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20 agosto 2018 1 20 /08 /agosto /2018 09:13
Francesco D'Agostino e Sandro Riotta (foto), La Meschita. Il quartiere Ebraico di Palermo, Kalçs (collana Le Tessere), 2018

E' di recente uscito in libreria (2018), per i tipi di Kalòs (collana Le Tessere), il volume La Meschita. Il quartiere ebraico di Palermo, scritto da Francesco D'Agostino, con le fotografie di Sandro Riotta. Il volume è nato dalla passione di Francesco D'Agostino, professore di matematica, ma instancabile raccoglitore di memorie e di notizie documentali sull'antico quartiere ebraico di Palermo, passione che ha prodotto articoli ed anche un volume (assieme a Loredana Fiorello) concepito per le scuole, con una disamina storica del percorso degli Ebrei dalla Diaspora alla Shoah.
Da questa sua passione, con il pieno sostegno dell'Istituto Siciliano Studi Ebraici cui Francesco D'Agostino è affiliato, mentre Sandro Riotta ne è collaboratore esterno e amico, sono nati anche degli specifici percorsi guidati all'interno della Meschita, di cui lo stesso professore è stato il promotore, non mancando - come è (o come dovrebbe essere) in tutte le imprese culturali -  di creare un piccolo "vivaio" di conoscitori a cui trasmettere una così preziosa legacy.
Gli studi di Francesco D'Agostino, la creazione di un itinerario per visitare i luoghi dello storico insediamento ebraico di Palermo, l'adozione da parte dell'Istituto scolastico presso il quale egli insegnava dell'intera area della Meschita, la trasmissione delle sue conoscenze ad alcune guide autorizzate, la predisposizione di una mappa che ha dato corpo e sostanza all'itinerario, sono stati passi fondamentali che hanno dato risonanza a questo corpo complesso di tracce della memoria, tanto che - secondo la testimonianza di alcuni - si è incrementato notevolmente il flusso di visitatori di cultura ebraica che arrivano a Palermo desiderosi di arricchire di un ulteriore tassello la loro storia.

Il volume, arricchito dalla prefazione di Evelyne Aouate, Presidente dell'Istituto Siciliano Studi Ebraici di Palermo, è suddiviso in tre diverse sezioni: una "Breve storia" (pp. 19-63) che traccia la storia della presenza ebraica a Palermo, dagli anni del loro primo insediamento di cui si abbia una documentazione storiica alla Diaspora siciliana, con alcuni brevi ulteriori capitali sugli Ebrei convertiti in Sicilia (i "cristiani neofiti"), sulla Presenza ebraica a Palermo dopo la proclamazione del Regno d'Italia, e su "La Rinascita dell'Ebraismo a Palermo", che si estende sino ai nostri giorni con l'evidenziazione di alcuni importanti eventi, culminati nell'assegnazione alla piccola comunità ebraica della città di uno specifico spazio per il culto, identificato con l'Oratorio del Sabato, tra l'altro significativamente incluso nell'area dell'antico quartiere. Questa sezione suddivisa in brevi incalzanti capitoli, è corredata da un ricco apparato di note.
Segue una sezione dedicata all'"Itinerario" (pp. 65-67), corredata di piantina, che presenta in tutti i dettagli l'itinerario per la visita della Meschita, con tutti i necessari approfondimenti su ciò che, nel corso della visita, può essere oggetto d'interesse.
Questa sezione è arricchita dalla foto realizzate da Sandro Riotta, che ritraggono immagini di insieme ma anche importanti dettagli sui quali l'attenzione del lettore (e del visitatore) deve essere necessariamente richiamata: e questo sforzo certosino di mettere assieme parole ed immagini crea un effetto narra
tivo intrigante che consente di usare il volume non solo come testo di approfondimento storico, ma anche come autentica guida e supporto per la visita (con dettagli informativi validi anche per i palati più esigenti).
Questa sezione è anch'essa corredata da un apparato di note.
All'itinerario all'interno del quartiere ebraico vero e proprio sono state aggiunte quattro location "fuori carta", in quanto ritenute importante e preziose testimonianze dell'ebraismo a Palermo, sino alla contemporaneità: quindi non solo Palazzo Steri, dove avevano sede le celle dell'Inquisizione, ma anche - spingendoci sino ai nostri giorni - il Giardino dei Giusti, ubicato in via Alloro 80 e inaugurato nel 2008.
Segue un breve capitolo "Visita a volo d'uccello della Meschita", curato da Sandro Riotta e chiude il volume, infine, una cospicua bibliografia che, assieme alle note, testimonia dell'importante sforzo documentario nella costruzione del testo.
Il volume che, in forma ancora più compiuta di precedenti pubblicazioni, già opera dell'infaticabile Francesco D'Agostino, rivela una delle basi fondamentali della vocazione multietnica di Palermo, è stato presentato con grande successo di pubblico (malgrado all'evento fosse stato un orario alquanto scomodo) il 10 giugno 2018, all'Orto Botanico di Palermo, in occasione della manifestazione cultural-libraria dedicata all'editoria indipendente, Una Marina di Libri, che - alla sua nona edizione - si è svolta tra il 7 e il 10 giugno.
Il volume è il secondo in uscita della Collana "Le Tessere", inaugurata di recente dalla casa editrice: una collana che vuole mettere assieme, appunto, come se fossero le tessere di un puzzle, pezzi importante dell'identità storica e culturale di Palermo, "capitale di storia e di cultura, dalle mille identità". Di questa giovane collana, il primo volume pubblicato è stato dedicato alla figura di Costanza di Altavilla.

In considerazione dell'interesse - anche all'estero - suscitato dall''identificazione dell'antico quartiere ebraico di Palermo e delle narrazioni che ne sono scaturite in molteplici vesti, il volume - e qui affermo ciò come umile estensore di questa recensione - sarebbe meritevole di una nuova edizione bilingue, per renderlo più facilmente frubile da parte di una più vasta platea.
Alla data della prima pubblicazione della presente recensione, il volume occupa già un lusignhiero 38° posto nella classifica dei libri di argomento storico più venduti in Italia nel corso del 2018.

 

Alla presentazione ufficiale del volume "La Meschita" (Una Marina di Libri", Palermo, 19 giugno 2018) - Foto di Maurizio Crispi

(Nota editoriale di presentazione) Non è dato sapere quando gli ebrei giunsero a Palermo, la prima notizia certa della loro presenza risale al 598 d.C. Intorno all’anno Mille, poco fuori le mura meridionali e sulle rive del non più visibile torrente Kemonia, gli ebrei palermitani edificarono il loro sobborgo, l’harat al-Yahud (quartiere dei giudei), e vi abitarono sino all’espulsione del 1492. La Giudecca, a cui si accedeva attraverso la Porta di Ferro (Bab al-hadid), era suddivisa in due contrade: la Meschita e la Guzzetta, un dedalo di vicoli, piazzette, orti e giardini. La realizzazione della via Maqueda prima e della via Roma poi ne causò lo sventramento, sconvolgendo l’assetto viario originario. La Guzzetta fu quasi completamente cancellata, della Meschita rimangono invece poche e rare tracce. Nel percorrere le strade così come si presentano oggi, con un po’ d’immaginazione il visitatore attento, seguendo l’itinerario qui proposto, può scoprire il fascino che questi luoghi conservano e tornare a respirare antiche atmosfere.

Note biografiche sugli Autori

Francesco D'Agostino (a sinistra) e Sandro Riotta

Francesco D’Agostino (Palermo, 1949), laureato in Matematica, si dedica all’insegnamento sino al 2009. Con altri docenti è coautore di due manuali scientifici per la scuola. È socio dell’Istituto Siciliano di Studi Ebraici.
Nel 1996, nell’ambito del progetto “Palermo apre le porte” ha coordinato un gruppo di studenti nell’adozione della Giudecca di Palermo.
Dal 2001 ha curato momenti d’incontro-testimonianza tra studenti palermitani e sopravvissuti dei campi di sterminio nazisti.
È autore con Loredana Fiorello del libro Gli ebrei dalla Diaspora alla Shoah (2014). Di recente, insieme a Sandro Riotta ha curato il pieghevole “La Giudecca, l’antico quartiere ebraico di Palermo” per conto dell’Assessorato alla Cultura Città di Palermo.


Sandro Riotta nasce (nel 1951) e vive a Palermo. Ex funzionario dell’AMG Energia, è in pensione dal 2011. È amante della storia siciliana e della fotografia.
Ha collaborato alla pubblicazione di saggi storici:
Nino Alfano e Cosimo Scordato (a cura di), La chiesa di San Francesco Saverio nell’Albergheria, Editrice Abadir, 2011 - n. 2 della collana «Siciliæ Mirabilia» della Facoltà Teologica di Sicilia, con una breve relazione corredata da foto sulla scoperta, fatta da lui stesso, di una “correzione storica” (eseguita poco dopo il 1711) dell’incisione della lapide celebrativa;
Francesco Lomanto (a cura di), Rosario La Duca - Una vita per la città - Relazioni, interviste e testimonianze, Salvatore Sciascia Editore, 2013 - n. 5 della collana «Cattedra per l'Arte cristiana di Sicilia - Rosario La Duca» della Facoltà Teologica di Sicilia, con una sua personale testimonianza;
Gandolfo Librizzi, No, io non giuro - Le lettere a Mussolini di Giuseppe Antonio Borgese, Navarra Editore, 2013 - n. 12 della collana «Officine», pubblicato su iniziativa della Fondazione G. A. Borgese di Polizzi Generosa, e Francesco D’Agostino e Loredana Fiorello, Gli Ebrei dalla Diaspora alla Shoah - Il Leviatano e la minoranza ebraica tra relazioni e pregiudizi, scambi e persecuzioni, Pietro Vittorietti Edizioni, 2014, con la sua attività di editing.
Collabora con l’Istituto Siciliano di Studi Ebraici di Palermo per le svolgimento di attività di studio e di ricerca dello stesso e partecipa all’organizzazione di eventi per la divulgazione della storia e della cultura ebraiche.

