Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
5 gennaio 2016 2 05 /01 /gennaio /2016 21:04
La solitaria vita dei manichini

Quei manichini che si affacciano alle vetrine dei negozi vivono una loro vita solitaria, anche se sono di continuo esposti allo sguardo altrui.
Spesso occhieggiano dalle vetrine, spesso sono ignudi, perchè specie di notte, per evitare tentazioni vengono spogliati degli abiti che hanno indossato durante il giorno.
Non c'è nessuno che si fermi mai a parlare con loro...
Del resto spesso sono senza testa, e a volte anche senza gambe e senza braccia.
Solo dei torsi di prigioni che sembrano essere stati predisposti a colpi di accetta da parte di impietosi jack Squartatori.
Quando vedo un manichino esposto in una vetrina, specie se lasciato nudo e crudo, senza nessun orpello o vestimento addosso, non posso che pensare al grado zero della famosa "Statua animata di Condillac"...

Per arrivare a questo scopo, immaginammo una statua organizzata internamente come noi, e animata da uno spirito privo di ogni specie di idee. Supponemmo anche che l'esterno, tutto di marmo, non le permettesse l'uso di nessuno dei suoi sensi, e ci riservammo la libertà di aprirli, a nostro arbitrio, alle differenti impressioni delle quali sono suscettibili.
Credemmo di dover cominciare con l'odorato, perché fra tutti i sensi è quello che sembra contribuire di meno alle conoscenze dello spirito umano. Gli altri furono oggetto delle nostre ricerche in seguito, e dopo averli considerati separatamente e insieme, vedemmo la statua diventare un animale, capace di vegliare sulla propria conservazione.
Il principio che determina lo sviluppo delle sue facoltà è semplice, lo racchiudono le stesse sensazioni: infatti, essendo tutte necessariamente piacevoli o spiacevoli, la statua è interessata a godere delle une e a sottrarsi alle altre. Ora, ci si convincerà che questo interesse basta per dar luogo alle operazioni dell'intelligenza e della volontà. Il giudizio, la riflessione, i desideri, le passioni, ecc., sono soltanto la sensazione stessa che si trasforma differentemente. Perciò ci è sembrato inutile supporre che l'anima derivi immediatamente dalla natura tutte le facoltà delle quali è dotata. La natura ci dà organi per avvertirci col piacere di ciò che dobbiamo cercare e col dolore di ciò che dobbiamo evitare. Ma si ferma là e lascia all'esperienza la cura di farci contrarre abitudini e di terminare l'opera che ha cominciato [...].
Avverto dunque che è importantissimo mettersi esattamente al posto della statua che osserveremo. Bisogna cominciare a esistere con la statua, avere soltanto un senso quando essa ne ha uno soltanto; acquistare soltanto le idee che acquista, contrarre soltanto le abitudini che contrae: in una parola bisogna essere soltanto ciò che essa è. La statua giudicherà le cose come noi solo quando avrà tutti i nostri sensi e tutta la nostra esperienza; e noi giudicheremo come lei solo quando supporremo di essere privi di tutto ciò che le manca. Credo che i lettori che si metteranno esattamente al suo posto non faticheranno a capire quest'opera; gli altri mi opporranno difficoltà innumerevoli.

(É. B. de Condillac, Opere, UTET, Torino, 1976, pagg. 341-342 e 350)

(da filosofico.net/Diego Fusaro) Per illustrare l' assoluta continuità del processo di sviluppo che va dalla sensazione alle più complesse operazioni dello spirito, Condillac ricorre al celebre esempio della statua. Egli immagina l'esistenza di una statua marmorea che, per quanto chiusa ad ogni penetrazione sensibile dall' esterno (visto che é di marmo), sia interiormente organizzata nel nostro stesso modo: essa sarà quindi fornita di uno spirito, di una res cogitans (per dirla con Cartesio) nettamente contrapposta alla materia estesa (res extensa) virtualmente capace di compiere le stesse operazioni dello spirito umano, anche se inizialmente del tutto privo di idee (una vera e propria tabula rasa).
Condillac immagina poi di aprire ad uno ad uno i cinque sensi, secondo l'ordine che egli ritiene più adatto a spiegare l'originarsi delle idee e delle operazioni sulle idee. Condillac inizia con l' olfatto che , essendo il senso più povero di determinazioni, é quello che meno contribuisce alla definizione dei contenuti della conoscenza , per poi passare via via agli altri sensi.
In questo modo la statua, che inizialmente non pensava e non desiderava nulla, sviluppa gradualmente tutte le operazioni psichiche che sono caratteristiche dell' uomo.
Quindi, la condizione perchè la statua possa pensare e volere é che in essa penetrino le sensazioni che risvegliano in essa le operazioni spirituali: fuori di metafora, l' uomo stesso non sarebbe in grado di svolgere nessuna funzione psichica se il suo spirito non fosse progressivamente informato ed educato dalle sensazioni esterne.
Nella dottrina gnoseologica di Condillac il tatto presenta una posizione di privilegio rispetto agli altri sensi.
Finchè le informazioni sensibili che provengono alla statua sono limitate a questi ultimi, manca infatti un contatto diretto tra il soggetto che conosce e l'oggetto che viene conosciuto.
Le idee che provengono così allo spirito della statua hanno un contenuto rappresentativo, cioè consentono di descrivere l'immagine di cose, ma non dimostrano ancora la realtà del mondo esterno.
Soltanto attraverso il tatto, che consente di percepire l'estensione e il movimento, la statua può distinguere se stessa da ciò che é diverso da sè.
Attraverso di esso, infatti, la statua percepisce innanzitutto le parti di se stessa e la loro interazione reciproca, conseguendo così quel sentimento fondamentale che é la coscienza del proprio io , alla quale Cartesio arrivava col famoso dubbio. Successivamente, toccando gli altri oggetti e sentendo la loro solidità e resistenza, la statua potrà giungere all' idea dell' esteriorità di questi oggetti rispetto a se stessa .

