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23 febbraio 2019 6 23 /02 /febbraio /2019 08:57
Scopello (TP), 10 febbraio 2019, Foto di Maurizio Crispi

Anche se non ho mai abitato o villeggiato lì, Scopello è uno dei miei luoghi preferiti /e oltre alla bellezza intrinseca del piccolo borgo e della tonnara sottostante con i suoi meravigliosi faraglioni, Scopello significa anche - e soprattutto - Zingaro), sin da quando un anno o due dopo la famosa marcia pacifica  del 18 maggio 1980 che, con oltre tremila partecipanti, contribui a salvare questo territorio dalla speculazione selvaggia, intrapresi un percorso a piedi da Castellamare del Golfo sino a Trapani, con l'intento di seguire minuziosamente il contorno costiero. Fu così che mi trovai a passare per la prima volta dalla Riserva dello Zingaro con lo zaino in spalla, fornito di una tenda leggera e di sacco a pelo. Per limitare il peso del bagaglio avevo portato con me solo due libri, un saggio in Inglese (ora non mi ricordo il titolo, ma lo potrei recuperare facilmente guardando tra i miei libri) sul tema dell'antropologia della morte e del morire (era un periodo in cui a distanza di circa dieci anni dalla scomparsa traumatica di mio padre la morte e il morire erano per me oggetto di un approfondimento continuo, attraverso letture sul tema e riflessioni) e Don Chisciotte della Mancia (in un'edizione poco ingombrante). Camminavo, mi fermavo, leggevo, prendendo il sole, nuotavo, e poi ancora lo stesso. Fu una marcia indolente, soprattutto nell'attraversamento dello Zingaro dove mi posi l'obiettivo di scendere in tutte le spiaggette. sicchè per arrivare sul versante di San Vito impiegai circa due giorni: ma l'obiettivo era quello di vivere il viaggio a piedi, non di raggiungere la destinazione finale nel tempo più breve. Pernottai anche all'interno della neonata Riserva, utilizzando uno dei casali ancora aperti e aperti alle necessità logistiche dei visitatori.
Quella fu davvero una magica avventura. Anche il tratto costiero successivo mi portò dei bei doni. Ero solo con me stesso e con le mie letture. Avevo bisogno di un periodo di decompressione dopo un viaggio appena concluso nel quale con altri tre compagni di viaggio  (assortimento non riuscito) avevo percorso circa 13.000 km in auto, partendo dalla Sicilia e ritornandovi attraverso il Nord Africa, un vero e proprio tour de force punteggiato da litigi, incomprensioni e piccoli incidenti (come ad esempio il furto subito di tutte le pellicole già esposte).
In poco meno di una settimana fui a Trapani come mi ero ripromesso e da lì, per concludere degnamente l'avventura traghettai per Levanzo.
Già in precedenza tuttavia, prima ancora della famosa Marcia, avevo raggiunto lo Zingaro, ma in gommone: con una Teresa di cui aspiravo ad essere "fidanzato"), la sorella e il fidanzato di lei: arrivo dal mare, dunque, e pernottamento in una casa di Uzzo che era di proprietà della famiglia di quest'ultimo. Anche questa fu un'avventura magica.
Dopo la mia  solitaria marcia a piedi, ritornai diverse volte allo Zingaro: sarebbe veramente lungo enumerare tutte le volte che vi feci ritorno, da solo o in compagnia:  ma posso citare il periodo in cui stetti da solo a Scopello per una settimana e, ogni giorno, affrontavo una corsa a piedi, avanti e indietro per la riserva dello Zingaro e subito dopo, facevo un analogo percorso di cabotaggio costiero in canoa.
Ci sono andato di recentissimo lo scorso 10 febbraio 2019), non per iniziativa mia, accettando la proposta di partecipare alla gita: dopo un'assenza di circa dieci anni.
Perché questa prolungata assenza? Uno dei motivi è che,  da un certo momento in poi, non fu più possibile portare il cane al seguito (anche tenendolo al guinzaglio) e occorreva lasciarlo in gabbiotti appositamente attrezzati.
Ma, soprattutto, a partire dal 2010 (anno della morte di mia madre) e, ancor di più, dopo cinque anni  con la morte di mio fratello, ho progressivamente ristretto le cose che mi sentivo disposto a fare outdoor e in cui avventurarmi. Sono diventato molto più statico, a meno che non si trattasse di situazioni che potevo (e posso) documentare fotograficamente (come le gare di corsa e gli eventi sportivi).
Mi sono rinchiuso per così dire "nella mia stanza", utilizzando come interfaccia nel mio rapporto con il mondo la macchina fotografica oppure la connessione internet, dove pubblicare le mie foto oppure divulgare i miei articoli (e i libri , come dirò in seguito).
Ecco lo stato dell'arte: affronto malvolentieri l'idea di uscire di casa e di andare a fare brevi escursioni, anche le mie corse o camminate sono diventate faccende da compiere negli isolati attorno a casa. Tra le mie mete preferite ho persino abolito Mondello che, prima, era un luogo cult con il quale sentivo la necessità di essere in contatto pressoché quotidianamente.
E se vado in luoghi che furono teatro delle mie avventure ed esplorazioni trascorse vengo sommerso dal ricordo e dalla rievocazione di quei tempi.
Questo mi piace, ma - nello stesso tempo - mi dispiace.
Come se fosse diventato più importante il ricordo che non vivere nell'hic et nunc.
Poi va a finire che godo egualmente delle occasioni che mi si presentano: mi rammarico, tuttavia, che non nascano mai da una mia iniziativa, al prezzo di dover sormontare una grandissima inerzia certamente noiosa (me ne rendo conto) per chi mi circonda e, soprattutto, quando mi ritrovo a sperimentare cose che ho fatto nelle mie - per così dire - vite precedenti, il momento presente si trasforma in un ponte verso ere passate ed ecco che, attraverso questo rimuginare, si affaccia la nostalgia, non tanto per l'irraggiungibilità di ciò che non è mai stato sperimentato e che è rimasto per sempre nel limbo delle possibilità, quanto piuttosto per il fatto che ciò che si è sperimentato in quella forma rimane unico ed irripetibile. Forse perchè nelle età più giovani della vita esiste sempre, al nostro interno, qualcosa che permea le nostre percezioni, una scintilla o un fuoco (a volte) che hanno a che vedere con la speranza e con la certezza che si hanno a disposizione serbatoi di tempo illimitato. Forse per questo motivo sono poco esplorativo nei confronti dei nuovi panorami musicali che nascono e tramontano sempre più velocemente: non accetto questa musica e ritorno con nostalgia a quella che segnò i miei anni giovanili. Una volta uno mi disse: "Non posso più ascoltare la musica degli anni Sessanta e Settanta. Se lo faccio sono preso da una fortissima nostalgia e sento come se un tradimento imperdonabile fosse stato perpretato. E allora preferisco non ascoltarla più, anche se non c'è stato più niente di più bello quanto quelle note e quelle canzoni".
E' come se il tempo presente, nel confronto con il passato, perdesse "luccicanza", mentre tutto ciò che è avvenuto nel passato finisce con l'attenere ad una sorta di età dell'oro che, al confronto con l'età del ferro del presente, finisce con l'assumere un assoluto predominio.
Oggi, forse per questo motivo, leggo più che mai, di tutto: i libri sono una porta d'accesso infinita ad altri mondi, ad altri luoghi, alle vite di altre persone. I libri sono lo strumento che mi consente di viaggiare stanto nel chiuso del perimetro delle mura della mia stanza. Una volta da giovane, pur avendo una vita movimentato, solevo dire della mia stanza di studio, dove passavo anche ore del tempo libero, che in essa avevo tutto ciò che mi serviva: i libri e la musica e che avrei potuto passarvi ore e ore senza sentire l'esigenza di null'altro.
E questo è quanto.

