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12 settembre 2025 5 12 /09 /settembre /2025 11:38
Lo sparviero, la macchina volante ideata da Emilio Salgari nel suo "Il Re dell'aria"

Ecco che ho sognato, quando mi pareva che non avrei più dormito per il resto della notte

Un sogno complicato (come sempre) in cui accadevano tantissime cose, di cui ricordo solo frammenti
C'era una grande manifestazione sportiva all'aperto (di questo sono certo), in un grande parco dall'inusitata bellezza, in cui si alternavano ampie radure a piccole boschetti di essenze pregiate.

Io ero lì e conducevo con me un trabiccolo volante, costruito in materiali leggeri vivacemente colorati e dotato di grandi ali simili a quelle della libellula, iridescenti nella luce del sole

Me lo trascinavo appresso (con attenzione per evitare che qualche componente si rompesse) alla ricerca di un luogo adatto al decollo.

Le cose andavano per le lunghe
Sopraggiungevano di continuo dei contrattempi oppure c'erano degli incontri imprevisti con altri convenuti alla festa che desideravano parlare con me o che mi riconoscevano

A quanto pare ero una specie di celebrità

Il decollo mai avveniva tuttavia

Eppure mi sarebbe molto piaciuto librarmi alto nel cielo

Ogni tanto volgevo gli occhi in alto e con la mente mi perdevo in quell'immensità azzurra.

Poi, più avanti (il trabiccolo lo avevo depositato da qualche parte) entravo in un grande tendone, destinato alla ristorazione.

Lì c'era un banco per la mescita di bevande (un piccolo bar a tutti gli effetti che, per quanto provvisorio, mi sembrava attrezzatissimo e super-accessoriato)

giullare giulivo (dal web)

Dietro il banco vi era una grande specchiera che occupava tutta la parete di fondo e che dilatava enormemente ll fondale del tendone, ampliandone la prospettiva.

Ero colpito dal mio riflesso: improvvisamente mi rendevo conto di com'ero vestito.
In sostanza, come un guitto o un giullare di corte: indossavo un paio di pantaloni aderenti tipo fuseaux e della calzature eleganti ed essenziali a suola piatta e con la punta ricurva all'indietro, quasi si trattasse di babbucce orientaleggianti; sopra, una blusa dalle maniche sbuffanti, il tutto bicolore in giallo e verde brillanti, una fusciacca verde avvolta stretta attorno alla vita; a completare l'abbigliamento, poi, un berretto a strisce bicolori, con delle punte pendenti a cui erano attaccati dei piccoli sonagli che ad ogni mio movimento della testa emettevano un suono argentino come di cembali

Al banco vi era un mio amico (nonché antico compagno di scuola) che, nel vedermi, a stento mi riconosceva così conciato, per poi riprendersi dallo stupore e sorridermi affabile e accogliente, facendo finta di niente e non entrando nel merito del mio strano abbigliamento..

E qui il sogno finiva (almeno la parte che mi ricordo)

Il Grande Nibbio, ricostruzione fatta per il Museo Leonardo 3

Il Grande Nibbio è il nome attribuito da Edoardo Zanon a una macchina volante ideata da Leonardo da Vinci tra la fine del '400 e l'inizio del '500 il cui nome si rifà a quello dell'uccello, il nibbio reale dal cui volo Leonardo aveva tratto ispirazione[3] tenendo presente anche il pipistrello la cui membrana alare viene imitata nella copertura delle ali.

Leonardo si dedicò per lungo tempo alla impostazione teorica del suo ambizioso progetto di realizzare uno strumento per il volo umano: gli studî sul volo risalgono in parte al primo periodo del soggiorno a Milano, tra il 1486 e il 1490, e in parte al secondo periodo del soggiorno a Firenze, verso il 1505. Con una serie di appunti e disegni riportati nel Trattato delli uccelli, rimasto incompleto, Leonardo programmava la sua ricerca sul volo degli uccelli, che doveva essere propedeutica a quella sul volo artificiale: «Dividi il trattato degli uccelli in quattro libri, de' quali il primo sia del volare per battimento d'alie; il secondo del volo sanza batter l'alie, per favor di vento; il terzo del volare in comune, come d'uccelli, pipistrelli, pesci, animali, insetti; l'ultimo del moto strumentale» (Leonardo da Vinci, Manoscritto K, f. 3r).

