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8 ottobre 2015 4 08 /10 /ottobre /2015 23:36
Scaccolatore al volante, pericolo costante

(Maurizio Crispi) Non voglio qui approfondire le articolate trame che riguardano la figura dello scaccolatore, sia dal punto etno-antropologico sia da quello psico-comportamentale. Per essere davvero esauriente, occorrerebbe compilare un ampio trattato (per maggiori dettagli si rimanda all’esauriente volumetto di Roland Flicket, L’Antica Arte di Mettersi le dita nel naso. Teoria e Pratica, Vallardi, 2012 (illustrazioni di di Jon Higham), il cui titolo originale Nose-picking for pleasure ci fa intendere molte più cose di quanto non faccia il più asettico titolo italiano).
Voglio piuttosto soffermarmi su alcune implicazioni della “nobile arte” (e, per i suoi cultori, anche sublimamente piacevole) dello scaccolamento, connesse alla guida dell’auto.

E’ risaputo che il comportamento universalmente diffuso dello scaccolamento (nosepicking) si articola in tre fondamentali fasi:

  1. Ricerca e scavo (fase dell’appetizione)
  2. Esame del reperto (fase dell’appagamento)
  3. Smaltimento (fase conclusiva della ciclicità comportamentale e prodromica ad una ripresa, non appena si rende nuovamente necessaria una scarica di dopamina)

Roland Flicket, L'antica arte di mettersi le dita nel naso, BompianiLa fase di Ricerca e scavo richiede una concentrata attenzione, per tutta la durata necessaria affinché le dita che frugano nelle cavità nasali possano trovare appigli degni di nota. E già questa attività di per sé sottrae energia ed attenzione alla guida.

La seconda fase implica il fatto che la “preda” appena conquistata venga esaminata in punta di dito. E ciò implica un’ulteriore e prolungata disattenzione, in quanto l’occhio deve adattarsi all’osservazione del reperto derivante dalla campagna di scavo da vicino, perdendo la focalizzazione necessaria sulle auto che precedono.

La terza fase - che è quella dell’eliminazione (o smaltimento) - richiede pure delle deviazioni energetiche, dal momento che la costrizione della guida non rende agevole conformarsi alle proprie abitudini e può attivare nel guidatore-scaccolatore una serie di contorcimenti e stratagemmi vari per poter portare a compimento la propria azione che pure possono avere un’intensa ricaduta di disattenzione sulla guida.

Gli appassionati scaccolatori per questi motivi dovrebbero astenersi dall’indulgere nella loro attività preferita in corso di guida: ma dire loro questo, esortandoli all'astensione, sarebbe come predicare al vento, dal momento che è risaputo che lo scaccolatore incallito (o inveterato) è sottoposto ad una sorta di coercizione, nel momento in cui avverte l’esigenza di procedere ad un nuovo lavoro di scavo.

E non c’è considerazione razionale che possa tenere: in lui prevarrà sempre la ricerca del piacere, aggravata dal fatto che in automobile il guidatore si sente in uno spazio assolutamente privato, all’interno del quale può dar luogo a tutti i comportamenti più sconvenienti, uno spazio dunque inteso come "dominio" personale, pari soltanto alla sacralità dello spazio della propria camera da letto o del gabinetto di casa.
E ciò malgrado sia circondato da pareti di vetro, del tutto trasparenti allo sguardo altrui.

E, quindi, quando siete alla guida, tenete sempre un occhio vigile per individuare da segni caratteristici e patognonomici gli eventuali scaccolatori alla guida: corteo semiologico peraltro assolutamente simile per poter identificare anche da lontano coloro che parlano al telefonino o che leggono/inviano sms con il loro telefonino.

In un certo senso si potrebbe affermare che gli scaccolatori e i telefonino-dipendenti alla guida siano fortemente simili, quanto a profilo psicologico, entrambi imprigionati in una ricerca coatta di appagamento onanistico.

Ed ecco qualche notizia in più sul volume di Roland Flicket citato sopra

(Dalla quarta di copertina) Scaccolatori di tutto il Mondo è il momento della riscossa! Mettersi le dita nel naso!? Molti lo fanno, nessuno lo ammette. Invece diciamolo: dietro questo vizietto si nasconde un intero mondo, senza confini geografici e senza barriere sociali... un esempio perfetto di globalità; e democrazia! Un libro dissacrante e carico di ironia in cui troverete: - una breve storia dello scaccolamento - le tecniche dalla A alla Z - i possibili problemi - i più; importanti case history - lo scaccolamento nell’arte, nella musica e nella poesia Vera autorità; in campo mondiale, il professor Roland Flicket ci guida attraverso la storia e la tecnica di questa nobile disciplina, distribuendo consigli preziosi a neofiti ed esperti. Con i disegni di Jon Higham, illustratore di libri per ragazzi, che ha saputo interpretare il soggetto con gusto e ironia.

 

Battuta di scavo ed eliminazione delle scorie

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8 ottobre 2015 4 08 /10 /ottobre /2015 09:38
Disabil@bile Meeting Forum. Inclusione sociale ed empowerment del cittadino disabile. Modelli organizzativi e nuove tecnologie 2015. Nell'ambito dell'articolato evento, un Tavolo Sociale per le Disabilità

Nell'ambito dell'articolato evento Disabil@bile 2015, Meeting Forum. Inclusione sociale ed empowerment del cittadino disabile. Modelli organizzativi e nuove tecnologie, che si svolgerà a Caltanissetta tra il 15 e il 16 ottobre, con eventi collaterali che partiranno dal 13 ottobre, avrà luogo il 14 ottobre, presso il Chiostro del Convento di San Domenico un Tavolo Sociale per la Disabilità di Incontro…Confronto…Strategie…Azioni…

Il 14 ottobre 2015 il Chiostro del Convento di San Domenico ospiterà l’evento “Un Tavolo Sociale per la Disabilità”, che si svolgerà dalle ore 15.00 alle 18.30.
L’evento promosso da “Disabil@bile, Meeting Forum. Inclusione sociale ed empowerment del cittadino disabile. Modelli organizzativi e nuove tecnologie”, e inserito tra gli eventi paralleli alla manifestazione, vuole essere un momento di incontro, confronto, pianificazione di strategie e azioni condivise per superare la situazione di stallo che attanaglia il mondo della disabilità in Sicilia. I problemi si conoscono, le proposte di soluzioni da parte del mondo sociale tutto ci sono state, le leggi in materia sono tra le più avanzate in Italia, tuttavia le persone con disabilità sono tra le più sofferenti di tutto il territorio italiano. Salvatore Crispi, definito il gigante dei diritti delle per le persone con disabilità, che recentemente ci ha lasciati, sosteneva che «...bisogna superare la dicotomia esistente in Sicilia tra le buone norme emanate e la carenza e l’inadeguatezza dei Servizi nel territorio»: questo è in effetti il problema principale della grave crisi in cui versa il mondo della disabilità in Sicilia, unitamente alla carenza di pianificazione specifica in questo ambito.
Le persone con fragilità e con disabilità e i loro familiari, vivono quotidianamente con molti disagi, spesso in maniera drammatica e in condizioni poco dignitose. Non si riesce ad ottenere dalle istituzioni una programmazione organica e globale sull’area della disabilità da cui discendono gli indispensabili interventi diversificati e specialistici indispensabili per rispondere con efficacia ed efficienza alle peculiarità delle diverse tipologie di disabilità.
I trasferimenti dallo Stato e dalla Regione Siciliana ai Comuni e agli Enti locali sono sempre più scarsi, e i finanziamenti attribuiti molto spesso non si riescono a spendere o vengono spesi male.
Con questa manifestazione, al di là della volontà di mettere a fuoco nuovi e vecchi problemi, si intende, prima di tutto, rimettersi insieme, attraverso l’azione di tutte le Forze sociali con la partecipazione delle Associazioni delle Disabilità, del volontariato e del terzo settore, e di tutti coloro che vogliono incontrarsi, confrontarsi per stabilire strategie e pianificare azioni, partendo dall’esperienza siciliana, per favorire l’inclusione sociale, la maggiore autonomia e il raggiungimento stesso, da parte del cittadino disabile, di uno stile di vita dignitoso e rispondente il più possibile alle esigenze di ciascuno.

Il programma dell'evento e delle manifestazioni collaterali

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7 settembre 2015 1 07 /09 /settembre /2015 06:23
Leona Johansson e la nuova frontiera verde del Porno

(Maurizio Crispi) Scartabellando nei motori di ricerca di Internet ed incrociando tra loro parole, per ottenere risultat iinediti, ci si può imbattere a volte in sorprese inattese, come è stata la scoperta della norvegese Leona Johansson e della sua tribù di seguaci e devoti (tribù che, in pochi mesi, ha raggiunto il numero di oltre 1000 adepti), con i loro slanci sessuali che vengono etichettati a volte come una forma di "Tantric Tree Hugging"
Si tratta dei cultori del cosiddetto "porno-ambientalismo", i cui cultori praticano una sessualità libera, facendosi riprendere in contesti naturali e con il fine di ottenere come risultato energetico finale un maggior benessere dell'ambiente, lanciandosi in attività di sesso in open spaces naturalistici che, debitamente registrati e immessi nella rete, assumono le caratteristiche di una "danza della pioggia tantrica".
I due ideatori dell'iniziativa, Leona Johansson e il suo partner Tom Hol Ellingsen, facendo base a Berlino, hanno creato, a questo scopo, un proprio sito web - wwwfuckforforest.com - che va al di là della classificazione come semplice sito porno, in cui portano avanti queste tematiche ambientalistiche, con un connubbio stretto tra rappresentazione pornografia e mission ambientalista.

