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21 marzo 2020 6 21 /03 /marzo /2020 07:59
Palermo ai tempi del Coronavirus (foto di Maurizio Crispi)

Siamo a poco più di mese dall'arrivo del CoVid-19 in Italia, con il primo caso a Codogno e con l'identificazione della prima zona rossa.

Da quel momento, quello che ritenevamo impensabile è accaduto: e il Coronavirus ha cominciato a dilagare, sopratutto nelle Regioni del Nord.

L'impensabile: quello di cui finora avemo letto soltanto nei libri di fiction o nei film di scenari apocalittici cupi.

In Sicilia stiamo ancora vedendo ben poco... ma con i due successivi decreti del governo Conte che hanno determinato un giro di vite sulla libera mobilità delle persone il panorama è cambiato anche nel Sud, mentre - fatto salvi alcuni persistenti comportamenti irresponsabili - la paura ha cominciato a guadagnare terreno, grazie anche al martellamento H24 di notizie sul progredire dell'infezione che si susseguono come bollettini di guerra.

Le strade a Palermo già semivuote - se non vuote del tutto - in orari in cui usualmente sono caratterizzate da un traffico caotico, con gli ulteriori giri di vite si sono svuotate ulteriormente.

Il cielo è più limpido, però; l'aria meno inquinata. I volatili continuano indifferenti le loro attività. I gabbiani volteggiano alti nel cielo, stridono, scendono planando alla ricerca ddi cibo nei rifiuti abbandonati.

Tutti a casa, auspicabilmente. I radi passanti che si incrociano compiono manovre di evitamento e cercano di modificare la propria traiettoria, per evitare il contatto ravvicinato con i propri simili che vengono visti come potenziali appestati.

La città non è più nostra, ma un territorio desolato e ostile.

La sensazione è quella di essere prigionieri, in prigioni senza sbarre, attanagliati dalla paura, anche quando si cerca di rimanere ottimisti e minimizzare.

Ma sentendo le notizie delle morti, a centinaia, adesso, ogni giorno, viene davvero difficile minimizzare.

Ho sempre letto i libri di anticipazione catastrofisti e post-catastrofisti con interesse: tutte storie in cui l'Umanità si trova davanti ad un dilagante evento catastrofico e alle sue conseguenze, libri in cui con vividi tratti è rappresentata la fase della distruzione e del crollo totale dell'organizzazione societaria umana e poi quella della ricostruzione (laddove ciò sia possibile).

Grandioso,per esempio, "Il Giorno dei Trifidi" di John Wyndham, oppure "Io sono leggenda" di Richard Matheson (1954), ma al culmine di tutto porrei le prime 100 pagine - o giù di lì - del magistrale "L'ombra dello Scorpione" di Stephen King (The Stand, 1978), in cui si racconta di un epidemia simil-influenza sfuggita ad un laboratorio di armio biologiche e rapidamente diffusa a livello planetario.

Qui, la storia inizia con la morte di quasi tutta la popolazione dell'America settentrionale (e, presumibilmente, del mondo) in seguito alla dispersione di un'arma batteriologica sfuggita al controllo dell'uomo: un virus conosciuto con il nome formale di Progetto Azzurro (e in gergo come "Capitan Trips") mutazione letale dell'agente eziologico dell'influenza, caratterizzato da un tasso di infettività del 99,4% ed un tasso di mortalità per gli infetti del 100%. La prima sezione del libro, intitolata appunto "Capitan Trips", si svolge in un lasso di tempo di 19 giorni e racconta del quasi totale sterminio della specie umana ad opera del virus stesso. L'edizione completa del libro inizia con un prologo intitolato "Il cerchio si apre" che spiega come la super influenza sia sfuggita dal laboratorio in cui era stata creata (da wikipedia).


Viene delineato in questa narrazione uno scenario cupo e terribile che King utilizza ai fini dell'emergere di una spietata lotta tra il Bene e il Male (impersonato dal tristo personaggio Randall Flagg) che coinvolge i pochi sopravvissuti. Ma si può certamente dire che "Il Re" sia stato capace di predire un simile evento catastrofica con la forza narrativa che è il suo segno maggiore.

Lo scenario del Coronavirus in confronto è morbido, ma non meno terribile, visto che a seconda dei calcoli e delle stime si parla di una mortalità tra lo 0,6 e l'1% della popolazione, salvo che non vengano messe in atto contromisure efficaci (come l'isolamento degli individui e la riduzione marcata della liberà mobilità). Ma in ogni caso, si possono ipotizzare milioni di contagiati: e ancora non abbiamo visto niente. Poichè siamo appena all'inizio,non certamente alla fine.

Quello che è successo in Cina (estinzione dei nuovi casi) lascerebbe ben sperare: ma lì - anche se in ritardo - sono state messe in atto misure davvero drastiche ed eccezionali.

Così si avverte nella vita quotidiana, dopo poco più di un mese dallo sbarco del CoVid-19 in Italia?

Ci sente isolati e soli.

Ci si sente in pericolo, ovviamente.

Si è a repentaglio, sì. Uscendo, ci si espone, ma si espongono anche altri alla nostra presenza e chi è senza peccato (senza infezione) scagli la prima pietra.

Cosa fare? nessuno lo sa, se non lo stare a casa, mentre l'economia scricchiola sempre di più.

Si può immaginare di starsene tranquilli a leggere - chi ha il gusto della lettura - tutti quei libri che non si èancora mai avuto il tempo di leggere, oppure rileggere quelli che ci sono piaciuti di più.

Si può scrivere, come sto facendo io adesso, per convogliare pensieri ed emozioni.

Quelli che hanno il dono della fede possono pregare, naturalmente.

E poi non rimane altro da fare che meditare e riflettere, mentre una ridda di opinioni diverse si accavallano sui perchè e sui per come, sulla prevedibilità di ciò che sta accadendo, sulle eventuali - criminali - responsabilità, sul caso e sulla necessità e sul fatto che sicuramente, dopo, il mondo non sarà più lo stesso.

E qui mi fermo, per proseguire nei prossimi giorni con ulteriori aggiornamenti, quando mi sentirò di farlo.

 

Palermo, prima del Coronavirus (Foto di Maurizio Crispi)

(23 marzo 2020) Sono nella casetta in campagna. Ho sentito l'esigenza di ritirarmi qui anzichè fare avanti e indietro con la città, cosa che è diventata sempre più difficile ed aleatoria. Qui mi sento più libero, con la possibilità di entrare ed uscire all'aperto quando mi pare. Attorno non c'è nessuno: la casa è davvero molto isolata. Posso lavorare all'aperto quanto mi pare e occuparmi delle solite faccende: e questo dà una continuità al tempo di prima.

Sì, in effetti, questo è quello che sento: c'è un tempo di prima e un tempo di dopo: noi siamo in questo momento in una specie di terra di mezzo e ancora non sappiamo quando arriverà il tempo di dopo e come sarà.

Dormo come un ghiro: vado a letto presto e dormo più a lungo di quanto non accadesse nel tempo di prima.

Sogno tanto. Sogni a volte confusi e affastellati, a volte invece chiari e precisi.

Un tratto comune di questi sogni è che, in essi, incontro sempre una quantità di persone: vivo una vita sociale intensa e variegata sia con perfetti sconosciuti sia con persone che non vedo da tanto tempo.

E' come se i sogni mi garantissero una vita sociale, anche quella vita sociale fatta di contatti sporadici e di chiacchierate occasionali con le persone più disparate che si incontrano per strada, che adesso non posso più avere.

Qualche giorno fa, quando ancora ero a palermo, mi sono incrociato con una che portava a spasso il suo cane. Ed io il mio.

I due cani senza alcuna preoccupazione hanno voluto socializzare e mentre loro lo facevano dispiegando tutti i segni del loro linguaggio canino e gli inviti al gioco, io e la tizia - mantenendo la debita distanza - abbiamo chiacchierato del più e del meno. Niente di che, le solite informazioni che ci si scambiano tra padroni di cani quando si incontrano, solo qualche tangenziale riferimento alla situazione ma senza esserne oberati.

Poi, alla fine, ci siamo congedati ed io, andando via, le ho detto: "Grazie della piacevole conversazione!"

Di questi tempi, anche una banale conversazione si fa sempre più difficile anche tra persone che si incontrano occasionalmente, poichè - in linea generale - ciò che prevale è un atteggiamento di sospetto (come se tu, sconosciuto, fossi un potenziale untore-propagatore di virus), ma soprattutto una disastrosa perdita della leggerezza e del senso dell'ironia. Se si fa una battuta scherzosa, nel tentativo di alleggerire la tensione le persone ti guardano ottusamente, come se non capissero o non volessero capire.

Vorrei che, per qualche istante, i giornalisti non ci parlassero più nei notiziari dei calciatori che, in contravvenzione alle norme che valgono per i cittadini normali, vengono testati alla ricerca di un'eventuale positività anche quando non sono sintomatici. Vorrei che su queste notizie assolutamente irrilevanti si stendesse un velo di silenzio. Detto molto francamente dei calciatori non me ne frega nulla, se non in quanto esseri umani: che se stiano a casa e che vengano testati con il tampone soltanto se diventano sintomatici, come tutti.

Ecco, mi piacerebbe che in un ipotetico tempo di dopo, il Calcio professionistico venisse ad essere fortemente ridimensionato senza essere come il centro dell vita di tutti e che si possa ritornare a modelli di vita più semplici e più francescani.

E intanto arrivano notizie di terremoti, come quello che ha colpito Zagabria, fortunatamente, a quanto pare senza vittime.

In questo accavallarsi di notizie negative, è come se si potesse intravedere un preannuncio di Gaia (ricordate James Lovelock? Sì, penso di sì!) che si riscuote per cercare di ridurre l'eccessiva pressione e il tormento che il genere umano le infligge da decenni.

E per oggi è tutto.

 

Festa di carnevale a scuola (foto di Maurizio Crispi)

(24.03.2020) Un altro giorno è andato...

Vivo (viviamo) giorno per giorno, in attesa,

Siamo tutti locked down, a livello planetario.
Mi fa davvero antipatia questa parola: dopo che è stata usata da quel puzzolone di Boris Johnson (che, personalmente, non posso sopportare), tutti i giornalisti italiani, da bravi imitatori linguistici anglofili non fanno che usare questa parola: ma abbiamo molti altri termini italiani che si potrebbero usare per dire la stessa cosa...
E poi, questa parola mi fa pensare ad una drammatica sindrome neurologica che è la Locked-in Syndrome (anche nota come "Pseudocoma"), immortalata in un bellissimo film "Lo Scafandro e la farfalla". Chi l'ha visto ricorderà. Finiremo con l'essere tutti come degli zombie locked-in?

