Notte opaca, senza sogni
Risveglio
Occhi spalancati
nel buio
Maurizio Crispi (17 maggio 2026)
Poi sognai
Traccheggiavo con l’auto e con le auto
Lasciavo la mia
Ne guidavo un’altra
Poi mi rendevo conto che l’altra non potevo prenderla,
là dove l'avevo lasciata parcheggiata
perché ero già alla guida di una seconda auto
e allora dovevo organizzare qualcosa
per farmi accompagnare da qualcuno con una terza auto
per poter ritornare a prendere la prima
E allora che fine avrebbe fatto la seconda auto?
Alla fine dei conti mi avanzava sempre un’auto
Per quanto mi scervellasi non riuscivo a trovare una soluzione
Grandi complicazioni
Poi, mi trova immesso in una situazione
in cui ci sidoveva congedare da alcuni ragazzi del pararowing
che andavano via
forse in un'altra città
e, prima di salutarli,
avremmo dovuto guardare tutti assieme
un video che li riguardava
Questo era - ricordo bene -
un momento molto emozionante
Succedevano molte altre cose,
un turbinio di eventi, ma non li ricordo più
Ho sognato varie cose in loop
Ero da qualche parte, per strada o in una piazza,
e qui avrei dovuto incontrarmi con alcuni operatori del Servizio per le tossicodipendenze
per definire dei casi clinici
Tuttavia, ed anche qui ero in loop, non riuscivo mai a concludere
Rimaneva tutto incompleto ed indefinito,
ma soprattutto non c’era mai un luogo dove incontrarsi
Interagivo con molte persone (e colleghi) della mia vita passata
E, poi, una grande croce bianca
stagliarsi nel cielo,
intersecato dal volo
segmentato e nervoso delle rondini
Ho anche visto
una grande forma di cacio
Aveva un aspetto gustoso
e avrei voluto subito addentarla
come un topino vorace
e scavarmici dentro una tana confortevole
Ma, per questa volta, l’ho lasciata andare
Sui rami spogli si posano i merli,
conversando tra loro
Piume disperse giacciono a terra
Forse sono il resto
del banchetto dei gabbiani predatori
Una superba parete di falso gelsomino
ha attratto la mia attenzione,
stordendomi con la sua dolcissima e pesante fragranza
Per oggi, non c’è altro, direi
Così mi pare, almeno
Il cielo è ammantato da un velo di nubi
Il silenzio è ancora profondo
Ma sento anche il tubare insistente di piccioni ciarlieri
Superfici riflettenti convesse
riflettono il mio sguardo
E poi una grande poltrona rossa reclinabile,
con elevatore meccanizzato
si erge spaventosa sul marciapiedi
Potrebbe essere il mostro alieno che divora il passante incauto
In ogni caso, rappresenta bene
questa nostra città che solo
riesce a produrre volatili ed inutili monumenti
Il brontolio del tuono
mi ha d’improvviso svegliato
Soffiava il vento
e il battente della finestra
sbatteva ritmicamente
Ho guardato fuori
e tutto si s’è acceso
della luce livida di un lampo
Da dormiente,
ero immerso in un sogno vivido,
ma il risveglio tumultuoso
l’ha fatto scivolare via
assieme alla pioggia
che batteva furiosa
Niente,
nemmeno una traccia esile é rimasta
Eppure,
era una scena onirica densa e articolata
Dopo la tempesta,
il silenzio s’è fatto assordante,
immenso
Poi, mi sono sistemato sul divano
Mi sono addormentato e ho sognato
Camminavo lungo le vie della città
e trovavo cose
Le raccoglievo da terra
Le esaminavo
Se mi piacevano, le tenevo
Ero, dunque, un raccoglitore
Attirava la mia attenzione
un grosso oggetto traslucido
Aveva la forma di una grossa urna
Vi si distingueva alla sommità
Una specie di coperchio,
costruito ad arte
perché non si vedeva alcuna commessura
Riuscivo a rimuoverlo,
non senza fatica,
perché l’incastro era perfetto,
per scoprire che al di sotto
non c’era alcuna cavità,
ma ancora solo cristallo massiccio
Ero contento di questo ritrovamento
che mi faceva pensare
ai famosi teschi di cristallo andini
Continuavo a camminare
con quest’urna sotto il braccio
che non mi pesava proprio,
malgrado il suo aspetto massiccio
e vedevo un auto
Il cui tetto era carico di utensili
di latta e di alluminio,
in quantità enormi
e varietà indescrivibili,
per tutti gli usi e necessità
Di fronte, c’era una bottega
la cui vetrina era affollata
dallo stesso genere di utensili
Pensavo che avrei dovuto tornarci
in questo nuovo negozio
Rovistando, ci avrei potuto trovare
qualcosa di utile,
così pensavo
Anche quest’anno siamo saliti sul monte
Eravamo un po’ di meno di altre volte
Alcuni forse non hanno potuto partecipare
Ma una dura verità é che il numero di coloro direttamente correlati con quelle vittime, nel tempo, va incontro ad un’inesorabile riduzione e che questo processo proseguirà ineluttabilmente nei prossimi anni
Occorre che ci sia qualcuno, forse, a raccogliere il testimone
Il film bello e dolente di Lorenza Indovina, forse, servirà a ciò.