Nelle foto e nei video che nel loro sito web sono contenuti (e offerti alla fruizione del pubblico senza insidiose richieste commerciali) trapelano in modo abbastanza chiara gli elementi della loro filosofia e il loro approccio eco-ambientalista: come vi è stato - e vi è - un movimento di "eco-terroristi" che si propongono di salvaguardare l'ambiente con azioni di stampo terroristico, così loro si pongono - con la stessa filosofia - come "porno-ambientalisti".

Si tratta di riprese prive dei consueti stilemi della pornografia, anche di quella più recente, cioè del tipo "performativo" e da "entertainment", con il consueto repertorio di artifici retorici e di esacerbazione dell'atto essuale e dei suoi dettagli o variazioni.
Ci sono riprese nel bel mezzo di scenari naturali di bellezza incontaminata, ma anche di altri che si suppone siano degradati a causa dell'inquinamento o di guerre devastanti che hanno decretato la fine delle foreste, tronchi abbattuti, decorticati, cadenti e traballanti.

Ci sono - equidistanti - scenari di vita (naturale) rigogliosa e scenari di morte cupi e opprimenti.

Ci sono anche altre riprese in cui l'atto sessuale avviene su di un palco, nelcontesto di un concerto rock, quasi che lacopula avesse un ruolo principe nella liturgia musicale e servisse a sprigionare una sublime energia, facendosi da tramite e da catalizzatore delle energie individuali attivate dalla musica.

In tutti i contesti esaminati, sembrerebbe quasi che da quei corpi copulanti, essenziali e primitivi, senza eccesso di muscolazioni da palestra trasudanti ormoni e di altre concessioni agli estetismi contemporaei, quali - ad esempio - importanti abbronzature UV, seni siliconati. Forse ancor di più proprio i corpi dei performer appaiono mingherlini e denutriti, con delle capigliature acconciate con i dreadlock, sembrerebbe che dalle loro figure si sprigioni un'energia primordiale che s'irradia tutt'attorno sino a creare quasi un'aura misticheggiante: i copulanti si presentano - in definitiva - come dei moderni porno-sciamani, per i quali il culmine dell'orgasmo coincide con l'estasi trasformativa.

Leona Johansson, il suo partner Tommy Hol Ellingsen e i loro seguaci ed emuli appaiono come la sacerdotessa e i diaconi di un rito pagano che garantisce - con quel surplus di energia che da essi si sprigiona - il mantenimento della natura e che serve - nello stesso tempo - ad esorcizzare la sua perdita, ma forse anche ad attivare il suo ripristino.

Quello della rappresentazione pornografica è proprio un lungo viaggio: dalle prime immagini carpite attraverso il buco della serratura si è passati al porno-chic degli anni '80 e '90, per andare poi alle rappresentazioni performative con uno sconvolgimento della netta divisione tra chi osserva e chi agisce e con la tendenza ad muoversi verso la messa in scena dell'estremo con virtuosimi, eccessi e acrobazie, tendenti a sorprendere lo spettatore, ammicando a lui nello stesso tempo con lo sguardo in camera (vedi a titolo di esemplicazione le considerazioni di Clarissa Smith in suo breve saggio), sino alla porno-guerrilla e al porno-ambientalismo di cui si parla in questo post.
E sicuramente il viaggio rappresentativo attraverso l'Eros (che - come punto di inizio nell'era moderna - potrebbe avere forse il celebre dipinto di Gustave Courbet, detto L'Origine du Monde) non é ancora finito.
Ciò che colpisce di questa recente evoluzione è la quasi-sacralità della rappresentzione erotica che, in parte, si connette al movimento naturista tedesco degnli anni Venti del Novecento (poi soppresso dal Nazismo), ma anche alle tematiche tantriche (e alla connessa sacralità del Lingam e dello Yoni), ma anche a talune eresie medievali sorte nell'ambito del cattolicesimo, come quella dei Catari o dei suoi postumi tardivi - come la fu la Comunità Adamita dei "Fratelli del lIbero Spirito" che - si dice - siano state alla base dell'intera rappresentazione nel Trittico "Il Giardino delle Delizie" di Hieronymus Bosch, come suggerisce Wilhelm Fraenger, nel suo approfondito ed insuperabile studio "Il Regno Millenario di Hieronymus Bosch" (Guanda, 1980).

Grazie e Leona Johansson e a Tommy Hol Ellingsen, la rappresentazione pornografica tende a diventare una vera e propria religione della mente e una liturgia per la salvaguardia dell'ambiente.
 

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5 settembre 2015 6 05 /09 /settembre /2015 23:00
Quella carrozzina vuota che rinvia con forza alle molte battaglie che sono ancora aperte
Quella carrozzina vuota che rinvia con forza alle molte battaglie che sono ancora aperte
Quella carrozzina vuota che rinvia con forza alle molte battaglie che sono ancora aperte
Quella carrozzina vuota che rinvia con forza alle molte battaglie che sono ancora aperte

(Maurizio Crispi) Quello che segue, nel link sotto, è un piccolo, grande, tributo a Salvatore Crispi e al Coordinamento H Asso-Disabilità, di cui lui era l'anima.

In Sicilia, le barriere architettoniche ci sono sempre. Le leggi che tutelano i diritti dei disabili e che spingono fortemente verso la loro "normalizzazione" nei diversi contesti ci sono, ma rimangono sotto-applicate o malamente interpretate.

Quella carrozzina vuota nelle foto, proprio nelle vie vicino casa sua, dove frequentemente ci trovavamo a passare con mio fratello, è fortemente simbolica... e mi ricorda qualcosa di lui e di quando discutevamo assieme, proprio quando andavamo in giro a piedi e dovevamo coninuamente confrontarci con imprevisti ostacoli (come marciapiedi dissestati o troppo stretti, scivoli ostruiti da auto lasciate in sosta selvaggia, cantieri che invadonoi passaggi destinati ai pedoni, obbbligandoli a transitare sull'asfalto senza nessuna protezione adeguatamente predisposta), riflettendo su quanto l'abbattimento dele barriere architettoniche sia un dovere assoluto di chi governa, poichè - in verità - riguardano tutti i cittadini che in momenti diversi della propria vita potrebbero avere bisogni particolari.
In queste discusssioni lui annuiva sornione e rifletteva. Sapeva che la battaglia era sempre in corso e che non bisognava mai abbassare la guardia.
Anche se Salvatore non è più seduto su quella carrozzina (una carrozzina di vita e di morte), per me (forse per tutti) è come se lui ci fosse sempre, seduto e pronto a partecipare ad uno dei molti eventi pubblici che servivano sempre a dichariare: "Noi ci siamo e rivendichiamo i nostri diritti (che sono i diritti di tutti i cittadini 'normali')".

Lui che ha vissuto su quella carrozzina per 67 e rotti anni della sua esistenza e che, su quella carrozzina ha vissuto gli ultimi drammatici della sua dipartita da noi tutti, sapeva bene che la facilità di accesso e di transito per tutti fosse una necessità primaria, per la "normalizzazione" della vita del disabile, la chiave di volta per trasformare i suoi bisogni "speciali", in bisogni ordinari e comuni, come è appunto la libertà di muoversi senza fatica e senza troppi ostacoli, per sé (nel caso di non vedenti o di paraplegici) e per i propri accompagnatori nel caso di disabilità più gravi.
La carrozzina vuota rinvia prepotentemente al dolore della perdita, ma anche apre la via alla speranza.

Caro Salvatore, sono trascorsi alcuni mesi dalla tua dipartita, ma resti sempre nei cuori e nella mente di tantissimi Cittadini.
Alcune foto, scattate nei pressi della tua abitazione, indicano che tu non avrai più questi problemi ma noi, tante altre Associazioni, Centri socio educativi e Cittadini continueremo a batterci per l'abbattimento delle barriere e per i diritti negati a diversabili.
Grazie sempre per quanto hai fatto e ci hai insegnato.
Speriamo che anche la politica sia illuminata dalla tua luce.

Movimento dei Cittadini Sicilia

Chi siamo. Il Coordinamento per i Diritti delle persone con disabilità nella Regione Siciliana – Onlus -, organismo federativo, apartitico ed aconfessionale, a cui aderiscono associazioni di disabili fisici, psichici, sensoriali e loro familiari, Associazioni di operatori (Medici, Terapisti della Riabilitazione, Logopedisti, Assistenti Sociali, Insegnanti di Sostegno, ecc…) dirigenti ed operatori di strutture riabilitative ed assistenziali pubbliche e private, è iscritto dal febbraio 1997 al Registro delle Associazioni di Volontariato presso l’Assessorato degli Enti Locali della Regione Sicilia.

