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2 aprile 2026 4 02 /04 /aprile /2026 06:48

Una mia lettura di questi giorni,
perfettamente calzante,
dati i tempi che corrono

Maurizio Crispi (4 marzo 2026)

Il Bazar atomico (foto di Maurizio Crispi)

Mi sono ritrovato a leggere nei giorni scorsi, proprio in concomitanza dell'attacco all'Iran da parte di USA e Israele per stoppare il temuto accesso alla bomba atomica da parte del regime degli Ayatollah, una riedizione nei tascabili Adelphi (Gli Adelphi, 2025) di una brillante inchiesta giornalistica di William Langewiesche, Il bazar atomico (The Atomic Bazaar. The Rise of the Nuclear Poor, nella traduzione di Matteo Codignola), già pubblicato da Adelphi nel 2007 (ed ora anche nella collana Gli Adelphi, 2025).

L'autore prende in considerazioni quali sono le possibili vie dell'uranio dai paesi che ne posseggano delle riserve cospicue che non vengono sorvegliate con tutte le cautele e nello stesso tempo esamina quali possano essere i percorsi per avviare degli impianti per l'arricchimento dell'uranio allo scopo di ottenere quei quantitativi di uranio necessari per costruire un arsenale atomico che dovrebbe spaziare tra armi tattiche ed armi strategiche.
Da questo punto vista trampolino di lancio dovrebbe essere la costruzioni di centrali termonucleari per la produzione di energia elettrica, dal momento che le tecnologie per la produzione di uranio arricchito sono sostanzialmente identiche, solo che ai fini della costruzione di armi atomiche l'arricchimento dell'uranio dovrebbe essere in percentuale di gran lunga maggiore. 

Assieme all'autore percorriamo questi diversi scenari, per poi soffermarci molto sul Pakistan e sulle vicende che hanno portato questo stato a dotarsi della bomba atomica, con il ruolo cardine svolto da un personaggio di rilievo che Abdul Qadeer Khan (1936-2021), fisico e ingegnere metallurgico pakistano, considerato il "padre" della bomba atomica di questo paese, che ha sviluppato il programma nucleare del Paese negli anni '70 e '80, creando la rete di arricchimento dell'uranio, ed è stato una figura controversa, venerata in patria come eroe nazionale e accusata in Occidente di proliferazione nucleare e di irradiazione della tentazione del nucleare ad altri paesi al di fuori del Trattato di Non Proliferazione.

Ed ecco come conclude l’autore: “Forse, con un’azione di prevenzione capillare da parte dei governi, un attentato atomico si potrà scongiurare, ma nessuna tattica impedirà a chi lo voglia di costruirsi un arsenale nucleare. La Corea del Nord, l’Iran, forse la Turchia, l’Arabia Saudita, il Brasile-di tanto in tanto questo o quel paese potrà essere persuaso ad accantonare i propri programmi, ma a lungo andare nessuno si fermerà. Per quanto riguarda l’America, e al netto del risentimento post coloniale, la lezione che arriva dal Pakistan non è un invito ad abbandonare la diplomazia della non proliferazione, ma un’esortazione ad accettare la realtà parallela di un mondo in cui molte nazioni posseggono l’atomica, e alcune sono pronte a usarla" (ib. p. 182)


Una lettura che oggi è diventata tragicamente indispensabile

«Il mondo qui descritto è sconcertante. È il mondo del commercio clandestino di uranio, della connessione del traffico di droga con l’atomo e il terrorismo, delle possibili fabbricazioni artigianali e per così dire domestiche di ordigni nucleari rudimentali e sporchi, ma efficaci e devastanti» (Giuseppe Galasso)

«Un resoconto spassionato e devastante della recente storia nucleare del pianeta. In tempi dominati da un quarto potere mendace e irrazionale, la lucidità e l’obiettività di Langewiesche fanno di questo libro una lettura fondamentale». (Zadie Smith)

(Risvolto I edizione Adelphi) Dal mattino del 6 agosto 1945 il mondo sa che una guerra nucleare è possibile. Chiunque è in grado di immaginare come verrebbe combattuta, e anche con quale verosimile esito. Ma dopo gli eventi del 1989, e più ancora del 2001, al terrore di bombardieri strategici e missili intercontinentali se ne è sostituito un altro, più paralizzante ancora: l'idea che qualcuno, in un posto e in un momento qualsiasi, possa fare qualcosa. A capire chi sia davvero in condizione di fare che cosa è dedicata questa indagine di Langewiesche, che parte dal cuore incandescente dell'esplosione su Hiroshima, attraversa le città segrete dell'ex Unione Sovietica, dove sono tuttora custodite (non sempre il verbo è appropriato) migliaia di testate e tonnellate di uranio, esplora le strade del contrabbando anche nucleare che segnano le montagne del Caucaso, per approdare a due luoghi diversi, ma ugualmente inquietanti: il lago proibito che fornisce di acqua potabile Rawalpindi, dove negli anni Settanta A.Q. Khan - lo scienziato che trafugò i segreti nucleari dell'Occidente, consentendo al Pakistan, alla Corea del Nord e all'Iran di armarsi - era libero di andare in barca a vela, e lo studio di Francoforte dove un oscuro ricercatore americano, Mark Hibbs, elabora tutte le informazioni sul nucleare disponibili, per poi riversarle in articoli riservati a pochissimi specialisti e ai servizi di informazione di ogni paese.

 

William Langewiesche

L'autoreWilliam Langewiesche, nato nel 1955, a Sharon (Connecticut),  è stato un giornalista, saggista e antropologo statunitense. Dopo essersi laureato in antropologia nel 1977 all'Università di Stanford e aver intrapreso una breve carriera di pilota di aeromobili, si dedica alla scrittura. I suoi reportage sono riconducibili al genere del giornalismo d'inchiesta. Tra le opere pubblicate in Italia per Adelphi, American Ground (2003), La virata (2006), Il bazar atomico (2007), Esecuzioni a distanza (2011).

Il Bazar Atomico. Una brillante inchiesta giornalistica di Langewiesche, quanto mai attuale, sull'ascesa del Nucleare tra i "Poveri" del mondo
Il Bazar Atomico. Una brillante inchiesta giornalistica di Langewiesche, quanto mai attuale, sull'ascesa del Nucleare tra i "Poveri" del mondo
Il Bazar Atomico. Una brillante inchiesta giornalistica di Langewiesche, quanto mai attuale, sull'ascesa del Nucleare tra i "Poveri" del mondo
Il Bazar Atomico. Una brillante inchiesta giornalistica di Langewiesche, quanto mai attuale, sull'ascesa del Nucleare tra i "Poveri" del mondo
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24 marzo 2026 2 24 /03 /marzo /2026 13:00

Se Samuel Beckett, Clive Barker, Antoine Volodine e Raymond Chandler decidessero di incontrarsi per bere nel bel mezzo della notte, potete giurare che quel bar sarebbe gestito da Brian Evenson.

Orso Tosco, scrittore e traduttore di "Gli ultimi giorni"

Brian Evenson, Gli Ultimi Giorni, Nottetempo

"Gli ultimi giorni" (The Last Days, pubblicato in lingua originale nel 2019), di Brian Evenson (il secondo che mi ritrovo ad aver letto) nasce in realtà dall'unione di due lavori precedenti: il romanzo breve The Open Curtain (che ne costituisce la prima parte) e il suo seguito.

In Italia è stato pubblicato da Nottetempo nel 2023.

Il protagonista Kline viene aggredito e riporta l'amputazione della mano di netto. Per salvarsi la vita procede ad una cauterizzazione della ferita, ritrovandosi dopo a vivere in una condizione di straniante isolamento.

