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6 aprile 2016 3 06 /04 /aprile /2016 23:39
Figli con le Ali. Una mamma racconta la sua vita con la figlia portatrice della rara Sindrome di Angelman: "Mia figlia non è invisibile"

La Sindrome di Angelman è una rara sindrome su base genetica determinata da un difetto nella duplicazione cromosomica. E' stata descritta per la prima volta dal pediatra britannico Harry Angelman in tre bambini, suuoi pazienti.
Una mamma di Palermo (ex insegnante e ora impegnata attivamente nell'associazionismo), Fiorella Acampora, ha deciso di raccontare la storia della figlia Ester che ha 37 anni ed è affetta appunto da questa sindrome che nel suo caso venne diagnosticata solo dopo un percvorso difficile e tortuoso (e molte lotte), in un libro che ha voluto intitolare "Figli con le Ali".

Il suo racconto illustra le difficoltà che un genitore con figlio disabile deve affrontare nella gestione quotidiana e nell'organizzazione di vita e, nello stesso tempo vuole lanciare un appello contro l'invisibilità cui sono costretti figli disabili e genitori, spesso lasciati da soli ad affrontare queste sfide e costretti a contare sull'Associazionismo che nasce appunto per sopperire al disinteresse della società e delle istituzioni.
Il titolo del libro si ispira ai modi in cui Angelman ebbe l'intuizione che lo portò ad identificare la sindrome che prese poi il suo nome: ciò accade guardando il dipinto di un pittore rinascimentale che raffigurava un soggetto che aveva le stesse fattezze di quei bambini di cui egli si stava occupando.
Harry Angelman, visitando il Museo di Castelvecchio, si trovò di fronte alla tela di Giovanni Francesco Caroto, "Fanciullo con disegno" (noto anche come "Giovane con disegno di pupazzo") riscontrando - con sua sorpresa - nel ritratto del fanciullo varie somiglianze con quei suuoi piccoli pazienti che ridevano moltissimo ed avevano movimenti a scatti degli arti e del tronco.
Decise dunque a descrivere in letteratura medica i propri studi compiuti su tre ragazzi con il saggio "Puppet Children" (letteralmente “ragazzi burattino”), pubblicato nel 1965.
Solo dopo molti anni di ricerche si scoprì che nel mondo esistevano parecchi di questi pazienti, affetti da quella che venne da allora chiamata Sindrome di Angelman.

Qual'è il messaggio di base che emerge dal racconto coraggioso di Fiorella Acampora?
Questo: "Non perdere mai la speranza e lottare di continuo contro l'invisibilità".

Fiorella Acanfora, madre di Ester, 37 anni, nel libro "Figli con le ali" descrive la sindrome di Angelman spiegando cosa significa per una famiglia confrontarsi ogni giorno con la disabilità: "Il messaggio che cerco di dare è di non perdere mai la speranza" (fonte: superabile.it)

"Figli con le ali" è un libro che accende i riflettori sulla malattia rara chiamata Sindrome di Angelman, scritto da Fiorella Acanfora, mamma di Ester, che oggi ha 37 anni, per condividere con i lettori le difficoltà quotidiane che caratterizzano la vita di una famiglia di fronte alla disabilità.
Il libro è stato presentato nei giorni scorsi nella sede di Palermo di Libera presso "La bottega dei sapori e saperi della legalità".
Per l'occasione oltre alla stessa autrice sono intervenuti Giovanni Pagano, referente di Libera e la garante delle persone con disabilità Giovanna Gambino.

"Il libro - afferma Giovanna Gambino - è un contributo importante per coloro che vivono con un familiare con disabilità. La storia di Ester e della sua famiglia è un percorso di cambiamento attraverso le difficoltà: uno spaccato vivo di chi ogni giorno deve affrontare tutte le problematiche legate alla malattia che non sempre sono adeguatamente supportate dai servizi. Proprio per questo oggi occorre mettere insieme tutte le forze per garantire la qualità della vita a chi è disabile a partire dai servizi. Dobbiamo lavorare tutti per un avanzamento culturale a più livelli finalizzato a migliorare il sistema". "'Figli con le ali' è un libro di speranza in cui è molto forte la voglia di andare avanti nonostante tutto - continua la garante Gambino -. Abbiamo una famiglia che si è messa in gioco e si è rimodellata sulla base delle esigenze della figlia con disabilità. Sicuramente può considerasi un modello familiare di chi decide di non chiudersi con il suo problema ma di diventare un modello forte aperto alle relazioni umane e pronto a camminare e a crescere con gli altri".

"Mia figlia non è rara ma soprattutto non è unica e non è invisibile - sottolinea Fiorella Acanfora -. E' difficile riuscire a far capire e a trasmettere agli altri quello che vive una famiglia con una figlia con la sindrome di Angelman. Il testo vuole essere anche informativo sulla malattia. Il libro, prima della sua pubblicazione, ha avuto tre anni di gestazione perché dovevamo trovare chi sposasse questa causa e decidesse che l'intero ricavato fosse destinato a due organizzazioni: Futuro semplice onlus che è l'organizzazione che si occupa delle persone con disabilità intellettiva a Palermo e l'organizzazione nazionale sindrome di Angelman Or.S. A. che cura, invece, l'aspetto della ricerca".

"La malattia purtroppo in passato non era facilmente diagnosticabile. Soltanto dopo 26 anni, passando da un ospedale all'altro, sono riuscita ad avere finalmente la giusta diagnosi per mia figlia. Nonostante tutto, il messaggio che cerco di dare - continua Fiorella Acanfora - è quello di non perdere mai la speranza perché se ce l'ho fatta io con mia figlia che oggi ha 37 anni ce la possono fare anche tanti altri. Da parte mia il desiderio è anche quello che i lettori possano conoscere come meglio approcciarsi con chi ha questa malattia e con i suoi familiari senza lasciarsi travolgere dalle persone e dalle situazioni che non hanno i tempi e i modi dei nostri figli. E' inoltre anche un invito alle istituzioni perché possano avere sempre di più la giusta attenzione al mondo della disabilità".

L'autrice ha scelto di intitolare il libro "Figli con le ali", perché colui che ha scoperto questa malattia come patologia genetica rara negli '70 è il dottor Angelman.
Lo studioso in Italia ha scoperto che un dipinto del pittore Giovanni Caroto aveva le sembianze dei suoi piccoli pazienti e quindi si è reso conto che tutti questi ragazzi avevano erano accomunati da un'espressione molto allegra.
Angelman viene associato anche ad angeli e ad ali e infatti il simbolo della fondazione americana che studia la malattia è proprio un paio di ali.
Fiorella Acanfora è stata insegnante per 25 anni.
Dopo la nascita della figlia è stata costretta a lasciare l'insegnamento, senza diritto alla pensione.
Negli anni successivi ha fondato un'organizzazione di solidarietà familiare "Futuro semplice onlus" ed il Centro socio-educativo "La tartaruga" gestito dalla stessa associazione dove si sperimentano nuovi percorsi educativi per persone adulte con disabilità intellettiva.

 

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31 dicembre 2015 4 31 /12 /dicembre /2015 07:25

Accendi una luce per Natale” è il titolo dato all’iniziativa promossa da Vivi Sano Onlus, in collaborazione con Teacch House Onlus e il patrocinio del Comune di Santa Cristina Gela.
È stata una vera festa all’insegna della socializzazione, quella che si è svolta questa mattina a Palermo, nella splendida cornice di Villa Niscemi, che vede come protagonisti ragazzi autistici insieme alla consulta giovanile di Santa Cristina.
Sono state ore piene di emozioni positive e di allegria condivisa da tutti i partecipanti, nelle quali è stato possibile stare insieme con una lunga passeggiata tra il verde e gli animali di Villa Niscemi, la partecipazione a giochi come il cruciverba e la tombola, intrattenimento musicale e infine le attività sono state concluse con una festa all'interno della Sala delle Carrozze.
Lo scopo dell’iniziativa è stato quello di organizzare una giornata di festa per tutti, sperimentando la bellezza della diversità come valore aggiunto, ma soprattutto è stato importante dare un’opportunità a questi ragazzi speciali di divertirsi insieme ai loro coetanei. Le problematiche che caratterizzano il disturbo dello spettro autistico, come ad esempio difficoltà nell'interazione sociale e nella comunicazione, non sono scomparse del tutto, ma è stato possibile far sentire questi ragazzi speciali accolti, riconosciuti e accettati.
La vita strutturata delle persone con autismo non può essere pensata solo esclusivamente in termini di cure e terapia ma anche di momenti dedicati ad attività ludico-ricreative e soprattutto di possibilità che permettano a questi giovani un’inclusione nella vita sociale.
Per questo motivo si è deciso di dare voce alla Disabilità in un clima festoso e spensierato, perché questi piccoli gesti e momenti possano rappresentare una luce e una speranza per un futuro migliore. Includere, non significa negare che ognuno di noi è diverso o negare la presenza di disabilità, ma vuol dire promuovere condizioni di vita dignitose nei riguardi di persone che presentano difficoltà nella propria autonomia personale e sociale.
Ponendo attenzione sulla ricerca di un benessere comune per questi ragazzi, le associazioni Vivi Sano Onlus e Teacch House Onlus continueranno, con il nuovo anno, ad essere impegnati nel progetto Light On Autism, nato per favorire l’inserimento lavorativo di ragazzi e giovani adulti autistici attraverso la creazione e commercializzazione di lampade, realizzate con materiale di riciclo, che appunto servirà a dare una chance a questi ragazzi per un domani pieno di luce.

