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12 ottobre 2018 5 12 /10 /ottobre /2018 07:09
Giancarlo Narciso, Otherside, Perdisa Pop Editore, 2011

Una delle cose che più mi entusiasmano nei romanzi di Giancarlo Narciso è il segno dell'avventura e del viaggio da un capo all'altro del mondo. E questo accade sia che il protagonista sia Rodolfo Capitani oppure altri personaggi. Forse, ancora di più in questo periodo mi piacciono, perché negli ultimi anni sono diventato piuttosto statico e poco propenso - anche per motivi contingenti - ad affrontare viaggi in luoghi lontani. Qui, in Otherside (Perdisa Pop Editore, Collana Pop², 2011), ci troviamo a seguire, l'ex ufficiale dei Carabinieri Sergio Biancardi in una serie di avventure che spaziano dal Sud Est asiatico (con punto di partenza a Bali) al Messico.
Sergio Biancardi, come altri personaggi di Narciso, ama stare per i fatti suoi e non desidera coinvolgimenti di alcun tipo: forse per questo deve sovente spostarsi e lasciarsi alle spalle tutto ciò che ha la parvenza di una "casa" come luogo in cui si costruiscono anche degli affetti. Ed è così anche nel suo rapporto con le donne: le guarda con diffidenza, salvo a cadere preso da una che, sin dal primo incontro su di una spiaggia di Bali, gli risulta particolarmente affascinante.
Sembra che, in generale, per Sergio Biancardi, il rapporto con le donne generi guai e che conviene per questo starsene alla larga. E se c'è il coinvolgimento davanti ad un paio di begli occhi e ad una coppia di splendide gambe (che rasenta una forma di amore inconfessato) i guai non mancheranno, ma sono appunto proprio quei guai il motore generatore dell'avventura.
Sergio Biancardi, come altri personaggi di Giancarlo Narciso è un eroe assieme perdente-vincente, in cui il vincere porta ad una perdita. E in cui, viceversa, la perdita riconduce ad una vincita che è la riaffermazione del proprio modo peculiare di essere e di vivere, che è quello fondato sul disincanto e sull'isolamento affettivo come barriera protettiva da complicazioni insormontabili. Ma se non ci fossero le transitorie eccezioni, gli "inciampi" per così dire, non si sarebbero il brivido e l'adrenalina dell'avventura e non si sarebbero più storie da narrare.
L'intreccio di Otherside è appassionante e il libro non si molla sino alla fine: un libro che, non solo per i colloqui citati in epigrafe per ogni capitolo è un grosso omaggio alla cinematografia di Sergio Leone e di Quentin Tarantino, sino alla scena finale che tanto ricordala sparatoria finale Il Mucchio Selvaggio di Sam Peckinpah.


 

Giancarlo Narciso

(Dalla quarta di copertina) Un eroe amaro, solo e ferito, ma mai rassegnato a perdere. Una dark lady affascinante e dal volto indefinibile. Una fuga da un branco di tagliagole decisi a tutto e, allo stesso tempo, una caccia incalzante a una preda che forse non esiste. Una pista che si snoda da un lato all'altro dell'Oceano Pacifico, fra ribelli, spie, mercenari, donne senza scrupoli e narcotrafficanti, in una cavalcata di citazioni cinematografiche, da Hitchcock e Leone a Tarantino e Rodriguez.

L'autore. Giancarlo Narciso, appassionato soprattutto d’Oriente, dove ha vissuto per oltre dieci anni assorbendone modi, cultura e filosofia, è anche un irrefrenabile peripatetico che ha compiuto quattro volte il giro del mondo, stabilendosi di volta in volta a Tokyo, in Kuwait, a Kathmandu, a San Francisco, a Città del Messico, a Singapore, svolgendo i lavori più disparati, dalla comparsa all’interprete, dal reporter sportivo al modello, dal dirigente d’azienda al contrabbandiere. Apparentemente "rinsavito" per via dell’età, si limita ora a passare sei mesi all’anno in quella che considera la sua vera patria, l’isola di Lombok, in Indonesia e gli altri sei a Riva del Garda.
Ha scritto i romanzi I guardiani di Wirikuta, Sankhara (finalista premio Scerbanenco), Le zanzare di Zanzibar, Singapore Sling (vincitore premio Tedeschi e soggetto del film Rai "Belgrado Sling"), Otherside e Ritorno a Daunanda. A questi si affiancano il dramma horror Eclissi e numerosi racconti. Con lo pseudonimo di Jack Morisco firma per Mondadori  (Nella collana "Segretissimo)una fortunata serie di romanzi di spionaggio ambientati a Singapore e dintorni, di imminente ristampa in un rigoroso author’s cut per Alacran.

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9 ottobre 2018 2 09 /10 /ottobre /2018 09:19
Anne Rice, Angel, Longanesi, 2011

Anne Rice è considerata una delle più prolifiche "regine" della moderna letteratura vampirologica. Anzi, a lei spetta sicuramente didiritto il riconoscimento di aver introdotto nella letteratura la figura del vampiro che vive conflittualmente la sua condizione e che vorrebbe sempre poter mantenere la propria umanità, condividendo affetti e sentimenti con chi vampiro non è.
I vampiri di Anne Rice, così come le streghe (sua è la saga delle streghe Mayfair che - ad un certo punto - si intreccia con quella dei vampiri) e i suoi demponi, in generale suscitano simpatia e sono tali da diventare dei veri e propri emblemi di una vite vissute nel tormento, ma anche con la possibilità di una smisurata capacità di esplorazione del mondo, in funzione anche dell'immortalità che hanno conquistato: ovviamente accanto a questi personaggi ce ne sono altri orribilmente cattivi e questo è del resto nel gioco delle parti della narrazione. Ma - indiscutilbente a lei si deve la nascita della figura del "vampiro gentile" che verrà poi sviluppata in tutto un successivo filone della narrativa indirizzata alla platea dei cosiddetti "young adult" di cui la saga in quattro corposi volumi Twilight della fortunata scrittrice Stephenie Meyer è uno dei massimi esempi.
Le opere di Anne Rice sono sempre dei romanzi complessi, scritti in una prosa raffinata: e io li ho letti quasi tutti, a partire dal felice incontro con Intervista con il vampiro e con The Witching Hour (L'ora delle Streghe), felicissimo esordio della saga delle streghe Mayfair.

Angel (titolo originale: Angel Time, nella traduzione di Sara Caraffini), pubblicato nel 2011 da Loganesi (Collana "La Gaja Scientia) si discosta da tutte le sue precedenti opere (non essendo, tra l'altro, nemmeno collocabile in una delle sue saghe) e possiede ben due anime.
La prima riguarda una storia "angelologica". Un abile killer su commissione (che opera per conto di un'"organizzazione"), stanco della sua vita e sull'orlo del suicidio, viene salvato da un angelo (Malchiah) e istruito su di una missione che deve compiere "sotto copertura": una missione che gli darà una possibilità di riscatto dalle azioni precedenti. E viene inviato, dopo aver superato la fase dell'incredulità, in un passato lontano - nell'antica Norwich - per salvare un gruppo di ebrei dalla persecuzione e forse dalla morte.
Quindi, se da un lato, vi sono esposti alcuni temi propri della letteratura angelologica, dall'altro vi è un interessante squarcio su un remoto episodio del Medioevo inglese, riguardante la persecuzione e la demonizzazione degli Ebrei (che con facilità venivano accusati di uccidere i bambini gentili in sacrifici di sangue). Questa parte - come sottolinea Anne Rice - nella sua postfazione è supportata da materiale documentario su cui lei si è basata nella costruzione della storia.
La cornice storica è quella che portò all'espulsione totale degli Ebrei che si erano insediati nelle isole britanniche nel 1290: un decreto emanato da Re Edoardo I (per colpire soprattutto tutte le forme di usura) e, a quanto sembra, mai formalmente revocato.
Come al solito, Angel rispecchiando lo stile degli altri romanzi di Anne Rice, è scritto magnificamente, ma in alcune parti ha un ritmo lento.
La lettura della postfazione è di fondamentale importanza per consentire al lettore di conferire il giusto spessore storico alla narrazione ed io, personalmente, suggerirei ai lettori di consultarla prima di affrontare il testo e di considerarla quindi come una vera e propria prefazione.

