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26 ottobre 2018 5 26 /10 /ottobre /2018 08:54

Esclusi, segregati, doppiamente estra- nei, i marrani inaugurano la modernità con il loro sé scisso, la loro ambivalenza. Dissidenti per necessità, danno avvio a un pensiero radicale, inventano la democrazia. La loro storia non è terminata. Quanti marrani esistono ancora?

Prima di copertina

Non sono certo uno storico, né tantomeno un esperto di ebraismo. Ciò nonostante il breve, ma denso saggio di Donatella Di Cesare (Marrani. L'altro dell'altro, pubblicato da Einaudi, nella collana Le Vele) ha stimolato il mio interesse, poiché, si pone al crocevia interdisciplinare tra storia, filosofia e religione, illustrando quel fenomeno poco conosciuto dai più, ma già ampiamente esplorato che scaturì dall'Editto che espelleva gli Ebrei dai territori spagnoli, nel 1492 e che segnò un nuovo capitolo della Diaspora. A partire dalla cacciata degli Ebrei dal regno cattolico di Spagna scaturì il fenomeno del marranesimo, cioè delle conversioni degli Ebrei al Cattolicesimo, un fenomeno che diede vita ai cosiddetti "cristianos nuevos"  o ebrei convertiti (i marrani) e che determinò una serie di sconcertanti ed imprevedibili esiti.
Infatti, se da un lato alcuni dei convertiti riuscirono ad integrarsi nella comunità, per quanto fossero sempre guardati con un sospetto, altri abiurarono solo per sopravvivere alla persecuzione e per sfuggire all'editto di espulsione, decidendo nel proprio intimo di rimanere fedeli all'Ebraismo e alle sue prescrizioni. Nacquero così, congiuntamente ai cristianos nuevos o conversos i cosiddetti "cripto-ebrei": uomini e donne che, nella socialità, adottavano la maschera del cattolicesimo e che - nel proprio intimo e nella vita privata - si mantenevano fedeli all'Ebraismo e a molti dei suoi precetti, se non proprio a tutti, in altri casi assimilandoli là dove era possibile alle pratiche cattoliche o semplificandoli. Tutto ciò portò, con una serie di progressivi spostamenti alla nascita di una sensibilità nuova e al sorgere rigoglioso dell'interiorità come fenomeno psicologico del tutto nuovo ed inedito.
Gli ebrei convertiti rappresentarono così gli antesignani della modernità, in cui la sfera privata intima e privata può dissociarsi da quella pubblica - anzi deve farlo per un mero problema di sopravvivenza. Il rifugio nell'interiorità, il luogo dove si conserva ciò che si considera più vero ed autentico del proprio Sè diventò così a tutti gli effetti tecnica di sopravvivenza in una società ostile. Emblematico (anche se rispetto al fenomeno del marranesimo si retrodata agli albori della storia degli Ebrei) è il caso del Libro di Ester, ampiamente citato dall'autrice, proprio perchè l'orfana Ester per motivi di "strategia" - si potrebbe dire - sposa il Re degli Assiri, il potente Assuero (V secolo A.C.) e salva così il popolo ebraico dalla perseczione e dalla rovina, impersonando quindi una figura di "proto-convertita". Ma del pari emblematica - secondo la mia modesta opinione - è la figura del professore  Kien che, eccelso sinologo, costretto a doversi allontanarsi dalla sua casa-rifugio ed impossibilitato a portare con sè la sua immensa biblioteca di testi preziosi e rarissimi raccolta in tutta una vita la interiorizza e la mette in blocco dentro la sua mente (Elias Canetti, Auto da Fé - titolo originale Die Blendung -, Adelphi 1981). Non a caso Canetti, scrittore di lingua tedesca (Austria) è un discendente degli Ebrei della diaspora determinata dall'editto dei sovrani di Spagna.
I Marrani diventarono così elementi di un cambiamento epocale e primi rappresentati della sensibilità dell'uomo moderno contemporaneo: sino al punto di poter dire con l'Autrice che il Marranesimo non si è mai concluso. In un certo senso, essi vanno considerati come dei veri e propri "migranti dell'interiorità".
E sulla via di questo lungo processo il marranesimo portò i suoi frutti con uomini e donne che furono eccelsi nel loro pensiero e nella fede, come ad esempio il saggista (e filosofo) Michel de Montaigne i cui "Saggi" rappresentano a tutti gli effetti una lunga e profonda meditazione tutta proiettata verso l'interiorità, uoppure il filosofo Baruch Spinoza e la mistica Teresa d'Avila.

(quarta di copertina) Vittime di violenza politica e intolleranza religiosa, inassimilabili malgrado il battesimo forzato, perseguitati dalle prime leggi razziste, costretti a un'emigrazione interiore, non piú ebrei, ma neppure cristiani, i marrani sono «l'altro dell'altro». La scissione lacerante, la doppiezza esistenziale conducono alla scoperta del sé, all'esplorazione dell'interiorità. Gli esiti sono disparati: vanno dalla mistica di Teresa d'Ávila al concetto di libertà di Baruch Spinoza. Pur iscritto nella storia, il marrano ne eccede i limiti rivelandosi il paradigma indispensabile per sondare la modernità politica. Sopravvissuti grazie alla clandestinità, alla resistenza della memoria, al segreto del ricordo, divenuto con il tempo ricordo del segreto, i marrani non possono essere consegnati all'archivio. Il marranismo non si è mai concluso.

Donatella Di Cesare

L'autrice. Donatella Di Cesare insegna Filosofia teoretica alla Sapienza di Roma; è una delle filosofe piú presenti nel dibattito pubblico e internazionale sia accademico sia mediatico. Ha studiato il tema della violenza nelle sue diverse forme e ha affrontato la questione della Shoah indicando nella disumanizzazione dell'universo concentrazionario un nuovo indispensabile punto di avvio per la filosofia. Collabora con il «Corriere della Sera». Tra i suoi ultimi libri ricordiamo Heidegger e gli ebrei. I «Quaderni neri» (2014 e 2016) e Tortura (2016), entrambi usciti da Bollati Boringhieri. Per Einaudi ha pubblicato Terrore e modernità (2017) e Marrani (2018).

(L'interessante commento di Alida Airaghi su IBS) Ciò che risulta più interessante e originale nell’indagine di Donatella Di Cesare è l’approccio alla condizione psicologica dei marrani, al loro destino di doppiezza esistenziale, di scissione del sé, di perdita e recupero delle radici. Costretti a una conversione forzata, i marrani non facevano più parte della famiglia giudea: venivano sentiti come traditori, transfughi, apostati. Alcuni di loro, accettando il cristianesimo, finirono per goderne i vantaggi, intraprendendo carriere di successo, ricoprendo cariche influenti persino all’interno della Chiesa, arricchendosi, e provocando in tal modo invidie e risentimenti nella popolazione. Altri rimasero in segreto fedeli alla religione degli antenati, aderendo a riti, preghiere e festività negate in pubblico e praticate di nascosto in privato, tramandate con timore e senso di colpa ai discendenti, rese spurie e destinate all’oblio dalla sporadica e incerta frequentazione. In un capitolo intitolato, con penetrante intuizione, L’altro dell’altro, l’autrice sottolinea quanto fosse ibrido lo status dei marrani che gli spagnoli avevano inglobato al loro interno. Se prima l’altro, l’ebreo, era esterno, “distinto e ben riconoscibile, una volta introdotto a forza nel corpo della cristianità restò altro, ma all’interno. …Il marrano, costretto a un’emigrazione interiore, restò tuttavia differente, inassimilabile, ereditando l’alterità dell’ebreo. Eppure ebreo non era più – anzitutto agli occhi degli ebrei”. Secondo l’autrice, questa condanna alla differenza, a un’immagine ambivalente e discordante, finì per sottolineare l’atipicità del marrano, facendone l’antesignano della modernità. Nel suo tormentato scrutarsi, sorvegliarsi, diffidare degli altri e di sé stesso, alla ricerca continua di una memoria da preservare o di un’origine da rifiutare, fu l’iniziatore di un percorso esplorativo verso l’interiorità, che lo portò ad avventurarsi lungo i sentieri della mistica, come Teresa d’Avila, o quelli della filosofia, come Spinoza.

