Overblog Tutti i blog Blog migliori Lifestyle
Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
30 agosto 2025 6 30 /08 /agosto /2025 10:15
L’edicola della signora Catania a Palermo. Quel che rimane

Da sempre durante la mia passeggiata mattutina con il cane, mi trovo a passare quasi ogni giorno all’incrocio tra via Giuseppe Pipitone Federico e via Luigi Pirandello.
Qui, a mia memoria, vi è sempre stata una Edicola Libreria, di cui non sono mai stato cliente, ma dove mi fermavo frequentemente a osservare i libri esposti in vetrina (in verità con poco ricambio). 
Forse nella mia vita ci sarò entrato soltanto un paio di volte a curiosare tra i libri all’interno e, forse, una volta soltanto ne ho acquistato uno.
Inutile aprire troppi fronti librari, ma anche pernicioso per la tasca, ma - a volte - la curiosità ha la meglio…
In ogni caso, ad ogni mio passaggio al mattino presto, l’edicola era frequentemente aperta e la signora che gestiva (nonché proprietaria) era già là che spazzava davanti al negozio o che accoglieva i primi clienti che giungevano per l’acquisto del quotidiano.
Insomma, era una presenza importante per il quartiere, proprio accanto al ristorante “Il cotto e il crudo“ che si è stabilito in via Luigi Pirandello, ma solo molti anni dopo.
Improvvisamente, alcuni mesi fa ho visto che l’edicola non apriva più al solito orario e che con estrema rapidità il negozio era stato rapidamente svuotato .
In questo repentino e traumatico passaggio non vi è stato alcun preavviso.
La chiusura è avvenuta letteralmente dall’oggi al domani e gli stessi clienti abituali, quelli che al mattino presto arrivavano per acquistare il quotidiano seguendo una inveterata abitudine, sono rimasti sbalorditi, basiti davanti a quella che è stata vissuta come una defezione, una fuga.
Nessun preavviso
Nessun avviso
Chi sa cosa sia mai accaduto

Ma in ogni caso anche questa improvvisa eclissi racconta di una Palermo che scompare sotto i nostri occhi e dei suoi punti di riferimento fondamentali che vengono poco alla volta cancellati.

Quel che rimane è una vestigia, una carcassa vuota

É triste vedere pezzi del nostro sistema di riferimenti nel territorio perdersi nel nulla e dissolversi

Condividi post
Repost0
21 agosto 2025 4 21 /08 /agosto /2025 09:01

Vivo in una città (Palermo) nella quale, da un anno all'altro, mi sembra di perdere i miei punti di riferimento abituali con la sensazione di ritrovarmi a stare, con il trascorrere del tempo, in un ambiente che si fa sempre meno rassicurante e, viceversa, sempre più arido ed impoverito.

Esercizi commerciali di qualità chiudono per essere soppiantati da altri effimeri e di scarsa significanza.

Vedo che la mia città si va facendo sempre più simile ad un deserto di stimoli per la mente, anche perché si perdono in un pozzo d'oblio, pezzi consistenti della sua storia culturale, fatta di luoghi e di persone.

Si tratta di perdite irreparabili, a volte, tali da ingenerare nelle persone che assistono impotenti a queste involuzioni risonanze interne luttuose ed un dolore profondo.

Noto che le perdite riguardano sia la dimensione della tradizione, sia quella della cultura; proliferano al contrario quelle attività che mettono in vendita articoli dozzinali e prosaici, oppure altre che si dedicano alla ristorazione, ma seguendo input pseudo-culturali del momento e mode sempre piuttosto effimeri. E tutto questo è dominato dalla straziante incapacità di mantenere la memoria delle cose che sono state e dall'assenza della pubblica amministrazione nel cercare di favorire la permanenza in vita di quelle attività che fanno parte del bagaglio culturale di una città.

Ma oggi, ai più giovani, importa ben poco della tradizione e della memoria; pochissimo peso ha per loro il rispetto valoriale per la Cultura, come valore intrinseco da preservare. Si va dove gli influencer nefasti dicono di andare: tutta apparenza, in generale e niente sostanza. la vacuità più totale, il deserto!

Sono molte le librerie che sono scomparse nel corso degli ultimi due decenni.
Ne citerò alcune che ho avuto modo di conoscere bene e di apprezzare nell'arco della mia vita


La Libreria Flaccovio, in origine punto di riferimento culturale della città nei decenni del dopoguerra, nonché fervido e animato luogo d'incontro di scrittori, artisti e giornalisti interessati alla vita culturale della città.

La Libreria L'Aleph, una libreria di qualità che disdegnava i best seller e che amava dare risalto a saggistica e narrativa di qualità

La Libreria Sciuti in tempi relativamente recente, mio punto di riferimento abituale

Ma, in era pre-covid, nel 2019, ha anche chiuso la Libreria Broadway in via Rosolino Pilo, dopo 19 anni di onorata carriera.

Voglio menzionare qui, anche la Libreria "Il Caffè", fondata intrepidamente in un quartiere poverissimo di iniziative culturali quale è la zona che attornia la parte bassa di via dei Cantieri, oltre il cavalcavia di Piazza Giachery, dalla appassionata lettrice e scrittrice (ora anche giornalista) Cettina Vivirito. Quella libreria diventò per me un fondamentale punto di riferimento, poiché era a pochissima distanza dalla struttura sanitaria in cui a quel tempo lavoravo, e divenne ben presto luogo di incontro e di interminabili chiacchiere letterarie. In questo caso la Libreria venne chiusa dopo circa vent'anni di attività dalla stessa proprietaria , che decise di passare ad altre esperienze e che trasferì l'intera libreria con il suo patrimonio di affascinanti scaffalature (in quanto fornite in parte di camminamento calpestabile per accedere ai ripiani più alti) e di libri nella propria abitazione. Era una piccola libreria indipendente,, e di altissima qualità, che esprimeva anche una vocazione per i libri d'antiquariato e per le belle arti. Fu un luogo di grande rilievo per me ed è diventata anche un luogo della memoria a cui ritornare di tanto in tanto: e l'ho voluta menzionare qui proprio perché ho voluto darle in questo panorama sconfortante un giusto tributo.
Sfugge tuttavia alla sequela di librerie indipendenti che chiudono perché non ce la fanno più 

Le cause di ciò sono molteplici, ovviamente.

