulged the worst in themselves and others.
From master storyteller Stephen King, our 'most precious renewable resource, like Shakespeare in the malleability of his work' (Guardian), comes this timely, upbeat tale about finding common ground despite deep-rooted differences.
Compelling and eerie, Elevation is as gloriously joyful (with a twinge of deep sadness) as 'It's a Wonderful Life'.

Includes illustrations by Mark Edward Geyer.

'Stephen King's slim new novel tackles weighty matters'

New York Post (appraisal citata in sovraccoperta)

He remembered that day in his yard, flexing his knees, leaping, and catching the branch of the tree. He remembered running up and down the bandstand steps. He remembered dancing across the kitchen floor as Stevie Wonder sang 'Superstion'. This was the same. Not a wind, not even a high, exactly, but an elevation. A sense that you had gone beyond yourself and could go farther still.

Elevation, pp. 85-86

Stephen King, Elevation (traduzione di L. Briaschi), Sperling&Kupfer (Collana Pandora), 2019

"Elevation" è stato pubblicato in traduzione italiana all'inizio del 2019, nella traduzione di L. Briasco, sempre per i tipi di Sperling&Kupfer (Collana: Pandora).

Queste le soglie del testo.
Un racconto di rara intensità, che è anche un omaggio ai suoi maestri, in cui King si prende la libertà, più che legittima, di dare una possibile risposta alle tristi derive del nostro tempo.
(risguardo di copertina) Scott Carey sta percorrendo senza fretta il tratto di strada che lo separa dal suo appuntamento. Si è lasciato alle spalle la casa di Castle Rock, troppo grande e solitaria da quando la moglie se n'è andata, se non fosse per Bill, il gattone pigro che gli tiene compagnia. Non ha fretta, Scott, perché quello che deve raccontare al dottor Bob, amico di una vita, è davvero molto strano e ha paura che il vecchio medico lo prenda per matto. Infatti Scott sta perdendo peso, lo dice la bilancia, ma il suo aspetto non è cambiato di una virgola. Come se la forza di gravità stesse progressivamente dissolvendosi nel suo corpo. Eppure, nonostante la preoccupazione, Scott si sente felice, come non era da molto tempo, tanto euforico da provare a rimettere le cose a posto, a Castle Rock. Tanto, da provare a riaffermare il potere della parola sull'ottusità del pregiudizio. Tanto, da voler dimostrare che l'amicizia è sempre a portata di mano.

Hanno detto:
«Esercizio di stile con l'anima, Elevation propone una serie di lezioni morali all'America trumpiana ma lo fa regalando in cambio un guizzo crativo purissimo» (Francesco Pacifico, Robinson)

«Un piccolo libro su un uomo normale che, in circostanze straordinarie, supera l'odio per vivere con gentilezza e dignità» (The Washington Post)
«King è la nostra risorsa rinnovabile più preziosa» (The Guardian)

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17 gennaio 2019 4 17 /01 /gennaio /2019 08:29

Nino Di Matteo è stato - ed è -  il magistrato più minacciato d'Italia. Perchè? Ma perchè ha portato avanti, assieme ad altri magistrati altrettanto valorosi, l'inchiesta giudiziaria sullo scellerato patto stato-mafia che, consumato negli anni 1992-1994, fu preceduto dall'uccisione di Falcone, della Morvillo, di Paolo Borsellino e delle relative scorte e fu punteggiato da altri eventi intimidatori e da attentati dinamitardi che hanno cercato di portare terrore e instabilità ai più alti vertici dello stato.
Nino Di Matteo è andato avanti, malgrado le minacce, l'indifferenza e la denigrazione, soltanto spinto dal desiderio di giungere ad una verità giudiziaria incontrovertibile.
Ha dovuto lottare anche contro la tiepidezza dei politici e dei governanti, se non contro una loro aperta ostilità, facendo i conti anche con organi di stampa "di regime", portati a minimizzare e a utilizzare principalmente la strategia del silenzio.
E intanto Di Matteo, superscortato e costretto ad una vita blindata assieme alla famiglia, ha portato avanti il suo compito di servitore di uno Stato che, per essere credibile, ha bisogno di verità incontrovertibili e di giustizia vera.
Chi vive a Palermo avrà spesso notato un corteo di grandi gipponi blindati con i vetri oscurati muoversi da un capo all'altro della città. Di Matteo viaggiava sempre all'interno di una di queste vetture, super scortato e superprotetto da minacce che sono state concrete e tangibili.
Ho avuto modo di vedere questo corteo con i miei occhi visto che abito a poca distanza dalla sua abitazione, oppure, qualche volta in autostrada.
Ma, a parte questa visibilità estemporanea, di ciò che egli faceva si sapeva ben poco. I giornali locali e nazionali hanno sempre dedicato ben poco spazio all'inchiesta giudiziaria sul patto stato-mafia e, poi, alle diverse fasi del processo in Corte d'Assise d'Appello, durato ben cinque anni.
Non avendo informazioni di prima mano sui quotidiani e non avendo io occasione di frequentare nel web siti di informazione alterrnativa, sapevo soltanto che Nino Di Matteo stava indagando su quello scellrato patto.
Ora, a sentenza emessa (il patto stato-mafia ci fu), esce un libro intervista in cui Nino Di Matteo sollecitato dalle domande del giornalista Saverio Lodato racconta di quel'inchiesta sino al suo esito giudiziario: un libro fondamentale per sapere tutto quello che i giornali stampati, con i loreo silenzi e con le loro omissioni non ci hanno mai detto.

“Chiediamoci perché politica, istituzioni, cultura, abbiano avuto bisogno delle parole dei giudici per cominciare finalmente a capire... Un manipolo di magistrati e di investigatori ha dimostrato di non aver paura a processare lo Stato. Ora anche altri devono fare la loro parte.”

Nino Di Matteo (quarta di copertina)

“Volevo che nelle pagine di questo libro parlasse il magistrato, parlasse l’uomo, protagonista e testimone di un processo destinato a lasciare il segno.”
Saverio Lodato

Saverio Lodato (quarta di copertina)

La testimonianza del pm più minacciato d'Italia. Le verità che molti volevano nascondere

Fascetta

Nino di Matteo e Saverio Lodato, Il patto sporco. Il processo Stato-Mafia nel racconto di un suo protagonista, Edizioni Chiare Lettere, Collana Principio Attivo Interviste e Réportage, 2018

In "Il patto sporco. Il processo Stato-Mafia nel racconto di un suo protagonista" (Edizioni Chiare Lettere, Collana Principio Attivo Interviste e Réportage, 2018), Nino Di Matteo, sollecitato dalle domande di Saverio Lodato, illustra tutto l'arco dell'iter giudiziario che ha condotto, alla fine, ad una sentenza di condanna in cui in maniera incontrovertibile si afferma la verità giudiziaria che il patto scellerato tra Stato e  Mafia ci fu, proprio al culmine degli anni delle stragi di mafia (1992-1994) e ci racconta una storia esemplare. Quella di un giudice caparbio che vuole andare sino in fondo alla ricerca della verità (anche al prezzo di dover vivere una vita blindata), malgrado le intimidazioni, i depistaggi, i tentativi di insabbiamento, le menzogne e le omissioni, il tiepido appoggio di politici altolocati di destra e di sinistra, se non la loro aperta opposizione, le campagne di denigramento in cui si è cercato di farlo apparire come uno che andava alla ricerca di verità risibili.
Gli anni dell'inchiesta, nella conversazione tra Nino Di Matteo e Saverio Lodato, ci sono tutti, dai primi passi sino a quando si è andati a processo, con un procedimento giudiziario in Corte d'Assise, lungo e accidentato, durato cinque anni e che ha, infine, portato il 19 luglio 2018, ad una sentenza liberatoria per coloro che avevano creduto a Di Matteo (e al gruppo di valorosi magistrati che si erano impegnati con lui per il trionfo della verità), una sentenza di condanna - storica ed epocale - per le parti implicate, supportata da un dispositivo articolato in migliaia di pagine (per l'esattezza, 5252).
Leggendo questo libro, ci si rende di quanto gli organi di stampa (soprattutto qelli cartacei, ma anche i conduttori di rubriche televisive di dibattiti a cui sono sempre invitati i soliti noti) abbiano attivamente disinformato su questi temi o non abbiano voluto informare correttamente: e, inoltre, si possono collocare tutti i passaggi del percorso dell'inchiesta giudiziaria e del processo nella giusta prospettiva.
Oltre alla parte dell'intervista in senso stretto, il volume è corredato da un commento di Nino di Matteo sui punti focali del dispositivo di sentenza (Questa storia la Corte d'assise di Palermo l'ha ricostruita così, pp.123-145) e da una serie di articoli, in appendice, di Saverio Lodato, pubblicati nel corso degli anni su fonti di stampa alternative (pp.147-207).
E' un libro che tutti dovrebbero leggere, poichè - come afferma Di Matteo - "...esso intende poter rappresentare un piccolo contributo alla realizzazione di un importante obiettivo: la conoscenza della verità presupposto e viatico irrinunciabile a libertà e domocrazia" (ib., p. 145).

