C’è questa panchina in ombra
al margine di assolato giardinetto
e parco giochi,
squallido e invaso dai rifiuti
L’occupante della panchina
è indifferente
alla calura e alla trascuratezza
Con il suo Smart Phone,
forse in videochiamata,
é in contatto con l’Altrove,
con la sua realtà di origine
cui nostalgicamente
tende sempre il suo cuore migrante
Da sempre durante la mia passeggiata mattutina con il cane, mi trovo a passare quasi ogni giorno all’incrocio tra via Giuseppe Pipitone Federico e via Luigi Pirandello.
Qui, a mia memoria, vi è sempre stata una Edicola Libreria, di cui non sono mai stato cliente, ma dove mi fermavo frequentemente a osservare i libri esposti in vetrina (in verità con poco ricambio).
Forse nella mia vita ci sarò entrato soltanto un paio di volte a curiosare tra i libri all’interno e, forse, una volta soltanto ne ho acquistato uno.
Inutile aprire troppi fronti librari, ma anche pernicioso per la tasca, ma - a volte - la curiosità ha la meglio…
In ogni caso, ad ogni mio passaggio al mattino presto, l’edicola era frequentemente aperta e la signora che gestiva (nonché proprietaria) era già là che spazzava davanti al negozio o che accoglieva i primi clienti che giungevano per l’acquisto del quotidiano.
Insomma, era una presenza importante per il quartiere, proprio accanto al ristorante “Il cotto e il crudo“ che si è stabilito in via Luigi Pirandello, ma solo molti anni dopo.
Improvvisamente, alcuni mesi fa ho visto che l’edicola non apriva più al solito orario e che con estrema rapidità il negozio era stato rapidamente svuotato .
In questo repentino e traumatico passaggio non vi è stato alcun preavviso.
La chiusura è avvenuta letteralmente dall’oggi al domani e gli stessi clienti abituali, quelli che al mattino presto arrivavano per acquistare il quotidiano seguendo una inveterata abitudine, sono rimasti sbalorditi, basiti davanti a quella che è stata vissuta come una defezione, una fuga.
Nessun preavviso
Nessun avviso
Chi sa cosa sia mai accaduto
Ma in ogni caso anche questa improvvisa eclissi racconta di una Palermo che scompare sotto i nostri occhi e dei suoi punti di riferimento fondamentali che vengono poco alla volta cancellati.
Quel che rimane è una vestigia, una carcassa vuota
É triste vedere pezzi del nostro sistema di riferimenti nel territorio perdersi nel nulla e dissolversi
Oggi c’è caldo,
ma caldo caldo,
un caldo denso e sciropposo
Sembra che qualcuno
abbia lasciato acceso un phon gigante
Mexico, Mexico,
ma senza nuvole
Andiam andiamo
Portiamo a spasso il Black
Passeggiando pare di nuotare
in un mar di Melassa
La villa, intesa come giardino,
è deserta,
all’infuori d’una signora Massa
che rotola nella melassa
suonando la grancassa
È difficile trovare una panca
che non sia rovente come una graticola
Poi ce la facciamo, infine
É una panchina litotica
che è stata all’ombra d’un ulivo stento
per buona parte del pomeriggio afoso
ma è ancora calda abbastanza
per poterci cuocere un ovetto
E mi accomodo lì
Black ai miei piedi (sotto la panca)
Mosche e zanzare che ci assaltano agguerrite,
affollandosi vogliose sul tartufo del Black,
affollanti e assillanti, per quanto non permessanti
Gabriel gioca attorno
con il pallone da basket
e rompe come un ossesso
l’idilliaca quiete Tum tum tum
Bum Bum TUM
Tum tum tum
Bum Bum TUM
Tu-Tum-tu Tum-tu
Ogni tanto il terreno vibra e rimbomba
come se ci fosse il vuoto sotto,
la promessa d’una Terra Cava Tum tum tum tum-tu
Tum tum tum tum-ta
E poi?