Viene contattato da una strana congrega il cui capo (ovviamente, dotato del carisma delle pluri-amputazioni) gli richiede di compiere un'indagine nel contesto di questa strana comunità.
Si tratta di una congrega di "amputati" (che conferiscono, in altri termini, un valore particolare all'amputazione e al loro numero. 
Sembrano essere tutti quanti dei fanatici esaltati, se non addirittura deliranti.
Kline viene considerato un personaggio "speciale", per il fatto che abbia provveduto da sé alla cauterizzazione della mano amputata, è divenuto per loro una sorta di "eroe", da imitare. 
Il fatto è che Kline, per accedere alle informazioni - riservate - che gli servono per portare avanti la sua indagine all'interno della comunità di amputati deve accettare di praticarsi o farsi praticare ulteriori mutilazioni. 

Una cosa folle che va avanti in un turbine di amputazioni subentrati.
Per contro vi è una contro-setta costituita dai "Paul", che si presentano tutti eguali (tutti con lo stesso nome) e portatori di una singola amputazione e che, vivendo anch'essi in una sorta di comunità chiusa, vogliono salvare Kline per assimilarlo all'interno del loro contesto, considerandolo come una specie di "messia" salvifico (la cui salvezza può scaturire soltanto dal fatto che lui accetti di rimanere all'interno della loro comunità).
Anche questa appare con una situazione folle.
Kline, alla fine, trova una via d'uscita che è è anch'essa, folle, paradossale, estrema

Con quest'opera Brian Evenson rivela di essere uno scrittore assolutamente estremo, in cui il grandguignol delle amputazioni (senza anestesia) si mescola e viene stemperato da un gusto per il grottesco e per il paradossale. 
La presenza degli amputati e la pratica della mutilazione assumono in questo contesto finzionale molteplici significati simbolici e filosofici, radicati in una critica feroce al fanatismo religioso e all'ossessione per la purezza. 
La mutilazione è dunque segno di Fede e Gerarchia: nella setta descritta da Evenson, l'amputazione non è da considerarsi una perdita, ma un guadagno spirituale.

La gerarchia del culto è basata sul numero e sulla gravità delle amputazioni: più un membro è mutilato, più è considerato vicino alla "perfezione" o a Dio.
Il corpo diventa così un campo di battaglia per dimostrare la propria devozione: privarsi di una parte fisica è visto come un atto di purificazione dal peccato o dal "mondo esterno". 
Si tratta di una rappresentazione che è al tempo stesso parodia del Fanatismo e della Religione
Evenson, che ha un passato legato alla comunità mormone da cui si è poi allontanato, usa gli amputati per rappresentare il fanatismo estremo:
La setta interpreta letteralmente i precetti di sacrificio, portandoli a conseguenze grottesche e assurde.
Il significato risiede nella critica ai modi in cui le ideologie possano trasformare la distruzione di sé (fisica o psicologica) in un valore morale positivo. 
Il protagonista, Kline, viene trascinato in questo mondo proprio perché ha perso una mano. Per la setta, la sua mancanza lo rende un "eletto", anche se per lui rappresenta un trauma. 
Sotto un profilo esistenziale, la mutilazione simboleggia la perdita di controllo dell'individuo sul proprio corpo e sulla propria vita di fronte a forze esterne (istituzioni, culti, destino).
In uno scenario "weird", gli amputati incarnano l'orrore del corpo (body horror), dove l'integrità fisica viene sacrificata in nome di una logica surreale e inquietante. 
Vi è inoltre declinato in molti modi (e sino alle conseguenze più estreme) il linguaggio del corpo "Ridotto"
Secondo diverse analisi critiche (come quella su Limina Rivista), la scrittura di Evenson stessa "mutila" il testo, usando uno stile asciutto e spietato che riflette la condizione dei personaggi. 
In sintesi, gli amputati rappresentano la follia del dogma che richiede la rinuncia a parti di sé per appartenere a un gruppo, trasformando l'invalidità (o le invalidità) in macabri simboli di status sociale e spirituale.

 

(Risvolto di copertina) Dopo l’amputazione di una mano Kline, agente sotto copertura, vive un’esistenza solitaria: trascorre il tempo nel suo appartamento, refrattario a qualsiasi tipo di contatto. Un giorno, però, il telefono squilla. “È la fortuna che bussa,” dicono due sconosciuti, offrono un’interessante opportunità di lavoro. Kline non ne vuole sapere ma i suoi interlocutori non stanno davvero chiedendo. Viene quindi portato controvoglia nel quartier generale della Confraternita della Mutilazione, ed entra nel mondo altro costruito da questa setta follemente fedele ai propri principi. Kline deve indagare su un omicidio avvenuto nella Confraternita, ma ogni apparente verità è il frammento di un’incomprensibile opera più grande, proprio come il suo braccio tronco che termina in una mano fantasma, inesistente eppure per lui vivissima.

Mentre tenta di farsi strada in un labirinto di menzogne, minacce e inganni, Kline scopre che la sua stessa sopravvivenza dipenderà da un atto di pura volontà ed emancipazione.

Nella sua ammirata postfazione Peter Straub considera Brian Evenson uno scrittore dell’estremo.
Gli ultimi giorni è un romanzo intenso e perturbante che guarda senza paura dentro l’abisso del cuore dell’uomo.

Brian Evenson

L'autore. Brian Evenson (Ames, Iowa, 1966) è scrittore, traduttore, critico e docente universitario.
Le sue opere gli sono valse numerosi riconoscimenti, tra cui il premio O. Henry per la narrativa breve e l’International Horror Guild Award. Con nottetempo ha già pubblicato i romanzi Gli ultimi giorni (2023) e Il padre della menzogna (2024). Con Canzone per il disfarsi del mondo ha vinto lo Shirley Jackson Award per la miglior raccolta di racconti.
Ex-membro della Chiesa mormone, la sua carriera di scrittore agli esordi è stata segnata dalle polemiche suscitate dal suo primo libro di racconti, Altmann's Tongue, che portò alle sue dimissioni dalla Brigham Young University sotto pressione delle autorità ecclesiastiche.

Leggi le prime pagine oppure scarica l'allegato

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19 marzo 2026 4 19 /03 /marzo /2026 08:46

È una storia nella storia: la voce narrante racconta di un appuntamento a Trieste, quando vi era l’oscuramento e la guerra, con la donna amata, la terribile scoperta della morte di lei e lo strano incontro in una cartoleria con una bambina che ne raffigura in piccolo le sembianze. Tornato più volte in città per deporre fiori sulla tomba abbandonata, è nel 1950 che ascolterà dalle parole di un conoscente la storia della bambina, ormai donna, che tanto lo aveva colpito per l’ incredibile rassomiglianza.

Dalla recensione di Salvina Pizzuoli

Nella premessa al suo romanzo Non rimanere soli, Giorgio Scerbanenco esordisce con questa frase: «Un romanzo può anche essere utile». E poi spiega: non utile a voi, lettori, ma a me che l'ho scritto, perché questo libro mi è servito a tener duro nel campo di concentramento dov'ero rinchiuso (a Büsserach, in Svizzera, nel Canton Soletta). Non rimanere soli non è soltanto un titolo di spicco nella bibliografia di Scerbanenco, è anche il comandamento numero uno della sua poetica, una poetica fatta di persone, non di personaggi, perché negli uomini e nelle donne che popolano i suoi libri non c'è mai nulla di scenografico, nulla viene loro aggiunto come eccipiente o come conservante, nulla ha il sapore del promemoria, proprio perché tutto è memoria.

