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10 febbraio 2021 3 10 /02 /febbraio /2021 16:47
Il Piccolo Principe sul suo asteroide

Lasciamo tracce, tracce dovunque.
Dovunque passiamo, dovunque siamo stati, come se la nostra vita e i luoghi del nostro passaggio fossero le scene di un crimine.
Lasciamo dovunque qualcosa, così come da ogni dove portiamo con noi qualcosa di nuovo o qualcosa di cui ignoriamo consapevolmente l'esistenza, ma che è diventato parte integrante del nostro bagaglio di esperienze e dei nostri gusti o preferenze.
Una sorta di "scambio colombiano" della psiche.
A causa di ciò, siamo esseri stratificati.
E siamo noi le nostre stesse fonti storiografiche.
Siamo noi a scrivere la storia, ad intesserla, giorno dopo giorno, a farla e a disfarla. Il passato nella memoria non è immutabile, scolpito una volta per sempre, ma è plastico, una materia duttile che viene di volta in volta rimodellata.
Pezzi: siamo fatti di tanti pezzi, come dice la canzone di De Gregori.
Pezzi che si mettono assieme in un tutto unico ed originale.
Qualcuno ci ricorderà, qualcun altro no. Ma quei ricordi saranno tutti diversi, poiché a ciascun altra persona nel mondo abbiamo dato modo di accedere ad una parte diversa del nostro essere, una diversa sfaccettatura.
Ed ieri ho ricevuto la triste della dipartita del signor Giacomo Minutella, nostro portiere da una vita, sino a pochi anni fa, quando il sopraggiungere degli acciacchi non gli ha più consentito di tenere la postazione. Solo allora, aveva receduto, costretto dalle circostanze e dall'evidenza di una limitazione fisica non più negoziabile.

 

Candela che arde

Il signor Giacomo, nato nel 1935, è stato sempre una persona laboriosa e industriosa, pilastro della sua famiglia (e lo era stato anche prima di sposarsi, poiché rimasto orfano anzitempo, da primogenito era diventato anzitempo capofamiglia), ma anche pilastro del nostro condominio, sempre pronto a provvedere in molteplici modi e ad essere d'aiuto: non ha mai tradito le sue radici paesane e campagnole ed è sempre stato un valente giardiniere. Ho appreso da lui molte cose, sotto questo profilo. Nello stesso tempo, con la sua scelta di venire in città a lavorare da portinaio, ha consentito ai suoi figli di compiere dei percorsi di istruzione superiore e di trovare una loro via professionale. Encomiabile davvero.
Qui, in via Lombardia 4, lo ricorderemo sempre perché è stato un pezzo importante nella vita di tutti noi condomini e della mia famiglia, in particolare. La mamma sapeva che poteva sempre contare su di lui, se lei avesse avuto aiuto per mio fratello per un'improvvisa emergenza, come più volte si è verificato nel corso del tempo.
Se n'è andato non per Covid, occorre dire: anche se in questi tempi di pandemia è difficile ricordarsi che si continua a morire per altre cause.
Ieri, esalando l'ultimo respiro al termine del suo percorso longevo e operoso, ha raggiunto la moglie Antonietta e adesso può riposare in pace nel ricordo dei figli e dei nipoti, ma anche di tutti coloro che l'hanno conosciuto.
Ieri camminavo per la via: ed ero uscito con i miei cani a passeggio più tardi del solito orario antelucano.
Mi piace camminare nel buio che precede il primo mattino, quando per strada non c'è nessuno: solo qualche ombra distante che posso facilmente schivare.
Ma l'altra mattina ho fatto tardi: ero dispiaciuto perché c'era, a mio avviso, troppa gente per strada ed era rovinata così la magia della città vuota, buia e silente.
Più ancora che dispiaciuto, infastidito devo dire.
Vedere gente che si affrettava al lavoro o genitori che accompagnavano i propri bimbi a scuola, interi gruppi di persone che incrociavano la mia traiettoria.
Mi sono sentito disturbato da questi incontri ravvicinati, con un pizzico, forse, di reazione fobica.
Cercavo di creare con il mio passo una traiettoria divergente. Ma non sempre mi è stato possibile.
Ho benedetto il momento in cui sono rientrato a casa.
Mi chiedo se questa mia reazione non faccia parte della "sindrome della capanna" di cui tanti parlano come post-effetto di questi tempi di Covid.
Siamo a quasi un anno dall'avvio delle prime ristrettezze dovute all'esordio della pandemia in Italia. Ma già esattamente un anno fa l'epidemia era nel pieno a Whuan in Cina.
Un intero anno della nostra vita segnato dalla pandemia: quando ne usciremo?
Intanto, in Italia, mentre ci si avvia al viraggio al giallo nella maggior parte delle regioni, vengono avviate delle micro-zone rosse per contenere i primi focolai di varianti.
Detesto questa incertezza, eppure nello stesso mi rendo conto che la costante incertezza e il permanere delle difficoltà in qualche modo oscuro, mi sollecitano: quanto meno si tratta di uno stato d'animo che attiva dentro di me l'introspezione.
Intanto, si procede verso il megarimpasto del governo che sarà presieduto da Mario Draghi, galantuomo e competentissimo, pronto a sorridere (quando è senza mascherina), ma con lo sguardo di ghiaccio.
Alla fine, sciolte le riserve e le opposizioni tutti sono saliti sullo stesso carro...
Ed anche qui staremo a vedere...
Qui gatta ci cova, dicono alcuni...

