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13 ottobre 2014 1 13 /10 /ottobre /2014 13:49

A Palermo, la protesta per la sospensione dei serivizi essenziali di assistenza ai disabile, porta a qualche promessa concreta

(Foto di Maurizio Crispi; testo di Salvatore Crispi) A Palermo, tra la fine di settembre 2014 e i primi giorni di ottobre si è protratta una manifestazione di protesta davanti a Palazzo D’Orléans, sede della Presidenza della Regione Sicilia, per far sentire la voce dei cittadini interessati, delle famiglie e degli operatori per protestare vivacemente per la mancata attivazione dei servizi di assistenza ai disabili (Servizi di Base Igienico-personali, Servizi per l'Autonomia e la Comunicazione, Servizi di trasporto, etc), a causa della mancanza di fondi.
La mancata attivazione di questi servizi si è configurata come un grave "vuoto" che è anticostituzionale, poiché ha costretto gli alunni con disabilità a non frequentare le lezioni, interrompendo così - di fatto - la fruizione del loro diritto allo studio. 
L'iscrizione alla scuola é un diritto, ma è anche un obbligo imposto dalla Legge, evadendo il quale si é passibili di provvedimenti giudiziari o di polizia; bisogna anche sottolineareche questi servizi di supporto indispensabili per implementare - e non interrompere - il processo di integrazione scolastica sono essenziali, prioritari ed ineliminabili.
Davanti al Palazzo ci sono stati toni irruenti ed instancabilmente i manifestanti hanno fatto sentire la loro voce.
incontro presidenza della regioneAlla fine, dopo numerosi giorni di vivace protesta, una significativa rappresentanza dei dimostranti é stata ricevuta e sentiti dal Capo di Gabinetto del Presidente della Regione e dal Dirigente Generale dell'Assessorato della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro della Regione siciliana: e, in questa circostanza, sono state date assicurazioni che, a partire dal 7 ottobre 2014, i servizi sarebbero stati ripristinati.
In realtà, per problemi tecnici e burocratici (firma di contratti dell'Amministrazione pubblica con le Cooperative che gestiscono i Servizi e con gli stessi operatori, i servizi non sono il 7 ottobre come era stato garantito. 

Ma é solo questione di giorni, poiché le somme da erogare per essi, almeno sino al 31 dicembre 201, sono già disponibili.ripartiti 
Ed effettivamente, i servizi dovrebero riprendere lunedì 13 ottobre 2014.

 

 


A Palermo, la protesta per la sospensione dei serivizi essenziali di assistenza ai disabile, porta a qualche promessa concreta

 

 

 


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29 settembre 2014 1 29 /09 /settembre /2014 08:12

Cicche e chewing-gum. Partire dall'applicazione di sanzione non paga mai, per cambiare i comportamenti

(Maurizio Crispi) Si fa un tanto parlare dell'entrata in vigore della nuova legge nazionale che promette sanzioni pecuniaria di una certa entità a chi disperde rifiuti nell'ambiente, secondo un certo trend di tendenza che ha visto il varo di simili provvedimenti nei territori di singole amministrazioni comunali con lo strumento delle "ordinanze sindacali": e si tratta di quel tipo di rifiuti di piccolo calibro a cui di solito non si fa mai caso, cme incarti di merendine, tovagliolini di carta, ma soprattutto quel che resta delle gomme da masticare e e i mozziconi di sigaretta. In particolare, questi due ultimi di detriti entrano nella categoria dei rifiuti urbabi solidi che impiegano un medio tempo per essere distrutti naturalmente dagli agenti atmoserifici: si calcola da 2 a cinque anni.
E soprattutto le gomme da masticare provocano un danno non piccolo agli ambienti urbani dal momento che, più volte calpestate, finiscono con il trasformarsi in macchie scure che aderiscono profondamente alla materia (il più delle volte porosa) di cui sono fatti i marciapiedi.

Viene il governo e propone una legge in cui chi disperde questo tipo di rifiuti viene sanzionato.
Benvenuta la legge: in fondo non fa che quantificare il danno che il cittadino non responsabile arreca al proprio stesso ambiente, disperdendo questo tipo di rifiuti.
Ma, attenzione!

Le sanzioni da sole sono insufficienti e spesso sono avvertite - specie sotto i nostri Cieli - come un'odiosa limitazione delle libertà individuali e come un modo per mettere le mani nella tasca dei cittadini.
E, quindi, portano con sè, come corollario inevitabile l'incurante trasgressione, forse anche ad una forma di trasgressione trionfante contro uno Stato che prima promette sanzione per reprimere comportamenti scorretti, ma che poi è incapace di applicarle. Per non dire che servono a nascondere inampienze ed incapacità relative alla tutela del territorio a causa della dispersioni di inquinanti "maggiori" come l'amianto.
Cosa occorrebbe, invece? Semplice: una diffusa sensibilizzazione del cittadino, una sua crescita culturale, una incremento del senso di apppartenenza alla comunità, la sua responsabilizzazione nei confronti del bene comune, l'incremento dei comportamenti virtuosi atteraverso rinforzi positivi (é premiato chi si comporta da "buon" cittadino") e attraverso lo sviluppo del senso della vergogna attraverso la crescita di atteggiamenti sociali di rprovazioni nei confronti dei comportamenti scorretti e di attitudini rivelatrici di scarso senso civico.

Sì, le sanzioni, possono anche starci, ma rimanendo in sordina.
Anche nella civilissima UK - per la verità - sono previste sanzioni (e alquanto salate) per chi disperde mozziconi di sigaretta negli ambienti urbani, ma forse di cartelli che le promettono, quantificandole, ce ne sono in giro ben pochi, forse soltanto nelle aree maggiormente da turisti stranieri. Non ce n'è bisogno.
Semplicemente, i Britannici non hanno bisogno della sanzione per essere "costretti" a comportamenti civili: si comportano il più delle volte da cittadini "educati" (ed anche gli stranieri che si stabiliscono presto in UK imparano presto ad adeguarsi).
E, considerando il gran discutere - e soprattutto vacuo - che si ta facendo di questo argomento, c'è da ipotizzare che il tutto rimarrà lettera morta: un'ulteriore azione velleitaria da parte di uno Stato, c ome è il nostro, incapace di promuovere la crescita del senso civico nei suoi cittadini.

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23 settembre 2014 2 23 /09 /settembre /2014 07:42

Beautiful Agony. Immagini della Piccola Morte (I volti delle persone qualsiasi quando vengono)

Decenni dopo il rapporto Kinsey sul comportamento sessuale umano che ruppe i tabù esistenti attraverso un'indagine dettagliata sugli usi e i costumi sessuali degli americani degli anni sessanta, e quando ormai la storia degli studi pioneristici di Masters & Johnson sono stati trasformati in una fiction seguitissima dai più giovani -  Masters of Sex - e varata nell'autunno 2013 con un episodio pilota realizzato da John Madden, lo stesso regista di Shakespeare in Love. sta avendo in questo primo scorcio del XXI secolo un successo inatteso lo studio-progetto "Beatiful agony" (clicca qui), che - essendo stato avviato nel 2003 - sta raccogliendo in un immenso catalogo di immagini video con le sequenze espressive dei volti di uomini e donne mentre hanno un orgasmo.

 
Prima di Sex and the City (e della diffusione del Viagra come farmaco ricreazionale e performativo) gli americani si affidavano a Masters&Johnson per imparare tutto quello che volevano sapere sul sesso e che non avevano mai osato chiedere.

Dopo le ricerche dettagliate di Alfred Kinsey sul comportamento sessuale di uomini e donne, furono loro, il professor William Masters e la sua assistente Virginia Johnson, a far scoprire alle coppie i benefici del sesso, ma rompendo ogni tabù, poichè essi proposero un sistema di indagine unico e mai tentato prima che era quello della registrazione dei cambiamenti dei molteplici parametri fisiologici durante i preliminari e poi durante il rapporto sessuale (per mezzo di apparecchiature poligrafiche, elettrocardiografi, pletismografi etc, ma chiedendo ai loro partecipanti volontari di poter osservati in modo tale che i comportamenti implicati nella copula potessero essere minuziosamente registrati ed annotati dai due studiosi, ed eventualmente anche filmati.

Di fatto, con i loro studi e le conseguenti pubblicazioni, in un certo qual modo esortarono tutti a spogliarsi, a godersi il sesso e soprattutto a scoprire senza sensi di colpa le meraviglie dell'intimità:bisogna qui ricordareche, per mettere apunto il loro sistema complesso di registrazione degli eventi sessuali, i due si proposero come prima "coppia pilota".

 Masters & Johnson furono due veri pionieri della sessualità (registrarono e studiarono in 11 anni diecimila atti sessuali compiuti da 700 volontari) e i risultati dei loro studi furono dei grossi volumi che indagano e descrivono minuziosamente i comportamenti sessuali dell'uomo e della donna, considerato come "normale".
I loro volumi sono un complemento essenziale nella biblioteca dello psichiatra, ma soprattutto del sessuologo: un punto di partenza findamentale per dare risposte ai molti quesiti posti dalla sessualità.

Il momento culminante del rapporto sessuale a due o anche di una masturbazione è quello che si definisce "orgasmo" o anche "piccola morte" (in fracese: la petite mort, in inglese  "the little death"), ma anche adesso viene utilizzato il termine definitorio di "beautiful agony", per sottolineare soprattutto l'aspetto estetico e trasognato dei volti di coloro che "vengono". Come se l'avere un orgasmo fosse un modo per transitare in qualche misura verso un luogo "altro" superando una soglia, ordinariamente preclusa. Ciò è particolarmente vero se si considera che il centro nervoso implicato è lo stesso che viene sollecitato dalla cocaina, sostanza regina tra i cosiddetti "stimolanti" con la liberazione di quantitativi significativi di dopamina.

L'orgasmo produce un rilascio di dopamina e quanto più lunga e lenta è stata la preparazione, tanto più massiva sarà la liberazione di essa nello spazio intersinaptico. Altri parlano anche dell'effetto legato al rilascio di massicce quantità di ossitocina nel sangue.
La ricerca dell'orgasmo, per questo motivo, è un comportamento universale: e attraverso gli orgasmi si apprende a procurarsi orgasmi sempre più efficaci.

L'espressione "piccola morte" peraltro può anche fare riferimento allo stato mentale post-orgasmisco di perdita di consapevolezza repentina che alcuni individui possono trovarsi a sperimentare dopo il picco, ma anche allo stato mentale ed umorale "down" che consegue alla scarica orgasmica (Post coitum omne aniimal triste) e allo svuotamento massivo delle vescicole pre-sinaptiche.

Ma il termine, può anche riferirsi al livello di spiritualità che è coinvolto, spesso espresso in termini di esperienza di trascendenza o di flusso di energia vitale attraverso il proprio corpo in un canale che mette in connessione con ilpropriopartner, con le energie cosmiche e con l'intero universo.

Proprio per questo, secondo alcuni, le rappresentazioni dell'estasi religiosa - come è nella famosa rappresentazione scultorea dell'estasi di Santa Teresa - possono essere molto simili - per quanto concerne la mimica del volto e lo sguardo a ciò che accade con la scarica orgasmica.

 

"More widely, it can refer to the spiritual release that comes with orgasm or to a short period of melancholy or transcendence as a result of the expenditure of the "life force," the feeling which is caused by the release of oxytocin in the brain after the occurrence of orgasm. Literary critic Roland Barthes spoke of la petite mort as the chief objective of reading literature. He metaphorically used the concept to describe the feeling one should get when experiencing any great literature" (da Wikipedia).

 

Beautiful Agony si pone come esempio di quel vasto movimento di rottura delle icone tradizionali del porno commerciale: l'abbattimento dei luoghi comuni e delle rappresentazioni standard per discendere verso una  una sempre più spiccata normalizzazione della rappresentazione della sessualità per immagini: una sessualità vista in progress, nel suo farsi, da parte di gente qualsiasi, con in più la possibilità che ciascuno ha di influenzare in modo sostanziale, la rappresentazione di sé, come ad esempio la scelta delle inquadrature, l'ambientazione, le colonne sonore, etc.