Ieri, sono passato dal piccolo supermercato di San Nicola l'Arena. Si entrava uno alla volta, ogni volta che all'interno "si liberava un posto". Uno entra e uno esce. ma qui sono tranquilli. Non c'è un eccessivo allarme. Tutti con la mascherina, alcuni anche i guanti usa e getta, di tutti i tipi.

Mentre aspetto il mio turno all'esterno, uno si affaccia al balconcino al primo piano sovrastante il supermarket. L'inferriata del balconcino è tutta tappezzata con una stoffa bianca (è un'usanza delle nostre parti, di vecchia data, pensata in origine per impedire a sguardi indiscreti di penetrare dal basso sotto le gonne delle donne di casa, ma di solito si utilizzano dei drappi vivacemente colorati). La stoffa bianca mi ha colpito e ha attivato la mia ironia, sicchè ho detto al tipo che con aspetto sonnacchioso guardava in basso verso la strada: "Anche il balcone si è messo la mascherina!" Ma la mia ironia non è stata colta (sigh, sigh). Il tizio ha soltanto bofonchiato qualche parola per dire che si era appena alzato dal letto, del resto dove avrebbe potuto andare? E così, fine dell'interazione.

Nei frangenti drammatici, l'ironia e l'auto-ironia (come anche la capacità di sorridere e di ridere) possono servire se non a cambiare la gravità delle cose a ridurne l'impatto emotivo... Ricordiamoci del film di Benigni "La vita è bella"...

Ho scoperto ieri sera che esisteva già un decreto dal governo pubblicato sulla gazzetta ufficiale che decretava a partire dal 30 gennaio lo stato di emergenza nazionale.

Questa, molto francamente mi era sfuggita, per difetto di informazione da parte mia probabilmente.

Anche stanotte ho fatto una quantità di sogni sempre pieni di persone e di incontri caleidoscopici, ma non avendoli appuntati al momento del risveglio notturno, li ho dimenticati del tutto.

Mi chiedo - e di questo si dibatte alla radio - potremo stare chiusi in casa (con misure via via più strette) per un altro mese oppure per due o tre o forse anche quattro mesi. E che ne sarà dell'istruzione dei nostri bambini?

E cosa dire dell'organizzazione della nostra società e del nostro assetto democratico?
Ancora una volta mi vengono in mente i molti romanzi catastrofisti che ho letto e che sono stati scritti dai loro autori per dare vita ad una sorta di test a tavolino per esercitarsi a pensare - e ad ipotizzare - il dopo catastrofe, quando in tempi veloci o lenti si verifica il crollo dell'organizzazione societaria.

E qui mi viene in mente uno straordinario romanzo di Philip K. Dick, La penultima verità, di cui magari parlerò un'altra volta.

Mentre scrivo queste parole, fuori piove ed è grigio, ma all'orizzonte intravedo il profilo lontano ed inconfondibile di Alicudi.

Ed intanto sento i gabbiani onnipresenti che stridono.

E so per certo che da qualche parte, fermi al riparo, ci sono l'upupa e la poiana, in attesa di riprendere i lori voli.

Anche le tortore, solitamente molto rumorose, oggi hanno spento il loro richiamo.

Voglio inserire qui di seguito la Favola del Colibrì che tanti commenti ha suscitato.

LA FAVOLA DEL COLIBRÍ
Un giorno nella foresta scoppiò un grande incendio. Di fronte all'avanzare delle fiamme, tutti gli animali scapparono
terrorizzati mentre il fuoco distruggeva ogni cosa senza pietà.
Leoni, zebre, elefanti, rinoceronti, gazzelle e tanti altri animali cercarono rifugio nelle acque del grande fiume, ma ormai l'incendio stava per arrivare anche lì.

 

Colibrì (fonte web)

Mentre tutti discutevano animatamente sul da farsi, un piccolissimo colibrì si tuffò nelle acque del fiume e, dopo aver preso nel becco una goccia d'acqua, incurante del gran caldo, la lasciò cadere sopra la foresta invasa dal fumo. Il fuoco non se ne accorse neppure e proseguì la sua corsa sospinto dal vento.
Il colibrì, però, non si perse d'animo e continuò a tuffarsi per raccogliere ogni volta una piccola goccia d'acqua che lasciava cadere sulle fiamme.
La cosa non passò inosservata e ad un certo punto il leone lo chiamò e gli chiese: "Cosa stai facendo?".
L'uccellino gli rispose: "Cerco di spegnere l'incendio!".
Il leone si mise a ridere: "Tu così piccolo pretendi di fermare le fiamme?" e assieme a tutti gli altri animali incominciò a prenderlo in giro. Ma l'uccellino, incurante delle risate e delle critiche, si gettò nuovamente nel fiume per raccogliere un'altra goccia d'acqua.
A quella vista un elefantino, che fino a quel momento era rimasto al riparo tra le zampe della madre, immerse la sua proboscide nel fiume e, dopo aver aspirato quanta più acqua possibile, la spruzzò su un cespuglio che stava ormai per essere divorato dal fuoco. Anche un giovane pellicano, lasciati i suoi genitori al centro del fiume, si riempì il grande becco d'acqua e, preso il volo, la lasciò cadere come una cascata su di un albero minacciato dalle fiamme.
Contagiati da quegli esempi, tutti i cuccioli d'animale si prodigarono insieme per spegnere l'incendio che ormai aveva raggiunto le rive del fiume. Dimenticando vecchi rancori e divisioni millenarie, il cucciolo del leone e dell'antilope, quello della scimmia e del leopardo, quello dell'aquila dal collo bianco e della lepre lottarono fianco a fianco per fermare la corsa del fuoco.
A quella vista gli adulti smisero di deriderli e, pieni di vergogna, incominciarono a dar manforte ai loro figli.
Con l'arrivo di forze fresche, bene organizzate dal re leone, quando le ombre della sera calarono sulla savana, l'incendio poteva dirsi ormai domato.
Sporchi e stanchi, ma salvi, tutti gli animali si radunarono per festeggiare insieme la vittoria sul fuoco.
Il leone chiamò il piccolo colibrì e gli disse: "Oggi abbiamo imparato che la cosa più importante non è essere grandi e forti ma pieni di coraggio e di generosità. Oggi tu ci hai insegnato che anche una goccia d'acqua può essere importante e che «insieme si può» spegnere un grande incendio. D'ora in poi tu diventerai il simbolo del nostro impegno acostruire un mondo migliore, dove ci sia posto per tutti, la violenza sia bandita, la parola guerra cancellata, la morte per fame solo un brutto ricordo".

Anche il balcone indossa la mascherina (San Nicola l'Arena, Trabia, PA) - Foto di Maurizio Crispi

Anche il balcone indossa la mascherina (San Nicola l'Arena, Trabia, PA) - Foto di Maurizio Crispi

Davanti ad una casa di riposo per anziani di Santa Flavia (Foto di Maurizio Crispi)

(25 marzo 2020) Si accavallano i provvedimentio e si va verso ulteriori giri di vite. Le vittime tornano a vrescere, anche si nota in alcune zone una deflessione della curva dei contagi. Nello stesso tempo si comincia ad ipotizzare che i contagiati possano essere molti di più (una cifra non quantificabile), a causa delfenomeno sommerso che non può essere monitarato, poichè allo stato attuale si fanno i tamponi solo ai contatti degli individui risultati sintomatici e testati.

Si parla di proseguire con le misure eccezionali sino al 31 luglio che è il termine previsto, allo stato attuale, per lo stato di emergenza nazionale decretato il 30 gennaio scorso.

I lavoratori del settore dei carburanti minacciano una serrata.

Cosa accadrà se dovessero andare in tilt internet e la telefonia mobile?

Non sono certo scenari allegri: se poi si amplia l'orizzonte dello sguardo al panorama internazionale c'è ancora meno da stare ottimisti. A New York, ad esempio, l'infezione dilaga rapidamente. In Europa, la Spagna è in corsa (si fa per dire) per raggiungere il primato delle vittime.

Per fortuna, non ho più sentito parlare di calciatori e il tormentone Olimpiadi è stato in qualche modo accantonato con la decisione ultima da parte del Comitato olimpico di rimandarle a tempi più allegri.

Concentriamoci su noi stessi, dunque.

Ritorniamo a noi e alle nostre piccole cose quotidiane.

Ma non è tanto semplice.

Io mi sento a disagio, per non dire inquieto.

Il mio senso dell'ironia e dell'autoironia, qui, oggi è miseramente fallito: ma spero soltanto per poco. Spero che il mio ottimismo potrà riprendere il sopravvento o almeno fare da elemento equilibratore.

Piove fitto questa mattina. E me ne sto confinato a casa.

La notte è stata agitata, con molti sogni che adesso non ricordo più., ma mi sono svegliato di frequente con lunghi periodi di veglia ansiosa.

Rimangono sempre i conforti della lettura e della scrittura.

Ci sono tre zone dichiarate rosse in Sicilia, una a Villafrati, non distante da Palermo, dove il contagio è stato portato da una donna avventata e imprudente che, tornata dal Nord Italia (con la fuga di massa concomitante al Decreto Conte sulla prima stretta) ha pensato bene di andare a salutare il nonno degente in una casa di riposo per anziani, con il risultato di 69 contagiati e di una vittima. Pensate un po'.

 


Ieri parlavo del romanzo di quel grande visionario che è stato Philip K. Dick, "La Penultima verità".
Perchè mi veniva in mente?

Il romanzo è piuttosto complesso e dirò soltanto la parte della trama che qui mi interessa per il suo impatto allegorico: in un mondo futuribile si è combattuta con armi nucleari devastanti la Terza Guerra Mondiale e i sopravvissuti si sono ritirati a vivere sottoterra in enormi formicai sotterranei.I dittatori della popolazione che se ne sta sottoterra, con lo scopo di mantenere ordine e disciplina nella cornice di una ferrea condizione di emergenza, fanno in modo che i cittadini del mondo sotterraneo continuino a credere che la guerra sia ancora in corso, mandando in onda nei notiziari finte riprese video, in modo tale da distoglierli dal desiderio di risalire alla superficie per ricostruire una società fondata sulle regole della democrazia.

Ognuno tragga da questa metafora le conclusioni che preferisce.

Io penso che in questo contesto che ci ritroviamo a vivere potrebbero verificarsi grandi rivolgimenti, senza che nessuno abbia modo di accorgersene.

