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14 settembre 2026 1 14 /09 /settembre /2026 05:58
Correndo nel labirinto

Correndo nel labirinto

Ho sognato che correvo in un labirinto le cui pareti era fatte di fitti arbusti impenetrabili potati ad arte
Mi accorgevo che davanti a me c’era un mio amico di corsa di vecchia data e anche lui correva e correva
Non lo vedevo da diverso tempo
Lo chiamavo diverse volte per poterlo salutare
Ma lui non si accorgeva di nulla (o non se ne dava per inteso) e continuava a correre con andatura costante e regolare come un metronomo
Io arrancavo dietro di lui, cercando di tenere il passo, con lo sguardo agganciato alla sua schiena
Rallenterà prima o poi
Si fermerà, pensavo, Così potrò salutarlo
Notavo che procedeva sicuro, come se conoscesse già la strada
Svoltava quando si doveva svoltare
Tiravo dritto quando era necessario
Non ci inceppavamo mai
Mai dovevamo tornare sui nostri passi

Dissolvenza

Maurizio Crispi

Superando stacoli (immagine generata da Gemini AI)

C’era mio fratello

Lo spingevo nella sua carrozzina attraverso una piazza disseminata di molti ostacoli e, ogni volta che la carrozzina era a rischio di ribaltamento, io ero capace di governarla con molta perizia
Arrivavamo all’atrio di un grande edificio dove si sarebbe svolto un evento di qualche tipo, forse una convention politica o pre-elettorale e ce ne stavamo lì in attesa
Poi appariva una bambina e ci diceva che per poter essere ammessi prima avremmo dovuto registrarci 
Lasciando mio fratello andavo al banco di quella che sembrava una reception davanti al quale in molti si accalcavano
Invece di effettuare la registrazione come mi aspettavo (scrivere nome e cognome, e altri dati sensibili su di un apposito tabulato), davano a ciascuno un mucchio di fotografie 
Non capivo a che scopo 
Poi qualcuno mi spiegava che ciascuno di noi avrebbe dovuto far passare quelle foto attraverso uno scanner mentre al tempo stesso la sua faccia veniva scannerizzata e che non appena ci fosse stato un abbinamento tra una delle facce nelle foto e la sua faccia la registrazione sarebbe stata portata a termine automaticamente
Sembrava una meraviglia tecnologica degna delle nuove frontiere della AI
Roba da non credere!
Mio fratello, quando tornavo dove l’avevo lasciato, era sempre là in attesa paziente
Mi diceva - o mi faceva capire - che era contento della mia conduzione
Io ero compiaciuto e gongolavo

Dissolvenza 

Il sogno dellìalbero-orecchio (immagine generata da Gemini AI)

Camminavo con la macchina fotografica appresso, a tracolla
Dovevo fare un censimento fotografico degli alberi di grande fusto ancora in vita a Palermo
Camminando e fotografando arrivavo dalle parti di Viale delle Magnolie, dove si trova il grande Ficus all’angolo con via Boris Giuliano, che io chiamo da sempre l’“albero-orecchio“, poiché attorno al taglio di una diramazione, nel corso del tempo si è formato un grosso cercine a forma d’orecchio
Avvicinandomi notavo un’anomalia che mi faceva balzare il cuore in petto: l’albero era stato segato e sul marciapiede antistante si vedevano soltanto enormi cilindri di legno, dritti in piedi, che prima costituivano il tronco e i rami possenti di quel ficus gigantesco
Ero impressionato da questa scena cruenta di distruzione di massa
Amavo l’albero orecchio e nella mia vita, ogni volta che ci sono passato vicino, non ho mai mancato di parlargli e di sussurrargli delle cose e delle storie
Qualche volta mi rispondeva anche e sì che aveva molte storie da raccontare
La sua voce profonda e calma che mi arrivava sin dentro la testa era terapeutica, era consolatoria, aveva carisma
Tornando al sogno, la scena è davvero strana, perché se è vero che ci sono questi enormi cilindri di legno tagliati e disposti in ordine in piedi sul marciapiede in attesa di essere rimossi, allo stesso tempo è come se il ficus nella sua interezza fosse ancora lì con la sua chioma svettante e i rami possenti e le radici pensili, come un fantasma di se stesso ancora vigoroso nel luogo dove da oltre cent’anni ha vissuto.
C’é e non c’è, insomma
Il suo spirito è rimasto puro e indomito, malgrado l’attacco proditorio subito da parte di uomini meschini, incompetenti e arroganti e dai tagliatori folli senza arte e senza parte
Cerco di documentare quanto è accaduto con la mia macchina fotografica per divulgare questo ennesimo scempio che è stato fatto, ma l’otturatore della macchina si inceppa e non riesco a scattare nessuna foto

Sono disperato

Albero-orecchio, aiutami tu!