 

 

(Rula Al-Nasrawi in vice.com) Centinaia di persone in tutto il mondo hanno visto Kamee avere un orgasmo. L'hanno osservata stendersi a pancia in giù e guardare dritto in camera mentre si masturba. L'hanno sentita gemere piano e ansimare mentre viene, tenendo chiusi gli occhi. Ogni tanto li riapre e sorride in direzione dell'obiettivo, e per un breve momento ci si dimentica chi stia effettivamente guardando chi.

"Non lo faccio perché voglio essere guardata," mi ha detto Kamee. "Lo faccio perché voglio sostenere un progetto che rappresenta uno spazio sicuro per persone che non si filmerebbero mai mentre fanno qualcosa di simile".

Il progetto è Beautiful Agony —anche noto come "Facettes de La Petite Mort" — un sito erotico australiano che pubblica video di persone che si masturbano fino a raggiungere l'orgasmo. La particolarità è che l'inquadratura è fissa sui volti, quindi tutto quello che si vede è una successione di bocche a O. I video sono essenzialmente versioni webcam di "Blow Job", il cortometraggio sperimentale di Andy Warhol. Chiunque, da una pornostar con la quinta a un novantacinquenne, può inviare un video. Ce ne sono sia di solisti che di masturbazioni di gruppo, ma non si vede mai cosa succede in basso. Il nome "Beautiful Agony" descrive la tensione quasi dolorosa che si avverte prima di venire, seguita da un momento zen.

Kamee, produttrice e attrice cinematografica e teatrale canadese, ha scoperto Beautiful Agony nel 2012 grazie a un vecchio compagno di scuola, e si è subito iscritta. Ha registrato il suo primo video mentre era ancora una studentessa in Svizzera, con le Alpi come sfondo e il cinguettio degli uccelli in sottofondo.

"È stato molto tranquillo, e ricordo di essermi detta, Pensa se qualcuno mi vedesse in questo momento..." - mi ha spiegato ridendo.
Insieme con altri progetti come Hysterical Literature (la serie di video del fotografo Clayton Cubitt che ritrae donne che leggono a una scrivania mentre ricevono del sesso) e MakeLoveNotPorn.TV (un sito dove le persone normali postano i loro sex tape per il noleggio online), Beautiful Agony è tra i pionieri di un movimento che vuole cambiare il porno di impostazione maschile.


"[Beautiful Agony] si adatta in pieno all'evoluzione degli ultimi dieci anni portata avanti dal movimento per il porno femminista," dice Mireille Miller-Young, una docente di studi femminili all'Università di Santa Barbara. "È una critica alla pornografia esplicita, che non corrisponde per forza al piacere dello spettatore o dell'esecutore. Si può trarre piacere anche da qualcosa di meno esplicito o da una visione più limitata".

Beautiful Agony si distanzia dagli altri siti porno anche per il potere esercitato dagli utenti sui video che postano.
È la persona ritratta in video che decide quello che vedrà il mondo — e da quale angolazione. Il controllo dato agli utenti e la natura amatoriale dei filmati conferisce a Beautiful Agony un'intimità che Miller-Young trova confortante.


"Credo che in una società del controllo come la nostra le persone abbiano fantasie basate sul rispetto della privacy ," ha detto. "Penso sia per questo che Beautiful Agony è così interessante, perché la masturbazione dovrebbe essere un atto privato".

 

Per portare avanti la propria missione, a un anno dalla nascita di Beautiful Agony i fondatori Lawrence e Olney hanno deciso che il sito aveva bisogno di qualcosa in più di semplici video di orgasmi. Volevano raccontare le storie dietro ai volti del loro sito.

"Ci siamo resi conto che volevamo sapere qualcosa delle persone che stavamo guardando, così li abbiamo intervistati o abbiamo chiesto loro di intervistarsi da soli" - ha detto Lawrence.

Per Miller-Young, la possibilità di raccontarsi offerta da Beautiful Agony è estremamente importante: "Umanizzano gli attori, che non sono in realtà attori ma persone normali".

Nella sua video-confessione, Kamee ricorda una delle sue prime esperienze sessuali. "Avevo un orso rosa gigante; era una specie di Orsetto del Cuore, ma ero piccola e il pelouche era più grande di me. Qualcuno l'aveva vinto a una bancarella, e io lo usavo per... non sapevo cosa stessi facendo, ero una bambina... Ma lo usavo per strofinarmici sopra. Quella è stata la mia prima esperienza di masturbazione," ha detto Kamee. "Lo facevo ogni giorno, era come un rituale".

E mentre molte persone diventano adulte e imparano che l'indecenza e la gratificazione sessuale si devono svolgere a porte chiuse, altre scelgono di combattere quest'idea.
Invece di limitarsi a toccarsi per il piacere di farlo, ci si tocca per poi condividere quest'esperienza con gli altri, nella speranza che la propria liberazione estatica crei una sorta di effetto domino.

 

 

I video

Facettes de la pétite mort (clicca qui)

 

Beautiful Agony. Immagini della Piccola Morte (I volti delle persone qualsiasi quando vengono)

Beatiful Agony (clicca qui)

 

 

Beautiful Agony. Immagini della Piccola Morte (I volti delle persone qualsiasi quando vengono)

 

 

 

 

Nella foto in alto: un fermo immagine dal secondo video di Kamee. Tutte le immagini e i video per gentile concessione di Beautiful Agony

 

Come distinguere un orgasmo vero da uno simulato: un piccolo quiz

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10 settembre 2014 3 10 /09 /settembre /2014 22:39

Succede a Palermo... Come sempre... per approssimazione, sciatteria e mancanza di pragmatismo (Maurizio Crispi) Da qualche tempo erano stati piazzati nei giardini cittadini di Palermo, a cura dell'Ammistrazione comunale, dei parchetti giochi per i più piccini: scivoli, altalene e struttura di legno per arrampicarsi e simulare avventure, come in tutto il mondo.

A dire il vero, tutto èstato realizzato in modi un po' ruspanti, nessuna pavimentazione speciale ma solo nuda a terra che a furia di scalpiccio si è trasformata in finissima e fastiodosa polvere desertica, nessuna recinzione onde evitare pisciate e cacate di cani nell'area riservata ai bambini ed anche per sottolineare l'importanza che i minori vi entrassero accompagnati almeno da un adulto responsabile. Ma quanto meno, per quanto con una sciatteria ordinaria dalle nostre parti erano state almeno realizzate delle aree gioco per i piccini.

Comunque, pur con le sue carenze, la cosa è andata: erano molti i bambini e relativi genitori (o responsabili sostituitivi, tipo nonni e zie) a gravitare attorno ai parchetti, come - ad esempio - a Villa Sperlinga.

Succede di recente che un bambino si fa male venendo giù da una scivolo.

I genitori fanno causa al Comune per negligenza e quant'altro e la vincono, sicché il Comune è ora tenuto a rifondere alla parte lesa una congrua cifra.

Scottata dall'esperienza, cosa fa a questo punto l'Amministrazione comunale?

Ecco arrivare le solite soluzioni che non affrontano mai i problemi, anziché trovare delle vie che consentano di far sempre meglio, facendo tesoro dall'esperienza!

Qual'è la soluzione al problema che, in questo caso, ha adottato il Comune di Palermo?

Quella draconiana di rimuovere in un sol colpo tutti i giochi e gli svaghi dai giardini pubblici!
Le due ville maggiormente colpite dall'iniquo provvedimento sono state Villa Trabia e Villa Sperlinga.

Per i bambini adesso rimangono soltanto aree attrezzate per lo svago a pagamento come - ad esempio - l'orribile parco giochi adiacente al Giardino Inglese.

Quale avrebbe dovuto essere la risposta più corretta? Quella pragmatica...

E cioè?

Semplice! Prendere spunto dall'accaduto per fare dei lavori migliorativi, allocare un tappeto di materiale più morbido al posto della nuda terra o del cemento, costruire delle recinzioni, piazzare dei cartelli, avvisando che l'area giochi è destinata esclusivamente a minori solo se accompagnati da adulti responsabili e così via.

 

Come riportato nel sito web palermobabyplanner.it, Francesco Maria Raimondo, Assessore comunale al Verde pubblico e ai Giardini storici, qualche delucidazione in merito.

Riporto uno stralcio dall'articolo in questione.

«A seguito di alcuni incidenti avvenuti in ville pubbliche, - dichiara l'Assessore - abbiamo dovuto ritirare le strutture precarie e insicure presenti a Villa Trabia e Villa Sperlinga».

L’Assessore conferma dunque che l’annosa questione della sicurezza nei parco giochi è alla base dell’improvvisa scomparsa di scivoli e altalene dalle due ville palermitane (come accennato precedentemente in questo commento da un nostro lettore).

Come ha dettagliatamente descritto il dirigente del settore Ambiente, Domenico Musacchia, un paio di bambini sono stati vittime delle attrezzature ludiche presenti nei parchi. In particolare, l’assenza di tappeti morbidi è stata la causa di lesioni a un bambino accidentalmente caduto. Inoltre, la sabbia presente in sostituzione degli appropriati tappeti, poteva provocare cattive reazioni se ingerita dai bambini, come pare sia già avvenuto.

Tali esperienze, vissute sulle pelle dei bambini, hanno indotto l’amministrazione comunale a intervenire immediatamente con la rimozione dei giochi al fine di garantire la sicurezza dei minori.

 

Succede a Palermo... Come sempre... per approssimazione, sciatteria e mancanza di pragmatismoLe motivazioni che fronisce l’Assessore intervistato ("garantire la sicurezza dei bambini") sono espressione, a mio avviso, di un atteggiamento vacuo e scarsamente pragmatico.
Un’atteggiamento rispondente alla definizione/connotazione di "pragmaticità" sarebbe quello di migliorare le misure di sicurezza (recinzioni, tappetti morbidi e quant’altro), senza smantellare le aree giochi.
Quello che ha fatto l’Amministrazione pubblica è stata la classica risposta: “C’è un problema? Lo aboliamo alla radice, sospendendo il servizio erogato!”.
Non è così che si fa!
io suggerirei all’Assessore di venire a farsi un giro a Londra e a dare un’occhiata alle aree attrezzate per bambini e ragazzini più grandicelli che qui sono presenti dovunque e vedrà come le cose possono funzionare egregiamente, abbinando sicurezza, economicità, accessibilità e per il resto confidando nel senso di responsabilità dei cittadini e dei genitori.
Se l'Assessore volesse venire, sarei lieto di accompagnarlo in modo tale che egli possa vedere con i suoi occhi (e toccare con mano) alcuni esempi significativi di come si realizza e si maniteien un'area giochi attrezzata per bambini e ragazzini, con tutte le opportune differenziazioni connesse alle diverse etàdegli utenti.

 

La soluzione di "mantenere" ciò che c'era, adottando delle misure migliorative, avrebbe avuto il pregio di garantire la continuità di ciò che era stato fatto (e del realtivo servizio erogato) e anche, solo guardando al risvolto pratico, non avrebbe disperso al vento l'investimento già fatto.

In UK si ragiona così e, quindi, nelle aree giochi destinate ai bambini vige il principio che la responsabiltà di quanto accade è solo ed esclusivamente degli adulti  che accompagnano i minori, ma nello stesso tempo la manutenzione, il confort, i coefficcenti di sicurezza sono sempre ottimali, badando anche a differenziare tra i giochi destinati ai piccini-piccini da queli adatti a bambini più grandicelli.

E' inteso che il benessere dei piccini è nelle mani degli adulti accompagnatori: e, quindi, non è presente nessun addetto che sia responsabile della sicurezza, mentre tutto viene tenuto in ordine impeccabile e in adeguato stato di manutenzione da da personale "invisibile" (che opera cioè in orari periferici) .

 

Ma è chiaro che qui a Palermo, benchè il Sindaco Orlando abbia in passato fatto una campagna su "Palermo, Città Europea" non siamo in Europa, e siamo lontani mille miglia dall'avere il senso pragmatico e di appartenenza alla comunità e la responsabilità civile che invece sono la grande caratteristica dei cittadini britannici e di chi li amministra.

In UK, non "a volte", ma sempre si fa affidamento sulla civiltà dei cittadini - e scusate il pleonastico gioco di parole -, ma l'Assessore sembra sconoscere che il cittadino, in quanto "cives" nell'accezione latina, dovrebbe implicitamente essere civile e fare di tutto per contribuire al benessere e al funzionamento della comunità di cui fa parte.

