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3 febbraio 2016 3 03 /02 /febbraio /2016 07:24
Finders Keepers (Chi perde paga). Con il nuovo romanzo Stephen King ci regala un thriller incentrato sulle ossessioni e sui fanatismi di un lettore psicopatico

(Maurizio Crispi) Ho appena finito di leggere l'ultima opera di Stephen King, versione inglese (in italiano Chi perde paga, nella traduzione di G. Arduino, pubblicato - come al solito - da Sperling&Kupfer, 2015).
Ma già molte altre opere de "il Re" sono in cantiere e usciranno, ovviamente, prima in lingua originale (e io le ho già prenotate con Amazon...).
Trovo che il titolo Finders Keeper sia stato malamente tradotto in Italiano, come anche lascia dei dubbi la scelta grafica della sopraccoperta italiana.
Esattamente, la copertina dell'edizione in lingua originale contiene evocativi collegamenti grafici con il precedente voume della trilogia "Mr Mercedes", come ad esempio l'elemento dell'ombrello. Ci sono i poi libri, naturalmente, poichè tema portante del romanzo sono appunto i libri, la lettura e le ossessioni dei lettori, mentre l'illustrazione dell'edizione italiana rimanda solo ed esclusivamente al rogo di un libro (meno ricca dunque e più a senso unico, rispetto alla multiversatilità di quella dell'edizione originale)
Oltre al significato letterale "Finders Keepers" è il nome dell'agenzia investigativa creata dai tre eroi di Mr Mercedes, guidati dall'ex poliziotto Bill Hodges..
Qui si presenta una loro nuova avventura, dopo coloro che, con un'indagine un po' fuori dalle righe e anti-convenzionale, erano riusciti a fermare il killer della Mercedes
Il titolo "Chi perde paga", a mio avviso, banalizza il contenuto del romanzo, offrendo al lettore sin dalla prima soglia del testo una sorta di lezione morale.
I romanzi di Stephen King, a prescindere dal loro contenuto, sono come dei grandi fiumi che scorrono tranquilli e imponenti verso la foce, ricevendo di continuo nuovi affluenti e nuove energie.
Le sue storie partono da lontano (in questo caso l'antefatto è addirittura collocato nel 1978 con l'incontro drammatico tra lo scrittore in ritiro John Rothstein e uno dei suoi grandi fan, Morris Bellamy, fervido sostenitore di una delle sue maggiori creazioni, il personaggio Jimmy Gold.
L'azione si sposta succesivamente al 2010, con il rinvenimento da parte di un giovane studente, Peter Saubers, la cui famiglia (in cui il padre è stato coinvolto con gravi conseguenze - non letali - nella strage della Mercedes) versa in gravi difficoltà economica, di un autentico "scrigno del tesoro", una cassa contenente tutti i taccuini autografi di John Rothstein e una consistente cifra di denaro contante.
Si passa quindi ad una terza fase (che segue di un paio d'anni il fortnoso ritrovamento) in cui il giovane Peter, che ha letto nel frattempo tutti i taccuini per comprendere che sono un autentico tesoro in quanto contegono ben tre nuovi romanzi che fanno da seguito alla trilogia di Jimmy Gold, scritta dal defunto Rothstein, una volta terminato il denaro con il quale in segreto ha aiutato la sua famiglia, cerca di mettere in vendita qualcuno dei preziosi taccuini (benché gli pianga il cuore nel farlo). E viene in contatto con la persona sbagliata, ex-amico di Bellamy e ora libraio e commerciante di edizioni pregiate, con qualche piccolo ingombrante fantasma nell'armadio, fatto di traccheggi, truffe e traffcio di edizioni pregiate rubate.
Nell'intervallo vi sono scorci che accompagnano Morris Bellamy mei lunghissimi anni di carcere per un reato diverso dall'omicidio di Rothstein di cui non è mai stato individuato il colpevole.
E qui cominciano i guai, con il precipitare degli eventi, dal momento che Bellamy, finalmente scarcerato dopo trenta lunghi anni compare sulla scena a reclamare ciò che è "suo", animato da una follia omicida se dovesse fallire in questa sua "legittima" pretesa (paradossalmente, poiché è un lettore fanatico, ammiratore di di Jimmy Gold, lui vorrebbe mettere le mani su quei taccuini per poterne finalmente leggere il contenuto).
La narrazione di Stephen King è sempre appassionante, in quanto egli - secondo il suo stile - dà ampio spazio alla costruzione dei suoi personaggi e alle motivazioni che non nascono da sue rivelazioni nella qualità di deus ex machina onnisciente, ma scaturiscono spontaneamente dalla descrizione delle loro azioni e dei loro pensieri, in altre parole dal dispiegarsi delle loro storie. E qui Stephen King è sempre maestro in quanto, come è noto, egli è un grande affabulatore, un contastorie dei tempi moderni.
La corrente del fiume della narrazione kinghiana a questo punto si fa tumultuosa, procedendo velocemente verso le rapide che, di lì a poco, si frapporranno tra la corrente tranquilla di prima e la foce. Le azioni dei personaggi si fanno convulse e precipitose in un susseguirsi di colpi di scena: diventano preda di un loro destino, anche se a ciascuno di essi è data la possibilità di compiere delle scelte.
E' in questa fase finale che entrano in scena Billy Hodges, poliziotto in pensione e i suoi due comprimari Holly Gibney e Jerome Robinson, con i quali ha avviato una compagnia di investigazioni private, i "Finders Keepers", specializzata in particolare in azione di recupero crediti.
Non si può dire altro sulla trama per non rovinare ai lettori il piacere della scoperta e della sorpresa: ma si può senz'altro aggiungere che la vicenda è impunturata di episodi truci alla Stephen King dei quali si potrebbe dire che facciano riferimento ad un maestro del cinema pulp, quale é Quentin Tarantino. Ma il vero stile kinghiano si rivelerà nelle zampate finali del duello senza esclusione di colpi tra Morris Bellamy e chi si frappone al fatto che egli rientri nel pieno e legittimo possesso di ciò che è suo.
Segue alle scene convulse - secondo un altro stilema kinghiano - una pacata epicrisi finale che segue i personaggi sopravvissuti ai giochi di fuoco (e non solo in metafora...).
Finders Keepers é un romanzo che ha indubbiamente le caratteristiche di un thriller e di un poliziesco in cui un'indagine extra-istituzionale è portata avanti, tenendo il lettore con il fiato sospeso, ma che soprattutto focalizza l'attenzione sulle ossessioni del lettore e sui modi in cui certe letture possano innestarsi in maniera devastanti nelle mente fanatica di alcuni, inducendoli a compiere azioni estreme pur di veder tornare in vita i propri amatissimi personaggi.
In questo senso, il romanzo di King, riporta alla luce con una diversa angolazione le tematiche di Misery non deve morire, anche se lì veniva contemporaneamente trattato il tema del "writer's block" e quello altrettanto importante se uno scrittore di successo abbia il diritto di far morire o di far scomparire uno dei suoi personaggi che, nella popolarità di cui gode nell'opinione dei lettori, finisce con l'oscurare il suo creatore (si veda, ad esempio, su questa tema, il rapporto conflittuale tra Sir Arthur Conan Doyle e Sherlock Holmes).
Nell'epicrisi finale si stende tuttavia un'ombra inquietante che è rappresentata da Billy Hartfield, il "Mr Mercedes" che - a quanto pare - si è risvegliato dal coma.
Cosa ci riserverà nel terzo volume della serie? Staremo a vedere.

