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1 settembre 2026 2 01 /09 /settembre /2026 08:13
Jo Nesbo, L'impronta del lupo (Minnesota)

L'impronta del lupo (Minnesota, nella traduzione di Eva Kampmann) di Jo Nesbø, pubblicato da Einaudi (Stile Libero Big) nel 2026, è un romanzo auto-conclusivo, fuori dall'acclamata serie di Harry Hole, ma non per questo meno bello. 
Quando si legge Nesbø, dovunque si tocchi, la campana suona sempre bene.

Qui ci spostiamo negli Stati Uniti, a Minneapolis, dove Bob Oz, un detective di origine norvegesi e con un passato doloroso alle spalle,  si trova ad indagare su alcuni omicidi che sembrerebbe legati uno all'altro da un proposito di vendetta. 
Sin dall'inizio si presenta alla ribalta un personaggio, Tomas Gomez, denominato "El Lobo", legato un tempo ai cartelli messicani e alle gang di origine centroamericana e che adesso è divenuto un cane sciolto. 
Bob Oz è diventato anche lui un cane sciolto poiché è stato temporaneamente sospeso dalle sue funzioni, eppure - testardo come un mulo - cerca di continuare ad indagare per conto proprio tentando di entrare nella mente dell'assassino e , forse, immedesimandosi anche con lui, ma anche in qualche modo cercando riscatto dai suoi sensi di colpa. Bob Oz intuisce gradualmente che le azioni criminali di Lobo rispondono a un'idea di giustizia personale più che a una semplice vendetta cieca e, quindi, specchiandosi in lui trova modo di riflettere sulle proprie vicissitudini personali, riuscendo in qualche modo anche ad elaborarle in modo costruttivo.

La verità non è come sembra e ci sono molti altri piani che verranno rivelati nel corso della narrazione che si dispiega con il pretesto letterario di un conoscente di Bob Oz, pure lui di origini norvegesi che - dovendo scrivere un reportage su quei fatti - si trova a ripercorrere i luoghi di quell'indagine e ad intervistare i diversi personaggi che vi erano stati coinvolti (e questo a distanza di sei anni da quegli accadimenti).

Il titolo originale è "Minnesota", dallo Stato americano in cui è ambientata la vicenda (e noto anche per la forte storicità di immigrazione scandinava, da cui le origini di Bob Oz e della voce narrante Holger Rudi).
L'indagine di Bob Oz si svolge nel 2016 mentre il narratore fittizio visita i luoghi e intervista le persone coinvolte - incluso lo stesso Bob Oz - nel 2022.


(soglie del testo e sinossi) Una metropoli ferita dalla violenza. Un poliziotto ostinato in cerca di risposte, anche su sé stesso. E un killer che si muove come uno spettro tra le maglie dell’America di oggi.

Minneapolis, 2016. Quando un mercante d’armi legato alle gang è vittima di un attentato, gli indizi sembrano puntare verso un suo vicino, Tomas Gomez, che però tutti descrivono come tranquillo e perbene. Eppure Tomas Gomez potrebbe essere il misterioso Lobo, un assassino prezzolato che negli anni Novanta aveva scosso il mondo della criminalità locale con la sua ferocia. Adesso sembra tornato, deciso a regolare vecchi conti in sospeso. Bob Oz è un detective con un passato doloroso e un problema con l’alcol e le donne, che compensa la mancanza di talento non arrendendosi mai. Il caso Gomez lo affascina, suo malgrado. E indagando, contro tutto e tutti, capisce che Lobo – “il lupo” – non è in cerca di vendetta, ma di giustizia.

Hanno detto:
«I romanzi di Jo Nesbø dànno dipendenza». - Vanity Fair

«L’impronta del lupo ti cattura fin dalla prima pagina grazie a un’inquietante atmosfera di tensione continua e a una meticolosa attenzione per i dettagli. E, ovviamente, non sarebbe un romanzo di Nesbø se non ci fossero colpi di scena che nessuno era in grado di prevedere». - Independent
 

Jo Nesbo

L'autore. Jo Nesbø è nato a Oslo il 29 marzo 1960 ed è oggi uno dei più celebri e apprezzati scrittori di thriller a livello internazionale. Prima di raggiungere il successo globale come autore, la sua vita ha preso direzioni molto diverse e sorprendenti. Durante la giovinezza, infatti, il suo sogno principale era quello di diventare un calciatore professionista, un obiettivo che sembrava concreto dato che giocava già nella massima serie norvegese, ma che è svanito a causa di un grave infortunio al ginocchio.

Dopo la fine della carriera sportiva, Nesbø ha deciso di dedicarsi agli studi, laureandosi in economia e iniziando a lavorare come broker finanziario e giornalista freelance.

Parallelamente, ha coltivato una forte passione per la musica, diventando il cantante e chitarrista dei Di Derre, una pop-rock band che ha ottenuto un grandissimo successo commerciale in Norvegia. La svolta letteraria è arrivata quasi per caso verso la fine degli anni novanta, durante un lungo volo aereo verso l'Australia: per fuggire alla noia del viaggio, ha iniziato a scrivere quello che sarebbe diventato il suo romanzo d'esordio, Il pipistrello, pubblicato nel 1997.

È proprio in questa prima opera che fa la sua comparsa Harry Hole, un detective della polizia di Oslo brillante ma tormentato dai propri demoni personali e dall'alcolismo. Questo personaggio, protagonista di una lunga serie di bestseller come Il pettirosso, L'uomo di neve e Il coltello, ha consacrato Nesbø come uno dei maestri assoluti del cosiddetto "Cold Crime" o thriller scandinavo.

Oltre alla celebre saga poliziesca, l'autore ha dimostrato una grande versatilità firmando diversi romanzi autoconclusivi, sceneggiature e persino una fortunata serie di libri per bambini incentrata sulle bizzarre avventure del Dottor Prottor.

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25 agosto 2026 2 25 /08 /agosto /2026 11:16
Il velocista di Christopher Reich

"Il velocista" (titolo originale: The Runner) è il secondo romanzo thriller di Christopher Reich, pubblicato in Italia da Mondadori nel 2000 (nella traduzione italiana curata a quattro mani da Nicoletta Lamberti e Maria Luisa Vezzali.). La storia che vi si racconta è quella di un intrigo internazionale ambientato tra le macerie della seconda guerra mondiale e l'alba della guerra fredda.

Lo si può senz'altro definire un thriller storico e di spionaggio, con delle derive di tipo complottistico, con la narrazione di una e propria corsa contro il tempo per prevenire un attentato che, se portato a termine, potrebbe avere delle conseguenze devastanti per il mantenimento della pace nel mondo dopo la recente sconfitta del Reich.

Lo si può senz'altro definire un thriller storico e di spionaggio (a somiglianza, ad esempio, de "La cruna dell'ago" di Ken Follett che si può considerare uno dei big del genere), con delle derive di tipo complottistico, con la narrazione di una e propria corsa contro il tempo per prevenire un attentato che, se portato a termine, potrebbe avere delle conseguenze devastanti per il mantenimento della pace nel mondo dopo la recente sconfitta del Reich.

(sinossi) Germania, luglio 1945. Tra le macerie di un Paese devastato e occupato dalle forze alleate, l'ex capitano delle SS ed ex velocista olimpico Erich Seyss, spietato ed efficiente, riesce a evadere da un campo di prigionia gestito dagli USA. Durante la sua fuga disperata e sanguinosa, uccide brutalmente l'ufficiale americano al comando del campo di prigionia.

Erich Seyss si è macchiato di molti crimini di guerra, in uno dei quali ha comandato di uccidere brutalmente dei militari americani caduti prigionieritra i quali vi era un cappellano militare, il fratello di Devin Judge. 
Judge che nella vita civile era entrato in polizia e ch aveva completato gli studi giuridici, è stato inviato in Europa per collaborare all'organizzazione del Tribunale di Norimberga, divorato dal dolore e dal desiderio di vendetta, ottiene l'incarico di dare la caccia all'assassino, trasformando una missione militare in una questione strettamente personale.

Per scovare il fuggitivo, Judge rintraccia Ingrid Bach, l'affascinante figlia di un influente dignitario nazista ed ex fidanzata dello stesso Seyss. Costretta a collaborare, la donna diventa la guida dell'avvocato in un viaggio pericoloso attraverso una Germania in ginocchio, dove il confine tra alleati e nemici è sempre più labile.
Ben presto, Judge scopre che la fuga di Seyss non è dettata solo dall'istinto di sopravvivenza. Il "velocista" è la pedina fondamentale di un complotto colossale orchestrato dai vertici del decaduto regime nazista. L'obiettivo è compiere un ultimo, catastrofico atto di sabotaggio per provocare una rottura insanabile tra gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica, scatenando un nuovo conflitto globale sulle ceneri del secondo conflitto mondiale. Inizia così una drammatica corsa contro il tempo per fermare l'ex atleta prima che riesca a cambiare per sempre il destino del mondo. Con Il velocista, un thriller mozzafiato ricco di dettagli storici e magistralmente ambientato nella Germania devastata dalla guerra, Christopher Reich conferma le straordinarie doti narrative che avevano contraddistinto Il conto cifrato, suo primo romanzo.

 

L'intera struttura della trama si basa su un conto alla rovescia. Devin Judge ha solo sette giorni per fermare Erich Seyss prima che l'ex SS compia l'attentato finale, ma tutto sembra congiurare contro di lui
Non si tratta di scoprire chi sia il colpevole (lo sappiamo fin dall'inizio), ma di vedere se e come il protagonista riuscirà a catturarlo vivi o morti, affrontando pericoli continui e continui capovolgimenti di fronte.
Come è tratto tipico dei thriller geopolitici, il fallimento del protagonista non comporterebbe solo una sconfitta personale, ma lo scoppio di un nuovo conflitto mondiale.