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8 settembre 2014 1 08 /09 /settembre /2014 09:19

La comuntà indu-mauriziana di Palermo chiede al Sindaco Leoluca Orlando uno spazio appropriato da consacrare come luogo di culto

 

(Ayenda Bitrayya) Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando ha incontrato la mattina del 6 settembre 2014 a Palazzo delle Aquile una delegazione della comunità Indù mauriziana residente in città.

All'incontro, promosso da Rajendra Bitrayya, consigliere dell'ufficio di presidenza della Consulta delle culture, era presente anche il presidente della Consulta Adham Darawsha. La comunità mauriziana, che a Palermo conta più di 3300 persone, ha chiesto all'Amministrazione comunale di poter avere a disposizione un luogo di culto, al pari delle altre comunità indù così come avviene in altre città europee.
Tale richiesta è stata accolta favorevolmente dal sindaco Orlando e dal presidente della consulta.
Al termine dell'incontro, la delegazione ha invitato Orlando alla preghiera per la Santa Sri Venkateswara che si terrà il prossimo 8 novembre.

 

 

Foto di Adham Adi L'Arabo

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16 luglio 2014 3 16 /07 /luglio /2014 07:14

L'evoluzione del Porno nella Pornoguerrilla e nella Pornoestetica di Rosario Gallardo(Maurizio Crispi) In altri contesti ho argomentato, avvalendomi di alcuni testi critici pubblicati di recente che il Porno per quanto formalmente negato e relegato nelle pieghe oscure delle manifestazioni artistiche e letterarie, è penetrato profondamente nella cultura e nell'immaginario dell'Uomo contemporaneo - non semplicemente dell'Uomo occidentale.
Alcuni hanno parlato di "pornification of life", altri insistono amostrare come facendo una minuta analisi testuale di molte manifestazioni contemporanee delle arti e delle lettere, si possa riscontrare anche nella "cultura alta" - se è ancora possibile fare questa distinzione - una profonda ed indiscutibile penetrazione degli stilemi del Porno.
Tutto ciò sta portando - con la complicità della sempre più marcata diffusione di siti web in cui il Porno  di ogni genere e per ogni gusto è fruibile gratuitamente - all'abbattimento delle categorie morali rigide che tenevano il Porno rigorosamente segregato rispetto alla vita di ogni giorno e la sessualità (e relativa morale) matrimoniale regolate su di un registro diverso (e talvolta incompatibile) rispetto al porno. E ha portato anche al formarsi di un'idea e di un'attitudine sempre più consolidata che non c'è pù bisogno di dipendere da agenti esterni (cineasti, fotografi, perfomanti, scrittori) per fruire di una performance porno, ma che si può essere nello stesso tempo performanti, produttori e fruitori, eliminando il gab tra il luogo di produzione e quello di fruizione
Il Porno-making diventa così un atto riflessivo, direttamente gestito dall'individuo (che, in ciò, non deve più dipendere da terzi). Ciascuno, in altri termini, si produce da sé la propria produzione "porno" e la mette in circolo autonomamente, perchè altri possano fruirne.
Oppure ciascuno mette in scena delle perfomance pubbliche o semi-pubbliche, improntate allo spirito del Porno e della dissacrazione, in cui tutti possano intervenire liberamente come spettatori e/o fotografi (purché non con minori, come viene più volte esplicitato dai porno-guerriglieri), eventi che possono essere strutturati in piccoli "festival" all'insegna della creatività artistica, oppure brevi e veloci con il carattere del flash-mob.
Il Porno, così declinato ed interpretato, diventa dissacrante e rivoluzionario, perchè altera il gioco delle parti, abbattendo le differenze tra la passività di alcuni individui che "ricevono" oggetti "porno" prodotti da altri all'interno di "templi" inaccessibili: in un sistema che, in quanto non condiviso nei suoi vari segmenti, è in definitiva cupo e conservatore.
Il porno diventa così "pornoguerrilla", una modalità di azione e di teatralizzazione del corpo (ma anche attitudine mentale ed estetica) di cui tutti si possono appropriare e che sconvolge l'ordine costituito, rendendo pubblico, ostensibile e fonte di divertimento ciò che dovrebbe rimanere segreto ed occultato allo sguardo "lecito" e fruibile soltanto in modalità "peeping Tom".

Esistono in Italia ed in altri paesi europei dei movimenti spontanei che adesso grazie ad internet sono collegati in rete per una messa in comune di esperienze al limite e dalla loro condivisione, movimento che è stato battezzato, appunto, "Pornoguerrilla", in affinità con il "pornoterrorismo", nato nella vicina spagna, caratterizzato quest'ultimo da una forte impronta femminista.

In un certo senso,il  movimento della pronoguerrilla o del pornoterrorsimo si potrebbe includere - facendo un ponte concettuale piuttosto ardito, ma che viene spontaneo fare - con il quadro generale del situazionismo, declinato in forme porno-erotiche.

L'evoluzione del Porno nella Pornoguerrilla e nella Pornoestetica di Rosario GallardoIn Italia, la Pornoguerrilla è quella di Rosario Galllardo che è in, realtà, una coppia che si maschera dietro uno pseudonimo, definindosi tuttavia un "collettivo" artistico poichè per la messa in scena delle proprie perfomance artistico-erotiche altri simpatizzanti possono essere via via cooptati.
Come unica critica, tuttavia, sembrerebbe che il portare avanti un simile manifesto sia incompatibile con il fatto di mascherarsi dietro uno pseudonimo: oltre a metterci faccia, forse, per essere davvero rivoluzionari, dovrebbero metterci anche il nome (che in realtà, poi, nel loro "manifesto" viene esplicitato).
Il loro sito web (o meglio l'intreccio dei loro siti web) conducono ad una serie di personaggi della trasgressione e precursori dell'estetica del porno: per esempio, non sorpenderà trovare il rimando al ito web ufficiale di Michele Capozzi, uno dei padri del porno italiano e uno dei primi "recensori" delle pellicole porno che dagli USA sbarcavano in Italia, nei primissimi anni Novanta e che si definisce "urban explorer and pornologist"..

 

Il collettivo artistico "Pornoguerrilla" e le loro performance artistico/erotich. Il collettivo è nato per impulso di "Rosario Gallardo" (nome dietro al quale si nascondono due artisti-perfomanti, marito e moglie, attivi in questo campo da oltre dieci anni con all'attivo numerose esibizioni anche all'estero).

I due, oltre al blog "Pornoguerrilla", hanno anche un secondo blog (pornoroids.net), una pagina Flickr ed una su tumblr.

 

L'evoluzione del Porno nella Pornoguerrilla e nella Pornoestetica di Rosario GallardoQuesto è quello che dicono di sé stessi. "Rosario Gallardo nasce il 7 Gennaio 2009; l’embrione si manifesta nel 1985 quando presi coscienza della mia passione smodata per l’obiettivo, cioè essere guardata, vista, raccontata attraverso la ripresa e la fotografia: per essere narrativa, musica, idea nel corpo e nell’azione. Ma tutto prende vita nel 1997 quando conobbi mio marito che, con la sua passione smodata per l’altro lato dell’obiettivo, costituisce il cinquanta per cento di Rosario Gallardo: così diveniamo una coppia perfetta condividendo la stessa curiosità spregiudicata e impietosa per la realtà. Con lui ho condiviso dieci anni di gestazione durante i quali abbiamo sperimentato molte forme e molti ambiti di ricerca e rappresentazione prima di dare vita a Rosario Gallardo."

I nostri Atti Osceni sono esperimenti sociali, sensoriali, culturali, morali, ma sopratutto ludici e orgasmici... quantomeno per me.
A questa terza data abbiamo deciso di proporre l'adattamento di quella che fu una performance presentata e interrotta a Torino durante Porndemia ad Artissima: "L'essere umano perfetto diventa opera d'arte"
Si, lo so, avremmo dovuto farlo alla prima data di Atti Osceni. Ma era troppo banale, è stato più divertente vedere le facce allibite di persone (anche in vista) stare di fianco a me che non faccio altro che menarmela, orgasmare e squirtare. Che, scusate, ha molto più senso proprio in quanto spiazzante o "insensato".

 

Prequel: fare un manifesto è un gesto fottutamente comico. Tantovale sbrodolarsi addosso.

Rosario Gallardo è il nome di un progetto di indagine estetica e politica, a cura di Mariatinka Iniotakis e Nicola Serra, i cui ambiti sono bellezza, piacere, sacralità e l'autenticità più esplicita di tutto ciò che può aiutarci a superare la paura e a scoprire la verità.

Riconosciamo le enormi potenzialità della pornografia come esperienza comunitaria e come autentico registro espressivo.

La nostra connotazione esibizionistica consiste nella condivisione del piacere sessuale finalizzata al raggiungimento di una più ampia necessità: quella esistenziale di espressione e indagine della realtà interiore e sociale.


Considerati questi aspetti definiamo, attraverso la realizzazione di preformance dal vivo, foto, video e testi scritti, la nostra "pornoestetica".

Perché la pornoestetica? Nel suo essere esplicita non avalla le ragioni per le quali si perpetua la censura che nell'omissione dalla sessualità perpetua la colpevolizazzione e la negazione della sacralità umana.
L'evoluzione del Porno nella Pornoguerrilla e nella Pornoestetica di Rosario GallardoCi permette di raccontare un modo diverso d'essere donna, uomo, coppia, gruppo, collettività, riconsiderando le relazioni, i legami e lo scambio su tutti i piani.
Mette alla prova il nostro coraggio ed evidenza la viltà liturgica che in troppi confondono per morale, educazione, buon senso.
Perché offre l'occasione di smettere di perpetuare la menzogna, pilastro del rituale di sottomissione, che è la base del potere costituito.
Perché suggestiona lo spettatore nel corpo, nella chimica e nella carne, più delle lacrime e delle risate, rendendo lo spettatore, in quanto testimone, partecipe del gesto pornoestetico.
Perché ridiscute profondamente tutti i nostri pilastri culturali come il bene e il male, l’usufrutto e la proprietà, l’intimità, la decenza, il gioco, la morale, il buon gusto, la violenza, la buona educazione, la parentela e via dicendo...
Perché la raffinatezza ci ha rotto il cazzo, l'eleganza ci ha rotto il cazzo, la delicatezza, la discrezione, la stabilità apparente tanto cara al miraggio borghese ci hanno rotto il cazzo.
Perché è blasfema.
Perché è l'unico momento di fede possibile.
Perché è faticosa e dolorosa, è leale, è sporca, è viva, è furente …praticare l'esercizio di esaltare l'orgasmo ci aiuta a ritrovare dignità e vita!
Chi è Rosario Gallardo. Rosario Gallardo non è una singola persona  ma una coppia. Noi siamo moglie e marito (Maria Tinka e Nicola), e tutto è svolto assieme
Non siamo scambisti né cerchiamo amichetti e complici di natura erotico-sessuale.
Lavorare (fare foto/video) con Rosario Gallardo e avere intimità con Rosario Gallardo e i suoi membri sono realtà non coincidenti. L’esibizionismo di Rosario Gallardo è un'esperienza estetica, nella fattispecie: porno-estetica. L’esibizionismo di Rosario Gallardo è un esperienza politica, nella fattispecie collocabile (se proprio se ne sente il bisogno) nel panorama Postporno.
Rosario Gallardo esiste per nostro piacere di dire e rappresentare esattamente quello che vedete: non rompeteci i coglioni. Non siamo smembrabili, non lavoriamo per altri.

Ancora qualche precisazione (un po' comiche, lo so):
RG non è un progetto di protesta.
In RG nudità e pornografia non hanno scopi educativi.
Non andiamo in giro con l'impermeabile a mostrare i genitali alle famigliole nei giardini dell'oratorio.