Oggi questa sentenza rappresenta la piattaforma più solida sulla fondare un reale e storico cambiamento. Ma, come sempre, saranno in tanti a remare contro. E lo faranno, anzi lo stanno già facendo, ricorrendo alla sperimentata strategia di sempre: il silenzio, il nascondimento dei fatti, il tentativo di minimizzare il significato di ciò che è stato accertato. "Loro" continueranno ad agire così. Hanno iniziato a farlo ventiquattr'ore dopo una sentenza che li ha spiazzati e preoccupati, facendo subito scomparire quel processo dal riflettore dei "media". "Loro" sono tanti e sono forti perchè ancora in grado di manovrare importanti leve del potere; "Noi" abbiamo il dovere di raccontare, discutere, cercare di diffondere la conoscenza e la consapevolezza di ciò che è successo e che non deve più accadere.

Nino Di Matteo (ib. p.145)

(dal risguardo di copertina) Gli attentati a Lima, Falcone, Borsellino, le bombe a Milano, Firenze, Roma, gli omicidi di valorosi commissari di polizia e ufficiali dei carabinieri. Lo Stato in ginocchio, i suoi uomini migliori sacrificati. Ma mentre correva il sangue delle stragi c’era chi, proprio in nome dello Stato, dialogava e interagiva con il nemico.
La sentenza di condanna di Palermo, contro l’opinione di molti “negazionisti”, ha provato che la trattativa non solo ci fu ma non evitò altro sangue. Anzi, lo provocò. Come racconta il pm Di Matteo a Saverio Lodato in questa appassionata ricostruzione, per la prima volta una sentenza accosta il protagonismo della mafia a Berlusconi esponente politico, e per la prima volta carabinieri di alto rango, Subranni, Mori e De Donno, sono ritenuti colpevoli di aver tradito le loro divise. Troppi i non ricordo e gli errori di politici e forze dell’ordine dietro vicende altrimenti inspiegabili come l’interminabile latitanza (43 anni!) di Provenzano, la cattura di Riina e la mancata perquisizione del suo covo, il siluramento del capo delle carceri, Nicolò Amato, la sospensione del carcere duro per 334 boss mafiosi.
Anni di silenzi, depistaggi, pressioni ai massimi livelli (anche dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano), qui documentati, finalizzati a intimidire e a bloccare le indagini. Ora, dopo questa prima sentenza che si può dire storica, le istituzioni appaiono più forti e possono spazzare via per sempre il tanfo maleodorante delle complicità e della convivenza segreta con la mafia.

Nino Di Matteo

Gli autori. Sostituto procuratore della Repubblica a Caltanissetta e poi a Palermo, Nino Di Matteo è ora sostituto procuratore alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Ha indagato sulle stragi dei magistrati Chinnici, Falcone, Borsellino e delle loro scorte, e sull’omicidio del giudice Saetta. Pm in processi a carico dell’ala militare di Cosa Nostra, si è occupato anche dei processi a Cuffaro, al deputato regionale Mercadante, al funzionario dei servizi segreti D’Antone, e alle “talpe” alla procura di Palermo. Diverse amministrazioni comunali (tra queste Roma, Milano, Torino, Bologna, Genova) gli hanno conferito la cittadinanza onoraria per il suo impegno nella ricerca della verità. È autore dei libri “Assedio alla toga” (con Loris Mazzetti, Aliberti) e “Collusi” (con Salvo Palazzolo, Rizzoli).

Saverio Lodato

Saverio Lodato è tra i più autorevoli giornalisti italiani in materia di mafia, antimafia e Sicilia. Per trent’anni è stato inviato de “l’Unità” in Sicilia e oggi scrive sul sito antimafiaduemila.com. Ha scritto: “Avanti mafia!” (Corsiero Editore); “Quarant’anni di mafia” (Rizzoli); “I miei giorni a Palermo” (con Antonino Caponnetto, Garzanti); “Dall’altare contro la mafia” (Rizzoli); “Ho ucciso Giovanni Falcone” (con Giovanni Brusca, Mondadori); “La linea della palma” (con Andrea Camilleri, Rizzoli); “Intoccabili” (con Marco Travaglio, Rizzoli); “Il ritorno del Principe” (con Roberto Scarpinato, Chiarelettere); “Un inverno italiano” (con Andrea Camilleri, Chiarelettere); “Di testa nostra” (con Andrea Camilleri, Chiarelettere).

L'intervista integrale di Paolo Borrometi per il Tg2000, al sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo, storico magistrato del pool che ha istruito il processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, e autore insieme al giornalista Saverio Lodato del libro "Il patto sporco".

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12 gennaio 2019 6 12 /01 /gennaio /2019 07:14

I libri che abbiamo letto e conservato, quelli che abbiamo accumulato, quelli che teniamo sempre con noi anche se non li abbiamo mai aperti: una biblioteca è capace di raccontare una vita a volte meglio di qualsiasi biografia. Alberto Manguel ha scritto un'elegia struggente ma non nostalgica, dolce ma non rassegnata sul nostro amore per i libri. E su come essi siano, insieme alle librerie e alle biblioteche pubbliche, la base del vivere civile.

Dalla quarta di copertina

Alberto Manguel, Vivere con i libri. Un'elegia e dieci digressioni, Einaudi, 2018

Alberto Manguel, Vivere con i libri. Un'elegia e dieci digressioni (nella traduzione di D. Sacchi), scritto dall'eclettico saggista e romanziere Alberto Manguel e pubblicato da Einaudi (Collana frontiere) nel 2018 è un opera tra il saggio e il memoir che tutti coloro che amano i libri (e, in particolare, quelli cartacei) dovrebbero leggere, poichè vi troveranno numerosi e labirintici spunti di identificazione in tutto ciò che concerne le propire abitudini di lettura e il proprio rapporto con i libri e con la propria biblioteca privata.
Si potrebbe dire che l'elegia di Manguel e le sue dieci digressioni siano da un lato una dichiarazione d'amore inesausto, dall'altro una sorta di viaggio circolare e in profondità, sia diacronica sia sincronica, dentro le sue biblioteche personale, cresciute nel corso degli anni per successive stratificazioni e apporti, attraverso un continuo farsi e disfarsi, impacchettamenti e spacchettamenti in funzione dei suoi continui spostamenti da un un luogo all'altro del mondo legati alle sue personali vicissitudini di vita.
E i suoi libri, da un capo de mondo all'altro lo hanno sempre accompagnato, pur essendo ad ogni nuovo spostamento aumentati di numero sino a raggiungere la ragguardevole cifra di oltre 35.000 volumi, risorgendo ogni volta dopo periodi di letargo, più o meno lunghi, a nuova vita sotto un nuovo cielo e con altre disposizioni.
Ricordo che, nell'unico grande trasloco che io ricordi della mia vita da ragazzo, fu per me causa di una grande eccitazione (e orgoglio) vedere partire stivati in grandi scatoloni che occupavano da soli un intero camioncino i libri dei miei genitori (e i miei) per il loro viaggio dalla vecchia casa a quella nuova e del loro spacchettamento al centro di una grande stanza dove rimasero disposti in grandi mucchi, in attesa di essere risistemati e ridistribuiti (e di questo processo sono davvero magistrali le descrizioni di Manguel).
Con considerazioni autentiche e palpitanti che, tutte, rimandano al rapporto con i libri e con le bibliotece private, ma anche pubbliche, le "digressioni" di Mandel sono vive, emozionanti, ma anche borgesiane (ed anche non si può non pensare a Umberto Eco e alle sue narrazioni, a partire da quella de "Il Nome della Rosa che ha, appunto, al suo centro una grandiosa biblioteca): non bisogna dimenticare che Manguel fu, per un periodo di quasi qauttro anni, il lettore di libri ad alta voce per Borges ormai cieco.
Nel caso che non sia mai capitato di leggere altri libri di Manguel, Vivere con i libri è una lettura che fa venire la voglia immediata di procurarsi tutti gli altri siano essi opere di narrativa oppure saggi .
Come, appunto, è nel mio caso. Per me, infatti, è immediatamente scattata la molla della curiosità e della voglia di approfondimento.