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23 ottobre 2018 2 23 /10 /ottobre /2018 09:13
Michael Connelly, L'Ultimo giro della notte, Piemme, 2018

(Maurizio Crispi) Decisamente degno di nota il  nuovo personaggio di Michael Connelly che compare nell'ultimo suo romanzo pubblicato in traduzione italiana da Piemme (2018) e uscito negli USA nel 2017: si tratta di L'ultimo giro della notte (titolo originale: "The Late Show, come sempre nella traduzione di Alfredo Colitto). Renée Ballard è una stella nascente, si potrebbe dire: di origini hawaiane, è approdata al LAPD e, per una serie di vicissitudini che il lettore apprenderà in seguito, è - al momento dell'incipit - inserita nel turno di notte, chiamato dagli stessi poliziotti e detective "the late show". Si tratta di un turno duro e che dà poche soddisfazioni, dal momento che i detective chiamati sulla scena del crimini di rado possono proseguire con le indagini sui casi per cui sono in prima battuta intervenuti e lo devono passare a quelli che lavorano la mattina. Ballard è forte, determinata, sa quel che vuole e, avendone l'opportunità, non si tira indietro, portando avanti personalmente le indagini malgrado le difficoltà e contemporaneamente lottando con tutto il suo orgoglio contro la burocrazia e le antipatie personali indirizzate a lei, all'interno del corpo di polizia.
Con questo romanzo, Connelly ci mostra con precisione di dettagli una faccia del funzionamento del sistema poliziesco di LA che ancora non ci aveva dato modo di conoscere, ma come ha mostrato in molteplici occasioni con Bosch, anche qui si evidenzia come il bravo detective deve essere capace non soltanto di seguire il suo fiuto, ma anche essere eccellente nel costruire un caso "solido", cioè fondato - oltre che su prove indiziarie  - anche su evidenze inoppugnabili, raccolte in modo preciso, accorto e documentabile.
Ballard, pur con quello stesso modus operandi che abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare con Bosch, si espone coraggiosamente e affronta anche dei pericoli per dimostrare le sue tesi.
Come in altri romanzi di Connelly le indagini si intersecano e il ritmo si fa via via più incalzante, man mano che l'indagine procede.
Non mi ha deluso. Ed è un buon romanzo per entrare nell'universo narrativo di Connelly. Chi arriva a Bosch adesso, potrebbe essere scoraggiato dallo spessore della sua storia passata ed entrare quindi un po' in confusione: da dove cominciare, quando la scelta può cadere su circa venti romanzi? Nel risguardo di copertina viene anticipato che Ballard e Bosch sono destinati ad incontrarsi: staremo a vedere!

 

(Risguardo di copertina) «La scarica di adrenalina adesso era una locomotiva in corsa nelle sue vene. Nel profondo di sé, Renée Ballard sapeva che era per via di momenti come questo che non avrebbe mai mollato, qualsiasi cosa dicessero di lei, in qualsiasi turno la obbligassero a lavorare».
La polizia di Los Angeles non è stata gentile con Renée Ballard: ex reporter di nera, è entrata in polizia stufa di scrivere di crimini, e impaziente di risolverne qualcuno, e in poco tempo è diventata detective alla Omicidi. Ma poi qualcosa è andato storto. E adesso la detective Ballard è relegata al turno di notte, insieme al collega Jenkins, a godersi dagli scomodissimi posti in prima fila quello che in polizia chiamano "l'ultimo spettacolo". Ciò che di peggio la notte losangelina ha da offrire. Qualunque cosa accada, però, alle sette del mattino il turno finisce: l'ultimo giro di ruota della notte non consente mai ai detective dell'"ultimo spettacolo" di vedere un crimine risolto, di seguire un caso fino alla fine. E così anche questa notte. Un travestito picchiato selvaggiamente, trovato sul lungomare in punto di morte; una cameriera aspirante attrice freddata sul pavimento del Dancers, un locale di Hollywood. Ballard e Jenkins sono subito sulle scene del crimine. Ma stavolta Renée, che non è famosa per l'amore delle regole, decide di fregarsene delle procedure: perché dietro i due crimini ha intravisto più che un casuale scoppio di violenza. In una Los Angeles nera come non mai, Michael Connelly ambienta una nuova, maestosa storia, intrecciando più casi e soprattutto presentandoci un nuovo personaggio - destinato a incontrarsi presto anche con Harry Bosch -, una detective tosta, solitaria e dalla corazza durissima. Una che non ha nessuna intenzione di mollare.

 

Non c'è dubbio che Michael Connelly sia un maestro assoluto del thriller. E "L'ultimo giro della notte" non fa che confermare ciò in modo spettacolare

The Huffington Post

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13 ottobre 2018 6 13 /10 /ottobre /2018 08:09
The Alienist. Immagine dalla serie televisiva

La New York del 1896, con i suoi abissi di povertà e di degradazione morale e caratterizzata, nello stesso tempo, dall'emergere delle grandi ricchezze, concentrate in poche mani,è squassata da una serie di omicidi cruenti e atroci che hanno come vittime ragazzini che, travestiti e truccati da giovani donne, sono costretti a frequentare le case di tolleranza come prostituti.
La polizia metropolitana è guidata da Theodore Roosevelt che diveràà ins eguito Prewsidente USA ed è ambizioso, ma anche avveduto e aperto alle istanze più moderne.
Ed è così che egli per far luce su questi orrendi delitti ed individare la strada che porterà al loro responsabile chiede la collaborazione di Lazslo Kreisler, medico e "alienista" (termine con il quale venivano indicati quelli dei medici che si occupavano delle malattie mentali viste come entità che alienavano gli uomini da se stessi e dalla loro natura).
A tutti gli effetti, il dottor Kreisler che si pone agli albori della Psichiatria come scienza a se stante si può considerare un precursore dei moderni criminal profiler.
Si costituisce così una squadra di investigatori che conduce - non senza difficoltà - un'indagine parallela a quella dei poliziotti "tradizionali" che - sotto la spinta di gruppi di opinione influenti e danarosi - vorrebbero insabbiare piuttosto che ricercare la verità.
Il romanzo di Caleb Carr, "L'Alienista" fu pubblicato nel 1994 da Mondadori (e di recente riedito da Newton Compton nel 2017) ed ebbe un grande successo, quando l'interesse letterario e cinematografico (ma anche della scienza) per i serial killer era appena agli albori.
L'Alienista è un romanzo storicamente collocato, con precisione ed esattezza e di grande respiro: non si deve dimenticare che Caleb Carr è uno storico, prima ancora che scrittore, e dello storico possiede la metodologia espositiva.
Al romanzo, di sicuro molto impegnato e dall'architettura impeccabile, si può attribuire una certa pesantezza e un lento incedere: ma, in questa opulenza, c'è tutta l'indagine nel  suo farsi e il lettore segue con ansia i progressi degli investigatori a partire da indizi labili e deboli nella costruzione di una teoria sul modus operandi del killer e sui suoi tratti di personalità man mano che il caso si va facendo più solido e le ipotesi convergono verso un punto focale.
Non mancano i colpi di scena e i momenti di pathos.
Recentemente, nel 2018, si è conclusa la parabola di quest'opera che, a quanto sembra, era nata sin dall'inizio per essere trasformata in film, quando Netflix ne acquistato i diritti internazionali trasformando The Alienist in una serie che è stata realizzata con cura e con ottima aderenza al testo originale.
Un successivo romanzo di Caleb Carr, L'Angelo delle Tenebre (pure pubblicato da Mondadori), ambientato sempre a New York nel 1898 (appena due anni dopo le vicende de L'Alienista) racconta di una nuova indagine di Lazslo Kreisler e dei suoi collaboratori.