S’apre la terra
come una bocca enorme,
sdentata e sbroccata
e ci inghiotte in un sol colpo
con un sonante rutto finale (BURP!),
assieme a mosche e zanzare
affollanti e assillanti, per quanto non permessanti
E poi riprende il picchiettio
e così pure il sonoro rimbombo
Nada!
Nada de nada!
Nulla accade!
Se non il fatto che ci alziamo
dalla panca di pietra
e camminiamo lenti
nella calura sciropposa
per rientrare al riparo
alla ricerca del fresco perduto
in attesa di notte senza sonno
La raccolta completa (ancora in corso di arricchimento) delle mie "Storie di Massa"
Questo scrissi, osservando una piccola collezione di foto da spiaggia, realizzate dalla mia amica Tiziana Torcoletti, artista e fotografa.
L’autrice sollecitó dei commenti a queste foto ed io scrissi ciò che mi veniva in mente
Mi piacque ciò che scrissi e misi assieme i diversi commenti
Ed ecco il risultato
Maurizio Crispi (8 agosto 2025)
Una giornata al mare
Una giornata al mare
piena di sole caldo
cosparsa di sabbia fine e dorata
a profusione
Tutti sono andati a celebrare
Ognuno ha portato qualcosa
per far festa
C’é uno che é in due
e uno dei due
è a testa in giù
C’é un vu cumprá
solerte e frettoloso
e trasporta un enorme tabellone
carico di oggetti disparati
occhiali di plastica
braccialetti
collanine
mezzanine e ciabattine
Poi c’è anche l’ombrellifero
che offre ombrelli e infradito
ad un ottimo prezzo,
da mezzo stordito
E c’è quello che porta con sé
degli strani tubi rossi flessibili
per lanciarli e poi riprenderli
con acrobatici salti
Ma i più esotici sono questi due
Un venditore di nuvole belle e candide
ed anche il venditore di aria in buste
Quelle nuvole
d’un bianco abbacinante
pendono dal cielo blu
neghittose ed invidiose
al tempo stesso
e vorrebbero impossessarsi di quei meravigliosi oggetti ripieni di aria
Siamo qui, siamo noi,
alla fine, solo noi
e temiamo coloro
che portano doni
Io vorrei contrattare il prezzo
con il venditore di nuvole cortese
e portarmi a casa
la più bella nube candida
e metterla nel mio salotto
e magari godere ogni tanto
di una pioggerellina domestica
on demand
Con il caldo del solleone,
è proprio quel che ci vuole
Foto di Tiziana Torcoletti, per gentile concessione
Sono stato irrequieto, viaggiatore, vagabondo
Adesso sono statico ed immobile
L’altra faccia di una stessa medaglia
Viaggio con i libri e nei libri
Viaggio nei miei sogni
Sono beffardo
Pratico l’auto-sberleffo
Raramente mi prendo sul serio
Buffoneggio
Sento di essere come un ragazzino,
come un Peter Pan che ha smesso di crescere
Lascio che i giorni e le notti
mi scorrano sulla pelle
Preferisco essere un dormiente
che non uno attivo e propositivo
Guardo il mondo dal balcone di casa
o dalla finestra
E questo é tutto
Maurizio Crispi, recuperato (23 agosto 2022)
Ma in realtà è un duplicato
Il piccolo brano lo avevo già pubblicato, ma con altro titolo
Sono stato irrequieto, viaggiatore, vagabondo Adesso sono statico ed immobile L'altra faccia di una stessa medaglia Viaggio con i libri e nei libri Viaggio nei miei sogni Sono beffardo Pratico ...