Cu issu
cu issu
cu issu e senza issu

La citazione di prima era parte di una storia che mi raccontava mio padre, a proposito dello sgangherato esercito borbonico, o almeno di alcune sue formazioni costituite da illetterati poverelli che venivano dalle campagne e privi di una qualsiasi forma di istruzione. per insegnar loro a marciare - mi raccontava mio padre - sulla gamba destra o sinistra adesso non ricordo gli istruttori tracciavano un segno con il gesso (issu) o appiccicavano dell'erba, in modo tale che fosse alle reclute facile distinguere la destra dalla sinistra, poiché spiegare a voce sarebbe stato molto più complicato e l'esito non sarebbe stato certo.
Ed ancora,  qui gatta ci cova: ci si ritrova con la prospettiva di un governo istituzionale (che, per la verità, potrebbe essere parzialmente tecnico, con dei decisori "tecnici collocati nei posti più cruciali) in cui eccellenze ed escrescenze (si veda il libro "I cazzari del virus. Diario della pandemia tra eroi e chiacchieroni" con una raccolta dei pezzi di  Andrea Scanzi su Il Fatto Quotidiano) saranno combinate in vari modi. Quelle escrescenze che ci tormentano e di cui sarà sempre oltremodo difficile, se non impossibile liberarsi. E, a volte, purtroppo sono proprio le escrescenze a prendere il sopravvento, quasi fossero una muffa maligna che colonizza ogni cosa, soffocandone la vitalità.
Nella letteratura sugli zombi, in una delle più recenti saghe (quella di Manel Loureiro, ovvero "Apocalisse Z") vi si dice che gli zombie non sono eterni, ma che - ad un certo punto - la loro condizione non più vita viene soffocata dalle muffe che, dopo un po', cominciano ad allignare su di loro e al loro interno.
Oggi, sono stato al funerale del signor Giacomo.
In chiesa eravamo tutti con l'opportuno distanziamento e in mascherina, senza potersi toccare e abbracciare: è stta per mela prima volta in assoluta di una messa in suffraggio in tempi di Covid. Ed è anche dolente constatare che in un'occasione del genere, mesta ovviamente, ci si ritrovi con persone che non si vedono da una vita e e che, almeno per molto altro tempo, si continuerà a non incontrare in normali circostanze.

 

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4 febbraio 2021 4 04 /02 /febbraio /2021 06:37
Festival di Sanremo 2021

Come ben sappiamo, ogni emittente - sia essa radio o TV - hai suoi "esperti" d'elezione, soggetti a cui è affezionata e a cui chiede in via privilegiata pareri e contropareri sui diversi ambiti di competenza.
Costoro parlano sfoggiando estrema sicurezza sul Coronavirus, sulla Covid, sulla pandemia, sui vaccini, sul 5G, sui massimi e sui minimi sistemi, sulla rava e sulla fava,  opinionisti e influencer (nuova parola che va di moda, ma che sta anche per "suggeritori" occulti).
E non parliamo poi della querelle sul festival di Sanremo prossimo venturo, con pubblico, senza pubblico, con dei figuranti appositamente ingaggiati per riempire la platea, e le dichiarazioni di Amadeus per il quale il festival con il teatro vuoto non si possa fare, per non parlare delle esternazioni del sindaco di Sanremo secondo il quale un Festival omesso o anche soltanto a porte chiuse sarebbe per l'economia della cittadina di cui egli è alla guida una perdita economica irreparabile. Sino a che, a dirimere il nodo gordiano dei pareri in conflitto, non  è arrivata come uno spadone la "sentenza" di Franceschini: l'unico escatomage è quello di fare il Festival nel teatro vuoto con una diretta TV. E di conseguenza, mugugni e lamentele. Ma si può in un simile momento di crisi e di difficoltà stare a discutere di simili inezie, spendendo tempo ed energie che potrebbero essere più utilmente impiegate altrove?
Bla blabla bla bla
Tutto questo parlare, tutto questo dare aria alla bocca, mi stanca il cervello.
Io so che non ho nessuna certezza; penso soltanto che ci si debba concentrare sul momento presente, viverlo con la maggiore intensità possibile, evitare di fare previsioni o impegnarsi in dichiarazioni roboanti che poi magari sono destinate ad essere smentite subito dopo.
Per quanto mi riguarda, io mi limiterei a procedere molto umilmente... e in punta di piedi.
Intanto si è visto che, addirittura in anticipo, rispetto al passaggio di molte regioni dall'arancione al giallo, si è verificato come è già accaduto altre volte, un deleterio "tutti liberi" con affollamenti inverosimili nelle strade e nelle piazze di alcune città italiane (si vedano le numerose segnalazioni in merito relativamente al week-end appena trascorso, addirittura in anticipo rispetto al passaggio di colore.
Insomma, non si impara mai dall'esperienza e per alcuni la fine del colore arancione sembra possa significare la fine della pandemia e quindi come conseguenza l'immediato e irresponsabile abbassamento della guardia. Analogo atteggiamento vi è da parte di alcuni nei confronti dell'evoluzione del piano vaccinale.
A ciò contribuiscono, naturalmente, anche le false convinzioni in merito agli effetti di queste prime vaccinazioni sull'andamento della pandemia e sull'idea - non del tutto vera  - che per i vaccinati sia ora disponibile uno scudo invisibile di protezione, mentre rimane ancora aperta la questione se i vaccinati potranno o no diffondere egualmente il virus pur non ammalandosi.
Anche qui, staremo a vedere...

