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7 aprile 2026 2 07 /04 /aprile /2026 06:09
La sfilata del carro allegorico (immagine generata da Meta AI)

Ho fatto un sogno croccante,
badiamo bene non shockante,
croccante,
croccante
(secondo il recente uso semantico
invalso oggi)

Ero in una strana situazione,
una specie di pantomima 
o recita a soggetto 
drammatica e sanguinaria
Un’enorme quantità di comparse 
o figuranti
doveva inscenare un’allegra parata, 
con il contorno di fenomeni da baraccone (freaks) 
e di attrazioni da fiera
La parte culminante della rappresentazione avrebbe dovuto essere un trenino del quale ciascun vagone sarebbe stato un carro allegorico con enormi composizioni animate di cartapesta e figuranti umani in carne ed ossa
Tutta la scena era dominata da un Signore oscuro, severo e crudele, circondato da un plotone di sgherri minacciosi, in abiti da aguzzini nazisti, armati di fruste, armi bianche e da fuoco
Chi sbagliava veniva indicato con un dito adunco dal Signore oscuro e subito era giustiziato sul posto con uno o più colpi di spadone oppure falciato a colpi di mitra
Io cercavo di sfuggire a tutto ciò e mi riparavo in un grande capannone che custodiva pezzi di ricambio per la rappresentazione e per i carri allegorici, 
accolto con slancio protettivo da colui che ne era a capo
Capivo tuttavia che anche lì non sarei stato al sicuro dagli aguzzini e ritornavo ad immergermi nella folla di figuranti per cercare una più discreta via di fuga, magari cogliendo l’attimo di confusione per allontanarmi non visto e abbandonare questo luogo d’incubo
Aspettavo e aspettavo
Osservavo
Non mi sembrava di cogliere spiragli possibili
Temevo per la mia incolumità 
Quei pazzi fanatici e sanguinari avevano preso il controllo del mondo intero
Cercavo di sopravvivere, a momenti mi mescolavo alla folla ebbra intenta in quello che sembra diventare sempre più un rito dionisiaco, una festa di sangue e di morte; a momenti, mi nascondevo in certi anfratti alla ricerca di salvezza che non arrivava mai
Fui sull’orlo di perdere il senno, quando nel mio rifugio transitorio urtai con il piede contro un secchio di metallo e chinandomi ad osservarlo mi accorsi con orrore che era ricolmo di mani e dita mozzate

Urlai e fuggii 

Poi mi svegliai ed era solo un sogno

 

croccante

Una precisazione occorre sul termine "croccante" di cui soltanto recentemente ho appreso un utilizzo di cui non avrei avuto modo di sospettare.

Mi ci sono imbattuto, in questo nuovo e particolare uso idiomatico della parola, qualche settimana fa, quando mio figlio parlandomi del fatto che la nonna materna fosse in fin di vita, mi disse che era una "situazione croccante".
Io allora gli chiesi se per caso non avesse voluto scrivere "shockante" (eravamo in chat) e lui mi rispose ripetendo il termine "croccante" e dicendomi che si trattava di una situazione difficile e faticosa da vivere per lui e sua madre che si erano trovati al suo capezzale.
A distanza di qalche giorno, mentre eravamo in campagna, gli chiesi se nel descrivere il suo lavoro della giornata lo avrebbe potuto definire "croccante" (giusto per capire meglio) e lui mi disse. "No, oggi no! Ma se mi fossi trovato a lavorare in piena estate con 40 gradi di temperatura e sotto il picco del sole, quella di certo la definirei una situazione croccante!".
OK! Così avevo capito meglio...
Pochi giorni dopo in una conversazione improvvisata con lo skipper di un catamarano di grandi dimensioni ormeggiato al porto di Palermo, mentre quello mi raccontava delle sue traversate atlantiche e soprattutto di quelle ben più difficili in senso contrario da ovest verso est, ebbe a dire: "Mi sono ritrovato in situazioni di mare  e di vento piuttosto croccanti!".

Quindi c'è un nuovo uso del termine che si va diffondendo con accezioni precedentemente non previste. D'altra parte, è così: la lingua parlata è fluida e continuamente mutevole.

Ciò che segue è il risultato delle mie ricerche al riguardo.


Il termine "croccante", tradizionalmente riferito a cibi che scricchiolano sotto i denti (come mandorle o biscotti), ha assunto negli ultimi anni nuovi significati idiomatici, spesso derivati dall'uso social o dall'influenza della lingua inglese:
Croccantizzare: Secondo la Treccani, questo verbo è utilizzato sui social media e da alcuni chef per indicare l'azione di rendere qualcosa croccante.
"Croccante" (gergo visivo): A volte utilizzato in contesti social per definire qualcosa che è "nitido", "fresco" o di alta qualità, spesso associato a immagini o video ad alta risoluzione, simile all'uso inglese di "crisp" o "crunchy".
Croccantino: Sebbene diminutivo, il termine è ormai diventato il termine standard per indicare il cibo secco per animali domestici, inserito nei dizionari negli anni 2000.
Nonostante questi utilizzi estesi, il significato principale rimane legato alla consistenza alimentare, spesso celebrato per la sua capacità di aumentare la soddisfazione gustativa (effetto crunch)
Ma c’è di più: l'uso di "croccante" per descrivere una situazione dura o difficile è molto comune, ma con una sfumatura specifica che è quasi sempre ironica o sarcastica.
In questo contesto, si usa per "alleggerire" verbalmente un'esperienza che in realtà è stata pesante, stressante o imbarazzante. Ecco come funziona questa sfumatura:
L'ironia della "croccantezza"
Significato antifrastico: Si usa un termine positivo (che richiama qualcosa di piacevole e soddisfacente come il cibo croccante) per descrivere l'esatto opposto.
Esempio tipico: "Ieri ho avuto un lunedì decisamente croccante" non significa che sia stato un bel lunedì, ma che è stato un disastro, pieno di imprevisti o fatiche.
Contesto "pepato": Spesso si definisce "croccante" una situazione difficile che però ha risvolti assurdi, comici o densi di gossip (ad esempio una discussione accesa o un litigio pubblico).
Perché si usa?
È un modo per mostrare distacco o resilienza. Invece di dire "è stata una tragedia", dire "è stata un'esperienza croccante" serve a:
Drammatizzare meno: Trasforma il problema in un aneddoto da raccontare.
Cercare complicità: Chi ascolta capisce subito, dal tono, che si sta parlando di un momento difficile.

In sintesi, se qualcuno ti dice che ha vissuto una "situazione croccante" e non sembra felice, preparati a sentire il racconto di un bel pasticcio.