Una cena frugale (foto di Maurizio Crispi)

(26.03.2020) ieri, dove mi trovo, come nel resto della Sicilia credo, ha piovuto fitto tutto il giorno. Bassa la temperatura percepita. Una pioggia necessaria all'agricoltura, ma tale da intristire.
Ma del resto si deve stare a casa: quindi, con la pioggia continua, c'è un ottimo motivo per stare dentro e ci si sente alleggeriti.

Dopo una lunga lotta, derivante dal fatto che mi ero incaponito a usare della legna tagliata di fresco, sono riuscito ad avviare la stufa e ho potuto godere dentro casa di un piacevole tepore, portando la temperatura interna sino alla meraviglia di 16°.

Poi nel corso della notte notte la pioggia è cessata ed è subentrato il vento, a raffiche.

Durante i miei risvegli, mi sembrava di essere su di un bastimento a vela, sballottato e scricchiolante.

Ho sognato vividamente e dei sogni di questa notte ricordo bene un frammento in cui io, in abiti talari bianchi e con una candida papalina sul capo, mi ritrovavo a ricevere Papa Francesco che arrivava con numerosi prelati al suo seguito. Ero alquanto imbarazzato alla sua presenza e mi sentivo goffo ed incapace di gestire adeguatamente il mio corpo in tali solenni circostanze. L'unico pensiero cosciente che mi attraversava la mente era che avrei dovuto levarmi quello zucchetto come se fosse un qualsiasi copricapo che uno alza dalla testa in segno di saluto oppure fare una riverenza e un baciamano. Ma rimanevo lì impalato come un ebete.

Che il sogno volesse dirmi che in questo frangente occorre rientrare nell'alveo consolatorio della fede? O che occorra lasciare entrare nel proprio cuore una figura salvifica e taumaturgica? Oppure ero io stesso che, nel sogno, mi facevo papa per guarire me stesso dalla paura?

Le notizie si accavallano, tutti dibattono.Sono tante le cose che si sentono dire, in testa a tutti le teorie complottiste. Certo è che - a sentire gli economisti - dalle ceneri del mondo percorso dal Coronavirus potrebbe nascere nuove configurazioni. Delrestoalcune delle grandi pestilenze nella storia dell'Umanità hanno cambiato letteralmente il corso della Storia.

Poi ci sono quelli che invocano l'arrivo di un vaccino efficace, costi quel costi (anche senza la necessaria sperimentazione, quindi come farmaco "eroico), altri che lo paventano.

Ci sono quelli che vorrebbero utilizzare farmaci di dubbia efficacia ancora e dai probabili effetti tossici (non ancora adeguatamente testati) da somministrare agli individui risultati infetti e/o ammalati.

Tutto e il contrario di tutto. E questo certamente non giova.

E' vero sicuramente che in questa situazione di dèbacle economica su scala mondiale ci saranno delle aziende che, se puntano sul cavallo giusto, si arricchiranno (vedi il caso dell'Avigan di cui tanto si discute adesso), come anche potranno trarne vantaggio i broker poichè - a seconda delle notizie circolanti - alcune azioni andranno giù e altre saliranno alle stelle (anche sulla base di fake news).

E questo è quanto.

Comincia un nuovo giorno e staremo a vedere.

Mi sono ricordato adesso (in realtà me lo sono ricordato mentre leggevo "Il velo dipinto" che ho finito ieri) che una volta, in Spagna, mi ritrovai nel bel mezzo di un'epidemia di colera.

Era il 1971 ed ero ancora studente di medicina. Allora non esistevano gli Erasmus, ma erano da poco stati avviati degli "scambi" tra studenti universitari. Avevo partecipato alle selezioni ed ero stato assegnato ad un piccolo ospedale spagnolo nella piccola cittadina di Palencia. Ero partito conla mia gloriosa 500 Fiat ed ero stato prima per oltre un mese in UK. Da lì mi spostai con un mio collega sino alla Spagna. Anche lui ci andava per lo stesso motivo, ma era destinato ad un'altra città. Quando arrivammo in prossimità della frontiera (eravamo in era pre-Schengen) avemmo (da una telefonata con i nostri familiari) la notizia dell'epidemia. Cercammo dunque un posto dove farci vaccinare (poichè era disponibile il vaccino) e ottenemmo la vaccinazione. Ci dissero che nei giorni successivi avremmo avuto qualche linea di febbre, ma che si sarebbe trattato di una normale reazione: "Quindi non preoccupatevi", aggiunsero. In realtà, questo ospedaletto a cui ero assegnato non era proprio a Palencia, ma in una cittadina limitrofa di cui non ricordo il nome: ricordo soltanto nei pressi della struttura sanitaria, un castello turrito cupo e tenebroso (che, tra l'altro, non era visitabile). Mi assegnarono una stanza spoglia, quasi monacale, con un lettino di metallo smaltato. niente alle pareti per allietare lo sguardo.

Nessuno si interessò a me, non mi venne dato alcun compito. Passai lì, i primi due giorni febbricitante, chiuso tra quelle quattro mura: i pasti me li portavano in camera. Mi sentivo come un recluso.

Quando stiedi meglio cominciai ad uscire per brevi passeggiate nei dintorrni. Dopo una settimana la mia resistenza si frantumò: decisi di andarmene e di partire per un tour attraverso la Spagna con una mia cugina  ed un un altro collega del nostro corso, anche loro profughi da analoghe situazioni. E quel viaggio fu memorabile.Ma questa è tutta un'altra storia.

 

Esercizio commerciale di Palermo che ha chiuso anzitempo per mancanza di clienti (Foto di Maurizio Crispi)

Il mio aggiornamento di oggi

(27.03.2020) Seguendo i notiziari e gli aggiornamenti si constata che le cose peggiorano a vista d'occhio nel dilagare dell'infezione da Covid-19. E' giusto tenersi informati, ovviamente.
Ma l'interesse ossessivo per gli ultimi notiziari non giova all'umore generale, questo è certo!
Vogliamo poter vedere degli spiragli, delle possibili aperture. Si gioisce, per esempio, se si osserva una lieve deflessione del numero dei nuovi casi registrati o dei morti. Ma è sollievo di poco conto poter constatare questo, perché poi i numeri riprendono a lievitare: ed in ogni caso bisogna tenere d'occhio il quadro globale,ciò che avviene nel mondo intero.
E siamo appena all'inizio.
Certo è che, leggendo con attenzione alcune fonti attendibili, che non sarà cosa breve. Alcuni parlano di tutto il 2020 e forse anche del 2021, con numeri molto alti di infetti e di morti nel mondo intero.
Ci sarà da preoccuparsi quando l'infezione prenderà piede in India, dove le misure di lockdown, già disposte peraltro, non potranno essere attuate, perché lì molta parte della popolazione non ha semplicemente una casa dove richiudersi.
In uno dei miei risvegli notturno riflettevo che bisogna cessare di desiderare spasmodicamente la fine di tutto questo, da un giorno all'altro, come per miracolo.
Quando si desidera spasmodicamente una cosa, sistematicamente il nostro desiderio rimane deluso.
Occorre smettere di desiderare e concentrarsi piuttosto sul momento presente.
La filosofia di vita degli Alcolisti Anonimi può tornarci utile.
Smettere di pensare al domani, concentrandoci unicamente all'oggi.
La nostra preoccupazione primaria è concentrare le nostre forze nell'oggi, non sono quelle fisiche, ma anche quelle mentali e spirituali.
Domani è un altro giorno, di là da venire. Domani si vedrà.
Quello che conta è transitare bene in ciascun giorno, senza chiedersi come sarà tra sei mesi e un anno. Questo ci aiuterà sicuramente a vivere meglio.
Ricordo che quando facevo le gare podistiche di 100 km, soprattutto all'inizio di quell'esperienza, scoprii che per essere resiliente, dovevo rinunciare a pensare al traguardo finale, concentrandomi piuttosto su quello - più pensabile - del successivo posto di ristoro a 5 km di distanza.
Questo atteggiamento mentale ti porta anche a concentrarti sul singolo passo che ti trovi a compiere, e così vai avanti, un passo dopo l'altro, sino a compiere i centomila passi dell'intera distanza (o giù di lì, un po' più o un po' meno, a seconda della velocità della tua traslazione nello spazio).
Mi ha anche colpito il fatto che dopo aver sognato due notti fa di incontrare il Papa, io stesso essendo vestito in abito talare, oggi Il Papa affacciandosi sul sagrato di una Piazza di San Pietro totalmente e surrealmente vuota impartirà una benedizione solenne Urbi et Orbi: e basta pensare in questo caso al potere dell'energia psichica messa in movimento dal fatto che decine di milioni di persone si ritroveranno a pregare contemporaneamente.
E, ritornando alla filosofia AA c'è da dire che questa consente anche a chi non è credente di affidarsi ad una forza superiore, un'Entità X che nei dodici punti AA mai viene nominata poiché ognuno deve costruirsela dentro di sé e con essa autonomamente dialogare, senza alcuna mediazione.
Il segreto degli AA è quello di una resa ad un potere superiore e l'accettazione della propria piccolezza, il che implica l'abbandono della hubrys che tanti danni fa a livello individuale e planetario.
Ieri ho anche ascoltato un'intervista ad Enzo Bianchi, il fondatore della comunità di Bose, che ha parlato a lungo del dramma delle centinaia e centinaia di persone che muoiono da sole senza il conforto dei propri familiari e senza il conforto dei riti della fede che aiutano il trapasso.
Dobbiamo riflettere a quei morti, nel momento in cui - come dicono le testimonianze - nelle cittadine del Nord le campane suonano a morto con una frequenza inaudita: come John Donne recita nel suo poema, quelle campane a morto ci riguardano, esse suonano anche per noi.

Intanto, si ridisegnano le mappe della prossemica. Ieri sono stato al piccolo supermercato dove mi servo abitualmente. E qui sono rimasto infastidito dal fatto che alcuni avventori (sempre ammessi all'interno in modo contingentato) mi venivano troppo vicini. Si instaurava tra me e costoro una specie di danza in cui io cercavo sempre di fare un passo indietro o di lato per mantenermi a distanza di sicurezza. Ho notato che un mio vecchio articolo sulla prossemica, pubblicato in questo blog, è stato all'improvviso attenzionato da molti lettori. aperto da molti lettori
Non è bello che ciò accada, ma tant'è.