Dissolvenza

(13 settembre 2026)

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5 settembre 2026 6 05 /09 /settembre /2026 11:38
Nel campus (immagine generata da Gemini AI)

Ho sognato

Ero in un campus universitario
Molta confusione, tante persone con funzioni diverse: frequentatori, visitatori, studenti, docenti, inservienti, personale per la manutenzione del verde 
C'era uno da poco arrivato che, gravato dal peso di un grosso zaino, cercava alloggio
Era disorientato e confuso e, per giunta, non sapeva esprimersi bene nella lingua 
Pensavo allora di cercare di aiutarlo
Andavo da uno dei dirigenti amministrativi del campus e gli dicevo che c'era questo tizio che voleva iscriversi ad uno dei corsi, senza però comunicargli che cercava alloggio e che questa era - in verità - la sua priorità. Se avessi fatto ciò il dirigente si sarebbe inalberato, mentre - messo di fronte ad una rivhiesta preventiva di iscrizione - sarebbe stato più possibilista sull’alloggio. Così volevo pensare.
Quello cominciava a compilare dei moduli e, per farlo, mi chiedeva dei dettagli - anche semplicemente anagrafici - che io non conoscevo per nulla
Balbettavo, esitavo
Il mio interlocutore mi diceva allora di andare a chiamare il tizio in persona, così che potesse chiedere direttamente a lui le informazioni che gli servivano
Preoccupato che venisse a galla il mio sotterfugio andavo a cercare il tizio, un po' con il cuore in gola
Per un po' nella moltitudine non lo trovavo
Poi lo individuavo per via del grosso zaino
Allora, gesticolando, lo chiamavo (non sapevo neppure il suo nome) 
Quello mi vedeva e, anzichè avvicinarsi, fuggiva via al piccolo trotto

Dissolvenza

La pasticceria (immagine generata da Gemini AI)

Dovevo appendere dei quadri
E, nel disporli, cercavo una perfetta simmetria
E poi non ricordo altro 

Ho sognato ancora e, in una parte del nel sogno, c’è Gabriel, ma è ritornato piccolo piccolo, forse come quando aveva tre o quattro anni
Sono in una casa che però non riconosco e sto allestendo il letto dove dormirò la notte 
Intanto c’è Gabriel piccolo che gioca attorno a me 
Poi, però, non è più tanto piccolo, ma è soltanto corto. tutto busto e testa mentre la parte delle gambe è raccorciata, quasi inesistente
Sono alquanto sorpreso di vedere ciò
Come se Gabriel mi apparisse trasformato in una specie di ET

Quadri da disporre (immagine generata da Gemini AI)

È come se stesse ricrescendo velocemente e che però, in questa ricrescita veloce, si sia sviluppato di più il busto mentre ancora le gambe sono ancora quasi del tutto assenti
Cerchiamo un posto dove mangiare 
Ricordo che avremmo dovuto trovare nella stessa zona dove ci trovavamo un posto molto rinomato, dove per tradizione di lunga durata fanno panini imbottiti e pezzi di rosticceria molto gustosi takeaway
Giriamo e rigiriamo senza trovarlo
Forse la memoria ancestrale m'inganna
Poi, finalmente, mi pare di riconoscere il posto tanto agognato 
Entriamo
Il locale è davvero molto strano
I banchi dov'è sta esposta la merce in vendita sono altissimi tanto che per poter fare l’ordine di ciò che uno vuole consumare o portare via bisogna arrampicarsi su una scaletta a tre gradini per arrivare a poter parlare con gli impiegati che stanno schierati con cipiglio dietro al banco. anche loro in una posizione elevata
Tuttavia, mi accorgo che le uniche cose in vendita sono meravigliosi pezzi di pasticceria sia a base di frutta sia a base di cioccolata
Penso che debbano essere buonissimi e sento l'acquolina in bocca
Ma nello stesso tempo sento che devo tenere a freno la mia golosità, poichè, prioritariamente, vogliamo mangiare qualcosa di salato
Chiedo a quegli impiegati pieni di boria informazioni, se prima non ci fosse qui un locale molto famoso che vendeva pezzi di  rosticceria e panini imbottiti in formato mignon e maxi ed anche maxi-maxi
Loro rispondono "No, no! Noi siamo stati sempre qui e abbiamo sempre venduto questo tipo di cose!. Non c'era nessun altro qui, prima di noi!"
Io insisto: "C’era uno che vendeva pezzi di rosticceria. se non proprio qui, nelle vicinanze!"
"Ah, fanno loro, sì, sì, forse ciò che tu dici è vero! Bisogna andare in quella piazzetta!"
"Ma dove si trova questa piazzetta?", chiedo io
Mi danno delle indicazioni di cui non capisco nulla e aggiungono: "Per arrivarci ci vogliono almeno 10 o 15 minuti, camminando di buona lena!"
Ma la via è un po’ difficile e tortuosa nell’intrico di strade della vecchia città e ci si potrebbe facilmente perdere!"
Capisco che sono reticenti e che, in realtà, non hanno alcuna intenzione di aiutarmi
Io, poi, appollaiato u quella scaletta mi sento assolutamente ridicolo
Quello con cui sono entrato in questo locale intanto è sparito
Non riesco più a vederlo
Dove si sarà cacciato?
Non riesco a resistere alla tentazione e, al termine dell'interazione, decido di acquistare qualcosa
Esco dal locale, dunque, tenendo in mano un dolce a base di cioccolata e comincio a mangiarlo avidamente nell'attesa che si rifaccia vivo il mio amico scomparso
Buono! Buono! Buonissimo!
Mmmmmmmm!, mugolo addentando il dolce sontuoso, e intanto  grossi pezzi di crema alla cioccolata del ripieno, cadono per terra e rimangono lì a tracciare il mio cammino, come le briciole di Pollicino
Intanto arriva il tizio con cui mi trovavo al negozio
"Dove ti eri cacciato?", faccio io, "Presto che è tardi!"
"Non ce la facevo più, mi risponde il mio sodale, sono dovuto andare in bagno a svuotare la vescica!"
Dovremmo riunirci con gli altri per mangiare, e sì che loro sono affamati! 
Ma ancora non abbiamo trovato nulla di commestibile da comprare e non vedo all'orizzonte nessun posto dove si possano comprare dei pezzi di rosticceria, pane e panelle, panini imbottiti, niente di niente
Come faremo?
Come mangeremo?
E poi, soprattutto dove?"