 

Christopher Reich

L'autore. Christopher Reich nasce a Tokyo nel 1961, ma cresce e si forma negli Stati Uniti, dove studia prima alla Georgetown University e poi si specializza in economia in Texas. Prima di diventare uno scrittore di successo a tempo pieno, Reich vive per molti anni in Svizzera lavorando ad alti livelli come banchiere d'investimento a Zurigo.
Questa immersione nel mondo dell'alta finanza, del segreto bancario e degli intrighi internazionali gli fornisce il materiale perfetto per il suo debutto letterario. Nel 1998 pubblica infatti "Il conto cifrato", un successo planetario immediato che lo lancia nell'olimpo dei maestri della suspense e gli permette di trasferirsi in California per dedicarsi interamente alla scrittura, vincendo negli anni successivi prestigiosi premi dedicati alla letteratura thriller.
Forte del successo del suo primo libro, nel 2000 Reich decide di cambiare parzialmente rotta abbandonando le banche moderne per tuffarsi nel passato, pubblicando negli Stati Uniti "The Runner". Il romanzo viene accolto con grande entusiasmo e arriva quasi contemporaneamente in Italia grazie a Mondadori, che lo pubblica nel corso dello stesso anno con il titolo "Il velocista" all'interno della storica collana Omnibus.
Per rendere al meglio il ritmo serrato e le sfumature storiche del testo, la casa editrice affida la traduzione a una coppia di professioniste, Nicoletta Lamberti e Maria Luisa Vezzali.
Il libro, un volume corposo di quasi cinquecento pagine, riscuote un ottimo successo di pubblico, tanto da essere inserito l'anno successivo, nel 2001, nella collana economica Oscar Bestsellers, rendendolo un classico del thriller storico ancora oggi molto cercato dagli appassionati nei mercati dell'usato.

La cruna dell'ago (copertina Mondadori edizione 40mo anniversario)

Ken Follett, La cruna dell’ago (the Eye of the Needle), Mondadori, edizione del 40mo anniversario

Tra i libri di Ken Follett che ho già letto, forse é il migliore: e consideriamo che fu il suo primo romanzo pubblicato!
Il romanzo che quarant'anni fa ha ridisegnato il thriller e rivelato al mondo il talento di Ken Follett.
"C'è un aspetto del libro particolarmente originale: la protagonista è una donna, Lucy Rose. Oggi capita spesso, ma all'epoca era inaudito... la longevità di questa storia continua a sorprendermi. Ricordo che scrivere La cruna dell'Ago era stato come andare in discesa, a rotta di collo. Quanto vorrei poterlo rifare." - Ken Follett

(sinossi) 1944. Mancano pochi mesi, e poi soltanto qualche settimana, al D-Day. Gli Alleati hanno radunato una finta armata aerea e navale nell'East Anglia, in modo da dirottare l'attenzione dei tedeschi verso le spiagge di Calais e allontanarla dalla Normandia, dove è effettivamente previsto lo sbarco. L'inganno sembra funzionare. Ma un agente nemico ha scoperto la verità. Il suo nome in codice è "Die Nadel", l'Ago, perché è inafferrabile e perché la sua arma preferita per uccidere è uno stiletto. È un agente scelto da Hitler e risponde direttamente al Führer. Un uomo di straordinaria intelligenza, che vive in incognito a Londra senza che il servizio segreto inglese si sia mai accorto della sua esistenza. Ha scoperto il vero luogo dello sbarco e se riuscirà a raggiungere la Germania gli Alleati andranno incontro alla disfatta. Ma un ufficiale del servizio inglese di sicurezza e una giovane donna fuori del comune faranno di tutto per impedirgli di portare con sé il suo segreto...

Edizione speciale per il 40º anniversario della pubblicazione. Con una nuova introduzione dell'autore. 

 

La cruna dell'ago (copertina della prima edizione italiana)

 

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22 agosto 2026 6 22 /08 /agosto /2026 07:49
Il seme della follia di Sutter Cane

Sta per uscire il tanto atteso romanzo horror, Il seme della follia (In the Mouth of Madness) di Sutter Cane. 

Ma chi è veramente Sutter Cane?
É mai esistito questo scrittore, in carne ed ossa?
Nella realtà no! Nel grande schermo, invece sì, poiché è uno dei personaggi-chiave del film cult di John Carpenter, la cui narrativa ruota appunto attorno allo scrittore Sutter Cane e al suo libro, Il seme della follia, che nel film è un vero e proprio "oggetto di scena" e che, poi, tra i cultori del genere horror e di Carpenter è diventato a sua volta oggetto cult.
Ora, come nel caso del mitico libro più volte citato da Lovecraft, il Necronomicon (la cui lettura conduce alla follia perché contiene segreti orridi che la mente umana non può contenere), scritto dall'arabo pazzo Abdul Alharzed, anche Il seme della follia è diventato libro ed è a tutti effetti uno “pseudobiblion” che tutti i cultori del genere vorranno possedere.

(sinossi) Dalla mente di Sutter Cane, l'autore horror più letto al mondo, arriva la sua ultima e attesissima opera, "Il seme della follia", il romanzo perduto che i fan aspettavano da tempo. C'era un uomo venuto sulla terra per raccontare storie di terrore e follia.
Ma era più di un narratore.
Era un profeta.
E le sue parole avrebbero annunciato l'arrivo dell'apocalisse.
Questo è l'ultimo libro scritto dal re dell'horror Sutter Cane, prima della sua misteriosa scomparsa. È il suo libro di rivelazioni. E dopo questo libro, niente sarà più lo stesso...

 

Fotogramma tratto da Il seme della follia


Sutter Cane non esiste nella realtà.
Si tratta di un personaggio completamente fittizio, creato appositamente come antagonista principale per il celebre film horror del 1994 Il seme della follia (In the Mouth of Madness) diretto da John Carpenter.
Nel film, l'enigmatico scrittore è interpretato dall'attore Jürgen Prochnow.
Sutter cane, in quanto personaggio, è stato concepito come una fusione tra Stephen King (per il successo commerciale planetario e l'isteria dei fan) e H.P. Lovecraft (per le tematiche legate all'orrore cosmico, mostri primordiali e la follia che colpisce chi legge le sue opere), ma anche come un palese omaggio ad ambedue gli autori.


Nella trama del film sono presenti molti riferimenti alle opere e alle tematiche dell'autore statunitense Howard Phillips Lovecraft: partendo dal titolo originale, molto simile a Alle montagne della follia (At the Mountains of Madness in originale), così come altri titoli dei libri di Cane. La scena di apertura, con il protagonista in manicomio e la storia vera e propria raccontata in flashback, è una tecnica utilizzata diverse volte da Lovecraft.

Si rinvengono anche alcuni riferimenti a testi di Lovecraft (come Il modello di Pickman e il Ciclo di Cthulhu). Infine, un passo letto ad alta voce nel film (scritto da Cane nella finzione) è molto simile a quello che si può trovare in L'estraneo (The Outsider), un racconto del 1921.

È possibile che il personaggio di Cane sia ispirato anche a Stephen King.

Sebbene Cane sia un personaggio inventato, di recente la casa editrice Echo On Publications ha pubblicato un libro intitolato proprio "In the Mouth of Madness" firmato con lo pseudonimo di Sutter Cane (ma scritto in realtà dall'autore Christian Francis), rendendo reale il libro maledetto del film come operazione di meta-narrativa per i fan. 

 

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13 agosto 2026 4 13 /08 /agosto /2026 19:11

             

Charles Sprawson, L'Ombra del Massaggiatore Nero, Adelphi, 1995

 “L'ombra del massaggiatore nero. Il nuotatore, questo eroe” è il saggio letterario scritto dall'autore britannico Charles Sprawson nel 1992 e pubblicato in Italia dalla casa editrice Adelphi nel 1995 (Collana dei Casi). 
È considerato all'unanimità uno dei più grandi capolavori della letteratura legata al nuoto e al rapporto dell'uomo con l'acqua.
Il celebre neurologo e scrittore Oliver Sacks, a sua volta grande appassionato di nuoto, ha descritto l'opera come:
«Un libro meravigliosamente poetico e variegato... Questa lettura stravagante e incantevole ha dato al mio entusiasmo, finora grezzo e inarticolato, un'intensità e una precisione straordinarie».

(Sinossi) Prima di scrivere questo libro curioso e indiscreto, cangiante come gli specchi d’acqua di cui si parla nelle sue pagine, Charles Sprawson ha compiuto una nuova impresa natatoria: l’attraversamento dei Dardanelli sulla scia di Leandro, che ogni notte raggiungeva l’amata sull’altra riva dell’Ellesponto. Nel nuoto, nei tuffi, nei corpi nudi immersi nell’acqua, nel richiamo irresistibile degli abissi Sprawson rincorre non solo la storia di uno sport antichissimo e il significato che le diverse culture hanno attribuito all’acqua, ma soprattutto il gioco mutevole e sensuale delle citazioni da autori di tutti i tempi e paesi (che possono essere Swinburne, Omero, Fitzgerald, Byron, Poe, Mishima, ma anche i film della Riefenstahl, di Vigo e la grande tradizione hollywoodiana del musical), molti dei quali trovavano nelle scene acquatiche vissute o rievocate la realizzazione del loro ideale di erotismo. Alla fine del libro, presi da capogiro, restiamo con la sensazione che a percorrere il ventre della terra sia un’unica prodigiosa corrente sotterranea affiorante qua e là sotto le più diverse forme, dalla sorgente cara a Platone al fiume torbido che ogni anno si portava via qualche studente di Eton, dalle piscine californiane alle cascate del Niagara, dal gorgo limaccioso in cui un giovanissimo Kurosawa discese a rischio della vita «per svelarne i segreti» ai bagni turchi dove il fantasma del Massaggiatore Nero di Tennessee Williams celebra ancora i suoi cannibaleschi riti di espiazione. Per chiunque sappia quanto complessa e profonda può essere l’esperienza del rapporto con l’acqua, elemento primo, e di quell’amoroso contatto con essa che è il nuoto, questo libro di Sprawson diventerà essenziale. E come tale, di fatto, lo ha descritto Oliver Sacks: «Un libro meravigliosamente poetico e variegato che parla di nuoto, e del significato che il nuoto ha avuto, passando per Byron e per Goethe, dai Greci ai nostri giorni. Io sono da sempre un nuotatore appassionato, e questa lettura stravagante e incantevole ha dato al mio entusiasmo, finora grezzo e inarticolato, un’intensità e una precisione straordinarie».
L’ombra del Massaggiatore Nero è apparso per la prima volta - in lingua originale - nel 1992.