Papà Francesco sul sagrato della Basilica di san Pietro, ill 27 marzo 2020 (fonte web)

(28 marzo 2020) Ieri ho avuto modo di scorrere un ottimo articolo di Raffaele Alberto Ventura su "La società iatrogena" che merita di essere letto e meditato. Il suo autore si dilunga sul fatto che questa pandemia sia l'autentica "tempesta perfetta" che nasce dall'incontro tra il piccolo virus Covid-19 e i meccanismi globalizzati del mondo del XXI secolo, quali rapidità dei trasporti, interconnessioni, delocalizzazioni, sovraffollamento etc.
In un certo senso - sostiene Ventura in modo documentato ed argomentando ampiamente - siamo noi stessi ad aver creato le condizioni necessarie per la diffusione del virus, in quanto è il nostro modo di vivere che ne facilità la diffusione su scala planetaria.
Mi è molto piaciuto che Ventura, nel contesto della sua dissertazione, abbia inserito un ampio riferimento a Ivan Illich e ad uno dei suoi testi più acclamati, "Nemesi Medica" che io ebbi modo di leggere quando ero ancora studente di medicina e che mi pose in una posizione utilmente critica nei confronti di certe prassi mediche super-tecnologiche.

Ciò che accade a noi oggi andrebbe, del resto, inquadrato in un contesto ben più ampio che è quello del progressivo ed inarrestabile degrado del nostro pianeta, a causa delle innumerevoli azioni di inquinamento e depredamento delle risorse, prima del tutto (o quasi) inconsapevoli, ma oggi sempre più condotte cinicamente sulla base della logica del profitto.

Questo libro è stato scritto dalla francese Fred Vargas, pseudonimo letterario di una ricercatrice in archeozoologia presso il Centro nazionale francese per le ricerche scientifiche e autrice di una serie di poziesca che ha come protagonista il commisssario Adamsberg.

Si tratta di un saggio che esamina in modo documentatissimo (alla faccia dei cosiddetti climato-scettici, guidati dai tracotanti Trump e Bolsonaro) le attuali condizioni di degrado inarrestabile delle condizioni climatiche e di esaurimento di alcune delle risorse chimiche fondamentali per il mantenimento della vita sul nostro pianeta. 
Il titolo del volume è "L'umanità in pericolo. Facciamo qualcosa subito" (Einaudi, 2020). non c'è davvero molto di che stare allegri.  Vi esorto a leggerlo, anche se di questi tempi, si tratta di lettura che non fa certamente sollevare il nostro umore.

Fred Vargas, L'umanità in pericolo. Facciamo qualcosa subito, Einaudi, 2020

(dal risguardo di copertina) Per anni, le élite politiche e finanziarie hanno nascosto la verità. Senza una drastica riduzione delle emissioni di CO2, entro il 2100 fino al 75% degli abitanti del pianeta potrebbe essere annientata da ondate di calore. Cambiare non è solo auspicabile, spiega Fred Vargas, ma necessario. Dobbiamo modificare la nostra dieta per incidere sempre meno sul cambiamento climatico; ridurre drasticamente la produzione di rifiuti e passare all’energia pulita. Lavorando insieme, riflettendo e immaginando soluzioni, l’umanità può ancora cambiare rotta e salvare sé stessa e il pianeta.

Se si colloca quanto sta accadendo con il Covid-19 in questo contesto, ci si renderà conto che siamo di fronte ad un tassello soltanto di una catastrofe di ben più ampie proporzioni e che ci stiamo avvicinando rapidamente al punto di non ritorno.

Ma non venitemi a che ciò che capita "sta semplicemente succedendo" e che noi lo subiamo come povere vittime innocenti. Non ci sono i quattro cavalieri dell'Apocalisse inviati da un dio irato a punirci, ma siamo noi stessi (in quanto uomini) i responsabili del disastro imminente.
A nostra discarica possiamo soltanto dire che noi siamo ostaggi delle lobby e di poteri occulti che manovrano soltanto per il proprio profitto: ma questa non è una giustificazione sufficiente, poichè noi - pur esecrandolo a parole - siamo i primi ad usufruire di tutti i vantaggi offerti da quel sistema di consumismo globale che sta rovinando il nostro pianeta e che ha creato le premesse per quanto sta accadendo con l'attuale pandemia. Sarebbe ora che quanto stia accadendo potesse essere colto come il segno per ridisegnare le mappe di un possibile sviluppo e di attivare nuove tecnologie, oppure affrontare coraggiosamente la necessità di tornare a condizioni di vita meno tecnologiche. Pensiamo, ad esempio, alla comunità degli Amish (che, pur con diverse variegatur,e continua a vivere come i primi pellegrini di più di due secoli addietro, rifiutando in maniera radical-fondamentalista qualsiasi nuova tecnologia).

Continuo ad essere assillato dalle narrazioni post-catastrofiste che ho assorbito nel corso degli anni: e si presentano segni indicativi del fatto che la realtà potrebbe superare i reami della fiction. Mi ha colpito sicuramente la notizia che un grande centro commerciale di Palermo (un grande Liddle, per l'esattezza) è stato preso d'assalto da "cittadini" che pretendevano di portarsi a casa i carrelli pieni senza pagare (accampando che non avevano più soldi per far fronte alle necessità quotidiane). Un singolo episodio che lascia presagire scenari cupi.
O anche la notizia altrettanto preoccupante del rialzo dei prezzi al dettaglio nel campo alimentari, con - in alcuni casi - ilraddoppio del costo di alcuni articoli. Per non parlare poi deelricarico astronomico praticato senza scrupoli su alcuni presidi anti-contagio, quali mascherine e guanti.
Fatti che sono intimamente correlati l'un con l'altro quasi due facce della stessa medaglia, poichè il rialzo predatorio dei prezzi (che in alcuni casi può ritornare ad accendere fantami del passato, come quello dei borsaneristi del tempo della II Guerra Mondiale) trova il suo correlato nei comportamenti altrettanto predatori di altri che ritengono di non potere più pagare simili prezzi inflazionati e che è venuto il momento di servirsi da soli (oppure perchè non ci sono più soldi per poter sopravvivere: basti pensare a tutti quelli che lavoravano nel'economia sommersa e che non potendo più giustificare i propri spostamenti sono costretti a stare a casa).
Di fronte a questi fenomeni si aprono due strade possibili: o il rinforzo delle misure di polizia che limiterebbe ulteriormente le libertà civili oppure l'attivazione di uno stato di guerriglia sociale.

Non è un caso che, negli Stati Uniti, dove l'allargarsi dell'epidemia procede ad un ritmo galoppante, ad essere presi d'assalto non sono stati i supermercati e i templi del consumismo commerciale, ma i negozi d'armi.

A fronte di tutto questo mi ha colpito la solenne immagine di papa Francesco che, al cospetto di una Piazza di San Pietro totalmente vuota ha impartito una solenne benedizione Urbi et Orbi, con indulgenza plenaria per tutti.
 

Pandemic gioco da tavolo

 

E intanto per esorcizzare la paura e il disagio ecco che è stato diffuso un gioco da tavolo che si chiama Pandemic e che serve ai giocatori costretti a casa ad esorcizzare la paura e a provare l'ebbrezza di tentare di sconfiggere con un lancio di dadi e con abili mosse il dilagare pandemico. Ma non è certo un gioco ciò che ci salverà.

 

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23 febbraio 2020 7 23 /02 /febbraio /2020 09:24

La Parata di Carnevale del Quartiere Noce a Palermo si è svolta il 20 febbraio 2020, alla sua quarta edizione.
L'iniziativa, varata quest'anno con il titolo : “Diritti in maschera, Carnevale alla Noce”, a stata dall’Associazione "A Strummula".
Sono state coinvolte le scuole E. De Amicis, A. Ugo, D. Almeyda, Manzoni - Impastato oltre all'Istituto Valdese.
Ciascuna scuola ha scelto un tema rappresentativo nell'ambito del vasto ventaglio di opzioni sui "Diritti in maschera" attraverso il quale raccontare i diritti nelle loro più diverse declinazione dall'ambito sociale, all'inclusività, alla lettura e all'ambiente e alla sua salvaguardia.
Tutte le scuole hanno lavorato a questo fine, con i propri studenti in modo laboratoristico, in modo tale che la rappresentazione delle tematiche scaturisse proprio dalla creatività - pur guidata - degli alunni.

Carnevale alla Noce 20230 (4^ edizione) - foto di Maurizio Crispi

L'Istituto Valdese (che conosco meglio perchè lo frequenta mio figlio Gabriel) ha scelto l’ambiente, con riferimento al diritto di poter vivere pienamente la bellezza della natura, che va preservata e valorizzata. Per tale motivo il percorso laboratoristico, che ha permesso di preparare la sfilata ha preso il titolo di "Carnevale in fiore".
I bambini e le bambine, dopo essersi raccolti in Piazza Noce hanno sfilato attraverso il quartiere Noce accompagnati dalle loro insegnanti.
Le strade sono state chiuse al traffico con blocchi mobili grazie all'intervento e alla costante supervisione della Polizia Municipale.

E' stata una bella manifestazione ricca di suoni e di colori, di divertimento ed allegria, in un quartiere che possiede di suo un'elevata densità multietnica e che, quindi, è per sua natura vario e colorato, con i gruppi di ciascuna scuola contraddistinti dai propri allestimenti tematici, ma tutti all'insegna del rispetto dei diritti civili, dell'inclusività sociale, della connessione in reti sociali allargate e del rispetto dell'ambiente.

Donne in sari, donne con il velo, bambini con la pelle di colori diverso: tutto ciò era rappresentato nella realtà vivente dei piccoli attori e dei genitori presenti: e dunque il tema dei "diritti" espresso attraverso le maschere è risultato particolarmente pertinente.
Altrettanto grande è stata la partecipazione del quartiere,: con tanti affacciati alle finestre e ai balconi ad applaudire e in taluni casi per poter vedere i propri piccoli congiunti sfilare.

Non è tutto rose e fiori naturalmente: alla gioia del momento facevano da sfondo la presenza di cumuli di rifiuti non raccolti (e teniamo conto che il quartiere della Noce è uno dei quartieri di Palermo dove non si fa ancora la raccolta differenziata): qui il Comune (e per esso il Comitato di quartiere) avrebbe potuto provvedere con una pulizia straordinaria, proprio per mettere all rione l'abito della festa, come sarebbe stato giusto - e bello - fare.
L'altro neo è stato quello del traffico che, benchè arginato dalla presenza della Polizia Municipale - e opportunamente deviato con blocchi mobili - si è fatto sentire con le sue sterili proteste e lamentele che, nei nostri climi (ma Milano non è diversa sotto questo profilo) sono inevitabili non appena è leso il diritto del cittadino di spostarsi a bordo della sua auto, come e quando vuole.