Con il grosso cane addosso (immagine generata da Meta AI)

Sogni
Sogni 
Sogni

Ci sono sempre
Sempre arrivano
Il sogno fa parte ineliminabile,
a volte imperscrutabile 
della nostra vita vissuta
Nel sogno osserviamo noi stessi
fare questo e quello,
parlare,
agire, 
muoversi
Siamo sempre noi, 
visti dalla prospettiva dell’Io sognante
Non sempre ricordiamo,
più spesso dimentichiamo
Nelle ore subito successive al risveglio
c’è spesso qualche frammento 
pronto a riemergere,
a seconda delle associazioni di pensiero
che ci capita di fare

Ho sognato che in un qualche ambulatorio psichiatrico, assieme ad altri colleghi, mi accingevo a compilare un modulo per attuare il ricovero di qualcuno che aveva una sfilza di nomi da extracomunitario
C’erano molte difficoltà in ciò, poiché ci mancavano alcuni dati essenziali, tipo la data di nascita e il luogo di residenza.
Mancavano anche informazioni attendibili sulla esatta grafia del cognome costui e su quanti e quali fossero i suoinomi di battesimo o di nascita
Io ponevo un rallentamento alla premura dei miei colleghi ed insistevo nel dire che tutto dovesse essere compilato in modo esatto e preciso; la troppa fretta ci metteva a risschio di incorrere in uno scambio di persona o di ingenerare nel diretto interessato reazioni di sospettosità ed attivazioni persecutorie 
In questa attività era presente il mio cane, Sir Black, che se ne stava placidamente acciambellato sulle mie ginocchia come fosse un gatto
Un fatto in sé piuttosto assurdo, perché Sir Black è un cane di grossa taglia che sfora i 35 kg di peso corporeo

Dissolvenza

(5 aprile 2026)

 

Il palazzo (immagine generata da Meta AI)

Ho sognato tante cose

Una notte piena di sogni

Ero su di treno, in viaggio
Meta sconosciuta 
Ero sì nel treno, in uno scompartimento
ma, nello stesso tempo, 
mi libravo su di esso,
in una quieta esperienza di dislocazione
extra-corporea
Poi, il convoglio,
dopo un lungo tratto in ripida discesa
(cosa insolita per un treno)
si fermava per una sosta
in una piccola stazione 
dotata di pensiline e molte panchine
Io, rientrato nel mio corpo,
decidevo di scendere 
per sgranchirmi le gambe
e lo facevo, lasciando però 
il mio zainetto e tutti i miei averi a bordo
Tanto sarei tornato di lì a poco
Iniziavo a camminare placidamente 
lungo la banchina 
alla ricerca di qualche panchina
che mi andasse a genio
Un passo dopo l’altro 
arrivavo sino alla fine della banchina deserta,
dove iniziava una galleria
cupa e tenebrosa
dalla cui imboccatura 
immaginai potessero uscire
mostri spaventosi per ghermirmi
Quando mi voltai 
vidi con stupore
che il treno non c’era più 
Svanito!
Andato!
Paura e panico
Cosa fare adesso?
Ero anche privo del mio zaino
con tutti i miei effetti
ed anche tutti i miei difetti
Era un handicap,
ma forse anche una liberazione
Sì, un senso di liberazione,
prima di andare incontro 
all’inevitabile ibernazione
che a tutti spetta, 
prima o poi
Dovevo assolutamente 
mettere a punto un Piano B
per proseguire nel mio viaggio
Penetravo in un grande palazzo
che aveva cento corridoi e duemila stanze
(come lo sapevo? Lo sapevo e basta!)
e grandi atri spaziosi e risonanti
Arrivavo a delle grandi porte 
di acciaio brunito
Capivo che quella 
era la mia via di salvezza
Bussavo e bussavo,
provocando con il mio pugno
dei grandi rintocchi come di campana
Io stesso mi ero fatto 
campana e batacchio
Ed ecco che qualcuno socchiudeva l’uscio
Una donna mi guardava con occhi feroci
dalla fessura e poi, senza dire nulla,
si accingeva a richiuderla e a rinchiudersi dentro
Io mi opponevo 
Infilavo il piede nella fessura
e bloccavo la porta
Poi, con tutte le mie forze 
spalancavo l’uscio 
ed ero dentro
Al di là c’era un altra porta di acciaio brunito, 
del tutto chiusa, 
minacciosa e spaventosa
Capivo che, per andare avanti,
avrei dovuto superare dieci, cento, 
forse anche mille porte, 
ma ero determinato a farlo
e mi sentivo pieno, traboccante, di energia
Capivo che, da quel punto in avanti, 
il mio sarebbe stato un cammino di lotta

Dissolvenza

(4 aprile 2026)

Sogni di Pasqua e situazioni croccanti
Monte Gallo, visto da Punta Barcarello (Foto di Maurizio Crispi)

Questa notte ho sognato di abitare in un luogo diverso

Si trattava di un'enorme palazzone condominiale, svettante verso il cielo, con una facciata molto articolata con rientranze e sporgenze, un'opera di alta architettura, per alcuni versi
L'edificio gigantesco - alto almeno trenta piani, un autentico alveare di appartamenti - sorgeva al centro d'un ampio giardino denso di vegetazione arborea e di piante da fiore 
Il terreno era suddiviso in ampie aiuole e percorso da una reta di camminamenti lastricati in pietra
Il luogo era bellissimo ed ombroso
Io camminavo percorrendo l'intrico dei vialetti
Ed era un'esperienza intensa e corroborante
In questo andare s'affiancava a me la mamma, ancora giovane e come la vedo adesso nelle vecchie foto di quando io ero un bambinetto di pochi anni soltanto.
Lei procedeva silenziosamente accanto a me senza proferire parola
Camminando, mi capitava di rinvenire accartocciate per terra delle banconote ed io sistematicamente le raccoglievo, dispiegandole e lisciandole.
Una volta era una banconota da venti euro, un'altra si trattava di una da cinquanta, nientemeno
Pensavo che quello era sicuramente un mio giorno fortunato, anzi fortunatissimo
Seguendo il percorso arrivavamo ad uno spiazzo posto proprio di fronte all'ingresso monumentale e vasto dell'edificio: in fondo all'ampio portale spalancato si vedeva la guardiola del portinaio che indossava un'elegante divisa
Proprio qui, davo un calcio ad un pezzo di carta tutto accartocciato che, con l'urto, si apriva e mi accorgevo che era l'ennesima banconota, quasi piovuta dal cielo
Mi chinavo a raccoglierla voglioso (mai dire di no alla sorte!), ma qui la mamma mi lanciava uno sguardo di disapprovazione e puntava lo sguardo verso il portinaio impassibile ed ieratico in fondo
Capivo al volo cosa intendesse dirmi e correvo a consegnare la banconota smarrita al portinaio al quale - malgrado la sua apparente immobilità - non era sicuramente sfuggito alcun dettaglio del fortuito rinvenimento

In un'altra parte del sogno andavo in canoa, nel K1
C'erano delle piccole onde e giocavo con loro, surfando sulla loro cresta
Forse osavo troppo e, infatti, perdevo l'equilibrio, cadevo inesorabilmente in acqua con la canoa scuffiata, mentre un amico che era vicino a me, su di un'altra canoa, manteneva il controllo del suo scafo
A nuoto sospingevo la canoa, mezza piena d'acqua, verso uno scivolo di cemento, premurandomi di non perdere la presa sulla pagaia
Quando ero giunto sufficientemente vicino per cominciare le manovre di svuotamento dello scafo e per risalire a bordo, arrivava, percorrendo lo scivolo, uno stuolo di altri canoisti, ciascuno di essi portando a spalla la propria canoa e tutti quanti la lanciavano in acqua e poi con molta destrezza ci saltavano dentro acrobaticamente al volo, senza capovolgersi
E se ne andavano pagaiando con vigore 
Li ammiravo per la loro destrezza e per la loro spavalderia

Dissolvenza

(3 aprile 2026)

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2 aprile 2026 4 02 /04 /aprile /2026 06:39
Sulla via di Kerak (viaggio in Giordania, Foto di Maurizio Crispi)