Approfondito il concetto e la meccanica del volo, unendo natura e ingegneria, per la progettazione tecnica del Grande Nibbio Leonardo eseguì una decina di disegni di parti e componenti parziali della macchina riportati in diversi fogli del Codice sul volo degli uccelli nel quale manca invece una descrizione complessiva unitaria dell'apparecchio per il volo.

Da alcuni disegni tuttavia è possibile presumere che il meccanismo sia stato ideato come un'imitazione del volo battente: essendo questo però difficilmente realizzabile con i mezzi dell'epoca, Leonardo preferì sviluppare una macchina per un volo prevalentemente planato che prevedeva la presenza di un pilota di cui Leonardo s'ingegnò, con numerosi sistemi da lui disegnati, di ridurne lo sforzo e moltiplicare così il rendimento dei suoi muscoli.

Una tradizione non adeguatamente documentata narra del primo esperimento di volo che Leonardo avrebbe realizzato con il "Grande Nibbio". L'episodio fu preannunciato in una annotazione di Leonardo in scrittura sinistrorsa sull'ultima pagina del Codice sul volo degli uccelli risalente al 1505[6], dove profetizza che

«Piglierà il primo volo il grande uccello sopra del dosso del suo magno Cecero e empiendo l'universo di stupore, empiendo di sua fama tutte le scritture e groria eterna al nido dove nacque.»
(Leonardo da Vinci, Codice sul volo degli uccelli, III di cop.[7])

Il volo di prova con il prototipo sarebbe stato affidato a un suo collaboratore Zoroastro da Peretola, pseudonimo di Tommaso Masini[8], conosciuto dal maestro quando nel 1482 si mise in viaggio verso Milano alla corte dello Sforza accompagnato dal Masini, "meccanico e mago", da un tale Atalante Migliorotti musico, e dal Salai. Il volo sperimentale sarebbe avvenuto nel 1506 sul monte Ceceri, una collina nel comune di Fiesole. La macchina volante lanciata nella vallata avrebbe planato per diversi metri prima di schiantarsi a terra. Nell'urto Masini avrebbe riportato una frattura alle gambe.

Otto Lilienthal in un volo planato (Wikipedia)


In tempi più recenti Otto Lilienthal (1848-1896), che ebbe come ispirazione per la costruzione della sua macchina volante il volo degli uccelli, probabilmente utilizzando lo stesso metodo di analisi e sperimentazione di Leonardo, riuscì a compiere con successo migliaia di voli librati fino a quando caduto nell'ultimo volo di collaudo per le ferite riportate perse la vita[1][10]. Una versione del Grande Nibbio è stata realizzata dal Centro ricerche Leonardo 3 e nel 2009 è stata esposta nel Museo di storia naturale del Mediterraneo[4]. Dal 2013 la macchina è esposta nella mostra permanente Il mondo di Leonardo di Milano.

 

Il grande nibbio. È la macchina volante più progredita che Leonardo abbia mai immaginato. Nei suoi manoscritti, il Genio non si limita al solo aspetto costruttivo, ma spiega chiaramente il modo in cui la macchina debba essere pilotata.

La macchina raggiungeva un'apertura alare di circa trenta braccia, equivalente a circa 18 metri. Le grandi ali si innestavano ai lati dell'abitacolo che ospitava il pilota in posizione verticale, seduto su una sorta di seggiolino.