Questo scrissi, pensando all’avvicendamento dei pazienti nella Comunità in cui già lavoravo da più di un anno, osservando me e gli altri dopo il commiato da un paziente che era già stato residente in CTA per diversi anni e che, per raggiunti limiti di tempo, era stato trasferito in altra struttura protetta
Maurizio Crispi su FB, il 29 settembre 2024
Arrivano
Stanno per giorni, mesi, anni
Poi vanno via
In un sol colpo,
in un battito di ciglia,
vengono dimenticati
come se non fossero mai esistiti
Sono i passeggeri di un treno
che, non appena alla loro fermata
ne discendono,
se ne vanno
portando con sé il proprio destino
non lasciando alcuna traccia
nella memoria di quelli
che, invece, proseguono il loro viaggio
L’allontanamento di coloro
che hanno abbandonato la partita
ingenera nei viaggiatori restanti
un oblio immediato e totale,
anche se, durante la loro permanenza,
fiumi d’inchiostro e di parole
sono stati riversati
per fissare gli eventi
e poterne dare testimonianza
Chi scende
non è più di competenza di chi rimane
Altri salgono a bordo
Un posto che si libera
subito viene occupato
I viaggiatori nuovi giunti
racconteranno le proprie storie
Avranno i loro momenti
Richiederanno supporto e contenimento
Riceveranno attenzioni,
parole e pillole e cibo
Non c’è più tempo
per pensare a coloro che non ci sono più
Avvicendamento
Ricambio
Via il vecchio
Ecco il nuovo
Via uno, avanti un altro
Ma poi è sempre la stessa storia
Non c’è tempo per il ricordo,
non c’è proprio tempo
Stavo scrivendo un qualcosa, utilizzando la funzione dettatura. Nel mentre si è attivata una conversazione con Ale e il dispositivo ha continuato a trascrivere, ma senza il mio assiduo controllo.
Ecco il risultato finale
Maurizio Crispi (18 agosto 2024)
Che c’è?
Il 18 agosto nasceva il disonorante
Che?
Il Bosco di Mara che schifo botta sta bruciando un sacco di legna.,,
Marabotta?
Ma cosa hai detto prima che il 18 agosto nasceva il Samo Morante?
Il Nano Morante?
Queste righe che hai fotografato
Quali righe?
L’immagine è stata caricata, a quanto pare, difettosamente
Il 18 agosto é nata Elsa Morante!
Elsa!
Ah! Ho capito!
Ormai mi arrivano soltanto le notifiche di gruppi a cui sono iscritta
Cosa?
Non mi arriva più niente dagli amici
Dimmi qualcosa!
É morto Alain Delon?
Perché non parli?
Dimmi qualcosa!
Mmmmmmm…
Come che hai detto?
Sto scrivendo un sms!
Il resoconto dell’incidente che hai avuto… Perché? Non l’avevi mai letto?
Quindi, non te l’ho mai fatto vedere
Mai e poi mai!
Boh! Questo non lo so!
Certo! cemento, memento, ma questo incidente è terribile: c’era la mini minor che aveva spostato un SUV di parecchi metri
Vedi che schianto!
A quanto doveva andare?
Con la mini?
Perché questi qui corrono tutti
Diciamo che se l’é andata a cercare, di corsa in fronte alla morte
Secondo me, almeno a 100 all’ora!
No, di più!
Sparso attorno alla macchina c’era il contenuto di un sacco di McDonald’s
Aveva fretta di arrivare a casa di amici…
per mangiare qualcosa in compagnia
Una vicina ha sentito il botto, solo lei, e ha chiamato l’ambulanza
Io sono arrivato poco dopo che il fatto era accaduto
Sì, era successo poco prima
No, non mi hanno mai aggredito
Quando è successo?
Con il cane mi pare difficile
Sì, non so, però devo vedere qual’è la data di questo fatto, dell’incidente intendo, che descrivo
2010!
Allora, se è il 2010, c’era Frida!
Una berretta berretta
Di quale berretta parli?
C’era il bel lettino e ora non c’è più
É vero! Dobbiamo farlo riparare!
In autunno chiameró il coreano!
