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6 novembre 2015 5 06 /11 /novembre /2015 23:26
Gli scialli magici della Mamma
Gli scialli magici della Mamma

In un armadio di casa c’è un cassetto magico e questo cassetto è pieno di scialli di lana colorati, di tutti i colori e di tutte le consistenze,a punto largo e a punto stretto, spessi e sottili, frangiati e non.

La mamma amava indossarli d’inverno, per tenersi al caldo, quando se ne stava seduta nella poltrona del soggiorno, accanto a Tatà.

Ce n’erano alcuni cui era più affezionata di tutti gli altri e questi li adoperava più di frequente.

Da quando la mamma è morta, quando comincia a fare freschetto - e poi d’inverno, talvolta anche quando vado a letto -, io adoro indossarli.

Avvilupparmi in essi mi dà conforto, non solo per il piacevole tepore che assicurano, ma soprattutto perché mi riscaldano l’anima.

Lo so: se qualcuno mi vedesse, potrebbe pensare che sono buffo o patetico, a seconda.

Quando li indosso, mi sento meno solo, perché sento la mamma vicina, anche se non c’è più.

Stupidamente nostalgico?

Infantile?

Desideroso di tornare a possedere (o di costruirmi) una copertina di Linus?

Tutte le risposte potrebbero essere giuste e nessuna lo è veramente, poiché darebbe semplificazione a qualcosa che è molto complesso e stratificato e, in ogni caso, aha anche che fare con la “magia”, nel senso più lato della parola, quella stessa magia che - da piccoli - ci fa credere a Babbo Natale.

Per lo stesso motivo, ho cominciato ad usare, ora che il meteo lo consente, un giubbino di pile che apparteneva a Tatà e, appena farà più freddino, qualcuno dei suoi felponi e "piloni" che io stesso nel corso degli anni gli avevo regalato e che lui usava sovente.

Tra scialli e "felponi/piloni" magici, mi sentirò sicuramente meno solo, ora che del mio nucleo familiare originario rimango solo io.

 

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8 ottobre 2015 4 08 /10 /ottobre /2015 23:36
Scaccolatore al volante, pericolo costante

(Maurizio Crispi) Non voglio qui approfondire le articolate trame che riguardano la figura dello scaccolatore, sia dal punto etno-antropologico sia da quello psico-comportamentale. Per essere davvero esauriente, occorrerebbe compilare un ampio trattato (per maggiori dettagli si rimanda all’esauriente volumetto di Roland Flicket, L’Antica Arte di Mettersi le dita nel naso. Teoria e Pratica, Vallardi, 2012 (illustrazioni di di Jon Higham), il cui titolo originale Nose-picking for pleasure ci fa intendere molte più cose di quanto non faccia il più asettico titolo italiano).
Voglio piuttosto soffermarmi su alcune implicazioni della “nobile arte” (e, per i suoi cultori, anche sublimamente piacevole) dello scaccolamento, connesse alla guida dell’auto.

E’ risaputo che il comportamento universalmente diffuso dello scaccolamento (nosepicking) si articola in tre fondamentali fasi:

  1. Ricerca e scavo (fase dell’appetizione)
  2. Esame del reperto (fase dell’appagamento)
  3. Smaltimento (fase conclusiva della ciclicità comportamentale e prodromica ad una ripresa, non appena si rende nuovamente necessaria una scarica di dopamina)

Roland Flicket, L'antica arte di mettersi le dita nel naso, BompianiLa fase di Ricerca e scavo richiede una concentrata attenzione, per tutta la durata necessaria affinché le dita che frugano nelle cavità nasali possano trovare appigli degni di nota. E già questa attività di per sé sottrae energia ed attenzione alla guida.

La seconda fase implica il fatto che la “preda” appena conquistata venga esaminata in punta di dito. E ciò implica un’ulteriore e prolungata disattenzione, in quanto l’occhio deve adattarsi all’osservazione del reperto derivante dalla campagna di scavo da vicino, perdendo la focalizzazione necessaria sulle auto che precedono.

La terza fase - che è quella dell’eliminazione (o smaltimento) - richiede pure delle deviazioni energetiche, dal momento che la costrizione della guida non rende agevole conformarsi alle proprie abitudini e può attivare nel guidatore-scaccolatore una serie di contorcimenti e stratagemmi vari per poter portare a compimento la propria azione che pure possono avere un’intensa ricaduta di disattenzione sulla guida.

Gli appassionati scaccolatori per questi motivi dovrebbero astenersi dall’indulgere nella loro attività preferita in corso di guida: ma dire loro questo, esortandoli all'astensione, sarebbe come predicare al vento, dal momento che è risaputo che lo scaccolatore incallito (o inveterato) è sottoposto ad una sorta di coercizione, nel momento in cui avverte l’esigenza di procedere ad un nuovo lavoro di scavo.

E non c’è considerazione razionale che possa tenere: in lui prevarrà sempre la ricerca del piacere, aggravata dal fatto che in automobile il guidatore si sente in uno spazio assolutamente privato, all’interno del quale può dar luogo a tutti i comportamenti più sconvenienti, uno spazio dunque inteso come "dominio" personale, pari soltanto alla sacralità dello spazio della propria camera da letto o del gabinetto di casa.
E ciò malgrado sia circondato da pareti di vetro, del tutto trasparenti allo sguardo altrui.