Chi siamo. Il Coordinamento per i Diritti delle persone con disabilità nella Regione Siciliana – Onlus -, organismo federativo, apartitico ed aconfessionale, a cui aderiscono associazioni di disabili fisici, psichici, sensoriali e loro familiari, Associazioni di operatori (Medici, Terapisti della Riabilitazione, Logopedisti, Assistenti Sociali, Insegnanti di Sostegno, ecc…) dirigenti ed operatori di strutture riabilitative ed assistenziali pubbliche e private, è iscritto dal febbraio 1997 al Registro delle Associazioni di Volontariato presso l’Assessorato degli Enti Locali della Regione Sicilia.

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3 luglio 2015 5 03 /07 /luglio /2015 06:26
Il sistema integrato degli interventi a favore delle persone con disabilità: le buone leggi ci sono, bisogna applicarle, tramutandole in buone prassiIl sistema integrato degli interventi a favore delle persone con disabilità: le buone leggi ci sono, bisogna applicarle, tramutandole in buone prassi

A Palazzo delle Aquile (Palermo), il 30 giugno 2015, in occasione della “Tavola rotonda sulla legge 328/2000″, organizzata dall’Ufficio di presidenza del Consiglio comunale in collaborazione con ASAEL (Associazione siciliana amministratori enti locali), che ha preso lo spunto dalla presentazione del saggio di Salvatore Migliore, dal titolo “Sistema integrato di interventi e di servizi sociali: un progetto per garantire la qualità della vita”, volume che si apre con un'introduzione scritta da Salvatore Crispi.
Salvatore era stato invitato a far parte del cast dei relatori: non è stato presente materialmente, ma lo è stato in spirito ed è stato commovente sentire le parole su di lui enunciate dal Presidente del Consiglio Comunale Salvatore Orlando e dall'autore del volume, che - nei confronti di Salvatore - aveva un rapporto pluriennale di stima ed affetto.
(Dalla locandina dell'evento, Nadia Spallitta) Sulla scia del testo di Salvatore Migliore, si ritiene che è importante porsi l’obiettivo di verificare lo stato di attuazione della c.d. “Integrazione-socio- sanitaria” che fu alla base della riforma del sistema di welfare nel nostro paese e che in Sicilia costituì agli inizi degli anni duemila uno degli obiettivi della politica.
Infatti, in un quadro di auspicabile realizzazione di crescita della nostra società, non si può parlare di politiche economiche ed occupazionali, di partecipazione al mercato del lavoro e di sviluppo economico della nostra regione, senza porre l’accento sullo sviluppo delle politiche di inclusione, coesione e protezione sociale.
Sulla base di queste considerazioni, ci si permette sottolineare che a questa opera di necessaria rivisitazione della legislazione regionale in materia socio-sanitaria, auspicata nel presente lavoro dall’Autore, sarebbe opportuno che la Regione coinvolga sempre più gli enti locali, primi attori nell’appagamento dei bisogni dei cittadini e finanziatori delle varie politiche integrative dei programmi dei piani di zona.

Salvatore Crispi, come si è detto sopra, dietro richiesta dell'autore del volume, aveva scritto un'introduzione densa che espone in maniera lucida lo stato dell'arte sui temi dell'integrazione socio-sanitaria nell'intervento a favore dei disabili che, pur auspicato e previsto dalla legge nazionale del 2000 rimane ancora ben lontano dall'essere operativo.
Di seguito la sua premessa.

Il sistema integrato degli interventi a favore delle persone con disabilità: le buone leggi ci sono, bisogna applicarle, tramutandole in buone prassi

(Salvatore Crispi) Le grandi normative di riforma, in grado di incidere, anche in prospettiva, e di accrescere la qualità della vita delle persone, sono state approvate, in molti casi grazie alle pressioni delle Associazioni di base e del terzo settore in genere, superando e forzando in qualche modo, i momenti sociali e culturali nei quali le assemblee elettive (Camera dei deputati, Senato della repubblica e, per la Sicilia, l’Assemblea regionale siciliana) hanno approvato le stesse normative.

Spesso ci si confronta con impostazioni sociali culturali operative e concettuali contenute nello spirito e nella lettera delle norme, che molto spesso non corrispondono al momento sociale in cui si vive o, per lo meno, perché ci si adagia poiché il “cambiamento” è sempre fastidioso; infatti il cambiamento può comportare, tra le altre cose, la necessità di rimuovere delle incrostazioni che nel corso di questi anni si sono formate sul territorio a scapito del benessere di tutta la collettività.

Questo si è verificato sia, nello specifico sull’area della disabilità, con la legislazione promulgata dallo Stato e dalla Regione Siciliana, ma soprattutto con la legge nazionale 328/2000, che ha suscitato grande interesse ed aspettative poiché si affrontavano, finalmente, i problemi che vivono quotidianamente le persone senza quella divisione, deleteria, tra gli ambiti sanitari e sociali, per introdurre concettualmente il principio culturale, sociale e operativa che la tutela della salute e il benessere dei residenti sul territorio deve passare attraverso il processo reale e concreto d’integrazione socio sanitaria senza alcuna sovrapposizione o divisione di competenze tra le istituzioni sanitarie e sociali operanti sul territorio per realizzare una rete interistituzionale ad esclusiva beneficio dei cittadini.

La legge 328/2000 con l’andare del tempo (sono passati 15 anni dalla sua approvazione) ha provocato molte amarezze e delusioni poiché non si è stati capaci di tradurre in fatti concretamente operativi le buone norme contenute nel testo legislativo.

La superficialità, l’ignavia, la scarsa conoscenza della norma, la separazione consolidata degli ambiti sanitari e sociali e la mancata volontà di utilizzare lo strumento a disposizione per intraprendere il percorso dell’integrazione socio sanitaria, hanno determinato una mancata applicazione di fatto di questa normativa sia a livello nazionale, regionale e locale.

Concettualmente e operativamente è indispensabile fare in modo che l’integrazione socio-sanitaria non sia un coinvolgimento estemporaneo o momentaneo degli ambiti sanitari e sociali su un problema o su una azione specifica, ma bensì un processo continuo per assicurare alla persona interventi senza soluzioni di continuità in grado di assicurare condizioni di vita migliori e di qualità.

Inizialmente, questa normativa è stata vista anche come una legge di spesa che poteva risolvere, sia pure temporaneamente un problema rispetto ad un altro avvantaggiando un ambito piuttosto che un altro.

La difficoltà di mettere insieme tutti questi processi e di favorire il dialogo, codificato, attraverso un linguaggio comune delle istituzioni sanitarie e sociali, hanno, di fatto rallentato o reso totalmente non applicata la legge 328/2000 che invece prevede che le azioni che compongono il Piano di zona siano aggiuntive e innovative rispetto ai servizi che in base alla vigente legislazione devono ordinariamente erogare gli Enti locali (in Sicilia le Aziende sanitarie provinciali e i Comuni).

A queste difficoltà si aggiunge che, la sempre maggiore ed evidente riduzione dei trasferimenti delle somme occorrenti in maniera ordinaria dallo Stato e dalla Regione siciliana verso gli Enti locali e i Comuni in particolare, ha determinato che gli stessi Comuni per realizzare e per non interrompere servizi essenziali e prioritari indispensabili alla vita quotidiana dei residenti, sono stati costretti ad attingere ai fondi destinati alle azioni dei Piani di zona trasformando di fatto gli stessi servizi essenziali e prioritari che devono avere per le loro funzioni continuità ed essere dal punto di vista temporale illimitati, in azioni progettuali che hanno quindi un inizio e una fine abbastanza ravvicinata.

Per quanto riguarda l’area della disabilità, la norma veramente innovativa è l’articolo 14 della legge 328/2000 che prevede che i Comuni istituiscano delle commissioni integrate con professionisti provenienti dalle Aziende Unità Sanitarie locali (ora in Sicilia dalle Aziende Sanitarie Provinciali), cioè dall’ambito sanitario, per elaborare ad ogni persona con disabilità, che ne faccia richiesta, il Piano individualizzato.

Questo Piano che, in base alle condizioni patologiche di minore, media, gravi o gravissimi di disabilità, deve essere indirizzato al benessere biopsichico sociale della persona.

In questa ottica, gli interventi individuati possono variare dal servizio domiciliare semplice, quindi esclusivamente sociale, a quello integrato (ADI), al trasporto, all’organizzazione di centri socio-educativi, anche, per fare emergere le potenzialità della persona disabile o per recuperare e mantenere le sue capacità residue, ai servizi, anche residenziali o semiresidenziali che, devono fornire i Comuni e, le altre istituzioni competenti per territorio (come per esempio le ex Province Regionali ora Liberi Consorzi dei Comuni ), sempre di concerto là dove occorra con le istituzioni sanitarie territoriali, per potenziare, implementare e mantenere con continuità il processo d’integrazione scolastica per gli alunni con disabilità, ecc.

Sono interventi, che già di per sé obbligano ad un coinvolgimento di tutte le istituzioni presenti sul territorio con le loro varie competenze più o meno grandi, dirette o indirette sull’area della disabilità, e rendono indispensabile un lavoro di rete interistituzionale nel quale siano coinvolti anche le Associazioni di base che tutelano i diritti delle persone con disabilità o che gestiscono per conto dell’amministrazione pubblica servizi a loro favore.

Seguendo quest’ottica il lavoro è molto intenso e complesso, senza la costruzione o ricostruzione di un Sistema codificato ( per la verità, la codificazione del sistema è già contenuto dello spirito e nella lettera della normativa vigente) e, quindi gli ambiti sanitari e sociali devono sempre di più essere coesi.