Vagavo all'interno di una profonda vallata, tutta fatta di suolo calcareo eroso, con gigantesche formazioni tufacee che si sfaldavano sotto i miei piedi
Non so come fossi arrivato lì
Ero lì punto e basta
E cercavo una via di uscita
Scalando e scendendo le formazioni erose con cautela per evitare le frane più rovinose ed esserne travolto.
Il cielo sopra di me era di un azzurro che faceva male agli occhi 
Nel mio ricordo non vi è nessuna impressione residua sulla temperatura che vi regnava, ma - ripensandoci - posso immaginare che facesse molto caldo
A tratti il cammino era periglioso
Incespicavo nelle naturali asperità del suolo oppure il terreno mi franava sotto i piedi
Nello stesso tempo, ero meravigliato dalla selvaggia bellezza del luogo, in cui i dominanti cromatismi di gialli delle rocce erano arricchiti da chiazze fiammeggianti di rosse e da altre striature di verde, a seconda dei minerali presenti.
Mentre cercavo i passaggi a me più favorevoli mi veniva in mente la scalata notturna su per un canalone a giganteschi gradoni verso la vetta del monte dove Mosè ricevette le Tavole della Legge, essendomi lasciato alle spalle il Monastero di Santa Caterina nella penisola del Sinai (viaggio d'altri tempi)
Ero ammirato, sì: la bellezza che si dispiegava davanti ai miei occhi mi toglieva il fiato, ma nello stesso tempo ero attanagliato dalla paura al pensiero di non farcela, e di ruzzolare giù, prima poi assieme ai frammenti della roccia friabile ed esserne sepolto
In questo mio vagabondare, senza meta in fondo, perché in realtà il luogo era un unico, immenso, labirinto, incontravo mio padre in tenuta da montanaro con degli spessi calzettoni di lana a tenere fermo il bordo inferiore dei pantaloni per evitare che si impigliassero nelle rocce più affilate

Viaggio in Giordania e in Sinai (I monti del Sinai all'alba, foto di Maurizio Crispi)

Non parlavamo, eppure - pur senza parole- ci capivamo; e la sua presenza mi era di conforto
Arrivavamo ad un grande spiazzo aggettante sulla vallata sottostante e qui trovavamo un gruppetto di viaggiatori
C'era una grande spianata e su di essa giacevano delle lapidi scolpite con delle incisioni di croci e parole in un alfabeto a me sconosciute.
Qualcuno mi sussurrava che quelle era le tombe di santi (o marabutti) molto venerati
Ma non c'era il tempo di soffermarsi poiché il terreno come scosso da un vasto movimento tellurico cominciava a sussultare e poi a scivolare verso il basso e dunque, partendo da un punto ancora più in basso, bisognava riprendere a risalire verso l'origine della valle nel tentativo di arrivare al crinale e poter discendere dall'altra parte verso la salvezza
Così riprendevamo a inerpicarci sempre senza parlare
Muti, senza parole, ma con una sensazione di profonda intesa

Dissolvenza

Viaggio in Giordania e Sinai (foto di Maurizio Crispi)

Nel 2001, forse a Febbraio, ebbi l'occasione di fare un viaggio in Giordania.
Andammo in giro in auto con driver del luogo (giordano-palestinese), che ci faceva anche da guida esperta, intessendo le sue spiegazioni storiche ed archeologiche con moltepkici racconti della tradizione biblica.
Vedemmo una quantità di posti, tra i quali l'antica città romana di Jerash (Gerasa) a forte impronta ellenistica e la mitica Petra.
Ci fu anche la visita ad un caravanserragglio fortificato sulla via per l'Iraq, antichissimo, la discesa sino al Mar Morto con immersione nelle sue acque iper-sature di sale e
 la visita al castello crociato di Kerak, possente ed inespugnabile.
Attraversammo il deserto di Wadi Rum e finimmo ad Aqaba (resa famosa dalle imprese di Lawrence d'Arabia).
Andammo a trascorrere qualche giorno di relax balneare in un resort sul Mar Rosso.
Poi da lì organizzammo una gita, assieme ad altri ospiti dell'albergo, sino al Monastero di Santa Caterina nel cuore della penisola del Sinai e, da lì, compimmo l'ascesa sino al Monte Sinai, dove - secondo la tradizione della Bibbia - Mosè avrebbe ricevuto da Dio le tavole della legge.
In questa circostanza era concessa ai debolucci e ai sofferenti la possibilità di usufruire di un passaggio a dorso di cammello.
L'ascesa al Monte Sinai avvenne in notturna, lungo una stretta vallata fatta a gradoni irregolari, tanto da sembrare una scala ciclopica intagliata da un gigante.
Arrivati sulla cima, nel freddo pungente delle ultime ore della notte attendemmo il sorgere  del sole, per discendere di nuovo a valle e visitare il Monastero di Santa Caterina.
Poi, alla fine, non ci rimase che tornare in aeroporto per rientrare in Italia.

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1 aprile 2026 3 01 /04 /aprile /2026 02:00

Trovato e non riportato qui sul blog. Risalente all’anno scorso, esattamente un anno fa

Maurizio Crispi (1° Aprile 2025)

Un mio alter Ego onirico

Un mio alter Ego onirico

Un sogno e ne succedono 
di tutti i colori
(insomma)

Chi sa perché,
ho ritenuto di scrivere questa piccola premessa
che c'entra come i cavoli a merenda

Sarebbe davvero bello 
avere un telefono 
- o un PC -
di avanzatissima tecnologia
che ti consenta di scrivere
senza digitare i caratteri
ma non semplicemente sotto dettatura
(cosa che è già possibile)
ma piuttosto perché 
s’interfaccia con il tuo cervello
e il dispositivo semplicemente trascrive
mentre tu pensi le cose
e il pensare stesso genera deboli correnti elettriche che vengono captate
e trasformate in codici binari
In altri termini,
sarebbe ottima cosa 
avere un traduttore di pensieri 
- un “thinking processor” per dirla in inglese -
ma questa è fantascienza pura
O forse no!?
Magari ci arriveremo 
quando ci innesteranno 
da qualche parte
uno o più microchip che ci consentano
di interfacciarci con i dispositivi digitali
e con essi scambiare dati a doppio senso
Prima o poi ci arriveremo 
Ma qui sto divagando…


Nel sogno, accadevano molte cose

Accompagnavo qualcuno a casa 
in un affollato condominio
dove avevano fatto di recente
dei lavori di sistemazione
usufruendo del Super-Bonus al 159%
I lavori erano da poco terminati
Rimanevano solo esili tracce del cantiere
ma tutto era nuovo, pulito, brillante
C’era questo tipo (lo chiamerò Mr X)
che tornava a casa
Gli chiedevo dove abitasse
E lui m’indicava una parte dell’edificio
adornato e movimentato
da piccole torri quadrate
Mi diceva, cogliendo la mia perplessità,
che abitava proprio in una di quelle torri
(quadrigemelle)
e che mi avrebbe mostrato con piacere 
la sua dimora
Però, mi aggiunse, prima di salire 
occorre scendere
Così ci ritroviamo
all'interno d'un ampio garage sotterraneo condominiale
Ci sono tante auto parcheggiate,
ciascuna al posto assegnato,
ed è tutto molto ordinato,
lindo e pulito
Mr X mi dice che prima di salire
dovrà meglio sistemare la sua auto
e mi chiede se non voglia farlo io per lui
Accondiscendo e mi metto al volante 
di una Panda bianca vecchio modello
e comincio a manovrare 
avanti e indrè,
seguendo le istruzioni ossessive di Mr X
che vuole l’auto ben collocata
al millimetro, 
all’interno delle strisce bianche
che delimitano il posto di pertinenza
Sorvoliamo sul fatto che durante le laboriose manovre
quasi stendo Mr X
che, però, non se ne da per inteso,
e continua a sbraitare le sue istruzioni
Alla fine di tutto
ci ritroviamo a parlare
con il capocantiere 
il quale offre a Mr X,
a titolo di risarcimento,
una serie di utensili e attrezzi
tra i quali una sgorbia per legno
Mr X alcuni li accetta,
altri inspiegabilmente li respinge
Mi piacerebbe poter prendere
quelli che lui rifiuta,
un’occasione troppo ghiotta,
per rinforzare il mio armamentario
Ma non oso parlare,
e nemmeno chiedere
Chi sono io?
A che titolo?
Che cazzo ne so!
E allora me ne sto zitto
Zitto è meglio!
Poi, a visitare l’appartamento nella torre
non ci siamo più andati
Mr X mi ha detto 
che stava aspettando il nuovo inquilino
e che poi se ne sarebbe andato,
per sempre