 

Caleb Carr, L'Aliensta, Newton Compton Editore, 2017

(Dal risguardo di copertina della recente riedizione Newton Compton) New York 1896. Il reporter John Schuyler Moore riceve la chiamata inaspettata di Laszlo Kreizler – psicologo e “alienista” –, un suo amico di vecchio corso. Il dottore lo prega di raggiungerlo al più presto per assistere al ritrovamento di un cadavere. Il corpo è stato orrendamente mutilato e poi abbandonato nelle vicinanze di un ponte ancora in costruzione. La vista di quel macabro spettacolo fa nascere nei due amici un proposito ambizioso: è possibile creare il profilo psicologico di un assassino basandosi sui dettagli dei suoi delitti? In un’epoca in cui la società considera i criminali geneticamente predisposti, il giornalista e il dottore dovranno fare i conti con poliziotti corrotti, gangster senza scrupoli e varia umanità. Scopriranno, a loro spese, che cercare di infilarsi nella mente contorta di un assassino può significare trovarsi di fronte all’orrore di un passato mai cancellato. Un passato pronto a tornare a galla di nuovo, per uccidere ancora.

L'autore. Caleb Carr (New York, 2 agosto 1955) è un romanziere ed esperto di storia militare statunitense. Figlio di Lucien Carr, è nato a New York City, ed ha ottenuto un Bachelor of Arts in storia presso la New York University. Autore di molti romanzi tra cui L'alienista, L'angelo delle tenebre, Casing the Promised Land, Killing Time, The Italian Secretary ed il saggio Terrorismo. Perché ha sempre fallito e fallirà ancora. The Italian Secretary, romanzo ancora inedito in Italia, è un romanzo giallo con protagonista il noto investigatore Sherlock Holmes.
 

Caleb Carr

Carr ha partecipato anche al programma PBS "American Experience" in qualità di ospite commentatore, ad esempio all'episodio riguardante il sistema metropolitano newyorkese, "New York Underground".
Attualmente vive a nord di New York in una fattoria chiamata "Misery Mountain" nella città di Berlin nella Rensselaer County. Ha insegnato per tre semestri storia militare al Bard College in qualità di visiting professor. È stato intimo amico dello storico James Chace, con cui collaborò a America Invulnerable: The Quest for Absolute Security from 1812 to Star Wars.
Ha contribuito alla sceneggiatura di Dominion: Prequel to the Exorcist e di Exorcist: The Beginning ed ha interpretato il "Proprietario Del Bar Cinico" in "200 Cigarettes".

Alcune immagini dalla serie Netflix
Alcune immagini dalla serie Netflix
Alcune immagini dalla serie Netflix
Alcune immagini dalla serie Netflix

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12 ottobre 2018 5 12 /10 /ottobre /2018 07:09
Giancarlo Narciso, Otherside, Perdisa Pop Editore, 2011

Una delle cose che più mi entusiasmano nei romanzi di Giancarlo Narciso è il segno dell'avventura e del viaggio da un capo all'altro del mondo. E questo accade sia che il protagonista sia Rodolfo Capitani oppure altri personaggi. Forse, ancora di più in questo periodo mi piacciono, perché negli ultimi anni sono diventato piuttosto statico e poco propenso - anche per motivi contingenti - ad affrontare viaggi in luoghi lontani. Qui, in Otherside (Perdisa Pop Editore, Collana Pop², 2011), ci troviamo a seguire, l'ex ufficiale dei Carabinieri Sergio Biancardi in una serie di avventure che spaziano dal Sud Est asiatico (con punto di partenza a Bali) al Messico.
Sergio Biancardi, come altri personaggi di Narciso, ama stare per i fatti suoi e non desidera coinvolgimenti di alcun tipo: forse per questo deve sovente spostarsi e lasciarsi alle spalle tutto ciò che ha la parvenza di una "casa" come luogo in cui si costruiscono anche degli affetti. Ed è così anche nel suo rapporto con le donne: le guarda con diffidenza, salvo a cadere preso da una che, sin dal primo incontro su di una spiaggia di Bali, gli risulta particolarmente affascinante.
Sembra che, in generale, per Sergio Biancardi, il rapporto con le donne generi guai e che conviene per questo starsene alla larga. E se c'è il coinvolgimento davanti ad un paio di begli occhi e ad una coppia di splendide gambe (che rasenta una forma di amore inconfessato) i guai non mancheranno, ma sono appunto proprio quei guai il motore generatore dell'avventura.
Sergio Biancardi, come altri personaggi di Giancarlo Narciso è un eroe assieme perdente-vincente, in cui il vincere porta ad una perdita. E in cui, viceversa, la perdita riconduce ad una vincita che è la riaffermazione del proprio modo peculiare di essere e di vivere, che è quello fondato sul disincanto e sull'isolamento affettivo come barriera protettiva da complicazioni insormontabili. Ma se non ci fossero le transitorie eccezioni, gli "inciampi" per così dire, non si sarebbero il brivido e l'adrenalina dell'avventura e non si sarebbero più storie da narrare.
L'intreccio di Otherside è appassionante e il libro non si molla sino alla fine: un libro che, non solo per i colloqui citati in epigrafe per ogni capitolo è un grosso omaggio alla cinematografia di Sergio Leone e di Quentin Tarantino, sino alla scena finale che tanto ricordala sparatoria finale Il Mucchio Selvaggio di Sam Peckinpah.


 

Giancarlo Narciso

(Dalla quarta di copertina) Un eroe amaro, solo e ferito, ma mai rassegnato a perdere. Una dark lady affascinante e dal volto indefinibile. Una fuga da un branco di tagliagole decisi a tutto e, allo stesso tempo, una caccia incalzante a una preda che forse non esiste. Una pista che si snoda da un lato all'altro dell'Oceano Pacifico, fra ribelli, spie, mercenari, donne senza scrupoli e narcotrafficanti, in una cavalcata di citazioni cinematografiche, da Hitchcock e Leone a Tarantino e Rodriguez.

L'autore. Giancarlo Narciso, appassionato soprattutto d’Oriente, dove ha vissuto per oltre dieci anni assorbendone modi, cultura e filosofia, è anche un irrefrenabile peripatetico che ha compiuto quattro volte il giro del mondo, stabilendosi di volta in volta a Tokyo, in Kuwait, a Kathmandu, a San Francisco, a Città del Messico, a Singapore, svolgendo i lavori più disparati, dalla comparsa all’interprete, dal reporter sportivo al modello, dal dirigente d’azienda al contrabbandiere. Apparentemente "rinsavito" per via dell’età, si limita ora a passare sei mesi all’anno in quella che considera la sua vera patria, l’isola di Lombok, in Indonesia e gli altri sei a Riva del Garda.
Ha scritto i romanzi I guardiani di Wirikuta, Sankhara (finalista premio Scerbanenco), Le zanzare di Zanzibar, Singapore Sling (vincitore premio Tedeschi e soggetto del film Rai "Belgrado Sling"), Otherside e Ritorno a Daunanda. A questi si affiancano il dramma horror Eclissi e numerosi racconti. Con lo pseudonimo di Jack Morisco firma per Mondadori  (Nella collana "Segretissimo)una fortunata serie di romanzi di spionaggio ambientati a Singapore e dintorni, di imminente ristampa in un rigoroso author’s cut per Alacran.