Senza dubbio, i Piani individualizzati, ai sensi dell’Articolo 14 della legge 328/2000, sono la cartina di torna sole, per poter redigere Piani di zona sempre più confacenti e rispondenti alle necessità delle persone che risiedono nei territori dei 55 Distretti socio sanitari della Regione Siciliana; i Piani individualizzati redatti , infatti, permetterebbero di individuare, nel miglior modo possibile le azioni che devono avere priorità, le risorse umane ed economiche da impiegare e i meccanismi per implementare le caratteristiche di efficienza, efficacia, trasparenza, economicità e soprattutto qualità che devono riempire i contenuti delle stesse azioni.

Le sentenze dei Tribunali Amministrativi Regionali (TAR), in questo senso, che si sono succedute in questi anni hanno avuto il merito soprattutto di costringere le istituzioni ad offrire alle persone con disabilità delle risposte immediate alle loro necessità, ma anche hanno riproposto all’attenzione delle amministrazioni pubbliche l’esigenza dell’elaborazione dei Piani individualizzati alle singole persone che ne fanno richiesta, quale strumento indispensabile per elaborare ed attivare una programmazione organica e globale, come del resto recitano le vigenti normative, sull’area della disabilità e del sociale in genere.

Finora, non sono molti i Piani individualizzati redatti, sia per una scarsa conoscenza e mancata lettura approfondita dei testi normativi da parte delle istituzione territoriali e per una assenza, quasi completa d’informazioni offerte alle persone con disabilità, ai loro genitori e alle loro Associazioni di base, sia perché della maggioranza dei Comuni vi è una totale assenza di una programmazione organica e globale che coinvolga, non solo l’ambito che, nell’immaginario collettivo, è deputato essenzialmente ad occuparsi di persone fragili e con disabilità, bensì l’intera Amministrazione pubblica per garantire con le risorse umane ed economiche e indispensabili, non solo l’assistenza domiciliare ma anche il resto che si evince da una attenta lettura dello stesso Piano individualizzati.

Questa situazione è favorita anche dalla Regione Siciliana e in particolare da suo Assessorato della Famiglia delle politiche sociali e del lavoro che, emana provvedimenti straordinari ( come per esempio i bandi per accedere ai contribuiti annuali per le persone con disabilità gravi o gravissimi o per l’assistenza di H 24), che hanno una durata limitata nel tempo e, non ordinari, come dovrebbero essere in base a le attuali disposizione Legislative .

In questo periodo la devastante crisi economica, finanziaria e, quindi di liquidità che avviluppa la nostra società, si registra la tendenza a ridurre sempre di più i servizi essenziali, codificati dalle normative, a favore delle persone fragili e con disabilità; questo avviene soprattutto a causa della riduzione sempre maggiore delle somme necessarie trasferite dallo Stato e dalla Regione Siciliana ai Comuni che sono chiamati in prima persona a realizzare tutti quei servizi essenziali e indispensabili per sostenere e , poi migliorare la qualità e la vita delle persone.

Recenti sentenze del TAR e normative sia pure amministrative, invece, evidenziano che i servizi essenziali devono essere garantiti, assicurando la loro continuità, qualunque sia la condizione di bilancio dell’amministrazione pubblica.

L’ennesima disamina su quest’ambito di Salvatore Migliore, già dirigente dell’Assessorato agli Enti locali della Regione Siciliana e successivamente di fondamentali istituzioni sanitarie di Palermo, attento e sensibile lettore e analista sulle politiche sociali, socio sanitarie, di integrazione ed inclusione delle persone fragile e con disabilità, arriva puntuale e precisa e costituisce, come già è avvenuto per altri suoi libri, un testo prezioso da consultare per gli operatori e da leggere per avere suggerimenti e motivi di riflessione ed anche degli stimoli per andare avanti con sempre migliori capacità di incidere per migliorare la qualità della vita dei cittadini e, comunque delle persone residenti nel territorio della nostra Sicilia.

 

Salvatore Crispi sino alla sua improvvisa scomparsa, avvenuta il 21 giugno 2015, è stato il Responsabile del Coordinamento H fra le Associazioni che tutelano i diritti delle Persone con disabilità nella Regione Siciliana e quello qui riprodotto è stato uno dei suoi ultimi scritti ufficiali.

Questo ha scritto Salvatore Migliore in calce alla prefazione di Salvatore Crispi, al suo volume

Ipse dixit. Conosco Salvatore Crispi da molto tempo e l’ho sempre apprezzato per il suo generoso e costante impegno per la difesa dei diritti delle persone con disabilità. In qualche occasione, ho detto che la mia attenzione verso i problemi delle persone con fragilità e di quelle con disabilità, in modo particolare, oltre che la mia esperienza come funzionario dell’ex Assessorato regionale degli Enti Locali, è stata sollecitata dall’esempio di Salvatore. Conoscendolo non si può fare a meno di porsi il problema: cosa posso fare io per aiutarlo nella sua battaglia quotidiana contro l’indifferenza delle Istituzioni, per agevolare l’attuazione di tante normative che anzicchè sollievo hanno provocato delusioni e disagi perché non attuate? Un interrogativo che mi sono posto anch’io allorquando un giorno ho scoperto un Salvatore deluso perché alla mia domanda: "Salvatore come vanno le cose?". "Male! Male!" - mi ha risposto con tanta sofferenza e delusione in volto.

Ora, leggendo la nota scritta da Salvatore, da me richiesta, per il mio libro, sono stato immediatamente sollecitato a scrivere questa breve ma sentita riflessione.

La nota (suggerisco di leggerla attentamente) è una lezione umana prima che tecnica. Confermano il mio giudizio sulla numerosa normativa prodotta a favore delle persone con disabilità: puntuale e ricca di buoni propositi, ma nei fatti ha provocatrice di tante delusioni perché non attuata.

Allora, quanti avranno la opportunità di leggere la nota di Salvatore o di ascoltarlo nelle sue numerose presenze in convegni e manifestazioni varie, deve prendere, come suole dirsi, per oro colato le cose che dice e come il filosofo Pitagora, merita di essere beneficiato della frase ipse dixit, non per essere criticato come accadeva per il filosofo, ma per apprendere come stanno effettivamente le cose nel campo della disabilità e, auspicabilmente, per una motivazione di impegno a loro favore. (Salvatore Migliore)

 

 

 

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16 giugno 2015 2 16 /06 /giugno /2015 05:36
Manuale del perfetto Venditore di Droga. Opera prima di Alessandro Esposito riflette esperienze personali, ma è anche lo specchio di alcuni aspetti della società contemporanea

Apri il tuo regno,
sia fatta la mia volontà,
come in cielo
così pure a Scampia.

Dalla quarta di copertina del volume di Alessandro Esposito

(Maurizio Crispi) Il volume di Alessandro Esposito, Manuale del Perfetto Venditore di Droga. Romanzo con Business Plan (edito da Zero91, 2010), è il distillato di esperienze personali vissute dall'autore in prima persona (ovviamente con licenza letteraria), ma è nello stesso tempo un affresco di certi aspetti della società contemporanea e di tutto ciò che concerne l'uso di droghe che, finite nel silenzio le grandi battaglie sociali e sanitarie portate avanti negli anni Novanta del secolo scorso e nei primi anni del nuovo secolo, sembra essersi inabissato come un fiume in un territorio calcareo che corre sommerso, senza più dare segno di sé, dopo la legge nefasta che penalizzava in modo marcato i consumatori, spingendoli a scendere ancora di più nell'invisibilità sociale.

L'altra faccia della medaglia di tutto ciò è il progressivo inaridimento dei finanziamenti ai servizi pubblici per le tossicodipendenze e allo spegnersi progressivo delle politiche sociali contro la droga (e alla fine del dibattito politico sul tema).

Il fatto è che il consumo di droghe non suscita più scalpore, non fa notizia, a nessuno più interessa se qualcuno muore di overdose, ma sostanzialmente perché il consumo di droghe, di certe droghe in particolare (quelle stimolanti) é cresciuto a dismisura, capillarizzandosi.
In assenza di tossicodipendenti "clinici", c'è un numero enorme di semplici consumatori edonistici, ricreativi, del sabato sera e delle movide sfrenate del fine-settimana, ma avanza anche l'esercito dei consumatori performativi che hanno imparato a gestire chimicamente le proprie perfomance (di studio, lavorative, sessuali) e che, per necessità di cose sono diventati dei piccoli alchimisti con una dinamica di spaccio che segue le loro esigenze, fornendo di volta in volta ciò che occorre.

Lo spacciatore, anche lui capillarizzato, soprattutto in piazze di vendita che sfuggono alla logica fortemente gerarchicizzata vigente in alcune città (modello "Scampia", anche questo del resto non più rigido come un tempo), deve essere un "professionista" duttile e discreto, capace di tenere un portafoglio clienti, anche loro capaci di discrezioni e, soprattutto, solventi.