Condividi post
Repost0
19 dicembre 2015 6 19 /12 /dicembre /2015 08:36
Salvatore Crispi è stato - ed è - il Coordinamento H Onlus. Ed è così che bisogna ricordarlo

(Maurizio Crispi) Dobbiamo sempre ricordare che Salvatore Crispi si è sempre identificato - nel corso della sua vita operosa - con il Coordinamento H Onlus, che idealmente - ed era questo il suo lavoro quotidiano - si prefiggeva di mettere in rete tutte le associazioni dei disabili di Sicilia.
Ricordare Salvatore Crispi, o utilizzare la sua immagine, senza associare al suo nome e alle sue foto il Coordinamento H è come tradirlo.
Significa non tanto tradire Salvatore Crispi come persona, ma il suo pensiero e la causa per cui ha sempre lottato, proponendo sempre - ed instancabilmente - con il suo esempio e con la sua opera l'idea e le pratiche correlate che soltanto l'unione delle Associazioni nel richiedere diritti e normalizzazione (badiamo bene: non privilegi!) per i portatori di disabilità fa la loro forza e accresce il loro potere di negoziazione.
Uniti si vince, questo il suo pensero.
Ma il suo pensiero ha avuto sempre come correlato il principio che, per tendere a questo scopo, bisogna mettere da parte particolarismi, ricerca di privilegi per singole "categoria, provvedimenti ad hoc per questo o per quello," e operare spassionatamente per tutti, indistintamente.
E, da questo punto di vista, Salvatore Crispi - il mio rimpianto fratello - è stato sempre limpido e trasparente, esprimendo a chiare lettere il pensiero di non volere mai agire per ottenere dei privilegi (anche se fossero dovuti per qualche norma di legge) per evitare che si dicesse di lui che approfittasse della sua posizione per ottenere qualsivoglia vantaggio.
Un'altra prova evidente del suo essere portatore di una simile vision è il fatto che la l'ASAS (Associazione Sicliana per l'Assistenza agli Spastici) che ha rappresentato il primo nucleo della sua attività, ha cessato di esistere qualche anno fa, dal momento che tutto ciò di cui si era fatta promotrice rientrava perfettamente nella mission e nella vision del Coordinamento H.
In occasione delle prossime festività natalizie è stata diffusa da un'Associazione di cui non farò il nome un'immagine di Salvatore Crispi ed io ho richiesto esplicitamente che al suo nome e alla sua immagine venisse associato il riferimento al Coordinamento H.
Non so se questa mia volontà verrà rispettiata.
Io spero di sì e se la foto è stata già diffusa senza quel riferimento, spero anche che l'Associazione in questione rettifiche il tiro per rispettare lo spirito della legacy di Salvatore Crispi.

 

Condividi post
Repost0
7 dicembre 2015 1 07 /12 /dicembre /2015 06:49
La Sicilia è bella, ma é una certa Sicilianità deteriore a rovinare tutto
La Sicilia è bella, ma é una certa Sicilianità deteriore a rovinare tutto
(Lara La Pera) Ieri il cantautore Roberto Vecchioni all'Università di Palermo ha detto che la Sicilia è un posto di merda. Da Siciliana che ama la sua terra e la rispetta dico che non sono d'accordo e che il proprio parere può essere espresso anche senza essere offensivi. Viva la Sicilia!

Su questa frase postata su Facebook si è scatenato un intenso dibattito che in parte ha spostato il centro dell’attenzione dalle cose più essenziali, creando un’eguaglianza tra Sicilia terra bellissima e suggestiva quanto a bellezze naturalistiche, architettoniche e artistiche e la gente di Sicilia. Qualcuno, timidamente, ha introdotto il concetto di “sicilianità”, intendo che l’oggetto dell’attacco di Roberto Vecchioni, fosse appunto la declinazione più deteriore di questa complessa categoria mentale, culturale e comportamentale che, in taluni casi, si detroiora sino a diventare un “morbo” esecrabile che si esprime - ad esempio - con la danza e la riverenza della vara con il Santo davanti alla casa del mafioso di turno, come è accaduto recentemente a Paternò (CT) - il 3 dicembre scorso, in occasione dei festeggiamenti in onore di Santa Barbara - e come è successo non molto tempo tempo fa a Gioia Tauro (in Calabria) e a Napoli in occasione delle esequie in pompa magna di un camorrista, con l’iniziale acquiescenza delle Istituzioni. Questo il mio pensiero sulla questione.

La danza della vara davanti alla casa del boss del clan dei SantapaolaE' la deteriore "sicilianità" che rovina tutto, anche le bellezze naturali più suggestive. Sì, viviamo in una terra bellissima e piena di suggestioni. E' quello che ho sempre pensato e sentito in cuor mio. Provavo un forte sentimento di orgoglio, quando rientravo in Sicilia, dopo sentimenti di lontananza. Ma una cosa è la Sicilia, altra cosa sono i Siciliani, non dico tutti. Cìè tanta brava gente, gente splendida che sa realizzare cose grandiose appena se ne va da questa terra. Ma la percentuale indubbiamente minore della "cattiva" gente è sufficiente a rovinare tutto. Del resto, bastano l'ignavia di molti, la mancata denuncia delle cose storte, la supina accettazione dei torti che alcuni infliggono ad altri, l'indifferenza atavica, girare lo sguardo da un'altra parte per non dover vedere a rendere la maggioranza "buona" complice di un certo andazzo. E, per quanto ci sipossa professare dei “puri” e critici di un sistema di relazioni corrotte, senza nemmeno accorgersene, ci si ritrova a farne parte, ma non in cose grandi - macroscopiche, piuttosto quelle che potrebbero parere inezie e sciocchezzuole, come ad esempio, posteggiare in seconda o terza fila, eludere i divieti, fare i furbetti nelle code, oppure andare alla ricerca di un amico-intermediario per sbrigare più efficacemente delle faccende burocratiche, nelle quali si sente sempre l’esigenza di una “buona parola” come viatico, o - ancora - vivere andando alla ricerca del piccolo privilegio E chi si sente davvero esente da peccato scagli la prima pietra...
Sono soltanto le piccole cose - ahimè - a far sì che, cumulandosi assieme, si crei nel complesso un’inerzia incredibile rispetto a qualsiasi cambiamento in meglio e l'opposizione di fatto (malgrado i buoni porpositi espressi a parole) ad una trasformazione della “Sicilianità” deteriore in orgoglio di appartenenza a questa nostra terra, in senso della Comunità civile e in rispetto dei doveri civici, anche di quelli più minuti.