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14 gennaio 2019 1 14 /01 /gennaio /2019 09:13

Accade a Palermo: una miriade di sacchetti di scorie di plastica abbandonati lungo il marciapiedi di una delle vie più importanti della città.
Una lunga teoria di sacchetti ed anche di oggetti singoli, ma più ingombranti, mescolati in un melange di colori con le foglie secche dei platani, inzuppate dalla pioggia.

Maurizio Crispi

Foto di Maurizio Crispi

Accade a Palermo: una miriade di sacchetti di scroie di plastica abbandonati lungo il marciapiedi di una delle vie più importanti della città di Palermo.
Una lunga teoria di sacchetti e di oggetti singoli, più ingombranti, mescolati in un melange di colori con le foglie secche dei platani, inzuppate dalla pioggia.
Ho osservato questo scemio lungo l'asse di via Libertà, nel giorno successivo a quello in cui - nottetempo - è prevista la raccolta differenziata dei rifiuti urbani solidi in plastica (in particolar modo il 4 gennaio mattina).
Sacchetti pieni di rifiuti di plastica, alcuni squarciati, singoli oggetti di plastica voluminosi sparsi lungo il marciapiedi dell'asse viario di via Libertà, quasi che - mentre veniva effettuata la raccolta - gli stessi sacchetti venissero buttati giù ad arte dal camioncino su cui erano stati caricati.
La loro disposizione, infatti, escludeva decisamente il fatto che essi fossero caduti durante la marcia da un camioncino stracarico. Per avallare questa ipotesi i sacchetti e gli oggetti di plastica avrebbero dovuto trovarsi sulla sede stradale, non sul marciapiedi.
Che sia stata una forma di boicottaggio da parte degli addetti dell'azienda preposta?
Insomma, una mano raccoglie, mentre l'altra insozza.
Una vera e propria forma di schizofrenia civica.