Tutto questo ci mostra lucidamente (ed impietosamente) il libro-verità di Alessandro Esposito, che getta una luce sui riti e gli intrallazzi di questo mondo sommerso, in cui - se ci si muove accortamente - si rimediano facilmente i soldi necessari per iniziare l'impresa e poi per gestirla, acquisendo - come elemento non di secondaria importanza - potere nelle relazioni con gli altri e ottenendo ogni sorta di vantaggi, salvo ad incappare nelle maglie delle legge. Ma anche questo è un puro incidente di percorso, dal quale ci si può facilmente risollevare per ricominciare, magari su basi migliori, magari armati - paradossalmente di un "Business Plan" ottenuto al momento della propria liberazione da un compagno di cella che, per ingannare il tempo, ha messo nero su bianco tutto ciò che è utile sapere per condurre in maniera efficace e renumerativa i propri commerci di droga.

Chi lavora in questo settore, dovrebbe sicuramente leggere questo libro, per avere un quadro di come si muovono le cose: ma si comprende bene, perchè la ddroga non interessa più a nessuno come problema, mentre si fa sempre più interessante come "oggetto di consumo".


(Dal risguardo di copertina) Questa è la storia di un individuo dal destino già scritto.
Un ragazzino che ha avuto come scuola la strada.
Un ragazzo che è un re magio in un presepe chimico illuminato da mille neon color piscio.
Come madre una zoccola.
Come padre un bidello cornuto.
Come miglior amico la coca.
Come amante un trans.
Il ritmo delle sue giornate è scandito da coca da vendere e perversioni da consumare.
La sua unica certezza è che dio te la manda buona, se sai scegliere il dio giusto.
È così che si vive nella periferia nord di Napoli.
La coca non è sballo a Scampia.
È il mezzo attraverso il quale diventare ricchi. Acquisire denaro e potere.
La salvezza forse arriva anche per lui sotto forma di un controverso manuale che fa del crimine un’arte.
Manuale del perfetto venditore di droga è un romanzo che descrive un’Italia invisibile che giornali e televisioni non riescono a raccontare. Un libro – ispirato agli anni più oscuri dell’autore – che lacera La scimmia sulla schiena di Burroughs innestandola agli incubi consumistici della "Vita liquida" di Bauman.
E' la storia di uno spacciatore improvvisato. Uno spacciatore per scelta - la scelta di non aver scelto - che, come Pablo Emilio Escobar Gaviria, si rivela bravissimo nel commercio della cocaina. Perché la droga è un business. Anzi, è il business del millennio. Si guadagna molto perché il rischio è alto. Molto alto. I creditori. Gli sbirri. La concorrenza. La galera. I debitori. Ma non finisce ammazzato come El Patron.
Finisce a Milano, cambia lavoro, mette su famiglia e scrive un libro.
Un manuale che parla di un'attività particolare, per di più illegale, analizzandola con un approccio manageriale.
"Per farvi accumulare una vera fortuna senza farvi arrestare. Perché, come ogni altra impresa, anche vendere la droga è un'attività che deve essere pianificata con cura e attenzione. Quindi anche con un business-plan".
Manuale del perfetto venditore di droga è un romanzo autobiografico con business plan. La prima parte è il diario degli anni raminghi dell 'autore, un Gomorra raccontato da protagonista, la seconda è un vero manuale di management: se non fosse per il tema potrebbe essere edito dalla Harvard University Press.

Nota sull'Autore. Alessandro Esposito (Napoli, 1974) ha trascorso un decennio turbolento in giro per l’Italia, un’Italia borderline. Poi una conversione, non religiosa, lo porta lontano dalle periferie. Ora vive a Milano, ha due figli e, dopo aver lavorato per quattro anni per la più grande agenzia di pubblicità meneghina, si è messo in proprio. Un’attività legale, questa volta. Manuale del perfetto venditore di droga è il suo esordio letterario.

Un'intervista con Alessandro Esposito. Alessandro Esposito è l’autore del libro “Manuale del perfetto venditore di droga” edito da Zero91. Un racconto che nasce da esperienze vere, che si nutre di grande ironia e molta compassione. Un racconto reale delle strade di Scampia da parte di chi le ha vissute per davvero. Ed oggi ci consegna un affresco sincero, umano, e che riesce a spiegare (bene) molto di ciò che sembra già essere conosciuto.
Il tuo libro affascina, diciamocelo pure, perché sembra che tu abbia spacciato droga per davvero e vissuto sulla strada, quindi vogliamo mettere un attimo di ordine alla biografia, prima di continuare?
“E’ chiaro che l’argomento mi è noto. D’altronde risulterebbe difficile raccontare in modo profondo una realtà così particolare senza averla vissuta davvero. Come tanti altri giovani ho passato diversi anni per strada, campando tra criminali, trafficanti e situazioni pericolose. E ovviamente ho conosciuto - stando per strada è inevitabile che ciò succeda - la droga: la droga è l’elemento principale di aggregazione criminale nonché il prodotto che - più di altri - ti permette di arricchirti in fretta e conquistare immediatamente potere e territorio. Tutto questo nel mio caso è durato per molti anni, prima da consumatore e poi da trafficante organizzato. Da diversi anni invece ho scelto la via della legalità e oggi lavoro come pubblicitario a Milano, dove ho messo su una famiglia meravigliosa”.
Chi scrive e vuole raccontare la Camorra e i suoi traffici deve avere un retroterra di vissuto reale, o è un accessorio? Bisogna sporcarsi le mani o meno?
“Dipende. Oggi tutti parlano di camorra. Sembra essere il piatto del giorno per giornalisti e scrittori. Io farei distinzione tra il volerla raccontare da osservatori esterni, cosa più che legittima e che spesso produce risultati giornalistici ed editoriali da premio, ed avere la pretesa di volerla raccontare dall’interno. In questo caso bisogna averla vissuta. Un poco come gli psicologi che rispondo alle domande sui tormenti amorosi, nella posta del cuore: possono dare risposte esaustive e impeccabili, ma i veri tormenti li conosce solo l’innamorato”.
Scampia, Secondigliano sempre uguali, stesse storie e medesime tarantelle, vorrei conoscere il tuo punto di vista del perché non cambia una virgola mai in quel territorio del napoletano.
“A Secondigliano, come in tante altre periferie del mondo, è troppo radicata la cultura dell’arricchimento immediato e del consumo, nelle sua forme più voraci. Gli unici modelli che funzionano sono quelli di chi riesce a conquistare il potere subito e senza regole. E l’unico sistema per raggiungere questi risultati, nei ghetti e nelle periferie, è il crimine. Pertanto è difficile, almeno nell’immediato, che cambi questa scenario. Questo soprattutto a causa di uno stato che in alcuni territori è praticamente assente, ha gettato la spugna e ha imbarbarito migliaia di cittadini privandoli di strumenti essenziali come la scuola, i servizi sociali, i punti di aggregazione e tanto altro. Forti di questa assenza, le organizzazioni criminali sono diventate l’unico punto di riferimento concreto per sfuggire ad una vita fatta di miseria e privazioni. E anche per tentare la fortuna.
Napoli è la più grande piazza di spaccio. Milioni di euro che cambiano mano ogni giorno. Dal tuo punto di vista esiste una sorta di disegno criminale maggiore, o è solo un arricchimento che vive giorno per giorno senza nessun grande schema di fondo?
“Lo schema di fondo, il disegno maggiore e unico, non è creato a tavolino da supergruppi criminali. Questa è, secondo me, assoluta fantascienza. E’ la longa manus del mercato a equilibrare la filiera criminale che deve essere sempre perfetta ed efficiente. Al mercato non importa se oggi un super trafficante (o un piccolissimo spacciatore) venga ucciso, l’importante è che da domani qualcuno prenda il suo posto è il consumatore venga soddisfatto, nel nome del dio mercato. Ne è prova il frenetico avvicendarsi di boss che si sostituiscono ormai nel giro di pochi mesi, giusto il tempo in cui riescono a dimostrarsi più efficienti di altri (non era mai stato così negli anni passati). E nonostante questa precarietà di "dirigenze criminali", il mercato non si ferma mai. Il venditore è relativo, è la vendita ad essere essenziale. Perciò, se può risultare facile per le forze dell’ordine eliminare un camorrista, molto più complesso è sradicare la camorra”.
La tua storia personale ti ha fatto conoscere anche Castel Volturno qual è il tuo punto di vista sulla criminalità africana presente.
“Ero frequentatore assiduo di quei posti. Una terra di frontiera dove gli africani fanno affari per chilometri e chilometri. Sia droga che prostituzione. Spaccio di polvere chimica e di carne umana. Tutto senza controllo. Ricordo che gli episodi di violenza, su quelle strade, erano all’ordine del giorno. Africani che fregavano sul peso gli italiani e italiani che caricavano i neri nelle loro auto e poi li derubavano della droga. Anche se non mancavano trafficanti serissimi e nella zona comunque si era creato un grande mercato, tutto sommato affidabile. Molti italiani si riforniscono di droga nella zona. A quanto so, tolti tragici episodi recenti, questa presenza africana (nigeriana in particolar modo) negli anni passati non è mai stata ostacolata dai criminali locali che qui la fanno da padroni. Quindi suppongo che abbia portato vantaggi anche a loro. Non credo che la camorra regali fette di territorio per pura generosità”.
Si discute molto di camorra, ormai è un argomento ben noto. Di tutta la letteratura che si è fatto e si fa cosa ti ha colpito maggiormente e cosa invece ti ha dato fastidio.
“Questo è un bene perché i riflettori sono puntati su un problema importante. Diverso è trasformare il fenomeno in pura merce da vendere sotto ogni forma. A questo proposito tengo a precisare che io non ho scritto nella fattispecie un libro sulla camorra, tutt’altro. Ho scritto una storia sorprendente (e un business plan che spiega come diventare narcotrafficanti) ambientata nella periferia malsana di Napoli soprattutto perché è il posto che conosco meglio. E che quindi so raccontare meglio”.