Lo scaffale contenente i libri storici tra i quali era collocato il volume di Sprawson

Ho postato le coordinate di questo impareggiabile saggio l'altro giorno. In realtà, vorrei precisare, non è stata una lettura recente ma di qualche anno fa.
E' un saggio che lessi con grande interesse e che ho amato.

Tra l'altro, in quel periodo, nuotavo anche parecchio, perchè mi preparavo atleticamente per la partecipazione alle gare di thriathlon moderno.
Di tanto in tanto me ne ricordo e mi vien voglia di sfogliarlo.
Ora, l'altro giorno, parlavo con una mia amica coetanea, la quale mi diceva che, in questi giorni di gran caldo, usa uscire con il marito alle 6,30 del mattino per andare al mare, dove si bagnano, nuotano e poi per le 8,15 al più tardi sono di ritorno a casa per svolgere le normali attività quotidiane.
Io le ho risposto che è sicuramente una sana abitudine e le ho ricordato di questo saggio sul nuotare di Charles Sprawson.
Lei mi ha risposto che lo avrebbe letto.
Dopo aver pubblicato il post, Ale - avendolo letto con interesse - mi ha detto che le sarebbe piaciuto leggere il libro in questione.
Io le ho detto: Te le troverò!
Ora, quando si hanno molti libri - a meno di non avere una catalogazione scientifica di ogni singolo volume - non è sempre agevole trovare un certo libro specie se si tratta di un volume complesso che non appartiene ad un genere ben definito.
Mi sono dato da farlo a ricercarlo nei posti secondo me più probabili.
Narrativa di autori contemporanei in lingua inglese? NO!
Libri di viaggio e di luoghi, memorie etc? NO!
Poi, improvvisamente mi è venuta un'illuminazione.
Siccome il saggio di Sprawson tratta dell'evoluzione del nuotare e della passione per il nuoto dall'età pre-romantica ai tempi moderni, ed quindi - in qualche modo un saggio storico (pur avendo molti agganci nella Storia della Letteratura e nelle vicende personali di alcuni scrittori) ho pensato che potesse trovarsi assieme ad altri saggi micro-storici che riguardano l'evoluzione dei costumi e delle abitudini.
Ho volto lo sguardo alla destra della mia postazione PC ed eccolo lì, accanto ad un saggio storico sulla storia culturale delle vacanze al mare e sull'evoluzione del loro costrutto.
Per concludere questa piccola avventura di ricerca libresca, quando riesci a focalizzare il nesso logico o emozionale che ti ha spinto a collocare un certo libro in un posto piuttosto che in un altro, il gioco è fatto e ti esce il numero fortunato!

Eccolo!!!!

Eccolo!!!!

Carola Barbero, L'arte di nuotare

Sicuramente correlato con L'ombra del massaggiatore nero è sicuramente il piccolo saggio di Carola Barbero, L'Arte di Nuotare. Meditazioni sul nuoto, il melangolo (Collana Nugae), 2016
Il saggio di Carola Barbero, sta al nuoto come "L'arte di Correre" di Murakami sta al mondo e alla pratica della corsa, per quanto l'opera di Murakami sia ben più esplicitamente autobiografica e il saggio della Barbero abbia una più forte impronta filosofica e di vademecum spirituale al nuoto.
Nelle parole e nelle riflessioni della Barbero, tuttavia, si intuisce una grande passione per la pratica del nuoto vissuto quotidianamente: al di là dell'ampiezza e della dovizia di citazioni letterarie (saggistiche e di fiction) utilizzate (e in testa a tutti il classico "L'Ombra del Massaggiatore Nero" di Charles Sprawson) , la barbero altrimenti non avrebbe potuto certamente scrivere nel modo in cui lo ha fatto.
Il saggio si articola in una serie di brevi incisivi capitoli, da quelli più generali sulle acque, a quelli che riguardano diverse modalità di rapporto con l'acqua (tuffo, apnea) ai diversi stili del Nuoto (Crawl, Dorso, Rana, Delfino), sino al capitolo finale "Traguardo" che mutatis mutandis potrebbe essere benissimo applicata al mondo della corsa sulle lunghissime distanze e che trova esemplificazione eccellente nel piccolo romanzo di Boris Biancheri, La Traversata (per i tipi di Adelphi, una piccola perla da non perdere, se si ama il nuoto, il contatto con l'acqua, ma soprattutto il cimento con le fatiche di lunga durata).
Chi ama lo sport, non dovrebbe assolutamente mancarne la lettura.
Per la sua stessa struttura e per la disposizione degli argomenti si può entrare nel testo da qualsiasi parte, senza necessariamente essere vincolati ad una lettura diacronica.
Segue a conclusione della trattazione, un'interessante bibliografia ragionale che consentirà al lettore più esigente e più curiosi di ampliare i propri orizzonti cognitivi.
(dalla quarta di copertina) Il mare non è la spiaggia con gli asciugamani e le sdraio dove le persone prendono il sole, non è il baretto che vende anguria e bibite fresche e non è nemmeno il bagnasciuga dove si cammina con i calzoni arrotolati. È quella cosa che divide la spiaggia dallo scoglio, l'orizzonte lontano che si cerca di catturare con l'ultima bracciata. L'acqua avvolge braccia, gambe, testa, dando un senso di pace e protezione; allontana le preoccupazioni e i rumori del mondo che si impongono, travolgono, comandano. Un tuffo e tutto scompare: il mondo è messo tra parentesi, fino al prossimo respiro.
L'Autrice. Carola Barbero insegna filosofia del linguaggio all’Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Madame Bovary. Something Like a Melody (AlboVersorio, 2005), Chi ha paura di Mr. Hyde? (il melangolo, 2010), Sex and the City e la filosofia (il melangolo, 2010), La biblioteca delle emozioni (Ponte alle Grazie, 2012), Filosofia della letteratura (Carocci, 2013), (con T. Andina) Ermeneutica, estetica, ontologia. A partire da Maurizio Ferraris (il Mulino, 2016)

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12 agosto 2026 3 12 /08 /agosto /2026 06:17
I sei volumi della saga Blackwater

Blackwater, opera di Michael McDowell, uscita in America negli anni Ottanta, attorno al 2020 è stata riscoperta in Francia con un successo incredibile e, a seguire, è stata pubblicata da Neri Pozza (Beat) in traduzione italiana nei primi mesi del 2023.
Il primo dei sei volumi, La Piena, è stato disponibile dal 17 gennaio 2023. A seguire sono usciti gli altri, al ritmo di uno ogni due settimane, così come avrebbe desiderato l'autore.

La storia di Blackwater inizia nel 1919 in una cittadina dell'Alabama, Perdido. Qui vive la ricchissima famiglia Caskey, proprietaria di boschi e segherie. Quando le acque del fiume diventano nere e minacciose, i Caskey dovranno combattere la loro furia. Ma non è tutto. Perché il clan, con in testa la matriarca Mary-Love, dovrà anche affrontare qualcosa di ben più spaventoso e inquietante: Elinor, la donna con i capelli di rame che emerge dalla città sommersa…

La saga di Blackwater ha un grandissimo fascino, perché riesce ad unire tematiche sociali importanti (il conflitto razziale nell'America di quegli anni) ad un affresco familiare intricato e denso di risvolti psicologici. Il tutto avvolto da inquietanti sfumature horror.
Forse il nome non è noto alla maggior parte delle persone, ma Michael McDowell è stato lo sceneggiatore di film cult come Beetlejuice e Nightmare Before Christmas, nonché grande amico di Tim Burton e Stephen King. Fu lo stesso King a definirlo “Il miglior autore di paperback originali degli Stati Uniti” e Peter Straub di lui disse che era “uno dei migliori scrittori horror in questo Paese”. McDowell è morto nel 1999, chiedendo che la sua saga fosse pubblicata in sei volumi, ma la sua volontà non venne rispettata, uscendo come tomo unico e riscuotendo un tiepido successo.

Nella primavera del 2022 la saga di Blackwater è stata pubblicata in Francia divisa in sei parti, rispettando la volontà di McDowell, ed è diventata un caso editoriale, vendendo più di 500.000 copie e finendo nelle top ten (con i singoli volumi) delle classifiche francesi.

Blackwater è un’opera di culto: questa è, a buon diritto, la definizione per eccellenza della saga di Michael McDowell che offriamo per la prima volta ai lettori italiani. Che cosa è infatti un’opera di culto? Innanzi tutto, continuare a essere costantemente letta e riscoperta anche a distanza dalla sua prima apparizione. Il recente, strabiliante successo di Blackwater in Francia, paese in cui i sei volumi della saga hanno occupato i primi dieci posti della classifica dei libri più venduti, dimostra che questa caratteristica appartiene a pieno titolo al lavoro di McDowell. Proprio di un’opera di culto è poi il suo tratto crossover, il suo amalgamare, cioè, diversi generi in una narrazione perfettamente compiuta e originale rivolta a tutti i lettori possibili. Blackwater presenta, da questo punto di vista, un impeccabile intreccio narrativo: i conflitti sociali, familiari e psicologici si mescolano in essa con il fantasy, l’horror e il soprannaturale. Infine, è un’opera di culto perché, come tutte le opere di culto, svela le paure e le angosce di un’epoca con una universalità degna della migliore letteratura”. Così spiega spiega Giuseppe Russo, direttore editoriale di Neri Pozza.