Salire sino alla cresta del monte, dove avvenne l’impatto dell’aereo è un’esperienza sempre profondamente toccante
Il terreno che circonda la grande croce metallica, con quei cipressi tormentati dai venti, è un luogo di pace e di silenzio
Arrivando lassù, ognuno si aggira per questo terreno della memoria, dove cielo e terra s’incontrano, assorto nei propri pensieri e ed emozioni
Ognuno di noi torna a scannerizzare con lo sguardo le targhe con i nomi delle vittime, alla ricerca del nome del proprio caro.
Siamo dunque qui sul crinale della montagna, anime sperdute alla ricerca di altre anime che forse si incarnano di anno in anno nei fiori di campo, oppure nelle spighe selvatiche e nei cardi che qui crescono a profusione.
Questo voglio pensare: o anche che le loro anime possano risiedere nelle rocce affioranti dal terreno oppure nei cipressi contorti sopravvissuti alla piantumazione originale di 115 plantule, ciascuna delle quali avrebbe dovuto rappresentare uno dei dei trapassati.
Ognuno di noi che sale lassù pensa ciò che vuole e s'immerge nelle proprie memorie private e personali che, tuttavia, senza bisogno di parole, sono condivise in un empito che diviene collettivo e dal quale non possono sottrarsi anche coloro che salgono ogni anno e che non hanno dovuto sopportare quel lutto (e che, pure, hanno vissuto altri lutti, anche se non dirompenti e collettivi come fu quello del disastro aereo).
Poi dopo la piccola funzione e la preghiera di requiem dedicata ai morti riprendiamo il pellegrinaggio all'inverso, discendendo lungo la strada ardita e tortuosa, abitata dalle mucche indolenti, sino a tornare a Carini
La funzione religiosa è sempre toccante, anche perché, ad aumentarne la sacralità e l'intensità, viene cantata e salmodiata, sino al momento solenne - e emozionalmente devastante - che è quello della lettura dei nomi di tutte le 115 vittime; ascoltando il lungo è solenne elenco, ci si rende conto drammaticamente di quanti furono quei morti.
Se si dice che le vittime furono 115, questo significa ben poco, ma se si vanno a leggere i loro nomi, pronunciandoli ad alta voce uno alla volta dal primo dell'elenco sino all’ultimo nel loro ordine alfabetico, allora ci si rende di quanti essi siano, una moltitudine: e, dunque, questi nomi pronunciati solennemente dal sacerdote officiante evocano con forza coloro che non sono più e le loro anime, chiamate all’appello, si affollano sotto le volte della chiesa e premono per salire al Cielo ancora una volta.
E noi siamo qui per vederle salire in alto
E' un momento che, per me (pur non essendo io un praticante della fede), è sempre di grande impatto emozionale
Con la benedizione finale, arriva il momento del congedo: ognuno di noi proseguirà per le sue vie sino al prossimo anno quando ci ritroveremo assieme ancora una volta per officiare assieme questo potente - e dolente. al tempo stesso - rito della memoria.
Ma il potere ricordare, pur essendo in sé un procedimento doloroso, è pur sempre fonte di ineffabile gioia.
