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Ho fatto un sogno croccante,
badiamo bene non shockante,
croccante,
croccante
(secondo il recente uso semantico
invalso oggi)
Ero in una strana situazione,
una specie di pantomima
o recita a soggetto
drammatica e sanguinaria
Un’enorme quantità di comparse
o figuranti
doveva inscenare un’allegra parata,
con il contorno di fenomeni da baraccone (freaks)
e di attrazioni da fiera
La parte culminante della rappresentazione avrebbe dovuto essere un trenino del quale ciascun vagone sarebbe stato un carro allegorico con enormi composizioni animate di cartapesta e figuranti umani in carne ed ossa
Tutta la scena era dominata da un Signore oscuro, severo e crudele, circondato da un plotone di sgherri minacciosi, in abiti da aguzzini nazisti, armati di fruste, armi bianche e da fuoco
Chi sbagliava veniva indicato con un dito adunco dal Signore oscuro e subito era giustiziato sul posto con uno o più colpi di spadone oppure falciato a colpi di mitra
Io cercavo di sfuggire a tutto ciò e mi riparavo in un grande capannone che custodiva pezzi di ricambio per la rappresentazione e per i carri allegorici,
accolto con slancio protettivo da colui che ne era a capo
Capivo tuttavia che anche lì non sarei stato al sicuro dagli aguzzini e ritornavo ad immergermi nella folla di figuranti per cercare una più discreta via di fuga, magari cogliendo l’attimo di confusione per allontanarmi non visto e abbandonare questo luogo d’incubo
Aspettavo e aspettavo
Osservavo
Non mi sembrava di cogliere spiragli possibili
Temevo per la mia incolumità
Quei pazzi fanatici e sanguinari avevano preso il controllo del mondo intero
Cercavo di sopravvivere, a momenti mi mescolavo alla folla ebbra intenta in quello che sembra diventare sempre più un rito dionisiaco, una festa di sangue e di morte; a momenti, mi nascondevo in certi anfratti alla ricerca di salvezza che non arrivava mai
Fui sull’orlo di perdere il senno, quando nel mio rifugio transitorio urtai con il piede contro un secchio di metallo e chinandomi ad osservarlo mi accorsi con orrore che era ricolmo di mani e dita mozzate
Urlai e fuggii
Poi mi svegliai ed era solo un sogno
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Una precisazione occorre sul termine "croccante" di cui soltanto recentemente ho appreso un utilizzo di cui non avrei avuto modo di sospettare.
Mi ci sono imbattuto, in questo nuovo e particolare uso idiomatico della parola, qualche settimana fa, quando mio figlio parlandomi del fatto che la nonna materna fosse in fin di vita, mi disse che era una "situazione croccante".
Io allora gli chiesi se per caso non avesse voluto scrivere "shockante" (eravamo in chat) e lui mi rispose ripetendo il termine "croccante" e dicendomi che si trattava di una situazione difficile e faticosa da vivere per lui e sua madre che si erano trovati al suo capezzale.
A distanza di qalche giorno, mentre eravamo in campagna, gli chiesi se nel descrivere il suo lavoro della giornata lo avrebbe potuto definire "croccante" (giusto per capire meglio) e lui mi disse. "No, oggi no! Ma se mi fossi trovato a lavorare in piena estate con 40 gradi di temperatura e sotto il picco del sole, quella di certo la definirei una situazione croccante!".
OK! Così avevo capito meglio...
Pochi giorni dopo in una conversazione improvvisata con lo skipper di un catamarano di grandi dimensioni ormeggiato al porto di Palermo, mentre quello mi raccontava delle sue traversate atlantiche e soprattutto di quelle ben più difficili in senso contrario da ovest verso est, ebbe a dire: "Mi sono ritrovato in situazioni di mare e di vento piuttosto croccanti!".
Quindi c'è un nuovo uso del termine che si va diffondendo con accezioni precedentemente non previste. D'altra parte, è così: la lingua parlata è fluida e continuamente mutevole.
Ciò che segue è il risultato delle mie ricerche al riguardo.
Il termine "croccante", tradizionalmente riferito a cibi che scricchiolano sotto i denti (come mandorle o biscotti), ha assunto negli ultimi anni nuovi significati idiomatici, spesso derivati dall'uso social o dall'influenza della lingua inglese:
Croccantizzare: Secondo la Treccani, questo verbo è utilizzato sui social media e da alcuni chef per indicare l'azione di rendere qualcosa croccante.
"Croccante" (gergo visivo): A volte utilizzato in contesti social per definire qualcosa che è "nitido", "fresco" o di alta qualità, spesso associato a immagini o video ad alta risoluzione, simile all'uso inglese di "crisp" o "crunchy".