(dal risguardo di copertina) Alberto Manguel ha scritto un'elegia struggente ma non nostalgica, dolce ma non rassegnata sul nostro amore per i libri. E su come essi siano, insieme alle librerie e alle biblioteche pubbliche, la base del vivere civile. «Manguel ha tracciato una cartografia dell'eros della lettura. È il Don Giovanni delle biblioteche». «Uno scrittore scrive quello che può, un lettore legge quello che vuole», disse una volta Jorge Luis Borges. Intendeva che il lettore gode di una libertà che allo scrittore è preclusa: libertà di immaginare e di imparare, certo, ma anche libertà di leggere o non leggere un libro, di decidere cosa è o non è un classico, di ignorare le mode o gli obblighi di lettura. Un lettore o è libero o non è. Forse non è eccessivo definire Alberto Manguel, scrittore, traduttore, critico, direttore della Biblioteca nazionale argentina, il «lettore definitivo». E infatti nel corso di una vita intera dedicata ai libri ha costruito una biblioteca personale di oltre 35 000 volumi. Ma cosa succede quando si ritrova a dover traslocare dalla sua casa nella Loira a un piccolo appartamento newyorkese? Succede che deve scegliere quali volumi portare con sé e quali lasciare in un deposito, passarli in rassegna, uno dopo l'altro, e ascoltare la loro voce. La biblioteca di Manguel, a parte una manciata di esemplari, non possiede volumi particolarmente rari: è composta tanto di umili tascabili quanto di volumi rilegati in pelle, di novità luccicanti e di malconci libri che si porta dietro in ogni trasloco fin da quando era bambino, libri belli e libri brutti. Il fatto è che i libri raccontano tutti una storia. Non solo quella che c'è scritta dentro (che a volte non è nemmeno la piú importante), ma quella che si portano dietro. Perché ogni biblioteca è un luogo di memoria: sugli scaffali si succedono non solo i volumi ma anche il ricordo di quando leggemmo quel determinato testo, la città in cui l'abbiamo comprato, la persona che ce lo consigliò, il piccolo o grande dolore che quella lettura ha saputo lenire. Una libreria è una collezione di malinconie e di gioie, un repertorio di persone amate o dimenticate, un tributo alla speranza (o all'illusione) che quell'inerme massa di carta possa in qualche modo restituirci l'immagine degli individui che siamo. Cosí, mentre imballava la sua biblioteca e ne ascoltava la voce, Manguel ha scritto questa luminosa elegia con «dieci digressioni» che è tanto un diario di letture quanto una meditazione appassionata e urgente sulla lettura nel tempo presente; un'autobiografia e una riflessione sull'importanza delle biblioteche pubbliche e delle librerie per cucire insieme il tessuto civile di una comunità; una storia d'amore e di libertà degna di Eco e di Borges.

Alberto Manguel

L'autore. Trascorre l'infanzia a Tel Aviv dove il padre era ambasciatore presso lo Stato d'Israele. Le prime lingue che usa sono l'inglese e il tedesco (parlato con la governante), al ritorno in Argentina, quando ha sette anni, inizia a parlare spagnolo. Inizia giovanissimo a lavorare in libreria e qui incontra Jorge Luis Borges che, ormai cieco, gli chiede di andare a casa sua per leggergli dei libri, cosa che farà dal 1964 al 1968. Nel frattempo completa gli studi. Nel 1968 lascia l'Argentina prima che inizi il periodo più oscuro della dittatura e si sposta in vari paesi europei: Francia, Inghilterra, Italia, va poi a Tahiti, svolgendo sempre attività di traduttore, redattore e curatore di libri.
Nel 1982 va, e vi resta per oltre vent'anni, a Toronto prendendo anche la nazionalità canadese. Si trasferisce poi definitivamente a Poitou-Charentes nella Francia Occidentale.

Tra i suoi numerosi libri, ricordiamo: Una storia della lettura (Mondadori), La biblioteca di notte (Archinto), Una storia naturale della curiosità (Feltrinelli).

Hanno detto:
 

«Manguel ha tracciato una cartografia dell’eros della lettura. È il Don Giovanni delle biblioteche»

The Guardian

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9 gennaio 2019 3 09 /01 /gennaio /2019 10:06

«Fuori la neve continua a scendere silenziosa. È ormai quasi buio. Nella yurta invece è caldo. Bevo l'ultimo sorso dalla tazza e infilo la giacca per tornare al lavoro. Ciclopi, terremoti e bufere facciano quel che devono, io sono Marco Scolastici e dalla mia Itaca non me ne vado piú».

La storia del pastore che ha sconfitto il terremoto.

Marco scolastici, Una Yurta sull'Appennino. Storia di un ritorno e di una resistenza, Einaudi, 2018

Nel volume pubblicato da Einaudi (Collana Stile Libero Big, 2018), Marco Scolastici, giovane pastore dell'Appennino proprio nella zona colpita dal terremoto, racconta la sua storia di resistenza alla catastrofe ambientale. Malgrado le difficoltà, infatti, egli è voluto rimanere vicino alla casa e nella terra dei suoi avi, proprio sopra la faglia: ha deciso di rimanere, assieme ai suoi asini, alle sue pecore e ad una trentina di cani maremmani
Il libro che, in forma di appassionato diario, racconta la storia del suo ritorno a quella terra e della sua ressitenza, si chiama Una Yurta sull'Appennino. Storia di un ritorno e di una resistenza ed è la toccante testimonianza su come si possa amare una terra, al punto da sacrificarsi per non lasciarla, malgrado le calamità naturali: terremoto e neve, in questo caso.
Marco Scolastici che ha scelto di tornare alla terra del bisnonno e del nonno, abbandonando gli studi universitari di Economia e commercio per fare il pastore, ha sentito la chiamata di quelle terre nei pressi di Macereto a due ore d'auto da Roma, come colpito da un'improvvisa vocazione.
Ed è stata la forza di qesta chiamata a indurlo a resistere e rimanere con i suoi animali, anche quando le reiterate scosse sismiche hanno reso la sua casa inagibile e le stalle in pericolo di crollo.
Ha continuato a resistere e, per svernare, ha preso ad abitare in una Yurta mongola.
Le terre di Macereto (nel territorio di Visso nelle Marche) sono state la sua Itaca, a cui dopo aver percorso una lunga strada ha fatto ritorno e a cui ha deciso di rimanere abbarbicato.
Il percorso narrativo è suddiviso in dieci incisivi capitoli, una sorta di idea-lista che lo porta a visitare le tappe essenziali del suo percorso (e ripetendo in ciò un gioco che soleva fare con la sorella Roberta), partendo dalla neve (è sepolto sotto una coltre di neve dopo una tormenta che sembra non finire mai mentre gli animali nelle stalle non possono nè mangiare né bere) e finendo con neve, quando in un empito di coraggio decide di uscire dalla Yurta e lottare per la vita dei suoi animali e per la sua Itaca.
Una storia che è bella, a tratti commovente. Ed un percorso che non è fatto solo di cronaca, ma forse soprattutto di assemblaggio di eventi intimi ed interiori (oltre che a veri e proprio sprazzi di memorie familiari) che offrono - in una tessitura a patchwork - l'intera vita di Marco Scolastici, conducendo il lettore ai perchè più profondi delle sue scelte e della sua resistenza. Apprezzo molto, tra l'altro, che non sia stato utilizzato il tanto abusato termine, oggi, di "resilienza", molto amato - sino all'ossessione - da certi psicologi degli sport di lunga durata ed estremi.
Prima ancora di attenzionarlo in libreria, mi era capitato di sentire su di una rubrica su RAI3 - forse RAI3 Mondo) un'intervista a Marco Scolastici, nella quale si parlava anche del suo libro: da lì ad acquistarlo per leggerlo il passo è stato istantaneo.