Altra causa possibile del malfatto (o misfatto che sia) discende dalla letale commistione di carenza di personale, da utilizzo di mezzi non adeguati e, least but not last, da strafottenza.
Dico questo sulla base di una mia recente osservazione.
Nottetempo, ho sentito dei rumori provenienti dalla mia via e ho guardato dalla finestra.
C'era ferma un camioncino del RAP davanti ad un cancello che dà accesso ad un condominio.
Era al lavoro un unico addetto (oggi, con termine politicamente corretto, dicesi "operatore ecologico", non più "spazzino" o "netturbino", termini entrati nel novero delle parole ingiuriose e per questo desueti) nella veste di factotum, quindi autista ed operatore al tempo stesso.
Con mia somma sorpresa procedeva in questo modo: ha rovesciato il contenuto di un grande contenitore condominiale (era la notte della raccolta organica, in questo caso) sull'asfalto e, quindi, con le mani ha sollevato i singoli sacchetti, lanciandoli nel cassone del camioncino. Tutto ciò che si è sparso per terra, le minuzzaglie, insomma, lo ha lasciato sull'asfalto.
Quindi, quasi allegramente, si è rimesso alla guida ed è ripartito per la prossima tappa.
Non c'è bisogno di altre parole per commentare: credo che ognuno possa trarre le debite conclusioni.

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4 novembre 2018 7 04 /11 /novembre /2018 08:24
Rachel Carson, Primavera silenziosa (Silent Sspring), Feltrinelli

C'è un mercatino bio vicino a casa mia. Ogni sabato mattina.
Sin dall'inizio e per tutta la mattina c'è un flusso continuo di persone che vanno a fare la spesa.
Sono felici quando arrivano, festosi quasi, e sono felici quando vanno via, con un'epsressione di soddisfazione dipinta in volto.
Hanno la certezza di avere acquistato roba genuina.

Ma sarà poi vero? Io non so, personalmente.
So per certo tuttavia che il mondo non può essere diviso a comparti.
Se un agente inquinante è diffuso nell'ambiente, può arrivare molto lontano dal punto di immissione sia attraverso l'aria, sia con l'acqua, sia per mezzo di una serie di altri vettori che entrano a far parte della piramide alimentare degli esseri viventi.
Lo ha detto questo Rachel Carson nel suo "Primavera Silenziosa" (Silent Spring), opera di tutta una sua vita e presto divenuto un libro di culto considerato un vero e proprio manifesto seminale dell'ambientalismo.
Chi coltiva prodotti bio non può isolarsi con le paratie stagne dal resto di un mondo inquinato e quindi...
Rimane tuttavia il fatto che coloro che comprano e acquistano prodotti bio sono animati da una fede incrollabile che il sogno di un mondo incontaminato sia realizzabile ancora oggi.
E vanno avanti convinti che prodotti che incarnano la purezza edenica originaria siano tutt'ora accessibili.
E' per questo che sono felici quando comprano e mangiano prodotti bio.
La loro è una credenza, una fede, una religione.
Buon per loro, perchè così riescono ad essere felici.
Ma è una felicità, la loro, che si alimenta grazie ad un'illusione. Ciò nondimeno, è felicità: e la ricerca della felicità, anche al prezzo del vivere con delle illusioni, va rispettata.

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4 settembre 2018 2 04 /09 /settembre /2018 07:11
Devozione

E' capitato in un piccolo paesino delle Madonie (Locati, frazione del Comune di Bompietro), in Sicilia. Nel pieno del caldo pomeriggio estivo, le strade assolate come in un borgo messicano, un uomo anziano ha attraversato zoppicando la piazza dominata da un antica chiesa: e più che una camminata è stata una perigliosa traversata, a piccoli passi traballanti, un pellegrinaggio. Quindi, l'uomo si è fermato ai piedi della scalinata e, alzate le braccia al cielo, ha pregato immobile, tutto torto per via dell'essere sciancato, per oltre 5 minuti.
Poi, di nuovo zoppicando, piegato sul suo bastone, ha riattraversato la piazza e si è seduto su di una panchina sul lato in ombra, accanto ad un compaesano che già vi si era fermato a prendere il fresco.
Una preghiera suggestiva e commovente, espressione di una forte devozione, la cui espressione avviene fuori dal luogo di culto e da momenti codificati istituzionalmente, senza la mediazione - spesso presente - tra il divino-trascendente e il singolo uomo.
Alcuni gesti devozionali hanno una valenza universale. E possono essere identici, malgrado le differenze di storia, cultura, tradizioni e credo religioso. Tutte queste sono mere contingenze: la sostanza è identica e riconduce ad una pratica religiosa, selvaggia, insita nell'essere umano, e non necessariamente codificabile all'interno di specifiche professioni di fede religiosa e dell'appartenenza ad una congrega piuttosto che ad un'altra. E questo fatto accomuna e ci fa sentire parte di un tutto.
L'anziano uomo di Locati in preghiera ai piedi della scalinata della Chiesa madre mi ha particolarmente colpito, perchè, immediatamente, mi ha richiamato alla mente un'altra immagine, relativa ad un altro tempo e ad un altro luogo.
Si tratta di una foto che ho scattato in Nepal nel 1992, dove ho colto un anziano in atteggiamento devozionale davanti alla statua che raffigura il Dio Elefante, Ganesh in altri termini, che poichè fu incaricato dal dio Vishnu di creare il mondo danzando, è considerato il Dio degli inizi o anche del Buon Auspicio, quello che si prega in prossimità di un cambiamento o dell'inizio di un viaggio e - per estensione - davanti a scelte e a decisoni che potrebbero avere degli effetti imprevedibili.