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26 gennaio 2021 2 26 /01 /gennaio /2021 10:14
Don't talk bullshit, il toro si offende

Rimpasto (ma io il pane lo voglio a lievitazione naturale), governo tecnico, governo istituzionale,  governo politico ammucchiata, inciucio, furbetti del vaccino, vaccinopoli
Partita, partitella porcella,  ma sì giochiamo questa partita, andiamo a fare in culo
Crisi, Crisi, Crisi, sarà un gran bel dormire.
Nessuno vince tutti perdono.
Sovranisti, primatisti, europeisti, brexiteer, responsabili, irresponsabili, e chi più ne ha più ne metta, andate tutti a fare in culo.
E sopra tutti il rottamatore supremo.
La faccia di Renzi furbetto-furetto mi dà sempre il voltastomaco e mi procura brutti sogni. Forse la sua immaginetta (tipo santino con la preghiera dietro) la brevetterò come emetico di successo.

Multinazionali, Big Pharma, offriamo vaccino al miglior offerente: dammi di più per dose e ti metto in corsia preferenziale, qui non si guarda in faccia a nessuno, gli affari sono affari. E cos'è l'UE di fronte a Big Pharma?
Giovanni suicidi o morti per sbaglio per soffocamento mentre provavano sfide estreme.
Gente che impazzisce nella solitudine e che poi magari si suicida.
Medici killer per liberare posti-letto, madri che mettono su instagram le figlie decenni a fare spettacolo, con danze e cantatine, e tutorial su come ci si fanno le unghie.
Quando usciremo da tutto questo, non si sa.
Ma di sicuro stiamo vivendo un'aberrazione e pertanto nessun dorma: non è il tempo di far sogni tranquilli..

Ma, per favore, non parlate di bullshit, perchè poi il povero toro si offende.

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24 gennaio 2021 7 24 /01 /gennaio /2021 13:42
ambulanza di notte

Nel buio del pomeriggio d'inverno
è arrivata un'ambulanza
che si è fermata proprio davanti al portone di casa,
il girofaro in funzione a lanciare sprazzi bluastri
tutt'attorno
lame di luce, taglienti
spettri bianchi ne sono discesi e sono entrati
E i girofari sempre accesi e rotanti
senza suono
di lì a poco (o forse dopo molto tempo)
i due sono usciti di nuovo
accompagnando un'anziana donna
imbacuccata e in mascherina
che in mezzo a loro camminava a fatica
e che, non riuscendo a salire l'alto gradino allo sportello laterale,
è stata issata a bordo dai due spettri bianchi
Poi l'ambulanza ha fatto manovra e se n'è andata
senza sirena,
lasciando dietro di sé una scia di ghiaccioli di luce blu.

Poche ore dopo, ho sognato che i familiari di questa donna,
sbucavano all'improvviso,
mentre rientravo a casa,
quasi che mi avessero teso un agguato,
e mi si avvicinavano, molto, troppo,
senza rispettare una minima distanza di sicurezza
e, soprattutto, senza indossare la maschera
Si protendevano verso di me
e mi dicevano che era tutto a posto,
che la loro nonna
dopo tutti i necessari accertamenti
era rientrata a casa,
che no, non c'era nessun problema e
che non si trattava di Covid.
Io ero spaventato
Mentre parlavano si avvicinavano sempre di più a me,
parlando concitati e sputacchiando
ed io, dopo aver arretrato quanto più era possibile,
mi ritrovavo con le spalle al muro
senza più scampo dalla loro materia oscura

Qualcuno mi ha fatto notare che, per produrre un simile sogno, probabilmente, dovrei avere dentro di me un bel po' di angoscia. Queste le esatte parole della mia corrispondente (GM): "Caro Maurizio, scrivi bene come sempre ... ma sei un po' troppo spaventato per sognare subito un mezzo incubo o, chiamalo come vuoi, un sogno angoscioso. Francamente quando vedo un ambulanza con le sirene, non penso mai al virus, penso: speriamo bene per chi ne ha bisogno, penso ad altre patologie, altre necessità. Il periodo è brutto e delicato, bisogna stare attenti (mascherina distanziamento ecc.) ma non lasciarsi prendere dal panico, poi ci sveglia di cattivo umore. A me capita di sognare spesso che sono richiamata a lavorare, dopo un periodo di pensionamento e quindi completamente "rimbambita" e non all'altezza dei miei compiti ... ecco questo sì un bell'incubo".
Io, a dire il vero, non mi sento particolarmente angosciante. Semplicemente, in modo realistico prendo atto della situazione...
E, quindi, ho risposto così alla mia amica sul social: "La situazione è quella che è... e quando il gioco si fa duro i duri ballano, per così dire. Tante cose ce le hai sotto gli occhi... Alcune le neutralizzi con l'ironia, altre invece entrano dentro di te un po' più a fondo, malgrado le barriere che tu cerchi di frapporre.
E poi, dopo essere penetrate, magari, ritornano nel sogno: d'altra parte il sogno può servire a tante cose, tra le quali - non ultima - vi è indubbiamente l'elaborazione di strategie utili al problem solving cui siamo chiamati quotidianamente. Quindi, il sogno ti avvisa, ti prospetta delle possibilità e delle ipotesi.
In fondo, in una maniera molto personale ed istantanea assolve alla stessa funzione della scrittura creativa.
Affronti nel sogno molti mondi possibili e verifichi come potrebbe essere fronteggiare determinate situazioni. Molto di rado i miei sogni si configurano come incubi: il più delle volte suscitano in me un senso di meraviglia
".