Anne Rice

(Dal risguardo di copertina) Forse nemmeno lui ricorda più il suo vero nome, l'ha perso tanti anni fa insieme all'innocenza. Ora si fa chiamare Lucky the Fox, o Tommy Crane, o in cento altri modi, e il suo mestiere è uccidere su commissione. Un enorme dolore nel suo passato l'ha spinto su questa strada disperata, e uccidere è la sua sola missione. Ma in fondo al suo cuore è rimasto qualcosa del ragazzo che suonava divinamente il liuto e amava leggere Tommaso d'Aquino. E proprio il pensiero di quello che è stato e di quello che avrebbe potuto essere manda in crisi Lucky the Fox, e lo spinge al suicidio.
Se una vita non ha senso, meglio interromperla per sempre. Ma proprio quando tutto sembra perduto, entra in scena Malchiah, un angelo, che gli offre una seconda possibilità: viaggiare nel tempo, tornare nell'Inghilterra del XIII secolo, e salvare un'esistenza perduta del passato, riscattando l'ignominia del suo presente con un gesto nobile...
Dall'autrice che ha rinnovato la letteratura sui vampiri, un romanzo visionario e sontuoso sul nuovo fenomeno letterario: gli angeli.

L'autrice. Anne Rice ha ottenuto il successo internazionale con Intervista col vampiro, diventando un’autrice di culto della narrativa soprannaturale.
Fra le sue serie più famose ricordiamo le "Cronache dei vampiri" (Intervista col vampiro,Scelti dalle tenebre, La regina dei dannati, Il ladro di corpi, Memnoch il diavolo, Armand il vampiro, Merrick la strega, Il vampiro Marius, Il vampiro di Blackwood, Blood, Il Principe Lestat) e "Le streghe di Mayfair" (L'ora delle streghe, Il demone incarnato e Taltos, il ritorno), oltre a numerosi altri cicli minori.

Questo libro è un'opera di fantasia, ma eventi realie persone reali hanno ispirato alcuni degli eventie delle persone che compaiono nel romanzo.
Meir di Norwich è realmente esistito e un manoscritto dei suoi poemi in ebraico è conservato nei Musei Vaticani...
{Di lui] ... ne parla V. D. Lipman in The Jews of Medieval Norwich, pubblicato dalla Jewish Historical Society of London e che include anche le poesie di Meir nell'originale ebraico.
(...)
Come ha sottolineato uno studioso, non si può pensare agli Ebrei del Medioevo, solo in termini delle loro sofferenze. Fra gli eruditi ebrei figuravano molti grandi pensatori e scrittori quali Maimonide e Rashi, citati spesso in questo romanzo..

Dalla postfazione dell'autrice (pp.245-246)

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23 settembre 2018 7 23 /09 /settembre /2018 11:02
Giancarlo Narciso, Singapore Sling, Fazi, Collana I Tascabili, 2002

Per me, i romanzi di Giancarlo Narciso sono davvero irresistibili.
Se comincio a leggerle uno, va a finire che non riesco a staccarmene più, anche se contemporaneamente ho in corso altre letture.
Così è stato con questo Singapore Sling (Fazi, Collana Tascabili 2002), secondo capitolo della saga che vede protagonista Rodolfo Capitani, che da tempo vive nel Sud Est asiatico con una piccola attività come traduttore in Inglese. Rodolfo Capitani questa volta si trova invischiato in un'amicizia "pericolosa" con un certo Marco Valbusa che lavora in una ditta italiana con ramificazioni internazionali., la Sigmatech. Inizialmente, i due sono soltanto compagni di bevute. Poi a poco nasce una maggiore confidenza, al punto che Valbusa racconta a Rodolfo i suoi casi personali, mentre lo stesso Rodolfo - pur non desiderando apparire come un un uomo che prova nostalgia e rimpianti - alla fine si sbilancia a raccontare qualcosa di sé.
Come in altri romanzi di Narciso, i diversi personaggi non sono mai quello che appaiono e nascondono dei segreti: così è appunto in questa circostanza. Dopo un viaggio in Italia per conferire con i suoi superiori, Valbusa fa a Rodolfo delle raccomandazioni e gli dice che, nel caso dovesse sparire, dovrà occuparsi di una donna che gli sta a cuore, la bellissima Diana di origini cinesi, aiutandola ad andare all'estero, dopo averla fornita di un passaporto (falso, si intende).
Di lì a poco, Valbusa muore in un incidente d'auto e Rodolfo si trova nel dilemma se rispettare la promessa che l'amico gli ha strappato oppure se starsene per i fatti suoi (e tenersi fuori dai guai). Ma siccome la donna a cui Valbusa teneva, gli piace, non ascolta il suggerimento che gli darebbe il suo buon senso.
Da qui una girandola di eventi che porteranno a poco a poco alla scoperta della verità, in un percorso punteggiato da eventi imprevisti e da molte morti.
E' decisamente un bel noir esistenziale, in cui ci sono solo perdenti incluso il nostro Rodolfo che, alla fine di tutto, si trova a galleggiare ancora una volta nella sua solitudine.

Il Singapore Sling è l'aperitivo preferito da Rodolfo Capitani, considerato come "uno dei cocktail più famosi e più complessi". Mi sono incuriosito e avrei voluto provarlo. Ma da quello che ho capito è molto difficile - in Italia - farsene serivre uno, poichè contiene moltissimi ingredienti e la maggior parte dei bar non li hanno tutti a disposizione.Si tratta di quegli ingredienti che, solittamente, non tieni neppure a casa.
Forse per assaggiarlo bisognerebbe andare nel Sud Est asiatico e, appunto, a Singapore...


(Dalla seconda di copertina) In una Singapore torrida e inquietante, due uomini italiani all'estero si incontrano per caso ed è come se si fossero conosciuti da sempre: Rodolfo Capitani, girovago e vagabondo, di professione traduttore free lance, in fuga da se stesso e da una moglie e un figlio abbandonati in Messico; Marco Valbusa, importante dirigente della Sigmatech, una società italiana che si occupa di prodotti per l'edilizia (ma come si scoprirà in seguito dagli affari poco chiari). Un incontro che metterà Rodolfo nei guai fino al collo, all'indomani della morte di Marco in un misterioso incidente di macchina: perchè a Singapore la vita vale poco, soprattutto se è in ballo una grande quantità di soldi.
In Singapore Sling, vincitore del Premio Tedeschi nel 1998 e qui proposto in una nuova edizione rivista dall'autorre, si susseguono frenetici una serie di colpi di scena che sconvolgono le regole del thriller tradizionale. Singapore Sling, sorretto da da una scrittura visiva dall'andamento cinematografico, restituisce i colori e le affascinanti ambientazioni dell'Oriente lontano  e conduce il lettore in una storia mozzafiato e dal ritmo vertiginoso che lo rende uno dei migliori gialli italiani degli ultimi anni.

 

Giancarlo Narciso

L'autore. Giancarlo Narciso, apppassionato soprattutto d’Oriente, vi ha vissuto per oltre dieci anni assorbendone modi, cultura e filosofia, ma è anche un irrefrenabile peripatetico (in altritempi si sarebbe detto "dromomanico") che ha compiuto ben quattro volte il giro del mondo, stabilendosi di volta in volta a Tokyo, in Kuwait, a Kathmandu, a San Francisco, a Città del Messico, a Singapore, svolgendo i lavori più disparati, dalla comparsa all’interprete, dal reporter sportivo al modello, dal dirigente d’azienda al contrabbandiere. Apparentemente rinsavito per via dell’età, si limita ora a passare sei mesi all’anno in quella che considera la sua vera patria, l’isola di Lombok, in Indonesia e gli altri sei a Riva del Garda.
Ha scritto i romanzi I guardiani di Wirikuta, Sankhara (finalista premio Scerbanenco), Le zanzare di Zanzibar, Singapore Sling (vincitore premio Tedeschi e soggetto del film Rai "Belgrado Sling"), Incontro a Daunanda, Otherside e Un'ombra anche tu come me.
A questi si affiancano il dramma horror Eclissi e numerosi racconti.
Con lo pseudonimo di Jack Morisco firma per Mondadori (nella collana Segretissimo) una fortunata serie di romanzi di spionaggio ambientati a Singapore e dintorni, di imminente ristampa in un rigoroso author’s cut per Alacran.

Il Singapore Sling è l'aperitivo preferito da Rodolfo Capitani. Mi sono incuriosito e avrei voluto provarlo. Ma è molto difficile - in Italia - farsene serivre uno, poichè contiene moltissimi ingredienti e la maggior parte dei bar non li hanno tutti a disposizione.Forse per assaggiarlo bisognerebbe andare nel Sud Est asiatico e appunto a Singapore...

