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13 maggio 2025 2 13 /05 /maggio /2025 11:02
Cattedrale di Palermo (foto di Maurizio Crispi)

Piazza Sett’Angeli

Giorno assolato di maggio

Le solite palme
Le solite torri turrite,
un po' smarrite 
nell'immenso blu
Il venditore di souvenir 
per turisti dalla bocca buona
Le solite nuvole 
tipiche d’un giorno trés sciroccoso
in strane forme lenticolari
evocanti astronavi aliene
in visita dallo spazio profondo

Nel giardinetto incementato e assolato,
senz’ombra e senza malombra
una turista un po’ depassée
in décolleté 
prende il sole
accomodata e agghindata
su rustica panchina

Io vago,
divago
e osservo

Mi impegno a fondo
nella quotidiana sfida
del flaneur metropolitano

Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi

Foto di Maurizio Crispi

Triste abbandono

Occhioni spalancati
che guardano nel nulla

Dove sono finito,
sembrano dire,
Cosa mi aspetta?
Chi si prenderà cura di me?

Maurizio Crispi

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11 maggio 2025 7 11 /05 /maggio /2025 13:51
Cave canem (foto di Maurizio Crispi)

Cammino
all’interno d’un grande appezzamento
di terreno incolto,
circondato da alte mura possenti 
su due lati
lunghi quanto un campo di calcio
(e forse di più)

Su di uno dei lati corti
(che è poi quello da cui provengo)
c’è un edificio fatiscente
adibito a dubbio luogo di ristorazione
(che deve aver visto giorni migliori)

Il quarto lato,
quello verso cui procedo,
é aperto verso il mare
che s’intravede nella distanza
azzurro e scintillante
Una visione da sogno
che contrasta con lo squallore 
di questa corte interna, 
invasa dalla crescita selvaggia di male erbe
e ingombra di rottami e sfabricidi,
attraverso cui io incedo

Il fido Black mi precede, 
non al guinzaglio stavolta
Trotta gioiosamente 
e fa grossi balzi
Caracolla come un puledro imbizzarrito ed eccitato,
nevrile,
o forse si tratta soltanto 
di giovanile energia
e naturale impetuosità 
Poi lo vedo scivolare 
dentro una grossa buca fangosa
da cui sembra emergere
la testa di un toro lì abbandonato,
forse morente
Penso allarmato 
che quella buca possa essere 
una trappola di sabbie mobili
(ed entro in allarme per Black
nell’eventualità che venga catturato
da quella insidia letale)
ma sono al contempo infastidito
al pensiero che lui,
seguendo la sua natura
ferina ed ancestrale
possa indugiare a rotolarsi
con goduria
in quella melma 
puzzolente e fetida
Sì sa che i cani 
che abbiano lo spirito della caccia
ancora vivo
facciano ciò molto volentieri
per mascherarsi olfattivamente
o anche soltanto per il piacere di farlo,
afinalistico
Lo chiamo più volte
Black!

Black!
Black!
E mai risponde
Poi lo vedo balzare fuori dalla fossa,
lasciando il toro morente al suo destino
per proseguire nella sua corsa gioiosa,
pur rivestito ora da capo a piedi
di melma verdastra e purulenta

 

coccodrillo gigante preistorico

Mi accorgo con allarme 
che dalla direzione opposta avanza 
un coccodrillo enorme
(o forse si tratta di una gigantesca salamandra),
un essere preistorico, 
di immani proporzioni,
dal corpo ferrigno ricoperto
di grosse piastre verdastre,
luogo di crescita 
d’un fitto manto di alghe
e incrostato di cirripedi,,
le zampe arcuate 
grosse come tronchi
Un’entità primitiva 
che sembra essere uscita da un incubo
o da una delle tante versioni filmiche
di King Kong
Forse, proprio grazie alla mimetizzazione fangosa,
Black passa inosservato
e prosegue oltre, 
verso il mare,
verso la libertà 
Il mostro continua ad avanzare 
verso di me,
impedendomi di fatto
il passaggio 
Ad ogni suo movimento 
il terreno trema 
sotto i miei piedi
Quello potrebbe ghermirmi in un sol boccone
oppure potrebbe spezzarmi in due
con un semplice colpo di coda
Non ho alternative
Ritorno indietro
verso quel ristorante terzomondista

Entro e grido
a gran voce, 
cercando di avvisare
eventuali avventori e lavoranti
del pericolo imminente

Ma le mie grida sono inani
Non c’è nessuno ad ascoltarmi

Il mostro avanza alle mie spalle

Black tutto insudiciato
se ne é corso via 
verso la libertà 

Ed io?
Cosa mi rimane da fare
per avere salvezza?