(Risguardo di copertina) Marco Scolastici era un ragazzo come tanti, iscritto alla facoltà di Economia a Roma, pieno di incertezze sul futuro. Poi un giorno, in un bar, si è imbattuto in una foto su un calendario: ritraeva il vecchio acero di Macereto, il Monte Bove, i pascoli in cui suo bisnonno Venanzio era cresciuto: curandoli, desiderandoli e infine comprandoli. Meno di una settimana dopo Marco ha lasciato la capitale. Il suo è stato un viaggio di ritorno verso casa difficile, talvolta doloroso, e quando pareva concluso la terra ha cominciato a tremare: era il 2016. Il buon senso gli suggeriva di scappare, ma quello sconosciuto altopiano delle Marche per lui era la vita. Non poteva abbandonare le sue pecore, i suoi asini, i maremmani. Cosí ha montato una yurta mongola accanto alla propria casa inagibile e ci ha trascorso l'inverno. Il sisma non sarebbe stato la fine di tutto, ma l'occasione per un nuovo inizio.
«Il silenzio è diluito in tutto ciò che fa parte dell'altopiano. Anche per questo il terremoto è stato sconvolgente: per la prima volta ho sentito le montagne urlare e, dopo l'urlo, i rumori sono diventati gli stessi che si sentono ovunque. È stato cosí per settimane, mesi, poi lentamente la natura ha cominciato a ricucire le cose, come è avvenuto milioni di volte nella storia di questa terra. Tra poco il silenzio tornerà a essere intatto come lo era nelle prime settimane in cui esploravo Macereto alla ricerca del suo sussurro».

L'autore. Marco Scolastici (1988) è originario di Tarquinia, vive sui Monti Sibillini e la sua storia ha superato i confini dell'Italia. La yurta sulle montagne di Visso dove ha trascorso l'inverno del 2016 è diventata un simbolo di speranza e un punto di riferimento per la gente del posto. A trovarlo sugli Appennini sono passati scrittori e artisti di fama internazionale. Il Premio Rigoni Stern gli ha consegnato il riconoscimento «I Guardiani dell'Arca». "Una yurta sull'Appennino" è il suo primo libro.

Marco Scolastici nella sua Yurta (dal profilo facebook di Marco Scolastici)

Marco Scolastici nella sua Yurta (dal profilo facebook di Marco Scolastici)

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20 dicembre 2018 4 20 /12 /dicembre /2018 08:55

Red Sparrow (traduzione di Luca Fusari) di Jason Matthews (Dea Planeta Editore, 2017) mi è piaciuto anche se, a volte, parlando in termini generali, gli intrecci spionistici mi risultano un po' pesanti per la miriade di personaggi implicati.
E' la storia di Dominika Egorova, promettente ballerina classica, costretta ad abbandonare la danza per via di un incidente che le procura una leggera zoppia e che, quando per vicissitudini politiche, la sua famiglia cade in disgrazia, viene convinta da uno zio a intraprendere un percorso di formazione come spia.
Una spia particolare tuttavia, poichè viene inviata alla scuola delle "allodole" (da qui il titolo: Dominika è l'allodola - in inglese "sparrow" - venuta dall'Est), intesa a formare delle donne e degli uomini nell'arte della seduzione, da utilizzare in missioni in cui la disponibilità erotica possa essere uno strumento di manipolazione per carpire segreti e, all'occorrenza per uccidere. Ed è così che conosce la sua controparte Nate Nash. Da questo incontro si attiva un complicato gioco delle spie sino ad una conclusione che, in verità, è un nuovo inizio.
Il romanzo è costruito bene e, tra l'altro, l'Autore - come molti scrittori di spy story - ha lavorato nei servizi segreti e conosce bene i meccanismi più segreti del mondo delle operazioni di Intelligence. Anche se in calce al volume c'è una legenda che spiega il significato delle diverse sigle e acronimi di enti spionistici e di intelligence USA e russi, certe volte ci si mette in confusione in questa ridda di nomi.
In ogni caso, i romanzi spionistici, per via del gioco incessante di mosse e contromosse, di azioni e contro-azioni di Intelligence che, per essere pienamente efficace - deve essere sempre capace di depistare l'avversario sulle notizie sensibili eventualmente venute in suo possesso, hanno sempre di base questa caratteristica: il costante rimescolamento tra realtà e finzione, tra verità e menzogna: la tendenza alla falsificazione del Sè e al continuo slittamento di piani di verità diverse è il modo in cui vivono i diversi personaggi.
Dominika, la protagonista femminile, con la sua capacità di vedere l'aura dei suoi interlocutori è un personaggio interessante, come anche il suo mentore - dall'altro lato della barricata - Nate Nash, di cui diviene l'amante (amandosi anche in contravvenzione a qualsi norma di prudenza e agli obblighi del ruolo).
Il romanzo illustra efficacemente cosa accade nel grande gioco delle spie al tempo di Putin. In fondo, sembrerebbe dirci l'Autore che nulla è cambiato dal tempo della guerra fredda e del muro di Berlino. 
Il finale che tanto evoca la fine triste de "La Spia che venne dal Freddo" di John Le Carré la dice lunga su questo.

Da questo romanzo, è stato tratto il film omonimo molto bene accolto dalla critica, della Twentieth Century Fox con Jennifer Lawrence e Jeremy Irons (Francis Lawrence, USA, 2018).
Il film non l'ho ancora visto.

(Risguardo di copertina) Eccitante, adrenalinico, splendidamente congegnato, Red Sparrow alza il velo sul pericoloso mondo delle spie del nuovo millennio
Bella, intelligente, intuitiva, votata alla disciplina più ferrea e imbevuta di ideali patriottici. Nella Mosca di oggi, dove nessuno fa più finta di credere che la Guerra fredda sia finita davvero, Dominika Egorova sembra nata per fare la spia. Se non fosse per il carattere impetuoso, che non sempre le riesce di dominare. Quando il padre muore senza preavviso e un brutto incidente la costringe a lasciare l’accademia di danza, Dominika si ritrova invischiata in un gioco la cui portata non sospetta neppure. Lo zio, potente vicedirettore dell’Svr, vede in lei la candidata ideale a diventare una “sparrow”, un’agente segreta specializzata in sofisticate tecniche di seduzione e manipolazione dell’avversario. Ciò che Dominika non può immaginare è la vertiginosa spirale di inganni, violenza, doppio gioco e passione nella quale si ritroverà suo malgrado a sprofondare. E il travolgente passo a due che la vedrà schierata ora contro, ora al fianco di Nate Nash, agente Cia dal carattere schivo ma determinato.