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18 settembre 2018 2 18 /09 /settembre /2018 18:42
Frederik Backman, L'uomo che metteva in ordine il mondo, Mondadori, 2014

Lo svedese Fredrik Backman, giornalista, scrittore e blogger, ha dato vita nel suo blog al signor Ove, uomo comune e di saldi principi, burbero e testardo come non mai, di poche ed essenziali parole, e senza saperlo egli stesso dal cuore grande e capace di dare a tutti grandi lezioni di vita, fondate sulla semplicità e sugli affetti, anche se lui è il primo a non poter parlare esplicitare la lingua degli affetti.
Questo personaggio ha avuto, attraverso il blog, un successo così strepitoso che l'autore ha deciso di farlo vivere in un romanzo a lui dedicato: è nato così nel 2012 En man som heter Ove che nel 2014 è stato pubblicato in edizione italiana, con il titolo L'uomo che metteva in ordine il mondo (Mondadori, Collana Scrittori Italiani e Stranieri, nella traduzione di Anna Airoldi).
Capitolo dopo capitolo leggiamo le avventure "condominiali" del sig. Ove, in un conglomerato di villette in una qualche periferia svedese, di cui lui si sente nume e custode. Ha un sogno segreto: che è quello di ricongiungersi con l'adorata moglie Sonja, morta prematuramente.

Ma i suoi progetti sono destinati a fallire, benchè studiati minuziosamente con quella meticolosità pratica di cui lui è campione. Tra un tentativo e l'altro, infatti, Ove è distolto dal fatto che c'è gente che entra, suo malgrado, nella sua vita di solitudine, perchè ha bisogno di lui, a partire da un gatto spelacchiato che egli finisce per adottare e soprattutto con l'avvento decisamente catalizzante di una nuova famiglia nel condominio che è quella della vulcanica e vitalissima (nonchè vitalizzante) Parvaneh che - quasi imperiosamente, ma con garbo- riportà Ove alla vita.
Alla fine, per Ove sono troppe le cose di cui occuparsi per poter pensare seriamente ad ulteriori progetti di suicidio: e, soprattutto, c'è la necessità di condurre una battaglia all'ultimo respiro con l'ultimo rappresentante di "quelli con la camicia bianca" che si trova ad incrociare la sua via, con le sue prepotenze e le sue angherie.
La storia si dipana tra reminiscenze del passato nei capitoli che cominciano con il titolo "Un uomo che si chiamava Ove..." e del presente (nei capitoli titolati "Un uomo che si chiama Ove...").

Il libro - malgrado alcuni passaggi decisamente umoristici -  muove in maniera lieve i sentimenti del lettore: soprattutto perchè lo porta a riflettere su quale senso intendiamo imprimere alla nostra vita e cosa abbiaveramente significato nel collocare la propria esistenza tra l'estremo del rimanere abbarbicati alla propria sfera privata e quello dell'uscire allo scoperto nella dimensione sociale. E fornisc eanche una risposta consolatoria (ma profondamente vera) che si può essere ricordati (e quindi si può continuare a vivere anche dopo morti) soprattutto per le proprie opere, tanto più efficaci se producono degli effetti benefici senza che ci sia stata la volonta cosciente e consapevole di far del bene.E solo così si può lasciar traccia del proprio passaggio su questa terra.
Ove, apparentemente, rifiuta il sociale: nel sociale si presenta burbero ed irascibile, supponente nei confronti dell'altro. Ma siccome ha - senza saperlo - un grande cuore, egli è capace - sia pure nel suo modo ruvido - di prendersi a cuore i problemi e le difficoltà altrui, purchè gli altri si accollino di sopportare inialmente la sua ruvidezza di modi e le sue poche parole.
In fondo, Ove è a suo modo, senza saperlo, un maestro di vita che trasmette i suoi insegnamenti attraverso le cose pratiche che sa fare in maniera eccellente, come riparare le auto, sistemare l'impianto di riscaldamento, fare dei lavoretti in casa e, soprattutto, tenere in ordine il mondo: e in questo suo essere inconsapevole maestro gioca un ruolo di primo piano il suo dialogo inesauribile con la moglie Sonja che - pur non essendoci più fisicamente - continua ad essere per lui interlocutrice, ispiratrice e fonte di luce.

Da questo libro è stato tratto nel 2015 un film, con il titolo "A Man Called Ove" (per la regia di Hannes Holm Svezia) che ha ripreso efficacemente, con sobrietà e con fedeltà, il racconto di Backman: in versione italiana è uscito nelle sale cinematografiche con il titolo di "Mr Ove".
Nel 2017 ne è stato annunciato un remake USA che vedrà come protagonista Tom Hanks.

 
(Dal risguardo di copertina) Ove ha 59 anni. Guida una Saab. La gente lo chiama "un vicino amaro come una medicina" e in effetti lui ce l'ha un po' con tutti nel quartiere: con chi parcheggia l'auto fuori dagli spazi appositi, con chi sbaglia a fare la differenziata, con la tizia che gira con i tacchi alti e un ridicolo cagnolino al guinzaglio, con il gatto spelacchiato che continua a fare la pipì davanti a casa sua. Ogni mattina alle 6.30 Ove si alza e, dopo aver controllato che i termosifoni non stiano sprecando calore, va a fare la sua ispezione poliziesca nel quartiere. Ogni giorno si assicura che le regole siano rispettate. Eppure qualcosa nella sua vita sembra sfuggire all'ordine, non trovare il posto giusto. Il senso del mondo finisce per perdersi in una caotica imprevedibilità. Così Ove decide di farla finita. Ha preparato tutto nei minimi dettagli: ha chiuso l'acqua e la luce, ha pagato le bollette, ha sistemato lo sgabello...

 

Frederik Backman

Ma... Ma anche in Svezia accadono gli imprevisti che mandano a monte i piani. In questo caso è l'arrivo di una nuova famiglia di vicini che piomba accanto a Ove e subito fa esplodere tutta la sua vita regolata. Tra cassette della posta divelte in retromarce maldestre, bambine che suonano il campanello offrendo piatti di couscous appena fatti, ragazzini che inopportunamente decidono di affezionarsi a lui, Ove deve riconsiderare tutti i suoi progetti. E forse questa vita imperfetta, caotica, ingiusta potrebbe iniziare a sembrargli non così male...

L'autore. Fredrik Backman è giornalista, scrittore e blogger. I suoi libri sono tradotti in molte lingue e sono bestseller in diversi paesi. In Italia ha pubblicato L'uomo che metteva in ordine il mondo (Mondadori 2014). Della stessa trilogia ideale fanno parte i romanzi successivi Mia nonna saluta e chiede scusa (Mondadori 2016) e Britt-Marie è stata qui (Mondadori 2017). Nello stesso anno, sempre per Mondadori, esce anche Cose che mio figlio deve sapere sul mondo, e nel 2018 La città degli orsi.

Copertina del DVD "Mr Ove"

(Scheda del film) Ove è un burbero cinquantanovenne che molti anni prima ricopriva il ruolo di Presidente dell'Associazione dei condomini. A lui però non importa niente di essere stato sollevato dall’incarico e continua a sorvegliare con piglio poliziesco tutto il quartiere. Operaio da 43 anni presso le industrie Saab, Ove viene mandato in pensione e da quel momento, senza nulla da fare, con il suo atteggiamento molesto finisce per causare ancora più ostilità nel vicinato.

Ogni mattina alle 6.30 Ove si alza per condurre la sua ispezione poliziesca del quartiere e assicurarsi che le regole siano rispettate, che tutto sia in ordine. Ce l'ha un po' con tutti nel quartiere: con chi parcheggia l'auto fuori dagli spazi appositi, con chi sbaglia a fare la differenziata, con la tizia che gira con i tacchi alti e un ridicolo cagnolino al guinzaglio, con il gatto spelacchiato che continua a fare la pipì davanti a casa sua.

Ma l’arrivo di Parvaneh, la nuova vicina di casa, iraniana che si è trasferita da poco ad abitare, con il marito e i due figli, nella casa di fronte aprirà poco per volta la mente di Ove, restituendocelo come il miglior “nonno” che un nipote possa desiderare.