Dissolvenza

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8 maggio 2025 4 08 /05 /maggio /2025 07:43
Foto di Maurizio Crispi

Piazza sonnolenta
Gente molto lenta
Di cani perduti
una marmaglia pigra e lenta
Piazza a ritmo ridotto 
Atmosfera da siesta messicana
Mexico e nuvole
Nessuno in giro
se non pochi turisti stanchi
in abiti leggeri estivi o da safari
in esplorazione 
a passi stanchi e lenti,
che lasciano impresse sul suolo
orme pulverulente
E ogni tanto sosta
e naso all’aria,
occhio ammiccante,

macchina fotografica penzolante
dal collo o dalla mano 
e clic clic clic e ancora clic

Vicolo con lenzuola stese
che garriscono nel vento
Palme svettanti
si stagliano su un fondale azzurro
percorso da una transumanza lenta
(non galoppante)
di bianche nuvolette candide
Torri goticheggianti
alte ed imponenti,
eppur eleganti,
ci ricordano 
con la loro presenza assidua
il tempo lento
di secoli e millenni di storia

Siamo sempre qua
a far lento esercizio di contemplazione
alla non-ricerca di immediato satori

Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi

Foto di Maurizio Crispi

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3 maggio 2025 6 03 /05 /maggio /2025 09:45

Questo piccolo scritto è stato recuperato da Facebook e non era mai stato riportato prima su questo blog

Maurizio Crispi (24.04.2021)

Albero capitozzato (foto di Maurizio Crispi, Palermo Villa Sperlinga)

Ho sognato di essere in un luogo di natura.

Ero su di un'auto, anche se - in questa circostanza - l'auto era il mezzo meno idoneo, poiché il percorso era difficile ed ero costretto di continuo a compiere manovre azzardate. per mantenere le ruote in assetto senza precipitare nella scarpata fiancheggiante la stretta pista che s'addentrava all'interno di un bosco fitto di alberi di grandi dimensioni.
C'erano anche altri con me nell'abitacolo che era come quello di una piccola astronave.
Qualcuno aveva acceso un fuoco ed io mi accorgevo che le fiammelle erano salite in alto, lungo il tronco - sino alla chioma - di un alto e fronzuto eucalipto (simile ad uno vicino a casa mia, maestoso, che di recente è stato capitozzato in modo selvaggio - e credo che si riprenderà mai da questo taglio che è stato in fondo un deliberato atto omicidiario) e che, da lì avevano cominciato a passare ad altri alberi le cui chiome, quasi per via di un irrefrenabile contagio, si facevano fiammeggianti (la temibile modalità della propagazione degli incendi boschivi "a balzi").
Cercavo di attirare l'attenzione degli altri su quanto stava accadendo e del pericolo imminente.
Nessuno mi dava ascolto. 
Soprattutto, nessuno volgeva lo sguardo verso l'alto.
"Guardate, Dio mio! Non vi rendete conto di quello che sta succedendo?".
I miei avvisi cadevano nel vuoto più disperante

Più avanti ero in una specie di libreria
E facevo delle fotografie, scatti su scatti
Una mia conoscente di vecchia data (che non vedo da anni e che fu un mio "amore" adolescenziale, mai ricambiato) mi guardava e mi chiedeva "Dove sei, adesso?".
Una domanda che cadeva anch'essa nel vuoto, perché trovavo che fosse difficile se non impossibile darvi una risposta
Cosa intendeva dire esattamente? Voleva riferirsi ad un luogo fisico, oppure ad uno stato mentale?
Oppure intendeva chiedermi: "In quale stato (o momento) della tua vita ti trovi?".
Rimanevo senza parole, ma anche con la mente semi-paralizzata, quasi che la domanda così criptica mi imponesse di esaminare nel dettaglio ogni risvolto della mia vita.