Ci sono innanzitutto i grandi colossi della distribuzione che arrivano sino alla porta dell'acquirente con consegne veloci ed aggressive; c'è l'avanzata prepotente del mercato dell'usato o del finto usato; c'è l'espandersi della lettura tramite e-book e, in genere, della lettura di libri digitalizzati; c'è - come fattore non indifferente - il costo eccessivo del singolo prodotto librario; c'è l'inflazione dei titoli immessi sul mercato con un vertiginoso ricambio, per cui la "novità" cessa di essere tale e diventa obsoleta nel giro di pochi giorni; c'è l'aumento del costo del costo della vita, motivo per il quale anche i più accaniti lettori sono costretti a ridurre o a sopprimere il budget che solevano destinare all'acquisto di libri; c'è, ovviamente, nello sfondo una caduta della percentuale di lettori, ma anche la crescita di nuove generazioni sempre più disabituate ad utilizzare ()e ad amare) l'oggetto-libro, con una caduta sempre più intensa ed accentuata del loro livello culturale.

Ognuna di queste concause andrebbe analizzata in profondità: io qui mi sono limitato ad elencare soltanto quelle che mi sembrano essere le motivazioni più ovvie e a portata di mano.

Una delle ultime pietre miliari di questo percorso di perdite e di lutti è stato il dovere assistere - con sommo mio dispiacere - a cavallo tra la fine del 2024 e del primo semestre 2025 alla chiusura anche del Punto Einaudi di Palermo, di cui per diversi decenni sono stato affezionato cliente e frequentatore.
Una chiusura, in questo caso, imposta dall'alto ed estesa a tutti i Punto Einaudi operanti nel territorio nazionale, in funzione della cessazione (sempre decretata in alto loco) della vendita reale.

 

(Sistema Editoria) Con il 1° gennaio 2025 ha chiuso la rete rateale Einaudi, fondata da Giulio Einaudi nel dopoguerra per permettere a tutti di costruirsi una biblioteca personale. I ‘Punti Einaudi’, agenzie autorizzate alla vendita a rate, hanno cessato l’attività e, dove possibile, sono diventate librerie indipendenti mantenendo un legame con Mondadori, proprietaria di Einaudi. I clienti con contratti attivi hanno potuto versare le rate fino a giugno 2025, poi i pagamenti saranno gestiti direttamente dall’editore. La chiusura segna la fine di una tradizione unica nel panorama librario italiano, dovuta a cali di sottoscrittori, soprattutto giovani, e a problemi gestionali. Le agenzie, che offrivano un vasto catalogo Einaudi e un’esperienza culturale unica, perderanno il loro ruolo, trasformandosi in librerie più standardizzate per competere con le grandi catene online.


Il Punto Einaudi di Palermo, iniziato da Salvatore Passarello e, successivamente gestito dal figlio Francesco, subentrato come titolare, è stato per me, negli anni, un luogo impareggiabile, dove era possibile visionare il catalogo Einaudi nella sua interezza, con tutte le nuove uscite, nelle diverse collane, cosa che è impossibile fare nelle altre librerie indipendenti che possono mettere in mostra soltanto alcuni tra le nuove uscite, in funzione dei propri interessi prevalenti.
Frequentavo spesso nell'arco del mese il Punto Einaudi, per visionare le nuove uscite oppure per richiedere dei testi precedenti che avessero suscitato il mio interesse, ma l'aspetto ben più arricchente e stimolante è stato sempre il fatto di volere andare in un luogo caldo e confortevole, dove ci si poteva concedere il lusso di perdere la cognizione del tempo, addentrandosi in interessanti conversazioni con Salvatore, prima e con Francesco, dopo, e con altri clienti occasionalmente presenti, in un'atmosfera di scambio di idee e di conoscenze e di confronto intellettuale vivace, mai banale. E questo faceva sì che io ci andassi anche a prescindere dall'esigenza di selezionare o acquistare dei libri, ma soltanto per sperimentare il piacere di esserci e di stare in un ambiente amichevole e stimolante sotto il profilo intellettuale, alcuni aficionados, in altra sede, hanno sottolineato anche il piacere sottile di stare seduti a conversare all'ombra della magnifica statua lignea del maestro Salvatore Rizzuti.

Adesso, tutto ciò è finito ed appartiene solo al mio passato di ricordi in un contesto urbano che si fa sempre più povero e avaro di cultura.

Avendo perso la Libreria Sciuti come mio punto di riferimento e avendo trovato nella Libreria Nuova Ipsa un mio nuovo punto di riferimento librario, adesso mi sento nuovamente in pericolo, come un "lettore in bilico", poiché - dopo la smobilitazione della casa editrice omonima, vi sono concrete avvisaglie che anche la libreria possa essere liquidata, lasciandomi ancora una volta orfano sotto questo profilo.

Ogni libreria indipendente che chiude è, in verità, un pezzo di cultura della nostra città che se ne va irrimediabilmente.
E' chiaro che le grandi librerie di catena non sono in condizione di offrire la stessa qualità di servizio delle piccole librerie indipendenti che sono fondamentali, se disseminate a macchia di leopardo nel tessuto metropolitano a potere svolgere una funzione di supporto a quei cittadini desiderosi di usare i libri come ponte  di comunicazione con altri lettori, avendo i librai (coloro che non solo semplicemente e banalmente vendono i libri, ma che sono in questo attività, in primo luogo perché i libri li amano o, si potrebbe dire, per vocazione) una funzione catalizzatrice e di cultura.

Dirò anche che a maggior parte dei librai che ho frequentato sono stati per me, tutti quanti, ciascuno in un modo diverso (e alcuni anche con proprie peculiari spigolosità), stimolanti proprio perché per loro il Libro non è mai stato oggetto di consumo, ma veicolo di cultura (in alcuni casi di culto) e, come dicevo, ponte tra le persone.

Ed è proprio per questo che io mi sento sempre più sconfortato e mi sembra che mi manchi davvero il terreno sotto i piedi, costretto come sono a muovermi in una città sempre più votata a vendere calzini, mutande, reggiseni, o alla somministrazione di roba da mangiare o gelati, che non alla diffusione e alla crescita della Cultura.