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20 maggio 2015 3 20 /05 /maggio /2015 06:32

Viviamo in un’epoca in cui l’esasperazione della sessualità permea ogni aspetto del vivere sociale. La pornografia, non più vissuta come tabù o oggetto di censura, è divenuta un’esperienza quotidiana facilmente fruibile attraverso pochi click.
Porndemia
Il porno è per molti ormai un fenomeno pop, di massa: attraversa la società trasversalmente, espressione più che mai attuale di un’epoca dove la sessualità tracima dalla sfera privata per riversarsi in quella pubblica, una cornice in cui, nostro malgrado, siamo calati senza esserne nemmeno più consapevoli.
In un tale contesto è naturale domandarsi se può suscitare ancora scalpore una mostra sulla pornografia nell’arte: forse ciò che accade può far cadere vuoti preconcetti e mostrarci come un’opera d’arte, superata l’estetica shockante, possa trasformare anche immagini forti ed esplicite in poesia o strumento di critica sociale.
“Porndemia”, attraverso una carrellata di opere di importanti autori storici e contemporanei, si propone così di indagare i vari approcci artistici e poetici rispetto alla pornografia, trascendendone i meri aspetti rappresentativi e le spesso contraddittorie reazioni di pubblico e media di fronte ad un argomento ancora così controverso nonostante la sua ovvia attualità.

Francesca Canfora

PORNdemia. La transizione del Porno da genere di nicchia a fenomeno pop. Ed anche: quando il Porno incontra l'arte
PORNdemia. La transizione del Porno da genere di nicchia a fenomeno pop. Ed anche: quando il Porno incontra l'arte
PORNdemia. La transizione del Porno da genere di nicchia a fenomeno pop. Ed anche: quando il Porno incontra l'arte
PORNdemia. La transizione del Porno da genere di nicchia a fenomeno pop. Ed anche: quando il Porno incontra l'arte

"PORNdemia" è stata la mostra curata da Francesca Canfora (per i testi) e Daniele Ratti (per le fotografie) e ospitata all'ex-Moi di Torino nell'ambito di Paratissima, rassegna d'arte 'off' che è stata in programma dal 7 all'11 novembre 2012.

In esposizione sono state opere di nomi storici, come Keith Haring, Carol Rama, Man Ray e Carlo Mollino accanto ad autori più contemporanei, come Vanessa Beecroft, Jim Dine, Nobuyoshi Araky, Daniele Galliano e Richard Kern.

Oltre a foto, video, pitture, sculture e installazioni in esposizione era stata allestita anche un'ampia sezione dedicata al fumetto.
In più, nella cornice della manifestazione, era stato indetto un concorso aperto alle opere di artisti emergenti (nell'ambito di scultura, pittura e fotografia) e degli artisti che hanno voluto partecipare, cinque sono andati a premio con le loro opere esposte.

Contestualmente, è uscito il catalogo della mostra che presenta la maggior parte delle opere esposte con il corredo di un'interessante saggio della stessa francesca Canfora, dal titolo "PORNdemia. Il porno da genere di nicchia a fenomeno pop" che tratta appunto della transizione a cui stiamo assistendo negli ultimi anni (dopo la mostra ad una velocità crescente) della transizione del Porno a fenomeno pop e a dimensione di puro intrattenimento.

"...viviamo in un epoca in cui la diffusione della pornografia, non più vissuta come tab§ o oggetto di censura, é favorita ed esasperata dal progresso tecnologico dei mezzi di comunicazione" (Francesca Canfora, p. 3).

Ma ovviamente non è solo questo, c'è in questo processo una forte deriva dovuta alla progressiva desensibilizzazione del "pubblico" nei confronti di immagini "forti" ed esplicite che prima non potevano essere accettate enmmeno nell'intimità della vita privata e si fa strada, in contemporanea, sempre di più una valorizzazione dell'atto sessuale in tutte le sue infinite variazioni, esibito ed esplorato in tutti i suoi dettagli, del tutto svincolato dalla dinamica dei sentimenti. 

E c'è anche la contaminazione tra la rappresentazione del porno e il suo Pubblico, nel senso che quest'ultimo non è più composto da persone che sbirciano da dietro le tende oppure attraverso il buco della serratura e che conservano e custodiscono le opere pornografiche (libri, foto, disegni incisioni, filmini) in un settore nascosto della propria biblioteca ("L'Enfer", veniva chiamato nell'Ottocento questo spazio privato rinvenibile nelle biblioteche borghesi), ma da persone che sono disposte (o interessate) a venire allo scoperto e divenire esse stesse produttrici di immagini porno, in una vivace contaminazione tra pubblico e performanti (e si potrebbero citare numerose esperienze ed esperimenti che incontrano successo), per non parlare della diffusione dei Privé in cui, appunto, a ben guardare, si verifica il fenomeno della "messa in scena" degli stilemi propri del Porno.
Cioè in altri termini si assiste al processo di trasformazione del semplice fruitore (prevalentemente passivo e dall'identità nascosta) in soggetti attivi che vogliono porsi essi stessi come "produttori del porno".
In contemporanea, con il diffondersi del fenomeno che valorizza dell'atto sessuale, pubblico ed esibito, soprattuto (se non esclusivamente) gli aspetti performativi, si assiste al moltiplicarsi dei saggi di studiosi di sociologia delle comunicazioni sui modi in cui il Porno si sta infiltrando progressivamente in una serie di ambiti, plasmandoli e modificandoli, e assieme a questi studi nascono neologismi come il termine di "pornosofia" definito da Franco Volpi che afferma "...i tempi sono maturi per una vera e propria pornosofia".

In questo contesto, anche negli ambiti della espressività artistica si stanno creando dei fenomeni di contaminazione e di esplicitazione, prima considerati inaccettabili, se si considera che in un passato non lontano ogni artista aveva nel suo archivio segreto delle opere erotiche ma anche semplicemente "porno", pure esercitazioni, studi, ma anche espressione di una passione segreta che tale avrebbe dovuto rimanere, poiché la sua esplicatazione sarebbe stata di rottura rispetto alla sensibilità del tempo e avrebbe condannato l'artista in questione alla nomea di "maledetto".

Ed è appunto questo ambito che la mostra PORNdemia ha voluto indagare.

Al saggio introduttivo di Francesca Canfora, fa seguito una presentazione dettagliata (con relative contestualizzazioni) delle opere esposte.

Il catalogo, pubblicato da PINP Editoria d'Arte 2.0, disponibile ancora per l'acquisto per pochi Euro (stampa on demand) è una buona occasione per visitare la mostra in differita.

 

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13 maggio 2015 3 13 /05 /maggio /2015 16:53
Dipendenze da animali e Cani da compagnia nella società moderna. A Palermo, nel contesto della Settimana delle Culture, si discute di questo tema
Dipendenze da animali e Cani da compagnia nella società moderna. A Palermo, nel contesto della Settimana delle Culture, si discute di questo tema

(Testo e Foto di Maurizio Crispi) A un mese dal World Dog Show - Milano 2015, Boston Terrier Sicilia, in occasione e nel contesto della Settimana delle Culture (in corso a Palermo dal 10 al 17 maggio 2015) ha promosso il primo seminario, dal titolo "Dipendenze animali. Cani da compagnia nella società moderna", con la preziosa collaborazione dell' allevamento del Solgimar, della clinica veterinaria Ospedale Veterinario Himera, di Animalwellnes, di Boston Terrier Artens -Palermo Sicilia Educazione Cinofila e del rifugio Sos cani e gatti Onlus.
I relatori in programma sono stati Marilia Paonita Schirintino allevatrice ufficiale Enci sul tema Tecniche di allevamento e l'importanza di allevare cani selezionati, Marcello Messina comportamentista cinofilo di Animalwellness Educazione Cinofila sul tema Il ruolo dei cani nella società moderna, Cristina Perricone che ha parlato di I cani da compagnia nella società moderna, Laura Girgenti del Rifugio SOS Primo soccorso Cani e gatti Onlus la cui relazione ha avuto come oggetto Randagismo a Palermo si può evitare? e, se sì, come?.
Moderatore è stato Vittorio La Lomia di Boston Terrier Sicilia.
Durante il seminario sono stati esposti alcuni dei lavori artistici del Progetto Dipendenze animali del Collettivo TrinArt, composto da Simona Nasta e Roberto Mascellino.
L'inizio dell'evento previsto per le ore 17.00 dell'11 maggio 2015 è slittato di quasi un'ora a causa dell'arrivo in ritardo degli uditori interessati.
Prima delle 17.00 e per oltre 3/4 d'ora erano presenti soltanto i relatori: un'imperdonabile esempio, questo, di palermitudine deteriore. Altri che si sono dichiarati interessati per via telefonica con gli organizzatori, hanno disertato la manifestazione adducendo come scusa (debole) l'orario scomodo e per di più di lunedì pomeriggio (!).
Per questioni di tempo e di dinamica organizzativa era richiesta la prenotazione online, inviando una mail a simonan@virgilio.it oppure un messaggio privato con nome cognome telefono ed email.
Ma ben pochi hanno dato una loro preventiva adesione.