Il grande Nibbio

 

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11 settembre 2025 4 11 /09 /settembre /2025 06:21

Stanco
Stancuccio
Stanchino
Ho dormito sodo
come un uovo sodo
Ora apro la mente
al nuovo giorno

Pronto sì,
pronto no
Pronto?
Son pronto,
eppur mai pronto

Vado all’arrembaggio
armato di spadone
(o di possente durlindana),
il pugnale tra i denti,
il fuoco negli occhi

Flight and fight
Fright and flight
A smart knight in a tight,
so bright

Right
Right
That’s the light
over me,
over me

Maurizio Crispi (9 settembre 2025)

The light over me (foto di Maurizio Crispi)

The light over me (foto di Maurizio Crispi)

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8 settembre 2025 1 08 /09 /settembre /2025 05:41
alba siccitosa (foto di Maurizio Crispi)

Le montagne si fanno 
sempre più gialle e aride,
desolate
sotto il martello impiacabile del sole
Persino la chioma degli alberi
ha perso brillantezza
I pozzi e le falde si prosciugano

Siamo tutti assetati,
desiderosi di ricevere
la benedizione dell’acqua
che mai arriva

Ogni giorno scruto
il cielo e le nuvole
Meteobilli è un vate
e il più delle volte ci azzecca
Ma consulto anche gli aruspici 
e gli sciamani,
per non parlare dei rabdomanti

Sogno di fare una danza per la pioggia

Aspettiamo
Aspettiamo

Le foglie pendono dagli alberi
bruciate dal sole,
ustionate

Vedremo
cosa accadrà domani

Voglio poter vedere presto
la benedizione dell’acqua
che intrida la terra
e dia vita alla vita che muore,
prima che si faccia troppo tardi

Voglio potere sentire nelle narici frementi
il dolce petricore

Presto, prima che sia troppo tardi!

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7 settembre 2025 7 07 /09 /settembre /2025 07:51

C'era l'eclissi di luna ieri notte
Me ne sono ricordato
Quando sono andato a guardare
la luna piena era quasi scomparsa del tutto
Una buona parte del disco lunare non si vedeva più,
inghiottita dalla tenebra
mentre la parte restante era pervasa
da cupo rossore,
evocante il rosso del sangue


Poi, dopo un poco, sono tornato a guardare
e ho visto che solo un piccolo spicchio
- molto netto e definito -
aveva ripreso a splendere con il consueto bagliore
Mi ha colpito molto quel cupo rossore
dell’eclissi quasi al suo acme
Ho pensato a quanto gli uomini antichi
potessero essere impressionati da questi fenomeni,
presagi funesti annuncianti sciagure e calamità

Alba ad altavilla (artefatto) - foto di Maurizio Crispi

Sono
Non sono

Sano
o forse insano

Non più giovane
Vecchio, forse
Esaurito dalla ripetizione
Eppure sempre curioso
Voglioso di andare avanti

La vita è una marcia continua,
un lungo, interminabile, cammino
Si va avanti lungo una strada tracciata
A volte, la strada si perde nel nulla
Allora, bisogna improvvisare per ritrovarla
Occorre costruire gli strumenti di navigazione
Oppure orientarsi con le stelle,
come facevano gli antichi naviganti

C’è sempre l’alternativa
di abbandonare la via maestra
seguendo l’estro e la voglia
per esplorare qualcosa di inaudito 
e mai visto
E questo può sempre accadere,
sino all’ultimo battito d’un cuore stanco

Cammino e cammino
Ogni tanto dimentico di respirare
e poi espiro rumorosamente
Il respiro irregolare esprime bene
la fatica e la lotta,
ma anche la tensione

E siamo qui
ad inseguire con lo sguardo
una nuova alba

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6 settembre 2025 6 06 /09 /settembre /2025 05:54
selfie sfuocato