 

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22 gennaio 2021 5 22 /01 /gennaio /2021 13:40
Variante inglese Coronavirus

Ho sognato che facevo una lunga fila in auto per sottopormi in un drive-in al tampone.
La coda era lunghissima e si procedeva lentamente.

Tutto qui.
Niente di più e niente di meno.
Stimolato da questo frammento onirico, voglio affrontarequi un discorso sulle varianti del Coronavirus. E sulle varianti delle varianti. Ebbene, ne nascono dovunque, ma secondo me -  contrariamente a quanto comunemente viene propalato nei mezzi di informazione, non sono "da asporto".
Abbiamo già la variante inglese, quella sudafricana, quella brasiliana, quella francese e chi sa quante ancora se ne identificheranno... 
E poi abbiamo le varianti che derivano da uno spillover dall'uomo infetto a certe specie animali e che poi tornano al'uomo ulteriormente modificate: vedi, ad esempio, il caso, che ha avuto una certa notorietà nella stampa degli ermellini d'allevamento danesi (e non solo).

Dovunque si comincia a sequenziare l'RNA virale in maniera estensiva si identificano le varianti: da più parti si suggerisce insistentemente che in una certa percentuali di casi infetti bisognerebbe procedere di default al sequenziamento del genoma virale, proprio per identificare precocemente queste varianti e circoscrivere igli eventuali focolai.

La cosa curiosa è che le varianti vengono identificate con il riferimento allo stato dove dapprima sono state identificate (cioè sequenziate) e chepossono esserepotenzialmente più insidiose, quanto a rapidità di contagio e ad eventuale letalità.
Ma questo ci mette su di una pista sbagliata.
Cioè, nei diversi luoghi dove si riconoscono delle varianti già descritte, ci si mette alla ricerca del "paziente zero" senza peraltro mai trovarlo, come ad esempio, in Italia , in una località abruzzese dove in quattro famiglie, per un totale di 76 persone, è stata identificata la variante inglese, senza che nessuno dei soggetti fosse mai stato all'estero.
Il fatto vero - e che dovrebbe essere dichiarato a chiare lettere - è che quanto più il virus si replica tanto più muta casualmente, per via di errori di trascrizione da parte dell'RNA messaggero. E che, se da un lato ci possono essere delle mutazioni poco vantaggiose per la replicazione del virus, se ne possono verificare altre che, invece, rappresentano un vantaggio addizionale: ed è così che quella mutazione prende piede. Va da sé che le mutazioni sono assolutamente casuali, ma in ogni caso - presumo - il range delle possibili varianti più vantaggiose è relativamente piccolo, stante le piccole dimensioni del virus in questione.
Il virus, semplicemente, compie il suo lavoro che è quello di riprodursi il più possibile.
In questa danza delle varianti sembra di vedere tornare il balletto di denominazioni legato a certe malattie infettive del passato, prima che ne fosse identificato l'agente patogeno, come ad esempio nel caso della lue (sifilide) che, a seconda, veniva indicata come "mal francese" (ovvero "morbo gallico") o "mal napoletano", o nel caso del virus HIV e delle sindromi ad esso correlate che, prima di assumere una denominazione univoca, venivano indicate con il riferimento a particolari categorie di persone, più suscettibili o vulnerabili a contrarre il morbo.   
E' una tendenza antica che tende a ritornare oggi (benché si sappia infinitamente di più sulle malattie a trasmissione virale) e che riproduce dei pregiudizi antichi ed irrazionali che tenderebbero a porre ciò da cui ci sentiamo minacciati in un luogo "altro" (e, possibilmente, anche lontano).
E ciò capita, malgrado i Centri che si occupano di malattie infettive e l'OMS abbiano definitivamente sconsigliato di utilizzare nella nomenclatura di nuove malattie infettive qualsiasi riferimento geografico a specifiche regioni, stati o nazioni del mondo oppure a particolari gruppi etnici e/o sociali.

 

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21 gennaio 2021 4 21 /01 /gennaio /2021 09:38
La Primavera di Botticelli. Dettaglio

Il vento che soffia è ispiratore di malinconia

Forse, è per quel fruscio continuo che riusciamo a sentire
anche quando le finestre sono chiuse

Forse, è per via dello stormire delle fronde e delle foglie, quando siamo all'aperto.

O, forse anche, per il fatto che, specie in campagna, nelle dimore isolate, si sentono cigolii e scricchiolii, quasi che la casa fosse una nave in procinto di salpare, con le vele già issate e pronte a gonfiarsi al primo vento favorevole.

Nei giorni di vento mi sento triste, inspiegabilmente.

Mi sento pervaso da un senso di attesa, foriera di presagi.