Cos'altro rimane ad una città se perde pezzi di Cultura e di Memoria sempre più consistenti?

Con il 1° gennaio 2025 ha chiuso la rete rateale Einaudi, fondata da Giulio Einaudi nel Dopoguerra per permettere a tutti di costruirsi una biblioteca personale. I ‘Punti Einaudi’, agenzie autorizzate alla vendita a rate, han-no cessato l’attività e, dove possibile, sono diventate librerie indipendenti mantenendo un legame con Mondadori, proprietaria di Einaudi. I clienti con contratti attivi hanno potuto versare le rate fino a giugno 2025, poi i pagamenti saranno gestiti direttamente dall’editore. La chiusura segna la fine di una tradizione unica nel panorama librario italiano, dovuta a cali di sottoscrittori, soprattutto giovani, e a problemi gestionali. Le agenzie, che offrivano un vasto catalogo Einaudi e un’esperienza culturale unica, perderanno il loro ruolo, trasformandosi in librer

Condividi post
Repost0
3 febbraio 2025 1 03 /02 /febbraio /2025 03:34

Queste considerazioni risalgono ad un anno fa
Le scrissi esattamente il 3 febbraio del 2024.
Da allora simili episodi si sono ripetuti molte altre volte

Maurizio Crispi (3 febbraio 2024)

Auto vandalizzata ((foto di Maurizio Crispi)

La notte scorsa, tra il 2 e il 3 febbraio, un vandalo - o dei vandali - hanno spaccato i vetri di alcune macchine parcheggiate lungo Viale delle Magnolie - di ben sette auto! - e di una in Via Lombardia.

Di alcune delle auto colpite sono stati frantumati addirittura due vetri - sia dello sportello anteriore sia di quello posteriore!
S’è trattato di un atto vandalico del tutto gratuito, dal momento che la rottura dei finestrini non era finalizzata alla rimozione di oggetti contenuti all’interno o di parti delle auto parcheggiate .
Quando, passeggiando il cane, sono passato lungo Viale delle Magnolie due anziani signori, una coppia, si sforzavano di rimuovere tutti i frammenti di vetro dei sedili e di collocare dei sacchi della spazzatura in corrispondenza dei due finestrini frantumati per creare un precario riparo dalle intemperie.
Erano, i due signori, trasecolati e ci siamo soffermati a parlare un poco dell’accaduto
Hanno espresso la loro stizza,  lamentandosi del fatto che nella zona non si vede mai nessuna macchina della Polizia o dei Vigili urbani passare quando fa buio a scopo deterrente, e hanno aggiunto: “Quando si tratta di prendere multe però ci sono sempre!”
Una grande espressione di sfiducia da parte di cittadini delusi e desiderosi di una città più vivibile!
Non ho potuto che condividere mestamente il loro pensiero… 
Indubbiamente - penso io - sta andando tutto a rotoli con il manifestarsi a macchia di leopardo di fenomeni di questo tipo, violenze gratuite contro cose e persone, atteggiamenti sprezzanti nei confronti delle regole di una civile convivenza e così via 
E sarà sempre peggio

Succede a Palermo (ma anche nel resto dell’Italia)!

Condividi post
Repost0
9 aprile 2024 2 09 /04 /aprile /2024 12:35
Le isole franche della munnizza che mai viene raccolta. Succede a Palermo

La foto che vedete è stata scattata dalle parti di via Ruggerone da Palermo

Ci sono delle zone della città - autentiche zone franche o zone d’ombra o non luoghi -  in cui i raccoglitori latitano per giorni e giorni, mentre la monnezza deborda sino ad invadere la sede stradale in montagne prorompenti.
I cassoni ricolmi e mai svuotate sono delle autentiche cornucopie della munnizza.
Perché continua ad accadere ciò?

Varie possono essere le cause

Mancanza di personale?
Penuria di mezzi?
Incapacità di pianificare e organizzare?
Oppure semplice strafottenza/negligenza?

Può anche darsi che l'incuria/negligenza dipendano da un mix letale di tutte le cause elencate sopra.

Condividi post
Repost0
27 marzo 2024 3 27 /03 /marzo /2024 11:38
Un oggetto distopico

Pregevole reperto,
avvistato a Palermo,
in via Francesco Scaduto,
la via che contorna Villa Sperlinga
Scultura postmoderna
da poter accoppiare felicemente
con una merda d'artista
'Comoda' da poter utilizzare
in caso di improvviso e violento scisone
oppure per riporre le deiezioni canine
Oggetto polivalente
di cui godere
in molteplici modi,
persino dotato di tavoloccia
in ottimo stato d’uso,
tale da assicurare
confortevolissima seduta
La tavoletta era abbassata
Ciò non ha dato all'occasionale passante
la possibilità di verificare
se il WC fosse ben pieno

Forse sì,
considerando il forte olezzo
che da esso si dispiegava

Accade nelle migliori famiglie

Dopo un paio di giorni,
l'oggetto distopico è scomparso

Maurizio Crispi (27.03.2024)

Merda d'artista

Merda d'artista è un'opera dell'artista italiano Piero Manzoni.

Nel dicembre del 1961, l'autore sigillò 90 barattoli di latta, uguali a quelli utilizzati normalmente per la carne in scatola, ai quali applicò un'etichetta identificativa, tradotta in quattro lingue (italiano, francese, inglese e tedesco), con la scritta «Merda d'artista. Contenuto netto gr. 30. Conservata al naturale. Prodotta ed inscatolata nel maggio 1961». Sulla parte superiore del barattolo è apposto un numero progressivo da 01 a 90 insieme alla firma dell'artista.

L'artista stabilì il prezzo in 30 grammi di oro zecchino, attraverso uno scambio diretto che non prevedeva la mediazione del denaro, e stabilendo un legame tra valore e oro affine a quello del sistema aureo. L'opera suscitò anche un'interrogazione parlamentare da parte di Guido Bernardi, contrario ad una retrospettiva dell'autore a Roma nel 1971. Attualmente i barattoli sono conservati in diverse collezioni d'arte pubbliche in tutto il mondo; ad esempio, l'esemplare n. 01 è esposto presso il Museo San Fedele di Milano (parte della Nanda Vigo-Private Collection), il n. 04 alla Tate Modern di Londra, il barattolo n. 80 si trova al Museo del Novecento di Milano, il Centro Georges Pompidou di Parigi possiede la scatoletta n. 31 e al Museum of Modern Art di New York troviamo la n. 14.