Le foto sono state realizzate da Maurizio Crispi in occasione della presentazione del volume a "Una Marina di Libri". Seguono due foto realizzate (Sandro Riotta?) in occasione di una delle visite guidate al quartiere La Meschita".
Le foto sono state realizzate da Maurizio Crispi in occasione della presentazione del volume a "Una Marina di Libri". Seguono due foto realizzate (Sandro Riotta?) in occasione di una delle visite guidate al quartiere La Meschita".
Le foto sono state realizzate da Maurizio Crispi in occasione della presentazione del volume a "Una Marina di Libri". Seguono due foto realizzate (Sandro Riotta?) in occasione di una delle visite guidate al quartiere La Meschita".
Le foto sono state realizzate da Maurizio Crispi in occasione della presentazione del volume a "Una Marina di Libri". Seguono due foto realizzate (Sandro Riotta?) in occasione di una delle visite guidate al quartiere La Meschita".
Le foto sono state realizzate da Maurizio Crispi in occasione della presentazione del volume a "Una Marina di Libri". Seguono due foto realizzate (Sandro Riotta?) in occasione di una delle visite guidate al quartiere La Meschita".
Le foto sono state realizzate da Maurizio Crispi in occasione della presentazione del volume a "Una Marina di Libri". Seguono due foto realizzate (Sandro Riotta?) in occasione di una delle visite guidate al quartiere La Meschita".
Le foto sono state realizzate da Maurizio Crispi in occasione della presentazione del volume a "Una Marina di Libri". Seguono due foto realizzate (Sandro Riotta?) in occasione di una delle visite guidate al quartiere La Meschita".
Le foto sono state realizzate da Maurizio Crispi in occasione della presentazione del volume a "Una Marina di Libri". Seguono due foto realizzate (Sandro Riotta?) in occasione di una delle visite guidate al quartiere La Meschita".
Le foto sono state realizzate da Maurizio Crispi in occasione della presentazione del volume a "Una Marina di Libri". Seguono due foto realizzate (Sandro Riotta?) in occasione di una delle visite guidate al quartiere La Meschita".
Le foto sono state realizzate da Maurizio Crispi in occasione della presentazione del volume a "Una Marina di Libri". Seguono due foto realizzate (Sandro Riotta?) in occasione di una delle visite guidate al quartiere La Meschita".

Le foto sono state realizzate da Maurizio Crispi in occasione della presentazione del volume a "Una Marina di Libri". Seguono due foto realizzate (Sandro Riotta?) in occasione di una delle visite guidate al quartiere La Meschita".

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13 agosto 2018 1 13 /08 /agosto /2018 10:17
Douglas Preston e Lincoln Child, Notte senza fine, Rizzoli, 2018

Con "Notte senza fine" (titolo originale: "City of Endless Night", nella traduzione di Elisa Finocchiaro), scritto a quattro mani da Douglas Preston e Lincoln Child, vede la luce l'avventura n°17 dell'agente speciale Aloysius Pendergast e di alcuni dei suoi comprimari. Pendergast è abbattuto, poichè - al termine dell'episodio precedente, narrato ne "La Stanza di Ossidiana" - la sua pupilla Constance (ma forse, dopo anni, qualcosa di diverso e di più intimo sta per nascere tra i due) è partita per raggiungere il figlioletto nel Monastero tibetano dove è stato accolto (in quanto riconosciuto incarnazione vivente del Lama precedente).
Pendergast, che vive questo distacco di Costance con uno stato d'animo fortemente depressivo, viene tirato dentro un'indagine dal suo amico Agosta, capitano nel NYPD. La riluttanza di Pendergast ad uscire dalla sua inerzia è presto vinta dall'importanza del caso, con il suo ripetersi, e dalle sue caratteristiche di bizzarria e crudeltà.
Si scopre così che è attivo a New York un efferato killer seriale che, dopo aver ucciso le sue vittime, le decapita, portandone con sè la testa come trofeo (presumibilmente). La prima vittima è la figlia del superricco Ozmian che deve la sua fortuna alla creazione di un algoritmo di grandissima importanze e rivoluzionario per le sue applicazioni informatiche.
L'indagine procede abbastanza serrata con qualche colpo di scena sino ad un imprevedibile finale.
I personaggi qui sono ridotti all'osso: mancano molti degli usuali comprimari di Pendergast, altri sono mere comparse. Tuttavia la vicenda assume le connotazioni di una detective story con elementi mistery che tiene abbastanza avvinti.
Rimane, comunque, il segno fondamentale delle vicende partorite dalla penna del duo Preston-Child: cioè la loro passione per la saga seriale in cui ricorrono sempre gli stessi personaggi con diversi dosaggi e miscele. E, ancora una volta, emerge la loro passione per l'archeologia cittadina e per le antiche strutture abbandonate (in questo caso ha un'importanza di rilievo, la location che ospita un antico manicomio del tutto abbandonato), luoghi ideali per le incursioni dei "creeper" metropolitani, e anche scenari che consentono un collegamento diretto con le storie di Fantomas, di Rocambole e di altri personaggi tipici del feuilleton ottocentesco.
Le ambientazioni decadenti - a volte molto in stile "Piranesi" - e la loro ricostruzione minuziosa sono spesso uno degli elementi più affascinanti delle storie partorite dai due scrittori.

 

(dal risguardo di copertina) In una New York spettrale e inospitale, Pendergast è costretto a giocare una partita genialmente pericolosa contro un avversario rabbioso e senza pietà. Finché l’alba non arriva.
L’agente speciale Pendergast è a pezzi: Constance, il suo braccio destro, è partita per l’India, e come se non bastasse è finito sulla lista nera del vicedirettore Longstreet. È infatti per una punizione interna che viene assegnato a un caso in apparenza banale, già seguito dalla Squadra Omicidi di New York del tenente Vincent D’Agosta.Il corpo di una giovane è stato ritrovato senza vita in un garage nel Queens. Forse, però, quell’omicidio nasconde più di un mistero; forse quel caso non è poi così secondario. La ragazza infatti è figlia di un facoltoso imprenditore. E il cadavere è stato ritrovato orrendamente decapitato. L’indagine si allarga e si complica quando l’assassino colpisce di nuovo, e poi ancora: un avvocato della mafia che vive in una casa-fortezza, un magnate russo circondato da un imponente servizio d’ordine... Possibile che un serial killer abbia deciso di punire i personaggi più ricchi, corrotti e protetti di New York, quasi a voler dimostrare che nessuno è davvero al sicuro? Su questa pista si muove anche Bryce Harriman, giornalista del Post, che alimenta l’onda dell’indignazione popolare e porta la città sull’orlo dell’isteria collettiva.

Gli autori. Douglas Preston è uno scrittore statunitense, famoso per aver scritto bestseller appartenenti al genere techno-thriller e horror, molti dei quali scritti in collaborazione con Lincoln Child.
Lavora per le riviste «The Atlantic Monthly», «The New Yorker», «Harper's Bazar» e «National Geographic» dove pubblica articoli riguardanti l'archeologia.
Insieme a Lincold Child ha firmato successi come La stanza degli orrori, Ice Limit, Maledizione, Marea, Dossier Brimstone, Relic, Due tombe, La mano tagliata, Labirinto blu, La costa cremisi, La stanza di ossidiana.

Il loro romanzo più venduto è Il libro dei morti.
Dal 1978 al 1985 Preston ha lavorato come scrittore, editor e direttore editoriale per conto dell'American Museum of Natural History di New York: da questa esperienza sono nati alcuni dei primi romanzi scritti con Lincoln Child, ambientati appunto nei meandri del del museo.
In collaborazione con lo scrittore italiano Mario Spezi ha scritto sul caso del mostro di Firenze con Dolci colline di sangue.
Attualmente vive nel Maine con la famiglia.

 

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11 agosto 2018 6 11 /08 /agosto /2018 08:53

Dovevo entrare e vedere, vedere con i miei occhi

Qualunque cosa sia accaduta in quel posto non è normale

Dalla copertina e dalla IV

Pietro Grossi, Orrore, Feltrinelli (collana I Narratori), 2018

C'era una volta The Blair Witch Project, il film che, uscito nel 1999, andò alla ribalta della cronaca, poichè venne presentato come la storia vera di un gruppo di cineasti, spinti dall'ossessione di indagare su di una casa nel cuore di uno sperduto bosco nel cuore degli Stati Uniti, una casa dove si diceva fossero avvenuti dei fatti inspiegabili e delle sparizioni misteriose (e, dove, tra l'altro, la sorella di uno dei componenti del gruppo, era scomparsa senza lasciare alcuna traccia di sé). I cineasti si addentrano nel bosco, arrivano alla casa ddella Strega di Blair, la esplorano nei suoi meandri,e si mettono ad attendere, desiderosi di cogliere con i loro sensi e con le proprie videocamere qualsiasi anomalia dovesse capitare, si disperdono anche in ricerche indivividuali e man mano scompaiono, sino a che non rimase nessuno (come nella storia dei Dieci Piccoli Indiani di Agatha Christie). Unica testimonianza del loro incontro con l'orrore sono urla spezzate, respiri ansimanti, grida di terrore, immagini perturbanti di corridoi e stanze vuote e poi, dopo tanta concitazione senza alcun oggetto concreto di terrore, solo il silenzio. A distanza di tempo le loro riprese vengono fortunosamente rinvenute e il film ne rappresenta una sintesi. Ed è l'orrore senza spargimenti di sange, senza effetti splatter (o gore che dir si voglia), fatto solo di silenzi e di grida, di strani rumori, indefinibili ed inquietanti, sino alla dissoluzione. Blair Witch Project fu in forma di Nocumentary, la riproposta - alle soglie del XXI secolo - del tema della "casa stgata".
Ecco, Orrore, il recente romanzo di Pietro Grossi (che ha già dato prova di sè sia in romanzi più tradizionali sia nella narrativa breve anche con elementi mistery), recentemente pubblicato (Feltrinelli, Collana i Narratori, 2018) ricorda molto questo notissimo caso e, comunque, tutte quelle storie riguardanti le "case stregate".
C'è la casa nel bosco - un vecchio mulino abbandonato - che si presenta con certe inquietanti "anomalie" e che lascia supporre nella sua perturbante filigrana molti misteri; c'è ad insinuarsi la supposizione che in questa dimora qualcosa di macabro (o quantomeno strano) sia accaduto; c'è l'ossessione dell'Io narrante per questo luogo, spinto com'è dal desiderio di cavarne una storia per le sue attività di scrittore e cineasta, un'ossessione che diventa presto malata, una follia monotematica che finisce con l'annullare qualsiasi altra cosa, che faccia da contrappeso, compresi gli affetti familiari.
L'archetipo proposto è quello della "casa nel bosco", che si ritrova al centro di molte fiabe, ma c'è anche l'incrocio con molta letteratura horror di stampo lovecraftiano, e dietro di questa anche le magistrali geometrie del perturbante di Edgar Allan Poe.
La casa nel bosco è come un pozzo o un abisso oscuro sul cui ciglio si può sporgersi per dare il un'occhiata al suo fondo. Ma un'occhiata all'abisso, nelle cui profondità risiede un mostro dormiente non è mai innocua, poichè se tu ti trovi a guardare l'Orrore che se ne sta lì sul fondo avvolto in una bruma oscura, nello stesso tempo è l'Orrore ad aprire il suo occhio magnetico e e a guardare te, con tutte le imprevedibili (o prevedibili) conseguenze e contaminazioni)travasi del Male.
Il romanzo di Grossi (senza il ricorso ad espedienti di bassa lega, come nel caso di The Blair Witch Project) ci mostra che l'orrore può risiedere nel quotidiano, nelle sue piccole pieghe, e che non c'è bisogno di grandi cose (o di effetti mirabolanti) per attivare la paura e suscitare il perturbante, quel perturbante che - come ci ha insegnato magistralmente Freud - scaturisce dal nostro intimo.
L'orrore è (può essere) dentro ciascuno di noi e l'incontro con certi elementi della realtà, anche minimali, lo può elicitare e può farlo sbocciare  sino a farlo diventare un fiore malefico. In definitiva, nel romanzo di Grossi, accade ben poco, ma è il racconto dello svilupparsi e della crescita di una tensione interiore  che annulla tutto il resto e che porta alla perdita della maschera che indossiamo giorno per giorno a contare veramente.
Secondo me il teschio della copertina allude appunto a tutto questo.