Ho sognato che mi muovevo per le vie della mia città e la vedevo disastrata, come se - dovunque - fosse stata sottoposta a pesanti bombardamenti
Per esempio, nei pressi del porto, una rampa in salita sostenuta da magnifiche arcate di pietra era interamente crollata e suoi giganteschi frammenti giacevano a terra, ingombrando il cammino nella strada sottostante
Altrove dei malacarne avevano organizzato dei chioschi abusivi per la vendita di bevande alcoliche e altri ristori di dubbia qualità
Io camminavo e osservavo
Ad un certo punto, s’accostava a me una grande berlina nera con i vetri oscurati
Il finestrino di dietro si abbassava lentamente e compariva il volto del sindaco in persona a cui io tutto riferivo, di ciò che avevo visto, come se lui potesse essere un Risolutore, anche se in cuor mio avevevo la neta percezione ch fosse soltanto un satrapo di infima qualità e dalla capacità di governo quasi nulle.
Poi me ne andavo, proseguendo nel mio cammino, e c’erano molte altre cose che colpivano la mia attenzione e che annotavo con solerzia nel mio taccuino mentale
Il mio compito di esploratore e di osservatore delle cose guaste era inesauribile e senza fine
ero un geografo del disastro e speravo di imbattermi prima o poi in un vero Risolutore, qualcuno che veramente prendesse a cuore i problemi, le desolazioni, le devastazioni, i malcostumi che io avrei potuto segnalargli
Mi sono iscritto ad un’enorme palestra, tecnologica, superattrezzata, con sale, salette, campi da gioco delle più diverse discipline, piscine e piscinette, saune, vasche per l’idromassaggio, e disposta su diversi piani, alcuni dei quali sprofondano sottoterra
Incredibile e fantasmagorica...
Ci vado per la prima volta
Ci vado vestito con il minimo, cioè a piedi scalzi e in costume da bagno
Entro, superando i controlli (e le relative barriere di sicurezza), e poi comincio a correre, lento e metodico, percorrendo senza fretta tutti i diversi spazi
Faccio avanti ed indietro
Su e giù
Alcuni degli spazi sono affollatissimi di altri frequentatori che, come me, corrono
Altrove, invece, gli ambienti sono del tutto deserti, grandi quanto immense cattedrali vuote e cavernose
Ogni tanto il pavimento, lavato di fresco, è scivoloso e devo ricorrere a tutta la mia abilità per non slittare malamente
Ma vado avanti
Percorro il circuito intero diverse volte, anche se, ogni volta, mi accolgono prospettive diverse e cangianti come se fossi all’interno di architetture disegnate da Escher
Potrei correre per sempre
Ma per ogni cosa umana c’è una fine, prima o poi
Penso che alla fine di questo mio allenamento sarà bello concedermi una bella doccia corroborante
Mi rendo conto di non aver portato con me nulla per tale evenienza, né bagnoschiuma, né telo da bagno, né accappatoio
Mi sento sconfortato davanti alle uniche alternative possibili: farmi la doccia e rimanere tutto colato, oppure tornarmene a casa, rinunciando al beneficio dell’acqua
Nel sogno ho a che fare
con una serie di prodotti
per l’integrazione alimentare
e per la stimolazione naturale del metabolismo
immessi nel commercio
con il brand “Spezial SpikeLife”
Nella loro preparazione
le spezie hanno un ruolo
di primo piano
Questi prodotti
in tempi in cui si discute
di metabolomica
li promuovo,
li pubblicizzo
e li consumo io stesso
H24,
di notte e di giorno
di giorno e di notte
Grazie a loro (detti prodotti)
mi sento pimpante e vitale
e ho un toro nelle mutande
Di continuo, ne do testimonianza
Sono un costante influencer
Bevo i prodotti a garganella
davanti a tutti,
sprizzando scintille e scintilline
subito dopo aver assunto la dose
“Bevete Spezial SpikeLife
e la vostra vita sarà
calda e sicura,
brillante e scintillante,
ma anche performante”,
questo è il mio magico slogan
che dico e ripeto
ad amici, a parenti ed anche a serpenti
Sto viaggiando su di un autobus dopo aver lavorato
Devo percorrere un tratto di strada per arrivare alla stazione delle Ferrovie per prendere un treno e tornare a casa
La porta del bus, però, alla fermata giusta non si apre o rimane bloccata
Per farsela aprire bisogna pigiar forte un pulsante rosso: non si può sbagliare!