Katmandu, Nepal, 1992 (foto di Maurizio Crispi)
Preghiera davanti all'effige del Dio Ganesh, Katmandu (Nepal), 1992 (foto di Maurizio Crispi)

 

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27 agosto 2018 1 27 /08 /agosto /2018 08:14
Il misfatto...

Il misfatto...

Il Comune di Santa Flavia ha deciso di cambiare le regole della raccolta della monnezza che, sino a poco tempo fa, avveniva porta a porta, anche nelle zone più distanti dal centro abitato.
I cassonetti - prima disponibili - erano stati già da tempo rimossi, poichè divenivano ricettacolo di cumuli enormi e tracimanti di sacchi della spazzatura, molti dei quali depositati dai residenti nel territorio immediatamente confinante del Comune limitrofo.

Davanti al cancello della casa di cui sono proprietario (in Via Capo Zafferano 14) dal momento del cambiamento reso opertivo quasi immediatamente dopo l'annuncio del cambio delle procedure (appena la settimana scorsa), tendenti alla realizzazione di un'appropriata raccolta differenziata con precisi giorni per il conferimento delle diverse tipologie di rifiuti solidi - si è accumulata presto una montagna di sacchi neri ricolmi di monnezza.
Ricevo anche (credo sia avvenuto giovedì 23 agosto)  una telefonata dai Vigili urbani di Santa Flavia che mi sollecitano la rimozione in tempi brevi, benchè io specifici che si tratta di rifiuti non provenienti dalla mia abitazione.
Io e il mio vicino (che si trovava a vivere lo stesso problema) riusciamo a far rimuovere tali rifiuti ad opera del Comune.
Io e lui affiggiamo gli appositi cartelli forniti dai servizi ambintali di Santa Flavia che invitano i cittadini a non utilizzare più quei punti come scarico della loro spazzatura.
Venerdì 24 agosto è avvenuta la rimozione del pregresso.
Sabato 25 alle 11.30 è tutto pulito (come da me stesso constatato) e gli appositi avvisi che avevamo ricevuto dal Comune di Santa Flavia erano stati affissi al loro posto (perfettamente visibili), nei punti utilizzati sino a poco prima per il deposito dei sacchetti della spazzatura.

Successivamente - in un orario imprecisato tra sabato e domenica (ma possibilmente con il favore delle tenebre) - qualcuno ha mollato dei sacchi di monnezza davanti al mio cancello.
Mi dice il mio vicino, quello con cui sono in contatto che probabilmente è stato un altro vicino a piazzare questi sacchi davanti al mio cancello, dopo che qualcun altro li aveva mollati davanti al suo. Insomma una specie di scaricabarile che non risolve alcun problema e che mostra soltanto la peggior furbetteria nostrana di cui si possa dare prova. Una sorta di "gioco della muffa" (un tempo molto praticato dai ragazzini, quando si giocava molto all'aria aperta), in cui ad essere penalizzato è l'ultimo a ricevere la "muffa" quando scocca il termine del gioco. Oppure, una sorta di "scaricabarile" della monniezza, in cui ciascun giocatore, ricevendo sacchi estranei della spazzatura davanti alla propria porta, anzichè seguire le vie istituzionali per segnalare l'abuso, la scaricasse a sua volta immediatamente davanti a quella di un altro vicino. E il gioco in questo modo potrebbe continuare senza fine (ed è, ovviamente, anche espressione di una immediata reazione emotiva, molto rabbiosa e revanchista (che bisognerebbe imparare a reprimere dentro di noi, senza passare alle vie di fatto).
Il tutto si può senz'altro considerare espressione di una nostra(na) moralità "liquida", in cui siamo noi stessi a fare le regole che più ci fanno comodo, a seconda delle circostanze: come dire che, spostandosi in un altro campo, uno che abbia subito un furto non appena si presentino le circostanze idonee, rubi a sua volta qualcosa per una forma di "risarcimento".
Come fare per difendersi da simili abusi, mantenendo alto nello stesso il profilo di civiltà e di rispettosità reciproche?
Certo, il problema non si risolve attivandosi personalmente nella sorveglianza del proprio cancello, giorno e notte.
Si può solo sperare per un prossimo futrou in un'atmosfera di reciproca fiducia e rispetto, ovviamente. Non sarebbe meglio che ciascuno si facesse carico personalmente degli abusi, mettendosi in contatto con i servizi del Comune per segnalare gli abusi?
Appena messo sull'avviso, ho provato a chiamare la Polizia municipale di Santa Flavia, ma ovviamente nessuno ha risposto.
Questa mattina, invece, sono facilmente riuscito a parlare con l'Ufficio competente della Polizia municipale e ho fatto la mia segnalazione.
La soluzione è quella cha ciascuno di noi possa farsi carico di eventuali abusi, segnalandoli immediatamente al Comune, anzichè avviare un gioco perverso e poco civile di "scaricamonezza", soltanto spaventato dalle sanzioni corpose che il Comune minaccia di erogare a quei cittadini davanti ai cui cancelli verranno trovati sacchi di spazzatura.

