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3 agosto 2026 1 03 /08 /agosto /2026 06:12
Angela Marsons, Il silenzio dei colpevoli, Newton Compton

Il silenzio dei colpevoli” (titolo originale: Twisted Lies, nella traduzione di Marialuisa Amodio) è il quattordicesimo romanzo thriller della scrittrice britannica Angela Marsons, pubblicato in Italia da Newton Compton Editori all'inizio del 2026.
Il libro vede il ritorno della celebre e ruvida detective Kim Stone alle prese con un caso particolarmente efferato e intricato, in cui - apparentemente - un omicida seriale compie degli orribili omicidi, ognuno dei quali sembra essere la riproduzione di antiche torture medievali.

Per me, è solo il secondo che mi ritrovo a leggere della scrittrice britannica.

La prosa dell'autrice è - come ho già notato in un primo approccio con essa - asciutta e di forte stampo cinematografico, incalzante nella giustapposizione di brevissimi capitoli.

L'indagine ha inizio quando il corpo di un uomo, barbaramente torturato, viene ritrovato all'interno di una zona industriale. Nel dare la tragica notizia alla moglie della vittima, Diane Phipps, l'istinto della detective Kim Stone le suggerisce che la donna nasconda qualcosa.

I sospetti aumentano drasticamente quando, nel giro di ventiquattr'ore, Diane e l'intera famiglia svaniscono nel nulla.

Poco dopo viene scoperto un secondo cadavere, inchiodato al suolo in una riserva naturale nel Somerset. La squadra di Kim porta alla luce un segreto gelosamente custodito che unisce entrambe le vittime. L'aspetto più inquietante è che questo segreto sembra essere protetto anche da alcuni membri della stessa polizia.

Tra depistaggi, silenzi familiari e l'insistenza della giornalista locale Tracy Frost – impegnata a riaprire un vecchio caso di femminicidio –, Kim Stone dovrà scavare a fondo nella mente dell'assassino per fermarlo prima che colpisca ancora.

(Risvolto) Il corpo senza vita di un uomo barbaramente torturato viene trovato in una zona industriale. Quando comunica la devastante notizia a Diane Phipps, moglie della vittima, la detective Kim Stone sente che qualcosa non va nella reazione della donna. Nel giro di ventiquattr'ore, Diane e il resto della famiglia scompaiono nel nulla. E non è finita: un secondo corpo inchiodato al suolo viene rinvenuto in una riserva naturale in una cittadina del Somerset.
Kim e la sua squadra scoprono un indizio prezioso: un segreto gelosamente custodito che collega entrambe le vittime e che potrebbe costare altre vite. Un segreto che anche alcuni poliziotti stanno proteggendo. Di fronte agli inganni di coloro di cui dovrebbe potersi fidare, a familiari che non parlano e a una giornalista locale, Tracy Frost, che riapre il caso di una donna uccisa dal marito un anno prima, Kim si trova in acque più che mai profonde.
La detective Stone deve trovare il movente per scoprire l'assassino che sta sistematicamente prendendo di mira e torturando le sue vittime. Ma riuscirà a svelare la scioccante verità e a fermarlo prima che colpisca ancora?

Questa la serie completa (secondo wikipedia):

1. Urla nel silenzio (Silent Scream, 2015), Roma, Newton Compton Editori, 2015, traduzione di Angela Ricci;
2. Il gioco del male (Evil Games, 2015), Roma, Newton Compton Editori, 2016, traduzione di Erica Farsetti e Angela Ricci;
3. La ragazza scomparsa (Lost Girls, 2015), Roma, Newton Compton Editori, 2017, traduzione di Erica Farsetti e Renata Moro;
4. Una morte perfetta (Play Dead, 2016), Roma, Newton Compton Editori, 2018, traduzione di Erica Farsetti e Clara Nubile;
5. Linea di sangue (Blood Lines, 2016), Roma, Newton Compton Editori, 2019, traduzione di Nello Giugliano;
6. Le verità sepolte (Dead Souls, 2017), Roma, Newton Compton Editori, 2019, traduzione di Nello Giugliano;
7. Quelli che uccidono (Broken Bones, 2017), Roma, Newton Compton Editori, 2021, traduzione di Erica Farsetti;
8. Vittime innocenti (Dying Truth, 2018), Roma, Newton Compton Editori, 2022, traduzione di Erica Farsetti;
9. Promessa mortale (Fatal Promise, 2018), Roma, Newton Compton Editori, 2023, traduzione di Giulio Lupieri;
10. La memoria dei morti (Dead Memories, 2019), Roma, Newton Compton Editori, settembre 2023, traduzione di Giulio Lupieri;
11. La mossa dell'assassino (Child's Play, 2019), Roma, Newton Compton Editori, 2024, traduzione di Anna Ricci;
12. Il primo cadavere (First Blood, 2019), Roma, Newton Compton Editori, 2020 traduzione di Erica Farsetti (Nota: pur essendo successivo ai primi romanzi, questo episodio è il prequel di tutta la saga e diegeticamente va collocato all'inizio);
13. Una mente assassina (Killing Mind, 2020), Roma, Newton Compton Editori, 2025, traduzione di Anna Ricci;
14. Un grido fatale (Deadly Cry, 2020), Roma, Newton Compton Editori, 2025, traduzione di Marialuisa Amodio;
15. Il silenzio dei colpevoli (Twisted Lies, 2021), Roma, Newton Compton Editori, 2025, traduzione di Marialuisa Amodio
16. Il tempo degli innocenti (Stolen Ones, 2021), Roma, Newton Compton Editori, 2026, traduzione di Marialuisa Amodio;

Esiste anche un prequel (contrassegnato come numero 0) e pubblicato solo nel 2019 con il titolo “Il primo cadavere”, che racconta il primo incontro della squadra, che puoi leggere per primo o dopo aver scoperto i volumi principali

Hanno detto

«Stile asciutto, incisivo, cinematografico. Si legge tutto d’un fiato e avviluppa il lettore.» - Corriere della Sera – la Lettura

«Angela Marsons è un’esponente di punta del thriller britannico.» - la Repubblica – Robinson

«Angela Marsons è molto abile nell’indagare la natura umana e il suo mondo è pieno di psicopatici della porta accanto. Ma tra le sue pagine c’è anche un tocco di sottile ironia britannica che dà profondità e spessore ai suoi libri volta-pagina che l’hanno resa la vera regina del giallo internazionale.» -
La Stampa – Tuttolibri

«Angela Marsons affida all'esperta e ruvida detective Kim Stone la sua quattordicesima indagine: la cornice è quella abituale, nuove sono le efferatezze.» - Patrizia Violi, La Lettura

 

Angela Marsons

L’autrice. Angela Marsons è una scrittrice britannica, autrice della serie bestseller che vede protagonista la detective Kim Stone. Ha esordito nel 2017 per Newton Compton con Urla nel silenzio, primo titolo della lunga saga di thriller ambientati nel Black Country, la regione dell’Inghilterra da cui proviene e che conosce profondamente. Con uno stile teso e avvincente, Marsons si è affermata come una delle voci più lette del thriller contemporaneo.

Guardia di sicurezza al Merry Hill Shopping Centre di Brierley Hill, dopo 25 anni in cui nessuna casa editrice ha voluto pubblicare i suoi libri, nel 2015 è riuscita finalmente a pubblicare tre libri della sua serie poliziesca con l'editore digitale Bookouture.
I suoi libri sono tutti ambientati nella Black Country (con la quale denominazione si intende un'area delle Midlands occidentali inglese e il comprensorio di Birmingham).
Il personaggio principale della serie criminale è l'investigatrice Kim Stone.
Il successo dei libri su Kim Stone pubblicati in digitale ha portato a un accordo di stampa con l'editore Bonnier Publishing Fiction.
Con la casa editrice Bookouture ha firmato un contratto che prevede la pubblicazione di 16 libri della serie Kim Stone. In Italia i suoi libri vengono pubblicati dalla Newton Compton Editori.

Vive con la compagna Julie nella Black Country

Angela Marsons, Urla nel silenzio; Newton Compton

Angela Marsons, Urla nel silenzio (Silent Scream, nella traduzione di Angela Ricci), Newton Compton, 2019

Un caso intricato, il primo di una serie che vede protagonista la detective Kim Stone, ambientato nella “Black Country” in Inghilterra.

Letto per caso: ho trovato il libro in una cassetta di scambio libri.
Ho cominciato subito a leggerlo e mi ha appassionato

Neanche il più oscuro dei segreti può restare sepolto per sempre”.

«Un giallo superbo. Trama e scrittura sono semplici e afferrano il lettore come vuole la tradizione britannica. Solo che stavolta, al posto della campagna inglese, c'è la cruda realtà delle perferie. L'adrenalina è sino alla fine, per oltre 300 pagine. E non è facile, di solito» – Il Fatto Quotidiano

(sinossi) Cinque persone si trovano intorno a una fossa. A turno, ognuna di loro è costretta a scavare per dare sepoltura a un cadavere. Ma si tratta di una buca piccola: il corpo non è quello di un adulto. Una vita innocente è stata sacrificata per siglare un oscuro patto di sangue. E il segreto che lega i presenti è destinato a essere sepolto sotto terra. Anni dopo, la direttrice di una scuola viene brutalmente assassinata: è solo il primo di una serie di agghiaccianti delitti che terrorizzano la regione della Black Country, in Inghilterra. Il compito di seguire e fermare questa orribile scia di sangue viene affidato alla detective Kim Stone. Quando però nel corso delle indagini tornano alla luce anche i resti di un altro corpo sepolto molto tempo prima, Kim capisce che le radici del male vanno cercate nel passato e che per fermare il killer una volta per tutte dovrà confrontarsi con i propri demoni personali, che ha tenuto rinchiusi troppo a lungo...

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31 luglio 2026 5 31 /07 /luglio /2026 09:54
Allen Frances, primo, non curare chi è normale, Bollati Boringhieri

"Primo, non curare chi è normale. Contro l'invenzione delle malattie" è il saggio dello psichiatra statunitense Allen Frances, pubblicato in Italia da ⁠Bollati Boringhieri nel 2013 (Collana Saggi).
Il libro rappresenta una dura autocritica e un atto di accusa contro la medicalizzazione della vita quotidiana e l'espansione incontrollata delle diagnosi psichiatriche

L'autore non è un critico qualunque: Allen Frances ha infatti diretto la redazione del DSM-IV (la quarta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali). In questo suo saggio analizza criticamente il passaggio al DSM-5, evidenziando diversi punti chiave: che sono l'inflazione diagnostica, un eccesso di medicalizzazione delle emozioni che riguarda i "mali" del vivere quotidiano e interessi economici di grande rilevanza nello sbilanciamento delle cure e delle risorse..
I confini della psichiatria si sono allargati al punto da trasformare problemi normali in disturbi mentali, con la crescita enorme ed incontrollata delle diagnosi psichiatrica: si pensi alla terribile crescita delle diagnosi di disturbo depressivi ed altre sindromi affini, oppure all'inflazione diagnostica di  ADHD, anche in tenera età, all'avvio di terapia psicofarmacologiche specifiche prescritte a minori.
Stati d'animo fisiologici come il lutto, l'invecchiamento o la timidezza vengono oggi etichettati come patologie da curare. L'industria farmaceutica spinge per ampliare i criteri diagnostici al fine di commercializzare nuove pillole, con terapie con farmaci ad hoc dotati sulla base di ricerche "pilotate" (edulcorate) efficaci per quella specifica patologia.
Si sottraggono così risorse e attenzioni ai malati gravi per curare con psicofarmaci persone che non ne avrebbero bisogno.

Si creano le premesse per creare uno stuolo di pazienti dipendenti proprio da quei farmaci, ma - nello stesso tempo - per via dell'attivarsi di effetti paradossi o per la comparsa di sintomi astinenziali in caso di sospensione non graduale - si apre la strada per l'attivazione di sindromi psichiatriche di tipo diverso (al riguardo, è frequente constatare che i pazienti psichiatrici contemporanei) sono portatori di due-tre diagnosi psichiatriche) con trattamenti complessi che prevedono la combinazione di farmaci antipsicotici, antidepressivi, modulatori del comportamento e ansiolitici.