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9 ottobre 2018 2 09 /10 /ottobre /2018 09:19
Anne Rice, Angel, Longanesi, 2011

Anne Rice è considerata una delle più prolifiche "regine" della moderna letteratura vampirologica. Anzi, a lei spetta sicuramente didiritto il riconoscimento di aver introdotto nella letteratura la figura del vampiro che vive conflittualmente la sua condizione e che vorrebbe sempre poter mantenere la propria umanità, condividendo affetti e sentimenti con chi vampiro non è.
I vampiri di Anne Rice, così come le streghe (sua è la saga delle streghe Mayfair che - ad un certo punto - si intreccia con quella dei vampiri) e i suoi demponi, in generale suscitano simpatia e sono tali da diventare dei veri e propri emblemi di una vite vissute nel tormento, ma anche con la possibilità di una smisurata capacità di esplorazione del mondo, in funzione anche dell'immortalità che hanno conquistato: ovviamente accanto a questi personaggi ce ne sono altri orribilmente cattivi e questo è del resto nel gioco delle parti della narrazione. Ma - indiscutilbente a lei si deve la nascita della figura del "vampiro gentile" che verrà poi sviluppata in tutto un successivo filone della narrativa indirizzata alla platea dei cosiddetti "young adult" di cui la saga in quattro corposi volumi Twilight della fortunata scrittrice Stephenie Meyer è uno dei massimi esempi.
Le opere di Anne Rice sono sempre dei romanzi complessi, scritti in una prosa raffinata: e io li ho letti quasi tutti, a partire dal felice incontro con Intervista con il vampiro e con The Witching Hour (L'ora delle Streghe), felicissimo esordio della saga delle streghe Mayfair.

Angel (titolo originale: Angel Time, nella traduzione di Sara Caraffini), pubblicato nel 2011 da Loganesi (Collana "La Gaja Scientia) si discosta da tutte le sue precedenti opere (non essendo, tra l'altro, nemmeno collocabile in una delle sue saghe) e possiede ben due anime.
La prima riguarda una storia "angelologica". Un abile killer su commissione (che opera per conto di un'"organizzazione"), stanco della sua vita e sull'orlo del suicidio, viene salvato da un angelo (Malchiah) e istruito su di una missione che deve compiere "sotto copertura": una missione che gli darà una possibilità di riscatto dalle azioni precedenti. E viene inviato, dopo aver superato la fase dell'incredulità, in un passato lontano - nell'antica Norwich - per salvare un gruppo di ebrei dalla persecuzione e forse dalla morte.
Quindi, se da un lato, vi sono esposti alcuni temi propri della letteratura angelologica, dall'altro vi è un interessante squarcio su un remoto episodio del Medioevo inglese, riguardante la persecuzione e la demonizzazione degli Ebrei (che con facilità venivano accusati di uccidere i bambini gentili in sacrifici di sangue). Questa parte - come sottolinea Anne Rice - nella sua postfazione è supportata da materiale documentario su cui lei si è basata nella costruzione della storia.
La cornice storica è quella che portò all'espulsione totale degli Ebrei che si erano insediati nelle isole britanniche nel 1290: un decreto emanato da Re Edoardo I (per colpire soprattutto tutte le forme di usura) e, a quanto sembra, mai formalmente revocato.
Come al solito, Angel rispecchiando lo stile degli altri romanzi di Anne Rice, è scritto magnificamente, ma in alcune parti ha un ritmo lento.
La lettura della postfazione è di fondamentale importanza per consentire al lettore di conferire il giusto spessore storico alla narrazione ed io, personalmente, suggerirei ai lettori di consultarla prima di affrontare il testo e di considerarla quindi come una vera e propria prefazione.

Anne Rice

(Dal risguardo di copertina) Forse nemmeno lui ricorda più il suo vero nome, l'ha perso tanti anni fa insieme all'innocenza. Ora si fa chiamare Lucky the Fox, o Tommy Crane, o in cento altri modi, e il suo mestiere è uccidere su commissione. Un enorme dolore nel suo passato l'ha spinto su questa strada disperata, e uccidere è la sua sola missione. Ma in fondo al suo cuore è rimasto qualcosa del ragazzo che suonava divinamente il liuto e amava leggere Tommaso d'Aquino. E proprio il pensiero di quello che è stato e di quello che avrebbe potuto essere manda in crisi Lucky the Fox, e lo spinge al suicidio.
Se una vita non ha senso, meglio interromperla per sempre. Ma proprio quando tutto sembra perduto, entra in scena Malchiah, un angelo, che gli offre una seconda possibilità: viaggiare nel tempo, tornare nell'Inghilterra del XIII secolo, e salvare un'esistenza perduta del passato, riscattando l'ignominia del suo presente con un gesto nobile...
Dall'autrice che ha rinnovato la letteratura sui vampiri, un romanzo visionario e sontuoso sul nuovo fenomeno letterario: gli angeli.

L'autrice. Anne Rice ha ottenuto il successo internazionale con Intervista col vampiro, diventando un’autrice di culto della narrativa soprannaturale.
Fra le sue serie più famose ricordiamo le "Cronache dei vampiri" (Intervista col vampiro,Scelti dalle tenebre, La regina dei dannati, Il ladro di corpi, Memnoch il diavolo, Armand il vampiro, Merrick la strega, Il vampiro Marius, Il vampiro di Blackwood, Blood, Il Principe Lestat) e "Le streghe di Mayfair" (L'ora delle streghe, Il demone incarnato e Taltos, il ritorno), oltre a numerosi altri cicli minori.

Questo libro è un'opera di fantasia, ma eventi realie persone reali hanno ispirato alcuni degli eventie delle persone che compaiono nel romanzo.
Meir di Norwich è realmente esistito e un manoscritto dei suoi poemi in ebraico è conservato nei Musei Vaticani...
{Di lui] ... ne parla V. D. Lipman in The Jews of Medieval Norwich, pubblicato dalla Jewish Historical Society of London e che include anche le poesie di Meir nell'originale ebraico.
(...)
Come ha sottolineato uno studioso, non si può pensare agli Ebrei del Medioevo, solo in termini delle loro sofferenze. Fra gli eruditi ebrei figuravano molti grandi pensatori e scrittori quali Maimonide e Rashi, citati spesso in questo romanzo..

Dalla postfazione dell'autrice (pp.245-246)

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23 settembre 2018 7 23 /09 /settembre /2018 11:02
Giancarlo Narciso, Singapore Sling, Fazi, Collana I Tascabili, 2002

Per me, i romanzi di Giancarlo Narciso sono davvero irresistibili.
Se comincio a leggerle uno, va a finire che non riesco a staccarmene più, anche se contemporaneamente ho in corso altre letture.
Così è stato con questo Singapore Sling (Fazi, Collana Tascabili 2002), secondo capitolo della saga che vede protagonista Rodolfo Capitani, che da tempo vive nel Sud Est asiatico con una piccola attività come traduttore in Inglese. Rodolfo Capitani questa volta si trova invischiato in un'amicizia "pericolosa" con un certo Marco Valbusa che lavora in una ditta italiana con ramificazioni internazionali., la Sigmatech. Inizialmente, i due sono soltanto compagni di bevute. Poi a poco nasce una maggiore confidenza, al punto che Valbusa racconta a Rodolfo i suoi casi personali, mentre lo stesso Rodolfo - pur non desiderando apparire come un un uomo che prova nostalgia e rimpianti - alla fine si sbilancia a raccontare qualcosa di sé.
Come in altri romanzi di Narciso, i diversi personaggi non sono mai quello che appaiono e nascondono dei segreti: così è appunto in questa circostanza. Dopo un viaggio in Italia per conferire con i suoi superiori, Valbusa fa a Rodolfo delle raccomandazioni e gli dice che, nel caso dovesse sparire, dovrà occuparsi di una donna che gli sta a cuore, la bellissima Diana di origini cinesi, aiutandola ad andare all'estero, dopo averla fornita di un passaporto (falso, si intende).
Di lì a poco, Valbusa muore in un incidente d'auto e Rodolfo si trova nel dilemma se rispettare la promessa che l'amico gli ha strappato oppure se starsene per i fatti suoi (e tenersi fuori dai guai). Ma siccome la donna a cui Valbusa teneva, gli piace, non ascolta il suggerimento che gli darebbe il suo buon senso.
Da qui una girandola di eventi che porteranno a poco a poco alla scoperta della verità, in un percorso punteggiato da eventi imprevisti e da molte morti.
E' decisamente un bel noir esistenziale, in cui ci sono solo perdenti incluso il nostro Rodolfo che, alla fine di tutto, si trova a galleggiare ancora una volta nella sua solitudine.