Paternò (CT) di notteE, in questo ambito, non è mai sufficiente invocare la bellezza della nostra terra come leva per il "riscatto" da una fosca percezione che altri hanno di Noi: se il desiderio di rimanere immuni da critiche ritenute offensive e sminuenti si dovesse fondare solo su questa leva, rimarremmo impantanati in un mare magnum di qualunquismo. Un altro elemento di cui tenere conto è che noi Siciliani (la parte buona) ci sentiamo in pieno diritto di esporre - in alcuni casi - alcune critiche radicali (non dissimili da quelle espresse con tanta irruenza da Vecchioni), ma ci disturbiamo profondamente quando siano dei non Siciliani a formularle.
Mentre, se ciò capita, quando capita, sarebbe una preziosa occasione che funga da stimolo a farsi un esame di coscienza e sviluppare (o rinforzare, qualora ce ne fosse bisogno) il nostro senso civico.

 

Più correttamente, a proposito delle affermazionidi Roberto Vecchioni, così commenta Luigi Colajanni: "Vorrei dire la mia opinione si quello che ha detto Roberto Vecchioni .... Dire 'La Sicilia è un isola di merda che non si sa difendere da se stessa' non è come dire 'La Sicilia è un isola di merda' .... C'è la stessa differenza che dire 'Luigi esce tutte le sere' e 'Luigi esce tutte le sere a buttare la spazzatura'... Questo è un magnifico esempio di manipolazione della informazione e adesso sparatemi pure".
Condividi post
Repost0
28 novembre 2015 6 28 /11 /novembre /2015 06:14
Qualcosa che ho da dire al gentil sesso: Se uno é grasso non serve deriderlo
Qualcosa che ho da dire al gentil sesso: Se uno é grasso non serve deriderlo
Qualcosa che ho da dire al gentil sesso: Se uno é grasso non serve deriderlo

Un mio caro amico nel social era - sino ad alcuni anni fortemente sovrappeso -; poi ha avuto un improvvisa "illuminazione" sulla sua (per così dire) via di Damasco e ha deciso - per una concomitanza di eventi significativi di cominciare a perdere peso e di riportarsi ad una condizione di normalità ponderale e soprattutto di forma fisica tale da consentirgli delle perfomance (senza strafare, ovviamente) sempre più soddisfacenti.
Ad esempio, è paradigmatico il caso dell'odontotecnico lombardo Renzo Barbugian che ancora nel 2003 fumava e pesava 98 chili e che con gradazione (ma con autorevolezza) si è messo sulla retta via, smettendo di fumare, iniziando ad alimentarsi in una maniera corretta e soprattutto a fare sport in una maniera sempre più coinvolgente, sino a diventare un brillante maratoneta e ultramaratoneta amatoriale (uno, per intenderci, dalle prestazioni nella fascia medio-alta.
Oppure, possiamo qui citare il caso di quello che adesso è considerato uno dei top britanicci della maratona e dell'ultramaratona e che pure è partito da una condizione di obesità e di tabagismo.

I punti di svolta nella vita sono molti ed inimmaginabili: bisogna saper cogliere l'occasione, quando si verifica una concomitanza di eventi che portano alla ineludibile " contemplazione" di una propria condizione psicofisica precaria, insoddisfacente, fonte di danni o di malattie, tale da far insorgere il desiderio di un cambiamento e di una trasformazione (che innanzitutto nasce dall'interno e dall'attivarsi di una disciplina per il corpo e per la mente).
Il siciliano Salvatore Sulsenti sta scrivendo - con il suo percorso di vita - una storia analoga a quella dei personaggi citati prima.
Quello che segue è la storia di episodio che gli capitò "diverso tempo fa e soprattutto molti chili fa" (forse quando venne a trovarsi all'apice del suo sovrappeso).
E l'episodio (titolato dal'autore - nella sua stesura originale, "Qualcosa che ho da dire alle donne") ha sicuramente ha avuto un qualche peso nell'attivarsi di una "contemplazione" della sua condizione, processo in cui - spassionatamente - il soggetto comincia a mettere sui due piatti della bilancia, da un lato vantaggi, benefici (primari e secondari) e costi della propria condizione e dall'altro desideri, aspirazioni, progetti futuri e strade precluse.
Solo dalla più impietosa "contemplazione" può scaturire un autentico desiderio di cambiamento e di trasformazione.
E il progetto di vita di Salvatore Sulsenti é adesso quello di portare a termine la celebrata 100 km del Passatore, camminando.