C’è questa casa dove abito e dove c’è, forse, mia madre che mi aspetta
Ma se andiamo lì a mangiare, portando il nostro cibo, dovrò sicuramente coinvolgerla e invitarla a desinare con noi 
Non sarebbe bello escluderla
Ma, intanto, il fatto vero è che non abbiamo nulla da mangiare

Dissolvenza

 

(7 settembre 2026)

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31 agosto 2026 1 31 /08 /agosto /2026 07:13
Selfie con linguaccia

Ho sognato che qualcuno mi porgeva un microfono per dire qualcosa all’uditorio raccolto davanti a me, in attesa
Io lo prendevo in mano, lo soppesavo, lo guardavo concentrato
Poi lo mettevo in assetto corretto e mi preparavo a parlare
Il mio respiro era calmo e regolare, il battito cardiaco pure
Aprivo la bocca per articolare i primi suoni, ma la voce non veniva fuori
Mi sforzavo allora e producevo soltanto dei ridicoli suoni gracchianti

(Dissolvenza)

Poi sognavo di nuovo 
Mi trovavo in una città a me sconosciuta e andavo a lavorare al locale servizio delle tossicodipendenze
Incontravo molti colleghi già conosciuti in passato - e molti che si ricordavano di me - e altri a me sconosciuti che, tuttavia, mi riconoscevano
Il Servizio era sparso e suddiviso in molti diversi ambulatori, con funzioni diverse, in zone differenti della città 
Entravo in uno e gli operatori che vi erano assiepati, vedendomi, mi dicevano: “Qui stiamo somministrando il metadone” 
Io rimanevo a guardare cosa facevamo e soprattutto come lo facevano, quasi fossi una specie di supervisore/ispettore
Poi uscivo da quell’ambulatorio e mi mettevo a correre per le vie della città 
Grandi piazze selciate di pietra, ampi viali, alcuni in parte ricoperti dall’acqua che fluiva liberamente
Correvo avvertendo un senso di leggerezza ed anche capacità di elevazione
Mi sentivo in ottima forma
Ero ottimista
Mi si affiancavano quattro podisti e ci mettevamo allo stesso passo, correndo gomito a gomito
La strada che percorrevamo era in leggera salita. In lontananza vedevamo sopraggiungere di corsa, a passo gagliardo, due uomini, ciascuno dei quali teneva al guinzaglio ben due possenti leoni dalla folta criniera. Erano splendidi da vedere, eppure avvertivo un pericolo imminente.
Presto! - Dicevo agli altri - dobbiamo metterci in salvo
La nostra corsa si rompeva e, ostacolati dsll’acqua che correva copiosa, cercavamo impacciati, cadendo e rialzandoci, una possibile via di fuga
Ed eccola 
Era una stradina che si dipartiva in salita da quella che stavamo percorrendo
È fatta! É fatta! - gridavo agli altri miei compagni di corsa
Appena in tempo!
Arrivavano i tizi con i leoni, uno dei quali con uno scatto improvviso  cercava di protendersi verso di noi, allungando una poderosa zampa e facendo schioccare l’una contro le altra le zanne potenti, senza riuscire ad afferrare nulla, solo l’aria

Salvezza!

 

I quattro leoni (immagine generata da Gemini AI)

 

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25 agosto 2026 2 25 /08 /agosto /2026 07:00
Sull'autobus affollato (immagine generata con gemini AI)

Viaggio su di un autobus di linea affollatissimo

Tutti i posti sono occupati
Io sto in piedi verso il fondo
Quando sono salito avevo anche caricato a bordo il monopattino elettrico su cui mi ero mosso sino a quel punto
Suona il telefono e rispondo
É un mio collega che mi parla affannosamente e a voce stentorea,
sicché - anche non sono in viva voce - tutti possono sentire il suo discorrere
É innegabilmente affetto da paranoia istituzionale e non so che dirgli
E, in più, c’è un passeggero che mi sta attaccato addosso come una patella, come se fosse interessato alla conversazione
Cerco, per quanto possibile, di distanziarmi, ma quello mi sta con il fiato sul collo
Forse anch'io sono affetto da paranoia!
Ogni tanto il torpedone si ferma, qualcuno scende, qualcuno sale
Noto che si sale dal davanti e che si scende dal retro
Faticosamente cammino lungo il corridoio per raggiungere il conducente
Vorrei dirgli che, tra due fermate, mi toccherà scendere e che, oltre al monopattino, ho anche il mio bagaglio nell’apposito comparto
Ma è impossibile parlargli perché per evitare distrazioni di sorta l’autista è chiuso in una cabina insonorizzata ed è anche monitorato per mezzo di sonde che penetrano nel suo cranio per testarlo in tempo reale. sull’abuso di alcool e di altri psicotropi e stupefacenti
Faticosamente ritorno sino al retro del bus.
Non mi rimane altro da fare se non suonare la grossa campana appesa al soffitto quando vedrò arrivare la mia fermata e dovrò quindi giocare di destrezza scendendo al volo con il monopattino senza dimenticare di farmi aprire il vano del portabagagli
Chiedo agli altri in attesa della prossima fermata utile di farmi la cortesia di farmi scendere per primo, data la situazione
Cii sono anche due tipi che hanno portato a bordo le loro biciclette che adesso sono tutte ingarbugliate con il mio monopattino
Dovrò giocare in velocità e destrezza

Intanto il mio collega in preda a paranoia istituzionale continua a blaterare senza tregua 

E che Dio me la mandi buona!