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12 settembre 2018 3 12 /09 /settembre /2018 07:57
Cristina Cassar Scalia, La seconda Estate, Sperling°Kupfer, Collana Pandora, 2014

La seconda estate di Cristina Cassar Scalia (Sperling&Kupfer, Collana Pandora, 2014) può piacere e può non piacere. Il lettore esigente (quello che emerge dall'ascolto di una trasmissione culturale altamente selettiva che è la radiofonica Fahrenheit) lo bollerà certamente - con intransigenza - come un romanzo di genere rosa e lo stroncherà. Il lettore curioso, quello che vuole approfondire le tematiche sviluppate da un autore di cui già ha letto qualcosa, ci si accosterà con curiosità, pur valutandolo criticamente.
E' quello che è successo a me che sono approdato alla lettura di questo romanzo dopo aver molto apprezzato la terza prova letteraria di Cassar Scalia. Seguendo le mie abitudini sono subito andato alla ricerca delle sue opere precedenti.
All'inizio, nel primo terzo dell'intero racconto, pare di ritrovarsi nel bel mezzo di un romanzo rosa, scritto per massaie e casalinghe alla ricerca di un'evasione dalla frustrante monotonia quotidiana, e - soprattutto - immersi in un ambiente jet set fatto di persone che non hanno bisogno di lavorare molto e che possono consentirsi lunghe vacanze in un posto dispendioso come è Capri, tra gite in barca, sci acquatico, cene in ristoranti rinomati e altri passatempi dispendiosi: ambiente per il quale io personalmente non ho alcuna simpatia, anche se - ad onor del vero - quello rappresentato dall'autrice nei primi anni Sessanta è altamente signorile e nulla ha a che  vedere con le vaccate VIP degli anni Novanta e del Berlusconismo (e post): si guardino per farsene un idea i due volumi "Cafonal" che raccolgono le immagini più rappresentative di Dagospia del dissacrante Roberto D'Agostino. Ma certamente si ha la sensazione di trovarsi immersi in un ambiente da soap opera... Ed io, leggendo queste pagine, mi sono più volte chiesto: ma che ci faccio io qui? Ma ciò nonostante ho tirato avanti: a volte è interessante anche soltanto il fatto di andare a vedere (ed eventualmente apprezzare anche) come un autore sia in grado di gestire la materia narrativa.
Tutto, nel racconto retrospettivo, si svolge nell'estate del 1962, sino al drammatico epilogo. E, vent'anni dopo, i fili lasciati a mezzo, ritornano ad annodarsi e, di nuovo, il periodo clou è un estate a Capri che segna i punti di svolta definitivi di una seconda chance, come in una storia fatta di sliding door.
Da qui il titolo del volume_ la seconda estate di Lea e Giulio é la lor seconda opportunità.

Sì, decisamente la prima parte mi ha suscitato dei moti di antipatia (anche - in parte - nei confronti dell'autrice che per poter scrivere di questo ambiente lo deve sicuramente in parte conoscere), come anche la lentezza della storia d'amore tra il Commendatore Giulio Valenti, imprenditore di successo e scapolo invincibile, e la bella Lea che vive in modo problematico il matrimonio con un distratto Gianni Raimondi, imprenditore avventato ed umanamente di scarsa levatura. La vicenda di questa prima parte si svolge nell'estate del 1962. Poi, la storia d'amore sul nascere è bruscamente interrotta, oltre che dalle ragioni dettate dal perbenismo in quell'epoca, ancheda drammatiche circostanze, sino ad un casuale incontro tra i due vent'anni dopo. L'amore conservato gelosamente nel cuore di entrambi sboccia di nuovo vigoroso; tutte le tessere vanno al loro posto; la Villa Leandra a Capri, di cui Lea è proprietaria avendola ereditata dalla nonna e che, come si scoprirà, è stato lo scenario dello sbocciare anticonformista di una storia d'amore tra la nonna di Lea e un giornalistà, viene salvata dalla rovina e restaurata.
Insomma, dopo vent'anni, i due innamorati che si erano persi si ritrovarono e vissero felici e contenti.
Ci sono delle trame secondarie che arrischiscono la narrazione, degli sviluppi che sembrano essere anche in questo caso un po' da soap opera ma che - nel complesso - sembrano essere ben montati, compresa la scoperta della storia della Villa e di quell'amore trasgressivo, censurato dalla famiglia della nonna materna e sepolto nell'oblio (se non fosse per le testimonianze materiali sopravvissute).
Ovviamente, la narrazione, per quanto rallentata, ha il supporto di una buona scrittura e soprattutto nei restanti due terzi si legge vivacemente: ma ciò nondimeno riesce solo di poco a distaccarsi dagli stilemi del romanzo rosa, compresi i personaggi e la loro danarosità che li esenta dal confronto con i vili problemi della sopravvivenza quotidiana, consentendo loro di fare delle scelte inaccessibili ai più. D'altra parte, una delle caratteristiche del romanzo rosa è appunto quella di fornire al lettore il "romance" (nel senso di plot che privilegia i sentimenti amorosi), con una trama che fa sognare - attraverso l'immedesimazione del lettore con i personaggi - una trama di di vita che per se stessi sarebbe altrimenti inconcepibile.
Si apprezza, d'altronde, - ed è cià che dice l'autrice in postfazione - il grande omaggio all'isola di Capri e alle sue bellezze.

Sono contento che Cristina Cassar Scalia - con le sue capacità di scrittura e di delineazione dei personaggi - sia passata - con successo - al poliziesco (vedi la mia recensione a "Sabbia Nera", Einaudi, 2018), con la prima indagine del Vicequestore Vanina Guarrasi.

(dalla quarta di copertina) Lea e Giulio non lo sanno, ma la loro felicità dovrà ancora attendere, minacciata da una verità a lungo tenuta nascosta.
Roma, 1982. È un freddo pomeriggio di marzo, ma la pioggia non ferma Lea, intenzionata a non lasciare vuoti i due posti riservati in platea. Un invito a teatro è quello che ci vuole per sentire meno la mancanza di suo figlio, ripartito per Londra, dove sta ultimando gli studi. Ma quel volto che scorge tra la folla, poche file più avanti, la lascia senza fiato. Possibile che sia davvero lui? Vent'anni prima, Lea aveva trascorso un'indimenticabile estate a Capri. L'atmosfera sofisticata ed eccentrica dell'isola l'aveva da subito conquistata, consolandola dell'ennesima assenza del marito. Il giorno in cui Giulio, uomo di successo, affascinante e premuroso, era comparso nella sua vita il cuore di Lea non aveva potuto opporsi. Nella cornice di un'antica villa ormai in rovina e custode di pericolosi segreti, tra i due era nata una passione travolgente e proibita. A nulla era servito tentare di resistere, e le conseguenze erano state drammatiche. Adesso che Lea ha lasciato il marito sembrerebbero non esserci più ostacoli al loro amore, che risboccia come se il tempo si fosse dimenticato di scorrere. Quell'estate però non è solo scolpita nei loro cuori, perché sottili trame legano al presente ciò che accadde allora. Lea e Giulio non lo sanno, ma la loro felicità dovrà ancora attendere, minacciata da una verità a lungo tenuta nascosta.

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5 settembre 2018 3 05 /09 /settembre /2018 09:42
Maria Patrizia Salatiello, Una Morte Eccellente, Leone Editore, Collana Mysteria, 2018

Una Morte Eccellente di Maria Patrizia Salatiello, pubblicato da Leone (Collana Mysteria, 2018), è un giallo con tutte le regole, in cui il Commissario di Polizia, Giosuè Terranova si confronta con le indagini spinose relative ad una "morte eccellente", il misterioso delitto del Principe Filippo di Gangitano che è stato trovato ucciso e mutilato nel suo studio.
L'indagine si svolge nell'arco di circa 15 giorni, a pieno campo (nella strttra narrativa uua ogni giorno delle due settimane è dedicato un capitolo). Giosuè Terranova, pur stressato da una situazione familiare difficile e senza possibilità di uscita, porta avanti l'indagine con dedizione, anche se la sua tempistica è rallentata da reticenze e da atteggiamenti omertosi che rinfocolano la convinzione, almeno all'inizio, che potrebbe trattarsi di un delitto di mafia.
Altri morti si intersecano con l'indagine principale, creando diversioni e aprendo nuovi fronti  di inchiesta. Alla fine, ovviamente, la verità verra a galla. Da un giorno all'altro, nell'indagine, trapela un'indolenza di stampo tutto siculo e forse, restrigendo il campo, decisamente palermitano tra merendine a base di cornetti caldi e di cartocci con il ripieno di ricotta, caffè espressi e cappucini, granite e granitelle, l'ennesima sigaretta di yaneziana memoria accesa ed aspirata, pasti in trattoria con pietanze assortite della gastronomia siciliana, serate al cinema e al teatro.
Il Commissario Giosuè Calaciura cerca di vivere una sua vita, ma le sue piccole evasioni culinarie e culturali, sono soltanto un piccolo diversivo rispetto al tormento di una situazione familiare difficile, tra un figlio morto in guerra e una moglie che, a causa del dolore di questa morta, è scivolata in una grave depressione abulica che sembra non potersi mai più risolvere.