(Salvatore Sulsenti) Diverso tempo e. soprattutto diversi chili fa, quando per dirla chiara pesavo kg.146,5 conobbi una ragazza che faceva l’infermiera: si chiamava Susanna, almeno credo di ricordare fosse questo il nome. Ci vedemmo al mare per il nostro primo appuntamento. Lei occhi azzurrissimi ed una certa opulenza che apprezzai subito. Frizzante chiacchierata, caffè di rito al bar, cosa faccio nella vita, interessante fare l’infermiera...
Dopo un po’ capivo che la conversazione era in stallo e quasi senza accorgercene ci avvicinammo all’auto di lei ed evitammo così altri imbarazzanti silenzi.
Lei mi dice salutandomi: “Salvatore, sei un uomo interessante e mi piace la tua compagnia ma sei enorme, e-n-o-r-m-e”.
L'e-n-o-r-m-e fu ripetuto enfaticamente due volte, quasi nel caso che il concetto non mi fosse stato chiaro. 
Non aveva tutti i torti, ma trovai la cosa alquanto offensiva.
Se un uomo con cui esci o ti vedi per la prima volta non è chi credevi, non serve offenderlo. Comunque, l’infermiera Susanna, pensando di rimediare, mi disse ancora: “Però restiamo amici...”.
Nonostante fossi attratto da questa donna, dopo un secondo di riflessione le risposi: “Io potrò dimagrire e non essere più e-n-o-r-m-e, ma non potrò mai essere amico di una donna come te”. Se una persona con cui ci accompagniamo non ci è gradita non serve deriderlo, non serve umiliarlo.
Un uomo obeso a volte è solo goloso e/o vorace, a volte è malato, a volte è debole, a volte è solo, a volte è tutto questo insieme: un uomo che nel cibo trova quelle gratificazioni che la vita gli nega.
E se un uomo è anche insicuro e magari timido trova in un panino, magari due o tre, un rifugio. Di George Clooney io non ho l’età, non ho il fisico, non ho la carriera, non ho il fascino, non ho il denaro. Di George Clooney non ho nulla, neanche la moto.
Ma di Salvatore ho tutto. Per mia natura faccio poco per mostrami meglio, o comunque diverso, da quello che sono. Se sfoglio qualunque rivista di moda, costume, gossip o altro trovo modelle e modelli in assoluta forma e dalla fisicità scultorea. Ed io? Non sarò mica un extraterrestre? Con i miei rotolini sono più assimilabile all’omino Michelin che ad un modello di Dolce&Gabbana. Beh. Che faccio? Cosa posso fare per conquistarvi? Dimagrire?
Certo è la cosa che sto facendo, ma non per una donna.
Solo per mio piacere personale e consapevolezza conquistata.
Essere me stesso è l’unica cosa che realmente possa fare.
Ringrazio le donne che mi hanno amato o hanno creduto di amarmi, che mi hanno sopportato, che mi hanno fatto sentire importante e che mai mi hanno messo in imbarazzo, nonostante il mio peso.
Grazie di tutto anche se la vita ci ha separati. Che fossi obeso o meno non importava.
Torno a pensare a tutte quelle donne che mi rimettono al mondo con un solo sorriso ed un semplice saluto. Grazie a quelle donne che come madri, sorelle, mogli, compagne sono vicine ad uomini che non confesseranno mai d’invidiare Clooney ma che darebbero la vita per la loro donna.
Ho subito diversi interventi chirurgici e durante le mie degenze in ospedale ho visto donne prodigarsi per i loro uomini con tanta dedizione ed amore.
Ho visto donne dormire, o tentare di farlo, su una sedia per giorni e giorni senza mai chiedere nulla a nessuno se non di dedicarsi al loro uomo.
Grazie a queste donne.

Condividi post
Repost0
6 novembre 2015 5 06 /11 /novembre /2015 23:26
Gli scialli magici della Mamma
Gli scialli magici della Mamma

In un armadio di casa c’è un cassetto magico e questo cassetto è pieno di scialli di lana colorati, di tutti i colori e di tutte le consistenze,a punto largo e a punto stretto, spessi e sottili, frangiati e non.

La mamma amava indossarli d’inverno, per tenersi al caldo, quando se ne stava seduta nella poltrona del soggiorno, accanto a Tatà.

Ce n’erano alcuni cui era più affezionata di tutti gli altri e questi li adoperava più di frequente.

Da quando la mamma è morta, quando comincia a fare freschetto - e poi d’inverno, talvolta anche quando vado a letto -, io adoro indossarli.

Avvilupparmi in essi mi dà conforto, non solo per il piacevole tepore che assicurano, ma soprattutto perché mi riscaldano l’anima.

Lo so: se qualcuno mi vedesse, potrebbe pensare che sono buffo o patetico, a seconda.

Quando li indosso, mi sento meno solo, perché sento la mamma vicina, anche se non c’è più.

Stupidamente nostalgico?

Infantile?

Desideroso di tornare a possedere (o di costruirmi) una copertina di Linus?

Tutte le risposte potrebbero essere giuste e nessuna lo è veramente, poiché darebbe semplificazione a qualcosa che è molto complesso e stratificato e, in ogni caso, aha anche che fare con la “magia”, nel senso più lato della parola, quella stessa magia che - da piccoli - ci fa credere a Babbo Natale.

Per lo stesso motivo, ho cominciato ad usare, ora che il meteo lo consente, un giubbino di pile che apparteneva a Tatà e, appena farà più freddino, qualcuno dei suoi felponi e "piloni" che io stesso nel corso degli anni gli avevo regalato e che lui usava sovente.

Tra scialli e "felponi/piloni" magici, mi sentirò sicuramente meno solo, ora che del mio nucleo familiare originario rimango solo io.

 

Condividi post
Repost0
8 ottobre 2015 4 08 /10 /ottobre /2015 23:36
Scaccolatore al volante, pericolo costante

(Maurizio Crispi) Non voglio qui approfondire le articolate trame che riguardano la figura dello scaccolatore, sia dal punto etno-antropologico sia da quello psico-comportamentale. Per essere davvero esauriente, occorrerebbe compilare un ampio trattato (per maggiori dettagli si rimanda all’esauriente volumetto di Roland Flicket, L’Antica Arte di Mettersi le dita nel naso. Teoria e Pratica, Vallardi, 2012 (illustrazioni di di Jon Higham), il cui titolo originale Nose-picking for pleasure ci fa intendere molte più cose di quanto non faccia il più asettico titolo italiano).
Voglio piuttosto soffermarmi su alcune implicazioni della “nobile arte” (e, per i suoi cultori, anche sublimamente piacevole) dello scaccolamento, connesse alla guida dell’auto.