(Dissolvenza)

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29 marzo 2026 7 29 /03 /marzo /2026 13:29
Il cocchio

Ho sognato mio fratello

Ero con lui in una grande villa settecentesca in un contesto di socialità con persone, crème de la crème, con la mosca ed anche con la puzza al naso
Non è che fossi esattamente a mio agio nel bel mezzo di una simile combriccola
Me ne stavo alquanto per i fatti miei ed era mio fratello a pensare alla socializzazione (per fortuna)
I discorsi che si facevano erano vacui e fatui
Non c’era granché da dire

Ad un certo punto si faceva l’ora e con mio fratello andavamo via
Era sulla sua carrozzina che, qui in questo contesto onirico, si era trasformata in un cocchio senza cavalli, però 
Io da dietro spingevo il cocchio e mio fratello ne era l’eccellente auriga

L’uscita dalla casa era faticosa perché vi erano numerose rampe in salita da affrontare
Quando eravamo arrivati in cima dell'ultima rampa, mi accorgevo di aver dimenticato il mio solito zainetto: e dunque ci era d'obbligo tornare indietro per recuperarlo, percorrendo tutta la strada all’incontrario
Arrivavamo nel bel mezzo d'un momento topico della festa che avevamo appena lasciato: dalle cantine della casa venivano tirate fuori grandi giare piene di olio che erano poi distribuite in omaggio agli ospiti

Ero preoccupato al pensiero che avrei dovuto spingere il cocchio con mio fratello a bordo per tutta la salita e non avevo idea su come avrei potuto trasportare al tempo stesso la giara piena d’olio

Dissolvenza

Io sono sempre stato un un po' schivo e tendente al ritiro. Mio fratello, invece, pur disabile, ha sempre avuto una socialità ricca e varia, in alcuni momenti, soprattutto negli ultimi anni, travolgente quasi, nelle sue funzioni di Responsabile del Coordinamento H Onlus.
Tutti lo cercavano, tutti lo volevano, tutti avevano bisogno del suo consiglio e lui mai si sottraeva. Io, invece, me ne sono stato sempre un po' in disparte. Nemico, in linea di massima del telefono e delle relazioni sociali spontanee e ruspanti, vivevo in alcuni casi la socialità, di riflesso, attraverso mio fratello
In definita, sotto questo profilo, mi sono sempre mancate le sue qualità eccellenti…
Credo che questo sogno rifletta un po' questo assetto e bene esprima la differenza tra me e lui

Maurizio Crispi (9 aprile 2026)

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29 marzo 2026 7 29 /03 /marzo /2026 13:15
Palloni aerostici in ascesa (immagine generata da Meta AI)

Ho sognato che le palle mi si rivoltavano in su, anziché starsene nella loro corretta posizione
Quando ha cominciato a verificarsi ‘sta cosa, ero a letto che dormivo beato, in posizione supina
Ci provavo a metterle a posto, ma loro, niente, ritornavano a posizionarsi in quello strano modo
Che fastidio!
Era una lotta
A posto le rimettevo e loro ritornavano a mettersi torte, come fossero animate di vita propria
In queste manipolazioni continue mi accorgevo che si erano fatte più grandi, delle dimensioni di due grossi mandarini
Grosse, ma non pesanti
Tastavo e tastavo e loro si facevano più grosse
Erano decisamente in espansione
Era come se qualcuno le stesse gonfiando
Quando raggiunsero le dimensioni di due palle da bowling sentii una trazione in tutto il mio corpo che - notai - si andava sollevando dal letto, abbandonando del tutto il groviglio di piumone, coperte e lenzuola
Trascinato con forza ascensionale dalle due palle che avevano ora raggiunto le dimensioni di due grossi comodini rotondeggianti sgusciai fuori dalla finestra e cominciai ad elevarmi nel cielo notturno sgombro di nubi e illuminato da una romantica falce di luna crescente
Salivo e salivo e le palle si espandevano sempre di più e avevano assunto adesso le dimensioni di due palloni aerostatici, legati al mio corpo per mezzo di un sottile peduncolo di carne
La superficie terrestre era ormai lontana e la vedevo cosparsa delle piccole luci delle abitazioni, isolate o radunate in graziosi agglomerati
La volta celeste, ora tutta punteggiata di stelle, mi affascinava 
Continuavo a salire, trascinato irresistibilmente dalle mie palle rigonfie in un percorso di elevazione
Mi chiedevo se questo percorso di ascesa sarebbe continuato fino a farmi arrivare sulla luna o se 'ste palle sarebbero esplose prima, facendomi precipitare a terra come un Icaro che avesse perso le palle anziché le ali di cera
E poi di botto mi svegliavo per accorgermi che le mie palle avevamo assunto le dimensioni di due lenticchie

E capivo che stavo di nuovo sognando e che adesso venivo trascinato nel mondo del protagonista di “Tre millimetri al giorno” 

Da Elevation a Tre Millimetri al giorno!

Dissolvenza

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27 marzo 2026 5 27 /03 /marzo /2026 07:10
La distesa dei pesci boccheggianti (immagine realizzata da meta AI)

Sto partecipando ad una maratona
É passato molto tempo da quando ne ho corso una, un’eternità 
Eppure sono qui, in tenuta da corridore, ma con la macchina fotografica in mano, nell’assetto perfetto da fotomaratoneta che avevo negli ultimi tempi
Ho già fatto il primo giro di venti chilometri circa e ora devo affrontare il secondo
Mancano circa due ore allo scadere del tempo massimo concesso
È un po’ pochino, in verità, ma sono determinato a chiudere anche fuori tempo massimo
Il tempo non mi preoccupa, non è la mia ossessione, non lo è mai stato
Sono tranquillo e pacifico e procedo a passo cadenzato, con la macchina fotografica che è un’estensione del mio braccio (e del mio occhio)
Clic, clic, clic
Stomp, stomp, stomp 

Una volta calcolai che per fare una foto in corso di maratona (fermarmi, scegliere l’inquadratura, scattare e ripartire) perdevo tra i trenta e i quaranta secondi che si assommavano al tempo finale)
Ma era così che andava: nell'ultima parte della mia carriera di maratoneta e ultramaratoneta non potevo non potevo rassegnarmi a correre soltanto assillato dal cronometro e, in più, mi rappresentato come podista dissacrante che, mentre correva, negava il fatto di correre e tramutava la corsa in qualche d'altro che era osservazione ed esplorazione del territorio
Tornando al sogno, proprio all’inizio del secondo giro si aggrega con me un amica del tempo passato che vuole mettersi alla prova
La incoraggio a ripartire con me
Passiamo da un piccolo chiosco, minuto, davvero una piccola bomboniera in cui tutto sembra essere stato costruito in scala ridotta. Il chiosco le appartiene e, al suo interno, vi si trova in vendita paccottiglia per turisti, ma vi si possono trovare anche frutta secca e sementi
La cosa curiosa (notabile) di questo piccolo edificio è che porte e finestre sono a forma di contrabbasso (indubbiamente poco pratiche da attraversare)
Ripartiamo a piccolo trotto e ci addentriamo in un grande parco e, quindi, nel giardino  curatissimo di un’antica villa padronale
Viali e vialetti, tutti delimitati da siepi ben curate di ligustro, sono invasi da quantità enormi di grossi pesci boccheggianti
L’odore di mare, un misto d'alga bagnata e di salsedine, viziato dal sentore d'un inizio di putrefazione è stordente
Un grosso cane ci segue, ma appena vede la distesa dei pesci scappa via
Per proseguire dovremmo calpestarli, quei pesci, vivi o morti che siano, ma la sola idea mi disgusta e mi ripugna
Grido a squarciagola e i pesci obbedienti si ritraggono e si fanno da parte (allora sono vivi! O forse sono dei pesci-zombie - questa ipotesi sarebbe la peggiore), creando così un varco per noi
Intanto ci raggiunge il cane che, nel frattempo, ha fatto il giro largo per evitare la distesa dei pesci guizzanti, solo blandamente disturbati dall'essere fuori dal loro naturale elemento
Siamo pronti per riprendere la corsa

