Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
27 marzo 2015 5 27 /03 /marzo /2015 06:51

Ecco di seguito un bell'articolo di Cettina Vivirito, pubblicato su "La Vocedinewyork.com", pregevole ed interessante, profondo, eppure scritto con un tono leggero e godibile,di grande interesse e stimolante culturalmente perché mostra le affinità tra i due grandi monoteismi,cosa che in epoca di fondatementalismi non è da poco e perchè indica la via possibile di uscita dall'attuale impasse e di evitamento di eventuali ulteriori escalation: una via essenzialmente culturale e di conoscenze condivise e rispettose delle differenze, anzchè contrapposte e in guerra.

La Bibbia e il Corano, linee guida del Mondo (un articolo di Cettina Vivirito)

Leggere la Bibbia e il Corano, oggi, significa provare a capire i conflitti e le contraddizioni del nostro tempo. E a liberarci dai pregiudizi. Magari ricordandoci che San Francesco d’Assisi non amava le Crociate. Anche perché le guerre non hanno mai eliminato le stesse guerre

In caso di naufragio, il libro che vorrei avere con me sarebbe la Bibbia. Non perché non ci siano altri libri che amo e che ho letto e riletto tante volte proprio perché ho bisogno di sentirmi dire quello che mi dicono, piuttosto perché la Bibbia è un abisso insuperato di informazioni che transitano indifferentemente dal passato al futuro con toccate e fughe da un presente che in qualche modo sembra esserne comunque ricompreso.
(...)
Poi c'è il Corano, questo sconosciuto. Il Corano è il testo sacro della religione dell'Islam. Per i musulmani rappresenta il messaggio rivelato quattordici secoli fa da Dio a Maometto per un tramite angelico, e destinato a ogni uomo sulla terra. Venne dettato da Maometto a vari testimoni che ne impararono a memoria alcuni versetti o tutto il suo corpus, e a vari compilatori, i kuttāb. Dai kuttāb venne quindi scritto su vari supporti (presumibilmente pezzi di legno, osso, pergamena, tessuti serici) che furono poi raccolti e risistemati definitivamente su ordine del califfo ʿUthmān b. ʿAffān.

La Voce di New York (Cettina Vivirito)

Condividi post

Repost0
11 marzo 2015 3 11 /03 /marzo /2015 20:33
E se...?

Per la seconda volta, arrivando a Londra, ai controlli "di frontiera", la mia Carta d'identità è stata passata sotto microscopio...

La prima volta, mi hanno richiesto un documento supplementare e, chi sa perchè, mi hanno domandato se avevo la patente..

La seconda volta (in qurst'ultimo viaggio (tornando il 7 marzo da Palermo), il funzionario di turno (in questo caso una donna) si è alzata dalla sua postazione ed è andata a consultarsi con suo collega.

In entrambe le occasioni, dopo questi lunghi esami, sono stato ammesso in territorio britannico:.in entrambi i casi, il mio documento di riconoscimento è stato esaminato, per così dire, con la lente d'ingradimento, analizzandone il pelo e il contropelo o - come soleva dire mia madre - facendone l'analisi grammaticale e logica..

In questi casi, sai che non c'è nulla di cui preoccuparsi, ma - di questi tempi - tutto è possibile, persino essere presi per un pericoloso terrorista jahidista o,adesso, dell'ISIS che cerca di infiltrarsi.

E, da lì, a trovarsi segregato in una Guantanamo, il passo potrebbe essere breve: Guantanamo è nelle nostre menti, come Chernobyl.

Ad essere esaminati con simile occhiuta attenzione, ci si sente un po' sulle spine, insomma...

In effetti, niente è come appare...

Potrei essere un terrorista...

Potrei portare su di me una bomba batteriologica...

Potrei essere un Jack the Ripper redivivo, o anche un Jack the Snipper...

Potrei essere Hannibal Lecter

Paurissima!

Ma forse, molto di più, se proprio devo essere preso per qualcuno, m piacerebbe uno sbeffeggiante Spring-heeled Jack. O anche la Lepre Marzolina... o il Cappellaio Matto.

E' sempre meglio diffidare: fidarsi è bene, ma non fidarsi é meglio, dice il vechio adagio.

Non puoi mai sapere chi hai di fronte e quali sono i suoi più riposti segreti.