Maria Patrizia Salatiello
L'autrice in occasione della presentazione pubblica di un libro

(dalla quarta di copertina) 1950, Palermo. Un ragazzetto giunge in commissariato recando la notizia che il principe Filippo di Gangitano è stato ucciso nel suo palazzo di città. Giosuè Terranova, incaricato delle indagini, attraversa una città che prova a riprendersi dalla Seconda guerra mondiale alla ricerca dell'assassino. La rivalità tra i clan di mafia, gli interessi dietro alla riforma agraria e una platea di personaggi ambigui e affascinanti fanno da sfondo agli sforzi di Giosuè, impegnato anche a resistere alla serrata corte della bellissima Francesca, moglie di un criminale locale.

L'autrice. Maria Patrizia Salatiello è docente di Neuropsichiatria infantile a Palermo. Membro della Società Italiana di Psicoanalisi e della International Psychoanalytical Association, ha già pubblicato, oltre al romanzo: Il mistero di Calatubo (Fuoco Edizioni, 2011), per i tipi di  Leone Editore Morire a Calatubo, Con gli occhi di Sara e Il marchese di Villafiorita.

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22 agosto 2018 3 22 /08 /agosto /2018 11:56
Shark. Il Primo squalo /The Meg), USA, 2018 - Locandina del film

Molti ricorderanno Il Mondo Perduto (1912) di Sir Arthur Conan Doyle, romanzo che ipotizza l'esistenza di una terra sperduta tra i monti di un un luogo isolato, dove - per eccezionali condizioni climatiche e orografiche - gli animali presistorici sono sopravvissuti, tema, peraltro ripreso in King Kong (il romanzo di Delos Wheeler Lovelace -  erroneamente attribuito a Edgar Wallace - da cui sono stati tratti diversi film sino al fortunatissimo remake del regista de La compagnia dell'Anello).
Si tratta di una delle tante variazioni del tema della possibile sopravvivenza di animali di lontane ere del passato, dotati di forza e, soprattutto, di dimensioni straordinarie, che in anni recenti è tornato di moda con la fortunatissima serie di Jurassic Park, a partire dalla geniale idea inaugurata dal compianto Michael Critchon (che ha intitolato il secondo volume della saga "Il Mondo Perduto", proprio in omaggio all'opera di Doyle).
Il romanzo di Steve Alten (sua prima opera letteraria), dal titolo Meg (pubblicato in lingua originale nel 1997 e in traduzione italiana da Mondadori nel 1999, e adesso in concomitanza del film riedito nel corso del 2018) riprende e sviluppa questo tema applicandolo al Carcharodon Megalodon, superpredatore dei mari preistorici al vertice indiscusso della catena alimentare marina  dell'era giurassica e antenato del temibile Squalo Bianco (Carcharodon Carcharias) dei nostri giorni, di cui conosciamo soltanto alcuni giganteschi denti fossili, sulla base dei quali sono state effettuati delle ricostruzioni delle mandibole del Megalodon.
Il romanzo e il film danno una risposta ai molti quesiti irrisolti sull'estinzione del Megalodon ed anche a quelli relativi alla possibilità di sacche ecosistemiche in cui alcuni esemplari siano sopravvissuti sino ai nostri giorni.
Il romanzo ha una trama molto ricca e aritcolata e si legge con piacere, per via di numerosi colpi di scena, a partire dalla liberazione per cause accidentali di un esemplare di Megalodon che, per particolari condizioni ambientali vive nello strato più profondo della Fossa delle Marianne e che per circostanze fortuite riemerge sino alla superficie.
Si attiva una caccia dell'esemplare di Megalodon che si è evaso dalla sua prigione abissale, una caccia in cui convergono opzioni diversi, tra cui quella di immetterlo in un gigantesco bioparco e quella di trattarlo come rappresentante di una specie in via di estinzione e dunque da proteggere. Tutti progetti alquanto utopici e non realistici, poichè il Megalodon è una possente ed invincibile macchina da guerra da cui non c'è molta possibilità di scampo.

Il film "Shark. Il Primo Squalo (The Meg)", uscito nel 2018 (USA), si presenta come un accattivante e travolgente film d'azione, dalla trama decisamente più semplificata rispetto al romanzo di Alten, e con numerose traslocazioni dei caratteri dei personaggi, rimescolamenti vari delle loro vicende personali e dei rispettivi destini.
Il film di puro intrattenimento e con molti effetti speciali (e con, in più, la presentazione in modi interessanti della moderna tecnologia delle discese sottomarine abissali)  si vede con piacere, anche se la tensione drammatica che si crea è guastata da boutade kitsch da commedia tipicamente americane.
Il target elettivo di questo film è per la neo-categoria commerciale dei cosiddetti "young adults".

Steve Alten, Meg, Mondadori, 2018

Il romanzo del 1997 è stato tempestivamente ripubblicato da Mondadori nel 2018, con debito anticipo rispetto all'uscita del film nelle sale cinematogriche.

(dal risguardo di copertina) Il più terribile predatore di tutti i tempi è tornato dal Giurassico. E intende riconquistare il suo posto in cima alla catena alimentare.
Jonas Taylor è un pilota di sommergibili militari, il migliore nel suo campo. La sua missione è quella di immergersi nella Fossa delle Marianne, uno dei luoghi più profondi e misteriosi del Pacifico, ed esplorarla. Ed è qui, a undici chilometri di profondità, che Jonas si trova faccia a faccia con il più terribile predatore degli abissi: il Carcharodon megalodon. Un mostro lungo diciotto metri considerato il cugino preistorico del Grande Squalo Bianco. Un animale che, stando ai più rinomati studi, sarebbe scomparso dalla faccia della terra milioni di anni fa. Grazie a una manovra di emergenza estremamente rischiosa, Jonas riesce a risalire in superficie ma purtroppo due scienziati a bordo del sommergibile perdono la vita e la sua carriera è rovinata per sempre. La Marina archivia il caso sostenendo che Jonas è stato vittima di una forma di allucinazione. Sono passati sette anni da quel giorno e Jonas non ha mai smesso di cercare di dimostrare che quella creatura mostruosa non era il frutto della sua immaginazione. È diventato un paleobiologo nel frattempo ed è fermamente convinto che il megalodonte si nasconda sul fondo della fossa in una zona di corrente calda a sua volta sovrastata da undici chilometri di acqua gelida. Quando finalmente gli si presenta l'occasione di reimmergersi in quella zona dell'oceano, Jonas è certo di tornare in superficie con una prova inconfutabile dell'esistenza del mostro: uno dei giganteschi denti del megalodonte. Ma la presenza dell'uomo in quel territorio inesplorato rompe un equilibrio secolare. Uno dei megalodonti riesce a fuggire dal suo Purgatorio pronto a riconquistare il suo posto in cima alla catena alimentare. E Jonas è l'unica persona che è in grado di fermarlo

Steve Alten, Meg. Minaccia dagli Abissi, Feltrinelli, 2018

Al romanzo di Steve Alten del 1997, ha fatto seguito Meg. La minaccia degli abissi che è stato edito dal Feltrinelli nell'Agosto del 2018.
(Dal sito della Feltrinelli) Nel profondo silenzio della Fossa delle Marianne, una spedizione sottomarina sta setacciando la zona da dove era riemersa, quattro anni prima, una specie preistorica di squalo bianco gigante, il Carcharodon megalodon, un mostro ritenuto estinto che aveva seminato morte e distruzione, sconvolgendo l'intera costa californiana, ed era stato fronteggiato e ucciso da Jonas Taylor, il pilota di sommergibili militari che lo aveva avvistato per primo nell'incredulità generale. Anche questa spedizione, però, finisce nel sangue e fa sapere al mondo che altri megalodon popolano gli abissi, pronti a spargere il terrore tra gli uomini che osano sfidare il loro dominio. Terry Taylor, la moglie di Jonas, è chiamata sul posto per fare chiarezza su quanto accaduto, mentre Jonas rimane a Monterey dove è stato costruito il più spettacolare acquario del mondo appositamente per accogliere Angel, la femmina di megalodon sopravvissuta al massacro di quattro anni prima, e diventata ormai un'attrazione turistica. Jonas però è inquieto, non ha mai visto Angel così agitata. L'acquario è collegato direttamente al Pacifico tramite un enorme canale, chiuso da un gigantesco cancello d'acciaio per impedire la fuga al megalodon, e da quell'apertura Angel può sentire non solo il profumo del mare ma anche l'odore, dolce e pungente, di un branco di balene che nuotano a chilometri di distanza... 