E, quindi, quando siete alla guida, tenete sempre un occhio vigile per individuare da segni caratteristici e patognonomici gli eventuali scaccolatori alla guida: corteo semiologico peraltro assolutamente simile per poter identificare anche da lontano coloro che parlano al telefonino o che leggono/inviano sms con il loro telefonino.

In un certo senso si potrebbe affermare che gli scaccolatori e i telefonino-dipendenti alla guida siano fortemente simili, quanto a profilo psicologico, entrambi imprigionati in una ricerca coatta di appagamento onanistico.

Ed ecco qualche notizia in più sul volume di Roland Flicket citato sopra

(Dalla quarta di copertina) Scaccolatori di tutto il Mondo è il momento della riscossa! Mettersi le dita nel naso!? Molti lo fanno, nessuno lo ammette. Invece diciamolo: dietro questo vizietto si nasconde un intero mondo, senza confini geografici e senza barriere sociali... un esempio perfetto di globalità; e democrazia! Un libro dissacrante e carico di ironia in cui troverete: - una breve storia dello scaccolamento - le tecniche dalla A alla Z - i possibili problemi - i più; importanti case history - lo scaccolamento nell’arte, nella musica e nella poesia Vera autorità; in campo mondiale, il professor Roland Flicket ci guida attraverso la storia e la tecnica di questa nobile disciplina, distribuendo consigli preziosi a neofiti ed esperti. Con i disegni di Jon Higham, illustratore di libri per ragazzi, che ha saputo interpretare il soggetto con gusto e ironia.

 

Battuta di scavo ed eliminazione delle scorie

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25 settembre 2015 5 25 /09 /settembre /2015 06:19
L'ultimo miglio dello spingitore
L'ultimo miglio dello spingitore

(Maurizio Crispi) Una volta, un maratoneta, si afflosciò a terra, morto sul colpo, davanti al traguardo di una 42,195 km. Cadde di botto, come un uccello in volo che avesse esaurito tutta la sua energia vitale.Io ero lì, arrivai poco dopo il fatto, ma il personale del Pronto intervento era già intervenuto, e il cropo ancora caldo era stato rimoso, ma un'atmosfera di mestizia pervadeva la zona degli arrivi, cosa quanto mai insolita.

In fondo, la maratona e le altre corse sulle lunghissime distanze si possono considerare un po' come metafora della vita: e in ciascuna vita c'è quell'ultimo traguardo da raggiungere, quella soglia da varcare. E una di queste soglie sarà anche l'ultima, quella definitiva.

Quindi, ciascuno di noi deve confrontarsi con quelle centinaia di metri che ci saranno da percorrere prima di arrivare al fatidico appuntamento: a volte si percorrono in movimento, altre volte da fermi, perchè si è bloccati a letto da una malattia debilitante.

Ma si tratta pur sempre d'un ultimo tratto di strada.

Il "miglio", quello che nel romanzo di Stephen King, è il "Miglio Verde", cioè la distanza di poche centinaia di metri che separa che separa il braccio della Morte di un penitenziario americano dalla camera dell'esecuzione.

Ciascuno di noi - nell'accostarsi al trapasso - deve percorrere quell'ultimo miglio: più volte, qualche volta da accompagnatore, talaltra da spingitore, altre volte da condannato.

Sono graziati soltanto coloro che muoiono d'una morte istantanea - o semi-istantanea - come è accaduto a mio padre, deceduto in un disastro aereo.

Un botto e una fiammata, forse un'esplosione, non so: e ho sempre voluto pensare che la sua fine sia stata questione di un attimo, senza che gli fosse nemmeno dato il tempo di capire ciò che stesse accadendo.

Ma anche in questo caso, è ben difficile dire se non ci sia stato quell'ultimo percorso prima di giungere a varcare la soglia dell'ineffabile e dell'indicibile.

Ma lasciamo la questione in sospeso.

Con Tatà, quell'ultimo miglio lo abbiamo vissuto in pieno: camminavamo, come sempre nella nostra vita abbiamo fatto, io nel ruolo di spingitore e lui da spinto, poiché - anche se Tatà era attivissimo, forse ben più di me, perchè divorato da una passione interiore divorante che gli dava l'energia necessaria per portare avanti le sue cause - oggettivamente - nelle nostre uscite era questo il nostro ruolo reciproco.

E nel brevissimo percorso dalla pizzeria vicino casa al cancello del giardinetto d'ingresso del condominio di Via Lombardia si è consumato il nostro ultimo miglio.

Dico il "nostro", perchè eravamo assieme.

Io, spingendo, ho vissuto la tragedia di quegli ultimi momenti, ho visto la lotta per ghermire un ultimo fiato per alleggerire il peso che opprimeva il suo cuore e i polmoni che, d'improvviso, si erano fatti stretti.

Ho visto il suo boccheggiare alla ricerca d'un ultimo anelito di vita; la sua lotta nel tentativo di articolare parole che non sono mai potute uscire.

E, alla fine, la testa e il busto reclinati in avanti, senza più alcuna reattività.

E io, dietro di lui, ho cercato di soccorrere, di alleviare, di capire, di cogliere quelle ultime parole, di somministrare il farmaco che in ospedale ci avevano dato per portarlo sempre con noi e per somministrarlo in simili frangenti.