Succedono molte cose in questo sogno

Sono in un palazzo antico le cui mura hanno uno spessore ciclopico
C’é una nicchia profonda scavata nel muro e ha la capacità di accogliere anche tre persone
È come una piccola stanza scavata nello spessore del muro
L’accesso alla nicchia non è facile
É sopraelevata e per potervi entrare bisogna sollevarsi a forza di braccia
All’interno c’è già un’occupante che guarda fuori attraverso una finestrella ad occhio di bue che s’apre nello spessore del muro
Vorrei inerpicarmi e salire, ma non è cosa semplice, visto che ho con me tutta l’attrezzatura fotografica
Ci tento più e più volte, sforzi inani, perché ogni volta ricado pesantemente a terra
Dovrei salire su, perché il mio compito lì è costruire una documentazione per immagini
Poi sono su - e non so come ci sia arrivato - e scatto numerose foto
Mi sporgo con la testa fuori dalla finestrella ad occhio di bue e cerco di scattarmi un selfie, ma non è agevole, perché non c’è abbastanza spazio per tirare fuori un braccio che regga l’apparecchio fotografico
Poi a questo punto compare nella nicchia un terzo personaggio, uno psicologo di nome Oighen e facciamo un po’ di conversazione anche se lo spazio è veramente angusto e dobbiamo stare pigiati uno sull’altro come sardelle in scatola
Usciamo fuori dalla nicchia e percorrendo un lungo corridoio fiancheggiato da mura titaniche giungiamo ad un corte interna dove vi è, a vista, un poderoso sistema di enormi tubature di cotto chiazzate di muschi e licheni che servono allo smaltimento delle acque nere reflue dall’intero palazzo
Si sente infatti una vibrazione sonora che proviene da quelle tubazioni è un chiocchiolio allegretto di acque che scorrono
Sembra di essere in una valle montana, penso, anche se dalle commessure dei diversi segmenti delle tubazioni di cotto non perfettamente saldate fuoriescono miasmatiche esalazioni
Fotografo tutto quanto
Questo sistema fognario a cielo aperto possiede indubbiamente un suo fascino
Mentre fotografo tuttavia, tale è la puzza che devo turarmi il naso


Dissolvenza

La città di Amelia, difesa a nord da uno sperone roccioso, è circondata quasi interamente da un’imponente cinta muraria che oggi appare come la somma di tecniche e stili differenti, raccontando nella sua stratificazione secoli di rifacimenti, ricostruzioni, restauri e ampliamenti del sistema difensivo della città.  Le mura amerine rappresentano una delle emergenze monumentali e archeologiche più imponenti della città, nonché un importante esempio di opera poligonale, tecnica costruttiva che prevede la realizzazione di un paramento murario costituito da grandi blocchi di calcare dalla forma irregolare. I blocchi sono sovrapposti uno sull’altro senza l’utilizzo di malta e la stabilità del paramento murario è garantita esclusivamente dal peso di queste enormi pietre.

La città di Amelia, difesa a nord da uno sperone roccioso, è circondata quasi interamente da un’imponente cinta muraria che oggi appare come la somma di tecniche e stili differenti, raccontando nella sua stratificazione secoli di rifacimenti, ricostruzioni, restauri e ampliamenti del sistema difensivo della città. Le mura amerine rappresentano una delle emergenze monumentali e archeologiche più imponenti della città, nonché un importante esempio di opera poligonale, tecnica costruttiva che prevede la realizzazione di un paramento murario costituito da grandi blocchi di calcare dalla forma irregolare. I blocchi sono sovrapposti uno sull’altro senza l’utilizzo di malta e la stabilità del paramento murario è garantita esclusivamente dal peso di queste enormi pietre.

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3 settembre 2025 3 03 /09 /settembre /2025 08:16

“Le è concesso di tornare indietro nel tempo e scattare di nuovo la sua foto preferita. È pronta?”

Feltrinelli Editore

Mi chiamo Hirasaka. Il mio compito è accompagnare nel miglior modo possibile tutti coloro che vengono in questo studio fotografico

Il magico gabinetto fotografico

Il magico studio fotografico di Hirasaka, di Sanaka Hiiragi (pubblicato da Feltrinelli nel 2023) è un piccolo romanzo toccante e poetico.