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30 dicembre 2015 3 30 /12 /dicembre /2015 00:08
Lussuria di João U. Ribeiro. Un pseudo-memoir erotico di una libertina brasiliana che diventa critica serrata e sorniona delle ipocrisie della morale corrente
Lussuria di João U. Ribeiro. Un pseudo-memoir erotico di una libertina brasiliana che diventa critica serrata e sorniona delle ipocrisie della morale corrente

(Maurizio Crispi) A prma vista lo pseudo-memoir erotico "curato" da João U. Ribeiro ed edito con il titolo di Lussuria. La casa dei Budda Beati (Cavallo di Ferro, 2006; titolo originale: A Casas dos Budas Ditosos, nella traduzione di Cinzia Buffa). potrebbe sembrare l'occasione per l'esposizione dissacrante di una serie di atti libertini nel racconto di una donna brasiliana ormai matura, appartenente alla buona società e al Jet Set sudamericano, ma in realtà come potrà accorgersi quasi immediatamente un lettore avveduto si trasforma rapidamente in una sorta di compte philosophique dove l'autore, celandosi dietro l'identità femminile del personaggio del cui manoscritto sta curando la pubblicazione del memoir (menzionata solo in sigla CLB), espone le sue idee sulla vita e sul vivere, assumendo il sesso e le pratiche erotiche più spinte come una cartina di tornasole per mettere in luce i movimenti dell'anima e soprattutto come strumeno di evoluzione edi progresso di una Società con con le sue regole, con i suoi pudori, i suoi divieti e tabù si pone come un organismo sostanzialmente ipocrita i cui pilastri principali sono rappresentati dalla "monogamia" spinta e dal mita dell'amore "unico" che non contempla partner alternative o mix e combinazione erotiche di vario genere.
Solo in una pratica erotica "liberata" - afferma l'autore per bocca della sua narratrice - sta la possibilità di una reale evoluzione degli esseri umani e di un effettivo progresso verso una libertà che sia vera - vissuta - e non soltanto dichiarata.

E' un'opera che in certa misura si pone come sovversiva e bonariamente ostile nei confronti della cosidetta "fedeltà" coniugale ad oltranza, mentre la trasgressione erotica fornisce carica emozionale, divertimnto, gioia di vivere e libera da condizioni di vita in cui si èsoltanto apparentemente liberi, mentre si è piuttosto chiusi in una gabbia che consente ben pochi movimenti.

E, naturalmente, l'autore trasforma i ricordi erotici di CLB in uno strumento per scagliarsi in modo graffiante contro le ipocrisie della società brasiliana in cui i valori predicati, sottobanco, vengono sistematicamente contraddetti da pratiche opposte, come i tradimenti coniugali, le piccole libertà erotiche, zii che seducono le nipoti, preti che scopano senza freno e senza ritegno e che in letizia si fanno sodomizzare: di tutto e di più, mentre in superficie tutto rimane chiaro e limpido e soprattutto ligio e ossequioso alla morale imperante e condivisa.

Il meccanismo narrativo fa comprendere come e perchè in altri tempi le opere erotiche venivano messe al bndo come "libri proibiti": non tanto perchè esponevano pratiche sessuali diverse dall'ordinario, quanto piuttosto perchè esponavano il lettore ad un punto di vista alternativo e lo mettevano in condizione di deiderare vincli più lenti rispetto alle regol sociali e ai valori sociali.

Ricordiamo che De Sade - il Divin Marchese - venne messo in prigione soprattutto perchè con i suoi scritti destabilizzava la società del suo tempo e, con le sue visioni di pan-sessualità, metteva a repentaglio i principi stessi su cui si basava il mantenimento della stratificazione sociale e la gerarchia del potere, nonchè il suo esercizio.

In linea generale, il porno - per quanto nomalizzato - è destabilizzante.
 

Il volume edito nel 2006 da Cavallo di Ferro edizioni (l'equivalente in Italia della omonima Casa editrice portoghese), è stato successivamente ristampato in un nuova edizione Beat.
E’ un libro che, sicuramente, un buon pornofilo dovrebbe leggere e possedere ed la riprova che la "buona" pornografia ha un carattere universale e che consente ai suoi Autori di parlare d’altro, mentre apparentemente si sta disquisendo solo di sesso.

(Dal risguardo di copertina) Romanzo dedicato alla Lussuria: quarto volume della famosa serie 7 Peccati Capitali, promossa dalla casa editrice brasiliana Objectiva. Il libro ottiene enorme successo di vendite in Brasile (per 36 settimane primo in classifica) e all'estero. In Portogallo la sua vendita viene propibita nei supermarket per via dei suoi contenuti pornografici e la prima edizione di 15.000 copie si esaurisce in pochi giorni. Anche in Francia, Spagna, Stati Uniti e Germania ottiene lo stesso strepitoso successo.
Proprio mentre i giornali annunciano che João Ubaldo Ribeiro sta scrivendo un libro sulla lussuria, lo scrittore riceve un manoscritto. Sono gli originali del testo che viene pubblicato e permettono ai lettori di conoscere la storia di un personaggio affascinante ed eccezionale in tutti i sensi: CLB, una donna di 68 anni di Rio de Janeiro che, nella sua vita, non si è mai tirata indietro quando si è trattato dei piaceri e delle infinite possibilità offerte dal sesso. Impudico e provocatore, il grande maestro della letteratura brasiliana ha scritto un libro senza censure, provando che sotto l'Equatore il peccato non esiste…

 

La casa editrice (wikipedia). Cavallo di Ferro è una casa editrice italiana, fondata a Roma da Diogo Madre Deus e Romana Petri sulla base dell'esperienza della casa editrice portoghese Cavalo de Ferro con sede a Lisbona.
Specializzata in letteratura lusofona, propone prevalentemente traduzioni di autori moderni e contemporanei portoghesi, brasiliani e africani di fama internazionale ma non ancora noti al pubblico italiano. Dal 2008 offre anche una selezione di autori italiani.
Tra gli autori pubblicati, Miguel Sousa Tavares con il romanzo Equatore (Premio Grinzane Cavour 2006), Zélia Gattai, Martha Medeiros, Carlos Drummond de Andrade, José Rodrigues dos Santos. Tra gli scrittori italiani, il compositore Carlo Pedini, finalista alla LXVI edizione del Premio Strega con il romanzo d'esordio La sesta stagione.

L’autore. João Ubaldo Ribeiro è uno dei nomi più importanti e di successo della letteratura brasiliana. Appartiene alla prestigiosa Academia brasileira de Letras. E’ tradotto in più di 16 paesi del mondo e ha ottenuto diversi premi letterari (per due volte lo Jabuti). Due film e una fiction televisiva sono tratti da suoi romanzi.
Bahiano dell'isola di Itaparica, è nato il 23 gennaio del 1941 d è morto il 18 luglio del 2014.
Per approfondimenti vai alla scheda bio-bibliografica su Wikipedia.