La Spada di Damocle che incombeva si è liberata dal suo fragile supporto ed è precipitata crudele, falciando una vita.

E consegnato la sua immobilità che però era attività ed energia nella mollezza della Morte da cui non c'è ritorno.

Ecco, quell'ultimo miglio è per me indelebile.

Ogni volta che percorro quella strada, ogni volta che da via Principe di Paternò svolto a destra per imboccare via Lombardia, ogni volta che mi avvicino all'ingresso del nostro condominio, non posso fare a meno di rivivere istante per istante, metro per metro quell'ultimo nostro miglio.

Io spingitore, Tatà spinto.
Come tante volte siamo stati nella nostra vita: ogni tanto parlavamo, io mi fermavo e mi accostavo a lui per sentire meglio ciò che mi diceva e poi riprendevo a camminare, replicando con altre parole e continuando nei nostri ragionamenti.

Anche quest'ultima volta ho accostato il mio orecchio alla sua bocca, ma mi sono giunti suoni inarticolati: un addio forse, o una richiesta di aiuto, o una parola d'affetto.

Mentre il suo Pneuma volava via nel Cielo.

Ancora una volta, ciao Tatà! Spero di essere stato per te un buon fratello, anche se non sempre ci siamo capiti a fondo, ma è stata la mamma a tenerci sempre uniti, anche nei momenti di incomprensione.

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27 agosto 2015 4 27 /08 /agosto /2015 06:35

(Maurizio Crispi) Siamo di fronte ad un movimento epocale: migliaia di migranti, esseri umani in fuga, uomini, donne e bambini, attraversano i deserti e il vasto mare per giungere in contrade dove sperano di trovare un maggiore benessere, cibo, acqua, lavoro, una vita dignitosa.
La porta all'Occidente opulento (dal loro punto di vista, ma relativizzando l'Occidente lo è pur ancora) è l'Europa.
Non è solo l'Italia ormai è la porta verso l'Europa.

Lampedusa si è trasformata rispetto alla massa in arrivo in una porticina troppo stretta.

Adesso è tutta l'Europa che si affaccia sul Mediterraneo ad essere presa d'assolta.

In Spagna, l'obiettivo é entrare a Ceuta e da lì trovare il modo di uscire verso il Continente.

In Italia, i barconi (o addirittura le navi) sbarcano o vengono trainati su buona parte della costa siciliana (gli arrivi a Palermo e a Catania non sono infrequenti, calabrese, pugliese.

In Grecia, i migranti forzano il blocco e superano il confine tra la Grecia e la Bulgaria e da qui entrano in territorio serbo che concede loro tre giorni di permesso per attraversare il territorio nazionale e giungere al confine con l'Ungheria che per cercare di difendersi ha eretto una barriera d'acciacio.

Tra la Francia e l'Inghilterra i migranti fanno resa all'imboccatura del Tunnel sotto la Manica, perchè vorrebbero entrare in massa in UK.

Non ci rendiamo conto di ciò che sta accadendo, ma sicuramente stiamo rapidamente evolvendo verso un rivolgimento apocalittico e presto il nostro mondo, quello della vecchia Europa sarà radicalmente trasformato da questa invasione: le cifre sono eloquenti.

Si accrescono i fenomeni di intolleranza, di paura, di indifferenza,come il caso della runner che sulla spiaggia di Sampieri, nelle sue costose scarpe da corsa, ha continuato a correre, destreggiandosi tra i cadaveri recuperati da un naufragio di recente avvenuto.

Rappresentanti dell'estrema destra si rivoltano e vengono fuori con gli slogan razzisti e con azioni di violenta intolleranza.

Mente l'orda di migranti attraversa a marce forzate la Serbia alla volta del muro d'acciaio ereto a difesa della frontiera con l'Ungheria, si accresce la diffusa sensazione di avere a che fare con una marea di revenant o di zombie la cui rappresentazione sopita è presente in modo diffuso nell'immaginario della cultura occidentale.

E, in effetti, a guardare alcune delle immagini che sono disponibili in rete, parrebbe proprio che che le riprese video e le foto siano tratte di peso da unr b-movie horror.

E, in questo caso, quanto ad atrocità delle morti in cui incorrono i migranti la realtà supera la fantasia. Che dire delle centinaia sigillati dentro le stive a soffocare con i vapori dei motori e per la mancanza d'aria? E degli stupri alle donne da parte dei trasportatori/aguzzini? E dei cadaveri allineati sulle spiaggie oppure presi nelle reti da pesca?

E' legittimo pensare che i migranti morti in modo così iniquo nei viaggi per terra e mare possano tornare a perseguitarci in forma di fantasmi o di zombie.

In ogni caso, tutti costoro, morti e viventi, rappresentano la cattiva coscienza dell'Occiente che prima ha sfruttato, ha tratto in schiavitù, ha colonizzato e poi ha abbandonato questi popoli a se stessi, senza speranza e senza nulla su cui potere fondare un'esistenza dignitosa.

Siamo davanti ad una messa in scena in chiave globale del conradiano Cuore di Tenebra e dobbiamo essere pronti a fronteggiare imprevedibili sviluppi: il viaggio alla ricerca del Cuore di tenebra dell'Occidente non si sviluppa più lungo il corso del fiume Congo, ma in tuttta l'Europa.