(dal risguardo di copertina) Tutto ha inizio con una casa nel bosco. Una casa apparentemente abbandonata. Al suo interno, polvere e muffa dappertutto, a eccezione di alcuni angoli lindi e scrupolosamente ordinati. E poi una maschera demoniaca di cartapesta, il disegno di un bambino che sembra appeso al frigo da qualche giorno soltanto, forniture ospedaliere. Al piano superiore, una maschera ancora più inquietante, ricavata da una tanichetta opaca. L’intera casa urla che qualcosa di sinistro accade fra quelle mura, ma cosa?
Il protagonista e sua moglie sono appena rientrati in Italia per Natale: vivono a New York, e da poco è nato il loro bambino. Sono immersi nell’atmosfera morbida di quei primi mesi e approfittano delle vacanze per rivedere i vecchi amici. È allora che, seduti al tavolo di un ristorante, Diego e Lidia raccontano loro della misteriosa casa. Lui in particolare li ascolta con attenzione: è uno scrittore in cerca di storie e viene subito attratto dalla possibilità di trovare materia per un romanzo.
Durante le vacanze il pensiero torna continuamente alla casa, perciò – quando è il momento di rientrare negli Stati Uniti – la moglie gli propone di restare, da solo, a fare qualche ricerca. Accettando, lui progetta di prendersi giusto un paio di settimane. Ma quel mistero è così inesplicabile, qualcosa lo attrae così visceralmente, che il tempo e le distanze – la distanza dalla sua famiglia, ma anche quella dal se stesso che credeva di conoscere – si spalancano. Gli appostamenti davanti alla casa diventano infatti – giorno dopo giorno, notte dopo notte – qualcos’altro, come se lo sguardo si spostasse dall’esterno al centro di sé.
Pietro Grossi, scrittore inquieto e penna precisa come un bisturi, vira verso l’horror, immergendoci in ombre popolate da paure striscianti, inesprimibili, per farci poi precipitare nell’abisso. Senza più alzare gli occhi dalla pagina.
Qualunque cosa sia accaduta in quel posto, non è normale.

Pietro Grossi

L'Autore. Pietro Grossi vive a Firenze, città in cui è nato, fino ai vent'anni, poi compie per un anno un lungo viaggio in giro per il mondo. Al suo ritorno si iscrive alla Facoltà di Filosofia e frequenta la Holden, la scuola di scrittura creativa di Torino fondata da Alessandro Baricco. Inizia a pubblicare nel 2000 in una collana di letteratura italiana curata da Enzo Siciliano. Dal 2001 al 2002 è a New York dove lavora per una società di produzioni cinematografica e frequenta corsi di regia. Dal 2002 al 2006 vive tra Roma e Milano dove collabora con case editrici (correttore di bozze,  traduttore...), con un'agenzia di pubblicità, e saltuariamente anche con case di produzione cinematografiche. Nel 2006 esce il suo romanzo, Pugni, che è tra i finalisti del Premio Viareggio e dello Strega e vince importanti premi, tra cui il Premio Pietro Chiara. La versione inglese di Pugni entra in finale nell'Indipendent Foreign Fiction Prize e in Italia vince il Premio Campiello 2010.
Nel 2011 esce per Mondadori Incanto, il ritratto di tre uomini e di una generazione, cui seguono Pensiero illuminato (Kimerik 2013), L'uomo nell'armadio e altri due racconti che non capisco (Mondadori 2015) e Il passaggio (Feltrinelli 2016). Per Feltrinelli esce nel 2018 Orrore. La raccolta di racconti Pugni (Sellerio, 2006?, è stata vincitrice di numerosi premi letterari, tra cui il premio Piero Chiara e il premio Campiello Europa 2010) e i romanzi L’acchito (2007) e Martini (2010). Incanto (Mondadori, 2011) ha vinto il Premio Nazionale Letterario Pisa per la Narrativa 2012.

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7 agosto 2018 2 07 /08 /agosto /2018 13:33

Dalla Sicilia arriva una nuova serie di gialli. Ma stavolta la protagonista è una donna.
Vice questore Giovanna, per gli amici "Vanina", Guarrasi, testarda, scontrosa, tormentata dalla morte del padre e dalla fine di una relazione difficile; appassionata di vecchi film e amante della buona tavola: il vicequestore Vanina Guarrasi è semplicemente formidabile.

dalla IV di copertina

Cristina Cassar Scalia, Sabbia Nera, Einaudi (Stile Libero Big), 2018

Che dire di Sabbia Nera (Einaudi Stile Libero Big, 2018), prima incursione di Cristina Cassar Scalia nel territorio del poliziesco?
L'ho apprezzato davvero tanto: e l'ho trovato davvero ineccepibile sia dal punto di vista dei canoni del poliziesco, sia come prova letteraria in se stessa, a prescindere dal genere in cui il romanzo possa essere catalogato.
Risparmio gli elementi della trama che vengono riportati più avanti dal risguardo di copertina, per dire solo che vi ho trovato un'ottima scrittura, con tutti gli ingredienti che un lettore smaliziato vuole trovare in una buona detective story, compresi tutti quegli elementi introdotti ad arte per rendere il romanzo perfettamente radicato nei luoghi in cui ambientato, ivi comprese le note di colore linguistico, ma senza esagerare.
Per non parlare poi della complessità e delle sfaccettature del personaggio principale e dei suoi comprimari che rendono la vicenda credibile e pienamente calata nel flusso della vita reale, con i suoi imprevisti e le sue improvvise svolte, ed anche con l'emergere di ricordi scomodi e faticosi da tollerare.
Se è vero che ogni autore nei romanzi che scrive (anche in quelli ascrivibili ad un "genere", secondo una partizione della letteratura ormai obsoleta, ma tuttora difesa a spada tratta da alcuni) scrive meglio dei luoghi che conosce e mette delle parti di sè nei suoi personaggi, questo avviene in Sabbia Nera con naturalezza, compreso l'inserimento della cittadina di Noto che appare come il luogo della fuga e dell'evasione, della rigenerazione psichica ed intrisecamente magico, e che - dalle note biografiche in quarta di copertina -  si apprende essere il luogo di nascita dell'autrice.
E' davvero originale l'idea - per altro ottimamente sviluppata - di un indagine che si sviluppa su due diversi piani temporali: che poi confluiscono naturalmente e senza sbavature uno nell'altro.
Difetti degli scrittori di detective story sono talvolta una certa piattezza narrativa e un eccesso di meccanicità, in quanto gl investigatori di turno tendono a concentrarsi su quell'unica indagine (il "caso" da cui prende le mosse la narrazione), mentre nella realtà la loro vita dovrebbe essere molto più complicata ed incasinata. Un investigatore di polizia solitamente segue diversi filoni di indagine, si aprono false piste, ci sono colpi di scena: e anche qui Cristina Cassar Scalia ha colto nel segno introducendo i necessari elementi di complessità e quei colpi di scena che, all'improvviso, danno un'ulteriore impennata al ritmo narrativo, quando ormai l'indagine principale sembra essersi conclusa.
In questo, ho trovato una grande affinità con lo schema seguito da alcuni grandi autori contemporanei del Poliziesco:  e qui mi viene in mente - tralasciando altri "grandi" - Michael Connelly nel modo in cui sviluppa le indagini di Harry Bosch (di cui sono un appassionato lettore).
L'Autrice ha colto nel segno, tanto da suscitare l'interesse e pareri altamente positivi da parte di grandi giallisti italiani
Rimane adesso da augurarsi che venga alla luce una nuova indagine di Vanina Guarrasi e intanto, vista la bontà della scrittura, è possibile - per chi non l'avesse ancora fatto - andare a leggere le due precedenti prove narrative dell'autrice.


(Approfondimento sul sito della Einaudi) Cristina Cassar Scalia, già autrice di opere di narrativa convenzionale (peraltro attenzionate e premiate), con Sabbia Nera (Einaudi Stile Libero Big, 2018) ha dato vita ad una nuova serie di gialli (ovviamente, se a questa opera prima ci sarà un seguito), ambientati in Sicilia e con protagonista una donna testarda, scontrosa, tormentata dalla morte del padre e dalla fine di una relazione difficile: si tratta del vicequestore aggiunto Giovanna Guarrasi, per gli amici Vanina, in forza alla Questura di Catania, donna capace, con un curriculum di tutto rispetto, di metodi spicci e dolorosamente legata ad un passato che non riesce a rielaborare: «Non ha bisogno di fare la dura perché lo è, una dura, e non ricorre a metodi autoritari perché è un personaggio autorevole [...] Ciò non toglie che anche lei, come molte donne oggi, sia in crisi» (Cristina Cassar Scalia intervistata da Giancarlo De Cataldo, «D- la Repubblica»).
Dopo una giornata ricca di ricordi malinconici, nella sua casa sotto «La Muntagna» appena risvegliata (come nel Catanese viene denominato l'Etna) e che ha iniziato a ricoprire la terra di sabbia vulcanica, Giovanna riceve una telefonata dell'ispettore Bonazzoli: in una villa a Sciara è stato trovato un cadavere.
La villa, signorile, è fatiscente e saltuariamente abitata da Alfio Burrano, unico erede del patrimonio di famiglia. È stato lui, per caso, a scoprire il corpo mummificato di una donna, in uno spazio segreto, di cui ignorava del tutto l'esistenza. Giovanna Guarrasi, detta Vanina - o Vannina «per una discreta quantità di corregionali» - si trova davanti una scena da romanzo gotico: il cadavere ha sul capo i resti di un foulard di seta, un cappotto di pelliccia e alcune collane.
Un primo sguardo all'abbigliamento e agli oggetti sparsi intorno al corpo fanno pensare ad un delitto che si perde nell'abisso del passato, «...poi, però succedono tante cose, colpi di scena, improvvise inversioni di marcia, anche indietro nel tempo, scoperte inattese che cambiano tutta la prospettiva, nuovi punti di vista e tanta, tantissima tensione» (Carlo Lucarelli, «La Lettura - Corriere della Sera»).
In Sabbia nera, sempre secondo Lucarelli, «...l’ultimo pilastro è l’ambientazione. La Sicilia, con tutte le sue bellezze e le sue contraddizioni, è una cornice perfetta, che permette di sporcare il folklore con il dramma giocando su qualcosa che tutti credono di conoscere ma che sempre sorprende. Qui, infatti, inizia con la sabbia nera dell’Etna, che copre, corrode e maschera tutto».