A Milano, il 7 dicembre 2016, un collezionista privato si è aggiudicato l'esemplare n. 69 a 275.000 euro, compresi i diritti d'asta, nuovo record mondiale d'asta.

 

Manzoni considera che il vero valore simbolico di un’opera risieda nel rapporto con il corpo dell’artista (è l’artista a essere sacralizzato dal mercato), le cui manifestazioni assumono dunque, nella dimensione del paradosso critico, un valore equivalente a quello delle reliquie: le Impronte e le firme, il Fiato d’artista, la Merda d’artista ne sono altrettanti esempi: “in un progetto precedente intendevo produrre fiale di “sangue d’artista””, inoltre “nel ’61 ho cominciato a firmare, per esporle, persone. A queste mie opere, do una "carta di autenticità". Sempre nel gennaio del ’61 ho costruito la prima “base magica”: qualunque persona, qualsiasi oggetto vi fosse sopra era, finché vi restava, un’opera d’arte”, scrive in Alcune realizzazioni - Alcuni esperimenti - Alcuni progetti. il fatto che la società contemporanea attribuisca un grande valore economico alle opere di un artista si estende al valore delle sue reliquie, che è fatto equivalere a quello dell’oro, identificato simbolicamente come la materia cui si attribuisce comunemente il massimo del pregio così da riscattare il dispregio attribuito ordinariamente alle feci.

Non è previsto che il contenuto della scatoletta sia conosciuto dal fruitore, che se ne può accertare solo aprendola, dunque distruggendola e annientandone il valore.

Come già aveva fatto nelle Linee, rotoli di carta tracciati da un segno continuo presentati all’interno di un cilindro sigillato, anche in questo caso il “reliquiario” diventa in se stesso la garanzia di ciò che contiene.

Agostino Bonalumi, amico di Piero Manzoni, ha dichiarato che, in realtà, all'interno delle famose scatole non vi è nient'altro che gesso.

Più precisamente:

«Posso tranquillamente asserire che si tratta di solo gesso. Qualcuno vuole constatarlo? Faccia pure. Non sarò certo io a rompere le scatole.» (Corriere della Sera di lunedì 11 giugno 2007, pagina 30)

Nel 2008, Bernard Bazile, artista francese, ha aperto una delle scatolette, appropriandosi dunque dell'opera attraverso la sua distruzione. Dentro vi ha trovato una seconda lattina più piccola (che però non ha aperto).

Cochi Ponzoni, amico di Piero Manzoni, ha dichiarato in una intervista che la nipote di Piero Manzoni, Giuseppina Pasqualino di Marineo, in arte Pippa Bacca, gli abbia riferito che, in realtà, all'interno delle famose scatole non vi è nient'altro che marmellata d'arance.

L'opera di Manzoni risulta influenzata dai celebri ready-made di Marcel Duchamp– in questo caso i ready-made aided - e al di là dell'aspetto più superficialmente scandalistico suscitato alla sua presentazione, ha suggerito diverse letture simboliche:

l'opera allude per paradosso al culto delle reliquie, che le considera sacre a prescindere dalla loro natura effettiva;

  • in senso ironico, allude all'idea che un artista già affermato troverebbe mercato e consenso della critica per qualsiasi opera produca, al di là della sua qualità specifica;
  • in particolare si riferisce al fatto che il mercato dell'arte contemporanea è pronto ad accettare letteralmente della merda, purché in edizione numerata e garantita nella sua autenticità ed esclusività;
  • contemporaneamente, il valore artistico di quest'opera di Manzoni è squisitamente concettuale, e perciò accessibile a chiunque senza limitazioni dovute né al costo di acquisto, né al possesso materiale o all'accessibilità fisica, né alla riproducibilità tecnica. È dunque, secondo Duchamp, tipicamente “anestetica”.
Condividi post
Repost0
20 gennaio 2024 6 20 /01 /gennaio /2024 09:01
Uno dei tre alberetti morto abbandonato nel cassonetto (foto di Maurizio Crispi)

C’erano una volta tre alberetti
messi a dimora in Piazza Noce
Due non passarono l’estate afosa del ‘22
e morirono prosciugati dalla calura
Né i giardinieri del Comune,
né la gente del quartiere
si preoccuparono di abbeverarli

Il sopravvissuto alla prima estate
dopo la piantumazione
ha tirato avanti per un anno ancora
Ma non è riuscito a passare l’estate del ‘23
altrettanto afosa della precedente
Anche quest'alberetto
è morto di sete,
perché nessuno s’è preoccupato
di  portargli dell'acqua
per rinfrancarlo

Adesso il tronco disseccato
è stato rimosso
ed è stato collocato di traverso
su due cassonetti dell’indifferenziata
all’angolo della via

Se ne sta là
da qualche tempo
e nessuno lo rimuove
Probabile che gli addetti
allo svuotamento dei cassonetti
ritengano che non sia faccenda
di loro competenza

Fino a quando la reliquia dell’alberello defunto
se ne starà là?
Non si sa!

Certo a vederlo così,
gli animi più sensibili fremono d'indignazione

La sua presenza lì, come spoglia,
è un monumento all'insipienza, all'indifferenza,
alla sciatteria, al pressapochismo, alla inettitudine
e a tutte le altre buone (pessime) qualità 
dei cittadini non-cittadini
dei governanti non governanti

Questa è Palermo, Bellezza! 

Condividi post
Repost0
19 dicembre 2023 2 19 /12 /dicembre /2023 08:24
L'unica targa rimasta delle 21 dedicate alle 21 madri costituenti nel "Teatro Donne della Costituente" a Palermo (foto di Maurizio Crispi)

Oggi voglio raccontare una storia edificante, ma edificante davvero.