Dissolvenza 

Baiadere (immagine realizzata con gemini AI)

Un lungo sogno di cui non ricordo granché

Solo questa parte in cui io, con un’amica e il figlio entriamo in un piccolo emporio e prendiamo un pacco di merendine e una bibita, uscendone poi senza pagare il dovuto.
Dopo un po’ che camminiamo, mi accorgo della dimenticanza, sicché facciamo dietro front e torniamo del negoziante.
Gli faccio notare che, per dimenticanza, siamo usciti senza pagare e, così dicendo, tiro fuori dalla tasca quello che penso siano delle banconote ripiegate e lo porgo al negoziante. Quello comincia a esaminarle e, in realtà, si tratta di scontrini di cose già pagate e li passa in rassegna, per arrivare alla conclusione che non vi è alcuno scontrino corrispondente al pacco di merendine e alla bibita.
E quindi avalla la mia richiesta relativa al dover pagare questi articoli
Il negoziante si occupa anche di cornici e di quadri
È un commerciante eclettico
Sul banco dove portiamo avanti la nostra transazione c’è posato un quadro di fresco incorniciato
Trovo che sia molto bello anche se adesso non ne ricordo il soggetto
Usciamo contenti di avere assolto il nostro dovere e camminiamo, sino a ritrovarci dentro un’auto parcheggiata un po’ più in lá.
L’idea è quella di cambiarci, indossando all’interno del veicolo abiti sportivi più idonei, andando poi a fare una lunga passeggiata.
Ma non partiamo mai veramente e nemmeno riusciamo a cambiarci.

La causa sono tre donne moleste che se ne stanno a ridosso dell’auto a fare fastidiose evoluzioni di danza
Le tre donne sono avvolte in veli vaporosi e svolazzanti come delle baiadere
Ho la sensazione claustrofobica di essere imprigionato nella mia auto.
Poi la scena si sposta e siamo in una grande sala d’attesa, in attesa di qualcosa e, ancora una volta, non so cosa.
Ad uno sportello bancomat si avvicina una con lunghi capelli biondi ed io, a voce bassa, dico alla mia amica che si tratta di una mia antica fiancée, dalla quale mi sono separato da un momento all’altro in modo piuttosto brusco e che lei mi ha odiato per questo

Fine della storia

 

(23 agosto 2026)

Diversi tentativi
Diversi tentativi
Diversi tentativi
Diversi tentativi
Diversi tentativi
Diversi tentativi
Diversi tentativi
Diversi tentativi

Diversi tentativi

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22 agosto 2026 6 22 /08 /agosto /2026 09:00
Una moltitudine di cani randagi (immagine generata da Gemini AI)

Arriviamo con Ale in una località sul mare, dove si trova una struttura di accoglienza.