 

L'incendio nel bosco, mi ha riportato al libro che sto per finire di leggere in questi giorni ed è "La Pianta del Mondo" di Stefano Mancuso (Laterza,2021), ma mi ha anche ricondotto ad un mio piccolo scritto di qualche tempo fa che è "La piccola quercia tenace" (pubblicato nel mio blog).

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30 aprile 2025 3 30 /04 /aprile /2025 19:59

Una piccola nota onirica del 30 aprile 2023, recuperata da FB

Maurizio Crispi

Villa Cattolica (Bagheria): L’uomo che legge il giornale (foto di Maurizio Crispi)

Ancora una volta in viaggio

Questa volta su di un piccolo van,
assieme ad altri

Percorriamo una strada costiera
in prossimità del mare

Giungiamo in una città un tempo possente,
con edifici una volta magnifici,
ora ridotti in macerie,
muri erosi,
torri smozzicate, 
macerie sparse dovunque
Tutto invaso dalle acque
con onde di risacca 
cimate di spuma bianca 
che percorrono gli spazi tra le rovine

Uno spettacolo di romantica bellezza decadente
che ci fermiamo ad ammirare con stupore
Io sono armato d'una camera reflex con zoom
e scatto foto su foto

Ci sono dei cavalieri che si avvicinano
a passo lieve
camminando dentro l’acqua
e dunque non si sente il rumore di zoccoli,
solo lo scricchiolare dei finimenti 
e l’ansimare delle bestie

All’improvviso uno dei cavalieri
con tutto il suo destriero 
comincia a spiccare dei salti in verticale
ad altezza crescente
Qualcosa di innaturale,
mai visto
che nemmeno Buffalo Bill


 

Cowboy destrezza a cavallo (dal web)

Io, intanto, colgo l’occasione
e faccio scatti a ripetizione,
zoomando sul cavallo,
sui suoi occhi e sulle froge frementi,
ma anche sul cavaliere

C’è il terrore negli occhi del cavaliere,
panico in quelli del cavallo
Poi, alla fine dell’ultimo salto
cadono malamente
su di uno spuntone di muro
 
Il cavaliere si rialza indenne
Non così il povero cavallo
che rimane a terra,
semisommerso dall’acqua,
ancora vivo,
ma con il respiro affannoso

Penso che ora quel povero cavallo
dovrà essere abbattuto 
con un colpo misericordioso,
per porre fine alle sue terrene sofferenze

Dissolvenza

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30 aprile 2025 3 30 /04 /aprile /2025 19:43

Una mia annotazione onirica del 30 aprile 2024, ancora non inclusa in questo blog e recuperata dal mio profilo FB

Maurizio Crispi (30 aprile 2024)

Selfie (foto di Maurizio Crispi)

Accanto al fuoco di un bivacco mi sono confezionato un piccolo panino imbottito
Ricordo che ci mettevo dentro un formaggio molle spalmandolo per bene, aggiungendo poi delle fette di salmone affumicato che tiravo fuori da una busta ancora sigillata
Ricordo vividamente la fatica che mi costava separare le fette di salmone che mi servivano da quelle che invece sarebbero rimaste nella busta 
Le mie dita non funzionavano bene per portare a termine questo delicato compito
Il mio desiderio era quello di far sì che le fette di salmone che andavo estraendo non si spezzassero 
Una volta confezionato il sandwich, cominciavo a mangiarlo a piccoli morsi ed era davvero delizioso
Mmmmmm!
Lo assaporavo, facendo rotolare ogni singolo boccone con la lingua e macinandolo accuratamente con i denti
Poi mi spostavo verso un altro fuoco di bivacco e qua c’era un sacco di roba lasciata da qualcun altro prima di me e anche molti libri 
Li sfogliamo, li esaminavo, leggiucchiavo qualcosa qua e là, cercando di decidere quali di questi libri avrei portato con me
Incontravo altre persone che, come me, sostavano accanto ai fuochi dei bivacchi 
Non so cosa facessi lì, né dove dovessi andare 
Non so cosa fosse accaduto prima e non ricordo nemmeno cosa accadeva a dopo 
Era come nella vita quando fai delle cose, te ne succedono altre vivi i momenti che ti si presentano e non sai perché 
Sapevo soltanto che, di lì a poco, sarei dovuto andare via, anche se non sapevo verso quale meta mi sarei diretto e se ce ne fosse una, e che quindi dovevo prendere ciò che potevo e ciò che mi serviva per compiere questo viaggio
Era come se io dovessi compiere l’ultimo tratto di strada verso una meta conclusiva che rimaneva per me ignota 
Non c’era nessuno da cui accommiatarmi