Tutto assume dei significati profondi
ai quali tuttavia non si può dare parola,
finanche l'abbaìo di un cane lontano,
oppure l'improvviso canto del gallo.
O anche la suoneria del citofono che,
spezzando il silenzio sepolcrale d'una dimora in penombra,
annuncia l'arrivo del postino.

Nei giorni ventosi,
aspetto e aspetto,
non so mai cosa.

La vita rimane in sospeso,
ma il tempo scorre più veloce,
perché la sabbia che dovrebbe scivolare
lentamente tra le dita a coppa,
viene portata via dal vento
tutta assieme,
inesorabilmente.
E una sua sola folata
ha risucchiato via tutta la vita
ancora rimasta

 

Un balzo di anni indietro

(10 ottobre 2014) Storie nel vento

1. Cielo terso, senza una nuvola

aria tersa, pungente

la luna alta nel cielo ad Est

un cerchio pallido

che incombe sulle alte torri

dalle forme bizzarre

pinnacoli arditi

piramidi

funghi e cetrioli in scala gigantesca

rivestiti di cristalli scintillanti

Voci di bimbi

intenti nel gioco

e, per il resto, silenzio

Silenzio,

silenzio

ed ancora silenzio

Poi rumore di passi

Un uomo in nero e una donna in bianco,

arrivati direttamente da un lontano oriente

non più esotico

camminano lungo la via

in basso

Il vento fresco

increspa appena i veli della donna

e sussurra racconti

che non finiscono mai

Storie che si devono sapere ascoltare

per catturarle prima che si disperdano

E’ più facile farlo se si possiede un acchiappasogni

o anche un po’ della magica polvere di stelle

che fa volare le fatine sapienti

 

2. Il giardinetto pubblico è stato sino a poco meno

di due secoli prima

un cimitero parrocchiale

con le lapidi del colore dell'osso invecchiato

rosicchiato dal muschio,

disseminate attorno alla chiesa imponente

Ora le lapidi se ne stanno in disparte,

lungo le mura perimetrali

a ricordo delle sepolture

e si leggono ancora le scritte

scolpite nella dura pietra

e che ricordano le qualità di quelli che furono in vita

Nessuno oggi si sofferma più a guardarle,

ma ci sono

sono una presenza che rimanda ad altro

E c'è un potere che promanano

Quando le foglie secche dell'autunno

vi si radunano attorno

c'è un preannuncio della caducità e dell'impermanenza

Tutto passa e solo il ricordo rimane

Poco lontano ci sono panchine spartane

per assicurare il riposo a chi desideri

un luogo tranquillo per pascersi di cibo,

per leggere

per meditare

per telefonare, gracchiando in lingue sconosciute

per interminabili minuti

Ma c'è anche un superbo parco giochi per i piccini

- superbo per chi non ne ha -

di un'ordinaria normalità qui

Ed anche qui panchine,

di una foggia diversa

perchè vi furono collocate

in epoca successiva a quelle del parco

E’ tutto tranquillo

solo sporadiche presenze di mamme e papà

con i loro piccini

All'improvviso a certe ore del giorno

la tranquillità viene spezzata dall'arrivo repentino di scolaresche

che qui vengono portate per loro ora d'aria

Sono bimbi piccini che seguono come pecorelle

i loro pastori,

ma anche scolari più grandi

Come ieri, all'improvviso,

ecco sopraggiungere un'intero stormo di gazze vocianti,

adolescenti di una scuola islamica

nerovestite di tuniche lunghe sino ai piedi a coprire

corpi ancora acerbi e velate di bianco

eccitate come bambini piccoli,

per poter giocare e sperimentare i diversi giochi,

in una pausa di libertà

dall'applicazione di una dura disciplina

Le gazze hanno rapidamente preso possesso di tutto

e hanno scacciato senza volerlo gli altri isolati avventori

ridotti ad una sparuta minoranza:

un fatto di semplice preponderanza numerica,

nulla di personale

Agli esiliati è rimasta solo la possibilità

di vagare pensosi per il parco

meditando sulla caducità e sull'impermanenza

sulle affinità tra le foglie caduche e la lapidi di pietra,

ma anche sulla forza della vita che sempre si riafferma

con quegli scoiattoli che s'affannano

a metter via provviste per l'inverno che verrà

con quegli alberi possenti

che sfidano il tempo

e le asperità del freddo e del ghiaccio,

e il potere del tuono e del fulmine

portando su di sè cicatrici e segni

e che trasmettono storie

Per riceverne brandelli

basta sedersi ai loro piedi

oppure percorrerne con i polpastrelli

la superficie rugosa...

E loro racconteranno

e racconteranno

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19 gennaio 2021 2 19 /01 /gennaio /2021 11:26
Aloha