(dal risguardo di copertina e altre soglie del testo) Mentre Catania è avvolta da una pioggia di ceneri dell'Etna, nell'ala abbandonata di una villa signorile alle pendici del vulcano viene ritrovato un corpo di donna ormai mummificato dal tempo. Del caso è incaricato il vicequestore Giovanna Guarrasi, detta Vanina, trentanovenne palermitana trasferita alla Mobile di Catania. La casa è pressoché abbandonata dal 1959, solo Alfio Burrano, nipote del vecchio proprietario, ne occupa saltuariamente qualche stanza. Risalire all'identità del cadavere è complicato, e per riuscirci a Vanina servirà l'aiuto del commissario in pensione Biagio Patanè. I ricordi del vecchio poliziotto la costringeranno a indagare nel passato, conducendola al luogo dove l'intera vicenda ha avuto inizio: un rinomato bordello degli anni Cinquanta conosciuto come «il Valentino». Districandosi tra le ragnatele del tempo, il vicequestore svelerà una storia di avidità e risentimento che tutti credevano ormai sepolta per sempre, e che invece trascinerà con sé una striscia di sangue fino ai giorni nostri.

Cristina Cassar Scalia (dall'omonima Pagina Facebook)

«Di scenari raccapriccianti, nella sua carriera, il vicequestore Giovanna Guarrasi ne aveva visti assai: uomini incaprettati e bruciati vivi, cadaveri cementati dentro un pilastro, gente sparata, accoltellata, strangolata e via dicendo. Ma l'immagine che le apparve quella sera si poteva descrivere solo con un termine, da lei vilipeso e definito "da romanzo gotico". Macabra. Abbandonato di sghimbescio sul pavimento di un montavivande di un metro e mezzo per un metro e mezzo, giaceva il corpo mummificato di una donna. Il capo, con ancora i resti di un foulard di seta, era piegato a novanta gradi su un cappotto di pelliccia che copriva un tailleur dal colore indistinguibile; appese al collo, tre collane di lunghezza diversa. Sparsi attorno al cadavere, una borsetta, un beauty case di quelli rigidi che si usavano una volta, una bottiglietta di colonia senza tappo e una scatola metallica che aveva tutte le sembianze di una cassetta di sicurezza».
L'autrice. Cristina Cassar Scalia è nata nel 1977 ed è originaria di Noto. Medico oftalmologo, attualmente vive e lavora a Catania. Ha pubblicato per Sperling & Kupfer La seconda estate (2014, Premio Internazionale Capalbio Opera Prima) e Le stanze dello scirocco (2015). Per Di Sabbia nera (Einaudi, 2018), suo primo romanzo con protagonista il vicequestore Vanina Guarrasi,  sono già stati opzionati i diritti per cinema e TV.

La lettura di Sabbia nera ha conquistato tre grandi maestri del crimine italiano, in cui sintetici - ma lusinghieri - giudizi sono riportati qui di seguito.

«La vicequestora Giovanna Guarrasi, detta Vanina, ha l’acume, la tenacia e la fantasia di una grande poliziotta».

Giancarlo De Cataldo

«Una storia secca, ritmica, scandita, che ti avvolge e ti stritola pagina dopo pagina, sospesa sul ponte instabile tra un passato che non vuole saperne di farsi seppellire e un presente mai del tutto comprensibile».

Maurizio de Giovanni

«La chiameranno l’antimontalbano, ma non è vero. Cristina Cassar Scalia è lei e basta, e Sabbia nera è un gran bel romanzo».

Carlo Lucarelli, «La Lettura - Corriere della Sera»

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3 agosto 2018 5 03 /08 /agosto /2018 13:19
Enrico Deafglio, Patria 1967-1977, Feltrinelli, 2018. Conversazioni d'Autore, Scopello Tenute Plaia, 29.07.2018

Nello splendido scenario naturale ed architettonico delle Tenute Plaia (Contrada Scopello, 3), il 29 luglio 2018, ha avuto luogo, alla presenza di un pubblico folto ed interessato, la presentazione del volume di Enrico Deaglio, Patria 1967-1977 (Feltrinelli, 2018) che si pone come un vero proprio prequel del volume precedentemente edito da Il Saggiatore, Patria 1978-2008 (che ha visto successivamente una riedizione con un'estensione dei fati narrati sino al 2010).
In questto volume che arriva anagraficamente secondo rispetto alla fatica precedente di Deaglio, ma cronologicamente precedente, si trattano - con lo stile narrativo - già colladauto nel precedente volume - gli anni cruciali dell'Italia del "secolo breve" dalla contestazioni giovanile agli anni dell'eversione.

La presentazione del volume di Deaglio è stata il terzo appuntamento dell'evento estivo scopellita, già alla sua terza edizione, denominato "Conversazioni d'Autore": una serie di incontri letterari a Scopello curati da Ernesto Melluso e da Cinzia Plaia.
Hanno discusso il volume di Deaglio, assieme all'Autore, Mario Azzolini e Giuseppe Como.
Al termine, secondo una tradizione collaudata di queste conversazioni letterarie, è stato presentato un vino di una cantina siciliana, le cui caratteristiche sono state illustrate da viticultore ed enologo. In questa circostanza, è stata la volta dell'azienda vitivinicola Di Legami che sorge in contrada Berlinghieri e Zafarana, nell’agro trapanese, con la presentazione - e degustazione a conclusione dell'evento - di un loro nuovo prodotto, il Rosato Zafarana.

Una parola va spesa per dare il giusto rilievo alla splendida location con la platea disposta in modo da fronteggiare un'insolita architettura, un colonnato di archi e architravi intonacati di bianco che si aprono con una vista superba verso il golfo di Castellamare di cui si intravede solo la linea indistinta tra cielo e mare e la lontana skyline dei monti. Una location che dona sensazioni non solo visive, ma anche uditive (pregevole la totale assenza di rumori molesti) e olfattive, quando al tramonto, con il calare del sole, comincia a levarsi dalla campagna circostante gli aromi delle piante selvatiche e del rosmarino e perfino della teraa riarsa dal sole estivo. Una purezza di sensazioni in un mix unico a cui si è aggiunto, ad un certo punto, il tocco lieve ed evanescente dell'anice che i relatori andavano aggiungendo all'acqua di cui si dissetavano, secondo un'usanza autenticamente siciliana.
Insomma, uno splendido connubio tra letteratura e territorio, e non solo per via della presentazione - e relativa degustazione - del Rosato Zafarano, ma anche e soprattutto per la sinergia delle sublimi ed ineffabili sensazione scaturenti dalla magia intrinseca del luogo.

Una breve rassegna fotografica dell'evento (immagini di Maurizio Crispi)
Una breve rassegna fotografica dell'evento (immagini di Maurizio Crispi)
Una breve rassegna fotografica dell'evento (immagini di Maurizio Crispi)
Una breve rassegna fotografica dell'evento (immagini di Maurizio Crispi)
Una breve rassegna fotografica dell'evento (immagini di Maurizio Crispi)
Una breve rassegna fotografica dell'evento (immagini di Maurizio Crispi)
Una breve rassegna fotografica dell'evento (immagini di Maurizio Crispi)

Una breve rassegna fotografica dell'evento (immagini di Maurizio Crispi)

(Soglie del testo e risguardo di copertina) Che cosa è successo davvero nel decennio tra il 1967 e il 1977? come è cambiato il nostro Paese? I dieci anni che hanno cambiato il nostro Paese, come nessuno li ha mai raccontati. Per chi c'era, per chi non c'era e per chi ha dimenticato.
Enrico Deaglio torna per raccontare un decennio fondamentale, e lo fa da testimone d'eccezione, che ha vissuto gli anni dal 1967 al 1977 in prima persona e ne restituisce tutta la violenza e la passione. La nuova impresa storiografica e narrativa di Deaglio comincia nel 1967, quando l'Italia è nel pieno del boom economico e, allo stesso tempo, compaiono le prime manifestazioni e i segni germinali di profondi sconvolgimenti sociali. È l'inizio degli anni di piombo. Ma è anche l'anno in cui Gianni Morandi canta «C'era un ragazzo che come me», De André «Via del Campo» e Iva Zanicchi vince con Claudio Villa il quinto Festival di Sanremo, quello del suicidio di Luigi Tenco. È il periodo in cui si diffondono i jeans che diventano il simbolo della controcultura giovanile. Di anno in anno, dalla battaglia di Valle Giulia all'autunno caldo e alla strage di piazza Fontana, fino alle prime leggi speciali e al movimento del '77, Deaglio tesse un grande arazzo, pieno di colori, sorprese, storie notissime e storie dimenticate, retroscena emersi solo decenni dopo e misteri ancora irrisolti, facendo rivivere le storie e la cultura, la musica e le idee che hanno segnato un'epoca.

 

Enrico Deaglio a Scopello, il 29 luglio 2018 (foto di Maurizio Crispi)

L'Autore. Enrico Deaglio si laurea a Torino in Medicina nel giugno 1971, e comincia a lavorare come medico presso l'ospedale Mauriziano Umberto I.
A metà degli anni settanta inizia l'attività giornalistica a Roma, presso il quotidiano «Lotta Continua», di cui è stato direttore dal 1977 al 1982. Successivamente lavora in numerose testate tra cui «La Stampa», «Il Manifesto», «Epoca», «Panorama», «L'Unità». Tra il 1985 e il 1986 è direttore del quotidiano «Reporter» e collaboratore del quotidiano «La Stampa» di Torino.
Alla fine degli anni Ottanta comincia a lavorare come giornalista televisivo per Mixer: segue in particolare le vicende della mafia in Sicilia e viene inviato per programmi di inchiesta in vari paesi. Negli anni novanta conduce vari programmi d'inchiesta giornalistica di attualità su Raitre, tra cui: Milano, Italia (gennaio-giugno '94), Ragazzi del '99 (1999), Così va il mondo, Vento del Nord e L'Elmo di Scipio. Dal 1997 al 2008 dirige il settimanale «Diario». Oltre ad alcune opere di narrativa, ha pubblicato vari libri-inchiesta tra cui La banalità del bene. Storia di Giorgio Perlasca da cui è stato tratto il film tv, Patria 1978-2008, Il raccolto rosso 1982-2010, Il vile agguato. Chi ha ucciso Paolo Borsellino. Una storia di orrore e menzogna (Feltrinelli, 2013).
Nel 2014 esce Indagine sul ventennio, libro composto da dodici interviste ad altrettanti rappresentanti del mondo della cultura, dell'economia e della politica a proposito dei due decenni di governi presieduti da Silvio Berlusconi.