E’ risaputo che il comportamento universalmente diffuso dello scaccolamento (nosepicking) si articola in tre fondamentali fasi:

  1. Ricerca e scavo (fase dell’appetizione)
  2. Esame del reperto (fase dell’appagamento)
  3. Smaltimento (fase conclusiva della ciclicità comportamentale e prodromica ad una ripresa, non appena si rende nuovamente necessaria una scarica di dopamina)

Roland Flicket, L'antica arte di mettersi le dita nel naso, BompianiLa fase di Ricerca e scavo richiede una concentrata attenzione, per tutta la durata necessaria affinché le dita che frugano nelle cavità nasali possano trovare appigli degni di nota. E già questa attività di per sé sottrae energia ed attenzione alla guida.

La seconda fase implica il fatto che la “preda” appena conquistata venga esaminata in punta di dito. E ciò implica un’ulteriore e prolungata disattenzione, in quanto l’occhio deve adattarsi all’osservazione del reperto derivante dalla campagna di scavo da vicino, perdendo la focalizzazione necessaria sulle auto che precedono.

La terza fase - che è quella dell’eliminazione (o smaltimento) - richiede pure delle deviazioni energetiche, dal momento che la costrizione della guida non rende agevole conformarsi alle proprie abitudini e può attivare nel guidatore-scaccolatore una serie di contorcimenti e stratagemmi vari per poter portare a compimento la propria azione che pure possono avere un’intensa ricaduta di disattenzione sulla guida.

Gli appassionati scaccolatori per questi motivi dovrebbero astenersi dall’indulgere nella loro attività preferita in corso di guida: ma dire loro questo, esortandoli all'astensione, sarebbe come predicare al vento, dal momento che è risaputo che lo scaccolatore incallito (o inveterato) è sottoposto ad una sorta di coercizione, nel momento in cui avverte l’esigenza di procedere ad un nuovo lavoro di scavo.

E non c’è considerazione razionale che possa tenere: in lui prevarrà sempre la ricerca del piacere, aggravata dal fatto che in automobile il guidatore si sente in uno spazio assolutamente privato, all’interno del quale può dar luogo a tutti i comportamenti più sconvenienti, uno spazio dunque inteso come "dominio" personale, pari soltanto alla sacralità dello spazio della propria camera da letto o del gabinetto di casa.
E ciò malgrado sia circondato da pareti di vetro, del tutto trasparenti allo sguardo altrui.

E, quindi, quando siete alla guida, tenete sempre un occhio vigile per individuare da segni caratteristici e patognonomici gli eventuali scaccolatori alla guida: corteo semiologico peraltro assolutamente simile per poter identificare anche da lontano coloro che parlano al telefonino o che leggono/inviano sms con il loro telefonino.

In un certo senso si potrebbe affermare che gli scaccolatori e i telefonino-dipendenti alla guida siano fortemente simili, quanto a profilo psicologico, entrambi imprigionati in una ricerca coatta di appagamento onanistico.

Ed ecco qualche notizia in più sul volume di Roland Flicket citato sopra

(Dalla quarta di copertina) Scaccolatori di tutto il Mondo è il momento della riscossa! Mettersi le dita nel naso!? Molti lo fanno, nessuno lo ammette. Invece diciamolo: dietro questo vizietto si nasconde un intero mondo, senza confini geografici e senza barriere sociali... un esempio perfetto di globalità; e democrazia! Un libro dissacrante e carico di ironia in cui troverete: - una breve storia dello scaccolamento - le tecniche dalla A alla Z - i possibili problemi - i più; importanti case history - lo scaccolamento nell’arte, nella musica e nella poesia Vera autorità; in campo mondiale, il professor Roland Flicket ci guida attraverso la storia e la tecnica di questa nobile disciplina, distribuendo consigli preziosi a neofiti ed esperti. Con i disegni di Jon Higham, illustratore di libri per ragazzi, che ha saputo interpretare il soggetto con gusto e ironia.

 

Battuta di scavo ed eliminazione delle scorie

Condividi post
Repost0
25 settembre 2015 5 25 /09 /settembre /2015 06:19
L'ultimo miglio dello spingitore
L'ultimo miglio dello spingitore

(Maurizio Crispi) Una volta, un maratoneta, si afflosciò a terra, morto sul colpo, davanti al traguardo di una 42,195 km. Cadde di botto, come un uccello in volo che avesse esaurito tutta la sua energia vitale. Io ero lì, arrivai poco dopo il fatto, ma il personale del Pronto intervento era già arrivato, e il corpo ancora caldo era stato rimoso, ma un'atmosfera di mestizia pervadeva la zona degli arrivi, cosa quanto mai insolita e, ovviamente, la cerimonia delle premiazioni e il pasta party finale erano stati minimizzati e fatti in punta di piedi. Tutti erano rimasti storditi da quell'evento inaspettato.

In fondo, la maratona e le altre corse sulle lunghissime distanze si possono considerare un po' come metafora della vita: e in ciascuna vita c'è quell'ultimo traguardo da raggiungere, quella soglia da varcare. E una di queste soglie sarà anche l'ultima, quella definitiva.

Quindi, ciascuno di noi deve confrontarsi con quelle centinaia di metri che ci saranno da percorrere prima di arrivare al fatidico appuntamento: a volte si percorrono in movimento, altre volte da fermi, perchè si è bloccati a letto da una malattia debilitante.

Ma si tratta pur sempre d'un ultimo tratto di strada.

Il "miglio", quello che nel romanzo di Stephen King, è il "Miglio Verde", cioè la distanza di poche centinaia di metri che separano il braccio della Morte di un penitenziario americano dalla camera dell'esecuzione con la sedia elettrica.

Ciascuno di noi - nell'accostarsi al trapasso - deve percorrere quell'ultimo miglio: più volte, qualche volta da accompagnatore, talaltra da spingitore, altre volte da condannato.

Sono graziati soltanto coloro che muoiono d'una morte istantanea - o semi-istantanea - come è accaduto a mio padre, deceduto in un disastro aereo.