Come sapete (anche se forse non tutti lo sanno) il 14 marzo 2019 in una cerimonia di grande spicco presso il giardino Rosa Balistreri (ex-Roseto), si è svolto l'evento "21 Madri Costituenti della Repubblica Italiana" nel quadro di un'intera giornata alla memoria delle 21 Madri Costituenti della Repubblica Italiana, promossa da A.N.D.E. Palermo e dall'Associazione Toponomastica Femminile.
I nomi delle 21 “madri costituenti” sono stati ricordati con delle targhe che sono state apposte sui gradini dell'Anfiteatro del Giardino “Rosa Balistreri” che è stato a loro dedicato (assumendo la denominazione di "Anfiteatro Donne della Costituzione") in una cerimonia pubblica alla presenza dell'allora sindaco della Città di Palermo Leoluca Orlando, di altri rappresentanti delle Istituzioni, del Dirigente del Settore Toponomastica del Comune, Michelangelo Salamone.
Questo l'antefatto.
Ma veniamo a ciò che mi ha colpito.
L'altro giorno, come faccio spesso al mattino, mi sono ritrovato a passeggiare nel giardino de Il Roseto (oggi dedicato a Rosa Balistreri).
Una bella giornata, non c'è che dire, con un bel sole e il cielo azzurro, percorso da nuvolette bianche. 
Forse, proprio perché i raggi del sole nascente piovevano sul giardino, ho intravisto un luccichio proveniente dalla recinzione metallica che delimita il giardino tutt'attorno.
Mi sono avvicinato, incuriosito.
Di cosa si trattava?
D'una targa metallica! 
Ed era - come ho scoperto accostandomi ancor di più - proprio una delle 21 targhe dedicate alle madri costituenti.
Ero là, esattamente alle spalle dell'anfiteatro.
Quindi, con il cuore in gola, ne ho disceso a balzi gli spalti, mi sono girato, abbracciando in una visione d'insieme l'intero anfiteatro.
Ebbene, delle 21 targhe commemorative, ne rimaneva al suo posto solo una, più l'altra che se ne stava infilata tra le sbarre dell'inferriata, due sopravvissute, 19 mancanti all’appello delle quali - come unica traccia della loro esistenza - rimaneva soltanto la superficie increspata dai resti della colla con cui erano state originariamente fissate.
Sono andato dai guardiani-giardinieri e ho chiesto loro cosa fosse accaduto alle targhe.
Uno di loro mi ha risposto: "Sono stati i picciuttieddi! Le hanno messe solo con la colla! Dovevano imbullonarle! Basta che di una si stacca un angolo e subito la scippano!"
È vero! Le hanno tolte via tutte, all’infuori di una.
Ma è una risposta debole, la sua: loro - i guardiani - dove sono? Dove erano quando lo scempio è stato compiuto? Non avrebbero avuto il dovere di controllare e di fermarli?
Hanno segnalato ciò che accadeva agli uffici preposti?
In ogni caso, il Giardino del Roseto è uno di quelli per i quali vige l'orario di chiusura notturno e, quindi, l'idea di vandali notturni che abbiano agito non attenzionati, non visti e non sentiti, è alquanto improbabile.
La rimozione delle targhe è stata portata avanti quasi sicuramente, mentre il personale era presente, ma - evidentemente - distratto.
Mi sembra che, nell'indifferenza generale, sia stato perpetrato un crimine molto grave, di annientamento e distruzione di un allestimento dall'elevato valore simbolico.
Un simbolicidio, dunque.
Ma nello stesso tempo - poiché le targhe rimosse ricordavano le 21 madri costituenti - si è trattato anche, a tutti gli effetti, d’un femminicidio, anche se soltanto metafisico e senza spargimento di sangue.
Un'azione casuale o premeditata?
E poi, perché nessuno è corso ai ripari?
Perché le targhe non sono state ripristinate?
Insomma, cose che succedono a Palermo! 
Ed è grave il fatto che ciò sia accaduto nell’indifferenza generale dei cittadini e non solo degli amministratori.
Non abbiamo speranze!
Non riusciamo mai a vedere la luce in fondo al tunnel!
Ci riusciremo mai a venire fuori nella luce?
Quando cambierà questo andazzo, se mai potrà cambiare?

 

#femminicidio
#madricostituenti
#andepalermo 
#associazionetoponomasticafemminile
#toponomasticafemminile
#avvistamenti

 

(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)

(foto di Maurizio Crispi)

Romano Cappelletto e Angela Iantosca, Ventuno. Le donne che fecero la costituzione, Edizioni Paoline, 2022

Romano Cappelletto e Angela Iantosca, Ventuno. Le donne che fecero la costituzione, Edizioni Paoline, 2022

Dalla prefazione di Livia Turco:
È molto bello sentirle parlare in prima persona della loro vita e delle battaglie sociali e politiche che hanno condotto.leggere questo libro e come sentire direttamente la loro voce, vedere il loro viso, il loro sorriso. Sono donne che provengono da storie politiche e culturali diverse, ma tutte hanno partecipato alla lotta partigiana e antifascista. Sentono, dunque, vivissimi nel loro cuore e nella loro mente i valori della libertà, della giustizia sociale, della democrazia, che sono anche la sfida di un mondo nuovo da costruire, in cui le donne devono essere protagoniste”.


Chi sono le ventuno donne che hanno contribuito all’elaborazione della Costituzione italiana? Quali sono le loro storie, la provenienza, le battaglie che hanno portato avanti, sacrificando spesso la vita privata e la propria famiglia in nome di un bene comune? Questo libro prova a raccontarlo attraverso le loro stesse voci, con una narrazione in prima persona che restituisce ai lettori la passione di chi ha partecipato alla ricostruzione di un Paese appena uscito da una devastante guerra. Il testo, rivolto agli studenti delle scuole secondarie di I e II grado, intende ricordare quelle figure, spesso dimenticate, che hanno lottato senza mai tirarsi indietro e mostrare quanta strada ci sia ancora da fare, oggi, per attuare i princìpi e le battaglie di ieri.