Mi piacerebbe davvero che questo improvviso cambiamento delle regole applicate dal Comune di Santa Flavia nella raccolta differenziata di rifiuti urbani solidi (tendenti ad un miglioramento effettivo del servizio, più rispettoso della tutela dell'ambiente) possa diventare per tutti strumento di civiltà e di crescita della comunità civile, e non mezzo di sopraffazione, in cui a farne le spese sono - come spesso capita - proprio i cittadini più rispettosi delle norme e animati di buona volontà.

 

 

 

(ore 18.00 del 27 agosto) E' doveroso un aggiornamento.
Forse per effetto della mia segnalazione telefonica; forse anche per la risonanza di questo post, il link al quale attraverso il gruppo Facebook "Porticello e Dintorni" è stato immediatamente condiviso da molti; fatto sta che la monnezza giacente davanti al cancello del mio villino è stata tempestivamente rimossa.
Sono arrivato sul posto attorno alle 11.30 del 27 agosto e lo spazio antistante era perfettamente pulito.
Quando sono andato via, attorno alle 11.50, c'era un auto della Polizia Municipale di Santa Flavia in breve sosta.
Si può lecitamente trarre la conclusione che, anzichè darsi all'abuso, per rimediare ad un abuso subito - come è stato nel caso del mio presunto vicino - percorrere le vie istititizionali per risolvere il problema paga certamente.

(30 agosto 2018) Il tormentone continua.
Nemmeno il tempo di tirare un respiro di sollievo e compiacersi della conquistata pulizia davanti al cancello che l'episodio indecoroso si è ripetuto il 28 agosto (martedi).
Un grosso sacco nero ha fatto misteriosamente la sua comparsa davanti al mio cancello.
Ancora una volta sono stato avvisato dal mio attento vicino.
Di nuovo telefonata al Corpo dei Vigili Municipali di Santa Flavia, il giorno dopo (mercoledì), attorno alle 8.00 del mattino.
Quando alle 10.00 circa sono andato a verificare, il sacco era stato già rimosso.

(1° settembre 2018) Vorrei segnalare che, nuovamente, tra il 31 agosto e il 1° settembre, sicramente con il favore del buio, qualcuno ha depositato un sacco della spazzatura nero davantri al cancello di casa mia (Via Capo Zafferano 14, Contrada Urio).
Come le altre volte ho chiamato la Polizia Municipale di Santa Flavia, ma  evidentemente fanno il weekend lungo, perchè nessuno risponde al telefono.
Mi piacerebbe sapere cosa c'è da fare in questi casi per tutelarsi da eventuali verbali.
Il mio post dunque è tuttora attualissimo.
Occorrerebbero delle misure di protezione più efficaci contro gli abusi, come ad esempio una videosorveglianza da attivare nei punti ritenuti più sensibili.

Lo scaricamonnezza dei cittadini: come fare proteggersi dai comportamenti di inciviltà?

Se hai depositato qui la tua monnezza non farlo più.
Se hai continuato e continui a farlo sei un porco!