Recensione di Daniele Abbiati

Giorgio Scerbanenco, Appuntamento a trieste, La Nave di Teseo

I romanzi e i racconti di Giorgio Scerbanenco sono il più delle volte magnifici ed intriganti anche quelli nati come prodotti "commerciali". Scerbanenco, infatti, come è noto, scriveva per guadagnarsi da vivere e, quindi, prestava la sua penna anche per la pubblicazione in periodici di consumo, ma senza mai "svendersi" e mantenendo slta la sua qualità di scrittura. 
E' il caso di questo "Appuntamento a Trieste" (La Nave di Teseo, Collana Oceani, 2019), pubblicato per la prima volta nel  lontano 1953 a puntate settimanali nella rivista letteraria "Novella" (allora della Rizzoli e di cui Scerbanenco fu direttore per oltre vent'anni).
La trama, infatti, pur nei suoi rimandi spionistici, contiene indubbi elementi di "romance", tipici della letteratura rosa.
Scerbanenco in questa prova di molto antecedente all'elaborazione dei suoi primi noir che vedono come protagonista l'investigatore Duca Lamberti lascia il suo inconfondibile, nella costruzione dei personaggi e dei dialoghi, ed anche nell'organizzazione della trama e, non ultimo nella descrizione dei luoghi, con una preminenza di Trieste nei primissimi anni del dopo guerra, luogo ideale di intreccio di trame spionistiche.
Il romanzo è preceduto da un'introduzione a firma della figlia di Giorgio Scerbanenco
Si legge magnificamente.

Meritevole l'iniziativa intrapresa da La nave di Teseo di ripubblicare l'intera opera di Scerbanenco, molte delle cui cose, sia romanzi sia racconti, vennero riedite negli anni Novanta dalla Casa Editrice Frassinelli

(risvolto di copertina) Trieste, immediato dopoguerra. La città è sotto il controllo del governo militare alleato, ma il confine orientale è a pochi chilometri e nella regione spie e soldati si fronteggiano in un grande gioco ad alta tensione.
Un agente americano sotto copertura, Kirk Mesana, sta indagando su una cellula nemica quando viene gravemente ferito in un agguato. Per depistare i nemici, e salvargli la vita, viene diramata la falsa notizia della sua morte, mentre l’uomo viene nascosto nel più profondo anonimato. Diana, la bellissima ragazza triestina con cui Kirk aveva una relazione, è sconvolta dalla tragedia, ma una serie di fatti misteriosi insinua in lei il sospetto che la verità possa essere un’altra.
Inizia così una vorticosa avventura che vedrà i due amanti inseguirsi a perdifiato, mentre attorno a loro si scatena una guerra silenziosa di ricatti e tradimenti, e nessuno nelle vie di Trieste potrà più dirsi al sicuro.
Dal maestro del noir italiano, un romanzo sulla seduzione e sull’inganno, avvolgente come una stretta fatale.


 

Giorgio Scerbanenco

L'autore. Giorgio Scerbanenco (1911 1969), nato a Kiev, cresce a Roma ma ancora adolescente si stabilisce a Milano. Negli anni ’30 approda nell’editoria come collaboratore alla Rizzoli e in seguito come caporedattore dei periodici Mondadori, per tornare in Rizzoli nel dopoguerra come direttore dei periodici femminili. Collabora con i maggiori quotidiani e riviste dell’epoca, tra cui il “Corriere della Sera”, la “Gazzetta del Popolo”, “il Resto del Carlino” e “Novella”.

Scrittore prolifico, ha sperimentato tutti i generi della narrativa ed è riconosciuto come uno dei maestri del giallo italiano, consacrato dal successo della serie di romanzi con protagonista Duca Lamberti e dall’assegnazione del Grand prix de littérature policière nel 1968.

Tutta l’opera di Scerbanenco è in corso di pubblicazione presso La nave di Teseo.

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9 marzo 2026 1 09 /03 /marzo /2026 06:03

“Andrebbe incoraggiata un’educazione al dolore, perché fin troppo spesso del dolore si ha un’unica idea, quella di una condanna ineliminabile.”

Umberto Eco, da "Riflessioni sul dolore"

Umberto Rco, Riflessioni sul dolore, La Nave di Teseo

Umberto Eco in "Riflessioni sul dolore", pubblicato da  La Nave di Teseo (Collana Le Onde) nel 2025, percorre (e propone ai lettori) un affascinante itinerario – tra filosofia, poesia, arte, letteratura e spiritualità – che segue il tema del dolore dalle origini ai giorni nostri.

L’introduzione è di Guido Biasco, tra il 2007 e il 2017 direttore scientifico dell’Accademia delle Scienze di Medicina Palliativa.

Il testo di Umberto Eco fu, infatti, frutto di una relazione da lui tenuta in occasione di un convegno promosso dall’Accademia delle Scienze di Medicina Palliativa e, infatti, è stata inizialmente pubblicata nel 2014 a cura dell’AMESPA.

Il testo di Umberto Eco riflette pienamente la sua mente enciclopedica che ha le caratteristiche di una Biblioteca incarnata (grazie anche alla sua prodigiosa memoria), con un ampio excursus dell’atteggiamento (filosofico e culturale) verso la sofferenza, attraverso i secoli. 
Eco sa essere - come sempre - affascinante e percorre un affascinante itinerario – tra filosofia, poesia, arte, letteratura e spiritualità – che segue il tema del dolore dalle origini ai giorni nostri.

Esperienza insopprimibile della natura umana, passione del corpo e dell’anima, il dolore non è stato vissuto nei secoli soltanto come un male da sconfiggere ma anche, ad esempio, come salvifica prova di redenzione. Il dolore ha caratterizzato ogni epoca e tradizione, ma è il suo rapporto intimo e ambivalente con la conoscenza e il pensiero a interessare la riflessione di Eco, in un libro che è un’intensa testimonianza di sensibilità, ma anche un invito forte a coltivare l’educazione alla conoscenza, formidabile antidoto alla sofferenza dell’uomo.

Qui mi fermo, e vi lascio al prossimo mal di denti” (in., p. 59) 

Riflessioni sul dolore, viene ripubblicato da La Nave di Teseo, che sta costellando di piccole gemme gli scaffali della saggistica. È una controstoria del dolore, dall’antichità a oggi, quasi parallela a una storia della teodicea che attraversa elegantemente la cinquantina di pagine effetti del testo di Eco.

Riccardo Canaletti

Umberto Eco, Riflessioni sul dolore, Amespa

Le “Riflessioni” percorrono un affascinante itinerario nella cultura filosofica, poetica, artistica, letteraria e teologica che, dalle origini ai giorni nostri, ha affrontato questo tema. Il dolore, ineliminabile esperienza della natura umana, passione del corpo e dell’anima, è raccontato tramite espressioni che ne descrivono i molteplici aspetti: male da sconfiggere o strumento di redenzione da perseguire nella sua funzione salvifica. Queste riflessioni conducono il lettore a intraprendere un viaggio tra le poliedriche manifestazioni intellettuali legate al concetto di dolore e a porre le basi di un’educazione culturale per acquisirne una maggiore consapevolezza.