[https://www.wired.it/article/blackwater-neri-pozza-saga-volumi-uscita/]

Michael McDowell, La saga di Blackwater - La Piena

Michael McDowell, La saga di Blackwater I. La Piena (Blackwater I. The Flood, nella traduzione di Elena Cantoni, Neri Pozza (Beat), 2023
Molto bello questo primo pezzo della saga Blackwater, opera di Michael McDowell che viene pubblicata in edizione italiana in sei volumi.
Un inizio davvero intrigante e perturbante anche se in modo soft.
Non vi sono degli elementi horror eclatanti, bensì alquanto lievi, in un contesto narrativo lento, tipico da profondo Sud degli USA (ricordiamoci che la saga di Blackwater si svolge a partire dal 1919 a Perdido, una sperduta cittadina dell'Alabama).
Nella progressione narrativa ci sono degli elementi che il lettore deve saper cogliere, come - e questo è nell'incipit - l’improvvisa e misteriosa comparsa di Elinor Dammert, di cui non si sa con certezza da dove venga e come sia sopravvissuta per alcuni giorni alla piena del fiume che, esondando, ha allagato l'intera cittadina.
E poi ci sono altri segni sparsi che il lettore accorto deve saper riconoscere da sé e poter mettere da parte per comporre successivamente il puzzle di un quadro più ampio e sottilmente inquietante.
Per me, un ottimo esordio.
E già sono passato alla lettura del secondo volume, La diga.
(Soglie del testo) Uno strano annegamento, una rivelazione terrificante e la scoperta di un tesoro
1919. Le acque nere e minacciose del fiume sommergono la cittadina di Perdido, Alabama. Come gli altri abitanti, i ricchissimi Caskey, proprietari di boschi e segherie, devono fronteggiare il disastro provocato dalla furia degli elementi. Ma il clan, capeggiato dalla potente matriarca Mary-Love e dal figlio devoto Oscar, dovrà anche fare i conti con un’apparizione sconvolgente. Dalle viscere della città sommersa compare Elinor, donna dai capelli di rame con un passato misterioso e un oscuro disegno: insinuarsi nel cuore dei Caskey.

Michael McDowell, La saga di Blackwater II - La Diga

Michael McDowell, Blackwater II. La diga (Blackwater II - The Levee, nella traduzione di Elena Cantoni), Neri Pozza Beat, 2023

Con La Diga si entra più profondamente nel mondo di Perdido e della saga familiare dei Caskey.
Assistiamo alla costruzione di una possente diga (un argine piuttosto) per proteggere Perdido da eventuali, future, esondazioni del fiume.
Mentre continua ad essere giocata la partita tra Elinor e la matriarca Mary-Love, ci sono dei misteri venati di horror.
Cosa accade veramente?
Le cose possiedono inquietanti risvolti.
Ci sono delle presenze oscure che si muovono nelle ombre dense delle case e nei gorghi torbidò e limacciosi del fiume.
È una progressione sottile e perturbante
Staremo a vedere cosa accade nel volume successivo, La Casa.

(Soglie del testo) L'eredità di una donna defunta e uno smembramento che fa raggelare il sangue

1922-1925. Mentre Perdido si sta riprendendo dalla devastante inondazione del 1919, sembra che la costruzione di una diga sia l'unico baluardo possibile contro la furia dell'acqua nel caso si dovesse ripetere la temuta esondazione.
Ma il cantiere riversa sulla cittadina il suo carico di imprevisti: la rivolta degli operai, il capriccio delle correnti, il mistero di alcune sparizioni.
La matriarca Mary-Love si scontra con Elinor, ora parte della famiglia Caskey. Macchinazioni, alleanze innaturali, sacrifici: a Perdido i mutamenti saranno profondi, le conseguenze irreversibili.
La lotta è appena cominciata.

Michael McDowell, La saga di Blackwater - La Casa

Michael McDowell, Blackwater III - La casa, Neri Pozza (Beat), 2023
Prosegue la saga di Blackwater, con il consolidarsi del potere di Elinor e il tramonto di Mary-Love che esce di scena.
Si intuisce che vi è una presenza misteriosa e perturbante nella casa di Elinor e Oscar Caskey, ma accadono anche molti altri fatti straordinari sempre raccontati in maniera mai del tutto esplicita.
E così siamo al giro di boa!
(soglie del testo) Un corpo fatto a pezzi, una casa sotto attacco, e l'insorgere di un nuovo matriarcato
1928, Perdido. Il clan Caskey è dilaniato dalla spietata lotta tra Mary-Love ed Elinor. 
Ma all'orizzonte si allungano altre ombre: sui legami, sui patrimoni, sulle anime. E le ripercussioni varcheranno i confini dell’immaginazione. Da quando Elinor ha preso possesso della casa più bella di Perdido, negli angoli bui della magione allignano ricordi spaventosi che, come ragni instancabili, tessono tele mortali.

Michael McDowell, La saga di Blackwater - La Guerra

Michael McDowell, Blackwater IV. La guerra, Neri Pozza Beat, 2024
In questo volume - il quarto della saga Blackwater - le vicende narrate spaziano negli anni della seconda guerra mondiale fino a poco dopo la sua fine. 
Le fortune dei Caskey subiscono vicende alterne, ma sostanzialmente non deflettono. 
Si annuncia l’entrata in scena di un nuovo membro della famiglia, Billy Bronze, per il momento in veste di fidanzato di Grace.
Come nei primi tre romanzi, si aprono spiragli - più consistenti questa volta - sugli indicibili segreti di cui Elinor è custode e sui suoi segreti legami con le acque torbide e rosse del fiume Perdido.
Elinor è colei che sa e che sempre di più governa le sorti della famiglia.
(Soglie del testo) Una ragazza scopre la sua vera natura.
Una guerra lontana porta sangue e distruzione.
1938. È l’alba di una nuova era per il clan Caskey e nulla sarà mai più come prima. La determinazione di Elinor finalmente dà i suoi frutti. I nemici di ieri diverranno gli amici di domani e i mutamenti giungeranno da luoghi inaspettati. Anche per il mondo si apre una nuova èra, portatrice però di pericolo e distruzione: il conflitto in Europa farà affluire sangue nuovo a Perdido. Nella proprietà dei Caskey, gli uomini vanno e vengono. Come marionette che non sanno di essere appese a un filo.

Michael McDowell, La saga di Blackwater V - La Fortuna

Michael McDowell, Blackwater V - La Fortuna (nella traduzione di Elena Cantoni), Neri Pozza (BEAT), 2024

La saga della famiglia Caskey comincia a volgere al termine.
La guerra è finita. Siamo già nel 1949 e il giovane Billy Bronze entra a far del clan, non soltanto come marito di Miriam (avendo raggiunto la condizione maritale dopo un lungo fidanzamento all’antica), ma anche come amministratore talentuoso e investitore oculato dei beni di famiglia.
Grazie alla sua opera le fortune della famiglia prosperano e non sono più soltanto legate alle sorti della segheria.
Contemporaneamente si verificano altre novità: Frances diviene madre e nascono Lilah (la figlia ufficiale) e (la figlia segreta): si tratta, infatti, di una coppia di gemelle secondo ciò che aveva predetto Elinor ed solo lei a conoscere la verità e nessun’altro dovrà nutrire alcun sospetto sull’esistenza di una gemella. La verità ufficiale è che sia nata solo una figlia.
Viene fuori con maggior vigore una qualche possibile verità sulle origini di Elinor, che come tutti ricorderanno è comparsa pressoché dal nulla dopo l'alluvione del 1919 (come raccontato ne “La piena”, primo capitolo della saga) e sulla sua vera natura di essere strettamente legato alle acque limacciose e rosseggianti del Perdido.
Mentre la fortuna dei Caskey evolve, anche grazie alla preveggenza di Elinor (che porta alla scoperta di abbondati giacimenti di petrolio nei territori sempre più vasti di proprietà della famiglia) molte altre cose accadono, come - ad esempio - il ritorno in famiglia di Malcom, figlio di Queenie oppure la finta malattia di Sister che cerca di sottrarsi alle pretese di Earl Askew, suo legittimo marito.
E così arriviamo agli anni Cinquanta, in una notte buia e tempestosa, di pioggia violenta, quando nel bel mezzo del fortunale Frances scompare definitivamente, vinta dall'attrazione fatale per i vortici del fiume.

“Una morte mostruosa, una nascita diabolica...
“Il fiume freddo e sanguinario convoca due dei suoi”

(Quarta di copertina)1946. Come un organismo vivente, la famiglia Caskey si sviluppa e si trasforma. Alcuni affrontano la morte, altri accolgono la vita: tra riavvicinamenti inattesi, rancori sordi e separazioni inevitabili le relazioni si evolvono. Ormai a capo della segheria e punto di riferimento del clan, Miriam lavora instancabilmente per rendere i Caskey sempre più ricchi. Una scoperta sorprendente e miracolosa – eccetto che per una persona – distribuirà la ricchezza anche in città. Ma sarà sufficiente questa improvvisa fortuna, ora che la natura reclama il suo debito?

Michael McDowell, La saga di Blackwater VI - Pioggia

E siamo al sesto volume della saga Blackwater, capolavoro southern gothic di Michael McDowell
Michael McDowell, Blackwater VI - Pioggia (nella traduzione di Elena Cantoni), Neri Pozza Beat, 2024
(Sinossi) 1958. Gli anni passano, tra ricevimenti fastosi, unioni insolite e rivelazioni travolgenti, ma non portano quiete per i membri della famiglia Caskey. Dopo l’età dell’oro, ritornano giorni foschi. Qualcosa di terribile incombe su Perdido, i suoi abitanti e i suoi fiumi. Il tempo delle profezie è ormai giunto
 

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11 agosto 2026 2 11 /08 /agosto /2026 11:17

«Ogni tanto arriva un libro, raro e benedetto, che ti ricorda perché leggi. Tra questi ci sono i libri di Michael McDowell».

Fabio Genovesi

McDowell, L'amuleto, Neri Pozza

L'amuleto di Michael McDowell (The Amulet, pubblicato da Neri Pozza nel 2026, nella traduzione di  Elena Cantoni) è un romanzo horror in stile "southern gothic" ed è stato il romanzo d'esordio dell'autore, dato alle stampe - per la prima volta - nel 1979.