Scritta murale in un luogo che prima era sede di raccolta della monnezza

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25 agosto 2018 6 25 /08 /agosto /2018 09:48
Fire Squad. Incubo di Fuoco (Only the Brave), USA, 2017

Nessuno come gli Americani riesce a realizzare degli ottimi film per celebrare personaggi eroici o "eroi" della vita quotidiana, cioè coloro che hanno puntato alto per realizzare il proprio sogno.
Sono ben pochi i cineasti europei che riescono a realizzare simili film, non vuotamente celebrativi, che rendono omaggio a persone che si sono distinte nel proprio campo specifico, sino al punto di dare la propria vita per una causa in cui credevano fermamente oppure per portare fino in fondo il proprio dovere oppure semplicemente colti da circostanze avverse nello svolgimento dei propri compiti.
Ovviamente questo è solo uno dei filoni del cinema USA, poichè qui i cineasti sono in genere maestri nell'affabulazione e nella trasposizione cinematografica di fatti realmente accaduti.
Gli esempi di "cinema degli eroi" nella cinematografia USA sono infiniti, basti pensare - per fare un paio di esempi - al film che racconta le vicende dei Vigili del Fuoco intrappolati tra le macerie dopo il crollo della seconda delle due Torri gemelle, oppure a quello che narra la storia vera di tre commilitoni che, congedatisi dall'esercito dopo il loro servizio in uno dei recenti scenari di guerra medio-orientali, trovandosi a compiere un viaggio di svago in Europa, si trovano a sventare un attentato terroristico su di un treno a lunga percorrenza sul quale si trovavano a viaggiare.

Questo "Fire Squad. Incubo  di Fuoco" (titolo originale: Only the Brave), uscito nel 2017 per la regia di Joseph Kosinsky, racconta la storia vera dei Granite Mountain Hotshots, la prima squadra anticendi boschivi di un corpo di Vigili del Fuoco municipali dell'omonima cittadina, promossi al rango di "hotshot", cioè di quegli addetti altamenti specializzati che vanno a lottare sul campo direttamente contro il fronte degli incendi boschivi, eventualmente con l'utilizzo della tecnica dei "controfuochi".
Il film racconta senza inutili retoriche la loro storia, dalla costituzione della squadra, attraverso la loro quotidiana attività, sino al tragico epilogo dovuto alla concomitanza di circostanze avverse, non certamente alla loro temerarietà o ad una qualche loro negligenza, nello scenario dell'incendio boschivo di Yarnell Hill. Della squadra di  20 valenti spegnitori, sopravvisse soltanto uno (per circostanze fortuite) e questo sopravvissuto, Brendan McDonough di 21 anni, diventerà l'infaticabile custode della loro memoria e di un mausoleo arboreo che diviene il luogo della rimembranza e del pellegrinaggio dei familiari.
Il film, come tutti quelli tratti da storie vere, si conclude con una rassegna fotografica dei personaggi veri: e ciò serve a radicare ancora di più il fim nella realtà e renderlo uno strumento di omaggio "alla memoria".

Un tempo, nella cinematografia, venivano celebrati con esempi di "cinema-verità" gli eroi di guerra (anche se con luci ed ombre): si veda ad esempio il problematico esempio del film di Clint Eastwood, sul vero ruolo del manipolo di soldati che piantarono la bandeira USA su di un colle di Iwo Jima.
Soprattutto, al giorno d'oggi, quando in molti luoghi (troppi) si combattono delle guerre bastarde, non possono più esserci eroi da celebrare in cui tutti si possano identificare, proprio perchè i soldati inviati a combattere in questi scenari di guerrre liquide, non combattono più per una causa giusta, per quanto insensata, come si poteva pensare al tempo della II Guerra Mondiale.
Non ci sono più eroi nelle guerre moderne, ma solo "bastardi senza gloria" che si trovano a combattere, a uccidere e ad essere uccisi, solo per futili motivi, oppure per menzogne coe sono state proprinate loro, oppure ancora per la paga che ricevono), per citare il titolo di un film di Quentin Tarantino.
Ed ecco la necessità di celebrare gli eroi della vita quotidiana, esempi di dedizione e di aderenza al proprio impegno sino alle più estreme conseguenze.

 

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10 luglio 2018 2 10 /07 /luglio /2018 09:33
Panchine vuote, panchine abitate e panchine in compagnia

Le panchine vuote e le panchine abitate sono ai due poli di un'intera gamma di possibilità.

A volte sono semplicemente vuote, come in attesa.

A volte sono occupate da uccelli che vengono a becchettare le briciole lasciati dalle merende di precedenti passaggi umani.

A volte attorno a certe panchine ci sono delle tracce che indicano il passaggio di un precedente ospite, come una bottigla di birra vuota, oppure i resti di una sigaretta fumata senza fretta.

Altre volte i loro ospiti sono extracomunitari alla ricerca di riposo, di frescura e il più delle volte in solitudine, come se fossero in attesa di qualcosa che per loro non arriva quasi mai.

Oppure, vi si possono scorgere ospiti dormienti, accasciati, abbandonati, ignari di tutto ciò che è loro attorno, come se lo stare sulla panchina li ponesse in una dimensione extratemporale ed extraspaziale, quasi in una bolla sospesa, che per loro - dormienti e sognanti - può diventare una sorta di treno dei desideri che li conduce ai luoghi da cui sono partiti e che consente loro di ricomporrre affetti spezzati.