Dissolvenza

 

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29 aprile 2025 2 29 /04 /aprile /2025 05:59

Un mio scritto del 29 aprile 2024 che, forse, ho dimenticato di postare qui sul blog.
Uno strano sogno, insolito, in cui sognavo di essere disincarnato
Comunque, eccolo.
Ed ora sono qui a ricordarlo

Maurizio Crispi

Altavilla, veduta della casa di notte (foto di Maurizio Crispi)

Mi sono svegliato di colpo e mi sono ritrovato a librarmi vicino al soffitto della mia stanza da letto
Avvertivo una sensazione di leggerezza in totale assenza di peso e di gravità 
Mi guardavo in giro incuriosito, in basso ovviamente, e vedevo l’altro me profondamente addormentato disteso sul letto, la testa sollevata dai guanciali e la luce del comodino accanto accesa 
Il mio doppio ronfava con la bocca semiaperta 
Ogni tanto sentivo una piccola sinfonia di fischi e sibili ma il suo sonno (o dovrei dire il mio?) continuava imperturbato 
Me ne stavo lì a ciondolare sospeso vicino al soffitto e non sapevo bene cosa fare 
Andarmene?
E poi dove? 
Oppure stare lì per tutto il tempo sino al risveglio del mio doppio? 
E poi quando lui si fosse risvegliato cosa sarebbe accaduto?, mi chiedevo 
Era un’esperienza molto strana e curiosa, indubbiamente 
Non mi era mai capitato prima 
In questi casi, non si sa mai bene cosa fare quando ci si ritrova in compagnia di un altro se stesso e quindi me ne stavo lì, preso da questi irrisolvibili dilemmi 
Non c’era nessuno a portata di voce che potesse darmi delle risposte 
Il mio doppio brontolava nel sonno, diceva delle parole biascicate delle quali non comprendevo il senso 
Forse sognava e chissà cosa mai sognava!
Mi straniva il fatto che il suo dormire fosse caratterizzato da una così grande - e greve - immobilità
Se ne stava lì in una staticità quasi mortifera, evocando in me le immagini di quella statuaria dei defunti scolpiti sul coperchio degli antichi sarcofaghi
A parte quei lievi movimenti delle labbra che abbozzavano parole e suoni incomprensibili non un muscolo si muoveva né osservavo sotto le coltri la benché minima vibrazione 
Quello che osservavo era un sonno profondo, tanto profondo da essere simile alla morte, per quel che io potevo comprendere
Ed io invece ero ombra, spirito evanescente, corpo psichico senza materia
Ero in attesa di evoluzione 
Ritornare ad essere uno 
Ritornare ad essere in carne ed ossa, non più spirito disincarnato
Ritornare ad essere me stesso 
O forse anche rimanere puro spirito fluttuante in cerca di dimora 

Ma non ho mai mai saputo quale evoluzione mi aspettasse, perché quel sogno è andato in dissolvenza, come in uno di quei film corti della durata di una manciata di minuti 

E ora sono uno
E ora sono qui a raccontarlo

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26 aprile 2025 6 26 /04 /aprile /2025 09:59
Raddoppio prospettico in stazione (foto di Maurizio Crispi)