Il messaggio centrale di Frances si riassume nel suo invito a celebrare le differenze umane anziché patologizzarle, difendendo il concetto stesso di "normalità" dagli assalti dell'inflazione diagnostica e dalle derive del marketing farmaceutico. 

Le sue posizioni sono state criticate ed ostracizzate. Le accuse principali non tanto sono arrivate dai sostenitori della diverse correnti della psichiatria alternativa, ma dai suoi colleghi della comunità scientifica e dall'American Psychiatric Association (APA)

Le obiezioni mosse contro le sue tesi si sono articolate su tre fronti principali:
1. Conflitto di interessi ed ipocrisia. I curatori del DSM-5 hanno duramente replicato a Frances, ricordandogli che l'inflazione diagnostica è iniziata proprio sotto la sua gestione. Nel periodo in cui è stato utilizzato il DSM-IV, infatti, si è registrata una vera e propria esplosione di diagnosi di ADHD nei bambini e di disturbo bipolare negli adulti. Molti colleghi lo hanno accusato di "senno di poi" e di incoerenza finanziaria, sottolineando che egli ha continuato a percepire royalty sulle vendite dei prodotti legati al DSM-IV proprio mentre ne criticava l'evoluzione commerciale.
2. Ostruzionismo al progresso scientifico. La comunità dei ricercatori lo ha accusato di avere un approccio eccessivamente conservatore e superato. Secondo i suoi detrattori, l'allargamento di alcuni criteri nel DSM-5 non era una mossa commerciale, ma il necessario recepimento di nuove scoperte neuroscientifiche e cliniche volte a intercettare precocemente il disagio psichico prima che diventi cronico o invalidante.3. 
3. Critiche dagli opposti estremismi. Come ammesso dallo stesso Frances, la sua posizione intermedia lo ha esposto ad un fuoco incrociato di critiche provenienti da più parti.
Da un lato, i sostenitori dei farmaci lo hanno accusato di colpevolizzare i pazienti e di creare uno stigma intorno a chi trova reale beneficio e sollievo quotidiano nelle terapie chimiche. Gli esponenti dell'antipsichiatria radicale, al contrario, ritengono le sue critiche siano state troppo timide. Lo accusano di difendere comunque l'impianto generale della psichiatria e l'uso dei farmaci (che Frances considera utilissimi pur se limitati ai casi gravi), rifiutando di abbattere del tutto il sistema diagnostico

 

Detto ciò, non tutto è da buttare via nel DSM che, pur con la menzionata tendenza alla polverizzazione delle diagnosi e quella altrettanto drammatica della psichiatrizzazione dei più banali life event ha introdotto un approccio dimensionale nella valutazione del paziente psichiatrico, con l'introduzione del concetto di spettro dei disturbi diagnosticabili.

(Risvolto) Considerato dagli psichiatri di tutto il mondo il testo imprescindibile di riferimento, il DSM (Diagnostic and Statistical Manual), pubblicato dalla American Psychiatric Association e tradotto in decine di lingue, è la fonte primaria che definisce il limite tra ciò che è normale e ciò che è patologico in relazione alla psiche. Passato attraverso quattro edizioni, il manuale è giunto ora alla quinta stesura, il DSM-5, ma questa volta la pubblicazione ha scatenato feroci e allarmanti polemiche. A capo dei critici più agguerriti si trova Allen Frances, l'autore di questo libro, scienziato autorevole e psichiatra tra i più apprezzati, che sa bene di cosa parla, dal momento che proprio lui aveva diretto la redazione del precedente DSM-IV. Secondo la sua analisi, precisa e convincente, la nuova edizione del manuale diagnostico rischia di fare più male che bene. L'impostazione del volume allarga infatti a tal punto lo spettro delle patologie psichiche da lasciare ben poco spazio alla "normalità", che quasi scompare. Siamo tutti malati: un regalo alle industrie degli psicofarmaci e una resa di fronte alla crescente medicalizzazione della società, divenuta sempre meno capace di gestire serenamente fenomeni comuni, che sono sempre esistiti, come il lutto, l'invecchiamento o la naturale vivacità dei giovani. Si moltiplicano invece le diagnosi di patologie per ogni comportamento, perdendo in questo modo la visione pluralista dell'universo psichico e forse condannando in futuro milioni di persone a cure non necessarie. «Non medicalizziamo le differenze umane – ammonisce Allen Frances – celebriamole».

Frances Allen


L'autore. Allen Frances (1942) è Professore Emerito presso il Dipartimento di Psichiatria e Scienze comportamentali della Duke University School of Medicine di Durham, Carolina del Nord, che ha diretto per molti anni. Frances ha guidatola task force che ha pubblicato il DSM-IV ed è stato in precedenza membro del comitato che ha steso il DSM-III, di cui ha redatto la sezione sui disordini della personalità. Autore e coautore di centinaia di articoli specialistici e di vari volumi accademici, scrive frequentemente su «Huffington Post», «Psychology Today» e «Education Update». Presso Bollati Boringhieri sono usciti Primo, non curare chi è normale. Contro l’invenzione delle malattie (2013) e Il crepuscolo di una nazione. L’America di Trump all’esame di uno psichiatra (2018).

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27 luglio 2026 1 27 /07 /luglio /2026 05:44
Alice Banfi, Tanto scappo lo stesso, Stampa Alternativa

"Tanto scappo lo stesso. Diario di una matta" è il titolo del romanzo autobiografico di Alice Banfi (pubblicato da Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri - Collana Eretica - nel 2008).
Si tratta di un piccolo libro che racconta la vita nei reparti di psichiatria e le vicissitudini dell’autrice sofferente da quel che sembra di un disturbo borderline di personalità aggravato da una problematica anoressica e da tendenze suicidiarie.
Vi si parla di una vita difficile segnata da continui ricoveri psichiatrici e sofferenza esistenziale.
L'autrice racconta il dolore ma anche la forza di cercare una via d'uscita e la libertà.
Il titolo fa riferimento alle numerose contenzioni (con le famigerate "fasce", il cui utilizzo è tutt'ora molto e preoccupantemente diffuso in molti degli SPDC italiani) cui l’autrice veniva sottoposta nei suoi ricoveri e che lei riusciva sempre ad infrangere, abbandonando il reparto e poi presentandosi alla sua porta come se nulla fosse stato.
Vi è anche in queste pagine, sottesa, una riflessione che percorre tutte le pagine sul sostanziale parziale fallimento della riforma psichiatrica del 1978 e del pensiero basagliano, come mostra bene a prefazione del libro scritta dal noto psichiatra basagliano Peppe Dell'Acqua che ricevette il testo stampato direttamente dalla madre di Alice Banfi, ebbe modo di leggerlo e decise di farlo pubblicare con la casa editrice Stampa Alternativa.
E' un piccolo libro che tutti gli operatori socio-sanitari del settore di oggi dovrebbero tenere a mente, perché pone dei problemi che sono estremamente attuali e problematici., sottolineando come non si cura con la coercizione, ma con la comprensione, con la pazienza e con la disponibilità all'ascolto. 
Leggendolo non può non venire in mente un altro piccolo libro che è La ragazza interrotta (con il titolo originale Girl, Interrupted), scritto nel 1993 da Susanna Kaysen che, alla fine degli anni '60, trascorse ben 18 mesi all'interno del McLean Hospital, una nota clinica psichiatrica privata statunitense statunitense per adolescenti e donne sofferenti di Disturbo Borderline di Personalità, noto in Italia soprattutto per il suo adattamento cinematografico del 1999 intitolato Ragazze interrotte di James Mangold ed interpretato da Winona Ryder e Angelina Jolie, film che - per alcuni versi - è diventato un cult generazionale.

Il parallelo tra i due scritti vale soltanto fino ad un certo punto, dal momento che la situazione delineata dalla Kaysen fa riferimento ad una clinica nordamericana sicuramente a pagamento e costosa che poco ha a che vedere con la realtà degli SPDC sia al tempo in cui si sono sviluppate le esperienze di ricovero di Alice Banfi, sia al giorno d'oggi, a distanza di quasi vent'anni, quando la realtà italiana dei ricoveri in ambito psichiatrico non è migliorata, ma si è deteriorata ancor di più, a causa dei tagli alle spese sanitarie, del depauperamento del personale e d'una sua crescente demotivazione.

(Sinossi) Alice ha tre papà e due mamme, cresce nell'amore e nel caos di una famiglia diversa, si scontra col sesso a soli tre anni, il suo sogno di bambina è diventare una pittrice. Col tempo il sogno di Alice si trasforma in rabbia, che riversa per lo più su se stessa, sul suo corpo: con l'alcool, l'anoressia, picchiandosi e infliggendosi tagli sempre più profondi. Diagnosi: disturbo di personalità borderline. Arriva il primo di una lunga serie di ricoveri in reparti di psichiatria. Si chiude la porta e il mondo rimane fuori. Alice si ritrova in un micro-mondo a forma di corridoio: è all'inferno. Lungo il corridoio, le porte, e per ogni porta un personaggio, una persona, un matto cosicché la storia di Alice si fonde alle storie degli altri. Tutti, per un motivo o per l'altro, legati mani e piedi al letto, assaliti da tre o dieci infermieri. Ma Alice sa sempre liberarsi dalle fascette che stringono polsi e caviglie. 
Alice vuole fuggire, magari solo per un'ora, ci prova e sempre ci riesce. 
Tanto, per rientrare basta suonare il campanello.

 

Alice Banfi (immagine tratta dal web)

L'autrice. Alice Banfi è una pittrice, scrittrice e attivista italiana nata a Milano il 29 agosto 1978. È nota a livello nazionale per le sue opere letterarie autobiografiche che denunciano le storture del sistema psichiatrico e per la sua intensa attività artistica.
 Vive e lavora a Camogli (Genova), dove gestisce la sua micro-galleria e studio d'arte sul lungomare. 
 Sul finire degli anni novanta ha sofferto di gravi disturbi alimentari (anoressia), autolesionismo e abuso di alcol, che l'hanno portata a ricevere una diagnosi portano di Disturbo Borderline della Personalità.
Nel 1999 ha subito il primo ricovero a Milano. Negli anni successivi affronta numerosi Trattamenti Sanitari Obbligatori (TSO) e periodi di contenzione forzata all'interno dei reparti psichiatrici.
Ha trasformato il proprio vissuto in una missione di sensibilizzazione. Partecipa come relatrice a conferenze sulla salute mentale, collabora con realtà come il ⁠Festival dei Matti e fa da giurata per concorsi legati ai diritti umani, come il progetto di ⁠Amnesty International

Le pubblicazioni di Alice Banfi

  1. 2008: "Tanto scappo lo stesso. Romanzo di una matta" (Stampa Alternativa), scritto di getto durante un ricovero e incentrato sulle fughe dalle cinghie di contenzione.
  2. 2011/2012: "Sottovuoto. Romanzo psichiatrico" (Stampa Alternativa), prosecuzione della sua testimonianza biografica.
  3. 2016: "Slegalo! Usi e abusi della psichiatria" (BeccoGiallo), saggio corale scritto insieme a esperti del settore come la psichiatra Giovanna Del Giudice.
  4. 2016: "La banda Pappappero. Fuga nel bosco misterioso" (Stampa Alternativa), un'opera di narrativa rivolta ai bambini
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14 luglio 2026 2 14 /07 /luglio /2026 06:40
Donna Tartt, Il Cardellino