 

www.pornoguerrilla.com/

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10 giugno 2014 2 10 /06 /giugno /2014 17:18

Michelle Ferrari e Giada Da Vinci star emergenti del Porno italian made del XXI secoloAlcuni sostengono che il porno movie "classico" dopo l'epocale conversione dalla pellicola proiettata nei cinema "a luci rosse" al VHS e poi al DVD per la visione casalinga sia votato a morire. E ciò a causa dell'enorme crescita dei siti web dove a pagamento è possibile scaricare film online per non parlare poi di tutti i diversi siti (di cui il capostitite è stato youporn) nei quali è possibile vedere videoclip hard di tutti i generi, per tutti i gusti e di tutte le durate dai veri e propri clip di pochi minuti soltanto a filmati che superano anche l'ora: molti di cattiva qualità, ma altri abbastanza accettabili, e spesso del tutto amatoriali o semi-professionali. Insomma, chiunque può postare in questo sistema variegato (ma dove è pericoloso navigare, perchè essendo "promiscuo" è infestato da virus, da trojan, da malware) i suoi video preferiti o quelli realizzati da sé.
Si è realizzata così una vera e propria "orgia" del porno, con u n materiale sconfinato e per tutti i gusti, resa accessibile - il più delle volte in forma del tuto gratuita - a tutti siano essi nei panni di fruitori-guardoni siano essi in quelli (spesso intercambiabili con i primi) di esibizionisti-performer alla ricerca di un proprio pubblico
.
E chiaro che quest'inondazione di siti web e la crescita del self-made porno se da un lato ha preso ad alimentare le cosidette sex addiction online, dall'altro stanno diseducando il pubblico alla fruizione di un film (inteso nel senso di lungometraggio con gli stilemi propri del porno)  nella sua interezza e lo rendono avvezzo ad un caleidoscopio di immagini che possono essere selezionate e compattate attraverso la funzione dell'avanzamento rapido.
Il mercato dei DVD a pagamento, acquistabili attraverso i siti specializzati o con il normale servizio postale, sembrerebbe esere così avviato sul viale del tramonto, se non fosse che - anche nella limitatezza del mercato del porno (che peraltro ha pervaso l'immaginario collettivo e la cultura mediatica in generale, allignando in tutti i mezzi di espressione visuale) - esistono aficionados ed amatori che tuttora desiderano poter fruire di prodotti di qualità
.
Michelle Ferrari e Giada Da Vinci star emergenti del Porno italian made del XXI secoloCome espressione di questo trend di tendenza, ci sono alcuni esempi rimarchevoli che potrebbero definirsi come l'avanguardia del porno del XXI secolo in cui il multimediale, la diffusione del proprio merchandising attraverso il web, la diffusione della propria immagine attraverso spettacoli dal vivo e la realizzazione di lungometraggi diretti da registi di qualità da mettere poi in vendita nel vecchio format del DVD, si combinano assieme dando vita a risultati virtuosi.
In particolare, nel panorama italiano, l'eccezione è rappresentata dal duo Michelle Ferrari, amante del porno e performer in molti film, e Giada Da Vinci, performer in spettacoli porno, talentuosa videoregista e ora in coppia fissa con Michelle, che grazie ad una combinazione di attività di spettacolazioni nel mondo reale, di diffusione della propria immagine nel web in siti dedicati, e l'ideazione di attività originali ed inedite (come il porno-casting alla ricerca di volti nuovi da inserire in film da loro stesse realizzato, stanno avendo un successo senza pari, tanto che il regista del porno Steve Morelli, autore di film porno "patinati" è sul punto di realizzare un film proprio con le due porno-star.
E' notizia fresca che il sito specializzato di Michelle Ferrari (dove peraltro quasi tutti i contenuti - e specialmente i video - sono fruibili solo a pagamento, ma che dà notizia di tutti gli eventi e degli spettacoli prossimi a venire di Michelle e Giada, oltre che una rassegna stampa degli articoli glamour sulle patinate) abbia fatto registrare, grazie all'upload di alcune scene inedite, un record di accessi con oltre 350.000 utenti unici in una sola settimana, senza contare gli accessi alla pagina dedicata a Michelle Ferrari su Facebook.
E, del resto, questo successo si può spiegare soltanto con il fenomeno della crescita sempre più accentuata del Porno come forma diffusa di spettacolo-intrattenimento, grazie anche all enumerose contaminazioni con il mondo dell'entertainment "straight".


 

(La notizia è tratta da HardCelebrity.com) In poche settimane, grazie all’upload di nuove scene inedite, il sito ufficiale di Michelle Ferrari ha fatto registrare un numero di accessi esorbitante (dati non confermati parlano di circa 350.000 utenti unici in una sola settimana).

 

L’assalto da parte degli utenti, nelle prossime settimane, è destinato a continuare e forse ad aumentare visto che sulla piattaforma ufficiale dell’attrice hard spezzina verranno caricati una serie di nuovi contenuti. Molti di questi, oltre ad essere stati realizzati dal famoso regista Steve Morelli, portano la firma di Giada Da Vinci.

 

L’attrice romana, infatti, oltre ad esibirsi davanti alla telecamera con la Ferrari, ha scritto e diretto assieme al regista Morelli alcune delle scene.

 

Parliamo di scene forti, molto spinte, scaturite anche dalla massima complicità delle due attrici che, ormai da alcuni mesi, fanno coppia fissa anche nella vita di tutti i giorni.

 

Michelle Ferrari e Giada Da Vinci star emergenti del Porno italian made del XXI secoloEcco spiccare appunto il “gonzo” nel quale la Da Vinci, dopo essersi dichiarata durante la cena con tanto di anello di fidanzamento alla Ferrari, da il là ad una focosa scena hard sul tavolo da pranzo.

 

Spicca inoltre la scena a tre, con la partecipazione di un aspirante attore, girata all’interno di un pollaio. Un’ambientazione agreste dove la Da Vinci e la Ferrari, mettendo al centro dell’attenzione il protagonista maschile, riescono a rivestire nello stesso tempo il ruolo di dominatrici e dominate.

 

Insomma di carne al fuoco, o meglio contenuti, ce ne sono davvero tanti e un po’ per tutti i gusti…

 

Giada Da Vinci futuro regista dell'Hard? La Da Vinci, che aveva già manifestato un certo interesse nei confronti della regia in alcune delle sue importanti collaborazioni europee (soprattutto nel campo del fetish e del sado), proprio da inizio dicembre sta producendo e girando una serie di nuovi gonzi dalle tinte forti.

 

Sulla scena porno “made in Italy”, quindi, potrebbe affacciarsi un nuovo regista, un caso più unico che raro per il mercato italiano. Ma la Da Vinci, si sa, è un personaggio poliedrico e stravagante che ha abituato il proprio pubblico a questi colpi di scena.

 

Nel prossimo futuro non ci resta che attendere la risposta del mercato…

 

 

 


 

Su Michelle Ferrari vedi anche su questo blog i seguenti articoli:

 

Volevo essere Moana: un memoir di iniziazione al porno-style

articolo - 18/05/12 - di iniziazione al porno-style - Volevo essere Moana è il titolo di un libro di memorie di Michelle Ferrari che dopo un transito "per passione" dal mondo del porno, è passata ad…

 

In "Sesso, ombre e pornostar", gli aneddotti e le storie dell'Agriturismo gestito da Michelle…

articolo - 14/02/13 - In "Sesso, ombre e pornostar" gli aneddotti e le storie dell'Agriturismo gestito da Michelle Ferrari ed Alba Latella - (Maurizio Crispi) E' uscito nelle…

 

 

Ho incontrato Michelle Ferrari

articolo - 23/10/12 - Ho incontrato Michelle Ferrari - Tempo addietro mi è capitato di scrivere una recensione del libro scritto da Michelle Ferrari (al secolo Cristina Ricci), dal titolo "Volevo essere Moana"

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10 dicembre 2013 2 10 /12 /dicembre /2013 17:59
Un casework semiserio: ...but seriously!, ispirato ai miei ricordi di lavoro e alle mie elucubrazioni, al tempo del Ser.T

Un casework semiserio: ...but seriously, ispirato ai miei ricordi di lavoro e alle mie elucubrazioni, al tempo del Ser.TMi ritrovo a spolverare dal mio archivio di scritti un documento mai pubblicato prima, poiché a quel tempo non esistevano ancora i blog e, quindi, non era così semplice una sponda su cui rendere visibili le proprie riflessioni.

Lo scritto risale al culmine della mia attività lavorativa, come dirigente responsabile di un Ser.T di Palermo, allora - come tuttora del resto - articolazione dell'Azienda sanitaria e va contestualizzato all'incirca attorno al 2003-2004.
Era stato un periodo di grandi speranze, quello immediatamente successivo alla creazione dei Ser.T, per effetto della cosiddetta legge "Lumia", ma presto anche di frustrazioni, perchè all'idealismo di pochi presto si affiancò la rapacità e l'ambizione sfrenata di molti.
Forse, in questo mio "casework", al culmine della mia amarezza, è proprio questo ciò che cercai di descrivere, sia pure in una forma trasformata e un po' da fiction.
Di conseguenza, nel leggere questo scritto, va tutto preso con beneficio d'inventario, tenedndosi sempre aderenti ad una chiave ironica e disincantata allo stesso tempo.

 

Il casework che segue vuole servire da stimolo a tutti quelli che intendono avviare una riflessione sul management nelle pubbliche organizzazioni.

L’esempio prescelto riguarda la Sanità, ma – ovviamente – potrebbe essere applicato a molte altre realtà.

Il caso discusso in ogni caso è puramente fittizio.

I personaggi presentati – più che altro dei caratteri - sono anch’essi di pura fantasia e, quindi, ogni riferimento a fatti e a persone reali è puramente casuale.

 

Il dott. Severino Ruoppolo dirige un’importante unità operativa che si occupa di tossicodipendenti, ubicata nel territorio di una grande azienda sanitaria.

Ruoppolo, in accordo con una forte coerenza tra pensiero ed azioni, prende particolarmente a cuore la qualità dei prodotti erogati dalla sua Unità Operativa (UO) e, ma nello stesso tempo ritiene che la garanzia di una buona qualità dei servizi resi agli utenti sia vincolata al rispetto di decenti condizioni di benessere psico-fisico degli operatori, che a lui fanno riferimento, e dalla possibilità di poter disporre di mezzi idonei al raggiungimento degli obiettivi cui è preposta l’ UO commisurati con i carichi di lavoro.

All’interno della Azienda Sanitaria, Ruoppolo non è benvoluto perché non mai accettato di sottostare a giochi di potere e a logiche di schieramento.

Per questo motivo, ogni volta che le sue richieste e le relative rappresentazioni di disagio vengono disattese dai vertici gerarchici, Ruoppolo, anziché lasciare che le parole dette rimangano semplicemente dette (verba volant…), ben consapevole di generare fastidio, scrive – quanto meno per lasciare traccia di ciò che egli ha tentato di ottenere.

In ogni circostanza difficile, quindi, Ruoppolo si trova quasi obbligato a comporre e ad inviare lettere incisive, supportate da numerosi allegati tendenti a testimoniare ciò che egli ha fatto nel corso degli anni, senza peraltro ottenere mai risposte di rilievo.

Di recente, si sono verificati numerosi fatti indicanti un diffuso disagio degli operatori (furti di arredi e di farmaci, aggressioni da parte di utenti ai danni degli operatori) e infine, dulcis in fundo, l’improvvisa annunciata carenza del personale infermieristico che svolge una funzione di rilievo nel rapporto quotidiano con l’utenza (con il passaggio annunciato a breve scadenza da tre unità ad una soltanto).

Ruoppolo, ha già provveduto da tempo ad inoltrare le richieste tendenti ad ottenere dei rincalzi al personale  anche con incarichi temporanei, ma anche in questo caso senza ottenere alcuna risposta.

Ruoppolo, quindi, afflitto dalla previsione che presto non potrà far fronte alle necessità del lavoro quotidiano, manda ai vertici aziendali un’ulteriore richiesta.

Qualche giorno dopo, in occasione di un incontro tra colleghi che dirigono Unità Operative analoghe, Ruoppolo  ha l’occasione di avere un colloquio a quattr’occhi con il dott. Giovanni Grissino, Direttore del Dipartimento, cui afferisce la sua unità operativa.

Il colloquio, come già detto, si svolge a porte chiuse.

“Certo” fa Grissino “Quelli che hanno votato per il Centro-Destra, anche i nostri colleghi, adesso cominciano a pentirsene, con questi vertici aziendali che ci ritroviamo”.

Ruoppolo si limita ad ascoltare, annuendo, ma senza interferire.