Lo facciamo sistemare
Trascrizione di un sogno di un anno fa tondo
Mai riportato qui, nel blog
Maurizio Crispi (17 agosto 2024)
Questa volta mi ritrovo alla guida di un enorme autoarticolato
Devo andare da qualche parte (ma il sogno non mi dice dove)
Lungo la strada che percorro ci sono delle difficoltà di transito, così pare
Accosto il mio mezzo in uno slargo, appena possibile
Scendo dalla cabina di guida e vado a domandare
Il tizio a cui chiedo, prima, non vuole darmi alcuna informazione, poi - ma sempre in modo reticente - m’indica la strada che svolta alla nostra destra e mi dice: Puoi prendere da qui! Non si potrebbe, in verità, perché il transito è vietato agli autotreni. Ma tu infilati lo stesso, dopo un po’ ti accosti e aspetti; se non succede nulla, nel senso che non arrivano veicoli dall’altro lato, fai un altro balzo di un centinaio di metri, e poi di nuovo ti fermi e aspetti e vedi com’è la situazione. E vedrai che a poco a poco riuscirai a fare tutto il pezzo di strada che rimane: l’alternativa è per te di tornare indietro, ma dovrai fare un giro davvero enorme!
Ah, faccio io, ho compreso perfettamente: è una soluzione all’italiana, quella in cui siamo maestri!
Alzo le spalle e me ne torno al mio autotreno, balzo nella cabina di guida, mi metto al volante, faccio rombare il motore e mi metto in movimento
[Devo dire qui che, in vita mia, non ho mai guidato né un camioncino, né un camion, né un autoarticolato: l’esperienza di guidare un simile mezzo, in questo mio sogno, è davvero è esaltante, poiché mi sembra di rivivere momenti del film cult che vidi decenni indietro dal titolo “Convoy” (in italiano “Trincea d’asfalto”, di Sam Peckimpah) e mi viene in mente anche un altro film - anche questo un cult - che è “Duel” (d’un giovane Steven Spielberg), sviluppato da un racconto di Richard Matheson, ma l’autotreno persecutore qui è una presenza malefica e il volto del suo guidatore non si vede mai chiaramente, poiché i finestrini sono oscurati]
Saltando diverse parti del sogno che non ricordo, mi ritrovo poco dopo in un Centro sociale nel quale convergono diverse Associazioni di operatori che sperimentano nel territorio interventi coinvolgenti la popolazione, utilizzando un miscuglio creativo di Arte- Musica- e Pet-terapia
Insomma, il luogo dove sono finito parrebbe essere il motore propulsivo di una serie interventi di psicologia applicata
Arrivato qui, cerco di inserirmi nella programmazione operativa e devo parlare con mio collega, assieme al quale in passato mi trovai a scrivere un libro.
Devo registrare vocalmente qualcosa e c’è un dispositivo apposito che si aziona con il piede e, a seconda di come si muove il pedale, si ottengono registrazioni di tipo diverso
Ci provo, ma non ottengo nessun risultato
Quando il mio collega appare, ci abbandoniamo ad una disquisizione su come fare funzionare questo apparecchio, ma non andiamo molto lontano. Il nostro confronto di idee é sterile e non porta a nulla
Nel mentre arrivano molti operatori da una loro missione nel territorio e portano con sé enormi animali esotici e non finti, fatti tutti di cartapesta, a regola d’arte. Tra i diversi animali riconosco un leone, un ippopotamo e un rinoceronte, ma ci sono anche una placida mucca e un simpatico maiale. Segue un drago sputafuoco, con due teste minacciose armate di scaglie e di speroni
Su tutti domina, però, enorme, un Marco Cavallo, dipinto di azzurro e così realistico che sembra volersi lanciare al galoppo da un momento all’altro
Ma è proprio come quel famoso Marco Cavallo! esclamo io
Tutto ruota attorno al fatto
che sto perseguendo
una mia partecipazione
ad un corso velico
Perché lo faccio?
Voglio imparare i fondamentali
della nobile arte,
padroneggiare l’abbiccì della materia,
acquisire le basi per essere autonomo
e potere così divertirmi
Qualcuno - uno anziano
(ma se è anziano rispetto a me,
cos’é allora? Matusalemme?)