E se...?E se...?
E se...?

Condividi post

Repost0
9 marzo 2015 1 09 /03 /marzo /2015 10:08
Una campagna di scavo biblio-archeologica

Nei giorni appena trascorsi (si era nei primi giorni di marzo) ho trascorso molto tempo smuovendo dei libri da una posizione per collocarli in una differente location.

Un gran lavoro, che assume in sé importanti componenti fisiche per la necessità di movimentare masse di libri, ma é nello stesso tempo ricca di componenti emozionali ed intellettuali..

All'inizio, mi pareva di essere di fronte ad un muro compatto che mai avrei potuto scalfire (e non solo in metafora: quello che avevo davanti era un autentico muro di libro tutti intrecciati, embricati, incastrati uno nell'altro).

Poi, a poco a poco, sono riuscito a smantellarlo, pezzo dopo, mattone dopo mattone.

Un lavoro non semplice, poichè ogni tassello è in sé unico e va esaminato attentamente, prima di decidere della sua nuova collocazione: con quali altri "pezzi", dove.

E ci sono libri letti e libri non letti, ma - per alcuni versi - è come se anche quelli non letti fossero stati letti, tanto grande è la consuetudine di averli maneggiati e di tornare a maneggiarli adesso, quasi che il semplice contatto dei polpastrelli sul dorso e sulle copertine e sul taglio delle pagine di carta potesse travasare nelle mie terminazioni nervose, con impulsi elettrici o con la chimica di una meravigliosa osmosi il loro contenuto dentro di me.

Ogni singolo "pezzo" evoca un momento della mia vita passata, negli ultimi venti anni, mi indica entusiasmi e percorsi di lettura che si sono accesi per poi placarsi, improvvise divagazioni a macchia d'olio, incursioni nella produzione d'un singolo autore o in quella di autori collegati, quando ogni lettura apriva una cascata di interessi correlati che divampavano in progressione geometrica: e non sempre era possibile leggere proprio tutto, ma l'importante era acquisire, mettere agli atti e sapere di poter leggere un giorno, prima o poi, quando improvvisamente un'improvvisa urgenza mi portava a lanciarmi in una ricerca affannosa per ritrovare il pezzo perduto - quel pezzo in particolare - e potere finalmente procedere ad una lettura e ad una acquisizione di elementi conoscitivi, non per via esclusivamente contemplativa.

Grattando e grattando, giorno dopo giorno, come un novello abate Faria, intento a scavare il tunnel segreto che gli assicurerà la via della libertà dalle catene del cupo Chateau d'If, sono giunto agli strati più profondi di questa archeologia della memoria e, alla fine, il muro dei libri, è quasi del tutto scomparso, dissolto - all'infuori di frammenti e schegge dove prima si ergeva una muraglia possente - (ma ovviamente riallocato in modi più razionali altrove).E la stanza senza quella pazza architettura di libri sembra vuota e ho l'impressione che , se parlassi, la mia voce risunerebbe stentorea, non più attutita e assorbita dalle pareti di carta.

Sono un conservatore: nella mia vita procedo per successive concrezioni che accrescono lo spessore e le circovoluzioni del mio guscio, quasi fosse un mollusco che ingrandendosi ha bisogno di estendere via via la conchiglia attorno a sé, sicchè le spirali più piccole e più interne sono le più antiche - quelle della sua gioventù, mentre quelle più esterne sono quelle della sua maturità e della sua crescita adulta.

Per arrivare al nucleo più interno e profondo bisogna scavare e levare, come un bravo archeologo che, armato dei suoi strumenti, scende sempre più in profondità e va a ritroso nel tempo, prima utilizzando tecniche di scavo massiccie e, successivamente, entrando in una dimensione di lavoro sempre più raffinato con l'ausilio di dispositivi che si vanno miniaturizzando sempre di più, come piccoli pennelli, grattini, scovoli etc.

Ma non è un lavoro semplice: bisogna anche dire, che più si leva e più diventa facile levare.

Più si leva, più l'occhio può acquistare un'attitudine analitica e più facilmente si possono fare ricostruzioni e collegamenti per connettere i libri ripescati dal passato, secondo nuovi percorsi più funzionali.

E i primi passi sono sempre i più complicati e faticosi.

Ma se ci si tuffa coraggiosamente nella bisogna allora si comincia a poter navigare in quell'infinito mare di carta che ti si stende davanti.