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20 agosto 2018 1 20 /08 /agosto /2018 09:13
Francesco D'Agostino e Sandro Riotta (foto), La Meschita. Il quartiere Ebraico di Palermo, Kalçs (collana Le Tessere), 2018

E' di recente uscito in libreria (2018), per i tipi di Kalòs (collana Le Tessere), il volume La Meschita. Il quartiere ebraico di Palermo, scritto da Francesco D'Agostino, con le fotografie di Sandro Riotta. Il volume è nato dalla passione di Francesco D'Agostino, professore di matematica, ma instancabile raccoglitore di memorie e di notizie documentali sull'antico quartiere ebraico di Palermo, passione che ha prodotto articoli ed anche un volume (assieme a Loredana Fiorello) concepito per le scuole, con una disamina storica del percorso degli Ebrei dalla Diaspora alla Shoah.
Da questa sua passione, con il pieno sostegno dell'Istituto Siciliano Studi Ebraici cui Francesco D'Agostino è affiliato, mentre Sandro Riotta ne è collaboratore esterno e amico, sono nati anche degli specifici percorsi guidati all'interno della Meschita, di cui lo stesso professore è stato il promotore, non mancando - come è (o come dovrebbe essere) in tutte le imprese culturali -  di creare un piccolo "vivaio" di conoscitori a cui trasmettere una così preziosa legacy.
Gli studi di Francesco D'Agostino, la creazione di un itinerario per visitare i luoghi dello storico insediamento ebraico di Palermo, l'adozione da parte dell'Istituto scolastico presso il quale egli insegnava dell'intera area della Meschita, la trasmissione delle sue conoscenze ad alcune guide autorizzate, la predisposizione di una mappa che ha dato corpo e sostanza all'itinerario, sono stati passi fondamentali che hanno dato risonanza a questo corpo complesso di tracce della memoria, tanto che - secondo la testimonianza di alcuni - si è incrementato notevolmente il flusso di visitatori di cultura ebraica che arrivano a Palermo desiderosi di arricchire di un ulteriore tassello la loro storia.

Il volume, arricchito dalla prefazione di Evelyne Aouate, Presidente dell'Istituto Siciliano Studi Ebraici di Palermo, è suddiviso in tre diverse sezioni: una "Breve storia" (pp. 19-63) che traccia la storia della presenza ebraica a Palermo, dagli anni del loro primo insediamento di cui si abbia una documentazione storiica alla Diaspora siciliana, con alcuni brevi ulteriori capitali sugli Ebrei convertiti in Sicilia (i "cristiani neofiti"), sulla Presenza ebraica a Palermo dopo la proclamazione del Regno d'Italia, e su "La Rinascita dell'Ebraismo a Palermo", che si estende sino ai nostri giorni con l'evidenziazione di alcuni importanti eventi, culminati nell'assegnazione alla piccola comunità ebraica della città di uno specifico spazio per il culto, identificato con l'Oratorio del Sabato, tra l'altro significativamente incluso nell'area dell'antico quartiere. Questa sezione suddivisa in brevi incalzanti capitoli, è corredata da un ricco apparato di note.
Segue una sezione dedicata all'"Itinerario" (pp. 65-67), corredata di piantina, che presenta in tutti i dettagli l'itinerario per la visita della Meschita, con tutti i necessari approfondimenti su ciò che, nel corso della visita, può essere oggetto d'interesse.
Questa sezione è arricchita dalla foto realizzate da Sandro Riotta, che ritraggono immagini di insieme ma anche importanti dettagli sui quali l'attenzione del lettore (e del visitatore) deve essere necessariamente richiamata: e questo sforzo certosino di mettere assieme parole ed immagini crea un effetto narra
tivo intrigante che consente di usare il volume non solo come testo di approfondimento storico, ma anche come autentica guida e supporto per la visita (con dettagli informativi validi anche per i palati più esigenti).
Questa sezione è anch'essa corredata da un apparato di note.
All'itinerario all'interno del quartiere ebraico vero e proprio sono state aggiunte quattro location "fuori carta", in quanto ritenute importante e preziose testimonianze dell'ebraismo a Palermo, sino alla contemporaneità: quindi non solo Palazzo Steri, dove avevano sede le celle dell'Inquisizione, ma anche - spingendoci sino ai nostri giorni - il Giardino dei Giusti, ubicato in via Alloro 80 e inaugurato nel 2008.
Segue un breve capitolo "Visita a volo d'uccello della Meschita", curato da Sandro Riotta e chiude il volume, infine, una cospicua bibliografia che, assieme alle note, testimonia dell'importante sforzo documentario nella costruzione del testo.
Il volume che, in forma ancora più compiuta di precedenti pubblicazioni, già opera dell'infaticabile Francesco D'Agostino, rivela una delle basi fondamentali della vocazione multietnica di Palermo, è stato presentato con grande successo di pubblico (malgrado all'evento fosse stato un orario alquanto scomodo) il 10 giugno 2018, all'Orto Botanico di Palermo, in occasione della manifestazione cultural-libraria dedicata all'editoria indipendente, Una Marina di Libri, che - alla sua nona edizione - si è svolta tra il 7 e il 10 giugno.
Il volume è il secondo in uscita della Collana "Le Tessere", inaugurata di recente dalla casa editrice: una collana che vuole mettere assieme, appunto, come se fossero le tessere di un puzzle, pezzi importante dell'identità storica e culturale di Palermo, "capitale di storia e di cultura, dalle mille identità". Di questa giovane collana, il primo volume pubblicato è stato dedicato alla figura di Costanza di Altavilla.

In considerazione dell'interesse - anche all'estero - suscitato dall''identificazione dell'antico quartiere ebraico di Palermo e delle narrazioni che ne sono scaturite in molteplici vesti, il volume - e qui affermo ciò come umile estensore di questa recensione - sarebbe meritevole di una nuova edizione bilingue, per renderlo più facilmente frubile da parte di una più vasta platea.
Alla data della prima pubblicazione della presente recensione, il volume occupa già un lusignhiero 38° posto nella classifica dei libri di argomento storico più venduti in Italia nel corso del 2018.

 

Alla presentazione ufficiale del volume "La Meschita" (Una Marina di Libri", Palermo, 19 giugno 2018) - Foto di Maurizio Crispi

(Nota editoriale di presentazione) Non è dato sapere quando gli ebrei giunsero a Palermo, la prima notizia certa della loro presenza risale al 598 d.C. Intorno all’anno Mille, poco fuori le mura meridionali e sulle rive del non più visibile torrente Kemonia, gli ebrei palermitani edificarono il loro sobborgo, l’harat al-Yahud (quartiere dei giudei), e vi abitarono sino all’espulsione del 1492. La Giudecca, a cui si accedeva attraverso la Porta di Ferro (Bab al-hadid), era suddivisa in due contrade: la Meschita e la Guzzetta, un dedalo di vicoli, piazzette, orti e giardini. La realizzazione della via Maqueda prima e della via Roma poi ne causò lo sventramento, sconvolgendo l’assetto viario originario. La Guzzetta fu quasi completamente cancellata, della Meschita rimangono invece poche e rare tracce. Nel percorrere le strade così come si presentano oggi, con un po’ d’immaginazione il visitatore attento, seguendo l’itinerario qui proposto, può scoprire il fascino che questi luoghi conservano e tornare a respirare antiche atmosfere.

Note biografiche sugli Autori

Francesco D'Agostino (a sinistra) e Sandro Riotta

Francesco D’Agostino (Palermo, 1949), laureato in Matematica, si dedica all’insegnamento sino al 2009. Con altri docenti è coautore di due manuali scientifici per la scuola. È socio dell’Istituto Siciliano di Studi Ebraici.
Nel 1996, nell’ambito del progetto “Palermo apre le porte” ha coordinato un gruppo di studenti nell’adozione della Giudecca di Palermo.
Dal 2001 ha curato momenti d’incontro-testimonianza tra studenti palermitani e sopravvissuti dei campi di sterminio nazisti.
È autore con Loredana Fiorello del libro Gli ebrei dalla Diaspora alla Shoah (2014). Di recente, insieme a Sandro Riotta ha curato il pieghevole “La Giudecca, l’antico quartiere ebraico di Palermo” per conto dell’Assessorato alla Cultura Città di Palermo.