Eloquente, al riguardo, il commento che Cettina Vivirito ha scritto su alcune di queste drammatiche immagini.

 

La marea crescente dei migranti, le paure ancestrali e la cattiva coscienza dell'Occidente
La marea crescente dei migranti, le paure ancestrali e la cattiva coscienza dell'OccidenteLa marea crescente dei migranti, le paure ancestrali e la cattiva coscienza dell'OccidenteLa marea crescente dei migranti, le paure ancestrali e la cattiva coscienza dell'Occidente

La prima foto è una scena della nuova stagione di «The Walking Dead», la serie TV che, negli Usa, è il più grande successo di sempre della televisione a pagamento.
Le altre sono foto scattate al confine tra Grecia e Macedonia, dove in migliaia hanno oltrepassato i blocchi della polizia e sono entrati.
In America psicologi e sociologi si sono interrogati sul perché milioni di persone nel mondo non vedano l’ora di seguire storie ambientate in un futuro distopico farcite di sangue e orrore.
E me lo chiedo anch'io: cosa ci ha reso capaci di fondere la realtà e l'immaginazione in un mix letale e indifferente?
E perché non siamo in grado di darci una risposta che ci aiuti a cambiare questo stato di cose? Da dove tiriamo fuori la capacità di guardare immagini che squarciano il cuore mentre un attimo dopo ridiamo con lo stesso cuore dell'ultima cazzata retwittata in condominio?
Sarà una questione di sopravvivenza, voglio credere, mors tua vita mea, ma gli scheletri nell'armadio sono zombie ormai, e prima o poi verranno fuori con tutto il delirio del caso.
Alle vittime straziate di questo incontrovertibile viaggio chiedo perdono in nome di tutti noi, vittime a nostra volta dell'Impero Globale.

Cettina Vivirito

"Quelli che corriamo e a noi non ci interessa di ciò che accade accanto a noi". Mentre sul litorale di Sampieri si prestava soccorso ad un gruppo di migranti che avevano fatto naufragio e se ne raccoglievano i cadaveri sul litorale, un occasionale cineasta ha raccolto un'inquietante immagine, paradigmatica dell'indifferenza e dell'inaridimento emozionale di fronte al ripetersi di simili eventi: una donna in tenuta da jogging, corre tranquillamente (come si può vedere dalle immagini del filmato), schivando i corpi e non curandosi minimamente di interrompere la sua “missione sportiva”, per aiutare e prestare anche lei soccorso. Da dire che, come si può vedere dal “master” delle immagini fornite da Massimiliano Di Fede, quando l’atleta transita correndo dal luogo, con i migranti che vengono soccorsi (alla sua destra) e con i migranti morti che ben si vedono (alla sua sinistra), i soccorsi non erano ancora arrivati. Quindi, magari , il suo apporto (come quello di tutti presenti sul luogo) avrebbe potuto essere importante. Tanto che, come si può sentire nell’audio originale del filmato, c’è qualcuno dei soccorritori che esclama ad alta voce “impressionante!”. Una vera e propria "corsa della vergogna". Aggiungerei io: impressionante documento di "disumanità" e che conferma molte delle cose che sono state scritte sulla psicologia dell'"indifferenza" che - ahimé - è uno dei mali più conclamati del nostro tempo. Per leggere l'articolo originale segui questo link: http://www.laspia.it/la-corsa-della-vergogna-la-verita-ch…/…

Credo che il terzo principio della dinamica reciti più o meno così nella formulazione di Newton : "Ad ogni azione corrisponde sempre una uguale ed opposta reazione".
Le nostre azioni durante il periodo del colonialismo e quelle successive del "nuovo" colonialismo operato dalle grandi multinazionali. .. di cui il "Land Grabbing" è moderna abominevole espressione... sono le azioni che hanno determinato questa reazione...
Aggiungi un pizzico di nazionalismo una punta di intolleranza e due o tre foglie di ignoranza e l'apocalisse del nostro mondo "civile" è servito. ..
Una via di scampo esiste... ed è la seguente
Citando Amos Oz : "Solo chi tradisce, chi esce fuori dalle convenzioni della comunità a cui appartiene, è capace di cambiare se stesso ed il mondo".

Angelo X Musso (profilo Facebook)

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16 agosto 2015 7 16 /08 /agosto /2015 17:29
Vite liquide
Vite liquideVite liquideVite liquide

A Palermo, c'è una location, in via Notarbartolo, quasi di fornte all'antica Villa Pottino (unica sopravissuta al furore edilizio degli anni 80 (persino all'incendio e alle bombette intimidatorie) e a poca distanza dall'Albero Falcone, sempre carico di memorie dele lotte per la Legalità. Si tratta del un tempo prestigioso bar Bar Cyro's, uno dei simboli del salotto buono della Palermo "moderno, poi passato alla gestione  Matranga: adesso, è da nni abbandonato. Sopravvivono al lusso di un tempo, il porticato antistanto in legno che creava all'ingresso una zona d'ombra abbellita da numerose piante e le strutture in legno che decoravano porte e vetrine, dando loro un aspetto di raffinato lusso antico. 
In quel porticato, divenuto no man's land  e - forse nell'interno la cui porta d'accesso a doppia anta é tenuta chiusa da un manico di scopa - si è insediato un homeless, il quale rivendica in qualche modo - a buona ragione - diritti di proprietà 8 , comunque, più modestamente di uso). 