Il Singapore Sling è l'aperitivo preferito da Rodolfo Capitani, considerato come "uno dei cocktail più famosi e più complessi". Mi sono incuriosito e avrei voluto provarlo. Ma da quello che ho capito è molto difficile - in Italia - farsene serivre uno, poichè contiene moltissimi ingredienti e la maggior parte dei bar non li hanno tutti a disposizione.Si tratta di quegli ingredienti che, solittamente, non tieni neppure a casa.
Forse per assaggiarlo bisognerebbe andare nel Sud Est asiatico e, appunto, a Singapore...


(Dalla seconda di copertina) In una Singapore torrida e inquietante, due uomini italiani all'estero si incontrano per caso ed è come se si fossero conosciuti da sempre: Rodolfo Capitani, girovago e vagabondo, di professione traduttore free lance, in fuga da se stesso e da una moglie e un figlio abbandonati in Messico; Marco Valbusa, importante dirigente della Sigmatech, una società italiana che si occupa di prodotti per l'edilizia (ma come si scoprirà in seguito dagli affari poco chiari). Un incontro che metterà Rodolfo nei guai fino al collo, all'indomani della morte di Marco in un misterioso incidente di macchina: perchè a Singapore la vita vale poco, soprattutto se è in ballo una grande quantità di soldi.
In Singapore Sling, vincitore del Premio Tedeschi nel 1998 e qui proposto in una nuova edizione rivista dall'autorre, si susseguono frenetici una serie di colpi di scena che sconvolgono le regole del thriller tradizionale. Singapore Sling, sorretto da da una scrittura visiva dall'andamento cinematografico, restituisce i colori e le affascinanti ambientazioni dell'Oriente lontano  e conduce il lettore in una storia mozzafiato e dal ritmo vertiginoso che lo rende uno dei migliori gialli italiani degli ultimi anni.

 

Giancarlo Narciso

L'autore. Giancarlo Narciso, apppassionato soprattutto d’Oriente, vi ha vissuto per oltre dieci anni assorbendone modi, cultura e filosofia, ma è anche un irrefrenabile peripatetico (in altritempi si sarebbe detto "dromomanico") che ha compiuto ben quattro volte il giro del mondo, stabilendosi di volta in volta a Tokyo, in Kuwait, a Kathmandu, a San Francisco, a Città del Messico, a Singapore, svolgendo i lavori più disparati, dalla comparsa all’interprete, dal reporter sportivo al modello, dal dirigente d’azienda al contrabbandiere. Apparentemente rinsavito per via dell’età, si limita ora a passare sei mesi all’anno in quella che considera la sua vera patria, l’isola di Lombok, in Indonesia e gli altri sei a Riva del Garda.
Ha scritto i romanzi I guardiani di Wirikuta, Sankhara (finalista premio Scerbanenco), Le zanzare di Zanzibar, Singapore Sling (vincitore premio Tedeschi e soggetto del film Rai "Belgrado Sling"), Incontro a Daunanda, Otherside e Un'ombra anche tu come me.
A questi si affiancano il dramma horror Eclissi e numerosi racconti.
Con lo pseudonimo di Jack Morisco firma per Mondadori (nella collana Segretissimo) una fortunata serie di romanzi di spionaggio ambientati a Singapore e dintorni, di imminente ristampa in un rigoroso author’s cut per Alacran.

Il Singapore Sling è l'aperitivo preferito da Rodolfo Capitani. Mi sono incuriosito e avrei voluto provarlo. Ma è molto difficile - in Italia - farsene serivre uno, poichè contiene moltissimi ingredienti e la maggior parte dei bar non li hanno tutti a disposizione.Forse per assaggiarlo bisognerebbe andare nel Sud Est asiatico e appunto a Singapore...

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18 settembre 2018 2 18 /09 /settembre /2018 18:42
Frederik Backman, L'uomo che metteva in ordine il mondo, Mondadori, 2014

Lo svedese Fredrik Backman, giornalista, scrittore e blogger, ha dato vita nel suo blog al signor Ove, uomo comune e di saldi principi, burbero e testardo come non mai, di poche ed essenziali parole, e senza saperlo egli stesso dal cuore grande e capace di dare a tutti grandi lezioni di vita, fondate sulla semplicità e sugli affetti, anche se lui è il primo a non poter parlare esplicitare la lingua degli affetti.
Questo personaggio ha avuto, attraverso il blog, un successo così strepitoso che l'autore ha deciso di farlo vivere in un romanzo a lui dedicato: è nato così nel 2012 En man som heter Ove che nel 2014 è stato pubblicato in edizione italiana, con il titolo L'uomo che metteva in ordine il mondo (Mondadori, Collana Scrittori Italiani e Stranieri, nella traduzione di Anna Airoldi).
Capitolo dopo capitolo leggiamo le avventure "condominiali" del sig. Ove, in un conglomerato di villette in una qualche periferia svedese, di cui lui si sente nume e custode. Ha un sogno segreto: che è quello di ricongiungersi con l'adorata moglie Sonja, morta prematuramente.

Ma i suoi progetti sono destinati a fallire, benchè studiati minuziosamente con quella meticolosità pratica di cui lui è campione. Tra un tentativo e l'altro, infatti, Ove è distolto dal fatto che c'è gente che entra, suo malgrado, nella sua vita di solitudine, perchè ha bisogno di lui, a partire da un gatto spelacchiato che egli finisce per adottare e soprattutto con l'avvento decisamente catalizzante di una nuova famiglia nel condominio che è quella della vulcanica e vitalissima (nonchè vitalizzante) Parvaneh che - quasi imperiosamente, ma con garbo- riportà Ove alla vita.
Alla fine, per Ove sono troppe le cose di cui occuparsi per poter pensare seriamente ad ulteriori progetti di suicidio: e, soprattutto, c'è la necessità di condurre una battaglia all'ultimo respiro con l'ultimo rappresentante di "quelli con la camicia bianca" che si trova ad incrociare la sua via, con le sue prepotenze e le sue angherie.
La storia si dipana tra reminiscenze del passato nei capitoli che cominciano con il titolo "Un uomo che si chiamava Ove..." e del presente (nei capitoli titolati "Un uomo che si chiama Ove...").