E ci rende conto chei libri sono pur sempre una meravigliosa avventura.

Una campagna di scavo biblio-archeologicaUna campagna di scavo biblio-archeologica
Una campagna di scavo biblio-archeologica

Condividi post

Repost0
5 marzo 2015 4 05 /03 /marzo /2015 09:12
Un delizioso caso di synchronicity: l'incontro di Gabriel con una british Frida

L'altro giorno al Victoria Park Gabriel ha adocchiato un piccolo cagnettino che era lì con la sua padrona per la sua ora d'aria e, come sempre fa quando vede dei cani di taglia piccola e media, ha cominciato a gridare eccitato "Frida, Frida!" Tutti i cani per lui evocano Frida, a cui è molto affezionato: specie in questi giorni che lui è a Londra e Frida è lontana a Palermo.
Fin qui nulla di strano.
Ma che dire, quando Maureen ha scoperto, parlando con la padrona di quello che si è rivelato poi essere una cagnetta, che il nome dell0 "smallishbritish  dog" era esattamente Frida?
Una coincidenza inspiegabile, dovuta al caso o alla necessità.
Come ci insegna Paul Auster, nel suo piccolo e delizioso libretto "Taccuino rosso" poi confluito in un volume di più ampio respiro assieme ad altri scritti sparsi, in tanti piccoli episodi della nostra vita possiamo intravere quel fenomeno noto - ma preso in cosnderazione soprattuto dagli psicologi analitici (Junghiani) della cosidetta "synchronicity" ("sincronicità") in cui ci troviamo ad essere portati di peso in inattese pieghe dell'esistenze da piccole straordinarie coincidenze, profezie che si avverano etc etc, sensazioni imporvvise di dèjà vu o di jamais vécu.
La "Sincronicità" è un fenomeno che ci fa sospettare che alcune cose siano più complesse di quello che potremmo pensare (o che vorremmo credere) e che molte cose accadano a nostra insaputa, in modo tale da suscitare in ìn noi il senso della meraviglia che possiamo solo accettare con gratitudine, o da ingenerare inquietudine perché siamo rimandati prepotentemente ad una realtà sommersa dietro il visibile che ha un potere, in alcuni casi, perturbante.

 

Ma ecco quelle che scrive Maureen, relativamente al piccolo episodio, commentando la foto che lo illustra.

Un delizioso caso di synchronicity: l'incontro di Gabriel con una british Frida

This is the dog that we met in Victoria Park. Gabriel was very enthusiastically shouting and caling 'Frida Friiiiida!' to the dog, and the dog was listening!! Then the lady and her friend who were looking after the dog, looked at Gabriel with amazement. As it turns out, this dog was really really also called Frida! I explained to the ladies that Gabriel has a dog called Frida, in Italy and he calls all smallish dogs 'Frida'! Here you can see one of the ladies going to rescue Frida's orange ball out of the water, and Gabriel is watching with fascination, along with Frida who was very excited to get her orange ball back. So it was nice to meet an English Frida in our last month in England before going to Frida in Italy!

Mauren Crispi

Condividi post

Repost0
28 febbraio 2015 6 28 /02 /febbraio /2015 07:15

Esiste ancora, per fortuna, una pratica della Medicina compassionevoleQuella che segue è una telegrafica riflessione che mi è sorta spontanea nella mia mente, leggendo un articolo comparso su Micromega online "Io, infermiere, vi racconto l’eutanasia silenziosa nei nostri ospedali".
Ho trovato l'articolo coraggioso ed interessante, anche se - come spiegherò in seguito, il titolo è leggermente fuorviante, poiché sembra che l'articolo sia collocabile all'interno del dibattito sull'eutanasia, mentre invece riguarda principalmente una pratica sanitaria e medica "compassionevoli".
La pratica del medico si muove, nel caso dei malati terminali, su di un difficile crinale: da un lato vi è la china dell'accanimento terapeutico insensato e "fondamentalista", dall'altro lato, vi sono il sentimento della "pietas" e il principio ippocratico che sancisce "Il meno e il meglio".

Se ai medici e al personale addetto alle cure viene lasciata la libertà di comportarsi secondo "scienza e coscienza" (ma anche rispettosi della complessità del Giuramento ippocratico, è possibile trovare una strada sensata e di "pietas" che sembra essere negata e relegata in un canto dai progressi tecnologici applicati dalla Medicina.