Accattivante era il titolo del convegno ed io ci sono voluto andare proprio per questo motivo: ma si è parlato piuttosto dei criteri che devono guidare un potenziale padrone di cane a scegliere il proprio amico a quattro zampe, facendo innanzitutto la grande scelta tra "meticcio" e "cane di razza" e, rivolgendosi, in questa seconda eventualità, ad allevamenti certificati, in modo da evitare situazioni di rischio successive per cani non attentamente selezionati e portatori di difetti genetici, come la displasia dell'anca.

In più si è molto parlato dei criteri che devono guidare nella scelta di un cane sulla base delle sue possibili dimensioni, una volta raggiunta l'età adulta: anche in questo caso occorre attuare un processo di attenta selezione (realizzabile attraverso consulenze specifiche), in modo tale che la scelta sia oculata e commisurata con le capacità di gestione del futuro padrone.

E, per lo stesso motivo, vanno evitate quelle situazioni in cui la volontà di avere un cane derivi dall'esigenza di compensare qualche vuoto interiore o di fare del proprio cane una sorta di figlio sostitutivo che in taluni casi - in una messa in scena grottesca e tragica - può essere trattato ed educato come se fosse un bimbo di pochi mesi, e di conseguenza nutrito con il biberon e costretto ad indossare il pannolino, con la conseguenza della crescita di un cane che, trattato come uno pseudo.figlio, presenterà delle distorsioni comportamentali gravi, un atteggiamento di marcato dipendenza e che, in seguito, potrebbe richiedere degli interventi rieducativi.

Molteplici sono i motivi che spingono le persone nella società contemporanea a volere un cane - o più in generale - un animale domestico.

Il Cane, tuttavia, si presta maggiormente a tutta una serie di motivazioni come - ad esempio - in un contesto di psicologia "normale" - quella di avere un essere vivente accanto che si ponga come compagno e antidoto alla solitudine e come polarizzatore di affetti e di sentimenti che altrimenti non hanno un oggetto (destinatario).

A differenza di altri animali domestici i cani sono particolarmente adatti a questo scopo perchè con facilità possono essere "umanizzati" in una relazione di mutuo scambio: alcuni studiosi sostengono che nel lungo processo di domesticazione del cane, avviato oltre 130.000 anni fa, si sia verificato un proficuo scambio, nel senso che il cane ha appreso dei comportamenti adattivi per la convivenza con l'Uomo, ma nello stesso tempo - a detta di insigni studiosi - l'uomo è stato a sua volta domesticato dal cane e, di conseguenza, umanizzato, nel senso che - secondo alcuni - la nascita dei "sentimenti" ha avuto luogo con tutto il conseguente sviluppo della parte emozionale del cervello, proprio grazie alla catalizzazione determinata dalla presenza del cane, sia nella sue valenze di animale da utilità sia in quelle di animale da compagnia.

Il rischio è, ovviamente, che - specie in una Società come la nostra, in cui dominano le solitudini e gli isolamenti - le motivazioni di base possano assumere una connotazione patologica sino a rasentare forme di "dipendenza"  all'interno della diade Uomo-Cane (che finisce con il diventare reciproca e di causare grave danno ad entrambi i co-dipendenti).

L'altro rischio è che alcuni scelgano un cane che, per morfologia e carattere, eserciti delle funzioni compensative a proprie carenze, insicurezze e deficit costituzionali e che il cane vengano utilizzato come mezzo per esprimere la propria aggressività: ed ecco che, proprio in questi contesti, dei cani solitamente tranquilli ed equilibrati, possono diventare aggressivi e mordaci, non solo verso i propri simili, ma anche verso gli Umani.

Si è trattato indubbiamente d'una lodevole iniziativa, ma purtroppo scarsamente pubblicità: gli organizzatori affermano che ciò è dipeso dal fatto che hanno saputo di avere a disposizione il bellissimo spazio della ex-Reale Fonderia Oretea soltanto una settimana prima e di non aver potuto fare di più in termini di pubblicità preventiva.

Hanno fatto da efficace integrazione visiva alle relazioni le opere esposte, realizzate dal Collettivo TriArt sul tema delle "Dipendenze Animali".

Il Collettivo TrinArt è nato dal desiderio di tre amici - Simona Nasta in arte (Artens), Roberto Mascellino e Davide Quattrocchi - di collaborare insieme alla creazione di lavori artistici spaziando dalla pittura alla scultura alla fotografia alla video Arte alla performance. Durante un tragitto in macchina nel 2011 decidono di sancire questa collaborazione artistica e di dare un nome al gruppo e di realizzare il lavoro “Maternità Negata”.
La denomizazione del gruppo Collettivo TrinArt, deriva appunta dalla parola evocativa "Trinacria", in cui le ultimesillabe sono state sostituite dalla parola "Art".
Da questa collaborazione sono nati numerosi eventi artistici e mostre d’arte .

Maternità Negata (Dalla serie Dipendenze animali, 60X80, 2011, Fotografia su tela)

Maternità Negata (Dalla serie Dipendenze animali, 60X80, 2011, Fotografia su tela)

La serie “Dipendenze animali” vuole proporre una riflessione sul rapporto tra animali da compagnia e l’uomo contemporaneo. Nella società contemporanea che sempre più produce una realtà disumanizzante, a volte , l’uomo proietta nel rapporto con l’animale tutte le frustrazioni derivate da un quotidiano arido e privo di rapporti significativi . In questo scenario l’uomo cerca di colmare le sue carenze affettive riversando sul proprio animale da compagnia delle attenzioni a volte eccessive e quasi patologiche.

Il rapporto affettivo che alcune persone instaurano con i loro animali da compagnia quasi ricalca il rapporto con un pseudo-figlio mai avuto, è ricco infatti di attenzioni, di coccole, di vezzaggiativi, ma è anche un rapporto meno impegnativo di quello con un figlio vero.

Se osserviamo il rapporto instaurato da alcuni possessori di cani, per esempio, ritroviamo cani “addobbati” con cappottini per cani firmati da stilisti, oppure “cullette - cucce” o ciotole per cani in argento o addirittura tappezzate da diamanti. In queste realtà, al limite del patologico si realizza un inversione dei ruoli in cui è l’uomo ad essere dipendente dal proprio animale da compagnia

Inversioni di ruolo, sempre della serie "Dipendenze animali".
Inversioni di ruolo, sempre della serie "Dipendenze animali".

Inversioni di ruolo, sempre della serie "Dipendenze animali".

Boston Mania

Boston Mania

Boston Mania (dimensioni: 80X120, 2011, mista su tela). in queste opere ispirate alla Pop Art si è voluto giocare con diverse tecniche pittoriche tra cui action painting L’idea di questo lavoro nasce dal desiderio di lasciarsi liberamente ispirare dal soggetto degli animali nella contemporaneità indagando in particolare sulla razza Boston Terrier una razza recentemente creata dall uomo. Ormai il cane piccolo, il cane tascabile, il cane da agghindare sembrano essere diventati l icona della contemporanetà quasi come per Andy Warhol e per gli anni 60 era Marilyn Monroe.

"Contiene animali, maneggiare con cura" (Installazione)
"Contiene animali, maneggiare con cura" (Installazione)

"Contiene animali, maneggiare con cura" (Installazione)

Dipendenze da animali e Cani da compagnia nella società moderna. A Palermo, nel contesto della Settimana delle Culture, si discute di questo temaDipendenze da animali e Cani da compagnia nella società moderna. A Palermo, nel contesto della Settimana delle Culture, si discute di questo tema
Dipendenze da animali e Cani da compagnia nella società moderna. A Palermo, nel contesto della Settimana delle Culture, si discute di questo tema

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24 aprile 2015 5 24 /04 /aprile /2015 05:52
Gli Estremi dell'Hard. In due brevi saggi, Maddison e Zecca analizzano le ultime tendenze del Porno contemporaneo