Al centro della trama, vi un amuleto misterioso, connesso a una serie di disgrazie e uccisioni che avvengono in una piccola comunità rurale dell'Alabama, Pine Cone,  in un crescendo spaventoso (una sorta di catena di sant'Antonio in chiave horror, sino ad una vera e propria "esplosione" finale).
Il romanzo è avvincente, anche se si percepisce che in questa narrativa manca ancora qualcosa: non c'è quella sottile e variegata costruzione dei personaggi come nelle storie di Stephen King (si vedano, ad esempio, opere kinghiane come Cose Preziose o anche The Dome, in cui si esplorano i cambiamenti nella psiche dei diversi personaggi coinvolti in una situazione-trigger strisciante in un caso ed estrema e paradossale nell'altro che portano ma solo in un momento successivo all'azione violenta e crudele).

(Sinossi) Pine Cone, Alabama, 1965. Dean Howell sta per essere inviato in Vietnam, quando un orribile incidente lo riduce a un vegetale. Da quel momento, la vita di sua moglie Sarah diventa un inferno: oltre al marito, dovrà occuparsi anche della suocera, Jo, una donna pretenziosa e crudele da cui sgorga inesauribile un fiume di odio per la sorte capitata al figlio. Un giorno, Jo regala un amuleto a colui che ritiene il vero responsabile, e strani eventi si mettono in moto: una danza macabra di maledizioni e disgrazie, orrori e omicidi. Man mano che il panico dilaga, Sarah dovrà affrontare una realtà impossibile. E mettere le mani sull’amuleto: prima che le morti diventino una strage, che la vendetta rada al suolo l’intera città.


 

Michael McDowell

L'autore. Michael McDowell, nato nel 1950, Enterprise, Alabama, è stato un autore e sceneggiatore statunitense. Si è laureato in inglese ad Harvard e ha conseguito un dottorato di ricerca a Brandeis. Ha lavorato come insegnante, critico teatrale e segretario. È stato autore di più di venticinque romanzi e sceneggiature, tra cui quella del film Beetlejuice - Spiritello porcello. La casa editrice Neri Pozza ha portato in Italia, a partire dal 2023, la saga gothic-horror di Blackwater, ambientata nella cittadina di Perdido sconvolta da una devastante alluvione.
Tra gli altri titoli pubblicati in Italia, Gli aghi d'oro (2024), Katie (2025).

Michael McDowell si è spento a Boston il 27 dicembre 1999, in seguito a complicazioni dell’AIDS.

La nascita de L'amuleto

(La nascita de L'AmuletoIn un’intervista rilasciata nel 1984, Michael McDowell raccontò in modo diretto e ironico le origini della sua carriera. Prima di L’Amuleto aveva già scritto una mezza dozzina di romanzi non horror, che però non riusciva a vendere. Stanco di quel fallimento, cercava un’idea diversa, più estrema, che potesse funzionare.

L’ispirazione arrivò in modo quasi casuale: mentre stava per guardare Barry Lyndon, vide il trailer de Il presagio, con il bambino demoniaco chiamato Damien. Poco prima aveva visto L’Esorcista, con la piccola Regan. Gli venne allora un pensiero ironico: i bambini demoniaci hanno sempre nomi affascinanti… e se ce ne fosse uno chiamato semplicemente Fred? Da quell’idea nacque il primo nucleo di una sceneggiatura che, col tempo, si sarebbe trasformata in L’Amuleto. Il personaggio di Fred sparì, ma restò l’idea di un male che si sposta e contagia.

Prima ancora di sviluppare la trama, McDowell aveva un’immagine chiara in mente: una sequenza di morti e un oggetto maledetto che passa di mano in mano. Non sapeva ancora come collegare tutto, così una sera si sedette con un amico e iniziò un vero e proprio gioco inquietante: “In quanti modi si può uccidere qualcuno con oggetti comuni di casa?”. Nacquero così idee terribili e fantasiose — un rompighiaccio nell’orecchio, un bambino gettato in una lavatrice, una decapitazione con un ventilatore a soffitto — che poi avrebbe legato in una struttura narrativa.

Alla fine decise di trasformare la sceneggiatura in un romanzo, quasi per esercizio. La prima edizione andò immediatamente esaurita. Capì allora di aver trovato la strada giusta. Un editore vide in lui un autore promettente e l’anticipo per due libri successivi gli permise di smettere di lavorare e dedicarsi alla scrittura.

Il risultato di questo percorso è L’Amuleto, pubblicato nel 1979, un romanzo horror ambientato nell'Alabama del 1960, dove vendetta, maledizione e critica sociale si intrecciano in una danza macabra.

La trama de L'Amuleto. Al centro della storia c'è Sarah Howell, una donna intrappolata in una vita soffocante: il marito Dean, durante l’addestramento prima della partenza per il Vietnam, subisce un incidente al poligono che lo lascia in stato vegetativo. La vita di Sarah diventa un inferno quotidiano: turni massacranti in fabbrica, la cura di un marito immobile, e la presenza tossica della suocera Jo, che riversa il proprio rancore sulla città intera.

La svolta arriva quando la suocera di Sarah entra in possesso di uno strano amuleto e lo consegna all’uomo che ritiene responsabile della tragedia di Dean. Da quel gesto si scatena una spirale di violenza: una serie di omicidi inspiegabili e di morti “accidentali” che colpiscono la comunità senza distinzione di classe, età o posizione sociale.

Man mano che il sangue si accumula e il terrore si diffonde, Sarah si rende conto di una verità sconvolgente: l’amuleto è il vero cuore della carneficina. Da vittima passiva, si trasforma in una figura ossessiva e determinata, pronta a tutto pur di rientrare in possesso dell’oggetto e spezzare — o forse controllare — il male che lei stessa ha messo in moto.

L’Amuleto non è soltanto una storia di orrore soprannaturale, ma un ritratto feroce di una comunità rurale americana, attraversata da ipocrisie, segregazione e rabbia.
È un romanzo spietato, venato di umorismo nerissimo, in cui la morte diventa una forza inarrestabile e la maledizione appare come il riflesso più oscuro della natura umana.


Michael Mc Dowell (1950-1999) è stato uno scrittore prolifico, oltre che uno sceneggiatore (tra i suoi lavori più noti, Beetlejuice e Nightmare before Christmas) riconosciuto a livello internazionale, amato da Stephen King e considerato da Peter Straub uno dei migliori autori di horror in America.

Neri Pozza ha intrapreso la pubblicazione di tutta la sua produzione a cominciare dal 2023, quando è stata riscoperta la saga di Blackwater. La sua opera è al centro anche del podcast firmato da Neri Pozza Podcast: Blackwater. Alla scoperta della saga, che ne approfondisce la trama e i personaggi principali, soffermandosi anche sulla vita di McDowell.

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3 agosto 2026 1 03 /08 /agosto /2026 06:12
Angela Marsons, Il silenzio dei colpevoli, Newton Compton

Il silenzio dei colpevoli” (titolo originale: Twisted Lies, nella traduzione di Marialuisa Amodio) è il quattordicesimo romanzo thriller della scrittrice britannica Angela Marsons, pubblicato in Italia da Newton Compton Editori all'inizio del 2026.
Il libro vede il ritorno della celebre e ruvida detective Kim Stone alle prese con un caso particolarmente efferato e intricato, in cui - apparentemente - un omicida seriale compie degli orribili omicidi, ognuno dei quali sembra essere la riproduzione di antiche torture medievali.

Per me, è solo il secondo che mi ritrovo a leggere della scrittrice britannica.

La prosa dell'autrice è - come ho già notato in un primo approccio con essa - asciutta e di forte stampo cinematografico, incalzante nella giustapposizione di brevissimi capitoli.

L'indagine ha inizio quando il corpo di un uomo, barbaramente torturato, viene ritrovato all'interno di una zona industriale. Nel dare la tragica notizia alla moglie della vittima, Diane Phipps, l'istinto della detective Kim Stone le suggerisce che la donna nasconda qualcosa.

I sospetti aumentano drasticamente quando, nel giro di ventiquattr'ore, Diane e l'intera famiglia svaniscono nel nulla.

Poco dopo viene scoperto un secondo cadavere, inchiodato al suolo in una riserva naturale nel Somerset. La squadra di Kim porta alla luce un segreto gelosamente custodito che unisce entrambe le vittime. L'aspetto più inquietante è che questo segreto sembra essere protetto anche da alcuni membri della stessa polizia.

Tra depistaggi, silenzi familiari e l'insistenza della giornalista locale Tracy Frost – impegnata a riaprire un vecchio caso di femminicidio –, Kim Stone dovrà scavare a fondo nella mente dell'assassino per fermarlo prima che colpisca ancora.

(Risvolto) Il corpo senza vita di un uomo barbaramente torturato viene trovato in una zona industriale. Quando comunica la devastante notizia a Diane Phipps, moglie della vittima, la detective Kim Stone sente che qualcosa non va nella reazione della donna. Nel giro di ventiquattr'ore, Diane e il resto della famiglia scompaiono nel nulla. E non è finita: un secondo corpo inchiodato al suolo viene rinvenuto in una riserva naturale in una cittadina del Somerset.
Kim e la sua squadra scoprono un indizio prezioso: un segreto gelosamente custodito che collega entrambe le vittime e che potrebbe costare altre vite. Un segreto che anche alcuni poliziotti stanno proteggendo. Di fronte agli inganni di coloro di cui dovrebbe potersi fidare, a familiari che non parlano e a una giornalista locale, Tracy Frost, che riapre il caso di una donna uccisa dal marito un anno prima, Kim si trova in acque più che mai profonde.
La detective Stone deve trovare il movente per scoprire l'assassino che sta sistematicamente prendendo di mira e torturando le sue vittime. Ma riuscirà a svelare la scioccante verità e a fermarlo prima che colpisca ancora?