Non ci vogliono riflettori, ma soltanto discrezione. E occore lasciare che i medici possano compiere il loro lavoro, senza essere distolti dal timore di sanzioni penali.

L'articolo comparso su MicroMega é la conferma su come sia possibile trovare una terza via rispetto al dibattico eutanasia sì/eutanasia no: quella di una pratica della Medicina centrata sulle persone e sulle loro sofferenze, una declinazione della Medicina che,laddove occorra, sia compassienevole, quella che escluda il culto delle macchine che mantengono in vita a tutti i costi, quella che richiede che, laddove, siano stati fatti tutti i tentativi, la natura faccia il suo corso.

Come alcuni lettori dell'articolo che hanno postato i loro commenti, anch'io ritengo che il titolo dell'articolo sia "sbagliato" o comunque fuorviante, poiché ingenera confusion, riportando il discorso all'interno del dibattito infruttuoso tra sostenitori dell'eutanasia (normata da leggi) e il rifiuto della stessa: una contrapposizione sterile che sinora non ha fatto altro che accrescere in entrambi gli schieramenti di opinioni delle derive fondamentalistiche e fanatiche.

 

Quello di cui si parla nell'articolo attiene alla messa in pratica di alcuni principi fondamentali della Medicina, che oggi nel fragore delle discussioni e delle contrapposizioni, tendono ad essere dimenticati.
Rimane emblematico al riguardo, il gesto "compassionevole" compiuto dal medico curante di Sigmund Freud, Max Schur, nei confronti del suo illustre paziente, quando - alla fine della lunga e devastante malattia, compresi i numerosi e destruenti interventi chirurigici per imuovere le successive metatastasi, c'era ben poco da fare e rimaneva soltanto un carico di inutile sofferenza.

Condividi post

Repost0
26 febbraio 2015 4 26 /02 /febbraio /2015 22:01

Le pozzanghere e il loro fascino invincibileE' un dato quasi universale: i bambini adorano le pozzanghere che si sono formate a terra dopo una pioggia.
Questo fascino - questa forza attrattiva -  si accresce ancora di più, se le pozzanghere sono fangose ancora di più.

Appena ne adocchiano una, ecco che subito ci zompano dentro con un ardore quasi fanatico e degno di una miglior causa e cominciano a pestare con i piedi, sollevando infiniti schizzi.

Un'attività che viene solitamente svolta, applicandovi la stessa concentrazione che meriterebbe un lavoro di fino e che sembra generare un'autentica goduria.

Quando ero piccolo, appena vedevo una pozzanghera, mi ci fiondavo dentro immediatament e, possibilmente, con le scarpe nuove appena comprate dalla mamma.
E mamma mi gridava dietro... sia mentre lo facevo sia mentre mi riportava indietro a casa, con le scarpe tutte infangate e i vstiti schizzati di fango.
Però, poi - a distanza di ore o di giorni -  era un episodio che raccontava a parenti e ad amiche...
Le mie malefatte gianburraschesche erano sempre oggetto delle sue narrazioni nelle cui filigrana - dietro una riprovazione di circostanza - si intravedeva un certo compiacimento che, percepito da me, nella posizione di ascoltatore delle sue storie, rinforrzava ulteriormente il mio primitivo impulso di zompare nella pozzanghera la prima volta che dovesse presentarsene di nuovo l'occasione.
Vedere Gabriel Babacino che istintivamente fa la stessa cosa mi ha riportato conprepotenza  indietro nel tempo.
Forse in questo fascino primigenio delle pozzanghere risiede l'attrattiva che per molti esercita la corsa in natura, soprattutto quando le condizioni climatiche sono incerte e i sentieri sono fangosi e ci sono delle distesa d'acqua neo-formate da superare, attraversando alti schizzi.

Condividi post

Repost0
13 febbraio 2015 5 13 /02 /febbraio /2015 08:56

Storie e cunti. Dalla narrazione orale al piacere della lettura

E' una novità: sarà forse perchè la fine dell'inverno si avvicina.

La mattina

quando è ancora buio

si sentono degli uccelletti ciuciuliare

si svegliano e chiaccherano tra loro:

"Come hai passato la notte?"