Un botto e una fiammata, forse un'esplosione, non so: e ho sempre voluto pensare che la sua fine sia stata questione di un attimo, senza che gli fosse nemmeno dato il tempo di capire ciò che stesse accadendo.

Ma anche in questo caso, è ben difficile dire se non ci sia stato quell'ultimo percorso prima di giungere a varcare la soglia dell'ineffabile e dell'indicibile.

Ma lasciamo la questione in sospeso.

Con Tatà, quell'ultimo miglio lo abbiamo vissuto in pieno: camminavamo, come sempre nella nostra vita abbiamo fatto, io nel ruolo di spingitore e lui da spinto, poiché - anche se Tatà era attivissimo, forse ben più di me, perchè divorato da una forte passione interiore che gli dava l'energia necessaria per portare avanti le sue cause per la difesa dei diritti dei diversabili - oggettivamente nelle nostre uscite era questo il nostro ruolo reciproco.

E nel brevissimo percorso dalla pizzeria vicino casa al cancello del giardinetto d'ingresso del condominio di Via Lombardia si è consumato il nostro ultimo miglio.

Dico il "nostro", perchè eravamo assieme.

Io, spingendo, ho vissuto la tragedia di quegli ultimi momenti, ho visto la sua lotta per ghermire un ultimo fiato per alleggerire il peso che gli opprimeva cuore e polmoni che, d'improvviso, si erano fatti stretti.

Ho visto il suo boccheggiare alla ricerca d'un ultimo anelito di vita; la sua lotta nel tentativo di articolare parole che non sono mai potute uscire.

E, alla fine, la testa e il busto reclinati in avanti, senza più alcuna reattività.

E io, dietro di lui, ho cercato di soccorrere, di alleviare, di capire, di cogliere quelle ultime parole, di somministrare il farmaco che in ospedale ci avevano dato per portarlo sempre con noi e per somministrarlo in simili frangenti.

La Spada di Damocle che incombeva si è liberata dal suo fragile supporto ed è precipitata crudele, falciando una vita.

E consegnato la sua immobilità che però era attività ed energia nella mollezza della Morte da cui non c'è ritorno.

Ecco, quell'ultimo miglio è (e rimarrà) per me indelebile.

Ogni volta che percorro quella strada, ogni volta che da via Principe di Paternò svolto a destra per imboccare via Lombardia, ogni volta che mi avvicino all'ingresso del nostro condominio, non posso fare a meno di rivivere istante per istante, metro per metro quell'ultimo nostro miglio.

Io spingitore, Tatà spinto.
Come tante volte siamo stati nella nostra vita: ogni tanto parlavamo, io mi fermavo e mi accostavo a lui per sentire meglio ciò che mi diceva e poi riprendevo a camminare, replicando con altre parole e continuando nei nostri ragionamenti.
Qualche volta lui che sempre sorvegliava le asperità del terreno davanti mi diceva di stare attento, "Accura!" era la sua esortazione, perchè temeva la ruota si potesse bloccare e la carrozzina ribaltarsi in avanti, come talvolta in passato ci era capitato (una volta anche con corsa immediata al Pronto soccorso, per far dare dei punti)

Quest'ultima volta ho accostato il mio orecchio alla sua bocca, ma mi sono giunti suoni inarticolati: un addio forse, o una richiesta di aiuto, o una parola d'affetto.

Mentre il suo Pneuma volava via nel Cielo.

Ancora una volta, ciao Tatà! Spero di essere stato per te un buon fratello, anche se non sempre ci siamo capiti a fondo, ma è stata la mamma a tenerci sempre uniti, anche nei momenti di incomprensione.

Condividi post
Repost0
27 agosto 2015 4 27 /08 /agosto /2015 06:35

(Maurizio Crispi) Siamo di fronte ad un movimento epocale: migliaia di migranti, esseri umani in fuga, uomini, donne e bambini, attraversano i deserti e il vasto mare per giungere in contrade dove sperano di trovare un maggiore benessere, cibo, acqua, lavoro, una vita dignitosa.
La porta all'Occidente opulento (dal loro punto di vista, ma relativizzando l'Occidente lo è pur ancora) è l'Europa.
Non è solo l'Italia ormai è la porta verso l'Europa.

Lampedusa si è trasformata rispetto alla massa in arrivo in una porticina troppo stretta.

Adesso è tutta l'Europa che si affaccia sul Mediterraneo ad essere presa d'assolta.

In Spagna, l'obiettivo é entrare a Ceuta e da lì trovare il modo di uscire verso il Continente.

In Italia, i barconi (o addirittura le navi) sbarcano o vengono trainati su buona parte della costa siciliana (gli arrivi a Palermo e a Catania non sono infrequenti, calabrese, pugliese.

In Grecia, i migranti forzano il blocco e superano il confine tra la Grecia e la Bulgaria e da qui entrano in territorio serbo che concede loro tre giorni di permesso per attraversare il territorio nazionale e giungere al confine con l'Ungheria che per cercare di difendersi ha eretto una barriera d'acciacio.

Tra la Francia e l'Inghilterra i migranti fanno resa all'imboccatura del Tunnel sotto la Manica, perchè vorrebbero entrare in massa in UK.

Non ci rendiamo conto di ciò che sta accadendo, ma sicuramente stiamo rapidamente evolvendo verso un rivolgimento apocalittico e presto il nostro mondo, quello della vecchia Europa sarà radicalmente trasformato da questa invasione: le cifre sono eloquenti.

Si accrescono i fenomeni di intolleranza, di paura, di indifferenza,come il caso della runner che sulla spiaggia di Sampieri, nelle sue costose scarpe da corsa, ha continuato a correre, destreggiandosi tra i cadaveri recuperati da un naufragio di recente avvenuto.

Rappresentanti dell'estrema destra si rivoltano e vengono fuori con gli slogan razzisti e con azioni di violenta intolleranza.