Manca poco allo scadere del tempo massimo, ma non importa

Dissolvenza

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22 marzo 2026 7 22 /03 /marzo /2026 06:16
Ciò che è essenziale per uHo sognato che dovevo partire Venivano a prendermi dei miei amici Citofonavano Dicevo loro di salire su a casa mentre mi preparavo E loro salivano C’era con loro anche il pilota dell’aereo con cui avrei dovuto viaggiare, dopo Li facevo accomodare in casa e dicevo loro di mettersi a proprio agio, mentre mi preparavo Le luci della stanza dove li facevo entrare non funzionavano a dovere, però, e indugiavo a sistemarle, pur senza molto successo Notavo, del resto, che tutto appariva logoro e malfunzionante, come dopo anni di abbandono C’era anche un disordine estremo, come accade in un’abitazione che sia stata devastata da una perquisizione poliziesca  Vado di là a prepararmi, assillato, perché so che il tempo stringe Non ho nulla di pronto Devo anche cambiarmi per mettere i vestiti del viaggio (che non ho ancora preparato) E prima dovrò preparare il bagaglio che dovrà essere semplice ed essenziale, poiché dovrò affrontare un viaggio di pochi giorni soltanto. E dovró anche scovare una valigia o un borsone delle giuste dimensioni Comincio a rovistare nei cassetti alla ricerca di ciò che mi serve e salta fuori ogni sorta di cose, foto di tanto tempo, oggetti e carabattole, altre cianfrusaglie, cose di cui non mi faccio niente adesso e che ciò nondimeno indugio ad osservare, traendo da quest’esame un sentimento di profonda nostalgia In tutte queste cose vorrei mettere ordine, lasciando tutto a posto, prima di andare, ma non ho tempo Non c’è più tempo Il tempo mi sfugge dalle mani come sabbia fine Riprendo i preparativi ma è come se girassi a vuoto Prendo una cosa che penso possa tornarmi utile, come ad esempio un involto di carta pieno di monete, e la metto da parte per dopo e poi non la trovo più, scomparsa nella bailamme di altri oggetti, macerie di tutta una vita È sempre riprendo la mia fatica, mentre quelli - i Langolieri, i miei traghettatori - sono di là che aspettano apparentemente pazienti Loro hanno tutto il tempo  Sono io a non avere più tempo Anche se ancora la mia valigetta non l’ho allestita viene il momento di indossare i vestiti per il viaggio Comincio a levarmi di dosso i vestiti che ho addosso Ma non è una cosa semplice Scopro con sorpresa di essere vestito a strati e, dunque, vado levando uno strato dopo l’altro, maglione, camicia, giacca di pigiama e poi ancora camicia, giacca, gilet, e poi top di pigiama, tripli calzi, doppi pantaloni Sono estenuato Non riesco mai a liberarmi di tutti gli strati protettivi che ho addosso È una lotta togliermeli di dosso Potrei anche partire così come sono, ma in realtà vorrei essere vestito in modo semplice ed essenziale, se non del tutto nudo come ero alla nascita Alla fine mi ritrovo con addosso una canottiera e decido di tenere solo quella: penso addirittura di mostrarmi ai miei amici che mi attendono con questo capo indosso e così sorprenderli Tra loro ce n’è uno che si chiama Di Maggio e penso che, forse, non è un caso che sia venuto lui a prendermi e che a maggio mi attende dunque un qualche importante evento, o una scadenza, anche se ancora non so quale Non vado tuttavia da loro e continuo nella mia frenetica ricerca di ciò che mi serve per questo viaggio È una fatica di Sisifo Sono molto angosciato e, intanto, cassetti e armadi continuano a rigurgitare fuori le memorie di tutta la mia vita Cosa prendere con me? Cosa portare via? Cosa lasciare? Mio padre è morto in uno dei primi giorni di maggio, e Calendimaggio non dovrebbe essere momento per morire, ma giorno di rinascita, di fioritura e di espansione Forse morirò proprio a maggio, a calendimaggio Forse rinasceró Allora, il mio viaggio, come tutti i viaggi, sarà esperienza di Morte e Rinascita, quella di entrare nel Bardo ed uscire trasformato da questa esperienza  Ma ricordo a me stesso e a tutti i viaggiatori che è sempre necessario viaggiare leggeri e tenersi pronti, anche se - in verità - non si è mai prontiaggio (immagine generata da Meta AI)

Ho sognato che dovevo partire
Venivano a prendermi dei miei amici
Citofonavano
Dicevo loro di salire su a casa, mentre mi preparavo
E loro salivano
C’era con loro anche il pilota dell’aereo con cui avrei dovuto viaggiare, poco dopo
Li facevo accomodare in casa e dicevo loro di mettersi a proprio agio, mentre mi preparavo
Le luci della stanza dove li facevo accomodare non funzionavano a dovere, però, e indugiavo a sistemarle, pur senza molto successo
Notavo, del resto, che tutto quanto appariva logoro e malfunzionante, come dopo anni di abbandono
A parte il deterioramento e il decadimento, c’era dovunque un disordine estremo, come accade in un’abitazione che sia stata devastata da una perquisizione poliziesca 
Vado di là a prepararmi, assillato, perché so che il tempo stringe
Non ho nulla di pronto
Devo anche cambiarmi per indossare i vestiti del viaggio (che non ho ancora preparato)
E prima dovrò preparare il bagaglio che dovrà essere semplice ed essenziale, poiché dovrò affrontare un viaggio di pochi giorni soltanto.
Dovrò anche scovare una valigia o un borsone delle giuste dimensioni
Comincio a rovistare nei cassetti alla ricerca di ciò che mi serve e salta fuori ogni sorta di cose, foto di tanto tempo prima, oggetti e carabàttole, altre cianfrusaglie, cose di cui non mi faccio niente adesso e che ciò nondimeno indugio ad osservare, traendo da quest’esame un sentimento di profonda nostalgia
In tutte queste cose vorrei mettere ordine, lasciando tutto a posto, prima di andare, ma non ho tempo
Non c’è più tempo
Il tempo mi sfugge dalle mani come sabbia fine
Riprendo i preparativi, ma è come se girassi a vuoto
Prendo una cosa che penso possa tornarmi utile, come ad esempio un involto di carta pieno di monete, e la metto da parte per dopo e poi non la trovo più, scomparsa nella bailamme di altri oggetti, macerie di tutta una vita
È sempre riprendo la mia fatica, mentre quelli - i Langolieri (ovvero i divoratori del tempo passato), o anche i miei traghettatori - sono di là che aspettano apparentemente pazienti
Loro hanno tutto il tempo 
Sono io a non avere più tempo
Anche se la mia valigetta ancora non l’ho allestita viene il momento di indossare i vestiti per il viaggio
Comincio a levarmi di dosso i vestiti che ho addosso
Ma non è cosa semplice
Scopro con sorpresa di essere vestito a strati e, dunque, vado levando uno strato dopo l’altro, maglione, camicia, giacca di pigiama e poi ancora camicia, giacca, gilet, e poi top di pigiama, tripli calzi, doppi pantaloni
Sono estenuato
Non riesco mai a liberarmi di tutti gli strati protettivi che ho addosso
È una lotta togliermeli di dosso
Potrei anche partire così come sono, ma in realtà vorrei essere vestito in modo semplice ed essenziale, se non del tutto nudo come ero alla nascita
Alla fine mi ritrovo con addosso una canottiera e decido di tenere solo quella: penso addirittura di mostrarmi ai miei amici che mi attendono con questo capo indosso e così sorprenderli, dicendo loro: "Sono pronto!"