“Per esempio, adesso, pensano di cancellare con un colpo di spugna i diversi Distretti per costituirne uno solo”

“E poi”, aggiunge Grissino [riferendosi alla triade, composta dal manager e dai due direttori, amministrativo e sanitario], “… questi tipi che sono a capo dell’Azienda Sanitaria sono davvero strambi. Quando ci si rapporta con loro bisogna stare attenti a come ci muove. Io stesso cerco di essere cauto e prudente…”

“Ma, Giovanni, cosa intendi dire? …sii più chiaro.” commenta, a questo punto, Ruoppolo.

Ruoppolo comprende bene che, nelle frasi ellittiche di Grissino c’è un chiaro riferimento alle recenti comunicazioni che egli, preoccupato della situazione, si è premurato di inoltrare ai vertici, non senza avere prima informato alcuni di loro dei passi che intendeva intraprendere.

Ruoppolo comprende bene che Grissino vuole anche fargli capire che le sue comunicazioni sono risultate sgradite, ma nello stesso tempo è profondamente disturbato dallo stile comunicativo del suo interlocutore che avverte come molto intimidatorio.

Grissino, come Ruoppolo ha appreso a sue spese, è abilissimo a non dire mai nulla direttamente e altrettanto bravo nell’utilizzare verità distorte per manipolare gli eventi.

Ruoppolo, per nulla intimorito dalle abili reticenze di Grissino, vorrebbe che quest’ultimo si esprimesse in modo più esplicito.

Tra l’altro, dopo gli ultimi fatti che avevano causato disagio al servizio, avendo fatto tutto il necessario per predisporre delle soluzioni e per chiedere interventi decisivi, Ruoppolo si era allontanato per qualche giorno, poiché doveva usufruire di un periodo di licenza ordinaria già programmato in anticipo: tuttavia, dovendosi assentare, come del resto in altre circostanze, si era premurato di designare, tra i colleghi, un sostituto per la gestione ordinaria dell’Unità Operativa.

Malgrado ciò, durante quest’assenza tutti avevano insistentemente  chiesto di lui, dove fosse, cosa stesse facendo, insinuando più volte che egli si fosse allontanato irregolarmente e irresponsabilmente.

Come aveva appreso dalle notizie che gli erano giunte all’orecchio al suo ritorno, il Direttore del Distretto Sanitario (nel cui territorio è ubicata l’Unità Operativa diretta da Ruoppolo), dott. Serse Despotini, in preda ad un’ira non giustificata, aveva addirittura dichiarato più volte che avrebbe provveduto ad inviargli d’urgenza un telegramma per farlo rientrare dalle ferie anzitempo e, a quanto pare, aveva messo al corrente di queste sue recriminazioni persino il Direttore Sanitario dell’Azienda.

Vista la resistenza di Grissino ad essere più esplicito, Ruoppolo non esita ad affrontare il discorso sulle azioni avviate dal dott. Despotini e quanto queste, a suo modo di vedere, siano state motivate dal disappunto suscitato in Despotini dal fatto che Ruoppolo si fosse premurato di inviare alcune comunicazioni anche all’ufficio prevenzione e sicurezza dell’azienda, ravvisando che le condizioni dell’ambiente di lavoro fossero pregiudizievoli al benessere psicofisico degli operatori.

Al ritorno dal suo viaggio, Ruoppolo – come si è trovato a riferire a Grissino - aveva avuto una tempestosa comunicazione telefonica con Despotini, nel corso della quale quest’ultimo, in sostanza, lo aveva accusato di assenteismo dal servizio, imputandogli quasi la responsabilità degli eventi, oggetto delle segnalazioni di Ruoppolo e causa delle sue richieste tendenti ad ottenere un miglioramento delle condizioni di sicurezza della sua Unità Operativa.

All’infuocata telefonata, aveva fatto seguito una pesante lettera di sfiducia da parte di Despotini, nella quale Ruoppolo veniva privato – ma con un provvedimento del tutto contestabile – della facoltà di provvedere responsabilmente alla gestione delle sue licenze ordinarie e dei suoi periodi di aggiornamento. 

“Sì!” fa Grissino “In effetti anch’io sono stato interpellato su questa faccenda. Il dott. Marchesi, il nostro Direttore Sanitario, sollecitato dalle pressioni di  Despotini, voleva richiamarti con effetto immediato con un telegramma. E poi, è chiaro con questi tipi così strani e così infidi, imprevedibili, basta che uno scriva che non è grado di garantire il funzionamento dell’Unità Operativa, di non poter fare qualcosa, e subito ecco che questi qua non guardano più in faccia a nessuno, e dicono ‘Licenziamolo!’ per sostituirlo con un altro… Sai, non vanno tanto per il sottile… possono avere la mano davvero pesante…”

Ancora una volta, Despotini interloquisce “Ma, Giovanni, cosa vuoi dirmi? Ti prego di nuovo, sii più esplicito…

Grissino continua a rimanere nel vago, ma aggiunge: “Sai, per questi motivi, alcuni sono stati già licenziati… Dunque, bisogna essere prudenti.”

“Forse è per questo motivo che Despotini ti ha mandato la lettera,” ha continuato  “Perché lui stesso si era sentito messo in difficoltà rispetto alla dirigenza  aziendale a causa delle tue comunicazioni e delle tue richieste… Quindi, insisto a dirti, che bisogna essere prudenti…”.

Con quest’ulteriore raccomandazione ellittica si è conclusa la prima  parte del colloquio tra Ruoppolo e Grissino.

I due hanno continuato a parlare d’altro.

Alla fine, essendo necessario che Ruoppolo apponesse la sua firma, su di un documento che successivamente doveva essere firmato dal Direttore Amministrativo, dott. Bottoni, Grissino gli rammenta “Mi raccomando, ricordati di firmare in questa posizione; ma assolutamente non mettere la tua firma più in basso di quella del Direttore Amministrativo! Sai, questi qui ci tengono molto a queste formalità.”

“Sono proprio dei tipi strambi” soggiunge infine Grissino.

E con questa riflessione ha termine il colloquio tra i due.

“Un’intimidazione bella e buona” pensa Ruoppolo, andando via, sentendosi al tempo stesso adirato ed incupito, “Grissino è sempre lo stesso: cerca di navigare a vista per mantenersi a galla meglio che può e poi con chi ha bisogno di suoi interventi un po’ più incisivi, è bravo soltanto a fare il muro di gomma.”

Ruoppolo sa che, nell’organizzazione aziendale, come specificato nelle norme contrattuali che regolano il rapporto con la dirigenza, esiste in effetti la possibilità del cosiddetto licenziamento ad nutum , cioè del licenziamento attuato sulla base di un “cenno del capo” del Direttore Generale. Ma sa anche che questa è una norma di fatto mai applicata perché ad essa fa da contraltare tutta una serie di normative che tutelano i diritti del lavoratore dipendente.

Quindi, Ruoppolo sa bene che, in casi estremi, di fronte a palesi ingiustizie e ad atti grossolanamente arbitrari c’è pur sempre la possibilità di fare ricorso al TAR, al pretore del lavoro, etc., etc….

Ma, in ogni modo, prima di averla vinta, bisogna difendersi, mettersi nelle mani di un avvocato ed è chiaro che queste prospettive levano ogni serenità…

Quindi, in definitiva, non ci sarebbe molto di cui preoccuparsi,  ma non c’è nemmeno molto di cui stare allegri.

La conversazione appena conclusasi costituisce per Ruoppolo un tentativo intimidatorio nei suoi confronti: “Stattene buono. Non rompere più con le tue lettere e con le tue richieste!” che, ovviamente, avvelena ulteriormente il suo desiderio di esprimere con il proprio lavoro una costante tensione verso la realizzazione di buone pratiche.

Ruoppolo, quindi, se ne va mestamente, sentendosi avvolto in una cappa plumbea di disappunto e di scoramento: “Non cambierà mai niente…” dice tra sé e sé, pensando intanto ad un quadretto che tiene appeso nella sua stanza e che non manca mai di guardare all’inizio di ogni sua giornata lavorativa.

Ma cos’è questo quadretto a cui pesa Ruoppolo?

Si tratta di una vignetta di Altan in cui interagiscono due personaggi: un negretto in lacrime, tutto contrito e mesto, con i lucciconi che gli scendono lungo le guance, ma vestito con un abitino occidentale, per quanto tutto strappato; su di lui incombe, imponente e mansueto allo stesso tempo, il papà avvolto in stoffe dai vivaci colori. Nella vignetta, il bimbo, alzando la testa verso l’alto, dice “Mi hanno menato, babbo” e il papà, dall’alto della sua statura, gli dice in modo consolatorio, ma impartendogli una lezione di vita: “Le prendi quindi esisti; è già qualcosa”.

Sembra che il papà della vignetta – con la sua risposta apparentemente sconsolante – voglia trasmettere al figlio profondamente afflitto un avvertimento implicito: “Ancora non hai visto niente, figlio mio!”, ma, al tempo stesso una pensosa esortazione.

“Se uno le prende e poi lo racconta oppure ne scrive” si trova a riflettere Ruoppolo “trasforma un evento doloroso e umiliante in esperienza di affermazione, comunque, del proprio Sé contro ogni ingiustizia, esperienza che – in forma di narrazione – può essere trasmessa ad altri, quantomeno per tentar di  promuovere un’indignata mobilitazione delle coscienze e sollecitare anche altri a venire allo scoperto per raccontare analoghi casi di ingiustizia all’interno delle organizzazioni.”

Ruoppolo, sentendosi decisamente confortato da queste riflessioni, non può fare  a meno di pensare ad un secondo piccolo quadro che pure tiene nella sua stanza accanto all’altro. Si tratta della stampa  in bella veste di una poesia: la famosa “If…” di R. Kipling, da molti considerata melensa e retorica, ma secondo Ruoppolo veicolo di un messaggio intensamente formativo per tutto ciò che attiene al coraggio di vivere e di affrontare le difficoltà di ogni giorno, mettendosi costantemente in discussione e sopportando incomprensioni di ogni genere: un messaggio, che per Ruoppolo, duramente provato dal colloquio appena concluso, è fortemente corroborante,  specie se abbinato alle immagini di coda del famoso film di Ken Russell – con lo stesso titolo – che gli viene fatto di visualizzare in questo suo percorso associativo.

Ma Ruoppolo, lasciando immediatamente cadere l’immagine inquietante proposta da Russell a conclusione del film  nella quale gli  studenti – in  un surreale rovesciamento rivoluzionario dell’establishment – appostati sul tetto del college prendono a colpi di mitraglietta il corpo docente, compie un ulteriore  passaggio di questo suo percorso associativo con la rimemorazione di un'altra lettura, anch’essa supportata da immagini immagazzinate grazie alla visione di un’abile traduzione cinematografica del testo.

Ruoppolo, dunque, si sofferma a pensare alle vicissitudini di Sostiene Pereira e a come anche un oscuro giornalista addetto alla compilazione dei necrologi, ad un certo punto, prendendo consapevolezza delle palesi ingiustizie perpetrate da un regime dittatoriale, mette mano alla penna per denunciare ciò che ha visto, compiendo così un gesto di libertà creativa e di riscatto rispetto all’inconsapevole asservimento ad un regime politico ma soprattutto ad una dittatura del pensiero.

È stato così, secondo le fonti più accreditate, che Ruoppolo, non appena tornato a casa, mise mano alla penna e cominciò a scrivere…

 

Discussione. Quali insegnamenti trarre da questo casework?

Come per ogni casework ben costruito, a questo punto, giunti – come   siamo – alla fine della narrazione bisogna porre – porsi – degli  interrogativi.

Cosa avrebbe dovuto fare Ruoppolo?

Cosa avrebbe dovuto dire nel corso del colloquio con Grissino?

Quali riflessioni più generali suscita questo casework?

Infine, quali potrebbero essere gli obiettivi d’apprendimento della presentazione del casework all’interno di un ipotetico corso di formazione per il management nelle organizzazioni socio-sanitarie?

Se chi mi ha letto sino a questo punto vuole perdonarmi per la mia scherzosità e per l’ironia con cui cerco di far comprendere uno scenario altrimenti assolutamente drammatico, le mie personali conclusioni sono che la fiction che ho proposto possa essere l’esemplificazione delle miserie quotidiane che invadono le organizzazioni  del servizio sanitario nazionale.