Quasi, quasi mi faccio un rimpasto...
Pandemia e rimpasto, rimpasto e pandemia, distruttori/costruttori, responsabili/ irresponsabili: sono delle coppie semantiche che possono servirci bene per descrivere gli attuali passaggi...
Non c'è che dire. Situazione disperata, ma non seria, come disse un famoso scrittore. L'Italia verrà ricordata per il Rimpasto (o crisi) in tempo di Covid...
Renzi, con la sua vocazione narcisistica di rottamatore/distruttore. Meloni che sbraita con occhi che sembrano schizzare fuori dalle orbite.
Spettacolo desolante! In un momento come questo non avrebbe dovuta esserci una crisi di governo e ne possiamo ringraziare quel narcisistica di Renzi e la sua smodata voglia di potere e di protagonismo (mio pensiero emozionale di comune cittadino che si trova ad assistere esterrefatto a questi contorcimenti).
Intanto, i media ci segnalano un focolaio di variante inglese in Abruzzo... Bene!
Comincia a venire fuori la categoria di quelli che, essendo stati stati vaccinati, se ne vantano pubblicamente: come a dire "io sono a posto, adesso, comunque vadano le cose!"..
Non c'è di che sorprendersi.
Adesso essere vaccinati diventerà uno status symbol.
Oppure, per quelli che in teoria, non ne avrebbero ancora avuto diritto (e che sono stati battezzati i "furbetti del vaccino"), il segno di una sorta di affiliazione massonica che consente di essere immessi in corsia preferenziale per godere di certi presunti privilegi.
Notte opaca, senza sogni
Strade spettrali ieri sera quando rientravo a casa.
Mi allietavo quando vedevo baluginare le luci di un auto dietro di me, nello specchietto retrovisore.
Mi sentivo meno solo, anche se poi quell'auto schizzava in avanti e mi lasciava di nuovo nel buio, nel nulla, in solitudine.

All'uscita dalle scuole ci vorrebbero pertiche distanziatrici o appositi respingenti all'uscita della scuola per tenersi a distanza gli altri genitori, visto che il sindaco Orlando ha promesso sanzioni anti-assembramento e anti-chiacchiera ai genitori che vengono a prendere e/o a lasciare i propri piccini.
Chi sa se il distanziamento sociale vale anche in senso verticale.
Magari portandosi degli scranni o delle predelle o dei trampoli, qualcuno potrebbe  mettersi ad un'altezza differenziata rispetto ad altri, cosicché le proprie esalazioni non vadano in rotta di collisione (e mescolamento) con quelle degli altri.
Le nostre abitudini alla fine di tutto ciò risulteranno profondamente modificate, non c'è dubbio.
Tiriamo a campare, e vediamo cosa ci porterà un altro giorno.

 

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15 gennaio 2021 5 15 /01 /gennaio /2021 09:36


 

La Sicilia va verso la zona rossa. Quasi certamente da Lunedì 18 gennaio e per la durata quasi un mese.
Intanto, l'altro ieri è stato registrato il primo nuovo morto da Covid in Cina (un dato attendibile? Difficile poterlo dire) ed ieri in 24 ore la Cina ha registrato 144 nuovi contagi. In Cina si preannuncia dunque una seconda ondata.
E da noi? Tutti non hanno fatto altro che parlare di prima ondata, di seconda ondata ed ora anche di una paventata terza.
Io personalmente, pur non essendo un "esperto", non un epidemiologo, non un virologo o altre specialità affini, da semplice cittadino che cerca di farsi un'idea autonoma delle cose, ritengo che è capzioso fare simili distinzioni. Forse per la Cina può essere appropriato di una paventata seconda ondata a distanza di molti mesi dagli eventi di Wuhan. Ma da noi, indubbiamente, il virus ha continuato a circolare, anche nei mesi di stanca, quando - nelle more che i cittadini scaricassero ed usassero la app "Immuni",poi rivelatasi un fallimento - si facevano pochi tamponi: come effetto di un facilonesco ottimismo (all'insegna di un retropensiero così strutturato: "Covid non ce n'è più"). Intanto il virus circolava e si è rafforzato: quindi, a mio avviso, non siamo mai usciti dalla prima ondata, solo che il virus per un po' di tempo si è nascosto, per poi risorgere immediatamente appena si è abbassato il livello di guardia, con una distrazione nell'uso delle mascherine e una noncuranza nel rispetto delle regole del distanziamento.
E quella che alcuni si ostinano a chiamare la "terza ondata", paventandola, sarà stata sempre la prima.
In ogni caso, è questione di lana caprina poter dire in quale ondata siamo, se si tratta della prima, della seconda o della millesima: siamo qui sempre alle prese con il Coronavirus.
E le vaccinazioni non rappresentano certo una panacea: ammesso e non concesso che questi nuovi vaccini varati a ritmo di carica siano del tutto innocui ed efficaci (alcuni avanzano dubbi al riguardo), quanto tempo ci vorrà per vaccinare il 70% della popolazione del nostro paese e del mondo intero, perchè possa scattare in modo effettivo la cosiddetta "immunità di gregge".
E comunque la si giri, se il virus circola, continuerà a circolare anche tra gli individui vaccinati che anche loro verranno a contatto con il virus circolante e che, attraverso le prime vie aeree lo diffonderanno nell'ambiente, visto che il Coronavirus, come si è potuto accertare, si diffonde anche in assenza di sintomi, quando è presente solo nelle prime vie aeree.
Io personalmente non mi metterò in prima fila per vaccinarmi quando verrà il mio turno: aspetterò.
Voglio capire prima.

La velocità con cui sono stati sfornati questi vaccini, però, non mi convince del tutto e quindi voglio stare a guardare per un po'.

Vorrei avere risposte ai molti interrogativi che ancora sono senza senza risposta.

Soprattutto perchè siamo di fronte a vaccini che vengono lanciati per un utilizzo estensivo senza prima aver compiuto il percorso difficile e tortuoso che da sempre ha caratterizzato i vaccini di prima e seconda generazione, ma by-passando tutte le diverse fasi della sperimentazione e dei trial clinici, oppure accorpandole l'una con l'altra per mezzo di procedure accelerate.