Una giuria di gara, alla fine di una competizione, si riunisce a porte chiuse, con lo scopo di fare uscir fuori, con uno scrutinio segreto, i nomi dei vincitori
Prima, c’era stata una conferenza sui modi in cui allenarsi ed evitare infortuni molesti e dolorosi
Faccio parte di un altro gruppo, una delegazione internazionale, che deve pranzare
Il tavolo é allestito all’altra estremità del vasto salone dove si tiene la riunione della giuria
S'accede al tavolo da desinare tutto allestito (come dio comanda) da una seconda porta molto distante da quella attraverso cui è entrata la giuria
Quindi, nessun disturbo, nessun problema, nessuna interferenza e nemmeno ingerenza, o tantomeno inferenza
Ma qualcuno solleva il dubbio che il fatto stesso di entrare mentre i lavori della giuria sono in corso potrebbe inquinare l’esito dello scrutinio
Si crea uno scontro di opinioni e, nel dubbio, rimaniamo fuori dalla porta

Io ritengo che siano tutte fisime e quisquilie, ma non posso che uniformarmi

Il sogno è tanto, tanto, lungo, ma è in gran parte svanito e nemmeno con le pinze potrei tirar fuori altri brandelli di esso

[stacco]

Ho sognato altro ma sono quasi troppo pigro per potere trascrivere tutto
Ero in un posto come una grande prigione e bisognava coinvolgere un gruppo di prigionieri che erano anche pazienti in un lavoro collettivo in cui in una forma grafica accattivante bisognava esprimere un pensiero della comunità in occasione di una ricorrenza importante, come ad esempio potrebbe essere il 25 aprile
Io davo delle idee su come si poteva fare, ma all’applicazione pratica condotta da altri il tutto veniva una cagata colossale e quindi cercavo di rispiegare quale fosse stata la mia idea originaria e ci rimettevamo tutti al lavoro
L’idea era buona, perché si partiva proprio dal concetto di comunità e lo lo si cercava di sviluppare con una serie di passaggi associativi il tutto corredato da disegni impressionisti 
C’erano lunghe disquisizioni teoriche e qualcun altro faceva lo stesso lavoro con altri gruppi di persone 
Dovevo andare in bagno: prendevo un libro per poter leggere con tutta calma durante l’eroico atto, ma proprio quando stavo per chiudermi dentro la ritirata sopraggiungeva un’orda di persone che sciamavano per ogni dove: quindi, il mio desiderio rimaneva un utopia di impossibile privacy
Continuava il confronto serrato con altri operatori della comunità ed io mi pavoneggiavo delle mie conoscenze e delle mie sottigliezze

Poi la scena si spostava all’aperto ed ero con un cane al guinzaglio 
Mi distanziato da altre persone ed iniziavo ad andare in salita, ma un monitor mi diceva che dovevo tornare indietro assolutamente cominciando a fare un bip impazzito, come quando non ti allacci subito alla partenza dell’auto la cintura di sicurezza 
Ero basito 
Provavo ancora una volta e si ripeteva la stessa sequenza
Rinunciavo, allora, e tornavo indietro e tutto si normalizzava 
Comprendevo allora in un improvviso lampo di chiarezza che il bip impazziva perché salendo troppo in fretta non davo tempo all’organismo del cane di acclimatarsi alla variazione di altitudine
E vabbè! 
Non fu possibile! 
C’erano altri momenti in cui mostravo la mia prestanza e il mio ingegno 
Poi arrivava un altra scenetta topica, quando camminando con il cane al guinzaglio, mi ritrovavo ad incrociare un altro gruppo di persone conoscenti che conducevano a loro volta un altro cane possente al guinzaglio
C’era un attimo di garbuglio, poi tutto si sistemava 
Quel cane era blu 
Aveva il pelo tutto blu 
Aveva la cornea degli occhi blu 
E persino i denti blu 
Il mio e questo cane, si tolleravano a vicenda 
E capivo che, benché ciò non fosse possibile, il cagnone blu era l’antenato del mio attuale cane  e quindi lo riconosceva, si riconoscevano tra loro e riconosceva anche me, poiché c'era nell'aria una comune chimica ed anche in un tempo lontano avevamo vissuto assieme

Dissolvenza

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24 aprile 2025 4 24 /04 /aprile /2025 13:46
Old (selfie di Maurizio Crispi)