Condividi post
Repost0
14 dicembre 2023 4 14 /12 /dicembre /2023 08:03
Al posto della Libreria Sciuti di un tempo (foto di Maurizio Crispi)

Qui su tre vetrine (o luci, come si dice oggi), in via Sciuti a Palermo, si affacciava la Libreria Sciuti (ingresso al 91/F), una storica attività in questa parte della città.
I titolari, assillati dalle ristrettezze sempre crescenti in cui versa il mercato librario a causa della spietata concorrenza di Amazon e di altri venditori online ma anche per motivi connessi con la necessità, oggi, per chi esercita questo mestiere, di reinventarsi radicalmente allo scopo di potere attrarre un pubblico sempre più distratto, hanno dovuto abbandonare la partita, con grande dolore loro e degli affezionati clienti.

L’ultimo atto si è consumato, in silenzio e quasi senza che nessuno se ne accorgesse.
Nella fase di smobilitazione, con le scaffalature prima gremite di libri e ora sempre più desolatamente vuote, più volte mi sono ritrovato a parlare con Alessandro Cusimano e con Massimo, da sempre il mio preferito referente quando mi ritrovavo a ordinare dei volumi, e a discorrere del futuro della libreria, se avrebbe riaperto i battenti, dove e quando.

Mi sono ritrovato spesso, nel corso di queste conversazioni, spesso fortemente emozionali, a dover trattenere lacrime e singulti, perché vedevo dissolversi - con questa progressiva smobilitazione - un pezzo della mia vita che si è esteso nell'arco di diverse decenni.

Ho voluto intendere nel corso di queste chiacchierate che essi nel dover chiudere fossero stati assillati da richieste esose da parte dei proprietari dell'immobile, a cui non avevano più potuto far fronte, ma non è così, in realtà: questa è stata indubbiamente una mia narrazione personale che forse si è originata da loro non detti di cose a cui dare parola sarebbe stato imbarazzante e faticoso.

In realtà, la causa principale di questa chiusura (in verità, una morte annunciata) è stato il cambiamento dei tempi e il restringersi sempre più grave dei profitti, con la necessità - come ho detto - di doversi reinventare, cosa peraltro non facile e che come mostra Shaun Bythell, nel suo "Una Vita da Libraio", richiede enormi enormi energie e una non indifferente creatività organizzativa, sconfinando in attività che non sono esattamente connesse con la vendita di libri ma che fanno cultura, commercio, aggregazione e, per questo, non bastano le semplici e tradizionali, canoniche, presentazioni di libri con annesso firma-copie: la stessa causa che, in definitiva, ha portato alla decisone dei conduttori della Libreria Sciuti di non riaprire più in altri locali ubicati in zona (e in questo caso, sì, venivano davvero avanzate richieste di pigioni assolutamente esose); oltretutto, nella nostra realtà, per l'avvio o il riavvio di un'attività commerciale qualsivoglia sono enormi gli intralci burocratici e innumerevoli le norme da applicare, i certificati da richiedere, le specifiche tasse da pagare: non è come in altri paesi europei dove tutte queste procedure sono semplificate al massimo e, soprattutto, sono meno costose.

Foto Carmelo Di Rosalia

A giugno scorso (2023) la Libreria Sciuti ha chiuso i battenti, alla fine del doloroso sgombero e ancora per diverso tempo è rimasta l'insegna a sormontare le vetrine, come testimonianza del passato.

Il vicino negozio di arredi s'è espanso ad occupare i locali che furono della Libreria Sciuti.

Sono state rapidamente cancellate tutte le tracce che possano far dire che qui c’era una libreria “storica” della mia (della nostra città) con una necessaria azione di restyling e di omologazione alle vetrine già preesistenti del negozio di arredi che si espandeva già lungo tutto il marciapiedi.

Ancora di più - con la cancellazione delle ultime tracce - mi sento affranto e dispiaciuto.
Sono stato da sempre cliente affezionato di questa libreria che era a pochi passi da casa e per me, oltretutto, comodissima da raggiungere per soddisfare qualsiasi ghiribizzo librario mi saltasse in mente.
Qui potevo sempre entrare a dare un’occhiata alle novità, a ordinare i libri che andavo selezionando per i miei approfondimenti, ad acquistare quelli da dare in regalo, a scambiare quattro parole con i titolari e i dipendenti, circostanze che, a volte, si trasformavano in vivaci conversazioni e scambi di idee.
Ora, è tutto finito.

Ma è una storia che si ripete
Come è successo prima e come, sicuramente, succederà ancora
Per esempio, come non menzionare la scomparsa della Libreria L'Aleph in via Vincenzo di Marco, condotta dal mitico Lorenzo Giordano e soppiantata da un emporio cinese, o - ancora prima - con la storicissima Libreria Flaccovio in via Ruggero Settimo, che è persino nei miei ricordi di infanzia, perché mi ci portava mio padre, al cui posto s’è insediato un venditore di intimo femminile e che, negli anni del dopoguerra sino certamente alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, è stata un centro pulsante della intellighenzia culturale di Palermo e della Sicilia, per non parlare di tante altre librerie cittadine (e mi viene in mente la Libreria Ciuni, collocata di fronte al Teatro Massimo) e di tanti altri storici esercizi invasi e metarmofizzati in attività di tipo diverso che sono effimere e che, soprattutto , non hanno tradizione alcuna e un mondo di cultura alle loro spalle.

 

Questi casi che ho menzionato sono vividi esempi di un mondo che scompare, che viene cancellato sistematicamente senza che si faccia nulla per serbarne tracce per una futura memoria collettiva e senza che si reagisca.

Siamo diventati torpidi e indifferenti.

La civiltà dello spettacolo in cui tutto passa ed è effimero, senza un reale valore, ci ha abituati a questo.

Non voglio essere o apparire sterilmente nostalgico o dare l'idea di essere uno che si piange addosso e guarda continuamente al passato, rimuginando e rimpiangendo ciò che non è più; e che è disgustato dal modo in cui il mondo sta cambiando velocemente, troppo velocemente persino.

Se fossimo in altri paesi con una maggiore vocazione culturale e un’attitudine a conservare le tracce del passato e a farle vivere nella memoria individuale e collettiva, nei luoghi che hanno ospitato queste tre librerie verrebbero affisse delle targhe in bronzo o in marmo per fissare il ricordo e così tramandarlo.