Mente l'orda di migranti attraversa a marce forzate la Serbia alla volta del muro d'acciaio ereto a difesa della frontiera con l'Ungheria, si accresce la diffusa sensazione di avere a che fare con una marea di revenant o di zombie la cui rappresentazione sopita è presente in modo diffuso nell'immaginario della cultura occidentale.

E, in effetti, a guardare alcune delle immagini che sono disponibili in rete, parrebbe proprio che che le riprese video e le foto siano tratte di peso da unr b-movie horror.

E, in questo caso, quanto ad atrocità delle morti in cui incorrono i migranti la realtà supera la fantasia. Che dire delle centinaia sigillati dentro le stive a soffocare con i vapori dei motori e per la mancanza d'aria? E degli stupri alle donne da parte dei trasportatori/aguzzini? E dei cadaveri allineati sulle spiaggie oppure presi nelle reti da pesca?

E' legittimo pensare che i migranti morti in modo così iniquo nei viaggi per terra e mare possano tornare a perseguitarci in forma di fantasmi o di zombie.

In ogni caso, tutti costoro, morti e viventi, rappresentano la cattiva coscienza dell'Occiente che prima ha sfruttato, ha tratto in schiavitù, ha colonizzato e poi ha abbandonato questi popoli a se stessi, senza speranza e senza nulla su cui potere fondare un'esistenza dignitosa.

Siamo davanti ad una messa in scena in chiave globale del conradiano Cuore di Tenebra e dobbiamo essere pronti a fronteggiare imprevedibili sviluppi: il viaggio alla ricerca del Cuore di tenebra dell'Occidente non si sviluppa più lungo il corso del fiume Congo, ma in tuttta l'Europa.

Eloquente, al riguardo, il commento che Cettina Vivirito ha scritto su alcune di queste drammatiche immagini.

 

La marea crescente dei migranti, le paure ancestrali e la cattiva coscienza dell'Occidente
La marea crescente dei migranti, le paure ancestrali e la cattiva coscienza dell'OccidenteLa marea crescente dei migranti, le paure ancestrali e la cattiva coscienza dell'OccidenteLa marea crescente dei migranti, le paure ancestrali e la cattiva coscienza dell'Occidente

La prima foto è una scena della nuova stagione di «The Walking Dead», la serie TV che, negli Usa, è il più grande successo di sempre della televisione a pagamento.
Le altre sono foto scattate al confine tra Grecia e Macedonia, dove in migliaia hanno oltrepassato i blocchi della polizia e sono entrati.
In America psicologi e sociologi si sono interrogati sul perché milioni di persone nel mondo non vedano l’ora di seguire storie ambientate in un futuro distopico farcite di sangue e orrore.
E me lo chiedo anch'io: cosa ci ha reso capaci di fondere la realtà e l'immaginazione in un mix letale e indifferente?
E perché non siamo in grado di darci una risposta che ci aiuti a cambiare questo stato di cose? Da dove tiriamo fuori la capacità di guardare immagini che squarciano il cuore mentre un attimo dopo ridiamo con lo stesso cuore dell'ultima cazzata retwittata in condominio?
Sarà una questione di sopravvivenza, voglio credere, mors tua vita mea, ma gli scheletri nell'armadio sono zombie ormai, e prima o poi verranno fuori con tutto il delirio del caso.
Alle vittime straziate di questo incontrovertibile viaggio chiedo perdono in nome di tutti noi, vittime a nostra volta dell'Impero Globale.

Cettina Vivirito

"Quelli che corriamo e a noi non ci interessa di ciò che accade accanto a noi". Mentre sul litorale di Sampieri si prestava soccorso ad un gruppo di migranti che avevano fatto naufragio e se ne raccoglievano i cadaveri sul litorale, un occasionale cineasta ha raccolto un'inquietante immagine, paradigmatica dell'indifferenza e dell'inaridimento emozionale di fronte al ripetersi di simili eventi: una donna in tenuta da jogging, corre tranquillamente (come si può vedere dalle immagini del filmato), schivando i corpi e non curandosi minimamente di interrompere la sua “missione sportiva”, per aiutare e prestare anche lei soccorso. Da dire che, come si può vedere dal “master” delle immagini fornite da Massimiliano Di Fede, quando l’atleta transita correndo dal luogo, con i migranti che vengono soccorsi (alla sua destra) e con i migranti morti che ben si vedono (alla sua sinistra), i soccorsi non erano ancora arrivati. Quindi, magari , il suo apporto (come quello di tutti presenti sul luogo) avrebbe potuto essere importante. Tanto che, come si può sentire nell’audio originale del filmato, c’è qualcuno dei soccorritori che esclama ad alta voce “impressionante!”. Una vera e propria "corsa della vergogna". Aggiungerei io: impressionante documento di "disumanità" e che conferma molte delle cose che sono state scritte sulla psicologia dell'"indifferenza" che - ahimé - è uno dei mali più conclamati del nostro tempo. Per leggere l'articolo originale segui questo link: http://www.laspia.it/la-corsa-della-vergogna-la-verita-ch…/…

Credo che il terzo principio della dinamica reciti più o meno così nella formulazione di Newton : "Ad ogni azione corrisponde sempre una uguale ed opposta reazione".
Le nostre azioni durante il periodo del colonialismo e quelle successive del "nuovo" colonialismo operato dalle grandi multinazionali. .. di cui il "Land Grabbing" è moderna abominevole espressione... sono le azioni che hanno determinato questa reazione...
Aggiungi un pizzico di nazionalismo una punta di intolleranza e due o tre foglie di ignoranza e l'apocalisse del nostro mondo "civile" è servito. ..
Una via di scampo esiste... ed è la seguente
Citando Amos Oz : "Solo chi tradisce, chi esce fuori dalle convenzioni della comunità a cui appartiene, è capace di cambiare se stesso ed il mondo".