Lo pigio con forza, ma il comando non risponde
Intanto viene a tampinarmi uno dell’Ufficio Gestione Risorse Umane e mi dice di passare dal suo ufficio per dargli tutti i dati per la mia anagrafica
Sono imbarazzato da questa richiesta
É tardi e devo andare alla stazione a prendere il treno
Gli dico: Adesso non posso! Passeró domani!
Quello sembra contrariato, poi abbozza e se ne va, scrollando le spalle
L’autobus riparte
Vuol dire che scenderò alla prossima, mi dico
Arrivo alla fermata, e noto che la strada è tutta allagata, come se fosse appena finita un’improvvisa pioggia a tempesta
Scendendo dovrò attraversar a guado
Pigio il pulsante rosso ma la bussola non si apre Bussola! Bussola!, grido al conducente
Ma non c’è niente da fare
L’autobus, inesorabilmente, riparte
Come farò a tornare a casa adesso?
Ammesso e non concesso che io riesca a scendere alla prossima fermata, poi dovrei percorrere a piedi tutta la strada sino alla stazione; e poi non so se sarò capace di orientarmi
Del resto, sono in una cittá che ancora non conosco bene
Non so che fare a sto punto
Qualcuno mi dice che il tale che conosco é partito con una nuova infermiera per trascorrere il fine settimana da qualche parte ed io mi dico: Ma com’è possibile! Non C’é più mondo!, riflettendo sul fatto che i due sono abbastanza incompatibili e che il tale è individuo piuttosto rozzo
Succedono molte altre cose
In una parte precedente dello stesso sogno io ero preposto al governo dell’erogazione dell’acqua nella cittá intera ma venivo ingaggiato in una lotta per il suo monopolio con un losco figuro che cerca di avere il predominio
E una guerra logorante ed intanto tutta l’acqua scorrre via e si perde da una selva intricata di tubi e condotte
Sono in un luogo misterioso e indecifrabile, forse anche arcano
Sono successe molte cose, prima, e non le ricordo
Mi trovo davanti ad un enorme palcoscenico
Davanti ad esso (e girato di spalle, quindi con la spalliera addossata al proscenio) vi è un divano enorme sul quale potrebbero accomodarsi dei giganti o dei ciclopi
Sul palcoscenico si muovono due personaggi grotteschi, mascherati e irriconoscibili
Sembrerebbe che portino sul viso delle maschere giapponesi Kabuki e si muovono lentamente girando l’uno attorno all’altro in una danza silenziosa e muta
Ciò che avviene lì sul palcoscenico attrae immediatamente la mia attenzione e vorrei avvicinarmi per fotografare la singolarità di quanto sta avvenendo
Tuttavia, per avvicinarmi e mettermi in una posizione di ripresa propizia dovrei inerpicarmi su quel divano per giganti
E non è un’impresa facile dal momento che indosso enormi scarponi, pesantissimi, imbottiti di piombo e pietre
Con questi stivali gravosi addosso, devo apparire come una figura sicuramente caricaturale, e mi vengono in mente certi personaggi di Robert Crumb
La mia mobilità è molto limitata per via dell’ingombro e del peso di questi stivaloni che non sono certamente gli stivali delle sette leghe e, in più, il divano é d’una morbidezza esasperante, cosicché ogni singolo passo di avvicinamento mi costa una fatica brutale e i piedi di pietra e metallo sprofondano inesorabilmente nel tessuto e nell’imbottitura sottostante che è di un’anomala morbidezza
E dunque profondo più volte sino al ginocchio, come se stessi camminando sulle sabbie mobili e, ogni volta che mi sembra di avere raggiunto una postazione di ripresa ottimale, i due personaggi sul palco si spostano, oppure uno dei miei due piedi viene vieppiù inghiottito nell’imbottitura e, quindi, quando ciò accade, perdo di colpo l’inquadratura
Un’altra difficoltà è data dal fatto che l’estremità superiore del divano è ricoperta da una quantità di piccoli oggetti fragili e delicati, dei quali alcuni sono ciotole e bicchieri di cristallo intarsiato che a loro interno contengono altri piccoli oggetti, come monili, piccole pietre e pezzi di vetro levigati dal mare, conchiglie e gemme senza valore o anche monete