Finalmente ho portato a termine la lettura de "Il Cardellino" di Donna Tartt (The Goldfinch, pubblicato in edizione italiana con la traduzione di Mirko Zilahy.
Si tratta del terzo romanzo della Tartt: in esso si raccontano le vicissitudini che il personaggio principale, Theo Decker, un ragazzino di tredici anni, è costretto ad attraversare, in seguito all'evento fortemente traumatico della morte della madre) che lo condizionerà per tutta la vita.
Con quest'opera la Tartt ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa del 2014.
E' stata, questa, una lettura importante del 2026, il cui inizio ho a lungo rimandato.
Si soffre assieme al protagonista Theo e per tutte le sue vicissitudini che si potrebbero dire "abbandoniche", dopo la morte traumatica della madre e, per questo, segnate anche dagli effetti di una sindrome posttraumatica da stress, mai del tutto risulta nei suoi effetti lunghi.
Se, da un lato, la narrazione ruota attorno a questo evento (che è un po' la scaturigine di tutto), dall'altro lato vi è a fare da perno - non meno importante il celebre dipinto del pittore olandese Carel Fabritius "Il Cardellino" che egli - dopo la tragica morte della morte nel tragico attentato dinamitardo nella galleria del museo dove tale opera era esposta assieme ad altre - ha portato con sé. Il dipinto diviene per lui un po' oggetto-feticcio (che rimanda costantemente alla madre, poichè è l'ultima cosa che hanno guardato assieme in quel giorno di dolore, un oggetto transizionale (una sorta di coperta di Linus, in altri termini), ma anche via di salvamento,  zattera cui appoggiarsi, ma anche - alla fine - quando non lo avrà più con sé (e divenuto per questo motivo oggetto esclusivamente mentale) scaturigine di una prima presa di consapevolezza e di uscita verso una vita matura ed indipendente, con la messa in atto di una serie di azioni riparative.
E' indubbiamente un romanzo complesso, pieno di filoni narrativi  che hanno al proprio centro sempre il filtro della soggettività di Theo Decker e, in effetti, come si scoprirà alla fine - egli, sin dall'inizio, ha voluto tenere traccia degli accadimenti in una forma di diario, come tentativo di elaborazione del lutto e delle altre separazioni in cui è incorso.
Si può sicuramente considera un interessante esempio di romanzo di formazione, il cui protagonista, uscendo da una condizione di benessere edenico (il felice rapporto con una madre accudente, quasi senza tempo), per via di un evento fortemente traumatico, passa attraverso diverse fasi esperienziali in cui il processo di elaborazione del lutto autentico è ostacolato dal possesso di un oggetto "magico" (il quadro) che, per di più, considerando la sua natura di oggetto d'arte trafugato rende Theo vincolato al mantenimento del segreto più totale attorno ad esso (ed è quindi destinato ad una fruizione segreta), con una serie di attività diversive e compensative (l'alcol, le droghe, l'attivazione di attività di falsificazione e di frode (che sono il corrispettivo, nella realtà, di un processo di falsificazione del Sè), e perfino con l'attivazione di un compagno-ombra criminale (l'ucraino Boris, anche lui proveniente da una famiglia disastrata). Nella costellazione di personaggi che si muovono attorno a lui non mancano tuttavia figure importanti e salvifiche, punti stabili di una vita tormentata e alla deriva che sono, ad esempio, la signora Barbour, il paterno Hobie e l'amatissima Pippa. 
Il romanzo è a volte lento in una maniera irritante e ciò nonostante si va avanti lo stesso alla ricerca di una catarsi che arriva, alla fine.
Non so se sia ardito definirla questa vicenda una grande storia dickensiona, per il fatto che riguarda la storia di un'infanzia offesa e ferita con una serie di passaggi attraverso le terre morte e i pericoli del XX secolo (tra i quali si annoverano le esposizioni alle seduzioni della droga e dell'alcool), ma con le stesse angoscie abbandoniche e la necessità di trovare sempre delle vie di salvamento, anche quando tutto sembra indicare che si è statati sconfitti e soverchiati dalle circostanze della vita.
Ma - in qualche modo - si puà sempre ritornare ad essere artefici del proprio destino.
Il percorso di riparazione implica, come prezzo, la scoperta della solitudine pur con il supporto della contemplazione estetica dell'opera d'arte, in questo caso quell'unica opera d'arte, trafugata ed infine restituita che, rimane nell'immaginario di Theo in tutta la sua potenza iconica, come oggetto puramente mentale.

Il romanzo è tutto un unico lungo percorso esistenziale che pone al centro come cardine attorno a cui ruota tutto l'opera famosa del pittore olandese Carel Fabritius.
 

E, per concludere, dovrò dire qualcosa di quest'opera d'arte.

Carel Fabritius, Il Cardellino

Il cardellino è un dipinto a olio su tavola di Carel Fabritius, realizzato nel 1654 e conservato alla Mauritshuis dell'Aia.

La semplicità del disegno e le sofisticate tecniche prospettiche lo rendono quasi un unicum nella produzione della pittura del Secolo d'oro olandese.

La tavola fu realizzata nel 1654, anno in cui il suo creatore perse la vita a causa dell'esplosione di Delft. Il drammatico episodio distrusse anche l'atelier dell'artista e potrebbe aver causato dei lievi danni allo stesso Cardellino.

Della tavola si persero le tracce fino al 1859, quando Théophile Thoré-Bürger la identificò nella collezione di Joseph-Guillaume-Jean Camberlyn a Bruxelles.
Sei anni più tardi l'opera fu lasciata in eredità dagli eredi di Camberlyn allo stesso Bürger, che a sua volta la lasciò alla compagnia Apolline Lacroix nel 1869.
Il 5 dicembre 1892 fu venduto per cinquemila e cinquecento franchi al pittore Étienne-François Haro durante un'asta all'Hôtel Drouot. Quattro anni più tardi la tela sarebbe stata nuovamente battuta all'asta nel medesimo hotel e, in questa occasione, fu acquistata per 6,200 franchi da Abraham Bredius per la Mauritshuis.

Il dipinto di Fabritius ottenne la celebrità mondiale nel 2013 con la pubblicazione del romanzo Il cardellino di Donna Tartt, un bestseller da oltre un milione di copie premiato con il Premio Pulitzer per la narrativa.
Nel 2019 il romanzo fu adattato nel film omonimo per la regia di John Crowley, nel 2019..



 

Donna Tartt

(Sinossi dal risvolto di copertina) Figlio di una madre devota e di un padre inaffidabile, Theo Decker sopravvive, appena tredicenne, all'attentato terroristico che in un istante manda in pezzi la sua vita. Solo a New-York, senza parenti né un posto dove stare, viene accolto dalla ricca famiglia di un suo compagno di scuola. A disagio nella sua nuova casa di Park Avenue, isolato dagli amici e tormentato dall'acuta nostalgia nei confronti della madre, Theo si aggrappa alla cosa che più di ogni altra ha il potere di fargliela sentire vicina: un piccolo quadro dal fascino singolare che, a distanza di anni, lo porterà ad addentrarsi negli ambienti pericolosi della criminalità internazionale. Nel frattempo, Theo cresce, diventa un uomo, si innamora e impara a scivolare con disinvoltura dai salotti più chic della città al polveroso labirinto del negozio di antichità in cui lavora. Finché, preda di una pulsione autodistruttiva impossibile da controllare, si troverà coinvolto in una rischiosa partita dove la posta in gioco è il suo talismano, il piccolo quadro raffigurante un cardellino che forse rappresenta l'innocenza perduta e la bellezza che, sola, può salvare il mondo.

L'autrice. Donna Tartt, nata nel 1963 a Greenwood (Mississippi)è un'autrice statunitense. Nata a Greenwood, in Mississippi, dopo aver dimostrato capacità innate per la scrittura già in tenera età, ha pubblicato il suo primo sonetto a tredici anni. Si è laureata al Bennington College dove ha conosciuto lo scrittore Bret Easton Ellis, con cui stringe un'importante amicizia, fonte di ispirazione artistica.
Il suo romanzo d’esordio Dio di illusioni (The Secret History 1992) e Il piccolo amico (The Little Friend 2002, vincitore nel 2003 del WH Smith Literary Award) sono diventati bestseller internazionali tradotti in 30 lingue. Nel 2014 vince il Premio Pulitzer per la narrativa con Il cardellino (The Goldfinch 2013). Nel 2019 in romanzo è stato adattato in un film per la regia di John Crowley.

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10 luglio 2026 5 10 /07 /luglio /2026 06:47

La storia coraggiosa di una donna, usata e tradita, che decide di riprendere in mano il proprio destino. Un noir intenso e drammatico su inganno, riscatto e vendetta.

«Con l'età ho capito che ho una voce pubblica e che la gente mi ascolta. Ora voglio usarla per parlare di temi che mi stanno a cuore» – Camilla Läckberg

IBS

La gabbia dorata, Marsilio, 2019

La storia di Faye si articola in tre romanzi (con qualche sfumatura thriller), scritti dall’autrice svedese Camilla Läckberg, e che seguono la trasformazione di Faye Adelheim, una donna che si lascia alle spalle un oscuro passato trascorso a Fjällbacka per sposare Jack. Intrappolata in un matrimonio "tossico", dopo il tradimento del marito mette in atto una vendetta spietata e si riprende la propria vita.

Faye non è il vero nome della protagonista, o meglio non il primo, il primo nome è Matilde.
Faye, però, ha abbandonato quell’identità da tempo, e ha deciso di lasciare tutto, rinunciare ai suoi sogni, tarpando ogni ambizione pur di seguire il suo amato Jack.
Ora Faye e Jack sono sposati e hanno una bambina insieme, Julienne, ma il loro matrimonio non è dei più felici.

Faye, infatti, si sente intrappolata in una gabbia dorata, mentre il marito appare sempre più freddo e distante e tutti i sacrifici che lei ha fatto per assecondarlo improvvisamente iniziano a riaffiorare, rinvigoriti dal peso del rimorso.
La situazione precipita quando Faye scopre che Jack la tradisce. Ma quella che sembra un’unica fonte di dolore si trasformerà presto in un’occasione di riscatto, un’ancora a cui aggrapparsi per ricominciare da capo, riprendere la propria vita in mano, dedicandosi alle sue passioni e ai suoi talenti. Per superare l’umiliazione subita e ripristinare il controllo sarà affiancata da un gruppo scelto di donne, con cui affrontare al meglio ogni tipo di sfida.
In un certo senso la storia di Faye è una storia di vendetta - e non solo di riscatto - si presenta emblematica di una condizione femminile che anela all'emancipazione anche a costo di attuare questo percorso con mezzi non ortodossi e decisamente malevoli.
Faye, infatti, nasconde nel suo animo una parte oscura e legata alla sua antica (e tragica) storia familiare e questa componente fa sì che lei possa trova soluzione ardite e, potremmo dire, "nere" ai suoi percorsi di riscatto, con cinismo e senza alcuna forma di rimorso (e qui si ritrova la componente thriller e noir di questa trilogia che, altrimenti, sarebbe una semplice storia di riscatto femminile, con l'esaltazione dell'efficacia con altre donne vilipese ed offese).

Il lato oscuro è rappresentato dal cinismo di Faye nel costruire le sue vendette, un cinismo che scaturisce a dai traumi subiti nel passato burrascoso e tragico della sua famiglia di origine, sicuramente multiproblematica e abusante. La sua evoluzione la porta a sviluppare tratti psicologici molto specifici, in cui si riconoscono il disincanto (che fa sì che, sotto la superficie di donna raffinata, ella nasconda una profonda sfiducia nel prossimo e nel matrimonio), una forma di spietatezza (che la spinge ad usare il calcolo freddo e la manipolazione per ottenere vendetta contro chi l'ha tradita o offesa o umiliata), e infine la determinazione (che la aiuta a cancellare ogni traccia di vulnerabilità, mettendo il proprio riscatto sopra qualsiasi principio morale).

«Perché è così che fanno le donne. Indirizzano la rabbia verso l’interno, verso se stesse. Non si impongono e non pretendono giustizia.»

Il primo romanzo della serie è "La gabbia dorata", pubblicato in traduzione italiana da Marsilio (nella Collana, Le Farfalle), nel 2019.

(Risvolto) Faye sembra avere tutto. Un marito perfetto, una figlia adorabile e un lussuoso appartamento nel quartiere più elegante di Stoccolma. Ma, al di là della superficie scintillante, è una donna tormentata dai ricordi legati al suo oscuro passato a Fjällbacka, una donna che sempre più si sente prigioniera di una gabbia dorata. Un tempo era forte e ambiziosa. Poi è arrivato Jack, il marito, e lei ha rinunciato alla sua vita. Jack non è un uomo fedele, però, e quando Faye lo scopre, il suo mondo va in pezzi. Non le resta più niente, è distrutta. Fino al momento in cui decide di passare al contrattacco e di vendicarsi in modo raffinato e crudele…
Faye non è certo la prima donna al mondo a essere stata umiliata dal marito, trattata come una stupida e costretta a lasciare il posto a una più giovane e piacente. Ma per lei è arrivato il momento di dire basta: «Unite siamo forti, non ci rassegneremo mai più al silenzio.»