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26 febbraio 2026 4 26 /02 /febbraio /2026 13:40
Lucio Luca, L'ultima spiaggia, Aliberti, 2026

Lucio Luca, L'ultima spiaggia. Alkamar, la strage dimenticata e cinquant’anni di misteri italiani, Compagnia Editoriale Aliberti, 2026

Tra il 26 e il 27 gennaio del 1976 un commando di killer fa irruzione nella casermetta dei carabinieri di Alcamo Marina, in provincia di Trapani, e uccide l’appuntato Salvatore Falcetta e il carabiniere semplice Carmine Apuzzo. Le indagini puntano subito al terrorismo rosso: vengono arrestati Giuseppe Mandalà, Giuseppe Gulotta, Vincenzo Ferrantelli e Gaetano Santangelo che, dopo ore di violenze, confessano di aver partecipato all’agguato, salvo poi negare tutto davanti al magistrato. Mandalà morirà dietro le sbarre, Ferrantelli e Santangelo fuggiranno in Sudamerica mentre Gulotta resterà in carcere per ventidue anni, fino a quando uno dei carabinieri confesserà le torture di quella notte e scagionerà i quattro. Chi ha ucciso, dunque, i due carabinieri? E, soprattutto, perché? Su Trapani aleggia la presenza di Gladio che proprio lì aveva basi logistiche e depositi di armi e scorie radioattive da destinare alla Somalia, la “pattumiera” d’Europa. E così, da una strage dimenticata parte un filo nero che porta a Peppino Impastato, al delitto del colonnello Russo, del giornalista Mario Francese, passando per l’omicidio Rostagno e per quello di Ilaria Alpi che in Somalia stava conducendo le sue inchieste. La voce narrante è di Giuseppe Gulotta che, a cinquant’anni dai fatti, continua a chiedersi: «Perché proprio io?»

L'autore.Lucio Luca, nato nel 1967 a Ragusa, da oltre vent’anni lavora a “Repubblica” dove si è occupato di cronaca nera, giudiziaria e sport. Per Sigma Edizioni ha pubblicato Prove tecniche di trasmissione (2006) e Puellae (2006).
Per Pietro Vittorietti Editore ha scritto il romanzo Il killer dell’ufficio accanto (2008) e Dall’altra parte della luna (2014).
"L'altro giorno ho fatto quarant'anni" è uscito nel 2018 per Laurana Editore.

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24 febbraio 2026 2 24 /02 /febbraio /2026 06:40

«La creazione di mondi, specie di quei mondi del passato che continuano a catturare l'immaginazione del pubblico, è quello che amiamo fare e che sappiamo fare al meglio. Pompei è un dramma avvincente con un protagonista accattivante, il tutto contornato dalla sfondo di una civiltà fiorente ma avviata alla distruzione, esattamente il tipo di storia che rende un evento televisivo memorabile»

Ridley Scott

Robert Harris, Pompei

Pompei” è un romanzo storico di Robert Harris, pubblicato nel 2003 da Mondadori, che intreccia fatti storici reali con una trama thriller, come usa fare abilmente Harris in tutte le sue ricostruzioni storiche romanzesche.
Il libro è ambientato nell'agosto del 79  DC nei due giorni immediatamente antecedenti la catastrofica eruzione del Vesuvio e si pone come una narrazione romanzesca "moderna" rispetto alla classica narrazione ottocentesca di Edward Bulwer-LyttonGli ultimi giorni di Pompei (The Last Days of Pompeii), risalente al 1834 e fortemente venato di tematiche e atmosfere romantiche.
Marco Attilio Primus è un giovane ingegnere idraulico (detto "aquarius") inviato da Roma per gestire l'Aqua Augusta Campaniae o anche "Acquedotto Romano del Serino", l'immenso acquedotto che riforniva ben  nove città del Golfo di Napoli e si trova a dover porre rimedio ad alcuni guasti che sino verificati nella sua funzionalità e che, in realtà, non sono altro che avvisaglie del prossimo evento tellurico.
In particolare, l’aquarius Attilio viene incaricato di scoprire perché il flusso d'acqua si sia interrotto e cosa sia successo al suo predecessore, misteriosamente scomparso. Durante le sue indagini, si scontra con la corruzione di Ampliatus, un ex schiavo, che - da liberto - è diventato un potente e spietato speculatore edilizio.
Mentre Attilio cerca di riparare l'acquedotto sulle pendici del Vesuvio, i segnali geologici (emissioni di zolfo, prosciugamento delle sorgenti) preannunciano l'imminente disastro che sommergerà Ercolano e Pompei.
Come sempre, anche in questa narrazione di Harris, il rigore storico e la capacità di mettere in scena personaggi realmente esistiti, si accoppia con la sua capacità di inserire nel flusso narrativo personaggi di totale finzione che tuttavia sono del tutto coerenti e credibili.
Il romanzo è stato lodato per la sua accuratezza tecnica, specialmente per quanto riguarda alcuni aspetti dell'ingegneria romana e per i dettagli scientifici dell'eruzione, anche se - nella narrazione - tutto si muove seguendo prevalentemente il punto di vista dell'aquarius Attilio.
Tra le figure storiche realmente esistite vi compare Plinio il Vecchio, ammiraglio e naturalista, descritto nelle sue ultime ore a Capo Miseno, prima degli eventi della sua morte nel tentativo di mettere in salvo  una preziosa biblioteca.
Ogni capitolo è introdotto da brevi estratti di testi scientifici moderni sulla vulcanologia, e questo artifizio rende ancora più credibile ed incalzante l’evento piroclastico con l’effetto altamente drammatico dell'inconsapevolezza dei personaggi che, invece, per la più parte lo vivono come un evento ineluttabile determinato dalla volontà di dei irati.

il 5 febbraio del 62 d.C., circa 17 anni prima dell'eruzione del 79 d.C., un potente terremoto devastò Pompei, Ercolano e Stabia. Il sisma, con epicentro nei pressi del Vesuvio, causò crolli diffusi e danni strutturali, con il successivo avvio di lavori di ricostruzione che erano ancora in corso al momento della catastrofe vulcanica. 
L'evento sismico, descritto anche da Seneca, fu estremamente potente, tanto da essere avvertito fino a Roma.
Le scosse provocarono la morte di numerosi animali a causa di gas tossici e il crollo di molti edifici.
Sebbene frequenti scosse minori continuassero negli anni successivi, i pompeiani non riconobbero questi fenomeni come premonitori dell'eruzione vulcanica, poiché il Vesuvio appariva come una montagna tranquilla e ricoperta di vegetazione.
Al momento dell'eruzione del 79 d.C., molte case e templi di Pompei erano ancora parzialmente in rovina o in fase di ristrutturazione a seguito del terremoto di 17 anni prima, mentre altri erano in fase di nuova edificazione, come ad esempio le Terme descritte nel romanzo come opera voluta fortemente dal liberto Ampliato.

 

Gli ultimi giorni di Pompei - Dipinto di Karl Bruilov

(Risvolto) Pompei, 79 d.C. Mancano solo due giorni all'immensa eruzione del Vesuvio. È un'afosa settimana di fine agosto. Lungo la costa i ricchi oziano nelle ville di lusso. Attorno a loro, invisibili, si muovono gli schiavi costretti a subire l'ingiustizia della propria condizione. La flotta navale staziona pacifica nel porto di Miseno. In questo clima di calma apparente, solo un uomo è preoccupato: l'ingegnere Marco Attilio, da poco responsabile dell'Aqua Augusta, l'imponente acquedotto che rifornisce nove città del golfo. Giunto in tutta fretta da Roma dopo che il suo predecessore è scomparso misteriosamente, Attilio si rende conto che le sorgenti, per la prima volta da tempo immemorabile, si stanno esaurendo e si mescolano con lo zolfo.

Villa dei Papiri, una possibile ricostruzione

A questo punto, c'è da chiedersi perché Pompei, successivamente, sia stata dissepolta quasi per intero, mentre invece gli scavi ad Ercolano siano stati fatti solo in maniera molto parcellare e limitata.
Il motivo principale è di natura tecnica e urbanistica: mentre Pompei fu sepolta da una coltre di ceneri e lapilli facile da rimuovere, dello spessore di 5-6 metri, Ercolano fu investita da flussi piroclastici che si solidificarono in un banco di tufo alto fino a 25 metri, duro come roccia. 
I tre ostacoli principali che hanno limitato l'area scavata (ad oggi circa 4 ettari contro i 44 di Pompei) furono:

  • La Durezza del terreno: con la conseguenza che la rimozione del fango vulcanico solidificato richiede uno sforzo immane rispetto allo scavo dei materiali incoerenti di Pompei.
  • Sovrapposizione urbana: gran parte della città antica giace direttamente sotto il centro abitato moderno di Ercolano (Resina), che ha impossibile scavare senza demolire edifici attuali.
  • Tecnica di scavo storica: inizialmente, all'epoca dei Re Borbone, la città antica venne esplorata la città solo tramite pozzi e cunicoli sotterranei, non a "cielo aperto", a causa dell'enorme profondità e compattezza del terreno. 