Poi ci sono le panchine occupate da chi se ne sta in solituddine ad osservare e ad ascoltare altri che sono, invece, in gruppo e festosi.

E poi ci sono quelle in cui si accomodano per brevi istanti coppie solitarie, anziani assieme da una vita, che se ne stanno in silenzio, vicini uno all'altro, muti, ma intenti in quella che sembra essere una silenziosa conversazione, intensa e vibrante.

Queste ultime sono le panchine che preferisco, e invece molte di quelle che ho descritto mi mettono malinconia.

Ma in ogni caso le panchine, anche attraverso le assenze e il vuoto, sono capaci di raccontare delle storie.

Tutte le foto sono di Maurizio Crispi
Tutte le foto sono di Maurizio Crispi
Tutte le foto sono di Maurizio Crispi
Tutte le foto sono di Maurizio Crispi
Tutte le foto sono di Maurizio Crispi

Tutte le foto sono di Maurizio Crispi

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9 luglio 2018 1 09 /07 /luglio /2018 07:41
Tracce. Quelle dei Cristiani vastasi sono fatte di monnezza

Un cartello è stato esposto a Mondello (la nota e frequentata spiaggia di Palermo), nei pressi de "L'ombelico del Mondo": vuole rappresentare una piccola "storia" targata WWF contro i "Cristiani vastasi" che insozzano ed inquinano, e offrire lo spunto per una meditazione sostanzialmente malinconica.
Le tracce dei "Cristiani", nel senso lato di "human being", maleducati e incuranti, sono purtroppo fatte di monnezza... Sembra non esserci scampo a questo male anche da parte di coloro che si commuovono davanti alle specie in pericolo di estinzione e che ne contemplano la bellezza.

Bisognerebbe, invece, imparare a fare ciascuno la propria parte. Invece di aspettarsi che un servizio comunale provveda alle pulizie (il che che ci lascia un implicito lasciapassare a lasciare sporcizia al nostro passaggio, una sorta di giustificazione morale), bisognerebbe esercitarsi quotidianamente negli elementari doveri civici.

Pensate: se ciascuno di noi, ogni giorno, si chinasse a raccattare da terra una bottiglia di vetro abbandonata, un pezzo di carta, un giornale appollottolato (o qualsiasi altra cosa), le nostre città sarebbero più pulite.

In fondo siamo direttamente responsabili dell'incuria e dell'abbandono: dovremmo imparare che tutto ciò ci riguarda e cha siamo noi personalmente ad avere la possibilità di fare pendere l'ago della bilancia verso un mondo più pulito e sostenibile.

Io, personalmente, mi sforzo di farlo: così come raccatto da terra la cacca del mio cane, così , con un minimo sforzo, durante le mie uscite quotidiane a piedi non manco di raccogliere la monnezza da terra. E per fortuna i cestini della spazzatura non mancano e in questo periodo vengono svuotati abbastanza sollecitamente.

Dobbiamo invertire la tendenza e tornare ad una società in cui ciascuno si senta personalmente responsabile della tutela del bene comune.

Anche qualcun'altro ha scritto di questa locandina: brevi considerazioni con il titolo "Noi Palermitani".

Ecco di seguito il link

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29 aprile 2018 7 29 /04 /aprile /2018 09:33
Prugna, per gli amici Secca, il bassotto a ruote di Rita Butrico (PA)

Oggi ho visto per la prima volta un cane a ruote andare a passeggio con la sua padrona.

Era un simpatico bassottino e aveva le zampe posteriori imbracate in uno speciale supporto, fornito di rotelle.

Il bassottino camminava spedito e arzillo.

Ho scoperto pochi giorni dopo che il bassottino ha cinque anni e che il suo problema consistente in una paresi e in una perdita di sensibilità dipende da un'ernia discale.

La sua padrona Rita (che tra l'altro si occupa disabili( mi ha detto che il suo nome è Prugna, che poi per gli amici diventa "Secca".

Questo tipo di ausilio che può essere utilizzato anche per le zampe anteriori viene costruito appositamente, cane per cane, poichè deve potersi adattare perfettamente alle caratteristiche del cane e alle dimensioni (peso e altezza da terra)

Quella delle ruote da applicare mediante apposita imbracatura al treno anteriore o posteriore del cane è una soluzione splendida per risolvere i problemi motori o articolari dei nostri amici a quattro zampe e per dar loro la possiblità di continuare a fare le loro passeggiate (o il loro lavoro) in autonomia, senza doversi trascinare penosamente.

In passato queste soluzioni "tecniche" non erano così facilmente disponibili e uno, solo se dotato di ingegno sufficente, se le doveva inventare.

Ma oggi è certamente più facile consentire ai nostri amici di vivere in felicità, anche quando le difficoltà neuromotorie che si manifestano in loro decreterebbero anzitempo - in natura - la loro fine.