 

Camilla Läckberg nel 2025

(L'autore) Jean Edith Camilla Läckberg Eriksson, nata nel 1974, a Fjällbacka, un'autrice svedese.
È cresciuta a Fjällbacka, un paese sulla costa ovest della Svezia dove ambienta preferibilmente le sue storie e dove visse anche Ingrid Bergman.
Prima di diventare una delle più celebri e vendute autrici di polizieschi della Svezia, ha lavorato per diversi anni nel marketing.
Oggi, madre di due figli, vive a Stoccolma dove continua a scrivere la sua fortunata serie tradotta in moltissimi paesi, che ha venduto finora nel mondo più di sei milioni di copie.
Dal primo episodio della serie (La principessa di ghiaccio, scritto nel 2002 ed edito in Italia da Marsilio nel 2010), vincitore in Francia del Grand Prix de Littérature Policière, viene realizzato un film, il primo di una serie di successo in Svezia.
Dove scrive? in una piccola mansarda in legno, come la sua casa, cui si accede attraverso una minuscola scala a chiocciola. Tutto è dipinto di bianco e la postazione è semplicissima: una ridotta scrivania, il computer, una lampada da tavolo. Dalla finestra si vedono i tetti delle case vicine, la strada e il bosco.
Tra gli altri titoli pubblicati: Predikanten - Il predicatore (2004, edito in Italia da Marsilio nel 2010), Stenhuggaren - Lo scalpellino (2005, edito da Marsilio nel 2011), Olycksfågeln - L'uccello del malaugurio (2006, Marsilio 2012), Tyskungen - Il bambino segreto (2007, Marsilio 2013), Sjöjungfrun - The Mermaid (2008), Fyrvaktaren - Il guardiano del faro (2009, Marsilio 2014), 
Il segreto degli angeli (Marsilio, 2015), Tempesta di neve e profumo di mandorle (Marsilio, 2015), Il domatore di leoni (Marsilio, 2016), Ali d'argento (Marsilio, 2020), Il gioco della notte (Einaudi, 2021), Il codice dell'illusionista (Marsilio, 2021), La setta (Marsilio, 2022), Il figlio sbagliato (Marsilio, 2023), Il miraggio (Marsilio, 2024).

Camilla Lackberg, Ali d'argento, Marsilio

Camilla Läckberg, Ali d’argento (nella traduzione di Alessandra Albertari e Laura Cangemi), Marsilio (Le Farfalle), 2020.

Grazie al successo della sua azienda, la Revenge, Faye si è rifatta una vita all'estero. Tuttavia, deve tornare a Stoccolma quando una nuova minaccia mette in pericolo la sua impresa e le persone che ama.
Faye, una donna che dopo aver orchestrato una crudele vendetta contro il suo ex marito violento, Jack, ha ricostruito una vita di successo, ma è costretta a tornare in Svezia per difendere la sua azienda, la Revenge, da nuove minacce, unendosi a un gruppo di donne per combattere ancora una volta, affrontando le ombre del suo passato e i pericoli del presente.
Molto avvincente
“Ali d’argento
” é il secondo volume della “Trilogia di Faye” (o anche detta "La storia di Faye"), il cui primo volume é “La gabbia dorata” (2019), mentre il terzo é “Sogni di bronzo” (2025)
Un nuovo thriller della vendetta: per Faye la guerra non è ancora finita.
Faye era abituata a combattere. Lo faceva da quando era bambina. Faye non si arrendeva, si vendicava.
Grazie a un piano raffinato e crudele, Faye si è lasciata alle spalle il tradimento e le umiliazioni inflitte dall'ormai ex marito Jack e sembra aver ripreso in mano le redini della propria esistenza: è una donna autonoma, si è rifatta una vita all'estero, Jack è in prigione e la società da lei fondata, la Revenge, va a gonfie vele. Ma nuove sfide potrebbero incrinare la sua serenità così faticosamente conquistata. Sull'azienda e sul lancio del marchio Revenge negli Stati Uniti pesa una grave minaccia, tanto che Faye è costretta a rientrare a Stoccolma. Non può e non vuole rischiare di perdere tutto quello per cui ha tanto lottato. Questa volta, però, la determinazione non basta, e per risorgere dalle ceneri e riprendere il controllo della situazione ci vuole un piano ancora più diabolico. Così, con l'aiuto di un gruppo sceltissimo di donne, Faye torna a combattere per difendere ciò che è suo, e per proteggere se stessa e i propri cari.

Hanno detto
«Inebriante vendetta e inaspettata tenerezza: un giallo molto sexy che vi lascerà senza fiato» – Karin Slaughter
«Un thriller deliziosamente ingegnoso, con tanto sesso, scandali e segreti» – Kirkus Review

Sogni di bronzo (2024) è il capitolo conclusivo della trilogia, in cui Faye si troverà a pianificare una sua definitiva vendetta con l'aiuto di alcune alleate fidate
 

Sogni di bronzo, Marsilio, 2025

"Non sei sola. Non dimenticarlo mai."

«Ero furiosa. No, non sarei solo sopravvissuta. Mi sarei anche vendicata.»

Jack, l’ex marito di Faye, non c’è più e con lui se ne sono andati anche molti dei problemi che la tormentavano. Ma adesso la minaccia, se possibile ancora più molesta, arriva dall’unica persona al mondo realmente in grado di piegarla e di farle del male: suo padre. Ora che è fuggito dal carcere in cui stava scontando la sua pena, Faye è costretta ad affrontare le sue paure più profonde per fermarlo. E non è la sola a rischiare la vita, perché con lei sono in pericolo tutte le persone a cui vuole bene, e perfino l’impero di Revenge, l’azienda che ha costruito lottando contro mille ostacoli e che l’ha resa ricca e famosa, potrebbe andare in frantumi. Per pianificare la vendetta finale, Faye ha bisogno delle sue alleate più fidate. Anche se ancora non sa che, oltre alla polizia di Stoccolma, la sta tenendo d’occhio qualcun altro: una donna determinata e dal passato oscuro, una sua nemesi perfetta che si muove nell’ombra e potrebbe portarle via tutto.

Immagine generata da Gemini

Faye Adelheim, protagonista della trilogia noir di ⁠Camilla Läckberg, rappresenta l'archetipo letterario della metamorfosi femminile, evolvendo da moglie sottomessa a spietata mente criminale e imprenditrice di successo.
La sua parabola psicologica ed esistenziale si sviluppa attraverso i tre romanzi della serie.

Il nucleo psicologico del personaggio risiede nella sua identità frammentata. Prima di diventare l'elegante Faye di Stoccolma, la protagonista era Matilde, una ragazza fuggita da un passato traumatico a Fjällbacka segnato da abusi e violenze familiari. Matilde rappresenta la vulnerabilità originaria, il dolore rimosso e i segreti inconfessabili che Faye tenta di seppellire per ricostruirsi da zero. Faye, invece, è la maschera sociale perfetta, quella di una donna sofisticata che ha deliberatamente cancellato le proprie origini per integrarsi nell'alta borghesia svedese.
Nella prima parte della trilogia, Faye vive in una condizione di totale annullamento. Per amore del marito Jack, mette da parte la sua intelligenza matematica e le sue ambizioni commerciali, subendo continue umiliazioni psicologiche. Il tradimento di Jack agisce come un catalizzatore emotivo. La disperazione per la perdita della sua vita agiata si trasforma in una rabbia fredda e calcolatrice.

 

Faye-Matilde

Faye non si limiterà a subire il divorzio, ma pianificherà una distruzione finanziaria e personale del marito, dimostrando una spiccata attitudine per la strategia noir.Il ruolo della solidarietà e l'impero Revenge
Un elemento centrale nell'analisi di Faye è la sua transizione verso una consapevolezza collettiva e il riconoscimento dell'importanza del solidarietà tra donne. In questa cornice la fondazione dell'azienda di cosmetici Revenge non è solo uno strumento di arricchimento personale, ma un forte manifesto politico.
Per ottenere il raggiungimento dei suoi scopi Faye seleziona delle collaboratrici fidate e coopta esclusivamente donne che hanno subìto abusi o discriminazioni (a partire dalla fidatissima Kerstin), trasformando il proprio network in un'arma di mutuo soccorso e in uno strumento di protezione. L'indipendenza economica diventa per lei l'unica vera forma di scudo contro il potere patriarcale e i pericoli che minacciano la sua famiglia, per difendere la quale è disposta a mettere tutti i mezzi possibili, leciti ed illeciti.

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3 luglio 2026 5 03 /07 /luglio /2026 07:21
John Chapman. L'uomo che piantava gli alberi

John Chapman, vissuto a cavallo tra due secoli (precisamente nacque nel 1774 e morì nel 1845), é diventato famoso con il soprannome di "Johnny Appleseed" (Giovannino Seme di Mela) perché viaggiava a piedi piantando alberi di melo ovunque andasse tra l'Ohio e i territori confinanti che percorreva in lungo e in largo creando dei vivai di meli in modo che i coloni avessero di che nutrirsi e trovassero delle piantine già cresciute da piantumare nei propri orti
Non solo viene considerato uno dei primi ecologisti ed ambientalisti della storia, ma fu anche un mistico e accanito lettore degli scritti di Emanuel Swedenborg la cui conoscenza cercava di diffondere tra i coloni, leggendo loro ad alta voce alcuni suoi passaggi salienti o distribuendo loro singolo pagine dai libri stampati in suo possesso, attuando un modello di vita semplice ed essenziale, quasi francescano per alcuni versi, con una frugalità spinta che lo portava a scelte vestimentali eccentriche e bizzarre.
Rifuggiva dall'uso di calzature o a volte ne usava di spaiate che riceveva dai coloni quando le dismettevano per il proprio uso personale.
Era un esperto erborista, coltivatore e missionario cristiano.
A differenza del mito che lo dipinge come un vagabondo distratto che lanciava semi a caso, Chapman era un abile uomo d'affari. Precedeva i coloni occidentali per creare vivai recintati di meli in Stati come la Pennsylvania, l'Ohio e l'Indiana. 
Quando i coloni arrivavano, rivendeva loro i terreni e le piante.
Le mele nate dai suoi semi non erano dolci come quelle che mangiamo oggi, ma erano aspre e venivano usate principalmente per produrre sidro alcolico, la bevanda più comune della frontiera.
Era un pacifista convinto, vegetariano e profondamente legato alla natura e ai nativi americani. La leggenda dice che camminasse sempre scalzo e che usasse una pentola come cappello.
La sua storia venne narrata da W. D. Haley, ed ora disponibile in traduzione italiana con il titolo “Storia di John Chapman. L'uomo che piantava gli alberi” (nella traduzione di Davide Platzer Ferrero), Lindau, 2020. 

Johnny Appleseed

(Sinossi) Apparsa nel 1871 sulla rivista «Harper’s New Monthly Magazine», questa biografia di John Chapman, meglio conosciuto come Johnny Appleseed (Johnny «Seme di Mela»), ci restituisce il ritratto di un personaggio che è diventato leggendario (ed è considerato parte integrante dei miti di fondazione della nazione americana).. Vissuto ai tempi dei pionieri a cavallo tra ’700 e ’800 e considerato una sorta di ambientalista ed ecologista ante litteram, Chapman era un uomo semplice, che decise di vivere in povertà e a contatto con la natura, viaggiando a piedi attraverso terre ancora selvagge e piantando alberi di melo sul proprio cammino. Questo breve testo ricco di aneddoti curiosi racconta le gesta di uno spirito generoso, pieno di amore e di compassione per ogni essere vivente. Protettore degli animali, amico dei popoli nativi ― che lo chiamavano «grande uomo di medicina» ― ed esempio di vita radicale e alternativa, à la Thoreau, Johnny Appleseed è una figura di assoluta modernità, la cui spiritualità ecologica e inclusiva è una fonte di ispirazione per le nuove generazioni.
Spesso questo personaggio viene confuso con il protagonista di un altro famosissimo racconto intitolato L'uomo che piantava gli alberi di Jean Giono. che però è una sttoria inventata che parla di un pastore francese, Elzéard Bouffier, mentre il libello di Haley parla della persona reale che ha ispirato il mito americano.