Di Red Sparrow hanno detto

 

«Un debutto superlativo, sofisticato e dal ritmo implacabile»

The Washington Post

«Dalla penna di un ex agente della cia, un romanzo straordinario, che non ha nulla da invidiare ai capolavori di John Le Carré e Ian Fleming»

USA Today

«"Red Sparrow" è il miglior romanzo di spionaggio che vi possa capitare di leggere» The Huf– fington Post

The Huffington Post

Dominika Egorova (Jennifer Lawrence) è una prima ballerina, che viene reclutata nella "Sparrow School", un servizio di intelligence russo dove viene educata a diventare una letale amante e seduttrice. La sua prima missione ha come obiettivo Nathaniel Nash (Joel Edgerton) un ufficiale della CIA che monitora le infiltrazioni dei servizi segreti della Russia.

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3 dicembre 2018 1 03 /12 /dicembre /2018 06:49
Shaun Blythell, Una vita da Libraio, Einaudi, 2018

Una vita da Libraio (titolo originale: The Diary of a Bookseller, nella traduzione di Carla Palmieri) è l'appassionante diario giornaliero di un libraio dell'usato, Shaun Bythell, proprietario del negozio "The Bookshop" a Wigtown ("The Biggest Bookshop in Scotland") . Ed è proprio un libro che tutti coloro che amano i libri dovrebbero leggere e che mostra come è vivere la propria vita in mezzo ad una collezione viva e mobile (sempre nuovi volumi entrano, altri escono) di oltre centomila volumi.
Il volume di Shaun Bythell è rassicurante, anche: perchè mostra come sia possibile che i nostri libri, quelli che abbiamo raccolto nel corso di una vita, che abbiamo amato, letto e riletto e della cui presenza accanto a noi siamo costantemente consapevoli) possano avere un futuro interessante e vivo, se cadono nelle mani di uno come Bythell.
Purtroppo, in Italia, manca ancora totalmente - fatte salve alcune eccezione soprattutto per ciò che concerne i libri "antichi" - la cultura deil'usato
Mancano dei negozi qualificati in cui librai appassionati facciano incetta e facciano circolare libri appartenuti ad altri, il cui triste destino è purtroppo quello di finire nella bottega di rigattieri (dove sono sotto valutati, il più delle volte) o di essere mandati al macero.
Solo Libraccio - in Italia - e il più specializzato MareMagnum fanno commercio di libri usati (in quest'ultimo è possibile trovare libri altrimenti irreperibili): è questo è già un bene. Ma se uno che - per le circostanze della vita - si trovasse a disporre del lascito di un cospicuo quantitativo di libri e non potesse tenerli, le possibilità di venderli a qualcuno che sappia valorizzarli sono davvero scarne.
E così, noi lettori che abbiamo tanti libri ci interroghiamo angosciati sulla fine che questi faranno, quando non ci saremo più.
Questo è uno dei motivi per leggere il libro di Shaun Blythell, ma l'altro è vedere come emerga quotidianamente un amore sconfinato per i libri: in effetti, un lavoro come questo lo si può fare solo amandoli, i libri.
Il suo diario si snoda mese per mese, con annotazioni pressocchè giornaliere, a volte brevi, altre volte più lunghe. E' costante il rapporto con i libri, ovviamente e poi con l'infinita varietà di frequentatori del suo negozio: ne emerge da ciò una tipologia umana infinita, una vera e propria zoologia dei frequentatori di libri che non sempre sono individui che li amano o li leggono. E dietro a questi personaggi in carne in ossa si celano dietro i libri acquisiti e poi messi invendita le ombre di coloro che li hanno posseduti: "A parte il fatto che è una cosa antipatica da dire ad un venditore di libri usati, chi può sapereper quali mani siano passati i volumi che ho in negozio? Mani di ogni genere, senza dubbio: dai sacerdoti agli assassini. Per alcuni la storia che si nasconde dietro un libro usato è un mistero che emoziona e che accende l'immaginazione: Ricordo che un tempo discutevo con un'amica sul significato delle annotazioni e dei commenti a margine. Anche a questo riguardo ci sono opinioni discordanti, e a voltechi acquista i nostri libri tramite Amazon ce li rimanda indietro perchè ha scoperto degli appunti scritti a manoche a noi erano sfuggiti. Per me queste cosenon sminuiscono il valore di un libro; al contrario, sono aggiunte affascinanti, sguardi nella mente di un'altra persona che ha letto quelle stesse pagine" (ib., annotazione di martedì 4 gennaio, pp, 356-257).
Emerge (ma tutto questo viene detto con bonomia e con tanta ironia) che i "veri" lettori sono una razza rara (e, in Italia, una razza quasi in via di estinzione); a riprova dello scritto autobiografico "Ricordi di Libreria" di George Orwell che, mentre scriveva il suo "Fiorirà l'Aspidistra", si trovo a lavorare per sbarcare il lunario come commesso in un bookshop dove entrò pieno di idealità sul vendere libri per dover poi constatare che le sue rappresentazioni sui lettori e sui frequentatori di un bookshop erano destinate a cadere a pezzi. Per questo motivo, ogni mese del diario di Bythell è introdotto  da un'epigrafe con un brano scelto delle singolari memorie di George Orwell.
Shaun Bythell è anche uno degli organizzatori del Wigtown Book Festival che a partire dalla sua data di nascita nel 1998 è assurto ad una popolarità sempre crescente.
Le note di questo diario coprono esattamente l'arco di un anno, dal 5 febbraio 2014 e al 4 febbraio dell'anno successivo (2015). Come scrive l'Autore in epilogo, egli ha tenuto regolarmente un diario sulle attività del suo bookshop e sulla galleria di clienti che lo hanno frequentato (alcuni dei quali trasfigurati in veri e propri "personaggi"), anche oltre la data in cui ha deciso di dare alle stampe queste sue notazioni.
Nel momento in cui scrive l'epilogo è il 1° novembre del 2016, egli aggiunge, e cade il quindicesimo anniversario del giorno in cui egli acquistato il negozio.


(Soglie del testo) Si può avere una vita avventurosa anche seduti su uno sgabello.
Un paesino di provincia sulla costa scozzese e una deliziosa libreria dell'usato. Centomila volumi spalmati su oltre un chilometro e mezzo di scaffali, in un susseguirsi di stanze e stanze zeppe di erudizione, sogni e avventure. Un paradiso per gli amanti dei libri? Be', piú o meno…
Dal cliente che entra per complimentarsi dell'esposizione in vetrina, senza accorgersi che le pentole servono a raccogliere la perdita d'acqua dal tetto, alla vecchietta che chiama periodicamente chiedendo i titoli piú assurdi, alle mille, tenere vicende di quanti decidono di disfarsi dei libri di una vita. The Book Shop, la libreria che Shaun Bythell contro ogni buonsenso ha deciso di prendere in gestione, è diventata un crocevia di storie e il cuore di Wigtown, villaggio scozzese di poche anime. Con puntuta ironia, Shaun racconta i battibecchi quotidiani con la sua unica impiegata perennemente in tuta da sci, e le battaglie, tutte perse, contro Amazon. La sua è l'esistenza dolce e amara di un libraio che non intende mollare. Con l'anticipo dell'edizione italiana, Shaun sta finalmente ricostruendo il tetto della sua libreria.


«Stavo uscendo dalla cucina con la mia tazza di tè quando un tizio in giacca da lavoro e pantaloni di poliestere una spanna piú corti del normale mi è rovinato addosso e me l'ha quasi fatta cadere. - È mai morto nessuno qui? - mi ha chiesto poi. - Nessuno ci ha ancora lasciato le penne cadendo da una scaletta?
- Non ancora, - gli ho risposto, - ma speravo proprio che oggi fosse il gran giorno».

 

L'Autore. Shaun Bythell è il proprietario della libreria The Book Shop di Wigtown e uno degli organizzatori del Wigtown Book Festival. Tutto quello che si deve conoscere di lui lo si può leggere nell'introduzione al suo volume.