"Hai dormito bene?"

"Io sì, ma ho sentito un po' di freddo"

"Quando prendiamo il volo per andare a cercare la nostra prima colazione, qulache vermetto gustoso e succulento?"

"Dobbiamo aspettare che faccia luce..."

"intanto raccontiamoci qualche bella storia..."

"Forza! Chi vuole raccontare la prima?"
"Ecco! Vi racconterò della volta in cui un nostro antenato si fece beffe di un grosso gatto nero che cercava di mangiarselo in un sol boccone..."
(...)
"E' bella questa storia! Raccontacene altre!"

 

 

Storie e cunti e cunti di li cunti, già!

Un tempo le storie più che quelle lette erano quelle che si raccontavano stando seduti attorno al fuoco dell'accampamento o davanti al fuoco del camino nelle lunghe sere d'inverno.

Ed erano sempre gli anziani a prendere la parola, attingendo dal loro ricco bagaglio di storie tramandate da una generazione all'altra e che avevano ricevuto come lascito, avendole più volte ascoltate da bambini in rapito silenzio.

Ad ogni passaggio le storie si arricchivano perchè ogni narratore inseriva il suo contributo derivante dalla sua esperienza viva e palpitante.

Il bisogno di sentire narrare le storie, forse per questo, è vivo, quasi una necessità emozionale: senza storie da narrare e da ascoltare ci si inaridisce.

La televisione e ancora di più i videogiochi stanno annullando questo nostro peculiare bagaglio che viene da tanto lontano.

Bisognerebbe spegnere gli apparecchi TV, buttare via i videogiochi e ricominciare a raccontare.

Ricordo che mio padre la sera entrava nella nostra camera da, quando eravamo pronti per dormire e ci leggeva le storie di Sindbad il Marinaio, di Aladino e i quaranta ladroni ed altre ancora: papà non leggeva semplicemente quelle storie, ma le recitava, facendo vivere i personaggi e rendendoli presenti ai nostri occhi, quasi in carne ed ossa.

Ogni sera solo un pezzo di storia e ci lasciavsa in sospes sul più bello: e io non vedevo l'ora che si arrivasse alla sera per poter sentirne la continuazione E lui, puntualmente, riprendeva la narrazione dal punto in cui eravamo arrivati la sera prima: l'uccello Rok, l'Isola misteriosa con una fonte al centro, e tante altre avventure, che alimentavano la mia fantasia.Dei professori di Liceo, tutti più o meno scialbi, ricordo con piacere il professor Carlotti che ci fece amare la Letteratura latina, perchè ci leggeva interi brani, declamandoli, e perchè quando ci parlava di un autore, lui stesso diventava quell'autoree lo faceva vivere davanti ai nostri occhi. 

Il piacere della lettura, in fondo, è figlio del piacere di ascoltare le narrazioni: quando  - essendo stato educato all'ascolto delle narrazioni orali - apri un libro e cominici al leggerne la prima pagina, il piacere che provi è lo stesso, con la differenza che adesso sei autonomo e che puoi scoprire il mondo delle infinite storie da solo.La prima pagina di un libro è una porta che ti fa entrare in un mondo che adesso puoi esplorare da solo. 

Condividi post

Repost0
16 gennaio 2015 5 16 /01 /gennaio /2015 06:33

Fraintendimenti linguistici

Una volta ebbi bisogno di acquistare senza spendere una cifra eccessiva delle scaffalature di legno con cui organizzare in economia una libreria suppplementare per accogliere la marea montante di libri e chiesi al nostro falegname di fiducia dove potessi trovarne.
Lui, senza esitare, mi disse che, senza meno, sarei dovuto andare al "Lili Marlene" e che là avrei trovato tutto ciò che sarebbe stato utile a soddisfare le mie esigenze ed io chiesi, cascando dalle nuvole: "Ma dove si trova?".
E lui mi diede tutte le spiegazioni del caso, indicandomi in pratica la via per arrivare al Forum, il grande ipermercato di Palermo (lato Messina). E così partii alla ricerca del Lili Marlene,seguendo puntualmente le istruzioni ricevute.
Ed ero davvero convinto di ciò che cercavo, ci avrei messo la mano sul fuoco che il luogo si chiamasse in quel modo. Mi piaceva d'altra parte pensare che un luogo dove vendevano oggetti utili al bricolage di falegnameria potesse avere un nome così evocativo: "Lil^ Marlene", nientemeno.
A chiunque, in caso di bisogno, avrei potuto chiedere la direzione per arrivare al "Lilì Marlene".
E per fortuna non chiesi ad anima viva...