 

Lussuria di João U. Ribeiro. Un pseudo-memoir erotico di una libertina brasiliana che diventa critica serrata e sorniona delle ipocrisie della morale corrente
Lussuria di João U. Ribeiro. Un pseudo-memoir erotico di una libertina brasiliana che diventa critica serrata e sorniona delle ipocrisie della morale corrente

(Una recensione di Alessandra di Gregorio su www.scritturainforma.it) Lussuria, edito da Beat passando per Cavallo di Ferro Editore e Objectiva, è un volume che in parte si presenta da sé sin dal titolo. Emblematico, addirittura asettico nel suo essere totalmente sintetico e riassuntivo, evocativo e impertinente. Al suo interno, invece, di asettico c’è poco… Quella che troveremo è una ricognizione vera e propria nel cassetto dei più subdoli segreti di una donna – con la particolarità che la nostra narratrice non tratta i ricordi della sua vita e le sue considerazioni in merito come qualcosa di subdolo, né tanto meno di segreto… Il che, a voler essere sinceri, è forse la cosa più sconvolgente tra quelle reperibili nell’intero libro. Da donna e da scrittrice, nonché lettrice, la prima cosa a cui ho pensato aprendo il libro – e l’ultima chiudendolo – è stata che non è davvero una donna a parlare… E’ qualcuno che imita il pensiero di una donna, toccando tutto fuorché l’eros, quello vero, quello che interesserebbe una donna e che l’aiuterebbe a fare un quadro sociale, etico e morale universale, oltre che relativo. Dunque è necessario lasciar sedimentare un po’ la lettura e le considerazioni in merito.
Quale sia il fine reale dello scrittore, fatico ancora a comprenderlo; direi che questo “trattato”, questa sorta di “deposizione” – come ripete spesso la narratrice – usa il sesso come ariete o meglio ancora come “cavallo di troia”, per sciogliere altri nodi, parlare un po’ di questo un po’ di quello; non rompere gli schemi, questo no, ma provocare, autorizzare il lettore a provare cose contrastanti in seno a un tema che non si finirà mai di esplorare – ma anche in seno a qualunque argomento, se ci riflettiamo (anche se i più saggi sanno perfettamente che il sesso è meglio farlo, più che parlarne, parlarne in un certo modo, in una civiltà evoluta come la nostra in questo senso, equivale al farlo, è una sorta di “devianza”, di feticismo). Nel nostro caso, parlandone, si demistificano, declassificano, decodificano, modi e comportamenti propri della società in generale. Il sesso è il travestimento all’interno del quale Ribeiro cela di tutto un po’. Una donna, all’opposto, forse non avrebbe neppure avuto bisogno di usare lo stesso camuffamento. Quindi Ribeiro infiocchetta, in questa satira molto più intellettuale di quello che si possa credere, un pacchetto di gustose oscenità, mirando però a tutt’altro. Eccitare, certo, sconvolgere mente e corpo del Lettore, in una parola: STIMOLARE. Il verbo più appropriato da affibbiare a un pamphlet moderno in piena regola.

Prendo online qualche notizia sull’autore e trovo anche la precedente versione – grafica molto accattivante, non c’è niente da dire.
Il libro viene presentato ricorrendo all’antico topos del rinvenimento di un manoscritto altrui – qui addirittura si ricorre all’utilizzo del suddetto topos con tutte le varianti moderne del caso, vale a dire: dopo la divulgazione, da parte dei giornali, della notizia che Ribeiro è alle prese con la stesura di un testo commissionatogli dalla casa editrice brasiliana Objectiva, un'allegra e discretamente stronza sessantottenne, gli fa recapitare una autobiografia poco ortodossa – per niente ortodossa – chiedendo che venga pubblicata. L’Autore [del manosrit] dunque chi è davvero? Un lui o una lei? A giudicare dalle nozioni della misteriosa CLB, maschio o femmina è poco importante; lei vuole incarnare l’essere completo, totale – esprimibile, in modo essenziale, attraverso la sua sessualità panica (e anche pantagruelica, passatemi la dizione). Un essere totale è un essere molto primordiale, ma CLB non si ferma qui, va oltre; va oltre nel senso che se da una parte parla di sé, dando riferimenti molto precisi sulla società di Bahia, dall’altra dà stoccate di ogni genere alla vera corruzione dei costumi sociali delle culture più in voga, non risparmiando uomini e donne di ogni tempo, nazione, estrazione e così via. CLB in pratica se la prende coi cliché e li butta giù a modo suo: ridendo loro in faccia, in toni molto farseschi e teatrali, esasperando di volta in volta soggetti diversi che diventano oggetti, complementi, non più agenti ma agiti. Comincia scardinando gli scricchiolanti pavimenti dell’istituto della famiglia e prosegue via via toccando chiesa, scuola, mondo del lavoro…
Lo fa attraverso un dettato colloquiale eppure senza lasciare mai niente al caso; è brillante, irriverente, sa parlare molto sporco e in maniera molto elegante, e spesso alterna entrambi i registri in uno stesso periodo, il che rende la lettura, nell’insieme, anche molto variegata – seppure qualche parte appaia monotona (più che altro quando si perde in divagazioni tutte sue). A volte, infatti, esce fuori il “filosofo” o addirittura il “critico” della situazione, quello che si perde in disquisizioni sulla linguistica o altro, come se in qualche modo avesse perso di vista lo scopo della farsa. A volte la coordinazione dei periodi si complica e si perde un po’ il filo ma suppongo che la cosa sia voluta, dato che l’Autore continua a farci credere che la narratrice, alias CLB, ha spedito una bozza che intendeva ancora rimaneggiare; infatti la narratrice, specie all’inizio, specifica che poi tornerà su questo o quel punto e via dicendo.
Il resoconto, dunque, si compone di un lato molto romanzesco, magari realmente biografico o autobiografico, e dall’altro di una cornice intellettuale molto mirata, in cui vengono prese e rovesciate le figure stereotipiche della società e tutte le ricorrenze del caso, un po’ come accadeva nella satira inglese o in quella classica, in cui il sesso è usato in modo altrettanto massiccio e il lettore è talmente scioccato da non prendersi la briga di accantonare per un momento l’idea di gente che fotte a destra e a manca per vedere di cosa si sta realmente parlando.

Una volta riordinate le idee, infatti, ci si accorge del lato giullaresco e non di questa donna promiscua, ninfomane e mezza matta, che alterna il bastone e la carota con uomini e donne, di qualunque estrazione, professione, nazionalità o altro, pronta a seminare disapprovazione, più che terrore, andando a toccare – quale termine migliore – i lati più ipocriti e sordidi della società brasiliana e non solo (vedi il fratello e lo zio… il primo pensiero riguarda la pedofilia, ad esempio; vedi la suora e i preti, gli insegnanti etc etc). Il senso quindi è che in questa farsa collettiva che la Civiltà – nome proprio della macchina progressiva che ci congloba tutti – ha messo in piedi con l’andare del tempo, tutti gli attori recitano malamente ruoli scontati o inflazionati, e al tempo stesso tali figure spacciate come fondamentali, rigorose e uniche, in realtà sono corruttibili e marce e non esiste morale, non esiste etica, non esiste una impostazione corretta. Esiste, invece, una umanità teatrale, ipocrita e bifolca, che ha generato proprio in forza di queste forzature ed estremizzazioni in senso “positivo” (ma finto), tutte le aberrazioni di cui si proclama nemica.
Società stereotipa per eccellenza, quella statunitense per alcuni versi, come quella italiana per altri piuttosto che la francese, la portoghese o la tedesca…
Per Ribeiro, in questo libro, il sesso funge, opportunamente, da grimaldello per una critica più trasversale – ora più diretta ora più sottile.

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19 dicembre 2015 6 19 /12 /dicembre /2015 08:36
Salvatore Crispi è stato - ed è - il Coordinamento H Onlus. Ed è così che bisogna ricordarlo

(Maurizio Crispi) Dobbiamo sempre ricordare che Salvatore Crispi si è sempre identificato - nel corso della sua vita operosa - con il Coordinamento H Onlus, che idealmente - ed era questo il suo lavoro quotidiano - si prefiggeva di mettere in rete tutte le associazioni dei disabili di Sicilia.
Ricordare Salvatore Crispi, o utilizzare la sua immagine, senza associare al suo nome e alle sue foto il Coordinamento H è come tradirlo.
Significa non tanto tradire Salvatore Crispi come persona, ma il suo pensiero e la causa per cui ha sempre lottato, proponendo sempre - ed instancabilmente - con il suo esempio e con la sua opera l'idea e le pratiche correlate che soltanto l'unione delle Associazioni nel richiedere diritti e normalizzazione (badiamo bene: non privilegi!) per i portatori di disabilità fa la loro forza e accresce il loro potere di negoziazione.
Uniti si vince, questo il suo pensero.
Ma il suo pensiero ha avuto sempre come correlato il principio che, per tendere a questo scopo, bisogna mettere da parte particolarismi, ricerca di privilegi per singole "categoria, provvedimenti ad hoc per questo o per quello," e operare spassionatamente per tutti, indistintamente.
E, da questo punto di vista, Salvatore Crispi - il mio rimpianto fratello - è stato sempre limpido e trasparente, esprimendo a chiare lettere il pensiero di non volere mai agire per ottenere dei privilegi (anche se fossero dovuti per qualche norma di legge) per evitare che si dicesse di lui che approfittasse della sua posizione per ottenere qualsivoglia vantaggio.
Un'altra prova evidente del suo essere portatore di una simile vision è il fatto che la l'ASAS (Associazione Sicliana per l'Assistenza agli Spastici) che ha rappresentato il primo nucleo della sua attività, ha cessato di esistere qualche anno fa, dal momento che tutto ciò di cui si era fatta promotrice rientrava perfettamente nella mission e nella vision del Coordinamento H.
In occasione delle prossime festività natalizie è stata diffusa da un'Associazione di cui non farò il nome un'immagine di Salvatore Crispi ed io ho richiesto esplicitamente che al suo nome e alla sua immagine venisse associato il riferimento al Coordinamento H.
Non so se questa mia volontà verrà rispettiata.
Io spero di sì e se la foto è stata già diffusa senza quel riferimento, spero anche che l'Associazione in questione rettifiche il tiro per rispettare lo spirito della legacy di Salvatore Crispi.