L'autore. William D'Arcy Haley (1828 – 1890) è stato un predicatore unitariano, giornalista e scrittore britannico naturalizzato statunitense. È ricordato soprattutto per aver scritto e pubblicato la prima biografia ufficiale di Johnny Appleseed.
Svolse l'attività di pastore della chiesa unitariana e lavorò a lungo come giornalista. 
Di solito firmava i suoi articoli e le sue opere usando solo le iniziali, W. D. Haley.
Fu un importante collaboratore della celebre rivista letteraria e di attualità Harper's New Monthly Magazine.
Nel novembre del 1871, Haley pubblicò su Harper's Magazine un lungo e dettagliato articolo intitolato "Johnny Appleseed, a Pioneer Hero".
Questo testo fu fondamentale perché raccontò per la prima volta al grande pubblico la vera storia di John Chapman. Chapman era un uomo semplice che viaggiava a piedi nudi nell'America dei pionieri piantando alberi di melo ovunque andasse.
Haley trasformò la figura storica di Chapman in un vero e proprio eroe del folklore americano e in un simbolo dell'ecologismo primitivo.
Raccoglieva aneddoti preziosi dell'epoca che altrimenti sarebbero andati perduti, rendendo la storia accessibile anche ai lettori moderni 

Leggi un mio articolo recente in Dialoghi Mediterranei

Riflessioni sul taglio indiscriminato e folle degli alberi

(di Maurizio Crispi)


 

fratelli alberi (foto di Maurizio Crispi)

E’ osservazione sempre più comune, camminando per le vie della città, il vedere squadre di operai armati di motoseghe e dotati di carrelli elevatori, intenti a smantellare alberi di alto fusto, che – un tempo – nella mia gioventù – io guardavo con riverenza e che consideravo delle creature – esseri viventi ed anche senzienti alla luce delle più recenti ricerche di Suzanne Simard1  sulle micorrize e sulle interconnessione tra piante - che sarebbero state ben più longeve di me, 
Sembra che si tratti di operazioni – allo sguardo e nel pensiero del comune cittadino che si ponga degli interrogativi – azioni del tutto dissennate, condotte arbitrariamente.
Alberi che vengono capitozzati2  selvaggiamente sino a levare loro - in un’azione certosina – tutta la chioma verde che rappresenta l’apparato di respirazione e di organicazione dell’azoto della pianta stessa, oppure alberi integri (a giudicare dallo stato del durame di ciò che rimane del tronco) in condizioni di perfetta salute e che vengono prima privati di tutta la chioma e poi segati radicalmente alla base.
A mio modo di vedere queste azioni vengono condotte come dei veri propri blitz, quasi si trattasse di guerre contro il Verde, in totale controtendenza rispetto a quanto sostiene Stefano Mancuso in un saggio del 2023, Fitopolis. La città vivente3  che si presenta come un vero e proprio manifesto esprimente a piena voce (e in modo molto documentato) ciò che si dovrebbe fare per salvare i grandi agglomerati metropolitani - e il mondo intero - da una catastrofe ecologica.
Una delle chiavi di volta di questo cambio di prospettiva e, nello stesso tempo, uno degli argini più potenti all’incremento delle temperature medie del pianeta è dato proprio dagli alberi che servono a stemperare il surriscaldamento soprattutto delle metropoli. Occorre, dunque, fare una vera e propria rivoluzione verde che non è quella della transizione energetica “green” di cui dibattono i politici (e che sarà piegata solo all’interesse delle aziende) o quella degli ecologisti che si limitano a protestare con cartelli e striscioni, ma in realtà facendo poco di concreto.
Bisogna piantare molti alberi, trasformando le arterie cittadine in vie di alberi e riducendo del pari il traffico automobilistico a favore di trasporti pubblici ecofriendly (ma sempre rispettando gli alberi ).
Gli alberi da piantare dovrebbe essere centinaia di migliaia in ogni territorio, ricavando sempre nuove superfici in cui piantumare.
In questa nostra epoca di passioni tristi, occorre fare riferimento a personaggi quasi “mitologici” e di statura morale come lo statunitense John Appleseed, ambientalista d’antan5, oppure a personaggi letterari come quello costruito da Jean Giono, nel suo breve e corroborante racconto, L’uomo che piantava gli alberi6
Purtroppo molte amministrazioni comunali, oggi, sono nemiche degli alberi4, ma anche molti cittadini sono altrettanto nemici degli alberi sulla base di asserzioni di questo tipo: gli alberi sporcano, gli alberi danno alloggio agli uccelli che poi sporcano di guano le auto parcheggiate sotto, gli alberi producono rami che mettono in ombra balconi e finestre e danno facile transito a topi e ad altri insetti sin dentro le case, gli alberi uccidono gli umani quando all’improvviso crollano per una raffica di vento più violenta.
Palermo, per quel che ho avuto modo di vedere, quotidianamente, va in una dissennata controtendenza: gli alberi di alto fusto vengono abbattuti quotidianamente per futili motivi e, per di più, mai più rimpiazzati: soltanto le spoglie tristi degli alberi mutilati o i loro mozziconi rimangono poi come triste monito.
Tutti gli amministratori dovrebbero leggere il libro di Mancuso che potrebbe essere loro d’ispirazione per trarne preziose indicazioni.
Purtroppo chi amministra, chi fa politica, raramente legge e si documenta, poiché le scelte vengono fatte seguendo ben altri criteri.

 

Fratelli alberi (foto di Maurizio Crispi)

Sembra che a Palermo – come in molte altre città italiane - sia attualmente in corso un “importante”7  piano di gestione del verde pubblico (da noi presentato a gennaio 2026), che prevede sia interventi di manutenzione che, in casi specifici, l'abbattimento di grandi alberi. 
Sembra che il Comune abbia avviato un programma straordinario da 12 milioni di euro. L'obiettivo principale è effettuare circa 10.000 potature entro il 2026 per “mettere in sicurezza”8  le strade e “migliorare”9 la salute degli alberi.
Il piano include l'abbattimento di alberi, ma questi interventi sono dichiarati come “necessari per motivi di sicurezza”10  o perché le piante sono irrimediabilmente malate o pericolanti. L'Amministrazione ha rassicurato che "ogni albero abbattuto viene sostituito"11 con nuove piantumazioni.
Per la prima volta, la città utilizza un "censimento digitale 3D" (il cosiddetto gemello digitale) che monitora lo stato di salute di oltre 20.000 piante, permettendo diagnosi precise prima di decidere eventuali interventi drastici [e ciò nelle migliori intenzioni dichiarate e sbandierate, ma decisamente non applicate].
Negli ultimi mesi sono state sollevate forti proteste da associazioni e forze politiche. Ad esempio, è stata presentata una diffida contro l'abbattimento delle centinaia di esemplari di Ficus Magnoloides lungo via Ernesto Basile, a Palermo
13.
Alcuni gruppi di cittadini hanno presentato esposti chiedendo maggiore trasparenza sulle perizie tecniche che giustificano i tagli.
Si sono verificati anche episodi eclatanti, come nel caso del tentativo intrapreso ai primi di giugno di abbattere alcuni degli esemplari di Ficus Magnoloides lungo Viale Regina Elena, l’arteria che connette Palermo con Mondello, proteste esitate nell’arresto di un cittadino che protestava contro tali tagli indiscriminati14.
La LIPU ha criticato il calendario degli interventi, segnalando che abbattimenti e potature pesanti in questo periodo interferiscono con la nidificazione degli uccelli.
Sebbene il Regolamento Comunale preveda tutele specifiche per gli esemplari di particolare pregio, la gestione attuale è spesso al centro di un dibattito tra la necessità di sicurezza urbana (come ad esempio, nel caso di radici che distruggono i marciapiedi) e la conservazione del patrimonio storico-ambientale.
Per ignoranza, arroganza o semplicemente per bieco interesse si va in controtendenza rispetto a quanto affermano eminenti studiosi
Ci vorrebbero un Tribunale ad hoc e una figura (avvocato o altro), nominata dalla cittadinanza, che facciano da difensore civico dei nostri alberi per fermare la distruzione. 
Siamo ben lontani dal tempo in cui un Sindaco di Palermo degli anni passati inviò una lettera di apprezzamento ad un cittadino volenteroso che, di sua iniziativa, piantumò degli esemplari di Ficus in alcune aiuole del marciapiede di Via Principe di Paternò (a Palermo) che erano rimaste sguarnite dei loro alberetti15.

Ma quelli erano altri tempi.
 

____________________________________________________
 

[1] Il riferimento è a Suzanne Simard, L'albero madre. Alla scoperta del respiro e dell'intelligenza della foresta, Mondadori (Strade Blu), 2022

[2] La capitozzatura è un tipo di potatura drastica che consiste nel taglio indiscriminato del fusto principale o delle branche più grosse di un albero. Questo procedimento elimina dal 50% al 100% della chioma, lasciando l'albero privo di rami e ridotto a semplici monconi. E, più frequentemente, qui a Palermo si opta per il 100%.

[3] Cfr. Stefano Mancuso, Fitopolis, la città vivente, Laterza (I Robinson), 2023, ma anche il saggio precedente “La nazione delle piante” (Laterza, I Robinson, 2019) in cui l’autore spiega perché non possiamo fare a meno della vegetazione: “Dobbiamo mettere piante ovunque: nei muri, sui tetti, nelle facciate. La deforestazione dovrebbe essere [considerata] un crimine contro l’umanità”.  Si veda anche l’articolo di Andrea Fioravanti, “La deforestazione è un crimine contro l’umanità, dice Stefano Mancuso” (https://www.linkiesta.it/2019/03/stefano-mancuso-intervista-alberi/)

[4] Si veda il caso paventato della decisione (ancora non messa in atto e che sta suscitando non poche proteste da parte dei cittadini più sensibili) di abbattere alcune centinaia di grandi esemplari di Ficus Magnoloides per far posto alla linea tramviaria che dovrà correre lungo Via Ernesto Basile a Basile a Palermo.

[5] Johnny Appleseed o John Appleseed, italianizzato in Giovannino Semedimela, pseudonimo di John Chapman (Leominster, 26 settembre 1774 – Fort Wayne, 18 marzo 1845), è stato un precursore del movimento ambientalista statunitense. Deve il suo nome alla sua abitudine di piantare meli. Fu un pioniere e un devoto missionario della chiesa neo-cristiana fondata dal teologo svedese Emanuel Swedenborg, che indicava come scopo supremo per l'uomo l'unione mistica con Dio, da raggiungersi attraverso l'amore e la saggezza. Vedi anche Storia di W. D. Haley, John Chapman. L'uomo che piantava gli alberi, pubblicato in traduzione italiana da Lindau, nel 2020.

[6] Cfr, Jean Giono, L’uomo che piantava gli alberi, Salani, 1996

[7] Virgolettato mio

[8] Idem

[9] Idem

[10] Idem

[11] Idem

[12] Idem

[13] Si rimanda alla nota 4

[14] Il dibattito su viale Regina Elena si inserisce in un clima di forte scontro cittadino sulla gestione degli alberi storici. Le preoccupazioni per i ficus di Mondello si sommano, infatti, alle proteste per i progetti infrastrutturali legati alle nuove linee del tram, che prevedono – come già detto - la rimozione di centinaia di alberi in altre importanti arterie di Palermo.

[15] Si veda nel mio blog l’articolo, “Il signor Giacomo Minutella, l’uomo che piantò gli alberi”
(https://www.frammentipensierisparsi.net/2022/06/il-signor-giacomo-minutella-l-uomo-che-pianto-gli-alberi.html)

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26 giugno 2026 5 26 /06 /giugno /2026 10:56
Javier Cercas, Il Castello di Barbablù, Guanda

Il castello di Barbablù (pubblicato in Italia da ⁠Guanda nel 2022) è il romanzo noir che conclude la celebre "Trilogia di Terra Alta" dello scrittore spagnolo Javier Cercas.
Il libro segna l'atto finale delle avventure di Melchor Marín, un ex galeotto diventato poliziotto e, infine, bibliotecario. L'opera affronta tematiche crude come l'omertà, la violenza di genere e l'abuso di potere da parte delle élite economiche 
La trama. Melchor Marín ha ormai lasciato la polizia per lavorare come bibliotecario a Gandesa, nella Terra Alta catalana. La sua vita viene sconvolta quando la figlia adolescente, Cosette, scopre la verità sulla morte della madre (avvenuta anni prima) e smette di parlargli. Per ribellione, la ragazza parte per una vacanza a Maiorca con un'amica e scompare nel nulla.L'istinto paterno spinge Melchor a indagare. Una mail anonima lo porta sulle tracce di un potentissimo finanziere dell'isola. Quest'uomo, dietro la facciata di ricco filantropo, si rivela essere un predatore sessuale che organizza feste segrete nel suo "castello" per ricattare politici e imprenditori.
Per salvare la figlia, Melchor dovrà affrontare una fitta rete di omertà e corruzione.