Arrivato sul posto, mi resi conto che non c'era nessun "Lilì Marlene" e che, invece, campeggiava davanti a me l'enorme struttura del "Leroy Merlin".

"Ah!", dissi a me stesso , "allora era questo il posto!" e mi annotai mentalmente la cosa, come singolare esempio da menzionare a proprosito dei fraintenidimenti linguistici derivanti dal fatto che uno dica una cosa invece che con il suo giusto nome con un appellativo deformato o per ignoranza o per consuetudine.
A volte le trappole scattano quando una parola viene deformata radicalmente da un'inflessione dialettale, come in questo  esempio gustoso che riporto in forma di dialogo (fonte: Elena Cifali)

 

-Mi scusi, cosa c'è qui dentro?
-La baciamella!
-Cosa?
-La baciamella!!
-Che cosa?
-Signoraaaa, a baciamella, chidda ca ci metti 'nde lasagni!!
-Ahhh!! La besciamella! Mi scusi, sa, a quest'ora sono un pò rincitrullira!!

 

Oppure, possono esserci altre situazioni in cui una parola viene pronunciata distorta per consuetudine e alla lunga viene a soppiantare la parola giusta, anche quando si dovrebbe essere per decenza o per correttezza o rispetto.

A tal riguardo riporto due esempi.

Ai tempi della scuola, un mio compagno di classe (a partire dalla prima ginnasio del classico) si chiamava di cognome "Coico", che per noi era altamente comico e che presto prendemo a trasformare in "coito", ovviamente, all'insaputa del diretto interessato, facendoci ogni volta grasse risate. Ma poi accadde che, usa la parola cambiata oggi, usala domani, alla fine comincio a scapparci "Coito" anche quando ci rivolgevamo direttamente a lui.

L'altro esempio
 plateale èdei tempi del mio servizio come Ufficiale di complemento presso l'Ospedale militare di Palermo.
Lì, come in ogni struttura militare, era presente lo "Spaccio" che, tuttavia molti dei soldati ed anche alcuni dei sottufficiale per uan sorta di spirito goliardico chiamavano sovente "spacchio" (anche sotto la spinta della ben nota ossessione sussistente negli ambienti militari di quel tempo - esclusivamente maschili - per il sesso, visto in un'ottica deformata.
Una volta arrivò all'ufficio dov'ero assegnato una circolare, in cui il sottufficiale di turno ( o lo scritturale che aveva scritto sotto dettatura) invece di "spaccio" aveva scritto "spacchio". E' lì risate a mai finire, anche
se quel lapsus scrittorio denotava una sinistra perdita di controllo rispetto ad un'ossessione soggiacente.

D'altra parte, il detto popolare dice: "Prendere fischi per fiaschi e lucciole per lanterne"

 

E, per finire, non può mancare una riproduzione in video della celebre canzone (che, detto tra parentesi, a me bambino - figlio del dopguerra - piaceva tantissimo).

 


 

 

 

 


Condividi post

Repost0
26 novembre 2014 3 26 /11 /novembre /2014 06:30

Riflessioni a ruota libera nella sala d'attesa delle poste. Figli...non gigli!

(Elena Cifali) Seduti alla stessa panchina.

Dialoghi semplici ma incisivi i nostri.  I figli,  i nipoti,  il lavoro,  la sua pensione e la possibilità di aiutare quel figlio che non trova lavoro. 

La voce si fa più sottile e tremolante e tradisce il suo stato d'animo. 

Il cartellone sopra di noi mostra i suoi numeri luminosi che giocano a rincorrersi. 

A184, B095, A185.

"È il mio turno signora,  la saluto" Si alza lentamente.

"Siamo tutti sotto questo cielo, siamo tutti figli suoi", continua a dirmi mentre alza il pollice al cielo ed è già quasi lontano da me. 

Mi viene voglia di seguirlo per ribadire. 

Per puntualizzare, per ribattere.

Siamo tutti figli ...

 

Ma figli di chi?

Figli dei calciatori miliardari e dei padri disoccupati.