(Maurizio Crispi) I due brevi saggi che compongono l'esile volume scritto a due mani da Stephen  Maddison (docente universitario britannico e studioso dei fenomeni connessi alla sessualità e al porno) e da Federico Zecca (ricercatore e critico cinematografico italiano), dal titolo "Gli estremi dell'hard. Due saggi sul Porno contemporaneo, Mimesis, 2013, collana Cinema/Minima) presentano un indubbio interesse, anche se le tematiche affrontate nei due saggi sono state sviscerate nel volume collettaneo, curato oltre che dallo stesso Zecca da Enrico Biasin e da Giovanna Maina, Il Porno espanso. Dal cinema ai nuovi media (pure pubblicato nel 2011 da Mimesis).
Il primo saggio (di cui è autore Zecca) si occupa del passaggio dal genere "feature" allo stile "gonzo" (con il titolo "La Corporate Pornography Americana: modelli di discorso a confronto") e vi si illustrano le fondamentali differenze - con l'esame di due diversi testi filmici rappresentativi - tra i due generi (un'analisi esaustiva sotto ogni profilo, pur nella concisione).
Maddison, invece, nel secondo saggio, si concentra - anche in questo caso partendo dall'analisi dettagliata di un testo cinematografico - sulla produzione di Max Hardcore, considerato la punta estrema dell'Hard d'oltreoceano e più volte condannato per le sue messe in scena spesso violentemente misogine (il saggio si intitola: "Le Mitologie pornografiche e i limiti del piacere. Max Hardcore e il porno estremo") e tenta di darne alcune coordinate epistemologiche che aiutino l'esegeta a trovare un eventuale senso in produzioni (si tenta perfino  a definirle "opere") che sembrano essere assolutamente demenziali ed offensive.
Secondo Zecca, Max Hardcore rappresenta la "trasgressione", all'interno del vasto campo della trasgressione rappresentato dal Porno (con una differenza fondamentale tra trasgressione "codificata" e rispondente a certi stilemi pre-fissati, e trasgressione "selvaggia"), e la rottura di ogni schema e di ogni stilema precostituito, al punto che le sue produzioni pornografiche non hanno più alcuna attinenza con la stimolazione del piacere, ma sono assoggettate ad altre tematiche che parlano di reificazione e di dominio - e che, piuttosto, si possono considerare un perfetto esempio di "depressione edonistica".
I due saggi, illustranti rispettivamente la transizione dal genere feature al "gonzo" e la singolare cinematografia di Max Hardcore sono efficaci nel far comprendere cosa (e come) stia cambiando nel panorama attuale del Porno, dominato da una crescente digitalizzazione con l'invasione virale della rete di minivideo della durata di una manciata di secondi, fatto sempre più di spettacolarizzazioni acrobatiche, di frammentazioni performative, di rottura di ogni schema attinente ad una rappresentazione regolare della sessualità e forniscono delle chiavi di lettura utili.
Questi due brevi saggio, fa da pendant e va letto ad integrazione del volume ben più consistente e sfaccettato "Il Porno espanso".

(Dal retro di copertina) Tra le numerose conseguenze che ha avuto, la cosiddetta "svolta" digitale ha determinato anche l'irrefrenabile proliferazione della pornografia audiovisiva, portando la circolazione dei materiali hardcore a raggiungere un livello storicamente mai sfiorato in precedenza. Questo volume raccoglie due contributi che, da prospettive diverse ma complementari, indagano gli "estremi" del porno contemporaneo, con lo scopo di fornire al lettore alcune linee guida per orientarsi all'interno di questo magmatico panorama. In particolare, il volume si concentra sulle polarità linguistico-discorsive dominanti che caratterizzano l'odierna produzione a luci rosse, saggiando al contempo i limiti della rappresentazione pornografica del piacere.

Gli autori.
Stephen Maddison è Principal Lecturer in Cultural Studies presso l’University of East London. Ha pubblicato numerosi articoli sulla politica culturale della sessualità in riviste e volumi collettanei, ed è autore di Fags, Hags and Queer Sisters: Gender Dissent and Heterosocial Bonds in Gay Culture (St. Martin’s Press, 2000). Sta attualmente lavorando alla monografia The Myth of Porn. È co-direttore del sito Opengender.
Federico Zecca è assegnista di ricerca presso l’Università di Udine, dove insegna “Ricerche su fonti e archivi cinematografici”. È redattore delle riviste «Cinergie. Il cinema e le altre arti» e di «Cinéma&Cie. International Film Studies Journal». Ha curato, tra l’altro, i volumi Il porno espanso. Dal cinema ai nuovi media (Mimesis, 2011, con Enrico Biasin e Giovanna Maina) e Il cinema della convergenza. Industria, racconto, pubblico (Mimesis, 2012).

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14 aprile 2015 2 14 /04 /aprile /2015 16:07
A Palermo, Vigile Urbano multa auto di scorta per sosta irregolare

(Maurizio Crispi) Sappiamo tutti che le auto blindate, le auto di scorta, i drappelli di auto lanciate a tutta velocità per le strade cittadine, le sirene spiegate, sono in alcuni casi un male necessario, per garantire ai Magistrati maggiormente esposti sicurezza ed incolumità, visto che sono da considerare degli obiettivi sensibili.

In altri casi, specie quando queste misure sono concesse a politici, si tratta soltanto di barocca ostentazione del Potere con il pretesto della sicurezza, rappresentazione del Privilegio e pura scenografia (compredendo nella sicurezza anche la coreografia delle molteplici bodyguard): in molti casi, infatti, tutti questi dispositivi non sarebbero intrinsecamente necessari.

Ci si auspica che chi, dalla stanza dei bottoni decide di concedere a questo o a quello politico di turno che occupa un'importante carica istituzionale, sorveglianza armata, auto di scorta e quanti altri privilegi, lo faccia con assennatezza (anche se, qualche volta, da parte di un comune mortale è lecito dubitare).

Ma ciò che disturba veramente è il fatto di vedere coloro che sono assegnati alle Scorte, infrangere tutte le norme che, invece, al comune cittadino tocca rispettare. Vedere che possano posteggiare quando e dove loro aggrada maggiormente, passare con il rosso, non ripsettare l'obbligo di dar el aprecedenza a colora che stanno attraversando sulle strisce pedonali, percorrere le corsie preferenziali in senso contrario a tutta birra.

Di fronte a tutto questo è inevitabile provare un senso di profonda irritazione, ed anche rabbia probabilmente e sentirsi portati a chiedersi:"Perchè?".

Con il fenomeno correlato ed inevitabile di prendere a dubitare delle istituzioni e con la sensazione avvolgente di vivere non in un paese democratico evoluto, ma in una Repubblica delle Banane.

I buoni cittadini, esposti a questo martellamento di trasgressioni, possono trasformarsi allora in cinici vituperatori delle stesse Istituzioni e di coloro che di queste Istituzioni sono alla guida, o anche possono diventare trasgressori essi stessi, avendo davanti agli occhi - giorno dopo giorno - un simile esempio.

E anche questa possibile metamorfosi si potrebbe chiamare "danno collaterale" di una guerra tra sistemi opposti, quello della Legalità contro quello dell'Illegalità, come ho scritto in un altro articolo.Ci si chiede tuttavia sino a che punto questi danni collaterali debbano essere considerati un male necessario.

Si vorrebbe che la tutela della sicurezza e dell'incolumità avvenisse nel pieno rispetto delle regole a cui agli altri cittadini é richiesto di uniformarsi.

E probabilmente sarebbe anche possibile, con un po' di buona volontà e implementando la cultura della legalità, senza fare distinzione tra cittadini comuni e tutori della Legge che si sentono in un certo qual modo al disopra della Legge stessa.

In questo sconsolante (e diseducativo) panorama, ogni tanto sopravviene qualcosa che ti induce a sperare bene e a pensare che qualche guizzo di vitalità legalitaria c'è da qualche parte, pronto a risorgere come una pianta vigorosa.

L'altro giorno, a Palermo, ho assistito a questa scena.

In via Empedocle Restivo un auto di scorta era ferma in attesa davanti all'abitazione di qualche importante personaggio: su questo niente di che. Soltanto che il conducente aveva deciso di fermarsi per deferenza del suo scortato, proprio davanti al suo portone, ingombrando la corsia preferenziale riservata ai mezzi pubblici. E quel che è peggio, si era parcheggiato in direzione contraria al senso di marcia dei mezzi autorizzati a percorrerla.

Non c'era molto traffico, perchè eravamo di sabato mattino: ma questo non siginifica nulla, ai fini dell'infrazione.

S'è avvicinato un Vigile Urbano che ha ingiunto al guidatore di togliersi da quella posizione irregolare.

Ma quello, sentendosi forte del suo ruolo e del suo mandato, non ha sentito ragione.

Non ha nemmeno dato udienza al Vigile Urbano, rimanendo chiuso in auto, impassibile.

Il Vigile Urbano allora ha messo mano al blocchetto delle multe e ha elevato verbale, mettendo il fatidico foglietto giallo sotto iltegicristallo dell'auto.

A questo punto il conducente è uscito dall'auto, mostrandosi irritato ed aggressivo, ma non certamente "pentito".

Ma il Vigile Urbano gli ha indicato il foglietto giallo, stringendosi nelle spalle: "Ormai è cosa fatta. Ti ho fatto verbale!".

Magari questa multa non verrà mai pagata, ma ho apprezzato il gesto del Vigile Urbano, perchè altamente simbolico e coraggioso.

 

Nel Regno Unito scene di questo tipo non si vedrebbero mai.

Ci sono certamente personaggi "protetti", ma tutto avviene in modo discreto - e non plateale - e, soprattutto, nel pieno rispetto delle regole che tutti i citadini devono seguire, anche quelli che richiedono una protezione speciale.

In più, dirò che in UK non si vede mai una presenza massiccia della Polizia nelle strade cittadine, eppure non appena si verifica qualche fatto, se c'è un incidente, se gli animi cominciano a riscaldarsi, ecco che chissà da dove i poliziotti arrivano a prevenire, a sedare, a mettere ordine.

E, quindi, proprio per questo motivo, ma anche per il fatto - ancora più importante - che in tutti è vivo un percorso educativo al senso civico e della comunità di cui si fa parte, tutti si tengono mediamente dentro l'area del rispetto delle regole, sorvegliandosi a vicenda: tutti - anche attraverso apposite campagne pubblicitarie - sono chiamati a cooperare e a collaborare, sentendosi pienamente responsabili della tutela del bene pubblico e della sicurezza degli altri cittadini.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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