Sandro Riotta nasce (nel 1951) e vive a Palermo. Ex funzionario dell’AMG Energia, è in pensione dal 2011. È amante della storia siciliana e della fotografia.
Ha collaborato alla pubblicazione di saggi storici:
Nino Alfano e Cosimo Scordato (a cura di), La chiesa di San Francesco Saverio nell’Albergheria, Editrice Abadir, 2011 - n. 2 della collana «Siciliæ Mirabilia» della Facoltà Teologica di Sicilia, con una breve relazione corredata da foto sulla scoperta, fatta da lui stesso, di una “correzione storica” (eseguita poco dopo il 1711) dell’incisione della lapide celebrativa;
Francesco Lomanto (a cura di), Rosario La Duca - Una vita per la città - Relazioni, interviste e testimonianze, Salvatore Sciascia Editore, 2013 - n. 5 della collana «Cattedra per l'Arte cristiana di Sicilia - Rosario La Duca» della Facoltà Teologica di Sicilia, con una sua personale testimonianza;
Gandolfo Librizzi, No, io non giuro - Le lettere a Mussolini di Giuseppe Antonio Borgese, Navarra Editore, 2013 - n. 12 della collana «Officine», pubblicato su iniziativa della Fondazione G. A. Borgese di Polizzi Generosa, e Francesco D’Agostino e Loredana Fiorello, Gli Ebrei dalla Diaspora alla Shoah - Il Leviatano e la minoranza ebraica tra relazioni e pregiudizi, scambi e persecuzioni, Pietro Vittorietti Edizioni, 2014, con la sua attività di editing.
Collabora con l’Istituto Siciliano di Studi Ebraici di Palermo per le svolgimento di attività di studio e di ricerca dello stesso e partecipa all’organizzazione di eventi per la divulgazione della storia e della cultura ebraiche.

Le foto sono state realizzate da Maurizio Crispi in occasione della presentazione del volume a "Una Marina di Libri". Seguono due foto realizzate (Sandro Riotta?) in occasione di una delle visite guidate al quartiere La Meschita".
Le foto sono state realizzate da Maurizio Crispi in occasione della presentazione del volume a "Una Marina di Libri". Seguono due foto realizzate (Sandro Riotta?) in occasione di una delle visite guidate al quartiere La Meschita".
Le foto sono state realizzate da Maurizio Crispi in occasione della presentazione del volume a "Una Marina di Libri". Seguono due foto realizzate (Sandro Riotta?) in occasione di una delle visite guidate al quartiere La Meschita".
Le foto sono state realizzate da Maurizio Crispi in occasione della presentazione del volume a "Una Marina di Libri". Seguono due foto realizzate (Sandro Riotta?) in occasione di una delle visite guidate al quartiere La Meschita".
Le foto sono state realizzate da Maurizio Crispi in occasione della presentazione del volume a "Una Marina di Libri". Seguono due foto realizzate (Sandro Riotta?) in occasione di una delle visite guidate al quartiere La Meschita".
Le foto sono state realizzate da Maurizio Crispi in occasione della presentazione del volume a "Una Marina di Libri". Seguono due foto realizzate (Sandro Riotta?) in occasione di una delle visite guidate al quartiere La Meschita".
Le foto sono state realizzate da Maurizio Crispi in occasione della presentazione del volume a "Una Marina di Libri". Seguono due foto realizzate (Sandro Riotta?) in occasione di una delle visite guidate al quartiere La Meschita".
Le foto sono state realizzate da Maurizio Crispi in occasione della presentazione del volume a "Una Marina di Libri". Seguono due foto realizzate (Sandro Riotta?) in occasione di una delle visite guidate al quartiere La Meschita".
Le foto sono state realizzate da Maurizio Crispi in occasione della presentazione del volume a "Una Marina di Libri". Seguono due foto realizzate (Sandro Riotta?) in occasione di una delle visite guidate al quartiere La Meschita".
Le foto sono state realizzate da Maurizio Crispi in occasione della presentazione del volume a "Una Marina di Libri". Seguono due foto realizzate (Sandro Riotta?) in occasione di una delle visite guidate al quartiere La Meschita".

Le foto sono state realizzate da Maurizio Crispi in occasione della presentazione del volume a "Una Marina di Libri". Seguono due foto realizzate (Sandro Riotta?) in occasione di una delle visite guidate al quartiere La Meschita".

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13 agosto 2018 1 13 /08 /agosto /2018 10:17
Douglas Preston e Lincoln Child, Notte senza fine, Rizzoli, 2018

Con "Notte senza fine" (titolo originale: "City of Endless Night", nella traduzione di Elisa Finocchiaro), scritto a quattro mani da Douglas Preston e Lincoln Child, vede la luce l'avventura n°17 dell'agente speciale Aloysius Pendergast e di alcuni dei suoi comprimari. Pendergast è abbattuto, poichè - al termine dell'episodio precedente, narrato ne "La Stanza di Ossidiana" - la sua pupilla Constance (ma forse, dopo anni, qualcosa di diverso e di più intimo sta per nascere tra i due) è partita per raggiungere il figlioletto nel Monastero tibetano dove è stato accolto (in quanto riconosciuto incarnazione vivente del Lama precedente).
Pendergast, che vive questo distacco di Costance con uno stato d'animo fortemente depressivo, viene tirato dentro un'indagine dal suo amico Agosta, capitano nel NYPD. La riluttanza di Pendergast ad uscire dalla sua inerzia è presto vinta dall'importanza del caso, con il suo ripetersi, e dalle sue caratteristiche di bizzarria e crudeltà.
Si scopre così che è attivo a New York un efferato killer seriale che, dopo aver ucciso le sue vittime, le decapita, portandone con sè la testa come trofeo (presumibilmente). La prima vittima è la figlia del superricco Ozmian che deve la sua fortuna alla creazione di un algoritmo di grandissima importanze e rivoluzionario per le sue applicazioni informatiche.
L'indagine procede abbastanza serrata con qualche colpo di scena sino ad un imprevedibile finale.
I personaggi qui sono ridotti all'osso: mancano molti degli usuali comprimari di Pendergast, altri sono mere comparse. Tuttavia la vicenda assume le connotazioni di una detective story con elementi mistery che tiene abbastanza avvinti.
Rimane, comunque, il segno fondamentale delle vicende partorite dalla penna del duo Preston-Child: cioè la loro passione per la saga seriale in cui ricorrono sempre gli stessi personaggi con diversi dosaggi e miscele. E, ancora una volta, emerge la loro passione per l'archeologia cittadina e per le antiche strutture abbandonate (in questo caso ha un'importanza di rilievo, la location che ospita un antico manicomio del tutto abbandonato), luoghi ideali per le incursioni dei "creeper" metropolitani, e anche scenari che consentono un collegamento diretto con le storie di Fantomas, di Rocambole e di altri personaggi tipici del feuilleton ottocentesco.
Le ambientazioni decadenti - a volte molto in stile "Piranesi" - e la loro ricostruzione minuziosa sono spesso uno degli elementi più affascinanti delle storie partorite dai due scrittori.

 

(dal risguardo di copertina) In una New York spettrale e inospitale, Pendergast è costretto a giocare una partita genialmente pericolosa contro un avversario rabbioso e senza pietà. Finché l’alba non arriva.
L’agente speciale Pendergast è a pezzi: Constance, il suo braccio destro, è partita per l’India, e come se non bastasse è finito sulla lista nera del vicedirettore Longstreet. È infatti per una punizione interna che viene assegnato a un caso in apparenza banale, già seguito dalla Squadra Omicidi di New York del tenente Vincent D’Agosta.Il corpo di una giovane è stato ritrovato senza vita in un garage nel Queens. Forse, però, quell’omicidio nasconde più di un mistero; forse quel caso non è poi così secondario. La ragazza infatti è figlia di un facoltoso imprenditore. E il cadavere è stato ritrovato orrendamente decapitato. L’indagine si allarga e si complica quando l’assassino colpisce di nuovo, e poi ancora: un avvocato della mafia che vive in una casa-fortezza, un magnate russo circondato da un imponente servizio d’ordine... Possibile che un serial killer abbia deciso di punire i personaggi più ricchi, corrotti e protetti di New York, quasi a voler dimostrare che nessuno è davvero al sicuro? Su questa pista si muove anche Bryce Harriman, giornalista del Post, che alimenta l’onda dell’indignazione popolare e porta la città sull’orlo dell’isteria collettiva.

Gli autori. Douglas Preston è uno scrittore statunitense, famoso per aver scritto bestseller appartenenti al genere techno-thriller e horror, molti dei quali scritti in collaborazione con Lincoln Child.
Lavora per le riviste «The Atlantic Monthly», «The New Yorker», «Harper's Bazar» e «National Geographic» dove pubblica articoli riguardanti l'archeologia.
Insieme a Lincold Child ha firmato successi come La stanza degli orrori, Ice Limit, Maledizione, Marea, Dossier Brimstone, Relic, Due tombe, La mano tagliata, Labirinto blu, La costa cremisi, La stanza di ossidiana.

Il loro romanzo più venduto è Il libro dei morti.
Dal 1978 al 1985 Preston ha lavorato come scrittore, editor e direttore editoriale per conto dell'American Museum of Natural History di New York: da questa esperienza sono nati alcuni dei primi romanzi scritti con Lincoln Child, ambientati appunto nei meandri del del museo.
In collaborazione con lo scrittore italiano Mario Spezi ha scritto sul caso del mostro di Firenze con Dolci colline di sangue.
Attualmente vive nel Maine con la famiglia.