Figli della generazione "bamboccioni".

Figli delle pensioni minime e di quelle sociali.

Figli della spazzatura differenziata che però non si differenzia. 

Figli delle donne forti che la sera si impasticcano. 

Figli del "faccio tutto da solo, ma ti prego aiutami".

Figli dello "sport che passione" anche se poi mi dopo. 

Figli del lavoro precario,  di quello sottopagato e del trasferimento preventivo. 

Figli del mobbing e dello stalking, tanto non ci condanna nessuno.

Figli della Chiesa:  Una, Santa, cattolica e Apostolica che nasconde i

vescovi pedofili.

Figli dell'effetto serra e dei cibi contaminati che si comprano anche al bio. 

Figli di Ebola e dell''HIV, ma che mi importa è un problema africano. 

Figli delle missioni spaziali che non curano i tumori. 

Figli della televisione con il telecomando in mano. 

Figli della diffidenza e della maldicenza alla faccia dell'amicizia.

Figli del "dov'è finita la decenza? ".

Figli del petrolio. 

Figli dei call center.

Figli del "il fumo uccide" ma non importa a nessuno. 

 

Figli ... figli ... figli ... ho detto figli,  non gigli! 

Ok prendo fiato,  mi servirà per urlare a gran voce: figli di puta!

 

 

Riflessioni a ruota libera nella sala d'attesa delle poste. Figli...non gigli!

Condividi post

Repost0
8 ottobre 2014 3 08 /10 /ottobre /2014 13:33

al-posto-della-libreria-Aleph.jpg

 

(Maurizio Crispi) In Via Generale Arimondi, al posto della bellissima e amata Libreria Aleph di Palermo, chiusa poco più di un anno fa a causa dell’improvvisa morte del suo gestore, Lorenzo Giordano, c'è un emporio cinese, annunciato dalle consuete lanternine rosse appese fuori dalla porta

 

Il segno dei tempi: al posto di un libreria che forniva cibo per la mente, un negozio che vende merci  dozzinali e di scarsa qualità…

Gli eredi di Lorenzo Giordano non hanno potuto - o voluto - mantenere la tradizione di una libreria di qualità nel cuore della Palermo bene. E hanno smantellato tutto: ma non è certamente da fargliene una colpa. Le imprese di commerciali di qualità nella nostra città non sono favorite e non hanno la forza di creare un movimento di pubblico con l'attivazione di iniziative culturali che attraggano lettori e potenziali clienti.

Non possiamo che constatare con amarezza che, in questo modo, un altro pezzo della Palermo intellettuale se ne va, dopo la scomparsa della storica Libreria Flaccovio, al cui posto è stao aperto un negozio di intimo femminile, mutande e reggiseni. Così come tanti altri luoghi di qualità - o legati alla tradizione - della Palermo storica sono stati tristemente chiusi per far posto ad imprese commerciali di dubbio valore, come nel caso dell'Extrabar o del Bar del Viale, o recentemente quello de "Il Pinguino", in via Ruggero Settimo. Tutto destinato a cadere nell'oblio e nel dimenticatoio di una città che, malgrado le apparenze, non vuole favorire la persistenza della memoria nei confronti di tutto ciò che è cultura e slancio dello spirito

 

Fossimo a Londra, sarebbero state collocate in un punto strategico del muro perimetrale degli edifici che ospitavano queste due librerie delle targhe commemorative.

 

Ma noi palermitani non meritiamo questo tipo di attenzioni o forse non abbiamo la capacità di richiederle (o di esigerle).

 

E la nostra città - grazie anche alla scarsa capacità dei nostri amministratori - è condannata sempre più a trasformarsi in un non-luogo foucaultiano, senza storia e senza tradizione, sena né arte né parte.

 

 

 


Vedi anche su questo magazine:

 

Se ne é andato Lorenzo Giordano, fondatore della Libreria "L'Aleph" di Palermo

 

 

Chiude la Libreria Flaccovio di Palermo, nella seconda metà del XX secolo, autentica fucina della cultura siciliana

 

 


Condividi post

Repost0

Mi Presento

  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
  • Contatti

Profilo

  • Frammenti e Pensieri Sparsi

Testo Libero

Ricerca

Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


frammenti-e-pensieri-sparsi.over-blog.it-Google pagerank and Worth