Il libro - malgrado alcuni passaggi decisamente umoristici -  muove in maniera lieve i sentimenti del lettore: soprattutto perchè lo porta a riflettere su quale senso intendiamo imprimere alla nostra vita e cosa abbiaveramente significato nel collocare la propria esistenza tra l'estremo del rimanere abbarbicati alla propria sfera privata e quello dell'uscire allo scoperto nella dimensione sociale. E fornisc eanche una risposta consolatoria (ma profondamente vera) che si può essere ricordati (e quindi si può continuare a vivere anche dopo morti) soprattutto per le proprie opere, tanto più efficaci se producono degli effetti benefici senza che ci sia stata la volonta cosciente e consapevole di far del bene.E solo così si può lasciar traccia del proprio passaggio su questa terra.
Ove, apparentemente, rifiuta il sociale: nel sociale si presenta burbero ed irascibile, supponente nei confronti dell'altro. Ma siccome ha - senza saperlo - un grande cuore, egli è capace - sia pure nel suo modo ruvido - di prendersi a cuore i problemi e le difficoltà altrui, purchè gli altri si accollino di sopportare inialmente la sua ruvidezza di modi e le sue poche parole.
In fondo, Ove è a suo modo, senza saperlo, un maestro di vita che trasmette i suoi insegnamenti attraverso le cose pratiche che sa fare in maniera eccellente, come riparare le auto, sistemare l'impianto di riscaldamento, fare dei lavoretti in casa e, soprattutto, tenere in ordine il mondo: e in questo suo essere inconsapevole maestro gioca un ruolo di primo piano il suo dialogo inesauribile con la moglie Sonja che - pur non essendoci più fisicamente - continua ad essere per lui interlocutrice, ispiratrice e fonte di luce.

Da questo libro è stato tratto nel 2015 un film, con il titolo "A Man Called Ove" (per la regia di Hannes Holm Svezia) che ha ripreso efficacemente, con sobrietà e con fedeltà, il racconto di Backman: in versione italiana è uscito nelle sale cinematografiche con il titolo di "Mr Ove".
Nel 2017 ne è stato annunciato un remake USA che vedrà come protagonista Tom Hanks.

 
(Dal risguardo di copertina) Ove ha 59 anni. Guida una Saab. La gente lo chiama "un vicino amaro come una medicina" e in effetti lui ce l'ha un po' con tutti nel quartiere: con chi parcheggia l'auto fuori dagli spazi appositi, con chi sbaglia a fare la differenziata, con la tizia che gira con i tacchi alti e un ridicolo cagnolino al guinzaglio, con il gatto spelacchiato che continua a fare la pipì davanti a casa sua. Ogni mattina alle 6.30 Ove si alza e, dopo aver controllato che i termosifoni non stiano sprecando calore, va a fare la sua ispezione poliziesca nel quartiere. Ogni giorno si assicura che le regole siano rispettate. Eppure qualcosa nella sua vita sembra sfuggire all'ordine, non trovare il posto giusto. Il senso del mondo finisce per perdersi in una caotica imprevedibilità. Così Ove decide di farla finita. Ha preparato tutto nei minimi dettagli: ha chiuso l'acqua e la luce, ha pagato le bollette, ha sistemato lo sgabello...

 

Frederik Backman

Ma... Ma anche in Svezia accadono gli imprevisti che mandano a monte i piani. In questo caso è l'arrivo di una nuova famiglia di vicini che piomba accanto a Ove e subito fa esplodere tutta la sua vita regolata. Tra cassette della posta divelte in retromarce maldestre, bambine che suonano il campanello offrendo piatti di couscous appena fatti, ragazzini che inopportunamente decidono di affezionarsi a lui, Ove deve riconsiderare tutti i suoi progetti. E forse questa vita imperfetta, caotica, ingiusta potrebbe iniziare a sembrargli non così male...

L'autore. Fredrik Backman è giornalista, scrittore e blogger. I suoi libri sono tradotti in molte lingue e sono bestseller in diversi paesi. In Italia ha pubblicato L'uomo che metteva in ordine il mondo (Mondadori 2014). Della stessa trilogia ideale fanno parte i romanzi successivi Mia nonna saluta e chiede scusa (Mondadori 2016) e Britt-Marie è stata qui (Mondadori 2017). Nello stesso anno, sempre per Mondadori, esce anche Cose che mio figlio deve sapere sul mondo, e nel 2018 La città degli orsi.

Copertina del DVD "Mr Ove"

(Scheda del film) Ove è un burbero cinquantanovenne che molti anni prima ricopriva il ruolo di Presidente dell'Associazione dei condomini. A lui però non importa niente di essere stato sollevato dall’incarico e continua a sorvegliare con piglio poliziesco tutto il quartiere. Operaio da 43 anni presso le industrie Saab, Ove viene mandato in pensione e da quel momento, senza nulla da fare, con il suo atteggiamento molesto finisce per causare ancora più ostilità nel vicinato.

Ogni mattina alle 6.30 Ove si alza per condurre la sua ispezione poliziesca del quartiere e assicurarsi che le regole siano rispettate, che tutto sia in ordine. Ce l'ha un po' con tutti nel quartiere: con chi parcheggia l'auto fuori dagli spazi appositi, con chi sbaglia a fare la differenziata, con la tizia che gira con i tacchi alti e un ridicolo cagnolino al guinzaglio, con il gatto spelacchiato che continua a fare la pipì davanti a casa sua.

Ma l’arrivo di Parvaneh, la nuova vicina di casa, iraniana che si è trasferita da poco ad abitare, con il marito e i due figli, nella casa di fronte aprirà poco per volta la mente di Ove, restituendocelo come il miglior “nonno” che un nipote possa desiderare.

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12 settembre 2018 3 12 /09 /settembre /2018 07:57
Cristina Cassar Scalia, La seconda Estate, Sperling°Kupfer, Collana Pandora, 2014

La seconda estate di Cristina Cassar Scalia (Sperling&Kupfer, Collana Pandora, 2014) può piacere e può non piacere. Il lettore esigente (quello che emerge dall'ascolto di una trasmissione culturale altamente selettiva che è la radiofonica Fahrenheit) lo bollerà certamente - con intransigenza - come un romanzo di genere rosa e lo stroncherà. Il lettore curioso, quello che vuole approfondire le tematiche sviluppate da un autore di cui già ha letto qualcosa, ci si accosterà con curiosità, pur valutandolo criticamente.
E' quello che è successo a me che sono approdato alla lettura di questo romanzo dopo aver molto apprezzato la terza prova letteraria di Cassar Scalia. Seguendo le mie abitudini sono subito andato alla ricerca delle sue opere precedenti.
All'inizio, nel primo terzo dell'intero racconto, pare di ritrovarsi nel bel mezzo di un romanzo rosa, scritto per massaie e casalinghe alla ricerca di un'evasione dalla frustrante monotonia quotidiana, e - soprattutto - immersi in un ambiente jet set fatto di persone che non hanno bisogno di lavorare molto e che possono consentirsi lunghe vacanze in un posto dispendioso come è Capri, tra gite in barca, sci acquatico, cene in ristoranti rinomati e altri passatempi dispendiosi: ambiente per il quale io personalmente non ho alcuna simpatia, anche se - ad onor del vero - quello rappresentato dall'autrice nei primi anni Sessanta è altamente signorile e nulla ha a che  vedere con le vaccate VIP degli anni Novanta e del Berlusconismo (e post): si guardino per farsene un idea i due volumi "Cafonal" che raccolgono le immagini più rappresentative di Dagospia del dissacrante Roberto D'Agostino. Ma certamente si ha la sensazione di trovarsi immersi in un ambiente da soap opera... Ed io, leggendo queste pagine, mi sono più volte chiesto: ma che ci faccio io qui? Ma ciò nonostante ho tirato avanti: a volte è interessante anche soltanto il fatto di andare a vedere (ed eventualmente apprezzare anche) come un autore sia in grado di gestire la materia narrativa.
Tutto, nel racconto retrospettivo, si svolge nell'estate del 1962, sino al drammatico epilogo. E, vent'anni dopo, i fili lasciati a mezzo, ritornano ad annodarsi e, di nuovo, il periodo clou è un estate a Capri che segna i punti di svolta definitivi di una seconda chance, come in una storia fatta di sliding door.
Da qui il titolo del volume_ la seconda estate di Lea e Giulio é la lor seconda opportunità.