Patria 1967-1977. Presentato il volume di Deaglio nel terzo incontro 2018 delle Conversazioni d'Autore a Scopello (TP)

Brochure delle "Conversazioni d'Autore" 2018

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17 luglio 2018 2 17 /07 /luglio /2018 08:57
Maria Attanasio, La Ragazza di Marsiglia, Sellerio Editore, 2018

Maria Attanasio non mi delude mai. E' con particolare interesse che mi sono accostato alla lettura del suo ultimo libro, La Ragazza di Marsiglia (Sellerio, 2018), poichè in esso si parla di Francesco Crispi, mio avo, attraverso la storia singolare di Rosalie Montmasson, la donna savoiarda che egli conobbe durante il suo esilio dopo i moti del 1848 e che sposò a Malta, durante le sue peregrinazioni da esule: la donna che condivise con lui le difficoltà dell'esilio, sogni e speranze: entrambi uniti dal sogno di un'Italia libera e repubblicana, ma in questo - dopo l'unificazione dell'Italia - divisi poichè Crispi virò verso l'incrollabile convinzione che soltanto la Monarchia, in quelle difficili circostanze, avrebbe potuto garantire il mantenimento di un'Italia unita e libera da ingerenze straniere.
Già nel 2011 avevo sentito un accenno della storia singolare di Rosalie Montmasson da parte dell'artista incaricato dall'amministrazione comunale di Ribera di creare un gruppo scultoreo dedicato a Francesco a Crispi, nel 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Il maestro Rizzuti, infatti, aveva voluto porre accanto a Francesco seduto in posa meditativa e senza alcuna concessione alla retorica delle statue ufficiali, come ad esempio quella del Rutelli, una donna che, pur nei riferimenti simbolici, mi disse, voleva ricordarne la moglie, unica donna a far parte della Spedizione dei Mille, di lui consigliera e ispiratrice. E questa fu l'unica circostanza in cui mi capitò di sentirla menzionata: pur avendo studiato in maniera approfondita la storia di quel periodo al Liceo, certo che agli esami di maturità, in virtù del cognome che porto, mi avrebbero chiesto di Francesco Crispi, patriota e statista, il suo nome non era affatto menzionato.
In effetti, è vero, come afferma la Attanasio la figura di Rosalie Montmasson è stata espunta dalla storia, benchè ella fosse stata insignita di onorificenze garibaldine e sia stata immortalata in un grande libro contenente le foto di tutti coloro che avevano fatto parte dell'impresa (L’album dei Mille, galleria fotografica degli eroi dell’impresa garibaldina, opera di difficile consultazione che la Attanasio nella raccolta dei materiali documentari necessari al suo lavoro ha avuto modo di visionare). Eppure, Francesco Crispi, ad un certo punto, preso dalle paturnie senili di sposarsi una seconda volta con la capricciosa Lina Barbagallo, figlia di un magistrato napolitano che a lui si era rivolto per ottenere una riabilitazione,, fece di tutto per cancellare la sua esistenza e farla dimenticare (ma solo sino ad un certo punto come rivela la Attanasio nel suo libro): arrivando non solo a far considerare nullo quel matrimonio, per levarsi di dosso l'accusa di bigamia, ma facendo anche cancellare nei suoi epistolari e documenti privati qualsiasi riferimento alla sua persona.
La storia viene vista dal punto di vista di Rosalie: e, indubbiamente, in questa faccenda privata che, tuttavia, travasò per un breve periodo nella dimensione pubblica mettendo a repentaglio la carriera politica di Crispi, lo statista non ci fa una bella figura. anche se - come Maria Attanasio lascia intendere, in tarda età, quasi a riscattare dal furore negazionista, Crispi commissionò ad uno scultore "risorgimentale" due busti in bronzo che raffigussareo lui e Rosalie.
L'opera di Maria Attanasio è, a tutti gli effetti, una biografia che si legge come un romanzo. Del romanzo è proprio il taglio, con frequenti cambi di scena e passaggi narrativi dall'hic et nunc al passato, ma è propria del romanzo anche una parziale trasformazione di alcuni dei personaggi storici che vengono, in alcuni casi, rielaborati con licenza letteraria, come - ad esempio - è nel caso di colui che svolse le mansioni di segretario di Francesco Crispi, anche durante i suoi mandati come Presidente del Consiglio (e, per quanto riguarda ciò, in uno degli ultimi capitoli, la Attanasio - insegnate di storia, oltre che poetessa e scrittrice - dà puntuali indicazioni); del saggio storico è proprio, invece, il rigore documentario e l'aver voluto fondare la sua narrazione sul reperimento di tutti i possibili documenti storici, oltre che visitare di persona - da parte dell'autrice -  alcuni dei luoghi topici della vita di Rosalie (Malta soprattutto, con i luoghi dove lei e Crispi vissero e dove contrassero quel matrimonio denegato).
Rosalie è trattata come emblema di tutte le donne, spesso costrette al sacrificio della negazione di sè in funzione delle necessità degli uomini, così come altri personaggi femminile di cui Maria Attanasio ha voluto raccontare in precedenti opere (come è, ad esempio, nel caso "Di Concetta e le sue donne"), unico personaggio tuttavia non di Caltagirone anche se, come ci spiega l'autrice, il suo interesse per Rosalie è scaturito proprio a Caltagirone, a partire dal rinvenimento, proprio a Caltagirone, di una copia in gesso di quel famoso busto commissionato da Francesco Crispi, dopo tutta la querelle giudiziaria e del suo triste esito a testimonianza che magrado tutto egli continuò a sentire nei confronti di Rosalie "la ragazza di Marsiglia" un forte legame.

 

Il ritratto dell’unica donna che partecipò all’impresa dei Mille: l’immagine del Risorgimento perduto, della sua parte sconfitta e più bella, in un romanzo sulla libertà di pensiero.

Dal sito web di Sellerio Editore

Il gruppo scultoreo realizzato dal Maestro Salvatore Rizzuti, per conto del Comune di Ribero, per commemorare Francesco Crispi nel 150° dell'Unità d'Italia

(Dal risguardo di copertina) Chi sfogliasse L’album dei Mille, galleria fotografica degli eroi dell’impresa garibaldina, al n. 338 troverebbe la foto di Rosalia Montmasson, l’unica donna che s’imbarcò alla volta della Sicilia. Chi era quest’oscurata protagonista del Risorgimento? Una ragazza che incontra e si innamora di un giovane rivoluzionario pieno di sé, e per amore lo segue in tutte le avventure fino a quando lui l’abbandona? Oppure un’intransigente repubblicana che si lega a un patriota, che alla fine ne tradisce gli ideali?
Per vent’anni Rosalia Montmasson fu moglie di Francesco Crispi, che seguì in tutti gli esili, condividendone azione e utopia, senza paura e senza riserve, facendosi cospiratrice e patriota al servizio della causa mazziniana. Si erano incontrati a Marsiglia: lui esule in fuga dalla Sicilia borbonica, lei lavandaia stiratrice che si era lasciata alle spalle l’asfittico paesino d’origine dell’Alta Savoia. Diventata mazziniana anche lei, entrò a poco a poco nella vita di riunioni e di azioni clandestine di lui, perfino le più rischiose e forse terroristiche, giungendo ad assumere un proprio ruolo, stimato anche da Mazzini.
Poi l’impresa garibaldina, l’Unità, e la svolta monarchica di Crispi. Le divergenze e i contrasti tra Francesco e Rosalia si accentuarono, ormai la ragazza di Marsiglia è solo un impiccio sentimentale e politico per lui, che nel 1878 – divenuto potente ministro – riuscì con cavilli formali e l’avallo di una compiacente magistratura a farsi annullare il matrimonio. Da quel momento, Rosalia Montmasson fu fatta sparire dalla vita di Crispi, dai libri, e dalla memoria collettiva, una totale rimozione dalla storia risorgimentale che si è protratta fino a oggi; a lei Maria Attanasio, in questo avvincente romanzo storico, restituisce voce e identità, recuperando anche una sommersa e avventurosa coralità di oscuri eroi.
Con un ritmo narrativo di inchiesta letteraria su una vicenda nascosta del Risorgimento, la scrittrice ne ha cercato le tracce, ripercorrendo i luoghi, scavando tra cronache e documenti, appassionandosi alla vita di questa donna dal temperamento straordinario, ribelle a ogni condizionamento e sudditanza. E ce la racconta in un romanzo sulla libertà di pensiero, che è quasi una storia al femminile sul processo unitario italiano: il ritratto in grande di una donna in grande, dipinta quale immagine del Risorgimento perduto, della sua parte sconfitta e più bella.
L'autrice. Maria Attanasio (Caltagirone, 1943) collabora a riviste e giornali. Ha scritto poesie (Interni, 1979; Nero barocco nero, 1985; Eros e mente, 1996; Amnesia del movimento delle nuvole, 2003) e saggi. Con questa casa editrice ha pubblicato Correva l’anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile(1994), Piccole cronache di un secolo (1997, con Domenico Amoroso), Di Concetta e le sue donne (1999) Il falsario di Caltagirone (2007), Il condominio di Via della Notte (2013) e La ragazza di Marsiglia (2018).

Enzo Ciconte e Nicola Ciconte, Il ministro e le sue mogli. Francesco Crispi tra magistrati, domande della stampa, impunità, Rubettino (Collana Storie Gold), 2010

Per un approfondimento, soprattutto per quanto concerne la storia della querelle giornalistica e l'esame degli aspetti giurisprudenziali implicati nel "caso Crispi" e nella relativa accusa di bigamia, può essere utile leggere lo studio di Enzo Ciconte e Nicola Ciconte, pubblicato da Rubettino (Collana Storie Gold), nel 2009, con il titolo Il ministro e le sue mogli. Francesco Crispi tra magistrati, domande della stampa, impunità.
Nel volume si esamina nel dettaglio, in particolare, la conclusione giurisprudenziale cui si giunse in quel frangente, con una sentenza nella fase istruttoria che, del tutto a favore di Crispi, stabilì che ricossero gli estremi per "non luogo a procedere" per via giudiziale.
Nel volume si sottolinea come fu una soluzione a misura di un uomo potente, politicamente, qual'era Crispi a quel tempo e che ad esso consentì di proseguire nella sua carriera politica, senza ombra alcuna, quantomeno dal punto di vista di eventuali esiti penali.
Lo studio che merita indubbiamente di essere letto è peraltro citato tra le fonti cui Maria Attanasio ha avuto accesso e di cui ha tenuto conto nella stesura della sua opera.

(dal risguardo di copertina) Francesco Crispi sposa Rosalie Montmasson a Malta nel 1854. Lei lo sostiene, è intraprendente, decisa, coraggiosa, unica donna fra i Mille di Garibaldi. I due vivono insieme per oltre venticinque anni. L'unità d'Italia cambia la loro vita, Francesco diventa deputato e con Rosalie al seguito si sposta nelle diverse capitali del Regno: Torino, Firenze, Roma. Il tempo passa e lei sfiorisce. Il rapporto tra i due si fa burrascoso. Lui è sempre più distante e sostiene che le loro nozze non hanno mai avuto validità. Nel 1878 si unisce a Lina Barbagallo con un matrimonio celebrato in casa perché nessuno sapesse niente. Nonostante gli sforzi, però, la notizia trapela e la stampa lo accusa di bigamia ponendogli alcune domande sulla sua moralità e sull'uso pubblico del suo potere. Ben sei domande dalle colonne de "Il Piccolo", il quotidiano più accanito. I giornali rivendicano il diritto di intervenire sulla questione sottolineandone la valenza pubblica. Crispi replica che sono fatti privati e a quelle sei domande non risponde. Perde però la fiducia del re ed è costretto a dimettersi da ministro. La magistratura apre un'inchiesta che si conclude con un giudizio a suo favore. Un "processo breve", anzi brevissimo. Crispi è ancora forte, nonostante le dimissioni, e la magistratura, piegata alle esigenze politiche, è sensibile al potere dominante.