Potrebbe essere un circolo nautico, ma nello stesso tempo ha le caratteristiche di un piccolo albergo, dove sono messe a disposizione degli ospiti delle camere per il pernottamento.
La planimetria dell’edificio è piuttosto complicata e quasi labirintica: ci sono, infatti, molti corridoi che finiscono a fondo cieco ed è piuttosto difficile trovare la via giusta per arrivare alla camera assegnata, anche con l’ausilio di google map.
Con Ale, ci muoviamo dunque a fatica per arrivare alla nostra stanza, sbagliamo percorso diverse volte, ma alla fine eccola la nostra stanza. Come sappiamo che è la nostra stanza? Questo è un bel mistero, a cui non so dare risposta. Posso solo dire che capiamo di essere arrivati alla nostra stanza, senza ombra di dubbio alcuno.
Apriamo la porta (non aprite mai quella porta!) e abbiamo una sorpresina la stanza, invero, è molto grande e spaziosa, dotata di molte finestre che si affacciano sul mare; tuttavia, ci appare subito molto trascurata e in disordine, come se non fosse stata rassettata del tutto dopo la partenza degli ospiti precedenti; i quali sicuramente avevano fatto alloggiare nella loro stanza molti cani; il pavimento, infatti, era orribilmente imbrattato di feci canine e di chiazze di umido maleodoranti, residuo probabilmente di abbondanti pipì selvatiche di cane; s’indovinavano nella stanza traccia del passaggio di almeno venti cani, detti anche kanhié, sicuramente indisciplinati, forse trovatelli, incapaci di trattenersi nella gestione dei propri bisogni corporali e non sottoposti all’educazione ferrea dello stare in una casa; si capiva anche che i cani in quella stanza avevano impazzato saltando sui mobili, sulla poltrona e sul sofà disponibili, e sui letti: infatti, i letti in particolare si erano trasformati in mucchi informi di coperte e avevano più che altro l’aspetto di giacigli su cui, forse, nemmeno un barbone si sarebbe sdraiato per dormire. 
Ale era chiaramente molto disturbata da tutto ciò e  l’espressione del suo viso si era immediatamente pietrificata, raggelandosi. 
Non diceva nulla la Ale, non proferiva verbo, ma io comprendevo bene che si accingeva a rimproverarmi duramente per averla portata incautamente in un simile posto, in un tale letamaio, anche se la sorpresa in cui c‘eravamo imbattuti nulla aveva a che vedere con una mia cattiva pianificazione.
Capivo che dovevo fare qualcosa con urgenza e, quindi, abbandonavo l’Ale che se ne stava in piedi, appoggiata al davanzale di una delle belle finestre panoramiche,  timorosa di muovere un sol passo all’interno della stanza per paura di mettere piede sulle schifezze che ingombravano il pavimento e magari di scivolarci sopra come quando si mette piede su di una buccia di banana, e, uscendo da quella fatidica porta, andavo alla ricerca di qualcuno che potesse risolvere il grosso problema a Chinatown.
Vagavo per la struttura che, come ho detto, era labirintica con corridoi tortuosi e biforcati, con fondi ciechi e trabocchetti.
In questo vagabondaggio mi sentivo un vero Urbexer. 
Dopo molto tempo e dopo molti giri a vuoto, arrivavo ad una specie di reception che era in diretto collegamento con un ampio hangar per il ricovero e la manutenzione delle imbarcazioni di quegli ospiti della struttura che dovessero arrivare per mare. 
C’erano molte persone che se ne stavano lì a ciondolare senza far nulla, ma con l’apparenza di quelli che sono molto occupati a non far nulla e che, pertanto, non possono essere disturbati.
Chiedevo informazioni, se c’era qualcuno che si potesse definire responsabile della manutenzione dei locali e delle stanze per gli ospiti, ma quello che ottenevo era soltanto un ostentato silenzio.
Non sapevo che fare: avrei voluto sporgere reclamo, ma non c’era nessuno a cui rivolgersi, soprattutto qualcuno che potesse dare disposizioni e comandare altri che potessero provvedere alle necessarie pulizie.
Rimanevo come in sospeso e intanto pensavo ad Ale che se ne stava in quella stanza, immaginandola sempre appoggiata al davanzale della finestra pietrificata e immobile per timore di sporcarsi i piedi, qualora si fosse mossa verso qualche altro angolo della stanza.
Finalmente, eccola lì, una tizia con l’apparenza di una receptionist, seduta dietro il bancone, apparentemente intenta a lavorare al pc. Mi avvicino a lei e le dico con un certo piglio del mio problema urgente: “La camera che mi avete assegnato è impraticabile! É disseminata delle feci di cani e bagnata delle loro urine! I letti sono stati trasformati in giacigli per cani e non hanno più l’apparenza di letti su cui dei cristiani possano degnamente riposare! Dovete fare qualcosa con urgenza: mandare, per esempio, qualcuno per fare delle pulizie profonde e radicali, per igienizzare, per sanificare, per deodorare, per rendere - infine - la stanza degna di essere abitata da due cristiani, come appunto siamo io e la mia signora!“
Mi fermai, pensando di avere fatto proprio un bel discorsetto, con l’energia e l’impeto necessari. La receptionist mi guardò impassibile e disse qualcosa, bofonchiando: “Caro il mio signore, in quella stanza hanno alloggiato due ospiti di riguardo che hanno la vocazione di salvare i cani randagi da una cattiva fine: li prendono dalla strada e, pulciosi come sono, li portano nella stanza che occupano nei diversi alberghi in cui di volta in volta alloggiano, li sfamano, li nutrono, li lasciano giocare e regalano loro dei momenti di autentica felicità. Sì, il prezzo è che la stanza occupata da questi signori dalle orde dei cani randagi che hanno ospitato finisce con l’assumere l’aspetto di una stalla, ma poi si provvede in tempi utili a risistemarla quando questi benefattori di kanhié sono andati via. Questa volta, purtroppo, per motivi contingenti non abbiamo provveduto per tempo e ce ne scusiamo. Capisco la sua urgenza, egregio signore, ma in questo momento non ho personale a disposizione per una pulizia immediata, come lei richiede e dobbiamo rimandare tutto a domani mattina. D’altra parte, non abbiamo stanze libere a disposizione a meno di non alloggiarvi nel fondo di un corridoio cieco (e come lei ha visto di corridoi a fondo cieco in questa struttura ve ne sono davvero tanti), allestendovi lì un giaciglio e una tenda per la necessaria privacy. Ma il mio consiglio spassionato è quello che voi rimaniate in questa stanza, e magari - per attenuare il vostro disagio - potreste far entrare assieme a voi una ventina di cani randagi, quelli lasciati a spasso dai signori che hanno appunto occupato la stanza prima di voi e dar loro sollazzo. Come si suol dire, zucchero non guasta bevanda!”

Dissolvenza

Va bene 
Va bene 
Ora lo leggiamo ad alta voce, cià che ho scritto, così vado correggendo e limando; e poi ci dedichiamo alla lettura del nostro libro ad alta voce
Leggiamo il libro, orsù! 