Nonostante le dimensioni ridotte, da quel poco che si è visto Ercolano vide un livello di conservazione superiore, incluso il ritrovamento di materiali organici carbonizzati come legno e papiri, che rimasero protetti proprio dalla sigillatura ermetica del fango.

Uno dei ritrovamenti più significativi è stata la cosiddetta "Villa dei Papiri".

La Villa dei Papiri è una delle residenze più lussuose e affascinanti del mondo romano, situata appena fuori dalle mura di Ercolano. È celebre per aver restituito l'unica biblioteca dell'antichità giunta fino a noi e una collezione d'arte senza precedenti. 

Thomas Hoving, Il palazzo in fondo al tempo

Arrivati a questo punto non si può non menzionare un romanzo di fanta-archeologia che, appunto, sviluppa il tema degli scavi mai realizzati ad Ercolano e che potrebbero portare alla scoperta di inauditi tesori.

Si tratta del romanzo scritto da Thomas Hoving, Il palazzo in fondo al tempo (nella traduzione di Adalaura Quinque), pubblicato da Leonardo nel 1990-
E' un volume che è rimasto a giacere negli scaffali della mia biblioteca per più di trenta anni, acquistato - credo - in un remainder. All'improvviso, ha attirato la mia attenzione e mi sono immediatamente lanciato nella sua lettura.
Come dice il risvolto di copertina si tratta di un thriller di fanta-archeologia che racconta la scoperta di un palazzo ricchissimo, rimasto intatto all'interno della colata di fango e lava che nel 79 d.C. ricoperse totalmente Ercolano. mentre la vicina città di Pompei venne ricoperta da uno strato di pomice e cenere vulcanica..
Promotore della ricerca, a partire da alcuni rotoli fortunosamente rinvenuti è un danarosa collezionista d'arte, don Ciccio Nerone, il quale coinvolge anche i due ricercatori di opere d'arte antiche Olivia e Andrew Foster.
I lavori di scavo rivelano delle autentiche meraviglie, poiché conducono gli "esploratori" all'interno  di un mondo sotterraneo in cui il palazzo nobiliare di Quinto Massimiliano Tertulliano è rimasto miracolosamente intatto con tutti i suoi tesori.
Mentre don Ciccio Nerone trama per ottenere il controllo assoluto della scoperta i due esploratori vanno alla riceerca delle meraviglie che offre loro il labirintico palazzo, una vera e propria camera di inenarrabili tesori, rimasti miracolosamente intatti e preservati.
Ma si tratta anche di reperti che potrebbero determinare una riscrittura della storia antica.
La parte del plot è meno sviluppata di quanto non sia la meravigliosa sequenza di descrizioni e catalogazioni di ciò che viene progressivamente rinvenuto all'interno del mondo sotterraneo sino alla scoperta definitiva, quella che potrebbe portare ad una totale riscrittura della storia del cristianesimo.

(soglia del testo) Olivia e Andrew Foster vengono convocati a Napoli da don Ciccio Nerone, un nano stravagante, aristocratico, ricco collezionista e genio del computer. Grazie alle sue informazioni ha scoperto che sotto l'antica Ercolano c'è il mitico palazzo di Quinto Massimiano Tertulliano, miracolosamente integro. Per mettere le mani sul palazzo i protagonisti faranno qualsiasi cosa, scoprendo cose straordinarie, tali da imporre una radicale revisione di tutta la storia.

(Risvolto di copertina) "Pompei è una vera barba. Ma Ercolano no. E' un tesoro che merita tutta la nostra attenzione" spiega don Ciccio Nerone a Olivia e Andrew Foster, direttori del Metropolitan Museum di New York convocati a casa sua a Napoli. E i Foster gli credono: don Ciccio è un nano stravagante, aristocratico e straricco, ma è anche un gran collezionista di opere d'arte e un genio del computer.
Ora don Ciccio è in possesso di informazioni che lo porteranno alla scoperta [archeologica] più fantasmagorica di tutti i tempi. Sotto la spessa coltre di fango solidificato e lava che ricopre l'antica Ercolano, distrutta dal Vesuvio nel 79 d.C., c'è infatti un palazzo miracolosamente intatto, pieno di meraviglie tali che al confronto la tomba di Tutankhamon sembra un riposto di misere cianfrusaglie.
Per mettere le mani sul palazzo di Quinto Massimo Tertulliano varrà la pena di affrontare intere dinastie di tombaroli, agenti dei servizi segreti e altissimi funzionari di un potere italiano corrotto e corruttibile, oggi come nella più decadente Roma antica. Del resto, lo spettacolo che attende i nostri avventurosi archeologi farebbe perdere il controllo dei nervi anche a Indiana Jones. Dietro la porta del palazzo perduto si aprono infatti sterminate gallerie colme di statue greche originali, arazzi, che illustrano sconcertanti versioni della vita di Alessandro Magno, gioielli preziosissimi ed enormi quantità di oggetti antichi ancora come nuovi.
Ma per Olivia e Andrew Foster la scoperta più straordinaria saranno i diari del padrone di casa e della sua graziosa moglie Frine, che di amante in amante era arrivata a folleggiare perfino con l'imperatore Nerone. In quelle pagine i protagonisti di questo gustosissime thriller di fanta-archeologia troveranno notizie semplicemente sconvolgenti tali, tali da imporre una radicale revisione di tutta la storia del mondo. In un crescendo di emozioni, saranno guidati fino all'ultima, inquietante, rilevazione: Mai potrà mai l'umanità venire a conoscenza del terribile segreto celato in quel sotterraneo "mondo perfetto"?

L'autore. Thomas Hoving (1931-2009) ha lavorato per vent’anni al Metropolitan Museum di New York dirigendolo dal 1967 al 1977. Lasciata la direzione del Met, fondò la Hoving Associates, una società di consulenza per l’acquisto di opere d’arte che ha avuto fra i suoi clienti i musei più prestigiosi del mondo. Negli anni Ottanta Hoving fu anche corrispondente d’arte per il telegiornale della Abc.

 

 

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16 febbraio 2026 1 16 /02 /febbraio /2026 06:24
Franco Basaglia, Conferenze Brasiliane, Raffaello Cortina, 2018

Conferenze Brasiliane (nuova edizione a cura di Franca Ongaro Basaglia e Maria Grazia Giannichedda) di Franco Basaglia, pubblicato nel 2018 da Raffaello Cortina Editore (Collana Minima) è un volume che andrebbe letto e riletto, meditato a lungo e rimeditato, poiché contiene una sintesi magnifica del pensiero di Franco Basaglia, poco dopo il varo della legge di riforma dell’assistenza psichiatrica in Italia e poco prima della sua morte.