Ovviamente, quella fittizia appena narrata è, in qualche misura, una esemplificazione estrema, ma ciò nondimeno paradigmatica di quanto si asseriva in premessa.

Si potrebbe dire che l’interazione narrata descriva un possibile tipo di “morte” (morte del pensiero, della responsabilità, della creatività) voluto da un regime di potere che di fatto è totalitario, per quanto nominalmente si dichiari fondato sulla democrazia e sulla condivisione di aspetti di mission e di vision, all’interno di un’organizzazione.

Quanto meno, ciò che viene rappresentato nel casework mette sicuramente in evidenza il tipo di morte a cui l’organizzazione potrebbe tendere qualora personaggi come il dott. Severino Ruoppolo la dessero vinta al manipolatore Grissino, al litigioso Despotini e agli altri cupi personaggi che si tengono nell’ombra minacciosi, pronti ad intervenire.

Per concludere con alcune considerazioni generali e per dare una risposta alla domanda contenuta nel titolo, vorrei per un attimo ritornare al già citato testo di Tramarin:  l’autore argomenta che, negli anni scorsi, buona parte delle amministrazioni degli ospedali e delle ASL non hanno per nulla incentivato i processi di libertà, di autonomia, di capacità di progettazione, sviluppo e progresso  che dovrebbero essere intrinseci al concetto stesso di azienda.

      Ma, citando le stesse parole di Tramarin, si può leggere ancora un affermazione lapidaria di portata generale:

… negli anni scorsi, si è dimostrato con grande ipocrisia, come si possa chiamare azienda un’istituzione che è invece un modello centralizzato, statalista e protezionistico finalizzato al controllo e alla riduzione della spesa sanitaria.

(…)

Oggi, appare chiaro a tutti che la malasanità è stata un fenomeno utilizzato in maniera strumentale per condizionare l’opinione pubblica e legittimare la riduzione della spesa sanitaria che negli anni scorsi è stata portata ai più bassi livelli in Europa.”[1]

La sanità oggi è una sanità ammalata: la malattia consiste, da un lato,  nella perversa volontà degli alti dirigenti di ridurre il più possibile i costi; dall’altro lato, nella profonda demotivazione e scontentezza di altri dirigenti (non solo medici, ma genericamente appartenenti al  ruolo sanitario), che vorrebbero operare con professionalità e con dignità, ma non possono farlo decorosamente a causa delle strategie messe in atto dal primo tipo di dirigente.

In questa sindrome, i cui segni diventano sempre più evidenti su tutto il territorio nazionale – per quanto a macchia di leopardo -   i dirigenti di alto livello (i manager) vanno avanti – insensibili per la loro strada, mentre gli altri dirigenti, quelli che vivono ineluttabilmente le contraddizioni insite in questo sistema, di fronte all’impatto crescente di demotivazione e scontentezza, possono imboccare due strade, che sono in alternativa l’una rispetto all’altra: o quella della realizzazione di una vera e propria sindrome da burn-out (di cui, oggi, dopo una serie di interessanti studi psico-sociali applicati alle organizzazioni socio-sanitarie risalenti agli anni Ottanta e ai primi anni Novanta, nessuno parla più; e ci sarebbe da chiedersi: perché?) oppure una sindrome da “cinismo” che porta ad accettare in modo sempre più esteso qualsiasi imposizione, qualsiasi nefandezza promossa nel nome della “cura dei bilanci” e a discapito della cura dei malati.

Tutto ciò è reso ancora più grave dalla intersezione dei problemi sin qui esaminati con quello del potere e della sua gestione.

In verità, alcune disfunzioni non sembrano tanto essere il derivato perverso di una volontà politica, ma piuttosto il prodotto di un sistema orientato all’acquisizione e al mantenimento del potere.

 

Il potere nelle organizzazioni sanitarie: alcune considerazioni psicologiche

Il potere e la sua gestione fanno parte di quelle che Di Chiara ha definito le “sindromi psico-sociali”.

Ma cosa sono le sindromi psico-sociali?

Riporto la definizione fornita dallo stesso Di Chiara[2]:

Definisco come sindromi psico-sociali quei comportamenti collettivi generatori di disagi immediati o futuri evidenziabili o ragionevolmente prevedibili, senza che, per questo, tali comportamenti cessino di avere luogo, pur non esistendo per essi motivazioni non rimuovibili.[3]

Le sindromi psico-sociali nelle organizzazioni sono supportate da specifiche “culture” che vengono descritte accuratamente nel saggio citato.

Ovviamente quando si parla di sindromi psico-sociali non si intendono incriminare le singole persone o emettere giudizi svalutativi nei loro confronti, poiché l’analisi che si può sviluppare utilizzando tali categorie concettuali attiene alle dinamiche del gruppo istituzionale capace di produrre delle dinamiche specifiche che trascendono i singoli individui.

I gruppi istituzionali, come ha bene mostrato Bion nel suo studio sulle dinamiche gruppali [4], producono dei fenomeni che sono qualcosa di più della somma delle caratteristiche dei singoli individui che li compongono.

In particolare, il potere e il suo esercizio sembrerebbero essere supportati da culture maniacali e paranoidi.

Afferma Di Chiara:

Scissione, proiezione, mancanza di legami funzionali tra il gruppo e  sottogruppi costituiscono … elementi caratterizzanti la cultura paranoica.[5]

La cultura paranoica propria dei gruppi che, all’interno delle organizzazioni,  gestiscono il potere confligge con le pratiche sviluppate da altri sottogruppi che, sempre all’interno delle istituzioni sanitarie, sono invece dominati dalla “sindrome della cura e della responsabilità” sia per specifiche sedimentazioni formative, sia per ruolo istituzionale.[6]

Frequentemente, tra le due tipologie di gruppi non esiste alcuna possibilità di autentico dialogo e di negoziazione delle effettive esigenze, se non, da un lato, l’arroccamento su posizioni conflittuali che possono alimentare in un circuito vizioso la paranoia del potere  nel gruppo che lo gestisce oppure dalla parte dei gruppi immersi nella “sindrome della cura e della responsabilità” la resa, la rinuncia ad alcune delle istanze proprie della loro specifica cultura della cura e il configurarsi di fatto di modalità collusive.

Su questi presupposti si fonda la lapidaria affermazione che si può  legge in un piccolo, interessante contributo su Il potere e le USL[7]:

Il potere nelle USL si basa perciò il più delle volte su di un processo di collusione.[8]

Ma cosa si deve intendere per “collusione”, ovviamente nel senso psicologico del termine?

Per “collusione” si intende l’attivazione di processi fantastici a cui segue un agire non mediato dal pensiero. L’azione, nel caso specifico, avviene all’interno dell’istituzione tra persone o gruppi. Tale azione, proprio perché si svolge all’interno di un’organizzazione, può assumere le caratteristiche o le sembianze di un atto organizzativo, ma in realtà non ha  né l’efficacia né la capacità di perseguire quegli obiettivi che si era proposta di realizzare.[9]

Ma, nelle ASL, prosegue ancora il nostro autore, con una formulazione molto pertinente con i temi discussi prima,

… il potere assume una funzione tutta particolare, ossia di dominio nella relazione. Poiché il pensare , cioè l’elaborazione e la fantasmatica attivata  dalla relazione sociale e l’utilizzarla per conoscere , viene di fatto congelata, i risultati a cui tende il potere non potranno mai coincidere pienamente con i risultati utili, necessari e coerenti con l’organizzazione stessa.

La volontà di dominio della relazione può manifestarsi il più delle volte,anziché nella forma della esplicita prevaricazione, in forme più sottili che possono oggi essere mascherate con parole quali “strategie aziendali”, “cambiamento strategico” etc. etc. che designano quei processi trasformativi a cui gli operatori appartenenti a quei sottogruppi dominati dalla cultura della cura e della responsabilità devono necessariamente sottomettersi in nome di una ragione superiore.

In quest’ottica, le attività di formazione intra-aziendale assunte alla funzione di volano principale del cambiamento strategico dell’azienda sanitaria rischiano di essere interpretate da alcuni – a tutti gli effetti - come attività di manipolazione…

Al giorno d’oggi, salvo che non si verifichi un radicale ribaltamento dei valori attualmente condivisi, l’esercizio del potere fa intrinsecamente parte delle organizzazioni della società contemporanea e decisamente prescinde dall’appartenenza politica di chi lo gestisce e dai valori dichiarati di eventuali aspirazioni ad una maggiore equità e giustizia sociale.

Da questo punto di vista, anche una critica radicale dei sistemi di potere deve essere necessariamente disgiunta dalla critica alle appartenenze politiche: la libidine del potere – nel senso psicologico del termine, secondo l’analisi che ho sviluppato – è una conseguenza del sistema di governo delle organizzazioni, non dell’appartenenza politica degli individui.[10]

All’interno delle organizzazioni complesse – e le USL lo sono – il   potere non solo si manifesta come prevaricazione e controllo, ma anche come costante contrapposizione tra il medesimo e l’altro, tra un presunto “buono” e un “cattivo” stigmatizzato, e ciò sia nel rapporto inter-istituzionale che all’interno dell’organizzazione stessa.

Questo fenomeno di costante contrapposizione tra “buoni” e “cattivi” rischia di portare all’attivazione di sterili “crociate” interne, nelle quali il più delle volte i “buoni” sono semplicemente quelli  acquiescenti nei confronti del sistema, mentre i “cattivi” sono quelli che non rinunciano a far sentire la propria voce, non tanto in termini di dissenso destruente rispetto al sistema, quanto piuttosto in termini di denuncia costruttiva di disfunzioni che si vorrebbero veder emendate per garantire un miglior funzionamento del sistema stesso.

Va da sé che in tali condizioni la gestione del potere è tuta convogliata a confermare o a sconfermare l’altro, in rapporto al vissuto fantasmatico del gruppo, così come determinate funzioni della mente hanno il potere di soppiantarne altre, in questo caso di “logorare” quelle meno primitive.[11]

In altri termini, per citare ancora una volta il prezioso studio di Tronconi,

Continuare a gestire il potere diventa perciò dividere l’USL e le sue unità operative tra amici e nemici, cercando di privilegiare-rinforzare i primi e neutralizzare-castigare i secondi, e ciò indipendentemente dalla professionalità e dalla produttività. Secondo questi parametri, infatti, l’amico dovrebbe essere caso mai la persona capace e che rende, mentre il nemico il lazzarone e l’impreparato. Ma detti parametri richiedono che il potere sia messo al servizio di funzioni psichiche più evolute, dove il problema non sia tanto la sopravvivenza quanto l’efficacia e l’efficienza di un sistema organizzativo, deputato per legge a rispondere a determinati bisogni sociali e sanitari.

I “cattivi” o nemici, così definiti per il loro essere alleati con le funzioni più evolute del sistema, in altri termini secondo l’analisi sviluppata prima, delle parti pensanti di esso, possono trovarsi a subire un ulteriore processo di stigmatizzazione e di emarginazione da parte degli aspetti “tirannici”, in senso mentale, dell’organizzazione, diventando vittime innocenti di iniziative di controllo – se non addirittura di vessazione - che l’organizzazione stessa mette in atto, all’insegna di un vero e proprio “stalinismo” del pensiero, enunciando persino diktat contro una piena libertà di espressione.

Per corroborare questa affermazione è sufficiente qui ricordare il caso molto noto di Cornaglia Ferrarsi, per alcuni versi “vittima” del sistema di cui aveva denunciato le malfunzioni[12], ma anche quello – sull’altro versante della barricata - del Direttore Generale di un’Azienda Sanitaria della Sicilia che ha ingiunto a tutti i Dirigenti dell’ASL di astenersi dal fare qualsiasi dichiarazione esterna, scavalcando la catena gerarchica, dietro la minaccia – in caso di infrazione – dell’attivazione di severi provvedimenti disciplinari: una ingiunzione discutibile, perché mette in discussione alla radici la libertà di opinione dei dirigenti di quest’Azienda e la possibilità per essi di divulgare il proprio pensiero in articoli e riflessioni scritte.

Il potere nelle organizzazioni sanitarie, e ciò accade in alcune Regioni in particolare, è gestito in modo tale da creare costantemente la possibilità di ribaltamenti difensivi da parte delle alte dirigenze ai danni e al prezzo del discredito degli operatori che cercano di far funzionare le strutture periferiche.