Sì, decisamente la prima parte mi ha suscitato dei moti di antipatia (anche - in parte - nei confronti dell'autrice che per poter scrivere di questo ambiente lo deve sicuramente in parte conoscere), come anche la lentezza della storia d'amore tra il Commendatore Giulio Valenti, imprenditore di successo e scapolo invincibile, e la bella Lea che vive in modo problematico il matrimonio con un distratto Gianni Raimondi, imprenditore avventato ed umanamente di scarsa levatura. La vicenda di questa prima parte si svolge nell'estate del 1962. Poi, la storia d'amore sul nascere è bruscamente interrotta, oltre che dalle ragioni dettate dal perbenismo in quell'epoca, ancheda drammatiche circostanze, sino ad un casuale incontro tra i due vent'anni dopo. L'amore conservato gelosamente nel cuore di entrambi sboccia di nuovo vigoroso; tutte le tessere vanno al loro posto; la Villa Leandra a Capri, di cui Lea è proprietaria avendola ereditata dalla nonna e che, come si scoprirà, è stato lo scenario dello sbocciare anticonformista di una storia d'amore tra la nonna di Lea e un giornalistà, viene salvata dalla rovina e restaurata.
Insomma, dopo vent'anni, i due innamorati che si erano persi si ritrovarono e vissero felici e contenti.
Ci sono delle trame secondarie che arrischiscono la narrazione, degli sviluppi che sembrano essere anche in questo caso un po' da soap opera ma che - nel complesso - sembrano essere ben montati, compresa la scoperta della storia della Villa e di quell'amore trasgressivo, censurato dalla famiglia della nonna materna e sepolto nell'oblio (se non fosse per le testimonianze materiali sopravvissute).
Ovviamente, la narrazione, per quanto rallentata, ha il supporto di una buona scrittura e soprattutto nei restanti due terzi si legge vivacemente: ma ciò nondimeno riesce solo di poco a distaccarsi dagli stilemi del romanzo rosa, compresi i personaggi e la loro danarosità che li esenta dal confronto con i vili problemi della sopravvivenza quotidiana, consentendo loro di fare delle scelte inaccessibili ai più. D'altra parte, una delle caratteristiche del romanzo rosa è appunto quella di fornire al lettore il "romance" (nel senso di plot che privilegia i sentimenti amorosi), con una trama che fa sognare - attraverso l'immedesimazione del lettore con i personaggi - una trama di di vita che per se stessi sarebbe altrimenti inconcepibile.
Si apprezza, d'altronde, - ed è cià che dice l'autrice in postfazione - il grande omaggio all'isola di Capri e alle sue bellezze.

Sono contento che Cristina Cassar Scalia - con le sue capacità di scrittura e di delineazione dei personaggi - sia passata - con successo - al poliziesco (vedi la mia recensione a "Sabbia Nera", Einaudi, 2018), con la prima indagine del Vicequestore Vanina Guarrasi.

(dalla quarta di copertina) Lea e Giulio non lo sanno, ma la loro felicità dovrà ancora attendere, minacciata da una verità a lungo tenuta nascosta.
Roma, 1982. È un freddo pomeriggio di marzo, ma la pioggia non ferma Lea, intenzionata a non lasciare vuoti i due posti riservati in platea. Un invito a teatro è quello che ci vuole per sentire meno la mancanza di suo figlio, ripartito per Londra, dove sta ultimando gli studi. Ma quel volto che scorge tra la folla, poche file più avanti, la lascia senza fiato. Possibile che sia davvero lui? Vent'anni prima, Lea aveva trascorso un'indimenticabile estate a Capri. L'atmosfera sofisticata ed eccentrica dell'isola l'aveva da subito conquistata, consolandola dell'ennesima assenza del marito. Il giorno in cui Giulio, uomo di successo, affascinante e premuroso, era comparso nella sua vita il cuore di Lea non aveva potuto opporsi. Nella cornice di un'antica villa ormai in rovina e custode di pericolosi segreti, tra i due era nata una passione travolgente e proibita. A nulla era servito tentare di resistere, e le conseguenze erano state drammatiche. Adesso che Lea ha lasciato il marito sembrerebbero non esserci più ostacoli al loro amore, che risboccia come se il tempo si fosse dimenticato di scorrere. Quell'estate però non è solo scolpita nei loro cuori, perché sottili trame legano al presente ciò che accadde allora. Lea e Giulio non lo sanno, ma la loro felicità dovrà ancora attendere, minacciata da una verità a lungo tenuta nascosta.

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5 settembre 2018 3 05 /09 /settembre /2018 09:42
Maria Patrizia Salatiello, Una Morte Eccellente, Leone Editore, Collana Mysteria, 2018

Una Morte Eccellente di Maria Patrizia Salatiello, pubblicato da Leone (Collana Mysteria, 2018), è un giallo con tutte le regole, in cui il Commissario di Polizia, Giosuè Terranova si confronta con le indagini spinose relative ad una "morte eccellente", il misterioso delitto del Principe Filippo di Gangitano che è stato trovato ucciso e mutilato nel suo studio.
L'indagine si svolge nell'arco di circa 15 giorni, a pieno campo (nella strttra narrativa uua ogni giorno delle due settimane è dedicato un capitolo). Giosuè Terranova, pur stressato da una situazione familiare difficile e senza possibilità di uscita, porta avanti l'indagine con dedizione, anche se la sua tempistica è rallentata da reticenze e da atteggiamenti omertosi che rinfocolano la convinzione, almeno all'inizio, che potrebbe trattarsi di un delitto di mafia.
Altri morti si intersecano con l'indagine principale, creando diversioni e aprendo nuovi fronti  di inchiesta. Alla fine, ovviamente, la verità verra a galla. Da un giorno all'altro, nell'indagine, trapela un'indolenza di stampo tutto siculo e forse, restrigendo il campo, decisamente palermitano tra merendine a base di cornetti caldi e di cartocci con il ripieno di ricotta, caffè espressi e cappucini, granite e granitelle, l'ennesima sigaretta di yaneziana memoria accesa ed aspirata, pasti in trattoria con pietanze assortite della gastronomia siciliana, serate al cinema e al teatro.
Il Commissario Giosuè Calaciura cerca di vivere una sua vita, ma le sue piccole evasioni culinarie e culturali, sono soltanto un piccolo diversivo rispetto al tormento di una situazione familiare difficile, tra un figlio morto in guerra e una moglie che, a causa del dolore di questa morta, è scivolata in una grave depressione abulica che sembra non potersi mai più risolvere.

Maria Patrizia Salatiello
L'autrice in occasione della presentazione pubblica di un libro

(dalla quarta di copertina) 1950, Palermo. Un ragazzetto giunge in commissariato recando la notizia che il principe Filippo di Gangitano è stato ucciso nel suo palazzo di città. Giosuè Terranova, incaricato delle indagini, attraversa una città che prova a riprendersi dalla Seconda guerra mondiale alla ricerca dell'assassino. La rivalità tra i clan di mafia, gli interessi dietro alla riforma agraria e una platea di personaggi ambigui e affascinanti fanno da sfondo agli sforzi di Giosuè, impegnato anche a resistere alla serrata corte della bellissima Francesca, moglie di un criminale locale.