Le celebri "Conferenze brasiliane" di Franco Basaglia si tennero in Brasile tra il 18 giugno e il 7 luglio 1979. Durante questo ciclo di seminari, svolti a San Paolo, Rio de Janeiro e Belo Horizonte, Basaglia testimoniò l'esperienza della riforma psichiatrica italiana, poco dopo l'approvazione della Legge 180. 
La prima edizione italiana apparve nel 1984. 
Non si trattò di un volume autonomo, ma di una pubblicazione all'interno della rivista "Fogli di Informazione" (numeri 102 e 104-105, curati dal Centro di documentazione di Pistoia). 
Ecco le tappe principali della diffusione editoriale di "Conferenze Brasiliane"  in Italia:
- 1984: Pubblicazione a puntate sulla rivista Fogli di Informazione, curata da Domenico De Salvia e Adolfo Rolle.
- 1999: Prima edizione in volume per Raffaello Cortina Editore, curata da Franca Ongaro Basaglia e Maria Grazia Giannichedda. Successivamente ristampato nel 2018.
- 2025: Nuova edizione pubblicata da Il Saggiatore

Le conferenze furono pubblicate postume principalmente perché, al momento della loro registrazione in Brasile (1979), Basaglia non le concepiva come materiale per un libro finito, ma come un dialogo vivo e militante.
I motivi principali del ritardo e della natura postuma dell'opera, furono sicuramene la morte improvvisa di Basaglia, poco più di un anno dopo, per cui egli non ebbe il tempo di riorgonizzare il materiale dialogico, in una forma maggiormente riflessiva.
Al suo ritorno in Italia, fu travolto dagli impegni per l'applicazione della Legge 180 (approvata solo l'anno prima) e dalla scoperta della malattia.
Morì nell'agosto del 1980, meno di un anno dopo il viaggio in Brasile, senza avere il tempo fisico di revisionare i nastri delle registrazioni.
Le conferenze non erano testi scritti letti in pubblico, ma discorsi a braccio, spesso interrotti da domande di medici, infermieri e studenti.
Il materiale originale consisteva in ore di registrazioni su nastro.
Il lavoro di trascrizione, traduzione dal portoghese (o dall'italiano "portoghesizzato" di Basaglia) e di editing fu estremamente lungo e faticoso.
Fu la moglie, Franca Ongaro Basaglia, a farsi carico di questo recupero per preservare quello che era, a tutti gli effetti, il suo lascito intellettuale più maturo.

In quel periodo, Basaglia sentiva l'esigenza di fare un bilancio di tutto ciò che aveva fatto sino a quel momento. In Italia la situazione era tesa: la riforma era sotto attacco e c'erano molte resistenze. In Brasile, invece, trovò un entusiasmo e una voglia di cambiamento che lo spinsero a sintetizzare il suo intero pensiero. Una volta scomparso, quel materiale divenne prezioso proprio perché conteneva la sua visione definitiva sulla psichiatria, la democrazia e il potere.

Inizialmente, le conferenze circolarono in Brasile come dispense ciclostilate tra i movimenti di salute mentale. Solo dopo che il valore di queste riflessioni divenne evidente a livello internazionale, si decise di procedere a una pubblicazione formale e sistematica anche in Italia (cominciando, come dicevamo, nel 1984).

 

Le conferenze, raccolte nell'omonimo volume, ripercorrono la "rivoluzione" psichiatrica italiana, gli eventi che avevano portato alla chiusura dei manicomi e rivisita il concetto di restituzione della soggettività al malato.
Basaglia parlò a militanti, operatori sanitari e intellettuali, evidenziando le contraddizioni della società e la necessità di un cambiamento strutturale della psichiatria.

Ampio spazio venne dato al termine di ciascuna conferenza al dibattito con interventi di grande spessore che spinsero Basaglia ad esplicitare ancor di più il suo pensiero: proprio tale dibattito diede a queste conferenze un caraterre fortemente politico
Grande peso ebbero queste conferenze nel creare una potente spinta di riforma dell'assistenza psichiatrica in Brasile, con la nascita di un gruppo di operatori di diversi professionalità che si forgiarono letteralmente con il pensiero di Franco Basaglia, calandone le premesse e le conseguenze nella loro specifica realtà operativa.
Questi seminari sono fondamentali per comprendere l'estensione del pensiero basagliano e il suo impatto internazionale, avvenuto subito dopo la promulgazione della legge che chiuse gli ospedali psichiatrici in Italia. 
Le tematiche che Franco Basaglia dibatte allora sono attualissime e ci mostrano tuttora (nel clima vigente un dell'assistenza psichiatrica in Italia sempre più distante dallo spirito della legge 180) quanto il suo pensiero  nell’attuarsi della “riforma” psichiatrica sia stato nella realtà profondamente tradito

Il volume é preceduto da una introduzione di Maria Grazia Giannichedda e si chiude con la post-fazione (un vero e proprio piccolo saggio), scritto Fernanda Nicácio, Paulo Amarante e Denise Dias Barros) con il titolo “I movimenti per la salute mentale in Brasile dagli anni Ottanta”, in cui viene narrato come il seme fecondo del ciclo di conferenze in Brasile di Franco Basaglia abbia dato i suoi frutti e lasciato un’impronta indelebile

(Quarta di copertina) Le conferenze che Franco Basaglia tenne in Brasile nel 1979 rappresentano un documento d’eccezione che qui per la prima volta è possibile leggere nella sua integrità e completezza. 
Si tratta di una delle ultime occasioni di riflessione pubblica di Basaglia sul significato complessivo dell’impresa della sua vita, una sorta di testamento intellettuale e un bilancio critico sulla psichiatria all’indomani della “legge 180” (maggio 1978), di cui nel maggio 2018 ricorre il quarantennale. Oggi queste vivacissime conferenze sono forse il modo migliore per avvicinarsi a Basaglia e alle ragioni della sua pratica. È infatti lui stesso che si presenta a un pubblico di studenti, professori, medici, psicoterapeuti e sindacalisti, e instaura con loro un rapporto insieme complice e critico, che fa emergere la sua straordinaria comunicativa e il suo modo di lavorare e di far politica, tanto distante dalle ideologie quanto capace di centrare temi e problemi tuttora aperti.


L'autore. Franco Basaglia (Venezia, 1924-1980) è stato uno psichiatra e neurologo italiano, principale promotore della riforma psichiatrica in Italia, divenuta legge nel 1978. Il Saggiatore ha pubblicato Scritti (2023) e Morire di classe (curato insieme a Franca Ongaro Basaglia, con le fotografie di Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin; 2024).

 

Franco Basaglia, Conferenze Brasiliane, Edizioni Il Saggiatore

(Nuova edizione del 2025) Conferenze brasiliane raccoglie gli interventi tenuti da Franco Basaglia in Brasile l’anno prima della sua scomparsa. In questa sorta di testamento intellettuale, Basaglia riflette pubblicamente sul significato complessivo dell’impresa che ha attraversato la sua vita, discute le proprie idee e il proprio approccio alla malattia mentale e analizza retrospettivamente i passaggi che hanno portato alla riforma del sistema di cura psichiatrica. 

Quando, tra il giugno e il novembre del 1979, Franco Basaglia si reca a San Paolo, Rio de Janeiro e Belo Horizonte per dialogare con studenti, professori, medici, psicoterapeuti e sindacalisti, la realtà che lo circonda è in una fase di grande mutamento: il mondo è ancora diviso in blocchi, ma l’onda degli anni sessanta ha già prodotto trasformazioni storiche significative, tra cui, in Italia, l’introduzione del divorzio, la regolamentazione dell’aborto, l’istituzione del Servizio sanitario nazionale e l’approvazione della «legge 180», che ha chiuso gli ospedali psichiatrici e istituito i servizi di salute mentale. In questi incontri il medico parla di una società che deve imparare a prendersi cura di ciascuna persona e di una psichiatria che deve uscire dagli ospedali ed entrare nella vita delle persone, per «essere nel mondo» concretamente. Nel confronto complice e critico con il pubblico, Basaglia illustra come il cambiamento debba iniziare da ognuno di noi: come sia necessario affrontare la contraddizione dei rapporti con l’altro, dare valenza positiva al conflitto, alla crisi, all’indebolirsi dei ruoli e delle identità; perché solo così le difficoltà potranno diventare occasioni di crescita per se stessi e per la società. 