 

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11 agosto 2018 6 11 /08 /agosto /2018 08:53

Dovevo entrare e vedere, vedere con i miei occhi

Qualunque cosa sia accaduta in quel posto non è normale

Dalla copertina e dalla IV

Pietro Grossi, Orrore, Feltrinelli (collana I Narratori), 2018

C'era una volta The Blair Witch Project, il film che, uscito nel 1999, andò alla ribalta della cronaca, poichè venne presentato come la storia vera di un gruppo di cineasti, spinti dall'ossessione di indagare su di una casa nel cuore di uno sperduto bosco nel cuore degli Stati Uniti, una casa dove si diceva fossero avvenuti dei fatti inspiegabili e delle sparizioni misteriose (e, dove, tra l'altro, la sorella di uno dei componenti del gruppo, era scomparsa senza lasciare alcuna traccia di sé). I cineasti si addentrano nel bosco, arrivano alla casa ddella Strega di Blair, la esplorano nei suoi meandri,e si mettono ad attendere, desiderosi di cogliere con i loro sensi e con le proprie videocamere qualsiasi anomalia dovesse capitare, si disperdono anche in ricerche indivividuali e man mano scompaiono, sino a che non rimase nessuno (come nella storia dei Dieci Piccoli Indiani di Agatha Christie). Unica testimonianza del loro incontro con l'orrore sono urla spezzate, respiri ansimanti, grida di terrore, immagini perturbanti di corridoi e stanze vuote e poi, dopo tanta concitazione senza alcun oggetto concreto di terrore, solo il silenzio. A distanza di tempo le loro riprese vengono fortunosamente rinvenute e il film ne rappresenta una sintesi. Ed è l'orrore senza spargimenti di sange, senza effetti splatter (o gore che dir si voglia), fatto solo di silenzi e di grida, di strani rumori, indefinibili ed inquietanti, sino alla dissoluzione. Blair Witch Project fu in forma di Nocumentary, la riproposta - alle soglie del XXI secolo - del tema della "casa stgata".
Ecco, Orrore, il recente romanzo di Pietro Grossi (che ha già dato prova di sè sia in romanzi più tradizionali sia nella narrativa breve anche con elementi mistery), recentemente pubblicato (Feltrinelli, Collana i Narratori, 2018) ricorda molto questo notissimo caso e, comunque, tutte quelle storie riguardanti le "case stregate".
C'è la casa nel bosco - un vecchio mulino abbandonato - che si presenta con certe inquietanti "anomalie" e che lascia supporre nella sua perturbante filigrana molti misteri; c'è ad insinuarsi la supposizione che in questa dimora qualcosa di macabro (o quantomeno strano) sia accaduto; c'è l'ossessione dell'Io narrante per questo luogo, spinto com'è dal desiderio di cavarne una storia per le sue attività di scrittore e cineasta, un'ossessione che diventa presto malata, una follia monotematica che finisce con l'annullare qualsiasi altra cosa, che faccia da contrappeso, compresi gli affetti familiari.
L'archetipo proposto è quello della "casa nel bosco", che si ritrova al centro di molte fiabe, ma c'è anche l'incrocio con molta letteratura horror di stampo lovecraftiano, e dietro di questa anche le magistrali geometrie del perturbante di Edgar Allan Poe.
La casa nel bosco è come un pozzo o un abisso oscuro sul cui ciglio si può sporgersi per dare il un'occhiata al suo fondo. Ma un'occhiata all'abisso, nelle cui profondità risiede un mostro dormiente non è mai innocua, poichè se tu ti trovi a guardare l'Orrore che se ne sta lì sul fondo avvolto in una bruma oscura, nello stesso tempo è l'Orrore ad aprire il suo occhio magnetico e e a guardare te, con tutte le imprevedibili (o prevedibili) conseguenze e contaminazioni)travasi del Male.
Il romanzo di Grossi (senza il ricorso ad espedienti di bassa lega, come nel caso di The Blair Witch Project) ci mostra che l'orrore può risiedere nel quotidiano, nelle sue piccole pieghe, e che non c'è bisogno di grandi cose (o di effetti mirabolanti) per attivare la paura e suscitare il perturbante, quel perturbante che - come ci ha insegnato magistralmente Freud - scaturisce dal nostro intimo.
L'orrore è (può essere) dentro ciascuno di noi e l'incontro con certi elementi della realtà, anche minimali, lo può elicitare e può farlo sbocciare  sino a farlo diventare un fiore malefico. In definitiva, nel romanzo di Grossi, accade ben poco, ma è il racconto dello svilupparsi e della crescita di una tensione interiore  che annulla tutto il resto e che porta alla perdita della maschera che indossiamo giorno per giorno a contare veramente.
Secondo me il teschio della copertina allude appunto a tutto questo.

(dal risguardo di copertina) Tutto ha inizio con una casa nel bosco. Una casa apparentemente abbandonata. Al suo interno, polvere e muffa dappertutto, a eccezione di alcuni angoli lindi e scrupolosamente ordinati. E poi una maschera demoniaca di cartapesta, il disegno di un bambino che sembra appeso al frigo da qualche giorno soltanto, forniture ospedaliere. Al piano superiore, una maschera ancora più inquietante, ricavata da una tanichetta opaca. L’intera casa urla che qualcosa di sinistro accade fra quelle mura, ma cosa?
Il protagonista e sua moglie sono appena rientrati in Italia per Natale: vivono a New York, e da poco è nato il loro bambino. Sono immersi nell’atmosfera morbida di quei primi mesi e approfittano delle vacanze per rivedere i vecchi amici. È allora che, seduti al tavolo di un ristorante, Diego e Lidia raccontano loro della misteriosa casa. Lui in particolare li ascolta con attenzione: è uno scrittore in cerca di storie e viene subito attratto dalla possibilità di trovare materia per un romanzo.
Durante le vacanze il pensiero torna continuamente alla casa, perciò – quando è il momento di rientrare negli Stati Uniti – la moglie gli propone di restare, da solo, a fare qualche ricerca. Accettando, lui progetta di prendersi giusto un paio di settimane. Ma quel mistero è così inesplicabile, qualcosa lo attrae così visceralmente, che il tempo e le distanze – la distanza dalla sua famiglia, ma anche quella dal se stesso che credeva di conoscere – si spalancano. Gli appostamenti davanti alla casa diventano infatti – giorno dopo giorno, notte dopo notte – qualcos’altro, come se lo sguardo si spostasse dall’esterno al centro di sé.
Pietro Grossi, scrittore inquieto e penna precisa come un bisturi, vira verso l’horror, immergendoci in ombre popolate da paure striscianti, inesprimibili, per farci poi precipitare nell’abisso. Senza più alzare gli occhi dalla pagina.
Qualunque cosa sia accaduta in quel posto, non è normale.

Pietro Grossi

L'Autore. Pietro Grossi vive a Firenze, città in cui è nato, fino ai vent'anni, poi compie per un anno un lungo viaggio in giro per il mondo. Al suo ritorno si iscrive alla Facoltà di Filosofia e frequenta la Holden, la scuola di scrittura creativa di Torino fondata da Alessandro Baricco. Inizia a pubblicare nel 2000 in una collana di letteratura italiana curata da Enzo Siciliano. Dal 2001 al 2002 è a New York dove lavora per una società di produzioni cinematografica e frequenta corsi di regia. Dal 2002 al 2006 vive tra Roma e Milano dove collabora con case editrici (correttore di bozze,  traduttore...), con un'agenzia di pubblicità, e saltuariamente anche con case di produzione cinematografiche. Nel 2006 esce il suo romanzo, Pugni, che è tra i finalisti del Premio Viareggio e dello Strega e vince importanti premi, tra cui il Premio Pietro Chiara. La versione inglese di Pugni entra in finale nell'Indipendent Foreign Fiction Prize e in Italia vince il Premio Campiello 2010.
Nel 2011 esce per Mondadori Incanto, il ritratto di tre uomini e di una generazione, cui seguono Pensiero illuminato (Kimerik 2013), L'uomo nell'armadio e altri due racconti che non capisco (Mondadori 2015) e Il passaggio (Feltrinelli 2016). Per Feltrinelli esce nel 2018 Orrore. La raccolta di racconti Pugni (Sellerio, 2006?, è stata vincitrice di numerosi premi letterari, tra cui il premio Piero Chiara e il premio Campiello Europa 2010) e i romanzi L’acchito (2007) e Martini (2010). Incanto (Mondadori, 2011) ha vinto il Premio Nazionale Letterario Pisa per la Narrativa 2012.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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