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17 febbraio 2020 1 17 /02 /febbraio /2020 09:32
Timur Vernes, Lui è tornato, Bompiani, 2017

Cosa accadrebbe se Adolph Hitler, improvvisamente, si risvegliasse ai nostri giorni, per l'esattezza nella Germania contemporanea, post-unificazione? Ci ha provato a raccontarlo - con efficacia, devo ammettere - il giovane scrittore tedesco Timur Vernes nella sua opera prima Lui è tornato (titolo originale: Er ist wieder da, nella traduzione di Francesca Gabelli che si è trovata ad accogliere una sfida importante sotto il profilo linguistico, come si può approfondire nell'intervista sotto riportata in link), pubblicata in Italia da Bompiani, nel 2017. E, in fondo, Timur Vernes, giocando con il rigore dello storico su questa ipotesi, si chiede, cercando di estrapolare delle possibili conseguenze, se la società tedesca contemporanea possiede dentro di sè degli anticorpi per resistere alle seduzioni della dittatura che si può riciclare seduttivamente con molti volti diversi (esilarante è vedere come Hitler redivivo trovi una sua platea in una trasmissione in diretta di grande successo, come comico ed imitatore in macchietta di se stesso) e che può ritrovarsi a imbarcarsi su carrozzoni politici  che sono pur sempre pronti ad accogliere un messaggio forte, con la complicità dei media contemporanei.

Si tratta di un opera di fiction, ovviamente, ma fondata su di uno studio accurato di fonti importanti, a partire dal testo autografo di Hitler (infamous, direbbero i Britannici) che contiene il suo pensiero, la sua filosofia, le sue concezioni, che trovarono un'infausta applicazione nel Reich, dal 1933 in avanti, cioè dall'anno terribile della sua ascesa al potere, con il conferimento del Cancellierato. Ma, anche, il testo del Mein Kampf (per le cui citazioni, utilizzate nei discorsi di Hitler redivivo è stata utilizzata nella traduzione la riedizione italiana, relativamente recente, per Kaos Edizioni) serve all'autore come fonte di ispirazione per il tipo di linguaggio aulico e retorico utilizzato dall'Hitler redivivo. In più, l'autore si è basato su altre fonti che contengono i resoconti di conversazioni più informali della vita privata di Hitler (spesso in situazioni sociali in cui Hitler più che altro monologava e gli altri, presenti, stavano per la maggior parte del tempo in silenzio ad ascoltare), oltre alle trascrizioni di tutte le conversazioni avvenute all'interno del Bunker di Berlino.

Il volume è corredato da un massiccio apparato di note che, appunto, danno al "revenant" un concreto radicamento storico. Tale corpus di annotazioni in calce al volume, in ogni singolo capitolo, tra l'altro, fa da guida sia al lettore esigente sia a quello chee sia all'asciutto di notizie storiche dettgliate relative a quel periodo.

L'idea che Hitler si svegli ai nostri giorni per motivi assolutamente misteriosi ed inspiegabili ("con il cappotto che puzza di benzina") è geniale, ma ancora più geniale è quella secondo cui egli con la sua follia lucida (cioè all'insegna di un sistema di pensiero in cui tutto sembra essere assolutamente logico e conseguenziale) egli riesca a farsi strada nella Germania contemporanea (i cui elementi di novità egli interpreta sempre alla luce delle sue incrollabili convinzioni e griglie di interpretazione), costruendosi un seguito e ampi consensi prima nel mondo dello spettacolo (dove riprende a pronunciare le sue arringhe come attore comico) e poi in quello della politica, trovando dei varchi attraverso il mondo dei media odierno (a lui prima assolutamente sconosciuto) in cui portare avanti le sue idee (deliranti).
Insomma, attraverso una narrazione che assume il carattere di una satira fantapolitica, Timur Vernes è riuscito a illuminare le debolezze e le idiosincrasie della Germania contemporanea, in cui sembrerebbe che la nostalgia di una guida forte e carismatica non si sia mai del tutto atrofizzata.

(Soglie del testo) Estate 2011: Adolf Hitler si sveglia in uno dei campi incolti e quasi abbandonati del centro di Berlino. Sessantasei anni dopo la sua fine nel bunker, Adolf si trova catapultato in una realtà diversa: la guerra sembra finita, nessuna traccia di truppe e commilitoni, si respira un'aria di pace e al timone del paese c'è una donna. E così, contro ogni previsione, Adolf inizia una nuova carriera, in televisione: non è un imitatore né una controfigura, interpreta se stesso e non fa né dice nulla per nasconderlo. Anzi, è tremendamente reale. Eppure nessuno gli crede: tutti lo prendono per uno straordinario comico, e lo imitano. Farsa, satira, pura comicità, analisi spietata e corrosiva del nostro tempo, il romanzo d'esordio di Timur Vermes è un gioiello di intelligente umorismo, un fenomeno editoriale con pochi precedenti, come ha dimostrato il suo successo in tutto il mondo.
Titolo originale: ''Er ist wieder da'' (2012).

Dal libro è stata prodotta una riduzione cinematografica (Lui è tornato - Er ist wieder da) diretta da David Wnendt, nel 2015.

L'Autore. Timur Vermes, nato nel 1967 da madre tedesca e padre di origini ungheresi, ha studiato Storia e Scienze politiche a Erlangen. Ha scritto per l’“Abendzeitung” e l’“Express” di Colonia e ha collaborato con diversi periodici. Dal 2007 ha pubblicato quattro libri come ghost writer, altri due sono in preparazione. Lui è tornato è stato tradotto in 41 lingue e nel 2015 è diventato un film.

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10 febbraio 2020 1 10 /02 /febbraio /2020 12:30

“Ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare l’‘Ur-Fascismo’, o il ‘fascismo eterno’. L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: ‘Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!’ Ahimè, la vita non è così facile. L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo.”

Umberto Eco

Umberto Eco, Il Fascismo Eterno, La Nave di Teseo, 2017

"Il fascismo eterno", proposto nel 2017 da "La Nave di Teseo" che sta ripubblicando le opere di Umberto Eco (alcune delle quali ancora inedite), contiene il testo di un discorso pronunciato in versione inglese ad un simposio organizzato dai Dipartimenti di Italiano e Francese della Columbia University (USA), il 25 aprile 1995 per celebrare - in occasione del Cinquantenario - la liberazione d'Italia e d'Europa dal gioco del Nazifascismo.
Il testo comparve, poi, edito a stampa con il titolo di "Eternal Fascism", su "The New York Review of Books" (22 giugno 1995) ed è stato quindi tradotto in lingua italiana per la pubblicazione su "La Rivista dei Libri (Uscita luglio-agosto 1995), con il titolo di "Totalirismo fuzzy e Ur-Fascismo", con qualche aggiustamento formale reso necessario dalla differente platea cui questo testo era rivolto.
Come osservazione generale, tuttavia, nella nota introduttiva, l'autore tiene a precisare che, in ogni caso, tutto l'insieme della sua lectio era stata pensata per un pubblico di studenti universitari americani, in un momento critico quando la nazione era stata scossa dai fatti dell'attentato di Oklaoma City e dalla rivelazione traumatica - per alcuni - che esistevano negli USA organizzazioni militari di estrema destra. L'audience cui era rivolto il testo spiega perché vi siano a volte riferimenti quasi scolastici su eventi che il lettore italiano dovrebbe conoscere bene.
Ma, in ogni caso, la parte veramente clou di questo breve saggio è l'enumerazione delle caratteristiche basilari che definiscono l'Ur-Fascismo e che consentono di delineare una categoria più ampia nella quale possono confluire le più diverse forme di totalitarismo.
E' uno scritto da leggere e da meditare poiché . come avverte Eco in conclusione - ... Dobbiamo stare attenti che il senso di queste parole non si dimentichi ancora. L'Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. (...) L'Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarle e di puntare l'indice su ognuna delle sue nuove forme - ogni giorno, in ogni parte del mondo" (ib., p.50).
Occorre riflettere e meditare su questo testo ed esercitarsi a verificare costantemente quando le caratteristiche dell'Ur-Fascismo delineate da Eco si adattano ai personaggi emergenti della scena politica italiana, europea, internazionale. E mai abbassare la guardia. Edè anche una lettura che dovrebbe essere proposta nelle scuole, per l'approfondimento su queste tematiche da parte degli studenti più grandi, poichè l'Ur-fascismo, alimentato dalle tematiche sovraniste e dai venditori di paura, è sempre pronto a risorgere.

(Soglie del testo) “Ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare l’‘Ur-Fascismo’, o il ‘fascismo eterno’. L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: ‘Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!’ Ahimè, la vita non è così facile. L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo.” (Umberto Eco).

 

Umberto Eco

L'Autore. Umberto Eco (Alessandria 1932 − Milano 2016), filosofo, medievista, semiologo, massmediologo, ha esordito nella narrativa nel 1980 con Il nome della rosa (Premio Strega 1981), seguito da Il pendolo di Foucault (1988), L’isola del giorno prima (1994), Baudolino (2000), La misteriosa fiamma della regina Loana (2004), Il cimitero di Praga (2010) e Numero zero (2015). Tra le sue numerose opere di saggistica (accademica e non) si ricordano: Trattato di semiotica generale (1975), I limiti dell’interpretazione (1990), Kant e l’ornitorinco (1997), Dall’albero al labirinto (2007), Pape Satàn aleppe (2016) e Il fascismo eterno (2018). Ha pubblicato i volumi illustrati Storia della Bellezza (2004), Storia della Bruttezza (2007), Vertigine della lista (2009), Storia delle terre e dei luoghi leggendari (2013) e Sulle spalle dei giganti (2017)

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18 ottobre 2019 5 18 /10 /ottobre /2019 09:45
Marco D'Eramo, Il selfie del mondo, Feltrinelli, 2017

Marco D’Eramo è un sociologo e giornalista che ha studiato il turismo nel libro “Il selfie del mondo” (Fetrinelli, 2017 ed ora anche in economica).
Non tutto il libro è di pari interesse, ma la prima parte per coloro che amano il camminare di lunga durata, il trekking ed anche il camminare profondo, anche in opposizione, può essere stimolo di riflessioni.