Non è infrequente il caso che, a fronte di scandali e/o di eventi clamorosi, segnalanti impietosamente le disfunzioni del sistema sanitario, i manager e tutti gli altri personaggi in cima alla catena del controllo e del comando dell’Azienda Sanitaria, partano con immediate azioni di discredito e di  deprezzamento ai danni degli operatori delle singoli strutture, sottolineando che un dato evento sia dipeso da imperizia o, peggio, da negligenza di questi ultimi, mentre onestà intellettuale imporrebbe di riconoscere che determinati fatti accadano per mancanza di mezzi, di personale idoneo, di adeguate strutture logistiche, di non adeguamento alle norme sulla sicurezza del luogo di lavoro, della stentata fornitura di essenziali presidi sanitari, etc., etc. …

Afferma una giornalista siciliana, commentando un fatto di malasanità, in cui il Direttore Generale di un’Azienda Sanitaria in relazione ad un fatto accaduto ha accusato in modo virulento alcuni suoi medici, declinando così un’assunzione di responsabilità circa le disfunzioni sottese all’evento “critico”:

“Soldati valorosissimi di trincea, i nostri medici e infermieri, in lotta tutti i giorni non solo e non tanto contro l’ostilità di una malattia ma contro un nemico, assai più subdolo, invitto in Sicilia a tutt’oggi. Un nemico che invalida le grandi competenze e le straordinarie risorse umane di questi anonimi attori della salute, spossati da quell’ottusità politica, indolente e traffichina, che non garantisce i cuscini, le luci, i campanelli, i farmaci, i materassi, le prese di corrente, le pinze, i cateteri… Un florilegio di siffatte inadempienze rendono infrequentabili gli ospedali per gli stessi operatori, stremati dalla tempestiva, quanto inutile, reiterazione (quasi supplica) delle richieste ad una direzione sanitario-generale che, con fermezza e autorevolezza [per la tutela dei propri operatori] dovrebbe fare abbassare le orecchie… ai pretoriani della Regione… [corsivo mio][13]

Mi sono permesso di riportare per esteso l’intero brano tratto dal bell’articolo della Grasso, perché chi, come me ed altri colleghi, si è trovato vivere in prima persona le situazioni descritte, non può che dare testimonianza di una totale verosimiglianza dell’episodio narrato e criticato: nella parole riportate, io – personalmente – intravedo un’incisiva rappresentazione delle quasi-ontologiche disfunzioni che contraddistinguono il nostro sistema sanitario.

Il riferimento geografico-culturale alla Sicilia, semplicemente, colloca i fatti enunciati all’estremo di un intero spettro di possibili paradigmi.

Ma, al di là del riferimento localistico, è indubbiamente vero che, spesso, a medici e ad operatori sanitari eccellenti, competenti e dotati delle necessarie doti di humanitas, costretti ogni giorno a scalare le impervie pareti della gestione politica del potere, viene imposta, proprio da chi dovrebbe tutelare i suoi operatori, un’“immeritata gogna di malasanità”.[14]

Se è vero che, nelle Aziende Sanitarie, sta prendendo piede questa evoluzione, allora il caso del dott. Ruoppolo illustrato prima deve davvero considerarsi  senza speranza?

In un’organizzazione, nella quale si gestisca il potere, vi è la possibilità che si aprano scenari che di esso consentano un buon uso? Oppure sono le intrinseche qualità del potere a corrompere comunque il sistema,  generando cattiva gestione, sia per le loro implicazioni soggettive che per quelle oggettive?[15]

Ma questi sono quesiti a cui soltanto i filosofi potrebbero dare risposte competenti.

 

 

Note al testo

[1] Op. cit. p. 50-51. Viviamo in un momento in cui ancora una volta la “malasanità” viene utilizzata strumentalmente per picconare il sistema sanitario nazionale. Recentissimo di questi giorni un decreto dei ministri Sirchia/Tremonti che istituisce una sorta di polizia amministrativa per sanzionare in via diretta i dirigenti medici del Servizio Sanitario non solo per la prescrizione di farmaci di particolari case farmaceutiche ma anche per avere prescritto esami struntali e laboratoristici superflui oppure per avere indicato una struttura convenzionata e non un'altra. Il fatto grave, se questo decreto dovesse passare indisturbato è che il medico “presunto colpevole” non potrà più usufruire di una giusta causa, ma potrà essere subito ed insidacalmente sanzionato,  con la conseguenza dell’attivazione di un regime di “terrore” giacobino che potrebbe finire con il distogliere molti medici dall’intraprendere le necessarie azioni terapeutiche, incentivandoli  invece a fare soltanto il minimo, con l’esito - in un futuro prossimo venturo di certo non allegro – del rischio di ulteriori fenomeni di devitalizzazione e deterioramento della Sanità pubblica in Italia. (cfr l’articolo di Piraini M., recentemente comparso su un numero de La Repubblica di fine Marzo, Contro i medici la Ghepeù di Sirchia)

[2] Di Chiara G., Sindromi psico-sociali. La psicoanalisi e le patologie sociali, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1999.

[3] Ib., p. 3.

[4] Bion W.R., Esperienze nei gruppi, Armando Editore, 1961.

[5] Di Chiara, op. cit., p..41.

[6] Ib., pp.45-52.

[7] Cfr., Tronconi A., Il potere nelle USL, in Longin L., Mazzei  Maisetti F. ( a cura di), Psicoanalisi e potere, Laterza, Roma-Bari, 1991, pp. 131-140.

[8] Ib., p.137.

[9] Ib., p.137.

[10] Si può tuttavia aggiungere che l’appartenenza politica può contribuire allo “stile” di esercizio del potere. Alcuni degli effetti perversi del potere come dominio e sopraffazione dell’altro, come coperchio con cui in maniera prevaricatoria si cerca di bloccare il pensiero creativo sono straordinariamente simili, quale che sia  l’appartenenza politica del gestore di turno del Potere. Basti pensare alla dolente rievocazione che Ermanno Rea fa della sinistra napoletana nel tentativo di tratteggiare la storia del piccolo gruppo di giornalisti che fecero pare della redazione napoletana dell’Unità  (Rea E., Mistero napoletano. Vita e passioni di una comunista negli anni della guerra fredda, Einaudi, Torino, 2002).

[11] Questa citazione e la successiva da Tronconi A., op. cit. pp. 139-140.

[12] I lettori ricorderanno che Cornaglia Ferraris, medico all’interno di un importante istituto sanitario di ricerca italiano (il Gaslini), è stato l’autore di un libro-pamphlet di denuncia, documentata, di alcune distorsioni esistenti nella sanità italiana e che, a causa della pubblicazione di questo libro, inizialmente uscito anonimo (con lo pseudonimo di Medicus medicorum) e soltanto in seconda ristampa firmato esplicitamente, oltre a subire iniziative disciplinari da parte dell’Ordine dei Medici, fu a rischio di “licenziamento” dall’Azienda Ospedaliera di cui faceva parte. Si trattò di un caso che fece scalpore e che suscitò ovviamente delle mobilitazioni d’opinione (cfr. Cornaglia Ferraris P. - Medicus Medicorum), Camici & pigiami. Le colpe dei medici nel disastro della sanità italiana, Editori Laterza,  Bari 1999, a cui hanno fatto seguito altri libri di critica e di denuncia)

[13] Dall’articolo di Grasso S., Abbassate le orecchie entrando in ospedale, in La Repubblica Palermo, 10.04.2003.

[14] Ib..

[15] Cfr. Galli C., Potere, in Portinaro P.P., I concetti del male, Einaudi, Torino, 2002, pp. 298-324.

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7 novembre 2013 4 07 /11 /novembre /2013 05:39

Eros versus Porno in (Maurizio Crispi) In certi social network si osserva una battaglia di Eros versu Porno. E, decisamente, l'Eros soccombe e muore, mentre il Porno si esalta attraverso falsi simulacri.
Ci sono dei siti - ed anche dei social network - fatti su misura per "porcelli" e "porcelle". Ma non starò qui a dare indicazioni esplicite. Sono sicuro che ognuno di coloro che hanno una sufficiente pratica di navigazione in rete abbiano fatto delle osservazioni per proprio conto.
Statisticamente, quasi tutto coloro che si trovano al loro primo approccio con internet fanno delle esplorazioni in queste direzioni .... just out of curiosity, peraltro, senza mai insistere.

Vi è come recente evoluzione della rete un'esplosione di siti di questo genere, come anche di quelli dove è possibile visionare spezzoni di film hot se non addirittura i film per esteso, sempre gratuitamente.E questo iper-sviluppo sta mettendo in crisi l'industria del Porno tradizionalmente intesa.

La strategia (vincente) di alcuni di questi siti è quella di condurre potenziali utenti ad altri siti "a pagamento" oppure agganciarli attraverso quei programmini che insidiosamente si installano nel proprio PC per far funzionare la connessione con il sito visitato e per mantenerne la memoria.

In questi "spazi", senza censure, ognuno può postare delle foto esplicite, anche di se stesso.
De gustibus...  Senza voler entrare nel merito delle scelte e delle preferenze, rimane il fatto che in questi spazi vige una totale perdita della fantasia e della dimensione del gioco che sono alla base, assieme ad altri elementi, dell'Eros.
Le immagini postate i, i link ai video, provocano commenti che, il più delle volte scontatissimi e ripetitivi (e non sto qui a citarne nemmeno uno, per decenza) spaziano dall'apprezzamento spinto dei "soggetti" che si sesibiscono o dai singoli dettagli anatomici presentati per immagini alla frasi decisamente porno, del genere dichiarazione d'intenti: "Data l'immagine presentata, questo è quello che farei" (seguono descrizioni tanto puntuali, quanto prive di immaginazione e fantasia).
E, il più delle volte si tratta - in foma schematica - di evocazioni di quadretti porno, a testimonianza del fatto che il porno ha in qualche maniera insidiosa colonizzato l'immaginario di molti e le attitudini generali, provocando la cosiddetta "pornification of life", come fenomeno in corso segnalato da studiosi di sociologia e del costume (cfr. lo studio-inchiesta di Pamela Paul, Pornopotere. Come l'industria del Porno sta trasdfomando le nostre vite, Orme Editore, 2007: anche se ormai (a distanza di quasi 10 anni dalla pubblicazione di quel saggio, non c'è più l'industria porno che preme, ponendosi nel ruolo di motore primo del processo di pornification, come segnalato dalla Paul, ma uno stato diffuso e condiviso, a volte in modo implicito e latente ed anche nelle forme più insopsettabili, o altre volte con il pieno beneplacito dei media del mondo ordinario).
Eros versus Porno in Ognuno, nella rete, diventa produttore di porno in proprio, nel proprio piccolo, come segnalato nel volume di Federico Ferrazza (Personal Porno. Come diventare pornostar in rete e manager si se stessi (senza farsi fottere), Fazi Editore, 2008) - già peraltro superato dall'evoluzione più recente del porno in rete.
Quello che va avanti sembra essere un gioco erotico, che gioco non lo è per nulla, poiché non possiede né le qualità dell'Eros, né quelle che si richiedono all'Homo Ludens.
Per giocare, per essere ironici, per poter parlare d'altro occorre essere se stessi, in primo luogo.
Ma la maggior parte delle persone che affollano queste pagine e questi social network (anche Facebook posiede un suo latooscuro, con profili personali totalmente secretati e nomi fake che però rimandano genericamente alla trasgressione) sono,  il più delle volte,  semplicemente degli avatar (dei simulacri) e presentano spesso delle foto "fake", spacciandole come proprie.
C'è in corso, in maniera evidente, una continua trasmutazione dell'identità di genere.
Dietro una donna, c'è un uomo; dietro una donna c'è un trans; dietro una coppia c'è un singolo che, così facendo spera di agganciare delle coppie o delle donne avvenenti.
Se c'è qualcuno(a) che presenta autenticamente se stesso lo fa unicamente per scopi commerciali e per attrarre utenti in webcam, per la pratica di sesso virtuale (a quel punto a pagamento): il più delle volte, i casi di autenticità riguardano soltanto "webcam girl".
In realtà, nulla accade veramente: si rimane fermi alla dimensione vagamente voyeuristica, all'appagamento di proprie tenedenze esibizioniste,  al gusto ripetitivo del commento salace e cochon.
Una noia totale.
Non c'è nessuno - per ovvi motivi (tra cui quello di essere smascherato) - che scriva qualcosa di sè oppure che proponga qualche riflssione sulla sessualità e sull'eros, che parli di film visti e di libri letti (anche se confinati esclusivamente alla dimensione dell'Eros).
Nessuno che tenti un approccio più personale con il cuore in mano, per così dire.
Immediatamente cascherebbe l'asino, se così si facesse.
L'inganno di fondo sarebbe subito evidenziato.
Ma quelli che partecipano a queste forme di scambio, rimanendo confinati solo ed unicamente a questa forma relazionale, in cui gli unici tati sono rappresentati dal turpiloquio e dall'esibizionismo, praticati quotidianamente e in modo ossessivo, rischiano un appiattimento: per dirla con Abraham Maslow, che ebbe ad elaborare un'interessante Teoria della personalità, se l'unico strumento che hai a disposizione è un martello, tutto quello che ti circonda comincia a somigliare maledettamente ad un chiodo.
Per fortuna, alcuni non accettano il gioco e se ne distanziano.