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19 agosto 2026 3 19 /08 /agosto /2026 06:04

Ero in un sogno complicatissimo in cui acquistavo un canoa, ma - al momento della consegna - le canoe diventavano due, perché in quella originaria mancava ancora un pezzo fondamentale per un suo corretto utilizzo.
Mi ritrovavo così a dover gestire due diverse canoe che dovevo preparare al mare, dopo averle trasportate sino sl punto del varo
Tutto diventava estremamente complicato e non ci capivo più niente
Dialoghi totalmente folli con diversi personaggi
Non capivo nemmeno se la canoa l’avessi comprata per me o per qualcun altro
Insomma, non cavavo un ragno dal buco e sperimentavo una sensazione di enorme fatica
Succedevano un sacco di cose e tanti contrattempi
E non ricordo più nulla
Ero indaffarato, affacendato, operoso, ma per quanto mi dessi da fare, non riuscivo a risolvere granchè

Maurizio Crispi (18 agosto 2026)

Scafi che si raddoppiano

Scafi che si raddoppiano

I cani-cloni (Immagine generata da Gemini AI)

Ero a casa
Uscivo sul pianerottolo e trovavo cinque altri cani addormentati, cloni identici del mio
Mio Dio, no!
E poi mi chiedevo come avrei fatto a gestire sei cani tutti assieme, come se già uno solo non fosse più che sufficiente

Poi c’era un bimbo piangente in un corridoio di una grande struttura, tipo comunità 
Il bambino non poteva più stare lì e doveva essere trasferito altrove, per problemi di tipo logistici
Io avevo il compito di rendere esecutivo tale provvedimento
Dicevo alla direttrice che il bambino pur dormendo nella nuova struttura avrebbe potuto svolgere tutte le attività didattiche e di socializzazione nel suo luogo di origine, cioè qui
Il volto della diretttice si induriva di botto
Con una violenza inaudita mi diceva che ciò non era assolutamente possibile
Il bambino continuava a piangere senza tregua, disperato, coprendosi il volto con le mani a coppa.

Fine della storia 

(16 agosto 2026)

L'istitutrice severa e senza cuore (Immagine generata con l'ausilio di Gemini AI)

L'istitutrice severa e senza cuore (Immagine generata con l'ausilio di Gemini AI)

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17 agosto 2026 1 17 /08 /agosto /2026 06:47
In fuga dall'alluvione (immagine generata con Gemini AI)

Un sogno incuboso dei miei soliti

Dovevo andare in aeroporto molto presto
e mi avrebbe accompagnato la mamma
Per assicurarmi un minimo di ore di sonno, andavo a letto presto
Nella stanza accanto ospitavo il vicino di sotto con la moglie (come mai? Forse erano rimasti senza alloggio o erano reduci da un viaggio a loro volta…).
Cercando di fare in silenzio (per via dei vicini) io e la mamma ci preparavamo e sgattaiolavamo fuori senza far rumore. Ma quelli sentivano le stesso e brontolavano
Nella fretta non riuscivo a prender tutto ciò di cui avrei avuto bisogno. Per esempio, ricordo che indossavo dei ridicoli mocassini in pelle nera simili a babbucce assolutamente non idonei e dei pantaloni chiari da dandy
Ci mettevamo in auto e andavamo dritti all’aeroporto
Sosta in strisce bianche per il check-in 
Faccio tutte le operazioni per il volo delle 5,30
Chiedo della macchina e mi dicono che non va bene lasciarla parcheggiata lì, poiché quelle strisce bianche sono solo per la sosta breve
Mi indicano la direzione che devo imboccare per il tipo di parcheggio più consono e vado
Dopo un breve spostamento, arrivo nell’area indicata
Scendo dall’auto e mi reco alla reception ma qui mi incanalano verso una zona di ristorazione self service dove ci sono altri in attesa
Parrebbe che, per avere tutti i documenti attestanti il pagato parcheggio a lungo termine, si debba fare obbligatoriamente colazione
Ma io non voglio!!!
Eppure siamo tenuti in ostaggio, dobbiamo aspettare per un tempo che sembra dilatarsi all’infinito e nessuno ci dice niente
Tic toc
Tic toc
Tic toc

Il tempo corre e noi siamo fermi, immobili,
In attesa della colazione coatta, una colazione che per di più non arriva
Ma io non voglio far colazione!
Il tempo della colazione non è il mio tempo!
Lascia correre, mi dico
Lasciar correre!
Dong 
Dong
Dong

A posto siamo!  C’è una colazione da fare che non arriva e c’è pure una campana che ha cominciato a rintoccare ossessivamente
Per chi suona la campana?
Me ne vado, mando tutti a fanculo
e mi avvio lungo strade fangose e dissestate
Non ho più idea di dove sia la macchina, ma non posso riaverla indietro perché non ho fatto quella dannata colazione
Comincio a vagare senza meta cercando di raccapezzarmi
In un intermezzo mi ritrovo di nuovo nella casa da cui mi ero mosso per andare in aeroporto e qui scopro che, oltre al mio vicino di sotto con famiglia che li aveva alloggiato, c’erano anche tre uomini in divisa che costituivano parte dell’equipaggio di volo di un aereo di linea (tiravo ad indovinare). Avevano dormito e ora si accingevano a lasciare l’alloggio. Nel prepararsi avevano fatto casino, con le loro voci forti e risuonanti, e avevano svegliato l’avvocato che, infatti, si preparava a farmi una querela 
Ma come - io dicevo - non solo ti ho ospitato per una notte, venendoti incontro in un momento di difficoltà, e mi fai pure querela?
Parlando con gli altri ospiti capisco che costoro sono proprio i piloti dell’aereo con cui dovrei viaggiare io
Capisco anche che, malgrado tutti i contrattempi ancora potrei farcela e riuscire a partire egualmente
Niente piloti, nessun volo!, questo è il mio ragionamento
Faccio loro un discorsetto per chiedere loro di cercare di ritardare il più possibile il trasferimento in aeroporto in modo da darmi il tempo di raggiungerlo e di risolvere tutte le complicazioni che dovrò ancora affrontare
Un discorsetto con strizzata d’occhio, per così dire
Loro annuiscono con un sorriso complice
Mi ritrovo di nuovo in aeroporto a vagare alla ricerca della mia auto e percorro un labirinto di strade avvolte in una luce crepuscolare
Mi accorgo a stento (per via della luce fioca) che arriva una piena d’acqua solo dal baluginare della cresta schiumosa dell’onda che spazza la via e me ne accorgo anche perchè intravedo i corpi di pecore ed altre bestie che rotolano nell’onda senza più vita
Dalla velocità con cui la cresta avanza capisco che si tratta di una piena impetuosa
Allora prendo a correre per mettermi in salvo e imbocco altre strade, ma da ogni parte mi giri l’acqua continua ad arrivare con veemenza
Corro come un forsennato per sfuggire all’alluvione, ma non c’è via di scampo
E ancora non sono le 5,30
Forse