 

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9 dicembre 2015 3 09 /12 /dicembre /2015 07:11
After Porn Ends. Cosa accade alle star del Porno, quando decidono di dare un taglio alle loro carriere?

Il porno oggi è sempre più "espanso" e permea i mezzi di comunicazione di massa e i social, oltre ad essere divenuto di facilissimo accesso e universale fruizione. Si tratta di un porno sempre più frammentato, tuttavia, in cui ciò che dominano sono singole "scene" e non tanto parvenze di storie, con una loro sceneggiatura (per quanto povera) e con uno sforzo recitativo da parte degli attrori/perfomanti.
Nei tardi anni Ottanta e negli anni Novanta si sviluppò negli Stati Uniti un vero e proprio Porn Star System, con le sue star e con i suoi premi e, a seguire, in Europa, questo trend sbarco in Europa, e in particolare in Francia (con l'attore/leader Marc Dorcel) e in Italia (con le geniali intuizioni di Riccardo Schicchi, dalla creazione di una sua "scuderia" alla creazione di un'etichetta indipendente).
Ed è così che anche in Italia nacquero le pornstar, simili a quelle d'oltreoceano, come Cicciolina, Moana Pozzi, Milli D'Abbraccio, per non parlare delle altre e gli equivalenti maschili (anche se al maschile la vita delle pornstar è molto breve ed effimera e, per lo più, salvo che non riescano a "vendersi" bene, hanno una vita effimera come le falene): nel sistema americano vi furono delle eccezioni, tra le quali potremmo ricordare John Holmes ("the King of Porno" o anche meglio conosciuto come Mister Trentatré Centimetri) e dalle nostre parti un Rober Malone o il celebratissimo Rocco Siffredi (che ha dato vita ad un suo marchio personale ed ha avuto grazie alla sua abilità e al suo farsi cercatore di talenti al femminile lunga durata).
Oggi, le regole sono ancora le stesse, ma è ancora più facile entrare nel mondo del Porno: unica condizione è quella di essere in condizione di giocare tutto sulla propria visibilità mediatica e l'inserimento "virale" di se stessi nel web, oltre che diventare una presenza espansa nei social, con la capacità di essere e di bene apparire, curando al tempo stesso delle proprie linee di merchandising (film, oggettistica erotica, fumetti e quant'altro o partecipando ad eventi tipo fiere o feste erotiche in cui è possibile stabilire un contatto de visu con i propri fan). E di questo "stile" una Valentina Nappi ce ne dà un esempio, come anche una Michelle Ferrari una Vittoria Risi o altre che sono transitate al porno dopo aver percorso le tappe di una carriera come modelle e di performer a luci rosse, nei teatri e nei nightclub.

Oggi, ognuno si muove abbastanza isolato e cerca di seguire le proprie strade, inventando ogni giorno delle nuove soluzione e cercando di essere imprenditore di se stesso/a, Chi non è capace di questa continua innovazione naufraga nel mare della rete e di lui/lei si perde ogni possibilità di contatto con la Realtà.
Perché un porno-attore abbia successo le contaminazioni con la realtà dell'apparire e dell'autodivulgazione di Sè (quella che Norman Mailer ha definito "pubblicità per me stesso") devono essere continue ed incessanti.
In passato i performer del Porno, uomini o donne che fossero, costituitvano una piccola grande comunità, si conoscevano tra loro e - al di fuori delle scene - vivevano in modo alternativo alcuni, in modi super-convenzionali altri.
Erano un vero e proprio "bunch of friends", come del resto ai tempi del massimo successo di Schicchi coloro che erano entrati a far parte della sua scuderia.
Ci si chiede quali debbano (o possano essere) le traiettorie di vita dei porno-attori/attrici, quando la voglia di stare dentro questo mondo si fa per loro più tenue e vogliono passare ad altro.
Non ci sono studi significativi al riguardo: una risposta possibile viene dal film-documentario di Bryce Wagoner, dal titolo "After the porn Ends" (2012) che ha ha cercato di seguire retrospettivamente - con lo strumento di interviste fatte nel presente - le carriere delle star, nate all'interno del porn star system californiano e statunitense, cui hanno accettato di sottoporsi ex attori e attrici del porno che raccontano le loro scelte o “non scelte”, nel senso che tutti ebbero l’opportunità di entrare nel mondo del porno, in situazioni in cui non avevano altri talenti e altre possibilità di guadagnare dei soldi.

Vengono intervistati - con un abile e accattivante montaggio che riprende scene della vita di ciascuno all'apice della carriera “porno” - molti dei più grandi rappresentanti del filone porno-chic statunitense, degli anni dell’opulenza della pornografia, quando ancora si giravano dei veri film con grossi budget, e non solo - come oggi accade - solo scene frammentarie.
La cosa interessante è anche quella di vedere questi attori nelle loro scelte di vite attuali, nei momenti in cui coltivano i propri hobby o le attività lavorative in cui si sono reinventati.
L'interrogativo è proprio questo: cosa succede a queste persone quando finisce per loro l'età del porno?
Riusciranno a distaccarsi del tutto oppure rimarranno totalmente invischiati e "contaminati" da un'immagine di sè che hanno creato e che non potranno più dismettere?
Certo è che alcune, allora (come del resto oggi) passarono alla carriera di escort di lusso, come è - ad esempio - accaduto con la nostrana Milly D'Abbraccio (al riguardo fa fede un'intervista rilasciata ad un quotidiano online).
Ciò che è stato vero per gli attori dell'hard americano di trent'anni fa, non è detto che sia vero per quelli di oggi.
Per le pornostar americane, sì, c'era la diffusione dei loro film secondo i canali convenzionali, ma non c'era ancora il web con la sua capillarità e la possibilità di inserirvi qualsiasi cosa.
I contemporanei si trovano di fronte al fatto ineludibile che quando vorranno lasciarsi l'esperienza del porno alle loro spalle, non potranno farlo per tutto e vi rimarrano parzialmente invischiati, poiché tutto quello che loro hanno fatto nel mondo e nello stile dell'hardcore continuerà a rimbalzare di continuo da un sito web all'altro.
Cosa potranno dire questi uomini e donne ai propri figli che divenuti adolescenti o adulti faranno le proprie ricerche "a luci rosse" nella rete e vi troveranno foto e filmati di papà e mamma?
Non si può dare una risposta certa a questo quesito: quelli che lo fanno probabilmente lo fanno soltanto per esprimere un pesante giudizio morale.
Un'ipotesi plausibile è che negli sviluppi odierni che sono quelli - come già detto - del "porno espanso" si vada verso una "normalizzazione" del Porno e verso una sua concezione/rappresentazione di attività di puro "intrattenimento" e che ognuno sarà libero di esprimere la propria sessualità come meglio crede e di contaminare la rete con le immagini di se stesso ruolo di sex performer.
Staremo a vedere.

 

After Porn Ends (Director: Bryce Wagoner. Studio: Oxymoron Entertainment, 2012). After Porn Ends, is a documentary that not only examines the lives and careers of some of the biggest names in the history of the adult entertainment industry; but what happens to them after they leave the business and try to live the average lives that millions of others enjoy.
They hailed from the rural South, steel towns, and the San Fernando Valley. As teenagers, and young adults, none of them thought that porn was in their future. They were artists, baseball players, child prodigies, and even Ivy Leaguers. Now, after their lives in porn; they’re television stars, bounty hunters, writers, and social activists. What happened in between? And now that they’ve moved on, can they really live a normal life after porn?