É strano guardare vecchie foto

Oggi mi sono ritrovare a passare in rassegna una collezione di esse, relative agli anni Novanta del secolo scorso
Ho avuto una sensazione di straniamento, osservandole
Come se queste immagini in BN o a colori mi raccontassero momenti di vita di un’altra persona o di molte altre persone, momenti antichi o caduti in disuso e messi in soffitta, all’interno di buste che indicano i quando e i dove
Ma mi chiedo: chi ero io allora? Dove ero io?
Ero io o ero qualcun altro?
Impersonavo una parte? Recitavo a soggetto?
Molti infiniti cambiamenti si sono succeduti
Tutto cambia
Nulla cambia
Ed eccoci qua

Eppure nelle vecchie immagini, come nei ricordi del passato c’è il significato e c’è anche la chiave per comprendere ciò che siamo oggi.
Cosa scrive un letterario psicoanalista, certo Stratham Younger, in un romanzo che ho appena cominciato a leggere:
C’è una cosa che il presente non è mai in grado di offrire: il significato. Le strade della felicità e del significato non coincidono. Per trovare la felicità un uomo deve vivere nel momento, ‘per’ il momento. Se invece anela al significato (il significato dei suoi sogni, dei suoi segreti, della sua stessa esistenza) deve ripercorrere il passato, per quanto oscuro, e vivere per il futuro, per quanto incerto. La natura pone dunque di fronte a noi la felicità e il significato, costringendoci a scegliere l’uno o l’altra.“ (Jed Rubenfeld, L’interpretazione della morte, Rizzoli, 2007, p. 11)

Ed ecco che, dopo questa riflessione, mi sono assopito e ho sognato

Ero intento a compiere un percorso accidentato lungo una scogliera verticale, in un luogo oscuro 
Era come fare un’arrampicata, ma senza essere assicurato in alcun modo, privo di un’imbracatura 
Dovevo procedere, appigliandomi dove potevo e utilizzando le asperità della roccia e le piccole incavature dove poggiare i piedi
Portava un fagottino con alcune mie cose, avvolte alla meno peggio in un asciugamano 

Vi era poi un passaggio a gomito, particolarmente periglioso e qui avevo bisogno di entrambe le mani libere per poter passare da un appoggio all’altro
Lasciavo le mie cose dentro una cassettina metallica che era posta lì forse proprio per favorire i passanti in pericolo
Riuscivo quasi a superare il gomito e, rinfrancato, allungavo la mano per riprendere le mie poche cose
A questo punto, perdevo la presa, vacillavo, cercando un ultimo appiglio a cui sostenermi e mi ci afferravo, ma la roccia si sbriciolava e me ne rimaneva in mano un frammento che guardavo sorpreso, quasi rimirandolo
Quindi, precipitavo verso il basso dove si stendeva una superficie d’acqua immota, ma scura, quasi nera, un mare di nero oblio
Pensavo di dover affrontare un balzo di pochi metri soltanto, ma guardando in giù mi rendevo conto con un’improvvisa - dolorosa - consapevolezza che stavo sprofondando in un abisso senza fondo

Mi chiedevo se sarei sopravvissuto alla caduta 

Poi, dopo, miracolosamente integro, ero in un negozio pieno di ninnoli e altri oggetti scintillanti
C’ero solo io ed ero sorpreso che il proprietario (uomo o donna che fosse) del posto lasciasse incustodite simili meraviglie alla mercé di tutti
C’erano molti Swarovski scintillanti di squisita fattura, raffiguranti degli animali e in particolare ne ricordo uno a foggia di pinguino
Era attraversato da un raggio di sole che lo rendeva iridescente e scomponeva al suo passaggio la luce nello spettro dei colori fondamentali, come fosse un prisma
Altri oggetti in forma di animali del sogno contenuti dentro un’altra vetrina da esposizione si animavano e si muovevano inseguendo le oscillazioni del raggio di sole scomposto nei suoi colori 
Ero affascinato dalle cose portentose che mi accadevano intorno

Dissolvenza

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21 aprile 2025 1 21 /04 /aprile /2025 06:21
Terrasini, La Torre (foto di Maurizio Crispi)