se riuscirò a trovare la mia auto
se riuscirò a metterla nel parcheggio di lunga sosta
se riuscirò con l’apposita navetta ad arrivare al gate d’imbarco
se riuscirò ad uscire dal labirinto
se riuscirò a sfuggire all’esondazione
allora ce la farò a prendere quel maledetto aereo 
E il mondo intero sarà mio

Dissolvenza

Se riuscirò...
Se riuscirò...
Se riuscirò...
Se riuscirò...
Se riuscirò...
Se riuscirò...
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13 agosto 2026 4 13 /08 /agosto /2026 18:29
Strade che biforcano (elaborazione di foto di Maurizio Crispi)

Sono impegnato in una corsa a piedi, furiosa, senza tregua, su strada 
Le segnalazioni del percorso sono carenti, gli ostacoli sono molteplici
Si tratta di correre su di un circuito che prevede in ognuno dei due giri l’ascesa ad una montagna e il rientro al Giro di boa lungo una strada che scende sull’altro fianco del monte
Superati i ristori alla fine del primo giro riprendo alacremente a correre e poi mi accorgo di non avere imboccato la strada in salita che mi porta su in cima, ma di aver proseguito lungo quella che, tutta in saliscendi, compie l’intero giro della montagna
É per questo che non vedo più avversari davanti a me e nemmeno ce ne sono che mi arrivano alle spalle e mi insidiano
Qui, lungo il percorso sbagliato sono io l’unico avversario di me stesso
Non mi perdo d’animo e continuo ad andare avanti, sicuro che il mio errore mi verrà abbuonato visto che, arrivando al traguardo per questa via diversa, avrò percorso un numero di chilometri ben maggiore di tutti gli altri corridori
Quindi, per un principio di equivalenza, il mio errore sarà perdonato, così mi ritrovo a pensare per confortarmi
Anche qui devo fronteggiare mille ostacoli: automobili che mi intossicano di gas di scarico, autotreni che mi spingono contro il cordolo e che minacciano di travolgermi, incontri con persone del mio passato che, come le Sirene di Ulisse, tentano di abbindolarmi con il loro canto, cani senza collare ostili, mongrels che mi assicutano
Ma io vado avanti imperterrito
Sono, in questo sogno, come un mitico eroe, come un ronin, come un cavaliere solitario che ripone piena fiducia nelle proprie forze, le uniche su cui possa contare
Vado avanti
Vado avanti
In lotta con me stesso, pur sapendo che, quando arriverò al traguardo, non ci sarà più nessuno ad aspettarmi, a registrare il mio arrivo, ad acclamarmi, a mettermi una medaglia al collo

Sarà stata allora vana la mia fatica?
No, ne sarà valsa comunque la pena!

Dissolvenza 

 

Corsa senza fine su percorso sbagliato (elaborazione Gemini)

 

Anche questa vignetta è stata generata da Gemini AI e forse è ancora meglio, con più elementi della piccola storia onirica

Anche questa vignetta è stata generata da Gemini AI e forse è ancora meglio, con più elementi della piccola storia onirica

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11 agosto 2026 2 11 /08 /agosto /2026 07:13
Il momento presente

C’era qualcuno che mi tampinava e mi perseguitava
Io cercavo di far perdere le mie tracce in un gioco ripetitivo e senza fine
Mi sentivo braccato
Dovevo muovermi in continuazione per non farmi bekkare
Non potevo più tornare alla mia auto perché il mio persecutore senza volto la teneva sotto sorveglianza
Decidevo di tornare a piedi, percorrendo una via più lunga, seguendo una strada che costeggiava il mare, donandomi una vista su paesaggi di rara bellezza
Mi chiedevo come avrei fatto a tornare all'auto abbandonata
Ma intanto mi godevo la camminata

Il momento presente

Dissolvenza

Maurizio Crispi (11 agosto 2026)

Lo spadaccino (Immagine generata da Meta AI)

(9 agosto 2026) Ho sognato

Ero a casa e c’era la mamma
Lei parlava di me con una sua amica
Io facevo altre cose, ma orecchiavo
Da piccolo,  ero sempre interessato quando capivo che si parlava di me
Le mamme - si sa - si vantano sempre delle imprese dei propri figli
Quindi, entravo e uscivo di continuo dalla stanza dove la mamma e la sua ospite conversavano davanti ad una tazza di the

Dovevo esercitarmi nelle arti marziali e, in particolare, nel combattimento con la sciabola
Uscivo fuori nel balcone e lì, poggiate su di un tavolo da giardino rotondo in ferro battuto, trovavo due grosse sciabole, una nera e una bianca, ambedue con tanto di elsa
Le guardavo, le prendevo in mano e, mentre le soppesavo, capivo sgomento che avrei dovuto combattere senza più potermi tirare indietro