È possibile fare un tour virtuale nella libreria grazie al video pubblicato dall’autore tramite il suo account Youtube

Una storia incantevole per chi crede che un libro sia per sempre

Einaudi, soglie del testo

(Approfondimento) La dimostrazione che si può avere un’esistenza avventurosa anche seduti su uno sgabello  (di Giuseppe Culicchia, «la Repubblica»). Dal sito web Einaudi

Shaun Bythell a trentun anni e un mese diventa proprietario di una libreria dell'usato nel cuore di Wigtown, un paesino sulla costa scozzese. Non ha ancora letto il saggio Ricordi di libreria di Orwell, altrimenti avrebbe avuto un «salutare avvertimento» su ciò che lo attendeva.
Nel 2014 inizia a scrivere un diario in cui racconta il suo mondo e quello dei lettori, veri o finti, che entrano nel suo negozio, una sorta di grotta di Aladino frequentata da clienti abituali, che sanno quello che vogliono, e altri che si fingono interessati ma che in realtà non subiscono il fascino della lettura: alcuni sono cortesi, colti, altri scortesi, maleducati o stravaganti.
Il risultato di questi appunti è Una vita da libraio, un «delizioso diario di un mestiere che si può fare solo con amore e, nel suo caso, con una buona dose di humor inglese, anzi scozzese. La dimostrazione che si può avere un’esistenza avventurosa anche seduti su uno sgabello» (Enrico Franceschini, «il venerdì – la Repubblica»).
Shaun è un libraio che non intende mollare,  «ma tre le righe non di rado spassosissime si percepisce la rabbia di un animale consapevole di appartenere a una specie in pericolo, visto che ad assottigliarsi è anche il numero di coloro che si ostinano a compare libri in libreria non solo per abitudine o perché incredibilmente non hanno ancora un computer, ma perché sanno che l’unico modo per garantire la sopravvivenza delle librerie è farle lavorare. Da ex collega, ringrazio Shaun Bythell per questo divertente cahier de doléances. Ne condivido la passione, l’amarezza e anche la rabbia» (Giuseppe Culicchia, «la Repubblica»).
Bythell  vive circondato da libri, circa centomila volumi distribuiti in stanze che si rincorrono come un labirinto, zeppe di erudizione; esce per entrare nelle case di chi vuole liberarsene, a volte trova tesori, altre volumi apparentemente invendibili. I suoi sopralluoghi sono vere avventure, il senso di attesa che prova prima di varcare la soglia non ha paragoni; scopre testi ma anche persone, e il viaggio dentro quelle abitazioni raccontano tanto di chi le ha abitate.
Nonostante le difficoltà, per l’autore diventare libraio è stata la scelta migliore della sua vita, come ha ammesso a Enrico Franceschini per il venerdì – la Repubblica: «vendere libri è come fare il kamikaze: quando decidi, non c’è modo di tornare indietro».

Shaun Bythell, author of The Diary of a Bookseller, talking at an event within his bookshop during Wigtown Book Festival, with music from The Bookshop Band.

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27 novembre 2018 2 27 /11 /novembre /2018 09:04

«È vero, stava per uccidere un uomo, ma avrebbe anche liberato una donna. La somma algebrica delle sue azioni sarebbe stata uguale a zero. E poi un'altra persona avrebbe liberato lei»

Quarta di copertina

Camilla Lackberg, Donne che non perdonano, Einaudi Stile Libero Big, 2018

Esce in anteprima mondiale per i tipi di Einaudi (Collana Stile Libero Big) - quasi in concomitanza della Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne -  un romanzo di Camilla Läckberg, autrice da venti milioni di copie di libri venduti, che - seguendo la sua più recente vocazione - ha deciso di scrivere una storia fuori dai consueti canoni, avente per temi le donne, la violenza contro le donne e le possibili soluzioni - per quanto estreme possano essere - a queste diverse forme di violenza.
Donne che non perdonano (titolo originale: Kvinnor Utan Nad, nella traduzione di Katia De Marco) si presenta come un romanzo breve e agile, suddiviso in brevi capitoli che, in alternanza, si focalizzano su tre donne ciascuna delle quali patisce una forma diversa di violenza e che, ad un certo punto, sull'onda del movimento mediatico #MeToo decidono di ribellarsi per costruirsi una nuova vita.
Questo racconto lo si può considerare una fiaba noir in cui si racconta di come le donne vittime della violenza maschile possano ribellarsi e riapproparsi delle proprie vite: dico una fiaba poichè propone - sia pure nella cornice di una solidarietà femminile e del principio del mutuo aiuto - una forma di giustizialismo (che, ovviamente, nons arebbe "morale" applicare nella realtà) e anche perchè la storia si conclude con un lieto fine per le tre donne.
Scritto bene, si legge con piacere e riesce ad essere pienamente avvicncente.
Mi sento di raccomandarne la lettura.

 

(Dal sito Einaudi) «Con l’età ho realizzato che ho una voce pubblica e che la gente mi ascolta. Ora voglio usarla per parlare di temi che mi stanno a cuore»
Tre donne: Ingrid, Birgitta e Victoria. Umiliate, offese, disprezzate dai loro compagni ma costrette a vivere al di fuori delle mura domestiche una vita «normale», come se niente fosse. Sullo sfondo una Svezia che sembra guardare distrattamente l’onda del movimento #MeToo, anche se avrebbe molto su cui interrogarsi, come sostiene la stessa Camilla Läckberg nell’intervista rilasciata a D - la Repubblica: «La gente crede che la Svezia sia una società egualitaria. Certo stiamo meglio che da altre parti, ma ancora oggi ci sono il pay gap, molto sessismo e violenza. Una vera vergogna! Nessuna classe sociale è esonerata. La sopraffazione è questione di potere».
Donne che non perdonano parte da qui, da queste tre donne che si sono stancate di subire e hanno il desiderio di vendicarsi. Ingrid è la moglie di un famoso direttore di giornale: ha sacrificato la propria carriera per quella del marito che, oltretutto, la tradisce. Victoria è una donna russa a cui hanno ucciso l’ex compagno gangster davanti ai suoi occhi e che ora si ritrova prigioniera di un ubriacone obeso che la tratta «come una bambola gonfiabile capace anche di cucinare e tenere pulita la casa». Infine c’è Birgitta, la dolce maestra apprezzata da tutta la comunità che deve combattere contro una malattia trascurata a causa delle violenze costanti del marito. Le tre storie «...si intrecciano in un crescendo di suspense e violenza fino a culminare in un finale sorprendente e liberatorio» (Mara Accettura,«D - la Repubblica»).

Camilla Läckberg

L’autrice, una vera star internazionale i cui precedenti romanzi hanno ispirato anche una serie tv, non nasconde che il suo ultimo lavoro non è solo un thriller ma anche un libro impegnato sulla solidarietà femminile, che deve far riflettere: «Con l’età ho realizzato che ho una voce pubblica e che la gente mi ascolta. Ora voglio usarla per parlare di temi che mi stanno a cuore» (Camilla Läckberg, intervistata da Mara Accettura, D – «la Repubblica»).

 

Donne che non perdonano è «femminista e femminile, con le Donne che non perdonano è «femminista e femminile, con le protagoniste filtrate dalla divertita e commossa partecipazione della giallista. Prima lascia emergere le sofferenze, poi si staglia l’attimo preciso dell’”Adesso basta!”, infine arriva un sadico divertimento che aumenta di pagina in pagina» (Piero Colaprico, «la Repubblica»).

Piero Colaprico, «la Repubblica»

Leggi (o scarica) il file con i primi capitoli

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25 novembre 2018 7 25 /11 /novembre /2018 10:31

Lo trovai nel garage un sabato pomeriggio, il giorno dopo che ci eravamo trasferiti in Falconer Road. L'inverno stava finendo. Mamma aveva detto che ci saremmo trasferiti in tempo per la primavera. <Non c'era nessun altro. Solo io. Gli altri erano in casa col dottor Morte, in pensiero per la bambina.
Era disteso al buio dietro le casse, nella polvere e nella sporcizia. Era come se fosse lì da sempre. Era lurido, pallido e secco e credevo che fosse morto.
Mi sbagliavo di grosso. Presto avrei cominciato a vedere la verità, che al mondo non c'era mai stato un altro essere come lui.