La festa di Calendimaggio

Tra loro ce n’è uno che si chiama Di Maggio e penso che, forse, non è un caso che sia venuto proprio lui a prendermi e che a maggio mi attende dunque un qualche importante evento, o una scadenza, anche se ancora non so quale
Non vado tuttavia da loro e continuo nella mia frenetica ricerca di ciò che mi serve per questo viaggio
È una fatica di Sisifo
Sono molto angosciato e, intanto, cassetti e armadi continuano a rigurgitare fuori le memorie di tutta la mia vita
Cosa prendere con me?
Cosa portare via?
Cosa lasciare?
Mio padre è morto in uno dei primi giorni di maggio, e Calendimaggio non dovrebbe essere momento per morire, ma giorno di rinascita, di fioritura e di espansione
Forse morirò proprio a maggio, a calendimaggio
Forse rinascerò, voglio pensare
Allora, il mio viaggio, come tutti i viaggi, sarà esperienza di Morte e Rinascita, quella di entrare nel Bardo ed uscire trasformato da questa esperienza 
Ma ricordo a me stesso e a tutti i viaggiatori che è sempre necessario viaggiare leggeri e tenersi pronti, anche se - in verità - non si è mai pronti
Non si puà mai essere pronti!

I Langolieri, dal romanzo e miniserie di Stephen King, sono creature mostruose che rappresentano i "divoratori del tempo passato". Essi divorano letteralmente il tempo che è già trascorso, rappresentato come uno spazio fisico morto, consumando tutto ciò che rimane indietro (paesaggi, oggetti e persone) per pulire l'universo.

Fonte web

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19 marzo 2026 4 19 /03 /marzo /2026 10:31
La paura degli spazi aperti

La paura degli spazi aperti

Uscita di emergenza

Sto partecipando ad una riunione per discutere di casi clinici
C’è anche la mia collega Verge, con la quale nella vita reale condividiamo un’esperienza di lavoro
Nel corso della riunione si parla di diversi pazienti e delle loro difficoltà 
Ogni tanto esco nel corridoio per osservare cosa succede
In una di queste mie sortite scorgo una paziente che, seduta sul sedere, pattina in avanti verso la stanza in fondo
È contornata da tanti operatori che fanno il tifo per lei e la supportano con le loro incitazioni
Alla fine, con un grande applauso generale, arriva a quella porta e la supera
La porta da raggiungere è una meta salvifica
Non ha nulla a che vedere con "Non aprite quella porta" oppure con "Behind the Green Door"
E' una porta di salvezza e di trasformazione
Rientro nella stanza e sussurro all’orecchio della collega che la paziente ha fatto dei progressi e che, per la prima volta, senza appoggiarsi fisicamente a qualcuno, ha percorso tutto il corridoio senza essere presa da una crisi di panico

E' riuscito in ciò pur avendo adottato uno stile di progressione nel cammino di tipo anaclitico, come quello di chi trovandosi a scendere lungo un pendio montano molto ripido si metta a scivolare sul sedere per evitare di essere colto da vertigini, stando nella posizione eretta

Poi, la riunione continua senza che nessuno degli altri dia abbastanza peso a questo evento

Succedono molte altre cose, ma non le ricordo

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16 marzo 2026 1 16 /03 /marzo /2026 06:20

Da molto tempo
non sono uscito a fotografare l’alba
e oggi l’ho fatto,
sentendo in me un’eco nostalgica
e la mia mente era sgombra
di pensieri e di sogni
Soffiava il vento
Aveva soffiato anche la notte,
a giudicare dal cigolio
della ventola della canna fumaria
Uno spettacolo strepitoso di nubi
e di cieli aperti verso l’orizzonte
s’é disteso davanti ai miei occhi
Isole lontane mi invitavano al viaggio
Un gabbiano solitario s’é levato in alto
e poi planava nel vento
Poi cominciò a piovere a scroscio
e a tuonare

Maurizio Crispi (14 arzo 2026)

Ed ecco, di seguito, le trascrizioni di tre miei sogni del fine settimana scorso, riportati in ordine inverso, cioè dal più recente al più antico

Pacifica invasione (immagine generata da Meta AI)

1. Questo sogno è stato sontuoso e non so se riuscirò a trascriverlo tutto quanto senza trascurare alcuni dei suoi elementi