Combattere era il mio destino ineluttabile
Dentro di me non avrei voluto
Ma non potevo più tirarmi indietro


Dissolvenza

Il questuante (immagine generata da Meta AI)

(9 agosto 2026) Sono in una città diversa

Forse Milano con grandi viali e strade di cui non conosco la destinazione
Passo di corsa ad un buon ritmo
C’è qualcuno con me, ma non so chi sia (forse mi era chiaro mentre sognavo, ma non più adesso)
Andiamo e andiamo
Quando decidiamo di tornare siamo ormai molto lontani dal punto di partenza e non ho idea se ce la faremo a tornare

Chiediamo informazioni
Io, poi, vorrei fare un percorso diverso per tornare e questo mi complica le cose
In più non abbiamo alcuna idea della toponomastica e ciò comporta ulteriori difficoltà nel tracciare un possibile itinerario per il ritorno

Insomma i nostri interlocutori a cui chiediamo di volta in volta rinunciano prima di farci capire veramente qualcosa

Entriamo a questo punto nel grande atrio di un edificio austero che sembra una banca

Ci sono molti in attesa accomodati sulle panche
Altri, invece, seduti ai tavoli, scrivono o compilano moduli

C’è uno emaciato, con una canottiera sporca ed una bandana in testa, che gira dall’uno all’altro facendo la questua
Ha lo sguardo spiritato
Farfuglia parole senza senso e tende la mano per ottenere qualcosa
Non si trattiene
É insistente oltre misura 
Si avvicina a ridosso delle persone,
incurante delle leggi della prossemica 
Sarà strafatto di crack, penso io
Si muove, infatti, stralunato, come uno zombo
Gli interessa soltanto potere soddisfare con urgenza il suo bisogno
Tende la mano e si avvicina sempre di più
Io gli do un manrovescio secco all’altezza dell’addome e questo lo tiene a bada

Si allontana da me, a questo punto, e continua le sue peregrinazioni dall’uno all’altro, senza ottenere nulla

Poi si dirige verso un punto del grande atrio ov'è ubicato lo sportello bancomat e comincia a molestare i diversi clienti in attesa di fare le loro operazioni

Scattano gli allarmi e arrivano i vigilantes allertati dal suo comportamento
Si presenta anche il direttore dell’istituto, accompagnato da un carabiniere
Nel frattempo io avevo scritto una relazione clinica dettagliata sul tipo in questione, proponendo per lui un trattamento sanitario obbligatorio

Il direttore della banca, scortato dal carabiniere, si rivolge a me, chiedendomi un parere professionale
Vorrei dar loro la mia relazione già pronta, ma - per quanto la cerchi tra le mie cose - non la trovo più

Dissolvenza

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5 agosto 2026 3 05 /08 /agosto /2026 18:40
Deserto d'acqua (foto generata da Gemini AI

Ho sognato

Ero in viaggio, forse
Mi ritrovavo seduto su di una panchina assieme ad una mia amica di un tempo (che rimane tuttavia senza una precisa identità)
Abbiamo con noi gli zaini e un'agile attrezzatura da viaggio
Vado a comprare dei biglietti di treno per compiere l'ultimo tratto del viaggio
La biglietteria è in smobilitazion
Sembra che ci sia stato un black out severo
L'addetta alla vendita dei biglietti deve compilare tutto a mano
Le dico che ho bisogno dei biglietti per andare sino a Roma
E lei comincia a scrivere
Poi le annuncio che mi servono anche quelli per proseguire da Roma sino a Palermo
Ci ripenso ancora meglio e aggiungo "forse a questo punto è meglio fare un unico biglietto per Roma e per Palermo"
L'impiegata per la terza volta comincia a scrivere
A questo punto li stampa perchè con un ronzio le macchine e i dispositivi hanno ripreso a funzionare.
Torno dalla mia amica
Al passaggio altri ci hanno lasciato latte piene di olio d'oliva ed altre vettovaglie
A questo punto non siamo più dei "viaggiatori leggeri", come ci eravamo considerati sino a quel momento
Sono incuriosito dalla città in cui ci troviamo
Vedo che c'è un gruppo che si dirige verso una via monumentale, fiancheggiata da antichi palazzi per fare un giro turistico e mi aggrego a loro
La guida parla e blatera illustrando le belle storiche ed architettoniche
C'è un grande arco che consente di immettersi dentro un grande spazio illuminato che pare una caverna dove ha luogo una sorta di culto, senza che sia una chiesa in senso stretto
Torno indietro a chiamare la mia amica perchè possa guardare anche lei
Poi ci dirigiamo verso la stazione
Mi ricordo che nell'andare a visitare la caverna cultuale avevamo lasciato tutto quanto possedevamo, compresi i doni ricevuti, poggiato sulla panchina, ma ogni cosa era stata rimossa all'infuori dei nostri due zaini
Li prendo e faccio strada verso la stazione, ma adesso tutto si è trasformato in un mare che scorre minaccioso attraverso gli edifici, trasformando la città in un deserto d'acqua dove non è possibile procedere con facilità a guado tenendo bene in alto gli zaini
Occorre nuotare e temo che gli zaini possano bagnarsi e il contenuto ammalorarsi, compresi i due preziosi biglietti di treno per fare ritorno

Dissolvenza 

Deserto d'acqua
Deserto d'acqua
Deserto d'acqua
Deserto d'acqua
Deserto d'acqua
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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