Questa la serie completa (secondo wikipedia):

1. Urla nel silenzio (Silent Scream, 2015), Roma, Newton Compton Editori, 2015, traduzione di Angela Ricci;
2. Il gioco del male (Evil Games, 2015), Roma, Newton Compton Editori, 2016, traduzione di Erica Farsetti e Angela Ricci;
3. La ragazza scomparsa (Lost Girls, 2015), Roma, Newton Compton Editori, 2017, traduzione di Erica Farsetti e Renata Moro;
4. Una morte perfetta (Play Dead, 2016), Roma, Newton Compton Editori, 2018, traduzione di Erica Farsetti e Clara Nubile;
5. Linea di sangue (Blood Lines, 2016), Roma, Newton Compton Editori, 2019, traduzione di Nello Giugliano;
6. Le verità sepolte (Dead Souls, 2017), Roma, Newton Compton Editori, 2019, traduzione di Nello Giugliano;
7. Quelli che uccidono (Broken Bones, 2017), Roma, Newton Compton Editori, 2021, traduzione di Erica Farsetti;
8. Vittime innocenti (Dying Truth, 2018), Roma, Newton Compton Editori, 2022, traduzione di Erica Farsetti;
9. Promessa mortale (Fatal Promise, 2018), Roma, Newton Compton Editori, 2023, traduzione di Giulio Lupieri;
10. La memoria dei morti (Dead Memories, 2019), Roma, Newton Compton Editori, settembre 2023, traduzione di Giulio Lupieri;
11. La mossa dell'assassino (Child's Play, 2019), Roma, Newton Compton Editori, 2024, traduzione di Anna Ricci;
12. Il primo cadavere (First Blood, 2019), Roma, Newton Compton Editori, 2020 traduzione di Erica Farsetti (Nota: pur essendo successivo ai primi romanzi, questo episodio è il prequel di tutta la saga e diegeticamente va collocato all'inizio);
13. Una mente assassina (Killing Mind, 2020), Roma, Newton Compton Editori, 2025, traduzione di Anna Ricci;
14. Un grido fatale (Deadly Cry, 2020), Roma, Newton Compton Editori, 2025, traduzione di Marialuisa Amodio;
15. Il silenzio dei colpevoli (Twisted Lies, 2021), Roma, Newton Compton Editori, 2025, traduzione di Marialuisa Amodio
16. Il tempo degli innocenti (Stolen Ones, 2021), Roma, Newton Compton Editori, 2026, traduzione di Marialuisa Amodio;

Esiste anche un prequel (contrassegnato come numero 0) e pubblicato solo nel 2019 con il titolo “Il primo cadavere”, che racconta il primo incontro della squadra, che puoi leggere per primo o dopo aver scoperto i volumi principali

Hanno detto

«Stile asciutto, incisivo, cinematografico. Si legge tutto d’un fiato e avviluppa il lettore.» - Corriere della Sera – la Lettura

«Angela Marsons è un’esponente di punta del thriller britannico.» - la Repubblica – Robinson

«Angela Marsons è molto abile nell’indagare la natura umana e il suo mondo è pieno di psicopatici della porta accanto. Ma tra le sue pagine c’è anche un tocco di sottile ironia britannica che dà profondità e spessore ai suoi libri volta-pagina che l’hanno resa la vera regina del giallo internazionale.» -
La Stampa – Tuttolibri

«Angela Marsons affida all'esperta e ruvida detective Kim Stone la sua quattordicesima indagine: la cornice è quella abituale, nuove sono le efferatezze.» - Patrizia Violi, La Lettura

 

Angela Marsons

L’autrice. Angela Marsons è una scrittrice britannica, autrice della serie bestseller che vede protagonista la detective Kim Stone. Ha esordito nel 2017 per Newton Compton con Urla nel silenzio, primo titolo della lunga saga di thriller ambientati nel Black Country, la regione dell’Inghilterra da cui proviene e che conosce profondamente. Con uno stile teso e avvincente, Marsons si è affermata come una delle voci più lette del thriller contemporaneo.

Guardia di sicurezza al Merry Hill Shopping Centre di Brierley Hill, dopo 25 anni in cui nessuna casa editrice ha voluto pubblicare i suoi libri, nel 2015 è riuscita finalmente a pubblicare tre libri della sua serie poliziesca con l'editore digitale Bookouture.
I suoi libri sono tutti ambientati nella Black Country (con la quale denominazione si intende un'area delle Midlands occidentali inglese e il comprensorio di Birmingham).
Il personaggio principale della serie criminale è l'investigatrice Kim Stone.
Il successo dei libri su Kim Stone pubblicati in digitale ha portato a un accordo di stampa con l'editore Bonnier Publishing Fiction.
Con la casa editrice Bookouture ha firmato un contratto che prevede la pubblicazione di 16 libri della serie Kim Stone. In Italia i suoi libri vengono pubblicati dalla Newton Compton Editori.

Vive con la compagna Julie nella Black Country

Angela Marsons, Urla nel silenzio; Newton Compton

Angela Marsons, Urla nel silenzio (Silent Scream, nella traduzione di Angela Ricci), Newton Compton, 2019

Un caso intricato, il primo di una serie che vede protagonista la detective Kim Stone, ambientato nella “Black Country” in Inghilterra.

Letto per caso: ho trovato il libro in una cassetta di scambio libri.
Ho cominciato subito a leggerlo e mi ha appassionato

Neanche il più oscuro dei segreti può restare sepolto per sempre”.

«Un giallo superbo. Trama e scrittura sono semplici e afferrano il lettore come vuole la tradizione britannica. Solo che stavolta, al posto della campagna inglese, c'è la cruda realtà delle perferie. L'adrenalina è sino alla fine, per oltre 300 pagine. E non è facile, di solito» – Il Fatto Quotidiano

(sinossi) Cinque persone si trovano intorno a una fossa. A turno, ognuna di loro è costretta a scavare per dare sepoltura a un cadavere. Ma si tratta di una buca piccola: il corpo non è quello di un adulto. Una vita innocente è stata sacrificata per siglare un oscuro patto di sangue. E il segreto che lega i presenti è destinato a essere sepolto sotto terra. Anni dopo, la direttrice di una scuola viene brutalmente assassinata: è solo il primo di una serie di agghiaccianti delitti che terrorizzano la regione della Black Country, in Inghilterra. Il compito di seguire e fermare questa orribile scia di sangue viene affidato alla detective Kim Stone. Quando però nel corso delle indagini tornano alla luce anche i resti di un altro corpo sepolto molto tempo prima, Kim capisce che le radici del male vanno cercate nel passato e che per fermare il killer una volta per tutte dovrà confrontarsi con i propri demoni personali, che ha tenuto rinchiusi troppo a lungo...

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31 luglio 2026 5 31 /07 /luglio /2026 09:54
Allen Frances, primo, non curare chi è normale, Bollati Boringhieri

"Primo, non curare chi è normale. Contro l'invenzione delle malattie" è il saggio dello psichiatra statunitense Allen Frances, pubblicato in Italia da ⁠Bollati Boringhieri nel 2013 (Collana Saggi).
Il libro rappresenta una dura autocritica e un atto di accusa contro la medicalizzazione della vita quotidiana e l'espansione incontrollata delle diagnosi psichiatriche

L'autore non è un critico qualunque: Allen Frances ha infatti diretto la redazione del DSM-IV (la quarta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali). In questo suo saggio analizza criticamente il passaggio al DSM-5, evidenziando diversi punti chiave: che sono l'inflazione diagnostica, un eccesso di medicalizzazione delle emozioni che riguarda i "mali" del vivere quotidiano e interessi economici di grande rilevanza nello sbilanciamento delle cure e delle risorse..
I confini della psichiatria si sono allargati al punto da trasformare problemi normali in disturbi mentali, con la crescita enorme ed incontrollata delle diagnosi psichiatrica: si pensi alla terribile crescita delle diagnosi di disturbo depressivi ed altre sindromi affini, oppure all'inflazione diagnostica di  ADHD, anche in tenera età, all'avvio di terapia psicofarmacologiche specifiche prescritte a minori.
Stati d'animo fisiologici come il lutto, l'invecchiamento o la timidezza vengono oggi etichettati come patologie da curare. L'industria farmaceutica spinge per ampliare i criteri diagnostici al fine di commercializzare nuove pillole, con terapie con farmaci ad hoc dotati sulla base di ricerche "pilotate" (edulcorate) efficaci per quella specifica patologia.
Si sottraggono così risorse e attenzioni ai malati gravi per curare con psicofarmaci persone che non ne avrebbero bisogno.

Si creano le premesse per creare uno stuolo di pazienti dipendenti proprio da quei farmaci, ma - nello stesso tempo - per via dell'attivarsi di effetti paradossi o per la comparsa di sintomi astinenziali in caso di sospensione non graduale - si apre la strada per l'attivazione di sindromi psichiatriche di tipo diverso (al riguardo, è frequente constatare che i pazienti psichiatrici contemporanei) sono portatori di due-tre diagnosi psichiatriche) con trattamenti complessi che prevedono la combinazione di farmaci antipsicotici, antidepressivi, modulatori del comportamento e ansiolitici.

Il messaggio centrale di Frances si riassume nel suo invito a celebrare le differenze umane anziché patologizzarle, difendendo il concetto stesso di "normalità" dagli assalti dell'inflazione diagnostica e dalle derive del marketing farmaceutico. 