Nel porticato, fa bella mostra  di sé una brandina ripiegata, con tanto di materasso, corredata da un cartello che invita i passanti a non toccare la "rete". La scopa con quella scopa vecchia messa di sbieco serve a distogliere eventualiintrusi dal tentare di introdursi all'interno. Nel porticato sono disposti ammeniccoli vari e paraphernalia, tpici di una vita randagia
Basta poco per crearsi una "casa" essenziale: pur nele sue carasteristiche precarie e francescane si vede un desiderio di ordine e di decoro domestico.
E' uno dei tanti esempi di quelle vite liquide - o ancora più "di scarto" - di cui parla Zygmunt Bauman che si innestano negli interstizi e nei vuoti del nostro mondo fatto di sprechi: anche questo tuttavia è un modo di vivere, che deve essere rispettato, anche perchè spesso gli homeless si accontentano di quel poco che hanno (salvo delle eccezioni) e non chiedono altro.
Gli puoi offrire un ricovero temporaneo quando fa molto freddo, ma difficilmente accetteranno di stare in una casa, assoggettandosi a delle regole precise.
Ma si deve constatare che a Palermo gli homeless aumentano sempre di più, sfidando le intemperie del caldo o del freddo estremi, parallelamente con il ridursi del denaro pubblico messo a disposizione per le strutture front di prima assistenza e di prima accoglienza.

 

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6 agosto 2015 4 06 /08 /agosto /2015 09:44

(Maurizio Crispi) Nell'ultimo mese ho avuto modo di constatare che, davanti a molti esercizi commerciali, c'è un Africano questuante...

Questi Africani che sono l'effetto degli sbarchi clandestini e delle fughe dai Centri di accoglienza sono in numero crescente...

Talvolta ce ne sono anche due o tre insieme e spesso si fermano in posti tradizionalmente presidiati dai Rom ai fini della questua.

Oggi, ho assistito ad un litigio tra la zingara che, da sempre, sosta davanti all'ingresso del Supermercato vicino casa dove abitualmente faccio la spesa e tre africani.

Lei - esagitata - diceva loro di levarsi di torno, perchè quello era il suo posto.

Uno dei tre l'ha aggredita, spingendola indietro, con una manata sul petto.

Un altro degli africani è intervenuto, invitando il suo compare alla moderazione, finchè non è uscito uno dello staff del Supermarket, che - senza essere troppo graffiante - ha cercato di sedare gli uomini.

Poi, due degli Africani se ne sono andati e hanno preso a vagare per il quartiere alla ricerca di luoghi più propizi per il loro accattonaggio.

E la situazione si è placata.

Mi è capitato diverse loro di dare a questo o a quello una moneta da 50 centesimi che - mi rendo conto - sono una goccia nel mare.

Peraltro, anche alla Zingara, sempre sorridente.

Una volta, non molto tempo addietro, di mattina presto, ho incrociato un Africano che si recava al luogo di questua.

Mi ha sorriso, un sorriso con gli occhi.

L'ho inseguito per dargli una moneta e, andando via, l'ho salutato calorosamente.

Ma, nello stesso tempo, c'è da pensare che, aumentando il loro numero, saranno sempre di più negli stessi luoghi e che le risse per pochi centesimi e per la spartizione territoriale si faranno sempre più frequenti ed incalzanti.

Assisteremo a grandi cambiamenti di scenari nei prossimi mesi...

E sono queste tra le cose di cui i giornali non parlano, nella totale assenza dello Stato.Degli extracomunitari si parla solo al momento degli sbarchi, che sono quelli che fanno notizia, soprattutto quando ci sono morti e dispersi.

Si parla del recupero e del salvataggio, quando le "Autorità" si presentano nei rispettivi porti di arrivo per avere il loro momento di visibilità mediatica in una situazione di paternalistica accettazione e di apparente affaccendamento (ma, purtroppo, spesso, messo in scena solo "per la vetrina").

Ma del dopo che invece richiederebbe investimento di risorse, pianificazione, reperimento di personali, sforzo e concentrazione, nessuno ne parla più.

Quel che è peggio è che nessuno fa nulla, pianificando un dopo-sbarco, efficace e ricco di possibili soluzioni.

Sembra quasi che lo Stato si sia arreso o che si si stia disinteressando.

E intanto le nostre città sono popolate da ombre inquiete, vaganti senza statuto alcuno e alla ricerca di riconoscimento.

Secondo me, è disumano.

E vero, le ultime volte che sono venuto a Palermo ho avuto la sensazione che le persone che mi chiedevano qualche spicciolo spuntassero da ogni dove, mi sono sentito come nella famosa scena di Jesus Christ Superstar, con una sensazione di profonda angoscia.