Le parole di Basaglia sono un appello che giunge intatto anche a noi. Questo libro non rappresenta infatti solo una testimonianza storica, ma è un invito a riscoprire un pensiero che sfida ancora oggi le convenzioni e i soprusi, spingendoci a costruire un mondo più giusto e inclusivo.

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14 febbraio 2026 6 14 /02 /febbraio /2026 12:22

Con A casa prima di sera (Home Before Dark, nella traduzione di Giada Fatato) pubblicato da TimeCrime (Fanucci) nel 2021, il  giovane scrittore statunitense Riley Sager ci ha regalato un bel thriller psicologico con sfumature horror (ispirato a classici come Amityville Horror), una "ghost story" con tutti i crismi e con colpi di scena correlati.
Geniale la struttura narrativa che vede il dipanarsi di due storie parallele, una di cui voce narrante Maggie Holt, e l'altra in cui invece il narratore è il padre di lei, divenuto libro con grande successo editoriale. 

La protagonista Maggie Holt torna nella villa di famiglia, resa celebre dal libro di memorie del padre che la descriveva come infestata dai fantasmi, ed animata dalla volontà di scoprire se i racconti fossero reali o solo invenzioni.
Venticinque anni prima, la famiglia Holt (Maggie e i suoi genitori, Ewan e Jess) si era trasferita a Baneberry Hall, una maestosa e inquietante villa nel Vermont, funestata precedentemente da eventi inquietanti e proprio per questi motivi da loro acquistata a un prezzo davvero conveniente per mancanza di acquirenti.
La loro permanenza lì durava solo venti giorni: nel cuore della notte, terrorizzati da presunti fenomeni paranormali, essi infatti l'abbandonarono lasciando ogni loro avere all'interno della casa. 
In seguito, il padre di Maggie scrisse un libro di memorie intitolato "House of Horrors", che divenne un bestseller mondiale, rendendo la villa celebre come una delle "case più infestate d'America".
E' in questo scenario che comincia a muoversi Maggie Holt che fa ritorno a Baneberry Hall, ormai adulta, dopo venticinque anni di lontananza, per riprenderne possesso, per restaurare l'antico edificio e liberarsene per sempre dopo aver chiuso i conti con un passato scomodo e perturbante.


Quale è il mistero che si cela all'interno di Baneberry Hall, quale ne è il segreto ultimo? Riuscirà Maggie a venirne a capo oppure ne sarà sopraffatta e sarà costretta a fuggire via come i suoi genitori venticinque anni prima?

(Risvolto) «Com'era vivere in quella casa?». Maggie Holt è abituata a questa domanda. Venticinque anni fa, lei e i suoi genitori, Ewan e Jess, si trasferirono a Baneberry Hall, una sconfinata tenuta vittoriana nei boschi del Vermont. Trascorsero lì tre settimane prima di fuggire nel cuore della notte, un calvario che Ewan raccontò in seguito in un libro di saggistica intitolato La casa degli orrori (House of Horrors). La sua storia di eventi spettrali e incontri con spiriti maligni è diventata un fenomeno mondiale, rivaleggiando con The Amityville Horror in popolarità e scetticismo. Oggi, Maggie è una restauratrice di case antiche ed era troppo piccola per ricordare gli eventi menzionati nel libro di suo padre. In più non crede a una parola: i fantasmi, dopotutto, non esistono. Quando Maggie eredita Baneberry Hall, torna in quella casa per a ristrutturarla e prepararla per la vendita. Ma il suo ritorno è tutt'altro che caloroso. Persone del passato, raccontate in La casa degli orrori, si nascondono nell'ombra. E la gente del posto non è entusiasta del fatto che la loro piccola città sia diventata famosa grazie al successo del libro del padre di Maggie. Ancora più inquietante è la stessa Baneberry Hall, un luogo pieno di cimeli di un'altra epoca che suggeriscono una storia dalle tinte oscure. Mentre Maggie sperimenta strani eventi usciti direttamente dal libro di suo padre, inizia a credere che ciò che lui ha scritto, fosse più realtà che finzione.
 

Riley Sager

L'autore. Nato in Pennsylvania, Riley Sager vive a Princeton, nel New Jersey. Ex giornalista, editor e graphic designer, è oggi uno scrittore a tempo pieno. Il suo primo thriller, Final Girls – Le sopravvissute, di prossima pubblicazione in una nuova edizione per Timecrime, è diventato un bestseller internazionale. Di suo, Fanucci ha già pubblicato A casa prima di sera (da cui sarà tratto un film prodotto da Sony Pictures in collaborazione con 21 Laps), Chiuditi dentro (in lavorazione un adattamento per una serie tv), Survive the Night – Sopravvivi alla notte, La casa oltre il lago (di cui Netflix ha acquisito i diritti cinematografici) e, ultimo in ordine di tempo, La casa sulla scogliera.

Nel tempo libero, ama leggere, cucinare e andare al cinema. Prossimamente, il suo nuovo thriller: Middle of the Night. 

Home Before Dark sull’apUn giallo ispirato alla vera inchiesta di una giornalista di nove anni. Quando la bambina e la sua famiglia tornano nella cittadina che il padre aveva lasciato, la tenacia della piccola nella ricerca della verità riporta alla luce un caso a lungo irrisolto. La serie è creata e prodotta da Jon M. Chu con le showrunner Dana Fox e Dara Resnik; è scritta e prodotta da Russel Friend e Garrett Lerner, ed è coprodotta da Steve Golin per Anonymous Content, Joy Gorman Wettels, Rosemary Rodriguez e Sharlene Martin. I

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14 febbraio 2026 6 14 /02 /febbraio /2026 09:38
Avventure postume di personaggi illustri (Alajmo-Carapezza), pubblicato da Sellerio

Avventure postume di personaggi illustri, scritto a a quattro mani da Roberto Alajmo e Marco Carapezza (pubblicato da Sellerio nel 2025 (nella Collana La Memoria) racconta dieci avventure esemplari, capitate post mortem a uomini e donne che nei secoli hanno goduto di fama mondiale.

Si tratta di personaggi illustri della storia e dell’arte, della letteratura e della scienza, pontefici, santi, statisti, rivoluzionari, filosofi che durante la loro vita erano stati forse padroni del proprio destino (e del destino di molti altri), fino al fatale momento in cui, nel tempo di un respiro, hanno perso per sempre il potere di incidere sul mondo.
Sia detto con più coraggio e onestà: sono morti.
Ma poiché, come si legge in esergo a questo libro, fortunatamente «a morire sono sempre gli altri» (Duchamp), è proprio a partire da questa inevitabile piega del destino che Roberto Alajmo e Marco Carapezza si sono divertiti a raccontare con arguzia e intelligenza le vicissitudini postume di donne e uomini straordinari, le strade imprevedibili che hanno imboccato i loro resti terreni, le avventure spesso grottesche delle loro spoglie mortali.
«È del corpo», scrivono gli autori nel preludio a questo libro, «che bisognerebbe preoccuparsi quando viene a mancare il suo legittimo proprietario. Sul destino di alcuni cadaveri eccellenti, infatti, si apre un sipario imprevedibile, oltre il quale agiscono amore, fanatismo, anelito d’eternità, scaramanzia e molti altri fattori, secondo una ricetta variabile capace di trasformare in commedia anche la più fosca delle tragedie».
E così potremo seguire l’odissea, degna di una spy story, dei resti di Evita Perón, o la storia paradossale delle due teste di Cartesio, o ancora i tre funerali e mezzo di Pirandello e la sovietica manutenzione della mummia di Lenin. Fino all’incredibile macabro processo al cadavere di un papa (Formoso) dissepolto per essere giudicato e scomunicato dal suo successore, nel cosiddetto "Sinodo del cadavere".