Le sue posizioni sono state criticate ed ostracizzate. Le accuse principali non tanto sono arrivate dai sostenitori della diverse correnti della psichiatria alternativa, ma dai suoi colleghi della comunità scientifica e dall'American Psychiatric Association (APA)

Le obiezioni mosse contro le sue tesi si sono articolate su tre fronti principali:
1. Conflitto di interessi ed ipocrisia. I curatori del DSM-5 hanno duramente replicato a Frances, ricordandogli che l'inflazione diagnostica è iniziata proprio sotto la sua gestione. Nel periodo in cui è stato utilizzato il DSM-IV, infatti, si è registrata una vera e propria esplosione di diagnosi di ADHD nei bambini e di disturbo bipolare negli adulti. Molti colleghi lo hanno accusato di "senno di poi" e di incoerenza finanziaria, sottolineando che egli ha continuato a percepire royalty sulle vendite dei prodotti legati al DSM-IV proprio mentre ne criticava l'evoluzione commerciale.
2. Ostruzionismo al progresso scientifico. La comunità dei ricercatori lo ha accusato di avere un approccio eccessivamente conservatore e superato. Secondo i suoi detrattori, l'allargamento di alcuni criteri nel DSM-5 non era una mossa commerciale, ma il necessario recepimento di nuove scoperte neuroscientifiche e cliniche volte a intercettare precocemente il disagio psichico prima che diventi cronico o invalidante.3. 
3. Critiche dagli opposti estremismi. Come ammesso dallo stesso Frances, la sua posizione intermedia lo ha esposto ad un fuoco incrociato di critiche provenienti da più parti.
Da un lato, i sostenitori dei farmaci lo hanno accusato di colpevolizzare i pazienti e di creare uno stigma intorno a chi trova reale beneficio e sollievo quotidiano nelle terapie chimiche. Gli esponenti dell'antipsichiatria radicale, al contrario, ritengono le sue critiche siano state troppo timide. Lo accusano di difendere comunque l'impianto generale della psichiatria e l'uso dei farmaci (che Frances considera utilissimi pur se limitati ai casi gravi), rifiutando di abbattere del tutto il sistema diagnostico

 

Detto ciò, non tutto è da buttare via nel DSM che, pur con la menzionata tendenza alla polverizzazione delle diagnosi e quella altrettanto drammatica della psichiatrizzazione dei più banali life event ha introdotto un approccio dimensionale nella valutazione del paziente psichiatrico, con l'introduzione del concetto di spettro dei disturbi diagnosticabili.

(Risvolto) Considerato dagli psichiatri di tutto il mondo il testo imprescindibile di riferimento, il DSM (Diagnostic and Statistical Manual), pubblicato dalla American Psychiatric Association e tradotto in decine di lingue, è la fonte primaria che definisce il limite tra ciò che è normale e ciò che è patologico in relazione alla psiche. Passato attraverso quattro edizioni, il manuale è giunto ora alla quinta stesura, il DSM-5, ma questa volta la pubblicazione ha scatenato feroci e allarmanti polemiche. A capo dei critici più agguerriti si trova Allen Frances, l'autore di questo libro, scienziato autorevole e psichiatra tra i più apprezzati, che sa bene di cosa parla, dal momento che proprio lui aveva diretto la redazione del precedente DSM-IV. Secondo la sua analisi, precisa e convincente, la nuova edizione del manuale diagnostico rischia di fare più male che bene. L'impostazione del volume allarga infatti a tal punto lo spettro delle patologie psichiche da lasciare ben poco spazio alla "normalità", che quasi scompare. Siamo tutti malati: un regalo alle industrie degli psicofarmaci e una resa di fronte alla crescente medicalizzazione della società, divenuta sempre meno capace di gestire serenamente fenomeni comuni, che sono sempre esistiti, come il lutto, l'invecchiamento o la naturale vivacità dei giovani. Si moltiplicano invece le diagnosi di patologie per ogni comportamento, perdendo in questo modo la visione pluralista dell'universo psichico e forse condannando in futuro milioni di persone a cure non necessarie. «Non medicalizziamo le differenze umane – ammonisce Allen Frances – celebriamole».

Frances Allen


L'autore. Allen Frances (1942) è Professore Emerito presso il Dipartimento di Psichiatria e Scienze comportamentali della Duke University School of Medicine di Durham, Carolina del Nord, che ha diretto per molti anni. Frances ha guidatola task force che ha pubblicato il DSM-IV ed è stato in precedenza membro del comitato che ha steso il DSM-III, di cui ha redatto la sezione sui disordini della personalità. Autore e coautore di centinaia di articoli specialistici e di vari volumi accademici, scrive frequentemente su «Huffington Post», «Psychology Today» e «Education Update». Presso Bollati Boringhieri sono usciti Primo, non curare chi è normale. Contro l’invenzione delle malattie (2013) e Il crepuscolo di una nazione. L’America di Trump all’esame di uno psichiatra (2018).

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30 luglio 2026 4 30 /07 /luglio /2026 07:02
Judith Guest, Gente senza storia, Mondadori

Gente senza storia” (titolo originale “Ordinary People”, nella traduzione di Masolino D’Amico, originariamente pubblicato da Mondadori nella collana "Scrittori Italiani e Stranieri", nel 1976) di Judith Guest è il romanzo da cui è stato tratto nel 1980 il film omonimo in lingua originale, noto in Italia con il titolo “Gente comune”, più in linea con il titolo in lingua originale, di quanto non fosse invece il titolo del romanzo in traduzione. E’ stato un film premiato on ben quattro premi Oscar che ha visto l’esordio alla regia di Robert Redford. Una grande film che nella sua costruzione captava l’attenzione e colpiva al cuore gli spettatori con la vicenda tormentata del giovane Conrad, appartenente ad una “comune” famiglia dell’Illinois.
Il film è riuscito a riprendere alla lettera e nello spirito il romanzo di Judith Guest (pur con alcune differenze che verranno analizzate più avanti) con una narrazione pluricentrica che si sposta soprattutto tra i tre comprimari principali che sono i due genitori di Conrad, lo stesso Conrad, a cui si aggiunge lo psicoterapeuta Berger e naturalmente, in assenza, il fratello maggiore, morto in uu incidente a cui Conrad è sopravvissuto.
Come in tutte le famiglie in cui avvengono eventi drammatici sia i genitori, sia Conrad vivono tormentati. La madre cerca di rifugiarsi in una pseudo-normalità, il padre prova a barcamenarsi, Conrad soffre (ma di cosa? Lo scopriremo solo leggendo il libro, anche se chi ha visto il film sa quali sono i modi in cui si procede verso la catarsi finale). La cifra fondante di tutta la vicenda è che i tre non si parlano e, soprattutto, non elaborano l’evento che è troppo grande e troppo per potere essere elaborato senza un aiuto specifico. O meglio, mentre la comunicazione tra Conrad e la madre è puramente formale e superficiale, perché la prima vuole in ogni modo tenersi fuori dalla sofferenza scaturente da un autentico confronto, tra il padre e Conrad vi è - nell'evolversi della vicenda - un accenno timido di apertura e di confronto, anche se sempre ad anni luce di distanza dalla realizzazione di quello che potrebbe essere un taumaturgico abbraccio mentale, se non addirittura fisico (gli Statunitensi di origine anglosassone hanno una forte fobia nei confronti dei gesti di intimità fisica).
Si rifugiano dunque – soprattutto la madre – in una condizione di vita in cui si riprendono a fare le cose di prima. Ma l’impossibilità di parlare e di confidarsi crea un vuoto interiore via via più grande. 
Conrad, il sopravvissuto, tenta il suicidio in modo grave e cruento e viene ricoverato per molti mesi in una clinica per riprendersi.
All’uscita dalla clinica, Conrad cerca di tornare alla normalità, cioè alla scuola, allo sport, alla musica, al canto, ma c’è qualcosa che continua a non funzionare: il vuoto interiore e il senso di colpa non risolto continuano ad operare striscianti dentro di lui, impedendogli di avere una vita di relazione con i coetanei e spingendolo a rinunciare alla competitività – per esempio, pur essendo molto dotato nel nuoto, abbandona gli allenamenti..

Gente senza storia, la copertina della edizione CDE (Club degli Editori9

Tutto questo – nella narrazione – lo apprendiamo per gradi attraverso flashback ricorrenti: il motivo della disgrazia, le sue dinamiche, i rapporti con il fratello deceduto, la natura dei rapporti familiari, rimangono parzialmente non detti e li andiamo scoprendo a poco a poco, attraverso il filo conduttore degli incontri con Bergen, lo psicoterapeuta, a cui Conrad viene indirizzato dopo il suo ricovero, sino alla catarsi finali e alla presa di consapevolezza, catalizzata dall’inaspettato suicidio di una sua coetanea, compagna del lungo ricovero nella clinica dopo il suo tentativo di suicidio.

Il romanzo, forse, è più duro del film (che si concentra soprattutto sul faticoso lavoro interiore - con passi avanti, piccole conquiste e crisi improvvise -  che Conrad è costretto ad affrontare per uscire dall’impasse), soprattutto nei confronti della madre di Conrad che viene rappresentata come una donna che non riesce a manifestare pienamente né il dolore, né gli affetti e che vorrebbe rifugiarsi in una normalità quotidiana che non c’è più e che sarà impossibile ricostruire identica a com’era prima della tragedia. Soprattutto, poi, la madre Beth è ossessionata dalle apparenze e dall'immagine che la famiglia proietta nel contesto sociale di riferimento. Quindi, come spesso accade quando una famiglia si trova ad affrontare accadimenti drammatici come una morte improvvisa di uno dei suoi componenti (e segnatamente di uno dei figli) per accidenti o disgrazia o anche suicidio, si crea un alone di non detto e di non comunicato che non solo grava sui rapporti sociali, ma - nello stesso tempo - crea una faticosa ed ingombrante zavorra nei rapporti intrafamiliari. Il padre di Conrad è invece quello che si preoccupa e che riflette sulle difficoltà del figlio, comprendendo attraverso un incontro illuminante proprio con il terapeuta del figlio che lui stesso ha dei problemi irrisolti e che dovrà affrontarli per poter superare quel nodo doloroso. La madre di Conrad nel romanzo lascia la partita dei rapporti coniugali per una separazione di cui non si sa se sarà solo temporanea o se diverrà definitiva.

(Sinossi) Il risvolto di copertina della prima edizione italiana di "Gente senza storia" (Mondadori, 1977) presenta il ritorno a casa del diciassettenne Conrad, reduce da un tentativo di suicidio e tormentato dal senso di colpa per la morte del fratello. Il romanzo esplora le dinamiche di una famiglia della media borghesia americana, approfondendo i temi dell'incomunicabilità e del difficile percorso di guarigione del protagonista grazie all'aiuto del dottor Berger.