In particolare, all'interno del volume si ritrova un argomento d'un certo interesse ed è quello  in cui D’Eramo decreta la morte di città e territori: questo verdetto rilasciato dall’Unesco è il “Patrimonio dell’Umanità” o World Heritage.
Molti pensano sia un grande riconoscimento, che aiuta a salvare città, territori e beni materiali e immateriali. Ma in realtà, come spiega bene D’Eramo, ne certifica la morte, trasformando un luogo vivo, in evoluzione, una città abitata da gente vera, in una "disneyland" per turisti.
O meglio, quasi sempre il processo è già avvenuto e quando arriva il patrocinio l’Unesco, si tratta soltanto di una sorta di convalida ufficiale. Il bollino Unesco poi non fa che incrementare all'ennesima potenza il numero dei visitatori.
Le città, i paesi e i territori sotto l'implacabile pressione del turismo globale (pensiamo a Firenze, Venezia o a San Gimignano) si trasformano, gli abitanti storici se ne vanno, per lasciar posto a B&B, Case Vacanze, Affittacamere, Airbnb. I negozi “veri”, che vendono beni di prima necessità, si trasformano prima i negozi di prodotti tipici, e poi in negozi di souvenir standard, uguali in tutto il mondo: e si tratta di un processo che è difficilmente reversibile, una volta avviato.

Prendiamo - a titolo di esempio - il caso del bel paese medievale di San Gimignano. Chi ha camminato sulla Francigena lo conosce bene.
Ma gli abitanti autoctoni non possono più vivere nel suo centro storico: i prezzi sono alti, non c’è più un negozio vero (non si vive di soli pinocchietti di legno!), ma solo rivendite di souvenir standard, poste una accanto all’altro; le strade sono piene di gente all'inverosimile: insomma, tutto l'opposto di una cittadina a misura d'uomo e di conseguenza il nucleo storico della cittadina si è spopolato e se ne sono andati tutti a vivere in periferia. E, per quanto riguarda la Toscana, quando arrivano i famosi pinocchietti si può decretare senza ombra di dubbio che il processo di disneylandizzazione di un luogo è cosa compiuta: e il luogo con le sue radici storiche e con le vite narrate e da narrare che contiene si trasforma in un anonimo non luogo.

È paradossale che l’unintended consequence del voler mantenere l’unicità, l’irripetibilità di un sito, produca in realtà un 'non luogo' sempre uguale a se stesso in tutti i siti heritage della terra. Come per trovare i veri sangimignanesi devi uscire e allontanarti dalle mura medievali, così per trovare dove vivono davvero i laotiani di Luang Prabang bisogna pedalare in bicicletta per un paio di chilometri su Photisalath Road per raggiungere la città vivente”.
Il turismo è l’industria più pesante, più importante e più impattante del XXI secolo, tanto che ormai si parla dell’"Età del turismo" riferendosi alla nostra era.
Ovviamente l’etichetta Unesco non è causa del turismo, ma ne è in qualche modo certificato di garanzia, e copertura ideologica (istituzione “a fin di bene”).
L’etichetta Unesco ha aperto all’industria turistica una nuova, meravigliosa, sconfinata terra di conquista: perché costruire nuove Disneyland quando disponiamo di una caterva di città viventi e di territori che aspettano (anzi chiedono disperatamente) di diventare parchi a tema, col semplice mummificarsi, e quindi svuotarsi?”. E ovviamente poi si paga il biglietto, perché stupirsi se sui sentieri delle Cinque Terre o delle Gole di Samaria da anni, a Venezia da dopodomani o in altri luoghi a seguire pian piano, si pagherà il biglietto per entrare?".

Marco D'Eramo, Il selfie del mondo, Feltrinelli, Universale Economica, 2019

Marco D'Eramo, Il selfie del mondo. Indagine sull'età del turismo, Feltrinelli (Campi del sapere), 2017

(Dalla quarta di copertina) Un saggio che analizza il fenomeno sociale e globale del turismo: una ricerca attualissima, una critica sorprendente della contemporaneità, che è anche uno straordinario viaggio intorno al mondo.

Il turismo è l'industria più importante di questo nuovo secolo, perché muove persone e capitali, impone infrastrutture, sconvolge e ridisegna l'architettura e la topografia delle città. D'Eramo tratteggia i lineamenti di un'epoca in cui la distinzione tra viaggiatori e turisti non ha più senso e recupera le origini di questo fenomeno globale, osservandone l'evoluzione fino ai giorni nostri. La nascita dell'epoca del turismo rivive attraverso le voci dei primi grandi globetrotter, a partire da Francis Bacon, passando per Samuel Johnson, fino a Gobineau e Mark Twain, che restituiscono una concezione del viaggio ancora elitaria e che, tuttavia, porta con sé quella ricerca del diverso, del selvaggio e dell'autentico tipica di ogni esperienza turistica. Attraverso un percorso urbano che si sviluppa su tutto il mappamondo, d'Eramo smaschera la dialettica del fenomeno turistico e la affronta senza pregiudizi snobistici, collocandola nello spirito del suo tempo.

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16 ottobre 2019 3 16 /10 /ottobre /2019 10:20
Mio fratello rincorre i dinosauri (Italia, 2019)

Mio fratello rincorre i dinosauri (Italia, 2019) è un bel film, molto educativo e molto vero, che racconta di quanto possa essere arricchente in una famiglia la presenza di un bimbo down, ma anche quali e quante possano essere le difficoltà con le quali alcuni della famiglia debbano confrontarsi. E, naturalmente, le cose si complicano quando l'unità sociale elementare che è la famiglia deve istituire un confronto con il contesto societario più vasto oppure quando il portatore della disabilità - qualunque essa sia - deve fare il suo ingresso nel mondo.

In queste situazioni, l'affettività ha un potente ruolo cementante ed evolutivo. E sono sempre gli elementi più giovani dell'unità familiare che più facilmente possono subire le pressione del contesto allargato a potere subire delle conseguenze, come appunto dimostra la vicenda autobiografica raccontata da Giacomo Mazzariol (pubblicata da Einaudi Collana Stile Libero Extra nel 2016, con il titolo Mio fratello rincorre i dinosauri. Storia mia e di Giovanni che ha un cromosoma in più) e trasposta in film da Cipani.

Il film - fatta salva qualche interpolazione necessaria per  rendere più fluida la sua sintassi - segue in modo piuttosto aderente il racconto scritto.
Alcuni hanno detto che il libro di Mazzariol (e il film) rappresenti la risposta italiana a Wonder (libro e film che ne è stato tratto): in effetti è così, anche se - ovviamente - vi sono delle differenze sia legate al contesto sia al tipo di "diversità" di cui viene raccontato. Anche se in Wonder vi è un fronte familiare compatta accanto al piccolo protagonista della vicenda, mentre nel racconto di Mazzariol è lo stesso Giacomo che, in un momento ben preciso della sua storia di evoluzione sociale e di costruzione del Sè, ripudia il fratello Gio affetto da Sindrome di Down salvo a ricredersi e a ritrovare il giusto e armonico equilibrio affettivo, con una riapertura e una dichiarazione in qualche modo "pubblica", attraverso un videoclip, divenuto rapidamente virale, "The simple interview".

Io stesso, nel vedere il film e nel leggere il libro, ho avuto una serie di flashback che mi hanno riportato indietro agli anni della mia pre-adolescenza e adolescenza e al difficile compito di mediare in quegli anni tra le istanze sociali nuove con cui iniziavo a confrontarmi e il fatto di avere un fratello disabile. Benchè in famiglia vi fosse la precisa consapevolezza di essere uniti affettivamente e motivati per costituire un team affiatato in cui il problema della disabilità di mio fratello doveva essere condiviso e gestito da tutti, senza distinzioni, l'avere un fratello disabile ha creato dentro di me - indubbiamente - delle risonanze e delle titubanze che, quando mi sono ritrovato davanti alle prime aperture nel sociale, hanno plasmato in qualche misura la costruzione del mio carattere, portandomi in taluni casi a scelte di isolamento piuttosto che di coraggiosa apertura.
Penso certamente che libri come questi (e i relativi film che a loro sono stati ispirati) dovrebbero essere fatti leggere nelle scuole o essere letti e illustrati ad alta voce dai docenti e poi discussi con gli allievi, poichè hanno da insegnare veramente tanto sui temi dell'accettazione e dell'integrazione, non in maniera teorica ma in modo semplice e diretto fondato su fatti realmente accaduti.

Chi ha tratto interesse a questi due racconti potrebbe trovare utile iun confronto con la priva prova letteraria di Mariapia Veladiano, La vita accanto (Einaudi, 2011), nella quale si racconta dell'infelice Rebecca, nata in una famiglia di rango sociale marchiata dalla sfortuna - sin dalla nascita - di essere palesemente brutta e, per questo, sin dalla nascita, rifiutata dalla madre e condannata ad una vita di semi-reclusione, dalla quale si salverà soltanto grazie al suo talento naturale e dal fatto che alcune delle persone che la circondano le vogliono bene, malgrado la sua bruttezza. Il racconto della Veladiano contraddice radicalmente il detto popolare "Ogni scarrafone è bello 'a mamma sua". In effetti si può essere condannati ad una forma di severo ostracismo per la propria malattia o bruttezza (e, in fondo, cos'è la malattia se non un'offesa alla purezza dei canoni estetici che si vorrebbero garantiti per sé e per i propri cari?). Ma anche il libro della Veladiano conferma l'assioma che sono gli affetti a salvare le persone e che anche nelle situazioni di più estreme di rifiuto affettivo possono aprirsi delle vie insperate per incanalare l'affettività e per ricevere l'affetto necessario ad un sano sviluppo psico-affettivo.