Angelo X Musso (profilo Facebook)

Condividi post
Repost0
16 agosto 2015 7 16 /08 /agosto /2015 17:29
Vite liquide
Vite liquideVite liquideVite liquide

A Palermo, c'è una location, in via Notarbartolo, quasi di fornte all'antica Villa Pottino (unica sopravissuta al furore edilizio degli anni 80 (persino all'incendio e alle bombette intimidatorie) e a poca distanza dall'Albero Falcone, sempre carico di memorie dele lotte per la Legalità. Si tratta del un tempo prestigioso bar Bar Cyro's, uno dei simboli del salotto buono della Palermo "moderno, poi passato alla gestione  Matranga: adesso, è da nni abbandonato. Sopravvivono al lusso di un tempo, il porticato antistanto in legno che creava all'ingresso una zona d'ombra abbellita da numerose piante e le strutture in legno che decoravano porte e vetrine, dando loro un aspetto di raffinato lusso antico. 
In quel porticato, divenuto no man's land  e - forse nell'interno la cui porta d'accesso a doppia anta é tenuta chiusa da un manico di scopa - si è insediato un homeless, il quale rivendica in qualche modo - a buona ragione - diritti di proprietà 8 , comunque, più modestamente di uso). 

Nel porticato, fa bella mostra  di sé una brandina ripiegata, con tanto di materasso, corredata da un cartello che invita i passanti a non toccare la "rete". La scopa con quella scopa vecchia messa di sbieco serve a distogliere eventualiintrusi dal tentare di introdursi all'interno. Nel porticato sono disposti ammeniccoli vari e paraphernalia, tpici di una vita randagia
Basta poco per crearsi una "casa" essenziale: pur nele sue carasteristiche precarie e francescane si vede un desiderio di ordine e di decoro domestico.
E' uno dei tanti esempi di quelle vite liquide - o ancora più "di scarto" - di cui parla Zygmunt Bauman che si innestano negli interstizi e nei vuoti del nostro mondo fatto di sprechi: anche questo tuttavia è un modo di vivere, che deve essere rispettato, anche perchè spesso gli homeless si accontentano di quel poco che hanno (salvo delle eccezioni) e non chiedono altro.
Gli puoi offrire un ricovero temporaneo quando fa molto freddo, ma difficilmente accetteranno di stare in una casa, assoggettandosi a delle regole precise.
Ma si deve constatare che a Palermo gli homeless aumentano sempre di più, sfidando le intemperie del caldo o del freddo estremi, parallelamente con il ridursi del denaro pubblico messo a disposizione per le strutture front di prima assistenza e di prima accoglienza.

 

Condividi post
Repost0
6 agosto 2015 4 06 /08 /agosto /2015 09:44

(Maurizio Crispi) Nell'ultimo mese ho avuto modo di constatare che, davanti a molti esercizi commerciali, c'è un Africano questuante...

Questi Africani che sono l'effetto degli sbarchi clandestini e delle fughe dai Centri di accoglienza sono in numero crescente...

Talvolta ce ne sono anche due o tre insieme e spesso si fermano in posti tradizionalmente presidiati dai Rom ai fini della questua.

Oggi, ho assistito ad un litigio tra la zingara che, da sempre, sosta davanti all'ingresso del Supermercato vicino casa dove abitualmente faccio la spesa e tre africani.

Lei - esagitata - diceva loro di levarsi di torno, perchè quello era il suo posto.

Uno dei tre l'ha aggredita, spingendola indietro, con una manata sul petto.

Un altro degli africani è intervenuto, invitando il suo compare alla moderazione, finchè non è uscito uno dello staff del Supermarket, che - senza essere troppo graffiante - ha cercato di sedare gli uomini.

Poi, due degli Africani se ne sono andati e hanno preso a vagare per il quartiere alla ricerca di luoghi più propizi per il loro accattonaggio.

E la situazione si è placata.

Mi è capitato diverse loro di dare a questo o a quello una moneta da 50 centesimi che - mi rendo conto - sono una goccia nel mare.

Peraltro, anche alla Zingara, sempre sorridente.

Una volta, non molto tempo addietro, di mattina presto, ho incrociato un Africano che si recava al luogo di questua.

Mi ha sorriso, un sorriso con gli occhi.

L'ho inseguito per dargli una moneta e, andando via, l'ho salutato calorosamente.

Ma, nello stesso tempo, c'è da pensare che, aumentando il loro numero, saranno sempre di più negli stessi luoghi e che le risse per pochi centesimi e per la spartizione territoriale si faranno sempre più frequenti ed incalzanti.

Assisteremo a grandi cambiamenti di scenari nei prossimi mesi...

E sono queste tra le cose di cui i giornali non parlano, nella totale assenza dello Stato.Degli extracomunitari si parla solo al momento degli sbarchi, che sono quelli che fanno notizia, soprattutto quando ci sono morti e dispersi.

Si parla del recupero e del salvataggio, quando le "Autorità" si presentano nei rispettivi porti di arrivo per avere il loro momento di visibilità mediatica in una situazione di paternalistica accettazione e di apparente affaccendamento (ma, purtroppo, spesso, messo in scena solo "per la vetrina").

Ma del dopo che invece richiederebbe investimento di risorse, pianificazione, reperimento di personali, sforzo e concentrazione, nessuno ne parla più.

Quel che è peggio è che nessuno fa nulla, pianificando un dopo-sbarco, efficace e ricco di possibili soluzioni.

Sembra quasi che lo Stato si sia arreso o che si si stia disinteressando.

E intanto le nostre città sono popolate da ombre inquiete, vaganti senza statuto alcuno e alla ricerca di riconoscimento.

Secondo me, è disumano.

E vero, le ultime volte che sono venuto a Palermo ho avuto la sensazione che le persone che mi chiedevano qualche spicciolo spuntassero da ogni dove, mi sono sentito come nella famosa scena di Jesus Christ Superstar, con una sensazione di profonda angoscia.

Gianfranco Salatiello

Condividi post
Repost0

Mi Presento

  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
  • Contatti

Profilo

  • Frammenti e Pensieri Sparsi

Testo Libero

Ricerca

Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


frammenti-e-pensieri-sparsi.over-blog.it-Google pagerank and Worth