In ogni caso vaccinarsi rimane e rimarrà una scelta personale. Penso che prima o poi mi vaccinerò, ma - nello stesso tempo - non sento l'urgenza di farlo. E dico questo dal punto di vista di uno che ha sempre vaccinato i propri figli e che ha affrontato in tutte le diverse circostanze della vita le vaccinazioni necessarie che fossero quelle dell'obbligo (come al tempo del militare) o consigliate in caso di viaggi in paesi esotici.

Teniamo anche conto del fatto che vaccinarsi non esimerà i vaccinati dall'utilizzare le misure protettive (uso delle mascherine e distanziamento), almeno fintanchè non si arrivi alla cosiddetta "herd immunity".
In ogni caso,come dicono alcuni esperti, dobbiamo trarre tesoro da quello che sta accadendo nel mondo in questo ultimo anno, per evitare che altre pandemie possano abbattersi su di noi, come nemesi per ciò che stiamo facendo al pianeta.
L'unica certezza al momento, è che - dopo l'investimento iniziale - le case farmaceutiche che producono i diversi tipi di vaccino si stanno già arricchendo e così tutti quelli che hanno creduto in loro, come i finanziatori privati.
Alla fine della pandemia (se ci sarà mai una sua fine), il mondo sarà globalmente impoverito, con l'eccezione di una piccolissima percentuale che saranno ancora più ricchi, mostruosamente ricchi.

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3 gennaio 2021 7 03 /01 /gennaio /2021 10:46
Codadi auto per l'ingresso a ldrive in per l'esecuzione dei tamponi rapidi alla Fiera del Mediterraneo di Palermo

Oggi, domenica 3 gennaio, ho deciso di fare una camminata con i cani in direzione di Monte Pellegrino, cosa che non ho fatto per lungo tempo.
Dopo aver percorso a passo gagliardo via Imperatore Federico, arrivo alla Piazzetta Nelson Mandela, dove si trova l'ingresso principale (a suo modo monumentale) della Fiera del Mediteranno, non più Fiera.
E, lasciando alla mia sinistra l'ingresso laterale al Parco della Favorita, comincio a costeggiarne il perimetro in direzione della piazzetta (Largo Antonio Sellerio) dove si origina la strada vecchia per il santuario di Santa Rosalia.
E' ancora piuttosto presto, ma fa già luce, e mi accorgo che lungo il marciapiedi sono parcheggiate in fila continua delle auto e, all'interno, dei dormienti, a volte uno soltanto seduto al posto di guida, altre volte due o più per auto: molte delle auto hanno il motore acceso per tenere in funzione l'impianto di riscaldamento e quindi, in contrasto con il panorama delle numerose teste ciondolanti ed imbaccucate in berretti di lana e cappucci, si avverte il ronfare continuo dei motori al minimo e il lezzo di gasscarico invade le mie narici.
Molti degli occupanti nelle auto (come già detto dormienti) indossano la mascherina chirurgica.
Penso: "Ma che ci faranno qui, tutti questi a dormire in auto?"
Forse sono qui per una partita di calcio oppure per partecipare ad un evento.
Insomma, il mio cervello non la smette di almanaccare.
Beata ignoranza!
Solo in una delle auto il finestrino lato guidatore è abbassato e, allora, mi decido a chiedere al suo occupante: "Ma perchè tutte queste auto e tanti addormentati dentro? C'è forse una manifestazione o un evento?".
Il tipo (che tiene la mascherina abbassata sul mento), mi risponde gentilmente: "No, noi siamo  qui in coda perchè dobbiamo fare il tampone!".
"Ah! - faccio io - Già! Che scemo! Me ne ero proprio dimenticato che qui alla Fiera hanno messo il drive-in per l'esecuzione dei tamponi rapidi!".
Il tipo continua a parlare, ma io - a quel punto - non l'ascolto più. Già sono in preda ad una forte ansia.
"E se il tipo con cui sto parlando fosse infetto?" - mi ritrovo a pensare. Anch'io, essendo nel pieno di una passeggiata a passo svelto, ho la mascherina abbassata sul mento.
Quindi, mi sento esposto, vulnerabile, anche se sono a distanza di sicurezza dal mio interlocutore.
Sono sulle spine, vorrei concludere quella che sento essere una malaugurata conversazione il prima possibile.
E andarmene via, il più possibile lontano.
Riesco a disimpegnarmi e metto le ali ai piedi, quasi volando, alzandomi la mascherina a coprire bocca e naso a proteggermi da quella che immagino essere un'aria mefitica e contaminata dal virus, con un'elevata carica.
Scappo via ingloriosamente e lo dico senza vergognarmene.
Mentre cammino avverto già sintomi fastidiosi, tra i quali un allarmante pizzicore alla gola.
Ma so bene che tutti questi pensieri sono solo il frutto della mia immaginazione, fin troppo fervida, e di una subitanea elaborazione ipocondriaca.
Procedendo, vedo che la colonna di auto si estende a vista d'occhio lungo il muro perimetrale della Fiera in direzione dell'incrocio con via Ammiraglio Rizzo.
Incredibile!
Ma soprattutto, ciò che è incredibile, è stata la mia reazione, assolutamente irrazionale: anche se so che sono tanti quelli che vanno a fare il tampone di propria iniziativa, soltanto perchè - magari prima di un incontro con i propri familiari - vogliono essere certi di essere negativi.