Che dire? E' una storia sul passaggio e sul transito tra la vita e la morte
Il tema delle ultime cose è trattato con delicatezza e con molta poesia
Immaginate che vi ritroviate in uno studio fotografico nel quale siete accolti da un gentile e anziano signore che è il fotografo, ma anche un guardiano di porta, il quale vi dice che siete morti e che prima di entrare nella luce vi attende un compito.
Immaginate di dover scegliere 12 foto per ogni anno della vostra vita, una per mese, tra miriadi di foto e di poter tornare indietro nel tempo per poter rifare una foto, una soltanto, che non è venuta bene o che vorreste vedere diversa.
Immaginate poi che tutte le foto selezionate, compresa quella speciale, servano per costruire una lanterna magica che poi vi proietterà quelle foto in una sequenza meravigliosa e caleidoscopica.
Immaginate che soltanto dopo possiate entrare in un ulteriore step del vostro viaggio: tutto questo con l’assistenza gentile del sig. Hirasaka.
È un romanzo insolito sul transito e sul passaggio, in cui questo tema è raccontato con poesia e con molta delicatezza.

(Soglie del testo) Un libro sulla vita e la morte, l’amore e la perdita, l’importanza della gentilezza e di saper apprezzare ogni momento. Un romanzo ad alto tasso emotivo, che custodisce in sé tutto il fascino della migliore tradizione nipponica.

Lo studio fotografico del signor Hirasaka non è un luogo qualsiasi. Ogni visitatore viene accolto senza fretta, secondo un rituale preciso. In giardino, tante piccole lanterne brillano tra i ciliegi. A turno entrano nella stanza un’ex insegnante novantenne, un membro della yakuza e una ragazzina. Hirasaka li fa sedere su un comodo divano di pelle, prepara il tè e illustra i servizi speciali che offre lo studio. A tutti consegna degli scatoloni pieni di foto-ricordo della loro vita: potranno sceglierne una per ogni anno che hanno vissuto.
Ma non solo: hanno l’opportunità straordinaria di rivivere il loro ricordo più prezioso e di scattare di nuovo la loro foto preferita. C’è una regola, però: non possono interagire con nessuno. Perché lo studio di Hirasaka si trova al confine tra questo mondo e quell’altro.

 

Sanaka Hiragi

In Giappone, infatti, fin dall’antichità si crede che ci siano dei luoghi di passaggio e che, prima di andare nell’aldilà, le persone abbiano dei flashback in cui ricordano la loro esistenza. La chiamano “somato”, lanterna girevole dei ricordi, ed è ciò che Hirasaka costruisce con le fotografie dei suoi ospiti. Cosa sceglieranno? Che vite hanno vissuto? E perché tutti vanno e vengono da quello studio, ma Hirasaka resta sempre lì? Una storia magica e consolatoria sulla vita e la morte, l’amore e la perdita, l’importanza di saper cogliere la bellezza in ogni attimo.

«Un libro magico che ci fa sentire più vivi che mai, che ci sa consolare della perdita dei nostri cari e ci fa capire quanto è importante vivere bene per sé stessi, per le persone che ci vogliono bene e per il mondo intero.» - Sabrina Bordignon per Maremosso

L’autrice. Sanaka Hiiragi, nata nel 1974 nella Prefettura di Kagawa, è un'autrice giapponese. Cresciuta nella prefettura di Hyogo, vive a Tokyo. Si è laureata in Letteratura presso l’università femminile di Kobe e ha completato gli studi all’università Himeji Dokkyo. Dopo sette anni all’estero come insegnante di giapponese, nel 2013 ha esordito nella narrativa vincendo un premio letterario. È appassionata di fotografia, vecchie macchine fotografiche e kimono.
Il magico studio fotografico di Hirasaka è stato pubblicato in Italia nel 2023 da Feltrinelli

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30 agosto 2025 6 30 /08 /agosto /2025 10:29

C’è questa panchina in ombra
al margine di assolato giardinetto
e parco giochi,
squallido e invaso dai rifiuti
L’occupante della panchina
è indifferente
alla calura e alla trascuratezza
Con il suo Smart Phone,
forse in videochiamata,
é in contatto con l’Altrove,
con la sua realtà di origine
cui nostalgicamente
tende sempre il suo cuore migrante