L'autrice. Maria Patrizia Salatiello è docente di Neuropsichiatria infantile a Palermo. Membro della Società Italiana di Psicoanalisi e della International Psychoanalytical Association, ha già pubblicato, oltre al romanzo: Il mistero di Calatubo (Fuoco Edizioni, 2011), per i tipi di  Leone Editore Morire a Calatubo, Con gli occhi di Sara e Il marchese di Villafiorita.

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22 agosto 2018 3 22 /08 /agosto /2018 11:56
Shark. Il Primo squalo /The Meg), USA, 2018 - Locandina del film

Molti ricorderanno Il Mondo Perduto (1912) di Sir Arthur Conan Doyle, romanzo che ipotizza l'esistenza di una terra sperduta tra i monti di un un luogo isolato, dove - per eccezionali condizioni climatiche e orografiche - gli animali presistorici sono sopravvissuti, tema, peraltro ripreso in King Kong (il romanzo di Delos Wheeler Lovelace -  erroneamente attribuito a Edgar Wallace - da cui sono stati tratti diversi film sino al fortunatissimo remake del regista de La compagnia dell'Anello).
Si tratta di una delle tante variazioni del tema della possibile sopravvivenza di animali di lontane ere del passato, dotati di forza e, soprattutto, di dimensioni straordinarie, che in anni recenti è tornato di moda con la fortunatissima serie di Jurassic Park, a partire dalla geniale idea inaugurata dal compianto Michael Critchon (che ha intitolato il secondo volume della saga "Il Mondo Perduto", proprio in omaggio all'opera di Doyle).
Il romanzo di Steve Alten (sua prima opera letteraria), dal titolo Meg (pubblicato in lingua originale nel 1997 e in traduzione italiana da Mondadori nel 1999, e adesso in concomitanza del film riedito nel corso del 2018) riprende e sviluppa questo tema applicandolo al Carcharodon Megalodon, superpredatore dei mari preistorici al vertice indiscusso della catena alimentare marina  dell'era giurassica e antenato del temibile Squalo Bianco (Carcharodon Carcharias) dei nostri giorni, di cui conosciamo soltanto alcuni giganteschi denti fossili, sulla base dei quali sono state effettuati delle ricostruzioni delle mandibole del Megalodon.
Il romanzo e il film danno una risposta ai molti quesiti irrisolti sull'estinzione del Megalodon ed anche a quelli relativi alla possibilità di sacche ecosistemiche in cui alcuni esemplari siano sopravvissuti sino ai nostri giorni.
Il romanzo ha una trama molto ricca e aritcolata e si legge con piacere, per via di numerosi colpi di scena, a partire dalla liberazione per cause accidentali di un esemplare di Megalodon che, per particolari condizioni ambientali vive nello strato più profondo della Fossa delle Marianne e che per circostanze fortuite riemerge sino alla superficie.
Si attiva una caccia dell'esemplare di Megalodon che si è evaso dalla sua prigione abissale, una caccia in cui convergono opzioni diversi, tra cui quella di immetterlo in un gigantesco bioparco e quella di trattarlo come rappresentante di una specie in via di estinzione e dunque da proteggere. Tutti progetti alquanto utopici e non realistici, poichè il Megalodon è una possente ed invincibile macchina da guerra da cui non c'è molta possibilità di scampo.

Il film "Shark. Il Primo Squalo (The Meg)", uscito nel 2018 (USA), si presenta come un accattivante e travolgente film d'azione, dalla trama decisamente più semplificata rispetto al romanzo di Alten, e con numerose traslocazioni dei caratteri dei personaggi, rimescolamenti vari delle loro vicende personali e dei rispettivi destini.
Il film di puro intrattenimento e con molti effetti speciali (e con, in più, la presentazione in modi interessanti della moderna tecnologia delle discese sottomarine abissali)  si vede con piacere, anche se la tensione drammatica che si crea è guastata da boutade kitsch da commedia tipicamente americane.
Il target elettivo di questo film è per la neo-categoria commerciale dei cosiddetti "young adults".

Steve Alten, Meg, Mondadori, 2018

Il romanzo del 1997 è stato tempestivamente ripubblicato da Mondadori nel 2018, con debito anticipo rispetto all'uscita del film nelle sale cinematogriche.

(dal risguardo di copertina) Il più terribile predatore di tutti i tempi è tornato dal Giurassico. E intende riconquistare il suo posto in cima alla catena alimentare.
Jonas Taylor è un pilota di sommergibili militari, il migliore nel suo campo. La sua missione è quella di immergersi nella Fossa delle Marianne, uno dei luoghi più profondi e misteriosi del Pacifico, ed esplorarla. Ed è qui, a undici chilometri di profondità, che Jonas si trova faccia a faccia con il più terribile predatore degli abissi: il Carcharodon megalodon. Un mostro lungo diciotto metri considerato il cugino preistorico del Grande Squalo Bianco. Un animale che, stando ai più rinomati studi, sarebbe scomparso dalla faccia della terra milioni di anni fa. Grazie a una manovra di emergenza estremamente rischiosa, Jonas riesce a risalire in superficie ma purtroppo due scienziati a bordo del sommergibile perdono la vita e la sua carriera è rovinata per sempre. La Marina archivia il caso sostenendo che Jonas è stato vittima di una forma di allucinazione. Sono passati sette anni da quel giorno e Jonas non ha mai smesso di cercare di dimostrare che quella creatura mostruosa non era il frutto della sua immaginazione. È diventato un paleobiologo nel frattempo ed è fermamente convinto che il megalodonte si nasconda sul fondo della fossa in una zona di corrente calda a sua volta sovrastata da undici chilometri di acqua gelida. Quando finalmente gli si presenta l'occasione di reimmergersi in quella zona dell'oceano, Jonas è certo di tornare in superficie con una prova inconfutabile dell'esistenza del mostro: uno dei giganteschi denti del megalodonte. Ma la presenza dell'uomo in quel territorio inesplorato rompe un equilibrio secolare. Uno dei megalodonti riesce a fuggire dal suo Purgatorio pronto a riconquistare il suo posto in cima alla catena alimentare. E Jonas è l'unica persona che è in grado di fermarlo

Steve Alten, Meg. Minaccia dagli Abissi, Feltrinelli, 2018

Al romanzo di Steve Alten del 1997, ha fatto seguito Meg. La minaccia degli abissi che è stato edito dal Feltrinelli nell'Agosto del 2018.
(Dal sito della Feltrinelli) Nel profondo silenzio della Fossa delle Marianne, una spedizione sottomarina sta setacciando la zona da dove era riemersa, quattro anni prima, una specie preistorica di squalo bianco gigante, il Carcharodon megalodon, un mostro ritenuto estinto che aveva seminato morte e distruzione, sconvolgendo l'intera costa californiana, ed era stato fronteggiato e ucciso da Jonas Taylor, il pilota di sommergibili militari che lo aveva avvistato per primo nell'incredulità generale. Anche questa spedizione, però, finisce nel sangue e fa sapere al mondo che altri megalodon popolano gli abissi, pronti a spargere il terrore tra gli uomini che osano sfidare il loro dominio. Terry Taylor, la moglie di Jonas, è chiamata sul posto per fare chiarezza su quanto accaduto, mentre Jonas rimane a Monterey dove è stato costruito il più spettacolare acquario del mondo appositamente per accogliere Angel, la femmina di megalodon sopravvissuta al massacro di quattro anni prima, e diventata ormai un'attrazione turistica. Jonas però è inquieto, non ha mai visto Angel così agitata. L'acquario è collegato direttamente al Pacifico tramite un enorme canale, chiuso da un gigantesco cancello d'acciaio per impedire la fuga al megalodon, e da quell'apertura Angel può sentire non solo il profumo del mare ma anche l'odore, dolce e pungente, di un branco di balene che nuotano a chilometri di distanza... 

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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