After Porn Ends has taken a look into that fascinating industry from the other side of it. What happens when a porn star wants to quit? By interviewing and examining the experiences of stars like Asia Carrera, Houston, Randy West and others, the film seeks insight into the chapter of their lives after the bright shine of fame wears off.

It sounds a bit like still being in a strip club when the main lights go up. Except the strip club is your life.


 

After Porn Ends. Cosa accade alle star del Porno, quando decidono di dare un taglio alle loro carriere?
After Porn Ends. Cosa accade alle star del Porno, quando decidono di dare un taglio alle loro carriere?
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29 novembre 2015 7 29 /11 /novembre /2015 20:18
Sex di Luca Beatrice. Una carrellata sugli erotismi nell'arte da Courbet a youporn e oltre
Sex di Luca Beatrice. Una carrellata sugli erotismi nell'arte da Courbet a youporn e oltre
Sex di Luca Beatrice. Una carrellata sugli erotismi nell'arte da Courbet a youporn e oltre
Sex di Luca Beatrice. Una carrellata sugli erotismi nell'arte da Courbet a youporn e oltre

E' un saggio complesso ed esaustivo quello del critico d'arte Luca Beatrice dal titolo, Sex. Erotismi nell’Arte da Courbet a YouPorn (Rizzoli Editore, 2013, collana Arte e Saggi).
Il tema è - come dice il titolo -"erotismi nell'Arte", ma - in verità - Luca Beatrice parlando di Arte traccia un'evoluzione della società occidentale in funzione della trasformazione degli atteggiamenti e delle rappresentazioni della sessualità.
D'altra parte, ciò che emerge è indubbiamente che il sesso e l'Eros sono due delle molle fondamentali di ogni comportamento umano e, di conseguenza, è giustificato ipotizzare che - senza timore di smentite - si possa tracciare una storia dell'Occidente attraverso la sessualità.
Il saggio di Luca Beatrice é ad ampio raggio poichè egli - soprattutto man mano che ci avviciniamo alla modernità e ai convulsi due primi decenni del nuovo secolo - non tralascia nulla, prendendo in considerazione non solo le opere d'arte più acclarate, ma anche quelle discutibili e ancora collocate in un confine incerto tra Arte e mera rappresentazione pornografica.

D'altra parte l'Arte si evolve di continuo, in sintonia con i tempi e, del pari, anche il Porno si evolve ed ambedue si muovono sempre di più alla conquista di territori sconosciuti e/o prima proibiti. Ciò che prima era "proibito", bandito, considerato inaccettabile, viene "normalizzato" ed entra a far parte del "realm" delle conoscenze/esperienze fruibili ed accessibili e diventa oggetto di discorso. Compito dell'Arte tuttavia è sempre quello di esplorare ciò che sta ai confini e di osare - con coraggio - la rappresentazione di ciò che rimane al di fuori del campo dell'esperienza comune e ordinaria o di mostrare lati nascosti delle cose e di metterle in luce.
La sessualità, i comportamenti sessuali nel corso degli ultimi due secoli sono venuti alla luce, passando dalla condizioni di segretezza e di censura ad una di esposizione senza veli e pudore.
I concetti di "arte espansa" e di "porno espanso" si fanno, quindi, in questo particolare ambito praticamente sovrapponibili e inistinguibili uno dall'altro.
E tutto può essere piegato a questa rappresentazione che è animata in fondo da una grande ossessione: non a caso il discorso di Luca Beatrice prende le mosse dalla contestata opera di Gustave Courbet, L'Origine du Monde.
L'artista, spinto da questa ossessione, si muove applicando gli strumenti di rappresentazione che la sua epoca gli mette a disposizione e nello stesso tempo è fortemente influenzato dai temi dominanti del suo tempo, così come è permeabile ai molteplici stimoli che gli arrivano attraversano i media e gli strumenti espressivi tipici dell'intrattenimento. Ed è così che il percorso di Luca Beatrice arriva a prendere in cosniderazione persino la recente evoluzione della rappresentazione pronografica attraverso strumenti virtualiquali youporn, attraverso cui - in teoria - chiunque potrebbe varare il proprio capolavoro che metta al centro della sua rappresentazione la sessualità e farlo diventare "viral".

L'Arte si fa "installazione", tableaux vivant, spettacolo e lo stesso Artista si chiama direttamente in causa: non è più un interprete distaccato, ma si mette direttamente in gioco, divenendo lui stesso protagonista delle sue opere, come Andrea Fraser, ad esempio, oppure mettendo in gioco la sua vita e offrendo dei modelli di comportamento in cui ogni segreto sulla vita intima e sulle abitudini sessuali è bandito.

Arte e comportamenti sociali si contaminano a vicenda e si amplificano e chiunque potrebbe, in teoria, generare un'opera d'arte (a condizione che ci sia qualcuno che la validi in quanto tale e che attivi attorno ad essa il circuito cirtuoso del consenso).
L'artista americano Jeff Koons volle fare della pornostar Cicciolina (al secolo Ilona Staller) la sua opera d'arte e la immortalò in molteplici sculture kitsch (in cui llui stesso compariva assieme a lei), esplicite nella rappresentazione della sessualità: ma - tuttavia - fece un errore di valutazione, poichè - credendo di essere creativo - in realtà egli si trovò a copiare ciò che era già stato varato come opera d'arte. Cicciolina prima di diventare soggetto delle rappresentazioni visulai, pittoriche, fotografiche e scultoree di Koons, era stata infatti l'opera d'arte vivente di Riccardo Schicchi, il suo vero ed unico Pigmalione.
Questo è uno dei casi più emblematici tra quelli citati da Luca Beatrice nel suo interessantissimo percorso suggellato,da alcune opere assunte come pietre miliari e punti di svolta, di cui viene fornita prima del testo vero e proprio una carrellata di immagini.
Ed è emblematico anche che, nella scelta di immagini, il percorso inizi con il famoso quadro di Courbet per terminare con la stessa opera rivisitata da Galliano.

(Dal risguardo di copertina) Dalle raffigurazioni più allusive a quelle più esplicite, fin dall'antichità l'arte ha sempre mantenuto forti legami con la rappresentazione del sesso. Nell'iconografia classica esiste una lunga lista di opere scandalose, tenute nascoste o custodite gelosamente per pochi, capolavori considerati oltraggio al pudore e banditi per il loro contenuto, ma è solo attraverso l'interazione con i mass media e con i moderni strumenti di diffusione che nasce il concetto di oscenità. In questo nuovo saggio Luca Beatrice, critico d'arte ironico e aperto alle molteplici sollecitazioni visive dell'arte contemporanea, esplora un tema “hot” che da Courbet a Picasso, da Man Ray a Mapplethorpe arriva alle performance di Vanessa Beecroft e Jeff Koons, agli spettacoli di Madonna fino a YouPorn, ultima frontiera dell'intrattenimento erotico.

Una donna sdraiata, a gambe generosamente aperte, il sesso femminile in primo piano, assieme alla gambe e al ventre. Nascosta sotto il lenzuolo, s’intravede una porzione del seno destro, mentre il volto è al di là della cornice, precluso alla vista. È L’origine du monde, la tela che Gustave Courbet, padre del realismo francese, dipinse nel 1866 e che, dopo aver vissuto in clandestinità per oltre un secolo, oggi è in bella vista al Museo d’Orsay di Parigi. Parte da questa immagine Luca Beatrice, critico e docente all’Accademia Albertina di Torino, per raccontare il rapporto fra il sesso e la sua rappresentazione artistica. Nel volume «Sex. Erotismi nell’arte da Courbet a YouPorn», edito da Rizzoli, l’autore riflette sul moderno concetto di oscenità, prendendo le mosse dalla prima opera pornografica della storia («Se, per assurdo, L’origine non fosse conservata in un museo, ma venisse usata come home page di un sito porno, funzionerebbe lo stesso»), per arrivare all’erotismo on demand offerto da Internet.

Che dopo Courbet niente sarebbe stato più come prima, lo testimonia l’elevato numero di dipinti che, direttamente o indirettamente, si sono ispirati alla donna nuda del pittore francese,a cui, tra l’altro, «Paris Match» ha dato di recente un volto.
Da Rodin, che con la statua «Iris messaggera degli dei» (1890) riprende quasi alla lettera, ma in tre dimensioni, il tema dell’Origine, fino a Daniele Galliano che nel 1998 esegue La fin du monde, passando per Pablo Picasso, ossessionato dalle donne, Gustav Klimt, Man Ray, Marcel Duchamp e Salvador Dalì: non si contano gli artisti che, senza moralismi, hanno fatto ricorso a temi erotici.