Anche questa volta i miei sogni sono stati piuttosto floridi e vividi

Ma non ricordo molto

Ogni tanto mi dicevo, nel sogno, che avrei dovuto annotare ciò che sognavo, ma poi non ne facevo nulla e riprendevo a sognare, a sognare e a dimenticare

Mi sovvengono alla memoria soltanto alcuni frammenti dispersi di questo gran sognare

Mi ritrovo a correre con lo zaino in spalla lungo una spiaggia o forse, più probabilmente, su di una scogliera, aggettante su un mare scuro e tempestoso
Arrivo, correndo, ad un edificio costruito proprio sul mare, in una posizione precaria e insidiata da questi giganteschi marosi, grandi quanto uno tsunami
Sul lato che si protende sul mare, il manufatto è protetto da un grande muraglione erto ed invalicabile
L’unico modo per continuare la mia corsa è superare questo ostacolo, passando poi attraverso l’edificio e sbucando dall’altro lato
Non so come, ma - dispiegando delle grandi doti di atletismo arrampicatorio - riesco a salire sulla sommità della grande muraglia e comincio a camminare sul suo bordo che è abbastanza largo da consentire un agevole passaggio
Il muro crea una barriera e un ambiente protetto sul suo versante interno, mentre il lato che si offre al mare è talmente alto ed erto in un impressionante slancio verticale, da darmi le vertigini se soltanto mi giro indietro a guardare in basso
In questa situazione posso solo procedere in avanti, con cautela
Sulla cresta del muro, benché largo a sufficienza, ci sono degli ostacoli, tuttavia: non è dunque un cammino piano e agevole
Per superare alcuni passaggi, bisogna compiere delle acrobazie e protendersi nel vuoto proprio dal lato che guarda verso il mare
Noto che, all’interno, c’è una grande struttura, con una stanza di vaste dimensioni e senza tetto dove si vedono a affastellati banchi scolastici, cattedra e altri arredi
Ci sono anche delle persone, sedute alla meno peggio, ma con i piedi in acqua
Infatti, l’edificio è parzialmente allagato dai continui spruzzi che provengono dalle onde gigantesche che si frangono incessanti contro la muraglia di difesa
I tizi-tali simil-professorali si accorgono di me che arranco sulla cima del muro, e seguono con apprensione le mie evoluzioni per scansare i diversi ostacoli, gridandomi poi di saltare giù quando si avvicina un passaggio altrimenti insormontabile e che mi metterebbe a rischio di cascare giù fino ad essere ghermito e spezzato da quelle onde infami
Mi dicono che mi aiuteranno e che cercheranno di attutire la mia caduta
Mi sento incoraggiato a saltare e abbandono quel periglioso passaggio, lanciandomi giù
In effetti, cado bene: sono molte le mani che si proteggono per afferrarmi, molte le braccia che ammortizzano la mia caduta e che poi, con delicatezza, mi depongono a terra sul pavimento bagnato, anzi decisamente allagato
Sono sorpreso, chiedo loro se si ritrovano sempre a svolgere le loro attività sguazzando nell’acqua delle onde
Loro mi dicono di sì: mi dicono anche che questa è la loro condizione immutabile
Mi risistemo bene gli spallacci dello zaino e riprendo la mia corsa, attraversando - come mi ero ripromesso - l’edificio e proseguendo oltre
Il cielo è grigio, il mare è tempestoso
Continuo a procedere, sommerso - ogni volta che l’onda si frange sulla scogliera - da impetuose raffiche di spruzzi salmastri

(stacco)

In un altro momento, sto correndo lungo una strada assolata con Gabriel al mio fianco
Forse anche qui ho uno zaino sulle spalle, forse no

Lungo questo percorso accadono molte altre cose che non ricordo

Arriviamo comunque (questo lo ricordo) ad una grande vasca piena d’acqua, non troppo fonda, acqua stagnante piena di muschio fluttuante e per questo di un malsano colorito verdastro
Entriamo, decisi, nell’acqua e stiamo lì a sguazzare, solo per piacere di farlo, anche se l’acqua non ha un aspetto molto invitante

(Dissolvenza

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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