Gianfranco Salatiello

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4 luglio 2015 6 04 /07 /luglio /2015 06:57
La democratizzazione delle vacanze al mare: quello che abbiamo perduto

(Maurizio Crispi) In tempi antichi - ma non antichissimi - il mare come svago e come vacanza era appannaggio di pochi.
Possiamo dire certamente che l'invenzione delle "vacanze al mare" risalga ai primi decenni del Novecento e che questa invenzione abbia creato le premesse di un processo (prima lieve nel suo evolversi, poi sempre più celere - con effetti quasi a valanga) di espropriazione dell'esperienza di rapporto con il mare da parte di poche élite.
Possiamo ricordare che il nuotare in mare (e in altri specchi d'acqua tranquilla) sia stata praticata soprattutto dalle avanguardie del romanticismo come esperienza salutistica da un lato, ma per altri versi anche mistica.
Si veda - a questo riguardo - il brillante - ed interessante saggio di Charles Sprawson, L'ombra del massaggiatore nero. Il nuotatore, questo eroe (Adelphi), comparso per la prima volta in traduzione italiana nel 1992 e ristampato nel 2000. L'autore, egli stesso nuotatore esplora in una serie di emozionanti capitoli il rapporti di letterati e scrittori con l'acqua come elemento primigenio e la loro passione per il nuotare in ogni acqua si imbattano (mare, fiumi, sorgive, laghi) anche al prezzo di mettere a repentaglio la propria vita.
Questi nuotatori, di un tempo in cui ancora non era stato avviato il processo culturale (e consumistico) che avrebbe portato alle odierne vacanze al mare di massa, si acocstavano al nuotare con atteggiamento rispettoso, esaltante e mistico al tempo stesso.
La loro era un'attività di privilegiato rapporto con la Natura che andava fatta in solitudine o, al massimo, in silenziosa condivisione con pochi altri privilegiato che condividessero lo stesso atteggiamento.
E, naturalmente, in questo loro approccio mistico-estatico c'era un filo rosso che li connetteva direttamente alla mitologia e al mondo dell'antichità classica.
Oggi, specie da noi in Italia, è diventato un compito ingrato e difficile: viene voglia spesso e volentieri di rinunciare oppure di andare in luoghi di mare solo per rapidamente immergersi nuotare ed andare via.
Tutti i luoghi di mare sono invasi da folle vocianti, per le quali ciò che conta sono l'intrattenimento, il divertimento, lo schiamazzo, la tintarella e l'esibizione di se stessi (nel bene e nel male, visto che ad esporsi allo sguardo impietoso altrui sono anche pacchioni di ippopotamica stazza.
Si devono solcare folle sgradevoli, dalle quali si leva il pesante afrore degli oli solari, generosamente spalmati sui corpi, tappetti di corpi immobili a prendere la famosa e super-elogiata tintarella.
Spiagge brulicanti di corpi, il mare invaso da "bagnanti" il cui unico approccio con il mare è quello di stare "a bano", in piedi, immersi dalla vita in giù, per ore e ore, il più delle volte a conversare con i propri simili.
E le acque che d'inverno e sino alla primavera sono cristalline si fanno torbide e giallognole per le immense quantità di piscio che questi bagnanti statici vi riversano, durante i loro ozi a bagnomaria.
Gente a cui dello pratica sportiva come approccio mistico alla natura non gliene frega niente, perché simili intuizioni non sono arrivate nemmeno all'anticamera del loro cervello: folle oceaniche, dominate da ignoranza e da totale assenza di senso estetico, un pabulum fertile per l'innesto di luoghi comuni e di rappresentazioni pompate dal sistema mediatico.

Un tempo la più nota località balneare di Palermo, il lido di Mondello Valdesi, era un posto per poche élite soltanto: e cioè per tutti i villeggianti che si insediavano nelle villette estive costruite grazie alla bonifica delle acque stagnanti che prima caratterizzavano tutta la zona e della conseguente lottizzazione di terreni diventati improvvisamente appetibili.

Sino alla II Guerra Mondiale e negli anni della ripresa postbellica, Mondello ebbe ancora la caratteristica di luogo elitario, mentre la maggior parte dei Palermitani si recavano al mare sui litorali fuori porta in direzione di Messina.
Poi, sia a causa del degrado di quei litorali e dell'inquinamento ambientale cui furono sottoposti, tutti scoprirono Mondello, in presenza anche di un altro fenomeno essenzialmente culturale.
Sino ad un certo punto la stagione marina dei Palermitani (almeno della maggior parte) andava dal 15 luglio (Festino di Santa Rosalia) ai primi di settembre (in concomitanza con la festa in calendario di Santa Rosalia). Prima e dopo, niente.
Ed erano sempre le élite ad avere, prima e dopo, il monopolio del mare e dei litorali.
Il terzo fattore che ha contribuito alla democratizzazione estrema delle spiagge e di quella di Mondello in particolare, è stata ovviamente l'incremento della motorizzazione individuale e lo sviluppo di una capacità di spostamento autonoma, prima mai vista.
In-cultura di massa, promozione pubblicitaria, ignoranza hanno fatto il resto.
Forse sono troppo drastico in questo mio punto di vista, ma tutto ciò è alla base del mio rifiuto sempre più marcato nel corso degli ultimi anni di andare d'estate n qualsiasi posto di mare e nella mia fobia nei confronti di Mondello (ci vado sì, ancora oggi, ma con molto meno piacere e per necessità, più che altro).
Ricordo invece l'autentica gioia di quando ci andavo al termine delle mie mattinate di studio da universitario (una rapida corsa in moto di non più di dieci minuti per essere già sul posto, per una nuotata rinfrescante: anche allora, benché le cose avessero preso a cambiare, si respirava l'atmosfera di un tempo: quella della possibilità di un rapporto assolutamente unico tra te e la natura.