L'incipit di Skellig

Savid Almond, Skellig, Salani, 2009

Con Skellig (Salani editore, 2009), il pluripremiato scrittore per ragazzi (e non solo),  romanzo d'esordio di una fortunata carriera (uscito nel 1998), il britannico David Almond ci ha regalato veramente una bella storia, quella di un ragazzino - il giovane protagonista - alle prese con un momento difficile della sua vita, il trasloco e lo star male della sorellina piccola che deve essere ospedalizzata per una grave patologia.Michael si ritrova a passare la maggior parte del tempo da solo, anche perché per qualche giorno in considerazione delle difficoltà familiari, è esentato dall'andare a scuola. Sarebbe totalmente da solo, se non fosse per la compagnia della fantasiosa e creativa Mina, una bambina che vive nella casa accanto.
In questo contesto, Michael fa la scoperta straordinaria  di uno strano essere che vive nel vecchio capanno adiacente alla casa, pericolante nella polvere, tra ragnatele e rifiuti. Potrebbe essere stato lì da sempre. Michael scopre costernato, ma nello stesso tempo con profonda curiosità che la creatura si nutre di insetti.
Michael da solo - e poi con Mina che gli darà supporto emozionale in questa avventura , aiutandolo a sopportarne le implicazioni fantastiche senza esserne intimorito - si prenderà cura di lui, lo nutrirà (portandogli del cibo cinese di cui sembra essere particolarmente ghiotto) e lo accudirà (persino con la somministrazione di vitamine per rinvigorirlo), sino a quando l'essere il cui nome - come si scoprirà - è Skellig, rivelerà a loro - e solo a loro - la sua natura meravigliosa (o meglio la "mostrerà" loro): e allora potrebbe essere davvero una creatura uscita direttamente dalle pagine di William Blake, di cui - tra l'altro - Mina è un'appassionata lettrice, un essere fantastico degno di stare nella galleria della Zoologia fantastica di Jorge Luis Borges, oppure un essere che possiede una natura divina e sovrannaturale.
Questo non si saprà mai, né l'Autore si pronuncerà al riguardo, lasciando che sia il lettore a decidere e a prendere posizione.
In ogni caso, catalogare e classificare sono attività che non hanno alcuna rilevanza: l'essenziale è cogliere ciò che è meraviglioso nelle cose (tanto per usare una frase che è molto vicina e affine alla famosa e più volte ripetuta citazione da "Il Piccolo Principe").
Rimarrà qualcosa di ineffabile e di non detto, una traccia di emozioni che soltanto Michael e Mina potranno condividere, dei doni - si potrebbe dire - che sono il corrispettivo dell'accoglienza e della gentilezza con cui è stato accudito: mentre gli adulti rimarranno ignari di tutto, pur essendo essi stessi beneficiari della discesa di questo senso meraviglioso su di loro e nei loro cuori. E per via della narrazione di questa complicità e condivisione, Skellig è anche una splendida storia sull'amicizia, per non parlare del tema dell'accettazione dell'altro da Sé e dell'Alieno che può incutere repulsione se non si riesce a venire fuori dalle proprie categorie mentali rigide e che, viceversa, può essere considerato un vero e proprio dono meraviglioso e possibilità di un arricchimento rigenerante per il proprio Sé: cosa che può accadere solo se si mantiene sulle cose e sugli incontri uno sguardo innocente, come solo quello dei bambini può essere eo degli adulti che si mantegono in un costante collegamente rigenerante con il prorpio Sè bambino.
Da questo romanzo, molto acclamato, è stato realizzato  il film "Skellig. The Owl Man", con Tim Burton nella parte di Skellig.

 

(Quarta di copertina) Nel garage della nuova casa, Michael scopre qualcosa di magico: una creatura, un po' uomo un po' uccello, che sembra avere bisogno di aiuto. Si chiama Skellig e adora il cibo cinese e la birra scura. Non sapremo mai di preciso cos'é; c'é del mistero in questa storia, ma va bene così. L'importante per Michael, e per la sua sorellina sospesa tra la vita e la morte in ospedale é che Skellig ci sia. Come scrive Nick Hornby, Skellig é una storia "meravigliosamente semplice ma anche terribilmente complicata (...). E' un libro per ragazzi perché è accessibile e perché i protagonisti sono bambini, ma credetemi, é anche un libro per voi, perché é un libro per tutti, e l'autore lo sa". Età  di lettura: da 11 anni.
 

David Almond

L'Autore. David Almond (Newcastle upon Tyne, 15 maggio 1951) è uno scrittore inglese, specializzato nella narrativa per ragazzi.
Il primo romanzo di Almond, ambientato a Newcastle, si intitola Skellig (1998) e ha vinto importanti premi letterari tra cui il Whitbread Children's Novel of the Year Award e la Carnegie Medal.
Successivamente, Almond ha pubblicato: Kit's Wilderness (1999), Occhi di Cielo (2000), Secret Heart (2001), The Fire Eaters (2003) (che si è aggiudicato il Whitbread Awards di quell'anno), Argilla (2005), Jackdaw Summer (2008) e The Savage (2008), un libro per bambini i cui temi sembrano però maggiormente rivolti a un pubblico adolescente e adulto. Il libro si segnala anche per le illustrazioni di Dave McKean.
Almond ha anche scritto un testo teatrale intitolato Wild Girl, Wild Boy, andato in tour nel 2001 e pubblicato poi nel 2002. Con Dave McKean pubblica anche un'altra opera Slog's dad (2009).
Nel 2010 Almond pubblica My name is Mina, uscito in Italia nel 2011 con il titolo La storia di Mina: quest'opera è strutturata come se si trattasse del diario personale di Mina, uno dei personaggi già comparsi nel romanzo Skellig.
I suoi scritti hanno come temi ricorrenti le complesse relazioni tra gli opposti (per esempio vita e morte, realtà e finzione, passato e futuro), l'educazione dei più giovani, la natura, il difficile processo di crescita e di cambiamento negli adolescenti. Almond è stato fortemente influenzato dal poeta romantico William Blake.
Nel 2010 debutta in teatro My Dad's A Birdman, in cui Almond si avvale della collaborazione con i Pet Shop Boys (autori della colonna sonora). Sempre nello stesso anno vince il premio Hans Christian Andersen come miglior autore per ragazzi.

 

 

The Official Trailer - This moving tale of a boy who befriends a mysterious man with unearthly powers will cast a spell on the entire family! Young Michael hates his dilapidated new home, he's worried about his sick baby sister and he's bullied at school. But life changes when he stumbles upon "Skellig" hiding out in a backyard shed (Tim Roth, The Incredible Hulk), and quickly realizes that there's something very special about him. As magical things start to happen, an entirely new world opens up to Michael, who turns to a reluctant Skellig for help when his baby sister takes a turn for the worse. Don't miss this unforgettable story about the power of friendship and family, the beauty of hope and the rapture of learning to fly.

This book trailer was created by Janelle Briggs, who is a librarian from Dexter, New York. Summary: An unusual being called Skellig enters the life of Michael, a boy whose family has moved into a new house and whose baby sister is gravely ill. Michael's sadness and isolation lead to a special friendship with Skellig and with a neighbor girl.

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17 novembre 2018 6 17 /11 /novembre /2018 07:05
A Christmas Carol by Charles Dickens, frontespizio della prima edizione

Con The Man who invented Christmas, il cui sottotitolo è How Charles Dickens' A Christmas Carol Rescued His Career and Revived Our Holiday Spirits (2008), Les Standiford, fornisce una ricostruzione accurata sulla genesi storica (i fatti della vita di Dickens e quelli pubblici concomitanti) e interiore/intima) di "A Christmas Carol" (il cui titolo completo era: A Christmas Carol, in Prose. Being a Ghost-Story of Christmas), il notissimo racconto di Charles Dickens sul Natale, patrimonio intellettuale ed emozionale del suo tempo, e sugli effetti che questa storia ebbe su di un vasto pubblico di lettori nel Regno Unito e Oltremare. Questo volme ha ispirato il bel film omonimo, uscito anch'esso nel 2017: da qui l'urgenza di una nuova riedizione per i tipi di B|D|W|Y Broadway Books, New York (che è quella che ho avuto per le mani).
E, a tutti gli effetti, non si può non riconoscere che Dickens, con questo racconto (che, tra l'altro, in un momento difficile della sua vita e al confronto con un calo d'ispirazione, scaturì da un bisogno profondamente autobiografico) influenzò profondamente il modo in cui si prese a considerare e a festeggiare il Natale così come lo conosciamo oggi.