Croccantino: Sebbene diminutivo, il termine è ormai diventato il termine standard per indicare il cibo secco per animali domestici, inserito nei dizionari negli anni 2000.
Nonostante questi utilizzi estesi, il significato principale rimane legato alla consistenza alimentare, spesso celebrato per la sua capacità di aumentare la soddisfazione gustativa (effetto crunch)
Ma c’è di più: l'uso di "croccante" per descrivere una situazione dura o difficile è molto comune, ma con una sfumatura specifica che è quasi sempre ironica o sarcastica.
In questo contesto, si usa per "alleggerire" verbalmente un'esperienza che in realtà è stata pesante, stressante o imbarazzante. Ecco come funziona questa sfumatura:
L'ironia della "croccantezza"
Significato antifrastico: Si usa un termine positivo (che richiama qualcosa di piacevole e soddisfacente come il cibo croccante) per descrivere l'esatto opposto.
Esempio tipico: "Ieri ho avuto un lunedì decisamente croccante" non significa che sia stato un bel lunedì, ma che è stato un disastro, pieno di imprevisti o fatiche.
Contesto "pepato": Spesso si definisce "croccante" una situazione difficile che però ha risvolti assurdi, comici o densi di gossip (ad esempio una discussione accesa o un litigio pubblico).
Perché si usa?
È un modo per mostrare distacco o resilienza. Invece di dire "è stata una tragedia", dire "è stata un'esperienza croccante" serve a:
Drammatizzare meno: Trasforma il problema in un aneddoto da raccontare.
Cercare complicità: Chi ascolta capisce subito, dal tono, che si sta parlando di un momento difficile.
In sintesi, se qualcuno ti dice che ha vissuto una "situazione croccante" e non sembra felice, preparati a sentire il racconto di un bel pasticcio.
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Sogni
Sogni
Sogni
Ci sono sempre
Sempre arrivano
Il sogno fa parte ineliminabile,
a volte imperscrutabile
della nostra vita vissuta
Nel sogno osserviamo noi stessi
fare questo e quello,
parlare,
agire,
muoversi
Siamo sempre noi,
visti dalla prospettiva dell’Io sognante
Non sempre ricordiamo,
più spesso dimentichiamo
Nelle ore subito successive al risveglio
c’è spesso qualche frammento
pronto a riemergere,
a seconda delle associazioni di pensiero
che ci capita di fare
Ho sognato che in un qualche ambulatorio psichiatrico, assieme ad altri colleghi, mi accingevo a compilare un modulo per attuare il ricovero di qualcuno che aveva una sfilza di nomi da extracomunitario
C’erano molte difficoltà in ciò, poiché ci mancavano alcuni dati essenziali, tipo la data di nascita e il luogo di residenza.
Mancavano anche informazioni attendibili sulla esatta grafia del cognome costui e su quanti e quali fossero i suoinomi di battesimo o di nascita
Io ponevo un rallentamento alla premura dei miei colleghi ed insistevo nel dire che tutto dovesse essere compilato in modo esatto e preciso; la troppa fretta ci metteva a risschio di incorrere in uno scambio di persona o di ingenerare nel diretto interessato reazioni di sospettosità ed attivazioni persecutorie
In questa attività era presente il mio cane, Sir Black, che se ne stava placidamente acciambellato sulle mie ginocchia come fosse un gatto
Un fatto in sé piuttosto assurdo, perché Sir Black è un cane di grossa taglia che sfora i 35 kg di peso corporeo
Dissolvenza
(5 aprile 2026)
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Ho sognato tante cose
Una notte piena di sogni
Ero su di treno, in viaggio
Meta sconosciuta
Ero sì nel treno, in uno scompartimento
ma, nello stesso tempo,
mi libravo su di esso,
in una quieta esperienza di dislocazione
extra-corporea
Poi, il convoglio,
dopo un lungo tratto in ripida discesa
(cosa insolita per un treno)
si fermava per una sosta
in una piccola stazione
dotata di pensiline e molte panchine
Io, rientrato nel mio corpo,
decidevo di scendere
per sgranchirmi le gambe
e lo facevo, lasciando però
il mio zainetto e tutti i miei averi a bordo
Tanto sarei tornato di lì a poco
Iniziavo a camminare placidamente
lungo la banchina
alla ricerca di qualche panchina
che mi andasse a genio
Un passo dopo l’altro
arrivavo sino alla fine della banchina deserta,
dove iniziava una galleria
cupa e tenebrosa
dalla cui imboccatura
immaginai potessero uscire
mostri spaventosi per ghermirmi
Quando mi voltai
vidi con stupore
che il treno non c’era più
Svanito!
Andato!
Paura e panico
Cosa fare adesso?
