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3 dicembre 2018 1 03 /12 /dicembre /2018 06:49
Shaun Blythell, Una vita da Libraio, Einaudi, 2018

Una vita da Libraio (titolo originale: The Diary of a Bookseller, nella traduzione di Carla Palmieri) è l'appassionante diario giornaliero di un libraio dell'usato, Shaun Bythell, proprietario del negozio "The Bookshop" a Wigtown ("The Biggest Bookshop in Scotland") . Ed è proprio un libro che tutti coloro che amano i libri dovrebbero leggere e che mostra come è vivere la propria vita in mezzo ad una collezione viva e mobile (sempre nuovi volumi entrano, altri escono) di oltre centomila volumi.
Il volume di Shaun Bythell è rassicurante, anche: perchè mostra come sia possibile che i nostri libri, quelli che abbiamo raccolto nel corso di una vita, che abbiamo amato, letto e riletto e della cui presenza accanto a noi siamo costantemente consapevoli) possano avere un futuro interessante e vivo, se cadono nelle mani di uno come Bythell.
Purtroppo, in Italia, manca ancora totalmente - fatte salve alcune eccezione soprattutto per ciò che concerne i libri "antichi" - la cultura deil'usato
Mancano dei negozi qualificati in cui librai appassionati facciano incetta e facciano circolare libri appartenuti ad altri, il cui triste destino è purtroppo quello di finire nella bottega di rigattieri (dove sono sotto valutati, il più delle volte) o di essere mandati al macero.
Solo Libraccio - in Italia - e il più specializzato MareMagnum fanno commercio di libri usati (in quest'ultimo è possibile trovare libri altrimenti irreperibili): è questo è già un bene. Ma se uno che - per le circostanze della vita - si trovasse a disporre del lascito di un cospicuo quantitativo di libri e non potesse tenerli, le possibilità di venderli a qualcuno che sappia valorizzarli sono davvero scarne.
E così, noi lettori che abbiamo tanti libri ci interroghiamo angosciati sulla fine che questi faranno, quando non ci saremo più.
Questo è uno dei motivi per leggere il libro di Shaun Blythell, ma l'altro è vedere come emerga quotidianamente un amore sconfinato per i libri: in effetti, un lavoro come questo lo si può fare solo amandoli, i libri.
Il suo diario si snoda mese per mese, con annotazioni pressocchè giornaliere, a volte brevi, altre volte più lunghe. E' costante il rapporto con i libri, ovviamente e poi con l'infinita varietà di frequentatori del suo negozio: ne emerge da ciò una tipologia umana infinita, una vera e propria zoologia dei frequentatori di libri che non sempre sono individui che li amano o li leggono. E dietro a questi personaggi in carne in ossa si celano dietro i libri acquisiti e poi messi invendita le ombre di coloro che li hanno posseduti: "A parte il fatto che è una cosa antipatica da dire ad un venditore di libri usati, chi può sapereper quali mani siano passati i volumi che ho in negozio? Mani di ogni genere, senza dubbio: dai sacerdoti agli assassini. Per alcuni la storia che si nasconde dietro un libro usato è un mistero che emoziona e che accende l'immaginazione: Ricordo che un tempo discutevo con un'amica sul significato delle annotazioni e dei commenti a margine. Anche a questo riguardo ci sono opinioni discordanti, e a voltechi acquista i nostri libri tramite Amazon ce li rimanda indietro perchè ha scoperto degli appunti scritti a manoche a noi erano sfuggiti. Per me queste cosenon sminuiscono il valore di un libro; al contrario, sono aggiunte affascinanti, sguardi nella mente di un'altra persona che ha letto quelle stesse pagine" (ib., annotazione di martedì 4 gennaio, pp, 356-257).
Emerge (ma tutto questo viene detto con bonomia e con tanta ironia) che i "veri" lettori sono una razza rara (e, in Italia, una razza quasi in via di estinzione); a riprova dello scritto autobiografico "Ricordi di Libreria" di George Orwell che, mentre scriveva il suo "Fiorirà l'Aspidistra", si trovo a lavorare per sbarcare il lunario come commesso in un bookshop dove entrò pieno di idealità sul vendere libri per dover poi constatare che le sue rappresentazioni sui lettori e sui frequentatori di un bookshop erano destinate a cadere a pezzi. Per questo motivo, ogni mese del diario di Bythell è introdotto  da un'epigrafe con un brano scelto delle singolari memorie di George Orwell.
Shaun Bythell è anche uno degli organizzatori del Wigtown Book Festival che a partire dalla sua data di nascita nel 1998 è assurto ad una popolarità sempre crescente.
Le note di questo diario coprono esattamente l'arco di un anno, dal 5 febbraio 2014 e al 4 febbraio dell'anno successivo (2015). Come scrive l'Autore in epilogo, egli ha tenuto regolarmente un diario sulle attività del suo bookshop e sulla galleria di clienti che lo hanno frequentato (alcuni dei quali trasfigurati in veri e propri "personaggi"), anche oltre la data in cui ha deciso di dare alle stampe queste sue notazioni.
Nel momento in cui scrive l'epilogo è il 1° novembre del 2016, egli aggiunge, e cade il quindicesimo anniversario del giorno in cui egli acquistato il negozio.