Dall’arte al cinema, Beatrice individua poi la seconda grande cesura nel rapporto tra arte e sesso in un film: Deep Throat (in Italia «La vera gola profonda», 1972) di Gerard Damiano che per la prima volta affronta l’orgasmo dal punto di vista di lei e sposta la sede del piacere dalla vagina alla bocca. Mentre, alla fine degli anni Ottanta, con l’incontro tra l’artista americano Jeff Koons e la pornostarIlona Staller - Cicciolina, l’atto sessuale esibito entra negli spazi espositivi istituzionali e genera scalpore. Non mancano, nel libro, riferimenti alla fotografia: il nudo glamour di Helmut Newton, «l’omosessualità aspra ed esplicita» di Mapplethorpe, le trasgressioni visive del giapponese Araki.

(da Wikipedia) Curatore d'arte contemporanea tra i più noti del panorama italiano, Luca Beatrice comincia la sua carriera verso la fine degli anni Ottanta con mostre storiche sul Futurismo torinese (Franco Costa, Enrico Allimandi, Alberto Sartoris).
È stato allievo di Enrico Crispolti alla scuola di specializzazione in storia dell'arte dell'Università di Siena.
Ha cominciato a scrivere di arte sulla rivista Tema Celeste e in seguito su Flash Art.
Dagli anni Novanta è stato curatore di numerose mostre legate alla nuova figurazione italiana.
Viene nominato Curatore della Biennale di Praga (2003-2005) e commissario alla sezione Anteprima della XIV Quadriennale di Roma (2004)
Nel 2005 presenta Natale Addamiano nella mostra organizzata al Museo Archeologico di Paestum in suo onore.
Nel 2009 viene scelto come Curatore del Padiglione Italia alla 53ª Biennale d'arte di Venezia. Punto di partenza dell'esposizione, intitolata COLLAUDI, è l'omaggio a Filippo Tommaso Marinetti e al Futurismo, prima e unica avanguardia italiana del '900[1]
È stato docente di storia dell’arte contemporanea presso l'Accademia di belle arti di Palermo e, per oltre dieci anni all'Accademia di belle arti di Brera, Milano. Dall’autunno 2009 insegna all’Accademia Albertina di Torino.
Da luglio 2010 è Presidente del Circolo dei lettori di Torino: spazio pubblico dedicato ai lettori e alla lettura.
In occasione della 25ª edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino (maggio 2012) ha curato la mostra La Città Visibile. Torino 1988-2012 sui 25 oggetti che hanno rappresentato il cambiamento del capoluogo piemontese negli ultimi anni 25 anni.
È curatore delle edizioni del Premio Cairo dal 2010 al 2013 e del Premio Michetti 2012, a Francavilla al Mare (CH)
Oltre ai testi critici su artisti italiani ormai storicizzati, come Mario Schifano e Mimmo Rotella, e su altri appartenenti alle nuove generazioni, è autore di diversi libri il cui tema è la storia dell'arte, con particolare attenzione al suo rapporto con la musica e il cinema.
Proprio sul rapporto tra arti visive e musica ha curato la prima grande rassegna in Italia dedicata all'argomento: Sound&Vision, a Perugia nel 2006.
Collabora con Juventus Channel in qualità di opinionista e tifoso.
Collabora con Il Giornale, scrive inoltre sul settimanale Torino Sette de La Stampa e sulle riviste Arte, Rumore, Raiders e Max.

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27 novembre 2015 5 27 /11 /novembre /2015 07:02
Senza ragione apparente. Una pensosa indagine di Giorgia Cantini sul suicidio di un adolescente

(Maurizio Crispi) Senza ragione apparente (Le indagini di Giorgia Cantini) di Grazia Verasani è comparso nelle librerie relativamente di recente, pubblicato per i tipi di Feltrinelli (collana Narratori), 2015.

Già in passato, mi sono ritrovato a leggere la maggior parte dei romanzi di Grazia Verasani: uno ha tirato l'altro, come le ciliegie. E non appena ho adocchiato in libreria questo nuovo romanzo, l'ho fatto mio, l'ho letto in quattro e quattr'otto, l'ho - per così dire - affondato e archiviato (ma non per dimenticarlo, bensì per ricordarlo e per rifletterci su, perchè è uno di quei polizieschi che lasciano nel lettore una traccia e che offrono uno sguardo su dimensioni inedite della realtà contemporanea).

Non mi ha deluso. I romanzi di Grazia Verasani mi sono sempre piaciuti, anche perché rappresentano un piacevole intermezzo (esistenziale e pensoso, ma anche ricco di sentimenti) rispetto a più corposi thriller, nel confronto con i quali sono indubbiamente una pausa (o anche un'alternativa) di qualità.
Nel mio caso, tanto per citare alcune delle letture in corso, l'ho incastrato tra un romanzo di Donato Carrisi e una delle ultime fatiche di Stephen King, Finders Keepers, che sto leggendo in lingua originale, per non parlare della storia vampiresco-virale, The Strain, scrittsa da Guillermo Del Toro e da Chuck Hogan.
Giorgia Cantini è un'investigatrice privata che opera a Bologna, fondamentalmente introversa e attenta ai sentimenti e tendente ad applicare un'indagine "introspettiva" nei casi che le vengono affidati. In fondo, agisce nello stesso modo in cui opera uno psicoterapeuta che, prima di indagare sulle vite degli altri, deve avere esaminato impietosamente la propria vita segreta, mettendone in luce nodi irrisolti e conflitti e/o essere stato toccato da grandi tragedie della vita.
A rompere la monotonia di indagini su tradimenti coniugali per i quali la sua opera è prevalentemente richiesta, Giorgia Cantini viene interpellata per indagare sul suicidio di uno studente di liceo, suicidio avvenuto a scuola per defenestrazione: è la madre stessa a chiedere queste indagini, poiché il presunto suicidio presenta delle caratteristiche insolite rispetto al carattere del figlio e all'assenza di motivazioni e di condizioni psicopatologiche evidenziate nei giorni precedenti. Non vi è in sostanza "alcuna ragione apparente" che possa avere rappresentato la causa del suicidio.
D'altra parte, occorre precisare che, se il suicidio compiuto dagli adulti, può essere compreso nelle sue motivazioni ed esaminato con relativo distacco, quello di un adolescente che "leva la mano su di sé" provoca sempre intense reazioni emozionali e, il più delle volte, a meno che non avvenga in certi contesti culturali (come il Giappone) che siano fondati sul sentimento della vergogna piuttosto che su quello della colpa, genera reazione di incredulità e di imbarazzo. E, soprattutto, è destabilizzante per gli adulti che ne sono testimoni, perchè in qualche misura esprime un atto di accusa su di un loro fallimento nel loro ruolo di padri e di educatori. Il suicidio di un adolescente colpisce al cuore, istituzione come quella della famiglia e della scuola.
Giorgia Cantini intraprende le sue indagini, in un momento in cui la sua vita è turbata, ma anche resa più interessante e più ricca emozionalmente dall'aver lei iniziato una relazione affettiva con un commissario di Polizia che si è addirittura trasferito a vivere con lei, rompendo con la moglie: e, anche per questo, Giorgia vive un momento speciale tra euforia e pensose incertezze.
Un nuovo suicidio - anche questa "senza ragione apparente" - si verifica, sempre tra gli studenti della stessa scuola, e il ragazzo che leva la mano su di sé fa parte dello stesso piccolo entourage di amici.
Le indagini si approfondiscono e si infittiscono gli interrogatori e i colloqui con tutti coloro che potrebbero essere informati i fatti.
Alla fine, intrecciando insieme frammenti di verità ed intuizioni felici, verrà fuori un affresco inquietante e l'identificazione dei responsabili, quanto meno morali, dei due suicidi, mentre viene portato alla luce un evento impensabile di drammatica crudeltà.
Giorgia Cantini, scalcinata detective privata, profondamente esistenzialista, ha tuttavia una capacità profonda di penetrare nella psicologia delle persone, mettendone a nudo le dinamiche interiori, ma questa capacità dipende dal fatto che lei stessa è sempre intenta ad analizzarsi a puntare un occhio sulle sue dinamiche interiori: e forse, proprio per questo, è capace di entrare in sintonia empatica con le molteplici comparse di drammi nascosti.
Bello, come gli altri precedenti romanzi di Grazia Verasani: e si legge in un battibaleno senza pesantezze di sorta, godendo di una scrittura che è alo stesso tempo leggera e profonda, efficace e mordente e che offre allo stesso tempo un piccolo prezioso documento sociologico sui giovani contemporanei, sottoposti allo stress di famiglie sempre più instabili, a pressioni che li porterebbero ed essere cinici e sprezzanti, ma nello stesso tempo sempre intenti nell'inesausta ricerca del contatto vivificante dei sentimenti e del potere vivificante dell'amore.
Particolarmente azzeccata a questo riguardo è la grafica di copertina.