Maurizio Crispi (28 agosto 2025)

Panchina del migrante (foto di Maurizio Crispi)

Panchina del migrante (foto di Maurizio Crispi)

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30 agosto 2025 6 30 /08 /agosto /2025 10:15
L’edicola della signora Catania a Palermo. Quel che rimane

Da sempre durante la mia passeggiata mattutina con il cane, mi trovo a passare quasi ogni giorno all’incrocio tra via Giuseppe Pipitone Federico e via Luigi Pirandello.
Qui, a mia memoria, vi è sempre stata una Edicola Libreria, di cui non sono mai stato cliente, ma dove mi fermavo frequentemente a osservare i libri esposti in vetrina (in verità con poco ricambio). 
Forse nella mia vita ci sarò entrato soltanto un paio di volte a curiosare tra i libri all’interno e, forse, una volta soltanto ne ho acquistato uno.
Inutile aprire troppi fronti librari, ma anche pernicioso per la tasca, ma - a volte - la curiosità ha la meglio…
In ogni caso, ad ogni mio passaggio al mattino presto, l’edicola era frequentemente aperta e la signora che gestiva (nonché proprietaria) era già là che spazzava davanti al negozio o che accoglieva i primi clienti che giungevano per l’acquisto del quotidiano.
Insomma, era una presenza importante per il quartiere, proprio accanto al ristorante “Il cotto e il crudo“ che si è stabilito in via Luigi Pirandello, ma solo molti anni dopo.
Improvvisamente, alcuni mesi fa ho visto che l’edicola non apriva più al solito orario e che con estrema rapidità il negozio era stato rapidamente svuotato .
In questo repentino e traumatico passaggio non vi è stato alcun preavviso.
La chiusura è avvenuta letteralmente dall’oggi al domani e gli stessi clienti abituali, quelli che al mattino presto arrivavano per acquistare il quotidiano seguendo una inveterata abitudine, sono rimasti sbalorditi, basiti davanti a quella che è stata vissuta come una defezione, una fuga.
Nessun preavviso
Nessun avviso
Chi sa cosa sia mai accaduto

Ma in ogni caso anche questa improvvisa eclissi racconta di una Palermo che scompare sotto i nostri occhi e dei suoi punti di riferimento fondamentali che vengono poco alla volta cancellati.

Quel che rimane è una vestigia, una carcassa vuota

É triste vedere pezzi del nostro sistema di riferimenti nel territorio perdersi nel nulla e dissolversi

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29 agosto 2025 5 29 /08 /agosto /2025 07:34
Gabriel in villa

Oggi c’è caldo, 
ma caldo caldo,
un caldo denso e sciropposo

Sembra che qualcuno 
abbia lasciato acceso un phon gigante

Mexico, Mexico, 
ma senza nuvole

Andiam andiamo

Portiamo a spasso il Black

Passeggiando pare di nuotare
in un mar di Melassa 

La villa, intesa come giardino,
è deserta,
all’infuori d’una signora Massa
che rotola nella melassa
suonando la grancassa

È difficile trovare una panca
che non sia rovente come una graticola
Poi ce la facciamo, infine
É una panchina litotica  
che è stata all’ombra d’un ulivo stento
per buona parte del pomeriggio afoso
ma è ancora calda abbastanza 
per poterci cuocere un ovetto
E mi accomodo lì 
Black ai miei piedi (sotto la panca)

Mosche e zanzare che ci assaltano agguerrite,
affollandosi  vogliose sul tartufo del Black,
affollanti e assillanti, per quanto non permessanti
Gabriel gioca attorno
con il pallone da basket
e rompe come un ossesso
l’idilliaca quiete
Tum tum tum
Bum Bum TUM
Tum tum tum
Bum Bum TUM
Tu-Tum-tu Tum-tu