A pensarci bene i "cani a ruote" sono degli animali disabili (ovvero portatori di handicap della propria motilità) o devono imparare, grazie ai marchingegni che gli uomini forniscono loro, ad essere dei "diversabili", come oggi si dice più correttamente.

Quando parliamo di barriere architettoniche, riflettiamo su questo punto: l'abbattimento di tutti gli ostacoli è per tutti, anche per i nostri amici animali.

Come diceva mio fratello Salvatore Crispi tutti i cittadini (non solo chi è disabile dalla nascita) possono trarre vantaggio dal fatto di vivere in un contesto "normale", senza barriere architettoniche in cui disabili con difficoltà motorie, anziani con ridotta capacità deambulatoria, future mamme (o mamme con passeggino) e cani con difficoltà neuromotorie, non vedenti e non udenti, ma proprio tutti, possano muoversi a proprio agio senza ostacoli e senza rischi.

La foto di Prugna è di Rita Butrico.

Il cane a ruote: anche per gli amici cani diversabili bisogna abbattere le barriere architettoniche
Il cane a ruote: anche per gli amici cani diversabili bisogna abbattere le barriere architettoniche
Il cane a ruote: anche per gli amici cani diversabili bisogna abbattere le barriere architettoniche
Il cane a ruote: anche per gli amici cani diversabili bisogna abbattere le barriere architettoniche
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9 marzo 2018 5 09 /03 /marzo /2018 11:41
Pinguini

Un tempo Villa Sperlinga, il piccolo parco cittadino di Palermo a pochi passi da casa mia, era il mio dominio incontrastato per le le passeggiate mattutine con il mio cane.
Di mattina presto (bei tempi!), c'ero soltanto io e scorrazzavo in lungo e in largo, correvo, saltavo, gioiovo e mi fermavo persino a fare ginnastica sulle panchine di pietra. Qualche volta arrivava la mia amica Sofia e scambiavamo quattro chiacchiere serene e poi ciascuno proseguiva per la sua strada.
Poi, da un giorno all'altro, è arrivato un branco di pinguini che ha colonizzato la Villa, proprio in quella fascia oraria e ne ha preso quasi esclusivo possesso.
I pinguini di Villa Sperlinga, ebbene sì!
Si muovono a piccoli passi dondolanti, con i piedi sporti di lato a papera, e tengono saldamente il controllo del centro della villa sicché non è più possibile seguire delle traiettorie libere in giro per il giardino...
Non ci si puà avvicinare alla tribù dei pinguini, poichè - come per incantesimo - ci si troverebbe ad essere immediatamente trasformati in pinguini che ciondolano e dondolano, attorniati da un piccolo manipolo di canpinguini che lì seguono in questi piccoli e goffi spostamenti, seguiti da fasi di totale immobilità.
La tribù dei pinguini è ovviamente guidata da un capotribù, la cui livrea nera è sormontata da una cresta di fitto piumaggio bianco...
Un pinguino insolito, ma tant'é.
Il capo pinguino dispensa ai canpinguini che lo attorniano cibo e premi di cui è sempre riccamente fornito
Oltre ai canpinguinim ci sono molti canpinguini fantasma ... essi appartengono al regno dell'invisibile, ma se si fa attenzione si potrà scorgere l'aria tremare lievemente al loro passaggio, come quando la calura estiva che promana dal suolo rende indistinti i contorni di ciò che si trova nella distanza.
Ogni mattina, dunque, percorro il perimetro della Villa e posso soltanto contemplare in distanza la pinguinesca tribù i cui componenti come tanti soldatini si muovono tutti all'unisono, come un manipolo di buffi soldatini...
Poi, al termine delle loro pinguinesce evoluzioni si ritirano con lento piede sino ad un vicino luogo di ristoro, dove hanno una loro esclusiva mangiatoia e, quindi, sino al mattino successivo, scompaiono...
Presenti all'appello, fanno adunanza sono con qualsiasi tempo, in ogni stagione... per loro la Villa Sperlinga è tutto.
Mi chiedo se un giorno potrò scorrazzare nuovamente in assoluta libertà nello spazio aperto della villa, soprattutto percorrendola nelle sue diagonali. Mi sovvengo a pensare con nostalgia a quella libertà di vagare che ora mi è stata sottratta.
Per adesso quegli spazi mi sono preclusi: per quanto riguarda me, non ho alcun desiderio di trasformarmi anch'io in un pinguinesco pinguino.
Ma sono pessimista: credo che per me l'età d'oro di Villa Sperlinga non tornerà più.

Nella caligine del primo mattino
ho visto pinguini felici
muoversi in branco
nella iridescenza violetta della plumbagine in fiore

(luglio 2018)

I pinguini sono sempre lì, ogni santo giorno, anche ad Agosto

Anche nel Solleone

Amo i pinguini di Villa Sperlinga

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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