Altri cadono nella trappola e vi rimangono avvinti: catturati dalla rete come le mosche in una tela di ragno.

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5 novembre 2013 2 05 /11 /novembre /2013 17:30

L'inserimento lavorativo dei disabili. In Sicilia, pur con una legislazione a favore, la strada da fare è ancora tutta in salita (Salvatore Crispi)Il Workshop sull'inserimento lavorativo delle persone con disabilità, svoltosi a Caltanissetta il 25 settembre 2013, nella sede del CEFPAS e promosso dal Dipartimento Regionale del Lavoro dell’Assessorato della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro e da Italia Lavoro, ha dato spunto a Salvatore Crispi, Responsabile del Coordinamento H per i diritti delle persone con disabilità nella Regione Siciliana per una riflessione su questa tema sempre attuale, perchè pur avanedo la Sicilia una legislazione avanzata per tutto ciò che riguarda la tutela e l'integrazione delle persone con disabilità, lo stato di applicazione delle normative per essere in linea con altre regioni italiane e gli altri paesi d'Europa è ancora decisamente carente.

Salvatore Crispi, alla luce delle esperienze e delle riflessioni discusse nel Workshop nisseno fa il punto della situazione su questa importante questione.

 

(Salvatore Crispi) In questo momento, di grave crisi occupazionale ed economica, in cui anche i cosiddetti “normodotati” hanno grandi e gravi difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro, potrebbe sembrare poco opportuno occuparsi dell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità.

 

Ma anche in tempi di disagio lavorativo per tutti, questo problema non può essere trascutrato, perché la legislazione vigente, nazionale e della Regione Siciliana, assegna alle Istituzioni dei compiti importanti e fondamentali per costruire percorsi seguendo i quali le persone con disabilità possano rendersi parzialmente o totalmente autonome,  protagoniste della propria esistenza superando, almeno nello spirito, le proprie condizioni di disabilità e raggiungendo la propria integrazione lavorativa e sociale.

 

In questo senso, la Convenzione Internazionale sui Diritti delle Persone con Disabilità, firmata con altre Nazioni dall’Italia nella sede dell’ONU di New York il 13 dicembre 2006 e recepita con atto legislativo nel Marzo del 2009, individua proprio nell’inserimento lavorativo uno dei momenti fondamentali per ridurre le forme eventuali di discriminazione e di emarginazione.

 

Nello specifico, le norme dello Stato italiano si sono affinate sempre di più e nel corso degli anni hanno offerto quadri di riferimento organici con caratteristiche puntuali e precise; infatti, a partire dal 1968, la legge n. 468 ha imposto che gli Enti pubblici e privati riservassero una percentuale dei propri organici agli invalidi civili.

 

Questa norma che, però, non discriminava le forme e le gravità di invalidità nel corso degli anni si è rivelata un contenitore che - per varie ragioni, compresa quella clientelare - ha avuto enormi difficoltà a raggiungere i veri obiettivi che la stessa norma si prefiggeva: l’inserimento nel mondo del lavoro degli invalidi civili con conclamata e accertata disabilità.

 

Per buona parte, storture e incongruenze di questa normativa sono state superate con la Legge nazionale n. 68/1999 la quale, attraverso tutta una serie di procedure e l’impostazione di progettualità specifiche per favorire il cosìddetto collocamento mirato si collega a quella legge anche con l’aiuto della Legge 104/1992, soprattutto con il suo articolo n. 3.

 

Come capita spesso in Italia, anche l’attuazione di quest’ultima normativa ha avuto - ed ha - notevoli difficoltà ad essere applicata nello spirito e nella lettera.

 

La difficoltà di progettualità per ambiti specifici e mirati, la scarsa informazione sulle agevolazioni che i datori di lavoro hanno in presenza d’inserimento di persone con disabilità, la difficoltà - fondate su pregiudizi - delle stesse imprese ad accogliere persone con difficoltà motorie, psichiche, visive o uditive pensando che la produttività potrebbe esserne ostacolata (quando, invece, è esattamente il contrario poiché, se i posti di lavoro sono adeguati, una persona con disabilità rispetto a un così detto “normodotato” potrebbe rendere di più, almeno sui lavori ripetitivi senza eccessive variazioni anche per il valore aggiunto che rappresenta il lavoro per una persona con disabilità).

 

In realtà - e duole dirlo - si osserva una mancata crescita culturale in quanto - ancora oggi - la persona fragile e con disabilità è vista più come “soggetto da assistere” che non come soggetto con potenzialità che - pur potendo esprimersi con difficoltà - devono in ogni caso essere valorizzate.

 

Occorre valutare anche quelle difficoltà che oggi si registrano a livello imprenditoriale per cui molte imprese, soprattutto nel Meridione d'Italia (e in Sicilia in particolare), sono costrette a chiudere o a ridurre la propria attività, mantenendo allo stesso tempo la linea produttiva efficiente e continua per non perdere occasioni di lavoro.

 

Il problema vero è sia strutturale sia culturale per cui non si riescono a coniugare le esperienze e le normative con la pratica quotidiana e con le azioni conseguenti che dovrebbero svilupparsi invece automaticamente coinvolgendo anche in questo i vari ambiti della società in cui viviamo.

 

La riforma e la rimodulazione del riconoscimento dell’invalidità civile e dell’accertamento dell’handicap sarebbero significativi ed anche in linea con la Convenzione Internazionale: per ora, sono incentrati esclusivamente sull’aspetto sanitario e sulla concessione anche di benefici economici, ma - al contrario - dovrebbero essere incentrati sull’aspetto sociale e sulla diversità di ogni singola persona che può avere difficoltà, più o meno evidenti, ma anche condizionate  da aspetti ambientali diversi.

 

in questo ambito, é necessario che ci sia un diverso modo di pensare all’inserimento lavorativo in una società come l’Italia che riconosce il lavoro come una delle basi portanti della società.

 

La nuova Classificazione Internazionale per la Valutazione della Disabilità (I.C.F) potrebbe essere - se applicata correttamente - uno strumento di grande aiuto per eliminare le incongruenze e sciogliere i nodi che a volte impediscono una corretta valutazione della disabilità tenendo conto sia delle condizioni patologiche sia di quelle ambientali, riuscendo quindi ad individuare modalità operative appropriate per il superamento dell’handicap.

 

In Sicilia questo aspetto, almeno sulla carta, è tenuto in grande considerazione, pur con le difficoltà centuplicate rispetto al resto d’Italia.

 

Un paradosso: la Sicilia è in una posizione avanzata rispetto al quadro legislativo vigente, ma è in ritardo sulla sua fattiva applicazione

 

La legislazione in Sicilia, non ultimo il Piano triennale a favore delle persone con disabilità della Regione Siciliana (GURS del 27/01/2006), si occupa con precisione e puntualità della disabilità e presta all’ambito lavorativo una particolare attenzione favorendo nello specifico l’attuazione delle normative nazionali.

 

Anche in questo caso, però, la legislazione non è applicata nel suo spirito e nella sua lettera con tutte le conseguenze che da ciò derivano sia sul piano pratico sia sul piano psicologico: eppure le normative che abbiamo in Sicilia sono spesso  prese a modello come esempio di modalità virtuose sia da altre regioni d’Italia sia da altre Nazioni non solo in Europa, ma nel mondo.

 

In Sicilia, anche in ambito lavorativo, le difficoltà sono moltiplicate per la mancanza di programmazione e pianificazione che coinvolga le Istituzioni centrali e locali.

 

Italia Lavoro che ha come compito quello di agevolare l’occupazione, sia in generale sia nell’area della disabilità, nel corso degli ultimi anni ha promosso in Sicilia azioni che hanno consentito, in alcune province dell’Isola, gli inserimenti lavorativi di alcune persone con disabilità.

 

Grazie alle sinergie tra imprese, istituzioni e associazioni, si possono intraprendere percorsi che potrebbero in prospettiva portare ad occupazioni stabili con indubbi benefici sia per le singole persone sia per le comunità in cui esse vivono che vedrebbero abbassati di molto i tassi di assistenzialità pura e improduttiva che non fa altro che aggravare i conti e i costi economici delle Istituzioni, quindi della intera collettività.

 

Il Workshop di Caltanissetta del settembre 2013

 

Durante un Workshop, svoltosi a Caltanisetta nei locali del Centro per la Formazione e Aggiornamento Permanente del Personale del Servizio Sanitario Regionale (C.E.F.P.A.S.) il 25 Settembre 2013, organizzato dal Dipartimento Regionale del Lavoro dell’Assessorato della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro e da Italia Lavoro è stato fotografato il punto della situazione attuale e sono state illustrate alcune esperienze del Nord Italia.

Queste esperienze hanno evidenziato un maggiore collegamento tra le varie Istituzione locali, un diverso modo di affrontare, anche dal versante culturale, il problema/situazione e, soprattutto, una maggiore presenza di imprese sul territorio e una più spiccata tendenza a una valutazione più appropriata delle azioni  da svolgere in questo ambito.

 

Si é riscontrata anche una maggiore flessibilità nel valutare gli accertamenti delle percentuali di disabilità con la possibilità occupazionale che, indubbiamente, renderebbe non solo più facile affrontare le condizioni patologiche, ma accompagnerebbe tutti verso una sicura inclusione sociale.

In Sicilia questo potrebbe avvenire con maggiore difficoltà a causa del ridotto numero d’imprese presenti sul territorio rispetto al Nord, per la necessità di riformare il sistema del riconoscimento dell’invalidità e dell’accertamento dell’Handicap ed anche per l’assenza di un vero e proprio lavoro di rete fra le Istituzioni, e in special modo fra le Associazione, che dovrebbero svolgere  il fondamentale ruolo di stimolo verso le Istituzione attraverso la ricerca di modalità operative sempre più coinvolgenti.

 

Nel corso del Workshop è stato anche evidenziato come strumenti innovativi, anche sperimentali, possano essere svuotati del loro valore se utilizzati con modalità, idee ed esperienze che richiamano modelli, di fatto, ormai superati da anni.

 

È risultato evidente come, anche nell’ambito dell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, siano necessarie programmazione e pianificazione globali e organiche che coinvolgano tutte le Istituzioni presenti interagenti nel territorio anche se, apparentemente, queste hanno poca competenza nell’area della disabilità.

 

Le Associazioni possono e devono avere un ruolo, ma dovrebbero riuscire a distaccarsi un poco dai gravi problemi che affliggono i loro  utenti ed associati, a causa dell’assenza di servizi essenziali e prioritari sul territorio.

 

Occorre riflettere su queste questioni non per scoraggiarsi ma per trarne nuovi stimoli che diano maggiori energie per programmare e realizzare una società, in Sicilia, in cui si registrino minori forme di discriminazione, di emarginazione e diversità e che anche la disabilità non sia più un problema da guardare con superficialità o, addirittura, con indifferenza. 

 

                                                                                                                     Salvatore Crispi
 Responsabile del Coordinamento H
 per i diritti delle persone con disabilità
 nella Regione Siciliana - Onlus

Indirizzo mail: salvatorecrispi@libero.it

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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