(Soglie del testo) Si può avere una vita avventurosa anche seduti su uno sgabello.
Un paesino di provincia sulla costa scozzese e una deliziosa libreria dell'usato. Centomila volumi spalmati su oltre un chilometro e mezzo di scaffali, in un susseguirsi di stanze e stanze zeppe di erudizione, sogni e avventure. Un paradiso per gli amanti dei libri? Be', piú o meno…
Dal cliente che entra per complimentarsi dell'esposizione in vetrina, senza accorgersi che le pentole servono a raccogliere la perdita d'acqua dal tetto, alla vecchietta che chiama periodicamente chiedendo i titoli piú assurdi, alle mille, tenere vicende di quanti decidono di disfarsi dei libri di una vita. The Book Shop, la libreria che Shaun Bythell contro ogni buonsenso ha deciso di prendere in gestione, è diventata un crocevia di storie e il cuore di Wigtown, villaggio scozzese di poche anime. Con puntuta ironia, Shaun racconta i battibecchi quotidiani con la sua unica impiegata perennemente in tuta da sci, e le battaglie, tutte perse, contro Amazon. La sua è l'esistenza dolce e amara di un libraio che non intende mollare. Con l'anticipo dell'edizione italiana, Shaun sta finalmente ricostruendo il tetto della sua libreria.


«Stavo uscendo dalla cucina con la mia tazza di tè quando un tizio in giacca da lavoro e pantaloni di poliestere una spanna piú corti del normale mi è rovinato addosso e me l'ha quasi fatta cadere. - È mai morto nessuno qui? - mi ha chiesto poi. - Nessuno ci ha ancora lasciato le penne cadendo da una scaletta?
- Non ancora, - gli ho risposto, - ma speravo proprio che oggi fosse il gran giorno».

 

L'Autore. Shaun Bythell è il proprietario della libreria The Book Shop di Wigtown e uno degli organizzatori del Wigtown Book Festival. Tutto quello che si deve conoscere di lui lo si può leggere nell'introduzione al suo volume.

È possibile fare un tour virtuale nella libreria grazie al video pubblicato dall’autore tramite il suo account Youtube

Una storia incantevole per chi crede che un libro sia per sempre

Einaudi, soglie del testo

(Approfondimento) La dimostrazione che si può avere un’esistenza avventurosa anche seduti su uno sgabello  (di Giuseppe Culicchia, «la Repubblica»). Dal sito web Einaudi

Shaun Bythell a trentun anni e un mese diventa proprietario di una libreria dell'usato nel cuore di Wigtown, un paesino sulla costa scozzese. Non ha ancora letto il saggio Ricordi di libreria di Orwell, altrimenti avrebbe avuto un «salutare avvertimento» su ciò che lo attendeva.
Nel 2014 inizia a scrivere un diario in cui racconta il suo mondo e quello dei lettori, veri o finti, che entrano nel suo negozio, una sorta di grotta di Aladino frequentata da clienti abituali, che sanno quello che vogliono, e altri che si fingono interessati ma che in realtà non subiscono il fascino della lettura: alcuni sono cortesi, colti, altri scortesi, maleducati o stravaganti.
Il risultato di questi appunti è Una vita da libraio, un «delizioso diario di un mestiere che si può fare solo con amore e, nel suo caso, con una buona dose di humor inglese, anzi scozzese. La dimostrazione che si può avere un’esistenza avventurosa anche seduti su uno sgabello» (Enrico Franceschini, «il venerdì – la Repubblica»).
Shaun è un libraio che non intende mollare,  «ma tre le righe non di rado spassosissime si percepisce la rabbia di un animale consapevole di appartenere a una specie in pericolo, visto che ad assottigliarsi è anche il numero di coloro che si ostinano a compare libri in libreria non solo per abitudine o perché incredibilmente non hanno ancora un computer, ma perché sanno che l’unico modo per garantire la sopravvivenza delle librerie è farle lavorare. Da ex collega, ringrazio Shaun Bythell per questo divertente cahier de doléances. Ne condivido la passione, l’amarezza e anche la rabbia» (Giuseppe Culicchia, «la Repubblica»).
Bythell  vive circondato da libri, circa centomila volumi distribuiti in stanze che si rincorrono come un labirinto, zeppe di erudizione; esce per entrare nelle case di chi vuole liberarsene, a volte trova tesori, altre volumi apparentemente invendibili. I suoi sopralluoghi sono vere avventure, il senso di attesa che prova prima di varcare la soglia non ha paragoni; scopre testi ma anche persone, e il viaggio dentro quelle abitazioni raccontano tanto di chi le ha abitate.
Nonostante le difficoltà, per l’autore diventare libraio è stata la scelta migliore della sua vita, come ha ammesso a Enrico Franceschini per il venerdì – la Repubblica: «vendere libri è come fare il kamikaze: quando decidi, non c’è modo di tornare indietro».

Shaun Bythell, author of The Diary of a Bookseller, talking at an event within his bookshop during Wigtown Book Festival, with music from The Bookshop Band.

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

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