L'autore. Enzo Ciconte, tra i massimi esperti in Italia delle grandi associazioni mafiose, è docente a contratto del corso di "Storia della criminalità organizzata" presso l'Università di Roma Tre.
È stato deputato nella X Legislatura (1987-1992) per il Partito Comunista Italiano, membro della Commissione giustizia e consulente presso la Commissione parlamentare antimafia a tempo pieno per undici anni (1997-2008) e a tempo parziale dal 2010, ha realizzato numerosi studi relativi alla penetrazione delle mafie nel nord Italia.
Autore di libri sul tema della criminalità organizzata, Ciconte ha pubblicato con Rubbettino editore nel 2010 un libro intitolato 'Ndrangheta padana, che per primo ha messo in relazione la rete di illeciti perpetrati quotidianamente in Lombardia e al nord con la complicità degli amministratori locali e di una intera classe politica.

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15 luglio 2018 7 15 /07 /luglio /2018 09:50
Daniel Mendelsohn, Un'Odissea. Un padre, un figlio e un'epopea, Einaudi, 2018

Le vie che ti fanno giungere alla lettura di certi libri sono le più diverse. Nel caso dell'opera di Daniel Mendelsohn, Un' odissea. Un padre, un figlio e un'epopea (titolo originale: An Odissey. A Father, a Son and an Epic, nella traduzione di N. Gobetti), pubblicato da Einaudi (Collana Frontiere) nel 2018, a metà strada tra il saggio letterario e il memoir personale, sono giunto del tutto casualmente ascoltando una trasmissione di Farenheit. Forse, durante la trasmissione, veniva anche intervistato l'autore, ma adesso non riesco a ricordarlo con certezza.
L'ho acquistato con un senso di grande urgenza e ho immediatamente cominciato a leggere. Senza piaggeria, l'ho trovato di grande spessore ed emozionante nello stesso tempo, poichè offre un intenso percorso esperienziale, attraverso l'Odissea e le peripezie di Odisseo, alla ricerca della sua Itaca, e narra contemporaneamente di un percorso di esplorazione del rapporto che lega Daniel Mendelsohn con il padre.
Diciamo pure molto in sintesi che nel racconto si intersecano il racconto di un seminario che Daniel Mendelshon tenne ai suoi allievi sull'Odissea appunto, i suoi ricordi personali di famiglia e della sua personale formazione, e tutto ciò che concerne il suo rapporto con il padre (sia in termini di ricordi buoni, sia di conflittualità ed asperità di carattere). Tutto ciò si è reso possibile, poichè il padre di Daniel decide, ormai 81enne, di seguire questo seminario, spostandosi una volta alla settimana - per diversi mesi - dalla sua città di residenza a quella dove ha sede l'Università dove insegna il figlio. Le motivazioni del padre sono quelle di voler soddisfare un suo antico desiderio che, poi, per le necessità della vita, non aveva più potuto perseguire: cioè poter leggere l'Odissea nella ingua originale, ponendosi quindi nei confronti del figlio, divenuto nel frattempo professore universitario, nella veste di allievo, ma nello stesso tempo non potendo tralasciare, mentre vive la sua esperienza di discente, quella di uomo maturo che ha vissuto molte e complesse esperienze.
Daniel Mendesohn si troverà di fronte al problema di doversi confrontare con un allievo che non è un allievo sino in fondo e che, è allo stesso tempo, suo padre. Un allievo che sa stare al suo posto ma che, al contempo, ha dei suoi punti di vista forti ed incrollabili che, in certo qual modo alterano le strategie didattiche di Daniel, il quale si trova costretto a rivisitare il suo rapporto con il padre, scoprendo delle cose inedite assieme: sino all'intrapresa - al termine del seminario - di una crociera che ripercorre i luoghi omerici, sulle tracce delle peregrinazioni di Odisseo.

L'Odissea che è anche il racconto della scoperta del rapporto che lega un figlio ad un padre che non ha mai conosciuto, offre lo spunto un viaggio all'indietro nelle memorie familiari, un viaggio a doppio senso con continue incursioni nel passato e numerosi ritorni al momento presente, come è del resto cosa normale quando si ricorda qualcosa di importante - o apparentemente non importante - del proprio passato: si parte sempre dal momento presente che ci offre spunti e stimoli associativi. Il padre di Daniel Mendelsohn decide di intraprendere questa singolare esperienza di essere allievo del figlio, ma nello stesso offre a Daniel l'opportunità di fare lui stesso una grande esperienza. La lettura e il commento del poema omerico, così, diventano vivi e palpitanti, vissuti.
Ho letto senza sosta, paragonando dentro di me quest'opera a "L'invenzione della solitudine" di Paul Auster in cui si parla pure della scoperta della figura paterna: con la differenza che, qui, l'esplorazione del rapporto con il padre è mediata dai versi omerici e il padre di Daniel è presente e vivo, con le sue qualità e con le sue asperità.
Questo libro sarebbe sicuramente piaciuto a mia madre che, nella scuola media, - come professoressa di lettere - leggeva e commentava con passione - così raccontava - i poemi omerici alle sue allieve. E, ovviamente, mi ha riportato indietro nel tempo, quando (cosa inaudita se si guarda il regresso che ha subito oggi la Scuola Media), noi dedicavamo un anno intero allo studio di ciascuno dei due poemi omerici: l'Iliade nel corso della II Media, l'Odissea in Terza, poichè i Poemi omerici erano a quei tempi ritenuti altamente formativi per le giovani menti di noi allievi.


(Soglie del testo e risguardo di copertina) Un memoir raffinato e struggente che sa dare carne, sangue e pensiero all'universalità dei classici. Un libro riuscito e coraggioso, che è la dimostrazione della validità del messaggio più imperituro...

Nel gennaio del 2011, al primo incontro del seminario sull'Odissea tenuto da suo figlio Daniel, mescolato alle matricole diciottenni siede Jay Mendelsohn, matematico e ricercatore scientifico all'epoca ottantunenne. «Sarà un incubo», pensa Daniel a fine mattinata, quando appare chiaro che Jay non si atterrà al ruolo di silenzioso uditore che aveva immaginato per lui. Il vecchio Mendelsohn è cresciuto nel Bronx ed era ragazzo durante la guerra. Detesta la debolezza e il raggiro, valuta le cose in base alla fatica per ottenerle e la sua sola fede è nelle scienze esatte. Non può non aver da ridire sulla figura di Odisseo, il polytropos, l'uomo dalle molte svolte, ma anche dai molti trucchi, lacrime, aiuti divini, donne. «Non capisco perché dovremmo considerarlo un grande erooooe», ripete Jay per lo stupore divertito degli studenti. Eppure, settimana dopo settimana, affronta le tre ore di viaggio da Long Island al Bard College per apprendere dalla voce di suo figlio delle Vacche del Sole e di Penelope e del nostos. E va oltre: quando Daniel, quasi per gioco, gli propone una crociera nel Mediterraneo che ripercorra i luoghi dell'epopea, Jay acconsente. Per Daniel è un'esperienza pregna di rivelazioni: per mano a suo padre capisce appieno lo sgomento dell'Ade; nei ricordi coniugali del vecchio genitore ritrova la forza dell'homophrosynē, il «pensare allo stesso modo», e in quell'uomo inaspettatamente tanto aperto e socievole, in classe come a bordo, non riconosce forse un Odisseo dalle molte svolte? Di certo è un Laerte, il cui corpo caduco presenterà il suo conto di lí a breve. «Ma la nostra odissea l'avevamo vissuta, – osserva Daniel prima che accada, – per la durata di un semestre avevamo navigato insieme, per cosí dire, attraverso quel testo, un testo che a me – e ai lettori con lui – sembrava sempre piú relativo al presente e meno al passato»

Di seguito alcuni giudizi critici

 

«Omero ha una definizione per coloro che si sanno esprimere in modo tanto ammaliante: hanno parole alate. Mendelsohn ha parole alate»

The Times

«Mendelsohn sa che c'è sempre una verità piú profonda da scoprire su coloro che pensiamo di conoscere meglio, noi stessi inclusi. La sua intelligenza scintilla a ogni pagina»

Los Angeles Review of Books

Daniel Mendelsohn

L'autore. Daniel Mendelsohn (1960) è uno scrittore, critico, traduttore e studioso di lettere classiche. Ha compiuto studi classici alla University of Virginia e poi a Princeton. Scrive di letteratura, cinema e teatro sulla "New York Times Book Review", sul "New Yorker", e sulla "New York Review of Books". Insegna Letteratura al Bard College. È autore di The Elusive Embrace: Desire and the Riddle of Identity (1999) e di uno studio accademico sulla tragedia greca, Gender and the City in Euripides' Political Plays (2002). Nel 2006 ha pubblicato Gli scomparsi (Neri Pozza 2007), che è diventato un best seller in Italia e all'estero, e ha vinto il National Book Critics Circle Award, il National Jewish Book Award, il Salon Book Award, il Prix Médicis 2007, e il premio Adei-Wizo «Adelina Della Pergola» 2008. Tra le sue varie pubblicazioni si ricordano un libro sulla Shoah, un saggio sul Bene e il Male, una riflessione filosofica, religiosa, un diario intimo, e un'edizione critica delle opere di Kavafis.

Nel 2018 Einaudi ha pubblicato il suo Un' odissea. Un padre, un figlio e un'epopea.

«Mendelsohn sa che c'è sempre una verità piú profonda da scoprire su coloro che pensiamo di conoscere meglio, noi stessi inclusi. La sua intelligenza scintilla a ogni pagina»

- Los Angeles Review of Books

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8 luglio 2018 7 08 /07 /luglio /2018 07:51

Non svegliare le belle addormentate

Dalla copertina

Stephen King and Owen King, Sleeping Beauties, Sperling&Kupfer, 2018

(Maurizio Crispi) Stephen King è in vena di collaborazioni. Con il magistrale "Gwendy's Button Box" (La Scatola dei Bottoni di Gwendy, Sperling&Kupfer 2018, ma pubblicato in lingua originale prima, nel corso del 2017), scritto a quattro mani con Richard Chizmar, è stata la volta di Sleeping Beauties (Sperling&Kupfer, Collana Pandora, 2017), un romanzo di difficile catagolazione, tra il fantastico e l'horror, il cui coautore è Owen King, conosciuto in Italia per una raccolta di racconti pubblicata da Frassinelli (Siamo tutti nella stessa barca, Frassinelli, 2006) e di un romanzo, Double Feature, ancora non tradotto in lingua italiana.
La cifra del racconto che si dispiega in oltre 600 pagine è tipicamente kinghiana, se si hanno presenti romanzi come "Cose Preziose" (impareggiabile), o il fosco e claustrofobico "La Tempesta del Secolo" oppure ancora "The Dome" (alquanto più fiacco). In questa tipologia di trame, King prende una piccola realtà, già di per sé chiusa e poco permeabile rispetto all'esterno, creando quindi un evento che rende tale realtà ancora più chiusa ed impermeabile rispetto all'esterno e studiando quindi gli sviluppi delle relazioni di aggressività (o di solidarietà) tra coloro che sono intrappolati in quella che appare essere una situazione-limite.
Ma le similitudini tra i romanzi citati si fermano qui, perchè la potenza narrativa di Cose Preziose e de La Tempesta del Secolo qui si è persa di casa ed è sfociata in un prodotto mediocre come, ad esempio, è stato The Dome.