Ma tant'è! Se tu vedi qualcosa che ti porta a toccare con mano una realtà temuta, proprio quella che ha piagato quasi tutto il 2020 - un vero e proprio "annus mirabilis" -, allora non puoi più fare finta di niente e pensare che se, sino ad adesso,  non ne sei stato toccato, è perché godi di una qualche forma di invulnerabilità. Devi arrenderti all'evidenza che qualche cosa di sgradevole può accadere pure a te, che anche tu puoi trovarti a dovere fare un incontro ravvicinato con il Coronavirus.
Occhio che non vede, cuore che non duole, insomma.
Viceversa, se l'occhio vede, allora il cuore duole.
Le stesse cose viste nei notiziari non provocano lo stesso effetto di immanente ed ineludibile realtà che è provocato dal vederle di persona: e, in ogni caso, tutto ciò che si vede nei notiziari, può essere facilmente rimosso dalla propria coscienza e collocato nell'ambito a cui pertengono le cose che riguardano gli altri, ma non me.

 

Ho continuato la mia passeggiata, avventurandomi per la prima volta dopo molti anni per la mitica Via Castellana Bandiera ed entrando in un mondo a se stante, una specie di capsula temporale nel cuore della moderna metropoli. Ma questa è un'altra storia di cui forse racconterò nei prossimi giorni.

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30 dicembre 2020 3 30 /12 /dicembre /2020 12:07
La mamma e io (Archivio fotografico famiglia Crispi)

I morti, quelli che non ci sono più o che, semplicemente, sono rimasti indietro da qualche parte.
A volte penso che essi, in qualche modo, rimangano vicino a noi, che ci guardino
Ombre, anime, spiriti, non so.
Altre volte, più razionalmente, penso che siano costrutti nella nostra mente e che semplicemente essi siano con noi solo perchè li pensiamo e ne serbiamo il ricordo.
E che, quando noi saremo morti a nostra volta, essi semplicemente svaniranno con noi.
Pensandoli, comunque, o percendone la presenza accanto a noi come angeli custodi, noi a volte interpretiamo, costruendo una pararealtà, talvolta è come se proprio - anche se in maniera benigna - delirassimo.
Una volta mi è successo questo. Ero nella stanza che era stata la stanza da letto mia e di mio fratello e poi sua soltanto. Era inverno.
Qualche tempo dopo la morte di mio fratello (lui morì a giugno), ogni volta che ci entravo, sentivo un soffio d'aria fredda che mi colpiva e che aleggiava attorno a me. E ciò capitò per diversi giorni di seguito. Era qualcosa di perturbante: sembrava che attorno a me spirasse un alito freddo.
Mi ritrovai a pensare più volte: "Ecco, è mio fratello, è qui accanto a me e ogni volta che entro nella sua stanza egli si fa sentire, per dirmi che lui c'è qui con me".
In realtà, come scoprii poi, la finestra, il cui fermo non funzionava alla perfezione, per un colpo di vento si era aperta rimanendo non vista (nascosta com'era dietro la tenda tirata) e quel soffio era dovuto al refolo d'aria che passava attraverso il varco.
Ci sforziamo di mantenere vivi i morti, come quando facciamo la contabilità della loro età,  al trascorrere di ogni anno, e tenendo conto scrupoloso di tutte le ricorrenze che li riguardano, festeggiandoli privatamente anche. E ciò a prescindere dalle ritualità del giorno dei Morti.
Mio padre e mia madre, nati entrambi nel 1918, avrebbero oggi 102 anni, mentre mio fratello, nato nel 1947, ne aavrebbe compiuti oggi 73, due più di me.
A volte parliamo con loro, i nostri estinti. Ricordo che mia madre, nei momenti di sconforto, soprattutto negli ultimi anni, chiamava spesso la sua mamma: "Mamma!". E ciò mi colpiva molto, soprattutto per l'intensità delle sue invocazioni. Come se volesse dire: "Mamma, dove sei? Ti vorrei qui vicino a me! Aiutami!".
Ma la cosa più forte è che spesso, rispetto a loro, ci sentiamo dei sopravvissuti.
Ci sentiamo come se li avessimo lasciati indietro, rispetto a noi, le cui vite, invece, sono procedute in avanti.
Per esempio, mio padre è morto quando aveva compiuto appena 54 anni.
Io ho atteso, nel volgere degli anni, di arrivare a quella stessa età, pensando che quello sarebbe stato un fatidico giro di boa nella mia esistenza. E quando, senza traumi e senza incidenti, ho superato il mio cinquantaquattresimo anno, ho cominciato a dirmi: "Ecco, ora sono diventato più vecchio di papà!". Lui è rimasto indietro, ed io, sopravvissuto, sono andato avanti, raggiungendo tappe dell'esistenza che a lui sono state precluse, dal caso e dalla necessità. E naturalmente io posso solo ricordarlo come cristallizzato nel tempo con l'aspetto che aveva nel giorno della sua morte. 
E così è stato, quando ho raggiunto e superato l'età di mio fratello, che mi ha lasciato molto più di recente.
Sì, siamo dei sopravvissuti ed è per questo che non possiamo non guardare di continuo ai nostri morti.
Essi sono sempre con noi.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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