Come mera curiosità il titolo "Finders Keepers" è assolutamente omonimo di un film horror uscito negli USA nel 2014 (distribuito in Italia con il titolo "Non si gioca con la morte"), che nulla ha a che vedere con il romanzo di King.

(Dal risguardo di copertina) "Svegliati, Genio!". Il genio è John Rothstein, scrittore osannato dalla critica e amato dal pubblico - reso immortale dal suo personaggio feticcio Jimmy Gold - che però non pubblica più da vent'anni. L'uomo che lo apostrofa è Morris Bellamy, il suo fan più accanito, piombato a casa sua nel cuore della notte, furibondo non solo perché Rothstein ha smesso di scrivere, ma perché ha fatto finire malissimo il suo adorato Jimmy. Bellamy è venuto a rapinarlo, ma soprattutto a vendicarsi. E così, una volta estorta la combinazione della cassaforte al vecchio autore, si libera di lui facendogli saltare l'illustre cervello. Non sa ancora che oltre ai soldi (tantissimi soldi), John Rothstein nasconde un tesoro ben più prezioso: decine di taccuini con gli appunti per un nuovo romanzo. E non sa che passeranno trent'anni prima che possa recuperarli. A quel punto, però, dovrà fare i conti con Bill Hodges, il detective in pensione eroe melanconico di "Mr. Mercedes", e i suoi inseparabili aiutanti Holly Gibney e Jerome Robinson. Come in "Misery non deve morire", King mette in scena l'ossessione di un lettore per il suo scrittore, un'ossessione spinta fino al limite della follia e raccontata con ritmo serratissimo. "Chi perde paga" è il secondo romanzo della trilogia iniziata con "Mr. Mercedes", nel quale l'autore tocca un tema a lui caro, quello del potere della letteratura sulla vita di ogni giorno, nel bene e nel male.