Ero in un posto di mare e mi dirigevo verso una scogliera dalla quale ci si poteva immergere in acqua e, se non ricordo male, c’erano anche delle dune sabbiose da attraversare
Trasportavo sulle mie spalle uno zaino carico di libri e altro materiale da scrittura, (ma questo è nella norma)
Superate le dune arrivavo al mare: era una vista bellissima! 
Tra le lingue di sabbia, si erano insinuate delle larghe pozze di acqua limpida e cristallina, quasi delle piccole lagune, e - solo superando queste e altre strisce sabbiose - l si poteva raggiungere il mare aperto che io intravedevo spumeggiante per via delle onde sulla linea dell’orizzonte
Era davvero un paesaggio di fiaba
Lasciavo andare avanti quelli che erano con me, impazienti di immergersi per dedicarsi ai giochi d’acqua e vedevo che cominciavano subito a immergersi in acqua e a saltare tra le onde
Io rimanevo indietro per accorgermi, anche che l’acqua nei punti in cui si doveva passare a guado era fredda di ghiaccio: capivo che non avevo alcuna voglia di immergermi ed essere preso dai brividi
Cosicché, decidevo di tornare indietro verso il centro abitato, percorrendo a ritroso la strada che avevo percorso sino a quel punto
Ma il ritorno era molto più arduo, nel senso che mi ritrovavo a dovere attraversare a guado delle distese d’acqua che prima non c’erano
Qui il percorso era difficile e pieno di insidie, poiché il fondale non era uniforme e c’erano degli improvvisi dislivelli in cui con i piedi non facevo più presa per ritrovarmi ad annaspare nell’acqua per tenere la testa fuori e non bere
Con mio grande disappunto, proprio in uno di questi passaggi perigliosi,, lo zaino era entrato tutto nell’acqua
Temevo per i miei libri, ma quando alla fine riuscii a mettermi in salvo in una zona asciutta sicura e aprii lo zaino pieno di apprensione per verificare l’entità del danno, trassi un respiro di sollievo nel costatare che i libri erano rimasti miracolosamente asciutti
Ripercorrevo tutta la strada all’incontrario, lungo un viale alberato e ombroso che faceva parte del parco di una grande villa antica, monumentale
Vedevo che lungo il viale, in direzione contraria alla mia e dunque verso il mare, sciamava una folla incommensurabile di persone di tutti i tipi, uomini e donne, grandi e piccini, giovani e vecchi, bianchi e neri, di culti diversi, gente strana che solitamente quasi mai ritrovi assieme
Tutti quanti chiassosi e gioiosi si dirigevano verso il mare, portando con sé tutto ciò che solitamente si porta al mare, tipo ombrelloni, borse frigorifere, pile di teli da mare, sdraio, materassini gonfiabili, sandolini e canotti di gomma
Era una folla enorme e sembravano tutti intenti ad una pacifica invasione
Io solitario, ripercorrevo la strada all’inverso sempre con il mio zaino di libri
Arrivavo così alla grande villa monumentale che era, indubbiamente, di grande bellezza
Vedevo arrivare uno che conosco: è il mio vicino di campagna con il quale siamo in amichevoli rapporti
Capivo che era lui l’acquirente della villa e di tutto il territorio che si stendeva dalla villa sino al mare, dune comprese
Il mio vicino era arrivato con tutta la famiglia, moglie e figli, a cui evidentemente voleva illustrare la bellezza della casa e del giardino da lui appena acquistati, ma era visibilmente contrariato nel vedere questa folla variopinta che sciamava attraverso la sua proprietà: dal punto in cui ci eravamo incontrato si vedeva il punto d’ingresso che era un grande cancello di ferro battuto spalancato
Mi diceva lui: “Ma come è possibile che ci sia tuttaquesta gente?”
“Eh!”, facevo io, “non so!”
“Prima non c’era nessuno! Sono spuntati tutti assieme e all’improvviso, questa folla immane, come se tutti si fossero dati convegno per un grande evento!”
Continuavamo a girare per il parco, muovendoci in una direzione opposta rispetto a quella da cui ero venuto io e ci dilettavamo ad osservare che la villa si trovava sul punto prominente d’un promontorio e che, dunque, più in basso vi era anche un’insenatura che forniva approdo alle barche da diporto
Capivo anche che il mio vicino era intenzionato a ormeggiare qui la sua imbarcazione per poter arrivare e andarsene comodamente via mare
Ma anche guardando la comoda insenatura mi appariva indispettito dal riscontrare che vi era una gran folla brulicante di persone e di visitatori non autorizzati ed anche di natanti che formavano una fitta distesa a coprire lo specchio d’acqua tranquillo
Mi diceva che avrebbe dovuto dire qualche parolina a colui che gli aveva venduto il terreno senza metterlo sull’avviso di questo inconveniente
Poi il mio vicino, d’un tratto, scompariva e così pure tutta la sua famiglia e io rimanevo da solo ad aggirarmi nei pressi della grande villa e scoprivo degli edifici adiacenti più bassi che ospitavano una scuola e, forse, un collegio
C’erano infatti molti bambini e ragazzini che giocavano e, in particolar modo, alla guerra, facendo finta di essere asserragliati in un avamposto e di manovrare da esso dei pezzi di artiglieria e delle mitragliere per difendersi dagli aggressori che stavano dall’altra parte ed anch’io con entusiasmo partecipavo al loro gioco in modo creativo, facendo finta di vedere cose che non c’erano nella realtà, così come si fa nei giochi tra i bambini
Poi, continuando ad aggirarmi nel compound, vedevo un edificio che sembrava essere una chiesetta di campagna, con all’interno dei banchi di legno rustico ben allineati e dei portacandele che diffondevano all’interno un vago chiarore tremulo
Davanti all’ingresso della piccola chiesa vi erano delle lastre tombali di pietra, da una di esse mancava un angolo e con orrore mi accorgevo che nello squarcio appariva il volto immobile e cereo di un uomo morto e semi-mummificato
Ero preso da una reazione di orrore e fuggivo via a gambe levate

Ma quella visione rimaneva impressa indelebilmente nella mia mente

in viaggio con zaino in spalla (immagine generata da Meta AI)

2. Ero in viaggio
(A quanto pare è questa una delle condizioni più abituali nei miei scenari onirici)
Zaino in spalla e una borsa a tracolla per gli oggetti di più pronto uso, compresa una macchina fotografica
Arrivavo in una città dove mi sono trovato di frequente in passato
Avevo anche una certa fame ed entravo in un albergo dove, di frequente, andavo ad alloggiare nelle mie trasferte
Salivo sino al quinto piano, dove - in accordo con la mia memoria - era ubicata la breakfast room
Entravo e trovavo un ricco buffet perfettamente allestito, con un’articolata combinazione di dolce e salato
Vedevo delle guantiere colme di patate al forno ben rosolate che subito mi facevano venire l’acquolina in bocca
Non c’erano avventori
Dietro il banco numerosi addetti alla refezione
Anziché servirmi subito (come alcuni avrebbero fatto, sfrontatamente), volli chiedere a qualcuno se potevo far colazione, pur non essendo ospite dell’hotel
Posai a terra lo zaino e la borsa a tracolla
Chiedevo ripetutamente, ma nessuno mi dava conto
Pareva che nemmeno sentissero le mie parole
Come ultimo tentativo, interpellai una donna di mezz’età con un casco di capelli argentati
Con la cortesia, senza essere invadente, spiegandomi
Ma anche costei pareva ignorarmi, deliberatamente
Ero irritato da questa non disponibilità
Pensavo che mi considerassero uno che voleva mangiare a scrocco
Ma no, avevo anche detto che ero disposto a pagare il necessario pur di poter fare colazione
Tentai l’ultima carta, tirando fuori i muscoli e dicendo io faccio questo e quello, sono un professionista, non sapete chi sono io, etc, etc
Il solito repertorio, ma anche questa esibizione non portò a nulla e dunque malgrado la mia forte appetizione rimanevo a bocca asciutta

E qui il sogno andava in dissolvenza

Mi sono ricordato attraverso questo sogno della mia personale camera delle meraviglie di cui poi dirò in altro luogo

 

 

Un lontano passato (immagine generata da Meta AI)

3. Sono ad un evento

Dovrebbe essere un qualche tipo di situazione in cui si sta seduti ai tavoli, si mangia e si beve, ed intanto degli oratori si succedono al leggio e parlano
Si tratta dunque di un evento conviviale il cui scopo precipuo è commemorare qualcuno che è morto
Almeno questo mi pare di capire
Non so chi sia il morto
Vorrei sedermi a qualcuno dei tavoli, ma non c’è posto
Le sedie sono tutte occupate e non ne portano altre
C’è una sala adiacente e lì mi sposto pensando di poter trovare un posto a sedere, ma non ce n’é alcuno
Qui gli avventori non fanno parte della congrega conviviale, e sono liberi da qualsiasi obbligo di etichetta
Mangiano infatti a quattro palmenti, da crapuloni
Mi avvicino ad uno dei tavoli occupato da un mangiatore solitario, afferro un tozzo di pane (non raffermo) e me ne vado via sgranocchiandolo
Ritorno nella sala del convito e vedo che la disposizione dei tavoli è stata nel frattempo modificata, anche se l’atteggiamento (e la disposizione d’animo) dei commensali è rimasto eguale e cioè di compunta attesa
Tutto tace, tutto è silenzio, come se la scena fosse fissata in un quadro o in una fotografia
Poi mi ritrovo a parlare con uno che è appena arrivato, un personaggione che sprizza autorità da tutti i pori e mi metto a parlare con lui, ricordandomi che in passato questo tipo mi aveva chiesto qualcosa, forse durante un viaggio in aereo in cui ci eravamo trovati seduti gomito a gomito
Cerco di entrare nelle sue grazie, anche se il suo stile comunicativo non fa per me
Mi sforzo comunque di fare conversazione e gli rifilo un numero di telefono scritto su di un pizzino di carta che mi ritrovavo in mano, come se queste cifre costituissero di per sé una informazione preziosa (l’informazione è tutto)
Poi ricordo di essere già stato qui una volta in un lontano passato
Tra i tavoli ci sono delle buche squadrate e, in considerazione della mancanza di posti a sedere, penso di calarmici dentro e sedermi lì con le spalle appoggiate alla parete e le gambe raccolte al petto
E allora, a partire da questa rappresentazione, ricordo, come in un flashback, che in passato, in una notte buia e tempestosa, mi trovavo proprio in questo posto, povero e solo, e non avendo mezzi di sussistenza, avevo deciso di trascorrere la notte, rintanandomi dentro una di quelle buche (che, detto per inciso, tanto assomigliano a dei loculi cimiteriali)

Forse sono già morto e non lo so
Talvolta, forse, si continua a vivere, ma si è già morti e non si sa di esser morti
E se la vita stessa non fosse altro che un simulacro o un’illusione?
E che solo ogni tanto si levi il sipario, così da mostrarci come le cose sono veramente dietro le quinte della finzione scenica?