(Risguardo di copertina) Autunno. Sullo sfondo di una Bologna umida e grigia, Giorgia Cantini lavora al suo nuovo caso. Emilio, studente diciassettenne in un liceo della città, si è suicidato senza ragione apparente, lasciando solo un laconico messaggio: "Sono stanco". A otto mesi dal fatto, la madre di Emilio è decisa a trovare i responsabili morali. Giorgia si immerge così in un universo adolescenziale di serate passate ad ascoltare musica hip hop, fumare canne e chattare, con i primi amori che nascono e l'ansia del futuro. Ed è una stagione decisamente malinconica quella in cui Giorgia si dibatte, perché ci sarà un secondo suicidio sospetto e l'incubo di una notte in cui forse è accaduto qualcosa di irreparabile. Senza contare la confusione degli adulti, il crollo delle facciate dietro cui si nascondevano, la finzione in cui sono calati e di cui i figli sono le vittime predestinate. In uno scenario di precarietà di valori e sentimenti, e in una Bologna specchio di un paese sempre più in crisi, si muove Giorgia. Vicino a lei, la sua surreale assistente Genzianella e il capo della Omicidi Luca Bruni, con il quale convive da pochi mesi, anche se il loro rapporto è ancora un'incognita. E Mattia, il figlio sedicenne di Bruni, che aiuterà Giorgia a capire qualcosa in più di una generazione costretta a muoversi in un mondo sempre più ambiguo, dove le apparenze non sono più salvabili e il senso delle cose è sempre più indecifrabile.

Grazia VerasaniGrazia Verasani (Bologna, 1964) ha esordito giovanissima con alcuni racconti apparsi su “il Manifesto”. Ha pubblicato "L’amore è un bar sempre aperto", "Fuck me mon amour" e "Tracce del tuo passaggio" (Fernandel, 1999, 2001 e 2002); "From Medea" (Sironi, 2004); "Quo vadis, baby?" (Mondadori, 2004; Feltrinelli, 2014), da cui Gabriele Salvatores ha tratto il film omonimo, "Velocemente da nessuna parte" (Mondadori, 2005; Feltrinelli, 2009) e "Vuoto d’aria" (Transeuropa, 2010). Con Feltrinelli ha pubblicato anche "Tutto il freddo che ho preso" (2008), "Cosa sai della notte" (2012) e "Di tutti e di nessuno" (2012).
Grazia Verasani - eclettico personaggio - si diletta anche di musica e ha inciso due album.

Hanno detto (quarta di copertina)
L’investigatrice Giorgia Cantini è un personaggio così riuscito da entrare nell'album di famiglia. Una di noi, verrebbe da dire.” (la Repubblica)
Atmosfere à la Chandler, in una Bologna rock. Un noir teso e ricco di riferimenti.” (Rolling Stone, France)
Nei noir di Grazia Verasani il passato ha una voce sommessa che pian piano finisce per urlare. Le sue storie si leggono tutto d’un fiato.” (IO Donna)
"Pura finzione, tristemente attualissima" (Emanuela Giampaoli, la Repubblica- Bologna)
"La malinconica investigatrice privata ritorna sullo sfondo di una grigia Bologna autunnale" (Il Corriere della Sera - Bologna)

Senza ragione apparente. Una pensosa indagine di Giorgia Cantini sul suicidio di un adolescente
Senza ragione apparente. Una pensosa indagine di Giorgia Cantini sul suicidio di un adolescente

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13 ottobre 2015 2 13 /10 /ottobre /2015 00:49
Piccola storia senza parole (Mondello Beach, Palermo, ottobre 2015)
Piccola storia senza parole (Mondello Beach, Palermo, ottobre 2015)
Piccola storia senza parole (Mondello Beach, Palermo, ottobre 2015)
Piccola storia senza parole (Mondello Beach, Palermo, ottobre 2015)
Piccola storia senza parole (Mondello Beach, Palermo, ottobre 2015)
Piccola storia senza parole (Mondello Beach, Palermo, ottobre 2015)

Piccola storia senza parole (Mondello Beach, Palermo, ottobre 2015)

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12 ottobre 2015 1 12 /10 /ottobre /2015 06:05
Spencer Tunick e i suoi studi di nudo collettivo, tra eros e raduno tribale
Spencer Tunick e i suoi studi di nudo collettivo, tra eros e raduno tribale
Spencer Tunick e i suoi studi di nudo collettivo, tra eros e raduno tribale
Spencer Tunick e i suoi studi di nudo collettivo, tra eros e raduno tribale

Spencer Tunick (Middletown, 1º gennaio 1967) è un fotografo statunitense, noto per aver realizzato una serie di "installazioni viventi", utilizzando modelli - reclutati su base volontaristica - disponibili a posare nudi in grandi eventi di massa, che possiedono la coloritura e l'atmosfera di un raduno tribale.
Questi raduni sono sempre un'autentica sorpresa, poichè - come si può vedere dai video - Tunick non lascia nulla al caso e, di volta in volta, deide come i performer/attori/modelli debbano disporsi e cosa debbano fare. Come un regista da lontano o dall'alto di un'impalcatura metallica, Tunick li dirige per mezzo di un megafono, ottenendo il risultato desiderato.
Ma vediamo cosa dice di lui, Luca Beatrice, critico d'arte italiano che si é occupato in un volume di non recentissima pubblicazione - ma tutt'ora attuale - dei percorsi dell'Eros nell'Arte.

"Nella rappresentazione del nudo (spesso in connessione con cause di rilevanza sociale o politica) Spencer Tunick ci mette ... ironia e sarcasmo. Nato nel 1967, ha una vera e propria fissazione 'generazionale' per il nudo, colpito sin da bambino da quei naturisti che passeggiavano, incuranti degli sguardi altrui, senza imbarazzo alcuno e con gli attributi in piena vista. Per realizzare i suoi set fotografici e video in ambienti pubblici, Tunick ha viaggiato in lungo e in largo per il mondo, muovendo una macchina organizzativa complessa e difficile da gestire. Ci si può leggere dietro un intendimento etico (l'eterno contrasto tra natura e cultura) oppure politico, visto che sono tornati di moda i sit-in di protesta dove ci si spoglia per una nobile causa, dal no alle pellicce alla chiusura degli ospedali.
"Niente di volgare in tutto ciò, eppure dal 1992, anno della sua prima performance, Tunick é stato arrestato svariate volte e a New Yoirk si è beccato diverse denunce per oltraggio al pudore e turbativa della quiete pubblica.
"Tra le operazioni più clamorose, cui i media mostrano un interesse sempre crescente, alla Biennale di Sao Paulo, in Brasile, nel 2002, mille persone si denudano di fronte all'edificio principale della mostra (e un pubblico di oltre il doppio accorre sul luogo per assistere all'evento che i partecipanti hanno descritto come un'esperienza pacifica, armoniosa, naturale).
"Davanti all'Opera House di Sidney, nel 2010, l'artista chiede ai suoi attori di abbracciarsi a coppie: all'inizio serpeggia un po' di imbarazzo, poi tutto procede per il meglio. Mardi Gras: The Base - questo titolo, in riferimento all'eguaglianza tra gli individui e, a prescindere dal sesso e dai loro orientamenti - è stato commissionato dall'omonima associazione di gay e lesbiche australiana. Una delle perfomance più contestate si è svolta nel 2003 in Cile, un Paese segnato da anni di regime militare: un gruppo di legali ha provato a vietare la radunata, senza tuttavia riuscirci, mentre 600 evangelisti si sono trovati di fronte all'albergo in cui era alloggiato l'artista accusandolo di immoralità.Eppure i volontari accorsi hanno sfiorato le 5000 unità e l'adunata è diventata uno dei più vividi simboli della libertà individuale e politica dei Cileni.
"In rete si trovano varie testimonianze di partecipanti che descrivono con entusiasmo l'esperienza, nonostante le difficoltà climatiche e gli imbarazzi: 'Non avrò più l'occasione di farlo, non è il caso di sentirsi inibiti'; 'Non ha niente di sessuale... sembra più tribale, un grande raduno di umanità'; 'Pensavo che ci sarebbero stati solo vecchi nudisti e invece sono tutte persone eccezionali'. Chi vuole proporsi come modello (rigorosamente volontario e dunque non pagato) può registrarsi sul sito di Tunick e sarà avvisato qualora l'artista decida di organizzare un raduno nella sua area di residenza
". (da Luca Beatrice, Sex. Erotismi nell'Arte da Courbet a YoupPorn, Rizzoli, 2012, pp.164-165).