 

 

Mazzariol, Mio fratello rincorre i dinosauri, Einaudi Stile Libero Big, 2016

Giacomo Mazzariol, Mio fratello rincorre i dinosauri. Storia mia e di Giovanni che ha un cromosoma in più, Einaudi (Stile Libero Extra), 2016

(Risguardo di copertina) Ci sono voluti dodici anni perché Giacomo imparasse a vedere davvero suo fratello, a entrare nel suo mondo. E a lasciare che gli cambiasse la vita.
Hai cinque anni, due sorelle e desidereresti tanto un fratellino per fare con lui giochi da maschio. Una sera i tuoi genitori ti annunciano che lo avrai, questo fratello, e che sarà speciale. Tu sei felicissimo: speciale, per te, vuol dire «supereroe». Gli scegli pure il nome: Giovanni. Poi lui nasce, e a poco a poco capisci che sí, è diverso dagli altri, ma i superpoteri non li ha. Alla fine scopri la parola Down, e il tuo entusiasmo si trasforma in rifiuto, addirittura in vergogna. Dovrai attraversare l’adolescenza per accorgerti che la tua idea iniziale non era cosí sbagliata. Lasciarti travolgere dalla vitalità di Giovanni per concludere che forse, un supereroe, lui lo è davvero. E che in ogni caso è il tuo migliore amico. Con Mio fratello rincorre i dinosauri Giacomo Mazzariol ha scritto un romanzo di formazione in cui non ha avuto bisogno di inventare nulla. Un libro che stupisce, commuove, diverte e fa riflettere.
Insomma, è la storia di Giovanni, questa. Giovanni che ha tredici anni e un sorriso piú largo dei suoi occhiali. Che ruba il cappello a un barbone e scappa via; che ama i dinosauri e il rosso; che va al cinema con una compagna, torna a casa e annuncia: «Mi sono sposato». Giovanni che balla in mezzo alla piazza, da solo, al ritmo della musica di un artista di strada, e uno dopo l’altro i passanti si sciolgono e cominciano a imitarlo: Giovanni è uno che fa ballare le piazze. Giovanni che il tempo sono sempre venti minuti, mai piú di venti minuti: se uno va in vacanza per un mese, è stato via venti minuti. Giovanni che sa essere estenuante, logorante, che ogni giorno va in giardino e porta un fiore alle sorelle. E se è inverno e non lo trova, porta loro foglie secche. Giovanni è mio fratello. E questa è anche la mia storia. Io di anni ne ho diciannove, mi chiamo Giacomo.

L'Autore. Giacomo Mazzariol è nato nel 1997 a Castelfranco Veneto, dove vive con la sua famiglia. Nel marzo del 2015 ha caricato su YouTube un corto, The Simple Interview, girato assieme al fratello minore Giovanni, che ne è il protagonista. Giovanni ha la sindrome di Down. Il video ha avuto un'eco imprevedibile: i principali quotidiani gli hanno dedicato la prima pagina ed è stato commentato anche all'estero.
The Simple Interview è visibile su www.youtube.com/watch?v=0v8twxPsszY.html
Per Einaudi ha pubblicato Mio fratello rincorre i dinosauri (2016 e 2018) e Gli squali (2018).

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14 agosto 2019 3 14 /08 /agosto /2019 07:54

«Io ho un nome molto strano, mi chiamo Vercingetorige, perché a papà quando sono nato è saltato il ghiribizzo, come dice la mamma. Però tutti mi chiamano Torè. Dal giorno dello scompiglio, comunque, ho capito che non ci sono nomi strani, ci sono nomi e basta. Infatti, anche se qua a Linosa molti si chiamano Giuseppe, Franco, Salvatore, Maria e questi nomi qua, da altre parti non è così. Infatti è impossibile che anche al papà di Ahmed e Fatima e di tutti gli altri sia saltato il ghiribizzo. Il papà di Ahmed e Fatima lavora a Londra, e loro hanno fatto questo lungo viaggio per raggiungerlo. Meno male che mio padre fa solo piccoli viaggi in mare per pescare e non va mai via da Linosa! A scuola io non sono per niente un tipo tranquillo 8p. 13)

Dario Flaccoviosito web

Valentina Gebbia, Metà bianchi Metà neri, Dario Flaccovio Editore, 2019

Valentina Gebbia ci offre nelle pagine di Metà bianchi Metà neri, Dario Flaccovio Editore, 2019, attraverso le note diaristico di un bambino isolano, una storia di migrante. In quattrocento vengono salvati da un barcone che si è arenato sulla costa di Linosa e le genti dell'isola (i residenti sono meno di 400) sono mobilitati per occuparsi di loro, in attesa che l'isola sia di di nuovo raggiungibile, poiché nel frattempo le condizioni meteo sono peggiorate.
Con la popolazione locale, accogliente e provvida, si stringono subitolegami di amicizia e di solidarietà: Torè, il giovane protagonista, è portato a vedere più le somiglianze che le differenze.
E vorrebbe anche che questo gruppo di migranti rimanesse per sempre nell'isola assieme a loro.
La dura e crudele realtà si imporrà, con il ristabilirsi del bel tempo, e Torè vedrà partire i suoi nuovi amici con un peso nel cuore e un senso di incolmabile nostalgia, ma a causa di questa esperienza porterà con sé - per sempre - un'importante lezione di vita.

E' una lettura da consigliare a tutti coloro che si recano in vacanza a Linosa, poiché le pagine di questo libricino sono dense di impareggiabili descrizioni dell'isola e delle abitudini dei suoi abitanti.
Ma è anche da consigliare a tutti coloro che vogliano trasmettere ai più piccini una lezione di tolleranza, di accettazione dell'altro e di civile convivenza tra i popoli.
E' anche un libro che rappresenta una bella semplificazione della formula esortativa "Restiamo umani" che viene più volte ripetuta o addirittura esposta su lenzuola appese fuori dai balconi e alle finestre: un appello alle regole fondamentali dell'accoglienza e del vivere civile contro le esternazioni di Salvini "pifferaio della paura".

(Soglie del testo) Metà bianchi metà neri è il racconto delicato del fenomeno migratorio e del suo portato umano e sentimentale.
Attraverso gli occhi del piccolo Torè viene raccontato l’arrivo di quattrocento migranti sull’isola di Linosa.
Qui, nello spazio ristretto di una comunità accogliente e disponibile nei confronti del prossimo, nascono sentimenti e legami inaspettati.
La storia è scandita attraverso le pagine di un diario in cui il bambino registra quanto accade intorno a lui, a partire dall’amicizia con un coetaneo appena sbarcato.
Sviluppo del racconto ed epilogo convergono nel disegnare i tratti di un’umanità capace di superare ogni barriera etnica, linguistica e sociale.

L'Autore. Valentina Gebbia, scrittrice, regista, attrice e giornalista, è laureata in Giurisprudenza e abilitata alla professione di Awocato. Ha pubblicato parecchi romanzi premiati dal pubblico e dalla critica, come la serie di gialli della sgangherata famiglia "Mangiaracina Investigazioni", e vari racconti in antologie. Ha diretto corti e documentari, e il lungometraggio "Erba Celeste", tratto da uno dei suoi libri. Per queste Edizioni ha pubblicato il racconto "Rekhale" e il romanzo "Fuoco grande, il mistero degli incendi di Caronia", ospitato in vari convegni e trasmissioni televisive.

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21 febbraio 2019 4 21 /02 /febbraio /2019 08:13
Azzardo e Usura un convegno a Palermo

Ha avuto luogo a Palermo, mercoledì 20 Febbraio 2019, il convegno (primo di tre in tutto il territorio nazionale) sul tema Azzardo: per una svolta istituzionale a tutela della persona e del bene comune, promosso dalla Consulta Nazionale Antiusura "Giovanni Paolo II", in collaborazione con la Fondazione Antiusura “Santi Mamiliano e Rosalia” di Palermo .
Il convegno si è svolto presso il Seminario Arcivescovile Diocesano (Via Incoronazione n° 7), con la partecipazione di una fitta audience e di un folto gruppo di giornalisti, dal momento che il convegno per l'interesse dei suoi contenuti è stato proposto come corso per i giornalisti dell'Ordine nel quadro delle attività di formazione professionale continuativa (per la quale ha rilasciato 5 crediti formativi). Un programma denso, quello del convegno, che ha illustrato efficacemente la situazione del Gioco d'Azzardo oggi in Italia, nelle sue derive individuali, familiari, sociali ed economiche e delle attività di usura che ne rappresentano l'inevitabile contraltare; e che nello stesso tempo ha suscitato negli interlocutori riflessioni sulla necessità di attivare delle misure efficaci di contrasto che, ovviamente, non solo passano dalla attivazione di misure di prevenzione, ma anche dalla necessità di trovare di trovare delle soluzioni politiche e legislative che consentano di modificare la disastrosa linea di tendenza, iniziata negli anni Novanta del secolo scorso con la totale deregulation delle attività di azzardo (prima confinate soltanto ai quattro Casino istituiti per Legge e alle periodiche Lotterie). Nel segnalare i numeri sull'entità del fenomeno, delle perdite che esso implica, ma anche dei guadagni che vanno a finire nella malavita organizzata (è noto da tempe che molte delle sale giochi/scommesse, sono controllate dal malaffare, con un giro di di incassi stratoferici che fanno dell'azzardo, globalmente, la terza risorsa economica del Paese), è stato diverse in diversi modi e dalla molteplicità di voci dei relatori che occorrono soprattutto degli interventi concertati ed istituzionali che consentano in tempi brevi di arrivare ad un inversione di rotta, mentre allo stato attuale anche le Associazioni che si occupano di gestire degli interventi (come ad esempio aiutare le vittime dell'usura e le loro famiglie) possono intervenire soltanto quando i danni sono stati fatti, quando le famiglie sono state distrutte o sono già sull'orlo del collasso e le imprese falliscono o passano di mano.

I lavori sono stati aperti alle ore 9,00 con la celebrazione eucaristica nel Duomo di Palermo, presieduta da S.E. Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo, (Concelebranti i sacerdoti presenti) e una sosta significativa di preghiera sulla tomba del Beato Pino Puglisi.
Alle ore 10,00, presso la Sala Convegni del Seminario Arcivescovile, sono intervenuti in apertura per i saluti S.E. Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo, la Dott.ssa Antonella De Miro, Prefetto di Palermo, il Prof. Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo, la Dott.ssa Annapaola Porzio, Commissario straordinario del Governo per il coordinamento iniziative antiracket e antiusura, il Dott. Salvatore Di Vitale, Presidente del Tribunale di Palermo.
La prima parte della Tavola Rotonda ha proposto una rassegna sulla presenza dell’azzardo nelle Regioni dell’Italia Meridionale e sono intervenuti  il Dott. Vittorio Alfisi, Presidente Fondazione Ss. Mamiliano e Rosalia per la Sicilia; Padre Basilio Gavazzeni, Presidente Fondazione Lucana Mons. Cavalla per la Basilicata; il  Dott. Francesco Marzano, Presidente Fondazione San Matteo Apostolo (Calabria); l’Avv. Amedeo SCaramella, Presidente Fondazione San Giuseppe Moscati  (Campania); il Dott. Ruggero Ricco, Segretario Generale Consulta Nazionale Antiusura per la regione Puglia.
I dati forniti per le diverse regioni in esame sono stati tutti impressionanti per quanto riguarda sia il numero dei giocatori, sia l'entità delle somme investite e perse, sia infine sull'impegno medio procapite annuo del reddito nelle attività d'azzardo (dati tutti provenienti dalle statistiche fornite da fonti ufficiali e che coprono, ovviamente, le attività ufficiali e registrate.
Quella che si proseptta è un'autentica "epidemia" che incide fortemente sul reddito delle famiglie, sulle attività d'impresa sottraendo capitali a circuiti virtuosi e sul benessere psico-fisico dei cittadini, a fronte di attività di contrasto esigue anche sul piano legislativo e normativo regionale.
Si potrebbe fare molto di più e, invece, nella maggior parte delle Regioni prese in esame si assiste al proliferare delle sale scommesse per non parlare di quelle dove si può praticare il gioco on line e delle Tabaccherie e bar Tabacchi, abilitati alla vendita dei famigerati "gratta e vinci" e alla gestione delle slot machines.
Anche l'impegno di spesa, per quanto concerne le risorse messe a disposizione del Servizio Sanitario Nazionale per il trattamento delle Ludopatie (collocabili nel quadro delle Dipendenze patologiche non farmacologiche, ma da comportamenti) è piccolo se messo al confronto con l'entità dei numeri, anche perchè quelle aziende sanitarie che hanno avviate delle attività specifiche nei confronti dei giocatori d'azzardo, possono intervenire soltanto nel caso in cui si sia instaurata una condizione di dipendenza patologica e che nei giocatori stessi abbia preso piede una percezione di malattia (cosa che in genere arriva tardimente, quando ormai grossi danni sono stati fatti). Viceversa, la perdita economica è secca se si considerano tutte le risorse che vengono inghiottite dalle attività di usura che proliferano attorno al gioco d'azzardo e che impoveriscono sino all'osso gli individui, le loro famiglie e lo stato.
Sono stati sollecitati da parte dei relatori di questa prima parte interventi significativi da parte dello Stato per ridurre la diffusione delle sale da gioco e per attivare significativiinterventi di prevenzione, considerando anche che negli ultimi anni è cresciuto il numero dei giovani che intraprendono il gambling.