 

Les Standiford, The Man who invented Christmas (2008/2017)

Un'influenza che - come mostra l'autore - dura e si rafforza oggi, a più di 150 anni dalla pubblicazione di quel racconto che continua ad essere letto: un vero e proprio "long seller" e "evergreen", capace di modificare sostanzialmente le abitudini e le consuetudini, e ripreso cinematograficamente molteplici volte, inclusa una versione in cartoni animati della Walt Disney.
Il film poi, molto efficace, si sofferma particolarmente sul processo creativo di Dickens e su come egli - nel farsi della sua narrazione - si ritrovi, quasi allucinatoriamente, a dialogare con i personaggi che sta creando che, a volte, si sovrappongono o prendono le mosse da fantasmi del suo passato.
Il volume include il celeberimmo racconto "A Christmas Carol".
Purtroppo il saggio di Standiford, a tutt'oggi, non è stato tradotto in Italiano.

(Note di copertina dell'edizione in lingua inglese del 2017) As uplifting as the tale of Scrooge itself, this is the story of how Charles Dickens revived the signal holiday of the Western world. Soon to be a major motion picture.
Just before Christmas in 1843, a debt-ridden and dispirited Charles Dickens wrote a small book he hoped would keep his creditors at bay. His publisher turned it down, so Dickens used what little money he had to put out A Christmas Carol himself. He worried it might be the end of his career as a novelist.
The book immediately caused a sensation. And it breathed new life into a holiday that had fallen into disfavor, undermined by lingering Puritanism and the cold modernity of the Industrial Revolution. It was a harsh and dreary age, in desperate need of spiritual renewal, ready to embrace a book that ended with blessings for one and all.

 

Les Standiford

With warmth, wit, and an infusion of Christmas cheer, Les Standiford whisks us back to Victorian England, its most beloved storyteller, and the birth of the Christmas we know best. The Man Who Invented Christmas is a rich and satisfying read for Scrooges and sentimentalists alike.
L'autore. Les Standiford is the author of the critically acclaimed Last Train to Paradise, Meet You in Hell, and Washington Burning, as well as several novels. Recipient of the Frank O’Connor Award for Short Fiction, he is Founding Director of the Creative Writing Program at Florida International University in Miami, where he lives with his wife and three children.

Ed ecco di seguito alcuni apprezzamenti...

“In this small but remarkable book, Les Standiford offers readers ...a gift for all seasons. Carefully researched and written in a stately, lucid prose, this book will be cherished by those who love Dickens, enjoy Christmas, or ponder the endless mysteries of human behavior.

Roland Merullo, author of American Savior

A wonderfully absorbing and revealing account, full of things I did not realize about A Christmas Carol, Charles Dickens, and the world of publishing. Once I started reading this book, truly, I could not put it down.

Dan Wakefield, author of New York in the Fifties

“The Man Who Invented Christmas is destined to be a classic ...about a classic. As Tiny Tim might say, ‘God Bless Everyone,’ in this case Standiford, for creating such a delightful and engaging gem—part history, part literary analysis, and all heart, just like the book that inspired it.

Madeleine Blais, winner of the Pulitzer Prize and author of Uphill Walkers

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1 novembre 2018 4 01 /11 /novembre /2018 07:57
Mirko Zilahy, La Forma del Buio, Longanesi, 2017

La forma del buio (Longanesi Editore, Collana "La Gaja Scienza", 2017), il romanzo che ha fatto seguito alla prova narrativa d'esordio di Mirko Zilahy ("E' così che si uccide"), in cui il Commissario Enrico Mancini si confrontava nel territorio capitolino con un pericoloso ed efferato serial killer. nel caso detto dell'Ombra, stante la sua apparente inafferrabilità), è stato candidato al Premio Giorgio Scerbanenco 2017 per il miglior romanzo noir italiano.
Questa volta, un Enrico Mancini, sempre più in crisi e incapace di venire a patti con la morte della moglie amata, deve confrontarsi, assieme alla sua squadra con un nuovo "mostro" che imperversa ancora una volta nel territorio della Capitale. Si tratta dell'autore di una serie di efferati omicidi che ben presto lo definiranno come Serial killer e che gli meriteranno l'appellativo de "Lo Scultore", poiché compone le sue vittime dei suoi omicidi in modo tale da creare delle scene (o quadri) che raffigurino dei mostri mitologici, piegando alle sue necessità espressive il loro corpo e la loro carne martoriata.
Enrico Mancini, malgrado la crisi esistenziale in cui si dibatte è un ottimo e carismatico criminal profiler le cui competenze derivano dall'essere stato a Quantico, sede operativa e formativa dei ranghi dell'FBI, a specializzarsi.
Anche questa volta riuscirà a venire a capo della matassa e forse, nel confronto drammatico con il cimento che gli è imposto, si potrà finalmente aprire uno spiraglio per un un'uscita dal suo personale labirinto depressivo, con una serie di scorribande in scenari suggestivi di Roma Capitali oppure in luoghi dimenticati e carichi di mistero, alcuni dei quali - come nel precedente romanzo - rimandano a negletti luoghi di archeologia metropolitana, come - in questo caso - è ciò che rimane del Luna Park di Roma - il LunEur, oggi ritornato a nuova vita.
Mirko Zilahy scrive con con competenza, in considerazione anche della sua esperienza di traduttore e di professore universitario di Lingua e Letteratura Italiana a Dublino, e riesce a mettere in piedi anche questa volta un meccanismo narrativo coinvolgente.

(dal risguardo di copertina) Roma è nelle mani di un assassino, un mostro capace di dare forma al buio. Una tenebra fatta di follia e terrore, che prende vita nel rito dell’uccisione. Le sue visioni si tramutano in realtà nei luoghi più sconosciuti ma pieni di bellezza della città, perché è una strana forma di arte plastica quella che il killer insegue. Lui si trasforma, e trasfigura le sue vittime in opere ispirate alla mitologia classica: il Laocoonte, la Sirena, il Minotauro… Sono però soltanto indizi senza un senso apparente, se non si è in grado di interpretarli. Di analizzare la scena del crimine. E tracciare un profilo. Ma il miglior profiler di Roma, il commissario Enrico Mancini, è lontano dall’essere l’uomo brillante e deciso di un tempo. E la squadra che lo ha sempre affiancato non sa come aiutarlo a riemergere dall’abisso. Mentre nuove «opere» di quello che la stampa ha già ribattezzato «lo Scultore» appaiono sui palcoscenici più disparati, dalla Galleria Borghese all’oscura, incantata Casina delle Civette a villa Torlonia, dallo zoo abbandonato all’intrico dell’antica rete fognaria romana, Mancini viene richiamato in servizio e messo di fronte a quella che si dimostra ben presto la sfida più terribile e complicata della sua carriera. O forse della sua stessa vita.

Mirko Zilahy

L'autore. Mirko Zilahy ha insegnato lingua e letteratura italiana a Dublino ed è cultore di lingua e letteratura inglese presso l’Università per stranieri di Perugia. Molto attivo su vari fronti editoriali, è stato fra l’altro editor per minimum Fax e traduttore dall’inglese di testi molto importanti, quali per esempio Il cardellino di Donna Tartt. Nel 2015 è uscito per Longanesi il suo romanzo d'esordio, È così che si uccide, a cui seguono La forma del buio (2017) e Così crudele è la fine (2018).

«Una tensione narrativa che pochi scrittori sono in grado di garantire»

La Repubblica (dal sito web della casa editrice)

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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