Nei miei goffi movimenti e sprofondamenti la stoffa che ricopre la testiera del divano si tende e questi oggetti si muovono e cadono in giù riversando il loro contenuto e rompendosi
Ed io cerco di evitare il più possibile il danno
Per alcuni degli oggetti non c’è nulla da fare, perché il loro contenuto si disperde in mille rivoli o essi stessi - i contenitori - si frantumano
Alcuni altri riesco ad acciuffarli in tempo e a metterli in salvo (ancora una volta il the di The Catcher in the Rye…)
Le operazioni di salvataggio mi distolgono del tutto dal mio obiettivo e rimango impantanato in questa attività
Forse sarebbe meglio rinunciare e non fare più nulla del tutto, rispetto al mio piano originario
I due personaggi in maschera sul palcoscenico continuano imperturbati ad eseguire i complessi movimenti della loro pantomima
Con le capitozzature violente
trasformano le città
in spettrali scenari post apocalittici
con i resti penosi di alberi spogli
e scheletriti
protesi verso il cielo in un grido muto
Maurizio Crispi (13 aprile 2026)
I potatori armati di motosega fanno scempio.
E' molto - troppo - facile lavorare di motosega
Si leva semplicemente tutto, anzichè limitarsi a lavorare di cesesso, con il serracolo e con le cesoie
Con un unico taglio si leva tutto
Qui, secondo me c'è l'effetto di molta ignoranza e l'incapacità di essere un "vero" giardiniere
Un "giardiniere" è colui che cura le piante di un giardino e che, di continuo, ne cura il benessere, limitandosi a levare - delle piante più grandi - i rami morti e lascinando vivere il resto della pianta che, in linea generale, sa badare a se stessa.
Per fare ciò con maestria occorre lungo apprendistato ed esperienza, occorrono conoscenze: oggi, secondo me, molti si improvvisano lavoratori di un dato settore, pensando con ubris (arroganza) che l'essere in possesso di uno strumento (come è ad esempio la motosega) li autorizza ad operare in un determinato settore.
In realtà costoro sono degli arroganti-ignoranti che, per di più sono maldiretti da altri in capo a loro, altrettanto ignoranti-arroganti.
Per dire che se dai la bomba atomica in mano ad un ignorante, costui la userà provocando un gran danno.
Gli effetti di una simile ignoranza e di altrettanta arroganza, oggi, li vediamo un po' dovunque.
Alcuni dicono, ingenuamente, "Ma sì! Si riprenderanno dal taglio! Cresceranno più forti di prima!"
Pie illusioni, anche queste dettate dall'ignoranza.
Se ad una pianta togli tutto l'apparato foliare che rappresenta il modo della pianta di far funzionare il proprio metabolismo energitico e assicurare la circolazione dei nutrienti, crei una situazione di disequilibrio formidabile che ostacola i fondamenti della vita vegetale: sarebbe come estirpare i polmoni ad un mammifero e immaginare che senza l'apparato respiratorio questi possa continuare a vivere
Non date le motoseghe agli ignoranti!
Create le premesse per una corretta conoscenza della vita vegetale prima di dargliele
Assicuratevi che coloro che sono preposti con funzioni di guida e comando abbiano anch'essi le corrette conoscenze
E poi, ovviamente, c'è un problema di carenza di sensibilità di cui dover tenere conto.
E potrei continuare ancora molto a lungo, ma mi fermo qui
Ho sognato a dismisura, ma non ricordo quasi niente
Tutto svanito
Se non il fatto che ero in un posto in cui avevo il controllo dell’acqua e di continuo profondevo le mie energie per gestire quest’acqua
Acqua a profusione per me e i miei amici
Niente acqua per tutti gli altri
Un tema onirico violento e di sopraffazione
Non mi è piaciuto tanto
Anche perché io mi ritrovavo nel ruolo del cattivo che lesina le risorse agli altri
E questo é quanto
Un sogno appropriato per questi tempi di violenza e sopraffazione
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.