Forse, qualcuno riterrà che alcune delle mie parole siano antidemocromatiche e non politicamente corrette. Certamente non sono popolustiche, né demagogiche, e potrebbero essere tacciate di aristocraticità anacronistica.

Ebbene sì, se proprio volete attribuire un'etichettà a qesto mio pensiero, quella dell'aristocraticità potrebbe andar bene: ma non quello dell'aristocraticità becera, legata al privilegio e a titoli cui oggi non crede più nessuno, ma a quella condizione di colui che si pone in una posizione in cui privilegia nel rapporto con la vita il senso estetico e la ricerca in tutte le cose di una sorta di misura aurea: e, se si è animati da questo afflato interiore, oggigiorno, non si può non essere dominati da un forte sentimento di nostalgia di fronte alla rovina che ci circonda e alla perdita di una sempre più lontana età dell'oro.

 

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19 giugno 2015 5 19 /06 /giugno /2015 17:44
Il fascino discreto dei fiori caduti
Il fascino discreto dei fiori caduti

(Maurizio Crispi) I fiori caduti dall'albero o dalle piante arbustive hanno un loro fascino discreto, anche quando hanno cominciato a decadere e ad appassire..

Un fascino, forse, ancora più intenso, di quando ancora turgidi e vividi nei loro colori se ne stanno sui rami che li hanno generati.

Quei fiori, quando - una volta a terra - si fanno un po' vizzi e cominciano ad incartapecorirsi, hanno un fascino che deriva dall'accoppiamento tra bellezza e caducità.

Ci ricordano che la bellezza è, in sé, caduca, uno stato assolutamente transitorio nel ciclo della vita ed è sottoposta alle leggi irreversibili del tempo che scorre.

La bellezza dei fiori - dobbiamo ricordarlo - è al servizio della riproduzione: con i loro colori vividi e smaglianti , con i loro profumi intensi o, a volte, con i loro odori repellenti, devono attirare gli insetti che provvederanno all'impollinazione.

Dopodichè, mentre dagli organi riproduttivi del fiore, comincia a formarsi il frutto, il fiore in sé non ha più alcuna funzione e cade.

Quello che vediamo accadere, in fondo, non è niente altro che una metamorfosi: una forma cede il passo ad un'altra in un ciclo continuamente ricorsivo.

I fiori per terra ci ricordano dell'opulenza della natura che, ciclicamente, si riproduce e si perpetua.

La morte genera la vita.

La corruzione imminente che si nasconde nelle pieghe della vita.

Invece, i fiori perpetui che non muoiono mai hanno un che di malevolo e, in un certo modo, vanno contro la logica della riproduzione, oppure il loro essere sempre vivi sancisce un'altra funzione: è il caso di alcune piante carnivore che utilizzano una loro struttura molto simile ad un fiore (ma che, tecnicamente, fiore non è) per attirare sì gli insetti, ma per poi imprigionarli, ucciderli con vari mezzi "aggressivi" di cui dispongono e nutrirsene.

Quindi, avete di che preoccuparvi se vi doveste imbattere in un fiore "perpetuo", muovetevi con circospezione nell'avvicinarvi: non si può mai sapere!

Specie se è di grandi dimensioni!

Il fascino discreto dei fiori caduti
Il fascino discreto dei fiori caduti
Il fascino discreto dei fiori caduti

La Dionaea muscipula, volgarmente chiamata dionea o venere acchiappamosche, è una pianta carnivora della famiglia delle Droseracee. È l'unica specie del genere Dionaea ed è originaria degli Stati Uniti. Quando cattura è veramente spettacolare. I lunghi piccioli delle foglie posseggono alla loro estremità una trappola munita di "denti" morbidi; le trappole sono formate da due lembi dentro ognuno dei quali si hanno tre sporgenze che fanno da sensore; quando questi sensori vengono toccati o vibrano le trappole si chiudono di scatto (tigmonastia). La pianta, grazie ad un sofisticato sistema "memoria", riesce a distinguere il primo "tocco", rimanendo ferma in attesa, dal secondo, che invece impartisce l'ordine di "serrare" le trappole. Ogni 30/40 secondi circa la "memoria" viene resettata facendo ripartire il ciclo

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14 maggio 2015 4 14 /05 /maggio /2015 21:42
Licenza di spruzzagliaLicenza di spruzzaglia
Licenza di spruzzaglia
Licenza di spruzzagliaLicenza di spruzzagliaLicenza di spruzzaglia

(Maurizio Crispi) Chi non ha apprezzato, in qualche momento della propria vita il gioco di prendere il tubo dell'acqua da giardino, aprire il rubinetto a tutto spiano e usarlo con lo spruzzo per ingaggiare truculente battaglie contro tutti gli altri?

Ovviamente, è uno solo ad avere il comando ed è colui che manovra il tubo, a meno chedi tubi non ce ne siano a disposizione due e allora si dà vita a veri e propri duelli con lame d'acqua che si incrociano e che si scontrano, generando una miriade di gocce tutt'attorno.