Ogni tanto il terreno vibra e rimbomba
come se ci fosse il vuoto sotto,
la promessa d’una Terra Cava
Tum tum tum tum-tu
Tum tum tum tum-ta


E poi?
S’apre la terra
come una bocca enorme,
sdentata e sbroccata
e ci inghiotte in un sol colpo 
con un sonante rutto finale
(BURP!)
assieme a mosche e zanzare
affollanti e assillanti, per quanto non permessanti
E poi riprende il picchiettio
e così pure il sonoro rimbombo

Nada!
Nada de nada!
Nulla accade! 
Se non il fatto che ci alziamo
dalla panca di pietra
e camminiamo lenti 
nella calura sciropposa
per rientrare al riparo 
alla ricerca del fresco perduto
in attesa di notte senza sonno

      

Questo scrissi, osservando una piccola collezione di foto da spiaggia, realizzate dalla mia amica Tiziana Torcoletti, artista e fotografa.
L’autrice sollecitó dei commenti a queste foto ed io scrissi ciò che mi veniva in mente
Mi piacque ciò che scrissi e misi assieme i diversi commenti
Ed ecco il risultato

Maurizio Crispi (8 agosto 2025)

Una giornata al mare

 

Al mare (foto di Tiziana Torcoletti)

Una giornata al mare
piena di sole caldo
cosparsa di sabbia fine e dorata
a profusione 
Tutti sono andati a celebrare
Ognuno ha portato qualcosa
per far festa

C’é uno che é in due
e uno dei due 
è a testa in giù

C’é un vu cumprá
solerte e frettoloso
e trasporta un enorme tabellone 
carico di oggetti disparati
occhiali di plastica
braccialetti 
collanine
mezzanine e ciabattine

Poi c’è anche l’ombrellifero
che offre ombrelli e infradito 
ad un ottimo prezzo,
da mezzo stordito

E c’è quello che porta con sé
degli strani tubi rossi flessibili
per lanciarli e poi riprenderli
con acrobatici salti

Ma i più esotici sono questi due

Un venditore di nuvole belle e candide 
ed anche il venditore di aria in buste

Quelle nuvole 
d’un bianco abbacinante
pendono dal cielo blu
neghittose ed invidiose
al tempo stesso 
e vorrebbero impossessarsi di quei meravigliosi oggetti ripieni di aria

Siamo qui, siamo noi,
alla fine, solo noi
e temiamo coloro 
che portano doni


Io vorrei contrattare il prezzo
con il venditore di nuvole cortese
e portarmi a casa 
la più bella nube candida
e metterla nel mio salotto
e magari godere ogni tanto
di una pioggerellina domestica 
on demand
Con il caldo del solleone, 
è proprio quel che ci vuole

Foto di Tiziana Torcoletti, per gentile concessione
Foto di Tiziana Torcoletti, per gentile concessione
Foto di Tiziana Torcoletti, per gentile concessione
Foto di Tiziana Torcoletti, per gentile concessione
Foto di Tiziana Torcoletti, per gentile concessione

Foto di Tiziana Torcoletti, per gentile concessione

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23 agosto 2025 6 23 /08 /agosto /2025 03:05

Sono stato irrequieto, viaggiatore, vagabondo
Adesso sono statico ed immobile
L’altra faccia di una stessa medaglia
Viaggio con i libri e nei libri
Viaggio nei miei sogni
Sono beffardo
Pratico l’auto-sberleffo
Raramente mi prendo sul serio
Buffoneggio
Sento di essere come un ragazzino,
come un Peter Pan che ha smesso di crescere
Lascio che i giorni e le notti
mi scorrano sulla pelle
Preferisco essere un dormiente
che non uno attivo e propositivo
Guardo il mondo dal balcone di casa
o dalla finestra
E questo é tutto

Maurizio Crispi, recuperato (23 agosto 2022)

Ma in realtà è un duplicato
Il piccolo brano lo avevo già pubblicato, ma con altro titolo

Non mi prendo mai troppo sul serio

Non mi prendo mai troppo sul serio

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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