Percorso formativo e principali tappe di Tunick. Ottenuto il Bachelor of Arts nel 1988, Tunick cominciò a fotografare nudi nelle vie di New York nel 1992. È infatti molto conosciuto per le sue fotografie che ritraggono persone nude, principalmente in contesti urbani; solo in pochi casi si tratta di nudi individuali o di piccoli gruppi inseriti in situazioni insolite.
Nel 1994 il fotografo fu arrestato nel Centro Rockfeller di Manhattan (New York), poiché in compagnia di una modella completamente nuda. Dopo aver realizzato alcune foto in altri paesi degli Stati Uniti, nell'ambito di un progetto che prese il nome di Naked States, ha operato a Londra, Lione, Melbourne, Montréal, Caracas, Santiago, San Paolo, Buenos Aires, Sydney, Newcastle, Roma e Vienna. Nel giugno del 2003 ben 7000 persone hanno posato per lui a Barcellona. Nel maggio del 2007, a Città del Messico, ha battuto il suo record personale fotografando oltre 18.000 persone ne el Zócalo, la piazza principale della città.
I modelli da lui utilizzati sono dei volontari. Tunick ha spesso suscitato dibattiti e interrogativi per la natura della sua opera, che molti definiscono una semplice "manifestazione sociale", a sostegno della libertà di espressione. Dalle sue immagini scaturisce una tensione e una riflessione sui concetti di pubblico e privato, individuale e collettivo. L'esperimento visivo di Spencer Tunick compie un'azione livellatrice che permette di comprendere l'omogeneità umana, tramite una visione democratica del nudo, che, totalmente deprivato di umanità e sensualità, ci riporta all'oggetto-merce.

Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo
Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo

Alcune immagini delle installazioni viventi-performance di Spencer Tunick in giro per il mondo

Spencer Tunick a Milano. Spencer Tunick, l'artista-fotografo statunitense conosciuto per le sue fotografie che ritraggono persone nude, mentre aiuta Tim ad arrampicarsi su un distributore di benzina in piazza della Repubblica, a Milano. Dal giovedì 16 settembre al 30 novembre, a Milano, personale dell'artista alla galleria Mimmo Scognamiglio che ha prodotto questa performance (Francesca Pini)
Spencer Tunick a Milano. Spencer Tunick, l'artista-fotografo statunitense conosciuto per le sue fotografie che ritraggono persone nude, mentre aiuta Tim ad arrampicarsi su un distributore di benzina in piazza della Repubblica, a Milano. Dal giovedì 16 settembre al 30 novembre, a Milano, personale dell'artista alla galleria Mimmo Scognamiglio che ha prodotto questa performance (Francesca Pini)
Spencer Tunick a Milano. Spencer Tunick, l'artista-fotografo statunitense conosciuto per le sue fotografie che ritraggono persone nude, mentre aiuta Tim ad arrampicarsi su un distributore di benzina in piazza della Repubblica, a Milano. Dal giovedì 16 settembre al 30 novembre, a Milano, personale dell'artista alla galleria Mimmo Scognamiglio che ha prodotto questa performance (Francesca Pini)
Spencer Tunick a Milano. Spencer Tunick, l'artista-fotografo statunitense conosciuto per le sue fotografie che ritraggono persone nude, mentre aiuta Tim ad arrampicarsi su un distributore di benzina in piazza della Repubblica, a Milano. Dal giovedì 16 settembre al 30 novembre, a Milano, personale dell'artista alla galleria Mimmo Scognamiglio che ha prodotto questa performance (Francesca Pini)
Spencer Tunick a Milano. Spencer Tunick, l'artista-fotografo statunitense conosciuto per le sue fotografie che ritraggono persone nude, mentre aiuta Tim ad arrampicarsi su un distributore di benzina in piazza della Repubblica, a Milano. Dal giovedì 16 settembre al 30 novembre, a Milano, personale dell'artista alla galleria Mimmo Scognamiglio che ha prodotto questa performance (Francesca Pini)
Spencer Tunick a Milano. Spencer Tunick, l'artista-fotografo statunitense conosciuto per le sue fotografie che ritraggono persone nude, mentre aiuta Tim ad arrampicarsi su un distributore di benzina in piazza della Repubblica, a Milano. Dal giovedì 16 settembre al 30 novembre, a Milano, personale dell'artista alla galleria Mimmo Scognamiglio che ha prodotto questa performance (Francesca Pini)
Spencer Tunick a Milano. Spencer Tunick, l'artista-fotografo statunitense conosciuto per le sue fotografie che ritraggono persone nude, mentre aiuta Tim ad arrampicarsi su un distributore di benzina in piazza della Repubblica, a Milano. Dal giovedì 16 settembre al 30 novembre, a Milano, personale dell'artista alla galleria Mimmo Scognamiglio che ha prodotto questa performance (Francesca Pini)
Spencer Tunick a Milano. Spencer Tunick, l'artista-fotografo statunitense conosciuto per le sue fotografie che ritraggono persone nude, mentre aiuta Tim ad arrampicarsi su un distributore di benzina in piazza della Repubblica, a Milano. Dal giovedì 16 settembre al 30 novembre, a Milano, personale dell'artista alla galleria Mimmo Scognamiglio che ha prodotto questa performance (Francesca Pini)

Spencer Tunick a Milano. Spencer Tunick, l'artista-fotografo statunitense conosciuto per le sue fotografie che ritraggono persone nude, mentre aiuta Tim ad arrampicarsi su un distributore di benzina in piazza della Repubblica, a Milano. Dal giovedì 16 settembre al 30 novembre, a Milano, personale dell'artista alla galleria Mimmo Scognamiglio che ha prodotto questa performance (Francesca Pini)

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11 ottobre 2015 7 11 /10 /ottobre /2015 18:06
Disabili. Il 13 ottobre una manifestazione a Palermo, affinchè Villa delle Ginestre diventi una realtà e non rimanga un mito irraggiungibile

Si svolgerà martedì 13 ottobre 2015 alle ore 10,30 davanti alla sede dell’Assessorato regionale alla Salute in Piazza Ottavio Ziino a Palermo una manifestazione affinché “Villa delle Ginestre diventi una realtà e non sia un mito”.
La manifestazione organizzata dalle Associazioni di persone con lesioni vertebromidollari e con mielolesioni e dal Coordinamento H Onlus, ha lo scopo di denunciare il disagio e le criticità con cui vivono le persone con queste problematiche che, ancora, dopo 30 anni non possono usufruire del Centro riabilitativo di alta specializzazione "Villa delle Ginestre" che risolverebbe appieno i propri bisogni di salute.
La struttura di Villa delle Ginestre, pur essendo definita Centro di alta specializzazione, oggi assomiglia più a una struttura per lungodegenza ed è carente dei principali servizi sanitari di cui necessitano i pazienti medullolesi e con lesioni vertebromidollari i quali sono costretti a recarsi nelle strutture nel nord o all’estero per ricevere le cure necessarie, con enormi costi a carico della Regione Siciliana e, quindi, dei Siciliani.
Invano tutte queste cose sono state segnalate e sono state presentate proposte concrete da parte delle associazioni agli Organi Istituzionali e all’ASP di Palermo: a oggi nulla è cambiato e nessun progetto reale su “Villa delle Ginestre” è stato presentato.

Sulla carta in questa struttura sono previsti 60 posti letto ma nell’ultima dotazione organica presentata dall’ASP di Palermo sono inseriti solo 13 infermieri a fronte dei 40 occorrenti.
In questo modo Villa delle Ginestre sarà sempre un mito e mai quella realtà funzionate, efficiente, efficace che possa garantire la qualità della vita alle persone con lesioni vertebromidollari e mielolesioni.
Le persone con disabilità dicono, ancora una volta, basta, ed è per questo che si rivolgono a tutte le Forze sociali, politiche, a tutti i cittadini affinché questo stato di fatto cambi e Villa delle Ginestre diventi una realtà e non sia un mito così da garantire i diritti di salute sino a ora negati.

Le associazioni firmatarie che prenderanno parte all'iniziativa sono

  • Coordinamento H per i diritti delle persone con disabilità nella Regione Siciliana – Onlus
  • Associazione Siciliana Medullolesi Spinali - A.S.M.S. – Onlus
  • Associazione Azione Handicap – Onlus
  • Associazione Lesionati Midollari Palermo – Onlus
  • Comitato Italiano Paralimpico Sicilia
  • Associazione ANGLAT Palermo

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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