Dissolvenza

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9 marzo 2026 1 09 /03 /marzo /2026 06:00
Immagine generata da Meta AI

Impasse

Sogni
Sogni
Molti
Continui
Sovrabbondanti
Discorrevo con qualcuno di ultramaratone
Vedevo una che aveva appena completato un’ultra di 100 km star male all’improvviso, presa da un accesso di vomito
Dopo le gare più impegnative bisogna tornare a casa, che non sempre è vicina, e occorre intraprendere un viaggio di ritorno, motivo per il quale c’è l’assillo delle coincidenze da rispettare
Questa parte delle ultramaratone occupava un sacco di spazio di questo mio sogno, ma ne ricordo soltanto un'impressione generica, senza alcun dettaglio
C’era poi un momento in cui ero sul punto di ritornare a casa
Ero in auto, già in via Lombardia, ma non si procedeva
Le auto erano tutte bloccate
Capivo anche che la strada era stata transennata
Forse era successo qualcosa…
Ma cosa?
Una vera beffa essere bloccato in auto a poche decine di metri dal portone di casa, dopo aver percorso centinaia di chilometri senza che nulla fosse accaduto
Vedevo che alcuni manovravano per uscire dall’inghippo a marcia indietro
Anche io mi adeguavo, pronto per andare alla ricerca di una via di fuga alternativa

(8 marzo 2026)

Antiche scale e sottopassi (immagine generata da Meta AI)

La casa trasformata

Ho sognato che c’erano dei lavori nella casa di campagna
Era tutto un cantiere
Le mura erano state portate a vivo per creare un nuovo rivestimento
Erano anche state realizzate delle varianti planimetriche e nei dettagli architettonici
Quella più interessante era questa
Per arrivare agli spazi interni della casa c’era uno stretto ingresso con una scaletta altrettanto stretta che scendeva sottoterra; e, quindi, seguendo un angusto e tortuoso passaggio si arrivava ad una fuga di scomodi gradini che portavano di nuovo verso l’alto e, qui, attraverso un varco davvero esiguo, si usciva nella casa vera e propria, dotata di un’ampia terrazza che si affacciava su di un golfo di bellezza sublime, il mare e il cielo indicibilmente azzurri e alcuni alberi fronzuti che delimitavano lo scenario, come in una cartolina
Tutto ciò contrastava con le caratteristiche del percorso che si doveva seguire per giungervi, così cupo e tenebroso, che mi facevano pensare piuttosto all’ingresso di una fortificazione medievale o di un bunker
Ero preoccupato di tutto questo
Pensavo che la mamma avrebbe avuto serie difficoltà a scendere quei ripidi gradini e a percorrere l’angusto cunicolo per arrivare a casa
Pensavo anche alle difficoltà cui sarei andato incontro per portare gli approvvigionamenti o grossi pacchi o i nuovi mobili
Andavo alla ricerca dell’operaio al comando per chiedergli di rendere il passaggio più agevole, per quanto ciò fosse possibile
Quando lo trovavo e gli esponevo le mie perplessità, mi diceva che certamente non poteva mettere dei maniglioni e dei passamano lungo il percorso, ma che - per il resto - avrebbe fatto il possibile per accontentarmi e tenere conto delle mie esigenze

(7 marzo 2026)

Pioggia di balati  (immagine costruita da Meta AI)

La pioggia di pietre

Ho sognato che osservavo il fianco ripido di una montagna, percorso da un sentiero che a stretto tornanti saliva verso la cima
Il pendio era brullo e privo di vegetazione
Vi era però a mezza costa un’enorme ceppaia, il resto di un’enorme quercia che era stata recisa anni prima e che doveva essere così alta da superare la cresta del monte e da lasciare in ombra l’intero pendio con le sue fronde
Pensavo che poter vedere quell’albero gigantesco vivente sarebbe stato semplicemente meraviglioso, forse anche sublime - come ci si può sentire davanti ad uno spettacolo maestoso della natura
Eppure quella meraviglia era stata recisa brutalmente
Dal mio punto di osservazione vedevo dei camminatori, minuti nella prospettiva come soldatini di piombo che sgambettavano lungo il sentiero
Improvvisamente cominciavano a piovere enormi massi, come proiettili che impattando al suolo provocavano dei tonfi violenti e delle vibrazioni che si propagavano sino al mio punto di osservazione
Ad ogni impatto violento faceva seguito una pioggia di pietre e ghiaia
Alcuni di quegli uomini venivano colpiti, altri cercavano di mettersi in salvo, correndo in su o in giù lungo il sentiero
Ma era difficile trovare scampo perché i massi cominciavano a cadere con una frequenza elevata
Alcuni venivano colpiti e quelli che riuscivano a scansare l’impatto dei massi venivano poi travolti dalla frana di pietre minute e di pietrisco
Era una sciagura che tuttavia, allo stesso tempo, era terribile e meravigliosa, come essere davanti ad una manifestazione del Divino imperscrutabile
E c’era poi quell’enorme ceppaia che rimandava all’immagine d'una meravigliosa opera della natura distrutta senza motivo

 

(10 marzo 2026)
 

Un mondo popolato da bestie feroci (immagine generata da Meta AI)

Le bestie feroci

Sono incaricato di scrivere delle relazioni mediche di idoneità e predispongo dei moduli pre-stampati, apponendovi timbro e firma
Poi, all’improvviso, guardando meglio, mi rendo conto che i moduli dicono ben altra cosa e che, pertanto, non sono utilizzabili
Mi metto ad armeggiare davanti allo schermo del PC per stampare i modelli giusti, ma vado incontro a numerose difficoltà 
Ciò che è apparentemente semplice risulta essere difficilissimo: non riesco ad andare oltre il salvaschermo che appare nel display ed entrare nel sistema
Prima ero ad un importante convegno organizzato da un’Associazione del Terzo Settore
Io avrei dovuto fare parte di un team che sarebbe dovuto andare a compiere dei sopralluoghi
Ma prima bisognava ascoltare dei discorsi e guardare dei grafici
Del cibo veniva distribuito, panini imbottiti da quel che potevo capire
Tuti ricevevano la loro razione, ma io venni escluso
Chi era incaricato del compito, semplicemente mi ignorò
Cercai di inseguirlo, per chiedergli conto e ragione
Avrei voluto dire (frase fatta): “E che sono? Il figlio della serva, forse!”
Ma nel frattempo quello(a) si era dileguato lasciandomi con un pugno di mosche in mano
C’erano i preparativi da fare per andare in questo luogo misterioso e sconosciuto del quale occorreva costruire le coordinate allo scopo di disporre degli interventi
Salivo e scendevo delle scale per prendere la mia attrezzatura fotografica: c’era sempre qualcosa mancante all’inventario e quindi, come in loop, dovevo iniziare tutto daccapo
Mi giungevano notizie che in questo luogo vi fossero grandi pericoli da affrontare e che era come andare in un parco affollato di bestie feroci senza protezione alcuni
Ma anche: alcune di queste bestie erano orrende chimere, pericolosissime


(4 marzo 2026)

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  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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