(Sinossi) Melchor Marín, il poliziotto appassionato di libri con un passato da galeotto, dopo la morte della moglie Olga ha lasciato la divisa e lavora come bibliotecario a Gandesa, in Terra Alta. Con lui vive la figlia Cosette, ora adolescente, che non perdona al padre di averle nascosto per quattordici anni il vero motivo della morte di sua madre. Cosette attraversa una fase di ribellione e parte per una vacanza a Maiorca con un’amica, facendo perdere le proprie tracce. L’istinto suggerisce a Melchor che la scomparsa della ragazza non è un semplice capriccio e raggiunge precipitosamente l’isola per vederci chiaro. A Maiorca trova però un muro di indifferenza, finché una mail anonima lo indirizza verso la villa di un finanziere ricco e potente, stimato da tutti come benefattore per il suo impegno umanitario; ma nel messaggio viene descritto come un predatore sessuale, che organizza feste con personaggi di spicco della politica e dell’imprenditoria per poterli ricattare. Cosette sarebbe stata invitata proprio a una di queste feste. Comincia così per Melchor l’indagine più difficile della sua vita.

Le connessioni tra Il castello di Barbablù e il reale caso di

(nonché i relativi documenti processuali noti come Epstein Files) sono così profonde che la critica spagnola ha definito l'antagonista del romanzo come il "Jeffrey Epstein di Maiorca".
Sebbene il romanzo sia stato pubblicato nel 2022 – prima che l'opinione pubblica globale avesse avuto modo di avere contezza dei contenuti dell'enorme mole di file secretati e rilasciati dai tribunali – Javier Cercas ha anticipato l'orrore di quella realtà basandosi sulla struttura criminale del finanziere americano e sul movimento #MeToo.
Le analogie e le connessioni tra il romanzo e gli Epstein Files si articolano su diversi punti speculari.  
L'isola privata e il "Castello" blindato. Nella realtà, Jeffrey Epstein gestiva la sua rete criminale principalmente a ⁠Little Saint James, la sua isola privata nelle Isole Vergini Americane, un luogo isolato e inaccessibile dove le ragazze venivano portate lontano da occhi indiscreti. Nel romanzo, l'antagonista, Rafael Mattson - un uomo d'affari americano perverso e spietato che si è stabilito in una sfarzosa e inaccessibile tenuta a Pollença, a Maiorca - gode di un'immunità totale e dell'appoggio della politica e della finanza locale; dietro la facciata di rispettabile filantropo, gestisce il "Castello" (El Castillo de Barbazùl) in cui attira giovani donne per poi abusarne assieme ai suoi compagni di merende occasionali, collezionando al contempo materiale di ricatto contro gli ospiti delle sue feste private e sfruttando sia insularità sia sicurezza della proprietà privata come caposaldi per nascondere i festini e gli abusi.
Per quanto concerne il sistema del ricatto per ottenere l'impunità, nella realtà gli Epstein Files hanno confermato che la rete di magnate non serviva solo a soddisfare le perversioni personali del miliardario: il sistema era concepito per filmare, registrare e ricattare personalità di altissimo profilo politico, finanziario e reale, garantendo a Epstein un'immunità di ferro per decenni, ma anche per ottenere vantaggi economici di vario tipo. Nel romanzo il predatore sessuale creato da Cercas attira nella sua fortezza politici, giudici e imprenditori di spicco per poi collezionare - attraverso telecamere nascoste ed altri dispositivi di intercettazione ambientale - materiale compromettente da utilizzare poi come arma di ricatto politica ed economica, rendendosi di fatto intoccabile dalle autorità locali.
Infine, per quanto concerne la facciata del ricco filantropo, Epstein frequentava la Casa Bianca, università prestigiose come Harvard, scienziati e star globali, ripulendo la propria immagine attraverso massicce donazioni finanziarie e progetti di beneficenza. Nel romanzo, Il "Barbablù" creato da Cercas gode di una reputazione pubblica impeccabile; viene celebrato dai media e dalle istituzioni locali come un grande mecenate, filantropo e uomo d'affari illuminato, una maschera perfetta che rende le accuse iniziali del tutto inverosimili agli occhi della comunità. Infine, la rete di omertà e complicità coercitiva si struttura grazie ad una coorte di collaboratori (il caso più noto è ⁠quello di Ghislaine Maxwell) e suoi dipendenti incaricati del reclutamento di nuove ragazze, o che avevano il compito di gestire la logistica e mantenevano il segreto. Nel romanzo il miliardario maiorchino è circondato da una "coorte di lacchè, avvocati e spie" che gestiscono la sicurezza della tenuta, mettono a tacere le famiglie delle vittime con il denaro o le minacce, e monitorano il web per cancellare qualsiasi fuga di notizie.
Attraverso tutti questi parallelismi, Cercas non ha scritto un semplice thriller d'evasione, bensì utilizza lo schema dei crimini di Jeffrey Epstein per denunciare come la fusione tra miliardi di euro, tecnologia e depravazione possa creare una bolla di impunità feudale nel cuore dell'Europa contemporanea

La Trilogia di Terra Alta rappresenta una svolta radicale nella produzione letteraria di ⁠Javier Cercas, tradizionalmente legato al genere della non-fiction e del romanzo storico (come Soldati di Salamina). Con questa saga, l'autore abbraccia le convenzioni del giallo e del noir psicologico per esplorare i dilemmi etici della giustizia contemporanea, il peso del passato e la corruzione del potere.
Tutti i romanzi della serie sono pubblicati in Italia da ⁠Guanda con la traduzione di Bruno Arpaia.


 

Jean Valjean

1. Terra Alta (2020). Il ⁠primo capitolo introduce Melchor Marín, un giovane poliziotto dal passato tormentato ed ex galeotto. Trasferito da Barcellona alla quieta e isolata comarca catalana della Terra Alta per motivi di sicurezza, Melchor si trova a indagare su un crimine efferato: il duplice omicidio e la tortura dei coniugi Adell, proprietari della più importante azienda locale. In questa terra incontra l'amore della sua vita, la bibliotecaria Olga, e scopre una viscerale passione per i classici letterari, in primis I Miserabili di Victor Hugo.
2. Indipendenza (2021). Nel secondo romanzo, ambientato diversi anni dopo, Melchor torna a Barcellona per indagare su un torbido caso di ricatto ai danni della sindaca della città, presa di mira con un video a sfondo sessuale. Lo sfondo politico e sociale è quello della Catalogna contemporanea. Cercas usa l'indagine per sventrare il cinismo, l'ipocrisia e il senso di superiorità delle élite economiche e politiche di Barcellona, mostrando come i sogni di "indipendenza" vengano spesso cavalcati dai potenti a spese dei cittadini comuni.
3. Il castello di Barbablù (2022). L'atto finale della trilogia vede Melchor aver ormai abbandonato la divisa per diventare, a sua volta, il bibliotecario di Gandesa. L'indagine si sposta a Maiorca e si trasforma in una drammatica crociata personale per salvare la figlia diciassettenne Cosette, rimasta intrappolata nella rete di abusi del miliardario ⁠Rafael Mattson. Il fulcro narrativo si sposta interamente sul tema della violenza di genere, dello scontro generazionale tra genitori e figli, e della linea d'ombra che separa la giustizia formale dalla vendetta privata.

Nella saga, Melchor Marín è il vero collante della trilogia e la narrazione coincide con l'evoluzione del suo protagonista.
Melchor è profondamente influenzato da I Miserabili.
Egli vive scisso tra due modelli ideali che sono la rigidità cieca dell'ispettore Javert e il desiderio profondo di redenzione dell'ex carcerato Jean Valjean.
In tutti e tre i libri, Melchor si ritrova davanti allo stesso dilemma: la legge dello Stato non sempre coincide con la Giustizia. Per fare la cosa giusta, il protagonista si vede costantemente costretto a infrangere le regole, pagando ogni volta prezzi emotivi altissimi.

 

Javier Cercas

La Trilogia di Terra Alta si svolge nell'arco di circa tredici anni, ma con una particolarità cronologica unica: la storia inizia nel nostro recente passato e si spinge fino a un futuro prossimo, arrivando al 2035.

In Terra Alta, la vicenda principale si apre nel 2019, con flash-back che esplorano gli attentati terroristici di Barcellona e Cambrils dell'agosto 2017 (evento in cui il protagonista Melchor Marín si distingue per il suo coraggio). In questo primo capitolo nasce anche la figlia Cosette.
Indipendenza è  ambientato nel 2025, a circa sei anni di distanza dal primo romanzo, inserendosi in una Catalogna profondamente segnata dalle scorie sociali e politiche del movimento indipendentista.
Con Il castello di Barbablù si compie un salto temporale in avanti e la vicenda che vi è narrata si svolge interamente nel 2035. Questo sbalzo nel futuro prossimo è una scelta deliberata di Javier Cercas per permettere a Cosette, la figlia di Melchor, di raggiungere i 17 anni (l'età dell'adolescenza e della ribellione) e diventare così il motore centrale della trama che la porterà a Maiorca e a cadere nelle grinfie di Rafael Mattson,

L'autore. Javier Cercas è nato nel 1962 a Ibahernando, Cáceres. È docente di letteratura spagnola all’Università di Gerona e collabora abitualmente con «El País». Presso Guanda sono usciti: Soldati di Salamina (Premio Grinzane Cavour 2003), Il movente, La velocità della luce, La donna del ritratto, Anatomia di un istante (Premio Nacional de Narrativa 2010, Premio Salone Internazionale del Libro di Torino 2011, Premio Letterario Internazionale Mondello 2011), Il nuovo inquilino, La verità di Agamennone, Le leggi della frontiera, L’avventura di scrivere romanzi (con Bruno Arpaia), L’impostore, Il punto cieco e Il sovrano delle ombre.

Un'intervista fuori dagli schemi con un grande scrittore. Parliamo de "Il castello di Barbablù", terzo capitolo della saga che vede protagonista il bibliotecario (ed ex poliziotto) Melchor Marin, che stavolta è chiamato a indagare sul più odioso dei crimini.

(10 giugno 2022) A quattordici anni da Terra Alta, il primo libro della serie su Melchor Marín, sua figlia Cosette ha diciassette anni e scopre che il padre le ha sempre mentito sulla morte della madre. In preda alla rabbia parte per una vacanza a Maiorca, ed è qui che le sue tracce si perdono. Javier Cercas presenta "Il castello di Barbablu" (Guanda) con Bruno Arpaia.

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25 giugno 2026 4 25 /06 /giugno /2026 09:56

 

Robert Crais, Il mercante di corpi, Piemme

Il mercante di corpi (titolo originale Voodoo River, è un romanzo poliziesco di Robert Crais. È stato pubblicato nel 1995 negli Stati Uniti e, nello stesso anno, in Italia dalla casa editrice Piemme.
Esso costituisce il quinto capitolo delle vicende incentrate sulla coppia di investigatori privati Elvis Cole e Joe Pike.

E' stata una lettura molto avvincente ed incalzante. Ho comprato negli anni passati molti dei volumi con romanzi di Crais, ma a parte uno che lessi subito, alla sua pubblicazione, gli altri sono rimasti in attesa negli scaffali della mia libreria. La lettura de "Il grande vuoto" che ho acquistato recentemente mi ha talmente appassionato che ho deciso di intraprendere la lettura degli altri.
Ho finito rapidamente Il mercante di corpi e ho subito intrapreso la lettura de "La prova" che pure mi sta prendendo parecchio.

Nel 1996 questo romanzo ha ottenuto la nomination al Premio Dilys, vinto da Michael Connelly con L'ombra del coyote.