Ed è quello che io propongo agli amministratori distratti di una città che si avvia a vivere una crescente condizione di “non luogo”, senza conoscenza delle proprie radici storiche e culturali e senza memoria collettiva
 

Salvatore Cangelosi. La città e i Libri. Avventure di un libraio

Salvatore Cangelosi, La Città e i Libri. Avventure di un libraio, Torri del Vento Edizioni (Collana I Capperi), 2014

Il volume è arrichito dalla prefazione di Marcello Bonfante. Vi si parla di pezzi di storia delle librerie di Palermo e vi si chiariscono anche i rapporti "di parentela" per così dire tra Libreria Ciuni e la Libreria Sciuti

Andrebbe sicuramente letto per chi ha desiderio di consolidare ulteriomente le radici delle proprie memorie

(risguardo di copertina) Alla fine degli anni settanta, un giovane monrealese si impiega, per puro caso, in una libreria, senza sapere che quel lavoro diventerà tutta la sua vita. Attraverso le vetrine delle librerie in cui negli anni lavorerà, Cangelosi vedrà una città in continuo cambiamento, incontrerà volti noti e meno noti, stringerà la mano a scrittori più o meno famosi, ma soprattutto inizierà a conoscere se stesso. Un'autobiografia scritta come un romanzo di formazione, una prosa asciutta e ponderata frutto di anni di frequentazioni intellettuali e di meditate letture.

Condividi post
Repost0
8 dicembre 2023 5 08 /12 /dicembre /2023 08:43

Anche a Natale
cosa vedono i miei occhi?
Munnizza
Munnizza natalina,
anziché pasquale o ferragostana
Robe abbandonate
per incuria dei raccoglitori
ma anche per incuria dei cittadini
Sono incurie che si incontrano
e si rinforzano a vicenda
Ci si deve lamentare,
è ovvio
Ma occorre anche
che ciascuno di noi
prima di proferire verbo
con lamenti e alti lai
si faccia un bell’esame di coscienza
Facciamolo a Natale
quando lo scambio e il delirio dei doni
portano a deliri complementari di munnizza

Maurizio Crispi (oggi)

La nota che segue è stata scritta il 6 dicembre 2022, quindi un anno addietro circa e posso confermare che da allora non è cambiato nulla. E dunque ciò che scrissi allora è tuttora attualissimo

La nota che segue è stata scritta il 6 dicembre 2022, quindi un anno addietro circa e posso confermare che da allora non è cambiato nulla. E dunque ciò che scrissi allora è tuttora attualissimo

Monnezza a Palermo (foto di Maurizio Crispi)

A volte capita di trovarsi a percorrere una via dalla quale non si passa per molto tempo.

Queste vie che si vedono come per le prima volta (anche se sono già conosciute) inducono una sensazione di estraneità e derealizzazione, come se all’improvviso si fosse divenuti stranieri in terra straniera. 
E quelli che colpiscono sono certi tratti di marciapiede abbandonati e negletti, perché magari non costeggiano le abitazioni ma soltanto le mura perimetrali di ville o giardini private.
Tratti di strada che in sé possiedono una valenza quasi romantica e che invece sono diventati ricettacolo di spazzatura varia, di merde di cane, di piatti di plastica lasciati per terra dalle gattane per nutrire i “loro” gatti, resti di bici rubate, macerie, incarti McDonalds (espressione del consumismo gastronomico dei poveri che però sono anche incivili), per non parlare degli alberi che adornano la via del tutto inselvatichiti, e ancora vecchie scarpe e scarponi, indumenti vari abbandonati anziché essere conferiti negli appositi contenitori oppure misteriosamente vuotati proprio dalle loro viscere.

Si cammina in mezzo a tutte queste brutture che a volte sono anche maleodoranti, costretti ad una vera e propria gimcana, e ci si chiede perché tutto questo debba accadere in una città che vorrebbe definirsi civile ed europea ed invece é da bollino rosso su tutta la linea. Una città che ha sempre avuto la vocazione per la lurdìa: basta andarsi a leggere le magistrali pagine di Goethe in Sicilia, risalenti a oltre 200 anni fa, proprio relative al modo in cui i nostri concittadini di quel tempo smaltivano i rifiuti solidi e, per di più, nelle vie prinicipali - come il Cassaro - dove massimo, anche a quel tempo, avrebbe dovuto essere il decoro.

E sì che siamo costantemente spremuti con il tributo sulla munnizza: dove vanno a finire questi soldi?

Come vengono spesi?

Vorrei proprio che qualcuno venisse a raccontarmelo.

Le foto che pubblico qui sono state scattate lungo la via Vincenzo di Marco (PA) una via che, essendo in parte sfuggita alla massiccia speculazione edilizia, ha un suo carattere un po’ retro e malinconico.
Ed invece il passante occasionale (come è capitato a me l’altro giorno) deve fare i conti con brutture e inestetismi, con la puzza e il degrado.

Il bello è che, se dal lato di chi amministra l’incuria é totale, da parte dei cittadini che abitano nelle casette e nei condomini che si affacciano lungo questa via, vi deve essere sicuramente indifferenza e assuefazione, o anche - forse - il non vedere perché oggigiorno sono sempre di meno quelli che camminano a piedi, o il non voler vedere, il fare finta di di niente, rendendosi selettivamente ciechi.

In mezzo a questo tripudio di monnezza e di degrado troneggiano beffardi i monopattini e le bici elettriche che posteggiati in maniera selvaggia ed incurante degli elementari diritti di chi cammina a piedi divengono essi stessi monnezza.

Vorrei una città più pulita e con la sua bellezza restaurata e senza questi infernali aggeggi di locomozione che alcuni dicono essere liberata e sostenibile, ma che a mio avviso aggiungono bruttura a brutture. 

L’unica cosa per difendersi da questi assalti di degrado è alzare lo sguardo verso il cielo (il che non è distogliere lo sguardo, badate bene). 

Ma un modo di cercare una risposta nel divino ineffabile ed immanente che ci sovrasta.

Ma dal cielo non arriva mai alcuna risposta

Il cielo, pur bello, con i suoi colori e con le sue nubi cangianti, pur ritemprando l’animo, è un rimedio che dura poco perché il volo della mente e dello sguardo dopo qualche istante si esaurisce e ritorna al livello del suolo per farci scoprire che la monnezza é sempre li, inamovibile (eterna, si potrebbe dire) a farci riflettere che viviamo in un mondo estremamente precario in cui il confine tra civilizzazione e totale inciviltà di modi é estremamente labile ed evanescente.

Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi

Foto di Maurizio Crispi

Condividi post
Repost0
27 settembre 2023 3 27 /09 /settembre /2023 06:56
Magnolia abbattuta (foto di Maurizio Crispi)

Oggi stanno deturpando con la motosega le magnolie di Viale delle Magnolie, qui a Palermo.
Manutenzione intrapresa per quelle che insistono su terreni privati con taglio dei rami ammalorati.
Nello stesso tempo hanno cominciato un intervento su quella che si trova al centro della piazzetta triangolare, a metà circa del tratto di Viale delle Magnolie tra Via Boris Giuliano (ex Via Piemonte) e Via Sciuti
Questa la stanno proprio “azzerando”. Grrrr!
Ho chiesto ad uno dei "boscaioli" selvaggi, perché stiano deturpando così un albero che é sostanzialmente in buona salute. 
Mi ha risposto che l’albero, dentro, è cavo e che, dunque, è a rischio di caduta.
Mi hanno detto altri, in particolare il portiere di uno stabile proprio di fronte, che giorni addietro, avrebbero esplorato con una sonda questa cavità per constatare che arrivava sino alla base del tronco e che, per di più, era infestata dai sorci (il boscaiolo disse: “Sorci”; un altro lì presente aggiunse: “Pantegane!
Qualcun altro degli astanti ha aggiunto che dopo il crollo della grande magnolia ubicato all'angolo tra Via delle Magnolie e Via Boris Giuliano e dopo che il comune ha dovuto rimborsare i danni causati dal crollo alle vetture parcheggiate sotto, l'Amministrazione comunale ha deciso di seguire la via maestra del totale azzeramento del rischio, non già procedendo ad un accurato censimento delle piante di grandi dimensioni e all'attuazione di tagli essenziali, ma sostanzialmente conservativi e che tengano conto della necessità di mantenere ben bilanciata la chioma, ma di abbattimenti indiscriminati e di sostanziale azzeramento della vegetazione arborea nelle vie dei diversi quartieri (quindi, detto in soldoni, senza la previsione di alcun rimpiazzo). Da diversi miei contatti mi sono giunte testimonianze in tal senso.
Dirò che questa magnolia per anni (ben me la ricordo da quando ero piccolo) era stentata e che - solo negli ultimi tempi (forse aiutata per via delle connessioni radicali sotterranee con altri alberi che, nel frattempo, si sono sviluppati pure loro rigogliosi) ha decollato nella sua crescita - diventando folta e mostrandosi nello splendore d'una buona salute.
Proprio il momento giusto per fare questi tagli indiscriminati!
E, tra l'altro, alla dissezione delle prime grosse ramificazioni la linfa bianca colava abbondante, segno anche questo di buona salute, indubbiamente.
La formulazione che “l’albero è cavo e che è per questo instabile e a rischio di crollo” è pretestuosa e, se applicata coerentemente, dovrebbe portare all’abbattimento di molti degli ulivi e di altri alberi plurisecolari, come ad esempio del platano millenario di Curinga (in Calabria) che ha al suo interno una vasta cavità che può accogliere ben venti persone in piedi (ci sono entrato dentro).
Sono sconcertato: questa azione è un vero e proprio albericidio!
Non solo i fuochi, anche i tagli indiscriminati!
Ora sono preoccupato per quello che faranno alle altre magnolie della via e, in generale, ad altri alberi cresciuti e svettanti della città, visto che la "filosofia" operativa sembra essere quella del taglio indiscriminato.
Cosa si può fare per fermarli?
Cosa si può fare per fermare quelli che sembrano né più né meno dei crimini, considerando che, secondo le teorie più avanzate gli alberi non sono delle creature isolate, ma si connettono in reti e comunità di auto-aiuto e capaci di comunicazione e si possono considerare dunque delle creature in qualche modo (diverso dal nostro) senzienti?
Questi crimini avvengono nell’indifferenza generale e, come sempre, nel silenzio dei governanti e senza il parere di botanici esperti.
Tra l’altro la cosa - secondo me - grave è che quest’attività non è svolta dell’apposito servizio del Comune ma da un’azienda privata con la vocazione dichiarata dell'"ingegneria naturalistica", come si vede dal logo del camioncino, una Srl che si chiama Sicilville.
Ora, se si dà ad un’azienda privata l’appalto per simili lavori, c’è il rischio molto elevato che - per puro lucro - vengano decise ed attuate potature selvagge e non necessarie.
Si può capire che alcuni alberi con rami ammalorati possano essere fonte di rischio per i cittadini.
A volte, però, in simili azioni, soprattutto quelle portate avanti dalla pubblica amministrazione, manca la trasparenza e sembra di essere davanti a scelte arbitrarie e non motivate.
Qualcuno che ha letto la prima stesura di questo post ha scritto: "Se si tagliano rami di diametro superiore a 20 cm la squadra incaricata deve avere un 'piano per la compensazione biologica del danno'. Tagli di questa portata sono da considerarsi già 'abbattimenti'. Se non c'è questo piano non si può procedere con i tagli (da regolamento comunale del verde, che si trova in internet). In teoria si possono chiamare le forze dell'ordine, é un abuso. Serve un avvocato, perchè usano la scusa dell'urgenza per lavorare fuori norma".

Inoltre esiste una procedura che si chiama "Valutazione di stabilità degli alberi" e che si può fare sia con l'ispezione ma anche con l'utilizzo di strumentazioni apposite e che l'amministrazione locale dovrebbe utilizzare oculatamente con le propria popolazione arborea, in modo da tutelarne assieme la salute e stabilità, proteggendo - ma solo in maniera mirata, con azioni minimali, ma necessarie, la sicurezza dei propri cittadini.

Qua, invece, mi pare che si proceda all'insegna dell'empiria più pura!

 

 

Fate circolare questo post!

Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi

Foto di Maurizio Crispi

Condividi post
Repost0

Mi Presento

  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
  • Contatti

Profilo

  • Frammenti e Pensieri Sparsi

Testo Libero

Ricerca

Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


frammenti-e-pensieri-sparsi.over-blog.it-Google pagerank and Worth