L'ambientazione è Dooling, una piccola città del West Virginia con vista sui Monti Appalachi che ospita un Carcere femminile e vi sono, quindi, nell'incipit ben tre comunità da prendere in considerazione: quella delle carcerate, quella delle guardie e quella dei cittadini (tra queste ultime due, si pone il corpo della polizia locale).

Comincia a verificarsi una strana "epidemia" che si manifesta in una sorta di imbozzolamento a cui vanno incontro tutte le donne non appena si addormentano e, se qualcuno le disturba da questo sonno imbozzolato oppure tenta di disfare il bozzolo che le avvolge, hanno delle reazioni di violenza incontrollata e sanguinaria nei confronti di coloro che le hanno disturbate. Questa epidemia, presto battezzata "Aurora", sembra essere su scala mondiale: gli eventi di Dooling, tuttavia, hanno un'importanza cruciale e decisiva, tingendosi di sovrannaturale, con la comparsa di una donna misteriosa, Evie Black, che può addomertarsi senza essere imbozzolata e risvegliarsi a suo piacimento. Con Evie Black compare anche un enorme albero fantastico, assieme ad una tigre che sembra esserne la custode e ad una volpe che sarà il tramite tra mondi diversi, assieme a un enorme numero di falene.

Il mondo va a rotoli senza le donne. Si scatenano le violenze contro le donne imbozzolate e si scatenano squadre speciale di bruciatori, mentre al tempo stesso si va delineando una caccia alla strega vera e propria nei confronti di Evie Black, prima guardata con sospetto e poi ritenuta responsibile di quanto sta accadendo. E forse, alcuni pensano, si trata di una strega, poichè è dotata di poteri certamente al di fuori dell'ordinario.
Altri, più saggi, cercano di preservare a tutti i costi le donne imbozzolate, nella speranza che un giorno si possano risvegliare e, per lo stesso motivo, ritengono di dover proteggere Evie Black.

Il romanzo che è sostanzialmente un fantasy realistico, con qualche elemento truculento (ma decisamente non horror) si pone in sostanza come una parabola a lieto fine (che si tinge, se vogliamo e come è stato notato da altri, di connotazioni new age), ma non senza spargimenti di sangue, che raggiungono il loro apice nella "Battaglia del Carcere di Dooling".
Forse potremmo vederlo come una parabola fantasy sull'importanza delle donne nel mondo degli uomini e in cui si ipotizza cosa potrebbe accadere se tutte le donne del mondo improvvisamente scomparissero e se avessero la scelta di non tornare più, costruendo un nuovo mondo tutto per loro.
Interessante il tema, ma forse la storia è troppo lenta nel suo svolgimento, e così affollata di personaggi che nelle prime trecento pagine si fa fatica a raccapezzarsi, soprattutto nella presentazione delle diverse ospiti del carcere e della popolazione di secondini e secondine.
Troppo lento, forse anche troppo piatto, ho impiegato mesi a leggerlo: ma sono riuscito ad arrivare alla fine (con un senso di liberazione, devo dire).
Nell'ambito della sterminata produzione kinghiana, un'opera senza nè onore nè gloria, certamente non delle migliori, malgrado le entusisiastiche presentazioni dei quotidiani che ne hanno scritto le recensioni (vedi in basso alcune stralci, a titolo di esempio).
A mio avviso, si salva soltanto per l'idea che forse avrebbe potuto avere un migliore sviluppo (risultando senz'altro più incisivo) in un romanzo breve (o in un racconto lungo).
Si ha l'impressione che i due autori abbiano fatto di tutto per allungare il brodo della narrazione.

 

«Stephen e Owen King hanno scritto una bella storia horror, epica, toccante e molto giusta per i tempi, con un finale esplosivo ed emozionante»

USA Today

«Questa bella prima collaborazione tra Stephen King e il figlio Owen è un romanzo che mescola horror, fantasy e realtà immaginando quello che potrebbe succedere se tutte le donne si addormentassero. La scrittura scorre senza ostacoli e l’azione sfreccia come un treno in corsa»

Publishers Weekly

«Sleeping Beauties è un romanzo epico brillante e originale, fresco e vitale»

The Guardian

(fascetta e risguardo di copertina) Sleeping Beauties è una favola nera gloriosamente ricca di storie, idee, eventi e personaggi memorabili, che inizia con un C’era una volta a Dooling e termina con un finale degno dei King. Potente, provocatorio, sorprendente.
 

Dooling è una piccola città fortunata del West Virginia, con una splendida vista sui monti Appalachi e lavoro per tutti. È a Dooling, infatti, che qualche anno fa è stato costruito un carcere all’avanguardia destinato solo alle donne, che siano prostitute o spacciatrici, ladre o assassine, o ancora tutte queste cose insieme. Ed è una di loro, in una notte agitata, ad annunciare l’arrivo della Regina Nera. Per il dottor Norcross, lo psichiatra della prigione, è routine, un sedativo dovrebbe sistemare tutto. Per sua moglie Lila, lo sceriffo di Dooling, poteva essere un presagio. Perché poche ore dopo, da una collina lì vicina, arriva una chiamata al 911, ed è una ragazza sconvolta a urlare nel telefono che una donna mai vista ha ammazzato i suoi due amici, con una forza sovrumana. Il suo nome è Evie Black. Intorno a lei svolazzano strane falene marroni e sembra venire da un altro mondo. Lo stesso, forse, dove le donne a poco a poco finiscono, addormentate da un’inquietante malattia del sonno che le sottrae agli uomini. Un sonno dal quale è meglio non svegliarle. Anonymous Content (casa di produzione di True Detective e Mr. Robot in TV e di Revenant e Spotlight al cinema) si è assicurata i diritti di Sleeping Beauties, per farne una serie con la collaborazione di Stephen e Owen King.

«Che cos’è successo a Kitty?»
«Ha urlato per metà della notte. Ora dorme.»
«Le è uscito qualcosa di comprensibile?»
«Sì, che la Regina Nera sta arrivando.»

Dal romanzo

Gli Autori

Stephen King

Stephen King è il celebre scrittore statunitense. Autore di romanzi e racconti best seller che attingono ai filoni dell’orrore, del fantastico e della fantascienza, è considerato un maestro nel trasformare le normali situazioni conflittuali della vita – rivalità fra coetanei, tensioni e infedeltà coniugali – in momenti di terrore.
Quando era ancora piccolo, sua madre dovette far fronte a grandi difficoltà, perché il padre uscito di casa per fare una passeggiata non fece più ritorno.
Nel 1962 iniziò a frequentare la Lisbon High School e cominciò a spedire i suoi racconti a vari editori di riviste, senza però alcun successo concreto.
Conclusi gli studi superiori entrò all'Università del Maine ad Orono, dove gestisce per un paio d'anni una rubrica all'interno del giornale universitario. Nel 1967 terminò un primo racconto breve a cui fa seguito, qualche mese dopo, il romanzo La lunga marcia che riceve giudizi lusinghieri.
Sottopose Carrie alla casa editrice Doubleday e ottenne un assegno di 2500 dollari come anticipo per la pubblicazione del romanzo.
A maggio arriva la notizia che la Doubleday ha venduto i diritti dell'opera alla New American Library per 400.000 dollari, metà dei quali spettano di diritto all'autore. Così, a ventisei anni, Stephen King lasciò l'insegnamento per dedicarsi alla professione di scrittore. Da quel momento la sua carriera non avrà più interruzioni. Nel 1971 si sposerà con Tabitha, conosciuta due anni prima lavorando nella biblioteca dell'Università.
Con un'operazione innovativa, il 14 marzo 2000 diffonderà esclusivamente su Internet il racconto Riding the Bullet. Nell'autunno dello stesso anno pubblicherà On writing: autobiografia di un mestiere, un'autobiografia e una serie di riflessioni su come nasca la scrittura.
Tra i suoi libri più noti si ricordano Shining (1976; il film, del 1980, venne diretto da Stanley Kubrick); La zona morta (1979; versione cinematografica del 1983, per la regia di David Cronenberg); Christine la macchina infernale (1983; il film, dello stesso anno, è di John Carpenter); It (1986, il film è del 1990); Misery (1987; noto in Italia con il titolo Misery non deve morire, la pellicola è stata realizzata da Rob Reiner nel 1990), Mr Mercedes (2014). Tra gli altri ricordiamo: Cuori in Atlantide (2000), La casa del buio (2002), Notte buia, niente stelle (2010), Chi perde paga (2015), Fine turno (2016).
È del 2016 la nuova edizione aggiornata di Danse macabre, pubblicato da Frassinelli con l'introduzione e cura di Giovanni Arduino.
A Stephen King è stata assegnata nel 2003 la National Book Foundation Medal per il contributo alal letteratura americana, e nel 2007 l'Associazione Mystery Writers of America gli ha conferito il Grand Master Award.

Owen King

Owen King. Owen Philip King, nato a Bangor nel 1977, è il terzogenito – dopo Naomi King and Joseph Hillstrom King (anch'egli scrittore) – di Stephen King e Tabitha Jane Spruce. Ha frequentato il Vasar College e la Columbia University, dove si è laureato in Fine Arts. È autore di due raccolte di racconti, la prima delle quali pubblicata in Italia da Frassinelli nel 2006 con il titolo Siamo tutti nella stessa barca; e di due romanzi: il primo, Double Feature, è stato pubblicato nel 2013, il secondo, pubblicato in Italia da Sperling & Kupfer nel 2017, l'ha scritto a quattro mani con il padre, e si intitola Sleeping beauties. Ha ricevuto diversi premi letterari per il suo lavoro.

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29 giugno 2018 5 29 /06 /giugno /2018 10:33
Lars Kepler, Il Porto delle Anime (Playground), Longanesi, 2015

Arrivo un po' tardi nello scrivere una recensione a questo romanzo della premiata ditta Lars Kepler  (Il Porto delle Anime - titolo originale: Playground, nella traduzione di A. Storti - Longanesi, Collana La Gaja Scientia, 2015).

Vedo che su IBS molti lettori hanno espresso un parere negativo.