La vicenda de "Il mercante di corpi" narra un'indagine nella quale Cole viene incaricato di ritrovare genitori di una giovane donna che è stata data in adozione da bambina. Grazie al suo acume e grazie alle sue doti non comuni la ricerca non sarà difficile per lui. Ma quando arriva ad una certezza, Cole si troverà immerso in un pericoloso traffico di esseri umani e scoprirà che dietro quell'adozione su nasconde un segreto che lo porterà ad una nuova indagine ad alto rischio nella quale sarà accompagnato dal fedele socio Pike.


​(Sinossi) Jodi Taylor, famosa star televisiva, non sa nulla delle sue origini. Adottata in tenera età, non conosce neppure i suoi veri genitori. Per questo ingaggia il detective Elvis Cole. Perché le procuri un passato. Tutto sommato un caso semplice. Ma non appena Cole e il suo socio Joe Pike arrivano in Louisiana, dove Jodi è nata, tutto si complica. Lì, sotto un sole torrido che surriscalda gli animi, Cole si accorge che le sue domande danno molto fastidio. E quando un certo Rebenack, personaggio ambiguo coinvolto nella vicenda, viene trovato ucciso, il detective non ha più dubbi. Jodi Taylor sa molto di più di quanto gli ha fatto credere. Romanziere di successo, Crais è anche autore di serie televisive (tra cui "Miami Vice" e "Avvocati a Los Angeles").

Robert Crais

 

L'autore.  Robert Crais, nato nel 1953, Baton Rouge (Louisiana) si è dedicato alla carriera di scrittore dopo aver studiato ingegneria. Ha lavorato come sceneggiatore a Hollywood, firmando diversi telefilm di grande successo, come Miami Vice. I suoi ultimi romanzi pubblicati da Mondadori sono La sentinella (2013), Deserto di sangue (2014), Il sospetto (2016), La promessa (2019), Un uomo pericoloso (2021) e Luci su Los Angeles (2023).
Nel 2014 gli è stato assegnato il Grand Master Award, già vinto da scrittori come Stephen King, Elmore Leonard e Ed McBain.

 


 

  1. Corrida a Los Angeles, Il Giallo Mondadori n. 2120 (The Monkey's Raincoat, 1987)
  2. A caccia di un angelo, Il Giallo Mondadori n. 2200 (Stalking the Angel, 1989)
  3. L'angelo di New York, Il Giallo Mondadori n. 2302 - La città dorme, Piemme (Lullaby Town, 1992)
  4. Trappola per un angelo, Il Giallo Mondadori n. 2384 - La squadra, Piemme (Free Fall, 1993)
  5. Il mercante di corpi, Piemme (Voodoo River, 1995)
  6. L'ultima giustizia, Il Giallo Mondadori n. 2564, 1998 - La prova, Piemme (Sunset Express, 1996)
  7. Senza protezione, Il Giallo Mondadori n. 2606 (Indigo Slam, 1997)
  8. Los Angeles requiem, Piemme - L.A. Killer, Piemme (L.A. Requiem, 1999)
  9. L'ultimo detective, Mondadori, 2004 - L'ultimo detective, Il Giallo Mondadori n. 2879, 2005 (The Last Detective, 2003)
  10. L.A. Tattoo, Mondadori, 2006 (The Forgotten Man, 2005)
  11. L'angelo custode, Mondadori, 2008 (The Watchman. A Joe Pike Novel, 2007)
  12. Attraverso il fuoco, Mondadori (Chasing Darkness, 2008)
  13. La prima regola, Mondadori (The First Rule. A Joe Pike Novel), 2010
  14. La sentinella, Mondadori (The Sentry. A Joe Pike Novel, 2011)
  15. Deserto di sangue, Mondadori (Taken. Elvis Cole and Joe Pike Return, 2012)
  16. La promessa, Mondadori, 2019 (The Promise. An Elvis Cole and Joe Pike Novel, 2015)
  17. Caccia all'uomo, Mondadori, 2020 (The Wanted, 2017)
  18. Un uomo pericoloso, Mondadori, 2021 (A Dangerous Man, 2019)
  19. Luci su Los Angeles, Mondadori, 2023 (Racing the Light, 2022)
  20. Il grande vuoto, Mondadori, 2026 (The big Empty, 2025)

 

Queste sono, in ordine cronologico, tutte le indagini che vedono in azione Elvis Cole e il socio Joe Pike. Alcuni dei romanzi sono stati pubblicati soltanto nella collana del Giallo Mondadori e sono di più difficile reperibilità.

Robert Crais, La prova, Piemme, 2005

La Prova di Robert Crais (titolo originale Sunset Express, nella traduzione di Francesca di Pietro e pubblicto da Piemme nel 2005) è il sesto volume della saga che vede le investigazioni di Elvis Cole e Joe Pike.

In lingua originale ha visto la luce nel 1996.

Avvincentissimo!
L'ho letteralmente divorato.
E' il terzo romanzo di seguito che leggo, senza pause, di questo autore.

Elvis Cole è qui alle prese con un'indagine che presto assume dei pericolosi risvolti


 

(sinossi dal risvolto di copertina) La mano era pallida e immobile, con le unghie laccate di rosso. Avvicinandosi, la ragazza che quella mattina stava facendo jogging sulle colline di LA aveva capito subito che si trattava di un cadavere, il cadavere di una donna avvolto frettolosamente in un sacco e gettato in un dirupo. È il corpo di Susan Martin, moglie di un celebre uomo d'affari, il cui nome è sinonimo di soldi, potere e moltissimi guai. Quando la polizia trova una prova schiacciante a carico di Martin, la notizia rimbalza su tutti i giornali e, nel trambusto che segue, il famoso investigatore privato Elvis Cole viene contattato dall'avvocato dell'uomo per aiutarlo a scagionare il cliente, trovandosi invischiato in un'indagine con risvolti adrenalinici.
La trama de La prova si sviluppa come un classico legal thriller ad alta tensione, dove il confine tra colpevolezza e innocenza viene continuamente distorto da giochi di potere, mass media e corruzione

La vicenda narrata si apre con il macabro ritrovamento del cadavere di Susan Martin in un dirupo sulle colline di Los Angeles. La vittima è la moglie di Teddy Martin, un ricchissimo e influente ristoratore locale. La polizia raccoglie immediatamente indizi schiaccianti contro l'uomo, tanto che il caso sembra già chiuso.
L'arrogante e carismatico avvocato difensore di Martin, Jonathan Green, non ci sta e decide di assoldare l'investigatore privato Elvis Cole. L'obiettivo formale è dimostrare che la detective della polizia incaricata del caso, Angela Rossi, ha fabbricato o inquinato le prove pur di ottenere una condanna facile e rilanciare la propria carriera.
Mentre scava nel passato della detective Rossi per conto della difesa, Elvis Cole (supportato dal taciturno socio Joe Pike) scopre una fitta rete di inganni. Più l'indagine avanza, più Cole inizia a sospettare che i veri manipolatori della vicenda non siano i poliziotti, bensì lo stesso team di avvocati che lo ha pagato. L'investigatore capisce di essere stato usato come una pedina in un gioco molto più grande e pericoloso, dominato da avidità e cinismo.

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29 maggio 2026 5 29 /05 /maggio /2026 07:11

Partendo da una premessa a tratti comica e assurda, Jonathan Miles costruisce un romanzo assolutamente unico. Una riflessione profonda sulla solitudine, sull'idealismo che si scontra con la brutalità del mondo reale, sulla crudeltà della natura e sulla propensione alla violenza spesso insita nell'animo umano.

Soglie del testo

Jonathan Miles, Eradicazione, Mondadori (Strade Blu), 2026

Ho letto con molto piacere Eradicazione. Una favola contemporanea, scritto da Jonathan Miles e pubblicato da Mondadori (Collana Strade Blu) nel 2026.
Adi, con alle spalle una carriera di docente (ed anche musicista talentuoso, come si scoprirà), ma provato dal dramma di un evento luttuoso ancora non elaborato, accetta un incarico speciale che consiste nel trascorrere quattro settimane in un isola semideserta, sita da qualche parte nel mondo (si immagina facilmente un clima tropicale). Un'isola che viene descritta specialissima per la sua flora e fauna assolutamente particolari e che sta per essere devastata dalla sovrappopolazione di capre che, originariamente portate in un tempo remoto nell'isola dai balenieri di passaggio per avere un serbatoio di carne fresca a cui rifornirsi, una volta cessata la pesca alla balena, sono state dimenticate e hanno cominciato a proliferare indisturbate, mettendo a repentaglio l'ecosistema originario dell'isola. 
Quest'isola, cui viene attribuito il nome di Santa Flora non esiste veramente e sembra essere piuttosto un luogo universale ed allegorico (ed infatti l'autore non si preoccupa nemeno dove sia ubicata).
Adi sbarca nell'isola con la convinzione che dovrà svolgere un "giusto" lavoro, un lavoro che avrà sicuramente una giustificazione morale ed una ragion d'essere, ma dovrà mettersi al confronto con un compito non facile: uccidere delle capre inermi non è una cosa semplice e, sin dall'inizio, egli si trova a dover lottare contro le sue resistenze interiori, anche trovandosi stretto in un confronto con alcuni bracconieri (cacciatori di squali per il semplice taglio delle pine e dorsali e laterali) che agiscono cinicamente, tenendo nel massimo spregio qualsiasi valore riconducibile all'amore e al rispetto per la natura. In più, l'isola è infestata da montagne di rifiuti di plastica gettati sulle scogliere dai marosi e provenienti dall'inquinamento marino provocato dalla pesca e dalla pratica di disseminare il mare di scarti di vario genere. Ed ancora: se egli compisse l'opera di eradicazione che gli è stata richiesta chi dovrebbe provvedere allo smaltimento delle decine di corpi morti di capre, in assenza di predatori naturali che di quei cadaveri possano nutrirsi?
Adi si pone dunque molti problemi etici (ed anche procedurali), mentre quegli altri due uomini (insediati all'altra estremità dell'isola) sono cinici, brutali e sprezzanti.
Le capre per contro sono "umane" nel loro modo peculiare di relazionarsi (o di non relazionarsi) con lui e, in un passaggio assolutamente lirico e poetico, si ritrovano a cantare assieme ad Adi quando egli inizia a suonare un rozzo e rudimentale flauto ricavato dal corno di un caprone (da lui ucciso poco prima), ritrovando così - attraverso questo canale espressivo - una connessione con il dolore primordiale per la morte improvvisa del figlioletto,  sino a quel momento totalmente negato e trasformando nello stesso tempo un oggetto morto in un strumento di vita e rivitalizzazione.
Adi, come si vedrà ad un certo punto, sarà spinto da un'improvvisa ed ineludibile epifania ad agire in tutt'altra direzione. Le capre - si rende conto - sono esseri innocenti ed inermi: che colpa hanno se sono state lasciate libere di proliferare, indotte a seguire null'altro se non la propria natura?
Il vero pericolo per l'ecosistema è rappresentato dagli uomini: sono loro che inquinano, sporcano, si mostrano insensibili verso ogni forma di vita animale e vegetale, perchè tutto deve essere piegato al raggiungimento dei propri fini e alla logica del profitto e, quindi, la conseguenza è che sono loro a doversi considerare il più che legittimo oggetto di un'azione di eradicazione.
Jonathan Miles ha concepito l'opera come una "favola" filosofica e un'allegoria: è per questo motivo che il sottotitolo del romanzo è "Una favola contemporanea".  
Il romanzo è una parabola intensa su cosa sia "giusto" fare per salvare gli ecosistemi e non sempre le soluzioni immaginate sono le migliori o le più sostenibili


(sinossi dal risvolto di copertina) Profondamente segnato da una recente tragedia familiare, Adi, ex musicista jazz diventato insegnante, decide di rispondere all'insolito annuncio di lavoro pubblicato da una fondazione impegnata in progetti umanitari, sociali e di tutela ambientale. Il ruolo, descritto con disarmante semplicità, sembra eroico: contribuire a salvare il mondo. Ma in che modo, esattamente? Per cinque settimane, Adi dovrà vivere in completa solitudine sulla minuscola e remota isola di Santa Flora, un tempo paradiso rigoglioso nel mezzo del Pacifico, oggi ridotto a paesaggio arido e vulnerabile per colpa di una terribile piaga: le migliaia di capre che hanno infestato l'isola e ne stanno definitivamente compromettendo l'ecosistema. Il vero incarico di Adi, che prima d'ora non ha mai fatto del male nemmeno a una mosca, consiste in un intervento di eradicazione. Dovrà ucciderle tutte. È l'unica via per preservare la biodiversità dell'isola e ristabilirne l'equilibrio, fondamentale anche per il resto del pianeta. Eppure, inizia a sorgere in lui il dubbio che la missione che gli è stata affidata sia meno limpida del previsto. Sarà per l'enorme cumulo di bottiglie, sacchetti di plastica, copertoni, lattine e reti da pesca in cui si è imbattuto poco dopo il suo arrivo? Di fronte al terribile dilemma morale che questa situazione gli presenta, Adi dovrà decidere in fretta da che parte stare. 
Partendo da una premessa a tratti comica e assurda, Jonathan Miles costruisce un romanzo assolutamente unico. Una riflessione profonda sulla solitudine, sull'idealismo che si scontra con la brutalità del mondo reale, sulla crudeltà della natura e sulla propensione alla violenza spesso insita nell'animo umano.