E ci sono gli spavaldi che corrono con il petto fuori verso il getto d'acqua per riceverlo con tutta la sua forza, mostrando di resistere e teste che scompaiono dietro un aureola di minuscole parla d'acqua.

Quelli "teatrali" fanno finta di essere staticolpiti a morte e cadono a terra, rotolandosi nella pozzanghra che si è generata, invocando di essere colpiti con un ultimo a fondo dalla spada d'acqua.

Nel corso della lotta, se le condizioni di luce sono propizie si potranno generare anche dei piccoli arcobaleni iridescenti.

Tuttavia, sono di quei giochi che più che da piccoli si fanno da grandi, perchè si ha la forza di padroneggiare il tubo dell'acqua e il getto per evitare di far del male e di imprimere brucianti segni sulla aree più delicate della pelle o schiaffeggiare con violenza gli occhi.

Ma ci sono anche delle situazioni in cui il gioco con il tubo diventa un'incombenza da svolgere con serietà e dedizione: ed ecco che allora il tutto diventa una goduria.

Ciò capita nelle gare podistiche che si svolgono in giornate di caldo particolarmente intenso, quando i semplici spugnaggi non sono più sufficienti: e l'uso del tubo a spruzzo diventa una necessità per irrorare d'acqua i podisti sciroccati (ovviamente, se lo desiderano).

Spesso, prorpio per l'intrinseca forza ludica di questo compito, la bisogna viene affidata ad un adolescente che, ci si può scommettere si divertirà un modo e assolverà il compito che gli è stato affidato con la massima solerzia possibile, dandoci sotto con spruzzi e risate.

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14 maggio 2015 4 14 /05 /maggio /2015 05:45
Miracolo a Palermo: l'Ave Maria su "pizzini" volanti...
Miracolo a Palermo: l'Ave Maria su "pizzini" volanti...
Miracolo a Palermo: l'Ave Maria su "pizzini" volanti...

(Maurizio Crispi) Maggio è il mese mariano per eccellenza e l'8 maggio cade la festa religiosa dedicata appunto alla Madonna.

Per connessione, la domenica immediatamente successiva, si celebra in Italia e in altri paesi del mondo la Festa della Mamma, considerando che - anche secondo un'ottica laica - la Madonna rappresenta il prototipo di tutte le mamme.

Nel mese di maggio, ogni giorno si recita la "Supplica" alla Madonna e l'Ave Maria, una delle più diffuse e universali preghiere mariane nel mondo cattolico, è la preghiera per eccellenza rivolta alla Madonna, ma non solo durante il mese mariano.

L'altro giorno, camminando per una via di Palermo, traversa di Via Notarbartolo in direzione di via Giusti, ma anche nel suo tratto precedente l'incrocio con la detta via Notarbartolo, ho visto l'asfalto e i marciapiedi letteralmente invasi da pizzini bianchi, gialli, verdi, delle dimensioni di un francobollo o giù di lì che con i loro colori aggiungevano un tocco di allegria alla monezza che solitamente ingombra le canalette sotto i marciapiedi.

Sembravano coriandoli, ma erano rettangolari.

E, su di un lato, recavano delle scritte.

Incuriosito, mi sono chinato a guardare e ne ho anche raccolto qualcuno.

E sono rimasto molto sorpreso: le scritte erano le parole di un'Ave Maria "in pizzini" che, ovviamente, grazie alla moltitudine dei piccoli rettangoli di carta, si moltiplicava e riecheggiava all'infinito, in una serie di strutture ricombinanti, dal momento che ogni singolo pizzino conteneva solo una frase della preghiera.

Idea per altro geniale, perchè è pienamente in linea con le tendenze mediatiche attuali dello spezzettamento e della frammentazione delle immagini e delle informazioni in piccoli bit che possono essere successivamente "ricombinati" nella forma originale oppure in nuove - inedite - strutture, in ogni caso per una fruizione fulminea, usa e getta.

Ma anche espressione di una lunga tradizione palermitana, dove personaggi altolocati comunicano per mezzo di "pizzini".

Una forma di comunicazione pop e trash al tempo stesso.

Mi sono chiesto come fossero stati diffusi.

Erano stati fatti piovere dal cielo?

Oppure erano stati lanciati da un'auto in corsa?

O, ancora, volendo credere all'ipotesi miracolostica, erano semplicemente piovuti dal cielo, come un tempo i flyer di propaganda venivano lanciati dall'alto dei cieli sulle città nemiche in guerra (pensiamo, ad esempio, all'impresa di Gabriele D'Annunzio dai Cieli austriaci).

Ma lasciamo insoluto il quesito se questa santa pioggia sia dipesa da un evento miracoloso o dalla genialità di un parroco, deciso ad utilizzare i metodi dei nuovi media per istigare i fedeli sempre più distratti alla preghiera mariana.

Adesso, quelle vie di Palermo sono "santificate", ma più sporche di quanto non fossero prima della pioggia di pezzi di preghiera.

Chi provvederà adesso a rimuovere la moltitudine dei pizzini di preghiera?

Non si sa.

A meno che non provveda la Madonna in persona, con uno dei suoi miracoli.

E potremo dire allora: Miracolo a Palermo!

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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