Ma - a pensarci bene -  è quello che succede a tutti gli autori che, desiderosi di fare altro, si discostano dal tema usuale dei propri romanzi per addentrarsi in un territorio nuovo e prima inesplorato. Succede - di fronte a questi improvvisi ed inattesi punti di svolta - che gli aficionados (che sono anche amanti di un genere ben definito) facciano fatica a seguire i loro scrittori preferiti e si ribellino. In effetti, si tratta di un romanzo davvero insolito (ed anche originale, ma non poi tanti tanti se si vanno a guardare i poemi omerici oppure la saga dell'Eneide).

E' un romanzo che pur avendo delle componenti del tipo action-thriller (come nel caso del giudizio cui Jasmin chiede di essere sottoposta, il cui esito dipenderà da una vera e propria battaglia senza esclusione di colpi tra le due parti avverse) possiede tuttavia delle indubbie qualità metafisiche, ponendosi l'obiettivo di esplorare e di descrivere un ipotizzabile mondo intermedio, dove si trovano ad essere confinati - a volte anche per un periodo lunghissimo - coloro che sono in bilico tra la vita e la morte, in quella terra di nessuno che è la quasi-morte. Queste anime che vivono in un luogo portuale che ha tutti i caratteri di una città cinese confusa e caotica si svegliano e vivono una loro vita governata da regole specifiche del posto, attendendo un verdetto che potrà essere quello del ritorno al mondo dei vivi oppure l'obbligo ad imbarcarsi su barche gestite da un gruppo di spaventosi traghettatori che tanto fanno pensare al "Caron Dimonio" di dantesca memoria.
Jasmin, ex-soldatessa che, a causa di un trauma di guerra, ha passato lungo tempo in coma, ha vissuto una simile esperienza ed è stata nel Porto delle Anime, ma nessuno vuole credere alla sua esperienza e viene presa per matta. Ma nel porto delle anime farà ritorno assieme al figlio Dante (questo il nome del bimbo evocativamente scelto dagli Autori) dopo uno spaventoso incidente d'auto e ci tornerà ancora una volta di sua volontà per salvare il figlio.
Intrigante il tema, perchè propone una riflessione escatologica sulla possibile esistenza di questo territorio intermedio tra la vita e la morte: in cui l'arrivo avviene attraverso l'acqua, in una complicata struttura termale, quasi a sottolineare il fatto che chi arriva nel Porto delle Anime vi rinasca a tutti gli effetti, sia pure per un periodo di tempo a termine (anche se alcuni vi rimarranno per periodi lunghissimi) e dove si instaurano complicati rapporti tra la Legge non scritta vigente e delle vere e proprie Mafie che cercano di modificare i destini delle anime, in modo tale che alcuni privilegiati possano avere più vita oppure ritornare nel mondo dei vivi dentro altri corpi.

(Dal risguardo di copertina) E' un thriller dal ritmo cinematografico che non lascia respiro, con una nuova protagonista che piacerà ai fan de L’Ipnotista e ne conquisterà di nuovi.
Jasmin è una donna, una madre, un soldato dell’esercito svedese di stanza in Kosovo. Vive per l’amore del figlio Dante, che ha avuto da un suo commilitone, un uomo poco affidabile che cerca di affogare nell’alcol e nella droga gli orrori della guerra. Jasmin in Kosovo è stata ferita gravemente, e durante il ricovero in ospedale, mentre lottava tra la vita e la morte, la sua anima si è trovata per qualche giorno in un’affollata e misteriosa città portuale dove tutti i cartelli sono scritti in cinese e dove ha visto imbarcarsi, per non tornare mai più, uno dei suoi uomini. Ma Jasmin è forte e sa come tornare dalla città misteriosa, sa che si deve stare molto attenti a non farsi rubare la targhetta d’argento che ti mettono al collo quando arrivi nella città misteriosa, perché è il lasciapassare per il ritorno. Due anni dopo la prima esperienza nella città dei morti, Jasmin ci ritorna di nuovo con il figlio: hanno avuto un incidente d’auto e solo lei riesce ad allontanarsi per tornare di nuovo nel mondo dei vivi, lontano dal porto delle anime. Dante è molto più grave, dev’essere operato, e Jasmin non può abbandonarlo nella città misteriosa: deve tornare, lottare per quello che ha di più caro, in un terribile gioco di morte che rischia di vederla sconfitta.


 

Lars Kepler

Gli autori. Lars Kepler è lo pseudonimo dietro cui si celano due autori svedesi, marito e moglie. Vivono a Stoccolma con le loro tre figlie, a pochi metri dalla centrale di polizia. Sono appassionatissimi di cinema e da quando si conoscono guardano almeno un film al giorno. Entrambi sono scrittori, ma nel 2009 hanno deciso di sospendere momentaneamente le loro carriere separate per provare a scrivere un romanzo insieme. Ne è nato il caso editoriale europeo del 2010, L'ipnotista (Longanesi), che ha scalzato dalla vetta delle classifiche svedesi la trilogia di Larsson. L'ipnotista è inoltre diventato un film diretto da Lasse Hallström.
Il romanzo è stato seguito da L'esecutore (Longanesi 2010) e da La testimone del fuoco (Longanesi 2012). Ricordiamo anche L'uomo della sabbia (2013), Nella mente dell'ipnotista (2015) e Il cacciatore silenzioso (2016), editi da Longanesi.

Alexandra Coelho Ahndoril nata nel 1966 a Helsingborg, è un'autrice e critica letteraria svedese. Il padre è svedese, la madre portoghese. È sposata con lo scrittore Alessandro Ahndoril, ha tre figlie e vive a Stoccolma.
Ahndoril è da sempre appassionata di teatro. Entrata all'Accademia per il Teatro di Stoccolma nel 1992, si ritira dopo aver scoperto di non voler diventare attrice. Sceglie in seguito il dottorato presso l'Università di Stoccolma, lavorando ad una tesi in letteratura comparata su Fernando Pessoa.
Debutta in ambito letterario nel 2003 con Star Castle,  uno romanzo su Tycho Brahe - scienziato cui ha dedicato anche uno studio - che costituisce il primo di una serie di tre romanzi dedicati ad altrettanti protagonisti della storia umana: Brigitta e Katarina, del 2006 che si occupa di Santa Brigida, e Mäster ("Il Maestro"), sul socialista Palm.

Alexander Ahndoril è nato il 20 gennaio 1967 a Upplands Väsby, è un autore e drammaturgo svedese. È sposato con la scrittrice Alexandra Coelho dalla quale ha avuto tre figlie e vive a Stoccolma.
Il romanzo Il regista (2006) dedicato a Ingmar Bergman è stato a lungo al centro dell'attenzione, anche per la denuncia dello stesso regista che comunque aveva letto e approvato il manoscritto prima della stampa.
La critica si è incentrata sul labile confine tra finzione e realtà.
Il regista è tradotto in inglese, russo, polacco, olandese, ceco, ungherese, norvegese e danese. Nel 2009 ha pubblicato il suo nono romanzo Il diplomatico, una storia di fantasia sul tentativo di un diplomatico svedese di disarmare l'Iraq nel 2003.

 

 

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14 giugno 2018 4 14 /06 /giugno /2018 08:15
Mark Mills, Il Giardino Selvaggio, Einaudi, 2008-2009

Ricordo che anni fa vidi un film dal titolo "I Misteri del Giardino di Compton House" (Peter Greenaway, 1982), ambientato nel giardino rinascimentale che attornia una mansion nella campagna inglese, in cui un pittore di fama viene ingaggiato dall'aristocratica che ha la proprietà della villa per realizzare una serie di 12 disegni che ritraggano casa e giardino da diverse angolazione, pichè è sua intenzione farne dono al marito quando sarà di ritorno da un viaggio. Analoga situazione si verifica nella storia tracciata da Mark Mills, in Il Giardino selvaggio (nella traduzione di M. Matteini), pubblicato da Einaudi (collana I coralli), nel 2008 e successivamente nei tascabili (ma in entrambi le vesti scomparso dal catalogo della casa editrice). Almeno, nell'affrontare e nel portarne a termine la lettura, vi è venuto più che naturale far riferimento a quel film.

Siamo alla fine degli anni Cinquanta e Adam Strickland, giovane laureando, viene inviato dal suo mentore e relatore di tesi, il professor Crispin, in Toscana, a studiare un giardino rinascimentale, dovendosi occupare - in particolare - di una sua sezione voluta da colui che aveva edificato la Villa nella sua interezza per ricordare la moglie morta prematuramente.

Adam intraprende così un percorso indiziario, decodificando riferimenti mitologici e letterari, ritrovandosi ad indagare su di un omicidio avvenuto più di quattrocento anni prima, ma nello stesso tempo mettendosi sulle tracce di un fatto di sangue avvenuto, proprio all'interno della Villa, alla fine della guerra, quando uno dei due figli della proprietaria era stato ucciso (apparentemente) dopo un violento alterco dai soldati tedeschi che avevano requisito un piano della nobile dimora.

Attraverso un percorso tortuoso e difficile, Adam si ritroverà a decifrare correttamente gli indizi, sia dell'evento più remoto sia di quello tragico di pochi anni prima.
Mentre la risoluzione del mistero più antico si dovrà esclusivamente al suo intuito e alla sua perspicacia, nonchè tenacia, per portare la verità inconfutabile sui fatti più recenti egli procederà di passo in passo apparentemente libero e di sua iniziativa, ma nella sostanza condotto da un burattinaio occulto che vuole a tutti i costi arrivare a denunciare la verità dei fatti.
Scritto in una prosa stringente, si legge con passione e ed è stimolante questa piena immersione nella natura - in parte selvaggia - di questo angolo della campagna toscana.

E' fondamentalmente il tema della manipolazione utile per arrivare al disvelamento di una verità nascosta, nel film del pittore e qui nel giovane studioso, a creare un collegamento ideale tra il film del 1982 e il romanzo di gran lunga più tardo, oltre che naturalmente quello del giardino rinascimentale, governato da intenti scenografici e da sottili riferimenti simbologici e mitologici.
 

Mark Mills

(dalla nota editoriale) Nel 1958 Adam Strickland è un laureando di Cambridge, che viene mandato dal suo professore a scrivere la tesi su un celebre giardino rinascimentale di un'antica dimora vicino a Firenze, Villa Docci. Ad attenderlo, però, non ci sono solo le sfarzose feste in terrazza della padrona di casa e le conversazioni brillanti con le rampolle dell'aristocrazia locale, ma anche un complotto la cui ombra ttraversa i secoli e lega insieme due omicidi distanti quattrocento anni. Su tutto e tutti domina l'antico giardino, che sembra esercitare, su chiunque vi entri, un fascino che sconfina nel sortilegio.
L'autore. Mark Mills vive a Londra, dove lavora come sceneggiatore. È autore di vari film, tra cui Il figlio perduto, con Daniel Auteuil e Nastassia Kinski (1988), e The Reckoning, con Willem Dafoe e Paul Bettany (2001). Einaudi ha pubblicato i romanzi Amagansett (2005) e questo Il giardino selvaggio («I coralli», 2008; «ET Scrittori», 2009).

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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