Hanno detto: 
«È già un classico. È Amleto, ma con capre ovunque.» - The Washington Post

Jonathan Miles

L'autore. Jonathan Miles, nato nel 1971, è un autore inglese. Ha vissuto un'infanzia nomade in Inghilterra, America e Canada. Dopo essersi laureato all'University College di Londra, ha conseguito il dottorato al Jesus College di Oxford. Tra i suoi libri ricordiamo The Medusa, The Shipwreck, The Scandal e The Masterpiece, che è stato pubblicato con successo internazionale e i cui diritti sonon stati acquistati per un film. Più recentemente, St. Petersburg: Three Centuries of Murderous Desire – uno dei libri di storia dell'anno per il Times. Once Upon A Time
World nasce dalla passione di Jonathan per la riviera francese, che dura da oltre tre decenni. In una prima recensione, il libro è stato nominato dal Sunday Times "libro della settimana" - "affascinante sia per la sua accuratezza storica che per la sua dedizione al pettegolezzo e al comportamento scorretto. Il libro diventa una delirante cronaca di eccessi. Il romanzo è un fenomenale lavoro di ricerca su centinaia di fatti storici, biografie, memorie e lettere. Si muove con magistrale controllo attraversando molteplici contesti, passando dall'arte più elevata allo scandalo più basso. È assolutamente coinvolgente, indelicato in modo sconvolgente e ne ho divorato ogni pagina".
Jonathan e sua moglie vivono tra Parigi e Roma.

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25 maggio 2026 1 25 /05 /maggio /2026 06:14
James Sallis, Drive, Nottetempo

Non ha un nome e cognome il protagonista di questo romanzo di James Sallis, solo "Driver", poichè è abile nella guida delle auto, tanto da essere assunto come stuntman nei film hollywoodiani. Proprio per questa sua abilità viene ingaggiato da bande di rapinatore, per offrire i suoi servigi come autista: Driver non vuole sporcarsi le mani, fa il suo lavoro e basta, ma un ultima rapina si trasforma in un bagno di sangue ed anche Driver viene ferito.
Si attiva allora in lui un desiderio di vendetta che è animato più che altro da dal voler fare giustizia a fronte di una situazione in cui tutta la banda è stata in un certo modo manipolata e spinta al massacro.
Da questo romanzo il bel film omonimo con Ryan Gosling (USA, 2011) diretto da Nicolas Winding Refn 
Il romanzo è Drive, di recente ripubblicato da Nottetempo nel 2026, nella nuova traduzione di  Mirko Zilahy.

Il film presenta numerose differenze rispetto al romanzo, mantenendone comunque l'atmosfera. Gli eventi, che nel libro sono divisi su due piani temporali diversi (presente e passato del protagonista), nel film vengono concentrati in un unico blocco narrativo, senza il ricorso ai flashback. 

Drive è considerato a tutti gli effetti un capolavoro del neo-noir e un perfetto esempio di hard-boiled contemporaneo, racchiudendo tutti gli elementi chiave del genere.
La storia è immersa in un'esistenzialismo urbano oscuro e disilluso, rappresentato in tinte crepuscolari.
Driver è l'antieroe solitario, taciturno e segnato da un passato oscuro, chiuso la sua vita di stuntman di giorno e di autista per rapinatori di notte.
Sono tanti gli elementi tipici del genere poliziesco: il crimine, i soldi sporchi, la lealtà messa a dura prova e l'inevitabile spirale di sangue.
Sallis utilizza una scrittura asciutta e frammentaria che esalta l'aspetto psicologico dei personaggi rispetto all'azione pura

(Sinossi dal risvolto di copertina) Cresciuto in una famiglia adottiva e fuggito di casa quand’era ancora un adolescente, Driver ha imparato presto ad arrangiarsi nella vita. E ha imparato pure quanto l’America possa essere dura con chi ha pochi mezzi. Dagli altri non si aspetta nulla e c’è solo una cosa che sa fare davvero bene: guidare. Guida per il cinema, come stuntman a Hollywood, prendendosi i rischi che gli attori veri non si prendono. E guida per i criminali, condividendo con loro pericoli e guadagni. Alle sue attività lecite e illecite è arrivato quasi per caso, tramite gli incontri in una Los Angeles fatta di contrasti, di spiagge assolate e sobborghi bui dove trovano rifugio gli scarti della città delle stelle. Come Irina, la sua vicina di casa, cameriera in un ristorante salvadoregno, madre del piccolo Benicio e moglie del carcerato Standard. Quando quest’ultimo esce dal penitenziario rimane presto invischiato in un giro pericoloso, e si porta dietro Driver. Che vorrebbe solo guidare, ma guidare non basta più.

Drive, locandina del film

Questo romanzo del grande maestro del noir James Sallis è una perfetta storia notturna, un racconto teso e avvincente di crimine, tradimento e vendetta. Ma è anche il ritratto indimenticabile di una città divisa tra sogni e incubi e di un antieroe silenzioso e leale, che si ostina a fare la cosa giusta in un mondo sbagliato.

L'autore. James Sallis, nato nel 1944, a Helena (Arkansas), è uno scrittore americano.
Ha studiato a New Orleans.
Successivamente ha vissuto a lungo a Londra e in varie parti d'America, prima di stabilirsi a Phoenix, in Arizona.
Autore di romanzi e racconti, di saggi critici su argomenti letterari e musicali, è inoltre traduttore dal francese e dal russo.
Agli inizi degli anni Novanta ha inaugurato una serie di sei romanzi noir dedicati all'investigatore privato Lew Griffin, grazie al quale avrebbe ottenuto grande notorietà.
Nel 2003 ha dato il via a una nuova serie di libri con protagonista John Turner, ex agente di polizia con un passato da carcerato.
Dal suo romanzo "Drive" il regista Nicolas Winding Refn ha tratto un film interpretato da Ryan Gosling.
I libri di James Sallis sono pubblicati in Italia da Giano/Neri Pozza, e sono stati tradotti da Luca Conti.

Di James Sallis, ho letto in passato e recensito "La Falena"

Maurizio Crispi (3 febbraio 2019)

James Sallis, La Falena, Giano

James Sallis, La Falena (Titolo originale: Moth, nella traduzione di Luca Conti), Giano Editore (Collana NeroGiano), 2005
James Sallis è uno scrittore black american, nato in uno stato del Sud dove ha vissuto per gran parte della vita (pur con una lunga parentesi europea). E' un personaggio eclettico e versatile, sia nella vita, sia nella scrittura. Ha insegnato letteratura in un'Università del Sud, ha fatto il traduttore e il curatore, ha scritto saggi rilevanti e si è dedicato, tra le molte cose alla narrativa fiction e poliziesca. Tra le sue molte prove narrative vi è la serie che ha come protagonista l'investigatore nero Lewis (Lew) Griffin che è, in sostanza, un alter-ego dell'autore. Infatti, Griffin è un investigatore privato molto sui generis che inserisce questa attività in quella più costante di docente di letteratura universitario e di scrittore, avendo tuttavia un passato tormentato e vario: è stato bodyguard, infatti, prima di una caduta a capofitto nell'alcoolismo, sino a toccare il fondo per poi rimergerne, ma senza una totale astensione, poichè - occasionalmente - non disdegna di fare ritorno all'alcool inteso come scacciapensieri e relax sociale. Ha anche avuto alcune storie sentimentali, per alcune delle quali ha dei rimpianti. Nella sua attività di investigazione è sagace ma anche irruento, nel senso che a volte perde il lume e manda tutti all'ospedale.
Ne "La Falena" (Titolo originale: Moth, nella traduzione di Luca Conti), pubblicato da Giano Editore - Collana NeroGiano -  2005) il compito che si è assunto è quello di ritrovare la figlia di una sua vecchia fiamma, una donna a cui non ha mai voluto dichiarare il suo amore e che poi ha perso. Questa ricerca ha inizio dopo la sua morte, per assolvere ad una promessa fatta, ma anche spinto dal peso in lui della scomparsa - anni prima - di un figlio. E nel cercare Alouette, invischiata in una storia di tossicodipendenza e probabilmente alla deriva, si imbatte nella figlia di lei, nata prematura a causa dell'abuso in gravidanza di sostanze psicoattiva da parte della madre: una "crack baby", a forte rischio di non sopravvivenza..
Troverà alla fine Alouette, ma senza poterla salvare sino in fondo. Ma almeno ci ha provato.
E' un romanzo che si svolge nel profondo sud degli States, tra Louisiana e Arkansas e una buona parte della vicenda è on the road, intessuta di incontri e di storie.
Lew Griffin è un personaggio che vive intensamente, ma nello stesso tempo immerso nella nostalgia di ciò che avrebbe potuto essere e non è mai stato per via della sua incapacità di dichiarare le cose e gli stati d'animo sino in fondo: una vita che non conosce trionfalismi, ma solo cose riuscite a metà, tali da lasciare bei ricordi, ma anche un bruciante senso di nostalgia per via della loro incompiutezza.
Mi è piaciuto: e una volta presa la necessaria confidenza con un investigatore così bizzarro e atipico, non ho potuto più lasciarne la lettura sino alla fine.


 

James Sallis

(sinossi sul risvolto di copertina) Baby Girl McTell. Nata: 15 settembre. Peso: 600 grammi. Madre: Alouette. Sono i dati della crack baby che Lew Griffin ha rintracciato in un ospedale di Clarksville, nel profondo Sud. Potevo reggerla nel palmo della mano senza problemi. Ci è arrivato cercando Alouette, la figlia che LaVerne voleva rivedere e che Lew si è impegnato a ritrovare. Per pagare almeno in parte il debito con la donna degli anni difficili, l'amore di una vita. Morta, quando sembrava salva. E così Griffin è di nuovo in strada, col cuore pesante e il diavolo alle calcagna. E Griffin dovrà scendere ancora di più nell'inferno del passato, per affrontare i propri demoni e la violenza che esplode in lui, mentre cerca di afferrare il fantasma di Alouette e della propria esistenza.

L'Autore. James Sallis è nato a Helena, Arkansas, nel 1944, e qui ha studiato. Romanziere e musicista, saggista e poeta, biografo e traduttore dal francese e dal russo (Queneau, Cendrars, Lermontov, Pasternak), ha scritto numerosi romanzi, quattro raccolte di poesie e una biografia di Chester Himes. Con Giano ha pubblicato Il bosco morto (2008), oltre a La Falena.
Ha vissuto a lungo a Londra e in varie parti d'America, prima di stabilirsi a Phoenix, in Arizona.
Agli inizi degli anni Novanta ha inaugurato una serie di sei romanzi noir dedicati all'investigatore privato Lew Griffin, grazie al quale ha ottenuto grande notorietà.
Nel 2003 ha dato il via a una nuova serie di libri con protagonista John Turner, ex agente di polizia con un passato da carcerato.
Dal suo romanzo "Drive" il regista Nicolas Winding Refn ha tratto un film interpretato da Ryan Gosling. I libri di James Sallis sono pubblicati in Italia da Giano/Neri Pozza, e sono tutti tradotti da Luca Conti.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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