- mi interroga
per analizzare minutamente
le mie motivazioni
Io cerco di rispondere ad ogni domanda
con sincerità
Mi adopero per essere esauriente,
trasparente e cristallino
Vedo che, più in là, sono schierati
in ordine militaresco
tutti coloro che parteciperanno al corso,
essendo già stati ammessi
Sono schierati in fila,
in ordine di altezza,
e sono sull’attenti in posa impeccabile
Temo che le mie risposte
siano insoddisfacenti
e che non supererò la selezione
Vedo il mare blu,
sconfinato,
percorso da una brezza lieve
e scintillante di schegge di luce
Vorrei essere un navigatore
Vorrei alzare le mie vele al vento
Non so se potrò mai farlo
in questa vita
Poi sogno ancora
Sono protagonista
di eventi complessi e confusi
come l’incontro in Alaska di Trumputin,
iniziato con grande fragore di grancasse
e finito con un miserevole flop
(ma cos’è veramente accaduto
mai lo sapremo)
Mi sento davvero esausto
e non mi resta che intonare un peana
a colpi di ineffabile trombone
Sfinito, esausto, consumato
Aspettate che vado a dormire
un altro po’
Magari dormendo e sognando
riuscirò a cambiare le sorti del mondo
L’immagine: Vele della speranza
(Vladyslav Durniev•Ucraina)
Cieli bianchicci e foglie secche accartocciate
crocchianti sotto i piedi
manichini con abiti improbabili
monopattini abbattuti
poltron-panchine abbandonate
L’aria é rovente
Si avverte l’acre sentore di incendi
e il lezzo sgradevole di rifiuti bruciati
Formiche alacri trasportano
materiali eterogenei
dentro i formicai
provviste per i tempi magri
materiali da costruzione
Maurizio Crispi (17 agosto 2024)
Buon risveglio ferragostano!
Buonghionno!
Aspetto che Gabriel si risvegli
Io già semipronto ad andare
(bisogna esser sempre pronti,
anche se non lo si è mai veramente
e sino in fondo)
Andare dove?
Non so!
A Ferragosto si va pur sempre
da qualche parte
Ho fatto i compiti del giorno
Bagno pulito
Letto fatto
Piatti e pentolame sistemati
Pavimenti spazzati
Bucato ritirato e ben piegato
Esco e cammino
con due cani appesi al collo
lungo strade deserte,
negozi chiusi,
saracinesche rinserrate,
monnezza abbandonata
(Quella c’è sempre)
Monopattini elettrici sventrati
L’assenza di persone
e il silenzio profondo
trasfigurano tutto questo
e gli conferiscono un fascino decadente
o di fine del mondo prossima ad accadere
Persino gli uccelli tacciono
I piccioni e i gabbiani
invadenti e villani
sembrano scomparsi,
inghiottiti dal Nulla
É Ferragosto!
Con Ferr- o senza Ferr-
Agosto è pur sempre Agosto
e elargisce doni
Mi ritrovo in una casa
Mi è nota, eppure mi è estranea
Giro da una stanza all’altra
Ripongo le mie cose
Cerco di ambientarmi
(o di riambientarmi)
C’è un grosso problema
con i punti luce
e con le prese di corrente
L’impianto elettrico è stato realizzato
in modo alquanto bislacco
Mi preparo a dormire
Nel mentre arriva mio figlio grande
con una comitiva di suoi amici
Un po’ sono contento di ciò
(perché non lo vedo quasi mai)
ma anche lievemente infastidito,
poiché - in considerazione della mancanza di preavviso -
intravedo un possibile disturbo
alla mia olimpica quiete
Cerco di sopire la seconda reazione,
anche se non è cosa facile,
poiché mi accorgo che mio figlio,
con un telecomando ha disabilitato
tutte le luci
Non mi resta che mettermi a dormire
Poi, in un momento successivo,
mi ritrovo a parlare con lui
e cerchiamo di trovare
un compromesso,
un accordo,
una ragionevole intesa,
una via di mezzo
per tornare alla mitica Terra di Mezzo
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.