La recensione di IBS. Dopo Mr Mercedes, torna il “re” della suspense con il secondo capitolo della trilogia poliziesca dedicata alle inchieste di Bill Hodges.
«Hai creato uno dei più grandi personaggi della letteratura americana per poi buttarlo nel cesso», dichiarò Morrie. «Un uomo capace di un’azione simile non si merita di vivere.»
La rabbia fece di nuovo capolino con la dolcezza di una sorpresa imprevista. «Se lo credi davvero, non hai mai capito una sola parola di quello che ho scritto», rispose John Rothstein.
Morrie prese la mira. Il foro della canna era un occhio nero inchiostro.
1978. Cosa significa avere tra le mani «un’icona americana della disperazione nella terra dell’abbondanza»? Quale onnipotenza scatenerebbe tenere puntata la canna di una 38 mm sulla tempia di un Omero del dopoguerra? Lo sa bene Morris Bellamy, fanatico devoto del genio della letteratura americana, John Rothstein, quando piomba nella sua villa nel cuore della notte per depredarlo dei suoi averi e della sua creatività.
Già dall’incipit in profumo di Iene alla Quentin Tarantino, in cui tre uomini incappucciati, Giallo, Rosso e Blu, violano il domicilio di Rothstein, intuiamo come una passione possa sfociare in un feticismo deviato. John Rothstein, genio letterario al pari dei più grandi fondatori della letteratura americana, ha commesso un errore nella sua fulgida carriera: ha dato vita a Jimmy Gold, eroe dei suoi romanzi, e lo ha abbandonato a sé stesso, per oltre diciotto anni, e a una sorte borghese e infelice. E Morris Bellamy non è proprio riuscito a farsene una ragione; lui, che ha votato l’intera vita a incarnarsi nel mito di Jimmy, è venuto a riprendersi il suo eroe alla ricerca di un riscatto letterario, di una vendetta.
2010. Cosa significa avere tra le mani un fortino traboccante di mazzi di dollari e di centinaia di taccuini appartenenti al più grande scrittore d’America e contenenti i nuovi romanzi di Jimmy Gold? Quale onnipotenza scatenerebbe questa scoperta fatta da un ragazzino che combatte ogni giorno con la depressione della famiglia al lastrico, vittima della crisi economica e della furia di Mr. Mercedes che ha reso disabile il padre? Lo sa bene Pete Saubers che si ritroverà, inconsapevolmente, nel mirino di Morris quando, trent’anni dopo aver scontato la galera, si rimetterà sulle tracce del suo bottino, come un lupo famelico. Non sa che ad aspettarlo al varco, in questa folle corsa, ci sarà il detective in pensione Bill Hodges, e i suoi schizzati collaboratori, Holly Gibney e Jerome Robinson, pronti per una nuova caccia all’uomo.
Con la sua nuova trilogia Stephen King si cimenta accortamente verso un territorio letterario che lo attira fuori dall’horror, suo marchio di fabbrica, per scommettere i suoi prodigi di penna sul genere poliziesco. Non più situazioni sovrannaturali, ma un thriller che s’incardina perfettamente nella letteratura, pur trattenendo con sé alcuni elementi familiarmente kingiani: nelle descrizioni macabre, nell’immolazione dei corpi, nella lotta atavica tra bene e male, pur senza sconfinare in tetre note apocalittiche. Un ritmo serrato e una scrittura avvincente – che ben conosciamo – incrementata da toni di pathos e da un’alta tensione narrativa che non trascura mai le forti valenze psicologiche dei personaggi.
Un’ossessione abilmente portata in scena da King, quella di un lettore per il suo scrittore, spinta fino al limite estremo di un tormento esistenziale e di un’identificazione malata e tormentata: quella di Morris per il suo eroe Jimmy Gold. Il “re” ci parla dell’autenticità di quello che la letteratura può rappresentare per un giovane adolescente e di come sia impossibile abbandonare i propri demoni. Ritorna il tema caro a King, quello del potere della letteratura che non ci tocca solo come lettori inermi, ma che può insidiarsi in noi lasciando lo spazio per la nascita di semi vitali. Nel bene e nel male.

In breve sull'Autore. Stephen King vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha e la figlia Naomi. Da più di quarant'anni le sue storie sono bestseller che hanno venduto 500 milioni di copie in tutto il mondo e hanno ispirato registi famosi come Stanley Kubrick, Brian De Palma, Rob Reiner, Frank Darabont. Oltre ai film tratti dai suoi romanzi, vere pietre miliari come Shining, Stand by me-Ricordo di un'estate, Le ali della libertà, Il miglio verde - per citarne solo alcuni - sono seguitissime anche le sue serie TV, ultima in ordine di apparizione quella tratta da The Dome, trasmessa da RAI2 e il miniserail tratto da 22/11/63.
Recentemente King si è dedicato ai social media e in breve tempo ha conquistato centinaia di migliaia di follower su Facebook e soprattutto su Twitter.
Nel 2015 il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama gli ha conferito la National Medal of Arts.
www.stephenking.com
www.stephenking.it
Twitter @StephenKing

Shit don't mean shit

Sono solo stronzate [nella pessima traduzione italiana*

Jimmy Gold

Edizione americana

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Sovraccoperta dell'edizione inglese

Sovraccoperta dell'edizione inglese

Edizione italiana

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

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