Ero anche privo del mio zaino
con tutti i miei effetti
ed anche tutti i miei difetti
Era un handicap,
ma forse anche una liberazione
Sì, un senso di liberazione,
prima di andare incontro
all’inevitabile ibernazione
che a tutti spetta,
prima o poi
Dovevo assolutamente
mettere a punto un Piano B
per proseguire nel mio viaggio
Penetravo in un grande palazzo
che aveva cento corridoi e duemila stanze
(come lo sapevo? Lo sapevo e basta!)
e grandi atri spaziosi e risonanti
Arrivavo a delle grandi porte
di acciaio brunito
Capivo che quella
era la mia via di salvezza
Bussavo e bussavo,
provocando con il mio pugno
dei grandi rintocchi come di campana
Io stesso mi ero fatto
campana e batacchio
Ed ecco che qualcuno socchiudeva l’uscio
Una donna mi guardava con occhi feroci
dalla fessura e poi, senza dire nulla,
si accingeva a richiuderla e a rinchiudersi dentro
Io mi opponevo
Infilavo il piede nella fessura
e bloccavo la porta
Poi, con tutte le mie forze
spalancavo l’uscio
ed ero dentro
Al di là c’era un altra porta di acciaio brunito,
del tutto chiusa,
minacciosa e spaventosa
Capivo che, per andare avanti,
avrei dovuto superare dieci, cento,
forse anche mille porte,
ma ero determinato a farlo
e mi sentivo pieno, traboccante, di energia
Capivo che, da quel punto in avanti,
il mio sarebbe stato un cammino di lotta
Dissolvenza
(4 aprile 2026)
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Questa notte ho sognato di abitare in un luogo diverso
Si trattava di un'enorme palazzone condominiale, svettante verso il cielo, con una facciata molto articolata con rientranze e sporgenze, un'opera di alta architettura, per alcuni versi
L'edificio gigantesco - alto almeno trenta piani, un autentico alveare di appartamenti - sorgeva al centro d'un ampio giardino denso di vegetazione arborea e di piante da fiore
Il terreno era suddiviso in ampie aiuole e percorso da una reta di camminamenti lastricati in pietra
Il luogo era bellissimo ed ombroso
Io camminavo percorrendo l'intrico dei vialetti
Ed era un'esperienza intensa e corroborante
In questo andare s'affiancava a me la mamma, ancora giovane e come la vedo adesso nelle vecchie foto di quando io ero un bambinetto di pochi anni soltanto.
Lei procedeva silenziosamente accanto a me senza proferire parola
Camminando, mi capitava di rinvenire accartocciate per terra delle banconote ed io sistematicamente le raccoglievo, dispiegandole e lisciandole.
Una volta era una banconota da venti euro, un'altra si trattava di una da cinquanta, nientemeno
Pensavo che quello era sicuramente un mio giorno fortunato, anzi fortunatissimo
Seguendo il percorso arrivavamo ad uno spiazzo posto proprio di fronte all'ingresso monumentale e vasto dell'edificio: in fondo all'ampio portale spalancato si vedeva la guardiola del portinaio che indossava un'elegante divisa
Proprio qui, davo un calcio ad un pezzo di carta tutto accartocciato che, con l'urto, si apriva e mi accorgevo che era l'ennesima banconota, quasi piovuta dal cielo
Mi chinavo a raccoglierla voglioso (mai dire di no alla sorte!), ma qui la mamma mi lanciava uno sguardo di disapprovazione e puntava lo sguardo verso il portinaio impassibile ed ieratico in fondo
Capivo al volo cosa intendesse dirmi e correvo a consegnare la banconota smarrita al portinaio al quale - malgrado la sua apparente immobilità - non era sicuramente sfuggito alcun dettaglio del fortuito rinvenimento
In un'altra parte del sogno andavo in canoa, nel K1
C'erano delle piccole onde e giocavo con loro, surfando sulla loro cresta
Forse osavo troppo e, infatti, perdevo l'equilibrio, cadevo inesorabilmente in acqua con la canoa scuffiata, mentre un amico che era vicino a me, su di un'altra canoa, manteneva il controllo del suo scafo
A nuoto sospingevo la canoa, mezza piena d'acqua, verso uno scivolo di cemento, premurandomi di non perdere la presa sulla pagaia
Quando ero giunto sufficientemente vicino per cominciare le manovre di svuotamento dello scafo e per risalire a bordo, arrivava, percorrendo lo scivolo, uno stuolo di altri canoisti, ciascuno di essi portando a spalla la propria canoa e tutti quanti la lanciavano in acqua e poi con molta destrezza ci saltavano dentro acrobaticamente al volo, senza capovolgersi
E se ne andavano pagaiando con vigore
Li ammiravo per la loro destrezza e per la loro spavalderia
Dissolvenza
(3 aprile 2026)
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