(L’autrice) Judith Guest, nata nel 1936 nel Michigan, oltre a Oridinary People, ha scritto altri quattro romanzi, alcuni dei quali pubblicati in Italia e un saggio.
 

Ordinary People locandina

Esistono alcune differenze fondamentali tra il romanzo della Guest e il film di Robert Redford

1. Il modo in cui è costruito il personaggio della la madre di Conrad, Beth. Mentre nel libro viene descritta in modo più sfaccettato e profondo, nel film succede che l'interpretazione magistrale di Mary Tyler Moore rende il personaggio molto più freddo, tagliente e, per larghi tratti, quasi "antagonista" rispetto a Conrad e al marito. Pur essendo una donna rigida e ossessionata dalle apparenze, la narrazione permette al lettore di comprendere (seppur non giustificare) il suo immenso dolore represso e la sua totale incapacità emotiva di gestire il lutto. Nel film, senza l'accesso ai suoi pensieri più intimi, l'ostilità di Beth verso il figlio sopravvissuto Conrad appare più spietata e unidimensionale.

2. Il passato del padre di Calvin e il suo maggiore spessore psicologico. Nel romanzo viene dato ampio spazio al passato di Calvin Jarrett, rivelando che è cresciuto in un orfanotrofio. Questo dettaglio cruciale spiega la sua costante ricerca della "famiglia perfetta" e la sua tendenza a iper-proteggere Conrad per paura di perdere tutto ciò che ha faticosamente costruito. Nel film, invece, il passato da orfano di Calvin (interpretato da Donald Sutherland) viene a malapena menzionato in un dialogo passeggero e senza ulteriori approfondimenti. La sua figura sullo schermo si concentra quasi interamente sul suo ruolo attuale di mediatore emotivo e di uomo intrappolato nel silenzio della moglie.

Ordinary People, locandina

3. La struttura narrativa e i punti di vista. Nel libro viene utilizzata una narrazione in terza persona a punti di vista alternati (di tipo policentrico): un capitolo segue la mente di Conrad e quello successivo segue la mente di Calvin. Beth non ha mai un capitolo dal suo punto di vista, accentuando il suo isolamento. Nel film la prospettiva si sposta decisamente su Conrad (Timothy Hutton), così da far diventare la narrazione cinematografica una storia di formazione e guarigione psicologica incentrata sui suoi traumi e sulle sessioni di terapia con il dottor Berger (Judd Hirsch), lasciando che le dinamiche dei genitori emergano solo in funzione del suo percorso.

4. Il ruolo di Jeannine e la sessualità. Nel libro: la sottotrama romantica con la compagna di scuola Jeannine Pratt (Elizabeth McGovern) è molto più sviluppata e include anche una sfera intima e sessuale esplicita nell'ultimo capitolo, simbolo della rinascita vitale e della ritrovata vulnerabilità di Conrad. Nel film, invece, Il rapporto tra Conrad e Jeannine rimane estremamente casto, dolce e idealizzato. Serve più come un "ancoraggio sociale" per mostrare il progressivo reinserimento del ragazzo nel mondo reale piuttosto che un'esplorazione della maturità sessuale.

5. Sottotesti sociali e omofobia interiorizzata. Nel libro Judith Guest inserisce dettagli psicologici duri legati alle dinamiche maschili dell'epoca. Conrad lotta con una forte omofobia interiorizzata, derivata anche da vecchi insulti e provocazioni del fratello defunto Buck, che associava la fragilità emotiva alla mancanza di virilità, mentre nel film questo aspetto viene rimosso. Il film preferisce concentrarsi sul contrasto universale tra la facciata impeccabile della ricca borghesia WASP di Lake Forest (Illinois) e il vuoto emotivo devastante che si consuma tra le mura domestiche.

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27 luglio 2026 1 27 /07 /luglio /2026 05:44
Alice Banfi, Tanto scappo lo stesso, Stampa Alternativa

"Tanto scappo lo stesso. Diario di una matta" è il titolo del romanzo autobiografico di Alice Banfi (pubblicato da Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri - Collana Eretica - nel 2008).
Si tratta di un piccolo libro che racconta la vita nei reparti di psichiatria e le vicissitudini dell’autrice sofferente da quel che sembra di un disturbo borderline di personalità aggravato da una problematica anoressica e da tendenze suicidiarie.
Vi si parla di una vita difficile segnata da continui ricoveri psichiatrici e sofferenza esistenziale.
L'autrice racconta il dolore ma anche la forza di cercare una via d'uscita e la libertà.
Il titolo fa riferimento alle numerose contenzioni (con le famigerate "fasce", il cui utilizzo è tutt'ora molto e preoccupantemente diffuso in molti degli SPDC italiani) cui l’autrice veniva sottoposta nei suoi ricoveri e che lei riusciva sempre ad infrangere, abbandonando il reparto e poi presentandosi alla sua porta come se nulla fosse stato.
Vi è anche in queste pagine, sottesa, una riflessione che percorre tutte le pagine sul sostanziale parziale fallimento della riforma psichiatrica del 1978 e del pensiero basagliano, come mostra bene a prefazione del libro scritta dal noto psichiatra basagliano Peppe Dell'Acqua che ricevette il testo stampato direttamente dalla madre di Alice Banfi, ebbe modo di leggerlo e decise di farlo pubblicare con la casa editrice Stampa Alternativa.
E' un piccolo libro che tutti gli operatori socio-sanitari del settore di oggi dovrebbero tenere a mente, perché pone dei problemi che sono estremamente attuali e problematici., sottolineando come non si cura con la coercizione, ma con la comprensione, con la pazienza e con la disponibilità all'ascolto. 
Leggendolo non può non venire in mente un altro piccolo libro che è La ragazza interrotta (con il titolo originale Girl, Interrupted), scritto nel 1993 da Susanna Kaysen che, alla fine degli anni '60, trascorse ben 18 mesi all'interno del McLean Hospital, una nota clinica psichiatrica privata statunitense statunitense per adolescenti e donne sofferenti di Disturbo Borderline di Personalità, noto in Italia soprattutto per il suo adattamento cinematografico del 1999 intitolato Ragazze interrotte di James Mangold ed interpretato da Winona Ryder e Angelina Jolie, film che - per alcuni versi - è diventato un cult generazionale.

Il parallelo tra i due scritti vale soltanto fino ad un certo punto, dal momento che la situazione delineata dalla Kaysen fa riferimento ad una clinica nordamericana sicuramente a pagamento e costosa che poco ha a che vedere con la realtà degli SPDC sia al tempo in cui si sono sviluppate le esperienze di ricovero di Alice Banfi, sia al giorno d'oggi, a distanza di quasi vent'anni, quando la realtà italiana dei ricoveri in ambito psichiatrico non è migliorata, ma si è deteriorata ancor di più, a causa dei tagli alle spese sanitarie, del depauperamento del personale e d'una sua crescente demotivazione.

(Sinossi) Alice ha tre papà e due mamme, cresce nell'amore e nel caos di una famiglia diversa, si scontra col sesso a soli tre anni, il suo sogno di bambina è diventare una pittrice. Col tempo il sogno di Alice si trasforma in rabbia, che riversa per lo più su se stessa, sul suo corpo: con l'alcool, l'anoressia, picchiandosi e infliggendosi tagli sempre più profondi. Diagnosi: disturbo di personalità borderline. Arriva il primo di una lunga serie di ricoveri in reparti di psichiatria. Si chiude la porta e il mondo rimane fuori. Alice si ritrova in un micro-mondo a forma di corridoio: è all'inferno. Lungo il corridoio, le porte, e per ogni porta un personaggio, una persona, un matto cosicché la storia di Alice si fonde alle storie degli altri. Tutti, per un motivo o per l'altro, legati mani e piedi al letto, assaliti da tre o dieci infermieri. Ma Alice sa sempre liberarsi dalle fascette che stringono polsi e caviglie. 
Alice vuole fuggire, magari solo per un'ora, ci prova e sempre ci riesce. 
Tanto, per rientrare basta suonare il campanello.

 

Alice Banfi (immagine tratta dal web)

L'autrice. Alice Banfi è una pittrice, scrittrice e attivista italiana nata a Milano il 29 agosto 1978. È nota a livello nazionale per le sue opere letterarie autobiografiche che denunciano le storture del sistema psichiatrico e per la sua intensa attività artistica.
 Vive e lavora a Camogli (Genova), dove gestisce la sua micro-galleria e studio d'arte sul lungomare. 
 Sul finire degli anni novanta ha sofferto di gravi disturbi alimentari (anoressia), autolesionismo e abuso di alcol, che l'hanno portata a ricevere una diagnosi portano di Disturbo Borderline della Personalità.
Nel 1999 ha subito il primo ricovero a Milano. Negli anni successivi affronta numerosi Trattamenti Sanitari Obbligatori (TSO) e periodi di contenzione forzata all'interno dei reparti psichiatrici.
Ha trasformato il proprio vissuto in una missione di sensibilizzazione. Partecipa come relatrice a conferenze sulla salute mentale, collabora con realtà come il ⁠Festival dei Matti e fa da giurata per concorsi legati ai diritti umani, come il progetto di ⁠Amnesty International

Le pubblicazioni di Alice Banfi

  1. 2008: "Tanto scappo lo stesso. Romanzo di una matta" (Stampa Alternativa), scritto di getto durante un ricovero e incentrato sulle fughe dalle cinghie di contenzione.
  2. 2011/2012: "Sottovuoto. Romanzo psichiatrico" (Stampa Alternativa), prosecuzione della sua testimonianza biografica.
  3. 2016: "Slegalo! Usi e abusi della psichiatria" (BeccoGiallo), saggio corale scritto insieme a esperti del settore come la psichiatra Giovanna Del Giudice.
  4. 2016: "La banda Pappappero. Fuga nel bosco misterioso" (Stampa Alternativa), un'opera di narrativa rivolta ai bambini
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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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