Nella seconda parte del convegno hanno sviluppato le loro relazioni il  Prof. Maurizio Fiasco, Sociologo, e Consulente della Consulta Nazionale Antiusura su “Azzardo: analisi dei dati e linee di una riforma a garanzia della persona, della società e dell’interesse pubblico” che ha fatto sinteticamente un quadro della situazione del gioco d'azzardo a partire dalla deregulation avvenuto a seguito di alcune leggi dello Stato a partire dall'inizio degli anni Novanta; la Dott.ssa Valeria Carella, Ricercatrice, su “Regolamentare non è proibizionismo: disamina politiche territoriali” che ha ha sottolineato come il gioco d'azzardo non si aa "legale", ma soltanto "legalizzato"; la Dott.ssa Giovanna Nozzetti,  Giudice della Terza Sezione Civile Tribunale di Palermo, su “Azzardo e Costituzione. Discrimine tra compatibilità e antinomia”.

Le conclusioni sono state sviluppate dal Dott. Luigi Gaetti,  Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno e a Mons. Alberto D’Urso, Presidente della Consulta Nazionale Antiusura.

L’azzardo è una delle principali cause di indebitamento delle famiglie italiane anche a usura, ha dichiarato Mons. Alberto D’Urso, Il suo consumo è ormai fuori controllo per stessa ammissione di alcuni esponenti delle istituzioni. Siamo difronte ad una deriva non solo economica, ma anche esistenziale. Ci sono persone che a causa dei debiti o per coprire le insolvenze da azzardo fanno gesti inconsulti a danno di se stessi, dei famigliari e dell’intera collettività. E’ un fenomeno tanto complesso che va contrastato sul piano della prevenzione, della legalità, della giustizia, dell’economia politica, della politica economica e della salute pubblica. Per questa ragione abbiamo deciso di invitare intorno ad unico tavolo esperti che si interfacciano con i fenomeni dell’azzardo e dell’usura. Dopo Palermo, seguiranno una Tavola Rotonda a Torino, il 9 aprile, per le Fondazioni  dell’Italia settentrionale  e una a Roma, il 10 aprile, per centro Italia”.
L’incontro è stato moderato dal Diac. Pino Grasso, Direttore Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi Palermo.

 

 

 

 

 

 

 

Consulta Nazionale Antiusura
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tel. 0805235454 fax 0805225030

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Azzardo e usura. Un convegno a Palermo promosso dalla Consulta Nazionale Antiusura che illustra lo stato dell'Arte e le derive sociali, esistenziali ed economiche, prodotte dall'attuale assetto

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17 febbraio 2019 7 17 /02 /febbraio /2019 09:30

"...d'un tratto mi balenò, per così dire nella mente la rivelazione dell'unica cosa veramente comica al mondo. Questo non significa che ci siano molte cose non comiche. E che non lo sono sino in fondo, perchè tutte hanno un lato tragico. Questa invece lo è sempre, immancabilmente. E' la scorreggia. Ridi pure, se vuoi, ma così facendo mi darai solo ragione. Sì, la scorreggia é sempre buffa, non la si può mai prendere sul serio. La più dilettevole tra le umane debolezze.

Paul Auster, Notizie dall'interno, Einaudi, 2014, p. 158

Un esempio di scorreggia infuocata (dal web)

Riprendo qui una mia nota, originariamente pubblicata nel mio profilo Facebook, il 18 dicembre 2018: con qualche piccolo miglioramento rispetto all'originale.

Quella di Paul Auster, serissimo scrittore, ma con il senso dell'ironia, è un'affermazione decisamente vera, molto allineata a quella famosa frase di Montaigne che fa "Si haut que l'on soit placé on n'est jamais assis que sur son cul" che lo zio Luigi, fratello di mia madre, ai vertici della carriera militare, ma con uno spiccato senso dell'ironia, soleva spesso ripetere.

Insomma culo e scorregge sono eguali per tutti e, secondo Paul Auster, queste sultime sono in assoluto la cosa più buffa che è data all'uomo di produrre.

E sul fatto che, in generale, di fronte ad una scorreggia o - per meglio dire - investiti da essa Olfattivamente e/o olfattivamente, tenendo conto dell'esistenza dei peti silenziosi), non si può che ridere, nemmeno su questo ci piove. Ancora di più quando si è nei panni del "subdolo artigliere" (ovverossia colui che produce scorregge non rumorose, ma estremamente puzzolenti), al centro di un nobile - ed ignaro - consesso. E sull'intrinseca comicità delle scorregge e dei riti messi in atto dallo scorreggiatore esplicito, ognuno avrebbe molti divertenti episodi da citare. Come il caso di uno che, nel bel mezzo di riunioni salottiere in cui si bivaccaca sino a tarda ora, ogni qualvolta aveva pronta una scorreggia si alzava in piedi (effetto amplificato dalla sua imponente statura) e puntando il dito al cielo emetteva un peto sonoro e prolungato e ogni volta la sua performance era seguita da scroscianti risate: e questa è stata una mia osservazione personale.

Ma che dire delle scorregge che "uccidono"?. Come nel caso della notizia (bufala o no che sia): "Credeva che fosse una scorreggia e d é morto asfissiato".

Oppure che dire delle scorreggie "infuocate" che sono una dimostrazione tangibile del loro mefitico potere? Per intendere quelle prodotte palle o gettiti di fuoco incendiati dallo scorreggiatore mendiante la fiamma di un accendino, all'atto dell'emissione?

Insomma ci sono scorregge e scorregge ed io, personalmente, non riderei mai della scorreggia sganciata da un aguzzino che si accinge a torturarmi con strumenti medievali. Non la prenderei mai come un qualcosa che allegerisce la tensione del momento con una risata liberatoria.

Ma, a parte questo caso drammatico (e, forse, non realizzabile, poichè di norma gli aguzzini hanno uno scarsissimo, se non assente, senso dell'ironia e si pigliano molto sul serio), Paul Auster ha ragione, penso...

"Ed ei avea del cul fatta trombetta": e tutta la cupa rappresentazione dell'Inferno dantesco non ci ha esentato dal ridere di grasse risate, quando ci siamo imbattuti in questo verso. Non soprenderà riconoscere che, al tempo in cui Paul Auster, scrisse la fraae citata, egli studiava Letteratura alla Columbia University di New York e che aveva da poco letto l'Inferno di Dante.

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28 gennaio 2019 1 28 /01 /gennaio /2019 06:57
Salta La Merda. Un nuovo gioco sociale, ovvero un passatempo ludico gratuito, offerto da padroni di cani maleducati

"Gioca anche tu a Salta la Merda": mentre leggevo il cartello, assieme avvisoe ingiunzione, disseminato in ogni angolo del piccolo giardinetto attraverso cui l'altro giorno mi sono ritrovato a passare - praticamente ogni albero ne aveva affisso uno, se non due - calpestavo voluttuosamente un ricciolo di merda canina o, forse, umana.
Ma nessuna sorpresa del resto...

 

Non calpestare! Salta!

Calpestare la merda è un fatto pressoché inevitabile: pensiamo ad esempio allo stuolo di senzatetto, oppure di runner presi alla sprovvista da un impellente bisogno, oppure dalle centinaia di uccelli commensali delle nostre città che mollano le loro deiezioni dall'alto dei cieli...
Oppure, potremmo pensare alle grosse "torte" (o "buse", come dicono su al Nord) lasciate dalle mucche al loro passaggio per i luoghi di pascolo, oppure alle più fini deiezioni delle colonie di conigli in cui ci imbattiamo durante le nostre passeggiate in natura.
La merda è così onnipresente da aver determinato - anche per via della ben nota equazione feci=denaro - alla ferma convinzione che calpestare una merda e imbrattare le proprie calzature di cacca di qualsivoglia origine sia sinonimo di una buona fortuna che verrà.
Le merde canine - a ben pensarci - rappresentano soltanto una piccola parte di un tutto ben più vasto. Ed anche quei beneducati padroni di cani che provvedono a rimuovere pazientemente le deiezioni dei propri beneamati (tra i quali io mi annovero) non possono certo fare ogni volta una pulizia perfetta, qualche traccia rimane sempre, a meno che (e questo sarebbe impensabile) non si uscisse di casa armati di secchio e spazzolone.
Bisogna guardare le cose con una certa dose di humour e di ironia, ricordandosi ad esempio, quando si è messo il piede su di una merda di chicchessia (animale o essere umano), della storia spassosa raccontata in una canzone da Elio e le Storie Tese, oppure immaginando di essere stati vittima di un Trattamento Ridarelli.
Il passatempo ludico gratuito, denominato "salta la merda" e proposto con tanta veemenza dall'anonimo estensore dell'avviso affisso pubblicamente nel giardinetto pubblico di Palermo, diventerebbe così un trattamento anti-fortuna: ma si può senz'altro essere empatici con il grave disagio da cui esso scaturisce.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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