Sinodo del cadavere, in un dipinto di Jean-Paul Laurens

Questo libretto divagante e originale racconta in fondo come il culto delle reliquie, nato col cristianesimo, ha resistito alla modernità più razionalista per arrivare ai giorni nostri, trasformandosi però in una sorta di accanimento, una forma di inconscia vendetta della mediocrità sulla grandezza, in una miscela inestricabile di ammirazione, feticismo e invidia.

C'è da dire che alcune delle storie che qui vengono raccolte non sono del tuto inedite: ad alcune di esse sono stati dedicate interi libri, come ad esempio la storia del triplice funerale di Pirandello (Camilleri), oppure quella avventurosissima delle spoglie di Mazzini (Luzzatto, La Mummia della Repubblica). 
C'è da dire che i due narratori di ciascuna storia raccontata citano scrupolosamente le fonti.

Il pregio di questo volume è quello di aver raccolto tutte assieme alcune di tali storie esemplari che, come dimostra il racconto delle avventure post mortem delle spoglie di Sant'Agata, hanno tutte a che fare - anche in contesti assolutamente laici - con il culto delle reliquie.

 

Gli autori.
Roberto Alajmo (1959) vive a Palermo. Tra i suoi libri: Notizia del disastro (2001, Sellerio 2022), Cuore di madre (2003), È stato il figlio (2005), da cui è stato tratto nel 2012 l’omonimo film diretto da Daniele Ciprì, Palermo è una cipolla (2005), L’arte di annacarsi (2010). Con questa casa editrice ha pubblicato inoltre Carne mia (2016), L’estate del ’78 (2018), Repertorio dei pazzi della città di Palermo (2018), Io non ci volevo venire (2021), La strategia dell'opossum (2022), La boffa allo scecco (2023), Abbecedario siciliano(2023), Il piano inclinato (2024) e, con Marco Carapezza, Avventure postume di personaggi illustri (2025).

Marco Carapezza (1962) è professore ordinario di Filosofia del linguaggio all’Università di Palermo. Ha pubblicato diversi saggi nelle principali riviste scientifiche italiane e straniere e si è occupato di critica d’arte. Per Sellerio ha scritto un saggio contenuto nel volume Guttuso di John Berger.

 

 

La morte l'imbalsamazione di Giuseppe Mazzini

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3 febbraio 2026 2 03 /02 /febbraio /2026 10:06
Breggin, La sospensione degli psicofarmaci, Fioriti Editore

Peter R. Breggin è uno psichiatra che ha iniziato le sue pratiche di apprendistato, ancora da non laureato con attività volontarie di assistenza a pazienti psichiatrici ospedalizzati; successivamente, man mano che è andato avanti nei suoi studi, pur acquisendo una profonda conoscenza di tutti gli strumenti terapeutici a disposizione della psichiatria, ha optato per una pratica maggiormente orientata verso una forma di psicoterapia, indirizzata ai pazienti psichiatrici e ai loro familiari, di tipo incluso e caratterizzato da un forte supporto emozionale, ad ampio spettro, che egli definisce di tipo "empatico".
La psicoterapia empatica di Peter R. Breggin è un approccio centrato sulla persona che privilegia il rapporto umano, l'empatia e l'amore rispetto all'uso di psicofarmaci o elettroshock, promuovendo una "fiducia sacra" tra terapeuta e paziente. In questo senso, Breggin critica la psichiatria biologica, sostenendo che la vera guarigione deriva dalla comprensione, dal supporto emotivo e dalla collaborazione con il paziente e la sua famiglia.

Per Breggin, quindi, gli psicofarmaci non devono essere somministrati per sempre, ma - nella maggior parte dei casi - il più presto possibile occorre ridurre i dosaggi e sospendere le somministrazioni farmacologiche, con un adeguato supporto alla persona con sintomi psichici e ai suoi familiari.

Breggin,  cosi, va in controtendenza rispetto ai dogmi della psichiatria biologica e centrata sull'uso degli psicofarmaci.
La condizione fondamentale per poter procedere lungo questa strada è la capacità di offrire forme di supporto alternativo non farmaceutico (e, ovviamente, la disponibilità a farlo).

 

Nel suo libro, "La sospensione degli psicofarmaci. Un manuale per peer medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie (pubblicato in Italia da Fioriti Editore), Breggin - con completezza - spiega tutto questo, mostrando anche quanto sia importante avere una conoscenza dettagliata ed approfondita di tutti i farmaci che entrano nello strumentario clinica dello psichiatria prescrittore, per poter comprendere quali siano gli effetti da impregnazione, quelli da astinenza e quelli dovuti a reazioni secondarie e/o paradossali al farmaco o ai farmaci; spiegando tra l'altro (e questa è la parte clinicamente più originale) come fare per procedere ad una progressiva dismissione dei farmaci.

Tutte le sue argomentazioni sono supportate (e semplificate) da dettagliati casi clinici.

La regolare e protratta assunzione di psicofarmaci è estremamente pericolosa e sono ancora più pericolose le variazioni di dosaggio, comprese la riduzione e la sospensione di tali farmaci.
Questo libro ha lo scopo di fornire informazioni cliniche e di ricerca aggiornate su quando e
come ridurre o sospendere gli psicofarmaci.

Descrive un approccio multidisciplinare centrato sulla persona concepito come una guida. Il team comprende prescrittori (psichiatri e altri specialisti, medici) e terapeuti (psichiatri, assistenti sociali, psicologi, counselor, terapeuti di coppia e familiari, professionisti della terapia occupazionale e ricreativa, infermieri e altri). Il team è concepito per includere anche il paziente, la sua famiglia e altri soggetti che svolgono un ruolo significativo per il paziente stesso.

Questa guida inizia passando in rassegna gli effetti avversi che possono richiedere la riduzione o la sospensione dello psicofarmaco.
Passa poi a discutere gli effetti dovuti alla mancata assunzione di questi farmaci per far familiarizzare i medici, i pazienti e le famiglie con questi problemi.


 

Peter R. Breggin

L'autore. Peter R. Breggin, nato l'11 maggio 1936, è un eminente psichiatra statunitense, noto critico della psichiatria biologica, in particolare dell'uso di farmaci e dell'elettroshock (ECT). Formato ad Harvard e con esperienza al NIMH, promuove psicoterapia, empatia e sostegno sociale come alternative terapeutiche. Ha scritto numerosi libri critici, tra cui *Toxic Psychiatry*. 
Laureato ad Harvard, ha lavorato come consulente presso il National Institute of Mental Health (NIMH).
Breggin è un critico di lunga data della psichiatria basata sui farmaci e sull'elettroshock, sostenendo invece approcci terapeutici basati sulla psicoterapia, sull'educazione, sull'empatia e sull'amore.
Ha scritto oltre due dozzine di libri, tra cui Toxic Psychiatry, Talking Back to Prozac, Talking Back to Ritalin, Medication Madness e Brain-Disabling Treatments in Psychiatry.
Teorie: Ha sviluppato concetti come il "medication spellbinding" (una condizione in cui i pazienti non si rendono conto del peggioramento causato dai farmaci) e la teoria del "complesso psicofarmaceutico".
Risiede e pratica la psichiatria a Ithaca, New York, ed è il fondatore e direttore del The Center for the Study of Empathic Therapy, Education and Living. 
La sua opera si concentra sulla promozione di approcci umanistici alla salute mentale, mettendo in guardia contro gli effetti collaterali dei trattamenti psichiatrici biologici. 

Sinossi breve, indice e prefazione

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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